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242.

 

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 17 APRILE 2019

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

INDI DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

Aggiornamento della seduta

PRESIDENTE (Saliera)

 

OGGETTO 7987

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Disciplina per l’avvio e l’esercizio dei condhotel e per il recupero delle colonie» (108)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 7987/1 oggetto 8269 - Presentazione, discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Saliera)

ROSSI, relatrice della Commissione

LIVERANI, relatore di minoranza

SENSOLI (M5S)

TAGLIAFERRI (FdI)

SASSI (Gruppo Misto)

FACCI (Gruppo Misto)

CORSINI, assessore

PRESIDENTE (Soncini)

TAGLIAFERRI (FdI)

BERTANI (M5S)

ROSSI (PD)

SENSOLI (M5S)

GALLI (FI)

TAGLIAFERRI (FdI)

TORRI (SI)

FACCI (Gruppo Misto)

 

OGGETTO 8159

Risoluzione per invitare la Giunta a dare seguito alle determinazioni assunte dalla Città metropolitana di Bologna, rispetto alla necessità di realizzazione della "bretella" di collegamento tra la Valle del Reno e la Valle del Setta, anche mediante l'inserimento di tale opera nel nuovo PRIT 2025 (Piano integrato dei Trasporti) in via di approvazione. A firma del Consigliere: Facci

(Continuazione discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Soncini)

FACCI (Gruppo Misto)

MARCHETTI Daniele (LN)

TAGLIAFERRI (FdI)

PICCININI (M5S)

FACCI (Gruppo Misto)

TARUFFI (SI)

FACCI (Gruppo Misto)

TARUFFI (SI)

SASSI (Gruppo Misto)

PARUOLO (PD)

 

OGGETTO 7415

Risoluzione per impegnare la Giunta a proseguire ed implementare, insieme all'Ufficio Scolastico Regionale, l'azione nelle scuole a sostegno dell'educazione civica e della conoscenza della Storia del Novecento; a chiedere al Governo ed al Parlamento di dare attuazione alle indicazioni che più volte l'UE ha dato ai propri Stati membri, inasprendo con ogni mezzo disponibile la lotta contro le formazioni di estrema destra e le idee di odio ed intolleranza di cui sono portatrici, richiedendo inoltre al Parlamento un celere intervento legislativo che corrobori gli strumenti di repressione dei reati in mano alla Magistratura ed alle Autorità competenti, evitando che manifestazioni ed eventi dichiaratamente richiamantisi all'ideologia fascista o nazista possano essere autorizzati, vietando in ogni forma e con qualsiasi modalità la vendita di gadget e vessilli richiamanti tale ideologia e rendendo certe e severe le pene per i trasgressori e per coloro che compiono reati d'odio di matrice xenofoba. A firma dei Consiglieri: Rossi, Caliandro, Lori, Marchetti Francesca, Mori, Campedelli, Poli, Serri, Sabattini, Calvano, Prodi, Torri, Taruffi, Mumolo, Zappaterra, Ravaioli

(Discussione)

 

OGGETTO 8265

Risoluzione per impegnare l’Assemblea e la Giunta a prendere in esame, unitamente all’Amministrazione scolastica e alle rappresentanze delle comunità ebraiche regionali, iniziative ulteriori dirette a rendere efficace e costante l’impegno per la cultura del rispetto e per il contrasto all’antisemitismo. A firma dei Consiglieri: Sensoli, Bertani

(Discussione)

PRESIDENTE (Soncini)

ROSSI (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

PRESIDENTE (Soncini)

SASSI (Gruppo Misto)

PRODI (Gruppo Misto)

PRESIDENTE (Soncini)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazioni elettroniche oggetti 7987 - 8159

Emendamenti oggetto 7987

 

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

La seduta ha inizio alle ore 10,02

 

PRESIDENTE (Saliera): Dichiaro aperta la seduta n. 242 della X legislatura dell’Assemblea legislativa.

Ha comunicato di non poter partecipare, ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno, il presidente della Giunta, Stefano Bonaccini. Sono assenti gli assessori Bianchi, Costi, Gazzolo e Venturi.

 

Aggiornamento della seduta

 

PRESIDENTE (Saliera): Quanti presenti ci sono prima di poter iniziare?

Comunico che, risultando 21 consiglieri presenti, sospendo la seduta per mancanza del numero legale.

Dobbiamo iniziare con il progetto di legge. Quando comparirà il numero 26, inizieremo.

 

(La seduta, sospesa alle ore 10,03, è ripresa alle ore 10,06)

 

PRESIDENTE (Saliera): Abbiamo raggiunto il numero di 26.

 

OGGETTO 7987

Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante: «Disciplina per l’avvio e l’esercizio dei condhotel e per il recupero delle colonie» (108)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 7987/1 oggetto 8269 - Presentazione, discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Possiamo riprendere i lavori dalla seduta pomeridiana di ieri, e precisamente dalla trattazione dell’oggetto 7987: progetto di legge d’iniziativa della Giunta recante “Disciplina per l’avvio e l’esercizio dei condhotel e per il recupero delle colonie”.

Testo n. 3 del 2019, licenziato dalla Commissione politiche economiche nella seduta del 3 aprile, con il titolo che ho appena letto.

Il progetto di legge è composto da 15 articoli.

La relatrice della Commissione è la consigliera Nadia Rossi, che ha preannunciato di svolgere la relazione orale; il relatore di minoranza è il consigliere Andrea Liverani, e ha preannunciato di svolgere anch’egli relazione orale.

Il Consiglio delle Autonomie locali ha espresso parere favorevole.

Apriamo il procedimento di discussione con la relazione della Commissione.

Ha la parola la consigliera Rossi, che ha a sua disposizione venti minuti.

Prego, consigliera Rossi.

 

ROSSI, relatrice della Commissione: Grazie, presidente.

Siamo arrivati all’ultima fase di un articolato percorso condiviso da amministratori, parti politiche, operatori economici, che doterà la regione Emilia-Romagna di uno strumento già in uso in diversi Paesi europei, ma ovviamente innovativo per l’Italia.

Le opportunità che si aprono attraverso il progetto di legge sui condhotel, come abbiamo avuto modo anche di approfondire in questi mesi grazie al lavoro fatto in sinergia con le categorie e attraverso i tanti incontri con la Giunta, anche sui territori, sono molteplici e mirano a un doppio e ambizioso obiettivo: da una parte arricchire la proposta turistica attraverso una diversa tipologia di offerta adeguata agli standard internazionali. Questa formula, che prevede la compresenza di camere classiche e alloggi privati nella struttura e nella stessa struttura alberghiera, segue la nuova tendenza dei viaggiatori. Sono viaggiatori sempre meno turisti in senso classico, come di fatto eravamo abituati a considerare fino a pochi anni fa, e invece sono sempre più cittadini temporanei, quindi in cerca di esperienze, in cerca di servizi e di occasioni per vivere a pieno le realtà in cui si calano. Basti pensare al peso sempre maggiore che hanno anche le nuove forme di ospitalità della sharing economy rispetto all’incremento del movimento turistico anche nella nostra regione.

Dall’altro lato, invece, i condhotel sono una ulteriore opportunità che la Regione Emilia-Romagna mette a disposizione dei privati per riqualificare il patrimonio edilizio esistente destinato all’ospitalità, stimolando quindi un rinnovamento delle strutture, senza consumare il territorio, ma dando nuova vita agli immobili e nuove funzioni agli immobili esistenti.

Penso, a tal proposito, ad uno dei punti più rilevanti, a mio avviso, del dispositivo e credo che rappresenti una delle peculiarità della nostra Regione, cioè le prospettive che questa proposta di legge apre per le colonie, sia marittime che montane. Abbiamo tantissimi esempi sparsi sul territorio di ex colonie in stato di abbandono, che mostrano di fatto le ferite del tempo e anche dell’incuria e che, grazie allo strumento messo a disposizione dal condhotel, potrebbero riemergere dall’oblio, trovando una funzione e, al contempo, riqualificando il territorio in cui si collocano, aumentandone così il valore e l’attrattività.

In questo senso avranno un ruolo rilevante i Comuni, giustamente, che saranno chiamati a pianificare le zone e le modalità di attuazione di questa nuova formula ricettiva mista, sulla base delle peculiarità e delle esigenze delle diverse realtà dentro il quadro disegnato dalla Regione.

L’articolato proposto sui condhotel, di cui a breve analizzeremo i dettagli, si può quindi riassumere in tre concetti. Innanzitutto riqualificazione del comparto edilizio destinato al turismo, quindi nuove opportunità di impresa e lavoro, e maggiori servizi per i turisti, per un’offerta più competitiva e attrattiva. Volendo essere ancora più sintetici, si può parlare di strategia politica industriale applicata al turismo. Il provvedimento che discutiamo oggi, infatti, non è un’operazione a sé stante, l’attuazione in chiave territoriale delle disposizioni contenute nel decreto “Sblocca Italia”, ma si cala in un contesto di azioni messe in campo dalla Regione che testimoniano, di fatto, un cambio di approccio nelle politiche per il turismo, considerato dunque come un’industria fondamentale per la nostra economia, uno dei pilastri del nostro futuro, con prospettive da esplorare e con un enorme potenziale.

Ecco perché siamo la prima Regione in Italia a tradurre un progetto di legge attuativo delle direttive statali, perché abbiamo ben chiaro che abbiamo una grande dote da capitalizzare, e sono quei 60 milioni circa di presenze turistiche che abbiamo registrato nel 2018. L’industria turistica regionale ha chiuso il 2018 con 59,6 milioni di presenze turistiche, in aumento del 4,7 per cento, rispetto ai circa 57 milioni registrati nel 2017. Gli arrivi turistici salgono a 13,7 milioni, con una crescita del 7 per cento, rispetto ai 12,8 milioni del 2017. Tutti i comparti turistici della Regione registrano una performance positiva sia degli arrivi sia delle presenze; numeri che confermano come il nostro territorio mantenga intatto il suo appeal nei confronti dei visitatori internazionali e che ci impongono di essere ovviamente ambiziosi e di progettare un ulteriore salto di qualità nella nostra offerta.

È quindi indispensabile operare scelte che coniughino interventi infrastrutturali, a partire ovviamente dai collegamenti, ad azioni a sostegno delle imprese del settore, passando per una rinnovata strategia di promozione del prodotto.

La Regione ha intrapreso questo cammino a passo spedito. Il progetto di legge sui condhotel si inserisce nel solco delle politiche che la Regione ha attuato sul turismo nel corso della legislatura a partire dalla legge regionale n. 4 del 2016, con cui è stata appunto riformata l’organizzazione del sistema di promozione e commercializzazione del turismo e che ha segnato un cambio di prospettive passando dall’offerta dei prodotti a quella dei luoghi attraverso la valorizzazione dei territori in chiave di marketing turistico integrato dalle eccellenze regionali: food, motor, wellness, valley, arte, cultura, family, bike.

Ricordo i provvedimenti più recenti, in primis la legge regionale n. 20 del dicembre 2018, necessaria ad incentivare i progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana e delle località costiere attraverso cui la Regione mette a disposizione contributi pari a 20 milioni di euro per i Comuni della costa balneare da Goro a Cattolica.

Altri 25 milioni sono stati inseriti nella finanziaria 2019 per il prossimo bando regionale in via di definizione per la riqualificazione e innovazione delle strutture ricettive balneari, termali e di pubblico intrattenimento; un provvedimento destinato alla ricettività alberghiera ed extra alberghiera ampliata anche agli stabilimenti balneari e alle strutture sul demanio turistico che, proprio ricalcando gli impianti di sostegno all’industria classica, prevedrà un insieme di azioni combinando una controgaranzia regionale attraverso la Cassa depositi e prestiti e un contributo a fondo perduto.

Ecco allora che i condhotel rappresentano un ulteriore e importante tassello di una politica industriale applicata al turismo in maniera organica e articolata; una politica che sarebbe indispensabile, fondamentale, anche sul piano nazionale.

La Regione sta dimostrando con i fatti di credere al turismo come comparto industriale strategico per lo sviluppo del Paese. Proprio per queste ragioni ci tengo a ringraziare la Giunta, l’assessore Corsini, che ha seguito in modo importante tutto il percorso – l’impegno che ha destinato al suo ruolo, al suo assessorato sta portando i frutti che tutti quanti iniziamo a vedere –, i  tecnici, a partire dalla dottoressa Bissi, che hanno lavorato per mettere a punto il dispositivo, ascoltando le voci dei territori e delle categorie, e anche a tutta l’Assemblea, maggioranza e opposizione, per i contributi e la collaborazione mostrata lungo tutto il percorso che ci ha condotto fino a qui oggi.

Andando a riepilogare a grandi linee il contenuto del provvedimento, ricordo che il progetto di legge, armonizzandosi con la normativa statale, detta le regole e i requisiti per avviare la gestione di questa nuova formula ricettiva mista, che prevede nelle stesse strutture alberghiere la compresenza di camere classiche e alloggi privati. I condhotel sono già presenti in molti Paesi europei. Si tratta di una tipologia ricettiva che permette agli albergatori di vendere ai privati unità abitative ricavate all’interno dell’hotel, ottenendo risorse da reinvestire per accrescere la qualità e la ricettività.

I condhotel forniscono alloggio, servizi accessori ed eventualmente vitto nelle camere classiche destinate alla recettività e in forma integrata e complementare in unità abitative a destinazione residenziale, che a differenza delle normali camere d’albergo dovranno essere dotate di servizi autonomi.

La proposta si applica alle strutture ricettive esistenti, cioè qualsiasi struttura, indipendentemente dal fatto che l’attività alberghiera sia avviata, sospesa, cessata, e consente agli albergatori di trasformare la propria struttura in un condhotel destinando fino a un 40 per cento della superficie delle camere alla realizzazione di alloggi da vendere a privati, a condizione che le risorse ricavate dalla vendita siano destinate alla riqualificazione degli edifici e al miglioramento dei servizi e dello standard di qualità.

In concreto, attraverso questo strumento, è possibile svincolare risorse da investire in una struttura più moderna e di qualità. Se il condhotel è costituito da più immobili, questi devono essere inseriti in un contesto unitario, ovviamente nello stesso comune, e avere una distanza massima di duecento metri dall’edificio sede della reception. Gli albergatori hanno l’obbligo di reinvestire le somme percepite dalle vendite in interventi di riqualificazione, che possono andare dal restauro al risanamento conservativo, alla ristrutturazione edilizia, a cui si possono applicare gli incentivi urbanistici regionali per il riuso e la rigenerazione urbana. Non, dunque, semplici manutenzioni, ma opere edilizie vere e proprie, che dovranno servire a far acquisire alla struttura una classificazione superiore a quella attribuita in precedenza. Minimo tre stelle.

Gli interventi che possono essere realizzati puntano sia alla crescita degli standard di qualità, ma anche alla sicurezza, prevedendo, ad esempio, per gli edifici che non possiedono i requisiti sismici anche interventi di demolizione e ricostruzione, con eventuale ampliamento limitatamente alle premialità di superficie previste dagli strumenti urbanistici comunali.

Come già detto in premessa, si va ad agire solo sul patrimonio edilizio esistente, esattamente come prevede la legge 24 sull’urbanistica, votata in quest’aula qualche anno fa, scongiurando qualsiasi consumo di territorio.

Il provvedimento mette il requisito imprescindibile, senza scadenza, della gestione unitaria, cioè, un unico soggetto a capo sia dalla parte di struttura ricettiva pura, sia delle unità abitative, mentre la normativa nazionale pone come vincolo fino a dieci anni.

Nel nostro dispositivo c’è un tassativo divieto di separare le unità abitative dall’attività dell’hotel, con un vincolo permanente. I condhotel nascono per essere una struttura unica e integrata, quindi un’offerta nuova e mista.

Il gestore della struttura si impegna a garantire ai proprietari delle unità abitative e ai servizi alberghieri, a partire dalla portineria unica, sia per gli ospiti dell’hotel che per i proprietari delle abitazioni. I proprietari delle nuove unità abitative, con uno specifico contratto si impegnano a loro volta a rispettare le modalità di conduzione dei condhotel e a garantire quindi gli standard e l’omogeneità estetica dell’immobile in caso di interventi edilizi.

Ogni proprietario può usare in via esclusiva le proprie singole unità abitative per l’intero limitato periodo di apertura effettiva dell’intera struttura turistico-ricettiva che dovrà essere comunque struttura con apertura annuale (minimo nove mesi) e non stagionale.

Nei periodi in cui le unità abitative non sono riservate dal proprietario, l’alloggio dovrà essere dato in disponibilità al gestore della struttura, affinché siano assegnati alla clientela per il servizio ricettivo-alberghiero. Al gestore unico spetterà quindi l’obbligo di garantire i servizi alberghieri, anche ai proprietari degli immobili, e i proprietari, dal canto loro, dovranno esplicitare per tempo, al gestore unico, il periodo in cui usufruiranno dell’uso esclusivo dell’unità immobiliare. Su eventuali atteggiamenti scorretti ed elusioni legati alla gestione unica e al rispetto dei requisiti si interverrà in maniera severa. Le attività saranno oggetto di controlli mirati da parte degli organi competenti con sanzioni da 15 a 90.000 euro che sono previste da questa norma.

Infine, il progetto di legge individua con modalità semplificate di recepimento della norma da parte dei Comuni, e di adeguamento dei rispettivi strumenti urbanistici, ove sia necessaria la variante urbanistica. In quest’ultimo caso basterà infatti adottare un unico provvedimento per l’intero territorio comunale o per aree omogenee, con il fine di salvaguardare – su questo punto ci siamo concentrati e abbiamo voluto definire esattamente in questo modo – la specificità e le caratteristiche dell’ospitalità turistica del territorio. È giusto quindi che siano i Comuni a determinare e a preservare gli aspetti del loro territorio. Assicura un’adeguata proporzione tra unità abitative d’uso residenziale e ricettività alberghiera.

Inoltre, per le aree da sottoporre a particolare tutela, potranno essere individuati e definiti i requisiti di maggior qualità del servizio e della stessa struttura. Con i condhotel, i 20 milioni di euro di contributo per i progetti di innovazione lungo la fascia costiera e il Fondo di contro garanzia di 25 milioni di euro per la piccola e media impresa turistica, la regione, nel giro di pochi mesi, ha posto di fatto le basi per aggredire il tema della rigenerazione urbana e dell’ammodernamento dell’offerta ricettiva con tre strumenti che intervengono sulla filiera normativa, urbanistica e finanziaria, coinvolgendo e rendendo così protagonista il settore privato.

L’auspicio quindi è che i privati e gli investitori non si lascino sfuggire questa opportunità che possono proiettare l’intero territorio in un futuro nel quale l’industria turistica dovrà rivestire un ruolo sempre più centrale. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Nadia Rossi.

La parola al consigliere Liverani Andrea, come relatore di minoranza.

 

LIVERANI, relatore di minoranza: Grazie, presidente.

Con il progetto di legge di oggi, apriamo una nuova pagina nel sistema turistico-ricettivo della nostra regione.

Giusto per inquadrare la situazione, sottolineo che il condhotel è un albergo comprendente stanze per la ricettività alberghiera e miniappartamenti con cucina autonoma, vendibili a privati. Stanze e miniappartamenti possono trovarsi in una o più strutture costruite nello stesso Comune. L’hotel fornisce i servizi accessori, l’alloggio ed eventualmente il vitto sia alle stanze per i clienti, sia a nuovi proprietari.

In linea di principio, non si può che essere favorevoli a tutto ciò che porti ad una novità, nelle nostre località, purché positiva e migliorativa. La legge che intendiamo approvare oggi segue altri Paesi e regioni d’Europa, dove i condhotel sono già una realtà consolidata. La proposta è sicuramente interessante, e soprattutto vi è una certa attesa in merito a questa delibera, anche se destinata ad una piccola parte degli hotel della Riviera, in quanto prevede un’apertura annuale dell’albergo.

Lo scopo è quello di raggiungere un numero più ampio possibile di turisti, i quali avranno a disposizione, per i loro viaggi, questa nuova tipologia di alloggio, che ha le caratteristiche di una casa vacanza, ma con i servizi di qualità e confort offerti da un hotel, un’ottima alternativa per quel target di viaggiatori, sempre più in crescita, che preferisce strutture ricettive extralberghiere.

Logicamente qualche osservazione è d’obbligo. Ci premerebbe avere maggiori lumi, ad esempio, sulla possibilità dei Comuni di individuare ulteriori requisiti richiesti alle strutture ricettive, in quanto potrebbe essere discriminatorio rispetto ai requisiti richiesti ad altri alberghi aventi la medesima classificazione.

Inoltre, relativamente al recupero delle colonie, mi permetto di segnalare che in zone come Cesenatico Ponente e Pinarella ci sono interi quartieri attualmente in completo disuso. Un intervento di recupero dovrebbe prevedere almeno la possibilità di separare il ricettivo dall’abitativo e la demolizione completa delle vecchie strutture.

Accogliamo, quindi, con piacere questa proposta, ma rimaniamo in attesa di capire come funzionerà il tutto in fase attuativa. Speriamo che nei decreti attuativi si tenga in considerazione la regolamentazione all’interno delle nuove strutture nelle spese straordinarie o di manutenzione, in quanto non ci si potrà regolamentare come se si fosse in un condominio. Allo stesso tempo, vogliamo capire che decreti metterà in campo la Regione per evitare che il condhotel sia una misura che limiti la platea degli investitori alle grandi multinazionali o ai grandi fondi. Il condhotel deve essere una possibilità anche per i piccoli e medi imprenditori. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Liverani.

Ora procediamo con la discussione generale. Venti minuti per consigliere.

Chi chiede la parola? Nessuno chiede la parola in discussione generale?

Consigliera Sensoli Raffaella, prego.

 

SENSOLI: Grazie, presidente.

Intervengo molto brevemente, sottolineando il valore che potenzialmente può avere questo progetto di legge che discutiamo oggi.

Come sappiamo, parte della nostra riviera ha bisogno di interventi di riqualificazione, ha bisogno di interventi di rinnovamento. Abbiamo una situazione che riguarda alcune parti della nostra riviera. All’interno della nostra riviera abbiamo alcune parti all’interno delle nostre città, parlo da riminese, soprattutto nella zona Rimini-Riccione, abbiamo alcune frazioni note un tempo per il proprio valore turistico soprattutto per quanto riguarda l’accoglienza delle famiglie, che oggi, purtroppo, non versano in condizioni eccellenti, e che negli anni hanno visto un certo declino.

Questo progetto di legge, effettivamente, potrebbe dare un rilancio anche a quelle zone che oggi necessitano di maggiore intervento e di maggiore riqualificazione, soprattutto per quanto riguarda le colonie. C’è un rischio, però. Noi abbiamo depositato qualche emendamento per cercare di dare un contributo a questo progetto di legge. Mi riferisco, ad esempio, al discorso della gestione unitaria. Abbiamo notato che nell’articolo che riguarda, appunto, la gestione del condhotel non viene riportato il vincolo decennale che, ad esempio, è riportato all’interno del DPCM. L’abbiamo voluto inserire mettendo un “almeno dieci anni” naturalmente lasciando poi anche eventualmente la possibilità di prolungare questo periodo. Questo per evitare che qualora un domani il DPCM venisse cambiato, poi, in realtà, si andasse al ribasso e quindi il riferimento alla normativa nazionale non mettesse più in condizione i Comuni di poter garantire una certa durata nel tempo della gestione unitaria con anche il rischio, ovviamente, di cambiamenti impropri di destinazioni d’uso dell’immobile.

Abbiamo presentato anche un ordine del giorno, che chiede alla Giunta di monitorare attentamente quelle che saranno poi le future gestioni dei condhotel, perché altro problema che purtroppo attanaglia la nostra riviera, soprattutto in determinate zone con elevata concentrazione alberghiera, è quello delle potenziali infiltrazioni malavitose, con in questo caso un eventuale uso improprio sia della parte alberghiera che della parte residenziale, chiamiamola così.

Abbiamo inserito tra gli emendamenti anche una clausola valutativa perché ci sembra corretto che poi comunque questa legge, visto che si tratta di una novità anche importante, rilevante, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista di rigenerazione urbana delle nostre città, riteniamo che comunque si debba andare a fare nel tempo una valutazione per poter apportare eventualmente i correttivi necessari nel momento in cui si dovessero trovare delle criticità in fase di applicazione. Insomma, ripeto, abbiamo cercato di contribuire al miglioramento di questo che potrebbe diventare un progetto di legge che porta sul territorio un rinnovamento e, mi auguro, lo spero, una riqualificazione dell’offerta turistica. È giusto parlare di numeri, è giusto parlare di arrivi, è giusto parlare di presenze, però bisogna anche guardare a quale tipo di turismo ci vogliamo rivolgere. Il turismo, anche quello di massa, che è caratteristico dell’offerta turistica della nostra regione nella parte costiera, è ovviamente quello che storicamente ci ha caratterizzati e distinti anche da altre parti d’Italia, però anche il turismo di massa negli anni è cambiato e bisogna cercare di non dequalificare l’offerta turistica, ma elevare l’offerta turistica in modo tale che, sì, possano arrivare tante persone all’interno della nostra regione, ma persone che poi, effettivamente, diano un contributo a tutto l’indotto e portino maggiore ricchezza sui nostri territori.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Sensoli.

Non ho altri iscritti.

Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Presidente, colleghi, nati per la prima volta negli States dalla combinazione di due parole ‒ condominio e hotel ‒ i condhotel altro non sono che alberghi che comprendono stanze per la ricettività alberghiera e mini appartamenti con cucina autonoma che possono essere venduti a persone private con una destinazione residenziale, con il patto che l’hotel fornisca i servizi accessori, l’alloggio ed eventualmente il vitto sia alle stanze per clienti che ai nuovi proprietari o agli affittuari.

Questa nuova formula immobiliare nata in America, già sperimentata in Europa e perfino nel nostro Paese, anche se fino ad ora senza regolamentazione, è stata introdotta nel nostro ordinamento dalla DL 12.09.2014, n. 133, il cosiddetto “Salva Italia”, per essere poi disciplinata attraverso il DPCM 22 gennaio 2018, n. 13. Il testo normativo nasce a tutti gli effetti come decreto di scopo, cioè come intervento volto a favorire le riqualificazioni edilizie degli hotel. Infatti, non si limita a definire che cosa sia il condhotel, ma lo configura essenzialmente come il risultato di una trasformazione edilizia effettuata da esercizi esistenti.

Che ci siano benefici per chi gestisce un hotel è dimostrato dalle parole di entusiasmo pronunciate da Federalberghi in sede di udienza conoscitiva. Gli hotel ricaveranno risorse in denaro dall’agevolazione e dalla vendita ai privati, utili per ristrutturare, riqualificare e migliorare la struttura, ma soprattutto faranno concorrenza ai portali online che mettono in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi, tipo Airbnb, e al mercato degli affitti brevi, affittando strutture simili a case per vacanze.

Gli alberghi possono vendere ai privati una porzione di camere o appartamenti che si trovano all’interno della struttura ricettiva o costruiti entro i 200 metri lineari dall’hotel.

Questa porzione non deve superare il 40 per cento della loro superficie. L’albergo deve mantenere almeno sette camere. L’acquirente proprietario ha tutti gli effetti dei locali comprati. Nei periodi dell’anno in cui non usufruisce di questa sorta di seconda casa, la proprietà a uso residenziale è gestita dall’albergo stesso, in base ad un accordo e al consenso del nuovo proprietario, che ha diritto a percepire una percentuale sull’affitto.

Chi gestisce l’hotel deve fornire anche alle unità abitative ad uso residenziale tutti i servizi tipici di una struttura ricettiva alberghiera in base al livello di classificazione dei condhotel. Questa formula immobiliare è un ibrido, un po’ casa-vacanza, un po’ condominio, ma soprattutto un po’ albergo, quindi porta vantaggi a chi gestisce un hotel, ai nuovi proprietari, ma anche agli ospiti: agli albergatori, che grazie alla vendita di una parte dell’immobile, che però mantiene un assetto unitario, ricavano quella liquidità che consente una complessiva riqualificazione della struttura; a chi compra uno degli appartamenti per affittarne la gestione all’albergo, eventualmente riservandosene la disponibilità in alcuni periodi, realizzando un conveniente investimento; al cliente, che può usufruire di un nuovo tipo di offerta, senza rinunciare ai vantaggi ed ai servizi tipici del pernottamento in albergo.

Questa soluzione risulta particolarmente appropriata nel caso dei grandi alberghi in zone un tempo rinomate, che oggi soffrono spesso di un tasso di occupazione delle camere piuttosto basso, che ne rende antieconomica la gestione. L’opportunità fornita da questa legge consente di superare il problema, trasformando e riqualificando in parte la struttura, e contemporaneamente ampliando l’offerta turistica in base alle esigenze dei nuovi tipi di visitatori. Individua cioè un modo per dare ossigeno a un comparto che deve stare al passo con i tempi, ma che era carente dello strumento normativo per poterlo fare.

Si tratta in definitiva di una nuova tipologia di alloggio a disposizione dei turisti, con tutte le caratteristiche di una casa-vacanza, ma con i servizi tipici di un albergo.

Per un privato che voglia investire, le prospettive sono buone. Il prezzo d’acquisto, dal punto di vista teorico, è in linea con quello di un normale appartamento sul libero mercato, ma i rendimenti attesi sono più alti. Naturalmente, si restituisce una percentuale per il servizio all’albergo, ma appartamenti inseriti nei condhotel in media sono affittati a canoni superiori sia rispetto alle camere d’hotel, perché più ampi, sia rispetto a un affitto breve classico, in virtù dei maggiori servizi offerti.

Anche se questo ragionamento vale soprattutto per le località ad alta vocazione turistica, quindi principalmente per la costa, ma forse anche per le città d’arte, molto più complesso sarà che questa legge porti reali benefici agli alberghi locati in altri contesti. Con ciò penso alle tante strutture presenti in Appennino e nelle località termali della regione, cioè quel patrimonio immobiliare alberghiero che oggi più di ogni altro avrebbe bisogno di ossigeno per riqualificarsi.

Ritengo che i condhotel siano una novità interessante anche per i futuri acquirenti. Forse saranno proprio i clienti più affezionati di un albergo a diventarne i primi proprietari. In questo modo godranno dei servizi e dei piaceri di una vacanza, ma con più privacy. Avranno, inoltre, l’opportunità di guadagnare dall’investimento immobiliare affittandolo senza pensieri quando è vuoto.

Ritengo utile anche il voler estendere la possibilità di utilizzare questa nuova formula immobiliare all’ex colonie marittime e montane, per agevolarne finalmente il recupero. Sicuramente ritengo che questa soluzione costituirà una leva adeguata per assistere al recupero, se non totale, quasi, di questo tipo di patrimonio sulla costa.

Permane, invece, un grosso scetticismo in ordine alla praticabilità del medesimo provvedimento per quanto attiene alle colonie montane. Se c’è una cosa sulla quale questa legge, a mio avviso, pecca pesantemente è il non prevedere un percorso di uscita per gli appartamenti acquistati rispetto all’attività del condhotel. A tal fine, ricordo che la normativa nazionale prevede che il rapporto fra acquirente e proprietario della struttura alberghiera deve essere almeno decennale, prefigurando così un’uscita dopo un termine minimo pari a quel lasso temporale. Altrettanto non vi è alcuna previsione direttamente contenuta in legge tesa a chiarire cosa eventualmente accade qualora, per qualsivoglia ragione, venga meno l’attività del gestore unico.

Chiaramente la proprietà dell’unità immobiliare garantisce all’acquirente di mantenere la piena proprietà anche in caso di fallimento della struttura ricettiva o, comunque, rispetto alla cessazione dell’attività ricettiva e l’articolo 6, commi 3 e 4, del DPCM prevede gli eventuali indennizzi, ma niente è specificato, neppure in questo caso, circa lo svincolo della proprietà stessa dal condhotel.

Nulla poi è previsto circa i contenuti minimi del contratto che dovrà intercorrere fra l’acquirente e il proprietario della struttura alberghiera, neppure circa soglie minime o massime in relazione alla percentuale che il gestore manterrà a proprio carico rispetto all’affitto dell’unità immobiliare. Capisco che l’articolo 3 della legge preveda il rinvio ad una normativa di dettaglio ad opera della Giunta regionale, che probabilmente conterrà norme di dettaglio che chiariranno tutti questi aspetti, ma avrei trovato di maggior garanzia per l’acquirente che paletti minimi fossero posti direttamente all’interno del testo di legge. Ritengo che questa mancanza di chiarezza e di tutele per l’acquirente dell’unità immobiliare possa rischiare di pregiudicare le potenzialità complessive del provvedimento.

Altro aspetto sul quale mi sarei aspettato maggior coraggio è legato al fatto di prevedere espressamente e normare la possibilità, per eventuali proprietari di immobili situati nei pressi di strutture alberghiere di aggregare ad un hotel eventuali appartamenti di proprietà, attivando con la struttura lo stesso tipo di rapporto previsto da questa legge. Forse anche in questo caso previsioni precise saranno contenute sempre nell’atto di Giunta, ma ritengo che sarebbe un’occasione persa a fronte di una soluzione che avrebbe il pregio di agevolare la bonifica del mercato delle locazioni brevi sin qui caratterizzato dal dilagare di un’offerta improvvisata e non di rado irregolare.

In questa chiave questo nuovo istituto potrebbe, infatti, risultare utile anche per chi desidera affittare il proprio appartamento ai turisti, operando nel rispetto delle regole. Gli immobili potrebbero essere affidati ad imprese alberghiere che li gestiranno in modo professionale, curando i vari adempimenti nel rispetto dei diritti dei consumatori, dei lavoratori e dei cittadini, dell’ordine pubblico e dell’equilibrio del tessuto urbano, permettendo a questa realtà di emergere dal sommerso.

Concludendo, pur ritenendo sostanzialmente apprezzabile e condivisibile questo provvedimento legislativo, restano le ombre esposte nella parte terminale del mio intervento.

Resto, quindi, in attesa della replica del relatore per vedere se sarà in grado di fugare i dubbi appena esposti prima di pronunciarmi circa l’orientamento di voto da parte del Gruppo di Fratelli d’Italia. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Tagliaferri.

La parola al consigliere Sassi. Prego.

 

SASSI: Grazie, presidente. Farò un intervento breve che non fa altro che riportare quello che ho già detto in Commissione. Io, ovviamente, mi sono informato delle esperienze fatte un po’ in giro per il mondo, dove questo tipo di pratica è già adottata, è già consolidata. Ovviamente, come succede per ogni strumento di questo tipo, esistono positività e negatività che emergono dall’esperienza, non dalle teorie o dalla fase progettuale. Dalle esperienze emergono una serie di criticità; criticità che, ovviamente, sono differenti a seconda addirittura del Paese dove si applicano queste modalità.

Non è scontato che da noi ci siano le stesse. La cosa che mi preoccupa di una cosa di questo genere, che comunque vedo positiva perché quando si parla di recupero delle colonie, come ho detto in Commissione, sono un frequentatore del Viale delle colonie a Cesenatico, le conosco molto bene, visto che ho frequentato per la bellezza di quarant’anni e mi piange il cuore vedere queste strutture che potrebbero avere una certa potenzialità anche a livello turistico, per fornire servizi di varia natura, che oggi sono chiuse. Quindi, il loro recupero è sicuramente un valore potenziale molto alto. Il punto è: siccome comunque questo tipo di pratica potrebbe ‒ mi auguro che non succeda ‒ creare anche delle criticità nel tempo, chiedo alla Giunta attuale, ma più probabilmente a quella che verrà (i tempi che servono per fare un monitoraggio sono abbastanza, devono essere fatti nel tempo), di monitorare in maniera attenta e puntuale le criticità che dovessero emergere, per poter fare eventualmente azioni di correzione della normativa, delle metodologie, dei Regolamenti e quant’altro, tutto il corollario di adempimenti che questa norma, questa nuova metodologia di gestione di queste strutture potrebbe portare alla luce.

Questo è l’unico “appello” che faccio. Non credo che riportare quelle che sono ‒ come ho detto prima ‒ le criticità emerse in altri luoghi sul nostro territorio sia valido, sia utile in questa fase. Certamente, auspico che in modo particolare le colonie (montane o marine che siano; Io ho citato quelle marine perché le conosco meglio) vengano valorizzate per essere utilizzate sia a livello turistico, ovviamente, che a livello di servizi locali, che magari possono essere utilizzati anche dai residenti delle zone.

Questo è l’unico appello che faccio e spero venga accolto per essere, poi, passato come il testimone da staffetta alla prossima Giunta che dovrà, comunque, gestire questa nuova metodologia di gestione di queste strutture. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Sassi.

In discussione generale non ho altri iscritti, come vedete.

Consigliere Facci Michele, prego.

 

FACCI: Grazie, presidente.

Due parole le vorrei dire anch’io rispetto a questo progetto di legge sicuramente interessante, sicuramente richiesto da buona parte del tessuto economico imprenditoriale che vede oggi la necessità di nuovi strumenti legislativi per rimettere al centro l’offerta turistica costituita da questi immobili, spesso dismessi, spesso non più operativi, che in alcune zone della nostra regione sono particolarmente importanti. Se vogliamo, possono essere elemento di rilancio di un comparto, appunto quello turistico, che soffre indubbiamente negli ultimi tempi, anche a determinate dinamiche complessive.

Dire quindi che questo sia un provvedimento che fondamentalmente andrà a soddisfare esclusivamente la costa romagnola, ritengo che non sia corretto. Che questo strumento possa servire prevalentemente la costa romagnola, sicuramente sì, vista l’ampia presenza di questo tipo di strutture.

Penso però anche a certe zone dell’Appennino, dove una volta c’era la presenza del termalismo, che in qualche modo determinava una sorta di presenza di strutture ricettive, anzi, ve n’era bisogno, ve n’era necessità, a volte c’era carenza, proprio perché il termalismo cosiddetto assistito, beneficiava questi territori in maniera quasi privilegiata.

Penso anche al turismo verde, o al turismo bianco, appunto nelle zone di montagna, nel nostro Appennino, che hanno in qualche modo fatto la fortuna di generazioni di imprenditori, e naturalmente dato un servizio ai territori e dato un servizio generale.

Non ci sono più le condizioni di una volta, per esempio, per il termalismo, non ci sono più certe condizioni per quello che è il turismo verde, o per quello che è il turismo bianco. C’è sicuramente un ampio contesto economico-imprenditoriale che ha necessità di rinnovamento, che ha necessità di nuovi impulsi.

È questo progetto di legge lo strumento che determinerà, che darà un impulso forte a questo settore? Non lo so. Secondo me non lo darà forse nella maniera sperata, ma sicuramente è un provvedimento che aiuta.

Perché dico che secondo me non darà forse la risposta sperata? Perché io credo, come ha ricordato il collega Tagliaferri nel suo intervento, che questo strumento possa funzionare solo se parliamo di località in un certo modo esclusive, cioè se andiamo a parlare di strutture che avranno – passatemi il termine molto poco sovranista – un range di classificazione alto, perché fondamentalmente l’esperienza anche estera, in particolare l’esperienza degli USA, da dove questo esempio è stato mutuato, ci dice che i condhotel funzionano bene se, appunto, vi sono località esclusive e strutture di un certo pregio, dove la convivenza viene gestita bene. Diversamente, la convivenza tra una parte di albergo e fondamentalmente quello che è un condominio, con tutte le problematiche che hanno i condomìni di convivenza. Le regole comuni e gli usi e i costumi – passatemi il termine – di queste convivenze forzate sappiamo che cosa significhino. Le liti condominiali nelle grandi città, nelle realtà in cui i condomìni necessariamente insistono sono materia quasi esclusiva per professionisti, proprio perché necessariamente una convivenza forzata in una logica condominiale, cioè di proprietà di una fetta di quella struttura, determina delle problematiche.

Allora, mischiare le problematiche dei condomìni con le dinamiche, le caratteristiche e le peculiarità di quelle che sono l’ospitalità alberghiera è un esperimento, appunto, forzato, è un esperimento che non sempre determina risultati positivi. Ecco, allora, che questa mia opinione, del tutto personale, ma guardando anche i contributi che vengono dati da chi questa materia dei condhotel l’ha studiata e l’ha commentata quantomeno dal momento in cui ha cominciato ad apparire sulla scena italiana. Ecco, questo tipo di esperienza, di convivenza funziona se la location è particolare, se c’è indubbiamente una struttura di un certo livello. Diversamente, rischiamo di avere delle strutture dove, appunto, questa situazione conflittuale rischia di accentuarsi, rischia di essere accentuata questa convivenza e possa poi portare alla non appetibilità, alla fine, della scelta imprenditoriale.

Va da sé che in un’ottica di rilanciare anche solo l’edilizia, l’impresa, le liste, il mondo imprenditoriale che si occupa di ristrutturazioni, anche solo per dare nuovo impulso a questa materia, verosimilmente, vi saranno molte domande, molte richieste. Quindi, ci sarà una fase iniziale in cui questa normativa che andiamo ad approvare in un qualche modo potrà essere considerata positiva. Ritengo, però, che quantomeno nel medio termine, non dico nel breve e nemmeno nel lungo, ma quantomeno già nel medio termine si potrà osservare forse che questa formula, verosimilmente, non darà le risposte che ci si aspetta. Non perché la norma, come ho detto, è una norma sbagliata oppure perché non è stato introdotto un correttivo anziché un altro, una condizione anziché un’altra, ma proprio perché in sé questo tipo di proposta, questo tipo di strumento, questo particolare, la composizione di questa struttura è tale che, di fatto, renderà funzionali e quindi durature nel tempo quelle strutture che in qualche modo riusciranno a gestire questa convivenza.

Quindi, bisogna rispettare il cliente dell’albergo, dell’hotel che richiede un certo tipo non dico di confort, ma quantomeno un certo tipo di servizi essenziali con invece il proprietario dell’unità immobiliare che, appunto, in quanto proprietario, giustamente rivendicherà i diritti connessi alla sua proprietà. In qualche modo, se vogliamo, è anche una scommessa puntare in maniera decisa e forte su questa scelta, che mi trova, lo ribadisco e concludo, perché altro fondamentalmente non ho da dire... Non ritengo di dover intervenire sulle misure, sulle caratteristiche, sulle scelte rispetto ai requisiti, bene o male, di ammissibilità di questa scelta. Sono, bene o male, logici, hanno una loro correttezza, un loro equilibrio, una loro sostenibilità.

Così come sarebbe stato, forse, eccessivamente restrittivo dire che questo tipo di norma doveva riguardare solo strutture di una categoria superiore, invece partiamo almeno dai tre stelle, a risultato finito. È giusto non prevedere questa limitazione, ma il fatto di non avere previsto una limitazione, quindi di non avere previsto che questo debba essere, alla fine, in qualche modo riservato, determinerà che ci saranno strutture che, in realtà, funzioneranno e altre strutture che non funzioneranno.

Confermo, però, la mia opinione positiva sul fatto che la garanzia di partenza deve essere data quantomeno a tutti. Le esperienze che vi sono a livello internazionale ci dicono che solo quelli che raggiungeranno un certo livello di qualità dei servizi, quindi specificità, particolarità e anche esclusività dell’offerta alberghiera e condominiale potranno avere lunga vita. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Facci.

Intanto comunico che sono state presentate quattro proposte di emendamento a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani.

Sull’oggetto insiste anche un ordine del giorno, il 7987/1, a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani.

In discussione generale non ho altri iscritti.

Chiudo la discussione generale.

Chiedo al relatore di maggioranza e al relatore di minoranza se vogliono intervenire, a conclusione della discussione generale.

Darei la parola invece all’assessore Corsini.

Prego, assessore.

 

CORSINI, assessore: Grazie, presidente.

Ringrazio oltre ai relatori di maggioranza e di minoranza, ovviamente i consiglieri che sono intervenuti nella discussione, nel dibattito in Commissione e oggi in aula, che hanno compreso l’importanza di questa normativa, di questo progetto di legge. Come è stato detto da diversi degli intervenuti, questo progetto di legge mette in campo uno strumento nuovo, uno strumento innovativo, una leva finanziaria che riteniamo importante e utile per la riqualificazione di una parte del patrimonio immobiliare alberghiero della nostra regione.

Quando parlo di patrimonio immobiliare alberghiero non penso solamente ed esclusivamente al patrimonio della costa, ma penso anche ai tanti alberghi, oltre alle tante colonie dismesse, chiuse, abbandonate, che sono dislocate in tutto il territorio regionale, come ho potuto constatare anche di persona in questi anni, ascoltando anche le proposte non solo delle associazioni, ma anche di diversi imprenditori che hanno chiesto alla regione e al governo, appunto, di mettere in campo uno strumento per poter riattivare, attraverso formule nuove, una parte di questo patrimonio immobiliare che un tempo era destinato alla ricettività alberghiera e che oggi, attraverso lo strumento del condhotel, può rinascere e mettere in campo una proposta turistica diversa in grado di intercettare nuova clientela, ma soprattutto, come è stato detto, è una leva finanziaria in grado di predisporre nuove opportunità per riqualificare gli alberghi esistenti e per ridare vita a complessi immobiliari chiusi e dismessi da tempo.

Noi avevamo di fronte due scelte: quella di assumere i decreti attuativi del Governo, così come erano stati approvati qualche anno fa, ormai, direi nel 2017, che non prevedevano fra l’altro le colonie all’interno della normativa del condhotel, oppure costruire, di concerto con le associazioni di categoria e con i territori… Questo ci tengo a dirlo, perché abbiamo lavorato in questi anni per costruire una norma molto articolata, non semplice, complessa, e devo ringraziare naturalmente il Servizio Turismo, la dottoressa Bissi e il dottor Santangelo del Servizio Giuridico dell’Assessorato al territorio e all’edilizia, che hanno collaborato alla stesura di questo testo, che naturalmente ha implicazioni anche di carattere edilizio. Del resto, la scelta è stata quella di normare in maniera più completa rispetto al decreto attuativo per fare in modo che questa legge potesse essere applicata.

Siccome abbiamo ritenuto che il decreto del Governo, pur introducendo alcuni elementi importanti e innovativi, rispetto ai quali naturalmente abbiamo costruito l’impianto generale, avesse bisogno di un completamento e di una declinazione più specifica e soprattutto più attuabile sul nostro territorio rispetto alle esigenze di riqualificazione del patrimonio alberghiero esistente, abbiamo deciso di introdurre anche la possibilità che le colonie si trasformino in condhotel, colonie che sono prevalentemente dislocate lungo la costa, ma ci sono esempi di colonie chiuse e abbandonate anche nel territorio appenninico.

Naturalmente la norma da sola non potrà essere sufficiente. Occorrerà trovare degli investitori che siano in grado di scommettere sul recupero di questi edifici, di queste “industrie della vacanza”, che sono state realizzate nei primi del Novecento e che in molti casi rappresentano oggi un elemento di criticità, di debolezza, di poco decoro urbano e di scarsa qualità del paesaggio, soprattutto perché sono allocate in territori di grande pregio, in particolare i lungomari del distretto turistico della costa.

È, quindi, un’opportunità importante per le colonie, è un’opportunità importante per molti alberghi dismessi, per restituirli alla loro piena funzionalità, con l’obiettivo di alzare – questo è il secondo obiettivo strategico di questa norma – la qualità dell’offerta ricettiva della nostra regione.

Non dobbiamo crogiolarci sui risultati importanti che abbiamo raggiunto in questi anni (venivano prima ricordati i quasi 60 milioni di presenze turistiche) ma il nostro obiettivo deve essere quello di migliorare l’offerta complessiva, alzare gli standard di qualità, rivolgerci a un mercato internazionale sempre più esigente rispetto al tema dell’ospitalità e il condhotel va in questa direzione.

Sono tanti gli esempi di Paesi europei ed extraeuropei che hanno da tempo assunto il condhotel all’interno della propria offerta turistica e che hanno alzato non solo gli standard qualitativi, e quindi alzato di conseguenza anche la qualità dell’offerta, ma intercettato anche nuovi segmenti di clientela che naturalmente portano un beneficio ulteriore di carattere economico sul territorio.

Naturalmente occorrerà monitorare, occorrerà con i Comuni costruire un rapporto di più intensa collaborazione rispetto all’attuazione della normativa. Noi abbiamo voluto declinare questa norma anche sulle specifiche esigenze dei territori dei Comuni che sono stati degli interlocutori molto attenti che hanno percepito e colto l’importanza di questa norma per la riqualificazione dell’offerta turistica dei propri territori. Lo abbiamo fatto dando anche una certa autonomia rispetto all’applicazione della norma, pur mantenendo ferme, naturalmente, alcune linee guida e alcuni criteri inderogabili, come, ad esempio, quello di introdurre ulteriori elementi, ulteriori criteri di carattere qualitativo proprio per incrociare le diverse esigenze dei diversi Comuni rispetto all’applicazione della norma nel proprio territorio.

Voglio ricordare che abbiamo anche previsto delle norme semplificate di recepimento da parte dei Comuni all’interno dei propri strumenti urbanistici, proprio per consentire un’accelerazione, un procedimento di carattere burocratico e amministrativo più semplice rispetto all’attuazione della norma.

La terza considerazione, il terzo principio di carattere politico che ha guidato la costruzione di questa legge, è quella legata al tema del recupero, della rigenerazione urbana e del consumo di suolo, cioè del non consumo di suolo.

Coerentemente con la legge regionale sull’urbanistica abbiamo costruito questa norma avendo come faro di riferimento quello della rigenerazione urbana, perché anche il turismo, essendo una grande industria nazionale e regionale…

Questa norma si inquadra all’interno di una politica industriale più completa che, come veniva ricordato anche dalla consigliera Nadia Rossi, si può articolare in diverse azioni che abbiamo messo in campo soprattutto negli ultimi tempi. E cito, ad esempio, la legge sul distretto turistico della costa, con i 20 milioni di euro che metteremo a disposizione dei Comuni per la riqualificazione e la rigenerazione dei lungomari, dei waterfront, ma anche il Fondo turismo di prossima emanazione, attraverso un bando pubblico, che metterà a disposizione ‒ anche in questo caso, naturalmente, la norma sui condhotel va ad incrociare questo tipo di opportunità ulteriore ‒ 25 milioni di euro per la riqualificazione di strutture alberghiere ed extralberghiere, finalizzato, anche questo, naturalmente, all’innalzamento dei livelli qualitativi della nostra offerta ricettiva, con un occhio di riguardo al tema dell’internazionalizzazione.

Il tema della rigenerazione urbana, quindi del recupero di spazi abbandonati, è un tema centrale, che abbiamo ben chiaro e ben presente rispetto a questa normativa, che nella sua applicazione non si tradurrà in nuova cementificazione, in uso del suolo, ma in recupero di spazi abbandonati. Penso non solo alle colonie. Esistono nel territorio regionale anche diversi alberghi di imponenti dimensioni che hanno bisogno, oggi, di una leva, uno strumento finanziario ‒ naturalmente se ci saranno investitori disponibili a farlo, e dal monitoraggio che abbiamo effettuato in questi anni, in questi mesi sembra ci siano tutte le condizioni per poterlo applicare ‒ hanno bisogno, dicevo, di uno strumento nuovo, innovativo in grado di recuperare questi immobili e rimetterli sul mercato con una finalità esclusivamente di carattere turistico. Il tema dello sviluppo sostenibile anche in questo caso ha guidato la formulazione di questa norma e, più complessivamente, è alla base delle nostre strategie di sviluppo turistico.

Queste sono le brevi considerazioni che volevo fare. Concludo ringraziando nuovamente i relatori, i consiglieri che sono intervenuti e, naturalmente, i servizi della Regione che in questi mesi hanno lavorato per la formulazione, per la stesura di un progetto di legge che ci auguriamo possa dare ulteriore impulso all’offerta ricettiva, quindi all’attrattività della nostra regione, che già oggi ha mostrato di poter competere con i più importanti distretti turistici, nazionali e internazionali. Grazie.

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, assessore.

Ho visto che si è iscritto a intervenire il consigliere Galli. Le do la parola quando apriamo l’esame dell’articolato in discussione congiunta.

A questo punto, apro l’esame dell’articolato.

Nomino scrutatori i consiglieri Paruolo, Cardinali e Piccinini.

Siamo all’articolo 1 del progetto di legge.

Apro il dibattito generale congiunto sull’articolo.

Do la parola al consigliere Galli.

 

(interruzione)

 

Il consigliere Galli ritira la sua richiesta di intervento. Mi chieda di intervenire in dichiarazione di voto finale.

Articolo 1.

Dibattito generale sull’articolo 1. Ci sono interventi?

Dichiarazioni di voto sull’articolo 1?

Metto in votazione l’articolo 1.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 2.

Dibattito generale. Dichiarazioni di voto?

Metto in votazione l’articolo 2.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 3.

Sull’articolo 3 insiste un emendamento a firma Sensoli e Bertani. È l’emendamento n. 1.

Dibattito generale congiunto su emendamento e articolo.

Dichiarazioni di voto congiunta su emendamento e articolo?

Metto in votazione l’emendamento n. 1, a firma Sensoli e Bertani.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Metto in votazione l’articolo 3.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 4.

Dibattito generale. Dichiarazioni di voto?

Metto in votazione l’articolo 4.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 5.

Dibattito generale. Dichiarazioni di voto?

Metto in votazione l’articolo 5.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 6.

Sull’articolo 6 insiste l’emendamento n. 2, a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani.

Dibattito congiunto su articolo ed emendamento.

Dichiarazione di voto congiunta su articolo ed emendamento?

Metto in votazione l’emendamento 2, a firma Sensoli e Bertani. Emendamento 2.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Metto in votazione l’articolo 6.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 7.

Dibattito generale sull’articolo 7. Dichiarazioni di voto?

Metto in votazione l’articolo 7.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 8.

Dibattito generale. Dichiarazione di voto.

Articolo 8 in votazione.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 9.

Dibattito generale. Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’articolo 9.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 10.

Dibattito generale. Dichiarazione di voto.

Articolo 10 in votazione.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Ora c’è l’emendamento 3 a firma Sensoli e Bertani, istitutivo di un nuovo articolo. Quindi, lo trattiamo con dibattito generale sull’emendamento.

Dichiarazione di voto sull’emendamento 3.

Metto in votazione l’emendamento 3 a firma Sensoli e Bertani.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Articolo 11.

Dibattito generale. Dichiarazione di voto.

Articolo 11 in votazione.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 12.

Dibattito generale. Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’articolo 12.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 13.

Dibattito generale. Dichiarazione di voto.

Prego, consigliere Tagliaferri Giancarlo, per dichiarazione di voto.

 

TAGLIAFERRI: Voto convintamente l’emendamento 4, perché è utile inserire un momento di valutazione dell’efficacia di questa legge, anche al fine di voler verificare l’azione dei Comuni, soprattutto in quei Comuni che contengono al proprio interno…

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, scusi se la interrompo. Può intervenire liberamente, però le dico che siamo, al momento, sull’articolo 13 e non sull’emendamento 4.

 

TAGLIAFERRI: Okay. Pensavo che fossimo sull’emendamento 4.

 

PRESIDENTE (Soncini): Quindi, se ritiene, magari interviene sull’oggetto giusto.

Siamo in dichiarazione di voto sull’articolo 13. Non ho richieste di intervento.

Metto in votazione l’articolo 13.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

L’emendamento 4, istitutivo di un nuovo articolo, è a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani. Quindi, l’emendamento 4 lo trattiamo a parte.

Dibattito generale. Do la parola, in dibattito generale, al consigliere Tagliaferri, che l’aveva chiesta prima, e poi al consigliere Bertani.

Prego, consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente.

Voterò convintamente l’emendamento n. 4, perché è utile inserire un momento di valutazione dell’efficacia di questa legge anche al fine di voler verificare l’azione dei Comuni, soprattutto in quei Comuni che contengono al proprio interno le ex colonie. Questo è, infatti, un punto particolarmente delicato, perché non vorrei che a fronte di una capziosa interpretazione di questa legge le ex colonie andassero a saturare la ricettività di quei Comuni. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Tagliaferri.

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente. Giusto per specificare l’importanza di questo emendamento. Mentre sugli altri emendamenti, dal punto di vista tecnico, si poteva ragionare se fossero opportuni o meno e quindi poteva esserci una discussione, questo emendamento, secondo noi, è particolarmente importante che venga inserito in legge perché ci sono due riferimenti. Il primo è la valutazione dell’impatto della legge, e quindi anche, ad esempio, la valutazione dell’impatto dei progetti sulla riqualificazione dell’area oggetto di intervento, perché un aspetto particolarmente importante, che riteniamo possa essere qualificante, è quello della rigenerazione, quindi del ridare dignità ad aree della Riviera, ad aree turistiche.

L’altro aspetto importante è che quando si parla di investimenti in Riviera negli alberghi e in questo territorio turistico il rischio di infiltrazione di capitali di tipo mafioso o illeciti è forte. Quindi, interagire, come noi chiediamo al comma 1, con il testo unico per la promozione della legalità e mettere insieme questi due aspetti sarebbe molto importante.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri in dibattito generale sull’emendamento 4?

Consigliera Rossi Nadia.

 

ROSSI Nadia: Per quanto riguarda i princìpi – per esempio, viene citato il testo unico sulla legalità – in questo emendamento e in questo articolo 13-bis che dovremmo aggiungere a questa norma è chiaro che, come ho già anche spiegato durante l’udienza conoscitiva, la Regione Emilia-Romagna si muove seguendo un faro ben preciso, che è proprio la legge regionale che tratta di legalità. Per noi è imprescindibile compiere qualsiasi tipo di azione senza tenere come riferimento questa norma.

Dopodiché, ci sono alcune situazioni, per esempio nel punto 3, lettera a), dove si parla addirittura di finanziamenti concessi. Insomma, ci sono alcune imprecisioni in questo articolo proposto con questo emendamento che ci rendono impossibile poterlo accogliere, anche perché è appena arrivato. Dal 6 marzo abbiamo iniziato un percorso per questa legge. Oggi è il 17 aprile. Gli emendamenti sono arrivati questa mattina in corso d’opera. Per noi diventa un po’ complicato riuscire, anche all’ultimo minuto, a inserire emendamenti che vanno a modificare la legge senza valutarli con un criterio adeguato, visto che si tratta di una norma regionale.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliera Sensoli, prego.

 

SENSOLI: Presidente, solo per specificare che abbiamo presentato gli emendamenti secondo il Regolamento. Quindi, quello è relativo. Tutti i Gruppi lo fanno in maniera opportuna, secondo me, compreso il Partito Democratico, che non sempre presenta gli emendamenti entro la mezz’ora in cui viene depositato un oggetto.

A parte questo, eventualmente lo si sarebbe potuto subemendare. Che poi la Regione Emilia-Romagna segua il faro della legalità, va bene. A parole rimane a verbale, però inserirlo ulteriormente in legge, secondo noi, non sembrava scorretto.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri in dibattito generale?

Apro la dichiarazione di voto sull’emendamento 4.

Non avendo iscritti in dichiarazione di voto, metto in votazione l’emendamento 4, a firma Sensoli e Bertani.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Siamo in dibattito generale sull’articolo 14.

Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’articolo 14.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 15.

Dibattito generale.

Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’articolo 15.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

A questo punto, apro la dichiarazione di voto congiunta sull’intero progetto di legge e sull’ordine del giorno.

Aveva chiesto di intervenire il consigliere Galli, al quale do la parola. Prego.

 

GALLI: Grazie, presidente.

Non capita spesso che un rappresentante dell’opposizione voti una legge e anche tutto l’articolato, articolo per articolo. Per quindici volte ho alzato la mano dicendo che votavo a favore di un articolo perché condivido in toto l’impianto di questa legge. Lo condivido in toto perché i passaggi di questa legge, secondo me, sono molto chiari e hanno risultati auspicabili molto positivi. Bisognerà poi vedere, e l’emendamento che è stato bocciato, in realtà, prevedeva questo, l’applicazione.

Di cosa discutiamo in questo progetto di legge? Di una ristrutturazione, di una riqualificazione e di una gestione condivisa, una gestione unitaria alberghiera. Credo che il progetto sia molto chiaro: si parla di immobili che abbiano già una destinazione alberghiera. Che abbiano poi in essere questa funzione, che l’abbiano cessata o che l’abbiano sospesa poco importa. La ratio è molto chiara: si parla di immobili, e qui non sono d’accordo con il collega Facci, che ha più volte richiamato la possibilità che questa legge sia rivolta solo a strutture posizionate a un certo range o in certe posizioni.

In realtà questa legge si rivolge probabilmente in prevalenza alle strutture che tutti noi conosciamo sulla costiera romagnola. Ma io credo, parlo della realtà modenese, ma probabilmente vale anche per le altre province, che in tutti i comuni dell’Appennino tosco-emiliano ci sia almeno una struttura che potrà usufruire di questa legge.

L’esempio di Pievepelago che mi viene in mente nell’immediato è quello della struttura dell’ex Centro Ferrara Tennis, che è chiusa da anni e che con una possibilità del genere potrà magari acquistare nuova vita. La funzione non è solo di spezzare la gestione alberghiera con delle unità autonome, ma è anche, come è stato richiamato dall’assessore, quella di avere una leva finanziaria, quella di avere una proposta più moderna e anche quella di avere una proposta che contempli strutture diverse e possibilità diverse.

Io penso all’esempio di Modena, lo dico per inciso, dove questa struttura in realtà esisteva già trent’anni fa. L’hotel Canalgrande, di proprietà di Alessandro De Tomaso, che viveva in uno di questi appartamenti di proprietà dell’albergo. Essendo il proprietario, lui già allora aveva costruito, chiamiamola così, permettetemi la digressione, un condhotel personale. Ma il progetto di riqualificazione è importante quanto quello della ristrutturazione.

L’obbligo di scattare nelle strutture di almeno una stella, partendo magari da tre stelle, lo ritengo estremamente positivo, perché non deve essere solo una speculazione edilizia, o una speculazione immobiliare, o comunque una positiva ristrutturazione di immobili dismessi, ma deve essere anche la possibilità di riqualificare un complesso presente sulla costa. L’esempio è sempre quello a tutti noi ben conosciuto, delle ex colonie marine.

Qual è l’unica osservazione che è stata richiamata in diversi interventi? Quella della necessità di pubblicizzare intanto questa possibilità, questa legge, che dipende molto, per i suoi risultati, da una pubblicizzazione costante e continua; ma anche quella di monitorare nei Comuni che non ci sia un effetto di chiusura a queste possibilità, perché è chiaro che certe strutture che buttano sul mercato centinaia di nuovi posti letto, sia nella versione alberghiera, sia nella versione di alloggio, possono essere dei problemi. Quindi, bisogna verificare con attenzione che i Comuni non facciano un tappo. Va bene che ogni Comune abbia la possibilità di valutare le modalità di implementazione di questa legge, ma certamente non deve essere un’occasione per fermare questa ristrutturazione.

Noi crediamo che molto dipenderà anche da quelle norme che l’assessore ha richiamato come norme semplificate, quindi maggiore autonomia dei Comuni, maggiore leva finanziaria, maggiore flessibilità nella trasformazione.

Credo che sia una legge positiva, che però per esser tale richiede pubblicità di questa legge, in modo che nei vari Comuni possa essere intrapresa questa strada, e credo che un costante monitoraggio dell’applicazione di questa legge possa portare risultati positivi.

Il nostro voto è sicuramente favorevole.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

La parola al consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Questa formula immobiliare è un ibrido interessante, un po’ casa vacanza, un po’ condominio, ma soprattutto un po’ albergo. L’albergatore, grazie alla vendita di una parte dell’immobile, ricava quella liquidità che consente una complessiva riqualificazione della struttura. Chi compra uno degli appartamenti per affidarne la gestione all’albergo, eventualmente riservandosene la disponibilità in alcuni periodi, forse proprio un cliente affezionato di quell’albergo, realizza un conveniente investimento. Il cliente può usufruire di un nuovo tipo di offerta, senza rinunciare ai vantaggi dei servizi tipici del pernottamento in albergo.

Vediamo, quindi, in maniera positiva questa legge, pur astenendoci, però, in sede di voto, in attesa di vedere il disciplinare attuativo prodotto dalla Giunta, che spero vorrà disciplinare anche quei dubbi e quelle perplessità che abbiamo sollevato durante l’intervento.

In merito, invece, all’ordine del giorno, propendo per un “no” perché, quando si dice “è necessario operare affinché la parte residenziale del condhotel non divenga l’abitazione permanente di nuclei familiari”, io dico: perché no? Se il nucleo familiare è composto, per esempio, da una sola persona, non necessariamente questo la utilizza come seconda casa o quant’altro, potrebbe anche essere che questa abitazione venga utilizzata in maniera permanente. Non ci vedo nulla di male.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Ci sono altri in dichiarazione di voto congiunta?

Consigliere Torri, prego.

 

TORRI: Grazie, presidente. Il voto dei consiglieri della sinistra sul progetto di legge in discussione sarà favorevole.  Riteniamo che sia un provvedimento buono e utile per i settori sui quali va ad intervenire. Abbiamo seguito anche il lavoro in Commissione, le udienze che ci hanno confermato in questa visione. Abbiamo seguito con attenzione il lavoro riguardo agli articoli che riguardano gli aspetti urbanistici di questa legge e riteniamo che l’incrocio tra legge nazionale e legge regionale sia rassicurante riguardo un aumento della cementificazione e invece favorisca un riuso vero e proprio.

Da questo punto di vista, confortati da questo, votiamo a favore.

L’altro aspetto interessante di questa legge sicuramente è quello che riguarda il recupero delle colonie, che quindi va a intervenire su edifici che, è vero, insistono in buona parte sulla costa, ma che riguardano anche i comuni appenninici.

Da questo punto di vista, facendo una considerazione generale, pensiamo sia importante votare a favore di provvedimenti che consentono uno sviluppo del turismo che resta una delle economie principali per la nostra Regione, tanto sulla costa quanto sempre di più anche nelle aree interne appenniniche, fluviali e non solo.

È bene ricordare questo aspetto, in quanto questo provvedimento, come altri, va a intervenire in un settore importante, che è importante per tutta la Regione per tenere uno sguardo ampio anche agli altri territori qui come su altri provvedimenti. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

La parola al consigliere Facci.

 

FACCI: Grazie. Anch’io annuncio il mio voto che sarà di astensione su questo progetto di legge. Ho detto nel mio intervento in discussione generale che lo ritengo assolutamente positivo perché dà un nuovo impulso a un settore che sicuramente di impulsi ne ha necessità.

Vorrei rispondere al collega Galli, che mi ha citato in dichiarazione di voto. Io non ho detto che questa è una misura, è un progetto di legge che deve essere destinato o che è destinato alle strutture di lusso. Io dico che, verosimilmente, la prospettiva che queste strutture tengano nel tempo, se avranno una destinazione esclusiva, se avranno caratteristiche tali da essere considerate esclusive. Sono esclusivi quelli di lusso? Sicuramente sì. Sono esclusivi anche se non sono cinque stelle, ma sono situati in località di particolare pregio, motivo per il quale il costo di acquisto della parte residenziale o il costo di soggiorno della parte alberghiera è più elevato che altrove, proprio per le difficoltà di queste convivenze, che ho indicato nella discussione generale.

Questa è una normativa sicuramente destinata a strutture alberghiere e colonie. Non riguarda, per esempio, all’incontrario, condomini che magari vorrebbero destinare una parte del condominio ad albergo. Si è fatto per un settore sicuramente in sofferenza, quello alberghiero, quello che vede molte strutture chiuse, strutture non più funzionanti. Come ha detto l’assessore, va anche nell’ottica di evitare il consumo del suolo, quindi lavorare, intervenire con una ristrutturazione su strutture esistenti. Le strutture esistenti che possono ricevere un nuovo impulso non sono solo gli alberghi, ma possono essere anche condomini che volessero fare il procedimento inverso. Questo, ad esempio, non è contemplato.

Il punto è questo. Indubbiamente è un provvedimento positivo. È un provvedimento che, però, va verosimilmente verificato nella fase attuativa, nella fase pratica, nella fase regolamentare, nella fase di effettiva applicazione della norma.

Queste implicazioni e, se vogliamo, queste carenze che ho appena evidenziato rendono indubbiamente necessario da parte mia un voto di prudenza, se vogliamo, che va letto come una apertura necessaria a un settore che ha necessità di ricevere supporto, e questo glielo stiamo dando. Però dobbiamo anche essere consapevoli di quelle che saranno le verosimili problematiche che si andranno a verificare, e forse questo determinerà un ridimensionamento, alla fine, di questa formula che noi oggi andiamo a introdurre.

Pertanto, presento formalmente il mio voto di astensione.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri in dichiarazione di voto? Non avendo altri iscritti in dichiarazione di voto, a questo punto siamo alla votazione dell’ordine del giorno a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani.

Metto in votazione l’ordine del giorno Sensoli e Bertani.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

(L’ordine del giorno oggetto 8269, con votazione per alzata di mano, è respinto a maggioranza dei presenti)

 

Ora si vota il progetto di legge con il dispositivo elettronico. Potete votare.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 41

Favorevoli 29

Contrari 0

Astenuti 11

 

È approvato.

 

OGGETTO 8159

Risoluzione per invitare la Giunta a dare seguito alle determinazioni assunte dalla Città metropolitana di Bologna, rispetto alla necessità di realizzazione della “bretella” di collegamento tra la Valle del Reno e la Valle del Setta, anche mediante l’inserimento di tale opera nel nuovo PRIT 2025 (Piano integrato dei Trasporti) in via di approvazione. A firma del Consigliere: Facci

(Continuazione discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Soncini): A questo punto, riprendiamo i nostri lavori di ieri rispetto agli atti di indirizzo.

Ci eravamo lasciati sulla risoluzione 8159: risoluzione per invitare la Giunta a dare seguito alle determinazioni assunte dalla Città metropolitana di Bologna rispetto alla necessità di realizzazione della “bretella” di collegamento tra la Valle del Reno e la Valle del Setta, anche mediante l’inserimento di tale opera nel nuovo PRIT 2025 in via di approvazione, a firma del consigliere Facci.

Vi ricordo che eravamo in discussione generale e che erano intervenuti i consiglieri Facci per minuti sei, Taruffi dieci, Paruolo dieci, e ricordo che risultava iscritto il consigliere Tagliaferri in dibattito generale, se intende intervenire. Io, comunque, vi dico che siamo in dibattito generale.

Non ci sono iscritti in dibattito generale sulla risoluzione? Prego, consigliere Facci. Ha quattro minuti, consigliere. Prego.

 

FACCI: Intervengo, presidente, anche se avrei voluto farlo in dichiarazione di voto, ma visto che ho quattro minuti me li prendo tutti.

Ieri, in discussione generale, il consigliere Paruolo ha fatto un intervento che, ovviamente, non può che stimolarmi, e cioè sul fatto che stiamo parlando di un’opera faraonica, con costi eccessivi, insomma sostanzialmente di un’opera della quale non vi sarebbe la necessità.

Il punto è che cosa si vuole fare e soprattutto chiedo al PD di mettersi d’accordo, il PD in Consiglio regionale con il PD in Città metropolitana. Lo dico perché, se la maggioranza in Città metropolitana inserisce, correttamente a mio avviso, quest’opera all’interno del proprio programma di mandato 2016-2021, quindi appena rinnovato il Consiglio comunale di Bologna, che ha determinato il nuovo Consiglio metropolitano, ovviamente quest’opera è stata giudicata meritevole di attenzione, oggi con questa risoluzione si chiede sostanzialmente di dare seguito a quelle determinazioni e, visto che siamo in fase di elaborazione del PRIT 2025, dovremmo essere allineati, ci dovrebbe essere un collegamento funzionale, logico, tecnico fra quello che la Città metropolitana in qualche modo individua a livello strategico e quella che dovrebbe essere la strategia di questo ente.

Il fatto che, bene o male, con la dichiarazione tramite il consigliere Paruolo, il PD bocci questa risoluzione, quindi questo invito, determina lo “sconfessamento” dell’operato della Città metropolitana e non una scelta o un invito, che comunque c’è, c’è stato ieri e ci sarà sempre da parte delle opposizioni di centrodestra. È proprio la scelta operata da Merola e dalla sua Giunta metropolitana.

Voglio evidenziare e sottolineare questo corto circuito. Voglio chiedere se effettivamente…

Chiaramente ci sarà un confronto all’esito di questa risoluzione, del voto che voi darete e che avete già anticipato. Ci sarà un confronto in Città metropolitana, ma credo che il fatto sia istituzionalmente grave, per quella che può essere la gravità di un corto circuito, di una contraddizione, di uno stop che in questa sede voi oggi state dando al programma della Città metropolitana, alle linee di mandato, al programma di mandato 2016-2021. È una contraddizione che voglio evidenziare e quindi la rimarco in tutta la sua portata.

Credo che, però, dovrà essere quantomeno portata all’attenzione esterna, se non altro perché a questo punto ci poniamo dei dubbi su tutto quello che viene proposto.

Se tutto quello che viene proposto non è concertato, non è discusso, allora sono delle promesse al vento e quindi anche la stessa serietà delle Istituzioni viene irrimediabilmente compromessa.

Vorrei che ci fosse una riflessione anche su questo aspetto.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Ci sono altri? Siamo in dibattito generale sulla risoluzione.

A questo punto apro la dichiarazione di voto sulla risoluzione.

Consigliere Marchetti, prego.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente.

Innanzitutto, mi scuso con i colleghi se non ho assistito al dibattito ieri in aula, ma ho guardato comunque la registrazione in modo da avere un’idea di che cosa si è detto su un’opera che noi, ovviamente, sosteniamo e condividiamo appieno.

Anch’io ho sentito da parte del Partito Democratico alcune dichiarazioni che lasciano intendere, sostanzialmente, che la bretella Reno-Setta sarebbe un’opera dai costi pesanti per le casse pubbliche e che lasciano intendere che, tutto sommato, sarebbe anche inutile.

A mio avviso, invece, un’opera del genere, la bretella Reno-Setta, cioè un collegamento che darebbe un maggiore margine di sviluppo alla medio-alta Valle del Reno, creando così un collegamento con l’autostrada, credo sia un’azione di buonsenso da mettere in campo per sviluppare ulteriormente un territorio che ‒ come dicevamo già ieri ‒ purtroppo ha subìto parecchi danni, anche dal punto di vista economico-produttivo, proprio perché, purtroppo, quella zona non è adeguatamente servita con i collegamenti infrastrutturali.

Devo sottolineare che la stessa contraddizione all’interno del Partito Democratico, quella che diceva poc’anzi il consigliere Facci, cioè che in Città Metropolitana ci sono delle aperture, mentre qui si chiude completamente ogni possibilità perlomeno di pensare di progettare un’opera di questo tipo, è un copione che abbiamo già visto circa due anni fa, quando anche noi, come Lega, presentammo una risoluzione per impegnare la Regione Emilia-Romagna a mettere in campo, a progettare, comunque a valutare la realizzazione della bretella Reno-Setta. Così come lo siamo oggi, anche allora eravamo pienamente convinti che questa non solo sarebbe un’opera utile, ma necessaria e vitale per tutta quell’area. Anche all’epoca il Partito Democratico bocciò in quest’aula la stessa proposta. È un atteggiamento che possiamo definire una contraddizione, ma evidentemente la maggioranza che governa questa Regione preferisce portare su questi banchi proposte spot, lasciatemi utilizzare questo termine, come studi di fattibilità che arrivano al fotofinish, come dicevo ieri, per quanto riguarda l’ammodernamento della Porrettana e il potenziamento della linea ferroviaria. Ma quando poi c’è da mettersi lì seriamente e pensare di dare un indirizzo di questo tipo per realizzare un’opera fondamentale per quel territorio, quale sarebbe la bretella Reno-Setta ci si tira indietro.

Direi quindi che questa è la dimostrazione della volontà del Partito democratico, all’interno di quest’aula, che si limita soltanto a delle azioni di facciata, ma poi nel concreto vediamo poco e nulla.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: La necessità di una bretella di collegamento tra la Valle del Reno e la Valle del Setta porterebbe certamente un valore aggiunto in termini di viabilità, e soprattutto di logistica per aziende insediate, o che si vogliono insediare sul territorio.

Spesso si discute dello spopolamento delle zone montane, ma senza essere servite da una viabilità adeguata diviene certamente difficile operare per fermare un tale fenomeno. Promuovere la logistica commerciale significa promuovere l’occupazione, sbrogliare i nodi di traffico che rendono difficile la vita di chi risiede e lavora in zona e ridurre i rischi di incidenti stradali dando più sicurezza ai cittadini.

Per questi motivi voterò a favore della proposta avanzata nel documento, anche tramite l’inserimento di tale opera nel PRIT 2025.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri in dichiarazione di voto?

Consigliera Piccinini.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Per quanto riguarda il rilancio infrastrutturale del nostro Appennino, abbiamo avuto modo, ieri, di manifestare e di esprimere la posizione del Movimento 5 Stelle. Abbiamo parlato di riqualificazione delle strade esistenti. Faccio riferimento alla statale Porrettana, e al potenziamento del ferro, passando anche per l’impianto della Doganaccia, che noi sosteniamo nella sua versione più sostenibile. Questo per ricapitolare un po’ anche gli argomenti e i temi toccati ieri, che riguardano il nostro Appennino.

Per quanto riguarda nello specifico la bretella Reno-Setta, torno a far presente che è un’opera che nel 2008 ha già avuto un’analisi costi-benefici particolarmente negativa. Quindi, la riteniamo un’opera oltre che inutile anche dannosa rispetto alla fragilità anche del nostro Appennino.

Per quanto riguarda le contraddizioni del Partito democratico, visto che ieri da parte del Pd ci venivano mosse delle accuse, rilevo anch’io questa contraddizione: da una parte si continua a chiedere cemento, cemento, cemento; e poi mi meraviglio che oggi sia proprio il PD a dire “no” a questa infrastruttura.

Ribadisco, la riteniamo un’opera inutile e dannosa e, come ci siamo espressi in modo contrario in Città metropolitana, anche oggi ribadiamo qui il nostro voto contrario a questa risoluzione.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri in dichiarazione di voto?

Prego, consigliere Facci.

 

FACCI: Intervengo brevemente, perché ho ampiamente parlato.

Ribadisco la necessità di un collegamento autostradale tra la Valle del Reno e la Valle del Setta e che questo collegamento sia strategico. Non comprendo, quindi, il fatto che quest’aula, ma soprattutto la Giunta, l’assessore Donini, e mi meraviglio dell’assessore Donini, che lungamente ha occupato i banchi della Provincia e conosce le criticità e le difficoltà di quel territorio, non intenda provare a valutare se quest’opera può effettivamente ottenere il finanziamento, può ottenere la realizzazione, può vedere la luce, perché siamo fermi a uno studio di fattibilità datato, che chiaramente va riaggiornato, va rivisto alla luce anche dei mutamenti che vi sono stati, che naturalmente sarebbe in linea, come ho detto prima, con quanto la Città metropolitana ha improvvisamente, inaspettatamente e, dal mio punto di vista, felicemente deciso, due anni fa, e cioè andare avanti con un’opera che era stata precedentemente accantonata, perché la Città metropolitana stessa l’aveva inizialmente, dopo avere, sotto forma di Provincia (era ancora la Provincia) realizzato lo studio, messa da parte, mentre poi l’ha ripresa, evidentemente convinta della bontà, della necessità di quell’opera e forse anche dell’urgenza (questo non è scritto, ma lo dico io) ma certamente della necessità.

Che da parte della Regione, nel momento più importante, che è quello della realizzazione del PRIT, dove fondamentalmente si delineerà il nuovo sistema regionale dei prossimi anni, non se ne parli e non se ne voglia parlare è grave. È grave e dimostra la assoluta disaffezione, disattenzione e anche un po’ di mal tolleranza nei confronti di un territorio che, invece, avrebbe bisogno di attenzione, di affetto e di considerazione piena da parte di questa Regione.

Non ci basta il fatto che si dica che stiamo valutando un progetto di fattibilità per l’ammodernamento della Porrettana, perché verranno messe due o tre rotonde. Non sono le rotonde che aiuteranno l’impresa in montagna o gli insediamenti in montagna.

Le rotonde aiuteranno la sicurezza stradale. Sicuramente sono utili, ma se vogliamo parlare di strategie, di attività di impresa da sostenere, di insediamenti abitativi per evitare lo spopolamento da sostenere, occorrono opere strategiche. Il fatto che questa Amministrazione non lo abbia ancora colto la dice lunga su tante cose. Che non lo faccia l’assessore Donini, che, invece, come dicevo, dovrebbe conoscere le criticità e le difficoltà del territorio, mi fa pensare ancora di più. Che non lo comprenda questa maggioranza, i consiglieri di questa maggioranza, che anch’essi, pur con le diverse ovviamente provenienze territoriali sanno quelle che sono le difficoltà delle aree più periferiche, anche questo mi fa pensare. L’opportunità c’è. Ovviamente, le risoluzioni sono solo degli inviti, ma che nemmeno si voglia arrivare a un invito alla Giunta, questo dimostrerebbe indubbiamente la assenza di attenzione nei confronti delle periferie e, se vogliamo, anche la mancanza di rispetto nei confronti delle periferie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. Ho ascoltato tutti i consiglieri, li ho ascoltati sempre con attenzione. Mi è dispiaciuto profondamente che nessuno in nessun intervento abbia voluto spendere una parola su un tema centrale, quando si discutono risoluzioni e quando si promuovono iniziative, che è il tema banalmente della concretezza e della pragmaticità. Nessuno di voi ha voluto spendere una parola per cercare di chiarire quello che io ho sottolineato negli interventi che abbiamo fatto ieri rispetto ai costi di quell’opera.

Stiamo parlando di una bretella autostradale che, ripeto ancora una volta, eccezion fatta per la consigliera Piccinini, è stata valutata nell’ordine di 400 milioni di euro per 8,6 chilometri di percorrenza, con un pedaggio che era stato stimato in 1,80 euro per fare solo 8,6 chilometri, che avrebbe consentito alla società concessionaria, cioè Autostrade per l’Italia, di rientrare dall’investimento in cinquant’anni.

Questi sono i numeri, consigliere Facci. Anziché fare lunghi interventi che preannunciano, evidentemente, anche una sua diretta partecipazione alla campagna elettorale imminente, perché altrimenti non si spiega l’intervento che ha fatto adesso, io avrei voluto sentire una parola...

 

(interruzione del consigliere Facci)

 

Consigliere Facci, lei ha la pessima abitudine...

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Soncini): Sta intervenendo il consigliere Taruffi. Non dovete parlare tra di voi. Scusate. Grazie.

Consigliere Taruffi, prosegua.

 

TARUFFI: Io non sto parlando con il consigliere Facci. È lui che interrompe me. Vorrei che fosse chiaro.

Una parola su questo forse andrebbe spesa, cioè dovreste dire come, secondo voi, si supera questo problema. È un problema. Altrimenti sono quindici anni che voi lanciate suggestioni che, però, non hanno nessuna aderenza con la realtà. Noi ieri non abbiamo parlato di rotonde. Noi ieri abbiamo approvato una risoluzione che chiede un piano di fattibilità per realizzare interventi di ammodernamento per la Statale 64, per la Porrettana, con varianti che evitino l’attraversamento dei centri di Vergato e Marzabotto. Non abbiamo parlato di rotonde. Abbiamo parlato di questo, per ridurre i tempi di percorrenza dall’Alto Reno per Bologna, e viceversa. Questo abbiamo detto. Non abbiamo detto rotonde o altre cose.

Corre anche l’obbligo di sottolineare che il territorio di cui parliamo non è una landa desolata, abbandonata al proprio destino. È un territorio in cui sono insediate alcune delle realtà più importanti del distretto industriale bolognese e regionale. È un territorio capace di esprimere eccellenze. È un territorio in cui sono insediate centinaia di imprese. Solo la CNA ‒ lo dicevo ieri ‒ ne conta oltre 500. Ci sono 3.000 addetti che lavorano in quel comparto, senza parlare del turismo e senza parlare del Corno alle Scale e delle Terme, che pure vivono momenti di difficoltà, sui quali necessitano investimenti, che hanno rappresentato un’importantissima fonte di lavoro e di reddito per quel territorio. Non è una landa desolata. È un territorio in cui ci sono tutte le scuole di ogni ordine e grado, ci sono due ospedali, c’è una linea ferroviaria, che è la più percorsa tra quelle regionali. Non è una landa desolata. La rappresentazione che ne fate è una rappresentazione che non corrisponde al vero. Detto questo, la regione, insieme alle altre Istituzioni, deve intervenire, deve investire per potenziare le infrastrutture? Certo che sì.

Ieri ne abbiamo discusso ampiamente: potenziare la strada Porrettana e potenziare la ferrovia per consentire anche in quel caso sulla ferrovia di cui voi non parlate mai, in tutta questa discussione non avete speso una parola per la ferrovia Porrettana, 10.000 pendolari ogni giorno. Noi diciamo di inserire il raddoppio dei binari da Marzabotto a Bologna per consentire corse veloci, la riduzione dei tempi di percorrenza, che sarà decisiva per garantire anche una risposta per i servizi di quel territorio.

Oggi infatti quel territorio è in difficoltà perché tanto gli infermieri, quanto i medici, quanto gli insegnanti, a volte decidono di non andare in quel territorio perché è lontano, perché è distante.

Se allora noi, politica, istituzioni, siamo in grado di dare una risposta anche a quel tipo di esigenza con un servizio pubblico, potenziamo e qualifichiamo i servizi pubblici. Al netto di tutte le battute di campagna elettorale, stiamo sul merito. Se qualcuno è in grado di smentire quello che ho detto, cioè una società privata farà mai un investimento di 400 milioni di euro recuperandoli in cinquant’anni? Dovete rispondere sì o no. Il resto sono barzellette.

Se voi ritenete che esista questa possibilità, ditelo. Altrimenti ci stiamo prendendo in giro. Se invece, come io penso, ed è la storia che lo dimostra, perché è vent’anni che si discute di quelle cose, nulla verrà mai fatto, allora forse…

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, le chiedo di concludere.

 

TARUFFI: Concludo. Recuperavo i quaranta secondi che mi aveva fatto perdere il consigliere Facci.

Se invece quella cosa non è possibile, troviamo soluzioni alternative: quella che abbiamo approvato ieri all’unanimità, e vi ho ringraziati, perché ho ringraziato tutti, consiglieri di maggioranza e di minoranza, è la strada su cui battersi insieme. Evitiamo le contrapposizioni ideologiche, di bandiera, evitiamo le campagne elettorali e proviamo a dare risposte a un territorio che di risposte ne deve avere, ma che non è una landa desolata.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliere Facci.

 

FACCI: Per fatto personale.

Il collega Taruffi ha esordito, nella sua dichiarazione, dicendo che su questa vicenda io faccio speculazione per campagna elettorale imminente.

Voglio dire, e chiudo, che di questa vicenda si parla da quindici anni, quindi, tutti quanti da quindici anni siamo in campagna elettorale, se vogliamo equipararci.

Questa vicenda nasce da lontano. Purtroppo non terminerà oggi, perché voi la boccerete, ma questa, ribadisco a Taruffi, non è una mia presa di posizione, è tutto un tessuto imprenditoriale che lo chiede. Quindi, non c’è nessuna speculazione su questa vicenda.

Se poi il consigliere Taruffi dice che per lui quest’opera non si farà perché non si deve fare, perché costa troppo, questo è un altro discorso, ma lo dice alle imprese del territorio, non lo dice al sottoscritto.

 

PRESIDENTE (Soncini): Può avere la parola il consigliere Taruffi, a questo punto.

 

TARUFFI: Anch’io intervengo per fatto personale.

Siccome per fortuna ci sono le registrazioni, non consento a nessuno di attribuire a me affermazioni che io non ho fatto. Io non ho detto che quell’opera non deve essere fatta perché non ce n’è bisogno o per altre ragioni, io vi ho chiesto, e non l’avete fatto per due giorni, perché non l’ho chiesto adesso, sono due giorni che ve lo chiedo mentre discutiamo di queste cose, di spiegarmi come si evade il problema che pongo in rapporto ai costi di quell’intervento, che non sono in capo e non sarebbero in capo al pubblico, ma sarebbero in capo a società Autostrade…

 

(interruzione del consigliere Facci)

 

A società Autostrade.

 

(interruzione del consigliere Facci)

 

Sono due giorni che sfuggite a domanda. Comunque, non le consento di attribuirmi affermazioni false. Questo non lo consento.

 

PRESIDENTE (Soncini): È chiaro.

 

TARUFFI: Se lei è così…

 

(interruzione del consigliere Facci)

 

Io ho capito che il consigliere Facci…

 

(interruzione del consigliere Facci)

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, un attimo.

 

TARUFFI: Presidente, lei non può consentire a un consigliere regionale di interferire fuori microfono, urlando in modo sguaiato, come sta facendo il consigliere Facci. Io ho parlato e ho ascoltato. Il problema è che da quell’altra parte, quando parlano questi qua, devono tacere. Non è che siamo al bar! Non si interviene sempre così! Io ascolto anche le corbellerie che dite in silenzio, voi usate la cortesia e l’educazione di tacere quando parliamo di qua! Va bene?

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Sassi, prego.

 

SASSI: Speriamo che si calmino un po’ gli animi. Io terrò dei toni un po’ più tranquilli, così magari si rasserenano un po’ gli animi.

Sento sempre utilizzare il termine “strategico”, lo sento dire da molti, non è solo riferito alla proposta del consigliere Facci di oggi, e spero che qualcuno mi spieghi come viene definito, declinato e in base a cosa il termine “strategico” nei confronti di un’opera.

In realtà, faccio questo intervento perché il consigliere Facci chiede che quest’opera venga inserita in discussione all’interno del PRIT, a cui abbiamo già accennato in quest’aula in diverse occasioni, e io in diverse occasioni ho detto che il PRIT, così com’è stato costruito, non risponderà ai bisogni del territorio, bisogni reali non declinati strategicamente da organi politici, ma con dei rilevamenti tecnici che possono effettivamente definire quali siano le reali necessità di mobilità, di spostamento delle merci sul territorio. Questa cosa il PRIT non la fa e non la fa perché parte da fonti incerte, incomplete e quindi non risponde alla realtà della situazione emiliano-romagnola.

Questo non è un’affermazione del sottoscritto, ma è l’affermazione dello stesso assessorato che ha dichiarato questo in una delle prime Commissioni in cui si cominciava a parlare di PRIT.

Temo che i reali bisogni dei territori siano altri, perché io parto da lì, non parto dalle mie idee, di cosa sia strategico o meno o dalle idee degli imprenditori o dalle idee dei cittadini. Bisogna andare a rilevare le reali necessità imprenditoriali o di disponibilità delle persone per fare in modo di fare una progettazione a livello del PRIT che possa rispondere a quei bisogni. Poi, se la bretella proposta dal consigliere Facci, che è tanto tempo che è ferma e che comincia ad avere, immagino, anche un po’ di polvere su questi progetti, e lo capisco, potrà risultare proprio in rilevanza di quei bisogni strategici, in rilevanza dei reali bisogni diventa strategica, allora anche il discorso… E qui mi allaccio anche alla domanda che ha fatto il consigliere Taruffi su dove troviamo i soldi, se sia economicamente sostenibile o conveniente da parte di un privato affrontare un progetto del genere. Probabilmente no, probabilmente dovrebbe essere anche il pubblico a intervenire se l’opera diventa e risulterà strategica, ovviamente.

Se l’opera risulterà strategica anche il pubblico dovrà magari intervenire e mettere mano. A quel punto non so nemmeno se… Io poi non entro nel merito della strategia economica di questo punto di vista, se possa essere una autostrada o una strada a scorrimento veloce, quindi un’autostrada a pagamento o gratuita. Il punto è sull’equilibrio economico di un’opera del genere e non sta a me fare in questa fase, in questo momento, un’analisi di questo tipo. Ripeto, io parto dalla realtà dei fatti, non dalle opinioni politiche o meno e quindi vado a identificare quella che può essere un’opera strategica non solo attraverso l’analisi costi-benefici di cui si è tanto parlato anche in quest’aula, a volte anche un po’ a sproposito, ma partendo dai reali bisogni.

Parlo di questo tema perché, tra l’altro, io ho fatto ben tre proposte sul PRIT proprio legate a questo tema, che probabilmente non sono neanche di caratura politica. Sono proprio tecniche, cioè fatte in modo da poter dire: prima rileviamo i bisogni, prima rileviamo le reali necessità e poi, su quelle necessità, in base alle strutture esistenti e in base a quelle che potenzialmente sono da realizzare, stabiliamo cosa deve fare e pianificare il PRIT. Questo, ovviamente, non avverrà in questo PRIT. Forse nel prossimo. Quello che vado a chiedere è un’analisi dei dati abbastanza consistente. Quindi, ci vorrà tempo e ci vorrà, probabilmente, un’altra legislatura per riuscire a fare in modo che questa mia proposta trovi la luce.

Ritengo si stia usando un po’ a sproposito il termine “strategico”, ma non conoscendo il territorio rimango su una sensazione, non certo su una certezza. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Paruolo, prego.

 

PARUOLO: Molto rapidamente, per confermare il voto negativo, che ho motivato nel mio intervento di ieri, del Partito Democratico. Non si tratta di un accanimento o di non voler tenere in considerazione le istanze del territorio, ma si tratta di un forte scetticismo rispetto all’effettiva realizzabilità di quest’opera, che ho cercato di motivare ieri.

Ieri ho letto una nota che era stata preparata con l’ausilio delle strutture di Giunta, quindi dell’assessorato, che ripercorreva le difficoltà che aveva incontrato questo progetto a uscire dalla fase dell’ideazione per entrare in una fase di effettiva realizzabilità dal punto di vista della sostenibilità economico-finanziaria. Questo è il motivo.

Volevo rassicurare il collega Facci. Siccome condivido, al meglio delle mie conoscenze in questo campo, la valutazione che mi è stata proposta, che io ho fatto mia e ho illustrato ieri, dell’assessorato, sono pronto, naturalmente, anche a venirlo a dire ai cittadini e alle imprese del territorio, che sono certo apprezzerebbero il fatto che ci possa essere la bretella, ma che altrettanto potrebbero comprendere il fatto che la bretella ha evidenti problemi di sostenibilità. Questa è la motivazione.

Lo dico perché credo che dovremmo tutti sforzarci di proporre una politica che sia sostenibile, cioè che possa fare delle promesse che poi mantiene, invece di continuare ad alimentare una modalità che, magari esagera in fase di promesse, e poi quando deve provare a mantenerle ha delle evidenti difficoltà.

Siccome ho qualche difficoltà, collega Facci, a collocarla dal punto di vista del Governo, però mi pare di capire che lei sia sostanzialmente al governo del Paese per…

 

(interruzione)

 

Sì, d’accordo, però se ha dei contatti col ministro Salvini, che mi pare sia al Governo e che campeggia nel logo della formazione politica che lei rappresenta, per esempio potrebbe leggermente anche esercitare un’azione di spinta, perché altre cose che sono utili al territorio, che invece hanno un’analisi costi-benefici già ampiamente fatta, venissero realizzate. Qui esprimo un parere personale, mi rendo conto: è stata espressa soddisfazione per il compromesso raggiunto col Governo da parte dei superiori e della Giunta, però io continuo a pensare che sarebbe stato meglio finanziare per intero il progetto del Passante di Bologna, perché qui siamo riusciti nell’impresa di risparmiare una manciata di milioni eliminando la corsia di emergenza della tangenziale. E quando la sperimenteremo, temo che emergerà che anche lì la realtà potrà presentare un conto leggermente diverso da quelle che sono le premesse, oppure le speranze che si esprimono a voce, e che forse, temo, fra dieci anni, qualcuno anche di coloro che ha pensato di raggiungere questo compromesso per salvare la faccia rispetto alle dichiarazioni spese, converrà che sarebbe stato meglio procedere col progetto che il Governo precedente e questa regione avevano fortemente spinto insieme alla Città Metropolitana, perché potesse vedere la luce.

Se ognuno magari desse il contributo fattivo cercando di stare al merito, credo che potrebbero esserci benefici per tutti.

 

PRESIDENTE (Soncini): Non ho altri iscritti in dichiarazione di voto. A questo punto siamo alla votazione dell’oggetto 8159.

Ci sono gli scrutatori. Il consigliere Facci chiede il voto elettronico. Si vota col voto elettronico. Comunque ci sono gli scrutatori.

Metto al voto l’oggetto 8159, a firma del consigliere Facci.

Potete votare.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 33

Favorevoli 6

Contrari 26

Astenuti 0

 

È respinto.

 

OGGETTO 7415

Risoluzione per impegnare la Giunta a proseguire ed implementare, insieme all’Ufficio Scolastico Regionale, l’azione nelle scuole a sostegno dell’educazione civica e della conoscenza della Storia del Novecento; a chiedere al Governo ed al Parlamento di dare attuazione alle indicazioni che più volte l’UE ha dato ai propri Stati membri, inasprendo con ogni mezzo disponibile la lotta contro le formazioni di estrema destra e le idee di odio ed intolleranza di cui sono portatrici, richiedendo inoltre al Parlamento un celere intervento legislativo che corrobori gli strumenti di repressione dei reati in mano alla Magistratura ed alle Autorità competenti, evitando che manifestazioni ed eventi dichiaratamente richiamantisi all’ideologia fascista o nazista possano essere autorizzati, vietando in ogni forma e con qualsiasi modalità la vendita di gadget e vessilli richiamanti tale ideologia e rendendo certe e severe le pene per i trasgressori e per coloro che compiono reati d’odio di matrice xenofoba. A firma dei Consiglieri: Rossi, Caliandro, Lori, Marchetti Francesca, Mori, Campedelli, Poli, Serri, Sabattini, Calvano, Prodi, Torri, Taruffi, Mumolo, Zappaterra, Ravaioli

(Discussione)

 

OGGETTO 8265

Risoluzione per impegnare l’Assemblea e la Giunta a prendere in esame, unitamente all’Amministrazione scolastica e alle rappresentanze delle comunità ebraiche regionali, iniziative ulteriori dirette a rendere efficace e costante l’impegno per la cultura del rispetto e per il contrasto all’antisemitismo. A firma dei Consiglieri: Sensoli, Bertani

(Presentazione e discussione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo ora all’oggetto 7415: risoluzione per impegnare la Giunta a proseguire ed implementare, insieme all’Ufficio Scolastico Regionale, l’azione nelle scuole a sostegno dell’educazione civica e della conoscenza della Storia del Novecento. È a firma dei consiglieri Rossi, Caliandro, Lori, Marchetti Francesca, Mori, Campedelli, Poli, Serri, Sabattini, Calvano, Prodi, Torri, Taruffi, Mumolo, Zappaterra e Ravaioli.

Apro la discussione generale sulla risoluzione.

Consigliera Rossi Nadia, prego.

 

ROSSI: Grazie, presidente.

Diceva, Pier Paolo Pasolini, nel 1962: “Occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società”. Ecco, questo è principalmente il pericolo di oggi.

È chiaro che c’è un pericolo immediato legato ai movimenti e alle organizzazioni che predicano e praticano violenza, ma c’è anche purtroppo un diffuso clima e un discorso pubblico che coltivano odio quotidianamente.

È stato un processo e ora produce risultati: lo sdoganamento di forze politiche e del lessico esplicitamente fascista è un processo ormai compiuto. Il fascismo organizzato non è mai scomparso, ma questo Paese aveva gli anticorpi efficaci, capaci di attivarsi di fronte alle violenze che, dal dopoguerra a tutti gli anni Settanta, hanno caratterizzato l’estrema destra italiana.

A livello europeo, e non solo, si rafforza un senso comune fatto di intolleranza, di egoismo, con tutti i pericoli che ciò comporta. Si parla di razze, si stigmatizzano le differenze, gli orientamenti sessuali, si auspicano ritorni alla famiglia patriarcale, ad un ordine sociale antico, che poi, in realtà, è sempre lo stesso, è quello che, di fatto, si basa sui rapporti di forza e soprattutto si minimizza.

Di fronte alle violenze, all’uso di linguaggi e simboli fascisti, si parla di follia, di stupidità, spesso di ignoranza. I media banalizzano derubricando i fatti ad intemperanze dovute a pazzia, ma l’assassino dei 77 socialdemocratici in Norvegia, dei giovani socialdemocratici in Norvegia del 2011 o quello della parlamentare Jo Cox nel 2016, ha rivendicato la sua appartenenza all’estrema destra.

Quello che voglio sottolineare è che abbiamo davvero e troppo abbassato le difese contro un’offensiva ideologica che, di fatto, oggi è diventata di portata globale. Stanno tornando i nazionalismi con il loro portato di razzismo, di chiusura, di xenofobia e il pericolo sempre costante di tensioni tra Stati.

Un Paese silenzioso, un Paese inerte, ovviamente si presta ed è il miglior amico dei populismi di destra che si insinuano e crescono davanti alla crisi. Noi democratici dobbiamo essere intransigenti e quello che ci si presenta oggi, quello che ci si prospetta dobbiamo ribadire sempre con più forza che non è il mondo che vogliamo.

È per questo motivo che ho pensato di presentare questa risoluzione chiedendo alla Giunta, insieme ai colleghi della maggioranza, di dare diffusione al testo della risoluzione approvata dal Parlamento europeo presso tutte le Amministrazioni locali della Regione, chiedendo che venga portata a conoscenza dei cittadini.

Ho chiesto di proseguire e di implementare, insieme all’Ufficio scolastico regionale, l’azione nelle scuole a sostegno dell’educazione civica e alla conoscenza della storia del Novecento, anche affiancando programmi specifici in grado di sviluppare la capacità critica dei ragazzi di fronte all’enorme mole di informazioni che spesso, ovviamente, rischia di schiacciarli; e anche a chiedere al Governo e al Parlamento europeo di dare attuazione alle indicazioni che più volte l’Europa ha dato ai propri Stati membri, inasprendo, con ogni mezzo disponibile, la lotta contro le formazioni di estrema destra e le idee di odio e intolleranza di cui sono portatrici; e che lo faccia attraverso le norme che esistono, che lo faccia anche attraverso le norme che sono depositate e che ancora non sono state discusse e approvate che, in qualche modo, intervengono su quello che è anche uno sviluppo ‒ se pensiamo, per esempio, anche all’utilizzo dei social ‒ di fonti di comunicazioni che, ovviamente, in quegli anni non potevano essere normate.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Rossi.

Ci sono altri?

Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Penso che i colleghi attendessero un mio intervento, quindi cerco di accontentarli.

Presidente, colleghi, quando la campagna elettorale si avvicina e non si sa cosa dire o cosa fare per raggranellare qualche voto, basta sventolare il turpe vessillo nero per cercare di radunare schiere di elettori delusi, ma sempre motivabili attraverso un pizzico di retorica antifascista.

Mi perdoni la collega Rossi, ma se dopo settantanove anni di mito resistenziale, promosso con milioni di euro dati all’ANPI, vi trovate ancora qui a gridare “al lupo, al lupo”, dovreste ormai esservi accorti che qualcosa lo avete sbagliato o, forse, non siete semplicemente credibili nel farlo. Vede, collega, la storia per essere davvero capita va esaminata nella sua complessità. Non ci si può ideologicamente limitare a demonizzarla, aspettandosi che una parte di essa sparisca, che quasi per magia si cancelli.

Dovreste ormai aver capito che gli slogan, le semplificazioni e le mistificazioni non bastano a cancellare un quarto di secolo di storia patria. Scusate per la “patria”. Nominare in quest’aula la “patria” è sempre commettere un grave peccato. Altrettanto, il negazionismo con il quale vi ostinate a voler affrontare ciò che è successo nell’immediato dopoguerra e il giustificazionismo che riservate al comunismo porterà sempre a non rendervi credibili.

Il fascismo è un fenomeno politico che si è sviluppato in un determinato contesto storico e che si esaurisce il 28 aprile 1945 con la morte dell’uomo che ne fu creatore e sintesi. Non si tratta di un fenomeno replicabile, ma altrettanto non si può negare che, con le sue luci e le sue ombre, ha accompagnato per un quarto di secolo di vita il nostro popolo. Ciò di cui francamente non vi rendete conto è che quel momento storico lo potrete superare soltanto facendo i conti con esso e con la vostra storia.

A nulla serve vietare un gagliardetto o un gadget, se non forse a creare un’aura di mistero attorno ad esso. Aura di mistero che porta poi a far emergere le contraddizioni taciute, cancellate, ovvero, far crollare l’intero castello di carte.

Il fascismo fa parte a pieno titolo della storia d’Italia: prima lo ammetterete e sarete pronti a fare un serio dibattito storico su quel periodo, prima forse riuscirete a spazzare via alcuni di quei fantasmi che tanto vi spaventano.

Senza comprendere che il fascismo rappresentò la quasi totalità del popolo italiano, riuscendo ad essere sintesi di una cultura monarchico-liberale, di una cultura cattolica e di una cultura socialista e rivoluzionaria, e raggiunse l’apice del consenso con la dichiarazione dell’Impero, non si comprenderebbe il Manifesto per la salvezza dell’Italia e la riconciliazione del popolo italiano…

 

(interruzione)

 

Dicevo: con la dichiarazione dell’Impero non si comprenderebbe il Manifesto per la salvezza dell’Italia e la riconciliazione del popolo italiano apparso sulle pagine della rivista clandestina Stato operaio n. 8 dell’agosto 1936, sottoscritto da Palmiro Togliatti, assieme ad altri 63 esponenti del Partito Comunista d’Italia, che conteneva asserzioni del tipo – e cito –: “popolo italiano, fascisti della vecchia guardia, giovani fascisti, noi comunisti facciamo nostro il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori e vi diciamo lottiamo uniti per la realizzazione di questo programma”. Ed ancora: “è l’ora di prendere il manganello contro i capitalisti che ci hanno divisi perché ci restituiscano quanto ci hanno tolto”.

Ovviamente, Togliatti non era impazzito, ma come già Antonio Gramsci dieci anni prima, aveva intuito che il fascismo non era solo reazione capitalistica, ma che la rivoluzione delle camicie nere era legittimata da una base sociale essenzialmente proletaria e piccoloborghese, che metteva in discussione le fondamenta stesse dell’ordine sociale ed economico, rivendicando un ruolo dello Stato tramite il sistema corporativo nell’economia e nei rapporti sociali, e per questo i fratelli in camicia nera potevano rappresentare una sponda possibile per il processo rivoluzionario.

La stessa posizione è ribadita da Manuilsky, nella Commissione italiana del Sottosegretariato latino dell’esecutivo del Comintern del dicembre 1935, così riassunta: “Centre and periphery: The History of the Comintern in the Light of New Documents (International Institute of Social History). Oggi – cito – il problema del fronte unico in Italia non deve essere sollevato nei termini del fronte unico con i socialisti né con gli anarchici. Il problema del fronte unico in Italia è il problema del fronte unico con i fascisti”. Dovete adottare questa direzione politica chiara. Finché non affrontate questo problema, la questione del fronte unico si risolverà a un’alleanza nell’immigrazione con giustizia e libertà, che non riveste grande importanza. Ovviamente, il coinvolgimento dell’Italia fascista nella guerra di Spagna tronca definitivamente questo tipo di approccio nel febbraio 1937.

Venendo ora alle responsabilità scatenanti il secondo conflitto mondiale, vorrei ricordare alla collega Rossi che il secondo conflitto mondiale inizia il 1° settembre 1939, quando le truppe tedesche invadono la Polonia, ma vorrei altrettanto ricordare che il prodromo all’invasione fu la sottoscrizione, il 22 agosto 1939, del patto Ribbentrop Molotov, con il quale la Germania nazista e l’Unione Sovietica comunista decidevano lo smembramento della Polonia.

All’invasione tedesca, infatti, il 17 settembre dello stesso anno segue quello dell’Armata Rossa, che arrivava ad aiutare i fratelli polacchi occupando quella parte del Paese che, in base agli accordi con i nazisti, le sarebbe toccato. Il come l’Armata Rossa abbia aiutato i polacchi lo testimoniano tristemente le fosse di Katyn. Ma i 22.000 tra ufficiali e cittadini polacchi giustiziati a sangue freddo dai gendarmi di Stalin faticano ancora a trovare posto nei libri di storia, così come fanno ancora fatica a trovare posto nei libri di storia italiani le decine di milioni di morti che il comunismo ha mietuto in mezzo mondo.

La RSI partorì alcune delle idee più originali dell’intero Novecento, degne di essere discusse ancora oggi, senza pregiudizi ideologici, in particolare in campo economico, ormai scevro dall’influenza della Corte e dei poteri plutocratici. Fu nel Manifesto di Verona che si stesero i punti programmatici del nuovo sistema, quali l’importanza primaria del lavoro, il ruolo fondamentale dello stato nell’economia, il diritto dei lavoratori alla giusta retribuzione, alla casa, alla partecipazione al processo produttivo e decisionale. Ne è simbolo l’articolo 12, così come con il decreto legislativo n. 375 sulla socializzazione delle imprese nel febbraio 1944.

La socializzazione, pur tutelando la proprietà privata, la libera iniziativa e la concorrenza, eliminava di fatto il rapporto dipendente-padrone, affidando ai lavoratori stessi la responsabilità della produzione tramite i consigli di gestione, formati da delegati di tutte le forze produttive dell’azienda. Non c’è, quindi, da stupirsi se alla Repubblica Sociale aderisce un personaggio come Bombacci, che nel 1921 è tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia e nel 1945 è fucilato assieme a Pavolini a Dongo, così come non troverebbero ragion d’essere i tanti casi di fascisti arruolati nell’immediato dopoguerra nelle file del PCI, primi fra tutti i sindacalisti usciti dalle quattro scuole del sindacalismo corporativo, che andarono a formare la struttura della CGIL.

Gli slogan, le semplificazioni e le mistificazioni di quel periodo storico non riuscirebbero mai a spiegare figure come quella dell’onorevole Davide Lajolo, che nel 1937 partecipa alla guerra in Spagna con la Divisione Volontari del Littorio e nel 1943 diviene vice federale di Ancona per poi diventare, nel 1945, prima vice direttore dell’Unità, edizione nord Italia, poi direttore dell’Unità di Milano e infine parlamentare del Partito Comunista Italiano. Questo per non tornare a citare esempi quali quello di Guido Fanti, allievo ufficiale della Scuola di Fontanellato, già sollevato in quest’aula dal mio predecessore Foti.

In questa risoluzione nessuna responsabilità ovviamente è imputata l’Unione Sovietica, anzi quella ci ha salvato. Il secondo responsabile del conflitto è l’Italia fascista, che entra in guerra il 10 giugno 1940, quando mezza Europa era già stata travolta dalle armate tedesche.

Nella risoluzione si parla spesso e volentieri di ignoranza della storia del Novecento. Ebbene, penso proprio che il problema stia qui, proprio nell’ignoranza, spesso voluta. Capisco sia difficile demonizzare un’ideologia già quando questa coinvolge fasce marginali della società, ma diviene impossibile quando questa…

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, le chiedo di avviarsi alla conclusione.

 

TAGLIAFERRI: Allora è più conveniente cercare di cancellare quegli anni per evitare di fare i conti con il fatto che i sinceri democratici del dopoguerra erano gli stessi che in camicia nera popolavano le piazze delle adunate oceaniche pochi anni prima, così tutto diviene più semplice, almeno in un primo tempo, quello nel quale nessuno può dire niente perché “se tu ti ricordi di me, io mi ricordo di te. Quindi, meglio tacere entrambi”.

Il più tempo passa e la contraddizione non può che emergere in maniera lampante e monumentale. La verità è che il 25 aprile 1945 l’Italia è capitolata, la guerra è finita.

La fine della guerra e poi l’avvento della Repubblica e la Costituente hanno rappresentato un lavacro che ha permesso ai più di prendere le distanze dal passato e ricostruirsi una presunta verginità…

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, le chiedo di concludere.

 

TAGLIAFERRI: Sto terminando.

In conclusione, nella vostra furia iconoclasta, vorrei invitarvi a levare gli occhi verso l’alto, perché al centro del soffitto di questa stessa aula mi sembra siano ravvisabili strane geometrie uniche. Cosa dobbiamo aspettarci nel breve futuro? Che le copriate con un tendaggio, come è accaduto con i nudi in Campidoglio in occasione dell’incontro di Renzi con il presidente dell’Iran Rohani?

Inutile fin d’ora annunciare il mio voto fermamente contrario ‒ e termino ‒ a questa risoluzione, non prima di aver ringraziato la collega per l’opportunità che mi ha offerto di partecipare ad un dibattito su questo tema, sperando di non avere sfigurato rispetto al mio predecessore, Tommaso Foti. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Siccome è pervenuta una risoluzione a firma Bertani e Sensoli abbinabile a quella in discussione, siccome il dibattito generale è congiunto, in attesa che venga distribuito e i consiglieri ne possano prendere visione, sospendo giusto il tempo che venga fotocopiato e distribuito a tutti i consiglieri. Grazie.

 

(La seduta, sospesa alle ore 12,35, è ripresa alle ore 12,41)

 

PRESIDENTE (Soncini): Oggetto 8265: risoluzione per impegnare l’Assemblea e la Giunta a prendere in esame, unitamente all’amministrazione scolastica e alle rappresentanze delle comunità ebraiche regionali, iniziative ulteriori dirette a rendere efficace e costante l’impegno per la cultura del rispetto e per il contrasto dell’antisemitismo. È a firma dei consiglieri Bertani e Sensoli. Viene abbinato all’oggetto 7415. Di conseguenza, la discussione generale è congiunta sulle risoluzioni.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Sassi.

 

SASSI: Grazie, presidente.

Io non farò lezioni di storia, perché è notorio che io andavo, come si diceva, alla scuola della bidella, che mi dava sempre quattro (lo dico come battuta). In realtà, non è mio compito fare lezioni di storia, che lascio a chi se la sente, ma so che certamente la cultura che proviene, che si fonda e che ha le sue radici nel ventennio fascista non è una cultura che mi trova molto democratico da questo punto di vista. Anche se nel mio essere, come il mio ruolo, come ho sempre detto in passato e come sempre faccio, io non nego l’ascolto a nessuno e parlo con tutti, ma questo non vuol dire condividerne idee, pensieri o linee politiche.

Ciò detto, chiedo alla presidente se è possibile votare la risoluzione 7415 per parti separate e, quindi, votare separatamente l’ultimo paragrafo del dispositivo, per un semplice motivo: in quel paragrafo ci sono cose che, dal mio punto di vista, sono già superate dalla legislazione vigente. Non c’è bisogno di rimarcare cose che sono già in essere ora. Non perché io sia per la vendita di gadget, per cortesia. A parte il fatto che certamente potrebbe essere anche una cosa che di principio potrei condividere in carattere generale, ma all’atto pratico è totalmente inattuabile. Io ho girato negozietti di paccottiglie e gadget in giro per la regione e persino a Rimini, sul lungomare, ho trovato gadget richiamanti quel periodo. Dubito che polizia e carabinieri si debbano impegnare a fare sequestri in giro, quando di problemi più cogenti ne abbiamo da seguire. Quindi, eviterei questa parte.

Credo, però, che la risoluzione porti all’attenzione anche delle nostre strutture scolastiche di insegnare la storia rispetto a una legge del Novecento di questa Regione, ma sarebbe bene che la storia fosse insegnata a 360 gradi e non incasellata in un atto legislativo un po’ di parte, ma debba essere raccontata tutta, persino le foibe, per intenderci, tutta la storia. È fatta in modo che ci sia una narrazione un po’ super partes. Questo lo dico da sempre, non da adesso, perché i totalitarismi hanno vissuto la nostra epoca del Novecento, ma non solo, sia a destra che a sinistra in territori diversi e sono stati vinti qualcuno dalla storia, il comunismo, e qualcuno della guerra, il fascismo o il nazismo. Il problema di come questi totalitarismi vengono a decadere non è di secondaria importanza.

Aver vinto il fascismo o il nazismo con le armi vuol dire che culturalmente non è stato mai superato. Quindi, c’è un enorme sforzo da fare e credo che si sia fatto. Da questo punto di vista devo riprendere un po’ anche quello che ha accennato il collega Tagliaferri: la sinistra qui ha un po’ fallito se ancora stiamo parlando di queste cose, dal punto di vista della formazione culturale per superare l’idea del fascismo, l’ideologia fascista.

Credo che la storia del Novecento non si debba, però, attenzione, limitare – lo dico come inciso – solo al discorso fascisti, comunisti, guerra e quant’altro. Ricordiamoci sempre che la storia del Novecento è anche storia di mafia e di stragi di mafia. La storia del Novecento va vista nella sua totalità. Questa deve essere una narrazione che deve entrare nelle scuole in maniera forte, forte e chiara, perché, altrimenti, se non si va nelle scuole… Io penso già alle medie, non tanto alle superiori. Già da lì si deve cominciare a insegnare questa storia, la storia più recente, perché, altrimenti, quando queste persone crescono e non hanno le basi storiche di cosa è stata la storia del nostro Paese ci ritroviamo non i fascisti del terzo millennio, ma quelli del quarto o del quinto millennio, che ancora anelano ad avere un comandante che ci guida.

È un po’ come non aver mai superato la voglia di un re, di un sovrano. Questa è una cosa che, culturalmente, un po’ io vedo aleggiare in giro. Parlando con la gente, da tempo, ho questa sensazione, che noi subiamo ancora un po’ la sindrome della perdita del sovrano. Non l’abbiamo mai digerita completamente come società. Ancora abbiamo questa idea. Non tutti, per fortuna. Dico “per fortuna” perché io non sono tra quelli, ma sento molti discorsi che dicono: “Sei mesi di una persona, per fare le cose che devono essere fatte, ci vorrebbero”. Questa battuta un po’ da bar la sento, ahimè, troppo spesso, questo perché, forse, si sta perdendo o si è persa parte della memoria di quello che è successo. Non è che perché all’inizio i fascisti erano un po’ socialisti, erano la classe operaia, allora tutto ciò che è avvenuto dopo è stato tutto bello. Ricordo manganelli, stragi, torture. Una doveva subirla mio padre. Purtroppo ‒ non so se dire “fortunatamente” ‒ l’ha subita solo mio zio. Però, quando se ne è andato, aveva ancora tutta la schiena butterata per quello.

Non stiamo parlando di un periodo di ragazzi un po’ ribelli, che erano un po’ fuori dalle righe. Stiamo parlando di atti di vera e propria tortura. Quindi, non minimizzerei questa parte. Non eviterei nemmeno di raccontarla, ma non voglio entrare nella narrazione di chi ha fatto cosa e perché. Come diceva la mia mamma, un fosso è fatto di due sponde. Quindi, una colpa, a volte, va divisa in due. Ci sono momenti in cui ha colpa qualcuno e momenti in cui ha colpa qualcun altro. L’equilibrio non so da che parte sta. Quello che è successo nel dopoguerra è successo. Ci sono libri che lo raccontano. Mio padre non me lo raccontò mai, non voleva raccontarlo, ma lui uscì dalla polizia partigiana del dopoguerra perché c’erano situazioni che a lui non stavano bene.

Quindi, che ci siano state delle azioni poco democratiche, poco giuste credo anch’io che possa essere successo. Lo dico con il beneficio del dubbio, però, perché io non c’ero, perché non ho la documentazione, perché non ho le testimonianze, perché non posso farmi un’idea solo sul sentito dire. Questo, purtroppo, è parte del recupero della memoria che dovremmo, invece, continuare a cercare. È quello che in quest’aula anche l’assessore Mezzetti veniva a proporre. Quindi, è assolutamente da fare.

Spero sempre ‒ come ho detto anche la volta precedente ‒ che a farlo sia qualcuno che abbia una visione molto allargata e non di parte della raccolta dei fatti. La storia si basa sui fatti e non sulle opinioni, e questo è importante che venga portato avanti.

Io trovo di assoluto buonsenso anche la risoluzione presentata dai colleghi Bertani e Sensoli, abbinata 7415. Mi interessa molto capire se anche i colleghi degli altri Gruppi ritengono che questa risoluzione sia di assoluto buonsenso. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Sassi.

Ha chiesto di intervenire la consigliera Prodi.

 

PRODI: Grazie, presidente.

Io ho una brevissima risposta per il collega Tagliaferri. Io credo, da quello che ha esposto, che non abbia letto il testo della risoluzione, che parla, appunto, di una risoluzione approvata dal Parlamento europeo per mettere al bando gruppi neofascisti e neonazisti.

La risoluzione è stata presentata dal Partito popolare europeo, dai socialisti, dalla sinistra, dai Verdi e dall’ALDE. Quindi, con la sua apologia di fascismo che ha fatto oggi, perché in quest’aula io rilevo che sia stata fatta un’apologia del fascismo, si pone a oggetto della risoluzione del Parlamento europeo. Per me è questo il quadro, e rilevo comunque che non ha assolutamente affrontato i temi della risoluzione del Parlamento europeo.

Rilevo invece che non solo in questo momento il Governo non sta dando atto a quello che il Parlamento europeo ha chiesto, ma che il presente Governo vede il plenipotenziario vicepresidente, ora, che vuole comandare sul Capo di Stato Maggiore della Difesa e della Marina militare, che rispondono – testualmente, è la loro nota –: “non è che un ministro può alzarsi e ordinare qualcosa a un uomo dello Stato, queste cose accadono nei regimi, non in democrazia. Noi rispondiamo al ministro della difesa e al Capo dello Stato, che è Capo supremo delle forze armate. Noi siamo in questo contesto politico, al momento”.

Io dico che è evidente che il passaggio è stretto e strategico. Si crea un sistema di incertezze e paura, rivolto ad un nemico costruito ad hoc, ad esempio prendiamo gli inermi rifugiati, per poi instaurare un regime autoritario, che magari, eventualmente, possa diventare repressivo nel momento in cui si dovranno imporre misure economiche e sociali drammatiche, che arriveranno per tutti, e allora non si potranno certo tirare in ballo gli immigrati.

Noi siamo contro tutto ciò. Siamo dalla parte di chi salva le vite umane, dalla parte di Mediterranea, per intenderci, perché 256 morti da gennaio ad oggi in mare sono sulla coscienza di chi ritiene la Libia un interlocutore sicuro e non parla della tremenda guerra che si sta svolgendo, e di chi rifiuta il soccorso in mare. Siamo al fianco di tutte le vittime dell’odio xenofobo e fascista, quelle che vengono indicate puntualmente nella risoluzione del Parlamento europeo, che vi invito a leggere.

Abbiamo ben presente, dicevo, il disegno che si vuole mettere in atto e nostro compito è di aprire gli occhi a chi crede che il proprio nemico sia il compagno di banco o il vicino di casa, perché percepiti come diversi. Quindi, apriamo gli occhi, recuperiamo i fondamentali.

I diritti, una volta negati a qualcuno, vengono poi cancellati a tutti. Il tema è dare una risposta determinata e definitiva alla componente fascista e razzista che promuove l’escalation di un conflitto istituzionale e sociale per destabilizzare e controllare il Paese. Quindi, ripristiniamo l’idea di collettività, di diritti sociali, di convivenza pacifica, rappresentanza condivisa, buono e onesto lavoro di rispetto dei valori costituzionali.

Sappiamo da quale parte stare, sappiamo resistere. Sono i nostri valori, che non moriranno mai. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera.

Visto l’orario, riprendiamo i nostri lavori oggi pomeriggio, alle ore 14. Si è iscritto a intervenire il consigliere Taruffi.

Grazie.

 

La seduta ha termine alle ore 12,54

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’art. 65, comma 2, del Regolamento interno, il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta la vicepresidente della Giunta Elisabetta GUALMINI, gli assessori Patrizio BIANCHI, Palma COSTI, Paola GAZZOLO, Sergio VENTURI e la consigliera Roberta MORI.

 

Votazioni elettroniche

 

OGGETTO 7987 “Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Disciplina per l’avvio e l’esercizio dei condhotel e per il recupero delle colonie»” (108)

 

Presenti: 41

 

Favorevoli: 29

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Andrea GALLI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Astenuti: 11

Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Matteo RANCAN, Raffaella SENSOLI, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 9

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BONACCINI, Alan FABBRI, Giulia GIBERTONI, Roberta MORI, Marco PETTAZZONI, Fabio RAINIERI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI.

 

OGGETTO 8159 “Risoluzione per invitare la Giunta a dare seguito alle determinazioni assunte dalla Città metropolitana di Bologna, rispetto alla necessità di realizzazione della "bretella" di collegamento tra la Valle del Reno e la Valle del Setta, anche mediante l'inserimento di tale opera nel nuovo PRIT 2025 (Piano integrato dei Trasporti) in via di approvazione. A firma del Consigliere: Facci”

 

Presenti: 33

 

Favorevoli: 6

Michele FACCI, Andrea GALLI, Daniele MARCHETTI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Contrari: 26

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Francesca MARCHETTI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 17

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Paolo CALVANO, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Simonetta SALIERA.

 

Emendamenti

 

OGGETTO 7987 “Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Disciplina per l’avvio e l’esercizio dei condhotel e per il recupero delle colonie»” (108)

 

Emendamento 1, a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani:

«Nell’articolo 3, al comma 1, la lettera d) è sostituita secondo la seguente formulazione:

“d) gestione unitaria ed integrata dei servizi del condhotel, degli alloggi a destinazione ricettiva e delle unità abitative ad uso residenziale, per una durata non inferiore a dieci anni, regolata mediante apposito disciplinare conforme ad apposito schema tipo approvato dalla Giunta regionale con proprio atto che può comunque prevedere durate superiori in ragione delle caratteristiche e della localizzazione delle strutture;”»

(Respinto)

 

Emendamento 2, a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani:

«Nell’articolo 6, al termine del comma 2 è aggiunto il testo seguente:

“I servizi di cui all’articolo 3, comma 1, devono essere erogati per la durata indicata in quest’ultimo alla lettera d), ovvero, se superiore, in quella dello schema tipo approvato dalla Giunta regionale. Sono fatti salvi i casi di cessazione per cause di forza maggiore indipendenti dalla volontà dell’esercente. La violazione dell’obbligo di cui al terzo periodo configura, al momento della cessazione anticipata della prestazione dei servizi, un mutamento non consentito della destinazione d’uso dell’immobile.”»

(Respinto)

 

Emendamento 3, a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani:

«Dopo l’articolo 10 è inserito il seguente:

Art. 10 bis

Promozione degli interventi di riqualificazione e rigenerazione

Al fine di favorire la realizzazione degli interventi di cui agli articoli 4 e 10, con particolare riferimento agli obiettivi della rigenerazione urbana e dell’innalzamento della qualità del prodotto turistico e delle relative strutture, la Regione promuove e sostiene interventi diretti alla conoscenza ed alla qualificazione progettuale degli interventi di cui agli articoli 4 e 10. A tale fine la Regione può stipulare accordi con Università e Istituti di ricerca e realizzare specifiche iniziative di promozione anche mediante concorsi di idee.»

(Respinto)

 

Emendamento 4, a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani:

«Dopo l’articolo 13 è inserito il seguente:

Art. 13 bis

Monitoraggio e valutazione

1. Gli interventi previsti dalla presente legge rientrano nell’ambito delle misure oggetto delle funzioni regionali di Osservatorio di cui all’articolo 5 e di Osservatorio regionale dei contratti di lavori, servizi e forniture di cui 24 della legge regionale 28 ottobre 2016, n. 18 “Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabili.

2. Gli interventi previsti dalla presente legge rientrano altresì nell’ambito delle attività su cui opera la Consulta regionale del settore edile e delle costruzioni di cui all’articolo 29 della legge regionale n. 18 del 2016.

3. L’Assemblea legislativa esercita il controllo sull’attuazione della presente legge e ne valuta i risultati ottenuti. A tal fine, la Giunta presenta, con cadenza biennale, alla competente Commissione assembleare una relazione che fornisca informazioni sui seguenti aspetti:

a) numero, proponenti, tipologia e caratteristiche dei progetti presentati e ammessi a finanziamento ed importo dei finanziamenti rispettivamente concessi;

b) aree territoriali interessate;

c) stato di attuazione dei progetti;

d) valutazione dell’impatto dei progetti sulla riqualificazione dell’area oggetto di intervento.

4. Ai fini del comma 3 le competenti strutture di Assemblea e Giunta si raccordano per la migliore valutazione della presente legge.»

(Respinto)

 

 

LE PRESIDENTI

I SEGRETARI

Saliera - Soncini

Rancan - Torri