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251.

 

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 26 GIUGNO 2019

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

Aggiornamento della seduta

PRESIDENTE (Soncini)

 

OGGETTO 8363

Progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Contributi ai comuni per le spese di funzionamento degli uffici del giudice di pace». A firma dei Consiglieri: Bagnari, Lori, Calvano, Rontini, Serri, Zoffoli, Tarasconi, Molinari, Mumolo, Poli, Caliandro, Marchetti Francesca, Cardinali, Sabattini, Campedelli, Bessi, Taruffi, Torri, Soncini (116)

(Esame articolato, dichiarazioni di voto e approvazione)

(Ordine del giorno 8363/1 oggetto 8543 - Dichiarazioni di voto e approvazione)

PRESIDENTE (Soncini)

FACCI (FdI)

TARUFFI (SI)

POMPIGNOLI (LN)

BAGNARI (PD)

GALLI (FI)

 

OGGETTO 6826

Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: «Disposizioni in materia di lavoro mediante piattaforme digitali». A firma dei Consiglieri: Torri, Taruffi, Prodi, Alleva (206)

(Relazione, discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 6826/1/2 oggetti 8544 e 8545 - Presentazione, discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Soncini)

TORRI, relatore

MUMOLO (PD)

FACCI (FdI)

BERTANI (M5S)

SABATTINI (PD)

DELMONTE (LN)

TARUFFI (SI)

PRODI (Gruppo Misto)

TORRI (SI)

BIANCHI, assessore

CALIANDRO (PD)

 

OGGETTO 8420

Proposta recante: «Approvazione dell'atto di indirizzo 2019-2021 in materia di interventi territoriali per lo sviluppo integrato degli ambiti locali di cui alla legge regionale 20 aprile 2018, n. 5». (Delibera di Giunta n. 867 del 31 05 19) (207)

(Discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 8420/1 oggetto 8550 - Presentazione, discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Soncini)

POLI (PD)

BERTANI (M5S)

TARUFFI (SI)

FACCI (FdI)

POLI (PD)

POMPIGNOLI (LN)

TARUFFI (SI)

 

OGGETTO 8367

Proposta recante: «Addendum per gli anni 2019-2020 all'atto di indirizzo triennale 2016-2018 in materia di programmazione e amministrazione del trasporto pubblico regionale - Delibera dell'Assemblea legislativa n. 29 dell'8 settembre 2015. Integrazione, estensione e conferma per gli anni 2019-2020 dei principi e degli obiettivi». (Delibera di Giunta n. 794 del 20 05 19) (208)

(Discussione)

(Ordine del giorno 8367/1 oggetto 8549 - Presentazione)

PRESIDENTE (Soncini)

IOTTI (PD)

CALLORI (FdI)

GIBERTONI (M5S)

PRESIDENTE (Soncini)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazioni elettroniche oggetti 8363 - 6826 - 8420

Emendamento oggetto 8420

 

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

La seduta ha inizio alle ore 9,46

 

PRESIDENTE (Soncini): Dichiaro aperta la seduta antimeridiana n. 251 del giorno 26 giugno 2019.

Ha comunicato di non poter partecipare, ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno, il presidente della Giunta, Stefano Bonaccini.

Hanno giustificato la propria assenza la presidente dell’Assemblea legislativa, Simonetta Saliera, e gli assessori Petitti e Venturi.

Vedo l’esiguo numero di consiglieri a causa purtroppo di incidenti e rallentamenti in autostrada, quindi a questo punto riaggiorniamo la seduta a quando arriveranno i consiglieri. Grazie.

 

(La seduta, sospesa alle ore 9,47, è ripresa alle ore 10,16)

 

OGGETTO 8363

Progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Contributi ai comuni per le spese di funzionamento degli uffici del giudice di pace». A firma dei Consiglieri: Bagnari, Lori, Calvano, Rontini, Serri, Zoffoli, Tarasconi, Molinari, Mumolo, Poli, Caliandro, Marchetti Francesca, Cardinali, Sabattini, Campedelli, Bessi, Taruffi, Torri, Soncini (116)

(Esame articolato, dichiarazioni di voto e approvazione)

(Ordine del giorno 8363/1 oggetto 8543 - Dichiarazioni di voto e approvazione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Buongiorno. Riprendiamo i nostri lavori dalla seduta pomeridiana di ieri. Precisamente eravamo alla trattazione dell’oggetto 8363: progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri recante “Contributi ai comuni per le spese di funzionamento degli uffici del giudice di pace”, a firma dei consiglieri Bagnari, Lori, Calvano, Rontini, Serri, Zoffoli, Tarasconi, Molinari, Mumolo, Poli, Caliandro, Marchetti Francesca, Cardinali, Sabattini, Campedelli, Bessi, Taruffi, Torri, Soncini.

Era stato fatto il procedimento di discussione e si era conclusa anche la replica del relatore della Commissione.

A questo punto, se non ci sono interventi da parte della Giunta, di conclusione del dibattito, siamo all’esame dell’articolato.

Nomino gli scrutatori: consigliere Cardinali, consigliere Benati, consigliere Bargi.

Siamo all’articolo 1.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’articolo 1.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 2.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’articolo 2.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 3.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’articolo 3.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

A questo punto siamo alle dichiarazioni di voto sul progetto di legge e sull’ordine del giorno a firma Taruffi, Bagnari, Caliandro, Torri, Prodi, Bessi, Sabattini e Rontini.

Dichiarazioni di voto congiunte su progetto di legge e ordine del giorno.

Se qualcuno intende intervenire, prego di prenotarsi.

Non avendo richieste di intervento, a questo punto pongo in votazione…

Consigliere Facci, prego.

 

FACCI: Grazie, presidente.

Riprendiamo la discussione che abbiamo interrotto ieri pomeriggio su questo progetto di legge, un progetto di legge che nella sostanza ci trova assolutamente favorevoli.

Ieri è stato anche ricordato che nasce da un’originaria richiesta, in sede di bilancio di previsione, di sostenere quelle realtà, soprattutto quelle periferiche, approfittando di una possibilità normativa, in un contesto, però, normativo sfavorevole, vale a dire quando a livello centrale viene disposta la soppressione delle sezioni distaccate dei tribunali e anche, naturalmente, conseguentemente, le sedi degli uffici del giudice di pace.

In quel contesto vi furono dei comuni e Unioni di Comuni, comunque una sorta di territori che si allearono per l’occasione, e sostennero le spese direttamente. Non tutte sono sopravvissute: ieri ho ricordato Langhirano, nella provincia di Parma, che provò a resistere per qualche tempo, ma poi dovette sottostare alle regole rigide dei bilanci economici della gestione.

È chiaro e doveroso, da parte delle Istituzioni, supportare il mantenimento dei servizi, anche un servizio importante come questo, in queste realtà alcune delle quali sono alquanto disagiate, nel senso che sono lontane dai capoluoghi, altre sono strategiche. È doveroso, allora, questo provvedimento.

La contestazione è nel metodo, sta nel fatto che un supporto di questa importanza avrebbe meritato maggiore investimento, fin da subito, fin da questo progetto di legge. Il fatto di limitarsi a riprendere l’impostazione, la misura, il valore indicato nella manovra di bilancio che sappiamo essere sempre una tantum ci fa pensare, ci ha fatto pensare che non si voglia, in realtà, dare un contributo costante, un contributo strutturale, un contributo fisso, sostanzialmente, o comunque un contributo che possa garantire il sostentamento reale. Ho ricordato i costi: sono circa 100.000 euro a ufficio. Quindi, una contribuzione come quella che viene oggi impostata è assolutamente insufficiente, tanto che, fatta in un periodo pre-elettorale, mi ha fatto e mi fa tuttora ricordare l’elargizione a mo’ di mancia.

Vogliamo anche vedere il bicchiere mezzo pieno, pensare che effettivamente vi possa essere una volontà diversa. Quindi, nel pronunciare il voto di astensione sul progetto di legge, voteremo favorevolmente l’ordine del giorno collegato, consapevoli dei valori che hanno gli ordini del giorno. Ieri, per esempio, mi è stato rinfacciato il fatto di non indicare quali sarebbero stati i capitoli di riferimento cui attingere per implementare le risorse. Se andiamo a prendere tutti gli ordini del giorno che hanno presentato le minoranze, indistintamente, da questi banchi, indipendentemente dalla mia persona o dal nostro Gruppo, in occasione del bilancio, chiedevamo aumenti e indicavamo le risorse, indicavamo i capitoli. Per esempio, tutto il mondo della cooperazione internazionale, come ho detto ieri. Ci piace fare solidarietà a 4.000 chilometri di distanza, o a 2.000 o a 3.000, e non facciamo solidarietà piena sui territori sotto casa. Questa è una delle grandi contraddizioni.

Ripeto, non sono qui per ricordare. Dico solo che le occasioni in cui abbiamo indicato e abbiamo suggerito implementazioni di fondi, di risorse per determinate situazioni vi sono state. Oggi votare questo ordine del giorno, che ‒ ripeto ‒ votiamo, faremo un atto di fede, ci sembra un modo per togliere la macchia che con questo progetto di legge viene lasciata. Si chiede di implementare nel futuro, senza, ovviamente, indicare dove si vanno a prendere i soldi, quali sono le risorse precise. Però lo voteremo. Faremo un atto di fede consequenziale alla critica e connessa alla critica...

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, le chiedo di avviarsi alla conclusione.

 

FACCI: ...che facciamo su questo progetto di legge.

Concludo, presidente.

Esprimo, quindi, un voto di astensione sul progetto di legge e un voto favorevole all’ordine del giorno. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliere Taruffi, a lei la parola.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Intanto voglio apprezzare il tono e il modo con cui il consigliere Facci ha espresso il suo giudizio rispetto a questo provvedimento questa mattina, quindi conseguentemente anche il mio tono sarà diverso rispetto a quello di ieri.

Per stare sul merito del provvedimento, credo che oggi, come ho detto ieri, facciamo un passo avanti, perché diamo concretamente sostegno a quelle Amministrazioni comunali che hanno deciso, in un percorso complicato, di mantenere aperti gli uffici del giudice di pace sul proprio territorio, lo facciamo con un atto che non è un ordine del giorno, ma è un testo di legge, che quindi ha valore di legge, e assumiamo contestualmente l’impegno ad aumentare la dotazione economica per finanziare la legge.

Il riscontro di questo impegno non è il giorno del poi e l’anno del mai, ma è l’assestamento di bilancio, che voteremo il mese prossimo in quest’aula, quindi saranno facilmente verificabili le parole che sto pronunciando oggi e che ho pronunciato ieri.

Sulla cogenza degli ordini del giorno voglio spendere una parola, che voglio considerare come a titolo esemplificativo di come, in realtà, gli ordini del giorno possono avere e hanno efficacia se chi li presenta li prende sul serio e se si lavora seriamente. Faccio l’esempio della legge che ha introdotto il reddito di solidarietà in Emilia-Romagna, legge approvata nel dicembre del 2016 che traeva le mosse da una risoluzione, il cui primo firmatario era il sottoscritto, dell’aprile 2015. In quell’occasione scrivemmo nell’ordine del giorno: impegniamo la Giunta a stanziare al bilancio le risorse per finanziare una legge che, nel testo dell’ordine del giorno, si diceva che l’Assemblea dovrà approvare entro l’anno successivo. Detto fatto. Per cui, non è vero che gli ordini del giorno sono impegni generici e che non producono risultati, a seconda di chi li presenta, della serietà con cui si lavora e della modalità con la quale si prendono sul serio gli impegni che vengono messi nero su bianco.

Dico questo perché allo stesso modo oggi sottoscriviamo un ordine del giorno che dice, appunto, aumentiamo la dotazione di finanziamento per la legge e, ripeto, fra un mese saremo qui e vedrete se le mie parole potranno avere un riscontro immediato oppure no. Allo stesso modo voglio rivendicare il lavoro fatto in questi mesi. Ovviamente, l’ho fatto ieri e lo ribadisco oggi, ringrazio il collega Bagnari, che è il primo proponente del testo e il relatore, perché in questi mesi – voglio ringraziare, come ho fatto ieri, il collega Bessi – all’atto dell’approvazione del bilancio, nel dicembre di quest’anno, abbiamo messo a bilancio una cifra perché immaginavamo poi che avremmo approvato questo testo di legge.

Abbiamo aperto un apposito capitolo di spesa, che trova oggi un riferimento nella legge che ha già una copertura e ci impegniamo ad aumentare quella copertura. Credo che questo sia un modo di lavorare serio, che rispetta le regole, che non si perde in voli pindarici, ma prova a costruire, passo dopo passo, un percorso che nel suo insieme ritengo sia positivo.

Credo che da domani, dopo l’approvazione dell’assestamento di bilancio, quando ai Comuni potranno arrivare risorse ovviamente superiori a quelle che abbiamo destinato oggi, e quindi potranno liberare risorse che oggi destinano a mantenere gli uffici del giudice di pace, credo che quei Comuni, specie nei territori periferici, saranno ben felici di poter avere questo sostegno.

Dicevamo ieri, e concludo, che per il mantenimento degli uffici dei giudici di pace più o meno la spesa si aggira intorno ai 100.000 euro. Se noi riuscissimo a dare 20-30.000 euro anche ai piccoli Comuni che hanno mantenuto quegli uffici, credo che riusciremo a fare un atto concreto importante e che quelle comunità ne beneficeranno. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

La parola al consigliere Pompignoli.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente.

Prendendo spunto un po’ dalle dichiarazioni fatte oggi e comunque confermando tutta la discussione che ieri c’è stata in aula, voteremo sia il progetto di legge che l’ordine del giorno, tenuto conto dello spirito con il quale questa proposta è venuta avanti, considerato anche, e questo deve essere un punto cardine, chiave, di lettura di questo progetto di legge, che si va a mettere una toppa rispetto a quello che nel 2012 fu fatto con la riforma degli uffici giudiziari.

Voteremo questo progetto, in senso positivo, chiaramente con un’ulteriore riserva, quella legata alla norma finanziaria. In fase di assestamento daremo conto se verranno effettivamente aumentati i fondi da destinare ai comuni. È chiaro che l’impegno è certo e condivisibile. Vedremo anche l’importo che poi verrà destinato nella fase di assestamento a questo progetto di legge.

Allo stato attuale siamo convinti, perché il percorso è sicuramente positivo: un’unica riserva sulla norma finanziaria e un’unica consapevolezza del fatto che comunque con questo si sta mettendo una toppa a quello che è stato un percorso che dal 2012 ad oggi si è arrivati con un sistema degli uffici giudiziari che è fortemente, anche oggi, in crisi.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

La parola al consigliere Bagnari.

 

BAGNARI: Grazie.

Io, a differenza del collega Taruffi, manterrò lo stesso tono che ho mantenuto anche ieri, niente di nuovo.

Noto con piacere e anche con discreto stupore, che la notte ha portato consiglio, ma lo noto positivamente. Questo credo che sia un fatto più che positivo: dopo quello che abbiamo sentito ieri in aula nei confronti di questa proposta di legge, credo che si siano fatti dei profondi ragionamenti questa notte. Credo che sia stato opportuno, ieri, interrompere prima di arrivare alla votazione. Se avessimo ascoltato quello che si è detto ieri, sicuramente avremmo avuto ben altre considerazioni, anche nel voto, da parte dei colleghi anche delle minoranze. Ma tant’è.

Ovviamente, sono positivamente colpito. Io credo che sia il caso di non mischiare pere e mele, come ho sentito fare anche prima dal collega Facci. Intendo dire di stare al merito, di non tirare fuori altri temi e altri argomenti, aiuti dati a migliaia di chilometri da casa nostra. Parliamo di quello che facciamo nella nostra regione. Semmai vorrei ricordare che quando qualcuno invita ad aiutarli a casa loro, la regione fa concretamente e coerentemente questo, quindi fa azioni e interventi di sviluppo sulla cooperazione internazionale, che danno anche dei risultati.

Però, proprio per non mischiare le pere con le mele, stiamo al merito di questo provvedimento di legge e arriviamo in fondo positivamente. Credo che sia un vantaggio per tutti, anche per quei Comuni che seppure, nella peggiore delle ipotesi, ricevessero 10.000 euro ciascuno, non penso che sarebbe uno schiaffo. Ma noi ci impegniamo, con l’ordine del giorno che andiamo ad approvare, per cercare di fare ben di più. Credo che questo sia un fatto positivo, che verrà apprezzato da quei Comuni, da quei soggetti che nell’audizione hanno espresso forte apprezzamento per questo provvedimento di legge.

Anche in questo caso, abbiamo fatto onestamente, in maniera trasparente, la storia del come e del perché siamo arrivati, di quale provvedimento di legge, a livello nazionale, ha portato a questa situazione, anche a quei provvedimenti successivi che hanno aperto una possibilità per i Comuni, per quanto a loro spese. Adesso andiamo nella direzione di cercare di fare meglio e di più. Credo che si sarebbe eventualmente potuto fare di meglio e di più anche in Commissione, anziché lanciare accuse a questo progetto di legge direttamente qui in aula. Per questo ieri ho anche apprezzato pubblicamente il lavoro che è stato fatto e il contributo che ha dato, ad esempio, anche il consigliere Bertani nell’emendamento che abbiamo sottoscritto insieme.

Va bene. Cerchiamo di fare un lavoro positivo. Se siamo veramente di questa intenzione, come è stato detto in precedenza anche dalla minoranza, lavoriamoci insieme. Credo che la volontà di collaborare porti a questo risultato positivo. Tra l’altro ‒ l’ha ricordato bene prima il consigliere Taruffi ‒ non c’è una volontà di approvare ordini del giorno a vuoto. Mi dispiace che, quando in sede di redazione di bilancio si parlò dell’istituzione di questo capitolo, qualcuno parlò nuovamente di “legge mancia”, con l’intenzione di stigmatizzare questo provvedimento e questa scelta come “buttiamo anche via dei soldi”. Se siamo convinti che, invece, sia un intervento utile il fatto che si dica “si potrebbe fare di più”, condividiamo lo spirito, siamo d’accordo che si può fare di più e lavoriamo tutti quanti in quella direzione, non facendo il gioco delle parti a seconda dei momenti e delle convenienze.

Ripeto, e chiudo veramente: prendo atto che c’è la volontà di considerare positivamente questo progetto di legge. Se si approverà, si potrà dare seguito immediatamente, in tempi rapidi, all’approvazione dei provvedimenti successivi che daranno corpo a questa legge.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

La parola al consigliere Galli.

 

GALLI: Grazie, presidente.

Non capita spessissimo che tutte le minoranze si ritrovino concordi nel votare a favore di un provvedimento, di un disegno di legge di provenienza della maggioranza. In questo caso, il parere è unanime, anche se qualche distinguo va fatto. Quali sono i distinguo che vanno fatti? Intanto il cappello iniziale sui motivi per cui i giudici di pace ricadono sul bilancio di Comuni o di piccoli Comuni o di Unioni di Comuni. Dal 2012, quando sono stati aboliti i giudici di pace fuori dalle città capoluogo, sono rimaste scoperte alcune funzioni che per i cittadini erano importanti, soprattutto per la vicinanza con il territorio, con tutta quella serie di problematiche di reati che spesso vengono qualificati come bagatellari, ma che in realtà sono importanti proprio per la tenuta del sistema giudiziario e della credibilità della giustizia.

Ogni giudice di pace deve affrontare quotidianamente decine di queste cause, quindi evidentemente è un problema ed è una risposta sentita e capita dalla cittadinanza, ma questo non toglie che abbandonare, retrocedere dai territori una serie di servizi è sempre una diminuzione della vicinanza dello Stato con il territorio e con i cittadini. Dei quindici uffici di giudice di pace presenti nella nostra regione cinque sono rimasti a carico di Comuni o di Unioni di Comuni perché hanno fatto la scelta, appunto, di seguire questa strada di vicinanza ai cittadini.

È chiaro che questo impoverimento del sistema giudiziario è stato supplito solamente in parte dalla buona volontà di questi Comuni. Ci è stata consegnata una lettera del Comune di Finale che calcolava, per il suo Comune, un costo a suo carico di 100.000 euro. Non sono pochi per un Comune che magari, come quello di Finale, deve ancora risolvere l’emergenza del terremoto.

Quando noi diciamo che votiamo a favore di questo provvedimento, però facendo i distinguo sull’entità della cifra che è stata messa a disposizione, 50.000 euro, quindi 10.000 euro per ognuno di questi Comuni, è certamente motivo di qualche dubbio da parte nostra.

Dire è una mancia, è una marchetta elettorale forse è ingeneroso. Molto meglio avere fiducia su questo provvedimento, una fiducia che a breve vedremo se ben riposta. È una strada che viene aperta per vedere se in futuro altre provvidenze potranno essere concesse o aumentate.

Tenete presente che molti Comuni non hanno avuto il giudice di pace in questi anni, perché il costo hanno preferito non averlo a proprio carico. Nel momento in cui questo costo venga in parte coperto dalla Regione, è probabile che altri Comuni istituiscano l’istituto del giudice di pace. Vi dirò che, su oltre 12 miliardi di bilancio della Regione Emilia-Romagna, io credo che, se questi 50.000 euro in futuro dovessero essere aumentati anche considerevolmente, non faremmo nulla di più che un ottimo servizio nei confronti dei cittadini. Se i Comuni che oggi usufruiranno di quel servizio dovessero anche aumentare da cinque a un numero maggiore, credo che questo aumento sarebbe solamente da considerarsi in senso positivo.

Dal 2012 a oggi sono passati sette anni, ormai si è in grado di valutare questa mancanza sul territorio cosa ha portato, quindi credo che votare a favore del provvedimento e dell’ordine del giorno collegato sia una cosa positiva e un gesto di fiducia.

L’entità della cifra è molto modesta. Speriamo che in futuro venga aumentata. Certamente il confronto fra la nostra Regione ed altre Regioni credo che possa essere positivo anche nei confronti dell’Amministrazione regionale. Sono quasi certo che molte altre Regioni non hanno neppure questa piccola somma a disposizione.

Conto, come Forza Italia e come minoranza, che questa somma venga aumentata in futuro.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Se non ci sono altre dichiarazioni di voto, procediamo con il voto dell’ordine del giorno, che vi ricordo essere a firma Taruffi, Bagnari, Caliandro, Torri, Prodi, Bessi, Rontini e Sabattini.

Gli scrutatori sono Benati, Liverani, Cardinali.

Votiamo l’ordine del giorno per alzata di mano.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 8363/1, oggetto 8543, con votazione per alzata di mano,

è approvato all’unanimità dei presenti)

 

Metto in votazione il progetto di legge 8363, naturalmente con il dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 37

Favorevoli 33

Contrari 0

Astenuti 3

 

È approvato.

 

OGGETTO 6826

Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell’art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: «Disposizioni in materia di lavoro mediante piattaforme digitali». A firma dei Consiglieri: Torri, Taruffi, Prodi, Alleva (206)

(Relazione, discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 6826/1/2 oggetti 8544 e 8545 - Presentazione, discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo al progetto di legge 6826: progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell’articolo 121, comma 2, della Costituzione, recante “Disposizioni in materia di lavoro mediante piattaforme digitali”, a firma dei consiglieri Torri, Taruffi, Prodi, Alleva, Mumolo.

Il testo n. 6 del 2019 è stato licenziato dalla Commissione Politiche economiche nella seduta del 19 giugno 2019.

Il progetto di legge è composto di 11 articoli.

Il relatore della Commissione, consigliere Yuri Torri, ha preannunciato di svolgere relazione orale.

Vi ricordo che su questo oggetto sono stati presentati due ordini del giorno: il n. 1, a firma dei consiglieri Bertani e Sensoli; il n. 2, a firma dei consiglieri Torri, Taruffi, Prodi, Alleva, Caliandro, Sabattini, Bagnari, Mumolo, Lori, Bertani, Piccinini, Delmonte, Serri, Zoffoli, Montalti.

A questo punto, apro il procedimento di discussione, con la relazione del relatore della Commissione, consigliere Yuri Torri. Prego, consigliere.

 

TORRI, relatore: Grazie, presidente.

Arriviamo in aula, oggi, con il provvedimento che veniva indicato poco fa.

Il tema è quello delle disposizioni in materia di lavoro tramite piattaforme digitali. Con questo provvedimento abbiamo cercato di affrontare e di prendere in considerazione un aspetto del lavoro per come si sta modificando, in base anche alle nuove tecnologie. È un tema chiaramente di grande portata, molto presente e attuale. Motivo per cui abbiamo ritenuto fosse importante affrontarlo con un provvedimento legislativo. Non è la prima volta che la nostra Assemblea si confronta su questo tema, anzi, nel definire il progetto di legge, nello scegliere di proporre un progetto di legge alle Camere, ci siamo mossi sulla scorta di una risoluzione approvata circa un anno fa all’unanimità, che portava la mia come prima firma, e firmata dai colleghi della sinistra ed altri colleghi.

Quell’atto prendeva le mosse dal contesto regionale e chiedeva, oltre ad estendere determinati princìpi e determinate tutele per i lavoratori che si muovono e sono coordinati in base alle piattaforme digitali, di estendere le tutele al territorio regionale e di intervenire presso le sedi legislative nazionali e le sedi esecutive perché venissero presi provvedimenti su scala nazionale, che garantissero determinate tutele.

Abbiamo comunque ritenuto di muoverci con questo provvedimento. Il tema è quello, in un ambito così ampio e sempre in crescita, considerando che il nostro è un provvedimento regionale, da inviare alle Camere, di fissare un punto preciso. Abbiamo cercato di essere il più concreti possibile, quindi al di là dell’ampiezza del termine, abbiamo ritenuto di fissare il fatto che anche i rapporti mediati da piattaforme digitali di lavoro, tra chi presta lavoro e il datore di lavoro, siano rapporti subordinati.

È chiaro che questo elemento si inserisce in un dibattito più ampio. Pensiamo, però, che sia un elemento imprescindibile nella definizione di questo tipo di rapporti di lavoro e che sia utile tanto nel presente quanto in prospettiva, perché riconosce il fatto che, nel divenire dell’evoluzione tecnologica e, di conseguenza, delle tipologie di rapporti di lavoro che si possono instaurare, ci siano elementi imprescindibili che riguardano la contrattualistica del lavoro, ma più in generale la coesione sociale, che sono quelli del riconoscimento reciproco tra le parti, del riconoscimento del valore prima di tutto umano che il lavoro ha, a partire da chi lo presta. È necessario che le due parti si riconoscano ed è necessario che abbiano una definizione precisa dei rapporti che ci sono tra di loro, a prescindere da come questi rapporti vengano mediati.

L’obiettivo del nostro provvedimento è quello. Riguarda chiaramente il tema dei riders, molto di attualità, ma in generale tutti i lavoratori che a vario titolo prestano le loro prestazioni in base alle piattaforme digitali. Non soltanto i ciclo-fattorini. Sono lavori di diverso tipo e di diversa natura. In tutti questi casi, noi facciamo riferimento al valore che il lavoro produce rispetto ai datori di lavoro e diciamo che questo valore deve essere riconosciuto al lavoratore in termini di tutele, di dignità e di riconoscimenti non soltanto contrattuali, ma di diritti personali.

In questo modo, con gli undici articoli di cui è composto il provvedimento, abbiamo cercato di definire prima di tutto quali sono i princìpi in base ai quali devono essere riconosciute adeguate tutele, necessarie rispetto ai lavoratori, fissando i richiami, nell’articolo 3, ai contratti nazionali, in modo da definire chiaramente che ci sono e devono esserci dei paletti anche per i lavori mediati da piattaforme digitali, fissando il divieto di retribuzione a cottimo, che può sembrare un’affermazione ridondante, ma in realtà diventa necessaria nel momento in cui cambia, in base anche alle tecnologie, il mercato del lavoro. Quindi, è necessario affermare determinati diritti, così come il diritto alla disconnessione, collegato all’utilizzo degli algoritmi, ovvero il fatto che si possa prestare lavoro tramite piattaforme digitali, quindi coordinati da apparecchiature quali i telefonini eccetera, ma allo stesso modo ci sia la necessità, come in tutti i lavori, di definire turni di riposo e la possibilità di saltare turni.

Così come abbiamo ritenuto di riaffermare in due articoli (articoli 8 e 9) anche in questo ambito la libertà di opinione e il divieto di discriminazione, basandoci sull’attualità e sull’aver visto casi in cui in queste tipologie di lavoro questi elementi, che dovrebbero essere consolidati, non sempre sono stati tenuti in adeguata considerazione. Così come la necessità di affermare, in base anche alle direttive europee, la protezione dei dati personali e il divieto di formulare rating reputazionali, perché è evidente che, con l’utilizzo di determinati strumenti, si può produrre un controllo eccessivo da parte del datore di lavoro sui lavoratori.

Tutti questi temi trovano una sostanza nell’articolo 11, che appunto afferma la natura subordinata di questo tipo di rapporti di lavoro, e nel farlo si appoggia su una definizione di subordinazione che guarda, da un lato, al lavoratore e, prima di tutto, alla sua dignità, al lavoro e al valore che il suo lavoro e la sua dignità danno all’azienda che lo richiede, e dall’altra parte questo valore prodotto da parte dell’azienda. È un modo in parte di ridefinire il tema della subordinazione, alla luce prima di tutto degli aspetti umani che ha il lavoro e alle conseguenze che necessariamente questi aspetti devono avere sul piano del riconoscimento del lavoratore in quanto tale in termini di diritti, di retribuzione e chiaramente di tutele.

Il percorso nelle Commissioni è stato abbastanza lineare. Abbiamo ritenuto di tenere questo provvedimento depositato per un tempo sufficiente, guardando anche all’evoluzione del quadro nazionale, proprio perché avevamo a cuore prima di tutto il contenuto di questo provvedimento e non la necessità di portare un risultato a tutti i costi. Il tema vero è quello di dare una legislazione nazionale che consenta questo tipo di inquadramento. Ci sono stati diversi tentativi che ancora non sono approdati ad un punto. Diventa necessario, anche da parte della nostra Regione, che sul tema del lavoro ha un percorso proprio e particolare, a partire dal Patto per il lavoro e da una serie di misure, compresa la risoluzione che citavo prima, che la rendono caratteristica, se guardiamo a livello comunale la Carta dei diritti di Bologna, diventa importante che anche la nostra Regione faccia sentire la propria voce per dire prima di tutto che bisogna arrivare a un quadro normativo univoco che consenta di riconoscere la dignità delle prestazioni prestate tramite le piattaforme digitali. Questo è l’obiettivo principale del provvedimento di oggi.

La discussione in Commissione, come accennavo prima, è stata piuttosto lineare. È stata fatta una prima seduta di dibattito in cui sono intervenuti diversi consiglieri in maniera molto costruttiva, fornendo elementi, tra gli emendamenti che abbiamo presentato al testo di legge originario e l’ordine del giorno, che ho cercato di tenere assieme. È stato fatto un passaggio in Commissione Parità per il parere riguardo la definizione degli articoli che riguardavano la libertà di opinione, il divieto di discriminazione, i temi legati alla parità e ai diritti delle persone, che ha dato esito positivo.

La votazione nell’ultima seduta della Commissione II ugualmente ha dato un esito positivo sugli emendamenti che sono stati condivisi da diversi consiglieri oltre ai firmatari del provvedimento di legge da diversi gruppi. Quello che non siamo riusciti ad inserire negli emendamenti abbiamo provato a inserirlo in un ordine del giorno che accompagna la legge, in particolare affermando la necessità di costituire un osservatorio regionale che quindi consenta un monitoraggio di questo tipo di lavoro dal momento che ci sono dati ma difficilmente sono definiti e definibili anche in virtù delle caratteristiche che il lavoro ha.

Chiaramente questa base di dati deve servire a sviluppare ulteriori tutele anche sul nostro territorio, ferma restando la necessità di una legge nazionale.

Un secondo punto, invece, riguarda la possibilità, tramite anche l’azione della Giunta, di estendere l’esperienza della Carta dei diritti di Bologna, che sembra stia dando buoni risultati e che rappresenta un elemento anche nel panorama nazionale di avanzamento, al resto del territorio regionale, in maniera che si possano, visto che ultimamente anche alla Carta stanno aderendo alcune piattaforme, che si possono costituire sui territori accordi che tengano assieme tutte le parti sociali sulla scorta dell’esperienza del Patto per il lavoro e per il fatto di provare a tenere assieme tutte le parti in maniera che il risultato e quindi il rispetto e il riconoscimento tra lavoratore e datore di lavoro sia effettivo, e in questo modo siano effettive, che è quello che ci preme di più, le tutele e i diritti di chi presta in questo modo il proprio lavoro.

Questa è la sintesi del lavoro che proponiamo oggi, che si compone del progetto di legge e dell’ordine del giorno. Ho letto l’ordine del giorno dei colleghi dei 5 Stelle, che valuto positivamente come ulteriore contributo a questa discussione, così come penso siano stati importanti tutti i contributi che sono emersi in Commissione, e che ci siamo sforzati di sintetizzare nei testi di oggi.

Chiaramente, l’auspicio è quello di una votazione la più ampia possibile, a favore di questo provvedimento, perché il tema che non vogliamo lasciar decadere e che riteniamo necessario non è una paura degli sviluppi tecnologici e di modernizzazione, che sempre ci possono e ci devono essere, ma è una necessità, di fronte a questi sviluppi e di fronte a un mercato del lavoro sempre più teso e sempre più difficile da affrontare, di non lasciar perdere un elemento: quello che garantisce prima di tutto la coesione sociale di tutto il tessuto della cittadinanza, e non soltanto del mercato del lavoro, che è quello dei diritti. Non parlo altro che del fatto di riconoscere che alla base del lavoro, indipendentemente da come questo sia prestato, ci sono persone che trovano nella loro attività quotidiana, nella loro attività lavorativa, che sia saltuaria o fissa, la loro dignità. Motivo per cui, più elementi di diritto e di diritti si inseriscono in questo contesto, più si riesce a contrastare una precarietà sempre maggiore, più si riesce, noi pensiamo, a tenere coesa la società. Non è un’invenzione. È la sostanza che troviamo dall’articolo 1 della Costituzione a scendere, e che pensiamo vada riaffermata in atti che come questo, sono molto precisi e puntuali, e in generale nell’attività di lavoro in quest’aula, da parte nostra, ma da parte di tutti i consiglieri. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Torri.

Apro la discussione generale sul provvedimento.

Consigliere Mumolo, prego.

 

MUMOLO: Grazie, presidente.

Ho aggiunto con convinzione la mia firma al progetto di legge alle Camere dei colleghi Prodi, Taruffi, Torri e Alleva, perché penso che l’innovazione non possa in alcun modo giustificare l’abbassamento delle tutele dei lavoratori. Vorrei anche rappresentare cosa è stato fatto a Bologna su questo tema.

A Bologna, ne ha già parlato anche il consigliere Torri, è stato portato avanti dal comune un importante percorso di concertazione e dialogo sociale tra piattaforme, lavoratori e organizzazioni sindacali. Un percorso che ha portato alla firma della Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano da parte del sindaco Virginio Merola e dell’assessore al lavoro Marco Lombardo, di Riders Union Bologna, dei segretari di CGIL, CISL e UIL e dei vertici di SGNAM e MYMENU, marchi della nuova società Meal Srl, SGNAM e MYMENU, prime firmatarie dell’accordo, rappresentano circa 300 lavoratori in Italia, 200 dei quali a Bologna. Purtroppo, altre multinazionali non hanno firmato l’accordo.

La Carta nasce dalle sollecitazioni che Riders Union ha rivolto all’Amministrazione comunale nel dicembre 2017 ed ha avuto un importante impatto che ha dato forza alle rivendicazioni dei lavoratori. Pochi giorni fa Riders Union ha annunciato che la direzione aziendale di SGNAM e MYMENU accoglierà le loro richieste e che ci saranno aumenti di un euro l’ora della paga oraria dei ciclo-fattorini. Gli aumenti riguarderanno tutto il territorio nazionale in cui la piattaforma è presente e saranno operativi da subito a Bologna e poi anche a Brescia, Modena, Padova e Verona. L’azienda, inoltre, si è impegnata a concretizzare lo step successivo, che è quello del riconoscimento di tutti i diritti del rapporto di lavoro subordinato.

La Carta dei diritti di Bologna è stato uno strumento utile per rafforzare il potere contrattuale dei lavoratori. Anche qui in Regione abbiamo lavorato per dar forza ai diritti dei lavoratori. Come ha già ricordato il collega, a maggio dell’anno scorso abbiamo approvato una risoluzione affinché i princìpi contenuti nella Carta possano essere estesi a tutto il territorio emiliano-romagnolo per garantire parità di trattamento e tutele anche ai lavoratori impegnati in nuove attività economiche, tra le quali il settore del food delivery. Su questo tema ogni singola persona può contribuire. Ad esempio, possiamo fare appello al consumo responsabile, di cui abbiamo parlato tante volte in quest’aula. Ciascuno di noi, quando sceglie di utilizzare una piattaforma digitale, può favorire quelle che garantiscono tutele minime ai lavoratori. Anche questo è fondamentale.

In assenza di leggi che regolamentino il settore della cosiddetta “gig economy”, però, le grandi multinazionali, come Glovo e Deliveroo, possono continuare ad abbassare salari e tutele, promuovendo un dumping sociale e una concorrenza al massimo ribasso, che è proprio la cosa che dovremmo evitare. Proprio per questo motivo, è importante un intervento del legislatore nazionale ed in questa direzione si inserisce il progetto di legge che votiamo oggi.

È ora di estendere a tutti i lavoratori delle piattaforme tecnologiche almeno una serie di diritti fondamentali, come condizioni contrattuali scritte che evitino abusi nei loro confronti e che garantiscano il riconoscimento delle spese commisurate all’utilizzo dei propri mezzi, tutele assicurative e previdenziali per infortuni e malattie, diritto alla formazione e un salario adeguato.

Ricordo che ancora esiste un articolo della nostra Costituzione, che è l’articolo 36, che stabilisce che il lavoratore, qualsiasi lavoratore, ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Dopo il Piemonte e l’Umbria, è importante che anche la nostra Regione approvi questo progetto di legge, anche per spronare il Parlamento a intervenire. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Ci sono altri?

Consigliere Facci, prego.

 

FACCI: Presidente, da parte nostra vi è la piena adesione a questo progetto di legge, che naturalmente rimanda alle Camere una decisione che, ovviamente, non può essere nelle nostre competenze, ma nelle nostre competenze rientra certamente la sensibilità e anche il dovere di intervenire quanto meno per richiedere una certa attenzione su una materia e su una problematica che sta diventando sempre più attuale e, per certi aspetti, attuale in negativo. Sono oramai all’ordine del giorno incidenti, contestazioni, ma anche veri e propri abusi che si compiono a danno di lavoratori, e non possiamo oggi far finta che questo sia un problema secondario. Ormai la dimensione di questo fenomeno è sempre più ampia, quindi è doveroso, da parte nostra, pensare che debbano esservi tutele estese, proporzionate e adeguate a queste nuove modalità di lavoro, che inevitabilmente saranno sempre più frequenti e verosimilmente anche sempre maggiori, proprio perché questo tipo di economia ha portato anche a nuove modalità di articolazione dei rapporti lavorativi e dei rapporti sociali.

Quindi, c’è piena condivisione sul progetto. Riteniamo che anche i vari articoli, le varie problematiche siano state sostanzialmente tutte ricomprese e condividiamo anche gli ordini del giorno collegati che in un qualche modo tendono ad ampliare per certi aspetti l’ambito di copertura e l’ambito di tutela che vogliamo richiamare e vogliamo che sia adottato nei confronti di questa nuova forma di lavoro.

Anticipo anche, e non la ripeterò, la dichiarazione di voto. C’è una sostanziale condivisione di questo lavoro, di questa proposta nell’ottica di riservare sempre la dovuta attenzione a tutte le categorie di lavoratori in nome sicuramente di una dignità della persona, di una dignità del lavoro, in nome di una tutela che le Istituzioni hanno il dovere di garantire sostanzialmente a tutti.

Non è il caso qui di aprire note diverse rispetto magari a situazioni che non ricevono tutele che dovrebbero. Non voglio macchiare questo provvedimento e allargare il campo della discussione, ma sicuramente avremo modo di riprenderlo.

Concludo. Piena condivisione da parte del nostro Gruppo rispetto a questa proposta che verosimilmente riceverà, come io credo che avvenga, il filtro e le ulteriori osservazioni che naturalmente in sede legislativa verranno apportate, ma l’impostazione di base è ampiamente condivisibile e per questo troverà e trova il nostro consenso. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

La digitalizzazione ha portato grandi opportunità. Ovviamente, queste grandi opportunità offrono la possibilità di fare i cosiddetti lavoretti a chi ha tempo, disponibilità e voglia, ma ovviamente all’interno di un mercato si sono aperte purtroppo, oltre a queste opportunità, anche finestre di sfruttamento e di ingiustizia nei confronti dei lavoratori, grandi opportunità, perché ovviamente, come dicevo, chi ha tempo disponibile, immagino anche gli studenti, ha avuto lo sviluppo della digitalizzazione e delle opportunità, come si stanno sviluppando anche altre opportunità che andranno valutate, come ad esempio le cloud kitchen. Stanno nascendo, cioè, non più ristoranti o ristorazione che utilizzano i riders per portare il cibo a casa, ma stanno nascendo delle cucine o dei ristoranti che operano non più nel mercato su strada, ma solo utilizzando i rider. Questo tipo di mercato ha un’evoluzione sempre più impetuosa, che in qualche modo va governata, perché i casi di ingiustizia e di sfruttamento ovviamente vanno di pari passo con questo sviluppo. Dall’insediamento del Governo, uno dei primi incontri che il ministro Di Maio fece fu appunto quello con i rider per cercare di trovare una soluzione a questo stato di cose che induceva e che portava un ingiusto sfruttamento del lavoro. Il tentativo che fu fatto fu quello di istituire un tavolo di concertazione tramite le aziende, le associazioni dei riders e le parti sociali, tavolo che però ad un certo punto si è bloccato perché non si è riusciti ad arrivare ad una soluzione condivisa.

A questo punto, la soluzione diventa quella normativa. Ovviamente, la competenza rimane ed è tutta parlamentare, e presto sappiamo che verrà esercitata. Lo strumento che oggi noi utilizziamo, quindi, quello di proposta di legge alle Camere, è un sollecito e sicuramente un rafforzamento anche del lavoro che si sta improntando a livello parlamentare, un lavoro che comunque noi qui apprezziamo, anche perché il progetto di legge che viene presentato oggi, essenzialmente ricalca il progetto di legge alle Camere già approvato in regione Piemonte, all’interno del quale furono approvati già una serie di emendamenti proposti anche dal nostro Gruppo, che si coordinavano con i tavoli tecnici e col lavoro fatto a livello parlamentare, in particolare, quindi, anche il divieto di cottimo, il diritto alla disconnessione, l’utilizzo degli algoritmi sono già parti di lavoro già fatte nel progetto di legge del Piemonte e che vengono recepite anche in questo progetto di legge.

Il percorso che a livello nazionale si sta facendo ormai è chiaro. Sarà quello di inserire degli emendamenti all’interno del progetto di legge sul salario minimo. Il primo firmatario del progetto di legge sul salario minimo ha già annunciato che presenterà emendamenti che vanno proprio nella direzione sulla quale stiamo discutendo oggi: una copertura INAIL per gli infortuni, una migliore contribuzione INPS, il divieto di cottimo e l’assoggettamento, in qualche modo, alla disciplina del lavoro subordinato per i rapporti di collaborazione.

La strada è già tracciata. Il nostro ordine del giorno riconosce anche il percorso che, a livello parlamentare, si sta facendo e che sicuramente verrà concretizzato nei prossimi giorni. Il progetto di legge, che noi voteremo oggi favorevolmente, si inserisce in questo percorso e dà una forza maggiore anche ai lavori parlamentari, dicendo che anche la Regione Emilia-Romagna dà una richiesta forte per risolvere questo problema.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri?

Consigliere Sabattini, prego.

 

SABATTINI: Grazie, presidente.

Vorrei aprire l’intervento ringraziando il collega Torri, con il quale abbiamo lavorato durante questi mesi in Commissione, anche cercando di approfondire gli aspetti che, magari, possono aver cominciato la discussione da un caso specifico, quello già citato in tanti interventi dei colleghi, quello dei fattorini, ma che si inseriscono all’interno di un dibattito e parlano soprattutto di come si modificheranno le opportunità del lavoro nel complesso e come questo si incastri con un’evoluzione del sistema economico che vede sempre di più due aspetti centrali. Uno sicuramente è il cambio dei bisogni, cambio che si associa anche al cambio dei modelli di business con i quali alcuni servizi vengono erogati e, di conseguenza, anche l’impatto che questo ha sulla vita di ogni singolo consumatore.

Voglio provare a cominciare il mio ragionamento non partendo subito dal punto di caduta che abbiamo con questo progetto di legge, ma facendo un ragionamento complessivo su come anche la polarizzazione complessiva del valore aggiunto che viene fornito anche ai singoli prodotti o ai singoli servizi sta polarizzando il valore aggiunto sull’acquisizione dei dati complessivi, relegando la quantità di lavoro prestato a un mero costo variabile.

Credo che questo sia il ragionamento principale che deve fare oggi chi è nelle Istituzioni, e penso soprattutto, ovviamente, alle Istituzioni sovraordinate dal punto di vista nazionale, ma credo che questo sia un tema anche prettamente europeo, con il quale tutta la Comunità europea si deve assolutamente misurare, per più aspetti. Uno perché non si può fermare l’acqua con le mani, nel senso che l’evoluzione del sistema economico ci porta sempre di più a vedere come la tecnologia oggi è un ausilio per il lavoro, ma dobbiamo fare in modo che il lavoro non diventi un solo ausilio per la tecnologia.

Credo che questo sia l’elemento con il quale ci dobbiamo approcciare in prospettiva anche al tema, che abbiamo letto in tante ricerche, di come tanti lavori che oggi ci sono e non ci saranno più in futuro, e tanti lavori che ci saranno anche fra solo dieci anni e ancora oggi non ne conosciamo l’esistenza. Ed è chiaro che l’approccio culturale con il quale affrontiamo il tema del rapporto uomo-lavoro-tecnologia e di come le opportunità della tecnologia non diventino elementi come di risulta di scelte, perché è chiaro che la logica della sharing economy e della gig economy si colloca sicuramente nella costruzione di alcune opportunità, ma può anche diventare la gabbia all’interno della quale il mercato del lavoro soprattutto orientato a quelle professionalità che magari non hanno un alto valore aggiunto o altissime competenze rischia di essere la gabbia complessiva della propria costruzione di vita.

Altro elemento centrale che coglie questo progetto di legge è quello che non possiamo e non si può più tollerare lo spostamento del rischio dall’impresa al lavoratore.

Credo che anche il riconoscimento, la scelta forte che è contenuta in questo progetto di legge, di legare al principio giuridico del lavoro subordinato, non è soltanto un elemento di riconoscimento di diritti, ma è anche il fatto che se esiste un lavoro che è eterodiretto e quindi non organizzato in senso autonomo il rischio non può ricadere totalmente all’interno del prestatore d’opera che è chiaro che all’interno di questo ragionamento si colloca nella parte più debole sicuramente della catena del valore.

Lo stimolo, come secondo me correttamente abbiamo fatto con questo progetto di legge, guardando ovviamente a chi ha la potestà legislativa di poter agire su queste materie, è quello di guardare al livello nazionale. Credo sia importante che la Regione Emilia-Romagna si esprima con il voto di oggi con una proposta di questo tipo, che richiama sicuramente la Carta dei diritti di Bologna, ma che colloca la nostra Regione anche nella volontà di non perdere quello che è, sempre di più, un insieme di persone che oggi si approcciano e hanno come approccio al mondo del lavoro questo tipo di lavoro.

Credo che valore ancora superiore ce l’abbia addirittura la risoluzione alla quale leghiamo questo progetto di legge, non per il contenuto complessivo in sé, ma nella volontà anche di dire come Regione Emilia-Romagna che serve una legislazione diversa, riconoscimenti diversi, se sarà legata o no. Poi, magari farò un passaggio sul tema del salario minimo, ma ci deve essere la volontà di dire che dobbiamo conoscere quello che sta avvenendo sul nostro territorio.

Una delle cose che dobbiamo dirci è che noi non sappiamo davvero l’entità del fenomeno della gig economy. Conosciamo i rider perché sono quelli più visibili, ma quanti sono i servizi che oggi sempre di più si stanno erogando con forme di sharing economy, di disintermediazione da questo punto di vista, che non vedono persone fisiche che danno un lavoro o che fanno un colloquio di lavoro per una prestazione, ma che semplicemente incrociano una domanda e una potenziale offerta di prestazioni o tempo di vita. Secondo me, già la scelta di provare a mappare, incrociandolo anche con quelli che sono i dati a nostra disposizione, eventualmente dell’Agenzia del lavoro, può servire per sapere materialmente come sta evolvendo sul nostro territorio, e quali sono anche le piattaforme che erogano servizi sul nostro territorio.

Il progetto di legge credo che sia completo nella evidenziazione di quelli che sono i potenziali diritti che devono essere riconosciuti. È chiaro che si scontra, ma qui non possiamo ovviamente risolvere noi, ma lo voglio portare a una valutazione complessiva dell’aula e della nostra discussione su come noi riusciamo a legare un riconoscimento di questo tipo con le altre norme che oggi insistono all’interno del mercato del diritto del lavoro. Questo progetto di legge, cioè, se venisse preso e approvato alle Camere e diventasse legge dello Stato, richiederebbe la modifica di un’altra serie di leggi riguardanti il mercato del lavoro: penso soprattutto alla questione dei tempi determinati, della durata dei tempi determinati e al lavoro subordinato, riconosciuto anche per una tempistica di prestazioni anche brevi, perché non tutti i lavoratori della gig economy diventano lavoratori a tempo pieno della gig economy e a come questo si incrocia in un sistema e in una legislazione che oggi non ne vede tracciata la possibilità.

Un passaggio veloce, perché il collega Bertani lo faceva nel suo intervento. Io non sono in grado di poter dare una valutazione di quello che avverrà all’interno della legge sul salario minimo, anche perché al netto di qualche post su Facebook, o di qualche dichiarazione in intervista, testi ufficiali o emendamenti ufficiali che dovrebbero essere portati in Commissione lavoro e recepiti nel testo, oggettivamente non ci sono.

Attenzione solo al fatto che il tema del salario minimo, per come lo stiamo affrontando nel dibattito, da come leggo sui giornali che è stato affrontato nel dibattito, si incastra ed è inserito oggi all’interno di un Paese che non è un foglio bianco, dove non esiste la contrattazione nazionale, dove è impostato il mercato del lavoro all’interno di una contrattazione che vede la presenza di centinaia di contratti nazionali di lavoro, che non sempre si sposano completamente con il lavoro in piattaforma, ma neanche con l’evoluzione del lavoro e del sistema produttivo.

Non c’è una soluzione unica e non ci sono bacchette magiche da poter brandire. Credo che l’approccio politico, che oggi mi sembra di raccogliere dagli interventi dei colleghi, ci veda tutti orientati al riconoscimento di maggiori tutele e maggiori diritti. Dobbiamo, però, non soltanto fermarci, secondo me, al fatto che conosciamo il servizio ‒ come dicevamo prima ‒ dei riders. I lavoratori della gig economy potenzialmente sono di tantissime nature e non hanno il vestito classico che oggi delineiamo con questo progetto di legge.

Credo che questo si incastri anche con il lavoro, che stiamo concludendo, della Commissione di studio sulla falsa impresa e la falsa cooperazione. Lego queste cose perché hanno un elemento di contatto molto forte, ossia il lavoro povero, il lavoro estremamente flessibile, il lavoro che spesso non viene riconosciuto completamente all’interno dei diritti. Il principio con il quale si incastra anche quella discussione è lo stesso: cercare la maniera di tutelare i diritti dei lavoratori, ma anche di operare il più possibile, per quanto è in potestà delle Istituzioni che rappresentiamo, un elemento di redistribuzione di ricchezza, ma anche di distribuzione di valore aggiunto all’interno della catena del valore. Altrimenti, rischiamo che questo dibattito si fermi all’interno di un dibattito che vede oggi l’occhio di bue puntato sull’elemento delle piattaforme, ma che, una volta eliminati i titoli in prima pagina, faccia ricadere tanta altra popolazione anche della nostra regione all’interno di un insieme, purtroppo sempre più numeroso, di persone che lavorano, lavorano anche a tempo pieno, fanno anche due lavori, ma che si collocano all’interno di quella fascia di povertà che, come dicevamo prima, nella catena del valore sta sempre di più polarizzando da una parte sui dati e meno sul lavoro il valore e, dall’altra parte, anche dall’impossibilità di scalfire quegli elementi di vantaggio competitivo che già queste piattaforme, da una parte, o i grandi committenti, dall’altra, hanno anche nel sistema della regione Emilia-Romagna. Quindi, bene il progetto di legge.

Mi auguro anche che l’indicazione che daremo con l’approvazione dell’ordine del giorno possa, anche su questo tema, vedere un’iniziativa importante da parte della nostra Regione anche come pungolo a livello nazionale della necessità di conoscere quello che avviene all’interno della frontiera del lavoro in piattaforma e nel mondo tecnologico, che è sicuramente una delle frontiere con la quale ci misureremo nei prossimi anni e che vedrà sicuramente i nostri giovani misurarsi quotidianamente, anche perché, come ci siamo detti, i bisogni stanno cambiando e anche le necessità dei servizi che richiediamo sono sempre più orientati a un servizio che vede una customizzazione forte delle nostre esigenze, ma non vorrei che poi ci trovassimo con tante opportunità, ma sempre meno persone che se le possono permettere, perché la polarizzazione della ricchezza non permette più di poter acquistare in larga scala i servizi che poi verranno offerti dalle opportunità della tecnologia.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Consigliere Delmonte, prego.

 

DELMONTE: Grazie, presidente.

Intanto tengo subito a partire con un concetto, che è quello che approveremo, anche noi, il progetto di legge in discussione. Però, vorrei cominciare anche con delle precisazioni, perché è vero che alcune di queste le troviamo nella relazione anche del progetto di legge, però credo che anche nei discorsi che sono avvenuti stamattina, nella discussione per come è cominciata si sia un attimo perso di vista quello che è il reale problema, ovvero non è la piattaforma, ma è come si lavora per conseguenza a quella piattaforma.

Il problema non è mai la piattaforma digitale in sé, perché in realtà se questa tipologia di lavoro ovviamente senza tutela avvenisse tramite la prenotazione telefonica non cambierebbe assolutamente nulla. Il problema è come viene esercitato il lavoro. Vorrei ricordare, però, che all’interno del discorso gig economy i rider attualmente – fonte Il Sole 24Ore – rappresentano un 10 per cento. Sono, ovviamente, la facciata di un problema, perché, di fatto, se vado a confrontare un rider che gira in bicicletta rispetto magari un autista di Uber sicuramente il rischio che ha durante l’orario di lavoro è molto più alto quello del rider che gira con la bicicletta nella città. Ovviamente, i casi più eclatanti di infortunio o addirittura decesso durante il mondo del lavoro sono avvenuti su questa categoria, quella dei rider.

È giusto partire da questo come esempio, però. Ricordiamo che, in realtà, il mercato è molto, molto più ampio. Quello che ho sempre portato all’attenzione, anche durante la discussione in Commissione, è che va benissimo portare avanti delle tutele, delle manifestazioni anche abbastanza forti come sono avvenute in certe città italiane, e non solo, ricordiamo quelle avvenute anche in Spagna o in altre nazioni, bisogna però stare attenti a non prendere di mira solo ed esclusivamente o per lo meno con precedenza quelle che sono le start-up o le attività locali dimenticandosi magari della multinazionale, perché – questo ci tengo a specificarlo bene – se è facile andare sotto l’azienda locale come, ad esempio, nel caso di Sgnam Mymenu ed è più difficile andare sotto magari a Just Eat Deliveroo piuttosto che ad altre piattaforme internazionali è ovvio che poi si va a danneggiare magari la start-up italiana e non si va per niente a scalfire quella internazionale che, come abbiamo visto in alcuni casi, se ne sta altamente fregando, scusatemi il termine. Effettivamente poi ci troviamo in questa situazione.

Chi lavora in Italia, secondo le regole italiane, fa fatica, e questo lo sappiamo ormai da sempre, e invece la multinazionale su questo può andare oltre e in realtà continua a fare il grosso del problema e buon viso a cattivo gioco.

Ripeto, il problema non sono mai le piattaforme in sé, ma è il metodo con cui viene applicato il lavoro. Le piattaforme di per sé, in realtà – vorrei spostare un attimo il focus su questo tema – sono anche un’opportunità, perché l’accesso al lavoro rispetto a come viene fatto con la piattaforma, il metodo di colloquio, il metodo di rapidità con cui si accede al lavoro, se sfruttato in maniera corretta e se porta un lavoro tutelato è veramente una grande opportunità. Mentre eravamo qui, io ho provato un secondo: veramente, per diventare un rider ci vogliono quattro o cinque minuti. Se questo porta poi a un lavoro tutelato, con diritti, con sicurezza e con tutto quello che è un sistema di salario minimo, di tutele, va benissimo. È un sistema il più democratico possibile di accesso al lavoro. Però, ovviamente, lo ripeto, lo ribadisco, non voglio essere frainteso, deve portare poi a un lavoro dignitoso, tutelato e sicuro.

La distinzione tra sharing economy e gig economy, al di là di quello che è già stato detto, la sharing porta un piccolo introito per qualcosa che già avrei fatto. Se cioè prendo la macchina, vado da un punto all’altro e condivido il passaggio, è una cosa; se ci vado apposta per un altro, questa è gig economy. L’esempio è quello di BlaBlaCar e Uber: sono due cose molto diverse, proprio perché con BlaBlaCar io il percorso l’avrei già fatto, a prescindere.

Stiamo attenti che questo non diventi un metodo per chi attualmente opera in gig economy, per trasformarsi, di facciata, in una sharing economy. È già avvenuto in alcune realtà più piccole, non in quelle più grandi, in cui, invece di dirti: non ti porto più la pizza a casa, ma visto che io andavo là, ti allungo la pizza. È un discorso molto diverso, ed è un problema che si può verificare se noi andiamo a forzare in maniera non coordinata una tutela solo in certe casistiche. Ovvero, se io vado a forzare solo per quelli che sono della gig economy un certo regime di tutela, di tassazione e di obblighi, attenzione che queste piattaforme non si trasformino, con dei piccoli cavilli, in delle sharing economy e alla fine andiamo solo a peggiorare la situazione. Quindi, la legge che verrà fuori dalle Camere e che auspichiamo tutti debba andare in una direzione di tutela, deve considerare tutto questo panorama, per non andare a danneggiare ancora di più un settore.

In più, volevo fare un piccolo appunto: io seguo con interesse, onestamente, le proteste che vengono fatte, perché credo che siano di buonsenso, soprattutto quelle dei rider, che sono quelle più visibili, nel senso che sono quelle che più di tutte stanno facendo un rumore, e un rumore giustificatissime. Attenzione a non politicizzare troppo queste manifestazioni, però. A Bologna, prendo un esempio, e mi dispiace dirlo, non c’è mai una manifestazione che non abbia almeno tra le cinque e le dieci bandiere dell’antifascismo. Ora, benissimo l’antifascismo, ma cosa c’entra? Questo porta veramente una polarizzazione del dibattito, una polarizzazione di una protesta giusta che, secondo me, va solo a danneggiare chi, invece, ha bisogno esclusivamente di tutele, a prescindere dal colore politico e a prescindere dal pensiero di chi opera in quelle piattaforme, non solo nella parte finale, che è quella dei riders, ma anche chi opera in altri ruoli all’interno di queste aziende.

Va benissimo il progetto di legge. Speriamo che abbia un seguito parlamentare, come è già stato annunciato, in realtà, sia dai ministeri che dai portavoce parlamentari. Speriamo si arrivi a una soluzione di questo tipo, che però ‒ ripeto ‒ consideri tutti gli aspetti e non sia una formula frettolosa, solo per andare a sistemare un piccolo tema, lasciando scoperte delle opportunità di fregature per i riders e per gli operatori del settore.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliere Taruffi, prego. Potete dare la parola al consigliere Taruffi, per cortesia?

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Voglio ringraziare il consigliere Torri per il lavoro che ha svolto, per l’attenzione con cui ha portato avanti questo progetto di legge e anche la serietà. Ha condotto in modo ‒ credo ‒ molto corretto tutto il percorso, dando ampio tempo a tutti di poter intervenire. Visto che il progetto di legge è stato depositato diversi mesi fa, i lavori in Commissione credo abbiano rispecchiato questa modalità. Quindi, lo ringrazio sia per il merito che per il metodo con il quale ha condotto questo progetto di legge.

Noi oggi compiamo un atto significativo in una regione che ha visto nella città di Bologna una parte dell’epicentro delle manifestazioni dei riders (non solo, ma in particolar modo), che hanno posto all’attenzione della pubblica opinione, non solo locale e regionale, ma anche nazionale, un tema che ha a che fare con le trasformazioni del mondo del lavoro e delle applicazioni delle nuove tecnologie al mondo del lavoro.

Da questo punto di vista, concordo completamente con chi poco fa ricordava e sottolineava come il problema non sia la piattaforma digitale in quanto tale, non sia l’innovazione tecnologica in quanto tale, ma l’applicazione e le conseguenze che un non corretto utilizzo di quelle innovazioni producono nella vita delle persone. Per questo è fondamentale e necessario, dal nostro punto di vista, introdurre delle norme che regolamentino quelle aree e quel pezzo di società, di mondo che vive sulla propria pelle le contraddizioni che portano inevitabilmente in sé rivoluzioni tecnologiche così importanti e così significative che introducono nella società elementi di cambiamento, che prima ovviamente non c’erano.

Il cambiamento di per sé, chiaramente, non è un aspetto che può essere censurato, anzi, ma va accompagnato, e credo che, nel mondo che cambia e nelle trasformazioni che il mondo del lavoro sta vivendo in questi anni, l’intervento dello Stato, l’intervento di un soggetto regolatore, come deve essere lo Stato, nel mondo del lavoro e nel mondo della produzione sia fondamentale.

Per questo, muovendo anche da quello che è stato il lavoro che, come ricordavo, nella città di Bologna ha prodotto la Carta dei diritti, che è stato un punto di partenza per noi importante e che ha dato il la a una mobilitazione più ampia e più generalizzata, che in qualche modo possiamo dire ha dato già qualche risultato, lo ricordava il collega Torri prima, altre Regioni hanno già assunto l’atto che stiamo discutendo qua noi, la Regione Piemonte e la Regione Umbria, ma aggiungere la voce autorevole, forte e importante su un tema qualificante come quello del lavoro della Regione Emilia-Romagna nel chiedere al Governo e al Parlamento, nel chiedere con forza al Governo e al Parlamento un’iniziativa di rango legislativo che introduca le necessarie regolamentazioni a cui si faceva riferimento e che bene ha illustrato il collega Torri io credo che sia importante e in qualche modo segnali anche un passaggio politico, che voglio sottolineare, emerso anche dagli interventi che hanno fatto i colleghi in Commissione e anche qui in aula, unitario, trasversale, che è ancora più importante, perché credo riconosca un problema, un elemento critico che esiste nella società, a cui la politica e le Istituzioni devono dare risposta.

Prima il collega Sabattini, sempre molto attento quando si parla di questi temi, citava alcuni aspetti che attraversano la nostra regione in particolar modo (il collega Sabattini presiede la Commissione sulle false cooperative) e io credo che anche quel lavoro dovrà e potrà portare un contributo da questo punto di vista importante proprio nel contrasto a quella che è una piaga che sta attraversando la nostra regione in particolar modo sul tema delle cooperative spurie e più in generale sul tema del lavoro povero, come è stato giustamente definito. Credo che questa iniziativa si inserisca in un quadro, in un contesto in cui la nostra Regione sta operando e sta cercando di portare avanti un’iniziativa che parte dal Patto per il lavoro di inizio legislatura nelle varie articolazioni e sulle varie modalità che hanno caratterizzato l’attività e l’iniziativa della maggioranza e della Giunta su questo tema.

Mi fa piacere, appunto, lo sottolineavo prima, che su alcuni temi come questo ci sia una adesione trasversale e importante. È importante perché, e mi avvio alla conclusione…

È chiaro che – anche qui riprendo cose che sono state dette, ma le voglio sottolineare – l’iniziativa legislativa a cui facciamo riferimento implica inevitabilmente la modifica, che è quello che si chiede, non solo di una legge, l’introduzione di una nuova legge, ma la modifica di un quadro normativo oggi esistente in Italia che per certi aspetti penalizza in modo significativo o addirittura esclude ampie parti delle lavoratrici e dei lavoratori, in particolare di quelli che nel mercato del lavoro vanno sotto la voce dei nuovi lavori, che non chiamerei lavoretti. Lo dico bonariamente, ma siccome le parole determinano la realtà è sempre importante cercare di essere più precisi possibili. Effettivamente c’è bisogno in Italia di modificare diverse cose, diverse leggi di un quadro normativo sul mercato del lavoro, che ha regolato il mercato del lavoro che in questi anni ha prodotto conseguenze non positive. Lo vediamo e possiamo credo valutarlo in modo oggettivo a distanza di qualche anno da alcuni di questi provvedimenti. Do sempre la buona fede a quelli che producono il beneficio della buona fede a quelli che producono iniziative legislative volte a modificare situazioni che non si ritengono positive, ma bisogna altrettanto, con altrettanta chiarezza, valutare gli esiti di questi percorsi, di queste modifiche che sono state introdotte.

In Italia, noi il mondo del lavoro e dico “noi” per indicare il sistema pubblico politico legislativo, come sapete, da questa parte dell’aula abbiamo contestato qui e a Roma molte delle iniziative che negli ultimi anni sono state assunte soprattutto a livello nazionale. Penso che a questo punto noi possiamo dire dopo qualche anno che forse effettivamente qualcosa di profondo c’è da cambiare nel mondo del lavoro in Italia, nella legislazione del mondo del lavoro, perché le condizioni non sono migliorate: non solo c’è più disuguaglianza, non solo c’è uno scarto tra la fascia più ricca e quella meno ricca della popolazione, ma ci sono condizioni di lavoro, nei luoghi di lavoro, che sicuramente hanno visto un evidente peggioramento al quale la politica deve dare risposta.

Guardate, e concludo, che una parte significativa della richiesta di sicurezza che arriva dalla società, che poi prende strade, purtroppo, le più disparate, quella richiesta di sicurezza e di protezione sociale molto spesso trae le proprie radici da un’insicurezza e da una precarietà che dal mondo del lavoro genera insicurezza, per carità, nella vita di milioni di persone e di famiglie che alla fine, anziché lottare per migliorare le proprie condizioni di vita, vengono indirizzate in una terribile lotta tra i penultimi e gli ultimi.

Io penso che nel momento in cui incominciamo a riprendere il discorso di modificare le condizioni di lavoro in Italia e di dare maggiori garanzie e maggiore sicurezza alle persone che per vivere devono lavorare, facciamo un’opera importante, più in generale, anche per la sicurezza sociale e la protezione sociale di cui ampia richiesta abbiamo visto esserci in questo Paese.

Quello che chiediamo con questa iniziativa, quindi, è che Governo e Parlamento diano una risposta pronta e certa a un tema importante e significativo, di cui oggi la nostra Regione si fa carico.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliera Prodi Silvia, prego.

 

PRODI: Grazie.

La prendo un po’ alla larga, però mi sembra importante affermare alcuni princìpi. So che in questi giorni ci sono gli esami di maturità e so che una domanda che è stata posta è quella sulla relazione fra l’articolo 4 della Costituzione e il pensiero di Kant.

L’articolo 4 della Costituzione dice “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Quindi, pensando a cosa si può relazionare col pensiero di Kant, Kant dice “il rispetto che ho per gli altri è il riconoscimento della dignità che è negli altri”. Secondo me quindi siamo proprio nel pieno di questo pensiero, perché questo progetto di legge vuole nettamente segnare la differenza tra un mondo umano e dignitoso, il mondo del lavoro, e uno scenario, invece, che si potrebbe configurare un po’ alla black mirror, cioè uno scenario distopico dove ci sono lavoratori che diventano schiavi di piattaforme.

Stiamo parlando del lavoro che soprattutto riguarda i servizi su domanda. Credo che l’aspetto cruciale di questa proposta di legge sia affermare che i lavoratori che lavorano per queste piattaforme non sono imprenditori di loro stessi, quindi è importantissimo riconoscere la subalternità di queste forme di impiego. Nella subalternità bisogna anche garantire i diritti. Sono princìpi importantissimi. Penso al fatto che non ci possa essere un ranking da usare per mandare fuori gli individui che non sono al 100 per cento sempre disponibili alla schiavitù. Il divieto di cottimo e il diritto alla disconnessione è fondamentale per garantire un’esistenza umana rispetto a quello che, invece, avviene in molte realtà. Così come l’indennità di disponibilità. Sono veramente princìpi fondamentali.

È importantissimo affermare che il datore di lavoro non è un banale intermediario, ma ha responsabilità precise di cui si deve fare carico. Come dicevano i colleghi Sabattini e Taruffi, quello che bisogna fare è una ricognizione di tutte le realtà a cui questo progetto di legge si può ricondurre. Questo è veramente importantissimo, perché ci sono servizi su domanda e economie con cui vengono compressi i costi di filiera sulla pelle dei lavoratori. La portata di pensiero, di princìpi di questo progetto di legge, secondo me, va capita in tutta la sua ampiezza. Questo, però, anche dal lato del cittadino, vuol dire che, se annunciamo che ci deve essere un’economia più giusta, ci deve essere anche un modo di consumare più consapevole. È fondamentale tenere insieme la responsabilità non solo dei datori di lavoro, che è fondamentale, ma anche di coloro che se si avvalgono di questi servizi su domanda, per chiedere più dignità e più rispetto per i lavoratori.

Ringrazio il collega Torri e tutte le altre Regioni che si sono impegnate in questo progetto, che ha una valenza anche perché nasce da un pensiero che si può giustamente definire “collettivo”. Anch’io auspico che ci sia una votazione unanime, perché è un progetto molto importante. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera.

Ci sono altri? Se non ci sono altri in discussione generale, a questo punto chiedo al relatore se intende replicare.

Il consigliere Torri, in quanto relatore, replica. Prego.

 

TORRI: Mi sembra doveroso prima di tutto ringraziare in maniera non formale quanti sono intervenuti questa mattina, i colleghi che a vario titolo sono intervenuti nel percorso che ha portato la legge da essere depositata fino alla seduta di questa mattina, così come chi mi ha supportato nel lavoro. Dico che non sono ringraziamenti formali perché non è scontato arrivare al punto di questa mattina e non è scontato arrivarci con il consenso su tanti temi, come si è manifestato nella discussione. Allo stesso modo, penso che sia stata davvero interessante e attenta la discussione che è stata fatta questa mattina, così come in tutte le fasi che mi hanno portato a confrontarmi con esperti e lavoratori fuori da queste sedi.

Tanti dei dubbi e degli elementi che sono emersi questa mattina ce li siamo posti sia in Commissione, sia direttamente, tanto con il collega Sabattini quanto con il collega Delmonte e gli altri colleghi che sono intervenuti. Penso che, alla luce di questo, come ho già spiegato, la scelta di presentare un progetto di legge alle Camere sia la risposta migliore per molti di questi rilievi, a partire dal fatto che bisogna stare attenti prima di tutto alle realtà grandi e non soltanto alle realtà piccole. Il tema del coinvolgimento delle piattaforme si è presentato nel momento in cui è stata approvata la Carta dei diritti di Bologna, che sta a mano a mano allargando il proprio raggio d’azione. Chiedendo, con un progetto di legge, che diventerebbe legge dello Stato, di fissare determinati princìpi, è evidente che questi princìpi riguarderebbero tutti coloro che operano sul territorio italiano, a partire dai grandi, così come la contrattazione nazionale, e questo per la dottrina che discende da alcuni articoli della nostra Costituzione.

È vero, si tratta di un tema complessivo, che riguarda i rider, ovvero chi presta il proprio lavoro nelle consegne e chi si espone, per questo, a determinati rischi, che sta protestando a fronte anche di eventi tragici, che è giusto ricordare in quest’aula, verificatisi anche nella nostra regione, ma con questo progetto di legge, in particolare con l’articolo 11, noi ci rivolgiamo in generale a una concezione che si ha e si dovrebbe avere della subordinazione nei lavori mediati tramite piattaforme, tramite altri strumenti, di fronte appunto alla modernizzazione tecnologica.

Questo tema, come dicevo all’inizio, e questo tipo di interpretazione si legano al fatto che c’è una persona o un soggetto che dà lavoro (non intermedia, dà lavoro) e c’è un soggetto che questo lavoro lo svolge. La pienezza di riconoscimento di questi due aspetti riguarda l’intero mondo del lavoro e condiziona, dovrebbe condizionare dal nostro punto di vista, se dovesse essere approvato questo progetto, tutta l’applicazione nel mondo del lavoro, al di là delle strumentazioni.

È vero, l’idea di fondo sulla quale ci siamo confrontati anche in Commissione non è quella di porsi con diffidenza verso la modernizzazione del mondo del lavoro e soprattutto degli strumenti di cui la società può dotarsi, ma è provare a governare questo evolversi e questa modernizzazione.

È difficile farlo mano a mano che questi fenomeni si sviluppano, che si parli di lavoro, che si parli di qualsiasi questione. Noi – questo è un aspetto politico che ci tengo a sottolineare – abbiamo individuato un elemento che resiste a qualsiasi sviluppo, qualsiasi modernizzazione, che è la dignità della persona, la dignità della persona nel momento in cui svolge il proprio lavoro.

Questo filo conduttore, che è quello su cui si basa l’iniziativa, il progetto di legge, la risoluzione che avevamo approvato lo scorso anno e che ha dato il via a tutto il percorso, questo elemento, la dignità del lavoro, la dignità del lavoratore, è quello che resiste ad ogni modernità ed è il filo conduttore che ci consente di portare questo progetto di legge dentro il sistema del mercato del lavoro e di tenere insieme tutta quella visione che è necessario avere di fronte alla modernizzazione e che ci permette di non retrocedere sulla nostra volontà in tema di diritti, di tutele e di dignità della persona prima di tutto.

È questo l’elemento che penso renda forte la nostra iniziativa, che prenda in considerazione buona parte degli elementi che sono emersi fino ad oggi. È chiaro, con questo strumento scegliamo di dare risposta a un aspetto, che è quello del tema della subordinazione e del definire dei paletti che sono essenziali e sotto i quali non si può andare.

Lo facciamo con lo spirito politico che dicevo prima, lo facciamo con una scelta pragmatica, che è la consapevolezza di un progetto di legge che parte da una Regione e approderà in Parlamento e quindi si inserirà in un dibattito più ampio, motivo per cui abbiamo deciso di tenere alta l’aspirazione; aspirazione che è stata colta nel dibattito di stamattina, e questo mi fa piacere, e come è stata colta in questi giorni. Questa aspirazione penso sia resa più forte dal fatto che questa iniziativa, al di là del dibattito in cui si collochi, venga presa in Emilia-Romagna, dove ci sono tutta una serie di iniziative prese in questa legislatura, nella storia di questa regione, che riguardano il mondo del lavoro, che quindi rendono la nostra voce, come Assemblea legislativa, non come parte politica, sicuramente più forte.

Il fatto che ci si inquadri qui, nell’approvare il progetto di legge di oggi, penso sia importante a prescindere da quello che sarà poi il seguito e che abbia un valore politico, al di là del tema specifico, per tutti i lavoratori che svolgono mansioni, le più “povere” (vogliamo definirle), perché modificando il principio della subordinazione, al di là del tema delle piattaforme digitali, si vuole elevare le prestazioni di tutti i lavoratori che si trovano in uno stato di subordinazione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

L’assessore Patrizio Bianchi ha la parola per le conclusioni del dibattito generale.

 

BIANCHI, assessore: È fondamentale dare a tutti i lavoratori dei diritti essenziali: il diritto alla sicurezza è un diritto inalienabile, però dobbiamo tener conto ovviamente anche della trasformazione dei sistemi produttivi e del ruolo che oggi sta realizzandosi in una nuova economia. La capacità di avere noi un osservatorio che tenga in conto le trasformazioni e quindi anche i pericoli, ma anche le opportunità che abbiamo, mi sembra fondamentale.

D’altra parte, è vero che noi come Regione su questa materia abbiamo, insieme con l’Assemblea, ragionato moltissimo, così come è vero che la Carta di Bologna costituisce un pezzo di riferimento per queste materie. Mi sembra quindi assolutamente auspicabile che sia proprio l’Emilia-Romagna a cogliere l’onere di essere di riferimento a livello nazionale su queste materie.

Grazie, quindi, ancora una volta a tutta l’Assemblea.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, assessore Bianchi.

A questo punto, passiamo all’esame dell’articolato.

Nomino scrutatori i consiglieri Cardinali, Benati e Bargi.

Passiamo all’esame dell’articolato.

Articolo 1.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’articolo 1.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 2.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Voto sull’articolo 2.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 3.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’articolo 3.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 4.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’articolo 4.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 5.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Articolo 5.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 6.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Articolo 6.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 7.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Articolo 7.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 8.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Articolo 8.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 9.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Articolo 9.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 10.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Articolo 10.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 11.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Articolo 11.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Apro la dichiarazione di voto sul progetto di legge. Scusate, sugli ordini del giorno che vi ho letto all’inizio. Vi ribadisco che l’ordine del giorno n. 1 è a firma Bertani e Sensoli e il n. 2 è a firma Torri, Taruffi, Prodi, Alleva, Caliandro, Sabattini, Bagnari, Mumolo, Lori, Bertani, Piccinini, Delmonte, Serri, Zoffoli, Montalti.

Dichiarazione di voto congiunta.

Do la parola al consigliere Caliandro, che si è iscritto a intervenire. Prego.

 

CALIANDRO: Grazie, presidente.

La discussione su questo PdL segna un punto importante di una vexata quaestio relativa alla qualificazione giuridica del rapporto di lavoro. Questo PdL, merito anche di chi l’ha proposto e di chi l’ha saputo portare avanti, è senza dubbio un provvedimento di grande innovazione nel settore del diritto del lavoro di questo Paese. Lo è perché affronta in un unico articolato una proposta che supera una discussione che ha accompagnato tutto il Novecento, un Novecento caratterizzato evidentemente da trasformazioni dei modelli produttivi, da modifiche dei tempi di vita e dei tempi di lavoro.

Il provvedimento, in realtà, nasconde, nel suo ultimo articolo, nell’articolo 11, ciò che è lo scopo della norma, di tutto l’articolato. Non è in cauda venenum in questo caso, ma è dulcis in fundo, perché dice che il prestatore di lavoro subordinato, identificato sempre, comunque, dall’articolo 2094 del Codice civile, viene identificato e riconosciuto, nel caso dei lavoratori di cui ci stiamo occupando, in funzione delle qualità del lavoro che presta, superando invece la discussione sull’eterodirezione e sull’alienità dei mezzi, che è la discussione intorno alla quale tante persone sono state sfruttate. Sì, sfruttate. Del resto, la discussione su gig economy, sharing economy, tutto quello che vi pare, rappresenta una discussione che va calata nella dimensione umana del lavoro.

Le persone che saranno accompagnate da un provvedimento di questo genere, se verrà accolto dal Parlamento italiano, potranno dire non soltanto di aver avuto più diritti, ma potranno dire di aver avuto più dignità. Il provvedimento introduce un meccanismo di dignità. Questa è la sua forza. Questo perché tiene insieme i mezzi e i diritti.

La discussione, in questi giorni, è sempre stata concentrata su cosa fanno queste persone, se guidano una bicicletta o se sono dei pony express, ma di questo si è occupato in passato la Corte costituzionale, è intervenuta, dicendo che la qualificazione che anche un legislatore assente o sordo ai diritti dei lavoratori può dare è una qualificazione che deve stare all’interno di un perimetro costituzionale.

Ebbene, quello che accade con questo provvedimento, dunque, ha una lunga storia, ha una storia di battaglie politiche, di battaglie operaie fatte in questo Paese, che rappresentano il vero obiettivo, che sono contento che quest’Assemblea ha voluto condividere, di una qualificazione nuova del rapporto di lavoro di chi opera in questo settore. I nostri riders, vengono chiamati, donne e uomini che quotidianamente sfrecciano lungo questa città, ma nello sfrecciare portano con loro una grande scia di dolore, quella della mancanza di tutele.

Sono state meritoriamente mosse, come viene riconosciuto nella legge, così come nell’ordine del giorno, iniziative da parte del Comune di Bologna, ma che sono figlie di quello che è stato l’impegno di tanti altri, accompagnate evidentemente da una scelta di campo. E il fatto che questa Assemblea abbia deciso di fare questa scelta di campo è cosa di grandissima importanza, perché responsabilizza noi, come consiglieri, ma il Parlamento di questo Paese a modificare la dicotomia che esiste tra lavoro autonomo e lavoro subordinato. Ci sono stati provvedimenti di legge che hanno introdotto in questo Paese il lavoro a chiamata, il job on call, dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale, illegittimo da parte della Corte di giustizia, ma comunque esistente nel nostro ordinamento giuridico.

Il tema, dunque, non è la qualificazione di quel rapporto di lavoro, ma i diritti che noi attribuiamo con questo provvedimento. Se, come io auspico, questo provvedimento vedrà la luce nel Parlamento italiano, potremmo dire, come dice il nostro articolo 5 di questo pdl, che la vita delle persone non è legata ad un algoritmo.

Il fatto che la rubrica dell’articolo 5 si chiami “Algoritmi” significa che noi non crediamo che ci possa essere una mercificazione del tempo e una mercificazione dei lavori.

Avanti in questa strada nella piena consapevolezza che l’orario di lavoro prestato, tra accettazione ed esecuzione della prestazione, è uno spazio di vita importante e questo spazio di vita importante si chiama dignità.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri in dichiarazione di voto?

Non avendo altri in dichiarazione di voto, a questo punto metto in votazione gli ordini del giorno e iniziamo con l’ordine del giorno n. 1, a firma Bertani e Sensoli.

Votiamo l’ordine del giorno n. 1, a firma Bertani e Sensoli.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 6826/1, oggetto 8544, con votazione per alzata di mano,

è approvato a maggioranza dei presenti)

 

Votiamo l’ordine del giorno n. 2, a firma Torri, Taruffi, Prodi, Alleva, Caliandro e altri.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 6826/2, oggetto 8545, con votazione per alzata di mano,

è approvato all’unanimità dei presenti)

 

A questo punto metto in votazione il progetto di legge con il dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 39

Favorevoli 39

Contrari 0

Astenuti 0

 

È approvato all’unanimità.

 

A questo punto, terminati i progetti di legge, passiamo agli atti amministrativi.

 

OGGETTO 8420

Proposta recante: «Approvazione dell’atto di indirizzo 2019-2021 in materia di interventi territoriali per lo sviluppo integrato degli ambiti locali di cui alla legge regionale 20 aprile 2018, n. 5». (Delibera di Giunta n. 867 del 31 05 19) (207)

(Discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 8420/1 oggetto 8550 - Presentazione, discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Siamo all’oggetto 8420: proposta recante “Approvazione dell’atto di indirizzo 2019-2021 in materia di interventi territoriali per lo sviluppo integrato degli ambiti locali di cui alla legge regionale n. 5 del 2018”.

La Commissione Bilancio, Affari generali ed istituzionali ha espresso parere favorevole nella seduta del 18 giugno 2019, con la seguente votazione: 25 voti a favore, nessun contrario, 7 astenuti.

Su tale oggetto insiste una proposta di emendamento a firma dei consiglieri Taruffi, Bessi, Poli, Torri. È stato altresì presentato un ordine del giorno (n. 1) a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani.

Apro la discussione generale sul provvedimento. Sono dieci minuti per ciascun consigliere, perché siamo agli atti amministrativi.

Consigliere Poli, prego.

 

POLI: Grazie, presidente.

Con questo atto amministrativo si dà seguito a quanto previsto dalla legge regionale n. 5 del 2008. Gli obiettivi di quest’atto di indirizzo riguardano le azioni che attengono al futuro, i giovani e lo sport, le azioni di ricucitura tra le politiche di settore e il potenziamento delle relazioni tra lo sviluppo locale, il capitale sociale e la qualità della pubblica amministrazione, e il rafforzamento amministrativo della pubblica amministrazione; inoltre, l’accompagnamento della politica di riordino territoriale.

La dotazione finanziaria prevista è pari, vista la legge regionale, a 2,5 milioni di euro per il 2019 e a 1 milione di euro per il 2020 e 2021. Il percorso sarà quindi quello con cui verranno pubblicati gli avvisi per la presentazione delle istanze, la scelta delle istanze e la negoziazione, la sottoscrizione dell’accordo e l’impegno all’attuazione.

Gli avvisi riguarderanno le forme associative dei comuni, quindi le unioni dei comuni, riguarderanno i comuni singoli e potranno riguardare anche i programmi territoriali. Ovviamente questo atto amministrativo ha come obiettivo quello di favorire le scelte e rispondere alle necessità dei Comuni, in particolare quelli situati in collina e in montagna, i Comuni piccolini, che possono partecipare attraverso la loro manifestazione d’interesse con i loro progetti. Può essere un’occasione importante per recuperare anche, in molti casi, quella divaricazione che c’è nella possibilità di crescere, di rispondere alle esigenze delle comunità locali che riguarda Comuni di grandi dimensioni e Comuni più piccolini.

Detto questo, naturalmente ne approfitto, per non chiedere la parola dopo, anche per pronunciare il nostro voto non favorevole all’ordine del giorno dei colleghi del Movimento 5 Stelle, per due ordini di ragioni in particolare. La prima riguarda il fatto che settorializzare troppo l’indirizzo della progettualità può sottrarre ai Comuni o può limitare i Comuni rispetto alle loro reali esigenze, anche perché, in particolare su una parte di quell’ordine del giorno, ci sono già fondi e risorse a cui i Comuni possono accedere, come peraltro possono fare sulla costruzione dei processi partecipativi, anche in questo caso, per arrivare alla definizione dei progetti.

Il voto del Partito Democratico sull’ordine del giorno dei colleghi del Movimento 5 Stelle sarà un voto contrario.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri in discussione generale? Lo chiedo ancora: ci sono altri in discussione generale? Prego, consigliere Bertani Andrea.

 

BERTANI: Presento velocemente l’ordine del giorno che il consigliere Poli ha già commentato. Non ci sembra che un ordine del giorno di questo tenore settorializzi troppo i bandi. È semplicemente una richiesta alla Giunta che valuti, quando stabilirà i criteri, in coerenza con gli indirizzi che sono già scritti in questo piano e, visto che negli indirizzi si parla anche di iniziative relative all’accesso alla casa, azioni che consentano di valorizzare quello che è stato raggiunto in Conferenza Unificata, cioè la ripartizione dei 250 milioni di euro tra le Regioni e le Province autonome per gli interventi di rigenerazione e riorganizzazione urbana, per ampliare anche l’offerta di housing sociale.

In pratica, i Comuni che presenteranno dei piani sono invitati e magari saranno anche premiati, se propongono anche piani di rigenerazione urbana nell’ambito dell’edilizia residenziale sociale. Ci sembra che questo sia in coerenza con gli indirizzi che oggi voi proponete, acché non vada a operare una forzatura e, quindi, una settorializzazione nei bandi. Come pure il fatto che i piani e i progetti che vengono presentati siano scaturiti o facciano parte di un processo partecipativo sia un premio da riconoscere.

La legge sulla partecipazione non è una legge a sé, che rimane chiusa in quell’ambito e che emana semplicemente dei bandi. L’obiettivo della legge sulla partecipazione è far entrare in tutti i processi della Regione l’elemento partecipativo, perché abbiamo deciso e capito insieme che la partecipazione è un valore che accresce i processi all’interno della Regione e all’interno dei Comuni. Quindi, un Comune che propone un SAL che è stato sottoposto a partecipazione ha sicuramente un valore che va riconosciuto. Quindi, anche nei bandi, secondo noi, questo aspetto in qualche modo va inserito e riconosciuto, e anche questo riteniamo non sia un aspetto che settorializza o irrigidisce la possibilità della Giunta di emanare i bandi.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Come in altri atti amministrativi, in questo caso in altri progetti di legge, voglio ricordare che c’è un lavoro che ha una sua coerenza interna rispetto agli atti e ai provvedimenti che arriviamo a discutere nella fase finale. In questo caso, voglio ricordare, non per pedanteria o per pignoleria, ma solo per ricordare che, quando magari facciamo una discussione di bilancio e ci sono alcuni emendamenti che arrivano in aula e che vengono magari affrontati con un po’ di superficialità, in realtà sono tutti emendamenti che poi producono risultati che possiamo misurare durante il corso dell’anno, che all’atto dell’approvazione del bilancio a dicembre 2018, per il 2019, il capitolo di spesa a cui fa riferimento l’atto amministrativo di cui stiamo discutendo oggi fu oggetto di un emendamento, anche in quel caso firmato da diversi consiglieri regionali, a partire da Bessi, dal sottoscritto e da altri, che aumentava, consigliere Poli, la dotazione del fondo da cui andiamo ad attingere per finanziare i bandi di cui parliamo e di cui qui stabiliamo le linee di indirizzo.

Non stiamo parlando di cifre importantissime, parliamo di alcuni milioni di euro che, però, danno il senso e il segno della volontà di dare risposte, come nel caso precedente, della legge precedente, in cui abbiamo parlato dei contributi per i Comuni che hanno mantenuto aperti gli uffici del giudice di pace. In questo caso proviamo a dare una risposta alle esigenze di tante realtà, in questo caso piccole realtà, che hanno, ovviamente, mille problemi a cui non sempre riusciamo a dare una mano concreta.

Questo inquadramento dell’atto amministrativo di cui parliamo, della dotazione economica a cui facevo riferimento, sta in questo quadro.

Da questo punto di vista – colgo l’occasione per interloquire con il consigliere Bertani – un conto è se discutiamo di progetti che hanno ricadute economiche molto significative e allora il tema della partecipazione acquista un significato, ma quando andiamo a discutere magari di progetti che per Comuni di piccole e medie dimensioni, magari sono interventi importanti per quelle realtà, parliamo di 100-150.000 euro che arrivano su progetti specifici, non sono importi per i quali si può prevedere oggettivamente un percorso di partecipazione particolare. Credo che, in realtà, l’obiettivo del bando, e qui concordo con quanto diceva prima il consigliere Poli, sia quello di dare risposte concrete nel breve tempo possibile ai tanti problemi che hanno le Amministrazioni sui versanti più svariati.

Da questo punto di vista l’emendamento che ho sottoscritto insieme ad altri colleghi introduce un elemento, un criterio, chiarisce più che introduce, chiarisce, esplicita. È un criterio che credo dovremmo ricordare in ogni occasione quando discutiamo di bandi e non sempre, lo dico in modo anche critico, è stato fatto in passato: la valorizzazione, quindi l’attribuzione di un punteggio specifico, di una premialità per i progetti presentati dai Comuni derivanti da fusione, così come, peraltro, prevede, prescrive e determina la legge regionale di riferimento, quella dell’8 luglio 1996, n. 24, e successive modificazioni, non fosse altro per dare coerenza e cogenza non solo alla legge di riferimento che ho citato, ma a tutte le leggi di fusione dei Comuni che in questi anni abbiamo approvato. All’interno di quei dispositivi c’è sempre un riferimento alla premialità per le gare, per i bandi organizzati dalla Regione, una premialità per i Comuni nati da fusioni. Nelle leggi lo abbiamo scritto, è bene ricordarlo e specificarlo. Abbiamo colto l’occasione per farlo in questo, specificando in modo inequivocabile, in tutti i bandi che la Regione promuove. In particolar modo, questo sugli interventi territoriali per lo sviluppo integrato degli ambiti locali fa riferimento esplicito ai comuni che hanno dimensioni al di sotto dei 50.000 abitanti, quindi comuni di piccole dimensioni.

Credo che premiare in modo esplicito i comuni che hanno fatto le fusioni e che quindi hanno in qualche modo portato avanti un virtuoso processo di autoriforma della pubblica amministrazione sia importante, sia un segnale che quindi dobbiamo sottolineare con chiarezza. L’emendamento va esattamente in questa direzione.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri?

Consigliere Facci, prego.

 

FACCI: Grazie, presidente.

Chiaramente è una normativa, un atto di indirizzo che trova favorevoli necessariamente tutti coloro che hanno a cuore le sorti dei territori, specie quelli più lontani, visto che questo atto di indirizzo in qualche modo vuole raccogliere tutte le varie azioni e tutte le varie possibilità di intervento per dare in qualche modo risposta alle esigenze della cittadinanza, specie nelle realtà più periferiche.

Io guardo i riferimenti, ma non solo, naturalmente, questi, che nell’atto sono contenuti. Per esempio, per il programma regionale per la montagna si richiama giustamente la legge regionale n. 2 del 2004, si ricorda la programmazione legata ai fondi strutturali europei e anche al fondo nazionale.

Indubbiamente, è un provvedimento che non può non essere preso in considerazione favorevolmente. Poi è chiaro che le modalità pratiche, le modalità attuative saranno oggetto di ulteriore approfondimento e saranno oggetto di doverosa attenzione.

Visto che il collega Taruffi ne ha appena parlato, giustamente, bisogna ricordare che vi sono stati processi, alcuni virtuosi e altri forse un po’ meno virtuosi, ma sicuramente processi di fusione, approfittando di una opportunità concessa dal legislatore, e il fatto che, forse per una migliore completezza, occorra prendere in considerazione e ricordare espressamente, anche formalmente, i Comuni nati da processi di fusione sia una sollecitazione che mi trova certamente favorevole, che idealmente sottoscrivo e alla quale aderirò.

È un provvedimento necessario. Noi sappiamo che i territori oggi soffrono assai la crisi delle infrastrutture, la crisi del mondo del lavoro, la crisi delle aziende, la carenza dei servizi. C’è un mondo in continua evoluzione che, purtroppo, tende a penalizzare i territori, specie quelli più lontani, specie quelli che hanno maggiore difficoltà di collegamento e che, quindi, non riescono a garantire le condizioni di vivibilità in maniera piena e in maniera soddisfacente. Allora entrano in campo, devono necessariamente entrare in campo gli enti sovraordinati che, invece, hanno la possibilità di intervenire con azioni dirette o indirette. In questo caso, l’intervento della Regione è fondamentalmente indiretto, laddove gestisce risorse superiori con precisi vincoli di destinazione.

È un atto che ci trova certamente favorevoli. Non ci lascia completamente soddisfatti l’ordine del giorno collegato a firma dei consiglieri Bertani e Sensoli. Pur condividendo una sostanziale bontà dell’impianto di fondo, laddove vuole riconoscere la centralità dei meccanismi partecipativi, riteniamo però che un’eccessiva preferenza da accordare a questi percorsi possa portare uno squilibrio e un’invasione di campo rispetto a quelle che devono essere le competenze prioritarie da parte delle Amministrazioni.

Quindi, su questo ordine del giorno collegato anticipo fin d’ora il voto di astensione. Mentre, sull’ordine del giorno a firma Taruffi, Bessi, Poli e Torri, sicuramente è un ordine del giorno assolutamente… Scusate, è un emendamento…

 

PRESIDENTE (Soncini): È un emendamento.

 

FACCI: È un emendamento.

Dicevo, è un emendamento che, come ho detto prima, vuole in qualche modo riconoscere un percorso premiale per quelle Amministrazioni che hanno fatto anche un percorso coraggioso, hanno fatto scelte coraggiose, scelte coraggiose condivise dalla cittadinanza, perché sono tutte scelte che in qualche modo hanno ricevuto l’avallo del voto popolare, quindi sono state confermate in quella sede, e il fatto che queste realtà verosimilmente più di altre debbano essere sostenute in questo tipo di percorso è certamente da sottoscrivere e da condividere. Quindi, voteremo favorevolmente rispetto all’emendamento n. 1.

Quindi, in sostanza, è un provvedimento positivo. Va da sé che poi la reale applicazione, la reale ricaduta sui territori dovrà essere oggetto di successiva valutazione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Ci sono altri in discussione generale? Non ho altri in discussione generale.

Se la Giunta non intende intervenire, a questo punto passo alle dichiarazioni di voto congiunte su provvedimento, ordine del giorno ed emendamento. Cinque minuti per Gruppo.

Consigliere Poli, prego.

 

POLI: Presidente, chiedo cortesemente di suonare la campana di mezzogiorno.

 

PRESIDENTE (Soncini): Lo facciamo sempre. Però, lo farò anche questa volta, se me lo chiede. Suoniamo.

Consigliere Pompignoli, prego. Abbiamo suonato la campanella prima del tempo.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente.

Voteremo a favore del provvedimento che è stato proposto, che oggi viene in discussione. Unica nota, a mio avviso, un po’ stonata è l’emendamento proposto dai consiglieri Taruffi, Bessi, Poli e Torri: “Per la manifestazione di interesse, la Giunta regionale dovrà prevedere specifiche priorità per i progetti presentati ai Comuni derivanti da fusione”.

Sul tema delle fusioni ci siamo scontrati ampiamente in questi ultimi quattro anni. Credo che la premialità dei Comuni che sono andati a fusione sia già insita nella fusione. C’è una premialità di contribuzione da parte della Regione e da parte dello Stato. Credo, invece, che da questo punto di vista, su questo progetto di legge, non sia quantomeno doveroso andare ulteriormente a premiare quei Comuni che già ricevono contributi dalla Regione e dallo Stato, perché derivanti dalla fusione.

Su questo emendamento noi voteremo contro.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri in dichiarazione di voto? Non avendo iscritti in dichiarazione di voto, passiamo alla votazione.

Gli scrutatori, vi ricordo, sono i consiglieri Cardinali, Benati e Bargi.

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Chiedo il voto elettronico sull’emendamento.

 

PRESIDENTE (Soncini): Siamo al voto sull’emendamento 1, a firma Taruffi, Bessi, Poli, Torri.

Su questo emendamento si vota per via elettronica.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 38

Favorevoli 26

Contrari 7

Astenuti 4

 

È approvato.

 

Passiamo al voto, per alzata di mano, dell’ordine del giorno a firma dei consiglieri Bertani e Sensoli.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

(L’ordine del giorno 8420/1, oggetto 8550, con votazione per alzata di mano,

è respinto a maggioranza dei presenti)

 

Metto in votazione l’oggetto 8420.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(La delibera oggetto 8420, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 8367

Proposta recante: «Addendum per gli anni 2019-2020 all’atto di indirizzo triennale 2016-2018 in materia di programmazione e amministrazione del trasporto pubblico regionale - Delibera dell’Assemblea legislativa n. 29 dell’8 settembre 2015. Integrazione, estensione e conferma per gli anni 2019-2020 dei principi e degli obiettivi». (Delibera di Giunta n. 794 del 20 05 19) (208)

(Discussione)

(Ordine del giorno 8367/1 oggetto 8549 - Presentazione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 8367: Proposta recante “Addendum per gli anni 2019- 2020 all’atto di indirizzo triennale 2016-2018 in materia di programmazione e amministrazione del trasporto pubblico regionale – Delibera dell’Assemblea legislativa n. 29 dell’8 settembre 2015. Integrazione, estensione e conferma per gli anni 2019-2020 dei princìpi e degli obiettivi”.

La Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità ha espresso parere favorevole nella seduta del 13 giugno 2019, con la seguente votazione, che vi ricordo: 29 voti a favore, nessun contrario, 6 astenuti.

Il Consiglio delle Autonomie locali ha espresso parere favorevole.

Su questo oggetto insistono due proposte di emendamento: la prima, a firma del consigliere Bertani; la seconda, a firma della consigliera Sensoli. È stato presentato anche un ordine del giorno (n. 1) a firma della consigliera Sensoli.

Apro il procedimento di discussione, con la discussione generale sul provvedimento. A voi la parola.

Consigliere Iotti, prego.

 

IOTTI: Grazie, presidente.

L’oggetto all’ordine del giorno riguarda una materia di grande importanza, il sistema complessivo del trasporto pubblico regionale.

Sulla materia è vigente, e comunque arriva fin qui, un atto di indirizzo precedente che riguardava il triennio 2016-2018, relativo a quelle che sono state le linee generali sul trasporto pubblico, in particolare sulle risorse aggiuntive che venivano garantite a sostegno delle politiche per 40 milioni annui.

Ora, il quadro è profondamente mutato: diverse le disposizioni normative, ma in particolare la Regione, nel corso del 2017, attraverso una politica strategica di investimenti, ha deciso di destinare l’introduzione di circa 100 nuovi treni e 600 autobus che vanno a qualificare in maniera pesante tutto il sistema del trasporto.

Nel frattempo, il patto stabilito con i soggetti attori del sistema (agenzie locali per la mobilità e tutti gli operatori) ha visto concludere un accordo riguardante gli anni 2018-2020, che arriva a compimento e ad attuazione. Oggi, con questo addendum, l’atto di indirizzo viene, quindi, integrato e tiene conto anche di tutto il quadro che in parallelo viene portato avanti con l’adozione programmata del Piano regionale trasporti. Quindi, una serie di elementi coordinati tra loro che portano ad un’idea molto precisa di integrazione di tutte le politiche sul trasporto pubblico regionale, che riguardano sia bus, quindi gomma, sia treno (ferro). Questa integrazione porta a questo atto, che ‒ come recita il titolo ‒ è un addendum, proprio perché in questa fase di transizione, necessaria per vedere l’attuazione di questi importanti investimenti, si completa fino al 2020 questa fase di forte innovazione nel settore.

Io vado semplicemente a richiamare alcuni passaggi del testo della delibera che abbiamo in discussione. In particolare, ci sarà un emendamento da discutere e votare del collega Bertani che riguarda l’ammontare di tutto quello che riguarda complessivamente la materia del trasporto pubblico locale, un servizio che, per forza di cose, pur di fronte alle grandi innovazioni che tutti i gestori territoriali hanno fatto, riguarda ancora un ammontare di 360 milioni di risorse statali che vengono destinate a sostegno delle politiche in questa direzione.

Da questo punto di vista, quindi, l’integrazione, che nel precedente atto di indirizzo prevedeva circa 40 milioni, ha visto e vede la possibilità di introdurre 60 milioni di euro di risorse regionali proprio per sostenere le politiche strategiche. A tal riguardo, il documento ‒ ripeto, poi sarà anche integrato ‒ recita che la preoccupazione riguardante l’andamento dei conti pubblici dello Stato e il rischio (speriamo che venga a cadere, me lo auguro davvero) che vengano tagliati nel Fondo nazionale circa 300 milioni, che avrebbe una ricaduta negativa per la Regione Emilia-Romagna di circa 22 milioni annui di euro a sostegno del trasporto pubblico locale.

A tal riguardo richiamo, semplicemente per capire l’importanza che viene attribuita alla materia, che nella proposta di autonomia decentrata richiesta allo Stato, il cui ultimo atto è stato votato all’unanimità in questa sede da tutti i Gruppi, chiede che sulla materia ci possano essere risorse certe e che, attraverso uno strumento di maggiore autonomia, queste risorse vengano destinate in maniera precisa a sostegno di quelle che sono le politiche in questa Regione.

Vado rapidamente a elencare gli elementi fondamentali. Come detto, è una politica importante che riguarda il rinnovo di tutto il materiale rotabile dei treni di rilevanza regionale, 750 milioni di euro, con un obiettivo che dovrebbe vedere 86 nuovi treni entro il 2019 e il completamento nel 2020. È uno sforzo importante, che ha visto la possibilità di realizzare questo investimento grazie alla gara che è stata fatta per l’affidamento dei servizi regionali.

In parallelo, tutte quelle che sono le politiche attuative e le azioni sul trasporto pubblico locale vedono attuazione attraverso i Piani per la mobilità sostenibile che le città oltre 50.000 abitanti hanno predisposto, con un legame molto stretto tra la programmazione e le azioni concrete, con la possibilità di integrazione anche di imprese private. Lo ricordo, il 30 per cento del trasporto complessivo pubblico locale è comunque gestito da società private. Tutto questo con lo strumento del Piano regionale per i trasporti e la mobilità (PRIT) che stiamo per andare ad adottare, con l’obiettivo del 10 per cento in più di passeggeri trasportati su autobus gomma e del 20 per cento su treno, credo che sia un obiettivo importante, che senza questa programmazione di interventi, che non sta nella programmazione strategica del PRIT, credo che difficilmente potrebbe andare al di là dell’obiettivo generico. Noi, invece, vogliamo arrivare a concretizzarlo, proprio perché gli investimenti che sono a supporto di questi obiettivi ci sono e sono molto precisi.

L’integrazione tariffaria, il sistema “Mi Muovo”, che è stato incrementato, “Mi Muovo anche in Città”, un elemento che sta avendo molto successo e sta ampliando anche il numero di utenti, pendolari o meno, che si muovono sulla rete regionale di trasporto pubblico, che vede una piena integrazione e una facilitazione tra abbonamento ferroviario e quello delle aree urbane su autobus.

Tutto questo arriva ad una definizione che porta ad un quadro di investimenti molto preciso. Io lo richiamo brevemente, proprio per dare la dimensione dell’atto di cui stiamo parlando. Gli investimenti che sono stati fatti sul sistema ferro sono di grande rilevanza, ripeto, quello sul materiale rotabile, ma anche quello sul miglioramento delle linee ferroviarie, l’elettrificazione e sugli interventi per il superamento e la messa in sicurezza dei passaggi a livello.

Sono quasi 900 milioni di euro che complessivamente sono a sistema di una rete ferroviaria che credo poche Regioni possono pensare e valutare in questa dimensione.

Per quello che riguarda, invece, il sistema bus, anche lì 600 nuovi autobus sono il 20 per cento della rete complessiva dei mezzi disponibili a livello regionale. È uno sforzo anche questo importante con risorse che in parte arrivano da fondi nazionali, fondi europei, anche lì in un riparto complessivo nazionale di oltre 2.300 milioni di euro. La Regione Emilia-Romagna intende andare avanti con un investimento importante.

Sulla mobilità, sulla sostenibilità ambientale e in particolare quella ciclabile, nel corso degli ultimi anni sono stati fatti alcuni bandi, in particolare il bando FSC ha visto 10 milioni di euro di interventi sulle ciclovie regionali, 8,2 dei fondi POR FESR e investimenti nazionali sulla ciclovia Sole Verona-Bologna-Firenze che è in corso d’attuazione a stralci, ma che vedrà importanti voci di investimento.

Sulla qualità dell’aria gli investimenti ci sono, oltre 15 milioni di euro, e vanno a completamento.

Tutti questi interventi portano ad un sistema complessivo che discuteremo. Mi avvio a concludere, presidente.

È un sistema che quando arriveremo a discutere in quest’aula, ma lo stiamo facendo direi con grande attenzione in Commissione sul Piano regionale trasporti, vedrà una compiuta formulazione. In particolare, credo che la forza, sia della programmazione delle azioni che della programmazione strategica, sta proprio nell’integrazione dei mezzi che possa portare in questa Regione, che ha, come elemento prioritario per lo sviluppo anche degli spostamenti per lavoro e per studio un elemento davvero decisivo, quello di una mobilità che possa essere alla portata di tutte le zone e di tutti i territori come un elemento strategico, appunto per la formazione e per garantire il lavoro.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Iotti.

La parola al consigliere Callori.

 

CALLORI: Grazie, presidente.

Innanzitutto, rubo qualche minuto perché è il mio primo intervento, dopo essermi insediato in Assemblea, quindi mi sembra doveroso portare un saluto a tutti, un saluto a lei, presidente, al presidente della Regione, a tutta la Giunta, ai Capigruppo, a tutti i consiglieri e anche al personale che fa funzionare, penso in modo ottimale, questo ente.

Io porterò avanti le iniziative che riguardano principalmente la mia provincia, quindi Piacenza, ma sicuramente la linea politica del Gruppo che rappresento. Certo, quello che voglio sottolineare sarà sempre uno scontro, se ci saranno scontri, su temi politici, e mai su temi personali: questo tengo a sottolinearlo, perché si possono avere idee diverse, ci si confronta per trovare eventualmente una mediazione, ma la stima personale per le persone rimane sempre la stessa.

Detto questo, mi addentro nel punto all’ordine del giorno per alcune considerazioni. Innanzitutto, penso che quello del trasporto pubblico sia un tema che ancor più oggi interessa la nostra regione, perché più il trasporto pubblico viene utilizzato, meno macchine girano, e chiaramente anche l’ambiente ne beneficia. Però, perché meno macchine girino e più trasporto pubblico venga utilizzato questo deve funzionare in termini di servizio e in termini di qualità.

Infatti, proprio in riferimento a questo, penso che già in questi anni, come dice nella nota, si parla di acquisto di treni e di autobus, però il territorio nostro ha risentito poco di questo ricambio di mezzi, perché ancora troppi sono i mezzi obsoleti. Ma soprattutto, la cosa importante da sottolineare è che in questi anni i nostri comuni, chiaramente in base agli abitanti, hanno dovuto pagare quote anche importanti per il servizio pubblico.

Io penso quindi che la Regione dovrebbe fare uno sforzo maggiore per poter investire risorse in tutto questo. Ma soprattutto, un tema importante sono le aggregazioni. Le aggregazioni dovrebbero venire dal basso, non imposte dall’alto, anche perché molte volte i territori non sono omogenei. Noi abbiamo un territorio, quello piacentino, che ha molta montagna, ha della collina e della pianura. Altri territori sono molto più pianeggianti. Quindi, anche quando si parla di tariffe a livello di zone e non di percorrenza, è chiaro che ci vorranno dei correttivi. Abbiamo famiglie che hanno ragazzi che studiano in città e che abitano in montagna. Quindi, il costo è molto alto perché la zona è chiaramente quella più costosa.

Per quanto riguarda, invece, il discorso del sostegno regionale per queste aggregazioni, è una tantum. È chiaro che ci può essere per il primo anno; poi, però, per gli anni a venire si rischia di non avere più questi contributi. Soprattutto, penso che ci si debba concentrare anche sui progetti mirati. Qui si parla di progetti mirati. Sul territorio nostro abbiamo diverse situazioni che potrebbero, con poche risorse economiche, essere migliorate. Parlo, per esempio, dell’integrazione, di cui si parla anche nella legge, tra treno e gomma. Noi abbiamo una linea ferroviaria, la Cremona-Piacenza, che da anni è stata elettrificata e che potrebbe essere utilizzata come metropolitana leggera. Penso che potrebbe essere usufruita dai pendolari, soprattutto, per far sì che possano usare meno i mezzi privati e più il mezzo pubblico. Così come stanno venendo avanti altri progetti di metropolitane leggere sulle vallate. Non sono progetti nuovi. Mi viene in mente la Val Nure, una valle dove negli anni c’era una littorina che partiva da Piacenza e arrivava fino in alta montagna. Si potrebbe, anche in collaborazione con i Comuni, pensare a queste nuove scelte per migliorare l’utilizzo del mezzo pubblico.

Penso sia importante anche, e soprattutto, una verifica. È un suggerimento che do. Negli anni in cui sono stato sindaco l’ho sempre fatto. È vero che, magari, si fa più localizzato sui Comuni, però fare un monitoraggio anche per gli indici di gradimento e per sentire quali possono essere le migliorie da fare al trasporto pubblico, facendolo direttamente agli utenti, potrebbe essere utile non solo per i territori, ma anche per la Regione stessa, per avere indicazioni che possano migliorare il servizio stesso.

Soprattutto, leggevo che si parla di riqualificazione per le stazioni. Sul territorio nostro, è vero, la riqualificazione è importante che venga fatta, però si parla di chiusura di stazioni, di biglietterie. Vorrei capire anche cosa riqualifichiamo. Penso sia importante riqualificare le stazioni in termini di miglioramento dei servizi e anche in termini di sicurezza, ma soprattutto vanno lasciate, perché dobbiamo cercare di adottare un’ottica di avere i servizi vicini al cittadino, non allontanarli. Diversamente, rischiamo di dire belle cose, di dire “riqualifichiamo tante stazioni”, però poi alla fine molte vengono chiuse. Quindi, in sostanza poi rimangono solo i grossi centri e i piccoli centri rimangono sicuramente penalizzati.

L’altra cosa che voglio sottolineare soprattutto per il territorio nostro è che si parla di manutenzione, di ponti e di eliminazione dei passaggi a livello. Penso che gli assessori siano già a conoscenza delle problematiche del territorio piacentino. Abbiamo un comune, Villanova sull’Arda, che praticamente è circondato dai passaggi a livello e a volte, anche se ci fosse un’emergenza, il mezzo di emergenza è bloccato e non può né uscire né entrare. Sono anni che si parla di questo e penso che sia venuto il momento di intervenire.

Come il problema è anche nei sovrappassi. Noi abbiamo dei sottopassi ferroviari (se volete vi produco le foto, perché le ho) dove cadono i mattoni, ci sono crepe che si allargano ogni volta a causa del maltempo e, d’inverno, delle gelate. Penso che sia veramente ora che la Regione alzi anche la voce con l’ente che gestisce le ferrovie, perché penso che sia ora di intervenire.

L’ultima nota la rivolgo all’integrazione fra gomma, ferro, ciclabile e quant’altro. Principalmente nel nostro territorio il mezzo pubblico viene usato per il lavoro o per la scuola, quindi il discorso di integrarlo anche con le biciclette è importante, ma per un discorso più turistico, che interessa a meno persone. Io focalizzerei il miglioramento del trasporto pubblico finalizzato principalmente a chi lavora e agli studenti, che sono i maggiori fruitori e devono, come dicevo prima, avere un servizio che sia di qualità, un servizio puntuale, un servizio che permetta anche di avere corse che possano essere maggiormente utilizzate.

Mi auguro che la Regione e gli assessori si possano far portavoce di tutto questo anche e soprattutto, parlando di ferrovie, con l’ente gestore, perché è da troppo tempo che anche gli Enti locali chiedono incontri, fanno domande, ma non ottengono né incontri né risposte. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Callori.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente.

Entro nel merito non di una critica complessiva a questo documento, perché sarebbe lungo parlare di promesse mancate oppure del fatto che restano ancora dei territori che percepiscono la cura che la Regione ha per il loro trasporto pubblico inferiore a quella che ha per altri territori. Ad esempio, ci sono delle linee ferroviarie locali, una oggetto già di diverse interpellanze, una anche appena depositata all’assessore Donini, che è la Modena-Sassuolo che è ancora in attesa, stando ai pendolari, di risposte concrete. Soprattutto è un cambio di vita, è un momento in cui si possa dire c’è stato un prima e c’è stato un dopo. C’era un momento in cui ci lamentavamo di una linea ferroviaria e poi c’è stato un dopo in cui la Regione è intervenuta, dopo una serie di dichiarazioni in aula, e la vita dei pendolari è migliorata. Anzi, è incrementato l’utilizzo di quella linea.

È brutto, è sconveniente, non è appropriato che si ingenerino percezioni per cui ci siano territori che pure hanno criticità nel loro trasporto pubblico, penso a Bologna, ma che godono, però, di una maggiore cura dei loro mezzi, delle loro linee, dei loro autobus rispetto ad altri che si sentono, invece, più marginalizzati.

Non entro in questo, ma mi limito a parlare della parte del documento che riguarda il Mi Muovo, perché vorrei delineare alcune criticità che, secondo me, chi ha scritto questo documento non ha ben chiare. Quando nella parte che riguarda il Mi Muovo si parla della datazione, il 1° luglio 2019, per il passaggio di tutte le tipologie di abbonamenti su card e si dice anche che ci sarebbe una sanzione per mancata convalida, secondo me, questo ha delle criticità, perché non so se l’assessore sa che ci sono ancora titoli di viaggio ferro/bus cartacei, il mensile Aerobus cartaceo, Trenitalia vende i mensili cartacei non validabili sui nostri bus e le tabaccherie vendono titoli mensili cartacei per le zone extra urbane, perché non ci sono ancora sufficienti sistemi elettronici per la ricarica della card Mi Muovo. Non tutti sono dotati in gran numero di questo sistema elettronico per la ricarica della card.

Timbrare ad ogni salita un mensile cartaceo, oltre a essere ovviamente una manovra più lenta rispetto al passaggio della tessera contactless, comporta anche il rischio che il titolo di viaggio rimanga incastrato dentro il validatore.

A questo proposito un’altra problematica che prende sempre più piede sono i titoli annullati. L’assessore lo saprà, avrà sicuramente dei numeri, dei dati rispetto a questo, perché sono migliaia. I titoli annullati, i biglietti che devono essere sostituiti sono ormai migliaia, perché il CityPASS, dopo una sola timbratura, si annulla.

Il sistema, quindi, a mio avviso, e per i dati che io ho raccolto, non presenta un’efficienza, allo stato attuale, tale da dire che multiamo le persone dal primo luglio 2019 se non ottemperano all’interno, però, di un sistema che non è ancora efficiente.

Per quanto riguarda poi il passaggio dalla tariffazione a chilometri a quella zonale, anche per i treni, anche qui, l’avevamo già detto in aula, io avevo fatto un intervento sulla questione del Mi Muovo, e anche sul fatto che non c’era stato sufficiente passaggio formativo del personale rispetto all’utilizzo di questi strumenti. Anche qui: servono strumenti più adeguati per il calcolo zonale, al momento del cambiamento di calcolo tariffario.

Tutte queste cose sono da mettere a sistema e da far entrare a regime, prima di poter dire che si sanzionano i cittadini, e soprattutto, prima di poter dare una data così vicina, così prossima, come il primo luglio del 2019 per dire che non ci son problemi e tutto funziona meravigliosamente.

Mi Muovo è una buona idea, ma non sta funzionando in modo liscio, in modo integrato e rapido, non ancora. Auspico, con questo intervento, che ci sia stavolta un intervento concreto della Giunta e degli uffici tecnici, per fare in modo che criticità così non ce ne siano più.

Chiudo aggiungendo anche una segnalazione che mi arriva dai territori, riguardo la situazione delle biglietterie. Nonostante la gara d’appalto sia stata chiusa da poco, e siano state presentate le offerte, la decisione sarebbe stata comunque prorogata a settembre, rispetto a chi appaltare e a chi assegnare la gara, quindi a fine settembre, inizio ottobre. Rispetto a questo, teniamo presente, assessore, che tanti progetti si bloccano, che non c’è più la possibilità di gestione delle file durante la campagna abbonamenti, che è quella più importante dell’anno, perché la proroga è molto in là, quindi arriva quasi a sfiorare ottobre, stando a quello che io ho ricostruito. Di questo io non capisco il motivo. Tra l’altro, alla gara hanno partecipato essenzialmente, credo, soltanto due enti, quindi non è una gara complicata, questa.

Diciamo così: se si potesse procedere più velocemente per evitare disservizi ai pendolari e disservizi soprattutto nelle file, o comunque nella gestione degli abbonamenti, agli utenti delle biglietterie, anche questo sarebbe un gesto di vicinanza e di conoscenza dei problemi che i pendolari e gli utenti del nostro trasporto pubblico affrontano tutti i giorni.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera.

Visto l’orario, chiudo la seduta. Ci vediamo alle ore 14.

 

La seduta ha termine alle ore 12,58

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Raffaele DONINI, Paola GAZZOLO, Massimo MEZZETTI.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Emma PETITTI, Sergio VENTURI e la presidente dell’Assemblea legislativa Simonetta SALIERA.

 

Votazioni elettroniche

 

OGGETTO 8363 “Progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Contributi ai comuni per le spese di funzionamento degli uffici del giudice di pace». A firma dei Consiglieri: Bagnari, Lori, Calvano, Rontini, Serri, Zoffoli, Tarasconi, Molinari, Mumolo, Poli, Caliandro, Marchetti Francesca, Cardinali, Sabattini, Campedelli, Bessi, Taruffi, Torri, Soncini” (116)

 

Presenti: 37

 

Favorevoli: 33

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Paolo ZOFFOLI.

 

Astenuti: 3

Fabio CALLORI, Michele FACCI, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 13

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Paolo CALVANO, Marco PETTAZZONI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN; Valentina RAVAIOLI, Simonetta SALIERA, Raffaella SENSOLI, Marcella ZAPPATERRA.

 

OGGETTO 6826 “Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: «Disposizioni in materia di lavoro mediante piattaforme digitali». A firma dei Consiglieri: Torri, Taruffi, Prodi, Alleva” (206)

 

Presenti: 39

 

Favorevoli: 39

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Assenti: 11

Piergiovanni ALLEVA, Andrea BERTANI, Stefano BONACCINI, Paolo CALVANO, Andrea GALLI, Andrea LIVERANI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Simonetta SALIERA.

 

OGGETTO 8420 “Proposta recante: "Approvazione dell'atto di indirizzo 2019-2021 in materia di interventi territoriali per lo sviluppo integrato degli ambiti locali di cui alla legge regionale 20 aprile 2018, n. 5". (Delibera di Giunta n. 867 del 31 05 19)” (207)

 

Votazione emendamento 1, a firma dei consiglieri Taruffi, Bessi, Poli e Torri

 

Presenti: 38

 

Favorevoli: 26

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Michele FACCI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Contrari: 7

Stefano BARGI, Fabio CALLORI, Gabriele DELMONTE, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Astenuti: 4

Andrea BERTANI, Giulia GIBERTONI, Silvia PICCININI, Raffaella SENSOLI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 12

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BONACCINI, Giuseppe BOSCHINI, Paolo CALVANO, Andrea GALLI, Marco PETTAZZONI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Manuela RONTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI.

 

Emendamento

 

OGGETTO 8420 “Proposta recante: "Approvazione dell'atto di indirizzo 2019-2021 in materia di interventi territoriali per lo sviluppo integrato degli ambiti locali di cui alla legge regionale 20 aprile 2018, n. 5". (Delibera di Giunta n. 867 del 31 05 19)” (207)

 

Emendamento 1, a firma dei consiglieri Taruffi, Bessi, Poli e Torri:

«Nell’Allegato A dell’atto di indirizzo, a pagina 12, dopo il penultimo capoverso che termina con le parole “manifestazioni di interesse”, inserire il seguente periodo:

“Negli avvisi per manifestazione di interesse la Giunta regionale dovrà prevedere specifiche premialità per i progetti presentati dai Comuni derivanti da fusione di cui alla legge regionale 8 luglio 1996, n. 24 e s.m.i.”»

(Approvato)

 

 

LA PRESIDENTE

IL SEGRETARIO

Soncini

Torri