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209.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 6 NOVEMBRE 2018

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 7421

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula per sapere quali iniziative siano state adottate dalla Giunta al fine di tutelare la piena occupazione dei lavoratori dello stabilimento Maserati di Modena. A firma del Consigliere: Galli

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

GALLI (FI)

COSTI, assessore

GALLI (FI)

 

OGGETTO 7400

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le modalità tramite le quali saranno avviate le opere di ripascimento e di difesa strutturale già verbalmente anticipate dall'assessore regionale agli operatori del territorio costiero ferrarese. A firma della Consigliera: Zappaterra

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

ZAPPATERRA (PD)

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta

ZAPPATERRA (PD)

 

OGGETTO 7423

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i beni confiscati alla mafia in via definitiva sul territorio regionale. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

TARUFFI (SI)

MEZZETTI, assessore

TARUFFI (SI)

 

OGGETTO 7424

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i rilievi del Ministero dell'Economia sul bilancio dell'AUSL di Modena e la nomina di un commissario ad acta. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

GIBERTONI (M5S)

RAINIERI (LN)

PRESIDENTE (Saliera)

GIBERTONI (M5S)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 7425

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa il pagamento della TARI per gli immobili non utilizzati. A firma del Consigliere: Sassi

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

SASSI (Gruppo Misto)

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta

SASSI (Gruppo Misto)

 

OGGETTO 7426

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa gli interventi per la messa in sicurezza dell’ambito CEPIM nel comune di Fontevivo (PR). A firma del Consigliere: Rainieri

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

RAINIERI (LN)

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta

RAINIERI (LN)

 

OGGETTO 7427

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le azioni da attuare per contrastare la criminalità nel territorio regionale, con particolare riferimento al fascicolo “Statistiche di città sicure” ed alla situazione dallo stesso rappresentata. A firma del Consigliere: Tagliaferri

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

TAGLIAFERRI (FdI)

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta

TAGLIAFERRI (FdI)

 

Per fatto personale

PRESIDENTE (Saliera)

RAINIERI (LN)

TARUFFI (SI)

 

Cordoglio per la scomparsa di Danilo Zavatta, tecnico della Protezione Civile

PRESIDENTE (Saliera)

 

OGGETTO 6932

Delibera: «Piano faunistico-venatorio regionale dell’Emilia-Romagna 2018-2023.» (Proposta della Giunta regionale in data 23 luglio 2018, n. 1200) (179)

(Relazione di maggioranza, relazione di minoranza e discussione)

(Ordini del giorno 6932/1/2/3/4/5/6/7/8/9 oggetti 7441 - 7442 - 7443 - 7444 - 7445 - 7446 - 7447 - 7448 - 7449 - Presentazione)

PRESIDENTE (Saliera)

BAGNARI, relatore di maggioranza

POMPIGNOLI, relatore di minoranza

PRESIDENTE (Saliera)

GIBERTONI (M5S)

TAGLIAFERRI (FdI)

GALLI (FI)

BERTANI (M5S)

PICCININI (M5S)

SASSI (Gruppo Misto)

SERRI (PD)

FACCI (Gruppo Misto)

PRESIDENTE (Saliera)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno

 

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

La seduta ha inizio alle ore 9,58

 

PRESIDENTE (Saliera): Dichiaro aperta la duecentonovesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.

Interpello i presenti per sapere se vi sono osservazioni sui processi verbali relativi alle sedute

 

antimeridiana del 16 ottobre 2018 (n. 205);

pomeridiana  del 16 ottobre 2018 (n. 206);

antimeridiana del 17 ottobre 2018 (n. 207);

pomeridiana   del 17 ottobre 2018 (n. 208);

 

inviati ai consiglieri unitamente all’avviso di convocazione di questa tornata.

Se non ci sono osservazioni i processi verbali si intendono approvati.

 

(Sono approvati)

 

PRESIDENTE (Saliera): Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta i consiglieri Alleva, Rossi e Soncini e gli assessori Gualmini e Petitti.

Le altre informazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno sono già state inviate a tutti i consiglieri e pertanto le do per lette.

 

(Le comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno sono riportate in allegato)

 

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata in Aula

 

OGGETTO 7421

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula per sapere quali iniziative siano state adottate dalla Giunta al fine di tutelare la piena occupazione dei lavoratori dello stabilimento Maserati di Modena. A firma del Consigliere: Galli

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): iniziamo i nostri lavori con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Iniziamo con l’oggetto 7421, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula per sapere quali iniziative siano state adottate dalla Giunta al fine di tutelare la piena occupazione dei lavoratori dello stabilimento Maserati di Modena, a firma del consigliere Galli.

Risponderà l’assessore Costi.

La parola al consigliere Galli per l’illustrazione.

 

GALLI: Grazie, presidente. Sono contento che a questa interrogazione sul tema modenese risponda un vostro assessore che è stato anche assessore a Modena, che conosce bene questa situazione che si trascina da tempo. Dal momento in cui la Maserati è entrata nell’orbita FIAT, oggi FCA, da quando la Maserati ha cominciato ad entrare in un’ottica di una produzione non più localizzata a Modena si susseguono non solo problematiche relative alle catene di montaggio e ai prodotti che devono uscire dallo stabilimento di Modena, ma proprio alla politica aziendale della FCA che su Modena tuttora ha stabilimenti produttivi di notevole importanza. Dal 2 novembre 2018 (e fino al 24 febbraio 2019) è stato attivato un contratto di solidarietà che testimonia le difficoltà di questa azienda. Noi come modenesi, ma come emiliani, siamo preoccupati che i prodotti che escono dagli stabilimenti della Maserati di Modena siano ormai scollegati completamente dal marchio Maserati, ma Modena è stata trasformata semplicemente in una sede di unità produttive. Produce, a seconda dei bisogni dell’azienda, Maserati o altre auto tipo le Alfa Romeo. Crediamo che questo sia un elemento di gravissima preoccupazione, perché non è solo un episodio legato ad un calo di produzione o ad esigenze di mercato temporanee, ad ogni modello che subentra nelle linee di produzione normalmente subentra anche la preoccupazione da parte dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali sul modello successivo e quindi si è creata una situazione di incertezza produttiva che si riverbera ovviamente non solo sui rapporti sindacali ma sulla tranquillità dei lavoratori in oggetto.

Noi chiediamo all’Amministrazione di sapere quali azioni e iniziative ha posto in atto al fine di tutelare e garantire la piena occupazione di tutti i lavoratori dello stabilimento Maserati di Modena. È evidente che l’Amministrazione regionale non ha particolari competenze su questa programmazione, ma noi crediamo che debbano essere messi in piedi non solo strumenti di pressione su FCA, perché altrimenti continueremo a vedere Maserati prodotte a Grugliasco invece che nello stabilimento di Modena, ma vorremmo sentire dall’Amministrazione regionale una qualche risposta credibile sulla possibilità di riuscire a incardinare il marchio Maserati su Modena, perché altrimenti avremo sempre questo problema fin quando non scopriremo che magari la Maserati da Modena verranno trasferite non solo le linee di produzione ma anche il marchio, lo stabilimento e tutte le organizzazioni collaterali alla produzione dei singoli mezzi. Vorremmo che si riuscisse ad instaurare un percorso virtuoso per cui FCA si renda conto che la Maserati è a Modena e a Modena si costruiscono le Maserati: un binomio che non deve essere interrotto a nostro avviso.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Galli.

La parola all’assessore Costi per la risposta.

 

COSTI, assessore: Grazie, presidente. Grazie, consigliere Galli. Conosco molto bene la vicenda Maserati, credo di conoscerla dagli anni Novanta: è una grande azienda di Modena. Vorrei rassicurare su un tema: noi, come Regione, stiamo seguendo la vicenda dello stabilimento Maserati in tutti questi anni in cui siamo al governo e abbiamo sempre seguito l’evolversi delle scelte fatte da FC Auto. Per questo in questi anni abbiamo attivato incontri con le organizzazioni sindacali e con i vertici aziendali in quanto riteniamo che il settore dell’automotive sia strategico nel nostro territorio  sul versante della ricerca, dell’innovazione e della progettazione (e voi sapete che questo è stato rafforzato in questi anni) ma da anni chiediamo che la produzione dei nuovi veicoli di alta gamma, innovativi – e parliamo soprattutto degli elettrici – siano prodotti a Modena che è la sede storica del Tridente. Noi riteniamo che possa essere un elemento di disvalore anche per il marchio Maserati se alcuni modelli, chiaramente quelli di alta gamma, non sono prodotti nello stabilimento storico di Modena. Vorrei ricordare che di questo parlai l’anno scorso con lo scomparso amministratore delegato Marchionne, quando gli fu conferita la laurea honoris causa a Modena, alla Facoltà di Ingegneria, dal quale ricevemmo delle lievi rassicurazioni, poi il mondo è cambiato, lo sappiamo. Consapevoli anche che abbiamo a che fare con un grande gruppo multinazionale, soprattutto dopo l’annuncio fatto sul nuovo piano industriale FC Auto per l’Italia che ha dato un panorama generale, ma non siamo riusciti a comprendere quali erano poi le ricadute rispetto ai singoli stabilimenti, ci siamo attivati sia nei confronti del precedente Governo che dell’attuale, con lettera del 5 giugno al ministro competente Di Maio inviata dal nostro presidente della Regione. A questa ha fatto seguito una nuova richiesta al ministero dello sviluppo economico che ho inviato io il 24 settembre proprio per la convocazione di un incontro nazionale tra i vertici aziendali, le istituzioni e le parti sociali sulla presenza attuale e futura delle aziende del gruppo FC Auto in Emilia-Romagna, di cui Maserati è parte integrante. Vorrei ricordare che sono 8.700 i lavoratori occupati direttamente negli stabilimenti del gruppo, perché a FC Auto appartengono Ferrari (abbiamo letto ieri i dati e siamo tutti molto felici), c’è Maserati, c’è CNH Industrial, abbiamo VM Motori di Cento e all’epoca c’era anche Magneti Marelli che, con 1.250 lavoratori, faceva ancora parte - nel momento in cui ho scritto - del gruppo. Ad oggi non abbiamo ancora avuto risposta. Per questo, a fronte di quanto sta nuovamente accadendo all’interno di Maserati, quindi con il contratto di solidarietà e l’attesa anche per l’annuncio di quando e quali modelli entreranno in produzione nello stabilimento di Modena, ho deciso di scrivere direttamente il 23 ottobre al nuovo amministratore delegato Manley e al direttore operativo per l’area europea del gruppo FC Auto Pietro Gorlier per chiedere un incontro al fine di approfondire gli effetti del piano industriale che FC Auto intende attuare e per poterne comprendere le prospettive, condividere il percorso di consolidamento e di crescita degli stabilimenti Maserati, ma l’incontro l’ho chiesto anche per tutta l’altra parte di stabilimenti che fanno parte di FC Auto, perché sono assessore regionale e io tratto tutti i nostri stabilimenti allo stesso modo. Informo anche che per la Magneti Marelli stiamo contattando i vertici della nuova proprietà della Calsonic Kansei dopo la recente cessione, perché anche qui abbiamo assolutamente bisogno di capire che cosa succede. Il direttore operativo Pietro Gorlier ha risposto comunicando la disponibilità ad un incontro dopo che il piano industriale sarà presentato alle parti sociali e mi pare che sia previsto il tavolo alla fine di novembre. Nel mentre da parte nostra abbiamo già convocato un incontro regionale con i sindacati di categoria, le amministrazioni locali per fare proprio il punto sulla situazione dei diversi stabilimenti.

Io le assicuro, consigliere Galli, che noi stiamo facendo tutto il possibile, chiaramente FC Auto è un grande gruppo multinazionale, ha presenze su tutte le regioni italiane e noi aspettiamo di essere chiamati dal Governo per avere un tavolo nazionale in cui poter parlare a quel livello del futuro di un settore di straordinaria importanza per la regione Emilia-Romagna, ma anche per l’Italia.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Costi.

La parola al consigliere Galli per la replica. È ovvio che, quando gli assessori superano i tempi loro concessi, devo essere tollerante anche con i consiglieri.

 

GALLI: Grazie, presidente. La risposta dell’assessore è stata completa, rivela però una debolezza da parte dell’Amministrazione regionale nel riuscire a tenere in piedi una trattativa che a livello di governo non ha dato risposte e onestamente che la risposta del ministro Di Maio non sia stata chiara, non sia stata comprensibile non mi stupisce: non solo perché il tema è complesso, ma anche perché questo ministro finora non si è distinto per risposte concrete.

A parte questa valutazione sul Governo io credo che l’attenzione dell’Amministrazione regionale debba essere massima, non solo per far vedere alla direzione di FC Auto che non siamo disposti a cedere su aziende, su industrie che sul nostro territorio hanno fatto la storia e dovranno fare il futuro del nostro territorio sull’automotive, ma perché non sono solo ricadute in posti di lavoro, ma anche ricadute su quel comparto motoristico importante che noi abbiamo chiamato da alcuni anni Motor Valley.

Io chiedo all’Amministrazione regionale, segnatamente all’assessore Costi, se non si possono mettere in campo delle iniziative in grado di radicare maggiormente il marchio Maserati su Modena. Le faccio un esempio. Tre anni fa lo scomparso Marchionne, allora presidente di Ferrari, sosteneva sui giornali che l’intenzione della Ferrari era assolutamente quella di rimanere radicata su Maranello, noi potremmo dire che questa è una risposta banale, una risposta ovvia, ma io credo che quel radicamento su Maranello non fosse legato solamente all’esistenza sul territorio di un’industria già pronta e già fatta, ma anche quelle competenze professionali e soprattutto quel marchio che si identifica con Enzo Ferrari e con Maranello, che ben difficilmente si sarebbe potuto replicare ad esempio in Serbia o da altre parti del mondo. Credo che noi come Amministrazione regionale, ma diciamo come interesse nazionale perché il discorso è un po’ più ampio, dovremmo mettere in campo delle iniziative in grado di radicare il marchio Maserati su Modena: nel momento in cui la Maserati dice “noi produrremo la prossima granturismo a Grugliasco, a Torino o da altre parti”, noi in qualche maniera dovremmo far capire che quel passaggio è inaccettabile. La Maserati è Modena, Modena è la Maserati. Dal 1927, da quando i fratelli Orsi la portarono a Modena, è sempre stato così. Spostarla dovrebbe riuscire la nostra Amministrazione a far capire che sarebbe come snaturare la Maserati, rendendola una macchina come le altre. Non credo che sia un compito facile, ma penso che sia l’unico passaggio possibile per smettere con questa continua ridda di dubbi e incertezze che per il nostro comparto produttivo e per chi lavora in queste aziende è assolutamente devastante.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Galli.

 

OGGETTO 7400

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le modalità tramite le quali saranno avviate le opere di ripascimento e di difesa strutturale già verbalmente anticipate dall'assessore regionale agli operatori del territorio costiero ferrarese. A firma della Consigliera: Zappaterra

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l’oggetto 7400, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le modalità tramite le quali saranno avviate le opere di ripascimento e di difesa strutturale già verbalmente anticipate dall'assessore regionale agli operatori del territorio costiero ferrarese, a firma della consigliera Zappaterra.

Risponderà il sottosegretario Manghi.

La parola alla consigliera Zappaterra per l’illustrazione.

 

ZAPPATERRA: Grazie, presidente. Come è noto dalle cronache, il forte maltempo di questi giorni che ha colpito la costa romagnola e i Lidi ferraresi ha riportato in primo piano un tema del quale discutiamo da tempo anche quando ragioniamo di programmazione e di tutela del territorio, che è quello dell’erosione costiera e dell’ingressione marina legata ad una serie di fattori sia antropici che naturali che ormai nei decenni hanno creato situazioni estremamente critiche, con livelli di gravità differenziati in base alla vulnerabilità dei singoli territori.

Uno dei territori certamente più sensibili e più colpito in questi anni è stato quello dei Lidi ferraresi dove le mareggiate di questi giorni in particolare hanno letteralmente mangiato interi tratti di spiaggia, con grave danno ambientale e, in prospettiva, per l’economia balneare del territorio grave danno anche agli operatori. Sappiamo tutti che la Regione è intenta da tempo a dare continuità all’annuale opera di ripascimento delle spiagge, che è stato studiato un master plan della costa comacchiese che prevede l’aggiornamento e l’innovazione di tutte le opere di difesa che necessitano di essere adattate ai cambiamenti in atto e anche sulla zona nord si stanno verificando e progettando soluzioni di difesa più efficaci, però non è ancora ad oggi partito alcun cantiere. Il mio question time è proprio legato alla richiesta di sapere in che tempi e con quali modalità saranno avviate le opere di ripascimento e di difesa strutturale, già ampiamente anticipate dall’assessore e dall’ingegnere Miccoli dell’Agenzia per il territorio agli operatori e al Comune di Comacchio, ma dei quali al momento non abbiamo alcun riscontro.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Zappaterra.

La parola sottosegretario Giunta Manghi per la risposta.

 

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta: Grazie, presidente. Si fa riferimento a tre azioni, la delibera di Giunta regionale n. 859 dell’11 giugno 2018 ha programmato interventi di manutenzione ordinaria delle opere di difesa della costa e ripascimento delle spiagge in erosione lungo il litorale ferrarese per 100 mila euro. Questo il cronoprogramma di sintesi: progetto definitivo giugno 2018, Conferenza dei servizi il 31 luglio, richiesta del Comune di Comacchio di autorizzazione paesaggistica (poi rilasciata) il 19 ottobre senza prescrizioni, chiusura della Conferenza il 25 ottobre, presentazione osservazioni, validazione, approvazione esecutiva, trasmissione stazione appaltante novembre 2018, conclusione procedura di gara entro il 28 febbraio 2019 con aggiudicazione e consegna lavori il 29 marzo 2019. Durata lavori novanta giorni, con conclusione prevista entro il 30 giugno 2019, se viene concessa la deroga dalla stagione balneare e nidificazione.

La delibera di Giunta regionale, in questo caso la n. 884 dell’11 giugno 2018, ha programmato l’intervento di difesa della costa, manutenzione delle opere di difesa del litorale ferrarese per 247.540,90 euro. Il cronoprogramma coincide con il primo progetto appena descritto e si differenzia solo per la durata dei lavori prevista in 180 giorni, con conclusione prevista entro il 30/12/2019 per i novanta giorni di sospensione estiva, se viene concessa la deroga dalla stagione balneare e nidificazione.

In terza battuta interventi finalizzati alla gestione, al ripristino e al monitoraggio dei siti Natura 2000 interessati da attività di pesca nonché al recupero delle acque interne, conformemente alla direttiva n. 60/2000 dell’Unione europea, del Parlamento europeo e del Consiglio, comprese le zone di riproduzione e le rotte utilizzate dalle specie migratorie; ripristino del canale adduttore delle valli di Comacchio denominato “Logonovo”, importo di 136.911 euro, intervento con barriere sottomarine in zona Lido degli Scacchi per garantire l’habitat naturale e incrementare flora e fauna per 526 mila euro. Anche in questo caso il cronoprogramma sostanzialmente coincide con i due progetti precedenti, dato che in sede di Conferenza dei servizi il Comune di Comacchio ha richiesto l’autorizzazione paesaggistica, poi rilasciata il 19 ottobre senza nessuna prescrizione. La durata dei lavori, consegnati entro il 29 marzo, è prevista in novanta giorni con conclusione entro il 30 giugno 2019, se viene concessa la deroga dalla stagione balneare e nidificazione.

Infine, va ricordato che nel piano centro-nord predisposto per la struttura di missione “Italia sicura” è contenuta la proposta di interventi della Regione per 3 milioni di euro in attesa di finanziamento nazionale per il contrasto dell’ingressione marina nei Lidi ferraresi e in particolare nel Lido di Spina.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, sottosegretario Manghi.

La parola alla consigliera Zappaterra per la replica.

 

ZAPPATERRA: Grazie, presidente. Grazie, sottosegretario. Apprezzo lo sforzo. Il problema è che lei mi parla di una programmazione avviata l’11 giugno 2018, molto recente, mentre basta guardare la rassegna stampa dal 2016 per farsi un’idea della situazione. Il primo incontro in sala consiliare nel Comune di Comacchio si è tenuto il 5 luglio 2016, alla presenza dell’assessore Gazzolo e dell’ingegnere Miccoli per la presentazione del master plan della costa; in quella sede, a fronte di una pressante richiesta degli operatori per una road map precisa sul ripascimento e sugli interventi, si era detto che a settembre il master plan sarebbe stato pronto. Il secondo incontro ci fu il 12 novembre, sempre del 2016, nel quale l’assessore Gazzolo insieme al suo staff tecnico incontrò in Regione gli amministratori del Comune di Comacchio insieme agli operatori (stando almeno agli organi di stampa) e quell’incontro terminò con l’impegno a concretizzare il master plan per la costa e a stanziare 300 mila euro per interventi urgenti entro aprile 2017. Nel 2017 per l’intero anno, a parte incontri e confronti tra funzionari e operatori che non sono mai venuti meno, non si è visto alcun intervento di manutenzione ordinaria; nella primavera di quest’anno si è tenuto l’ennesimo incontro alla presenza dell’assessore Gazzolo, dell’ingegnere Miccoli, del sindaco di Comacchio e degli operatori per la presentazione degli studi effettuati dagli Assessorati ambiente e pesca per lo stanziamento di 3 milioni dalla Regione per il sistema di barriere sottomarine a forma di piramide per ridurre la forza delle onde e favorire la tutela della costa, con il ripopolamento della fauna ittica, il miglioramento della qualità delle acque, la salvaguardia del litorale dall’erosione costiera incontro che si è chiuso con l’impegno all’inizio dei lavori a settembre con durata massima quaranta giorni. Altri interventi, come lei ha detto, sono previsti e finanziati con le risorse nazionali del piano di “Italia sicura”. Il problema è che dopo due anni di impegni programmatori nessun intervento è stato fatto, nessun cantiere è partito e progressivamente i peggioramenti e gli allarmi meteo aggravano la situazione. I Lidi ferraresi sono ormai l’unica parte dell’intera costa romagnola ad avere questa difficoltà.

Come rappresentante del territorio non credo di essere credibile nel riportare questa risposta, io mi potrò ritenere soddisfatta solo quando davvero, a seguito delle riunioni fatte e degli impegni presi, la spiaggia tornerà ad essere com’era un tempo.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Zappaterra.

 

OGGETTO 7423

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i beni confiscati alla mafia in via definitiva sul territorio regionale. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l’oggetto 7423, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i beni confiscati alla mafia in via definitiva sul territorio regionale, a firma dei consiglieri Taruffi e Torri.

Risponderà l’assessore Mezzetti.

La parola al consigliere Taruffi per l’illustrazione.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. Abbiamo inteso tornare su un tema di estrema attualità e anche per le preoccupanti vicende che si sono verificate ieri in un ufficio postale di Pieve Modolena (frazione di Reggio Emilia), vicenda che ci ha colpiti e che condanniamo fermamente.

Nei giorni scorsi si è celebrato il più grande processo alle mafie e alla criminalità organizzata (la ‘ndrangheta) del Nord Italia con le sentenze che abbiamo visto: 125 condanne, diciannove assoluzioni, quattro prescrizioni, decine di anni inflitti agli imputati, un processo che ha svelato in modo definitivo e conclamato quello che era un sistema che da anni aveva infiltrato i gangli dell’economia della nostra regione; in particolar modo nella nostra interrogazione rivolgiamo alla Giunta un quesito rispetto alle destinazioni dei beni confiscati alla mafia, una mappatura a livello regionale, ma soprattutto per quanto riguarda l’area della Città metropolitana di Bologna, perché ben sappiamo che le vicende del processo Aemilia non riguardano solo la provincia ma tutto il territorio regionale. E, nel chiedere la mappatura e la destinazione che si ritiene di poter dare a questi beni confiscati alla mafia, auspichiamo che la destinazione possa rimanere in capo agli enti locali e alla destinazione pubblica, perché ci preoccupa anche quello che a livello governativo è stato inserito all’interno del decreto Sicurezza, quindi chiediamo anche su questo un passaggio all’assessore e alla Giunta.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Taruffi.

La parola all’assessore Mezzetti per la risposta.

 

MEZZETTI, assessore: Grazie, presidente. Grazie, consigliere. Questa interrogazione mi dà modo di tornare ad illustrare un tema su cui più volte vengono richieste informazioni alla Regione.

Come evidenziato anche nell’interrogazione l’Emilia-Romagna negli ultimi anni ha visto aumentare in modo considerevole il numero dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata sul proprio territorio e su questo c’è da fare una precisazione: vanno considerati per beni sequestrati beni confiscati, beni confiscati in via definitiva e beni confiscati in via definitiva e consegnati agli enti locali. Sono quattro stadi diversi nella loro successione e non sempre noi abbiamo un’informazione precisa da parte dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati di quali sono i beni sequestrati o confiscati nel proprio territorio. C’è la mancanza di un quadro chiaro e aggiornato che ultimamente, sotto la direzione nazionale del prefetto Sodano, abbiamo avuto segnali diversi di inversione di tendenza rispetto ai problemi che abbiamo avuto in passato, ma questa mancanza di quadro chiaro e aggiornato, unito alle enormi difficoltà che le amministrazioni incontrano nel gestire e riprogettare l’utilizzo di questi immobili ha dato impulso al lavoro di una mappatura regionale dei beni confiscati e beni immobili definitivamente confiscati promosso dalla Regione in collaborazione con l’Università di Bologna nell’ambito del master “Gestione e riutilizzo dei beni e aziende confiscati alla mafia Pio La Torre”. La mappatura è disponibile, fra l’altro potete vederla sul sito “mafiaeantimafia.it”.

La mappatura dei beni immobili confiscati in Emilia-Romagna non si pone solo come strumento per la promozione e diffusione della cultura della legalità, ma proprio come un vero e proprio strumento che noi abbiamo a disposizione per intervenire anche attraverso le opportunità che prevede il testo unico e precedentemente la legge n. 3/2011. Ad oggi il totale dei beni immobili definitivamente confiscati in Regione risulta essere quindi di 119 beni: settantasette in gestione all’Agenzia nazionale beni confiscati, ventisei già destinati ai Comuni e sedici in fase di effettivo riutilizzo. Nello specifico riguardo alla situazione della Città metropolitana di Bologna i beni confiscati in via definitiva e destinati sono tredici, comprensivi di pertinenze quali garage, box e cantine; sette sono mantenuti a patrimonio dello Stato e sei sono destinati agli enti territoriali. I beni immobili definitivamente confiscati, ma ancora in gestione all’Agenzia nazionale, risultano invece essere quindici: due appartamenti a Borgo Tossignano, dieci terreni edificabili a Pianoro, tre immobili ad uso industriale e commerciale ad Argelato. Di altro non abbiamo notizia.

Complessivamente dal 2011 al 2018 la Regione Emilia-Romagna, prima con la legge n. 3/2011, poi con il testo unico che ha assorbito la legge, ha sostenuto tutti i Comuni interessati mediante la sottoscrizione di venticinque accordi di programma riferiti a quindici immobili confiscati, con un contributo regionale che supera il milione e mezzo di euro. Quindi le politiche di valorizzazione degli immobili sostenute dalla Regione hanno in particolare due finalità: l’inclusione sociale delle persone che vivono in condizioni di esclusione o marginalità e quindi vittime di violenza, situazioni di povertà, persone senza fissa dimora oppure la realizzazione di spazi pubblici per rendere servizi ai cittadini (servizi per l’infanzia, giovani, per gli anziani, per l’istruzione, la cultura, lo sport) o anche a servizio delle istituzioni quali caserme o di vigili urbani o carabinieri o forze di polizia.

Rispetto alla destinazione finale di tali beni va specificato che è assolutamente centrale il ruolo che l’ente territoriale può esercitare nell’ambito della destinazione dei beni immobili, stando alla lettera dell’impianto normativo oggi contemplato nel cosiddetto codice antimafia, così come recentemente riformato. Ora, come giustamente ricordava il consigliere, abbiamo un problema che il decreto Sicurezza introduce una revisione ulteriore dopo che il codice nazionale antimafia era stato riformato per vincolare ad una finalità sociale i beni confiscati e destinati agli enti locali e alle istituzioni dello Stato e reintroduce la possibilità di vendita, di mettere all’incanto questi beni con un pericolo, che effettivamente abbiamo registrato altre volte in passato, che sotto società di copertura e/o prestanome gli stessi boss mafiosi possano tornare in possesso di questi beni. Sono stati presentati in Parlamento diversi emendamenti che vorrebbero in qualche modo attenuare questo possibile e perverso effetto, vedremo adesso la discussione sul decreto Sicurezza. Ovviamente, se sarà posta la fiducia, temo che gli emendamenti non verranno presi in discussione. Quindi in qualche modo c’è un pericoloso ritorno al passato che va ripreso in considerazione.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Mezzetti.

La parola al consigliere Taruffi per la replica.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. Ringrazio l’assessore per la risposta, per anche la definizione puntuale rispetto allo stato dell’arte e soprattutto sottolineo la parte finale dell’intervento dell’assessore Mezzetti e sottolineo la preoccupazione rispetto alla possibilità che la modifica che viene apportata all’interno del pacchetto “Sicurezza” attualmente in discussione in Parlamento possa, attraverso il meccanismo che è stato illustrato, cioè dare la possibilità alle organizzazioni, attraverso prestanome, di tornare in possesso del bene, quindi la salvaguardia della finalità sociale pubblica e della disponibilità pubblica finale dei beni confiscati credo sia un elemento fondamentale da rivendicare con forza, anche nella discussione che si farà in Parlamento. Da questo punto di vista mi ha stupito e mi ha molto preoccupato anche il silenzio sul più grande processo fatto alla mafia del Nord Italia del ministro dell’interno. Non solo il silenzio del ministro dell’interno, ma anche il silenzio perché io non ho trovato una parola da parte dei colleghi della Lega, non ho trovato una parola da parte di nessun esponente della Lega di questa Regione sul più grande processo fatto alla mafia. Non c’è stata una dichiarazione, non una parola. Anzi, l’unico momento in cui ho sentito associare il nome di Salvini al processo Aemilia è stato quando ieri a Pieve Modolena a Reggio Emilia chi è entrato in quell’ufficio postale ha chiesto di poter parlare con il ministro Salvini. Per il resto non c’è stata traccia di dichiarazioni, non c’è stata traccia di prese di distanza e questo è preoccupante. Altrettanto preoccupante se lo associamo all’elemento finale che ricordava l’assessore Mezzetti rispetto alle modifiche del pacchetto “Sicurezza”. Io credo che queste cose vadano denunciate con forza, perché sento spesso levarsi da quella parte dell’Aula elementi di protesta nei confronti di tante cose, ma su questo c’è stato un silenzio davvero preoccupante e, se come dice qualcuno, l’ignoranza fa paura e il silenzio è uguale a morte, c’è bisogno davvero di rompere anche questo silenzio.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Taruffi.

 

OGGETTO 7424

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i rilievi del Ministero dell'economia sul bilancio dell'AUSL di Modena e la nomina di un commissario ad acta. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Ora procediamo con l’oggetto 7424, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i rilievi del Ministero dell'economia sul bilancio dell'AUSL di Modena e la nomina di un commissario ad acta, a firma della consigliera Gibertoni.

Risponderà l’assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per l’illustrazione.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. L’interrogazione riguarda l’insoddisfazione di migliaia di persone, dipendenti dell’ASL di Modena, quattromila dipendenti del comparto nei confronti dei quali non si è proceduto al pagamento degli incentivi del salario accessorio… Che succede?

 

RAINIERI: Avevo chiesto la parola per fatto personale su quello che ha detto Taruffi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Finite le interrogazioni le darò la parola. Non avevo visto, se no gliel’avrei detto subito.

Consigliera Gibertoni, può iniziare.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. L’interrogazione riguarda l’insoddisfazione di migliaia di dipendenti del comparto della ASL di Modena nei confronti dei quali si è deciso, a mio avviso arbitrariamente, a fronte di una discriminazione evidente dal punto di vista dell’immagine perlomeno delle procedure della ASL di Modena, di non procedure al pagamento degli incentivi del salario accessorio del 2017, come invece era concordato. La sottoscrizione degli accordi prevedeva il contrario, quindi prevedeva che la dirigenza aziendale non si potesse rimangiare la firma su accordi già presi con i sindacati confederali, invece la dirigenza della ASL di Modena ha comunicato la settimana scorsa, in occasione degli scioperi dei sindacati, continuando a dire che questi soldi non sarebbero stati corrisposti nell’immediato e che l’impossibilità derivava dalla rilevanza dell’ispezione del Ministero dell’economia di cui peraltro la ASL non ha reso noti i contenuti. Questo ci ha lasciato uno sconcerto incredibile, abbiamo visto anche che sono stati corrisposti invece ai dirigenti le spettanze dovute, con un’immagine che ci è sembrata davvero inopportuna. Etica avrebbe suggerito che si corrispondesse a tutti quanti il dovuto oppure si mettessero tutti quanti in attesa. Ma anche questa attesa non era giustificata. Quindi l’immagine che abbiamo avuto davanti per più giorni è stata quella di un funzionario che rifiutava di ottemperare alle firme, agli accordi con i sindacati e con i lavoratori senza motivarne in modo sufficiente, in modo direi decoroso le ragioni, semplicemente rinviando ad altri atti, di cui però gli stessi funzionari si rifiutavano di svelare o comunque dicevano che gli atti stessi erano riservati. Si può accettare una tale indicazione di rinvio, una tale riservatezza rispetto ad atti dovuti, rispetto a spettanze che mettevano e hanno messo questi lavoratori nel non essere corrisposte in una totale criticità?

Ricordiamo che stiamo parlando di cifre che possono arrivare al 10/15 per cento dello stipendio mensile che magari quei lavoratori avevano già destinato al pagamento di un mutuo, al pagamento di una retta scolastica, ad una retta dell’asilo e che quindi hanno inciso negativamente sulla loro vita quotidiana. Dal nostro punto di vista, poi, per altri motivi era impossibile accettare di buon grado una mancanza di spiegazioni così evidente in un avvenimento che ci è sembrato davvero inaudito persino per la ASL di Modena, non l’avevamo mai visto, quindi qualcosa che riteniamo senza precedenti e che adesso costituisce un precedente pessimo, che dà un’immagine pessima di arbitrio, di mancanza di etica professionale e di discriminazione dei lavoratori. Ricordiamoci che questo agire ha influito negativamente sulla retribuzione di persone che quotidianamente eseguono le loro prestazioni lavorative con dedizione, con abnegazione, sopportando carichi lavorativi a volte superiori al dovuto a causa di carenze del personale, a causa di prestazioni aggiuntive dovute alla presenza di lunghe lista d’attesa e quindi anche quella mancanza di retribuzione, quell’arbitrio, quella discriminazione, quella mancanza di etica professionale della governance della ASL di Modena incide negativamente sul funzionamento dei nostri servizi essenziali.

Silenzio all’epoca della Regione, poi la Regione interviene. Oggetto di questo question time non è soltanto un agire scorretto e carente sul piano dell’etica e sul piano anche della competenza della gestione dei bilanci, perché mi verrebbe da dire che, se le risultanze negative di una scorretta gestione dei bilanci ricadessero soltanto su chi le ha provocate, forse non saremmo qui a discuterne stamattina, ma, poiché si riflettono invece su migliaia di operatori sanitari, era necessario intervenire tempestivamente.

Il secondo punto che mi preme è quello che ho citato in premessa: i rilievi del Ministero dell’economia. Di questo documento più volte citato e sempre accostato all’aggettivo “riservato”, “segreto”, “non si deve sapere”... si hanno in effetti scarne notizie. Circolano però indiscrezioni sulle osservazioni destinate alla direzione aziendale della ASL di Modena, che raffigurano un quadro che è a nostro avviso molto preoccupante. Il collegio dei revisori nel tempo ha mosso rilievi circa la presunta criticità di determinati atti e questi rilievi sono stati portati a conoscenza anche della Regione, infatti noi chiediamo con questo question time che la Regione si decida a rendere questo documento e questi rilievi pubblici. L’inerzia della direzione della ASL, a cui non può non esserci un contraltare, perché poi le ricadute sono negative anche per l’immagine della Regione, vista la rilevanza delle osservazioni sembra che abbia portato poi il Ministero dell’economia e delle finanze a predisporre un controllo ispettivo, la cui relazione conclusiva sarebbe senza risposta da quasi sei mesi. Le osservazioni parrebbero relative a, però queste cose noi le sappiamo ancora in forma davvero scarna e aspetteremmo una conferma istituzionale dovuta: mancata rispondenza dei documenti contabili nell’anno di competenza, mancato rispetto dei limiti di spesa per contratto a tempo determinato e complessivamente per il personale in genere, valutazione della dirigenza non conforme alle disposizioni normative, irregolare attribuzione ai dirigenti della retribuzione di risultato, assenza di selettività delle procedure per l’attuazione delle progressioni orizzontali, decorrenza giuridica ed economica delle progressioni non in linea con gli orientamenti ARAN, irregolare accantonamento dei fondi di svalutazione crediti, importi contrattuali con le case di cura private non in linea con le previsioni normative, in alcuni casi mancanza degli accordi necessari per le attività convenzionate... e potrei proseguire, e forse lo farò durante la risposta, però ci sono altrettante irregolarità sollevate. Diciamo che a fronte della situazione critica pare che si ponga un andamento del bilancio così deficitario da dover essere integrato in modo consistente dal fondo di riequilibrio, risorse aggiuntive quindi sottratte ad altre funzioni, sottratte ad altre realtà sanitarie regionali in conclusione a necessarie prestazioni per gli utenti.

Qui si delinea anche un quadro di assetto professionale che dovrebbe essere posto a presidio, a garanzia del buon andamento di tutti questi servizi, a difesa del buon andamento dei conti e del buon andamento della gestione economico-finanziaria in ginocchio. Non ci sono le competenze, non sanno procedere, non sanno cosa fare? Si agisce soltanto sulla base…

 

PRESIDENTE (Saliera): Consigliera Gibertoni, ha terminato abbondantemente i sei minuti a sua disposizione, quindi non potrà neanche più replicare.

 

GIBERTONI: Ascolto le risposte dell’assessore Venturi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola all’assessore Venturi per la risposta.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente. Grazie, consigliera. Colgo l’occasione che mi fornisce la consigliera Gibertoni per aggiornare l’Assemblea rispetto al tema. Intanto do la notizia di ieri che è l’accordo sindacale siglato per quanto riguarda il comparto e che prevede il saldo del 2017 e anche il pagamento delle progressioni orizzontali, la notizia di oggi è di qualche minuto fa ed è la cessazione dello stato di agitazione avvenuto stamattina in Prefettura da parte dei sindacati. Queste sono le buone notizie. Poi ci sono le notizie normali, tra le quali la prima è che il MEF non fa un’ispezione in seguito a quali eventi clamorosi: il MEF ha nelle sue competenze, in particolare l’Ispettorato di finanza, quello di andare negli enti locali e nelle Aziende sanitarie a controllare lo stato dell’arte, perché va a vedere come sono spesi i soldi dei cittadini e fa un’ispezione all’Azienda USL di Modena sulla quale l’ispettore redige una serie di rilievi e dà centoventi giorni di tempo affinché l’Azienda sanitaria territoriale possa rispondere e controdedurre rispetto a dei rilievi che fanno parte naturalmente del lavoro, del tutto rispettabile e ovviamente coerente all’Ispettorato di finanza, che viene fatto. Non è la prima volta che succede. Abbiamo avuto periodi in cui il MEF è venuto ed è stato in regione anche anni a controllare quello che avveniva nelle Aziende sanitarie e nei Comuni. Naturalmente è giusto che vengano fatti dei rilievi, quando si trovano delle situazioni che apparentemente non sono coerenti rispetto alla normativa.

Adesso però le leggo la risposta piena, perché fino adesso sono andato a braccio, ma mi premeva sottolineare che non c’è nessuna ispezione che arriva perché c’è stato un fatto straordinario: l’ispezione arriva perché c’è stato il Comune Modena, non è che dico delle cose segrete, perché probabilmente ce ne saranno anche in futuro in altre aziende, come ce ne sono in tutte le aziende di questo paese, perché il MEF questo fa di lavoro ed è corretto. Non c’è solo la bollinatura della legge di bilancio, anche i nostri bilanci e quelli delle aziende sono tutti costantemente controllati dal MEF per vedere se ci sono delle irregolarità e, se non ci sono, abbiamo la certificazione di bilancio che ci viene fatta anno dopo anno sui bilanci che vengono presentati.

Nei primi mesi del 2018 il Ministero dell’economia e delle finanze ha disposto una verifica amministrativo-contabile presso l’Azienda USL di Modena che si inquadra nell’ordinaria attività del Dipartimento della Ragioneria dello Stato. A fine luglio il Ministero dell’economia e delle finanze ha inoltrato le risultanze della verifica all’Azienda e ha previsto centoventi giorni di tempo per la trasmissione delle risposte ai rilievi formulati. La USL sta ultimando le risposte ai rilievi, che verranno valutate insieme ai competenti uffici dell’Assessorato per la predisposizione della risposta al Ministero entro i tempi previsti. I rilievi hanno avuto a riferimento elementi riguardanti la tenuta della contabilità, la contrattualistica ed alcune procedure riferite alle risorse umane, tra le quali la corresponsione delle quote di produttività al personale dipendente. Entro fine mese l’Assessorato disporrà della relazione contenente la risposta ai rilievi completa per tutte le parti richieste. L’Azienda si è preliminarmente concentrata sui temi riferiti al personale rispetto ai quali è imminente la corresponsione degli incentivi. In data 5 novembre 2018 la Direzione aziendale ha incontrato le rappresentanze sindacali, concordando lo sblocco immediato del pagamento del saldo nel 2017 e delle progressioni economiche che verrà corrisposto ai lavoratori nel corrente mese di novembre.

 

PRESIDENTE (Saliera): Assessore, avrebbe finito il tempo, può dare la nota alla consigliera?

 

VENTURI: Avevo ancora un minuto, ma va bene. In sostanza non c’è alcuna domanda che rimarrà senza risposta. Per quanto riguarda i documenti, sono già nella piena disponibilità delle rappresentanze sindacali alle quali sono stati tutti consegnati.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per la replica. Trenta secondi.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Totale insoddisfazione. Assessore, o la Regione contesta questi addebiti al direttore della ASL e pretende necessarie giustificazioni oppure siamo sempre a due pesi e due misure. Per molto meno i dipendenti sono sottoposti a procedimento di discolpa. Quindi credo che questo sia un diritto della popolazione che ha subito questi disservizi ed è un diritto dei dipendenti offesi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

 

OGGETTO 7425

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa il pagamento della TARI per gli immobili non utilizzati. A firma del Consigliere: Sassi

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l’oggetto 7425, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa il pagamento della TARI per gli immobili non utilizzati, a firma del consigliere Sassi.

Risponderà il sottosegretario Manghi.

La parola al consigliere Sassi per l’illustrazione.

 

SASSI: Grazie, presidente. L’interrogazione è abbastanza chiara e semplice, la situazione di cui ho fatto un esempio, unico ma non solo, è quello del fatto che ci sono immobili che sono sfitti, che non producono rifiuti ma pagano la TARI. Credo che tutta questa situazione riguardi forse più problemi di comunicazione e consapevolezza dei cittadini di come fare le comunicazioni a chi, che non la volontà di evadere un obbligo che è in capo ai cittadini. Quindi credo che la Regione debba in qualche modo, anche in funzione del mantenimento di un rapporto di fiducia verso la cittadinanza, quindi il perseguimento anche dell’obiettivo, visto che parliamo di tariffe che riguardano la gestione dei rifiuti, di un miglioramento del rapporto legato ai risultati che vorremmo ottenere in questa regione in termini di gestione rifiuti, vista la legge n. 16/2015. Questo rapporto di fiducia non va rotto facendo fronte contro queste persone, che magari hanno più errato nel non comunicare a chi di dovere la situazione di questi immobili che non quello di voler non pagare.

In generale questa è la situazione, ma ovviamente attendo la risposta della Giunta per capire come ci dovremmo muovere.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Sassi.

La parola al sottosegretario Manghi per la risposta.

 

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta: Grazie, presidente. Il consigliere Sassi interroga la Giunta se è a conoscenza dei casi di cittadini costretti a pagare anni di contribuzione TARI arretrata su immobili non più utilizzati e, in generale, se non ritenga necessario svolgere una funzione di coordinamento tra i Comuni nel territorio regionale rivolta ad una uniformità delle politiche in materia delle esenzioni degli immobili della TARI.

Si ripete la questione ormai ricorrente di atti ispettivi che riguardano attività di competenza dei Comuni sulle quali la Regione non ha titolo per intervenire. Il Comune è un ente pubblico autonomo, riconosciuto dalla Costituzione come tale e non sussistono rapporti istituzionali nella materia di cui trattasi che possano giustificare un intervento della Regione su comportamenti tenuti dai Comuni. A tale riguardo, quindi, non si ritiene necessario intraprendere o svolgere alcuna iniziativa in merito.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, sottosegretario Manghi.

La parola al consigliere Sassi per la replica.

 

SASSI: Grazie, presidente. La Regione se ne lava le mani. Capisco. Sospettavo la possibilità che ci sarebbe stata una risposta in funzione delle competenze. So perfettamente, sottosegretario Manghi, di chi è la competenza della TARI, non era infatti nell’interrogazione la pretesa che la Regione mettesse mano a quello. La Regione fa statistica. Abbiamo un Ufficio statistica molto operativo e molto professionale, qui però abbiamo conoscenza di cosa sta succedendo in regione in merito a questo tipo di normativa, di regolamentazione della TARI o anche qui ce ne laviamo le mani? Conoscenza è potere. Quindi sapere cosa sta succedendo e fare opera di coordinamento, senza la pretesa di comandare nei Comuni o di dire agli stessi come devono comportarsi, ma collaborare per fare in modo che ci sia una uniformità, perché non è possibile che HERA fa dei regolamenti, ogni Comune chiede la sua variante... è una cosa secondo me ingiusta, perché non è uguale per tutti.

Al di là della possibile incidenza dal punto di vista degli importi in cui non entro nemmeno, perché poi incidono diversi fattori: morfologia del territorio, tipo di servizio… non entro in quello, ma qui stiamo parlando di gente che, magari perché è defunta la madre in casa, non hanno comunicato al Comune che non ci sono più le utenze e che non produce rifiuti, però si trovano a dover pagare quattro o cinque anni di arretrati con tanto di interessi di mora. Se la Regione pensa che questo non sia un argomento che è molto legato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, perché è parte di quell’ambito, quindi interessarsi di questo, la cosa mi dispiace molto. Qui si è anche votata la legge sulla partecipazione e, quando io dissi che la partecipazione diventa efficace tanto più le istituzioni sono credibili, qualcuno mi criticò molto in Commissione, ma la credibilità è anche quella di voler affrontare temi, se non in modo diretto perché non se ne hanno le dirette competenze, in termini politici o comunque di lavoro di squadra.

Ricordo che non sarebbe la prima volta che la Regione affronta temi che non sono di sua competenza: il lavoro non è competenza delle Regioni, eppure ad ogni piè sospinto la Regione cita il patto per il lavoro. Non può legiferare sul lavoro la Regione, ha fatto un patto per il lavoro. Ha fatto la legge sui rifiuti, ma sulla parte che riguarda invece andare nel portafoglio delle persone che si trovano in situazioni ingiuste, perché sono ingiuste, che poi abbiano sbagliato va bene, ma il discorso è riuscire a fare un’ottima politica per avere un buon rapporto con le persone che collaboreranno anche per quanto riguarda la loro attività quotidiana per il raggiungimento degli obiettivi che la stessa Regione ha messo in campo.

Rimango vorrei dire stupito, ma purtroppo no perché non è la prima volta. Io ho sempre in mente la questione “Dieselgate” dove la Regione se ne lavò totalmente le mani, oggi siamo qua a fare altre politiche per l’inquinamento. In questo caso la Regione se ne lava ancora le mani. Io ho chiesto se alla Regione sembrasse opportuno coordinarsi con i Comuni, fare fronte comune per cercare di risolvere le situazioni a mio avviso ingiuste in alcuni casi, la Regione alza le mani e dice che non se ne occuperà. Ne prendiamo atto, pazienza. Per me è un’occasione persa.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Sassi.

 

OGGETTO 7426

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa gli interventi per la messa in sicurezza dell’ambito CEPIM nel comune di Fontevivo (PR). A firma del Consigliere: Rainieri

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l’oggetto 7426, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa gli interventi per la messa in sicurezza dell’ambito CEPIM nel comune di Fontevivo (PR), a firma del consigliere Rainieri.

Risponderà il sottosegretario Manghi.

La parola al consigliere Rainieri per l’illustrazione.

 

RAINIERI: Grazie, presidente. Sottosegretario, mi dispiace che sia lei a rispondere, non perché non la ritenga in grado di farlo, ma semplicemente perché l’assessore Gazzolo conosce la vicenda perché purtroppo si protrae da tempo.

Lei sa benissimo che nel comune di Fontevivo è situato uno degli Interporti più grandi d’Italia (CEPIM) ed è confinante con la sponda del fiume Taro, l’altro giorno il 29 ottobre, come tutti purtroppo sappiamo, a causa delle copiose precipitazioni intervenute sul nostro territorio che hanno fatto tanti danni nel nostro paese, anche in questa località e all’interno dell’Interporto c’è stata un’esondazione. Al di là dell’esondazione che è un fenomeno ciclico, c’è un problema molto più grave in questo momento che è l’erosione della sponda del fiume dalla parte dell’Interporto. La Regione Emilia-Romagna, l’AIPO, l’ENEL e RFI sono stati interessati più volte di intervenire su questa situazione e purtroppo ancora oggi da parte del Comune di Fontevivo non c’è stato nessuno che abbia dato una risposta, se non una promessa che entro la primavera si sarebbero iniziati i lavori. Mi riferisco alla primavera passata, non la prossima. Su questa erosione c’è un problema serio purtroppo, che forse qualcuno sta sottovalutando, che è la presenza a pochi metri dal punto in cui si sta erodendo la sponda del fiume del più grosso deposito di gas che, se malauguratamente dovesse esplodere, poi saremmo qui a dedicare minuti di silenzio a tutta la popolazione del comune di Fontevivo e Ponte Taro perché è stato fatto uno studio che, se dovesse succedere qualcosa lì, migliaia di persone potrebbero non essere più insieme a noi. Quindi chiedo al sottosegretario in questo caso che cosa intendano fare rispetto a questo tipo di problematica, che viene rinviata e rimpallata da un ente all’altro, pur di non sistemarlo.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Rainieri.

La parola al sottosegretario Manghi per la risposta.

 

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta: Grazie, presidente. Grazie al consigliere Rainieri. L’ambito produttivo di interscambio CEPIM nel comune di Fontevivo in provincia di Parma si trova all’interno delle fasce di esondazione delle piene del fiume Taro, di cui al piano di assetto idrogeologico (PAI) 2001 dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, in un tratto non arginato del corso d’acqua, risulta pertanto rappresentato anche nelle aree di potenziale allagamento delle mappe di pericolosità di cui al piano di gestione del rischio di alluvioni (PGRA – 2015). La situazione rappresentata nelle cartografie dei piani citati si è verificata in occasione degli eventi del 1982 e del 2000, quando l’area è stata allagata per le piene del Taro, mentre gli allagamenti riscontrati dal 2000 ad oggi sono stati causati non da esondazioni dirette di Taro ma sono connesse al sistema di scolo delle acque meteoriche interno all’ambito produttivo, per effetto di rigurgito dovuto al fatto che alcuni scarichi mancano di valvole di non ritorno. Come riferito da AIPO e dall’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile, tale fenomeno è stato la causa dell’allagamento anche il 29 ottobre scorso con danni limitati ai piazzali e ad alcuni opifici.

Tenuto conto delle particolari caratteristiche idrauliche dell’area, interventi a carico del privato di miglioramento del funzionamento della rete scolante interna e di riduzione della vulnerabilità dei beni esposti sono stati più volte suggeriti dagli enti competenti. Inoltre, interventi di protezione della sponda a difesa della proprietà privata possono essere attuati dai privati previo il rilascio del nullaosta idraulico di competenza. Tuttavia, a fronte del quadro delineato in un’analisi a scala di asta, l’Autorità di bacino, la Regione e l’AIPO hanno convenuto sulla necessità di realizzare approfondimenti e integrazioni relative alle caratteristiche idrauliche e morfologiche dell’asta del fiume Taro, impegnandosi a dare avvio ad uno studio generale di gestione dei sedimenti, da svolgersi anche per stralci funzionali, dando priorità alle aree più critiche in modo da indirizzare le eventuali scelte di intervento. A tal proposito, proprio in data 31 ottobre 2018 la Regione aveva convocato una riunione, rimandata a causa dell’impegno delle strutture tecniche sul campo per fronteggiare l’emergenza meteo in atto e l’arrivo della piena del Po, per fare il punto sulle attività previste per la redazione del programma di gestione sedimenti del Taro, allo scopo di addivenire all’individuazione dei primi interventi a carattere strutturale e non strutturale necessari a dare risposte alle principali criticità che si osservano lungo l’asta, compresa quella in corrispondenza del CEPIM. Per la predisposizione di tale programma, ritenuto un importante strumento di governo del territorio per la riduzione del rischio idraulico, l’AIPO ha stanziato nella programmazione 2019 la somma di 200 mila euro per la realizzazione dei rilievi topografici, in aggiunta ai 40 mila euro messi a disposizione dalla Regione per la realizzazione di un volo DTM.

Quanto sopra evidenzia, con riferimento sia al quadro della pianificazione che della programmazione, come la Giunta, attraverso le sue strutture tecniche, è a conoscenza del quadro complessivo delle caratteristiche idrauliche del corso d’acqua, sulla base del quale pone in essere le azioni ritenute prioritarie e necessarie, nel rispetto dei principi della direttiva europea Alluvioni che attribuisce importanza a tutte le fasi della gestione del rischio: dalle azioni di tutela e salvaguardia dell’ambito fluviale di sviluppo territoriale compatibile con le condizioni di pericolosità, alla realizzazione di interventi alle azioni di protezione civile.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, sottosegretario Manghi.

La parola al consigliere Rainieri per la replica.

 

RAINIERI: Grazie, presidente. Sottosegretario, la ringrazio per la risposta, anche se, per quanto riguarda la parte dell’esondazione la conosciamo la questione, tant’è che non era l’oggetto principale della mia interrogazione: l’oggetto principale è l’erosione della sponda del fiume. Io capisco e mi fa piacere che ci siano 290 mila euro stanziati per iniziare i lavori di progettazione e di studio, io penso che questi lavori dovevano essere già fatti da tempo e iniziare invece la fase di lavoro reale sulla sponda, perché l’erosione su cui si basa la mia interrogazione in atto in questo momento è un’erosione che vede scoperto, mi dispiace che non ci sia l’assessore perché abbiamo portato anche delle fotografie, il comune di Fontevivo, il sindaco ha portato più volte foto della situazione e l’assessore è venuta sul posto a vedere qual è il tipo di situazione: c’è un traliccio dell’alta tensione che è completamente scoperto, c’è un binario della ferrovia che è completamente scoperto, c’è una strada che non è più percorribile, c’è un impianto di stoccaggio del gas che è a qualche metro dal punto di massima erosione della sponda. In più è stato fatto un lavoro di sistemazione della sponda opposta che ha peggiorato la situazione, perché, avendo deviato la sponda destra del Taro, il fiume ha preso la strada migliore che ha visto ed è quella di andare a sbattere contro questa parte della sponda sinistra, che sta determinando questo tipo di situazione.

Io la ringrazio della risposta, ma le chiedo di impegnarsi più concretamente non solo per la fase di studio, perché non abbiamo più molto tempo, visto quello che sta succedendo in questi giorni in giro per il nostro paese. Lì c’è un intero paese che è sotto la minaccia di questo tipo di impianto, di questo tipo di deposito; non è mai successo nulla, però in una situazione di erosione di questo genere nessuno ci può fare nulla, quindi o corriamo ai ripari prima che succeda qualche cosa, altrimenti poi siamo qui a dare le colpe all’uno o all’altro, a rimpallare le responsabilità, ma purtroppo non ci sarà più molto da fare dopo. Quindi, nel ringraziarla ancora della risposta, le chiedo, nella posizione che lei attualmente ricopre, di insistere e di fare tutto quello che è possibile perché gli enti interessati, insieme alle proprietà e al Comune di Fontevivo, facciano al più presto per risolvere la situazione almeno temporaneamente prima di trovare la soluzione definitiva, ma che ci sia una sistemazione sostanzialmente provvisoria che eviti, visto che andiamo incontro al periodo delle piogge e delle possibili esondazioni, il protrarsi di questa situazione.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Rainieri.

 

OGGETTO 7427

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le azioni da attuare per contrastare la criminalità nel territorio regionale, con particolare riferimento al fascicolo “Statistiche di città sicure” ed alla situazione dallo stesso rappresentata. A firma del Consigliere: Tagliaferri

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Ora procediamo con l’oggetto 7427, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le azioni da attuare per contrastare la criminalità nel territorio regionale, con particolare riferimento al fascicolo “Statistiche di città sicure” ed alla situazione dallo stesso rappresentata, a firma del consigliere Tagliaferri.

Risponderà il sottosegretario Manghi.

La parola al consigliere Tagliaferri per l’illustrazione.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente. Mi riservo di fare l’intervento a seguito della risposta del sottosegretario.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Tagliaferri.

La parola al sottosegretario Manghi per la risposta.

 

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta: Grazie, presidente. Consigliere Tagliaferri, come è noto, da diversi anni l’Emilia-Romagna tradizionalmente è una regione che registra, così come la Lombardia e altre regioni del Nord ad alto sviluppo socioeconomico, tassi elevati di criminalità. In particolare, nel territorio emiliano-romagnolo la propensione dei cittadini a denunciare i reati, grazie anche ad un diffuso senso civico e ad una maggiore fiducia nelle istituzioni, tende ad essere più elevata che altrove, come peraltro hanno dimostrato in più occasioni le indagini sulla sicurezza dell’ISTAT svolte in tutta Italia su grandi campioni di popolazione: 1997, 2002, 2008 e 2015. Non dovrebbe sorprendere pertanto che alcune delle città della regione Emilia-Romagna siano frequentemente citate nelle classifiche della criminalità pubblicate da noti quotidiani nazionali, i quali in genere pongono acriticamente Rimini, Bologna, Parma o Ravenna fra le province e le città più pericolose d’Italia, ancor prima di realtà territoriali di fatto ben più problematiche, come ad esempio Napoli o Palermo.

Non corrisponde al vero inoltre che la regione Emilia-Romagna sia stata interessata solo da una lieve flessione della criminalità, come riportato dal consigliere interrogante. Va infatti sottolineato che dal 2014 ad oggi i reati nella nostra regione sono continuamente diminuiti, con una flessione di oltre tredici punti percentuali. Si tratta dunque di un calo particolarmente significativo dei delitti, ancora più consistente se confrontato a quello registrato in alcune realtà territoriali. I delitti nella nostra regione sono passati da un totale di 258.740 nel 2014 a 224.240 nel 2017.

Nonostante i reati siano diminuiti negli ultimi anni, la percezione di insicurezza dei cittadini è indubbiamente cresciuta a livello locale, come peraltro evidenziato proprio nel fascicolo delle statistiche di “Città sicure” citato dal consigliere Tagliaferri. Si tratta del cosiddetto “paradosso dell’insicurezza” che in genere si verifica, come hanno dimostrato molti studi, sul tema, sia in Italia che a livello internazionale, quando si fa uso strumentale della sicurezza presso l’opinione pubblica. Studi rigorosi hanno del resto più volte evidenziato che la componente dell’insicurezza derivante dalla rappresentazione della criminalità è un dato strutturale che caratterizza l’informazione televisiva italiana. Negli ultimi dieci anni presi in esame la criminalità è mediamente la seconda/terza voce dell’agenda tematica complessiva dei notiziari. La componente strutturale si combina a sua volta in modi assai diversi con la congiuntura mediatica. Dal confronto con i principali notiziari pubblici europei si conferma in ogni caso un’anomalia tutta italiana sia per quantità sia per tipo di fatti criminali riportati all’opinione pubblica. In ogni caso se come giustamente rammentato anche dal consigliere interrogante, il contrasto della criminalità è compito esclusivo dell’amministrazione centrale dello Stato e segnatamente del Ministero dell’interno, la Regione Emilia-Romagna non si è mai sottratta alle proprie responsabilità e, anzi, è stata la prima Regione in Italia a legiferare già nel 1999 in materia di sicurezza urbana, facendo proprio con questa prima esperienza normativa da apripista ad una stagione di legge regionale sulla sicurezza urbana all’interno del territorio nazionale. Naturalmente l’impegno della Regione Emilia-Romagna si è sostanziato con gli strumenti che le sono propri, ossia intervenendo sulle azioni di promozione della prevenzione primaria e secondaria e, in particolare, mediante: riqualificazione urbana di grandi complessi edilizi o di aree urbane ad alto rischio di criminalità e degrado; innovazione tecnologica delle dotazioni della Polizia locale e intensificazione della videosorveglianza; prevenzione primaria e comunitaria con attenzione ai conflitti di genere, conflitti interetnici e devianza giovanile.

Dall’inizio dell’attuale legislatura ad oggi sono stati sottoscritti settantasette accordi di programma o protocolli d’intesa ex articolo 6, legge regionale n. 24/2003, con un impegno finanziario della Regione di circa 3 milioni di euro. Si tratta nello specifico del supporto regionale, tecnico e finanziario per l’implementazione o la creazione ex novo di impianti di videosorveglianza per il controllo del territorio, la riqualificazione urbana di aree urbane degradate, l’animazione e prevenzione sociale e comunitaria anche attraverso forme di controllo di vicinato o comunità.

Considerato che la Regione non ha competenze in materia di sicurezza e di ordine pubblico, il ruolo dell’ente regionale non può essere altro che quello svolto in questi ultimi vent’anni: sollecitazione, promozione e creazione delle precondizioni per politiche di sicurezza, la cui responsabilità attuativa spetta agli organi dello Stato. Le attività principale in questo ambito delle politiche regionali fanno dunque riferimento all’elaborazione di indirizzi politico-culturali nel campo della sicurezza, al sostegno finanziario agli enti locali nella progettazione di interventi in materia di sicurezza delle città, ad attività di formazione, alla costruzione di reti di relazioni fra amministratori locali ed infine, ma non per questo meno importante, all’analisi e al monitoraggio dei fenomeni criminali, di cui le statistiche sono senza dubbio uno strumento prezioso per poter leggere il territorio e quindi indirizzare in maniera mirata ed efficace le politiche di prevenzione dei reati.

È dunque da rigettare l’affermazione che la pubblicazione regionale citata non solo sia l’unico strumento dedicato dalla Regione alla prevenzione della criminalità, ma addirittura legata a quella retorica politica che vuol far passare il senso diffuso di insicurezza dei cittadini come una percezione sbagliata. A questo proposito è appena il caso di aggiungere che proprio nel fascicolo citato dal consigliere Tagliaferri sia in apertura, dove si descrive il quadro generale della criminalità, sia nelle conclusioni si pone in evidenza il problema dell’accresciuto senso di insicurezza dei cittadini della nostra regione, ricordando fra le possibili misure da seguire lo sviluppo di azioni di rassicurazione sociale da contrapporre alla dilagante e pericolosa retorica, questa sì di parte, che vede nella sicurezza il principale problema della nostra regione.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, sottosegretario Manghi.

La parola al consigliere Tagliaferri per la replica.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente. Nel merito dei dati in generale che sottolineano una tendenza in flessione rispetto alle statistiche del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’interno dello scorso anno assicuriamo il sottosegretario che ce n’eravamo accorti, ma il nostro documento è specificatamente indirizzato solo ai reati di furto negli esercizi commerciali e nelle abitazioni, dove si può affermare che le nostre province detengono primati in negativo praticamente di livello nazionale, come per ciò che riguarda i furti in magazzini agricoli e nelle campagne in una regione con un’importante economia agricola come la nostra, che sono ormai quasi una calamità naturale per gli agricoltori. Per tali reati tutte le province emiliano-romagnole si collocano quindi abbondantemente sopra la media nazionale, con punte di criticità ai primi posti della classifica. Ma ciò che più mi preme sottolineare è che le statistiche non tengono conto dei reati non denunciati per sfiducia dei cittadini nella giustizia, su reati minori o per la scarsa entità del furto o per la mancanza di una assicurazione che copra il danno, quindi il mio punto di vista è diametralmente opposto. Forse io guardo dalla parte dei cittadini, qui invece si vuole fare sempre e come sempre delle lezioni dalla parte di chi detiene la verità.

Alla luce di tutto ciò, quindi, voglio ribadirlo, anche il fascicolo statistiche di “Città sicure” del 2017 appare come una pubblicazione legata a quella retorica politica che vuol far passare il senso diffuso di insicurezza dei cittadini con una percezione sbagliata piuttosto che una realtà scientificamente suffragata da dati matematici e sicuramente non offre un contributo concreto nella soluzione del problema. Siamo ben consapevoli che il contrasto e la repressione della criminalità sono compito esclusivo dell’amministrazione centrale dello Stato, e segnatamente del Ministero dell’interno, ma altrettanto convinti che pure i sindaci possono offrire un contributo importante per la sicurezza dei loro cittadini e la Regione stessa con fondi specifici per programmare interventi utili di supporto agli enti locali e alle forze dell’ordine. Per esempio, combattere il degrado e potenziare l’illuminazione nelle zone di spaccio e di periferia, predisporre telecamere di videosorveglianza, potenziare le Polizie locali, creazione di reti di controllo di vicinato sempre più diffuse.

L’emergenza criminalità derivante dal massiccio arrivo di clandestini nel nostro paese, testimoniata dalla percentuale di stranieri ospiti delle nostre carceri o dai casi più eclatanti quanto aberranti di Pamela e Desirée, consigliavano misure straordinarie da parte di tutti, tant’è che proprio come deterrente nei confronti di questo delicato aspetto, come illustreremo più avanti nel corso della seduta, quando tratteremo della risoluzione relativa al decreto legge sulla sicurezza, Fratelli d’Italia ha proposto un emendamento al Senato per ricomprendere i reati di furto in abitazione e furto con strappo fra quelli che prevedono la perdita dello status di rifugiato.

Su queste questioni secondo noi la Regione non ha fatto abbastanza e molto di più poteva impegnarsi, al di là del fascicolo “Città sicure”. 3 milioni di euro, come ha ricordato il sottosegretario, su un bilancio di 13 miliardi non sono poi molto.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Tagliaferri.

Abbiamo terminato lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

 

Per fatto personale

 

PRESIDENTE (Saliera): La parola al consigliere Rainieri per fatto personale.

 

RAINIERI: Grazie, presidente. Vorrei semplicemente rispondere al collega Taruffi che ha sostenuto che la Lega non ha mai fatto nessun tipo di intervento su quello che è successo in merito al processo Aemilia. Ricordo a Taruffi che a mia firma e a firma del gruppo Lega in questa Assemblea abbiamo chiesto per due volte commissioni d’inchiesta sulla mafia e lui e il suo gruppo per due volte hanno votato contro. Quindi io non mi aspetto che lui legga i comunicati della Lega, magari ha altre letture più importanti e spero che gli occhiali che porta non siano dovuti a letture particolari che gli abbiano fatto calare la vista, però quello che voglio ricordare a Taruffi che, prima di parlare, è meglio che si informi. Gli ricordo che Katia Silva è stata colei che nel Comune di Brescello, che è stato commissariato per mafia, come consigliere di opposizione si è impegnata più di tutti gli altri perché questo problema venisse a galla. Ricordo al collega Taruffi anche che la mafia in Emilia-Romagna ha visto un Comune come Brescello commissariato, dove l’Amministrazione non era sicuramente della Lega. Ricordo ancora al collega Taruffi, che capisco non abbia bisogno di leggere tutto quello che succede ed è libero di fare quello che vuole nella sua giornata, che la Lega è sempre stata in prima linea in questa guerra contro le mafie. Lo stesso consigliere che sta parlando più volte ha fatto interventi, sulla stampa e anche in quest’Aula, al pari di altri colleghi in merito a questo tipo di questione.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Rainieri.

La parola al consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. Capisco che “excusatio non petita accusatio manifesta”, quindi è chiaro che il consigliere Rainieri si senta coinvolto direttamente, quello che voglio dire è che, siccome io ho parlato del ministro Salvini che non mi risulta sia intervenuto su questa vicenda; abbiamo parlato del decreto Sicurezza e di quello che comporta, ne discuteremo anche nei prossimi giorni, non accetto però lezioni da chi in quest’Aula si erge a difensore della legalità a targhe alterne e a giorni alterni. Ricordo al consigliere Rainieri che il gruppo di Sinistra Italiana alle proposte che ha ricordato si è astenuto e non ha votato contro, motivando anche il proprio voto. Ricordo al consigliere Rainieri, altresì, che la consigliera di Brescello a cui ha fatto riferimento, Katia Silva, è uscita dalla Lega in polemica con il ministro Salvini proprio perché, a suo dire, abbandonata dal Ministro Salvini e dalla Lega in quella battaglia su Brescello. Quindi forse, prima di intervenire in Aula accusando colleghi di non conoscere le cose, sarebbe meglio approfondire. Forse sarebbe meglio approfondire anche quelli che sono i rapporti, non solo in questa regione ma anche in Lombardia, tra la criminalità organizzata e la Lega, quelle che sono le indagini che sono state fatte anche nelle altre regioni e forse sarebbe utile che il ministro degli interni, che ha tante responsabilità e che parla di sicurezza tante volte a sproposito, invece che introdurre elementi di insicurezza nell’ordinamento, anche nel contrasto alle mafie rispetto ai beni confiscati, facesse il suo lavoro in altro modo e forse sarebbe meglio che anziché prendere la parola per accampare ragioni personali inesistenti si discutesse nel merito. Sarebbe un passo avanti per tutti.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Taruffi.

Chiuso questo fatto, vi chiedo un po’ di attenzione.

 

Cordoglio per la scomparsa di Danilo Zavatta, tecnico della Protezione civile

 

PRESIDENTE (Saliera): Colleghe consigliere, colleghi consiglieri, signori assessori, in occasione della seduta odierna dell’Assemblea legislativa è doveroso ricordare la scomparsa del collaboratore regionale, in forza alla Protezione civile, Danilo Zavatta, deceduto nel pomeriggio di giovedì 25 ottobre scorso durante l’assolvimento del proprio lavoro, mentre effettuava il monitoraggio della diga invaso di San Bartolo nel Ravennate. Alla famiglia di Danilo Zavatta, a tutti i suoi cari, ai suoi colleghi e a quanti lo hanno conosciuto vanno le nostre più sentite condoglianze, di tutta l’Assemblea legislativa, a cui chiedo di osservare un minuto di silenzio in suo onore e ricordo.

 

(L’Assemblea, in piedi, osserva un minuto di silenzio)

 

PRESIDENTE (Saliera): Riprendiamo la seduta.

 

OGGETTO 6932

Delibera: «Piano faunistico-venatorio regionale dell’Emilia-Romagna 2018-2023.» (Proposta della Giunta regionale in data 23 luglio 2018, n. 1200) (179)

(Relazione di maggioranza, relazione di minoranza e discussione)

(Ordini del giorno 6932/1/2/3/4/5/6/7/8/9 oggetti 7441 - 7442 - 7443 - 7444 - 7445 - 7446 - 7447 - 7448 - 7449 - Presentazione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Ora proseguiamo con l’ordine del giorno con l’oggetto 6932, proposta recante: «Piano faunistico-venatorio regionale dell’Emilia-Romagna 2018-2023».

La Commissione “Politiche economiche” ha espresso parere favorevole nella seduta del 19 ottobre 2018 con la seguente votazione: 28 voti a favore, 1 contrario e 6 astenuti, apportando modifiche al testo.

Il relatore della Commissione, consigliere Mirko Bagnari, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Il relatore di minoranza, consigliere Massimiliano Pompignoli, ha preannunciato anch’egli di svolgere relazione orale.

Su tale documento sono state presentate due proposte di emendamento a firma dei consiglieri Bagnari, Lori, Serri, Molinari e Sabattini, inoltre insistono otto ordini del giorno. Ora mi fermo, poi faremo un aggiornamento in fieri, perché ne stanno arrivando degli altri. Otto ordini del giorno che al momento sono: oggetto 6932, a firma dei consiglieri Bagnari, Lori, Serri, Molinari e Sabattini; oggetto 6932/2, a firma dei consiglieri Lori, Bagnari, Serri, Molinari e Sabattini; oggetto 6932/3, a firma dei consiglieri Serri, Bagnari, Lori, Molinari e Sabattini; oggetto 6932/4, a firma dei consiglieri Molinari, Bagnari, Lori, Serri, Bessi e Sabattini; oggetto 6932/5, a firma dei consiglieri Pompignoli, Liverani, Delmonte, Rainieri, Tagliaferri e Galli; oggetto 6932/6, a firma dei consiglieri Rainieri, Pompignoli, Liverani, Delmonte, Tagliaferri e Galli, sul quale insiste una proposta di emendamento a firma del consigliere Bagnari; oggetto 6932/7, a firma del consigliere Bertani; oggetto 6932/8, a firma della consigliera Gibertoni.

Ora la parola al relatore della commissione consigliere Bagnari per la sua relazione.

 

BAGNARI, relatore di maggioranza: Grazie, presidente. Sintetizzare in dieci minuti tutti i contenuti del piano, perlomeno quelli rilevanti è già difficile, ma cercheremo di farlo, anche perché credo che sia stato fatto un lavoro molto lungo di analisi e di preparazione.

Il piano faunistico-venatorio sappiamo che rappresenta lo strumento con cui la Regione regola la pianificazione e programmazione faunistico-venatoria del territorio, definisce le linee guida per quanto concerne le finalità e gli obiettivi della gestione della fauna selvatica e soprattutto la regolamentazione e quella che è la convivenza fra le attività antropiche agricole, l’esistenza della fauna selvatica e quindi la necessità di tutelare un equilibrio complessivo molto delicato e complesso, ma che garantisce, se ben fatto, la qualità del nostro territorio.

È un piano che viene successivamente alla riforma delle Province, quindi anche la nostra legge regionale n. 13/2015; è il documento unitario di riferimento su scala regionale e sostituisce i vecchi piani provinciali. Diciamo che la volontà però è stata quella di continuare a fare patrimonio comune delle esperienze positive nei diversi capitoli provinciali in modo tale, quindi, da non disperdere il patrimonio di lavoro che è stato fatto. Nonostante questa riforma l’attività di vigilanza, di applicazione delle sanzioni amministrative, l’introito dei relativi proventi e anche l’attività che vede come protagonista la Polizia provinciale restano confermati in capo alle Province e alla Città metropolitana. Questo ci fa capire che c’è comunque ancora un ruolo importante, su cui diremo qualche cosa relativamente agli ordini del giorno. Quindi gli strumenti di pianificazione regionale sono la Carta delle vocazioni faunistiche che è la base che fornisce i dati di consistenza potenziale a livello regionale di distribuzione, presenza di linee guida di gestione per le singole specie o gruppi di specie e poi il piano faunistico-venatorio regionale vero e proprio che è lo strumento di cui parliamo oggi, che resta in vigore cinque anni e che, a partire dalla situazione attuale della fauna e delle sue criticità, individua le azioni gestionali necessarie al raggiungimento degli obiettivi regionali in materia. Quindi il piano, insieme alla Carta delle vocazioni faunistiche, riguarda diversi punti specifici: l’individuazione dei comprensori faunistici omogenei, l’individuazione delle specie di fauna selvatica di cui deve essere curato l’incremento naturale o la reimmissione sino alla densità ottimale con le situazioni antropiche legate anche all’agricoltura; i criteri per l’individuazione dei territori da destinare all’istituzione delle aziende faunistico-venatorie; i contenuti per la formazione tecnica e l’aggiornamento degli addetti alla vigilanza, eccetera.

Il piano faunistico costituisce la disciplina di riferimento anche poi per la predisposizione dei programmi annuali di gestione degli Ambiti territoriali di caccia (ATC). Noi possiamo vedere proprio molto rapidamente un dato che credo sia importante, che ci fa capire anche l’evoluzione del nostro territorio e la necessità di gestirlo opportunamente: un’espansione ampia che si è avuta negli ultimi quarant’anni della superficie antropizzata, se vogliamo però anche un’estensione di aree boschive e seminaturali in aumento sul lungo termine e una riduzione piuttosto marcata dei territori dedicati all’agricoltura. Sono dati che ci permettono di capire anche certi fenomeni di contrazione di quelle che sono le aree, gli spazi che potremmo definire “cuscinetto” fra fauna selvatica e habitat dell’uomo, che spiegano anche una serie di problemi che si stanno manifestando oggi.

Sulla parte che riguarda l’attività venatoria dall’esame dell’andamento del numero di tesserini rilasciati dalla Regione negli ultimi vent’anni si nota un calo drastico degli iscritti con il tesserino per le attività di caccia e un aumento notevole di quella che è l’età media. La quasi totalità degli ATC registra un calo del numero di iscritti negli ultimi cinque anni e sono dati che fotografano una diminuzione di quelli che sono i praticanti dell’attività venatoria. È un dato che ad alcuni può fare sicuramente piacere per chi è ostile per principio alla caccia; credo che questa tendenza, però, vada analizzata con lucidità partendo dal fatto che questo di cui discutiamo è un piano faunistico venatorio che si preoccupa della gestione del territorio dal punto di vista faunistico ambientale, in cui l’attività venatoria, adeguatamente regolata, ha un ruolo che va oltre quello dello sport, della passione e deve avere invece un ruolo importante per contribuire all’equilibrio fra presenza faunistica e attività dell’uomo, tenendo conto anche del dato che vede un’espansione delle aree selvatiche e la mancanza dell’uomo in queste aree. Visto che sono concentrate soprattutto nelle aree collinari di montagna non deve solamente far esultare, perché abbiamo più verde, cosa positiva, ma il fatto che una scarsa gestione dei fenomeni idrogeologici da parte dell’uomo in quelle zone più disabitate, che divengono disabitate è un problema.

Detto questo, è senza dubbio interessante prendere in considerazione anche l’impatto di queste tendenze sulle attività agricole, perché negli ultimi anni in regione Emilia-Romagna sono stati risarciti un totale di più di 12 milioni di euro di danni causati dalla fauna selvatica, dati che sono divenuti sempre più precisi grazie al fatto che abbiamo i dati delle Province, ma anche quelli degli ATC georeferenziati, raccolti ed elaborati dall’Osservatorio faunistico regionale e si ricava che le attività agricole sono state oggetto di forte danneggiamento. Evito di elencare tutte quelle che sono le colture e i tipi di danni, ma il dato che ho fornito prima sull’ammontare dei danni ci fa già capire la portata di questo impatto. Peraltro analizzando gli stessi dati sulla base di tre ampi raggruppamenti che comprendono ambiti protetti, ATC e istituti privati si vede come il 50 per cento di questi eventi si localizza all’interno delle zone e gli istituti dove è vietata la caccia. Evidentemente in quelle zone c’è un contenimento della popolazione che può creare più danni alle colture. Questo dimostra anche il fatto che c’è stata una forte attività da parte degli ATC sulle attività di prevenzione e spiega il fatto che possiamo anche lavorare su dei dati un pochino più precisi, grazie anche a questo intervento più preciso.

Dopo dirò rapidamente qualcosa sul tema dei rimborsi. Per quanto riguarda le proposte principali, le analisi, l’elaborazione nel quadro conoscitivo che hanno reso possibile individuare quelle che sono le principali criticità su cui intervenire: il raggiungimento della compatibilità fra presenza e abbondanza della fauna selvatica e le attività antropiche, quindi in particolare l’agricoltura, ma anche la viabilità; l’organizzazione territoriale e la gestione di diversi istituti in funzione del raggiungimento di questi obiettivi in un’ottica il più possibile uniforme su tutto il territorio. Ricordo che noi con un emendamento che abbiamo approvato in commissione e adesso con un ulteriore emendamento che precisa meglio alcune cose interveniamo proprio sul ruolo che devono avere gli ATC nella rilevazione dei dati, soprattutto su quelle che sono le unità territoriali per il rilievo dei dati, che vede l’analisi a livello comunale e quindi si cerca di avere non dei dati separati l’uno dall’altro per piccole cellette, ma per avere dei dati sempre più precisi intersecati fra di loro.

Accennavo prima al tema dell’incidentalità stradale, un dato che deve far riflettere, perché sempre di più si rilevano anche dei problemi da questo punto di vista. Parlo ovviamente di incidentalità stradale collegata alla presenza e all’impatto con fauna selvatica, questo è un tema articolato e delicato soprattutto perché non c’è chiarezza dal punto di vista normativo. Sappiamo benissimo che nei nostri territori le Province hanno delle grosse competenze, quindi rischiamo di caricare solamente sulle Province l’onere dei danni, ma in molti casi soprattutto abbiamo poca chiarezza e quindi è l’automobilista colpito da questo incidente che si ritrova “becco e bastonato”. Quindi noi chiediamo con un apposito ordine del giorno alla Giunta di sollecitare il Governo per fare chiarezza e istituire dei fondi appositi, tipo quello per le vittime della strada, per poter dare una risposta adeguata.

Nel testo del piano sulla parte faunistica per ogni specie oggetto della gestione sono descritti gli obiettivi, le azioni gestionali nei diversi comprensori, quello di pianura definito 1, quello collinare 2 e comprensorio montano 3, sono individuate le azioni da mettere in campo con un coinvolgimento forte di responsabilizzazione degli ATC, soprattutto per la volontà di avere una visione precisa sulla base dei dati.

Dicevo prima sul tema dei rimborsi che gli ATC hanno un ruolo importante per il risarcimento dei danni per le aziende agricole nei loro territori, noi proponiamo a questo proposito un emendamento che riguarda in particolare il comprensorio 2 (collinare) per elevare solamente intorno alle zone di protezione, dove oggettivamente è più difficile il contenimento dei danni, questo tetto che da 26 viene portato a 50 euro al chilometro quadrato per cinquecento metri attorno alle zone di protezione. Quindi una risposta ad un problema oggettivo, ma senza aprirlo indiscriminatamente.

Come dicevo prima, nel piano vengono regolati diversi istituti di natura pubblica e privata legati alla gestione faunistico-venatoria, con il fatto e con il principio che però tutte queste attività devono non solamente generare reddito privato, ma devono prima di tutto svolgere un’attività e contribuire positivamente alla gestione complessiva del sistema e al raggiungimento degli obiettivi individuati e anche alla raccolta dei dati.

Fra le diverse specie di cui ci si occupa c’è il tema del lupo, un capitolo a parte del piano è dedicato al tema del lupo. Sappiamo benissimo la diffusione crescente che c’è di questa specie, c’è da dire che anche i dati che descrivevo prima, il panorama legato all’espansione delle aree boschive e l’aumento della fauna selvatica favoriscono il proliferare, oltre al fatto che la mancanza di quelle zone cuscinetto di cui parlavo rende sempre più vicino il lupo all’uomo, anche poi con la complicazione di tutto il tema degli ibridi. Noi, come abbiamo già fatto in commissione, abbiamo presentato un emendamento che toglieva il tema dell’eradicazione per più motivi, ma perché c’è un dato oggettivo (e anche qui presentiamo un ordine del giorno), chiedendo chiarezza dal punto di vista normativo che in questo momento non c’è, anche perché bisogna avere molta sapienza nell’intervenire perché, come richiederebbe qualcuno sull’abbattimento degli ibridi o l’abbattimento in particolare delle coppie di lupi, si rischia di creare una situazione per cui l’ibridazione si moltiplica. Quindi noi chiediamo una serie di cose molto precise con l’ordine del giorno, con molta cautela soprattutto per poter fare dei passi avanti su quelli che sono dei progetti e investire su quelle che sono le iniziative che la Regione già fa a favore delle aziende agricole colpite, soprattutto con il tema che riguarda la maggiore conoscenza delle opportunità che la Regione fornisce da questo punto di vista e che, dove sono state applicate, hanno dato dei buoni risultati. Ovviamente noi vogliamo che questa esperienza di monitoraggio e di studio prosegua. Ricordo che comunque la Regione anche con il PSR ha messo a disposizione consistenti risorse per quanto riguarda queste azioni.

Il piano è molto ampio, potrebbe essere descritto anche in altri aspetti, però io non mi dilungo oltre perché l’analisi è stata molto approfondita, soprattutto viene questo piano da un lavoro di due anni in cui c’è stato un ampio confronto anche con le associazioni ambientaliste, animaliste ovviamente, oltre a tutte le altre coinvolte, anche con modalità che in passato non erano state messe in campo. C’è stato un numero consistente anche di osservazioni valutate in maniera trasparente con tutti gli strumenti a disposizione della Regione per darne informazione, dando controdeduzioni dettagliate; c’è stata l’udienza conoscitiva; ci sono state due sedute di commissione e un’analisi approfondita degli emendamenti e dei testi. È un piano che non lascia, come credo sia evidente, nulla all’improvvisazione, ma risponde alle esigenze di una pianificazione sulla base di elementi di studio del territorio, che punta a dare sempre più importanza alla raccolta dei dati e alla condivisione e all’analisi dei dati per poter, di conseguenza, mettere in campo delle scelte efficaci che coinvolgono tutti i soggetti interessati. L’obiettivo è quello di rendere la gestione del territorio, dal punto di vista faunistico e venatorio, superando quelli che sono spesso degli steccati, delle paure, un patrimonio veramente comune in cui ognuno in maniera adeguatamente regolata fa la sua parte, svolge il proprio ruolo per migliorare la qualità del territorio regionale.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bagnari.

La parola al consigliere Pompignoli, relatore di minoranza.

 

POMPIGNOLI, relatore di minoranza: Grazie, presidente. Ci apprestiamo oggi a votare un piano faunistico-venatorio che ha avuto una gestazione veramente importante, quasi due anni di studio, due anni di ricerca che hanno portato ad uno scritto di circa mille pagine, nel quale sono contenute le attività che la Regione Emilia-Romagna intende porre in essere proprio per i prossimi cinque anni. Ricordo che il piano faunistico avrà una direttrice e una linea che partirà dal 2019 fino al 2024.

Chiaro che gli obiettivi indicati dalla Regione Emilia-Romagna in questo piano non sono ovviamente concordi con gli obiettivi che questo movimento aveva posto in essere. In particolare, il piano, come detto anche dal consigliere Bagnari che ringrazio per la collaborazione prestata nel corso di questi ultimi mesi per affrontare alcune tematiche insieme, non riesce a dare delle soluzioni ai problemi nascenti sull’attività venatoria.

Non vado ad indicare gli obiettivi del piano, il consigliere Bagnari ha già ben specificato quali sono gli obiettivi, quali sono le azioni che il piano stesso intende porre in essere, ma mi focalizzo su alcuni elementi che a nostro avviso vanno in contrasto con quelle che sono proprio le disamine e le premesse del piano medesimo. In particolar modo mi rivolgo a quello poc’anzi detto dallo stesso Bagnari relativo ai cacciatori. Noi abbiamo visto che nel corso di questi ultimi anni i cacciatori sono sensibilmente diminuiti: si è passati da 47.677 cacciatori del 2010 a 37.635 nel 2015, con un calo ponderale anche nel 2016 e nel 2017; abbiamo un trend veramente negativo anche in considerazione dell’età dei cacciatori, si è passati ad un’età media di circa sessant’anni. Quindi invecchiamento dei cacciatori e sensibile riduzione. Abbiamo sempre ritenuto da questo punto di vista che l’attività venatoria debba andare in stretto connubio e contatto con l’attività agricola, chiaro che nel momento in cui calano i cacciatori non abbiamo più il controllo del territorio e la conseguenza è la risarcibilità dei danni che la Regione Emilia-Romagna ogni anno deve fare in ragione del danno della fauna selvatica. Questo per noi è un grosso problema e occorreva a nostro avviso concentrarci anche sui motivi per i quali c’è stata una forte diminuzione dei cacciatori. Abbiamo sempre sostenuto nel corso di questi anni che il cacciatore debba essere un pochino più libero nel proprio territorio, non formato…

 

(interruzioni dai banchi del pubblico)

 

PRESIDENTE (Saliera): Una comunicazione, il pubblico può rimanere ovviamente ma in silenzio e senza scritte, commenti. In silenzio ad ascoltare. Questo è il Regolamento dell’Assemblea. Altrimenti devo invitarvi ad uscire e non lo voglio fare. Non mettetemi in queste condizioni.

Consigliere Pompignoli, prego.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente. Avremo l’apoteosi degli animalisti, quando presenterò l’ordine del giorno sui lupi. Lì ci divertiremo.

Stavo dicendo che il cacciatore in questi ultimi anni è stato sottoposto ad una serie di regole restrittive che lo ha portato a non più iscriversi all’interno dei propri ATC di competenza, perché effettivamente oggi andare a caccia è diventato non più un hobby, come poteva essere in precedenza, ma una vera e propria professione. Infatti si è passati nel corso di questi anni a fare e ad imporre al cacciatore determinati strumenti, portandolo proprio a diventare un cacciatore professionista e non più ad un cacciatore libero. Questo è uno dei problemi che il piano faunistico non va a risolvere, tanto che, nonostante sia stato inserito nel piano questo calo ponderale del cacciatore, non vi è data alcuna soluzione per come può invece riabilitarlo. Da qui la conseguenza è proprio il discorso che la Regione Emilia-Romagna si trova ogni anno a pagare danni da fauna selvatica in maniera ingente, tanto che effettivamente le azioni che la Regione stessa sta mettendo in campo con questo piano faunistico-venatorio non vanno certamente nella direzione di una riduzione di questi costi, ma sicuramente di una sensibilizzazione e verranno sicuramente aumentati.

L’altro problema che abbiamo sempre sostenuto nel corso di questi anni riguarda gli ambiti territoriali di caccia (ATC). È vero che tutte le varie osservazioni che sono state presentate dalle associazioni dei cacciatori su quello che può essere un riordino degli ambiti territoriali di caccia sono state cassate in quanto non pertinenti al piano faunistico-venatorio. Però si fa presente che nel piano ci sono circa duecento pagine che riguardano proprio gli ambiti territoriali di caccia, dove viene evidenziato che in regione abbiamo una cinquantina di ambiti territoriali (la regione con più ATC a livello nazionale), e si deve pensare ad una rimodulazione che riguarda la diminuzione di questi ATC anche per omogeneizzare le aree territoriali. Da qui la presentazione di un ordine del giorno che va in questa direzione, cercando di mettere mano al riordino.

Altro elemento fondamentale che è stato sottolineato da questo movimento nel corso di questi mesi, nei quali ci si preparava ad affrontare questa discussione, riguarda il discorso legato, oltre agli ambiti territoriali di caccia che sicuramente hanno una prevalenza maggiore rispetto a quella che è l’attività del piano faunistico-venatorio, è la questione lupo. Il piano faunistico prevede circa una trentina di pagine, le ultime pagine del piano che ricordo essere circa un migliaio nel quale la Regione non prende proprio una posizione su quello che è il problema lupo. Anzi è stato presentato un emendamento da parte del Partito Democratico, a seguito della richiesta del Movimento 5 Stelle di togliere la parola “eradicazione” dal piano, questo sicuramente ha portato ancora ad un abbassamento ulteriore dell’attenzione che la Regione deve avere su questo problema. Ricordo gli articoli di giornale di questi ultimi giorni, di questi ultimi mesi con attacchi continui da parte dei lupi e la discesa a valle dei lupi vicino alle abitazioni, attacchi a bestiame e addirittura a cani che sono a protezione di questo bestiame. Proprio su questo noi intendiamo proporre un ordine del giorno che vada in questa direzione, ma non vorrei che venisse confuso il discorso legato al lupo italico che noi intendiamo preservare, perché effettivamente è una specie, oltre ad essere protetta, che merita attenzione, è sull’ibrido: l’incrocio tra il cane e il lupo. Gli ibridi, come è più volte emerso nel corso di questi ultimi tempi, stanno scendendo a valle e su questo c’è un problema notevole. Stanno cagionando ovviamente dei danni agli agricoltori che ovviamente si sentono inermi e indifesi da questa problematica, la Regione non pone in essere alcun tipo di azione di controllo e a questo punto riteniamo che sia opportuno invece specificare sulla questione la possibilità di predisporre dei piani di abbattimento, che devono essere preceduti da un monitoraggio serio che la Regione deve fare sugli ibridi e, una volta monitorati, capito esattamente quali sono le specie che possono essere abbattute, prevedere dei piani per gli abbattimenti medesimi.

Torno in premessa perché questo piano, a nostro avviso, doveva essere fatto successivamente ad una modifica della legge n. 8/94. Con l’assessore Caselli abbiamo discusso anche in commissione, perché noi ritenevamo più opportuno prima regolamentare e modificare una legge che ha più di vent’anni e che è nel nostro sistema giuridico regionale da più di vent’anni e ovviamente è obsoleta. Non possiamo fare altro che metterci mano sia per quello che può essere il riordino operato con la legge che abbiamo approvato due anni fa sia per quanto riguarda il discorso collegato agli ATC. È vero che l’assessore Caselli in commissione mi ha detto che la volontà c’è di ridurre gli ATC, perché è stata una delle prime cose che l’assessore Caselli stessa ha detto ad inizio mandato, che c’è questa possibilità che si può anche fare attraverso un atto amministrativo, non necessariamente attraverso la modifica della legge regionale n. 8/94; io nella predisposizione di questo ordine del giorno lascio lo strumento che la Giunta intende prendere in esame per poter andare a rivedere questo tipo di situazione. Però ritenevamo opportuno che si passasse prima da una modifica della legge n. 8/94 per poi andare ad approvare il piano faunistico-venatorio. Questo perché, modificando la legge, ovviamente sarebbero stati modificati anche gli obiettivi del piano stesso, per cui ci troveremo costretti fra un po’ di tempo a farlo noi quando saremo al governo di questa Regione, quindi tra un anno, visto che dopo quattro anni di promesse il Partito Democratico non ne ha mantenuta neppure una sul discorso legato alla caccia, se l’assessore Caselli non intende mettere mano a questa cosa, lo faremo poi noi.

In conclusione, io ritengo che il piano, così com’è stato presentato, non trovi alcun tipo di soluzione ai problemi lamentati sia dagli agricoltori sia dai cacciatori, per cui è un piano che ovviamente deve essere valutato nella sua interezza complessiva e gli emendamenti che vengono presentati anche in questo momento e gli ordini del giorno li valuterò successivamente, quando si aprirà la discussione su questi temi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Pompignoli.

Apro la discussione generale sul Piano faunistico.

La parola alla consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Io su questo piano mi sono espressa in commissione con grande contrarietà. Le cose sono partite dall’udienza conoscitiva su cui secondo me non c’è stato un confronto sufficiente, soprattutto con le associazioni animaliste e soprattutto c’è stata una velocità nell’approvazione del piano, nella discussione in commissione del piano che è stato approvato nel corso di due sedute soltanto che ci fa restare in mano con un piano sbilanciato. Un piano che, al contrario di quello che è stato detto precedentemente, merita un voto fortemente contrario, proprio perché è totalmente sbilanciato a favore della caccia. Quindi è un piano che non rappresenta un punto di equilibrio che si sarebbe potuto raggiungere secondo le normative, ma è totalmente sbilanciato, lascia fare e addirittura delega parte del controllo ai cacciatori.

Io non voglio qui troppo entrare in considerazioni personali, sono sicuramente contraria alla caccia, dico soltanto che già la definizione di cacciatore ambientalista è un ossimoro che non si giustifica e non credo che sia di facile comprensione anche per un cittadino che si dovesse trovare ad osservare oggi la nostra discussione in Aula o che avesse preso consapevolezza della discussione in commissione, perché non si capisce un cacciatore ambientalista come faccia a ritenersi una persona in grado di bilanciare e di equilibrare l’ecosistema, quando abbiamo visto che molto spesso le competenze non ci sono e lo sbilanciamento degli ecosistemi è proprio dovuto al fatto che il ruolo pubblico viene meno e che si lascia in mano ad ambientalismi di questo tipo che sono di segno effettivamente contrario l’acquisizione di dati incompleta, carente per la mancanza di basi conoscitive che poi sono quello che ci ha portati ad avere un piano, su cui è difficile anche basare delle considerazioni fattuali perché mancano i dati. Quindi a meno che non si volesse effettivamente fare un piano perché si doveva fare molto velocemente, che non dicesse nulla, che non prendesse una posizione netta a tutela del nostro ecosistema, a tutela del benessere animale, se questa era l’intenzione ci siete riusciti. Diversamente questo piano si distingue soltanto per dati difformi, dati incompleti, una scarsa capacità di acquisirli da una serie di Province che, per vostra stessa ammissione, non fanno emergere le caratteristiche delle specie cacciabili, la loro situazione di sofferenza. Ad un certo punto voi stessi dite che su una serie di specie (pernice rossa, starna, fagiano) lo stesso piano ammette che, alla luce dei dati, si può affermare che effettivamente non se ne sa a sufficienza. I dati conoscitivi su altre specie sono piuttosto limitati, la specie è gestita in modo ancora marcato con immissioni (fagiano), è talvolta lacunosa, poco strutturata nelle varie realtà regionali la conoscenza, eccetera, quindi dà l’impressione questo piano di non posare su basi importanti, sufficienti per potersi esprimere.

Oltre a queste considerazioni critiche di partenza in udienza conoscitiva è emersa la nostra richiesta che io ho fatto da subito sull’appendice finale sugli ibridi e sui lupi. Su questo è importante intervenire subito, perché effettivamente il termine “eradicazione” c’era, la Giunta giustamente ha accettato di toglierlo e io credo che però su questo la nostra battaglia per la tutela degli ibridi di lupo sia soltanto rinviata temo, assessore. Poi lei ce lo confermerà. Però per adesso su questo si è raggiunto un punto perlomeno di legalità, perché ricordo a chi parlava prima di me che non si può semplicemente mettere fuori la gente con le doppiette a sparare e pensare che questo sia legale. Allora diciamo che si vuole legalizzare il bracconaggio, che si vuole semplicisticamente concedere a qualche cacciatore di portarsi a casa un trofeo di lupo. Non so se è questo che si voglia dire, non prendendo posizione da un lato e dando invece molta voce sbilanciata soltanto ai cacciatori dall’altro lato, perché questo si sta facendo con questo piano.

Sulla questione degli ibridi di lupo si è accettato di togliere il termine “eradicazione”; si rinvia, se ho ben capito, ad un censimento da fare in futuro con fondi ministeriali, benissimo. Peraltro è incredibile che ci fosse già quel termine “eradicazione” a fronte di un mancato censimento, magari per mancanza di fondi. Però si è messa avanti in ogni caso la possibilità, al limite dell’interpretazione su cui in effetti in commissione non ci è stata data una risposta convincente in udienza conoscitiva, che effettivamente gli ibridi di lupo potessero essere considerati così facilmente ad occhio distinguibili dai lupi e quindi condannati a morte soltanto perché era così facile distinguerli, quando poi in realtà è stato ammesso dall’assessore Caselli che non si distinguono a occhio nudo. Quindi non è possibile dire, a distanza di sparo di fucile, che cos’è un ibrido, che cos’è un lupo e poi amoralmente decretare la morte di uno o dell’altro. Questo a fronte di mancanza di prevenzione, forse una formazione insufficiente anche dei nostri operatori agricoli e di chi ha subito effettivamente dei danni, ma che non ha ancora messo in campo le risorse e le misure sufficienti per poter prevenire e per poter arrivare ad una coesistenza ambientalmente all’altezza del 2018, civile, senza sbilanciare gli ecosistemi potendo tutti quanti prendere coscienza del fatto che metodi medievali non funzionano o non dovrebbero funzionare in una regione minimamente moderna. Quindi sulla questione degli ibridi di lupo rinviamo ad un censimento. Dopo di che io credo che sarà in ogni caso sbagliato, se più avanti ci si poggerà su dati censiti per poter dire che si deve sparare o non sparare, visto che ancora una volta, e lo ricordo con un ordine del giorno che ho consegnato e che discuteremo oggi, si rischia di sparare a dei cani randagi. E anche questo la legge non lo consente. Quindi arrivare a dire che, visto che gli esemplari, riguardo agli ibridi, il regolamento CITES stabilisce che fino alla quarta generazione, ancorché ibridati con domestici, gli animali quali lupi sono da considerarsi protetti, quindi non catturabili, non detenibili in cattività, non cacciabili. Dalla quinta generazione sono da considerare cani da affezione, quindi io non so se in questa Assemblea oggi, come nell’ultima commissione dedicata al tema, c’è qualcuno che sta chiedendo alla Giunta che si possa sparare ai cani da affezione. Questo forse ce lo dovremo chiarire oggi prima che si chiuda la discussione. Se c’è qualcuno da parte della Giunta o delle minoranze o della maggioranza consiliare che auspica che si possa in futuro sparare legalmente ai cani da affezione.

Tornando agli altri temi il problema è sempre quello che abbiamo sottolineato, ci piacerebbe che su certi temi, che secondo noi moralmente sono di difficile comprensione e al limite del riprovevole, abbiamo citato ad esempio la caccia in tana per quanto riguarda le volpi e abbiamo citato l’utilizzo dei richiami vivi, ma anche l’utilizzo del piombo che si disperde nell’ambiente, oltre purtroppo ad aver ucciso un animale, costituisce rischi sanitari per tutti gli emiliano-romagnoli, finisce nei laghi, nei corsi d’acqua: siamo davvero sicuri che la caccia sia innocua per chi non la pratica? Io non lo sono perché, se dovessi considerare la questione ad esempio dei rischi legati al piombo, mi chiederei effettivamente quanto piombo è stato diffuso nella nostra regione collateralmente all’uccisione di milioni di animali negli ultimi anni; se questo piombo sia compatibile con il consumo umano e sia compatibile con l’ambiente. Finisce nel terreno, finisce nell’acqua e via dicendo. Nei campi, nei boschi.

Abbiamo sollevato il tema di quanto costi la caccia ai contribuenti a fronte dell’1 per cento di cacciatori presenti sul territorio emiliano-romagnolo. Cacciatori che a volte si definiscono ambientalisti, però io non so come sia possibile che loro siano liberi di definirsi ambientalisti, e credo che lo siano, ma che la Regione avalli un concetto di questo tipo per me logicamente è poco comprensibile. In che senso un cacciatore è ambientalista? O il cacciatore si ritiene un grande carnivoro pure lui, parte dell’ecosistema che deve lottare contro altri grandi carnivori e vincerà il migliore e onore alle armi dell’altro animale che soccombe sul campo, però ci si dimentica che non sta lottando ad armi pari. A meno che io non sappia che il cacciatore è nato effettivamente già predisposto di armi, vestito da cacciatore e allora starebbe, come un grande carnivoro, lottando ad armi pari con un altro grande carnivoro. Diversamente, assessore, c’è una mistificazione incredibile che la regione Emilia-Romagna non merita. Non stiamo parlando di un territorio marginale o appartenente al secondo o al terzo mondo; stiamo parlando di una regione che può essere guida, che può essere faro anche di civiltà. Noi qui non stiamo discutendo norme di civiltà questa mattina, stiamo cercando di porre un contrasto ad un dilagare di totale inciviltà in cui essenzialmente il messaggio sotteso è “si è sempre fatto così, ci sono interessi di questo tipo, magari c’è pure un indotto importante – forse lo stesso delle armi da caccia, dell’abbigliamento da caccia – e quindi bisogna mettere a tacere una serie di questioni prioritarie (la tutela del benessere animale, la tutela dell’ambiente) perché su queste cose non mettiamo becco”.

Il tema dello stato di emergenza. Secondo me quando si chiede uno stato di emergenza, quello che si dimentica, ad esempio a seguito di un’ondata di maltempo in regione che ha colpito tra l’altro aree collinari e la costa, come mai non si pensa a valutare anche la sospensione della caccia? Non ci siamo soltanto noi. Come si fa a non pensare che è giustissimo chiedere lo stato di emergenza, è sacrosanto, ma bisogna coinvolgere in un ragionamento più ampio e non ricordarselo soltanto quando si discute il piano faunistico questa mattina, per esempio valutare la sospensione della caccia per tutto il mese di novembre, come minimo! Nei territori regionali colpiti dal maltempo che sono già oggetto di richiesta dello stato di attivazione dell’emergenza nazionale e anche per evitare pericoli per esempio sulle attività di ripristino, sulle prime attività di tutela urgenti di ripristino ambientale, per evitare che ci siano dei pericoli immediatamente bisognerebbe considerare, se si vuole ragionare in modo equilibrato ad attivare una sospensione totale e non lasciar sempre fare. O addirittura demandare il controllo. Per certi versi, sembra quasi, leggendo questo piano, che si lasci il controllo e che il ruolo pubblico faccia un passo indietro, su questo abbiamo presentato un emendamento specifico, e lasci effettivamente il controllo agli ATC, ai cacciatori, a chi invece dimostra di non avere una visione che invece dovrebbe essere quella istituzionale. Quindi una visione sia di legalità e sia una visione di tutela del nostro ambiente e di tutela del benessere animale e della civiltà. Tutela di una certa moralità.

 

PRESIDENTE (Saliera): Consigliera, ha superato il tempo già di oltre due minuti.

 

GIBERTONI: Chiudo ricordando che il voto contrario verrà confermato oggi in sede di discussione dell’Assemblea. Su alcune cose, le ribadisco, assessore, la Regione deve avere più coraggio, deve avere più forza. Quando abbiamo citato il divieto di utilizzo dei richiami vivi, il divieto della caccia in tana e anche il divieto della caccia sui valichi regionali è vero che su certe cose si può fare fino ad un certo punto, ma un passo ulteriore ce lo aspettiamo. Quindi aspettiamo che su questo la Regione insista per poter ottenere dei divieti e ribadiamo che il divieto della caccia alla domenica, come richiesto anche dal ministero, è qualcosa che secondo me la Regione Emilia-Romagna poteva permettersi anche nell’ambito di una valutazione del turismo e quindi della possibilità di incentivare un’attività economica virtuosa come il turismo e di disincentivare qualcosa che non è più considerabile secondo me né uno sport né un hobby né nulla e che l’istituzione dovrebbe contrastare con ogni mezzo e soprattutto riequilibrare, quando ha preso delle derive che sono a mio avviso sconsigliabili e pericolose.

 

(Applausi dai banchi del pubblico)

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

Non si può nemmeno applaudire.

La parola al consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente. Questo piano, al quale si è messo mano già all’indomani dell’approvazione della legge regionale 26 febbraio 2016, n. 1, recante «Modifiche alla legge regionale n. 8/94», ha indubbiamente il pregio di riconoscere le esperienze maturate nei singoli territori superando quella dimensione ideologica che precedentemente caratterizzava molti piani provinciali o almeno di quelli nei quali i Verdi facevano parte della maggioranza nel corso del decennio scorso. Come mi hanno confermato alcuni cari amici facenti parte del mondo venatorio due anni e mezzo di lavoro e un serrato confronto che ha visto partecipi, oltre alla Regione, le rappresentanze dell’associazionismo venatorio e del mondo agricolo hanno consentito, attraverso varie modifiche, di giungere da una prima bozza al documento attuale di 941 pagine. L’intento di questo piano faunistico che ha un orizzonte di cinque anni è sicuramente quello di individuare nel cacciatore una delle figure più importanti dell’attivismo gestionale dell’ambiente nel territorio regionale.

Quanto al complesso delle novantotto osservazioni esaminate, come in altri casi analoghi mi preme sottolineare che permangono alcune perplessità in ordine alle ventiquattro osservazioni accolte soltanto parzialmente e dalle cinque osservazioni ritenute coerenti con il piano, in quanto non è sempre agevole capire in sede di voto quanto lo spirito del suggerimento dato dall’estensore sia stato realmente recepito nel testo finale dell’atto. Mi spiego meglio. Se in relazione alle dodici osservazioni accolte e alle quarantaquattro respinte l’esito è sicuramente chiaro, così come lo è quello relativo alle tredici osservazioni ritenute non pertinenti; per quelle parzialmente accolte o per quelle ritenute coerenti non è sempre chiaro come ciò si sia tradotto a livello testuale nel documento finale.

Il quadro conoscitivo contenuto nel piano delinea come nel territorio regionale siano perimetrati cinquanta ambiti territoriali di caccia; la dimensione degli ATC è molto variabile e risente inevitabilmente delle diverse impostazioni dei vecchi piani provinciali. Le province in cui si registrano gli ATC con valori medi della superficie cacciabile maggiori sono Bologna e Modena. All’opposto, nelle province di Piacenza e Ferrara sono ubicati gli ATC con i valori medi di superficie cacciabile più esigui.

Il piano evidenzia come la quasi totalità degli ATC della regione registri un calo del numero di iscritti nell’ultimo quinquennio, i decrementi più marcati sono localizzati negli ATC di pianura e nella porzione orientale del territorio regionale, arrivando fino ad un valore del tasso di variazione percentuale del meno 39 per cento nell’ATC 6 di Forlì-Cesena. Unico dato in controtendenza è quello costituito dall’ATC 3 di Piacenza che, al contrario, nello stesso periodo vede un incremento del 6,8 per cento. Valutando l’andamento delle iscrizioni in ATC regionali da altre regioni nel quinquennio considerato e il rapporto tra numero di iscritti da altre regioni e il totale delle iscrizioni a quell’anno emerge come non solo il flusso di cacciatori extraregionali è in aumento, con un tasso di incremento dal 2010 al 2014 pari al 6,5 per cento, ma anche che parallelamente aumenta la proporzione di iscritti di provenienza extraregionale sul totale: a Piacenza raggiunge addirittura il 36 per cento. Le regioni di destinazione dei cacciatori emiliano-romagnoli iscritti in ATC extraregionali sono principalmente la Liguria, la Lombardia, la Toscana e il Veneto. La cifra assoluta ha visto sostanzialmente un aumento costante nel quinquennio con eccezione nell’ultima annualità. Dopo anni di criminalizzazione della caccia, nel quinquennio 2010/15 abbiamo sostanzialmente assistito ad una diminuzione del numero di tesserini rilasciati in regione, che sono passati dai quasi 48 mila a quasi 38 mila e la situazione continua ad aggravarsi. Il calo continuo dei cacciatori che già è presente, ma andrà ad aggravarsi nel prossimo futuro, come da proiezioni e analisi che propone il piano faunistico, porterà quindi inevitabilmente ad aggravare i complessi problemi legati alla corretta gestione della fauna.

Vengo ora a sottolineare alcune lacune che a mio avviso permangono nel testo. La prima e più importante riguarda sicuramente la fissazione della soglia del danno, che francamente mi sembra troppo bassa. Pare di capire che la soglia del danno sensibile del cinghiale sia stata fissata in 26 euro, semplicemente perché quella era la media che risultava in base ai dati del triennio 2012/14 relativo a sole quarantanove unità gestionali, ma che poi il dato sia rimasto tale soltanto per non modificare il testo in corso d’opera, senza un effettivo confronto con le associazioni venatorie su questo. Non capisco perché abbandonare un parametro come quello dei 50 euro che fino ad oggi ha dimostrato la sua validità. Tanto dove la gestione è più virtuosa, anche con un danno a 50 la gestione virtuosa rimane tale.

Per quanto riguarda invece gli istituti faunistici privati va rilevato come l’articolo 10, comma 5, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 preveda che una percentuale massima del 15 per cento del territorio agrosilvopastorale regionale possa essere destinato a caccia riservata a gestione privata e a centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale. In tale previsione, come è facile verificare, non rientrano le zone di addestramento cani che invece la vigente legge regionale all’articolo 45 colloca tra gli istituti privati in modo da limitarne artificiosamente l’estensione. La norma regionale, retaggio di altro tipo di ideologismo, teso questa volta a limitare la libertà d’impresa del privato nei confronti del pubblico che trova sempre minore giustificazione a causa della diminuzione nell’iscrizione agli ATC, dovrà sicuramente essere corretta in sede di successiva revisione della legge regionale. In quest’ottica nel transitorio risulta eccessivo aumentare dell’1 al 3 per cento l’estensione delle zone di addestramento cani in modo da non pregiudicare né l’estensione delle aziende turistico-venatorie né quella dei centri privati per la produzione di fauna selvatica. Il nuovo piano individua nell’11 per cento della SASP (la superficie destinata alle aziende faunistico-venatorie) in ciascuna provincia giustificando semplicemente tale scelta con un adeguamento al valore, approssimato per eccesso, che rappresenta l’estensione massima indicata dalla pianificazione provinciale e riferita alla provincia di Rimini e al contempo mantiene un valore dello 0,5 della SASP per i centri privati per la produzione di fauna selvatica. Credo che il mondo agricolo sia legittimato a rivendicare una percentuale in crescita per l’attività degli istituti privati, quindi trovo del tutto coerenti la richiesta di portare dall’11 al 12 per cento la porzione di SASP riservata alle aziende faunistico-venatorie e altrettanto quella di aumentare dallo 0,5 all’1 per cento quella dedicata ai centri privati per la produzione di fauna selvatica, tanto più che con una corretta collocazione delle zone di addestramento cani tali modifiche comporterebbero un consumo complessivo pari al 13 per cento della SASP, inferiore al 15 per cento previsto dalla legge nazionale.

Ritengo che il problema non sia però legato tanto alla percentuale di crescita, ma alla collocazione di detta percentuale sul territorio. L’articolo 16, comma 2, della legge n. 157/92 prevede che le aziende faunistico-venatorie debbano essere preferibilmente situate nei territori di scarso rilievo faunistico e coincidere preferibilmente con il territorio di una o più aziende agricole ricadenti in aree di agricoltura svantaggiata ovvero dismesse da interventi agricoli. Chiaramente non è semplice mettere assieme questi due requisiti che difficilmente si sommano in pianura, ovvero là dove questo piano vorrebbe concentrare i nuovi istituti privati. La paura inevitabile è che questi interventi, al fine di soddisfare la lettera b) del sopraccitato articolo, si concentrino in particolare in zone collinari o montane rischiando, soprattutto in zona 2, di andare a saturare parti del territorio di ATC o comuni sottraendole di fatto all’attività venatoria pubblica. Questa paura però non può costringere a limitare l’istituzione di eventuali aziende turistico-venatorie al solo comprensorio 1; bisogna trovare una mediazione fra le due esigenze che probabilmente potrebbe essere garantita da una parcellizzazione del territorio regionale, opponendo un limite alla saturazione di ogni singolo territorio. Infine i centri privati per la produzione di fauna selvatica sono iniziative imprenditoriali agricole che andrebbero favorite e non certamente limitate o condizionate da limiti di superficie. Tali iniziative tra l’altro rispondono alle esigenze più volte richiamate dal piano di produrre selvaggina autoctona di qualità. Pertanto ritengo più che ragionevole, come peraltro già detto, di aumentare la SASP ad essi dedicata dallo 0,5 per cento ad almeno l’1 per cento. Ritengo invece giusta la distanza dei mille metri da azienda ad azienda e di cinquecento metri dalle zone di ripopolamento. Riterrei inoltre corretto estendere tale limite anche a tutte le altre zone di protezione, quindi non solo alle zone di popolamento e cattura, ma anche agli istituti di produzione di selvaggina pubblici e via dicendo.

Voglio poi soffermarmi su tre osservazioni: la n. 14 di Agrinsieme, la n. 50 di Feraveri e la n. 57 dell’Associazione nazionale di Libera caccia, tutte e tre ritenute a ragione estranee al piano faunistico-venatorio che sollevano, anche se per diversi aspetti, il tema degli ambiti territoriali di caccia. Come ben sapete, il piano faunistico-venatorio ha semplicemente funzioni pianificatorie, quindi come tutti gli altri piani di settore anche il PFV individua esclusivamente gli obiettivi gestionali e pianifica le azioni necessarie al loro raggiungimento, ai quali tutti i soggetti gestori della fauna, sia pubblici che privati, si dovranno attenere nel periodo di vigenza del piano stesso. Dalla sua natura esulano quindi la definizione della natura giuridica delle dimensioni e della struttura organizzativa degli ATC che sono tutti aspetti che richiedono interventi di natura normativa. Quello che francamente mi preoccupa è che nel rigettare l’osservazione n. 14, perché non pertinente con i contenuti propri di uno strumento di pianificazione (questa è la motivazione) l’estensore del parere formulato da parte della Giunta si dilunga ad aggiungere un «benché condivisibile», il che la dice lunga sulla volontà che questa maggioranza nutre nei confronti del tema specifico.

Come all’inizio del mio intervento mi sono dilungato ad elogiare il lavoro fatto nella stesura di questo piano che, ribadisco, ha il pregio di uscire da una dimensione ideologica, voglio approfittare di questa discussione per lanciare un monito all’assessore Caselli, in modo da non dare adito ad equivoci per il futuro. Se al termine del percorso del nuovo piano faunistico-venatorio vi è l’intenzione, come più volte vociferato, di procedere ad una riperimetrazione degli ambiti territoriali di caccia e se questa riperimetrazione sarà calata in modo dirigistico dall’alto e non sarà rispondente alle volontà locali di chi i singoli ATC li vive, troverà nel gruppo di Fratelli d’Italia un fiero oppositore pronto a fare le barricate, a confronto delle quali i sessanta emendamenti presentati in occasione dell’approvazione della legge regionale n. 1/2016 sembreranno ben poca cosa.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Tagliaferri.

La parola al consigliere Galli.

 

GALLI: Grazie, presidente. Posso partire dall’intervento della collega Gibertoni che ha dato l’impressione di aver dimenticato che il suo movimento abbia dimenticato con i suoi alleati della Lega nel piano di governo questo punto importante della formulazione del piano faunistico-venatorio dell’Emilia-Romagna, perché sembrano due piani totalmente diversi. Mentre il centrodestra su questo tema ha una posizione chiara e netta, mi sembra che altrettanto chiara e netta, ma in contrapposizione totale, sia quella del Movimento 5 Stelle.

Quanto al nostro piano faunistico venatorio non possiamo non rilevare che si parte da un ossimoro, cioè dalla formulazione di un piano faunistico che riguarda tutto il cacciabile e la regolamentazione di questo cacciabile, quello che potrebbe essere un ossimoro perché si vorrebbe tutelare il mondo degli ungulati ad esempio con il mondo dei cacciatori. Sono posizioni contrastanti fra di loro e non sempre facilmente conciliabili in quanto stakeholder con delle esigenze ben diverse. È evidente che questa complessità diventa una contraddizione nelle soluzioni. Noi abbiamo rilevato, leggendo questo piano che è molto ampio, perché quasi mille pagine da compulsare e trovare le emergenze certamente è stato sia complesso formularlo sia complesso leggerlo e trovare una linea comune. Noi abbiamo evidenziato alcuni aspetti: gli incidenti fra i veicoli e gli ungulati, le aree a densità zero, la giungla normativa, il continuo calo dei cacciatori e la sicurezza nei comprensori di pianura, tutti argomenti che sono interconnessi fra di loro. Se vogliamo partire da quello che molto spesso trova riscontro sugli organi di stampa certamente è quello degli incidenti con gli ungulati. Questo piano ha stabilito un controllo burocratico di un aspetto che di burocratico non dovrebbe avere nulla, ovvero il controllo degli ungulati che non devono superare, come se potessero capire, una linea rossa della via Emilia. Al di là della via Emilia è stata scelta la densità zero ovvero che al di là della via Emilia non ci deve essere nessun ungulato che da solo dovrebbe capire che quella linea non può essere superata. È evidente che non può essere così e da un aspetto del genere si capisce chiaramente una volontà burocratica accentratrice che non può essere realizzata. Alcuni tentativi sono stati fatti, ma sono tentativi fatti più sulla carta che nella realtà. In soli cinque anni sono state evidenziate molte centinaia di incidenti fra mezzi e ungulati.

Se vogliamo essere precisi, fra il 2000 e il 2015 tremila incidenti e probabilmente altre centinaia o migliaia che, essendo di scarsa entità, non sono stati segnalati. Quindi vuol dire che è un problema vero e sentito che in qualche maniera andrebbe regolamentato. Ma non può esserlo con quel criterio dei sistemi georeferenziati per individuare gli attraversamenti più significativi. È stato fatto anni fa un progetto “Wildlife and Roads” che è un nome forse più adatto a qualche area del Wyoming, ma non certamente alla nostra realtà, tant’è vero che in tutti questi anni su un’area che è di parecchie migliaia di chilometri quadrati irreggimentata attraverso cinquanta ambiti territoriali di caccia sono stati posizionati solo tre dissuasori. Dal 2016 nessun adeguamento, nessun controllo, giusto per specificare l’interesse e l’attenzione che è stata data su questo tema. Sono dissuasori che ci hanno colpito, sono dissuasori un po’ particolari che vorrebbero segnalare sia agli automezzi in transito sia agli animali stessi la pericolosità di attraversamento delle strade.

È evidente che l’animale non può essere istruito, è evidente che è un sistema che presenta numerose pecche ed è evidente che posizionarne solo tre dimostra la vacuità dell’iniziativa. Quest’estate mi è capitato di passare dalla Grecia, in una zona c’erano cartelli che indicavano la presenza di orsi, quindi animali certamente più impegnativi di qualunque tipo di ungulato presente da noi e non c’erano certamente questi sistemi: semplicemente chi aveva l’avventura di passare in auto o in moto prestava maggiore attenzione. Un’attenzione che non può essere burocratizzata con il divieto agli animali di superare certe linee. È una politica sbagliata quella delle aree a densità zero ed è sbagliata perché si prescinde completamente dai cicli biologici degli animali. Non si può in questo modo tutelare né animali in stato di gravidanza né animali giovani né animali che potrebbero essere certamente selezionati con una politica di caccia più attenta che oggi non viene assolutamente scelta.

È lo stesso ragionamento che ha seguito il collega Tagliaferri, noi chiediamo che, al contrario dei Cinquestelle, i cacciatori abbiano un ruolo importante non solo nell’attività di selezione degli animali che si possono cacciare ma una selezione importante su quanto in questi ambiti di caccia possa essere fatto per preservare l’ambiente. Noi riteniamo i cacciatori e le associazioni dei cacciatori elementi di prima linea su questa strada, perché, a differenza delle amministrazioni regionali che prescrivono un tasso zero, noi crediamo che su queste aree debba essere preservata non solo la diversità biologica, ma anche il maggior numero possibile di animali. Tenete presente che negli ultimi due anni solamente nella provincia di Reggio e di Modena oltre diecimila daini sono stati uccisi, un numero molto elevato per noi che magari non sempre pensiamo a questi aspetti. Ma, se pensiamo che questi animali sono concentrati solo in una parte della nostra regione, certamente i numeri diventano rilevanti.

Crediamo che la soluzione indispensabile per trovare una linea che permetta la sopravvivenza e il miglioramento della fauna con le esigenze della vita normale dei contadini, di coloro che passano per strada, la densità, l’antropizzazione della nostra regione sia quella di trasformare la caccia da costo a risorsa. Quindi bisogna individuare non solo dei sistemi che garantiscano la sicurezza di chi ha l’occasione di passare o di magari il sabato e la domenica di essere in aree dove sono presenti i cacciatori, e la soluzione non può essere quella di vietare la caccia il sabato e la domenica che sono i giorni dove anche un cacciatore ha il diritto di usufruire di quello che non è un ammazzamento indiscriminato, ma è uno sport, una componente essenziale della nostra vita che noi intendiamo preservare.

Noi vogliamo che la caccia sia trasformata da problema a risorsa con alcuni passaggi: uno sulla commerciabilità della carne proveniente da cacciagione, un altro sulla semplificazione di quanto viene permesso agli agricoltori di avere un risarcimento dei danni. Poco fa l’assessore ricordava la cifra di 12 milioni di euro di danni che è sicuramente una cifra importante, ma, se gli agricoltori fossero messi nelle condizioni di avere un guadagno attraverso una incentivazione agli agriturismi, l’incentivazione alle posizioni di caccia fisse, un’incentivazione a trasformare la caccia da costo a risorsa, certamente questi costi potrebbero essere ridotti. Ma vanno ridotte anche tutte le modifiche normative che oggi sono complicazioni burocratiche che ostacolano una equilibrata e proficua gestione del patrimonio faunistico. Sono contraddizioni in alcuni casi macroscopiche che non prevedono delle soluzioni per due problemi che sono molto gravi ricordati poco fa, ad esempio, sulla riduzione del numero dei cacciatori ridotti di oltre il 20 per cento in pochi anni e un invecchiamento che non è facilmente quantificabile dei cacciatori stessi.

Per chi come noi ritiene che la caccia sia una risorsa, ritiene che i cacciatori siano una componente essenziale per preservare l’ambiente, crediamo che debba essere aumentato il numero di cacciatori sia come età che come qualità di cacciatori, auspicando anche operazioni di promozione finalizzate al reclutamento. Sono passaggi importanti che richiedono una leale collaborazione fra gli enti pubblici, i cacciatori e le loro associazioni e vanno eliminate drasticamente tutte le complicazioni di carattere burocratico o divieti vessatori, se non anacronistici.

L’ultimo è un passaggio importante per quanto riguarda la sicurezza. È notizia di poche settimane fa di due incidenti mortali non nel nostro territorio fra cacciatori e fra cacciatori e passanti inconsapevoli, crediamo che questo possa essere limitato o ridotto in misura sostanziale con una maggiore informazione, con una maggiore incompenetrabilità di due aree: quella dei cacciatori e quelli che magari sono in area solamente per motivi di turismo, ma anche con il cambiamento dei mezzi di caccia. Il cambiamento dei mezzi di caccia da fucile a canna liscia a fucile a canna rigata permetterebbe di avere una gittata minore e di avere una gittata maggiormente controllabile. Sappiamo che oggi gli strumenti di caccia a canna rigata, e magari come strumenti ottici che permettono un tiro molto ampio anche superiore a due chilometri, diventano difficilmente gestibili soprattutto in aree densamente antropizzate.

Crediamo che regolamentare questo aspetto, mettendo un limite all’uso della canna rigata potrebbe essere un sistema che permetta di abbattere a colpo certo l’ungulato perché rientra sempre in un tiro utile superiore a cento metri, ma che permetta una maggiore sicurezza, in modo da evitare che oggi come oggi i cacciatori siano unici responsabili di quello che può succedere. È evidente che chi usa l’arma da fuoco deve essere responsabile delle sue azioni, ma non può essere scaricato tutto sul calciatore e sulla sua assicurazione che magari può essere un elemento distorto per la valutazione delle responsabilità. Crediamo che questo piano faunistico sia arrivato con degli anni di ritardo e ci lascia perplessi su diversi aspetti ed è il motivo per cui noi non voteremo a favore di questo piano faunistico.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Galli.

La parola al consigliere Bertani.

 

BERTANI: Grazie, presidente. Per illustrare l’ordine del giorno che ho presentato. Prima il relatore di maggioranza diceva che questo piano non lascia nulla all’improvvisazione, in realtà il piano stesso dice e diceva che dal quadro conoscitivo emerge con chiarezza la lacunosità e la frammentarietà dei dati faunistici relativi alle diverse attività gestionali. In sostanza si dice che non abbiamo i dati. I dati raccolti fino ad oggi sono lacunosi ed incompleti e su questi però costruiamo un piano. Fra l’altro in sede di discussione in commissione c’era un aspetto del piano che diceva “stante questa situazione, l’unica scelta in grado di garantire l’acquisizione, ma anche una corretta rendicontazione, è l’allestimento di uno strumento in grado di garantire l’archiviazione digitale dei dati e quindi la Regione sta predisponendo uno strumento GIS per la raccolta di questi dati”. Voglio evidenziare che ad esempio la Regione Toscana in via sperimentale il tesserino che tutti i cacciatori devono compilare è diventato un applicativo georeferenziato. In pratica una app sul cellulare sulla quale vengono segnate le giornate di caccia e cosa si è cacciato. In questo modo è possibile avere in prospettiva i dati in tempo reale, i dati storicizzati e i dati georeferenziati. Questo sarebbe sicuramente uno strumento che permette e permetterà alla Regione di aggiornare il proprio piano faunistico-venatorio e di avere un dato: sappiamo tutto dei cacciatori, le fasce di età, dove sono e quanti sono, ma non sappiamo bene e dove cosa stanno cacciando, quindi questo sarebbe un elemento importantissimo. Fra l’altro un applicativo GIS di questo tipo potrebbe anche raccogliere altri dati, ad esempio quelli sui danni in agricoltura o sugli avvistamenti della fauna e dell’avifauna. Questo propone il nostro ordine del giorno, quindi di continuare a sviluppare lo strumento GIS e di dotare in prospettiva i cacciatori di una applicazione che va a sostituire il tesserino cartaceo.

L’altro aspetto che secondo me va evidenziato, ma questo è più di natura filosofica, è a cosa serve un piano faunistico-venatorio. Io credo che un piano faunistico debba servire alla conservazione della biodiversità e all’equilibrio naturale delle specie, faunistiche perché ci riferiamo alla fauna. Ovviamente questa fauna selvatica crea anche dei danni in agricoltura ed è questo secondo me l’aspetto più importante del quale si deve occupare un piano faunistico-venatorio, quindi come prevenire e ridurre i danni in agricoltura, perché la convivenza e l’equilibrio fra le specie comporta anche il rapporto con l’uomo e con l’agricoltore, quindi quei danni vanno in qualche modo ridotti, prevenuti. In questo qualcuno dice, io non sono completamente d’accordo, che la caccia e i cacciatori possono essere di supporto e questo è un aspetto sul quale si può discutere e sul quale bisogna intervenire e creare gli strumenti adatti.

L’altro aspetto invece è quello del venatorio, perché buona parte del piano invece è dedicato a questo, a dire “ai cacciatori piace cacciare il fagiano, ma il fagiano ormai non c’è più, quindi dobbiamo provvedere alla continua reimmissione e per questo non riusciamo a costruire un piano e a capire dove il fagiano si sviluppa ed è in equilibrio”: questo secondo me è l’aspetto critico del piano perché, se da una parte vogliamo pensare all’equilibrio naturale delle specie e la biodiversità che dobbiamo garantire, perché è un valore per tutta la regione, bene, ma se dall’altra invece dobbiamo ragionare solo su piani di reimmissione perché la caccia qualcuno la definisce uno sport, su questo assolutamente non siamo d’accordo.

Su questo si inserisce l’altro aspetto che è quello della sicurezza. In questi giorni dall’apertura della stagione di caccia in tutto il territorio della regione Emilia-Romagna, io in particolare ho notizie del mio territorio, quindi la provincia di Forlì-Cesena, nel Cesenate, ma anche a Longiano, ma anche nel Riminese ci sono casi di cacciatori che non rispettano le distanze e non rispettano le norme, con rischi di venire impallinati, quindi chi va in bicicletta o anche un bambino di fronte a casa sua, animali, danni a cose e persone. Quindi su questo io penso che una riflessione tutti la debbano fare, in special modo i cacciatori, anche perché io vedo che ci sono dei cacciatori che questa riflessione cominciano a farla e a distinguere fra cacciatori e sparatori. Già io non sono favorevole alla caccia, ma questa riflessione secondo me è interessante. I cacciatori spesso sono visti come “riserva di caccia” di alcuni consiglieri del PD e della Lega e quindi sono serbatoi di voti, io penso che dobbiamo e dovete imparare a superare questa visione, perché, se volete portare avanti e sostenere i cacciatori almeno dovete imparare a distinguere e fare bene questa distinzione fra il cacciatore e lo sparatore. Lo sparatore è quello che spara a qualsiasi cosa si muove, il cacciatore invece, pur essendo io contrario alla caccia, deve imparare a rispettare le regole, perché altrimenti – e questo sta succedendo – la visione della caccia sarà sempre vista in maniera sempre più negativa. Se oggi voi proponete un referendum a favore o contro la caccia, il 95 per cento dei cittadini vi dirà di essere contrario alla caccia. Se invece vogliamo stare sul merito delle questioni, bisogna che focalizziamo quali sono le questioni principali: tutela dell’agricoltura, tutela della biodiversità e rispetto assoluto delle regole.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bertani.

La parola alla consigliera Piccinini.

 

PICCININI: Grazie, presidente. Interverrò brevemente ricollegandomi anche a quanto diceva il collega sulla questione dei dati. È una questione abbastanza preoccupante, perché veramente questo piano non poggia su nulla. Vengono utilizzati aggettivi come “dati incompleti, parziali, lacunosi, limitati, verosimili”: il piano poggia su dei dati che non ci sono. Io trovo abbastanza preoccupante che, anziché fermarci a riflettere ed eventualmente spingere affinché la Regione potenzi i propri strumenti eventualmente di monitoraggio, si vada avanti senza fermarsi a riflettere un secondo. Ma la cosa che ho trovato singolare, ed è per questo che intervengo, all’interno del quadro conoscitivo queste criticità emergevano in maniera molto chiara, c’è una frase in particolare in cui si dice «relativamente alle diverse attività gestionali che sono alla base dell’interpretazione di qualunque fenomeno, ma che soprattutto consentono ai soggetti gestori il monitoraggio delle scelte operate», quindi i dati sono alla base dell’interpretazione di qualunque fenomeno. Questa parte qui è stata completamente cancellata da un emendamento del collega Bagnari, quasi a voler in qualche modo nascondere una realtà dei fatti. Di fronte però all’incertezza di questi dati che non ci sono avete deciso di dare in mano la pianificazione ai cacciatori. È una scelta politica che avete fatto, scelta che noi assolutamente non condividiamo. Si poteva riflettere sullo spingere e potenziare il monitoraggio e mi dispiace che l’assessore Caselli e questa Giunta abbiano scelto di abdicare a questo tipo di scelte e lasciare in mano la pianificazione ai cacciatori.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Piccinini.

La parola al consigliere Sassi.

 

SASSI: Grazie, presidente. Sarò molto breve perché gli interventi che ho sentito poco fa mi trovano assolutamente concorde, in particolar modo l’intervento della consigliera Gibertoni e dei consiglieri Bertani e Piccinini.

Riprendo l’ultimo intervento: stiamo pianificando sulla base di quali dati? La pianificazione va fatta nel merito giustamente e nel merito bisogna avere i dati corretti e completi per poterlo fare. La cosa non mi stupisce, noi stiamo pianificando la viabilità in regione Emilia-Romagna senza avere un piano trasporti, quindi la cosa non dovrebbe sorprendermi. Ma voglio puntare, siccome gli interventi fatti in merito al discorso della caccia mi trovano concorde: io non sono mai stato un cacciatore, non amo le armi, quindi mi vedo ben lontano da quel mondo, sono contrario perché non siamo a rischio di sopravvivenza per cui dobbiamo andare a cacciare per mangiare, non lo ritengono un sport, è una cosa assolutamente fuori dal tempo, ma al di là di tutti questi aspetti che sono assolutamente condivisibili dal punto di vista della contrarietà a quel tipo di attività, mi vorrei focalizzare su un paio di affermazioni che ho sentito da alcuni colleghi in precedenti interventi. Uno è il fatto di avere una limitazione sulle armi. Ricordo che il Ministro dell’interno ha approvato un decreto che permette ai cacciatori, alle società sportive di poter acquistare armi automatiche, se vogliamo cominciare a parlare di armi sicure parliamo del fatto che invece di andare in giro con la doppietta andremo in giro con il Kalashnikov e questo è un punto che va ricordato anche in questo piano che è attivo oggi. Quindi parlare di armi sicure già mi fa sorridere, se non preoccuparmi.

La seconda questione invece è proprio la corretta informazione. Noi che non riusciamo ad informare i cittadini dove le battute di caccia avvengono, che nella zona ci possono essere cacciatori, perché magari quei cittadini non sono attenti a quel mondo, quindi non hanno contezza del fatto che ci può essere in periodi di caccia il cacciatore che gira vicino a casa loro o nei pressi, mi chiedo con quali mezzi riusciamo ad informare i turisti, perché siamo una regione turistica, vorrei ricordarlo. Adesso è chiaro che nessuno andrà a cacciare sul bagnasciuga di Rimini, ma magari qualcuno però a Piacenza, a Reggio e a Modena nell’entroterra andrà o anche nell’entroterra riminese, perché no? Allora dovremmo spendere denaro, risorse, impiegare persone per informare i turisti che, quando verranno da noi in quel determinato periodo, ci potranno essere dei cacciatori che girano e quindi è bene che loro abbiano le pettorine fosforescenti, si facciano sentire, se no rischiano la fucilata o la sventagliata di Kalashnikov, a seconda della dotazione del cacciatore moderno. Questo è quanto. Io mi chiedo con quali mezzi, con quali metodologie e con quale efficacia riusciremo a fare vera informazione.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Sassi.

La parola alla consigliera Serri.

 

SERRI: Grazie, presidente. Anch’io volevo sottolineare innanzitutto il metodo perseguito per arrivare al risultato del piano faunistico. Due anni che sono serviti comunque ad un proficuo confronto, quindi ad un dialogo importante sul territorio con tutti i portatori di interesse, a partire dalle associazioni ambientaliste, alle rappresentanze del mondo agricolo, alle rappresentanze delle associazioni venatorie, oltre che agli ATC (i gestori sul territorio dell’attività venatoria). Credo che sia stato utile tutto questo. Abbiamo visto come nel percorso di questi mesi comunque il piano si sia anche modificato, cercando di recepire giuste considerazioni o giuste letture della situazione. Aggiungo anche che abbiamo cercato come commissione, quindi anche l’Assemblea legislativa, i consiglieri hanno seguito in questi due anni questi lavori: in commissione abbiamo fatto il punto con la Giunta, quindi con l’Assessorato, con i tecnici dell’Assessorato più volte proprio sull’iter e sul proseguimento dei lavori di confronto e di costruzione del piano faunistico. Quindi credo che questo periodo sia stato utile proprio a consegnare un prodotto che sia il più condiviso possibile e che risponda meglio ai bisogni e alle finalità del piano.

Nella discussione, così come anche nelle analisi contenute nel piano, emergono alcuni aspetti, in modo particolare questo tema del calo dei cacciatori, quindi da una parte una trasformazione del territorio, lo diceva molto bene anche il relatore nella sua relazione, sia nelle attività antropiche sia nei territori boscati e quindi non lavorati. Ovviamente dal punto di vista della presenza degli animali questo aspetto è prioritario, così come l’altro elemento importante credo che sia proprio quello citato da più persone che è il calo dei cacciatori. Sono elementi questi che impongono comunque alcune riflessioni non solo sulla pianificazione, ma su passaggi successivi che riguardano proprio i temi della gestione. Alcuni ordini del giorno contengono proposte, contengono suggerimenti e rispetto proprio a questo tema anche noi abbiamo presentato una risoluzione che chiede un’attenzione maggiore, anche nel rispetto di quanto è previsto dalla legge n. 8 regionale, al ruolo che i cacciatori possono avere nella gestione ad esempio delle zone di protezione. Sono territori che hanno bisogno di gestione, di attività che consistono nella tabellazione, in alcuni ripristini ambientali, nell’eventuale cattura ai fini del ripopolamento; ovviamente le istituzioni non possono fare fronte direttamente a queste attività e nulla di meglio che avere una presenza capillare come lo sono quelle degli ATC e dei cacciatori per fare questo. Quindi cercare di portare avanti un lavoro importante di convenzionamento, così come prevede la nostra normativa regionale, affinché comunque questo ruolo dei cacciatori venga meglio sviluppato e applicato anche a questi aspetti.

Allo stesso tempo il tema, sempre per stare nel rispetto di ciò che prevede la legge regionale, dei centri servizi che sono previsti e che non hanno trovato la piena applicazione su tutto il territorio. Io penso che, proprio da questo punto di vista, così come è ripresa anche nella risoluzione che è stata depositata, sia necessario proprio compiere uno sforzo affinché questi due aspetti si concretizzino e si realizzino meglio. La piena applicazione anche della costituzione dei centri di servizio può rappresentare veramente un risparmio di risorse importante, una migliore gestione e organizzazione degli enti di gestione e allo stesso tempo il fatto di delegare agli ATC ruoli di gestione anche delle aree nelle zone di protezione può rappresentare risparmi che possono essere dedicati e destinati alle convenzioni.

Credo che ci sia un tema anche di adeguamento della normativa nazionale. Quando ragioniamo di cambiamenti così importanti, cambiamenti che presumibilmente continueranno a realizzarsi in modo anche negativo per il futuro perché, vista l’età media dei cacciatori, è chiaro che le proiezioni vedranno un ulteriore calo comunque dei cacciatori. Quindi credo che la riforma della legge n. 157 nazionale, che viene citata e paventata da tanto tempo, avrebbe davvero bisogno di aprirsi in una discussione e in un confronto e di recepire quelle trasformazioni avvenute sul territorio e nel mondo faunistico e venatorio.

Sottolineo anch’io che proprio l’espressione di questa Assemblea legislativa negli interventi che hanno visto le forze di governo intervenire in questa mattinata su questo tema non fanno ben pensare, perché le posizioni sono diametralmente opposte e quindi difficilmente credo possano portare ad una sintesi utile e necessaria per una legge che ha bisogno di essere riformata.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Serri.

La parola al consigliere Facci.

 

FACCI: Grazie, presidente. Io credo che questo piano faunistico voglia provare a risolvere una serie di problematiche proprie dei territori e, se vogliamo, anche questa lunga gestazione di questi lunghi anni ne è un po’ la riprova, ma io credo che purtroppo, nonostante uno sforzo che possiamo riconoscere a questa Giunta di aver fatto in proposito, ritengo sia e continui ad essere un piano del tutto insufficiente. Lo stesso piano nella sua ampia articolazione, anche di approfondimento estremo di una serie di argomenti, dà anche atto di una serie di difficoltà. Per esempio, si fa riferimento a mancanza di dati precisi provenienti da alcuni territori, per esempio per quanto riguarda la questione legata all’incidentalità stradale mancano i dati del comparto bolognese. Ci sono una serie di lacune che dipendono da una serie di fattori che impediscono di avere un quadro preciso. Ciò nonostante abbiamo però dei dati di immediato impatto e rilievo. Io credo che il piano metta in evidenza come l’animale più impattante sul territorio e che crea maggiori danni in assoluto sia il cinghiale, in termini di situazioni dannose create al settore agricolo (prevalentemente), perché invece l’animale più impattante e più dannoso per quanto riguarda l’incidentalità stradale è il capriolo. Poi possiamo magari parlare di dati e rilevare che il cinghiale è costato alla collettività negli ultimi anni qualcosa come 2 milioni e mezzo circa in termini di risarcimenti, con punte nel 2012 di circa 1 milione di euro e qualcosa di meno negli anni successivi, danni risarciti dalla collettività. Poi sappiamo che il danno risarcito non è mai il 100 per cento, ci sono sempre situazioni che non ottengono un risarcimento completo. Non abbiamo un dato preciso di quanti sono questi esemplari sul territorio, li ricaviamo indirettamente dal numero degli abbattimenti. Anche questo credo che sia un dato che in qualche modo deve far riflettere. Ragioniamo sempre per approssimazione.

Io credo che non possiamo, nel ragionare su questi fenomeni, non considerare alla fine il costo sociale di una situazione che comunque in qualche modo viene sofferta e viene a fatica gestita.

Costo sociale. Quando sento parlare per esempio in quel delirio di email che ci sono arrivate in questi giorni o in alcuni interventi da parte dei colleghi Cinquestelle di un rischio per i poveri animali che rischiano di essere addirittura coinvolti, anche gli animali da compagnia, io vorrei che questa gente uscisse dalle proprie abitazioni e andasse a vivere nella realtà della periferia in cui…

 

(interruzioni dai banchi del pubblico)

 

PRESIDENTE (Saliera): Silenzio! Vi invito ad uscire oppure a stare in silenzio.

 

(interruzioni dai banchi del pubblico)

 

Si può interrompere un secondo o deve parlare solo lei?

 

(interruzioni dai banchi del pubblico)

 

Chiudiamo l’Assemblea. Il consigliere Facci riprende nel pomeriggio. Ci rivediamo alle ore 14.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 12,58

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il presidente della Giunta Stefano BONACCINI;

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Raffaele DONINI, Massimo MEZZETTI, Sergio VENTURI.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta la vicepresidente della Giunta Elisabetta GUALMINI, gli assessori Patrizio BIANCHI, Paola GAZZOLO, Emma PETITTI e i consiglieri Piergiovanni ALLEVA, Nadia ROSSI e Ottavia SONCINI.

 

Comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno

 

Sono stati presentati i seguenti progetti di legge:

 

7337 - Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: "Promozione della salute, del benessere della persona e della comunità e prevenzione primaria". (18 10 18) A firma dei Consiglieri: Zoffoli, Boschini, Marchetti Daniele, Taruffi, Sassi, Sensoli, Prodi, Alleva, Calvano, Paruolo, Poli, Soncini, Cardinali, Molinari, Ravaioli, Pruccoli, Sabattini, Iotti, Bagnari, Rontini, Mumolo, Serri, Benati, Campedelli, Rossi, Tarasconi, Caliandro, Torri, Fabbri, Liverani, Bargi, Tagliaferri, Galli, Facci, Montalti, Lori

7367 - Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: "Istituzione del Garante regionale per la tutela delle vittime di reato". (25 10 18) A firma dei Consiglieri: Fabbri, Bargi, Rainieri, Delmonte, Marchetti Daniele, Rancan, Pettazzoni, Liverani, Pompignoli

7391 - Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Norme per lo sviluppo, l'esercizio e la tutela dell'apicoltura in Emilia-Romagna". (Delibera di Giunta n. 1801 del 29 10 18)

 

Sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

Petizione

 

7315 - Petizione popolare per chiedere di far cessare le inserzioni pubblicitarie sonore in spiaggia. (Delibera dell'Ufficio di Presidenza n. 95 dell’11 10 18)

 

Interrogazioni

 

7333 - Interrogazione a risposta scritta circa le mobilitazioni dei lavoratori dell’azienda Grant spa di Bentivoglio (BO). A firma del Consigliere: Taruffi

7334 - Interrogazione a risposta scritta circa le difficoltà economiche del Gruppo di Azione Locale (GAL) dell'Appennino bolognese. A firma del Consigliere: Galli

7335 - Interrogazione a risposta scritta circa i ritardi e il sovraffollamento dei mezzi di trasporto extraurbani a Carpi e Campogalliano (MO). A firma del Consigliere: Bargi

7336 - Interrogazione a risposta scritta circa gli interventi di riqualificazione dei fabbricati viaggiatori delle stazioni ferroviarie di Brescello (RE) e Mezzani (PR). A firma del Consigliere: Torri

7338 - Interrogazione a risposta scritta circa la precocità della diagnosi e delle terapie per l’autismo, con particolare riferimento ad un caso verificatosi a Ravenna. A firma dei Consiglieri: Pompignoli, Marchetti Daniele, Liverani

7341 - Interrogazione a risposta scritta circa la tutela della sicurezza dei lavoratori presso Iren Ambiente spa di Reggio Emilia. A firma dei Consiglieri: Prodi, Torri, Taruffi

7342 - Interrogazione a risposta scritta circa gli strumenti da adottare per affrontare la crisi produttiva della società Maserati di Modena. A firma del Consigliere: Torri

7343 - Interrogazione a risposta scritta circa l’allarme lanciato da Confagricoltura sulle produzioni di pomodoro. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7344 - Interrogazione risposta scritta circa notizie di stampa secondo cui a Gargallo, Santa Croce e Panzano, frazioni di Carpi, non vi sarebbe la presenza del medico di base. A firma del Consigliere: Galli

7345 - Interrogazione a risposta scritta circa un monitoraggio più rigoroso sui tempi da garantire per le liste d'attesa per visite ed esami specialistici. A firma della Consigliera: Sensoli

7346 - Interrogazione a risposta scritta circa la commissione a carico del cittadino per i pagamenti online dei ticket sanitari, che avvengono fuori dal circuito "Intesa San Paolo". A firma della Consigliera: Piccinini

7347 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione riguardante la sospensione del contratto aziendale presso l’USL di Modena. A firma del Consigliere: Bargi

7348 - Interrogazione a risposta scritta circa le procedure riguardanti il concorso per la copertura del posto di Responsabile della U.O Diagnostica ematochimica presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma. A firma del Consigliere: Rainieri

7349 - Interrogazione a risposta scritta circa le procedure in corso per la fornitura dei vaccini antipneumocco, con particolare riferimento alla tutela della salute pubblica. A firma del Consigliere: Facci

7350 - Interrogazione a risposta scritta circa i tempi di permanenza dei migranti presso l’HUB di via Mattei a Bologna. A firma del Consigliere: Galli

7351 - Interrogazione a risposta scritta circa la scarsità di locali pubblici specializzati in ristorazione per celiaci. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7352 - Interrogazione a risposta scritta circa procedure e questioni riguardanti l’Unità Operativa di Chirurgia Toracica dell’Ospedale Maggiore di Bologna. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

7353 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e problematiche riguardanti la centrale a biomasse di Russi (RA). A firma del Consigliere: Liverani

7354 - Interrogazione a risposta scritta circa l’aggiornamento del portale, gestito dalla Regione Emilia-Romagna, riguardante la profilassi pre-esposizione ed il contrasto alla trasmissione dell’infezione AIDS. A firma della Consigliera: Gibertoni

7355 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per tutelare il personale di supporto alla ricerca ed i ricercatori, con particolare riferimento agli Istituti di Ricovero e Cura a carattere scientifico (IRCSS). A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

7356 - Interrogazione a risposta scritta circa l’esclusione della Provincia di Ferrara dai contributi ministeriali relativi agli interventi straordinari di manutenzione del fiume Po. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7357 - Interrogazione a risposta orale in commissione circa le azioni da attuare per prevedere risorse aggiuntive da destinare, a seguito degli eventi atmosferici avvenuti nei mesi di febbraio e marzo 2018, alle Amministrazioni dell’Alta Val Marecchia. A firma del Consigliere: Pompignoli

7358 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni relative ad una fiera svoltasi a Vicenza, riguardanti la caccia ed il tiro sportivo e outdoor, con particolare riferimento alla detenzione di armi ed alla regolamentazione della stessa. A firma del Consigliere: Torri

7359 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e procedure riguardanti il servizio di recupero e smaltimento delle carcasse di fauna selvatica. A firma dei Consiglieri: Rainieri, Bargi

7360 - Interrogazione a risposta scritta circa la linea ferroviaria Reggio Emilia-Sassuolo. A firma della Consigliera: Prodi

7362 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per conseguire il pieno riconoscimento del Centro Bellaria Neuroscienze (BeNe). A firma del Consigliere: Galli

7363 - Interrogazione a risposta scritta circa l’effettiva portata massima del Ponte Vecchio sito tra Cento e Pieve di Cento. A firma del Consigliere: Pettazzoni

7364 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere, anche dal punto di vista normativo, per contrastare la diffusione dei reati e della criminalità sul territorio regionale. A firma del Consigliere: Galli

7368 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per contrastare il crescente uso di droghe sul territorio regionale, anche tramite campagne di informazione. A firma della Consigliera: Gibertoni

7369 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per giungere all'uniformità dei bandi di gara per i CAS ed intensificare le attività di integrazione sociale dei migranti, tutelando in particolar modo il lavoro degli stessi. A firma del Consigliere: Torri

7370 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per contrastare la diffusione della cimice asiatica (Halyomorpha halys) e risarcire gli agricoltori dai danni dagli stessi subiti. A firma del Consigliere: Bertani

7371 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per far fronte ai disagi e ai disservizi causati a pendolari, studenti e lavoratori che utilizzano il servizio ferroviario regionale, con particolare riferimento alla tratta Bologna - Milano. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7372 - Interrogazione a risposta orale in commissione circa questioni riguardanti il prelievo del novellame nelle aree di Tutela Biologica della Sacca di Goro. A firma del Consigliere: Bertani

7373 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti la deprescrizione di farmaci, con particolare riferimento ai pazienti anziani. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

7374 - Interrogazione a risposta scritta circa le procedure per la copertura del posto di Direttore dell'UOC di Neuropsichiatria Infantile presso l'Ospedale Bellaria. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

7375 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione e le problematiche relative ai servizi di Pronto Soccorso, con particolare riferimento a quello di Imola (BO). A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

7376 - Interrogazione a risposta scritta circa la normativa riguardante il profilo professionale dell'Assistente di studio odontoiatrico e la tutela dei preesistenti operatori. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

7378 - Interrogazione a risposta scritta circa l’applicazione delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità presso la Regione Emilia-Romagna. A firma del Consigliere: Galli

7380 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione contrattuale del Comparto dipendenti dell’AUSL di Modena. A firma del Consigliere: Sabattini

7381 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per tutelare i lavoratori dell’azienda RCM di Monteveglio. A firma del Consigliere: Taruffi

7382 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per apportare modifiche strutturali al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) a fronte delle problematiche emerse. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7383 - Interrogazione a risposta scritta circa procedimenti riguardanti il rilascio di autorizzazioni AIA e VIA relative ad un’azienda agricola. A firma della Consigliera: Piccinini

7384 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche riguardanti uno dei pozzi della centrale di emungimento idrica di San Donato e la tutela dei consumatori. A firma della Consigliera: Gibertoni

7385 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti segnalazioni relative al funzionamento degli impianti idroelettrici, con particolare riferimento al tragico incidente sul lavoro che ha causato il decesso di un dipendente della Protezione Civile regionale a San Bartolo (RA). A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri, Prodi

7386 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e procedure riguardanti l’USL di Modena e la tutela dei relativi lavoratori. A firma della Consigliera: Gibertoni

7387 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti il festival gender che si svolgerà a Bologna, con particolare riferimento ai relativi spettacoli e finanziamenti. A firma del Consigliere: Galli

7388 - Interrogazione a risposta scritta circa le cause delle infiltrazioni idrauliche e degli allagamenti del sottopasso in strada Giarola a Pontescodogna nel comune di Collecchio (PR). A firma del Consigliere: Rainieri

7389 - Interrogazione a risposta scritta circa azioni che la Regione intenda intraprendere in riferimento ai fatti avvenuti il 28 ottobre 2018 a Predappio (Forlì- Cesena). A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri, Prodi, Alleva

7390 - Interrogazione a risposta scritta circa i requisiti per l’accreditamento delle strutture di soccorso/trasporto infermi. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7395 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per contrastare la diffusione della scabbia nella provincia di Forlì-Cesena. A firma del Consigliere: Pompignoli

7396 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti la trasparenza degli atti dei Direttori generali regionali, con particolare riferimento alla composizione delle commissioni. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

7397 - Interrogazione a risposta scritta circa incarichi e procedure riguardanti l'Istituto Ortopedico Rizzoli. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

7398 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione riguardante il Teatro Comunale di Bologna e la riduzione dei contributi statali ad esso attribuiti. A firma del Consigliere: Galli

7399 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per far fronte al disagio creatosi nel comune di Argenta a causa dei disservizi della linea ferroviaria Ravenna-Ferrara. A firma dei Consiglieri: Calvano, Bagnari

7400 - Interrogazione di attualità a risposta immediata circa le modalità tramite le quali saranno avviate le opere di ripascimento e di difesa strutturale già verbalmente anticipate dall'assessore regionale agli operatori del territorio costiero ferrarese. A firma della Consigliera: Zappaterra

7402 - Interrogazione a risposta scritta circa la quantificazione del residuo sull’importo complessivamente stanziato per la ricostruzione del dopo sisma 2012. A firma del Consigliere: Galli

7403 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione riguardante il trasferimento delle Fonderie Cooperative di Modena. A firma del Consigliere: Galli

7404 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per garantire il rispetto dei termini di attesa per le operazioni chirurgiche. A firma del Consigliere: Galli

7405 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere, anche dal punto di vista dell'attrezzatura antiinfortunistica, a seguito dell’incidente mortale sul lavoro verificatosi presso la diga-invaso di San Bartolo. A firma del Consigliere: Sassi

7407 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per evitare che i proprietari di case “sfitte” debbano pagare utenze per servizi di cui non usufruiscono. A firma del Consigliere: Delmonte

7408 - Interrogazione a risposta scritta circa la realizzazione del progetto denominato “Conosciamoci. Gioco per l’integrazione”, a Modena. A firma del Consigliere: Bargi

7409 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per evitare il ripetersi di incidenti mortali come quello avvenuto a Parma, in cui sono stati coinvolti ambulanze e un TIR, con particolare riferimento al servizio di elisoccorso ed all’attivazione di un reparto pediatrico presso l’Ospedale di Borgo Val di Taro. A firma del Consigliere: Rainieri

7410 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per consentire alle persone con disabilità la piena fruizione dei servizi di trasporto pubblico. A firma dei Consiglieri: Sensoli, Bertani

7412 - Interrogazione a risposta scritta circa le opere di difesa della costa da porre in essere a seguito del maltempo verificatosi in data 29 ottobre 2018. A firma della Consigliera: Montalti

7413 - Interrogazione a risposta scritta circa la tutela e la valorizzazione delle competenze e delle professionalità specifiche acquisite nell’ambito delle strutture adibite alla ricostruzione post-sisma. A firma del Consigliere: Mumolo

7414 - Interrogazione a risposta scritta circa il monitoraggio del movimento franoso in corso a Ciano di Zocca. A firma della Consigliera: Serri

7417 - Interrogazione a risposta scritta circa i costi previsti per la realizzazione dell’Autostrada Cispadana. A firma dei Consiglieri: Bertani, Piccinini

7418 - Interrogazione a risposta scritta circa l’esponenziale riproduzione della cimice asiatica che procura gravi danni a molteplici colture tipiche dell’agricoltura emiliano-romagnola. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7419 - Interrogazione a risposta scritta circa il mancato rispetto degli accordi intercorsi tra la Direzione generale dell’Ausl di Modena e le Organizzazioni sindacali. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7420 - Interrogazione a risposta scritta sul progetto sanitario riguardante l’Ospedale di Vergato all’interno della rete metropolitana ospedaliera. A firma del Consigliere: Galli

7421 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula per sapere quali iniziative siano state adottate dalla Giunta al fine di tutelare la piena occupazione dei lavoratori dello stabilimento Maserati di Modena. A firma del Consigliere: Galli

7422 - Interrogazione a risposta scritta sui criteri di gestione delle graduatorie uniche distrettuali per l’inserimento di anziani non autosufficienti nelle Case Residenza Anziani (CRA) del territorio dell’Azienda USL di Bologna. A firma del Consigliere: Galli

7423 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i beni confiscati alla mafia in via definitiva sul territorio regionale. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri

7424 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i rilievi del Ministero dell'Economia sul bilancio dell'AUSL di Modena e la nomina di un commissario ad acta. A firma della Consigliera: Gibertoni

7425 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa il pagamento della TARI per gli immobili non utilizzati. A firma del Consigliere: Sassi

7426 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa gli interventi per la messa in sicurezza dell’ambito CEPIM nel comune di Fontevivo (PR). A firma del Consigliere: Rainieri

7427 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le azioni da attuare per contrastare la criminalità nel territorio regionale, con particolare riferimento al fascicolo “Statistiche di città sicure” ed alla situazione dallo stesso rappresentata. A firma del Consigliere: Tagliaferri

 

Interpellanza

 

7416 - Interpellanza circa l’adozione di ulteriori misure per il miglioramento della qualità dell’aria e nuove disposizioni temporanee di ulteriori deroghe inerenti la circolazione dei veicoli euro 3. A firma del Consigliere: Pompignoli

 

Risoluzioni

 

7339 - Risoluzione per impegnare la Giunta a prendere in considerazione le valutazioni che hanno portato il Comitato Percorso Nascita nazionale a dare parere favorevole alla riapertura del Punto nascite di Cavalese (Trento) al fine di ripresentare allo stesso Comitato una nuova richiesta di deroga finalizzata a far riprendere l'attività dei Punti Nascite di Borgo Val di Taro (RE), Castelnovo ne' Monti (PR) e Pavullo nel Frignano (MO). (18 10 18) A firma dei Consiglieri: Delmonte, Bargi, Rainieri

7340 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad accogliere l'appello dell'ANPI e ad adoperarsi affinché le autorità preposte vietino lo svolgersi della celebrazione della marcia su Roma a Predappio il 28 ottobre 2018 e che in quella data sia ripristinata invece la rievocazione della liberazione dal nazifascismo della città. (18 10 18) A firma dei Consiglieri: Alleva, Torri, Taruffi, Prodi, Ravaioli

7361 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad inserire Via delle Terre d'Acqua nel novero dei percorsi ciclopedonali promossi dalla Regione Emilia-Romagna e a sostenerlo sul territorio promuovendo un'apposita segnaletica ed eventuali interventi necessari alla messa in sicurezza del tracciato, attivandosi inoltre per stimolare analoghe collaborazioni da parte delle altre Regioni attraversate dall'itinerario di Via delle Terre d'Acqua, affinché tutto il suo tracciato possa presentare condizioni omogenee di visibilità e sicurezza, anche attraverso atti condivisi finalizzati ad acquisire eventuali finanziamenti nazionali ed europei. (24 10 18) A firma dei Consiglieri: Bagnari, Calvano, Bessi, Rontini, Mumolo, Marchetti Francesca, Molinari, Poli, Tarasconi, Sabattini

7365 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad individuare enti e organismi idonei alla coltivazione della cannabis a scopo terapeutico, presso apposite aree verdi individuate preventivamente dalla Giunta regionale, all'interno del territorio regionale, previo accordo con i Ministeri competenti e sotto lo stretto controllo del Ministero competente in materia, al fine di avere un risparmio sull'acquisto da reinvestire in servizi socio-sanitari per i cittadini e per una maggiore disponibilità quantitativa e qualitativa. (24 10 18) A firma della Consigliera: Gibertoni

7366 - Risoluzione per impegnare la Giunta a richiedere al Parlamento di assicurare un netto cambiamento delle politiche statali adottate finora nel campo della costituzione delle classi nelle aree disagiate, ad individuare soluzioni specifiche, in analogia a quelle assunte anche da altre Regioni, per contribuire, a seguito di convenzioni con il MIUR, anche al supporto ad interventi diretti a contribuire ai costi per l'impiego di personale nelle scuole montane anche al fine di superare i vincoli previsti dal DPR n. 81 del 2009, prevedendo inoltre contributi specifici per il trasporto scolastico nelle aree montane. (24 10 18) A firma della Consigliera: Sensoli

7377 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad inserire, nel prossimo assestamento di bilancio, progetti attivi sul territorio che operino nell'ambito dell'aiuto alle gravidanze difficili, promuovendo inoltre un progetto ad hoc che sia diretto all'aiuto delle donne in gravidanza che si trovino in stato di difficoltà. (26 10 18) A firma del Consigliere: Tagliaferri

7379 - Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a manifestare al Governo e al Parlamento il sostegno e la condivisione della Regione Emilia-Romagna rispetto ai contenuti del progetto di legge denominato ‘Codice rosso' riguardante la tutela delle vittime di violenza sessuale, maltrattamenti, atti persecutori e lesioni. (26 10 18) A firma della Consigliera: Gibertoni

7392 - Risoluzione per impegnare la Giunta a rendere disponibile la facoltà alle persone colpite da sclerosi multipla di essere prese in carico presso il Centro Il BeNe, affinché esso possa rientrare tra i prescrittori autonomi di farmaci di seconda linea per la Sclerosi Multipla, avviando contestualmente il pieno riconoscimento del Centro Il BeNe per le malattie neurologiche rare e neuro immuni per la presa in carico dei cittadini malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica, Sclerosi Multipla, Amiloidosi, Miastenia, Atassia, Sarcoidosi, con mezzi, personale e spazi consoni, ad esso specificamente dedicati, nell'ambito dell'IRCCS delle Neuroscienze di Bologna. (30 10 18) A firma della Consigliera: Sensoli

7393 - Risoluzione per impegnare la Giunta all'attuazione di quanto previsto con la risoluzione ogg. n. 4055 riguardante la normativa relativa alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico ricreativo, intervenendo autonomamente sul piano legislativo, in assenza di interventi nazionali, e visto l'approssimarsi della scadenza del 2020, assicurando inoltre il rispetto dei principi stabiliti dall'Unione Europea, garantendo la libertà di iniziativa di impresa, gli investimenti realizzati e le esigenze di qualificazione del territorio. (30 10 18) A firma della Consigliera: Sensoli

7394 - Risoluzione circa l'attivazione di azioni e momenti di confronto, con il Governo e con le categorie impegnate nella filiera editoriale e dell'informazione, volti a scongiurare la riduzione delle risorse assegnate a tali settori. (30 10 18) A firma dei Consiglieri: Montalti, Rontini, Campedelli, Benati, Zoffoli, Zappaterra, Serri, Pruccoli, Marchetti Francesca, Calvano, Caliandro, Soncini, Poli, Tarasconi, Bessi, Boschini

7406 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio COM (2018) 390 final del 12 giugno 2018. Osservazioni della Regione Emilia-Romagna ai sensi dell'articolo 24, comma 3, della legge n. 234 del 2012.

7411 - Risoluzione per impegnare la Giunta, in materia di legislazione riguardante la fusione di Comuni, a sospendere il procedimento di fusione per incorporazione e a non approvare il progetto di legge anche qualora l'esito del referendum sia sfavorevole in uno solo dei Comuni interessati, indipendentemente dal fatto che i voti complessivi siano favorevoli o contrari, non proseguendo inoltre nell'iter legislativo anche nel caso in cui non sia stata trasmessa adeguata informazione alla popolazione ed altresì qualora non siano stati rispettati i termini dei regolamenti comunali o regionali per la pubblicazione dei manifesti. (31 10 2018) A firma dei Consiglieri: Rancan, Rainieri, Fabbri, Delmonte, Bargi, Marchetti Daniele, Liverani, Pettazzoni, Pompignoli, Tagliaferri

7415 - Risoluzione per impegnare la Giunta a proseguire ed implementare, insieme all'Ufficio Scolastico Regionale, l'azione nelle scuole a sostegno dell'educazione civica e della conoscenza della Storia del Novecento; a chiedere al Governo ed al Parlamento di dare attuazione alle indicazioni che più volte l'UE ha dato ai propri Stati membri, inasprendo con ogni mezzo disponibile la lotta contro le formazioni di estrema destra e le idee di odio ed intolleranza di cui sono portatrici, richiedendo inoltre al Parlamento un celere intervento legislativo che corrobori gli strumenti di repressione dei reati in mano alla Magistratura ed alle Autorità competenti, evitando che manifestazioni ed eventi dichiaratamente richiamantisi all'ideologia fascista o nazista possano essere autorizzati, vietando in ogni forma e con qualsiasi modalità la vendita di gadget e vessilli richiamanti tale ideologia e rendendo certe e severe le pene per i trasgressori e per coloro che compiono reati d'odio di matrice xenofoba. (02 11 18) A firma dei Consiglieri: Rossi, Caliandro, Lori, Marchetti Francesca, Mori, Campedelli, Poli, Serri, Sabattini, Calvano, Prodi, Torri, Taruffi, Mumolo

 

È stata data risposta scritta alle interrogazioni oggetti nn.

6920 - Interrogazione a risposta scritta circa il rispetto delle disposizioni riguardanti la attività di comunicazione delle amministrazioni pubbliche durante le procedure di fusione di Comuni, con particolare riferimento alla situazione relativa ai Comuni di Malalbergo e di Baricella. A firma del Consigliere: Facci

6925 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per evitare i disagi per l'utenza derivanti dal malfunzionamento dalle emettitrici automatiche di biglietti di SETA s.p.a. nella Provincia di Modena. A firma del Consigliere: Bargi

6930 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per salvaguardare le produzioni agricole regionali, con particolare riferimento alla diffusione di batteri e parassiti. A firma del Consigliere: Tagliaferri

6931 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche riguardanti la società di trasporto SETA, con particolare riferimento alla multa comminata da un controllore di tale azienda ad una anziana signora per aver obliterato il biglietto dalla parte sbagliata. A firma del Consigliere: Tagliaferri

6935 - Interrogazione a risposta scritta circa gli strumenti e le azioni di sostegno degli studenti stranieri provenienti da paesi africani. A firma del Consigliere: Torri

6940 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per far fronte alle problematiche connesse al trasporto, via camion, di barbabietole allo zuccherificio di Minerbio. A firma del Consigliere: Taruffi

6943 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e procedimenti riguardanti il pagamento dell’IMU relativamente alle piattaforme poste al largo delle coste di Cesenatico. A firma della Consigliera: Montalti

6944 - Interrogazione a risposta scritta circa il completamento dell’attraversamento nord-sud (Bretella) della città di Imola, e le relative risorse. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

6949 - Interrogazione a risposta scritta circa la previsione di situazioni di incompatibilità riguardanti associazioni di tutela dei consumatori. A firma della Consigliera: Sensoli

6952 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche e procedure riguardanti la costruzione di un Edificio Scolastico Temporaneo (E.P.T3) e della relativa Aula Magna nel Comune di San Felice sul Panaro. A firma della Consigliera: Gibertoni

6961 - Interrogazione a risposta scritta per sapere se la Giunta intenda riconoscere un ruolo di primo piano allo sviluppo delle Comunità energetiche in Emilia-Romagna le quali, essendo sistemi di produzione e consumo a km 0 di energia rinnovabile, possono coinvolgere le comunità locali trasformando i cittadini utenti da semplici fruitori dei servizi energetici, a protagonisti e promotori della transizione verso la Low carbon economy. A firma della Consigliera: Rontini

6973 - Interrogazione a risposta scritta, per chiedere alla Giunta se intenda modificare la deliberazione n. 1136 del 16 luglio 2018, con la quale si propone di approvare una nuova disciplina del contributo di costruzione che i Comuni sarebbero tenuti a recepire entro novanta giorni dalla sua pubblicazione. A firma del Consigliere: Tagliaferri

6977 - Interrogazione a risposta scritta, in merito alla delibera della Giunta Municipale n. 113 del 01.07.2014 emessa dal Comune di Salsomaggiore Terme (PR) con la quale si conferiva un incarico di dirigente ex art. 110 TUEL a tempo pieno e determinato. A firma del Consigliere: Tagliaferri

6987 - Interrogazione a risposta scritta circa i danni causati agli agricoltori dalle gelate e brinate di febbraio e marzo 2018. A firma del Consigliere: Bertani

6988 - Interrogazione a risposta scritta circa la notizia sull’indagine coordinata dalla Procura di Piacenza sulla sottrazione di fondi comunitari per presunti “corsi inesistenti” da parte di una cooperativa. A firma del Consigliere: Tagliaferri

6989 - Interrogazione a risposta scritta in merito ai finanziamenti percepiti dal CESVIP per la realizzazione di corsi di formazione e aggiornamento professionale. A firma della Consigliera: Piccinini

6993 - Interrogazione a risposta scritta circa la gestione dell’aeroporto Fellini di Rimini da parte di AiRiminum. A firma della Consigliera: Sensoli

6998 - Interrogazione a risposta scritta, per sapere quali siano le intenzioni della Giunta in merito alla realizzazione del nuovo asilo nido di Alberone, frazione di Cento (FE) colpita dal sisma del 2012, e quali le tempistiche. A firma del Consigliere: Pettazzoni

7000 - Interrogazione a risposta scritta, in merito all’applicazione della par condicio concernente il referendum per la fusione dei comuni di Baricella e di Malalbergo che si terrà in data 7 ottobre 2018. A firma del Consigliere: Galli

7004 - Interrogazione a risposta scritta, per sapere se la Giunta consideri opportuno sostenere, con un maggior impegno di fondi e interventi mirati, le nuove imprese giovanili sul territorio regionale, considerato quanto emerge dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio secondo cui si assiste a un calo dell’imprenditoria giovanile. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7010 - Interrogazione a risposta scritta per sapere quali iniziative ritenga di dovere avviare la Giunta per sollecitare maggiori controlli in ordine allo stato delle opere pubbliche viarie del territorio regionale, con particolare riferimento al controllo dello stato dei manufatti in essere e dei tempi di completamento della tangenziale A21 - variante alla S.P. 6 di Carpaneto. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7011 - Interrogazione a risposta scritta per sapere se la Giunta intenda promuovere una strategia interistituzionale diretta ad assicurare strumenti di prevenzione, controllo e sanzione rispetto alla fruizione di luoghi ed occasioni di divertimento nella riviera romagnola. A firma della Consigliera: Sensoli

7013 - Interrogazione a risposta scritta per sapere se la Giunta intenda richiedere alle Ferrovie dello Stato italiano un ruolo attivo per l'immediata soluzione dei problemi di natura logistica e strumentale che rendono disagevole l'attività delle lavoratrici e dei lavoratori Polfer a Bologna, considerata anche la fondamentale funzione svolta in tema di sicurezza e degli impegni previsti nel contratto di servizio fra CTI (Trenitalia e Tper) e Regione. A firma della Consigliera: Piccinini

7015 - Interrogazione a risposta scritta, per sapere quali iniziative ritenga di dovere assumere la Giunta, verificato lo stato di criticità di numerose infrastrutture, per mettere in sicurezza l’intera rete viaria regionale esistente, quale sia il quadro delle risorse confluite negli ultimi anni e quali finanziamenti straordinari e dedicati prevedere per la manutenzione delle varie opere. A firma del Consigliere: Sassi

7019 - Interrogazione a risposta scritta per sapere dalla Giunta se ritenga opportuno attivarsi per rispondere prontamente alla richiesta avanzata dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (struttura ministeriale), come hanno prontamente risposto le Istituzioni lombarde. A firma del Consigliere: Piccinini

7020 - Interrogazione a risposta scritta per sapere se la Giunta intenda farsi portavoce presso il Governo affinché venga colmato il vuoto legislativo, uniformando i certificati di nascita in tutto il Paese e mettendo così fine alle discriminazioni. A firma del Consigliere: Torri

7021 - Interrogazione a risposta scritta per sapere dalla Giunta quali sono le ragioni per cui si è inteso escludere dai benefici finanziari del bando 2018 del PSR 2014-2020 i giovani agricoltori che si insediano in aziende agricole di dimensioni economiche superiori ai 250.000 euro non sostenendo di fatto il ricambio generazionale tra imprenditori agricoli in pianura, e se siano previsti sostegni di cui potranno beneficiare nei futuri bandi. A firma del Consigliere: Rainieri

7027 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per contrastare la diffusione dei casi di estorsione e di usura sul territorio regionale, favorendo inoltre la possibilità di rateizzazione delle cartelle esattoriali. A firma del Consigliere: Sassi

7031 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per garantire il monitoraggio dei ponti e dei viadotti presenti sul territorio regionale e procedere immediatamente a risolvere eventuali criticità. A firma della Consigliera: Serri

7032 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni, documenti e perizie riguardanti le carenze strutturali relative al Ponte Nuovo, sito a Cento. A firma del Consigliere: Pettazzoni

7033 - Interrogazione a risposta scritta circa i titoli ed i requisiti riguardanti, nel settore delle attività motorie e sportive, i relativi istruttori, con particolare riferimento alle attività coreutiche. A firma della Consigliera: Sensoli

7034 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per evitare il ripetersi di interruzioni delle linee telefoniche e della rete internet, con particolare riferimento alla situazione esistente nella Provincia di Ravenna, e più precisamente a Punta Marina ed a Casola e Riolo Terme. A firma della Consigliera: Rontini

7037 - Interrogazione a risposta scritta circa l’eliminazione, da parte di START Romagna, dell’abbonamento “scuola 10 mesi” destinato agli studenti. A firma del Consigliere: Galli

7039 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per garantire l’omogeneità e l’equa distribuzione del servizio ferroviario pubblico sul territorio regionale, con particolare riferimento anche alla chiusura della biglietteria delle stazioni di Fiorenzuola d’Arda, Lugo e Borgo Val di Taro. A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Rancan

7040 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per garantire la sicurezza nelle stazioni ferroviarie, con particolare riferimento al comportamento tenuto da nomadi. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

7041 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per evitare i disservizi riguardanti, nel settore del trasporto pubblico, l’integrazione tariffaria treno/bus. A firma del Consigliere: Facci

7047 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti l'accreditamento dei laboratori di ricerca del Dipartimento Rizzoli - RIT. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

7054 - Interrogazione a risposta scritta circa l’attivazione, presso i centri per l’impiego, di un servizio psicologico a supporto degli utenti. A firma del Consigliere: Sassi

7055 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per contrastare il degrado urbano e favorire la vivibilità delle città, con particolare riferimento alla situazione esistente a Reggio Emilia. A firma del Consigliere: Sassi

7056 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni ed i tempi di inizio e fine dei lavori riguardanti il Ponte Verdi fra Ragazzola e San Daniele Po. A firma della Consigliera: Piccinini

7058 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per consentire alle persone disabili di poter disporre di condizioni di pari trattamento su tutte le linee di trasporto pubblico. A firma della Consigliera: Piccinini

7061 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per effettuare lavori di riqualificazione e di messa in sicurezza del ponte sul Reno, nel Comune di Casalecchio, situato in via Porrettana. A firma del Consigliere: Galli

7063 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e problematiche riguardanti l’occupazione abusiva di edifici ed alloggi, con particolare riferimento alla situazione relativa al territorio regionale ed alla tutela di situazioni di fragilità sociale. A firma del Consigliere: Sassi

7068 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per contrastare i maltrattamenti, nell’ambito delle strutture che li accolgono, nei confronti di bambini e di anziani, sostenendo anche i lavoratori delle stesse. A firma del Consigliere: Sassi

7070 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per eliminare i disagi subiti dagli utenti e dai pendolari della tratta ferroviaria Bologna-Vignola, prevedendo inoltre forme di risarcimento a favore degli stessi. A firma del Consigliere: Galli

7081 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare affinché, nell’ambito del servizio di trasporto pubblico locale, gli studenti possano usufruire di abbonamenti il cui costo sia commisurato al solo periodo scolastico. A firma del Consigliere: Bertani

7082 - Interrogazione a risposta scritta circa l’annullamento della manifestazione podistica denominata AVP501 Endurance Trail. A firma del Consigliere: Rainieri

7101 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per ristabilire i servizi di biglietteria a Lugo e presso altre stazioni importanti per il servizio ferroviario regionale. A firma del Consigliere: Bertani

7106 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per contrastare e prevenire la diffusione e l’uso di droghe, con particolare riferimento alla situazione esistente a Reggio Emilia. A firma del Consigliere: Sassi

7108 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per tutelare e proteggere alcune specie di uccelli, anche vietandone la caccia. A firma della Consigliera: Gibertoni

7110 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per tutelare il settore della pesca, con particolare riferimento all’attivazione del ZPS e del SIC Marino. A firma del Consigliere: Pettazzoni

7117 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per risolvere il problema dell’alto numero di incidenti che si verificano nella S.P 65, con particolare riferimento al territorio di Pianoro. A firma del Consigliere: Galli

7118 - Interrogazione a risposta scritta circa il percorso professionale ed i titoli relativi alla qualifica di “agente fitosanitario” e “agente accertatore”. A firma del Consigliere: Pompignoli

7124 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione riguardante gli alloggi di edilizia sociale a Reggio Emilia e quella degli alloggi per la popolazione universitaria. A firma del Consigliere: Sassi

7127 - Interrogazione a risposta scritta circa l’installazione di sistemi di videosorveglianza nelle carrozze del sistema di trasporto ferroviario pubblico, al fine di evitare atti di violenza ed agevolare i compiti delle Forze dell’Ordine. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7131 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare a seguito della presenza della criminalità organizzata nei settori economici in cui sono presenti coop spurie e società SRL. A firma della Consigliera: Gibertoni

7136 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per evitare disparità di trattamento nel pagamento di abbonamenti ferroviari e quelli extraurbani sugli autobus. A firma del Consigliere: Fabbri

7137 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per monitorare, effettuare i lavori di manutenzione e garantire la sicurezza del Ponte Leonardo da Vinci nel Comune di Sasso Marconi (BO) e del Pontelungo nel Comune di Bologna. A firma del Consigliere: Galli

7140 - Interrogazione a risposta scritta circa la reale copertura della rete in fibra ottica dell’Appennino Bolognese e l’attivazione della stessa a Marzabotto. A firma del Consigliere: Taruffi

7142 - Interrogazione a risposta scritta circa la sospensione del processo di fusione dei Comuni di Granarolo e Castenaso, con particolare riferimento ad affermazioni pubbliche dei relativi Sindaci. A firma del Consigliere: Facci

7150 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare affinché TEP spa, concessionaria del servizio di trasporto pubblico nella Provincia di Parma, preveda corse suppletive per venire incontro alle esigenze degli studenti. A firma del Consigliere: Rainieri

7152 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per sostenere il Governo nella lotta alla precarietà. A firma del Consigliere: Sassi

7161 - Interrogazione a risposta scritta circa i tempi di completamento dell’Autostrada Regionale Cispadana. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7164 - Interrogazione a risposta scritta circa l'aumento tariffario dell'abbonamento di Start Romagna riservato agli under 26. A firma del Consigliere: Pompignoli

7165 - Interrogazione a risposta scritta in ordine a una verifica con l'ufficio scolastico regionale del rispetto dei programmi educativi nelle varie classi. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7174 - Interrogazione a risposta scritta circa le problematiche riguardanti il contratto per la fornitura e la manutenzione di pneumatici intercorso tra Seta Modena e Pneucentro. A firma del Consigliere: Bargi

7176 - Interrogazione a risposta scritta circa l’aggiornamento del sito openricostruzione, contenente l’elencazione e il monitoraggio di tutti gli interventi di ricostruzione post sisma 2012. A firma del Consigliere: Pettazzoni

7179 - Interrogazione a risposta scritta circa il finanziamento del lungometraggio “Gli anni amari” incentrato sulla vita di Mario Mieli. A firma dei Consiglieri: Pompignoli, Rancan, Fabbri, Rainieri, Delmonte, Bargi, Marchetti Daniele, Pettazzoni, Liverani

7180 - Interrogazione a risposta scritta circa la tutela della dignità dei lavoratori che vivevano in un casolare dalle condizioni igieniche così precarie da dover essere sgomberato dal Comune di Castello d’Argile a metà dello scorso giugno. A firma del Consigliere: Taruffi

7181 - Interrogazione a risposta scritta circa il finanziamento a L’Altra Società Cooperativa ONLUS di Bologna per la realizzazione del lungometraggio sulla vita di Mario Mieli. A firma del Consigliere: Tagliaferri

7183 - Interrogazione a risposta scritta circa le problematiche collegate allo stato dell'edilizia scolastica del territorio, specie per la situazione relativa al Comune di Serramazzoni (MO). A firma del Consigliere: Facci

7189 - Interrogazione a risposta scritta circa i lavori di ristrutturazione del cimitero di Imola. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

7191 - Interrogazione a risposta scritta circa i tempi di pagamento, da parte dell’AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura), dei contributi spettanti agli agricoltori a sostegno del mercato del grano duro. A firma del Consigliere: Galli

7195 - Interrogazione a risposta scritta circa il diario personalizzato destinato alle classi della scuola primaria e secondaria di I grado di Bagno di Romagna. A firma del Consigliere: Pompignoli

7204 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per garantire, nel territorio di San Mauro a Mare, una fermata agibile agli utenti del servizio di trasporto pubblico affetti da disabilità motorie. A firma della Consigliera: Sensoli

 

Comunicazione ai sensi dell’art. 68, comma 1, lett. i)

 

La Giunta regionale ha comunicato, ai sensi dell’art. 46, lettera j), dello Statuto della Regione Emilia-Romagna, di aver adottato la deliberazione n. 1695 del 15 ottobre 2018, concernente questione di legittimità costituzionale sollevata in via incidentale con ordinanza del Consiglio di Stato 18/1-31/7/2018 n. 4718/2018;

 

Comunicazione, ai sensi dell'art. 68, comma 1, lett. k), del Regolamento interno, circa le nomine effettuate dal Presidente della Giunta regionale, tramite l'adozione dei seguenti decreti, dal 12/10/2018 al 30/10/2018

DPGR n. 155 del 19/10/2018

IPAB "Opera Pia famigliare Calanchi dott. Bernardo fu Pietro" di Ravarino - Costituzione consiglio di amministrazione

DPGR n. 157 del 24/10/2018

Comitato di indirizzo dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara - sostituzione di due componenti

(Comunicazioni n. 74 prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno - prot. NP/2018/2499 del 05/11/2018)

 

 

LA PRESIDENTE

IL SEGRETARIO

Saliera

Torri