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198.

 

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 25 LUGLIO 2018

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

INDI DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 6850

Relazione del Presidente della Giunta su indirizzi circa la riapertura del negoziato con il Governo per l’autonomia differenziata ex articolo 116, comma III, della Costituzione

(Continuazione discussione e conclusioni)

PRESIDENTE (Saliera)

GALLI (FI)

GIBERTONI (M5S)

PICCININI (M5S)

CALIANDRO (PD)

TARUFFI (SI)

FACCI (Gruppo Misto)

BONACCINI, presidente della Giunta

 

OGGETTO 6468

Progetto di legge di iniziativa della Giunta recante: «Modifiche alla legge regionale n. 24/2003 (Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza)» (92)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 6468/1/2/3/5 oggetti 6908 - 6909 - 6910 - 6912 - Presentazione, discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 6468/4 oggetto 6911 - Presentazione, discussione e reiezione)

(Risoluzione oggetto 6811 - Discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Saliera)

MOLINARI, relatore della Commissione

PRESIDENTE (Soncini)

DELMONTE, relatore di minoranza

BONACCINI, presidente della Giunta

GALLI (FI)

RANCAN (LN)

FACCI (Gruppo Misto)

TAGLIAFERRI (FdI)

BERTANI (M5S)

TARUFFI (SI)

SASSI (M5S)

MOLINARI (PD)

DELMONTE (LN)

TAGLIAFERRI (FdI)

MOLINARI (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

MOLINARI (PD)

MOLINARI (PD)

POMPIGNOLI (LN)

TAGLIAFERRI (FdI)

MOLINARI (PD)

DELMONTE (LN)

PRODI (Gruppo Misto)

DELMONTE (LN)

MOLINARI (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

FACCI (Gruppo Misto)

MOLINARI (PD)

 

OGGETTO 6748

Delibera: «Parere di conformità, ai sensi dell'art. 28, comma 4, lettera n) dello Statuto sullo: "Schema di regolamento regionale in materia di pesca turismo, di ittiturismo, di acquiturismo e delle attività connesse, di cui alla legge regionale n. 22/2014."» (Delibera di Giunta regionale n. 993 del 25 giugno 2018) (172)

(Discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 6748/1 oggetto 6913 - Presentazione, dichiarazioni di voto e approvazione)

(Ordine del giorno 6748/2 oggetto 6914 - Presentazione, dichiarazioni di voto e reiezione)

PRESIDENTE (Soncini)

SERRI (PD)

PETTAZZONI (LN)

BERTANI (M5S)

GALLI (FI)

SERRI (PD)

PETTAZZONI (LN)

 

OGGETTO 6753

Delibera: «Approvazione del Piano regionale di attuazione. Programma operativo nazionale iniziativa occupazione giovani - II fase. (Proposta della Giunta regionale in data 2 luglio 2018, n. 1024)» (173)

(Discussione)

PRESIDENTE (Soncini)

TAGLIAFERRI (FdI)

PRESIDENTE (Soncini)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazione elettronica oggetto 6468

Emendamenti oggetti 6468 - 6908

 

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

La seduta ha inizio alle ore 14,43

 

PRESIDENTE (Saliera): Dichiaro aperta la centonovantottesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta i consiglieri Cardinali, Montalti, Ravaioli e Sensoli e gli assessori Caselli, Donini e Venturi.

 

OGGETTO 6850

Relazione del presidente della Giunta su indirizzi circa la riapertura del negoziato con il Governo per l’autonomia differenziata ex articolo 116, comma III, della Costituzione

(Continuazione discussione e conclusioni)

 

PRESIDENTE (Saliera): Riprendiamo i nostri lavori dalla seduta antimeridiana, con lo svolgimento dell’oggetto: «Relazione del presidente della Giunta su indirizzi circa la riapertura del negoziato con il Governo per l’autonomia differenziata ex articolo 116, comma III, della Costituzione».

Si erano iscritti a parlare il consigliere Galli, la consigliera Gibertoni e ora anche la consigliera Piccinini. Do la parola al consigliere Galli. Però vi pregherei di abbassare i toni e di prendere posto. 

Prego, consigliere Galli.

 

GALLI: Grazie, presidente. Certamente, come Forza Italia, non siamo pregiudizievolmente contrari a questo percorso che è stato intrapreso finora dalle tre regioni virtuose: Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia. Anzi, avevo paura, Presidente, che in questa gara ad essere i primi della classe, non ci fosse solamente una gara a chi arrivava prima, ma che lei chiedesse quaranta o cinquanta materie di competenza, solo per dimostrare che eravamo in sovrabbondanza su questo campo. Si è limitato a chiederne solo quindici. Non mi trovo in disaccordo sul numero; è un percorso che va intrapreso e alcuni passaggi devono essere chiari, importantissimi, come lei stesso ha richiamato: la questione dei tempi e dei denari. La questione dei tempi deve essere un percorso condiviso tra le Regioni che hanno questa richiesta, secondo gli sviluppi dell’articolo 116, che ormai ha vent’anni questa possibilità che è stata data alle Regioni, perché dal novembre 2001 ad oggi, questa strada – che poteva essere intrapresa già molti anni fa – è stata trascurata, è stata lasciata in secondo ordine. 

Oggi questa è una possibilità importante che viene lasciata alle Regioni. L’Emilia-Romagna ha individuato queste quindici materie e su queste quindici materie è importante che, oltre alla questione dei tempi, venga stabilita una valutazione dei costi, in modo che non ci possiamo trovare delle sorprese, perché avere delle competenze e poi non essere in grado di svilupparle, certamente sarebbe un autogol importante, non solo per la Regione che lei amministra, ma anche per noi emiliano-romagnoli che, invece di avere dei vantaggi da queste competenze che ci verrebbero attribuite, ci troveremmo un servizio più scadente. 

Alcune di queste materie sono importanti, a partire dalla tutela del lavoro, dalle competenze scolastiche, dalla internazionalizzazione delle imprese, certamente le quattro grandi macro-aree individuate, lasciano aggio alla Regione di intraprendere molte possibilità di sviluppo. La stessa competenza della Protezione civile, ci può far pensare che un domani – che non mi auguro e che nessuno si augura – per eventuali nuove emergenze, si possa ottenere una strada maggiormente aderente alle esigenze del territorio; esigenze del territorio che in passato, in altre regioni, certamente non hanno avuto la contezza di sviluppo che la Regione Emilia-Romagna in questa circostanza ha avuto, con più aderenza al territorio. Mi riferisco certamente alle emergenze del territorio, all’alluvione che ha colpito anche il Modenese, e tutte quelle emergenze che in questi anni, purtroppo, siamo stati obbligati ad affrontare. 

Il percorso che lei ha individuato (della legge delega o della legge ordinaria) non mi trova d’accordo, per le reminiscenze del diritto studiato all’università, mi sembra che il percorso individuato dal presidente del Veneto, Zaia, sia più rapido. La legge delega, una volta ottenuta, dà la possibilità alla Regione di avere una tempistica certa, o almeno rispondente alle nostre esigenze, alle nostre tempistiche. Rivolgersi alla legge ordinaria, ho il sospetto che possa avere dei tempi più lunghi. Però, mi creda che, come dice quel vecchio adagio, “il diavolo sta nei dettagli”, avere chiari i tempi e i denari a disposizione, sono i due aspetti su cui lei non può transigere. Scoprire adesso che c’è quest’emergenza, a distanza di vent’anni da quando poteva essere attuata, della delega alle Regioni, va bene. Però, non facciamoci prendere dalla fretta per ottenere delle competenze, per portare a un tavolo – come sarebbe anche legittimo – di un’eventuale elezione regionale, o comunque di eventuali elezioni, questo risultato, che è importante e che va ottenuto con un po’ di attenzione. 

Quindi io la prego di avere attenzione a questi dettagli: i tempi e le spese che possono essere riferite alle Regioni, ma non si faccia prendere dalla fretta solo per portare a casa un risultato elettorale.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Galli.

La parola alla consigliera Gibertoni. Prego.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Io ho trovato molto interessanti le parole della comunicazione di questa mattina e su un punto sono d’accordo, ossia che per certi versi stiamo parlando di un momento storico nell’ambito della nostra legislatura e non soltanto. Presidente, se deve essere un momento storico – e su questo siamo allineati nel pensarlo –, teniamo presente anche quanti momenti precedenti in questa legislatura, in quanti snodi su questioni di vario tipo, dall’ambiente, alla scuola, noi abbiamo chiesto che si contrastasse un centralismo troppo forte. Abbiamo chiesto, per esempio, l’impugnativa di tanti provvedimenti che in quei momenti non è stata accettata. Visto che siamo in un momento veramente importante, in cui vengono fuori le cose buone, produttive e quelle che nell’ambito della richiesta di una maggiore autonomia possono ricadere positivamente sui nostri territori e sull’agire legislativo della Regione e sulla Regione finalmente come presidio sul suo territorio, che lo conosce meglio degli altri livelli istituzionali, forse è il caso innanzitutto di prevedere un percorso che sia il più ampio possibile. Più ampio nel senso di una valutazione – ed è vero, su questo io concordo con le parole del consigliere Fabbri – anche di altre competenze e materie, quindi di una valutazione della possibilità di allargare il discorso, in un primo e in un secondo momento, rispetto ad altre competenze che ci sono consentite e anche di una ratifica dell’Assemblea però. Quindi la possibilità di far uscire un documento come questo, che io ho sfogliato velocemente, ma la discussione verrà poi, giustamente, lasciata alle Commissioni, ma presentarlo a livello centrale, governativo, parlamentare, con una ratifica già conclusa nell’ambito dell’Assemblea legislativa, gli dà quella forza che – a mio avviso – consolida l’effettivo momento storico. Ci sono un paio di punti su cui anticipo che verrà fatta battaglia in Commissione, perché, secondo me, l’autonomia va richiesta nel momento in cui la Regione rafforza la sua capacità di essere presidio, di essere difesa del territorio da provvedimenti che su quel territorio non sono efficaci, non sono ben misurati. 

Faccio soltanto due piccoli esempi, tra le cose che ho sfogliato velocemente stamattina. Se noi rinunciamo a quello che ha fatto grande l’Emilia-Romagna, la storia del nostro territorio, dal punto di vista dell’edilizia e dell’urbanistica dell’Emilia-Romagna è stata fatta grande e ha fatto scuola a livello nazionale – e oltre – per gli standard urbanistici. Se noi ora facciamo passi indietro rispetto alla questione degli standard urbanistici, noi rinneghiamo una grande storia. 

Il secondo punto è quello che va contro questa idea che, invece, potrebbe essere portata con forza da questo documento, una volta ratificato dalle Commissioni assembleari, da quest’idea di Regione che diventa presidio, che conosce il territorio, che del territorio si interessa, che cura il territorio e che lo fa al meglio. L’esempio che faccio è quello delle Sovrintendenze. Dire che dobbiamo difenderci, o comunque dire che bisogna chiedere autonomia anche dall’azione delle Sovrintendenze, perché questo creerebbe un’eccessiva burocratizzazione dove burocratizzazione non ne vogliamo, rischia di essere, invece, una sburocratizzazione che fa, ancora una volta, gli interessi di pochi. Dove c’è un presidio che controlla, che vigila, che aiuta, che integra la vigilanza regionale e lo fa anche meglio della Regione, lo fa con poteri più ampi, allora lì, secondo me, non è il caso di sfuggirne. Questo è l’esempio delle Sovrintendenze. Altrove sono contenta, invece, che ci sia la consapevolezza che su tutta una serie di provvedimenti è la Regione che deve avere l’ultima parola e non è il provvedimento centralista. 

Quindi, considerando che siamo arrivati a un momento di oggettiva svolta, che potrebbe vederci uniti nell’idea di abbracciare l’azione regionale come un’azione che effettivamente produca effetti di difesa, di presidio, molto positivi per l’ambiente, per la salute – quindi tra i beni comuni primari – e per i nostri territori, la valutazione di un percorso più ampio, sia nel senso di competenze e materie, sia nel senso di una ratifica di un passaggio assembleare, prima della definizione e della trasmissione del documento, mi sembrerebbe qualcosa di necessario.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Gibertoni.

La parola alla consigliera Piccinini. Prego.

 

PICCININI: Grazie, presidente. Intanto, non posso non notare un cambio di tono rispetto al percorso avvenuto fino ad oggi. Spero sia il preludio a una reale e vera collaborazione con le opposizioni, ma mi verrebbe da dire, in particolar modo, con il Movimento 5 Stelle rispetto a questa nuova richiesta di nuove materie. Evidentemente pungolare serve ed è servito anche il cambio di Governo, che evidentemente porta a una ricerca del raggiungimento dell’obiettivo, piuttosto che inseguire la propaganda. Vorrei ricordare che l’anno scorso, quando depositammo una risoluzione in cui chiedevamo più materie per la Regione, fummo derisi pubblicamente dal Presidente, con un post pubblicato sulla sua pagina pubblica di Facebook, ricevemmo epiteti poco felici, proprio perché chiedevamo più materie. Quindi io speravo che qualcosa su questo si dicesse, perché adesso si sta andando proprio verso quella direzione. 

Sulla richiesta di autonomia noi, sin da subito, abbiamo chiesto di uscire dalle logiche di propaganda. Non ci interessa chi arriva prima o chi arriva dopo; quello che ci interessa è che si sviluppi un percorso che sia solido, perché ci sono sette Regioni che hanno già dato incarico formale ai vari presidenti che vogliono intraprendere questa strada, quindi è importante che apriamo la via con un percorso che sia solido. Abbiamo sempre detto che vogliamo entrare nel merito. Quindi apprezziamo che ci sia stato dato il documento da parte della Presidenza questa mattina, subito, non appena è stato ricevuto. Rimarco che però, da parte della Giunta, poteva essere inviato nel momento in cui è stato deliberato, quindi ieri. 

Noi, come abbiamo sempre detto, ci siamo per collaborare. Una richiesta che avevo fatto anche quando ci siamo visti ieri mattina è che ci piacerebbe che ci fossero degli spazi per poter intervenire. L’auspicio è che non sia un’operazione blindata. Vogliamo entrare nel merito. 

L’altra richiesta che avremmo – oltre a quella di poter contribuire nel percorso che si avvierà a settembre nelle Commissioni competenti – è quella di poter discutere con i tecnici di questa Regione sul tipo di percorso da intraprendere, sul quale anche oggi c’è stato dibattito, quindi vorremmo avere un supporto tecnico, un parere tecnico rispetto ai due percorsi che stanno venendo avanti. Vorremmo avere anche informazioni su questo tipo di ragionamento. 

Ci piacerebbe sapere anche rispetto al termine anticipato, o meno, di questa legislatura, perché è un percorso importante che sta venendo avanti. Ovviamente, non è un invito, né da una parte né dall’altra, però è stato intrapreso questo percorso e va portato avanti. 

Concludo con un appunto rispetto alla risoluzione che avevamo votato l’anno scorso, in cui si prevedeva che all’interno del percorso di definizione dell’intesa fosse prevista anche una delegazione di questa Assemblea, che potesse partecipare agli incontri; chiedo che si tenga fede a questo impegno, visto che è stato votato da questa Assemblea e, in qualche modo, qualche esponente dell’Assemblea legislativa possa prendere parte, anche solo come uditore, agli incontri.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Piccinini.

La parola al consigliere Caliandro. Prego.

 

CALIANDRO: Grazie, presidente. Seppur con sfumature diverse, ma d’altro canto non potrebbe che essere così, pare che si vada delineando in questa Assemblea un atteggiamento ricostituente. Così interpreto la proposta che oggi il presidente Bonaccini ha avanzato a questa Assise, per cercare di comprendere quali sono le aree di intervento strategiche e politico-istituzionali che devono animare il dibattito tra l’istituzione Regione Emilia-Romagna e il Governo del Paese. Non mi sfugge che il galateo istituzionale imponga tempi e modalità che siamo tutti tenuti a rispettare. Per questo motivo, credo che i due candidati presidente delle minoranze abbiano colto l’occasione per rappresentare un’occasione in cui tutti possiamo renderci responsabili di un percorso utile per tutta la comunità. E lei, presidente Bonaccini, ha il compito, l’onere, il dovere, di portare avanti questa proposta di riforma, che potremo consegnare al termine della legislatura come forse la più grande riforma istituzionale a cui questo ente ha partecipato dall’atto fondativo. Si tratta, infatti, con i temi che abbiamo già deliberato in occasione della risoluzione precedente e con il dibattito che si apre in virtù del documento che ci ha riferito oggi, di ampliare le potestà di questa Regione, ma soprattutto ampliare la rete di diritti e di tutele che questa Regione è in grado di mettere in campo per i propri cittadini, nella sfera sanitaria, nella sfera dell’occupazione, nella sfera delle nostre trasformazioni. 

Effettivamente il dibattito che credo debba animare il prossimo anno di mandato è un dibattito che dovremmo fare togliendoci le casacche. Sono perfettamente consapevole che in politica si sanno apprezzare due cose: la capacità di chiudere gli accordi e la capacità di rilanciare sugli accordi già chiusi. Credo che noi, però, in questo caso, dovremmo concentrarci sulla capacità di raggiungere un obiettivo condiviso: quello per il quale questo percorso, chiunque sia a governare questa Regione, garantisca più diritti, più equità e restituisca ai nostri cittadini una potestà di decisione su quello che avviene in questa Amministrazione. Lo dico, perché considero strategica non soltanto la complementarietà delle nostre competenze, ma considero strategico il fatto che maggioranza e minoranze (in tutte le articolazioni di cui sono capaci le minoranze) possano rappresentare, per se stessi e per i cittadini dell’Emilia-Romagna, un’occasione di bella politica. Potremmo fare, tutti insieme, della bella politica, concentrandoci non solo su ciò che negoziamo con il Governo romano, ma su come attueremo quelle deleghe. Da lì capisco anche il passaggio del consigliere Galli, rispetto al fatto che c’è una seconda parte di questa modalità, che è quella attuativa di una negoziazione, che parte attraverso l’attività di interlocuzione con il Governo centrale, ma allo stesso tempo, successivamente, ci imporrà il dovere di fare i conti. Noi dovremo fare i conti per cercare di comprendere non solo le ricadute di competenza, ma anche le ricadute economiche sui nostri territori. Quella penso che sarà la parte più dialetticamente interessante rispetto al nostro mandato amministrativo. 

Mi auguro che possiamo contare su quelle che qui sono minoranze e che oggi governano il Paese, per avere una positiva soluzione di queste vicende di grandissima rilevanza istituzionale. Credo che in un caldo pomeriggio di luglio, oggi, ci stiamo rendendo conto che forse quello che stiamo facendo, il giorno della caduta del fascismo, può essere l’inizio di una grande ripresa. Noi possiamo pensare oggi di dare un’occasione nuova a questo Ente. Possiamo farlo e possiamo farlo insieme, nel rispetto dei valori democratici e di libertà che abbiamo ereditato e che portiamo avanti.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Caliandro.

La parola al consigliere Taruffi. Prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. Ci ritroviamo a discutere di un tema sul quale ci siamo misurati diverse volte e sul quale il confronto credo non sia mai mancato, né in Commissione, né in Aula e lo rilevo come aspetto positivo, perché non sempre riusciamo ad avere tempi e modi per discutere in modo approfondito delle materie, in particolar modo su questa che, ovviamente, determina il finale di questa nostra legislatura e potrebbe caratterizzarne il senso complessivo. Stiamo parlando di una procedura sulla cui importanza altri hanno già richiamato l’attenzione e che può effettivamente avere un rilievo di carattere generale nazionale. Proprio su questo pongo l’attenzione. Tralascerò di ricordare come siamo partiti, anche se forse correrebbe l’obbligo di farlo, cioè con alcuni colleghi che in quest’Aula sventolavano bandiere di altre Regioni, richiamando all’indipendenza e alla secessione di altre Regioni in Europa e accusando chi stava da questa parte dell’Aula di organizzare passerelle, o comunque atti che non avevano particolare cogenza. Abbiamo visto che non è così; abbiamo visto che il percorso era serio; abbiamo visto che il percorso era sui contenuti ed era stringente sui contenuti, con il precedente Governo e con il nuovo, perché la continuità istituzionale credo sia un aspetto fondamentale che va, in qualche modo, sempre preservato. Visto che, a partire dal prossimo settembre, affrontiamo l’ultimo anno di legislatura, perché nell’autunno del prossimo anno ci saranno le lezioni regionali e la naturale scadenza della nostra legislatura arriva, appunto, nell’autunno 2019. In quest’anno il Presidente della Regione non dico che ha l’obbligo, ma sicuramente la necessità di portare a compimento questo percorso. 

Proprio perché noi non abbiamo mai fatto mancare il nostro contributo, in termini critici, a volte, comunque sempre dialettici sui contenuti, non mi sottrarrò, anche questa volta, da un passaggio che comunque considero necessario, visto che nel documento che ci è stato consegnato questa mattina e che avremo modo di discutere in Commissione e poi nuovamente per il voto in Aula, una delle aree strategiche, il territorio, rigenerazione urbana, ambiente e infrastrutture, è un capitolo che guarderemo con estrema attenzione, perché ricorderete, nella cronistoria di questo nostro articolato percorso, dal documento che inizialmente aveva approvato la Giunta, come documento base sul quale avviare la discussione, al documento che poi risultò essere approvato dall’Assemblea nell’ottobre 2017 (la Giunta avviò il percorso formalmente nell’agosto 2017), noi approvammo la risoluzione che dava mandato al Presidente ad avviare la trattativa con il Governo in ottobre. In quel documento, da agosto ad ottobre, ci concentrammo, in particolar modo per quanto riguarda il nostro gruppo, nel lavoro di Commissione, su quel capitolo che riguardava l’urbanistica, il governo del territorio, anche perché in quel periodo stavamo discutendo anche qui di legge urbanistica, guarderemo – come dicevo – con particolare attenzione a quel capitolo, perché alcune delle cose che avevamo concordato di eliminare l’anno scorso, non vorremmo che ritornassero nel testo di quest’anno perché, ovviamente, come sollevammo critiche allora, lo faremmo anche in questa occasione. Questo mi dà l’opportunità per segnalare come, volendo, tutti i gruppi – perché come l’abbiamo fatto noi, possono, potevano e potranno farlo altri – di questa Assemblea hanno avuto modo e tempo per intervenire, per discutere, per confrontarsi, per segnalare le eventuali criticità, o per migliorare il testo. Ricordo anche che insieme al collega Bignami, proprio in quest’Aula (io sottoscrissi l’emendamento a prima firma Bignami), introducemmo e ampliammo, sul capitolo della giustizia, la possibilità particolare, per i giudici di pace, chiedendo anche di ampliare su quel versante le competenze regionali, a dimostrazione che i tempi, i modi e le volontà reciproche da parte dell’Esecutivo e del Consiglio regionale di intervenire ci sono, ci sono state e quindi il percorso che abbiamo alle spalle è un percorso, dal punto di vista del metodo, che va riconosciuto e segnalato, con anche elementi di criticità sui quali, probabilmente, torneremo già a settembre, quando si aprirà il confronto di merito in Commissione.

Penso che se, ovviamente, spetta al Governo indicare quale sarà il percorso legislativo che l’eventuale intesa dovrà trovare in Parlamento, è chiaro che è una responsabilità che spetta al Governo, sta anche a noi provare a indicare quali soluzioni potrebbero essere più auspicabili per noi. Da questo punto di vista, proprio perché il nostro non è stato un lavoro notarile, ma è stato un lavoro dialettico, critico e costruttivo – e lo sarà –, io credo che avremmo tutto interesse, se riusciremo a trovare la convergenza sui temi che sono stati messi sul tappeto, ricordo al consigliere Fabbri che le deleghe non sono aumentate, noi abbiamo individuato quattro aree tematiche che, ovviamente, comprendevano, sin dall’inizio, dodici deleghe; abbiamo riassunto nei documenti in quattro capitoli, quattro aree tematiche, ma le deleghe erano già dodici. L’unico ampliamento che si fa, eventualmente si farà in questo passaggio. Lo dico per chiarezza rispetto al passaggio successivo, quello più importante: l’approvazione, da parte del Parlamento, della legge che dovrebbe assegnare ed assegnerà eventualmente alla Regione l’autonomia differenziata. Penso che se troveremo un accordo e se saremo così capaci di individuare, precisare, definire bene quali sono le nostre volontà, abbiamo tutto l’interesse a che quel pacchetto poi trovi nel Parlamento, ovviamente salvaguardando la libertà di tutti i parlamentari – ma questo è scontato –, abbiamo però tutto l’interesse a che si scelga il percorso che preveda la possibilità che quel pacchetto, da noi individuato, subisca il minor numero di interventi e di modifiche possibili. Lo dico a salvaguardia del nostro lavoro, del nostro impegno e dell’espressione di volontà di questa Assemblea. 

Al di là dei percorsi che sceglieranno altre Regioni, su cui ci siamo confrontati ampiamente, anche in quest’Aula, ciascuno con le proprie posizioni – sulle quali io non voglio nemmeno tornare –, però siccome abbiamo stabilito un percorso, che mi pare di capire – ma lo vedremo – è un percorso che dal punto di vista amministrativo potrebbe raccogliere l’interesse e l’adesione anche delle altre Regioni che adesso vorranno, forse, intraprendere il percorso dell’autonomia differenziata, ecco che allora abbiamo il compito di portare avanti fino in fondo un percorso che segni, in qualche modo, un elemento guida, che può segnare una strada anche per gli altri. Questa è una responsabilità che abbiamo, ovviamente in condivisione con il Governo, alla quale però io penso dovremmo tenere tutti. 

Quindi la scelta del percorso che il Governo deciderà di intraprendere e i tempi con i quali quel percorso verrà adottato, non sono irrilevanti. Ovviamente, fermo restando che il documento sul quale il presidente avrà il mandato per andare a firmare l’intesa definitiva, sarà un documento sul quale, nei tempi congrui e non alle calende greche, vorremmo misurarci, confrontarci e, se è del caso, come abbiamo sempre fatto, rivendicare la nostra autonomia anche di modifica di intervento, perché il presidente va, rappresenta l’Esecutivo, ma l’Assemblea legislativa siamo noi e siccome stiamo percorrendo tutti insieme una strada che, per certi versi, è effettivamente – utilizziamo spesso questo appellativo, ma in questo caso lo è veramente – storico, io credo che ciascuno di noi, ciascun gruppo, ciascuna forza politica e ciascun consigliere, ha il dovere, non solo il compito, di esercitare fino in fondo le proprie prerogative, a salvaguardia di un percorso al termine del quale, io credo, tutti quanti, forse, potremo avere segnalato un punto importante per il futuro di questa Regione.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Taruffi.

Non ho altri iscritti.

Prego, consigliere Facci. Dopodiché, chiuderei la parte del dibattito e ridarei la parola al presidente della Giunta Bonaccini per la replica.

 

FACCI: Grazie, presidente. Intendo anch’io dire due parole su questo importantissimo argomento che, non avendo partecipato dai lavori fatti da questa Assemblea nei mesi precedenti, se non esternamente, per averne letto le notizie sui giornali, ovviamente non mi ha visto partecipe. Quindi elaborerò, esaminerò attentamente il documento che il presidente Bonaccini ha inviato all’Assemblea nella giornata di ieri. Mi aspetto, com’è stato invocato da più parti, che su questo argomento ci sia un ampio confronto nelle sedi competenti. Da parte del movimento che rappresento, che è il Movimento per la sovranità, la rivendicazione di una maggiore autonomia territoriale è assolutamente una rivendicazione legittima, auspicabile, perché non collide con il principio di unità nazionale, anzi – se vogliamo – la rafforza; attua il federalismo in maniera più precisa e più puntuale; non crea Regioni di serie A e Regioni di serie B, in quanto può permettere un maggiore equilibrio di risorse e una maggiore ridistribuzione di risorse, nel momento in cui ci fossero Regioni che possano sviluppare più ricchezza a favore dei propri amministrati. Questo non creerebbe squilibri, ma anzi permetterebbe interazioni maggiori. D’altronde, abbiamo oggi, nel nostro Stato, un federalismo a geografie variabili; abbiamo delle Regioni che sono a Statuto speciale da tempo e che godono di una serie di prerogative. È corretto, giusto, laddove vi siano le condizioni – e qui sicuramente, in Emilia-Romagna, le condizioni vi sono – per andare a rivendicare e richiedere un’autonomia sulle materie che questa Assemblea riterrà necessario e importante poter richiamare. 

Detto questo, il mio appello, il mio auspicio – ma non ho retropensieri e non ho dubbi che sarà così – è quello di un percorso ampiamente condiviso; un percorso chiaro, trasparente e soprattutto che possa prevedere la nostra partecipazione. Il capogruppo Caliandro, presidente del gruppo di maggioranza, ha parlato di una sorta di ricostituente, rievocando una sorta di anno zero e soprattutto un momento storico importante di questa Regione. Certo, se questa Regione dovesse arrivare ad ottenere un’autonomia, secondo il percorso che stanno facendo anche le altre Regioni che hanno invocato molta autonomia, tanto che hanno richiesto una serie importante di materie, se questo fosse anche il nostro percorso, certamente ci troveremmo di fronte a un momento importante, epocale, rivoluzionario, chiamiamolo come vogliamo, ma indubbiamente un percorso eccezionale, straordinario. Però, occorre che questo avvenga all’interno di un canale di chiarezza e trasparenza, quella chiarezza e quella trasparenza che, per il momento, non ci sembra così netta, non ci sembra così lineare. 

Nel concludere questo mio breve intervento, che voleva fondamentalmente manifestare la sostanziale adesione a questo percorso e la sostanziale condivisione di questo percorso, allo stesso tempo rivendica, in particolare in relazione a quelli che sono i rapporti di forza di questa Assemblea che, proprio perché siamo di fronte a una riscrittura delle norme e delle regole che dovranno disciplinare il nostro territorio, che questo avvenga in un percorso di ampia condivisione, ampia convergenza. Diversamente, ci troveremmo di fronte a scelte che non perseguirebbero l’interesse comune, ma perseguirebbero interessi differenti, o comunque logiche differenti e diverse. 

Questo è l’auspicio che mi sento di evidenziare, di svolgere, perché è vero che questa è una grande opportunità, ma non deve nemmeno diventare un’operazione di forza, un’operazione poco chiara, un’operazione poco trasparente. Sono convinto, presidente, che questa non sia la sua intenzione, ma sappiamo che tante volte possono esservi condizionamenti esterni, o comunque anche situazioni accidentali che, in realtà, sporcano – mi passi il termine – anche le migliori intenzioni. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Facci.

La parola ora al presidente della Regione, Stefano Bonaccini. Prego.

 

BONACCINI, presidente della Giunta: Intanto vi ringrazio per il sostanziale via libera – mi pare – al metodo, al merito. Nessuno ha messo in discussione, ad esempio, che le dodici competenze che avevamo chiesto fossero da correggere, da cambiare, o da modificare, perché in queste settimane non abbiamo ricevuto mai alcuna richiesta di correttivo, o correzione. L’apprezzamento che vogliamo estendere è la disponibilità che avete dato ad andare a verificarle, persino a provare anche eventualmente ad aggiungerne altre (e valuteremo insieme). Ho ribadito, per coerenza con quello che abbiamo fatto e detto in questi mesi, più volte, a più riprese, che noi proprio non siamo d’accordo a chiederle tutte e ventitré. Peraltro, chiederle tutte e ventitré non vuol dire avere più autonomia. Più autonomia la si ha sulle materie e sulle competenze che vengono richieste, perché siamo convinti, ad esempio, così come il conforto di tutte le parti sociali – per quanto mi riguarda e ci riguarda – non è poca cosa e credo che legittimamente il consigliere Fabbri abbia posto il tema di una verifica, di discussione anche nelle Commissioni competenti, o meno, e assolutamente non è solo legittima, ma anche opportuna, nel merito nemmeno di numeri, di quantum, ma in termini di valutazione rispetto a come un sistema paese devolve autonomia differenziata, come un territorio la può interpretare e se, rispetto alle singole competenze non vi sia, invece, il rischio, come io vedo, che su alcune materie – vi ho sempre fatto l’esempio delle politiche energetiche – noi non si rischi, invece, un paese più Arlecchino. Ripeto, anche qui, con l’assoluta legittimità di chi le ha chieste tutte e ventitré, perché peraltro previsto dalla Costituzione. 

La valutazione quindi è unicamente “politica e istituzionale”. Però, credo – e mi auguro facciano così anche le altre due Regioni – noi vogliamo arrivarci, come peraltro avevamo fatto fino adesso, con un voto di questa Assemblea legislativa che dia il mandato, quindi chi ne ha fatto richiesta, da Giulia Gibertoni ad Igor Taruffi, passando per Caliandro, Piccinini, Facci, Galli, Fabbri, quindi tutti quelli che sono intervenuti, sostanzialmente sì, faremo un passaggio formale, perché peraltro mai abbiamo inteso non farlo. Vi chiedo la possibilità di accelerare e anticipare eventualmente alle date previste dal calendario, come stamattina richiamava la presidente Saliera, perché non so se il Governo vorrà, o meno, accelerare rispetto alla concessione della stessa autonomia. 

Apprezzo molto questa disponibilità che tutti avete dato. Sul tema di come arrivarci ho espresso una valutazione, una preoccupazione che ci è stata rinforzata dall’ascolto di diversi costituzionalisti delle parti sociali, che hanno a che fare, essendo rappresentanze e portatori di interesse particolari, ma anche molto rilevanti, rispetto a come ci si è abituati in questo Paese ad affrontare il tema della concessione delle leggi deleghe, rispetto a quello che mi pare di aver compreso dalla Regione Lombardia (ma non voglio parlare per altri), non ho messo veti di alcunché rispetto a chi ha indicato “quella è la strada” e noi abbiamo detto che ne preferiremmo un’altra, ma siamo disposti a confrontarci con il Governo, perché per noi, prima ancora del come ci arriveremo, è importante dove arriveremo e anche quando. Prendendo per buono quello che alcuni hanno descritto, c’è chi dice il tempo non è amico del bene, a volte, e per certi aspetti, su diverse cose, può anche essere proprio così. Io non voglio dire che dobbiamo accelerare al punto di vedere sventolare la bandierina a scacchi, perché abbiamo tagliato il traguardo, metaforicamente, debba essere l’unico obiettivo che abbiamo, né per arrivare prima di altri, seppur vi dico che non vorrei arrivare dopo altri per ragioni che non attengono al merito, quindi nel merito siamo tutti sulla stessa linea di partenza, persino uno potrebbe, come qualcuno qualche giorno fa pubblicamente ha detto: se proprio la dovessimo mettere sul tempo, chi ha presentato, o presenterà meno competenze, dovrebbe avere anche un vantaggio. Ma io non la voglio nemmeno vivere così, perché per me sarebbe importante nel processo e nel procedimento che in questo Paese possa avvenire quello che anche alcuni di voi hanno definito come ho definito io, di portata storica, possa essere anche un modus operandi che indica alle altre Regioni che vorranno accedervi, una strada che consenta loro di avere un’esemplarità che possa essere perfino utile e fruibile. Questo lo dico da presidente della Conferenza delle Regioni, che all’ultima Conferenza del 12 luglio scorso abbiamo affrontato, proprio perché vi è la necessità di evitare anche qui uno spezzatino di mille rivoli diversi.

Domani vedremo come la discussione potrà esprimersi e se trova un punto d’accordo anche rispetto al metodo. In ogni caso, attendo il confronto anche comune alle altre due Regioni, con il Ministero e con il Governo, proprio perché ci interessa l’espressione di una soluzione che sia la più possibile condivisa. L’impianto non lo stravolgeremo. Possiamo, anzi auspichiamo, per quello che vi abbiamo proposto, di poterlo ampliare nel numero delle competenze che prevediamo, aperti ai contributi che da quest’Aula vorranno arrivare. Ricordo sempre che la richiesta della giustizia di pace avvenne da ambiti della stessa maggioranza, non coincidente con tutta la maggioranza, e dalle opposizioni, noi avevamo pensato che non era una cosa sulla quale dover riferire inserendola e poi, alla fine, abbiamo cambiato idea, perché abbiamo capito che poteva essere utile.

L’ultima cosa la dico alla consigliera Piccinini: oggi c’è un Governo che attiene a un’espressione rilevante di forze politiche qui presenti. Il Movimento 5 Stelle esprime un autorevole esponente, che è il sottosegretario agli Affari regionali, persona che non avevo mai conosciuto, l’ho conosciuto e mi pare persona particolarmente preparata e anche sveglia. Anche voi dateci una mano, diamoci una mano reciprocamente con le proprie appartenenze, per capire quale può essere la strada migliore per addivenire a un percorso che permetta di avere il massimo di condivisione e di velocizzazione possibile. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, presidente della Giunta Bonaccini.

Riteniamo concluso l’argomento oggetto 6850.

 

OGGETTO 6468

Progetto di legge di iniziativa della Giunta recante: «Modifiche alla legge regionale n. 24 del 2003 (Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza)» (92)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 6468/1/2/3/5 oggetti 6908 - 6909 - 6910 - 6912 - Presentazione, discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 6468/4 oggetto 6911 - Presentazione, discussione e reiezione)

(Risoluzione oggetto 6811 - Discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l’ordine del giorno e riprendiamo i nostri lavori con il progetto di legge oggetto 6468 di iniziativa della Giunta recante: «Modifiche alla legge regionale n. 24/2003 (Disciplina della Polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza)».

Testo n. 6/2018, licenziato dalla Commissione “Bilancio, Affari generali ed istituzionali”, nella seduta del 18 giugno 2018 con il seguente titolo: «Modifiche alla legge regionale 4 dicembre 2003, n. 24 (Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza).

Il progetto di legge è composto da trentasette articoli.

Il relatore della Commissione, consigliere Gianluigi Molinari, ha preannunciato di svolgere la relazione orale. Il relatore di minoranza è il consigliere Gabriele Delmonte, che ha preannunciato di svolgere anch’esso la relazione orale.

Il CAL ha espresso parere favorevole.

Sono state presentate diciannove proposte di emendamento: due a firma dei consiglieri Tagliaferri e Molinari; due a firma del consigliere Facci; due a firma dei consiglieri Molinari e Delmonte; una firma dei consiglieri Bertani, Molinari e Delmonte; una a firma dei consiglieri Delmonte e Molinari; tre a firma del consigliere Molinari; una a firma dei consiglieri Tagliaferri e Galli; una a firma dei consiglieri Pompignoli, Delmonte e Molinari; due a firma dei consiglieri Bertani e Molinari; quattro a firma del consigliere Bertani.

Sono stati, inoltre, presentati quattro ordini del giorno: il 6468/1 a firma dei consiglieri Prodi, Taruffi, Torri e Molinari; il 6468/2 a firma del consigliere Bertani; il 6468/3 a firma dei consiglieri Molinari, Taruffi, Delmonte, Bertani, Caliandro, Rontini e Galli; il 6468/4 a firma del consigliere Tagliaferri. Inoltre, è appena arrivato un ordine del giorno, 6468/5, a firma del consigliere Sassi.

È altresì abbinata la risoluzione oggetto 6811 “per impegnare la Giunta a farsi portavoce presso il Governo, delle istanze e delle aspettative degli agenti di polizia locale, ai fini dell’inquadramento del Corpo nel comparto di sicurezza, difesa e soccorso pubblico e per l’equiparazione normativa tra la polizia locale e le forze di polizia dello Stato”, a firma del consigliere Facci. 

Ora apriamo la discussione, dando la parola al relatore della Commissione, il consigliere Molinari, che ha venti minuti a disposizione.

Prego, consigliere Molinari.

 

MOLINARI, relatore della Commissione: Finalmente arriviamo con questo pdl, che arriva dopo oltre un anno di lavoro congiunto, serrato, da parte della Giunta, da parte dei tecnici della Giunta, con tutti i vari attori di questo mondo; un mondo molto ampio, che va dalle associazioni ai sindacati, agli esercenti, agli enti locali, a tutte quelle categorie che attorno al tema della polizia locale ruotano, lavorano e operano. È stato un lavoro che partiva dalla legge n. 24/2003 che, comunque, ha rappresentato una legge innovativa, unica, o comunque di grande valore anche rispetto agli esempi sulle altre Regioni per quanto riguarda il tema della polizia locale. 

Questa riforma si pone l’obiettivo, così come la legge n. 24/2003 è stata, per almeno quindici anni, una legge evoluta, seppur con i ritocchi necessari, legati al rodaggio, o alle evoluzioni normative, alle evoluzioni che si sono poste dal punto di vista del tema della polizia locale, è stata una legge che per quindici anni è stata all’avanguardia. Ora è arrivato il momento di lavorare su un pdl che possa aprire, per i prossimi dieci, quindici, vent’anni, la riorganizzazione di un settore determinante; è determinante per quanto riguarda i contenuti, ma anche per quanto riguarda i numeri. Quando parliamo di polizia locale, parliamo di quasi 4.000 addetti, 334 Comuni che si sono dotati di questo strumento, 124 Comandi e soprattutto l’attività che è di una mole enorme: 587 mila richieste di pronto intervento; 67 mila problematiche di prossimità; 826 mila veicoli controllati (questi sono tutti dati che arrivano e sono stati elaborati anche dagli uffici); 67 mila conducenti sottoposti a pre-alcol test; 70 mila controlli ambientali; 233 mila accertamenti anagrafici; 18 mila ore di educazione stradale; quasi 3 mila interventi sanitari (TSO e ASO); oltre 9.700 comunicazioni di reato; 5.200 denunce e querele formalizzate; con il rilievo di circa 24 mila incidenti. Questi sono dati che di per sé possono essere un’elencazione matematica, ma in un momento in cui soprattutto il tema della sicurezza, del controllo del territorio, tramite le forze dell’ordine preposte, anche attraverso il canale della polizia locale, dimostra come questa realtà sia cresciuta a un livello tale in cui la polizia locale diventa un sistema irrinunciabile nel complesso sistema della sicurezza e, comunque, anche del controllo di tutto il territorio italiano.

La legge, come dicevamo – anche all’interno dell’audizione sono uscite alcune problematiche che sono state raccolte nel dibattito, come dirò successivamente, all’interno della Commissione – è una legge che tiene in considerazione il ruolo strategico della Regione per quanto riguarda l’attività di coordinamento, tenendo alcuni obiettivi, tra i quali, indubbiamente, l’attività di aggregazione all’interno del ruolo, quindi anche degli stessi Corpi di polizia locale, introducendo alcune innovazioni, alcune sono uniche in Italia. Ogni tanto credo che la Regione Emilia-Romagna ci tenga ad analizzare, ma anche ad essere la prima, perché comunque vuole sperimentare, perché ha il coraggio di sperimentare. L’inserimento, per esempio, dello street tutor, che nasce quasi a traino del primo provvedimento elaborato alcuni anni fa per quanto riguarda il riconoscimento del ruolo e degli addetti della sicurezza all’interno dei locali; nasce da un confronto con le associazioni. Rispetto all’impostazione iniziale ha ricevuto alcuni correttivi, dati proprio dal dialogo che c’è stato in questi mesi e arriva ad intervenire sulle tematiche all’ordine del giorno: l’ordine pubblico, il rapporto tra i luoghi di divertimento, della movida e l’ordine pubblico, quindi anche la pacifica convivenza. Creare quindi un ruolo e normarlo, dando la possibilità anche agli esercenti di avere uno strumento codificato, per agire anche all’esterno e per evitare soprattutto quelle situazioni finali di rottura in cui, tra la quiete e una situazione di tensione sociale, non c’era una via di mezzo e si arrivava direttamente alla chiusura del locale. In questo modo, tramite lo street tutor, si dà uno strumento aggiuntivo, che ovviamente poi verrà normato – come tanti aspetti da delibere applicative –, che sarà una novità che nei prossimi mesi sarà sperimentata sul territorio regionale. 

L’altro elemento determinante è legato al concorso unico. Questa è un’esperienza unica che, se le premesse sono quelle che si stanno cercando di creare, penso che questo potrebbe diventare, nel futuro, anche un esempio posto in atto anche da altre Regioni. Parlo di esempi che conosco: nell’ultimo bando al Comune di Piacenza di assunzione di dieci agenti, con una partecipazione di quasi tremila partecipanti, quindi una situazione quasi al limite dell’insostenibilità dal punto di vista dell’organizzazione, dei costi. In questo caso, il concorso unico, ovviamente in questa fase con un’adesione volontaria da parte delle Amministrazioni comunali, porterà principalmente a due azioni: la ripartizione delle spese su più soggetti, quindi la stessa Regione con un intervento, l’Amministrazione comunale e anche il partecipante. Toglierà, almeno a livello locale, il peso per questa mega partecipazione, a volte poi tradita anche dal numero esiguo degli agenti stessi, delle persone selezionate e soprattutto fornirà agenti pronti all’uso, quindi agenti formati, già in grado di intervenire immediatamente all’interno del loro ruolo. 

All’interno della legge, un ruolo determinante, che nel 2003 non poteva essere ancora previsto, è il riconoscimento e il ruolo dei volontari. Il volontario mai si andrà a sostituire alle forze dell’ordine, o alla polizia locale, ma negli anni si è rivelata un’opportunità anche per cercare di favorire il dialogo, il contatto tra l’Amministrazione e i cittadini, favorire il senso civico e soprattutto, a volte, intervenire anche in quelle situazioni eccezionali in cui la dotazione stessa del Corpo, o del servizio, non può supplire a determinati eventi particolari, o a calamità. Comunque, va a creare un sistema attraverso il quale la stessa polizia locale è cresciuta.

All’interno del pdl si interviene anche sugli aspetti che riguardano la possibilità anche di scambio e quindi di maggiore flessibilità negli interventi in operazioni straordinarie. Abbiamo visto, purtroppo, ciò che è capitato anche con il terremoto; può capitare anche su eventi particolari. Uscire dall’ambito territoriale, all’interno di questa legge diventa molto più facile e molto più snello. Vengono inseriti e riconosciuti anche, laddove questa legge non può intervenire, sulla questione delle dotazioni per quanto riguarda l’arma di servizio; può intervenire, invece, per quanto riguarda gli strumenti di autotutela, che anche lì, nel 2003, si affacciavano sulla scena nazionale e regionale. Va quindi a costituire, a rafforzare anche quel ruolo operativo che ha la polizia locale; ruolo operativo che si abbina – e questa è una definizione che ci piace – al concetto di polizia di comunità, perché uno dei ruoli e forse degli elementi di forza della polizia locale è proprio questa forte connessione con la comunità, il contatto diretto con l’Amministrazione. I sindaci sono le prime interfacce rispetto alle stesse Province e alla stessa Regione, o anche allo Stato. La polizia locale è quel cuscinetto che va ad agire con un’attività di prevenzione, di dissuasione e anche di formazione rispetto al primo luogo in cui i problemi possono nascere.

La definizione del ruolo del comandante è stata anche discussa all’interno di quest’Aula, con visioni diverse, ma il lavoro che è stato fatto, anche nel confronto con le minoranze, è un lavoro che propone una risposta, se non totale, ma una risposta chiara anche dal punto di vista della volontà politica di selezionare e formare comandanti principalmente formati all’interno delle polizie municipali, riconoscendo quindi l’importanza dell’esperienza nel settore e riconoscendo quindi, senza poter intervenire in modo cogente, perché la normativa e la problematica deve – se si vuole – essere risolta a livello nazionale, ma intervenendo e incanalando una scelta ben precisa. Interveniamo anche qui, perché laddove si è coraggiosi e si ha anche capacità innovativa, a volte bisogna anche cercare di essere attenti a guardare le cose positive che vengono fatte all’esterno, in questo caso anche rispetto a regioni limitrofe per quanto riguarda le spese legali e quindi la possibilità, laddove l’ente locale sia sprovvisto di una copertura assicurativa, di creare un fondo di intervento, per non lasciare scoperto l’agente che viene denunciato durante lo svolgimento del proprio dovere. 

Tutta una serie di attività che portano a una legge, alla quale dovrà seguire un lavoro ampio. Raccogliendo anche le indicazioni delle minoranze, abbiamo cercato di raccogliere – laddove fosse possibile – i suggerimenti anche per quanto riguarda le delibere attuative, per quanto riguarda i passaggi successivi, anche il coinvolgimento delle Commissioni assembleari e il coinvolgimento degli attori principali (associazioni di categorie, piuttosto che gli enti locali), cercando di affiancare al pdl un ordine del giorno che raccogliesse un po’ gli stimoli derivanti dal confronto in Aula soprattutto su tematiche nazionali, per quanto riguarda il discorso dei trattamenti infortunistici, per quanto riguarda la questione dei comandanti, per quanto riguarda alcuni temi che riguardano anche l’inquadramento stesso (e ho visto che sono arrivati due ordini del giorno in tal senso) della polizia locale, aprendo anche una discussione – e questo è importante perché è un tema che più volte è emerso all’interno della Commissione – per quanto riguarda il futuro delle polizie provinciali, non tanto perché abbiamo velleità di fornire delle soluzioni pronte, ma perché quantomeno ci si apre, come Regione, in questo impegno che proporremo alla Giunta come Assemblea, a uno studio di fattibilità, quindi a una fotografia molto dettagliata, con la raccolta anche di materiali e soprattutto di dati aggiuntivi rispetto al ruolo delle polizie provinciali, al modo in cui queste sono organizzate sui singoli territori, per poter avviare, con i soggetti interessati, una serie di riflessioni e anche, eventualmente, alcune proposte di riorganizzazione, più che altro…

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

PRESIDENTE (Soncini): Scusate, chiedo che ci sia più silenzio. Grazie.

Prego, consigliere Molinari.

 

MOLINARI: …alla luce della riforma Delrio, della nostra Legge 13 e della complicata situazione in cui le polizie provinciali si sono venute a trovare, con la buona volontà e disponibilità da parte della Regione di intervenire per quanto riguarda la copertura, quantomeno delle spese personali e soprattutto devo dire – credo anche a nome di tutti i miei colleghi –, anche grazie all’abnegazione delle stesse polizie provinciali che hanno cercato di gestire questo momento non facile, a volte con chiarimenti, a volte con fantasie e con tanto buonsenso. L’apertura a questi temi ci consente di aprire un tavolo che già, credo, con la Conferenza Stato-Regioni, è aperto nei confronti del Governo, con l’ottica di porre al centro della discussione un tema, o comunque il ruolo di un soggetto pubblico che è un soggetto determinante, su cui, anche nella discussione di queste settimane, di questi mesi, abbiamo colto come ci sia una voglia di costruire, piuttosto che di distruggere da parte di tutti.

A margine anche dell’introduzione, volevo necessariamente, almeno come relatore di maggioranza, fare innanzitutto i ringraziamenti alla struttura della Giunta, che ha seguito direttamente questo progetto di legge per il lavoro fatto, ma soprattutto anche per l’approccio orientato alla soluzione dei problemi, piuttosto che a dire che non si può intervenire, oppure che è tutto blindato. Ringrazio i collaboratori delle varie forze politiche e – ogni tanto la tanto attaccata e poco valorizzata classe politica – anche il buonsenso e la collaborazione dei colleghi che hanno seguito direttamente il pdl, non tutte, ma la stragrande maggioranza delle proposte che sono arrivate, sono state affrontate, siamo arrivati in Commissione con oltre cento emendamenti e ci ritroviamo qui con emendamenti in larga parte condivisi, a dimostrazione che il lavoro fatto di confronto continuo di questo anno e mezzo è stato un lavoro efficace, un lavoro che comunque, se rapidamente oggi arriveremo all’approvazione del pdl, poi consentirà di avere un ritorno positivo del territorio, perché comunque della polizia locale, della polizia di comunità, di questo servizio ormai nessuna Regione, nessuna Amministrazione, lo stesso sistema Italia, può fare a meno. Grazie per tutti questi passaggi. Ci sarà la discussione anche su alcuni ordini del giorno e cercheremo di essere stringati. Cercherò di essere esaustivo per quanto riguarda anche le motivazioni, anche per le bocciature. Grazie anche per il lavoro e per la collaborazione che avete riservato in questi giorni.

 

Grazie, consigliere Molinari.

La parola al relatore di minoranza, consigliere Delmonte.

 

DELMONTE, relatore di minoranza: Grazie, presidente. Finalmente, direi! Dopo tanti interventi qui in Aula, dopo quindici anni riusciamo a mettere mano a una legge che, secondo noi, aveva bisogno di una revisione. Non che fosse una legge sbagliata, semplicemente era una legge superata nel tempo e che aveva effettivamente bisogno di una rinfrescata generale, soprattutto per lo sviluppo che la Polizia locale ha avuto a livello territoriale, ma anche a livello nazionale. La testimonianza di questo è avvenuta anche nell’arco di questi quattro anni, da diverse risoluzioni (che abbiamo discusso all’interno della Commissione competente e anche di quest’Aula) la maggior parte di queste approvate all’unanimità, segnale che vuol dire che evidentemente tutti ci accorgevamo di come questa legge aveva bisogno di un ritocco; un ritocco che non è solo formale, ma è proprio di sostanza, perché andiamo a toccare tanti temi che effettivamente possono migliorare le condizioni lavorative e di sicurezza dell’intero territorio. 

La relazione degli uffici è suddivisa in tre macro settori di intervento che ritengo corretti e che quindi seguirò anche nella mia relazione. Il primo riguarda il coordinamento regionale, dove si va ad introdurre il corso/concorso, così chiamato, regionale, che si affianca agli strumenti di selezione attuali e quindi non li sostituisce. Questo è importante, perché in alcune discussioni sembrava che andasse completamente a togliere la libertà ai Corpi e all’Unione dei Comuni, o ai Comuni, di fare le proprie selezioni; così non è. È una possibilità che si dà ai Corpi di poter accedere a una selezione, che non è solo un concorso, ma è proprio un corso. Quindi si vanno a formare gli agenti, in modo che alla fine di questo percorso possano essere già pronti al servizio, quindi immediatamente operativi nei Comuni che poi selezioneranno loro stessi, tra quelli possibili. Da questo punto di vista, proprio per il coordinamento regionale, secondo noi, era importante introdurre quello che noi abbiamo definito “un tavolo di raffreddamento”. Crediamo che quando si vada a creare un nuovo Corpo di polizia locale, o si vada a modificarne uno, può capitare che ci si possa trovare con alcuni territori discordanti sull’utilizzo del servizio e delle dotazioni del Corpo, quindi vi si trova una piccola disomogeneità della distribuzione territoriale degli agenti, oppure sulla dislocazione del punto di comando, o su alcuni servizi che magari vengono svolti più in certi Comuni che in altri. Questo, fino adesso, ha portato a delle rotture, a volte date anche da formazioni politiche differenti all’interno della stessa Unione dei Comuni, o dello stesso Corpo. Crediamo che questo non possa più accadere, perché va a danno della comunità e degli operatori che prestano servizio in quel determinato territorio. Quindi con questo “tavolo di raffreddamento”, che è stato oggetto di un nostro emendamento, possiamo cercare di risolvere prima una problematica, intervenendo come Regione. 

Poi, abbiamo una cosa importante, che è il supporto e l’interscambio operativo tra i Corpi e i Comandi; crediamo che essere un Corpo di polizia locale, pur se limitato a un certo territorio a livello di operatività, possa però essere una risorsa per altri Corpi, soprattutto nei casi in cui ci possono essere delle necessità dovute a manifestazioni, a calamità naturali, o ad altri eventi che necessitano di una dotazione di operatori superiori a quella ordinaria. Quindi questo lo accogliamo con favore. Ovviamente ci saranno dei finanziamenti su dei progetti sperimentali. Soprattutto, un punto a noi molto caro è la promozione dell’immagine della polizia locale. Cosa vuol dire promuovere l’immagine della polizia? Vuol dire instaurare un senso di fiducia nei confronti della polizia locale e vuol dire dapprima rispettare la divisa, rispettarne il logo, rispettarne il ruolo soprattutto. Molto spesso vediamo come gli operatori di polizia locale vengono visti dai cittadini come quelli che fanno le multe; in realtà, è una semplificazione che è assolutamente irrispettosa di quelli che, invece, sono i ruoli importantissimi che svolge la polizia locale. Però, tutelare l’immagine della polizia locale, secondo me – e qui mi permetto un piccolo disappunto politico – passa anche dal ruolo della Regione che deve reagire quando avvengono fatti gravi che danneggiano l’immagine della polizia locale, come quello di recente cronaca nel reggiano, della polizia della Val d’Enza, dove ci sono due operatori indagati. Ovviamente la Magistratura farà il suo corso e le indagini faranno il proprio percorso, però non una parola è venuta fuori dagli organi politici di questa Regione e di questo un po’ mi rammarico, perché credo fosse importante, invece, far sentire la nostra voce come Regione, perché quell’episodio non danneggiasse un Corpo di polizia locale che, invece, è a tutela e soprattutto è emanazione di un controllo regionale e che quindi non debba essere danneggiato da un episodio singolo. 

Affrontiamo il secondo punto, che è quello di un nuovo modello di polizia locale (così denominato nella relazione), partendo dal concetto di polizia di comunità, che vuol dire fare più partnership sul territorio, ma anche riuscire ad affrontare e ad unire un grande sforzo dei cittadini, apprezzabilissimo, se regolamentato, così come sta avvenendo ora, del volontariato, che deve essere una sinergia, ad esempio le associazioni di controllo del vicinato, rispetto ad altre associazioni simili e deve restare nell’ambito della sinergia. Non bisogna mai mischiare i due ruoli dell’associazionismo e della polizia locale. Da questo punto di vista abbiamo fatto un emendamento dove si possa monitorare l’effettiva collaborazione. Se vogliamo premiare queste persone, dando loro una possibilità in più all’interno del corso/concorso, con delle piccole premialità nei punteggi (con una modalità che poi la Giunta elaborerà), dobbiamo anche verificare che effettivamente abbiano fatto un servizio per il territorio e quindi deve essere regolamentato questo aspetto. 

Nella relazione viene evidenziato anche un social, come informazione, sull’operato della polizia locale. Quindi l’utilizzo dei nuovi media per dare informazioni e per avvicinare la polizia locale al cittadino; è importante, se è ben fatto. La comunicazione, soprattutto nei social, a volte può essere un rischio ed è importante cercare di avvicinare il cittadino, ma va fatto nel modo corretto. Ricordiamoci che stiamo parlando comunque di una forza di polizia. Per questo, vorrei davvero elogiare l’ufficio della Regione, perché ha emanato un vademecum, secondo me, molto ben fatto, che spiega ai Corpi di polizia che volessero aprire dei canali social, o comunque media, per sapere come farlo, sia in una forma correttamente istituzionale, sia utilizzando al meglio le capacità di questi strumenti di comunicazione. 

L’ultimo punto è quello di uno strumento per un servizio efficace ed efficiente. Cerchiamo di dotare la forza di polizia locale di strumenti quali, ad esempio, lo street tutor, perché è uno strumento anche questo; è un operatore che può coadiuvare, soprattutto in orari in cui il servizio di polizia locale non è attivo e soprattutto in location in cui la polizia locale non è perennemente presente, come locali notturni, o altre attività commerciali in cui la quiete pubblica può essere maggiormente disturbata e crediamo che allargare la competenza anche alle strade e alle aree limitrofe, per questi operatori di sicurezza interna, possa essere un buono strumento. Anche qua ci sono due nostri emendamenti, in accordo anche con il consigliere Pompignoli, in cui non dobbiamo assolutamente forzare la mano sugli esercizi commerciali nell’adeguarsi, o dover introdurre per forza lo street tutor, il Comune non deve poter fare questa forzatura, ma deve essere un accordo fatto tra l’esercizio commerciale, l’ente pubblico e anche le associazioni di categoria che rappresentano queste tipologie di esercizi commerciali. 

Abbiamo parlato degli strumenti di autotutela. Io qua auspicavo, come è sotto l’aspetto di un emendamento – se non ricordo male – del consigliere Facci, in cui si obbliga la dotazione e non si lascia la possibilità di dotare. Però, crediamo che questo già sia un forte passo avanti, la possibilità di dare dei piccoli strumenti di autotutela, come lo spray urticante e il manganello, per potersi proteggere durante alcune operazioni che sappiamo sempre più comuni, anche per gli agenti, gli operatori di polizia locale. A questo, si aggiunge un sostegno psicologico, perché spesso, dopo alcune evenienze, è fondamentale anche questo servizio. 

Purtroppo – e lo voglio far notare – nel Partito Democratico queste posizioni, soprattutto sugli strumenti di autotutela, non sono unanimi e questo mi dispiace, perché provengo dalla provincia di Reggio Emilia che da poco, all’interno del Comune capoluogo, ha approvato un regolamento di polizia locale, con non poche polemiche, perché un consigliere della maggioranza, del Partito Democratico, un individuo chiamato Dario De Lucia – chi è di Reggio lo conosce sicuramente – ha dapprima fatto delle dichiarazioni allucinanti e pesantissime nei confronti degli operatori di polizia locale, per poi rivedere la sua posizione all’interno del Consiglio comunale, in cui ha fatto semplicemente voto di astensione e non contrario, come aveva annunciato (ma forse è stato richiamato all’ordine), facendo delle affermazioni pubbliche raccapriccianti, dicendo agli operatori che: «Vogliono fare i Robocop e menare semplicemente le mani. Siete solo dipendenti comunali con una divisa. E quella che fate voi, con manganelli e spray urticanti, è solo una politica fascio-leghista. E la polizia locale non è e non sarà mai»...

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, mi scusi, sono dichiarazione pubbliche queste?

 

DELMONTE: Sono dichiarazioni pubbliche.

 

PRESIDENTE (Soncini): Prese dai giornali? Se no devo andare in seduta segreta.

 

DELMONTE: Prese dai giornali, dai social, pubblici. Mi prendo la responsabilità di tutto quello che sto dicendo, comunque. È pubblico, anzi se ne vanta. Quindi non è un problema.

 

PRESIDENTE (Soncini): Se no, si deve andare in seduta segreta. Mi ha confermato il consigliere che sono dichiarazioni pubbliche. Prego.

 

DELMONTE: È tutto pubblico, assolutamente. Anzi, era la cronaca dei giornali. «La polizia locale non è e non sarà mai un Corpo di polizia come gli altri». Io, leggendo queste dichiarazioni, ho pensato di come ci sia ancora tanta cultura da fare sulla polizia locale; che forse parlare con gli operatori e con gli agenti che tutti i giorni vestono quella divisa, sarebbe auspicabile, perché effettivamente è vero, sono dei dipendenti comunali, è verissimo spesso dell’Unione dei Comuni, comunque parliamo di dipendenti pubblici. Però, non tutti i dipendenti pubblici, ovviamente nel rispetto dei ruoli dei dipendenti pubblici, fanno operazioni in cui sono coinvolti in casi di TSO, di ordine pubblico, fanno delle operazioni antidroga, anticriminalità organizzata, pronto intervento, rilievi stradali, blocchi di polizia, lotta all’abusivismo, sia commerciale che di contraffazione. Non tutti i dipendenti pubblici sono uguali, nel senso che alcuni hanno bisogno di più tutele, perché spesso mettono a repentaglio la propria incolumità. Quindi questo credo fosse un concetto importantissimo che con questa legge regionale stiamo ribadendo ed è importante che questo segnale esca dalla Regione, perché stiamo dotando finalmente gli agenti, gli operatori, di quelle dotazioni di autotutela. Parliamo di autotutela e, in nessun modo, di offesa verso qualcun altro.

Chiudo dicendo che, secondo noi, la legge ha avuto un percorso veramente collaborativo. Auspico ci sia una larga maggioranza che approverà questa legge, se non l’unanimità, perché è fondamentale dare un segnale veramente a queste migliaia di operatori, a questi 123 Corpi attualmente all’interno della regione Emilia-Romagna, perché non si sentano semplicemente diversi e abbandonati rispetto alle altre forze di polizia. Gli ordini del giorno specificano alcuni di questi aspetti che, purtroppo, invece, rispondono a normative nazionali, a cui quindi non potevamo mettere mano, perché ovviamente abbiamo delle competenze ristrette in merito. Alcuni di questi, secondo me, sono ben fatti; poi mi riserverò di analizzarli successivamente. 

Mi collego anch’io ai ringraziamenti del relatore di maggioranza agli uffici, perché veramente hanno fatto un lavoro egregio, soprattutto ascoltando e risolvendo alcune problematiche che erano emerse nell’iter legislativo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Delmonte.

Apro la discussione generale sul provvedimento e risoluzione.

Interviene il presidente della Regione, Stefano Bonaccini.

Prego, presidente Bonaccini.

 

BONACCINI, presidente della Giunta: Chiedo scusa, perché dopo dovrò assentarmi per altri impegni. Ci tenevo a dire due cose, perché credo che questa legge diventi qualcosa di rilevante, laddove sono state indicate le temporalità, dalle quali si attendeva una novità legislativa. Credo sia un fatto rilevante che si sia arrivati con un consenso così largo rispetto alla proposta. Capisco che quando le cose vanno speditamente, unitariamente e ci si trova per la gran parte d’accordo (ringrazio anche per gli apprezzamenti), ci si debba mettere qualcosa. Però, sinceramente, francamente, non vedo cosa c’entrino le parole di Dario De Lucia rispetto al nostro percorso. Sarebbe come se io prendessi quello che dice un esponente della Lega Nord, o dei Cinquestelle. Ripeto, è legittimo, ma credo non tolga nulla a un lavoro serio, del quale voglio ringraziare l’Assemblea legislativa e, in particolare, il relatore di maggioranza e il relatore di minoranza, perché – secondo me – si è affrontato in modo adeguato un tema che non dovrebbe avere granché di divisione politica, laddove va a tutela e a rinforzo di una funzione che noi riteniamo talmente importante, come quella della polizia municipale – o cosiddetta meglio polizia locale – che credo trovi una grande espressione, come avete richiamato (Molinari e Delmonte) in questo percorso.

Abbiamo introdotto alcuni elementi veramente innovativi, cercando le migliori esperienze che ci sono in giro. Secondo me, questa è una legge che potrà avere una sua valenza persino nazionale. Ma, ad esempio, sul tema del fondo a tutela degli agenti, proprio per le ragioni che lei da ultimo richiamava e che condivido, non tutte le funzioni dei dipendenti pubblici hanno la stessa rilevanza e impatto rispetto a un tema, ad esempio, di sicurezza o di esposizione a rischi di insicurezza. Quindi noi ci siamo avvalsi di una valutazione che ci era stata suggerita rispetto a una legislazione che era vigente in Lombardia. Non ci ha fatto velo la differenza di guida politica, né quella geografica. Così come abbiamo introdotto – veniva richiamato da entrambi i relatori – questo elemento della selezione, che avete giustamente definito anche come elemento di corsistica, ma come elemento di premialità dal mio punto di vista, e di rafforzamento delle competenze, delle qualità e del capitale umano. Ho partecipato due volte io stesso, personalmente, agli incontri e alla trattativa con i sindacati.

Mi fa molto piacere che l’abbiate sottolineato voi, perché io sembrerei di parte, del ringraziamento agli uffici e a tutti i dirigenti e al personale della pubblica amministrazione regionale che ha lavorato a questa legge, con grande assiduità, competenza e merito. Essere arrivati a un pronunciamento unanime di forze sindacali, che molto spesso hanno avuto anche posizioni e opzioni diverse, io lo considero un risultato molto positivo, che non vuol dire che è positivo in sé solo perché c’è l’accordo tra tutti, ma è positivo in sé, perché l’accordo tra tutti, partendo da posizioni su alcuni punti differenti, ha dimostrato che la volontà di andare a verificare, a dialogare, a mediare, ha portato a un risultato che anch’io, come voi, considero molto importante. Volevo ringraziare per il lavoro non banale che avete svolto. Questo è un elemento che, secondo me, dopo tanti anni, viene a premio di un servizio e di un lavoro importante e determinante, come quello che svolgono le migliaia di operatori della polizia locale, da Piacenza a Rimini e viceversa. Grazie. Presidente.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, presidente della Giunta Bonaccini.

Proseguiamo con la discussione generale.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Galli. Prego.

 

GALLI: Grazie. È una riforma che ci trova sostanzialmente d’accordo, non solo perché c’era bisogno di un approccio nuovo. Anche se erano passati pochi anni dalla precedente riforma, crediamo che questo passaggio sia sulla strada corretta. 

Alcuni step ci trovano particolarmente d’accordo: il potenziamento e una qualificazione dei compiti dell’agente di polizia municipale, a partire dal nome; chiamarlo non più vigile, non chiamarlo più poliziotto della polizia municipale, ma chiamarlo polizia locale intanto uniforma i vari territori e poi dà un riconoscimento, anche formale, anche dal punto di vista del nome, a uno che svolge un lavoro importante, qualificato e qualificante. È il primo tassello, molto spesso, del contatto fra l’amministrazione locale e il cittadino. Molto spesso viene ricordato, o visto, purtroppo, come quello che fa le multe. È stato ricordato dai colleghi che mi hanno preceduto, che questo passaggio di equiparazione, passo dopo passo, alle forze armate, dovrebbe qualificare anche lo stesso lavoro dell’agente di polizia municipale. Questo cammino di parificazione, però, richiede alcuni adeguamenti, non solo formali; richiede alcuni passaggi di sostanza. Il primo passaggio è la consapevolezza dell’agente di polizia di svolgere un lavoro importante, ma anche noi che in Regione, o nelle amministrazioni locali, dobbiamo dare gli strumenti, dobbiamo ricordarci che, ad esempio, quando a Castelfranco si mette un tortellino nell’emblema del Corpo di polizia locale, certamente si svolge un’azione di marketing, ma io non mi sentirei molto qualificato da avere un tortellino come emblema del mio Corpo. Va bene per raggiungere uno scopo pubblicitario, ma certamente non va bene per gli altri scopi di qualificazione. 

La maggior collaborazione fra i cittadini è un altro dei passaggi che viene assunto come scopo e come obiettivo di questa riforma. Il passaggio anche di un albo dei comandanti di polizia municipale rende più chiaro il percorso professionale dei comandanti a cui attingere. Abbiamo visto, nella realtà modenese, negli ultimi mesi, diversi avvicendamenti che sono ricorsi a queste qualifiche professionali acquisite nel tempo. Il nuovo comandante di Modena prenderà servizio il 1° settembre; è stato nominato pochi giorni fa, anzi mi permetto di fare i migliori auguri a Valerio Monticelli, nuovo comandante dei vigili locali di Modena. L’introduzione dello street tutor è un passaggio che ha trovato in Commissione qualche perplessità da parte degli esponenti del sindacato dei locali che si trovano, probabilmente, a dover essere gravati di un costo maggiore, certo, probabilmente il costo è maggiore e bisognerebbe trovare anche il modo di evitare che questi costi aggiuntivi, che vengono demandati ai locali per migliorare l’ordine pubblico, gravino sempre sui locali, perché è un problema che loro hanno sollevato e, secondo me, hanno anche ragione. La creazione di un fondo per gli oneri a difesa è stupefacente che non fosse già in piedi da molto tempo. Sappiamo che gli agenti di polizia locale, la polizia ordinaria, i carabinieri, la guardia di finanza, molto spesso svolgono dei compiti rischiosi, non solo per la loro incolumità personale, ma a rischio di denuncia, a rischio di processi, a rischio di coinvolgimenti economici molto pesanti. Quindi l’esistenza di un fondo che possa aiutarli nell’assistenza legale – vi dico la verità – mi sembra strano che venga affrontato solo oggi. Gli strumenti di autotutela vengono elencati; non saranno molti. Certamente, qualche anno fa, solo parlare di manganello, o di spray urticanti, era un argomento che per la sinistra era, a sua volta, come argomento, urticante e oggi, invece, viene affrontato con più chiarezza e con più calma. L’elenco degli strumenti a tutela della polizia locale, per loro stessi e per il mantenimento dell’ordine pubblico, nel caso di discussioni particolarmente animate, ci trova assolutamente d’accordo. Il quadro sostanzialmente è positivo. 

Se dovessi fare un inciso su Modena, ricordiamo che questi miglioramenti non possono passare in secondo piano rispetto alla pianta organica degli agenti di polizia municipale che deve essere mantenuta adeguata, non solo ai tempi, che magari in certe realtà, aumentando la popolazione, deve essere aumentata anche la polizia locale, ma anche alla complessità, al numero rilevante di iniziative. Una qualsiasi fiera, una qualsiasi sagra, una qualsiasi manifestazione pubblica, richiama, a volte, l’intera totalità degli appartenenti alla polizia municipale. Le complessità legate alla circolare Gabrielli, a maggior ragione. Quindi la pianta organica, che non è argomento di questo progetto di legge, è uno degli obiettivi che noi dobbiamo tenere presente, perché se abbiamo troppi pochi agenti, poi diventa difficile poter fare un regolamento non solo adeguato ai tempi, ma funzionale.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Galli.

La parola al consigliere Rancan. Prego.

 

RANCAN: Grazie, presidente. Molto brevemente, solamente per fare due considerazioni veloci, perché ciò che ha fatto questo Consiglio regionale in questi mesi è stato un lavoro importante, un ottimo lavoro e anche il lavoro che, per quanto riguarda il mio gruppo e l’opposizione, ha fatto il consigliere Delmonte, che sulla questione è assolutamente sul pezzo e molto preparato. 

Intervengo solamente per fare qualche considerazione di natura politica. Seguiamo la polizia locale da tantissimo tempo, sia a livello locale che a livello regionale. È un Corpo che troppe volte viene snobbato e non considerato. Troppe volte queste persone vengono considerate come solamente quelli che fanno le multe. Troppe volte non vengono utilizzati per fare sicurezza. Intanto, ovviamente, queste persone – perché parliamo di persone in primo luogo – devono sicuramente essere equiparate a chi fa sicurezza ad altri livelli, quindi a livello di polizia di Stato, piuttosto che altre forze di sicurezza e forze dell’ordine, perché utilizzando la polizia locale sul territorio, si può davvero fare sicurezza. Oltretutto, sappiamo bene che a prescindere dai grandi Comuni, che hanno una forza di polizia importante, vi sono anche le questioni sui Comuni un po’ più piccoli, quindi Comuni anche al di sotto dei 15 mila abitanti, dove la polizia locale è davvero una risorsa ed è parte integrante della comunità, di quel luogo. Quindi entrano a far parte di controlli di vicinato, piuttosto che di tutti i vari controlli che possono servire a un’Amministrazione, ma soprattutto ai cittadini, a fare sicurezza. 

Colgo favorevolmente le misure espresse in questo progetto di legge, anche per quanto riguarda il corso/concorso, per far sì che ci sia l’orgoglio e si continui ad avere l’orgoglio di appartenere al Corpo di polizia locale e che gli amministratori siano orgogliosi di avere al loro fianco un Corpo che possa davvero essere utilizzato per fare sicurezza. Però, per poter fare sicurezza, serve anche – e qui una nota politica – la volontà dell’Amministrazione stessa di utilizzare la polizia locale per fare sicurezza. Porto un esempio, che è uno dei più noti, o comunque un esempio che a Piacenza viene portato avanti, che è quello della nomina dell’assessore alla Sicurezza in tutte le nostre Amministrazioni; nel Comune di Piacenza la polizia locale si è già adoperata, insieme alle altre forze dell’ordine, per andare a fare controlli antidegrado, per chiudere dei minimarket illegali, per andare a cercare di controllare tutte quelle situazioni di illegalità, anche facendo dei raid antidroga, insieme ad altre forze dell’ordine, per cercare di combattere l’illegalità sul nostro territorio. Quindi, quando un’Amministrazione nomina un assessore alla Sicurezza è qualcosa di realmente importante, perché aiuta sia i cittadini, ma soprattutto un’Amministrazione a stare a stretto contatto con le forze dell’ordine e poter avere un controllo maggiore sulla polizia locale. Ed è per questo che io apprezzerei e, comunque, sarebbe utile avere all’interno della nostra Regione un assessore alla Sicurezza che ad oggi manca. Mentre, nelle altre Regioni dove noi governiamo è presente, perché crediamo che avere un assessore alla Sicurezza – e questa è una proposta che porto – sia davvero importante per aiutare i nostri cittadini e per aiutare anche le nostre Amministrazioni pubbliche nella gestione della sicurezza territoriale. 

Il mondo della polizia locale è un mondo importante, che tutti noi conosciamo. Sicuramente qualcuno è entrato più a far parte del mondo e qualcun altro meno. Io ho imparato a conoscerlo in questi ultimi anni, avendo a che fare con delle persone molto in gamba e molto preparate. Ed è per questo che, visto anche tutto il lavoro che è stato fatto dal nostro consigliere Delmonte, insieme al collega Molinari, insieme a tutte le parti politiche che hanno aiutato a redigere questo documento, voterò favorevolmente a questo progetto di legge, perché pensiamo sia fondamentale dare un segnale forte a sostegno della polizia locale.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Rancan.

La parola al consigliere Facci.

 

FACCI: Grazie, presidente. Credo sia doveroso fare un intervento su questo argomento, perché è una materia di estrema importanza per il territorio ed è una proposta di riforma che ha avuto – come è stato ricordato dagli interventi che mi hanno preceduto – una lunga gestazione, frutto di tanti contributi, segno indubbiamente di una consapevolezza da parte di questa Assemblea dell’importanza che riveste la polizia locale nella nostra quotidianità per il nostro territorio. Quindi è una riforma che trova ampiamente il mio consenso e la mia condivisione.

Cos’è che vorrei sottolineare come dato preminente di questa riforma? Di fatto, questa proposta di riforma vuole evidenziare il mutato ruolo degli addetti – come li abbiamo definiti – di polizia locale nel contesto territoriale, nel senso che agli agenti di polizia locale, nel corso degli ultimi quindici anni, forse vent’anni, è stato richiesto – dalle contingenze, dalle mutate dinamiche sociali, da tutte quelle che sono le nuove problematiche con le quali ci troviamo a convivere – un aumento di operatività; è stato richiesto un aumento di funzioni, che naturalmente comportano maggiori oneri, maggiori carichi di lavoro, soprattutto maggiori responsabilità e maggiori rischi. Quindi non potevamo – come massimo organo territoriale legislativo – non occuparci di questa problematica. Questo avrebbe determinato un venir meno del nostro ruolo di coordinatori e regolatori delle varie funzioni e delle varie materie. A fronte di aumentate competenze e aumentate responsabilità, necessariamente occorre dare agli agenti di polizia locale nuovi strumenti o, meglio, strumenti più adeguati e garanzie più precise e più puntuali. 

Vorrei ricordare, perché queste mie affermazioni e queste mie parole non appaiano troppo generiche, che abbiamo evidenziato – e lo richiama, per esempio, l’articolo 4 del progetto di legge – le aree di intervento degli agenti di polizia locale, in materia di violenza e molestie sessuali, violenza familiare, sfruttamento e violenza sui minori, prostituzione, violenze e discriminazioni su base politica di genere xenofoba o razzista, conflitti culturali ed etnici, tossicodipendenze, gioco d’azzardo, nonché funzioni di vigilanza sanitaria e ambientale di competenza regionale. Ricordo, per esempio, che alcuni emendamenti, in sede di Commissione, sono stati effettuati proprio per ricordare l’impegno da parte degli agenti nell’ambito del contrasto all’abusivismo commerciale, c’è stato uno specifico emendamento posto in Commissione, perché sappiamo quanto l’abusivismo commerciale sia diffuso, quindi la richiesta di inserirlo tra le specifiche competenze da richiamare e da riconoscere agli agenti. Sappiamo anche quanto è aumentato il rischio in materia di contrasto a questo tipo di reato diffuso e particolarmente invasivo. Non si poteva non essere coerenti. Quindi questo tipo di riforma deve necessariamente comprendere anche il richiamo a queste nuove problematiche. 

Quali sono le cose che vorrei richiamare in materia di questo progetto di riforma? D’accordo, la novità dello street tutor, indubbiamente è una figura del tutto nuova, che dovrà trovare un giusto equilibrio fra i vari soggetti interessati, è indubbiamente una sperimentazione che riteniamo possa dare dei positivi riscontri. Credo che però l’aspetto più importante sia quello che richiamavo: dotare, inquadrare meglio gli agenti di polizia locale, dare loro maggiori tutele, dare loro maggiori strumenti di difesa. Qui faccio un accenno velocissimo alla questione che anche nel puntuale intervento del relatore di minoranza è stata richiamata: il fatto che in un mio emendamento che verrà sottoposto all’esame dell’Aula, chiedo che non venga lasciata la discrezionalità ai Comandi di polizia locale di dotarsi degli strumenti di autodifesa, ma venga prevista la obbligatorietà, per evitare che vi siano difformità di comportamenti sul territorio, magari a seconda delle influenze, o a seconda delle inclinazioni differenti che necessariamente vi saranno e vi sono all’interno dei differenti Corpi e addetti di polizia locale. Proprio nell’ottica di dare una indicazione molto precisa: riteniamo che debbano essere tutelati gli agenti di polizia locale; è giusto che gli agenti di polizia locale abbiano questa disposizione precisa – e per certi aspetti cogente – di essere muniti di strumenti di autodifesa. 

Sulla questione assicurativa è stata richiamata da chi mi ha preceduto l’anomalia sul fatto che debba essere prevista oggi e che non fosse già prevista in precedenza. Al di là di questo, ritengo che – e questo è il senso del secondo e ultimo emendamento che ho proposto, che riguarda l’articolo 15 – così com’è concepito l’articolo 15, è vero che istituisce un fondo per gli oneri di difesa, ma non sancisce l’obbligatorietà dell’assicurazione, perché il comma 2 dell’articolo 15 bis, che l’articolo 15 del progetto di legge introduce, stabilisce che l’accesso al fondo può essere fatto solo dagli enti locali privi di polizza. Quindi, di fatto, in questo progetto di legge, in questa norma, si prevede la possibilità che vi possano essere enti locali che non si dotino di polizza assicurativa. L’accesso al fondo non è incondizionato, perché è nei limiti delle disponibilità annualmente autorizzate dalla legge di bilancio. Quindi sì, istituiamo un fondo, ma non è la lampada di Aladino, che tutte le volte che la sfreghi escono i tuoi desideri, o escono i denari. Qui è nei limiti dell’autorizzazione di bilancio. Allora, il mio emendamento è molto semplice: chiede che questo accesso al fondo venga destinato solo agli enti locali privi di adeguata polizza assicurativa, prevedendo, in questo modo, una obbligatorietà per gli enti locali di istituire la polizza; se la polizza non copre, per il massimale, per le condizioni, a seconda di quelle che possono essere le varie differenze sui territori, ecco allora che entra in campo il fondo, nei limiti delle disponibilità del bilancio. Mi sembra che in questo modo si chiuda il cerchio: si prevede che tutti gli enti locali devono assicurare i propri agenti e, in caso di bisogno, entra in campo il fondo previsto dalla normativa che andiamo a contemplare. 

Ho spiegato per poche parole i due emendamenti che ho introdotto in questo progetto di riforma; un progetto di riforma nel quale ampiamente mi riconosco, pur evidenziando che sicuramente poteva essere maggiormente di garanzia e di tutela per gli agenti, ma sicuramente è un buon passo avanti rispetto alle mutate condizioni, ai mutati ruoli, le nuove e diverse responsabilità che gli agenti oggi hanno. Proprio perché gli agenti di polizia locale hanno responsabilità nuove, corrono quotidianamente rischi nuovi e sempre maggiori, ho presentato – così introduco l’ultimo documento di contributo a questa discussione da parte mia e quindi del Movimento Sovranista – una risoluzione che richiama tutto il percorso delle responsabilità mutate e delle responsabilità aumentate in capo agli agenti di polizia locale. Proprio in un’ottica di garantire da una parte maggiore sicurezza al territorio in senso ampio e, dall’altra, quella di andare incontro a un giusto riconoscimento di queste nuove funzioni che vengono assegnate agli agenti di polizia locale, quello di farsi portavoce, da parte della Regione, presso gli enti sovraordinati, in particolare il Parlamento, di sollecitare una equiparazione dell’inquadramento tra le forze di polizia locale e le forze di polizia di Stato. Credo sia del tutto squilibrato, se non anacronistico, vedere che agenti di polizia locale, in prima linea in strada, nelle battaglie contro la piccola criminalità, che poi gli addetti ai lavori ti dicono che il concetto di piccola criminalità è una contraddizione in termini, perché la criminalità è sempre unica ed è sempre pericolosa allo stesso grado, quindi la cosiddetta criminalità non esiste, è criminalità. Agenti di polizia locale impegnati in strada contro sempre nuove forme più invasive di delinquenza, sempre più aggressive, per quale motivo dovrebbero essere trattati differentemente dagli agenti di polizia di Stato che svolgono la medesima funzione? Quindi ricevere un inquadramento come dipendente degli enti locali, anziché come un inquadramento nell’ambito di persone che esplicano, in quel momento, una funzione di pubblica sicurezza. Di questo ne gioverebbe l’intero territorio.

Mi viene in mente la sicurezza sui mezzi di trasporto: sono sempre più frequenti le aggressioni alle persone, piuttosto che agli operatori dei controlli sui mezzi di trasporto. Sappiamo che le competenze territoriali degli agenti di polizia locale si fermano al confine con il Comune in cui svolgono la propria attività. Questo, oltre ad essere frustrante per la persona in sé, la propria dignità di persona che ha una funzione di pubblica sicurezza limitata, una sorta di sovranità limitata nell’ambito delle proprie prerogative, questo, ovviamente, è un impedimento, una limitazione alla sicurezza pubblica, perché questi potrebbero coordinarsi, potrebbero essere di grande ausilio per l’attività di prevenzione e anche repressione di intervento, laddove le situazioni lo vanno a richiedere. Questa, oramai, è una questione da tempo ampiamente dibattuta, perché mi risultano proposte di legge a livello nazionale da più parti evidenziate. Certamente sarebbe coerente con quello che noi oggi andiamo ad indicare, perché noi non facciamo solo una riforma per cambiare i termini (addetti, anziché operatori), abbiamo fatto anche delle modifiche terminologiche in questo progetto.

Oggi, con questo progetto, riconosciamo la mutata funzione degli agenti di polizia locale, il loro valore. Andiamo ad evidenziare, a sottolineare il loro valore; riconosciamo che hanno delle competenze sempre maggiori, che hanno delle qualità che noi vogliamo valorizzare, che noi vogliamo premiare. Proprio per questo, credo, a completamento di questo progetto di riforma, debba essere necessario l’accompagnamento di questo invito. Non è nelle nostre competenze, quindi – se vogliamo – in maniera molto superficiale potremmo dire: «Va beh, facciamolo, tanto se ne occuperanno gli altri, decideranno gli altri i termini». Sarebbe comunque, da parte nostra, un segnale molto forte di valorizzazione. Sarebbe un completamento e un coronamento di questo progetto di riforma. Darebbe, agli agenti di polizia locale, quantomeno la soddisfazione di vedersi riconosciuta, da parte di questa Assemblea legislativa, la dignità di operatori di giustizia, di operatori del diritto, di operatori di quella sicurezza che noi reclamiamo sempre di più e che, però, naturalmente, demandiamo – giustamente – ad altri. Ma questi altri sono anche gli agenti di polizia locale, non sono solo gli agenti della polizia di Stato, sotto le varie forme e categorie. 

Credo sia doveroso, da parte di quest’Aula, accogliere l’invito, l’appello che io faccio, con questa risoluzione di impegno a farsi portavoce di queste legittime istanze, che trovano perfetta coincidenza con le loro nuove responsabilità che noi, con questo progetto di riforma, abbiamo ricordato e abbiamo cercato di tutelare. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Facci.

La parola al consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Presidente, amici e colleghi della sinistra, il tema della sicurezza delle nostre comunità e di come sfruttare al meglio le risorse disponibili per affrontare la piaga dilagante della criminalità, costituisce sicuramente una chiara linea di demarcazione tra la vostra maggioranza e la maggioranza, ormai sempre meno silenziosa, dei cittadini che abitano questa regione. Il 4 marzo e il 24 giugno avrebbero dovuto insegnarvi qualcosa. Non ci si può più nascondere dietro un dito. I profondi mutamenti che negli ultimi vent’anni hanno riguardato il tessuto sociale delle comunità urbane, anche a causa delle trasformazioni economiche, o delle sfide quotidianamente poste dai flussi migratori, hanno sollevato nuove istanze di sicurezza, specie nelle medie e grandi città, che hanno finito talvolta per mutare il concetto stesso di vivibilità del contesto urbano. È inutile dire che se oggi ci trovassimo ad affrontare semplicemente un dibattito riservato alla organizzazione dei Corpi di polizia locale, alla formazione degli agenti e alle loro dotazioni, tutto sarebbe più semplice e condiviso. Ma così, purtroppo, non è, perché questa maggioranza si ostina ideologicamente a non voler riconoscere che dei problemi di sicurezza nelle nostre città ci sono e che qualcuno, ignorandoli, ha permesso, fino ad ora, che crescessero indisturbati. 

Oggi mettiamo mano a questa legge e nell’articolo riferito ai principi scrivete: «La Regione promuove strategie organizzative di supporto all’uso sistematico delle partnership locali e metodologie di lavoro, fondate su tecniche di problem solving, per dare una risposta proattiva alle condizioni emergenti che minano la sicurezza locale, dall’insicurezza diffusa al disordine urbano, fino alla criminalità». Io, francamente, non capisco cosa voglia dire. Sfido, chiunque legga questa legge, a spiegarmelo. 

Già so che per quello che sto per dire prenderò inevitabilmente del fascista, da parte del simpatico collega Caliandro, nonostante sia il 25 luglio, ma qualcuno le cose, soprattutto se giuste – a parer mio, ovviamente – deve pur dirle. Bisogna iniziare a chiamare le cose con il loro nome. Il ladro che ti svaligia la casa – e ti va bene se non ti tira una coltellata – non si elimina con una partnership. Lo spacciatore davanti alle scuole, o al parchetto dove porti i bambini, non è un problema di disordine urbano. Uno stupro non lo eviti con il problem solving. Se faccio lo spacciatore, oppure estorco denaro, non smetto di delinquere perché la Regione mi dà il RES. Se il blitz condotto nel campo Rom di Ferrara ha portato ad incriminare dieci persone per trentasette reati, non è colpa della Regione perché dovrebbe dare più fondi ai Rom. Se questa gente delinque, lo fa perché ci guadagna e perché pensa di restare impunita. L’unica risposta seria che la politica deve dare è: presidio del territorio e certezza della pena. Al cittadino non importa assolutamente nulla del fatto che la Regione voglia passare dall’idea di forza di polizia, a quella di servizio di polizia; l’importante è che ci siano pattuglie armate che presidiano le strade. Fortunatamente l’intelligenza politica e l’abilità del collega Molinari – lo devo riconoscere – nello svolgere il ruolo di relatore della legge, hanno consentito di raggiungere un testo largamente condiviso, in relazione a quegli articoli della legge nei quali sono chiaramente individuati: l’organizzazione, l’ambito di azione e le dotazioni della polizia locale. Su questi punti abbiamo concordato due emendamenti e un subemendamento che successivamente intenderò illustrare. 

Fermo restando il voto fermamente contrario a quegli articoli che tracciano incomprensibili voli pindarici per evitare di dire che l’immigrazione incontrollata ha condotto a una situazione di insostenibilità tale che è prossima a detonare, proprio per le ragioni espresse precedentemente, voteremo a favore sul provvedimento nel suo complesso, per due ordini di ragione. La prima è quella che riteniamo vada dato un segnale di compattezza a sostegno di quegli uomini in divisa che ogni mattina escono di casa mettendo a rischio la propria incolumità per garantire la sicurezza altrui. In secondo luogo, perché – che ne dica la Regione Emilia-Romagna – fortunatamente il ruolo della polizia locale è definito da una legge dello Stato che affida al sindaco la decisione se utilizzare, o meno, la polizia locale quale personale ausiliario di pubblica sicurezza. Su questo ben poco possono fare i proclami regionali, che possono intervenire soltanto su aspetti puramente organizzativi. 

Venendo, però, alla legge nazionale, bisogna riconoscere che la normativa ancora vigente, recante l’ordinamento della polizia municipale, se contestualizzata all’epoca e alle dinamiche istituzionali nella quale fu approvata la legge n. 65/1986, risulta non certo priva di pregio, considerato che fino a quel tempo la polizia urbana e rurale era sostanzialmente priva di un proprio stato giuridico e sottoposta a fonti non dissimili dai regolamenti comunali. Una legislazione organica in tale materia fu quindi giustamente salutata come una sorta di rivoluzione. 

Come dicevo, oggi sono passati ormai trentadue anni da quella data e pare quanto mai urgente procedere a una revisione organica della legge, alla luce dell’improrogabile esigenza di intervenire sulla questione della sicurezza delle comunità locali attraverso il potenziamento e la valorizzazione degli strumenti operativi già esistenti presso gli enti locali. 

Auspico quindi che il nuovo Governo rimetta mano alla legge, iniziando dal formalizzare le funzioni della polizia locale, perché ciò rappresenta la migliore soluzione per rimuovere vecchi e nuovi ostacoli, sovente più ideologici che normativi, alla piena esplicazione delle potenzialità operative di strutture che annoverano la ragguardevole cifra di oltre 60 mila addetti distribuiti sull’intero territorio nazionale. Parallelamente bisognerà riconoscere alla polizia locale le funzioni e qualifiche delle altre forze dell’ordine. Per far sì che ciò accada, bisognerà dotare gli agenti degli stessi strumenti di autotutela in mano a poliziotti e carabinieri. Non è possibile, infatti, che ancora oggi gli agenti della polizia locale non siano armati, nonostante spesso siano chiamati a svolgere operazioni ad alta percentuale di rischio, ovvero che la decisione se armare o non armare il Corpo dipende esclusivamente dall’orientamento politico di un Consiglio comunale. 

Auspico, infine, che il nuovo Governo, grazie all’azione degli amici della Lega, arrivi finalmente a prevedere l’inserimento della polizia locale nel comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, alla luce delle nuove esigenze di sicurezza urbana, di difesa e di monitoraggio del territorio, di tutela dell’ordine pubblico e di contrasto della criminalità. Altrettanto auspico che sia i livelli e le qualifiche occupazionali, sia i trattamenti economici, previdenziali, assistenziali e infortunistici del personale appartenente ai Corpi di polizia locale, siano equiparati a quelli previsti per le forze di polizia dello Stato. A questo fine ho presentato un ordine del giorno distribuito in mattinata. 

Perdonatemi, in conclusione, una divagazione del tutto personale, da sindaco e poi da presidente dell’Unione dei Comuni Valnure e Valchero, ho potuto constatare come un comandante capace e competente, anche con soli tredici agenti a disposizione, grazie anche alle sinergie create con carabinieri e cittadini impegnati nel controllo di vicinato, si è riusciti a garantire ordine e sicurezza per un bacino di 30 mila abitanti. Né io, né il comandante della polizia municipale del Comune di San Giorgio Piacentino, né il comandante della locale stazione Carabinieri, né i cittadini del controllo di vicinato siamo fenomeni, ma vi posso garantire che nell’intero 2017, nel Comune da me governato si sono registrati zero furti e mendicanti (molesti o non molesti), grazie a un’ordinanza anti-accattonaggio severamente applicata sono spariti. Fare ordine e sicurezza, come vedete, si può. Basta volerlo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Tagliaferri.

La parola al consigliere Bertani.

 

BERTANI: Grazie, presidente. Questo progetto di legge ha seguito un percorso di preparazione con attenzione e con rispetto di un tema che è complesso, al di là delle sfumature che oggi si vogliono dare riguardo al tema sicurezza, o non sicurezza. Io ho apprezzato il metodo con cui finalmente si è lavorato, nel senso che si sono affrontati singolarmente i vari temi, le varie criticità che i vari gruppi hanno sollevato e, un pezzo alla volta, si è cercato di trovare una quadra insieme. Un metodo di lavoro che non sempre ho trovato da parte di tutti i consiglieri, di maggioranza e di minoranza, in altre occasioni. Questo mi sembra corretto sottolinearlo. 

Riteniamo che oggi si sia arrivati a un buon risultato, perché il lavoro sulla polizia, sul concetto di polizia locale, come polizia di comunità, andava fatto e andava fatto sicuramente un aggiornamento; fatto con chiarezza, con puntualità e senza troppa retorica, ma affrontando i problemi reali e vedendo dove anche noi, come minoranze, potevamo arrivare e noi pensiamo di aver dato il nostro apporto, portando avanti diversi emendamenti, diversi dei quali sono stati accolti (non tutti), a nostro avviso i più rilevanti. Noi sicuramente abbiamo chiesto di specificare, all’interno delle competenze della polizia locale, anche il controllo del gioco d’azzardo, visto che è una normativa che anche come Regione stiamo portando avanti e rendendo sempre più complessa. Anche qui, quindi, si richiede una formazione e una capacità di intervento, come pure per il contrasto all’abusivismo, come richiesto da altri gruppi.

Ci fa piacere che sia stato recepito anche il discorso – e poi penso ne parleremo riguardo a un ordine del giorno – del degrado urbano e di come questo sia una parte importante delle segnalazioni e del rapporto fra cittadini e polizia locale. Abbiamo inserito anche il concetto in Commissione delle discriminazioni di genere, che non era inizialmente previsto. Abbiamo inserito, dove ci sembrava opportuno, anche il rispetto del ruolo dell’Assemblea, quindi inserire quando le Commissioni devono dare indirizzi a pareri, cosa che in qualche punto della legge non era stato ben considerato. Abbiamo cercato di ribadire – e anche qui abbiamo trovato una quadra – come le organizzazioni sindacali potessero essere coinvolte e meglio inserite all’interno del progetto di legge. Abbiamo cercato di precisare anche qual è il ruolo di quella particolare polizia locale, che sono le ex polizie provinciali, che secondo noi dovevano essere focalizzate e rafforzate soprattutto con competenze di polizia ambientali ittico venatorie. Su questo non siamo arrivati al punto che secondo noi era auspicabile, anche perché c’è il tema e il problema delle competenze, quindi anche qui abbiamo contribuito e, secondo me, siamo arrivati a buon punto sull’ordine del giorno, per cercare comunque di arrivare alla risoluzione di questo tema che ancora, purtroppo, non è compiutamente risolto, sia legato anche a scelte fatte negli anni scorsi riguardo alla Madia, riguardo anche all’ex Corpo forestale.

Abbiamo un emendamento importante, assieme a quello dei colleghi della Lega, che riguarda il “tavolo di raffreddamento”, per i problemi che ci sono all’interno delle Unioni di Comuni o dei Comuni che gestiscono insieme Corpi o servizi di polizia municipale, ribadito che nelle Unioni dei Comuni serviti da Corpi intercomunali è importante che il servizio sia garantito in maniera uniforme su tutti i Comuni, anche quelli più piccoli, perché il rischio all’interno dell’Unione dei Comuni, non solo riguardo alla polizia locale, è quello che la gestione all’interno dell’Unione dei Comuni dei vari servizi è problematica perché sono problematiche le unioni così come sono concepite spesso. Quando sono unioni troppo grandi, con uno squilibrio fra Comuni spesso capoluogo e Comuni più piccoli, magari di unioni montane o periferiche, il rapporto decisionale all’interno dell’Unione ancora purtroppo è critico. Quindi inserire questo emendamento e quello del “tavolo di raffreddamento”, o conciliazione, servono a dare una garanzia di funzionamento e trovare soluzioni a problemi che esistono.

Abbiamo posto l’attenzione anche sull’esigenza di trovare soluzioni omogenee e coordinate per quando riguarda il TSO, come hanno fatto anche altri gruppi all’interno della discussione in Commissione e anche qui forse si poteva fare qualcosa di più riguardo alle linee guida, perché il tema c’è tutto su come, a livello di tutto il territorio della regione in maniera uniforme, la polizia locale possa intervenire, concordando l’intervento con il personale sanitario (perché non è solo un problema di ordine pubblico ma è anche un problema sanitario) e quindi dare delle norme, delle linee concordi e uniformi su tutto il territorio è importante. Su questo si è inserito un punto all’interno della legge, ma forse si poteva fare qualche passo in più. Sulla polizia provinciale qualcosa nell’ordine del giorno viene detto, anche in maniera critica rispetto alle scelte che sono state fatte fino ad oggi dal Governo centrale. Da ultimo, secondo me, è importante anche la previsione di adeguati trattamenti infortunistici integrativi per i Corpi di polizia locale, nelle norme non sempre chiare, qualora ne siano sprovviste. Infine, è importante il lavoro che è stato fatto nel rapporto fra polizie locali e volontariato (cittadini); anche qui forse qualcosa in più si poteva fare nel rapporto fra organizzazioni di volontariato e polizie provinciali sul lato ambientale. Manca – ancora – e spero che la legge sia occasione per attuarlo – la parte riguardo alla collaborazione con la vigilanza privata.

Nella legge originaria si faceva già riferimento all’eventuale utilizzo di vigilanza privata in collaborazione con le polizie locali; in questo aggiornamento non viene toccata quella parte, però rimane il fatto che la direttiva prevista dall’articolo 10, riguardo all’eventuale integrazione con l’utilizzo di vigilanza privata, non è mai stata scritta, tanto che un po’ di confusione la rilevo ancora, visto che ho l’esempio di un Comune della zona del Rubicone dove si fanno convenzioni con la vigilanza privata, assicurando i cittadini che ci sarà maggiore protezione. Io ritengo che bisogna stare attenti quando si fanno queste dichiarazioni, perché il Comune ha, come strumento principale, la polizia locale. Quindi una direttiva a livello regionale che specifica bene quali sono i limiti e i contorni per non fare confusione riguardo ai ruoli è importante e penso che ravvivare, rinnovare la norma, sia anche l’occasione per scrivere una direttiva che specifichi bene in questo ambito cosa possono fare i Comuni e cosa è bene che non facciano.

Infine, un’altra proposta che avevamo fatto – e che purtroppo non è stata accettata – era quella di cercare di uniformare a livello regionale gli approvvigionamenti, in particolare gli approvvigionamenti delle uniformi, per tendere, almeno come intenzione, a uniformare come la polizia locale si presenta in tutta la regione, visto che ci sono ancora delle non uniformità rispetto l’utilizzo delle uniformi. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Bertani.

La parola al consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. Al netto di alcuni interventi che ho sentito durante il corso di questa discussione, che forse hanno ceduto un pochino in termini – oserei dire – propagandistici generali, se stiamo al merito della legge – cosa che credo sia sempre l’aspetto più importante – non possiamo non sottolineare come vada apprezzato e sottolineato il percorso condiviso, messo in campo in questo per questo progetto di legge, che interviene su una materia che necessitava di una revisione, una delle tante materie sulle quali era doveroso un nostro intervento. La legge è del 2003 e nel frattempo sono cambiate tante cose, è cambiata la società, si presentano nuove necessità alle quali dare risposta e quindi è evidente che era importante anche un nostro intervento da questo punto di vista. Dicevo, un percorso condiviso, di cui do atto innanzitutto, oltre che ovviamente alla Giunta che ha proposto il testo, anche al relatore, soprattutto al relatore di maggioranza, che ha saputo prestare attenzione e condurre questo progetto di legge con la dovuta attenzione nei confronti di tutti e soprattutto – visto che tutti abbiamo avuto contatti, rapporti, abbiamo avuto la possibilità di misurarci anche con i diretti interessati, con le associazioni di categoria sindacali che rappresentano gli agenti di polizia municipale – io credo che un contributo importante sia arrivato anche da quella parte e sia giusto ricordarlo anche in modo chiaro. Dico questo per sottolineare alcuni degli aspetti più importanti di questo testo, che nell’impianto complessivo condividiamo, al netto degli elementi propagandistici, perché a volte, ascoltando gli interventi alcuni consiglieri, mi sono dovuto fermare per capire se effettivamente stavamo discutendo di un testo di riforma della polizia locale, o se invece stavamo predisponendo un testo di chissà quale natura.

Ciò detto, aspetti importanti ci sono in questa legge, che condividiamo. Parto da quello che considero effettivamente un elemento innovativo importante: il corso/concorso unico. Sappiamo che la preparazione e la qualificazione degli agenti di polizia municipale è un elemento fondamentale, per dare la possibilità poi alle Amministrazioni comunali di attuare le disposizioni normative nazionali e regionali. Credo che l’innovazione che viene introdotta come possibilità per selezionare il personale, quindi gli agenti di polizia municipale, polizia locale, attraverso il nuovo meccanismo che viene predisposto e previsto dalla legge, sia un passo avanti importante. Così come l’albo dei comandanti, altro passaggio sul quale voglio porre l’accento, che dà peraltro anche una parziale risposta – se non completa –, comunque una risposta ad alcune esigenze di segnalazioni che proprio dal mondo dei sindacati di categoria era arrivato. Qualcuno prima si stupiva del fatto che il fondo di difesa, la polizza assicurativa, non fosse già in opera, non fosse già nelle previsioni normative; anche questa è una risposta che stiamo dando a chi concretamente, giorno dopo giorno, lavora sul territorio, lavora per le Amministrazioni comunali, lavora per garantire l’erogazione di servizi fondamentali.

Credo che la previsione che viene introdotta in legge sia importante e dia anche un segnale significativo. Come pure – e non ho tema a dirlo – l’introduzione degli strumenti di autotutela. Al di là delle battute, più o meno felici, che può fare questo o quel consigliere comunale, se dovessimo – e lo dico al collega Delmonte, che adesso non vedo in Aula – elencare le sciocchezze, gli interventi fuori luogo e le fake news che vengono riproposte o proposte da consiglieri della Lega e dei Cinquestelle in giro per l’Italia, forse non basterebbero i tre giorni che siamo rimasti qui. Quindi, anziché parlare di cose di poco conto, stiamo sul merito. La previsione di strumenti di autotutela di cui dotare il corpo di polizia locale, credo sia un elemento che aggiorna la legge ai tempi, perché – è inutile negarlo – esistono elementi di problematicità e di criticità, specie in alcune città e in alcune aree della nostra regione. Quando si parla di sicurezza e dei temi collegati alla sicurezza, credo dovremmo misurare le parole con ancora più attenzione, perché l’Emilia-Romagna non è il Bronx, perché non esiste una situazione fuori controllo; esistono aree, esistono luoghi, esistono realtà in cui l’attenzione delle forze dell’ordine, della sicurezza, delle istituzioni deve aumentare.

Bisogna dare risposte migliori e più adeguate. Dobbiamo pensare a come favorire il controllo sociale, che è forse il primo e più importante elemento di prevenzione della malavita e delle attività di criminalità e di microcriminalità. Ovviamente, questo lavoro non si fa con una legge sulla polizia locale, però ricondurrei tutti, quando si parla di sicurezza, ad avere questo come punto di riferimento: la sobrietà anche nel linguaggio. Alimentare continuamente, dipingere una realtà esagerandola ed esasperandola non aiuta a risolvere i problemi, può aiutare forse qualcuno a prendere qualche voto in più qualche volta, ma nel lungo periodo non aiuta nemmeno chi pensa di speculare su questi temi, perché alla fine non si risolvono i problemi con i proclami, ma si risolvono i problemi con le azioni concrete e con l’azione amministrativa. Quindi siccome l’Emilia-Romagna non è il Bronx e siccome non esistono realtà fuori dal controllo dell’ordine e della sicurezza, penso che dovremmo insistere, per quelle che sono le nostre competenze e le nostre possibilità, come peraltro la legge prevede, segnalando che i Comuni rispettino gli standard qualitativi e quantitativi rispetto alle dotazioni del personale di polizia municipale, tema che qui ho sentito toccare solo marginalmente. Noi sappiamo che il rapporto dovrebbe essere di un agente di polizia municipale ogni mille abitanti e sappiamo che in moltissime realtà questo non è rispettato e questo è un primo problema. Il fatto che le dotazioni organiche siano sottodimensionate non mette nelle condizioni di poter svolgere e assicurare il servizio che invece il corpo di polizia locale è chiamato ad assicurare. Quindi questo è il tema sul quale dobbiamo batterci.

Quando facciamo le discussioni in termini di carattere generale rispetto alla spesa pubblica, lo dico specialmente e soprattutto ai colleghi del centrodestra che ogni tre per due richiamano sulla necessità di ridurre la spesa pubblica, quando riduciamo la spesa pubblica, quando riduciamo i trasferimenti agli enti locali, quando riduciamo la possibilità di spesa degli enti locali, spesso e volentieri stiamo riducendo anche e soprattutto la capacità, da parte degli enti locali, di assumere personale. Quindi, dico al collega Tagliaferri, al collega Galli, al collega Facci (meno), ma soprattutto al collega Tagliaferri e al collega Galli, che quando si fanno le battaglie a livello nazionale per ridurre la spesa pubblica e per ridurre i trasferimenti agli enti locali, i primi a rimetterci – perché la realtà è questa e chi ha fatto l’amministratore lo sa – sono proprio le forze di polizia locale che, visto che i Comuni non hanno risorse, vengono lasciati non dico in disparte, ma nella selezione delle priorità cui un’amministrazione deve assolvere, spesso capita che in termini di personale non si assicurino le adeguate funzioni e gli adeguati standard al Corpo di polizia locale.

Se guardiamo il tema della sicurezza anche da questo punto di vista e non lo infarciamo di elementi retorici o propagandistici, ma stiamo sul merito, quello che stiamo facendo è introdurre dei miglioramenti sicuramente e rivedere una legge, per cercare di dare maggiori e migliori strumenti alle Amministrazioni locali per svolgere funzioni che nel XXI secolo e nella società nella quale viviamo sono sempre più importanti. Questo è il patrimonio che conosciamo tutti. Ma siccome sappiamo che la responsabilità e la difficoltà di chi governa non sta nel lanciare proclami, anche se oggi va molto di moda, ma durerà poco. Passerà un’estate, o forse due, urlando all’uomo nero, ma dopo un po’ che si urla all’uomo nero, finisce anche quello e bisogna occuparsi del lavoro, bisogna occuparsi delle pensioni, della legge Fornero. Però, nel frattempo che si urla all’uomo nero, sappiamo che non si risolve nemmeno quel problema. Ecco allora che, riportando le cose nella loro reale dimensione, penso che noi stiamo facendo un’azione di riforma importante, seria, per la quale voglio ringraziare in modo non retorico i funzionari della nostra Regione, gli uffici, che hanno lavorato alla redazione, insieme alla Giunta, alla redazione di questo testo, il relatore di maggioranza, il relatore di minoranza.

Chiudo con una piccola nota personale, visto che quello della polizia locale è un tema che mi è particolarmente caro, perché sono figlio di un ex comandante di polizia locale, proprio in questa mia veste, devo dire che ho sentito alcune affermazioni che sono state fatte del tutto fuori luogo. Penso che chi ha fatto per tanti anni, come nel caso di mio padre, quel mestiere, sa bene che la vicinanza delle istituzioni non si misura con i proclami, ma con le azioni concrete. Credo che noi oggi, da questo punto di vista, stiamo dando un buon segnale.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Taruffi.

Proseguiamo la discussione generale.

La parola al consigliere Sassi. Prego.

 

SASSI: Grazie, presidente. Io volevo cominciare con una premessa, che non ha diretta attinenza con questa proposta di modifica legislativa, ma ha attinenza con il tema sicurezza. In quest’Aula abbiamo affrontato questo tipo di argomento in altre occasioni, per questioni legate alla polizia di Stato, o comunque le forze dell’ordine preposte per la sicurezza; in quelle occasioni si è sempre detto – io personalmente, ma non solo io – che alle forze dell’ordine va dato: personale adeguato, attrezzature adeguate e le competenze per fare le cose. Sostanzialmente, ci vogliono i soldi. Oggi il vento è cambiato a livello nazionale, quindi confido che il nuovo Ministro degli Interni metta mano anche alla legislazione nazionale, visto che oggi mettiamo mano a quella regionale per quanto attiene la polizia locale e si vada ad avviare una discussione, un confronto sulla necessità di riformare effettivamente le competenze di polizia locale, perché il termine polizia abbia un senso. Oggi, a meno che non sia cambiata negli ultimi giorni, mi risulta che la polizia locale può fermare le persone, ma non può arrestare. Il termine polizia, per me, è un agente che viene e, se faccio una cosa disonesta, mi arresta. Questo non è possibile. Non pretendo e sarebbe fuori luogo che una legge regionale possa sistemare questa discrepanza che noto tra il lessico e la sostanza della questione, ma a livello nazionale, visto che sono passati quindici anni dalla legge regionale e ne sono passati più di trenta da quella nazionale, forse quella nazionale è il caso di andarla a rivedere. Qui devo dire che, ancora una volta, la Regione Emilia-Romagna mette la coccarda del primo della classe, perché se arriviamo prima noi di quelli del nazionale, vuol dire che siamo più lungimiranti da questo punto di vista. Un lavoro fatto su questa legge, a mio avviso, con una buona concertazione tra le parti, al di là delle parti sindacali delle maestranze, o meno, mi fermo sul lato politico, sul dialogo tra le parti politiche di questa Assemblea.

Sulla questione metodo, cui ha accennato anche il mio collega Bertani, io ho visto solo un’altra volta, che riguardava altri argomenti in questa Assemblea, che mi è piaciuto come si è dialogato.

Nel merito della legge si è detto ormai tutto. Evito di fare cappelli politici su cosa si dovrebbe fare per garantire la sicurezza. A quanto mi risulta, la polizia locale, al momento, è più un deterrente, anche perché girano con la pistola, non so negli altri Comuni, ma nel mio piccolo Comune girano con la pistola, quindi sono armati, però se poi usano quella pistola sono dolori, perché c’è tutta una legislazione problematica che fa, di chi si difende, un colpevole. Quindi anche lì dovremmo fare un bel po’ di riforme in questo Paese legate alla sicurezza. Io non credo in generale nello Stato di polizia, non credo che sia questo, ma neanche lo spirito né di questa legge e né di quelle che sono state le proposte per rendere efficace ed efficiente un organo che comunque è lì per dare un servizio ai cittadini, ai Comuni, al territorio. Lo spirito è quello di dire che se di polizia si tratta, di polizia deve essere attrezzata per poter funzionare, sia a livello normativo, che a livello proprio pratico e funzionale. In termini di organico, come accennava il collega Taruffi, che ha perfettamente ragione, il primo punto è fare in modo che ci sia l’organico necessario, perché se no è inutile parlare di controllo del territorio e di tutela della sicurezza; adeguata attrezzatura, quindi non come quella scaduta che veniva data in passato e spero che l’abbiano già sostituita agli agenti di pubblica sicurezza (sicurezza di cui abbiamo parlato in questa Aula) e, ovviamente, magari un aggiornamento delle normative nazionali che hanno in capo questa competenza e possano quindi essere più efficaci sul territorio.

Tornando alla modifica che viene fatta con questa legge, a me è piaciuto – quindi ringrazio sia relatore di maggioranza che di minoranza – il modo con cui si è concertato e ci si è confrontati serenamente e per ogni questione. Io ho presentato un ordine del giorno che non fa altro che cercare di rimarcare quello che, in realtà, in Regione Emilia-Romagna in tempi non sospetti fu già fatto con il Rilfedeur, che non è altro che quello di allargare un controllo del territorio anche a un controllo sociale, non lasciato allo sbando, ma facendo tesoro anche di quelle esperienze, del controllo di vicinato, piuttosto che le chat fatte tra cittadini, piuttosto che lasciate a iniziative un po’ casarecce, cercando invece di coordinarle con degli strumenti riconosciuti dalle istituzioni e utilizzati dalle istituzioni. In questo modo c’è una maggiore consapevolezza, un coinvolgimento dei cittadini e una collaborazione con la polizia locale che, a quel punto, non diventa – come si diceva prima – quella che fa solo le multe, ma diventa un partner, un collaboratore, un amico, una persona a cui rivolgersi con fiducia, per far sì che il territorio risulti, o venga almeno percepito come più sicuro.

Io vivo nell’esperienza di un Comune che ha subito – come tanti, non siamo certo un’eccezione – diversi furti la sera, eccetera, abbiamo anche noi delle chat dove vengono date segnalazioni di quando girano delle macchine. Questo tipo di controllo sociale che una volta, quando ero bambino, era quasi normale, per me era la normalità che ci fosse un controllo del vicinato, non c’era bisogno nemmeno di normarlo, però diventa una cosa che rende la percezione della sicurezza più vera. Fatta in collaborazione con le forze dell’ordine preposte, diventa ancora meglio, perché ci si sente tutelati da chi fa della sicurezza un mestiere, a volte anche una passione, uno stile di vita, se vogliamo, perché comunque non è solo un mestiere, un lavoro. A volte, per fare certi mestieri, bisogna averci anche della passione, come per tanti altri.

Questo è quanto. Io non entro nel merito, non faccio grandi discorsi. Non mi interessa fare cappelli politici, perché io confido sul buon lavoro del livello nazionale, perché mi risulta che chi dirige il Ministero degli Interni sia sensibile a questi argomenti. Visto il risultato e la bontà di questa riforma della legge regionale, ritengo che la strada giusta sia stata tracciata. A mio avviso, che comunque, anche se tutti abbiamo cercato di apportare il nostro contributo per fare un buon lavoro, è bene che nel tempo ci teniamo aggiornati; vediamo come sta andando, quali risposte ci sono sul territorio e se ci sono dei correttivi da fare nel tempo, volentieri ne riparleremo e li faremo. Evitiamo di gongolare sul lavoro ben fatto, perché non è detto che porti gli stessi risultati che ci aspettiamo, auspicabili certamente, ma è bene comunque tenere alta l’attenzione, perché la percezione della sicurezza, come la sicurezza reale, sono cose importanti che il territorio poi riconosce a chi li ha seguiti. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Sassi.

Non avendo altri iscritti in discussione generale, do la parola al relatore della Commissione per la replica.

Consigliere Molinari, prego.

 

MOLINARI: Voglio cercare di tirare le fila. Gli interventi hanno ricalcato un po’ la discussione che c’è stata in questi mesi. Per quanto riguarda le dichiarazioni dei singoli consiglieri comunali, ne prendiamo atto, siamo una grande famiglia in cui le idee possono essere diverse. Mi ricollego a quanto detto anche dal collega Taruffi e credo che di stupidaggini ogni tanto ne vengono dette anche da singoli consiglieri comunali della Lega, piuttosto che delle altre forze politiche, non dico stupidaggini, ma punti di vista diversi. Non credo di essere una voce fuori dal coro, credo che il concetto di sicurezza sia un concetto che debba entrare necessariamente nel vocabolario della sinistra, perché quando c’è sicurezza, quando c’è ordine, quando c’è rigore e rispetto delle regole, il tutelato è il più debole, perché il più forte ha già strumenti per difendersi. Credo che in questo la rappresentazione di una sinistra – io capisco che sia ovviamente strumentale – lassista, a favore di un approccio tenue in tutto, credo ci possa stare, per l’amor di Dio, ma non corrisponde a realtà, se non altro anche per la raffigurazione di quella che almeno la sinistra iniziale, che era tutt’altro (la genesi) che tenera, dai miei ricordi di storia.

Cerco di sintetizzare anche sull’ordine del giorno per quanto riguarda soprattutto l’argomento di inquadramento della polizia locale all’interno delle forze dell’ordine. È un tema che noi non ignoriamo e l’abbiamo inserito all’interno dell’ordine del giorno che andremo ad approvare, in modo non tanto sfumato, ma come richiesta di affrontare al Governo la tematica, senza dare delle soluzioni precise: inserimento all’interno del comparto sicurezza, inserimento e creazione di una figura diversa all’interno degli enti locali. Ho assistito a diverse dichiarazioni, tra le tante dichiarazioni del nuovo Governo in questa estate, molto verbosa nei propositi, ho sentito anche gli onorevoli locali, di Piacenza, che già davano per fatto il passaggio e l’inquadramento della polizia locale all’interno delle forze dell’ordine. Credo che queste certezze e, comunque, un’uniformità anche di vedute, porterà sicuramente nei prossimi mesi ad un decreto definitivo. La visione che comunque anche giustamente – come diceva il collega Facci – , in diversi progetti di legge anche del PD, con filosofie un po’ differenti per quanto riguarda dove collocare effettivamente la polizia locale, sia un tema aperto, che noi spostiamo – insieme agli altri – alla discussione e al confronto con la Regione, ma alla discussione governativa.

Colgo le sollecitazioni fatte anche dal collega Bertani. Ho già risposto a Delmonte. Ringrazio anche i colleghi Taruffi, Prodi e Torri, per quanto riguarda l’affiancamento e il lavoro fatto.

Non darò mai la soddisfazione a Tagliaferri di definirlo fascista, perché la genesi di Tagliaferri è proprio l’esempio che io ritaglio anche sulla sua persona, in quanto io non posso dire che sia stato un buon sindaco, perché non sono cittadino di San Giorgio e la citazione – perché è importante anche partire dal piccolo per arrivare al grande – dei servizi del Corpo del territorio della Valnure da lui citato è uno, in piccolo, degli esempi virtuosi, che sono legati, secondo me, a un buon lavoro fatto dell’Amministrazione, a un buon lavoro e ad una buona collaborazione dei cittadini, ad un comandante – non diciamo il nome – eccezionale per quanto riguarda pazienza e sensibilità. Ma per questo ricordo a Tagliaferri che il Corpo venne portato avanti dal mio collega Ghisoni (PD, ora LeU, ma democristiano), avviato dal collega compianto Argellati (democristiano) e portato avanti dal collega Tagliaferri (democristiano). Quindi io non ti darò questa soddisfazione, perché – e in questo lo riconosco a te, ci diamo del tu, perché adesso supero la formalità – credo che in questo il termine di polizia locale e soprattutto il ruolo dei sindaci sia un ruolo eccezionale. A volte può capitare qualche soggetto all’interno della polizia locale, come in tutti i settori, piuttosto anche di qualche sindaco che forza o che male interpreta il ruolo, però credo che la dimostrazione di come anche esempi locali, attività che hanno dato dimostrazione e che sono stati anche l’esempio nella costruzione di questo pdl, sia l’esempio di una realtà virtuosa, che anche tramite il dibattito civile che c’è stato in Aula, ne sia anche forse il modo migliore per raccogliere la testimonianza.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Molinari.

Il relatore di minoranza intende replicare?

La parola al consigliere Delmonte.

 

DELMONTE: Volevo solo riferire il fatto che io ho portato due esempi, perché volevo soffermarmi e li ho collegati appositamente quando parlavo di promozione dell’immagine della polizia locale, perché la promozione deve partire anche dalle istituzioni. Se noi diciamo in una legge che dobbiamo promuoverla per aumentare il senso di fiducia, di protezione che la polizia locale può dare ai cittadini e noi – inteso come classe politica – siamo i primi, nella nostra disomogeneità, a denigrarne una parte, allora non può funzionare. Se, invece, come obiettivo della legge che ci siamo dati, che è quello di promuovere l’immagine di un Corpo, degli agenti, degli operatori e della loro funzione sociale in primis, allora dobbiamo farlo in maniera più omogenea possibile. Era solo per questo che avevo portato due esempi specifici recenti, perché parliamo di un arco temporale dell’ultimo mese, in cui forse ancora tanta cultura, soprattutto nella parte delle istituzioni, c’è da fare.

L’apparato sicurezza che è stato evidenziato e come la polizia locale faccia fatica ad inserirsi nel contesto delle altre polizie, è ovvio che è un problema normativo nazionale, che oggi noi andiamo ad affrontare come ordine del giorno, ma che poi, in realtà, spero e auspico – anzi sono abbastanza sicuro – verrà affrontato nei prossimi mesi a livello nazionale, però è ovvio che ancora molte cose sono da fare, pensiamo alle banche dati dello SDI in particolare, come l’accesso al PRA o al sistema di rilevamento delle targhe, che è difficoltoso, se non a volte addirittura impossibile. Quindi bisogna cercare di fare ancora tanto; verrà fatto da noi, che stiamo facendo la nostra parte e verrà fatto a livello nazionale, mi auspico il prima possibile. 

Mi collego, invece, a un altro tema che è stato già discusso in questa prima illustrazione, da parte del collega Sassi sul degrado urbano. Credo sia una problematica reale, che forse compete più alla parte dell’Amministrazione comunale e dell’URP rispetto a quello della polizia locale. Pur condividendone l’oggetto, si cita molto all’interno dell’ordine del giorno il Rilfedeur e credo che anche qui la Regione possa sviluppare un po’ meglio questo strumento, o comunque ammodernarlo un attimo, perché attualmente è difficilmente utilizzabile dai cittadini, molti non lo conoscono, anzi la maggior parte, direi – sfido a controllare – non lo conoscono. Quindi credo che da questo punto di vista l’impegno che noi diamo alla Giunta è importante; andrebbe forse integrato anche in un impegno di comunicazione verso i cittadini e non solo verso le Amministrazioni, perché è vero che l’informativa va fatta sulla segnalazione del degrado urbano e forse andrebbe integrata anche una sorta di informativa su come evitare il degrado urbano, più che segnalarlo e basta.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Delmonte.

Procediamo ora con l’esame dell’articolato.

Nomino scrutatori i consiglieri Tarasconi, Iotti, Gibertoni.

Sull’articolo 1 insiste l’emendamento 14, a firma dei consiglieri Bertani e Molinari.

Apro la discussione congiunta articolo 1 ed emendamento 14.

Dichiarazioni di voto. Non ho iscritti in dichiarazione di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 14 a firma Bertani e Molinari.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 14 è approvato.

Articolo 1, così come emendato. Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 1.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 1 è approvato.

Articolo 2.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 2.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 2 è approvato.

Articolo 3.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 3.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 3 è approvato.

Articolo 4.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 4.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 4 è approvato.

Emendamento 18 a firma del consigliere Bertani, che istituisce un nuovo articolo.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 18, a firma del consigliere Bertani.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 18 è respinto.

Articolo 5.

Su questo articolo insiste l’emendamento 15, a firma del consigliere Bertani.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 15, a firma del consigliere Bertani.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 15 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 5, così come emendato.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 5 è approvato.

Siamo all’articolo 6, sul quale insistono due emendamenti: l’emendamento 5, a firma dei consiglieri Molinari, Delmonte e Pompignoli e l’emendamento 6, a firma dei consiglieri Molinari, Delmonte e Pompignoli.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 5, a firma dei consiglieri Molinari, Delmonte e Pompignoli.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 5 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 6, a firma dei consiglieri Molinari, Delmonte e Pompignoli.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 6 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 6, così come emendato.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 6 è approvato.

Articolo 7.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 7.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 7 è approvato.

Articolo 8.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 8.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 8 è approvato.

Articolo 9.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 9.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 9 è approvato.

Articolo 10. Su questo articolo insiste l’emendamento 1, a firma dei consiglieri Tagliaferri e Molinari.

Apro la discussione generale.

La parola al consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: L’emendamento è teso a dare risposta a una richiesta avanzata dalla polizia locale del nostro territorio, per avere una disciplina chiara ed univoca in campo regionale, circa i compiti degli agenti nell’esecuzione degli accertamenti dei trattamenti sanitari obbligatori. Il TSO è uno dei servizi più delicati, forse anche meno conosciuti, che vede impegnata la polizia locale in ausilio al personale medico. In relazione alla particolarità dell’intervento, la legge prevede una precisa procedura per aiutare la persona che si trova in una situazione di forte sofferenza psicofisica, per esempio a causa di una crisi nervosa che la porta a rifiutare le cure e ad essere anche pericolosa per sé o per gli altri. In questo caso, infatti, la legge consente di obbligare la persona ad accettare le cure e il ricovero. Questo avviene comunque nel rispetto di specifiche garanzie a tutela della persona stessa. Infatti, il TSO può essere effettuato solo in presenza di due medici che certificano in autonomia – quindi uno a verifica dell’operato dell’altro – che la persona deve ricevere urgentemente cure in una struttura dedicata, anche contro la sua volontà. A maggior garanzia, il successivo ricovero è disposto solo dopo che il sindaco ha valutato la documentazione citata e ha sottoscritto l’apposita ordinanza di esecuzione del richiesto TSO.

Poiché trattasi di un provvedimento speciale, con il quale si agisce, pur temporaneamente, contro il volere di una persona, il provvedimento del sindaco va inoltrato immediatamente all’autorità giudiziaria per le verifiche del caso. In merito va ricordato come il superamento del regolamento del 1909, che attribuiva espressamente questo tipo di interventi all’autorità di pubblica sicurezza, in virtù dello stretto legame che associava la pericolosità sociale alla malattia mentale, ad opera della legge 180/78, è avvenuto in termini meramente abrogativi. Ne è scaturito un vuoto legislativo, con pareri di interpretazione discordanti, che non di rado sfocia nello scaricare sull’operatore che si trova ad intervenire la responsabilità di cosa fare, esponendolo poi a possibili futuri contenziosi. Solo per citare alcuni esempi delle decisioni da assumere: chi deve esercitare l’eventuale coercizione in prima istanza? Su quale mezzo il paziente deve essere trasportato? E, nel caso questo sia l’ambulanza, l’agente è tenuto a salire sul mezzo, o la pattuglia deve soltanto scortare il mezzo? Chi assume le decisioni del caso? 

Il presente emendamento si propone quindi di affidare per legge alla Giunta regionale di definire, con proprio successivo atto, un protocollo di ingaggio univoco su tutto il territorio regionale, che definisca nel dettaglio come e da chi debbano essere svolte le varie fasi dell’intervento. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Tagliaferri. 

La parola al consigliere Molinari.

 

MOLINARI: Su questo tema, su cui non entreremo nel dettaglio, quindi respingendo l’ordine del giorno successivo presentato dal Movimento 5 Stelle, noi raccogliamo quello che di fatto è un lavoro che già la Giunta stava mettendo in essere, quindi l’elaborazione di linee guida che comunque fanno riferimento ad una legge nazionale. Si va ad agire su un ambiente minato, perché è un ambiente molto complicato, in cui subentra anche il ruolo della sanità e la difficoltà dei casi. Quindi il fatto di inquadrare norme interpretative e una sorta di definizione di protocollo di intervento che già oggi è presente, però non riesce ad entrare nelle singole situazioni, verrà da noi approvato, in quanto già la Giunta sta ragionando. È un po’ anche la richiesta dei territori, quindi ben venga questo emendamento.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Molinari.

Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 1, a firma dei consiglieri Tagliaferri e Molinari.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 1 è approvato.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 10, così come emendato.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 10 è approvato.

Articolo 11.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 11.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 11 è approvato.

Articolo 12. Su questo articolo insiste l’emendamento 2, a firma dei consiglieri Tagliaferri, Molinari e Pompignoli.

La parola al consigliere Tagliaferri in discussione generale.

 

TAGLIAFERRI: L’emendamento è teso ad introdurre la lotta alla contraffazione dei prodotti commerciali tra i compiti della polizia locale. Tale previsione, che va a completare l’introduzione della lotta all’abusivismo commerciale, già introdotto in sede di Commissione, consentirà sicuramente di tutelare maggiormente il nostro tessuto economico, che della qualità e della tipicità dei prodotti ha saputo fare un tesoro esportabile nel mondo intero. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Tagliaferri. 

La parola al consigliere Molinari.

 

MOLINARI: Abbiamo recepito già in Commissione l’emendamento presentato dalla Lega riguardante l’abusivismo. Avevamo cercato di approfondire e arriviamo anche all’approvazione oggi. Abbiamo recepito quello che era il primo suggerimento da parte del consigliere Tagliaferri, sottolineando che comunque, anche in precedenza, nella proposta iniziale non è che venissero escluse questo tipo di attività. Ovviamente poniamo l’accento. Quindi approveremo l’emendamento e, di conseguenza, l’articolo. Chiedo magari a Tagliaferri di fare un post in cui non dice più che il PD è a favore della contraffazione.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Molinari.

Se nessun altro consigliere chiede di intervenire in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 2, a firma dei consiglieri Tagliaferri, Molinari e Pompignoli.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 2 è approvato.

Articolo 12.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 12.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 12 è approvato.

Articolo 13. Sull’articolo 13 insistono l’emendamento 7, a firma dei consiglieri Bertani, Delmonte e Molinari e l’emendamento 8, a firma dei consiglieri Delmonte e Molinari.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 7 a firma dei consiglieri Bertani, Delmonte e Molinari.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 7 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 8, a firma dei consiglieri Delmonte e Molinari.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 8 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 13, così come emendato.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 13 è approvato.

Articolo 14.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 14.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 14 è approvato.

Articolo 15. Su questo articolo insiste l’emendamento 3, a firma del consigliere Facci.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 3, a firma del consigliere Facci.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 3 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 15.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 15 è approvato.

Articolo 16. Su questo articolo insiste l’emendamento 16, a firma del consigliere Bertani.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 16, a firma del consigliere Bertani.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 16 è respinto.

Articolo 16. Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 16.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 16 è approvato.

Articolo 17.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 17.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 17 è approvato.

Articolo 18.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 18.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 18 è approvato.

Articolo 19. Su questo articolo insistono l’emendamento 9, a firma del consigliere Molinari e l’emendamento 10, a firma del consigliere Molinari. L’emendamento 10 è uguale al 17, che è a firma dei consiglieri Bertani e Molinari.

Discussione generale su emendamenti e articolo.

Consigliere Molinari. Prego.

 

MOLINARI: Ritiro l’emendamento 10.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Molinari.

Registro che viene ritirato l’emendamento 10.

Quindi abbiamo l’emendamento 9, a firma del consigliere Molinari e l’emendamento 17, a firma dei consiglieri Bertani e Molinari.

Se nessun altro consigliere chiede di parlare in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 9, a firma del consigliere Molinari.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 9 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 17, a firma dei consiglieri Bertani e Molinari.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 17 è approvato.

Articolo 19.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 19.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 19 è approvato.

Articolo 20.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 20.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 20 è approvato.

Articolo 21.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 21.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 21 è approvato.

Articolo 22.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 22.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 22 è approvato.

Articolo 23.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 23.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 23 è approvato.

Articolo 24.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 24.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 24 è approvato.

Articolo 25. Su questo articolo insistono l’emendamento 19, a firma del consigliere Bertani e l’emendamento 13, a firma dei consiglieri Pompignoli, Delmonte e Molinari.

Discussione generale su emendamenti e articolo.

La parola al consigliere Pompignoli.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente. Ringrazio innanzitutto i due relatori per la collaborazione prestata su questa legge. Nel presentare questo emendamento abbiamo cercato, nel corso della fase in cui è stato approvato in Commissione il testo e oggi, di rivedere un po’ quello che era il relativo emendamento sulla giustizia riparativa, cioè dei soggetti che si avvalgono della collaborazione inseriti in percorsi di giustizia riparativa. Abbiamo migliorato il testo concordemente. È ovvio che con questo intervento oggi l’emendamento che andrebbe a sostituire l’articolo, così specifica: «Che si possono avvalere della collaborazione i soggetti che beneficiano della concessione prevista dall’articolo 168 bis del Codice Penale, o che siano destinatari di percorsi di avvicinamento al mondo del lavoro». Questo perché il concetto legato alla giustizia riparativa è un concetto molto ampio, in cui si potevano sicuramente inserire anche soggetti che non erano meritevoli del beneficio della concessione previsto dall’articolo 168 bis; andando a specificare questo tipo di percorso, abbiamo vincolato questa norma.

È ovvio che l’emendamento che avevo presentato contro l’abusivismo, collegato anche a quello del consigliere Tagliaferri, è stato poi rivisto in sede di intervento tra la Commissione competente e oggi, per cui anche la contraffazione poi è entrata all’interno di questa legge.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Pompignoli.

Se nessun altro consigliere chiede di parlare in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 19, a firma del consigliere Bertani.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 19 è approvato.

Emendamento 13, a firma dei consiglieri Pompignoli, Delmonte e Molinari.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 13.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 13 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 25 così come emendato.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 25 è approvato.

Articolo 26.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 26.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 26 è approvato.

Articolo 27.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 27.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 27 è approvato.

Articolo 28.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 28.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 28 è approvato.

Articolo 29.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 29.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 29 è approvato.

Articolo 30. Su questo articolo insiste l’emendamento 4, a firma del consigliere Facci.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 4, a firma del consigliere Facci.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 4 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 30.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 30 è approvato.

Articolo 31.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 31.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 31 è approvato.

Articolo 32.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 32.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 32 è approvato.

Articolo 33.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 33.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 33 è approvato. 

Articolo 34.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 34.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 34 è approvato.

Articolo 35.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 35.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 35 è approvato.

Articolo 36.

Discussione generale. Dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 36.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 36 è approvato.

Articolo 37. Su questo articolo insiste il subemendamento 12, a firma dei consiglieri Tagliaferri e Galli e l’emendamento 11, a firma del consigliere Molinari.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Tagliaferri. Prego.

 

TAGLIAFERRI: Solo per dire che il subemendamento presentato congiuntamente al collega Galli, si propone di apportare una modifica al comma 4 delle norme transitorie, introdotto dall’emendamento del Partito Democratico, che prevede l’integrale sostituzione dell’articolo 37 del presente progetto di legge. Sostanzialmente, il comma 4 stabilisce che in sede di prima applicazione della legge sia possibile, per i comandanti di Corpo e i responsabili di servizio di polizia locale, chiedere l’iscrizione all’archivio regionale delle competenze di polizia locale, denominato “Marco Polo ER”. Detto comma non riserva esclusivamente tale facoltà a chi, alla data di approvazione della legge, ricopre l’incarico, ma amplia tale bacino a chi ha ricoperto l’incarico per almeno due anni negli ultimi cinque. Il nostro subemendamento è teso ad estendere ulteriormente tale arco temporale, portando gli anni di servizio dell’incarico da due a tre, maturati nell’arco non degli ultimi cinque, ma bensì negli ultimi sei anni. Tale proposta, pur rispondendo al criterio di mantenere la vicinanza, nel tempo, del periodo all’interno del quale l’esercizio del comando è stato maturato, è teso ad estendere, oltre il limite di una sola legislatura, l’arco temporale all’interno del quale la funzione di comando è stata esercitata. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Tagliaferri.

Consigliere Molinari, prego.

 

MOLINARI: Abbiamo accolto e accoglieremo questo emendamento. Per noi la filosofia importante, senza stravolgere il criterio impostato, era quello di non lasciare un periodo troppo lungo, che avevamo identificato nei tre anni di inattività nel ruolo di comandante da parte dell’aspirante tale. Con questo suggerimento abbiamo spostato di solo un anno, quindi passando dai cinque ai sei, aumentando il valore minimo da due o tre. Quindi la filosofia iniziale è stata mantenuta, ritenendo l’importanza che questo ruolo non venisse non svolto dal comandante per un periodo eccessivamente lungo.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Molinari.

Consigliere Delmonte, prego.

 

DELMONTE: Solo per dichiarare che ci asterremo sull’emendamento n. 11, proprio perché preferiamo la composizione proposta dal consigliere Tagliaferri e dal consigliere Galli. Mentre, invece, approveremo il subemendamento 12.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Delmonte.

Se nessun altro consigliere chiede di parlare in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, il subemendamento 12, a firma dei consiglieri Tagliaferri e Galli.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): Il subemendamento 12 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 11, a firma del consigliere Molinari.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 11 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 37.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 37 è approvato.

Finito l’esame dell’articolato, passiamo alle dichiarazioni di voto congiunte sull’intero progetto di legge, la risoluzione e sugli ordini del giorno. Faccio un riepilogo per chiarezza: ordine del giorno 6468/1 a firma dei consiglieri Prodi, Taruffi, Torri e Molinari, sul quale insiste una proposta di emendamento a firma dei consiglieri Rontini, Prodi, Taruffi e Torri; ordine del giorno 6468/2 a firma del consigliere Bertani; ordine del giorno 6468/3 a firma dei consiglieri Molinari, Taruffi, Delmonte, Bertani, Caliandro, Rontini e Galli; ordine del giorno 6468/4 a firma del consigliere Tagliaferri; ordine del giorno 6468/5 a firma del consigliere Sassi.

Apro le dichiarazioni di voto.

Sono cinque minuti per gruppo.

La risoluzione abbinata al progetto di legge è la 6811, a firma del consigliere Facci. 

Ha chiesto di intervenire la consigliera Prodi. Le do la parola.

 

PRODI: L’ordine del giorno che presento è per conciliare l’inquadramento, dato che il contratto nazionale del pubblico impiego, dal maggio prevede la soppressione della figura giuridica del D3, mentre, invece, coloro che verranno assunti da qui in poi, saranno inquadrati come D1, bisogna al più presto sanare la categoria giuridica D3, che è stata inquadrata per concorso in questo. Quindi è una richiesta di emanare quanto prima una nuova classificazione che sappia conciliare questa situazione. C’è un emendamento della collega Rontini, che accolgo, perché vuole estendere la risoluzione e queste problematiche a tutte le eventuali casistiche simili. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Prodi.

Consigliere Delmonte, prego.

 

DELMONTE: Se ho capito bene, sono dichiarazioni di voto congiunte su tutti gli ordini del giorno, giusto?

 

PRESIDENTE (Soncini): Sì, dichiarazione di voto congiunta su progetto di legge, a cui è abbinata la risoluzione e gli ordini del giorno.

Prego, consigliere Delmonte.

 

DELMONTE: Grazie, presidente. Sto facendo fatica a ricostruire, perché avendo suddiviso su due aule la distribuzione, non ce li ho tutti sott’occhio, comunque vado a memoria. Sull’ordine del giorno a prima firma Prodi, a cui è giunto un emendamento, annuncio che saremo favorevoli. Sugli ordini del giorno presentati dal gruppo Cinquestelle, se non ricordo male, ce n’era uno sul TSO. Non è stato presentato. Allora su questo non annuncio nulla. In realtà, chiedevo che fosse ritirato, perché è già stato integrato all’interno del progetto di legge. 

Su tutti gli altri ordini del giorno voteremo favorevolmente, anche sugli ultimi due arrivati oggi, che sono il n. 4, a firma Tagliaferri, che chiede l’inquadramento della polizia locale all’interno di tutte le altre forze di polizia, auspicandolo. Anche su quello, nonostante le note che ho fatto prima e che lascio al verbale dell’Aula, quello del consigliere Sassi per quanto riguarda il degrado urbano. 

Sul procedimento di legge, già da come si sarà capito dalla relazione iniziale, voteremo favorevolmente. Crediamo che finalmente, dopo quindici anni, si arriva a un rimodernamento di una legge che ne aveva assolutamente bisogno, per dare nuove tutele a delle necessità che sono variate nell’arco del tempo e a un allargamento delle competenze e dei ruoli che oggi la polizia locale ha e soprattutto per dare finalmente nuovamente gli strumenti e la dignità che questo Corpo di polizia merita.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Delmonte.

A proposito di quanto diceva il consigliere, in effetti, gli ordini del giorno erano stati distribuiti nella precedente seduta; poi sono stati mandati via mail. Ma se non c’è chiarezza sugli ordini del giorno, me lo dite, sospendiamo un attimo e li facciamo distribuire.

Consigliere Molinari, prego.

 

MOLINARI: Chiediamo, insieme a Delmonte, se nell’elencazione specificate solo l’intestazione e le firme, se ci fosse bisogno di un chiarimento magari lo faremo. Comunque, come linea generale, noi approveremo l’ordine del giorno proposto dalla consigliera Prodi e il subemendamento proposto da Rontini come prima firmataria. 

Dal punto di vista degli ordini del giorno presentati dal Movimento 5 Stelle approveremo l’ordine del giorno che riguarda la tematica del Gabrielli, pur avendo segnalato già un provvedimento adottato dall’attuale Governo per quanto riguarda alcune specifiche, rimangono aperti tutti i temi legati ai costi, legati all’organizzazione di eventi.

Voteremo l’ordine del giorno del collega Sassi riguardante la puntualizzazione per quanto riguarda il discorso del degrado urbano, su un meccanismo su cui la Regione ha investito, anche negli anni passati e su cui abbiamo lavorato, nell’ottica di sensibilizzazione del territorio. 

Voteremo, ovviamente, a favore dell’ordine del giorno da noi presentato, che contiene – oltre a quanto già elencato – anche il passaggio per il quale andremo a bocciare gli ordini del giorno proposti dal consigliere Tagliaferri e dal consigliere Facci riguardanti l’inquadramento della polizia locale all’interno delle forze dell’ordine, perché comunque proponiamo la riflessione a livello nazionale, come ho detto in precedenza, senza entrare nel merito e nel fornire soluzioni predefinite, ma aprendo una discussione su una serie di elementi in cui credo che le difficoltà tecniche, ma anche lo sviluppo del dibattito per quanto riguarda le scelte politiche, debbano essere effettuate e rimanere in fase di Governo centrale.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Molinari.

Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Voterò a favore degli ordini del giorno 3 e 4. Volevo leggere l’ordine del giorno e poi vi spiego perché: «Considerata la necessità di rendere più efficienti le politiche integrate in materia di sicurezza, tenendo conto dell’evoluzione funzionale che nel corso degli ultimi anni ha interessato sempre di più le forze di polizia locale, i profondi mutamenti che negli ultimi vent’anni hanno riguardato il tessuto sociale delle comunità urbane, anche a causa delle trasformazioni economiche, o delle sfide quotidianamente poste dai flussi migratori, hanno sollevato nuove istanze di sicurezza, specie nelle medie e grandi città, che hanno finito talvolta per mutare il concetto stesso di vivibilità del contesto urbano; alla luce del fatto che sempre più frequentemente gli operatori di polizia locale sono stati coinvolti in specifiche operazioni di ordine pubblico eseguite dalle altre forze di polizia, tanto in situazioni estemporanee di emergenza, quanto nel contesto di più articolate ed estese programmazioni di interventi concertati con la polizia di Stato; questo progressivo coinvolgimento delle forze di polizia locale in operazioni previste dal comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, si è tradotto in un ulteriore aumento dei rischi ai quali sono esposti quotidianamente gli agenti sul territorio; l’evoluzione dei doveri e delle responsabilità di questi ultimi, però, non ha trovato un opportuno riscontro in sede normativa, anche al fine di un giusto riconoscimento dei diritti dei lavoratori coinvolti. Auspica l’inquadramento della polizia locale nel comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico e l’equiparazione tra la polizia locale e le forze di polizia dello Stato; che sia i livelli e le qualifiche occupazionali, sia i trattamenti economici, previdenziali, assistenziali e infortunistici del personale appartenente ai Corpi di polizia locale, siano equiparati a quelli previsti per le forze di polizia dello Stato».

Nell’ordine del giorno da me presentato, non vi è parola alcuna, se non le semplici formule di rito, che non sia tratta dalla proposta di legge presentata il 3 luglio 2015 dall’onorevole Maria Gaetana Greco, parlamentare della Repubblica eletta nella XVII legislatura nelle fila del Partito Democratico, poi passata ad Articolo Uno, movimento democratico e progressista. Sicuramente la mia è stata una provocazione, per dimostrare come, per questa maggioranza, sia talvolta difficile disfarsi dei retaggi ideologici, che spesso la tengono in scacco, quando ci si trova a trattare di certi temi. Sicuramente la mia storia politica ed altrettanto quella della forza politica dalla quale provengo, sono agli antipodi rispetto a quelli dell’onorevole Greco. Ma se io non mi fossi riconosciuto nelle parole utilizzate nella relazione della proposta di legge, non le avrei utilizzate oggi. Ciò per dire che, a fronte di temi come questi, che tanto coinvolgono il diritto alla sicurezza dei cittadini, bisognerebbe sapersi spogliare del proprio bagaglio ideologico, per analizzare con obiettività le situazioni ed individuare quelle soluzioni che possono diventare più utili alle nostre comunità. Questo, caro Molinari, nel post ce lo devo mettere.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Tagliaferri.

Consigliere Facci, prego.

 

FACCI: Grazie. Brevemente, per commentare e dichiarare il voto rispetto a questi ordini del giorno e fare una precisazione. Visto che da parte del relatore di maggioranza è stato anticipato il voto negativo rispetto alla risoluzione da me presentata, così come anche dell’ordine del giorno che, sostanzialmente, richiama lo stesso principio, quello presentato dal collega Tagliaferri, quindi il fatto di voler rimarcare la necessità che gli agenti di polizia locale ricevano lo stesso trattamento di chi svolge le medesime funzioni di pubblica sicurezza. È vero che l’ordine del giorno che, in qualche modo, vorrebbe riabbracciare queste questioni, cioè il 6468/3, a prima firma del consigliere Molinari, in un passaggio parla di verifica dell’adeguatezza delle qualifiche giuridiche della polizia locale (adeguatezza rispetto al contesto attuale). Io credo che non sia la stessa cosa. Giuridicamente è un richiamo al ruolo, all’inquadramento; dal punto di vista politico, dal punto di vista della evidenza politica non lo è. 

Torno a dire quello che ho detto in conclusione del mio intervento di merito sull’intero progetto di riforma. Credo che occorra dare un segnale politico di vicinanza agli agenti di polizia, dei quali oggi andiamo a modificare l’assetto normativo delle loro funzioni, del loro inquadramento. Questo andrebbe dato, a mio avviso, sottolineando questa disparità di trattamento, ma in maniera forte, in maniera energica, non certamente in un passaggio di questo vostro ordine del giorno, insieme a tante altre cose, anche modalità tecniche, operative, pratiche, che annacquano il messaggio che invece dovrebbe uscire da questa Assemblea oggi, quello di dire che noi vi vogliamo tutelare e per questo motivo facciamo una modifica nei termini proposti e riconosciamo che oggi, per quello che vi si chiede, per quello che fate, per i rischi e le responsabilità che state assumendo sempre più, occorre che vi siano adeguati inquadramenti, coperture assicurative, soprattutto un corretto riconoscimento generale della vostra funzione, che non c’è e certamente non è una competenza di questa Assemblea, ma proprio perché non è una competenza di questa Assemblea, ma questa Assemblea ha la possibilità e, a mio avviso, il dovere di riconoscerne l’importanza, occorreva che uscisse in parallelo un messaggio forte rispetto a questo tema. Questa per me è l’occasione persa.

Posso capire le difficoltà di equilibrismi che spesso chi è in maggioranza deve in qualche modo salvaguardare e garantire, ma se vi è – come vi è stata – un’ampia condivisione di tutto questo articolato, abbiamo rimarcato anche con emendamenti oggi in quest’Aula il fatto che gli agenti di polizia locale hanno anche altre competenze, altre funzioni e quindi il contrasto anche a questo piuttosto che a quell’altro, cioè abbiamo riconosciuto il carico di responsabilità che hanno e non vogliamo, non volete, evidentemente, riconoscere che a questo carico di responsabilità debba seguire un giusto riconoscimento funzionale, giuridico, indennitario, che faccia da contraltare alle responsabilità che vengono richieste. Questa è l’occasione persa. Questa è la nota negativa che io vedo in un provvedimento che comunque rende giustizia e fa chiarezza sul nuovo ruolo degli agenti di polizia locale. Nota negativa che macchia il vestito bello, perché si è persa l’occasione di sottolineare importante problema. È una questione che gli agenti di polizia locale, tramite le loro organizzazioni, tramite i loro referenti politici, trasversalmente sollevano da anni. Quindi buttare lì dentro questo appello, questo invito, annacquato, che si nasconde, si confonde tra le pieghe del lungo vostro articolato, io la ritengo un’occasione persa e mi dispiace.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Facci.

Ho iscritti a intervenire il consigliere Molinari e il consigliere Tagliaferri, che hanno già fatto le dichiarazioni di voto. Se dovete rettificare o chiarire rispetto a quello che avete detto, ma per un secondo.

Consigliere Molinari, prego.

 

MOLINARI: Volevo solo dire che il no a questi ordini del giorno ha tutt’altro che una matrice ideologica. Devo sottolineare che l’estensore anche della prima proposta, che è passata a LeU, quindi anche rispetto a me, dal punto di vista ideologico abbia indubbiamente poco da condividere, dal punto di vista anche dell’approccio rispetto a quanto detto dai due colleghi. Diciamo che il respingimento dello stesso è legato esclusivamente a un fatto tecnico già illustrato.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Molinari.

Consigliere Tagliaferri, ha chiesto anche lei la parola. Risulta iscritto, non so se è un errore. Mi scuso, era un errore. Dal computer risultava che avesse chiesto di reintervenire.

Non ci sono altri interventi in dichiarazione di voto. 

Procediamo con la votazione separata degli ordini del giorno che sono cinque; poi voteremo il progetto di legge con il dispositivo elettronico e, in conclusione, voteremo, per alzata di mano, la risoluzione. Cerco di procedere lentamente. Se ci sono questioni, le sollevate. 

Ordine del giorno 6468/1 a firma dei consiglieri Prodi, Taruffi, Torri e Molinari.

Su questo ordine del giorno insiste l’emendamento 1 a firma dei consiglieri Rontini, Prodi, Taruffi, Torri. La consigliera Prodi mi ha già dato l’assenso, nella dichiarazione di voto, a mettere al voto l’emendamento a prima firma della consigliera Rontini.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 1 a prima firma della consigliera Rontini.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 1 è approvato.

Ordine del giorno 6468/1 emendato, a firma dei consiglieri Prodi, Taruffi, Torri e Molinari.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno 6468/1.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’ordine del giorno 6468/1 (oggetto 6908) è approvato.

Ordine del giorno 6468/2, a firma del consigliere Bertani. Il dispositivo recita: «Impegna la Giunta a sollecitare il Governo in merito alla possibilità di emanare linee guida rivolte all’organizzazione sostenibile degli eventi sportivi e, più in generale, di spettacoli, con particolare riferimento alla definizione di criteri di calcolo degli oneri a carico degli organizzatori privati e pubblici».

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno 6468/2.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’ordine del giorno 6468/2 (oggetto 6909) è approvato.

Ordine del giorno 6468/3, a firma dei consiglieri Molinari, Taruffi, Delmonte, Bertani, Caliandro, Rontini, Galli.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno 6468/3.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’ordine del giorno 6468/3 (oggetto 6910) è approvato.

Ordine del giorno 6468/4, a firma del consigliere Tagliaferri.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno 6468/4.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’ordine del giorno 6468/4 (oggetto 6911) è respinto.

Ordine del giorno 6468/5, a firma del consigliere Sassi.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno 6468/5.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’ordine del giorno 6468/5 (oggetto 6912) è approvato.

Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione dell’intero testo di legge, oggetto 6468, con l’uso del dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese,

con registrazione dei nomi)

 

PRESIDENTE (Soncini): Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

 

37

Assenti

 

13

Votanti

 

36

Favorevoli

 

36

Contrari

 

--

Astenuti

 

--

 

PRESIDENTE (Soncini): Proclamo approvata la legge riguardante: «Modifiche alla legge regionale 4 dicembre 2003, n. 24 (Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza)».

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 6811, a firma del consigliere Facci.

 

(È respinta a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): La risoluzione oggetto 6811 è respinta.

 

OGGETTO 6748

Delibera: «Parere di conformità, ai sensi dell'art. 28, comma 4, lettera n) dello Statuto sullo: "Schema di regolamento regionale in materia di pesca turismo, di ittiturismo, di acquiturismo e delle attività connesse, di cui alla legge regionale n. 22/2014."» (Delibera di Giunta regionale n. 993 del 25 giugno 2018) (172)

(Discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 6748/1 oggetto 6913 - Presentazione, dichiarazioni di voto e approvazione)

(Ordine del giorno 6748/2 oggetto 6914 - Presentazione, dichiarazioni di voto e reiezione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 6748: «Parere di conformità, ai sensi dell’art. 28, comma 4, lettera n) dello Statuto sullo: “Schema di regolamento regionale in materia di pescaturismo, di ittiturismo, di acquiturismo e delle attività connesse, di cui alla legge regionale n. 22/2014”».

La Commissione “Politiche economiche” ha espresso parere favorevole nella seduta del 18 luglio 2018, con la seguente votazione: 31 voti a favore, nessun contrario, 10 astenuti.

Apro la discussione generale sul provvedimento. Vi ricordo che ci sono dieci minuti per consigliere.

Una brevissima integrazione che mi comunicano ora. Sono pervenuti due ordini del giorno, il 6748/1 a firma della consigliera Serri e il 6748/2 a firma dei consiglieri Pettazzoni, Bertani, Fabbri e Tagliaferri.

Consigliera Serri, prego.

 

SERRI: Grazie, presidente. Con questo schema di regolamento in materia di pescaturismo, ittiturismo e acquiturismo, si va a dare gambe a quanto era previsto dall’articolo 12 della legge regionale n. 22/2014. Attraverso questo regolamento e gli stessi indirizzi della normativa che ho citato prima della legge n. 22, si vuole normare l’attività di pescaturismo, ittiturismo e acquiturismo, dando la possibilità alle imprese della pesca di abbinare alla loro attività principale anche attività volte a dare ospitalità, a fare turismo. Tutto questo ha l’obiettivo, da un lato, di far conoscere, di valorizzare tutto il patrimonio socio-economico, culturale e soprattutto ambientale delle aree dei territori legati alle attività e ai mestieri della pesca e dell’acquiturismo. Dall’altra parte, si vuole promuovere la multifunzionalità delle imprese agricole, le imprese dedicate alla pesca, attraverso lo sviluppo delle attività citate prima, cioè pescaturismo, ittiturismo e acquiturismo.

Provo ad entrare nel merito degli aspetti principali. Questo regolamento avrà bisogno anche dell’emanazione di altri provvedimenti che rendano esecutiva l’attività, quindi vadano a regolare in modo più preciso tutti gli aspetti, a partire da quella che deve essere la connessione tra le due attività, cioè il peso che deve avere l’attività della pesca e dell’acquiturismo rispetto alle attività ricreative, di accoglienza, di ospitalità, legate alla parte turistica. 

L’interesse turistico è crescente da questo punto di vista, proprio perché si vuole conoscere, vivere e far vivere esperienze legate alle tradizioni e ai mestieri della pesca nell’ambiente costiero, nell’ambiente delle lagune e anche delle acque interne. L’obiettivo è quello quindi di avvicinare le persone, di far conoscere, di far vivere un turismo cosiddetto esperienziale, quindi un modo diverso e nuovo di fare turismo e anche di avvicinare i turisti all’attività della pesca sportiva e anche all’attività della pesca professionale. Tutto questo è possibile sia nelle acque marine che nelle acque interne.

Per quanto riguarda l’ittiturismo e l’acquiturismo, sono previste nel regolamento e nello schema di delibera del regolamento diverse attività, a partire dall’ospitalità, da attività ricreative, didattiche, culturali e dalla fornitura di beni e servizi. Per esercitare questo tipo di attività, l’impresa ittica può utilizzare le strutture, gli edifici a disposizione, a partire dalla casa di abitazione, ma anche altri edifici a disposizione dell’impresa. È prevista anche la possibilità di incrementare le strutture a disposizione anche con nuove costruzioni, ovviamente in linea con le regole e gli strumenti urbanistici comunali del territorio. 

Per quanto riguarda l’ospitalità, vengono previsti dei limiti, proprio perché il rapporto fra l’attività della pesca, quindi l’attività principale dell’impresa, e questa implementazione di attività legata al turismo, deve avere un rapporto di un certo tipo. Quindi per quanto riguarda l’attività dell’ospitalità, si dice non più di dodici posti letto; per quanto riguarda l’utilizzo dell’abitazione principale, ovviamente devono essere rispettati i requisiti igienico-sanitari, intesi sia in termini di superficie, in termini delle altezze, delle aperture, delle camere dell’abitazione e si dice che comunque non possono essere adibiti più di quattro posti letto per ogni camera. La possibilità anche di utilizzare altri edifici dell’impresa, oppure costruzioni nuove e, in questo caso, si dice non oltre sei camere messe a disposizione. Possono essere camere, ma possono essere anche alloggi o appartamenti; in questo caso, l’ospitalità può essere fruita solo ed esclusivamente sempre nel limite di quei dodici posti letto e di sei camere, negli ambienti definiti come camere. 

L’ospitalità può essere anche a bordo dell’imbarcazione. In questo caso, le regole da rispettare sono uguali a quelle previste per i membri dell’equipaggio. 

Attività didattiche, culturali e ricreative: le imprese possono proporre questi tipi di attività, attraverso pratiche sportive, escursionistiche, o attività di carattere culturale e naturalistico. Ovviamente, devono essere tutte attività strettamente legate al mondo della pesca, al mondo dei mestieri e delle tradizioni della pesca. 

Uno degli obiettivi è proprio quello di promuovere la conoscenza di chi si avvicina a questo tipo di turismo, la conoscenza di questi ambienti fluviali, di queste vallate, di questi ambienti costieri e marini. 

Per quanto riguarda le attività connesse, previste nel regolamento, si parla sia di trasformazione, quindi di cottura, manipolazione di cibi, di distribuzione e anche commercializzazione. Ovviamente, queste possono essere fatte nella cucina dell’abitazione del titolare dell’impresa, oppure anche in altri ambienti che sono a disposizione dell’impresa, seguendo, ovviamente, le norme igienico-sanitarie. 

Per quanto riguarda la somministrazione di pasti e bevande – anche questa è una delle attività connesse prevista – ragioniamo di un tetto massimo: dodici coperti per ognuno dei due pasti principali. Questa attività resta ovviamente dentro questi limiti e non si configura come pubblico esercizio. Sono da rispettare alcuni requisiti: la disponibilità delle materie prime di tipo aziendale; l’idoneità dei locali dove avviene la preparazione e la somministrazione dei pasti; l’idoneità dei locali deve essere notificata e certificata dalle autorità sanitarie. 

Dal punto di vista degli aspetti della sicurezza e sanitari non sono previste deroghe o scorciatoie rispetto ai requisiti che vengono chiesti anche ad altre attività che somministrano pasti e bevande. C’è solo una deroga rispetto all’utilizzo della materia prima di proprietà dell’impresa ed è quando le calamità atmosferiche (che devono essere accertate dalle autorità competenti) non rendono possibile la pesca e quindi riuscire ad avere la materia prima pescata direttamente dall’impresa. Solo in questo caso c’è la possibilità di rifornirsi della materia prima, del cibo da somministrare anche al di fuori del pescato dall’impresa.

Le strutture, le abitazioni, quindi sia la cucina dell’imprenditore, che le altre abitazioni, devono essere strutture conformi agli strumenti urbanistici ed edilizi del Comune e devono possedere i requisiti di carattere igienico-sanitario. L’attività è subordinata alla presentazione della certificazione dell’inizio attività, prevista dalle leggi nazionali (la n. 200 e la n. 241). Un altro aspetto è la possibilità di creare club di eccellenza, che devono essere costituiti almeno da tre imprese e attraverso la definizione di regolamenti di disciplinari che prevedono che questo tipo di attività sia fatta con elementi di grande eccellenza, sia utilizzando materie prime di nicchia, sia rispetto al contesto ambientale, sia rispetto anche l’utilizzo di abitazioni di valore architettonico. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Serri. 

Consigliere Pettazzoni, prego.

 

PETTAZZONI: Grazie, presidente. Tutto sommato, il documento che ci viene proposto è un documento completo, che va a regolare, anche in maniera piuttosto efficace, questo ambito e questo argomento. Io, però, non posso tacere, perché quando si parla di pesca, in particolare di pesca in acque interne, il vero grande problema, ancora non risolto, è quello del bracconaggio ittico. Entrando nel merito del regolamento, qualche perplessità la dobbiamo sollevare. Il fatto stesso che il pescaturismo venga legato al termine di impresa ittica può andare bene in mare, però per quanto già concerne gli equilibri, oramai molto compromessi delle acque interne, potrebbe risultare un’arma a doppio taglio. L’impresa ittica in acqua interna è il pescatore di professione che, spesso e volentieri, dimentica di tutelare il corso d’acqua e il suo ecosistema al fine di trarre profitto nella maniera più forte che può e, spesso e volentieri, non tenendo in considerazione i limiti di pesca, per garantire la sostenibilità del prelievo.

Personalmente ritengo altresì che dare a queste persone questo business, oltre che alimentare queste non buone pratiche che ho citato prima, potrebbe ulteriormente peggiorare la situazione degli esemplari nei fiumi. Per le acque interne sinceramente prediligeremmo l’affidamento ad associazioni di pesca sportiva, che magari sono più idonee e possono meglio affiancare il titolare dell’attività, promuovendo una pesca più etica e probabilmente più sostenibile. Comunque, mi rendo conto che questo rappresenterebbe uno stravolgimento dell’intero documento e quindi, nel tentativo di limitare, per quanto possibile, che bracconieri e imprese ittiche, che notoriamente violano le normative vigenti in materia di pesca possano usufruire di un nuovo strumento per proseguire le loro attività, ritengo indispensabile integrare l’articolo 21. Per fare questo, abbiamo proposto un ordine del giorno, dove chiederemmo che all’articolo 21 venissero introdotti dei dispositivi, delle norme che impediscano l’iscrizione al registro a chi in passato ha tenuto condotte riconducibili al bracconaggio ittico e quindi, in funzione di questo, il ritiro immediato delle relative autorizzazioni a tutti i trasgressori e a coloro che potranno commettere anche in seguito illeciti o reati in tal senso. Oppure, perlomeno, andare a limitare, anche solo temporaneamente, l’accesso a chi risulta violare anche reiteratamente le leggi vigenti.

Il problema del bracconaggio ha diversi modi per essere espresso, quindi va assolutamente attenzionato in maniera costante. Noi abbiamo, inoltre, un grosso problema che è quello dei controlli; sappiamo bene che le polizie provinciali, o comunque le forze dell’ordine in generale – prendo un fiume a caso – sul fiume Po, che è particolarmente esteso, difficilmente riescono ad essere efficaci in termini di prevenzione e in termini di intervento. Pertanto, abbiamo bisogno sicuramente di norme che già di per sé siano stringenti, ancorché i controlli non possano essere così efficaci.

Riteniamo il provvedimento di buon livello, però c’è bisogno di un ulteriore passo in avanti e il passo in avanti in oggetto abbiamo cercato di rappresentarlo nei contenuti dell’ordine del giorno. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Pettazzoni.

La parola al consigliere Bertani.

 

BERTANI: Grazie, presidente. Il provvedimento era da lungo atteso. Io ricordo un’interrogazione del 2015 in cui segnalavamo all’assessore la necessità di emanare finalmente questo regolamento; ci fu promesso per l’estate 2016. Finalmente è arrivato. Questo provvedimento serve soprattutto nella zona della Riviera, dove diversi pescatori, attività di pescatori che ormai, per molti motivi, sono in crisi e rischiano di essere in crisi, possono in questo modo avere regolamentato e probabilmente incentivato un tipo di attività che può dare un reddito aggiuntivo a quello della normale attività di pesca. È importante anche per le acque interne, perché sicuramente permetterà – ed è quello che speriamo – di far emergere attività che in realtà ci sono già e che ad oggi sono clandestine, con fatturati sicuramente, probabilmente in nero e poche dichiarazioni. Quindi si spera che questo tipo di provvedimento faccia emergere e faccia rientrare in un circuito di legalità quel tipo di attività.

Anche noi – infatti ho co-firmato l’ordine del giorno del collega della Lega Nord – sottolineiamo che in questo ambito, in questo aspetto, bisogna fare attenzione che chi emerge, o chi fa questo tipo di attività, non sia legato al fenomeno del bracconaggio. Quindi anche secondo noi andrebbe inserito, andrebbe evidenziato nel regolamento che chi si macchia del reato di bracconaggio – reato che, tra l’altro, è stato inserito nella scorsa legislatura, grazie anche al lavoro e del Movimento 5 Stelle in Parlamento – non possa fare questa attività.

L’altra preoccupazione, che mi sembra in parte venga recepita anche con l’ordine del giorno della collega Serri, è che andando a normare queste attività non creiamo una sorta di concorrenza sleale nei confronti di altri esercenti; in particolare mi riferisco alle segnalazioni che spesso Confesercenti ha fatto, rispetto a circoli ed agriturismi che, avendo la possibilità di fare ristorazione, a volte fanno concorrenza sleale a chi fa l’esercizio di ristorazione vera e propria. In questo caso, avere specificato che il limite di uso cucina domestica sicuramente entro i dodici coperti e non è un’attività di somministrazione, in qualche modo spero vada a tutelare e a limitare questo fenomeno.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Bertani. 

Non ho altri iscritti, quindi chiudo la discussione generale e apro la dichiarazione di voto sul provvedimento e sugli ordini del giorno.

Consigliere Galli, prego.

 

GALLI: Grazie. Noi voteremo a favore di questo provvedimento che riteniamo onestamente corretto, non solo come impostazione, ma non rileviamo la concorrenza sleale che può essere stata adombrata da qualcuno nei confronti delle attività commerciali normali, perché pensiamo che possa essere complementare alle attività che oggi sono già in difficoltà, perché la pesca non è un’attività particolarmente ricca. L’aggiunta di alcune argomentazioni sul numero degli ospiti, sia per i pernotti, sia per la cucina, li riteniamo due vincoli assolutamente importanti e ineludibili, per evitare che ci possano essere attività imprenditoriali vere e proprie che si mascherino dietro all’attività di sostegno – come noi la valutiamo – a queste attività di pescaturismo. Riteniamo possa essere molto utile e importante per certe zone (penso al delta del Po o allo stesso fiume Po) dove queste attività possono essere estremamente positive per il turismo, che può richiamare gente anche da località molto distanti.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Galli.

Consigliera Serri, prego.

 

SERRI: Grazie. Noi abbiamo presentato un ordine del giorno che va proprio nella direzione di chiedere di precisare meglio – perché, ad esempio, l’articolo 17 ci è sembrato non così comprensibile – l’aspetto del tetto massimo dei dodici coperti al massimo utilizzabili. Quindi condivido anch’io le osservazioni fatte dai colleghi. Resta un provvedimento importante che va ad integrare il reddito di chi, per mestiere, si dedica alla pesca; può far vivere e far conoscere ai turisti esperienze importanti e positive, e anche rispondere a una nicchia di turismo che è in crescere. Allo stesso tempo, però, l’attenzione deve essere quella di tenere in equilibrio l’attività.

Ci saranno anche decreti attuativi che seguiranno questa parte del regolamento e credo che anche questo sarà un ulteriore momento di discussione e di confronto. In Commissione, quando ne abbiamo parlato, abbiamo proprio chiesto all’Assessorato di poterci confrontare anche su questi aspetti che seguiranno, proprio nell’ottica di cercare di creare quell’equilibrio e di creare strumenti che rispondano in modo equilibrato ed adeguato a questi bisogni.

Noi voteremo contro l’ordine del giorno a prima firma Marco Pettazzoni, non perché il tema della pesca di frode non sia un elemento problematico, ma perché il regolamento, in quanto tale, dà per scontato comunque che ci sia la licenza di pesca. È chiaro che atteggiamenti di scorrettezza, agiscono sulla possibilità di mantenere la licenza di pesca, quindi sono due elementi collegati, oltre al fatto che sono aspetti che – come diceva anche Pettazzoni nel suo intervento – sono regolati da decreti, da normative di carattere nazionale.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Serri.

Consigliere Pettazzoni, prego.

 

PETTAZZONI: Grazie, presidente. Sull’ordine del giorno a prima firma Serri il nostro voto sarà favorevole; è una precisazione rispetto ad un articolo che probabilmente era scritto male, quindi siamo d’accordo. Voteremo a favore – e ci dispiace che dall’altra parte ci sarà un voto contrario – rispetto al nostro ordine del giorno, perché voleva andare nella direzione di tutela delle buone pratiche e soprattutto al fine di impedire, verso chi si è macchiato del reato di bracconaggio, di essere buttato fuori dalla porta e rientrare dalla finestra. Ci sembrava una precisazione opportuna che valeva la pena, secondo noi, inserire anche in questo regolamento.

Per quanto riguarda, invece, il provvedimento nel suo complesso, il nostro voto sarà di astensione, tenendo conto che così per com’è stato presentato, rimane un provvedimento completo, ben definito, eccetera, però manca di quel coraggio e di quella parte fondamentale che il nostro ordine del giorno avrebbe adesso restituito.

Riguardo alle prossime scadenze che la consigliera Serri accennava prima, ovviamente l’auspicio è che si possa tenere conto del senso dell’ordine del giorno nostro che oggi verrà bocciato. Vedremo cosa succederà nelle Commissioni. Vi chiedo, in quell’occasione, di poterne tenere conto, perché se c’è una piaga che attanaglia il mondo della pesca, soprattutto in acque interne nella nostra regione, è appunto quella del bracconaggio e credo che avrebbe avuto un senso e avrà un senso utilizzare tutti gli strumenti normativi, siano essi leggi, risoluzioni, regolamenti e quant’altro, al fine di combattere questo enorme disagio e problema. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Pettazzoni.

Votiamo prima gli ordini del giorno e poi il provvedimento.

Nomino scrutatori i consiglieri: Bagnari, Iotti e Gibertoni.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno 6748/1, a firma della consigliera Serri.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’ordine del giorno 6748/1 (oggetto 6913) è approvato.

Ordine del giorno 6748/2, a firma dei consiglieri Pettazzoni, Bertani, Fabbri e Tagliaferri.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno 6748/2, a firma dei consiglieri Pettazzoni, Bertani, Fabbri e Tagliaferri.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’ordine del giorno 6748/2 (oggetto 6914) è respinto.

Ora votiamo il provvedimento, l’oggetto 6748.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, la delibera oggetto 6748.

 

(È approvata a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): La delibera oggetto 6748 è approvata.

 

OGGETTO 6753

Delibera: «Approvazione del Piano regionale di attuazione. Programma operativo nazionale iniziativa occupazione giovani - II fase. (Proposta della Giunta regionale in data 2 luglio 2018, n. 1024)» (173)

(Discussione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 6753. Proposta recante: «Approvazione proposta di Piano regionale di attuazione. Programma operativo nazionale iniziativa occupazione giovani - II fase. (Delibera Giunta n. 1024 del 02 07 18)».

La Commissione “Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport, Legalità” ha espresso parere favorevole nella seduta del 19 giugno 2018 con la seguente votazione: 23 voti a favore, nessun contrario, 14 astenuti.

Apro la discussione generale sul provvedimento. Come sempre, dieci minuti per consigliere. Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: L’oggetto in discussione nasconde nella rappresentazione asettica delle statistiche, spesso peraltro disposte ad arte, una realtà sociale drammatica come quella della difficoltà di prospettiva occupazionale per i giovani nel nostro Paese. Un Paese ancora tra i più industrializzati al mondo, malgrado un progressivo percorso di regressione intrapreso in tal senso. Seppure l’anno scorso la dinamica del tasso disoccupazione tra i 15 e i 64 anni in Emilia-Romagna ha registrato un modesto calo dello 0,4 per cento rispetto al 2016, non si può ignorare il progressivo calo degli occupati indipendenti, imprenditori, lavoratori autonomi e via dicendo, stimati nel 2007 in 447 mila circa, ossia il 23 per cento degli occupati locali, ma soprattutto appartenenti a quella fascia di terziario che nel nostro Paese ha sempre la presentato la vera e propria risorsa in più. La crescita occupazionale nel 2007 è stata interamente determinata dalla componente di lavoro dipendente (più 34 mila), mentre quella indipendente ha segnato un meno 28 mila unità. Oltre alla doverosa considerazione che l’aumento della dipendente, nei dati del sistema informativo “lavoro dipendente Emilia-Romagna” viene statisticamente misurato dall’insieme dei contratti a tempo indeterminato, o determinato, somministrato e di apprendistato. Quindi va a comporre una statistica che dal punto di vista della reale crescita occupazionale stabile appare poco attendibile. Altro dato drammatico è quello attinente il settore delle costruzioni, dove il trend occupazionale, dopo lo scoppio della bolla immobiliare e della profonda crisi del mattone, che ha visto il suo apice tra il 2008 e il 2014, non dà ancora segnali di inversione.

Singolare è il dato che registra il comparto agricoltura e pesca, leggermente al di sotto del livello di occupazione pre-crisi, malgrado le grandi aziende della lavorazione frutta assistano poi alla difficoltà di reperire manodopera. Evidentemente in tale campo vi è una carenza di formazione professionale mirata e di accompagnamento a tali tipologie di lavoro.

La questione però più preoccupante si registra nella fascia giovani, tra i 15 e i 29 anni, in cui i residenti di Emilia-Romagna corrispondono al 13,5 per cento della popolazione sotto la media nazionale del 15 per cento. La crisi economica ha prodotto una particolare depressione nella forza lavoro giovanile, in particolare di under 30; il tasso di disoccupazione tra i 15 e 24 anni è triplicato, passando dall’11 per cento del 2008, al 33 per cento, oltre quindi la media europea del 23 per cento, invertendo una precedente tendenza che vedeva una nostra condizione dei giovani nel mercato del lavoro più favorevole della media europea.

Particolarmente preoccupante la statistica dei neet che a seguito della prolungata assenza dal mondo del lavoro, dal sistema formativo, rischiano maggiormente di restare intrappolati tra povertà e marginalità, senza le competenze per un successivo inserimento professionale, magari restando in seno alla famiglia, da cui dipendono economicamente. In questa particolare categoria sarebbe utile verificare quanti sono altresì aggravati dalla dipendenza di alcol o droghe di varia natura, il cui incremento si riscontra proprio delle fasce giovanili. Basti solo rilevare che in Emilia-Romagna, tra il 2007 e il 2013, i giovani neet, compresi tra i 15 e i 29 anni, sono aumentati del 98 per cento, toccando la cifra delle 112 mila unità. La contrazione di giovani sarebbe poi stata molto più rilevante senza l’apporto dell’immigrazione dall’estero, che corrisponde al 18 per cento dei giovani residenti della medesima fascia di età. La popolazione stranieri in regione, in particolare giovanile, è cresciuta di 68 mila unità e rappresenta il fenomeno più significativo nell’ambito del contesto socio-economico locale, nonché la variabile più impattante nell’ambito degli scenari demografici del prossimo futuro.

Questa statistica si traduce nel fatto che le famiglie italiane non fanno più figli e la difficoltà dei giovani italiani e creare una famiglia per fare figli è direttamente proporzionale alla difficoltà di trovare lavoro stabile, o di una stabilizzazione lavorativa solo in tarda età. Oltre a tutto ciò, assistiamo ai trasferimenti di residenza dalla regione all’estero, aumentati nell’ultimo decennio (come attestano sia i dati delle cancellazioni dall’anagrafe dei Comuni, sia la crescita degli iscritti all’Aire). Alla fine del 2016 risultavano complessivamente circa 184 mila italiani iscritti all’Aire, circa 64 mila in più rispetto al 2007, con una prevalenza di giovani al di sotto dei 40 anni. La nostra anagrafe a livello regionale, ma anche a livello nazionale, registra dunque una progressiva cancellazione di italiani e iscrizione di stranieri. Dati simili sono, dunque, particolarmente allarmanti e consiglierebbero strategie mirate ad invertire simili tendenze, poiché, al di là delle controverse problematiche sull’immigrazione clandestina e della complessa questione dell’accoglienza dei cosiddetti migranti economici, si stanno trasformando in una reale e progressiva sostituzione etnica dei residenti sul territorio e ciò avviene in uno dei Paesi ancora tra i più industrializzati e ricchi del mondo, che dovrebbe avere la capacità di aiutare realtà di popolazione più bisognose, pur garantendo contestualmente il futuro ai propri figli.

Occorre quindi realizzare che il primo piano regionale garanzia giovani non ci ha tutelato adeguatamente, pur nella oggettiva condizione dettata dagli anni di crisi e dal fenomeno immigrazione, a fronte delle nuove sfide cui siamo stati chiamati a rispondere; nuove sfide che necessitano di nuove strategie di politiche pubbliche atte a fabbisogni specifici, come la fuga dei nostri figli all’estero, il drastico calo dell’occupazione indipendente e l’adeguata risposta al drammatico fenomeno dei neet. Anche e soprattutto per dare una risposta concreta su questi specifici punti, andava costruita la seconda fase della proposta di piano regionale di attuazione, l’iniziativa occupazione giovani. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Tagliaferri. 

Sono le 18,54. Non ci sono i dieci minuti per l’intervento. Si è iscritto il consigliere Rancan, ma sarei dell’idea di chiudere il nostro lavoro di oggi e rivederci domani alle 9,30. Grazie.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 18,55

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il presidente della Giunta Stefano BONACCINI;

gli assessori: Patrizio BIANCHI, Palma COSTI, Paola GAZZOLO, Elisabetta GUALMINI, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Simona CASELLI, Raffaele DONINI, Sergio VENTURI e i consiglieri Alessandro CARDINALI, Barbara LORI, Lia MONTALTI, Valentina RAVAIOLI, Raffaella SENSOLI.

 

Votazione elettronica

 

OGGETTO 6468 “Progetto di legge di iniziativa della Giunta recante: «Modifiche alla legge regionale n. 24/2003 (Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza)»” (92)

 

Presenti: 37

 

Favorevoli: 36

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Matteo RANCAN, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Paolo ZOFFOLI.

 

Non votanti:

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 13

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BONACCINI, Alessandro CARDINALI, Alan FABBRI, Andrea GALLI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Lia MONTALTI, Fabio RAINIERI, Valentina RAVAIOLI, Simonetta SALIERA, Raffaella SENSOLI, Marcella ZAPPATERRA.

 

Emendamenti

 

OGGETTO 6468 “Progetto di legge di iniziativa della Giunta recante: «Modifiche alla legge regionale n. 24/2003 (Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza)»” (92)

 

Emendamento 1, a firma dei consiglieri Tagliaferri e Molinari:

«All’articolo 12, comma 3, della legge regionale n. 24 del 2003, così come modificata dall’articolo 10, comma 1, del presente progetto di legge, dopo le parole “e alla promozione del ruolo e dell’immagine della polizia locale” sono integrate le parole “nonché sull’esecuzione di Accertamenti e Trattamenti Sanitari Obbligatori in coerenza con gli artt. 33, 34 e 35 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del servizio sanitario nazionale).”»

(Approvato)

 

Emendamento 2, a firma dei consiglieri Tagliaferri, Molinari e Pompignoli:

«All’articolo 13 bis, comma 2, lettera c), della legge regionale n. 24 del 2003, integrato dall’articolo 12, comma 1, del presente progetto di legge dopo le parole “dell’abusivismo” sono integrate le parole “e della contraffazione”.»

(Approvato)

 

Emendamento 3, a firma del consigliere Facci:

«All’articolo 15 – Introduzione dell’art. 15 bis – Fondo per gli oneri di difesa nei procedimenti penali a carico degli addetti di polizia locale al comma 2) dopo le parole “Enti locali privi di…” aggiungere il termine “adeguata”;»

(Respinto)

 

Emendamento 4, a firma del consigliere Facci:

«All’articolo 30 – Introduzione dell’articolo 19 bis della legge regionale n. 24/2003 – Strumenti di autotutela ai commi 1, 2, 3 e 4) sostituire il termine “possono” con il termine “debbono”;»

(Respinto)

 

Emendamento 5, a firma dei consiglieri Molinari, Delmonte e Pompignoli :

«Il comma 1 dell’articolo 9 della legge 24/2003, come sostituito dall’articolo 6 del pdl, è sostituito dal seguente:

“1. I gestori dei locali ed organizzatori di eventi aperti al pubblico, in particolare nel settore dell’intrattenimento e dello spettacolo, possono utilizzare, anche su specifica richiesta dell’Ente locale competente al rilascio dell’autorizzazione, a fronte di motivate esigenze di mantenimento dell’ordinata e civile convivenza, gli addetti ai servizi di controllo di cui all’articolo 3, commi da 7 a 13, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) in attività di prevenzione dei rischi e di mediazione dei conflitti nello spazio, anche pubblico, adiacente ai locali e ai luoghi nei quali si svolgono gli eventi”.»

(Approvato)

 

Emendamento 6, a firma dei consiglieri Molinari, Delmonte e Pompignoli:

«Al comma 3 dell’articolo 9 della legge 24/2003, come sostituito dall’articolo 6 del pdl, dopo le parole “Consiglio delle Autonomie locali”, sono inserite le parole “e sentite le associazioni di categoria regionali più rappresentative dei gestori di locali ed organizzatori di eventi”.»

(Approvato)

 

Emendamento 7, a firma dei consiglieri Bertani, Delmonte e Molinari:

«Al termine del comma 1 dell’articolo 14 della legge regionale 24 del 2003, come sostituito dall’articolo 13 del pdl, sono aggiunte le seguenti parole: “Nel caso di corpi intercomunali, la Regione promuove lo svolgimento del servizio basato sui criteri di adeguata copertura territoriale di ciascuno dei Comuni che ha costituito il corpo intercomunale.”.»

(Approvato)

 

Emendamento 8, a firma dei consiglieri Delmonte e Molinari:

«Al termine dell’articolo 14 della lege regionale n. 24 del 2003, sostituito dall’articolo 13 del pdl, è aggiunto il seguente comma:

“9. La Regione promuove la composizione di situazioni conflittuali tra Enti locali che possano impedire la costituzione, lo sviluppo, la stabilità dei corpi di polizia locale conformi alla presente legge nonché la permanenza nella gestione associata dei Comuni aderenti.”.»

(Approvato)

 

Emendamento 9, a firma del consigliere Molinari:

«Al comma 2 dell’articolo 17 bis della legge regionale n. 24 del 2003, introdotto dall’articolo 19 del pdl, dopo le parole “i comandanti” sono inserite le parole “di corpo”.»

(Approvato)

 

Emendamento 10, a firma del consigliere Molinari:

«Al comma 5 dell’articolo 17 bis della L.R. 24/2003 introdotto dall’articolo 19 del pdl, dopo le parole “la Giunta regionale”, sono inserite le parole “, sentiti il Consiglio delle Autonomie locali e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”.»

(Ritirato)

 

Emendamento 11, a firma del consigliere Molinari:

«L’articolo 37 del pdl è sostituito dal seguente:

 

“Articolo 37

Disposizioni transitorie

 

1. In sede di prima applicazione dell’articolo 14, comma 7, della legge regionale n. 24 del 2003, come modificata dalla presente legge, la Giunta regionale effettua la prima ricognizione delle strutture di polizia locale al 31 dicembre 2021. Dopo tale ricognizione i preesistenti corpi che non si siano adeguati alle norme della legge regionale n. 24 del 2003, come modificate dalla presente legge, sono costituiti in servizi, fatti salvi, per il personale in essi già inquadrato, il mantenimento dei distintivi di grado già assegnati e l’applicazione delle eventuali disposizioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro specificamente riferite agli appartenenti ai corpi.

 

2. Gli accordi di cui all’articolo 15, comma 2, della previgente legge regionale n. 24 del 2003 in essere, cessano al comento di entrata in vigore della presente legge, indipendentemente dai risultati raggiunti. I relativi atti di rendicontazione dovranno essere trasmessi agli uffici competenti della Regione entro il 31 dicembre 2018.

 

3. In sede di prima applicazione, la Giunta trasmette alla Commissione assembleare competente lo schema di convenzione di cui al comma 1 dell’art. 16 bis della legge regionale n. 24 del 2003, introdotto dalla presente legge, e la informa sulle modalità attuative della procedura concorsuale.

 

4. In sede di prima applicazione dell’art. 17 bis della legge regionale n. 24 del 2003, introdotto dalla presente legge, possono chiedere l’iscrizione all’elenco di cui al comma 1 i comandanti di corpo ed i responsabili di servizio di polizia locale che ricoprano tale ruolo alla data di entrata in vigore della presente legge, nonché coloro i quali abbiano ricoperto detti ruoli per almeno 2 anni negli ultimi 5.

 

5. Entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della presente legge, gli Enti locali provvedono ad adeguare i regolamenti vigenti alle disposizioni della legge regionale n. 24 del 2003 come modificata dalla presente legge.”.»

(Approvato)

 

Emendamento 12, a firma dei consiglieri Tagliaferri e Galli:

«Al comma 4 dell’articolo 37 sostituito dall’emendamento 11, le parole “per almeno 2 anni negli ultimi 5” sono così modificate “per almeno 3 anni negli ultimi 6.”»

(Approvato)

 

Emendamento 13, a firma dei consiglieri Pompignoli, Delmonte e Molinari:

«Al comma 6 dell’articolo 17 septies della legge regionale n. 24 del 2003, introdotto dall’art. 25 del presente progetto di legge, le parole “si avvalgono della collaborazione di soggetti inseriti in percorsi di giustizia riparativa e di avvicinamento al mondo del lavoro” sono sostituite dalle seguenti:

“si possono avvalere della collaborazione di soggetti che beneficiano della concessione prevista dall’art. 168 bis del Codice penale o che siano destinatari di percorsi di avvicinamento al mondo del lavoro”.»

(Approvato)

 

Emendamento 14, a firma dei consiglieri Bertani e Molinari:

«All’articolo 1, che modifica l’articolo 2 della legge regionale n. 24 del 2003, prima del comma 1 è inserito il seguente:

“Nella legge regionale n. 24 del 2003, all’articolo 2, nella lettera c) del comma 2, dopo le parole “l’educazione alla convivenza” sono inserite le seguenti “e le azioni dirette al mantenimento e alla cura del decoro urbano”.»

(Approvato)

 

Emendamento 15, a firma del consigliere Bertani:

«All’articolo 5 che sostituisce l’articolo 8 della legge regionale n. 24 del 2003, nel comma 4 di quest’ultimo dopo le parole “su parere” sono inserite le seguenti “, delle competenti Commissioni assembleari e”.»

(Approvato)

 

Emendamento 16, a firma del consigliere Bertani:

«All’articolo 16 dopo il comma 7 è aggiunto il seguente:

“7-bis. Nell’articolo 16 della legge regionale n. 24 del 2003 dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:

6-ter. Al fine di garantire al personale dei corpi e dei servizi di Polizia locale che ne siano sprovvisti adeguati trattamenti infortunistici integrativi e il riconoscimento delle cause di servizio di ogni eventuale conseguente infermità, la Regione, qualora non siano fruibili misure statali di pari valore, promuove e sostiene specifici interventi attraverso rapporti con l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (INAIL).”»

(Respinto)

 

Emendamento 17, a firma dei consiglieri Bertani e Molinari:

«All’articolo 19 che introduce l’articolo 17 bis nella legge regionale n. 24 del 2003, nel comma 5 di quest’ultimo dopo le parole “La Giunta regionale” sono inserite le seguenti: “, sentiti il Consiglio delle Autonomie locali e le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative,”»

(Approvato)

 

Emendamento 18, a firma del consigliere Bertani:

«Dopo l’articolo 4 è inserito il 4-bis con questa formulazione:

4 bis. Nel comma 7 dell’articolo 7 della legge regionale n. 24 del 2003, le parole “La Giunta regionale” sono sostituite da “L’Assemblea legislativa”.»

(Respinto)

 

Emendamento 19, a firma del consigliere Bertani:

«All’articolo 25, che introduce nella legge regionale n. 24 del 2003 l’articolo 17 septies, nel comma 5 di quest’ultimo, dopo la parola “parere” sono inserite le seguenti “delle competenti Commissioni assembleari e”.»

(Approvato)

 

OGGETTO 6908 “Ordine del giorno n. 1 collegato all'oggetto 6468 Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: "Modifiche alla legge regionale n. 24 del 2003 (Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza)". A firma dei Consiglieri: Prodi, Taruffi, Torri, Molinari”

 

Emendamento 1, a firma dei consiglieri Rontini, Prodi, Taruffi e Torri:

«Al termine del dispositivo di impegno sono aggiunte le parole “e ad affrontare, più complessivamente, le problematiche legate alle categorie”.»

(Approvato)

 

 

LE PRESIDENTI

I SEGRETARI

Saliera - Soncini

Rancan - Torri