Menù di navigazione

 

 

 

248.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 11 GIUGNO 2019

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

INDI DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 8218

Interpellanza circa questioni e procedure riguardanti le vasche di decantazione dell’ex zuccherificio di Comacchio. A firma del Consigliere: Bertani

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

BERTANI (M5S)

GAZZOLO, assessore

BERTANI (M5S)

 

OGGETTO 8370

Proposta recante: «Approvazione del programma di iniziative per la partecipazione (art. 6, comma 5, LR 15/2018)». (Delibera di Giunta n. 804 del 20 05 19) (204)

(Dichiarazioni di voto e approvazione)

PRESIDENTE (Saliera)

TORRI (SI)

FACCI (FdI)

 

OGGETTO 8434

Risoluzione per impegnare la Giunta, a seguito del fallimento della Shernon Holding proprietaria del marchio Mercatone Uno, a tenere aperti i tavoli di confronto con sindacati, istituzioni, fornitori; a proseguire la sua sollecitazione assieme alle OO.SS. nei confronti del Governo affinché intervenga immediatamente per tutelare i lavoratori mediante l'attivazione degli ammortizzatori sociali e per aprire spiragli che consentano la riapertura dei punti vendita del Mercatone; a chiedere al Governo di accelerare le procedure con INPS per liquidare il TFR degli oltre 1800 lavoratori di Mercatone Uno, almeno della parte precedente all'ultima gestione della Shernon Holding, in modo da dare un primo urgente sostegno ai lavoratori e alle loro famiglie; a verificare tutto quanto possibile a garanzia delle aziende fornitrici e dei clienti coinvolti. A firma dei Consiglieri: Caliandro, Calvano, Rossi, Marchetti Francesca, Bagnari, Prodi, Taruffi, Campedelli, Serri, Rontini, Tarasconi, Zappaterra, Montalti, Torri, Soncini, Zoffoli, Pruccoli, Ravaioli, Molinari

(Discussione e approvazione)

 

OGGETTO 8458

Risoluzione per impegnare la Giunta, relativamente alla dichiarazione di fallimento della società Shernon Holding e alla conseguente chiusura dei negozi Mercatone Uno, a tenere aperti i tavoli di confronto con sindacati, istituzioni, fornitori, assicurando leale collaborazione con il Governo, seguendo le procedure di sblocco delle liquidazioni del TFR dei lavoratori, sostenendo l’attivazione di punti di informazione per i clienti, nonché sostenendo la ricollocazione dei lavoratori presso altre imprese. A firma dei Consiglieri: Piccinini, Bertani, Sensoli

(Presentazione e ritiro)

 

OGGETTO 8460

Risoluzione per impegnare la Giunta a chiedere al Governo un intervento teso a tutelare i lavoratori del Mercatone Uno mediante l’attivazione degli ammortizzatori calcolati sulla base della situazione anti accordo sindacale, nonché ad aprire spiragli che consentano la riapertura dei punti vendita. A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Facci, Piccinini

(Presentazione, discussione e reiezione)

 

OGGETTO 8463

Risoluzione per impegnare la Giunta, relativamente alla dichiarazione di fallimento della società Shernon Holding e alla conseguente chiusura dei negozi Mercatone Uno, a tenere aperti i tavoli di confronto con sindacati, istituzioni, fornitori, assicurando leale collaborazione con il Governo, a seguire le procedure di sblocco delle liquidazioni del TFR dei lavoratori, ad attivare punti di informazione per i clienti e a sostenere la ricollocazione dei lavoratori presso altre imprese. A firma della Consigliera: Piccinini

(Presentazione e ritiro)

 

OGGETTO 8466

Risoluzione per impegnare la Giunta, relativamente alla dichiarazione di fallimento della società Shernon Holding e alla conseguente chiusura dei negozi Mercatone Uno, a tenere aperti i tavoli di confronto con sindacati, istituzioni, fornitori, assicurando leale collaborazione con il Governo, a seguire le procedure di sblocco delle liquidazioni del TFR dei lavoratori, ad attivare punti di informazione per i clienti e a sostenere la ricollocazione dei lavoratori presso altre imprese, anche mediante i centri per l’impiego. A firma dei Consiglieri: Piccinini, Bertani, Sensoli, Tagliaferri

(Presentazione, discussione e approvazione I e III parte)

PRESIDENTE (Saliera)

CALIANDRO (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

PRESIDENTE (Rainieri)

PICCININI (M5S)

TARUFFI (SI)

PRESIDENTE (Rainieri)

MARCHETTI Daniele (LN)

PICCININI (M5S)

TARUFFI (SI)

COSTI, assessore

CALIANDRO (PD)

PICCININI (M5S)

GALLI (FI)

TARUFFI (SI)

 

Saluto del consigliere Alan Fabbri

PRESIDENTE (Rainieri)

FABBRI (LN)

 

OGGETTO 7558

Risoluzione per impegnare la Giunta ad aggiungere punti vendita TPER (anche a rotazione settimanale) nei principali bacini d'utenza e punti strategici, per agevolare quindi la fruibilità ed accessibilità al servizio di rilascio di nuovi abbonamenti (con tessera Mi muovo), anche ai pendolari più distanti dai punti vendita già esistenti. A firma del Consigliere: Pettazzoni

(Discussione e reiezione)

 

OGGETTO 8393

Risoluzione per impegnare la Giunta a verificare la congruità dell’offerta di TPER relativamente agli sportelli presso cui attivare l’abbonamento del trasporto pubblico, valutando, laddove necessario, l’apertura di ulteriori punti vendita per agevolare la fruibilità e accessibilità al servizio anche ai pendolari più distanti. A firma del Consigliere: Paruolo

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

PETTAZZONI (LN)

PARUOLO (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

PARUOLO (PD)

PETTAZZONI (LN)

 

OGGETTO 8231

Risoluzione per impegnare la Giunta ad inserire il tema del risparmio idrico in agricoltura tra le priorità di primo livello e, conseguentemente, ad adeguare, in aumento, i finanziamenti rivolti a tale finalità, anche richiedendo al Governo nazionale un analogo atteggiamento. A firma del Consigliere: Sassi

(Ritiro)

 

OGGETTO 8459

Risoluzione per impegnare la Giunta a promuovere le iniziative finalizzate al contenimento dei fattori che sono alla base del cambiamento climatico, a proseguire il proprio impegno a tutela delle risorse idriche con misure finalizzate al corretto utilizzo della risorsa rappresentata dal fiume Po, a sostenere iniziative finalizzate al miglioramento della capacità di adattamento dei sistemi agricoli, nonché a rafforzare le misure volte al risparmio idrico e a richiedere un incremento delle risorse nazionali destinate a questa sfida. A firma dei Consiglieri: Sassi, Serri, Bagnari, Lori, Caliandro, Marchetti Francesca, Campedelli, Rontini

(Presentazione, discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

SASSI (Gruppo Misto)

SERRI (PD)

TARUFFI (SI)

PRODI (Gruppo Misto)

DELMONTE (LN)

BERTANI (M5S)

PRESIDENTE (Saliera)

SASSI (Gruppo Misto)

DELMONTE (LN)

TARUFFI (SI)

CASELLI, assessore

PRESIDENTE (Saliera)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazione elettronica oggetto 8459

Emendamenti oggetto 8434

Comunicazione prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno

 

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

La seduta ha inizio alle ore 14,12

 

PRESIDENTE (Saliera): Buon pomeriggio. Dichiaro aperta la seduta pomeridiana n. 248 del giorno 11 giugno 2019.

Ha comunicato di non poter partecipare, ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno, il presidente della Giunta, Stefano Bonaccini.

Hanno giustificato la loro assenza gli assessori Corsini, Gualmini, Mezzetti e Petitti.

 

Svolgimento di interpellanza

 

OGGETTO 8218

Interpellanza circa questioni e procedure riguardanti le vasche di decantazione dell’ex zuccherificio di Comacchio. A firma del Consigliere: Bertani

 

PRESIDENTE (Saliera): Iniziamo i nostri lavori con lo svolgimento delle interpellanze.

Oggetto 8218: interpellanza circa questioni e procedure riguardanti le vasche di decantazione dell’ex zuccherificio di Comacchio, a firma del consigliere Bertani, a cui do subito la parola.

Risponde l’assessore Gazzolo. Prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

L’ex zuccherificio di Comacchio è una delle strutture e infrastrutture che erano dedicate in regione Emilia-Romagna alla produzione degli zuccheri. Poi sappiamo come è andata a finire tutta la filiera barbabietola e zuccheri in regione Emilia-Romagna.

Al di là di questo, l’ex zuccherificio è esteso su una superficie di 350.000 metri quadri. Ora è proprietà di SIPRO, Agenzia provinciale per lo Sviluppo S.p.A., di cui sono soci la Provincia di Ferrara, la Camera di Commercio di Ferrara, la Cassa di Risparmio di Cento e Bper.

In pratica, questo progetto, e l’idea è buona, è quello di andare a recuperare le vasche di decantazione che sono in stato di abbandono, dell’ex zuccherificio, in qualche modo per rinaturalizzarle.

Il problema, infatti, è il progetto di rinaturalizzazione. Il progetto, infatti, vedrebbe il deposito nell’area delle vasche di decantazione di terre che provengono da terreni che hanno subito una parziale bonifica da idrocarburi. In pratica, l’accordo fra SIPRO e produttore di questi terreni prevede che nel corso di dieci anni i terreni bonificati o parzialmente bonificati arriverebbero nelle vasche di decantazione e formerebbero una sorta di isolotti sui quali poi far crescere delle vegetazioni. Tra l’altro i terreni deriverebbero da parte di Petroltecnica, un’azienda della zona di Coriano. Non so come si sia chiusa la vicenda. Qualche settimana fa ha avuto problemi riguardo alle autorizzazioni ambientali, ma questo non è il tema dell’interrogazione.

Il problema è che ci troviamo in una zona che è sotto-ambito del Parco del Delta del Po, dove ‒ come è successo per l’area ex Cercom ‒ ci ritroviamo il Sindaco del comune di Comacchio che è competente in materia paesaggistica, ma è anche dentro Sipro ed è anche presidente del Parco del Delta del Po. Tutte queste autorizzazioni e anche il fatto che l’autorizzazione del Parco Delta del Po preveda che quei terreni siano controllati esclusivamente da Sipro o da petrolchimica all’atto della sistemazione nelle vasche di decantazione ci ha e ha preoccupato i cittadini del territorio.

Noi chiediamo all’assessore di interessarsi a questo tema. Tra l’altro, su quel tema, la rinaturalizzazione, stanno venendo fuori delle proposte alternative che nascono dal basso e dalle associazioni, che potrebbero in qualche modo produrre una soluzione sempre nel verso della rinaturalizzazione e del recupero di quelle di quelle zone, ma che non avrebbero gli impatti che temiamo possano esserci, anche perché non c’è nessuno studio che ci dice che quei terreni parzialmente bonificati, una volta sottoposti all’azione dell’acqua, perché lì passa un canale di bonifica, non rilascino parte degli idrocarburi che comunque, naturalmente, rimangono nel terreno. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bertani.

La parola all’assessore Gazzolo. Prego.

 

GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente.

 

PRESIDENTE (Saliera): Ha otto minuti.

 

GAZZOLO, assessore: I quesiti proposti dal consigliere Bertani sono numerosi. Un’ulteriore interpellanza, la 8305, in itinere, può aiutare a completare il quadro della vicenda complessa che riguarda l’area dell’ex zuccherificio di Comacchio e che, quindi, faccio miei anche avendo ascoltato l’interrogazione, la descrizione dell’interpellanza.

Trasmettendo in allegato al consigliere una documentazione prodotta dai diversi soggetti che hanno avuto un ruolo in questa vicenda nei due anni circa di iter, conto di offrire alcune risposte utili quantomeno a comprendere la situazione attuale e le diverse opzioni in campo. Consegnerò appunto al consigliere la risposta all’interpellanza con tutti i suoi allegati.

Comunque, il percorso ricostruito nell’interpellanza 8218 e 8305 trova riscontro documentale nel materiale trasmesso dal Comune di Comacchio, assieme alla risposta fornita dal vicesindaco e assessore all’ambiente all’interrogazione presentata in Consiglio comunale (anch’essi in allegato), con la quale si sottolinea che l’intervento per sua natura non richiede discrezionalità politica, bensì necessita di meri atti amministrativi di varia natura, e al pari di ogni altro atto è stato seguito dal punto di vista procedimentale dai vari tecnici competenti.

In sintesi, sottolineo alcuni elementi. Occorre premettere innanzitutto che per autorizzare il progetto oggetto dell’interpellanza, ai sensi della normativa vigente non risulta necessaria l’effettuazione della valutazione di incidenza ambientale, in quanto l’area di intervento, seppure limitrofa, è esterna al sito della rete Natura 2000 SIC e ZPS, ITI 4060002 Valli di Comacchio.

L’ente di gestione per i parchi e la biodiversità ha elencato una serie di modalità operative come presupposto necessario per procedere alla realizzazione del progetto, in relazione al quale l’ente stesso ha sottolineato un ulteriore articolato elenco di prescrizioni poste a condizione del rilascio del nullaosta richiesto dalla ditta SIPRO.

L’ente di gestione peraltro afferma che l’istanza 440 della SIPRO si allinea con quanto stabilito e disposto dalla normativa tecnica di attuazione del piano di stazione centro storico, agli articoli 26 e 27, relativamente alle aree contigue per gli ambiti AC.FLU.a.

ARPAE risponde il 4 maggio alla richiesta del Comune di Comacchio del 21 febbraio scorso, sottolineando che dai processi di bio-redemption, derivano diverse tipologie di rifiuti da smaltire in impianti idonei e autorizzati e materie prime seconde (MPS) per diversi utilizzi, per poi affermare che l’Agenzia non è competente al rilascio di parere sul progetto di naturalizzazione presentato, ferma restando la competenza riguardo al controllo del rispetto delle prescrizioni contenute negli atti autorizzatori rilasciati.

Sul tema del monitoraggio, sulla tipologia di terreni bonificati che dovrebbero essere conferiti nell’area dell’ex zuccherificio è da condividere che esso venga svolto da una struttura tecnica di carattere pubblico, incaricata di svolgere tale compito dall’ente autorizzante i lavori, come del resto afferma il consigliere Bertani.

Inoltre, in relazione agli ultimi sviluppi della vicenda, anche in riferimento alla società Petroltecnica, si allegano le due lettere di Sipro e dell’ente di gestione del Parco in relazione ad un nuovo progetto in corso di elaborazione da parte dell’Associazione ornitologi dell’Emilia-Romagna e del Circolo Legambiente Delta del Po di Comacchio, che la Regione avrà modo di considerare non appena avrà preso forma ufficiale e che ad oggi incontra una disponibilità a valutare la fattibilità del progetto da parte di Sipro. A seguito di un incontro informativo con i promotori del progetto, Sipro ‒ come risulta dalla lettera allegata ‒ ha avviato le procedure di adeguamento catastale dell’area per renderla ammissibile al bando e permettere alle associazioni di presentare il progetto stesso.

Va evidenziato, infine, che nell’ambito dell’operazione sottomisura 4401, ripristino ecosistemi, del PSR 2014-2020, è possibile presentare progetti di rinaturalizzazione di aree, a condizione che le aree siano classificate come agricole, abbiano una superficie di almeno un ettaro, siano ubicate in pianura e si preveda la realizzazione di boschetti, zone umide, prati umidi, siepi, complessi macchia e radura e altre tipologie di interventi di recupero ambientale.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Gazzolo.

La parola al consigliere Bertani. Prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Sono parzialmente soddisfatto, nel senso che l’ultima parte della risposta è quella interessante. Quel tipo di progettualità, che mi sembra possiamo chiamare come vera rinaturalizzazione, mi sembra sia osservata con interesse sia da Sipro che dalla Regione, mentre l’altro progetto di rinaturalizzazione a noi, ma anche ai cittadini destava e desta serie preoccupazioni, perché sembra ‒ l’impressione è questa ‒ che dietro a un progetto di rinaturalizzazione in realtà ci sia un escamotage, visto che tra l’altro il progetto durerebbe dieci anni, per trovare un posto dove depositare sempre materia prima seconda, che qualche dubbio dal punto di vista almeno naturalistico lo pone. Se quella materia prima seconda la utilizzo come sottofondo per un’area industriale, un’area artigianale può avere un senso; se quella materia prima seconda, che deriva da delle bonifiche, la metto di fianco ad un canale e la utilizzo per la rinaturalizzazione sembra piuttosto una forzatura.

Quindi, il coinvolgimento di ARPA secondo me sarebbe importante ‒ mi sembra in parte sia stata coinvolta ‒ per avere un parere su quel tipo di analisi di quel tipo di terreni. Speriamo, e questo chiedo all’assessore di seguirlo, che invece il progetto alternativo che potrebbe utilizzare fondi europei e che potrebbe, invece, pensare ad una zona umida vocata a quella zona… Fra l’altro nelle Valli di Comacchio abbiamo nidificazione di uccelli protetti e specie rare. Fra l’altro, una delle vocazioni è il turismo, il turismo ornitologico. Quello allora potrebbe essere un progetto che ha un senso. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bertani.

Ora procediamo con l’ordine del giorno.

 

OGGETTO 8370

Proposta recante: «Approvazione del programma di iniziative per la partecipazione (art. 6, comma 5, LR 15/2018)» (Delibera di Giunta n. 804 del 20 05 19) (204)

(Dichiarazioni di voto e approvazione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Riprendiamo l’oggetto 8370: approvazione del programma di iniziative per la partecipazione.

Riprendiamo dalla discussione generale sul provvedimento. Dopo gli interventi di questa mattina di Torri, Boschini e Bertani, chiedo chi vuole la parola.

 

(interruzione)

 

Adesso suoniamo.

Grazie a lei.

Visto che non abbiamo ancora il numero legale, sospendo qualche minuto in attesa di arrivare al numero legale.

 

(La seduta, sospesa alle ore 14,25, è ripresa alle ore 14,27)

 

PRESIDENTE (Saliera): Possiamo riprendere, abbiamo raggiunto il numero legale.

Nessun oratore, come dice il cartello, in attesa.

Siamo in discussione generale sull’oggetto 8370. Se nessuno chiede la parola, procediamo con le dichiarazioni di voto.

Sono aperte le dichiarazioni di voto. Consigliere Torri, prego, ha la parola.

 

TORRI: Grazie per la dichiarazione di voto.

Il voto del nostro Gruppo sarà sicuramente positivo. Tenevo a riprendere la parola oltre che per confermare il voto positivo al provvedimento, anche per intervenire a seguito del dibattito che si è sviluppato in discussione generale, che ha avuto, penso, aspetti molto interessanti, per fissare alcuni elementi, in particolare la scelta del progetto di legge che poi è diventato la legge n. 15 del 2018, di basarsi sulla realtà. Enti locali forti che l’Emilia-Romagna ha sempre avuto, non perché ci sia un modello valido sempre, ma perché la legge sulla partecipazione forse anche più di altre, ma come tutte le leggi, deve basarsi anche e soprattutto sulla realtà territoriale, e da quella prendere le proprie mosse, le proprie risorse.

Pensiamo che questa sia stata una scelta positiva, prima di tutto per tenere assieme tutti gli elementi del sistema, e per avvicinare alle decisioni i cittadini.

L’andamento nel numero dei progetti presentati, nel numero dei progetti finanziati, quindi nell’allargamento di questa rete pensiamo dimostri che la scelta è stata corretta. Anche perché questa scelta non è stata frutto soltanto dell’iniziativa del legislatore vero e proprio, ma ha anche raccolto tante indicazioni che ci sono venute dal territorio. Così come questa scelta è stata sostenuta con l’aumento dei fondi progressivo, anno per anno, e non scegliendo di partire con cifre roboanti, che poi magari sono andate calando, come per altre esperienze, ma sempre basate sulle richieste, richieste che hanno sempre avuto un buon grado di soddisfazione.

Questo andamento crescente, sia del numero dei progetti, sia delle realtà coinvolte penso sia da sottolineare, così come un elemento che penso vada sottolineato è l’aumento negli ultimi bandi della partecipazione di soggetti che non sono enti locali, ma anche realtà associative e altre realtà, questo grazie alla modifica che abbiamo inserito in legge, in base alle sollecitazioni sia dei Gruppi di opposizione sia dei cittadini, e che da un primo dato ‒ perché sono ancora poche le esperienze ‒ sembra abbia una risposta positiva.

Questi sono elementi positivi. Torno a dire, non è per dire che va tutto bene e che fino qua siamo arrivati. È un elemento per fare sempre meglio, fare sempre meglio in base alle indicazioni che arrivano dal dibattito e dal territorio, con l’obiettivo di rafforzare prima di tutto il legame, la discussione tra cittadini e istituzioni, che sia proprio un legame personale e non soltanto virtuale. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Torri.

Siamo in dichiarazione di voto, è il n. 8370 l’oggetto. Non ho iscritti.

Consigliere Facci Michele, prego.

 

FACCI: Grazie, presidente.

Brevemente, anche perché siamo in dichiarazione di voto. Credo che questi meccanismi, tutto quello che riguarda la partecipazione debba essere oggetto di attenzione e di particolare supporto da parte di un’istituzione come la Regione Emilia-Romagna.

Trovo, tuttavia, proprio perché tutti quei processi favoriscono il miglioramento delle condizioni nei territori, che anche la valorizzazione dei concetti comunitari, la valorizzazione dei rapporti tra i cittadini, la valorizzazione dei rapporti e della riscoperta delle proprie radici o dei collegamenti con i propri territori, ma anche il confronto tra culture debba necessariamente trovare una attenzione da parte dell’ente.

Purtroppo è una valutazione ricorrente, che trovo tutte le volte che abbiamo a che fare con delle valutazioni discrezionali su progetti: trovo sempre che, fondamentalmente, le valutazioni discrezionali tendono a privilegiare solamente un certo tipo di progettualità, un certo tipo di impostazione da parte di coloro che presentano questo tipo di progetti. Io credo che, invece, sul territorio regionale vi siano anche altre realtà che meriterebbero eguale attenzione, uguale sensibilità, eguale supporto. Quindi, il voto del nostro Gruppo sarà un voto di astensione, perché, pur riconoscendo la bontà di fondo di supportare, come ente, iniziative che partono dal basso, non possiamo non verificare per l’ennesima volta come questi supporti, questi aiuti, questi sostegni si rivolgano sempre a certi mondi, a certe associazioni, a certe tematiche.

Credo che bisognerebbe essere più plurali visto che vogliamo parlare di pluralismo e di supporto ai territori, più plurali e supportare anche coloro che magari non hanno l’attenzione verso il terzo mondo, ma magari hanno l’attenzione verso il mondo che stiamo vivendo su questi territori, le nostre radici, le nostre tradizioni, i rapporti comunitari come si sono sviluppati finora e che spesso sono stati trascurati.

Questo è il motivo per il quale, con questa nota di voluta polemica e voluta sottolineatura di un comportamento spesso unilaterale, un atteggiamento unilaterale da parte della Regione, evidenzio e voglio sottolineare un voto di astensione proprio per rimarcare la contrarietà anche a un certo metodo di supportare e di sostenere, anche economicamente, le attività associazionistiche partecipative sui territori.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Facci.

In dichiarazione di voto non ho altri iscritti.

Intanto procedo alla nomina degli scrutatori: Campedelli, Rossi, Piccinini.

Procediamo alla votazione, per alzata di mano, del provvedimento 8370.

Chi è a favore? Chi è contrario? Chi si astiene?

 

(La delibera oggetto 8370, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

È approvato.

 

OGGETTO 8434

Risoluzione per impegnare la Giunta, a seguito del fallimento della Shernon Holding proprietaria del marchio Mercatone Uno, a tenere aperti i tavoli di confronto con sindacati, istituzioni, fornitori; a proseguire la sua sollecitazione assieme alle OO.SS. nei confronti del Governo affinché intervenga immediatamente per tutelare i lavoratori mediante l’attivazione degli ammortizzatori sociali e per aprire spiragli che consentano la riapertura dei punti vendita del Mercatone; a chiedere al Governo di accelerare le procedure con INPS per liquidare il TFR degli oltre 1800 lavoratori di Mercatone Uno, almeno della parte precedente all’ultima gestione della Shernon Holding, in modo da dare un primo urgente sostegno ai lavoratori e alle loro famiglie; a verificare tutto quanto possibile a garanzia delle aziende fornitrici e dei clienti coinvolti. A firma dei Consiglieri: Caliandro, Calvano, Rossi, Marchetti Francesca, Bagnari, Prodi, Taruffi, Campedelli, Serri, Rontini, Tarasconi, Zappaterra, Montalti, Torri, Soncini, Zoffoli, Pruccoli, Ravaioli, Molinari

(Discussione e approvazione)

 

OGGETTO 8458

Risoluzione per impegnare la Giunta, relativamente alla dichiarazione di fallimento della società Shernon Holding e alla conseguente chiusura dei negozi Mercatone Uno, a tenere aperti i tavoli di confronto con sindacati, istituzioni, fornitori, assicurando leale collaborazione con il Governo, seguendo le procedure di sblocco delle liquidazioni del TFR dei lavoratori, sostenendo l’attivazione di punti di informazione per i clienti, nonché sostenendo la ricollocazione dei lavoratori presso altre imprese. A firma dei Consiglieri: Piccinini, Bertani, Sensoli

(Presentazione e ritiro)

 

OGGETTO 8460

Risoluzione per impegnare la Giunta a chiedere al Governo un intervento teso a tutelare i lavoratori del Mercatone Uno mediante l’attivazione degli ammortizzatori calcolati sulla base della situazione anti accordo sindacale, nonché ad aprire spiragli che consentano la riapertura dei punti vendita. A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Facci, Piccinini

(Presentazione, discussione e reiezione)

 

OGGETTO 8463

Risoluzione per impegnare la Giunta, relativamente alla dichiarazione di fallimento della società Shernon Holding e alla conseguente chiusura dei negozi Mercatone Uno, a tenere aperti i tavoli di confronto con sindacati, istituzioni, fornitori, assicurando leale collaborazione con il Governo, a seguire le procedure di sblocco delle liquidazioni del TFR dei lavoratori, ad attivare punti di informazione per i clienti e a sostenere la ricollocazione dei lavoratori presso altre imprese. A firma della Consigliera: Piccinini

(Presentazione e ritiro)

 

OGGETTO 8466

Risoluzione per impegnare la Giunta, relativamente alla dichiarazione di fallimento della società Shernon Holding e alla conseguente chiusura dei negozi Mercatone Uno, a tenere aperti i tavoli di confronto con sindacati, istituzioni, fornitori, assicurando leale collaborazione con il Governo, a seguire le procedure di sblocco delle liquidazioni del TFR dei lavoratori, ad attivare punti di informazione per i clienti e a sostenere la ricollocazione dei lavoratori presso altre imprese, anche mediante i centri per l’impiego. A firma dei Consiglieri: Piccinini, Bertani, Sensoli, Tagliaferri

(Presentazione, discussione e approvazione I e III parte)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo ora con gli atti di indirizzo.

Oggetto 8434: Risoluzione per impegnare la Giunta a seguito del fallimento della Shernon Holding proprietaria del marchio Mercatone Uno a tenere aperti tavoli di confronto con sindacati, istituzioni e fornitori; a proseguire la sua sollecitazione assieme alle organizzazioni sindacali nei confronti del Governo affinché intervenga immediatamente per tutelare i lavoratori, a firma dei consiglieri Caliandro, Calvano, Rossi, Marchetti Francesca, Bagnari, Prodi, Taruffi, Campedelli, Serri, Rontini, Tarasconi, Zappaterra, Montalti, Torri, Soncini, Zoffoli, Pruccoli, Ravaioli.

Su tale risoluzione sono state presentate due proposte di emendamento, a firma dei consiglieri Caliandro e Calvano.

A tale risoluzione sono state abbinate in aula le risoluzioni: 8458, a firma dei consiglieri Piccinini, Bertani, Sensoli, che poi è stata ritirata; l’8460, a firma dei consiglieri Tagliaferri e Facci; l’8463, a firma della consigliera Piccinini.

Ora procediamo con la discussione generale.

Ha chiesto la parola il consigliere Caliandro. Prego.

 

CALIANDRO: Grazie, presidente.

Sono giorni difficili per i lavoratori del Mercatone Uno. Si tratta infatti di una esperienza industriale che in questo Paese vede in grande difficoltà più di 1.800 persone alle quali si aggiunge un indotto di più di 10.000 persone.

Si tratta sostanzialmente di una rete di rappresentanza distribuita lungo tutto lo Stivale e che nella nostra regione occupa più di 450 persone, più, chiaramente, l’indotto.

Questa crisi è la cifra di quanto importante sia oggi la buona amministrazione delle imprese, ma soprattutto anche la curatela delle imprese in difficoltà. Nella storia che si è scritta sul Mercatone Uno infatti ci sono stati una serie di errori, una serie di gravi errori, presidente. Errori che hanno comportato, per persone del tutto irresponsabili, il peso dell’inadeguatezza amministrativa e gestionale dell’impresa stessa.

Cosa possiamo fare? Noi possiamo indignarci, ma possiamo anche intervenire. Per questo consideriamo l’impegno profuso dall’assessore Costi immediatamente nelle attività di intervento sul tema come un’importante azione politica che questa Regione ha messo in campo a tutela dei propri cittadini.

Il protocollo di sospensione del pagamento dei mutui per i lavoratori del Mercatone Uno coinvolti dagli istituti di credito che hanno sede in Emilia-Romagna è uno strumento fondamentale per arginare il problema della impossibilità immediata di dare seguito ai mutui. Aver promosso questa attività denota lo spirito con il quale consideriamo le crisi vadano affrontate nella loro complessità. “Complessità” vuol dire vigilare sull’attività degli amministratori, ma ricordarsi che i lavoratori sono inermi di fronte a questi tipi di crisi, ed è per questo motivo che abbiamo sollecitato con questa risoluzione, unitamente a quello che è stato fatto anche da questa Giunta, lo sblocco delle procedure di retrocessione, per avviare in tempi certi gli ammortizzatori sociali previsti dal protocollo regionale per l’anticipazione bancaria.

Si tratta dell’unico vero intervento che chiediamo di fare al MISE, perché chiediamo che venga preso in carico un programma per avviare gli ammortizzatori sociali. D’altro canto, presidente, se il Mercatone Uno è arrivato in queste condizioni lo si deve, evidentemente, a degli amministratori che non hanno saputo gestire questa fase. Noi crediamo che i nuovi investitori ‒ se ci saranno, come speriamo ‒ abbiano un ruolo; abbiano il ruolo di riprendere in mano una vicenda grave, una vicenda per riattivare l’amministrazione straordinaria che permetta, sì, di rispondere ai problemi dei lavoratori e della loro possibilità di arrivare alla fine del mese, ma soprattutto che li tolga da quel limbo.

Oggi il tema vero è che, di fronte ad una crisi come questa di sistema, la risposta che riesce a dare la legislazione in materia è una risposta frastagliata. Viene il momento, quindi, di riordinare il sistema degli ammortizzatori sociali di questo Paese. Viene il momento anche di stanziare risorse finalizzate a questo. Per questo motivo, quello che chiediamo di fare alla Giunta sta nei nostri “impegna”. Si tratta di impegni in cui chiediamo che il confronto con i sindacati, le Istituzioni e i fornitori venga ripreso e attivato, perché c’è un problema vero, ci sono 10.000 persone nell’indotto, 1.800 persone dipendenti, 450 emiliano-romagnoli, ma ci sono anche i fornitori e coloro i quali hanno acquistato beni materiali dal Mercatone Uno, che rischiano di aver perso la loro possibilità di riscuotere il credito.

In un Paese civile queste cose non possono accadere. Per questo pensiamo che l’intervento debba essere appunto di confronto per trovare una soluzione, così come pensiamo che tutelare i lavoratori mediante l’attivazione di ammortizzatori sociali non serva soltanto ad aprire degli spiragli istituzionali, ma serva ad aprire in questo Paese una discussione più profonda, molto più profonda, sul modo in cui si crea occupazione di qualità.

Noi non vogliamo assistenzialismo. Noi vogliamo che queste persone siano ricollocate, riformate e reinserite e che quando vieni nominato come curatore di una crisi imprenditoriale come quella del Mercatone Uno ti assumi quella responsabilità con la diligenza che si esige: 6 milioni al mese sono stati buttati senza verificare come venivano spesi. Questa è la cosa più grave della vicenda del Mercatone Uno.

Intorno a questa vicenda si consuma la tragedia umana di padri e madri di famiglia che si vedono non tutelati. Per questo l’istanza e la richiesta del 7 giugno del Tribunale di Bologna sono gli elementi politici, ma soprattutto di dignità che stiamo invocando.

Chiediamo come Gruppo, come maggioranza, che evidentemente la nostra Regione continui a fare quello che sa fare, che sappia offrire una possibilità anche alternativa attraverso le sue agenzie per il lavoro, attraverso i suoi centri per l’impiego e che si crei veramente una garanzia per le aziende fornitrici e per i clienti coinvolti.

Noi pensiamo che il patto sociale, il contratto sociale che ogni cittadino sottoscrive dal momento in cui è cittadino di questa Repubblica vada tutelato con la dignità del lavoro e la tutela contro atti di scempio politico, di scempio amministrativo, ma soprattutto di indecoroso non controllo, come c’è stato nel caso del Mercatone Uno, che creano poi delle tragedie vere.

Noi dobbiamo intervenire. I cittadini, i lavoratori che stanno manifestando in queste ore hanno la solidarietà del Partito Democratico, di tutta la maggioranza, perché pensiamo che non esista colore politico rispetto alla tragedia della perdita del posto di lavoro, però pensiamo anche che sia venuto il momento che ognuno si assuma le sue responsabilità.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Caliandro. 

La parola al consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Presidente, colleghi, appena letta la risoluzione presentata dal Partito democratico, non vi nascondo che abbiamo avuto la tentazione di sottoscriverla, perché su un tema come questo, l’unità di tutte le forze politiche sarebbe più che doverosa.

Leggendo però l’atto in maniera approfondita, abbiamo deciso di presentarne uno a nostra volta, non soltanto per le tante omissioni contenute nelle premesse del documento presentato dalla maggioranza, ma soprattutto per la strumentalità con la quale si vuole utilizzare questo tema per colpire un Governo che, diciamocelo pure, ha sicuramente peccato di leggerezza nei controlli, ma principalmente ha la colpa di essere entrato in carica dopo di voi.

Come è chiaro a tutti, Fratelli d’Italia si trova in opposizione, sia a livello nazionale che regionale, quindi non ha sicuramente intenzione di ergersi a difensore dell’attuale operato del MISE, ma proporre un atto che lascia intuire come tutte le responsabilità della questione Shernon Holding siano imputabili a Di Maio lo trovo francamente scorretto.

Se poi penso al post di Calenda in campagna elettorale, lo trovo anche immorale. Tutta la questione Mercatone Uno è stata gestita dal Partito democratico da quando nel 2015 la storica società fondata nel 1978 da Romano Cenni è fallita con tanto di indagine per bancarotta fraudolenta sugli ex soci storici. L’azienda è stata posta in amministrazione straordinaria dal governo Renzi. L’allora ministro Federica Guidi nominò quella stessa terna commissariale che è oggi criticata per immobilismo dall’associazione dei fornitori.

Dopo tre anni di amministrazione straordinaria, due bandi di gara andati a vuoto e una lunga trattativa per l’acquisizione di quella che qualcuno definiva come l’Ikea italiana, la vicenda si conclude poi il 18 maggio 2018, con la scelta di vendere alla Shernon Holding, quando lo stesso Calenda che su questi temi si è messo a speculare era ancora titolare del MISE, e come tale non soltanto avallava la scelta dell’impresa, ma anche la bontà del piano industriale e delle garanzie offerte.

Rigoni, ex fornitore del gruppo, ha quindi rilevato dai commissari dell’amministrazione straordinaria 55 punti vendita, con il placet del MISE, di cui, ripeto, Calenda era all’epoca titolare, impegnandosi a conservare la maggior parte dei posti di lavoro e a versare un totale di 22,5 milioni di cui nove a rate.

Veicolo per l’operazione era la S.r.l. Shernon Holding creata ad hoc e controllata all’epoca dalla maltese Star Alliance Limited. Sei mesi fa, Valdero Rigoni, amministratore delegato della Shernon Holding ostentava ottimismo sul futuro della catena imolese, attiva nella grande distribuzione di mobili prometteva 25 milioni di investimenti e il raddoppio dei ricavi entro il 2022, garantiva che i dipendenti erano il vero patrimonio aziendale e assicurava che la sede a Malta era legata alla volontà di portare il business di Mercatone Uno oltre i confini nazionali, una volta completato il lancio in Italia.

In mezzo ci sono stati i passaggi di proprietà da una società maltese ad una Srl con 10.000 euro di capitale e sede a Padova, presso l’abitazione del socio di Rigoni, la richiesta di cassa integrazione straordinaria per una parte dei lavoratori, la domanda di ammissione al concordato preventivo e il miraggio di presunti investitori interessati a ricapitalizzare l’azienda. In nove mesi la Shernon ‒ come riconosciuto dal tribunale ‒ ha maturato 90 milioni di debiti, di cui 67 verso fornitori e 8 di oneri previdenziali, accumulando perdite gestionali al ritmo di oltre 5 milioni al mese, non ha mantenuto gli impegni presi all’atto dell’acquisizione e ha perso sia l’accesso al credito bancario sia la fiducia dei fornitori, che rifiutavano le prestazioni di merci in mancanza del loro pagamento immediato. Si trova, quindi, in uno stato di definitiva incapacità nel far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni.

Secondo il curatore del fallimento, in assenza di accesso al credito bancario, la società si è finanziata omettendo il pagamento degli oneri previdenziali tributari, ivi incluse le trattenute operate sui lavoratori, non pagando fornitori locatori di un terzo dei punti vendita, introitando acconti su ordini da evadere e non onorando le obbligazioni assunte con l’Amministrazione straordinaria. Il tribunale, dopo aver accertato che la società generava oltre 5 milioni di perdita al mese e che la complessa architettura economico-finanziaria del piano di concordato non garantiva in alcun modo i creditori di Shernon, ha rigettato la richiesta di ammissione al concordato preventivo e il 23 maggio ha dichiarato il fallimento.

Il curatore è stato autorizzato a restituire l’azienda all’Amministrazione straordinaria che, in quanto proprietaria dell’azienda, potrà assumere le più opportune decisioni. Sicuramente in questa fase il MISE ha commesso delle grosse leggerezze trascurando ed omettendo controlli, ma non si può oggettivamente scaricare su Di Maio la responsabilità di tutta questa intricata vicenda, gestita per oltre quattro anni ‒ lo ripeto ‒ dal Partito Democratico.

È notizia di un paio di giorni fa la decisione del tribunale, cui era stata presentata apposita istanza, di acconsentire al rientro del complesso aziendale nella disponibilità dell’Amministrazione straordinaria eccedente. La retrocessione del compendio aziendale comporta, di fatto, l’annullamento di tutti gli atti precedenti e propedeutici alla cessione, compreso, quindi, l’accordo sindacale per la riduzione del montante orario di lavoro, con il passaggio di alcuni contratti da full time a part time, nonché il licenziamento di quei dipendenti i cui punti vendita non rientravano né nella cessione a Shernon Holding né in quella a Cosmo. Sicché, a nostro avviso, gli ammortizzatori previsti andranno attivati sulla base della situazione del personale che precedeva l’accordo di ristrutturazione finalizzato alla vendita. Altrettanto gli ammortizzatori sociali andranno attivati con decorrenza dal giorno in cui i lavoratori sono effettivamente rimasti a casa.

Di Maio andrà valutato sulle risposte che saprà fornire a queste due istanze. Non meno grave risulta la condizione dei fornitori della Mercatone Uno Shernon, i quali, riunitisi in associazione nazionale, contano circa 500 unità collegate ad un indotto di 10.000 persone fra imprenditori, fornitori e loro famiglie.

I soggetti fornitori, secondo le dichiarazioni della suddetta associazione, vantano una somma di crediti non riscossi per centinaia di milioni di euro e lamentano la necessità di procedere a una netta discontinuità rispetto alle scelte portate avanti dal precedente Governo sia durante la fase di amministrazione straordinaria che in quella che ha portato alla cessione dei punti vendita di Mercatone Uno ad un acquirente, quale Shernon Holding, rivelatosi totalmente inaffidabile.

Va, infatti, ricordato che la cosiddetta legge Marzano, termine con il quale si intende la procedura di amministrazione straordinaria delle grandissime imprese insolventi, per tale intendendosi un’impresa dotata di almeno 500 dipendenti e gravata da almeno 300 milioni di euro di debiti, lascia alla gestione commissariale di nomina ministeriale amplissimi poteri di gestione. Tra questi poteri figura quello di predisporre un programma di ristrutturazione, di esercitare le azioni revocatorie contro gli atti dannosi per i crediti compiuti dall’imprenditore prima di essere ammesso alla procedura, e quello di proporre ai creditori un concordato come strumento per la chiusura della procedura. Questa forma di concordato, che per la prima volta trovò pratica applicazione nel caso Parmalat, ha un contenuto estremamente flessibile poiché può prevedere la soddisfazione dei creditori attraverso qualsiasi forma tecnico-giuridica e anche attraverso l’attribuzione ai creditori stessi di azioni o quote della società o di società di nuova costituzione con ciò trasformando, come si dice, il debito in equity, cioè in capitale a rischio. Anche su questo fronte riteniamo sarà misurata l’azione del nuovo Governo che quale primo atto di discontinuità auspichiamo proceda con solerzia alla sostituzione della terna commissariale nominata dal Governo Renzi che ha già dimostrato di non saper individuare soluzioni valide per venire incontro alle esigenze dei fornitori che in questi ultimi anni hanno dovuto sopportare una situazione di estrema criticità a causa delle difficoltà operative, finanziarie e gestionali in cui si è trovato il gruppo Mercatone Uno.

In conclusione, auspicherei che, terminato questo dibattito, per riguardo innanzitutto nei confronti dei lavoratori che da quest’aula si aspettano impegni concreti e che sicuramente non meritano di essere usati come pedine da giocare contro questo o quel Governo, si giunga a un testo unitario, ripulito da quelle premesse di comodo.

Se volete, la nostra disponibilità in tal senso c’è. A voi la scelta. Altrimenti, non ci resterà che votare la nostra risoluzione e votare contrariamente rispetto al maldestro tentativo che avete messo in opera per mistificare la realtà e scaricare su altri responsabilità che principalmente stanno come macigni in capo al Partito democratico ed al modo maldestro ripeto in cui ha gestito il MISE. Grazie.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Piccinini, prego.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Su questa vicenda, in questi giorni si è fatta tanta speculazione politica, e oggi sarebbe l’occasione per rispondere, ma non lo faremo. Non lo faremo perché le chiacchiere evidentemente non servono a questi 400 lavoratori che risiedono nella nostra regione.

Vorrei rimanere sui fatti oggettivi, che riguardano la crisi di questa grande catena, che comincia nel 2015, ma forse anche prima, quando entra in amministrazione straordinaria. La crisi quindi viene da anni di difficoltà. A maggio del 2018 viene individuato un nuovo acquirente, la Shernon Holding, che però evidentemente non aveva una solidità finanziaria adeguata. Lo dimostra il fatto che a distanza di meno di un anno siamo arrivati al fallimento dell’azienda stessa che doveva rilanciare il gruppo, e invece, evidentemente, ha fatto altro.

Era entrata in campo anche l’ipotesi di un nuovo investitore, ma il Tribunale di Bologna, su richiesta dei fornitori, ha dichiarato il fallimento per non sperperare altre risorse. Così siamo arrivati a un buco di 90 milioni di euro. I lavoratori, a seguito della decisione del tribunale, si sono trovati senza lavoro dalla sera alla mattina.

Noi come Governo ci siamo trovati a dover gestire una situazione grave, preoccupante, che come dicevo, a livello nazionale coinvolge 1.800 lavoratori. La cosa principale da fare era non continuare con la speculazione politica, con il dibattito politico, ma dare risposte immediate. L’abbiamo fatto interpellando tutti i soggetti coinvolti in questa crisi, a partire dai fornitori, che sono stati chiamati al tavolo del MISE, e per i quali è stato esteso il fondo destinato alle aziende vittime dei mancati pagamenti, nel caso di imputazione di bancarotta fraudolenta. Questo fondo quindi potrà essere esteso anche ai fornitori della Mercatone Uno che conta un indotto di addirittura 10.000 persone.

E poi ci sono i lavoratori, che sono gli altri soggetti deboli in questa vertenza. Tra l’altro, venerdì scorso c’è stato un presidio, a cui noi eravamo presenti, davanti alla prefettura. Eravamo tutti in attesa della sentenza del tribunale di Bologna che avrebbe permesso di attivare la procedura di Amministrazione straordinaria per permettere la ripresa dell’esercizio provvisorio, quindi consentire ai lavoratori di poter accedere agli ammortizzatori sociali.

C’è un terzo soggetto, di cui però si parla poco, ossia i clienti, i clienti che hanno acceso dei finanziamenti, i clienti che hanno pagato in tutto o in parte merce che probabilmente non vedranno mai. Ci siamo permessi di fare una risoluzione, in cui abbiamo messo insieme una serie di impegni che riguardano certamente il Governo, che sicuramente deve mettere in campo una serie di azioni per rispondere alle esigenze di lavoratori e di fornitori, ma a livello regionale credo che anche l’assessore Costi sia coinvolta rispetto a ulteriori azioni che devono andare di pari passo con quanto si sta facendo al Governo.

Per esempio, per la parte che riguarda i consumatori, che non è oggetto di coinvolgimento nazionale, chiediamo di coinvolgere ‒ so che sono state comunque chiamate al tavolo ‒ e di fare un’azione di moral suasion verso tutte quelle associazioni di consumatori affinché, come è stato fatto anche nella Regione Toscana, vengano attivati punti di informazione e di assistenza ai clienti che, come dicevo, hanno pagato merce che probabilmente non vedranno mai, anche, per esempio, per assisterli nell’insinuazione allo stato passivo. Sono tutte procedure tecniche che, evidentemente, hanno bisogno di assistenza anche tecnica.

Chiediamo anche un impegno alla Giunta affinché dialoghi con le imprese che operano nello stesso settore in cui operava l’ex Mercatone Uno, affinché si possa trovare un accordo per i lavoratori. Nel caso in cui queste aziende debbano assumere, si facciano evidentemente carico di collocare in maniera prioritaria i lavoratori della ex Mercatone Uno.

Ribadisco, oggi penso non sia il giorno per fare della polemica, ma è il giorno in cui mettere in campo delle soluzioni.

Infine, un’ultima richiesta, lo dico all’assessora se mi ascolta un secondo…

 

(interruzione)

 

Sì, assolutamente. Chiedevo all’assessore, siccome già nel 2015 fu approvata in quest’Assemblea una risoluzione in cui l’aula chiedeva un impegno a questa Giunta a venire a rendicontare rispetto alla situazione del Mercatone Uno, ad oggi questo non è avvenuto. Chiedo che da qui in avanti l’assessore venga in qualche modo a tenere informata l’Assemblea sui successivi passaggi che si faranno anche a livello regionale. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, Presidente. Io voglio partire dalla fine, e cioè dal momento in cui, a fine maggio, è arrivata la chiusura, il fallimento di Mercatone Uno. Vorrei denunciare con tutto lo sdegno possibile il fatto che questo fallimento sia stato comunicato e i lavoratori l’abbiano appreso attraverso messaggi di Whatsapp, messaggi sui telefonini e non abbiano avuto nessuna comunicazione ufficiale prima, non sia stato informato nessuno, i fornitori non abbiano ricevuto informazioni di nessun tipo, i lavoratori si sono trovati esattamente da un giorno all’altro in mezzo alla strada, con i cancelli degli stabilimenti degli ipermercati chiusi e senza avere informazioni di alcun tipo.

Parto da qui per dire, senza reticenze, di tutta l’inadeguatezza complessiva con la quale ci troviamo a far di conto. Ho ascoltato con attenzione, come faccio sempre, gli interventi di chi mi ha preceduto e ho trovato una pacatezza che non riconoscevo alla consigliera Piccinini nel richiamare tutti quanti alla responsabilità, nel richiamare tutti alla necessità di non strumentalizzare, di non polemizzare rispetto a un dato così difficile per i lavoratori; pacatezza che non ho trovato nei quattro anni precedenti di fronte a tante altre crisi, tante altre situazioni, tante altre realtà che pure hanno trovato scenari ben diversi da questi.

Non oso immaginare cosa sarebbe successo se al Governo ci fosse stato qualcun altro e un’azienda avesse chiuso con 1.800 lavoratori a casa da un giorno all’altro. Forse in quest’aula avremmo dovuto togliere l’amplificazione, perché le urla con le quali avrebbe travolto la consigliera Piccinini, avrebbero scosso le pareti, ovviamente addossando le responsabilità al Governo e al ministero di turno.

Oggi invece ho trovato un senso di responsabilità, e addirittura un “noi” che abbiamo agito, presagendo una totale identificazione col Governo. che trovo davvero strana. Strana, perché se ripercorriamo con un minimo di lucidità i fatti che sono avvenuti dal 2015 ad oggi, vediamo che dopo il primo fallimento, qualcuno l’ha richiamato, e la gestione commissariale che è andata avanti per tre anni, a seguito appunto dell’applicazione della legge Marzano, a fine maggio 2018 si concretizza la vendita al gruppo Shernon Holding. Nell’anno successivo e cioè fino ai giorni nostri si è prodotta una situazione di totale mancanza di controllo da parte – diciamolo, perché sennò sembra una cosa un pochino stravagante – del ministero dello sviluppo economico. Queste partite, infatti, non le può seguire un’Amministrazione comunale o una singola realtà periferiche. Sono partite che per la complessità, per la ramificazione territoriale e per l’entità complessiva di cui stiamo parlando, va da sé che hanno l’interlocutore principale nel ministero dello sviluppo economico.

D’altra parte, lo dico come elemento di valutazione, la gestione precedente non è esente da responsabilità, in questo come in altri casi. Coerenza vorrebbe che come abbiamo fatto con le forze che abbiamo, come abbiamo denunciato le manchevolezze, gli errori e le inadeguatezze dei Governi precedenti, lo facciamo oggi con altrettanta determinazione e altrettanta chiarezza. Ovviamente, il destino dei lavoratori viene prima della difesa dei Governi di turno.

Allora, diciamo chiaramente, e lo possiamo dire persino per esperienza quasi diretta, se al ministero dello sviluppo economico il ministro non c’è mai, e a gestire le crisi, quando va bene, c’è il suo capo di gabinetto, è difficile pensare che dal ministero qualcuno possa controllare effettivamente quello che succede nelle realtà. Basti pensare che è sufficiente un qualunque motore di ricerca per verificare come i parlamentari del Movimento 5 Stelle dal 2015 a oggi abbiano segnalato più e più volte la necessità di interventi da parte del Governo, che si sono, poi, silenziati completamente a partire dal maggio del 2018. Fine. Da lì in poi nessuno ha più chiesto al Governo, se non recentemente qualcuno...

Consigliera Piccinini, dopo replicherà. C’è stato qualche deputato friulano che ad aprile ha risollevato il problema, però non ha ottenuto risposta. Questo è il punto.

Lo ribadisco, e sono pronto a fare un confronto su questo molto diretto. Al Ministero dello sviluppo economico il ministro, come peraltro capita al ministro dell’interno per quanto riguarda il Viminale, non c’è mai. È un problema molto serio, perché il Ministero dello sviluppo economico, così come il Ministero dell’interno, non si gestisce facendo il giro d’Italia a tappe, ma lo si gestisce stando al ministero e lavorando per cercare di risolvere i tavoli di crisi, che non si risolvono con dei tweet o dei messaggi su Facebook, ma si risolvono incontrando fisicamente le realtà che necessitano di essere incontrate e sulle quali è necessario svolgere un intervento, un lavoro di monitoraggio che questo ministero non fa, nella maniera più assoluta.

Vogliamo parlare delle grandi crisi come questa? Oppure parliamo delle realtà più piccole, come ad esempio quelle di cui pure ci siamo occupati in questo Consiglio, realtà della provincia di Bologna, che quando vanno al ministero non solo non trovano il ministro, non solo non trovano i sottosegretari, ma quando va bene trovano il capo di gabinetto ‒ quando va bene ‒ altrimenti, non essendoci più neanche il dirigente storico, la memoria storica del ministero dello sviluppo economico, che non c’è più, non c’è più nemmeno quello, vanno al ministero e girano per i corridoi senza trovare qualcuno che dia risposte. Questo va detto. E non va detto perché oggi c’è Di Maio. Va detto perché è la realtà.

Non può stupire, poi, che se questo è il contesto, a un certo punto, arrivino situazioni come queste che, apparentemente da un giorno all’altro, esplodono e dopo siamo qui a chiedere responsabilità rispetto al fatto che qualcuno intervenga. In questo contesto, penso che tutte le attenzioni che possiamo rivolgere siano le più necessarie. Credo sia stata importante l’iniziativa assunta dall’assessore Costi, dalla Giunta, ossia la richiesta di sospensione dei mutui per i lavoratori coinvolti. Credo ci sia stata un’adesione da parte degli istituti di credito di questa regione significativa, che va sottolineata. Però non è sufficiente.

Ovviamente, abbiamo di fronte una situazione molto complicata, molto articolata.

Chiudo chiedendo un atto di generosità intellettuale tra di noi. Riconosciamo come queste crisi dimostrino nel loro insieme, finisco da dove sono partito, alle volte l’inadeguatezza del sistema istituzionale mi viene anche da dire politico nel suo insieme, perché non è che possono accadere queste cose qui e poi dopo facciamo il gioco dello scaricabarile: chi c’era prima, io sono arrivato il giorno dopo, quello che c’era prima…

Ragazzi, le Istituzioni – l’ho già detto una volta e provo a dirlo la seconda con sempre un po’ più di calore – prevedono una continuità che prescinde dal fatto che oggi c’è un ministro di un colore e domani il ministro di un altro colore, perché qui 1.800 lavoratori non si accontentano di sentirsi dire che io sono arrivato oggi, è colpa di quell’altro o, viceversa, oggi c’è lui e io non ci sono più. Non sono risposte.

Le Istituzioni perdono credibilità quando si comportano così. Quando si va al Ministero e non si trova mai il ministro è un problema serio. Siccome il lavoro è l’elemento fondamentale sul quale si deve reggere l’impianto costituzionale e democratico di un Paese, come abbiamo contestato in precedenza, e l’ho fatto in quest’aula molto seriamente, i ministri e i sottosegretari precedenti, oggi dobbiamo chiedere al ministro dello sviluppo economico e del lavoro di stare al Ministero e risolvere le crisi e stare sui tavoli di crisi: meno spot, meno tweet, meno post, più lavoro. Questo è il tema. Come, per altro verso, bisognerebbe chiedere al ministro dell’interno, perché avere due vicepresidenti del Consiglio che tutto fanno tranne che il loro lavoro è un problema serio per questo Paese.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Vista la richiesta di molti colleghi e anche il fatto che abbiamo l’aria condizionata rotta, autorizzo, chi lo volesse, a togliersi la giacca in aula. Solo per oggi e per questa particolare situazione.

Il presidente non se la toglie. Però, qualche collega mi ha chiesto di poterlo fare e quindi mi sembrava giusto. Con il problema tecnico all’aria condizionata, chi volesse farlo è autorizzato. Mi prendo tutta la responsabilità di quello che sto dicendo.

Collega Marchetti Daniele, prego.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. Credo che sia doveroso fare alcune riflessioni sulla questione del Mercatone Uno, questa crisi che sta coinvolgendo il nostro territorio e davvero tantissimi lavoratori.

Negli ultimi giorni abbiamo visto parecchie fughe in avanti e parecchi tentativi di mettere il cappello sulla vicenda.

Io oggi non voglio assolutamente strumentalizzare l’argomento e fare alcuni ragionamenti perché credo che il fine di tutti quanti noi dovrebbe essere quello di trovare una soluzione a questa situazione, e invitare tutte le istituzioni di ogni ordine e grado a far quadrato attorno a questi lavoratori, per far sì che comunque tutto questo si possa perlomeno risolvere.

Mercatone Uno è presente pressoché su tutto il territorio regionale, ha la sede amministrativa a Imola, ma ci sono tantissimi punti vendita praticamente in ogni provincia. Questo quindi ci rappresenta la dimensione di questo problema, un problema che oltretutto coinvolge non solo i lavoratori, ma tutto l’indotto e anche i clienti che magari hanno acquistato presso questa catena.

Ribadisco: non credo che sia il caso di cercare di mettere il cappello su questa crisi aziendale. Ho sentito il consigliere Taruffi che si è animato, che si è scaldato molto, nel suo intervento, dicendo: ho sentito dei toni stranamente pacati. Almeno per quanto mi riguarda, posso dire che tutte le volte che abbiamo parlato di crisi aziendali, posso citare ad esempio la Saeco, ho sempre cercato di discuterne pacatamente, con l’obiettivo di raggiungere un risultato comune. Se in queste situazioni tutte le Istituzioni, dal Governo nazionale, alla regione, ai Comuni, perché come dicevo prima ci sono punti vendita su tutto il territorio regionale, non fanno quadrato, non fanno squadra, non si otterrà alcun risultato.

Il Governo nazionale si è già attivato. È stato presentato anche un emendamento al decreto crescita per andare incontro anche appunto ai fornitori, come dicevo prima. Ci sono incontri che sono già stati calendarizzati a livello di Città Metropolitana, ad esempio per quanto riguarda Bologna; ci sono incontri che si stanno svolgendo in tutti i comuni interessati da questa crisi. 

Io quindi credo che questo sia il momento di togliersi la casacca politica e ragionare tutti quanti insieme sul da farsi, partecipare a questi incontri, dare tutti quanti il nostro contributo.

Altrimenti, se vogliamo iniziare a far polemica, potrei citare anch’io le discussioni che ci sono state negli anni sul Mercatone Uno. L’ha ricordato la consigliera Piccinini durante il suo intervento: è una questione che ci trasciniamo dietro da un po’ di tempo, tant’è che venne approvata una risoluzione, appunto, nel 2015. Questa risoluzione dava un impegno ben preciso alla Giunta dell’Emilia-Romagna: quello di tenere aggiornata l’Assemblea sulle varie fasi di gestione della crisi del Mercatone Uno, che scoppiò già all’epoca.

Io magari mi sbaglio, ma non ho memoria di alcuna informativa data a questa Assemblea. Rinnovo quindi l’invito che avevamo già dato come Consiglio alla Giunta, all’epoca, di tenere costantemente aggiornati i consiglieri qui presenti sulla situazione del Mercatone Uno. E poi credo che tutti quanti noi dobbiamo, sui nostri territori di riferimento, continuare a portare avanti un lavoro di concerto per dare delle risposte, senza fare troppe polemiche.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Piccinini, prego.

 

PICCININI: Intervengo velocemente.

Il consigliere Taruffi ha iniziato l’intervento dicendo che non voleva far polemica, e ha fatto solo della polemica.

Io non sono intervenuta alimentando un dibattito sterile perché, ribadisco, non serve a niente. Ho citato ciò che è stato fatto al ministero sui fornitori, l’estensione del fondo Serenella. C’è un emendamento al DL crescita, l’articolo 19, che immagino i parlamentari di riferimento di Taruffi, a questo punto non voteranno, visto che sono tutte chiacchiere. Oltre l’invettiva il consigliere non riesce ad andare.

Spiace perché il nostro obiettivo vuole essere, e lo stiamo facendo, responsabilmente andare oltre quelle che possono o potevano essere le criticità anche legate alla vecchia gestione, ma non vogliamo puntare il dito contro i colpevoli, non servirebbe assolutamente a nessuno.

Il nostro obiettivo è la tutela dei lavoratori, solo ed unicamente questo: lavoratori, fornitori e clienti di questa crisi del Mercatone Uno. Ed è il motivo per cui oggi ogni atto che viene da qualsiasi parte politica, e che sia accettabile e di buonsenso, noi lo voteremo, proprio perché il nostro ragionamento va in questo senso: cioè, tutto ciò che viene di buono a tutela dei soggetti coinvolti in questa vertenza, noi lo voteremo. Credo che questo atteggiamento sia un atteggiamento responsabile, l’unico atteggiamento che i soggetti coinvolti si aspettano dalla politica, ed è quello che noi terremo.

Spero non ci siano altri interventi in cui si attacca il ministro Tizio, Caio o chi per esso, posto che comunque durante la vertenza Mercatone Uno il ministro Di Maio era presente. Forse a Taruffi è sfuggito qualcosa. In ogni caso, lo ribadisco, l’unico obiettivo è tutelare i soggetti coinvolti in questa gravissima vertenza. Noi ci muoveremo unicamente in questo senso.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Taruffi, lei ha quattro secondi. Non voglio fargliene consumare di più. Prego.

 

TARUFFI: Solo per dire che non ho aperto il mio intervento dicendo che non avrei fatto polemica.

 

PRESIDENTE (Rainieri): È stato bravissimo.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale, ha chiesto la parola l’assessore Palma Costi. Prego.

 

COSTI, assessore: Ringrazio, chiaramente, tutti i consiglieri per aver concentrato l’attenzione su una vicenda molto complicata, molto difficile, sulla quale, però, permettetemi di dire, io non faccio polemica perché non è il mio mestiere. Il mio compito è quello di cercare di risolvere i problemi, soprattutto relativi alle crisi.

Io non ho problemi a venire a riferire in aula sul Mercatone Uno, così come sulle altre crisi, più di sessanta, che seguo quotidianamente dal 2015. Nessun problema. Dico anche, però, che, rispetto al Mercatone Uno, è una crisi di portata nazionale. C’è un punto, ossia il tavolo nazionale di salvaguardia presso il Ministero dello sviluppo economico, al quale noi abbiamo partecipato anche negli ultimi mesi. Il 18 aprile c’è stato l’incontro richiesto dalle organizzazioni sindacali preoccupate della situazione che si era venuta a creare e per i rumors che si sentivano. Era stato, in quella data, rimandato al 30 maggio il tavolo. Dopo è successo quello che è successo. Per cui, il 27 maggio ho partecipato direttamente all’incontro. Era presente il ministro Di Maio, quindi era lui direttamente che presiedeva il tavolo. In quel momento si è cercato di evitare polemiche. Un tavolo complicatissimo, non ve lo nascondo ‒ ci abbiamo messo un’ora solamente per entrare ‒ sul quale tutti ci siamo concentrati rispetto a quanto era stato richiesto. In quel tavolo la proposta che era venuta da parte del ministro e, chiaramente, dei commissari che erano con lui e anche da parte dell’ingegner Sorial, il responsabile che oggi segue le crisi, era quella di valutare... Anzi, ha proposto di rientrare nuovamente con questa situazione in Amministrazione straordinaria. Una volta rientrati in Amministrazione straordinaria, la proposta era quella di procedere con gli ammortizzatori sociali. In quel momento eravamo tutti convinti, perché queste sono state le informazioni che ci sono state date, che fosse stata già fatta o, comunque, in procinto di essere fatta la richiesta presso il tribunale di Bologna, che è il tribunale competente, per poter retrocedere dalla Shernon Holding, quindi ritornare in Amministrazione straordinaria.

È chiaro che, avendo avuto delle informazioni che alla fine non si sono rivelate completamente corrette, come Regione, nonostante il tavolo sia nazionale, con tutti i rappresentanti nazionali, ho provveduto ‒ anche perché questo era stato l’impegno che avevamo preso come Regioni al tavolo nazionale ‒ a fare la nostra parte rispetto al sistema regionale, che ricordo conta 450 dipendenti e ha, inoltre, due sedi importanti: ha la sede di Imola, che è la sede amministrativa, e ha la sede di San Giorgio di Piano, per tutta la parte logistica, quindi con un ruolo importante anche a livello nazionale.

A quel punto, al tavolo nostro, dove in un primo momento abbiamo convocato i sindacati e tutti i dieci Comuni che sono sedi del Mercatone Uno, abbiamo iniziato a ragionare sulla situazione. A questo punto, non vi nascondo che abbiamo scoperto di essere in una situazione unica. Io altri casi come questi non li ho avuti. Perché? Perché essendo, questa, una situazione di fallimento, i lavoratori oggi sono in una situazione di limbo, nel senso che sono sospesi, quindi oggi non prendono il reddito, non hanno nessun tipo di ammortizzatore sociale, ma, avendo avuto i pagamenti degli stipendi, per fortuna, fino al mese di aprile, non si può aprire neanche un procedimento di licenziamento individuale per giusta causa e, quindi, rientrare in una procedura, che è quella che solitamente noi attiviamo come Regione, di presa in carico. Si entra in NASPI, si prende in carico e dopodiché ci può essere anche la ricollocazione del lavoratore. Quindi, a fronte di una situazione che, nel frattempo, si andava allungando con i tempi, perché fino alla settimana scorsa la domanda presso il Tribunale di Bologna non era stata ancora fatta, e devo dire che la risposta del Tribunale di Bologna vorrei ricordare che è una risposta, ma che presuppone, nuovamente, un piano che deve essere presentato, perché è subordinata e accolta, ma subordinata alla presentazione di un piano rispetto a quanto i commissari, l’amministrazione straordinaria e il Ministero decideranno di fare - questo è l’altro pezzo importante che si deve assolutamente concludere ci siamo posti il tema dei lavoratori, perché comunque sono lavoratori che vengono da una situazione difficile, perché comunque sono anni che sono in situazione di ammortizzatori sociali o comunque di altri problemi o comunque anche di diminuzione di orario, perché con l’accordo di passaggio a Shernon, oltretutto, una parte di questi lavoratori sono passati da tempo pieno a tempo parziale.

A quel punto abbiamo iniziato, assieme ai Comuni e assieme alle organizzazioni sindacali, a raccordarci per capire che cosa potesse essere messo in campo sapendo che né la Regione né i Comuni possono svolgere azioni di sostituzione del reddito.

Non può essere questo il motivo per cui abbiamo chiesto immediatamente di poter valutare se il reddito di cittadinanza poteva essere uno strumento chiaramente modificato, ma che potesse intervenire rispetto a situazioni di questo tipo. Ripeto, siamo in una situazione di limbo. È unica, non esistono altre situazioni di questo genere. Poiché ad oggi risposte non ne abbiamo avute, con i Comuni stiamo ragionando per capire come sostenere quelle situazioni di crisi e quelle situazioni di difficoltà che le singole famiglie e i singoli lavoratori pongono. Vi dico anche che come Regione abbiamo studiato un atto che ci possa permettere in questa situazione, quindi in situazioni di emergenza, e anche in situazioni che si potranno proporre, mi auguro di no, ma si potranno proporre, di avere un atto che possa permetterci di intervenire più agevolmente, sempre accompagnando i Comuni, rispetto a situazioni di questo tipo. È chiaro, però, che rimaniamo all’interno di interventi di tipo sociale, perché non abbiamo la competenza e il potere per sostituirci. Questo è stato il primo tema, accanto all’incontro che ho fatto con le banche e poi con l’ABI. Ho telefonato, ho scritto, ormai credo di essere una grafomane, perché il tema della sospensione dei mutui e la sospensione chiaramente dei prestiti che questi cittadini hanno è uno degli altri atti che è fondamentale.

Noi possiamo prendere, ma non abbiamo strumenti che obbligano. Devo dire, però, che l’intervento dell’ABI a livello nazionale, soprattutto Intesa San Paolo, che ha iniziato ad aprire questa strada per cui ha permesso, a livello nazionale, ci fa ben sperare che anche tutti gli altri istituti di credito, a cui ho nuovamente rinnovato l’invito, a cui ho nuovamente rivolto, assieme a loro, anche all’ABI, che possano procedere in questo senso.

Lavoratori, siamo messi in questo modo. È chiaro che noi stiamo anche chiedendo che ci si attivi velocemente perché parta tutta la parte del processo di ammortizzatori sociali. Questa è la parte, però, che compete a livello nazionale. Non possiamo farla noi. Mi auguro che questa parte sia fatta nel giro di pochissimi giorni, perché questo è l’altro problema, che si sciolga anche questo tema che c’è sul piatto di sapere se vale l’accordo sindacale che è stato prodromico alla vendita Shernon oppure se può essere cambiato, perché, ripeto, anche gli ammortizzatori sociali possono avere una cifra o un’altra a seconda di quello che sarà deciso e sarà scelto.

Detto questo, noi però abbiamo chiesto al tavolo, io l’ho chiesto proprio al ministro e devo dire che mi ha anche seguito su questa parte, che oltre a rientrare in amministrazione straordinaria e chiedere gli ammortizzatori sociali per quanto riguarda i lavoratori, diventa obbligatorio riattivare immediatamente i punti vendita, perché, comunque, questa è un’operazione che dovrà vedere la vendita o comunque la ricerca di altri investitori rispetto ai punti vendita del Mercatone. Poi, dovranno essere fatti tramite bando, come funziona sempre, quando è il pubblico, ma questo è l’altro obiettivo.

È chiaro che più rimangono chiusi più questi punti vendita perdono valore e più perdono credibilità anche rispetto ad eventuali investitori che possono essere interessati, che dovranno essere ricercati chiaramente sul mercato. Come Regione eravamo presenti, siamo una delle sette Regioni che sono interessate ai punti del Mercatone, e abbiamo dato la disponibilità a fare la nostra parte anche se, ripeto, non siamo noi degli advisor. Però, siamo molto attenti a fare in modo che se c’è un processo di ricerca di investitori e di vendita questo possa avere un buon successo perché ne va, ripeto, dei nostri punti vendita e soprattutto dei nostri laboratori.

A fianco di questo abbiamo attivato immediatamente anche il tavolo delle associazioni dei consumatori, perché le associazioni dei consumatori hanno un ruolo importante rispetto ai clienti e su questo le associazioni hanno già chiesto – ho fatto una lettera anche al ministro – di essere ascoltate ad un tavolo ministeriale, a livello nazionale, per poter svolgere un ruolo nazionale, come è successo per quanto riguarda tutta la parte dei fornitori. Loro possono intervenire rispetto alla situazione dei clienti, ma voi sapete che tutte le associazioni dei consumatori hanno un ruolo importante anche rispetto al sostegno dei lavoratori. Sto pensando al tema dei mutui e ad altri temi che possono riguardare i lavoratori.

Poi ho fatto un altro pezzo, quello dell’INPS. Abbiamo scoperto al tavolo ministeriale che manca un pagamento dei TFR dei lavoratori. Voi capite che un pagamento veloce del TFR della vecchia gestione per i lavoratori potrebbe essere (sostegno al reddito dovuto, perché sono soldi dei lavoratori) particolarmente importante per i lavoratori. Io sono in contatto direttamente sia con il livello nazionale che con il livello regionale. Al mattino le prime telefonate che faccio sono all’INPS e alle banche. Mi alzo con questo obiettivo e lo faccio tutti i giorni, perché lo sblocco di questa situazione potrebbe permettere soprattutto il pagamento veloce. Il pagamento veloce potrebbe aiutare questi lavoratori a superare i problemi che chiaramente hanno.

Sul tema dei fornitori, siamo stati anche noi il 30 al tavolo. Finisco, presidente. L’associazione dei consumatori ha chiesto, rispetto al tema dei clienti, l’attivazione di un fondo nazionale ‒ non mi ricordo qual è, ma c’è anche qui ‒ che potrebbe subentrare per riservare risorse rispetto ai clienti. Per quanto riguarda i fornitori, noi siamo perfettamente d’accordo con quanto uscito a quel tavolo proprio per permettere che questo fondo a livello nazionale (oggi c’è, giustamente, un emendamento) possa essere sviluppato.

Noi ci stiamo muovendo adesso su questo solco, affinché si vada con gli ammortizzatori sociali e si possano riaprire i punti vendita. Chiaramente qualsiasi soluzione ultima, e mi auguro che questo non succeda, come quella della chiusura totale comporta per la Regione, ma siamo già pronti e abbiamo già discusso anche su questo, l’attivazione di tutte le nostre procedure. In quel caso vedremo se ci sarà una forma di ammortizzatore sociale, perché è prevista adesso, oppure se sarà la Naspi, ma questo non ve lo so dire. Noi attiveremo i centri per l’impiego e attiveremo tutti i nostri strumenti, che sono gli assegni di ricollocazione, la formazione e quant’altro. Però questa la teniamo come ultima sponda.

Mi permetto di dire una cosa, e finisco. C’è una cosa che sento veramente difficoltosa, e lo dico da persona che tutti i giorni sente e vede dei lavoratori. Voi oggi siete qui in aula, ogni tanto li vedete, ma ripeto, ho più di 60 crisi sul groppone. Vi posso assicurare che la cosa che chiederei di più a livello nazionale a questo Governo è un approfondimento maggiore dei temi, un confronto di merito profondo rispetto alle crisi che sono sul tavolo.

Molto spesso, del resto, il problema non è di colpe. Non è un tema di colpe, ma il tema è sapere di che cosa si sta parlando e di che cosa si sta maneggiando. Questo tema dell’INPS, per esempio, era un tema che doveva essere messo sul piatto il giorno 27 non già dicendo che stiamo già operando, ma dicendo quanti erano, chi erano, che cosa si stava facendo. Quindi, c’è proprio un tema di approfondire fino in fondo quali sono i problemi che ogni crisi presuppone.

Su questa crisi io non mi sento sul banco degli imputati – ne ho sentito anche qui. Io credo che questa regione stia facendo di tutto e di più rispetto ai lavoratori e rispetto anche al fatto che questi negozi possano essere riaperti, perché ne va chiaramente del nostro tessuto. Aggiungo che abbiamo anche una situazione più complessa perché una parte dei lavoratori che oggi avrà il nostro nuovo sindaco, Alan Fabbri nei suoi, sono veneti. Per cui abbiamo anche un tema di coordinarci con le altre regioni. Io sono in contatto anche con la collega Donazzan del Veneto, perché il problema è che anche quei lavoratori che operano in Emilia, quindi a Ferrara, hanno il diritto di avere le stesse risposte che hanno i lavoratori che sono qui ma risiedono da un’altra parte.

Stiamo facendo quindi un lavoro pazzesco. Quello però che non può mancare è il ruolo nazionale, sia del Governo, che del Parlamento, perché questo tema si risolve se si sbloccano le situazioni che vi ho detto prima. Tutto il resto sono chiaramente delle soluzioni momentanee, che devono essere messe assolutamente in funzione, ma che necessitano di una soluzione definitiva a livello nazionale.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore.

Passiamo alla discussione generale sugli emendamenti. Non ci sono iscritti in discussione generale sugli emendamenti.

Passiamo al controllo degli scrutatori: consiglieri Campedelli, Rossi, Piccinini. Rossi non c’è, mettiamo la Marchetti.

Facciamo quindi adesso le dichiarazioni di voto congiunte sugli emendamenti e sulle risoluzioni.

Ci sono interventi? Consigliere Caliandro, prego.

 

CALIANDRO: Presidente, noi abbiamo emendato parte della nostra risoluzione in continuità con gli sviluppi della trattativa che pendevano innanzi al Ministero dell’economia. Per questo il nuovo testo prevede nostri emendamenti.

Voteremo a favore anche del subemendamento all’emendamento 1 del Movimento 5 Stelle, dove si prevede...

 

PRESIDENTE (Rainieri): Quindi, lei dà l’assenso? Così evito di chiederglielo dopo.

 

CALIANDRO: Do l’assenso e voteremo a favore...

 

PRESIDENTE (Rainieri): Benissimo.

 

CALIANDRO: Le spiego perché.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

CALIANDRO: Si tratta di un emendamento giusto perché tutela i fornitori ed è in sintonia con quello che il Governo Renzi aveva fatto nel 2016, cioè l’istituzione del fondo per le vittime dei mancati pagamenti anche ai fornitori.

Ci sembra, questo provvedimento, in continuità con lo spirito positivo che viene avanzato dal Movimento 5 Stelle. Abbiamo apprezzato anche il modo in cui il Movimento 5 Stelle ha cercato di rendere il suo provvedimento più politically correct per i rapporti e per l’obiettivo finale che ci siamo dati, cioè la tutela dei lavoratori.

L’unica parte su cui chiedo la votazione per parti separate, presidente, della risoluzione del Movimento 5 Stelle si trova nella seconda pagina, dove c’è scritto...

 

PRESIDENTE (Rainieri): Un attimo, così la prendo.

 

CALIANDRO: Prego.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Prego.

 

CALIANDRO: La seconda parte, dove c’è scritto “manifesta”. Da quella parte a “prende atto”. Quindi “prende atto” è escluso, chiaramente. Chiediamo la votazione per parti separate.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Quindi, sono tre: fino a “manifesta” una parte, il “manifesta” è una seconda votazione e da “prende atto” alla fine è una terza votazione.

 

CALIANDRO: Esatto.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

CALIANDRO: Mentre chiaramente non voteremo a favore dell’altra risoluzione, perché cerca di trasportare il dibattito che con il Movimento 5 Stelle abbiamo cercato di tenere, cioè a tutela soltanto dei lavoratori del Mercatone Uno e mettendo da parte le nostre rendite di posizione politica. Pensiamo che l’altra risoluzione incorra in questo errore, e per questo non avrà il nostro sostegno.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Piccinini, prego.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Lo avevo già detto, ma lo ripeto volentieri. Noi voteremo tutte le risoluzioni che mettono in campo proposte o, comunque, sostengono la tutela dei soggetti coinvolti in questa vertenza. Avevamo fatto una prima stesura della nostra risoluzione. L’abbiamo voluta ripulire, in qualche modo, dagli aspetti divisivi, proprio perché come dicevo prima credo che fuori da questa Assemblea ci si attenda un atteggiamento responsabile, anche per le dimensioni di questa crisi.

Non ci sembra quindi il caso di puntualizzare colpe o responsabilità, ma vogliamo davvero guardare alla tutela dei lavoratori, dei fornitori, dei clienti. Davvero, assessore, io lo dico con sincerità: confrontiamoci più spesso e teniamoci aggiornati su quello che è il procedimento. Davvero credo che questa vertenza si possa risolvere se c’è collaborazione ad ogni livello.

Rinnovo l’invito quindi a tenere informata l’Assemblea, perché anche noi possiamo sollecitare, per quanto di nostra competenza chi di dovere. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Galli, prego.

 

GALLI: Chiariamo subito che il nostro voto sarà a favore della risoluzione dei colleghi di Fratelli d’Italia e dei 5 Stelle e di astensione nei confronti della risoluzione della maggioranza.

Io vorrei sottolineare la difficoltà che credo sia evidente da parte dell’Amministrazione regionale, delle accorate parole dell’assessore Costi, nel momento in cui deve affrontare tutte queste vicende.

Io credo che queste vicende siano quelle che provano maggiormente un amministratore: 60 crisi aziendali, questa forse è la più grande, la più eclatante, quella con più visibilità mediatica; ma decine di crisi colpiscono la nostra regione, crisi che si innestano nel quadro già difficile di un’economia in affanno.

Non ho il coraggio e non ho la volontà di pensare ad altre regioni italiane con condizioni economiche più difficili di quelle della nostra regione, non so come possano affrontare questa difficoltà che nasce, ed è il motivo che vorrei sottolineare, da una disparità di trattamento fra il nostro sistema economico ed altri sistemi economici. È inutile nascondere che il materiale, i prodotti, i servizi venduti in Italia hanno dei costi insostenibili rispetto a prodotti e servizi che arrivano da altri Paesi.

Io credo che il mestiere che sta cercando di portare avanti l’assessore Costi sia veramente difficile. Non la invidio, perché credo che se una persona ha cuore e ha capacità di entrare nel tema, cercherà di trovare le soluzioni davanti a 1.800 lavoratori che si sono ritrovati in mezzo a una strada con un messaggino Whatsapp, un comportamento anche vile in estrema misura. È veramente un momento difficile da dover affrontare.

I colleghi di Fratelli d’Italia hanno sottolineato una responsabilità che va ricordata, perché oggi questo Governo per cui non ho nessuna simpatia si trova questa crisi sul groppone, ma è una crisi che è nata probabilmente da una scelta sbagliata dell’azienda a cui è stata affidata incautamente un’impresa così importante, con così tanti lavoratori come la Shernon e il Mercatone Uno.

Probabilmente il PD allora, la maggioranza allora, a Calenda allora, potevano guardare diversamente, potevano fare meglio.

Certo, del buon senso, dopo, sono piene le fosse. Io credo che l’Amministrazione regionale dovrà fare il possibile e l’impossibile per aiutare questi lavoratori. Credo che dovremmo porci delle domande su come affrontare queste situazioni in futuro, perché bisognerebbe che da queste situazioni noi imparassimo qualche elemento utile per non trovarci con un fallimento dichiarato dal Tribunale di Milano dal mattino alla sera. Ci vuole maggiore attenzione e maggior seguito sui tavoli di crisi. Credo che questa Regione sia attrezzata e credo che su questo tema l’attenzione debba essere ai massimi livelli, perché se non c’è lavoro non c’è dignità, non c’è sviluppo, non c’è futuro.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. Visto che non abbiamo mai fatto mancare, sul tema della difesa dei posti di lavoro e del destino di lavoratrici e lavoratori, la nostra attenzione, il nostro sostegno e quindi non ci sfugge, al di là delle puntualizzazioni e degli aspetti che ritenevamo fosse giusto mettere a risalto anche in questa discussione, in un momento così difficile appunto per quelle lavoratrici e per quei lavoratori, non sfuggiremo alla necessità di sostenere non solo la risoluzione che ovviamente abbiamo sottoscritto, che è quella della maggioranza, ma anche la risoluzione presentata dai colleghi del Movimento 5 Stelle, eccezion fatta per il passaggio in cui si indugia effettivamente forse un po’ troppo, in modo eccessivamente lusinghiero, nei confronti del Governo.

Detto questo, però, il voto sarà un voto favorevole anche a quel tipo di risoluzione perché da sempre siamo convinti, lo abbiamo fatto in passato, ribadisco, e lo facciamo oggi, a prescindere dal fatto che i Governi non ci rappresentavano ieri e non ci rappresentano oggi, però credo che su questi temi la convergenza e l’unità di intenti sia fondamentale laddove si riesce a costruirla, perché, appunto, quello che dobbiamo fare è dare il nostro contributo per provare a trovare soluzioni concrete, come richiamava anche prima l’assessore Costi, per lavoratrici e lavoratori che, come ho detto prima, da un giorno all’altro, con un messaggio su Whatsapp, si sono ritrovati senza lavoro, si sono ritrovati per strada, con una modalità che francamente è inaccettabile, non solo per la nostra regione, ma per l’intero territorio nazionale, che dimostra anche una totale mancanza di rispetto nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori e del lavoro in quanto tale, perché questo è un atteggiamento che va condannato e assolutamente denunciato, perché è inaccettabile, perché il lavoro rappresenta la dignità delle persone e non può in nessun modo essere trattato in questo modo, che è assolutamente, lo ripeto, inaccettabile e che purtroppo sta prendendo, però, sempre più piede, non solo ovviamente, lo ripeto, in Emilia-Romagna, ma in Italia e addirittura a livello internazionale.

Credo che su questo tema, sulla dignità del lavoro, si giocherà buona parte della credibilità delle Istituzioni italiane e delle Istituzioni europee nel futuro, quindi comportamenti come questo devono in tutti i modi essere denunciati e non possono essere consentiti.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in dichiarazione di voto, cominciamo con la votazione, per alzata di mano, degli emendamenti sulla risoluzione 8434, a prima firma Caliandro.

Votiamo l’emendamento 1, a firma Caliandro, Calvano.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Emendamento 3, a firma Piccinini.

Ha già dato il consenso, il consigliere Caliandro, quindi mettiamo in votazione.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Emendamento 2, a firma Caliandro, Calvano.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Mettiamo in votazione la risoluzione 8434, a prima firma Caliandro.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvata.

 

(La risoluzione oggetto 8434, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

Mettiamo in votazione la risoluzione 8460, a firma Tagliaferri, Facci, Piccinini.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinta.

 

(La risoluzione oggetto 8460, con votazione per alzata di mano, è respinta a maggioranza dei presenti)

 

Mettiamo in votazione, per parti separate, la risoluzione 8466, a firma Piccinini, Bertani, Sensoli, Tagliaferri. La prima parte, da “premesso che” fino a “esprime”.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvata.

 

(La prima parte della risoluzione oggetto 8466, con votazione per alzata di mano,

è approvata all’unanimità dei presenti)

 

La seconda parte, da “manifesta” fino alla parola “incentivo spettante”.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinta.

 

(La seconda parte della risoluzione oggetto 8466, con votazione per alzata di mano,

è respinta a maggioranza dei presenti)

 

L’ultima parte, da “prende atto” fino a “centri per l’impiego”.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvata.

 

(La terza parte della risoluzione oggetto 8466, con votazione per alzata di mano,

è approvata all’unanimità dei presenti)

 

È così conclusa anche questa discussione.

 

Saluto del consigliere Alan Fabbri

 

PRESIDENTE (Rainieri): Prima di passare alla risoluzione successiva, ha chiesto la parola il consigliere sindaco Alan Fabbri.

 

FABBRI: Grazie.

Ho chiesto alla Presidenza se mi dava l’opportunità di salutarvi. Questa mattina sono stato ufficialmente proclamato sindaco di Ferrara e colgo l’occasione di ringraziarvi tutti. Abbiamo avuto, con la maggioranza ovviamente, dei dibattiti di carattere politico, ma abbiamo sempre mantenuto, e vi ringrazio per la vostra disponibilità, una collaborazione super partes su tanti temi e specialmente il rispetto reciproco che serve in queste aule.

Ringrazio, ovviamente, tutta la struttura regionale, che mi ha aiutato a svolgere il mio compito in questi anni, ringrazio i miei collaboratori del Gruppo consiliare. Ringrazio i consiglieri regionali del mio Gruppo. In bocca al lupo a chi sarà il prossimo Capogruppo.

Permettetemi di ringraziare anche il presidente Bonaccini, con il quale c’è sempre stato un rapporto di amicizia e cordialità, al netto delle idee diverse che abbiamo avuto di questa Regione o per quello che riguarda la politica nazionale, e ovviamente tutta la sua Giunta.

In bocca al lupo. Vi aspetto a Ferrara, quando volete venire, e buon lavoro a tutti.

 

(Applausi)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

OGGETTO 7558

Risoluzione per impegnare la Giunta ad aggiungere punti vendita TPER (anche a rotazione settimanale) nei principali bacini d’utenza e punti strategici, per agevolare quindi la fruibilità ed accessibilità al servizio di rilascio di nuovi abbonamenti (con tessera Mi Muovo), anche ai pendolari più distanti dai punti vendita già esistenti. A firma del Consigliere: Pettazzoni

(Discussione e reiezione)

 

OGGETTO 8393

Risoluzione per impegnare la Giunta a verificare la congruità dell’offerta di TPER relativamente agli sportelli presso cui attivare l’abbonamento del trasporto pubblico, valutando, laddove necessario, l’apertura di ulteriori punti vendita per agevolare la fruibilità e accessibilità al servizio anche ai pendolari più distanti. A firma del Consigliere: Paruolo

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo, quindi, alla risoluzione 7558, che impegna la Giunta ad aggiungere punti vendita TPER (anche a rotazione settimanale) nei principali bacini di utenza e punti strategici, per agevolare quindi la fruibilità ed accessibilità al servizio di rilascio di nuovi abbonamenti (con tessera Mi Muovo), anche ai pendolari più distanti dai punti vendita già esistenti, a firma del consigliere Pettazzoni.

A questa è stata abbinata la risoluzione 8393, che impegna la Giunta a verificare la congruità dell’offerta di TPER relativamente agli sportelli presso cui attivare l’abbonamento del trasporto pubblico, valutando, laddove necessario, l’apertura di ulteriori punti vendita per agevolare la fruibilità e accessibilità al servizio anche ai pendolari più distanti, a firma del consigliere Paruolo.

Su questo argomento, nella seduta antimeridiana del 29 maggio, è stata approvata la questione sospensiva.

La discussione generale è aperta.

Consigliere Pettazzoni, prego.

 

PETTAZZONI: Grazie, presidente.

Molto brevemente illustro la risoluzione. Ci sono state manifestate diverse lamentele da parte di utenti TPER che lamentano il fatto che sia quanto mai scomodo in diverse aree del nostro territorio raggiungere i punti vendita per fare questi abbonamenti.

In estrema sintesi, chiediamo che su più aree del territorio vengano aperti nuovi sportelli TPER per emettere questi abbonamenti. Nell’eventualità, potrebbe andare bene anche una rotazione, una turnazione settimanale, ad esempio una settimana un punto vendita in un Comune e quella successiva in un altro Comune, e così via, per dare la possibilità a quanti più pendolari di accedere a questo servizio.

Riteniamo non sia nemmeno particolarmente onerosa questa richiesta. Per questo motivo chiediamo al Consiglio e alla Giunta di deliberare in questo senso. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Paruolo, prego.

 

PARUOLO: Grazie, presidente.

A fronte della proposta che il collega Pettazzoni ha avanzato con l’ordine del giorno che ha appena illustrato, abbiamo fatto un approfondimento. Avevo avanzato al collega Pettazzoni alcune proposte di modifiche, che lui legittimamente ha ritenuto di non accogliere nel suo ordine del giorno e che sono diventate successivamente un ordine del giorno alternativo che, sostanzialmente, affronta il tema che viene posto dal consigliere Pettazzoni.

Il consigliere Pettazzoni, in buona sostanza, chiede di aumentare i punti vendita periferici per la vendita degli abbonamenti e dei biglietti TPER. Il nostro ordine del giorno alternativo dice di valutare tutte le forme di convenzioni che TPER sta facendo, il che per esempio significa anche convenzioni con gli URP dei Comuni, per poter andare direttamente agli URP dei Comuni per raccogliere...

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Paruolo, scusi, avete presentato un ordine del giorno?

 

PARUOLO: La risoluzione che lei ha un attimo fa detto…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Si chiama “risoluzione”, perché c’è anche l’ordine del giorno sulla risoluzione. Chiedevo, sennò non avevamo avuto...

 

PARUOLO: La risoluzione. La ringrazio per la precisazione.

La risoluzione che abbiamo presentato è una risoluzione che rimodula, sostanzialmente, il tema posto dal consigliere Pettazzoni in questi termini: fare una valutazione anche alla luce delle numerose iniziative che TPER ha in previsione, come per esempio il fatto di fare delle convenzioni con gli URP, in modo tale che l’utente possa recarsi presso l’URP del Comune, fare il pagamento e prenotare il titolo che poi gli viene spedito a casa.

Questo si aggiunge agli altri modi di prenotare e di poter accedere all’acquisto di questi titoli di viaggio, attraverso un largo uso dell’online. Se quindi si riesce a fare una valutazione per cui accanto agli strumenti online si valutano le convenzioni che TPER andrà a fare, se ci sarà comunque la necessità di aprire altri punti vendita, questo andrà fatto. Praticamente, quindi, condizioniamo la proposta, che nel caso della risoluzione Pettazzoni è una proposta secca – aprite nuovi punti di vendita – nella nostra riformulazione è: valutate tutte le forme possibili per ampliare l’offerta all’utenza di canali alternativi, sia online che fisici e, se necessario, aprite nuovi punti vendita.

A chiosa di tutto questo mi permetto di dire che non vuole essere, almeno da parte mia, un atteggiamento difensivo rispetto a TPER per cercare di fargli risparmiare dei soldi in modo puro e semplice. Chi mi conosce e chi ha seguito anche le battaglie che ho fatto, sa che non ho mai rinunciato a stimolare TPER a investire anche in servizi aggiuntivi, in nuovi servizi, quelli che sono proventi che mi sembra consentano di fare anche delle cose in più. Però, se proprio devo dire che le cose in più siano appunto quelle di aprire nuove rivendite di tipo fisico, quando è possibile, mediando fra l’online e le convenzioni, perseguire strade diverse, forse sarebbe più opportuno spingere TPER a fare altro, in termini di nuovi servizi, piuttosto che aprire punti vendita, sempre che appunto si riesca a far fronte alle esigenze dell’utenza, nelle modalità che ho descritto. Altrimenti è evidente che sarà necessario anche provvedere all’apertura di nuovi punti vendita. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente.

Presidente, colleghi, questa risoluzione pur trattando esclusivamente dello specifico problema legato ai luoghi fisici nei quali TPER ha collocato sportelli dedicati al rilascio dei nuovi tesserini per gli abbonamenti, porta alla nostra attenzione un problema molto più grave, cioè al venir meno, da parte delle aziende che gestiscono il trasporto pubblico dei servizi legati all’assistenza alla clientela. Andiamo con ordine. Se è vero che attraverso atti di pianificazione adottati dalla Regione nel corso degli ultimi anni si è cercato di modificare le abitudini dei nostri cittadini, disincentivando l’utilizzo delle automobili private e, nel contempo, incentivando il ricorso all’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico, allora dobbiamo prendere atto che il trasporto pubblico va potenziato.

So bene che mi risponderete che la Regione sta investendo già da anni per l’ammodernamento del materiale rotabile e dei mezzi su gomma, ma la questione non si può certamente esaurire qui.

Bisogna prendere atto che, paradossalmente, a fronte di un ammodernamento dei mezzi, vi è un netto peggioramento sul fronte dei servizi offerti, soprattutto in quelli di assistenza alla clientela. Questo stesso problema, che in altre occasioni abbiamo denunciato in occasione di riflessioni sul servizio ferroviario regionale, ritorna oggi in relazione al trasporto pubblico locale su gomma. Se realmente riteniamo strategico il ricorso al servizio di trasporto pubblico, si deve garantire almeno un accettabile livello di assistenza alla clientela.

Troppo spesso Regione ed aziende che gestiscono il servizio riducono la questione legata alla soppressione delle biglietterie alla semplice individuazione di canali di vendita alternativi che compensino il servizio di vendita diretto che viene soppresso.

La questione, però, non può sicuramente considerarsi esaurita dall’ampliamento della rete di vendita rendendo fruibili i titoli di viaggio presso giornalai, tabaccai ed altri esercizi commerciali o tramite l’acquisto telematico.

Le biglietterie, infatti, non svolgevano soltanto funzioni di vendita, ma altresì di assistenza alla clientela di primo e secondo grado, nonché di presidio e vigilanza sui locali, cioè di quei servizi accessori che sono essenziali ad una piena fruizione del servizio, soprattutto a fronte di un pesante aumento dell’utenza.

Nel caso specifico limitare a tre soli punti la distribuzione degli abbonamenti o quattro nella versione Paruolo significa rende oltremodo disagevole il ricorso a questo servizio da parte dell’utenza.

Si pensi soltanto al fatto che un genitore dovrebbe recarsi, in orario lavorativo, in altro Comune per fare l’abbonamento al figlio prendendosi, se va bene, almeno mezza giornata di ferie per fare la coda. Cosa fare, dunque? In primo luogo andrebbe ripensato il servizio di assistenza alla clientela coinvolgendo in questa operazione non soltanto pubblico ed aziende, ma soprattutto i comitati degli utenti, cioè di chi il trasporto pubblico è chiamato ad utilizzarlo; in secondo luogo, gli accordi di servizio tra la Regione e le aziende debbono essere ridiscussi per garantire la presenza di livelli minimi di assistenza alla clientela presso i principali hub di interscambio che non possono essere costituiti esclusivamente da quelli collocati presso i capoluoghi.

Probabilmente andranno ripensate anche le modalità. Penso, ad esempio, alla presenza di uno sportello plurimandatario che possa offrire assistenza contemporaneamente per il trasporto su gomma, rotaia, car o bike sharing o parcheggio, superando il fatto che ogni azienda debba avere un proprio sportello. Negli hub minori tali sportelli potrebbero essere fruibili soltanto in alcune fasce orarie o essere strutturati su aperture a rotazione o, ancora, in collaborazione con le Amministrazioni locali.

Questi sono soltanto alcuni spunti sul tema, ma ciò che è certo è che una seria riflessione strategica in questo senso va fatta. Se si vuole andare nel senso di rendere sempre più centrale il ricorso al trasporto pubblico, siamo obbligati a fornire agli utenti quell’assistenza minima che ne possa rendere agevole l’utilizzo.

Sulla risoluzione presentata dal collega Pettazzoni il nostro voto sarà sicuramente favorevole, così come lo sarà anche quello sulla risoluzione presentata dal collega Paruolo, augurandoci che quell’impegno a valutare la congruità dell’offerta rispetto alle esigenze degli utenti non resti lettera morta. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ci sono altri interventi?

Consigliere Paruolo, prego.

 

PARUOLO: Per stare al merito della discussione, siccome il tema posto un attimo fa dal collega Tagliaferri è un tema leggermente diverso da quello posto dalla risoluzione del collega Pettazzoni, cioè quello dei servizi all’utenza per poter interagire, svolgere eventuali reclami, e così via, che è un tema un po’ diverso rispetto alla vendita dei titoli di viaggio e delle tessere, sono per manifestare la mia personale disponibilità a intervenire in questo senso, anche perché personalmente non sono convinto che sia l’attivazione di punti fisici la modalità con cui dare risposte celeri. Forse ci sarebbe bisogno di un numero verde o di servizi anche online che, però, rispondano tempestivamente.

Per fare un esempio, io ho fatto un’interrogazione nei giorni scorsi. Sono segnalati numerosi episodi di comportamenti particolarmente strani da parte, forse, di uno stesso conducente su una linea extraurbana del territorio bolognese. Nonostante i numerosi reclami, tutto si avvia in una modalità che probabilmente è la stessa con cui rispondono alle segnalazioni di ritardo o di soppressione delle corse. Per cui anche questioni gravi, come i comportamenti potenzialmente pericolosi, ricevono una risposta molto tardi. Quindi, se vogliamo ragionare insieme sul fare una sollecitazione a TPER per dare risposte più celeri, soprattutto quando le segnalazioni riguardano questioni che meriterebbero delle risposte più celeri, io su questo argomento ho fatto un’interrogazione nei giorni scorsi che vedo essere avviata ai tempi normali di risposta delle interrogazioni, mentre nell’interrogazione pongo proprio il problema che se c’è un autista che si comporta in modo – ripeto, “strano” è un eufemismo – tale da far scendere i passeggeri fuori delle fermate, da farli salire, da non farli salire quando sono alla fermata e cose di questo genere, forse più che continuare nel passaparola delle comunità che continuano a comunicarsi questi comportamenti, servirebbe una parola chiara e immediata da parte dell’azienda, con chiarimenti rispetto a queste segnalazioni.

Su quel tema, collega Tagliaferri, per parte mia massima disponibilità, magari a scrivere insieme una risoluzione che stimoli tutti per avere delle risposte. La “contro risoluzione” che avevamo preparato rispetto alla proposta del collega Pettazzoni era limitata al tema posto dal collega Pettazzoni, quella della vendita dei titoli di viaggio e delle tessere, su cui effettivamente penso che si possa invece dare delle risposte ampliando i canali di vendita. Se quindi si riesce in questo sforzo, almeno nella misura in cui si riesce, altrimenti noi stessi concludiamo, come diceva il collega Pettazzoni, che invece se non si riesce a dare delle risposte sufficienti, soprattutto ai pendolari più distanti, a quel punto l’apertura a rotazione andrà valutata e provvista.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Pettazzoni, prego.

 

PETTAZZONI: Grazie, presidente, accorpo anche la dichiarazione di voto.

Intanto, vediamo il bicchiere mezzo pieno. Abbiamo posto l’attenzione su un tema che prima non ce l’aveva. La risoluzione del collega Paruolo, che è stata abbinata a quella di cui sono primo firmatario, è una risoluzione un po’ più “annacquata”, nel senso che si pone uno sguardo mandando un po’ in avanti il problema.

Faccio presente che questa risoluzione l’ho scritta l’inverno scorso, quindi già quasi un annetto fa, tant’è che l’ho presentata solamente oggi. Non mi risulta che il servizio sia stato migliorato, oppure che gli utenti abbiano avuto beneficio, o che abbiano visto cambiamenti rispetto a quello che era segnato nella risoluzione.

Qui si parla di utenti di Ferrara, della provincia di Ferrara, o della provincia di Bologna, che se abitano nei centri delle rispettive città, oppure abitano a Imola, fanno in un attimo a recarsi presso lo sportello e realizzare il proprio abbonamento. Se invece hanno la sfortuna, parlo della provincia di Ferrara, ad esempio, di abitare a Cento o a Bondeno, quindi ad un capo della provincia, piuttosto che verso il mare, devono farsi quasi un’ora di macchina per andare in centro per fare l’abbonamento.

L’abbonamento online è sicuramente una possibilità. Non tutti gli utenti sicuramente sono in grado di accedere a questo tipo di servizi. Okay che la tecnologia sta facendo passi da gigante e che in tanti la usano, però non è detto che tutti gli utenti siano così smart da poter essere in grado di fare un abbonamento online.

Ringrazio anche il consigliere Tagliaferri per il suo intervento, che ha centrato pienamente il problema, ovvero quello, spesso e volentieri, di mancanza di assistenza all’utenza. Questo è un po’ il punto che poi ha ripreso anche il collega Paruolo.

Io credo che la nostra risoluzione, come dicevo prima, non sia così onerosa e vada a scombinare i piani industriali di un’azienda come TPER, che potrebbe sicuramente permettersi qualche servizio di assistenza in più. Ripeto, dal momento della redazione di questa risoluzione ad oggi il problema non ha visto miglioramenti, quindi la risoluzione è assolutamente attuale. Chiedere altro tempo per vedere se le cose non miglioreranno credo sia null’altro che tempo perso.

Anche per questo motivo, quindi, voteremo contro la risoluzione abbinata da parte del consigliere Paruolo, ovviamente ribadendo il voto favorevole a quella proposta dal nostro Gruppo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in discussione, passiamo alle dichiarazioni di voto sulle due risoluzioni.

Se non ci sono dichiarazioni di voto, mettiamo in votazione le due risoluzioni.

Mettiamo in votazione la risoluzione 7558, a firma Pettazzoni.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinta.

 

(La risoluzione oggetto 7558, con votazione per alzata di mano, è respinta a maggioranza dei presenti)

 

Mettiamo in votazione la risoluzione 8393, a firma Paruolo.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvata.

 

(La risoluzione oggetto 8393, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 8231

Risoluzione per impegnare la Giunta ad inserire il tema del risparmio idrico in agricoltura tra le priorità di primo livello e, conseguentemente, ad adeguare, in aumento, i finanziamenti rivolti a tale finalità, anche richiedendo al Governo nazionale un analogo atteggiamento. A firma del Consigliere: Sassi

(Ritiro)

 

OGGETTO 8459

Risoluzione per impegnare la Giunta a promuovere le iniziative finalizzate al contenimento dei fattori che sono alla base del cambiamento climatico, a proseguire il proprio impegno a tutela delle risorse idriche con misure finalizzate al corretto utilizzo della risorsa rappresentata dal fiume Po, a sostenere iniziative finalizzate al miglioramento della capacità di adattamento dei sistemi agricoli, nonché a rafforzare le misure volte al risparmio idrico e a richiedere un incremento delle risorse nazionali destinate a questa sfida. A firma dei Consiglieri: Sassi, Serri, Bagnari, Lori, Caliandro, Marchetti Francesca, Campedelli, Rontini

(Presentazione, discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo, quindi, alla risoluzione 8231, che impegna la Giunta ad inserire il tema del risparmio idrico in agricoltura tra le priorità del primo livello e, conseguentemente, ad adeguare, in aumento, i finanziamenti rivolti a tale finalità, anche richiedendo al Governo nazionale un analogo atteggiamento, a firma del consigliere Sassi.

A questa è stata abbinata la risoluzione 8459, che impegna la Giunta a promuovere le iniziative finalizzate al contenimento dei fattori che sono alla base del cambiamento climatico, a proseguire il proprio impegno a tutela delle risorse idriche con misure finalizzate al corretto utilizzo della risorsa rappresentata dal fiume Po, a sostenere iniziative finalizzate al miglioramento della capacità di adattamento dei sistemi agricoli, nonché rafforzare misure volte al risparmio idrico e a richiedere un incremento delle risorse nazionali destinate a questa sfida. È a firma dei consiglieri Sassi, Serri, Bagnari, Lori, Caliandro, Francesca Marchetti, Campedelli e Rontini.

La risoluzione 8231 è stata ritirata e quindi la discussione si svolgerà sulla risoluzione 8459.

Consigliere Sassi, prego.

 

SASSI: Grazie, presidente. Intanto devo ringraziare la consigliera Serri con la quale c’è stata un’interlocuzione sul tema che ha poi sfociato nella realizzazione di questo testo della risoluzione 8459 che include il dispositivo che ho previsto nella risoluzione 8231, che per questo ho ritirato.

Il punto è ovviamente importante e mi fa piacere che ci sia una condivisione di obiettivi e sensibilità sul tema che in questa risoluzione è certamente più ampio e più dettagliato. Per cui, concordo e mi fa piacere poterla sostenere.

Io ero partito con l’idea di porre l’attenzione in modo particolare sul risparmio idrico legato al sistema agricolo, che però, giustamente, ha molto a che fare anche con il cambiamento climatico e tutto quanto è stato evidente fino a non moltissimo tempo fa sul tema della crisi idrica che poi, in parte, è stata superata dalle copiose piovute che ci sono state. Però, non possiamo affidarci, ahimè, sempre al meteo. È chiaro che se riusciamo, quando riusciamo, ammesso che abbiamo ancora il tempo, spero di sì, a porre rimedio laddove possiamo farlo con ogni mezzo possibile, anche andando – lo dico con spirito propositivo, ma assolutamente intransigente – a bussare alle porte del Governo di turno, battendo cassa laddove servono finanziamenti per andare incontro a quelli che possono essere interventi di conversione della parte di agricoltura o di allevamento o comunque di interventi sul territorio per garantire la mitigazione dei cambiamenti climatici.

In modo più particolare, un tema che mi sta altrettanto a cuore, è proprio il risparmio idrico. Su questo tema ho già presentato, ed è stata approvata, una risoluzione che era legata al risparmio idrico in ambito domestico, sulla manutenzione e distribuzione dell’acqua potabile. Questo non è altro che un prosieguo legato invece all’ambito agricolo.

È fondamentale cercare insieme agli agricoltori, insieme ai Consorzi di bonifica e quanti altri, soluzioni che permettano di arrivare ad una maggiore efficienza con almeno l’uso di acqua. Questo perché anche il Po ha i suoi limiti, come abbiamo visto in più occasioni nella sua storia, quindi bisogna farci bene i conti e cercare di usarlo, sfruttarlo in maniera ottimale, senza per questo mettere in crisi né la parte che ne fa uso, quindi agricoltura o quant’altro, tantomeno il fiume stesso, che necessita di essere curato, essendo una risorsa che ci servirà negli anni avvenire.

È necessario quindi porre l’attenzione su questo tema. Convintamente questa risoluzione cerca di puntare in quella direzione, cercando di fare in modo di fare un lavoro di squadra col Governo, perché qui bisogna intervenire in maniera massiccia, probabilmente non solo ovviamente in Emilia-Romagna, perché i cambiamenti climatici non sono solo qui. Noi dobbiamo fare la nostra parte, quindi questo è un tema che sicuramente deve essere sostenuto.

In chiusura, perché la risoluzione parla da sé, ringrazio ancora i componenti del Partito democratico che hanno voluto condividere questo tema, perché ritengo sia assolutamente importante su temi come questi, che sono trasversali, fare squadra. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Presidente Serri, prego.

 

SERRI: Grazie, presidente.

Il tema è un tema di grande attualità, che già veniva ripreso anche dall’intervento precedente del consigliere Sassi come un tema così importante e delicato, quello della risorsa idrica in campo agricolo, che già era all’attenzione di questa regione.

Vediamo fin dagli anni Settanta provvedimenti e azioni precise, volte a intervenire su questo tema. E vediamo anche come tutto questo sia stato aggravato, negli ultimi anni, a seguito dei cambiamenti climatici. Lunghi periodi di siccità, intervallati da precipitazioni abbondanti, che però sono concentrate in periodi molto brevi.

Proprio una recente indagine dei due assessorati, l’assessorato all’agricoltura e l’assessorato ambiente ha documentato come in questi anni siano stati destinati, mettendo insieme i vari piani, sia regionali che nazionali, circa 225 milioni di euro di risorse per intervenire, per migliorare e anche incrementare il sistema infrastrutturale proprio dedicato ai temi irrigui della nostra regione. Questo impegno potrà consentire a regime di avere una capacità di invaso di oltre 16 milioni di metri cubi di risorsa idrica e di interessare una superficie irrigua di 177.800 ettari.

È chiaro che, proprio a fronte del problema che citavo prima, cioè di questo cambiamento climatico, di queste precipitazioni che arrivano in periodi molto brevi con grande quantità di precipitazione, si richiede anche un’infrastrutturazione che sia in grado di avere una capacità di invaso maggiore, quindi di trattenere la risorsa nei periodi in cui ci sono grandi precipitazioni e di utilizzarla in periodi, invece, di siccità, che a volte sono davvero lunghi e complessi.

È un tema molto delicato, che va affrontato. Va affrontato ‒ a questo proposito voglio citare anche altri aspetti ‒ anche in un’ottica di ricerca e di sperimentazione, quindi andando ad analizzare anche l’elenco dei tanti progetti finanziati con i Gruppi operativi per l’innovazione, i GOI, finanziati con il PSR. Ho visto che ci sono diversi progetti proprio dedicati al tema della sperimentazione e della ricerca sul risparmio idrico in agricoltura. Sull’area 5A ci sono ben sei progetti finanziati proprio per fare sperimentazione su questo tema dell’efficienza e dell’utilizzo ecosostenibile della risorsa idrica in agricoltura, così come ci sono diversi progetti finalizzati al miglioramento della qualità delle acque, quindi al rapporto dell’agricoltura dal punto di vista dei temi inquinanti.

Proprio in questa situazione, il fatto di dedicare risorse e di avere ‒ aggiungo ‒ anche un sistema produttivo agricolo maturo, quindi responsabile da questo punto di vista, che si mette in gioco anche per sperimentare nuove tecniche di agricoltura e nuove tecniche di irrigazione, proprio con la finalità di un utilizzo ecosostenibile della risorsa, credo sia un elemento di grande importanza. Tra l’altro, i prossimi bandi dei Gruppi operativi per l’innovazione contengono nuovamente queste misure. Quindi, è un tema che è stato messo al centro delle politiche regionali anche dal punto di vista della ricerca e della sperimentazione per trovare soluzioni sempre migliorative.

Con piacere, comunque, il Gruppo PD, il Gruppo di maggioranza, ha sostenuto questo tema, con l’obiettivo di rafforzare tutte le misure che possono essere finalizzate al risparmio idrico e, in un sistema di coinvolgimento delle altre Regioni, lavorare affinché si trovino risorse, perché ovviamente per fare infrastrutture, per migliorare e per ottenere risultati positivi in questo campo su questo aspetto servono risorse, e quindi trovare risorse anche finanziate a livello nazionale ed europeo che possano aiutarci a trovare soluzioni sempre migliorative su questo tema.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Apprezziamo lo spirito e il contenuto di questa risoluzione, alla quale tra l’altro annuncio che, per quanto mi riguarda, aggiungo la firma.

È chiaro che il tema è centrale, ma a che fare con una gestione articolata e complessa per la cui risoluzione occorre mettere in campo numerosi interventi che riguardino una politica più complessiva degli interventi anche a carattere regionale.

Bisognerebbe partire anche dalla necessità di incentivare le colture meno idroesigenti, sarebbe necessario trovare il modo di intervenire, finanziare e puntare, facendo una selezione, sulle colture con caratteristiche più compatibili con il tema di cui stiamo parlando, sarebbe necessario, ad esempio, fare una discussione complessiva sulla necessità di non costruire ulteriori grandi dighe in montagna, privilegiando i piccoli invasi distribuiti sul territorio, ad esempio. Insomma, il discorso sarebbe ampio e richiederebbe un approfondimento importante.

Non per parlar d’altro, ma nel momento in cui si parla di un utilizzo più efficace di una risorsa fondamentale, di un bene comune come l’acqua, sottolineo questo aspetto, non per parlar d’altro, ma sarebbe opportuno anche concentrarsi - i proponenti e il consigliere Sassi si è dedicato in particolar modo al tema collegato alla gestione delle risorse dei fiumi, delle acque dei fiumi – credo sarebbe utile, opportuno, necessario e peraltro lo abbiamo anche fatto, iniziare a discutere, attraverso anche provvedimenti legislativi, e affrontare il tema della gestione del servizio idrico nel suo insieme, complessivamente, perché quando parliamo di lotta allo spreco e contenimento della gestione della risorsa idrica dobbiamo anche pensare che, mediamente, nei nostri acquedotti si verificano perdite molto significative, nell’ordine del 30-35 per cento. Forse nella nostra regione qualcosa meno, però parliamo di questo. Forse sarebbe anche utile concentrarsi e dedicare qualche attenzione alla modalità attraverso la quale viene gestito ed erogato il servizio idrico integrato, perché va da sé che se chi gestisce ha anche, attraverso la vendita della risorsa, la necessità/opportunità di guadagnare forse tutta questa necessità di contenimento non viene ravvisata.

Questo per dire che il tema della gestione pubblica e della gestione collettiva di una risorsa fondamentale si pone in ogni circostanza, in ogni momento e in qualunque discussione noi facciamo, perché va da sé che nel periodo storico in cui viviamo e anche considerati i cambiamenti climatici cui dovremmo far fronte, esistono dei beni che sono sempre stati e saranno sempre beni comuni, il cui valore fondamentale è indiscutibile, ma che a maggior ragione in un periodo come questo rappresentano, se è possibile, un valore ancora maggiore e richiedono una cura e un’attenzione ancora maggiore.

Per noi, ovviamente, la gestione del servizio idrico, la tutela delle acque, la gestione e la tutela di una risorsa, di un bene così prezioso, di un bene comune così prezioso, non può che partire dalla centralità del ruolo pubblico per definizione.

Abbiamo anche sottoscritto e presentato un progetto di legge che esula un attimo dalla discussione contingente, ma colgo l’occasione per sottolinearlo, un progetto di legge che cerca di identificare una diversa modalità, un diverso approccio nella gestione del servizio idrico anche attraverso le forme organizzative che questa Regione si è data per la gestione, ma anche per il controllo di quel complicato meccanismo che presiede alla gestione del servizio idrico integrato.

Lo dico perché su questi temi io penso che la politica e le Istituzioni siano chiamate e saranno chiamate a dare una risposta che non guarda all’oggi, che non guarda ai prossimi sei mesi, ma guarda ai prossimi vent’anni. Credo che forse siamo anche molto in ritardo rispetto alla complessità e alla difficoltà della sfida che abbiamo davanti. È anche vero che non possiamo continuare a dire che siccome bisognava partire vent’anni fa, allora non ha più senso partire oggi.

Noi invece pensiamo che sia importante, utile e necessario affrontare una discussione complessiva sulla necessità che regione e sistema pubblico – mi piacerebbe pensare che anche il Parlamento e il Governo lo facciano – adottino un approccio diverso alla gestione di un così importante bene comune. Ripeto: penso sia difficile poterlo immaginare analizzando un pezzo alla volta o discutendone un pezzo alla volta.

Quello che ci è richiesto, quello che è richiesto alla politica, quello che è richiesto all’Istituzione è avere una visione complessiva, una visione che guardi appunto ai prossimi venti, trent’anni. Quando parliamo di acqua, quindi, parliamo anche di tutto questo. Quando parliamo di contrasto allo spreco, parliamo anche di tutto questo, e io credo che ogni occasione sia utile, importante e necessaria per richiamare all’attenzione tutti quanti sugli elementi che ho provato qui a richiamare e anche sulla necessità di misurarsi, come Assemblea legislativa, questa o la prossima, visti i tempi, sulla necessità di un ripensamento di quello che è un bene collettivo, la cui importanza risulterà sempre più decisiva nei prossimi anni.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Prodi, prego.

 

PRODI: Grazie.

Brevemente per rimarcare che la risoluzione a firma Sassi, che lui ha ritirato, aveva il pregio di esplicitare il tema della cosiddetta diga di Vetto. È un tema annoso, si può dire.

Io proprio un anno fa ho presentato un’interrogazione a risposta immediata in aula, in merito al documento che era uscito dal tavolo tecnico Enza. Questo tavolo aveva nelle sue conclusioni previsto a lungo termine la necessità di un invaso nell’Alta Val d’Enza, ovvero, di nuovo, la diga di Vetto, che peraltro era invece stata preventivamente esclusa, anche dall’assessore Gazzolo, in risposte precedenti, da parte della regione, come intervento. Però, questo studio, che era uscito, tra l’altro, firmato da diversi enti, ammetteva esplicitamente che non erano stati considerati interventi relativi all’efficientamento aziendale.

Praticamente era stato fatto uno studio che si basava sulla quantificazione della necessità di risorse idriche prescindendo dalla capacità di risparmio che si poteva avere con interventi di efficientamento.

Credo che questo sia un argomento fondamentale. Mi sembra ovvio ribadire la contrarietà a interventi come possono essere quelli di ampi invasi in zone che ambientalmente ne risentirebbero, soprattutto quando non si vuole, invece, andare a fare un computo più preciso, anzi si va a mirare soprattutto al risparmio idrico. Questo era ben esplicitato nella risoluzione del collega Sassi. Ovviamente, do il voto favorevole alla risoluzione a prima firma Serri, chiarendo, però, che quando si parla nel testo di invasi, da parte mia è ovvio che non ci sarà mai nessuna disponibilità o non sarò mai d’accordo che questi includano grandi invasi o soluzioni che vanno a detrimento dell’ambiente e non invece apportano migliorie al risparmio energetico. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Delmonte, prego.

 

DELMONTE: Presidente, sono allibito da questa discussione. È una risoluzione che non condivido dalla prima all’ultima parola, in niente. Parliamo di costante riduzione della piovosità annuale, situazione estremamente problematica e poniamo come soluzione per tutta l’Emilia-Romagna un incremento degli invasi di 16 milioni di metri cubi.

Io so che anche l’assessore Gazzolo, secondo me, non la pensa così, perché l’ha detto più volte come ai grandi invasi in alcuni casi bisogna aprire alla possibilità perché possono essere una soluzione. Poi, che sia la Diga di Vetto, che sia di 100 milioni di metri cubi, 120, che sia 80, che sia altra diga, va valutato ogni studio. Però, dirmi che si risparmia acqua non facendo nulla o piccoli invasi è una follia.

Parlando sempre del fiume Enza, che conosco molto bene, abbiamo un territorio con un DMV, un fiume con un deflusso minimo vitale superiore alla quantità d’acqua che ha all’interno. Quindi, si traduce in non poter prelevare nulla. Abbiamo aziende agricole che si basano sull’irrigazione dei prati stabili, che hanno bisogno, invece, di una quantità d’acqua importante per la produzione di foraggio per il Parmigiano Reggiano che non possono prelevare nulla. Abbiamo, come si diceva qui, dei periodi di piovosità importanti, in cui lasciamo scorrere l’acqua fino al Po perdendola completamente, perché non abbiamo un invaso che possa raccogliere e, magari, soddisfare tutta una stagione estiva con l’acqua raccolta, e ci ritroviamo, invece, a dover pescare dai pozzi, sempre più profondi, tra l’altro, perché ci troviamo ormai con aziende agricole che pescano a 100-120 metri sottoterra per un pozzo, con dei costi pazzeschi, che si traducono anche in 30.000-40.000 euro l’anno in più per prelevare quell’acqua, svuotando le falde, di fatto, ovviamente non potendo più irrigare nemmeno a scorrimento, perché si fa fatica, perché i prati stabili muoiono, quindi non le riempiamo nemmeno più quelle falde, perché di fatto almeno l’irrigazione del prato stabile a scorrimento portava l’acqua nuovamente nelle falde, e ci ponete come soluzione di risparmio idrico pochissimi invasi, e lasciamo perdere tutta l’acqua. Oppure, ancora peggio, di valorizzare la fondamentale risorsa, rappresentata dal fiume Po, che va benissimo per certi territori ed è essenziale, ma provate a pompare l’acqua dal Po fino a Vetto. È una proposta che è arrivata, questa. Prendiamo l’acqua dal Po e la portiamo fino a Ciano, magari, a Vetto, la portiamo fino a delle zone appenniniche, con dei costi impossibili, proibitivi, e le aziende agricole chiudono.

Io non so in quante aziende agricole siete stati voi, a parte quella in cui è stato Di Maio, facendo una figuraccia, a Reggio Emilia, dicendo “no” alla diga di Vetto nel posto in cui, invece, chiedono la diga di Vetto. In quante altre aziende agricole siete stati? Avete parlato con gli agricoltori? Di quanta acqua hanno bisogno per andare avanti? E non ce l’hanno. È il costo più importante che hanno, ormai, ogni anno e che li sta bloccando, soprattutto quelli della filiera del Parmigiano reggiano. Leggo queste cose. È veramente pazzesco.

Sprechiamo le piene, ci mettiamo un deflusso minimo vitale superiore alla quantità d’acqua che abbiamo, continuiamo, quindi, ad avere un fabbisogno alto, svuotiamo le falde con i pozzi. Addirittura, alcune zone agricole ricorrono all’Acquedotto per irrigare. Ci sono alcune zone agricole ‒ non so se lo sa, consigliera Prodi ‒ che addirittura pagano l’Acquedotto per irrigare. Siamo ai casi più estremi, ma esistono. Di cosa stiamo parlando? Parliamo del risparmio idrico quando sprechiamo l’acqua, in realtà. La stiamo sprecando. Quella che piove la lasciamo andare via, spesso malamente, non pulendo nemmeno i fiumi. E poi succede un caso, come a Lentigione, che se avessimo avuto un grande invaso non sarebbe nemmeno successo.

Mi dispiace, ma qui il principio è completamente sbagliato. È una follia. Le multiutility non fanno nulla in questa direzione, soprattutto nelle province di Reggio e Parma, dove abbiamo IREN che non muove un dito per andare nella direzione del risparmio idrico. Lì, forse, andando a guardare le perdite nei sistemi, sprechiamo ancora più acqua, e nulla è citato qui dentro. Di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando solo di un danno enorme all’agricoltura. E poi si viene a fare la visita alla diga di Ridracoli: “Oh, che bello qui. Stupendo questo paesaggio. È un’opportunità fantastica per tutti”. L’ha detto chi oggi dice di non fare i grandi invasi. Ma di cosa stiamo parlando? Non avete nessuna cognizione di causa di quello che state dicendo, soprattutto in termini agricoli. Mi dispiace ma questa risoluzione non può essere approvata in nessun modo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

La risoluzione originaria del collega Sassi si focalizzava anche sul tema degli invasi, non solo del risparmio idrico. Effettivamente, questa risoluzione, forse appunto per evitare anche i toni del collega, è stata in qualche modo bonificata.

Per quanto riguarda il tema risparmio idrico, quanto al tema cambiamento climatico, è ovvio ed assodato che il cambiamento climatico ci pone di fronte a due situazioni: una è quella dei periodi di siccità nei quali rischiamo di non avere acqua; due, grandi periodi di grande piovosità, in cui invece l’acqua fa danni, questo è chiaro per tutti.

Se vogliamo affrontare, e questo mi sembra fosse lo scopo, il problema dei periodi di siccità, le soluzioni o gli argomenti da affrontare sicuramente sono due: uno è quello degli invasi, e poi ci arrivo; l’altro è quello del risparmio idrico.

La risoluzione del consigliere Sassi si indirizzava in maniera particolare, come anche questa risoluzione poi concordata, sul risparmio idrico. Risparmio idrico che tocca almeno due aspetti: uno è il tipo di irrigazione, e su questo, sui tipi di irrigazione, sicuramente un ragionamento va fatto, ed è importante, perché alcuni tipi di irrigazione che si facevano e si fanno ancora, storicamente perché c’era un’abbondanza di acqua, e il tema del risparmio idrico non si era mai posto, ad oggi, quei sistemi di irrigazione vanno sicuramente ripensati. Come vanno ripensati i tipi di coltura che facciamo nel nostro territorio. Penso solo, ad esempio, alla coltura del mais in tarda stagione, una coltura che assorbe tantissima acqua per fare cosa? Per produrre mais per i biodigestori, per produrre biogas.

Quel tema è un tema fondamentale. Dobbiamo pensare che non possiamo fare delle colture che sono sovvenzionate dal fatto che produciamo biogas perché incentivato, e però sprechiamo e consumiamo tantissima acqua. Quel tipo di coltura sicuramente va ripensato. Quindi, tipi di colture e tipo di irrigazione, e su questo la risoluzione si focalizza.

Sugli invasi e sui grandi invasi, sicuramente va aperto un ragionamento, ma non un ragionamento con fughe in avanti di chi dice: costruiamo la diga qua o costruiamo la diga là. Abbiamo fatto da poco l’audizione in Commissione di Romagna Acque, che sta facendo grandi piani di investimento per grandi invasi nell’Appennino romagnolo, senza coordinarsi con la Regione. Infatti, uno degli aspetti critici che trovo nella risoluzione è che dice “come siamo bravi, abbiamo un Piano di tutela delle acque del 2005”. Quindi, noi abbiamo un Piano di tutela delle acque del 2005, abbiamo un programma regionale di conservazione della risorsa del 2004. Allora, forse è il momento che, come Regione, cominciamo a ragionare e porci il tema che dobbiamo aggiornare quei piani e ripensare a quei piani, valutando se un invaso ha un impatto ambientale sostenibile e risolve il problema della mancanza d’acqua, perché il problema della mancanza d’acqua lo posso risolvere con i risparmi idrici, oppure, se non è risolvibile con i risparmi idrici, valuto che tipo di invasi posso fare. Infatti, ci sono dei tipi di invasi che hanno un impatto che non è accettabile e dei tipi di invasi che potrebbero avere impatti accettabili e potrebbero, fra l’altro, coniugarsi con la nuova strategia energetica nazionale, che prevede che tutta l’energia prodotta da fonti rinnovabili che è interrompibile e che, quindi, c’è solo in certe fasi del giorno può essere compensata, ad esempio, dai pompaggi degli invasi. Quindi, dei ragionamenti su questo sicuramente vanno fatti, ma senza fughe in avanti con chi vuole per forza costruire perché costruire invasi poi genera indotto, genera tutto quanto, oppure con chi non li vuole a tutti i costi. Qui abbiamo alcuni esempi: la diga di Ridracoli alla fine dei conti è stata una scelta ragionevole e ha portato soluzione ad alcuni problemi.

Non condivido la parte della risoluzione che fa tutte le premesse e dice “come siamo bravi, abbiamo un Piano di tutela delle acque”, ma che è datato, e dice “abbiamo i Consorzi di bonifica che funzionano benissimo”. Io non posso accettare che noi diciamo “come siamo fortunati, abbiamo i Consorzi di bonifica”, perché proprio i Consorzi di bonifica sono un aspetto critico per quanto riguarda il dissesto idrogeologico e l’equilibrio fra interesse dissesto idrogeologico e quello degli agricoltori, perché il Consorzio di bonifica deve equilibrare due richieste, due necessità, impatto e difesa idrogeologica e necessità degli agricoltori. Questi equilibri nei Consorzi di bonifica non sono garantiti ad oggi, non sono garantiti nella rappresentanza degli interessi e delle necessità, e quindi c’è tutto il tema delle elezioni, che abbiamo già affrontato varie volte. Inoltre, non è ben chiaro chi paga cosa, quindi anche qui i cittadini vivono giustamente con rabbia una tassazione di cui non vedono bene gli esiti.

Sicuramente concordo sugli impegni, che sono solo una parte per la soluzione del problema, e molto meno sulle premesse. Quindi, voteremo favorevolmente gli impegni. Non potremo votare a favore della prima parte delle premesse.

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bertani.

La parola al consigliere Sassi. Prego.

 

SASSI: Grazie, presidente.

Volevo semplicemente fare qualche puntualizzazione, intanto per rispondere anche al collega Taruffi sull’idea di parlare più ampiamente di risparmio idrico della risorsa bene comune, che è l’acqua. In tal senso, come ho anche accennato prima, avevo già depositato e avevamo già votato la risoluzione 8232, legata proprio agli interventi di manutenzione, anche straordinaria, su tutti gli impianti di distribuzione della rete idrica potabile ‒ qui rispondo in parte al collega Delmonte ‒ proprio perché da noi (non so cosa succeda da parte Hera) IREN interventi del genere non ne fa proprio.

Siccome ci sono realtà in cui quelle tubature sono in capo, per la manutenzione straordinaria e ordinaria, alle multiutility e in altre, invece, sono in capo al Comune, quindi una situazione a macchia di leopardo, bisogna capire come intervenire. Da questo punto di vista, io puntavo su una regia regionale che vada anche a sollecitare lo Stato perché eroghi fondi laddove sia necessario intervenire, in appoggio ai Comuni o, nel caso, in appoggio anche alla multiutility che in alcuni ambiti ha la concessione anche per quanto riguarda la manutenzione.

Una correzione, senza polemica. Giusto una questione informativa. Informo il collega Delmonte che l’attuale ministro Di Maio, in visita a quella impresa agricola, e io ero presente, non affermò mai che la diga non andava fatta, al di là di quello che poi venne riportato sui giornali, ossia che disse esattamente questa frase. Io lo feci presente a Luigi Di Maio a suo tempo. Quindi, fu una notizia errata riportata dai giornali. Ma questo è ininfluente.

Visitando e parlando con gli agricoltori e con le associazioni di categoria ho sempre detto ‒ ed è questo lo spirito delle due risoluzioni ‒ che prima di cominciare a raccogliere acqua bisogna cominciare a evitare di sprecarla. È come andare a vuotare una barca che ha un buco. Prima tappiamo i buchi, dopo possiamo anche vuotare la barca. In questo caso andrebbe riempita, andrebbe raccolta l’acqua. Però, in funzione del fatto che dobbiamo combattere prima lo spreco idrico in tutti gli ambiti, che ho voluto tenere separato con due risoluzioni, perché sono due ambiti differenti, con gestioni differenti e problematiche differenti, ma altrettanto importanti, che trattano lo stesso argomento, quello “domestico”, domiciliare e quello agricolo, bisogna fare in modo di agire, dove è possibile, e non sta a me dire dove è possibile perché io non sono né un coltivatore, né un agronomo, non mi permetto di andare io a spiegare agli agricoltori come devono fare o andarlo a spiegare a chi fa manutenzione, a chi fa impiantistica per la distribuzione idrica del potabile. Non entro nel merito delle questioni tecniche, delle scelte che dovranno essere fatte in questo momento.

In questo momento credo sia fondamentale identificare un principio fondamentale, che è quello del risparmio idrico, e introdurre l’idea di poter fare qualunque intervento necessario una volta che il risparmio idrico sia stato messo in atto in maniera massiccia. A quel punto si andrà a verificare se c’è bisogno di invasi, di che dimensioni, dove e si faranno le valutazioni del caso.

Questa cosa io l’ho detta chiaramente a quattr’occhi alle associazioni di categoria e agli agricoltori. Il concetto è: prima risparmiamo, laddove è possibile, ed efficientiamo ogni sistema (idrico, irriguo, eccetera) e dopo andiamo a verificare se da quel risparmio abbiamo ottenuto un risultato che può realmente essere adeguato a quello che è il bisogno oppure c’è bisogno di fare invasi. Fare invasi prima per me è un po’ come mettere una toppa peggio del buco. Raccogliamo acqua e quindi, per concetto, non la spreco perché la raccolgo e quindi la pioggia non viene sprecata, la raccogliamo eccetera. Però, se poi, a valle, abbiamo una rete di distribuzione che è un colabrodo o dei sistemi irrigui che non sono così efficientati, non dico che non lo siano, dico che vanno verificati, che andrebbe fatto un monitoraggio serio, fatto anche dagli addetti ai lavori, non certo da me.

In questo senso bisogna mettere in campo tutti gli sforzi necessari. Laddove ci siano delle difficoltà, anche economiche, per fare questi interventi, per andare in loco, per sostenere gli agricoltori che magari devono fare gli studi eccetera, si vada a battere cassa dove è necessario, quindi al Governo, al Ministero, alla Regione, agli enti di bonifica, a chi ha competenze e ha il compito di gestire questo tema.

Il principio è molto semplice, ma non credo che fare delle polemiche porti a nulla. Ognuno tiene la sua posizione. Liberissimo di farlo.

Penso che per principio, prima di tutto, bisogna fare risparmio idrico e poi si fa la valutazione di tutto quello che serve, perché i cambiamenti climatici non li risolviamo con un buon risparmio idrico, questo è ovvio, quindi probabilmente ci sarà del residuo, ancora, da riuscire a sopperire per i bisogni che sono necessari per questo tipo di interventi, Forse, facendoli ora, quando non abbiamo ancora efficientato a valle, faremmo strutture anche un po’ sovradimensionate.

In questo senso potrebbe avere anche impatto ambientale. Tutto è da valutare. In questo senso, io rimango della mia idea: prima di tutto bisogna fare risparmio, poi si investe anche su quello che potrebbe essere necessario fare per l’accumulo, ma facendolo con una perfetta e precisa cognizione di causa, che non sia dettata solo dal fatto che “mi manca l’acqua, datemela”, ma vediamo quello che è necessario per riuscire a efficientare tutto il sistema. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Sassi.

La parola al consigliere Taruffi, che però non vedo in aula.

Per cui, do la parola al consigliere Delmonte Gabriele.

 

DELMONTE: Visto che non c’è Taruffi, faccio un piccolo intervento perché non ho capito il concetto.

È stato detto: c’è la rete di distribuzione di IREN, nel caso specifico che è stato citato, che ha dei problemi di efficientamento. Se quindi faccio un invaso a monte è un problema, perché poi quando mando giù l’acqua, si perde all’interno del sistema di distribuzione.

Volevo specificare che il sistema di distribuzione di IREN non c’entra assolutamente nulla con una diga, nel senso che quando rilascio l’acqua, questa finisce nei canali. Non c’entra niente IREN. Mi sembra che non si sappia la base: cioè, mollo l’acqua, questa va nei canali che sono gestiti dalla bonifica, dai Consorzi di irrigazione, per gravità, per distribuzione, per chiuse; e queste acque vanno nei campi, non c’entra nulla, sono due cose completamente differenti la distribuzione della multiutility con quella di una diga, di un fiume. Secondo me, proprio come dicevo, manca forse qualche base di ragionamento.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Delmonte.

La parola al consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Chiedo scusa, ma ho fatto una corsa perché ero fuori ad incontrare, giusto perché parliamo di contrasto al cambiamento climatico, cittadini che rappresentavano alcune esigenze rispetto alle necessità delle ferrovie della nostra regione.

Ho fatto le scale di corsa, quindi ho il fiatone, il che non depone a favore del mio stato di salute.

Comunque, battute a parte, ho ascoltato il consigliere Delmonte, prima, e anche nello scorso, adesso: forse si riferiva ad altri, quindi non voglio attribuire il suo intervento alla parte che ho citato io prima. Però, visto che sul sistema degli invasi, avendo ovviamente conoscenza diretta di quelli che sono sull’Appennino bolognese, potremmo discutere a lungo. La necessità che io ho richiamato di non realizzare, qualora qualcuno lo pensasse, ulteriori grandi dighe di montagna, e di pensare un sistema con piccoli invasi distribuiti sul territorio, nulla hanno a che vedere con quello che è già successo, perché ovviamente non è che pensiamo che debba essere smontato quello che c’è.

Concordo sul fatto che un conto è il tema della gestione delle acque dal punto di vista, ad esempio, degli invasi, eccetera; un conto è la distribuzione nelle case. Sono due cose diverse, su questo concordo.

Penso, però, e lo rivendico, e appunto l’intervento andava in questa direzione, che la gestione delle acque, nel suo complesso, e quindi anche la necessità di ripensare quelli che sono stati alcuni interventi – qualcuno continua a sostenere necessari ulteriori interventi di grandi dighe, o di dighe sulla montagna – non sia una questione di cui discutere. Io penso infatti, come ho detto prima, che un conto è pensare a grandi impianti di montagna, un conto è pensare a diversi piccoli invasi che possono in qualche modo organizzare un sistema complessivamente più sostenibile.

Lo dico anche perché non voglio in questa sede – non l’ho mai fatto e non inizio certo oggi – fare il partigiano, pensando solo ed esclusivamente ad una fetta del territorio regionale e non alla regione nel suo insieme. Però, le dighe non è che abbiano impatto zero, e non è che non abbiano impatto sul territorio, in particolar modo, ovviamente, laddove vengono costruite. Non si può nemmeno negare che abbiano spesso delle conseguenze su quei territori per nulla positive.

Quindi, il senso dell’intervento, visto che ho concluso il tempo, era questo, e ho tenuto a precisarlo proprio perché credo sia opportuno, quando parliamo di queste cose, cercare di mirare alle questioni nel modo più preciso possibile.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Taruffi.

In discussione generale non ho più altri iscritti. Chiudo la discussione generale.

Darei la parola, per le conclusioni della Giunta, prima all’assessore Caselli e poi all’assessore Gazzolo.

Prego, assessore Caselli.

 

CASELLI, assessore: Presidente, intervengo naturalmente per la parte che riguarda l’agricoltura e, quindi, l’uso irriguo. Siccome si è parlato in maniera un po’ mescolata dei due aspetti, lascio tutto il resto alla collega Gazzolo.

Intanto non vorrei che passasse un certo messaggio, perché in alcuni tratti della discussione sembrava che in questa Regione non ci stessimo occupando d’acqua. Siccome io mi sono occupata molto d’acqua e in alcuni momenti in maniera addirittura prevalente, facendo fronte tra l’altro in un’annata, con la collega Gazzolo, con la peggiore siccità che ci è capitata in centoventi anni, quindi abbiamo una certa dimestichezza in materia. Quindi, approfitto per chiarire anche un po’ qual è il tipo di politica che stiamo facendo e anche per darvi qualche dato, che forse, essendo aggiornatissimo, li abbiamo presentati recentemente, non è detto che tutti i consiglieri li conoscano alla perfezione.

Prima questione. Noi dobbiamo impostare il lavoro sull’acqua ad uso irriguo (poi la collega Gazzolo dirà sul resto, ma il concetto è uguale) su tre elementi, e ci vogliono tutti e tre, mentre purtroppo normalmente la discussione, almeno in ambito agricolo, si concentra sugli invasi. Invece, ci vogliono tutti e tre, e sono il riuso, il risparmio e l’invaso. Ci vogliono tutti e tre. Adesso cerco di dirvi qualcosa su questi.

Dal punto di vista del risparmio, credo che l’Emilia-Romagna, al mondo, venga dopo solo a Israele. Questo per una ragione ovvia: abbiamo dovuto lavorarci su da molto tempo perché da noi i fiumi si seccano d’estate. Questa cosa non accade nelle regioni che sono a nord del Po. Quindi, anche regioni vicinissime hanno una situazione idrica completamente diversa dalla nostra, perché hanno acque di scorrimento tutto l’anno. Noi no. Quindi, abbiamo dovuto organizzarci nel tempo e fare politiche, che sono state fatte nel tempo, che permettono, in effetti, di avere dati di risparmio idrico straordinario.

Voi sapete quanto deriva l’Emilia-Romagna dal Po. Vengono derivati dal Po venti miliardi di metri cubi ogni anno e la Regione Emilia-Romagna delle quattro regioni che derivano dal Po ne prende uno dei venti. Questo vuol dire che noi siamo in grado di fare cose… Adesso mi dispiace che non ci sia il consigliere Bertani in aula, perché lui diceva che certi metodi di irrigazione non vanno più usati. Da noi certi metodi di irrigazione non si usano più da molto. Vedete forse dei getti voi in giro per l’Emilia-Romagna? No! Se andate in Lombardia li vedete. Loro lo fanno perché hanno più abbondanza, quindi si permettono di fare una cosa che qua da noi non si fa o si può fare solo in presenza di una presenza d’acqua nei canali di un certo tipo. Ma ormai tutti si sono spostati sull’irrigazione a goccia. Adesso siamo nella fase 2.0, cioè quella dell’irrigazione di precisione. Quindi, dal punto di vista del risparmio siamo molto avanzati, siamo considerati una punta. Anche quando facciamo le missioni internazionali o gli accordi di collaborazione in ambito anche solo europeo, senza andare tanto più in là, di norma ci viene richiesto aiuto proprio rispetto al fatto che veniamo considerati più avanti in questo.

Sapete che abbiamo il sistema Irrinet, un sistema di supporto intelligente alle decisioni, fatto con gli agricoltori, che ricevono questo messaggio sul telefono. Dato che noi sappiamo esattamente l’agricoltore cos’ha in campo, perché abbiamo i fascicoli aziendali, questo è un software, una App che permette, incrociando i dati agricoli con i dati di ARPAE sulle previsioni del tempo, di avvisare l’agricoltore se è il caso che irrighi o che non irrighi. Se sta per piovere gli si dice di non irrigare. Quindi, abbiamo tutta un’attenzione estrema, da questo punto di vista, anche alle singole irrigazioni per singole colture. Con lo stesso agricoltore c’è il caso in cui una particella di terreno la deve irrigare quel giorno lì e un altro no. Questa cosa già si fa in Emilia-Romagna. Anzi, adesso stiamo finanziando la versione più avanzata, l’Irrinet 2.0, partendo da questo. Quello che abbiamo fatto finora ci ha permesso di risparmiare il 40 per cento di acqua per irrigazione nelle 13.000 aziende coinvolte nel sistema Irrinet. È un dato straordinario, però non ci basta. Quindi, abbiamo finanziato con uno dei nostri GOI anche la nuova versione, l’Irrinet 2.0. Questo per quanto riguarda il risparmio. Poi ci sarebbe altro, ma non ho tempo.

Per quanto riguarda il riuso, io vi cito solo il dato del depuratore di Mancasale di Reggio Emilia. I reggiani lo sanno benissimo. Con un rapporto costo-beneficio che non esiste al mondo, cioè spendendo 3 milioni, abbiamo avuto 5 milioni di metri cubi. Li abbiamo tutti gli anni, ma li abbiamo avuti nel 2017 nel momento di massima crisi idrica possibile, e quelli lì hanno salvato l’agricoltura regionale nella bassa. Senza quelli lì ce la vedevamo brutta, ed è acqua che esce dal depuratore, che è meglio dell’acqua che c’è in natura nei canali. Attenzione: il riuso, secondo me, è una delle grandi prospettive. Paola lo sa bene, tant’è che c’è un piano proprio di questo genere. Con cifre, tutto sommato, molto più limitate di quelle che servono per gli invasi si riesce a ottenere un risultato notevole e si fa anche una cosa sostenibile, perché si riutilizza l’acqua che c’è.

Ultima cosa: gli invasi. Premesso che l’invaso più importante che abbiamo sono le falde (perché ce le scordiamo), bisogna che le falde siano piene. Quello è il nostro invaso principale. Vi comunico che anche se a maggio abbiamo patito tutti, a cominciare dagli agricoltori, e anche noi, perché è stato un maggio insopportabile da molti punti di vista, abbiamo ricostituito le falde a pieno livello. Noi, dopo il 2017, non eravamo più riusciti, neanche con un anno relativamente piovoso, come è stato il 2018, a riportare le falde dove erano prima. Adesso sono tornate piene le falde, e almeno questa è una buona notizia.

Terza questione: quanti invasi? Vi do qualche dato velocissimo. Noi ne abbiamo in questa regione già deliberati e cantierabili sulla base di quattro livelli di intervento. Uno è il PSR regionale, l’altro è il PSR nazionale, perché in questa programmazione 2014-2020 era stato stabilito, già prima che arrivassimo noi, quindi a suo tempo, che 300 milioni su un invaso sopra i 250.000 metri cubi venissero fatti a livello nazionale. Quindi, noi in Regione nel PSR avevamo solo gli invasi piccoli perché c’era questa divisione, in base alla quale qua doveva arrivare poco perché erano destinati soprattutto al sud. Poi è finito che, siccome è stata premiata la cantierabilità immediata, ne sono arrivati qui più di quelli che credevamo. Anche questa è una buona notizia.

Poi ci sono i fondi dell’FSC e ci sono i fondi delle bonifiche. Da questi quattro capitoli di spesa ‒ gli invasi li facciamo con soldi che ci devono essere, ragazzi ‒ abbiamo adesso a disposizione, e stiamo finendo la cartografia, così presenteremo anche al pubblico una carta che permetta di vedere dove sono e cosa succede, 224.870.000 euro, quindi quasi 225 milioni per invasi che hanno già un nome, un cognome, una collocazione e una cantierabilità. Quindi, è destinata a cambiare già ora, grazie al lavoro che abbiamo fatto in questo tempo, l’immagine degli invasi della regione Emilia-Romagna. Noi stiamo partendo da uno storico... Già ora c’è una situazione completamente diversa, e cambierà perché arriveremo a servire ulteriori 177.808 ettari e 13.590 aziende, oltre a quelle che ci sono già. Questa è una cosa che già esiste e che comporterà un incremento di capacità di invaso di 16,6 milioni di metri cubi.

Quindi, non diciamo che non si è lavorato. Abbiamo 16,6 milioni di metri cubi in più da questi invasi già deliberati, battezzati, eccetera, che adesso sono da fare. Però partire e fare invasi non è un lavoro di tempi infiniti. È stato più lungo arrivare qui perché il PSR nazionale ha avuto vari problemi, tra cui i soliti ricorsi sulle graduatorie. Secondo me, il bando poteva essere fatto meglio. Fatto sta che adesso ci siamo arrivati, quindi siamo in una condizione in cui questa regione, dal punto di vista degli invasi, cambierà completamente faccia. Quindi, attenzione, non diamo l’idea che qui è tutto da fare. Cambierà completamente faccia. Dal punto di vista degli invasi più grandi la diga – finisco qui – e anche tutta la questione della Valle dell’Enza, che quella che è tenuta sempre sotto particolare monitoraggio, perché l’Enza è uno dei territori più fragili come il Marecchia e il Trebbia, però quella è sensibile anche perché ci sono i prati stabili per il Parmigiano Reggiano, a cui tutti noi ci teniamo molto, ovviamente.

Lì c’è questa discussione annosa, però anche quella è stata gestita con un accordo firmato da tutti, comprese le parti agricole, comprese le parti agricole normalmente più agitate, che prevede che si faccia uno studio, che non è ancora stato fatto, ma che l’Autorità di bacino del Po, perché è lei che lo fa quello studio lì, è a garanzia di tutti, dirà se è sufficiente agire con le tre cose che vi ho detto prima, perché poi per la direttiva quadro acque noi dobbiamo anche dimostrare che abbiamo esperito tutti i tentativi possibili prima di fare un grande invaso impattante, oppure se ci vorrà una cosa più grossa.

Su quella è in corso lo studio, però anche quello non è lasciata marcire da qualche parte senza risposta, è in corso di gestione, con piena consapevolezza delle parti.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Caselli.

Sono le 17, orario in cui si conclude la Assemblea.

Chiedo, quindi, dato che dovremmo procedere al voto, all’assessore Gazzolo se riesce in qualche minuto oppure va bene lo stesso.

Proseguiamo con la dichiarazione di voto e poi con il voto.

Dichiarazione di voto. Chi chiede la parola? Nessuno chiede la parola.

Votazione della risoluzione 8459. Chi è a favore? Il collega Delmonte chiede il voto elettronico.

Votazione dell’oggetto 8459 con voto elettronico. Prego.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 30

Votanti 28

Contrari 5

Non votanti 2

Favorevoli 23

 

È approvata.

 

Buon pomeriggio a tutti.

 

La seduta ha termine alle ore 17,06

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Simona CASELLI, Palma COSTI, Paola GAZZOLO.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, secondo comma del Regolamento interno il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Patrizio BIANCHI, Andrea CORSINI, Elisabetta GUALMINI, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI.

 

Votazione elettronica

 

OGGETTO 8459 “Risoluzione per impegnare la Giunta a promuovere le iniziative finalizzate al contenimento dei fattori che sono alla base del cambiamento climatico, a proseguire il proprio impegno a tutela delle risorse idriche con misure finalizzate al corretto utilizzo della risorsa rappresentata dal fiume Po, a sostenere iniziative finalizzate al miglioramento della capacità di adattamento dei sistemi agricoli, nonché a rafforzare le misure volte al risparmio idrico e a richiedere un incremento delle risorse nazionali destinate a questa sfida. A firma dei Consiglieri: Sassi, Serri, Bagnari, Lori, Caliandro, Marchetti Francesca, Campedelli, Rontini”

 

Presenti: 31

 

Favorevoli: 25

Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Paolo ZOFFOLI.

 

Contrari: 5

Stefano BARGI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Daniele MARCHETTI.

 

Non votanti: 1

Presidente Simonetta SALIERA.

 

Assenti: 19

Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Andrea BERTANI, Stefano BONACCINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Alan FABBRI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Manuela RONTINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA.

 

Emendamenti

 

OGGETTO 8434 “Risoluzione per impegnare la Giunta, a seguito del fallimento della Shernon Holding proprietaria del marchio Mercatone Uno, a tenere aperti i tavoli di confronto con sindacati, istituzioni, fornitori; a proseguire la sua sollecitazione assieme alle 00.SS. nei confronti del Governo affinché intervenga immediatamente per tutelare i lavoratori mediante l'attivazione degli ammortizzatori sociali e per aprire spiragli che consentano la riapertura dei punti vendita del Mercatone; a chiedere al Governo di accelerare le procedure con INPS per liquidare il TFR degli oltre 1800 lavoratori di Mercatone Uno, almeno della parte precedente all'ultima gestione della Shernon Holding, in modo da dare un primo urgente sostegno ai lavoratori e alle loro famiglie; a verificare tutto quanto possibile a garanzia delle aziende fornitrici e dei clienti coinvolti. A firma dei Consiglieri: Caliandro, Calvano, Rossi, Marchetti Francesca, Bagnari, Prodi, Taruffi, Campedelli, Serri, Rontini, Tarasconi, Zappaterra, Montalti, Torri, Soncini, Zoffoli, Pruccoli, Ravaioli, Molinari”

 

Emendamento 1, a firma dei consiglieri Caliandro e Calvano:

«Le parole dopo “Premesso che” fino a “Considerato che” sono così interamente sostituite:

“venerdì 24 maggio è stata dichiarata fallita dal tribunale di Milano la Shernon Holding, società che da agosto 2018 ha comprato il marchio imolese Mercatone Uno precedentemente in gestione commissariale;

il fallimento di Shernon Holding, resosi necessario per non allargare ulteriormente il buco finanziario, ha messo in pericolo più di 1800 lavoratori in tutta Italia, di cui 450 nella sola Emilia-Romagna, ed ha aperto una fase complessa nella quale occorre trovare urgentemente uno strumento per dare garanzia del reddito ai lavoratori e soluzioni che diano prospettive al Mercatone Uno, in modo da salvaguardare i livelli occupazionali, le aziende fornitrici e i clienti che hanno già pagato gli ordini;

la Regione Emilia-Romagna si è attivata immediatamente con tavoli e incontri con le parti sociali e i Comuni per trovare la strada per garantire tutele ai lavoratori, incontrando il 3 giugno gli istituti bancari e gli 11 Comuni che ospitano sedi dell'azienda mentre il 5 giugno sono stati svolti ulteriori incontri con le amministrazioni comunali e le organizzazioni sindacali, nonché con le associazioni dei consumatori;

la Regione ha chiesto la sospensione del pagamento dei mutui per i lavoratori del Mercatone Uno agli istituti di credito aventi sede in Emilia-Romagna. Le stesse banche, firmatarie del Protocollo di anticipazione della cassa integrazione, si sono impegnate a coinvolgere l’Abi (Associazione bancaria italiana) regionale per studiare l’applicazione di un protocollo specifico, in attesa della definizione di norme nazionali sullo specifico tema. Un noto istituto di credito ha già operato per la sospensione dei mutui, in relazione all’intero territorio nazionale;

l’assessore alle Attività produttive Palma Costi ha informato i rappresentanti degli istituti di credito, delle amministrazioni locali e delle associazioni dei consumatori, della richiesta presentata dalla Regione stessa e dalle organizzazioni sindacali al Governo (presenti al tavolo ministeriale del 27 maggio scorso), affinché l’amministrazione straordinaria Mercatone Uno riprenda quanto prima in carico i lavoratori attualmente ancora dipendenti della Shernon;

si è quindi in attesa dell’effettivo sblocco delle procedure di retrocessione appena descritte al fine di avviare in tempi celeri, previo accordi con le amministrazioni competenti, l’utilizzo degli ammortizzatori sociali previsti dalla normativa vigente e assolutamente necessari in questa drammatica situazione. In tal modo, lo stesso Protocollo regionale per l’anticipazione bancaria potrebbe essere facilmente applicato al fine di ridurre i tempi di attesa degli emolumenti connessi alla cassa integrazione a favore dei lavoratori;

allo stato attuale il MISE ha quindi in carico la presentazione del programma di liquidazione dell’azienda, come richiesto dal Tribunale di Bologna. Si tratta di un tassello fondamentale per poi deliberare ufficialmente quale procedura seguire al fine dell’avvio di ammortizzatori sociali in soccorso a lavoratori che hanno perso al momento, lavoro e stipendio e senza certezze in merito a tutele future;

è inoltre fondamentale ricordare la condizione non meno grave dei soggetti fornitori della Mercatone Uno-Shernon, i quali riunitisi in associazione nazionale, contano in circa 500 unità, collegate ad un indotto di 10.000 persone fra imprenditori, fornitori e loro famiglie; i soggetti fornitori, secondo le dichiarazioni della suddetta associazione, vantano una somma di crediti non riscossi per centinaia milioni di euro; è bene sottolineare che anche l’associazione fornitori ha invocato in più occasioni l’avvio della procedura prima descritta di retrocessione del compendio aziendale alla gestione Mercatone Uno; e anche la modifica della norma per l’accesso al fondo Serenella, usato oggi esclusivamente dalle imprese vittime di mancati pagamenti ad opera di clienti per cause dolose.”»

(Approvato)

 

Emendamento 2, a firma dei consiglieri Caliandro e Calvano:

«Le parole “stigmatizza l’immobilismo del Governo e del Mise di fronte alla grave situazione che colpisce lavoratori, fornitori, cittadini e clienti” sono eliminate.»

(Approvato)

 

Emendamento 3, a firma della consigliera Piccinini:

«Prima di “Considerato che” inserire:

“Dato atto che

per l’azione a tutela dei fornitori, è stato presentato un emendamento dei relatori al DL Crescita, all’esame del Parlamento, ampliando i benefici del Fondo per le vittime di mancati pagamenti anche ai fornitori di Mercatone Uno – qualora l’azienda venisse imputata in un procedimento penale per bancarotta fraudolenta – così come era stato indicato nel corso del tavolo tecnico sulla vertenza dello scorso 30 maggio; tale misura estende la platea dei potenziali beneficiari del Fondo attraverso l’ampliamento delle fattispecie di reato ammesse e con l’inclusione dei professionisti, accelerando inoltre le procedure di concessione ed erogazione dell’incentivo spettante.”»

(Approvato)

 

Comunicazione prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno

 

Nel corso delle sedute sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

Interrogazioni

 

8452 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per garantire una corretta informazione circa la normativa riguardante la cannabis, e tutelare l’occupazione relativa al settore. A firma del Consigliere: Torri

8453 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti il servizio di Pronta Disponibilità presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

8455 - Interrogazione a risposta scritta circa i tempi di pagamento effettuati da AGREA alle associazioni agricole. A firma dei Consiglieri: Marchetti Francesca, Poli

8456 - Interrogazione a risposta scritta circa la riorganizzazione del Punto Nascita di Bentivoglio (BO). A firma del Consigliere: Galli

8457 - Interrogazione a risposta scritta circa il ritorno del medico h24 all’aeroporto di Bologna. A firma del Consigliere: Galli

8462 - Interrogazione a risposta scritta circa le procedure di assegnazione degli appalti pubblici con particolare riferimento all’offerta economica e ai relativi ribassi. A firma del Consigliere: Galli

 

Interpellanza

 

8454 - Interpellanza per conoscere la strategia individuata dalla Regione per contrastare il fenomeno della diffusione delle zanzare e del contagio umano dal virus West Nile. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

Risoluzioni

 

8458 - Risoluzione per impegnare la Giunta, relativamente alla dichiarazione di fallimento della società Shernon Holding e alla conseguente chiusura dei negozi Mercatone Uno, a tenere aperti i tavoli di confronto con sindacati, istituzioni, fornitori, assicurando leale collaborazione con il Governo, seguendo le procedure di sblocco delle liquidazioni del TFR dei lavoratori, sostenendo l’attivazione di punti di informazione per i clienti, nonché sostenendo la ricollocazione dei lavoratori presso altre imprese. (11 06 19) A firma dei Consiglieri: Piccinini, Bertani, Sensoli

8459 - Risoluzione per impegnare la Giunta a promuovere le iniziative finalizzate al contenimento dei fattori che sono alla base del cambiamento climatico, a proseguire il proprio impegno a tutela delle risorse idriche con misure finalizzate al corretto utilizzo della risorsa rappresentata dal fiume Po, a sostenere iniziative finalizzate al miglioramento della capacità di adattamento dei sistemi agricoli, nonché a rafforzare le misure volte al risparmio idrico e a richiedere un incremento delle risorse nazionali destinate a questa sfida. (11 06 19) A firma dei Consiglieri: Sassi, Serri, Bagnari, Lori, Caliandro, Marchetti Francesca, Campedelli, Rontini

8460 - Risoluzione per impegnare la Giunta a chiedere al Governo un intervento teso a tutelare i lavoratori del Mercatone Uno mediante l’attivazione degli ammortizzatori calcolati sulla base della situazione anti accordo sindacale, nonché ad aprire spiragli che consentano la riapertura dei punti vendita. (11 06 19) A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Facci, Piccinini

8461 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi presso il Governo per evitare lo spostamento repentino di persone con vissuti già sufficientemente difficili e con percorsi di integrazione in atto, e per negoziare soluzioni per l'hub del Centro Mattei di Bologna, che consentano di preservare i posti di lavoro del settore dell'accoglienza. (11 06 19) A firma del Consigliere: Mumolo

8463 - Risoluzione per impegnare la Giunta, relativamente alla dichiarazione di fallimento della società Shernon Holding e alla conseguente chiusura dei negozi Mercatone Uno, a tenere aperti i tavoli di confronto con sindacati, istituzioni, fornitori, assicurando leale collaborazione con il Governo, a seguire le procedure di sblocco delle liquidazioni del TFR dei lavoratori, ad attivare punti di informazione per i clienti e a sostenere la ricollocazione dei lavoratori presso altre imprese. (11 06 19) A firma della Consigliera: Piccinini

8466 - Risoluzione per impegnare la Giunta, relativamente alla dichiarazione di fallimento della società Shernon Holding e alla conseguente chiusura dei negozi Mercatone Uno, a tenere aperti i tavoli di confronto con sindacati, istituzioni, fornitori, assicurando leale collaborazione con il Governo, a seguire le procedure di sblocco delle liquidazioni del TFR dei lavoratori, ad attivare punti di informazione per i clienti e a sostenere la ricollocazione dei lavoratori presso altre imprese, anche mediante i centri per l’impiego. A firma dei Consiglieri: Piccinini, Bertani, Sensoli, Tagliaferri

(Comunicazione n. 84 prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno - prot. NP/2019/1294 del 12/06/2019)

 

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Rainieri - Saliera

Rancan - Torri