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218.

 

SEDUTA DI LUNEDÌ 17 DICEMBRE 2018

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 7416

Interpellanza circa l’adozione di ulteriori misure per il miglioramento della qualità dell’aria e nuove disposizioni temporanee di ulteriori deroghe inerenti la circolazione dei veicoli euro 3. A firma del Consigliere: Pompignoli

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

POMPIGNOLI (LN)

GAZZOLO, assessore

POMPIGNOLI (LN)

 

OGGETTO 7184

Risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad attivarsi presso l'Ufficio scolastico regionale, al fine di rendere obbligatori i controlli preventivi sui mezzi impiegati nelle gite scolastiche per garantire la sicurezza stradale e degli studenti. A firma dei Consiglieri: Torri, Taruffi, Prodi

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

PRODI (Gruppo Misto)

PRESIDENTE (Rainieri)

TORRI (SI)

PICCININI (M5S)

MARCHETTI Francesca (PD)

TORRI (SI)

PICCININI (M5S)

MARCHETTI Francesca (PD)

TORRI (SI)

 

OGGETTO 7549

Risoluzione per impegnare la Giunta a prendere in esame fin da subito l'adozione di strumenti, analoghi a quelli utilizzati anche in altre realtà regionali, diretti ad agevolare la partecipazione delle imprese emiliano-romagnole, in particolare quelle di più ridotta dimensione e di quelle artigiane, anche a manifestazioni fieristiche ed esposizioni di carattere nazionale o internazionale sul territorio italiano. A firma dei Consiglieri: Bertani, Piccinini, Sensoli

(Discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Rainieri)

BERTANI (M5S)

SABATTINI (PD)

RANCAN (LN)

BERTANI (M5S)

SABATTINI (PD)

BERTANI (M5S)

TAGLIAFERRI (FdI)

 

OGGETTO 6654

Risoluzione per invitare la Giunta ad aprire un confronto con le Università Regionali e l'Ufficio Scolastico Regionale affinché, all'interno dei loro Corsi di laurea si progettino e si realizzino percorsi formativi dedicati all'apicoltura, a sensibilizzare le istituzioni e gli apicoltori avviati al percorso di formazione specialistica in materia di tutela e salvaguardia dell'ape italiana, a sostenere l'attivazione di progetti e iniziative per l'acquisizione e la divulgazione delle conoscenze sulla razionalizzazione e sull'aumento dell'efficienza del servizio di impollinazione, tutelando inoltre il miele comunitario contro le frodi. A firma dei Consiglieri: Serri, Caliandro, Lori, Bessi, Marchetti Francesca, Torri, Taruffi, Calvano, Poli, Zappaterra, Campedelli, Prodi, Rontini, Tarasconi, Bagnari, Cardinali, Zoffoli, Rossi

(Ritiro)

 

OGGETTO 7670

Risoluzione per impegnare la Giunta a vietare durante la fioritura qualsiasi trattamento con prodotti a base di glifosato al fine di salvaguardare le api, nonché a prevedere, nei futuri bandi regionali volti allo sviluppo o alla tutela dell’apicoltura, un contributo economico assegnato in misura maggiore ai produttori che usano metodologie biologiche e una premialità per le aziende che scelgono di convertirsi al biologico. A firma della Consigliera: Piccinini

(Presentazione e ritiro)

PRESIDENTE (Rainieri)

SERRI (PD)

PICCININI (M5S)

 

OGGETTO 7265

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi in tutte le sedi istituzionali al fine di chiedere al Parlamento una ferma opposizione alle norme del D.L. n. 113, firmato dal Presidente della Repubblica in data 4/10/2018 e contenente disposizioni riguardanti la protezione internazionale, l’immigrazione e la sicurezza pubblica, laddove modificano peggiorativamente lo status di migrante e richiedente asilo, o di cittadino italiano non per nascita, in difesa dei diritti costituzionali e della dignità dell'essere umano, opponendosi inoltre agli altri aspetti critici laddove comportino una riduzione delle libertà individuali e sociali, oltre che una perdita di benefici della collettività, e a rimettere al centro la concertazione con gli enti locali nelle politiche di accoglienza. A firma dei Consiglieri: Prodi, Taruffi, Torri, Alleva

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

PRODI (Gruppo Misto)

TAGLIAFERRI (FdI)

GALLI (FI)

BOSCHINI (PD)

GALLI (FI)

BOSCHINI (PD)

TARUFFI (SI)

RANCAN (LN)

TARUFFI (SI)

PRODI (Gruppo Misto)

PRESIDENTE (Rainieri)

TORRI (SI)

CALIANDRO (PD)

TARUFFI (SI)

GALLI (FI)

PRODI (Gruppo Misto)

ZOFFOLI (PD)

 

OGGETTO 7172

Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a presentare la proposta di deliberazione, di cui all’art. 16 bis, comma 2, della lr 32/1988, in materia di acque minerali naturali e di sorgente. A firma del Consigliere: Sassi

(Discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Rainieri)

SASSI (Gruppo Misto)

CARDINALI (PD)

BERTANI (M5S)

SASSI (Gruppo Misto)

CARDINALI (PD)

BERTANI (M5S)

 

OGGETTO 7242

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi tempestivamente per inserire nei futuri bandi di accesso alle scuole di specializzazione talune restrizioni, come ad esempio l’obbligo di residenza per uno specifico arco temporale e/o l’obbligo di esercitazione della professione medica all’interno della regione successivamente al conseguimento della seconda laurea, come già sancito da molte altre Regioni italiane, allo scopo di favorire l’inserimento lavorativo dei propri cittadini e/o il mantenimento dei medici specialisti all’interno del territorio regionale. A firma dei Consiglieri: Rancan, Fabbri, Rainieri, Delmonte, Bargi, Marchetti Daniele, Pettazzoni, Liverani, Pompignoli

(Rinvio)

 

OGGETTO 7084

Risoluzione per impegnare la Giunta, in vista della programmazione regionale 2018/19, a valutare, anche all'interno del Comitato regionale di Indirizzo e dell'Osservatorio regionale per la formazione medico specialistica, l'inserimento di requisiti ulteriori che, in linea con le altre regioni, garantiscano attraverso una congrua permanenza del medico sul territorio un ritorno delle risorse economiche investite dalla comunità, attraverso l'esercizio della professione a vantaggio di questa. A firma dei Consiglieri: Tarasconi, Calvano, Zappaterra, Paruolo, Caliandro, Zoffoli, Sabattini, Boschini, Cardinali, Rontini, Campedelli, Soncini, Mumolo, Montalti, Lori, Bagnari

(Rinvio)

 

OGGETTO 7440

Risoluzione per impegnare la Giunta a valorizzare, nei concorsi per le professioni mediche delle AUSL, l’obbligo di permanenza nella sede di prima assegnazione per un arco di tempo consono con le esigenze organizzative dell’AUSL lasciando comunque discrezionalità nell’applicazione di tale vincolo. A firma dei Consiglieri: Sensoli, Bertani

(Rinvio)

PRESIDENTE (Rainieri)

RANCAN (LN)

BERTANI (M5S)

 

OGGETTO 6536

Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a sostenere i Comuni nelle operazioni connesse all'iscrizione all'anagrafe di bambini e bambine di coppie di madri o di padri, al fine, anche, di assicurare pari tutele e dignità ai figli di coppie omogenitoriali; e per chiedere al Parlamento di prendere in esame l'approvazione di una legge che, colmando un vuoto normativo, garantisca in modo inequivocabile i diritti di bambini e bambine di coppie di madri e di padri. A firma della Consigliera: Piccinini

(Discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Rainieri)

PICCININI (M5S)

TAGLIAFERRI (FdI)

CALIANDRO (PD)

POMPIGNOLI (LN)

TARUFFI (SI)

PICCININI (M5S)

 

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE (Rainieri)

RONTINI (PD)

 

OGGETTO 6807

Risoluzione per impegnare la Giunta e l'Assemblea legislativa a proseguire e implementare l'impegno nella diffusione della cultura legalitaria e nel sostegno a progetti di cittadinanza attiva, in collaborazione con le scuole e le istituzioni del territorio; per sollecitare il Governo a sostenere azioni in tali ambiti. A firma dei Consiglieri: Rontini, Tarasconi, Paruolo, Campedelli, Molinari, Soncini, Boschini, Iotti, Mori, Caliandro, Taruffi, Torri, Prodi, Marchetti Francesca, Zoffoli, Sabattini, Montalti, Bessi, Mumolo, Zappaterra, Rossi, Pruccoli, Saliera, Bagnari

(Discussione e approvazione)

 

OGGETTO 7669

Risoluzione per impegnare la Giunta a rafforzare il proprio impegno nel campo dell’educazione ambientale e a promuovere approfondimenti con i Ministeri firmatari dell’accordo in materia, al fine di rafforzare le attività realizzabili nelle scuole del nostro territorio. A firma della Consigliera: Piccinini

(Presentazione, discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Rainieri)

RONTINI (PD)

POMPIGNOLI (LN)

PICCININI (M5S)

RONTINI (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

TORRI (SI)

BERTANI (M5S)

POMPIGNOLI (LN)

PARUOLO (PD)

RONTINI (PD)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazioni elettroniche oggetti 7184 - 7265 - 6807 - 7669

Emendamenti oggetti 7184 - 7265 - 6807

 

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,36

 

PRESIDENTE (Rainieri): Dichiaro aperta la duecentodiciottesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, comma 2 del Regolamento interno, il presidente della Giunta Bonaccini. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta la presidente dell’Assemblea legislativa Saliera, i consiglieri Facci, Delmonte, Mumolo e gli assessori Bianchi, Donini, Gualmini e Venturi.

 

Svolgimento di interpellanza

 

OGGETTO 7416

Interpellanza circa l’adozione di ulteriori misure per il miglioramento della qualità dell’aria e nuove disposizioni temporanee di ulteriori deroghe inerenti la circolazione dei veicoli euro 3. A firma del Consigliere: Pompignoli

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo con le interpellanze, la n. 7416 circa l’adozione di ulteriori misure per il miglioramento della qualità dell’aria e nuove disposizioni temporanee di ulteriori deroghe inerenti la circolazione dei veicoli euro 3, a firma del consigliere Pompignoli, a cui risponderà poi l’assessore Gazzolo.

La parola al consigliere Pompignoli per l’illustrazione.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente. Ritorniamo sulla questione PAIR 2020 e sulle deroghe ai diesel alla circolazione, facendo riferimento ad un atto approvato dalla Giunta della Regione Lombardia, pochi mesi fa, dove con questo atto la Giunta disponeva ulteriori deroghe alla circolazione dei veicoli euro 3 diesel. In particolar modo sono state poste ulteriori deroghe ai veicoli di proprietà per il trasporto di persone e condotti da persone che abbiano compiuto il settantesimo anno di età; veicoli i cui proprietari siano in attesa di consegna di un nuovo veicolo non sottoposto a limitazione regionale; veicoli appartenenti ad associazioni e a società sportive iscritte a federazioni affiliate al CONI, o altre federazioni riconosciute ufficialmente. Questo consentirebbe, a queste persone, a queste associazioni, di poter circolare, nonostante il divieto attualmente introdotto dalla Giunta regionale per l’euro 3. 

Quindi chiediamo se la Giunta della Regione Emilia-Romagna intende sottoporre anche queste deroghe rispetto a quelle che attualmente oggi non sono in essere, così come ha fatto la Regione Lombardia.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Pompignoli.

La parola all’assessore Gazzolo per la risposta.

 

GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente. Premetto che le deroghe stabilite dalle diverse Regioni non sono, al momento, identiche su scala regionale, su scala di bacino e dipendono da diverse considerazioni. Nel nostro caso, i criteri applicativi delle limitazioni alla circolazione, soprattutto le relative deroghe, sono stati stabiliti a seguito di un ampio e prolungato confronto svolto durante il percorso e l’approvazione del piano area integrato regionale, nell’ambito del tavolo regionale degli enti locali. Quindi ampiamente condivise e discusse con i Comuni. Nel corso di tale confronto si è convenuto, tra l’altro, di uniformare il numero e la tipologia delle deroghe, al fine di garantirne l’omogeneità sul territorio regionale e limitare al minimo i disagi per i cittadini. 

La lista delle deroghe costituisce quindi parte integrante del PAIR 2020, approvato con deliberazione dell’Assemblea legislativa 115 dell’11 aprile 2017, senza voti contrari. Devo aggiungere che in questa sede, il tema di cui stiamo trattando – la questione delle deroghe in base all’età anagrafica in particolare e gli altri due punti indicati – in quella sede non era stato minimamente sollevato. Detto questo, per ricordare lo svolgimento degli eventi, devo altresì aggiungere che personalmente seguo il confronto e ritengo che lo stesso debba rimanere sempre più aperto possibile, libero da elementi di rigidità o di burocrazia. In questo senso siamo disponibili a valutare le proposte di modifiche e integrazioni, sia che vengano da enti che da cittadini, ad oggi, peraltro, limitate a situazioni puntuali, comunque importanti ma molto puntuali. Attualmente, l’elenco completo delle deroghe si compone di un articolato elenco di voci che riguarda numerose situazioni di fragilità e di bisogno, molte delle quali hanno a riferimento la popolazione anziana, con elementi legati al reddito, ai percorsi verso luoghi sensibili (quali, ad esempio, gli ospedali), al numero di passeggeri per mezzi, e così via. Ma non comprende il tema dell’età, che di per sé non è stato proposto per trattamenti preferenziali, fermo restando la possibilità di modifiche e nuovi inserimenti, se ritenuti necessari, alla luce di una prossima valutazione, che vogliamo operare in accordo con le Amministrazioni locali, in sede di monitoraggio dell’attuazione del piano (il monitoraggio intermedio di piano). Il regime delle deroghe potrà, infatti, essere aggiornato, individuando ulteriori casistiche di esclusione, oppure eliminando alcune casistiche attuali, o uniformandole su scala di bacino padano, ai sensi dell’articolo 14, comma 3, del NTA del PAIR 2020, dove si dice che con atto di Giunta regionale possono essere definiti gli ulteriori casi in cui non si applicano le limitazioni alla circolazione dei veicoli, per situazioni di tipo eccezionale ed emergenziale, per motivate esigenze e a seguito dell’attuazione del piano. Quindi sarà cura della Regione, in sede di monitoraggio di piano intermedio, con gli enti locali, proseguire questo lavoro di confronto.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Gazzolo.

La parola al consigliere Pompignoli per la replica.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente. Grazie, assessore, della risposta. Prendiamo atto della volontà della Regione Emilia-Romagna di non fossilizzarsi sulle deroghe attuali, ma di prendere in considerazione anche eventualmente altre questioni. La fase di monitoraggio – adesso non ricordo esattamente – da qui fino al 2020 quando venga effettuata dal punto di vista della Regione. Comunque, ci faremo parte diligente per poter andare a rammostrare le esigenze da parte dei cittadini che ci hanno sollevato questa questione. Oltre tutto, è stata già attuata in altre Regioni, in particolar modo la Lombardia. Quindi prendiamo atto della volontà dell’assessore di poter mettere mano a queste esigenze nella fase di monitoraggio e quindi auspichiamo che in quella fase vengano recepite le istanze che oggi abbiamo presentato per l’interpello all’assessore.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Pompignoli.

È così conclusa la fase dello svolgimento delle interpellanze.

 

OGGETTO 7184

Risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad attivarsi presso l'Ufficio scolastico regionale, al fine di rendere obbligatori i controlli preventivi sui mezzi impiegati nelle gite scolastiche per garantire la sicurezza stradale e degli studenti. A firma dei Consiglieri: Torri, Taruffi, Prodi

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo alle risoluzioni, con la risoluzione oggetto 7184 che impegna la Giunta regionale ad attivarsi presso l’Ufficio scolastico regionale, al fine di rendere obbligatori i controlli preventivi sui mezzi impiegati nelle gite scolastiche per garantire la sicurezza stradale e degli studenti. A firma dei consiglieri Torri, Taruffi, Prodi. Su tale oggetto insistono tre proposte di emendamento: due a firma della consigliera Piccinini e una a firma dei consiglieri Marchetti Francesca e Torri.

Passiamo alla discussione generale sul documento.

La parola alla consigliera Prodi.

 

PRODI: Mi scusi, forse ho perso un passaggio, ma nella convocazione c’era scritto che c’era la nomina del membro del Corecom.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Quando abbiamo fatto la Capigruppo c’era la richiesta del consigliere Facci di essere presente durante la votazione. Come ci siamo detti alla Capigruppo, se ci fosse stata la presenza di Facci, avremmo fatto il Corecom; nel caso di assenza del consigliere Facci, il Corecom slitta a domani. Quindi il Corecom si voterà domani mattina.

La parola al consigliere Torri per l’illustrazione.

 

TORRI: Grazie, presidente. Questa risoluzione, che è stata sottoscritta da diversi consiglieri della sinistra, io, il collega Taruffi e la collega Prodi, risale al 20 settembre, quindi circa all’inizio dell’anno scolastico e prende in considerazione la questione della sicurezza stradale con l’organizzazione delle gite scolastiche, in particolare quelle che vengono fatte in pullman. Abbiamo cercato di analizzare i dati, fino ai più recenti, sia del panorama nazionale, sia della nostra regione, in particolare anche gli studi e gli approfondimenti compiuti sul tema dall’Osservatorio regionale per la sicurezza stradale, constatando anche che da parte di questo Osservatorio abbiamo un’attività intensa ed approfondita. Siamo partiti dai dati nazionali, quindi da un 15 per cento circa di media di controlli che non vanno a buon fine, quindi che presentano irregolarità e per una tema come quello delle gite scolastiche riteniamo sia un dato, se non altissimo in assoluto, comunque eccessivo, perché si parla di sicurezza degli studenti. Siamo passati ad analizzare la situazione regionale, dove il dato è sensibilmente inferiore, ma pur sempre elevato (10,9 per cento dei controlli riscontrano irregolarità). Insieme alla raccomandazione che emergeva già dai dati dell’Osservatorio, abbiamo pensato di predisporre questo documento, in maniera che sia possibile intensificare questi controlli, rispettando l’equilibrio delle autonomie e delle responsabilità che sono in gioco per quanto riguarda un ente come la Regione, che può fare da cornice e da sostegno per un’azione organica, la competenza e la responsabilità dell’Ufficio scolastico regionale, che può essere un interlocutore e, allo stesso tempo, anche interlocutori a livello ministeriale e di forze di sicurezza. In particolare, è stato adottato un protocollo al MIUR che consiglia, suggerisce di rendere obbligatori questi controlli almeno il giorno stesso della partenza.

L’organizzazione di questi controlli prevede un intervento delle realtà scolastiche in coordinamento con le autorità di sicurezza, che non sempre rende agevole l’organizzazione. Motivo per cui noi abbiamo ritenuto di chiedere un impegno alla Giunta per attivarsi in tutte le sedi opportune, perché questa azione di coordinamento e di intensificazione dei controlli sia più agevole per le scuole e in un dialogo complessivo tra le scuole, le forze di sicurezza, le autorità e le istituzioni locali a diversi livelli. Pensiamo che la Regione sia l’istituzione più indicata a farlo e possa essere una buona sponda per aiutare un’azione decisa e per arrivare ad applicare l’obbligo dei controlli sui pullman prima che partano per le gite, quindi ad andare ad un’attuazione piena di quel protocollo che si diceva prima, partendo dal territorio regionale che presenta già un panorama in controtendenza, quindi migliore rispetto a quello nazionale, ma che necessita comunque di un intervento specifico, perché la percentuale di controlli regolari si avvicini sempre di più allo zero.

Parliamo di una questione piuttosto delicata, che riguarda la sicurezza dei ragazzi, degli studenti che vanno in gita e di un’attività, quella delle gite scolastiche, che ha una frequenza importante e una sua rilevanza da un punto di vista didattico, tanto più che anche la Regione stessa ne sostiene alcune forme (pensiamo ai viaggi della memoria) e possiamo partire da un lavoro fatto ugualmente in Regione dall’Osservatorio per la sicurezza stradale piuttosto rilevante, mettendo a sistema, noi per la nostra parte questi dati e cercando di riunire tutte le istituzioni e le realtà coinvolte, pensiamo si possa fare un’azione favorevole per rendere più semplice ancora arrivare a fare controlli più accurati e che riducano le irregolarità vicino allo zero. Con questo spirito, proponiamo il nostro documento oggi al voto dell’Assemblea. Abbiamo ritenuto di modificare leggermente il dispositivo, d’accordo con la collega Marchetti del Partito Democratico, in maniera da renderlo più ampio come azione, proprio in un quadro che sia organico e che non dimentichi nessun livello di quelli interessati, al fine di ridurre le irregolarità sui controlli per i pullman delle gite scolastiche.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Torri.

La parola alla consigliera Piccinini.

 

PICCININI: Grazie, presidente. Tramite questo protocollo citato in questa risoluzione, sappiamo che le istituzioni scolastiche possono o segnalare alla Polizia stradale il loro viaggio, per controlli lungo l’itinerario, oppure chiedere controlli del mezzo prima della partenza. Questa è una possibilità che da alcuni anni viene data in più, oltre a quella che i Comuni già hanno, ovvero chiedere l’intervento della Polizia locale. È quanto già succede, per esempio, a Bologna, dove, con il progetto “Torpedone”, nel 2017, da metà marzo a metà giugno, su 76 bus controllati, 11 presentavano delle irregolarità. 

A questo proposito, noi abbiamo presentato alcuni emendamenti alla risoluzione, in cui chiediamo, sostanzialmente, che la Regione si attivi con i Comuni affinché promuovano collaborazioni di questo tipo con la Polizia locale e, a questo proposito, vengano previsti anche dei momenti di formazione specifica per gli operatori che fanno parte della Polizia locale, impiegati in questo tipo di attività, affinché questi momenti, che sono educativi, formativi e anche di crescita dei ragazzi, possano essere svolti in totale sicurezza.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Piccinini.

La parola alla consigliera Marchetti Francesca.

 

MARCHETTI Francesca: Grazie, presidente. Questa risoluzione mette al centro una questione molto importante: la tutela degli studenti, degli accompagnatori e dei docenti, sulla necessità della loro sicurezza durante i viaggi di istruzione. È evidente che questa non è una competenza diretta della Regione, ma c’è un impegno storico che la nostra Regione porta avanti, penso anche a tutte le risorse messe a disposizione per l’educazione stradale e come parte di queste risorse vengono utilizzate per fare in modo che le scuole evitino di affidare il servizio delle gite scolastiche col criterio del massimo ribasso. Qui è proprio il significato anche di ampliare – e ringrazio il collega Torri per aver accolto la nostra proposta – il più possibile la richiesta del dispositivo, perché riteniamo sia necessario che tutte le parti interessate facciano la loro parte. Dobbiamo cercare, pur condividendo tutta la filosofia e lo spirito del protocollo, che le scuole, i docenti, nonché i dirigenti, vengano ulteriormente aggravati di una competenza che non spetta direttamente a loro e che si trovino anche delle formule di condivisione in tutte le sedi, anche con tutte quelle aziende di trasporto che possono implementare la certificazione di sicurezza, in base a dei riferimenti internazionali che sono già presenti. 

C’è già un impegno, un’importante collaborazione con la Polizia locale e la Polizia stradale. La collega Piccinini citava alcuni esempi di buone pratiche che già ci sono in questa Regione. Quindi credo che cercare, in tutte le sedi, di arrivare a rendere obbligatori questi controlli, ma in un percorso di condivisione e il più possibile integrato tra le diverse componenti, possa andare proprio nella logica di mettere la sicurezza prima di tutto, ma renderla fattiva senza gravare troppo sulla scuola. Non dimentichiamo che, anche alla luce delle difficoltà che ci sono all’interno delle istituzioni scolastiche, si è registrata anche una diminuzione dei viaggi di istruzione. Visto che riteniamo che siano ancora occasioni formative importanti, mettere tutti in un percorso di condivisione, per cercare il più possibile che i controlli vengano fatti, tenendo presenti le esigenze di tutti, sia un obiettivo importante che questa risoluzione può contribuire a realizzare.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Francesca Marchetti.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale, passiamo alla discussione generale sugli emendamenti che – ricordo – sono tre. Se non ci sono interventi sugli emendamenti, passiamo alla dichiarazione di voto congiunta sulla risoluzione e sugli emendamenti.

La parola al consigliere Torri.

 

TORRI: Grazie, presidente. Parto dalla dichiarazione di voto riguardo gli emendamenti, che acconsento vengano messi in votazione. Il rilievo che viene fatto dai colleghi Cinquestelle, quindi riguardo l’importanza del lavoro che svolge anche la Polizia locale in quest’ambito, è plausibile, per questo riteniamo di accogliere il primo emendamento, che fa proprio riferimento ad esperienze come quella di Bologna e ne abbiamo riscontrate altre anche a Sassuolo, che in Regione sono state portate avanti. Nello spirito, però, di non indicare una strada sulle altre, rispetto al dispositivo così come congegnato, non accetteremo il secondo, perché indicando tutte le sedi opportune, come mettiamo in apertura, indichiamo anche quella degli enti locali. È chiaro, dopo si può sviluppare e, da qui, la disponibilità a continuare il lavoro; un lavoro specifico, che parta anche dalla nuova legge sulla Polizia locale, che abbiamo approvato non molto tempo fa. Però, trattandosi di un canale specifico, riteniamo vada affrontato con iniziative precise di formazione e di assistenza tecnica (come vengono definite) in un ambito più ristretto, quindi magari concordando anche altri documenti da portare in Commissione successivamente per accelerarne l’approvazione. 

L’obiettivo – ed è qui la funzionalità di un dispositivo, che sia più generale – è quello di richiamare tutti i soggetti interessati, ognuno alla propria responsabilità, per evitare la diminuzione delle gite, per evitare che si giochi anche qui sul massimo ribasso, a scapito dei controlli e della sicurezza. Essendo che non si partiva dal tema della Polizia locale, ma dal tema della sicurezza stradale nel suo complesso, dai dati dell’Osservatorio, insistiamo su quelli e quello è il filone generale che proponiamo oggi all’Assemblea, cercando di dare un sostegno come Regione, anche se non è una competenza nostra diretta quella di regolare questo sistema, ma dare un sostegno a tutti quelli che possono fare una parte, perché sia più facile farla e, da qui, avviare un lavoro che può anche riguardare degli ulteriori documenti più specifici, legati a leggi che abbiamo già approvato e che, penso, visto che sono recenti, troveranno un loro sviluppo e, in quell’ambito, andare ad approfondire quell’azione specifica.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Torri.

La parola alla consigliera Piccinini.

 

PICCININI: Solamente per dichiarare la contrarietà rispetto alle dichiarazioni fatte dal collega sul nostro secondo emendamento, perché avevo capito che l’obiettivo fosse quello di assicurare gite in sicurezza e il nostro emendamento andava proprio in quella direzione: mettere in chiaro che queste collaborazioni con la Polizia locale già ci sono e andrebbero eventualmente implementate. Quindi nulla di straordinario, ma tutto affinché si arrivasse al raggiungimento dell’obiettivo. Quindi, francamente, non capisco il perché del voto contrario. Noi, comunque, siamo disponibili a tornare quando volete sull’argomento. Ci pare francamente strano che questo emendamento, che va nella direzione richiesta dalla risoluzione, venga in questo modo bocciato. Francamente, non se ne capisce la ratio, proprio perché il nostro obiettivo era quello di garantire gite in sicurezza, attraverso protocolli o collaborazioni che già esistono con la Polizia locale. Quindi, francamente, non capisco il perché della contrarietà a questo emendamento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Piccinini.

La parola alla consigliera Marchetti Francesca.

 

MARCHETTI Francesca: La dichiarazione di voto, naturalmente, sarà a favore della risoluzione, che mette al centro per noi un tema importante. Credo che la questione che sottoponeva la collega Piccinini sia già compresa anche all’interno del dispositivo. Per quanto ci riguarda siamo disponibili anche a riprendere il tema sulle questioni dei progetti locali. Detto questo, credo che nel dispositivo si chieda già qualcosa in più, cioè di arrivare all’obbligo attivando quei percorsi che dicevamo prima.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Francesca Marchetti.

Se non ci sono più interventi in dichiarazione di voto, mettiamo in votazione la risoluzione. Nominiamo gli scrutatori: Benati, Gibertoni e, su richiesta, Francesca Marchetti. 

Chiedo l’assenso alla votazione degli emendamenti al consigliere Torri.

 

TORRI: Do l’assenso a che vengano messi in votazione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Torri.

Se nessun consigliere chiede di parlare, si proceda alla votazione dell’emendamento 1, a firma della consigliera Piccinini, con l’uso del dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese,

con registrazione dei nomi)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

 

35

Assenti

 

15

Votanti

 

34

Favorevoli

 

28

Contrari

 

2

Astenuti

 

4

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 1 è approvato.

Si proceda alla votazione dell’emendamento 3, a firma dei consiglieri Marchetti Francesca e Torri, con l’uso del dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese,

con registrazione dei nomi)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

 

36

Assenti

 

14

Votanti

 

35

Favorevoli

 

30

Contrari

 

1

Astenuti

 

4

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 3 è approvato.

Si proceda alla votazione dell’emendamento 2, a firma della consigliera Piccinini, con l’uso del dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese,

con registrazione dei nomi)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

 

38

Assenti

 

12

Votanti

 

37

Favorevoli

 

5

Contrari

 

26

Astenuti

 

6

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 2 è respinto.

Si proceda alla votazione della risoluzione, oggetto 7184, a firma dei consiglieri Torri, Taruffi e Prodi, con l’uso del dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese,

con registrazione dei nomi)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

 

33

Assenti

 

17

Votanti

 

32

Favorevoli

 

32

Contrari

 

--

Astenuti

 

--

 

PRESIDENTE (Rainieri): La risoluzione oggetto 7184 è approvata.

 

OGGETTO 7549

Risoluzione per impegnare la Giunta a prendere in esame fin da subito l'adozione di strumenti, analoghi a quelli utilizzati anche in altre realtà regionali, diretti ad agevolare la partecipazione delle imprese emiliano-romagnole, in particolare quelle di più ridotta dimensione e di quelle artigiane, anche a manifestazioni fieristiche ed esposizioni di carattere nazionale o internazionale sul territorio italiano. A firma dei Consiglieri: Bertani, Piccinini, Sensoli

(Discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo alla risoluzione 7549 per impegnare la Giunta a prendere in esame fin da subito l'adozione di strumenti, analoghi a quelli utilizzati anche in altre realtà regionali, diretti ad agevolare la partecipazione delle imprese emiliano-romagnole, in particolare quelle di più ridotta dimensione e di quelle artigiane, anche a manifestazioni fieristiche ed esposizioni di carattere nazionale o internazionale sul territorio italiano. A firma dei consiglieri Bertani, Piccinini, Sensoli.

È aperta la discussione generale.

La parola al consigliere Bertani per l’illustrazione.

 

BERTANI: Grazie, presidente. L’internazionalizzazione delle imprese è importante in questo periodo. Già la nostra Regione, in effetti, alcune azioni le ha messe in campo e ha costruito dei bandi per partecipare a fiere internazionali da parte delle nostre imprese. Il limite dei bandi che ha preparato la nostra Regione, però, è che si rivolge essenzialmente a piccole e medie imprese, ma già abbastanza strutturate, di una certa dimensione, tanto che il taglio dei bandi era sicuramente per progetti grandi e impegnativi ed era concentrato solo sulle fiere estere. 

Altre Regioni (ad esempio, Piemonte e Veneto) hanno preso iniziative simili a quella della nostra Regione per favorire la partecipazione delle imprese alle grandi fiere internazionali che si tengono all’estero, però ha tenuto conto di una specificità, che è anche quella del nostro territorio; noi abbiamo anche microimprese, o imprese artigiane, che ancora sicuramente non sono strutturate per partecipare a grandi fiere internazionali all’estero, ma sicuramente potrebbero cominciare il loro processo di internazionalizzazione partecipando a fiere che si tengono sul territorio nazionale, ma che hanno già una valenza internazionale, perché questo potrebbe essere, per loro, già una piccola vetrina per farsi conoscere da aziende e interlocutori che vengono alle nostre fiere dall’estero e quindi sarebbero già esperienze che possono poi essere un trampolino di lancio sia qui in Italia, perché si sono fatti conoscere, oppure per crescere e pensare anche di partecipare a fiere estere, internazionali. Per questo, ad esempio, la Regione Veneto ha previsto quest’anno 300 mila euro perché le piccole aziende potessero avere un contributo (mi sembra fino a 1.500 euro) per partecipare a fiere sul suolo italiano, di livello internazionale o nazionale. La stessa cosa ha fatto il Piemonte, dando una disponibilità di voucher per partecipare fino a 1.500 euro a fiere di carattere internazionale sempre in Italia, e fino a 800 euro addirittura per partecipazione a fiere di carattere nazionale.

Per definire le fiere si fa riferimento al calendario approvato annualmente nella Conferenza delle Regioni. Questo vuol dire che, ad esempio, a fiere che si terranno, o si sono tenute da poco, qui in regione, tipo all’EIMA di Bologna, oppure al Mecspe di Parma, parteciperanno aziende manifatturiere, che magari vengono dal Veneto o dal Piemonte, e che hanno ricevuto un contributo per poter partecipare a quella fiera. Mentre le aziende della Regione Emilia-Romagna non avranno quel contributo. Anche qui, sicuramente, un ragionamento organico fra le varie Regioni, per come sovvenzionare le microimprese e quelle artigiane, andrebbe fatto. Immagino che anche la Giunta e la maggioranza si renderanno conto che è importante che anche la Regione Emilia-Romagna sostenga le piccole e microimprese in questo percorso, preparando dei bandi che permettano questa partecipazione. 

Avevo già preparato un emendamento al bilancio in Commissione, che è stato respinto, probabilmente perché non c’erano adeguati tempi di discussione e di riflessione. Io spero che la discussione di oggi porti a un ripensamento, ad approvare questo impegno che prosegue anche un lavoro che la Giunta sta già facendo, ma che va specializzato anche in questo ambito e poi, magari, anche in un emendamento, o in un inserimento nel bilancio, che approveremo poi nei prossimi giorni.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

La parola al consigliere Sabattini.

 

SABATTINI: Grazie, presidente. Il tema, come sollevava il consigliere Bertani, dell’importanza della piccola e media impresa nel nostro tessuto economico e dell’importanza che svolgono, sempre di più, anche in mercati esteri, è sicuramente un elemento prioritario, oltre che essere elemento fondante della strategia di aiuto che – come giustamente ricordava il collega – fa già parte delle politiche della Regione.

Al netto di non dare valutazioni su quelle che possono essere strategie fatte da altre Regioni del nostro Paese, ci terrei a mettere, all’interno della discussione, un ragionamento un po’ più complessivo. La partecipazione delle PMI regionali, alle fiere all’estero, sono sicuramente momenti importanti e risultano altrettanto importanti anche in un’evoluzione economica del sistema economico globale, della digitalizzazione, sicuramente un elemento che riduce le distanze, ma ancora le fiere rappresentano un momento insostituibile per la conoscenza del mercato, la valutazione della concorrenza locale, strumento utile per farsi conoscere in mercati diversi. È chiaro che per poter utilizzare in modo corretto l’opportunità della fiera, occorre che l’impresa sia pronta e sia compatibile per poter cogliere queste opportunità. Non si può pensare alla partecipazione di una fiera di una piccola impresa, senza che la stessa abbia fatto un’analisi interna del modello di business, del business plan legato ai percorsi, alla necessità di ingresso in nuovi mercati. È impensabile poter riuscire a reggere e a cogliere le opportunità di un mercato globale, senza avere un reparto dedicato al commercio internazionale e avere delle risorse umane, che conoscono le lingue straniere, avere una conoscenza del mercato al quale si richiede un ingresso. Avere la certificazione dei propri prodotti, che permettono di reggere la concorrenza e di proteggere il know-how che si mette in campo. E, ovviamente, avere un’organizzazione e una logistica utile, per poter soddisfare gli ordini potenzialmente internazionali che possono essere raccolti. Parte un po’ da qui la necessità che vi sia una organizzazione, una dimensione minima, che consenta non soltanto la partecipazione a una fiera, ma per poter far sì che la stessa possa essere un’opportunità reale per l’azienda che vi partecipa. Questo non può essere lasciato solo alla organizzazione delle piccole imprese. 

Credo che un altro elemento fortemente strategico, non richiamato nell’intervento del collega, che ci terrei a sottolineare, perché fa parte integrante della strategia, anche di supporto reale alle piccole e medie imprese, che è l’incentivo e la costruzione dei consorzi per l’internazionalizzazione delle nostre piccole imprese. Questi sono consorzi a libero ingresso, la cui funzione è provare a mettere insieme le tante opportunità date dalla vivacità del nostro sistema economico, ma insieme si possono superare quelle che rischiano di essere delle barriere insuperabili, anche per riuscire a cogliere le opportunità che la partecipazione a fiere internazionali, per le piccole e microimprese, sono presenti.

La scelta strategica della Regione di accompagnare il percorso di partecipazione e di internazionalizzazione delle nostre imprese verte su questi presupposti: una reale analisi delle difficoltà con le quali le piccole imprese si misurano in un mercato estero; una strategia e degli strumenti che le possano aiutare a cogliere queste opportunità. Credo che proprio per questo e anche perché si parlava, nella risoluzione, compatibilmente, ovviamente, con quelle che sono le strategie di ogni istituzione regionale, di poter investire parte dei fondi europei, proprio in una logica dei voucher per la partecipazione. Io non discuto la strategia che altre istituzioni hanno tenuto in questa direzione. Io credo, però, che se ci ricordiamo uno degli assi strategici del piano 2014/2020, anche della programmazione europea, che prevede una accountability importante delle somme investite sui finanziamenti europei, che significa anche una valutazione sugli effetti che gli stessi possono avere dal punto di vista reale, quindi dei benefici reali, credo che la strategia attuata dalla Regione Emilia-Romagna, di puntare su un accompagnamento strutturale alle nostre piccole imprese, più che fornire un piccolo contributo alla partecipazione alle fiere, un po’ come per sentirsi la coscienza a posto, di aver dato una piccola opportunità, che poi difficilmente può essere raccolta, per tutte le cose che dicevo prima.

Ritengo che la strategia di sviluppo della nostra Regione, oltre che agli effetti positivi, sia anche coerente con la modalità dei percorsi di internazionalizzazione che abbiamo messo in campo, pur non discutendo le scelte che possono essere state fatte da altre Regioni, credo che per poter far sì che il nostro sistema produttivo, le nostre filiere, i nostri prodotti, possano affrontare efficacemente i mercati esteri, occorra qualcosa in più che un contributo di un migliaio di euro per partecipare a una fiera, se questa poi non ti consente di coglierne le opportunità. Un’analisi puntuale di quella che può essere la reale capacità del singolo business. Ricordo anche che per quello che riguarda alcune fiere riconosciute internazionali, penso soprattutto a quella della moda che si è svolta anche in Italia, vengono considerate come fiere internazionali, quindi una parte di quella sottolineatura che faceva il collega è già stata parzialmente raccolta, ma va – credo – mantenuta, o perlomeno questa è l’idea del gruppo del Partito Democratico, ferma la strategia di cercare di costruire degli elementi di aiuto alle piccole e medie imprese, ma che non si mascherino dietro piccoli contributi senza essere inseriti all’interno di una strategia complessiva.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Sabattini.

La parola al consigliere Rancan.

 

RANCAN: Grazie, presidente. La risoluzione dei colleghi pone l’accento su un tema molto importante: cercare di far conoscere le nostre peculiarità e le nostre eccellenza emiliano-romagnole in tutto il mondo. Vi sono tantissime aziende, piccole e medie imprese, che gravitano attorno a questo settore e che devono utilizzare anche la Regione e la Regione deve aiutare queste persone, per cercare queste imprese e aziende che vogliono cercare di internazionalizzare il loro prodotto e quindi esportare l’eccellenza emiliano-romagnola nel mondo. Ovviamente, per fare ciò, le fiere, soprattutto quelle internazionali, sono importanti e fondamentali. È strategico anche decidere quali stati andare a toccare, dove arrivare prima, per poi creare una strategia. Ovviamente, più il tessuto è importante, più la strategia è importante e più si riescono ad aiutare anche le nostre piccole e medie imprese a crescere e a svilupparsi anche all’estero. 

Su tutta la rete e i settori di associazioni di categoria, che gravitano attorno a questo settore, oltre che quelle più note a livello nazionale, vi sono anche dei consorzi che si possono creare, consorzi di esportatori, che aiutano – anche questi – le aziende a partecipare anche a queste fiere, appoggiandosi sull’attività della Regione. Quello che mi permetto di segnalare è una volontà nostra di collaborazione su questo punto e anche stimolare la Regione su delle migliorie che, secondo noi, possono essere apportate. Nei fatti, poi, sappiamo benissimo che vi è un bando che viene promulgato, dove fondamentalmente penso che venisse stabilito un contributo di 150 mila euro annui (una cosa del genere), che adesso è biennale. Quello che mi permetto di sottolineare e di chiedere è che si possa tornare alla cadenza annuale, piuttosto che andare a lavorare sulla biennalità. Soprattutto, quello che vengono a chiedere, è una definizione di linee guida abbastanza chiare, nel senso che per realizzazione di attività di internazionalizzazione serve sapere e avere una progettualità a monte, per poter poi permettere alle aziende e ai consorzi di aiutare, ancora di più, il tessuto. Quindi se si sanno prima quelle che sono le linee guida, ovviamente, poi si riesce a dare un servizio, per poi partecipare anche alle attività della Regione. E questo andrebbe un po’ incentivato e incrementato, perché più in anticipo si riescono a dare delle linee guida e più, ovviamente, poi è performante il servizio sul territorio. Ipotizzo anche una possibilità di durata di queste linee guida, che possano anche durare, o comunque coprire un arco temporale di almeno 36 mesi, cioè avere delle linee guida che durino un pochino di più nel tempo, così anche da avere una progettualità più a lungo termine anche per quanto riguarda la questione dei consorzi. E anche, magari, un incremento del contributo concedibile di cui parlavo prima, per cercare anche di aumentare il tessuto. Ovviamente, in questo momento, in questa fase, più le aziende piccole e medie – soprattutto per quanto riguarda l’internazionalizzazione – riescono a organizzarsi in consorzi, più sono avvantaggiate e favorite anche a fare rete. 

L’ultimo punto, quindi il quarto, che mi permetto di consigliere e segnalare, è il fatto che si possa ripristinare, o comunque creare delle giornate di convocazione dei consorzi, insieme alla Regione Emilia-Romagna, cioè un tavolo dove si possano creare delle sinergie, dubbi, criticità, proposte, anche per dire: «Stiamo andando bene. Stiamo andando male. Dove vogliamo andare. Cosa vogliamo fare». Quindi cercare di creare una sinergia per aiutare queste piccole e medie imprese a crescere all’estero. 

Ovviamente, noi siamo favorevoli a questa risoluzione, nel senso che può cercare di aiutare il più possibile il dialogo, nel senso che io penso che tutto quello che possa aiutare il dialogo sia utile e possa andare a creare anche questo dialogo che, forse, certe volte manca, nel senso che ha fatto un po’ di ruggine questo meccanismo. Soprattutto per l’aiuto a quello che dicevo prima, che possono essere anche i consorzi, piccoli consorzi anche provinciali che noi abbiamo sul nostro territorio, possa servire a dare un po’ una scossa a questo, perché così si possono aiutare davvero le piccole e medie imprese, che vogliono internazionalizzare, quindi esportare e crescere anche all’estero. 

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Rancan.

La parola al consigliere Bertani.

 

BERTANI: Grazie, presidente. Rispondo velocemente al consigliere Sabattini che, da una parte, mi ha lasciato un po’ stupito, da una parte fa capire come, in questa Regione, si pensi soprattutto alle piccole e medie imprese di taglia grande già strutturate. Pensare di concedere dei contributi di questo tipo, non vuol dire concedere dei contributi a pioggia, senza che dietro ci sia un ragionamento e una strategia di internazionalizzazione o di business plan per queste imprese che sono più piccole, o sono imprese artigiane e che quindi, comunque, anche se sono già organizzate, anche se sono già vocate all’internazionalizzazione per quella taglia di bandi che la Regione propone, non possono arrivarci. Sicuramente, concordo con lui che non possiamo concedere piccoli contributi a pioggia, ma per questo, poi, se c’è una volontà politica, ci si arriva. Per esempio, rispetto a quelle due tipologie di bandi che citavo prima, una delle due Regioni dice sicuramente: «Io li concedo prioritariamente a chi appartiene a un consorzio di export a una rete d’imprese», l’altra Regione invece no. Questa, per esempio, è una strategia che noi potremmo adottare. Ma se voi ci dite fin dall’inizio: «No, le aziende troppo piccole artigiane non sono strutturate, o non hanno una visione così alta per arrivare all’internazionalizzazione». Io penso che esistano micro e piccole imprese artigiane che hanno questa visione e sono già strutturate, ma quel taglio di bandi che oggi propone la Regione non è adeguato. Sicuramente, mettendo gli adeguati paletti, non darete e non daremmo contributi a pioggia, ma li daremmo mirati. Ma voi questo ragionamento non lo fate neanche. Fra l’altro, si potrebbero coinvolgere gli Enti Bilaterali Artigiani. In Veneto l’Ente Bilaterale Artigiano ha aggiunto, di suo, altri 300 mila euro di finanziamento. Si potrebbero – e già lo fanno – coinvolgere le Camere di commercio, che fanno anche attività di formazione all’internazionalizzazione, o comunque anche le associazioni di Confartigianato e CNA. 

Questa chiusura a me, sinceramente, dispiace molto, perché sentir dire che le imprese così piccole ancora non riescono ad avere questo tipo di visione, è un po’ riduttivo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

Consigliere Sabattini, lei ha pochissimo tempo, ma le concedo un minuto ancora in discussione generale.

 

SABATTINI: Farò abbastanza presto. Un conto è parlare di voucher per la partecipazione alle fiere e su questo credo di aver motivato abbastanza compiutamente la posizione. Mi sembra di aver capito, in questo secondo intervento di Bertani, che non voleva intendere quello che aveva detto nel primo intervento, e va benissimo. Ricordo soltanto che la misura che riguarda i bandi per i consorzi dell’internazionalizzazione, nel 2018 sono stati finanziati 16 consorzi per 2 milioni di euro, nel 2017 sono stati finanziati 18 consorzi per 1,7 milioni di euro e 2,015 euro per 17 consorzi. Poi, c’è la misura per la partecipazione delle fiere, che vede un ammontare di 4,7 milioni nel 2018, 12 milioni nel 2017, 11,2 milioni per il 2016, una misura per il sostegno alla partecipazione delle fiere internazionali ulteriore che ha toccato 237 imprese nel 2016. Se la volontà è quella di mettere insieme un’idea che possa provare, come sollevava il consigliere Rancan, magari un elemento che possa mettere in rete anche meglio i consorzi che già hanno partecipato, o a costruire nuove opportunità, su quello non c’è preclusione nel modo più assoluto, anche perché ne è la riprova, la strategia già messa in campo dalla Regione, che può sicuramente anche essere migliorata. Se però, l’idea che avevo letto sottesa alla risoluzione era quella di introdurre dei voucher per la partecipazione delle microimprese per contributi piccoli, dico che quei contributi fatti così, a pioggia, hanno una scarsa possibilità di risultato, per le motivazioni che dicevo prima. Allora, da questo punto di vista, la posizione non era positiva. Nel primo intervento mi sembrava che quella fosse l’interpretazione corretta. Se, invece, c’è la volontà di provare a fare una cosa un po’ più di sistema, chiedo al collega se vogliamo lavorarci dopo le feste, credo che non ci sia preclusione nel modo più assoluto, perché ci sono elementi innovativi positivi, non c’è alcun dubbio. Era sul tema del finanziamento a pioggia che credo non sia efficace, anche perché questa è la prova che ne abbiamo avuto anche su esperienze diverse.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Sabattini.

Non avendo altri iscritti in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.

La parola al consigliere Bertani.

 

BERTANI: Ovviamente, dichiarazione di voto favorevole. Quando parlavo di voucher, ho citato gli esempi di altre Regioni, non ho detto che li dobbiamo fare in fotocopia. Però, dico che ci sono micro, piccole imprese e artigiane, di altre regioni, che oggi si trovano a venire alle nostre fiere, avendo una sovvenzione e un finanziamento. Mentre noi abbiamo nostre imprese, piccole, micro e artigiane, che ad oggi, invece, per partecipare alle fiere internazionali che si svolgono in Italia, non hanno contributi. Che poi la Regione possa valutare di dire: «Io questi contributi li darò solo se sei un consorzio sufficientemente grande, solo se sei una rete di imprese sufficientemente grande, solo se hai alcuni requisiti che ritengo importanti», è legittimo. Ma se l’impegno di questa risoluzione non cita nessun tipo di modalità, dice solo “valutiamo il fatto che”, se diamo dei finanziamenti per l’internazionalizzazione, devono valere anche per le fiere internazionali in Italia. Questo diceva questa risoluzione e non mi sembra che non fosse condivisibile. Se poi vogliamo andare a dire che noi vogliamo dare finanziamenti a pioggia, questa risoluzione non lo dice.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

La parola al consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Le piccole e medie imprese, in regione e nel nostro Paese, rappresentano un po’ la spina dorsale della nostra economia, unitamente a un volano occupazionale che non ha eguali negli altri Paesi d’Europa e del mondo. In particolare, rispetto al Nord Europa, dove l’economia è caratterizzata da grandi multinazionali con migliaia di dipendenti, il nostro tessuto economico si dipana in migliaia di piccole aziende, dalle infinite possibilità di espansione. Offrire, dunque, a queste realtà ulteriori opportunità di affermazione a livello nazionale e internazionale, tramite agevolazioni sulla loro partecipazione agli eventi fieristici, non può essere che un’iniziativa condivisibile. Come chiedere alla Regione, in conseguenza di ciò, l’adozione di strumenti che accrescano la disponibilità già in attuazione. Per questi motivi, il voto di Fratelli d’Italia sarà favorevole.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Tagliaferri.

Se nessun altro consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 7549.

 

(È respinta a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): La risoluzione oggetto 7549 è respinta.

 

OGGETTO 6654

Risoluzione per invitare la Giunta ad aprire un confronto con le Università Regionali e l'Ufficio Scolastico Regionale affinché, all'interno dei loro Corsi di laurea si progettino e si realizzino percorsi formativi dedicati all'apicoltura, a sensibilizzare le istituzioni e gli apicoltori avviati al percorso di formazione specialistica in materia di tutela e salvaguardia dell'ape italiana, a sostenere l'attivazione di progetti e iniziative per l'acquisizione e la divulgazione delle conoscenze sulla razionalizzazione e sull'aumento dell'efficienza del servizio di impollinazione, tutelando inoltre il miele comunitario contro le frodi. A firma dei Consiglieri: Serri, Caliandro, Lori, Bessi, Marchetti Francesca, Torri, Taruffi, Calvano, Poli, Zappaterra, Campedelli, Prodi, Rontini, Tarasconi, Bagnari, Cardinali, Zoffoli, Rossi

(Ritiro)

 

OGGETTO 7670

Risoluzione per impegnare la Giunta a vietare durante la fioritura qualsiasi trattamento con prodotti a base di glifosato al fine di salvaguardare le api, nonché a prevedere, nei futuri bandi regionali volti allo sviluppo o alla tutela dell’apicoltura, un contributo economico assegnato in misura maggiore ai produttori che usano metodologie biologiche e una premialità per le aziende che scelgono di convertirsi al biologico. A firma della Consigliera: Piccinini

(Presentazione e ritiro)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo alla risoluzione oggetto 6654 che invita la Giunta ad aprire un confronto con le Università regionali e l'Ufficio scolastico regionale affinché, all'interno dei loro Corsi di laurea si progettino e si realizzino percorsi formativi dedicati all'apicoltura, a sensibilizzare le istituzioni e gli apicoltori avviati al percorso di formazione specialistica in materia di tutela e salvaguardia dell'ape italiana, a sostenere l'attivazione di progetti e iniziative per l'acquisizione e la divulgazione delle conoscenze sulla razionalizzazione e sull'aumento dell'efficienza del servizio di impollinazione, tutelando inoltre il miele comunitario contro le frodi. A firma dei consiglieri Serri, Caliandro, Lori, Bessi, Marchetti Francesca, Torri, Taruffi, Calvano, Poli, Zappaterra, Campedelli, Prodi, Rontini, Tarasconi, Bagnari, Cardinali, Zoffoli, Rossi.

A tale risoluzione è stata abbinata la risoluzione oggetto 7670 che impegna la Giunta a vietare durante la fioritura qualsiasi trattamento con prodotti a base di glifosato al fine di salvaguardare le api, nonché a prevedere, nei futuri bandi regionali volti allo sviluppo o alla tutela dell’apicoltura, un contributo economico assegnato in misura maggiore ai produttori che usano metodologie biologiche e una premialità per le aziende che scelgono di convertirsi al biologico. A firma della consigliera Piccinini.

È aperta la discussione generale sui due provvedimenti.

La parola alla consigliera Serri.

 

SERRI: Grazie, presidente. È una risoluzione depositata già da diversi mesi. Essendo, però, arrivata la proposta di legge della Giunta, che è già incardinata nella sua discussione in Commissione, ritiro la risoluzione, perché le argomentazioni, i temi che sono posti con la risoluzione, ritengo sia più adeguato affrontarli nell’iter legislativo, nell’iter di discussione e di confronto sulla legge. 

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Serri.

Quindi la risoluzione oggetto 6654, a prima firma Serri, è stata ritirata. 

Chiedo alla consigliera Piccinini se, a sua volta, visto che è abbinata la prima, essendo ritirata la prima, ritira anche lei, altrimenti non è abbinabile e non possiamo comunque discuterla.

Io sono gentile di animo, quindi chiedo a lei di ritirarla, in modo che io non faccia la figura del cattivo.

La parola alla consigliera Piccinini.

 

PICCININI: Acconsento. Altrimenti ci troveremmo qui a fare la discussione di un progetto di legge che è in itinere in Commissione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Piccinini.

Quindi le risoluzioni oggetti 6654 e 7670 sono ritirate.

 

OGGETTO 7265

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi in tutte le sedi istituzionali al fine di chiedere al Parlamento una ferma opposizione alle norme del D.L. n. 113, firmato dal Presidente della Repubblica in data 4/10/2018 e contenente disposizioni riguardanti la protezione internazionale, l’immigrazione e la sicurezza pubblica, laddove modificano peggiorativamente lo status di migrante e richiedente asilo, o di cittadino italiano non per nascita, in difesa dei diritti costituzionali e della dignità dell'essere umano, opponendosi inoltre agli altri aspetti critici laddove comportino una riduzione delle libertà individuali e sociali, oltre che una perdita di benefici della collettività, e a rimettere al centro la concertazione con gli enti locali nelle politiche di accoglienza. A firma dei Consiglieri: Prodi, Taruffi, Torri, Alleva

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo alla risoluzione oggetto 7265 che impegna la Giunta ad attivarsi in tutte le sedi istituzionali al fine di chiedere al Parlamento una ferma opposizione alle norme del D.L. n. 113, firmato dal Presidente della Repubblica in data 4/10/2018 e contenente disposizioni riguardanti la protezione internazionale, l’immigrazione e la sicurezza pubblica, laddove modificano peggiorativamente lo status di migrante e richiedente asilo, o di cittadino italiano non per nascita, in difesa dei diritti costituzionali e della dignità dell'essere umano, opponendosi inoltre agli altri aspetti critici laddove comportino una riduzione delle libertà individuali e sociali, oltre che una perdita di benefici della collettività, e a rimettere al centro la concertazione con gli enti locali nelle politiche di accoglienza. A firma dei consiglieri Prodi, Taruffi, Torri, Alleva.

Su tale oggetto insistono due proposte di emendamento a firma dei consiglieri Prodi, Taruffi e Torri. 

La discussione è aperta.

La parola alla consigliera Prodi per l’illustrazione.

 

PRODI: Grazie, presidente. Siamo qua a parlare di un decreto che si è trasformato, nel frattempo, in legge, che riguarda la materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica. L’oggetto descrive molto puntualmente cosa comporta questo decreto poi approvato alle Camere. 

Mi limito adesso solo a riassumere per punti alcuni aspetti salienti: l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari; l’aumento del periodo di detenzione nei centri per il rimpatrio (da 90 a 180 giorni); il fatto che i richiedenti asilo possono essere trattenuti sino a trenta giorni nelle strutture e nei centri governativi; si estende anche la casistica di coloro che non hanno diritto a rimanere in Italia durante l’esame della domanda; al permesso di soggiorno per richiesta di asilo viene negato il potere di costituire titolo per l’iscrizione anagrafica; i centri di accoglienza per i richiedenti asilo non possono più rappresentare luogo di dimora abituale ai fini dell’iscrizione anagrafica; si ampliano le tempistiche per il riconoscimento della nazionalità; si inasprisce il tributo dovuto; si introduce la revoca della cittadinanza per le persone che non sono cittadini italiani dalla nascita; si amplia il campo di applicazione del Daspo urbano; si dà, inoltre, la possibilità ai privati di acquistare gli immobili e le aziende, sequestrati nell’ambito di processi per reati di stampo mafioso. Questo è un quadro ipersintetico di quello che è un provvedimento – a nostro avviso – cinico, iniquo, antistorico, razzista e disumano. 

Prima di tutto si parte dall’equazione “migranti uguale insicurezza”, profondamente errata. Il documento è composito, frutto di tanti temi. L’effetto è quello di concentrare la gestione dei richiedenti asilo in una logica esclusivamente detentiva, togliendo le politiche di assistenza, cura e integrazione che fanno la differenza nella qualità della vita collettiva. Si vogliono creare migliaia di persone con uno status sociale di clandestinità, senza possibilità e prospettive, per poi incrementare la retorica dello straniero, dell’invasione e campare politicamente sulle percezioni sociali indotte e non su un programma di coesione sociale e di progresso. 

La Lega ha campato, negli anni Novanta, sui meridionali; poi, dall’anno 2000 in poi, sugli stranieri. Ci chiediamo cosa farà in futuro. 

Questo è un dispositivo che reputiamo intollerabile, soprattutto se è confrontato con gli articoli 3 e 10 della Costituzione, o la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, di cui abbiamo celebrato i settant’anni, che però questo decreto calpesta, in particolare gli articoli 8 e 15. Quest’ultimo riguarda il rendere apolide una persona. Peraltro, ricordiamo che il provvedimento dell’apolidia fu tentato in Francia qualche anno fa e poi dovette essere dismesso, perché non si può rendere un cittadino apolide, tanto meno arbitrariamente, riconoscendo la cittadinanza per nascita o non per nascita. 

Ci troviamo davanti a un tipo di dispositivo che vuole forzare verso una separazione fra italiani di nascita e – diciamo – non italiani, verso la costituzione di una società che va a cercare nello straniero un capro espiatorio. Vorrei anche ricordare brevemente – come abbiamo scritto nell’emendamento – riguardo la prima stesura, l’aggiornamento che dà atto dell’approvazione alle Camere di questo provvedimento; un’approvazione che è stata dolorosa. Io qua voglio esprimere la solidarietà ai cinque membri del Senato dei Cinquestelle che hanno avuto il coraggio di non votare la fiducia e voglio nominarli: De Falco, Nugnes, Fattori, La Mura, Mantero. Queste sono persone che hanno anteposto la loro etica a un provvedimento che, di fatto, va di nuovo a sancire l’egemonia leghista in questo sciagurato momento di Governo. Purtroppo, nell’ultima votazione alla Camera così non è stato, si è di nuovo forzato con la fiducia. Ripeto, siamo andati di nuovo con la fiducia, quindi un provvedimento, dal punto di vista parlamentare, forzando – ovviamente – le prerogative delle Camere e questo è il risultato.

L’emendamento al dispositivo, che riprende quello che era il dispositivo originale e viene attualizzato, invita a sollevare la questione di non costituzionalità in tutte le sedi opportune, laddove questo provvedimento peggiora lo status di migrante richiedente asilo, o di cittadino italiano non per nascita, comportando una riduzione delle libertà individuali e sociali, oltre che una perdita di benefici della collettività, in difesa di diritti costituzionali e della dignità dell’essere umano. Un altro punto è rimettere al centro la concertazione con gli enti locali nelle politiche di accoglienza. Qua, ovviamente, c’è un raccordo anche con il nostro tessuto di gestione politica e sociale. Un punto, secondo me, molto importante è valutare – ovviamente nei termini consentiti dalla legge – la promozione di un’azione referendaria abrogativa.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Prodi.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale sulla risoluzione, passiamo alla discussione generale. 

La parola al consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Presidente e colleghi, come già preannunciato da Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia avrebbe votato convintamente il cosiddetto “decreto Salvini” su sicurezza e immigrazione, se su di esso non fosse stata posta la questione di fiducia perché, sebbene in chiave minimalista, costituisce un importante cambio di passo rispetto alle politiche del passato. Già da questo potete trarre un primo giudizio in merito alla nostra visione sul provvedimento in questione e, conseguentemente, sulla valutazione che diamo della risoluzione proposta. Purtroppo, la ricerca di un testo condiviso con il Movimento 5 Stelle (che essenzialmente è e rimane una forza di sinistra), ha portato la Lega ad indebolire l’originario provvedimento, trasformando inevitabilmente la ruspa di Salvini in una mazza. Se lo stesso provvedimento fosse stato portato avanti all’interno di un Governo di centrodestra, sarebbe stato sicuramente più incisivo e più completo.

Cercando di migliorare il provvedimento e di sostenere l’azione del ministro dell’Interno, Fratelli d’Italia ha presentato una serie di emendamenti, già in sede di Commissione, tesi a spostare verso destra l’asse di questo decreto legislativo, controbilanciando gli emendamenti con i quali i Cinquestelle (a trazione Fico) avevano cercato di spostarlo verso sinistra. Con la stessa lealtà e la stessa chiarezza con la quale ho detto che soltanto l’apposizione del voto di fiducia – così come già avvenuto al Senato – non ci ha permesso di votare a favore del decreto, sono a sottolineare come, in alcune parti, esso sia largamente insufficiente. Per questa ragione avevamo quindi avanzato una serie di proposte (sicuramente serie e ragionevoli) che mi accingo ad illustrarvi, per dimostrare fino a che punto il testo approvato fosse migliorabile. L’emendamento sicuramente più importante riguardava l’estensione della possibilità di mantenere i migranti negli hub. Il decreto prevede che i termini vengano ampliati da 90 a 180 giorni, ma si poteva e si doveva fare molto di più.

Il Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno ha detto che chi entra nel territorio europeo illegalmente deve essere trattenuto in centri dedicati a questo, in attesa di identificazione. Finalmente, dopo un mare di raccomandazioni inutili, l’Unione Europea ci chiede di fare una cosa intelligente ed è l’unica che non applichiamo. Noi chiedevamo che in Italia il cattivissimo Salvini facesse la stessa cosa che in Germania ha fatto la buonissima Angela Merkel che, all’indomani di quel Consiglio Europeo, ha istituito subito dei centri per detenere gli immigrati irregolari fino a 18 mesi, in attesa che si vaglino le richieste per verificare se abbiano, o meno, le caratteristiche per essere accolti. In questo lasso di tempo l’immigrato irregolare è identificato, viene esaminata la sua situazione in relazione all’eventuale richiesta di asilo e, nel caso venga accolta, lo si indirizza su un percorso di inclusione; diversamente si provvede alla sua espulsione.

Il tempo di permanenza negli hub permette di stabilire se questi clandestini – perché questo sono, entrando illegalmente sul territorio nazionale – hanno diritto o non hanno diritto ad essere considerati rifugiati. In buona sostanza, l’Unione Europea dice: «Non sei un rifugiato fino a prova contraria, ma sei un clandestino fino a prova contraria». È quello che da sempre chiediamo e da sempre vogliamo fare e che, una volta tanto, l’Europa stessa ci chiede di fare. Non è quello che si fa con questo decreto, che semplicemente estende da 90 a 180 giorni la permanenza negli hub, in quanto, nell’arco di sei mesi, non è comunque possibile ricevere risposte definitive sulle richieste di asilo. Noi, invece, chiedevamo proprio – come fatto in Germania – di poter prorogare questo termine fino a 18 mesi. 

Venendo ora alla protezione umanitaria, ricordo che Fratelli d’Italia è stato il primo partito a chiedere l’abrogazione di questa anomalia tutta italiana. La protezione umanitaria, infatti, esiste solo in Italia, grazie alla Turco-Napolitano, e si aggiunge alle due forme di protezione internazionale che già esistono e che sono la Convenzione di Ginevra e la protezione sussidiaria dell’Unione Europea. Tutta l’Europa si avvale di queste due forme di protezione. In Italia – ahimè – la protezione umanitaria allargava di molto le maglie, consentendo di dare accoglienza a decine di migliaia di profughi che non avrebbero avuto diritto di essere accolti, seguendo le norme comuni, individuate da tutte le altre civilissime nazioni europee. La protezione umanitaria era, infatti, divenuta una delle principali criticità dell’attuale sistema, considerando l’anomala sproporzione tra il numero di riconoscimenti delle forme di protezione internazionale disciplinate a livello europeo e quelle riconosciute nel nostro ordinamento. 

Secondo i dati forniti dal Viminale, nel corso dell’ultimo quinquennio, solo il 22 per cento di chi è entrato sul suolo nazionale rientrava nelle casistiche di accoglienza garantite comunemente da tutti gli Stati europei. In particolare, il 7 per cento con status di rifugiato e il 15 per cento con riconoscimento di protezione sussidiaria. A questi, soltanto in Italia, si andava a sommare il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Nell’anno in corso, questa sola casistica raggiungeva la soglia del 28 per cento dei casi esaminati, cui andava a sommarsi un ulteriore 25 per cento di casi decisi dalla Magistratura nel giudizio dei ricorsi contro le decisioni di rigetto assunte in via amministrativa. Così, la tutela umanitaria, pur essendo stata introdotta quale forma di protezione complementare e residuale, secondo il Governo rappresentava, di fatto, il beneficio maggiormente riconosciuto nel sistema nazionale. Ci è sembrato quindi del tutto naturale difendere Salvini quando ha annunciato l’eliminazione della protezione umanitaria, salvo poi che nel decreto abbiamo trovato, a fronte di questa abrogazione, tutta una miriade di eccezioni rinominate come “permessi speciali” che, se sommate fra di loro e alle norme sulla inespellibilità, rischiano di ridurre l’efficacia dell’abrogazione stessa della protezione umanitaria.  A nostro avviso, la protezione umanitaria doveva essere tolta dal circuito dell’accoglienza tourt court, non limitata, codificandone le eccezioni.

Altra norma che condividiamo (ma doveva essere migliorata) è quella che prevede la perdita dello status di rifugiato a fronte di determinati reati che, a nostro avviso, doveva essere potenziata ed estesa quantomeno a ricomprendere i reati di furto in abitazione e furto con strappo, sfruttamento della prostituzione e istigazione a delinquere. Mi soffermo in particolare sull’istigazione a delinquere, perché oggi, nel nostro ordinamento, sarebbe l’unico reato che ci può aiutare a combattere i predicatori di odio, che caratterizzano il fondamentalismo islamico. Questa riteniamo sia una delle debolezze principali del decreto, cioè toccare solo marginalmente il tema di contrasto al fondamentalismo islamico. Su questo versante, le nostre proposte riguardavano l’istituzione del reato di fondamentalismo islamico e il divieto di finanziamento, da parte di nazioni ed organizzazioni estere, dei centri culturali islamici. Questo perché troviamo del tutto anomalo che sia permesso a nazioni fondamentaliste, come l’Arabia Saudita e il Qatar, nazioni che prevedono la pena di morte per l’apostasia e nulla hanno da eccepire nel dare in sposa bambine di 9/10 anni, di aprire sul nostro territorio moschee e centri islamici, che facciano da cassa di risonanza del fondamentalismo.

Purtroppo, infine, duole constatare come, su temi che a livello programmatico ci accomunavano con la Lega, siano poi stati stralciati dal provvedimento. Mi riferisco, ad esempio, alla castrazione chimica per i pedofili e gli stupratori recidivi, oppure alla previsione di far scontare la detenzione nel Paese di provenienza per gli extracomunitari che compiono reati sul suolo italiano, nonché una maggiore attenzione verso le organizzazioni criminali e le mafie straniere che stanno prendendo piede in casa nostra, come avviene, ad esempio, con la mafia cinese e con quella nigeriana. L’inasprimento delle pene per aggressione a pubblico ufficiale e, infine, l’introduzione di norme sulla cittadinanza, che prevedano la conoscenza della nostra lingua, della nostra storia, delle nostre leggi e della nostra Costituzione, nonché dichiarare di condividerne i principi e di giurare di rispettarla. 

Sul fronte della rendicontazione delle spese sostenute dalle cooperative sociali per l’accoglienza, voglio ricordare che non servono nuove norme legislative, ma semplicemente un decreto attuativo, in quanto la previsione era già contenuta in un emendamento da noi proposto ed approvato al termine della scorsa legislatura. Non vi nascondo che mi sarebbe molto piaciuto trovare una norma che ponesse un tetto al costo massimo che ha un richiedente asilo, cioè che il suo costo non potesse eccedere, in nessun modo, quello che lo Stato sostiene per un pensionato con la minima. 

Infine, non capiamo, ovvero capiamo fin troppo bene – e anche di questo dobbiamo ringraziare il Movimento 5 Stelle – perché si sia scelto l’iter parlamentare per la legittima difesa con tempi sicuramente più lunghi, quando invece la si sarebbe semplicemente potuta ricomprendere all’interno del percorso di questo decreto, con il vantaggio di accelerarne l’applicazione. 

Nel corso del mio intervento ho preferito soffermarmi su ciò che nel decreto, a nostro avviso, manca. Va da sé che – come detto all’inizio – ne consideriamo il testo tanto condivisibile da dichiarare che se non fosse stata posta la questione di fiducia, a seguito dell’ostruzionismo messo in atto dalla sinistra pro-immigrati, lo avremmo sostenuto con il nostro voto. 

Venendo alla risoluzione avanzata dalla collega Prodi, in un primo tempo avevo pensato di smontarla punto per punto, dimostrando come – al contrario di quanto asserito – fossero punti qualificanti del provvedimento quelli che si dilungava ad attaccare. Poi, ho preferito concentrarmi su ciò che il decreto, purtroppo, non contiene, per la mediazione sostenuta dalla Lega con il Movimento 5 Stelle. Per dimostrare la strumentalità con la quale questa risoluzione è stata proposta, però, voglio attirare la vostra attenzione sull’articolo 18 del decreto sicurezza; in particolare, questo articolo tratta del potenziamento degli accordi che possono essere messi in campo fra Polizia locale delle città con popolazione superiore ai 100 mila abitanti e il Ministero dell’Interno per l’utilizzo di alcuni database di PS, proprio come richiesto da una recente risoluzione approvata all’unanimità da quest’Aula, votata anche dalla collega Prodi. 

Altrettanto positivo – anche se con questo, invece, la collega non concorderà – l’articolo 19 che prevede l’estensione alla Polizia locale dei Comuni capoluogo di provincia, o comunque con popolazione oltre 100 mila abitanti, della possibilità di sperimentare l’arma ad impulsi elettrici, meglio conosciuta come taser. Se, invece, un neo va comunque cercato nel decreto, lo si può trovare all’articolo 28, in merito all’assoluta arbitrarietà attribuita a prefetti nel fissare il termine per l’adozione degli interventi di risanamento; un potere, questo, di significativa estensione, che contrasta con procedure e scadenze molto precise, poste dall’ordinamento, a garanzia degli amministratori locali. 

Inutile fin d’ora preannunciare il nostro voto fermamente e convintamente contrario alla risoluzione presentata in questa sede dalla collega Prodi.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Tagliaferri.

La parola al consigliere Galli.

 

GALLI: Grazie, presidente. Sentire il collega Tagliaferri che dice che dobbiamo difendere l’operato del ministro Salvini, come se Salvini avesse bisogno di una difesa, è già un’esagerazione. Ma quella che è un’esagerazione vera e propria è il documento che ci viene presentato al voto. È uno dei tanti documenti che servono solo a far polemica e a cristallizzare le divisioni politiche e ideologiche alle basi dei nostri schieramenti. Di questo documento credo che non si possa condividere nulla. Anzi, vi dirò di più, se dipendesse da me, questo documento lo farei pubblicare su tutti i giornali, in modo che fosse chiaro che cosa vogliamo noi e che cosa vogliono quelli che governano questa Amministrazione ed altre. 

Come in precedenti documenti, a leggere con sguardo chiaro e schietto quello che viene indicato, è molto chiara la volontà, non solo di fare polemica, ma anche la volontà di cristallizzare delle posizioni che avrebbero bisogno di tutto, tranne che di contrapposizioni ideologiche. Sappiamo che il problema dell’immigrazione, soprattutto clandestina, negli ultimi anni è stato uno dei grandi problemi che abbiamo affrontato e dire che abbiamo risolto forse è prematuro e, probabilmente, non corrisponde alla realtà. Ma certamente si sono cominciati a mettere alcuni punti fermi che i precedenti Governi avevano lasciato completamente allo sbando. 

Non si può non parlare di dati, di numeri e di cifre, quando si parla di immigrazione. Negli ultimi anni siamo stati sommersi da numeri che, presi nudi, nella loro realtà, non sono rilevanti. Quando si parla di 100/200 mila immigrati clandestini che arrivano, certamente uno può contestare: cosa sono 100 mila rispetto a 60 milioni di abitanti, o a 400 milioni di abitanti dell’intera Europa? Ma quelli sono solo la punta dell’iceberg. I numeri reali sono: una crescita nei Paesi chiamiamoli del terzo mondo, come si diceva una volta, o comunque nei Paesi poveri, di oltre 80 milioni di persone disponibili a entrare in Paesi più avanzati che, guarda caso, sono sempre l’Europa o il Nord America. Nessuna di queste 80 milioni di persone punta ad altri Paesi che avrebbero sempre delle condizioni molto migliori delle loro di partenza. Nessuno di loro, in realtà, si reca in Arabia Saudita, o in Cina, o in Russia. Tutte queste 80 milioni di persone all’anno (vuol dire che in due anni sono 160 milioni, in tre anni 240 milioni e via andare) sono tutte persone che vorrebbero venire in Europa. Quindi quel numero di cui stiamo parlando è solamente una punta dell’iceberg, che se non venisse immediatamente messa sotto controllo, certamente travolgerebbe ogni sistema di relazioni civili. 

Molto spesso la sinistra confonde, apposta, il ruolo di uno Stato, di un Governo, con il ruolo di una Fatebenefratelli, di una Caritas, di un’organizzazione caritatevole. Il primo scopo di uno Stato è tutelare i diritti dei propri cittadini. Quelli che sono chiamati oggi con disprezzo, i confini, sono in realtà dei recinti – permettetemi questo termine – entro i quali uno Stato ha dei diritti e dei doveri nei confronti dei propri cittadini. Questi diritti e doveri partono da principi semplici: il diritto a una scuola, il diritto a un’assistenza sanitaria, il diritto alla sicurezza, sono diritti che hanno un costo. Pretendere, come fa la sinistra, che questi diritti siano estesi erga omnes a tutti quelli che nel mondo ne vogliano far parte, non solo non è giusto, ma è anche tecnicamente impossibile da gestire. Coloro che oggi vengono in Europa, in Italia segnatamente, non sono gli immigrati dei primi del Novecento, che andavano magari negli Stati Uniti, restavano in quarantena, erano esaminati, controllati e se non andavano bene, non scendevano neanche dalla nave e a Ellis Island venivano rimandati indietro. Partivano da Genova, scendevano, venivano controllati e ripartivano, non vedevano neppure gli Stati Uniti. Oggi la condizione è totalmente diversa: coloro che vengono in Italia hanno dei diritti; se vengono in Italia correttamente, bisogna provvedere alla loro salute fisica, dargli un tetto, dargli un’assistenza sanitaria, scolastica, tutte quelle cose che noi, con tanti secoli di sacrifici siamo riusciti a costruire. 

In questo documento, che condanna un tentativo di mettere una pezza, di mettere i primi paletti intorno a una situazione che si era incancrenita, alcuni passaggi vanno assolutamente sottolineati. Ci si stupisce se si vieta il reingresso allo straniero destinatario di un provvedimento di espulsione in tutti i Paesi dell’area Schengen. Un clandestino che viene espulso dalla Germania, secondo chi ha firmato questo documento, dovrebbe essere accolto in Italia. Non si capisce il motivo. Se è vero che i confini dell’intera Europa hanno un senso, i confini dell’intera Europa prevedono che se uno non ha diritto di stare in Germania, tanto meno ha diritto di stare in Francia, in Italia, o in Spagna. Ma evidentemente gli estensori di questo documento non lo sanno. Stupirsi che chi ha presentato una domanda respinta non ha diritto di chiedere una domanda reiterata, prolungare i tempi e restare in Italia, vuol dire non capire che questo serve solo ad allungare il brodo, a complicare la macchina giudiziaria, a rendere inutile e faticoso il lavoro di infiniti poliziotti, di infiniti Carabinieri, di infiniti tutori dell’ordine che in continuazione prendono e riprendono le stesse persone.

A Modena, nei primi anni Novanta, fine anni Ottanta, c’erano quattro persone incaricate di gestire l’Ufficio stranieri; oggi sono fra i 32 e i 34. Gli stranieri che nel 1989 erano circa 1000 in provincia di Modena, oggi sono 90 mila. Numeri totalmente impossibili da gestire. Eppure, chi ha firmato questo documento, tralascia questo aspetto. Stupirsi che il periodo di detenzione – uso questo termine, perché è quello che è scritto, ma io non la ritengo detenzione, ma semplice identificazione – viene prolungata da 90 a 180 giorni e, in realtà, anche questo è un cerotto, perché allungare i tempi è legato al fatto che le persone che vengono identificate si rifiutano di farsi identificare. Quindi bisogna ricorrere a tutta una serie di escamotage costosi e complicati. Quando il collega Tagliaferri diceva che 180 giorni sono pochi e allungherebbe anche questi tempi, c’è un problema: allungare i tempi vuol dire chiudere definitivamente quei soli 20 centri che oggi, a livello regionale, sono previsti. È chiaro, più si allungano i tempi e più bisognerebbe costruire dei nuovi centri di identificazione. È molto complicato e molto costoso.

Questo è un gioiellino: stupirsi che vengono inaspriti i tributi legati ai documenti di questi clandestini (chiamiamoli clandestini, anche se nel momento in cui chiedono i documenti sono stati, evidentemente, identificati e accolti), ma io non credo che la collega si sia stupita se il costo del passaporto che ognuno di noi ha, il costo di una carta d’identità elettronica, a noi cittadini italiani, nel corso degli anni è aumentato. Il costo aumentato per noi va bene; il costo per questi signori che hanno dei documenti da dover pagare, no. Ci sono differenze. Da tutti questi passaggi dei vostri documenti, è palese che voi avete in odio il popolo italiano ed è palese che questo documento dovrebbe essere pubblicato e diffuso il più possibile, perché l’odio che voi avete nei confronti di noi italiani, ma voi stessi, è un odio che vi si sta ritorcendo contro. Quindi, non solo noi voteremo contro questo documento, ma continueremo a stupirci e ad alzare la voce ogni volta che voi ci presenterete questo tipo di documenti.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Galli.

La parola al consigliere Boschini.

 

BOSCHINI: Grazie, presidente. Non era mia intenzione, sinceramente, intervenire in questo dibattito. Però, ascoltando alcuni interventi, anche in parte dall’ufficio, ho colto l’opportunità, che credo sia importante non perdere più in questo Paese, di fare anche un confronto un minimo razionale, sensato, sul tema delle immigrazioni. Non credo dobbiamo trasformare, tutte le volte, questo tema in un campo di battaglia, in cui, da una parte – come ha detto adesso il collega Galli – qualcuno viene accusato di odiare il popolo italiano. Sembra veramente una cosa di una infondatezza clamorosa. Così come io, però, non voglio usare termini che accusano altri di fascismo, di razzismo, eccetera. Vorrei stare su quello che, secondo me, è un sentiero assolutamente possibile – e questo è il messaggio che vorrei dare in questo intervento – di una gestione razionale del fenomeno migratorio. Certo, i numeri li conosciamo tutti. L’Africa è un’enorme fucina demografica in questo momento; paesi come la Nigeria raggiungeranno lo stesso numero di abitanti dell’Europa attuale nel giro di un ventennio. Sappiamo che gli squilibri demografici, aggravati da fattori come la crisi ambientale, che qualche importante capo di Stato continua a negare, determineranno nei prossimi anni anche forse un incremento dei flussi migratori. Proprio per questo, a nostro parere, non saranno le ricette emergenziali a dare le risposte, ma saranno soltanto le risposte di carattere razionale, organizzato, strutturale, che si fondano cioè su una visione seria, complessiva del problema. È questo il motivo per cui il decreto cosiddetto “sicurezza” che, fra l’altro, erano due decreti divisi (uno immigrazione e uno sicurezza), poi si è deciso di farne una cosa sola, come se i due temi fossero la stessa cosa, a nostro parere non dà le risposte giuste, perché continua a basarsi su un antico assioma, che è quello delle leggi del centrodestra italiano in materia di immigrazione, quindi anche della Bossi-Fini. Io l’assioma lo descrivo così: «Entra pure, ma quando sarai dentro, farò di tutto per farti star male». Questo è il meccanismo su cui funzionava la Bossi-Fini e su cui funziona anche questo decreto. Sia chiaro: non cambia nulla dei meccanismi di entrata in Italia. Cambia, invece, nei meccanismi in cui queste entrate possono diventare riconosciute, legali.

Sulla carta non cambia nulla dei meccanismi di accoglienza; cambia, però, una cosa importantissima: posso essere espulso con molta più facilità, che anche molte delle persone che oggi si trovano dentro a questi meccanismi (CAS, SPRAR), per esempio, nel giro di pochi mesi, per effetto della perdita di una serie di fattori (veniva richiamato prima il tema del riconoscimento umanitario), potrebbero finire fuori dai percorsi di accoglienza. Allora uno dice: «Se non lo meritano, se non ne hanno diritto, dov’è il problema?». Il problema è che non si sta facendo nulla contestualmente per incrementare i percorsi di rientro nei Paesi d’origine di questi cittadini stranieri. Il risultato quindi è che gli ingressi sono sostanzialmente gli stessi; certo, sono ridotti, ma come lo erano prima di questo decreto, come erano già ridotti negli ultimi mesi dei governi del centrosinistra. I percorsi per stare in Italia in maniera legale vengono ridotti da questo decreto. Non vengono incrementati i percorsi di rimpatrio perché, fino a prova contraria, non mi risulta che da questo decreto sicurezza emerga alcunché di nuovo dal punto di vista dei rapporti con i Paesi del terzo mondo. E, fino a prova contraria, non mi risulta che in queste settimane, in questi mesi, siano stati siglati importanti accordi per il rimpatrio delle persone che entrano in Italia senza avere diritto di farlo.

Tirando le fila di questo ragionamento, è esattamente quello che ho detto: non cambia nulla in termini di ingressi; cambia che è molto più difficile stare in Italia in maniera regolare e cambia il fatto che, non potendo essere rimpatriate le persone che non sono regolarmente in Italia, il risultato sarà di avere in giro per il Paese ancora più persone irregolari, che è esattamente ciò che la destra vuole, perché è naturale che quanto più c’è crisi sociale attorno al fenomeno dell’immigrazione, tanto più si può gridare “al lupo!” e lucrare elettoralmente.

Non c’è nessun interesse a che questo sia un fenomeno regolato, razionale, come avviene in tanti Paesi del mondo che, pur subendo fenomeni migratori importanti, riescono a governarli e ne cito uno: il Canada. Non mi dite che in Canada è facile, perché è dall’altra parte dell’Oceano, perché è evidente che ha anche delle frontiere terrestri che confinano con gli Stati Uniti, che è notoriamente il Paese dove c’è il più alto numero di immigrati non regolari. 

Io, invece, penso che sarebbe stato possibile fare un ulteriore passo avanti dal punto di vista della normativa del nostro Paese. Credo che il tema dell’accoglienza umanitaria andasse mantenuto. Non è affatto vero che l’Italia è l’unico Paese che aggiunge delle garanzie umanitarie con legge nazionale, perché in molti altri Paesi d’Europa ci sono garanzie che non dipendono dalle convenzioni internazionali sui richiedenti asilo, ma che sono dovute a specifiche norme nazionali. Vi ricordo che queste garanzie umanitarie, per esplicita indicazione della legge nazionale, sono collegate a tematiche di ordine costituzionale. Dice proprio così il Testo Unico sull’immigrazione italiana. Quindi non sono gentili concessioni umanitarie che faceva qualche buonista di sinistra; sono concesse a questi cittadini, in quanto esseri umani che godono degli stessi diritti che la Costituzione riconosce, in questo Paese, a qualsiasi essere umano. Quindi sono basati su un approccio costituzionale ed è tutto da dimostrare che la Corte Costituzionale potrà accettare il mantenimento di un approccio in cui i diritti umanitari di una persona nel nostro Paese non sono riconosciuti anche a un’altra persona, seppur non cittadina italiana. 

Quindi, vedete, non c’è nulla di odio al popolo italiano e non c’è nulla di buonismo sconsiderato; c’è l’idea che la nostra Corte Costituzionale protegge le persone che scappano, per esempio, da un disastro naturale, o da una violenza individuale ricevuta. Di conseguenza, queste forme di tutela umanitaria rispondevano a questo. Ma il punto, per me, è che sarebbe stato possibile continuare a regolare gli accessi, potenziare gli strumenti di integrazione e di inserimento in questo Paese; a mio avviso, sarebbe ora che in questo Paese riprendesse quota il tema delle quote di ingresso regolari, che possano entrare non attraverso gli sbarchi, ma con gli aerei, le navi, i processi normali con cui si entra in un Paese, quando si hanno i documenti in ordine e che queste persone siano destinate ai territori che hanno necessità di manodopera, bisogno di figure professionali, già sapendo dove possono andare e quale tipo di sbocco occupazionale e abitativo hanno. Sistemi come questo esistono in tanti Paesi (ribadisco, il Canada) e non capisco perché l’Italia non possa ambire a questo. Ecco allora perché siamo fortemente contrari a questo decreto, il cui unico senso è quello di continuare a criminalizzare il fenomeno migratorio, un fenomeno estremamente problematico, che nessuno vuole risolvere con un “dentro tutti”, perché sappiamo che non è così, ma che invece potrebbe essere gestito in maniera razionale, ma l’interesse della destra, chiaramente, non è questo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Boschini.

La parola al consigliere Galli.

 

GALLI: Sarò brevissimo. Solo per dire che ho apprezzato l’intervento del collega Boschini, perché ha cercato di restare su un piano di ragionamento. Però, questo ragionamento ha delle falle grandi come il buco nel Titanic. E il Titanic, non a caso, era una nave che trasportava dei migranti da un Paese all’altro. Fare il paragone fra l’Italia e il Canada dimostra o una scarsa conoscenza della geografia – cosa che non credo –, oppure una volontà di dimostrare un assunto che, in realtà, è chiaramente fallace. Parlare delle quote che ogni Paese deve prendersi in carico dai vari Paesi da cui partono questi extracomunitari ha un problema molto grave: puoi costruire un percorso di quote solo se lei il Canada, che confina con due oceani, con il Circolo Polare Artico e sotto ha gli Stati Uniti, che già sono un tappo, perché già gli Stati Uniti cercano di non far entrare nessuno. Non si può fare il paragone con il Canada, con una portaerei naturale – come veniva chiamata – nel Mediterraneo, che è il primo sbocco per chi deve venire da un Paese africano. È evidente che è una sciocchezza quella che ho appena sentito. È evidente che il meccanismo delle quote non toglie la volontà di coloro che non entrerebbero in queste quote, a venire ugualmente in Europa. Cosa credi, Boschini, che uno che non rientra nel meccanismo delle quote, dica: «No, sto a casa in Nigeria e non vengo perché non ho diritto di venire»? Sarebbe uguale: chi viene con l’aereo, verrebbe con l’aereo, e questo meccanismo di invasione, che viene ormai tollerato da troppi anni, continuerebbe esattamente come prima. 

Quindi, caro Boschini, ripassa la geografia, fai dei paragoni fra soggetti che hanno un senso per essere paragonati, ma paragonare l’Italia, dove arrivi in due ore con una barchetta dalla Tunisia, al Canada, dove per arrivare c’è bisogno di un viaggio piuttosto impegnativo, credo sia, non voglio dire in malafede, ma certamente una svista importante. 

L’unico punto che ha ricordato nel suo documento la collega Prodi – e che mi trova d’accordo – è il dubbio se si possa revocare una cittadinanza una volta concessa, perché è evidente che, in quel caso, saremmo in presenza di una forma giuridica nuova: una cittadinanza attenuata, che non credo si possa realizzare. Io ho presente diversi casi, in particolare una persona di cui mi ricordo, tanti anni fa, sposò un marocchino, che era un noto spacciatore, che appena ebbe i documenti in regola, lasciò questa donna e il figlio. Di questi casi credo ce ne siano molti, ma non penso che malgrado gli esempi siano numerosi ed eclatanti, si possa dire: «La cittadinanza che ti ho dato tre anni fa, oggi te la revoco perché spacci». Siccome questo non è possibile, credo che la cittadinanza dovrebbe essere data con molta, molta attenzione. Confondere, come fate artatamente da troppi anni, la parola cittadino, come se fosse uguale per tutti, è un errore. Il cittadino italiano ha la Costituzione italiana e alcuni diritti, che sono quelli generali, quelli che sono nei primi 12 articoli della Costituzione, certamente sono diritti nei confronti di qualunque essere umano, ma non per questo, uno che viene da un Paese dell’Asia, dell’Africa, o qualunque altro Paese del mondo, ha diritto ai diritti della nostra Costituzione, perché la nostra Costituzione è stata fatta in un’epoca completamente diversa, è stata fatta per i cittadini italiani e i cittadini italiani sono quelli che hanno diritto ad essere chiamati cittadini italiani. Quando voi usate la stessa parola, cittadino, nei confronti di un clandestino che viene da un altro Paese, cercate di mischiare le carte. Ma così non è: cittadino va usato per i cittadini italiani; chi viene da un altro Paese, va aggiunto: cittadino nigeriano, pakistano, cittadino di un altro Paese. Voi confondete apposta le parole.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Galli.

La parola al consigliere Boschini.

 

BOSCHINI: Grazie, presidente. Soltanto perché il consigliere Galli ha usato il termine “sciocchezze” per quello che dicevo io, mi piacerebbe ripuntualizzare e l’ho anche già detto nel mio intervento. Io ho fatto l’esempio del Canada consapevolmente. Però, guardi che il Canada ha lunghe frontiere di terra con gli Stati Uniti, che non sono affatto una fortezza. Studi i numeri. Qual è il Paese del mondo che ha il più alto numero di immigrati irregolari al suo interno? Sono gli Stati Uniti. Naturalmente, cercano, a loro volta, spesso, di passare il confine canadese. Per cui, il Canada conosce benissimo il fenomeno dell’immigrazione clandestina, se lo vuole chiamare così e lo affronta benissimo, perché lo affronta come un Paese razionale che, certo, è aiutato dalla distanza, dall’oceano, ma che ogni anno, con i suoi Stati (l’Alberta, il Quebec, eccetera) programma le quote di ingresso ed è una cosa che il nostro Paese potrebbe provare a fare, avendo anche già le norme che lo prevedono, ma non lo facciamo e questo decreto sicurezza non lo fa. Questo decreto sicurezza lascia entrare esattamente come prima, però fa una cosa in più – e potrei anche essere d’accordo sul principio –, hai fatto un crimine, non hai più diritto alla protezione, ci può persino stare, io vi seguo anche su questo ragionamento; il ragionamento su cui non vi seguo è che non c’è nulla per integrare maggiormente le persone che entrano. Le state soltanto destinando alla strada, allo spaccio, all’agricoltura in nero ed è esattamente quello che volete, perché è questa l’immagine dell’immigrazione che vi serve. Non vi serve l’immagine, che pure c’è in questo Paese, quotidianamente, di nove immigrati su dieci, che lavorano nelle nostre imprese, che in questo momento stanno facendo i cotechini che mangeremo a Natale, nelle imprese attorno a Modena, e di questo non volete parlare, perché non volete che si parli dell’immigrazione come un fenomeno regolare, possibile, di cui c’è persino bisogno nel nostro Paese, da un punto di vista economico e demografico. Di questo non si può parlare. Quando si parla di questo, si dicono sciocchezze. 

Vorrei che lei mi spiegasse, invece, dove ho sbagliato a dire che in questo decreto aumenta soltanto il fenomeno dell’immigrazione irregolare, il fenomeno delle persone che sono in mezzo alla strada, perché non ci sono più le protezioni, non ci sono più gli SPRAR e i CAS, come sono oggi e, in compenso, non c’è la possibilità in più di tornare a casa. Per cui, state aumentando i problemi in casa nostra, non li state tenendo fuori.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Boschini.

Consigliere Galli, non ha più tempo. Aspetti, non stiamo con i marocchini a contrattare sugli accendini! Concedetemi la battuta. 

 

(interruzioni)

 

Consigliere Galli, lei può parlare cinque minuti ancora. Nel dibattito generale sugli emendamenti ha altri cinque minuti e poi dopo ancora in dichiarazione di voto. Quindi non le posso più dare tempo, anche perché gliene avevo dato ancora di più.

 

(interruzioni)

 

Consigliere Galli, per quale motivo?

 

(interruzioni)

 

Fatto personale? Qual è il fatto personale?

 

TARUFFI: Esistono le regole. Non è una trattativa. Esistono le regole.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Taruffi, lei può parlare dopo, in discussione generale sugli emendamenti.

La parola al consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Visto che si parla spesso a sproposito, ogni tanto sarebbe buona norma – ma capisco che sia pratica abbastanza inusuale – specie a determinate latitudini di quest’Aula, parlare con un minimo di cognizione di causa, cercando, ogni tanto, a tempo perso, magari di dire anche le cose in modo documentato. 

Quando parliamo di un tema così articolato, complesso, ad esempio, sarebbe forse utile sapere che per gli italiani, secondo uno studio dell’Istituto Cattaneo, la presenza di extracomunitari nel nostro Paese corrisponde a 15 milioni di persone, pari al 25 per cento della popolazione. Questo è il percepito. La realtà è che sono circa 4 milioni, ovvero il 6,7 per cento; in Austria sono il 9,5 per cento; in Francia l’8,5 per cento; in Germania l’8 per cento; in Svezia l’11 per cento. Ora, bisognerebbe chiedersi come mai in Italia c’è una percezione così distorta del tema e della presenza di extracomunitari, persone che vengono da altri Paesi nel nostro. Forse, ingenuamente – dico io – perché c’è qualcuno che da anni, a reti unificate, tutti i giorni, di tutti i mesi, di tutti gli anni, non fa altro che parlare di un tema usando delle espressioni – e qui una grave responsabilità ce l’ha il sistema mediatico nel suo insieme, che riprende questi termini –, parlando di invasione, parlando di sbarchi incontrollati, sottoponendo una situazione, esasperandola.

Una situazione che evidentemente necessita di interventi su cui bisogna misurarsi e la cui complessità conosciamo bene, ma vengono, in modo scientifico, esasperati, proprio per creare, ad uso e consumo da parte di qualcuno, una condizione di panico, di esasperazione. Se sbarca una nave con cento persone sopra e io quella notizia la do in modo ossessivo per cento volte, la percezione è che in quella giornata siano arrivate 10 mila persone, 1000 persone, non 100. E questo hanno fatto da anni e fanno alcune forze politiche che su questo tema hanno prosperato in modo inopinato, dal mio punto di vista. 

Alcuni dati. Parliamo di rifugiati e anche qui, ogni tanto, lo dico così, non perché serva a qualcuno, perché tanto non ho nessuna speranza che possiate cambiare di mezzo centimetro la vostra posizione sul tema, semplicemente perché siccome dire la verità è rivoluzionario, essendo voi tutti conservatori, sono sicuro che non avrete nessun interesse a sentire quello che sto dicendo, però il Paese al mondo in cui ci sono più rifugiati è la Turchia con 3 milioni, poi, facendo il rapporto di numero di rifugiati e numero di abitanti del Paese che li ospita, c’è il Libano, poi c’è l’Iran, poi c’è l’Uganda, poi c’è l’Etiopia, poi c’è la Giordania, poi c’è la Germania e poi addirittura il Congo. Questi sono i Paesi dove c’è il maggior numero di rifugiati. E, non a caso, sono tutti Paesi (la Turchia, il Libano, l’Iran) vicini, immediati, prossimi alle guerre, quelle guerre che voi fate finta di non conoscere, come se ci fosse una differenza reale tra una persona che scappa da una guerra, una persona che scappa da una situazione di indigenza, o di crisi economica, per cui, comunque, alla fine, per lui il destino è la morte. Come se ci fosse una differenza. Però, i Paesi vicini a quelli in cui ci sono i conflitti più importanti, dalla Siria, allo Yemen, di cui nessuno parla, perché sembra che non ci siano, però – guarda caso – in quell’area ci sono i Paesi con cui l’Italia commercia di più, vendendo armi (ad esempio in Arabia Saudita). Però, voi questo non lo dite. Non dite che l’Italia vende armi all’Arabia Saudita e all’Iran; che l’Italia è il terzo Paese, in ordine di scambi commerciali, con quelle realtà, con le quali commercia soprattutto in armi. Ma questo non fa comodo dirlo, perché vuoi mai che qualcuno un giorno potesse stabilire una relazione tra il fatto che noi vendiamo armi, foraggiamo le guerre e poi, con le armi e con le guerre che abbiamo foraggiato, da quelle latitudini arrivano delle persone e noi cosa vogliamo fare? Cosa pensiamo di dover fare? Ricacciare in mare, perché questo è quello che volete fare. Diciamocelo francamente. Voi volete questo. 

Però, siccome io non odio gli italiani, e ci mancherebbe altro, io sono orgoglioso di essere italiano, io odio gli indifferenti e odio gli ipocriti e i delinquenti, i malfattori, che siano italiani, che siano stranieri. Chi delinque, soprattutto se delinque da una posizione di forza e non per necessità, ecco che allora sì che veramente merita tutto il mio disprezzo. Allora, consigliere Galli, se vogliamo ritirare la cittadinanza a quelli che spacciano, io penso che lo faremmo anche con Luca Luci. Conosce lei Luca Luci? Capo ultras del Milan, arrestato per traffico di droga, ha patteggiato un anno e mezzo e fa le foto con il ministro dell’insicurezza, Matteo Salvini. Anche qui, diciamocelo una volta, ci vuole anche un minimo di credibilità e di coerenza, anche in un Paese che non ha la memoria di quello che succede dalla sera alla mattina, anche in un Paese simile, dovremmo noi pretendere un minimo di coerenza e di credibilità da parte di chi propone manovre, mettendo il proprio nome a capo di un provvedimento intitolato decreto sicurezza.

È possibile che noi accettiamo in questo Paese che il ministro dell’Interno, che va in televisione, ostentando i fogliettini del decreto sicurezza, è il capo di un partito politico che ha truffato allo Stato 49 milioni di euro? Soldi pubblici che la Lega ha truffato allo Stato italiano, ha sottratto indebitamente. Possiamo accettarlo? Possiamo accettare lezioni di moralità da parte di chi – perché anche qui, non so come chiamarlo, perché onestà intellettuale sarebbe troppo – dice: «Ah, ma quella è una vicenda che riguarda il passato», è talmente tanto passato quella vicenda, che la persona che tutti mettono all’indice, voi dite: «È una colpa di Bossi», lavandovi la coscienza. Sì, Bossi, che attualmente è un senatore della Lega Nord, candidato per la Lega Nord da Salvini ed è presidente della Lega Nord, perché il presidente del consiglio federale della Lega è Umberto Bossi, anche oggi. È una storia che riguarda il passato! È così tanto passata quella storia, che i fondi sottratti indebitamente dal 2008 al 2010, riguardano le elezioni nelle quali fu eletto alla Camera dei deputati Matteo Salvini. È una storia così vecchia che nessuno si ricorda più che, non più tardi della settimana scorsa, il tesoriere della Lega, Centemero, viene indagato per finanziamenti – la Magistratura stabilirà – a Parnasi. Conoscete Parnasi? 

Di tutto questo, in questo Paese, non si parla mai. Invece, parliamo, dalla mattina alla sera, dei numeri che dicevo prima, come se fossero quell’invasione che tanto vi fa comodo. Guardate che, alla fine, il vento fa il giro per tutti e dovrete rispondere – non oggi, non domani, ma domani l’altro sicuramente – delle nefandezze che avete fatto al Governo e soprattutto durante la campagna elettorale, una campagna d’odio permanente che state facendo. 

Io l’ho definito “decreto insicurezza” perché questa manovra e il ministro dell’Interno che l’ha propugnata, non migliora le condizioni di vita delle persone, non rende più sicura l’Italia. Anzi, introduce, ad esempio, reati che hanno lo stampo concreto non propagandistico di un’epoca che, per fortuna, avevamo pensato di lasciarci alle spalle. Il reato sul blocco stradale che cos’è? Cosa c’entra con la sicurezza? Il fatto che ogni pullman che va a Roma, quando c’è una manifestazione, venga fermato e perquisito, cosa c’entra con l’immigrazione? Cosa c’entra con la sicurezza? Cosa c’entra? 

Io vorrei che si discutesse, ogni tanto, anche di queste cose qua, che vi assumeste le responsabilità politiche di quello che state sostenendo e, ovviamente, siccome al Governo non siete da soli, mi piacerebbe che su queste cose una parola la spendessero anche quegli altri che sono al Governo con voi. Abbiamo anche la possibilità di dire che va bene il contratto di Governo, però c’è una cosa che fa fede per tutti: alla fine, fra qualche anno, come succede sempre, quando la storia gira, perché la storia girerà e si gireranno indietro e guarderanno quello che è stato fatto, quello che è stato votato e chi l’ha sottoscritto, nessuno guarderà il contratto di Governo, ma tutti guarderanno quello che c’è scritto nel decreto Salvini, l’ignominia che c’è scritta in quelle leggi e nessuno si periterà di dire che era scritto nel contratto. No, perché la storia, quando passa, non lascia la possibilità di fare ricorsi, contrappelli. La storia passa e dà un giudizio definitivo. 

Mi piacerebbe che insieme alle foto che Salvini fa con gli indagati, con gli spacciatori, con le persone che vengono accusate, d’altra parte, mi pare normale che lui faccia foto con persone di dubbia moralità, avendo Bossi come presidente del partito, avendo tutta una serie di rapporti abbastanza stravaganti per un ministro degli interni e lo voglio dire, a proposito di sicurezza, ditemi voi qual è il Paese al mondo in cui un ministro dell’Interno si permette di interferire in un’operazione di Polizia in corso. Anche questo dobbiamo dire. Parlate di sicurezza di fronte a fatti di questo tipo. 

Allora, diciamo le cose come stanno: siamo di fronte a un ministro dell’insicurezza. Siamo di fronte a un Governo che non sta facendo minimamente gli interessi degli italiani, ma sta facendo esclusivamente una operazione che continua a fare dal momento in cui è nata: campagna d’odio permanente. Ma a un certo punto la storia girerà e sarete travolti.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Taruffi.

La parola al consigliere Rancan.

 

RANCAN: Cavolo, se gli brucia a Taruffi, ragazzi! Mamma mia! Mamma mia! Scusate, per fortuna è stata presentata questa risoluzione, che mi dà l’opportunità di fare una breve lezioncina sul decreto Salvini, perché certe persone che sono intervenute non hanno nemmeno parlato del decreto, vedi Taruffi, che fondamentalmente ha detto che bisogna parlare di sicurezza e ha parlato di tutt’altro: dei fondi della Lega, del presidente della Lega, di chi fa le foto. Fondamentalmente si è parlato di tutt’altro, perché nei fatti, probabilmente, nessuno ha letto, nel merito, il decreto. 

La Prodi si agita. Si calmerà. 

Comunque, nei fatti, cosa succede? Intanto, chiedo a Taruffi formalmente di chiedere scusa a tutti gli elettori italiani, perché ha detto che, fondamentalmente, gli italiani sono dei poverini che non capiscono e che si fanno influenzare da chi...

 

TARUFFI: Presidente, così non si può andare avanti!

 

PRESIDENTE (Raineri): Scusate un attimo. Consigliere Taruffi...

 

(interruzioni del consigliere Bargi)

 

Consigliere Bargi, per favore!

Consigliere Taruffi, lei ha fatto il suo intervento. Ho visto che si è ancora prenotato, quindi presumo che sia per fatto personale. Faccia finire l’intervento. Non è che posso darle la parola su fatto personale venti volte durante il discorso del collega. Lei lasci finire il collega e dopo le do il fatto personale e dirà quello che deve dire. Grazie.

Consigliere Rancan, prego.

 

RANCAN: Grazie, presidente. Siccome il consigliere Taruffi ha insultato il ministro Salvini per tutto il tempo e siccome ha dato per intendere che il ministro fa foto con mafiosi, come per intendere vicinanze strane, eccetera, mi sembra giusto rimarcare queste cose. Come rimarcare il fatto che ha detto: «A voi fa comodo che gli italiani vivano in un clima di terrore che portate avanti voi, così vi votano», questo dà a intendere che gli italiani, secondo il consigliere Taruffi, sia gente che si fa influenzare e non riesce a farsi un’opinione propria. Io penso che sicuramente questo non è assolutamente vero, anzi chi è che voleva far entrare persone, per poi dargli lo ius soli? Sicuramente non noi. Forse per avere, lì sì realmente, un ritorno elettorale, un ritorno di voti. Ricordo anche che siccome qui si parla dei Paesi, guerre, problemi, che solamente meno del 10 per cento di tutti quelli che richiedevano lo status di rifugiato poi lo ottenevano e lo ottengono. Quindi attenzione a come si usano le parole. Non siamo noi che uccidiamo le persone. Chi uccide le persone è chi continua a dire: «Partite, perché qua c’è il Paese delle meraviglie». Questo lo spiegherò meglio, quando poi parlerò del decreto, perché questo è veramente assurdo. 

Sono state dette tante cose, anche dal consigliere Boschini, che fondamentalmente la nostra politica sarebbe quella di dire: «Entrate tutti, perché tanto poi vi diciamo noi cosa succede, una volta che siete entrati». Non è così, perché con l’eliminazione della protezione umanitaria – come viene detto – si specifica prima che quando una persona lascia il suo Paese, ha dei requisiti chiari che deve portare con sé. Quando, invece, uno parte perché non sa, nei fatti, dove andare, come andare e cosa sarà nel Paese, è lì che si crea il vero problema. Quindi l’abrogazione della protezione umanitaria quale istituto di carattere generale è un aiuto nei fatti che, oltre tutto, con un’informazione fatta seriamente nei Paesi di origine, può prevenire la partenza di migranti economici, che noi non possiamo permetterci di mantenere. Oltre tutto, come veniva detto da più parti, in sostituzione della protezione umanitaria, sono previste delle ipotesi precise, che adesso vi elenco: vittime di violenza, sfruttamento, violenza domestica, sfruttamento lavorativo, condizioni di salute di gravità eccezionale, situazioni di calamità naturale, che sono state anche specificate da altri. Solamente in Italia c’era un’applicazione così estensiva della protezione umanitaria e questo va dichiarato bene, forte. Nel resto dei Paesi dell’Unione Europea viene concessa solo in modo residuale rispetto allo status di rifugiato. Si prolunga quindi da 90 a 180 giorni e qua vi sono delle diversità.

Quello che i consiglieri del PD, la consigliera Prodi e il consigliere Taruffi, hanno etichettato come misure razziste, o comunque come misure sbagliate, per noi sono misure corrette. Questa è la visione di un Paese che secondo noi deve essere fatto in un modo, secondo altri in altrettanto modo. È qui il vero problema. Il buonsenso, invece, dall’altra parte non esiste. Prolungando da 90 a 180 giorni il periodo massimo di trattenimento dello straniero all’interno dei centri di permanenza e di rimpatri, facilita i rimpatri degli irregolari ed è quello che bisogna fare: facilitare il rimpatrio degli irregolari. Oltre tutto, siccome tante volte si è parlato dei problemi relativi alle spese di gestione, i gestori dei centri di prima accoglienza devono pubblicare, ogni sei mesi, la rendicontazione delle spese di gestione. Forse qualcuno non vuole trasparenza, perché troppe volte ha appoggiato un business che ha favorito non solo persone simpatiche. 

Aggiungo che vi sono anche i divieti di reingresso nei confronti dello straniero destinatario di un provvedimento di espulsione, quindi chi è destinatario di un provvedimento di espulsione non può fare reingresso nel nostro Paese, così come negli Stati membri dell’Unione Europea, nonché negli Stati non membri, ma rientranti in Schengen. 

Per quanto riguarda i rimpatri presso il Ministero dell’Interno, vengono stanziati, in aggiunta al fondo rimpatri, 500 mila euro in più per il 2018 e 1,5 milioni in più per il 2019 e il 2020. Si può – ed è davvero incredibile che non si sia d’accordo con questo – revocare la protezione a causa di determinati reati. Questa è una conquista grande, che deve essere appoggiata da tutti: violenza sessuale; rapina ed estorsione; produzione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti; minaccia e violenza a pubblico ufficiale; lesioni gravi o gravissime a persone; mutilazioni (questi sono solo degli esempi). E poi, anche a chi continua a reiterare la domanda, ovviamente, è stato messo un controllo. 

Dall’1 gennaio 2019 verranno istituite fino a dieci nuove commissioni territoriali per accelerare l’esame delle domande. Anche questo per velocizzare i rimpatri. Viene anche segnalata, alla commissione territoriale competente, quando uno straniero – quindi un richiedente asilo – commette un reato. Per i minori non accompagnati (quelli che vengono sempre messi a carico dei Comuni), d’ora in poi i Comuni saranno esonerati dai costi di accoglienza. Solo i titolari di protezione internazionale potranno fare volontariato.

Le cooperative sociali – noi avevamo chiesto con un progetto di legge in quest’Aula, bocciato dal Partito Democratico e dalla Sinistra – devono pubblicare trimestralmente l’elenco dei soggetti a cui versano somme per servizi di integrazione, assistenza e protezione sociale. Trasparenza piena. Non si consente più l’iscrizione all’anagrafe dei residenti a chi non ha ottenuto lo status di rifugiato; questo significa che i nostri Comuni non sono obbligati a dare dei servizi. Poi, vi sono tantissime altre questioni che non posso citare per ragioni di tempo. 

Cito qualcosa riguardo alla sicurezza: possibile uso di braccialetti elettronici per reati di maltrattamento in famiglia e stalking; accesso al CED Interforze e utilizzo dei taser da parte della Polizia locale dei Comuni capoluogo; controllo del noleggio auto per prevenire atti di terrorismo (questo è molto importante); estensione del Daspo urbano; introduzione del delitto di accattonaggio molesto. Vengono inasprite tantissime protezioni anche sulla sicurezza. 

Nei fatti, quello che si è cercato di fare e quello che si è fatto, è stato un atto di grandissimo coraggio, che nessuno aveva mai fatto prima, un atto di sicurezza e di contrasto all’immigrazione irregolare. A differenza vostra, noi vogliamo aiutare le persone che hanno davvero bisogno. Non possiamo aiutare tutti. Questo è il buonsenso. Non far partire chiunque, per poi farli morire in mare. Noi, chiaramente, diciamo che questo è un decreto voluto dal nostro movimento, ma che è riuscito a creare anche un indotto tale di cittadini favorevoli a queste misure ed è questo il problema che vi vede staccati dalla realtà, perché voi non capite che le reali esigenze dei cittadini sono queste. Le reali esigenze dei cittadini non sono quelle che vi raccontate nelle vostre sedi di partito (se ci sono ancora). Quello che dico io è: lavoriamo per garantire la sicurezza della gente. Basta propaganda facile non entrando nel merito delle questioni, parlando di questo, di quell’altro, i soldi, il presidente. È tutta retorica. Alla fine, quello che importa ai cittadini è la concretezza. Questo decreto è concreto, è stato fatto. Sicuramente non saranno le “supercazzole” di Taruffi a ostacolare il nostro lavoro.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Rancan.

La parola al consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Presidente, per fatto personale. Io capisco che la capacità espressiva di taluni componenti di questa Assemblea arriva dove può e ciascuno si limita... 

 

(interruzioni)

 

“Supercazzole di Taruffi”. Io capisco che lei è abituato a un linguaggio da bar. Le spiego la differenza che esiste tra un bar e un’assemblea elettiva. Lo faccio in separata sede, se vuole. Lo faccio senza fattura, così, a livello gratuito, come consulenza gratuita. 

Detto questo, io non ho mai detto che gli italiani sono dei poverini, tutte cose che nessuno mi può attribuire così, con quella modalità tipica di chi è abituato a mistificare la realtà. Io ho detto un’altra cosa e la confermo: anni e anni di propaganda, 24 ore al giorno, su un tema delicato, ha esasperato in modo infernale un tema, in modo tale da condizionare la percezione degli italiani su quel tema. Questo è quello che tutti i sondaggi e tutte le rilevazioni scientifiche dimostrano. 

Dopodiché, siccome ciascuno si esprime come può e come sa, io non starò a ribattere – lo farò eventualmente dopo – ma a livello personale io non mi sono mai permesso di attribuire a nessuno di voi affermazioni che voi non avete fatto. Pretendo che voi facciate lo stesso. Chiedo alla Presidenza, quando ciò avviene, di intervenire, perché su un punto non transigo: l’onestà intellettuale qua dentro non la mette in discussione nessuno, tanto meno voi.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Taruffi.

La parola alla consigliera Prodi.

 

PRODI: Rispondo brevemente a Rancan, perché è intollerabile che lui dica che non si è letto il decreto. Lo si è letto, si è letto anche il superemendamento, si è fatto il raffronto con tutto, non si preoccupi. Piuttosto, c’è qualche forza politica che non è riuscita, in Europa, nemmeno a seguire i negoziati su Dublino, che era proprio uno dei punti che trattano l’ingresso in Europa dei migranti e soprattutto non avete avuto né la competenza né il coraggio per prendere parte al Global Compact, che è uno dei tanti tavoli dove si vuole risolvere globalmente la questione.

Quando si parla di buonsenso, il buonsenso è non far morire o marcire le persone. Questo è il buonsenso, questo è farsi carico della vita di tutti. 

Io qua voglio fare anche un appello e spero che mi sentano i colleghi dei Cinquestelle: oggi non c’è un voto di fiducia, oggi c’è un voto di coscienza. Voglio anche riprendere le ultime parole dell’appello di Alex Zanotelli, che dice: «Non possiamo più tacere. Dobbiamo reagire, organizzare la resistenza per salvare la nostra comune umanità». Questo è in gioco. Poi, quando si parla di trasparenza io ribadisco che la vendita ai privati dei beni mafiosi confiscati, vogliamo parlare di cosa può generare questo? Uno che va a fare finta di guidare una ruspa e poi dopo mette queste cose, è gravissimo. Le implicazioni, soprattutto quando sappiamo qual è il substrato di questa nazione, italianissimo. 

Per concludere, oggi non c’è il collega Mumolo, ma sono certa che lui avrebbe fatto un ulteriore commento sulle conseguenze di togliere l’iscrizione anagrafica o la residenza ai richiedenti asilo; ci sono delle conseguenze gravissime dal punto di vista sanitario collettivo. Questo è gravissimo. Poi, a parte che si parla di cittadini, sono tutti cittadini. O dobbiamo iniziare a cambiare e tutte le volte specificare? Prendo atto che si vuole cambiare la Costituzione italiana in questo senso.

Il collega Taruffi ha parlato di blocco stradale. Come sarebbe stato con i Cobas Latte questo reato? Vi invito a fare un esercizio di relativizzazione delle esperienze e non solo e sempre quando servono per bloccare le proteste magari di lavoratori in nero, schiavi, che non hanno altro mezzo per manifestare il loro disagio. Gente che muore lavorando. Vogliamo parlare di qualcuno che forse stava segando clandestinamente dei tronchi ed è morto, e l’imprenditore – italianissimo – l’ha gettato per occultare il cadavere? Stiamo parlando di queste realtà. Io vorrei veramente che voi vi soffermaste un attimo di più su quello che succede. 

Poi, le reali esigenze dei cittadini sono: avere una risposta alle condizioni economiche, all’emergenza ambientale e climatica, su cui voi non sapete nemmeno dire una virgola, anzi le virgolette le sapete solo spostare, quando si tratta di parlare di decimali a vanvera.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Prodi.

Lei è fortunata che io sto presiedendo e non posso risponderle sulla questione del fatto personale, avendo tirato in ballo i Cobas. Visto che sto presiedendo, io mi attengo al mio ruolo, però le risponderò in un altro momento, quando sarò nelle funzioni di consigliere regionale. 

 

(interruzioni)

 

Era solo una precisazione, visto che non posso farlo al momento. Non è un’offesa.

La parola al consigliere Torri.

 

TORRI: Grazie, presidente. Ho sottoscritto anch’io questo documento, assieme ai colleghi; l’ho fatto con convinzione e mi sembra anche giusto, a fronte del dibattito che si è avviato, esprimere il motivo della mia firma e del sostegno a questo documento. 

Io, per natura, diffido di chi mi spiega quali sono i bisogni dei cittadini, che sia di destra o di sinistra. Tendo a cercare di ascoltare quello che mi viene detto e ad elaborare quello che ascolto. 

Sentendo i tanti interventi di oggi mi è venuto in mente un episodio di pochi giorni fa, che ho vissuto nella mia zona, in un Comune vicino a quello in cui abito, una piccola frazione di un Comune dell’Appennino Reggiano. Parlando con persone di un’estrazione culturale molto distante dalla mia, a seguito di un momento istituzionale, vicino a una bandiera tricolore, alle fasce dei sindaci, insomma ai simboli dell’Italia, a seguito di questo momento istituzionale, una persona tra queste con cui parlavo – torno a dire, di un’estrazione molto diversa dalla mia – rifletteva sul fatto che dal 1938, quindi dalle leggi razziali e dalla notte dei cristalli in Germania, al 1948, anno della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e della Costituzione italiana, fosse passato relativamente poco tempo, ci fossero state tragedie enormi e se ne fosse usciti con una cosa, in dieci anni, radicalmente diversa, come spirito, come impostazione e come sguardo verso il futuro, rispetto a quello che sembrava solo dieci anni prima. La Dichiarazione universale dei diritti umani, sancisce anche il diritto di asilo. La Costituzione italiana, visto che l’Italia non ratificò subito quella dichiarazione, entrando nell’Onu soltanto nel 1955 (essendo tra i Paesi che avevano perso la seconda guerra mondiale e che erano responsabili di quelle tragedie che hanno segnato l’Europa), la Costituzione del 1948 all’articolo 10 parla e si dedica agli stranieri. Quindi è una Costituzione anche per loro.

Prima ancora di firmare con ritardo e ratificare la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, mancammo, come siamo mancati alla discussione sul Global Compact, l’unico Paese. Questa la si può vedere come si vuole, destra o sinistra, è l’unico Paese del Mediterraneo – un’area complicatissima per le migrazioni da sempre – che non è stato in grado di portare un punto di vista. Di questo io ho parlato con cittadini comuni, di un’area periferica della nostra regione, che tra le loro esigenze, quel giorno di non tante settimane fa, avevano anche quella di riflettere su quanta distanza ci sia da quel decennio e da come si riuscì a reagire e a guardare avanti, e adesso. 

Il problema che emerge chiaro dal discorso di oggi è prima di tutto il fatto di associare sicurezza e immigrazione. Sono cose differenti. La sicurezza è un problema e lo si può affrontare in maniere diversa; questo Governo ha scelto di affrontarlo in modo ideale e ideologico, distantissimo da me e che mi preoccupa. Penso che farà dei danni, come ha fatto dei danni la Bossi-Fini. L’immigrazione è un altro problema, che in parte può essere collegato alla sicurezza, soltanto in parte minima e, invece, va affrontato con uno sguardo differente. Unire le due cose significa – ed è una visione che non condivido per niente e mi preoccupa, ma capisco e voglio contrastare – investire sulla paura e chi investe sulla paura ottiene paura, non risolve i problemi. Noi siamo in questo cortocircuito. Firmare questo documento oggi e sostenerlo è provare ad uscire da questo cortocircuito. Capisco che è impopolare dirlo, capisco anche che va detto, perché non bisogna guardare necessariamente alla popolarità di un’idea, ma bisogna provare a guardare avanti, anche a un’idea di futuro e a capire come uscire da cortocircuiti nei quali non bisognava entrare. 

Il tema del futuro è un tema che nelle parole dei nostri politici, di nuovo, di ogni schieramento, ormai è sparita. Questo è un altro limite che poi si riflette sulla concezione di sicurezza che abbiamo, che è solo repressione. Non può essere solo repressione. Ci sono sistemi che dimostrano che la sicurezza non è soltanto repressione e i problemi li risolvono. 

Allora, torniamo alle esigenze dei nostri cittadini, a episodi che abbiamo vissuto nei nostri Comuni. A Casina, dove risiedo, un ragazzo è morto tagliando la legna; erano due anni che era in attesa di una risposta rispetto alla sua richiesta di asilo ed è morto semplicemente perché lavorava in nero, senza avere i mezzi per lavorare in maniera sicura, perché non aveva – non essendo stato riconosciuto il suo status – la possibilità di lavorare. Ma aveva scelto di non stare fermo. A questo punto, il problema non credo sia chi è venuto qua e non ha avuto risposta alle sue richieste; il problema credo sia una legge sul caporalato che non trova applicazione, una legge sul caporalato troppo timida, un lavoro nero al quale non sappiamo da dove iniziare a metter mano, gli incidenti sul lavoro e una legislazione da applicare investendo in sicurezza e quindi assumendo magari più ispettori e creando un sistema che consenta più controlli. Tutte queste cose, come – lo richiamava la collega Prodi – il fatto di rischiare di tornare a vendere i beni confiscati ai mafiosi, non hanno una cittadinanza; sono la soluzione sbagliata a un problema; un problema commesso tanto dagli stranieri quanto dagli italiani e che se non viene risolto, o viene risolto male, si ripercuote tanto sugli stranieri, quanto sugli italiani.

L’insicurezza sociale, che poi è alla base di tante tensioni, è un problema in sé e provoca azioni non legali tanto negli italiani quanto negli stranieri. Allora, bisogna andare a colpire l’insicurezza sociale, non bisogna andare a colpire la parte debole della società. È questa la differenza che distingue un approccio basato sulla paura da un approccio che rifiuta quella paura e prova a guardare in faccia il problema, molto complicato, perché questo è vero, non è facile da risolvere e necessita di investimenti. Si tratta di decidere dove intervenire. Intervenire per le persone, intervenire per la repressione. Noi siamo per intervenire per le persone, indipendentemente dal colore della pelle che hanno. Le due cose vanno distinte, parlando di sicurezza quando è necessario parlare di sicurezza, parlando di immigrazione e di diritti delle persone assieme. È un aiuto a risolvere il problema. 

Quindi è per sottolineare questa diversità di approccio che ci tenevo a intervenire oggi e non mi sembrava il caso di evitare l’intervento volutamente sono partito da episodi che mi hanno coinvolto, in territori periferici di questa regione, perché, alla fine, associando immigrazione e sicurezza, si è persa di vista la parte concreta del tema della sicurezza, che prima di tutto è sicurezza sociale nel nostro Paese.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Torri.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale, passiamo alla discussione generale sugli emendamenti.

Se non ci sono interventi in discussione generale sugli emendamenti, passiamo alle dichiarazioni di voto congiunte sugli emendamenti e sulle risoluzioni. Cinque minuti per gruppo. 

La parola al consigliere Caliandro.

 

CALIANDRO: Grazie, presidente. Il dibattito su questa risoluzione è stato certamente colorito, per certi versi diciamo anche abbastanza disorientante, perché abbiamo visto reinterpretare il significato della Costituzione, penso più per scarsa conoscenza dei lavori preparatori e di quello che significa la parola cittadini, che non per quello stesso che la Costituzione rappresenta. Quello che ci siamo sentiti di dire, lo abbiamo detto negli anni, affermando che il Dopoguerra ha consegnato all’Europa una terra di libertà, che nel corso del tempo ha scelto di togliere i confini e che si è richiamata in Costituzione alla Carta dei diritti dell’uomo, sempre in riferimento costituzionale forte e unico, che ci ha permesso, poi, nel corso del tempo, di stratificare delle legislazioni in materia. 

Non vi è dubbio che le scelte dei politici costituiscano l’inizio e la fine di alcuni percorsi, ma la storia di questa Regione (quella recente, quella contemporanea) ha scelto di mettere l’Emilia-Romagna in quei territori che si caratterizzano per essere terre di asilo, di sviluppo, di integrazione, terre che riconoscono ai cittadini stranieri il ruolo di cittadini. Lo abbiamo fatto con la legge 5/2004 che, a distanza di 14 anni, ha messo la rete degli SPRAR in una composizione tale per cui ci sono 3038 posti, sono stati coinvolti 76 Comuni, 7 Unioni comunali. La mappatura di questa terra sta nel fatto che il 47 per cento di questi sono richiedenti asilo, il 7 per cento rifugiati, il 3 per cento titolari di protezione sussidiaria, il 33 per cento di protezione umanitaria, il 5 per cento minori, il 2 per cento per motivi familiari, l’altro 3 per cento sono permessi. 

È evidente che raccontarsela non serve a nessuno. Bisognerebbe piuttosto interrogarsi, e qui lo chiedo a quelli del Governo del cambiamento, sono tanti, sono larghi, sono variegati, ma quella sensibilità alla tutela dei minori, quella sensibilità alla tutela dei diritti umani, si può nascondere dietro questo assordante silenzio che sta accompagnando i lavori di oggi? Potete dire che vi sentite assolti? State assistendo a una barbarie culturale e politica e guardate i vostri pc. Forse dovreste guardarvi dentro e chiedervi a cosa serve questo imbarbarimento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Caliandro.

La parola al consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Siccome ho sentito riprendere più volte quello che dovrebbe fare la gente, chi parla in nome della gente, eccetera, io volevo lasciare, in dichiarazione di voto, questa frase, visto che oggi credo possiamo permettercelo: «E poi la gente, perché è la gente che fa la storia, quando si tratta di scegliere di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare. Ed è per questo che la storia dà i brividi, perché nessuno la può fermare. La storia siamo noi. Siamo noi, padri e figli. Siamo noi, “Bella, ciao”, che partiamo. La storia non ha nascondigli. La storia non passa la mano». Il nostro voto sarà favorevole.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Taruffi.

La parola al consigliere Galli.

 

GALLI: Non sono a favore dei ping-pong nel corso del dibattito, quindi mi limiterò a chiudere la dichiarazione di voto che, ovviamente, è negativa, con una frase di un autore che non mi appartiene, Bertolt Brecht, quando diceva: «Se il popolo non è d’accordo, cambiamo il popolo». Questa è la logica di Baruffi, di buona parte della sinistra, che non ha capito che il problema non è la percezione.

 

(interruzioni del consigliere Boschini)

 

Mi scuso con il collega. Ogni tanto c’è questo errore, che ho già fatto altre volte, perché è un modenese che ha un’impostazione come la sua, ha un cognome molto simile. Mi scuso. La storpiatura non è voluta.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Non c’è il fatto personale, Taruffi, su questo. 

 

GALLI: No, mi scuso, ma non è voluta. È invece voluto il riferimento alla volontà di cambiare il popolo, se il popolo non è d’accordo. Qui voi non avete ancora capito che il popolo che ha cambiato il voto e che vi ha abbandonato e vi abbandonerà ancora di più in futuro, non è legato a una percezione, è legato alla consapevolezza che voi fate di tutto, tranne che l’interesse del popolo. Oggi, questo pomeriggio è sprecato non perché l’importanza del tema non valga, per carità, è uno dei temi più importanti ed è uno dei più divisivi. Io mi rivolgo ai colleghi, all’Amministrazione regionale, non è possibile che noi perdiamo un pomeriggio a discutere del tema più importante, su cui nessuno di noi cambierà di una virgola il proprio parere. Noi avremmo dovuto stare zitti e non fare nessuna osservazione, perché il documento della collega Prodi è assolutamente invotabile. Quindi il centrodestra doveva stare zitto per risparmiare tempo, i colleghi dei Cinquestelle dovevano stare zitti, perché com’è stato giustamente richiamato dal collega Caliandro, non sanno che cappello mettersi. Quindi avremmo dovuto ascoltare lo sproloquio della collega. Sproloquio è un termine nostro modenese. Si sta avvicinando il giovedì grasso con la nostra maschera tipica di Modena, quindi lo sproloquio è riferita alla nostra maschera Sandrone. Ma questo riferimento è legato anche ad alcuni passaggi che i colleghi della maggioranza hanno voluto sottolineare, che sono non solo sbagliati, come dicono i numeri, ma è sbagliata l’impostazione ideologica che è alla base. Quando il collega Boschini – che rispetto per la sua preparazione, ma che evidentemente la preparazione geografica e demografica non lo assistono – paragona il Canada all’Italia, sbaglia, caro collega Boschini. 

 

(interruzioni)

 

Io adesso ti dico un numero, così te lo segni e impari i numeri. Wikipedia e in due secondi puoi controllare. Se in Canada la densità della popolazione è 3,92 persone al chilometro quadrato e in Italia è 200, qualcosa questo numero vorrà dire. Se in Canada non c’è nessuno e hanno chilometri e chilometri assolutamente deserti e in Italia c’è la densità maggiore... 

 

(interruzioni)

 

Ma no, ma non sai neanche questo. C’è una densità maggiore che in qualunque altro Paese europeo. Il collega Boschini e quelli come lui, dovrebbero capire cosa vuol dire. Non riconoscere la crudezza dei numeri, vuol dire non capire cosa sta succedendo. Cosa credete, che la gente si sia limitata alle percezioni il 4 marzo, o quando l’anno prossimo alle regionali si voterà? Che sia una percezione questa invasione che è arrivata in Italia? Credete che non abbiano capito che il paragone fra i nostri emigranti e quelli di oggi è totalmente sbagliato? Credete che non abbiano capito che quelli che andavano a emigrare non avevano nulla e a questi che arrivano bisogna dargli tutto? Ma non capite che noi abbiamo un invalido civile che prende 280 euro al mese e capisce che questi signori costano? Il costo, in realtà è molto maggiore, perché c’è tutta una serie di costi indotti, che sono difficilissimi da calcolare. Ma già a 35 euro al giorno fanno un multiplo, ma di parecchie volte, le 280 euro che prende. Ma cosa credete, che lui abbia una percezione? Lui capisce chi siete. Capisce che quello che voi dite è in totale malafede. Io avrei piacere che ci fosse questa seduta in streaming e venisse vista e che capissero fuori cosa dite e cosa volete. Quando voi criticate il conte Mascetti, o Sassaroli, criticando la “supercazzola”, in realtà la “supercazzola” è proprio l’impostazione che avete dietro a voi, perché dietro a questi ragionamenti non c’è la volontà di seguire i bisogni del nostro popolo. Voi confondete le parole con la sostanza. Cittadini è una parola che va usata quando si parla della nostra Costituzione per i cittadini italiani. La nostra Costituzione, quando l’hanno fatta nel 1947, non è che l’hanno fatta per tutti i popoli del mondo, che dobbiamo avere sulle spalle di tutti i popoli del mondo; quella Costituzione è stata fatta, fra l’altro in un momento totalmente diverso da quello odierno, questi spostamenti di popolazioni erano assolutamente inimmaginabili, sia come spostamenti, sia nella quantità, nei numeri.

Cinquant’anni fa in Nigeria abitavano meno persone che in Italia. Se voi andavate, prima della guerra, a guardare la graduatoria dei popoli più numerosi nel mondo, nei primi dieci c’era l’Italia. Oggi non ci siamo più, perché gli altri popoli, più giovani, più numerosi, sono esplosi demograficamente. Non capire cosa vuol dire, vuol dire condannarsi alla irrilevanza della storia, vuol dire abbandonare i propri cittadini, che sempre più spesso capiscono che voi non capite. Io veramente non so se non capite o non volete capire. Ho il sospetto che la spiegazione sia la seconda: non volete capire, perché siete prigionieri dei vostri steccati ideologici. Voi state condannando delle persone che avrebbero diritto ad essere accolte. Le state condannando a non essere accolte, perché le avete fatte venire insieme a centinaia di migliaia, milioni di persone, che non hanno diritto di essere accolte. La vostra colpa è anche questa. Confondere quelli che vengono in Italia con i Paesi come la Turchia, o il Congo, o altri Paesi che hanno un numero di profughi elevatissimo, non potete confondere quei numeri con quelli che vengono in Italia per restarci. I siriani che sono a ridosso della Turchia, in campi di fortuna, non attendono altro che tornare a casa loro. Non vogliono venire qua chiedendoci lavoro, assistenza sanitaria e permanenza. Voi, non capendolo, condannate il vostro partito e l’Italia... 

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Galli.

La parola alla consigliera Prodi.

 

PRODI: Due cose. Una per fatto personale, perché sproloquio vuol dire discorso fastidiosamente lungo, macchinoso e inconcludente. Quindi invito il consigliere Galli a sostituire il termine sproloquio con esposizione. Lo invito caldamente, quando si è riferito a quello che ho detto. O, perlomeno, a riconsiderare il suo discorso, alla luce di questo significato. 

Chiedo il voto elettronico.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Prodi.

Ha chiesto il voto elettronico, quindi sostituiamo la collega Gibertoni con la collega Piccinini nelle funzioni di scrutatrice. 

Consigliera Prodi, lei ha chiesto il voto elettronico, ma anche sugli emendamenti?  

 

(risposta della consigliera Prodi)

 

Solo sul provvedimento. Quindi sugli emendamenti per alzata di mano.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 1, a firma dei consiglieri Prodi, Taruffi, Torri.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 1 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 2, a firma dei consiglieri Prodi, Taruffi e Torri.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Si proceda alla votazione della risoluzione, oggetto 7265, a firma dei consiglieri Prodi, Taruffi, Torri e Alleva, con l’uso del dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese,

con registrazione dei nomi)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

 

33

Assenti

 

17

Votanti

 

32

Favorevoli

 

25

Contrari

 

7

Astenuti

 

--

 

PRESIDENTE (Rainieri): La risoluzione oggetto 7265 è approvata.

La parola al consigliere Zoffoli.

 

ZOFFOLI: Presidente, ho votato con il dispositivo della consigliera Lori.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Zoffoli. Ne prendiamo atto.

 

OGGETTO 7172

Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a presentare la proposta di deliberazione, di cui all’art. 16 bis, comma 2, della lr 32/1988, in materia di acque minerali naturali e di sorgente. A firma del Consigliere: Sassi

(Discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Andiamo avanti con la risoluzione oggetto 7172 per impegnare la Giunta regionale a presentare la proposta di deliberazione, di cui all’art. 16 bis, comma 2, della legge regionale 32/1988, in materia di acque minerali naturali e di sorgente. A firma del consigliere Sassi.

È aperta la discussione generale.

La parola al consigliere Sassi per l’illustrazione.

 

SASSI: Grazie, presidente. Questa risoluzione chiede semplicemente che si recuperi quel ritardo che è stato portato avanti dal 1988, se non ricordo male, per adeguare i canoni legati allo sfruttamento delle acque minerali. Non è nulla di che. In realtà, demanda alla Giunta di porre in essere questo tipo di azione, prevista dal punto di vista legislativo e che dovrebbe allinearsi a una posizione concordata in passato con le altre Regioni.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Sassi.

La parola al consigliere Cardinali.

 

CARDINALI: Grazie, presidente. Solo per fare un minimo di passaggio rispetto a questo tema, iniziato ormai più di un anno fa in quest’Aula, che è partito con un percorso delineato rispetto alle tematiche che si dovevano affrontare. In questo periodo, la Regione ha partecipato al gruppo di lavoro nazionale, che era un gruppo di lavoro ristretto, che cercava di fare la modifica rispetto alla legge del 2006. La nostra Regione ha partecipato insieme a cinque Regioni, proprio per arrivare a fare un’azione più omogenea possibile rispetto alle altre Regioni sul territorio nazionale. Nel frattempo, a livello regionale, sono state fatte valutazioni con la visita e l’indagine su alcuni aspetti che riguardano questa legge, ma anche con un colloquio con le imprese e una messa a dimora di tutti i contatori e le attività che ogni singolo stabilimento ha fatto, dal più piccolo stabilimento di lavorazione delle acque, al più grande che c’è in regione. Tutto questo lavoro ha portato alla predisposizione di una bozza di delibera che, come prevede la normativa, deve prima passare, per avere un parere alle Commissioni 1 e 3, deve essere stata canalizzata, quindi nel mese di gennaio la avremo, quindi ragioneremo in quella sede delle tematiche che riguardano le scelte rispetto a questo tipo di delibera. Come tale, non è ancora passata in Giunta, proprio perché è obbligatorio un passaggio al parere della Prima e Terza commissione. Quindi, come tale, essendo già incanalato questo percorso, voteremo contrari alla risoluzione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Cardinali.

La parola al consigliere Bertani.

 

BERTANI: Grazie, presidente. Noi voteremo convintamente a favore di questa risoluzione, perché il percorso di questa delibera che sta arrivando finalmente (pare), è un percorso iniziato con un progetto di legge presentato a prima firma del consigliere Sassi e a seconda firma del consigliere Bertani, quando eravamo ancora nel gruppo insieme. Questo progetto di legge colmava un buco che la nostra Regione si porta dietro da ben più di una decina d’anni, perché l’adeguamento dei canoni di prelievo delle acque minerali in questa Regione non è mai avvenuto, mentre altre Regioni lo hanno fatto. Dopodiché, quando presentammo il nostro progetto di legge, magicamente, nello stesso periodo, apparve un emendamento nel bilancio dell’anno scorso, dove si prendeva atto che c’era essenzialmente un nostro progetto di legge e si diceva: «In effetti, dobbiamo andare ad adeguare quei canoni». Dopo la discussione in Commissione anche di quell’emendamento, in Aula arrivò un emendamento che posticipò ulteriormente l’entrata in vigore del calcolo e del pagamento – adeguato a quello che fanno anche altre Regioni – del canone per il prelievo delle acque. A noi questo ritardo sembra ingiustificabile.

Fra l’altro, vorrei che qualcuno mi chiarisse se dal 2019 i canoni vengono pagati su acque 2018 e, invece – come temo – l’adeguamento tariffario avrà validità nel 2020, perché questo è scandaloso, perché noi abbiamo regalato anni di canoni a delle aziende che è vero che non sono giganti, che non sono grandi, che avranno le loro difficoltà, ma abbiamo anche indotto una sorta di concorrenza sleale, perché in Lombardia, quindi di là dal Po, questa normativa è già vigente da anni, stessa cosa nel Lazio. Quindi noi abbiamo regalato anni di concessione e questo non è corretto. Anche perché questa era ed è una leva importante per quello che noi stiamo cercando di fare – e penso anche voi – sull’economia circolare. È una leva importantissima perché può essere utilizzata per ridurre gli sprechi d’acqua, perché con questa normativa fiscale possono premiare le ditte che sprecano meno acqua nell’emungimento; l’altra è quella di premiare le ditte che fanno il vuoto a rendere, che è un elemento fondamentale dell’economia circolare. Tutte le bottiglie in plastica che girano non sono una cosa buona, quindi premiamo le ditte che magari fanno il vuoto a rendere per il vetro, o magari possono pensare di farlo anche per la plastica. Però, questa cosa voi non l’avete voluta fare e la state dilazionando il più lentamente possibile. Su questo, noi non possiamo che essere contrari, quindi voteremo a favore della risoluzione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

La parola al consigliere Sassi.

 

SASSI: Grazie, presidente. Prendo atto che c’è questa bozza di delibera e mi fa piacere, perché si affronta un vuoto che è stato troppo lungo, rispetto agli accordi presi diversi anni fa con altre Regioni. Diverse Regioni si erano già adeguate, alcune hanno messo a regime un sistema tariffario più equo, più giusto, come citava anche il collega Bertani. Concordo con il collega Bertani sul fatto che si stia andando un po’ a rilento su questa cosa. Penso che dodici anni siano già un tempo lungo e che forse sarebbe il caso di accelerare per cercare di porre in campo delle norme fiscali più adeguate allo stesso trattamento delle altre Regioni, così come concordato a suo tempo con le altre Regioni. 

Mi auguro che nella discussione in commissione ci sia la possibilità di fare delle proposte di modifica, di definizione di quelle che saranno le regole e che non sia una mera presa d’atto di una decisione di Giunta. Lo spero, perché ho delle proposte da fare. Vorrei essere costruttivo e propositivo e non dovermi trovare a discutere di cose su cui non posso, in alcun modo, portare il mio contributo in questo senso.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Sassi

La parola al consigliere Cardinali.

 

CARDINALI: Solo per un chiarimento. I termini di funzionamento di questa legge, la messa a norma, l’abbiamo già chiarita al voto, che si trattava di fare il conto litri del 2019, quindi che sarebbe pagato con l’anno 2020. Quindi non si sta stravolgendo niente. È già stato deciso, quindi nel 2020 si pagherà l’imbottigliato nel 2019. Qua non è stato stravolto niente, Bertani. Lo abbiamo votato qua un anno fa, con un emendamento. Me lo ricordo bene perché l’ho proposto io. Quindi è molto chiaro. Adesso, invece, all’interno della bozza si aprirà una discussione che tenga anche conto di alcuni aspetti rilevati, che hanno un valore aggiunto, perché penso anch’io che chi consuma meno acqua, debba essere premiato e chi fa certe attività rispetto a una complessità di azioni da svolgere, perché c’è anche il tema occupazionale e altri temi da tenere in considerazione, deve essere premiato proprio per le azioni che farà. Questo sarà il lavoro che andrà fatto all’interno delle commissioni.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Cardinali.

La parola al consigliere Bertani.

 

BERTANI: Grazie, presidente. Per rispondere al consigliere Cardinali, ho ben presente quello che è stato fatto l’anno scorso. Ho piacere che lui l’abbia ribadito, ma non ho piacere per la scelta che fu fatta in quella sede, tra l’altro, facendo prima una discussione in commissione di un certo tipo e poi arrivando con un emendamento in Aula che spostava di un ulteriore anno. Ribadisco che quella scelta è sbagliata e inaccettabile.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 7172.

 

(È respinta a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): La risoluzione oggetto 7172 è respinta.

 

OGGETTO 7242

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi tempestivamente per inserire nei futuri bandi di accesso alle scuole di specializzazione talune restrizioni, come ad esempio l’obbligo di residenza per uno specifico arco temporale e/o l’obbligo di esercitazione della professione medica all’interno della regione successivamente al conseguimento della seconda laurea, come già sancito da molte altre Regioni italiane, allo scopo di favorire l’inserimento lavorativo dei propri cittadini e/o il mantenimento dei medici specialisti all’interno del territorio regionale. A firma dei Consiglieri: Rancan, Fabbri, Rainieri, Delmonte, Bargi, Marchetti Daniele, Pettazzoni, Liverani, Pompignoli

(Rinvio)

 

OGGETTO 7084

Risoluzione per impegnare la Giunta, in vista della programmazione regionale 2018/19, a valutare, anche all'interno del Comitato regionale di Indirizzo e dell'Osservatorio regionale per la formazione medico specialistica, l'inserimento di requisiti ulteriori che, in linea con le altre regioni, garantiscano attraverso una congrua permanenza del medico sul territorio un ritorno delle risorse economiche investite dalla comunità, attraverso l'esercizio della professione a vantaggio di questa. A firma dei Consiglieri: Tarasconi, Calvano, Zappaterra, Paruolo, Caliandro, Zoffoli, Sabattini, Boschini, Cardinali, Rontini, Campedelli, Soncini, Mumolo, Montalti, Lori, Bagnari

(Rinvio)

 

OGGETTO 7440

Risoluzione per impegnare la Giunta a valorizzare, nei concorsi per le professioni mediche delle AUSL, l’obbligo di permanenza nella sede di prima assegnazione per un arco di tempo consono con le esigenze organizzative dell’AUSL lasciando comunque discrezionalità nell’applicazione di tale vincolo. A firma della Consigliera: Sensoli, Bertani

(Rinvio)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo alla risoluzione oggetto 7242 per impegnare la Giunta ad attivarsi tempestivamente per inserire nei futuri bandi di accesso alle scuole di specializzazione talune restrizioni, come ad esempio l’obbligo di residenza per uno specifico arco temporale e/o l’obbligo di esercitazione della professione medica all’interno della regione successivamente al conseguimento della seconda laurea, come già sancito da molte altre Regioni italiane, allo scopo di favorire l’inserimento lavorativo dei propri cittadini e/o il mantenimento dei medici specialisti all’interno del territorio regionale, a prima firma del consigliere Rancan. Alla risoluzione abbinata oggetto 7084 che impegna la Giunta, in vista della programmazione regionale 2018/19, a valutare, anche all'interno dei Comitato regionale di Indirizzo e dell'Osservatorio regionale per la formazione medico specialistica, l'inserimento di requisiti ulteriori che, in linea con le altre regioni, garantiscano attraverso una congrua permanenza del medico sul territorio un ritorno delle risorse economiche investite dalla comunità, attraverso l'esercizio della professione a vantaggio di questa, a prima firma della consigliera Tarasconi. Alla risoluzione abbinata oggetto 7440 che impegna la Giunta a valorizzare, nei concorsi per le professioni mediche delle AUSL, l’obbligo di permanenza nella sede di prima assegnazione per un arco di tempo consono con le esigenze organizzative dell’AUSL lasciando comunque discrezionalità nell’applicazione di tale vincolo. A firma della consigliera Sensoli.

Passiamo alla discussione generale congiunta sulle tre risoluzioni.

La parola al consigliere Rancan.

 

RANCAN: Presidente, mi scusi, solo per chiedere il rinvio della trattazione dei punti, perché stiamo lavorando a un testo condiviso; la collega Sensoli non è presente, quindi pensavamo fosse giusto ci fossero tutti; non è una tempistica stringente, quindi chiediamo il rinvio.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Rancan.

È un rinvio concordato con tutti, presumo. Anche con la consigliera Sensoli. Direi che se il consigliere Bertani fa una dichiarazione, oppure aggiunge la firma. 

La parola al consigliere Bertani.

 

BERTANI: Aggiungo la firma e do la disponibilità mia e della consigliera Sensoli.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

Diamo per accolta la proposta di rinvio delle risoluzioni oggetti 7242, 7084 e 7440.

 

OGGETTO 6536

Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a sostenere i Comuni nelle operazioni connesse all'iscrizione all'anagrafe di bambini e bambine di coppie di madri o di padri, al fine, anche, di assicurare pari tutele e dignità ai figli di coppie omogenitoriali; e per chiedere al Parlamento di prendere in esame l'approvazione di una legge che, colmando un vuoto normativo, garantisca in modo inequivocabile i diritti di bambini e bambine di coppie di madri e di padri. A firma della Consigliera: Piccinini

(Discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo alla risoluzione oggetto 6536 che impegna la Giunta regionale a sostenere i Comuni nelle operazioni connesse all'iscrizione all'anagrafe di bambini e bambine di coppie di madri o di padri, al fine, anche, di assicurare pari tutele e dignità ai figli di coppie omogenitoriali; e per chiedere al Parlamento di prendere in esame l'approvazione di una legge che, colmando un vuoto normativo, garantisca in modo inequivocabile i diritti di bambini e bambine di coppie di madri e di padri. A firma della consigliera Piccinini.

È aperta la discussione generale. 

La parola alla consigliera Piccinini per l’illustrazione.

 

PICCININI: Grazie, presidente. Con questa risoluzione vogliamo portare all’attenzione di questa Assemblea il tema relativo all’iscrizione all’anagrafe dei figli di coppie omogenitoriali, senza la disposizione di un tribunale. Il primo Comune a fare questo tipo di scelta – a nostro avviso, storica – è stato il Comune di Torino, con la sindaca Appendino, che ha riconosciuto, per la prima volta in questo Paese, la doppia genitorialità, in questo caso di due madri, anche dei bambini nati in Italia, andando oltre quel limbo giuridico, mai disciplinato, della legge 40/2004. Una scelta pionieristica, un atto di grande coraggio e civiltà, grazie alla legge 40 che riconosce, come genitori di bambini nati da tecniche di fecondazione artificiale, la coppia legalmente riconosciuta, che ha dato l’assenso ai trattamenti, anche se questi trattamenti sono avvenuti all’estero. Insieme alla legge 40, la legge Cirinnà, che ha equiparato le coppie eterosessuali a quelle omosessuali. Il combinato di queste due disposizioni normative consente il riconoscimento dei figli da parte delle coppie omogenitoriali. Dopo il caso Torino, è emersa una nuova sensibilità diffusa nel nostro Paese, infatti molti sindaci di altre città ne hanno seguito l’esempio. 

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Chiedo scusa alla consigliera Piccinini, vedo gesti, movimenti e situazioni nell’ultima fila che non mi piacciono. Per cui, se avete qualcosa da dirvi, uscite e lasciate che i lavori dell’Aula proseguano in modo corretto e coerente a quello che stiamo facendo. Grazie.

Scusi, consigliera Piccinini. Prego.

 

PICCININI: Grazie. Dicevo, dopo il caso Torino è emersa una nuova sensibilità diffusa nel Paese, perché molti sindaci di altre città hanno seguito l’esempio di Torino. Mi viene in mente Roma, Milano, Gabicce, Bologna, Catania e tanti altri Comuni. Sindaci che si muovono sulla base di una legge che, è vero, è poco chiara, ma che grazie al combinato disposto di cui dicevamo prima, formalmente non discrimina i genitori “arcobaleno”. Nel frattempo, dove la legge non arriva, sono le sentenze a fare scuola. La questione sul piano tecnico è abbastanza complessa. A questo proposito, con questa risoluzione, chiediamo che la Regione sia parte attiva nel sostenere, sul piano tecnico e giuridico, i Comuni che si trovano davanti a situazioni di questo tipo e che vogliono intraprendere la strada seguita dal Comune di Torino, proprio per garantire pari tutela e dignità ai figli delle coppie omogenitoriali. Chiediamo anche che la Giunta e questa maggioranza diano un segnale al Parlamento, prendendo posizione in questo senso. 

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Piccinini.

La parola al consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Non si può trattare questo tema, senza affrontarlo nella sua complessità, che certamente termina con la ricerca di una trascrizione anagrafica, per dare ufficialmente dei genitori a un povero bambino, che altrimenti resterebbe orfano. Ma inizia altrove, in un Paese straniero, dove l’egoismo di qualche radical chic nostrano, ha voluto fare di quel bambino una merce, un orfano ancora prima di venire al mondo, per soddisfare una voglia di genitorialità contro natura. La cantilena che da mesi ci sentiamo incessantemente ripetere è che l’attuale assetto del diritto di famiglia debba tenere conto di cosa sta accadendo in materia di riconoscimento della genitorialità. In particolare, proprio come sollevato da questa risoluzione, ai fini dell’iscrizione nei registri dello stato civile di bambini concepiti all’estero da parte di coppie dello stesso sesso. Ebbene, a quanti si stracciano le vesti in tal senso, voglio ricordare che coppie dello stesso sesso non possono concepire un figlio, tanto in Italia, quanto all’estero. Quindi, per correttezza di termini, non è di concepimento che si tratta, ma di acquisto. Infatti, senza voler fare falsi moralismi, è sempre bene ricordare perché queste pratiche sono illegali nel nostro Paese. 

Vediamo come funziona. In primo luogo, queste coppie cercano una donna che partorisca per loro un figlio e, per farlo, contattano un’agenzia che offre loro cataloghi di portatrici disponibili, fra cui scegliere. Si firma un vero e proprio contratto che definisce le condizioni per la consegna del bambino, il prezzo, le spese legali, i trattamenti sanitari e le spese per la madre portatrice. Si prelevano quindi il seme e l’ovulo dai cosiddetti “genitori di intenzione”, nel caso si tratti di due uomini, due donne, o singoli, il seme e gli ovuli mancanti sono comprati da estranei spesso, anche in questo caso scelti a catalogo. Ovuli e spermatozoi sono poi fecondati in vitro ed impiantati nella madre surrogante. Questa pratica può causare gravi conseguenze per la salute delle donne e dei bambini concepiti, come danni da iperstimolazione ovarica, tumori al seno ed emorragie post parto, nascita prematura e trauma da separazione, in alcuni casi la morte della donna o del bambino. Se il bambino non è conforme alle pretese dei committenti, si chiede alla madre di abortire e lei non si può rifiutare. Dopo il parto, la mamma deve abbandonare il neonato che ha portato in sé e consegnarlo ai committenti che l’hanno ordinato e pagato. Visto che nessun Paese permette la compravendita di essere umani, perché questa pratica dovrebbe essere legale? L’utero in affitto è mercificazione genetica di gameti maschili e femminili, allo scopo di produrre bambini come se fossero oggetti. L’utero in affitto è un contratto commerciale tramite il quale, con una spesa che va dai 40 ai 150 mila euro, diviene possibile comprare un figlio. L’utero in affitto sfrutta il corpo di una donna per questo scopo e comporta l’abbandono del figlio da parte della mamma che lo ha tenuto e nutrito nel grembo per nove mesi. Le donne più bisognose diventano gestanti per necessità e affittano il loro utero per soddisfare il capriccio di persone ricche. È la peggior degenerazione del capitalismo mondialista, il simbolo della vittoria e del denaro sull’uomo e sulla natura. Questa – e non altre – è la ragione per la quale questa pratica è contraria al nostro ordinamento. Veder proporre come normalità una tale aberrazione che, a mio avviso, dovrebbe essere riconosciuta come crimine contro l’umanità, mi fa veramente capire la distanza che c’è fra noi. 

A quanti si ostinano a dire che in politica tutti sono uguali, che il relativismo è un valore assoluto, debbo rispondere che per noi esistono valori e scelte non negoziabili. Gameti in vendita e utero in affitto non esisteranno come pratica nella nostra nazione, sono e rimarranno reati. Difenderemo, in ogni sede immaginabile, il diritto del bambino di avere una mamma e un papà.

La vita, la famiglia, la patria non sono parole d’ordine e vuota retorica, ma un confine invalicabile, una barriera oltre la quale l’egoismo del relativismo modernista non può spingersi. Di gravidanza e di parto si può morire e si muore. Il corpo della madre ne porta i segni per sempre, anche quando tutto è andato bene. Anche nei parti più normali e fisiologici, sia madre che figlio ne escono dolenti e stremati. L’abbraccio, l’odore della pelle, provoca in entrambi una sensazione di piacere mediata dalle endorfine. Questa scarica di endorfine è enorme nel neonato ed è ulteriormente aumentata da quelle contenute nel latte materno. È questa lunghissima vicinanza, basata sul dolore dell’allontanamento e sulla gioia della vicinanza tra madre e figlio, il fatto che il piccolo non sia sbattuto a cavarsela da solo dopo pochi anni, che permette il processo educativo, il fatto che ogni generazione trasmetta il proprio sapere alla successiva, che non riparte più da zero. Il processo educativo è la base della civiltà umana. Dove non c’è madre che possa consolare, il dolore resta non consolato, una ferita aperta. Quello che succede negli orfani: essere separati dalla madre è una ferita primaria.

Nella gravidanza, il periodo in cui il feto e la madre condividono i neurotrasmettitori, determina tutto l’adattamento epigenetico (l’adattamento che permette la sopravvivenza della specie). Se la mamma ha sofferto la fame durante la gravidanza, il bambino avrà una forte tendenza a ingrassare (dove non c’è roba, meglio metterla da parte) e a non essere troppo alto (dove c’è poco, meglio non sprecare). Se la madre ha vissuto in condizioni di stress alto, bombardamenti, violenza, il bambino tenderà ad essere estremamente ansioso e più facilmente aggressivo. Quando il legame con la madre è spezzato, il bambino, per tutta la vita, esprime ormoni da stress, sempre, anche quando sembra tranquillo e moltiplica il rischio di sviluppare una depressione grave, oppure una malattia fisica. Stesso discorso per la madre. Chiunque spezzi volutamente questo legame, commette – a mio parere – un crimine. Nell’onnipresente figura dell’orfano – personaggio chiave di tutta la letteratura fantastica – c’è questo dolore assoluto. Capitani di industrie e fondatori di imperi sono usciti da orfanotrofi, ma la ferita esiste. Esistono bambini senza madre, morta di parto; esistono bambini che non conoscono il nome del padre e questi bambini lo superano, ma nel dolore. 

Affermare che non è importante per un bambino avere padre e madre, e che siano i suoi, perché ci sono bambini che non li hanno e se la cavano, ha lo stesso senso che affermare che non è importante avere le gambe, perché ci sono bellissime persone che ne fanno a meno e vincono anche le Olimpiadi. Far nascere un bambino orfano di padre e figlio di donatore anonimo, con metà del suo senso di identità spazzato via, è un crimine paragonabile all’amputazione di una gamba: tanto, se la cava lo stesso. La perdita della madre, della donna che ha portato la gestazione, è una catastrofe tale che per tutta la vita restano alti gli ormoni da stress. È come amputare le gambe per il gusto di amputarle, tanto poi ci sono le protesi. 

Se non siete in grado di concepire o di portare avanti una gravidanza, non usate il corpo di una donna povera, ma accettate che non è vostro destino essere madri biologiche. Altrettanto scegliete di diventare genitori affidatari, o di adottare un bambino, in questo caso sì, porterete luce nel buio e ordine nel caos. Se volete diventare madre, ma non siete in grado di accettare e amare il corpo di un uomo, allora lasciate perdere, non avrete la capacità di amare il corpo maschile di un figlio maschio e di far capire a una figlia femmina il valore della femminilità. Se volete diventare padri, ma il corpo di una donna non vi affascina, non siete in grado di diventare padri. Prendete atto della cosa e magari diventate genitori a distanza di un bambino e di una mamma poveri, anche una piccola distanza, cosicché questo bambino vi conosca, che possiate essere suoi zii, che possiate vederlo crescere ed essere fieri dei suoi successi. 

Avviandomi alla conclusione, non avrei mai pensato di condividere una dichiarazione rilasciata da un comunista dichiarato come Marco Rizzo, ma condividendola profondamente la cito: «Già l’idea di comprarsi un bimbo, per giunta sottraendolo alla donna che lo porta in grembo per nove mesi, mi sembra una follia. Ma la questione è ancora più grave se si pensa che alcune coppie, persino, scelgono le caratteristiche fisiche del bambino, il colore degli occhi, dei capelli, l’altezza. Così si arriva all’eugenetica, alle teorie del dottor Mengen. Trovo tutto ciò abominevole, prima ancora che una forma di sfruttamento del ricco sul povero. Non sorprenda questo». Rizzo, proprio come noi, è fermo nelle sue convinzioni, nella sua visione dell’uomo ed evidentemente non è stato travolto dal vuoto che ha caratterizzato, in questa fase post ideologica certa sinistra nostrana, che ha rinnegato sé stessa per adottare parole d’ordine e modelli che vengono da oltreoceano, prima fra tutte l’affermazione del relativismo quale valore assoluto. 

Ritengo che sia ora di sfatare un mito: gli Lgbt non sono altro che una lobby ricca, potente e alla moda; una lobby che, nel senso anglosassone del termine, fa lobbing, quindi cerca di influenzare dall’esterno le istituzioni, investendo per promuovere ed arrivare ad imporre un interesse specifico rispetto a quello generale. Io sono convinto che, tanto la politica, quanto gli amministratori locali, dovrebbero essere al servizio del bene comune e non certo di interessi particolari. Francamente, ritengo che il problema delle adozioni gay sia l’ultimo tra i problemi degli italiani e ritengo che gli elettori lo abbiano ben sottolineato con il voto dato alle ultime elezioni politiche.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Tagliaferri.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto. 

La parola al consigliere Caliandro.

 

CALIANDRO: Grazie, presidente. Assistiamo oggi a uno strano gioco del nascondino, interpretato dal Governo del cambiamento e dai suoi rappresentanti, che chiaramente, per non entrare in lotta di collisione sui valori fondamentali che dovrebbero animare la scelta della politica, decidono alternativamente di nascondersi dietro i pc o i cellulari. Ma la cosa più grave è che la presentazione che la consigliera Piccinini fa, della risoluzione che oggi discutiamo, sia avvenuta a distanza di pochi minuti dal silenzio assordante col quale è stata accompagnata la discussione sui diritti umani. È vero, infatti, come diceva prima il consigliere Galli, che abbiamo dedicato un pomeriggio ad occuparci di diritti umani. E, mentre ci occupavamo di diritti umani, la consigliera Piccinini e il gruppo dei Cinquestelle erano in silenzio, perché non volevano oltraggiare il pensiero della Lega Nord; così come la Lega Nord, perché non vuole oltraggiare il pensiero dei Cinquestelle, sceglie la linea del silenzio. Tuttavia, nel silenzio si sono compiute le atrocità più gravi nella storia dell’umanità. Oggi, invece, assistiamo alla mediocrità politica di una scelta che dimostra di non conoscere quello che è accaduto in questo Paese. È vero, infatti, che il Tribunale dei minorenni di Roma, nel 2014, si è già occupato dell’adozione co-parentale, così come ha fatto la Corte d’Appello di Torino nel 2015, o la Corte d’Appello di Trento nel 2017. Lo stato di diritto in questo Paese è già stato garantito.

La politica, il centrosinistra, il Pd, ha scelto di approvare la legge Cirinnà. Ha fatto una scelta politica, che ha indirizzato questi anni di governo e di cambiamento, che hanno permesso, come in alcuni parti della risoluzione si precisa, ad alcuni sindaci di istituire questi albi e di dare la possibilità della cogenitorialità. Tuttavia, sfugge, ai poco attenti studi in materia di legislazione, che la cittadinanza, quella stessa che viene citata nell’articolo 117 e che, a dire del consigliere Galli apparterrebbe soltanto ai cittadini italiani, è un tema che riguarda la competenza esclusivamente statale, così anche la legge sulla procreazione medicalmente assistita è un tema che riguarda la legislazione statale. Ma su questo, evidentemente, nessuno si è indignato, nessuno ha pensato di offrire nuove letture, se non qualcuna, che è stata forse il flatus vocis con il quale si è mossa la destra più radicale, mentre la destra di governo, quella che siede tra la Lega Nord, ha pensato che il silenzio fosse molto più efficace della forza delle idee. Noi siamo convinti quindi che se esiste un cortocircuito, oggi ci sia stato tutto e, se esiste una speculazione politica su questi fatti, ci sia stata tutta.

Una volta che nasce un minore, questo è un figlio di tutti, è un figlio di questo Stato e abbiamo il dovere di occuparcene, ma pensare di speculare in questo modo, è il modo peggiore per affrontare questo tema. I figli dei migranti hanno le stesse vite che vanno ai figli delle coppie omogenitoriali, come quelle delle coppie eterosessuali. I minori vanno tutelati a tutti i livelli e non soltanto per cercare di segnare un punto nella propria differenziazione. 

La presidente Mori, con la sua commissione, da diversi anni – e comunque anche in tempi recenti – si sta occupando di questo tema, cercando di aprire una discussione che è patrimonio della discussione politica che viene portata avanti da questa Assemblea, intorno alla quale, anche nei prossimi giorni, ci sarà un ulteriore confronto. Se ci fosse stata quell’intelligenza politica, si sarebbe capito che la sede di discutere di diritti non era quella del silenzio a cui ci ha fatto assistere prima il Movimento 5 Stelle e non è neanche quella dell’opportunismo, del silenzio della parola a momenti alterni su risoluzioni diverse. Noi pensiamo che sui diritti umani, sui diritti civili, sui diritti dei minori, le speculazioni dovrebbero stare a zero. Per questo, siamo contrari a questo modo di fare politica. Pensavamo che il cambiamento fosse qualcosa di diverso dall’ipocrisia.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Caliandro.

La parola al consigliere Pompignoli.

 

POMPIGNOLI: Presidente, siamo in discussione generale, o in dichiarazioni e di voto? Perché quella di Caliandro mi sembrava più una discussione generale, che una dichiarazione di voto. Non ho neanche compreso, sinceramente, che cosa vota su questa risoluzione. 

A prescindere da questo inciso, è chiara la posizione della Lega sul punto. Non ci vogliamo sottrarre a nessun tipo di discussione. Siamo per la famiglia tradizionale: un bambino deve avere un padre e una madre. Il ministro della famiglia ha già reso diverse dichiarazioni che vanno in questo senso. Continuiamo su questo percorso. Riteniamo opportuno che sia vietata la maternità surrogata e siamo per la famiglia formata da un padre e una madre. Non siamo per la famiglia arcobaleno.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Pompignoli.

La parola al consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. Noi esprimiamo una posizione favorevole alla risoluzione presentata dalla collega Piccinini, quindi il nostro sarà un voto a favore. Colgo, però, l’occasione per due piccoli passaggi a cui tengo. È vero, abbiamo passato tutta la giornata a discutere di risoluzioni. L’ho detto prima e voglio ridirlo adesso, affinché rimanga a verbale in modo chiaro. L’abbiamo fatto per espressa richiesta dei gruppi di centrodestra, delle opposizioni, che nella Conferenza dei Capigruppo ci hanno chiesto espressamente che una giornata fosse dedicata alle risoluzioni, al fine di poter smaltire i lavori. Com’è noto, io penso sempre che quest’Aula dovrebbe essere impegnata perlopiù in atti legislativi e atti amministrativi, ma mi sono attenuto, ovviamente, alla valutazione del resto dei capigruppo. 

Noto, però – e anche questo lo lascio a verbale – e mi pare strano, un po’ stravagante, che nel momento in cui alcune forze politiche chiedano che una giornata venga interamente dedicata alle risoluzioni, poi succeda che, a un certo punto, in Aula, di dodici consiglieri di centrodestra (tutti, ovviamente, avranno le legittime motivazioni per non essere presenti), ce ne sono tre della Lega e uno di Fratelli d’Italia, più il presidente. Il presidente svolge la funzione presidenziale, quindi non lo prendo dentro questo tipo di ragionamento. Comunque, tre più il presidente. Segnalo sommessamente che esistono dei gruppi molto più ristretti, che però intendono il lavoro di quest’Aula in un modo un po’ diverso, quindi sono presenti nella loro totalità, dalle 9,30 di mattina alle 18 di sera, pur non avendo noi chiesto di fare una giornata interamente dedicata a discussioni quali risoluzioni. Quindi sarebbe forse un pochino più corretto se quando si fanno certe richieste, dopo si desse conto anche con coerenza a comportamenti coerenti, perché altrimenti stiamo qua, oltre tutto a sentirmi dire che stiamo tutto il giorno a discutere di risoluzioni da chi lo ha chiesto e non è presente in Aula, veramente mi sembra un po’ eccessivo. 

Io ho detto che voteremo la risoluzione. Ovvio che quando c’è qualcuno che mi dice che la famiglia deve essere tradizionale e quindi con un padre e una madre, allora mi chiedo: tutte quelle famiglie, specie a livello nazionale, anche nei gruppi politici nazionali, hanno diverse mogli e diversi figli sparsi in giro (tutte valutazioni, ovviamente, personali, private, tutte giuste e corrette), non è esattamente la famiglia tradizionale. Spesso, da quella parte dell’Aula si invoca la famiglia tradizionale e poi, chi invoca quella famiglia tradizionale, ha diverse mogli, diversi figli, esattamente come chi invoca le risoluzioni non è in Aula. Diciamo così: si chiama coerenza ai tempi del Governo del cambiamento. 

Dopodiché, io sono d’accordo a sollecitare il Parlamento affinché produca leggi e si occupi del tema. Io ho pienamente titolo per poterlo fare, perché in quel Parlamento siamo ampiamente sottorappresentati, per volontà degli elettori – quindi di fronte a questo ci si ferma –, però mi aspetto anche che chi da qui sollecita il Parlamento, abbia buone possibilità di immaginare che, essendo maggioranza in Parlamento, questo nostro auspicio troverà sicuramente una porta aperta, spalancata e quindi immagino ci sarà a breve una discussione in Parlamento, perché altrimenti troverei stravagante che alcune forze politiche qua fanno una discussione e in Parlamento magari non la fanno per nulla.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Taruffi.

La parola alla consigliera Piccinini.

 

PICCININI: Grazie, presidente. Io trovo, come al solito, sempre abbastanza divertenti le dichiarazioni del collega Caliandro, perché ogni volta sembrano piovere così, senza arte né parte, con considerazioni su un dibattito e presunte speculazioni politiche che non ci sono mai state. Però, evidentemente, la sua immaginazione va oltre la realtà. Quello che però è venuto fuori in maniera chiara è che chi gioca veramente a nascondino è proprio il Partito Democratico, perché su un tema in cui dovrebbe essere scontato il voto favorevole, invece, attraverso – quelle sì – speculazioni politiche e motivazioni strumentali, ci si nasconde, quindi si gioca a nascondino per evitare di affrontare un dibattito che all’interno del Partito Democratico vede posizioni differenti. Questa è la verità, per cui oggi ci troviamo con il Partito Democratico che non vota la nostra risoluzione. 

A me, francamente, dispiace molto. Davo per scontato, invece, vista la legge Cirinnà, visti i vostri sindaci che si stanno muovendo in questo senso nei Comuni, che il voto fosse favorevole. Evidentemente i mal di pancia hanno avuto la meglio.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Piccinini.

Se nessun altro consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 6536.

 

(È respinta a maggioranza dei presenti)

 

Sull’ordine dei lavori

 

PRESIDENTE (Rainieri): In teoria io dovrei chiudere. Abbiamo una risoluzione. Chiudiamo i lavori e la riprendiamo, come da programma, alla fine dei lavori di giovedì? O volete farla e splafonare?

La parola alla consigliera Rontini.

 

RONTINI: Grazie, presidente. Io sono disponibile anche a farla adesso. 

 

PRESIDENTE (Rainieri): La prima firmataria ha dato la disponibilità. Per i capigruppo, va bene.

 

OGGETTO 6807

Risoluzione per impegnare la Giunta e l'Assemblea legislativa a proseguire e implementare l'impegno nella diffusione della cultura legalitaria e nel sostegno a progetti di cittadinanza attiva, in collaborazione con le scuole e le istituzioni del territorio; per sollecitare il Governo a sostenere azioni in tali ambiti. A firma dei Consiglieri: Rontini, Tarasconi, Paruolo, Campedelli, Molinari, Soncini, Boschini, Iotti, Mori, Caliandro, Taruffi, Torri, Prodi, Marchetti Francesca, Zoffoli, Sabattini, Montalti, Bessi, Mumolo, Zappaterra, Rossi, Pruccoli, Saliera, Bagnari

(Discussione e approvazione)

 

OGGETTO 7669

Risoluzione per impegnare la Giunta a rafforzare il proprio impegno nel campo dell’educazione ambientale e a promuovere approfondimenti con i Ministeri firmatari dell’accordo in materia, al fine di rafforzare le attività realizzabili nelle scuole del nostro territorio. A firma della Consigliera: Piccinini

(Presentazione, discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Risoluzione oggetto 6807 che impegna la Giunta e l'Assemblea legislativa a proseguire e implementare l'impegno nella diffusione della cultura legalitaria e nel sostegno a progetti di cittadinanza attiva, in collaborazione con le scuole e le istituzioni del territorio; per sollecitare il Governo a sostenere azioni in tali ambiti. A prima firma della consigliera Rontini.

Su tale oggetto insistono tre proposte di emendamento: due a firma della consigliera Piccinini, una a firma della consigliera Rontini.

A tale oggetto è stata abbinata la risoluzione oggetto 7669 che impegna la Giunta a rafforzare il proprio impegno nel campo dell’educazione ambientale e a promuovere approfondimenti con i Ministeri firmatari dell’accordo in materia, al fine di rafforzare le attività realizzabili nelle scuole del nostro territorio. A firma della consigliera Piccinini.

Discussione generale sui due documenti.

La parola alla consigliera Rontini per l’illustrazione.

 

RONTINI: Grazie. Visti i tempi, sarò brevissima, anche perché questo testo è stato depositato a luglio scorso, quindi penso che le diverse forze politiche ne abbiano potuto prendere visione. La dico utilizzando le parole del presidente dell’ANCI Emilia-Romagna, che è stato, insieme ad altri sindaci di tutto il Paese, di ogni colore politico, tra i depositari di questa proposta di legge di iniziativa popolare e il presidente ANCI De Pascale, nei mesi scorsi, intervenendo a nome dei sindaci dell’Emilia-Romagna all’assemblea dell’ANCI a Rimini ha detto che è impossibile che in questo Paese, durante il corso di studi, un ragazzo studi tre volte la fotosintesi clorofilliana e mai una volta la Costituzione repubblicana. Quindi la risoluzione depositata nei mesi scorsi vuole dare supporto a quella raccolta di firme che si avvia alla conclusione perché, se non ricordo male, decorrono sei mesi dal deposito formale; firme che sono state raccolte in tantissime iniziative, in tanti nostri Municipi, che ha l’obiettivo di reintrodurre l’ora di educazione civica, di educazione alla cittadinanza come materia a sé stante in ogni scuola di ordine e grado. Lo vuole fare perché riteniamo che sia importante da reinserire nel ciclo scolastico una materia che tratti quello che è il rispetto delle regole, il loro significato, la conoscenza dei diritti e dei doveri, credendo che proprio dai banchi di scuola si possa ripartire per formare cittadini migliori. Nel fare questo, nel nostro testo, abbiamo voluto ricordare – non lo sto ad elencare e ad illustrare qui – le tante iniziative che in questi anni, attraverso il percorso “Concittadini”, anche la Emilia-Romagna, con questa stessa finalità, ha voluto intraprendere. 

Vado velocemente anche sugli emendamenti. Abbiamo depositato una proposta di subemendamento all’emendamento n. 2 della consigliera Piccinini, che naturalmente voteremo favorevolmente.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Rontini.

La parola al consigliere Pompignoli.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente. Solo per annunciare il voto favorevole a questa risoluzione, in considerazione del fatto che poche settimane fa è stato depositato alla Camera un progetto di legge da parte del movimento della Lega, proprio sull’introduzione dell’educazione civica nelle scuole. È ovvio che questo era un argomento che interessava il movimento della Lega; un argomento per il quale si è perso oggi un po’ il senso dell’educazione civica da parte dei ragazzi che vanno a scuola; perso anche in virtù del fatto che non viene più studiata nelle scuole superiori, nelle scuole medie, nelle scuole inferiori la Costituzione, quelli che sono i diritti e i doveri dei cittadini, si pensa sicuramente ad altro, ma non a questo. È giusto introdurre quest’ora. Riteniamo che già il progetto di legge, che è di quattro articoli, che è stato depositato, sia la sintesi rispetto a quello che chiede, in questa risoluzione, la consigliera Rontini e gli altri (sono tanti firmatari).

È ovvio che è un passaggio che noi abbiamo sostenuto sin dall’inizio. L’introduzione dell’educazione civica era uno dei principi sui quali la Lega fondava la propria campagna elettorale e, come cambiamento e come Governo del cambiamento, dalle parole, come sempre, si è passati ai fatti, cosa che invece, negli atti antecedenti al 4 marzo, questa proposta non era mai venuta fuori. Oggi, ovviamente, il PD la propone, sapendo benissimo che questo progetto di legge era stato già depositato, per cui, ovviamente, va a ricalcare quanto già sollecitato dal Governo, quindi la proposizione di questa proposta di legge per l’introduzione dell’educazione civica.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Pompignoli.

La parola alla consigliera Piccinini.

 

PICCININI: Grazie, presidente. Tra le finalità della legge 107/2015, citata in questa risoluzione, vi è anche quella legata allo sviluppo di comportamenti responsabili, ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità e della sostenibilità ambientale. È proprio in riferimento a quest’ultimo aspetto in particolare che è andata l’attenzione del ministro Costa, il quale il 5 dicembre ha firmato un protocollo d’intesa per l’educazione ambientale rivolto alle scuole di ogni ordine e grado. Quindi attraverso la realizzazione di un vero e proprio piano nazionale per sensibilizzare i ragazzi a una nuova cultura ambientale tramite progetti dedicati, con uno stanziamento di risorse pari a 1,3 milioni di euro. A questo proposito abbiamo presentato degli emendamenti che vanno in questo senso e chiediamo alla Giunta di rafforzare il proprio impegno nel campo dell’educazione ambientale, a promuovere approfondimenti con i Ministeri, firmatari del richiamato accordo in materia, al fine di rafforzare le attività realizzabili nelle scuole del nostro territorio. 

Visto che è stato depositato un subemendamento, diciamo che ricomprende un po’ le nostre richieste, quindi faccio già la dichiarazione di voto: noi voteremo favorevolmente sia la risoluzione che gli emendamenti proposti.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Piccinini.

La parola alla consigliera Rontini.

 

RONTINI: Ringrazio e mi fa piacere che questo testo trovi la condivisione dell’Aula. Volevo solo precisare, rispetto ad alcune informazioni che riferiva il consigliere Pompignoli. La proposta di legge non è del Partito Democratico; è una proposta di legge di iniziava popolare, depositata in Cassazione lo scorso 14 giugno da una delegazione di sindaci, tra cui c’era il presidente dell’ANCI De Caro, il sindaco Gori, il sindaco di Firenze Nardella, ma anche la sindaca Virginia Raggi. Immagino ci fossero altri sindaci, sia del movimento della Lega (come ho capito che adesso si chiamano, perché lui si è appellato così), insomma, sindaci di ogni colore e parte. Quando una proposta è di buonsenso e non ha colore politico, ci tengo a sottolinearlo e a specificarlo anche in quest’Aula.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Rontini.

La parola al consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Quando il Partito Democratico si mette a parlare di cultura e formazione su materie umanistiche per esperienze acquisite nel corso degli anni, mi sorgono sempre dubbi e perplessità, per una serie di incoerenze o di interpretazioni di parte, spesso strumentali a una specifica visione politica della storia, che a mio avviso hanno caratterizzato molte delle iniziative del PD. Non mi posso esimere. Già una prima perplessità nasce nella premessa del documento stesso, dove si dice: «La Regione Emilia-Romagna promuove e sostiene progetti per la diffusione della cultura della legalità e sui temi della cittadinanza». Quando poi nella pratica quotidiana, evidentemente, la sinistra ha accettato di convivere con un fenomeno come quello dell’immigrazione clandestina, che non lo dice il sottoscritto, lo dice il termine stesso per definizione, clandestino è colui che si trova od opera in una situazione irregolare, senza l’approvazione dell’autorità, o contro il divieto delle leggi vigenti. Quando poi i suoi rappresentanti negli enti locali, con tale fenomeno, ci convivono dalla prima ora, senza far nulla per contrastarlo, ma piuttosto si adoperano per trovare soluzioni ulteriori di convivenza e gestione, ma altre incongruenze, che talvolta sfociano in speculazioni politiche, si rilevano proprio in campo culturale e nell’ambito della formazione storico-politica delle nuove generazioni. Con la legge regionale n. 3/2016 “Memorie nel Novecento, promozione e sostegno alle attività di valorizzazione della storia del Novecento in Emilia-Romagna”, l’Assemblea realizza e promuove progetti e attività culturali volti ad accrescere nei giovani la coscienza degli avvenimenti che hanno contrassegnato la storia del Novecento. 

Per spiegarmi meglio, vorrei passare a un esempio concreto. Nei giorni scorsi c’è stata l’iniziativa “Monumenti aperti”, in cui si potevano visitare palazzi del Novecento, solitamente chiusi al pubblico. Un’iniziativa che mirava a riscoprire un patrimonio architettonico poco conosciuto, con l’opera divulgativa assicurata dagli studenti delle scuole elementari e secondarie di primo grado, che dovevano guidare il pubblico in un percorso di valorizzazione dal punto di vista turistico, del patrimonio architettonico e culturale del Novecento, in un programma che prevedeva di approfondire l’evoluzione e la nascita delle correnti artistiche e architettoniche del secolo scorso. Ma in tali programmi, i ragazzi di 8/10 anni, si sono prodigati – evidentemente ben istruiti – nel recitare le aberrazioni della dittatura fascista, che – credo – poco abbiano a che vedere con l’arte e l’architettura, infarcendo il tutto con fatti certamente accaduti, ma che escludono, dal quadro generale della valutazione storica, la possibilità di un’analisi esaustiva di insieme. Poiché in alcuni degli stessi monumenti, nel Dopoguerra, furono perpetrate atrocità da parte dei partigiani comunisti, che nessun bambino, ovviamente, si è ricordato di narrare. Oppure sarebbe come se nella visita ai monumenti di Trieste i ragazzini avessero raccontato le aberrazioni dei comunisti titini contro italiani inermi, in Istria e Dalmazia, e sottolineato il rischio di una nuova dittatura di stampo comunista in Italia, se l’esercito di Tito non fosse stato frenato dal rischio di aprire un nuovo fronte contro gli stessi alleati americani.

Proprio il 16 ottobre ricorreva il giorno del rastrellamento nel ghetto ebraico di Roma e alcuni giorni or sono la Commissione esteri della Camera dei deputati ha avuto un incontro con esponenti del regime iraniano, Bigdeli Alireza e Jami Morteza, membri di una organizzazione ufficiale che già nel 2006 promosse attività ufficiali sul negazionismo della Shoah. Esponenti di un regime che ha sempre, come finalità, la distruzione dello Stato di Israele. In quel contesto, come in molte altre occasioni, parlamentari che a ogni piè sospinto gridano all’antifascismo e all’antinazismo, non hanno proferito verbo. Purtroppo, la riluttanza nel condividere iniziative che sono certamente legittime in premessa e negli scopi prefissati, deriva dal realizzare, poi, che nella loro attuazione concreta si prestano ad altro.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Tagliaferri.

La parola al consigliere Torri.

 

TORRI: Grazie, presidente. Brevemente, visto che anche noi abbiamo sottoscritto convintamente anche questa risoluzione, penso sia importante votarla oggi. Ripensando un po’ alla giornata che abbiamo trascorso, alle discussioni affrontate, al minuto di silenzio che abbiamo fatto questa mattina, ad integrare, nelle premesse – ma solo con il mio intervento – un altro aspetto delle iniziative che la Regione fa per sostenere la cittadinanza attiva e che penso si inserisca perfettamente nel quadro delle premesse di questo documento e nella giornata di oggi, i Premi “René Cassin”, che sono stati conferiti per la sedicesima volta lo scorso venerdì a studenti universitari della nostra regione, che affrontano tesi in diritti umani e cooperazione allo sviluppo internazionale. Ho pensato questo perché nell’ascoltare le parole degli studenti vincitori di quest’anno e degli studenti vincitori delle edizioni passate, che sono venuti qua in Regione venerdì scorso, ho detto loro – e continuo a pensarlo – che ho capito, e penso si potesse capire bene richiamando il minuto di silenzio di stamattina, richiamando la cooperante italiana ancora rapita, di cui si parla, penso, troppo poco, richiamando le loro esperienze, il senso reale e concreto di cittadinanza attiva, che parte dalle nostre comunità, perché loro fanno parte piena delle nostre comunità, e arrivano oltre i confini di questo Paese. Quella è cittadinanza, non legata a una comunità, non legata a uno Stato, ma legata al fatto di agire, cittadino per cittadino, per lo sviluppo degli altri Paesi e per lo sviluppo dei diritti umani. 

Penso che le premesse di questo documento si possano integrare anche con questa attività e, a maggior ragione, si possa votare a favore di questo documento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Torri.

La parola al consigliere Bertani.

 

BERTANI: Grazie, presidente. La proposta di legge di iniziativa popolare è importante. Negli anni ci sono state tante iniziative di proposte di legge di iniziativa popolare. Quello che mi ha stupito è che molti sindaci, questa volta, hanno utilizzato tutti i canali a loro disposizione per pubblicizzare le raccolte di firme per questa legge di iniziativa popolare, in particolare sostenuta dal PD, tanto che ho visto – e ne sono stato contento – diversi siti dei Comuni che hanno messo in prima pagina, nel loro sito istituzionale, che all’interno del Comune era possibile andare a firmare per questa legge di iniziativa popolare; una cosa molto positiva. Spero che sia un’attività che, da adesso in avanti, diventi normale, nel senso che negli anni sono state molte le iniziative di raccolte firme per le leggi popolari, ma non mi era mai capitato di vederlo, o molto raramente, sui siti istituzionali dei Comuni. Vedo che nei sindaci anche del PD questa sensibilità sta venendo avanti e la rilevo in maniera positiva. Spero che funzioni anche da adesso in avanti, anche perché finora le leggi di iniziativa popolare sono state trattate in maniera un po’ da cenerentola. Praticamente tutte le leggi di iniziativa popolare hanno raccolto le firme e poi sono rimaste a invecchiare nei cassetti. 

Nel programma del Governo del cambiamento c’è un’iniziativa che si sta portando avanti, assieme a quella del referendum propositivo, anche quella del fatto che il Parlamento (che sia questo, o quelli prossimi) dovrà per forza prendere in esame le leggi di iniziativa popolare. Quindi io sono contento che questa legge di iniziativa popolare abbia raccolto le firme (spero abbia superato il numero) e il Parlamento sicuramente la discuterà, cosa che finora non succedeva in automatico, perché chi finora ha governato non ha mai voluto fare questa riforma necessaria.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

La parola al consigliere Pompignoli.

 

POMPIGNOLI: Solo per precisare alla collega Rontini che io mi riferivo alla risoluzione. La risoluzione non credo sia firmata dai sindaci dell’iniziativa popolare, credo. Qui vedo Manuela Rontini, che dovrebbe essere la Rontini che vedo qua di fianco, vedo Paruolo, vedo la Soncini, vedo Calvano, vedo Boschini. Non credo essere i sindaci che hanno fatto la proposta di iniziativa popolare su questa norma. Mi riferivo semplicemente al fatto che oggi sponsorizzate l’educazione civica – in relazione proprio alla proposta di iniziativa popolare – ma non ricordo, in questi ultimi quattro anni, alcun atto in questo senso, né da parte dell’Assemblea legislativa, né da parte del Governo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Pompignoli.

La parola al consigliere Paruolo.

 

PARUOLO: Solo per dire che non sarebbe male che cogliessimo l’opportunità, quando c’è un consenso che vedo si profila ampio sulla risoluzione, per evitare, ognuno, di voler marcare il proprio punto di vista e fare il proprio pistolotto per cercare di mettere un pochino di pepe o, peggio, come ha fatto il consigliere Tagliaferri nel suo intervento. Però, siccome anch’io non riesco del tutto ad esimermi dal raccogliere alcuni degli spunti, voglio semplicemente ricordare al consigliere Bertani, che nell’accingersi del suo Governo del cambiamento a dare più peso alle proposte di legge di iniziativa popolare, che nella riforma costituzionale, ahimè bocciata dai cittadini il 4 dicembre 2016, era compresa, fra le altre cose, la certezza del fatto che le proposte di iniziativa di legge popolare sarebbero state discusse dal Parlamento. Così, solo per ricordarci di cose del passato.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Paruolo.

Chiedo l’assenso alla consigliera Rontini per la votazione degli emendamenti. Grazie.

Se nessun altro consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 1, a firma della consigliera Piccinini.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 1 è respinto.

Subemendamento 3 all’emendamento 2. Il subemendamento è a firma della consigliera Rontini, l’emendamento è a firma della consigliera Piccinini.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, il subemendamento 3, a firma della consigliera Rontini.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Il subemendamento 3 è approvato, quindi è precluso l’emendamento 2.

 

(interruzioni)

 

Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione della risoluzione, oggetto 6807, a firma dei consiglieri Rontini e altri, con l’uso del dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese,

con registrazione dei nomi)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

 

28

Assenti

 

22

Votanti

 

27

Favorevoli

 

26

Contrari

 

1

Astenuti

 

--

 

PRESIDENTE (Rainieri): La risoluzione oggetto 6807 è approvata.

Si proceda alla votazione della risoluzione, oggetto 7669, a firma della consigliera Piccinini, con l’uso del dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese,

con registrazione dei nomi)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

 

25

Assenti

 

25

Votanti

 

24

Favorevoli

 

3

Contrari

 

18

Astenuti

 

3

 

PRESIDENTE (Rainieri): Mancherebbe il numero legale, ma il presidente Bonaccini ha giustificato la sua assenza e quindi risulta presente ai fini del numero legale.

 

(Il consigliere Poli dichiara voto contrario)

 

La risoluzione oggetto 7669 è respinta.

Buona serata a tutti. Ci riaggiorniamo a domani mattina alle ore 9,30.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 18,20

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Alan FABBRI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Paola GAZZOLO, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta ai sensi dell’articolo 65, comma 2 del Regolamento interno il presidente della Giunta Stefano BONACCINI.

Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta la vicepresidente della Giunta Elisabetta GUALMINI, gli assessori Patrizio BIANCHI, Raffaele DONINI, Sergio VENTURI e i consiglieri Gabriele DELMONTE, Michele FACCI e Antonio MUMOLO.

 

Votazioni elettroniche

 

OGGETTO 7184 “Risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad attivarsi presso l'Ufficio scolastico regionale, al fine di rendere obbligatori i controlli preventivi sui mezzi impiegati nelle gite scolastiche per garantire la sicurezza stradale e degli studenti. A firma dei Consiglieri: Torri, Taruffi, Prodi”

 

Votazione emendamento 1, a firma della consigliera Piccinini

 

Presenti 35

 

Favorevoli: 28

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Giulia GIBERTONI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Giuseppe PARUOLO, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Contrari: 2

Andrea GALLI, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Astenuti: 4

Massimo IOTTI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Matteo RANCAN.

 

Non votanti: 1

Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 15

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giorgio PRUCCOLI, Simonetta SALIERA, Ottavia SONCINI.

 

Votazione emendamento 3, a firma dei consiglieri Marchetti Francesca e Torri

 

Presenti: 36

 

Favorevoli: 30

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Giuseppe PARUOLO, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Contrari: 1

Andrea GALLI.

 

Astenuti: 4

Andrea LIVERANI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Matteo RANCAN.

 

Non votanti: 1

Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 14

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giorgio PRUCCOLI, Simonetta SALIERA, Ottavia SONCINI.

 

Votazione emendamento 2, a firma della consigliera Piccinini

 

Presenti 38

 

Favorevoli: 5

Andrea BERTANI, Giulia GIBERTONI, Silvia PICCININI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI.

 

Contrari: 26

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Astenuti: 6

Andrea GALLI, Andrea LIVERANI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Matteo RANCAN, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Non votanti: 1

Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 12

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Simonetta SALIERA, Ottavia SONCINI.

 

Votazione risoluzione oggetto 7184

 

Presenti: 33

 

Favorevoli: 32

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Non votanti: 1

Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 17

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Manuela RONTINI, Simonetta SALIERA, Raffaella SENSOLI, Ottavia SONCINI.

 

OGGETTO 7265 “Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi in tutte le sedi istituzionali al fine di chiedere al Parlamento una ferma opposizione alle norme del D.L. n. 113, firmato dal Presidente della Repubblica in data 4/10/2018 e contenente disposizioni riguardanti la protezione internazionale, l’immigrazione e la sicurezza pubblica, laddove modificano peggiorativamente lo status di migrante e richiedente asilo, o di cittadino italiano non per nascita, in difesa dei diritti costituzionali e della dignità dell'essere umano, opponendosi inoltre agli altri aspetti critici laddove comportino una riduzione delle libertà individuali e sociali, oltre che una perdita di benefici della collettività, e a rimettere al centro la concertazione con gli enti locali nelle politiche di accoglienza. A firma dei Consiglieri: Prodi, Taruffi, Torri, Alleva”

 

Presenti: 33

 

Favorevoli: 25

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Contrari: 7

Andrea BERTANI, Andrea GALLI, Andrea LIVERANI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Matteo RANCAN, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Non votanti: 1

Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 17

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Stefano BONACCINI, Paolo CALVANO, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Giulia GIBERTONI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Antonio MUMOLO, Marco PETTAZZONI, Giorgio PRUCCOLI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Ottavia SONCINI.

 

OGGETTO 6807 “Risoluzione per impegnare la Giunta e l'Assemblea legislativa a proseguire e implementare l'impegno nella diffusione della cultura legalitaria e nel sostegno a progetti di cittadinanza attiva, in collaborazione con le scuole e le istituzioni del territorio; per sollecitare il Governo a sostenere azioni in tali ambiti. A firma dei Consiglieri: Rontini, Tarasconi, Paruolo, Campedelli, Molinari, Soncini, Boschini, Iotti, Mori, Caliandro, Taruffi, Torri, Prodi, Marchetti Francesca, Zoffoli, Sabattini, Montalti, Bessi, Mumolo, Zappaterra, Rossi, Pruccoli, Saliera, Bagnari”

 

Presenti: 28

 

Favorevoli: 26

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Giuseppe PARUOLO, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Contrari: 1

Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Non votanti: 1

Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 22

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Stefano BONACCINI, Giuseppe BOSCHINI, Paolo CALVANO, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Marco PETTAZZONI, Giorgio PRUCCOLI, Matteo RANCAN, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Ottavia SONCINI.

 

OGGETTO 7669 “Risoluzione per impegnare la Giunta a rafforzare il proprio impegno nel campo dell’educazione ambientale e a promuovere approfondimenti con i Ministeri firmatari dell’accordo in materia, al fine di rafforzare le attività realizzabili nelle scuole del nostro territorio. A firma della Consigliera: Piccinini”

 

Presenti: 25

 

Favorevoli: 2

Andrea BERTANI, Silvia PICCININI.

 

Contrari: 19

Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Astenuti: 3

Silvia PRODI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI.

 

Non votanti: 1

Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 25

Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Stefano BONACCINI, Giuseppe BOSCHINI, Paolo CALVANO, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Ottavia SONCINI.

 

(Il presidente Bonaccini, assente ai sensi dell’art. 65, comma 2, del Regolamento interno è computato come presente ai soli fini del numero legale)

 

Emendamenti

 

OGGETTO 7184 “Risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad attivarsi presso l'Ufficio scolastico regionale, al fine di rendere obbligatori i controlli preventivi sui mezzi impiegati nelle gite scolastiche per garantire la sicurezza stradale e degli studenti. A firma dei Consiglieri: Torri, Taruffi, Prodi”

 

Emendamento 1, a firma della consigliera Piccinini:

«Al primo paragrafo della sezione introdotta da “Rilevato che” sono apportate le seguenti modifiche:

a)      all’inizio è aggiunta la parola “Ad”;

b)      al termine è aggiunto il testo seguente: “tali controlli possono, comunque, essere richiesti alla Polizia locale, che infatti spesso opera in questo ambito d’attività;”»

(Approvato)

 

Emendamento 2, a firma della consigliera Piccinini:

«Al termine della sezione introdotta da “Si impegna la Giunta regionale:” è aggiunto il punto elenco seguente:

“Ad attivarsi inoltre presso gli Enti locali per promuovere l’attività di controllo sui mezzi da impiegare nelle gite da parte dei Corpi e dei servizi di Polizia locale, prevedendo, al riguardo, specifiche attività di formazione e di assistenza tecnica per gli operatori impegnati in questa importante attività.”»

(Respinto)

 

Emendamento 3, a firma dei consiglieri Francesca Marchetti e Torri:

«Il dispositivo di impegno è così sostituito:

“Ad attivarsi in tutte le sedi opportune perché venga reso obbligatorio il controllo dei pullman utilizzati come mezzo di trasporto per le gite scolastiche e, nelle more, a richiedere all’Ufficio scolastico regionale che sostenga presso le scuole della nostra regione l’attuazione di quanto contenuto nel citato protocollo”.»

(Approvato)

 

OGGETTO 7265 “Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi in tutte le sedi istituzionali al fine di chiedere al Parlamento una ferma opposizione alle norme del D.L. n. 113, firmato dal Presidente della Repubblica in data 4/10/2018 e contenente disposizioni riguardanti la protezione internazionale, l’immigrazione e la sicurezza pubblica, laddove modificano peggiorativamente lo status di migrante e richiedente asilo, o di cittadino italiano non per nascita, in difesa dei diritti costituzionali e della dignità dell'essere umano, opponendosi inoltre agli altri aspetti critici laddove comportino una riduzione delle libertà individuali e sociali, oltre che una perdita di benefici della collettività, e a rimettere al centro la concertazione con gli enti locali nelle politiche di accoglienza. A firma dei Consiglieri: Prodi, Taruffi, Torri, Alleva”

 

Emendamento 1, a firma dei consiglieri Prodi, Taruffi e Torri:

«Alla parte “Evidenziato che” aggiungere in fondo:

“Con un voto di fiducia posto dal Governo che ha visto 163 voti favorevoli, 59 contrari e 19 astenuti (5 i dissidenti M5S che hanno disertato l’aula), il Senato ha approvato il 7 novembre un maxiemendamento al d.d.l. di conversione del decreto sicurezza (n. 113/2018).

Il maxiemendamento approvato ha introdotto al testo del decreto-legge originario alcune modifiche, in particolare in materia di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza urbana, ma ha sostanzialmente confermato la stretta sui permessi soggiorno e richiedenti asilo, così come il Daspo urbano più severo, i “taser” elettrici ai vigili, e in generale mantenendo valide e pertinenti le analisi e valutazioni sopra riportate.

Il testo così come licenziato dal Senato è stato quindi approvato il 27/11/18 alla Camera attraverso un ulteriore voto di fiducia imposto dal Governo, con 336 voti favorevoli e 249 contrari (nessun astenuto).”»

(Approvato)

 

Emendamento 2, a firma dei consiglieri Prodi, Taruffi e Torri:

«Il dispositivo finale viene sostituito interamente come segue:

ad attivarsi in tutte le sedi istituzionali, incluso quelle parlamentari, per

- sollevare la questione di incostituzionalità della suddetta legge, laddove modifica peggiorativamente lo status di migrante e richiedente asilo, o di cittadino italiano non per nascita, comportando una riduzione delle libertà individuali e sociali, oltre che una perdita di benefici della collettività, in difesa dei diritti costituzionali e della dignità dell’essere umano;

- rimettere al centro la concertazione con gli enti locali nelle politiche di accoglienza;

- valutare, nei termini consentiti dalla legge, la promozione di una azione referendaria abrogativa.»

(Approvato)

 

OGGETTO 6807 “Risoluzione per impegnare la Giunta e l'Assemblea legislativa a proseguire e implementare l'impegno nella diffusione della cultura legalitaria e nel sostegno a progetti di cittadinanza attiva, in collaborazione con le scuole e le istituzioni del territorio; per sollecitare il Governo a sostenere azioni in tali ambiti. A firma dei Consiglieri: Rontini, Tarasconi, Paruolo, Campedelli, Molinari, Soncini, Boschini, Iotti, Mori, Caliandro, Taruffi, Torri, Prodi, Marchetti Francesca, Zoffoli, Sabattini, Montalti, Bessi, Mumolo, Zappaterra, Rossi, Pruccoli, Saliera, Bagnari”

 

Emendamento 1, a firma della consigliera Piccinini:

«Dopo la sezione introdotta da “Valutato positivamente che” è inserita la seguente:

premesso, inoltre, che

il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare hanno sottoscritto il 5 dicembre 2018 un protocollo d’intesa per l’educazione ambientale, rivolto alle scuole di ogni ordine e grado;

il protocollo prevede la realizzazione di un piano nazionale per l’educazione ambientale per la sensibilizzazione dei ragazzi in merito a sostenibilità, qualità dello sviluppo, cittadinanza attiva, legalità e rapporto tra scuola e territorio;

per raggiungere questi obiettivi, saranno realizzati progetti e attività a supporto delle iniziative autonome delle scuole e programmi di formazione e aggiornamento per docenti e ATA;

l’obiettivo del piano sarà anche promuovere in modo strutturale percorsi di educazione ambientale nelle scuole;

l’educazione ambientale costituisce oggi parte fondamentale della complessiva azione diretta a realizzare una piena educazione alla cittadinanza;»

(Respinto)

 

Emendamento 2, a firma della consigliera Piccinini:

«Al termine della sezione introdotta da “Impegna la Giunta e l’Assemblea legislativa a” è inserito il seguente punto:

“a rafforzare il proprio impegno nel campo dell’educazione ambientale e promuovere approfondimenti con i ministeri firmatari del richiamato accordo in materia, al fine di rafforzare le attività realizzabili nelle scuole del nostro territorio;”»

(Precluso)

 

Subemendamento 3, a firma della consigliera Rontini:

«L’emendamento 2 è così sostituito:

Al termine della sezione introdotta da “Impegna la Giunta” è inserito il seguente punto:

“a rafforzare il proprio impegno nel campo dell’educazione ambientale e alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica (L.R. n. 27/2009) e collaborare con i ministeri Ambiente e Istruzione firmatari di un recente protocollo di intesa in materia di educazione ambientale nelle scuole, nel quadro degli orientamenti assunti dalla Conferenza Stato-Regioni e di un rinnovato impegno concorrente (sistemi INFEA nazionale e regionali)”.»

(Approvato)

 

 

IL PRESIDENTE

I SEGRETARI

Rainieri

Rancan - Torri