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214.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 27 NOVEMBRE 2018

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 7298

Interpellanza circa le azioni da porre in essere in merito all’eventuale utilizzo improprio di immobili quali luoghi di culto islamico, con particolare riferimento alla situazione esistente a Predappio (FC). A firma del Consigliere: Pompignoli

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

POMPIGNOLI (LN)

DONINI, assessore

POMPIGNOLI (LN)

 

OGGETTO 7036

Interpellanza circa l’aggiornamento della normativa sui controlli sulle piscine da parte delle AUSL, con particolare riferimento alla situazione esistente a Soliera. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 7066

Interpellanza circa le azioni da porre in essere, anche tramite un piano straordinario, per monitorare e prevenire la diffusione del West Nile virus, malattia infettiva trasmessa tramite le punture delle zanzare. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 7244

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per contrastare la moria di vongole verificatasi in alcune zone della Sacca di Goro. A firma del Consigliere: Bertani

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

BERTANI (M5S)

VENTURI, assessore

BERTANI (M5S)

 

OGGETTO 7250

Interpellanza circa l’istituzione di un tavolo tecnico di monitoraggio riguardante l’uso terapeutico della cannabis e la definizione delle relative linee guida in un’ottica di semplificazione. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 7264

Interpellanza circa questioni e procedure riguardanti i vaccini pneumococcici in età pediatrica, con particolare riferimento alle relative forniture. A firma del Consigliere: Facci

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

FACCI (Gruppo Misto)

VENTURI, assessore

FACCI (Gruppo Misto)

 

OGGETTO 7237

Interpellanza circa questioni e procedure riguardanti la ristrutturazione edilizia e l’ampliamento di un complesso industriale sito a Comacchio (FE). A firma del Consigliere: Bertani

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

BERTANI (M5S)

DONINI, assessore

BERTANI (M5S)

 

OGGETTO 7241

Interpellanza circa la situazione, nell’ambito del trasporto pubblico, riguardante l’organizzazione, il personale ed i mezzi relativi a SETA, con particolare riferimento al territorio modenese ed alla tutela dei cittadini utenti di tale servizio. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

DONINI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 7304

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per garantire una efficiente e reale copertura da parte della rete di telefonia mobile e di tutti i territori della Regione Emilia-Romagna, con particolare riferimento a quelli montani e alla provincia di Piacenza. A firma dei Consiglieri: Rancan, Rainieri, Fabbri, Delmonte, Bargi, Marchetti Daniele, Liverani, Pettazzoni, Pompignoli

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

RANCAN (LN)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

OGGETTO 6863

Proposta recante: «Disciplina del contributo di costruzione ai sensi del titolo III della Legge regionale 30 luglio 2013, n. 15 e ss. mm. ii. in attuazione degli articoli 16 e 19 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e modifiche alla deliberazione della Giunta regionale 28 giugno 2017, n. 922». (Delibera di Giunta n. 1136 del 16 07 18)

(Discussione)

PRESIDENTE (Rainieri)

TAGLIAFERRI (FdI)

RANCAN (LN)

IOTTI (PD)

CALIANDRO (PD)

GIBERTONI (M5S)

RONTINI (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

IOTTI (PD)

MARCHETTI Daniele (LN)

RANCAN (LN)

IOTTI (PD)

CALIANDRO (PD)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

 

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,30

 

PRESIDENTE (Rainieri): Dichiaro aperta la duecentoquattordicesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.

Ha comunicato di non poter partecipare, ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno, la consigliera Mori; hanno giustificato la loro assenza la consigliera Montalti, l’assessore Bianchi, l’assessore Caselli e la vicepresidente della Giunta Gualmini.

 

Svolgimento di interpellanze

 

OGGETTO 7298

Interpellanza circa le azioni da porre in essere in merito all’eventuale utilizzo improprio di immobili quali luoghi di culto islamico, con particolare riferimento alla situazione esistente a Predappio (FC). A firma del Consigliere: Pompignoli

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo i lavori della seduta con le interpellanze, partiamo dall’oggetto 7298, interpellanza circa le azioni da porre in essere in merito all’eventuale utilizzo improprio di immobili quali luoghi di culto islamico, con particolare riferimento alla situazione esistente a Predappio (FC). A firma del Consigliere: Pompignoli.

Risponderà l’assessore Donini.

La parola al consigliere Pompignoli per l’illustrazione.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente. L’interrogazione nasce da articoli di stampa che sono usciti in questi ultimi giorni e a seguito di un’interrogazione che ho fatto direttamente all’assessore Donini in merito ad una presunta moschea abusiva nel paese di Mussolini, di Predappio. Ovvio che abbiamo fatto una serie di accertamenti e, a seguito dell’interrogazione, la cui risposta era data dall’assessore Donini, pare che non vi siano problemi legati all’urbanistica, però il problema che sorge è un altro ed è di un altro tipo. In particolare, la vicenda nasce da una richiesta da parte di un centro culturale islamico di adibire un capannone a centro culturale, ma questo centro non svolge le funzioni a cui la richiesta era finalizzata, bensì è diventato un vero e proprio luogo di preghiera. Sappiamo benissimo che va in contrasto con tutte le normative legate all’urbanistica, legate all’edilizia, ai permessi che effettivamente necessitano perché ci sia un luogo di preghiera, tanto che molti cittadini predappiesi si sono lamentati di questo fatto perché vedono tutte le sere persone che vanno a pregare in questo luogo, che avrebbe dovuto essere adibito a centro culturale islamico e non a luogo di preghiera.

Abbiamo sollecitato il sindaco di Predappio di verificare e di controllare se effettivamente si verificassero gli eventi che ci hanno raccontato e il sindaco Frassineti, come avete avuto modo di vedere, anche lei, assessore, dai giornali dice che il Comune non c’entra assolutamente nulla, che quello è un luogo privato e che nessun tipo di controllo l’Amministrazione comunale può fare in un luogo privato. Ora è evidente che i predappiesi non hanno inventato questa circostanza, tanto che le segnalazioni provengono da più parti ed effettivamente è stato riscontrato che questo non è un luogo di culto, bensì una vera e propria moschea abusiva; sulla base di queste segnalazioni, sulla base dei riscontri che sono stati eseguiti, sulla base della regolarità urbanistica, perché è chiaro che, se io dal punto di vista urbanistico chiedo l’utilizzo di quel capannone ai fini di culto e poi in realtà viene adibito ad un altro tipo di finalità, l’assessore mi può dire che effettivamente è in regola con i permessi edilizi, ma dall’altro lato non ci sono controlli, tanto che il sindaco di Predappio dice “io non faccio fare nessun tipo di controllo”, se la finalità su cui era stata appoggiata la richiesta del centro islamico sia effettivamente quella che viene espletata; se sono stati fatti dei controlli, e questo lo chiediamo all’assessore Donini che ovviamente avrà interpellato il sindaco di Predappio; se sì, quali controlli sono stati eseguiti e se si è riscontrato che effettivamente quel luogo è un luogo di preghiera e non un centro di culto islamico.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Pompignoli.

La parola all’assessore Donini per la risposta.

 

DONINI, assessore: Grazie, presidente. È un’interpellanza a scavalco tra vari Assessorati, per cui mi limiterò a leggere alcuni contributi ricevuti anche da altri colleghi.

La classificazione dei luoghi islamici presentata in una prima ricerca, successivamente aggiornata e realizzata dall’Osservatorio sul pluralismo religioso in collaborazione con la comunità islamica di Bologna e inizialmente presentata ormai due anni fa per conoscere meglio un fenomeno di notevole rilevanza nella vita quotidiana della nostra comunità regionale. L’associazione “Salam – La Pace” di Predappio svolge, come verificato dalla locale Amministrazione comunale, attività di volontariato e non risulta iscritta nel registro regionale delle associazioni di volontariato in quanto non esiste alcun obbligo in tal senso. La predetta associazione ricorre all’interno della ricerca regionale sopra richiamata ed è ricompresa nell’elenco delle associazioni, centri islamici, moschee e aggregazioni di matrice islamica, che si può consultare all’indirizzo dell’Osservatorio sul pluralismo religioso in quanto semplice aggregazione di matrice islamica, così come possono esserlo anche altre associazioni di diverso credo religioso, fra cui quello cattolico. Ciò è confermato da quanto rilevato e verificato dal sindaco Giorgio Frassineti, il quale precisa che all’interno dei locali destinati a sede associativa vengono svolte meramente le attività previste dal loro statuto, con esclusione delle attività di culto. Questo è quanto dichiara il sindaco Giorgio Frassineti.

Per quanto poi riguarda il rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza urbana, edilizia, ordine pubblico e urbanistica, sempre il sindaco Frassineti ha richiamato quanto risposto alla prefettura di Forlì che si era già interessata, precisando che «dal punto di vista urbanistico, edilizio, a seguito di presentazione da parte della proprietà di idonea pratica edilizia per cambio d’uso da commerciale a direzionale, l’attuale destinazione d’uso dell’immobile risulta consona all’utilizzo della stessa come sede associativa per detta associazione, anche se non iscritta ai registri regionali con esclusione della pratica di culto».

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Donini.

La parola al consigliere Pompignoli per la replica.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente. Grazie, assessore, della risposta. Un po’ mi aspettavo una risposta asettica, però ovviamente c’è qualcosa che non va: se alla Regione dei 176 luoghi di culto viene indicato quella di Predappio, non si comprende come effettivamente il sindaco di Predappio non sia in grado di sapere se quel luogo è adibito a culto oppure no. In realtà lui dice testualmente che lì ha una finalità puramente associativa e non di culto; abbiamo segnalazioni diverse, faremo presente agli organi competenti la questione, perché a questo punto riteniamo che sia opportuno che venga accertata la reale destinazione di quell’immobile, perché di fatto ad oggi a noi risulta che quello sia un luogo di culto e mi sembra impensabile che al sindaco di Predappio questo non risulti, nonostante le segnalazioni di centinaia di cittadini predappiesi che dicono che in quel luogo si va a pregare e non a fare associazione culturale. Quindi è una segnalazione che faremo. Vedremo gli sviluppi nelle competenti sedi e ovviamente adesso segnaleremo anche al sindaco di Predappio questa incongruenza tra Regione e Comune su segnalazione di luogo di culto da una parte e non invece dall’altra.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Pompignoli.

 

OGGETTO 7036

Interpellanza circa l’aggiornamento della normativa sui controlli sulle piscine da parte delle AUSL, con particolare riferimento alla situazione esistente a Soliera. A firma della consigliera Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7036, interpellanza circa l’aggiornamento della normativa sui controlli sulle piscine da parte delle AUSL, con particolare riferimento alla situazione esistente a Soliera. A firma della Consigliera: Gibertoni.

Risponderà l’assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per l’illustrazione.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Faccio riferimento, assessore, ad un caso di quest’estate che riguardava la chiusura di una piscina, l’Acquafitness Miami di Soliera in provincia di Modena, in cui è stata trovata, dai controlli effettuati dalla ASL e poi anche dai carabinieri del NAS, una carica batterica elevata, la presenza di una colonia di pseudomonas aeruginosa, batterio che può dare origine a infezioni gravi come polmoniti, meningiti e può dare origine anche a lesioni emorragiche. Il procedimento di chiusura è poi partito, ma con un ritardo molto grave a mio avviso, perché le prime rilevazioni sono del 5 giugno presso la piscina e la chiusura è stata prescritta il 23 agosto, tra l’altro alla fine della stagione estiva. Il Comune di Soliera si è difeso, ha cercato di giustificare questo grave imbarazzo con un comunicato apposito in cui dice “non ne sapevamo nulla” essenzialmente, la sintesi è “non ci avevano detto nulla, perché i provvedimenti della ASL vengono inviati soltanto al gestore dell’impianto”.

Poi abbiamo saputo – dice il Comune – che a seguito di inottemperanze da parte del gestore i carabinieri del NAS sono intervenuti nel mese di agosto. Ma poi l’assessore spiegherà meglio l’articolazione degli interventi perché, stando a questa nota del Comune, forse non chiarissima, sono intervenuti nel mese di agosto, ma non sono intervenuti però per chiudere, anche se qui il Comune dice che c’erano state gravi inottemperanze. Sono intervenuti per prelevare altri campioni dalla vasca dell’impianto e quindi fare ulteriori verifiche.

A quel punto è partita la procedura di chiusura. Visto che si parla di superiore interesse di tutela della salute pubblica, il Comune riceve una comunicazione dai NAS di Parma che dice questo («in ragione del superiore interesse di tutela della salute pubblica»), viene da dire che questa superiorità ha uno sviluppo molto rallentato, perché ci sono voluti dal 5 giugno al 23 agosto per decidere che l’interesse della salute pubblica doveva essere prioritario. Quindi chiedo all’assessore aggiornamenti rispetto a questa vicenda, che ci ha destato particolare sorpresa.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola all’assessore Venturi per la risposta.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente. L’azienda USL di Modena, come ogni altra Azienda sanitaria della nostra regione, provvede alla vigilanza igienico-sanitaria negli impianti natatori presenti sul proprio territorio; l’attività è prevalentemente orientata alla verifica delle condizioni igieniche degli impianti, con particolare riferimento alla pulizia degli ambienti, il rispetto dei requisiti chimici e microbiologici dell’acqua in vasca e alla corretta gestione e manutenzione della piscina. Il personale di vigilanza del servizio di igiene e sanità pubblica esegue ispezioni, prelievi di campioni di acqua che sono poi sottoposti ad analisi chimica e microbiologica presso i laboratori di ARPAE, misurazioni sul posto dei valori di cloro e pH e, negli impianti coperti, anche controlli ambientali costituiti da tamponi sui pavimenti dei locali più a rischio per monitorare le condizioni igieniche.

Qualora vengano rilevate delle non conformità che non determinano un significativo rischio per la salute, a giudizio degli intervenuti, il protocollo in uso prevede che l’Azienda USL comunichi direttamente al gestore gli esiti dei controlli, richiedendo gli interventi necessari per il ripristino di adeguate condizioni igienico-sanitarie coerenti con quanto previsto dalla DGR n. 1092/2005, che definisce gli aspetti igienico-sanitari per la gestione delle piscine ad uso natatorio. Qualora invece vengano riscontrate gravi irregolarità che possono essere pregiudizio per la salute e la sicurezza dei bagnanti, viene richiesta, tramite il sindaco del Comune, l’adozione degli opportuni provvedimenti a carico del gestore, che possono arrivare fino alla chiusura dell’impianto.

In particolare, per quanto riguarda la piscina Acquafitness Miami di Soliera, il servizio di igiene e sanità pubblica nel corso dell’estate 2018, come da attività programmata, ha eseguito successivi controlli il 5 giugno e 17 luglio antecedenti all’intervento dei carabinieri del NAS di Parma. In occasione di tali controlli l’Azienda USL ha riferito di avere riscontrato difformità di modesta entità nei parametri chimici e microbiologici dell’acqua in vasca. Per tale motivo sono state effettuate segnalazioni direttamente al gestore, richiedendo di adottare gli interventi necessari per riportare tali parametri nei limiti della norma. In data 11 agosto l’Azienda USL ha partecipato ad un sopralluogo effettuato dai carabinieri del NAS, in tale occasione sono state eseguite le misurazioni dei parametri chimici che hanno documentato valori di cloro nettamente superiori ai limiti previsti dalla normativa, anche se non pericolosi per la salute dei bagnanti, e sono stati disposti i necessari interventi per riportare i parametri nella normalità.

È inoltre stata rilevata la non corretta tenuta del registro dei controlli. Il successivo 13 agosto (due giorni dopo) il servizio di igiene e sanità pubblica della ASL ha raccolto ulteriori campioni dell’acqua della piscina, i risultati delle analisi eseguite hanno evidenziato concentrazione di pseudomonas di poco superiori ai limiti di norma e una carica batterica invece nei limiti. Il servizio, visto questo ulteriore riscontro di non conformità, a questo punto ha inviato due comunicazioni al gestore dell’impianto e al sindaco di Soliera: la prima il 13 agosto segnalando la necessità di mettere in atto le azioni previste dal manuale di autocontrollo e interventi di manutenzione ordinaria, la seconda il 16 contenente l’indicazione di interventi di manutenzione straordinaria da adottare.

A fronte dei riscontri di difformità sopraccitati, i carabinieri del NAS hanno invece ritenuto di proporre al sindaco la sospensione dell’attività della piscina. A fronte di queste diverse indicazioni date, la Regione in ogni caso promuoverà momenti di confronto con gli altri enti preposti all’attività di controllo, in questo caso i NAS, al fine di coordinare l’attività di vigilanza e di condividere maggiormente i criteri di valutazione delle non conformità riscontrate nei controlli.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per la replica.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Io vedo il rischio di un rimpallo di responsabilità. Resta il fatto che, dove si individuano cariche batteriche di poco superiore ai parametri normali, sono comunque non parametri normali, sono superiori (di poco, non ci interessa), mi resterebbe da chiedere perché non si procede almeno ad una chiusura cautelativa, mentre si dispongono quelle azioni per far rientrare i parametri nella normalità. Perché non chiudere un impianto e non dire al gestore privato, pubblico di chiudere l’impianto finché le azioni non avranno riportato i parametri normali che credo un cittadino si aspetti?

Il tema della governance l’avevamo affrontato nelle ultime interpellanze che riguardavano sempre questioni molto critiche di governance della ASL di Modena, mi sento di dire che questa, e forse anche quella successiva, tornano a proporre dei temi che ci rimandano e ci dovrebbero imporre riflessioni importanti, concrete, fattive: c’è un problema effettivo di governance nella ASL di Modena, perché il rimpallo di responsabilità tra un Comune che deve pubblicare una nota e dice “non sapevamo” essenzialmente, la ASL che fa i suoi controlli con un piano di controlli che dovrebbe essere regolare e io mi auguro e sono sicura che lo sia, anche se qui nella nota del Comune si dice «il protocollo prevede periodici controlli, ciò è avvenuto il 5 giugno», ma non si sa il piano di controlli cosa prevedesse prima, dopo. Poi un rallentamento nel prendere decisioni eccessivo, perché, per quanto immagino non si voglia spaventare o si giudichi che non ci siano rischi per la salute, ma l’immagine di parametri che non sono nella norma in una situazione di questo tipo, quindi un impianto in cui l’igiene dovrebbe essere mantenuta ai massimi livelli, non mi pare che sia degno dei nostri territori.

Il fatto che ci debba essere più vigilanza mi trova concorde e anche maggiore confronto con gli enti locali, però per quale ragione, questo io non l’ho capito, assessore (era una delle questioni che ponevo nell’interpellanza), la ASL non porti a conoscenza delle sue attività di ispezione e di controllo sulle piscine immediatamente oltre che i gestori, come ha fatto, che potrebbero essere inottemperanti, potrebbero essere indifferenti, potrebbero essere gestori che non hanno intenzione magari di agire nell’immediato, i Comuni, in particolare il sindaco, essendo, come sappiamo, un referente per la salute della comunità, nonostante le deleghe siano certamente regionali, e abbia davanti un Consiglio comunale che deve essere messo in grado, volente o nolente, di condividere questa responsabilità con il sindaco. Ma, in assenza di informazioni, in assenza di nozioni, quei poteri di programmazione e di controllo che un sindaco dovrebbe esercitare diventano o una scusa per non farlo (non è sicuramente il caso più generalizzato) oppure, altrettanto brutta immagine, si traducono nella necessità di scrivere a posteriori una nota e dire “non sapevamo”. Non sapevamo cosa vuol dire: che, se l’avessero saputo l’Amministrazione di Soliera l’avrebbe chiuso prima, avrebbe chiuso l’impianto, avrebbe spiegato ai cittadini come mai lì effettivamente c’erano rischi per la salute, ma non altissimi? Quali sarebbero state le conclusioni noi non le sappiamo, perché né il sindaco né l’Amministrazione né il Consiglio comunale hanno condiviso questa responsabilità. Quindi io rilancerei chiedendo all’assessore di aggiornare la regolamentazione dei controlli sulle piscine, non soltanto incrementando la cadenza dei controlli, quindi producendo un piano anche di autocontrollo da parte del gestore, come in questo caso, che poi debba rendere conto regolarmente, cosa che evidentemente non faceva, quindi dovrebbe esserci un piano di autocontrollo da parte del gestore privato che renda conto agli organismi che devono fare le analisi, ma poi soprattutto prevedendo comunicazioni tempestive delle criticità, ancorché piccole. Perché si nega di dire a un sindaco che si è rilevato qualche cosa, ma è ancora tutto sommato tollerabile? Benissimo! Se è tollerabile, glielo si dica in ogni caso, in modo da poter condividere le informazioni con cui poi giustamente ai cittadini dovrà risponderne.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

 

OGGETTO 7066

Interpellanza circa le azioni da porre in essere, anche tramite un piano straordinario, per monitorare e prevenire la diffusione del West Nile virus, malattia infettiva trasmessa tramite le punture delle zanzare. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7066, interpellanza circa le azioni da porre in essere, anche tramite un piano straordinario, per monitorare e prevenire la diffusione del West Nile virus, malattia infettiva trasmessa tramite le punture delle zanzare. A firma della Consigliera: Gibertoni.

Risponderà l’assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per l’illustrazione.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Sempre nell’ambito criticità della governance della ASL di Modena purtroppo il virus West Nile ha colpito il territorio regionale quasi nella sua interezza, però, anche se questo non è oggetto dell’interpellanza, forse vale la pena ricordarlo perché ce ne siamo occupati, soltanto la ASL di Modena si è distinta per un post sarcastico a posteriori, rispetto anche ai decessi che c’erano stati, di cui non abbiamo capito, lì servirebbe una disambiguazione, il senso. Tra l’altro precedentemente avevo chiesto, in modo non so neanche quanto ironico, di provvedere a corsi di comunicazione istituzionale per coloro che si trovano nelle nostre direzioni generali delle ASL che o sono stati fatti e non hanno ottenuto un risultato oppure non sono ancora stati fatti e in quel caso forse, assessore, sarebbe bene che si proponesse a questi dirigenti qualche spicciolo di informazione su come relazionarsi istituzionalmente con la cittadinanza, in modo da mettere dei contorni, dei limiti dove magari non è evidente che ci debbano essere a qualcuno.

Il tema del West Nile qui affrontato riguarda l’invito da parte della Regione e delle ASL ad adottare precauzioni, quindi quello che fu un po’ messo in atto quest’estate, quando però l’impressione sui cittadini, la percezione che i cittadini avevano era che si fosse un po’ perso il controllo o non ci fossero delle soluzioni al momento, quindi l’estate scorsa a regime, che fossero soluzioni concrete, che fossero soluzioni complete. Un’altra cosa che è mancata, questa mi sento di dire che effettivamente è stata carente, è stato il confronto con gli enti locali. Oppure non lo so se qualche ente locale si è dimostrato invece più pronto e qualche altro Comune ha preferito in un certo senso aspettare che passasse la marea e sperare che non succedesse nulla di grave. Questo magari ce lo potrà dire, assessore.

Però dopo diciassette o più decessi purtroppo in questa regione ad un incontro annunciato con gli enti locali da lei in una commissione dedicata all’inizio dell’autunno io approfitto anche per chiederle, visto che il virus si conosce da una decina d’anni, quindi non è una scoperta del 2018, è vero anche che la proliferazione, l’infestazione dichiaratamente dieci volte superiore rispetto soltanto a quella dello scorso anno, ci dovrebbe già mettere in guardia, e probabilmente lo sta facendo, in modo risoluto verso un’eventuale crescita esponenziale che possiamo aspettarci l’anno prossimo. Quindi chiedo all’assessore quali siano in questo momento le misure che si stanno considerando e, nello stesso tempo, il confronto, la comunicazione, la dotazione di misure con cui si provvede anche alla formazione di chi si occupa degli enti locali in modo che i cittadini non si trovino a non sapere bene cosa fare, non debbano essere sarcasticamente rimproverati da chi dovrebbe riflettere sulla propria gestione e non fare sarcasmo sulla cittadinanza, una sua valutazione su quello che potremmo aspettarci l’estate prossima.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola all’assessore Venturi per la risposta.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente. Ogni anno la nostra Regione emana un piano di sorveglianza e controllo di Dengue, Chikungunya, Zika virus, malattia West Nile e altre arbovirosi in Emilia-Romagna, con il quale vengono date indicazioni anche sul controllo degli insetti vettori. La rigorosa applicazione del piano ha consentito fin dal mese di giugno di quest’anno di rilevare la circolazione West Nile virus e di adottare le conseguenti misure di prevenzione del rischio trasfusionale. Tuttavia, data l’intensificazione del fenomeno, con nota del 16 agosto scorso l’Assessorato ha richiesto ai Comuni di attivare le seguenti misure straordinarie di contrasto al vettore: continuare ad attuare rigorosamente gli interventi di lotta antilarvale attuando turni di distribuzione di larvicidi ogni quindici giorni fino al 30 settembre; intensificare le attività di controllo e sostegno delle attività effettuate dai privati; effettuare interventi straordinari preventivi con adulticidi, qualora fosse in programma una manifestazione che comporti il ritrovo di molte persone; garantire un’adeguata manutenzione dei parchi pubblici; potenziare gli interventi comunicativi incentrati sull’opportunità di proteggersi da punture delle zanzare del genere Culex sia per il tramite dei professionisti della sanità sia attraverso gli altri canali, quali ad esempio i Comuni, i gestori di oasi naturalistiche, le associazioni di volontariato, eccetera. Tutti gli strumenti comunicativi della campagna sono ed erano scaricabili dal sito Emilia-Romagna salute.

In merito alla progressiva sostituzione di Diflubenzuron con altri larvicidi si precisa che tale sostituzione si è resa necessaria a causa dell’elevata resistenza di Culex pipiens a questo insetticida. In particolare, le evidenze finora acquisite dal gruppo tecnico regionale indicano che questo fenomeno è particolarmente diffuso in Romagna, mentre sembra meno rilevante nelle province emiliane. Si considera pertanto opportuna l’indicazione data ai Comuni di alternare il prodotto larvicida utilizzato al fine di mantenere sotto controllo le popolazioni dei due vettori. Si conferma la scelta di privilegiare la lotta larvicida come caposaldo della strategia di controllo. Le future strategie integrative di controllo delle arbovirosi trasmesse dalle zanzare nelle aree urbane dovranno prevedere delle modalità di controllo delle aree private nelle quali si trovano fino al 70 per cento di focolai urbani, costituiti da pozzetti e caditoie, oltre che da contenitori e ristagni d’acqua. Le proprietà private urbane attualmente sono obbligate da ordinanze a condurre i trattamenti, ma la loro attuazione è difficilmente verificabile, al contrario di quanto accade ai trattamenti su suolo pubblico, grazie a controlli di efficacia post-trattamento effettuati da molti Comuni.

L’esperienza di larvicidi nelle aree private, condotte direttamente da personale specializzato e incaricato dai Comuni, hanno dato buoni risultati, ad esempio in alcuni comuni della provincia di Bologna, ma la loro estensione generalizzata è difficile, perché hanno costi molto alti. Esistono già linee di ricerca per individuare dei sistemi di lotta al fenomeno più efficaci e rispettosi dell’ambiente, ad esempio la tecnologia del maschio sterile sviluppata e portata avanti in Regione dal Centro agricoltura e ambiente oppure il metodo biotecnologico sviluppato dall’ENEA e dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie.

Si ricorda infine che abbiamo svolto diverse specifiche informative anche nella Commissione salute durante quest’estate; abbiamo organizzato, come eravamo anche d’accordo, una giornata di formazione rivolta ai tecnici e agli operatori delle Aziende sanitarie e ai Comuni, e proprio ieri è seguito un convegno che è durato tutta la giornata con i massimi specialisti del settore, che ha rappresentato un momento di confronto e di condivisione delle azioni e delle strategie di intervento poste in essere a livello nazionale e internazionale per i controlli dell’arbovirosi che segue lo stesso convegno, un convegno con lo stesso scopo organizzato dalla Regione Veneto qualche settimana fa, e che ci darà importanti spunti, a cominciare dall’anticipo dei trattamenti per l’anno che verrà, insieme ad altri spunti che sono usciti dalla discussione di ieri.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per la replica.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Le misure ancora da mettere a regime quest’estate, il piano straordinario che non è partito tempestivamente, la sottovalutazione generalmente che si può dire c’è stata sulla grandezza e il rischio del fenomeno, almeno questo a mio avviso di una gravità indiscutibile, non consentirà a nessuno di essere colto di sorpresa tra qualche mese e quindi non sarà più una sorpresa parlare di cifre di crescita esponenziale, non sarà più una sorpresa dire che ci sono dei cambiamenti climatici per cui le stagioni si avvicendano in un modo che non conosciamo, perché si alternano piogge a giornate di alta temperatura, perché sappiamo che è così: l’eccentricità del clima è la norma purtroppo; la vigilanza e il monitoraggio anche che la Regione deve mettere in campo proprio quando magari il piccolo Comune non è sufficientemente pronto, mentre magari altri sono stati bravi e regolarmente presenti. Però bisogna pensare che a volte le cose funzionano a macchia di leopardo e quindi chi si è lasciato sfuggire anche soltanto la campagna informativa, la giusta relazione con il cittadino, la risposta da dare a chi si chiedeva “come posso avere il larvicida” oppure se questo funziona o se questo non funziona, ma soprattutto la giusta vigilanza rispetto a chi mantiene, come si ricordava, ristagni d’acqua e pensa che questo non sia dannoso, perché è semplicemente un ristagno d’acqua. Quindi il monitoraggio e la vigilanza, grazie anche mi auguro a queste giornate di confronto che sono state fatte e sono convinta che l’Assessorato ne farà a ridosso della stagione quando arriverà, in modo che si parta tutti pronti e che non si debba rileggere di qualcosa che sembra averci colto di sorpresa e purtroppo aver lasciato vittime e decessi sul nostro territorio, cosa che questa davvero invece nessuno si aspettava, assessore, e non vogliamo che sia la normalità.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

 

OGGETTO 7244

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per contrastare la moria di vongole verificatasi in alcune zone della Sacca di Goro. A firma del Consigliere: Bertani

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7244, Interpellanza circa le azioni da porre in essere per contrastare la moria di vongole verificatasi in alcune zone della Sacca di Goro. A firma del Consigliere: Bertani, a cui risponderà l’assessore Venturi.

La parola al consigliere Bertani per l’illustrazione.

 

BERTANI: Grazie, presidente. La segnalazione si riferiva ad un caso specifico successo verso fine settembre in cui è stata segnalata una moria di vongole in una zona di demanio dove vengono allevate e raccolte le vongole, quindi c’erano segnali di circa un 25 per cento di moria del prodotto. Ovviamente qui la questione invade due campi: uno è quello delle concessioni demaniali, l’altro è quello della responsabilità della sorveglianza sanitaria nella zona di produzione di molluschi bivalvi. Noi chiedevamo all’assessore, visto che erano state allertate anche l’area veterinaria dell’Azienda ASL e ARPAE, di sapere quali erano gli esiti di questo evento che si è verificato in quei giorni, sia per tranquillizzare gli allevatori sia per capire perché è successo questo evento e se ci sono delle soluzioni per ovviare anche alle perdite di raccolta da parte degli operatori e come si intende in questi casi tutelare la salute del consumatore.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

La parola all’assessore Venturi per la risposta.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente. In riferimento all’interpellanza in oggetto, dopo aver acquisito le informazioni dall’Azienda di Ferrara, comunico quanto segue. Le zone per l’allevamento e la raccolta di molluschi destinati all’alimentazione umana sono classificate periodicamente e sono sottoposte, tramite le stazioni di monitoraggio presenti in ogni area classificata, a controllo periodico finalizzato a verificare il mantenimento della classificazione secondo quanto previsto dai regolamenti comunitari. Il monitoraggio ha frequenza mensile per la determinazione degli Escherichia coli e salmonella, bimensile per la ricerca di biotossine algali, semestrale per la ricerca di sostanze chimiche: piombo, cadmio, mercurio, diossine, PCB-NDL e NDL da sola, secondo quanto previsto dal regolamento CE n. 854/2004. L’Azienda USL di Ferrara, in qualità di autorità competente locale per i controlli sui molluschi, in data 28 settembre 2018 ha ricevuto la segnalazione da parte del legale rappresentante di un’impresa che ha in concessione per l’attività di molluschicoltura un’area di circa ventimila metri quadrati nella zona della Sacca di Goro, nella quale veniva riscontrata un’importante mortalità di vongole. Il personale dell’Azienda USL, a causa delle avverse condizioni metereologiche, ha potuto accedere alla zona interessata soltanto il successivo 4 ottobre.

Da un controllo effettuato l’Azienda USL ha potuto osservare una mortalità di vongole dal 15 al 25 per cento nella zona posta nell’area più a nord della concessione e pari a circa il 5 per cento nella zona sud. Il personale dell’Azienda USL, del Dipartimento di sanità pubblica ha prelevato tre campioni di molluschi che sono stati conferiti alla sezione di Ferrara dell’Istituto zooprofilattico della Lombardia ed Emilia-Romagna per la ricerca dei parassiti specie Perkinsus, nonché di microrganismi della specie vibrio. Gli esami per la ricerca del vibrio sono risultati negativi, mentre il numero dei parassiti Perkinsus riscontrati non è tale da poter essere considerata la causa della moria. In occasione del campionamento, l’acqua si presentava normale all’esame ispettivo olfattivo, priva di torbidità e fioriture algali, parametri fisici rilevati sono da considerarsi nella norma rispetto allo specchio d’acqua esaminato. In sede di indagine anamnestica per il passato è stato rilevato che la moria non aveva coinvolto altre concessioni poste nella medesima area. Per quanto riguarda la rilevazione di parametri chimico-fisici, la relazione di ARPAE del 2 ottobre scorso ha evidenziato il susseguirsi di ipossie durante le fasi di bassa marea in prossimità del fondale nelle stazioni di monitoraggio ARPAE più prossime all’area, in cui è stata segnalata la moria nel periodo fra il 27 settembre e l’1 ottobre 2018.

I campioni chimici semestrali, prelevati nell’area secondo quanto previsto dal monitoraggio semestrale citato in premessa, effettuati nell’intera Sacca di Goro da diversi anni hanno dato esito favorevole, rimanendo ampiamente entro i limiti previsti dal regolamento CE n. 1881/2006.

Per tutto quanto sopra riportato non si è ritenuto di dover procedere ad ulteriori approfondimenti, ritenendo che la situazione rientri nella variabilità cosiddetta naturale, spiegandosi con anossie legate ad episodi di bassa marea rilevati e a suo tempo registrati.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Venturi.

La parola al consigliere Bertani per la replica.

 

BERTANI: Grazie, presidente. Intanto è bene che dal punto di vista sanitario le risposte siano tranquillizzanti, rimane il dubbio di questa moria che potrebbe, come dice l’assessore, essere causata probabilmente da ipossia, però potrebbe essere anche dovuta ai dragaggi che periodicamente vengono operati, le sospensioni e l’aumento di particolato in sospensione potrebbe aver causato anche questa moria. Quindi se dal punto di vista dei consumatori del prodotto la cosa è tranquillizzante, sicuramente bisogna riflettere se queste operazioni possono a volte danneggiare i concessionari e quali sono le azioni che bisogna prendere anche per tutelare i concessionari.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

 

OGGETTO 7250

Interpellanza circa l’istituzione di un tavolo tecnico di monitoraggio riguardante l’uso terapeutico della cannabis e la definizione delle relative linee guida in un’ottica di semplificazione. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7250, interpellanza circa l’istituzione di un tavolo tecnico di monitoraggio riguardante l’uso terapeutico della cannabis e la definizione delle relative linee guida in un’ottica di semplificazione. A firma della consigliera Gibertoni, a cui risponderà l’assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per l’illustrazione.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Ascolto la risposta dell’assessore Venturi, visto che mi pare la domanda sia abbastanza chiara.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola all’assessore Venturi per la risposta.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente. Nel corso di quest’anno la Regione ha provveduto a segnalare al Ministero della salute i crescenti fabbisogni di cannabis per uso terapeutico, indicando per il 2018 un quantitativo pari a centodieci chilogrammi con un significativo aumento rispetto ai trentuno chilogrammi consumati nel 2016 e ai cinquantatré consumati nel 2017. Nella nostra regione da settembre 2016 a ottobre 2018 sono stati avviati a trattamento con cannabis 1.900 pazienti, residenti e domiciliati, di cui l’81 per cento a carico del Servizio sanitario regionale. Ad agosto 2018, a seguito di alcune segnalazioni pervenute, la Regione ha provveduto a comunicare al Ministero della salute il protrarsi di uno stato di carenza di cannabis per uso terapeutico, sottolineando l’esigenza di garantire la disponibilità continua della materia prima al fine di evitare sospensione della terapia in atto nei pazienti affetti da patologie che non trovano una risposta terapeutica adeguata con i farmaci tradizionali. È stato inoltre rappresentato al Ministero della salute che la presenza sul territorio regionale di numerose farmacie in grado di allestire preparati magistrali a base di cannabis ha determinato un elevato afflusso di cittadini da altre regioni, acuendo la carenza di cannabis in modo maggiore nella nostra regione rispetto ad altre.

Allo scopo di limitare le difficoltà di approvvigionamento da parte delle farmacie regionali e di garantire la continuità terapeutica è stato presentato al Ministero della salute un progetto di erogazione della cannabis tramite la distribuzione per conto. Il ministero al momento non ha consentito di attuare il percorso proposto.

Nello scorso mese di settembre, nel corso di un incontro con le Regioni il Ministero della salute ha comunicato la previsione di un fabbisogno nazionale pari a seicento chilogrammi estendibile fino a ottocentoventi chilogrammi, derivanti da produzione nazionale (centoventi chilogrammi) e importazione dalla Germania e dall’Olanda (fino a settecento chilogrammi). Tale previsione è stata ritenuta inadeguata da tutte le Regioni in quanto elaborata sulla base dei soli consumi, senza tenere conto anche delle richieste di prodotto non evase per lo stato di carenza. Il ministero ha contestualmente avviato un monitoraggio sulle modalità di accesso alla cura a base di cannabis adottate dalle Regioni al fine di adeguare il decreto ministeriale del 9 novembre 2015. In attesa quindi dei provvedimenti ministeriali la Regione sta procedendo all’aggiornamento dei contenuti della delibera regionale n. 1250/2016, con la quale è stato definito il percorso di prescrizione e gestione dei preparati a base di cannabis. A tal fine il gruppo di lavoro che ha definito è stato integrato di ulteriori professionisti.

Sono presenti: farmacisti aziendali e convenzionati, rappresentanti dei pazienti, medici di medicina generale, farmacologi, specialisti nella terapia del dolore, laboratoristi ed esperti universitari sulle metodiche di analisi del controllo di qualità dei prodotti. Saranno quindi approfonditi e definiti gli aspetti gestionali e clinici, quali il meccanismo d’azione di cannabinoidi, le modalità prescrittive, le caratteristiche degli allestimenti per giungere a formulazioni standard, le modalità di intitolazione degli stessi, la vigilanza sulle farmacie che allestiscono ed erogano i preparati, le condizioni di impiego dei prodotti a base di cannabis. Questo lavoro verrà sviluppato in collaborazione con il gruppo regionale sulla terapia del dolore e la Commissione regionale del farmaco.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni per la replica.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. L’impressione è positiva, credo si stia lavorando nella direzione giusta e infatti non ci sono in questo momento carenze di scorte, di approvvigionamento, a me non risultano, quindi sono a disposizione dei pazienti.

C’è ancora da lavorare, ma questo anche in Conferenza Stato-Regioni e anche in Conferenza unificata, su una campagna informativa per cui le persone capiscano l’elementare differenza che passa tra una droga e un farmaco e quindi di quella che è ancora una resistenza culturale non debbano farne le spese quei pazienti che hanno provato tutte le terapie possibili, terapia terapie conosciute e adesso coloro i quali hanno trovato giovamento nella cannabis terapeutica non debbano essere visti come un gruppo di pazienti di nicchia, una tendenza passeggera o, peggio, qualcosa che consenta ad alcune istituzioni di altre Regioni di non essere particolarmente accorti nell’approvvigionamento, perché o ci penseranno altri territori, però intanto lì in qualche modo si avalla così facendo una sorta di tabù che non ha ragione di esistere nel momento in cui la campagna informativa, la campagna comunicativa funziona e quindi a qualunque cittadino diventa lampante che sta togliendo un diritto ad un altro cittadino che ha bisogno di una terapia che funziona e quindi non è consentito che si possa ostacolare questa strada verso un benessere maggiore, a volte addirittura verso il recupero di una vita abile, della possibilità di stare in piedi, di camminare, di lavorare.

Poi c’è il tema, assessore, che credo il tavolo affronterà che è quello più di medio-lunga prospettiva dell’autoproduzione in Emilia-Romagna, quindi anche l’idea che possa diventare un settore produttivo in qualche modo che possa avere delle ricadute economiche positive sul nostro territorio. Quindi sarebbe simmetricamente l’altra faccia del fatto che l’Emilia-Romagna su questo non ha dormito e che quindi potrebbe effettivamente, anche quando si confronta con le altre Regioni, poter segnare una strada o comunque poter insistere perché ci sia una omogeneizzazione a livello nazionale, che non veda territori che restano indietro e altri che invece vanno avanti.

Mi pare che nessuno, anche un cittadino poco accorto, poco informato, non interessato non abbia alcun tipo di residenza resistenza quando gli si dice che genericamente l’oppio viene utilizzato nella farmacologia, però ovviamente l’eroina è illegale e ci mancherebbe altro. Quindi semplici ed elementari distinzioni che possono costituire un’informazione di base per chi non ne ha bisogno, perché chi ne ha bisogno abbiamo visto che sono informatissimi, c’è un livello di conoscenza che molto spesso alcuni comitati devono sviluppare per poter in qualche modo creare consapevolezza, quindi crearsi delle possibilità di utilizzare una terapia. Poi la possibilità anche con lo stabilimento militare di Firenze, e forse questo anche in accordo con il Ministero della difesa, di vincere quelle resistenze verso una produzione maggiore. Lì immagino che si tratterebbe anche di dotarsi di strumentazioni più complete, più ampie. Quindi da un lato una produzione nazionale che possa incrementare tramite questo stabilimento, poi per le regioni che sono più avanti su questa strada, anche grazie a questo tavolo la possibilità di un’autoproduzione che diventi un settore certificato, importante, oggetto di ricerca e via dicendo, quindi oggetto anche di sperimentazioni che a volte ho l’impressione vengono fatte molto bene ancora, ma a livello troppo artigianale: il professionista che si rende disponibile, bravo e scrupoloso, il paziente che si rende disponibile perché spera di ricavarne giovamento. Se tutte queste cose venissero messe a sistema, io credo che questo sarebbe uno di quei punti di cui l’Emilia-Romagna potrebbe andare giustamente fiera.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

 

OGGETTO 7264

Interpellanza circa questioni e procedure riguardanti i vaccini pneumococcici in età pediatrica, con particolare riferimento alle relative forniture. A firma del Consigliere: Facci

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7264, interpellanza circa questioni e procedure riguardanti i vaccini pneumococcici in età pediatrica, con particolare riferimento alle relative forniture. A firma del consigliere Facci, a cui risponderà l’assessore Venturi.

La parola al consigliere Facci per l’illustrazione.

 

FACCI: Grazie, presidente. Parliamo di una questione direi nota che è quella della fornitura del vaccino anti-pneumococco in età pediatrica. Dico nota perché quantomeno ho investito il suo Assessorato di diverse richieste negli ultimi due mesi.

Parto dall’ultima parte di questa vicenda, che è la gara che è stata indetta dall’Agenzia Intercenter per la fornitura di vaccino anti-pneumococco con il criterio del prezzo più basso. Quindi vuol dire che chiunque produca un vaccino anti-pneumococco, a prescindere dalla qualità e dalla copertura immunizzante, fondamentalmente, se fa un’offerta minore, si aggiudica la gara. Ricordo a chi ascolta che in commercio attualmente vi sono due tipi di vaccini anti-pneumococco: quello a copertura dieci e quello a copertura tredici, e devo ricordare che questa Regione fino ad oggi, perché la gara non mi risulta abbia ancora determinato dei risultati, sta adottando da tempo il vaccino a copertura tredici, quello con la maggiore copertura assoluta. Il criterio secondo il quale il vaccino a copertura tredici è migliore del vaccino a copertura dieci non lo dico io, ma lo dicono i maggiori contributi operati dalla comunità scientifica. Ricordo per esempio il board del “Calendario per la vita”, con le varie sigle che lo compongono, ricordo il Calendario vaccinale per la vita 2016 che è divenuto livello essenziale di assistenza in Italia nel 2017, ma ricordo anche che l’Agenzia italiana per il farmaco, così come il ministero, non hanno a tutt’oggi espresso alcun giudizio di equivalenza fra i due vaccini.

Ma voglio ricordare anche lo stesso orientamento di questa Regione, che non più tardi di due anni fa, nel rispondere ad una interrogazione di consiglieri di quest’Aula, che chiedevano sostanzialmente il perché non si arrivasse ad una gara e si optasse per la richiesta di fornitura diretta del vaccino a copertura tredici, nel settembre 2016 la stessa direttrice della Sanità della Regione, la dottoressa Petropulacos, dichiarava che in assenza di un giudizio di equivalenza espresso dall’AlFA, così come dal ministero, non era tecnicamente possibile mettere a gara fra loro prodotti la cui equivalenza non era stata ancora certificata. Per cui mi chiedo che cosa sia successo, perché oggi si arriva ad una gara in assenza di una certificazione di equivalenza da parte di chi la certificazione di equivalenza la può indicare.

La cosa che mi sorprende, perché su questo non ho avuto alcuna risposta, è che non ci sia stato neanche un giudizio da parte, quantomeno formale, della Commissione regionale vaccini. La Commissione regionale vaccini è stata istituita due anni fa dalla Regione proprio con la funzione di elaborare strategie efficaci per migliorare le coperture, fornire indicazioni per raggiungere gli obiettivi indicati, eccetera. Quindi mi sarei aspettato quantomeno di trovare, rispetto a questo cambiamento di impostazione da parte della Regione, una indicazione della Commissione vaccini. A maggior ragione nel momento in cui vi sono ricerche e statistiche che ci provengono dagli Stati esteri, in particolare il Belgio, che hanno individuato come un passo indietro nella copertura, quindi il tornare dalla copertura tredici alla copertura dieci, abbia determinato un incremento nel biennio 2016/17 di malattie infettive altamente invasive nella popolazione in età pediatrica. Quindi la domanda di cui all’interrogazione sostanzialmente è conoscere se e come è stata interpellata la Commissione regionale vaccini, quale sia stato il relativo giudizio; per quale motivo la Direzione sanitaria regionale abbia deciso di procedere a mettere a gara i due vaccini nonostante l’assenza di un giudizio di equivalenza da parte dell’AIFA e del Ministero della salute e, da ultimo ma non ovviamente per importanza, se non ritenga di mettere a repentaglio la salute pubblica con la decisione di andare a gara con il criterio del prezzo più basso nella richiesta di fornitura del vaccino anti pneumococco.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Facci.

La parola all’assessore Venturi per la risposta.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente. La voglio subito tranquillizzare sul repentaglio della salute, perché adesso io accetto tutte le critiche, ma sulla politica vaccinale di questa Regione non ne accetto neanche una. Lo dico in linea generale. Così come le dico anche che sono abituato a sentire tutte le campane, ma lei non mi può parlare del Belgio e tacere che lo stesso vaccino, il dieci valente, viene usato in Nuova Zelanda, in Quebec, in tutta la Scandinavia, perché non sto parlando di Stati in cui c’è una scarsa attenzione relativamente al fenomeno dell’efficacia vaccinale. Poi sono d’accordo con lei che ci sono luoghi, società scientifiche in Italia che raccomandano il tredici valente. Segnalo che il Piemonte che ha fatto una gara che si chiama in equivalenza terapeutica e non a prezzo più basso, perché se no ci vengono in mente gli appalti al massimo ribasso e non è così. Nel momento in cui qualcuno dice che c’è un’equivalenza terapeutica, facciamo da decine di anni, per tante tipologie di farmaci, la gara e chi offre il prezzo più basso lo vince, perché è dichiarata una equivalenza terapeutica. Quindi da questo punto di vista dico che le valutazioni che hanno spinto a richiedere una gara da parte di Intercenter sono sommariamente quelle che ho già detto, ma adesso le leggo. Il Piemonte tra l’altro ha vinto già un ricorso al TAR del Piemonte. Comunque, non è che noi copiamo nessuno.

Nella nostra regione la vaccinazione contro il pneumococco è stata introdotta nel 2006 e viene offerta attivamente gratuitamente a tutti i bambini al primo anno di vita, viene offerta gratuitamente alle persone di tutte le età a rischio per la presenza di patologie croniche e dal 2017 è offerta anche attivamente e gratuitamente alle persone che compiono i sessantacinque anni. Relativamente al vaccino anti pneumococcico il Ministero della salute, con una nota dell’ottobre 2016, ha ribadito che la protezione offerta da un vaccino non è necessariamente rapportata al numero di sierotipi contenuti nel vaccino stesso, che i dati “a favore dell’uso del PCV13 o del PCV10 sono reperibili in letteratura senza che sia dimostrata, né dimostrabile in maniera chiara e univoca, la superiorità di un vaccino rispetto all’altro” e infine che per quanto riguarda la possibilità di mettere in concorrenza i due prodotti “nell’attuale contesto normativo, definito dalla modifica del Titolo V, devono essere i centri d’acquisto delle Regioni a dover stabilire i criteri da includere nei bandi di gara per l’approvvigionamento dei vaccini.” Recentemente anche l’Organizzazione mondiale della sanità si è espressa in merito all’efficacia, affermando che entrambi i vaccini hanno un impatto considerevole contro la polmonite, la patologia invasiva e lo stato di portatore dovuti ai sierotipi contenuti nel vaccino e che non ci sono al momento evidenze di un impatto netto differente sul carico complessivo della malattia. Sono inoltre disponibili diverse evidenze scientifiche internazionali che dimostrano per entrambi i vaccini l’efficacia sul campo e un buon profilo di tollerabilità e sicurezza.

Considerato che nessuno dei due vaccini può essere valutato migliore o peggiore dell’altro, nonostante la nostra Regione abbia finora utilizzato il vaccino coniugato tredici valente, quest’anno ha deciso di mettere in gara i due vaccini, analogamente a quanto fatto in altri Stati e in altre Regioni. Ho già detto del Piemonte, del Tribunale amministrativo regionale.

Ad oggi non sono state ancora assunte delle decisioni in quanto sono stati avviati approfondimenti per avere conferma della validità della scelta effettuata, partendo da un attento ascolto delle valutazioni della Commissione regionale vaccini nonché della Società italiana di igiene e pediatria, della FIMMG e della FIMP, che sono altre due associazioni dei medici di famiglia e dei pediatri di famiglia.

La Commissione regionale vaccini – come lei ha ricordato – è stata istituita con ruolo di supporto tecnico e di consultazione scientifica. Ai fini di un confronto tecnico-scientifico sono state acquisite le opinioni dei singoli componenti la commissione, che per la maggior parte si sono espressi per mantenere il vaccino anti-pneumococcico coniugato tredici valente. Contestualmente si è proceduto ad un esame ancora più approfondito dell’epidemiologia delle malattie da pneumococco, analisi che è stata effettuata grazie alla sorveglianza che nella nostra regione è particolarmente accurata da anni, sia per quanto riguarda i dati di incidenza della malattia sia per quanto riguarda i dati sui sierotipi circolanti. Al termine di quest’accurata indagine la Regione farà le proprie valutazioni, che sono in corso, relativamente alle migliori politiche di approvvigionamento dei vaccini. In ogni caso è opportuno ribadire che le scelte saranno orientate esclusivamente da valutazioni tecnico-scientifiche. Infatti tutti gli eventuali risparmi generati dalla gara sarebbero totalmente investiti per sostenere le politiche vaccinali di prevenzione a partire dall’incremento dell’offerta vaccinale a prezzi ridotti, a favore della popolazione in difficoltà economica e dal miglioramento e dal potenziamento dei servizi vaccinali. Ad ogni buon conto ad oggi nessuna decisione è stata ancora presa, anche se le ho anticipato la valutazione della Commissione regionale vaccini.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Venturi.

La parola al consigliere Facci per la replica.

 

FACCI: Grazie, presidente. Io prendo atto che questa Regione ha deciso di effettuare una gara con il criterio del prezzo più basso, nonostante un parere sostanzialmente diverso della Commissione regionale vaccini, seppure coinvolta in una modalità anomala, perché lei ha detto che sono stati richiesti i pareri singoli e non un parere formale complessivo e unitario, che avrebbe a mio avviso forse evidenziato questa forzatura da parte vostra in maniera più netta.

 

VENTURI: Forzatura non c’è!

 

FACCI: Forzatura c’è nel momento in cui si decide di andare a risparmiare sulla pelle dei bambini, nonostante la maggior parte dei componenti della Commissione regionale vaccini abbiano espresso un parere contrario. Io le anticipo che ho presentato nei giorni scorsi, proprio perché non avevo risposte su questo, un esposto direttamente alla magistratura. A mio avviso c’è un rischio sanitario, perché anche fosse un solo bambino che si viene ad ammalare in più per vostra scelta del risparmio, a me non interessa se con il risparmio andrete ad investire in altri contesti e in altre realtà della sanità regionale, anche solo quel bambino è sufficiente per esprimere un parere differente. Spero, visto che lei ha detto che non avete ancora deciso, che la soluzione alla fine sia quella della tutela della salute pubblica e non del risparmio economico.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Facci.

 

OGGETTO 7237

Interpellanza circa questioni e procedure riguardanti la ristrutturazione edilizia e l’ampliamento di un complesso industriale sito a Comacchio (FE). A firma del Consigliere: Bertani

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7237, interpellanza circa questioni e procedure riguardanti la ristrutturazione edilizia e l’ampliamento di un complesso industriale sito a Comacchio (FE). A firma del consigliere Bertani a cui risponderà l’assessore Donini.

La parola al consigliere Bertani per l’illustrazione.

 

BERTANI: Grazie, presidente. La ex CERCOM di Porto Garibaldi è un’ex fabbrica di piastrelle che fu acquistata nel 2015 dalla SACMI ed è in progetto di ampliamento della struttura attuale, in questo momento è in stato di completo abbandono, sono circa venticinquemila metri quadri di superficie con nuovi manufatti che arriverebbero anche all’altezza di trentacinque metri, con camini operativi ventiquattro ore al giorno per la produzione di materiale che poi servirà per fare gres porcellanato.

Di questa questione ne parlammo ancora, assessore, con una mia interpellanza che trattammo il 24 luglio 2004, quando lei, non so se per colpa sua o non so se per qualche risposta un po’ furbina, mi rispose che al momento non esisteva alcun progetto riguardo all’ex CERCOM, ovviamente progetto che è stato depositato l’8 agosto 2018, quindi pochi giorni dopo la mia interpellanza è stato pubblicato sul sito del Comune di Comacchio, ma che già in data 26 giugno 2018 come Regione rendevamo parere, fra l’altro un parere molto critico rispetto a quella situazione, il 23 luglio 2018 l’Ufficio pianificazione del Comune di Comacchio rilevava che era compatibile con lo strumento di pianificazione comunale e con quello paesistico regionale e con il Piano territoriale di coordinamento provinciale, mentre c’erano dei problemi con il Piano territoriale del Parco regionale del Delta del Po. Quindi quel giorno lei mi rispose che non esisteva niente, ma intanto tante cose erano già in moto. Era in moto soprattutto anche il fatto che gli uffici tecnici della nostra Regione contestano al Comune di Comacchio che il procedimento che hanno scelto di utilizzare non corrisponde alla nostra legge regionale urbanistica, perché il procedimento del Comune di Comacchio parla di interventi di ampliamento e ristrutturazione di attività economiche già insediate, mentre questa attività economica è ferma già da anni, tanto che anche dal rogito che ho avuto modo di vedere fra le aziende è chiaro che gli impianti erano fermi fin dal 2008. L’altro aspetto critico è anche quello, e anche questo lo segnala il ministero, che sicuramente deve essere fatta una valutazione di incidenza ambientale, di cui non mi pare che in questo momento se ne parli.

Quindi io chiedo alla Regione, quindi a lei, assessore, se, dopo avermi risposto in maniera un po’ interlocutoria l’altra volta, questa volta ha intenzione di rispondere in maniera un po’ più precisa su che cosa può fare la Regione per tutelare quel territorio che è ai margini di un parco importante e di zone Natura 2000 e SIC ZPS.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

La parola all’assessore Donini per la risposta.

 

DONINI, assessore: Grazie, presidente. Grazie, consigliere Bertani.

In realtà, le mie risposte sono state talmente puntuali che il progetto è arrivato quattro giorni dopo la mia risposta, quindi formalmente non avrei potuto dare quella risposta se lei mi avesse interrogato quattro giorni dopo. Anche questa volta cercherò di dire poche cose, che non negano gli atti che lei ha citato, soprattutto quelli tecnici, sui quali peraltro non mi ha interrogato, mi ha interrogato su una valutazione di sostenibilità. Infatti, l’interpellanza richiama sostanzialmente tutti gli atti fin qui assunti dalle amministrazioni, cui il progetto è stato presentato: dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune, e questo non è assolutamente possibile negarlo. Dopo di che lei dice in conclusione o, meglio, chiede alla Giunta se condivide l’idea che si tratti di un procedimento amministrativo del tutto illegittimo e che il progetto minaccia la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, costituendo una seria ipoteca per il futuro sviluppo di Comacchio e del Parco del Delta del Po. Quindi ci chiede una valutazione di merito molto netta, molto anche dettagliata che oggi noi non possiamo dare rispetto alla valutazione di impatto ambientale.

Infatti, ad oggi non possiamo che limitarci ad osservare che l’istruttoria del progetto è stata appena avviata. Non è vero che non è ancora partita, è stata appena avviata. Quelle citate dall’interpellanza sono in tutti i casi note tecniche preliminari che tentano un primo inquadramento dell’intervento proposto e richiedono per questo chiarimenti, integrazioni, informative documentali con l’obiettivo di una migliore conoscenza e valutazione del progetto. Tuttavia, ritengo indispensabile ribadire che non è ovviamente in quest’Aula e con lo strumento dell’interpellanza che si svolgono le valutazioni di sostenibilità dei progetti, semmai in ossequio alla trasparenza, e su questo ci tengo e credo che ci tenga anche lei, potremmo comunicare, una volta interrogati e una volta avvenuto l’esito delle stesse procedure. Oggi io posso solo dire che c’è certamente un interesse delle autonomie locali per l’ipotesi di un insediamento produttivo che loro giudicano importante, che può comportare una significativa opportunità di sviluppo e di lavoro, ma che al contempo siamo tutti consapevoli della primaria vocazione ambientale e turistica del territorio del Parco del Delta e, dunque, della necessità di una particolare attenzione nella valutazione sulla sostenibilità ambientale del progetto proposto.

Diverse strutture tecniche della Giunta regionale sono impegnate in questo momento nella valutazione della sostenibilità ambientale del progetto, nella verifica dell’ammissibilità della variazione del piano di estrazione, così come della legittimità del procedimento seguito. Con loro collaborano le strutture provinciali e comunali dell’ente parco, nonché degli altri organismi di tutela, quali ARPAE e soprintendenza. Quindi diciamo che ci sono tutti a guardare questo progetto. Voglio quindi rassicurarla, consigliere Bertani, circa l’impegno e l’approfondimento con cui la Giunta regionale richiede di valutare l’ammissibilità di questo progetto, come peraltro avviene per ogni insediamento che intervenga in ambiti particolarmente sensibili. Nel caso concreto l’intervento si colloca nella stazione del centro storico di Comacchio e del Parco del Delta del Po, con tutte le attenzioni che questo comporta. Richiamo a questo proposito l’obiettivo della ricostruzione dei paesaggi identitari contenuto nel piano di stazione, che individua inoltre tra gli ambiti territoriali strategici il sistema delle acque interne, il sistema di connessione tra Comacchio e la fascia costiera che interagiscono con la proposta in oggetto. Un’analisi complessiva dovrà dunque impiegare gli strumenti di valutazione corretti, adeguati e mettere in relazione il progetto proposto con gli obiettivi di riqualificazione territoriale e di tutela del parco stesso. Confidiamo pertanto in tempi rapidi, celeri, ma ugualmente adeguati alla rilevanza dell’intervento, per poter fornire all’interrogante gli esiti della valutazione di sostenibilità ambientale, di quella paesaggistica e territoriale del progetto e le motivazioni della stessa in modo da fugare ogni preoccupazione sul fatto che nel caso in cui si ammettesse la realizzazione del progetto, la salvaguardia del territorio del Delta del Po e della sua popolazione costituirebbero – ribadisco – il nostro primo obiettivo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Donini.

La parola al consigliere Bertani per la replica.

 

BERTANI: Grazie, presidente. L’interesse degli enti locali che solo nel 2012, quando si formulava il documento di indirizzo per il piano del Parco del Delta del Po, stazione di Comacchio, si esprimevano dicendo la struttura esistente di venti ettari ex CERCOM non abbiamo certezze su quando verrà riqualificata, sappiamo dal punto di vista strategico e ambientale che cosa ci si potrà fare, di certo non un utilizzo come quello di stabilimento da prima esistente. Diciamo che lo stabilimento progettato non è molto lontano dallo stabilimento prima esistente, anche perché dal dire che l’emissione è solo prevalentemente vapore acqueo, è bastato andare a leggere i documenti e vedere che polveri fini e ultrafini da venticinque a centotrenta tonnellate annue a regime, ossidi di azoto, ossidi di zolfo da ventisei a centosettanta, da 274 a 1.774 tonnellate annue, per non parlare poi del fatto che si sono trascurate le polveri fini dovute ai coloranti.

Io spero, come dice lei, che la Regione guardi con un occhio molto attento al fatto che la valutazione di incidenza ambientale ad oggi non era prevista e probabilmente, forse alla luce anche di questi dati qui, si potrebbe pensare anche ad una VIA secondo me, cosa che inizialmente era stata esclusa. Anche perché solo il parere dell’ASL parla di «dubbi e preoccupazione anche in relazione di avere simulazioni sulla ricaduta del rapporto nella direzione del vento che in questo quadro emissivo non è chiaro e bisogna sicuramente verificarlo».

Il discorso di impianto industriale dismesso sicuramente non può stare in piedi, le perplessità che dicevo sulla valutazione di incidenza ambientale, come pure il fatto della bonifica, perché dentro a tutto ciò e dentro al rogito si parla anche di bonifica. Adesso finalmente il sindaco ha adottato l’ordinanza per l’amianto, cosa che abbiamo sollecitato anche noi, come è stato sollecitato sul territorio e mi sembra finalmente doveroso che quell’ordinanza del responsabile della tutela della salute di quel territorio finalmente è stata adottata, ma c’è anche il problema della bonifica del sito, perché sia nel rogito che in altri atti nella compravendita si parla di bonifica del sito e c’è tutta una serie di codici fra il venditore e l’acquirente su chi dovrà fare questa bonifica. Quindi questa bonifica è nei fatti, andrà fatta e quindi fa parte anche di queste valutazioni. Non si può ventilare il fatto che la bonifica si può fare solo se si realizza l’impianto. La bonifica è nei fatti e deve essere fatta che si realizzi o, meglio, probabilmente non si realizzi l’impianto, perché sicuramente, almeno ad una lettura delle carte e dai segnali che ci arrivano, in quella zona un impianto di questo tipo sarebbe sicuramente molto impattante sia dal punto di vista emissivo, ma anche dal punto di vista del traffico. Anche qui, assessore, anche lei un’occhiata dovrà darcela, perché le infrastrutture sarebbero messe veramente sotto stress, perché si parla di 1.700 automezzi.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

 

OGGETTO 7241

Interpellanza circa la situazione, nell’ambito del trasporto pubblico, riguardante l’organizzazione, il personale ed i mezzi relativi a SETA, con particolare riferimento al territorio modenese ed alla tutela dei cittadini utenti di tale servizio. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7241, interpellanza circa la situazione, nell’ambito del trasporto pubblico, riguardante l’organizzazione, il personale ed i mezzi relativi a SETA, con particolare riferimento al territorio modenese ed alla tutela dei cittadini utenti di tale servizio. A firma della Consigliera: Gibertoni.

Risponderà l’assessore Donini.

La parola alla consigliera Gibertoni per l’illustrazione.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. È un tema che abbiamo affrontato diverse volte questo con l’assessore Donini e secondo me è un tema simbolico importante, perché il tema di SETA, in particolare nella trattazione sul bacino di Modena, ci dà la misura di come non si possa generalizzare una dichiarazione di criticità su tutto il trasporto pubblico locale, non è così. E neanche all’interno di SETA, perché ci sono bacini che funzionano molto meglio. Almeno a me non arrivano segnalazioni di criticità così esasperate, come invece capita di riceverne regolarmente ormai da anni per il bacino modenese. L’assessore ricorderà anche una commissione dedicata a cui partecipò e che resta negli annali, una delle più belle commissioni organizzate all’interno dell’Assemblea legislativa, mi permetto di dirlo ma sono convinta che l’assessore potrà essere quasi d’accordo, e oggi io ripropongo ancora una volta che l’attenzione non cali, perché, se riusciamo ad uscire, assessore, dal “pantano” per cui sta diventando uno stereotipo dire che SETA a Modena non funziona e che il trasporto pubblico a Modena va incontro ad un destino ineluttabile, per cui è destinato ad essere percepito come un trasporto pubblico non all’altezza, inadeguato, mediocre, io credo che questo sia un biglietto da visita eccellente, potrebbe diventarlo sia davanti ai cittadini e soprattutto in generale per il lavoro di questa Assemblea.

Il tema è stato affrontato più volte e adesso colgo l’occasione per chiedere qualche aggiornamento all’assessore Donini e per porre il tema del trasporto pubblico come un servizio pubblico che costituisce o può costituire un parametro di quello che è il rispetto in generale che si ha per i cittadini. Il trasporto pubblico è uno dei primi presìdi visibili a chi vive la città, a chi arriva in città e si presenta per com’è. Quindi le carrozze possono essere moderne oppure no, possono essere pulite o meno, possono essere affollate o meno, il cadenzamento può essere qualcosa che favorisce o meno il lavoro, il tempo libero, la scuola… ci sono una serie di organizzazioni che sono preposte a questo e io, anche se questo non è nell’interpellanza, poi al limite nella risposta lo risottolineerò, ma l’assessore conosce questa nostra posizione, non giova a nessuno il rimpallo delle responsabilità. Quando si arriva a dirsi, e riconosco l’onestà intellettuale su questo, soprattutto alle prime risposte che ci vennero date dalla Giunta rispetto al tema SETA, che poi sono andate ad incagliarsi in un rimpallo di responsabilità evidentemente tra il Comune, tra le Agenzie per la mobilità, ancora una volta verso la Regione, verso TPER delle volte. Nello stesso tempo non si vede una ragione per cui il bacino di Modena debba essere sfavorito rispetto ad altri bacini: primo quello di Reggio. Si parlava quasi e troppo apertamente di “reggionizzazione” di SETA, perché non è corretto e, se fosse così, sarebbe qualcosa che noi dobbiamo contrastare, in modo da riequilibrare, di trarre delle proporzioni eque. Nello stesso tempo TPER ha una flotta che è quasi interamente costituita da mezzi elettrici, a metano oppure ibridi, quelli a gasolio sono un numero residuale: perché TPER sì e SETA no, assessore? Perché SETA che, benché partecipata proprio da TPER e perché non siamo bolognacentrici ma siamo per portare avanti tutti i territori, come si confà ad una Regione avanzata e di questo ne riparleremo – sono convinta che anche l’assessore sia della mia idea su questo e avremo occasione di riparlarne – benché SETA sia partecipata proprio da TPER, a proposito della risposta che lei sembrava volermi accennare, ha una situazione della flotta mezzi opposta che in generale, ad essere gentili, lascia molto a desiderare. Io intanto le chiedo un aggiornamento, poi interverrò sicuramente.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola all’assessore Donini per la risposta.

 

DONINI, assessore: Grazie, presidente. Consigliera Gibertoni, ormai lei mi ha abituato al fatto che fa interpellanze scrivendo una cosa e poi interviene su mille altre cose, quindi io cerco di rispondere all’interpellanza e poi, con il dono della sintesi, anche darle qualche risposta sugli altri file che ha aperto, come se avesse contratto un virus al computer, duecento icone sono apparse.

In riferimento alle richieste scritte relativamente alle vicende dell’autobus di SETA fermato dalla polizia stradale perché trovato con diverse dotazioni in condizioni di mancata sicurezza, tra l’altro è nell’ambito di quello che lei sosteneva, la società SETA ha fornito nel merito dell’episodio riportato diverse puntualizzazioni che evidenziano un’immediata attivazione della commissione d’inchiesta per le verifiche del caso. L’analisi dell’accaduto ha fatto emergere una non corretta ed esaustiva comunicazione tra il personale del deposito di Modena e la sala operativa circa le diverse anomalie riscontrate. A seguito di tale situazione SETA dichiara di aver attivato controlli su tutti i mezzi presenti nel deposito di Modena per verificare lo stato generale degli stessi, da cui è emersa una programmazione di ulteriori controlli straordinari, effettuata al fine di ripristinare eventuali dotazioni mancanti. Quindi il caso di specie ha dato luogo a SETA ad una mappatura di tutti i materiali rotabili. Infine è stato sensibilizzato il personale – anche questo lei chiedeva – coinvolto e quello della sala operativa al fine di approfondire maggiormente le segnalazioni verbali dei conducenti, con particolare attenzione alle situazioni che potrebbero pregiudicare la sicurezza del servizio.

In ordine poi a tutte le affermazioni e alle considerazioni che faceva, in sintesi noi siamo come Regione Emilia-Romagna soci di TPER al 46 per cento, che è socia di ERN al 99 per cento, che è socia di SETA al 49 per cento. Forse ho sbagliato qualche virgola ma siamo lì. Quindi non è che abbiamo una diretta responsabilità di soci nei confronti di SETA. Cosa possiamo fare noi come Regione? Due cose che stiamo in effetti facendo, una con maggiore velocità ed efficacia, l’altra con una interlocuzione più vasta. La prima è quella di metterci i soldi per comprare i bus nuovi. Noi abbiamo impiegato, abbiamo stanziato 160 milioni di euro complessivamente, cofinanziati dalla Regione e cofinanziati dalle varie aziende di trasporto pubblico, fra cui SETA, per rinnovare circa il 20 per cento del materiale rotabile su gomma, che è un risultato che nessun’altra Regione può vantare oggi in Italia da qui al 2020, mettendoci le risorse noi con i cofinanziamenti delle aziende per quello che riguarda il rinnovo del materiale rotabile. Anche dalle sue valutazioni emerge che gran parte dei problemi che attanagliano il trasporto pubblico, non solo a Modena ma in tutta la regione, è dovuto alla vetustà dei mezzi, per cui noi oggi siamo la Regione in Italia che sta investendo maggiormente per il rinnovo dei mezzi pubblici su ferro e su gomma.

Per quello che riguarda l’altra cosa sullo sfondo, è cercare di far dialogare le aziende di trasporto pubblico in un progetto chiamiamolo di holding, chiamiamolo di accorpamento, chiamiamolo di rete, non abbiamo bene identificato lo strumento, su questo ovviamente siamo aperti, per far sì che queste imprese di trasporto pubblico, di cui i Comuni e la Regione sono soci, possano avere in prospettiva anche più mezzi autonomi dal punto di vista finanziario per fare quegli investimenti che invece i grandi gruppi internazionali possono fare e che potrebbero, nel corso dell’avvicendarsi delle gare di bacino, anche in qualche modo mettere fuori dal mercato le nostre aziende. Quindi, quando riprenderemo tra qualche settimana il discorso del patto per il TPL e l’idea di proporre una holding di cui la Regione non ha nessuna intenzione dirigistica nell’evidenziare uno strumento piuttosto che l’altro, però la nostra preoccupazione è quella di, oltre ai soldi che ci mettiamo noi direttamente per rinnovare i mezzi, anche quella di cercare di far sì che le aziende in futuro possano sviluppare una propria, autonoma capacità di investimento più simile a TPER che non ad altre aziende oppure l’insieme tra loro mettere a valore potenzialità ancora maggiori.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Donini.

La parola alla consigliera Gibertoni per la replica.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Io credo che un lavoro di squadra forte vada fatto anche tra le pieghe di quello che non è scritto, perché, anche se lei, assessore, giustamente non ha citato qualcosa che però io mi prendo la responsabilità di sottolineare, quando dicevo ironicamente “reggionizzazione”, c’è effettivamente un tema che si pone dei bacini che sono disomogenei. Anche dove non c’è diretta competenza, però c’è la possibilità di vedere le cose dall’alto, l’ente Regione lo fa meglio delle Agenzie per la mobilità. Ne ho esperienza diretta. Io le abrogherei le Agenzie per la mobilità, ma purtroppo servono a volte da scusa per quel rimpallo di responsabilità, per cui parte l’argomento e poi non si capisce dove va a finire, in quale cestino finisce perché è vorticoso, quindi non si capisce ancora adesso come mai, e mi permetto di sottolineare il tema dello sfavore che ha subito il bacino di Modena, perché credo che sarà d’accordo con me: incendi, questo tipo di disservizi non si sono verificati mai o perlomeno non con questa regolarità a Piacenza oppure a Reggio Emilia. In più resta il tema della coesione sociale da recuperare tramite il rapporto con i lavoratori, perché nell’episodio che io cito nell’interpellanza, a cui lei ha risposto, ricordo anche che l’autista del mezzo in questione, quindi un autista che esce, viene fermato con questi settantacinque studenti a bordo, gli viene sequestrato il mezzo perché la porta era bloccata con i fili di ferro, l’autista è stato multato e la multa di 700 euro verrà pagata da SETA, però ricordo che il guidatore rimarrà comunque con una decurtazione di punti sulla patente. Oltre a questo, restavano pressioni forti dalla centrale operativa per far uscire i mezzi in qualunque condizione. Su questo non abbiamo timore di essere smentiti, perché sono cose che ormai si ripetono immutate da almeno due o tre anni rispetto alle segnalazioni che io ricevo.

Poi c’è un tema a cui tengo molto, che è quello delle pressioni esercitate rispetto alla velocità commerciale. Io sono convinta che le Agenzie per la mobilità abbiano un’idea non corrispondente alla realtà di quella che è sicuramente sopravvalutata della velocità commerciale da imporre ad un mezzo, che a mio avviso è importante perché esiste un meccanismo che mi dicono chiamarsi AVM che, durante l’orario di lavoro, in continuazione ripete agli autisti i minuti che stanno perdendo, quindi gli dicono in continuazione “sei in ritardo di un minuto, sei in ritardo di due minuti rispetto alla tabella di marcia”, questo rischia di generare uno stress inutile e una inutile rincorsa e quindi c’è un rischio di comportamenti pericolosi sulla strada. Poi la pressione delle velocità commerciali sovrastimate, che non trovano riscontro sul traffico locale, è generata anche qui dalla precisa volontà di massimizzare a tutti i costi i finanziamenti e i trasferimenti, che anche su questo sarebbe bene farci una riflessione. Se la velocità commerciale è proporzionale ai finanziamenti, è ovvio che poi si percorrerà tutti la strada di cercare di spingere i mezzi al massimo consentito, anche quando però possono ingenerare rischi per la viabilità. Quindi rendere i trasferimenti e i finanziamenti proporzionali alla velocità commerciale a mio avviso andrebbe rivisto. Anche qui non dico che bisogna fare un rating di buona vivibilità sulla strada, però un autista pubblico è il primo a dare un esempio: imporgli una velocità commerciale, perché se no fai perdere alla tua azienda dei finanziamenti e dirgli con un cicalino che sta perdendo dei minuti sembrano piccole cose, ma, per chi le vive quotidianamente, non giovano all’atmosfera aziendale.

Per quanto ancora il bacino di Modena potrà contare sull’abnegazione dei lavoratori? Secondo me l’abnegazione dei lavoratori non è in discussione. Vorrei che la Regione si mettesse al fianco di questo tipo di strutture, perché non è mai soltanto una. Se c’è una criticità che riguarda un’organizzazione di un bacino, probabilmente non c’è nessuno che tira le fila e cerca di capire come mai c’è scontento tra i lavoratori, c’è scontento tra gli utenti degli autobus, abbiamo capito che la Regione interviene sui mezzi, su questo mi dà ragione, però TPER, a proposito dei costi che mi diceva, quando due anni fa io chiedevo una Commissione mezzi sulla falsariga di quello che fa TPER, quella era a costo zero, quindi perché invocare un costo economico che non c’è, perché è a costo zero, e per quale motivo per SETA non è stata concessa la Commissione mezzi? Procediamo adesso, visto che lì c’è una commissione che ha effettivamente ottenuto dei risultati, non ha costi che incidono sull’azienda, non ci sono scuse secondo me per non avviarlo immediatamente anche per SETA.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

 

OGGETTO 7304

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per garantire una efficiente e reale copertura da parte della rete di telefonia mobile e di tutti i territori della Regione Emilia-Romagna, con particolare riferimento a quelli montani e alla provincia di Piacenza. A firma dei Consiglieri: Rancan, Rainieri, Fabbri, Delmonte, Bargi, Marchetti Daniele, Liverani, Pettazzoni, Pompignoli

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7304, interpellanza circa le azioni da porre in essere per garantire una efficiente e reale copertura da parte della rete di telefonia mobile e di tutti i territori della Regione Emilia-Romagna, con particolare riferimento a quelli montani e alla provincia di Piacenza. A prima firma del consigliere Rancan.

Risponderà l’assessore Donini.

La parola al consigliere Rancan per l’illustrazione.

 

RANCAN: Grazie, presidente. Nei fatti presentai già un’interrogazione a risposta scritta per quella che era la possibilità di avere una copertura dopo una problematica in località Ceci, una località del Piacentino posta a circa.... mi fermo.

Presidente, faccio una proposta: siccome domani ci sono tante interpellanze…

 

(interruzioni)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Assessore, rinviamo lo svolgimento di questa interpellanza. Se lei domani non sarà presente, sarà sostituito da un collega per la risposta.

Abbiamo così concluso lo svolgimento delle interpellanze.

 

OGGETTO 6863

Proposta recante: «Disciplina del contributo di costruzione ai sensi del titolo III della Legge regionale 30 luglio 2013, n. 15 e ss. mm. ii. in attuazione degli articoli 16 e 19 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e modifiche alla deliberazione della Giunta regionale 28 giugno 2017, n. 922» (delibera di Giunta n. 1136 del 16/07/2018)

(Discussione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo ora all’oggetto 6863, proposta di delibera recante: Disciplina del contributo di costruzione ai sensi del titolo III della Legge regionale 30 luglio 2013, n. 15.

La Commissione “Territorio, Ambiente e Mobilità” ha espresso parere favorevole alla seduta del 25 ottobre con la seguente votazione: 25 a favore, 3 contrari e 8 astenuti, apportando modifiche al testo.

Il Consiglio delle Autonomie locali ha espresso parere favorevole.

Su tale oggetto insistono sei emendamenti: cinque a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini e uno a firma dei consiglieri Piccinini, Taruffi, Prodi e Torri. È stato presentato un ordine del giorno, a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini.

Apro la discussione generale.

La parola al consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente. Prima di passare alla trattazione dell’oggetto intervengo sull’ordine dei lavori per proporre, ai sensi dell’articolo 29, comma 10, e dell’articolo 74, comma 1, del Regolamento interno, una questione pregiudiziale che presento a nome di tutte le forze di centrodestra, che brevemente mi accingo ad illustrare.

La Giunta regionale, con deliberazione n. 1136 del 16 luglio 2018, ha deliberato di proporre all’Assemblea legislativa di approvare una nuova disciplina relativa al contributo di costruzione che i Comuni saranno tenuti a recepire entro novanta giorni dalla sua pubblicazione, trascorsi i quali la nuova disciplina opererà direttamente. La determinazione del costo di costruzione, ancorata come previsto dalla Giunta regionale ai valori dell’Osservatorio del mercato immobiliare (OMI), si pone in aperto contrasto con la normativa nazionale, la quale prescrive l’adozione di tutt’altro criterio con evidenti conseguenze in termini di legittimità. Il decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 6 giugno 2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), che contiene i principi fondamentali e generali e le disposizioni per la disciplina dell’attività edilizia, all’articolo 16, comma 9, in relazione al contributo per il rilascio del permesso di costruire, prevede che il costo in questione sia determinato periodicamente dalle Regioni con riferimento ai costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata, come definiti dalle stesse Regioni, lasciando quale unica discrezionalità – cito – «con lo stesso provvedimento le Regioni identificano classi di edifici con caratteristiche superiori a quelle considerate nelle vigenti disposizioni di legge per l’edilizia agevolata, per le quali sono determinate maggiorazioni del detto costo di costruzione in misura non superiore al 50 per cento». In applicazione del dettato costituzionale di cui all’articolo 117, terzo comma, l’articolo 2, comma 1, del DPR n. 380/2001, nel definire le competenze delle Regioni e degli enti locali, recita testualmente: «Le Regioni esercitano la potestà legislativa concorrente in materia edilizia, nel rispetto dei principi fondamentali della legislazione statale desumibili dalle disposizioni contenute nel testo unico». Tale previsione non può non essere considerata all’evidenza un principio posto dal legislatore statale a garanzia dell’uniforme adozione su tutto il territorio nazionale di un unico criterio di calcolo, un principio quindi fondamentale per la disciplina edilizia. A sostegno di questa tesi depone l’orientamento della Corte costituzionale (sentenza n. 125 del 26 maggio 2017), la quale ha annoverato tra i principi fondamentali in materia edilizia le disposizioni caratterizzate dalla finalità di offrire ad un interesse comune una protezione unitaria sull’intero territorio nazionale.

Appare quindi di tutta evidenza che prevedere la determinazione del costo di costruzione legata ai valori dell’Osservatorio del mercato immobiliare, piuttosto che ai costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata, significa disattendere palesemente questa impostazione per condurre ad un aggravio dei costi di costruzione in un momento in cui lo stato del settore proprio non ne aveva bisogno, a beneficio degli enti pubblici interessati e a carico dei cittadini che vedrebbero lievitare il costo dell’abitazione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Tagliaferri.

In merito alla richiesta del consigliere Tagliaferri è possibile un intervento a favore e uno contro.

Nomino gli scrutatori: le consigliere Gibertoni, Zappaterra, Ravaioli.

La parola al consigliere Rancan.

 

RANCAN: Grazie, presidente. Nei fatti la questione posta dal collega Tagliaferri ha un senso ed è concreta: qui vi è un problema chiaro, che è stato specificato anche in varie altre sedi, un problema che è stato segnalato anche da associazioni di categoria che sono venute in rappresentanza di una parte, che non era ancora stata sentita, che ha segnalato anche dei problemi di illegittimità che poi possono essere dichiarati in questo documento che è stato presentato.

Nei fatti quindi il mio intervento è per appoggiare questo importante documento, perché fondamentalmente crediamo che prima di andare a votare qualcosa che può ledere in concreto quelle che sono delle prerogative dei cittadini stessi, oltre che andare ad incidere anche su vari Comuni, ma quindi nei fatti che vada ad approvare un provvedimento che poi potrebbe essere dichiarato illegittimo, noi crediamo che sia importante dare un segnale che sia quello di accogliere favorevolmente questo documento perché pensiamo che come Regione, che tutte le volte si dichiara virtuosa, dobbiamo prendere in esame e in coscienza quelle che secondo noi devono essere e sono le problematiche, e nei fatti un rischio di legittimità c’è. Quindi questo è un atto importante che abbiamo pensato di sostenere, e ringrazio tutti quelli che saranno d’accordo e appoggeranno questo, perché nei fatti concretamente questo può tutelare la Regione, ma in primo luogo tutelare i cittadini emiliano-romagnoli.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Rancan.

La parola al consigliere Iotti per l’intervento contro.

 

IOTTI: Grazie, presidente. Prendiamo atto della pregiudiziale posta che richiama anche dei contenuti che potrebbero richiedere anche un approfondimento. Così posta, io credo che in questo momento non si possa che ritenere valida la proposta fornita dagli uffici e proposta dalla Giunta. Sinceramente credo che andava approfondita, posta anche prima di questo momento anche per rendersi conto della reale validità e sostenibilità di questa pregiudiziale posta. In questi termini io sinceramente non posso che esprimere un parere contrario.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Iotti.

Metto quindi in votazione la pregiudiziale posta dal consigliere Tagliaferri. Non è previsto il voto elettronico per la pregiudiziale, non è prevista dal Regolamento la votazione elettronica e leggo l’articolo 74: «Gli interventi sulla questione pregiudiziale, al comma 5, e sulla questione sospensiva non possono eccedere i tre minuti. La votazione ha luogo per alzata di mano senza dichiarazione di voto».

La parola al consigliere Caliandro.

 

CALIANDRO: Presidente, le chiedo di richiamare con il campanello l’attenzione dei consiglieri che sono fuori, perché penso ci siano alcune assenze.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, la pregiudiziale posta dal consigliere Tagliaferri.

 

(È respinta a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): La pregiudiziale è respinta.

Passiamo quindi alla proposta di delibera con la richiesta di intervento della consigliera Gibertoni, a cui do la parola.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Noi riteniamo questo provvedimento un’occasione perduta, un po’ come se avessimo aspettato per così tanto tempo, l’avevamo anche sollecitato con un’interrogazione, ci chiedevamo come non si procedesse mai all’adeguamento degli oneri e complessivamente la Regione ha aspettato vent’anni. È una domanda quella che abbiamo fatto e che attende ancora risposta, credo che difficilmente la troverà in quest’Aula, come avevamo chiesto anche in commissione, perché siano stati necessari vent’anni per aggiornare gli oneri di urbanizzazione di questa Regione. Mi è stato risposto anche per iscritto che non è stata una svista, è stata una scelta.

L’Assemblea legislativa che nel lontano ‘98 aveva varato un provvedimento, prevedendone l’aggiornamento ogni cinque anni, in realtà non ha mai proceduto alla rivalutazione prescritta. C’era poi la possibilità nei periodi intercorrenti tra le rivalutazioni regionali che il costo di costruzione fosse adeguato annualmente dai Comuni in ragione dell’intervenuta variazione dei costi di costruzione accertata dall’ISTAT, ma in realtà non si è mai proceduto a questa rivalutazione prescritta, tant’è vero che il contributo ancora oggi applicato è tuttora calcolato sull’indice revisionale di vent’anni fa, derivato dai prezzi delle opere edilizie rilevate dal Ministero delle infrastrutture che nel frattempo, seguendo l’andamento del mercato, è quasi raddoppiato.

È ancora più difficile spiegare come mai non siano stati aggiornati nel decennio tra il ‘98 e il 2008, che avrebbe dovuto coincidere con due possibili occasioni di aggiornamento degli oneri concessori e che è stato tra l’altro il periodo d’oro della crescita immobiliare, con transazioni aumentate del 63 per cento e i costi per l’acquirente finale aumentati addirittura del 60 per cento, da chi ha tratto vantaggio da una tale vorticosa impennata del mercato sono stati soltanto i costruttori, che in quel periodo non avevano certo bisogno di incentivi, mentre le entrate pubbliche invece continuavano a calare.

Figuriamoci poi nel decennio successivo 2008/18, quello della crisi in cui, malgrado il consumo di suolo continuasse ad un ritmo sostenuto, e ciò anche nella nostra regione, per esempio nel 2017 ci ricordiamo di essere arrivati quarti in questa poco invidiabile classifica dopo Lombardia, Veneto e Campania, ben sopra la media nazionale con un incremento di suolo consumato di 437 ettari, e nessun aggiornamento però di quegli stessi oneri veniva anche soltanto ipotizzato. Nel marzo di quest’anno abbiamo chiesto informazioni, tramite un’interrogazione, almeno rispetto agli impegni temporali presi e abbiamo provato già in quell’atto a chiedere conto di una scelta che ci risultava difficilmente comprensibile, proprio dal punto di vista degli interessi della collettività, ma che ha portato ad un ben preciso trasferimento di ricchezza dalla collettività ai costruttori.

L’assessore Donini già nel 2016 riconosceva in un’intervista, che abbiamo trovato, che in effetti gli oneri non erano stati attualizzati e questa era stata una scelta della Regione e non una dimenticanza, aggiungendo che in realtà gli oneri non erano i più bassi, ma tra i più bassi, e concludeva «noi abbiamo comunque già preso questa soluzione, abbiamo preso il toro per le corna, votando un provvedimento dove si dice che tutti gli oneri verranno rimodulati con la nuova legge urbanistica». Lo stesso assessore, nella risposta alla mia interrogazione in cui chiedevo conferma della stima di circa mezzo miliardo di euro, che è una stima molto generica, chiedevamo se fosse fondata o se si potesse precisare meglio di quanto perduto dalla collettività nel trasferimento a favore dei costruttori e a sfavore dei cittadini, quindi quanto perduto dalle amministrazioni pubbliche del nostro territorio regionale in vent’anni di blocco degli oneri di urbanizzazione, stima quindi di mezzo miliardo di euro, nella risposta però si evita di confermare questo dato, assimilandolo ad un mero esercizio matematico. Però fare calcoli è possibile, non è sconveniente in questo caso. E adduceva a parziale giustificazione l’esistenza dei cosiddetti extra oneri sotto forma di cessione di aree, opere, interventi o anche somme di denaro, evidentemente – aggiungo io – quando era proprio inevitabile, mettendo tutto ciò in conto all’attuazione della cosiddetta urbanistica negoziata, concepita dalla Regione e costituita principalmente dalla promozione di accordi con i privati. E non torniamo su questo punto, il molto discutibile articolo 18 della legge n. 20: il cuore della nuova legge urbanistica purtroppo. Il peggior lascito della legge n. 20 quell’articolo, portato alle estreme conseguenze negative dall’attuale legge urbanistica regionale n. 24, legge che abbiamo contrastato dal primo giorno, che giudichiamo pessima e che ha fatto degli accordi operativi con i privati il cuore stesso della legge urbanistica, demandando ad essi il carattere prescrittivo della pianificazione che invece dovrebbe rimanere saldamente, totalmente in mano pubblica. Da questo atto amministrativo, considerato il ritardo accumulato nell’aggiornamento degli oneri e considerato anche il molto pubblicizzato stop al consumo di suolo, ci si poteva finalmente attendere un provvedimento concreto per bloccare di fatto il consumo di suolo.

Perché siamo così fermi, perché siamo così apodittici, perché siamo così insistenti sul consumo di suolo? Perché l’Italia è il Paese che ha consumato ventitremila chilometri quadrati di territorio, ricoprendoli di cemento negli anni che vanno fino al 2016, dal dopoguerra, quasi l’8 per cento della superficie del nostro Paese. Quanto la superficie quasi dell’intera Lombardia. Tre metri quadrati al secondo, trenta ettari al giorno coperti da cemento tutti i giorni dell’anno per mezzo secolo. Un dato che dovrebbe far rabbrividire, considerato l’alto valore intrinseco della risorsa suolo. Valore intrinseco che ancora non ha però diritto di cittadinanza pieno nella nostra cultura e che solo per questo motivo spiega l’accanimento con cui noi lo danneggiamo, lo distruggiamo, lo cementifichiamo. Basterebbe interiorizzare alcuni dati per capirne l’importanza: due centimetri e mezzo di suolo necessitano di mezzo millennio per formarsi, ci vorrebbero 143 TIR per portare via i 3,8 milioni di litri d’acqua trattenuti da un solo ettaro di suolo non urbanizzato, e soprattutto il 95 per cento del cibo sulla nostra tavola arriva dal suolo agricolo e il suolo stesso ospita un quarto della biodiversità del pianeta. Quindi inutile aggiungere oltre che il suolo è il nostro principale alleato: è un amico, non è qualcosa da combattere o da cementificare, perché diminuisce anche gli effetti fortemente deleteri dei cambiamenti climatici. A questo aggiungiamo che è provato come dalla impermeabilizzazione non si torna indietro.

Il de-sealing esiste soltanto nelle buone intenzioni, è molto complicato. Certo, la Regione Emilia-Romagna non era la sola a fare danni in questa materia, perché per anni si è consentito con norma nazionale di utilizzare una parte dei proventi e degli oneri (fino al 50 per cento) per le spese correnti negli enti locali, facoltà finalmente cessata dall’1 gennaio 2018, reintroducendo la devoluzione esclusiva e senza vincoli temporali all’urbanizzazione e alla manutenzione del territorio. Questa destinazione alle spese correnti, però, non è stata estranea all’enorme stock di previsione di cementificazione presente negli strumenti urbanistici vigenti dei Comuni anche in questa regione. Quindi è positivo che si metta finalmente mano alla materia, è positivo che si intervenga per la prima volta in materia di contributo per opere o impianti non destinati alla residenza, con i valori unitari omogenei relativi al contributo per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, relativi al contributo per la sistemazione dei luoghi, eccetera. Quindi noi possiamo dire che è positivo che si cominci a distinguere tra territorio urbanizzato e aree esterne al territorio urbanizzato, così come si tenga conto anche qui delle aree permeabili ricomprese all’interno del territorio urbanizzato che non sono dotate di infrastrutture per l’urbanizzazione. Ma se si voleva stroncare realmente e definitivamente anche con questa normativa il consumo di suolo era necessario mostrare più coraggio, anche in considerazione del fatto che non ci saranno altre occasioni facilmente a breve per agire con determinazione su questa fattispecie. Da qui il fatto che io consideri questo atto come un’occasione persa.

Guardando nel dettaglio i valori economici, perché poi di questo stiamo trattando, non mi sembra un risultato all’altezza delle aspettative essere passati da situazioni molto inferiori rispetto ai territori confinanti e limitrofi a situazioni leggermente sotto la media dei territori confinanti e limitrofi. L’intero provvedimento è percorso da un filo rosso teso a dimostrare che non si vuole in alcun modo colpire gli interessi dei costruttori. Basti citare a questo proposito la quota sul costo di costruzione più basso per la quasi totalità dei Comuni, anche 1,5 volte il valore attuale e più alto solo in un Comune su venti. Risultato paradossale dovuto anche alla scelta di proporre un nuovo metodo per il calcolo che fa riferimento al prezzo di mercato degli immobili fornito dall’OMI.

Quindi provvedimento fuori tempo massimo e soprattutto del deludente nella capacità di segnare una svolta reale che riduca progressivamente e blocchi il consumo di suolo. Per chiarire che non stiamo chiedendo qualcosa di utopico, basta citare come un recente studio comparativo di Camagni, ordinario del Politecnico, di valutazione economica della trasformazione urbana, uno studio che compara grandi città italiane ha mostrato che l’incidenza della tassazione relativa ad oneri vari di urbanizzazione oscilla tra il 4 e l’8 per cento calcolato sul valore di mercato del costruito, mentre a Monaco di Baviera sfiora il 30 per cento, quindi tra le quattro e le sette volte in più, senza che questo abbia un effetto – e questa è la prima cosa che viene detta quando si parla di questi argomenti – sull’innalzamento dei prezzi finali degli immobili. Quindi semplicemente chi agita lo spauracchio che l’innalzamento della fiscalità locale rischia di mettere al tappeto il settore delle costruzioni, sbaglia. Tassare adeguatamente le plusvalenze fondiarie si può e si deve fare.

Chiudo con un auspicio. C’è al Senato in discussione un DDL sulle disposizioni per l’arresto del consumo di suolo, del riuso del suolo edificato e della tutela del paesaggio che mi piacerebbe sottoporre anche all’attenzione della Giunta regionale, perché possa utilizzarlo per trovare spunti per una vera lotta al consumo di suolo. Quindi l’ultimo appello è a considerare la materia del blocco del consumo di suolo troppo importante per ridurla a dei provvedimenti spot di dubbia o di nessuna efficacia. Quando andremo a fare la contabilità di quanto consumato in questi anni sarà troppo tardi per tornare indietro, è adesso che bisogna trovare il coraggio di agire, anche mettendo mano alla legge urbanistica. Avevamo detto che avremmo poi fatto il punto della situazione a sei mesi, a un anno dall’approvazione, oltre che naturalmente rivisitando questo atto di oggi sugli oneri.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

Ricordo che siamo in discussione generale sulla proposta, sugli emendamenti e sugli ordini del giorno abbinati.

La parola alla consigliera Rontini.

 

RONTINI: Grazie, presidente. Molto brevemente per illustrare l’ordine del giorno che, assieme ai colleghi Pruccoli e Iotti che ha aggiunto in questi minuti la firma, abbiamo depositato collegato alla disciplina del contributo di costruzione, non facendo altro che mantenere la promessa e un impegno che io stessa avevo preso nelle varie sedute di commissione, a partire dall’udienza conoscitiva che abbiamo dedicato all’approfondimento di questo tema, prendendo atto e ripartendo da quella che è stata una positiva esperienza di divulgazione e formazione condotta dalla Regione a seguito dell’approvazione della nuova legge urbanistica, i cui contenuti sono stati presentati in numerosi seminari, in numerose giornate di lavoro presso tutte le province della regione, presso gli organismi associativi di settore, cercando di operare un capillare coinvolgimento di tutti i soggetti pubblici e privati interessati alla nuova disciplina. Quindi con questo ordine del giorno impegniamo la Giunta regionale anche sulla disciplina del contributo di costruzione a fare lo stesso e a curare, nel periodo di recepimento della nuova normativa, una diffusa attività di informazione e formazione nei territori che sia rivolta ai Comuni, da una parte, e ai professionisti, agli operatori del settore, dall’altra, al fine di garantire il più omogeneo recepimento della disciplina regionale in materia e l’efficace diffusione delle novità introdotte allo scopo di una sua più corretta applicazione perché, come è noto, le incertezze normative sottraggono tempo e risorse sia ai soggetti pubblici che ai soggetti privati che questa normativa la devono operare. Quindi è un impegno che chiediamo alla Regione all’atto dell’approvazione di questo nuovo regolamento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Rontini.

La parola al consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente. Come già evidenziato nella pregiudiziale ci troviamo oggi ad affrontare un atto amministrativo che non basa la propria ragion d’essere su modifiche intervenute rispetto alla normativa statale, conseguentemente la modifica che oggi ci accingiamo ad affrontare non deriva, come in tanti altri casi, da semplice necessità di adeguamento al mutare della norma nazionale, ma deriva dalla pura volontà politica di questa Giunta e di questa maggioranza. Sostanzialmente restano molte delle perplessità che fin dall’inizio abbiamo evidenziato su questo provvedimento in sede di commissione, ma, considerando il breve tempo a disposizione per l’intervento, voglio concentrarmi sulla principale: sulla scelta di utilizzare i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare (OMI) quale valore posto alla base del calcolo atto a determinare il costo di costruzione, con ciò discostandoci nettamente da quanto previsto dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. Anche se ciò si rivelasse legittimo, questione sulla quale continuo a nutrire grossi dubbi, non vedo la necessità di prevedere la determinazione del costo di costruzione legandolo ai valori OMI, anziché ai costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata, disattendendo con ciò palesemente l’impostazione data dalla normativa nazionale, per condurre in sostanza un’operazione in grande stile di aggravio dei costi di costruzione in un momento in cui lo stato del settore proprio non ne avrebbe bisogno, a beneficio degli enti pubblici e a carico dei cittadini o di chi nell’edilizia intende investire.

La Corte dei Conti, più volte evocata nel corso del dibattito di commissione, non ha mai chiesto di cambiare base di calcolo. Abbiamo addirittura rivolto un articolo 30 alla Giunta per fugare questo dubbio e la risposta è stata che non risultano agli atti sollecitazioni della Corte dei Conti in ordine all’adeguamento della disciplina del contributo di costruzione. Semplicemente è emerso che la Regione per anni non ha provveduto ad aggiornare la base di calcolo e ovviamente su questo la Corte dei Conti è intervenuta, non per chiedere alla Regione di inventarsi una nuova base di calcolo, ma semplicemente per invitarla ad aggiornare quella vigente, così come previsto dalla normativa nazionale. Sarebbe quindi bastato procedere prendendo a riferimento l’indice ISTAT, così come fatto dalle altre Regioni, senza doversi inventare nulla.

Liberato il campo da questo equivoco veniamo al dunque, che è tutto politico, come si evince da una lettura dell’atto che fin dalle prime righe della premessa specifica che per dare maggiore efficacia ad una innovativa disciplina urbanistica, che riserva il riuso e alla rigenerazione urbana maggiore facilità e celerità procedurali, occorre intervenire sulla disciplina degli oneri di urbanizzazione, in coerenza con gli obiettivi di riduzione del consumo di suolo e, ancora, che è dunque necessario procedere alla completa revisione della disciplina del contributo di costruzione.

Nel corso della discussione in commissione l’assessore e i tecnici ci hanno assicurato che il valore che oggi la Giunta vuole introdurre è più economico ed equo rispetto al valore base di calcolo previsto dal testo unico, perché, se si dovesse ricorrere al valore indicato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 380/2001, ovvero alla parametrazione rispetto al costo di costruzione per l’edilizia popolare, avremmo un costo pari a 1.500 euro a metro quadro, ma allora Piemonte e Lombardia come fanno ad avere, a parità di quadro normativo, valori pari ad un terzo del nostro? Chiamparino forse si sbaglia? E soprattutto come mai nessuno fino ad ora ha messo in mora le due Regioni? Semplicemente i 1.500 euro citati non sono il frutto della riparametrazione attuata dalle altre Regioni, non sono altro che i costi attualizzati dell’edilizia popolare, che nulla ha a che vedere con il valore posto a base del calcolo del testo unico dell’edilizia.

Ai dubbi sollevati i tecnici dell’Assessorato hanno ripetutamente risposto che i valori medi utilizzati risultano in molti casi più convenienti di quelli attuali e che agli stessi valori viene poi applicata un’ulteriore decurtazione, se si opera in zona urbana e che comunque, considerando gli abitati, ovvero le zone a maggior valore OMI, i valori sono di poco superiori a quelli attuali. Ma se l’effetto desiderato fosse quello di vedere pressoché rispecchiata la situazione attuale, sorge spontanea la domanda del perché dover intervenire inventando una nuova parametrazione anziché attenerci a quella attuale.

A sostegno delle mie argomentazioni porterò ora alcuni esempi legati a Piemonte e Lombardia. So bene che sarebbe più corretto parlare di Lombardia e Veneto, ma ho volutamente preso in considerazione due Regioni importanti del bacino padano, governate l’una dal centrosinistra e l’altra dal centrodestra. A tal fine ricordo che il Piemonte ha dei valori base del costo di costruzione di 397,11 euro e la Lombardia di 404,96 che poi, come ben sapete, possono essere maggiorati fino al 50 per cento. I valori sono ovviamente aggiornati al 2018 e desumibili dagli atti dei rispettivi organi. Piemonte e Lombardia sono importanti regioni del bacino padano, una delle quali è attigua al Piacentino. Detti valori base non sono frutto, come nel nostro caso, di fantasia ma derivano da un adeguamento ISTAT degli stessi valori storici che noi oggi vogliamo abbandonare con l’approvazione di questo atto. Di contro, appena superato il Po, nel comune di Piacenza, a causa dell’assunzione a base di calcoli dei valori OMI, ci troveremo di fronte ad un costo di costruzione medio di 818 euro: secondo voi, chi vuole investire dove lo farà? A Piacenza o nell’Oltrepò, ovvero in Lombardia? Per non parlare poi dei costi di costruzione riferiti alla zona del centro città dove, per farvi capire meglio, ristrutturare un appartamento in via Roma costerà altrettanto che farlo in via XX Settembre, e in entrambi i casi sarà più caro che farlo in via Veneto. Vi rendete conto? Se, come dicevo, per il comune di Piacenza il valore medio è di 818,50, il valore medio entro le mura sale a circa 1.270 euro, indipendentemente dal fatto che si prenda in considerazione una delle vie più degradate della città, per esempio via Roma, oppure quella del pubblico passeggio. Nel caso ci si trovi a ricostruire all’interno dell’abitato, viene poi applicato un ulteriore abbattimento del 35 per cento, ma comunque il costo sarà generalmente maggiore in quanto chi è intenzionato a ricostruire o ristrutturare in un comune della provincia, sarà più portato a farlo all’interno di un centro abitato e non nel contado, quindi dove i valori saranno quelli massimi per quel comune, ben al di sopra della media. L’abbattimento del 35 per cento previsto all’interno degli abitati è stato, in sede di commissione, esteso ai borghetti – e questo è un bene – ma resta però irrisolto il problema legato alle tante case sparse all’esterno degli abitati, per la ristrutturazione delle quali gli oneri andranno pagati senza decurtazione alcuna. Questo è bene che i vostri elettori lo ricordino.

Voi oggi ci dite che la base di calcolo contenuto in questo atto, per determinare il costo di costruzione, facendo riferimento al prezzo di mercato degli immobili OMI, fornito dall’Agenzia delle entrate, articolato per province, comuni, quartieri, zone censuarie, destinazioni d’uso, tipologie edilizie e stato di conservazione è più equo ma, come vi ho appena dimostrato, le zone censuarie sembrano individuate a casaccio e non sono adeguate a come le città si sono modificate. Io ho portato alcuni esempi riferiti alla mia città (Piacenza), ma i colleghi che hanno provato a fare la medesima simulazione riferita alle loro città mi hanno confermato che in tutti i casi esaminati il riscontro è il medesimo: un aumento degli oneri! Il risultato non potrà che riflettersi su un mercato già talmente provato dalla crisi da essere in ginocchio. In questi anni a livello nazionale sono già state avanzate proposte tese a riformare il testo unico, anche prevedendo l’adozione dei valori OMI, ma se tali proposte non sono mai andate oltre il livello del dibattito in commissione, una ragione ci sarà. Ma allora cui prodest? A chi giova tutto ciò? Se è vero che dopo l’approvazione di questa delibera costruire sarà più costoso e lo stesso restaurare, chi guadagnerà veramente da questo provvedimento? Non sicuramente gli acquirenti sui quali i nuovi costi di costruzione andranno ad abbattersi o le imprese che, come abbiamo visto in sede di udienza conoscitiva, lamentavano ulteriori costi per il settore.

Parafrasando Papa Pio XI “A pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina”, chi guadagnerà realmente a seguito di questo provvedimento sarà chi guarda caso, come la cooperazione, ha un largo patrimonio immobiliare invenduto in pancia, vecchio ormai di alcuni anni che in un colpo tornerà concorrenziale proprio per il maggiore costo cui saranno soggetti i nuovi e i più moderni fabbricati.

Tornando ora al testo unico per l’edilizia, l’articolo 16, comma 9, del DPR n. 380/2001 prevede che il costo di costruzione per i nuovi edifici sia determinato dalla Regione con riferimento ai costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata, determinati ai sensi dell’articolo 4 della legge n. 457/78 e che il contributo sia fissato in una percentuale dal 5 al 20 per cento di tale costo. È evidente l’inattualità di detto parametro riferito ai limiti massimi che le Regioni dovevano osservare in base alle indicazioni di un organo ormai disciolto: il Comitato per l’edilizia residenziale previsto nel contesto del cosiddetto “Piano decennale per l’edilizia residenziale”, cioè di un sistema di programmazione degli interventi di edilizia pubblica abbandonato ormai da numerosi anni. Siamo quindi consapevoli del fatto che la base di calcolo relativo agli oneri di costruzione vada prima poi aggiornata, ma siamo altrettanto sicuri del fatto che debba essere il legislatore nazionale ad individuare una base comune, che poi le diverse Regioni e gli enti locali potranno andare ad adeguare. In carenza di ciò rischiamo soltanto di innescare un’altra corsa in avanti che inevitabilmente andrà a tradursi in ulteriore vessazione per gli abitanti della nostra regione e per le imprese che qui, nonostante tutto, continuano ad operare.

Come noto, al contrario di molti colleghi, nutro fortissime perplessità in merito al percorso di maggior autonomia avviato ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, proprio perché temo che in certe materie, come nel caso dell’edilizia, il venir meno di garanzie circa l’uniforme adozione su tutto il territorio nazionale di alcuni punti fermi rischierà di dare l’avvio ad una legislazione ideologica e arlecchinesca capace di indebolire il nostro tessuto produttivo a scapito di realtà territoriali a noi vicine, ma con maggioranze politiche più vocate della nostra a sostenere l’attività d’impresa.

Se il tessuto economico della nostra regione ha retto fino ad ora, la sfida della competitività non è certo grazie alle politiche messe in atto da questa Giunta, ma è stato per effetto dell’eccellenza delle nostre imprese che, nonostante i balzelli e le continue vessazioni imposte dalle politiche regionali, ha saputo tenere in vita il sistema. Ripeto, non grazie a voi, ma nonostante voi!

Concludendo vi invito a ritirare il provvedimento e a modificarlo per renderlo nuovamente aderente al dettato DPR n. 380/2001, in quanto non si rinviene alcuna norma che preveda l’aggiornamento di detti parametri che all’evidenza non si possono che considerare come un principio posto dal legislatore statale a garanzia dell’uniforme adozione su tutto il territorio nazionale di un unico criterio di calcolo, un principio quindi fondamentale per la disciplina edilizia che le Regioni, esercitando una potestà legislativa concorrente ai sensi dell’articolo 117, comma 3, della Costituzione, sono tenuti a rispettare e non a modificare a fantasia.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Tagliaferri.

La parola al consigliere Iotti.

 

IOTTI: Grazie, presidente. Ad un primo ascolto pare di capire che la rappresentante del Movimento 5 Stelle e l’intervento del centrodestra siano agli estremi opposti di pensiero e di valutazione su questa materia. Da una parte si denuncia come uno scandalo che gli oneri sono fermi da tanti anni, dall’altra quasi si prospetta che vent’anni erano pochi, anzi blocchiamo tutto!

Io faccio un punto di riferimento, tanto per cominciare a valutare un elemento: la materia di cui parliamo, ancorché poi modificata da leggi regionali, risale alla legge n. 10/77. Non ricordo neanche il Governo di allora, ma comunque andiamo in tempi ormai non sospetti. Questa legge istituiva un principio fondamentale, perché, se noi andiamo in giro per le nostre città e osserviamo quartieri che hanno ormai più di cinquant’anni, erano quartieri dove mancavano parcheggi, mancavano strade adeguate, mancavano marciapiedi, mancavano spesso anche allacciamenti fognari adeguati o addirittura l’allacciamento alla rete acqua: questo era lo stato dell’Italia che usciva da anni difficili probabilmente, per cui questa legge interveniva con un criterio secondo il quale «Ogni attività comportante trasformazioni urbanistiche ed edilizie del territorio partecipa agli oneri ad essa relativi e all’esecuzione delle opere subordinate a concessione, da sottoscrivere da parte del Consiglio comunale e del sindaco». Questa norma non è un’imposta, non è un balzello, né una vessazione, era un elemento di principio per cui chi intraprendeva un’attività urbanistica, edilizia, immobiliare sul territorio spettava al promotore l’onere di garantire che venisse costruito in maniera adeguata. A questo aggiungo anche quelle che erano le quote degli oneri di urbanizzazione secondaria, cioè le strutture che servivano a realizzare opere pubbliche come scuole, ospedali ed altro. Noi partiamo da questo, quindi partiamo da un principio per cui chi interviene è tenuto a collaborare alle spese per cui un’Amministrazione comunale deve garantire che quell’intervento sia dotato di tutti gli strumenti per essere, mi viene da dire, quasi vivibile e nelle condizioni di poter essere utilizzato al meglio.

Ora veniamo alle questioni poste. I vent’anni. Non è vero che sono ferme da vent’anni, perché la normativa precedente dava la possibilità, e molti Comuni lo hanno fatto, di adeguare i parametri ISTAT del costo di costruzione allora definito e quindi è stato fatto nel tempo e gli oneri non sono sempre stati fermi, anzi lo posso testimoniare anche nella mia esperienza di amministratore, io personalmente ho sempre cercato di adeguare questi oneri proprio perché dovevano servire a risorse da parte del Comune per realizzare opere pubbliche. Quindi i vent’anni sono intercorsi dalla stesura di quelli che erano i parametri che oggi si vanno a modificare. Si vanno a modificare con un elemento che in questa sede abbiamo condiviso tutti che, al di là del voto relativo alla legge urbanistica n. 34 approvata, abbiamo tutti convenuto su un passaggio: favorire gli interventi di rigenerazione del tessuto urbano esistente, penalizzare quelli di consumo di suolo. Ora la collega Gibertoni dice che c’è stato poco coraggio: non ho capito dove doveva arrivare il coraggio, perché si è fermata allo slogan, ma, se noi andiamo a vedere la tabella C di pagina 4 del testo che dobbiamo votare, esiste un parametro (055) che parametra gli interventi di nuova urbanizzazione, quindi di espansione con consumo di suolo da quelli sul territorio urbanizzato 055. Esattamente il doppio o quasi. Ora ci voleva più coraggio? Non lo so. Proponga un parametro. Io credo che raddoppiare quel parametro, aggiunto al fatto che comunque il contributo straordinario rimarrà per le aree d’espansione, al contrario di quelle di rigenerazione, credo che la forbice sia ampia.

Dov’è la questione? Applicazione del parametro sul costo di costruzione. È stata fatta una scelta, che ora venga ritenuto, come ho sentito dal collega Tagliaferri, ideologica l’applicazione dei parametri OMI, lo ricordo, lo fa l’Agenzia delle entrate: se l’operato dell’Agenzia delle entrate è ideologico, io ne prendo atto. Però capite bene che in un Paese come il nostro, se nemmeno l’Agenzia delle entrate ci dà dei parametri che possiamo accettare, io non so più a che cosa ci si può attaccare. Dopo di che però io vi invito ad una riflessione attenta, perché non ci si deve fermare a questi parametri che sono, per quello che valuto io, i più aggiornati per stabilire un criterio che non c’era nei vecchi parametri su cui sono stati fatti gli adeguamenti ISTAT, c’è la reale differenza tra comuni e aree di singole città per quelli che sono i valori immobiliari aggiornati. Possono essere anche non accettabili, possono anche essere giudicati inferiori, quello che è, ma danno una dimensione e un parametro su come è diverso il territorio. Dopo di che a pagina 34 e 35 della delibera io spero non vi sia sfuggito – ma, se è sfuggito, è grave – che questi parametri di partenza non sono oggettivi, non possono essere parametrati a quelli di altre Regioni, perché per stabilire il costo convenzionale partendo da quei valori medi OMI, si applica innanzitutto un parametro di 0,475 che significa che quei parametri sono almeno dimezzati, dopo di che esiste una conversione tipologica in base all’edilizia residenziale o al tipo di intervento, esiste una conversione su residenziale/non residenziale e si dice pure che, se il risultato di questi parametri è superiore del 50 per cento rispetto ai precedenti calcoli, non si applica per cinque anni. Dopo di che oltre a questa valutazione, che butta per aria tutte le considerazioni fatte su altri territori, perché o mi riportate gli stessi parametri applicati in Veneto e Lombardia oppure non c’è elemento matematico di confronto, ma voi dimenticate anche di dire, e va detto, che agli stessi Comuni di questa nostra regione è consentita sia una riduzione del 20 per cento in termini assoluti sia l’abbassamento di una classe di quelle che sono definite da 1 a 4, che può portare questo parametro attorno al 30 per cento.

Si possono fare in mille modi, ma questo è l’elemento sul quale è stata fatta questa deliberazione. Poi ognuno ha fatto le stime e ha fatto delle valutazioni, io le ho fatte e le faccio non solo per l’impegno in Regione, io vi assicuro che con tutti i parametri valutati in termini di incidenza degli oneri, parlando di interventi sul territorio urbanizzato, sono quelli che noi andiamo a prefigurare nei prossimi anni come l’elemento base di quella che dovrà essere l’urbanistica in regione, perché abbiamo approvato una legge urbanistica. Poi eravamo tutti d’accordo: il consumo di suolo va penalizzato, in quel caso pagheranno di più. Io lo dico in maniera chiara, ma andranno a pagare di più con tutti i parametri che abbiamo detto, dove i Comuni possono mettere un parametro di riferimento in riduzione e in quei casi si tratta di vedere qual è l’incidenza. L’incidenza sul costo di costruzione reale, non parametrico, è variabile naturalmente, ma è una forbice al massimo del 3/4 per cento. In questo momento chi costruisce ha ben altre preoccupazioni, perché le preoccupazioni sono dettate dalle nuove norme relative alle costruzioni che riguardano il risparmio energetico, l’antisismica, tutti quelli che sono gli oneri diretti sulle opere di urbanizzazione e ne aggiungo un’altra, cosa che, provate a sentirli i costruttori, il parametro inserito in questa deliberazione c’è la possibilità di scomputare gli interventi di urbanizzazione da tutto quello che è l’intero costo, mentre prima era legato solo agli oneri di urbanizzazione primaria, porta dei vantaggi, perché ormai in questi anni la forbice fra i costi reali per fare strade, parcheggi, fognature e tutto quello che c’è da fare, a quello che realmente era l’onere sul costo primario era molto ampio, mentre adesso può essere scomputato interamente. Mi rendo conto che la materia è complicata, però quello che voglio dire è che adesso si tratterà di andare a vedere.

Sono state fatte emergere delle casistiche particolari, perché la regione Emilia-Romagna è piuttosto ampia, abbiamo cercato di porre i correttivi, lo sapete, anche in commissione è passato qualche emendamento, io credo che in questi termini questa sia una delibera che alla fine aggiorna i parametri di vent’anni fa e mette un elemento fondamentale che è quello di andare a dire che quella che dovrà essere l’edilizia che noi prospettiamo per i prossimi anni in alcun modo viene penalizzata.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Iotti.

La parola al consigliere Daniele Marchetti.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. Cercherò di andare con ordine, senza ripetere quello che è già stato detto in precedenza dai colleghi che mi hanno preceduto. Credo però che sia importante partire dall’inizio di questa discussione che si sta svolgendo oggi in Aula, quindi dalla pregiudiziale presentata dal consigliere Tagliaferri. Una pregiudiziale motivata, infatti ha evidenziato che con questo intervento legislativo regionale si va in contrasto con i criteri nazionali, una pregiudiziale che noi come Lega, come ha detto giustamente il collega Rancan, sosteniamo e poi ho ascoltato le parole del consigliere Iotti, che è intervenuto per motivare il suo voto contrario alla pregiudiziale presentata dal collega Tagliaferri, il quale ha detto che comunque ci sono delle considerazioni che magari meritano un approfondimento e che magari erano da presentare prima. A me risulta però che i colleghi che siedono da questa parte dell’Aula comunque in commissione abbiano avanzato queste osservazioni, allora mi viene da dire che evidentemente il consigliere Iotti e i colleghi si erano un attimo appisolati in quel momento, perché, se ci vengono a dire oggi che dovevamo presentare prima certe osservazioni, quando l’abbiamo fatto perché altrimenti non c’è il tempo di approfondire, dov’erano in quel momento in commissione? È questo il punto e la questione che non mi quadra, perché anche noi come Lega in commissione abbiamo avanzato diverse osservazioni, tra cui quella sollevata anche dal consigliere Tagliaferri oppure come quella per richiedere una proroga dei tempi di applicazione, poi ho visto che c’è un emendamento che avete presentato, quindi noi le nostre istanze le abbiamo portate avanti nelle sedi opportune. Quando ve le dovevamo presentare, ancora prima? Io non comprendo la posizione sinceramente del Partito Democratico tenuta oggi in quest’Aula. Evidentemente c’è un certo imbarazzo e si cerca di deviare la discussione buttandola lì dicendo “se ce lo dicevate prima, magari facevamo un approfondimento, oggi ormai è troppo tardi”. Quindi anziché andare a vedere le posizioni del Movimento 5 Stelle e del centrodestra, guardate un attimo in casa vostra e magari state un pochino più attenti in commissione.

Detto questo, credo che il vostro intervento che state portando avanti con questa delibera sia assolutamente pericoloso, perché va ad insistere su un settore che è estremamente in difficoltà, perché il settore edilizio, me lo insegnerete, è uno di quelli che ha risentito maggiormente della crisi economica e ancora oggi fa fatica a riprendere ossigeno. Quindi andare ad attuare un intervento di questo tipo che rischia di compromettere questo settore, perché, come ha detto anche prima nell’intervento il consigliere Tagliaferri, magari si vanno anche a creare parametri diversi da Regione a Regione, si rischia di andare a penalizzare la nostra economia, perché il settore edilizio, con tutto il suo indotto ovviamente, può essere un volano per l’economia. Quindi andare a fare un intervento di questo tipo in un settore che è già in difficoltà, andando in contrasto con i criteri nazionali, è assolutamente fuori luogo ed è quello che abbiamo detto dall’inizio e lo ribadiamo anche oggi, nonostante i vostri tentativi di correggere il tiro, visto che avete presentato degli emendamenti. Voi oggi vi state muovendo come un elefante in cristalleria: vi state muovendo all’interno di un ambito estremamente delicato con una azione estremamente pericolosa. Noi continuiamo a chiederci per quale motivo state portando avanti un’iniziativa di questo genere e ribadisco che noi dall’inizio fino alla fine stiamo portando avanti determinate osservazioni e vi stiamo chiedendo di fermarvi. Voi state andando avanti con delle motivazioni assolutamente assurde, ma noi come Lega non ci muoviamo di un millimetro e restiamo fermamente contrari a questa vostra azione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Daniele Marchetti.

La parola al consigliere Rancan.

 

RANCAN: Grazie, presidente. Il collega Marchetti ha ragione nel far notare una cosa: che nei fatti sulla pregiudiziale presentata dal centrodestra il PD non è entrato nel merito. Il consigliere Iotti ha dato una risposta superficiale. Siccome dice di non parlare per slogan. Io non so se l’ha letto davvero poi il documento presentato dal centrodestra, magari non l’ha nemmeno letto o magari aveva tante remore o tanto imbarazzo da non poter entrare nel merito del documento. Nei fatti vi è un imbarazzo generalizzato del Partito Democratico su questa questione, che ha creato dei problemi non indifferenti.

Poi, certo, viene fatto notare non tanto che il Partito Democratico, in questo caso il consigliere Iotti, non ha approfondito la pregiudiziale, ma viene fatto notare che il centrodestra e il Movimento 5 Stelle avrebbero delle disparità di linee su questo argomento. Non c’entra assolutamente niente, questo vuol dire nascondere l’evidenza cercando di mettersi un salame sugli occhi, che chissà che cosa potrebbe portare.

Nei fatti in questo la battaglia è chiara, è una battaglia che stiamo portando avanti da subito ed è una battaglia che vuole tutelare un settore importante. Forse da una parte viene fatto notare che i valori dell’Agenzia delle entrate devono essere presi a prescindere, però poi andiamo a vedere come l’Agenzia delle entrate tratta i contribuenti determinate volte o andiamo a vedere nell’Agenzia delle entrate cosa succede diverse volte, quando si vanno a toccare determinate questioni. Sicuramente vi è mancata una progettualità, una progettualità in diversi anni che doveva essere e doveva cominciare tempo fa, poi è inutile continuare a fare delle giravolte facendoci credere che fondamentalmente quasi si abbassano gli oneri, ma il calcolo attraverso le tabelle OMI è assolutamente sbagliato a nostro parere. Nei fatti sarebbe stato meglio utilizzare i costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata, fondamentalmente abbiamo già dichiarato diverse volte. Quindi con questa misura non si favorisce l’economia dell’edilizia. Secondo voi, a prescindere dal fatto che i Comuni possono decidere di abbassare o meno, quindi si scarica ancora la responsabilità sui Comuni in questa cosa, ma, a prescindere da questo, se vi è un rialzo dei costi di costruzione, come si può andare a dire che si aiuta un settore come quello dell’edilizia che è uno dei cardini della nostra società da tempo? Se noi andiamo a sentire quali sono i professionisti contenti di questa misura, troveremo delle opinioni molto sfavorevoli. Se noi andiamo a sentire anche tante associazioni che gravitano intorno all’edilizia, troveremo tanti pareri sfavorevoli.

Quello che noi vogliamo dire con questo voto, che sarà sicuramente contrario a questo provvedimento, è che c’è ancora chi tutela gli interessi della nostra gente, c’è ancora chi non vuole un aumento sbagliato dei costi di costruzione, c’è ancora chi nel merito è presente. Certo, poi si può fare qualsiasi considerazione di qualsiasi tipo, si può dire che ognuno tira dalla sua parte, questa sicuramente è una cosa che si può considerare, ma nei fatti questa è una misura sbagliata e che noi consideriamo sbagliata. E il fatto che potremmo trovarci in grossa difficoltà con la pregiudiziale che non è stata accolta, adesso potremmo trovarci in grossa difficoltà perché questo potrebbe essere un grosso problema per tutti, non solamente per chi vota o per chi non vota. Quindi l’invito è a fare l’ultima presa di coscienza, è quello di fare l’ultima considerazione per dire ripensiamoci tutti insieme per cercare di dare concretezza e per migliorare questo provvedimento, che altrimenti, con l’utilizzo e l’incremento di queste misure e di questi costi, sarebbe davvero devastante per tutta l’economia e per l’indotto. Poi hai voglia continuare a dire ogni giorno, ogni secondo che abbiamo fatto il Patto per il lavoro – si parla di sport, viene fuori il Patto per il lavoro; si parla di sanità, viene fuori il Patto per il lavoro; si parla del Po, viene fuori il Patto per il lavoro – poi alla fine costi di costruzione aumentati e l’economia crolla. Quindi mettiamoci una mano sulla coscienza.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Rancan.

La parola al consigliere Iotti, per fatto personale.

 

IOTTI: Grazie, presidente. Io dico al collega Marchetti che possiamo non essere d’accordo, però dire “se c’era, lei dormiva” io non lo accetto, perché io non manco mai ad una commissione, non manco mai da nessuna parte, ho gli appunti di ogni momento della discussione fatta, lei può dire di non essere d’accordo, lei che non fa neanche parte della commissione urbanistica a me che dormo non lo dice! Io su questa materia ho sempre seguito e ritengo di conoscerla. Solo questo, caro collega.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Iotti.

Io al momento ho tre interventi iscritti, ma con tre minuti non credo che i consiglieri abbiano il tempo di esaurire il proprio intervento.

La parola al consigliere Caliandro sull’ordine dei lavori.

 

CALIANDRO: Grazie, presidente. Poiché avevamo preso l’accordo in conferenza dei capigruppo di tenere alla giornata di oggi la trattazione dell’argomento, proprio per avere la presenza dell’assessore Donini in Aula e stante l’annunciata impossibilità dello stesso di essere presente domani mattina, chiederei che la trattazione dell’argomento venisse trasferita nella conseguente trattazione domani pomeriggio anziché domani mattina. Tanto lei sospenderà immagino tra tre minuti i lavori dell’Aula, come da Regolamento, quindi chiedo la disponibilità che potesse esserci l’assessore in Aula durante la discussione di un argomento così importante. Quindi, se siete d’accordo, almeno si fissi questo punto.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Caliandro.

Quindi l’argomento proseguirà domani pomeriggio dopo le interpellanze e domani mattina si riprenderà con le fusioni dei comuni.

Grazie e buona serata.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 16,58

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il presidente della Giunta Stefano BONACCINI;

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori Andrea CORSINI, Palma COSTI, Raffaele DONINI, Paola GAZZOLO, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta la vicepresidente della Giunta Elisabetta GUALMINI, gli assessori Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, la presidente dell’Assemblea legislativa Simonetta SALIERA e la consigliera Lia MONTALTI.

 

 

IL PRESIDENTE

I SEGRETARI

Rainieri

Rancan - Torri