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252.

 

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 26 GIUGNO 2019

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 8367

Proposta recante: «Addendum per gli anni 2019-2020 all'atto di indirizzo triennale 2016-2018 in materia di programmazione e amministrazione del trasporto pubblico regionale - Delibera dell'Assemblea legislativa n. 29 dell'8 settembre 2015. Integrazione, estensione e conferma per gli anni 2019-2020 dei principi e degli obiettivi». (Delibera di Giunta n. 794 del 20 05 19) (208)

(Continuazione discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 8367/1 oggetto 8549 - Discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Rainieri)

PICCININI (M5S)

FACCI (FdI)

SENSOLI (M5S)

BERTANI (M5S)

DONINI, assessore

FACCI (FdI)

IOTTI (PD)

BERTANI (M5S)

CALLORI (FdI)

IOTTI (PD)

 

OGGETTO 8364

Proposta recante: «Indirizzi regionali triennali per il diritto allo studio aa.ss. 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 ai sensi della l.r. n. 26/2001». (Delibera Giunta n. 752 del 20 05 19) (209)

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

BOSCHINI (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

MARCHETTI Francesca (PD)

BIANCHI, assessore

BOSCHINI (PD)

 

OGGETTO 8365

Proposta recante: «Indirizzi regionali per la programmazione territoriale in materia di offerta di istruzione e di rete scolastica per gli aa.ss. 2020/2021 e seguenti ai sensi della l.r. n. 12/2003 e ss.mm.ii». (Delibera Giunta n. 753 del 20 05 19) (210)

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

MARCHETTI Francesca (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

TARUFFI (SI)

BIANCHI, assessore

TAGLIAFERRI (FdI)

MARCHETTI Francesca (PD)

 

OGGETTO 8368

Proposta recante: «Piano regionale triennale degli interventi e dei servizi per il diritto allo studio universitario e l'alta formazione aa.aa. 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 ai sensi della l.r. n. 15/2007 e ss.mm.ii». (Delibera di Giunta n. 795 del 20 05 19) (211)

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

MARCHETTI Francesca (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

BIANCHI, assessore

 

OGGETTO 8347

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi al fine di richiedere a tutti i distretti le osservazioni così da ottimizzare e monitorare l'utilizzo delle risorse erogate con il Fondo regionale per la non autosufficienza; ad informare periodicamente, utilizzando le varie tecnologie di comunicazione disponibili, tutte le organizzazioni sindacali e del terzo settore sui miglioramenti che le osservazioni possono produrre. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

(Discussione)

PRESIDENTE (Rainieri)

MARCHETTI Daniele (LN)

ZOFFOLI (PD)

TARUFFI (SI)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Emendamenti oggetti 8367 - 8364

Comunicazione prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno

 

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,26

 

PRESIDENTE (Rainieri): Buongiorno. Dichiaro aperta la seduta n. 252 del 26 giugno 2019.

Ha comunicato di non poter partecipare, ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno, il presidente della Giunta, Bonaccini.

Hanno giustificato l’assenza la presidente Saliera e gli assessori Mezzetti, Petitti e Venturi.

 

OGGETTO 8367

Proposta recante: «Addendum per gli anni 2019-2020 all’atto di indirizzo triennale 2016-2018 in materia di programmazione e amministrazione del trasporto pubblico regionale - Delibera dell’Assemblea legislativa n. 29 dell’8 settembre 2015. Integrazione, estensione e conferma per gli anni 2019-2020 dei principi e degli obiettivi». (Delibera di Giunta n. 794 del 20 05 19) (208)

(Continuazione discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 8367/1 oggetto 8549 - Discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo i lavori della seduta antimeridiana, e precisamente dalla discussione generale sull’oggetto 8367.

Ricordo che su tale oggetto insistono due proposte di emendamento: uno a firma del consigliere Bertani, uno a firma della consigliera Sensoli.

È stato presentato un ordine del giorno, sempre a firma della consigliera Sensoli. Ricordo che siamo in discussione generale.

Chiedo ai colleghi se c’è qualcuno che vuole intervenire in discussione generale. Consigliera Piccinini, prego.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Rispetto a questo documento vorrei evidenziare due temi che per noi sono particolarmente critici. L’assessore lo sa, sono questioni di cui abbiamo discusso più di una volta, che a nostro avviso contrastano con la narrazione che questa regione fa, di una Giunta che crede e investe nella mobilità sostenibile. Faccio riferimento ovviamente alla situazione delle reti ferroviarie gestite da FER.

In premessa, volevo precisare che intanto FER è una società al 100 per cento regionale, che gestisce 364 chilometri di linee locali. È una società sana, una società che lavora bene quando è messa nelle condizioni di lavorare bene. Da chi deve essere messa nelle condizioni di lavorare bene? Ovviamente, dalla Regione che ne detiene la totalità delle quote. Qui veniamo alle note dolenti.

La prima è la volontà, a mio avviso incomprensibile, di questa Giunta di volersi a tutti i costi sbarazzare di quelle che evidentemente sono considerate un peso e non un’infrastruttura su cui puntare cedendo gratuitamente le nostre linee locali a RFI. È un atteggiamento in totale controtendenza rispetto alla richiesta di autonomia che questa Regione ha fatto e su cui continua a intervenire.

La seconda nota dolente sono le risorse inadeguate che la Regione eroga appunto a FER, con conseguenze che ricadono naturalmente sui pendolari.

Penso, per esempio, ai dati impietosi che abbiamo diffuso qualche mese fa sui ritardi aumentati soprattutto da quando si è insediata questa Giunta, che vedono un 45 per cento di ritardi in più sulle nostre linee regionali con punte sulla Modena-Sassuolo del 246 per cento in più; ritardi che sono dovuti anche a interventi che non vengono fatti. Penso, per esempio, al fatto che non ci sia un serio piano di abbattimento dei passaggi a livello, penso – l’assessore lo sa benissimo, ne abbiamo parlato tante volte – alla questione dell’elettrificazione, perché si è fatta tanta pubblicità ai treni Rock e Pop, ma sono treni che su due terzi delle nostre linee regionali non potranno circolare finché non verranno elettrificate.

Il tema dolente è soprattutto quello delle risorse, risorse che non sono adeguate per fare anche questo tipo di investimenti.

Penso, per esempio – questi sono dati che abbiamo chiesto tramite accessi agli atti – alle linee reggiane dove addirittura FER ha dovuto ricorrere a mutui e ad aumenti di capitale per poter fare l’elettrificazione.

A fronte di dati oggettivi che noi abbiamo ricevuto in risposta al nostro accesso agli atti su questo documento vengono scritte delle cose che non trovano riscontro negli atti e nelle risposte che a noi sono state date.

Intanto viene scritto che è intenzione della Regione procedere con l’elettrificazione dell’intera linea regionale, compresa la linea Ferrara-Codigoro.

Per fare questo però – l’assessore lo sa meglio di me – servono, come dicevo prima, le risorse, risorse che non ci sono, eppure voi riuscite a scrivere su questo documento che, complessivamente, in questo ambito sono stati programmati addirittura 171 milioni di euro, che io non ho trovato a bilancio. Vorrei chiedere, a questo punto, all’assessore dove avete programmato queste risorse, che non risultano da nessuna parte. D’altra parte, non si spiegherebbe il motivo per il quale FER deve ricorrere addirittura a mutui per poter fare interventi di elettrificazione. Trovo inverosimile quanto scritto qui dentro.

Infine, assessore, una richiesta. Sul passaggio delle reti regionali a RFI in questa legislatura non c’è mai stato un confronto in Commissione. Prima di prendere delle decisioni o portare avanti richieste ‒ che, ripeto, a mio avviso, sono incomprensibili e che vanno valutate attentamente, tra l’altro con perplessità che non vengono solo da questo Gruppo politico, ma anche dai lavoratori stessi e da una parte dei sindacati ‒ credo sia quantomeno opportuno fare un approfondimento di merito in Commissione rispetto a questo aspetto, che è fondamentale e su cui credo che l’Assemblea debba, in qualche modo, avere la possibilità di discutere, fare un approfondimento e potersi confrontare in una Commissione dedicata. Questa è una richiesta che io faccio.

L’argomento non è assolutamente secondario. Penso, per esempio, alla linea Casalecchio-Vignola, dove in realtà gli investimenti sono stati fatti. C’è stato un aumento di pendolari. Quel tipo di investimenti va replicato anche su tutte le altre linee. Lì la strategia che si è utilizzata ha funzionato, ed è un esempio ‒ quello della linea Casalecchio-Vignola ‒ che va riproposto anche sulle altre linee. Invece di dire “cerchiamo di liberarci delle nostre linee regionali e darle in gestione a RFI”, non si è capito bene con quali vantaggi, crediamo che la Regione debba credere ‒ come dicevo all’inizio ‒ nella mobilità sostenibile e investire su queste infrastrutture, perché le risorse ci sono. Penso ai tanti milioni di euro che sono stati previsti per l’autostrada Cispadana. Purtroppo, le stesse risorse non vengono investite sulle ferrovie regionali.

Secondo noi, questo è un atteggiamento censurabile. Ripeto, per il passaggio a RFI chiedo che ci sia una Commissione di merito per poterci confrontare. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Facci, prego.

 

FACCI: Grazie, presidente.

Intervengo velocemente, visto che su questo argomento è anche già intervenuto il collega Callori, quindi non voglio ripetere argomentazioni o questioni già sollevate. Però, mi permetto di rilevare una situazione di evidente difficoltà che emerge da questo documento proposto al nostro esame, difficoltà soltanto se raffrontiamo i riferimenti temporali che sono qui indicati, dove si richiamano date di decorrenza o si richiamano date di esecuzione e di inizio di una serie di percorsi, che in realtà a tutt’oggi non risultano affatto in essere.

Ma, al di là di questi aspetti, che comunque non sono banali, sono certamente elementi significativi anche di una certa approssimazione con la quale questo documento è stato steso, che cosa dice alla fine questo addendum, questo documento integrativo al precedente piano? Vuole fondamentalmente sostenere la mobilità pubblica in luogo di quella privata – questo è il leitmotiv di tutto questo piano, di questa proposta – e nel sostenere il trasporto pubblico vengono, ovviamente, individuate e indicate una serie di priorità, una serie di azioni sulle quali la Regione intenderebbe muoversi. Uno dei motivi che riconosco, ovviamente, come degni di attenzione e di considerazione, uno dei motivi per i quali c’è questa attenzione e insistenza sul potenziamento del trasporto pubblico è il riconoscimento di una moltitudine, di un rilevante numero di pendolari che ciclicamente percorrono le varie arterie infrastrutturali e hanno la necessità di essere maggiormente supportati.

Questo documento parte da una considerazione che potremmo dire che non è addebitabile all’ente in prima persona, ma indubbiamente determina e deve determinare l’ente a essere quantomeno prudente. Si fa riferimento a un quadro finanziario ampiamente incerto, che potrebbe determinare una riduzione dei servizi di circa il 30 per cento (si indica nel documento stesso). Questo, ripeto, non è un aspetto che va imputato alla regione, in quanto si fa riferimento a quelle che sono le risorse che devono in qualche modo essere garantite a livello superiore, ma ripeto, proprio perché si dà atto di questo, ci dovrebbe essere forse una maggior prudenza nell’andare a delineare le varie proposte.

Il fatto che questo clima di incertezza sia certificato è forse il motivo per il quale molte cose oggi non sono attuate e molte iniziative sono declinate al condizionale, al futuro prossimo, e quindi ci troviamo a parlare di una grande quantità di attività e di iniziative, di proposte, ma poi, a livello pratico riscontriamo delle criticità.

Un aspetto che credo meriterebbe e avrebbe meritato maggiore attenzione, o quantomeno maggior chiarezza, più che maggior attenzione, è quello sulle politiche di governance. Si fa riferimento a questa volontà di unificare, in una grande unica holding regionale tutte le aziende di trasporto pubblico regionale a maggioranza pubblica, però, siccome questa in quanto inserita diventa necessariamente una volontà, una dichiarazione di intenti di questa Amministrazione, io credo che questo passaggio avrebbe meritato un maggior approfondimento, una maggiore chiarezza. Non è certamente un aspetto di secondo piano, così come la questione che riguarda le scelte relative agli affidamenti dei servizi di gestione sui vari territori provinciali.

Un aspetto che credo sia obiettivamente censurabile, lo dico con grande affetto per la posizione, per la figura istituzionale dell’assessore, il quale si trova, obtorto collo, a dover gestire una materia indubbiamente complessa e indubbiamente difficile, è tutto il discorso legato al trasporto ferroviario. Sostenere che c’è stata una risposta positiva degli utenti, risposta pressoché immediata per quello che riguarda il piano straordinario di interventi portato avanti dalla Regione negli ultimi anni, io lo trovo molto azzardato.

Basta guardare la cronaca locale degli ultimi sei mesi, dell’ultimo anno e andiamo a guardare le continue lamentele e le continue criticità sollevate da tutto quel grande, vasto mondo del pendolarismo su treno che, a varie latitudini della regione, perché, ahimè, nessun territorio è esente da questa problematica, hanno denunciato disservizi, problematiche strutturali. La maggior parte delle volte erano sempre problematiche di carattere strutturale, e l’assessore lo sa bene quali sono state queste problematiche.

Che ci sia stato un impegno e che ci sia un impegno nel rinnovamento del materiale rotabile, che ci sia un impegno nella manutenzione straordinaria a livello infrastrutturale non sto disconoscendo questo, ma da qui a dire che con questo tipo di impegno si è arrivati a una risposta positiva degli utenti pressoché immediata credo che quasi possa essere considerato offensivo per quelle realtà che ciclicamente soffrono questi disservizi.

Cerco di seguire un po’ quello che è il criterio espositivo. Mi stavo dimenticando. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario, si fa, assessore, riferimento in termini compiaciuti, in termini positivi alla scelta che ha fatto la Regione di anticipare, nel 2013, l’affidamento dei servizi ferroviari mediante gara come un passaggio che ha determinato un efficientamento del sistema e una razionalizzazione. Verosimilmente questo sarà anche intervenuto, ma non nei termini auspicati e, credo, non in termini tali da poter sbandierare questa iniziativa come un risultato di eccellenza portato a casa.

Si fa un riferimento, in realtà, molto generico e molto veloce a quelli che sono...

Presidente, mi scusi, perché ho così poco? Non ho venti minuti?

 

(interruzione)

 

Dieci minuti? Allora concluderò velocemente ricordando un passaggio, che era già stato oggetto in passato di una critica, che riguarda il fatto che l’integrazione tariffaria, l’applicazione delle agevolazioni tariffarie con il sistema “Mi Muovo”, quindi l’integrazione treno-bus, ovviamente nei capoluoghi e nelle città con un certo numero di abitanti, determina una disparità di trattamento con i pendolari del servizio auto-filoviario extraurbano. La giustificazione che viene data...

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Facci...

 

FACCI: Concludo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): No. Lei ha ancora, poi, dieci minuti sugli emendamenti e altri cinque in dichiarazione di voto. Quindi, le tolgo la parola perché poi le rilascio tutto il tempo che vuole a disposizione per il resto. Ha già sforato di uno e quaranta, e sono già stato magnanimo. Poi c’è qualcuno che mi riprende...

 

FACCI: Allora riprenderò più tardi. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Sensoli, prego.

 

SENSOLI: Grazie, presidente.

Intervengo in merito all’argomento che abbiamo presentato nell’ordine del giorno e nell’emendamento. Purtroppo, in questo documento troviamo, per l’ennesima volta, citato il TRC. La nostra posizione è arcinota riguardo a questa infrastruttura. Ci stupisce il fatto che venga ancora nuovamente citata, senza ulteriori declinazioni o specificazioni. Oltretutto, continuate a chiamarlo TRC, citando anche Cattolica, quando Cattolica, già dalla precedente Amministrazione, aveva espresso la sua contrarietà a far arrivare la linea del TRC fino a quel comune. Si parla di una richiesta di Rimini di ben 70 milioni per un tracciato di quattro chilometri: a noi sembra una cosa aberrante. Vorremmo capire la Regione che posizione sostiene in merito anche allo sviluppo ulteriore di questa linea.

Non sto qui a ripetere tutta la storia, ma ci troviamo un progetto di più di vent’anni fa, che ancora non parte, doveva partire quest’estate e nemmeno quest’estate parte, la richiesta da parte del gestore per l’avvio non è stata fatta, nel frattempo l’infrastruttura è illuminata, e abbiamo fatto un’interrogazione, ma ci è stato risposto che non si sa chi paga l’energia elettrica che viene consumata tutti i giorni per illuminare il tracciato, nel frattempo non c’è segnaletica, non si capisce i lavori quando partiranno, il sindaco di Rimini una volta lo chiama TRC, una volta lo chiama MetroMare, una volta lo chiama Metrò di Costa, nemmeno che a cambiargli il nome magari riesce un pochettino a sviare l’attenzione da parte della gente e fargli credere che sia qualcos’altro di diverso da quella lunga pista da bowling che collega oggi Rimini e Riccione, in questa Assemblea abbiamo sentito dire che tanto, anche se è un’ulteriore ferita sul territorio, tutto sommato quel territorio non è neanche così tanto bello, e voi continuate a citare questo mezzo di trasporto come se fosse chissà quale soluzione ai problemi della mobilità locale. Questo, oltretutto, sostanzialmente è un filobus. Chiamatelo come volete, ma sostanzialmente è un filobus.

Siamo indietro anni luce sulla mobilità locale. Viviamo in un mondo che sta andando da tutt’altra parte, viviamo in un mondo dove la polizia a Dubai sta sperimentando delle moto-drone. Adesso, per carità, non pretendo che i turisti di Rimini vadano in giro volando. Lungi da me, ovviamente, sostenere una cosa del genere. Ma lo dico soltanto per farvi capire che, mentre in altri Paesi si studiano queste soluzioni, voi state affrontando il futuro a bordo di un filobus, a senso unico alternato. Direi che, per una regione come l’Emilia-Romagna, è una forte nota di demerito.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Intanto vorrei illustrare l’emendamento che poi è arrivato in seconda stesura. Quando parliamo dell’addendum, nell’addendum si fa riferimento anche giustamente al quadro di riferimento nazionale.

In relazione al quadro di riferimento nazionale si commetteva una inesattezza, nel senso che nel documento si riferisce che parte del finanziamento nazionale non sarebbe arrivato. Questo fa riferimento alla legge finanziaria del 2019, in particolare al terz’ultimo e quart’ultimo paragrafo del capitolo 2 dell’addendum. In realtà quella previsione è stata superata, perché sicuramente nella legge finanziaria era stato operato un congelamento cautelativo di 2 miliardi di euro accantonati. Lì dentro, parte di quell’accantonamento corrispondeva a circa 300 milioni di euro a livello nazionale. Il blocco di questi 300 milioni in realtà non è stato confermato, tanto che in Conferenza Stato-Regioni è stato già sancito un accordo in cui il Governo assicura l’impegno dell’accordo del 15 ottobre, sulla piena e totale garanzia delle risorse.

In legge di assestamento è già chiaro l’impegno del ripristino dei 300 milioni oggetto di quella relazione che era stata fatta appunto nella legge finanziaria del 2019. Le regioni si sono impegnate, da parte loro, nelle more dell’approvazione della legge di assestamento del 2019, a non far gravare sulle aziende le potenziali criticità sul versante delle erogazioni di cassa. Fra l’altro, per la nostra regione, mi sembra che questo non accada.

Mi sembra corretto quindi che anche nell’addendum si riporti un quadro completo per quello che riguarda lo stato del finanziamento del trasporto pubblico locale. Correttamente si riporta poi che nella legge di bilancio del 2018, quindi quella del Governo precedente, ci fu un taglio, una riduzione di 58 milioni di euro per il 2019 e successivi. Mentre i Governi precedenti tagliavano, il Governo attuale comunque mantiene gli impegni e finanzia tutto il trasporto pubblico locale.

In questo caso non ho presentato un emendamento, ma anche qui una piccola annotazione va fatta. Quando parlate del rinnovo dei parchi autobus, che ovviamente sono vecchi e non più adeguati soprattutto anche per quanto riguarda le emissioni, è stato firmato ad aprile di quest’anno il DPCM che prevede l’erogazione di 3,7 miliardi di euro, che si sviluppa in un arco temporale di 15 anni, 2019-2033, in quinquenni che verranno erogati, mentre nell’addendum si fa riferimento al fatto che ancora quel DPCM non c’è.

Quel DPCM ad oggi c’è e anche qui verranno ripartiti in maniera interessante anche per la nostra Regione, perché i Comuni capoluogo di Città metropolitane e Comuni capoluogo di provincia ad alto inquinamento di PM10 (e quindi noi nel bacino padano sicuramente ricadiamo) e nelle Città metropolitane con più di 100.000 abitanti andranno 1,1 miliardi di euro. Invece, per tutte le regioni poi verranno ripartiti i 2,2 miliardi di euro.

Anche questo, secondo me, va ricompreso nell’ottica della programmazione di questo addendum.

Venendo a noi, i punti critici, risolti i dubbi informativi che secondo noi vanno adeguati, rimane intanto la governance.

La governance del trasporto pubblico locale, con il fatto di pensare ad un’unica mega azienda di mobilità regionale, secondo noi, rimane ancora un punto critico, tanto che quella proposta iniziale che fu accennata una volta in Commissione poi si è congelata proprio perché furono rilevate criticità e non mi sembra che in Commissione né in Aula questa discussione sia proseguita. Pensare un’unica agenzia di mobilità regionale, secondo noi, può riservare delle opportunità, ma ha molti punti critici.

Come è successo – ne parliamo tutte le volte – per la gestione acqua e rifiuti, dove si è pensato ad un unico ATO regionale che ci ha portato a grosse difficoltà a livello locale, perché gli ambiti locali provinciali hanno perso la capacità di governance, tanto che si è arrivati anche qui a mega gare con grandi bacini dal punto di vista delle gare rifiuti, con arco temporale così lungo tanto da essere criticati anche dall’Autorità garante del mercato e della concorrenza. Non vorremmo che la stessa cosa si ripetesse con un unico grande ambito di trasporto pubblico locale, dove il territorio perde la governance di quel servizio e perde la capacità di programmare un servizio anche nelle tratte e nei luoghi più deboli, che quindi rischiano di perdere già un servizio che spesso, purtroppo, non è all’altezza di quanto viene richiesto dal territorio, dell’Agenzia unica regionale che poi dovrà, in qualche modo, bandire le gare che rischiano di essere troppo grandi.

Per quanto riguarda l’integrazione tariffaria, anche qui, attenzione a quello che sta succedendo per l’integrazione tariffaria sul trasporto Alta Velocità o Frecciabianca, che in questo momento si sta trasformando in Frecciargento. In questi giorni c’è tutta la criticità dei pendolari che utilizzavano in buona parte il servizio Alta Velocità, che in realtà alta velocità non è, perché si svolge sulle tratte che non sono ad alta velocità. Mi riferisco alle tratte Rimini-Bologna, ma anche Modena-Milano, che non si svolgevano sulla tratta ad alta velocità, anche perché nel tratto Rimini-Bologna l’Alta Velocità non c’è. Quel servizio è utilizzato anche come servizio per i pendolari.

Quindi, le trasformazioni che stanno avvenendo in questi giorni intaccano la forza del servizio per i pendolari, perché alcune tratte ‒ Rimini, Cesena, Forlì ‒ che hanno molti pendolari che utilizzano il servizio pendolare quando è veloce (quindi quelle tratte al servizio dei Frecciabianca in qualche modo surrogavano o andavano a potenziare il trasporto regionale), con il fatto che diventano Frecciargento, con il fatto che non è assicurato che i prezzi vengano mantenuti, vanno ad indebolire il trasporto regionale su ferro.

Infine, parliamo del “Mi Muovo” elettrico, dove ripetete all’infinito l’antica storia di una rete di ricarica diffusa, di 150 punti di ricarica pubblici, che ormai è preistoria. È dal 2015 che la ripetete. Il piano delle colonnine a livello regionale è ancora molto indietro, troppo indietro. Ci sta superando Enel X con il piano nazionale, ma qui prevedete al 2020 l’installazione di 2.000 punti di ricarica interamente finanziati da operatori economici. Vorrei capire se questo è il piano di Enel X, il piano nazionale, perché sta venendo avanti il piano nazionale finanziato, stanno venendo avanti gli incentivi alla mobilità elettrica, ma a livello regionale a livello di colonnine siamo molto indietro, come siamo indietro anche a livello di normativa perché gli impianti e i distributori di carburanti dovrebbero avere già al loro interno una normativa che dice che ci va anche il distributore di energia elettrica. La nostra norma regionale non è stata aggiornata, come non sono aggiornate le norme dei Comuni, che non hanno aggiornato le loro norme edilizie, che dicono che, quando c’è una superficie media di vendita, vanno predisposte le colonnine. Nessun Comune praticamente l’ha fatto e la Regione avrebbe dovuto intervenire con i suoi poteri sostitutivi quando abbiamo, fra l’altro, parlato di norme urbanistiche, e ancora non l’ha fatto. Quindi, le medie superfici ancora non sono obbligate ad avere le predisposizioni per le colonnine elettriche, come non lo sono i condomìni di una certa dimensione. Anche qui c’è ancora un buco normativo che la Regione deve chiudere e sopperire. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale, passo la parola all’assessore Donini. Prego.

 

DONINI, assessore: Grazie, presidente.

Vi ringrazio tantissimo per questa bella discussione. Ho pochi minuti, per cui dovrei essere lapidario, ma cercherò di rispondere a tutte le sollecitazioni e domande, ma anche alle incongruenze della discussione e alle cose non vere. Non vere non perché ve le siate inventate, ma semplicemente perché forse avete colto male le questioni del testo.

Primo tema. Il consigliere Callori sostiene che il territorio piacentino risente poco dei nuovi treni. Ad oggi risentono poco tutti dei nuovi treni, nel senso che ne sono arrivati due. Già nei prossimi giorni arriverà un nuovo treno proprio sulla linea Piacenza-Milano, un nuovo Rock, ma entro settembre, per esempio, arriveranno trentaquattro nuovi treni. Quindi, si vedrà già molto. Altri trentasette arriveranno entro l’anno. Quindi, vi stancherete a forza di vedere i nuovi treni arrivare nei prossimi mesi.

“La Regione deve investire di più”, diceva giustamente il consigliere Callori. Certo, si può sempre fare di più e fare meglio. Nel 2014 avevamo un bilancio del trasporto pubblico locale di quasi 30 milioni di euro, gamba regionale, perché poi c’è anche il Fondo nazionale, siamo arrivati a più che raddoppiarlo. Quindi, abbiamo dato tutti insieme, perché poi il bilancio lo votate voi o, comunque, lo discutete voi, anche chi non vota a favore, e quel budget è stato più che raddoppiato. Questa è una cosa molto importante, tant’è che, grazie a questo, si possono fare non solo le consegne dei nuovi treni, ma anche quell’integrazione tariffaria di cui diceva lei, a cui hanno già preso parte circa 35.000 cittadini, e cioè la possibilità, con l’abbonamento del treno, di circolare gratuitamente sugli autobus di linea delle città capoluogo. Questi sono prevalentemente studenti e lavoratori, con un risparmio medio di circa 180 euro.

Sulle stazioni voglio ricordare che questa regione ha circa il 12-15 per cento degli investimenti complessivi di RFI nel progetto 500 stazioni. Una alla volta le stiamo ristrutturando tutte, adeguandole anche agli standard per le persone diversamente abili.

Per quello che riguarda l’integrazione treno-bici, siamo la regione che quando Trenitalia ha annullato quell’abbonamento, l’ha ripristinato, facendolo costare la metà ai cittadini pendolari. Addirittura, noi diamo un contributo di 100 euro per l’acquisto di bici pieghevoli per facilitare le operazioni di imbarco, tant’è che tutti i nuovi treni saranno dotati di 12/18 postazioni bici per l’intermodalità treno-bici.

Consigliera Gibertoni, sono d’accordo sulla considerazione che faceva, la accolgo. Penso che non potremmo cominciare il primo luglio, con la validazione, ma si dovrà necessariamente slittare al primo gennaio, non per colpa nostra, ma perché, come diceva lei, le tesserine sono ancora in itinere. Per quello che riguarda la Modena-Sassuolo, la informo che è vero, è una linea ancora sotto gli standard delle altre linee regionali. A parte che la Bologna-Vignola non è la linea di Bologna, ma è la linea Bologna-Vignola, quindi c’è metà corsa…

 

(interruzione)

 

Allora l’ha citata qualche suo collega…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Non è un dibattito.

 

DONINI, assessore: Dicevo che da settembre saranno presenti tutti i treni nuovi Stadler nella Modena-Sassuolo, quindi anche lì si dovrà avere un miglioramento, perché il treno Stadler, dove l’abbiamo impiegato, anche nella Modena-Sassuolo, ha avuto un miglioramento.

Per quello che riguarda Piccinini, qui il gioco si fa duro, consigliera. La volontà della regione non è assolutamente quella di smobilitare gratuitamente FER. Ricordo che il Governo del Paese, quello di prima, non il vostro, assieme a RFI ci ha chiesto di considerare l’ipotesi di cedere la rete ferroviaria regionale dell’Emilia-Romagna alla Rete ferroviaria nazionale, per due ragioni: primo, perché abbiamo le migliori linee ferroviarie d’Italia in termini di dotazione, di sicurezza, di investimenti proposti e di investimenti previsti; secondo, perché sono interconnesse la quasi totalità di queste.

Noi abbiamo detto “sì” a tre condizioni: 1) che fossero d’accordo i lavoratori (abbiamo un accordo sindacale che prevede la clausola sociale); 2) che ci fosse da parte di RFI un cospicuo Piano di investimenti a vantaggio delle nostre ferrovie; 3) che le nostre ferrovie, una volta andate ad RFI, potessero avere comunque dei costi di gestione inferiori a quelli che abbiamo.

Abbiamo trasformato questa proposta in una richiesta di upgrade. Era presente anche il presidente Bonaccini l’ottobre scorso, ormai è passato quasi un anno, quando il ministro Toninelli, alla mia domanda, c’era anche il sottosegretario Dell’Orco, di capire quale fosse l’intenzione di questo Governo, perché se il Governo parlasse la sua lingua noi questa cosa la fermeremmo un istante dopo, ma il ministro Toninelli ci ha detto di andare avanti su questa linea. Forse sarebbe meglio, a questo punto, chiarire la volontà del Governo perché andremo avanti soltanto se il Governo sarà il primo a chiedercelo.

Per quello che riguarda le risorse che noi abbiamo stanziato, mi sembra il suo intervento un po’ troppo ingeneroso, perché noi abbiamo sulle linee FER stanziato 50 milioni di euro per il sistema SCMT, cantieri in corso, e quando si parla di sicurezza si parla di sicurezza di chi ci lavora e di chi li prende i treni. Abbiamo stanziato circa 30 milioni di euro per i cantieri che sono in corso delle linee reggiane per l’elettrificazione e abbiamo stanziato ulteriori circa mi pare 14 milioni, non voglio essere impreciso su questo dato, per i nuovi treni che serviranno le linee reggiane quando sarà elettrificato tutto.

Abbiamo messo nell’addendum anche la volontà di elettrificare la Ferrara-Codigoro. Ovviamente, attualmente le risorse non le abbiamo ancora impiegate, ma questo è un atto di indirizzo che ci dà modo di poter programmare poi a bilancio l’elettrificazione anche di quella linea.

Per quello che riguarda le considerazioni del consigliere Facci, il quadro finanziario incerto, è vero quello che diceva Bertani. La Conferenza Stato-Regioni ha chiesto al Governo di scongelare i 300 milioni di euro che sono stati sostanzialmente ipotecati, cioè congelati, che riguarderebbero per noi un taglio di circa 20 milioni di euro sul trasporto pubblico e per la Lombardia di 50 milioni di euro, cioè un evento estintivo sul trasporto pubblico locale del nord Italia. Il Governo si è impegnato a farlo. Noi, ad oggi, abbiamo la richiesta delle Regioni e l’impegno del Governo in tal senso.

Per quello che riguarda la holding, non è vero che si è fermata. La holding si è fermata per un motivo molto semplice. Alcuni Comuni, che sono soci delle aziende di trasporto pubblico, quelli principali della regione, andavano ad elezioni, quindi abbiamo aspettato l’insediamento della nuova elezione, tant’è che nei prossimi giorni riconvocheremo il tavolo con i nuovi sindaci e riprenderemo il progetto della holding del trasporto pubblico. L’atto che voi approvate oggi non dice che la si fa per forza. Dice che la si valuta attraverso un rapporto costi-benefici, un rapporto di qualità, una considerazione che faremo tutti assieme. I sindacati, il mondo del trasporto pubblico, la Commissione. Sono assolutamente d’accordo nel passare più volte lì, nel territorio. Mi conoscete. Ci sarà modo di discutere nel caso avessimo un progetto che ci convince per migliorarlo ulteriormente, però noi ci siamo obbligati a discuterlo. Non abbiamo detto di più di questo.

Finisco. Le 2.000 colonnine elettriche non sono quelle di Enel X. Sono quelle nostre, dell’accordo con tutti gli operatori, tra cui Enel X, che ne ha una buona parte, ma non sono tutte quelle. L’Agenzia unica non si fa più. Abbiamo detto che le agenzie rimangono provinciali, perché è uscita una normativa che ha consentito questo. Ovviamente, premiamo le agenzie che si erano accorpate, che si erano unificate, perché lo riteniamo un valore. Quindi, passiamo da un sistema disincentivante a un sistema incentivante.

Infine, sul TRC, il materiale da contratto arriverà a novembre. Il TRC è una realtà che sta per partire in esercizio. Mi consenta una battuta. Lei l’ha fatta, molto simpatica. Noi abbiamo sbloccato la Campogalliano-Sassuolo, e partiranno i cantieri. Abbiamo sbloccato il TRC. Sbloccheremo a brevissimo, molto prima di quanto sembra, il Passante di Bologna, la Cispadana e altre opere. Su tutte queste opere voi eravate contrari, quindi non mi sorprende la contrarietà al TRC. Attenzione a non passare per quelli contrari alle opere pubbliche.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Passiamo ora alla discussione generale sugli emendamenti. Dieci minuti, visto che gli emendamenti sono due.

Consigliere Facci, prego. Cinque minuti.

 

FACCI: Grazie. Intervengo giusto per terminare il discorso che avevo iniziato poc’anzi e che non sono riuscito a concludere.

Volevo fare un riferimento agli incentivi che, a livello regionale, sono anche in questo documento ulteriormente ripresi, sono esaltati, questa manovra che la Regione ha posto in essere per agevolare il trasporto ferroviario e il trasporto pubblico in generale, e cioè l’integrazione tariffaria, vale a dire che con l’abbonamento ferroviario si può ottenere gratuitamente, con il medesimo abbonamento, l’accesso al trasporto pubblico locale nei capoluoghi di provincia e nelle grandi città.

Già in passato avevo criticato una disparità di trattamento con un’altra tipologia di pendolari, che egualmente dalle zone periferiche accedono alle città, che sono, però, pendolari non della ferrovia, ma pendolari degli autobus, del servizio extraurbano filoviario. Si ribadisce, perché era già indicato nel piano, in questo addendum che non è competenza regionale, ma toccherebbe agli Enti locali provvedere in tal senso. Il tema è che sappiamo perfettamente che questo non avverrà mai, perché è comunque un costo che gli Enti locali, soprattutto gli Enti di partenza, gli Enti locali dai quali partono sostanzialmente i vari pendolari, sappiamo perfettamente che a livello concreto non potranno mai sottrarre risorse, pur contenute. Sarebbe da fare una stima. Voi dite che complessivamente sono 20.000, ma bisogna comunque contemplare la provenienza, fare una statistica differenziata e settoriale.

In ogni caso, il punto è questo: se riteniamo, come si ritiene, come questo documento ritiene, che il trasporto pubblico locale debba essere incentivato, che debba essere privilegiato il trasporto pubblico e, quindi, disincentivato il trasporto privato.

Si vuole raggiungere, addirittura, il livello di più 10 per cento sul trasporto ferroviario, più 20 per cento sul trasporto pubblico urbano, quindi su gomma. Addirittura, si parla anche di un più 20 per cento del trasporto mediante biciclette.

In quest’ottica, io credo che tocchi alla regione. Oggi abbiamo approvato un provvedimento che finanzia il mantenimento degli uffici del giudice di pace. Giustamente, abbiamo criticato la esiguità, ma sono misure di supporto alle amministrazioni locali. Io credo che tocchi alla regione equiparare i pendolari, non creare pendolari di serie A e pendolari di serie B. Anche i pendolari che utilizzano il trasporto su gomma, extraurbano, credo debbano avere la possibilità di integrare il loro abbonamento extraurbano con l’abbonamento urbano, quindi completare il percorso sul trasporto pubblico. Credo che la regione, in un’ottica di perequazione e di riequilibrio si debba fare carico di questo.

Lo dissi allora e lo ridico adesso: è inutile scaricare questa responsabilità e questo onere economico sugli enti locali. La regione questi interventi li può fare e li sta facendo. Poi, questo è un periodo in cui arrivano soldi dappertutto. È stata appena lanciata un’agenzia che ci saranno 3,3 milioni sulla Protezione civile, 26 realtà interessate. Che siamo in campagna elettorale lo abbiamo capito, ma – caspita! – è stare veramente dietro a tanta roba.

E allora, proprio per evidenziare la pretestuosità, a volte, di tanti provvedimenti, quando, in occasione dell’approvazione del bilancio avevamo chiesto uno stanziamento, in un emendamento, per potenziare la Protezione civile di soli 400.000 euro e ci è stato respinto, oggi vedere 3,3 milioni di euro ci fa capire che poi la politica può fare tante cose, se le vuole fare.

Tornando sul tema, io credo che questo riequilibrio dell’integrazione tariffaria vada fatto e che tocchi alla regione assumersi questo onere. Concludo quindi sul fatto che si fa un riferimento veloce ai piani urbani di mobilità sostenibile senza però indicare esattamente quali sono le azioni che si vanno a supportare. Sarebbe molto interessante sapere se il tram di Bologna, che la Giunta Merola vuole portare avanti in maniera così pervicace, riceverà o meno supporto da questa Amministrazione regionale.

Sarebbe interessante perché sarebbe sicuramente degno di ulteriori approfondimenti.

Ho concluso il mio tempo. Interverrò più tardi in dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Lei ha altri cinque minuti in dichiarazione di voto.

Consigliere Iotti, prego.

 

IOTTI: Siamo in dibattito sugli emendamenti. Giusto? Non ho capito il collega Facci sugli emendamenti che posizione ha preso.

Molto brevemente, sulla seconda stesura proposta dal collega Bertani c’è un accordo, quindi il voto sarà favorevole nell’inserimento. Mi permetta solo una considerazione, collega Bertani. Lei si lancia a dire che ci sono impegni del Governo e che il Governo assicura il rispetto. Io la riterrò personalmente responsabile della parola data dal Governo e del rispetto di queste promesse, con l’impegno che se in sede di manovra ci saranno, invece, questi tagli, mi auguro qualche parola critica anche da parte sua. Noi votiamo a favore. Poi, collega Bertani, lei se ne assume la responsabilità politica. A me sta bene se va a finire così, però è chiaro che noi indichiamo con molta disponibilità un impegno del Governo e ci aspettiamo che venga rispettato.

Sull’altro emendamento e sull’ordine del giorno relativi al TRC si è già espresso l’assessore Donini. Il voto sarà contrario.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Poi darò l’indirizzo di casa al consigliere Iotti che mi verrà a prelevare. Io semplicemente cito un accordo Stato-Regioni, quindi non è che io prendo un impegno a nome del Governo. C’è un accordo Stato-Regioni che sancisce accordi ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo n. 281 del 1997, in cui il Governo assicura il rispetto dell’accordo e le Regioni lo assicurano di conseguenza. Non me lo sono inventato io, non prendo io, a nome del Governo, degli impegni, ma è un atto ufficiale sottoscritto anche dalla nostra Regione. Anche la nostra Regione si è fidata di quello che ha detto il Governo.

È un atto scritto e mi sembra che sia corretto che sia riportato all’interno dell’addendum. Sono convinto che quest’atto verrà rispettato. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale sugli emendamenti, passiamo alle dichiarazioni di voto sul provvedimento, sugli emendamenti e sull’ordine del giorno.

Ci sono interventi in dichiarazione di voto?

Consigliere Callori, prego.

 

CALLORI: Grazie, presidente.

Il nostro voto sarà contrario perché abbiamo avuto, sì, alcuni chiarimenti dall’assessore, però su temi importanti, quali le aggregazioni e, soprattutto, l’eliminazione dei passaggi a livello e la sistemazione dei sottopassi, che sono temi che interessano molti Comuni del territorio nostro, non abbiamo avuto risposta.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Iotti, prego.

 

IOTTI: Solo per ribadire il voto favorevole del nostro Gruppo.

Io ci tengo solo a ribadire un passaggio. La delibera in oggetto è un atto di indirizzo. L’atto di indirizzo non è un atto di bilancio. Qualcuno ha detto che ci sono voci non certe. È vero. L’atto di indirizzo disegna ‒ credo in maniera molto chiara e trasparente ‒ quelle che sono le potenzialità su una materia come quella del trasporto pubblico regionale, di grandissimo interesse e importanza. Non è un elenco del dettaglio. Sono gli atti di programmazione e le azioni che metteranno in campo tutto quello che, poi, decideremo di mettere all’interno del Piano regionale sui trasporti.

Ci sono risposte e un quadro finanziario incerto? È chiaro che dipende dalle risposte del Governo. Così come invito tutti i consiglieri a comprendere che molte delle cose dette non sono di competenza della Regione, ma di RFI o altri soggetti. Per cui, il quadro disegnato è un quadro ‒ come detto ‒ integrato, articolato, di azioni che potenzialmente possiamo mettere in atto. Credo, però, sia ingiusto e credo non sia corretto in questa sede non riconoscere come in questi anni lo sforzo di investimenti su un settore come quello del trasporto pubblico... Lo richiamo ancora: oltre 900 milioni di euro sul traffico ferroviario, quindi treni per pendolari e lavoratori. Credo sia un elemento su cui dare almeno un riconoscimento per quello che si sta facendo.

Anche sul sistema di trasporto pubblico locale su gomma e le integrazioni che si stanno facendo, le innovazioni, non rappresentano certo un passo indietro, ma credo e sono convinto che sia uno dei programmi più avanzati tra le Regioni italiane, che guarda davvero a questo tema per una regione come la nostra, così come geograficamente è posta, come un elemento decisivo e importante.

Esprimo, quindi, un voto favorevole convinto. Sugli emendamenti ci siamo già espressi con due “no” e un “sì”.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi, passiamo alle votazioni.

Nomino scrutatori Pettazzoni, Poli e Ravaioli.

Passiamo alla votazione, per alzata di mano, dell’emendamento n. 1, seconda stesura, a firma Bertani.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Emendamento n. 2, a firma Sensoli.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Ordine del giorno n. 1, a firma Sensoli.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

(L’ordine del giorno 8367/1, oggetto 8549, con votazione per alzata di mano,

è respinto a maggioranza dei presenti)

 

 

Passiamo alla votazione, per alzata di mano, del provvedimento 8367.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(La delibera oggetto 8367, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 8364

Proposta recante: «Indirizzi regionali triennali per il diritto allo studio aa.ss. 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 ai sensi della l.r. n. 26/2001». (Delibera Giunta n. 752 del 20 05 19) (209)

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo ora al provvedimento n. 8364: indirizzi regionali triennali per il diritto allo studio annate 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 ai sensi della legge regionale n. 26/2001 (Delibera Giunta n. 752 del 20 maggio 2019).

La Commissione Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità ha espresso parere favorevole nella seduta del 13 giugno con la seguente votazione: 27 voti a favore, nessun contrario e 1 astenuto.

Il Consiglio delle Autonomie locali ha espresso parere favorevole.

Su tale oggetto insiste una proposta di emendamento a firma dei consiglieri Tagliaferri, Facci e Callori.

È aperta la discussione generale. Dieci minuti per ogni consigliere.

Consigliere Boschini, prego.

 

BOSCHINI: Grazie, presidente.

L’abbiamo già presentato e discusso in Commissione, quindi penso di poter essere abbastanza rapido nella presentazione di questo documento di programmazione. Tuttavia, ci sono alcuni aspetti che credo sarebbe importante, in questa sede, richiamare, a partire dal fatto che stiamo discutendo del diritto allo studio, quindi di un tema assolutamente fondamentale, con riferimento ad un sistema, quello di istruzione, nella nostra regione, che ha dimensioni e rilevanza sociale estremamente significative.

Stiamo parlando di un sistema composto da 536 istituzioni scolastiche statali e da 991 istituzioni paritarie, quindi, ancor più numerose, anche se naturalmente la grandissima maggioranza (812 di queste 991) sono scuole dell’infanzia paritarie. Questo dà luogo a un sistema che coinvolge 549-550.000 alunni, appunto, dalla scuola d’infanzia fino alla scuola superiore: questo è il range di operatività di questo documento di programmazione. Ci rendiamo conto che stiamo parlando dell’intera popolazione scolastica di questa regione e di una parte estremamente cospicua, circa un ottavo, della popolazione della nostra regione. È quindi un atto che ha potenzialmente un livello di impatto sulla popolazione della regione estremamente rilevante.

All’interno di questo oltre mezzo milione di studenti dell’Emilia-Romagna, dobbiamo ricordare che è presente un numero di circa 17.000 bambini o ragazzi disabili, quindi che sono portatori di bisogni educativi e di accompagnamento speciali. Naturalmente c’è anche una cospicua presenza, specchio della nostra società, di ragazzi di origine straniera, quindi circa il 15 per cento della nostra popolazione scolastica, il che naturalmente dà luogo ulteriormente a bisogni di accompagnamento in riferimento al diritto allo studio.

Su questo richiamo un tema molto importante. Anche in questi giorni sono apparsi sulla stampa dei dati che io credo non vadano passati sotto silenzio, che richiamavano come la regione Emilia-Romagna sia la regione che ha il più alto livello di scolarità raggiunto dai ragazzi stranieri. Credo che sia importante, perché anche se per qualcuno magari è negativo, questo invece ci dice che il nostro sistema scolastico sta lavorando, sta facendo il suo mestiere, che è quello di preparare all’integrazione sociale tutti, indistintamente, che sono figli di italiani o figli di stranieri, quindi sta prevenendo, in questo modo, le tensioni sociali, le difficoltà di integrazione che possono generarsi per il futuro e sta anche consentendo, evidentemente, di trasformare quelli che altrove sono magari rubricati alla voce “problemi” in opportunità, cioè in persone che potranno lavorare, dare un contributo di competenza, di lavoro, di studio alla nostra società.

Come sempre, nel Piano del diritto allo studio della Regione Emilia-Romagna, Provincia, Città metropolitana di Bologna e in generale gli enti locali svolgono un ruolo centrale, perché gran parte del lavoro che viene svolto ai fini del diritto allo studio nel sistema scolastico naturalmente vede protagonisti loro e quindi su molte misure la Regione fornisce risorse e contribuisce con risorse, ma naturalmente poi spesso l’erogazione del beneficio è effettivamente in capo a Province, Città metropolitane e a volte, ulteriormente, attraverso queste, verso i Comuni.

Alcuni elementi sui principali benefici che vengono attuati attraverso questa pianificazione. Sicuramente c’è il tema delle borse di studio. Sappiamo che negli ultimi anni, attraverso i dati che ci vengono presentati, mediamente circa 5.000 ragazzi hanno avuto una borsa di studio con importi attorno mediamente ai 300 euro (ogni anno ci sono piccole differenze dovute anche alle risorse disponibili oltre che al numero delle domande), in linea di massima attestandosi sui 10.632 euro di valore ISEE, ma sappiamo anche in passato con la possibilità di estendere laddove le loro risorse lo rendessero possibile fin verso i 15.700.

“Borse di studio” è il primo grande capitolo.

Il secondo grande capitolo è costituito dai contributi per l’acquisto dei libri di testo. Sapete che i libri di testo sono gratuiti alla scuola d’infanzia, ma dopo hanno un impatto importante sulle famiglie. Anche se da molto tempo nell’adozione dei libri di testo il sistema scolastico cerca di adottare strumenti per ridurne in qualche modo l’impatto sui budget familiari, questi impatti continuano ad essere comunque molto importanti.

Questo rende particolarmente significativo il fatto che circa 24.000 beneficiari, 24.000 ragazzi e le loro famiglie hanno potuto avere accesso al contributo per l’acquisto dei libri di testo per un valore complessivo, nell’ultima annualità, di 4,5 milioni. Stiamo parlando sicuramente di un contributo importante per la scolarizzazione della nostra popolazione.

Altri due fronti di lavoro, su cui vado molto più veloce perché, in fondo, li conosciamo anche meglio, sono quelli del trasporto scolastico, dove ci sono anche risorse proprie regionali, ma qui il canale ‒ come dicevo prima ‒ passa attraverso le Province e in particolare attraverso i Comuni, e il tema dell’inclusione scolastica dei ragazzi e dei bambini disabili.

Chiaramente, in questa programmazione, che varrà per i prossimi anni, sostanzialmente fino all’anno 2021-2022, come anno di programmazione scolastica, diciamo che gli obiettivi fondamentali che il programma si pone sono abbastanza semplici da richiamare. Innanzitutto, garantire sul territorio uniformità dei criteri. Avendo tanti soggetti che agiscono (abbiamo visto anche i Comuni), è fondamentale che la Regione svolga questo ruolo. Credo che questo documento, così come le delibere di Giunta che anno per anno lo attueranno, abbia questa fondamentale funzione. Il documento prevede che ogni anno vengano definiti concretamente i criteri per l’erogazione dei benefici con uno specifico atto di Giunta, naturalmente concordato con la Conferenza regionale. In questo modo si potrà, anche in base alle risorse disponibili, tarare al meglio anno per anno gli interventi. L’elemento dell’uniformità è garantito da questo programma.

L’altro criterio ispiratore è quello dell’universalità. È chiaro che non è un’universalità intesa come universalismo assoluto, perché non è possibile, con le risorse disponibili, coprire tutte le potenziali domande, ma siamo molto vicini a coprire davvero i bisogni. Quindi, il criterio dell’universalità è un criterio ispiratore fondamentale. Di volta in volta, stabilendo le risorse disponibili e conoscendo ormai bene anche quelli che sono i fabbisogni, sarà possibile ‒ con questa programmazione ‒ avvicinarci ad una risposta sostanzialmente completa per quello che riguarda i bisogni che attengono a borse di studio, libri di testo, trasporto, eccetera.

Di fondo rimangono due grandi valori, su cui spendo gli ultimi secondi che ho a disposizione, due grandi temi, due grandi obiettivi che a me piace sottolineare perché credo siano molto importanti per il futuro della nostra società. Ancora una volta noi parliamo di atti che possono apparire un po’ formali, burocratici, ma in realtà hanno sotto temi sostanziali per il nostro futuro. Uno è il tema della dispersione scolastica. Il diritto allo studio è uno strumento fondamentale ‒ non è l’unico ‒ per lottare contro la dispersione e contro l’abbandono e per incrementare i livelli di successo formativo e scolastico, quindi il numero di ragazzi che arrivano quantomeno ad un titolo di secondaria superiore, che oggi a livello europeo è veramente il minimo per cominciare anche solo a sedersi al tavolo a discutere.

Guardate, il diritto allo studio è fondamentale perché la nostra società regionale possa avere giovani veramente qualificati nel numero più alto possibile. Se noi non scommetteremo su questo, avremo nei prossimi anni un crescente gap competitivo che non potrà che produrre, sul lungo periodo, grosse difficoltà al nostro sistema sociale e produttivo.

L’altro tema è quello dell’orientamento. Ho pochi secondi, ma lo “liquido” così. Non possiamo permetterci (ne parleremo negli atti successivi magari di più) di lasciare che molti ragazzi abbandonino o anche conseguano un successo formativo su orientamenti scolastici che poi difficilmente li sosterranno nelle loro scelte di vita. Fermo restando che ognuno ha il diritto di fare quello che vuole e le scelte che ritiene, però è fondamentale aiutare i ragazzi e le loro famiglie a fare scelte consapevoli. Anche questo è un capitolo fondamentale per il diritto allo studio, perché il diritto allo studio diventa effettivo quando l’orientamento mi porta alla piena realizzazione delle mie attese nel contesto sociale ed economico in cui mi trovo.

Ecco perché questo documento è particolarmente importante non solo per sbrigare qualche numero e programmare delle risorse anche cospicue, ma davvero per dare un’istruzione che garantisca un futuro alla nostra regione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Prego, consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Presidente e colleghi, questo atto contenente gli indirizzi regionali triennali per il diritto allo studio 2019/2022 andrà a definire il quadro degli interventi che la Regione attiverà nel prossimo triennio a favore degli allievi meritevoli e in condizioni economiche disagiate, al fine di rendere effettivo il diritto di ogni persona ad accedere a tutti i gradi del sistema scolastico e formativo.

Il diritto allo studio è prioritariamente finalizzato a sostenere gli studenti nell’assolvimento dell’obbligo scolastico e del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione. L’accesso al beneficio per la borsa di studio per l’acquisto di libri di testo è previsto a favore degli iscritti ai percorsi di istruzione delle istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo di istruzione secondaria o iscritti ai percorsi di istruzione e formazione professionali realizzati dagli istituti professionali o dagli enti di formazione professionale accreditati. Tali interventi sono coperti attraverso sia stanziamenti statali che regionali.

Solo per fare qualche numero, estrapolato dalla copiosa relazione, l’Emilia-Romagna ha complessivamente quasi 615.000 alunni, partendo dalle scuole dell’infanzia, per arrivare alle scuole secondarie di secondo grado, dei quali poco più di 549.000 frequentanti scuole statali, i rimanenti le paritarie. Gli alunni con disabilità certificate sono oltre 17.000.

Ho letto con attenzione tutti i dati, alcuni dei quali destano indubbiamente qualche preoccupazione. Da piacentino, non posso che evidenziare come la provincia di Piacenza, che ha la più alta percentuale di alunni con cittadinanza non italiana, cioè il 22,2 per cento contro una media regionale del 15,8 per cento, risulti nel focus sull’esame di maturità la provincia con i voti più bassi alla maturità e con il più alto numero di bocciati.

Questo elemento, che non va assolutamente sottovalutato, mi fa tornare alla mente le levate di scudi quando si parlava di classi differenziate, basate sulla conoscenza della lingua italiana. Ma non è sicuramente questa la sede per aprire un dibattito sulla questione.

Tornando al tema, il diritto allo studio è sostenuto attraverso due importanti strumenti di sostegno diretto alle famiglie, cioè la borsa di studio ed i contributi per l’acquisto dei libri di testo, cui si affianca un contributo della regione ai comuni, cui spetta provvedere al trasporto degli studenti, ed in particolare a quello dei disabili.

Le borse di studio vengono attribuite agli alunni meritevoli e/o a rischio di abbandono del percorso formativo, a causa di disagiate condizioni economiche, residenti sul territorio regionale. Nel corso dell’ultimo triennio abbiamo assistito ad un graduale allargamento della platea. Inizialmente, per ridurre il rischio di abbandono scolastico e favorire l’assolvimento dell’obbligo di istruzione del diritto/dovere all’istruzione e formazione, le borse di studio sono state erogate agli studenti dei primi due anni delle scuole secondarie di secondo grado e del sistema regionale di istruzione e formazione professionale, garantendo la concessione a tutti gli aventi diritto.

Nell’anno scolastico 2017-2018, per iniziativa nazionale, vi è stato un primo allargamento teso a ricomprendere, fra i beneficiari delle borse di studio anche gli studenti frequentanti l’ultimo triennio delle scuole secondarie di secondo grado. Poi, nell’anno scolastico 2018-2019, la regione ha ampliato ulteriormente la platea dei potenziali beneficiari, introducendo un’ulteriore fascia ISEE compresa tra euro 10.632 ed euro 15.748, quale requisito economico di accesso al beneficio, ampiamente introdotto mantenendo l’impegno e il vincolo di garantire la concessione del beneficio a tutti gli studenti idonei, appartenenti alla prima fascia di ISEE (da 0 a euro 10.632). Mantenere il principio di universalità dell’accesso ai benefici per gli aventi diritto, e pertanto prevedere che i benefici siano riconosciuti a tutti gli studenti idonei, compatibilmente con le risorse disponibili, determinando l’entità dei benefici in funzione del numero degli aventi diritto, escludendo ricorso a graduatorie per la concessione dei benefici, significa che l’importo della borsa è determinato annualmente, sulla base del numero di studenti idonei al beneficio, quindi, che aumentando la platea diminuisce gradatamente il beneficio.

La borsa di studio di merito ha un valore maggiorato del 25 per cento rispetto al valore della borsa base ed è destinata agli studenti con una media uguale o superiore a 7. Identica maggiorazione è garantita anche agli studenti disabili certificati, a prescindere dal requisito del merito. I contributi per l’acquisto dei libri di testo, ai sensi della normativa nazionale, sono concessi agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado in possesso del predeterminato requisito di reddito. I beneficiari dell’anno scolastico 2018-2019 sono stati 24.050 per un importo complessivo di poco più di 4,5 milioni di euro.

Il contributo medio quindi è stato di 190 euro, decisamente maggiore a quello dello scorso anno, ma sostanzialmente in linea con quello dell’anno scolastico 2016-2017. Tutti gli studenti idonei hanno ricevuto un contributo unico in termini di percentuale rispetto alla spesa sostenuta. Sono 47.000 gli alunni trasportati a partire dalle scuole dell’infanzia fino alle secondarie superiori, per un importo, a carico dei Comuni, di quasi 52 milioni di euro. Sul totale degli alunni sono oltre 1.100 gli alunni disabili che usufruiscono del trasporto scolastico per una spesa complessiva di 4,1 milioni di euro.

Come accennato precedentemente in questo ambito, la Regione interviene con uno stanziamento a sostegno dei Comuni di almeno 2 milioni di euro per il trasporto scolastico. Vediamo positivamente la decisione, evidentemente pre-elettorale, con la quale solo per quest’anno la Giunta ha deciso di stanziare risorse aggiuntive straordinarie specificatamente finalizzate a sostenere la frequenza delle scuole montane e disagiate e ridurre gli oneri a carico degli studenti per servizi di trasporto scolastico in tali aree.

A tal fine riteniamo che i 200.000 euro previsti andrebbero quantomeno aumentati a 500.000 e soprattutto siamo convinti del fatto che una tale misura dovrebbe essere resa strutturale.

Concludiamo poi con il fatto che si faccia ricorso all’uso integrato delle risorse regionali nazionali per garantire interventi complementari che permettano di ampliare la platea dei beneficiari. Una questione, però, mi preme particolarmente sottolineare, cioè che non riteniamo accettabile che l’età massima dei beneficiari venga fissata a 24 anni. Appunto perché vi è un diritto/dovere all’istruzione e alla formazione, che viene tutelato dal pubblico attraverso la concessione di uno specifico beneficio – ripeto, è un diritto, ma anche un dovere – è intollerabile che un soggetto ne approfitti fino a 24 anni, soprattutto alla luce del fatto che una maggiore estensione della platea va a ridurre l’importo ricevuto da ogni singolo beneficiario.

Trovo la cosa assolutamente immorale e diseducativa. Per questa ragione ho presentato un emendamento teso a portare a 20 anni l’età massima per poter godere dei benefici derivanti dal presente programma, ovviamente mantenendo l’assenza di limiti di età per gli studenti disabili certificati.

Infine, per quanto riguarda il divieto alla cumulabilità tra le borse riferite al diritto allo studio scolastico e altri benefici concessi da altre Regioni in funzione della residenza, nonché della sede dell’istruzione scolastica frequentata, riterrei opportuno inserire un’eccezione collegata esclusivamente all’acquisizione dell’ulteriore beneficio per titolo di merito. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Marchetti Francesca, prego.

 

MARCHETTI Francesca: Grazie, presidente.

Alcune considerazioni rispetto a questo atto che mi preme sottolineare. Innanzitutto, il protagonismo della Regione Emilia-Romagna nei tavoli nazionali rispetto a tutto il dibattito in atto sulle modalità di erogazione delle borse di studio agli studenti della secondaria di secondo grado, per evitare le sovrapposizioni di misure di diritto allo studio e anche quella proposta in Conferenza Stato-Regioni per prevedere un trasferimento statale unitario di tutte le risorse per il diritto allo studio e consentire, quindi, una programmazione unitaria regionale che garantisca sempre più quei criteri d’accesso, che già il collega Boschini illustrava.

Un altro tema secondo me fondamentale anche in questa programmazione, sul solco della precedente, che si fonda essenzialmente anche nei prossimi due atti, e lo vedremo, è l’innalzamento delle competenze, richiesta che già veniva nella sottoscrizione del Patto per il lavoro, ma anche nel focus che ha riguardato “Giovani Più”. Rispetto alle borse di studio, mi preme sottolineare l’impegno, l’intervento cardine di questa strategia regionale che ha cercato di ampliare, di anno scolastico in anno scolastico, la platea dei beneficiari. Voglio ricordare che nell’anno scolastico 2017-2018 sono stati coinvolti anche gli studenti frequentanti l’ultimo triennio delle scuole secondarie di secondo grado, questo sempre per continuare a sostenere, attraverso il diritto allo studio, quella leva di crescita e di equità che ci siamo proposti fin dall’inizio del mandato.

Colgo la sollecitazione del collega Tagliaferri, puntuale, rispetto alla questione del trasporto scolastico, questione che era stata evidenziata e che, quindi, è stata colta anche durante i lavori della precedente programmazione della Commissione. È ovvio che si può sempre fare meglio, ma riteniamo che dare una risposta alle aree montane, da un confronto avvenuto ‒ si può dire ‒ dal basso, sia il primo segnale sicuramente di un potenziamento di risorse che noi tutti auspichiamo possa diventare ancora più cospicuo.

Chiudo riguardo a un altro tema fondamentale, anche qui credo per la regione Emilia-Romagna, con questa nuova programmazione, fondamentale, cioè tutto il lavoro che si sta facendo con il gruppo tecnico di lavoro interistituzionale rispetto all’inclusione scolastica degli alunni disabili. Quella ricognizione che si sta attuando e che vuole mettere in luce le buone pratiche condotte già dagli Enti locali credo che sia un valore aggiunto da non disperdere nella discussione, in quanto vedremo anche nei prossimi atti come il dialogo tra le varie Istituzioni e i territori fa di questa nostra programmazione un valore aggiunto.

Un plauso anche rispetto a un altro impegno mantenuto, e cioè quello che è stato tutto il processo di dematerializzazione e semplificazione per avere l’accesso ai contributi dei libri di testo, perché questo significa semplificare ancora una volta quello che è il lavoro per le famiglie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Assessore, vuole intervenire? Allora, visto che non ci sono altri interventi in discussione generale, passo la parola all’assessore Bianchi.

 

BIANCHI, assessore: Abbiamo oggi tre provvedimenti collegati fra di loro, in realtà: uno è la programmazione scolastica; uno è il diritto allo studio scolastico; uno è il diritto allo studio universitario.

Si tratta di tre azioni che noi facciamo di concerto con le istituzioni scolastiche, a cui riconosciamo le autonomie, così come lo facciamo di concerto con le università, di cui l’autonomia è un principio sacro. Quindi, è un’azione collettiva, azione collettiva che coinvolge – i numeri che avete dato sono numeri altissimi – mezzo milione di famiglie e che coinvolge tutto il territorio, tutto.

Io credo che lo sforzo che stiamo facendo tutti assieme sia uno sforzo, che voi avete segnalato e vi ringrazio, da entrambe le parti, notevole, che però segnala ancora una volta la centralità della scuola nella vita di una comunità. È questo credo che dobbiamo segnalare. Lo sforzo che abbiamo fatto di allargare la platea credo che sia stato uno sforzo importante, perché la comunità non può essere fatta a pezzettini. Quindi, è uno sforzo che è stato allargato, uno sforzo di cui io sono molto contento.

Così come per quanto riguarda l’intervento successivo sul diritto allo studio universitario, dobbiamo rilevare che le nostre università, negli ultimi anni, hanno aumentato di 20.000 studenti, quindi lo sforzo di mantenere l’universalità dell’intervento credo che sia stato uno sforzo importante, che stiamo facendo in quel caso anche nell’interesse del Paese intero.

Sulla situazione specifica che lei ha segnalato dai venti ai ventiquattro anni, io vedo che ci sono molte persone in disagio, che non possiamo neanche segnalare specificatamente come certificate, ma che stiamo tentando di portare nuovamente dentro al sistema scolastico perché concludano i loro percorsi. Ma ovviamente, è un emendamento e sarà nella disponibilità dell’Assemblea poter decidere.

Però il senso era questo: non è necessario essere soltanto in una situazione certificata. C’è anche un disagio, che è stato molto ampio in questi anni e che stiamo tentando di recuperare, riportando tutti in condizione di poter completare un percorso scolastico. Però, ripeto: è nella disponibilità di questa Assemblea poter decidere.

Comunque, a tutti veramente grazie per l’attenzione che date a questo tema della scuola.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore.

Passiamo quindi alla discussione generale sull’emendamento, cinque minuti per ogni consigliere.

Consigliere Boschini, prego.

 

BOSCHINI: Grazie, presidente.

Ne ha già accennato adesso l’assessore, quindi non ci sarebbe particolare motivo per tornarci sopra, ma il rispetto che devo al collega Tagliaferri mi porta a motivare perché su questo emendamento non potremo convergere ed essere d’accordo.

La sostanza dell’emendamento è che i benefici non possano essere concessi dopo i 20 anni, mentre oggi il tetto è concesso fino ai 24. Lo diceva adesso l’assessore: credo che oggi i percorsi di vita delle persone siano molto più complessi di una volta. Non è detto necessariamente che non aver concluso il percorso scolastico a vent’anni significhi, detto in italiano, essere degli “zaccoloni”, non averne voglia e quindi non rientrare nella categoria costituzionale dei meritevoli.

I percorsi di vita dei ragazzi a volte hanno delle interruzioni, persino drammatiche, fatte magari di disagi, di difficoltà, quindi ci possono essere diversi fattori che portano un ragazzo a concludere il proprio percorso scolastico non per oggettivo demerito suo, ma per difficoltà delle condizioni sociali, personali o familiari, al di là dei vent’anni; anche se stiamo parlando di casi rarissimi, quindi in realtà, anche dal punto di vista economico e numerico, non staremmo facendo grosse cose, né in un senso né nell’altro. È però per questo motivo che anche se parliamo di casi molto rari, numericamente ridotti, ci pare opportuno lasciare alla valutazione delle delibere che si realizzeranno anno per anno, nel quadro di questo tetto, la possibilità di coprire anche questi casi, che a volte avvengono, di ragazzi che in questa fascia fra i venti e i ventiquattro anni continuano a essere in qualche modo meritevoli di un sostegno, anche se i tempi del loro studio si sono allungati, lo torno a dire, non necessariamente per loro demerito.

Questo è il motivo per cui non possiamo essere favorevoli.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Non ci sono altri interventi in discussione sull’emendamento, quindi passiamo alle dichiarazioni di voto sul provvedimento e sull’emendamento.

Non ci sono interventi in dichiarazione di voto.

Mettiamo in votazione, per alzata di mano, l’emendamento numero 1, a firma Tagliaferri, Facci, Callori.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

Passiamo ora alla votazione, sempre per alzata di mano, del provvedimento 8364.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(La delibera oggetto 8364, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 8365

Proposta recante: «Indirizzi regionali per la programmazione territoriale in materia di offerta di istruzione e di rete scolastica per gli aa.ss. 2020/2021 e seguenti ai sensi della l.r. n. 12/2003 e ss.mm.ii». (Delibera Giunta n. 753 del 20 05 19) (210)

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo ora all’oggetto 8365: indirizzi regionali per la programmazione triennale in materia di offerta di istruzione e di rete scolastica per gli anni 2020-2021 e seguenti ai sensi della legge regionale n. 12 del 2003, delibera di Giunta 753 del 20 maggio.

La Commissione Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità ha espresso parere favorevole nella seduta del 13 giugno con la seguente votazione: 27 a favore, nessun contrario, 1 astenuto.

Il Consiglio delle Autonomie ha espresso parere favorevole.

Discussione generale sul provvedimento. Dieci minuti a consigliere.

Consigliera Marchetti Francesca, prego.

 

MARCHETTI Francesca: Grazie.

Fondamentale per quanto riguarda questo atto è questa nuova programmazione che, come ricordava bene l’assessore, sono tre atti di politiche integrate per quanto riguarda l’istruzione e la formazione che prevedono di continuare innanzitutto quel dialogo con i territori per migliorare e adeguare sempre più l’offerta formativa a quelle che sono anche le richieste del tessuto produttivo e anche tutto quel lavoro che si sta facendo in sinergia, come dicevo prima, con gli enti locali e i territori di appartenenza in modo da dare poi risposte e opportunità occupazionali che possano garantire quel successo formativo che già dicevamo all’inizio.

Un altro punto fondamentale che emerge e che riguarderà anche la prossima programmazione, in un quadro normativo in evoluzione che riguarda anche la normativa nazionale rispetto agli istituti di formazione professionale, è quello di cercare di continuare a diversificare quelle opportunità di scelta che possano davvero rispondere alla vocazione di ogni studente, un progetto molto importante che riguarda l’orientamento. Sappiamo come il saper scegliere come accompagnare in una scelta adeguata i nostri studenti possa, poi, garantire quel pieno successo che evita la dispersione e l’abbandono scolastico.

Un’altra importante questione che va sottolineata riguarda come, in un momento anche di nuovi saperi, di integrazione di esigenze, si inseriscano nuovi indirizzi. Penso ai licei musicali, ai licei coreutici e anche a tutto quel collegamento che c’è con la legge sulla musica, che ha visto un lavoro straordinario in sinergia con tutti gli assessorati della nostra Regione.

Chiudo con un’altra questione importante: il nuovo quadro normativo sulla ridefinizione degli indirizzi e sul potenziamento delle attività laboratoriali. Questo è un elemento in itinere, in evoluzione, in discussione. Mi preme sottolineare, però, come quando parliamo di revisione e di riorganizzazione delle istituzioni scolastiche con i processi di accorpamento e la promozione dei modelli verticali di istituto comprensivo vi sia fatto un riferimento specifico in questa programmazione alla particolare attenzione che dobbiamo avere nelle aree montane. Veniamo da qualche anno in cui su questo punto c’è stato un impegno straordinario rispetto all’assessorato alla scuola della Regione. Sappiamo come per quelle zone la scuola, lo spostamento di una scuola o un piccolo istituto comprensivo debba avere un’attenzione particolare, perché significa un presidio sociale e una vita di comunità che, prima di essere riorganizzata, deve essere monitorata e valutata.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ci sono altri interventi?

Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Presidente e colleghi, la mappatura contenuta nella prima parte del documento non ci offre soltanto una pioggia di dati suddivisi in alunni, classi, istituzioni scolastiche, plessi, e chi più ne ha più ne metta, ma traccia la fotografia desolante di una regione che sicuramente è attentissima a raggiungere gli obiettivi fissati dall’Europa in ordine al numero di diplomati e laureati che deve sfornare, ma altrettanto è incapace di fornire strumenti minimi per capire come la domanda occupazionale si sta muovendo.

Sicuramente avere il 43 per cento di giovani che frequentano i licei ben ci fa sperare in ordine al numero dei futuri laureati e, quindi, al raggiungimento dell’obiettivo 2020 del 40 per cento di istruzione terziaria. Ma il fatto che solo il 22,2 per cento degli alunni frequenti un professionale e che di questi soltanto il 28 per cento scelga un indirizzo artigianale o industriale, a fronte di un 72 per cento che segue un indirizzo relativo ai servizi, la dice lunga sull’orientamento che viene fatto.

Su una popolazione scolastica che frequenta le superiori di quasi 190.000 alunni sono all’incirca 12.000 gli iscritti ad un professionale con indirizzo industriale e artigianale e quasi 40.000 gli iscritti ad un istituto tecnico ad indirizzo tecnologico. Le imprese cercano personale e non lo trovano. I pochi istituti tecnici che lavorano a stretto contatto con le realtà produttive del territorio vedono i propri studenti assunti subito dopo il diploma. In altri Paesi si programma e si investe su prospettive ventennali, qui manca assolutamente un ragionamento in prospettiva.

Stamane, mentre ero in macchina per venire qui, ho sentito un approfondimento molto interessante su RTL, nel quale veniva trattato con un impiego proprio dei problemi legati all’orientamento. Inutile dire che ho trovato piena conferma di quanto ora vi sto dicendo. In un ragionamento di prospettiva, una Regione che, come l’Emilia-Romagna, deve il proprio benessere alla piccola e media impresa non può che restare inorridita dai dati che ho appena citato.

Mi scuserà il mio Capogruppo, ma questa regione non può permettersi di sfornare esclusivamente avvocati (io pure ho fatto studi giuridici) altrimenti si dovrà rassegnare a ben altri tassi di disoccupazione.

Venendo ora alla sostanza del documento, ovvero alle linee guida che la Regione deve tracciare in merito alla rete scolastica, va ricordato come, a partire dalla riforma del Titolo V della Costituzione, vi sia stato un ripetuto conflitto di competenze fra Stato e Regioni circa il dimensionamento della rete scolastica, l’istituzione di nuove autonomie, l’accorpamento o la soppressione di quelle che non rispettavano un numero minimo di studenti e via dicendo, conflitto che ha condotto a un susseguirsi di pronunciamenti della Corte costituzionale, che ha visto lo Stato intervenire nell’ottica del contenimento della spesa pubblica, contrapposto alle Regioni, ferme a rivendicare una funzione che era già ad esse conferita, sia pure soltanto sul piano meramente amministrativo.

Sicuramente ha costituito un punto di svolta in campo nazionale l’accoglimento delle argomentazioni contenute nella sentenza della Corte costituzionale n. 147 del 2012, ovvero che il giusto punto di equilibrio sia dato dall’assegnazione di un contingente di dirigenti scolastici che consentirà alla Regione di definire la propria rete scolastica prescindendo da un numero fisso di alunni minimo o massimo per ciascuna istituzione scolastica e definendo il dimensionamento delle stesse a seconda delle esigenze legate alle varie realtà territoriali, con particolare riferimento alle scuole di montagna.

Ciò offre finalmente alla regione la possibilità di fare scelte proprie, anche particolari. Invece, no. L’Emilia-Romagna non lo fa. Basta vedere, al termine di pagina 20, come il dimensionamento delle istituzioni scolastiche ripercorre puntualmente in maniera ragionieristica il dettato del DL 98/2011, cioè il numero minimo di 600 alunni, ridotto a 400 per i piccoli comuni montani, o nelle aree geograficamente disagiate. Sicuramente, mi sarei aspettato una maggiore originalità.

Capisco la ratio con la quale il DPR n. 233 del 1998 ha avanzato la necessità di individuare un equilibrio ottimale, tra domanda di istruzione e organizzazione dell’offerta formativa, prevedendo i fatidici piani di dimensionamento. Ma da lì in poi, molta acqua è passata sotto i ponti.

Noi, invece, siamo ancora legati al piano di dimensionamento del 2000, cioè alla sommatoria dei piani provinciali allora elaborati. Devo ammettere che faccio molta fatica a trattare la scuola come un passaggio a livello a raso, dove per aprirne uno nuovo sei costretto a dimostrare a Ferrovie dello Stato di chiuderne due.

In questo caso, invece, si gioca con le scuole quasi come se l’autonomia scolastica fosse una casetta del Monopoli: l’intero capitoletto 3.3, relativo ai processi di razionalizzazione, ha questa impronta, dettando linee ferree con le quali solo a fronte di soppressioni, o fusioni di autonomie si può guadagnare la preziosissima fiche, che ci può, ad esempio, permettere di giungere allo sdoppiamento di istituzioni scolastiche ormai sovradimensionate all’interno del medesimo ambito territoriale; oppure, se non abbiamo questa esigenza a livello provinciale, possiamo restituire il gettone alla regione che provvederà a rimetterlo in gioco scambiandolo con un’altra provincia bisognosa, augurandosi che quest’ultima, un domani, sia altrettanto generosa con noi.

Identico lo spirito con il quale viene affrontato il problema dell’istituzione di nuovi indirizzi o la soppressione di quelli che ormai si ritengono obsoleti. Più di una norma che si potrebbe definire salva-corso, in quanto prevede il mantenimento di corsi che non soddisfano i requisiti minimi, se si riesce a dimostrare, tramite una relazioncina, che sussistono riscontri motivati circa un incremento atteso della domanda, andrebbe ad esempio previsto che nuovi indirizzi possano essere istituiti negli istituti tecnici o professionali soltanto se rispondenti alle richieste delle realtà economiche del territorio.

So che è un’idea forte, ma una scossa va data, e va data nel senso di far interagire sempre più scuola e impresa.

Avviandomi alla conclusione, devo riscontrare come l’unico guizzo di originalità in questa programmazione sia data dalla previsione che consente nei Comuni montani, in via del tutto eccezionale, al fine di garantire un presidio scolastico, e pertanto al solo scopo di assicurare il dimensionamento adeguato delle istituzioni scolastiche presenti, a fronte di adeguate e comprovate motivazioni, a valutare l’istituzione di aggregazioni in verticale costituite da scuole di ogni ordine e grado, ovviamente con il coinvolgimento delle Amministrazioni provinciali e degli uffici di ambito territoriale, dell’Ufficio scolastico regionale. Insomma, tanti “se” e tantissimi “ma” cui si aggiunge l’avere, e cito, “esperito ogni possibile soluzione alternativa soltanto per poter valutare quella che è l’unica vera soluzione logica da adottare”.

Mi sarei aspettato un po’ più di coraggio. Nel complesso, valutato il collage di norme che compone questa programmazione, il Gruppo di Fratelli d’Italia esprimerà comunque un voto di astensione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ci sono altri interventi?

Collega Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Solo per sottolineare alcuni aspetti che considero importanti in un documento che di per se stesso è importante perché ovviamente quando si parla di un tema come l’istituzione della rete scolastica non può che essere un provvedimento importante al quale prestare molta attenzione.

All’interno di questo documento corposo, che avrebbe tanti spunti di interesse sui quali soffermarsi, voglio sottolinearne uno in particolar modo che va sotto quel capitolo dal titolo “processi di razionalizzazione” che spesso, diciamo così, hanno prodotto negli anni più che razionalizzazioni… Non mi riferisco esclusivamente al comparto della programmazione scolastica, ma in generale alla rete dei servizi nel loro insieme. Sotto il titolo di “razionalizzazioni” spesso abbiamo assistito in realtà a soppressioni, accorpamenti, chiusure di servizi più che vere e proprie razionalizzazioni.

Nel corso di questi due giorni di aula abbiamo parlato di uffici di giudici di pace che sono andati sotto la voce di “razionalizzazioni” e sono stati chiusi. In questi mesi e in questi anni abbiamo discusso molto di punti nascita e anche da quel punto di vista abbiamo assistito a razionalizzazioni che hanno portato poi alla chiusura di alcuni servizi.

Mi fa piacere, invece, notare che in questo caso, proprio in quel capitolo, si è introdotto un criterio che introduce un elemento di valutazione molto attenta prima di procedere ad accorpamenti e soppressioni di plessi scolastici di piccole dimensioni, specie nelle aree disagiate. In particolar modo, ovviamente, mi riferisco a quelle dell’Appennino emiliano-romagnolo. Diceva bene prima la collega Marchetti: il valore di un plesso scolastico, di una scuola anche di piccole dimensioni, in realtà periferiche non è solo, anche se è fondamentale, il valore dell’offerta formativa, ma rappresenta un punto di riferimento sociale fondamentale per quello che spesso intorno alla scuola gravita e per quello che rappresenta la scuola in quanto tale.

Quindi, lo sforzo deve essere quello di mantenere il più possibile una rete di qualità. Su questo non possiamo transigere. Quindi, costituire le condizioni per offrire, garantire un’offerta di qualità su tutto il territorio regionale, in particolar modo ‒ dico io ‒ per le zone periferiche e disagiate, per le ragioni che richiamavo e per quelle che abbiamo richiamato in tanti interventi su temi simili. Voglio sottolineare come un elemento positivo questa particolare attenzione che si pone su questo tema in un capitolo che ‒ come dicevo ‒ spesso, invece, porta a soluzioni sicuramente non auspicabili.

L’altro elemento più generale, e mi collego a quanto detto fino adesso, anche se non è strettamente correlato all’atto che stiamo discutendo, riguarda più in generale un problema che accomuna, da questo punto di vista, i servizi sanitari e i servizi scolastici, che racchiuderei sotto il capitolo degli incentivi ai dipendenti della Pubblica amministrazione affinché questi svolgano le proprie funzioni in zone periferiche e disagiate.

Traduco. Fino a qualche decennio fa ‒ ormai decennio, purtroppo ‒ esisteva una graduatoria, una valutazione che assegnava dei punteggi, in qualche modo una corsia preferenziale, comunque incentivi ai docenti che si spostavano per andare a prestare il loro lavoro nei plessi di montagna. Tali incentivi sono stati soppressi, con il risultato, negli anni, che alla fine le cattedre, le classi nelle scuole, nei plessi scolastici di montagna, per oggettive ragioni che possiamo ben immaginare, per i problemi di collegamento, per tutti i problemi che sappiamo, sono le ultime che vengono assegnate. Ovviamente, gli insegnanti che vivono in città prima di scegliere una cattedra in un posto di montagna ci pensano bene, cosa che è comprensibile dal loro punto di vista soggettivo, lo è meno da un punto di vista oggettivo dell’offerta formativa complessiva, della quale noi ci dovremmo preoccupare.

Come ho ribadito in Commissione tutte le volte che abbiamo avuto occasione di parlare di questo tema, così voglio sottolineare anche oggi che una qualche forma di valutazione su questo tema dovremmo aprirla, perché lo stiamo facendo, se volete, obtorto collo, così mi ricollego a quanto dicevo sul versante sanitario, perché stiamo prevedendo incentivi economici per i medici che, ad esempio, dovranno andare a coprire i posti di pronto soccorso per garantire i servizi di pronto soccorso negli ospedali dell’Appennino bolognese sempre per la solita ragione, perché il personale che vive e lavora a Bologna difficilmente prende il treno, che pure qualche difficoltà ce l’ha, o peggio ancora la statale, che ha ancora più problemi, per raggiungere le zone periferiche, in questo caso l’Appennino bolognese. Ebbene, lì stiamo prevedendo incentivi economici per coprire quei servizi, che pure dobbiamo garantire.

Io non so se questa sia una strada replicabile, ovviamente non sic et simpliciter, non può essere la strada replicabile sul versante di cui parliamo oggi, ma io credo che i due temi tenuti insieme raccontino un pezzo della realtà di cui dobbiamo farci carico, se veramente vogliamo garantire su tutto il territorio regionale servizi fondamentali come quello sanitario e quello dell’offerta formativa e della presenza di plessi scolastici su tutto il territorio, perché ovviamente l’offerta formativa e i plessi scolastici sono garantiti soprattutto dal personale, docente e non docente, e dalle strutture fisiche, che hanno un valore nella misura in cui dentro ci sono persone che le fanno funzionare.

Io credo che – la lancio come suggestione – nei prossimi mesi e nei prossimi anni questo sarà un tema centrale, su cui l’Amministrazione regionale, nel suo insieme, sarà chiamata a dare risposte.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Non avendo altri iscritti in discussione generale, passo la parola all’assessore Bianchi. Prego.

 

BIANCHI, assessore: Rispondo, non solo per cortesia istituzionale, ma anche nel merito, all’intervento del consigliere Tagliaferri, che ho trovato ingiusto e a tratti sbagliato, direi anche offensivo nei confronti non solo miei, ma di tutte le persone che lavorano nella scuola. Ma siamo qui per discutere di questo, quindi leggerò con grandissima attenzione i commenti che lei ha fatto.

Voglio solo fare una considerazione, non come una excusatio che non è richiesta, ma perché voglio collocare le cose che lei ha detto in un contesto che però ci ha coinvolti tutti. La programmazione scolastica è un combinato di situazioni che portano a scelte che non stanno totalmente nelle mani di questa Giunta e di questa amministrazione, perché stanno dentro alla Conferenza regionale della scuola e della formazione, ma soprattutto, devono essere condivise con l’Ufficio scolastico regionale, che ringrazio per la sua attenzione, perché comunque è organo decentrato dello Stato. La gestione della scuola, il problema della strutturazione della scuola è la cosa quanto più strana che esista. Per un verso, infatti, vi è un obbligo di programmazione da parte nostra, quindi di questo organo, che rappresenta la comunità. Per contro, tutti gli strumenti rimangono nelle mani dello Stato centrale.

L’edilizia scolastica, come ho detto più volte, ormai è una lotteria, anzi è un insieme di lotterie. Il personale è totalmente definito dal Governo nazionale, così come anche le assegnazioni dei dirigenti. Lei dice che non c’è stato coraggio. Ma noi abbiamo fatto un atto insieme e abbiamo chiesto su questo autonomia. Abbiamo chiesto, proprio su questa materia che lei ha delineato, più autonomia. Non ci siamo imposti un ragionamento, come altri hanno fatto, cosa che io apprezzo, ma non abbiamo seguito questa strada di avere, ad esempio, un ruolo regionale degli insegnanti. Io lo trovo irrilevante; ma la programmazione, sì. Noi abbiamo chiesto strumenti affinché la programmazione che noi facciamo e possiamo fare sia effettivamente realizzabile.

Allora, questo discorso che lei fa si incrocia con l’altro tema, che lei sicuramente condivide: quello delle autonomie. Le autonomie implicano che noi non abbiamo soltanto un obbligo di programmazione, tra l’altro, dovendo tener conto di indirizzi che ci vengono dati dalle Province. Ma mettere nelle mani di questo organo e di questa Assemblea strumenti effettivi per rendere realizzabili degli atti, che sono e devono essere plasmati, disegnati sulla specificità delle condizioni. Nulla è – lo dico in inglese, mi scusi, è perché si dice così – un asset specificity, cioè specificatamente legato al contesto, come la scuola. Però, proprio le cose che lei ha detto, proprio per come le ha dette, anche con un tono che credo posso condividere nella fattispecie in cui ci troviamo, ma che ho trovato ingiusta nei confronti, ripeto, non miei, ma delle persone che lavorano nella scuola. Però, richiama il problema fondamentale di dove sta l’effettiva capacità programmatoria. La capacità programmatoria sta dove ci sono gli strumenti, fino in fondo. Credo che questa sia una cosa che stiamo facendo insieme e credo che sia anche, ripeto, non una giustificazione, perché io mi prendo le mie responsabilità e l’ho sempre fatto, anche del coraggio che ho avuto, anche se non mi è stato riconosciuto e se non mi verrà riconosciuto. Però, sono battaglie che ho fatto e continuo a fare. Siamo qui e comunque devo dirle una cosa. Nonostante tutti i limiti che abbiamo, i risultati del sistema scolastico di questa Regione sono lì, si vedono e sono trasparenti.

È vero, abbiamo dato una pioggia di dati. Certo che li abbiamo dati, perché tutti devono averli e li daremo ancora. Non sono dati che fanno paura, perché il numero di studenti che fa le scuole professionali e i centri di formazione professionale, su cui noi agiamo direttamente, è fra i più alti d’Italia. Abbiamo coinvolto tutti, ripeto, dai centri di formazione professionale fino al MUNER, che è l’università dell’automotive. Abbiamo coinvolto le imprese. Possiamo far meglio? Certo che possiamo fare meglio, siamo qui per far meglio, siamo qui per riposizionare questa Regione ai migliori livelli europei, non con l’idea di spaccare questo Paese, ma con l’idea di avere un motore per questo Paese.

Uno dei motori è la scuola su cui noi stiamo lavorando con passione, intelligenza e credo anche con il coraggio che i vincoli in cui stiamo operando ci stanno ponendo.

Grazie. Leggerò con attenzione i suoi commenti.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Consigliere Tagliaferri, prego. Ha cinque minuti.

 

TAGLIAFERRI: Solo per tranquillizzare l’assessore Bianchi e soprattutto per il fatto che le critiche che sono state espresse sono critiche di chi i dati li ha letti e quindi la pioggia di dati l’ha apprezzata e l’ha letta e di chi, però, ha il diritto/dovere di esprimere delle critiche che vogliono anche essere costruttive. Infatti, il nostro voto sarà di astensione e non un voto negativo.

Sotto questo profilo da una parte vengono apprezzati gli sforzi, dall’altra parte, però, diciamo quello che ci va bene e quello che ci va meno bene. Solo questo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliera Marchetti, prego.

 

MARCHETTI Francesca: Vorrei esprimere naturalmente il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico. Mi permetterà il collega Tagliaferri una battuta. Nella lettura dei dati, i dati possono essere letti in diversi modi. Mi sento di dire che potrebbe essere rimandato perché l’equilibrio, anche nelle percentuali, sulla frequenza dei licei, degli istituti tecnici e tutte le sperimentazioni attivate su quello che lei diceva essere il tema, la relazione con il produttivo mi fanno pensare che sicuramente c’è ancora molto da fare. Tante cose possono essere migliorate, ma partiamo da una base molto importante che va anche in quella direzione di valorizzare coloro che, probabilmente, in un liceo, nell’istituto tecnico non riescono appieno a valorizzare quelle che sono le proprie competenze, le proprie inclinazioni.

Io ho ritrovato, invece, in questa programmazione proprio un posto per tutti all’interno di quelle competenze e di quella leva di inclusione, caratteristici dell’Emilia-Romagna.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Passiamo, quindi, alla votazione.

Nomino gli scrutatori. Pettazzoni non c’è più, quindi lo sostituiamo con Liverani. Poli c’è, Ravaioli anche. Come sempre, giustamente.

Passiamo alla votazione del provvedimento n. 8375.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(La delibera oggetto 8365, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 8368

Proposta recante: «Piano regionale triennale degli interventi e dei servizi per il diritto allo studio universitario e l’alta formazione aa.aa. 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 ai sensi della l.r. n. 15/2007 e ss.mm.ii». (Delibera di Giunta n. 795 del 20 05 19) (211)

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo, ora, al provvedimento oggetto 8368: piano regionale triennale degli interventi e dei servizi per il diritto allo studio universitario e l’alta formazione annate 2019-2020, 2020-2021, 2021-2022 ai sensi della legge regionale n. 15/2007, delibera n. 795 del 20 maggio.

La Commissione Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità ha espresso parere favorevole nella seduta del 13 giugno con la seguente votazione: 27 voti a favore, nessun contrario e 1 astenuto.

Discussione generale. Dieci minuti per ciascun consigliere.

Consigliera Marchetti Francesca, prego.

 

MARCHETTI Francesca: Questo è l’ultimo atto dei tre che oggi riguardano le politiche dell’istruzione e della formazione. Voglio mettere in risalto alcuni dati, visto che credo ci sia stata fornita una fotografia importante, anche in questo atto, innanzitutto dell’aumento degli studenti universitari nella nostra regione da 149.000 a 165.000, di cui più della metà viene da fuori regione. Facendo una botta di calcoli, è come se si trattasse di un ateneo in più. Credo che questo dato sia fondamentale per mettere a valore tutte quelle azioni che in questa programmazione ritroviamo per dare risposte e copertura anche a queste nuove domande.

La questione che credo vada affrontata è sicuramente il tema delle borse di studio, che ancora una volta vedono la Regione Emilia-Romagna dare una copertura totale rispetto agli idonei aventi diritto, ma soprattutto anche gli sforzi che si stanno compiendo nella trattativa anche nazionale rispetto a coloro che vengono da fuori regione, che devono avere una risposta anche in questi termini sulle coperture della borsa di studio.

L’altra questione, che trovo fondamentale come misura per l’attrattività e, quindi, anche per il futuro e per l’integrazione degli studenti nei percorsi di studio, riguarda il tema della residenza e anche delle risposte che le nostre città stanno cercando di dare. Una volta, mi pare in Commissione, ci siamo detti che ciò che contraddistingue – è probabilmente questo – la Regione Emilia-Romagna è che abbiamo città non con una sede universitaria, ma città universitarie. Perché cito questo? Perché credo che sia emblematico ricordare come una città universitaria metta in campo tutta una serie di servizi, grazie anche al lavoro e alla collaborazione con ER.GO, che possa il più possibile creare quella che è una città e una comunità regionale educante, quindi come uno studente non ospite, ma che si integra nella città in cui viene a studiare.

Questo è un elemento e uno sforzo che si vede già in tutta la valorizzazione delle residenze universitarie, che troviamo anche nella programmazione che oggi andiamo a considerare, ma soprattutto penso che vada valorizzato lo sforzo e tutto il lavoro anche di interlocuzione con i vari enti, dai privati alle università, rispetto al tema dell’edilizia universitaria e del grande e fondamentale passo avanti che dobbiamo fare per quanto riguarda gli affitti all’interno di un perimetro di sostenibilità e, aggiungo, anche di legalità, perché tutti sappiamo cosa a volte si muove quando gli studenti arrivano in una città e devono affittare un appartamento o una stanza. Quindi, andare incontro anche citando nella programmazione la sperimentazione di nuovi modelli gestionali al riguardo credo che sia sicuramente una questione da mettere a valore e che risponda alle tante rimostranze che più di una volta, nelle nostre interlocuzioni, le consulte degli studenti hanno evidenziato e valutato.

Rispetto a questo, colgo con favore che si continua a potenziare e a lavorare su quello che è l’orientamento: abbiamo sollevato prima la questione, come elemento fondamentale, per quanto riguarda la scuola secondaria. Sicuramente un orientamento di accesso, ma anche di accompagnamento al lavoro per i laureati credo che sia un’azione importante, che risponde sempre all’esigenza di dare il più possibile successo formativo ai nostri ragazzi.

Ultima questione, molto importante: credo che prevedere e dare sempre un’attenzione particolare a specifici interventi per studenti con problemi o disagi e situazioni particolari di disagio, così come prevedere anche nelle borse di studio un’attenzione particolare agli alunni con disabilità rappresentino quella che è veramente una programmazione, anche su questo tema del diritto allo studio universitario, che cerca in tutti i modi di abbattere le barriere sociali per garantire pieno successo formativo a tutti.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Se l’Emilia-Romagna è tra le regioni con il più alto numero di studenti iscritti all’università, è anche una delle regioni con il più alto numero di idonei alle borse di studio.

Anzi, nell’intero documento, come peraltro nel precedente, dedicato al diritto allo studio nell’ambito della scuola primaria e secondaria, si evidenzia quale elemento di merito per la Regione quello di riuscire a provvedere al 100 per cento delle richieste avanzate da parte di idonei alla borsa di studio.

Mentre, come dicevo in relazione al punto precedente, l’intervento per il diritto allo studio in ambito di scuola primaria e secondaria era rivolto ai residenti, quello universitario non è soggetto a questo genere di limitazioni. I benefici riservati agli studenti universitari sostanzialmente si articolano in borsa di studio, pasti ed alloggio. L’esame delle pratiche relative al diritto allo studio, come peraltro l’erogazione dei benefici che ho appena citato, sono posti in capo ad ER.GO, un ente dipendente dalla regione, dotato di personalità giuridica, di autonomia amministrativa, patrimoniale, organizzativa, contabile e finanziaria, attraverso il quale la regione governa il sistema integrato di interventi e servizi per il diritto allo studio universitario, cercando di offrire standard quantitativi e qualitativi omogenei per tutti gli atenei presenti sul territorio regionale.

Fra le missioni assegnate dalla regione ad ER.GO, rientra la gestione degli oltre 210 milioni di patrimonio immobiliare costituito dalle residenze universitarie, servizi di ristorazione che annualmente forniscono quasi 2,5 milioni di pasti, la gestione delle domande per l’accesso ai benefìci, i servizi di orientamento in ingresso, la realizzazione di azioni di accompagnamento e orientamento in uscita, nonché la qualificazione delle misure rivolte ai laureati che favoriscono un’esperienza formativa all’estero e che prevedano un rientro accompagnato sul territorio regionale al fine di renderla disponibile per il contesto socioeconomico locale.

Da una breve disamina dei dati contenuti nella prima parte del documento possiamo affermare che gli iscritti ad università che hanno sede nella nostra regione dal 2015 ad oggi sono passati da 144.000 a 165.000 in termini assoluti, il maggiore incremento fra tutte le regioni italiane.

Gli studenti fuori sede o quelli provenienti da provincia diversa da quella di sede del corso sono circa i due terzi. Nell’anno scolastico 2017-2018 la percentuale di studenti emiliano-romagnoli iscritti all’università del nostro territorio è stata del 53 per cento. Pari al 47 per cento è stata, invece, la mobilità in ingresso di studenti provenienti da altre regioni e da altre nazioni. In particolare, l’incidenza degli studenti fuori regione risulta del 15 per cento più alta rispetto ad altre regioni che, come Lombardia, Lazio e Toscana, hanno un elevato numero di iscritti. Questa anomalia trova probabilmente una parte della propria spiegazione nel fatto che l’Emilia-Romagna si colloca tra le poche regioni italiane che sono sempre riuscite a garantire un beneficio a tutti gli studenti idonei, destinando proprie risorse al diritto allo studio, con continuità e nonostante l’instabilità e le incertezze che negli ultimi anni hanno caratterizzato il finanziamento nazionale.

Se io fossi uno studente siciliano – faccio questo esempio perché la Sicilia è l’unica Regione, insieme al Molise, a non aver mai coperto il 100 per cento degli idonei alla borsa di studio negli ultimi cinque anni – e fossi consapevole dei requisiti di reddito per accedere ad una borsa di studio, sarei sicuramente più attratto dall’iscrivermi in Emilia-Romagna, Regione che ha sempre garantito il 100 per cento della copertura, rispetto al farlo a casa mia dove solo poco più del 68 per cento delle richieste viene attualmente soddisfatto.

Non a caso il 53 per cento delle borse di studio è assegnato a studenti fuori sede. Certo, non tutti sono di fuori regione, in quanto ER.GO classifica come fuori sede gli studenti residenti in un comune la cui distanza dalla sede del corso frequentato sia percorribile con i mezzi pubblici in un tempo superiore a 90 minuti e che prendono alloggio nei pressi della sede universitaria a titolo oneroso e per un periodo non inferiore a dieci mesi. La maggior parte sicuramente lo è.

Ne deriva che all’aumentare di studenti fuori sede in possesso dei requisiti per ottenere la borsa di studio, a fronte di una politica regionale che è tesa a soddisfare il 100 per cento delle richieste accoglibili, il valore assoluto della borsa di studio vada a ridursi di anno in anno a scapito degli studenti emiliano-romagnoli più bisognosi. Questo dato è, peraltro, facile da intuire leggendo la relazione e mi è stato confermato lo scorso weekend da alcuni rappresentanti degli studenti, che mi hanno testimoniato come, ad esempio, in relazione all’Ateneo di Modena le borse di studio si siano assottigliate nel corso degli ultimi anni.

Il fondo per il diritto allo studio universitario com’è composto? Oltre un quarto deriva dal gettito della tassa regionale per il diritto allo studio universitario, attualmente pari a 140 euro, cui si aggiungono le risorse del Fondo integrativo statale. Vanno a completare il fondo risorse proprie dell’azienda ER.GO. destinate al pagamento delle borse di studio e agli altri interventi economici, nonché risorse regionali che per il triennio 2019-2020-2021 che vengono quantificate in 20,5 milioni di euro annui. In totale, il fondo ha raggiunto nel 2018 un importo complessivo di quasi 90 milioni di euro.

Il parallelismo che tra le righe ci viene propinato è che la maggiore attrattività nei confronti di studenti provenienti da fuori regione è premiata tramite maggiori quote dei trasferimenti relativi al Fondo integrativo statale, ma basta scostarsi dal testo e prendere in esame i dati per vedere che non è così. Anzi. Siccome dicevamo all’inizio che gli iscritti in regione sono aumentati di oltre 20.000 unità nel corso dell’ultimo quinquennio, l’andamento del Fondo integrativo statale ha raggiunto il suo culmine proprio nel 2014, quando gli iscritti erano soltanto 140.000, con uno stanziamento pari al 16,90 per cento delle risorse rese disponibili in campo nazionale, per poi diminuire gradatamente fino ad una percentuale dell’11,90 nel 2018.

A questo punto, intendo soffermarmi un attimo su un paragrafetto che ritengo particolarmente interessante. Mi riferisco ai servizi per l’attrattività e l’internazionalizzazione. L’enunciazione del principio cardine di questo punto è ineccepibile. La nostra università deve costituire un fattore di attrattività di giovani talenti. Qui, come potete ben immaginare, avevo già lanciato a briglie sciolte l’immaginazione e al ricordo del paragrafo dedicato ai corsi di laurea internazionali interuniversitari in Advanced Automotive Engineering, collegati al settore dell’auto, già pregustavo la visione di una torma di ingegneri giapponesi arrappati dal made in Italy. Invece niente collaborazione con l’università di Tokyo...

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Scusatemi, non siamo al circo.

 

TAGLIAFERRI: Dicevo, niente collaborazione con l’università di Tokyo e neppure con quella USA. Nulla di così banale. In effetti, faceva un po’ ridere il fatto che non c’erano gli ingegneri giapponesi arrappati dal made in Italy. Gli atenei della nostra regione collaborano con UNICORE, nientepopodimeno che University Corridors for Refugees, ovvero i corridoi universitari per rifugiati. Questo mi fa un pochino più ridere. In questo ambito, ad esempio, l’Università di Bologna ha attivato un bando per dare la possibilità a studenti rifugiati in Etiopia di proseguire il loro percorso accademico all’Università di Bologna. Questi studenti riceveranno fino a 1.000 euro quale sostegno per le spese da affrontare prima dell’arrivo in Italia, 3.200 euro che saranno pagati durante ciascuna annualità di corso secondo criteri di merito e una borsa di studio pari a 5.192 euro per l’anno accademico, alloggio condiviso negli studentati ER.GO, servizi di ristorazione e riduzione totale delle tasse universitarie. Ovviamente, questi fondi fanno parte del montante complessivo destinato al diritto allo studio universitario, quindi sono detratti da quanto stanziato per le borse di studio agli altri studenti. Al termine dei corsi, provvederà ER.GO all’orientamento in uscita, con la finalità di promuovere la permanenza di questi giovani sul territorio.

Sono veramente felice del fatto che, grazie ad ER.GO, gli studenti etiopi meritevoli troveranno occupazione sul territorio regionale, intanto però gli studenti emiliano-romagnoli, che a malapena sanno cos’è ER.GO, possono andare a cercare lavoro all’estero. Complimenti davvero.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Assessore Bianchi, prego.

 

BIANCHI, assessore: Intanto prendo atto, ancora una volta, che abbiamo delle divergenze.

 

(interruzione)

 

Va bene, è bene che sia così. Abbiamo delle divergenze. È la democrazia, è il suo bello. Però, mi faccia fare alcune considerazioni proprio in base a questo principio.

Le università nella loro essenza di base hanno un codice di autonomia, quindi l’Università di Bologna fa le proprie scelte, che io posso condividere o non condividere, ma sono le scelte dell’Università di Bologna e devono essere assolutamente rispettate nell’autonomia propria dell’università. Ognuno è fatto come è fatto, e io per mia storia personale considero questo il cardine.

Rispetto a questo, però, mi faccia fare una considerazione sull’andamento del sistema universitario in Italia. Siamo in una situazione che reputo straordinariamente pericolosa, perché si sta riducendo in Italia il numero degli iscritti all’università. Questo io credo che sia un fatto straordinariamente negativo. Ma soprattutto si sta generando un fenomeno di forte spostamento dalle università meridionali, che pur sono università con grandi dotazioni, verso il nord, verso le regioni che lei ha indicato, essenzialmente la Lombardia e l’Emilia-Romagna.

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Assessore, lei ha perfettamente ragione, ma è la sua maggioranza che non la sta ascoltando. Io ho lasciato correre prima, quando parlavano gli altri. Lei ha perfettamente ragione: è mancanza di educazione da parte dei nostri colleghi nei suoi confronti.

 

BIANCHI, assessore: Non ho detto nulla…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Invito i colleghi, come faccio più volte, a parlare in silenzio durante gli interventi…

 

BIANCHI, assessore: Scusatemi, faccio fatica a concentrarmi.

Stavo dicendo: c’è un problema oggettivo, c’è una fortissima migrazione dal sud verso il nord, verso la Lombardia, l’Emilia-Romagna e la Toscana, e in parte il Veneto, dove ci sono però atenei che stanno attraendo moltissimi studenti da tutta Italia, e moltissimi anche da fuori. Una università, per definizione, è situata in una regione, ma non è un’istituzione regionale. Perché quando una università ha come bacino di utenza soltanto il suo contesto locale, non è più una università, è un’altra cosa.

Rispetto a questo, però, c’è un problema su cui lei ha posto l’attenzione e che è stato oggetto di un intervento da parte mia, notevole e insistente, all’interno del dibattito nazionale sul fondo nazionale per le borse: è l’idea di giungere ad un sistema di portabilità.

Non credo soltanto in virtù della bontà del nostro sistema, che anche lei ha riconosciuto, ma credo che le condizioni generali in cui si sta svolgendo la dinamica del Paese, questo flusso di 20.000 studenti dal Sud al Nord, ci ha obbligato ad un inseguimento per mantenere un livello che io ritengo necessario. Rispetto a questo, da tempo io propongo una sorta di portabilità della borsa, che veda lo studente che si muove da una regione all’altra, poter disporre delle risorse della regione di partenza. È da tempo che lo dico, ed è tempo che in un qualche modo si vada verso un sistema nazionale che riconosca questo. Così come è anche vero che quando io vado a reclamare, e tutti gli anni lo faccio, che le risorse del sistema nazionale siano adeguate alla nostra situazione attuale, si calcolano su quello di due anni prima. Quindi, il paradosso, che se vuole però è un paradosso anche stabilizzante, è che se lei è in una università che sta perdendo studenti, lei ha un premio perché ha calcolato su due anni prima; se lei è un’università in crescita, come sono tutte le nostre, lei ovviamente deve scontare una penalizzazione per il fatto che i conti li fanno sui due anni precedenti. Quindi, chi è messo così è in difficoltà, chi è messo così ha avuto un premio. Può essere anche una misura stabilizzante in modo da indurre una minore mobilità. Però, la mobilità nel sistema universitario è assolutamente necessaria.

Non è soltanto un problema di borse, è un problema, ad esempio, del forte investimento che noi abbiamo fatto in residenze universitarie. All’interno delle residenze universitarie un fatto che noi abbiamo verificato avere forte capacità di attenzione da parte degli studenti sono tutte le iniziative che facciamo dentro alle nostre residenze, cioè le nostre residenze non sono dormitori, ma tendono sempre a essere più dei luoghi in cui si svolgono anche attività creative, perché la vita universitaria in fondo prende un periodo della vita che poi è quello formativo, è quello cruciale per gli anni successivi.

Credo che a livello nazionale, così come sto insistendo e come io stesso ho detto al ministro l’altro giorno in occasione di questa iniziativa voluta dall’Università di Bologna, tornare a ragionare nel suo insieme su un Paese che perde studenti, sull’idea che una parte del Paese attrae studenti e sull’idea complessiva che il nostro sistema non può essere soltanto basato sulla concorrenza fra università, ma anche sulla generazione di forti processi integrativi fra università, credo che questo sia un problema fondamentale di riposizionamento dell’intero sistema.

Il caso che lei diceva di MUNER perché è interessante? Perché per la prima volta in questo Paese su un settore che è il settore automotive, quindi automobile, ma tutto il settore della componentistica, abbiamo messo insieme i produttori finali, gli assemblatori finali di un comparto chiaro, che è qui, ma che non si può dire essere emiliano-romagnolo, è presente in Emilia-Romagna, ma sono casi assolutamente di dimensione internazionale, tutta la filiera dei componentisti, le università disegnando assieme l’offerta didattica, è stato un processo che di per sé è stato fortemente innovativo e ci viene riconosciuto da tutti.

Dopodiché, è chiaro che poteva anche essere svolto con l’Università di Tokyo, però l’interesse che noi avevamo non era rivolgerci all’Università di Tokyo, era quello di indurre un processo di integrazione nella formulazione della richiesta e della capacità di formare delle competenze in un settore in rapida trasformazione. È nel suo insieme che va valutata la cosa. Ho apprezzato i suoi commenti e spero che lei abbia apprezzato le mie risposte.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Se non ci sono interventi in dichiarazione di voto, mettiamo in votazione l’oggetto 8368.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(La delibera oggetto 8368, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

Passiamo agli atti di indirizzo.

 

OGGETTO 8347

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi al fine di richiedere a tutti i distretti le osservazioni così da ottimizzare e monitorare l’utilizzo delle risorse erogate con il Fondo regionale per la non autosufficienza; ad informare periodicamente, utilizzando le varie tecnologie di comunicazione disponibili, tutte le organizzazioni sindacali e del terzo settore sui miglioramenti che le osservazioni possono produrre. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

(Discussione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Oggetto 8347: risoluzione che impegna la Giunta ad attivarsi al fine di richiedere a tutti i distretti le osservazioni, così da ottimizzare e monitorare l’utilizzo delle risorse erogate con il Fondo regionale per la non autosufficienza, e ad informare periodicamente, utilizzando le varie tecnologie di comunicazione disponibili, tutte le organizzazioni sindacali e del terzo settore sui miglioramenti che le osservazioni possono produrre, a firma del consigliere Daniele Marchetti.

La discussione generale è aperta. Dieci minuti.

Consigliere Marchetti, prego.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente.

La mia sarà un’illustrazione abbastanza breve. Di fatto, questa risoluzione è una continuazione naturale di un percorso già avviato. Infatti, l’articolo 31 della legge regionale n. 25/2016, articolo introdotto con un emendamento che abbiamo presentato come Lega, ma votato con voto unanime da tutta l’aula, prevede che, al fine di ottimizzare e monitorare l’utilizzo delle risorse erogate con il Fondo regionale per la non autosufficienza, la Giunta regionale informa annualmente la Commissione assembleare competente sulle eventuali osservazioni pervenute all’ufficio di distretto dalle organizzazioni sindacali territoriali, dai soggetti del terzo settore e dai cittadini ed utenti dei servizi.

In poche parole, che cosa abbiamo fatto con l’introduzione di questo articolo? Abbiamo messo in piedi un sistema di controllo e monitoraggio sull’utilizzo del fondo per la non autosufficienza, per avere un ritorno ‒ chiamiamolo così ‒ dal territorio. Parliamo, comunque, di stanziamenti che vanno anche oltre i 400 milioni di euro all’anno. Credo sia assolutamente opportuno fare un monitoraggio e raccogliere le segnalazioni e i pareri dal territorio per capire effettivamente come vengono utilizzati questi fondi. Purtroppo, ogni territorio può avere le sue caratteristiche e le sue problematiche, quindi è sempre bene tenere aperto un canale con i territori per capire se il riparto è attuato nella maniera corretta oppure no.

Come funziona il sistema che è stato introdotto da quest’articolo e organizzato, ovviamente, dalla Giunta regionale? Ci sono segnalazioni che vengono fatte dalle organizzazioni sindacali, soggetti del terzo settore, caregiver o cittadini che percepiscono aiuti riguardanti la non autosufficienza, girano la segnalazione all’Ufficio di Piano, che le raccoglie, le sintetizza, prepara una scheda, che poi viene a sua volta inviata alla Regione Emilia-Romagna, dopodiché la Giunta regionale viene una volta all’anno (anche se c’è stato qualche intoppo, perché in tutto questo tempo è venuta soltanto una volta in Commissione, però andiamo oltre) in Commissione e informa i commissari sulle segnalazioni pervenute. Questo a che cosa serve? Serve perché i commissari, magari in sede di approvazione del riparto del Fondo regionale per la non autosufficienza, o la stessa Giunta può tenere conto di osservazioni che sono pervenute dal territorio.

Durante l’ultima, che è stata la prima di fatto, l’illustrazione fatta in Commissione, qualche mese fa più o meno, due mesi fa, se non sbaglio, dei complessivi 38 ambiti distrettuali 10 hanno dichiarato di aver ricevuto una o più osservazioni, altri hanno dichiarato di non averne ricevute, mentre 4 distretti non hanno proprio risposto.

Ebbene, visto che all’epoca, quando presentai quell’emendamento che venne approvato dall’aula, non lo feci per sport, tanto per togliermi uno sfizio, ma perché ritenevo e ritengo utile uno strumento di questo tipo, chiediamo con questo atto di indirizzo di attivarsi al fine di richiedere a tutti i distretti, e sottolineo a tutti i distretti, le osservazioni, così da ottimizzare e monitorare l’utilizzo delle risorse erogate con il Fondo regionale per la non autosufficienza.

Inoltre, l’ultima richiesta l’abbiamo fatta perché mi sono accorto, parlando con alcuni soggetti del terzo settore, che non tutti conoscono la possibilità di inoltrare all’Ufficio di Piano delle osservazioni o delle segnalazioni. Quindi, credo che al giorno d’oggi, con tutti gli strumenti e i mezzi tecnologici che sono a disposizione (mailing list e così via), sia assolutamente fattibile informare tutti i soggetti che risultano alla Regione Emilia-Romagna di questo strumento, che io ritengo importanti, in modo che lo possano utilizzare.

Queste sono le richieste che noi avanziamo con questo atto di indirizzo, che, come dicevo prima, di fatto è una continuazione del lavoro che abbiamo già impostato ormai più di tre anni fa.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Prego, consigliere Zoffoli.

 

ZOFFOLI: Grazie, presidente.

Credo che l’interesse dimostrato e gli atti che ha fatto il consigliere Marchetti, di cui gli do atto, rispetto alla possibilità di avere un monitoraggio chiaro di quelle che sono l’utilizzo, la distribuzione e l’ottimizzazione dell’uso dei tanti soldi che diamo per il Fondo per la non autosufficienza siano molto opportuni e molto corretti, e lo vediamo spesso negli ultimi periodi in diversi atti che hanno presentato.

Ha ragione, il consigliere Marchetti, quando dice che l’atto principale è l’articolo 31 della legge regionale n. 25 del 2016, che è quello che in qualche modo ha sancito la necessità di avere questa richiesta e fornitura di dati da parte dei distretti relativamente all’ottimizzazione dell’utilizzo di queste risorse.

Sicuramente per quello che riguarda il 2017, per disguidi, di cui ci siamo già scusati, non c’è stata in Commissione la relazione rispetto a questo monitoraggio che doveva essere fatto. Nel 2018, invece, come diceva bene il consigliere Marchetti prima, l’abbiamo fatto un paio di mesi fa. Ebbene, i dati che ci sono arrivati hanno dimostrato come nei territori ci sia una valutazione importante per quello che riguarda l’utilizzo di queste risorse, però i rilievi e le difficoltà sono principalmente legate a regolamenti locali e, quindi, sono risolte perlopiù a livello distrettuale. Per cui, qualora risultino osservazioni di interesse più ampio sulle quali è possibile intervenire a livello regionale, queste sono inserite, appunto, in quella relazione che viene portata in Assessorato, i cui risultati vengono anche discussi e presentati, come appunto prevede l’articolo, nelle Commissioni.

Tale relazione viene diffusa anche alle rappresentanze regionali delle organizzazioni sindacali del terzo settore. Questo viene fatto già. Il confronto con le rappresentanze regionali dei vari portatori di interesse (organizzazioni sindacali, associazioni di utenti, cittadini e terzo settore) già dall’avvio del fondo regionale per la non autosufficienza si è svolto costantemente negli anni. È chiaro che il territorio è più in grado di approfondire, di avere relazioni, di avere quel confronto che ci permetta poi di fare queste verifiche.

Nella sostanza, e chiudo, è evidente che se tutto quello che viene richiesto da questa risoluzione non fosse già in atto e non fosse già, anche appunto grazie agli atti precedenti della Lega, in atto e quindi non fosse già in esecuzione sarebbe un atto sicuramente da votare.

Siccome, però, tutto quello che viene richiesto nella risoluzione viene già fatto, sono andato anche a verificare i passaggi, le cose che vengono richieste da una parte nella risoluzione e dall’altra parte che vengono fatte, sono già fatte tutte, riteniamo quindi che sia un atto superfluo. Siccome c’è già tutto quello che viene richiesto, non riteniamo di votarla.

Posso essere d’accordo con il consigliere Marchetti eventualmente per fare un incontro con la Direzione generale per cercare di vedere se realmente quello che lui chiede con questa risoluzione, che a me risulta che viene già fatto complessivamente, viene fatto. Se nella realtà ha ragione lui e non viene fatto, allora dopo potremmo anche pensare a una risoluzione congiunta. Se tutto è già in essere, riteniamo che questa risoluzione sia superflua rispetto alle cose che chiede.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Il tema che pone il consigliere Marchetti mi consente di fare una riflessione più generale sul tema del fondo per la non autosufficienza, partendo da una considerazione che credo sia utile e doverosa ricordare in ogni occasione, cioè che comunque parliamo di un fondo che, per quanto riguarda la nostra Regione, è il fondo che ha la maggiore dotazione economica tra tutte le Regioni italiane, a dimostrazione di un’attenzione addirittura maggiore rispetto alla dotazione di quanto prevede per tutte le Regioni italiane lo Stato centrale.

Questo per segnalare non solo l’attenzione, ma l’importanza concreta che questa Regione attribuisce al tema di cui parliamo. Io, tra l’altro, nonostante la considerazione che ho appena svolto, quindi l’ottima base di partenza dalla quale ci muoviamo, sono tra quanti ritengono... L’ho detto pubblicamente in diverse occasioni, compreso un dibattito pubblico con l’allora, possiamo dire, a questo punto, assessore al welfare della Regione, Elisabetta Gualmini. Credo che lo sforzo che dovremmo fare come Regione, se non in assestamento, nel bilancio di previsione per il 2020, quando ci sarà la discussione sul bilancio 2020, è di prevedere un aumento del fondo. È un impegno che possiamo e che dobbiamo assumere. Nonostante la dotazione sia molto significativa e molto corposa, sappiamo che le necessità non sono necessità che si verificano nella nostra Regione, sono ancora non del tutto coperte e non diamo una risposta complessiva a un tema che, invece, la meriterebbe.

Apro qui una riflessione, non per parlar d’altro. Tornerò, poi, sul merito più specifico della risoluzione. Abbiamo alcuni elementi che emergono dal tessuto sociale sui quali credo sarebbe utile organizzare una riflessione. Ad esempio, il tema ‒ lo dico in modo generico ‒ delle badanti: sappiamo che oggi l’assegno che garantiamo copre solo in parte le esigenze e le necessità che vengono da una parte sempre più significativa della nostra società, in una fascia d’età che sappiamo essere molto delicata, con dinamiche che si vengono a creare e che sono dinamiche molto particolari. Quando le persone hanno bisogno, alle volte da un momento all’altro, perché la vita ti pone in condizioni che non avevi programmato, per la ricerca di quelle figure spesso ci si affida a conoscenze personali. Insomma, in momenti delicati della vita non c’è un percorso strutturato che garantisca una risposta complessiva da parte del pubblico.

Io penso che aprire una riflessione su come eventualmente aumentare il Fondo per la non autosufficienza, dedicando questo aumento in particolar modo a quel segmento delle esigenze sociali, sarebbe una riflessione interessante, ripeto, che potremmo svolgere già a partire dal bilancio, non certo dall’assestamento, che è domani praticamente, perché si tratterà della fine di luglio, sicuramente a partire dalla riflessione di approvazione del bilancio del 2019 per il 2020, perché a prescindere dal momento in cui terminerà questa legislatura credo che sia opportuno, necessario e doveroso che si approvi il bilancio per consentire un regolare esercizio di funzionamento per il 2020. Quindi, credo che in quella discussione questo tema dovrebbe trovare spazio in modo adeguato.

Da questo punto di vista torno all’elemento posto dal consigliere Marchetti, al quale va riconosciuta – lo dico pubblicamente, visto che l’ho detto anche a lui personalmente – una serietà e una costante attenzione sul tema, che sicuramente è apprezzabile, e il tema che pone il consigliere Marchetti non ci vede del tutto ostili, anzi pone un tema che io credo meriti attenzione. D’altra parte, le considerazioni che faceva il consigliere Zoffoli sono altrettanto oggettive. Ecco, io vorrei evitare di trovarmi in una situazione in cui ci troviamo a votare su un documento le cui basi sostanzialmente magari sono condivise e ci troviamo, invece, a votare in modo contrapposto per ragioni magari anche legate a questioni più di dettaglio.

Quindi, l’invito che faccio da questo punto di vista è, se ci sono i margini, se ci sono gli spazi – guardo il consigliere Zoffoli e il consigliere Marchetti –, il seguente: evitiamo di arrivare al voto in questa occasione e prendiamoci il tempo necessario per eventualmente una riformulazione della risoluzione che possa trovare una convergenza, che tutto sommato credo non sia così distante.

Visto che sono arrivato alle ore 17, non voglio rubare altro tempo. Quindi, pur avendo altri tre minuti, presidente, e per questo dovrebbe ringraziare la mia attenzione e la mia cortesia nei confronti…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Guardi, lascio i tre minuti a lei e poi lascio intervenire la consigliera Zappaterra e anche la consigliera Prodi.

 

TARUFFI: Lo dico perché ho ancora tre minuti e venti secondi, presidente. Se vuole vado avanti, perché altre due cose le devo dire.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Se lei interrompe, io interrompo l’aula. Però, ciò non vuol dire che lei non possa finire i suoi minuti. Noi ascoltiamo con molto piacere.

 

TARUFFI: Io ho rispetto dell’aula e rispetto della Presidenza, quindi, siccome sono persona ligia alle regole, sono le ore 17, per cui mi fermo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Benissimo. La ringrazio.

Con questo intervento chiudiamo i lavori, che riprenderanno la prossima volta dalla discussione sulla risoluzione 8347.

Grazie e buona serata.

 

La seduta ha termine alle ore 17

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Raffaele DONINI, Paola GAZZOLO.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, secondo comma del Regolamento interno, il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI e la presidente dell’Assemblea legislativa Simonetta SALIERA.

 

Emendamenti

 

OGGETTO 8367 “Proposta recante: "Addendum per gli anni 2019-2020 all'atto di indirizzo triennale 2016-2018 in materia di programmazione e amministrazione del trasporto pubblico regionale - Delibera dell'Assemblea legislativa n. 29 dell'8 settembre 2015. Integrazione, estensione e conferma per gli anni 2019-2020 dei principi e degli obiettivi". (Delibera di Giunta n. 794 del 20 05 19”) (208)

 

Emendamento 1, a firma del consigliere Bertani:

«Dopo il terz’ultimo paragrafo del capitolo 2 nell’Addendum (allegato 1 all’oggetto 8367) è inserito il testo che segue:

“Dato atto che è stata accolta dal MIT nel corso della Conferenza Stato-Regioni la richiesta delle Regioni per l’istituzione di un tavolo di confronto per la rimodulazione delle risorse destinate al trasporto pubblico locale accantonate dalla legge n. 245/2018, e che nella medesima seduta è stato sancito un accordo, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sulle risorse per il trasporto pubblico locale e sull’istituzione di un tavolo di confronto, in attuazione dell’Accordo Stato-Regioni del 15 ottobre 2018, per condividere la rimodulazione dell’accantonamento su altre risorse, secondo le modalità previste dalla legge n. 145 del 2018.

I contenuti dell’accordo prevedono che non ci sarà alcun taglio al Fondo nazionale per il Tpl per il 2019, e in particolare che:

1. Il Governo assicura il rispetto dell’accordo del 15 ottobre 2018 che garantisce, tra l’altro, la piena e totale garanzia delle risorse per l’esercizio delle politiche regionali in materia di trasporto pubblico locale, utilizzando la legge di assestamento di bilancio statale per ripristinare i 300 milioni di euro oggetto di riduzione in relazione alla clausola di salvaguardia prevista dalla legge di bilancio.

2. Le Regioni assicurano di conseguenza, nelle more dell’approvazione della legge di assestamento 2019, di non fare gravare sul sistema delle aziende di trasporto pubblico locale le potenziali criticità sul versante delle erogazioni di cassa, nell’ambito delle disponibilità dei propri bilanci.”»

(Approvato)

 

Emendamento 2, a firma della consigliera Sensoli:

«Nel capitolo 6 dell’Addendum (allegato 1 all’oggetto 8367), al termine del punto elenco che inizia con le parole “Trasporto Rapido Costiero Rimini-Riccione-Cattolica”, è aggiunto il testo seguente:

“A tutt’oggi tuttavia il TRC non è operativo e le date finora annunciate per la sua messa in esercizio sono state costantemente differite. Al momento non è chiaro che debba gestire il servizio né se sono state attivate le procedure per consentirlo. Oggi il TRC è un’infrastruttura inutilizzata che grava sul territorio senza avere consentito la circolazione di alcun mezzo: un esempio perfetto di una programmazione sbagliata rispetto alla quale è indispensabile invertire la rotta: chilometri di cemento per un filobus e soluzioni trasportistiche non diverse da quelle di una normale linea filoviaria quale quella esistente;

un monumento allo spreco ed all’errore nella programmazione il quale, pur nella consapevolezza del grande dispendio di risorse per opere inutili e finora del tutto inoperative, può comunque servire per invertire la rotta e comprendere che tutto quanto è stato fatto finora in questa direzione è sbagliato.”»

(Respinto)

 

OGGETTO 8364 “Proposta recante: "Indirizzi regionali triennali per il diritto allo studio aa.ss. 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 ai sensi della l.r. n. 26/2001”. (Delibera Giunta n. 752 del 20 05 19)” (209)

 

Emendamento 1, a firma dei consiglieri Tagliaferri, Facci e Callori:

«A pagina 29 di 34, ventiquattresima riga, dell’Allegato A) le parole “non superiore a 24 anni” sono così sostituite “non superiore a 20 anni”.»

(Respinto)

 

Comunicazione prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno

 

Nel corso delle sedute sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

Interrogazioni

 

8524 - Interrogazione a risposta scritta circa la azioni da porre in essere per prevenire i danni che il cambiamento climatico può causare alle strutture sanitarie ed ai relativi servizi. A firma del Consigliere: Sassi

8525 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche riguardanti il rilascio dei contrassegni per la sosta gratuita alle famiglie residenti nella zona ZTL di Bologna. A firma del Consigliere: Galli

8532 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per tutelare i lavoratori dell’azienda La Perla. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri, Prodi

8533 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per migliorare la raccolta differenziata nei Comuni dell’Appennino Reggiano. A firma del Consigliere: Delmonte

8537 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per evitare la chiusura della ferrovia "Porrettana", nel tratto Porretta-Pistoia nei mesi estivi, ed in coincidenza con i lavori di ripristino della SS 64. A firma del Consigliere: Galli

8540 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per mettere in sicurezza l’Ospedale Magati di Scandiano, che ha subito allagamenti causati dal maltempo. A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Facci, Callori

8541 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti le strutture di commiato e le camere mortuarie. A firma del Consigliere: Galli

8542 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per contrastare la diffusione della “cimice marmorata asiatica”, anche tramite l’immissione della “vespa samurai”. A firma della Consigliera: Rontini

8546 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e procedure riguardanti opere di sistema ed impiantistiche relative al “People Mover Stazione FS-Aeroporto” di Bologna. A firma della Consigliera: Piccinini

 

Risoluzioni

 

8526 - Risoluzione per impegnare la Giunta e l’Assemblea legislativa ad attivarsi presso il Governo ed il Parlamento affinché venga istituita una giornata nazionale, con l’aspirazione che diventi un appuntamento di carattere internazionale, dedicata alla figura del Sommo Poeta Dante Alighieri, celebre in tutto il mondo. (25 06 19) A firma dei Consiglieri: Bessi, Taruffi, Tarasconi, Bagnari, Poli, Cardinali, Calvano, Zoffoli, Caliandro, Paruolo, Prodi, Rontini, Marchetti Francesca

8527 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi affinché vengano valorizzate e promosse dalla Regione Emilia-Romagna le iniziative culturali che verranno presentate nel territorio regionale, e in tutto il mondo, in occasione del duecentesimo anniversario dalla nascita di Anita Garibaldi, mettendo a punto un progetto complessivo che tenga conto dei luoghi nei quali Anita è transitata sul territorio regionale e coinvolgendo un comitato scientifico qualificato, promuovendo inoltre una forma di gemellaggio tra la Regione Emilia-Romagna e Laguna, paese natale di Anita, e iniziative sul territorio che coinvolgano anche i comuni della Regione nei quali Anita Garibaldi è stata. (25 06 19) A firma dei Consiglieri: Montalti, Mori, Zoffoli, Pruccoli, Caliandro, Serri, Bagnari, Rontini, Poli, Bessi, Tarasconi

8528 - Risoluzione per impegnare la Giunta e l’Assemblea legislativa a sostenere sin d'ora con il proprio patrocinio le iniziative pubbliche promosse da Associazioni Comuni, altri Enti locali, di celebrazione del ventennale dalla scomparsa e/o del centenario dalla nascita di Nilde lotti, a divulgare attraverso i propri canali comunicativi istituzionali tali ricorrenze, promuovendo al contempo l'approfondimento, lo studio, la divulgazione, la valorizzazione femminile e di genere di questa protagonista della vita democratica repubblicana, a sostenere, nelle forme che si rendano disponibili in sede di bilancio, le migliori progettualità di valorizzazione e di coinvolgimento delle giovani generazioni attorno alla figura di Nilde lotti nel centenario dalla sua nascita. A firma dei Consiglieri: Mori, Caliandro, Zoffoli, Marchetti Francesca, Prodi, Torri, Montalti, Taruffi, Rossi, Bagnari, Ravaioli, Paruolo, Calvano

8547 - Risoluzione per impegnare la Giunta e l'Assemblea legislativa a sostenere percorsi di autonomia e promuovere progettualità educative, formative, professionalizzanti, mirate alla conoscenza e acquisizione di competenze da parte delle giovani e delle donne di ogni età in materia economico-finanziaria e gestione del risparmio, e a valutare di promuovere la formazione interna per tali finalità; ad avvalersi, in questo ambito di promozione della parità di genere e per una sensibilizzazione al tema, di collaborazioni con Istituti educativi e formativi, Università, Associazioni rappresentative del settore finanziario quale Anasf, Categorie professionali e sindacali; sostenendo e promuovendo inoltre tali iniziative nell'ambito di bandi e altri canali di valorizzazione, rispondenti agli obiettivi di parità e pari opportunità tra donne e uomini nella conoscenza, competenza, partecipazione economico-finanziaria allo sviluppo. (26 06 19) A firma dei Consiglieri: Sabattini, Mori, Caliandro, Marchetti Francesca, Bessi, Rossi, Poli, Iotti

 

Interpellanza

 

8548 - Interpellanza circa i miasmi causati dalla lavorazione di scarti animali nei comuni di Spilamberto e San Cesario. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Comunicazione n. 85 prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno - prot. NP/2019/1451 del 27/06/2019)

 

 

IL PRESIDENTE

IL SEGRETARIO

Rainieri

Torri