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211.

 

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 7 NOVEMBRE 2018

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

INDI DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 7401

Comunicazione della Giunta, ai sensi dell’art. 76 del Regolamento dell’Assemblea, in merito all’incidente in cui ha perso la vita il tecnico della Protezione Civile, Danilo Zavatta, durante il monitoraggio della diga - invaso di San Bartolo nel ravennate

PRESIDENTE (Saliera)

GAZZOLO, assessore

 

OGGETTO 7329

Mozione di censura all’assessore regionale Paola Gazzolo ai sensi dell’art. 111, comma 1, del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. A firma dei Consiglieri: Galli, Pompignoli, Tagliaferri, Facci, Pettazzoni, Fabbri, Rancan, Bargi, Liverani, Marchetti Daniele, Rainieri

(Discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Saliera)

GALLI (FI)

POMPIGNOLI (LN)

PICCININI (M5S)

CALIANDRO (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

FACCI (Gruppo Misto)

TARUFFI (SI)

BONACCINI, presidente della Giunta

 

OGGETTO 6923

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per contrastare l’utilizzo degli antibiotici, quali strumenti "complementari" per raggiungere standard produttivi ottimali, negli allevamenti intensivi, ed i controlli sui relativi prodotti che causano l’antibiotico-resistenza. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 6942

Interpellanza circa l’adozione di una nuova regolamentazione della materia riguardante l’odontoiatria pubblica regionale, innalzando il livello di assistenza e cura dei soggetti con fragilità sanitaria, sociale ed economica, istituendo inoltre un polo odontoiatrico regionale. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 6985

Interpellanza circa l’avvio di interventi in collaborazione con i gestori dell’acqua, mirati ad utilizzare sistemi alternativi alla clorazione dell’acqua, quale l’ozonizzazione, e al rinnovo della rete di distribuzione dell’acqua potabile. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazione per appello nominale oggetto 7329

 

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

La seduta ha inizio alle ore 10,47

 

PRESIDENTE (Saliera): Dichiaro aperta la duecentoundicesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta il consigliere Alleva e gli assessori Corsini e Donini.

 

OGGETTO 7401

Comunicazione della Giunta, ai sensi dell’art. 76 del Regolamento dell’Assemblea, in merito all’incidente in cui ha perso la vita il tecnico della Protezione civile, Danilo Zavatta, durante il monitoraggio della diga - invaso di San Bartolo nel ravennate

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con il primo punto previsto all’ordine del giorno, la comunicazione della Giunta, ai sensi dell’articolo 76 del Regolamento dell’Assemblea, in merito all’incidente in cui ha perso la vita il tecnico della Protezione civile, Danilo Zavatta, durante il monitoraggio della diga - invaso di San Bartolo nel Ravennate.

La Conferenza dei presidenti dei gruppi assembleari, svoltasi in data 30 ottobre 2018, ha convenuto di svolgere la comunicazione della Giunta senza dibattito. Quindi si prevede la relazione dell’assessore Gazzolo che dovrebbe stare all’interno dei venti minuti.

La parola all’assessore Gazzolo.

 

GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente. Intervengo per informare doverosamente l’Assemblea legislativa sul grave incidente che lo scorso 25 ottobre ha provocato la drammatica scomparsa di Danilo Zavatta, vigilante idraulico dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile in servizio presso l’area Romagna. Un incidente che ha colpito tutti in modo profondo. Danilo era un professionista stimato, dal 1990 in servizio presso la Regione, un uomo che ha fatto della cura dei fiumi la sua missione professionale per quasi trent’anni. I “suoi” fiumi erano il Ronco, il Montone, i Fiumi Uniti e proprio sullo sbarramento di San Bartolo sul Ronco ha perso la vita.

Permettetemi prima di tutto di esprimere ancora una volta vicinanza alla famiglia, alla moglie Alessandra, alla piccola Giulia, sua figlia, e ai genitori Maddalena e Benito. Lo ha fatto il presidente Bonaccini nelle ore immediatamente successive alla tragedia, rinnovo il cordoglio oggi permettendomi di interpretare anche il sentimento dell’intera Assemblea.

Su quanto accaduto la Magistratura ha aperto un’indagine che permetterà di chiarire e accertare dinamiche e responsabilità, oggi però ci tengo a rappresentare quello che è a mia conoscenza dalle prime informazioni già assunte dai soggetti a vario titolo coinvolti e a renderlo noto a tutti i consiglieri, nel rispetto della procedura giudiziaria in corso. Parto inquadrando dove siamo. Nel comune di Ravenna si contano tre traverse, opere idrauliche e demaniali realizzate per la bonifica e utilizzate per fini irrigui; si tratta della chiusa Rasponi suoi Fiumi Uniti, della chiusa San Marco sul fiume Montone e il relativo canale San Marco e della chiusa San Bartolo sul fiume Ronco e relativo canale del Molino.

Da gennaio 1994 la gestione amministrativa delle opere è trasferita dallo Stato alla Regione, la quale, considerata la prevalente funzione irrigua delle opere, con deliberazione della Giunta n. 1857 del 20 settembre 2004, trasferisce la gestione e la manutenzione al Consorzio di bonifica della Romagna centrale. In capo alla Regione resta la funzione di autorità idraulica che viene esercitata in passato tramite il Servizio tecnico di bacino Romagna e ora tramite il Servizio area Romagna dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e la Protezione civile a cui apparteneva Danilo Zavatta. Con successiva determinazione n. 1528 del 18 febbraio 2008 il Servizio tecnico di bacino rilascia al Consorzio di bonifica della Romagna centrale la concessione a derivare fino a un milione di metri cubi di acqua all’anno sul fiume Ronco per uso irriguo, attraverso la chiusa San Bartolo, poi rinnovata con provvedimento ARPAE SAC di Ravenna del 29 giugno 2017. In data 10 ottobre 2011 il signor Daniele Tumidei, legale rappresentante della GIPCO srl di Forlì, presenta domanda di concessione per la realizzazione di un impianto idroelettrico sullo stesso sbarramento. L’autorizzazione unica di ARPAE risale al 25 ottobre 2017, aggiornata rispetto alle modifiche progettuali richieste dall’Agenzia per la sicurezza territoriale e la Protezione civile ed effettuate dall’impresa.

I lavori vengono avviati e non sono ancora ultimati, quando il 4 settembre 2018 il legale rappresentante della GIPCO srl richiede urgentemente di abbassare il livello idrico a monte della chiusa San Bartolo, comunicando la rottura del tappo d’argilla del pozzo posto al centro del canale di adduzione e conseguente sifonamento di acqua al di sotto dello stesso canale. Il personale di sorveglianza dell’Agenzia di Protezione civile svolge un sopralluogo che conferma quanto comunicato dall’impresa. Il giorno 5 settembre il Consorzio di bonifica segnala a tutti gli enti competenti, tra cui ARPAE e l’Agenzia di Protezione civile, fenomeni di sifonamento nel canale di adduzione alla turbina della centralina elettrica, con perdita d’acqua tale da pregiudicare l’approvvigionamento idrico a favore dell’agricoltura. Lo stesso giorno il Servizio area Romagna indirizza alla GIPCO e al Consorzio di bonifica una comunicazione in cui si concorda – cito alcuni passaggi – «di procedere all’abbassamento delle paratoie sino al raggiungimento del livello di sicurezza utile all’esecuzione degli interventi necessari di sistemazione per porre fine alle criticità». In data 11 settembre la GIPCO comunica la fine dell’intervento di ripristino del sifonamento e l’Agenzia quindi concorda con il Consorzio di bonifica di avviare l’innalzamento delle paratoie. Il personale regionale svolge comunque un sopralluogo in cui si verifica che non risultano danni nelle strutture arginali poste a monte della chiusa. Il lavoro scrupoloso delle autorità competenti non si ferma qui, procede in modo strettamente coordinato e ci tengo a sottolineare l’azione di squadra messa in campo con grande spirito di collaborazione fra le varie istituzioni e gli enti coinvolti. Sempre l’11 settembre si svolge una riunione istruttoria, convocata da ARPAE, alla quale partecipano il Consorzio di bonifica e il Servizio area Romagna; vengono illustrati l’evento accaduto alla chiusa, lo stato verificato in sede di sopralluoghi, gli interventi avviati dalla GIPCO e i provvedimenti da mettere in atto nei confronti della società GIPCO.

Ne deriva il 13 settembre l’invio da parte di ARPAE di una nota informativa sull’accaduto diretta al gruppo Carabinieri forestali di Ravenna, alla Prefettura, all’Azienda sanitaria della Romagna, al Comune di Ravenna, alla Regione e al Consorzio. Ancora ARPAE, dopo aver raccolto le necessarie documentazioni da parte di tutti gli enti competenti, in data 17 settembre diffida la società GIPCO srl a produrre una relazione dettagliata sulle criticità verificatesi alla chiusa, sugli interventi attuati di conseguenza, oltre alla documentazione certificante la conformità dell’intervento di riparazione, la piena funzionalità del manufatto, la staticità e rispondenza del manufatto realizzato con il progetto esecutivo, approvato in sede di autorizzazione unica. La GIPCO risponde il 3 ottobre con una certificazione della piena funzionalità del manufatto e con una relazione ingegneristica sulle opere svolte, attestando la staticità e la rispondenza del manufatto al progetto esecutivo.

Un apposito team tecnico composto da Agenzia regionale per la sicurezza territoriale, Servizio area Romagna, ARPAE, Consorzio di bonifica, vigili urbani e carabinieri forestali svolge quindi un sopralluogo in data 9 ottobre per verificare l’effettiva funzionalità dell’intervento portato a termine. Il livello dell’acqua presente all’interno del canale di adduzione delle acque alla centrale, però, non consente di svolgere tutti gli accertamenti necessari. Si decide quindi di compiere un successivo sopralluogo, fissato per il 25 ottobre, nel quale corso del quale si sarebbe svuotato il canale di adduzione alla centralina con il livello di acqua nel fiume Ronco determinato dalle paratoie del Consorzio alzate. Il 25 ottobre la squadra di tecnici si presenta di nuovo sul posto per gli ulteriori controlli; prendono avvio le operazioni e, per cause su cui sta indagando la Magistratura, si produce un sifonamento con una prima erosione dell’argine sinistro a monte dell’opera. Subito scatta l’emergenza. Intervengono sul posto i vigili del fuoco, si abbassano le paratoie della chiusa in modo rapido per ridurre la pressione dell’acqua e quindi gli effetti del sifonamento. Sulla strada statale Ravegnana viene inizialmente istituito il senso unico alternato e già prima dell’incidente mortale viene chiusa definitivamente la circolazione e viene transennata la zona. Il tecnico idraulico competente del Servizio area Romagna, intervenuto a seguito del dissesto manifestatosi, chiede il supporto tecnico di Danilo Zavatta ed Enzo Errichiello, rispettivamente tecnico di vigilanza ambientale, sorvegliante idraulico Danilo Zavatta e tecnico di riferimento del fiume Ronco che, accompagnati dalla collega Rita Zucchini, erano stati impegnati in attività ispettiva a Brisighella e dintorni e, sulla strada del rientro, si recano sul luogo.

La richiesta è conseguente al gravissimo dissesto manifestatosi nel corso della mattinata e delle ore successive in corrispondenza della chiusa di San Bartolo, ove erano in atto fenomeni erosivi. Il personale del Servizio area Romagna presente che partecipa alle operazioni di verifica in relazione alle funzioni di autorità idraulica attiva tutte le procedure di competenza per la rilevazione di eventuali ulteriori situazioni di rischio e per le ulteriori verifiche relative a possibili dissesti arginali a monte della chiusa. Zavatta ed Errichiello arrivano in via Argine Destro del fiume Ronco e salgono sulla passerella pedonale sovrastante la chiusa per attraversarla e raggiungere i colleghi che si trovano sulla Ravegnana. Alle ore 14,30 circa parte della passerella crolla travolgendo Danilo Zavatta. Tutti abbiamo di fronte agli occhi le terribili immagini dell’accaduto registrate sul posto dai giornalisti, accorsi già in seguito al primo cedimento verificatosi la mattina. Presenti in quei momenti dolorosi la polizia municipale di Ravenna, i vigili del fuoco di Ravenna, il Consorzio di bonifica della Romagna, carabinieri forestali, personale dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile e di ARPAE, la ditta concessionaria della derivazione ad uso idroelettrico, giornalisti e fotografi. Immediatamente partono le operazioni di soccorso e ritrovamento terminate solo dopo le 23 del giorno stesso, quando è stato ritrovato il corpo di Danilo privo di vita. L’intera area dell’incidente è subito sottoposta a sequestro da parte del pubblico ministero della Procura della Repubblica di Ravenna Lucrezia Ciriello. Il giorno successivo il magistrato la dissequestra parzialmente per la sola area in alveo, affidando ad uno degli ingegneri del Servizio area Romagna il coordinamento dello svolgimento dei lavori e il controllo continuo e costante del rispetto delle prescrizioni impartite.

Il Servizio area Romagna, previo accordi telefonici con la direzione dell’Agenzia per concordare adeguate coperture finanziarie, attiva le procedure di somma urgenza per il finanziamento dei lavori. Già il 26 ottobre parte il cantiere che prevede la creazione di una barriera con paranco in metallo per bloccare il flusso di acqua che crea l’erosione arginale, deviando il corso del Ronco. Il Comune di Ravenna predispone un piano di emergenza per una rapida evacuazione dei residenti nel raggio di un chilometro, in caso di necessità. I lavori d’urgenza, finanziati dalla Regione con circa 260 mila euro, IVA compresa, sono in fase di ultimazione.

Lunedì 29 ottobre il prefetto di Ravenna ha convocato una riunione operativa, a cui io stessa ho preso parte, si è condivisa l’istituzione di un tavolo tecnico coordinato dal Comune, di cui faranno parte ANAS, ENEL, ARPAE e Agenzia per la sicurezza territoriale e la Protezione civile, ha il compito di individuare le soluzioni tecniche più efficaci per la messa in sicurezza dell’intera area, garantendo la piena tutela dell’incolumità pubblica e la riapertura nel più breve tempo possibile di una via di comunicazione determinante per il territorio e i collegamenti fra Ravenna e Forlì. Il tavolo si è già riunito per la prima volta il 2 novembre, esaminando le varie modalità di prosecuzione degli interventi, in attesa di conoscere le decisioni della Procura della Repubblica sulla zona ancora sottoposta a sequestro.

La Regione è pronta a mettere in campo tutte le risorse che saranno necessarie per far partire il cantiere appena sarà possibile.

Sicurezza e riapertura della viabilità e, a seguito, la riapertura della viabilità sono le priorità per le prossime settimane, insieme alla massima collaborazione con l’autorità giudiziaria, perché sia fatta luce fino in fondo sull’accaduto. A maggior ragione in un territorio dove è sempre stata elevata l’attenzione sulle tematiche della sicurezza del lavoro e, proprio per volontà del presidente Bonaccini, un apposito incontro straordinario del patto per il lavoro si è svolto il 29 maggio scorso e ha avuto al centro questo tema. La ricerca della verità sulle origini dell’incidente mortale è un elemento di giustizia e la Regione è certa che la Magistratura saprà fare luce e dare le risposte attese prima di tutto dalla famiglia e, insieme, da tutta la comunità regionale.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Gazzolo.

 

OGGETTO 7329

Mozione di censura all’assessore regionale Paola Gazzolo ai sensi dell’art. 111, comma 1, del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. A firma dei Consiglieri: Galli, Pompignoli, Tagliaferri, Facci, Pettazzoni, Fabbri, Rancan, Bargi, Liverani, Marchetti Daniele, Rainieri

(Discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Ora procediamo, come previsto con inizio alle ore 11, con l’oggetto 7329, mozione di censura all’assessore regionale Paola Gazzolo ai sensi dell’art. 111, comma 1, del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, a firma dei consiglieri: Galli, Pompignoli, Tagliaferri, Facci, Pettazzoni, Fabbri, Rancan, Bargi, Liverani, Marchetti Daniele, Rainieri.

Articolo 111 del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa, in modo che sia chiaro per tutti come procedere:

«1. Ai sensi dell’articolo 31, comma 1, lettera h), dello Statuto, le proposte di censura nei confronti di un assessore presentate con apposita mozione da almeno un quinto dei consiglieri assegnati sono poste all’ordine del giorno della prima seduta utile dell’Assemblea. Alla discussione possono prendere la parola, per non più di quindici minuti complessivamente, compresa la dichiarazione di voto, il presidente della Giunta, l’assessore per il quale è proposta la censura e un oratore per gruppo. Possono intervenire altri consiglieri solo per dichiarare la difformità del loro voto rispetto a quello del gruppo assembleare cui appartengono per non più di cinque minuti ciascuno.

2. Terminata la discussione, il presidente pone in votazione la censura per appello nominale – e quindi chiedo ai segretari di tenersi pronti – che si intende approvata se ottiene il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati. Il presidente dell’Assemblea trasmette la deliberazione al presidente della Giunta entro i successivi tre giorni.»

Nominiamo scrutatori i consiglieri Tarasconi, Marchetti Francesca e Gibertoni.

La parola al consigliere Galli.

 

GALLI: Grazie, presidente. Il lungo elenco dei nomi dei sottoscrittori di questa censura non è un elenco casuale, è perché il Regolamento interno dell’Assemblea prevede che almeno un quinto dei componenti dell’Assemblea debba firmare, sottoscrivere un atto pesante e – permettetemi – anche antipatico come quello della censura nei confronti di un assessore. Atto antipatico perché si fa una valutazione personale di un ruolo politico che a volte l’assessore ricopre inconsapevolmente, essendo parte di una Giunta che amministra nella sua interezza. Ma quello che è successo ai primi di ottobre noi riteniamo che non sia un comportamento che possa passare in cavalleria, dimenticato.

Ricordiamo, come se ce ne fosse bisogno, che l’area della Pianura Padana è una delle più inquinate, un po’ per condizioni orografiche, un po’ per l’alta antropizzazione, per il gran numero di mezzi circolanti, per i camini, per tutti quei motivi che ben conosciamo; questo non toglie però che gli abitanti della Pianura Padana abbiano diritto a vivere e a lavorare con un po’ di programmazione, con la possibilità di lavorare nel modo più agevole possibile, con attenzione alle loro esigenze e alle loro finanze ed è per questo che, quando si prende un provvedimento grave come il blocco degli Euro4, che sono automezzi tutto sommato recenti, perché arrivano anche al 2011, dovrebbe essere un provvedimento preso con la massima attenzione e in concordia fra tutte le Amministrazioni regionali coinvolte.

Quando si assiste, come in questo caso, ad una corsa in avanti della Regione Emilia-Romagna che, a differenza delle Regioni Lombardia e Veneto, decide di anticipare questo provvedimento per risultare, come spesso succede, primi della classe, perché c’è sempre questa volontà di risultare i primi della classe, noi non possiamo non prendere questo provvedimento come un provvedimento un pochino pretestuoso, perché non risolve i problemi dell’inquinamento nella Pianura Padana e serve solamente ad appuntarsi una medaglietta e dei meriti nei confronti di un mondo ambientalista che viene ritenuto, a torto o a ragione, vicino all’Amministrazione. Ma quello che noi censuriamo non è questa valutazione politica, su cui abbiamo già discusso e abbiamo già detto quello che dovevamo dire, noi discutiamo la genesi di questo provvedimento, la fermezza annunciata: ricordo quella frase famosa che è piaciuta molto al collega Taruffi, “nessun passo indietro”. È un termine che si riferisce ad un provvedimento conosciuto del luglio del ’42 del Governo sovietico, quando voleva fermare i nazisti invasori e che oggi sembra assolutamente sproporzionato. Come allora, nel 1942, quel provvedimento fu tenuto fermo con durezza e severità, in questo caso quella durezza e severità è scomparsa. Come mai è scomparsa? Perché l’Amministrazione regionale una volta in più ha dimostrato di essere forte con i deboli e debole con i forti.

Non ha valutato per tempo, come sarebbe stato corretto fare, come avremmo apprezzato, come avremmo capito, le conseguenze di questo gesto, il danno che sarebbe stato causato al tessuto produttivo, alle famiglie e alle imprese; ha preso una strada in perfetta solitudine e poi dopo, davanti alla levata di scudi, ha cominciato a farsi delle domande. Non sono state sufficienti le lettere ai giornali dei cittadini danneggiati, non sono state sufficienti le associazioni che hanno sollevato i loro distinguo, quello che ha fatto cadere questa Amministrazione regionale è stata l’alzata di scudi da parte di alcuni dei loro sindaci. Molti Comuni, soprattutto dell’area bolognese, avevano annunciato il proprio diniego a proseguire su questa strada e alcuni altri avrebbero certamente seguito questo gruppo di sindaci ribelli. Uso il termine “ribelli”, che potrebbe sembrare un termine forte, perché non diversamente possiamo valutare quelle Amministrazioni comunali che hanno deciso di andare muro contro muro contro l’Amministrazione regionale che non aveva voluto ascoltare le ragioni. Per alcuni giorni gli amministratori regionali hanno tenuto fermo questa presa di posizione, hanno deciso di proseguire su questa strada e poi, picchia e ripicchia, hanno deciso di rimangiarsi quel provvedimento.

Credo che sia stato un provvedimento che sarebbe stato estremamente dannoso proseguire, ma che un danno anche nella revoca è stato compiuto. Anche materiale. Sicuramente molti cittadini emiliano-romagnoli ligi alle regole hanno pensato di doversi sbarazzare dell’automobile, che poteva essere un’automobile della famiglia o un automezzo dell’azienda, per la necessità di mettersi in regola entro il termine tassativo dell’1 ottobre. Ci sarà gente che avrà svenduto il proprio mezzo, che avrà perso molto valore, per essere in regola per il primo ottobre. Quindi hanno avuto prima il danno economico di questa svendita fatta a tamburo battente e poi la perdita di credibilità delle istituzioni, che prima hanno abbaiato delle regole ferme e poi sono tornate sui loro passi. Quindi un duplice danno e onestamente vi dico che non so quale sia il maggiore dei due: se il danno economico o quello dell’immagine e della serietà del comportamento di questa Amministrazione regionale.

Aggiungendo la beffa al danno, questo provvedimento è stato, e crediamo che sia uno dei motivi per cui molte amministrazioni si sono tirate indietro nel seguire questo procedimento, la poca informazione che c’è stata. È inutile che qualche collega qui, come è stato richiamato in occasione di quelle discussioni, dicesse “erano due anni che andavamo avanti a spiegare e a dire”: erano due anni che discutevate qua dentro, ma fuori i cittadini non lo sapevano. Il sindaco di Bologna Merola ha fatto un’ordinanza di chiusura per il primo ottobre tre giorni prima. Quindi voi avete obbligato i cittadini, magari ligi alle regole, a cambiare la macchina o a girare per alcuni giorni in attesa del vostro dietrofront contro le regole e contro i vostri stessi provvedimenti. Quindi i danni sono stati molteplici: la poca serietà, la voglia di essere i primi della classe a prescindere, la voglia di dover imporre la propria volontà contro tutti e contro tutto, la retromarcia ha aggiunto il ridicolo alle vostre mancanze. Passata la festa, gabbato lo santo. Voi siete stati obbligati a fare un passo indietro e questo lo apprezzo; in un anno elettorale capisco che le motivazioni possono essere non contingenti ai bisogni dei cittadini, ma contingenti alle vostre necessità elettorali, ma ciò non toglie che, quando uno riconosce l’errore, io credo che vada riconosciuta questa onestà intellettuale. Ma non avete pagato dazio. Qualcuno avrà sbagliato in questa vicenda, qualcuno avrà fatto delle valutazioni sbagliate a monte o nel corso dell’azione? Voi, una volta che avete fatto retromarcia, avete messo questo dietrofront sotto un materasso e vi siete addormentati, dimenticando questo errore.

Noi come centrodestra, perché tutto il centrodestra è compatto su questo documento, chiediamo non le dimissioni dell’assessore che, in condizioni normali, forse anche solo formalmente avrebbe dovuto darle da sola, anche solo formalmente o il presidente della Regione che anche solo formalmente avrebbe dovuto fare ammenda di questo errore, ci limitiamo alla richiesta di una censura per stigmatizzare un comportamento sbagliato nella genesi, nel prosieguo e nella conclusione dell’azione. Non crediamo che l’Amministrazione regionale se la possa cavare con un’alzata di mani di un voto individuale dicendo “nessuno ha sbagliato, tutto bene, proseguiamo su questa strada”. Teniamo presente che alcune Amministrazioni, penso in particolare a quella di Modena, hanno tenuto in questi ultimi giorni un comportamento che potrebbe essere chiamato vendicativo: sono stati stretti i bulloni sulla chiusura domenicale, sui limiti alla circolazione degli Euro4 anche in condizioni che non sarebbe stato necessario seguire. Il blocco domenicale nel mese di dicembre, quando si può presumere che ci sarà la pioggia, ci sarà la neve, ci sarà la nebbia, tutte condizioni che abbattono lo smog, crediamo che abbia una motivazione esclusivamente vendicativa nei confronti di una popolazione che si è ribellata.

Noi oggi chiediamo un atto di contrizione da parte dell’Amministrazione, nella persona dell’assessore Gazzolo, e ribadiamo che avremmo apprezzato, stimato un assessore che avesse dato, anche solo formalmente, le proprie dimissioni ammettendo questo grave dietrofront amministrativo.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Galli.

Sono previsti, come avevo già detto, un intervento di un consigliere per gruppo per quindici minuti, compresa la dichiarazione di voto, l’eventuale intervento dell’assessore Gazzolo e l’eventuale intervento del presidente della Giunta, ciascuno per quindici minuti.

La parola al consigliere Pompignoli.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente. Torniamo su un tema abbastanza spinoso che ci ha occupato due giorni di Aula la precedente Assemblea, un tema che il consigliere Galli ha esaminato in maniera completa circa l’oggetto. È evidente che la retromarcia da parte della Giunta regionale su un divieto che la stessa Giunta aveva imposto sugli Euro4 deve far riflettere la Giunta sulla genesi di questo percorso e oggi andiamo ad affrontare la seconda mozione di censura ad un assessore della Regione Emilia-Romagna. La prima è quella fatta all’assessore Emma Petitti sul discorso legato alle fusioni e oggi discutiamo invece una mozione di censura all’assessore Gazzolo, proprio in virtù del fatto che quello che è successo nel mese di settembre riteniamo che sia un atto che la Giunta deve valutare e, in particolar modo, non tanto per la retromarcia, fatta sulla base di pressioni da parte dei sindaci del territorio, dei cittadini che hanno visto come il provvedimento fosse talmente iniquo che ha fatto riflettere la Giunta regionale, ma quello che è emerso successivamente. Noi abbiamo saputo di questo dietrofront dopo un incontro tra il presidente Bonaccini e i sindaci del territorio avvenuto il lunedì e il lunedì sera è arrivata la notizia che la Giunta regionale avrebbe tolto questo divieto di circolazione agli Euro4. Ben venga questa retromarcia, ma è stata spiegata poi durante l’Assemblea in maniera totalmente errata: ci si è voluti arrampicare un po’ sugli specchi in difesa di quel provvedimento di retromarcia, sostenendo che le misure alternative a quel divieto di circolazione avrebbero comunque dato la possibilità di allineare le problematiche collegate alle PM10.

In realtà anche la semplice relazione depositata in quell’Aula alla fine di una discussione infinita ci ha fatto ritenere che gli atti che avete posto in essere per giustificare la vostra retromarcia fossero del tutto ininfluenti. La stessa ARPAE vi diceva “abbiamo fatto una relazione frettolosa, non abbiamo i dati sicuri, non sappiamo se effettivamente le contromisure a questo divieto di circolazione degli Euro4 possono effettivamente allineare le PM10”, però a mio avviso era un atto dovuto, perché chiesto dalla Giunta, a soccorso di un provvedimento che effettivamente era stato posto in essere dalla stessa Giunta regionale forse troppo frettolosamente, senza pensare alle conseguenze. Conseguenze che hanno arrecato una forte confusione nei confronti dei cittadini. Prima il divieto, poi no al divieto, vado a cambiare la macchina perché con l’Euro4 non posso più circolare e quindi investo dei soldi per cambiare l’autovettura, poi le sanzioni, poi alla fine si è tornati indietro con questo provvedimento… un pasticcio è stato fatto, questo lo dobbiamo evidenziare, e questa mozione di censura proprio verte su questo problema: una presa d’atto di quello che è stato il percorso fino a quel momento svolto dalla Giunta regionale. Bastava, come ho detto nei molteplici interventi fatti in Assemblea legislativa, dire “abbiamo riflettuto, effettivamente il provvedimento era molto iniquo, siamo tornati indietro” perché tornare sui propri passi può succedere a tutti, anche alla Giunta regionale che si ritiene essere la migliore in assoluto. Questo bastava dire.

Non avremmo neanche fatto tutta una serie di interventi, di interrogazioni, di mozioni di censura, bastava una presa d’atto: “ci siamo sbagliati, effettivamente quello che stiamo facendo è errato, torniamo indietro e togliamo il divieto alla circolazione degli Euro4”. Invece avete insistito due giorni di Aula a difendere un provvedimento indifendibile, supportato da documenti assolutamente fuori da ogni logica, perché gli stessi documenti che ci avete portato alla fine della discussione in Aula vi dicono che non sono certi, che non sono sicuri, che è stato fatto un qualcosa di frettoloso, perché alla fine chiesto dalla Giunta sostanzialmente la relazione di ARPAE. È questo il problema fondamentale, ammettere i propri errori, cosa che voi non avete mai fatto. Non l’avete fatto sul discorso legato alle fusioni, non l’avete fatto con provvedimenti che avete emesso totalmente iniqui, non l’avete fatto anche in occasione di quest’ultimo provvedimento e credo che per l’assessore Gazzolo, che ha emesso obtorto collo un provvedimento per togliere questo divieto, sia stato un gesto forte, non so quanto condiviso con la Giunta, non so quanto concordato, ma è chiaro che il presidente se ne deve prendere ogni tipo di responsabilità, questo è fuori discussione. Però è ovvio che stiamo parlando dell’assessore all’Ambiente, dell’assessore che deve verificare se effettivamente i provvedimenti che emette sono provvedimenti giusti e un passo indietro era alquanto doveroso. Sulla base di questo ovviamente insisto perché la mozione di censura venga comunque votata, confermando quanto è scritto all’interno di questa mozione di censura, sulla base di quello che è stato il percorso che ha portato poi a togliere questo divieto di circolazione degli Euro4. Questo è il percorso che deve essere fatto oggi.

Credo che una giustificazione debba essere comunque data, non tanto ai consiglieri regionali che siedono in quest’Aula, ma a tutti i cittadini, oltre che dall’assessore Gazzolo, dal presidente che è colui che ha comunque fatto questa riunione e capire anche all’interno di questa riunione che cosa è emerso, visto che dopo sette ore di discussione, quindi non penso che sia stata una riunione molto semplice da affrontare, perché evidentemente ci saranno stati degli attriti tra le parti, questa retromarcia ovviamente deve essere una presa d’atto che il presidente della Regione Emilia-Romagna deve fare oggi in Aula e non difendere, spero, con argomentazioni che sono state ripetute da tutti i consiglieri del Partito Democratico durante l’Assemblea con palliativi che riguardano una relazione di ARPAE che, come ho già detto tre volte, era stata fatta su tre pagine in maniera assolutamente non incisiva e che non confermava e non aveva dati per i quali si poteva pensare che queste misure compensative potessero portare effettivamente le PM10 in maniera equivalente rispetto all’obbligo del divieto. Questo è ciò che noi oggi chiediamo che il presidente e l’assessore rendano conto in Aula.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Pompignoli.

Ricordo un consigliere per gruppo.

La parola alla consigliera Piccinini.

 

PICCININI: Grazie, presidente. Ci troviamo oggi ad affrontare nuovamente una questione che per noi va molto oltre il blocco dei diesel Euro3 o diesel Euro4, di cui si è tanto parlato sui giornali e di cui abbiamo tanto discusso anche in quest’Aula, ma che a nostro avviso riguarda invece il nostro ambiente e la nostra salute e soprattutto l’incapacità e l’inadeguatezza di questa Giunta a fare fronte ad un problema che è quello della pessima qualità dell’aria che caratterizza la nostra pianura, che è un problema noto non da ieri ma da sempre.

Sappiamo tutti che il Nord Italia è la zona con il più alto tasso di smog in Europa, nel vecchio continente sono 3,9 milioni i residenti che abitano in aree dove si superano contemporaneamente e regolarmente i limiti delle principali sostanze inquinanti dell’aria: PM10, biossido di azoto e ozono; di tutta la popolazione europea a rischio il 95 per cento vive nel nord del nostro paese. A dirlo non è il Movimento 5 Stelle, ma l’ultimo rapporto sulla qualità dell’aria dell’Agenzia dell’Unione europea per l’ambiente. Nella Pianura Padana la situazione è particolarmente critica a causa dei livelli altissimi degli ossidi di azoto, causati principalmente dai motori diesel.

Tenute in debito conto queste premesse, il modo in cui avete affrontato un problema di questa portata non è stato né serio né responsabile e le dichiarazioni che sento fare sul tema dal presidente di questa Regione, anche in questi giorni, per lusingare qualche associazione di categoria mi preoccupano ancora di più.

Detto questo, avete avuto tutto il tempo per coinvolgere tutti i soggetti interessati dalle misure inserite ad aprile dell’anno scorso all’interno del PAIR, invece avete deliberato il piano aria, fatto due foto, quattro comunicati, otto interviste tv, qualche passerella promozionale, una stretta di mano a Galletti, quindi avete fatto quello che veramente vi interessava, poi avete preso il piano, l’avete chiuso in un cassetto e ve ne siete completamente disinteressati. Non avete fatto una campagna di informazione degna di questo nome per dire, non solo agli automobilisti, ma anche ai Comuni, che dal primo ottobre 2018 i diesel Euro4 non potevano più circolare; non avete individuato alcun tipo di incentivo, se non a frittata già fatta, per la rottamazione dei veicoli inquinanti. Provvedimenti come quello di vietare la circolazione agli Euro4 andavano preparati e calibrati già da tempo e non imposti dalla sera alla mattina, avendo la presunzione di pensare che i cittadini avrebbero capito e obbedito senza battere ciglio. È in questo loop elettorale continuo, nel quale vi trovate che caratterizza costantemente il nostro agire politico che siete riusciti ad arrivare all’aborto di una misura, seppur non risolutiva, ma che, se condivisa nei modi e nei tempi giusti e con i giusti incentivi finalizzati dove veramente serve e soprattutto coordinata con le altre Regioni del bacino padano insieme, che è quello che chiediamo da sempre e che non vediamo ancora realizzato, ad interventi strutturali: penso alla mobilità sostenibile, sono di Bologna, e l’SFM ancora non è degna di questo nome, penso al potenziamento del trasporto delle merci su ferro. Seppur una misura tampone, qualche beneficio lo avrebbe dato e non vi avrebbe obbligati ad una totale retromarcia. Invece vi siete limitati solamente a portare avanti quella spocchia sempre da primi della classe che, chi segue sui social il presidente di questa Regione conosce fin troppo bene, facendo alla fine la figura dell’alunno mandato dietro la lavagna a ripensare ai propri errori. Ma siccome i vostri sbagli, come certificato dal rapporto europeo sulla qualità dell’aria, hanno un effetto drammatico sulla vita delle persone, crediamo che sia nostro dovere oggi votare a favore della mozione di censura nei confronti dell’assessore Gazzolo, sperando che questa volta l’assessore esca dalla classe una volta per tutte.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Piccinini.

La parola al consigliere Caliandro.

 

CALIANDRO: Grazie, presidente. Ci troviamo per la terza volta a discutere di una vicenda che ha dell’incredibile. Verrebbe da dire che troppi galli in un pollaio starnazzano, però sarebbe un ossimoro, perché non si ha la percezione del ruolo che un’Assemblea legislativa di un ente come la Regione è chiamata a svolgere. Comprensibilmente nel corso dell’ultimo Consiglio la discussione sulle scelte in materia ambientale e sul piano aria integrato di questa Regione sono intervenuti in un dibattito che ci ha tenuto per due giornate a confrontarci sui rapporti tra l’ente Regione Emilia-Romagna e i sindaci che in questa regione si erano interrogati sull’applicazione immediata di un provvedimento. Era comprensibile. Quello che non è comprensibile è la ricerca di una tribuna politica permanente in un’Assemblea che dovrebbe occuparsi dell’applicazione e dell’effettività amministrativa dell’ente. Desta una certa meraviglia cogliere questa irresponsabile gestione personalistica ed elettoralistica del ruolo di consigliere regionale. Discutiamone, mettiamo da parte le interpellanze che pure da alcuni di voi sono state chieste questa mattina, mettiamo da parte il piano per l’adolescenza, mettiamo da parte le risoluzioni che tante volte vengono invocate come strumento di indirizzo della Regione, mettiamo sempre da parte tutto e mettiamo davanti la vostra campagna elettorale.

Io sono veramente inorridito rispetto al modo in cui alcune persone pensano di svolgere il ruolo di rappresentanti delle istituzioni in questo modo. Lo dico perché, guardando quello che la nostra Regione è, la inserisco all’interno di un sistema di responsabilità nazionali politiche, rispetto alle quali siamo chiamati tutti ad operare. La direttiva del 2016 impone a tutte le Regioni del paese di adeguarsi ad un sistema di regole, di tutela ambientale della salute dei cittadini al quale chi amministra secondo coscienza dovrebbe riportarsi. Questo fu ed è stato il nostro piano per l’aria integrato, lo stesso piano che avete voi accolto. Nessuno di voi si è opposto. Pertanto, questo atteggiamento cabarettistico con il quale cercate di tornare indietro sui vostri passi deve fare i conti anche con la procedura di infrazione che l’Italia ha avuto. Io capisco bene che stare all’opposizione e stare al Governo sono due cose molto diverse, ma oggi che quella che è una minoranza disorganizzata, farfugliata, nascosta, certe volte negata, ma che governa questo paese e che qui invece si presenta con tante voci, sia effettivamente rappresentata dalla censura del consigliere Galli. È evidente che la consigliera Piccinini aderisce a Forza Italia in questo momento, stabilisce quindi che quelle che erano una delle cinque stelle sull’ambiente, la sesta che aveva portato ad avere una politica sull’ambiente che strizzava l’occhio al piano per l’aria, in questo momento entra a rimorchio della politica effettivamente che il movimento di Silvio Berlusconi rappresenta in questo paese. Fanno una scelta politica, e lo avete fatto davanti a tutti. Questa scelta è incomprensibile perché, se parliamo di ambiente, se parliamo di tutela della salute delle persone, la domanda che ci saremmo dovuti porre e che poniamo noi al Governo, come abbiamo già fatto nell’Assemblea precedente, è dove sono i soldi, dov’è l’adempimento degli obblighi assunti nell’accordo tra le Regioni del Nord del bacino padano rispetto alla diminuzione delle PM10. Lo chiedo al Ministero dello sviluppo economico di questo paese: dove li mette questi soldi? Continuano ad avere intenzione di raccontarla? Se continuiamo a raccontarcela, dovremmo dirci che in questo momento solo la Regione Emilia-Romagna stanzia dei soldi per andare in quella direzione, mentre dal Governo non si ascolta nulla, neanche un centesimo. Quindi io capisco questo nuovo sodalizio tra Berlusconi e il movimento di Beppe Grillo, ha le sue ragioni, ha l’opportunismo alle sue spalle, però ad un certo punto nella legge di bilancio un centesimo sulla rottamazione degli Euro4 ce lo potevate anche mettere. Non dovevate metterli tutti sul condono i soldi, potevate anche metterli sulla tutela dell’ambiente.

Io mi chiedo se il nostro atteggiamento debba essere quello di nascondere il fatto che noi abbiamo ascoltato in maniera responsabile il rapporto tra enti, abbiamo accettato di inserire nelle attività che vogliamo svolgere una serie di interventi che sono diretti a tutelare la salute dei nostri cittadini: la rottamazione con gli investimenti sia del bacino padano sia dei 5 milioni che abbiamo annunciato. Il rinnovo di settantacinque mezzi del parco autobus urbano lo abbiamo fatto noi con i nostri soldi. La rottamazione dei veicoli che producono PM10, gli interventi sul sistema intermodale che hanno, stante la totale inattività delle altre Regioni come Lombardia e Veneto rispetto al problema che veniva sì raccontato dall’intervento del capogruppo del Movimento 5 Stelle, ma che dimentica di dire che sono la loro maggioranza di governo quelle Regioni che in questo momento non adempiono agli obblighi di tutela della salute dell’ambiente. Il cortocircuito secondo me non sta soltanto nell’essersi messi in coda alla ruota di Galli, ognuno sceglie la sua coda – voi avete scelto Galli – il punto è se la mozione di censura è diretta a tutelare la salute dei cittadini o non è invece diretta al fatto di riconoscere che politicamente questa assise decide di concentrarsi non sulla salute dei cittadini, non sull’effettività dell’attività amministrativa, ma decide di concentrarsi in continui défilé di cabarettisti che intervengono per tre volte di seguito sullo stesso argomento, senza mai dire “chiederemo al nostro Governo di stanziare gli altri 5 milioni di euro utili per la rottamazione degli Euro4”, perché poi il problema è quello! Il problema è che dite che volete che si torni indietro, ma non dite come si torna indietro.

Il motivo per il quale noi ci troviamo in difficoltà è che avete superato il limite. Questa mozione di censura svilisce il vostro ruolo e il modo in cui vi siete accodati dietro a Forza Italia svilisce il vostro ruolo di minoranze, di maggioranza nel Governo, ma di forze responsabili. Avete scelto di unire le politiche antiambientaliste con le politiche ambientaliste, ma lo avete fatto nel modo sbagliato, pensando di poterci sempre spiegare qual è la via d’uscita, ma senza mai assumervi la responsabilità. Io pensavo che fosse bastata la discussione della volta scorsa, ma voi avete lasciato in atti nella storia di questo ente che il Movimento 5 Stelle segue Forza Italia. Questa è la nota di merito, della quale andrete orgogliosi per i prossimi anni.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Caliandro.

La parola al consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente. Grazie all’idea avuta dal collega e amico Galli di voler presentare questa mozione di censura che, sull’onda del dibattito, ho sottoscritto volentieri, ho avuto modo di soffermarmi maggiormente su quanto successo e soprattutto ho avuto il tempo di rivedermi i verbali relativi all’approvazione del piano aria e di approfondire maggiormente alcuni atti approvati dall’Assemblea legislativa nell’arco degli ultimi due anni. Se ho sottoscritto questo atto sull’onda di quanto successo in Aula, cioè sulla bocciatura di un mio emendamento presentato precedentemente a quello di Giunta e avente pressoché il medesimo contenuto di quello poi approvato dalla maggioranza, oggi sono felice di averlo fatto e ancora più convinto della validità di questa mozione di censura.

Innanzitutto, nel corso del dibattito che si è sviluppato tra il 16 e il 17 ottobre sono emerse alcune posizioni interessanti. Così come già avvenuto anche precedentemente in sede di commissione è stato rinfacciato ad ogni piè sospinto alle opposizioni di essersi astenute in sede di voto finale sul PAIR 2020, per sollevare perplessità e contrarietà soltanto a distanza di due anni. Sicuramente va dato atto del fatto che il PAIR 2020 è stato approvato in un momento particolare, all’indomani della lettera relativa alla procedura di infrazione comunitaria e, pur non essendo all’epoca componente di questa Assemblea, ritengo che quell’elemento abbia sicuramente influenzato il voto dei colleghi, inducendoli ad assumere un atteggiamento quanto mai responsabile. A quel voto però mi sembra scorretto richiamarci oggi, perché da lì il mondo è cambiato. La procedura di infrazione infatti non riguardava esclusivamente noi, ma le regioni dell’intero bacino padano e a quel livello andava data una risposta. Nel momento nel quale il PAIR 2020 veniva approvato era, se non sbaglio, già aperta l’interlocuzione per il nuovo accordo di bacino padano, che è poi stato ufficialmente sottoscritto in occasione dell’incontro del 9 giugno 2017 che si è tenuto proprio qui a Bologna con il ministro Galletti. Le stesse perplessità che io ho sollevato in questi giorni ricalcavano emendamenti presentati da chi mi ha preceduto su questo scranno, primo fra tutti il differimento del divieto di circolazione per gli Euro4 diesel al primo ottobre 2020. Chiaramente ciascuna Regione ha contribuito alla definizione di quel documento.

Come più volte evidenziato da questa Giunta, il ruolo di guida e di impulso giocato dalla nostra Regione in quell’occasione è stato probabilmente determinante per raggiungere l’obiettivo finale prefissato per il rientro. Va da sé, però, che, se misure comuni erano state decise, era sulla base di quelle misure che sarebbero dovuti essere ridefiniti e adeguati i contenuti dei piani aria delle Regioni coinvolte. Proprio in quell’ottica e con la lungimiranza di prevedere che ci saremmo trovati costretti a rivedere i divieti imposti nel momento nel quale fossero emerse le contraddizioni relative alla diversa applicazione del provvedimento fra le diverse Regioni, che Fratelli d’Italia presentò un emendamento all’articolo 33 delle norme tecniche di attuazione, respinto dalla maggioranza, che prevedeva l’introduzione di un nuovo comma teso a prevedere che gli obiettivi e le misure contenute nel piano aria integrato regionale 2020 fossero oggetto di revisione per essere uniformate alle risultanze del nuovo accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure di risanamento della qualità dell’aria del bacino padano. Se tale emendamento fosse stato approvato, avrebbe consentito ugualmente a questa Giunta di presentarsi al tavolo del bacino padano dimostrando sulla carta di essere la più virtuosa, ma mantenendo al contempo la possibilità di adeguare le misure adottate a quelle comunemente decise dalle quattro Regioni.

Capisco che l’accordo stesso proprio in materia di circolazione dei diesel fosse costruito in maniera da consentire tanto il divieto già stabilito dall’Emilia-Romagna per gli Euro4 diesel al 2018, quanto per soddisfare la volontà delle altre tre Regioni di applicarlo soltanto nel 2020, ma sarebbe stata sufficiente un po’ di umiltà per fare un passo indietro, su sollecitazione delle altre Regioni, e individuare limitazioni comuni sicuramente più comprensibili per i cittadini.

Se il divieto per gli Euro4 diesel fosse scattato in tutte e quattro le regioni penso che tutti questi problemi non ci sarebbero stati. È altrettanto chiaro che l’introduzione di un divieto così pesante, soprattutto per le popolazioni che vivono ai confini con altre regioni che si danno limitazioni inferiori, non possa essere accettato. Si è preferito invece aspettare, fra l’altro senza fare adeguata pubblicità ai divieti introdotti, per arrivare alla vigilia della loro applicazione e assistere passivamente all’esplosione dell’inevitabile caos.

Fratelli d’Italia ai tempi dell’approvazione del piano aria aveva già presentato un emendamento teso a differire l’applicazione del divieto di circolazione alle vetture Euro4 diesel al 2020, ovviamente bocciato dalla maggioranza, quindi mi è sembrato naturale presentare a fine settembre, alla vigilia dell’applicazione del divieto, un’interrogazione sul tema. Ancora nel corso della prima settimana di ottobre l’assessore Gazzolo si ostinava a difendere a spada tratta il provvedimento. L’8 ottobre, come peraltro annunciato alla stampa, avevo provveduto a depositare un emendamento teso ad allineare le limitazioni alla circolazione a quelle adottate da Lombardia, Piemonte e Veneto. Lo stesso giorno l’assessore Gazzolo incontrava i sindaci e costringeva la Regione al fatidico “contrordine compagni” di guareschiana memoria, cioè a fare riflettere questa maggioranza sulla tremenda iniquità che stava commettendo nei confronti dei tanti cittadini che sicuramente non possono permettersi di cambiare auto ogni sei/otto anni.

Conscio del fatto che l’applicazione ai soli abitanti dell’Emilia-Romagna di limitazioni più stringenti rispetto alle altre realtà del bacino padano, così come dimostrato dai dati contenuti nel PAIR 2020, non apporterà significativi cambiamenti nella qualità dell’aria dell’intero bacino in quanto l’inquinamento prodotto dai veicoli privati resta marginale rispetto a quello prodotto dai veicoli in circolazione, soprattutto alla luce delle esenzioni introdotte, per le quali i veicoli maggiormente inquinanti resteranno in circolazione e comunque non saranno mai commisurabili in termini costi/benefici, ai sacrifici imposti ad una considerevole fascia di popolazione che sarebbe stata obbligata a cambiare autovettura, attendo il prosieguo del dibattito per capire come si intende procedere su questo punto. Il 17 ottobre con l’arroganza dei numeri, e non certo grazie alla lungimiranza delle idee, la maggioranza ha deciso di bocciare l’emendamento proposto da Fratelli d’Italia per la sola ragione di poter rivendicare una presunta primogenitura della revoca del divieto di circolazione degli Euro4 diesel, presentando tardivamente un emendamento che nel primo comma è assolutamente sovrapponibile al nostro. Lo stesso giorno usciva una dichiarazione dell’assessore Gazzolo che asseriva «nessun consigliere di minoranza mi aveva chiesto di retrocedere, me l’hanno chiesto i sindaci dopo una settimana di attuazione interpretando il sentimento dei cittadini», sono rimasto del tutto interdetto considerandole asserzioni di una gravità estrema. Voler rivendicare la paternità di un atto, di una posizione è sicuramente cosa umana, ma mentire spudoratamente quando atti scritti e protocollati dicono il contrario, è del tutto inaccettabile per chi vuole ricoprire una carica pubblica.

Nel corso del dibattito d’Aula i colleghi del PD, difendendo il ritardo con cui la Giunta si è mossa, ci hanno bacchettato iniziando ad illustrarci come le posizioni da noi sostenute fossero errate in quanto era possibile apportare modifiche o correttivi al PAIR soltanto a fronte dell’inserimento di compensazioni di segno opposto, proprio come se si trattasse di un bilancio contabile dove, a fronte di un allentamento su una misura, essa andava compensata da altre misure aggiuntive per restituire di fatto un pareggio di bilancio. Purtroppo, come recitava un vecchio proverbio, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Mi spiego. In un eccesso di zelo l’assessore Gazzolo, per poter mascherare la retromarcia innestata, ha chiesto ad ARPAE di procedere ad un’istruttoria tecnica per la valutazione dell’impatto sulle emissioni di NOx e PM rispetto all’impatto delle decisioni assunte l’8 ottobre 2018 da parte della Regione e dei sindaci sulle misure del piano aria; il documento, come spesso avviene, ci era stato distribuito all’ultimo secondo direttamente in Aula e ovviamente, con la concitazione del momento, nessuno ha avuto il tempo di approfondirlo e, tranne che per un breve inciso citato dal collega Facci, era di fatto passato sotto silenzio. Il ritornare oggi su questo tema mi ha dato l’opportunità di riprenderlo e approfondirlo. Devo ammettere che, a fronte di una lettura ragionata, l’ho trovato davvero esilarante.

A parte l’avvertenza per la quale ARPAE asserisce che le valutazioni presentate in questa nota sono state eseguite con metodo speditivo e contengono molte approssimazioni che, come precisato più avanti, potranno essere aggiornate, riviste in sede di monitoraggio del piano nel corso del 2019; in compensazione ARPAE cita alcune misure quali gli incentivi alla sostituzione dei veicoli privati, gli incentivi alla sostituzione dei veicoli commerciali leggeri, il rinnovo di settantacinque mezzi del parco autobus urbano e gli interventi sulla mobilità sostenibile. Di queste misure compensative l’unica vera novità è costituita dagli incentivi alla sostituzione dei veicoli privati, tutte le altre misure citate sono precedenti e indipendenti rispetto alla revoca del blocco degli Euro4 diesel, che ritengo già contemplate dalla nostra pianificazione. Infatti gli incentivi alla sostituzione dei veicoli commerciali leggeri, grazie a finanziamenti regionali e statali, è una misura già ricompresa nel PAIR 2020. Il rinnovo del parco bus pubblico, grazie a fondi ministeriali e stanziamenti europei POR FESR, è già contemplato nel piano dei trasporti e dall’accordo sul trasporto pubblico locale. Fra gli incentivi per la mobilità sostenibile le duemila colonnine di rifornimento per veicoli elettrici derivano sempre dai predetti atti, ai quali si somma l’accordo siglato il 13 settembre scorso con i rappresentanti di cinque tra i principali fornitori di energia elettrica che operano nella nostra regione. Le ciclabili derivano dalla legge sulla ciclabilità e le agevolazioni per il trasporto pubblico locale derivano in parte dal gettito sugli idrocarburi ed in parte al patto per il trasporto pubblico regionale e locale 2018/20.

Un dato poi svetta su tutti: quello del carico compensativo fornito dal rinnovo di soli settantacinque mezzi del trasporto pubblico. ARPAE attesta che questa misura da sola sarebbe in grado di compensare un quinto delle emissioni di NOx dell’intero parco circolante regionale di autovetture Euro4 diesel. Considerando i seicento autobus che dovevano essere sostituiti entro il 2020, sulla base degli adottati nel corso dei due anni scorsi, basterebbe attuare questa misura per compensare due volte le emissioni prodotte da tutte le autovetture diesel Euro4 della regione.

Per quanto attiene al divario ancora presente in termini di PM, ARPAE si lancia a spiegare che una parte sicuramente è compensato dall’attuazione delle misure previste dall’accordo di bacino padano da parte delle altre Regioni, cosa evidentemente non prevista dal PAIR che ragionava come se la nostra Regione fosse una realtà a sé stante, quasi fosse sprofondata nel vuoto cosmico ed il restante è compensato dalle misure di rientro che erano state inserite nella lettera all’Unione europea, con la quale si illustravano le misure contenute nella memoria difensiva alla Commissione europea in seguito alla messa in mora dell’Italia. Si noti che fra queste ultime è prevista la riduzione della velocità massima autostradale da 130 chilometri orari a 110 chilometri orari per gli autoveicoli. Vi garantisco che anche stamattina ho utilizzato l’autostrada per arrivare fin qui, ma del nuovo limite non mi sono mai accorto. A compensazione vengono quindi prese in considerazione praticamente soltanto misure già ricomprese in precedenti pianificazioni, aggiustate con una buona base di fantasia. Sorge quindi spontaneo porsi un interrogativo: ma tali misure erano quindi già calcolate, ma non attuate al momento in cui il PAIR è stato approvato oppure non lo erano? Buttandola in termini contabili, come voi avete evoluto fare, delle due l’una: o ci troviamo innanzi ad un tesoretto nascosto che da solo avrebbe potuto compensare buona parte del divieto di circolazione degli Euro4 diesel oppure ci troviamo dinanzi ad un clamoroso falso in bilancio.

Per tornare al tema, qui ci troviamo davanti soltanto a chi ha voluto giocare ad essere il primo della classe a danno dei cittadini. Io, a differenza di chi ha passato la vita a fare politica, di mestiere faccio il concessionario d’auto e lo dico quindi contro il mio interesse, ma a fronte di un divieto come questo chi si fosse rivolto a qualunque concessionario per cambiare l’auto Euro4 avrebbe ricevuto un’offerta ridicola per un usato di fatto fuori mercato, dovendo invece pagare la nuova vettura a prezzo pieno, perché l’Emilia-Romagna, a differenza per esempio del Veneto, non aveva previsto incentivi per i privati cittadini. Vi rendete conto del danno? Io credo di no. Per questo, non per altro abbiamo chiesto la censura dell’assessore. Pensate ora a chi l’auto a queste condizioni l’ha cambiata ed ora si trova con il divieto posticipato: oltre al danno la beffa. Altro che censura, all’assessore andrà bene se nessuno le chiederà danni.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Tagliaferri.

La parola al consigliere Facci.

 

FACCI: Grazie, presidente. Anch’io vorrei dare un contributo a questa discussione sia per avere sottoscritto la mozione di richiesta di censura sia perché credo che sia doveroso anche riportare la questione sui corretti binari.

Ho sentito parlare di volontà di campagna elettorale permanente dalle parole del capogruppo del Partito Democratico, tutti tentativi, che respingo al mittente, di distogliere l’attenzione dal vero aspetto che fondamentalmente questa richiesta di censura vuole mettere in evidenza. Parto dal presupposto che questa è una prerogativa di ogni consigliere, a maggior ragione delle minoranze, quindi il fatto che in qualche modo si voglia contestare questa procedura adottata lo trovo obiettivamente irrispettoso delle prerogative di ciascuno di noi, a maggior ragione di una minoranza che, stante i numeri, non è che ha grande possibilità di intervenire sulle scelte di fondo. Se poi ci volete togliere anche il diritto di presentare mozioni o comunque atti di intervento nel merito dei comportamenti dell’Amministrazione regionale, credo che sarebbe obiettivamente, collega Caliandro, pretendere troppo. Se volete continuare a chiamarvi Partito Democratico.

Io credo che il dato vero sul quale ragionare è che questa amministrazione non ha fatto una corretta informazione. La vera doglianza, la vera critica che io rivolgo alla Giunta, ovviamente all’assessore che rappresenta e che ha avuto e ha tuttora la gestione di questa importante materia è quella di non aver fatto corretta informazione. Non solo, se vogliamo ha fatto anche un po’ di confusione, perché ad esempio il PAIR risale all’aprile del 2017, non sto a rivangare ovviamente che cosa conteneva, ma questa Amministrazione regionale fece una scelta e indicò una serie di limiti e di date, di riferimenti temporali: per esempio una entrata in vigore del divieto di circolazione al primo ottobre 2018, salvo poi, pochi mesi dopo, andare a sottoscrivere l’accordo di bacino padano con il ministero in cui la data veniva riallineata con quella delle altre regioni o quantomeno non si era andati a specificare che si era fatta una scelta differente. Quindi già questa è una contraddizione in atti normativi. Poi una successiva delibera di Giunta regionale del settembre 2017 che ritornava alla precedente disposizione, anche in termini più restrittivi. Che cosa è mancato, oltre ad avere messo in campo un po’ di schizofrenia a livello normativo e legislativo?

L’informazione ai diretti interessati, perché le amministrazioni non è un caso che si siano rivolte a voi nel mese di settembre del 2018, perché fondamentalmente hanno imparato, complice anche un’ulteriore schizofrenia da parte di qualche vostro tecnico che andava a dire certe cose, salvo poi rimangiarsi la parola detta, e hanno avuto un confronto con voi nel mese di settembre, con lei, assessore, e anche con il presidente Bonaccini. Il fatto che dovessero molte di queste andare ad effettuare una zonizzazione per individuare la soglia dei trecento metri molte l’hanno imparato nel mese di settembre 2018. È colpa della minoranza che doveva avvisare i sindaci amici o doveva avvisare la collettività o forse è una responsabilità di questa Amministrazione che, nel momento in cui ha assunto determinati provvedimenti, avrebbe dovuto fare una corretta informazione in merito? Qua nessuno contesta, nessuno si rimangia le scelte di fondo sulle politiche della qualità dell’aria, non è questo: se la mettete su questo piano, prendete ovviamente una cantonata.

Chi ha cercato di fare un attacco politico a questa parte o al Governo attuale sostenendo che qui si vuole inquinare o si vuole sostenere e non rivendicare le campagne per la qualità dell’aria è in malafede. Qui la scelta è di metodo. Non avete fatto una corretta informazione. I provvedimenti sui generatori di calore quante Amministrazioni comunali lo sapevano? I provvedimenti sulla limitazione al traffico, oltre che naturalmente agli autoveicoli, quante Amministrazioni lo sapevano? Vogliamo parlare degli operatori diretti interessati oppure soggetti anch’essi direttamente interessati? Andate a parlare con chi installa gli impianti di generazione di calore e chiedete se hanno avuto contezza della classificazione dei generatori che deve rispondere a determinate stelle, perché altrimenti a certe stelle non si possono più installare; chiedete se c’è stata una doverosa attività di approfondimento e di ausilio alla loro professione. Nessuno vi sa rispondere, perché è stato adottato un provvedimento che imponeva la classificazione dei generatori di calore mettendo alla mercé e ovviamente nel caos totale categorie di lavoratori. E ultimi ma non ultimi i cittadini. È stato ricordato da chi mi ha preceduto chi ha cercato frettolosamente di vendere o svendere la propria autovettura, salvo poi capire che poteva avere un anno di vita in più: il caos più completo. Una totale schizofrenia dal punto di vista normativo e anche informativo.

Assessore, io non ce l’ho certamente con lei, che rappresenta una figura politica e io mi rivolgo naturalmente a quella; ritengo che questa figura politica, che ha un ruolo apicale in un settore fondamentale in questo momento quale quello della materia ambientale, questa materia l’abbia gestita male, questa questione l’abbia gestita male. Lei, il suo staff, è stata mal consigliata? Può darsi. Io riconosco sempre a tutti in partenza la buona fede e non ho preconcetti, non ho pregiudizi; fondamentalmente, assessore, è un cartellino giallo e non certamente un cartellino rosso, non certamente una squalifica per ics giornate, mi passi la metafora calcistica, però credo che questa Amministrazione su questa questione abbia obiettivamente sbagliato tante cose. Abbia sbagliato l’approccio, abbia sbagliato l’informazione, abbia sbagliato il comportamento con i diretti interessati.

Per questi motivi ho sottoscritto, e ringrazio il proponente Andrea Galli, la mozione di censura che voterò con le specificazioni e con l’assoluta serenità di quello che ho detto, perché non c’è nessuna volontà diversa da quella di riprendere questa Amministrazione su una infelice gestione di un provvedimento di assoluta importanza che avrebbe meritato, a mio avviso, ben altra attenzione, ben altra anche sensibilità, ben altro comportamento da parte vostra, da parte dei vostri uffici, da parte naturalmente di tutta l’Amministrazione.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Facci.

La parola al consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. Io capisco le esigenze legittime e le iniziative legittime da parte di ciascun gruppo consiliare da sottoporre all’Aula, che sono prerogative di ciascuno di noi, sarebbe anche utile che le stesse iniziative avessero anche una qualche forma di coerenza rispetto al dibattito e a quello che si propone, perché, stando al merito della mozione, se leggiamo la mozione di censura nei suoi contenuti, io ad esempio non capisco perché si faccia riferimento, nel citare la scarsa informazione, sulla quale poi due parole dirò, sul piano aria veicolata dall’Amministrazione e si fa l’esempio del sindaco di Bologna, non capisco perché identico elemento di riprovazione per esempio non venga fatto nei confronti della sindaca di Piacenza oppure anche della sindaca di Imola. C’è un elemento che vorrei sottolineare, perché nel momento in cui si dice alla Giunta e all’assessore “avete fatto scarsa informazione” o lo si dice in modo preciso e puntuale, come immodestamente abbiamo fatto noi in Aula dicendo c’è stato un problema che ha riguardato tutta la filiera istituzionale, dalla Giunta eventualmente ai sindaci, agli enti locali – io usai queste parole in Aula – la filiera istituzionale eventualmente è da mettere sotto osservazione, non una parte sola. Se lo si fa solo nei confronti di una parte, allora diventa strumentale. Se poi vogliamo percorrere il sentiero, io vorrei chiedere ad esempio come mai, visto che si dice che tutti i sindaci e le Amministrazioni sono venute in Regione a lamentarsi, tutte tranne alcune: ad esempio non era rappresentata l’Amministrazione di Piacenza, non era rappresentato il Comune di Imola in quell’incontro e mi risulta, magari sbaglio, che la sindaca di Piacenza, così come l’assessore all’Ambiente ed ex segretario della Lega, non siano esattamente vicini all’area che governa…

 

(interruzioni del consigliere Rancan)

 

Ho detto ex segretario della Lega. Dopo di che io non sono abituato ad interrompere gli altri, ascolto, ho questa cattiva abitudine, perché funziona sempre così qua.

Il Comune di Piacenza non c’era, il Comune di Imola non c’era e oggi vediamo una mozione firmata guarda caso da tutti i consiglieri del centrodestra, cui si aggiunge il sostegno dei colleghi dei Cinquestelle che censurano solo una parte. Strano! Non solo, aggiungo anche e lo ribadisco che noi abbiamo titolo forse per esprimere qualche elemento di perplessità, non certo chi su quel piano non ha aperto bocca, perché nel 2017 da quella parte dell’Aula nessuno ha aperto bocca, nessuno ha imposto niente a nessun altro. Il consigliere Pompignoli parla del fatto che la Giunta abbia imposto il provvedimento: nessuno ha imposto, è stato votato dall’Assemblea legislativa con il voto favorevole di una parte e l’astensione dell’altra. Non ho sentito fare barricate nell’aprile del 2017 da parte di nessuno di voi. Quindi che oggi in questa mozione di censura si sostenga che quelle misure avrebbero fatto sfracelli, precipitato non solo i concittadini ma anche le tante piccole e medie imprese obbligate a cambiare il parco mezzi, queste osservazioni perché non le avete fatte nell’aprile 2017? Perché non c’è coerenza in quello che fate e in quello che dite. Nessuno lo ha detto, nessuno l’ha fatto.

Poi che i colleghi Cinquestelle sostengano una mozione che attacca di fatto le politiche ambientali di questa Regione, perché troppo restrittive, mi stupisce molto perché io ho detto è stato un errore tornare indietro, noi abbiamo detto bisognerebbe andare avanti, che però i colleghi Cinquestelle oggi sostengano una mozione che ha questa come base, cioè che quel provvedimento faceva dei danni perché era troppo restrittivo, veramente lascia perplessità. Oltretutto considerando che in quell’incontro, tanto ricordato da tutti in cui i sindaci sono venuti a lamentarsi, non c’era né il sindaco di Piacenza né guarda caso il sindaco di Imola.

Rispetto alla mancata informazione, guardate che queste Amministrazioni non hanno mica fatto nulla di diverso da quelle degli altri capoluoghi di provincia: hanno adottato, sulla base di una discussione in essere con la Giunta, dei provvedimenti secondo me in ritardo. Io l’ho detto quel giorno e lo ribadisco, così torno a parlare di quello di cui ho parlato quel giorno in Aula, se il sindaco di Bologna aspetta tre giorni prima di fare un’ordinanza, non è mica colpa di nessun altro. Bisogna che qui le responsabilità ognuno si prenda le proprie. Per cui, rispetto ad un piano approvato nell’aprile 2017, se un sindaco aspetta il 28 settembre dell’anno dopo per adottare degli strumenti informativi e le ordinanze, di chi è la colpa? Il tema è un pochino più articolato e un pochino più complesso.

Noi abbiamo detto che ci sono dei problemi, ci sono stati degli errori, la posizione che abbiamo espresso credo sia stata lineare: siamo stati gli unici che hanno votato contro quell’emendamento. Anche qui un pochino di coerenza tra ciò che si dice, ciò che si fa, ciò che si pensa, se no diventa tutta un’unica grande, indistinta notte in cui tutte le vacche sono nere, ma non funziona così. Noi siamo stati da questa parte gli unici che hanno votato contro a quell’emendamento, per questo dico che abbiamo qualche titolo in più per parlare.

Concludo, visto che sui classici ogni tanto è anche utile ritornare e lo dico amichevolmente ai colleghi dei Cinquestelle, Orazio diceva «De te fabula narratur» (la favola parla di te), mi è venuto in mente, ripercorrendo qualche rudimento di storia delle scuole superiori, Fedro, autore importante, noto per le favole, Gaio Giulio Fedro autore di favole che in una di queste dice «Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi»: spinti dalla stessa sete, il lupo e l’agnello hanno raggiunto la stessa riva, il punto è che alla fine il lupo mangia l’agnello, quindi consiglio ai colleghi Cinquestelle che, quando decidono di affiancarsi alla riva ai colleghi della Lega, abbiano bene in mente come di solito finiscono le favole.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Taruffi.

Non ho altri iscritti e mi pare che, come da Regolamento, tutti i gruppi che volevano intervenire lo abbiano fatto, quindi darei la parola al presidente della Giunta Bonaccini.

 

BONACCINI, presidente della Giunta: Grazie, presidente. Credo sia giusto che intervenga io. Vi ringrazio per i toni. A parte la consigliera Piccinini che divide sempre il mondo in bianco e nero, in buoni e cattivi, mi pare che ci siano spunti in alcuni casi che vorrei portare all’attenzione di ciò che anche il Governo e le altre Regioni dovranno fare, qual è l’elemento di autocritica che posso fare su di me.

Paola Gazzolo ha tutta la mia stima per come ha lavorato, sta lavorando e come stiamo lavorando. Intanto non è una richiesta di dimissioni, lo apprezzo. Peraltro, in questo paese, dove si chiedono le dimissioni di chiunque, ogni giorno bisognerebbe tornare a qualche anno fa che si chiedono per cose davvero rilevanti o per condotte illecite, per errori gravissimi politici; la censura potevate farla al sottoscritto, in ogni caso la sento mia, perché non è che i componenti della Giunta si muovano indipendentemente.

Vorrei però partire da una riflessione su cosa vogliamo fare sull’abbattimento dell’inquinamento atmosferico, perché credo che alla luce di questo sarà utile che proviamo insieme a capire se siamo d’accordo su un punto: siamo d’accordo che si è fatto troppo poco in passato anche qua per contrastare i livelli di inquinamento, che sono peraltro inferiori a quelli del passato, perché le tecnologie, la scienza aiuta sia nel riscaldamento privato, in quello pubblico, negli stessi motori, le emissioni? E c’è un problema che ha a che fare con l’inquinamento atmosferico e sulla congestione del traffico che, anche qualora avremo auto ad idrogeno o elettriche, non risolverà il tema per quanto meno rilevante del primo il congestionamento se non si può circolare, giusto? Lo dico perché, consigliera Piccinini, io ho capito il riferimento legittimo che ha fatto che io liscerei il pelo alle associazioni economiche: no, dico pubblicamente e l’ho sempre detto, sarebbe curioso che dicessi il contrario, che noi le infrastrutture per le quali abbiamo le risorse, i progetti approvati e le valutazioni di impatto ambientale approvate noi pretendiamo di realizzarle, non chiediamo di realizzarle. Io al Governo ho detto che non vogliamo nulla, di lasciarci lavorare. D’altra parte è la stessa cosa che ho sentito dire al presidente Fedriga, al presidente Zaia, al presidente Fontana, al presidente Toti, al presidente Chiamparino, se sto alle Regioni del Nord di cui facciamo parte, perché, se si ferma questa parte del paese negli investimenti che deve fare, con il Governo che legittimamente ha previsto un PIL all’1,5 per cento il prossimo anno e se la Regione Emilia-Romagna dagli istituti autonomi è data che invece all’1,8/1,9 crescerà di 1,3/1,4, io vedo difficile che, se noi crescessimo davvero e cresceremo dell’1,3/1,4 possa il paese crescere dell’1,5. Siccome io mi sento italiano prima che emiliano-romagnolo e voglio bene al mio paese, io mi auguro che ci prenda invece la stima del Governo, per raggiungerla bisogna che mettiamo più investimenti.

È la prima volta dopo quattro anni che c’è crescita zero, avete visto oggi sui consumi c’è un segno negativo, c’è l’allarme di tutte le associazioni economiche. Fuori dalle logiche di disputa politica, sto parlando dei mesi che avremo davanti e io ribadisco: se fermate 3 miliardi di euro circa di investimenti, darete un danno all’Italia, non solo all’Emilia-Romagna, perché questa regione per la sua collocazione geografica è strategica per muoversi da est ad ovest, da nord a sud. Quelle infrastrutture noi le vogliamo realizzare. Dopo di che agli stessi dibattiti la consigliera Piccinini mi ha sempre sentito dire che abbiamo fatto troppo poco sul contrasto alle emissioni di gas climalteranti in atmosfera.

Il lavoro che Paola Gazzolo e gli uffici dell’Assessorato hanno fatto ci ha consentito di essere tra le diciannove regioni del mondo, le sette europee, insieme alla Lombardia, che a San Francisco, alla più importante assemblea mondiale, quattromila delegati di Stati nazionali, regionali e comunali di tutto il mondo, quella della Città metropolitana l’ha aperta Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, quella delle Regioni il governatore della California in scadenza, si è votato stanotte, e mi pare che quel riconoscimento che ci ha fatto prendere impegni che, indipendentemente da chi ci sarà dopo Bonaccini, questa Regione, se non li vorrà cancellare, saranno da un lato ridurre del 40 per cento, come abbiamo scritto nella “Low Carbon Economy” in quel piano di emissioni in atmosfera al 2030 e al 2050 veicoli a emissioni zero. Se si è fatto troppo poco, dobbiamo fare di più a partire da noi. Da questo punto di vista io registro in questo senso due divaricazioni però, tra chi (il Movimento 5 Stelle) dice dovevate andare avanti lo stesso, l’ha detto pubblicamente, le città che amministrano lo possono fare e chi come la Lega, Forza Italia, il centrodestra più in generale dice che è stato un errore immaginare quella misura adesso. Ci sta. Io penso che noi dobbiamo insistere ad investire su una strategia che è quella che ci porti ad avere meno inquinamento, perché in questo ha ragione anche la consigliera Piccinini quando dice il tema è la salute dei cittadini, posto che sapete cosa ho sempre detto. Viviamo in una zona che non aveva da mangiare, è tra le più ricche, parlo del bacino padano, d’Europa e del mondo, c’è qui più di un terzo della popolazione italiana che ci vive, le infrastrutture più importanti del paese, tra le prime in Europa, le imprese che producono da sole la metà del PIL italiano, è evidente che qualche problema di più emissioni che da altre parti c’è. È anche vero che siamo nella parte del mondo, dopo il Giappone, in cui si vive più a lungo. Non vorrei lo dimenticassimo mai: ottantacinque anni l’aspettativa di vita le donne, ottantuno gli uomini, con quindici anni negli ultimi cinquant’anni in più, che è un bene. Vuol dire tutto sommato che il contesto socioeconomico di questa parte del mondo, parlo del bacino padano, non è così malvagio per qualità della vita. Dopo di che dobbiamo fare di più.

Io dico abbiamo fatto delle cose, su questo mi sento assolutamente in linea, anzi, tra i più coraggiosi in questo paese; abbiamo finanziato po’ po’ di investimenti, il prossimo anno entro dicembre ci saranno settantacinque nuovi treni circolanti per i pendolari, tutti con aria climatizzata, posti per i disabili, posti per le biciclette: prima Regione a fare la gara del ferro in Italia. La SFM, noi abbiamo fatto quello che potevamo fare nel momento in cui ci siamo insediati; gli FSC hanno finanziato e bisogna sapere come funziona istituzionalmente, consigliera Piccinini, la filiera dei finanziamenti, da dove arrivano, chi deve fare il progetto e come si appaltano. Lei lo sa, non ho dubbi, lei sa che presto partirà un cantiere che finalmente permetterà di fare un investimento, abbiamo ricevuto un sacco di soldi dal Governo precedente negli FSC europei che permetterà di affrontare e risolvere un problema strutturale come il nodo di Casalecchio o di Rastignano per altre cose.

Segnalo che, proprio perché non l’avevamo nel programma, ma ci vogliamo fare carico di una nuova sfida, consegneremo a chi verrà dopo di noi un progetto che riguarderà la realizzazione di una nuova metropolitana di costa che da Cattolica possa arrivare fino ai Lidi ferraresi, perché anche in quegli oltre cento chilometri di costa dove arrivano oltre quaranta milioni di presenze turistiche all’anno abbiamo bisogno di mettere qualcosa alternativo all’uso del solo mezzo privato su gomma. Però i seicento bus ecologici che in due anni sostituiranno quelli antinquinamento, una parte già sostituiti, gli investimenti sulle duemila centraline, non so quanti altri in Italia le avranno nel giro di due anni, per le auto elettriche da Piacenza a Rimini e viceversa; gli investimenti per una legge urbanistica che porterà consumo a saldo zero di suolo; gli investimenti per fare la parte che riguarda la mobilità sostenibile ho detto al ministro Toninelli e al sottosegretario Dell’Orco “se ci date le risorse, vi stanchiamo di progetti già pronti per fare ciclabili, ciclovie”... e io ci credo al Governo che su questo ha una particolare sensibilità anche più di quello di prima. Quindi questo ci mette al riparo da dire che noi stiamo investendo tantissimo, laddove bisogna investire ancora di più. Dobbiamo avere una Regione che permetta di avere dei mezzi alternativi all’uso del mezzo privato sulla gomma per merci e per persone che sia di qualità per provare a spostare un po’ di gente lì. D’altra parte quale altra Regione dà da due mesi il bus gratis a chi ha l’abbonamento al treno annuale o mensile? Abbiamo fatto una scelta politica, perché abbiamo detto “cominciamo a premiare chi rinuncia all’auto privata e va su altro mezzo”.

Vengo al punto. Il consigliere Facci ha detto una cosa giusta: è colpa mia, abbiamo comunicato poco. È vero, l’ho sottovalutata. Pensavamo insieme ai Comuni che si potesse fare una comunicazione superiore, ma mi prendo la mia responsabilità. Me ne sono reso conto nel momento in cui si avvicinava il periodo della decisione e peraltro anche qui ci si chiede “ascoltate i cittadini”, ho fatto un’iniziativa proprio in quelle ore in un comune dell’Appennino dove un sottosegretario importante del Governo mi chiedeva di ripensarci: ci abbiamo ripensato, abbiamo ascoltato i Comuni, la gran parte anche dei sindaci che aveva detto “facciamolo” ha detto “ci rendiamo conto che è un problema”. Anche più di uno, in realtà. Ma è legittimo in quel dibattito, perché prendere quelle decisioni fuori dall’appartenenza politica è un problema sempre perché tu vai a mettere un impedimento a certi cittadini, ma fu così anche sugli Euro3: ve lo ricordate il dibattito? L’ho vissuto, c’erano le stesse discussioni e polemiche di oggi: sono sempre pochi e troppo pochi gli incentivi, vero, e dall’altra parte è sempre poca, troppo poca la comunicazione. Ma sul livello di autocritica la faccio e la faccio anche quando il consigliere Tagliaferri mi dice che bisognava farlo tutti insieme.

Se io ho fatto un errore è che avrei dovuto provare maggiormente a convincere i miei colleghi ad anticipare di due anni quel provvedimento. Non è il tema di primi della classe: se individuiamo che c’è un problema di inquinamento, forse invece che il 2020 era bene tutti insieme farlo. E le motivazioni che io ho utilizzato per fermarci non era solo perché la gran parte dei sindaci ce l’ha chiesto, emettono le ordinanze, era anche perché effettivamente, avendo sempre detto che lo smog non conosce confini geografici né colore politico, avremmo vanificato un provvedimento che, se fatto tutti insieme, qualche risultato in più lo avrebbe dato e lo darà. Peraltro, rivendico, loro hanno fatto una scelta legittima Lombardia e Veneto, mica glielo si può contestare, stanno a quello che avevamo firmato lo scorso anno, noi volevamo provare ad anticipare. Peraltro, guardate che quello che accadrà nel 2020, fra poco più di un anno, è importante perché questo lo rivendico: è un accordo storico! Non era mai successo che i quattro presidenti di quattro Regioni del bacino padano decidessero che era venuto il momento di prendere decisioni comuni per dare effetto ai provvedimenti. Questo sta succedendo su diverse cose. Esce il bando dei 4 milioni di euro per i veicoli commerciali, 2 milioni ad ogni Regione sono arrivati da quella firma dal Governo Gentiloni e 2 milioni li mettono le singole Regioni. Noi adesso metteremo 5 milioni, faccio finta di non aver sentito, Tagliaferri, falso in bilancio: il rating che ci è stato dato di unica Regione excellence come gradimento o giudizio rispetto a come gestiamo i conti pubblici non l’ho fatto io, ed è il MEF, non Bonaccini, che quindici giorni fa ha detto, per bocca del Governo, che siamo la Regione ancora una volta prima per programmazione e velocità di spesa dei fondi europei. Ho visto ieri sera il report di Bankitalia, guardatelo. Ma non per fare i primi della classe, ce lo dicono loro. Non me ne frega niente. Altre regioni sono brave come noi, dico solo che un bilancio con i conti in ordine ci permette adesso di fare operazioni che saranno dal taglio dei super ticket (gli unici a farlo) per una gran parte dei cittadini, quella che abbiamo fatto sui pendolari e adesso metteremo 5 milioni.

Posso dire che mi aspetterei dalle forze che governano il paese che, come il Governo precedente ha messo un po’ di risorse per la rottamazione dei veicoli commerciali, che sono circa un quarto – vado a memoria, posso sbagliarmi – di Euro4 circolanti, l’altro 75 per cento sono i cittadini, dico fate la battaglia con me per chiedere 5 milioni come mettiamo noi al Governo per avere un’opportunità di 10 milioni di euro da mettere a bando per dare un incentivo a rottamare i veicoli inquinanti. Secondo me potrebbe essere il giusto compromesso, ma mica per rivendicare qualcosa. Domani, l’ho ringraziato ieri sera personalmente, il ministro Costa verrà subito, come avevamo chiesto, in Conferenza delle Regioni a presentare lui l’ha chiamato un piano Marshall. Se ci sono le risorse, come lui dice e io non ho dubbi per non credergli, noi abbiamo 135 milioni di euro di progetti approvati, tra esecutivi e definitivi, perché, se tu devi fare un esproprio per far passare la progettazione esecutiva devi avere la certezza di avere le risorse sul definitivo. Noi ci siamo. Sul dissesto idrogeologico l’abbiamo visto cosa è accaduto, fatemi mandare a nome di tutti un abbraccio alle popolazioni colpite, Veneto e Sicilia in particolare, ma anche Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e poi qualcun’altra, anche noi abbiamo chiesto lo stato di emergenza e credo proprio che ci verrà dato e avremo alcuni milioni di euro immediatamente da mettere in campo. Per cui prendetevela con me, avrei preferito andare avanti, abbiamo fatto marcia indietro, ma consapevoli di fare una cosa che non ledeva il rischio di penalizzare i cittadini di una sola regione quando le altre non lo facevano. Abbiamo comunicato troppo poco, è vero. Dopo di che non si è fermato né il mondo né soprattutto noi non ci fermiamo sugli investimenti per una regione che contribuisca a ridurre l’inquinamento atmosferico nel bacino padano.

Una cosa però la dico. L’ha detta Caliandro, l’ha detta Taruffi, mi pare che il tema di come adesso il Governo si comporterà sui finanziamenti per incentivare queste politiche si gioca la vera sfida, perché non c’è nessuna Regione, nemmeno la migliore del mondo e magari non siamo noi, che da sola può fare investimenti tali che un tema come questo così gigantesco possa essere affrontato. Adesso ci prepariamo a mettere robusti incentivi per la rottamazione, avendo davanti un po’ più di mesi rispetto a quello che immaginavamo noi e proviamo a comunicare meglio ciò che, per colpa del sottoscritto, non abbiamo saputo comunicare convincentemente.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, presidente Bonaccini.

Ora procediamo alla votazione per appello nominale.

Chiedo al consigliere-segretario Rancan di venire qui al tavolo.

 

(interruzioni)

 

Le dichiarazioni di voto erano comprese nei quindici minuti, l’ho ripetuto diverse volte, l’avete anche nello schema. Quindi il consigliere-segretario Rancan procede alle due chiamate, chiedo ai consiglieri di rispondere alzandosi in piedi con un sì o un no alla censura.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

Il consigliere-segretario Rancan procede all’appello nominale dei consiglieri che così si esprimono:

 

ALLEVA Piergiovanni

(assente)

BAGNARI Mirco

NO

BARGI Stefano

BENATI Fabrizio

NO

BERTANI Andrea

BESSI Gianni

NO

BONACCINI Stefano

NO

BOSCHINI Giuseppe

NO

CALIANDRO Stefano

NO

CALVANO Paolo

NO

CAMPEDELLI Enrico

NO

CARDINALI Alessandro

NO

DELMONTE Gabriele

(assente)

FABBRI Alan

FACCI Michele

GALLI Andrea

GIBERTONI Giulia

IOTTI Massimo

NO

LIVERANI Andrea

LORI Barbara

NO

MARCHETTI Daniele

(assente)

MARCHETTI Francesca

NO

MOLINARI Gian Luigi

NO

MONTALTI Lia

NO

MORI Roberta

NO

MUMOLO Antonio

NO

PARUOLO Giuseppe

NO

PETTAZZONI Marco

(assente)

PICCININI Silvia

POLI Roberto

NO

POMPIGNOLI Massimiliano

PRODI Silvia

NO

PRUCCOLI Giorgio

NO

RAINIERI Fabio

RANCAN Matteo

RAVAIOLI Valentina

NO

RONTINI Manuela

NO

ROSSI Nadia

NO

SABATTINI Luca

NO

SALIERA Simonetta

(assente)

SASSI Gian Luca

SENSOLI Raffaella

SERRI Luciana

NO

SONCINI Ottavia

(assente)

TAGLIAFERRI Giancarlo

TARASCONI Katia

NO

TARUFFI Igor

NO

TORRI Yuri

NO

ZAPPATERRA Marcella

NO

ZOFFOLI Paolo

NO

 

PRESIDENTE (Rainieri): Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

 

44

Assenti

 

6

Favorevoli

 

14

Contrari

 

30

 

PRESIDENTE (Rainieri): La mozione di censura all’assessore Gazzolo è respinta.

 

Svolgimento di interpellanze

 

OGGETTO 6923

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per contrastare l’utilizzo degli antibiotici, quali strumenti “complementari” per raggiungere standard produttivi ottimali, negli allevamenti intensivi, ed i controlli sui relativi prodotti che causano l’antibiotico-resistenza. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo ora alle interpellanze con l’oggetto 6923, interpellanza circa le azioni da porre in essere per contrastare l’utilizzo degli antibiotici, quali strumenti “complementari” per raggiungere standard produttivi ottimali, negli allevamenti intensivi, ed i controlli sui relativi prodotti che causano l’antibiotico-resistenza, a firma della consigliera Gibertoni.

Risponde l’assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per l’illustrazione.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Il tema principale dell’interrogazione è sui controlli, quindi io chiedo all’assessore, visto che è necessario prendere coscienza dell’importanza dell’antibioticoresistenza a seguito anche della gestione degli allevamenti intensivi, quindi mi interessa capire se ci siano analisi effettuate, magari con campionature in gran numero sufficienti per poter fornire già sicurezza ai cittadini sui residui antibiotici indesiderati nelle carni, negli alimenti di origine animale sui prodotti pubblicizzati come senza antibiotici e anche su quei prodotti in cui c’è la specificazione che non è stato somministrato antibiotico negli ultimi tre, quattro, cinque mesi o quelli che sono. Se non è stato somministrato antibiotico negli ultimi quattro mesi la preoccupazione resta: quell’animale prima come è stato gestito, che tipo di trattamenti ha subito? E in seguito a questo, visto che c’è una giusta preoccupazione a mio avviso nei cittadini e soprattutto ci sono anche una serie di istituti che ci dicono che purtroppo l’antibioticoresistenza è un problema sempre crescente e si stima che, se non ci siano azioni risolutive, nel 2050 potrebbe essere la prima causa di morte con dieci milioni di vittime previste da mettere in conto, come stia agendo l’Assessorato per potenziare i servizi veterinari del Sistema sanitario regionale per incrementare i controlli degli allevamenti intensivi, volti anche ad evitare che gli antibiotici siano utilizzati come strumento complementare per il raggiungimento di standard produttivi ottimali, da cui inevitabilmente conseguirebbe un utilizzo razionale, non responsabile e che in nessun modo tiene conto di questa previsione che tutto sommato riguarda il nostro dopodomani.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola all’assessore Venturi per la risposta.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente. Dalla relazione finale del piano nazionale residui del 2017 nella parte riportante, che è l’ultima disponibile, i risultati complessivi dei campionamenti effettuati a livello nazionale e la percentuale di attuazione rispetto all’attività programmata nelle singole regioni risulta che in Emilia-Romagna, su un numero minimo di 5.274 campioni da analizzare richiesto dalle norme comunitarie, ne ha effettuati 9.720, pari al 184,3 per cento. Questo a testimonianza dell’attenzione che la Regione e i suoi servizi riservano a questo settore della completezza dei controlli realizzati. La nostra Regione dal 2006 ha concordato con l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna un campionamento aggiuntivo extra PNR basato su una valutazione del rischio effettuato a livello locale per la ricerca di sostanze vietate, residui di farmaci e contaminanti ambientali nelle produzioni animali, compreso il miele. La bassa percentuale di irregolarità per campioni PNR (piano nazionale residui) registrata nel 2017, che è pari allo 0,09 per cento a livello nazionale, in linea con quello degli anni precedenti e con quello degli altri Stati dell’Unione europea, mostra come la presenza di residui di sostanze estranee all’organismo non rappresenta al momento attuale un rischio significativo per i consumatori di carni e produzione di animali di interesse zootecnico.

In relazione al tema dell’antibiotico-resistenza i servizi di questo Assessorato sono da anni impegnati in attività volte a contenere l’utilizzo di antibiotici in zootecnia negli animali da compagnia e a promuoverne l’uso consapevole e prudente. In particolare, a partire da cinque anni fa, dal 2013, il Servizio veterinario regionale, in collaborazione con l’Agenzia sanitaria sociale regionale, ha realizzato un progetto sulla valutazione dell’uso degli antibiotici in medicina veterinaria per la prevenzione dell’antibiotico-resistenza con particolare interesse ai principali agenti zoonotici presenti in Emilia-Romagna. Nella prima parte del progetto sono state prodotte, nell’ambito di gruppi di lavoro ristretti composti da esperti tecnici, le linee guida regionali su un uso prudente degli antibiotici nei bovini, nei suini e negli animali da compagnia. Attualmente sono in fase di realizzazione, nell’ambito della seconda fase del progetto, in collaborazione con la Regione Lombardia, analoghe linee guida destinate alla filiera avicola. Le linee guida messe a punto dall’Emilia-Romagna sono state altresì condivise con le altre Regioni e poi integrate ed approvate dal Centro nazionale di referenza per l’antibiotico-resistenza. Attualmente è in corso l’iter di approvazione delle stesse da parte della Conferenza Stato-Regioni. Attraverso questo servizio i servizi veterinari delle Aziende USL, nell’ambito dell’attività di controllo di competenza, verificano e assicurano un uso prudente degli antibiotici e ne promuovono la riduzione.

La crescente richiesta da parte dei consumatori di alimenti ottenuti da animali allevati in migliori condizioni di benessere e con minore o un mancato utilizzo di farmaci ha favorito il proliferare di aziende che pubblicizzano linee di prodotti cosiddetti senza antibiotico, “antibiotic free”, con ridotto utilizzo di antibiotici, eccetera. Attualmente è in atto da parte del Ministero della salute la validazione di procedure di certificazione volontaria degli allevamenti effettuata da altri soggetti competenti.

Non c’è dubbio comunque, anche rispetto alle valutazioni che faceva prima la consigliera Gibertoni, che da parte dell’Assessorato, proprio perché l’autocertificazione è un elemento importante ma non esaustivo, servono controlli ulteriori e dedicati rispetto a coloro che naturalmente autocertificano oggi il ridotto oppure il senza antibiotici.

La nostra Regione, allo scopo di garantire e di potenziare nel tempo le professionalità medico-veterinarie competenti, cito per ultimo, per lo svolgimento dei controlli specifici nel giugno di quest’anno ha sottoscritto un accordo di collaborazione con l’Alma Mater che prevede il finanziamento di ulteriori dieci borse di studio per tre corti di neolaureati per la Scuola di specializzazione in sanità pubblica veterinaria. Gli specializzandi verranno anche inseriti all’interno dei servizi in veterinaria nelle Aziende USL per effettuare i prescritti tirocini e potranno successivamente accedere ai concorsi che saranno banditi per i ruoli specifici.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per la replica.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Credo che siamo d’accordo almeno nel dire che è un tema su cui l’attenzione non può calare, serve un incremento a mio avviso di controlli; serve, e credo che su questo almeno dalle sue parole la consapevolezza è evidente, che il pubblico non arretri nel suo ruolo, perché confermo, la pensiamo così, l’autocertificazione funziona finché non crea pericolose illusioni o rischi di derive.

Sull’organizzazione del Servizio veterinario abbiamo sollevato rilievi in più occasioni, mi unisco quindi di nuovo a quelle voci anche da parte di quei professionisti che si sentivano un po’ poco valorizzati rispetto all’impegno quotidiano che mettono nel loro lavoro, per dire che anche questo va di pari passo: il potenziamento e la valorizzazione, l’unicità, l’ottimo livello del nostro Servizio veterinario regionale è necessario portarlo avanti, mai depotenziarlo proprio perché è primo attore e protagonista nella prevenzione che deve essere già forte oggi e non arretrare rispetto ad un pericolo che rischia di essere tra qualche anno qualcosa più difficile da debellare. Quindi ora ci sia l’attenzione, ci siano le risorse, i servizi, la valorizzazione, le giuste competenze nel posto giusto per fare in modo che il ruolo pubblico sia preponderante, i servizi veterinari siano protagonisti, non si crei neanche banalmente l’illusione di una pubblicità che possa far credere a qualche consumatore finale che con una banale scelta da uno scaffale all’altro di fatto il problema è messo da parte.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

 

OGGETTO 6942

Interpellanza circa l’adozione di una nuova regolamentazione della materia riguardante l’odontoiatria pubblica regionale, innalzando il livello di assistenza e cura dei soggetti con fragilità sanitaria, sociale ed economica, istituendo inoltre un polo odontoiatrico regionale. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 6942, interpellanza circa l’adozione di una nuova regolamentazione della materia riguardante l’odontoiatria pubblica regionale, innalzando il livello di assistenza e cura dei soggetti con fragilità sanitaria, sociale ed economica, istituendo inoltre un polo odontoiatrico regionale, a firma della consigliera Gibertoni.

Risponde l’assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per l’illustrazione.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Anche qui per quanto riguarda l’accesso alle cure odontoiatriche, in particolare per quelle fasce della popolazione che sono considerabili vulnerabili e in ogni caso non hanno le possibilità economiche di rivolgersi al mercato, il problema che si pone non è nelle buone intenzioni della Regione, ma è nella realizzazione pratica. Anche qui i tempi di attesa per le cure odontoiatriche per quei cittadini che accedono legittimamente, giustamente, anzi, auspicherei se fosse possibile, se ci fossero i fondi, un ampliamento ancora del servizio pubblico rispetto alla cura odontoiatrica, sembrerebbero non rispettare pienamente la regolamentazione vigente e, in particolare, il piano regionale di riduzione dei tempi di attesa, quindi su questo chiedo all’assessore un aggiornamento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola all’assessore Venturi per la risposta.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente. La normativa nazionale in materia di assistenza odontoiatrica è stata condizionata negli anni dalla constatazione che l’offerta di prestazione disponibile da parte del Servizio sanitario nazionale è tra le più basse tra i paesi europei. Questo, oltre ai costi elevati delle cure offerte nel libero mercato, ha determinato nel tempo un serio limite nell’accesso alle cure in regime istituzionale con evidenti criticità soprattutto per i soggetti con redditi meno elevati. In questa Regione gli obiettivi della programmazione sanitaria si sono pertanto focalizzati sulla possibilità di ampliare la platea di beneficiari, ottenendo risultati positivi. Non a caso il quadro normativo derivante dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 sulla definizione dei nuovi livelli essenziali di assistenza ha ripreso l’indicazione del programma sviluppato in Emilia-Romagna con il medesimo intento di orientare le cure a favore dei soggetti con vulnerabilità sociale (reddito) e sanitaria, cercando di ottimizzare le risorse disponibili. Per la realizzazione del programma regionale ed il superamento delle carenze strutturali esistenti sono stati stanziati finanziamenti destinati ad acquisire attrezzature e personale allo scopo di mettere il servizio sanitario dell’Emilia-Romagna in condizioni di fare fronte alle necessità di cura. In particolare, per superare il limite rappresentato dal basso numero di odontoiatri operanti nel pubblico è stato avviato l’accreditamento istituzionale di studi e ambulatori odontoiatrici, dando anche ai soggetti privati che ne facciano domanda la possibilità di lavorare in convenzione.

Le Aziende sanitarie hanno la responsabilità di monitorare e controllare l’attività erogata da ciascuna struttura pubblica o privata accreditata. Le strutture pubbliche e quelle private accreditate hanno inoltre l’obbligo di rendicontare le proprie attività attraverso i flussi informativi istituzionali.

Per quanto riguarda la fornitura dei manufatti protesici, di norma a carico dell’assistito, il provvedimento regionale ha sinora tutelato i soggetti con un reddito fino a 8 mila euro di ISEE, ai quali il manufatto viene fornito a titolo gratuito. Per le altre fasce di reddito il manufatto viene fornito con tariffe ad oggi calmierate e con pagamento agevolato. Nel programma regionale è stato inoltre affidato alle Aziende sanitarie lo sviluppo del programma di tutela della salute odontoiatrica in età evolutiva 0-14 anni. Tale compito è stato affidato in particolare al pediatra di libera scelta nell’ambito dei bilanci di salute pediatrici che costituiscono i controlli eseguiti dai pediatri sui loro assistiti, rinviando alla fase del trattamento specialistico l’intervento dell’odontoiatra. Infatti, i compiti che una volta venivano assolti dalla medicina scolastica oggi sono affidati al pediatra di libera scelta, cui compete la presa in carico dei bambini da zero a quattordici anni.

Infine, preme sottolineare che in molte Aziende sanitarie sono stati realizzati progetti finalizzati a promuovere comportamenti di corretta igiene orale ed abitudini alimentari per la prevenzione della carie nella prima classe della scuola primaria. Segnalo inoltre che è allo studio da parte dell’Assessorato l’attivazione di un fondo integrativo pubblico per l’età 5-25 anni, che peraltro non può essere istituito esclusivamente dalla Regione Emilia-Romagna, perché ha bisogno, come tutti i fondi integrativi, dell’assenso di altri contraenti: i sindacati e le imprese. Questo è quello che stiamo cercando di portare avanti per estendere la platea dei soggetti, naturalmente anche qui con fasce che siano calmierate o del tutto esenti, che hanno più bisogno di cure odontoiatriche, soprattutto di prevenzione odontoiatrica.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per la replica.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Mi auguro che si possa velocemente procedere con quest’ultimo punto che ritengo di particolare interesse. Effettivamente era già parte integrante dell’interpellanza la richiesta di una valutazione di incremento delle prestazioni erogate dal servizio pubblico e quindi giustamente, come l’assessore ha ricordato, con la possibilità di ampliare la platea speriamo sempre in un modo sempre più ampio.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

 

OGGETTO 6985

Interpellanza circa l’avvio di interventi in collaborazione con i gestori dell’acqua, mirati ad utilizzare sistemi alternativi alla clorazione dell’acqua, quale l’ozonizzazione, e al rinnovo della rete di distribuzione dell’acqua potabile. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 6985, interpellanza circa l’avvio di interventi in collaborazione con i gestori dell’acqua, mirati ad utilizzare sistemi alternativi alla clorazione dell’acqua, quale l’ozonizzazione, e al rinnovo della rete di distribuzione dell’acqua potabile, a firma della consigliera Gibertoni.

Risponde l’assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per l’illustrazione.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Questa interpellanza a cui tengo particolarmente nasce da una perplessità enorme che io ho assistito ad una commissione la scorsa primavera mi pare, in cui si è presentato questo oggetto assembleare, a cui faccio riferimento nell’interpellanza: «Risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano», era quella che riguardava la richiesta virtuosa che ci veniva da parte dell’Europa di diminuire la quantità di cloriti e di clorati nell’acqua che esce dai nostri rubinetti. Con mia grandissima preoccupazione e perplessità durante quella commissione ho visto schierati i tecnici, l’assessore non era presente credo, del settore immagino sanità o ambiente e consiglieri regionali nel dire che lì era necessario chiedere una deroga, una forma di deroga, anche se quel termine non è stato utilizzato. Mi è sembrato davvero incredibile, mi è sembrato frutto di una mancanza di volontà nel cercare invece soluzioni all’altezza della richiesta. Una richiesta la cui positività è indiscutibile e il cui portato di innovazione è qualcosa che si riflette anche su quello che ci chiedono i cittadini. Tra l’altro i gestori mi risulta, e l’ho scritto nell’interpellanza, non sarebbero pregiudizialmente contrari ad investimenti per rinnovare e modernizzare gli impianti di trattamento dell’acqua potabile e quindi ci segnalano anche delle esperienze che già sono ben funzionanti, ad esempio l’impianto di potabilizzazione della Val di Setta in cui si utilizza una tecnica di ozonizzazione dell’acqua a cui poi l’ozono che viene utilizzato già nella Val di Setta, con ottimi risultati a quanto pare, c’è una minima aggiunta di ipoclorito alla fine, però comunque molto residuale e quindi sotto quel limite che già ci chiederebbe di implementare l’Europa, con risultati che effettivamente sono da raccomandare. Quindi non mi spiego tuttora come sia possibile, dal punto di vista ambientale e sanitario, per una Regione moderna e che si vuole all’avanguardia come la nostra, rinunciare a stabilire un limite più rigoroso per la salute dei cittadini in fin dei conti dei composti non del tutto ottimi per la nostra salute presenti nell’acqua potabile.

Nell’oggetto presentato in quella commissione si diceva che «pur condividendo la necessità di superare lo strumento della deroga in quanto tale, si segnala tuttavia che relativamente ai nuovi parametri sarà necessario un congruo periodo di tempo». Su questo io chiedo all’assessore perché non si fece menzione in quella commissione di quale congruo periodo di tempo si poteva parlare, ma sembrava quasi che si volesse derogare e rinviare poi a data da destinarsi.

Le tecniche ci sono, non c’è nulla di pregiudiziale dalla parte dei gestori del nostro servizio idrico, la salute dei cittadini è la nostra priorità, le alternative ci sono, ci sono anche le tecnologie e, a quanto pare, i costi non sarebbero neppure altissimi, per quale motivo non stiamo facendo questo, per quale motivo continuiamo a dire che in Emilia-Romagna va bene non accettare i limiti che l’Europa ci chiede rispetto alla presenza di cloriti e clorati.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola all’assessore Venturi per la risposta.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente. Per garantire la salubrità e la sicurezza delle acque destinate al consumo umano sono state messe in pratica diverse tecniche di potabilizzazione e utilizzati vari tipi di disinfettanti, ognuno con diverse caratteristiche ed efficacia. Per esempio l’ozono è un disinfettante – come è stato descritto prima – più efficace rispetto al cloro, alle clorammine e perfino al biossido di cloro in quanto molti studi hanno dimostrato che può disattivare anche microrganismi resistenti. Tuttavia l’ozono si decompone velocemente in acqua, la sua durata nelle soluzioni acquose è molto breve (meno di un’ora), tant’è che in Italia il cloro, i prodotti a base di cloro sono sicuramente oggi i disinfettanti più utilizzati in ambito acquedottistico. In generale ogni disinfettante causa la formazione di sottoprodotti per i quali a tutela del consumatore le norme di settore stabiliscono limiti di concentrazione che non devono essere superati.

Nell’ambito degli acquedotti, soprattutto quando essi vengono approvvigionati mediante il prelievo di acque superficiali, il miglior modo per contenere la formazione di tali sottoprodotti consiste nella rimozione dall’acqua della maggior quantità possibile di materia organica prima di applicare la disinfezione. Anche l’impianto di potabilizzazione di Val di Setta è dotato di una serie di trattamenti che consentono di ridurre al minimo il rischio di formazione dei sottoprodotti della disinfezione in fase di distribuzione. Infatti l’acqua grezza subisce una sorta di grigliatura che permette di eliminare i materiali grossolani, a cui segue una presedimentazione nella quale in apposite vasche le sabbie e i limi si depositano per gravità. Successivamente viene eseguita una ossidazione a base di aria contenente basse concentrazioni di ozono, cui segue un processo per l’eliminazione delle sostanze colloidali ancora presenti, i cui residui vengono infine eliminati tramite filtrazione. Si procede infine con il trattamento vero e proprio di ozonizzazione in cui l’elevatissimo potere ossidante dell’ozono svolge una rapida ed efficace azione contro i microrganismi eventualmente ancora presenti. Come già ricordato, la disinfezione si esaurisce in breve tempo e non garantisce quindi l’assenza di microrganismi nell’acqua distribuita ai rubinetti, motivo per cui l’acqua, prima di essere immessa nella rete di distribuzione, deve comunque essere sottoposta ad un ulteriore trattamento con il biossido di cloro che fornisce invece una copertura residua lungo tutta la rete fino ai rubinetti, preservandola quindi da possibili contaminazioni microbiologiche successive e questo indipendentemente dallo stato di vetustà delle condotte.

Ad oggi il biossido di cloro è il disinfettante ancora più utilizzato in regione. Questo composto non interagisce con la materia organica, genera cloriti e clorati. Attualmente la legislazione prevede un limite per i soli cloriti pari a 0,70 milligrammi/litro, ma è in discussione al Parlamento europeo una proposta di modifica alla direttiva 9883/CE che introdurrebbe un limite anche per i clorati portando il valore per entrambi i composti a 0,25 milligrammi/litro. Dai controlli effettuati sulle acque distribuite nel territorio regionale, compresi gli autocontrolli dei gestori, l’attuale limite per i cloriti viene mediamente superato nello 0,2 per cento dei casi. L’Assessorato avvierà sin d’ora le azioni necessarie per consentire il rispetto del nuovo limite introdotto dalla proposta di direttiva sopraccitata nei termini che saranno da essa assegnati. Il problema segnalato sarà comunque valutato nella prospettiva di estendere l’utilizzo intensivo dell’ozono anche negli altri impianti acquedottistici dell’Emilia-Romagna, pur sapendo che questi impianti sono normalmente in gestione delle aziende che si occupano di potabilizzazione delle acque o degli stessi enti locali associati e quindi naturalmente non siamo gli unici che devono prendere misure in questo senso. Possiamo eventualmente incentivarli, ma la competenza non è soltanto regionale.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per la replica.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Assessore, io questa la colgo come un’ottima notizia, ero veramente rimasta molto preoccupata da quelle commissioni e spero che l’Assessorato invece in questo possa raddrizzare il tiro, perché agitare, come qualcuno fece, tra l’altro immagino che qualcun altro ci è pure andato dietro credendoci, l’alternativa tra cloro o legionella o peste bubbonica o altre patologie che sicuramente sarebbero capitate, se si fosse ottemperato a quanto normalmente richiesto dall’Europa, mi era sembrato qualcosa di davvero poco professionale, una resistenza che si poteva imputare soltanto ad una svogliatezza oppure ad una mancanza di volersi mettere in linea con le richieste di innovazione che ci vengono anche da parte della popolazione.

Io consiglierei a questo punto di invitare quegli interlocutori che l’assessore giustamente citava, penso ai referenti delle multiutility a livello regionale che possono quindi parlare a livello regionale, che dicano – io sono sicura che non ci saranno – se da parte loro ci sono delle resistenze, delle difficoltà tecnologiche. Sappiamo peraltro che una parte del loro bilancio deve essere investita per la qualità dell’acqua, quindi sono al corrente credo di questo. In questo senso sono convinta che ozonizzazione più ipoclorito in un residuo rimanente che comunque resta al di sotto del limite posto dall’Unione europea sia la strada da percorrere, così come l’assessore mi sembra mi abbia confermato e sia forse anche la strada migliore che i gestori ci potrebbero confermare in questa audizione. Lo proporrò alla commissione in modo che si possa ascoltare gli interlocutori e poi andare avanti insieme.

I costi anche per raggiungere l’obiettivo che l’Unione europea ci chiede non sarebbero elevatissimi, anche questo da verificare e un punto importante potrebbe essere quel confronto da tenersi in commissione.

Per il resto sui tempi attendiamo un aggiornamento stringente, se possibile, da parte dell’Assessorato perché chiedere una deroga sulla salute dell’acqua, sulla salubrità dell’acqua che beviamo è qualcosa di simbolicamente inaccettabile; io penso che si potrebbe pensare al massimo ad una dilazione del recepimento, però bisogna arrivare ad un raggiungimento del limite indicato dappertutto: le direttive dell’Unione europea, in questo caso questa direttiva deve essere recepita, perché si può e si deve fare.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

È così conclusa la seduta antimeridiana dell’Assemblea, che riprenderà oggi pomeriggio alle ore 14.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 13,05

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il presidente della Giunta Stefano BONACCINI;

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, Palma COSTI, Paola GAZZOLO, Elisabetta GUALMINI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Andrea CORSINI, Raffaele DONINI, Massimo MEZZETTI e i consiglieri Piergiovanni ALLEVA e Ottavia SONCINI.

 

Votazione per appello nominale

 

OGGETTO 7329 “Mozione di censura all’Assessore regionale Paola Gazzolo ai sensi dell’art. 111, comma 1, del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. A firma dei Consiglieri: Galli, Pompignoli, Tagliaferri, Facci, Pettazzoni, Fabbri, Rancan, Bargi, Liverani, Marchetti Daniele, Rainieri”

 

Presenti: 44

 

Favorevoli: 14

Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Contrari: 30

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Assenti: 6

Piergiovanni ALLEVA, Gabriele DELMONTE, Daniele MARCHETTI, Marco PETTAZZONI, Simonetta SALIERA, Ottavia SONCINI.

 

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Rainieri - Saliera

Rancan - Torri