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56.
SEDUTA DI MARTEDÌ 8 NOVEMBRE 2011
(POMERIDIANA)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE RICHETTI
INDI DEL VICEPRESIDENTE MANDINI
INDICE
OGGETTO 1559
Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: «Rendiconto generale della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2010» (24)
(Continuazione discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Richetti)
POLLASTRI (PDL)
PARIANI (PD)
SALIERA, vicepresidente della Giunta
LOMBARDI (PDL)
VECCHI Luciano (PD)
MANFREDINI (Lega Nord)
OGGETTO 1327
Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Manfredini e Costi: «Modifica alla legge regionale 2 aprile 1996 n. 6 "Disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi epigei spontanei nel territorio regionale. Applicazione della legge 23 agosto 1993, n. 352"» (25)
(Relazione, discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Richetti)
MARANI, relatrice
MANFREDINI (Lega Nord)
COSTI (PD)
FAVIA (Mov. 5 Stelle)
OGGETTO 1408
Risoluzione proposta dai consiglieri Cavalli, Manfredini, Corradi e Bernardini circa l'applicazione delle nuove modalità di certificazione dell'esenzione dal pagamento del ticket sanitario (230)
(Continuazione discussione e reiezione)
OGGETTO 1777
Risoluzione proposta dai consiglieri Pariani, Monari, Naldi, Donini, Meo, Sconciaforni, Barbati, Mandini e Grillini per chiedere alla Giunta di individuare strumenti puntuali di valutazione del reddito per l'applicazione dei ticket sanitari partendo dall'ISEE e per chiedere al Governo di cancellare le disposizioni sui ticket, definendo un gettito alternativo attraverso un'accisa sui tabacchi (284)
(Continuazione discussione e approvazione)
OGGETTO 1786
Mozione proposta dai consiglieri Bazzoni, Aimi, Bartolini, Bignami, Filippi, Leoni, Lombardi, Malaguti, Pollastri, Alberto Vecchi e Villani per impegnare la Giunta a rivedere le scelte effettuate tramite l'adozione della delibera n. 1190/2011, riguardante l'esenzione dal ticket sanitario, al fine di modificarla introducendo diverse valutazioni dei carichi e dei componenti delle famiglie, utilizzando l'ISEE, il quoziente famigliare o il fattore famiglia (18)
(Continuazione discussione e reiezione)
OGGETTO 1804
Risoluzione proposta dalla consigliera Noè per impegnare la Giunta ad adottare, circa i nuovi ticket sanitari su farmaci, visite ed esami specialistici, il criterio denominato "Fattore famiglia" in sostituzione di quello attualmente utilizzato (290)
(Continuazione discussione e reiezione)
PRESIDENTE (Richetti)
POLLASTRI (PDL)
GRILLINI (Italia dei Valori)
DONINI (Fed. della Sinistra)
PIVA (PD)
PRESIDENTE (Mandini)
FILIPPI (PDL)
CARINI (PD)
NALDI (SEL - Verdi)
FAVIA (Mov. 5 Stelle)
PAGANI (PD)
LUSENTI, assessore
Iscrizione di nuovo argomento all'ordine del giorno e inversione dell'ordine dei lavori
PRESIDENTE (Richetti)
MUMOLO (PD)
DEFRANCESCHI (Mov. 5 Stelle)
OGGETTO 1957
Risoluzione proposta dai consiglieri Mumolo, Casadei, Monari, Meo, Naldi, Sconciaforni, Donini, Barbieri, Vecchi Luciano, Favia, Piva, Marani, Barbati, Villani, Filippi, Lombardi, Bazzoni, Bignami, Corradi, Cavalli, Leoni, Bernardini, Riva, Pollastri, Aimi, Noè, Vecchi Alberto, Moriconi, Cevenini, Costi, Pagani, Alessandrini, Mori e Ferrari per invitare la Giunta ad esprimere solidarietà alle popolazioni colpite dalle alluvioni in Liguria e Toscana e a chiedere al Governo il ripristino dei fondi necessari alla prevenzione dal rischio idrogeologico (316)
(Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Richetti)
MUMOLO (PD)
MEO (SEL - Verdi)
Annuncio di interrogazioni e risoluzioni
PRESIDENTE (Richetti)
Allegato
Partecipanti alla seduta
Votazioni elettroniche
Allegato A
Atti esaminati nel corso della seduta
Allegato B
Interrogazioni e risoluzioni annunciate
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE RICHETTI
La seduta ha inizio alle ore 15,10
PRESIDENTE (Richetti): Dichiaro aperta la cinquantaseiesima seduta della IX legislatura dell'Assemblea legislativa.
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell'art. 65, comma 2, del Regolamento interno il presidente della Giunta Errani. Inoltre, hanno comunicato di non poter partecipare gli assessori Bianchi, Marzocchi ed il consigliere Villani.
OGGETTO 1559
Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: «Rendiconto generale della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2010» (24) (Continuazione discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Richetti): Riprendiamo la discussione generale.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà. Il Popolo della Libertà ha a disposizione 48 minuti finora non utilizzati.
POLLASTRI: Grazie, signor presidente. Mi dispiace che non sia presente l’assessore, ma auspico possa leggere successivamente il verbale dell’intervento.
Per quanto concerne il Rendiconto 2010, è difficile per me, signor presidente, intervenire dopo l’autorevole esposizione e analisi fatta dal collega del mio Gruppo Marco Lombardi, presidente della I Commissione. La relazione di minoranza ha sviluppato con grande chiarezza, nei suoi vari passaggi, quella che è anche la posizione del nostro Gruppo su questo documento.
Essendo non proprio nuovo, ma semi-nuovo di quest’Aula, signor presidente, devo chiedere in via preliminare, ricordando che lo Statuto all’articolo 68, se non ricordo male, prevede che il Rendiconto sia presentato entro il 30 giugno, se questo ritardo sia dovuto – la mia è una domanda rivolta alla Giunta – al fatto che si è consolidata la previsione di attendere, per la discussione, perché in fondo arricchisce il dibattito, la relazione della sezione della Corte dei Conti.
Volevo evidenziare, tuttavia, come l’articolo 68 dello Statuto prevede un termine che, nei fatti e nella prassi, è “datato” (scusi il gioco di parole) rispetto alla data che contiene.
Il relatore – ho letto e analizzato la relazione del collega Luciano Vecchi – attingendo dall’esposizione dei funzionari della Corte dei Conti, ha definito positiva la gestione economico-finanziaria che ha consentito di assicurare il rispetto dell’equilibrio di bilancio e del Patto di stabilità. Sebbene, per il gioco delle parti, si tenda sempre a utilizzare, ma a volte solo in parte, le relazioni dei funzionari della Corte dei Conti, in realtà è stato fatto quello che la legge prevede e disciplina.
Voglio evidenziare, per obiettività di giudizio sotto il profilo politico, anche note positive contenute in questo documento. Apprezzo, ad esempio, la riduzione delle spese derivanti da contenimento e tagli su spese accessorie di personale, comunicazione, riassetto istituzionale delle deleghe, informatizzazione del BUR, anche se il collega Favia – ho ascoltato con attenzione il suo intervento – sul punto ha un po’ minimizzato, sotto il profilo del risparmio da parte della Giunta regionale.
Il collega, peraltro, mi ha dato una notizia che non avevo, che è stata all’origine di un’interrogazione e di una richiesta di accesso agli atti avanzata dal Gruppo Movimento 5 Stelle. I colleghi hanno riferito in quest’Aula (quindi è importante ascoltare tutti i colleghi, perché c'è sempre da imparare) che sono numerosissimi i siti internet di cui si avvale la Regione e su quello probabilmente si potrebbe ulteriormente risparmiare e razionalizzare la spesa.
Certamente questa limitazione anche alle spese di pubblicazione, di rappresentanza, richiesta fin dall’inizio di questo mandato dalle forze di opposizione è in linea con la legge di stabilizzazione economica del maggio 2010 che spesso la sinistra o le sinistre contestano.
Analizzando nel dettaglio le priorità riportate alle pagine 5, 6 e 7, signor presidente, intendo esprimere alcune semplici e modeste osservazioni. È importante il mantenimento della spesa del servizio sanitario: è un tema fondamentale, in quanto gran parte del bilancio della nostra Regione riguarda risorse, trasferimenti, finanziamenti, investimenti, capitoli contabili concernenti la sanità. Su questo, comunque, abbiamo spesso modo di confrontarci nella competente Commissione politiche per la salute presieduta dalla collega Donini, laddove spesso abbiamo modo di evidenziare quali sono i problemi.
Più volte ho segnalato il tema della notevole mobilità passiva verso altre regioni. Pungolando la Giunta, anche con la collega Donini, abbiamo segnalato costruttivamente i problemi di certe liste d’attesa piuttosto lunghe, cercando anche di spingere su questo tema. Bisogna lavorare molto – lo dico senza alcuna critica – per incrementare anche il rapporto tra la qualità e un certo tipo di spese, ad esempio nelle forniture in sanità.
Tralascio la vicenda che è stata dibattuta sul tema del ticket e della sua rimodulazione. Siamo stati convocati d’urgenza, all’inizio di settembre, dall’assessore Lusenti, ma sembra che le cose, sotto questo profilo, si siano un po’ arenate. Ma questo è un altro capitolo.
Quanto al secondo punto, laddove si parla di interventi sullo stato sociale, devo dire che è un tema che mi sta particolarmente a cuore, anche perché, in tanti anni di attività come consigliere comunale della mia città, ho avuto l’onore di presiedere la Commissione servizi sociali del Comune di Piacenza. So già per esperienza che si sono acuiti, in questi ultimi anni, a causa della crisi, i temi delle famiglie, le quali vanno sostenute nelle spese, nei bisogni, per la perdita di lavoro. Qui si dovrebbe aprire il grande tema non solo dei giovani, ma anche quello ancora più drammatico dei cinquantenni con famiglia espulsi dal ciclo produttivo che devono trovare una ricollocazione occupazionale e professionale.
Mi pongo una domanda, sperando – lo ripeto – che l’assessore possa leggere queste mie osservazioni nel verbale, non essendo in Aula. Non è chiaro se questo obiettivo sia stato centrato, se sia stato parzialmente toccato o meno. Bisogna anche andare a vedere come vengono distribuiti i vari sussidi e sostegni. Tendenzialmente sono contrario a una distribuzione a pioggia dei contributi pubblici in questo settore, perché spesso non si capisce bene dove e come, in un indiscriminato “spendi e spandi” nel sociale, questi contributi pubblici vadano a finire.
Devo anche mettere l’accento sul tema delle ASP, la cui razionalizzazione è stata voluta da una legge regionale. Tuttavia – qui ho avuto modo di confrontarmi con l’assessore ai servizi sociali e mi spiace che non sia presente in Aula – ci sono situazioni particolari nella regione. Ne cito una, in particolare, che penso anche l’assessore Gazzolo conosca bene: in Val Tidone, Borgonovo, Castel San Giovanni, ci sono situazioni in cui le ASP non riescono a trovare un’allocazione, ci sono dei problemi. La legge in taluni casi – ma bisognerebbe verificare caso per caso – non deve essere così cogente, ma mettere in condizione di superare determinate situazioni e problemi. Ho voluto citare un esempio che riguarda il nostro territorio relativamente al tema delle ASP.
Un altro tema che avevo già affrontato in sede di Commissione – così mi sembra di ricordare – o forse in un’interrogazione riguarda il fatto che a volte alcuni progetti sempre nel sociale, signor presidente, vengono sottratti ai Comuni e gestiti direttamente dalle ASL, con una sorta di accentramento forzato che in molti casi non ha portato vantaggi dal punto di vista economico, ma difficoltà e controversie in sede di Enti locali.
Il terzo punto è relativo alla qualità del sistema scolastico. Su questo ho avuto modo di confrontarmi con l’assessore Bianchi, ed ero già intervenuto in Aula sull’argomento. Appare positivo che si sostenga l’autonomia scolastica, terreno su cui in sede politica – qui è il solito balletto, il gioco delle parti – a livello nazionale la sinistra ha sempre sparato contro, salvo poi vedere che tante cose della riforma Moratti andavano bene, avevano fondamento e rispondevano alle reali esigenze di un rilancio della scuola.
Va bene il sostegno a progetti innovativi, va bene puntare su un sostegno economico in applicazione del principio di sussidiarietà, con le scuole private che garantiscono qualità e risparmi.
Al punto quattro vi è la competitività del sistema produttivo. I sistemi adottati – sostegno al credito e all’innovazione – mi pare che non sempre, signor presidente, abbiano colto appieno le esigenze delle nostre aziende. In casi di mancanza di liquidità, di problemi di impresa, a volte, invece di favorire il cofinanziamento, bisognerebbe concedere un finanziamento diretto.
Vi sono, poi, le politiche per la mobilità. In Commissione avevamo criticato la creazione di Ferrovie Emilia-Romagna Srl e non mi ripeto. Vi sono problemi di bilanci delle aziende di trasporto, tutte in profondo rosso. Anche su questo tema mi ero già soffermato.
Cito il problema del Piano casa, il problema dell’ACER, il tema della telematica e i fondi dati alla Fondazione Toscanini e a molte partecipate.
Non mi dilungo sul problema della sicurezza del territorio e dell’agricoltura, ricordo anche il tema molto importante dei ritardi dei pagamenti, e mi rimetto sostanzialmente, come giudizio politico, come ho detto in premessa, alla dettagliata relazione del collega Lombardi, che ben esprime e rappresenta la posizione della minoranza e del nostro Gruppo.
L’assessore è arrivata ora, ma mi rendo conto che, iniziando alle 15, ci possa essere qualche problema. Assessore, ho fatto solamente una brevissima disamina dei punti prioritari che avete inserito in questo documento, senza scendere troppo in un dato contabile. Ho elaborato alcune brevi riflessioni mettendo in chiaro quello che, secondo me, poteva essere evidenziato come positivo e sottolineando alcune criticità e alcune problematiche riguardanti – posso sintetizzare – le politiche abitative, le società partecipate, i temi del trasporto pubblico, la sanità.
Sostanzialmente il succo del mio intervento è quello di evitare, come a volte si fa anche sulla stampa, di continuare a lamentare i tagli decisi dal Governo, perché comunque la Regione, dopo tanti anni – diciamolo – di vacche grasse (scusatemi il termine un po’ pomposo), deve fare a questo punto quello che le spetta: deve allinearsi e proseguire su questa strada di rigore e di contenimento della spesa.
Verificando caso per caso, assessore, vi sono dei settori su cui si può intervenire. Questo è emerso anche dal dibattito, laddove si è cercato, in maniera abbastanza seria e responsabile, dato il momento storico in cui ci troviamo, di non usare i numeri a destra e sinistra per un fatto di mera convenienza politica e partitica. Grazie.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Pollastri.
Prima della pausa si era iscritta la consigliera Pariani a cui diamo la parola per l’intervento.
PARIANI: Grazie, presidente. Considero buffo il parallelo odierno tra la discussione sul Rendiconto della Regione Emilia-Romagna e la discussione, a mio parere ben più drammatica, che si sta svolgendo in Parlamento sul Rendiconto dello Stato. Dico drammatica prima di tutto per il fatto che in quel caso non si sa neppure se, alla fine, vi sarà una maggioranza che approverà il Rendiconto. Le agenzie dicono che i numeri sono molto incerti.
Già questo rappresenta, però, un elemento di estrema diversità: noi oggi ci troviamo di fronte a due discussioni parallele ma con presupposti politici totalmente diversi. Sul Rendiconto dello Stato, infatti, non sappiamo neanche se c'è un giudizio univoco della maggioranza che sostiene il Governo, mentre qui abbiamo assistito a un dibattito che, pur con distinguo politici rilevanti, ha fatto registrare – anche nell’ultimo intervento del consigliere Pollastri e nella relazione di minoranza – alcuni elementi di condivisione relativi, ad esempio, al lavoro di razionalizzazione e di riduzione della spesa che è stato svolto in questa Regione, sia in ambito dell’Assemblea legislativa sia soprattutto nell’ambito del bilancio complessivo.
Si tratta di giudizi che hanno una condivisione che va oltre l’ambito della mera maggioranza di governo regionale. Credo che questo derivi da una differenza: in Regione Emilia-Romagna parliamo di un Governo dove a fronte di un programma si assumono degli impegni e si lavora, pur nella fatica che ciò implica, per cambiare; invece, a livello nazionale in questi anni abbiamo avuto un Governo dove il tema era semmai usare il potere per mantenere il consenso, non producendo alcun cambiamento reale tra quelli utili alla società e all’economia italiana.
Sappiamo bene che quando si comincia a disturbare le persone con il cambiamento e l’innovazione qualche consenso lo si lascia per strada. Abbiamo assistito, pertanto, a un immobilismo che ha avuto delle ricadute anche sul Governo regionale e sui governi locali. A ciò si aggiunga l’idea, che ci è stata prospettata in questi anni dal Ministro dell’economia Giulio Tremonti, in base alla quale gli interventi sulla finanza pubblica dovevano essere rappresentati da tagli lineari (la politica, appunto, dei tagli lineari) e solo l’abbattimento della spesa pubblica, senza alcun discernimento, ma a pioggia, come è stato applicato, poteva rappresentare una politica economica efficace da quel punto di vista. Parliamo di un punto di vista di abbandono delle scelte della politica.
Voglio sottolineare che, a mio parere, questa stagione è stata caratterizzata da un lato dai tagli lineari di Tremonti e dall’idea che solo la riduzione dell’ambito delle politiche pubbliche – non importa come – potesse dare occasione al sistema di riprendersi. Una politica sbagliatissima: abbiamo alle spalle tre anni devastanti da questo punto di vista, in cui si è intervenuti – come anche la politica dell’Unione europea o per lo meno l’asse Merkel-Sarkozy in questa fase dimostrano – portando di fatto a una riduzione della crescita quando non a politiche recessive. Dall’altro lato, abbiamo avuto l’idea, che è stata sconfitta proprio da come questa crisi si è prodotta nei mercati internazionali, che fosse il mercato ciò che poteva regolare. Idea sbagliatissima: è la politica che deve regolare le scelte dell’economia, perché alla fine c'è l’uomo, c'è la persona al centro delle scelte.
Insomma, questo combinato disposto ci ha portato fin qui e oggi abbiamo di fronte una maggioranza nazionale che non è in grado di fare alcuna scelta, perché di fatto ha già dichiarato fallimento. La stessa vicenda della lettera all’Unione europea ne è una dimostrazione: se un Governo ha una maggioranza è in grado di fare delle scelte ed emana un decreto invece di scrivere una lettera; invece, sono passati circa dieci giorni e non sono conseguiti né stanno conseguendo provvedimenti da questa lettera.
L’ultima notizia di oggi è che l’UDC, tra le altre forze, ha deciso di abbandonare i lavori della Commissione bilancio proprio perché non arrivano in Commissione provvedimenti che siano in grado di dare risposta ai problemi drammatici che i mercati – e le persone, nella vita concreta di questo Paese – in questa fase ci stanno segnalando.
Noi pensiamo che la politica sia il luogo delle scelte che riguardano la vita e la prospettiva di una nazione, di una comunità, delle persone con i loro diritti e la loro identità. Per questo, soprattutto in una fase drammatica come questa, non intendiamo rinunciare alla prerogativa necessaria delle scelte che la politica deve compiere.
I giovani che, in queste settimane, hanno protestato nelle piazze di tutti i Paesi dell’Europa hanno ragione da vendere: stanno chiedendo alla politica di assumersi, nei Paesi e nelle comunità internazionali, la propria responsabilità, perché non possiamo essere governati dalla finanza e dai mercati. Questo ci porta nel baratro e non darà risposte alle esigenze e ai bisogni delle persone.
Credo che tutte le forze politiche, a partire anche dai territori, quindi anche in quest’Aula, debbano porsi prima di tutto il problema di ricostruire il ruolo essenziale della politica anche in rapporto con la società. Lo dico perché anche la discussione che si è prodotta oggi in Aula sul Rendiconto della Regione continua a scambiare alcuni argomenti. Mi riferisco in particolare agli interventi del consigliere Favia e della consigliera Noè.
Noi ci siamo assolutamente su un’idea della politica che conduca un doveroso intervento e sforzo di rigore sui costi della politica e sui costi delle istituzioni. Possiamo avere diverse velocità e diverse intensità nel dichiararlo e costruirlo, ma ciò che abbiamo fatto in questa Assemblea dimostra che l’impegno in questa direzione per noi è importante perché significa riallacciare, dentro al rigore, il ruolo della politica con il rapporto con i cittadini.
Tuttavia, non può essere esaurito qui il ruolo della politica, anche nelle nostre assemblee. Ci sarà una differenza tra chi pensa che ci debba essere una riduzione delle politiche pubbliche e che il mercato sia il regolatore della vita delle persone e chi pensa, invece, che le politiche pubbliche debbano regolare alcuni aspetti dell’economia che incidono sulla vita delle persone, e che quindi ci debba essere un sistema di welfare, si debba produrre un intervento a sostegno dei più deboli. Ci sarà una differenza di queste politiche, pur dentro una discussione sul rigore e la riduzione dei costi della politica.
Si può andare oltre quel perimetro oppure no? Lo chiedo in particolare al Movimento 5 Stelle, alla consigliera Noè, che so essere parte di una forza politica che su questo punto sta conducendo una battaglia nazionale.
Possiamo avere delle differenze sugli investimenti, ma – mi rivolgo al consigliere Favia, al consigliere Defranceschi – sul trasporto pubblico locale, i tagli al welfare, i tagli alla scuola, la ricerca, l’innovazione e gli ammortizzatori sociali possiamo condurre una battaglia comune? Oppure ritenete che questi ambiti della politica siano secondi all’altro tema?
Io ci sto a una discussione sulla riforma della politica, ma voglio arrivare anche a un punto in cui si dice la politica per cosa, da che parte state.
Io credo che a questo punto, anche in una discussione attorno ai numeri della Regione, che vanno precisamente in una certa direzione, cioè scelte politiche diverse dai tagli lineari di Tremonti sul welfare, TPL, istruzione, ricerca e innovazione, ammortizzatori sociali, questa discussione debba essere fatta con questo merito. Ritengo che se discutiamo con questo merito le distanze si colmino e ci sia davvero la possibilità di costruire una condizione in cui la politica assuma le responsabilità di ricostruire anche un ambito di valore attorno al quale coagulare le forze sane del Paese e dare una mano perché questo Paese possa rimettersi in moto.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Pariani. Non ho altri iscritti in discussione generale, dunque chiudiamo la discussione generale dando la parola alla vicepresidente Saliera.
SALIERA, vicepresidente della Giunta: Grazie, presidente. La discussione di stamattina nel merito del Rendiconto è stata una buona discussione. Mi è parso, tuttavia, di avvertire un grandissimo timore rispetto al fatto che si possa discutere e parlare della crisi economica, come se parlarne significhi evocarla maggiormente.
In effetti, molti interventi hanno accentuato il fatto che occorra più politica che sappia scegliere e scegliere per il Paese.
Certo, la discussione di stamattina voleva mettere in rilievo una circostanza, ossia come se la Giunta, già all’interno del consuntivo e nella previsione del bilancio 2011, sollevasse un allarme sui tagli. I tagli fanno male, ma fanno ancor più male quando non danno un’idea di futuro. Questo è il problema.
Nel Rendiconto abbiamo sì qualche entrata in più rispetto alla previsione, ma come si fa ad essere seri e puntuali e ad avere rigore se non si conoscono le entrate fino in fondo? Noi avevamo delle entrate, quelle delle leggi Bassanini, che si ripetevano e che non abbiamo più. Adesso ci sono leggi che non hanno sostituito il taglio di 390 milioni – previsto, peraltro, già nell’estate del 2010 con la manovra – più i 31 milioni di taglio del fondo per la non autosufficienza. Quindi si tratta di oltre 400 milioni che non vengono assolutamente sostituiti. In più, abbiamo anche l’incertezza di quelle poche risorse, sul quando e sul come ci vengono liquidate.
Non basta una norma, perché passare dalla norma alla disponibilità è un film totalmente diverso. Lo sappiamo dai fondi FAS, lo sappiamo da politiche quali l’edilizia sanitaria, l’edilizia pubblica, l’edilizia scolastica, la difesa del suolo: tutte risorse che stanno dentro ad accordi, a norme, a leggi ma non arrivano.
Non è allarme sui tagli, sono realmente, come ho detto, oltre 400 milioni in meno. Ma noi ci siamo anche su questo, se però il taglio dello Stato fosse reinvestito sul futuro, sulla formazione, sull’innovazione, sullo sviluppo o almeno sul calo dell’indebitamento. Abbiamo un debito che cresce e non abbiamo politiche di sviluppo. Delle due l’una. Questo è l’aspetto che ci preoccupa e penso che preoccupi l’intero Paese.
Penso che sia sufficientemente chiaro il fatto che dal 2012 non ci saranno più trasferimenti sulle politiche quali l’ambiente, la viabilità, gli incentivi alle imprese. Stiamo parlando, nel caso degli incentivi alle imprese, di 70 milioni; 31 milioni per l’agricoltura; 17 milioni per le borse studio e via elencando.
Non si riuscirà comunque a sostituire integralmente questi trasferimenti, quindi già nel 2010, ma soprattutto nel 2011, si dovranno condurre politiche di scelte. Lo sottolineo per chi mi dice che in realtà noi svolgiamo un compitino e null’altro, anche nei confronti della crisi, e non agiamo nella struttura.
Il Patto per la crisi ha dato fiato. Non lo diciamo noi come Giunta, ma è riconosciuto da tutti i partecipanti al Patto stesso, perché all’interno dello stesso e quindi nel bilancio anche del 2010 – quando la crisi a livello nazionale era negata e qui non la si è negata – si sono operate azioni di sviluppo e soprattutto, a differenza di quello che ha fatto il Governo, interventi nella formazione, nell’innovazione, nell’internazionalizzazione e nel mantenimento di posti di lavoro.
La discussione è entrata anche nel merito degli investimenti, laddove si chiede sostanzialmente alla Regione di indebitarsi di più, di osare di più. Noi abbiamo un limite che annualmente peggiora derivante dal Patto di stabilità che ci impedisce di impegnare e di spendere. Questo lo sappiamo. Si tratta di un limite fisso annuale che deriva da una percentuale di peggioramento sulla media triennale precedente. Quindi, è un limite invalicabile. Utilizziamo le risorse, tutto quello che è possibile, anche tagliando spese di gestione, come i dati dimostrano (non solo nel 2010, ma anche nel 2011), per far sì che da azioni improduttive si possa reinvestire nelle spese produttive.
Questo è quello che chiediamo anche al Governo. D’altra parte, sappiamo – lo abbiamo visto anche ieri, mentre oggi non ho seguito il dibattito perché ero qui – come anche le azioni o le dichiarazioni del Governo vadano al di là dei tagli o delle politiche. È un termine oggi di credibilità. Bastano delle parole e non delle politiche per far sì che il nostro debito, rispetto allo spread, aumenti a dismisura.
Quanto agli investimenti – ne abbiamo già parlato diverse volte anche in Commissione – noi utilizziamo nella previsione tutto il limite dell’indebitamento, ma con un grande lavoro di monitoraggio degli uffici per il controllo dei flussi di cassa – è un atteggiamento molto responsabile, consapevole e di rigore – riusciamo a non aumentare il debito utilizzando le risorse di cassa e a fare gli investimenti possibili. Questo non succede a livello nazionale.
Per quanto riguarda le politiche di settore, negli anni scorsi, compreso il 2010, abbiamo investito in tutte quelle politiche che fanno comunità in termini di servizi sociali, di welfare, di reinvestimento per creare lavoro, e continueremo a farlo. Questo è in controtendenza col livello nazionale, ma qui lo si fa e lo si farà anche all’interno del patto per lo sviluppo, per tenere sulla crisi ma anche per invertire un processo.
Sarebbe molto più semplice – per quanto complesso, comunque più semplice – se le politiche nazionali aiutassero in questo senso: politiche di rigore, di tagli di spese improduttive, di riordini sostanziali, anche istituzionali, di prospettiva, non di piccole regole, peraltro ambigue, che creano dei problemi nelle Regioni che sono strutturalmente più avanti anche nel sistema di riordino; politiche fiscali più eque anche per dare risposte a una domanda interna che vuol dire lavoro, vuol dire produzione. Questi aspetti diventano fondamentali per invertire un percorso.
Il Rendiconto è stato esaminato dalla Corte dei Conti che ha espresso un giudizio più che positivo. I conti sono trasparenti e reali e, per il futuro, vi è la disponibilità, come c’è sempre stata, ad approfondire all’interno della Commissione. Questa Giunta, come è tradizione e storia della Regione Emilia-Romagna, non ricorre a trucchetti.
Un tema che sta a cuore a tutti e che, peraltro, è stato oggetto di discussione di questa Assemblea anche di recente, riguarda le partecipate. È un tema in capo all’Assemblea. Ogni volta che si discute di una partecipazione ovviamente lo si fa in Assemblea o in Commissione. Per quanto ci riguarda, come Giunta siamo disponibili a programmare gli incontri per affrontare quel lavoro nella I Commissione referente e nelle altre Commissioni a cui fa capo ciascuna partecipazione, a seconda del settore.
Vediamo un calendario di date per esaminare a fondo, senza superficialità, senza pregiudizi, e soprattutto per valutare gli obiettivi e la validità delle diverse partecipate.
Grazie e buon lavoro.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, vicepresidente Saliera.
Abbiamo concluso la discussione generale. Prima di passare all’esame dell’articolato nominiamo scrutatori il consigliere Barbieri, il consigliere Carini e il consigliere Malaguti, che mi aiuteranno nelle fasi di voto.
Al consigliere Pollastri che faceva un riferimento allo Statuto circa la presentazione del Rendiconto si è data risposta: la Giunta da tempo era pronta, ma attendevamo il rapporto della Corte dei Conti. Ricordo anche che al comma 8 si fa riferimento all’approvazione entro il 31 dicembre, quindi siamo nei tempi previsti dallo Statuto.
Iniziamo l’esame dell’articolato chiamando l’articolo 1.
Discussione generale. Dichiarazione di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 1.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 1 è approvato.
Si passa all’esame dell’articolo 2.
Discussione generale. Dichiarazione di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 2.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 2 è approvato.
Si passa all’esame dell’articolo 3.
Discussione generale. Dichiarazione di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 3.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 3 è approvato.
Si passa all’esame dell’articolo 4.
Discussione generale. Dichiarazione di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 4.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 4 è approvato.
Si passa all’esame dell’articolo 5.
Discussione generale. Dichiarazione di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 5.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 5 è approvato.
Si passa all’esame dell’articolo 6.
Discussione generale. Dichiarazione di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 6.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 6 è approvato.
Si passa all’esame dell’articolo 7.
Discussione generale. Dichiarazione di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 7.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 7 è approvato.
Si passa all’esame dell’articolo 8.
Discussione generale. Dichiarazione di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 8.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 8 è approvato.
Si passa all’esame dell’articolo 9.
Discussione generale. Dichiarazione di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 9.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 9 è approvato.
Si passa all’esame dell’articolo 10.
Discussione generale. Dichiarazione di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 10.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 10 è approvato.
Si passa all’esame dell’articolo 11.
Discussione generale. Dichiarazione di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 11.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 11 è approvato.
Si passa all’esame dell’articolo 12.
Discussione generale. Dichiarazione di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 12.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 12 è approvato.
Passiamo alle dichiarazioni di voto sull’intero provvedimento. Ovviamente i Gruppi fanno sempre riferimento al monte dei minuti degli interventi, che vi riassumo; al Partito Democratico restano 57 minuti, al PdL 30 minuti, alla Lega Nord 13 minuti, all’Italia dei Valori 18 minuti; la Federazione della Sinistra ha esaurito il proprio tempo; al Movimento 5 Stelle restano 11 minuti, a Sinistra ecologia e libertà 6 minuti, all’UDC 11 minuti, al Gruppo Misto 20 minuti.
Rimangono 10 minuti al relatore Vecchi, 8 minuti al relatore Lombardi, 27 minuti alla Giunta.
Sono aperte le dichiarazioni di voto sull’intero provvedimento.
Ha chiesto di parlare il consigliere Lombardi. Ne ha facoltà.
LOMBARDI: Intervengo semplicemente per riconoscere anch’io che la discussione di oggi, per merito di tutti, si è attenuta al tema, e non è stato certamente facile in un momento politico come questo. Credo che questa sia una delle occasioni che abbiamo avuto, e secondo me abbiamo colto, per dare – qualora ce ne fosse bisogno – maggiore dignità ai lavori di quest’Aula.
In dichiarazione di voto esprimerò alcune precisazioni senza entrare in polemica e senza voler contrastare alcune affermazioni che, secondo me, saranno oggetto di approfondimento nel corso del bilancio preventivo, dove avremo modo di discutere più ampiamente di alcune impostazioni. Tuttavia, a mio avviso, alcune precisazioni vanno fatte perché rimangano a verbale.
È stato citato in più occasioni il fatto che questa Regione si è comportata in maniera rigorosa rispetto all’inquadramento della situazione regionale e nazionale nel suo complesso, mentre il Governo avrebbe in qualche modo sottovalutato la situazione. Questa è una vulgata comune, che si sente ripetere in ogni talk show televisivo e in ogni editoriale, ovviamente di alcuni giornali. Tuttavia, se vogliamo attenerci ai fatti dobbiamo precisare qualche elemento. Fra l’altro, chi di noi si occupa più attivamente di queste questioni sa che fino a maggio-giugno scorso la situazione del nostro Paese non era certamente peggiore di quella di altri Paesi. Nonostante il famoso debito pubblico che ci pesa sulle spalle tutti gli indicatori, ad esempio in termini di tasso di disoccupazione e altri indicatori di questa natura, e tutti i provvedimenti che avevamo assunto nei confronti del comparto pubblico, a differenza di quanto avevano fatto altri Paesi che oggi ci vogliono dare lezioni, giustificavano un atteggiamento che certamente non era quello con cui invece ci dobbiamo confrontare oggi.
Tutti gli economisti, tra l’altro, riconoscono che ogni crisi ha anche una componente psicologica, quindi la scelta di non creare sfiducia nei confronti dei cittadini, degli investitori, delle famiglie e delle imprese certamente non è un dato negativo. Questo fino a maggio; da maggio in poi il crescente debito pubblico sul mercato ed alcune manovre speculative – e quando dico speculative non intendo delinquenziali, ma sappiamo che chi fa questo mestiere cerca questo tipo di occasioni – con l’aggressione al nostro debito pubblico hanno in qualche modo acuito la crisi. Mi pare che oggi e da qualche mese nessuno la sottovaluti.
Altra questione da precisare è quella della riduzione dell’indebitamento della Regione e di ciò che si chiede al Governo. Si dice – qualche collega lo ha detto – che nessuno chiede di fare sviluppo in deficit. A me risulta, invece, che molti autorevoli esponenti della sinistra, anche in quest’Aula (non voglio fare nomi per non alimentare la polemica), hanno sostenuto che il Governo doveva, mesi fa, fare una politica di deficit per lo sviluppo.
Allora, se questo è stato sostenuto, non si comprende perché la Regione, che potrebbe indebitarsi tranquillamente (sebbene indebitarsi non sia mai una cosa positiva) a fronte di investimenti, poiché i suoi parametri glielo consentono, chieda a Roma di fare qualcosa e, come si evidenzia dal consuntivo 2010, ne faccia un’altra.
Si parlava di scelte coraggiose che bisogna fare; quindi, non solamente la riduzione delle spese ma anche scelte coraggiose. Mi pare che noi alcune scelte coraggiose – mi riferisco alle vicende del Governo nazionale – le abbiamo fatte e le abbiamo anche pagate. Ad esempio, quella di garantire la cassa integrazione a una platea amplissima di persone ha comportato un dispendio di risorse enormi. A mio avviso, ha salvato la pace sociale, ha salvato milioni di famiglie che si sono trovate in difficoltà, ha salvato le imprese che in qualche modo hanno potuto risistemarsi in attesa di tempi migliori, ma è costata una cifra enorme alle casse dello Stato.
Ugualmente, è costato il fatto di non aumentare le tasse in un certo momento, è costato portare a termine il progetto dell’alta velocità, che a volte ci dimentichiamo ma in qualche modo rappresenta l’unica novità intervenuta nel panorama delle infrastrutture di questo Paese.
Si è anche detto che il fatto di non accendere mutui, e anzi ridurre il debito, libera risorse perché paghiamo meno interessi. È verissimo, ma vale anche per il Governo.
Quando si tenta, a livello nazionale, di ridurre il debito pubblico e poi si dice che però non si è fatto niente per lo sviluppo, ebbene ridurre il debito pubblico vuol dire fare qualcosa per lo sviluppo, perché si liberano risorse sotto forma di minori interessi che possono essere collocate per iniziative che vanno nella direzione dello sviluppo.
Si è detto anche che la discussione si è svolta in un clima diverso da quello che si vive oggi nel Paese. Forse qualche merito, in questa Regione, è anche dell’opposizione. Certamente avremmo potuto impostare la discussione anche in maniera diversa, in maniera pretestuosa o strumentale, non essendo vietato. Mi sembra, invece, che abbiamo scelto di entrare nel merito, contestando alcune questioni ma non gridando – se lo si vuole si trova sempre lo spunto per farlo – ad esempio alla macelleria sociale.
Da ultimo, vorrei focalizzare l’attenzione sulle troppo prudenti previsioni delle entrate statali. È vero che chi fa questa operazione non compie un atto illecito, ma prudente. La cosa strana, però, è che si sia sbagliato di 185 milioni; si poteva essere meno prudenti e sbagliare di 100, magari, o di 58, e fare un bilancio che prevedeva, come poi è avvenuto, l’introito di maggiori risorse. Questo magari ci avrebbe consentito di avere un quadro meno preoccupante nel momento del preventivo. Oppure, se si voleva seguire quella linea, si poteva essere altrettanto prudenti dal punto di vista delle entrate tributarie, perché la crisi attuale (anche quella che c’era nel 2010) non è che lasciasse tutti tranquilli sul fatto che i tributi della Regione fossero stati equivalenti a quelli dell’anno precedente. In quel caso si è tenuta una previsione abbastanza positiva, mentre nelle entrate dello Stato si è voluto mettere il dito nella piaga, a mio avviso creando anche delle aspettative diverse.
Diceva l'assessore che i tagli sono dolorosi, però, se c'è una prospettiva di futuro, si possono sopportare. Mi pare che questa prospettiva di futuro a livello nazionale sia data, poi si può condividere o non condividere, però non si dice che questi soldi servono per andare a pagare i debiti, tanto che stiamo parlando di avanzo primario positivo al punto che si può ragionare di equilibrio di bilancio nel 2013 e di riduzione del debito pubblico.
Mi pare quindi che i presupposti per poter giustificare in termini di futuro questi tagli ci siano tutti.
Per questi motivi e per quello che già avevo illustrato nella relazione, come già fatto per gli articoli il nostro voto sarà negativo.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Lombardi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Luciano Vecchi. Ne ha facoltà.
VECCHI Luciano: Grazie, signor presidente. Vorrei intanto ringraziare l'Assemblea, tutti coloro che sono intervenuti, la vicepresidente Saliera, perché credo che abbiamo avuto una discussione interessante, con la ricerca di entrare nel merito sia delle cifre e del quadro giuridico sia di quelle che sono state e in parte saranno le scelte compiute da questa Regione.
È ovvio che ci siano opinioni diverse e che sul bilancio ci sia una distinzione dal punto di vista del voto, però è importante sottolineare alcuni elementi fattuali e anche il significato di alcune scelte.
Che cosa in questa fase ha differenziato l'approccio che si è cercato in questa Regione – mi riferisco ad alcune questioni essenziali che riguardano la discussione di oggi – e l'atteggiamento che ha avuto il Governo nazionale?
Non sono tra quelli che danno al Governo in carica, qualunque esso sia, compreso quello attuale, anche se immagino sarà in carica ancora per poco, tutte le colpe dei mali di questo mondo dalla bomba atomica di Hiroshima in poi. Va fatta però un'analisi seria. Credo che da questo punto di vista avere negato la crisi abbia avuto delle conseguenze negative per il Paese.
È importante che qualcuno capisca, a cominciare da chi temporaneamente occupa la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, che l'analisi di una crisi dipende dai dati fattuali: non è un problema di maquillage o di immagine, per cui, se si dice che non c'è la crisi, tutti sono più ottimisti e quindi l'economia va meglio, se si dice che i ristoranti, gli aerei e le case di vacanza sono pieni, le condizioni di vita dei cittadini italiani migliorano.
L’analisi e la comunicazione della realtà sono fondamentali per individuare le risposte, ed è normale che poi le ricette nelle risposte siano diverse tra destra e sinistra, ma, se si sbaglia l'analisi, è ovvio che tutto quello che si fa è inefficace.
Il primo punto è quindi la negazione della crisi, tanto che dal punto di vista finanziario ciò che ha giocato per esempio nella determinazione del deficit soprattutto negli ultimi due anni e nell’aumento del debito pubblico non è stato solo il fatto che il PIL sia diminuito - e poteva forse diminuire meno - ma che si è proceduto per lungo tempo con l'adozione di misure ideologiche: l’abolizione dell’ICI per i ricchi, l'abolizione della tracciabilità dei pagamenti - poi con un tentativo di reintrodurla -, la detassazione degli straordinari quando il problema era incentivare maggiore occupazione.
Sono misure ideologiche: il problema è che sbagliare il contesto perché si sbaglia l'analisi, in quanto non si vede o non si legge quello che succede, determina conseguenze negative. Credo ci siano due questioni, la prima è l’assoluta ricerca in questa Regione della concertazione tra soggetti istituzionali e tra parti sociali, con l'idea che per affrontare i problemi e costruire il futuro occorra nella diversità di idee e di funzione accentrare l'elemento di comunità. Questo è esattamente l'opposto dell'approccio che ha avuto il Governo nazionale, teorizzato peraltro da molti Ministri come Sacconi e Brunetta, secondo cui era possibile costruire il futuro accentuando la divisione tra gli italiani, accentuando lo scontro sociale, individuando chi sono i buoni e cattivi, e non tentare di coinvolgere tutti nella costruzione del futuro.
L’altra grande differenza è nel cercare di piantare un seme per il futuro in ciò che si fa, che è la scelta del Patto per attraversare la crisi e dei successivi aggiornamenti, nel tentativo di questa Regione di investire nella ricerca, nei tecnopoli, di investire in uno dei sistemi più avanzati di integrazione tra istruzione e formazione professionale. È quello che credo discuteremo fra un mese quando dovremo adottare il bilancio 2012 promuovendo misure innovative per il futuro.
Il problema però è che, se non c'è un tentativo di impostare politiche industriali, se non c'è una strategia per la valorizzazione delle risorse umane a cominciare dai cervelli a livello nazionale…
PRESIDENTE (Richetti): Chiedo scusa, consigliere Vecchi. Chiedo se è possibile ricomporre l'Aula nel suo complesso.
VECCHI Luciano:è complicato investire per il futuro.
Infine, due o tre questioni nel merito di quello che stiamo discutendo. Intanto sulla scelta della prudenza interloquisco con il consigliere Lombardi, nel pieno rispetto e nella piena stima che nutro nei suoi confronti e nella sua intelligenza politica nell'argomentare. Lo faccio iniziando sempre ogni affermazione dicendo “secondo me”, perché non ho la pretesa di avere verità rivelate né di pensare che non siano possibili altre posizioni.
La prudenza nel definire i bilanci di previsione mi pare sia stata nella storia di questa Regione una cosa molto saggia. Temo che in futuro non si riuscirà più a farlo. Temo che nel bilancio 2012 un grande spazio per fare assestamenti in positivo a metà anno non ci sarà più.
La prudenza è una cosa giusta, visto che non ostacola la programmazione o la capacità di impegnare tutte le risorse. È invece l'atteggiamento più saggio di fronte al fatto che le entrate del bilancio regionale, al di là di come sono descritte sulla base delle normative nazionali, e anche una parte importante delle entrate fiscali proprie vengono dallo Stato sulla base di una ripartizione tra Regioni. Non sono quindi tutte – magari fosse così – le risorse generate dall'IRAP o dall’IVA sul territorio della Regione Emilia-Romagna, e quindi, sapendo di avere un interlocutore che cambia in continuazione regole e cifre, è assolutamente sensato lavorare sulla base della prudenza.
(interruzioni)
PRESIDENTE (Richetti): Interviene chi ha il microfono con la spia rossa accesa, grazie. Siamo sul nostro Rendiconto, non su quello del Governo. Prego, consigliere Vecchi.
VECCHI Luciano: Il fatto che soltanto nell'ultimo anno e mezzo ci siano state quattro manovre finanziarie e una continua riscrittura delle regole a cui la nostra e le altre Regioni oltre che il sistema degli Enti locali sono sottoposti, dice che essere prudenti nella determinazione delle cifre delle entrate e delle spese è una scelta assolutamente saggia.
Sulla questione di indebitarsi o no. Come ho tentato di dire anche nella mia relazione di questa mattina, al di là del fatto che è meglio provvedere alle spese con risorse di cassa e non indebitarsi - perché così non si pagano interessi -, occorre ricordare che la Regione non è un Comune, non è un ente cui il Patto di stabilità imponga dei saldi, quindi più ti entra più puoi spendere: la Regione funziona a tetto di spesa.
Anche nel virtuosismo più grande possibile, quindi, indebitarsi quando peraltro non ce n'è bisogno, quindi accendere un mutuo, pagare degli interessi, dovere rimborsare questo mutuo nel corso del tempo quando le risorse non le puoi spendere, non è una cosa molto saggia. Credo invece sia saggio in questo quadro avere operato la scelta – poi perfezionata con la legge sul Patto di stabilità per la Regione Emilia-Romagna – di usare un pezzetto importante del tetto di spesa che ha la Regione per permettere di sbloccare quelle risorse che hanno in cassa i Comuni, che sono bloccate dal Patto di stabilità e che non possono, se non sbloccate, permettere di pagare quelle cose che sono state realizzate dalle imprese sul territorio e che non sono pagate perché i Comuni non possono usare le risorse a loro disposizione.
Usare un pezzo di quel tetto e oggi con la legge sul Patto di stabilità usare anche alcune delle marginalità di spesa dei Comuni stessi è uno dei modi più intelligenti per sostenere il sistema territoriale, il sistema economico e coloro che sono front liner, ovvero i Comuni.
Per questi e per gli altri motivi il nostro Gruppo voterà quindi a favore del resoconto 2010, e in quanto relatore invito tutta l'Assemblea a farlo e credo che il mese prossimo, con la predisposizione del bilancio di previsione 2012, avremo l'occasione di un'altra discussione interessante.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Vecchi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Manfredini del Gruppo Lega Nord, cui restano tredici minuti. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente, ma sarò abbastanza veloce. Mi è rimasta impressa, caro vicepresidente, la pacatezza del suo intervento, che ho apprezzato, però mi preoccupa anche un po'.
Quest'anno abbiamo fatto un'analisi precisa e abbiamo cercato di analizzare tutti i dati, e i dati lo dimostrano: addizionale regionale dell'IRPEF più 2,15 per cento (17 milioni di euro), 73 milioni in più delle previsioni sulla tassa automobilistica regionale; le entrate correnti sono aumentate del 2,70 per cento, mentre le spese sono cresciute del 9,25. Se fossimo un’azienda, saremmo già saltati in aria!
La spesa corrente per la macchina amministrativa della Regione è aumentata tra il 2009 e il 2010 di 1,5 milioni nell’Area 1 e di 28 milioni nell’Area 2. Si tratta di una macchina sempre più costosa. Il sistema informativo regionale è passato da 11 a 18 milioni, l'urbanistica per le politiche della casa dove si potrebbe dare un aiuto è calata di oltre il 25 per cento; i trasporti registrano un più 35 per cento e non si vedono risultati. Il sociale è calato, meno 3,7 per cento negli ultimi quattro anni, percentuale che sembra una stupidaggine ma sul bilancio è una cifra veramente mastodontica.
Quello che ci preoccupa di più, che lei ha anche sottolineato, però non come intendevamo noi, sono le società partecipate in cui siamo passati da 24 a 27, nonostante la Corte dei Conti ogni anno sconsigli operazioni delle partecipate.
Credo occorresse coraggio per i mutui che non sono stati contratti: ci voleva veramente coraggio per impegnarne una parte per lo sviluppo e anche per altro, per quello che diceva anche il consigliere Vecchi. Sono tutte cose che si potevano fare e non sono state fatte.
Per questa ragione, oltre a quelle che abbiamo espresso questa mattina, chiaramente il nostro voto sarà contrario. Grazie.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Manfredini.
Non avendo altri iscritti, chiudiamo le dichiarazioni di voto.
Si proceda alla votazione dell'intero testo di legge, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
Procedutosi alla votazione e alla verifica della regolarità della stessa da parte dei segretari e degli scrutatori, il presidente comunica il seguente risultato:
Presenti
45
Assenti
5
Favorevoli
30
Contrari
15
Astenuti
--
PRESIDENTE (Richetti): Proclamo approvata la legge riguardante "Rendiconto generale della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2010".
OGGETTO 1327
Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Manfredini e Costi: «Modifica alla legge regionale 2 aprile 1996 n. 6 "Disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi epigei spontanei nel territorio regionale. Applicazione della legge 23 agosto 1993, n. 352"»(25) (Relazione, discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Richetti): Il testo è stato licenziato dalla Commissione Territorio Ambiente Mobilità nella seduta del 27 ottobre 2011 e si compone di 7 articoli.
Relatrice della Commissione è la consigliera Paola Marani, che ha presentato relazione scritta.
La parola alla consigliera Marani per la presentazione del testo.
MARANI, relatrice: La proposta di modifica alla legge regionale 6 recante la disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi epigei spontanei nel territorio regionale presentata dai consiglieri Costi e Manfredini ha offerto alla Commissione referente lo spunto per un intervento più sostanziale sulla disciplina regionale in materia di funghi spontanei, particolarmente per quel che riguarda la parte relativa alla commercializzazione.
Si tratta sia di prevedere adeguamenti normativi e norme di semplificazione degli iter amministrativi in linea con l'evoluzione della disciplina sulle autorizzazioni commerciali, sia anche di inserire modifiche più sostanziali quale l'estensione della platea dei soggetti autorizzati alla certificazione di commestibilità del fungo o la previsione della vendita dei funghi spontanei anche in confezione.
L’originario progetto di legge ha dunque subìto in Commissione una sostanziale riscrittura, e va in tal senso dato atto del lavoro svolto non solo dalla Commissione referente ma anche dalla Commissione IV e dal Servizio regionale competente, che hanno supportato il lavoro dei commissari per ciò che concerne gli aspetti sanitari toccati dalla proposta.
Inoltre l'udienza conoscitiva che si è ritenuto utile svolgere ha fornito alcuni spunti, che ci hanno consigliato ulteriori modifiche alla norma originaria. Così è ad esempio per l'integrazione proposta agli articoli 4 e 10 della legge regionale n. 6 del 1996, con cui andiamo ad annoverare fra i soggetti che possono convenzionarsi con gli enti competenti al fine del rilascio dei tesserini per la raccolta funghi anche i centri di assistenza agricola ben diffusi sul territorio.
Proseguendo nell'esame dell'articolato, la modifica all’articolo 15 si innesta nel solco di quell'azione di semplificazione di cui si diceva in premessa. In particolare, l'autorizzazione comunale necessaria per l'avvio dell'attività di vendita viene sostituita da un'autodichiarazione, consistente nella segnalazione di inizio attività, la SCIA, in linea con l'evoluzione della normativa sul commercio.
Si è ritenuto anche, attraverso il nuovo comma 4, di sottolineare l'impossibilità della forma di commercio itinerante, che nell'attuale formulazione normativa ha poco risalto.
Un restyling normativo è anche quello che tocca l'articolo 16, mentre è sostanziale l’intervento sull'articolo 17 della legge vigente.
In questo caso, infatti, prevediamo che a poter rilasciare la certificazione sanitaria di commestibilità del fungo possano essere non solo i micologi delle ASL come avviene oggi, ma anche i micologi privati, abilitati e iscritti nell'apposito registro, ciò che permetterà di sgravare le ASL di parte del lavoro.
Nello stesso articolo viene introdotta la previsione di potere vendere i funghi epigei spontanei in confezioni non manomissibili senza che sia necessaria l'acquisizione dell'idoneità di vendita da parte del commerciante, essendo il fungo certificato a monte del confezionamento da un micologo abilitato. Si tratta anche in questo caso di una norma di semplificazione.
Tale semplificazione non deve però essere rinuncia alla sicurezza, ragione per cui interveniamo in maniera più dettagliata sulle caratteristiche di contenuti dell’etichetta del prodotto, che deve essere in grado di indicare in maniera certa la provenienza del prodotto e la certificazione.
A conclusione dell'esame di questo articolo, abbiamo ritenuto di mantenere la previsione della necessaria verifica sulla commestibilità del fungo anche nell'ambito della ristorazione, essendo le fonti di approvvigionamento potenzialmente differenti e non sempre soggette a controllo a monte.
Anche l'articolo 18 si limita a un aggiornamento normativo per la vendita dei funghi secchi e conservati, per cui non è richiesta una SCIA specifica, essendo il prodotto equiparato all’ortofrutta, se non per i porcini secchi, gli unici vendibili sfusi.
Con l'ultima modifica proposta, quella all'articolo 22 – dal quale peraltro eliminiamo l’ormai obsoleto riferimento alle ASL Nord, Sud e Città di Bologna – introduciamo anche l'obbligatorietà della formazione continua per i micologi, che per mantenere l'abilitazione devono acquisire ogni biennio un numero di crediti che la competente Direzione regionale stabilirà di volta in volta in base all'evoluzione normativa, scientifica e sanitaria del settore.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Marani.
È aperta la discussione generale. Ha chiesto di intervenire il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente. Gentili colleghi, sono molto soddisfatto che questo progetto di legge di cui sono firmatario abbia ottenuto la positiva attenzione della Giunta regionale e il parere favorevole della III Commissione, Territorio Ambiente e Mobilità.
Si tratta di un'iniziativa partita da una sollecitazione del territorio, che insieme alla collega modenese Palma Costi ho subito raccolto e trasformato in proposta di legge. Al Gruppo della Lega Nord era infatti stato segnalato il problema dei controlli sui funghi raccolti, soprattutto quando le annate sono abbondanti (non è sicuramente quella di quest'anno: s’è menga vést un), considerato che i funghi sono un prodotto di altissima deperibilità e non è sempre possibile rispettare le giornate e gli orari di apertura delle ASL.
Con il progetto di legge si estenderà anche ai micologi liberi professionisti privati la possibilità di certificare i controlli per la somministrazione e la commercializzazione dei funghi freschi. È noto come i funghi siano un prodotto importante per l'economia della montagna, e per garantire un servizio più capillare sul territorio, che non sia erogato esclusivamente dalle ASL, con questa legge verrà data la possibilità di effettuare controlli anche a soggetti privati esperti.
I controlli saranno effettuati da micologi iscritti nei registri, in possesso di qualifica, a cui saranno richiesti aggiornamenti annuali e incontri informativi. Con la proposta presentata si riuscirà così a contemplare al meglio la tutela della salute pubblica, la valorizzazione dei funghi, come prodotto eccellente dei boschi e dell'Appennino emiliano-romagnolo, da commercializzare e somministrare in ristoranti e agriturismi che costituiscono uno dei punti forti dell’economia montana.
Il progetto di legge, grazie ad alcuni emendamenti presentati, aggiorna la vecchia normativa e soprattutto evidenzia il divieto di commercializzazione dei funghi che non siano stati sottoposti ai dovuti controlli. A questo proposito, la Lega Nord richiama infatti l'attenzione ad evitare i venditori di funghi che spesso si trovano lungo le strade di montagna. Spesso si tratta di venditori abusivi, ultimamente anche stranieri, in particolare slavi, che commercializzano funghi provenienti dall'estero e non controllati.
Dato che la salute delle persone deve essere salvaguardata, così come le attività regolari di raccolta funghi, raccolta e somministrazione, è bene per tutti privilegiare prodotti nostrani con garanzia e per questi motivi ci aspettiamo che il progetto di legge, dopo il parere favorevole ottenuto in Commissione, oggi venga definitivamente approvato dall’Assemblea regionale.
Per questo ringrazio ancora una volta voi tutti e in particolare la consigliera Palma Costi, che ha contribuito alla stesura. Grazie.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Manfredini.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Costi. Ne ha facoltà.
COSTI: Intervengo solo perché, essendo cofirmataria assieme al consigliere Manfredini, che ringrazio anche per lo spazio che mi ha dato, mi permetto di fare alcune piccole considerazioni.
Credo che questa, pur essendo una legge che modifica una legge già esistente, abbia però un ruolo importante perché riguarda una parte del territorio, in modo particolare la nostra montagna, dove anche i piccoli ma importanti interventi possono aiutare a rinvigorire o sostenere le economie locali.
I funghi fanno parte del sottobosco, fanno parte di una filiera economica che va dalla ristorazione al turismo, quindi una filiera importante, e aver colto un problema che le comunità montane non come istituzioni ma come collettività, come società ponevano credo sia stato un atto importante.
Con il consigliere Manfredini avevamo proposto alcune brevi e piccole semplificazioni, e tengo a sottolinearlo perché stiamo discutendo già nelle Commissioni il tema della semplificazione, della sburocratizzazione, un tema che è nel programma del nostro presidente e della maggioranza. Questo è un esempio di come si può procedere concretamente a semplificare in questo caso la vita non solo dei ristoratori, ma anche degli agriturismi e di chi comunque utilizza i funghi, però sempre con un'attenzione alla salute pubblica.
La relatrice Paola Marani l’ha sottolineato e credo che questo sia un elemento che abbiamo anche discusso in Commissione, un elemento importantissimo perché parliamo di alimenti che possono essere anche dannosi per l'uomo, e credo che l'operazione che è stata fatta con intelligenza da parte della relatrice, degli uffici, dell'assessorato, della Commissione è stata quella anche di allargare l'intervento, senza fermarsi semplicemente alle richieste fatte dalla nostra proposta di legge, ovvero di permettere ai micologi privati di certificare.
È infatti andata molto oltre, rendendo molto più snello un pezzetto di economia. Credo che tanti pezzetti che riguardano sia lo snellimento, sia la facilitazione di queste attività nella montagna possano essere un aiuto concreto molto importante.
Ringrazio il consigliere Manfredini perché su questo siamo andati avanti proprio di pari passo, ringrazio la relatrice, le Commissioni, l'assessorato e i tecnici che hanno permesso di avere uno strumento molto più moderno rispetto a prima, molto più semplice, però sempre nella sicurezza dei consumatori, altro elemento che dobbiamo sempre avere presente.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Costi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Favia. Ne ha facoltà.
FAVIA: Grazie, presidente. Non voglio allungare i tempi. C’è stato un lungo dibattito in Commissione, laddove noi abbiamo proposto degli emendamenti che sono stati in parte raccolti. Molto brevemente, intendo ripuntualizzare una questione, quella degli agriturismi, ovvero di tutte quelle realtà, quelle attività di ristorazione che raccolgono direttamente nei loro poderi i funghi per poi somministrarli nei loro piatti tipici e, in questo frangente, ho espresso alcune perplessità, perché ho letto il tipo di intervento attuale, quindi, non solo l'intervento oggetto di questa discussione ma anche la situazione precedente, come un eccessivo livello di burocratizzazione.
In ogni caso, il testo che alla fine è uscito emendato è, comunque, accettabile, quindi, voteremo a favore.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Favia.
Non avendo altri iscritti in discussione generale, chiudiamo la discussione generale.
Non essendovi dalla Giunta richiesta di intervento, passiamo all'esame dell'articolato su cui insiste un emendamento.
Prima di procedere, nomino scrutatori i consiglieri Casadei, Alessandrini e Pollastri, che sostituiscono i consiglieri Barbieri, Carini e Malaguti.
Iniziamo con l’esame dell’articolo 1. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Marani. Ne ha facoltà.
MARANI: Come lei diceva, presidente, la legge è costituita da 7 articoli, in alcuni dei quali vi sono adeguamenti esclusivamente di carattere normativo, e quindi ci soffermeremo brevemente.
Nella fattispecie l'articolo 1 fa riferimento al fatto che fra gli esercizi che possono convenzionarsi con gli enti competenti per il rilascio del tesserino si possano aggiungere per offrire un servizio migliore ai cittadini anche i centri di assistenza agricola ben diffusi sul territorio. Questo articolo interviene appunto in modifica alla legge n. 6 e il contenuto dell'articolo è questo.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Marani.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare, nemmeno per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 1.
(È approvato all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 1 è approvato.
Si passa all’esame dell'articolo 2. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Marani. Ne ha facoltà.
MARANI: Anche qui la modifica concerne l’estensione ai centri di assistenza agricola del rilascio dei tesserini.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Marani.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare, nemmeno per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 2.
(È approvato all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 2 è approvato.
Si passa all’esame dell'articolo 3. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Marani. Ne ha facoltà.
MARANI: L’articolo riguarda una norma di adeguamento alla nuova normativa commerciale, per cui si sostituisce all'autorizzazione comunale un'autodichiarazione che consiste nella SCIA. La modifica all'articolo è dunque relativa a questo.
Vi è un'altra modifica, che era contenuta anche nella premessa che ho fatto, che è quella di specificare meglio che non è ammessa nessuna forma di commercio itinerante.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Marani.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare, nemmeno per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 3.
(È approvato all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 3 è approvato.
Si passa all’esame dell'articolo 4. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Marani. Ne ha facoltà.
MARANI: Questo articolo riguarda i funghi coltivati che vengono assimilati a un qualsiasi prodotto di ortofrutta, pertanto è sufficiente che il commerciante abbia la licenza di ortofrutta.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Marani.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare, nemmeno per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 4.
(È approvato all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 4 è approvato.
Si passa all’esame dell’articolo 5, su cui insiste un emendamento a firma della consigliera Marani. Dichiaro aperta la discussione generale congiunta su articolo ed emendamento. Ha chiesto di parlare la consigliera Marani. Ne ha facoltà.
MARANI: Le modifiche all'articolo riguardano sostanzialmente il cuore della proposta Costi e Manfredini in questi aspetti.
Si estende quindi ai micologi privati, iscritti in apposito registro, la possibilità di rilasciare la certificazione di riconoscimento e commestibilità del fungo, si fa una precisazione sul tipo di confezione, che, se non è manomissibile, non richiede ulteriore certificazione poiché la certificazione è già avvenuta alla fonte, cioè laddove il commerciante acquisisce il prodotto. Anche qui c'è un riferimento alla necessità di presentare l'autodichiarazione SCIA.
Inoltre, vi è una precisazione che interviene sulla legge n. 6 sulla onerosità degli adempimenti: non essendo stati precisati nella legge, si toglie il termine “oneroso”, lasciando quindi questa precisazione ai regolamenti. Queste sono le modifiche all'articolo 17 della legge.
L’emendamento che si propone vuole correggere un refuso, per cui si chiede di sostituire nell'ambito dell'articolo la “e” con la “o”, perché si possa consentire che entrambe le iscrizioni, sia al Registro nazionale che a quello regionale, permettano di operare a coloro che acquisiscono il tesserino per essere abilitati all'esercizio dell'attività di micologo.
È quindi valida sia l'iscrizione al Registro regionale che a quello nazionale. Si ottiene questo cambiando semplicemente la “e” con la “o”, consentendo la doppia possibilità.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Marani.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare, nemmeno per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 1 a firma Marani.
(È approvato all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Richetti): L’emendamento è approvato.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 5 così come emendato.
(È approvato all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 5 è approvato all’unanimità dei presenti.
Si passa all’esame dell'articolo 6. Dichiaro aperta la discussione generale.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare, nemmeno per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 6.
(È approvato all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 6 è approvato.
Si passa all’esame dell'articolo 7. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha chiesto di parlare la consigliera Marani. Ne ha facoltà.
MARANI: Faccio una precisazione perché questa è una modifica a cui la Commissione teneva particolarmente, che è legata alla necessità che anche i micologi privati possano effettuare percorsi formativi, che nella formulazione dell'articolo di legge vengono anche precisati con un minimo di dieci crediti formativi, per garantire che l'estensione di questa possibilità di certificazione sia supportata da un'adeguata formazione.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Marani.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare, nemmeno per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 7.
(È approvato all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 7 è approvato.
Ultimato l’esame dell’articolato, apriamo le dichiarazioni di voto sull’intero testo di legge.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione dell'intero testo di legge, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
Procedutosi alla votazione e alla verifica della regolarità della stessa da parte dei segretari e degli scrutatori, il presidente comunica il seguente risultato:
Presenti
36
Assenti
14
Favorevoli
36
Contrari
--
Astenuti
--
PRESIDENTE (Richetti): Proclamo approvata la legge riguardante «Modifica alla legge regionale 2 aprile 1996 n. 6 (Disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi epigei spontanei nel territorio regionale. Applicazione della legge 23 agosto 1993, n. 352)».
Abbiamo esaurito i progetti di legge. Procediamo con gli atti di indirizzo.
OGGETTO 1408
Risoluzione proposta dai consiglieri Cavalli, Manfredini, Corradi e Bernardini circa l’applicazione delle nuove modalità di certificazione dell’esenzione dal pagamento del ticket sanitario (230) (Continuazione discussione e reiezione)
OGGETTO 1777
Risoluzione proposta dai consiglieri Pariani, Monari, Naldi, Donini, Meo, Sconciaforni, Barbati, Mandini e Grillini per chiedere alla Giunta di individuare strumenti puntuali di valutazione del reddito per l’applicazione dei ticket sanitari partendo dall’ISEE e per chiedere al Governo di cancellare le disposizioni sui ticket, definendo un gettito alternativo attraverso un’accisa sui tabacchi (284) (Continuazione discussione e approvazione)
OGGETTO 1786
Mozione proposta dai consiglieri Bazzoni, Aimi, Bartolini, Bignami, Filippi, Leoni, Lombardi, Malaguti, Pollastri, Alberto Vecchi e Villani per impegnare la Giunta a rivedere le scelte effettuate tramite l’adozione della delibera n. 1190/2011, riguardante l’esenzione dal ticket sanitario, al fine di modificarla introducendo diverse valutazioni dei carichi e dei componenti delle famiglie, utilizzando l’ISEE, il quoziente famigliare o il fattore famiglia (18) (Continuazione discussione e reiezione)
OGGETTO 1804
Risoluzione proposta dalla consigliera Noè per impegnare la Giunta ad adottare, circa i nuovi ticket sanitari su farmaci, visite ed esami specialistici, il criterio denominato “fattore famiglia” in sostituzione di quello attualmente utilizzato (290) (Continuazione discussione e reiezione)
PRESIDENTE (Richetti): Ricordo che il dibattito generale congiunto sugli oggetti richiamati si è aperto nella seduta pomeridiana del 26 ottobre 2011.
Sono intervenuti in discussione generale, e pertanto non potranno riprendere la parola se non in dichiarazione di voto, i consiglieri Corradi, Pariani, Malaguti e Noè.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà.
POLLASTRI: Grazie, signor presidente.
La posizione del nostro Gruppo sul punto è nota ed è contenuta naturalmente nell’atto di indirizzo accorpato ai documenti degli altri Gruppi.
La delibera della Giunta regionale n. 1316 del 2011 afferma chiaramente nella premessa che con la legge di stabilizzazione finanziaria del 15 luglio 2011 si riapplicano le disposizioni contenute nella legge 27 dicembre 2006, n. 296, legge finanziaria del Governo Prodi, Ministro Livia Turco.
In particolare, nella delibera si afferma che tornano in vigore le seguenti previsioni della citata legge: il ticket aggiuntivo sulle prestazioni di assistenza specialistica e ambulatoriale e il ticket sulle prestazioni del pronto soccorso che risultino di codice bianco. Nulla si diceva sulle ricette e quindi sul punto non viene introdotto niente di nuovo.
Su questo ci siamo già espressi e siamo stati convocati con urgenza dall’assessore alla sanità i primi di settembre. Vi è stato poi un rimpallo di posizioni sui giornali e sulla stampa, ma a tutt’oggi non hanno soddisfatto la nostra richiesta di rimodulare il ticket stesso a favore delle famiglie e secondo il reddito, eliminando una certa iniquità e distorsione.
Come Gruppo, abbiamo presentato un’interrogazione anche su una iniziativa della Giunta regionale che a noi, signor presidente, è apparsa propagandistica. Con una forzatura, sempre utilizzando la clava contro il Governo nazionale, i tanti volantini che sono comparsi nelle farmacie della Regione, a nostro avviso, non presentavano un profilo di correttezza istituzionale e hanno fuorviato il giudizio dei cittadini emiliano-romagnoli sul punto.
Abbiamo deprecato e condannato sulla stampa questo tipo di atteggiamento. Anche oggi in quest’Aula, che rappresenta il massimo organo di indirizzo e di controllo della politica regionale, ribadiamo la nostra posizione.
Abbiamo invitato l’assessore a non temporeggiare e ad attivarsi, come ricordava correttamente la collega Noè nella scorsa seduta del Consiglio regionale, per lanciare un segnale concreto rispetto alle richieste che abbiamo avanzato sotto il profilo della rimodulazione del ticket a favore delle famiglie, oggi penalizzate da questo provvedimento.
Chiedevo se il presidente Errani avesse dato alla maggioranza indicazioni in tal senso. Penso e presumo che su un tema così importante sia giunta un’indicazione da parte del presidente ai consiglieri che siedono in quest’Aula su come porre rimedio alla stortura che si è creata e che noi abbiamo denunciato e denunciamo anche oggi in questa sede.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Pollastri.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Grillini. Ne ha facoltà.
GRILLINI: Chiedo, per ragioni di delucidazione, se è un intervento in dibattito generale o in dichiarazione di voto.
PRESIDENTE (Richetti): Siamo in discussione generale. Ha dieci minuti, consigliere.
GRILLINI: Devo dire che con ogni probabilità la scelta migliore sui ticket sarebbe stata quella – esprimo un’opinione affatto personale – di prevedere una fascia unica verso il basso e puntare poi all’esenzione. È una scelta che ha operato la maggioranza delle Regioni e che potevamo adottare anche noi per due ragioni molto semplici.
In primo luogo è facile da applicare. È più facile individuare chi deve essere esentato che non il reddito delle persone. In secondo luogo, non avremmo afflitto gli emiliano-romagnoli con problemi burocratici di cui non si sente affatto bisogno.
Tra l’altro, dobbiamo obiettivamente riconoscere che l’applicazione così fatta delle fasce è stata difficoltosa. Quando ho telefonato per chiedere se dovevo presentare o meno la dichiarazione, il call center mi ha risposto di no e, invece, avrei dovuto. Sarei risultato nella terza fascia.
(interruzione della consigliera Donini)
PRESIDENTE (Richetti): Il sistema funziona benissimo perché io sento.
GRILLINI: Come ripeto, dal mio punto di vista forse sarebbe stato meglio applicare la soluzione più semplice, sempre premesso che, come afferma la risoluzione di maggioranza che abbiamo firmato come IdV, la scelta dei ticket è una scelta sbagliata che in futuro il governo dovrebbe rimuovere.
È una scelta iniqua perché, quando si parla di sanità, creare costi aggiuntivi per le persone che stanno male e per chi non si può permettere una previdenza integrativa o altre forme di assistenza sanitaria francamente somiglia molto alla tassa sul macinato. È un elemento di cattiveria sociale e di crudeltà di cui non si sentiva certamente il bisogno.
Sarebbe meglio, invece, che il Governo cercasse i fondi da quel 10 per cento di italiani che controlla il 60 per cento della ricchezza nazionale, anziché cercare fondi o tentare di risolvere il “buco” finanziario che riguarda la sanità in questo modo.
Detto questo, come giustamente dice la risoluzione di maggioranza, il problema è come accertare il reddito. Come tutti sappiamo, c’è una difficoltà molto forte nell’accertamento del reddito. Viviamo in un Paese dove la mancanza di civismo porta moltissime persone a fare i furbi e dove il comportamento del furbo, di chi in qualche modo non osserva le norme e cerca di aggirarle, ha addirittura un esempio nelle alte sfere istituzionali, come quella del nostro – spero ex – Presidente del Consiglio, che si è fatto addirittura le leggi ad personam.
Figuriamoci qual è il messaggio che arriva ai cittadini, che devono fare un’autocertificazione rispetto alla loro dichiarazione dei redditi. Come sappiamo, è difficilissimo che si vada a verificare quante e quali dichiarazioni siano pervenute. Tra l’altro – è una domanda che pongo anche all’assessore – sarebbe interessante sapere finora quante sono state le autocertificazioni.
Quello che non mi piace in questo dibattito – lo dico senza eccessiva vis polemica soprattutto per gli interventi delle opposizioni – è il tentativo di cavalcare una battaglia ideologica in materia familiare che con la vicenda dei ticket ha poco o niente a che fare. È evidente che a partire dall’ISEE si possono cercare degli strumenti correttivi ed è giusto farlo, ma evitiamo di utilizzare l’ennesima occasione per fare discorsi strumentali in materia di politiche familiari.
Quando si dice, per esempio, che i conviventi sarebbero addirittura privilegiati da questo punto di vista, si dice una sciocchezza. Se anche i conviventi fossero chiamati a contribuire in quanto nucleo familiare, bisognerebbe avere almeno l’onestà intellettuale di dire che, oltre agli oneri, ai nuclei conviventi dovrebbero essere riconosciuti anche i diritti, cosa che in questo Stato e, ahimè, anche in questa Regione non c’è.
Un convivente non ha nemmeno il diritto di visita in ospedale. Visto che parliamo di sanità, parliamo di cose concrete, di dati di fatto. Tra l’altro, assessore, su questo basterebbe una direttiva regionale, un’istruzione al mondo ospedaliero per permettere alla persona che viene ospedalizzata di scegliere chi l’assista. Lo ha fatto Formigoni in Lombardia, non si capisce perché non possiamo farlo noi, superando in bellezza tutte le diatribe ideologiche in materia. Insisto, a costo di andare fuori del seminato. Di recente, si è verificato il caso eclatante della compagna da trent’anni di un famoso alpinista che, quando è morto, non è stata fatta entrare in ospedale.
Quando si parla dei conviventi, quindi, bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di parlare certamente di oneri e doveri, ma anche di tutti i diritti. Non esiste, infatti, alcun diritto riconosciuto finora dalla legislazione, salvo qualche diritto giurisprudenziale.
Lasciamo perdere la questione dei conviventi e troviamo, invece, il modo di accertare realmente il reddito delle persone, sapendo bene che l’Italia è il Paese dell’evasione fiscale, da cui dipende buona parte della problematica della nostra crisi economica e del debito pubblico. Un’evasione che viene valutata tra 200 e 250 miliardi all’anno e che è all’origine del nostro gigantesco debito pubblico, il secondo al mondo.
In una situazione di questo tipo, può essere una battaglia contro i mulini a vento quella del reddito. Per questo sostengo che forse la soluzione migliore è quella di una fascia unica. È più facile accertare le esenzioni e stabilire chi realmente si trova in stato di bisogno piuttosto che accertare chi guadagna 70.000 o 100.000 euro.
In una situazione di questo tipo, noi dell’Italia dei Valori voteremo a favore della risoluzione di maggioranza e voteremo contro le altre, per le ragioni che ho cercato di elencare.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Grillini.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Donini. Ne ha facoltà.
DONINI: Grazie, presidente. Quanto ha detto il collega Pollastri è verissimo. Peraltro è contenuto nella premessa della delibera assunta dalla Giunta il 4 agosto scorso, che ripercorre la storia dei provvedimenti normativi che hanno introdotto questo meccanismo perverso dei ticket aggiuntivi, imposti dal livello nazionale sin dal 1993.
Ed è verissimo che all’epoca, nel 2007, questa Assemblea legislativa deliberò un documento di indirizzo che impegnava il presidente Errani, in veste di Presidente della Conferenza Stato-Regioni, a contrastare in quella sede le iniziative assunte dall’allora Governo Prodi. Approvammo un documento di indirizzo contro quel tipo di lettura. La Regione Emilia-Romagna fu capofila di una vertenza forte in sede di Conferenza Stato-Regioni e il Governo Prodi nel giugno del 2007 sospese l’applicazione di quella parte della finanziaria 2007 che prevedeva l’introduzione dei ticket aggiuntivi.
Il mio giudizio di adesso è esattamente quello del 2007 ed è coerente con quello che assunsi allora. La prima considerazione che mi sento di fare riguarda il fatto che nel dispositivo della risoluzione, che io stessa ho sottoscritto, come ultimo punto, ma non per importanza, viene esplicitata una richiesta formale al Governo di ritirare il provvedimento, come avvenne nel giugno del 2007.
Non voglio assolutamente tediarvi con le ragioni di quella scelta. Vi fu non soltanto una contrapposizione di carattere politico, ma fu possibile per le Regioni rappresentare al Governo di allora che quella decisione era non solo inutile rispetto al motivo per il quale era stata assunta, cioè finanziare meglio il sistema sanitario o introdurre pratiche di maggiore appropriatezza nel ricorso alle prestazioni sanitarie, ma che era addirittura dannosa, come una serie di dati oggettivamente dimostrabili confermava. Nella risoluzione che io ho sottoscritto viene esplicitata una richiesta chiara e secca di ritiro di questa previsione, come fu chiesto nel 2007.
Detto questo, la risoluzione si occupa di una materia articolata e complessa e tenta nei suoi contenuti di fare un operazione di chiarezza anche sul terreno della comunicazione e della cultura amministrativa. Vengono toccati i temi dell’assistenza, delle politiche di integrazione socio-sanitaria attraverso la questione della non autosufficienza, della riduzione dei finanziamenti al sistema sanitario e della sanità, ma non mischiandoli insieme in una sorta di tutt’uno indistinto, bensì definendo con chiarezza gli ambiti, le responsabilità e i meccanismi attraverso i quali si può ricorrere alla compartecipazione dei cittadini e degli utenti.
Inoltre, si chiarisce un principio e cioè che i ticket aggiuntivi in questo caso non sono un meccanismo di compartecipazione al sistema sanitario. Peraltro, anche assecondando le previsioni del Governo che questa Regione contesta dal punto di vista tecnico, è stato compiuto un calcolo per sostenere questo principio.
Attraverso l’applicazione dei ticket aggiuntivi in maniera indifferenziata – 10 euro per tutti coloro che ricorrono alle prestazioni sanitarie perché in situazioni di bisogno, indipendentemente dalle loro condizioni materiali – il Governo ha previsto che avremmo potuto recuperare 100 milioni di euro. Noi lo contestiamo perché non funziona così. Il Governo non ha tenuto conto dei meccanismi di esenzione che già erano in essere in questa Regione e che abbiamo esteso anche a chi si trova ad affrontare momenti – speriamo – temporanei di particolari difficoltà, di disoccupazione o cassa integrazione.
Come dicevo, anche prendendo per buona la previsione del Governo, con i ticket aggiuntivi raggiungiamo una percentuale infinitesimale della spesa sanitaria. La soluzione, quindi, non è quella di vedere nel ticket un cofinanziamento, un aiuto materiale. È pure dimostrato che non funziona nemmeno come meccanismo di dissuasione rispetto al ricorso inappropriato alle prestazioni sanitarie. Lo abbiamo dimostrato noi, ma non voglio dilungarmi. Mi si dice che in alcuni Paesi europei si sono fatti dei tentativi, ma sono stati sostituiti con meccanismi diversi.
Si tratta di un contributo e non di compartecipazione, di un’imposta ingiusta che non produce risultati e a cui le Regioni non hanno potuto opporsi. Il Governo Prodi se non altro è stato permeabile alle richieste della Regione. Questa volta siamo stati costretti a cedere. Non solo siamo stati minacciati di non ricevere questi 100 milioni di euro, ma in più, se non avessimo trovato una forma anche flessibile di applicazione, il Governo non avrebbe erogato la quota bimestrale del riparto del fondo nazionale per l’anno in corso. Non sono questioni di poco conto.
Le Regioni avevano una proposta alternativa, l’accisa sui tabacchi. C’è in questo un concetto culturalmente giusto e cioè che chi concorre con comportamenti sbagliati (tiro fuori il pacchetto di sigarette) a spendere di più in salute, senza fare prevenzione, paga. Paga chi tiene un comportamento sbagliato e scorretto, non chi è nella condizione di bisogno.
La Regione aveva come unica possibilità quella di applicare i ticket in maniera flessibile. Non sono d’accordo con alcuni passaggi dell’intervento del collega Grillini perché credo che la Regione Emilia-Romagna in realtà abbia fatto bene, pur sapendo che forse avrebbe creato qualche complicanza, a utilizzare, nell’applicazione di questi ingiusti ticket aggiuntivi, il massimo possibile di flessibilità. In questo modo, si salvaguarda maggiormente chi è oggettivamente in difficoltà. La Regione ha potuto far questo in virtù della normativa in essere, applicando le norme alle quali poteva richiamarsi, e il meccanismo individuato come il più efficace possibile è stato quello basato sul nucleo fiscale.
Considero legittime alcune considerazioni rispetto all’“iniquità” di questo meccanismo o alla sua non puntualità nel cogliere la reale condizione delle persone. Per esempio, il numero dei figli è un problema vero, ma se noi, ammesso e non concesso che fosse possibile, avessimo applicato sin dall’inizio il meccanismo burocratico e complicato dell’ISEE, basato sul nucleo anagrafico e non sul nucleo fiscale, avremmo creato maggiori difficoltà.
Un esempio per tutti è quello di un giovane che abbia un imponibile IRPEF superiore ai 2800 euro circa. Essendo costretto a fare la denuncia dei redditi, rientra nel nucleo anagrafico e concorre a innalzare il reddito complessivo della famiglia, anche se è precario e se ha un contratto non tutelato. Questo avrebbe prodotto ulteriori iniquità. Credo che il nucleo fiscale sia il meccanismo più logico e più equo perché offre una salvaguardia in più e coglie maggiormente il bisogno reale.
Tuttavia, con la delibera del 4 agosto, adottata a forza perché la scadenza è stata imposta dal Governo in seguito alle discussioni in Conferenza Stato-Regioni, nel momento stesso in cui operava tale scelta la Giunta si impegnava a rivedere il meccanismo per migliorarlo il più possibile e a partire in questo modo per rispettare i termini imposti dal Governo.
Pochi giorni dopo, verso la fine di agosto, nell’intesa con le parti sociali si è impegnata nella stessa direzione. In quell’occasione è emersa la questione dell’ISEE. Qui noi ribadiamo i contenuti di quell’intesa molto allargata con l’imprenditoria e le parti sociali che ha stabilito di attuare la revisione del meccanismo a partire dall’ISEE.
A partire dall’ISEE, però, non vuol dire arrivare all’ISEE. Questa formula ha un senso logico perché voglio esprimere una preoccupazione. Io sono convinta che la Giunta regionale stia lavorando per abbinare al meccanismo del nucleo fiscale e del reddito qualche correttivo che tenga conto del fattore “numero dei figli”. È un dato oggettivo ed è sacrosanto. Ma parlare di ISEE per calcolare la quantità di ticket aggiuntivo da pagare mi sembra una scelta inappropriata.
Innanzitutto, parliamo di ticket aggiuntivi, di pochi euro. Si tratta di 2-3 euro per ricetta. Costringere il 40 per cento della popolazione – il 60 per cento in questa Regione è esente – a fare la dichiarazione ISEE, quando attualmente la fa soltanto il 20 per cento, non sarebbe stato un appesantimento burocratico da poco.
Richiamo di nuovo le considerazioni iniziali e concludo. Credo che sia importante fare chiarezza tra noi perché la materia assistenziale è una materia non solo fondamentale, ma anche sotto attacco da parte di questo Governo, che attraverso la delega ricevuta dal Parlamento – anche se mi auguro che non abbia il tempo di farlo e dalle notizie di oggi non credo che l’avrà – sulla carta avrebbe la possibilità di cancellare i contenuti della legge n. 328.
L’ISEE serve per calcolare la compartecipazione all’assistenza. La sanità è un’altra cosa. La sanità e il fondo sanitario nazionale si finanziano con la fiscalità generale. La sanità è universalistica e il concetto previsto sin dall’inizio, sin dalle regole che ci siamo dati, è diverso.
Per questo io trovo interessante e pieno il contenuto della risoluzione. L’ho sottoscritta e la voterò perché distingue gli ambiti e mette insieme il tema dell’assistenza e quello della sanità senza mischiarli in questa confusione che si è generata attorno alla discussione sui ticket aggiuntivi.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Donini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Piva. Ne ha facoltà.
PIVA: Grazie, presidente. Solo poche battute per dire che da un po’ di tempo sembra che sanità sia sinonimo di ticket. Questo è il tema che ci è stato posto con i provvedimenti governativi dell’estate appena conclusa, a volte dimenticando che in realtà i temi sono questi solo per quel che riguarda la parte amministrativa.
Sarebbe bene in futuro affrontare, invece, il tema di una sanità che sta cambiando e che cambierà nei prossimi cinque anni in maniera velocissima per effetto di alcuni dati, che citerò solo per titoli. Il primo è il quadro demografico, il secondo è l’aumento delle cronicità, il terzo è il fenomeno dell’immigrazione; il quarto sarà il profondo cambiamento che nei prossimi 5-10 anni interesserà il mondo degli operatori sanitari, medici e non medici, con pensionamenti e più donne, il che significa turni di lavoro e organizzazione del lavoro diversi. Ci saranno meno specialisti e meno medici di medicina generale, a fronte di una popolazione che, oltre a crescere, con le punte di criticità che ho citato per titoli, vedrà anche un aumento, come è successo in questi ultimi sette anni, di richiesta di prestazioni. Dal 2003, con 60 milioni di prestazioni di diagnostica specialistiche in questa regione, si è saliti nel 2010 a 76 milioni.
Mi auguro che sia utile questo passaggio strettamente amministrativo, che è anche politico. Non citiamo i tagli e il mancato finanziamento dell'autosufficienza, questioni che conosciamo tutti benissimo e su cui non voglio tediarvi.
Indubbiamente già dall'inizio si ricordava il tema di rimodulare i ticket in base ai redditi. È subito parso un provvedimento indubbiamente meno iniquo, se non più equo, rispetto all'applicazione dei 10 euro netti per ricetta. Sarebbe stato molto semplice, anzi, penso che nel mese di agosto l'assessore, tanti funzionari e noi stessi, per il poco che abbiamo pensato o fatto, avremmo tutti lavorato di meno, applicando i 10 euro. Sarebbe stato anche più facile intervenire, sostenendo che la situazione è tale perché il Governo l’ha imposta. Penso che sia stata un'assunzione di responsabilità.
Indubbiamente considerare solo il reddito è meno iniquo, perché sappiamo benissimo che la denuncia dei redditi non rispecchia la situazione familiare. È stato un mese difficile quello di agosto, ma che ha portato a questo quadro diverso, spalmato. Parliamo di 1-2-3 euro di ticket sulla farmaceutica. Vi sono tabelle note a tutti in cui si vede, per esempio, che, per una prima visita specialistica, a fronte di 10 euro in base alla richiesta del Governo, se ne spendono 5, con un risparmio di 5 euro. Ho citato i dati dei milioni di prestazioni per farvi venire in mente la cifra.
L'ordine del giorno della maggioranza chiede alla Giunta di impegnarsi affinché vi sia la possibilità di individuare strumenti più puntuali, partendo dall’ISEE e considerando anche il reddito, una sorta di equometro che sarà un mix fra questi elementi, per individuare alla fine le vere fragilità.
In condizioni di difficoltà il compito della pubblica amministrazione è quello di far pagare chi ha di più e coloro che evadono le tasse, sperando che in questo Paese ci sia una lotta più severa all'evasione fiscale, ma anche quella di far emergere le vere fragilità.
Mi aspetto che anche in questa sede, oltre a un ragionamento più complessivo su una sanità che sta cambiando velocemente, affronteremo presto anche un modo più equo, anzi meno iniquo, di provvedere alla rimodulazione dei ticket.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MANDINI
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Piva.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Filippi. Ne ha facoltà.
FILIPPI: Intervengo sul tema, non si possono ignorare alcuni interventi che hanno parlato in modo strumentale della famiglia.
In particolare, un collega che mi ha preceduto, a mio avviso, non ha dentro di sé, o ne ha poco, il DNA della famiglia regolare e credo che non abbia chiaro il concetto e il significato di famiglia.
Questa volta sono io che mi rifaccio alla Costituzione, nello specifico all'articolo 29. La Costituzione è sacra quando si parla di antifascismo, ma può essere tranquillamente violata quando si parla di famiglia composta dall'unione tra uomo e donna. Questa è la famiglia. Le altre non sono famiglie. Sono unioni, ma non famiglie. Non confondiamo il sacro con il profano.
Proprio in riferimento alla Costituzione ho notato, per caso, che nell'opuscolo che la Regione Emilia-Romagna ha distribuito alcuni mesi fa, in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, una Costituzione illustrata da artisti, naturalmente di sinistra, mancano due articoli su tre inerenti alla famiglia. Nell'unico articolo illustrato – credo che sia l'articolo 30, che parla di obbligo di istruzione per i figli – nel disegno figurano alcuni bimbi che leggono un giornalino che si intitola Porno sex. Questo è il concetto che alcuni esponenti di sinistra della Regione Emilia-Romagna hanno della famiglia.
Ho presentato un'interpellanza e ho chiesto alla Giunta perché abbia distribuito nelle scuole, nelle biblioteche e ai consiglieri regionali questo tipo di Costituzione, aspetto ancora di discutere questo provvedimento.
Il collega Grillini ha parlato in modo, secondo me, scorretto nei confronti della famiglia, dell'istituzione della famiglia. Forse fa parte di quella schiera di politici che vogliono demolire la famiglia, partendo proprio dalle fondamenta, senza tener presente che la famiglia italiana è quella che sostiene la società, specialmente nei periodi di difficoltà, come quelli attuali.
Noi, come Regione Emilia-Romagna, dobbiamo fare di più per la famiglia. La famiglia è la cellula fondamentale della società e dobbiamo impegnarci per sostenerla. Non ci sono dubbi che il provvedimento sui ticket che è entrato in vigore alcuni mesi fa discrimina in modo pesante la famiglia.
Come PdL, abbiamo presentato una mozione chiara. Io stesso ho presentato un'interrogazione in cui chiedo alla Giunta e, in particolare, all'assessore alle politiche per la salute di rivedere i parametri dell'introduzione dei ticket sanitari, di rifarli. La Giunta Errani, peraltro, da alcune settimane sta parlando di marcia indietro, di riesaminare il provvedimento, ma ancora nulla di ufficiale è emerso. Evidentemente nel centrosinistra, quando si parla di valori veri, di valori che contano, di questioni importanti, non si riesce a trovare l'accordo.
La realtà, purtroppo, caro Grillini, è che con questo provvedimento si sono colpiti i redditi delle famiglie, in particolare di quelle che hanno più figli. Il centrosinistra ha scelto come parametro esclusivo quello del reddito familiare lordo, a differenza della Toscana o di altre Regioni, che hanno scelto altri parametri, come l'Indicatore della situazione economica equivalente.
In Emilia-Romagna il reddito familiare lordo viene calcolato a prescindere dal numero dei figli a carico di ciascuna famiglia, ragion per cui nell'autocertificazione è esclusa la possibilità di qualsiasi tipo di detrazione per il numero dei figli a carico.
Ciò è assurdo. È assurdo che una coppia di giovani regolarmente sposata – non convivente, perché i conviventi sono agevolati – con quattro figli debba pagare di più. Conosco una famiglia che ha un reddito di poco superiore a 36 mila euro, il marito lavora in palestra e la moglie in banca, con quattro figli, e deve pagare i ticket. È una situazione assurda, è un'ingiustizia sociale, vuol dire colpire la famiglia. Non mi pare un atteggiamento onesto da parte di questa Regione.
(interruzioni)
Lascia stare il Governo, collega. Devi cambiare il tuo modo di pensare.
(interruzioni)
Che questo centrosinistra abbia nel suo Dna la demolizione della famiglia è dimostrato anche dall'introduzione della normativa sui DICO nella Finanziaria regionale del 2010. Quella Finanziaria ha messo sullo stesso piatto le unioni di conviventi con le famiglie, senza tener presente la differenza tra famiglia e unione generica, la famiglia è composta da un uomo e una donna, mentre l’unione generica non è sempre costituita di uomo e donna. Togliere soldi dalla torta della famiglia per darli all'unione generica credo non sia un atteggiamento che rispetti alcuni princìpi che noi abbiamo dentro, innati in noi. Se alcuni non hanno tali princìpi, perché non rispettano la famiglia, è un problema loro.
La famiglia, per quanto mi riguarda, è sacrosanta e ai cattolici di sinistra ricordo che la famiglia è uno dei valori non negoziabili. Quando si parla di valori non negoziabili, evidentemente alcuni cattolici diventano ‘cattolici adulti’, come li chiama Prodi: si diventa adulti perché si può andare contro la Chiesa e contro alcuni princìpi, perché l'interesse, ciò che torna comodo, prevale.
Non siamo tutti uguali. Io la penso in modo diverso e lo dico ai microfoni. Lo lascio agli atti, perché i valori non negoziabili per me sono tali. Se uno è un cattolico e non ha il valore della vita e quello della famiglia, ditemi che cosa significa essere cattolico. Cattolico adulto è una definizione di Prodi, ma credo che sia una definizione vostra. Voi avete mostrato e applicato in diversi provvedimenti un atteggiamento fortemente discriminatorio contro la famiglia e io non ho sentito interventi da parte dei cosiddetti consiglieri cattolici a difesa della famiglia come prevede la Costituzione.
Noi non siamo d'accordo sul provvedimento dei ticket. La Giunta regionale Errani, di sua iniziativa, ha deciso di applicare questi rincari su ricette e visite mediche, aggravando soprattutto il bilancio delle famiglie. Dalla nuova tassa la Regione Emilia-Romagna pensa di incassare oltre 100 milioni di euro per chiudere forse i buchi all’AUSL di Forlì-Cesena, dove ci sono ammanchi per 60 milioni di euro.
Forse sarebbe meglio che l'assessore competente e la Presidenza della Giunta regionale trovassero il modo di ridurre i tanti sprechi che ci sono nella sanità, per esempio eliminando in molte città le doppie sedi di USL. In diverse città dell'Emilia-Romagna sono, infatti, presenti doppie sedi. Una sede è sufficiente. Bisogna razionalizzare i servizi e diminuire quelli molto dispendiosi.
Il Governo per la sanità stanzia milioni, anzi miliardi di euro. Ricordo che ha investito – è un dato ufficiale – nel 1998 59 miliardi di euro, per arrivare nel 2007 a 106 miliardi di euro.
PRESIDENTE (Mandini): Consigliere, ha trenta secondi per terminare.
FILIPPI: Grazie, presidente. Questa Regione sulla sanità ha speso troppo e male. Ricordo anche l'ospedale di Cona, che doveva costare una cifra modesta, alcune decine di milioni di euro. L’ospedale è costato sette volte quanto preventivato e chi paga sono i cittadini emiliano-romagnoli.
È ora di smetterla di mentire davanti ai cittadini. Bisogna che questa Regione dica la verità e ammetta che a volte abbiamo sbagliato delle scelte, tra cui quella dell'ospedale di Cona. Non è più possibile continuare a sprecare i soldi dei cittadini emiliano-romagnoli con spese assurde.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Filippi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Carini. Ne ha facoltà.
CARINI: A dire il vero, io volevo intervenire sul merito di una risoluzione, ma devo confessare che la mia confusione, a questo punto, non mi sa più dare orizzonti certi per la discussione che devo affrontare. In quest’Aula si è sentito parlare di tante questioni. Provo, ma per mio tentativo di chiarezza, a mettere in fila gli argomenti che avevo pensato di enunciare.
Stiamo parlando di ticket sanitari o di sovra-ticket, come vengono definiti. Sono stati voluti dalle Regioni? A me sembrava di no. A me e a molti altri è sembrato che questi ticket fossero voluti da un Governo, che a un dato punto li ha imposti, con una motivazione. Io ho ascoltato senza disturbare gli altri interventi, anzi devo anche ringraziarli, perché sono stati uno dei motivi che mi alleggeriscono la giornata e di ciò sono grato. Le motivazioni che hanno portato a generare questo provvedimento dovevano essere tese a reperire le risorse, o meglio a tagliare spese nel comparto della sanità.
Andiamole a vedere: 834 milioni da togliere dal Fondo sanitario nazionale anno per anno, 100 dei quali con ricaduta su questa Regione. Sono significativi su 8 miliardi di spesa, sono lo 0,5 per cento. Stiamo parlando di una questione che ha un impatto minimo rispetto alla motivazione assunta, ma massimo rispetto alle ricadute sulla popolazione.
Perché viene attuata? Viene attuata perché non c'è altro modo per provvedere? Noi avevamo proposto e tuttora riproponiamo di provvedere attraverso canali diversi. C’era la possibilità di adottare un provvedimento teso implicitamente a generare una condizione di attenzione agli stili di vita, come le accise sui tabacchi, che avrebbe, peraltro, prodotto anche un esito migliore sotto il profilo economico-finanziario, ma non è stato voluto.
A questo punto la Regione Emilia-Romagna ha cercato, con la forza e con la storia che la caratterizzano, di impedire che questo provvedimento procedesse comunque. Ci è stato comunicato che esso doveva essere adottato obbligatoriamente, ad agosto di quest'anno, pena la possibilità da parte del Governo di ingerire direttamente sull'intero andamento della Regione. Per tale ragione la Regione Emilia-Romagna, obtorto collo, ha dovuto adottare un provvedimento palesemente iniquo, ingiusto e immotivato, che non produceva nulla, se non questo effetto distorsivo, e qualcuno ha cominciato a pensare che tale effetto potesse mirare un po' più lontano, all'ipotesi che con i sovra-ticket diventasse poco economicamente vantaggioso per i cittadini accedere alle prestazioni pubbliche e che magari si dirottasse la stessa utenza verso altri produttori di prestazioni.
La Regione Emilia-Romagna ha adottato un criterio per rendere meno pesante e meno iniquo un provvedimento che nasceva uguale per tutti e che non guardava quelle famiglie, di cui tanto stasera si è parlato. Avessimo avuto di fronte un provvedimento che ci indicava che andavamo in una direzione più equa, ma andavamo in una direzione che non ne teneva conto affatto e che puniva in modo uguale e perentorio ogni cittadino.
Abbiamo agito basandoci su un sistema di calcolo parametrato al reddito, di cui coglievamo i limiti e sul quale da subito abbiamo affermato che avremmo lavorato per migliorarlo sotto il profilo dell'adeguatezza al carico familiare, ma di cui non si può fare colpa a chi subisce, bensì a chi propone. Paradosso nel paradosso, chi propone ci viene a dire che questo provvedimento è generato e figlio di un provvedimento del Governo Prodi, come per sostenere che tale provvedimento doveva per forza essere ripreso. Noi l'avevamo cancellato, avevamo condotto un atteggiamento di sperimentazione oggettiva alla fine del quale ci eravamo resi conto dell'ingiustizia. Allora perché riprenderlo? Perché non serve vedere quando le cose vanno male per allontanarsi da esse? Bisogna pervicacemente ritornarci?
Ci avrebbe interessato un po' di più una riflessione sui livelli essenziali, che manca, sulle spese standard, che manca, sulle fonti alternative per provvedere alla spesa sanitaria, che manca, sull'attenzione al Fondo per la non autosufficienza, che è venuto a mancare completamente.
Voglio ricordare ai presenti che questa Regione, con questo assessorato e questa Giunta, ha garantito livelli di prestazione sanitaria e socio-sanitaria anche intervenendo autonomamente sulla spesa, per complessivi 265 milioni di euro nel 2010. Sono stati stanziati fondi destinati a finanziare servizi sanitari che erano da noi previsti e da noi mantenuti, come il Fondo regionale per la non autosufficienza e le prestazioni aggiuntive a quelle dei livelli essenziali di assistenza. In questo ambito sono passati gli assegni di cura per gli anziani e per i disabili, che rappresentano un'attenzione alla famiglia; l’assistenza odontoiatrica alle fasce di popolazione in condizioni di fragilità; le vaccinazioni contro pneumococco e meningococco per i nuovi nati, altra assistenza alla famiglia; i certificati gratuiti di idoneità sportiva non agonistica ai disabili e ai minori, dove nuovamente incide la famiglia; infine, gli interventi nel settore delle dipendenze e del parto indolore.
Questo è un Paese straordinario e il dibattito lo ha posto come se fosse uno spaccato di questa società. Si intende, quindi, razionalizzare la spesa, aggravando il costo sul cittadino? Può essere una strada, ma ce ne sono altre, come vi stiamo dimostrando. Si intende da ciò far capire che c'è un'attenzione alla famiglia? Stupisce che ci sia un'attenzione alla famiglia per vie così traverse e misteriose, perché chi poco fa ne ha parlato dimentica di appartenere a una parte politica che in questi mesi ci ha dato grandi lezioni sull'interpretazione della famiglia, lezioni condominiali sull’accezione della famiglia. Le residenze in cui questa famiglia si allargava nella comprensione variano dall’Olgiata, ad Arcore a Villa Grazioli. Abbiamo avuto splendidi esempi dell’idea di famiglia.
Certamente questa è una parte politica che ha alcuni valori e crede in ciò che sostiene e, infatti, continua a credere che Ruby Rubacuori sia la nipote di Mubarak.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Carini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Naldi. Ne ha facoltà.
NALDI: Nell’ascoltare alcuni interventi che sono stati svolti e anche nel leggere le risoluzioni – quando parlo degli interventi, escludo naturalmente l'ultimo del consigliere Carini, che mi ha preceduto, con il quale concordo e che anzi mi aiuta a essere più breve nel mio intervento – non mi rimarrebbe altro che pensare, caro assessore, che lei, insieme alla Giunta e alla maggioranza, ha commesso grandi errori di generosità. Se avessimo applicato il ticket del Governo, ci saremmo risparmiati un sacco di discussioni e di confusione. Abbiamo cercato di attuare un’iniziativa più equa e ci tornano risultati nei quali non si capisce più dove traggono origine le scelte che sono state compiute.
Voglio leggere, perché è più chiaro, ciò che Silvia Noè – non voglio esagerare, perché non è presente – scrive nella risoluzione che ha proposto: “Da lunedì 29 agosto sono stati introdotti, a seguito della legge, i nuovi ticket sanitari sui farmaci. La Regione Emilia-Romagna, con la delibera di Giunta 1190, ha scelto di applicare un sistema di ticket differenziato in base alla fase di reddito di nucleo familiare fiscale ritenuto equo rispetto a quanto previsto dal Governo e ha confermato tutte le attuali esenzioni.” Non c'è una critica al provvedimento del Governo nell'ordine del giorno di Silvia Noè, eppure mi risulta che a livello nazionale l'UDC non fosse favorevole.
Nell’ordine del giorno presentato dal Popolo della Libertà, scritto da persone che a volte, quando parlano, sembra quasi che scolpiscano le loro parole sulla roccia col mitra, tanto sono secche, sentite le perifrasi con cui si esprimono: “Premesso che la gravissima crisi mondiale costringe tutti gli Stati a rivedere le politiche del welfare, soprattutto nei campi dell'assistenza, sanità e previdenza, ove, a fianco di giuste e sacrosante tutele, convivono anche sprechi […] in questo ambito il Governo ha deciso di chiedere alle Regioni una compartecipazione alle spese per la salute […] la Regione Emilia-Romagna, dopo aver proclamato che avrebbe trovato soluzioni alternative, ha deciso di estendere l’applicazione dei ticket già in vigore per tutte le prestazioni sanitarie anche alla vendita di farmaci.” Non ha deciso il Governo. Per carità, è la Regione a essere responsabile di tutte le nefandezze che seguono.
Per questo motivo mi sono permesso di aprire il mio intervento, affermando che abbiamo commesso alcuni errori di generosità. Vorrei chiedere al collega Filippi, se fosse presente, se la famiglia tipo che lui prima ha nominato, quella con una persona che lavora in banca e l'altra in una palestra e che supera i 36 mila euro, con i ticket del Governo avrebbe pagato di più o di meno. Se non ci chiariamo su questo punto, sono tutte chiacchiere. Sono veramente chiacchiere, se non ci chiariamo su questo punto.
Si parla di questa gravissima ingiustizia costituita dal fatto che non si tiene conto dei carichi familiari. Avevamo detto che ci rendevamo conto che il sistema non era perfetto. D'altra parte, è vero che si parla in questi casi sempre di differenze dell'ordine di 1 o 2 euro. Se vogliamo tenere una discussione veramente in punta di forchetta, allora lo faccio anch’io: è possibile che nessuno dei signori che ha sollevato questi problemi abbia sentito l’esigenza di sollevare il problema che tutti questi sistemi comunque non sono stati capaci finora, anche in Emilia-Romagna, il che è vero, di toccare il tema dell'evasione fiscale?
Il problema è che con questi sistemi il fattorino dell'orefice continua a pagare un ticket più alto del proprietario dell'oreficeria. Vi risulta o non vi risulta? Mi pare che, quando noi affrontiamo queste questioni, se vogliamo veramente andare a fondo e cercare di produrre condizioni più avanzate di quelle che abbiamo oggi, dovremmo affrontare questi temi.
Partire dall'adozione dell’ISEE può consentire di recuperare una maggiore corrispondenza fra quanto si paga e il vero reddito dei singoli e delle famiglie, anche perché, come sappiamo, l’ISEE prevede anche i patrimoni.
Dopodiché, faccio notare – sono piuttosto documentato in merito – che nell'80 per cento delle dichiarazioni dell'ISEE rese fino a oggi in Emilia-Romagna, e sappiamo a che cosa sono riferite oggi le dichiarazioni dell’ISEE (non soltanto all'accesso alla casa pubblica, ma anche, per esempio, alla compartecipazione ai servizi delle scuole materne e dei nidi), non c'è il patrimonio, perché i patrimoni vengono conteggiati in maniera tale che, in effetti, molto facilmente non compaiono nelle dichiarazioni.
Emerge, pertanto, anche un'esigenza di rivedere la legislazione dell'ISEE, che è una legislazione nazionale. Se non rivediamo la legislazione dell’ISEE, corriamo il rischio di estendere la nostra attenzione nei confronti delle zone di fragilità, come asseriva prima il consigliere Carini, ma al tempo stesso di non riuscire mai a colpire l'evasione fiscale.
Io penso che di questi tempi il problema di come colpire l'evasione fiscale sia assolutamente fondamentale, per un senso di giustizia profondo e anche per recuperare risorse che altrimenti dobbiamo andare a prendere sempre nei soliti posti, nei soliti luoghi e alle stesse persone che già pagano da sempre i costi più pesanti e che continuano a farlo ancora nella situazione di crisi.
Io sono d'accordo ovviamente con l'ordine del giorno che ho sottoscritto. Penso che sia utile misurarsi con il tema di formulare in questa Regione un ISEE corretto per applicarlo nelle forme di compartecipazione ai servizi, laddove ha molta più pregnanza e molta più ragione d'essere.
Non c'è dubbio in tutti i casi che possiamo compiere alcuni passi in avanti per cercare di avvicinarci di più a una condizione di giustizia, ma, finché non cambia anche l'ISEE nazionale e non vengono dati più strumenti anche agli Enti locali per intervenire su queste materie per combattere l'evasione fiscale, sarà estremamente difficile realizzare gli obiettivi che credo stiano a cuore almeno alla maggioranza dei cittadini.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Naldi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Favia. Ne ha facoltà.
FAVIA: Noi, per primi, abbiamo chiesto di ripensare questo sistema in una discussione proprio in Commissione, ma ancor prima attraverso gli organi di stampa.
Oltre a questo fatto, una questione di cui non si parla mai è la non equità, la non crescita progressiva in maniera equa delle fasce di reddito. Su questi due punti ci siamo subito fatti sentire.
Non voteremo e ci asterremo su queste risoluzioni, perché riteniamo che ci siano gravi responsabilità da entrambe le parti: da una parte del PdL, con l'azione del Governo, e, dall'altra, del PD, che comunque ha compiuto quest'estate un pasticcio sul tema dei ticket. Tale questione è stata troppo utilizzata a fini propagandistici.
Su questo punto ha ragione il consigliere Pollastri. Anch'io ho trovato non opportuni alcuni volantini distribuiti presso gli ospedali e le farmacie. Al cittadino non deve interessare la matrice politica dell'intervento, gli vanno solo date le informazioni su come svolgere tecnicamente un compito.
Ci asterremo, dunque, su queste risoluzioni.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Favia.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Pagani. Ne ha facoltà.
PAGANI: Impiego solo pochissimi minuti per una precisazione di merito. Mi dispiace che non ci siano più la consigliera Noè e il consigliere Filippi, perché sta diventando un po' stucchevole il continuo richiamo, in quest’Assemblea e fuori da quest’Assemblea, nonché sui giornali di questa Regione, della polemica che viene sollevata ogni volta rispetto al ruolo di coloro che rappresentano un'istanza, una tradizione e una cultura che proviene dal cattolicesimo democratico e che sarebbero additati come traditori dei valori della famiglia.
Mi piacerebbe ricordare solamente una questione, che fa riferimento a personaggi storici di questo Paese, che l’hanno costruito. Penso ad Aldo Moro, quando affermava che i valori entrano in politica, ma ne escono tradotti e declinati nel massimo principio possibile all'interno della legge.
Quando parliamo di difesa della famiglia e ci erigiamo con queste critiche pretestuose, che servono solo a dividere e non a cercare le ragioni vere di un provvedimento che è stato preso e che apre una discussione che credo che in questa Regione debba essere svolta e che mi pare la Giunta stia svolgendo per il futuro, sulla compartecipazione ai servizi in generale, credo che si debba anche avere la consapevolezza che ci si riempie la bocca di difesa della famiglia, ma che di fatto le politiche che declinano il sostegno alle politiche familiari di questo Governo e della maggioranza, che Filippi ha rappresentato in maniera tanto arrogante oggi in quest'Aula, sono esattamente tutto il contrario.
Che tutela della famiglia c’è, al di là di declamarne il valore, quando si azzera il fondo per la famiglia? Che tutela della famiglia è, quando si azzera il fondo per la casa, per permettere alle coppie di poter costituire un nucleo familiare? Che tutela della famiglia è, quando si azzerano le presenze delle scuole nei Comuni montani e si obbligano le famiglie, come nei Comuni del crinale, ad alzarsi alle quattro del mattino per portare i loro bambini nel Comune capoluogo? Che tutela della famiglia è azzerare il fondo per la non autosufficienza?
Ci sono una questione di merito e una questione di correttezza nella riflessione politica che deve essere svolta rispetto a ciò che è valore e che, essendo valore, ha in sé una dimensione che trascende le scelte politiche e ciò che è, invece, la concretezza delle scelte politiche che vengono compiute, rispetto alle quali, mi dispiace, le scelte che sono state messe in campo da questo Governo, dal centrodestra, sono errate.
In merito alla lamentela rispetto al fatto che vi siano discriminazioni tra le famiglie fondate sul matrimonio e le convivenze, sarebbe stato facile regolamentare il sistema, se, dal punto di vista generale, si fosse riconosciuta una proposta di legge che era stata avanzata e sempre poi boicottata e criticata in maniera strumentale anche attraverso i mezzi di comunicazione sul riconoscimento delle convivenze in questo Paese. Essa dava la possibilità di risistemare anche dal punto di vista fiscale successivamente tutti gli interventi che dal punto di vista legislativo venivano compiuti.
Io credo che ci sia una situazione che oggi la politica non si può più permettere in discussioni importanti come questa, ossia la strumentalizzazione rispetto ai valori, perché sono più importanti di noi, vengono prima di noi e rimarranno dopo di noi. Non può essere un dibattito di questo tipo a mettere in discussione la presenza di uomini e di donne che hanno scelto di militare dentro il centrosinistra a partire dalla loro tradizione cattolico-democratica o cattolico-popolare.
Respingo il richiamo al tradimento dei valori del consigliere Filippi, che inviterei a usare toni più consoni rispetto alla tradizione e anche alle scelte politico-amministrative che sono state compiute e che negano nei fatti i valori citati, come l’eliminazione delle detrazioni per i figli a carico, che sono state proposte, e la possibilità di costituire nuclei familiari e sostenere politiche familiari nel nostro Paese.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE RICHETTI
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Pagani.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare in sede di discussione generale, do la parola all'assessore per la conclusione del dibattito.
LUSENTI, assessore: Il tema che discutiamo e che è oggetto delle risoluzioni presentate è un tema che ha avuto una sua fase di dibattito intenso nell'agosto e nel settembre di quest'anno anche attraverso alcuni passaggi significativi nelle sedi istituzionali proprie, cioè la Commissione sanità.
Riemerge ora, in virtù della calendarizzazione, di cui nessuno porta responsabilità, la discussione delle risoluzioni. Riemerge, però, a un punto, e lo preciserò in conclusione, in cui l'attualità di questo tema in senso specifico e puntuale è di molto superata dai fatti e da elementi oggettivi.
L’occasione di intervenire è comunque utile, perché serve per aggiornare l'Assemblea su alcuni elementi di novità intervenuti nel frattempo, per esprimere alcune considerazioni generali e per definire in modo più preciso e aggiornato un quadro nazionale.
Il primo punto da cui parto è che naturalmente non da oggi, ma dalla fine di agosto di quest'anno, tutte le Regioni italiane, senza alcuna esclusione, hanno dato puntuale attuazione di ciò che è previsto dalla manovra del 12 agosto 2011. Ciò va a ulteriore e definitiva dimostrazione che l'introduzione dell'incremento dei ticket in sanità non ha nulla a che vedere con scelte regionali, a cui è lasciato soltanto un ambito di eventuale rimodulazione, ma è l'effetto di una scelta nazionale contenuta nella manovra di agosto, che produce il suo effetto in ciascuna Regione.
Le modalità con le quali questo incremento dei ticket è stato applicato si sono nel frattempo diversificate in modo parziale e il quadro che oggi vige è quello di un'applicazione diffusa, nella stragrande maggioranza delle Regioni, in senso letterale di ciò che prevede la manovra, ossia l’incremento di 10 euro a ogni prestazione per ogni cittadino, indipendentemente dalle sue condizioni di reddito, di patrimonio o di costituzione del nucleo familiare.
Ciò è vero eccetto che in poche Regioni, l'Emilia-Romagna, la Toscana, l'Umbria, il Veneto, con modalità diverse, e le Marche che, a fronte di una prima applicazione automatica, tuttora vigente, della norma nazionale dei 10 euro, hanno predisposto una delibera che definisce un cambiamento, oggi non ancora realizzato, che modula l'applicazione del ticket incrementale esattamente come è stata realizzata in Emilia-Romagna. Poche Regioni, dunque, hanno scelto una strada alternativa rispetto all'applicazione automatica dei 10 euro.
Mi soffermo sul tema, perché nella discussione di questi mesi si è perso di vista, nell'enfasi e nell'entusiasmo, il punto di riferimento. Il punto di riferimento è l'applicazione nazionale e maggioritaria, per quanto ho riferito nelle Regioni italiane, di ciò che prevede la manovra, ossia i 10 euro a ogni prestazione. Questo è il punto di paragone ed è del tutto evidente che, applicando questa norma, si introduce una sorta di fattore familiare inverso: le famiglie più numerose pagano di più, perché ogni prestazione per ogni componente determina un fattore di moltiplicazione, per cui a famiglie più numerose corrisponde in modo proporzionale un incremento maggiore del ticket aggiuntivo.
Le Regioni che hanno applicato il provvedimento, utilizzando uno spazio presente nella norma di rimodulazione, hanno rimodulato sulla base di fasce di reddito. Le fasce di reddito sono costituite nello stesso modo in tutte le Regioni che ho richiamato prima, eccetto che nel Veneto, il quale ha compiuto una scelta autonoma, discutibile, positiva o negativa, con due fasce e un unico confine, sopra e sotto i 29 mila euro.
In tutte le Regioni l'autocertificazione viene effettuata ogni volta, a ogni ricetta, a ogni prescrizione, con la presentazione di un documento di identità e con la sottoscrizione autografa della prescrizione. A giudizio di tutte le rappresentanze, da Cittadinanzattiva, alle Confederazioni, alle rappresentanze dei pazienti, la modalità più semplice e relativamente meno burocratica è stata quella adottata nella nostra Regione, dove si autocertifica una volta per tutte e non ogni volta in cui si accede al servizio sanitario con una prescrizione.
Questa discussione sul ticket aggiuntivo ha anche prodotto altri effetti. Un effetto molto evidente è stato quello di creare una sorta di falso obiettivo in ambito regionale riguardo a normative che non hanno ambito regionale. Mi riferisco, in particolar modo, alle norme che regolano dal 1993, sulla base di un decreto del Ministero della salute che riprende il Testo unico sulle leggi fiscali di questo Paese, le norme che regolano l’esenzione del ticket e che devono essere applicate per qualsiasi rimodulazione della compartecipazione, cioè per la rimodulazione del ticket. Sono norme nazionali, non modificabili a livello regionale – infatti, nessuna Regione le ha modificate – e che indicano il nucleo familiare fiscale come l’elemento sul quale definire la fascia di appartenenza di quel cittadino.
Questa norma, che vige dal 1993, produce evidenti e certe iniquità. Permettetemi in quest’occasione di riportare l'esempio che ho portato in Commissione sanità e che mi sembra particolarmente esemplificativo. Due coniugi di 66 anni o maggiori di 65 anni, ciascuno con un reddito di 20 mila euro lordi, in quanto coniugati, sommano i loro redditi e pagano entrambi il ticket, non quello aggiuntivo, ma quello intero di 36 euro. Lo pagano dal 1993. Le stesse persone, della stessa età, con lo stesso reddito, ma non coniugate, bensì conviventi, probabilmente, avendo più di 65 anni, da quarant’anni, non sommano i redditi e sono entrambe completamente esenti. Pagano zero ticket, non con riferimento al ticket aggiuntivo, ma al ticket che vive dal 1993 e che vale fino a un tetto di 36 euro.
È un'evidente iniquità, che però nessuno ha rilevato, in quasi vent'anni. Nessuno l'ha modificata in quasi vent'anni. Sarebbe bastato e basterebbe tuttora un decreto del Ministero della salute. Permettetemi di osservare che dal 1993 a oggi si sono succeduti numerosi Ministri della salute, di tutte le parti e di tutte le sensibilità. Queste, però, finché vivono in questa definizione, sono norme di ambito nazionale non derogabili e non modificabili dalla potestà legislativa regionale.
Il sistema definito in questa Regione, graduato su queste fasce di reddito, condivise con le altre due Regioni, Toscana e Umbria, che hanno attuato questo impianto, e che simulano la potenzialità di produrre il gettito che ci viene attribuito dal Ministero dell'economia e delle finanze, hanno prodotto un effetto concreto. Il sistema è andato completamente a regime già alla fine di settembre, dopo un mese dall'avvio, nonostante le pessimistiche previsioni e il clamore, un po' enfatizzato, dei disagi causati: 2,5 milioni di famiglie dell'Emilia-Romagna avevano certificato ed erano tutte quelle che dovevano effettuare l'autocertificazione. Il 10 per cento che non ha autocertificato non lo farà mai, perché composto dalle famiglie che hanno un reddito maggiore di 100 mila euro e che non autocertificheranno mai. Sono quei soggetti che, per loro grande fortuna, sono completamente in buona salute e che, non accedendo ai servizi sanitari, non autocertificano fino al momento in cui non dovranno usare i servizi sanitari. Alla fine di settembre questa organizzazione era completamente a regime e ci ha anche consentito di misurare l'effetto che si produce.
Questo è il punto fondamentale. Rispetto al punto di riferimento, che effetto si è prodotto? Chi paga di più e chi paga di meno di quanto avrebbe pagato, se noi non avessimo commesso questo errore di generosità?
Arrivo al punto, però lasciatemi svolgere una penultima considerazione. Nella discussione il tema ticket aggiuntivi – non tutti i tipi che vivono dal 1993 con le norme che ho richiamato, ma solo l'attuale incremento dei ticket – ha prodotto un effetto catalizzatore, un effetto detonatore, che ha fatto esplodere ingredienti preesistenti e irrisolti. Non sarà mai la compartecipazione in sanità, che è poca cosa ed è bene che resti poca cosa, altrimenti mineremmo i valori di universalismo alla base del servizio sanitario, non sarà mai il ticket a risolvere il problema della fedeltà fiscale in questo Paese; non sarà mai il ticket a risolvere il problema dei diritti, dei doveri e dell'identità familiare e non sarà mai il ticket a risolvere il problema dell'identificazione più o meno fedele, puntuale e attenta del carico familiare di ciascuno di noi. Occorrono scelte di altra dimensione, di altro ambito, di altra prospettiva che non quelle sollecitate dal detonare di un argomento molto circoscritto nel mese di agosto. A tali scelte politiche bisognerebbe dedicarsi per risolvere i temi in esame.
PRESIDENTE (Richetti): Assessore, la invito ad avviarsi alle conclusioni.
LUSENTI: Vengo alle conclusioni e cito i dati che abbiamo misurato. Il 65 per cento delle famiglie dell'Emilia-Romagna ha un reddito inferiore ai 36 mila euro. Il 65 per cento delle famiglie dell'Emilia-Romagna, quindi, invece di pagare 10 euro aggiuntivi, paga zero euro aggiuntivi, che siano numerose o non numerose, fedeli o infedeli fiscalmente. Pagano zero invece di 10 euro di incremento.
Se aggiungiamo le famiglie che si autocertificano in una fascia tra i 36 e i 70 mila euro, che pagano 5 invece di 10 euro, raggiungiamo il valore del 90 per cento delle famiglie dell'Emilia-Romagna. In virtù dell'applicazione della delibera adottata il 4 agosto, il 90 per cento delle famiglie di questa Regione paga meno di quanto avrebbe pagato, se noi avessimo deciso di non commettere questo errore di generosità.
Chi paga uguale o un pochino di più? Chi dichiara un reddito superiore ai 100 mila euro, ma non sempre, perché, per quanto riguarda l'incremento del ticket sulle visite, che è sempre di 5 euro, indipendentemente dal reddito, anche chi ha un reddito vero e dichiarato superiore ai 100 mila euro continua a pagare meno di quanto avrebbe pagato.
Di conseguenza, per una parte delle prestazioni solo chi dichiara un reddito superiore ai 100 mila euro può affermare che non siamo stati generosi nei suoi confronti e che a quella piccola fetta di cittadini dell'Emilia-Romagna, per sua fortuna e per suo merito ricca e privilegiata, facciamo tenere in equilibrio un incremento di compartecipazione che abbiamo subìto.
Temo che avremo la tentazione di commettere altri errori di generosità di questo tipo. Di sicuro resisteremo fino in fondo alla tentazione di commettere errori che ci portino a subire passivamente scelte sbagliate, inique e pericolose come quelle realizzate il 12 agosto 2011 dal Governo, introducendo dal giorno dopo un incremento dei ticket che quattro anni prima si era dimostrato assolutamente sbagliato.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, assessore. Con il suo intervento si chiude il dibattito. Passiamo alle dichiarazioni di voto su tutti i quattro oggetti in esame. Se nessun consigliere chiede di parlare, chiudo le dichiarazioni di voto e metto in votazione, uno alla volta, gli atti di indirizzo.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’oggetto 1408, risoluzione proposta dai consiglieri Cavalli, Manfredini, Corradi e Bernardini circa l'applicazione delle nuove modalità di certificazione dell'esenzione dal pagamento del ticket sanitario.
(È respinta a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): La risoluzione è respinta.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’oggetto 1777, risoluzione proposta dai consiglieri Pariani, Monari, Naldi, Donini, Meo, Sconciaforni, Barbati, Mandini e Grillini per chiedere alla Giunta di individuare strumenti puntuali di valutazione del reddito per l'applicazione dei ticket sanitari partendo dall'ISEE e per chiedere al Governo di cancellare le disposizioni sui ticket, definendo un gettito alternativo attraverso un'accisa sui tabacchi.
(È approvata a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): La risoluzione è approvata.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’oggetto 1786, mozione proposta dai consiglieri Bazzoni, Aimi, Bartolini, Bignami, Filippi, Leoni, Lombardi, Malaguti, Pollastri, Alberto Vecchi e Villani per impegnare la Giunta a rivedere le scelte effettuate tramite l'adozione della delibera n. 1190/2011, riguardante l'esenzione dal ticket sanitario, al fine di modificarla introducendo diverse valutazioni dei carichi e dei componenti delle famiglie, utilizzando l'ISEE, il quoziente famigliare o il fattore famiglia.
(È respinta a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): La mozione è respinta.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’oggetto 1804, risoluzione proposta dalla consigliera Noè per impegnare la Giunta ad adottare, circa i nuovi ticket sanitari su farmaci, visite ed esami specialistici, il criterio denominato “fattore famiglia” in sostituzione di quello attualmente utilizzato.
(È respinta a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): La risoluzione è respinta.
Iscrizione di nuovo argomento all'ordine del giorno e
inversione dell'ordine dei lavori
PRESIDENTE (Richetti): C’è una richiesta di iscrizione e di inversione dell'ordine del giorno presentata dal consigliere Mumolo su una risoluzione proposta dai consiglieri Mumolo, Casadei, Monari, Meo ed altri, cioè tutti i Gruppi rappresentati in quest’Assemblea, per invitare la Giunta a esprimere solidarietà alle popolazioni colpite dall'alluvione in Liguria e Toscana e a chiedere al Governo il ripristino dei fondi necessari alla prevenzione del rischio idrogeologico. Occorrono un intervento a favore e uno contro.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Mumolo. Ne ha facoltà.
MUMOLO: Si tratta di una risoluzione, come ha già indicato lei, presidente, sottoscritta da tutti i Gruppi e dalla stragrande maggioranza dei consiglieri in quest'Aula. Riterremmo opportuno votarla oggi, visto che la situazione delle alluvioni ci ha colpito duramente in questi giorni e che un segnale politico lanciato da quest’Assemblea può essere utile. È, quindi, opportuno votarla subito.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Mumolo.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Defranceschi. Ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Mi trovo in leggero imbarazzo a svolgere una dichiarazione contro non tanto, ovviamente, l'iscrizione, ma l'inversione rispetto alla discussione che riguarda la variante di valico. Penso che saremo tutti d'accordo nell'esprimere solidarietà alle popolazioni colpite dall’alluvione, ma il tema della variante di valico, essendo ormai quasi la chiusura dell'Assemblea, è sicuramente più cogente, anche in vista di un incontro che domani la Regione avrà con il prefetto e anche di una successiva conferenza stampa di Autostrade. Sarebbe importante che l'Assemblea legislativa desse un indirizzo alla Giunta in tal senso.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Defranceschi.
Metto in votazione, per alzata di mano, la richiesta di iscrizione all’ordine del giorno della risoluzione oggetto 1957.
(È accolta all’unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Richetti): La richiesta di iscrizione è accolta.
Metto in votazione, per alzata di mano, la richiesta di inversione dell’ordine del giorno.
(È accolta a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): La richiesta di inversione è accolta.
OGGETTO 1957
Risoluzione proposta dai consiglieri Mumolo, Casadei, Monari, Meo, Naldi, Sconciaforni, Donini, Barbieri, Vecchi Luciano, Favia, Piva, Marani, Barbati, Villani, Filippi, Lombardi, Bazzoni, Bignami, Corradi, Cavalli, Leoni, Bernardini, Riva, Pollastri, Aimi, Noè, Vecchi Alberto, Moriconi, Cevenini, Costi, Pagani, Alessandrini, Mori e Ferrari per invitare la Giunta ad esprimere solidarietà alle popolazioni colpite dalle alluvioni in Liguria e Toscana e a chiedere al Governo il ripristino dei fondi necessari alla prevenzione dal rischio idrogeologico (316) (Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Richetti): Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha chiesto di parlare il consigliere Mumolo. Ne ha facoltà.
MUMOLO: Come dicevamo, si tratta di una risoluzione che riguarda i fatti tragici che sono avvenuti in questi giorni nel nostro Paese e gli eventi che hanno colpito soprattutto il versante occidentale della nostra penisola, a partire dalla Liguria e dalla Toscana, fatti che pongono l'accento su una grossa difficoltà e una fragilità presente nel nostro territorio.
Tale fragilità viene dalla cementificazione delle pianure, dall'abbandono delle zone collinari, dall'indulgenza con cui in passato in diverse zone del Paese ci si è rapportati ad abusi edilizi anche gravi. Questi, tra gli altri, sono i principali motivi del dissesto idrogeologico a cui oggi assistiamo.
Noi dobbiamo fare in modo di cercare di scongiurare tragedie e danni che si sono verificati in questi giorni. Dovremmo fare in modo di scongiurarli in tutto il Paese, ma possiamo, come Regione Emilia-Romagna, occuparci innanzitutto della nostra Regione ed esprimere la solidarietà e la vicinanza di tutti i consiglieri di quest’Assemblea alle popolazioni colpite, alle quali l'Emilia-Romagna, come è scritto nel dispositivo della risoluzione, ha portato il proprio concreto aiuto attraverso l'invio di volontari della Protezione civile.
Possiamo invitare la Giunta, e lo facciamo con questa risoluzione, a chiedere al Governo l'immediato ripristino dei fondi necessari all'opera di prevenzione e di tutela dal rischio idrogeologico, già in passato deliberati e mai stanziati. Lo chiediamo in una situazione così difficile che viviamo in questo momento a livello nazionale, ma riteniamo che sia un dovere di ogni Governo, di quello attuale e del prossimo, se domani ce ne dovesse essere un altro, ripristinare i fondi necessari all'opera di prevenzione e di tutela dal rischio idrogeologico.
Invitiamo, pertanto, la Giunta a proseguire in Emilia-Romagna nell'opera di monitoraggio, risanamento e recupero del territorio, anche al fine di scongiurare il verificarsi di situazioni di emergenza, come è accaduto in altre parti del Paese.
Tengo a sottolineare, presidente, che quest’ordine del giorno è sottoscritto da tutti i Gruppi e da tutti i consiglieri. Vorrei ringraziare tutti i Gruppi e tutti i consiglieri per aver dato un segnale importante politico di unità davanti a una situazione del genere, perché riteniamo che questo segnale possa essere importante per tutti i cittadini che sono stati colpiti da questa tragedia.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Mumolo.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Meo. Ne ha facoltà.
MEO: Intervengo soltanto per ringraziare il consigliere Mumolo di aver portato oggi all'attenzione di tutti questo tema. È un tema sotto gli occhi di tutti, ma è anche uno di quei temi che meritano un momento di attenzione.
Nel leggere i giornali, in queste ore e in questi giorni, si leggono ancora una serie di sciocchezze che non aiutano la ricerca della soluzione a un problema, che è il problema dell'Italia. L’ho affermato anche nell'intervento di oggi: l'Italia rispetto agli altri Paesi europei in condizioni territoriali simili è quello che più di tutti soffre per questa situazione, per via di alcune scelte che sono state compiute nel passato meno recente, ma anche in quello recente, che devono meritare necessariamente la nostra attenzione.
La devono meritare soprattutto quando noi andiamo a normare, quando andiamo a compiere scelte nel campo della pianificazione, perché questa è una delle classiche questioni su cui, con il senno di poi, tutti parlano bene, ma al momento buono spesso e volentieri commettono errori, che si continuano a commettere.
Uno per tutti è la cementificazione del territorio. Mi limito a questo per tenermi nei tempi. I disastri che accadono sono chiamati disastri naturali, ma di naturale hanno pochissimo. La pioggia è un fattore naturale, che cambia sicuramente, essendoci un fenomeno di tropicalizzazione in atto che probabilmente non è naturale del tutto a sua volta, ma la questione che mi lascia più perplessa, leggendo i giornali, e che mi fa anche un po' sorridere è che personaggi anche autorevoli che esprimono giudizi continuano a ripetere slogan che si pronunciano dagli anni Ottanta, slogan sbagliati, ma che si continuano a ripetere come un mantra per dare la colpa a qualcuno.
Normalmente la colpa viene data a noi. Improvvisamente, da ecologista, scopro di essere riuscita a impedire il taglio di migliaia di alberi e a non portare la pulizia necessaria e, quindi, di essere in realtà estremamente potente. Purtroppo, la nostra storia ci insegna che, in realtà, sono molto poche le disgrazie che siamo riusciti a evitare in questi anni, forse perché i numeri non ce lo consentivano, ma sicuramente questa è una di quelle leggende metropolitane che dobbiamo avere veramente il coraggio di abbandonare.
Ho ascoltato poi con grande attenzione interventi molto autorevoli di chi si occupa di tutela e di ripristino del territorio, non necessariamente degli amici, che cominciano a sfatare questo mito e a dire la verità. Un territorio cementificato come il nostro ha reso i nostri corsi d'acqua rapidi e pericolosi. È un territorio che ha cercato di coprire ogni spazio libero, che non assorbe più le acque quando piovono, perché il suolo non è più permeabile e la copertura del suolo avviene con drammatica rapidità, ragion per cui non si raccolgono più le acque. Le acque si convogliano in fiumi che non hanno più spazi naturali all'interno dei quali espandersi e ritornare come la terra vorrebbe, ma che corrono rapidi come torrenti in tutte le occasioni e provocano danni. Certo, la rimozione del legno morto è un fatto necessario.
Credo che occorra veramente iniziare a mettersi un occhiale diverso per vedere il territorio e cominciare a ripensare a tante situazioni in chiave avanzata e per fare ciò, e concludo, occorre effettuare alcuni investimenti. Occorre mettere in atto una politica concreta di investimenti sul territorio diffusi ovunque.
Immagino che questo tipo di attività diffusa sul territorio potrebbe essere anche una chiave interessante, non solo per la salvaguardia dal dissesto idrogeologico, ma anche per produrre attività e lavori diffusi che sicuramente, in un momento come questo, possono aiutare non solo l'Italia a preservarsi da questi danni, ma anche la nostra economia e le nostre aziende a svolgere un compito utile.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Meo.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Passiamo alle dichiarazioni di voto sull'oggetto 1957, a cui si sono aggiunte le firme delle consigliere Costi e Mori e dei consiglieri Pagani, Alessandrini e Ferrari.
Se nessun consigliere chiede di intervenire per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l'oggetto 1957, risoluzione proposta dai consiglieri Mumolo e altri.
(È approvata all’unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Richetti): La risoluzione è approvata.
Annuncio di interrogazioni e risoluzioni
PRESIDENTE (Richetti): A norma dell'art. 69 del Regolamento interno, comunico che nel corso delle sedute sono pervenuti alla Presidenza i seguenti documenti, contrassegnati dai numeri d'oggetto che li precedono:
1948 - Interrogazione del consigliere Alberto Vecchi, a risposta scritta, per sapere se la Giunta intende aprire un link informativo sul sito Internet della Regione per informare gli interessati delle nuove disposizioni del Codice della strada. (1332)
1951 - Interrogazione del consigliere Manfredini, a risposta scritta, per sapere quali provvedimenti la Giunta intenda assumere per affrontare l'incremento dei casi di malaria sulla nostra Regione. (1333)
1952 - Interrogazione dei consiglieri Bartolini, Aimi, Filippi, Malaguti, Villani, Alberto Vecchi, Pollastri, Bazzoni, Bignami e Lombardi, a risposta scritta, in merito alla deliberazione della Giunta n. 1218/2011 la quale fornisce "indicazioni applicative" della legge 106/2011 che, fra altro, detta norme per liberalizzare le costruzioni. (1334)
1953 - Interrogazione del consigliere Villani, a risposta scritta, concernente l'Albergo "A. Porro" sito in Salsomaggiore Terme e di proprietà di Terme di Salsomaggiore e Tabiano spa sul quale risultano iscritte due ipoteche a favore di due diversi istituti bancari. (1335)
1956 - Interrogazione del consigliere Malaguti, a risposta scritta, circa la viabilità di accesso al nuovo Polo ospedaliero di Cona (FE). (1336)
1959 - Interrogazione del consigliere Manfredini, a risposta scritta, circa la moria di vongole nella Sacca di Goro (FE). (1337)
1960 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, circa la limitazione dello screening neonatale, specie in relazione all'accertamento di malattie rare. (1338)
1949 - Risoluzione proposta dal consigliere Mandini per impegnare la Giunta ad adottare misure per ovviare alle criticità segnalate per i lavori della Variante di Valico nel secondo intervento infrastrutturale che interessa la tratta La Quercia - Barberino del Mugello (documento in data 07 11 11). (313)
1954 - Risoluzione proposta dai consiglieri Monari, Cevenini, Luciano Vecchi, Pariani, Moriconi, Casadei, Marani, Montanari, Riva e Costi per impegnare la Giunta ad intervenire presso ANAS e Società Autostrade al fine di valutare i danni arrecati nelle Frazioni di Ripoli-Santa Maria Maddalena a seguito dei lavori per la realizzazione della Variante di Valico e ad assicurare che il monitoraggio degli edifici lesionati sia svolto insieme a rappresentanti della pubblica amministrazione (documento in data 08 11 11). (314)
1955 - Risoluzione proposta dai consiglieri Monari, Casadei, Marani, Montanari, Cevenini, Riva, Pariani, Ferrari, Mori, Moriconi, Alessandrini, Pagani, Fiammenghi, Mumolo, Zoffoli e Costi per invitare la Giunta ad attivarsi affinché vengano messi in atto tutti gli strumenti necessari a salvaguardare i posti di lavoro degli impiegati, personale tecnico e giornalisti del gruppo Rete 7 spa (documento in data 08 11 11). (315)
1957 - Risoluzione proposta dai consiglieri Mumolo, Casadei, Monari, Meo, Naldi, Sconciaforni, Donini, Barbieri, Luciano Vecchi, Favia, Piva, Marani, Barbati, Villani, Filippi, Lombardi, Bazzoni, Bignami, Corradi, Cavalli, Leoni, Bernardini, Riva, Pollastri, Aimi, Noè, Alberto Vecchi, Moriconi, Cevenini, Costi, Pagani, Alessandrini, Mori e Ferrari per invitare la Giunta ad esprimere solidarietà alle popolazioni colpite dalle alluvioni in Liguria e Toscana e a chiedere al Governo il ripristino dei fondi necessari alla prevenzione dal rischio idrogeologico (documento in data 08 11 11). (316)
1961 - Risoluzione proposta dai consiglieri Cavalli, Carini, Bernardini, Filippi, Corradi, Manfredini, Lombardi, Villani, Pollastri, Bartolini, Malaguti, Aimi, Favia, Alessandrini, Mori, Moriconi, Zoffoli, Pariani, Barbieri, Luciano Vecchi, Bazzoni, Montanari, Naldi, Piva, Marani, Cevenini, Monari, Barbati, Leoni e Costi per impegnare la Giunta ad attivarsi presso la Commissione europea, tramite il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali al fine di ottenere l'introduzione in etichetta della indicazione del paese di origine dei prodotti extra-Ue, compresi quelli IGP e con particolare riferimento all'aglio cinese (documento in data 08 11 11). (317)
La seduta è tolta.
La seduta ha termine alle ore 18,27
ALLEGATO
Partecipanti alla seduta
Numero consiglieri assegnati alla Regione: 50
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta per motivi istituzionali, ai sensi dell'art. 65, comma 2, del Regolamento interno, il presidente della Giunta Vasco ERRANI.
Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Patrizio BIANCHI, Teresa MARZOCCHI e il consigliere Luigi Giuseppe VILLANI.
Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Stefano CAVALLI, Maurizio CEVENINI, Roberto CORRADI, Palma COSTI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Matteo RICHETTI, Matteo RIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Hanno partecipato alla seduta:
il sottosegretario alla Presidenza della Giunta Alfredo BERTELLI;
gli assessori: Donatella BORTOLAZZI, Paola GAZZOLO, Carlo LUSENTI, Maurizio MELUCCI, Massimo MEZZETTI, Gian Carlo MUZZARELLI, Simonetta SALIERA.
Votazioni elettroniche
OGGETTO 1559 "Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: «Rendiconto generale della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2010»" (24)
Presenti: 45
Favorevoli: 30
Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Maurizio CEVENINI, Palma COSTI, Monica DONINI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Sandro MANDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Matteo RICHETTI, Matteo RIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Contrari: 15
Enrico AIMI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano CAVALLI, Andrea DEFRANCESCHI, Giovanni FAVIA, Fabio FILIPPI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Mauro MANFREDINI, Silvia NOÈ, Andrea POLLASTRI, Alberto VECCHI.
Astenuti: 0
Assenti: 5
Manes BERNARDINI, Stefano BONACCINI, Roberto CORRADI, Vasco ERRANI (m), Luigi Giuseppe VILLANI (g).
OGGETTO 1327 "Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Manfredini e Costi: «Modifica alla legge regionale 2 aprile 1996 n. 6 "Disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi epigei spontanei nel territorio regionale. Applicazione della legge 23 agosto 1993, n. 352"»"(25)
Presenti: 36
Favorevoli: 36
Tiziano ALESSANDRINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Stefano CAVALLI, Maurizio CEVENINI, Palma COSTI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Marco LOMBARDI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Matteo RICHETTI, Roberto SCONCIAFORNI, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Contrari: 0
Astenuti: 0
Assenti: 14
Enrico AIMI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Roberto CORRADI, Vasco ERRANI (m), Andrea LEONI, Mauro MALAGUTI, Matteo RIVA, Luigi Giuseppe VILLANI (g).
I PRESIDENTI
I SEGRETARI
Mandini - Richetti
Cevenini - Corradi