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Legislatura X - Atto ispettivo ogg. n. 7936

Testo:

Interrogazione a risposta immediata in Aula

 

visti

 

  • la delibera di Giunta regionale n. 706 del 3 giugno 2013 recante “Determinazioni in materia di ricerca e coltivazioni di idrocarburi” con cui la Giunta regionale aveva sospeso qualsiasi decisione in merito a nuove richieste di ricerca e coltivazione idrocarburi che riguardassero i territori colpiti dagli eventi sismici del maggio 2012 e compresi nel cratere, proprio perché in assenza di studi scientifici certi sulla valutazione delle possibili correlazioni tra trivellazioni ed eventi sismici stessi si riteneva indispensabile adottare sistemi di prevenzione al fine di evitare ulteriori danni alle cose e, soprattutto, alle persone;
  • la delibera di Giunta regionale n. 547, del 23 aprile 2014, recante “Misure conseguenti alla risoluzione dell’Assemblea Legislativa n. 5437 - Risoluzione per approfondire ed intraprendere nelle sedi di competenza le opportune azioni finalizzate a decisioni sull'utilizzo del territorio e su attività di ricerca e sfruttamento del sottosuolo. Sospensioni delle determinazioni in materia di ricerca e coltivazione idrocarburi”” con cui la Regione Emilia-Romagna ha disposto, tra l’altro, “la sospensione dei procedimenti regionali relativi all’espressione di pareri e valutazioni nonché all’adozione di atti di assenso comunque denominati tesi a consentire lo svolgimento sul territorio regionale di nuove attività di ricerca, prospezione, coltivazione e stoccaggio d’idrocarburi” la Giunta regionale, nonostante l’assenza conclamata di qualsiasi tipo di certezza scientifica, si era limitata alla sospensione di tutte le decisioni in merito alle sole nuove istanze di ricerca ed esplorazione in materia di idrocarburi;
  • la delibera di Giunta regionale n. 903, del 13 luglio 2015, recante “Nuove disposizioni relative ai permessi di prospezione e ricerca nonché alle concessioni di coltivazione e stoccaggio di idrocarburi nel territorio della Regione Emilia-Romagna e approvazione dello schema di accordo tra la Regione Emilia-Romagna e il Ministero dello Sviluppo Economico” con cui la Regione Emilia-Romagna aveva revocato la precedente sospensione disposta con la delibera di Giunta regionale n. 547 del 23 aprile 2014;

 

premesso che

 

  • circa cinque anni fa, il Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva incaricato una Commissione Internazionale di studio c.d. ICHESE di scoprire ed analizzare se vi fossero state attività umane che potessero avere indotto o innescato il terremoto in Emilia del 2012, la commissione concluse che non poteva essere escluso che la re-iniezione di fluidi nel giacimento petrolifero di Cavone, vicino a Modena, potesse aver innescato la catastrofica sequenza e se oggi, alcuni, ritengono infondate le conclusioni della Commissione ICHESE, sinora, nessuno aveva mai chiesto l’opinione al Professor Peter Styles, (Emeritus Professor, Keele University, Regno Unito) che presiedeva la Commissione stessa, lo ha fatto, in questi giorni, la rivista SAPERE tramite Enrico Bonatti (Columbia University, New York), in qualità di membro del Comitato Scientifico della rivista stessa;
  • la commissione internazionale ICHESE, incaricata di valutare le possibili relazioni tra attività di esplorazione per la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi e aumento dell’attività sismica nell’area colpita dagli eventi sismici dell’Emilia-Romagna del mese di maggio 2012, era stata istituita l’11 dicembre 2012 con decreto del Capo del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, su richiesta del Presidente della Regione Emilia-Romagna in qualità di Commissario Delegato per produrre un rapporto che, sulla base delle conoscenze tecnico-scientifiche al momento allora disponibili, rispondesse ai quesiti sulla possibilità che la crisi sismica emiliana fosse stata innescata dalle ricerche nel sito di Rivara, effettuate in tempi recenti, in particolare nel caso fossero state effettuate delle indagini conoscitive invasive, quali perforazioni profonde, immissioni di fluidi e se la stessa crisi sismica fosse stata innescata da attività di sfruttamento o di utilizzo di reservoir, in tempi recenti e nelle immediate vicinanze della sequenza sismica del 2012 e aveva esaminato, nell’ambito di questa ricerca, il giacimento di idrocarburi di Cavone, che è situato, appunto, nella concessione di Mirandola, e si trovava a circa 20 km ad ovest della scossa principale del 20 maggio 2012, ed era molto vicino agli epicentri degli eventi di magnitudo maggiore di 5 del 29 maggio e del 3 giugno 2012;
  • il professor Styles, nel corso della sopra citata intervista, osserva come “Nell’ultimo decennio abbiamo iniziato a comprendere che è molto più facile di quanto pensassimo stimolare sismicità – sebbene di varia magnitudo: spesso molto piccola, ma talvolta non insignificante – attraverso le attività umane. Nella maggior parte delle regioni, anche lontano dalle zone di faglia principali, la crosta terrestre ha una storia geologica complessa, con collisioni e orogenesi, rifting e variazioni nel campo di forze. Questo ha fatto sì che le faglie si siano mosse in determinati periodi geologici e che attualmente si trovino a vari livelli di stabilità. Le indagini nelle miniere di carbone svolte mediante osservazione diretta e sismicità indotta – effettuate dal mio (allora) gruppo di ricerca a Liverpool e dal Liverpool Fault Analysis Group – hanno mostrato che ci sono probabilmente migliaia di faglie che non sono facilmente riconoscibili dalla superficie terrestre, nemmeno con le più sofisticate investigazioni sismiche: anche queste faglie, a loro volta, hanno condizioni di stabilità molto diverse fra loro. Come ci si può aspettare da una distribuzione statistica, alcune faglie sono molto stabili, altre lo sono abbastanza, alcune invece sono molto instabili e possono essere riattivate da stimoli geomeccanici o idrogeologici relativamente modesti. …. Gli inneschi possono essere meccanici; gli scavi dell’industria mineraria sono un buon esempio. Spesso però le cause sono cambi di pressione idrostatica, iniezione di acque reflue, estrazione di acqua e idrocarburi, stoccaggio di gas e forse persino variazioni del clima come, per esempio, periodi di piogge persistenti e inusuali.”;
  • la suddetta Commissione ritenne all’epoca improbabile che le attività sismiche del 2012 fossero state innescate direttamente dall’attività umana nel sottosuolo, considerò invece la possibilità che le scosse principali del 20 e 29 maggio 2012 e la sequenza sismica connessa potesse essere dovuta a variazioni di carico conseguenti alle operazioni di estrazione e/o iniezione di fluidi nei pozzi della zona, infatti altre ricerche avevano suggerito come terremoti possano essere innescati per valori molto diversi delle variazioni di sforzo, a seconda delle caratteristiche del sistema di faglie e della natura del processo di innesco e, in base alla sismicità storica della zona, si poteva ritenere molto probabile che il campo di sforzi su alcuni segmenti del sistema di faglie nel 2012 fosse ormai prossimo alle condizioni necessarie per generare un terremoto di magnitudo locale (ML) intorno a 6, inoltre, la Commissione ritenne improbabile che le attività di sfruttamento di idrocarburi a Mirandola potessero aver prodotto una variazione di sforzo sufficiente a generare un evento sismico “indotto” ma, parimenti, lo stato delle conoscenze e l’interpretazione di tutte le informazioni raccolte ed elaborate non permettevano di escludere, ma neanche di provare, la possibilità che le azioni inerenti lo sfruttamento di idrocarburi nella concessione di Mirandola potessero aver contribuito a “innescare” l’attività sismica del 2012 in Emilia, pertanto veniva ritenuto necessario avere almeno un quadro più completo possibile della dinamica dei fluidi nel serbatoio e nelle rocce circostanti al fine di costruire un modello fisico di supporto all’analisi statistica, infine lo studio effettuato non aveva trovato evidenze che potessero associare la sequenza sismica del maggio 2012 in Emilia alle attività operative svolte nei campi di Spilamberto, Recovato, Minerbio e Casaglia, ciò ovviamente allo stato delle informazioni all’epoca fornite alla Commissione stessa, mentre non poteva essere escluso che le attività effettuate nella Concessione di Mirandola avessero potuto contribuire a innescare la sequenza sismica del 2012 (“It is therefore concluded that the seismic process that began before May 20th, 2012 and continued with the sequence of earthquakes in May-June 2012 is statistically correlated with increases in production and injection in the Cavone oil field” dal Rapporto della Commissione Ichese, pagina 176, anno 2013);
  • a luglio 2014 nasceva il “Laboratorio di monitoraggio Cavone” come frutto dell’accordo di collaborazione sottoscritto dal Ministero dello Sviluppo Economico, dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Società Padana Energia S.p.A. con il patrocinio di Assomineraria, finalizzato allo sviluppo di una attività di monitoraggio e ricerca nella concessione di coltivazione di idrocarburi “Mirandola” che riportava come primo risultato, all’epoca ancora parziale, della sperimentazione condotta, che nessuna variazione di pressione nel giacimento petrolifero di Cavone, era apprezzabile dagli anni ’70, escludendo una relazione tra le attività di estrazione idrocarburi ed i terremoti del 20 e del 29 maggio 2012 (“l’iniezione d’acqua nel campo di Cavone non ha pressurizzato il sistema”);
  • sulla prestigiosa rivista Science Magazine, dell’11 aprile 2014 si avanzava l’ipotesi che non potevano essere escluse correlazioni fra i terremoti del 2012 in Emilia ed il vicino campo Cavone, della concessione Mirandola, considerando che il territorio segnato dal sisma era già instabile per propria natura e potrebbe essere stato vicino al punto di rottura anche per piccole variazioni dovute all'attività antropica che avrebbero potuto innescare appunto i catastrofici terremoti del 20 e 29 maggio 2012 (“could have been triggered by the extraction of petroleum at a local oil field”), inoltre, in un articolo della stessa rivista Science, nel 2015, si era dato conto dell’impressionante impennata, in aumento, dei terremoti indotti dalle attività antropiche nel sottosuolo connesse all’estrazione di gas naturale e di greggio negli Usa, dal 2009 ad oggi, in zone anche non sismiche e dovute particolarmente alla re-iniezione di fluidi;
  • questi temi sono stati affrontati, nel corso della sopra citata intervista, dal professor Styles e dal suo interlocutore, infatti, alla domanda se “in qualità di Presidente della Commissione, conferma le conclusioni della relazione finale ICHESE, nella quale si afferma che “non si può escludere che” le attività svolte nell’area della licenza di Mirandola (il giacimento petrolifero di Cavone) abbiano avuto un effetto sul terremoto emiliano del 2012” Styles così risponde: “sì, quelle furono le conclusioni raggiunte dalla Commissione e comunicate nella nostra relazione finale, continuo a ritenerla un rendiconto accurato delle nostre scoperte, frutto di un intenso lavoro di indagine, analisi e sintesi delle informazioni a noi fornite” ed ad una successiva domanda se conosceva, all’epoca, il progetto denominato “Laboratorio di monitoraggio Cavone”, una sorta di “commissione parallela” finanziato, tra gli altri, da Società Padana Energia (titolare della concessione di Mirandola), con il patrocinio di Assomineraria (l’Associazione italiana dell’industria petrolifera e mineraria) e le cui conclusioni sono ora ufficialmente la pietra tombale sulla controversia, e quali siano le sue conclusioni tecniche in merito, così risponde: “come descrivo in dettaglio di seguito, non eravamo a conoscenza del fatto che stessero eseguendo questi studi, fino a quando ci sono stati comunicati, nel dicembre 2013, i risultati finali, assieme a una dichiarazione nella quale “dimostravano” che le attività di estrazione di idrocarburi nelle aree interessate non avrebbero potuto svolgere alcun ruolo nell’innescare il sisma, questi studi e altri articoli di recente pubblicazione si basano principalmente sulla modellizzazione numerica degli stress sotto determinate ipotesi, ma non ritengo che alterino o abbiano alterato le nostre conclusioni finali, ovvero che non si può escludere che le attività svolte nella concessione di Mirandola abbiano avuto un effetto scatenante sull’evento catastrofico del 2012”;
  • in una successiva domanda dell’intervista si affronta una questione cruciale per il futuro delle comunità locali della nostra regione, infatti alla domanda: “La vostra inchiesta ha escluso che altri siti nell’area colpita dal sisma, oltre al campo di Cavone, abbiano provocato il terremoto, ovvero Spilamberto e Recovato (licenze di sfruttamento degli idrocarburi nella provincia di Modena), Minerbio (un grande bacino di stoccaggio di gas naturale vicino a Bologna) e Casaglia (un giacimento geotermico a Ferrara). Pensa che il progresso delle conoscenze sulla sismicità antropogenica o sulle nuove scoperte possa giustificare una riconsiderazione di queste conclusioni rassicuranti?” così risponde il professor Styles: “Con il senno di poi, non sono sicuro che tutte le informazioni che avrebbero potuto essere rilevanti per le nostre decisioni siano state messe a nostra disposizione e quindi potrebbe essere prudente – alla luce degli eventi devastanti del 2012 e con un occhio al futuro – dare un’ulteriore occhiata a queste attività considerando l’enorme e accurato lavoro svolto in merito negli ultimi anni, specialmente negli Stati Uniti” e, infine, nella risposta ad una ulteriore domanda svela come, nel corso di un incontro che ebbe luogo il 13 dicembre 2013, su invito di due società operanti nel settore degli idrocarburi, ENI e Gas Plus (operatori dell’area di Mirandola), alla presentazione di nuove analisi che loro avevano effettuato sul sito: “Tali relazioni furono presentate durante la riunione e giungevano alla conclusione che, secondo la comunità accademica, la sismicità fosse indiscutibilmente dovuta all’attività tettonica naturale. Fu anche avanzata la richiesta (rifiutata dai commissari presenti) che la Commissione ICHESE non utilizzasse la terminologia “non si può escludere che” nella relazione finale. Siccome non avevamo ancora ufficialmente pubblicato le nostre conclusioni, non si può che concludere che queste fossero state comunicate in anticipo ai funzionari da qualcuno che aveva preso parte alla nostra discussione o aveva visionato i verbali. Lo considerai (e lo considero tuttora) uno sfacciato tentativo di interferire nel regolare processo di indagine della Commissione Internazionale. Non so nell’ambito del sistema italiano, ma nel Regno Unito questa sarebbe considerata come un’imperdonabile violazione del protocollo. All’epoca protestai nei termini più perentori possibili, e ovviamente non fummo persuasi dall’esortazione a non esprimere certe raccomandazioni”;

 

considerato che

 

  • le competenze della Regione nell’ambito dei procedimenti statali riguardanti i permessi di prospezione e ricerca nonché le concessioni di coltivazione e di stoccaggio di idrocarburi, nel territorio della Regione Emilia-Romagna, sono costituite dal rilascio di una intesa che è atto strettamente di competenza della Regione che non è un semplice atto dovuto, quasi un semplice parere, al limite sostituibile o scavalcabile, come ha chiarito, oltre ogni dubbio, una sentenza della Corte Costituzionale, la n. 39 del 15 marzo 2013 che da un lato ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 61 comma 3, del D.L. n. 5 del 2012, convertito con modificazioni dall’articolo 1, comma 1, della legge n. 35 del 2012 che prevedeva che in caso di mancato raggiungimento dell’intesa richiesta con una o più Regioni per l’adozione di un atto amministrativo da parte dello Stato, il Consiglio dei Ministri, ove ricorrano gravi esigenze di tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente o dei beni culturali, ovvero per evitare un grave danno all’Erario potesse, nel rispetto del principio di leale collaborazione, deliberare motivatamente l’atto medesimo, anche senza l’assenso delle Regioni interessate, nei sessanta giorni successivi alla scadenza del termine per la sua adozione da parte dell’organo competente; dall’altro ha ribadito che se la legge prescrive una intesa “forte”, come in questa fattispecie, tra Stato e Regioni, il mancato raggiungimento dell’accordo non legittima, di per sé, l’assunzione unilaterale di un provvedimento, trattandosi di atti a “struttura necessariamente bilaterale”, non sostituibili da una determinazione del solo Stato centrale che scavalchi l’amministrazione regionale, quindi la Regione, in questo settore, ha avuto ed ha, un ruolo tutt’altro che secondario;
  • l’intervista, sopra citata e riportata per ampi stralci, e su cui anche il direttore della rivista SAPERE, nello stesso numero, pone interessanti e preoccupanti interrogativi, solleva quesiti tutt’altro che secondari che si vanno ad aggiungere a quelli precedentemente suscitati dall’intervista, del 18 aprile 2014, all’editorialista di Science, che rivelò di aver subìto pesanti pressioni dall’Italia per impedire la pubblicazione dell’articolo che riportava i risultati della Commissione ICHESE.

 

Interroga la Giunta regionale e l’assessore competente

per sapere:

 

  • se ritenga accettabile che la Regione abbia disconosciuto la conclusione di una Commissione Indipendente per sposare invece quella di un gruppo di lavoro finanziato dai soggetti controllati (oltretutto in presenza di indebite e conclamate pressioni come evidenziato nelle due interviste sopra richiamate) e se, alla luce dei comportamenti poco trasparenti stigmatizzati dal professor Peter Styles, si possa essere sicuri che tutti i dati necessari per indagare a fondo tutti e 5 i siti sotto esame siano stati forniti alla Commissione ICHESE, in particolare, se all’epoca fossero stati forniti i dati che rivelano “una successione temporale degna di approfondimenti, alla luce dei contenuti dell’intervista, pochi mesi prima del sisma, il giacimento di stoccaggio di metano di Minerbio – uno dei 5 siti indagati, 25 km a sud-est dell’epicentro della scossa del 20 maggio, la più potente della serie – fu teatro di un esperimento in sovrapressione mai provato prima, con l’iniezione aggiuntiva di 356 milioni di metri cubi di gas nel sottosuolo, a circa 1300 m di profondità e nelle immediate vicinanze di una faglia nota e classificata (la n. 90600, nel Database Nazionale Ithaca di ISPRA). Il test durò oltre 3 mesi e mirava a verificare la fattibilità dell’esercizio in sovrapressione del giacimento, nell’ambito del piano nazionale di ampliamento della capacità di stoccaggio, per promuovere la vendita del gas di importazione sul mercato europeo (il progetto “Hub sud-europeo del gas”)” e, quindi, se non ritenga, per i motivi sopra evidenziati, necessario ed opportuno riattivare la consulenza del professor Styles fornendo, questa volta, tutti i dati disponibili.

 

 

I Consiglieri

Andrea Bertani

Piccinini Silvia