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Legislatura VIII- Atto di indirizzo politico ogg. n. 1448

Testo:

 Premesso che
Anche in una regione come l'Emilia-Romagna -
caratterizzata da alti tassi occupazionali, persino
fra le categorie sociali più deboli, quali i
giovani e le donne - l'aumento del lavoro precario
raggiunge percentuali elevate e preoccupanti, come
si evince dal rapporto Economia e lavoro in
Emilia-Romagna , del giugno 2005, che stima,
nell'anno 2004, in 400 mila i lavoratori precari,
su un totale di 1 milione e 850 mila occupati, nel
territorio regionale, ovvero il 20% del totale;
La precarietà non riguarda soltanto l'ingresso nel
mondo del lavoro, ma sta assumendo consistenza il
fenomeno del passaggio da un contratto di lavoro
dipendente a tempo indeterminato a un contratto di
lavoro precario (60 mila i rapporti di lavoro così
trasformati, stando al succitato rapporto);
Il rapporto annuale ISTAT 2004 evidenzia, nel
periodo 1996-2002, una crescita nazionale del
lavoro precario del + 6,8% medio annuo, un ritmo 7
volte più rapido di quello dell'occupazione totale,
tale crescita è fa conseguenza di provvedimenti
normativi che hanno portato ad una inaccettabile
proliferazione delle tipologie di contratti, molti
dei quali del tutto sprovvisti di qualsiasi forma
di tutela previdenziale e a ciò vanno aggiunte le
conseguenze dei bassi tassi di crescita che hanno
caratterizzato il Paese negli ultimi anni a causa
della stagnazione economica, nonché - per quanto
riguarda le Istituzioni Locali - le limitazioni
all'autonomia decisionale derivanti dalle leggi
finanziarie statali, che hanno contribuito
all'aumentato ricorso al lavoro precario, che ha
interessato anche l'Ente Regione Emilia-Romagna fra
il 2001 e il 2005;
Un'ulteriore accelerazione nella diffusione di
rapporti di lavoro precari è dovuta all'ancora
troppo frequente ricorso alle esternalizzazioni da
parte di enti locali ed amministrazioni pubbliche;
Nell'Ente Regione Emilia-Romagna l'andamento
numerico dei rapporti di lavoro precari (contratti
di formazione lavoro, somministrazione, ex -
interinali, tempi determinati) ha avuto il seguente
andamento negli ultimi 5 anni: 242 nel 2001, 322
nel 2002, 424 nel 2003, 508 nel 2004, 486 nel 2005,
a cui si aggiungono i contratti di collaborazione,
di cui solo una fetta rappresentano consulenze in
senso stretto del termine;
rilevato che
La Legislatura nazionale, appena conclusa, si è
caratterizzata per una politica del lavoro
scellerata, che ha fatto della precarietà la
regola, dello scontro sindacale la norma e della
mancanza di confronto con le organizzazioni
sindacali la prassi consolidata;
La deregolamentazione del mercato del lavoro e
l'abbassamento della soglia di diritti e tutele dei
lavoratori - che nelle intenzioni del Governo
Berlusconi avrebbe dovuto favorire la competitività
delle imprese - non solo non hanno dato alcun
risultato positivo in termini di recupero del gap
competitivo italiano, ma, anzi, hanno acuito le
tensioni sociali, ampliando le fasce di marginalità
a carico dei sistema assistenziale ed impedendo,
nei fatti, ad una intera generazione di perseguire
un progetto di vita libero e autonomo;
La competitività di un'economia avanzata sul
mercato globale non si ottiene con lo sfruttamento
dei lavoratori, ma investendo nella scuola, nella
formazione continua, nella ricerca e nella qualità
del processo e del prodotto;
La forma normale di occupazione deve essere il
lavoro a tempo indeterminato che permette ai
lavoratori di costruirsi una prospettiva di vita e
di lavoro serena;
evidenziato che
in diversi Enti Locali, anche del territorio
regionale, sono stati raggiunti accordi con le
organizzazioni sindacali per il riconoscimento di
tutele e diritti anche ai lavoratori precari;
il diritto ad un lavoro non precario non può essere
frammentato, seguendo la logica della legge 30, che
va superata poiché aggrava ulteriormente la
frammentazione del mondo del lavoro, introducendo
una miriade di forme di lavoro precario, e conduce
all'individualizzazione del rapporto di lavoro
distinguendo i lavoratori precari tra
somministrati, collaboratori a progetto, co.co.co,
CFL, borsisti, tempi determinati, tutti portatori
dello stesso diritto ad un lavoro stabile;
L' Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna
sostiene la Giunta
nell'azione di impugnazione che ha intrapreso
dinanzi alla Corte Costituzionale della Legge
Finanziaria statale per l'anno 2006, l'ennesima
legge di bilancio che impone limiti sempre più
serrati alle assunzioni di personale, ledendo
l'autonomia costituzionale degli Enti Territoriali,
impedendo una programmazione efficace della
copertura dei fabbisogni lavorativi e costringendo
di fatto ad un massiccio ricorso ai contratti
atipici;
L'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna
condivide
come primo passo nella giusta direzione, le linee
contenute nell'Accordo per l'occupazione
sottoscritto dall'Ente Regione Emilia-Romagna con
le rappresentanze sindacali aziendali confederali
CGIL, CISL e UIL che mirano a:
stabilire in sede di Conferenza delle Regioni e
quindi in Conferenza Unificata modalità di
contenimento della spesa pubblica meno frammentate
e più rispettose dell'autonomia decisionale delle
Istituzioni territoriali, con particolare
riferimento alle misure in materia di contenimento
della spesa per il personale;
perseguire, anche dal punto di vista normativo,
tutte le azioni necessario a completare le
assunzioni programmate a tutto il 2005 entro i
termini di scadenza delle graduatorie, programmando
comunque - nell'impossibilità di effettuare tutte
le assunzioni entro l'anno - i fabbisogni
professionali per il 2006;
portare a termine in tempi certi l'iter di
trasformazione dei CFL, oggi attivi, in contratti a
tempo indeterminato, dando fin da subito certezze
ai lavoratori interessati;
regolamentare le modalità di conferimento
dell'incarico e i contenuti dei contratti di
collaborazione coordinata e continuativa,
estendendo a questi lavoratori i diritti e le
tutele sindacali e, contestualmente, portando
avanti il dialogo con le parti sociali per la
predisposizione di contratti innovativi nel campo
dei diritti e delle tutele dei lavoratori precari;
l'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna invita
la Giunta
a intervenire con azioni di stabilizzazione
occupazionale, anche attraverso strumenti analoghi
a quelli attuativi della legge regionale Norme per
la promozione dell'occupazione, della qualità,
della sicurezza e della regolarità del lavoro in
modo particolare verso i lavoratori precari
dell'Ente Regione Emilia-Romagna e degli Enti o
Agenzie da essa dipendenti, ai quali dovrà essere
garantita la possibilità di partecipare ai percorsi
formativi previsti per il personale regionale e
riconosciuta - in sede concorsuale - la
valorizzazione adeguata delle competenze acquisite
durante i periodi di lavoro prestato presso la
Regione sotto qualunque forma contrattuale, con
pesi analoghi a quelli dei lavoratori a tempo
determinato e computando in esse i periodi, anche
non consecutivi, di effettivo servizio prestato,
anche per quanto riguarda i collaboratori
coordinati e continuativi;
ad avviare, laddove possibile, inversioni di
tendenza rispetto alle esternalizzazioni,
valorizzando le competenze professionali del
personale interno, anche di quello precario;
a proseguire le trattative, con tutte le parti
sociali, per la predisposizione di contratti
innovativi nel campo dei diritti e delle tutele dei
lavoratori precari, predisponendo appositi momenti
di consultazione e ascolto rivolti a tutti i
lavoratori precari; ad istituire, su base
volontaria, un osservatorio delle competenze, anche
per i lavoratori precari, con la predisposizione di
una banca dati di curricula da sottoporre anche ai
privati che si aggiudichino appalti presso l'Ente
pubblico;
l'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna si
impegna
ad approvare in tempi brevi, nell'ambito di un
progetto di riorganizzazione del personale
dell'Ente, una legge regionale per stabilizzare, in
coerenza con i fabbisogni, i lavoratori precari
dell'Ente Regione Emilia-Romagna e per favorirne la
stabilizzazione negli enti collegati.
Masella, Manca, Barbieri, Bortolazzi, Guerra e
Nanni