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241.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 16 APRILE 2019

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

INDI DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 8010

Interpellanza circa questioni riguardanti progetti relativi al Corno alle Scale ed al monte Cimone, con particolare riferimento al relativo impatto ambientale. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

CORSINI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 7722

Interpellanza circa la scelta del Ministero della Salute che ha portato a classificare il Lisozia, nella produzione del Grana Padano DOP da “conservante” a “adiuvante/coadiuvante tecnologico”. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

CASELLI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

Interpellanze oggetti 7745 - 7823

(Rinvio)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

OGGETTO 7951

Interpellanza circa l’avversione della cittadinanza di Finale Emilia nei confronti dell’ampliamento della relativa discarica. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

GAZZOLO, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 7999

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per rimuovere e smaltire i rifiuti presenti nel sito di San Lorenzo in Noceto, al fine di giungere alla completa bonifica dell’area. A firma del Consigliere: Pompignoli

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

POMPIGNOLI (LN)

GAZZOLO, assessore

POMPIGNOLI (LN)

 

OGGETTO 8011

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per contrastare il declino della presenza pubblica nei servizi educativi per l’infanzia, evitando privatizzazioni improprie e ingiustificate, con particolare riferimento all’Unione dei Comuni della Bassa Romagna.               A firma della Consigliera: Sensoli

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

SENSOLI (M5S)

PRESIDENTE (Rainieri)

CASELLI, assessore

SENSOLI (M5S)

 

Interpellanza oggetto 8064

(Rinvio)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

OGGETTO 8106

Interpellanza circa questioni e problematiche riguardanti l’incendio di un capannone HERA, contenente rifiuti, avvenuto a Modena e le azioni da porre in essere per tutelare la popolazione dall’inquinamento dallo stesso causato. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

GAZZOLO, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 8158

Risoluzione per impegnare la Giunta a predisporre uno studio di fattibilità per l'ammodernamento della Strada statale n. 64, con particolare riferimento alla realizzazione di varianti che evitino l'attraversamento dei centri abitati di Vergato e Marzabotto, e per il raddoppio dei binari della ferrovia Porrettana nel tratto Bologna-Marzabotto. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri

(Continuazione discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

PARUOLO (PD)

FACCI (Gruppo Misto)

TARUFFI (SI)

PICCININI (M5S)

 

OGGETTO 8122

Risoluzione per impegnare il Presidente della Giunta ad attivarsi con il massimo impegno e la massima sollecitudine per estendere la consultazione popolare, riguardante la TAV, proposta in Piemonte dal Presidente Chiamparino a tutte le Regioni italiane, a partire dall'Emilia-Romagna. A firma del Consigliere: Galli

(Discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Rainieri)

GALLI (FI)

BERTANI (M5S)

BARGI (LN)

 

Saluto ad un gruppo di studenti

PRESIDENTE (Rainieri)

 

Ancora sull’oggetto 8122

PRESIDENTE (Rainieri)

SASSI (Gruppo Misto)

RONTINI (PD)

BERTANI (M5S)

SASSI (Gruppo Misto)

GALLI (FI)

BARGI (LN)

 

OGGETTO 8154

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi in sede di Conferenza Stato-Regioni portando all'attenzione la questione degli insegnanti di terza fascia, affinché in prospettiva le procedure per il reclutamento del personale docente tengano nella dovuta considerazione la possibilità di procedere alla stabilizzazione dei precari della scuola, in ossequio alla direttiva europea 1999/1970/CE e alle reali esigenze del sistema istruzione e l’accesso a un concorso riservato, in parallelo all'attuazione di concorsi ordinari selettivi, riservato ai docenti che abbiano maturato tre anni di servizio. A firma dei Consiglieri: Prodi, Torri, Lori, Taruffi, Bessi, Rontini, Mumolo, Zoffoli, Molinari, Tarasconi, Campedelli, Sabattini, Serri

(Discussione e approvazione)

 

OGGETTO 8256

Risoluzione per impegnare la Giunta a seguire, in sede di Conferenza Stato-Regioni, la questione degli insegnanti di terza fascia. A firma dei Consiglieri: Sensoli, Bertani

(Discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Rainieri)

PRODI (Gruppo Misto)

PRESIDENTE (Soncini)

LORI (PD)

TORRI (SI)

BERTANI (M5S)

PRODI (Gruppo Misto)

SENSOLI (M5S)

ROSSI (PD)

 

OGGETTO 8159

Risoluzione per invitare la Giunta a dare seguito alle determinazioni assunte dalla Città metropolitana di Bologna, rispetto alla necessità di realizzazione della "bretella" di collegamento tra la Valle del Reno e la Valle del Setta, anche mediante l'inserimento di tale opera nel nuovo PRIT 2025 (Piano integrato dei Trasporti) in via di approvazione. A firma del Consigliere: Facci

(Discussione)

PRESIDENTE (Soncini)

FACCI (Gruppo Misto)

TARUFFI (SI)

PARUOLO (PD)

PRESIDENTE (Soncini)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazioni elettroniche oggetti 8158 - 8154 - 8256

Emendamenti oggetto 8158

 

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,15

 

PRESIDENTE (Rainieri): Dichiaro aperta la seduta n. 241 della X legislatura dell’Assemblea legislativa.

Sono assenti gli assessori Bianchi, Costi, Gualmini, Petitti e Venturi.

 

Svolgimento di interpellanze

 

OGGETTO 8010

Interpellanza circa questioni riguardanti progetti relativi al Corno alle Scale ed al monte Cimone, con particolare riferimento al relativo impatto ambientale. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Rainieri): Iniziamo con lo svolgimento delle interpellanze.

Passiamo all’interpellanza 8010 circa questioni riguardanti i progetti relativi al Corno…

 

(interruzione)

 

Mi è stato chiesto, e mi sembrava che ci fosse un accordo tra interpellante e interpellato per fare un’inversione, quindi…

 

(interruzione)

 

È sempre tua, quindi farla prima o dopo non…

 

(interruzione)

 

Mi prendo io la responsabilità, visto che l’assessore deve andare via…

 

(interruzione)

 

Interpellanza circa questioni riguardanti il Corno alle Scale ed il Monte Cimone, con particolare riferimento al relativo impatto ambientale, della consigliera Gibertoni, a cui risponderà l’assessore Corsini.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: È un tema secondo me molto importante, su cui sarebbe interessante avere anche qualche considerazione che vada oltre il messaggio che è passato per una gran parte della cittadinanza.

È un progetto già vecchio, già sorpassato sotto certi aspetti. È un progetto degli anni Sessanta, che mira alla realizzazione di un impianto a fune, di una funivia tra Emilia e Toscana, nel tratto Doganaccia-Lago Scaffaiolo (Alto Appennino pistoiese) che ci sembra non soltanto un progetto sorpassato, ma soprattutto un progetto contraddittorio, perché non tiene conto del rispetto degli ecosistemi, del cambiamento degli stessi, della preziosità della biodiversità che qui invece viene asfaltata senza troppi riguardi, e di quello stesso tema, che portato alla ribalta, per fortuna, di recente, con adesione anche, sono convinta, del Partito democratico, almeno in teoria, ossia il cambiamento climatico e le misure da adottare per poterne contrastare gli impatti negativi sugli ecosistemi, sulla vita dei cittadini, sul territorio, con la possibilità appunto di non perdere biodiversità, di non perdere preziosità naturale.

Traspare con particolare evidenza la vetustà di questo progetto, fermo ad un’idea di sfruttamento, di utilizzo della natura e fermo anche ad una certa idea di turismo, che ci riporta davvero agli anni Sessanta. Anche questo manca: un’idea più aggiornata rispetto a questo impianto del turismo.

Ci ha destato molta perplessità il fatto che non si sia pensato ad un aggiornamento, come cerchiamo di spiegare nell’interpellanza, che non si sia valutato di dare maggior voce a coloro che avevano così ben argomentato argomenti contrastanti, che non si sia data maggiore possibilità per poter arrivare a un punto di incontro che rispettasse anche l’ambiente, gli ecosistemi, e soprattutto tenesse conto che il costo dell’innevamento artificiale è alto, che a questo punto diventa un costo che si caricherà anno per anno su un impianto di questo tipo, già di per sé costoso, e tenesse presente che abbiamo degli Appennini che purtroppo sono molto svantaggiati, i cui cittadini faticano a sentirsi trattati come cittadini di serie A, come cittadini veri e propri, degli Appennini che hanno bisogno di idee, hanno bisogno della vicinanza delle Istituzioni, hanno bisogno di investimenti, verissimo, ma non di investimenti di questo tipo, cioè non di investimenti in cui milioni di euro si puntano tutti su un progetto soltanto, destinato probabilmente a fare molto per pochi, e non si puntano, invece, su un’idea che possa contrastare lo spopolamento, rilanciare gli Appennini, aggiornare l’idea di turismo che avevamo negli anni Sessanta (ci mancherebbe altro) e soprattutto preservare la caratteristica principale di quei territori, ossia il loro ecosistema, che si cerca di tenere intatto e che questo tipo di impianto, così sorpassato, invece, minaccia moltissimo.

Chiedo, quindi, all’assessore a che punto siamo con questo progetto e se, alla luce di queste considerazioni, che mi rendo conto non sono state portate prima di me in Consiglio regionale, ma a cui credo molto, le ho valutate e le ritengo effettivamente molto giuste, non ritiene che questo investimento, che effettivamente è un investimento e anche molto importante, sia anche una battaglia di retroguardia, che non ci possiamo permettere. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Prego, assessore.

 

CORSINI, assessore: Presidente, occorre premettere che siamo nella fase attuativa di un accordo già sottoscritto con il Governo, che prevede ovviamente obblighi di impegni reciproci, e va subito evidenziato che tale accordo prevede l’obiettivo di sviluppare un’azione congiunta di promozione dell’attività sportiva in montagna, al fine di garantire l’ottimale funzionamento dell’intero complesso sciistico d’inverno e di incrementare l’esercizio degli sport di montagna durante il periodo estivo. Ne consegue che gli impianti di collegamento e risalita previsti nell’accordo rivestono un’importante funzione logistica non solo con riferimento alle attività invernali, ma anche in relazione allo sviluppo, nel periodo estivo, di altre tipologie di turismo, quale quello escursionistico e naturalistico, con l’obiettivo dichiarato di destagionalizzare l’attrattività turistica dei territori della montagna.

In relazione allo sviluppo progettuale dell’intervento di competenza della Regione Emilia-Romagna, è in corso di ultimazione il masterplan per lo sviluppo sostenibile del comprensorio del Corno alle Scale quale stazione turistica estiva e invernale, che dovrà individuare le più idonee modalità realizzative raffrontando diverse soluzioni tecniche alternative. In base agli esiti del masterplan partecipato, che individuerà l’ipotesi tecnica più coerente e percorribile, inizierà la procedura di assegnazione della progettazione dell’impianto tramite la centrale unica di committenza dell’Unione dell’Appennino bolognese.

Ovviamente, le fasi di progettazione della soluzione individuata saranno completate dalle analisi di valutazione di impatto ambientale e di incidenza previste dalle norme.

Non si ritiene che la realizzazione dell’impianto Corno alle Scale-Doganaccia sia una battaglia di retroguardia, stante che, come chiarito, l’impianto è proprio pensato per dare risposte non solo alle esigenze degli sciatori, ma come struttura di servizio e collegamento per i turisti nel periodo estivo, al fine di incrementare l’attrattività turistica dei territori interessati. È questa, anzi, una prospettiva che guarda al futuro per incrementare anche lo sviluppo di forme più recenti e sostenibili di turismo.

Non risulta possibile distogliere le risorse previste nell’accordo per realizzare altri e diversi interventi, quantunque legittimi, tantomeno se connessi agli impianti sciistici o che comunque fuoriescano dalle finalità dell’accordo di programma. Infine, la valutazione di impatto ambientale di un intervento non può che essere espletata nella fase di progettazione dello stesso, stante che per valutare gli impatti ambientali occorre tenere in considerazione e valutare le specifiche scelte tecnico-progettuali.

Ovviamente, nella fase di progettazione degli interventi dovranno essere predisposti dagli enti attuatori anche gli studi di valutazione d’impatto ambientale e ogni altro studio e valutazione previsto dalle leggi vigenti in relazione all’intervento.

In relazione allo specifico intervento di collegamento Corno alle Scale-Lago Scaffaiolo, proprio per la più ampia visione di qualificazione del comprensorio in cui tale intervento è inserito, si ravvisa l’opportunità di uno studio di impatto ambientale più ampio che tenga in considerazione non solo il nuovo collegamento, ma anche gli interventi connessi di razionalizzazione e miglioramento degli impianti esistenti.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: […] assessore rispetto al fatto che il tema dei cambiamenti climatici in questo momento, per fortuna, è molto seguito. La Regione non più tardi di qualche mese fa ha presentato in Commissione ambiente una ammissione formale del fatto che esistono – questo ci fa piacere, è stato accolto con grande soddisfazione – e anche i risultati dei cambiamenti climatici e le possibili soluzioni, le possibili procedure per poterli contrastare, contenere o arginare.

Tra questi, quindi, l’assessore ha parlato di una valutazione di impatto ambientale, non ha parlato però di uno studio che, a partire dalla diminuzione delle precipitazioni, rende evidente quello che ormai è noto anche alla gran parte della cittadinanza informata, che sta seguendo questo tema, ossia che le precipitazioni nevose all’altezza, all’altitudine in cui è previsto questo costosissimo impianto di funivia probabilmente sono destinate a diminuire sempre di più, rendendo necessario l’altrettanto costosissimo innevamento artificiale. Quindi, di fatto, già adesso, come l’assessore sicuramente sa, in Paesi a noi confinanti non si investono più così tanti milioni di euro su impianti di funivia sotto una certa altezza. Qua siamo ampiamente al di sotto. Vuol dire che stiamo mettendo milioni di euro su un impianto che avrà un impatto ambientale negativo molto importante, ma soprattutto che non tiene conto del fatto che lì la neve tendenzialmente tenderà a diminuire sempre di più.

Nel 1963 aveva senso non porsi questo problema. Infatti, il progetto ‒ che è stato resuscitato, ma è un progetto vecchissimo ‒ è del secolo scorso, quando si propugnava un modello di sviluppo del tutto energivoro, del tutto invasivo e un tipo di turismo molto standardizzato, che adesso, invece, chiede diversità. Anche il turismo chiede diversificazione di offerta. Io direi “diversificazione del rischio”. Se noi mettiamo decine di milioni di euro su un’unica possibilità per rilanciare il turismo in quelle zone, per poterlo implementare, noi rischiamo effettivamente che l’idea non sia quella più vincente, non sia quella più efficace, ma soprattutto non ci stiamo ponendo il problema in modo sufficientemente serio: entro l’anno 2050, visto che le funivie non le facciamo tutti gli anni e mi auguro che siano destinate a durare un po’ di più, il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature medie globali potrebbero rendere inservibile addirittura un quarto delle stazioni sciistiche sull’arco alpino del nostro Paese.

È davvero una battaglia di retroguardia, assessore. Non ci sono tante discussioni su questo, per garantire neve fresca su quell’impianto per stagioni che siano lunghe almeno qualche mese, e già oggi lo vediamo, purtroppo, negli impianti che sono dipendenti totalmente dall’innevamento artificiale e dalla procedura energivora, che serve, quindi costosa, ma anche completamente contraria rispetto alle stesse norme che voi avete pubblicizzato in Commissione quando avete posto il problema, l’ammissione dell’esistenza dei cambiamenti climatici.

Mentre, in teoria, si continua a dire “rispettiamo l’ambiente, gli ecosistemi, l’importanza della biodiversità”, nella pratica questa funivia dimostra che pensiamo ancora con una mentalità anni Sessanta cose che, invece, potremmo permetterci di innovare, di rendere diverse rispondendo anche a esigenze diverse che i cittadini chiedono, che i turisti chiedono, che potrebbero attirare e rendere attrattivi i territori anche per Paesi stranieri, per turisti che vengono dall’estero e che in questo modo, invece, potranno soltanto constatare quanto l’Italia si accontenti di sedersi e, invece che tutelare finalità del parco, tra l’altro, attraverso cui passerà anche questo impianto, si accontenti ‒ dicevo ‒ di sedersi, di non tutelare i beni naturali, di non tutelare la biodiversità presente nel territorio dell’area protetta, sostanzialmente di disinteressarsi totalmente degli equilibri ecologici, ma di prendere un progetto del secolo scorso, pensare che tutto sommato vada ancora bene finché dura, e poi non porsi il problema che già ora sarà visto probabilmente come un impianto da utilizzare soltanto d’estate, non si sa per quanto tempo, quindi non in grado neanche di rientrare rispetto all’investimento e purtroppo, di fare, nell’immediato periodo, molto, ma per pochissimi cittadini.

Noi invece avremmo voluto un investimento che potesse ricadere positivamente sull’economia diffusa di un intero territorio.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

OGGETTO 7722

Interpellanza circa la scelta del ministero della Salute che ha portato a classificare il Lisozima, nella produzione del Grana Padano DOP da “conservante” a “adiuvante/coadiuvante tecnologico”. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo ora all’interpellanza 7722 circa la scelta del ministero della salute che ha portato a classificare il Lisozima, nella produzione del Grana Padano DOP, da conservante ad adiuvante/coadiuvante tecnologico, a firma della consigliera Gibertoni, a cui risponderà l’assessore Caselli.

Consigliera, prego.

 

GIBERTONI: Ne abbiamo già dibattuto in aula. Su questo tema ovviamente c’è grande interesse. Ricordiamo che questa Assemblea, la Giunta stessa, la regione, si è sempre distinta, anche qui a parole, ma credo non soltanto, per una particolare attenzione per i prodotti tipici del nostro territorio.

Non c’è bisogno di ricordare quanto ancora le attività economiche dell’Emilia-Romagna, e qui stiamo parlando in particolare di un territorio, dell’area di produzione del Parmigiano Reggiano DOP, che si estende per un paio di province, situate soprattutto nella parte emiliana, rappresentino un’economia molto fiorente. Un’economia, anzi, che ha ancora dei grandi margini di crescita rispetto alle esportazioni in Paesi nuovi, e nello stesso tempo non c’è bisogno di ricordare quanto il made in Emilia-Romagna, nella filiera agroalimentare, soprattutto quello controllato, sicuro, con protocolli che sono certificati, con protocolli conosciuti, quindi prodotti tipici che non si possono in nessun modo né imitare né trovare altrove, sulla carta appunto siano temi da sempre, vi ricordo, dibattuti in aula e in Commissione, qualcosa che ci trovava tutti concordi.

Ovviamente, come sappiamo, la possibile equiparazione di un prodotto, dal punto di vista organolettico, dal punto di vista anche della storia e del prestigio che riveste nella nostra cultura diffusa, con un prodotto invece meno stringente dal punto di vista del protocollo utilizzato e del disciplinare, ha destato molta perplessità tra i produttori e anche tra i cittadini, i consumatori, tra coloro che giustamente vorrebbero invece cercare di sottolineare ancora di più la distinzione in positivo del Parmigiano Reggiano.

Chiedo quindi un aggiornamento all’assessore per capire a che punto siamo anche rispetto alla difesa che la Regione Emilia-Romagna può fare in prima persona rispetto a un prodotto che ha fatto grande, fa grande e farà ancora grande il suo territorio.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Assessore Caselli, prego.

 

CASELLI, assessore: Ringrazio la consigliera Gibertoni per l’introduzione e anche per avermi consentito di arrivare a discuterla in questa seduta, visto che in quella precedente non riuscivo a essere presente.

Il tema l’abbiamo già dibattuto varie volte, non ho aggiornamenti particolari, comunque intanto inizio la risposta. Gli unici aggiornamenti sono i dati molto confortanti dell’andamento del Consorzio del Parmigiano Reggiano, in verità anche quello del Grana Padano. I due consorzi e i due formaggi sono in un momento d’oro dal punto di vista del mercato.

In data 5 maggio 2018, il direttore generale per l’igiene e la sicurezza alimentare del ministero della salute, dottoressa Gaetana Ferri, ha comunicato che, in risposta a una richiesta formalizzata dal Consorzio per la tutela del formaggio Grana Padano, il Consiglio superiore di sanità, in qualità di organo consultivo tecnico del ministero, ha espresso parere favorevole alla modifica di classificazione della sostanza lisozima, utilizzata per la produzione di formaggio Grana Padano DOP con un periodo di stagionatura maggiore o uguale a nove mesi, da “additivo conservante” a “adiuvante/coadiuvante tecnologico”.

Nella nota viene precisato che il Regolamento UE 1129/2011 ha istituito una lista unica di additivi alimentari consentiti in base alle categorie di prodotti alimentari ove tali additivi possono essere utilizzati. La lista non riporta l’indicazione delle categorie funzionali e dell’attività svolta dagli stessi negli alimenti.

Non si è, quindi, trattato di una modifica del disciplinare di produzione approvato dall’Unione europea, in ordine alla quale, in base alla normativa vigente, come Regione Emilia-Romagna avremmo potuto formalizzare e sostenere osservazioni nelle sedi opportune. Si tratta solo di una modifica della classificazione di una sostanza ammessa da molti anni a questa parte e utilizzata per la produzione del Grana Padano (lo dice il suo disciplinare) e di altri formaggi a denominazione d’origine, disposta da un organo tecnico del ministero della salute.

L’appartenenza della sostanza lisozima a una o all’altra categoria dipende da alcuni elementi, indicati dalle norme, che il Consiglio superiore di sanità ha approfondito su base scientifica, a seguito di specifica istanza del Grana Padano.

La Regione Emilia-Romagna, quindi, non ha elementi né titolo per mettere in dubbio questo parere, anche perché i contenuti del parere non ci sono neanche noti, per cui faremmo abbastanza fatica anche a pronunciarci.

È comunque opportuno ribadire la piena legittimità delle censure in sede giurisdizionale tra le quali si ricorda il ricorso al TAR del Lazio presentato dal Consorzio di tutela del formaggio Parmigiano Reggiano nello scorso mese di settembre, che mi risulta dover essere discusso a giugno. Quindi, fino a giugno penso che non avremo grandi novità.

Ribadisco la piena legittimità delle censure da parte dei soggetti che si ritengono danneggiati rispetto a dinamiche commerciali e di concorrenza nei confronti del parere espresso dal Consiglio superiore di sanità in merito alla classificazione della sostanza lisozima.

A questo proposito si richiamano anche i contenuti della risposta del sottosegretario al ministero della salute, Luca Coletto, a due distinte interrogazioni parlamentari formalizzate lo scorso febbraio in sede di Commissione affari sociali della Camera dei deputati.

Il sottosegretario ha sottolineato come il settore degli enzimi sia, in forza del Regolamento n. 1129/2011, soggetto a un’unica regolazione che riguarda sia gli enzimi utilizzati come coadiuvanti tecnologici sia quelli utilizzati come additivi conservanti.

In attesa di pervenire alla lista UE dedicata ai soli enzimi, è confermata l’applicazione delle condizioni d’uso presenti nella normativa sugli additivi alimentari. Il lisozima resta inserito nei due elenchi UE, sia quello degli additivi sia quello degli enzimi.

È del tutto evidente che questa risposta non aggiunge nessun ulteriore elemento di giudizio rispetto alla questione che è stata posta dall’interpellante. Quindi, la Giunta regionale, che ha sempre operato per una valorizzazione complessiva delle numerose produzioni DOP e IGP, riconosciute sulla base di specifici disciplinari approvati dalle autorità europee, sentiti tutti i portatori di interesse per i quali il rispetto di tutte le normative cogenti e propedeutiche è scontato, provenienti dal nostro territorio, non ha mai espresso nella nostra Regione, anche per quelli riconducibili al medesimo settore merceologico, giudizi di merito sulla loro minore o maggiore qualità.

Noi ci limitiamo ad approvare dei disciplinari che in questo caso sono diversi, sono palesemente diversi da molto tempo. La coesistenza sul mercato dei due formaggi prodotti sulla base di disciplinari diversi a pasta dura e a lunga conservazione, tipici del bacino padano, è comunque un fatto incontrovertibile, consolidato. La quantificazione del presumibile danno d’immagine prodotto dalla DOP Parmigiano Reggiano dalla decisione del ministero della salute non è attualmente quantificabile. Anzi, siamo in una fase in cui il 2018 possiamo dire che sul piano economico è stato un anno particolarmente positivo per il Parmigiano Reggiano. Si è infatti confermato come il primo prodotto DOP con un giro d’affari di 1,4 miliardi alla produzione, 2,4 miliardi al consumo, con una quota di export che supera il 40 per cento, con un più 5,5 in crescita di volume rispetto al 2017 e 3,7 milioni di forme prodotte con un aumento dell’1,35 sul 2017.

Nel 2016 il costo al chilo era pari a 8,60 euro. Oggi, invece, il prezzo rilevato alla Borsa di riferimento di Parma per il prodotto con stagionatura 24 mesi è risultato 11,62 al chilo, con un aumento del 4,7 sul 2017, che aveva già registrato un incremento del 13,6 sul 2016.

La tendenza al rialzo si è ulteriormente rafforzata in modo significativo a partire dal secondo semestre 2018, ovvero dopo la formalizzazione del parere del Consiglio Superiore di Sanità. Nel 2018 la quotazione mensile del Grana Padano 14 e 16 mesi di stagionatura alla Borsa di Mantova è stata di 7,62, con una contrazione del 5,6 rispetto al 2017, e questo dato ha evidenziato un differenziale in negativo, sostanzialmente stabile nel corso degli anni, di circa il 35 per cento nei confronti del Parmigiano Reggiano.

Nei primi tre mesi del 2019 la quotazione del parmigiano reggiano si è collocata stabilmente sopra i 13,05 euro al chilo, quindi ulteriormente in aumento. Una quota particolarmente significativa del latte prodotto nel nostro territorio viene destinata alla trasformazione in formaggio Parmigiano Reggiano DOP. La Regione Emilia-Romagna è, quindi, particolarmente attenta alle problematiche del settore lattiero-caseario e per tutelare concretamente questo prodotto universalmente riconosciuto intende proseguire a rafforzare una serie di iniziative che hanno contribuito in misura sostanziale al conseguimento dei positivi traguardi ricordati anche dall’interpellante.

Fin dalla seconda metà degli anni Settanta abbiamo avviato, con il costante coinvolgimento del Consorzio, numerose iniziative di ricerca, sperimentazione e assistenza tecnica che si sono tradotte in importanti modifiche del disciplinare di produzione. Alcune sono anche in itinere adesso e stiamo assistendo il Consorzio rispetto all’attività verso l’Unione europea, con particolare riferimento al miglioramento della qualità del latte, alla qualificazione del progetto di classificazione di stagionatura e al rafforzamento del rapporto di filiera con il territorio di produzione.

Una notevole attenzione è stata dedicata anche al miglioramento della competitività dell’intero comparto. Nel PSR 2014-2020 abbiamo finanziato interventi a favore degli allevamenti di bovini da latte nei caseifici per circa 77,9 milioni di euro, 43 dei quali riconducibili a undici progetti di filiera del Parmigiano Reggiano. Un importo superiore al milione di euro ha sostenuto quattro progetti di ricerca e sperimentazione dei gruppi operativi di innovazione per la produttività e la sostenibilità dell’agricoltura. Nell’ambito dei progetti di filiera sono state ammesse altre undici iniziative finalizzate allo sviluppo di progetti pilota, realizzati presso le aziende coinvolte, con un contributo di 1,7 milioni.

Infine, sempre nel corso dell’attuale programmazione, il Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano DOP ha ottenuto un contributo di 250.000 euro per la realizzazione di iniziative di promozione sui mercati interni.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Grazie, assessora Caselli per la sua disamina molto completa.

La risposta alla domanda “a che punto siamo?” è stata data in modo dettagliato. A questo punto, siamo ormai a metà aprile, aspettare giugno ce lo possiamo consentire. Quindi, chiedo semplicemente all’assessora, quando si saranno allineate tutta una serie di informazioni che adesso sono in corso di analisi, di venire in Commissione a informare tutti quanti. Questa sarà sicuramente una rassicurazione per quei territori che si stanno ancora ponendo il problema, e magari non sono informati di tutti i dettagli e delle interlocuzioni che sono in corso adesso, sui vari livelli istituzionali, con i Consorzi, con i produttori, e via dicendo, i consumatori stessi che hanno sempre riconosciuto una standardizzazione al rialzo di un prodotto rispetto all’altro.

Se è possibile quindi teniamoci giugno come occasione per fare chiarezza una volta per tutte e ristabilire un equilibrio, ristabilire le proporzioni rispetto al fatto che il nostro made in Emilia-Romagna è qualcosa a cui teniamo effettivamente nel dettaglio, su cui non abbassiamo la guardia.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

Interpellanze oggetti 7745 - 7823

(Rinvio)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’interpellanza 7745 è stata rinviata perché l’assessore Petitti non può essere presente in Assemblea.

L’interpellanza 7823 è stata rinviata perché l’assessore Venturi non è presente in Assemblea.

 

Ancora sullo svolgimento di interpellanze

 

OGGETTO 7951

Interpellanza circa l’avversione della cittadinanza di Finale Emilia nei confronti dell’ampliamento della relativa discarica. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza 7951, a firma Gibertoni, circa l’avversione della cittadinanza di Finale Emilia nei confronti dell’ampliamento della relativa discarica.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Sono combattuta se non sia il caso di chiedere direttamente la risposta scritta all’assessore Gazzolo, o forse ce l’ho già la risposta scritta dell’altra volta, lo dico senza polemica. Però, visto che siamo già qua in piedi, ne approfitto per ricordare un tema di cui è capitato già di parlare in aula, con l’assessore Gazzolo, che è quello, appunto, del – purtroppo – futuro ampliamento, speriamo di no, della discarica di Finale Emilia, in un territorio in cui gli impatti negativi dal punto di vista della salute e dell’ambiente sono già accumulati in modo più che sufficiente per i cittadini e per le attività economiche, che però prevedono anche un impatto sulla salute negativo.

A questo si aggiunge il fatto che stiamo parlando tra l’altro di un territorio terremotato, che era in ginocchio fino all’altro ieri e che sta cercando di rialzarsi grazie alla determinazione e alla forza dei cittadini. Come sappiamo, è stato ricordato sempre da me in precedenti discussioni in aula, le conferenze dei servizi hanno visto anche avvicendarsi nuove documentazioni.

Ora, questa interpellanza in parte è superata dal fatto che la deliberazione purtroppo c’è già stata, però questo non ci impedisce di interloquire con l’assessore rispetto ad altre iniziative di confronto, per quanto di competenza, e alla possibilità anche di annullare decisioni che sono già state assunte, dando la precedenza alla voce di coloro che continuano, invece, a preoccuparsi. Si preoccupano rispetto al dissesto idrogeologico, tant’è che hanno presentato una documentazione nella penultima seduta della Conferenza di servizi, che effettivamente solleva molti dubbi. Ce ne sono altre rispetto a un documento che pare sia stato modificato nel tempo, era un documento dell’ASL, che sarà materia per un’ulteriore interrogazione su questo tema, all’assessore Venturi, però, in quel caso, perché – questo mi ha stupito – mi è stato detto che un documento dell’ASL che avrebbe sancito una non nocività rispetto all’impatto dell’ampliamento della discarica un paio d’anni prima, invece, mostrava preoccupazioni in più. Quindi, se fosse vero, chiederò all’assessore Venturi come mai ci sia stato questo cambiamento, questa modifica di giudizio rispetto agli impatti della discarica.

Quando – questo lo si può capire da chi spesso ha invocato, come faccio anch’io, la coesione sociale con i territori – viene data in sorte a una comunità di ricevere una discarica, l’impressione è che le Istituzioni che potrebbero evitarlo oppure potrebbero mettere tra parentesi questa esperienza non piacevole facciano di tutto perché, invece, resti un’eredità che è lì per sempre, quasi come fosse una condanna, anzi addirittura, quando c’è la possibilità di bonificare e chiudere, procedano, invece, a un ampliamento.

Ultimo punto, ma non meno importante – ce lo siamo ricordati anche l’ultima volta parlando in aula –, è la questione che ci sono anche indagini in corso. Questo non avrebbe impedito, credo, alla Regione di intervenire. Non so se la Regione ha preso informazioni rispetto a questo, perché le questioni che sono emerse ha fatto pensare alla grande maggioranza dei cittadini, che tuttora sta seguendo con apprensione il procedimento di approvazione, poi quelli che saranno i cantieri e via dicendo, che non soltanto ci sia un disinteresse della Regione per questioni di questo tipo, ma che all’epoca la prima approvazione del progetto sia stata in un certo senso forzata, cioè la discarica si doveva fare perché si doveva fare, senza che ci fossero, effettivamente, delle ragioni a favore, ma soprattutto senza che ci fossero ragioni forti di tutela della salute e dell’ambiente di Finale Emilia.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Prego, assessore Gazzolo.

 

GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente, consiglieri e consigliere.

In più occasioni penso di aver fornito, in questa sede, alla consigliera Gibertoni risposte, non ultima nella precedente Assemblea legislativa, e confermo che, rispetto a quanto ho già risposto in quella sede, non ci sono ulteriori elementi di novità.

Mi interessa, però, in questa sede, fare due considerazioni. Intanto, come è noto, il procedimento di VIA relativo alla discarica di Finale Emilia è ormai concluso ed ho già chiarito in più occasioni, nel corso dei miei precedenti interventi, che tutti gli impatti e la relativa sostenibilità ambientale dell’opera sono stati compiutamente e meticolosamente verificati nell’ambito della procedura stessa. Anche rispetto alla evidenziata criticità idraulica ho già avuto modo di chiarire che lo studio dell’Università di Parma, il progetto RESILIENCE, commissionato e voluto dalla Regione Emilia-Romagna attraverso l’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile, ha finalità di protezione civile e può essere utilizzato dai Comuni nell’ambito dei piani di propria competenza. Ci tengo a precisare altresì che anche tale elemento è stato compiutamente analizzato in sede di Conferenza dei servizi e che il progetto di ampliamento della discarica prevede la realizzazione di un argine perimetrale di cinturazione di altezza pari a 3 metri proprio per il contenimento del rischio idraulico. Inoltre, è stato richiesto dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, che ha espresso a sua volta un parere un parere favorevole, uno specifico piano di emergenza elaborato dal gestore della discarica e coordinato con i piani comunali e provinciali di protezione civile. È un’ennesima dimostrazione della meticolosità e dell’attenzione con la quale gli enti hanno svolto il proprio lavoro nelle sedi competenti. Pertanto, al termine della lunga e complessa istruttoria si è proceduto, nel rispetto della legge, all’approvazione della deliberazione di VIA del progetto di ampliamento con delibera di Giunta regionale n. 356 dell’11 marzo 2019 ed al momento non ci sono evidenze ravvisabili e nessun presupposto per annullare questo provvedimento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Va da sé che dispiace vedere questa mancanza di qualunque tipo di dubbio che leggiamo come anche mancanza di qualunque tipo di forte interesse alla tutela dell’ambiente di Finale Emilia. Ci tengo a specificarlo perché era effettivamente uno degli argomenti di questa interpellanza, quella a cui l’assessore ha risposto ovviamente con le sue argomentazioni, che conoscevo, ossia che il progetto RESILIENCE trova una risposta che non dovrebbe allarmare, ma in realtà io credo che le obiezioni avanzate finora siano state giudicate infondate soltanto dalla Regione stessa e dai suoi enti e non anche dalla presidenza del consiglio dei ministri e dal ministero dell’ambiente, ossia da questo Governo in carica, che non ha formalizzato un via libera all’ampliamento della discarica. Ha ritenuto inammissibile l’istanza di rimessione della proposta formulata dall’Amministrazione regionale, che era l’Amministrazione precedente, quando si è aperta la finestra del dissenso, occasione preziosa per riflettere su un passo affrettato e dannoso per la comunità dei finalesi. Auspico che anche in quel caso ci possa essere un intervento più specifico anche della parte governativa.

La sussistenza del pericolo idrogeologico è, invece, riconosciuta anche dalla competente autorità di bacino tramite un parere trasmesso alla Conferenza dei Servizi, che ha effettivamente imposto ulteriori misure di mitigazione, di contenimento del danno. Ricordo che la zona interessata ‒ l’ho detto nell’introduzione ‒ è praticamente parte dell’epicentro o comunque molto prossima all’epicentro del sisma del maggio 2012, quindi una zona riconosciuta anche oggi con faglie sismicamente attive, su cui è improprio, anche dal punto di vista del buonsenso, andare a creare ulteriori sommovimenti nel sottosuolo.

Queste erano le ragioni che andavano anteposte. Queste erano le ragioni della comunità dei finalesi. Non ultima quella per cui l’impressione è ancora che quando si parla di valutazione di impatto ambientale lo abbiamo detto, ma quando si parla di valutazione di impatto sanitario predittivo non ci sia ancora la forza, la volontà politica o, forse, le giuste normative per poter valutare gli impatti cumulativi delle varie situazioni di rischio, quindi si cerchi di valutarli a scatola chiusa o comunque per compartimenti stagni, ma, per quanto riguarda la valutazione di impatto sanitario di tipo predittivo, non si faccia una valutazione seria del rischio accumulato da una serie di stazioni che trasmettono rischio, che trasmettono impatti negativi sulla salute nello stesso territorio. Questo è il caso di Finale Emilia.

Mi auguro che da qui non diventi Finale Emilia davvero un laboratorio di cavie, in cui la valutazione di impatto sanitario si dovrà fare per forza. Non sarà fatta in modo predittivo, purtroppo, ma sarà fatta a posteriori. A un certo punto, saranno costretti, i cittadini finalesi, a essere trattati come cavie da laboratorio. Mi auguro che non sia così.

Credo che ci sia un margine di riflessione su questo, un margine di confronto, sempre in omaggio e in ossequio a quello che dovrebbe essere il primo motore di ogni deliberazione di un rappresentante delle Istituzioni pubbliche, ossia la tutela prima di tutto della salute e dell’ambiente in cui i propri cittadini vivono, la volontà politica di creare concretamente quella coesione sociale che, a volte, resta soltanto sulla carta.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

OGGETTO 7999

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per rimuovere e smaltire i rifiuti presenti nel sito di San Lorenzo in Noceto, al fine di giungere alla completa bonifica dell’area. A firma del Consigliere: Pompignoli

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza 7999, circa le azioni da porre in essere per rimuovere e smaltire i rifiuti presenti nel sito di San Lorenzo in Noceto, al fine di giungere alla completa bonifica dell’area, a firma del consigliere Pompignoli.

Prego, consigliere.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente.

Solo per introdurre l’argomento e inquadrare la questione, poi lascerò la parola all’assessore Gazzolo per la risposta, e io poi in replica. Siamo a San Lorenzo in Noceto, Comune di Forlì. È il sito di smaltimento di rifiuti di una società fallita nell’agosto del 2018. È stato classificato questo sito. come altamente inquinante.

Volevo sapere, attraverso questa interpellanza, lo stato dell’arte, capire se effettivamente si è provveduto allo smaltimento dei rifiuti, anche tenuto conto delle numerose e innumerevoli dichiarazioni fatte dal Sindaco del Comune di Forlì e dall’assessore all’ambiente, Sanzani. Recito testualmente le sue dichiarazioni: “una cosa è certa, entro la fine dell’anno – quindi parliamo del 2018 – verranno rimossi e smaltiti i rifiuti presenti e non sarà più possibile ripristinare attività similari nell’area. La nostra priorità è sempre stata ed è garantire la salute dei residenti”. Anticipo che già con varie ordinanze del Comune di Forlì, questo sito era riconosciuto come deposito incontrollato di rifiuti.

Ora, siamo ad aprile 2019, non abbiamo notizie di quello che sta succedendo all’interno del sito, perché come vi ho anticipato in premessa, la società è fallita, quindi c’è un curatore del fallimento, che ovviamente starà facendo tutte le attività del caso nella procedura fallimentare.

Il Comune si era impegnato a fare determinati passi. Ora, nel silenzio del Comune, chiedo alla Regione, visto che ARPAE comunque è coinvolta nella vicenda, avendo fatto diversi incontri nel Comune di Forlì, di capire qual è lo stato dell’arte.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Assessore Gazzolo, prego.

 

GAZZOLO, assessore: Grazie.

Aggiorno il consigliere con piacere. Con riferimento alla presenza di rifiuti presso la sede della ditta Ecotecnica S.r.l. nel quartiere di San Lorenzo in Noceto, provincia di Forlì-Cesena, riporto di seguito tutte le attività che sono state intraprese dall’Amministrazione comunale di Forlì da ottobre 2018 ad oggi, al fine di risolvere la problematica che si è venuta a determinare.

In particolare, a dicembre 2018 sono stati consegnati al Comune i risultati dei campionamenti dei rifiuti, sia solidi che liquidi, presenti nel sito. Sulla base di tali prime risultanze, è emersa la necessità di ulteriori approfondimenti nella caratterizzazione dei rifiuti liquidi stoccati in una delle vasche e si è, quindi, proceduto a effettuare altri campionamenti, che sono stati consegnati al Comune lo scorso 28 gennaio 2019.

Per quanto concerne gli aspetti progettuali e le modalità di affidamento del servizio di rimozione dei rifiuti, si precisa che, in data 21 dicembre 2018, la Giunta comunale, con proprio atto n. 543 del 2018, ha approvato il progetto definitivo per lo smaltimento dei rifiuti speciali pericolosi presso il sito di Ecotecnica, con una prenotazione di spesa pari a euro 300.000. In data 30 gennaio 2019, è stato affidato l’incarico professionale per il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione lavori, nonché di collaborazione alla direzione lavori. Nel mese di febbraio 2019, è stato predisposto il progetto esecutivo del primo stralcio funzionale dei lavori di smaltimento dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi presso il sito di Ecotecnica, redatto dai tecnici del Servizio ambiente e protezione civile sempre del Comune di Forlì, per un importo pari a euro 229.000.

Successivamente, in data 26 febbraio 2019, è stata firmata la determina n. 550 del 26 febbraio 2019 del dirigente del Servizio ambiente e protezione civile per l’appalto dei lavori di smaltimento dei rifiuti, primo stralcio funzionale, lotto primo, rimozione e smaltimento rifiuti liquidi, approvazione del progetto esecutivo e modalità di affidamento. In tale determina si dà atto che, trattandosi di interventi di somma urgenza, il Comune di Forlì ha ritenuto di procedere all’affidamento dei lavori mediante procedura negoziata, conseguentemente è già stata predisposta la lettera di invito contenente le caratteristiche indicate nel capitolato speciale d’appalto.

Spero di aver fornito tutte le informazioni.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Pompignoli, prego.

 

POMPIGNOLI: Scusi, assessore, se sorrido, ma sono passati dieci mesi da agosto 2018, siamo ad aprile 2019 è lo stato dell’arte è il medesimo. Sono particolarmente sorpreso, perché il Comune si era mostrato – le ho letto le dichiarazioni che sono state rese dal sindaco e dall’assessore all’ambiente – attento al problema, intervenendo immediatamente attraverso anche manifestazioni pubbliche. Sono state emesse delle ordinanze dove si diceva che entro 30 giorni – stiamo parlando di novembre del 2018 – dovevano essere caratterizzati i rifiuti e dovevano essere smaltiti i rifiuti. Ricordo che ci sono delle vasche dove ci sono mille tonnellate di rifiuti tra cui anche quasi un quinto di rifiuti tossici pericolosi. A oggi lei mi dice che sono state avviate le procedure di appalto.

Conosciamo i tempi amministrativi, conosciamo i tempi della negoziazione, perché questa procedura doveva essere iniziata a gennaio da come ci erano state rese le dichiarazioni. Oggi è iniziata la procedura. Quindi, probabilmente, dopo l’estate, il Comune di Forlì e la ditta che si aggiudicherà l’appalto inizierà a smaltire questi rifiuti: un anno, con provvedimenti da parte di ARPAE di rifiuti tossici, con provvedimenti dove si dice che è un sito con rifiuti che non sono controllati, con una procedura fallimentare nel mezzo, con vicino l’argine del fiume. Ogni conclusione e ogni dichiarazione che viene fatta è estremamente fuori da ogni logica. Se si deve intervenire, se si deve garantire la sicurezza e la salute pubblica non credo che ci voglia un anno per poter svuotare e smaltire questi rifiuti. Qual è il controllo che la Regione Emilia-Romagna ha fatto, in questo caso ARPAE, sul Comune di Forlì e sulla procedura? Sono stati fatti otto incontri con ARPAE dove si è detto: “Dovete smaltire”. Non è ancora stata escussa la fideiussione alla società Ecotecnica, 130.000 euro, e oggi mi dite che ci vogliono circa 529.000 euro tra procedura di appalto e smaltimento.

Su questo, ovviamente, qualcuno dovrà rispondere. Non dico lei, assessore, ma qui il Comune di Forlì ogni responsabilità se la dovrà assumere nei confronti di tutti i cittadini di San Lorenzo in Noceto che sono anni che stanno lamentando il problema, sono anni che stanno dicendo che quel sito è inquinato e voi in un anno non siete riusciti… Non sto parlando di lei, assessore Gazzolo, mi sto riferendo al Comune di Forlì, ma in particolare mi sto riferendo anche ad ARPAE che nel momento in cui va a fare le verifiche e i controlli non intima il Comune di Forlì a fare lo smaltimento. Se sono provvedimenti di somma urgenza e tutela dell’interesse della salute pubblica, io non credo che ci voglia un anno per provvedere allo smaltimento dei rifiuti. Le procedure negoziali possono essere lunghe, i tempi amministrativi sono lunghi, ma tutti gli interventi che sono stati fatti da ottobre, anzi da agosto (stiamo parlando di agosto 2018, quando è fallita la società; si è intervenuti immediatamente in quel sito), tutte le varie conferenze, tutte le varie riunioni che sono state fatte, oggi siamo a un punto morto, cioè stiamo iniziando la procedura di negoziazione, che terminerà non si sa quando. Non si è ancora escussa la garanzia dei 130.000 da parte della società Ecotecnica. Il tutto per dire che lo stato dell’arte è quello di dieci mesi fa.

Sulla base di quello che mi è stato detto oggi, ovviamente, faremo ulteriori verifiche e controlli, ma è chiaro che in questo caso credo che una bella verifica da parte della Procura della Repubblica su questo problema debba essere comunque fatta. È evidente che non c’è interesse da parte del Comune della salute pubblica dei cittadini, ma c’è un interesse completamente diverso.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

OGGETTO 8011

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per contrastare il declino della presenza pubblica nei servizi educativi per l’infanzia, evitando privatizzazioni improprie e ingiustificate, con particolare riferimento all’Unione dei Comuni della Bassa Romagna. A firma della Consigliera: Sensoli

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza 8011 circa le azioni da porre in essere per contrastare il declino della presenza pubblica nei servizi educativi per l’infanzia, evitando privatizzazioni improprie e ingiustificate, con particolare riferimento all’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, a firma della consigliera Sensoli, a cui risponderà l’assessore Caselli.

Consigliera Sensoli, prego.

 

SENSOLI: Grazie, presidente.

Assessore, volevo esprimere il mio disappunto al sottosegretario, non me ne voglia il sottosegretario, ma a questo punto non me ne voglia lei, perché vedo che vi passate la palla l’uno con l’altro, per l’assenza dell’assessore Gualmini, innanzitutto. Questa mattina c’era un question time che la riguardava. Abbiamo discusso una delibera che la riguardava. Adesso un’interpellanza. Mi auguro che non sia assente per impegni dovuti alla campagna elettorale, perché sarebbe poco rispettoso nei confronti dei cittadini.

Venendo a noi, cosa succede? Succede che, purtroppo...

 

PRESIDENTE (Rainieri): Chiedo scusa. Non per giustificare l’assessore, ma quando uno ha giustificato l’assenza ci può essere qualunque motivazione. Non sta a noi giudicare quale tipo di giustificazione ha dato e per quale impegno. La Giunta ha reso possibile la sua interpellanza grazie all’intervento di un altro assessore che fa sempre parte della Giunta. È stato comunicato che l’assessore Gualmini non c’era.

 

SENSOLI: Posso esprimere il mio parere riguardo all’assenza dell’assessore di riferimento?

 

PRESIDENTE (Rainieri): E io, come presidente, in questo momento, rispondo non per difendere, ma per giustificare l’operatività corretta da parte della Giunta.

 

SENSOLI: Non sto contestando l’operatività. Il mio parere è riferito all’eventuale opportunità o meno di questa assenza, perché non conosco le motivazioni. La mia è un’ipotesi. Qualora fosse, esprimo il mio disappunto.

Comunque, venendo a noi, cosa sta succedendo nella Bassa Romagna? Purtroppo sta succedendo quello che lamentiamo noi da tempo, cioè la distorta applicazione del modello integrato pubblico- privato, per quanto riguarda i servizi all’infanzia.

I comuni della Bassa Romagna hanno affidato nel 2015, tramite gara d’appalto, i servizi educativi ad una cooperativa, per quanto riguarda i servizi all’infanzia che coinvolgono circa 900 bambini. Nel frattempo, nel 2017, la stessa Unione dei Comuni ha indetto un bando di selezione pubblica per tre posti da insegnante a tempo indeterminato. Nel 2018, a scadenza della gara d’appalto, anziché andare ad attingere dalle graduatorie pubbliche, si è rinnovato fino al 2020 il servizio di affidamento, l’esternalizzazione dei servizi al privato.

Lo riteniamo un comportamento non corretto nei confronti degli insegnanti, non lo riteniamo un comportamento corretto nei confronti dei cittadini e nei confronti di quello che deve essere il servizio pubblico, cioè quello che deve garantire la regione Emilia-Romagna. Chiediamo quindi ovviamente qual è l’atteggiamento di questa Giunta rispetto alla situazione che si è verificata.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Assessore Caselli, prego.

 

CASELLI, assessore: Consigliera, io ho ricevuto ieri la richiesta della collega Gualmini di voler leggere in sua vece questa risposta, quindi procedo: “In risposta all’interpellanza in oggetto occorre premettere che la regione non ha alcun potere gerarchico nei confronti dei Comuni, enti costituzionalmente rilevanti, eletti direttamente dai cittadini.

Si rileva pertanto che la gestione dei servizi educativi per la prima infanzia è di competenza comunale, anche ai sensi della legge regionale 19/2016, in materia di servizi educativi per la prima infanzia.

È dunque piena facoltà degli enti locali scegliere la modalità di gestione nel rispetto della normativa vigente dei contratti collettivi nazionali di lavoro, della logica del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai sei anni, istituito con decreto legislativo 65/2007, che all’articolo 7 (Funzioni e compiti degli enti locali), comma 1, lettera a), tra l’altro espressamente prevede che si possano gestire in forma diretta o indiretta, propri servizi educativi per l’infanzia e proprie scuole per l’infanzia”. Per tali motivi, la Regione non potrebbe chiedere a un Comune o a un’Unione di aderire a questa o a quella modalità gestionale.

Ad ogni modo, circa il caso specifico segnalato nell’interrogazione, abbiamo ricevuto dall’Unione dei Comuni della Bassa Romagna alcune note che danno conto di un piano di assunzioni di significativo rilievo, che vado a leggere: “Nel 2016, i Sindaci dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, proprio per garantire la diretta gestione pubblica di una significativa quota di servizi educativi per l’infanzia, hanno adottato un piano organizzativo che prevede l’internalizzazione, entro l’anno 2020-2021, di una delle tre scuole per l’infanzia e di due nidi comunali. Il piano, condiviso con le organizzazioni sindacali, ha come obiettivo il mantenimento della conoscenza e dell’esperienza gestionale diretta, al fine di definire quegli standard di qualità che fissano le caratteristiche di tutte le scuole dell’infanzia e dei nidi comunali. A seguito dell’adozione del piano, nel 2017 è stato indetto il concorso, che ha portato, ad oggi, all’assunzione di sette educatori e insegnanti, di cui quattro provenienti dalla graduatoria concorsuale e tre in mobilità da altri enti pubblici. Il piano proseguirà nella sua attuazione fino al 2021, prevedendo di attingere all’esistente graduatoria il personale necessario per l’attività educativa della scuola di infanzia individuata dal progetto e, tramite mobilità propedeutica all’eventuale procedura concorsuale, il restante personale necessario per i nidi a gestione diretta individuati dallo stesso progetto. La scansione delle successive assunzioni dalla vigente graduatoria di merito sarà inserita negli aggiornamenti relativi alla programmazione del fabbisogno del personale, che saranno effettuati in corso d’anno e nei prossimi anni in coerenza con quanto previsto dal sopraindicato piano, piano che sarà, comunque, aggiornato sulla base di eventuali modifiche del turnover del personale”. Qui si chiude la nota che ci è pervenuta dall’Unione.

Segnaliamo, inoltre, con favore il fatto che risultano essere in corso, a livello nazionale, trattative serrate tra le centrali cooperative e le organizzazioni sindacali per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento anche con riguardo all’adeguamento economico delle retribuzioni del personale.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Prego, consigliera Sensoli.

 

SENSOLI: Grazie, presidente.

Quello che non capiamo, francamente, è perché questo piano di assunzioni vada nel 2020-2021 e, nel frattempo, hanno dovuto rinnovare la convenzione con la cooperativa, cooperativa all’interno della quale oltretutto sono state assunte molte delle insegnanti che sono già in graduatoria per il servizio pubblico. Sappiamo benissimo quelli che sono, ad oggi, i contratti applicati all’interno della cooperazione che si occupa anche dei servizi all’infanzia, condizioni nettamente inferiori rispetto a quello che può garantire un contratto di pubblico impiego a tempo indeterminato. Ci sono, comunque, delle situazioni che non garantiscono, come al contrario ho letto sulla stampa nei giorni scorsi, la continuità dal punto di vista educativo, perché nel momento in cui si assume un insegnante a tempo indeterminato attraverso il servizio pubblico solo allora si possono garantire direttamente e controllare direttamente gli standard di qualità, mentre, invece, quando si va ad esternalizzare un servizio è sempre difficile.

Sinceramente non lo comprendiamo il comportamento dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, perché avevano tutte le possibilità di applicare fin da oggi e di inserire all’interno del servizio le insegnanti in graduatoria, che hanno vinto la gara, che hanno vinto il bando.

Oltretutto, ricordiamo che le scuole dell’infanzia comunali all’interno dell’Unione sono solo tre. Se queste tre comunali… Le altre sono private, paritarie e statali. Se quelle tre comunali sulle quali ha competenza l’Unione dei Comuni vengono date in esternalizzazione è una privatizzazione indiretta, ed è un azzeramento del servizio pubblico a livello comunale. Ripeto, non capiamo questo comportamento che coinvolge 900 bambini, 900 famiglie e delle lavoratrici che si vedono posticipate di almeno uno o due anni delle condizioni lavorative degne di questo nome.

Per fortuna – battaglia che abbiamo cercato di portare avanti anche qui in Regione negli anni limitatamente ovviamente alle competenze che si possono avere qui in Assemblea legislativa – si sta muovendo qualcosa a livello nazionale per quanto riguarda la contrattazione, perché non è assolutamente giusto e corretto che all’interno magari della stessa struttura o all’interno di due scuole una vicina all’altra si trovino degli insegnanti che hanno pari compiti, pari responsabilità, pari competenze, pari esperienza, ma condizioni lavorative completamente diverse.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Per l’interpellanza 8042, a firma della collega Gibertoni, è stata data notizia che arriverà la risposta scritta.

 

Interpellanza oggetto 8064

(Rinvio)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’interpellanza 8064, sempre a firma della collega Gibertoni, non essendoci l’assessore, è stata rinviata, ritirata.

Interpellanza 8097, sempre a firma Gibertoni. È stata mandata risposta via mail.

 

Ancora sullo svolgimento di interpellanze

 

OGGETTO 8106

Interpellanza circa questioni e problematiche riguardanti l’incendio di un capannone HERA, contenente rifiuti, avvenuto a Modena e le azioni da porre in essere per tutelare la popolazione dall’inquinamento dallo stesso causato. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Rainieri): Interpellanza 8106 circa le questioni problematiche riguardanti l’incendio di un capannone HERA, contenente rifiuti, avvenuto a Modena e le azioni da porre in essere per tutelare la popolazione dall’inquinamento dallo stesso causato, a firma Gibertoni, a cui risponderà l’assessore Gazzolo.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente.

Il caso è noto, nel senso che nelle cronache se ne è parlato per diverse settimane. Ora non se ne sta più parlando, quindi ascolto volentieri la risposta dell’assessore Gazzolo. Nonostante l’allarme sia calato e qualche comunicazione sia stata fatta, anche se, a mio avviso, con grave ritardo, da parte dell’Amministrazione locale e anche da parte di ARPA e ASL, ascolto volentieri la risposta perché, appunto, diversi interrogativi sono rimasti in sospeso dall’inizio di marzo, quando si è verificato questo incendio, su cui mi pare poi sia stato aperto anche un fascicolo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Prego, assessore.

 

GAZZOLO, assessore: Consigliera Gibertoni, in riferimento all’incendio dello stabilimento di HERA Ambiente in via Caruso a Modena, sulla base dei contributi che ho ricevuto, spero di dare tutte le precisazioni richieste. Innanzitutto, nelle fasi iniziali di tale evento erano presenti condizioni di instabilità atmosferica e una debole ventilazione che ha favorito la dispersione degli inquinanti verso l’alto, anziché nelle immediate vicinanze del sito. I tecnici di ARPAE ed il medico del servizio di igiene pubblica sono stati attivati immediatamente ed hanno eseguito in prossimità dell’area interessata alcune misurazioni puntuali dei più comuni inquinanti indicatori della ricaduta dei fumi di combustione, composti organici volatili, monossido di carbonio, acido cloridrico, ossidi di azoto, ammoniaca, acido solfidrico e formaldeide. I valori misurati sono risultati inferiori ai valori di riferimento previsti in campo ambientale e sanitario.

Contestualmente sono state individuate sei postazioni nelle aree residenziali e industriali prossime all’impianto per monitorare l’evoluzione delle ricadute dei fumi nei giorni successivi all’evento. In dette postazioni sono stati collocati i campionatori necessari al rilevamento di aldeidi e composti organici aromatici, ovvero benzene, toluene, etilbenzene, xilene, generati dalla combustione dei materiali presenti nell’area interessata. Gli esiti dei campionamenti sono stati messi a confronto con i rilevamenti effettuati nelle stazioni regionali sulla qualità dell’aria (la stazione di via Giardini) e della rete di controllo delle ricadute dell’inceneritore presente nel territorio del comune di Modena (stazioni Tagliati, Belgio, Albareto).

I monitoraggi sono stati effettuati in tre periodi: il primo, dalle ore 23 circa del 3 marzo alle ore 17 circa del 4 marzo, nel momento più critico dell’incendio; il secondo, dalle 17 circa del 4 marzo alle ore 11 circa del 6 marzo, in cui l’incendio era in via di spegnimento, o definitivamente spento; il terzo, dalle ore 11 circa del 6 marzo 2019 alle ore 11 circa dell’8 marzo, in cui l’incendio era spento.

I risultati di tali attività hanno evidenziato, per le aldeidi, proprio nella giornata potenzialmente più critica – cioè dalle ore 23 circa del 3 marzo alle ore 17 circa del 4 marzo – livelli contenuti, con concentrazioni dei singoli composti ampiamente inferiori ai livelli di riferimento nazionali e internazionali definiti per l’esposizione della popolazione. Anche il monitoraggio dei composti organici aromatici, sempre riferito alla giornata potenzialmente più critica, ha mostrato livelli contenuti di benzene, toluene etilbenzene e xilene, con concentrazioni dei singoli composti inferiori ai livelli di riferimento nazionali e internazionali definiti per l’esposizione della popolazione.

Le concentrazioni di IPA si sono attestate su valori inferiori alle soglie di riferimento, senza evidenziare incrementi significativi dovuti alle ricadute dell’incendio. Le concentrazioni di benzopirene risultano ben al di sotto del valore di riferimento della qualità dell’aria.

Per quanto riguarda le concentrazioni di diossine e furani, successivamente al primo campionamento, dove era stato rilevato un valore pari a 511 femtogrammi per metro cubo – superiore quindi al range di riferimento suggerito dall’Organizzazione mondiale della sanità, come ha evidenziato lei stessa, consigliera –, nel successivo campionamento, iniziato nel tardo pomeriggio di lunedì 4 marzo, si sono rilevate concentrazioni decisamente più basse e assimilabili ai valori di fondo.

Sono stati effettuati anche campionamenti di terreno nelle aree prossime all’impianto, per valutare l’entità dell’eventuale ricaduta al suolo dei microinquinanti organici rilevati nell’aria.

Gli esiti delle analisi hanno mostrato valori contenuti e inferiori ai livelli di riferimento fissati dal decreto legislativo 152 del 2006 per i suoli ad uso agricolo, residenziale e verde pubblico. Tali valori, peraltro, risultano in linea con quelli riscontrati in analoghi monitoraggi, che periodicamente sono effettuati in zone limitrofe del territorio modenese e, pertanto, non evidenziano significativi incrementi ascrivibili alla ricaduta dei fumi provocati dall’incendio.

Per quanto concerne il monitoraggio di PCB, preciso che, come già evidenziato, ARPAE ha rilevato tutti gli inquinanti più caratteristici delle combustioni incontrollate di rifiuti di varia natura, in considerazione di ciò che è effettivamente autorizzato a trattare l’impianto di selezione e recupero di via Caruso, ovvero rifiuti solidi derivanti dalla raccolta differenziata di rifiuti urbani e speciali non pericolosi.

È doveroso, quindi, evidenziare che tutte le iniziative intraprese da parte delle autorità competenti erano finalizzate a garantire la massima tutela della salute dei cittadini residenti nelle aree interessate dall’evento.

Preciso, infine, che l’impianto in oggetto – lo dico onde evitare eventualmente una futura interrogazione a tal riguardo – ha provveduto ad ottemperare anche a quanto recentemente previsto dal decreto-legge n. 113/2018, predisponendo uno specifico piano di emergenza interno, che ha lo scopo di stabilire la struttura organizzativa prevista per far fronte proprio ad eventuali emergenze.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Grazie, assessore, per la risposta.

Mi ha impedito di fare ulteriori interrogazioni, ma la farò sui PCB, perché intendo assolutamente sollecitare la Giunta e l’ARPAE a inserire tra le molecole che rilevano non soltanto quelle che fanno parte di un compitino già prestabilito. Del resto, quando si parla di un incendio probabilmente doloso, di cui in quel momento non si conoscevano – adesso non lo so se ci sono stati ulteriori chiarimenti – i contorni, quindi un incendio che coinvolgeva, sì, la tipologia di rifiuti che si smaltiscono in quella struttura, ma è anche vero che quella struttura è già stata in passato attenzionata per smaltimenti che avevano perlomeno dei profili d’ombra, a mio avviso non ci si deve attenere soltanto a questo. Poi coinvolgeva una struttura e non era chiaro quanto fosse esteso. Quindi, rinunciare a rilevare i PCB, a mio avviso, è una scorrettezza.

Auspico che cose del genere non accadano più, anche perché ci si chiede, sennò, che cosa stiano a fare impianti antincendio e cose, che probabilmente vanno messe a norma, diversamente non ci si spiega per quale motivo sia potuto divampare così a lungo. Poi sono intervenuti, ovviamente, i vigili del fuoco, che ringraziamo sempre per la loro efficacia, ma che gli impianti antincendio già presenti nella struttura non abbiano potuto contenere da subito l’incendio è perlomeno molto strano e anche un po’ inquietante.

Farò, quindi, un’interrogazione per chiedere ad ARPAE che non si celi dietro un dito dicendo che i PCB non rientravano nelle cose che avrebbero dovuto rilevare. Devono rilevare come tutto quanto ci può essere, ci può non essere, ma deve essere comunque chiarito in modo che ci sia piena corrispondenza alle rassicurazioni che i cittadini chiedono o perlomeno piena corrispondenza alla realtà delle cose.

È vero che in questi casi bisogna evitare l’allarmismo, così ho scritto nell’interpellanza e così ritengo che sia, però è anche vero che all’epoca, quando si è detto, nell’immediato…  Assessore, forse lei non lo sa, ma nessuna ordinanza è partita da parte dell’Amministrazione comunale che desse dei suggerimenti, delle normative, delle modalità di comportamento che potessero fare in modo che i cittadini nell’immediato, appena la notizia si è diffusa, potessero schermarsi loro, i loro sono immediati terreni o le loro proprietà, dall’incendio che in quel momento divampava e non credo che subito, nei minuti successivi, si potesse conoscere qual era esattamente la ventilazione, dove stava andando. Sono state rilevazioni fatte il giorno successivo. Nessuna ordinanza è stata diffusa. Su queste ragioni non ho sentito una risposta. Però, ci chiediamo per quale motivo non si sia pensato da parte sia dell’Amministrazione comunale ma anche dell’ASL di immediatamente tutelare la pubblica incolumità con indicazioni che potessero perlomeno contenere e arginare e che non erano volte, ovviamente, a creare allarmismo, ma a dare delle indicazioni a quei cittadini che si sentivano in quel momento senza nessun tipo di difesa e senza nessun tipo di informazione e forsennatamente la cercavano magari sulle notizie che comparivano sui social oppure sui siti, ma che erano necessariamente frammentarie o addirittura senza un’ordinanza sensata e seria si rischia, invece, di ingenerare un allarmismo perché ci si affida alla voce del vicino, a quello che sta filmando con il suo smartphone quello che sta succedendo, che fa un commento magari improvvisato, in buona fede. Però, se non c’è in quel momento una dichiarazione diffusa da parte dell’Autorità sanitaria e comunale, l’allarmismo poi si genera. Quello che si silenzia magari per non ingenerarlo effettivamente prende la direzione contraria.

Monitoraggi programmati. Ormai alla luce del fatto che questo non è il primo caso di cronaca in cui ci sono incendi che si possono verificare all’interno di aree di stoccaggio trattamenti di rifiuti, per fugare ogni dubbio rispetto non tanto al fatto che sia doloso, perché mi pare che sia già stato detto, ma al fatto che si possa fare in modo così impunito, che possa succedere come se fosse un fatto naturale, credo che un monitoraggio e anche l’elaborazione di dati di questo tipo ci daranno informazioni e ci permetteranno di intervenire senza sconti nei confronti di chi non è a norma e nello stesso tempo provare a capire che quando si verificano profili non chiari, indagini e dubbi che ricadono sempre o comunque più di una volta regolarmente sullo stesso impianto, effettivamente le domande sono lecite.

Per quanto riguarda, invece, il messaggio che è passato, un messaggio ovviamente amaro, quello per cui anche le rassicurazioni che sono state date nei giorni successivi dalla ASL e dall’ARPA e rispetto al fatto che non c’è stato il picco atteso rispetto all’inquinamento di fondo, va da sé che non solo non ci consola, ma ci getta nella più bieca disperazione. L’immediata interpretazione che se ne dà, anche questo in mancanza di una più seria, più costruttiva comunicazione da parte delle agenzie preposte, è che in quelle zone e, in generale, in quella parte di Pianura Padana, in sintesi, è come se ci confermaste che l’aria che si respira tutto l’anno ha più o meno quelle stesse concentrazioni di veleni, quindi costituisce una sorta di substrato di fondo, da cui un incendio di centinaia di tonnellate ‒ come è stato il caso di questo incendio dell’impianto di HERA all’inizio di marzo ‒ costituisce un picco che, però, si esaurisce nel giro di poco, e poi per il resto non si nota, come se non ci fosse mai stato.

Delle due l’una: o si può fare una rilevazione ancora migliore oppure tutto l’anno la qualità dell’aria che si respira è meno che mediocre, quindi eventi dannosi eccezionali come questo più di tanto non si distinguono. In ogni caso, siamo in una situazione a cui bisogna porre rimedio in modo concreto e in modo molto veloce. Su questo, a partire dai PCB, dalle rilevazioni e dalle ordinanze mancanti, noi non ci fermeremo e continueremo a sollecitare la Giunta.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

È così conclusa la fase delle interpellanze.

 

OGGETTO 8158

Risoluzione per impegnare la Giunta a predisporre uno studio di fattibilità per l’ammodernamento della Strada statale n. 64, con particolare riferimento alla realizzazione di varianti che evitino l’attraversamento dei centri abitati di Vergato e Marzabotto, e per il raddoppio dei binari della ferrovia Porrettana nel tratto Bologna-Marzabotto. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri

(Continuazione discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo i nostri lavori della seduta antimeridiana con le dichiarazioni di voto sull’oggetto 8158.

Erano iscritti a parlare i consiglieri Facci e Paruolo, lo ricordo, in dichiarazione di voto.

Consigliere Paruolo, prego.

 

PARUOLO: Grazie, presidente.

Solo per dire che confermo il voto favorevole alla risoluzione del Partito Democratico. Ovviamente, siamo contenti che si registri un’ampia convergenza. Siamo sempre contenti quando si riescono a realizzare convergenze e su singoli temi specifici si riesce a fare un lavoro comune.

Qui c’è una risposta da dare al territorio ed è una risposta che, al di là delle modalità, del lavoro che è iniziato già da parte della Giunta, delle sollecitazioni che vengono fatte attraverso questa risoluzione, dovrà essere misurato dai cittadini nei termini di una riduzione dei tempi di percorrenza, sia dal punto di vista ferroviario che dal punto di vista automobilistico. Sarà su questo che verremo giudicati, quindi votiamo questa risoluzione come un ulteriore incentivo a lavorare in quella direzione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Facci, prego.

 

FACCI: Grazie.

Come ho detto nell’intervento in discussione generale, questa è una risoluzione che assolutamente mi trova concorde e allineato nella richiesta di invitare la Giunta a predisporre questo studio di fattibilità, sia per quanto riguarda la strada Porrettana, quindi la strada statale 64, sia per quanto riguarda il raddoppio del sistema dei binari e quindi della ferrovia Porrettana nel tratto Bologna-Marzabotto.

Io avevo ricordato, nel mio forse anche lungo intervento, come da parte della politica vi sia stata, in tutti questi anni, una sostanziale dimenticanza di alcune delle difficoltà che si incontrano nei territori di montagna. È vero quello che è stato richiamato da parte dei consiglieri che mi hanno preceduto, in particolare dai proponenti la risoluzione, che comunque la regione, di investimenti sul territorio ne ha fatti. Il punto è che questi interventi rispetto ad interventi che sono stati fatti in altre realtà del territorio regionale, non sono stati, con tutta evidenza, sufficienti. Tanto che oggi andiamo a richiedere un potenziamento, per esempio, della ferrovia, quando quel potenziamento sarebbe dovuto quantomeno entrare, all’atto della realizzazione della progettazione del finanziamento del SFM di cui appunto si è parlato, si è cominciato ad operare presso la provincia di Bologna già nella metà degli anni Duemila.

Quindi, arriviamo tardi a fare queste richieste. Arriviamo ampiamente tardi. Ben vengano queste richieste, che, lo ripeto, condivido e sottoscrivo, ma arriviamo tardi. Nel frattempo, molte realtà hanno chiuso, molti insediamenti abitativi si sono persi. Indubbiamente, c’è una piccola inversione di tendenza per quanto riguarda il fronte del turismo, un po’ in linea con l’andamento del territorio nel suo complesso, però non bastano queste richieste.

Il punto – ne parleremo nella risoluzione successiva, che riguarda sempre le infrastrutture in quella zona montana – è che occorre che per la montagna vi siano politiche dedicate, politiche specifiche, non più rincorse con risoluzioni o con interventi spot. Occorre la condivisione di una serie di iniziative, di una serie di impegni a 360 gradi, che partono dai servizi sociali, dai servizi sanitari, e arrivano alle agevolazioni alle famiglie, alle imprese e così via.

Per concludere, esprimo un voto favorevole alla risoluzione, ribadendo che non è con le semplici risoluzioni che possiamo sostenere le sorti di territori in difficoltà. Noi, ovviamente, le facciamo perché questo è il nostro compito, quello di invitare la Giunta a fare, ma auspichiamo che sia la Giunta, nell’ambito della propria attività di progettazione, a mettere la montagna al centro della propria azione politica.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Solo per chiedere il voto elettronico sulla risoluzione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Benissimo. Grazie.

Se non ci sono altri in dichiarazione di voto, mettiamo in votazione gli emendamenti.

Il primo emendamento, a firma Piccinini, è stato ritirato.

Il secondo emendamento, a firma Piccinini e Taruffi, non prevede la richiesta del consigliere Taruffi, perché il consigliere Taruffi è uno dei firmatari… Consigliere Taruffi, solo la risoluzione o anche l’emendamento?

 

(interruzione del consigliere Taruffi)

 

Benissimo.

Mettiamo in votazione l’emendamento 2, a firma Piccinini e Taruffi.

Nominiamo scrutatori i consiglieri Lori, Mumolo e Piccinini.

Prego, consigliera Piccinini.

 

PICCININI: Chiedo la votazione elettronica anche dell’emendamento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Benissimo.

Mettiamo in votazione, con il dispositivo elettronico, l’emendamento n. 2, a firma Piccinini e Taruffi.

La votazione è aperta.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

La votazione è chiusa.

 

Presenti 34

Votanti 33

Favorevoli 33

Contrari 0

Astenuti 0

 

È approvato.

 

Mettiamo in votazione, con il dispositivo elettronico, la risoluzione 8158, a firma Taruffi e Torri.

La votazione è aperta.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

La votazione è chiusa.

 

Presenti 35

Votanti 34

Favorevoli 34

Contrari 0

Astenuti 0

 

È approvata.

 

OGGETTO 8122

Risoluzione per impegnare il Presidente della Giunta ad attivarsi con il massimo impegno e la massima sollecitudine per estendere la consultazione popolare, riguardante la TAV, proposta in Piemonte dal Presidente Chiamparino a tutte le Regioni italiane, a partire dall’Emilia-Romagna. A firma del Consigliere: Galli

(Discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo alla risoluzione 8122 per impegnare il presidente della Giunta ad attivarsi con il massimo impegno e la massima sollecitudine per estendere la consultazione popolare riguardante la TAV, proposta in Piemonte dal presidente Chiamparino, a tutte le Regioni italiane, a partire dall’Emilia-Romagna, a firma del consigliere Galli.

È aperta la discussione generale.

Consigliere Galli, prego.

 

GALLI: Grazie, presidente.

Pochi giorni fa parlavo dei nuovi termini che vengono continuamente aggiunti alla lingua italiana. Facevo l’esempio della parola “petaloso”, che ha avuto una durata molto breve. Una durata più lunga avrà, invece, il termine “analisi costi-benefici”, che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi mesi, riferito alla TAV.

La TAV è quel buco nella montagna, chiamato così in maniera dispregiativa, che dovrebbe accelerare il trasporto di merci e persone tra la Francia e l’Italia o, più genericamente, tra l’Italia e il resto d’Europa. Su questa polemica si sono innestate moltissime discussioni, una polemica lunga, faticosa. Si sono verificate rotture all’interno della contrapposizione maggioranza-minoranza, all’interno della stessa maggioranza tra Lega e Movimento 5 Stelle, all’interno del mondo produttivo tra chi capisce le esigenze di produrre e trasportare le merci e le persone con più rapidità e a meno costi e chi, invece, teorizza la decrescita felice. Insomma, si è verificata una specie di guerra delle rose infinita, che sta bloccando (o non bloccando, non si è ancora capito) quest’opera, al di là del vero valore connesso alla TAV.

L’analisi costi-benefici ha portato a risultati non chiari. È chiaro che nel momento in cui si stabilisce, dentro la valutazione del trasporto su ferro, che si perdono le accise della benzina o si perdono i pedaggi autostradali diventa un discorso veramente complicato da gestire. Se si fossero fatte delle valutazioni sull’immediato certamente non si sarebbero costruite moltissime delle opere che in Italia oggi permettono il trasporto delle persone, il trasporto delle merci. La vicina galleria del Frejus, quando fu costruita cent’anni fa, probabilmente non sarebbe stata costruita se anche lì ci fosse stato un comitato di sei persone, di cui cinque avevano già espresso un parere negativo, quindi si poteva già ipotizzare cosa avrebbero detto o come avrebbero valutato quest’opera.

L’oggetto di questa risoluzione nasce in questo contesto, ma nasce dalla proposta del presidente della regione Piemonte, Chiamparino, che sosteneva e sostiene tuttora che quest’opera sia fondamentale e strategica per il Piemonte, e che quindi non deve essere limitata a una valutazione di governo, ma deve essere valutata dall’intera popolazione piemontese.

Credo che l’idea di per sé abbia un senso, ma che sia un errore, o comunque una visione campanilistica dire che lo facciamo valutare dalle persone e dai piemontesi. Questo eventuale referendum credo debba essere allargato, essendo ovviamente un’opera che nasce da un trattato internazionale, un’opera che ha un costo elevato che ricade su tutti i cittadini italiani, per cui credo che questa eventuale consultazione non vada limitata agli abitanti del Piemonte, ma che sia una valutazione da fare come popolo italiano, come collettività di cittadini.

Faccio un piccolissimo inciso: credo che sia comunque ridicolo che un Governo non si possa assumere le responsabilità di un’opera, se farla o se non farla, o che quest’opera, impostata ormai da molti anni, debba essere messa in discussione a ogni stormir di fronde.

Fatto questo inciso, però, vorrei invitare all’attenzione i colleghi e pensare se sia possibile valutare ad esempio un investimento sul nodo di Bologna, facendo scegliere se questo nodo può essere allargato, cambiato o modificato, dai soli cittadini bolognesi, o dai soli cittadini emiliani. È chiaro che certe opere hanno una valenza nazionale – il nodo di Bologna, la TAV, tante altre opere. Se si deve ricorrere a uno strumento, a mio avviso discutibile, come un referendum, deve essere un referendum nazionale.

Siccome sappiamo che la Costituzione italiana prevede alcuni tipi di referendum, qui è tipizzata, e questi tipi di referendum non possono essere usati in questo caso, noi proponevamo un referendum consultivo, lo stesso che propone il presidente Chiamparino, però allargato alle altre regioni, e vorremmo che l’Assemblea regionale dell’Emilia-Romagna fosse la prima a dare questo segnale. Il costo di questo referendum non sarebbe molto alto, perché andrebbe aggiunto alla consultazione che avverrà il 26 maggio, quindi ha un costo pressoché nullo. Si potrebbe provare ad avere una valutazione, il polso della situazione da parte del corpo degli elettori italiani.

Mi rimetto alla volontà dei colleghi e dell’Amministrazione regionale per fare una valutazione di un po’ più ampio respiro, invece di limitarci a una visione campanilistica del Piemonte, o ancora più campanilistica a livelli molto modesti, degli abitanti della Val di Susa, come è stato originariamente previsto.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Consigliere Bertani, in discussione generale? Prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Il consigliere Galli ha fatto un po’ di confusione su cosa intenda per referendum e quale tipo di referendum voglia. Il referendum su questo argomento purtroppo non è possibile, appunto come un po’ ha già detto lui, perché non è previsto. Fare un sondaggio ad oggi su questo argomento potrebbe essere un’opzione, ma mi chiedo perché negli ultimi trent’anni non si è voluto fare. Oggi il presidente Chiamparino, poiché vede che le cose per lui si stanno mettendo male, tira fuori dal cilindro l’opzione referendum.

Il Movimento 5 Stelle è sempre stato favorevole ai referendum, tanto che stiamo proponendo una riforma costituzionale che rafforzi l’istituto del referendum abrogativo e introduca il referendum propositivo. In questo caso il tema del referendum non sarebbe possibile, perché si tratta di abrogare dei trattati internazionali, che ad oggi non sono previsti dalla normativa del referendum, trattati internazionali che, fra l’altro, dicono che, oggi, la linea su cui dovrà correre il treno ad alta velocità si possa realizzare solo se e quando saranno stanziati i finanziamenti, i finanziamenti dell’Italia, i finanziamenti della Francia e i finanziamenti dell’Unione europea. Bene, ad oggi quegli stanziamenti non esistono, soprattutto da parte francese, tanto che la parte francese ha già dichiarato, dopo aver fatto le sue analisi costi-benefici (non l’abbiamo inventato noi il termine), che prima del 2038 non conviene neanche parlarne, lo ripeto, non conviene neanche parlarne. Tanto che, appunto, non hanno realizzato alcun pezzo, alcuna parte, a parte un paio di tunnel geognostici (uno l’abbiamo realizzato anche noi), e non hanno in previsione di proseguire e non hanno stanziato alcuna risorsa. L’Italia ha già stanziato qualche risorsa, ma non sufficiente a realizzare tutto il tunnel e tutte le opere di adduzione. Quindi, è giunto il momento di valutare se quell’opera vale la pena di essere realizzata o meno.

L’Osservatorio della presidenza del consiglio dei ministri dice: “Di fronte ai cambiamenti – perché ci sono stati dei cambiamenti dal 1996 quando furono fatte le prime analisi – sorge spontanea la domanda: se avessimo saputo ciò che in seguito è accaduto avremmo preso la stessa decisione?”. Questa è una domanda che sicuramente riguarda gli storici, ma la domanda che ci dobbiamo fare è: oggi, alla luce dei dati che abbiamo in mano, ha ancora senso quell’opera? No, perché quell’opera è nata con una previsione di milioni di tonnellate di merci per anno che intorno al 2020 doveva arrivare a 20 milioni di tonnellate per anno. Al 2050 dovrebbe arrivare a 50 milioni di tonnellate merci per anno. Bene, nel 1990 i milioni di tonnellate per anno erano 10 milioni. Gli ultimi rilevamenti 2013-2015 parlano di 3 milioni di tonnellate.

Il traffico su quella tratta non sta crescendo, ma neanche lontanamente dalle previsioni. Anzi, sta diminuendo.

I trattati internazionali, fra l’altro, dicono che la tratta andrebbe realizzata una volta che la tratta esistente, il Frejus raggiungesse la saturazione. Non ci siamo neanche lontanamente vicini alla saturazione. Quindi, ad oggi, investire su quella tratta è un’opera inutile. Si investe sulle opere e sulle infrastrutture utili. Quei soldi vanno utilizzati per realizzare opere necessarie su tutto il territorio e utili. Questa continua rincorsa delle grandi opere per dire le grandi opere aumentano il PIL, le grandi opere portano il lavoro, è un assurdo. Spendiamo 20 milioni di euro per fare delle buche dandole ad una ditta e poi spendiamo altri 10 milioni di euro per un’altra ditta per andare a chiudere quelle buche. Abbiamo dato del lavoro, abbiamo innalzato il PIL, ma abbiamo fatto delle opere inutili e abbiamo speso male dei soldi.

Fare un buco per non farci passare nulla dentro è una spesa inutile. Quei soldi vanno spesi in maniera alternativa. Ovviamente, la nostra posizione sarà no riguardo a questa risoluzione, perché è mal posta.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Bargi, prego.

 

BARGI: Grazie, presidente.

Solo una riflessione da aggiungere alla discussione. Non vorrei essere trascinato, e non credo che sia la sede opportuna, in una discussione sulla TAV inutile. Adesso sono calate le merci e la TAV può essere utile perché fa parte del cordone Lisbona-Kiev, quindi bisogna che le merci passino di qua sennò rimaniamo tagliati fuori. Non credo valga la pena riaprire tutta una discussione che non viene fatta in questa sede, ma viene fatta nelle sedi opportune, anche perché riguarda argomenti che non trattiamo qui noi, come Regione Emilia-Romagna.

Per quanto riguarda il tema in oggetto, mi verrebbe da fare una riflessione. Al di là del fatto che riguarda accordi internazionali, non credo che se anche il referendum ‒ se lo facessimo qui in Emilia ‒ desse un esito negativo sull’opera potrebbe, in qualche modo, avere effetto sulle decisioni del Governo. Non capisco, però, neanche il senso di coinvolgere una Regione che, detta come va detta, può a mio avviso... La posizione del nostro movimento è chiara e l’opera di certo non viene vista in maniera negativa, anzi la riteniamo un’opera positiva, che può aiutare anche a far crescere lo sviluppo del Paese. In una Regione come la nostra, che non viene toccata dall’infrastruttura in sé, dalla parte fisica dell’infrastruttura, ma potrebbe beneficiare del collegamento, non capisco ‒ lo dico politicamente, prendendo posizione a favore dell’opera ‒ che senso avrebbe per noi dire che non la vogliamo.

Capisco la Regione Piemonte. C’era anche il tema delle valli, della Val di Susa, in cui doveva arrivare, e le varie proteste. Lì c’è una questione di carattere ambientale, di impatto su chi vive quei territori, che possono esprimere anche un giudizio in base all’impatto fisico dell’opera, però per noi che senso avrebbe chiedere agli emiliani “secondo voi, un’opera che non passa sul nostro territorio, che però porta a migliorare i commerci con il resto dell’Europa, darci un canale sul quale sviluppare i nostri dati commerciali e ci inserisce nel contesto di transito delle merci europee, dovrebbe essere bocciata?”. Secondo me, la domanda risulta anche superflua. L’emiliano che ritiene l’opera valida, che la ritiene un’opera di sviluppo del Paese, credo non possa che dire che ha senso farla. Per noi non impatta sul territorio. C’è. Tanto meglio. Anzi, magari miglioriamo anche la rete infrastrutturale nostra, che ci permette di collegarci.

Un emiliano che ideologicamente ‒ se si facesse la conta, secondo me, sarebbero pochi ‒ dice no perché non vuole le grandi opere, perché non vuole investimenti di questo tipo, perché preferisce che le risorse, come viene detto, vengano spese diversamente, e bisognerebbe capire cosa si intende in questo caso, secondo me ha già la sua convinzione, e comunque è contrario, ma io credo che alla conta se uno ragiona come governo del territorio, l’opera può essere utile e non impatta.

Il referendum quindi credo sia inutile farlo, costruirlo. Potrebbero essere soldi spesi male per andare a sentire un territorio che non ha bisogno, a mio avviso, di essere udito, in un momento in cui c’è un ente di governo del territorio che può tranquillamente prendere posizione al riguardo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

Saluto ad un gruppo di studenti

 

PRESIDENTE (Rainieri): Prima di passare la parola al consigliere Sassi, saluto una rappresentanza degli studenti della Scuola superiore e universitaria di Borgo Lab, Laboratorio di cittadinanza attiva di Parma, che sono qui con noi a seguire i lavori dell’aula. Spero siano di aiuto per il vostro progetto.

Grazie di essere venuti con noi.

 

Ancora sull’oggetto 8122

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passo la parola al consigliere Sassi. Prego.

 

SASSI: Grazie, presidente.

Io sono un forte sostenitore della democrazia diretta, della democrazia partecipata, l’abbiamo detto in quest’aula diverse volte, lo si è declinato diverse volte, quindi quando mi si parla di referendum, un po’ mi si allarga il cuore.

Per me un’operazione di consultazione dei cittadini fa sempre bene, male non fa. Tant’è che mi tengo informato su realtà che applicano abitualmente questo tipo di pratiche, come la Svizzera. Leggo molto di quelle esperienze, quindi trovo sempre favorevole l’idea di fare un referendum su argomenti che ci toccano da vicino.

Temo però che non sia proprio il caso di specie, nel senso che il TAV non ci tocca molto da vicino. Certo, è un’opera di caratura nazionale, quindi ogni regione teoricamente potrebbe essere quota parte coinvolta, se non altro per identità nazionale.

Il punto per cui a mio avviso, e a malincuore lo dico, questo referendum non si dovrebbe fare è che mancano i tempi. Al di là dei costi, per cui apprezzo anche una sorta di election day, quindi sfruttare un’elezione già prevista per introdurvi la possibilità di consultare i cittadini, che è certamente una pratica che apprezzo, ma quando si va a chiedere ai cittadini di esprimere un’opinione diretta – sì, no, quantomeno in quel senso –, è bene, è necessario e importantissimo che i cittadini siano correttamente informati sul tema. È questo il punto.

Un mese di tempo non basta per riuscire a informare i cittadini di cosa sia il TAV e del perché si debba andare a consultarli, soprattutto quando è un’opera che riguarda in modo impattante questo tunnel in Val Susa e non riguarda da vicino i cittadini emiliano-romagnoli. Quindi, è ancora più difficile riuscire a declinare a un territorio che non viene toccato direttamente da questo tipo di opera il perché si debba dare un parere in qualche modo consapevole su questo tipo di questione.

A me dispiace – lo dico sinceramente – che non si possano consultare i cittadini su temi a noi vicini, a noi cari, ma purtroppo penso che sia forse anche poco serio, e mi stupisco anche che il presidente Chiamparino abbia fatto una proposta del genere in tempi così brevi per riuscire a fare un qualcosa di consapevole persino per il Piemonte, figuriamoci per gli emiliano-romagnoli che, come dicevo, non hanno quell’opera sul loro territorio.

In questo senso trovo la cosa difficilmente applicabile per fare una cosa seria. Per fare una cosa di bandiera si può fare anche in una settimana. Per fare una cosa seria, che veda i cittadini consapevoli di cosa andranno a votare e perché, credo serva più tempo. D’altronde, sul TAV sono anni che si espongono varie teorie, pratiche, dati, relazioni, si parla di chi ha interesse e di chi non ce l’ha, chi è super partes o meno, comunque ognuno ha tirato fuori la sua visione di quell’opera. Pertanto, riuscire a sviscerarla e creare una sintesi super partes, che sia un po’ fuori dai giochi, per poter informare i cittadini e poter dar loro una visione asettica di quello che può essere quest’opera e, quindi, dare loro la massima libertà di decidere in piena autonomia, credo che non ci sia realmente il tempo. Dal mio punto di vista, è proprio una questione di tempo e di serietà dell’uso di uno strumento così importante come può essere anche il referendum consultivo. Anche se non decide nulla questo referendum, comunque si consultano i cittadini, andando a tastare realmente il polso della loro volontà. Detto questo, che è il mio pensiero, e mi spiace veramente molto perché, quando mi si parla di referendum, a me piacerebbe moltissimo avviare consultazioni anche su altri temi, purtroppo temo che proprio non si possa fare proprio per questi motivi.

Chiudo dicendo che concordo pienamente e sposo appieno anche quanto detto dal collega Bertani. Ci sono temi che vedono ormai superata quest’opera o credo ormai si debba andare in una direzione differente di efficacia dell’esistente più che di creazione di cose che magari oggi non hanno più senso di esistere. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri iscritti in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ci sono richieste di intervento in dichiarazione di voto?

Collega Rontini, prego.

 

RONTINI: Visto che non siamo intervenuti in discussione generale dico qualcosa adesso come Partito Democratico.

Ragionavamo con un collega ascoltando gli interventi precedenti e purtroppo – forse questo è il male dell’Italia – ci dicevamo che mentre qui stiamo discutendo della TAV nel nostro Paese per la quinta o sesta volta, in Cina o in altri Paesi ne avrebbero già fatte cinque o sei di TAV solo nel frattempo in cui noi impieghiamo a discuterne.

Detto questo, penso che sia utile intervenire per ribadire un principio: le infrastrutture, così come altre decisioni prese nei territori, le opere programmate e finanziate, ne abbiamo avuto prova anche in questa Regione, dove al cambio di Governo abbiamo assistito ad un’incertezza su alcune opere che, invece, in questa Regione, con i territori, con le comunità da tempo erano state concordate, ecco le infrastrutture non possono essere oggetto di decisioni piegate agli interessi di bottega di uno o dell’altro partito.

Questo è un principio che vale per la TAV, è un principio che vale per la Cispadana, per il Passante di Bologna, per la Campogalliano-Sassuolo. Ho sentito da alcuni colleghi tante considerazioni di buon senso, sia dal collega Galli che dal collega Bargi che dal collega Sassi. Sono meno d’accordo questa volta con quanto diceva il collega Bertani. Forse non avremmo scritto, non avremmo utilizzato il termine “scellerato” che ha utilizzato il collega Galli, ma anche noi riteniamo che ridiscutere il progetto della o del TAV sia sicuramente sbagliato. Io penso che tutti noi dovremmo avere il dovere di lavorare per cercare di fare di nuovo aumentare credibilità e autorevolezza quella che è l’azione politica e lo si fa anche tenendo fede agli impegni presi, perché le persone cambiano, ma le Istituzioni restano.

Pur non essendo d’accordo nell’estendere questo referendum anche ai cittadini dell’Emilia-Romagna, che riteniamo improprio e anche sproporzionato per l’onere che probabilmente ne deriverebbe, a meno di accoppiamenti con altre elezioni, vogliamo ribadire un principio per cui le opere, le scelte, le decisioni che a livello di Governo, a livello di Regione si prendono nei territori vanno rispettate anche ai cambi delle maggioranze politiche, perché l’incertezza sicuramente non porta sviluppo e crescita nei nostri territori.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ci sono altri interventi?

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Dopo l’auspicio dell’intervento del Partito comunista cinese per accelerare le grandi opere in Italia, ribadiamo il nostro “no” a questa risoluzione per i motivi che abbiamo già detto. Non si può sicuramente fare un referendum consultivo su dei trattati internazionali, trattati internazionali che prevedono che quell’opera debba essere integralmente finanziata, e oggi non lo è, e prevedono che quell’opera venga realizzata quando l’opera esistente andrà a saturazione. Quindi, i motivi sono ben chiari.

Questa non è una ridiscussione di impegni già presi. È una presa d’atto che certe scelte vanno sempre ben ponderate. Questi non sono interessi di bottega. Probabilmente, gli interessi di bottega spesso ci sono quando qualcuno insiste troppo nel realizzare le grandi opere dicendo che le grandi opere portano lavoro. Quello è interesse di bottega, perché le grandi opere si realizzano non per creare lavoro, per costruire la grande opera. Si realizzano perché è nell’interesse dei cittadini e dello sviluppo sostenibile di un territorio. Qui, invece, si perde sempre di vista lo sviluppo sostenibile e si lotta “per la crescita per la crescita”. Invece, dobbiamo e dovete imparare che il PIL non è un idolo sul quale sacrificare anche i soldi dei cittadini. Il PIL è un indicatore, ma gli indicatori sono l’ambiente, il benessere dei cittadini e la necessità. Queste cose vanno messe insieme e su queste cose si valuta se un’opera è nell’interesse dei cittadini, complessivamente, dal punto di vista ambientale e dal punto di vista di uno sviluppo sostenibile. La crescita come idolo va ripensata. È quello che ci sta portando allo scontro con il cambiamento climatico e con i limiti del pianeta.

Bisogna ricordarsi che queste opere vanno bilanciate con questi interessi. Quindi, ribadiamo sicuramente il “no” alla risoluzione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Sassi, prego.

 

SASSI: Molto velocemente.

Ovviamente, come ho detto in precedenza, non potrò essere concorde con questo tipo di risoluzione, non per il tema in sé, o per il contenuto dello strumento, ma proprio perché ritengo che non ci siano le condizioni per una cosa da fare con i crismi con cui andrebbe fatta: la consapevolezza dei cittadini su quello che è il tema in oggetto.

Quando si fanno le opere, inoltre, ci vogliono i denari. Come detto anche dal collega Bertani, i denari non ci sono, anche dal lato francese. Noi non siamo il Giappone, ma l’Europa non lo è, Giappone, perché la Francia non ci sta mettendo i soldi.

Non è quindi solo una questione di cosa decide l’Italia. La Francia ha già deciso, quindi o ci sobbarchiamo noi l’onere di tutta l’opera, e poi speriamo che la Francia copra la sua parte; oppure, dobbiamo attendere anche il nostro partner europeo perché si faccia quest’opera, se si vuol fare.

Ripeto: la mia posizione su questo tema è nota, l’ho detto anche prima. Concordo con quanto detto dal collega Bertani. Per me è un’opera che ormai non ha più senso di esistere. L’analisi costi- benefici, che è stata citata prima, è la stessa analisi costi-benefici che ha sbloccato il passante e ha sbloccato la bretella. Si è trattato semplicemente di un periodo di analisi, quindi non c’era incertezza, c’era chiarezza del percorso da seguire.

Si è arrivati a una decisione che personalmente ritengo sbagliata, personalmente, comunque, politicamente ritengo sbagliata, anche dal punto di vista ambientale. Ma se è quello che il Governo ha deciso, l’ha fatto proprio attraverso l’analisi costi-benefici che ora viene applicata al TAV.

Quindi, non è questione di bottega, o di quale colore politico governi; è questione di serietà. Ricordo, per esempio, che l’ex ministro delle infrastrutture, se non erro Delrio, sospese l’uso dell’analisi costi-benefici su molte opere. Non so se questo sia giusto o sbagliato. Di certo, lì, a decidere non è stata una valutazione tecnica, ma è stata una valutazione politica.

Lì ravviso l’interesse di bottega, a questo punto. Che poi sia un interesse politico, che non sia un interesse economico, ci mancherebbe, io non voglio mettere dubbi su questo a nessuno. Però il punto è semplicemente che se si vogliono fare le cose serie, si fanno attraverso strumenti di valutazione seri. Motivo per cui dovrò votare contro questa risoluzione, perché a mio avviso non ci sono i tempi tecnici per informare adeguatamente i cittadini per potersi esprimere durante la votazione di un referendum. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Galli, prego.

 

GALLI: Due precisazioni devo farle per forza, due precisazioni in dichiarazione di voto. Il collega Bertani ha fatto un intervento molto confuso. Probabilmente in passato non ha studiato diritto costituzionale. Sono andato a rivedere gli articoli 75 sul referendum abrogativo, 138 su quello costituzionale e 132 su quello territoriale, e nessuno di questi tre è l’oggetto di questa risoluzione.

Noi proponevamo a costo zero – lo dico alla collega Rontini e a quelli che possono avere dei dubbi sui costi di questo referendum – una consultazione popolare, con un valore certamente non cogente, ma con un valore consultivo. Lo dice la parola stessa. Siccome finora abbiamo parlato di fantasie, se c’è un argomento che in Italia è stato conosciuto molto più di qualunque referendum negli ultimi anni credo sia proprio l’argomento della TAV. Credo che sulla TAV, a favore o contro, tutti si siano fatti un’idea.

Invito il collega Bertani e i colleghi del Movimento 5 Stelle di non chiedere che la gente sia troppo informata o che abbia troppa informazione consapevole, perché nel momento in cui hanno informazione e ce l’hanno consapevole la gente smette di votare i Cinque Stelle. Dopo un anno di Governo, si sono visti dei meno 32 per cento in una singola elezione: credo che sia un record planetario. Quindi, io vorrei che i cittadini – lo dico nell’interesse dei Cinque Stelle – siano meno informati e meno consapevoli possibile. L’ignoranza a volte aiuta, ignoranza intesa nel senso di non conoscenza della situazione.

Il referendum che Forza Italia proponeva era una semplice estensione del referendum proposto dal presidente della Regione Piemonte Chiamparino, un referendum che è a costo zero, perché si dovrebbe mettere in aggiunta alle elezioni del 26 maggio, quando in tutta Italia ci saranno seggi elettorali, scrutatori, presidenti, segretari, forze dell’ordine. Quindi, ha un costo zero.

Dire, come ho sentito dire, che alla Regione Emilia-Romagna non interessa, permettetemi, è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Non è vero per almeno due ordini di motivi. Il primo è che ognuno di noi, in quest’aula o fuori da quest’aula, pagherà pro quota una parte del costo di quest’opera. Del resto, quest’opera non viene pagata dagli abitanti della Val di Susa o dagli abitanti del Piemonte, ma da tutti gli abitanti dell’Italia. Quest’opera permetterà a tutti di andare in Francia e di passare per la Val di Susa. Io credo che dire “è un’opera che riguarda solo il Piemonte” sia una visione peggio di campanilistica, meschina, meschina intesa nel senso di una visione senza nessun retroterra culturale. È lo stesso motivo per cui, nel momento in cui il collega Bertani diceva di non avere il PIL, il prodotto interno lordo, come unico moloc, unico idolo da dover seguire, ho visto i capelli dritti del presidente Bonaccini che invece sulla crescita del PIL, come chiunque e qualunque amministratore, ha costruito una propria politica.

Il PIL vuol dire un’economia che funziona, posti di lavoro, aziende che funzionano. Dire che il PIL non va bene perché c’è la decrescita infelice credo che giustifichi qualunque tipo di abbandono del voto dei colleghi a cinque stelle.

La sospensione dell’analisi costi-benefici richiamata dal collega Sassi per il Ministro di allora, pro tempore, alle infrastrutture, Delrio, credo che potesse avere un senso.

Molte opere strategiche vanno valutate politicamente. Se si devono fare le valutazioni costi-benefici su moltissime delle scelte fatte in passato, credetemi, moltissime di queste scelte non sarebbero mai state fatte.

Le valutazioni vanno fatte in un ordine politico, perché questo è il compito della politica: fare valutazioni sul lungo respiro. Come qualcuno diceva, sul lungo periodo saremo tutti morti, sul lungo periodo tutti avremo esigenze diverse.

Se io dovessi immaginare che crolla una galleria importante, il Frejus, il Monte Bianco, una galleria importante, spiegatemi come si possono attraversare dei blocchi importanti come possono essere le Alpi.

La valutazione va fatta in maniera strategica, politica. L’analisi costi-benefici fatta, fra l’altro, e lo ricordo, da una Commissione che certamente non si può ritenere imparziale per i motivi che tutti sappiamo, una Commissione il cui il presidente ha votato in un modo o nell’altro a seconda del committente cosa voleva sapere, una Commissione dove cinque su sei dei componenti la Commissione stessa avevano già dato una valutazione negativa per altri motivi su quell’opera nei mesi precedenti.

Se ci fosse un giudizio da parte della magistratura direbbero che questa valutazione era certamente viziata fin dall’origine. Dire che quest’opera non va fatta e non deve essere interpellata dall’opinione pubblica credo che sia un errore, sia di chi crede nei referendum come strumento consultivo, però ci crede solo quando gli fa comodo, sia di chi crede che sia una valutazione che non debba fare quest’aula.

Se prendo l’ordine del giorno di oggi, senza andare troppo lontano, vedo che qui abbiamo una richiesta di risoluzione…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Galli, la invito a concludere il suo intervento.

 

GALLI: Chiudo in pochi secondi.

Su cose assolutamente a noi non riguardanti, come la politica e i rapporti con l’Iran o altre cose del genere, sulle quali certamente non siamo in grado di influire.

Io voterò più che convinto a questa risoluzione. Credo che un referendum consultivo possa essere una strada anche per sgombrare il campo da molti equivoci e credo che non possa valere la motivazione che ha un costo, perché non è vero, e neanche la motivazione di dire che non si può votare perché la gente non è informata. Su questo argomento credo che i cittadini italiani siano perfettamente informati, a favore o contro.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Bargi, prego.

 

BARGI: Un chiarimento in dichiarazione, giusto per specificare lo scetticismo che ho espresso prima. Quello che intendevamo dire con “ha poco senso che l’Emilia-Romagna si esprima” era che se si esprime solo l’Emilia-Romagna, oltre al Piemonte, non so che valore possa avere. O il referendum viene fatto a livello nazionale, quindi lo decide il Governo... Per me, è tardivo. Se bisogna fare un referendum di questo tipo, bisogna farlo prima che si inizi l’opera, non quando ci sono già i buchi, come prima è stato definito l’inizio dell’opera. Cosa numero uno. Cosa numero due: o lo fai a livello nazionale e coinvolgi il Paese, perché l’opera riguarda tutto il Paese, quindi lo chiediamo a tutto il Paese, o lo fai come Regione Piemonte perché c’è il tema, che dicevo prima, dell’impatto sulla regione, l’impatto fisico ambientale, altrimenti chiedere che la Regione Emilia-Romagna sia il capofila ‒ se non ricordo male, il testo era questo ‒ ha poco senso, a mio avviso, e credo non porti a nessun risultato di spessore.

Anche perché, ripeto, gli emiliano-romagnoli non hanno l’opera che impatta sul territorio e possono avere il vantaggio di avere l’infrastruttura vicina e comoda. Penso che non possano votare diversamente, però è un mio giudizio su quello che potrebbe essere l’esito di un referendum di questo tipo. Soprattutto, il tema è: o il referendum si fa nazionale, ma andava fatto prima, secondo me, di iniziare l’opera, oppure, se lo fa la Regione Piemonte per il tema dell’impatto ambientale, è un altro discorso, ma quello, giustamente, spetta a chi ha l’impatto in casa sua.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in dichiarazione di voto, mettiamo in votazione la risoluzione 8122, a firma Galli.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinta.

 

(La risoluzione oggetto 8122, con votazione per alzata di mano, è respinta a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 8154

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi in sede di Conferenza Stato-Regioni portando all’attenzione la questione degli insegnanti di terza fascia, affinché in prospettiva le procedure per il reclutamento del personale docente tengano nella dovuta considerazione la possibilità di procedere alla stabilizzazione dei precari della scuola, in ossequio alla direttiva europea 1999/1970/CE e alle reali esigenze del sistema istruzione e l’accesso a un concorso riservato, in parallelo all’attuazione di concorsi ordinari selettivi, riservato ai docenti che abbiano maturato tre anni di servizio. A firma dei Consiglieri: Prodi, Torri, Lori, Taruffi, Bessi, Rontini, Mumolo, Zoffoli, Molinari, Tarasconi, Campedelli, Sabattini, Serri

(Discussione e approvazione)

 

OGGETTO 8256

Risoluzione per impegnare la Giunta a seguire, in sede di Conferenza Stato-Regioni, la questione degli insegnanti di terza fascia. A firma dei Consiglieri: Sensoli, Bertani

(Discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo alla risoluzione 8154, che impegna la Giunta ad attivarsi in sede di Conferenza Stato-Regioni portando all’attenzione la questione degli insegnanti di terza fascia, affinché in prospettiva le procedure per il reclutamento del personale docente tengano nella dovuta considerazione la possibilità di procedere alla stabilizzazione dei precari della scuola, in ossequio alla direttiva europea 1999/1970/CE e alle reali esigenze del sistema istruzione e l’accesso a un concorso riservato, in parallelo all’attuazione di concorsi ordinari selettivi, riservato ai docenti che abbiano maturato tre anni di servizio (21 03 19), a firma dei consiglieri Prodi, Torri, Lori, Taruffi, Bessi, Rontini, Mumolo, Zoffoli, Molinari, Tarasconi, Campedelli, Serri. A tale oggetto è stata abbinata in aula la risoluzione 8256: impegna la Giunta a seguire in sede di Conferenza Stato-Regioni la questione degli insegnanti di terza fascia, a firma Sensoli e Bertani.

È aperta la discussione generale sulle due risoluzioni.

Consigliera Prodi, prego.

 

PRODI: Grazie, presidente.

Facendo la premessa che bisogna avvicinarsi al mondo della scuola con estrema cautela, perché è un mondo molto complicato, che ha visto e forse anche subìto, a volte, riforme stratificate, che non hanno sempre semplificato il quadro, si sono venute a delineare diverse categorie di docenti in ordine di precariato.

In questo documento andiamo ad esaminare, in particolare, la cosiddetta terza fascia, di coloro, cioè, che hanno già maturato un periodo di insegnamento di tre o più anni, in alcuni casi anche di diversi anni, dove per anno si intende almeno 180 giorni di servizio nella scuola, quindi hanno titoli di studio idonei, ma non hanno avuto accesso a concorsi per l’immissione a ruolo, e quindi per la stabilizzazione.

Sono però componenti effettivi del mondo lavorativo della scuola al pari di tutti i loro colleghi, firmano le pagelle, coordinano classi, accompagnano i ragazzi nelle uscite, solo che a fine anno vengono licenziati, per poi a settembre venire riassunti, perché sono strutturali al funzionamento della scuola, arrivando, appunto, a coprire quasi un terzo della forza di lavoro.

Io ricordo che solo a Reggio Emilia i precari si collocano attorno alle 2.500 unità, dai dati della CGIL. Recentemente, il decreto legislativo 59/2017 aveva intrapreso un percorso virtuoso di stabilizzazione, quindi si era data una prospettiva a questa componente. Poi però almeno in questa fase è archiviato e diventa residuale con la legge 145/2018, ossia il bilancio 2019.

Questo ha generato una situazione di grande caos e di incertezza nel mondo del precariato scolastico. Io vorrei dire che a nessun datore di lavoro privato sarebbe stato concesso un comportamento di questo tipo. Quello che noi chiediamo quindi è che lo Stato si faccia carico del riconoscimento del lavoro che hanno già svolto e che svolgono, appunto, come dicevo, anche per decine di anni, questi docenti di terza fascia.

Bisogna trovare una soluzione che dia loro una degna collocazione, stabilizzazione, una soluzione che deve essere adottata, ovviamente, attraverso una negoziazione tra Governo e rappresentanze dei lavoratori, che deve passare (noi diciamo) attraverso un concorso dedicato, preferibilmente.

Questo testo è stato un’elaborazione collettiva (ci tengo a dirlo) ed è stato depositato contemporaneamente insieme al Consiglio regionale della Toscana, a prima firma del Partito Democratico, sottoscritto da Sinistra Italiana e MDP. Da loro è già stato approvato qualche settimana fa ed è frutto della collaborazione con i comitati dei docenti, con i sindacati CGIL, CISL e UIL, che si sono impegnati collettivamente in una grande opera di ricomposizione delle istanze. Ricordo che ci sarà anche una grande manifestazione il 17 maggio. Quello che chiedo oggi a tutti noi è di dare il nostro contributo. Grazie.

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Prodi.

Ci sono altri in discussione generale?

Consigliera Lori Barbara, prego.

 

LORI: Grazie, presidente.

A integrazione di quanto già compiutamente illustrato dalla collega Prodi, tengo a sottolineare che, di fatto, ci troviamo in una paradossale situazione in cui sono stati disattesi gli impegni circa il percorso che era stato individuato, previsto tra l’altro nel cosiddetto “contratto di Governo”, per quanto riguarda gli insegnanti di terza fascia con almeno trentasei mesi di servizio nell’ambito degli ultimi otto anni, quindi un percorso che per molti di questi insegnanti arriva da lontano. Era stato previsto, nelle norme precedenti, uno specifico percorso formativo per poter giungere a una situazione di stabilizzazione.

Tra l’altro, tutto questo accade – credo che questo sia un passaggio che merita una sottolineatura – in una fase in cui il fabbisogno di insegnanti nel mondo della scuola ha raggiunto numeri molto rilevanti. Con la legge di bilancio è stato introdotto il blocco quinquennale per i docenti vincitori di concorso, per cui le assunzioni non potranno partire prima del 2020, come segnalato (anche questo è stato detto) in vari contesti dalle organizzazioni sindacali, che parlano all’unisono, così come all’unisono hanno indetto questo sciopero per il prossimo 17 maggio, che non riguarda solo questo aspetto, ma che ha al centro delle priorità anche questa problematica.

Il fabbisogno degli insegnanti nel mondo della scuola è una realtà che ha evidentemente grande complessità, anche ulteriormente aggravato da una massiccia adesione rispetto ai percorsi di uscita. Mi riferisco, in particolare, a Quota 100 che ha avuto, di fatto, una adesione massiccia da parte anche di molti pubblici dipendenti, fra cui quelli del settore scolastico.

È evidente la necessità che le problematiche degli insegnanti di terza fascia possano essere oggetto di un’approfondita valutazione, se è possibile anche in tempi brevi nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni al fine di poter far fronte, se ci saranno le condizioni, agli impegni assunti in precedenza, ma proprio a tutte quelle misure necessarie in una logica che, ahimè, forse si può dire anche di urgenza, necessarie a garantire la dovuta stabilità alla scuola, a partire dal prossimo anno scolastico e in ottemperanza alla direttiva europea 1970.

Auspichiamo che questa risoluzione proposta dalla collega Prodi e condivisa da molti colleghi anche del PD possa trovare la dovuta attenzione e avviare un percorso che possa portare alla risoluzione di questa problematica.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Lori.

Consigliere Torri, prego.

 

TORRI: Grazie, presidente.

Anch’io ho sottoscritto il documento che stiamo discutendo ora, che condivido con convinzione. Penso si possa partire dalla contraddizione di due termini: “precari strutturali” che raccontano quello che si chiede di contrastare con questo documento.

La contraddizione tra il fatto che ci sia una precarietà che è strutturale la dice lunga rispetto alla concezione ormai del mondo del lavoro che pare predominante e anche di parte del mondo dell’istruzione. Se si parla di istruzione, questa contraddizione assume un carattere penso ancora più grave, perché si parla di percorsi da una parte professionali e dall’altra educativi che piuttosto che precarietà avrebbero bisogno di continuità, di costanza e di una vicinanza costante tra corpo docente e studenti, cosa che non può avvenire se ogni anno scolastico inizia con supplenze, cattedre scoperte, con lavoratori pronti a fare il loro lavoro e, allo stesso tempo, ruoli che non si possono coprire.

In questo senso, penso sia importante sostenere il documento di oggi affinché chi ha già dimostrato professionalità e capacità in questo settore possa svolgere il proprio ruolo e la propria funzione nella stabilità più ampia, affinché in questo modo, sia da un punto di vista di carriera professionale sia soprattutto di rapporto con gli studenti, quindi di formazione della cittadinanza, possa esprimersi al meglio e questa formazione possa, quindi, funzionare meglio.

È quello che si chiede con questo intervento, è quello che chiedono in maniera uniforme i sindacati ed è quello che penso vada sostenuto, a fronte di un dialogo, anche con il Governo, che è stato riaperto in questi giorni, non bisogna nasconderselo, un dialogo che, però, a detta delle stesse sigle sindacali, è ancora troppo lento. Un mandato anche alla Giunta perché si intervenga per favorire la stabilizzazione di tanti docenti penso sia importante proprio da un punto di vista generale, per come si concepisce il lavoro, che deve essere un lavoro stabile, a condizioni certe per il lavoratore e per come si concepisce la scuola, cioè con dei percorsi formativi che siano il più possibile stabili e facili da affrontare per gli studenti. Questa facilità avviene con un corpo docente stabile e con la possibilità di formare anche dentro la scuola delle relazioni non soltanto docente-studente, ma anche personali, il più possibile stabili, in modo che ci sia una crescita complessiva in questo percorso.

Con questo spirito ho sottoscritto, ho lavorato al documento e lo sostengo convintamente oggi. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Il problema degli insegnanti di terza fascia e, in generale, del precariato nella scuola e nella pubblica amministrazione è un problema annoso e, in questo caso particolare, complicato. Per questo riteniamo comunque condivisibile l’attenzione e la richiesta di continuare l’attenzione anche in Conferenza Stato-Regioni.

Però bisogna notare che, in conversione del decreto n. 4/2019, una prima parziale soluzione che conferma l’attenzione del Governo è stata inserita, ed è quella di avere una riserva all’interno del prossimo concorso e, soprattutto, oltre alla riserva, anche il calcolo e la valorizzazione del servizio svolto fino al 50 per cento del punteggio attribuibile. Questa soluzione, pur non essendo la soluzione definitiva del problema, è sicuramente una prima risposta a questo problema drammatico.

Noi lo vogliamo sottolineare con la risoluzione che abbiamo presentato, anche qui, sempre tenendo conto che il problema è complesso, come dicono anche i colleghi, e va risolto. Questo primo aspetto, l’articolo 7-bis che è stato inserito, è un primo passo verso la risoluzione di questo annoso problema.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Se non ci sono altri iscritti in discussione generale congiunta sulle risoluzioni, a questo punto apro la dichiarazione di voto congiunta sulle risoluzioni.

Consigliera Prodi, prego.

 

PRODI: Chiedo da ora il voto elettronico sulla risoluzione 8154, e anticipo un voto contrario alla risoluzione dei colleghi del 5 Stelle, perché, appunto, la nostra chiede un percorso dedicato.

Rilevo però positivamente il fatto che sia condivisa la drammaticità di questa situazione, quindi auspico che anche la mobilitazione del 17 maggio, insieme a questa azione che stiamo compiendo oggi, porti a una risoluzione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera.

La parola alla consigliera Sensoli.

 

SENSOLI: Grazie, presidente.

Io chiedo, a questo punto, il voto elettronico su tutte le risoluzioni. La soluzione che in questo momento sta cercando di attuare il Governo, posto che, ripeto, il problema è complicato, non sto a ripetere quanto già sottolineato dai colleghi, si concentra sul fatto che un concorso dedicato poteva presentare dei profili, dal punto di vista costituzionale, critici. Al momento quindi si è cercato di lavorare a livello nazionale sulla soluzione più immediatamente applicabile. Poi, se si paventeranno ovviamente altre possibilità di stabilizzazione, sicuramente da parte del Governo, ci saranno altre azioni.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera.

Ci sono altri interventi in dichiarazione di voto?

Non avendo altri interventi in dichiarazione di voto, a questo punto passiamo alla votazione.

È richiesta la votazione elettronica per entrambe le risoluzioni.

Colleghi, metto in votazione l’oggetto 8154, a firma dei consiglieri Prodi, Torri, Lori e altri.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 34

Favorevoli 23

Contrari 0

Astenuti 10

 

È approvato.

 

Passiamo ora all’oggetto 8256, a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani, sempre attraverso votazione elettronica.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 36

Favorevoli 7

Contrari 25

Astenuti 3

 

È respinto.

 

Passiamo ora all’oggetto 8159…

 

(interruzione della consigliera Rossi)

 

Consigliera Rossi Nadia, prego.

 

ROSSI: Scusi, presidente, non ricordo esattamente se il mio voto è stato accettato per quanto riguarda la risoluzione della consigliera Prodi. In tal caso, vorrei portare a conoscenza la Presidenza che sarebbe stato a favore. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Chiedo di metterlo agli atti.

Grazie, consigliera Rossi.

 

OGGETTO 8159

Risoluzione per invitare la Giunta a dare seguito alle determinazioni assunte dalla Città metropolitana di Bologna, rispetto alla necessità di realizzazione della “bretella” di collegamento tra la Valle del Reno e la Valle del Setta, anche mediante l’inserimento di tale opera nel nuovo PRIT 2025 (Piano integrato dei Trasporti) in via di approvazione. A firma del Consigliere: Facci

(Discussione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 8159: risoluzione per invitare la Giunta a dare seguito alle determinazioni assunte dalla Città Metropolitana di Bologna rispetto alla necessità di realizzazione della bretella di collegamento tra la Valle del Reno e la Valle del Setta, anche mediante l’inserimento di tale opera nel nuovo PRIT 2025 in via di approvazione, a firma del consigliere Facci.

Iniziamo la nostra discussione con la discussione generale sul documento.

Consigliere Facci, a lei la parola.

 

FACCI: Grazie, presidente.

Brevemente parlerò di questa risoluzione in quanto un inquadramento generale sulle criticità del territorio dell’Appennino e in particolare di quella parte dell’Appennino bolognese è stato già fatto in occasione della precedente risoluzione che riguardava l’ammodernamento della Strada statale Porrettana e della ferrovia Porrettana. Qui, però, si parla di un’opera specifica, che è il collegamento con l’autostrada A1 e quindi il collegamento fra le due vallate, la Valle del Reno e la Valle del fiume Setta.

Fondamentalmente, nella lunga premessa ricordo quelle che sono le attività più importanti. Anzi, sicuramente ho dimenticato molte attività che meritavano ugualmente di essere citate nella risoluzione, e me ne scuso direttamente con gli interessati, perché appunto loro stessi avrebbero meritato la menzione.

Il punto vero è che questa è un’opera della quale si parla da molto tempo. In particolare, undici anni fa venne finanziato dalla Regione uno studio di fattibilità tramite la Provincia. Poi, dopo quello studio di fattibilità, fondamentalmente quest’opera venne un po’ accantonata, ma non venne accantonata perché lo studio di fattibilità era uno studio di fattibilità insostenibile, venne accantonata, a mio avviso, per un preconcetto, cioè per il fatto che fosse fortemente voluta in quel momento particolare da alcuni imprenditori, in particolare da un imprenditore che in quel momento aveva preso una posizione politica importante, perché si era, di fatto, candidato in un contesto ‒ chiamiamolo così ‒ di centrodestra. Come tante cose in questa Regione, quando ci si schiera politicamente, inevitabilmente si diventa in qualche modo ostili alla parte che questa Amministrazione regionale gestisce e dirige. Fu, sostanzialmente, messo da parte. Poi che cosa è successo? È successo che la Città Metropolitana di Bologna, evidentemente, avvedendo il fatto che stiamo parlando di un’opera richiesta dalle aziende, dalle imprese del territorio, ha inserito la realizzazione di quest’opera all’interno delle linee programmatiche del proprio mandato 2016-2021, ovviamente previa verifica della sostenibilità dei costi rispetto ai benefici.

Il punto qual è? Dal nostro punto di vista, occorre dare una risposta al territorio e, in particolare, prendere in considerazione un’ipotesi, anche mediante una revisione, un’attualizzazione di quello studio di fattibilità, quindi una sorta di verifica concreta rispetto alle esigenze dell’oggi. Siamo in fase di elaborazione del Piano regionale dei trasporti per dare una risposta concreta a quelle che sono le esigenze del territorio regionale. A mio avviso, questa è l’occasione per dare seguito a quell’impulso che venne fatto dalla Regione, ribadito dalla Città Metropolitana con l’inserimento nelle linee guida delle linee programmatiche del proprio mandato, quindi l’invito alla Giunta in tal senso.

Voglio solo fare una precisazione, che non ho indicato nella risoluzione, ma a mio avviso è significativa. Nel precedente mandato della Città Metropolitana, ossia 2014-2016 (nel 2014 venne istituita dopo la legge Delrio; è un mandato di due anni legato al voto del Comune di Bologna), la Città Metropolitana, a fronte di una specifica richiesta del sottoscritto, non inserì quell’opera all’interno delle proprie linee. Lo ha fatto nel 2016. Questo è significativo. Perché? Perché c’è stata una rivisitazione di quella scelta e, quindi, una rielaborazione nel merito di quell’opera, ritenuta appunto meritevole di essere inserita nelle linee programmatiche. Questo è importante, ed è importante proprio perché indica che da parte della Città metropolitana c’è stata una nuova impostazione e una nuova valutazione dell’opera. Quindi, la risoluzione vuole in qualche modo essere il complemento e il completamento della scelta operata dalla Città metropolitana. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

La parola al consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Come ha sottolineato il collega Facci, questa è la prosecuzione in qualche modo della discussione che abbiamo fatto, questa mattina, sulla risoluzione di cui ero primo firmatario, che chiedeva il potenziamento e l’ammodernamento della strada statale 64 “Porrettana”, nonché il potenziamento altrettanto importante della ferrovia Porrettana.

Dico che questa è la prosecuzione perché l’intervento che viene qui richiamato dal consigliere Facci, che sul territorio ha una lunga storia, ha alle spalle anni di dibattito e anche di approfondimenti, come abbiamo detto questa mattina, sui quali poi tornerò un attimo, ha il merito di segnalare – lo voglio riconoscere anche al collega Facci – la necessità di dare risposta alle esigenze del territorio, come abbiamo ricordato questa mattina (forse sarebbe stato utile tenere le due risoluzioni accorpate per evitare di tornare due volte sullo stesso argomento), ed ha il merito di sottolineare l’importanza che per quel territorio hanno gli interventi in termini di infrastrutture e di viabilità.

Ricordavo, questa mattina, il numero di imprese che afferiscono anche solo alla Confederazione nazionale piccole e medie imprese, artigiani, piccole e medie imprese, che ricordo sono solo da Vergato ad Alto Reno Terme, dall’Alta e Media Valle del Reno, sono 500, con oltre 3.000 addetti. Sono numeri molto significativi per un territorio di montagna in cui è bene ricordare che fare impresa e dare lavoro è sicuramente più complicato che in altre parti del territorio. È complicato anche per il nodo infrastrutturale, per le difficoltà orografiche e non solo che rivestono i territori di montagna e verso i quali quindi un surplus di attenzione e di discussione anche da parte di tutte le Istituzioni quindi anche da parte nostra è quanto mai necessario.

Dico questo perché, come ho avuto modo velocemente di dire questa mattina, non c’è da parte di chi parla e da parte nostra una valutazione pregiudizialmente negativa rispetto all’intervento che viene richiamato nella risoluzione presentata dal collega Facci. Non c’è una pregiudiziale contrarietà. Non si pensa che quell’opera non vada fatta perché non è utile punto e basta, ma c’è una valutazione di merito, c’è una valutazione legata ai numeri e c’è una valutazione rispetto a studi di fattibilità che il nostro ente, peraltro, proprio la Regione Emilia-Romagna, ha commissionato e realizzato negli anni passati, a testimonianza dell’attenzione e della discussione che in quel territorio si è sempre portata avanti rispetto alle necessità di sviluppo infrastrutturale.

Come dicevo questa mattina, esiste già uno studio di fattibilità commissionato dalla Giunta regionale, se non ricordo male, a cavallo tra gli anni 2008 e 2009 o comunque in quel periodo lì, diciamo circa sette, otto, dieci anni fa, che testimonia come l’intervento sia stato richiesto. Mi riferisco al collegamento autostradale – lo ricordo per chiarezza a tutti – tra la Strada statale 64, la Porrettana, e l’autostrada A14, con la previsione di un casello autostradale all’altezza, per essere precisi, questo era il progetto, della località Carbona in Comune di Vergato, e quindi con un casello autostradale a Carbona e un casello autostradale ovviamente all’atto di inserimento della A14, poiché sono circa 8,6 chilometri, di cui 6,9 in galleria. Prevedeva un costo di circa 400 milioni di euro, che, ovviamente, non potevano che essere a carico della società concessionaria, in questo caso Autostrade per l’Italia. Quell’investimento di 400 milioni di euro, considerati i volumi di traffico stimati e considerando di far pagare per solo 8,6 chilometri 1,80 euro, prevedeva per il concessionario, nel piano di fattibilità, un rientro previsto in cinquant’anni. Con tutta la buona volontà, magari potreste essere voi per tante ragioni a spiegarlo a me, esiste un privato che nel mondo investe 400 milioni sapendo di poterli recuperare in un arco temporale di cinquant’anni? La risposta è “no”.

Dopodiché, se vogliamo aprire il dibattito sulla necessità che la società Autostrade ‒ e guardo anche i colleghi del Movimento 5 Stelle ‒ torni a essere di proprietà pubblica, direttamente gestita dallo Stato, allora apriamo un’altra discussione. Io sono anche favorevole. Tra l’altro, sarebbe utile capire che fine ha fatto, nel corso dell’estate 2018, la tanto sbandierata nazionalizzazione di società Autostrade. Però, se noi discutiamo di questo è un conto; se discutiamo con l’assetto attuale, cioè con le concessioni e soggetti privati che gestiscono le concessioni, quindi pezzi di autostrade, chiedere alla società Autostrade per l’Italia di investire 400 milioni, un investimento che produce reddito dopo cinquant’anni, vuol dire impedire a quel territorio di avere una soluzione, che è la mia preoccupazione e dovrebbe, credo, essere la preoccupazione di tutti. Noi che facciamo politica, noi che siamo nelle Istituzioni dobbiamo trovare soluzioni e indicare soluzioni che rispondano ai problemi, ma soluzioni concrete, praticabili e attuabili.

Chiedere alla Regione di impegnarsi in una trattativa con società Autostrade per ottenere un investimento con le caratteristiche che ho detto significa condannarsi a sconfitta certa, quindi condannare quel territorio a non avere una risposta adeguata, consona e necessaria.

È per questo che non in contrapposizione, ma tentando di indicare una soluzione, come credo sia compito di quelli che stanno in quest’aula e hanno responsabilità ai vari livelli istituzionali, questa mattina abbiamo detto – ringrazio tutti i colleghi di maggioranza e di minoranza che hanno approvato la nostra risoluzione – che per ridurre i tempi di percorrenza da Bologna all’Appennino bolognese e per rendere, quindi, più competitivo quel territorio sia per le imprese che per il turismo è necessario individuare un’altra soluzione, che noi pensiamo passi dall’ammodernamento serio, vero e concreto della statale Porrettana. Non in contrapposizione perché, come dice qualcuno, e me ne dispiace, non si tratta di un’opera del centrodestra contro un’opera del centrosinistra, ma si tratta di un’opera utile, necessaria, e di un intervento e di un investimento, che non sono dati, ma vanno conquistati, per potenziare le infrastrutture di quel territorio, contro una proposta che ha sicuramente un alto valore suggestivo, che richiama la possibilità di risolvere, con un colpo solo, tanti problemi, ma che non è attuabile, lo ripeto, non è attuabile, se non con tempi e modalità che non rientrano né nella nostra disponibilità né soprattutto nell’interesse più celere, più immediato delle tante imprese che ci chiedono una risposta.

Ecco, allora, che il dibattito io credo dovrebbe essere impostato da questo punto di vista. D’altronde, quando si affrontano dibattiti di questo tipo, si va magari sul territorio in un’assemblea e si dice “facciamo la bretella autostradale e risolviamo tutti i problemi”, si prendono degli applausi, si fa magari bella figura, ma non si fa fare un passo avanti alla risoluzione del problema in quanto tale.

Io, forse con un po’ meno poesia e un po’ più di prosa, dico: mettiamoci intorno a un tavolo, ragioniamo insieme su quale soluzione individuare. Noi pensiamo che quella che abbiamo proposto sia la soluzione migliore. Ho cercato di motivare e richiamare qui le ragioni oggettive per le quali la bretella autostradale non si potrà fare. Soprattutto segnalo che quel territorio discute di questa soluzione da 14-15 anni e non si è mai fatto un passo avanti, anche in presenza di Governi nazionali di diverse collocazioni, di diversa natura. Si sono succeduti diversi Governi, ma quel problema non lo risolve nessuno. Perché? Perché alle spalle ha i problemi oggettivi che ho provato a richiamare.

Invito, quindi, anche il collega Facci, ringraziandolo per l’appoggio e per il sostegno che ha dato alla risoluzione che ho presentato questa mattina, a lavorare insieme per dare a quel territorio una risposta in termini infrastrutturali all’ammodernamento della strada Porrettana e al potenziamento della ferrovia Porrettana. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

La parola al consigliere Paruolo Giuseppe.

 

PARUOLO: Grazie, presidente.

Avrei diversi modi con cui approcciare questo argomento. Evidentemente non voglio sfidare i consiglieri Taruffi e Facci sulla conoscenza della montagna. Anzi, ringrazio il consigliere Taruffi che poco fa, nel citare la lunghezza, ha definito in 8,6 chilometri, senza dare anche i centimetri di lunghezza esatta dell’opera. In effetti, oggi il tema della montagna bolognese è già la seconda volta che torna nel nostro argomento.

Certamente, riparto dall’affermazione che ho fatto in chiusura rispetto alla risoluzione precedente del collega Taruffi. Dobbiamo fare tutto ciò che è possibile per riuscire a dare delle risposte, per diminuire il tempo di percorrenza necessario agli abitanti che popolano la nostra montagna. Sono abitanti che hanno diritto ad avere dei servizi migliori e noi abbiamo tutto l’interesse, oltre che per venire incontro alle loro esigenze, anche a far sì che le condizioni di vita in montagna siano effettive, vivibili e ci possa essere un presidio di popolazione e di attività che appunto stia sul territorio e lo renda vivo e vitale.

Credo sia sicuramente da prendere in considerazione l’esigenza dello scavalcare le vallate, che è un po’ quella sottesa a questo tipo di opera, a questo tipo di proposta, perché è evidente che nel momento in cui uno percorre una vallata - prima abbiamo parlato appunto della Valle del Reno e quindi della Porrettana – se si trova nella Valle del Setta ha qualche difficoltà, a meno di non ritornare al punto di congiunzione, a poter cambiare valle.

La proposta che stiamo discutendo è una proposta su cui è stato realizzato uno studio di fattibilità predisposto dalla Provincia di Bologna nel 2008. Quei risultati furono sottoposti alla valutazione di ANAS che a quell’epoca svolgeva il ruolo di concedente autostradale; ruolo che oggi è in capo al ministero delle infrastrutture.

All’epoca fu valutata la fattibilità di realizzare questa infrastruttura, come hanno sostanzialmente anche già ricordato i colleghi, con caratteristiche autostradali in regime di project financing, quindi ricercando un diverso promotore e concessionario.

Le elaborazioni effettuate e anche le successive proposte modificative avanzate da ANAS portarono sostanzialmente ad escludere questa possibilità, perché c’era un’indisponibilità da parte di ANAS a sostenere il necessario contributo pubblico e poi c’era anche il tema di introdurre un pedaggio ombra per cercare di calmierare la tariffa a carico dell’utente. L’eliminazione del pedaggio ombra previsto dallo studio di fattibilità, che era stato quindi introdotto come ipotesi per poter sostenere l’opera, e il conseguente aumento tariffario avrebbe determinato, a quel punto, un ulteriore calo degli utilizzi, perché l’analisi di studio era stata fatta ipotizzando un pedaggio sostenibile, quindi ipotizzando una certa utenza.

Alla fine di tutte queste verifiche, l’opera è stata sostanzialmente giudicata infattibile. Qui speravo che intervenisse qualche collega del Movimento 5 Stelle per riproporci il tormentone di questi giorni, di questo nostro periodo, cioè l’analisi costi-benefici. Qui vengo a una digressione, se vogliamo, più metodologica. È del tutto evidente che ognuno di noi può avanzare proposte suggestive dal punto di vista dell’interesse delle popolazioni. Per esempio, in linea generale, credo che chiunque proponga di realizzare un pronto soccorso all’interno di una cittadina sprovvista dell’ospedale può facilmente raccogliere firme di persone che sarebbero allettate dalla possibilità di avere un servizio di quel genere rapido e fruibile. Chiunque proponga di realizzare un casello autostradale più scomodo... Notoriamente, il tema dei collegamenti autostradali è che dove ci sono non li vorrebbero, in linea generale, o comunque vorrebbero un pochino più distanti quelli che sono molto vicini; quelli che li hanno molto lontani, invece, vorrebbero che ci fosse un avvicinamento. Esiste quella distanza media che accontenterebbe, però, come si sa, non è possibile per tutti realizzare una distanza media.

Sostanzialmente dobbiamo chiederci, lo chiedo innanzitutto al collega Facci, se continuare a tenere vivo l’interesse per un’opera così palesemente difficile da vedere realizzata in modo sostenibile, che richiederebbe un dispendio di risorse pubbliche molto alto, in comparazione, evidentemente, a quelli che potrebbero essere gli utilizzi, sia il modo giusto per poter affrontare questo tema o se non sia, magari, da ricercare in un’azione intermedia, se vogliamo, di aggiustamenti, di cui ho parlato nell’intervento precedente per quello che riguarda la statale Porrettana. Qualcuno ha ricordato, lo stesso collega Facci, se ben ricordo, che sono opere di miglioria non particolarmente impegnative. Uno può fare un passo in più. Però, tra fare un passo in più rispetto alle opere di miglioria previste e ragionevolmente stimate in 18 milioni di euro per quel che riguarda quel tratto e pensare di respingere un’opera che ha un costo stimato nell’ordine delle centinaia di milioni di euro, quindi paragonabile come ordine di grandezza al Passante di Bologna, su cui si sta discutendo (speriamo ancora per poco) per poter poi passare alla fase realizzativa…

 

(interruzione)

 

Mi chiedono di non infierire da alcuni banchi.

È evidente che il tema non può che essere affrontato rispetto a quelle che sono le possibilità. Quindi, sinceramente credo che sia opportuno provare a restare tutti nel ragionevole e ad auto-contenerci rispetto a quelle che potrebbero essere idee sicuramente brillanti dal punto di vista degli utilizzatori, ma che, se si fondano su progetti così difficilmente realizzabili, che hanno un’analisi costi-benefici così squilibrata sui costi rispetto ai benefìci, sicuramente dal punto di vista dei beneficiari potrebbero essere risolutive di molti problemi, però obiettivamente il rischio che corriamo è quello di fare le campagne elettorali cercando di promettere cose che è difficile poi pensare di mantenere, e non credo che sia un approccio giusto dal punto di vista anche educativo rispetto agli elettori.

Lo ripeto, se ci sono delle novità su questo punto, se fossero arrivate delle proposte… Io non voglio dire che il tema sia infattibile in assoluto, però dovrebbero esserci o dei salti quantici dal punto di vista dei costi di costruzione, che mettono a disposizione… Non so, immaginiamo un salto tecnologico e ipotizziamo che fra dieci anni viene inventato qualche cosa che ci consente di fare opere di questo genere, con costi che sono di un ordine di grandezza inferiore, per cui quest’opera verrebbe a costare 40 milioni, allora certamente faremmo un ragionamento di tipo diverso, faremmo un ragionamento fondato su dove realizzarla, come realizzarla, come cercare di renderla meno impattante per il territorio, per poter rispondere alle esigenze di mobilità, senza una penalizzazione di tipo ambientale.

Rispetto ai costi di cui stiamo parlando, è difficile immaginare davvero che ci possa essere una vera fattibilità, quindi rischia di diventare più che altro una bandiera, che può essere forse utilmente utilizzata per dire a delle persone “noi faremmo così”, salvo poi sapere benissimo che, se anche doveste essere voi a governare, non avreste la possibilità concreta di poterlo fare. Credo che in questo senso faremmo bene a venirci incontro gli uni con gli altri, a restare coi piedi per terra, magari voi spingere perché si faccia di più di quello che la Giunta, che l’Amministrazione attuale riesce a fare per dare delle risposte alle esigenze giuste di quella popolazione. Da parte nostra ci lasciamo stimolare. Però, se lo stimolo è un progetto così lontano dalla realizzabilità, credo davvero che sia difficile poter discutere.

Questo è, in sintesi, il motivo per cui noi poi voteremo negativamente pur ribadendo l’importanza di pensare alle esigenze di mobilità rispetto a quel pezzo di territorio, ma non crediamo che ci siano le condizioni di equilibrio che i volumi di traffico, che sono sottesi a quest’opera, siano tali da poter giustificare passi avanti o il ripristino o il rispolverare di progetti di questo genere in questa fase. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Visto l’orario, aggiorniamo la nostra seduta e i nostri lavori a domani.

Grazie. Buona serata.

 

La seduta ha termine alle ore 17,02

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il presidente della Giunta Stefano BONACCINI;

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Paola GAZZOLO.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta la vicepresidente della Giunta Elisabetta GUALMINI, gli assessori Patrizio BIANCHI, Palma COSTI, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI e il consigliere Gabriele DELMONTE.

 

Votazioni elettroniche

 

OGGETTO 8158 “Risoluzione per impegnare la Giunta a predisporre uno studio di fattibilità per l'ammodernamento della Strada statale n. 64, con particolare riferimento alla realizzazione di varianti che evitino l'attraversamento dei centri abitati di Vergato e Marzabotto, e per il raddoppio dei binari della ferrovia Porrettana nel tratto Bologna-Marzabotto. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri”

 

Votazione emendamento 2

 

Presenti: 34

 

Favorevoli: 33

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Non votanti: 1

Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 16

Piergiovanni ALLEVA, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Paolo CALVANO, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Giulia GIBERTONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Matteo RANCAN, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Ottavia SONCINI, Yuri TORRI.

 

Votazione risoluzione oggetto 8158

 

Presenti: 35

 

Favorevoli: 34

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Paolo ZOFFOLI.

 

Non votanti: 1

Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 15

Piergiovanni ALLEVA, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Paolo CALVANO, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Giulia GIBERTONI, Barbara LORI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Simonetta SALIERA, Raffaella SENSOLI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA.

 

OGGETTO 8154 “Risoluzione per impegnare la Giunta di attivarsi in sede di Conferenza Stato-Regioni portando all'attenzione la questione degli insegnanti di terza fascia, affinché in prospettiva le procedure per il reclutamento del personale docente tengano nella dovuta considerazione la possibilità di procedere alla stabilizzazione dei precari della scuola, in ossequio alla direttiva europea 1999/1970/CE e alle reali esigenze del sistema istruzione e l’accesso a un concorso riservato, in parallelo all'attuazione di concorsi ordinari selettivi, riservato ai docenti che abbiano maturato tre anni di servizio. A firma dei Consiglieri: Prodi, Torri, Lori, Taruffi, Bessi, Rontini, Mumolo, Zoffoli, Molinari, Tarasconi, Campedelli, Serri, Sabattini”

 

Presenti: 35

 

Favorevoli: 24

Mirco BAGNARI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Astenuti: 10

Andrea BERTANI, Michele FACCI, Andrea LIVERANI, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Matteo RANCAN, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 15

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Paolo CALVANO, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Daniele MARCHETTI, Lia MONTALTI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Simonetta SALIERA.

 

OGGETTO 8256 “Risoluzione per impegnare la Giunta a seguire, in sede di Conferenza Stato-regioni, la questione degli insegnanti di terza fascia. A firma dei Consiglieri: Sensoli, Bertani”

 

Presenti: 36

 

Favorevoli: 7

Andrea BERTANI, Andrea LIVERANI, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI.

 

Contrari: 25

Mirco BAGNARI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Astenuti: 3

Michele FACCI, Andrea GALLI, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 14

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Paolo CALVANO, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Giulia GIBERTONI, Daniele MARCHETTI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Simonetta SALIERA.

 

Emendamenti

 

OGGETTO 8158 “Risoluzione per impegnare la Giunta a predisporre uno studio di fattibilità per l'ammodernamento della Strada statale n. 64, con particolare riferimento alla realizzazione di varianti che evitino l'attraversamento dei centri abitati di Vergato e Marzabotto, e per il raddoppio dei binari della ferrovia Porrettana nel tratto Bologna-Marzabotto. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri”

 

Emendamento 1, a firma della consigliera Piccinini:

«Al termine della sezione introdotta da “Tutto ciò premesso e considerato impegna la Giunta regionale” è aggiunto il testo seguente:

“a prendere in esame, in questo quadro, la messa a disposizione di forme di valorizzazione per le realtà imprenditoriali collocate nei centri abitati in considerazione degli eventuali effetti che l’auspicata realizzazione delle varianti potrebbe produrre sul tessuto economico locale, in particolare delle piccole e piccolissime imprese commerciali ed artigianali.”»

(Respinto)

 

Emendamento 2, a firma dei consiglieri Piccinini e Taruffi:

«Dopo il dispositivo finale aggiungere il seguente paragrafo:

“a valutare, all’interno dello studio di fattibilità, anche gli effetti sul tessuto economico dei centri interessati.”»

(Approvato)

 

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Rainieri - Soncini

Rancan - Torri