Menù di navigazione

 

 

 

259.

 

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 24 LUGLIO 2019

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 7159

Progetto di legge d'iniziativa del Consiglio comunale di Bologna "contro l'omotransnegatività e le violenze determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere". (Deliberazione della Consulta di garanzia statutaria di ammissibilità n. 2 del 19 luglio 2018 pubblicata sul BURERT n. 230 del 25/07/2018) (TESTO BASE) (120)

(Continuazione discussione)

 

OGGETTO 6586

Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Norme per il diritto all'autodeterminazione, contro le discriminazioni e le violenze determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere». A firma dei Consiglieri: Piccinini, Sensoli, Bertani

PRESIDENTE (Saliera)

GALLI (FI)

ALLEVA (AltraER)

CALLORI (FdI)

RANCAN (LN)

BARGI (LN)

POMPIGNOLI (LN)

LIVERANI (LN)

CALVANO (PD)

TARUFFI (SI)

RANCAN (LN)

CALLORI (FdI)

PICCININI (M5S)

PETTAZZONI (LN)

RAINIERI (LN)

CALIANDRO (PD)

PRESIDENTE (Saliera)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

 

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

La seduta ha inizio alle ore 14,30

 

PRESIDENTE (Saliera): Dichiaro aperta la seduta pomeridiana n. 259 del giorno 24 luglio 2019.

Ha comunicato di non poter partecipare, ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno, il presidente della Giunta Stefano Bonaccini.

Hanno giustificato la loro assenza gli assessori Costi, Mezzetti e Venturi.

 

OGGETTO 7159

Progetto di legge d'iniziativa del Consiglio comunale di Bologna "contro l'omotransnegatività e le violenze determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere". (Deliberazione della Consulta di garanzia statutaria di ammissibilità n. 2 del 19 luglio 2018 pubblicata sul BURERT n. 230 del 25/07/2018) (TESTO BASE) (120)

(Continuazione discussione)

 

OGGETTO 6586

Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Norme per il diritto all'autodeterminazione, contro le discriminazioni e le violenze determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere». A firma dei Consiglieri: Piccinini, Sensoli, Bertani

 

PRESIDENTE (Saliera): Riprendiamo i nostri lavori dalla seduta antimeridiana di oggi e precisamente dalla discussione generale sugli oggetti 7159, come testo base, in abbinamento con l’oggetto 6586.

Siamo in discussione generale. Abbiamo chiuso con alcuni iscritti. Chi vuole intervenire, si iscriva nuovamente, per cortesia.

Darei la parola subito al consigliere Galli. Prego.

 

GALLI: Grazie, presidente.

La prima richiesta che faccio è sapere se la richiesta della collega che aveva chiesto di non distribuire la copia degli emendamenti a tutti i colleghi era poi stata accolta o meno perché è rimasta in sospeso, mi sembra, come richiesta.

 

PRESIDENTE (Saliera): Solo per informazione, al momento, in totale, sono stati presentati 117 emendamenti, di cui 22 inammissibili.

Non ho proposte, al momento, da mettere in discussione.

 

GALLI: Siccome era rimasta in sospeso in chiusura di seduta mattutina, comincio con lo sgombrare subito il campo da un equivoco: nessuno dei presenti, né la collega Mori, né il Partito democratico, permettetemi, è responsabile di quanto è accaduto a Bibbiano o nei Comuni della Val d’Enza.

È una precisazione che faccio in assoluta convinzione, non certamente perché intimorito dall’arrischiata diffida della collega Mori, o dalle pretese di querela del Partito democratico, che ha diffidato chiunque avesse il coraggio o l’ardire di affiancare il suo nome ai fatti accaduti a Bibbiano. È evidente che delle responsabilità penali che verranno appurate dalla magistratura risponderà chi avrà commesso questi fatti.

Discorso ben diverso, che proverò a sostenere nel corso del mio intervento, è quello che riguarda invece le responsabilità politiche, che sono cosa ben diversa dalle responsabilità penali. Credo però che sia un errore grave, quello della collega Mori, di aver avuto la cocciutaggine di proseguire su questa strada, o che una coincidenza sfortunata temporale, abbia fatto cadere la discussione di questa legge, che da molti mesi si trascina, un po’ in quest’aula, un po’ nascosta, in qualche cassetto dell’Assemblea regionale, proprio in coincidenza dei fatti di Bibbiano. Coincidenza sfortunata, coincidenza temporale, coincidenza che viene a incidere pesantemente nel dibattito, perché onestamente le persone molto spesso sono le stesse, le motivazioni sono le stesse.

Come è stato richiamato anche dal collega Marchetti, molte di queste motivazioni sono motivazioni pre-giuridiche, o comunque motivazioni politiche, o di un disegno ideologico che ha moltissimi punti in comune fra Bibbiano e la legge sull’omotransnegatività di cui stiamo trattando. Lo scandalo di Bibbiano – ricordo dei numeri che mi sembra nessun collega abbia ancora richiamato – è uno scandalo molto particolare: viene a colpire un insieme di Comuni che supera di poco le 50.000 persone, e che in pochi anni ha avuto un’esplosione di minori che venivano tolti alle famiglie legittime per essere affidati a strutture o a famiglie, o coppie, che in qualche maniera cercavano di supplire alle mancanze delle famiglie d’origine.

Siccome Bibbiano e i Comuni della Val d’Enza non sono zone di guerra, qualcuno avrebbe dovuto domandarsi come mai in pochi anni siamo passati da zero minori affidati nel 2015 a 104, 110 del 2016, 96 nei primi sei mesi del 2018. Un’esplosione molto simile anche per i minori ricoverati in strutture: 18 nel 2015, 33 nel 2016, 40 nel 2017, 34 nel 2018, sempre nei primi sei mesi, con una progressione per la quale, onestamente, chiunque ne avesse avuto conoscenza avrebbe dovuto allarmarsi, le strutture comunali, gli assistenti sociali, il tribunale dei minori, che oggi forse corre dietro a problematiche quando (se mi è permesso l’esempio) ormai i buoi sono scappati e le stalle forse andavano se non chiuse, almeno vigilate prima.

La collega Mori volevo sapere se, questa mattina, quando parlava di governare i processi intendeva l’esplosione di questi numeri. Del resto, se questi numeri devono governare i processi, Dio ce ne scampi e ce ne liberi. La presenza in aula della collega Mori, che so che su questo tema è stata molto attenta, e mi permetto di richiamare il suo nome più volte, perché è l’evidenza dei fatti, sia perché le avevo scritto una lettera garbata, dove le proponevo di ritirare la sua nomina come presidente della Commissione Pari opportunità o almeno di relatrice di questa legge di oggi sull’omotransnegatività, che avrebbe dovuto fare anche per rispetto alla legge stessa, perché non credo che abbia fatto bene a questa legge l’essere mischiata ai fatti di Bibbiano. La lettera garbata, che credevo potesse essere così assunta, il 16 luglio ha ricevuto una lettera altrettanto formalmente garbata, dove venivo invitato a non mettere in discussione la sua onorabilità e credibilità politica: “Procederò a querelare chiunque affermi il contrario, strumentalizzando un’inchiesta delicata e ancora in via di svolgimento, alla quale sono del tutto estranea”. È evidente, collega Mori, che lei è estranea a quell’inchiesta giudiziaria. Ne sono assolutamente certo, non solo per quei rapporti di conoscenza che ho con lei, ma perché sono certo che qualunque persona di buonsenso non avrebbe potuto tollerare quei fatti che sono emersi in queste ultime settimane, in questi ultimi giorni.

L’opportunità, però, di propagandare o essere relatrice della legge sull’omotransnegatività in coincidenza con i fatti di Bibbiano certamente non può far notare che le persone e i meccanismi che si vogliono promuovere sono gli stessi, stesse persone, stesse parole d’ordine. In giuridichese, si potrebbe dire che le due materie sono perlomeno attinenti, correlate, non foss’altro perché, come ho detto poco fa, le persone e l’ideologia alla base di questi fatti sono le stesse. Lo sottolineo con forza, non certo per timore delle intimidazioni ricevute. Pochi giorni fa sono stato avvisato da alcune associazioni LGBT che stavano valutando se querelarmi per quelle dichiarazioni che ho fatto in piena libertà del mandato che ho ricevuto. Credo che questa minaccia di querela vada rimandata a chi l’ha pronunciata. La sottrazione dei minori, la falsificazione delle relazioni, l’uso e l’abuso del denaro pubblico distribuito o regalato con molta leggerezza non è stato commesso certamente né dalla collega Mori, né dal PD.

Questo è evidente. Ma di cosa stiamo parlando in queste ultime settimane? Per chi o contro sono state raccolte migliaia di firme? Migliaia di persone si sono raccolte in fiaccolate. Parliamo dello stupore che ha permeato l’opinione pubblica generale che ha tenuto viva l’attenzione su questi fatti. Voglio che sia sottolineato nella misura maggiore. Se non fossero esistiti i social, se non ci fosse stata un’opinione pubblica informata, su questa vicenda sarebbe calata una coltre di silenzio, perché per diverse settimane gli organi di stampa, tutti, tranne quelli locali della provincia di Reggio Emilia, hanno taciuto questi fatti. In parte riconosco che forse l’enormità di questa vicenda era tale che molti di noi si saranno rifiutati di credere possibile che nel 2019, nelle nostre terre civilissime, potessero avvenire fatti del genere.

Voglio pensare che molta parte di coloro che formano l’opinione pubblica non abbiano tenuto banco su questa vicenda perché non potevano credere a quello che si cominciava a capire, quello che cominciava ad emergere. Però questo sistema che si è creato negli anni ha delle responsabilità politiche e morali molto precise. A chi si devono addebitare colpe politiche se non al PD? Io sono stupito che davanti a quello che è emerso la prima reazione pavloviana, automatica, da parte di chi governa queste terre (Comuni, Province e Regione e per lungo tempo anche i Governi nazionali) la prima reazione che hanno avuto è stata quella di negare qualunque tipo di coinvolgimento, minacciare querele e azioni legali se si fosse affiancato il proprio nome a quello di questi fatti. Io non conosco il Sindaco di Bibbiano, non credo che abbia fatto parte di una rete di orchi, però, permettetemi, come si può non immaginare che qualcosa non andasse quando pochi anni fa le stesse persone, le stesse strutture volevano far credere che in provincia di Modena, nella civilissima Modena, nella città di Mirandola e dintorni si fosse creata una rete di orchi con decine di bambini che parlavano di messe nere, sabba satanici, bambini ammazzati, tutta una serie di passaggi che erano incredibili già allora, che però ci son voluti vent’anni per scoprire che erano delle bugie.

Come ha fatto nessuno ad accorgersi che a Bibbiano si stava ripetendo quello stesso meccanismo che ha portato alla disperazione decine di famiglie della bassa modenese? Lo stupore aumenta quando gli stessi esponenti politici hanno trovato il tempo, la voglia il bisogno, di correre a fare passerella politica negli stessi giorni magari, sulla Sea Watch, o a raccogliere fondi per chi aveva criminalmente violato le leggi italiane.

Io mi rivolgo all’ex sindaco di Reggio Emilia, Delrio, all’ex Ministro Delrio, persona che ha fatto della famiglia, della propria famiglia, un esempio di buona famiglia, con numerosi figli propri, o magari affidati, che erano in grado di dare una certa immagine, e poi, su questa vicenda non ha il tempo o l’interesse per tirar fuori un messaggio, una parola di vicinanza, un euro di quelli raccolti per la Sea Watch: nulla.

È evidente che quello che è successo serviva a mandare avanti un meccanismo, un ingranaggio terribile, mortale, che aveva bisogno di vittime per funzionare: bambini che servivano a far lavorare personale, dimostrare un assioma, produrre redditi, gratificare personaggi dubbi. Certe facce che ho visto in questi giorni in televisione, credetemi, le avesse viste Lombroso nell’Ottocento, certamente avrebbe avuto di che scrivere dei libri: certe facce parlavano per il loro comportamento. Questa possiamo metterla come una battuta, ma Lombroso, in questo caso, avrebbe avuto certamente qualche elemento di valutazione.

Ma oltre a gratificare personaggi dubbi, e a dare mostrine e medaglie, tutto quello che andava ravvisato non è stato ravvisato: il sistema sociale emiliano-romagnolo è stato continuamente propagandato come un sistema perfetto, da propagandare e da imitare. È questa la colpa che io do al Partito democratico, a chi regge questa Regione e a chi si è fatto incolpevolmente alfiere di queste persone e di queste strutture.

Permettetemi un inciso: io non credo che la molla principale fosse il denaro. Molti hanno fatto la speculazione sui soldi che giravano su queste vicende, su questi bambini dati in affido. Certamente le somme moltiplicate per il numero dei bambini e dei minori coinvolti erano somme rilevanti. Ma non credo che la molla principale fosse il denaro, molto peggio. Era il combinato disposto di un delirio d’onnipotenza, con un meccanismo simile, la convinzione di essere nel giusto, che è stato scoperto e studiato da molti anni nei regimi totalitari. Che poi questi regimi totalitari fossero nazisti o stalinisti, poco importa: il meccanismo è lo stesso, identico: la convinzione che tutto appartenga allo Stato e che il privato, la proprietà privata, sia tutto sommato un male, anche quando riguarda la parte più privata e personale che un uomo possa avere: i propri figli e la propria famiglia.

A questo delirio aggiungo la volontà politica di dimostrare l’inesistenza della famiglia come naturale punto centrale di una corretta vita umana e di relazioni, la volontà di dimostrare che tutto è lecito, tutto è possibile. La famiglia, almeno come noi l’abbiamo conosciuta dal primo uomo, il primo uomo che ha camminato su questa terra, ha avuto come centro la famiglia. Bene o male, con tutti i trascorsi che ci sono stati in questo lungo periodo di tempo, la famiglia è stato l’asse centrale con cui l’uomo portava avanti il proprio percorso umano e di relazioni.

Oggi la famiglia, come l’abbiamo conosciuta, subisce un attacco senza limiti: la ricerca del piacere a tutti i costi, l’adozione possibile a chiunque, le donne usate come forno, il gender insegnato nelle scuole con corsi e pubblicazioni pagate anche dagli Enti pubblici, Regione in testa.

È evidente che in un contesto del genere, dove tutto è permesso, tutto è lecito, tutto è consentito, a qualcuno può scappare di mano la convinzione di quello che sta facendo, la differenza fra il bene e il male, il giusto e l’ingiusto. In questo delirio qualcuno perde le redini, perde la convinzione e la capacità di controllarsi.

Molte vittime ci sono state in questo delirio e a queste vittime va interamente la solidarietà mia personale e quella di Forza Italia. Ma, credetemi, le vittime non sono solamente i bambini e le famiglie a cui sono stati strappati, sono anche il comune di Bibbiano, che ci metterà decenni a uscire da questa marchiatura e dall’infamia che qualcuno ha commesso nei suoi territori, e la rete di assistenti sociali, di psicologi, di gente che lavora per svolgere un compito difficilissimo come quello della ricostruzione di minori che magari hanno subìto dei torti, quella rete di psicologi e di assistenti che oggi sono stati demonizzati e che probabilmente verranno marchiati, perché nell’opinione pubblica – è brutto dirlo, ma è così – molto spesso quando si supera un certo livello si tende a buttare via il bambino con l’acqua sporca, non si fa una distinzione fra chi si è macchiato di colpe orribili e chi magari ha svolto e continua a svolgere anche oggi il suo lavoro con la massima coscienza e la massima dedizione. Quindi, le vittime sono tre, tre gruppi: bambini e loro famiglie, il comune di Bibbiano e i comuni che sono stati coinvolti e che verranno coinvolti, perché non credo che si fermerà solo a Bibbiano, e la rete di assistenti sociali perbene, a cui va totalmente la mia solidarietà.

Mi piacerebbe che questa Amministrazione regionale andasse da loro, uno per uno, a dire: “Continuate a fare il vostro lavoro. Quello che è successo è successo, verranno puniti i colpevoli, ma voi continuerete ad avere la nostra vicinanza”.

È un sistema che ha avuto l’epicentro, da quello che risulta, in una associazione che già nel nome doveva colpire l’immaginazione: Hansel e Gretel. Io sono andato per rivedere questa vecchia favola dei fratelli Grimm, perché me la ricordavo da ragazzino, quindi sono andato a rivederla. È una delle favole più oscure, più minacciose e più sanguinose. Ricordo ai colleghi che magari hanno passato molti anni da quando l’avevano conosciuta che nella fiaba i genitori sono colpevoli a prescindere, la matrigna invita più volte il padre a uccidere i due figli, il padre per due volte li abbandona nella foresta perché muoiano, l’incontro con una strega cannibale, che voleva mangiarsi i due bambini, prima Hansel e poi Gretel. Finisce con la morte della stessa strega bruciata viva nel forno. Ecco il nome scelto per un’associazione che doveva tutelare i bambini, una associazione che nel nome aveva storie di parricidio, di omicidio, di cannibalismo, di bambini che soffrivano la fame, di famiglie distrutte. Questo è il nome scelto per questa associazione. Già questo nome doveva almeno mettere in avviso, credo. Non credo che una favola…

 

PRESIDENTE (Saliera): Mi scusi, consigliere Galli, non voglio toglierle la parola, però è semplicemente un invito: questa Assemblea dovrà discutere le Commissioni d’inchiesta, quindi avrà in quel momento l’opportunità…

 

GALLI: Non si preoccupi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Io mi preoccupo nel senso che l’articolo 71 mi richiama, al comma 4, a invitare l’oratore che seguita a discostarsi dall’attenersi alla questione…

 

GALLI: La ringrazio dell’invito.

 

PRESIDENTE (Saliera): È solo un invito a lei e a chi seguirà sugli argomenti. Peraltro, su quell’argomento c’è l’occasione proprio durante questa Assemblea. Prego.

 

GALLI: Grazie dell’invito. Le chiedo anche quei due minuti che ho perso di recuperarli in fondo.

La collega Roberta Mori – alcuni mi hanno detto che non dovevano nominarla perché sono cose personali, che succede chissà che cosa, ma in realtà siamo persone adulte e responsabili – credo che avrebbe fatto bene a dimettersi dal ruolo di relatrice di questa legge, ma per rispetto alla legge sull’omotransnegatività stessa, per l’amicizia che ha avuto in passato, amicizia lecita, permettetemi, non c’è nessuna insinuazione, niente di niente. In quel momento, questa associazione e i suoi membri venivano visti come persone che svolgevano il loro lavoro. È evidente che non c’era nessuna comprensione di quello che si nascondeva dietro a questa associazione.

Ma la cosa grave è che quel “sistema Bibbiano” è stato indicato come un modello da esportare, come un modello da promuovere. Già tre anni fa veniva proposto di costruire sul territorio un centro specialistico sul trattamento dei minori vittime di violenza insieme all’ASL di Reggio Emilia. Sarebbe come invitare il conte Dracula a tenere una conferenza sulla bontà delle trasfusioni di sangue.

Però, inciso che userò in questi pochi secondi che mi restano, non possiamo non ricordare che i responsabili sono quelli che in tutti questi anni hanno usato i servizi sociali sul territorio, i famosi asili di Reggio Emilia – chi non ha conosciuto i famosi asili di Reggio Emilia, fin dagli anni Cinquanta? Bene, tutti questi servizi sociali, permettetemi, è una categoria molto ampia e dentro c’è di tutto, che sono stati tenuti come fiore all’occhiello per decenni, oggi come vi permettete di scaricarli così, come se fossero figli di nessuno? Per questi servizi sociali, la prima cosa che dovevate fare settimane fa era fare un distinguo fra le mele marce, pochissime, per fortuna, e quello che di positivo c’era.

La vostra preoccupazione era il PD, il buon nome del PD. Ma difendete i servizi sociali, ché la Regione, i nostri Enti locali, su questi servizi sociali hanno speso miliardi, negli anni. Non ho sentito molte dichiarazioni. Il vostro scopo principale era quello di coprire, coprire, coprire, coprire.

Fare un passo indietro sarebbe stato utile sia per la relatrice, sia per chi doveva sostenere questa legge. Alcuni nomi, in Comune, ne dico solo uno, la Anghinolfi, certamente, che plaudiva questa legge, macchia, permettetemi, la bontà della legge stessa, ammesso che vi sia un aspetto positivo. La tetragona e cocciuta difesa di questo ruolo ha fatto un pessimo servizio proprio alla causa che si vuole difendere.

Oggi ho l’impressione che, come si diceva un tempo, simul stabunt, simul cadent, sia ancora attuale. Questa legge, che voi vorrete imporre a colpi di maggioranza, parte con un peccato originale, marchiata dai fatti di Bibbiano. È una brutta partenza. Lo dico anche per le associazioni LGBT. Parte nello stesso paniere di queste mele marce. È un peccato, perché se ci fossero degli aspetti positivi, vengono macchiati.

La magistratura farà il suo lavoro, ma il PD non può nascondersi dietro un dito, rimandando a futuri lontani…

 

PRESIDENTE (Saliera): Consigliere Galli, le ho già concesso più di un minuto, non le ho portato via più di un minuto.

 

GALLI: Mi sembrava qualcosa di più.

 

PRESIDENTE (Saliera): Eh, guardi! A me, invece, sembrava un po’ meno.

La ringrazio del suo intervento.

La parola al consigliere Alleva Piergiovanni. Prego.

 

ALLEVA: Il mio intervento sarà molto breve, in qualche maniera con un’impostazione un po’ storica, storiografica.

Ricordo che, quando ero studente al primo anno di giurisprudenza (tanti anni fa), il nostro manuale di diritto privato, diffusissimo, conosciutissimo, il Trabucchi, aveva a un certo punto una spiegazione, un punto in cui cercava di dare la distinzione tra la nullità e l’inesistenza di un contratto. La nullità sappiamo tutti che cos’è. Ma l’inesistenza? Non è facile – diceva – fare un esempio dell’inesistenza di un contratto. L’esempio potrebbe essere il matrimonio tra due persone dello stesso sesso. Questo è quasi diventato un luogo comune: il contratto inesistente? Appunto, il matrimonio tra due persone dello stesso sesso. Questo avveniva parecchi anni fa.

Considerato che siamo ancora nell’arco della vita di una stessa persona, non posso non misurare la distanza che è intercorsa da allora. Oggi stiamo parlando di una legge che, secondo me, è una legge abbastanza tipica, direi una legge quasi di quelle dovute. Perché? Perché da allora, da quando parlavo, ad oggi si è sviluppato tutto un movimento, a livello internazionale naturalmente, antidiscriminatorio.

D’altra parte, in quel medesimo volume di cui vi parlavo, dopo la distinzione tra nullità e inesistenza, con inesistenza riferita al matrimonio tra persone dello stesso sesso, vi erano anche molte altre pagine che parlavano delle limitazioni della capacità giuridica di agire per ragioni diverse e queste diverse pagine riguardavano il sesso, il genere. Per esempio, allora – eravamo negli anni Sessanta, non poi tanto indietro – le donne non potevano accedere alla Magistratura. Che fosse un bene o male bisognerebbe fare un referendum tra gli avvocati, però questa era sicuramente una realtà che, a pensarci oggi, sembra addirittura assurda. Eppure, era così. Il movimento antidiscriminatorio ha dovuto affrontare tutte queste vicende, una per volta. Ogni volta che le ha affrontate ha sempre dato luogo a una legislazione di riequilibrio, cioè quanto più grave era questa discriminazione giungeva una delle leggi, delle normative apposite che qualche volta potevano addirittura essere tacciate se stesse di discriminazioni all’incontrario, per esempio discriminazioni di genere.

Ci sono molte esempi, ma anche molte polemiche di questo genere. Nel campo del lavoro, quello che mi è più familiare, la discriminazione per orientamento sessuale è diventata, per così dire, tipica nel 1993 quando alle quattro discriminazioni classiche (politica, razziale, sessuale e di genere, e religiosa) furono aggiunte le nuove tre discriminazioni (orientamento sessuale, età ed handicap). Ovviamente, queste discriminazioni tipiche sono quelle che fulminano immediatamente l’illiceità e la nullità di qualsiasi comportamento che sia ad esse riferibile. Se un licenziamento, per esempio, è stato adottato per reazione contro un orientamento sessuale del lavoratore, il licenziamento è sicuramente immediatamente irrimediabilmente illecito e nullo. Ecco perché dicevo che non bisogna discutere più di tanto.

Possiamo comprendere come questo tipo di legislazione, che io approvo, naturalmente, che guardo in maniera del tutto positiva, in fondo rientra in una evoluzione che è stata a suo modo rapida, perché le cose di cui vi parlavo, tutto sommato, avvenivano non più di cinquant’anni fa. Cinque decenni fa le donne non potevano diventare magistrati e la sola idea di un matrimonio tra due persone dello stesso sesso sembrava uno scherzo, un esempio di scuola, come si diceva, buttato là.

Adesso noi, invece, dobbiamo capire che la discriminazione va perseguita, viene perseguita, ma non è stata soltanto questa discriminazione, anche altre discriminazioni, quella di genere innanzitutto, in molti modi, e delle leggi di questo tipo servono appunto a rendere definitiva e a riequilibrare una situazione di pregiudizio negativo che è esistita per tanti anni e riguardava quel tipo di discriminazione.

Da qui dico che la nostra valutazione di questa legge non può che essere una valutazione positiva, non nasce come un fungo, non è una cosa strana. Rientra in questo grande movimento di modernizzazione del pensiero.

Devo dire però che di questo testo certamente quell’ultimo articolo riguardante le “maternità delegate”, chiamiamole così, non piace. Mi chiedo anche che attinenza abbia, con la materia fondamentalmente antidiscriminatoria della legge. Per usare un’espressione idiomatica russa, che mi piace molto, direi che c’entra come Pilato nel Credo, dicono i russi, cioè qualche cosa che è all’incirca di quel tipo di argomento e materia, ma in realtà è marginale e appiccicato lì. Questo è proprio l’esempio, l’idea che mi ha dato è di qualcosa di appiccicato lì, forse per accontentare qualcuno o per tacitarlo.

Mi piacerebbe molto che ciò che non c’entra con la discriminazione, assolutamente, e che riguarda tutt’altro tema, fosse affrontato, magari, in una sede più idonea. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Alleva.

La parola al consigliere Callori. Prego.

 

CALLORI: Grazie, presidente.

Io sono entrato in questa Assemblea un mese fa, il 25 giugno, con entusiasmo, soprattutto perché come dissi all’epoca, ero venuto per lavorare e per portare benefici al territorio. Ieri c’è stata una discussione che mi ha entusiasmato, quella di quando si parla di bilancio, di numeri, di scelte, anche se poi c’è una contrapposizione politica. Oggi questa discussione non mi appassiona, perché penso che sia una discussione banale, inutile, soprattutto perché al cittadino comune se andiamo chiedere cosa gli interessa di questa legge ti risponde “nulla”, perché il cittadino comune oggi vuole una politica che sicuramente faccia delle scelte, scelte che possa concretamente toccare. Il cittadino comune vuole una sanità che funzioni e oggi dovremmo parlare di sanità, di eliminare le liste d’attesa, una sanità vicina al territorio, una sanità che possa coprire tutti i territori. Vuole parlare di sicurezza, e non di sicurezza percepita, ma di sicurezza reale, vera. Vuole parlare di aiuti alle famiglie, quelle famiglie, come si ricordava questa mattina, della nostra Costituzione, la famiglia tradizionale, uomo, donna e figli, quindi aiuti per le giovani coppie, aiuti per i figli, più asili, sicurezza intesa anche come sicurezza personale, quindi avere chi ci difende, chi difende le nostre famiglie, le nostre mogli, i nostri figli quando vanno a scuola, quando vanno a fare la spesa o quando vanno in giro.

Oggi siamo qua, invece, a discutere di una legge che, se noi facessimo un referendum – sarebbe bello poter fare anche questo –, ci sarebbe una partecipazione sicuramente sotto il 10 per cento, con una minoranza che voterebbe a favore di questa legge perché, come dicevo prima, è un qualcosa che al cittadino comune non interessa.

Soprattutto, rifacendomi anche a quello che diceva il consigliere che ha parlato prima di me, che parlava di evoluzione e di diritti, io penso che sia giusto che tutti oggi, sia uomo che donna, abbiano gli stessi diritti, perché è stata una conquista ed è giusto che venga mantenuta. Parlando anche di evoluzione, è vero che la società si è evoluta, ma poniamoci una domanda: si è evoluta in meglio o in peggio? Quello di cui trattiamo oggi è un’evoluzione positiva o è un’evoluzione negativa? Poniamoci queste domande. Anche perché si menzionano molti trattati, soprattutto nel punto primo, dove si fa riferimento all’Unione europea. Però, io dico che noi dobbiamo parlare anche di Italia, prima di tutto, perché la Comunità europea neanche ha ammesso che siamo una comunità cattolica, ha voluto togliere questo riferimento, cosa, invece, che nella nostra Costituzione c’è. Oggi io farei un appello anche a tutte quelle persone, non voglio parlare di forze politiche, ma di persone che con gran mal di pancia dovranno votare questa norma o questa legge, ma non sono d’accordo. Fate una riflessione ed esternate questo disaccordo perché questa è una legge che poi ricade sul futuro anche dei nostri figli e di tutti noi. Leggo cose che in certi passaggi non riesco a comprendere. Si menziona in più posti, in più punti “la Regione e gli Enti locali”.

Vorrei sapere perché un Ente locale, quindi riferito come un Comune, deve essere obbligato ad aderire, a partecipare a questo. Se io sono un Sindaco, un assessore, un amministratore e non lo voglio fare, non lo faccio. Perché la Regione deve continuamente indicare gli Enti locali? Sarà scelta dell’Ente locale se vorrà aderire o meno a queste norme, ma non deve essere menzionato in legge, soprattutto quando si dice che la Regione assicura l’accesso ai servizi. Scusate, ma adesso i servizi non sono accessibili per qualcuno? Cosa cambia da oggi a fra una settimana o a quando questa norma è approvata? Ai servizi accediamo tutti, facciamo tutti la fila alla ASL quando c’è da fare la fila e accediamo ai servizi allo stesso modo.

Non penso che ci voglia una norma di legge per poter far sì che uno debba accedere ai servizi. Tutti oggi possiamo accedere ai servizi, a meno che facciamo come negli aeroporti: una corsia preferenziale per chi ha una determinata identità sessuale, ma non mi sembra sia quello a cui si voglia arrivare oggi con questa norma. Le discriminazioni le stiamo facendo con questa legge, perché con questa legge andiamo a discriminare chi non la pensa nello stesso modo. Ad oggi tutti hanno sempre potuto fare quello che hanno voluto liberamente, senza nessun problema, perché di obblighi non ce ne sono stati. Non vedo, lo ribadisco, il bisogno di realizzare una legge, questa norma, quando non cambia nulla dell’esistente.

Si parla, sempre in questo articolato, di adottare atti e comportamenti che possono evitare discriminazioni. Ma se non ci sono le discriminazioni in alcuni settori perché vanno adottati dei criteri o delle modalità e vanno promosse? Anche qui non vedo l’utilità, soprattutto quando si parla di stereotipi discriminatori per la libertà di pensiero, di educazione e di espressione. Appunto: ognuno è libero di esprimersi, è libero di fare quello che vuole, anche oggi, senza che questa legge, ancora ad oggi sia stata approvata. Per poi parlare di educazione e sport. Oggi qui si dice che va sostenuta una progettualità per dovere-diritto dei genitori di educare la prole.

Scusate: ci vuole una legge per dire ai genitori come educare i propri figli? I propri figli verranno educati secondo quello che i genitori vorranno. Quindi, non vedo la necessità, e soprattutto, anche qui, vogliamo dare una corsia preferenziale a quelle associazioni sportive che favoriscono le co-partecipazioni?

Io, come tanti di voi che hanno fatto gli amministratori, penso che si sappia che quando si gioca a calcio, c’è lo spogliatoio per gli uomini, per le donne e per l’arbitro. Quindi, quanti spogliatoi faremo nei campi da calcio? Quindi, metteremo anche le risorse economiche, come Regione, per permettere a tutte le società sportive calcistiche (dico calcistiche per dire uno tra gli sport più diffusi) di avere spogliatoi che coprano tutti i generi, per non discriminare nessuno. Arriveremo anche a questo per quanto riguarda le attività sportive.

Anche per quanto riguarda la cultura, i contributi verranno erogati a quelle associazioni che saranno regolarmente iscritte, ma che principalmente faranno iniziative e attività per la tutela della diversità di genere. Ma allora, tutte le associazioni culturali emiliano-romagnole dovranno alla fine fare programmi di questo tipo, perché sennò non verranno erogati contributi, perché è chiaro che ci sarà, anche qui, una corsia preferenziale. Allora anche la cultura, come lo sport, come abbiamo visto prima, il sociale, viene attaccato da questa modalità e da questa differenziazione al contrario.

Per quanto riguarda poi il Servizio sanitario regionale, i servizi socioassistenziali di cui si fa menzione all’articolo 5, io penso che già oggi i servizi che ci sono, sebbene facciano il loro lavoro, fanno già quello che devono fare: già adottano dei progetti, dei criteri e degli aiuti per chi ha bisogno. Quindi, anche qui io dico che c’è l’ennesima forzatura anche per quanto riguarda i servizi sociali e socioassistenziali per quanto riguarda questa norma.

Poi leggo all’articolo 8 che anche il CORECOM viene tirato in ballo: deve effettuare monitoraggi per capire se, nella programmazione radiofonica e televisiva regionale e locale, viene riconosciuta la dignità ai vari orientamenti sessuali. Allora, andiamo anche a limitare o a contingentare non solo quando ci sono le elezioni, ma anche durante tutta la programmazione quotidiana si va a contingentare il tempo per quello che deve essere rivolto a tutta la popolazione, quindi a tutti gli italiani, quello che sono generi diversi da uomo e donna. Questo, secondo me, è negativo, andare continuamente anche nelle stazioni radiofoniche e televisive a parlare di questo perché, ripeto, l’orientamento sessuale è qualcosa di privato, che ognuno nel proprio privato gestisce, senza avere neanche il tempo contingentato nelle stazioni radiofoniche o televisive. Quindi, diventa preoccupante anche l’informazione, perché diventa un’informazione deviata, deviata al contrario, perché facciamo una norma a tutela di qualcuno, che però torna contro alla norma generale e alla libertà di tutti di poter ascoltare quello che vogliono.

È chiaro che sono d’accordo sul fatto che la Regione si costituisca parte civile in caso ci fossero problematiche particolari, però ritorno a dire un po’ quello che dicevo all’inizio: penso che questa sia una legge voluta non da tutti, voluta forzatamente da una piccola minoranza, che però alla fine deve fare cassetto elettorale. Allora, io penso che, quando si arriva alla fine di una legislatura, non si possa forzare la mano soprattutto a vantaggio di pochi, per mettere in difficoltà tanti e molti.

Io, come in più occasioni è già stato ribadito, oggi non voglio collegarmi ai fatti che sono successi le settimane scorse in Emilia-Romagna, a Reggio Emilia e a Bibbiano, anche se oggi c’è una grave, grande e grossa preoccupazione soprattutto per quello che è tutto il sistema sociale, che parte da lì e si estende non solo nella regione, ma anche fuori regione. Quindi, io penso che l’attenzione, come diceva anche il collega Galli…

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Saliera): Scusate, vorrei un po’ di silenzio. C’è molto brusio.

 

CALLORI: Penso che sia importante oggi andare a mettere l’accento e verificare, controllare quello che sta accadendo, perché io penso che non solo a me, a noi, a tutti noi arriveranno quotidianamente messaggi, segnalazioni di persone che gridano a chi ha un ruolo istituzionale, un grido d’allarme, lo vedono come un’ancora di salvezza per cercare di dire “Diteci cosa possiamo fare, vogliamo verificare le nostre situazioni”. Noi, alla fine, dobbiamo rispondere dicendo che non sappiamo cosa fare perché oggi dobbiamo stare in aula a trattare una legge per capire se è giusto o meno avere questa legge dell’omotransnegatività.

Faccio ancora un appello a quest’aula dicendo che è giusto e doveroso che ognuno faccia le proprie proposte di legge, però è anche giusto che ognuno, in base alla propria coscienza, possa mettere in campo e votare quello che sente dentro idealmente, anche perché troppe volte siamo schiavi di fare scelte solo perché dobbiamo mantenere una linea o perché dobbiamo adeguarci o dettare una certa linea politica.

Penso che sia arrivato il momento – è quello che ci chiedono anche i cittadini stessi – di ragionare maggiormente con la nostra testa, di tutelare la storia della nostra Regione, dei nostri cittadini soprattutto per quanto riguarda quello che, lo dicevo prima, è scritto in Costituzione, ma è un po’ quello anche che i nostri padri ci hanno trasmesso: tutela per la famiglia tradizionale uomo-donna, per i figli, aiuti e incentivi per le giovani coppie, perché devono poter non avere l’assillo di non doversi o potersi sposare perché non ci sono le risorse per pagare il mutuo o perché non c’è il lavoro. Anche qui vedete che andiamo ad aprire un campo e un tema che è vastissimo.

Non vorrei rubare uno slogan a nessuno dicendo “prima gli italiani”, ma prima tuteliamo le nostre famiglie, i nostri giovani, i nostri bambini che possono avere luoghi dove andare ad imparare la storia del nostro Paese, la lingua italiana, le lingue straniere senza avere progetti scolastici di alcune ideologie. Ve lo dico molto chiaramente. Io ho due figli. Se a mio figlio, a scuola, lo avessero fatto giocare con le bambole, avrei protestato, l’avrei tenuto a casa, perché se vorrà giocare con le bambole lo sceglierà lui. Però non deve esserci un insegnante, o un progetto di educazione scolastica che lo porti a questo. Siccome la scuola è statale, allora la scuola deve avere una linea unica, non in base alla preside di turno, o al responsabile di turno. Quindi capite che approvando questa legge andiamo a creare un precedente che si va ad infiltrare in tutti i gangli della nostra società per cercare di arrivare a cosa? A destabilizzare. A destabilizzare quello che può essere la famiglia, quelli che possono essere i rapporti anche tra padre e figlio e quant’altro.

Io penso già di aver fatto capire col mio intervento come voterò io e come voteranno anche i colleghi. Però penso che sia importante, ribadisco, fare una riflessione, perché approvando oggi, o nei prossimi giorni questa legge, creiamo un precedente importante. Soprattutto, dico sinceramente, non mi piace l’idea che la Regione Emilia-Romagna, Regione di cui ieri anche il presidente Bonaccini raccontava tutte le positività che ha la nostra Regione nei confronti delle Regioni italiane, nei confronti anche di Paesi stranieri, debba essere succube di un regolamento che adotta la città di Bologna.

Io ho sempre visto il contrario. La Regione fa una norma, poi viene calata sul territorio. Il territorio, se vorrà l’adotta oppure non la adotta. Qui invece andiamo al contrario. Anche questo mi fa venire un grosso dubbio: perché la Regione Emilia-Romagna deve adattarsi a un Regolamento che ha approvato Bologna e un altro paio di città, ma Bologna?

Capite che secondo me di anomalie ce ne sono tante. Io penso, nei confronti di un’opinione pubblica che ribadisco, non è interessata a questo dibattito e a quello che approviamo oggi, ma è interessata alla concretezza e soprattutto alle cose che deve toccare, e lancio un messaggio, ripeto, lo dicevo prima, lo dico per la terza volta, a quelle persone non d’accordo, che non votino questa norma, questa legge, che sicuramente sarebbe deleteria per la nostra Regione e che creerebbe non equilibri ma notevoli squilibri. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Callori.

Non ho altri iscritti.

Si è iscritto il consigliere Rancan. Prego.

 

RANCAN: Grazie, presidente.

Notiamo che, sul dibattito di questa legge, il PD è militarmente schierato, nel senso che è completamente e totalmente d’accordo su quello che viene detto da tutti i consiglieri, completamente e totalmente d’accordo su quello che è stato detto dalla consigliera Mori, completamente e totalmente d’accordo a essere assoggettato a un sistema delle associazioni LGBT e a un sistema che, ovviamente, dovrebbe mettere in difficoltà una parte più cattolica, ma vedo che, a quanto pare, il silenzio è tanto oppure l’imbarazzo è ancora maggiore.

Sicuramente questo è un segnale importante, un segnale importante perché in questo silenzio si dicono tante cose. Fondamentalmente le ideologie vengono schiacciate da quelli che sono gli ordini di partito. In quest’aula l’ordine di partito vale di più delle ideologie di ognuno. Quindi, sia chiaro che siamo alla presenza – e si vede – di ben altro che un partito democratico, sembra più una dittatura democratica.

Ovviamente, questo progetto di legge ha avuto un percorso molto particolare, ed è per questo che mi sarei aspettato da certi consiglieri di maggioranza una presa di posizione forte anche sull’iter che ha avuto questo progetto di legge, un progetto di legge che è stato molto travagliato, anzi fin troppo, abbiamo perso fin troppo tempo a parlare di questo progetto di legge, togliendo spazio ai problemi reali delle persone, ai problemi reali della gente. C’è anche da dire che è stato un iter che, però, ha visto, come è stato segnalato sia in Commissione (eravamo presenti io e i consiglieri Marchetti e Tagliaferri), che durante le votazioni non è stato rispettato il Regolamento. Quindi, è un iter che è andato contro a quella che è la nostra legge primaria (se possiamo dire così), la nostra bibbia interna, cioè il rispetto del Regolamento.

Nello specifico, quando sono stati presentati gli emendamenti, in una misura ovviamente importante, si sarebbe dovuta sospendere la seduta, ma la maggioranza ha voluto fare una forzatura, non rispettando l’articolo 96, comma 3, del Regolamento, quindi mettendo in ordine di votazione gli emendamenti presentati. E questo è un errore importante perché, se si inizia a non rispettare il Regolamento su questi punti di vista, vuol dire che, allora, c’è una prepotenza di fondo, c’è una scorrettezza di fondo o magari c’è un po’ di malafede: si vuole cercare di accelerare dei processi per portare a casa dei risultati che poi fondamentalmente risultati non sono perché questa è una legge completamente e totalmente manifesto, che vuol dare una mancia ideologica ed elettorale solamente a una parte ultra minoritaria della società emiliano-romagnola, ultra minoritaria. È una legge inutile, come tante leggi manifesto che vengono fatte, come tante leggi che, ovviamente, noi non condividiamo. Questa è una legge che noi combattiamo con tutte le nostre forze, perché noi siamo trasparenti.

Siamo trasparenti, diciamo subito come la pensiamo e diciamo no. Non facciamo come qualcuno che poi sta agli ordini di partito, però fuori, nella società, magari va a dire a qualche ambiente “No, però, guarda, non è così. Siamo in parte d’accordo e in parte non d’accordo. Per favore…”. Quasi a chiedere scusa a certi ambienti. Non si sa perché. La verità è che siete vittime di un sistema partitico e siete completamente assoggettati a un partito che ha tutto tranne che del democratico, come si chiama.

Poi è fortemente anche schizofrenica questa politica, se mi permettete, perché va completamente in controtendenza rispetto a una politica di tutela della famiglia e delle politiche del welfare a favore della famiglia. Se da una parte, ieri, anche con nostro apprezzamento, sono stati stanziati milioni di euro per abbassare le rette degli asili nido, quindi fondamentalmente una politica a favore delle famiglie, a favore anche di tutto il nucleo familiare, oggi viene fatto completamente l’opposto.

Non si riesce a capire quale sia la vostra collocazione. O meglio, io la vostra collocazione l’ho capita. La vostra collocazione è quella della poltrona in Regione, perché la vostra collocazione è quella di dire: “Aspettate, che mi serve quel bacino di voti. Perfetto. Allora, lo vado a prendere”. Quindi, prima cerco di prendere un po’ di voti dalle famiglie, poi vado a prendere un po’ di voti dal mondo LGBT, così poi vediamo cosa può venir fuori.

Penso che questa politica, però, sia fortemente penalizzante per i nostri cittadini, in primis perché ha un Governo della Regione che neanche lui sa dove stare e, in secondo luogo, perché in questo modo si pregiudica anche l’attività del Consiglio stesso.

Cosa vogliamo fare, noi, di questo progetto di legge, quindi? Sentivo prima, dagli interventi anche del consigliere Alleva, che mi fa piacere vedere qua in aula dopo tanto tempo, e mi fa piacere che sia venuto perché giustamente questo è un progetto di legge importante, che dopo tante assenze ha visto protagonista la sua persona – magari era meglio esserci ieri sull’assestamento, però questa è una pura critica politica che mi permetto di fare –, che è una legge dovuta. A casa mia le leggi dovute sono quelle leggi che servono per tutelare e aiutare le persone a vivere, e che quindi si rispecchiano immediatamente su quelli che sono i dati economici, oppure di esenzione.

Abbiamo problemi su tutto. Abbiamo problemi sui pendolari, abbiamo problemi sull’agricoltura, abbiamo problemi nelle scuole, abbiamo problemi in sanità: abbiamo tantissimi problemi, abbiamo il dissesto idrogeologico. Però la priorità, ora, è fare una legge dovuta – dovuta a chi? – sull’omotransnegatività, perché alla fine è questa, la legge.

Adesso, io spero di non essere troppo duro, perché ad un certo punto le persone dovranno avere paura di quello che dicono. Però obiettivamente state rischiando di creare una legge, state rischiando e voterete una legge – dopo parlerò meglio, anche nel dettaglio sugli articoli, e spiegherò quali saranno le mie posizioni – che vanno a ledere anche la dignità e le potenzialità di crescita di un bambino.

Questa legge secondo me è molto egoistica, perché non va a guardare quelli che sono i reali problemi dei bambini. Si guarda solo il problema dell’immediato, ma non c’è una progettualità, nemmeno sulle ripercussioni che certe cose possono avere sui bambini. Quindi, l’egoismo è un problema.

Chiudo dicendo che sicuramente noi siamo contro questa legge, però la verità sapete qual è? Che noi siamo a favore della tutela degli emiliano-romagnoli. Attenzione, perché facendo così, e continuando con la vostra politica, state diventando un po’ emiliano-romagnoli negativi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Rancan.

La parola al consigliere Bargi.

 

BARGI: Grazie, presidente.

Inizierei il mio intervento con un paio di note di merito, se non altro dovute all’aula. La prima perché ci sono alcuni colleghi del Partito Democratico che sono particolarmente interessati ai miei spostamenti, soprattutto quando avvengono a livello internazionale. Volevo solo spiegare che ieri sono mancato dall’Assemblea, dando le giustificazioni, per un impegno personale preso già da tempo, che purtroppo cadeva nella giornata di ieri. Non sono andato a ritirare dei rubli in aeroporto. Questo lo posso dire per mettere in sicurezza sulla discussione dell’aula, visto che si paventano ombre ogni volta che mi sposto da parte di qualcuno.

Altra nota di merito. Devo fare i complimenti alla maggioranza che ha trovato un’organizzazione per questo progetto di legge piuttosto solida. Visto che abbiamo perso tre Assemblee, giusto un paio d’anni fa, per gli accendini con l’effigie del Duce, perché ci stava il battibecco con l’opposizione, in questo giro la forza granitica della maggioranza vedo che le sta consentendo di proseguire in maniera più limpida come discussione.

Tolte le note di metodo, vediamo il merito di quello che è il progetto di legge in questione, traendo succo dall’unico intervento di maggioranza che ho potuto udire fino ad ora, che è quello della relatrice, la consigliera Mori, che ci ha presentato quella che è la base che sottostà al progetto di legge.

Nel contenuto, devo essere sincero non capisco che cosa va a portare di più di quanto, tra l’altro, già sta avvenendo. Penso a progetti come quello di “Viva l’amore”, sul quale abbiamo già discusso più e più volte, che portano determinate tematiche, in questo caso quella sessuale, all’interno delle scuole, per il quale noi chiedevamo almeno di chiedere il consenso dei genitori prima, perché in quel caso già si introduce anche la sessualità omosessuale, per spiegare con questi libricini ai bambini. Quindi, già nel contesto scolastico ci si sta già muovendo. Non capisco questa legge nel suo contenuto cosa va a portare in più. Capisco il testo base, quello arrivato in quest’aula della proposta popolare, che era forte, era molto più forte nei contenuti. Infatti, il Partito Democratico ha cercato – ma è già stato detto più e più volte –, per farlo in qualche modo passare, di fare qualche limatina e qualche spolveratina qua e là, a partire dal titolo. Evidentemente l’omotransnegatività è un concetto che di per sé è vacuo e lascia un’interpretabilità che è anche pericolosa.

Non è tanto una legge, a questo punto, che viene fatta per tutelare, per evitare discriminazioni nei confronti di una minoranza, ma viene fatta appositamente per andare a intaccare la grande maggioranza, perché qui si va a spingere… Prima lo dicevano i colleghi che mi hanno preceduto, come nel caso del CORECOM, capisco che questa legge in un modo o nell’altro, giorno più giorno meno, ora più ora meno, passerà, ma non so come si potrà applicare questo controllo negli spazi radiotelevisivi. Non capisco. Dobbiamo dare precedenza a chi parla di un determinato tema a carattere anche fortemente ideologico, mentre multiamo una radio in cui non viene concesso spazio, magari perché, per una scelta relazionale, c’è un padre di famiglia che vuole parlare del tema della famiglia o un esponente nel mondo cattolico? Non so, cosa succede dopo? Andiamo a sanzionare anche chi ha un pensiero diverso oppure è semplicemente, come sembra nei contenuti, una legge macchietta, perché poi fondamentalmente la carne al fuoco non la mette in più rispetto a quanto già può e sta facendo in questa direzione per sua volontà la Regione Emilia-Romagna e questa Amministrazione?

Almeno spero che ci sia la volontà politica dell’Amministrazione dietro, perché ogni tanto verrebbe da dire che il sistema dei servizi sociali (non sto a scomodare il caso Bibbiano, perché tanto avremo modo di parlarne anche in coda a questo progetto di legge) sembra che a volte agisca un po’ per proprio conto, quasi a voler far intendere che la tanto decantata ideologia (parlo di una parte di questi servizi sociali) che è stata espressa più volte negli interventi dell’opposizione, gli unici che ci sono stati, fondamentalmente sia già in qualche modo penetrata e vada anche oltre quella che è l’azione e la volontà politica.

Nei contenuti è un progetto di legge che porta ben poco nella normativa della Regione. Nelle motivazioni che sottostanno al progetto di legge trovo una certa, oltre che incoerenza, gravità nelle affermazioni. Parlo, in particolare, di quello che è stato un excursus nella presentazione del pdl che non si è limitato a parlare del contenuto, quindi di questo progetto di legge, quindi trans, omosessuali, ma ha spaziato dalla misoginia alle pastasciutte antifasciste, a tanto altro. Non ho capito il condimento, come faccia a essere antifascista la pastasciutta.

Probabilmente è una mancanza culinaria mia, che non sono particolarmente bravo. Si è spaziato, proprio per far capire che quella che è l’ideologia di fondo non è esclusivamente quella legata al gender e alla perdita dell’identità, a questo punto sessuale, perché qui si vuole arrivare al superamento dell’identità sessuale, ma ha radici più profonde e più antiche (più antiche, in realtà, di qualche decennio, torniamo al secolo scorso, massimo).

Ma se noi andiamo a fare un esame di quanto dichiarato dalla consigliera, relatrice Mori, va ad individuare l’identikit di chi è il nemico, a me viene da dire che il maschio, bianco, eterosessuale, che magari ha qualche vizio, beve, fuma, quindi è pure alcolizzato, se poi ha la partita IVA è sicuramente un evasore, sia il nemico giurato del nuovo millennio, contro il quale dobbiamo accanirci per cercare di estirparlo. Ma chi è una paladina di questa grande corrente di pensiero – e io nelle sue parole ho letto una forte preoccupazione –? Ma la grande capitana di ventura Carola Rackete. Che ci viene dire, quando ha fatto quell’affermazione: io sono ricca, tedesca e bianca, quindi devo, per dire: ho sbagliato a nascere. Adesso, che sia ricca, sono cavoli di suo padre, che le dà i soldi e non interessa di certo a noi; tedesca, se a uno piace mangiare crauti e wurstel, si sta abbastanza bene, in Germania; ma bianca, che cosa vuol dire? Che chiunque nasca bianco ha in qualche modo una colpa sulle spalle?

Se qui in attacco sono i legami di sangue – perché fondamentalmente, parliamoci chiaro, il tema ideologico è sradicare i legami di sangue che nelle famiglie permette fondamentalmente di perpetuare una società costituita in millenni –, sradicare legami di sangue per fare quel famoso passo verso il futuro, che in diversi tra quelli a favore di questo pdl vanno invocando, ebbene, se quello è il tema, noi andiamo ad attaccare tutta la nostra storia che nasce dal presupposto delle famiglie. Qui infatti la questione non è solo di attacco o non attacco alla famiglia, non la metto dal punto di vista religioso, o di valori di varia tipologia. Io la metto dal punto di vista antropologico. Senza la famiglia, senza il contesto delle famiglie allargate, i cosiddetti clan, ma per chi apprezza la storia o la cultura classica, potrei citare le gentes romanae, senza l’unione in tribù delle famiglie non sarebbero nate le basi delle culture, delle civiltà e delle società che ci hanno portato nei secoli, nei millenni fino ad oggi. Non sarebbe nata quella che oggi è la nostra civiltà, probabilmente non si sarebbe formata quella mentalità democratica che ci consente oggi, di stare qui, in quest’aula, a discutere di un tema come questo.

Ecco perché questa ideologia feroce, soprattutto nell’attacco al bambino, perché il bambino è la figura della nuova società non ancora formata, che se andiamo a indottrinare finché è in quella età, quindi andare nelle scuole, andare nei programmi televisivi, facciamo in modo di inculcare un messaggio. Forse non ve ne accorgete, ma lo vedete nei film, lo vedete ovunque, dove ci sono, a volte, personaggi forzati, introdotti per fare in modo che in un determinato contesto, quindi dobbiamo accettare quel determinato tipo di persona, noi la inseriamo nel contesto cinematografico o nel cartone animato così abituiamo… Una volta si dicevano i whitewash, quando venivano fatti i film in occidente che ripulivano magari da storie narrate, in Africa li pulivano da persone di colore o in Asia li pulivano da persone appartenenti a etnie asiatiche.

Oggi stiamo subendo l’esatto contrario. Oggi cercano di farci ingoiare in tutti i modi un modello di società che, passando da quello che è un atteggiamento culturale per andare a distruggere l’identità di appartenenza nazionale, oggi va a minare quella che è l’identità legata all’origine, alla sessualità, in modo tale da sradicare la base stessa di quella che è una cultura. Perché? Perché nel mondo futuro che vogliono ci vogliono tutti uguali, tutti privi di un’identità propria, cosicché non possano nascere conflittualità, cosicché ci possa essere stabilità, cosicché ci possa essere il mercato finanziario aperto a tutti, dove noi ci siamo dimostrati talmente bravi che ci hanno comprato ogni azienda appena ci siamo entrati. Non è una visione orwelliana del mondo, è esattamente la direzione che stiamo prendendo.

Magari uno può dire: sì, però, il progetto di legge in oggetto oggi parla di tutt’altro. No, in realtà il progetto di legge… E non è il primo passo verso questa direzione, lo vediamo tutti i giorni, dal mescolamento culturale all’attacco alla famiglia naturale. Perché? Perché, se tu cresci nella tua famiglia, con la mamma e il papà che ti educano a comportarti in una certa maniera civile all’interno della tua società, ecco che tu cresci con questi valori, con questi princìpi. Se io ti sradico e ti porto a pensare che nel mondo può esserci qualsiasi cosa, puoi fare quello che vuoi, non importa come nasci o altro… Attenzione, non è che qualcuno, nel 2019, viene a dire “attenzione, ti giudico o altro”, anche perché, sempre dalle parole della consigliera Mori, a me viene da pensare che in questa Regione ci sia un feroce accanimento omofobo, cosa che a me non capita di vedere. Pratico sport, ci sono anche omosessuali, ma non mi è mai capitato di vedere questa negatività nei loro confronti, così come veniva definita nel testo originario della legge, perché comunque siamo in un momento storico in cui l’accettazione e la libertà dell’individuo vengono pienamente garantite dalla nostra Costituzione, ed è giusto così, per carità. Quello che è il gusto sessuale di una persona se lo sviluppa in camera da letto e fa quello che vuole. Il problema sono le esaltazioni di quello che è il gusto sessuale dell’individuo, perché se io faccio un etero pride e adesso vado in piazza a raccontare quello che faccio a letto con delle robe pittoresche sapete cosa succede? Succede che dicono: “Che schifo, ma che fa. I bambini. Dove li mettiamo i bambini”. Questa cosa deve essere boicottata, è una cosa scandalosa, è un qualcosa che è sempre rimasto nella sfera privata e così deve essere per quanto riguarda la sessualità dell’individuo in una società che abbia un po’ di buon gusto e buon costume.

Questo non deve portare, ovviamente, a nessun tipo di discriminazione. Dico anche un’altra cosa. Siamo la Regione che accoglie tutti, la Regione aperta per eccellenza, veniva detto che noi pensiamo anche a lottare per quelli che non la pensano come noi. Benissimo. In questa Regione succede che se tu sei della Lega e apri un’attività non vengono a comprare nella tua attività. C’è qualcuno che ha la mente talmente chiusa e ottusa che dice “Io nell’attività di un leghista non vado a spendere dei soldi. Non porto i soldi al leghista”.

Sapete cosa mi viene da dire? Facciamo una bella legge per la discriminazione politica, che è altrettanto sancita nella Costituzione, e sanzioniamo negativamente chi va in giro a sparlare dei leghisti magari procurando anche un danno economico. Facciamo questa bella legge visto che tanto…

Non mi dà fastidio. Almeno parlano un po’.

Se questo è il tema, se il tema è la discriminazione e non il voler andare oltre perché qui si va oltre, si va a prevaricare su quella che è la grande maggioranza silenziosa, che è composta anche da omosessuali a cui magari non interessa fare certe tipologie di scelte, non hanno alcun interesse a fare adozioni, vogliono vivere la loro vita esattamente come hanno scelto di viverla, gli è consentito nella nostra società, la mattina vanno a lavorare, ad aprire la saracinesca e non hanno alcun interesse a questo tipo di legge.

Come ho detto nella parte iniziale del mio intervento, questo progetto di legge va purtroppo nella direzione di trasformare in norma ciò che è questa feroce ideologia che prevede la distruzione dell’identità, perché è diventato il male avere un’identità, che sia identità nazionale, o anche di appartenenza, di legami familiari. Dalla psicoterapia in poi ce n’è su questo tema.

Oggi quindi bisogna che noi siamo chiari e che ce lo diciamo. A me fa anche piacere che ci sia questo dibattito, perché è finita la stagione del “ma tanto gli altri non possono fare”. La campagna per le elezioni politiche 2018 si è conclusa con una parte che diceva “ma tanto loro dicono, ma non faranno”, invece si è visto che si può fare, quindi la volontà politica torna al centro del dibattito. Qui ci sono degli schieramenti diversi ed è giusto che abbiano un’interpretazione diversa della società, è giusto che sia la maggioranza che porti avanti quelle che sono le tematiche ritenute fondamentali per il proprio programma, però è il caso di dirlo. C’è chi persegue questa ideologia pro identità, e in questo senso sono le scelte culturali che farà nel caso dovesse trovarsi ad amministrare questa Regione; e c’è una parte politica che persegue la teoria della distruzione dell’identità, punto e stop. Almeno sono chiari i temi e adesso i cittadini possono avere anche un’idea di come sono composte le forze politiche.

 

PRESIDENTE (Saliera): Non ho altri iscritti in discussione generale.

 

(interruzione)

 

Consigliere Pompignoli, prego. Ha la parola.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente.

Pensava di chiudere questa discussione, ma credo che la porteremo molto avanti. Non tanto per andare a discutere su tematiche senza avere una finalità. La finalità credo che sia chiara un po’ a tutti: è quella di votare contro questo progetto di legge.

Quello che un po’ mi stupisce, sinceramente, è che la maggioranza non abbia, come in tantissimi altri casi è accaduto, la voglia di difendere questo provvedimento. Non ci sono stati interventi, se non quello della consigliera Mori. Nessuno ha parlato; nessuno ha detto niente; nessuno difende questo provvedimento. Questo un po’ spiace, perché quando si è trattato di dare contro i fascisti, penso che ci siano stati 200 interventi da parte della maggioranza, con critiche costruttive. Mi rivolgo anche al consigliere Taruffi, che notoriamente interviene dodici volte durante le aule, oggi su questo pdl è silente. Non comprendo i motivi di questi problemi, perché evidentemente è un problema per la maggioranza parlare e difendere questo progetto di legge. E su questo, ovviamente, nasce la nostra critica, anche in ragione del fatto che l’omessa difesa, la lesa maestà da parte del PD di questo provvedimento ci fa pensare che probabilmente non condivide in parte quello che è il progetto di legge, e su questo ci pone una discussione che noi riteniamo costruttiva.

Nella costruzione di una legge e nella votazione di una legge, come è accaduto in questi ultimi quattro anni, c’è sempre stata un’alternanza di chiarimenti, che potrebbero anche convincerci a sostenere un progetto di legge, ma da questo punto di vista qui vedo una completa omertà da parte del Partito Democratico.

Che non mi si venga a dire, però, se qualcuno del Partito Democratico interverrà, che noi stiamo facendo melina per non votarlo, quando abbiamo chiesto l’inversione dell’ordine del giorno per parlare della Commissione d’inchiesta, e che non siamo noi a volerne parlare facendo melina su questo progetto di legge.

È chiaro che la responsabilità ve la siete presa voi quando avete bocciato l’inversione ed è ovvio che il progetto di legge che oggi stiamo trattando ha, a questo punto, una priorità rispetto a quelli che, invece, sono i fatti occorsi a Bibbiano.

Questo come punto di partenza e di premessa rispetto a quello che, invece, è il merito del provvedimento che andiamo a discutere oggi in aula, partendo da un concetto molto semplice. Sono mesi che questo provvedimento è fermo tra Commissione e Assemblea, ritorna in Commissione. Evidentemente i mal di pancia del PD sono enormi sulla votazione di questo progetto di legge. Però, vedo che oggi non c’è alcun tipo di difesa.

Nel merito dicevo che, secondo me, questo progetto di legge discrimina di più rispetto a quello che si vuole tutelare, perché noi andiamo ad approvare un progetto, una legge, che tutela le discriminazioni di un qualcosa che noi non discriminiamo oppure volete tutelare un qualcosa che per noi è assolutamente privo di qualsiasi motivo di discriminazione. Perché tutelarlo? Mi chiedo io. Perché istituire una norma o una legge che vada a tutelare questo tipo di attività discriminatoria? Non lo comprendo, sinceramente.

I padri costituenti, all’articolo 3 della Costituzione, avevano già pensato alla tutela della discriminazione. L’articolo 3 della Costituzione dice che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Chi è che deve tutelare? È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale.

Ci sono già in essere tutte le tutele atte a difendere chi discrimina. Facciamo un qualcosa in più? Volete fare qualcosa in più? Forse in Regione Emilia-Romagna c’è discriminazione?

Nella relazione a questo progetto di legge e nello stesso progetto di legge io vedo semplicemente una difesa a spada tratta di discriminazioni razziali, in questo caso sessuali, che hanno già una copertura normativa al riguardo. Perché farlo? È una questione di principio? È una questione di prendersi i voti in campagna elettorale per le regionali? È una questione di accaparrarsi una certa fetta di elettorato? Lo abbiamo visto anche ieri, il caso della dichiarazione di emergenza climatica. Una cosa assolutamente di principio, senza porre in essere quelle che sono le condizioni e gli impegni che invece dovrebbe fare la Regione per andare effettivamente incontro a queste esigenze.

Queste dichiarazioni di principio è ovvio ed è lecito pensare che le si fanno solo e nella misura in cui servono per un bacino elettorale. Se avete strumentalizzato quei ragazzi che si impegnano per sostenere e per difendere l’ambiente, state strumentalizzando, a vostro modo e a vostro piacimento, anche chi oggi non deve ritenersi tutelato, perché la tutela ce l’ha già, ma fate qualcosa in più rispetto al nulla.

Sono concetti, questi, che devono essere secondo me presi in considerazione, perché quando si fanno i progetti di legge, si deve anche capire qual è il fine rispetto a questi progetti di legge. Normalmente, una legge deve essere formata da princìpi che vanno a tutelare un qualcosa che deve essere tutelato.

Oggi noi chi tuteliamo? Sono tutte domande che non riescono a trovare risposta in ragione del fatto che il proponente non specifica esattamente quello che vuole fare. Questa oggi è l’impasse di cui ci troviamo a trattare su un argomento estremamente delicato, ma del quale abbiamo già una tutela, e che l’ordinamento giuridico già ci consente di tutelare.

Mi chiedo allora: il fine giustifica i mezzi? Io non riesco veramente a comprendere quello che andiamo oggi a discutere. Non sono un appassionato di questo argomento. Vi dico sinceramente la verità: non ho partecipato all’udienza conoscitiva e alla stesura del progetto di legge. Però, da un certo punto di vista è chiaro che, nel momento in cui si discute, ciascuno deve essere libero di dire la propria opinione.

Personalmente difendo le tradizioni e, come tale, è evidente che, nella difesa delle tradizioni, io concepisco un’unica famiglia, con un padre e una madre, e basta. Poi se qualchedun altro fa altro, io non ho nessun tipo di problema. Questo è quello che farò io e che insegnerò ai miei figli, ma insegnerò anche a rispettare le volontà altrui.

È stato detto, anche dal professore Alleva, che bisogna evolversi nel tempo. Ricordo gli insegnamenti di diritto privato all’università – il professore Alleva è stato docente all’università di giurisprudenza, io non ho avuto il piacere di averlo come docente – e ci hanno insegnato, visto che lui parlava dei contratti nulli o inesistenti, che è sempre stato un caso di scuola l’inesistenza del contratto di matrimonio tra due persone dello stesso sesso. Ed è rimasto tale, non è cambiato. Non è che ci si adegua ai tempi in ragione di quelle che sono le esigenze. Le norme sono le stesse. Abbiamo un codice penale del 1930, norme che hanno più di ottant’anni, novant’anni. Non sono state adeguate. Tranne, ovviamente, quelle che vengono sempre richiamate – oggi non c’è – dalla consigliera Rossi in merito alle norme sul fascismo.

Insomma, non abbiamo oggi un grande entusiasmo nel parlare di questo argomento. Spiace, però, sostenere e vedere che neanche chi lo propone ha questo grosso entusiasmo nel farlo approvare. Il silenzio, ovviamente, dà un senso al ragionamento che è stato fatto, per cui meno se ne parla per voi meglio è. Lo approvate così, tappandovi un po’ il naso, però lo approvate.

Io non sono di questa idea e non è nello spirito di affrontare un progetto di legge all’interno di un’Assemblea legislativa. Se voi ritenete che questo sia il percorso da dover affrontare, noi sosterremo come opposizione le nostre ragioni, la produzione di tutti gli emendamenti che sono stati preparati e che verranno depositati in aula. Evidentemente quello che a voi importa oggi non è tanto la discussione, ma arrivare il più velocemente possibile ad approvare un progetto di legge a voi molto scomodo.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Pompignoli.

La parola al consigliere Liverani.

 

LIVERANI: Grazie, presidente.

Perché opporsi a questa legge? È molto semplice. Questa non è una legge, è un giochino politico. È una legge strumentale che non serve per aumentare le tutele o evitare discriminazioni, cose che per di più già ci sono. Serve solo a mettere paletti ai diversi pensieri. Ci state portando democraticamente al pensiero unico. Esiste già la legge n. 6 del 2014, la legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere, dove già è presente tutto quello che viene espresso in questo progetto di legge, semplicemente con parole diverse.

Volete far diventare legge una teoria contraria alla famiglia tradizionale. Nessuno vuole discriminare, ma tutti abbiamo la nostra idea, i nostri ideali, i nostri pensieri. Per me si nasce uomo o donna, non si nasce con un asterisco in fondo al nome: questo è il mio pensiero, e continuerò a ripeterlo.

Voi, con questa legge cercate di mettere il bavaglio al pensiero altrui. Per fortuna che siete il Partito democratico! Ma a cosa serve una legge del genere? A migliorare la giurisprudenza? Non di certo; a concedere maggiori diritti? Nemmeno. Ma allora a cosa serve? Vi serve come arma per erigervi a paladini delle associazioni LGBT, in vista delle prossime elezioni regionali; per far vedere chi sono i buoni e chi sono i cattivi. I cattivi, cioè noi, che state denigrando e offendendo.

Durante la discussione ci avete definito come omofobi, sessisti, razzisti, muscolisti, patriarcali, oscurantisti. Tutto questo solo perché esprimiamo una nostra idea. L’offesa, la discriminazione e l’odio sono sempre e solo di destra; voi invece siete paladini della giustizia: alla faccia della democrazia!

Questa è una proposta di mera propaganda politica, un gioco pericoloso, che non fa altro che creare tensioni fra associazioni di diverso pensiero. Prima di entrare in Commissione, questa era una legge forte, ideologicamente parlando; poi, col tempo, per problemi vostri, interni alla maggioranza, l’avete ammorbidita. L’avete talmente spogliata che avete mantenuto solo l’unico vero punto-cardine di questa iniziativa: il vero obiettivo è venuto alla luce del sole. Qual è il fine di questa vostra proposta? Avere la possibilità di dare soldi ad associazioni, possibilità che nelle passate leggi non era presente. Vi riempite la bocca di diritti civili solo per camuffare il vostro tentativo di finanziare associazioni e gruppi a voi vicini.

Noi ci opponiamo a un progetto che porta la censura, che crea discriminazione, invece che eliminarle. Questa legge non è iniziativa della politica, ma è stata scritta dalle associazioni LGBT, e voi le avete seguite a ruota. Poi, i dissidi interni al PD l’hanno, naturalmente, ammorbidita.

Non serviva una legge del genere. Le normative già c’erano. Avete voluto, forzare, spingere e ribadire il concetto. Vi siete arroccati su un muro di cinta, un muro che rappresenta il mondo LGBT, ma rappresenta la lotta alla famiglia naturale.

Cari democratici, per vostro cruccio avete portato al blocco dell’aula. Sapete benissimo a cosa state andando incontro: state andando incontro a ore di discussione, di dibattito, perché qui non parliamo di una determina politica, ma parliamo di ideologia, e quando lo scontro si sposta sul tema ideologico una semplice votazione non mette termine al conflitto, ma solo a ore e ore di dibattito e lotta porteranno a un risultato.

Il vostro cruccio, la vostra mancanza di disponibilità a intervenire sull’ordine dei lavori dell’Assemblea ha fatto sì che tematiche di grande importanza, come l’IRAP o la Commissione, soprattutto la Commissione d’inchiesta sui fatti di Bibbiano, venissero messe dopo questo progetto di legge. Questioni di priorità, a quanto pare. Ma questa legge non va a modificare lo status delle persone lesbiche, gay, trans, ma va solo a definire la possibilità per le associazioni di ricevere fondi dalla Regione. Si poteva dare la priorità ad altro. Parlare di economia con il tema dell’IRAP era più importante, a parer mio. Parlare dell’orrore di Bibbiano era più importante, a parer mio, ma voi avete deciso di fare i paladini del mondo LGBT e non vi interessa che per colpa vostra venga bloccata l’aula e tematiche più importanti vengano accantonate, con il rischio di dover essere discusse a settembre. Questa è diventata una battaglia ideologica. Noi combatteremo e faremo sentire la nostra disapprovazione davanti a questo testo che non cambia nulla e crea ulteriori discriminazioni.

L’articolo 7 prevede la schedatura presso l’Osservatorio regionale, già prevista dalla legge 2014, dei dati relativi ai casi di fenomeni legati a discriminazione e violenza dipendente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere in Emilia-Romagna. Non è chiaro se con il predetto concetto si intendano soltanto i fenomeni di discriminazione e violenza, cui espressamente si riferisce l’articolo.

L’impressione è che sia vera la seconda interpretazione, perché non vi sarebbe bisogno di una nuova previsione legislativa regionale per disciplinare il monitoraggio dei casi di violenza e discriminazione visto che essi risultano già monitorati per effetto della legge regionale n. 6 del 2014, oltre che degli ordinati casellari.

Se la nuova previsione ha un senso, vuol dire che essa va oltre le ipotesi da ultimo richiamate, cioè del resto appare conforme, come si è detto, al complessivo tessuto della legge stessa, preludendo ad una possibile schedatura di chi si abbandoni a stereotipi discriminatori.

Ora appare fin troppo evidente che è manifestamente contrastante con il principio costituzionale di libera manifestazione del pensiero (articolo 21 della Costituzione) la schedatura delle persone in ragione del proprio pensiero, in specie in ragione delle proprie opinioni culturali, che nell’ovvio rispetto per le persone omosessuali siano tuttavia contrarie alla rivendicazione LGBT.

La schedatura da parte della pubblica autorità, infatti, per sua natura induce remore nel compiere il comportamento schedato, nonché non illecito; quindi, qualora esso abbia ad oggetto le opinioni personali, induce remore ad esprimere liberamente tali opinioni.

Oltre a ciò, si osserva che la proposta di legge non esclude affatto che i dati raccolti nella schedatura possano essere utilizzati per negare l’erogazione di beni e servizi agli schedati. Non vi sarebbe da meravigliarsi, ad esempio, di una successiva deliberazione, la quale disponga che gli alloggi popolari vengano assegnati di preferenza a persone non schedate come omofobe, oppure di un provvedimento che neghi l’autorizzazione all’utilizzo di spazi pubblici da parte di associazioni schedate come omofobe, già, peraltro, inserito nei regolamenti di concessione di sale civiche di alcuni Comuni.

Se la carica illiberale di una previsione di questo genere appare davvero molto elevata, quella del comma 1 dell’articolo 8 non è da meno. La disposizione infatti attribuisce al CORECOM una funzione di rilevazione sui contenuti della programmazione televisiva e radiofonica regionale e locale, nonché, dei messaggi commerciali e pubblicitari eventualmente discriminatori. Mentre, per la pubblicità, la legge regionale specifica la finalità di tale controllo, ossia quello di segnalare il fatto alle autorità nazionali competenti, laddove il fornitore del servizio pubblicitario avesse aderito a un codice di condotta, che nel caso di specie si assume violato.

La legge stessa non determina affatto quale sia la finalità del controllo, dei contenuti, della programmazione, né opera riferimenti sul punto ad altre norme di legge, perché si ha difficoltà a rimanere rassicurati dal parere del CORECOM, secondo cui la proposta di legge in questione avrebbe natura meramente ricognitiva e non assegnerebbe ad esso nuove funzioni, poiché, se le competenze regionali in materia non fossero limitate, la vaghezza della norma non verrebbe di per sé certo a escludere la richiesta di interventi lato.

Infine, il comma 2 dell’articolo 8 incarica il CORECOM di garantire adeguati spazi di informazione e di espressione in ordine alla trattazione delle tematiche legate all’omosessualità. Si è di fronte, in poche parole, al tentativo di introduzione di quote gay anche nei mass media, e di ciò si è accorto pure il CORECOM. In una nota del 13 febbraio 2019 ha suggerito quantomeno di espungere il riferimento agli spazi di informazione, di introdurre il lemma anche quando si parla della garanzia di spazi di espressione delle tematiche omosessualiste, così dando conto che lo spazio di espressione dovrebbe essere garantito anche a tematiche e opinioni diverse.

Come ben si comprende, tuttavia, le modifiche proposte dal CORECOM non risultano sufficienti a fornire adeguate garanzie che la legge non sia utilizzata per compiere l’opera di indottrinamento, anche sfruttando il grande potere che in tal senso possono rivestire i mass media. A maggior ragione, quindi, non appare sufficiente il testo modificato dalla Commissione che recepisce il parere del CORECOM, ma omette il riferimento alla garanzia di appositi spazi di informazione che potrebbero tradursi, ad esempio, in rubriche obbligatorie tra le news del mondo gay da inserire nei notiziari regionali. Introduce il concetto, quanto mai vago, di soggetti legittimati preludendo l’istituzione di un bollino obbligatorio che le stesse associazioni LGBT dovranno concedere.

Concludendo gli emendamenti proposti dalla relatrice in sede di Commissione ed approvati dalla maggioranza, pur non risolvendo, ma quantomeno attenuando la portata di questa legge, non possono che aver contribuito a migliorare un testo che è e rimane, ad avviso del sottoscritto, contrario a princìpi costituzionali ed eversivo all’ordinamento democratico.

Unica grande eccezione era costituita dall’emendamento 24 Boschini, che, assieme ai colleghi del centrodestra, a suo tempo sottoscritto, era teso a introdurre nella legge regionale n. 6 del 2014 uno specifico impegno della Regione a prevenire e contrastare la pratica della surrogazione di maternità che nel testo veniva accostata alla violenza sessuale, abuso di minori, sfruttamento della prostituzione, maltrattamento in famiglia e a negare qualsivoglia forma di contributo regionale alle espressioni promuovendo tale pratica.

Di questa proposta, oggi, nell’articolo 12, istituito grazie all’emendamento ripresentato in Commissione dal collega Paruolo, non rimane che l’ombra, ovvero soltanto la parte relativa al divieto di accesso ai contributi regionali per quelle associazioni che promuovono il tema dell’utero in affitto, peraltro depotenziato in quanto sparisce qualsiasi riferimento alla revoca dei contributi concessi. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Liverani.

La parola al consigliere Calvano. Prego.

 

CALVANO: Grazie, presidente.

Il collega Callori ha richiamato il cittadino comune. Io provo, allora, a parlare del cittadino comune. Uno di quei cittadini comuni, di quelle cittadine comuni, penso che possa essere considerata mia madre, che ha l’unico difetto di avere me come figlio; per il resto, è una cittadina comune. Obiettivamente, avendomi come figlio, mi ha detto: Paolo, ho visto che state discutendo questa legge sulle discriminazioni, ma serve? Mi sembrava ormai un problema superato.

Le ho detto: mamma, purtroppo no. I fatti di cronaca si susseguono, e anche il confronto con alcune esperienze di vita reale, che ho avuto modo di incontrare e di conoscere durante la mia attività pubblica, mi portano a dire che il problema purtroppo non è superato. Sai, mamma, è successa una cosa incredibile, anche per uno che ha un’esperienza come me, l’altro giorno in Commissione; che cosa? È successo che alcune forze politiche, una in particolare, è arrivata a dire e a scrivere che l’omosessualità equivale a quelli che fanno sesso con i morti, equivale a quelli che fanno sesso con gli animali, equivale ad essere pedofili.

Lei mi ha guardato e mi ha detto: beh, allora forse, Paolo, è meglio che questa legge la facciate, portatela a casa. E digli sempre che in ogni relazione tra persone, la cosa che conta è volersi bene. Io a mia mamma ho detto: sì, mamma, hai ragione, me l’hai sempre detto; pensa, ce lo diceva anche la nonna che quello che conta tra le persone è volersi bene.

Questa legge afferma che a prescindere dal sesso della persona a cui si vuole bene, a prescindere da come ognuno di noi si sente dentro di sé, nella propria identità di genere, si possa essere nella pienezza dei diritti civili e sociali. Perché le persone omosessuali, o quelle oggetto di questa legge, lo dico a Rancan, sono emiliano-romagnoli, sai? Quando tu dici: prima gli emiliano-romagnoli, io ti chiedo: quindi, gay e lesbiche dell’Emilia-Romagna non sono emiliano-romagnoli? O forse, ancora peggio, ritieni che non siano degni di avere il riconoscimento della città dell’Emilia-Romagna? Sarebbe strano. Spero che non sia questo il pensiero dietro le tue parole. Sarebbe anche un po’ schizofrenico, perché il vostro Capogruppo uscente, Alan Fabbri, l’altra settimana era al gay pride, insieme alle associazioni LGBT. Spero poi che in Consiglio comunale sia anche conseguente quando dovrà prendere degli atti, forse anche conseguenti a questa legge che andiamo ad approvare, o forse conseguenti a richieste e istanze che proverranno dal mondo LGBT o dalle forze politiche. Spero che lo sia. Come voi spero che siate altrettanto coerenti rispetto al comportamento del vostro Capogruppo uscente.

Stiamo parlando, quindi, di diritti civili e sociali, non stiamo parlando di privilegi con questa legge, non stiamo parlando di corsie preferenziali. Nessuno le chiede, nessuno le ha mai volute. È il riconoscimento di diritti, questo sì. E questo è sacrosanto. E ciò che questa legge stabilisce sui servizi sociali e sanitari, sulle iniziative culturali, sulla formazione degli operatori pubblici e scolastici ha questo scopo: garantire diritti civili e sociali. Questa legge sta dentro il vastissimo campo di quei diritti sociali, e non solo civili, su cui stiamo agendo da tempo in questa Regione.

Quest’aula ieri ha deciso, purtroppo solo a maggioranza, e penso che la destra abbia perso una grande occasione, di aiutare le famiglie per poter consentire ai bimbi di andare all’asilo e ai genitori di poter andare a lavorare più serenamente. Abbiamo deciso di aiutare le famiglie sul versante dell’affitto, così come l’abbiamo fatto sui superticket o con l’abbonamento integrato sui mezzi pubblici.

Ecco, questa è una Regione che tiene insieme diritti civili e sociali, che si occupa degli uni e degli altri, che li tiene insieme. Nel fare questo, nell’occuparsi di diritti civili e sociali, questa è una Regione che non rinuncia ai doveri, perché dei doveri ci sono, come ci sono delle leggi da rispettare. Anche l’emendamento fatto, con la mia stessa firma, sul quale sono pronto a confrontarmi con chi ha dei dubbi su questo, che richiama ai divieti della legge n. 40, va in questa direzione. Poi ognuno la può tirare da una parte o dall’altra, ma sta lì, sta dentro un quadro di rispetto della legge nazionale e di chiarezza sulle cose che si possono fare e le cose che non si possono fare, o rispetto alle quali ci sono normative chiare nel nostro Paese.

Il testo che viene fuori per qualcuno è lo stesso che è arrivato in aula, per qualcun altro è stravolto. Mettetevi d’accordo, magari. Io penso che sia stato migliorato. Perché è stato migliorato? Perché abbiamo fatto un confronto ampio certamente con il mondo LGBT, che ringrazio, certamente anche con le associazioni delle famiglie che hanno partecipato ai lavori. Ci sono state alcune istanze che sono emerse dagli uni e dagli altri, che sono state raccolte anche in questa legge e che ci hanno consentito di migliorarla grazie al lavoro di tanti consiglieri, di chi ha voluto lavorare e non di chi ha voluto fare ostruzionismo. In tanti ci hanno lavorato, e non solo nella maggioranza. Lo dirò a breve, anche se prima devo dire una cosa. Quando sull’emendamento che tocca la legge n. 40 si dice da parte di chi è al Governo oggi che l’emendamento è sbagliato, io mi permetto di dire una cosa senza entrare troppo in polemica: avete – e mi riferisco al Movimento 5 Stelle – il 32 per cento di quel Parlamento. Avete la possibilità, ogni volta che Salvini vi chiede di fare una cosa fuori contratto, di replicare e di chiedere anche voi di fare una cosa fuori contratto. Perché non mettete all’ordine del giorno nel rapporto tra voi e la Lega la legge n. 40? È una vostra competenza. C’entra eccome, c’entra eccome.

Collega Piccinini, non lo dico con fare polemico. E sa perché non lo dico con fare polemico? Perché le riconosco che nei miglioramenti che abbiamo fatto su questa legge c’è anche il recepimento di uno degli articoli presenti nel suo progetto di legge.

Mi lasci parlare. Lo abbiamo recepito perché era una cosa fatta bene, perché quando c’è la possibilità di far sì che la Regione si costituisca parte civile nel momento in cui vengono negati dei diritti è giusto che la Regione lo faccia. Era nel suo testo di legge, ha fatto bene la relatrice Mori a recepirlo, abbiamo fatto bene a inserirlo e ad approvarlo, così come è stato indispensabile il confronto dentro il Partito Democratico e dentro tutto il centrosinistra, che ringrazio.

Ringrazio il Capogruppo del mio partito e ringrazio tutti coloro che nel mio partito, a partire dalla relatrice, per arrivare a tutti i componenti, hanno dato un contributo importante, così come ringrazio i Capigruppo che insieme a noi fanno parte della maggioranza, perché è stato un confronto franco, serio, che ci ha consentito anche di migliorarla, quella legge, e di poter arrivare a un punto che ci consentirà di fare un passo in avanti, in questa Regione e in Italia.

Ringrazio quindi davvero coloro che ci hanno lavorato, e che hanno voluto mettere la faccia dentro questo Consiglio regionale, e fuori. Ringrazio anche la destra per i toni utilizzati, perché mi ha fatto capire quanto sia importante fare questa legge.

Ringrazio Franco Grillini. È un ringraziamento personale, al politico, all’uomo, ad una persona che ha saputo ascoltarmi, da segretario regionale del PD, quando gli ho chiesto di potermi ascoltare e di potermi confrontare con lui perché questi temi li aveva trattati e sapeva di cosa parlava. Ringrazio anche chi, e sono persone che sono dentro questa Assemblea, che lavorano negli uffici di questa Assemblea, che hanno dato davvero una mano, a me e a tutti, per poter arrivare a un testo come quello a cui, insieme alla relatrice, che ci ha lavorato, siamo arrivati.

A volte non ci si accorge neanche della bontà delle persone che si hanno intorno e di come le si può utilizzare al meglio. Per fortuna alcune le ho scoperte forse all’ultimo momento utile, e le ringrazio: loro sanno a chi mi riferisco, non è importante dire nomi e cognomi. Però ci hanno dato una grande mano.

Ringrazio davvero nuovamente, consentitemi, io sono consigliere regionale, ma sono anche segretario del Partito democratico, i miei compagni di partito, perché ogni volta che c’è un confronto, anche quando è duro, anche quando capita al segretario di perdere qualche chilo in quel confronto, perché assorbe un po’ di tensione anche a livello personale, ogni volta da quei confronti si esce un po’ cresciuti: se ne esce più forti, se ne esce per quella cosa che il Partito democratico è, cioè un partito che ha avuto e ha l’ambizione di parlare a una parte maggioritaria del Paese e di poterlo fare sapendo che al proprio interno possono convivere anche sensibilità diverse, che quando c’è bisogno, quando l’interesse generale ha la meglio o quando si capisce che deve avere la meglio, sono pronti a stare insieme.

Ringrazio mia mamma e mio papà, non per i dialoghi che ogni tanto mi offrono e per il loro saper essere persone comuni, ma per la pazienza che mi hanno donato, perché è grazie alla pazienza che è più facile mettersi in ascolto ed è grazie alla pazienza che si provano a tenere insieme le cose. Mi accusano e, accusando me, forse accusano il PD dell’Emilia-Romagna a volte di non essere abbastanza radicali. Chissà. Diciamo che sono un estremista della pazienza.

Collega Facci, colleghi della destra, sono partito in questo discorso dalla mamma e ho chiuso con la citazione della mamma e del papà, perché ho vissuto in una famiglia tradizionale, come la chiamate voi, come avete modo di definirla, è una famiglia per me innanzitutto, che però mi ha insegnato una cosa, ad avere rispetto per tutte le famiglie, anche per quelle che hanno una composizione diversa dalla nostra. Si chiama libertà ed è una grande conquista democratica.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Calvano.

La parola al consigliere Taruffi. Prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Abbiamo alle spalle un percorso lungo, tanto in Commissione quanto in aula. Oggi per certi aspetti è stato anche difficile rimanere seduti e ascoltare le cose che venivano dette, perché sono state evocate correlazioni che sono francamente insopportabili e che credo debbano essere respinte con la massima durezza possibile, senza alzare troppo il tono della voce, senza lasciarsi andare. Però, francamente, quando, forse come “voce del sen fuggita”, qualcuno ha posto una forma di correlazione tra le vicende sulle quali la Magistratura sta indagando nella Val d’Enza e l’approvazione di questo testo di legge, ecco che si passa veramente il segno. Non solo perché sono due cose che non hanno nulla a che vedere, ma perché la strumentalità con la quale si pongono in correlazione ha davvero dell’incredibile.

Credo che ogni tanto dovremmo anche esercitarci in un piccolo esercizio, quello di considerare che la storia non inizia con noi e soprattutto non finisce con noi. Quando portiamo avanti progetti di legge che arrivano da lontano dovremmo avere intanto, anziché la volontà di rivendicare sempre qualche forma di primazia o di primogenitura, la volontà di riconoscere che c’è qualcuno che ci ha lavorato prima di noi. In questo caso penso a Franco Grillini, che nella precedente legislatura aveva depositato un testo che non è andato all’approvazione di quest’aula solo perché quella legislatura si è interrotta bruscamente per le note ragioni che conosciamo, poi discioltesi in un nulla di fatto. Siamo persone e legislatori che portano avanti un progetto di legge per il quale tante persone si sono battute e hanno dato fondo alle proprie energie fuori da questi palazzi, perché questo progetto di legge ha il merito, ha la forza e ha il pregio di partire effettivamente come una legge popolare, con le caratteristiche di una legge popolare. Penso quindi ai tanti attivisti che si sono adoperati. Ne voglio citare uno per tutti, perché in questi giorni, a proposito della necessità di questa legge, Vincenzo Branà, che è il presidente l’Arcigay di Bologna, è stato minacciato di morte, come capita spesso a chi in prima persona combatte delle battaglie per l’estensione dei diritti, è stato minacciato di morte proprio perché associato, in una strumentalizzazione vergognosa, proprio perché accusato, minacciato di coprire i fatti di Bibbiano.

Vorrei che quando si parla in quest’aula e in tutte le altre aule in cui rappresentiamo non noi stessi, ma tutti i cittadini dell’Emilia-Romagna avessimo a cuore e avessimo in testa anche un pezzo della responsabilità che dovremmo esercitare, perché poi le parole che utilizziamo qua trovano sempre qualcuno fuori, pronto, purtroppo, come sappiamo, a esacerbare, a esagerare e a tradurre poi in minacce di morte i fatti che qualcuno qui strumentalmente utilizza.

Si è detto lungamente che questa legge non serve a nulla, e si è detto in un meccanismo che io non posso che definire quello dell’excusatio non petita, però accusatio manifesta. Voi avete iniziato quasi tutti i vostri interventi dicendo che non siete contro le discriminazioni, che non siete omofobi, che non siete contro… Io non ho mai avuto la necessità di dover affermare quello che non sono, proprio perché non lo sono. Quindi, non ho bisogno di dire quello che non sono. Io dico quello che sono: e io sono per l’estensione dei diritti, sono perché in una Regione, la nostra, e vorrei che magari ogni tanto parlaste anche della realtà, mi piacerebbe che voi incontraste Giovanni, il trans picchiato a Ozzano il 16 luglio scorso, Manuel, un ragazzo bullizzato su un bus, a Marina di Ravenna, il 29 giugno, perché omosessuale; il ragazzo licenziato a Ravenna perché gay, nell’ottobre del 2018. Potrei andare avanti con un lungo elenco. Io parlo della realtà, non parlo di cose che esistono nella fantasia di qualcuno. Parlo della realtà.

La stessa realtà nella quale il vice presidente del Consiglio comunale di Vercelli, Giuseppe Cannata, scrive su Facebook “gay e lesbiche ammazzateli tutti”, è della Lega Nord…

 

(interruzione)

 

Di Fratelli d’Italia, scusate, se non è zuppa è sempre pan bagnato.

 

(interruzione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Silenzio, silenzio.

 

TARUFFI: Il vicepresidente… Arriverò, arriverò: “gay, lesbiche, ammazzateli tutti”. Oppure, il consigliere comunale di Verona, Roberto Zelger, della Lega, che dice “i gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie, il sesso omosex fa male alla salute, propaga tutti i tipi di malattia”.

Io non ho bisogno di dire che non sono questa roba. E non ho bisogno nemmeno di giustificarmi tutte le volte che intervengo, dicendo che non sono razzista, che non sono omofobo, che non ce l’ho con gli stranieri, che non ce l’ho con questo, che non ce l’ho con quell’altro, perché la mia identità non la definisco in contrapposizione a qualcosa o a qualcun altro. Io vorrei che ogni tanto, perché esistono le discussioni nelle quali il punto di vista dal quale si guarda il mondo diventa determinante, qualcuno mi dovrebbe dire perché in questo Paese tutte le volte che si parla di estendere diritti, senza togliere niente a nessuno, ma di allargare i diritti, di estendere i diritti e le tutele, c’è sempre qualcuno che alza la mano e dice “no”. Io questo non lo capisco.

Ho sentito qualcuno di voi dire che questa legge offende qualcuno, si tratta di imporre qualcosa a qualchedun altro. No, no. Qui non si tratta di offendere nessuno, al massimo si tratta di non escludere qualcuno. È facile quando si fa parte delle maggioranze additare le minoranze, dicendo: “Ah, come, volete anche voi partecipare al consesso dei diritti? No, voi no!”. Ecco, questo è il punto di vista dal quale si guarda il mondo, che ci differenzia profondamente.

Guardate, non mi ha mai appassionato tanto la discussione su chi è di destra e chi è di sinistra, anche perché le autorappresentazioni… Quello che conta sono le parole che diciamo e quello che facciamo. Allora, in queste discussioni, come in altre, emerge un discrimine profondo, profondo tra un punto di vista dal quale si guarda il mondo e un altro punto di vista.

Siccome alla fine le parole sono pietre e determinano la realtà, quando si descrive la realtà attraverso un continuo evocare muri, recinti, recinzioni, ostacoli, come se la realtà fosse composta esclusivamente da uomini e donne, bianchi e indigeni, che lavorano e vivono qui e che sono nati qui, non è così, il mondo non è più questo. Non è più questo, e aggiungo per fortuna.

Penso, allora, che, se per una volta provassimo ad assumere il punto di vista di chi non ha voce, di chi non ha diritti, di chi non ha, e provassimo a legiferare assumendo quel punto di vista, che nulla toglie a chi, invece, ha voce, a chi, invece, ha diritti, a chi, invece, ha la possibilità di difendersi… Questo non vale solo quando parliamo della materia di cui parliamo oggi, ma è un punto di vista dal quale si guarda il mondo. Ecco, se ogni tanto provassimo a fare questo, costruiremmo una società più giusta, più equa, più sicura, più inclusiva, più solidale, che sono esattamente i tratti caratteristici che hanno fatto dell’Emilia-Romagna la grande Regione che siamo. Noi siamo questo, noi siamo questo. La straordinaria storia che abbiamo alle spalle l’abbiamo perché chi ci ha preceduto ha fatto questo.

Siccome non so se individualmente, soggettivamente e collettivamente siamo in grado di corrispondere alla storia da cui veniamo, dico solo una cosa: ogni tanto proviamoci. Non fa male.

Proviamoci, proviamo a essere all’altezza della storia che chi ci ha preceduto ci ha consegnato. Proviamo a essere all’altezza di quel nome là, che campeggia davanti a tutti noi, Regione Emilia-Romagna.

Lo dico con la massima sincerità, ho capito l’ostruzionismo, capisco tutto, la necessità di occupare un qualche piccolo spazio politico mediatico, ma una buona parte della discussione che è stata fatta qui su questa legge oggi in quest’aula, nella Commissione, non è all’altezza di quel nome, non è all’altezza della Regione Emilia-Romagna. Non fa bene a nessuno partecipare a discussioni che non sono all’altezza della storia importante di cui tutti quanti noi qua dentro dovremmo essere orgogliosi e all’altezza del nostro compito, perché siamo legislatori di una grande terra, che ha dei valori, che ha capacità, che ha un futuro davanti importante, ad una condizione: che non ci rassegniamo alla brutalità, alla volgarità, alla volontà di tornare indietro a un Medioevo che abbiamo passato fortunatamente da tanti secoli, che esprime una parte della cultura politica che avete rappresentato in questa mattinata. L’Emilia-Romagna è un’altra cosa. Io sono convinto che i cittadini di questa regione, non una parte, i cittadini di questa regione, dell’Emilia-Romagna, lo sapranno distinguere con assoluta certezza. Oggi noi consegniamo, perché ci potete presentare tutti gli emendamenti che volete, ma staremo qui per tutto il tempo che sarà necessario e alla fine voteremo questa legge e faremo fare un passo avanti, ulteriore, a una grande regione che si chiama Emilia-Romagna.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Taruffi.

La parola al consigliere Rancan.

 

RANCAN: Per fatto personale, presidente. Non in discussione.

 

PRESIDENTE (Saliera): Mi dica.

 

RANCAN: Per fatto personale, però, non in discussione generale.

 

PRESIDENTE (Saliera): Mi dica.

 

(interruzione)

 

Sì, ma consigliere, i diversi consiglieri si citano a vicenda, ma non è detto che esista il fatto personale. Prego, ha la parola. Dica. Non è che io gliel’ho tolta, adesso deve avere la pazienza di averla.

 

(interruzione)

 

RANCAN: Il fatto personale insiste sulle parole del consigliere Calvano, che ha citato le parole del mio intervento, quando dicevo che giudico in base all’orientamento sessuale se uno è emiliano-romagnolo o meno. È assolutamente falso, ecco perché volevo rispondere.

È assolutamente falso, perché io ho detto una cosa molto diversa, che forse non ha colto il consigliere Calvano: a prescindere dall’orientamento sessuale, quelli di cui hanno bisogno gli emiliano-romagnoli sono servizi. Non c’entra assolutamente nulla. Io non ho discriminato nessuno, anzi, forse quello che è stato detto dal consigliere Calvano è magari un voler far passare le mie parole in un certo modo, perché non riesce a giustificare determinati passaggi che sono logici.

Io dico: non abbiamo bisogno di una legge apposta – e queste sono state le mie parole – per garantire dei servizi che legittimamente ognuno ha e può avere, a prescindere dall’orientamento sessuale, punto. Questo è quello che si diceva, chiaramente. E fila.

Quindi, non esistono problemi da parte mia e volevo specificarlo, altrimenti le mie parole potevano essere travisate. Grazie, presidente.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie.

Ora la parola al consigliere Callori. Ha un tempo breve. Prego. Dica.

 

CALLORI: Grazie, presidente.

Volevo intervenire per fatto personale solo per ribadire il concetto che ho espresso nel mio intervento. Quando parlavo dei cittadini che non sono interessati è perché, ribadisco, tutti noi abbiamo quotidianamente incontri non solo con i cittadini, ma anche con associazioni e quant’altro, e questo tema non gli interessa, non li appassiona, perché, come si è fatto cenno anche prima negli interventi che mi hanno preceduto, i diritti ci sono già per tutti. Quando parliamo della nostra storia, che noi abbiamo una storia e la dobbiamo ricordare, la regione Emilia-Romagna, la nostra storia viene da molto più lontano, da quello che dicevamo prima anche questa mattina. È una storia che viene dalla famiglia tradizionale, con uomo e donna e con dei figli.

Ribadisco, non vorrei essere stato frainteso, ma ritengo di ribadire che il cittadino emiliano-romagnolo non è interessato a questo, perché i diritti ci sono in modo chiaro per tutti e anche le tutele. Non serve una legge regionale per poter andare a garantire questo a chi ha bisogno. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Callori.

La parola alla consigliera Piccinini. Prego.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Intervengo anch’io per fatto personale, essendo stata citata dal collega Calvano. Solo per precisare alcune affermazioni che ho sentito fare.

Mi si è detto che c’è stata una grande volontà di dialogo e di interessare le opposizioni, ma in realtà non c’è stata nessuna volontà di dialogo con il Movimento 5 Stelle. Lo dimostra la prima richiesta che fu fatta addirittura di creare un intergruppo con le destre, lo dimostra il fatto che avete convocato e sconvocato, senza dirci assolutamente nulla, le Commissioni in sette mesi, a singhiozzo, in base alle esigenze che avevate di partito. E non c’è stata nessuna collaborazione rispetto…

 

PRESIDENTE (Saliera): Se sta intervenendo per fatto personale…

 

PICCININI: Certo.

 

PRESIDENTE (Saliera): …deve solo rettificare molto…

 

PICCININI: Si è detto che si è voluto collaborare in modo ampio, purtroppo, e dico purtroppo, come ho già detto questa mattina… Noi volevamo veramente collaborare. C’erano due testi, si poteva fare una sintesi, si poteva avere un testo base che fosse già migliore del testo che è arrivato dai Comuni…

 

(interruzione)

 

C’è fatto personale.

La volontà di collaborare, che non c’è stata, si esplica anche nel fatto che, rispetto agli emendamenti che il Movimento ha presentato, nessuno ci ha mai spiegato perché questi emendamenti non possono essere votati.

 

PRESIDENTE (Saliera): Non deve fare le domande. Lei deve rettificare che cosa pensa che abbia detto…

 

PICCININI: Se mi fa spiegare…

 

PRESIDENTE (Saliera): Non può fare un intervento. Prego.

 

PICCININI: Non c’è mai stata collaborazione rispetto anche a tutta una serie di emendamenti migliorativi del testo, per esempio quando chiediamo e continuano a chiedere che nel testo di legge si scriva che la Regione non riconosce, riconosce e garantisce anche per quanto di propria competenza se avete queste paure, fantomatiche paure, di impugnazione.

Non c’è stata collaborazione quando…

 

PRESIDENTE (Saliera): Se lei continua, io le devo togliere la parola, perché non sta facendo un intervento per fatto personale.

 

PICCININI: Sto cercando di spiegare le mie ragioni.

 

PRESIDENTE (Saliera): Faccia un intervento. Chieda la parola per fare un intervento.

 

PICCININI: Sto cercando di spiegare il perché il collega diceva…

 

PRESIDENTE (Saliera): Sta facendo un intervento, lo sta dicendo lei.

 

PICCININI: Sto cercando di spiegare perché non è vera l’affermazione secondo cui c’è stata collaborazione.

 

PRESIDENTE (Saliera): Potete togliere la parola alla consigliera per fatto personale? Grazie.

Lei faccia l’intervento, che è una cosa diversa, perché lei sta facendo un intervento. Lei ha la parola come intervento. Prego.

 

PICCININI: Dicevo, non c’è stata collaborazione neanche nel voler trovare una quadra sugli emendamenti. Quando si diceva che è stata accettata la costituzione di parte civile, in realtà è stata copiata senza neanche riconoscerci il merito di aver proposto questo nel nostro progetto di legge, ma solamente per un motivo di opportunità politica, perché bisognava bilanciare la portata degli emendamenti del collega Paruolo. Questo è il vero motivo.

Rispetto, purtroppo, a quello che diceva sulla legge n. 40, io capisco che tutti i vostri problemi interni adesso li vogliate scaricare sul Governo, come fate solitamente. Peccato che qui non c’entri nulla il merito della legge n. 40, c’entra l’effetto che avrà l’emendamento che avete presentato sul non dare i fondi per la pubblicizzazione della GPA. Ho già avuto modo di spiegarlo ed è una vera e propria censura. Non cercate di scaricare questa roba sul Governo. Prendetevi tutte le vostre responsabilità.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Piccinini.

La parola al consigliere Pettazzoni. Prego.

 

PETTAZZONI: Grazie, presidente.

In realtà, vedendo l’orario, chiedo se possiamo intervenire nella seduta di domani, perché ho preparato un ragionamento molto ampio ed articolato, ed era mia intenzione utilizzare il tempo che mi era disponibile senza interruzioni. Ritengo che l’intervento che volevo fare, che come ho preannunciato sarebbe stato piuttosto ampio, sarebbe cosa buona non interromperlo.

Le chiedo…

 

PRESIDENTE (Saliera): Lei mi sta chiedendo… Lei ha ancora venti minuti a disposizione.

 

(interruzione)

 

Silenzio. Lei ha una disponibilità di tempo che non ha ancora utilizzato, di venti minuti: mi dica se i cinque minuti ad arrivare alla fine le sono sufficienti: sì o no?

 

PETTAZZONI: No, presidente.

 

RAINIERI: Presidente, chiedo la parola sull’ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE (Saliera): Sono chiusi, sto chiudendo. Prego, sull’ordine dei lavori.

 

RAINIERI: Grazie, presidente.

Io però non accetto che il presidente del Gruppo del PD offenda in quest’aula il consigliere che ha chiesto di parlare e ha chiesto di poter fare il proprio intervento, della durata che gli consente il regolamento, cioè di venti minuti, stigmatizzando: “vogliamo sentire – parole del presidente del Gruppo del PD – l’intervento intelligente che farà il consigliere”. Questo, presidente, non lo accetto.

 

PRESIDENTE (Saliera): Sto presiedendo. Se avessi potuto continuare, concludevo, dichiaravo chiusa questa seduta per dare la possibilità al consigliere di fare il suo intervento nel prosieguo, domani mattina. Prego.

 

RAINIERI: Chiedo le scuse del presidente del PD per quello che ha detto nei confronti di un collega, per lo sfottò che ha fatto nei confronti di un collega. Che siano cose intelligenti o meno lo giudicherà qualcun altro, non di certo lui, ancora prima che l’intervento venisse fatto. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): La parola al consigliere Caliandro. Poi vorrei concludere questa seduta.

 

CALIANDRO: Presidente, è la prima volta che assisto ad una richiesta così bizzarra: che il vice presidente del Consiglio regionale non consideri intelligenti le parole che può pronunciare un collega del suo Gruppo è un fatto che imbarazza tutti.

 

(interruzione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Silenzio.

 

CALIANDRO: Io parto dal presupposto che possano dire cose intelligenti…

 

(interruzione)

 

Io parto dal presupposto che possano dire cose intelligenti anche quelli della Lega. Non so cosa intendeva. Ma se vuole partire dal presupposto che non dica cose intelligenti il vostro collega di partito è un problema vostro.

 

(interruzione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Va bene. Credo che…

 

CALIANDRO: No, finisco, presidente.

 

PRESIDENTE (Saliera): Sì, grazie.

 

CALIANDRO: Perché c’è questo atteggiamento cameratesco, rispetto al quale noi non ci lasciamo intimidire, né ora né domani. Questo vorrei che fosse chiaro. Invece di scusarsi per quello che hanno detto alla consigliera Mori, e hanno lasciato traccia, quello che hanno detto alle persone coinvolte da tragedie civili come quelle di cui stiamo discutendo oggi, pensano di nascondersi dietro un dito? Non siamo noi a giudicarvi, siete voi a condannarvi.

 

PRESIDENTE (Saliera): La seduta è conclusa. Riprende domani mattina, alle ore 9,30.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 17

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Paola GAZZOLO, Emma PETITTI.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, secondo comma, del Regolamento interno il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Palma COSTI, Massimo MEZZETTI, Sergio VENTURI.

 

 

LA PRESIDENTE

I SEGRETARI

Saliera

Rancan - Torri