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232.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 26 FEBBRAIO 2019

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

INDI DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

Aggiornamento della seduta

PRESIDENTE (Saliera)

 

OGGETTO 7391

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Norme per lo sviluppo, l'esercizio e la tutela dell'apicoltura in Emilia-Romagna» (107)

(Relazione di minoranza, discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 7391/1/3/5 oggetti 8017 - 8019 - 8021 - Presentazione, discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 7391/2/4 oggetti 8018 - 8020 - Presentazione, discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Saliera)

RANCAN, relatore di minoranza

TAGLIAFERRI (FdI)

PICCININI (M5S)

GIBERTONI (M5S)

TORRI (SI)

PRESIDENTE (Rainieri)

SERRI (PD)

CASELLI, assessore

PICCININI (M5S)

SERRI (PD)

PRESIDENTE (Rainieri)

PICCININI (M5S)

PICCININI (M5S)

SERRI (PD)

PICCININI (M5S)

SERRI (PD)

SERRI (PD)

SERRI (PD)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 5687

Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Qualificazione e tutela dell'impresa balneare» A firma dei Consiglieri: Bignami, Aimi, Galli

(Relazione della Commissione, discussione e reiezione)

(Ordine del giorno 5687/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” - Presentazione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

GALLI, relatore della Commissione

BAGNARI (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

GALLI (FI)

BAGNARI (PD)

BAGNARI (PD)

 

OGGETTO 7817

Proposta recante: “L.R. n. 24/2001 e successive modifiche, integrazioni – Programma denominato “Housing Sociale 2019””. (Delibera di Giunta n. 78 del 21 01 19) (196)

(Discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 7817/1 oggetto 8024 - Presentazione, discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Rainieri)

RONTINI (PD)

MUMOLO (PD)

BERTANI (M5S)

TAGLIAFERRI (FdI)

GUALMINI, vicepresidente della Giunta

TAGLIAFERRI (FdI)

PRESIDENTE (Rainieri)

RONTINI (PD)

PRESIDENTE (Rainieri)

RONTINI (PD)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazioni elettroniche oggetto 7391

Emendamenti oggetti 7391 - 8021 - 7817

Ordine del giorno 5687/1 “Non passaggio all’esame degli articoli”

 

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

La seduta ha inizio alle ore 14,23

 

PRESIDENTE (Saliera): Dichiaro aperta la seduta pomeridiana n. 232 del giorno 26 febbraio 2019.

Ha comunicato di non poter partecipare, ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno, il presidente della Giunta, Stefano Bonaccini.

Hanno giustificato la loro assenza i consiglieri Bargi e Sensoli e gli assessori Donini, Bianchi e Gazzolo.

 

Aggiornamento della seduta

 

PRESIDENTE (Saliera): Visto il numero dei presenti, che sono sedici, e in assenza del relatore di minoranza, interrompo i lavori, in attesa che ci sia il numero legale.

 

(La seduta è sospesa alle ore 14,24 e riprende alle ore 14,31)

 

OGGETTO 7391

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Norme per lo sviluppo, l'esercizio e la tutela dell'apicoltura in Emilia-Romagna» (107)

(Relazione di minoranza, discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 7391/1/3/5 oggetti 8017 - 8019 - 8021 - Presentazione, discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 7391/2/4 oggetti 8018 - 8020 - Presentazione, discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Riprendiamo i lavori della seduta pomeridiana, proseguendo sempre sull’oggetto 7391, con la relazione del consigliere Rancan, che ha venti minuti a disposizione e può anche prendere la parola.

 

RANCAN, relatore di minoranza: Grazie, presidente.

La mia sarà una relazione molto breve, nel senso che abbiamo condiviso questo percorso con la relatrice di maggioranza e con le associazioni apistiche territoriali. Abbiamo valutato quelle che sono e quelle che potevano essere delle criticità presenti nel progetto di legge, che erano state specificate da alcune parti, da alcune associazioni di categoria, criticità che potevano creare possibili frizioni per la buona riuscita di questo progetto di legge. Le criticità sono state, però, a parer nostro superate, quindi, nei fatti, con dei piccoli accorgimenti e con una piccola parte di specificità, di chiarezza e di dialogo. Fondamentalmente, queste piccole discrepanze con quello che avevamo visto sono state superate.

La valorizzazione del patrimonio apistico in Emilia-Romagna, quindi, è per noi importante e fondamentale, anche per il significato che hanno le api nel nostro ecosistema, per il mantenimento del nostro ecosistema, facendo anche da appoggio a quelle che sono attività agricole piuttosto che attività ambientali, che per noi sono davvero fondamentali e importanti, di rilievo.

Mi permetto di fare un piccolo inciso, per portare attenzione sulla specificità della ligustica, che per noi è importante salvaguardare e proteggere, perché in questa fase e in questo momento storico dobbiamo portare a casa la tutela massima per la ligustica.

Si può sempre fare di meglio, nel senso che un po’ è stato fatto con questo progetto di legge. Spero che si possa sempre negli anni incrementare una opportunità. Occorre un incremento delle protezioni per la nostra ape, per tutto il nostro sistema apistico, perché intorno a questo gravitano sì hobbysti, amatori, ma gravita anche un mondo imprenditoriale che deve essere comunque tutelato e salvaguardato insieme al mondo associativo.

Alla tutela della ligustica siamo assolutamente favorevoli, era questo che avevamo detto anche nel nostro primo discorso, nel nostro primo intervento in Commissione. Successivamente sono seguite anche le audizioni dei portatori di interesse, o comunque delle parti interessate, quindi noi siamo assolutamente favorevoli al processo che ha avuto questo progetto di legge e anche favorevoli al merito, perché pensiamo che una legge di questo tipo era grandemente desiderata, e in questo momento noi pensiamo che sia obiettivamente concretamente utile che venga fatta attenzione, venga messo un punto fermo sulle linee politiche della Regione, e penso che questo possa andare in quella direzione, anche per quanto riguarda l’Osservatorio e per quanto riguarda tutte quelle che saranno successivamente clausole valutative che noi dovremo andare a guardare. In tutto questo, bisogna prevedere anche dei controlli, che devono essere concretamente portati avanti e in essere per far sì che venga mantenuta la qualità del sistema apistico regionale, e debbono essere anche presi in considerazione criteri che devono comunque andare a salvaguardare tutto il nostro sistema, che deve essere ed è un sistema di primo posizionamento a livello nazionale.

Quindi, sicuramente favorevole a questo progetto di legge. Io mi limito a queste due considerazioni. Nel tecnico si è entrati prima. Pensiamo realmente che possa essere qualcosa di utile e fondamentale, partendo dalla salvaguardia concreta della ligustica, sperando che si possa sempre migliorare per incentivare il nostro mondo apistico, che nella nostra regione è qualcosa di davvero importante e di davvero concreto.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Rancan.

Apriamo la discussione generale sul provvedimento. Venti minuti per consigliere.

Ha chiesto la parola il consigliere Tagliaferri. Prego.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente.

L’apicoltura sta scontando nel corso degli ultimi anni, a livello locale, ma anche globale, nuovi pericoli dovuti a fattori diversi, dagli effetti dei cambiamenti climatici all’inquinamento, all’arrivo di parassiti delle api provenienti dall’estero, e via dicendo.

Uno dei fenomeni più tristemente noti nel mondo dell’apicoltura è la cosiddetta “sindrome da spopolamento degli alveari”, che si è ultimamente ridotta, ma che non è stata completamente debellata. La contaminazione chimica, l’avvelenamento dei pesticidi, le infezioni dovute a patogeni e parassiti hanno fatto il resto, come le nuove emergenti malattie, con un indebolimento del sistema immunitario delle api stesse.

Sappiamo che gli alveari fungono da segnalatori di allarme per l’inquinamento atmosferico come veri e propri bio-sensori sul territorio. La nostra produzione media è crollata a mille tonnellate annue circa, con 3.900 produttori in regione, di cui il 35 per cento professionisti, ossia per i quali è l’attività primaria.

Era, dunque, più che mai necessario un nuovo quadro normativo per salvaguardare un settore particolarmente importante non solo per l’occupazione, ma anche per la valorizzazione di aree da tutelare; un comparto che proprio con l’ambiente agricolo per primo deve trovare sinergie in un rapporto di amore-odio che parte dai trattamenti di fitofarmaci certamente da controllare in fase di fioritura.

Questo progetto di legge arriva dopo circa trent’anni dalla precedente legge n. 25 del 1988, abrogandola insieme ai successivi regolamenti. Da allora il mondo è profondamente cambiato anche per le api e per gli apicoltori e soprattutto per la nostra ape regina per antonomasia, l’Apis mellifera, sottospecie ligustica, che oggi è a forte rischio di perdita del suo patrimonio genetico.

La sua salvaguardia, però, va mediata con la tutela della produzione con il quadro normativo nazionale ed europeo sul libero scambio sulle concrete possibilità di arginare un fenomeno come quello dell’erosione genetica derivante dall’ibridazione.

Il comma 2 dell’articolo 7 mira a questo, con i limiti derivanti dalle oggettive possibilità di controllo e dalle stesse leggi di mercato e, quindi, come credo sia nello spirito della legge stessa, operare più che sul sistema sanzionatorio, peraltro previsto all’articolo 10, sulla qualità del prodotto, la performance, il miglioramento dell’ambiente in cui la ligustica possa affermarsi, divenendo ancora di più attrattiva per gli apicoltori e spingendoli così per primi ad evitare ibridazioni.

In questo senso condivido pienamente il fatto che siano da incentivare nuovi imboschimenti con piante autoctone (tiglio, acacia e via dicendo) propedeutiche a tali scopi, come l’idea di creare apposite zone per la selezione in purezza della ligustica.

In questo senso dovrà operare, a partire dai decreti attuativi, il Tavolo apistico con il contributo di un costante dialogo del mondo associativo, dei settori regionali dell’agricoltura, della sanità veterinaria e della ricerca universitaria a cui ci si deve sempre affidare per future e magari migliori prospettive.

È, quindi, una sfida difficile che va mediata nel tempo tra logiche diverse e legittimi interessi, talvolta contrapposti, ma è una sfida che si deve accogliere per la salvaguardia di un comparto rappresentativo di un mondo agricolo e rurale che ci caratterizza con un prodotto salutistico di grande qualità e di un valore nutrizionale unico al mondo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Tagliaferri.

La parola alla consigliera Piccinini. Prego.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Intanto, faccio una premessa: ritengo positivo l’aggiornamento di una norma che ormai ha compiuto i trent’anni di età su un settore di cui credo tendenzialmente si sia sottovalutata l’importanza e di cui solo recentemente sia nata la consapevolezza, solo negli ultimi anni o forse anche quando si è cominciato a parlare di rischio di estinzione di un insetto che è fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Sappiamo che non basterà, sicuramente, l’aggiornamento di una legge regionale a salvare le nostre api e, quindi, l’apicoltura da quelli che sono i nemici principali di questo insetto, quindi parliamo dell’agricoltura intensiva, riteniamo che andrebbe dato molto più spazio a gestioni sostenibili dei terreni, tema su cui abbiamo depositato anche un ordine del giorno, e dell’uso smodato di pesticidi ed erbicidi. C’è uno studio degli Stati Uniti che identifica anche il glifosate come pericoloso per la salute delle api. Quindi, andrebbe potenziata molto di più la lotta integrata e l’agricoltura biologica. Infine, i cambiamenti climatici, su cui pesa, per esempio, il trasporto su gomma, quindi il trasporto stradale, su cui, però, questa Regione continua a puntare come volano di questa economia.

Per entrare nel merito, sulla carta le finalità sono condivisibili, dal nostro punto di vista. C’è, però, un articolo - lo sapete - che riteniamo particolarmente critico, che pesa sul giudizio finale di questo progetto di legge, ed è l’articolo 7, che riguarda la tutela - o la presunta tutela - dell’ape ligustica.

La nostra regione è una delle più importanti in Italia per la presenza di api ligustiche, forse l’ultimo baluardo di un territorio già ibridato, per cui dal nostro punto di vista è dovere della Regione tutelare in ogni modo possibile la nostra ligustica. Ce lo dice l’Unione europea attraverso una raccomandazione, dove dice chiaramente che dobbiamo, con ogni mezzo, preservare gli ecotipi locali, al fine di evitare l’erosione del patrimonio genetico.

Crediamo anche che il Regolamento europeo sulla zootecnia non riguardi le api per quanto riguarda gli scambi commerciali, dove si parla di bovini, suini, equini, caprini e ovini, e in questa raccomandazione in apertura si dice anche che la ricerca della competitività nel settore zootecnico non dovrebbe comportare l’estinzione delle razze le cui caratteristiche sono adattate a specifici contesti biofisici. In poche parole, queste parole devono essere lette in questo modo: se c’è il rischio che la sottorazza locale si possa estinguere in caso di contatto con la sottorazza diversa, va preservata la sottorazza locale.

Noi partiamo dal decreto del 1992, dove si dicevano alcune cose molto chiare. Era vietata l’introduzione di api di sottospecie diverse dalla ligustica ed era vietato l’allevamento di ibridi. Quindi, in poche parole, non si potevano detenere api diverse dalla ligustica.

Oggi, con questo progetto di legge, rimane il divieto dell’introduzione di api diverse, ma se ne permette l’allevamento, quindi si possono detenere api diverse dalla ligustica. Viene poi inserito il divieto di moltiplicazione e commercializzazione di api regine, inserendo controlli e sanzioni che però, a nostro avviso, come abbiamo già avuto modo di dire anche in Commissione, sono inattuabili, con il rischio che nella realtà si produca l’effetto contrario rispetto a quello che si vuole raggiungere, cioè quello di incentivare, invece, chi vuole inquinare la nostra preziosa sottospecie.

È stato detto anche in udienza conoscitiva. Se io sono un apicoltore, detengo api diverse dalla ligustica e voglio moltiplicare le mie api regine, o chi viene a controllarmi viene proprio nel momento in cui la larva diventa ape; oppure, io non sarò mai sanzionabile, e questa è una delle criticità, quindi io devo essere colto sul fatto. Come devo essere colto sul fatto nel momento in cui vendo materiale apistico vivo, diverso dalla ligustica.

Quindi, a meno che non ci vogliate dire che volete inserire i funzionari sotto copertura, mi sembra particolarmente difficile che questi controlli e queste sanzioni vengano applicati, tant’è che dal mio punto di vista voi non farete una multa che sia una, perché sono controlli, appunto, che sono inattuabili.

Non si rassicurano nemmeno i 10 chilometri di tutela, intanto perché sono facoltativi e noi chiediamo che siano obbligatori per chi detiene le ligustiche, e poi perché chi può chiederli sono apicoltori qualificati, che devono essere iscritti all’albo, in un territorio, il nostro, che non è mappato. Noi non abbiamo una mappatura, in regione, di chi detiene le ligustiche e chi no. Quindi, da questo punto di vista, questo articolo è particolarmente critico.

Io capisco che la normativa forse sia complicata, che ci vogliano competenze giuridiche per affrontarla, però credo che lo si potesse fare con un po’ più di coraggio e con le giuste competenze. Sappiamo benissimo che ci vuole poco tempo per inquinare la purezza della nostra ligustica, mentre ci vogliono moltissimi anni per tornare alla purezza genetica.

Abbiamo quindi presentato una serie di emendamenti. Intanto, il primo, riguarda il glifosato, poiché erbicidi e pesticidi non vengono mai citati all’interno di questo progetto di legge, rispetto alle proposte che può fare il tavolo apistico di tutela della ligustica. Chiediamo che vengano inseriti i divieti di utilizzo di prodotti fitosanitari pericolosi, e mi sta bene, ma chiediamo anche di aggiungere erbicidi e pesticidi, anche alla luce della ricerca che è stata fatta negli Stati Uniti in cui si evidenzia proprio la pericolosità del glifosato sulle nostre api.

Un altro emendamento è quello – come dicevo prima – con cui si chiede l’obbligo dei 10 chilometri di tutela, quindi che sia un obbligo e non una possibilità, sia per chi produce ligustiche, ma soprattutto per chi seleziona e fa ricerca sul miglioramento genetico.

Poi abbiamo presentato tre ordini del giorno. Uno riguarda la premialità in termini di contributo economico per chi produce attraverso metodi biologici e un punteggio maggiore a chi decide di convertirsi al biologico. Chiediamo di sostenere la ricerca. Abbiamo avuto un’interessante audizione del professore Fontanesi, che ho apprezzato particolarmente. Chiediamo di finanziare e sostenere ricerche di questo tipo.

E poi – lo si diceva anche stamattina – è stato citato il referendum della Baviera, dove oltre un milione e mezzo di persone hanno chiesto questo referendum proprio per arrivare entro il 2015 ad avere il 20 per cento delle superfici agricole coltivate con metodi biologici e arrivare al 30 per cento entro il 2013. Dai dati che siamo riusciti a ricavare, l’Emilia-Romagna oggi vanta una percentuale di 6,1 di superfici coltivate a biologico, dati presi dal sistema di informazione nazionale sull’agricoltura biologica.

 

(interruzione dell’assessora Caselli)

 

Saremo intorno al 10-11.

 

(interruzione)

 

Vuol dire che il 20 per cento è anche un obiettivo raggiungibile.

Abbiamo presentato un ordine del giorno proprio per andare in questo senso. Se è un obiettivo raggiungibile, perché non fissarlo come obiettivo sfidante da raggiungere?

Queste sono le nostre considerazioni. Ribadisco che l’articolo 7, purtroppo, ha pesato molto sul giudizio finale di una legge, che sicuramente migliora la normativa esistente, che ormai ha trent’anni, ma che – ripeto – dal nostro punto di vista presenta questa criticità, che è quella di non tutelare i nostri apicoltori che producono e detengono api ligustiche.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Piccinini.

La parola alla consigliera Gibertoni. Prego.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente.

Mi limito a riprendere alcune questioni che ho accennato nelle varie Commissioni che sono state tenute sul tema di questa legge, di questa nuova legge sull’apicoltura. Ho apprezzato il fatto che nella relazione introduttiva di maggioranza si sia parlato quasi in apertura prima dell’ape come possibile bioindicatore, garante di biodiversità, impollinatore, insomma tutte quelle questioni che sono così fondamentali da non poterle ritenere, a mio avviso, marginali neanche in una legge che si pone come suo obiettivo quello della zootecnia ed è giustamente incardinata nella Commissione II e non nella Commissione ambiente. Anche questo non ci risparmia dal dover ampliare, anche a livello di linee che proponiamo alla Giunta, che proponiamo all’Assemblea, di linee ulteriori di ricerca, di linee ulteriori di studio che possano, per quanto questa sia una legge sulla zootecnia, non farci mai dimenticare che l’ape non è considerabile un animale da reddito, un animale d’allevamento, ma appunto è il garante della nostra biodiversità. È anche un modo per parlare della nostra agricoltura.

Alcuni punti sono oggetto di un ordine del giorno che ho presentato oggi, però li vorrei sintetizzare. I punti già sollevati in Commissione, su cui ho avuto anche già parzialmente una risposta dell’assessora Caselli, sono: l’importanza dell’ape come impollinatore anche rispetto a quegli insetti pronubi che non fanno il miele. Su questo abbiamo detto che l’attenzione c’è e la Giunta è totalmente concorde su questo.

Gli insetti pronubi sono quelli che noi non possiamo allevare. Non li possiamo elevare, ma – ecco perché il discorso è collegato in ogni caso alla biodiversità vegetale di cui parlavamo in Commissione – possiamo favorirne la presenza.

Possiamo favorire la presenza nell’ambiente con la biodiversità vegetale e, ad esempio, con la difesa integrata, con la lotta integrata.

La lotta integrata è un altro tema che si aggancia direttamente a quello che stiamo dicendo e che abbiamo detto in Commissione.

L’Emilia-Romagna è stata la regione in cui è nata la lotta integrata. Di questo noi dovremmo essere orgogliosi. Ad oggi, però, la regione che ha dato i natali alla lotta integrata concede troppe deroghe a questo modo, che, invece, è un modo avanguardistico, che dovrebbe fare scuola, che è qualcosa che dovremmo tenere in palmo di mano.

Infatti, siamo anche una delle prime regioni in Italia per i pesticidi. I pesticidi esistono, esiste la chimica, ma noi sappiamo che nel momento in cui dobbiamo trovare una soluzione a un problema, quando si parla di lotta integrata vera, seria, ci si chiede prima se non si possa risolvere il problema in modo meccanico, poi in modo agronomico e poi in modo chimico.

L’impressione che io ho e su cui, però, vorrei fare delle verifiche anche tramite richiesta di dati alla Giunta più avanti è che si passi molto facilmente direttamente alla linea chimica, senza passare attraverso le possibili soluzioni meccaniche o agronomiche.

Tutto quanto è legato, quindi. Noi possiamo favorire le api e possiamo favorire anche gli altri insetti pronubi. Si era parlato delle osmie per il pero, ma sono tanti. Le stesse farfalle sono impollinatrici. Però, restiamo la Regione che ha inventato la lotta integrata e in un certo senso la Regione che continua a derogare da quell’eccellente intuizione, considerato che è una delle prime in Italia per uso di pesticidi.

La biodiversità vegetale, su cui ho fatto un paio di interventi nelle Commissioni che si sono susseguite su questo tema, è vero che c’è in Emilia-Romagna. È vero che c’è la biodiversità vegetale, ma non si fa abbastanza. E non si fa abbastanza perché la biodiversità vegetale, come l’ho intesa quando ho fatto l’intervento, si intendeva come una biodiversità funzionale, quindi che non restasse soltanto mappatura, quindi tutela, certo, tutela, archeologia, filologia, ma senza un’interazione vera con il territorio. Si intende una biodiversità in relazione con il territorio, funzionale.

Le altre questioni su cui ci siamo confrontati in Commissione, che ricordo qui perché ne sono fiera, perché su alcune è stato dato un assenso in termini di princìpi generali, di valore rispetto a queste linee, a seconda poi di quanto o meno potrà fare la Regione, e sono l’idea che l’ape sia, di fatto, un modo per parlare anche del campo coltivato, l’ape è il modo con cui noi oggi stiamo parlando di agricoltura. Chi magari si pone il problema, pensa di non essere interessato all’apicoltura e ritiene questa una legge di nicchia sbaglia, perché qui oggi stiamo parlando di agricoltura, di agroalimentare, di eccellenze nostre, stiamo parlando di ambiente, stiamo parlando di salubrità dell’ambiente. Quindi, quante cose ci sono in una legge che magari a qualcuno è parsa di nicchia.

Su una linea, che è stata inclusa anche in un ordine del giorno che presento oggi, io credo che effettivamente si possa dire che è suggestiva e su cui la Regione può avere più avanti, anche tramite rapporti con le università, informative da chiedere o gruppi di lavoro, come l’assessore suggeriva, la possibilità di avere ulteriori dati da utilizzare per la Regione stessa e anche da diffondere tra gli agricoltori. Del resto, come dicevo, se l’ape è un modo anche per parlare del campo coltivato, più avanti sarà nostro dovere porci il problema, anzi la soluzione se l’impollinazione possa in qualche modo sostituire o integrare la concimazione. Questa è una frontiera incredibile ed è una frontiera a cui la Regione, ripeto, sul cui territorio si è inventata la lotta integrata, non può sottrarsi.

Le piante, le leguminose in particolare, che vengono impollinate è dimostrato che liberano nel suolo molecole che attirano batteri favorevoli per il suolo e che ne migliorano i princìpi nutritivi. Quindi, parliamo di una concimazione che, di fatto, non c’è. Quindi, si può dire che, tramite l’ape, la coltivazione ne risulta molto migliorata.

Il problema innanzitutto è tornare, anche per favorire il benessere dell’ape, degli insetti pronubi e, quindi, di tutta la nostra agricoltura e, a cascata, di tutte le nostre eccellenze, dell’ambiente e, alla fine, nostro, quindi della salubrità dell’ambiente in cui noi stessi viviamo, a una vera difesa integrata…

Presidente, chiederei se è possibile fare un po’ di silenzio. Lo chiedo anche al presidente seduto dietro. Avrò finito in breve tempo.

Da noi è nata la lotta integrata, ma si tende a fare soprattutto, in questo momento, lotta guidata. Se noi tornassimo dalla lotta guidata alla difesa integrata… Che cosa intendo per lotta guidata? Che si interviene quando il problema si presenta sopra una certa soglia, si guarda che la soglia ovviamente sia raggiunta, che non si intervenga a sproposito, ma che si intervenga direttamente con la chimica, come dicevo prima. Sopra una certa soglia soltanto si tratta, ma si tratta direttamente con la chimica.

Ecco: tornare alla difesa integrata, studiare gli essudati radicali di cui parlavamo in Commissione, cioè il fatto che in un prossimo futuro si possa addirittura integrare la concimazione con l’impollinazione delle api, rendere la biodiversità vegetale funzionale e non soltanto archeologica, tutela importantissima, ma che non ha un legame diretto funzionale col territorio. Li vorremmo entrambi, sia la parte di tutela, di mappatura, sia la parte di funzionalità. Valutare come integrare, quindi mi riallaccio a questo punto alla questione della salubrità dell’ambiente per gli esseri umani. Il biomonitoraggio con le rilevazioni già si fanno in Emilia-Romagna, perché sappiamo bene che esistono le centraline dell’ARPAE: sono sacrosante, fanno il loro lavoro, fanno le loro rilevazioni. Le stazioni ARPAE ci danno il preciso valore di quanto contaminante c’è nell’aria, quindi uno potrebbe dire: che bisogno c’è di un’ape, o di un biomonitoraggio fatto con le api, se ho già l’ARPAE che fa il monitoraggio, e so precisamente quanto inquinate c’è nell’aria che si respira? Sbagliato anche questo. È perfettamente integrabile, perché il valore che ci dà il biomonitoraggio con le api è diverso da quello che ci dà la centralina dell’ARPAE. L’ARPAE ci dice quanto contaminante c’è, qual è il preciso valore di contaminante nell’aria. Ma l’ape ci dice la biodisponibilità di quel contaminante, quindi ci dice effettivamente quello che un bio-indicatore, come ce ne sono anche altri, può integrare con una stazione integrata, i valori che noi poi utilizziamo per capire quanto è salubre o no l’ambiente in cui viviamo.

I punti principali quindi sono due. Il primo, che mi sembra chiaro e su cui siamo tutti quanti allineati, è che quando mancano le api il sistema non è efficiente. Questa legge io credo che sarà efficace per la conservazione dell’ecotipo locale. Sono convinta che la legge potrà essere efficace, nel medio periodo, sulla conservazione dell’ecotipo. Ma non è detto che sia sufficiente a mettere a sistema tutte queste altre necessità che ricadono a cascata, e sono esse stesse garanti della stessa esistenza di quell’ape nel modo più virtuoso possibile. Eppure, non possiamo esimerci dal vedere questa legge come un tassello di questo ragionamento, non possiamo in nessun modo considerarla soltanto zootecnia, o considerare l’ape, addirittura, animale da reddito, sarebbe davvero fuori luogo.

Il secondo punto è che il suolo si può lavorare anche attraverso l’ape. Questa è una frontiera incardinabile, discutibile perfettamente in Commissione II, perché lega la zootecnia all’agricoltura, e su cui la l’Emilia-Romagna può confrontarsi, può misurarsi, può scegliere di essere ancora una volta all’avanguardia oppure di fare una battaglia soltanto sulla carta.

L’ambiente, quindi, si può studiare anche attraverso l’ape. Faccio un esempio. Parlavo di stazione integrata con la centralina ARPAE. Tramite l’ape i pesticidi si rilevano, se ne rivela la biodisponibilità ai radionuclidi, le diossine. Lancio una suggestione su cui potremmo lavorare, perché ci connette al lavoro della Commissione sanità. Assessore, l’amianto. L’amianto sono convinta che, confrontandosi con ricerche molto recenti, sia qualcosa di rilevabile anche attraverso il biomonitoraggio fatto con le api. Quindi, bioindicatori, ci danno informazioni complementari che non sono sovrapponibili ai sistemi chimico-fisici. Ci danno informazioni complementari che i sistemi chimico-fisici non ci danno, e noi non possiamo sottrarci, non possiamo negarci questo supplemento di informazioni vitali – letteralmente vitali – per il nostro ambiente e per noi stessi. Quindi, vanno aggiunti anche questi sistemi biologici.

Questo era per dare la prospettiva più ampia di una legge importantissima che, sono convinta, farà il suo per conservare l’ecotipo, ma non la si sottragga a una visione più ampia senza la quale questa legge stessa mancherebbe il segno, perché vedrebbe un tassello senza vedere il suo insieme, quindi di fatto si rivelerebbe incredibilmente inefficace. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola al consigliere Torri. Prego.

 

TORRI: Grazie, presidente.

Concedetemi il vezzo di partire con il mio intervento dal Museo Cervi, un luogo importante per la nostra regione, per la sua storia, la casa dove visse la famiglia Cervi e dove oggi è conservato l’archivio di Emilio Sereni, una figura tra le più importanti per quanto riguarda gli studi sull’agricoltura, sulle tecniche dell’agricoltura e sulle colture tipiche dei nostri territori.

Lo faccio perché nella prima stanza di questo museo, dove si racconta la storia della famiglia Cervi, in particolare delle innovazioni che seppero introdurre in agricoltura nelle nostre pianure nei primi anni del Novecento, una parte rilevante la ricoprono anche i volumi dedicati all’apicoltura come elemento integrato di questo sistema innovativo che produce un avanzamento nell’agricoltura della bassa reggiana, e non soltanto.

Questo per dire che la legge che andiamo a discutere oggi, per quanto riguardi un settore specifico del nostro tessuto agricolo e produttivo, ha un’importanza rilevante, con riflessi che può avere sull’agricoltura e sull’ambiente che vanno tenuti in considerazione.

Per questo, penso che il testo che andiamo a discutere oggi sia un testo buono, positivo, che riesca a occupare in maniera costruttiva e utile per il nostro sistema tutti gli spazi che la legislazione nazionale e internazionale consente di occupare, andando a tutelare la specie italica e, quindi, le risorse principali che abbiamo sul nostro territorio, con tutte le modalità che sono consentite.

Credo che, a fronte di questo, sia stato importante il percorso, richiamato dai relatori, in Commissione, che ha visto un confronto aperto e che ha portato a un’ampia condivisione del testo, che non ha tralasciato nessun aspetto, che fosse quello della biologia o quello del sistema produttivo, in cui l’apicoltura e anche la produzione di miele si inseriscono. Per questo, aver fatto questo percorso e aver consolidato un buon testo penso sia positivo e parte integrante della discussione che andiamo a concludere oggi.

Allo stesso modo, penso sia parte integrante di questa discussione e motivo in più per ritenere importante questo progetto di legge il risvolto a livello agricolo, zootecnico e ambientale che l’apicoltura può avere.

Veniva ricordato in diversi interventi il successo che ha avuto la proposta di referendum in Baviera per la tutela delle api, il fatto che in pochi giorni abbia raggiunto più del doppio delle firme necessarie per una legge di iniziativa popolare, che dovrebbe dare origine al referendum, e questo, oltre che per il progetto in sé, per la sensibilità che è stata in grado di animare. Allo stesso modo, era di qualche giorno fa un’inchiesta del Guardian del 10 febbraio, che partiva dall’analisi del calo drastico degli insetti e in particolare delle api in diverse zone d’Europa, per poi andare ad analizzare e a riflettere in maniera critica tanto sui temi dell’agricoltura intensiva quanto sull’uso eccessivo dei pesticidi, quindi più complessivamente sulle modalità con cui tendiamo a produrre il cibo.

Questi sono elementi di una discussione ampia, nella quale la nostra Regione, già adesso, per molti versi è una punta avanzata e che non può non guardare, nel momento in cui abbiamo sul nostro territorio marchi DOP e IGP in numero importante. Quindi, nell’affrontare la discussione su un progetto di legge come questo, dobbiamo averne chiari e discutere i risvolti, in maniera che sia non soltanto un passaggio tecnico, ma anche un elemento di una strategia più complessiva, volta a tutelare tutte le risorse della nostra regione.

Un altro tassello di questa strategia deve essere necessariamente, ed è pure un risvolto della discussione sull’apicoltura, sulla tutela delle api, la tematica ambientale. Se da un lato, infatti, l’agricoltura intensiva e un uso eccessivo di pesticidi mettono a rischio la sopravvivenza di alcune specie di insetti, in particolare le api, allo stesso modo la scarsa qualità dell’aria e del sistema ambientale in generale, provocano gli stessi rischi. Se quindi è necessario regolare un settore, come quello dell’apicoltura, con una legge oggettivamente avanzata, questo deve essere fatto nell’ambito di una riflessione più ampia che riguarda i temi ambientali e che riguarda i temi produttivi del nostro Paese, che guardino appunto a uno sviluppo sostenibile, come si tende a dire tante volte, e che sia realmente integrato, in modo che si possa essere ugualmente avanzati e coraggiosi anche nel momento in cui si va a parlare di qualità dell’aria o di utilizzo di pesticidi.

In questo senso, anche i recenti atti approvati dall’Unione Europea indicano una direzione. È importante procedere in quella direzione, è importante anche avere il coraggio necessario per insistere. Non è una critica, io penso che questo testo sia sufficientemente coraggioso per questo ambito. Rispetto alle discussioni sull’agricoltura che abbiamo fatto in Commissione anche recentemente sulla PAC, io penso che la nostra regione abbia preso iniziative interessanti e giuste. È chiaro: con la sola forza della nostra regione è difficile portarle avanti, però l’importante è che noi andiamo nella direzione necessaria. Però, non soltanto per quanto riguarda l’agricoltura, ma anche per quanto riguarda gli altri settori, l’ambiente e così via, bisogna avere lo stesso coraggio, proprio perché i temi legati all’impollinazione, come ad altri aspetti della produzione agricola, necessitano di strategie integrate.

In quest’ottica penso sia importante votare il provvedimento di oggi. Lo sosterremo come la parte di una strategia che auspicheremmo fosse avanzata e all’avanguardia complessivamente in tutti i settori. Nel momento in cui la nostra Regione, da un punto di vista agricolo, per il tessuto che ha e per le iniziative che prende, va avanti, però è anche una delle Regioni che ancora, in un Paese che utilizza molti pesticidi, utilizza in media lo stesso numero di pesticidi e non può vantare una qualità dell’aria altrettanto positiva quanto le proprie risorse agroalimentari.

In quest’ottica, quindi, di una strategia più complessiva, il tassello che mettiamo oggi con la legge sull’apicoltura pensiamo sia importante e utile. Grazie.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ci sono altri interventi in discussione generale? No.

Chiudiamo la fase della discussione generale.

Chiedo al relatore di maggioranza se vuole replicare.

Consigliera Serri, prego.

 

SERRI: Gli interventi che si sono succeduti hanno posto tematiche importanti.

La legge prevede, comunque, una serie di attività, di lavori importanti di regolamentazione di tutta una serie di aspetti che verranno normati nei prossimi mesi. Basti pensare che l’articolo 7, l’articolo 5 e l’articolo 4 avranno bisogno di norme applicative proprio per il funzionamento. Quindi, una parte di cose verranno sicuramente sviluppate anche in questa seconda parte.

Il tavolo apistico sarà un punto di riferimento importante proprio nello sviluppo di questa seconda parte. Lo è anche in alcune tematiche che dobbiamo lasciare a loro, tematiche che sono state poste negli interventi. Ad esempio, ricordo qualcosa previsto anche in un ordine del giorno e ripreso dalla consigliera Piccinini rispetto a come dare maggiorazioni. La richiesta era di dare maggiorazioni a chi adotta il sistema del biologico. Su questo tema la nostra Regione ha sempre avuto una grande sensibilità. Rispetto ad elementi di priorità, che già vengono applicati, credo sia giusto aprire anche un confronto sul tavolo apistico con le associazioni e le organizzazioni dell’apicoltura.

Sempre rispetto al tema del biologico, la nostra Regione – lo dicevo prima – ha lavorato e ha puntato molto sul tema dello sviluppo del biologico. Basti pensare che in questa programmazione si sono raddoppiate le superficie destinate al biologico, passando oggi a circa un 15 per cento della superficie agricola utilizzata (SAU).

Va detto per il futuro, visto che abbiamo anche un ordine del giorno che ci chiede, così come veniva citato nell’intervento della consigliera, di raggiungere percentuali diverse, che oggi, in assenza di un quadro finanziario chiaro che ci metta a disposizione le entità delle risorse che avremo in futuro, tutto ciò diventa complicato da prevedere.

Aggiungiamo anche che la discussione a livello comunitario oggi vede sicuramente alcuni aspetti di grande criticità, e penso al tema della riduzione delle risorse a disposizione, per cui gli Stati membri, se non vorranno vedere ridotte le risorse, dovranno aumentare la compartecipazione dall’1,1 all’1,3. Quindi, questo è un tema che avremmo bisogno anche di ragionare in un tavolo di carattere nazionale.

Non dimentichiamo - è stato oggetto di una discussione nell’ultima Commissione - che c’è questo tentativo di escludere le Regioni quale soggetto attuatore, quale soggetto di riferimento per la Comunità europea, ma di avere un unico riferimento nazionale. È chiaro che questo ci fa capire, proprio riferendosi anche a questo argomento, se dovesse passare questo principio, come la nostra Regione, come anche le altre Regioni, possa essere maggiormente in difficoltà anche a sviluppare strategie di questo tipo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Il relatore di minoranza non è presente, quindi presumo che non abbia voglia di replicare.

Passo la parola alla Giunta. Assessore Caselli, prego.

 

CASELLI, assessore: Grazie, presidente.

Ringrazio i consiglieri che sono intervenuti in aula, ma che hanno anche seguito con estrema attenzione ben tre sedute della Commissione II su questo progetto di legge. Li ringrazio perché sono state tre Commissioni anche molto interessanti, perché hanno permesso di fare approfondimenti anche sul piano scientifico e tecnico sull’importanza che ha questo provvedimento per ragioni proprio sistemiche intorno al tema dell’agricoltura.

Io, infatti, mi soffermerò su questo aspetto, perché questa è una legge che noi abbiamo costruito insieme agli apicoltori e che gli apicoltori hanno fortemente voluto in questo modo. Quindi, non è una legge che viene da chissà dove, ma viene dalle richieste degli operatori, degli apicoltori, sia quelli professionali sia quelli che hanno magari un alveare solo per ragioni hobbistiche.

Perché è importante rimarcarlo? Perché c’è l’elemento ecosistemico della presenza dell’ape nell’ambiente, un elemento che veniva ricordato sia dalla consigliera Serri, che dalla consigliera Gibertoni, e che a me sta estremamente a cuore.

Questa sull’ape, effettivamente non è una norma di nicchia, una norma che riguarda un piccolo settore. Questa è una norma di grande significato, e per due ordini di ragioni: la prima è che si fa un’operazione che in Italia nessuno ha mai avuto il coraggio di fare. Bisogna che ce lo diciamo: nessuna regione, prima, ha mai deciso di fare una norma che punta esclusivamente su una sottospecie, che è la ligustica, e tutela quella. È un ragionamento che è stato fatto più volte, anche in questa regione: non si era mai arrivati al punto di farci una norma così chiara.

Quanto a tutelare la biodiversità, è una questione di bene pubblico. Io ho l’abitudine di dire che un buon amministratore deve guardare al fatto che deve lasciare alle generazioni successive, in materia di biodiversità, quello che ha trovato e nulla di meno, e fare ogni sforzo possibile per farlo, sia che si tratti di biodiversità vegetale, sia che si tratti di biodiversità animale. Oltre all’aspetto della biodiversità, c’è appunto l’aspetto relativo all’ecosistema. Le api sono le nostre sentinelle principali sullo stato dell’ambiente. Per questa ragione non si può dire assolutamente che in questa regione si sia sottovalutato il ruolo delle api. Questa regione è all’avanguardia nazionale, su questo tema. Noi abbiamo pensato, qui, i primi tavoli apistici, aperti al fitosanitario e alla sanità, quando non c’erano norme di nessun genere. Queste cose sono state fatte proprio perché ci rendevamo conto che l’ape ci segnalava dei punti di criticità del nostro ambiente e della nostra agricoltura. Questo ci ha permesso di intervenire sul territorio. Questo modello è stato messo anche alla base, poi, della norma nazionale che è stata approvata qualche anno fa.

Non solo. L’esperienza dell’Osservatorio apistico dell’Emilia-Romagna è stato alla base dell’impostazione dell’Osservatorio apistico nazionale. Noi siamo sempre arrivati prima, proprio perché c’era una grande attenzione dell’amministrazione, ma anche una grande sensibilità degli apicoltori, che si sono sempre fatti avanti e si sono sempre messi in gioco.

Questa regione non solo ha precorso in questi aspetti, ma ha precorso anche in una serie di contratti di grandissima importanza che non hanno, credo, eguali in giro per l’Italia, quale quello tra apicoltori e sementieri, due categorie che si sono sempre guardate in cagnesco e che, invece, adesso lavorano insieme, avendo capito che lavorando insieme ci sono vantaggi. Quindi, tutta una serie di attività che sono state un benchmark nazionale.

Vi dirò che anche intorno a questo testo di legge c’è molta attenzione che va anche fuori dall’Emilia-Romagna da parte degli operatori, perché sanno benissimo che c’è questo ruolo dell’Emilia-Romagna di essere colei che poi trascina altre normative. È stato anche buffo ricevere osservazioni da parte di gente di altre regioni. C’era questo tipo di preoccupazione, perché sanno che la legge dell’Emilia-Romagna, normalmente, è la legge guida.

Non credo ci possa essere un’alternativa a un’agricoltura in armonia con l’ambiente. Non è possibile. Quindi, tutti gli sforzi che abbiamo fatto finora, e questa legge è in perfetta coerenza con tali sforzi, sono stati quelli di aumentare fortissimamente la sostenibilità dell’agricoltura utilizzando gli strumenti che avevamo, naturalmente, e soprattutto le risorse che avevamo, che sono le risorse della parte agro-ambientale dello sviluppo rurale.

Noi abbiamo aggiunto alle risorse della dotazione dello sviluppo rurale, che pure non era poco (solo per la lotta integrata e per il bio c’erano 200 milioni di euro; quindi non stiamo parlando di piccole somme), ne abbiamo aggiunte dal bilancio regionale altre 35 per l’agricoltura biologica e per la lotta integrata e ne abbiamo aggiunte altre 24 dallo stesso Piano di sviluppo rurale spostandole verso questo tipo di obiettivi. Questo ci ha permesso di raggiungere un raddoppio delle superfici a biologico da 78.000 ettari, che vi erano alla fine della precedente programmazione, agli attuali 152.000 ettari. Uno sforzo clamoroso, straordinario, presentato l’anno scorso al SANA. 6.600 aziende. Erano 3.700 all’inizio della programmazione. Quindi, uno sviluppo veramente poderoso, straordinario. Questi rappresentano il 15 per cento della SAU regionale, cui va aggiunto un 15 per cento di integrato. Quindi, il 30 per cento della superficie agricola utile in questa regione, che è una regione ad agricoltura fortemente competitiva, è fatto con metodi sostenibili.

A questo va aggiunta una parte dei territori di alta collina e montagna, che non si certificano – sbagliando, secondo me – ma che, in realtà, sono già in una situazione, di fatto, bio. Quindi, cominciamo ad avere una riconversione vera anche della parte di pianura, che è la parte dove veramente si gioca la differenza.

Naturalmente, per sostenere queste cose sono necessarie molte risorse. La conversione è costosa. Gli operatori del biologico sanno benissimo che se vogliamo continuare ad aumentare questo 15 per cento e portarlo al 20-25 (per me, più si fa, meglio è), ci vuole una mole di risorse enorme, perché l’accompagnamento della conversione e del mantenimento, partendo da 152 e aggiungere, comporta una quantità di risorse che va intorno ai 200 milioni di euro solo per il biologico. Questo dobbiamo saperlo quando scriviamo gli obiettivi.

Al momento sappiamo che nella prossima PAC sono previsti tagli del 25 per cento allo sviluppo rurale, a bocce ferme. Quindi, se non si aumenta all’1,30 per cento del PIL, come ha chiesto la Commissione agricoltura e sviluppo rurale (COMAGRI), la contribuzione degli Stati, quella è la botta che arriva. Poi dipende dalla Brexit. Oggi la primo ministro May ha detto delle altre cose, quindi siamo ancora in una fase di estrema volatilità di quell’obiettivo.

Il punto che mi interessa sottolineare è che l’integrato dell’Emilia-Romagna non è un integrato fatto di deroghe. Vi posso garantire, infatti, che io ricevo, in realtà, il feedback opposto dagli agricoltori, e cioè che noi non diamo mai deroghe o ne diamo troppo poche. Il punto è che l’integrato dell’Emilia-Romagna è un integrato che richiede impegni aggiuntivi. Se uno vuol prendere i soldi della Misura 10 del nostro PSR, deve fare un numero di impegni aggiuntivi che nelle altre Regioni non c’è. Quindi, in realtà continuiamo a essere fieri di quella eredità di Regione dove si inventò il discorso dell’integrato e siamo parecchio avanti in questo. Recentemente, proprio al convegno di Legambiente, fatto a Bologna, abbiamo parlato di questo e devo dire che la stessa Legambiente riconosce che anche su tutto il tema dei residui, eccetera, questa Regione cerca 93 sostanze. Poi è chiaro che le trova, perché le cerca. Ci sono Regioni che ne cercano 20, quindi dopo è chiaro che è difficile fare i rapporti. Non solo c’è stata una diminuzione, certo ancora non sufficiente (figuratevi, con me sfondate una porta aperta sull’uso dei pesticidi), ma c’è stata una diminuzione abbastanza consistente.

Ma la cosa che io trovo più interessante di tutte, perché bisogna seguire il mercato, è che ormai i produttori di fitofarmaci si stanno spostando e ormai il 30-40 per cento delle novità che propongono sono sostanze applicabili al biologico. Hanno capito dove va il loro mondo. Questo, secondo me, è molto significativo, perché fa capire che forse si sta riuscendo a cambiare la cultura.

L’altra cosa è questa. È stato detto di sostenere la ricerca e io sono d’accordo. Vi invito, davvero col cuore, a venire il 1 marzo quando, a un’iniziativa che abbiamo fatto insieme alla collega Costi, presenteremo i risultati di tutta la ricerca applicata al sistema agroalimentare. Lì ci sarà una serie di soluzioni agronomiche proprio per la tutela dei suoli e per il contrasto al cambiamento climatico che sono straordinarie, che sono buone pratiche fenomenali, che vanno proprio nella direzione di un’agricoltura più sostenibile.

Chiudo con due considerazioni su alcune questioni che sono state sollevate. Questo è un settore dove ci sono 3.900 produttori, 140.000 alveari in regione, 2.900 tonnellate di prodotto. Nel 2018, fortunatamente c’è stata un po’ una ripresa, ma è un settore che non solo è sottoposto alla questione della salvaguardia ambientale, sulla quale facciamo del nostro meglio, ma soffre moltissimo, veramente, i cambiamenti climatici, quindi è un settore fragile. Per questa ragione abbiamo proprio bisogno di investirci sopra con sempre maggiore attenzione. Si è detto che non si tutela abbastanza la ligustica.

A parte il fatto che ce l’hanno chiesto i produttori, che sono felici di questo testo. Ma qui, noi non diciamo che si può fare tutto quello che si vuole, diciamo bensì esattamente il contrario. Abbiamo messo una norma – ho spiegato che il divieto assoluto non è più possibile perché abbiamo una norma superiore che dice altre cose – che porta sostanzialmente alla riconversione obbligatoria di quello che adesso c’è, che non è ligustica. Non essendo prevista la rimonta, c’è poco da fare. Quello che adesso non è ligustica, dovrà diventare ligustica, ci vorranno un paio d’anni, però questo è quello che avverrà. È chiaro che se qualcuno fa delle cose che non sono compatibili con questo, verrà sanzionato. Non è vero che non ci sono gli strumenti di controllo, perché anche durante l’audizione si è visto che le attuali verifiche sul DNA sono poderosissime, sono a basso costo e permettono di avere dei risultati molto affidabili. Ma soprattutto, non è vero che non c’è una mappatura. Anzi, adesso stiamo proprio lavorando addirittura alla georeferenziazione della mappatura. La mappatura c’è perché è nell’albo nazionale apistico, ma la stiamo anche georeferenziando, proprio perché questo ci aiuti a fare in modo di fare quei controlli con sempre maggiore efficacia.

Dato che è stato sollevato un tema che mi è caro, a proposito degli ordini del giorno, che è quello di dare dei contributi superiori a chi è in bio, o che passa al bio, volevo invece far presente una questione di natura puramente tecnica. Noi apriamo una priorità trasversale al bio in tutto quello che facciamo. La priorità trasversale è nel piano di sviluppo rurale, nelle OCM, su qualunque misura, eccetera. Per cui, la priorità, che vuol dire dare punteggi aggiuntivi eccetera, è una cosa garantita. Quello che risulta difficile fare, perché può rendere impugnabili i bandi, è aggiungere risorse, perché spesso nei criteri dell’OCM, per esempio, è difficile andare oltre certi livelli. Dato che purtroppo le risorse non sono molto ampie, quindi, quello che si può fare e che secondo me non solo stiamo già facendo, ma io faccio volentieri, è di dare ovviamente tutti gli elementi di priorità in termini di punteggi aggiuntivi e maggiori a coloro che si impegnano di più sul bio, sul suo mantenimento e sulla sua conversione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo, ora, alla nomina degli scrutatori: Zoffoli, Marchetti Francesca e Marchetti Daniele.

Passiamo all’esame dell’articolato. Ricordo che ci sono dodici proposte di emendamento (tre Serri, sei Piccinini e tre Gibertoni) e cinque ordini del giorno. Undici articoli.

Partiamo con l’articolo 1.

Discussione generale.

Dichiarazione di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 1.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 2.

Nessun emendamento.

Discussione generale.

Dichiarazione di voto.

Mettiamo in votazione.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 3.

Nessun emendamento.

Discussione generale.

Dichiarazione di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 3.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 4.

Insistono due emendamenti, il n. 11 a firma Gibertoni e il n. 4 a firma Piccinini.

Discussione generale.

Consigliera Piccinini, prego.

 

PICCININI: Come ho detto anche in discussione generale, abbiamo presentato un emendamento che insiste sul comma 5, lettera b), dove si dice che il tavolo apistico può fare proposte sulle attività correlate alla tutela della ligustica rispetto ai trattamenti fitosanitari. Noi vogliamo aggiungere anche “erbicidi e pesticidi”, proprio perché si è anche scoperto – come dicevo in discussione generale – da uno studio degli Stati Uniti che il glifosate è pericoloso per le nostre api.

Credo sia giusto che si possano fare proposte a tutela della nostra ape anche su erbicidi e pesticidi.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Serri, prego.

 

SERRI: Grazie, presidente.

Su questi due emendamenti. Sul tema degli erbicidi e pesticidi, che viene riproposto anche come emendamento su altri articoli, va detto che quando si parla di trattamenti fitosanitari questi comprendono tutte queste tipologie. Va anche aggiunto che la stessa legge dice in modo molto chiaro che, qualora ci siano anche altri prodotti al di fuori degli acaricidi e insetticidi, su quell’etichetta sia apposta qualche frase che riporti alla pericolosità per le api e gli altri insetti “questi sono vietati o non possono essere utilizzati”. Quindi, è superfluo l’emendamento.

Per quanto riguarda, invece, l’emendamento n. 11, che si intreccia con un altro emendamento, sempre a firma Gibertoni, il n. 12, per quanto riguarda la presenza di un supplente designato nel Tavolo apistico, questo sarà un aspetto che verrà definito negli atti che andranno a definire la modalità di funzionamento del Tavolo apistico. Quindi, non è in legge che andiamo a specificare tutti questi particolari, ma negli atti successivi.

La presenza, comunque, dell’Istituto zooprofilattico alla sezione di Modena è la parte che si intreccia anche con un altro emendamento e anche questo non è accoglibile, per due ragioni. Innanzitutto, l’Istituto zooprofilattico figura in legge fra i soggetti che sono invitati, a seconda delle materie che vengono trattate, a presenziare gli incontri del Tavolo apistico.

L’emendamento n. 12, invece, che va a disciplinare la creazione del Centro regionale per l’agricoltura nell’Istituto zooprofilattico, sede di Modena, noi pensiamo sia un emendamento non ammissibile - chiedo, comunque, anche all’Assemblea di fare una verifica - proprio perché è una materia che non compete alla Regione. Gli istituti zooprofilattici sono, comunque, soggetti che dipendono dal Ministero della salute e non può essere sicuramente la Regione che tratta, istituisce o modifica l’organizzazione.

Chiedo, comunque, all’Assemblea, rispetto a questi temi, di fare anche una verifica sull’ammissibilità.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Presidente Serri, come lei sa, la Presidenza non entra nel merito dell’emendamento, ma semplicemente ne prende atto. Quindi, riceviamo la copia e la mettiamo in votazione. Altrimenti, bisognerebbe fare come dice il Regolamento all’articolo 95, comma 6: il presidente ha la facoltà di negare l’accettazione o lo svolgimento di emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, qualora siano formulati con frasi sconvenienti, abbiano contenuto del tutto estraneo all’oggetto della discussione, siano privi di ogni reale portata modificativa, presentati dallo stesso consigliere abbiano tra loro contenuto alternativo e collegati in un rapporto di subordinazione, siano preclusi da precedenti votazioni o non corrispondano ai requisiti previsti dall’articolo 93, comma 2. Credo di aver risposto alla sua domanda.

Passo la parola alla consigliera Piccinini. Prego.

 

PICCININI: Solo per specificare che la nostra formulazione si è ispirata al testo di legge nazionale, dove si parla di prodotti fitosanitari ed erbicidi pericolosi. Sono quindi due cose diverse. Aggiungerle non toglieva nulla al testo, quindi non comprendo perché c’è questo diniego a voler inserire questa specifica.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo quindi alle dichiarazioni di voto sugli emendamenti e sull’articolo 4. Nessun iscritto.

Passiamo quindi alla votazione dell’emendamento n. 11, a firma della consigliera Gibertoni.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Passiamo alla votazione dell’emendamento n. 4, a firma Piccinini.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Passiamo alla votazione dell’articolo 4.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Passiamo ora all’emendamento n. 12, che istituisce un nuovo articolo, a firma della consigliera Gibertoni.

Discussione generale.

Dichiarazioni di voto.

Mettiamo in votazione l’emendamento n. 12, a firma della consigliera Gibertoni, per l’istituzione di un nuovo articolo.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Passiamo all’articolo 5.

Nessun emendamento.

Discussione generale.

Dichiarazioni di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 5.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Passiamo all’articolo 6.

Nessun emendamento.

Discussione generale.

Dichiarazioni di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 6.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Passiamo all’articolo 7.

Insistono sei emendamenti: il n. 5, a firma Piccinini; il n. 6 a firma Piccinini; il n. 1, a firma Serri; il n. 9, a firma Piccinini; il n. 10, a firma Gibertoni; il n. 2 a firma Serri.

Discussione generale. Consigliera Piccinini, prego.

 

PICCININI: L’articolo 7, come dicevo, è per noi l’articolo più problematico. Io non ho trovato risposte, però, in quello che diceva l’assessore rispetto alle nostre criticità, tant’è che noi riproponiamo la formulazione del decreto del presidente, quindi il divieto anche di allevare. Credo che su questo si potesse fare un approfondimento giuridico maggiore. Probabilmente, dal nostro punto di vista c’erano anche i margini per agire in maniera diversa. Ribadisco: i controlli rappresentano il punto fondamentale. Se voi dite che non si possono moltiplicare e vendere regine diverse dalla ligustica, bisogna che, però, i controlli siano efficaci. Così però non è. Le larve sono tutte uguali. O mi trovi nel momento in cui la larva diventa un’ape oppure io l’ape diversa dalla ligustica la detengo e la legge oggi – la legge che stiamo approvando – me lo permette. Quindi, io faccio fatica a capire come si possa dire che questo articolo tutela chi detiene la ligustica. A mio avviso, anzi, è un incentivo proprio per moltiplicare gli ibridi con il permesso di detenere api diverse, a meno che non mi trovi nel momento in cui o le vendo o la larva diventa un’ape e io la detengo, e questa legge oggi me lo consente.

Francamente, non ho trovato risposte pratiche nell’efficacia dei controlli che nella realtà non saranno applicati.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Serri, prego.

 

SERRI: Questo credo sia un articolo molto innovativo. Lo diceva prima nell’intervento anche l’assessore. Siamo la prima Regione che apre la strada a una filosofia, una strategia di tutela di questa sottospecie.

Credo che ciò che noi abbiamo previsto in questo articolo, che prevede il divieto di allevare materiale apistico, api regine diverse dalla ligustica, così anche il divieto di introdurre api che appartengono a una specie diversa dalla ligustica, sia un forte deterrente che porterà, in un periodo breve-medio, alla riconversione. Ovviamente, nel giro di non molto tempo è chiaro che, non potendo allevare api regine diverse, anche gli allevamenti presenti sul territorio sicuramente verranno molto depotenziati.

Va detto, e l’abbiamo visto dai dati, anche nella discussione e negli approfondimenti che abbiamo fatto in Commissione, che la percentuale di presenza di ligustica nella nostra regione rappresenta un’entità importante. Ragioniamo di un 80 per cento di presenza di ligustica, quindi ragioniamo di una percentuale davvero molto alta.

Dal punto di vista dei controlli, proprio negli approfondimenti che abbiamo fatto con la ricerca condotta dall’Università di Bologna, abbiamo visto che i sistemi di controllo oggi sono molto più semplici e si è aperta la strada, credo, a un percorso che potrà consegnarci, anche in futuro, molti strumenti.

Credo ci siano le condizioni per fare i controlli. Abbiamo ragionato di un articolato che è stato molto condiviso dalle associazioni apistiche, quindi non dimentichiamo questo aspetto. C’è stato un percorso importante di condivisione, abbiamo detto anche molto lungo, proprio su questo tema credo si sia dibattuto moltissimo e le associazioni apistiche hanno condiviso che questo era il taglio più equilibrato e più tutelante per tutti.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto. Nessun intervento in dichiarazione di voto.

Mettiamo in votazione l’emendamento n. 5, a firma Piccinini…

 

(interruzione)

 

Prego?

 

(interruzione)

 

Solo per questo o per tutti…

 

(interruzione)

 

Gli emendamenti o l’articolo?

 

(interruzione)

 

Solo l’articolo, non gli emendamenti. Benissimo. Grazie.

Mettiamo in votazione l’emendamento n. 5, a firma Piccinini.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Mettiamo in votazione l’emendamento n. 6, a firma Piccinini.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Mettiamo in votazione l’emendamento n. 1, a firma Serri.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Emendamento n. 9, a firma Piccinini.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Emendamento n. 10, a firma Gibertoni.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Emendamento n. 2, a firma Serri.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Mettiamo in votazione l’articolo 7, con il dispositivo elettronico.

La votazione è aperta.

La votazione è chiusa.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 42

Votanti 39

Favorevoli 36

Contrari 3

Astenuti 0

 

È approvato.

 

Consigliere Marchetti, prego.

 

(Il consigliere Daniele Marchetti dichiara voto favorevole)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Benissimo, grazie. Ne prendiamo atto.

Passiamo all’articolo 8, su cui insiste l’emendamento, n. 7, a firma della consigliera Piccinini.

Discussione generale.

Dichiarazioni di voto.

Mettiamo in votazione l’emendamento n. 7, a firma Piccinini.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Mettiamo in votazione l’articolo 8.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Passiamo all’articolo 9.

Nessun emendamento.

Discussione generale.

Dichiarazioni di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 9.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 10.

Insistono due emendamenti: il n. 8, a firma Piccinini e il n. 3, a firma Serri.

Discussione generale.

Consigliera Piccinini, prego.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Questo articolo riguarda le sanzioni dell’articolo 7. A nostro avviso non ne verrà comminata una, ma andiamo ad aggiungere che oltre alle sanzioni venga previsto perlomeno il sequestro del materiale apistico. Diversamente, ripeto, questa norma, che già a nostro avviso non è efficace, non lo sarà nemmeno nel momento in cui prevediamo solamente una sanzione e neanche il sequestro delle api diverse dalla ligustica.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Serri, prego.

 

SERRI: Credo che questo emendamento meriti di essere un po’ spiegato. Effettivamente, nel momento in cui si pongono dei divieti sulla presenza o sull’allevamento, presenza in alcune aree protette, o sull’allevamento di sottospecie diverse dalla ligustica, la sanzione potrebbe anche sembrare la strada più facile, e prevedere anche il sequestro.

Sequestrare alveari però non è cosa semplice, nel senso che le api volano, come si sa, non è come sequestrare un bovino, o un altro animale che si può proteggere tenendolo chiuso. Vorrebbe dire sequestrare per lasciare comunque questi insetti in libertà, che a loro volta vanno ad ibridare o comunque ad inquinare la sottospecie.

Credo che possa valere la pena, nel percorso che verrà fatto nei sei mesi successivi, nella regolamentazione, riflettere anche su questo aspetto. Ovviamente, il sequestro – lo abbiamo detto – è qualcosa di non praticabile, ma magari qualche altra strada che ci permetta di affrontare questo tema, soprattutto quello che riguarda la violazione del comma 2 dell’articolo 7.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Passiamo, quindi, alla votazione dell’emendamento n. 8, a firma Piccinini.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Passiamo alla votazione dell’emendamento n. 3, a firma Serri.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Passiamo alla votazione dell’articolo 10.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 11.

Nessun emendamento.

Discussione generale.

Dichiarazione di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 11.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Passiamo, ora, alle dichiarazioni di voto sul provvedimento e sui cinque ordini del giorno presentati.

Se non ci sono dichiarazioni di voto, mettiamo in votazione l’ordine del giorno n. 1, seconda stesura, a firma Piccinini.

Favorevoli? Contrari?

 

(interruzioni)

 

Daccapo.

Ordine del giorno n. 1, a firma Piccinini, seconda stesura.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

(L’ordine del giorno 7391/1, oggetto 8017, è approvato a maggioranza dei presenti)

 

È approvato.

 

Ordine del giorno n. 2, a firma Sensoli.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

(L’ordine del giorno 7391/2, oggetto 8018, è respinto a maggioranza dei presenti)

 

Ordine del giorno n. 3, a firma Serri, Caliandro, Rontini, Prodi, Rossi, Zappaterra, Taruffi, Paruolo, Rancan, Zoffoli, Liverani, Delmonte, Francesca Marchetti, Ravaioli, Mumolo, Benati, Soncini, Pompignoli, Cardinali, Tagliaferri, Facci, Torri, Montalti, Pruccoli, Bagnari, Sabattini, Poli, Campedelli, Calvano, Tarasconi, Lori.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 7391/3, oggetto 8019, è approvato all’unanimità dei presenti)

 

Ordine del giorno n. 4, a firma Bertani e Piccinini.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

(L’ordine del giorno 7391/4, oggetto 8020, è respinto a maggioranza dei presenti)

 

Ordine del giorno n. 5, a firma Gibertoni. Favorevoli? Contrari…

 

(interruzione)

 

Ordine del giorno n. 5, a firma Gibertoni.

 

(interruzione)

 

Scusi, le do la parola perché non ho capito.

 

SERRI: Sull’ordine del giorno n. 5 c’è un emendamento depositato? No?

 

PRESIDENTE (Rainieri): Non abbiamo nessun emendamento. Assessore Caselli…

 

(interruzione)

 

Dell’ordine del giorno n. 5?

 

(interruzione)

 

Noi non abbiamo nessuna seconda stesura.

Prego, consigliera Serri.

 

SERRI: Possiamo sospendere un minuto?

 

PRESIDENTE (Rainieri): Cinque minuti di sospensione per discutere la questione dell’ordine del giorno n. 5.

 

(La seduta è sospesa alle ore 15,48 e riprende alle ore 15,51)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo i lavori.

All’ordine del giorno n. 5, a firma della consigliera Gibertoni, è stato presentato l’emendamento n. 1, a firma dei consiglieri Gibertoni e Serri.

Passiamo alla discussione generale dell’emendamento n. 1 all’ordine del giorno n. 5.

Nessun intervento. Dichiarazioni di voto?

Consigliera Gibertoni Giulia, prego.

 

GIBERTONI: Ho letto l’emendamento, che trovo molto opportuno, molto in linea con l’intenzione di questo ordine del giorno, che era di fatto la sintesi di quello che chiedevo rispetto alle prospettive che oggi ci impone questa discussione, perché non si fermi qui, ma continui sui pilastri della salubrità dell’ambiente, del territorio, con la possibilità di andare verso un’agricoltura sempre più agro-ecologica.

In questo senso, è un emendamento che si innesta perfettamente e che ho quindi presentato volentieri. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.

Mettiamo quindi in votazione l’emendamento n. 1, a firma Gibertoni e Serri.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

Emendamento n. 1.

 

È approvato.

 

Votiamo l’ordine del giorno n. 5.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 7391/5, oggetto 8021, è approvato all’unanimità dei presenti)

 

Passiamo ora alla votazione, con il dispositivo elettronico, del provvedimento 7391.

La votazione è aperta.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

La votazione è chiusa.

 

Presenti 40

Votanti 39

Favorevoli 36

Contrari 0

Astenuti 3

 

È approvato.

 

OGGETTO 5687

Progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Qualificazione e tutela dell’impresa balneare». A firma dei Consiglieri: Bignami, Aimi, Galli

(Relazione della Commissione, discussione e reiezione)

(Ordine del giorno 5687/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” – Presentazione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo al progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri recante: “Qualificazione e tutela dell’impresa balneare”, oggetto 5687, a firma dei consiglieri Bignami, Aimi e Galli.

Testo n. 2/2019 licenziato dalla Commissione Politiche economiche nella seduta del 20 febbraio 2019 con parere contrario.

Il progetto di legge è composto da otto articoli.

Il relatore della Commissione, consigliere Galli, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Su questo oggetto è stato presentato un ordine del giorno di non passaggio all’esame dell’articolato, a firma della consigliera Serri, n. 5687/1.

Relatore della Commissione, Galli, prego.

 

GALLI, relatore della Commissione: Grazie, presidente.

Mi sento come un relatore che parte già con una brutta salita. Presentare un progetto di legge già bocciato in Commissione, articolo per articolo, certamente non mi fa ben prevedere un risultato positivo, ed è un vero peccato. È un vero peccato perché questo settore rappresenta più di 16 miliardi di fatturato per la nostra Regione. È un settore trainante. È un fiore all’occhiello dell’Amministrazione regionale e di tutti noi. È uno dei settori in continua crescita. È un settore che ha avuto una piccola flessione nei primissimi anni. Negli anni 2010, 2011 e 2012 ha avuto una piccola flessione, ma è stata recuperata e tutti gli anni sta superando il muro di 60 milioni di presenze. Quindi, un muro importante. La crescita non corrisponde a una crescita sui fatturati, sui margini di utile delle aziende di ristorazione commerciali, ma rappresenta tuttora un volano importante per la nostra regione e per l’Emilia tutta.

Il progetto di legge è teso a valorizzare le imprese balneari, cioè quelle imprese che sono il cuore, il motore di tutta la Romagna. Consta di otto articoli. Questo è solamente l’aspetto numerico. Questi otto articoli sono strutturati in modo da dare un valore alle singole imprese. Si ispira alla legge regionale della Regione Liguria che è stata approvata. Mi aspetto che qualche collega della maggioranza dica che è stata successivamente bocciata per conflitto d’attribuzioni. Questa legge la vorrei illustrare brevemente, visto che non avete intenzione di discutere articolo per articolo. L’articolo 11 dice: “Promuove, tutela e qualifica l’impresa balneare in considerazione delle specifiche caratteristiche di questa attività”. Cosa vuol dire? Vuol dire che viene riconosciuta una specificità a queste imprese, vengono riconosciuti criteri tesi a dare un valore non solo anno per anno, ma un valore all’azienda intesa come un corpo unico, un motore della nostra economia.

La bocciatura della Regione Liguria credo non vada presa come esempio, perché da quella legge è passato più di un anno, sono successe molte cose. La nostra Regione chiede, secondo l’articolo 116 della Costituzione, un aumento delle competenze esclusive della nostra Regione, e all’interno di queste competenze c’è anche la valorizzazione dell’ambiente e la valorizzazione del turismo, che fa parte del nostro ambiente romagnolo. Questo progetto di legge rientra in quell’alveo di quelle ordinanze balneari che succedono al 2015, 2016 e 2017, tese ad aumentare l’usufruibilità della nostra riviera. In che modo? Allungando la stagione.

È chiaro che quei 60 milioni di turisti che arrivano nella nostra regione, in buona parte sulla Romagna, non possono aumentare a dismisura nel periodo estivo. Quindi, per aumentare il valore dell’azienda, il valore del lavoro dei nostri addetti alle imprese balneari, bisogna allungare la stagione e per allungare la stagione bisogna ricorrere ad alcuni passaggi. Tra questi passaggi c’è sicuramente l’aumento dei mesi di apertura delle imprese balneari, riconoscendo una stagione estiva e una stagione invernale, in modo che gli aspetti ricreativi e di ristorazione possano permettere a queste imprese di avere una durata maggiore, un uso maggiore. Ma per ottenere questo bisogna che venga intrapreso un percorso di valorizzazione di queste attività, anche con l’uso di un marchio apposito, la professionalizzazione sempre maggiore di queste imprese e dei suoi addetti, insomma tutto un percorso che questa legge cerca di inquadrare.

Non capisco i motivi che possono essere dietro la bocciatura in Commissione o, immagino, una bocciatura qui in sede legislativa. Credo che questo percorso vada attivato assolutamente. Qualora questa Assemblea decidesse di non procedere sulla strada di questo progetto di legge, credo che verrà riproposto in un altro anno, quando un’altra maggioranza sarà più vicina alle esigenze dei nostri operatori emiliano-romagnoli.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Bagnari, prego.

 

BAGNARI: Grazie, presidente.

Intanto c’è un fatto positivo: sentire un emiliano come il consigliere Galli che parla del territorio romagnolo come “il nostro territorio” è una cosa che mi fa, ovviamente, da romagnolo, molto piacere.

Al di là delle battute, parto da una considerazione. I tempi nel deposito e nella discussione delle leggi, nell’approvazione o nella bocciatura non sono una cosa secondaria. Lo dico perché forse vale la pena ripercorrere in due parole quelle che sono state le tappe che hanno preceduto l’analisi di questo progetto di legge.

Veniva detto bene prima che c’è un riferimento a una legge della Regione Liguria, la legge 10 novembre 2017, n. 25, che portava lo stesso titolo, “Qualificazione e tutela dell’impresa balneare”, a cui il 24 novembre del 2017 poi è seguito il deposito qui in Assemblea legislativa da parte dei predecessori del consigliere Galli, degli ex colleghi Bignami e Aimi di un progetto di legge che anziché i nove articoli della legge della Liguria, ne aveva otto.

Un lavoro di sintesi, quindi, ma al di là del numero degli articoli c’era un lavoro che ovviamente si basava su quel progetto di legge. Non dico che lo prendesse pari pari, perché evidentemente anche da buoni giuristi hanno fatto un lavoro, gli ex colleghi, anche per cercare di adattare quel testo alla nostra realtà, ma su cui, e voglio anche spiegare il perché si è arrivati poi molto avanti nell’analisi di quel progetto, c’erano delle fortissime perplessità, fin dall’inizio. Mi riferisco a quello che era il testo di legge della regione Liguria, su cui non solo la nostra regione ha sempre espresso forti dubbi, ma per limitarci al nostro ambito: questo è stato il nostro atteggiamento.

Il motivo è stato dimostrato dalla sentenza emanata il 5 dicembre del 2018 dalla Corte costituzionale, che ha dichiarato quella legge illegittima. Noi abbiamo sempre detto che avendo dei forti dubbi sulla legittimità di quell’atto, pur capendo alcune considerazioni e alcune volontà, non aveva senso che andassimo ad approvare una legge con una serie di elementi dallo spiccato profilo di illegittimità, che poi appunto si sono dimostrati tali proprio in base a questa sentenza che citavo. Tra l’altro, una sentenza che di nove articoli di quella legge, appunto della Liguria, ne ha bocciati praticamente quattro. Potremmo fare il conto differenziato di alcuni commi, eccetera, ma la Corte costituzionale è intervenuta dicendo che quattro articoli avevano degli elementi che li rendevano non legittimi, articoli che peraltro portavano il cuore di questa legge, per quanto riguarda le azioni di promozione, quindi sul tema di un eventuale marchio di qualità degli stabilimenti balneari liguri, del valore aziendale dell’impresa balneare ligure. Questo è un elemento molto forte, azione di tutela, eccetera, non sto a ripercorrere tutto quanto.

Mi sono permesso di fare questo excursus per dimostrare che evidentemente i colleghi che hanno preceduto Galli avevano fatto una proposta su cui noi avevamo dei dubbi, ma che non essendoci ancora delle sentenze passate, aveva senso, perlomeno, fare il tentativo di presentarla. Se Galli, visto che gliel’abbiamo spiegato in Commissione, ha qualche dubbio sul perché noi lo bocciamo, è prima di tutto per questo motivo: perché c’è una proposta di legge che si basa apertamente, nella relazione di accompagnamento, su una legge che è stata dichiarata illegittima. Capisco che i nostri figli vorremmo vederli arrivare il più avanti possibile, ma è evidente che qui c’è stato qualche cosa che, intervenute queste cose, non permette a questa proposta di legge di stare in piedi.

Faccio qualche altra considerazione. Ovviamente, è legittimo ripresentare come e quando si vorrà, quali che siano le maggioranze che ci saranno, i progetti di legge che si ritengono opportuni. Credo anche che, siccome noi abbiamo – la dico così – a mezzo un altro progetto di legge, stessa firma degli stessi consiglieri su un altro aspetto che riguarda il tema delle imprese balneari, dal mio punto di vista varrebbe la pena provare ad evitare la frammentazione giuridica tanto per mettere una bandierina.

Noi abbiamo, tra l’altro, avuto una serie di provvedimenti, un intervento da parte del Governo di recente che, con tutte le diversità che ci possono essere, abbiamo salutato come un primo passo verso la soluzione di una serie di problemi che riguardano le imprese balneari. Abbiamo anche detto che manca – ed è quello che manca in quella proposta, anche se abbiamo riconosciuto il primo passo – l’aver inserito in una cornice complessiva tutto quello che riguarda le imprese balneari.

Credo che sia anche pervicace questa volontà continua di ripresentare progetti di legge quando credo che, invece, abbiamo bisogno, visto che parliamo sempre di semplificazione, di cercare di semplificare anche il nostro quadro normativo.

Due ultimissime considerazioni. Intanto, mi fa molto piacere che prima si sia in apertura, da parte di Galli, ricordato e riconosciuto che ci sono dati molto positivi del nostro turismo. Quando fa comodo – non mi riferisco direttamente a lui, ma in generale – nella diatriba politica si tende sempre a voler evidenziare i dati negativi. Oggi riconosciamo che ci sono dati positivi del nostro turismo, e credo che sia un riconoscimento prima di tutto alle nostre imprese.

Un altro aspetto, e chiudo, ma risottolineo l’elemento che ho detto prima. Se noi abbiamo di fronte una proposta di legge che, se non uguale, si ispira direttamente a una legge illegittima, come possiamo noi legislatori approvarla? Capisco che in questo Paese oggi vada molto di moda, soprattutto da parte della politica, fare cose che fanno trasgredire la legge per avere visibilità. Possiamo metterci anche la divisa dei balneari. Vogliamo fare anche quello?

Al di là delle battute, dobbiamo stare al merito delle cose e anche a un rispetto delle normative e provare a fare ragionamenti che stiano in piedi. Questa legge, non perché non riconosciamo l’importanza del tema, così formulata, dopo che è venuta fuori una sentenza anche abbastanza recente, perché parliamo del dicembre 2018, non è legittima e non può essere approvata.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ci sono altri interventi? Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Le imprese balneari, negli ultimi anni, sono balzate alla luce delle cronache per la famigerata direttiva Bolkestein, che prevede l’obbligo di rimessa al bando per alcune concessioni pubbliche, una decisione europea fortemente penalizzante per le nostre imprese che operano sulla balneazione, perché evidentemente inibirebbe ai titolari quegli importanti investimenti economici che le caratterizzano e che rappresentano uno dei motivi principali di attrattività per i turisti.

A differenza delle strutture balneari nei Paesi del Nord Europa, dove la balneazione è praticata in brevi periodi dell’anno e i servizi si limitano a piccole strutture in legno amovibili e rinnovabili di anno in anno, la nostra realtà si fonda su stagioni lunghe e strutture murarie, con un ampio ventaglio di servizi, che vanno dalla ristorazione ai giochi per i bambini, alle attrezzature per gli sport di spiaggia. Stravolgere il nostro sistema di impresa balneare significherebbe distruggere un comparto che ci caratterizza da sempre come Paese a vocazione turistica. Inibire la fruibilità delle nostre spiagge, alcune fra le più belle del mondo, significa affossare un indotto economico senza uguali per il nostro Paese.

Trovo certamente condivisibile un progetto di legge che miri a definire ulteriormente e a riconoscere il valore sociale, economico e turistico dei nostri stabilimenti balneari, a favorirne e tutelarne lo sviluppo anche con appositi bandi e soprattutto a riconoscerne il valore economico, costituito dal patrimonio di investimenti fatti e dall’avviamento d’impresa, per una definizione del valore aziendale.

Per questi motivi e per tutelare quegli imprenditori della balneazione che da generazioni, con il loro lavoro, hanno rappresentato nel mondo l’immagine del Bel Paese, voterò convintamente questo documento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ci sono altri interventi in discussione generale? Consigliere Galli, prego…

 

(interruzione)

 

Ho chiesto. Per adesso non c’è nessun altro. Poi le do la parola come replica.

Non avendo nessun iscritto, passo la parola al consigliere Galli per la replica.

 

GALLI: Presidente, è una replica molto breve. È molto breve perché sapevo perfettamente che in aula questo progetto avrebbe avuto dei problemi, sia perché l’ispirazione alla legge approvata in Regione Liguria era esplicita nella relazione di introduzione, sia perché se ne era parlato in Commissione. Ma questo non toglie che tra la Liguria e l’Emilia-Romagna, per quello che mi risulta, ci sono delle grosse differenze.

Non voglio dire che quel progetto di legge approvato in Liguria sia stato un progetto di legge bipartisan, è stato approvato sia dalla maggioranza che dalla vostra minoranza; che sia stato un progetto approvato, su ispirazione del Governo di centrodestra; che il centrosinistra, che è minoranza in Liguria e presto lo sarà anche qui in Emilia, abbia votato a favore: questo non lo dirò.

Dirò invece che questo progetto di legge è perfettamente legittimo, perché la differenza tra Liguria ed Emilia-Romagna non è solo che si trovano su due mari diversi; ma la differenza è che noi abbiamo competenze diverse, abbiamo chiesto delle competenze diverse, abbiamo sbandierato a tutti i venti che noi vogliamo avere delle competenze esclusive su una serie di materie. E questa materia credo che rientri pienamente nella valorizzazione dell’ambiente, nella valorizzazione delle nostre coste, nella valorizzazione, a tutto tondo, della nostra economia.

Quindi, quando il collega Bagnari irride il progetto di legge come se fosse una reliquia lasciata da chi mi ha preceduto, sbaglia gravemente. Gli otto articoli che voi non volete portare in discussione e che mi boccerete tout court, andrebbero invece valutati uno per uno. Qualcuno mi dovrebbe spiegare cosa ha da dire sulla definizione di impresa balneare, cos’ha da dire sulle azioni di tutela, sulle azioni di promozione, sulle azioni di qualificazione. L’unica cosa che mi lascerebbe vagamente perplesso è il valore aziendale dell’impresa balneare, cioè, l’imprenditore che fa fare una perizia per dare un valore all’azienda è questo: effettivamente potrebbe forse dare qualche contrasto per la legge Bolkestein, che però dal 2017 a oggi abbiamo ovviato con uno slittamento in avanti di 15 anni per questo problema.

Io credo che questo progetto di legge avrebbe avuto piena legittimità di essere votato positivamente in Commissione, piena legittimità di essere votato qui in Assemblea regionale. Certamente, il vostro voto contrario mi lascia non solo stupito, ma mi fa capire la vostra prevenzione verso qualunque cosa che non provenga da voi. Non c’è problema, aspetteremo. Le nostre aziende della Romagna avranno piacere di vedere la valorizzazione di queste imprese, il riconoscimento di un marchio romagnolo, la valorizzazione – la valorizzazione, la valorizzazione, la valorizzazione, lo ripeto tre volte –: non c’era motivo di bocciare questo pdl. Lo volete bocciare? Fatelo. Lo ripresenteremo l’anno prossimo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Bagnari, prego.

 

BAGNARI: Presidente, solo per qualche chiarimento perché forse il collega Galli non ha ben presente…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Bagnari, la discussione generale è già finita. Pensavo che avesse qualcosa sull’ordine dei lavori.

Le posso dare la parola poi, per cinque minuti, sulla dichiarazione di voto.

 

BAGNARI: Va bene. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): La Giunta non interviene.

Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Prego, consigliere Bagnari.

 

BAGNARI: Il collega Galli prima ha detto che io avrei irriso questa proposta di legge. Forse non riusciamo a capirci. Evidentemente non riusciamo a capirci, e me ne scuso. Prima di tutto, come già capitato in Commissione, sono io che non riesco a farmi capire. Quindi, mi assumo io la responsabilità di questo. Io non ho irriso proprio niente. Non ho irriso proprio niente. Ho solamente fatto presente che stiamo parlando di un progetto di legge che quando i suoi predecessori l’hanno presentato si poteva essere d’accordo o meno, ma aveva i crismi per poter essere discusso. Ora parliamo di una legge che è stata dichiarata illegittima. Questo lo riusciamo a capire tutti quanti insieme e a condividere. Non so se ho usato il termine giusto e comprensibile. Mi scuso nuovamente se non è tale.

Io vorrei anche far capire che è evidente che, proprio per quello che ha detto lui, ci sono diversità tra i territori, tra la Liguria e la nostra regione. Che senso ha presentare un progetto di legge che è in buona parte come quello della Liguria? Se la vogliamo prendere da questo punto di vista.

Faccio un’ultima considerazione. Ripeto: il tema noi non l’abbiamo mai banalizzato, possiamo dirlo tutti quanti se abbiamo onestà intellettuale. Lo abbiamo affrontato. Abbiamo anche, in alcuni casi, fatto dei passi indietro confrontandoci con le minoranze, come è successo, per non fare provvedimenti inutili e aspettare quello che poteva fare il Governo, cosa che poi è avvenuta, e credo che questo sia anche un fatto positivo.

Andrebbe anche ricordato che noi non ci tiriamo indietro dal confrontarci e, a volte, dal condividere delle proposte. Assolutamente. Credo, invece, che quando ci sono proposte – ripeto – che non hanno più gli elementi per stare in piedi dal punto di vista giuridico diventi davvero la volontà di mettere la bandierina e dire “la faremo noi quando governeremo”.

Il tempo sarà, ovviamente, testimone di tutto quello che deve avvenire, ma noi adesso ragioniamo di quello che c’è ora, di quello che viene proposto ora e che il collega Galli ha ereditato dagli ex colleghi Bignami e Aimi, che l’avevano presentata quando ancora, probabilmente, non si capiva se era legittima o meno. Ora è ben chiaro, direi.

Ultima considerazione. Ci fa piacere questo appoggio al tema della richiesta di autonomia. Credo sia opportuno avere un quadro definito (se riusciremo, come mi auguro; qui il Parlamento e tutte le forze potranno dire la loro sulla nostra richiesta) per arrivare in fondo a quel percorso e fare leggi conseguenti, non fare le cose prima senza sapere che quadro definitivo avranno successivamente.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ricordo che siamo in dichiarazione di voto sull’ordine del giorno di non passaggio all’esame.

Se non ci sono altri interventi in dichiarazione di voto, mettiamo in votazione l’ordine del giorno n. 1, a firma Serri. Favorevoli?

 

(interruzione)

 

Scusatemi, favorevoli all’ordine del giorno n. 1, a firma Serri, di non passaggio…

 

(interruzione)

 

Ma non sono io, siete voi.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 5687/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” è approvato

a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 7817

Proposta recante: «L.R. n. 24/2001 e successive modifiche, integrazioni – Programma denominato “Housing Sociale 2019.» (Delibera di Giunta n. 78 del 21 gennaio 2019) (196)

(Discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 7817/1 oggetto 8024 - Presentazione, discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo ora all’atto amministrativo 7817: proposta recante “Legge Regionale n. 24/2001 e successive modifiche, integrazioni – Programma denominato “Housing Sociale 2019” (Delibera di Giunta n. 78 del 21 gennaio 2019).

La Commissione Territorio, Ambiente, Mobilità ha espresso parere favorevole nella seduta del 7 febbraio 2019 con la seguente votazione: 31 voti a favore, nessun contrario e 11 astenuti, con segnalazione di errori materiali.

Su tale oggetto insiste l’ordine del giorno n. 1, a firma dei consiglieri Bertani, Sensoli, Piccinini.

È aperta la discussione generale. Dieci minuti per ogni consigliere.

Consigliera Rontini, prego.

 

RONTINI: Grazie, presidente.

Alcune brevi parole per esprimere soddisfazione per questo provvedimento che oggi arriva all’esame dell’aula.

Il programma regionale “Housing Sociale 2019” è, infatti, un altro tassello del Piano pluriennale per le politiche abitative, che abbiamo approvato all’inizio di questa legislatura, portato avanti dalla vicepresidente Gualmini passo dopo passo, con la collaborazione della III Commissione assembleare, che presiedo, un Piano pluriennale che ci ha visti lavorare con coraggio e determinazione sugli alloggi ERP, ridefinendo i criteri per l’accesso alle case popolari e rivedendo i canoni di locazione, con l’obiettivo di aumentare la rotazione delle assegnazioni, andando allo stesso tempo a colpire i cosiddetti “furbetti”. Un piano che ci ha visti riproporre per ben due volte il bando Giovani coppie, il bando casa, che dà risposte appunto alle coppie giovani e agli altri nuclei familiari in difficoltà; che ci ha visti modificare le norme sulla proprietà indivisa, rifinanziare il fondo per gli affitti, quello per la morosità incolpevole, mettere a disposizione sostanziose risorse per eliminare le barriere architettoniche dagli edifici, sia in quelli pubblici che in quelli privati.

Questo non vuole essere un elenco della spesa, anche perché in quel caso avrei dovuto essere più precisa, ho sicuramente dimenticato qualche cosa. Piuttosto, penso che sia la dimostrazione della nostra volontà di mettere mano strutturalmente ad un settore, quello delle politiche abitative, per dare risposte alle famiglie più fragili e bisognose, in un mondo in veloce evoluzione, senza paura di cambiare le cose che non andavano.

Oggi è la volta dell’housing sociale. A disposizione ci sono 5 milioni di euro. Cerchiamo così di essere nuovamente a fianco di quelle persone che da una parte sono considerate troppo “ricche” per poter accedere a una casa popolare, ma non hanno sufficienti risorse per poterne acquistare una sul libero mercato. È un problema diffuso, che riguarda famiglie, giovani coppie, single, persone con medio e basso reddito che cercano un alloggio.

Il bando, che sarà di prossima uscita, permetterà quindi di assegnare tramite gli operatori economici contributi ai cittadini da 30.000 euro elevabili a 40.000 euro, nel caso si vada ad acquistare alloggi realizzati in interventi di recupero, o di sostituzione edilizia, nel pieno solco, quindi, anche di quella che è stata la nuova legge urbanistica regionale, che come sapete si è posta l’obiettivo della riduzione del saldo zero nel consumo di suolo.

Tra l’altro, e vado a concludere, era dal 2010 che questa regione, l’Emilia-Romagna, non pubblicava bandi sull’housing sociale. Con questa proposta, quindi, vogliamo avviare una nuova sperimentazione. Sarà un bando flessibile, per dare risposte non solo ai cittadini che acquisteranno case dove si potranno avviare progetti di coabitazione, magari coinvolgendo persone di diverse generazioni, ma anche per dare risposte agli operatori che vorranno proporci progetti di co-housing innovativi, come quei nuovi alloggi dove vengono messi i servizi in comune, cioè quei progetti – per usare le parole dell’assessore Gualmini in Commissione – in grado di generare effetti positivi in termini di coesione sociale, solidarietà e sussidiarietà grazie al recupero e alla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ci sono altri interventi in discussione generale?

Consigliere Mumolo, prego.

 

MUMOLO: Grazie, presidente.

Anch’io voglio fare qualche brevissima considerazione su questo programma. Vorrei ricordare a tutti che la casa è da sempre una componente cruciale per la qualità della vita delle persone. Nell’aprile dello scorso anno l’Istituto Cattaneo di Bologna ha pubblicato una ricerca sugli affitti a Bologna secondo la quale per circa 6.000 famiglie anche i canoni concordati risultano insostenibili.

Noi sappiamo che quello della casa è uno scoglio per molte persone, anche per persone che un lavoro ce l’hanno. Diventa un problema anche per lo sviluppo delle nostre città universitarie. Ad esempio, a Bologna c’è una fortissima difficoltà per gli studenti di riuscire a trovare un alloggio e ci sono tanti studenti che non si iscrivono più, hanno deciso di non iscriversi più nella nostra università, in quella di Bologna, proprio perché è impossibile trovare un alloggio.

Ci sono, poi, sempre più situazioni di fragilità, che possono trasformarsi in situazioni drammatiche. La perdita della casa e l’impossibilità di averne una diventa dirimente in questo senso. Ci sono casi di professionisti che finiscono in strada. Non si tratta solo di fasce molto deboli della società. Ci sono casi di imprenditori che finiscono in strada. Ci sono casi di pensionati al minimo che non riescono più a pagare l’affitto e finiscono in strada.

Recentemente abbiamo letto tutti la storia di un avvocato a Napoli che ha dovuto chiudere il suo studio e, purtroppo, è finito in strada. Ovviamente, è la punta dell’iceberg. I giornali, i media si occupano di queste notizie proprio perché sono notizie eclatanti, ma ci sono tantissime altre situazioni simili di cui non si occupa nessuno, purtroppo. Noi abbiamo padri separati, persone che perdono il lavoro e non riescono più a trovarlo, che perdono la loro abitazione oppure ragazzi con lavori precari che, invece, non riescono a uscire dalla loro casa, non riescono ad affrancarsi da una situazione familiare, non riescono a trovare una loro strada, intraprendere la loro strada perché non hanno la possibilità di affittare un appartamento.

Il sostegno a chi non può permettersi affitti o acquisti a prezzi di mercato (giovani coppie, single, famiglie con redditi medio-bassi) è centrale. Sappiamo che con la precarietà del mondo del lavoro e con l’attuale livello dei salari sono ampie le fasce di popolazione che non sono propriamente povere, sono i cosiddetti “penultimi”, che però faticano a permettersi un affitto con gli attuali canoni di mercato. Per questo motivo, credo che l’attenzione della Regione alla tematica della casa sia fondamentale.

Il programma riesce a tenere insieme l’indispensabile attenzione al sociale con una spinta innovatrice, e non solo. Infatti, con questo progetto si promuovono interventi di riqualificazione attraverso il recupero di vecchi edifici anche sul piano dell’efficienza energetica e sismica. Quindi, non solo è un aiuto per provare a risolvere questo problema dell’alloggio, ma anche minor consumo di suolo e aumento di numero di case, con minor consumo di suolo, e aumento dell’efficienza energetica di questi immobili.

Per tutte queste ragioni, voterò con convinzione questo provvedimento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Intervengo per illustrare brevemente l’ordine del giorno che abbiamo presentato. All’interno del programma, oltre all’incremento dell’offerta di alloggi di edilizia residenziale sociale, c’è una parte che vuole favorire interventi innovativi e sperimentali riguardo alle forme dell’abitare, tipo ad esempio il co-housing.

Nell’ordine del giorno ci focalizziamo soprattutto sulla condizione abitativa degli over65, un tema che si fa sempre più pressante. Stiamo diventando una popolazione sempre più anziana e gli anziani rischiano o vivono sempre più in situazioni di solitudine. Abbiamo affrontato, anche questa mattina e in questi giorni, il tema degli anziani che vengono collocati anche nelle case famiglia, con le problematicità che sono state evidenziate anche dai fatti di questi giorni, una soluzione sicuramente potrebbe essere quella dell’housing e del co-housing per gli anziani.

Già nella risoluzione del 7 maggio 2017, n. 4608, approvato dall’Assemblea, avevamo chiesto la sperimentazione di progetti di co-housing, abitare collaborativo intergenerazionale, visto che anche in altre Regioni questa sperimentazione era stata effettuata. Ebbene, chiediamo che nella predisposizione dei bandi legati al programma ci siano misure specifiche proprio per promuovere il co-housing destinato a persone ultrasessantacinquenni.

Se pensiamo che il 37 per cento di chi ha più di sessantacinque anni vive solo, in una casa di proprietà, magari sono case degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, quindi dal punto di vista energetico e sismico molto carenti rispetto agli standard odierni, e magari il 60 per cento di queste abitazioni hanno più di quattro vani, dentro cui vivono persone in solitudine. Bene: pensare di fare progetti di co-housing innovativi, dove si propone la ristrutturazione di queste case, o di questi condomini, e dove poi si propone agli anziani di vivere insieme, giovani e anziani, oppure solo anziani, e affianco si associa un programma di attivazione sociale: questa potrebbe essere un’azione innovativa.

Questo chiediamo col nostro ordine del giorno, e chiediamo che all’interno del bando attuativo dell’housing sociale ci siano anche misure che sostengano dal punto di vista sociale, quindi una collaborazione anche con gli assessorati che seguono la parte socio-sanitaria per creare un programma che risolva parte di questo problema. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Presidente, colleghi, letto questo atto, voglio davvero fare i complimenti alla Giunta: siete senza vergogna!

Vista la materia su cui verteva la deliberazione ed ascoltati i dieci minuti con i quali quest’atto è stato liquidato dalla competente Commissione, dove purtroppo sono arrivato con qualche minuto di ritardo, ho proceduto ad approfondire il panorama dell’housing sociale e, perché no, del co-housing, attuati anche in altre regioni, per farmi un quadro piuttosto preciso delle esperienze in essere. Poi mi sono fermato e ho letto l’atto. Al che mi sono accorto del grosso errore commesso: bisogna sempre partire dagli atti, mai dai temi.

Perché dico questo? Perché come spesso avviene questo atto ha poco o niente a che vedere con il titolo che porta. Fra poco arriveremo al punto, sul quale avanzerò anche una proposta emendativa, ma lasciatemi procedere con un minimo d’ordine, giusto per non bruciare subito la suspense. Dalle premesse appare evidente che attraverso questo programma l’amministrazione regionale si propone di affrontare il problema della casa a favore delle fasce più deboli della popolazione. Sicuramente il progetto è quantomeno nelle intenzioni molto ambizioso, in particolare perché l’ultimo atto relativo all’housing sociale approvato da questa Regione risale ormai a parecchi anni fa – se non erro, l’assessore in Commissione faceva riferimento al 2010. Perché parlo di intenzioni? Perché, a conti fatti, le risorse destinate attraverso questo atto al futuro bando sono appena sufficienti a fare di questo progetto l’ennesimo spot pre-elettorale.

Si sa: l’ultimo anno di legislatura è solitamente foriero di proclami altisonanti e finanziamenti a pioggia. Ma in questo caso, anche i finanziamenti certamente non si sprecano. In primo luogo, i 5 milioni messi oggi a disposizione paiono davvero una miseria. In secondo luogo, si tratta integralmente di trasferimenti statali, cioè la Regione non ci mette nemmeno un centesimo. Certo, in questo caso parliamo di qualcosa di più di ciò che è stato messo lo scorso anno sull’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici di edilizia popolare, ma si tratta di briciole, per soddisfare poche decine di richieste, forse 150 o probabilmente molte meno.

Tornando agli altri modelli, non vorrei citarvi l’esempio lombardo, ma chiaramente, se del circuito non facesse parte soltanto il pubblico, probabilmente oggi potremmo contare su disponibilità finanziarie per questo tipo di operazioni ben diverse da quelle odierne. Ad esempio, per far funzionare l’housing sociale in Lombardia mi pare francamente fondamentale la presenza della Fondazione Cariplo. Qui, non per volervi ricordare questioni scomode, ma l’esultanza per avere finalmente conquistato una banca sembra essersi fermata all’esultanza della telefonata di Piero Fassino. Per il resto nessuno penso se ne sia accorto, al di fuori del partitone, men che meno la nostra edilizia popolare.

Capisco la crisi, ma va sottolineato che negli ultimi anni avete governato sempre e solo voi. Quindi, se oggi i trasferimenti non sono più quelli dei tempi d’oro dei Governi di centrodestra sicuramente non potete imputarlo ad altri che a voi stessi.

Venendo, ora, all’atto in questione, l’analisi operata dalla Giunta parte dalla constatazione che gli elevati valori che caratterizzano il mercato immobiliare rendono estremamente problematica la soddisfazione del fabbisogno abitativo delle famiglie meno abbienti. La condizione di disagio abitativo più accentuata è diffusa tra i segmenti della popolazione che non dispongono dell’ammontare di risparmio necessario e sufficiente ad accedere alla proprietà della prima casa senza ricorrere ad un indebitamento bancario, che spesso è eccessivamente oneroso in relazione ai redditi percepiti. Per garantire a questi nuclei familiari una soluzione ai loro problemi abitativi dignitosa sul piano sociale e sostenibile sul piano finanziario, occorre quindi che la Regione intervenga per stimolare un incremento dell’offerta di abitazioni destinate all’affitto a canoni di locazione inferiori a quelli di mercato.

Le risorse di cui è dotato il programma saranno utilizzate per la concessione di un contributo unitario per alloggio, di importo massimo stabilito dal bando, comunque non superiore a 30.000 per alloggio, elevabile a 40.000 nel caso di alloggi realizzati in interventi di recupero o di sostituzione edilizia. Tale contributo potrà essere ulteriormente incrementato nella misura massima di 5.000 euro per alloggio all’interno di programmi di innovazione proposti da soggetti partecipanti. Ciascun progetto di innovazione potrà, inoltre, essere finanziato fino a un massimo di 100.000 euro, parametrabili in relazione alla dimensione complessiva dell’intervento in termini di alloggi e nuclei coinvolti e assegnabili sulla base della qualità della proposta presentata in termini di contenuti sperimentali e di apporti di innovazione sull’housing sociale, ovviamente nel rispetto degli obiettivi e dei requisiti fissati nel bando.

Il contributo viene poi attribuito direttamente all’operatore economico che ha partecipato al bando, il quale, in caso di vendita dovrà scontarlo dal prezzo finale, in caso di locazione o godimento a termine di lungo periodo o permanente dovrà utilizzarlo per abbattere di almeno il 20 per cento il canone d’affitto rispetto al canone concertato o previsto dagli accordi territoriali. In ogni caso, il canone massimo non potrà, comunque, essere superiore ai 6.000 attuali.

E i criteri per localizzare i destinatari degli alloggi? Me lo spiega il punto 7 dell’allegato A: la definizione dei criteri per l’individuazione dei destinatari finali delle abitazioni avverrà con l’indizione del bando per la selezione degli interventi da finanziare. Come dire, sarà la Giunta regionale a occuparsene.

All’inizio del mio intervento dicevo che avrei mantenuto un po’ di suspense sul motivo maggiore di contrarietà a questo atto. Ebbene, lo troviamo al penultimo paragrafo del punto 5, che testualmente recita: “Ai fini dell’ammissione al finanziamento, il prezzo di cessione dei singoli alloggi non può essere superiore a 300.000 euro per la prima casa casistica, a 280.000 euro per la seconda”. 280.000 e 300.000 euro: scusate, questo è quello che voi intendete per housing sociale? Cioè, la persona in difficoltà è quella che non riesce a tirar fuori sull’unghia 300.000 euro? Se è così, vuol dire che anch’io rientro nei criteri che la Giunta andrà a individuare.

Tutto ciò mi pare francamente ridicolo. Prevedere 280.000-300.000 euro quale tetto massimo di cessione dei singoli alloggi significa che non ci troviamo certamente di fronte a un provvedimento destinato ad aiutare chi non riesce a comprare casa. Diciamoci la verità: questo è un provvedimento teso a dare respiro a qualche cooperativa in forte sofferenza perché ha costruito il costruibile e oggi si trova in difficoltà a causa dell’invenduto.

300.000 euro per un appartamento erano tanti anche prima della crisi, oggi sono veramente un’enormità. Parlare di queste cifre significa non soltanto essere fuori dal mercato immobiliare, ma anche essere fuori dal mondo. Sempre che voi non intendiate con l’housing sociale risolvere i problemi di qualche professore universitario che intende comprarsi un appartamento nel centro di Bologna.

A dicembre, quando avete approvato a maggioranza la riforma dei costi di costruzione, ci avete magnificato i valori OMI, tanto da volerli a forza inserire quale base di calcolo per determinare il costo di costruzione in quanto valore oggettivo dato dall’Agenzia delle entrate, quindi incontestabile. Ebbene, sono stato al gioco e sono andato a vedere i valori OMI riferiti alla zona B1 di Bologna, classificata “Centrale - Centro storico” (per intenderci, quella finestra sulle due torri). Ebbene, 300.000 euro sono il valore medio di un appartamento di 95-100 metri quadri in normale stato conservativo in quella zona. Già qui a fianco, quartiere Arcoveggio, nelle medesime condizioni e metrature i valori scendono a 180.000 euro. Potrei andare avanti, ma penso possa essere sufficiente.

Proprio perché questo atto possa risultare non offensivo agli occhi di chi sul serio non può permettersi di acquistare casa perché non dispone delle garanzie sufficienti, attraverso una proposta emendativa ho proposto di dimezzare le cifre fissate in delibera. Già 140-150.000 euro sono grosse somme. Ma in questo caso, con un contributo regionale di 40.000 euro e otto anni di affitto detratti dal totale, può forse diventare un’operazione abbordabile.

Venendo poi agli affitti, se i 6.000 euro all’anno, che sarebbero poi ben 500 euro al mese, costituiscono il tetto massimo che l’utente versa d’affitto (e a questi si aggiungono altri 30-40.000 euro dati dalla regione anticipatamente, per coprire la differenza di affitto per un arco di otto anni), si arriva a un’entrata di tutto rispetto per il proprietario, a fronte della stagnazione del mercato immobiliare. Anche in questo caso, qualche coop dovrà di sicuro ringraziare.

Concludendo: attendo di vedere come si orienterà la Giunta sull’emendamento da me proposto, per decidere il voto di Fratelli d’Italia su un atto che al momento pare farsesco. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Tagliaferri, lei ha preannunciato il deposito di un emendamento che però non abbiamo ancora. Adesso io darò la parola alla vicepresidente Gualmini. Quando terminerà l’intervento della vicepresidente, saranno scaduti i termini per la presentazione. Solo per avvisarla.

Vicepresidente, prego.

 

GUALMINI, vicepresidente della Giunta: Grazie, presidente.

Ho ascoltato con molta attenzione, ma tengo ad aggiungere la visione d’insieme, quindi il paradigma complessivo entro il quale si situa questo bando. Trovo davvero molto scorretto, e in qualche modo anche inesatto il discorso relativo alle risorse finanziarie: basta fare un confronto tra questo mandato e quello precedente per capire che da tantissimi anni, se non da decenni, non si finanziavano le politiche abitative, intendendo tutta la filiera delle politiche abitative, con una tale entità di risorse che giocoforza in tutte le regioni, basta informarsi, sono prevalentemente risorse dello Stato, risorse destinate a investimenti in conto capitale.

In questo mandato, pensiamo che abbiamo recuperato 35 milioni sulle barriere architettoniche, spingendo il Governo a dare risposta a cittadini che aspettavano il rimborso dallo Stato da oltre dieci anni. Siamo stati noi ad ottenere, finalmente, la sanatoria di questi rimborsi. 35 milioni, a cui si sono aggiunti almeno 5 milioni negli ultimi quattro anni di risorse regionali, con le quali abbiamo accolto tutte le domande di intervento sulle barriere architettoniche di tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna, e ci accingiamo a fare lo stesso anche nel corso di quest’anno.

Abbiamo stanziato oltre 60 milioni, tra i 50 e i 60 milioni, per interventi sulla ristrutturazione dell’ERP, tra ascensori, accessibilità, efficientamento, miglioramento energetico sulle case popolari, e un’altra ventina di milioni, tra risorse regionali e statali, sui fondi per l’emergenza. Quindi, se facciamo la somma (40 più 60 più 20) sono circa 120 milioni, a cui si aggiungono, naturalmente, i grossi stanziamenti sul bando “Giovani coppie”. Noi riteniamo che ogni stanziamento regionale debba avere un corrispettivo con la realtà. Il bando “Giovani coppie” ha da sempre avuto una grande risposta da parte dei nostri cittadini sull’acquisto della prima casa, soprattutto da parte delle giovani generazioni, mentre è abbastanza noto (basta, anche qui, sfogliare un po’ di letteratura sul social housing) che il social housing in Emilia-Romagna è ancora poco diffuso perché poca è la domanda di questo tipo di alloggi, che richiedono anche una certa disponibilità e certe caratteristiche da parte dei cittadini, nella nostra Regione.

Trovo davvero infondato l’argomento relativo alle risorse e penso che un bando sperimentale di questo tipo possa assolutamente rispondere alle richieste che possono arrivarci con una cifra circoscritta, che ci auguriamo verrà spesa secondo le caratteristiche e la trasparenza richiesta dal bando e che certamente non è rivolta a fare favori a chicchessia.

Detto questo, il bando sul social housing propone una sperimentazione che mette insieme il discorso della casa con quello dell’innovazione sociale. Qui non parliamo solo – anche questo è scorretto – di individuare tra gli obiettivi di questo bando solamente l’esigenza di andare incontro alla famosa area grigia, le fasce deboli che stanno tra l’ERP e, più o meno, il mercato. Non è questo. Qui si tratta di mettere insieme esperimenti di innovazione sociale, quindi la costituzione di servizi in comune. Pensiamo al badantato di condominio, all’infermiera di condominio, o ancora a sale e iniziative di animazione per i bambini, o alla messa in comune di diverse generazioni e, quindi, di esigenze diverse. Pertanto, questo obiettivo di combinare l’abitare con l’innovazione sociale ovviamente si scontra anche con la disponibilità di alloggi che strutturalmente non sempre presentano caratteristiche adeguate. Molto spesso i nostri appartamenti che magari devono essere rigenerati sono piccoli e non si prestano a essere trasformati per ospitare persone disponibili a mettere insieme, ad abitare in maniera sociale e solidale. Quindi, facciamo questo esperimento, proviamo a circoscrivere il bando, vedremo le risposte che avremo.

Questo bando sta dentro una visione molto specifica di welfare, che è quella che abbiamo portato avanti in tutto questo mandato, che è un welfare per l’autonomia. Non è welfare assistenziale, per cui arrivano finanziamenti cospicui e duraturi, su cui i nostri cittadini fanno affidamento come fossero diritti acquisiti, è un welfare che aiuta in certe situazioni, ti dà una mano e ti riporta a condizioni di autonomia. Siamo stati i primi e gli unici ad avere il coraggio di fare una riforma dell’edilizia residenziale pubblica in questo senso. Nessuno prima di noi l’aveva fatto.

Anche in questo caso, quindi, lavoriamo su diverse leve, la leva dello sviluppo con il bando “Giovani coppie”, la leva dell’emergenza con i “Fondi affitto” e i “Fondi morosità incolpevole”, e la leva della sperimentazione sociale con questo bando e le risorse che destiniamo.

Dico anche come dentro questa visione di un welfare per l’autonomia la casa sia il pilastro e la leva fondamentale. Tutti gli studi ci dicono che le condizioni di disagio dei cittadini nascono, in primo luogo, dalla condizione abitativa. Se salta qualcosa o se sorgono criticità dal punto di vista della casa, sotto l’impossibilità di pagare l’affitto o di pagare le spese di utenza, case di proprietà troppo grandi e, quindi, la difficoltà di poterle mantenere, tutto ciò crea un circolo vizioso che in qualche modo porta ad un’esclusione successiva. Quindi, la priorità della condizione abitativa nasce dal fatto che la casa è abilitante, cioè rientra in quel terzo livello di diritti sociali che in qualche modo ti abilitano a risolvere e a dare una risposta alle tue aspettative, ai tuoi bisogni successivi: se hai una casa puoi pensare a costruirti una famiglia, a mettere in piedi delle relazioni, a lavorare in maniera dignitosa, sei una persona più realizzata, quindi è un aspetto abilitante della libertà delle persone e del loro sviluppo.

Con molta convinzione, quindi, rivendico l’approccio che abbiamo impostato a inizio mandato, cioè quello di una pluralità di politiche di interventi sulla filiera dell’abitare, augurandomi che in Emilia-Romagna possano sorgere sperimentazioni di co-housing e social housing un po’ più numerose rispetto al passato.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Chiedi la parola, prima.

 

TAGLIAFERRI: Chiedo gentilmente la sospensione di cinque minuti per avere il tempo di stampare l’emendamento e portarlo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Va bene. A questo punto però sospendiamo la seduta perché siamo già quasi alle ore 17. Riprenderà domani mattina.

 

(interruzione)

 

Non ha presentato l’emendamento. Adesso, va bene tutto, però prima abbiamo fatto la stessa cosa per un emendamento vostro sulla questione delle api.

Consigliera Rontini, prego.

 

RONTINI: Da parte nostra, naturalmente, sulla richiesta di sospensiva nessun impedimento. Ci piacerebbe però poter concludere entro la giornata, perché penso che dobbiamo discutere quello…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliera Rontini, per me va bene.

Era semplicemente perché si avvicinava l’ora di chiusura. Per me va bene.

Cinque minuti di sospensione, poi riprendiamo e passiamo alle dichiarazioni di voto.

 

(La seduta è sospesa alle ore 16,47 e riprende alle ore 16,54)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo i lavori.

È stato distribuito l’emendamento n. 1, a firma Tagliaferri.

È aperto il dibattito generale sull’emendamento a firma Tagliaferri.

Ci sono interventi in discussione generale? Consigliera Rontini, prego.

 

RONTINI: Siamo in discussione generale? Sull’emendamento o anche sull’ordine del giorno?

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’ordine del giorno era finito, perché aveva parlato...

 

RONTINI: Dopo c’è la dichiarazione di voto?

 

PRESIDENTE (Rainieri): Dopo c’è la dichiarazione di voto.

 

RONTINI: Allora intervengo dopo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Sull’ordine del giorno e sull’emendamento.

 

RONTINI: Perfetto. Faccio tutto dopo, allora.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Okay. Grazie.

Penso che lo possa fare adesso, perché apriamo la dichiarazione di voto, non avendo nessun iscritto. Quindi, le ridò la parola per dichiarazione di voto sull’emendamento e sull’ordine del giorno. Prego.

 

RONTINI: Va bene. Grazie, presidente.

Noi, come Partito Democratico, siamo contrari sia all’ordine del giorno che all’emendamento. Provo velocemente a spiegare il perché.

Dell’ordine del giorno presentato dal collega Bertani, insieme a Sensoli e Piccinini, condividiamo i contenuti delle premesse. Ci fa piacere che anche loro rendano atto di un lavoro che abbiamo fatto assieme nei mesi scorsi, che ci ha visto anche approvare una risoluzione assembleare, la 4608 citata.

Il motivo della contrarietà sta in una preoccupazione legata ai tempi. Vorremmo salvaguardare una doppia esigenza: quella di poter fare – ho avuto la rassicurazione, l’impegno della vicepresidente Gualmini – in Commissione un’informativa sul testo del bando prima che la Giunta provveda a deliberare. Dall’altra parte, siamo preoccupati, come dicevo, sui tempi. Sono risorse che dobbiamo impegnare entro luglio 2019. Sappiamo che l’informativa formalizzata da procedure in Commissione e da Regolamento necessita di dieci giorni per il deposito dell’atto. Poi c’è la convocazione della Commissione. Quindi, vogliamo tenere insieme la possibilità di confrontarci in Commissione, come abbiamo sempre fatto in questa legislatura, sulle politiche abitative senza perdere tempo, per poter al più presto approvare il bando e dare risposte alle famiglie fragili e bisognose, mettendo in piena disponibilità questi 5 milioni di euro.

Ne approfitto anche per rispondere – se me lo consente – al consigliere Tagliaferri, che nel suo intervento ha parlato di uno spot elettorale. Come avevo invece ricordato nel mio intervento, e qui lo voglio ribadire, questo non è uno spot elettorale, ma è, come abbiamo dimostrato, un tassello di un piano articolato di azioni sui temi delle politiche abitative per dare risposte, con diversi provvedimenti, alle famiglie in difficoltà.

Sull’emendamento siamo, invece, contrari perché abbassare da 300.000 a 150.000 e da 280.000 a 140.000 euro, cioè dimezzare, renderebbe, da quella che è la mia conoscenza, impossibile trovare la disponibilità di appartamenti al nuovo. Quindi, disponibilità a raccogliere i contenuti, al netto del voto negativo sull’ordine del giorno del collega Bertani, e voto negativo sull’emendamento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in dichiarazione di voto, mettiamo in votazione l’emendamento n. 1, a firma Tagliaferri.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Mettiamo in votazione l’ordine del giorno n. 1, a firma Bertani, Sensoli e Piccinini.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

(L’ordine del giorno7817/1, oggetto 8024, è respinto a maggioranza)

 

Mettiamo in votazione l’atto amministrativo 7817.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(La delibera oggetto 7817 è approvata a maggioranza dei presenti)

 

Essendo le ore 17, come da accordi intercorsi nella riunione dei Capigruppo, sospendiamo la seduta, che riprenderà domani mattina, alle ore 9,30. Grazie.

 

La seduta ha termine alle ore 17

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Elisabetta GUALMINI, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno, il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Patrizio BIANCHI, Raffaele DONINI, Paola GAZZOLO e i consiglieri Stefano BARGI e Raffaella SENSOLI.

 

Votazioni elettroniche

 

OGGETTO 7391 “Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Norme per lo sviluppo, l'esercizio e la tutela dell'apicoltura in Emilia-Romagna»” (107)

 

Votazione articolo 7

 

Presenti: 42

 

Favorevoli: 37

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Contrari: 3

Andrea BERTANI, Silvia PICCININI, Gian Luca SASSI.

 

Non votanti: 2

Barbara LORI, Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 8

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Giulia GIBERTONI, Simonetta SALIERA, Raffaella SENSOLI.

 

Votazione progetto di legge oggetto 7391

 

Presenti: 40

 

Favorevoli: 36

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Paolo ZOFFOLI.

 

Astenuti: 3

Andrea BERTANI, Giulia GIBERTONI, Silvia PICCININI.

 

Non votanti: 1

Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 10

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Marco PETTAZZONI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Marcella ZAPPATERRA.

 

Emendamenti

 

OGGETTO 7391 “Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Norme per lo sviluppo, l'esercizio e la tutela dell'apicoltura in Emilia-Romagna»” (107)

 

Emendamento 1, a firma della consigliera Serri:

«Al comma 4 dell’articolo 7 le parole “della sottospecie Apis mellifera ligustica iscritti alla sezione ligustica dell’Albo nazionale” sono sostituite dalle parole “della sottospecie Apis mellifera ligustica, iscritti all’Albo nazionale”.»

(Approvato)

 

Emendamento 2, a firma della consigliera Serri:

«Al comma 5 dell’articolo 7 le parole “l’istituzione di zone di rispetto” sono sostituite dalle parole “l’istituzione di zone di conservazione e di rispetto”.»

(Approvato)

 

Emendamento 3, a firma della consigliera Serri:

«Al comma 2 dell’articolo 10 le parole “dall’articolo 4, “Identificazione individuale delle arnie” del decreto interdirettoriale 22 novembre 2017, adottato di concerto tra la Direzione generale della Sanità animale e dei farmaci veterinari del Ministero della Salute e la Direzione generale dello Sviluppo rurale del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.” sono sostituite dalle parole “dalla normativa dell’Anagrafe apistica nazionale.”.»

(Approvato)

 

Emendamento 4, a firma della consigliera Piccinini:

«Al comma 5, lettera b), dell’art. 4 “Tavolo apistico regionale” dopo le parole “trattamenti fitosanitari” sono inserite le seguenti parole: “ed erbicidi/pesticidi”.»

(Respinto)

 

Emendamento 5, a firma della consigliera Piccinini:

«Al comma 2 dell’art. 7 “Tutela dell’Apis mellifera sottospecie ligustica” dopo le parole “consentito introdurre” sono inserite le seguenti parole: “e allevare”.»

(Respinto)

 

Emendamento 6, a firma della consigliera Piccinini:

«Al comma 3 dell’art. 7 “Tutela dell’Apis mellifera sottospecie ligustica” la parola “possono” è sostituita dalla parola: “devono”.»

(Respinto)

 

Emendamento 7, a firma della consigliera Piccinini:

«Al comma 1 dell’art. 8 “Tutela delle api e degli insetti pronubi da trattamenti fitosanitari e conseguenti divieti” dopo le parole “qualsiasi trattamento con” sono aggiunte le seguenti parole: “erbicidi/pesticidi pericolosi o”.»

(Respinto)

 

Emendamento 8, a firma della consigliera Piccinini:

«Alla lettera e) del comma 1 dell’art. 10 “Sanzioni” dopo le parole “euro 6.000,00” sono aggiunte le seguenti parole “, nonché il sequestro del materiale apistico.”.»

(Respinto)

 

Emendamento 9, a firma della consigliera Piccinini:

«Al comma 4 dell’art. 7 “Tutela dell’Apis mellifera sottospecie ligustica” la parola “possono” è sostituita dalla parola: “devono”.»

(Respinto)

 

Emendamento 10, a firma della consigliera Gibertoni:

«All’art. 7 dopo il comma 4 è inserito il comma 4 bis:

4. bis. È vietato fare esperimenti su api vive con materiale patogeno, medicinali e sostanze farmacologicamente attive, salvo che gli stessi siano effettuati da parte di istituti di ricerca nel rispetto della normativa vigente, autorizzati dall’AUSL competente per territorio.»

(Respinto)

 

Emendamento 11, a firma della consigliera Gibertoni:

«All’art. 4 il comma 1 è sostituito dal seguente:

1. È istituito il Tavolo apistico regionale con funzioni tecnico-consultive, composto da otto componenti designati tra funzionari regionali dei settori Agricoltura e Sanità veterinaria ed igiene degli alimenti, dal responsabile della sezione di Modena dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna e da un componente effettivo e da uno supplente designati da ciascuna delle Associazioni ed Organizzazioni degli apicoltori e produttori apistici regionali.»

(Respinto)

 

Emendamento 12, a firma della consigliera Gibertoni:

«Dopo l’art. 4 è inserito l’art. 4 bis:

“Art. 4 bis

Centro regionale per l’apicoltura

1. La Giunta regionale istituisce presso la Sezione di Modena dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, che già attualmente svolte attività diagnostica in patologia apistica, il Centro regionale per l’apicoltura, con compiti di:

a) studio e profilassi delle malattie e degli aggressori delle api;

b) attuazione di analisi chimiche, fisiche e polliniche per la valorizzazione dei prodotti dell’alveare, anche svolta in collaborazione con i laboratori specializzati già esistenti;

c) sperimentazione e promozione delle moderne tecniche di allevamento e di gestione sanitaria dell’apiario;

d) formazione e aggiornamento degli operatori delle aziende USL e della struttura regionale, competenti in materia veterinaria;

e) supporto tecnico-scientifico nella definizione dei piani di intervento.

2. Per le finalità, di cui al comma 1, il Centro regionale per l’apicoltura può instaurare forme di collaborazione con Istituti di ricerca pubblici e privati, in particolare con il Centro di ricerca Agricoltura Ambiente del CREA con sede a Bologna che svolge da anni attività di ricerca, sperimentazione e divulgazione nella lotta alle malattie dell’alveare, nel miglioramento genetico e nella selezione delle api regine di razza Ligustica, nella qualificazione e valorizzazione delle produzioni, e l’Osservatorio nazionale miele di Castel S. Pietro Terme (BO) che da anni svolge un importante ruolo anche a livello nazionale nella formazione, riqualificazione e aggiornamento degli operatori del settore nonché analisi, indagini e studi commerciali e di mercato ai fini della promozione e della tutela dei mieli di qualità, regionali e nazionali.”»

(Respinto)

 

OGGETTO 8021 “Ordine del giorno n. 5 collegato all’oggetto 7391 Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Norme per lo sviluppo, l'esercizio e la tutela dell'apicoltura in Emilia-Romagna". A firma della Consigliera: Gibertoni”

 

Emendamento 1, a firma delle consigliere Gibertoni e Serri:

«Nel dispositivo dell’OdG in oggetto la parola “Università” è sostituita dalle parole “organismi tecnico-scientifici specializzati” e le parole “, nonché sul loro utilizzo ai fini del ripristino vegetazionale delle zone a seguito di incendi e calamità” sono sostituite dalle parole “e sulla salubrità dei prodotti apistici”.»

(Approvato)

 

OGGETTO 7817 “Proposta recante: “L.R. n. 24/2001 e successive modifiche, integrazioni – Programma denominato “Housing Sociale 2019””. (Delibera di Giunta n. 78 del 21 01 19)” (196)

 

Emendamento 1, a firma del consigliere Tagliaferri:

«Al punto 5 dell’allegato A, penultimo capoverso, la cifra “300.000 euro” è modificata in “150.000 euro” e la cifra “280.000 euro” è modificata in 140.000 euro”.»

(Respinto)

 

Ordine del giorno

 

OGGETTO 5687/1 “Ordine del giorno di non passaggio all’esame degli articoli del progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Qualificazione e tutela dell’impresa balneare». A firma della Consigliera: Serri”

 

«L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna

 

Visto il progetto di legge di cui all’oggetto;

 

Considerato il parere contrario espresso in sede referente dalla Commissione assembleare “Politiche economiche”;

 

Ritenuto di condividere le argomentazioni che hanno portato al parere contrario della Commissione assembleare;

 

Ai sensi dell’art. 92 del Regolamento

 

delibera

 

il non passaggio all’esame degli articoli.»

(Approvato)

 

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Rainieri - Saliera

Rancan - Torri