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263.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 17 SETTEMBRE 2019

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

INDI DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

INDI DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 8548

Interpellanza circa i miasmi causati dalla lavorazione di scarti animali nei comuni di Spilamberto e San Cesario. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

GIBERTONI (M5S)

GAZZOLO, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 8518

Interpellanza circa le azioni da attuare per risolvere i disservizi riguardanti il trasporto pubblico ferroviario regionale, con particolare riferimento alla linea Modena-Sassuolo. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

GIBERTONI (M5S)

DONINI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 8618

Interpellanza circa le azioni da attuare per evitare disagi per gli utenti del trasporto pubblico svolto da SETA, con particolare riferimento alla vetustà dei mezzi utilizzati ed alla relativa manutenzione. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

GIBERTONI (M5S)

DONINI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 8678

Interpellanza circa lo stanziamento di fondi volti alla realizzazione di opere di adeguamento dei parchi gioco inclusivi comunali, al fine di consentirne la fruizione ai minori con disabilità. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

GIBERTONI (M5S)

DONINI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 8515

Interpellanza circa problematiche conseguenti allo svolgimento di un evento-concerto nell’arenile del Porto Canale a Lido degli Estensi, con particolare riferimento alla tutela dell’ambiente e dell’avifauna ed in particolare del Fratino (Charadrius alexandrinus). A firma del Consigliere: Bertani

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

BERTANI (M5S)

GAZZOLO, assessore

BERTANI (M5S)

 

OGGETTO 8514

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per potenziare i servizi sociali con personale stabile e ben informato, evitando l'esternalizzazione delle relative funzioni, al fine di evitare interessi economici contrastanti con il benessere dei bambini. A firma della Consigliera: Sensoli

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

SENSOLI (M5S)

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta

SENSOLI (M5S)

 

OGGETTO 8592

Proposta recante: «Documento di economia e finanza regionale DEFR 2020 con riferimento alla programmazione 2020-2022». (Delibera di Giunta n. 1064 del 24 06 19) (218)

(Relazione, discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

BESSI, relatore

POMPIGNOLI (Lega ER)

FACCI (FdI)

MARCHETTI Daniele (Lega ER)

TARUFFI (SI)

TAGLIAFERRI (FdI)

PRESIDENTE (Rainieri)

CALIANDRO (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta

POMPIGNOLI (Lega ER)

 

OGGETTO 8758

Proposta recante: «“Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi pubblici per il triennio 2019-2021”, redatto ai sensi della L.R. n. 28/2009». (Delibera di Giunta n. 1366 del 05 08 19) (219)

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

MONTALTI (PD)

 

OGGETTO 8623

Parere di conformità, ai sensi dell'art. 28, comma 4, lettera n) dello Statuto sullo schema di Regolamento regionale recante "Modalità di attuazione e di funzionamento dell'Anagrafe regionale degli assistiti (ARA) istituita con L.R. 29 luglio 2016, n. 13 e disciplina delle modalità di subentro dell'ARA alle anagrafi degli assistiti delle AASSLL della Regione Emilia-Romagna". (Delibera di Giunta regionale n. 1110 del 01 07 19) (220)

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

ZOFFOLI (PD)

 

OGGETTO 8813

Proposta recante: «Bilancio consolidato della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2018». (Delibera di Giunta n. 1398 del 05 08 19) (221)

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

BESSI (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

 

OGGETTO 8347

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi al fine di richiedere a tutti i distretti le osservazioni così da ottimizzare e monitorare l'utilizzo delle risorse erogate con il Fondo regionale per la non autosufficienza; ad informare periodicamente, utilizzando le varie tecnologie di comunicazione disponibili, tutte le organizzazioni sindacali e del terzo settore sui miglioramenti che le osservazioni possono produrre. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

(Dichiarazione di voto e reiezione)

PRESIDENTE (Rainieri)

TAGLIAFERRI (FdI)

 

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE (Rainieri)

 

OGGETTO 8442

Risoluzione per impegnare la Giunta, con riferimento al nuovo Piano faunistico-venatorio regionale, ad individuare una soluzione condivisa che permetta alle squadre di caccia dell'Alto appennino bolognese la conservazione del proprio ruolo di centralità nella gestione del territorio, fermi restando gli obiettivi di ridurre, quando non eliminare, i danni causati dai cinghiali alle attività antropiche nei territori di competenza, con particolare riferimento alle attività connesse all'agricoltura. A firma dei Consiglieri: Facci, Tagliaferri

(Discussione e reiezione)

 

OGGETTO 8776

Risoluzione per impegnare la Giunta a valorizzare, anche attraverso attività di studio, convegni e confronti, il ruolo della braccata nel sistema di caccia al cinghiale, favorendo un clima di confronto e rispetto reciproco tra le associazioni venatorie, agricole e ambientali ed, inoltre, a proseguire nella richiesta, effettuata tramite la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, al Governo di intervenire tempestivamente per una modifica dell'articolo 19 della Legge 157/92 al fine di introdurre la figura dell'"Operatore Abilitato”. A firma dei Consiglieri: Molinari, Cardinali, Poli, Marchetti Francesca, Rontini, Zappaterra, Serri, Iotti, Zoffoli, Montalti

(Discussione e approvazione)

 

OGGETTO 8782

Risoluzione per impegnare la Giunta a non distaccarsi dal parere di ISPRA che considera la caccia al cinghiale tramite “braccata” un metodo crudele e quindi escluso ed a coinvolgere ai tavoli di discussione sul tema anche le associazioni animaliste, oltre alle associazioni dei cacciatori e degli agricoltori. A firma delle Consigliere: Gibertoni, Piccinini

(Discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Rainieri)

FACCI (FdI)

PRESIDENTE (Rainieri)

MOLINARI (PD)

PRESIDENTE (Soncini)

POMPIGNOLI (Lega ER)

GIBERTONI (M5S)

PICCININI (M5S)

CASELLI, assessore

PICCININI (M5S)

FACCI (FdI)

MOLINARI (PD)

POMPIGNOLI (Lega ER)

TARUFFI (SI)

RANCAN (Lega ER)

RONTINI (PD)

 

OGGETTO 8433

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi in sede di Conferenza Stato-Regioni per implementare azioni coerenti con l'articolo 8 della legge 242/2016, in particolare sollecitando la definizione della norma che definisca i massimi residui di THC negli alimenti come previsto all'articolo 5, garantendo inoltre la continuità e coerenza normativa della filiera del prodotto, dalla coltivazione alla produzione alla commercializzazione, affinché non si producano contrasti giurisprudenziali il cui uso strumentale vada a detrimento di un comparto in rapida ascesa con forti prospettive occupazionali ed ambientali. A firma dei Consiglieri: Prodi, Torri, Taruffi

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Soncini)

PRODI (Gruppo Misto)

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 8690

Risoluzione per impegnare la Giunta ad inserire nelle prossime procedure concorsuali adeguati strumenti di valorizzazione dell'esperienza per le lavoratrici e i lavoratori non a tempo indeterminato già in servizio, anche andando oltre quanto già previsto con il sistema delle riserve; ad aprire, a valle delle selezioni pubbliche previste per i prossimi mesi, una stagione di procedure espressamente dedicate al superamento del precariato nell'Ente, utilizzando anche gli istituti dei Concorsi per la stabilizzazione e dei cosiddetti Corsi-concorsi, oltreché in virtù di quanto già previsto dal D.Lgs. 75/2017 e s.m.i. (cd "Legge Madia"), dalla LR 43/2001 e s.m.i. e da ogni altra normativa attualmente vigente in materia di accesso alla Pubblica Amministrazione. A firma dei Consiglieri: Bertani, Piccinini

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Soncini)

BERTANI (M5S)

CALIANDRO (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

TARUFFI (SI)

PRESIDENTE (Soncini)

 

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazioni elettroniche oggetti 8442 - 8776 - 8782

Emendamenti oggetto 8690

Comunicazione prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno

 

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

La seduta ha inizio alle ore 14,14

 

PRESIDENTE (Saliera): Buon pomeriggio. Dichiaro aperta la seduta pomeridiana n. 263 del giorno 17 settembre 2019.

È computato come presente, ai soli fini del numero legale, ai sensi dell’articolo 65, il presidente della Giunta Bonaccini.

Hanno giustificato la loro assenza il consigliere Pettazzoni e gli assessori Bianchi, Petitti e Venturi.

 

Svolgimento di interpellanze

 

PRESIDENTE (Saliera): Iniziamo i nostri lavori con lo svolgimento delle interpellanze.

Seguiamo l’ordine rispetto a chi è presente in aula. Vedo la consigliera Gibertoni e l’assessore Gazzolo. Iniziamo, quindi, con l’oggetto 8548, se non ci sono osservazioni.

 

OGGETTO 8548

Interpellanza circa i miasmi causati dalla lavorazione di scarti animali nei comuni di Spilamberto e San Cesario. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Saliera): Oggetto 8548: interpellanza circa i miasmi causati dalla lavorazione di scarti animali nei comuni di Spilamberto e San Cesario, a firma della consigliera Gibertoni.

Risponde l’assessore Gazzolo.

Prego, consigliera, ha la parola.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. L’interpellanza, come è stato annunciato, riguarda un caso di cui ci siamo già occupati in aula, e anche tramite interrogazioni, della provincia di Modena, in particolare una situazione che crea da diverso tempo, da anni, disagi nella popolazione dei comuni di San Cesario e di Spilamberto. Ci riferiamo ad un’azienda, che si chiama Far Pro. È un’azienda su cui sono già state date informazioni da parte della Regione, ma nonostante le grandi richieste regolari nel tempo e l’attività importante e molto puntuale da parte dei comitati dei cittadini e di diversi consiglieri comunali resta sempre un disagio che non viene in nessun modo a diminuire. Stiamo parlando in questo caso di emissioni odorigene moleste. In più occasioni da parte delle Amministrazioni locali, della Regione e dei tecnici regionali sono state fatte promesse o comunque sono state annunciate migliorie che avrebbero diminuito, se non annullato, questo tipo di disagi, però tuttora viene riportato dai cittadini e dai comitati che i miasmi, oltre a provocare nausea e mal di testa, addirittura incidono sul non riposo notturno, quindi non permettono ai cittadini di poter dormire. La molestia si traduce in un tipo di disagio che perdura nel tempo e che incide fino a modificare la vita quotidiana della popolazione di questi comuni.

In aula l’assessore Gazzolo rispetto a questo e anche ad altre segnalazioni e ad altri temi sempre riguardanti i disagi causati da impianti produttivi rispetto a molestie odorigene, ci ha parlato qualche tempo fa di una legge o comunque di una normativa, di un regolamento che la Regione stava approntando rispetto alla possibilità di misurare nel modo corretto, identificare, individuare e poi abbattere completamente tutti quei disagi che derivano dalle molestie odorigene.

Ne approfittiamo per chiedere all’assessore a che punto sia, se sia stato compiuto e già presentato questo regolamento che la Regione Emilia-Romagna stava, se ricordo bene, approntando assieme all’ARPA della Puglia, ma forse ricordo male; se siamo arrivati alla fine, ma soprattutto quali sono le ricadute concrete di questo nuovo regolamento; se sia quindi finalmente possibile in Emilia-Romagna dire ai cittadini che non devono oggi e non dovranno più difendersi per il futuro, non dovranno più difendere la loro quotidianità, la loro salute, perché questo è un disagio che permane così tanto nel tempo e incide a tutte le ore del giorno e della notte che ovviamente incide anche sulla vivibilità e sulla buona salute dei cittadini che sono purtroppo esposti a queste emissioni e quindi se possiamo dire loro che non dovranno più difendersi da questo tipo di molestie.

Al momento, per fortuna, i comitati non hanno mai mollato questa battaglia, sono molto puntuali nel segnare, nel compilare tutte le occorrenze di emissioni moleste, nel segnalarle puntualmente all’ARPA e quindi i dati ci sono, non sono segnalazioni campate in aria. 

Chiedo con l’interpellanza se, viste le responsabilità di questi impianti industriali sui malesseri e i disagi che sono certificati a questo punto, quindi sono disagi veri e sono disagi che non esistono da un mese, ma sono lì da anni, arrecati ai cittadini dei comuni di Spilamberto e di San Cesario, non ritengono finalmente opportuno, visto che non hanno saputo o potuto risolvere in nessun altro modo questa questione, sospendere l’autorizzazione in essere all’azienda fintanto che non vengano completate tutte quelle azioni promesse volte all’abbattimento degli odori, invece che aspettare e vedere peggiorata la propria quotidianità e il proprio benessere quotidiano, che siano invece i cittadini ad aspettare un tempo indefinito sopportando e arrecando danni alla propria salute. Grazie. 

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola all’assessore Gazzolo. Prego.

 

GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente. Grazie, consigliera Gibertoni. Ho cercato di ricostruire tutte le informazioni sentendo ARPAE con i servizi competenti e cerco di riportarle il più possibile in modo analitico, affinché si comprenda il lavoro che è in corso; un percorso tecnico-amministrativo che coinvolge direttamente i comuni di Spilamberto e di San Cesario sul Panaro, l’azienda sanitaria di Modena, diversi servizi di ARPAE di Modena e la stessa ditta Far Pro Modena Spa, con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise ed efficaci.

Parto dalle attività puntualmente attuate nell’ultimo periodo. Aprile, maggio, giugno, luglio e agosto 2018: implementazione ed effettuazione del progetto di studio sulle fonti odorigene impattanti sui comuni di San Cesario sul Panaro e Spilamberto, nato appunto dalla necessità da parte dei diversi enti territoriali di acquisire informazioni il più possibile oggettive sull’entità del disagio segnalato da parte dei cittadini residenti.

A seguito dell’istituzione di un tavolo tecnico di coordinamento tra ARPAE, azienda sanitaria, Amministrazioni locali e aziende coinvolte e delle decisioni concordate nell’ambito dello stesso sono state effettuate una serie di indagini integrate tra loro che hanno previsto la raccolta sistematica delle segnalazioni da parte dei volontari residenti, abbinata a rilevamenti in continuo con sistema olfattivo elettronico, cioè con il naso elettronico, analisi chimiche nei centri abitati, analisi olfattometriche alle sorgenti odorigene e rilevamenti meteorologici specifici.

La fase preliminare del progetto, quindi progettazione delle indagini, analisi olfattometriche, addestramento naso elettronico, si è svolta nei mesi di aprile-maggio 2018, mentre l’indagine vera e propria, con la raccolta delle segnalazioni, le analisi chimiche nei centri abitati e l’utilizzo del sistema olfattivo elettronico si è svolta nei mesi di giugno, luglio e agosto 2018.

Il 24 settembre 2018 la ditta, in adempimento a quanto prescritto in AIA e successive comunicazioni, presenta i risultati relativi allo studio modellistico sulle ricadute olfattometriche generate da tutte le sorgenti di odore presenti, prendendo a riferimento le indicazioni riportate nella DGR del 15 febbraio 2012 della Regione Lombardia, documento che è stato inviato anche ai comuni di Spilamberto e San Cesario sul Panaro. Avevamo parlato di queste linee guida perché, al momento, sono le uniche linee guida che fanno parte del percorso che sta studiando ISPRA a livello di sistema agenziale perché, come sa la consigliera, anche i parametri e le soglie che sono indicate nelle linee guida della Regione Lombardia, in realtà, sono soglie olfattometriche che non corrispondono fino in fondo alla sensibilità vera di ogni singolo individuo.

È evidente che anche su questo i regolamenti che stiamo costruendo guardano principalmente a costruire dei regolamenti settoriali che consentono davvero di agire nell’iter di autorizzazioni e di agire in prevenzione, così come abbiamo fatto per tutto il settore ceramico.

In ogni caso sono state applicate le linee guida.

Il 10 ottobre 2018 il gestore, in adempimento a quanto prescritto in AIA e ovviamente successive comunicazioni, invia i risultati delle emissioni diffuse dei campionamenti effettuati nell’estate 2018, documento che, come quello precedente, è stato inviato anche ai comuni di Spilamberto e di San Cesario sul Panaro.

Il 15 febbraio 2019 viene riconvocato il tavolo tecnico coordinato dalle Amministrazioni comunali di Spilamberto e di San Cesario sul Panaro, al quale hanno partecipato diversi servizi (ARPAE di Modena, azienda sanitaria di Modena e la stessa ditta Far Pro Modena Spa). In particolare, oltre all’analisi dei risultati riportati nei documenti suddetti, nell’incontro tecnico sono stati anticipati ed illustrati i risultati inerenti le specifiche attività di indagine condotta nell’estate 2018 dalla CTR Emissioni Industriali, ARPAE in tema di emissioni odorigene nei territori comunali interessati con relazione inviata ufficialmente il 4 marzo 2019 anche ai comuni di Spilamberto e San Cesario.

Sono stati ulteriormente analizzati i possibili percorsi da seguire al fine di trovare soluzioni efficaci per contenere il problema delle emissioni odorigene.

Il 5 marzo 2019, quindi meno di un mese dopo, alla luce delle risultanze suddette e del confronto avuto in ambito del tavolo tecnico del 15 febbraio 2019, è stato richiesto al gestore di fornire, entro il 29 marzo 2019, un cronoprogramma delle azioni interventi da attuare per contenere le emissioni odorigene derivanti dall’attività aziendale.

Il 28 marzo 2019 il gestore invia a tutti gli enti partecipanti al tavolo tecnico suddetto una proposta degli interventi da effettuare. In particolare, viene specificato che sono in fase di conclusione i lavori di sostituzione dei portoni della zona di trasformazione dei sottoprodotti e dei portoni della zona di scarico delle materie prime fresche, al fine di contenere le emissioni diffuse provenienti dai reparti produttivi e di stoccaggio. La relazione e le fotografie dei lavori eseguiti sono, poi, stati inviati in data 17 giugno 2019.

Viene comunicata la realizzazione di un nuovo capannone chiuso adibito a magazzino dei prodotti derivati, per il quale è stata presentata specifica pratica edilizia in data 13 settembre 2018 al SUAP dell’Unione dei Comuni del Sorbara, la cui realizzazione è prevista entro settembre 2019 e per il quale è stata presentata anche specifica domanda di modifica non sostanziale di AIA.

Terzo: viene evidenziata la scarsa significatività delle due vasche del depuratore ai fini della riduzione dell’impatto odorigeno, in quanto, dagli studi e dai monitoraggi effettuati, le stesse non sono risultate sorgenti significative sulle quali intraprendere azioni di miglioramento. Il gestore, in ogni caso, continuerà ad eseguire i monitoraggi specifici prescritti in AIA.

Quarto punto: è richiesta la possibilità di effettuare una breve sperimentazione dal 2 maggio 2019 al 17 maggio agendo sul sistema di abbattimento degli inquinanti, apportando modifiche al sistema di lavaggio aria.

Visto che sono alla fine, in realtà volevo essere ancora più articolata, lo consegnerò alla consigliera, perché ovviamente ci sono ulteriori punti che dettagliano l’attività, anche sperimentale, che è in corso e che stavo introducendo.

Tutto ciò premesso, rispetto alla risposta all’interrogazione, considerando l’attento e costante monitoraggio cui l’azienda è sottoposta, il complessivo rispetto delle prescrizioni AIA e della normativa vigente, l’assenza di criticità segnalate dall’azienda sanitaria ad ARPAE di Modena in merito alla salute pubblica, il comportamento attivo e collaborativo dell’azienda, in questo momento non si rileva che sussistano le condizioni amministrative per procedere alla sospensione dell’AIA vigente, ma si ritiene che questo grande lavoro in atto e condiviso con le Amministrazioni locali e con gli enti possa portare all’individuazione delle soluzioni attese dalle comunità, a partire, ovviamente, da chi le guida.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Gazzolo.

La parola alla consigliera Gibertoni, che ha tre minuti abbondanti. Prego.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente.

Assessore, considero che lei non mi abbia risposto, però voglio fare i complimenti a chi ha scritto questa risposta, lei o i suoi tecnici, perché sono riusciti comunque a riempire fogli su fogli con dati, con annunci di monitoraggio, con consuntivi di monitoraggio, senza dare nessun dato vero, nessuna tempistica, nessuna scadenza, niente con cui possiamo fare qualcosa. Noi, purtroppo, assessore, con i monitoraggi non ci facciamo niente quando passano gli anni. Facciamo qualcosa quando si parla di prevenzione e prima che vengano date le autorizzazioni. Allora facciamo tanto con i monitoraggi.

Se questo deve essere il parlare in aula, allora semplicemente si conferma che le soluzioni non si vogliono trovare. Se al momento non sussiste nulla, nonostante io ritenga veramente che non mi sia data una risposta, ma ‒ ribadisco ‒ anche il tempo che c’è voluto... Chi l’ha scritta ci ha messo del tempo, un tempo secondo me totalmente inutile. Evidentemente, si ritiene che questo sia fare quello che ci si aspetta.

Se al momento non sussistono le condizioni, quando sarà il momento? Se un regolamento dovevamo farlo e chiuderlo, che riguardasse a questo punto tutta la regione, tutti i territori della regione, quando sarà il momento di chiudere questo regolamento e di annunciare che finalmente i cittadini, le nuove linee guida, cioè il fatto che si possa finalmente dire che, al di là del lavorare sulla prevenzione, come lei ha detto nella risposta, nel post, nel dopo, quando sulla prevenzione non si è lavorato a sufficienza o si verificano condizioni da vasi comunicanti che non si sono viste prima... Perché non c’è mai un solo elemento. Nella complessità degli elementi, nell’interazione ‒ e conosciamo casi in cui probabilmente è così ‒ ci sono, dopo aver dato le autorizzazioni, grossi problemi da risolvere. Se la singola emissione di per sé non è dannosa, però impatta sulla salute il danno che viene imposto a questi cittadini negli anni. Addirittura non riescono a riposare la notte.

Al di là del percorso tecnico-amministrativo che è stato qui recitato, che è stato riassunto, al di là della prevenzione... Se devo dire se questa prevenzione è stata efficace dico che non lo è stata. I cittadini sono per me la controprova. Avendo lavorato su segnalazioni molto concrete e non certo su molestie percepite posso dire che questa prevenzione non ha funzionato. I casi in cui la prevenzione non funziona... Teniamo presente che un margine di errore c’è sempre. Non c’è da parte mia la volontà di imputare colpe, però come si agisce dopo per rimediare a quel margine di errore? Dove la prevenzione ha fallito, come si agisce? Con il monitoraggio? Con l’illustrazione? Dicendo che si troveranno soluzioni efficaci, che si lavorerà in condivisione con le Amministrazioni? Per i primi tre mesi. E dopo come si agisce?

A questo punto, decadono addirittura le promesse, perché si rimanda tutto a un indefinito futuro. Non ci si dice quando finalmente potremo rimediare. Al momento non sussistono le condizioni, al momento non abbiamo niente a cui appellarci. Mi pare non ci sia nulla di questo.

Quello che grida in modo lampante è che non c’è nessuna volontà da parte di questa Amministrazione di dire che in questo caso è fondamentale, se vogliamo veramente dire ‒ il suo è un Assessorato all’ambiente e alla protezione dei cittadini ‒ che ci si schiera da quella parte. Il monitoraggio non può durare cento anni. L’illustrazione del monitoraggio non può durarne altri cento. Quindi, non si può soltanto fare affidamento sul fatto che queste sono piccole comunità e che delle volte si sottovalutano perché, magari, i numeri non sono quelli che possono essere movimentati ed evidentemente non fanno paura a nessuno.

Qui il disagio c’è. Il danno ai cittadini c’è. Mi dispiace che non si faccia nulla per riconoscerlo e per trovare finalmente delle soluzioni.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

Procediamo con le interpellanze a cui risponderà l’assessore Donini, perché per impegni istituzionali poi dovrà andar via.

 

OGGETTO 8518

Interpellanza circa le azioni da attuare per risolvere i disservizi riguardanti il trasporto pubblico ferroviario regionale, con particolare riferimento alla linea Modena-Sassuolo. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Saliera): Iniziamo con l’oggetto 8518: interpellanza circa le azioni da attuare per risolvere i disservizi riguardanti il trasporto pubblico ferroviario regionale, con particolare riferimento alla linea Modena-Sassuolo.

La parola alla consigliera Gibertoni.

Risponderà l’assessore Donini.

Prego, consigliera.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente.

La linea Modena-Sassuolo è uno dei temi che ci collega direttamente ai primi giorni di questa legislatura, perché è un problema che viene sollecitato, viene sollevato, ci viene segnalato dagli utenti, dai pendolari dal primo giorno e tuttora non è stato risolto. Su questo c’è sicuramente un nostro rammarico.

Nello stesso tempo, la linea, secondo me, resta una linea strategica fondamentale. L’assessore ha già in passato detto che c’è la volontà da parte della regione di valorizzarla e di migliorarla, in modo da renderla più attraente, più attrattiva per i pendolari. Al di là delle parole, resta un tracciato fondamentale, che risponde alle necessità, se effettivamente fosse migliorato, di migliaia di cittadini, una conurbazione che ne raccoglie decine di migliaia e potenzialmente potrebbe crescere e interessarne molti di più, se non fosse diventata ormai un po’ una leggenda urbana, che travalica anche la provincia.

Essenzialmente, la mia interpellanza chiede all’assessore Donini ‒ che l’avrà sicuramente letta con attenzione, ma la sintetizzo ‒ come fare in modo, assessore Donini, di poter finalmente mettere un punto alla questione della linea Modena-Sassuolo, detta simpaticamente “Gigetto” dai cittadini e dai pendolari che la utilizzano, e come possiamo fare in modo che smetta di essere una leggenda urbana a Modena e Sassuolo e lungo tutto il suo tracciato. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola all’assessore Donini. Prego.

 

DONINI, assessore: Grazie, presidente. Grazie, consigliera Gibertoni.

Prima o poi ce la faremo. Devo dire che, da questo punto di vista, sono fiducioso che già nei prossimi giorni si avvertirà il senso e la entità della svolta che abbiamo dato e stiamo dando a una linea ferroviaria troppo spesso attenzionata, ma non sempre con i risultati attesi.

Ovviamente, la ferrovia Modena-Sassuolo, nonostante gli interventi fatti negli ultimi anni, si presenta come un’infrastruttura disegnata per esigenze anche di connessione tra l’ambiente rurale e quello urbano, che nel frattempo ‒ converrà con me ‒ è radicalmente modificato.

Su questa infrastruttura, fino a poco tempo fa, non fino a qualche anno fa, ma fino anche a qualche giorno fa, correvano treni abbastanza datati, quindi probabilmente, anzi sicuramente inadeguati per raggiungere quelle performance di qualità, puntualità e affidabilità che noi vogliamo, invece, raggiungere per quella linea, almeno nella media regionale.

Nonostante questo, nonostante tutte le difficoltà, quello che diceva lei nella premessa di questa interpellanza è talmente vero che la domanda di trasporto ferroviario non si è soltanto mantenuta, ma è via via aumentata, fino a 2.500 saliti ogni giorno. Quindi, convengo con la sua riflessione sul fatto che è comunque una linea ferroviaria importante e strategica. Nonostante le difficoltà che lei richiamava, è cresciuta come saliti.

Una domanda di trasporto ferroviario anche orgogliosa e competente, che ha innanzitutto sollevato il tema della qualità del materiale rotabile da parte dei comitati dei pendolari e degli enti locali. A questo tema si è finalmente in grado di fornire una risposta completa e adeguata. Dopo tante fatiche, dopo tante situazioni non ‒ ripeto ‒ del tutto soddisfacenti, da questo mese, dai prossimi giorni tutte le corse saranno offerte con materiale rotabile nuovo, inizialmente con gli ETR 350, gli Stadler, che hanno rappresentato per la Modena-Sassuolo, nella immissione del primo treno nei mesi scorsi, un importante grado di soddisfazione da parte degli utenti. Ovviamente, in prospettiva, si valuterà anche l’impiego degli Alstom Pop, ma credo che gli Stadler saranno tenuti ben stretti da quella linea, perché sono anche molto capienti e possono garantire anche margine di ulteriore crescita di passeggeri.

Sulla linea, a mio avviso, si è intervenuti correttamente dando priorità alla sicurezza, al sistema SCMT. Quando si istallano delle boe tra le pensiline della ferrovia, non sempre si guadagna la prima pagina dei giornali. Ma quando poi succedono tragedie come quelle della Puglia, nel 2016, o come quella che noi abbiamo vissuto a Crevalcore nel 2005, tutta l’Italia si domanda su quanto siano sicure le linee ferroviarie regionali.

Noi possiamo dire, con un certo grado di orgoglio, che siamo l’unica Regione, assieme alla Lombardia, che ha investito sul sistema blocco treno automatico, e che ora è in grado di cantierarlo in tutte le ferrovie regionali. Ovviamente una soluzione, come una buona medicina, ha anche delle controindicazioni. Il contraltare di questo importante investimento sulla sicurezza è però un aumento nei tempi di inversione dei materiali al capolinea, il cosiddetto cambio banco. Perdurando anche una elevata densità di passaggi a livelli, che limitano la velocità in linea, anche i nuovi materiali ETR 350 non riescono a garantire un servizio puntuale qualora venga mantenuto l’attuale schema di offerta cadenzato a 30 minuti – anzi, posso dire, qualora venisse mantenuto quello schema.

L’attaccamento dei Sindaci al servizio ferroviario nelle stazioni del proprio territorio è tale che in una riunione della scorsa settimana si è convenuto di modificare temporaneamente lo schema di offerta dell’orario, ovviamente coordinandolo con l’uscita dalle scuole, dall’attuale cadenzamento ai 30 minuti a un servizio di sequenza regolare per tutte le corse della giornata ogni 40 minuti, pur di non ridurre nessuna fermata e il numero dei servizi ferroviari.

L’obiettivo è molto ambizioso: oltre ai treni nuovi, questo orario consentirà di raggiungere livelli di affidabilità e puntualità almeno del 95 per cento: tenga conto che oggi noi siamo attorno all’80 per cento.

La conferma, però, della temporaneità di questo assetto è stata fissata nella stessa riunione, dando mandato a FER di studiare un piano per valutare, su un’ipotesi di investimento ulteriore sulla linea, di altri 20 milioni di euro, gli interventi necessari per attuare un servizio di nuovo ai 30 minuti.

Passiamo quindi al 40 per avere una puntualità del 95 per cento con tutti i treni nuovi coordinati con le fermate delle scuole e dei Comuni, senza perdere nessuna fermata, ma reperiremo 20 milioni di euro nei prossimi tre anni per fare tutti quegli investimenti per l’eliminazione dei passaggi a livello che ci consentiranno di tornare all’orario dei 30 minuti.

Ovviamente, nello studio sarà valutato anche l’impatto dell’SCMT sui tempi di chiusura dei passaggi a livello, in particolare nel territorio più urbanizzato di Modena. FER presenterà entro poche settimane questo Piano preliminare; lo discuteremo con i Sindaci, con il Comitato pendolari, se lei mi interrogherà ovviamente lo farò presente anche in Assemblea.

Quanto al subentro di RFI nella gestione della Ferrovia Modena-Sassuolo, ripeto, questo era parte del patto per il TPL, ma abbiamo chiarito sin dal Governo precedente, col ministro Toninelli, che essendo una proposta che ci era stata rivolta dal Governo di prima e dallo Stato, noi ci affidiamo alla valutazione dello Stato. Noi abbiamo posto alcune condizioni che saranno oggetto di una valutazione, e ovviamente siamo aperti a tutti gli scenari concertati con lo Stato.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Donini.

La parola alla consigliera Gibertoni. Prego. Ha oltre 6 minuti.

 

GIBERTONI: Assessore, è con profonda speranza, vorrei dire, che spero che questo sia davvero il punto definitivo rispetto alla questione della linea Modena-Sassuolo. Quindi, settembre 2019 è il mese che rappresenta il punto di non ritorno alla preistoria, quella percepita dagli utenti, che a volte hanno abbandonato la possibilità di essere felici pendolari della linea Modena-Sassuolo, proprio perché hanno dovuto tornare al mezzo privato, oppure hanno visto che troppo spesso la linea, il treno veniva sostituito da corse sostitutive su gomma, e non hanno trovato quindi quella linea affidabile: perché appunto non era sempre puntuale, perché i mezzi erano molto spesso non all’altezza di un Paese moderno e di una Regione che dovrebbe tenere appunto il trasporto su ferro, sempre in prima linea, ma che non hanno smesso, per fortuna, di pretendere che il loro diritto alla mobilità fosse rispettato.

Io credo che non ci siano molte parole da aggiungere, se non aspettare nel concreto che durante questo settembre effettivamente cambi completamente la vita quotidiana di questi pendolari e che altri se ne aggiungano.

Assessore, lei ricordava che tutte le corse, da settembre 2019 saranno offerte con materiale rotabile nuovo. Io le consiglio, se non sarà così, di fermare la frase a “tutte le corse saranno offerte”: altre cose non ho da aggiungere. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

 

OGGETTO 8618

Interpellanza circa le azioni da attuare per evitare disagi per gli utenti del trasporto pubblico svolto da SETA, con particolare riferimento alla vetustà dei mezzi utilizzati ed alla relativa manutenzione. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Saliera): Passiamo all’oggetto 8618: interpellanza circa le azioni da attuare per evitare disagi per gli utenti del trasporto pubblico svolto da SETA, con particolare riferimento alla vetustà dei mezzi utilizzati ed alla relativa manutenzione, a firma della consigliera Gibertoni.

Risponde l’assessore Donini.

Consigliera Gibertoni ha la parola.

 

GIBERTONI: Quella di SETA è la storia di uno scaricabarile infinito. Si sono verificati e ci sono grossi problemi non solo per la vetustà dei mezzi, ma anche purtroppo per il rispetto dei diritti del lavoro, a volte, sanzionati dall’Ispettorato del lavoro, e in ogni caso sulla governance, per quanto riguarda SETA. Faccio particolare riferimento, in questa interpellanza, al bacino modenese di SETA. Ci siamo trovati altre volte a confrontarci in aula sul perché sia effettivamente il bacino più disgraziato rispetto agli altri bacini di SETA, ossia Reggio Emilia e Piacenza, e non abbiamo capito il perché. Ci si aspetterebbe un trattamento paritario per le tre province che godono – per usare una parola veramente eccessiva –, ma sarebbe meglio dire che subiscono i servizi di SETA, almeno quello di Modena. Non abbiamo capito il perché ci sia una differenza di trattamento e la conseguente differenza di utilizzo, di percezione, anche di standard qualitativo e quindi di possibilità da parte dell’utenza di dirsi soddisfatta del servizio pubblico che viene messo a loro disposizione nelle tre province.

Quindi, parlavamo di Modena. Io non voglio entrare qui, perché il tema dell’interpellanza è quello dei mezzi, sulle questioni del lavoro. Però devo comunque ricordare che visto che parliamo di una lunga, infinita, spero non infinita storia di uno scaricabarile, quando ci si concentra su quelli che sono gli interlocutori, i player della grossa questione problematica SETA Modena, noi abbiamo il Comune di Modena, l’Agenzia per la mobilità, la Regione, almeno questi tre interlocutori, e di solito tutti e tre vicendevolmente scaricano l’uno sull’altro la responsabilità di dire se una cosa è stata controllata, se una cosa verrà implementata, “però non è esattamente la mia responsabilità, bisogna chiedere a questi, bisogna chiedere a quelli”, in un circolo che è assolutamente vizioso, e che conduce appunto Comune, Agenzia per la mobilità, perché stiamo sempre comunque parlando del Comune, e poi la Regione, e si torna lì, in questo circuito che poi ci riporta alla difficoltà per le persone di poter essere garantiti ancora una volta nel loro diritto alla mobilità.

Io quindi non entro nelle problematiche che questo tipo di governance, molto a parole e poco coerente nei fatti, ha causato al benessere e ai diritti dei lavoratori. Però mi limito a dire, assessore, che quando si viene sanzionati dall’Ispettorato del lavoro non si dovrebbe mai – non sto dicendo che sia questo il caso – mettere su un piatto della bilancia la sanzione dell’Ispettorato del lavoro, oppure il miglioramento e il raddrizzare quelle condizioni di lavoro, o quelle inottemperanze che hanno portato quelle sanzioni, e dire che magari conviene continuare a pagare un po’ di sanzioni ogni tanto, ma lasciare tutto com’è. Bisognerebbe arrivare a un punto di normale rispetto per i lavoratori del bacino di SETA Modena, che non contempla minimamente l’utile migliore in quel momento, la convenienza materiale in quel momento, ma appunto, il normale rispetto dei diritti fondamentali del lavoro.

Poiché sono comunque due questioni correlate, io torno sulla questione del parco-mezzi. Con questa interpellanza quindi chiedo all’assessore Donini quale sia il numero di anni a carico di questi mezzi di SETA, quale sia l’anzianità media dei mezzi, in particolare di quelli operanti nel bacino di Modena, anche perché ci interessa verificare che non ci siano ancora evidenti disparità che abbiamo sempre rilevato tra i mezzi che erano concessi in uso al bacino di Modena e quelli che invece venivano utilizzati a Reggio Emilia oppure a Piacenza; se corrisponda al vero che la vita utile dei mezzi di SETA sia di 15 anni; quali siano le differenze di questo parametro con gli altri gestori del TPL operanti nel territorio regionale; in quale data precisa quei circa 600 autobus, che sono dentro la delibera dell’Assemblea del giugno 2019, giungeranno a SETA; in particolare, mi interessa sapere quanti di quei 600 autobus nuovi giungeranno al bacino di Modena, ancora una volta. Inoltre chiedo, assessore, a suo avviso, per quale motivo stiamo ancora a parlare di questo circolo vizioso che si è creato intorno alla questione SETA, per cui non si riesce in nessun modo, o comunque sembra che ci sia un’impossibilità, da parte di questi tre interlocutori, perlomeno di identificare le responsabilità, individuarle e poterle completamente eliminare, raddrizzare, Comune, AMO e Regione, per cui non si riesce a riportare in condizioni di normale salubrità il deposito di Modena di SETA.

Deposito che io le consiglio, assessore, un giorno che sia in visita a Modena, di visitare. Lei potrà vedere cose che meriterebbero un sopralluogo immediato dell’Azienda sanitaria locale. Non lo sto dicendo come provocazione, ma mi chiedo veramente perché la ASL non si sia ancora recata a vedere il tappeto di guano che sta lì, incrostato da anni, o da mesi, non lo so, nel deposito degli autobus; o a verificare le condizioni interne degli autobus, dove salgono appunto autisti e passeggeri.

Dato che non abbiamo avuto nessuna risposta, o meglio, di risposte in realtà ne abbiamo avute, e ne abbiamo parlato anche in Commissione con l’assessore Donini, visto che non c’è stata una ricaduta concreta, che abbia potuto mettere una fine. Questo ovviamente per la frustrazione di pendolari, autisti e di coloro che ancora nel servizio pubblico in qualche modo o ci credono o ci devono credere. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola all’assessore Donini. Prego.

 

DONINI, assessore: Grazie, presidente. Grazie, consigliera Gibertoni. Lei è sempre molto imprevedibile nella coincidenza fra quanto mi scrive e quanto poi in aula mi chiede. Cercherò di dare più risposte possibili.

In relazione all’interpellanza in oggetto, relativamente all’anzianità media dei mezzi SETA, in particolare di quelli operanti nel bacino di Modena, si precisa che al 30 aprile l’età media del parco mezzi SETA risultava essere di 10,6 anni per i mezzi urbani e 12,4 anni per i mezzi suburbani-extraurbani.

Per quanto riguarda il bacino provinciale di Modena, l’età media alla stessa data era di 8,6 anni per la flotta urbana, 13,1 anni per la flotta extraurbana, 13,4 anni per la flotta suburbana.

Nel complesso la flotta SETA nel bacino provinciale di Modena ammonta a 386 mezzi, 105 urbani, 67 suburbani e 214 extraurbani. Si fa presente che per quanto riguarda la tipologia più comune del mezzo pubblico operante in Italia, cioè autobus da 12 metri di lunghezza, alimentato a gasolio, la vita utile, ovvero il periodo per cui questo mezzo può essere utilizzato senza compromettere le condizioni di sicurezza, si attesta sulla media consolidata superiore ai vent’anni.

Tale parametro è assolutamente compatibile sia per i mezzi in uso presso SETA sia per quelli utilizzati dalle altre aziende regionali del TPL. Il fatto che sia compatibile non significa che non ci impegni, invece, ad un piano straordinario per il rinnovo del materiale rotabile. Ovviamente, tale indicatore può essere condizionato dalle condizioni in cui viene esercitato il servizio (urbano, extraurbano, in città o in montagna) nonché in considerazione della tipologia dello stesso mezzo. Un mezzo filoviario, ad esempio, può garantire una vita utile anche notevolmente superiore alla media. Dall’altro lato, un mezzo di piccole dimensioni, ricavato dai telai di derivazione automobilistica, presenta normalmente una vita utile inferiore al parametro citato.

Resta altresì inteso che durante il ciclo di vita dei mezzi sono previsti e regolarmente effettuati specifici interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di cui, però, abbiamo anche discusso spesso in Commissione.

Infine, con riferimento all’affermazione per quanto riguarda le condizioni di salubrità del deposito di Modena, SETA fa presente di essere in possesso delle certificazioni ISO 9001 Qualità, ISO 14001 Ambiente e OHSAS 18001 Sicurezza per tutte le sedi centrali, le strutture periferiche e tutti i depositi aziendali, come da noi richiesto a SETA e come verbalizzato a noi dalla stessa SETA. Le do anche una tabella dove riassumo gli importi e il numero di mezzi relativi ai finanziamenti regionali previsti per SETA Spa e in particolare per il bacino di Modena, per quanto riguarda il punto 3 della tabella, ai sensi delle delibere del 2017 e 2018 che abbiamo adottato. Sostanzialmente sono previsti 114 mezzi nuovi per tutto il bacino modenese. Comunque, dopo le offro tabella specifica.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Donini.

La parola alla consigliera Gibertoni, che ha poco più di due minuti.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Per quanto riguarda la situazione del deposito modenese di SETA ritengo che la certificazione sia stata data in una giornata in cui il deposito era guardabile, ma non può essere una scusa per lasciarlo così, come è stato visto il giorno della certificazione.

Su queste certificazioni poi mi dirà, assessore, se corrispondono le conferme, se ci sono conferme delle certificazioni, se ci sono controlli regolari. Io non credo che ci possano essere perché diversamente il deposito non sarebbe in condizioni – molto spesso, non so com’è oggi – davvero non salubri, condizioni non degne di una città che fa parte di un contesto moderno. Questo è preoccupante perché non ci si può nascondere dietro il fatto che i documenti sono tutti a posto se poi la realtà parla in un modo che è completamente opposto. C’è qualcosa effettivamente che non va. Allora, allargo la stessa riflessione alla manutenzione dei mezzi, che è grave quanto questo e forse di più, perché poi i mezzi sono quelli che mettendosi in strada non soltanto sono condotti dagli autisti, ma sono i mezzi in cui i pendolari salgono, i cittadini salgono e che vivono nel traffico quotidiano e cittadino.

Se l’insalubrità viene certificata – l’insalubrità è vera ed è concreta – come normalità, devo allargarla perché se lo stile di governance è questo allora non può essere un’eccezione che quel deposito così grande, centrale, sia messo così e tutto il resto sia non problematico, sia tutto quanto lustro come deve essere. Torno al problema. C’è un problema di governance in SETA, che non si è risolto con l’avvicendamento di alcune persone. Evidentemente c’è una linea, per cui ci si può continuare a condurre in questo modo.

Assessore, anche se lei magari pensa che sia un’improvvisazione, che non era nell’interpellanza – non ho assolutamente problemi eventualmente a depositare un’altra interpellanza o un’interrogazione – io vorrei davvero arrivare ad avere almeno una risposta concreta su questo: con chi bisogna parlare. Quando finisce il bandolo della matassa? Una volta che si è seguito tutto il filo, qual è il punto finale che decide per quale motivo quel bacino sia trascurato perché a SETA Modena non funziona per nulla né la manutenzione, né uno standard medio-alto o medio dei servizi all’utenza e neppure il rispetto basilare dei diritti del lavoro? È il Comune di Modena il responsabile? È la Regione che si distrae? È l’Agenzia per la mobilità che non si mette in conflitto e che quindi, di fatto, avalla pur dovendo verificare e controllare, avalla uno stato di cose che è lo stesso ormai da anni? Ce lo siamo detti in Commissione.

Io non so se all’epoca, quando ho consegnato ai banchi della Presidenza della Commissione, quel sacchetto che conteneva le polveri che si staccavano dai tetti degli autobus siano poi stati fatti effettivamente analizzare dall’ASL, cosa che era stata detta in Commissione: “ce li dia, che poi li facciamo analizzare”. Però, al di là di quei sacchetti o di quelle polveri o di quei tetti che si staccavano o al di là delle ragnatele e del guano che sta nel deposito di Modena, penso che a un certo punto dobbiamo risponderci e lei, assessore, dovrà dire a un certo punto dove finisce il circolo vizioso. Almeno questo lo potrà dire, che in qualche modo è stato interrotto.

 

PRESIDENTE (Saliera): Consigliera, ha superato il tempo.

 

GIBERTONI: La volontà di interrompere il circolo vizioso io non la vedo. Grazie, presidente.

 

OGGETTO 8678

Interpellanza circa lo stanziamento di fondi volti alla realizzazione di opere di adeguamento dei parchi gioco inclusivi comunali, al fine di consentirne la fruizione ai minori con disabilità. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l’oggetto 8678: interpellanza circa lo stanziamento di fondi volti alla realizzazione di opere di adeguamento dei parchi gioco inclusivi comunali, al fine di consentirne la fruizione ai minori con disabilità, a firma della consigliera Gibertoni, che ha subito la parola.

Risponderà l’assessore Donini.

 

GIBERTONI: Parliamo dei diritti delle persone con disabilità. Ci piacerebbe vedere in Emilia-Romagna che questo diritto al gioco, all’inclusione, all’inclusione sociale sia garantito. Vorremmo vederlo garantito a partire da tutti i nostri spazi pubblici. Questa interpellanza mette al centro la questione dei parchi e, rifacendosi alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, chiede alla Giunta di contribuire a garantire, a sancire il diritto di tutti i bambini al tempo libero, al gioco e alle attività ricreative, banalmente all’accesso ai parchi quindi all’accesso al gioco in uno spazio comune, in uno spazio di tutti, che sia veramente di tutti, ovviamente tenendo presente delle condizioni diverse in cui può essere un bambino con disabilità.

Chiediamo di istituire, nell’ambito dei programmi di spesa regionale, un apposito fondo che sia destinato al finanziamento della piena accessibilità di questi parchi giochi ai bambini con disabilità, che si faccia sensibilizzazione presso i Comuni, ma soprattutto che li si aiuti economicamente per rimborsare le spese sostenute e documentate da parte dei Comuni o delle Unioni  dei Comuni per la redazione dei progetti e la realizzazione di adeguamenti nei vari nostri parchi perché diventino parchi giochi inclusivi, che possano accogliere tutti, quindi anche le esigenze dei bambini e dei ragazzini con disabilità, mediante l’inserimento di giochi accessibili.

È un’interpellanza che fa appello alla lotta contro le discriminazioni, che ovviamente è importante che si faccia anche a parole, perché le parole disegnano un universo, disegnano dei contorni di riferimento, disegnano dei valori entro i quali muoversi, ma in questo caso è fondamentale che ci siano anche aiuti concreti perché per rimuovere le barriere e quindi per rimuovere l’impossibilità da parte dei bambini di poter utilizzare questi parchi, servono aiuti concreti, quindi serve un bando di gara, ad esempio, per la fornitura di nuovi giochi dei Comuni relativi ai giochi nei parchi pubblici che possa essere formulato in modo da garantire la fornitura anche di questo. Quindi, stanziamento di fondi destinati alla realizzazione di interventi di opere di adeguamento sulla base di criteri specifici, l’adeguamento di spazi giochi e la creazione di un nuovo modo di usufruire di questi parchi, un modo che sia inclusivo e che faccia appello all’universalità, perlomeno all’universalità dei diritti e dell’inclusione sociale.

Secondo me, uno spazio pubblico come un parco è anche simbolicamente uno spazio rilevante, è lo spazio da cui davvero noi non possiamo vivere o accettare nessun tipo di esclusione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola all’assessore Donini. Prego.

 

DONINI, assessore: Grazie, presidente.

Nel confermare l’importanza del tema affrontato nell’interpellanza, relativo alla inclusività dei giochi per bambini collocati è utile precisare e sottolineare alcuni aspetti. Come spesso avviene in molti campi, ai princìpi e alle indicazioni dettate a livello legislativo-normativo deve seguire un’idonea capacità progettuale che si sviluppa anche e soprattutto attraverso un’adeguata formazione.

È inoltre opportuno ricordare che la realizzazione di qualunque opera pubblica deve essere adeguata in materia di superamento delle barriere architettoniche. Partiamo, quindi, da un principio che comunque si è affermato sia nella sostanza della pratica sia nell’ambito normativo.

Le numerose dichiarazioni, convenzioni, carte nonché leggi che si sono susseguite nei decenni stabiliscono e promuovono i diritti, ma non possono risolvere il tema della progettazione ambientale inclusiva se non rinviando l’approccio stabilito appunto dall’Universal Design, spesso disatteso, perché scarsamente conosciuto. È dunque importante, ad esempio, che l’intero parco giochi sia reso accessibile non solo per bambine o bambini con disabilità fisica, ma anche sensoriale e intellettivo-cognitiva, da un’area ad un’altra, per consentire lo scambio e la relazione tra i bambini.

Non vi è, quindi, una norma univoca che possa definire in via assoluta come deve essere fatto un parco giochi per dirsi realmente “inclusivo”, né una precisa indicazione tecnica nazionale in tal senso definita. Sicché il richiamo necessario è alla buona progettazione, cercando di conoscere e capire chi userà il parco e come lo userà, che è l’approccio definito tramite l’Universal Design e i suoi successivi arricchimenti, avendo ben chiari i diritti stabiliti dalla legge e dalla nutrita giurisprudenza in materia.

La regione non ha competenze dirette in merito ai parchi giochi. Eventuali future risorse destinate alla loro realizzazione o al loro adeguamento dovrebbero essere strettamente correlate ad una adeguata informazione e formazione in materia di inclusività e accessibilità, questione che la regione sta, peraltro, cercando di affrontare con il progetto “Molteplicità”, in un apposito percorso di lavoro pluriennale strutturato con il CERPA e il CRIBA e in collaborazione con gli ordini professionali regionali, nonché con il patrocinio dell’Istituto nazionale di urbanistica, a sua volta impegnato nel progetto “Città accessibili”.

Ad un impegno formativo e per favorire migliori pratiche di progettazione si potrebbero successivamente affiancare l’elaborazione di linee guida relative ai parchi urbani e ai giochi inclusivi, verificando la possibilità di incentivi economici alle Amministrazioni locali per la loro realizzazione o per la riqualificazione degli esistenti.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Donini.

La parola alla consigliera Gibertoni, che ha cinque minuti.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente.

Assessore, quando parliamo di inclusività dobbiamo dare la giusta importanza, che c’è, alle carte, alla teoria, ai progetti, a un disegno del futuro in cui possiamo già ipotizzare da oggi di avere parchi che corrispondono a una definizione di inclusività che, nel frattempo, abbiamo aperto dei tavoli per poter mettere giù, quindi una definizione condivisa da tutti, perché corrisponde a quello che è uscito da quei tavoli, su cui hanno lavorato esperti, su cui abbiamo convocato consulenti e specialisti e che poi produrrà delle linee guida, che sicuramente sono importanti, fanno parte di questa linea di carte, teorie e progetti, ma che, assessore, se non trovano parallelamente, senza aspettare che tutta la fila delle carte e delle teorie trovi un punto definitivo, se non trovano ora, attualmente, anche una ricaduta pratica, rimarranno lettera morta.

Dobbiamo porci oggi il problema del perché abbiamo così tanti spazi pubblici, che peraltro tutti i cittadini contribuiscono a mantenere con le proprie tasse, che non sono fruibili per una parte di quella stessa popolazione che contribuisce con le proprie tasse alla manutenzione degli stessi.

Benissimo parlare di progettazione o parlare di cose che sono distanti da noi nel tempo e che ci proiettano verso un tipo di disegno della città, di urbanizzazione, di urbanistica, di spazio sociale che non veda più delle barriere, però, assessore, un bambino è un bambino adesso. Se noi perdiamo tutto questo tempo soltanto sulla parte teorica ‒ sacrosanta ‒ e non pensiamo che bisogna andare da un Comune e dire che le barriere vanno rimosse oggi... Sennò quello spazio non c’è. Quello spazio sociale non c’è.

Noi abbiamo perso un’occasione importante per dirci e per dire ai cittadini che anche nella pratica noi vogliamo l’inclusione, che non ci limitiamo soltanto al volantino o al poster, ma che la persona quando cerca di essere inclusa, di non essere esclusa nella pratica della sua vita non trova la porta di accesso. Soltanto a parole è assolutamente inclusa, ma nella pratica non sa da dove entrare per potersi sentire parte della società in cui noi tutti, in qualche modo, abbiamo diritto di sentirci cittadini alla pari.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

OGGETTO 8515

Interpellanza circa problematiche conseguenti allo svolgimento di un evento-concerto nell’arenile del Porto Canale a Lido degli Estensi, con particolare riferimento alla tutela dell’ambiente e dell’avifauna ed in particolare del Fratino (Charadrius alexandrinus). A firma del Consigliere: Bertani

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza 8515: problematiche conseguenti allo svolgimento di un evento-concerto nell’arenile del Porto Canale a Lido degli Estensi, con particolare riferimento alla tutela dell’ambiente e dell’avifauna ed in particolare del Fratino, a firma del consigliere Bertani, a cui risponderà l’assessore Gazzolo.

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Quest’estate è stata calda non solo per gli eventi politici, ma anche per alcuni aspetti che hanno toccato le nostre coste, in particolare gli eventi del Jova Beach Party, che hanno sollevato alcune preoccupazioni per eventi che si sono svolti nelle nostre spiagge, spiagge che, dal punto di vista dell’habitat e dal punto di vista ecologico, sarebbe importante tutelare.

In particolare, il concerto tenutosi a Lido degli Estensi, ma anche quello di Rimini, incideva su due zone in cui quest’estate ‒ e anche gli altri anni ‒ nidifica il Fratino. Il Fratino è una delle specie a rischio protette dalla “direttiva uccelli”. In quell’area, l’ISPRA ci dice, nonostante il ridotto numero di coppie, che “l’area che dovrebbe essere interessata dal concerto riveste indubbia importanza per la nidificazione del Fratino, nel contesto geografico regionale. Per questi motivi, si ritiene necessario mettere in atto ogni possibile azione per la tutela della specie nei siti in cui nidifica, cercando di far aumentare il successo riproduttivo”. Questa specie, fino agli anni Novanta, contava nella nostra regione 300-400 coppie nidificanti. Con un trend fortemente negativo, con la riduzione della biodiversità che c’è, purtroppo, dappertutto (si parla di una prossima estinzione, di una riduzione della biodiversità), ad oggi ci ritroviamo in regione con appena 40-50 coppie.

Siccome la “direttiva uccelli” dice che tutti gli Stati membri devono adoperarsi per proteggere queste specie, noi ci eravamo interessati, durante il periodo del Jova Beach Party, al fianco anche delle associazioni ambientaliste, per cercare di fare delle proposte per tutelare sia la duna, la parte di ricreazione della duna e anche la parte di flora e arbustiva, sia la parte del Fratino. Riteniamo che in alcuni momenti la regione forse non abbia fatto tutto quello che poteva fare, visto che, almeno da notizie di stampa, si leggeva che, dallo studio di incidenza ambientale presentato dagli organizzatori dell’evento, doveva arrangiarsi, il Comune di Comacchio, sentendo eventualmente il Parco del Delta del Po.

La domanda principale che le faccio, assessore, è questa. Da questa esperienza, secondo me, noi dobbiamo imparare che, specialmente quell’area lì, va tutelata. Abbiamo capito che quell’area è una delle poche in cui si riproduce il Fratino. Penso che, da adesso in avanti, dobbiamo cercare di fare il massimo possibile perché da quell’esperienza si possa imparare. La regione, il Parco e il Comune facciano quello che possono fare insieme alle associazioni.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Assessore Gazzolo, prego.

 

GAZZOLO, assessore: Mi riferisco in particolare al Jova Beach Party per dare la risposta che mi è stata chiesta. Sarà una risposta sintetica. Se serve, ci confronteremo anche nel merito di eventuali proposte. La Giunta è sempre disponibile.

L’area oggetto dell’evento che ha avuto luogo lo scorso 20 agosto dista circa 1,7 chilometri dal perimetro del sito SIC ZPS Valli di Comacchio. In base alla direttiva regionale, preciso il percorso, la direttiva 1191/07, la Valutazione di incidenza ambientale (VINCA) è facoltativa e compete all’ente autorizzatorio, ossia, in questo caso, al Comune di Comacchio. La procedura di effettuazione della VINCA prevede la presentazione di uno studio di incidenza da parte del soggetto proponente, che in questo caso è stata effettuata e consegnata nei tempi previsti. Ciò ha consentito al Comune stesso di attivare la procedura volontaria di valutazione di incidenza.

Richiesto il parere dell’ente Parco che gestisce il sito di Natura 2000 Valli di Comacchio, il Comune ha proceduto recependo integralmente le prescrizioni e attivando ulteriori misure di tutela ambientale, come da documentazione pubblicata sul sito istituzionale dell’Amministrazione. Un percorso, quindi, lineare, chiaro, perlomeno trasparente, che mette in primo piano il territorio e le sue rappresentanze. Un percorso che è stato svolto in collaborazione con il Parco del Delta del Po e la stessa regione Emilia-Romagna. Il Servizio aree protette, foreste e sviluppo della montagna ha evidenziato, con una nota del 4 giugno 2019, l’opportunità di una procedura che tenesse nel massimo conto la mitigazione dei possibili effetti dell’evento sulle aree circostanti, data la delicatezza ‒ che lei ha ben rappresentato ‒ di quel territorio.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore.

Prego, consigliere Bertani, per la replica.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Ovviamente, la nostra interpellanza è stata presentata in un periodo in cui ancora lo sviluppo della VINCA e le prescrizioni non si vedevano, ma c’era una grande discussione e una grande preoccupazione. Infatti, ho concentrato l’interpellanza soprattutto sul futuro. Dalle prescrizioni che il Parco e il Comune hanno dato, si parla di misure di mitigazione che andavano richieste anche alla ditta organizzatrice, che non so se siano state fatte, in cui si parla di delimitazione permanente o stagionale dell’area di nidificazione, delimitazione permanente della zona di dune embrionali e consolidata, installazione di cartellonistica didattico-informativa, organizzazione di un presidio-servizio di sorveglianza e informazioni nel periodo marzo-agosto per sensibilizzare e informare i frequentatori dell’area.

La preoccupazione, oggi, è che quel concerto non sia da apriporta ad altri concerti in quell’area, perché la proposta era di utilizzare altre aree, ma sia, visto che sono state emanate queste prescrizioni, l’occasione per rendere tutelata e compatibile con la nidificazione del Fratino quell’area, che non venga arata ogni anno. Anche se è una zona pre-parco, fuori dal Parco, non è nella Rete Natura 2000, però essenzialmente ne fa parte. Se Comacchio ha avuto l’onore che il Fratino abbia scelto di nidificare lì, io penso che quell’onore dobbiamo cercare di conservarlo tutti insieme, quindi l’invito che faccio alla Regione, al Parco e al Comune è che da quell’esperienza impariamo che abbiamo deciso che almeno quell’area va tutelata con palificazioni, con informazioni, con osservazioni. Questo facciamolo, perché dalle polemiche che sono scaturite… Per esempio, io apprezzo qualche canzone di Jovanotti, ma non apprezzo il fatto che abbia detto che l’ambientalismo è inquinato. Questo purtroppo non è apprezzabile, anche perché, soprattutto nella nostra Regione, chi è intervenuto, anche Legambiente, l’ha fatto portando delle proposte, non inquinando il dibattito. Quello quindi non posso apprezzarlo. Però, almeno, da questa esperienza, impariamo che quell’area possa essere tutelata e non si ripetano alcune sbavature, alcuni errori che sono stati fatti in passato. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

OGGETTO 8514

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per potenziare i servizi sociali con personale stabile e ben informato, evitando l'esternalizzazione delle relative funzioni, al fine di evitare interessi economici contrastanti con il benessere dei bambini. A firma della Consigliera: Sensoli

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza 8514, circa le relazioni da porre in essere per potenziare i servizi sociali con personale stabile e ben informato, evitando l’esternalizzazione delle relative funzioni al fine di evitare interessi economici contrastanti con il benessere dei bambini, a firma della consigliera Sensoli, a cui risponderà il sottosegretario Manghi.

Consigliera Sensoli, prego.

 

SENSOLI: Grazie, presidente.

Quando ho depositato questa interpellanza non mi sarei aspettata che pochi giorni dopo sarebbe scoppiato il caso Bibbiano, anche se questa interpellanza naturalmente ha un motivo di esistere, se è stata depositata, non solo per il caso che riporta qui il caso denominato Veleno, nato, o almeno sollevato, arrivato agli onori della cronaca e al grande pubblico dall’inchiesta portata avanti da Pablo Trincia, ma perché, come ormai in molti in quest’aula abbiamo detto, segnalazioni su qualche cosa che non funziona all’interno dei servizi sociali regionali in realtà è arrivato un po’ a tutte le parti politiche. Poi, naturalmente, nel momento in cui ti arriva la segnalazione di un singolo caso… Presidente, scusi, nonostante il mio tono di voce elevato, faccio fatica a parlare. Grazie.

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Chiedo scusa ai colleghi. Grazie.

 

SENSOLI: Grazie.

Dicevo: qualche cosa che probabilmente non funziona all’interno dei Servizi sociali della Regione effettivamente c’è. Ci sono molti tratti che sono stati anche trovati all’interno del caso di Bibbiano, che sono in comune con quello che è successo, purtroppo, ormai più di vent’anni fa, ai sedici bambini sottratti alle famiglie e mai più restituiti alle famiglie, nonostante ci siano stati poi i proscioglimenti di circa la metà degli indagati; alcuni di essi purtroppo, addirittura, sono deceduti; un sacerdote, accusato addirittura di essere colui che guidava le fila della setta, è morto d’infarto; alcune mamme purtroppo si sono tolte la vita.

I casi riportati qui quindi erano già sufficientemente gravi. A questo poi si è aggiunto tutto quello che è emerso sul caso Bibbiano, quindi le domande che noi riportiamo in questa interpellanza sono più che mai attuali, anche alla luce del fatto che ad esempio, nell’interpellanza che abbiamo riportato, emergono anche figure di persone che potrebbero avere forti conflitti di interesse nel caso in cui ci occupiamo di tutela dei minori, o di affidamento dei minori, o addirittura dell’applicazione dell’articolo 403.

Quello che chiediamo noi alla Giunta, oggi, quindi – l’abbiamo chiesto in realtà depositando questa interpellanza a inizio estate – è di sapere quali sono intanto le azioni che sta portando avanti, e soprattutto come intende agire rispetto al personale che c’è nei servizi sociali della nostra Regione, al numero di assistenti sociali che ci sono all’interno della nostra Regione e all’esternalizzazione dei servizi.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Prego, sottosegretario.

 

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta: Grazie, presidente, in risposta alla consigliera Sensoli.

All’epoca dei fatti oggetto dell’interrogazione, l’azienda USL di Modena era l’ente tutore dei minori coinvolti negli episodi di abuso e violenze, per effetto delle deleghe da parte dei Comuni, poi ritirate, il primo agosto del 2006.

Le vicende giudiziarie citate dagli interroganti devono essere inquadrate nell’ambito del quadro normativo che impone ai pubblici ufficiali che lavorano nei servizi sociali, e più in generale rappresentano le istituzioni pubbliche, alcuni obblighi quali: segnalazioni alla magistratura minorile delle situazioni di pregiudizio a carico di minori; segnalazione alla Procura ordinaria delle notizie e dei fatti di sospetto reato ai danni di minori; esecuzione dei decreti del Tribunale per i minorenni, per esempio decadenza della responsabilità genitoriale e/o disposizioni di allontanamento; sostegno ai minori in tutti i percorsi penali e civili e adeguata tutela, anche giuridica, in attesa delle indicazioni definitive dei Tribunali per i minorenni.

Gli psicologi del Servizio minori agirono in osservanza degli obblighi sopracitati, eseguendo le dovute segnalazioni agli organi competenti. Le circostanze per le quali furono fatte dette segnalazioni vennero ripetutamente confermate davanti alla magistratura. 

Soltanto a seguito di diversi gradi di giudizio vennero emesse sentenze di assoluzione, che non riguardano peraltro tutti i diversi processi che dal 1997 sono stati celebrati sia in area modenese che reggiana. Molti degli imputati coinvolti nei vari procedimenti penali vennero infatti condannati in via definitiva.

Relativamente alle questioni inerenti alle politiche di contrasto alla povertà e all’organizzazione dei servizi, si evidenzia come la Regione abbia messo al centro delle politiche di programmazione sociale e sanitaria (cui si fa riferimento nella delibera dell’Assemblea legislativa n. 120 del 12 luglio 2017) la lotta all’esclusione sociale, alla fragilità e alla povertà. Diverse le misure attivate in tal senso: ricordiamo in particolare i provvedimenti conseguenti alla legge regionale n. 14 del 2015, sull’inclusione sociolavorativa e alla legge regionale n. 24 del 2016 sul reddito di solidarietà.

Per quanto riguarda la necessità di potenziamento del servizio sociale professionale nel corso degli ultimi anni, è stato realizzato un rafforzamento importante grazie a risorse appositamente dedicate attraverso l’avviso 3 PON Inclusione, triennio 2016-2019, ed il fondo povertà nazionale quota servizi, previsto dal decreto legislativo n. 147/2017 e dal Piano nazionale povertà 2018-2020.

Anche grazie a queste risorse è stato possibile potenziare il numero degli assistenti sociali presenti a livello regionale di 195 unità in tre anni, superando il livello essenziale definito a livello nazionale e già indicato nelle linee-guida regionali del Servizio sociale territoriale (DGR n. 1012/2014), di un assistente sociale ogni 5.000 abitanti più 502 unità rispetto a tale rapporto standard. A livello regionale, infatti, nel 2016 il numero di assistenti sociali era pari a 1.181 unità, mentre al 31 marzo 2019 il numero è di 1.376, arrivando a raggiungere lo standard di un assistente sociale ogni 3.250 abitanti.

Questa dotazione aggiuntiva rappresenta una base da cui partire per una stabilizzazione delle figure che svolgono un difficile compito, anche destinandole all’ambito della tutela minorile attraverso la formazione specifica degli operatori. Infine, al di là dei numeri relativi alle dotazioni di personale, segnaliamo il lavoro delle Commissioni che la Regione ha istituito e che in questi mesi stanno compiendo un intenso lavoro. Si fa riferimento alla Commissione tecnica della Giunta, approvata con DGR n. 1153 dell’8 luglio 2019, con il compito di individuare misure organizzative e procedimentali appropriate nei procedimenti preposti alla tutela e all’eventuale allontanamento dei minori dalle famiglie di origine, e la Commissione d’inchiesta sul sistema minori istituita dall’Assemblea legislativa.

Dalle Commissioni deriveranno importanti indicazioni per un miglioramento delle politiche rivolte ai minori a supporto delle famiglie, con particolare attenzione anche alla formazione degli operatori. Si allegano infine, poi li lascio ovviamente a disposizione, i dati sull’affidamento dei minori, precisando che in risposta a quanto richiesto nell’interpellanza, la Regione non avendo ordinariamente accesso agli atti processuali dei singoli procedimenti giudiziali non dispone di dati su falsi positivi o falsi negativi.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Sensoli, ha cinque minuti. Prego.

 

SENSOLI: Grazie, presidente. Qualche considerazione.

Sta emergendo, anche dalle Commissioni che sono nate successivamente, perché lo ripeto, questa interpellanza è nata prima che scoppiasse il caso Bibbiano, da più parti viene lamentato il fatto che c’è non dico un eccesso di segnalazioni, perché nel momento in cui c’è un dubbio di maltrattamento, si deve assolutamente cercare di agire. Tuttavia, in alcuni metodi utilizzati si rischia di partire da una presunzione di colpevolezza del genitore.

Ora, questo deve naturalmente trovare un equilibrio con il principio di precauzione a tutela del minore. L’altro grosso problema che viene denunciato, e non lo dico io, ma lo dice addirittura un ex giudice del Tribunale dei minori, è che all’interno del tribunale vengano prese le dichiarazioni degli assistenti sociali come verità assoluta: manca un contraddittorio e manca la possibilità, per i genitori – come ad esempio in questi casi, in cui è stato riscontrato il falso positivo ed è stata negata –  di difendersi. Nel frattempo, con i tempi della giustizia italiana sono passati vent’anni, e questi genitori sono vent’anni che non vedono i propri figli. Una di queste mamme è dovuta fuggire in Francia per non dover affrontare l’onta di un’accusa del genere.

Ci troviamo quindi davanti a un grande problema, perché se ci fosse anche solo uno, di questi casi, in Emilia-Romagna, e purtroppo abbiamo visto che così non è, perché altrimenti non sarebbe venuto fuori il caso Bibbiano, noi dobbiamo agire perché quel caso non esista più.

Se c’è del marcio, non in Danimarca, ma in Emilia-Romagna venga eradicato; perché se ci sono dei metodi, che al netto del dolo, che naturalmente deve provare la Procura, devono provare i Tribunali, ma se ci fosse anche solo un metodo applicato, e ad esempio qui è stato citato il metodo dello svelamento progressivo, che a detta di più psicoterapeuti ha un grande margine di errore, bisogna che cerchiamo, attraverso i servizi sociali, attraverso un dialogo che sia il più possibile aperto a varie parti, di trovare un metodo che abbia il margine di errore il più basso possibile, perché nel frattempo, mentre questi bambini vengono portati via alle famiglie, in alcuni casi addirittura in sala parto, mentre aspettiamo che le procure facciano il loro lavoro, passano gli anni, questi bambini diventano degli adulti. Alcuni – è vero – hanno confermato le accuse, altri le hanno completamente negate, altri sono stati provati che a questi bambini erano stati indotti, attraverso questi metodi, dei falsi ricordi. Direi, insomma, che questo scandalo, che purtroppo si è ripetuto sotto alcuni aspetti, non naturalmente completamente coincidenti, ma si è ripetuto recentemente a Bibbiano, la nostra regione, ma il nostro Paese non può permetterselo, non può permettere una cosa del genere.

È ovvio, la Commissione sta lavorando, oggi comunque ci sembrava giusto portare avanti questa interpellanza, e mi auguro che dalla Commissione d’inchiesta emergano proprio tutti quei profili e tutti quei suggerimenti che possano far sì che i nostri servizi sociali non debbano più essere protagonisti di vicende simili, in primis per i bambini, per le famiglie e anche per quella parte di servizi sociali che lavora bene.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

OGGETTO 8592

Proposta recante: «Documento di economia e finanza regionale DEFR 2020 con riferimento alla programmazione 2020-2022». (Delibera di Giunta n. 1064 del 24 06 19) (218)

(Relazione, discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo i lavori della nostra seduta antimeridiana e precisamente dalla discussione generale sull’oggetto 8592: Documento di economia e finanza regionale DEFR 2020 con riferimento alla programmazione 2020-2022. (Delibera di Giunta n. 1064 del 24 06 19).

La Commissione Bilancio, Affari generali ed istituzionali ha espresso parere favorevole nella seduta del 3 settembre 2019 con la seguente votazione: 27 voti a favore, 11 contrari e nessun astenuto.

Il relatore della Commissione, consigliere Gianni Bessi, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Consigliere Bessi, prego.

 

BESSI, relatore: Grazie, presidente.

Colleghi, il Documento di economia e finanza regionale 2020, con riferimento alla programmazione 2020-2022, è stato elaborato tenendo conto dell’attuale momento di transizione, caratterizzato dal prossimo avvio dei lavori della XI Legislatura.

In analogia con il Documento economico e finanziario nazionale del 2018, il Governo Gentiloni prese la decisione di non elaborare lo scenario programmatico del DEF, per lasciare al Governo che si sarebbe insediato poco dopo il compito di elaborarla. Così la Giunta dell’Emilia-Romagna ha deciso di elaborare quest’ultima edizione di DEFR limitandosi alla descrizione dell’evoluzione del contesto economico, finanziario, istituzionale e territoriale.

Allo stesso modo, si progetterà per la Nota di aggiornamento del DEFR 2020, in corso di elaborazione, che sarà approvato dalla Giunta entro la fine di ottobre.

Alla Giunta che si insedierà a seguito delle prossime elezioni spetta, quindi, il compito di elaborare la parte programmatica relativa agli obiettivi strategici per il 2020, così come gli indirizzi da dare al sistema delle società partecipate e i vari ambiti del Documento di programmazione.

Come sappiamo, il DEFR non è solo il Documento di programmazione delle politiche regionali, ma costituisce anche il presupposto del controllo strategico per la misurazione degli impatti prodotti dall’azione di governo.

Sappiamo che, ad oggi, sono state pubblicate sei edizioni e tre Note di aggiornamento, quindi abbiamo queste esperienze alle spalle, precisamente per le annualità 2015, 2016, 2017 e 2018. Questa è una documentazione che l’Emilia-Romagna, a livello di panorama italiano, è stata l’unica a realizzare.

Gli strumenti e le modalità di attuazione, i soggetti coinvolti, gli impatti sugli Enti locali e gli impatti in termini di pari opportunità e di non discriminazione sono gli obiettivi del nostro Documento, come la tavola di raccordo che mette insieme gli obiettivi strategici sviluppati nelle varie edizioni del DEFR ha consentito, quindi, di tenere traccia delle correzioni di rotta che talvolta si sono rese necessarie alla luce dei nuovi contesti sia nazionali sia di carattere internazionale.

Per i primi, anticipando anche determinate misure del Documento economico e finanziario nazionale, abbiamo inserito gli indicatori del BES nel quadro di un contesto descrittivo per rafforzare il fatto che le nostre politiche non sono solo orientate a un incremento del PIL della regione, ma anche a crescere le dimensioni che valorizzano il benessere individuale e collettivo, quali la salute, l’istruzione, la formazione, il lavoro, la conciliazione dei tempi di vita, le relazioni sociali e le relazioni politiche tra Istituzioni, la sicurezza, il benessere soggettivo, il paesaggio, il patrimonio culturale, l’ambiente, la ricerca e l’innovazione, la qualità dei servizi. Chiaramente, l’elenco non è in ordine di importanza, ma è giusto sottolinearlo.

Sono tutti dati che troviamo nell’edizione del DEFR 2020 e sono organizzati in aree tematiche di riferimento, con indicato anche il posizionamento della nostra regione rispetto al sistema Paese.

Entriamo nel merito del documento.

Sono tre le parti che abbiamo analizzato nel corso delle Commissioni: gli scenari economici e finanziari internazionali e nazionali; il contesto istituzionale relativo all’organizzazione della nostra Regione, dando rilievo alle azioni messe in campo, per esempio, sul fronte occupazionale e sul tema centrale dell’autonomia regionale; la terza sezione, infine, offre informazioni sul contesto territoriale con riferimento al quadro demografico, al sistema di Governo locale e al quadro della finanza territoriale.

Alcuni punti di interesse, che vanno dall’economia mondiale e, quindi, dai dati che, nel 2018, vedono un tasso di crescita dell’economia mondiale che si è attestato al 3,6 per cento, rispetto alle previsioni di quasi il 4 per cento, questo è dovuto alle dinamiche commerciali delle tensioni commerciali tra India e Cina, le crisi valutarie in diverse parti del globo, dall’Argentina alla Turchia, quindi chiaramente gli effetti che si sono manifestati sulla domanda interna dei vari Paesi ha provocato un sensibile calo degli investimenti, che per il 2019 il Fondo monetario internazionale prevede a più 3,3 per cento, mentre l’OCSE al 3,2 per cento.

L’area dell’euro. Il tasso di crescita del PIL è passato dal’1,8 per cento al 2,3 per cento, che era stato quello del 2017. Anche qui varie incertezze, dagli sviluppi della Brexit fino agli impatti del commercio internazionale, che sono dovute anche alle esternalità della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina, come detto anticipatamente.

L’economia nazionale e quella regionale, per concludere, vedono il PIL del nostro Paese nel 2018 cresciuto dello 0,9 per cento in termini reali, contro l’1,5 per cento del 2017. Per il 2019, il DEF nazionale prevede un ulteriore calo del tasso di crescita del prodotto interno lordo, che si dovrebbe attestare allo 0,2 per cento, per poi riportarsi, nel 2020, allo 0,8 per cento. Quest’ultima previsione in corso è molto inferiore ai livelli del precedente anno, ma confronti con i dati statistici li lascio al testo che è stato presentato in Commissione e nell’udienza conoscitiva.

Arrivando all’economia regionale, continua la performance dei dati macroeconomici, sistematicamente migliori di quelli nazionali. Alcune conferme sulla crescita del PIL a livello regionale, pari all’1,4 per cento, fanno della regione Emilia-Romagna la prima per crescita, insieme alla regione Lombardia.

Per il 2019, aggiungo gli ultimi aggiornamenti di luglio degli studi di Prometeia, successive all’edizione del DEFR, che prevedono che l’economia dell’Emilia-Romagna cresca a un tasso dello 0,6 per cento, fortemente rallentato rispetto al 2018, ma comunque positivo e superiore sempre al ragionamento precedente. Prometeia, per il 2020, stima per la nostra regione lo 0,9 per cento di crescita.

Altro punto che vorrei sottolineare è l’export, tradizionalmente il punto di forza della nostra economia e delle nostre aziende e piccole e medie imprese, che nel 2018 ha visto la sua dinamica e, nonostante quelle esternalità della domanda mondiale, ha comunque registrato un aumento notevole, pari al 5,7 per cento, contro il 3,1 per cento registrato a livello nazionale. In termini di fatturato in miliardi di euro sono 63,5 miliardi.

Parlando di economia regionale, non posso non sottolineare i dati pubblicati in tema di lavoro, che anche sono chiaramente positivi, che danno valore aggiunto – questo è stato riconosciuto anche nell’udienza conoscitiva da parte delle forze che sono intervenute – alla validità del metodo di lavoro del Patto del lavoro, che la nostra Regione ha avuto e ha portato avanti in questi anni, e dell’impatto che ha avuto sull’economia reale.

Secondo l’Istat, si legge che, nel secondo trimestre del 2019, continua a crescere il numero degli occupati, arrivando a 2.057.000, più 1,3 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, per un tasso di disoccupazione del 4,8 per cento, nella media degli ultimi dodici mesi, sceso del 5,5 per cento rispetto al 9 per cento di inizio legislatura, nel 2015.

Il tasso di occupazione (altro dato da mettere in evidenza e da analizzare soprattutto per gli analisti del settore di queste tendenze) è del 71,3 per cento. Era il 70,5 per cento nel secondo trimestre del 2018. Chiaramente, è un valore che si attesta tra i più alti delle regioni italiane, con le regioni di punta che sono quelle del nord-est, insieme a Emilia-Romagna e Lombardia, come ho citato prima.

Quindi, relativamente a quanto fatto in Regione, come anche sottolineato da un intervento, dopo che sono usciti questi dati in luglio-agosto, del presidente Bonaccini, si sottolinea, ancora insieme a tutte le parti sociali nel Patto del lavoro, dai sindacati alle imprese, agli Enti locali e alle università, dai professionisti alle associazioni del no profit, si conferma appunto un’efficacia politica ed economica fatta di condivisione, di investimenti pubblici e scelte in grado di guardare al futuro.

Il patto di legislatura, infatti, firmato il 20 luglio 2015, dopo alcuni mesi di confronto con tutte le componenti, che ho citato prima, ha sempre orientato l’azione della Regione ad ogni investimento pubblico e privato, al lavoro e alla crescita. Questo è stato anche uno dei punti che è emerso nell’udienza conoscitiva con le parti sociali.

Questo obiettivo dal 2015 – approfitto per sottolineare – chiaramente ha impegnato la Regione sull’avvio di una nuova generazione di politiche pubbliche, fondata su una sistematica integrazione tra i livelli istituzionali, anche con gli enti territoriali.

Un altro tema trattato dal Documento economico-finanziario regionale, che vorrei evidenziare, riguarda i fondi strutturali. Ammontano a 2,44 miliardi di euro le risorse a disposizione per il periodo 2014-2020, risorse che la Regione ha programmato per realizzare una nuova generazione di politiche integrate, per lo sviluppo e la crescita dell’economia e della società regionale, generando nuovi investimenti che rappresentano un volano per tutti coloro che ne hanno avuto beneficio.

Concludo su un altro punto importante dell’edizione del DEF che abbiamo analizzato in Commissione durante questo periodo: chiaramente sui risultati della X legislatura in termini di rafforzamento della competitività, ricerca e sviluppo e innovazione del sistema Regione, che diventi un vero e proprio data center internazionale, un’alleanza per la crescita sostenibile siglata nel 2019, che vede capofila anche la Regione Emilia-Romagna tra i partner dei quattro continenti, fra i più innovativi del mondo, dove ci si impegna direttamente a una collaborazione concreta sul tema dei Big Data, della digitalizzazione, delle smart city, chiaramente con gli effetti che le nuove frontiere portano sul welfare e sulle politiche sia ambientali sia territoriali.

Due ultime informazioni. La prossima Nota di aggiornamento regionale contribuirà a delineare il nuovo contesto in cui si trova ad operare la nostra Regione, anche alla luce degli ultimi sviluppi politici che si sono verificati, e si consegnerà così alla prossima legislatura un quadro preciso circa i punti da cui partire per l’elaborazione delle politiche e i conseguenti obiettivi strategici utili per realizzarle con il prossimo mandato, come detto all’inizio di questa relazione.

In conclusione, dall’analisi dei dati emerge un quadro, a nostra opinione, di una Regione che nella situazione di contingenza dell’economia europea – e aggiungo anche mondiale – è in grado di competere con le aree più sviluppate a livello mondiale. Un dato che deve chiaramente riempirci di orgoglio, qualunque sia la nostra posizione politica, che ritengo sia anche frutto di un lavoro fatto insieme con le forze economiche e sociali, con il mondo dell’imprenditoria, con il mondo del lavoro.

Questo metodo di lavoro credo sia da sottolineare e anche da consigliare ad altri livelli amministrativi, sia nazionali che europei.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie. Passiamo alla discussione generale.

Se non ci sono interventi in discussione generale sul DEF, chiedo al relatore se vuole replicare, ma penso che non abbia… Consigliere Pompignoli, lei è un po’ distratto, non ha rinnovato la tessera!

Consigliere Pompignoli, prego.

 

POMPIGNOLI: Presidente, scusi, ma mi ero dimenticato di “beggiare”.

Allora, parliamo del Documento di economia e finanza. Innanzitutto ringrazio il Partito Democratico per aver lasciato la programmazione per i successivi anni alla prossima legislatura, sperando che la prossima legislatura sia di centrodestra.

Però, sulla base di quello che è emerso, nel Documento di economia e finanza si fa riferimento – e lo ha ripetuto anche il relatore – semplicemente a degli indici, cioè è stata valutata quella che è stata l’operatività dell’Assemblea legislativa, del Consiglio regionale, in questi ultimi quattro anni.

È chiaro che, da questo punto di vista, dobbiamo fare alcune precisazioni e puntualizzazioni sul Documento di economia e finanza. In particolar modo, mi soffermo su alcuni punti che a mio avviso ritengo da approfondire, in relazione a quelli che sono stati gli obiettivi raggiunti (così si legge nel DEF) da parte della Regione Emilia-Romagna.

Parto in principal modo dal discorso collegato alla economia.

Si vede, dagli indicatori che ci vengono presentati, una flessione e una preoccupazione per quanto riguarda la formazione e l’uscita dal sistema istruzione collegato al mondo del lavoro. Questo è un elemento che destabilizza quello che è il sistema della Regione Emilia-Romagna.

Vi elenco alcune debolezze che ho riscontrato all’interno del DEFR, perché evidentemente occorre far presente che la Regione Emilia-Romagna, pur nella sua capacità di attrattività economica e lavorativa, ha sicuramente delle lacune dal punto di vista di alcuni settori. Questo dal punto di vista economico. Quello che ho letto nel DEFR, nella parte in cui vorrei focalizzare un punto, è il discorso collegato alle Province. Nel DEFR, e in particolar modo a pagina 71, se non vado errato – e questo sembra quasi un programma di centrodestra, non tanto di centrosinistra – si intende sostanzialmente rafforzare il principio collegato alle Province.

Ricordo, però, che il referendum costituzionale proposto dal Partito Democratico era quello che portava all’abolizione delle Province. Oggi c’è un’inversione di tendenza, tanto che si dice, appunto nel DEFR, che il ruolo della Regione Emilia-Romagna e quello che sarà l’obiettivo che si dovrà prefissare è rafforzare sempre di più la provincia all’interno della Regione. È chiaro che è un po’ in contrasto con quanto è emerso nel referendum costituzionale. Ne prendo atto e vi ringrazio appunto di sostenere quelle che sono le funzioni delle Province; Province che oggi sono state scaricate di funzioni e di atti di indirizzo amministrativo, ovviamente sulla base di quella che era la riforma Delrio, che doveva portarne a termine l’abolizione.

Quello che emerge inoltre dal DEFR sono i dati relativi alle violenze. Emerge un dato inquietante collegato alla percezione di insicurezza dei cittadini emiliano-romagnoli che vivono questa terra. Infatti, i dati, soprattutto per quanto riguarda le violenze sulle donne, sono sicuramente in negativo rispetto alla media nazionale. Questo è un tema su cui dobbiamo riflettere; dovremmo sicuramente cercare di alzare l’attenzione su quello che è un tema di sicurezza che in Regione Emilia-Romagna deve essere percepito in maniera totale e non parziale. Ma i dati qui non smentiscono nessuno.

Altro tema sicuramente importante è collegato alle infrastrutture. C’è un alto tasso di incidentalità e soprattutto di mortalità dei sinistri stradali. Questo fa ben evidenziare un problema collegato alla scarsa propensione, da parte della Regione Emilia-Romagna, ad investire sulle infrastrutture.

Questo è sicuramente uno dei temi fondamentali sui quali ovviamente la prossima Giunta regionale dovrà porre assolutamente rimedio e cercare di riuscire a trovare soluzioni che mirano a ottenere un percorso infrastrutturale all’interno della Regione Emilia-Romagna sicuramente all’altezza dei tempi, che oggi ovviamente non c’è.

Anche se – vi dico – è un Documento totalmente diverso rispetto ai precedenti, perché disegna e fotografa una situazione di questi quattro, cinque anni di governo della Regione Emilia-Romagna, riteniamo che, sulla base di quelli che sono gli indicatori e anche sulla base di quello che si evince dagli obiettivi che la Giunta regionale si vuole dare, questo DEF sicuramente non è all’altezza della situazione e rappresenta un ruolo della Regione Emilia-Romagna sicuramente deficitario su alcuni elementi. È chiaro che adesso non sto a elencare tutti gli elementi che sono indicati all’interno del DEF, perché staremmo qui delle ore, ma vi ho accennato, e poi vedremo nella discussione, se si interverrà in discussione dopo il mio intervento, eventualmente di puntualizzare i motivi di difficoltà in cui la Regione Emilia-Romagna versa in tutti i sistemi, partendo dal mondo economico, dal mondo lavorativo, dal mondo infrastrutturale, dal mondo istituzionale, sulla base di quella che era stata la tanto decantata legge n. 13 del 2015, che anziché riordinare ha disordinato tutto quello che c’era in Regione Emilia-Romagna.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Facci, prego.

 

FACCI: Grazie, presidente. Io dico alcune cose rispetto a questo Documento, partendo sostanzialmente da un quadro di fondo che lo stesso relatore di maggioranza ha richiamato, che è quello della buona performance – passatemi il termine – della Regione rispetto al quadro nazionale. Effettivamente abbiamo una serie di indicatori positivi sulle esportazioni, sul tasso di disoccupazione – il tasso di disoccupazione giovanile è in calo – in controtendenza rispetto ai dati nazionali, oppure anche il fatto che su alcune materie vi è un export decisamente trainante nel contesto nazionale. Quindi, si potrebbe a prima vista considerare la nostra Regione un’eccellenza, e forse lo è per alcuni aspetti.

Però, se noi qui dovessimo guardare solo gli indicatori positivi, credo che non faremmo un corretto esercizio della nostra attività e delle nostre valutazioni. Per esempio, ci sono alcuni settori in sofferenza. Per esempio, il settore della ceramica è un settore che ha fortemente sofferto e ha avuto un calo importante nell’ambito del 2018. Guardando i dati rispetto all’agricoltura, notiamo che è vero che c’è un sostanziale andamento positivo, ma c’è una fortissima sofferenza nel settore delle coltivazioni, che viene compensata con un aumento nel settore degli allevamenti, e quindi fondamentalmente nel macro aggregato si determina un risultato alla fine positivo. Ma un –4,6 per cento che vale 110 milioni nell’ambito delle coltivazioni credo che sia un dato importante e significativo, che ovviamente ha mille ragioni, mille condizionamenti esterni. Non è ovviamente colpa dell’assessorato, della dottoressa, ci mancherebbe altro, però guardiamo gli aspetti, guardiamo i dati, e in qualche modo dobbiamo poi conoscerli, perché diversamente ci si siederebbe su indicatori positivi e basta, e questo non sarebbe corretto.

Così come il fatto – ed è la stessa relazione a DEFR che lo dice – che questa crescita non è uguale. Continuiamo ad avere delle zone di sperequazione; territori che vanno forte e altri che invece soffrono spopolamento, soffrono un disagio, ovviamente con conseguenti riflessi a livello economico.

Anche il fatto dell’occupazione giovanile: l’occupazione giovanile, pur in controtendenza rispetto al dato nazionale, è un ambito sul quale occorre fare molto ancora. Occorre fare parecchio, perché se non partiamo dall’occupazione giovanile rischiamo di creare delle situazioni di vuoto.

Chiaramente se in un contesto l’84,1 per cento, per essere precisi, delle risorse viene destinato alle aziende sanitarie, voi capite che la differenza e il resto per potere intervenire in ogni territorio, con le azioni sulle infrastrutture e in contesti imprenditoriali, misure di finanza locale, è molto più difficile, a fronte di una suddivisione in questi termini delle risorse. Mi permetto, però, di fare una riflessione, e so che questo desterà anche qualche osservazione. Vorrò tuttavia dare un taglio oggettivo, per non essere tacciato di approccio ideologico al tema. Se noi andiamo a guardare la questione demografica, il quadro demografico, e non possiamo non prenderlo in considerazione, noi vediamo che in Emilia-Romagna abbiamo un saldo negativo che è sostanzialmente in linea con quello che è il dato nazionale, ma è un calo progressivo e in un qualche modo particolarmente significativo. L’Emilia-Romagna si è sempre collocata fra le regioni a più bassa fecondità. Oggi abbiamo questo saldo naturale che è negativo e continua a esserlo praticamente da sempre, quantomeno dagli anni Sessanta, come riferisce la stessa nota del DEFR. Questo saldo negativo rimane tale nonostante la massiccia presenza di immigrati, quindi c’è una controtendenza in considerazione del saldo migratorio.

Impariamo – il DEFR ci dà qualche dato interessante – che il peso demografico dell’Emilia- Romagna è del 7,4 per cento sulla popolazione italiana e del 38,3 per cento sulla popolazione residente nel nord-est, ma naturalmente questo aumenta andando a considerare la sola componente straniera. La Regione ospita il 10,4 per cento degli stranieri residenti in Italia – il 10,4 per cento degli stranieri residenti in Italia sono in Emilia-Romagna – e il 43,7 di quelli residenti nel nord-est. Sostanzialmente noi abbiamo una elevata presenza di stranieri e nonostante l’elevata presenza di stranieri il tasso di fecondità rimane e continua a rimanere negativo. Allora, tutto questo per dirvi che cosa? Che nella nostra regione non vi sono politiche per la famiglia, non vi sono politiche per la vita, non vi sono politiche per la natalità, come invece avviene altrove. Per esempio, la provincia di Bolzano è in controtendenza. La media dei figli per donna è 1,7. Da noi registriamo il dato più basso in Europa, 1,32 in Italia e 1,35 in Emilia-Romagna. Quali sono le politiche che questa Regione non fa? Non fa la politica del quoziente familiare, non fa la politica degli assegni familiari. Ultimamente abbiamo assistito, ma perché siamo in campagna elettorale evidentemente, alla politica sugli asili nido. Sembra che sugli asili nido oggi ci sia una politica in controtendenza. Ce ne compiacciamo. Speriamo che non sia un’iniziativa spot, ma sia un’iniziativa strutturale. Certamente questa è una politica delle famiglie.

Quello che vorrei evidenziare, e concludo, è che dovremmo – per avere una Regione che sostanzialmente possa dare futuro ai nostri giovani e possa in un qualche modo dare speranze in linea con quello che è un andamento economico sostanzialmente positivo – avere politiche per la famiglia, politiche per la natalità, soprattutto per la natalità, e soprattutto politiche che tutelino tutti, ma tutelino in particolare chi oggi è residente sul territorio, residente in regione che non mettano in secondo piano chi oggi è residente, chi è nato qui, con i nuovi stranieri.

È chiaro che questo aumento forte, questa presenza forte degli stranieri è significativa di un welfare che evidentemente ha le maglie molto larghe, e lo dimostra anche il fatto che abbiamo ampie risorse destinate al welfare, ma poi è un welfare che, di fatto, se non viene indirizzato anche a politiche per la vita, la natalità e soprattutto anche nei confronti degli italiani, rischia di determinare delle sperequazioni e rischia di determinare una sostituzione etnica. Secondo i dati Eurostat, arriveremo nel 2100…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Facci, le ho lasciato molto più tempo di quello che aveva, però…

 

FACCI: Concludo.

Saremo 30 milioni nel 2100. L’altra parte la faranno gli stranieri. È chiaro che noi, che all’identità vorremmo in un qualche modo guardare in un certo modo, con particolare attenzione, non vorremmo che questa sostituzione etnica vedesse la Regione Emilia-Romagna come pioniera di questo processo, che sarebbe obiettivamente aberrante.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Marchetti, prego.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. Siamo un po’ ai titoli di coda di questa legislatura e questo Documento di economia e finanza ne è la dimostrazione, tant’è che lo stesso relatore di maggioranza ha precisato che comunque è privo di particolari contenuti perché la programmazione, ovviamente, verrà lasciata alla prossima Giunta regionale, che mi auguro anch’io, mi unisco a questo appello che ha già fatto prima il mio collega Pompignoli, che la prossima Giunta possa essere di centrodestra.

Questi sono un po’ i titoli di coda di questo mandato, titoli di coda che però non cancellano le politiche portate avanti dalla Giunta Bonaccini che spesso si sono rivelate dannose per il nostro territorio.

Mi soffermerò in particolar modo, perché comunque il collega Pompignoli ha ripercorso un po’ vari punti contenuti in questo Documento, sulle questioni che riguardano la sanità, le politiche per il sociale; temi che passano ovviamente nella Commissione che seguo maggiormente. Ne abbiamo discusso tante volte, ma credo che valga davvero la pena riapprofondire per l’ennesima volta ciò che è stato fatto in questa Regione durante questo mandato e che appunto ci ha portato alla situazione che vediamo oggi a livello territoriale.

Se vi ricordate, nel 2015 – partiamo da lì – siamo partiti con una riorganizzazione della rete ospedaliera. Venne approvata una delibera che doveva portare all’istituzione di diverse reti hub and spoke, a una riorganizzazione totale del numero di posti letto a livello regionale, azione che avrebbe interessato tutte le aziende sanitarie del nostro territorio. A che cosa hanno portato queste azioni? A che cosa ha portato questa riorganizzazione? È vero, ci sono tanti indicatori in questo Documento di economia e finanza, ma sappiamo benissimo tutti che spesso i numeri possono essere interpretati in maniere differenti. Sarebbe importante, però, analizzare ed esaminare ciò che c’è sul territorio, ciò che i cittadini toccano con mano.

Questa riorganizzazione, che è stata portata avanti durante questa legislatura e che ci siamo trascinati dietro fino ad oggi, sostanzialmente non ha portato assolutamente a nulla, per il semplice fatto che, se andiamo a vedere per quanto riguarda le reti hub and spoke, c’è una confusione totale a livello regionale, non si capisce bene in ogni azienda sanitaria in che modo si sta riorganizzando il tutto.

Siamo partiti nel 2015 e ad oggi stiamo arrivando a fine legislatura che non c’è ancora una riorganizzazione portata a termine. Posso portare l’esempio del territorio metropolitano di Bologna, che mi interessa particolarmente e che conosco in particolar modo. Non si sa in che modo verranno integrate le diverse aziende sanitarie presenti sul territorio, quali saranno i centri hub, in che modo il nuovo istituto di ricerca, che si è già impantanato a quanto pare, si andrà ad incastonare nella riorganizzazione totale della sanità a livello territoriale. Non si sa ancora nulla. Il problema è che qui stiamo parlando di salute, quindi un tema assolutamente importante.

Tutta questa incertezza fa assolutamente male al nostro Servizio sanitario, che certamente per molti aspetti è superiore a quello di tante altre regioni di questo Paese, ma che presenta comunque delle crepe pericolose che ci dovrebbero far suonare un campanello d’allarme.

Poi c’è stato il taglio dei posti letto, perché questa Giunta lascerà in eredità meno 815 posti letto in tutta la regione Emilia-Romagna, un’operazione che ha interessato, ad esempio, anche i posti letto dedicati ai day hospital. È un tema che abbiamo toccato anche ieri in Commissione Sanità. Lo ripeto anche qui perché non c’erano tutti i colleghi presenti ed è giusto ricordarlo visto che ne abbiamo parlato anche in quest’aula alcuni mesi fa. Il cambio di applicazione di determinate prestazioni sanitarie, passandole da day hospital, ad esempio, a prestazioni ambulatoriali, ha messo in difficoltà davvero tantissimi cittadini. Penso soltanto a quelli che sono soggetti a terapie oncologiche, come la chemioterapia. Abbiamo passato la chemioterapia dal day hospital a prestazione ambulatoriale. Questo che cosa ha comportato? Che per determinate categorie professionali, dal punto di vista contrattuale, trattamento economico e quindi, di conseguenza, mantenimento del proprio posto di lavoro, sono a rischio. Ed è un tema che conoscete bene anche voi, perché, come ho ricordato ieri in Commissione, mesi fa ne abbiamo discusso in quest’aula, discutendo una risoluzione che avevate presentato voi per cercare di risolvere e mettere una pezza al danno che purtroppo avete causato con questa manovra. Vi siete appellati…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Collega Tagliaferri, se può per favore schiacciare il bottone così proviamo a vedere se…  Provi a schiacciare lei. Ecco, è il collega Tagliaferri che rompe la linea comunicativa.

 

MARCHETTI Daniele: Vi siete appellati all’INPS in quell’occasione per cercare di risolvere il problema che avevate causato, ma io sono andato a vedere la relazione a quell’atto di indirizzo dove viene riportata la risposta dell’Istituto nazionale previdenza sociale. Fanno un po’ il gesto dell’ombrello e ci dicono di arrangiarci.

Vi avevamo avvisato all’epoca, dicendovi che passare tutte le prestazioni sanitarie direttamente, così, senza fare una valutazione, da day hospital a prestazioni ambulatoriali avremmo rischiato comunque di fare dei danni, e così è successo. Purtroppo oggi non siete più in grado di porre rimedio ai danni che avete causato.

Vengo a un altro capitolo che possiamo aprire, perché possiamo leggere tutti gli indicatori che vogliamo. Ad esempio, pensiamo alle Case della Salute, questi strumenti che spesso vengono venduti come le strutture migliori di questo mondo, ma che se andiamo a vedere effettivamente se queste strutture corrispondono e rispecchiano perfettamente le direttive date dalla Regione Emilia-Romagna con le sue delibere troveremo delle situazioni assolutamente non compatibili con quanto dettato dalla Giunta regionale. Questo che cosa comporta? Che spesso queste strutture diventano soltanto lo strumento per depotenziare quei territori, quei servizi sanitari offerti a livello territoriale magari più periferici, perché andiamo ad aprire una bella Casa della Salute, attacchiamo un cartello e non garantiamo più un servizio ai cittadini che magari prima avevano una struttura ospedaliera che garantiva un servizio migliore.

Altri capitoli potremmo toccare. Ad esempio, posso pensare al reddito di solidarietà. Vedo che passa qui davanti il collega Taruffi, quindi sicuramente sarà stimolato da questo mio intervento. Ieri abbiamo parlato anche di questo. Abbiamo impegnato milioni e milioni di euro in questi ultimi anni per questo strumento che evidentemente si è rivelato inefficace, perché non appena è stato istituito un altro strumento a livello nazionale, che ricordo non aveva le stesse caratteristiche del reddito di solidarietà regionale, è stato archiviato. Quindi, evidentemente, lo strumento regionale era inefficace. In questo modo abbiamo impegnato delle risorse che potevamo utilizzare già anni fa in altri modi, come, ad esempio, la giusta soluzione messo in campo per abbattere le rette degli asili nido. Noi l’avevamo proposto alcuni mesi fa. Se non sbaglio, c’era un’interrogazione depositata del consigliere Rancan. La Giunta regionale disse che non c’era assolutamente bisogno perché, a livello territoriale, comunque c’erano già tutti gli strumenti per abbattere le rette degli asili nido. Però, abbiamo perso anni, anni e anni. Poi, a ridosso della campagna elettorale, archiviamo il reddito di solidarietà, prendiamo quelle risorse e abbattiamo le rette degli asili nido. Bravi, vi facciamo un applauso, ma quando l’avevamo detto noi avevate cestinato questa nostra proposta.

Non andrò di lungo perché vedo che sto terminando il tempo, però sinceramente ci tenevo a fare questa riflessione ripercorrendo un po’ le criticità avanzate nel corso di questi anni in occasione di questa discussione, perché, come ho detto all’inizio, è importante leggere i numeri degli indicatori, ma è altrettanto importante esaminare la realtà che i cittadini toccano con le proprie mani tutti i giorni, che molto spesso è ben diversa da quel che ci raccontiamo qui dentro.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere.

Non le do il tempo, consigliere Taruffi. Vede come le voglio bene?

 

TARUFFI: Grazie, presidente. A fine legislatura vedo che abbiamo stabilito un buon rapporto in questi anni. Intervengo brevemente per riprendere alcune delle considerazioni che ho sentito svolgere durante il corso di questi interventi, partendo da alcuni elementi di fondo che io credo sia giusto sottolineare. A inizio mandato, all’inizio di questa legislatura ricordo con chiarezza che tra i punti che si erano posti all’atto della presentazione del programma di governo e che si era prefissata la Giunta e questa maggioranza c’era quello di dimezzare il numero dei disoccupati, il tasso di disoccupazione di questa regione che, lo ricordo, alla fine del 2014, all’inizio del 2015, quando ci siamo insediati, era un po’ superiore al 9 per cento. Oggi quel dato è sostanzialmente intorno al 4,8 per cento. Non sono dati, ovviamente, che forniamo noi, ma sono dati accertati, disponibili e sui quali ci possiamo confrontare però partendo dalla realtà, e la realtà dice questo. Ho preso solo questo dato perché, come sapete, ritengo che il tema del lavoro sia uno dei principali, se non il fondamentale, attraverso il quale giudicare l’azione complessiva di chi è chiamato ad assumere e a svolgere le responsabilità politiche istituzionali.

Sappiamo bene, in particolar modo chi vive come me nelle zone periferiche di montagna, che il tema delle crisi aziendali è un tema scottante. Ce ne sono molti aperti e questa mattina, durante il question time, ad esempio, ho portato all’attenzione della Giunta nuovamente il tema della Perla, dello stabilimento bolognese. Sappiamo che ci sono tante vertenze in atto, che c’è ancora tanto lavoro da fare e che ci sono ancora molte aziende del nostro tessuto imprenditoriale che soffrono e che vivono condizioni di difficoltà.

Ciò detto, però, all’interno di questo quadro che non va mai sminuito, né sottovalutato, il dato di fondo che ho ricordato e che ho richiamato credo sia un dato importante, che segnala, ovviamente non per merito di qualcuno in particolare, ma è la fotografia di una Regione che in qualche modo ha superato, sta superando e sta cercando di uscire da una crisi molto dura che ha colpito il nostro Paese, che ha colpito l’Europa negli ultimi dieci anni, una crisi molto forte, molto significativa.

Questa Regione, però, possiamo dirlo, e credo sia un valore che dovremmo riconoscere in modo collettivo, ha reagito prima e meglio delle altre. Ci sono ancora punti su cui intervenire, e lo sappiamo bene, però credo che la narrazione che spesso viene fatta al di fuori di quest’aula da chi legittimamente, per ragioni politiche, vuole in qualche modo dipingere una realtà che non esiste, ecco, vada corretta, perché l’Emilia-Romagna è innanzitutto questo: capacità di recupero, capacità di uscire dalle difficoltà, di rimboccarsi le maniche, come abbiamo visto anche peraltro rispetto al tema del terribile terremoto che ha colpito questa regione nel 2012 e tutto quello che è stato fatto per la ricostruzione, anche e soprattutto per merito ovviamente delle comunità locali, di chi vive, lavora e produce in quei territori.

Detto questo, però, siccome mi ricollego, come ho fatto in Commissione e come ho fatto sempre in questi anni, a quando il consigliere Marchetti ha sottolineato il tema – ormai è un dibattito, il nostro, aperto da qualche anno – del reddito di solidarietà, quello che dicevo prima rispetto ai livelli di occupazione, di disoccupazione che si sono ridotti e quindi alla capacità di ripresa di questa Regione, siccome siamo ben consapevoli del fatto che non è sufficiente, che esistono e soprattutto sono esistite realtà sociali e territoriali che hanno subito di più la crisi, lo strumento che abbiamo messo in campo, cioè quello che ha introdotto in questa Regione per la prima volta il reddito di solidarietà, quindi una forma di reddito minimo per i cittadini emiliano-romagnoli era una risposta esattamente a quel problema. Nonostante questa regione stesse rispondendo meglio di altre ai problemi posti dalla crisi, sapevamo e sappiamo che esistono realtà ‒ come ho detto ‒ sociali, famiglie, individui, singoli che, invece, avevano necessità di un sostegno concreto e di un percorso di recupero nel mondo del lavoro che abbiamo provato a mettere in campo a partire esattamente da quella legge che abbiamo costruito insieme, voglio dirlo, non solo come maggioranza, ma anche nel confronto, ad esempio, con il Movimento 5 Stelle e con l’Altra Emilia-Romagna, dimostrando che su quel tema ci poteva essere una convergenza più ampia rispetto a quella della sola maggioranza, che pure ha portato avanti e proposto il provvedimento.

Il consigliere Marchetti dice che quel provvedimento non è stato efficace. Non per concentrarmi solo su quello, però ci tengo. Quello che ho detto in Commissione lo ribadisco in aula. Abbiamo dato una mano concreta, attraverso un sostegno economico e un percorso di riqualificazione, di reintegro nel mondo del lavoro, a circa 20.000 nuclei familiari, il che vuol dire, sostanzialmente, a circa 90.000 persone di questa regione che hanno già beneficiato del sostegno economico che abbiamo messo in campo, sostegno economico che è stato possibile grazie allo stanziamento di 35 milioni di euro che abbiamo trovato nel bilancio, in un capitolo che non c’era prima, che è stato istituito ex novo, e che per oltre il 70 per cento ‒ giusto per prevenire una delle osservazioni che sempre viene fatta dai colleghi della Lega ‒ è stato riconosciuto ai cittadini emiliano-romagnoli e con cittadinanza italiana. Anche per smontare una delle tante bufale che sono circolate rispetto a questo provvedimento.

Lo dico, e concludo, ben consapevole che per quel percorso che abbiamo avviato con l’approvazione di quella legge, che recitava come titolo “Misure di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito”, è stata la base sulla quale, poi, si è impiantato il reddito di cittadinanza, che pure la Lega ha votato a livello nazionale. Se voi ‒ come vi dico sempre ‒ avrete la bontà di leggere i due provvedimenti, vedrete che non esiste tutta questa differenza. Anzi, le parti negative che sono state aggiunte sono proprio quelle che sono state introdotte per volontà della Lega.

Se questo è successo, cioè se noi abbiamo dato il via a un percorso e a un progetto sul quale poi si sono impiantati prima il reddito di inclusione e poi il reddito di cittadinanza, vuol dire che, forse, così male non abbiamo fatto. Anche perché ‒ e davvero concludo ‒ il reddito di cittadinanza, a dimostrazione di quanto sia vero ciò che ho detto, ha assorbito il reddito di solidarietà e oggi è diventata la legge che tutti conosciamo e che io credo debba essere rifinanziata anche nei prossimi anni, proprio perché ancora quelle sacche di povertà e di difficoltà, che esistono anche nel nostro territorio regionale, devono essere aiutate.

All’interno di questo percorso e delle parole che ho voluto spendere su questo DEF, credo siano richiamate le direttrici fondamentali intorno alle quali ci siamo mossi. Da un lato, la necessità di provare a contribuire alla riduzione della disoccupazione, quindi alla creazione di condizioni di lavoro; è il lavoro, ovviamente, l’elemento fondamentale che restituisce dignità e reddito alle persone; allo stesso tempo, il sostegno per chi era rimasto fuori da questo circuito.

Definire “inefficaci” queste manovre penso che non sia solo errato, ma faccia torto all’onestà intellettuale che riconosco al consigliere Marchetti, che ogni tanto, in preda ad elementi propagandistici, perde di vista, almeno su questo punto, la realtà effettiva dei fatti, che invece ho voluto richiamare e rivendicare con forza perché credo sia uno degli elementi che ha contraddistinto l’azione di questa maggioranza e di questa Giunta.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Presidente, colleghi, essendo già intervenuto ampiamente sul DEF il collega Facci, mi limiterò a richiamare la vostra attenzione su un punto particolare del documento che, come ricorderete, mi sta particolarmente a cuore, ovvero il sistema delle partecipate.

Sono anni che assistiamo alla farsa relativa alla razionalizzazione del sistema delle partecipate ed alle dismissioni...

 

(interruzione del consigliere Caliandro)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Caliandro.

 

(interruzione del consigliere Caliandro)

 

TAGLIAFERRI: Ascolta quello che ti dico.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Scusatemi. Non ho capito perché il consigliere Caliandro è andato tra i banchi del consigliere Tagliaferri mentre stava facendo l’intervento. Se il consigliere Caliandro ha qualcosa da dire, chiede la parola, per non so quale motivo, e la Presidenza accetta o meno il suo intervento. Non è corretto, e non si fa, andare a rompere le scatole mentre uno sta parlando.

 

(interruzione del consigliere Caliandro)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Sì, ma è stata autorizzata a farlo.

 

TAGLIAFERRI: Dalla Presidenza.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Dalla Presidenza. È stato comunicato stamattina. Uno per Gruppo.

 

(interruzione del consigliere Caliandro)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Stamattina non c’ero, ma la Presidenza che era qua ha comunicato che ogni Gruppo può avere una persona che riprende, come è successo tante altre volte, anche nel suo Gruppo. Lei saprà che stamattina non c’era lo streaming, per problemi dovuti alla...

 

(interruzione)

 

TAGLIAFERRI: No, non c’è.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Adesso non c’è ancora lo streaming. C’è la diretta tra di noi, ma non c’è lo streaming. Comunque, la invito a parlare al microfono, sennò sembra una cosa che faccio da solo.

Consigliere Caliandro, adesso io faccio...

 

CALIANDRO: Mi volevo scusare con il consigliere Tagliaferri.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Allora le do la parola molto volentieri per le scuse.

 

CALIANDRO: Lei ha ragione, presidente. Anzi, mi dispiace essere intervenuto in questo modo. L’ultima volta, quando c’è stato il Consiglio, quel Consiglio lungo e affannoso, una persona che era stata autorizzata a fare delle riprese è stata ripresa dal consigliere Tagliaferri in malo modo. Peraltro, la scena è andata anche sulla RAI nazionale. La cosa mi ha molto indispettito. Per questo motivo ho pensato di significare al questore Tagliaferri che una sua collaboratrice stava eseguendo questa attività. Se lei mi dice che era stata comunicata ai Gruppi questa possibilità di riprendere, le dico anche che, forse, dalla Presidenza ‒ evidentemente non lei ‒ nulla è stato comunicato al capogruppo del Partito Democratico. Questo è un problema di comunicazione della Presidenza, evidentemente.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Accetto le sue scuse. Non mi aspettavo da lei questo atteggiamento, che non è consono al suo comportamento, di solito, da consigliere e da uomo tutto d’un pezzo e di legge.

Adesso diamo la parola al consigliere Tagliaferri, che riprende il suo intervento. Come ho detto, vorrei che questa polemica finisse qui. Grazie.

Prego, consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Grazie. Sono certo che avrete azzerato il tempo. Giusto? Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Tagliaferri, le lascio tutto il tempo che vuole, compreso nei dieci minuti di cui lei può disporre.

 

TAGLIAFERRI: Merci beaucoup.

Sono anni che assistiamo alla farsa relativa alla razionalizzazione del sistema delle partecipate e alle dismissioni di quelle ritenute non essenziali per le finalità dell’ente, anni contrassegnati da ritardi, indecisioni, improvvisi e repentini avanzamenti, per poi partorire il topolino, ovvero la dismissione di Piacenza Expo e Reggio Children.

Storie come quella di Finanziaria Bologna Metropolitana Spa e in particolare quella dei centri agroalimentari sono ormai divenute appassionanti telenovele d’autore che, alla stessa stregua di un Dallas o di un Beautiful, ci tengono inchiodati davanti allo schermo in un susseguirsi di colpi di scena che, puntata dopo puntata, ovvero delibera dopo delibera, ci tengono con il cuore sospeso. I centri agroalimentari, ad esempio, dovevano essere dismessi perché non più strategici, in quanto ‒ cito ‒ tali dismissioni conseguono al passaggio da un sistema in cui storicamente le società di gestione dei mercati ortofrutticoli assolvevano a compiti di servizio di interesse generale ad un sistema di mercato in cui la distribuzione di ortofrutta fa capo a tanti operatori commerciali e altrettanti canali distributivi.

Traducendo, la regione dismetteva le quote pur garantendo altre forme di sostegno, perché il mutamento del mercato e, in particolare, il proliferare di canali distributivi rendevano superflui il centro agroalimentare di Bologna, il centro agroalimentare riminese, nonché il centro agroalimentare e logistica di Parma. Passavano pochi mesi, et voilà: il croupier mischia il mazzo e i centri agroalimentari tornano alla ribalta della scena. Con la delibera di Giunta regionale n. 1587/2018 sono, infatti, sospese le procedure di dismissione di suddette partecipazioni, già previste nel Piano di razionalizzazione ordinario, adottato ai sensi della legge n. 190/2014, e poi riconfermate nel provvedimento di revisione straordinaria.

Le ragioni. La Giunta spiega in delibera ‒ e cito ‒ di dover nuovamente valutare l’interesse regionale al mantenimento o alla dismissione delle partecipazioni nei centri agroalimentari, alla luce di quanto emerso dal confronto con il management della società e con i soci di riferimento. Evidentemente, la regione aveva soltanto scordato di discutere della dismissione con gli altri soci.

La questione è talmente esilarante che la Corte dei conti così commenta in sede di giudizio di parifica, e cito: “Nel prendere atto delle motivazioni che hanno condotto la regione ad una nuova valutazione dell’interesse pubblico regionale, si osserva, tuttavia, come il confronto con gli altri soci e con il management delle società coinvolte circa la dismissione fosse da considerarsi propedeutico alla predisposizione sia dell’originario Piano di razionalizzazione che alla sua conferma del provvedimento di revisione straordinaria. Suscita, pertanto, perplessità la circostanza che tale confronto si sia sviluppato solo durante la fase di attuazione del percorso di dismissione stesso”. Queste sono le parole della Corte dei conti.

Non dissimile la questione che riguarda le Terme di Castrocaro. Infatti, con la medesima delibera è stato disposto di rinviare la cessione delle partecipazioni regionali relativa a quest’altra società fino al termine della realizzazione del nuovo Piano di investimenti programmati dal socio privato. Peccato che, come peraltro risulta anche dai dati riportati nel provvedimento di revisione straordinaria, la società ricade in ben tre delle ipotesi previste dal TUSP per procedere all’alienazione: l’attività svolta, infatti, non è da ritenersi riconducibile ad alcuna delle categorie previste dalla norma; la società risulta essere priva di dipendenti e nel periodo 2011-2018 ha fatto registrare perdite in tutti gli esercizi, ad esclusione del 2014, circostanza, quest’ultima, che non permette di rinviare l’attuazione delle dismissioni. Così, dopo ulteriore sollecitazione da parte della Corte dei conti, è stata assunta la decisione di riavviare la procedura di cessione-partecipazione. Quasi quasi varrebbe la pena di candidarsi solo per poter scoprire come va a finire. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale, chiedo al relatore se vuole replicare. No. Benissimo. Chiedo alla Giunta se vuole intervenire.

Sottosegretario, prego.

 

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta: Grazie, presidente.

Una nota rispetto alla presunta contraddittorietà sulla questione delle province, se non altro perché l’ho seguita anche in altri tempi e in altri ruoli, soprattutto. La regione fece semplicemente quello che era conseguente alla legge del 2014, la n. 56. Pochi mesi dopo, con la n. 13, fece il recepimento conseguente di quelli che erano i dispositivi di una legge nazionale. Dopodiché, c’è stato un referendum con un esito che è andato in una direzione diversa rispetto a quella paventata da una legge ad interim. In realtà, quello che è mancato nel biennio successivo è un disegno alternativo, che non è mai stato consegnato ai territori, alle regioni e alle province stesse.

La contraddittorietà c’è nel momento in cui vai in una direzione diversa rispetto a quella che hai affrontato prima. C’è stato un pronunciamento popolare che ha ridefinito un iter. Su quell’iter non è mai arrivata nessuna indicazione. C’è stato un lavoro sterile in Conferenza Stato-città, alla quale tardivamente sono state invitate le regioni, come risulta dagli atti, che non ha portato all’attenzione del dibattito nessun punto sul quale ricodificare il cammino delle province.

Siccome è evidente a tutti che esistono livelli sovraordinati, e lo Stato lo è rispetto alle regioni, si attende una voce ‒ che prima non è arrivata e mi auguro che arrivi ‒ dal Governo che ha appena iniziato il suo corso. Senza spartito non si può fare programmazione rispetto a quella virata, decisa democraticamente, che ha riorientato il cammino sulle province che, come è noto a tutti, sono rimaste in Costituzione, non sono sparite, e che, quindi, devono essere ridefinite nel loro perimetro.

Ciò detto, il lavoro di quest’anno, che arriverà in porto nelle prossime settimane, è stato quello che si è reso possibile per un ente come la regione, che sottostà allo Stato, cioè quello di rifinire alcune di quelle criticità che, oggettivamente, nel decorso di una legislazione partita allora, ha trovato nell’applicazione quotidiana occasioni con le quali, nel confronto con l’UPI e con le province stesse, determinare aspetti di miglioramento.

Il cuore fondamentale di un’architettura istituzionale che andrebbe ridefinita, dallo Stato ai Comuni, tenendo conto della presenza delle Unioni, che sono un distintivo di questa regione, non può essere messo in campo in assenza di uno spartito nazionale che indichi le linee generali sulle quali agire.

Per cui, se vi è stata una prima fase discutibile ‒ e concludo ‒ nella quale ci si è pronunciati (ognuno ha detto se la n. 56 era una buona legge o una cattiva legge; se era una buona idea superare le province oppure no; se l’area vasta era una buona suggestione oppure no), vi è stato sicuramente un referendum. Se è mancato qualcosa prima, almeno altrettanto è mancato anche dopo. Su questo bisogna concentrare la discussione. In mancanza ‒ ripeto ‒ di un’indicazione chiara, al di là dei meccanismi elettivi, che sono importanti, ma non esauriscono la discussione, si tratta di capire come si vuole, da parte dello Stato, inserire le province, che esistono in Costituzione, nel meccanismo istituzionale italiano, in quanto a compiti, in quanto a ruoli e in quanto anche a quel lavoro che ho seguito nell’UPI nazionale, che ha consegnato un’elaborazione concettuale e culturale ‒ che credo di conoscere ‒ che va sotto il titolo di “casa dei Comuni” e con la quale si può dare davvero un ruolo, che poi venga consegnato anche alle regioni per riarticolare complessivamente il sistema.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Nomino scrutatori le consigliere Lori, Rossi e Gibertoni.

Passiamo alle dichiarazioni di voto congiunte.

 

(interruzione)

 

Mi hanno detto che l’ha fatto stamattina. Non volevo che fosse sempre lei al centro dell’attenzione.

 

(interruzione)

 

La Ravaioli è tornata adesso. Avevo messo la Ravaioli, ma non c’era.

Dichiarazioni di voto? Non ci sono dichiarazioni di voto.

Consigliere Pompignoli, prego.

 

POMPIGNOLI: Come detto in premessa, anche nel mio intervento, e come ribadito anche dagli altri consiglieri di opposizione, chiaramente noi voteremo contro questo DEFR.

Nell’attesa di un’illuminazione sulla data del voto delle regionali da parte di qualcuno, credo sia quantomeno doveroso porre l’accento su quanto detto dal sottosegretario. È vero. Le province. Occorre un disegno da parte dello Stato su come gestirle. Appare però molto singolare il fatto che nel DEFR venga comunque ribadito un concetto che è completamente e diametralmente opposto a quello che era il concetto del Partito democratico con la proposizione di quel referendum costituzionale: cioè, aboliamo le Province da un lato, e oggi invece le sosteniamo, anzi, dobbiamo dargli linfa vitale, forza, attività, sostanza economica. Questo avevo sottolineato, sottosegretario, questa differenza rispetto ad un sistema che nel 2015 voi volevate abolire.

Voto contrario e convinto, quindi, sul DEFR 2019.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri in dichiarazione di voto, metto in votazione la proposta 8592.

Chi è favorevole? Chi è contrario? Chi si astiene?

 

È approvata.

 

(La delibera oggetto 8592, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 8758

Proposta recante: «“Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi pubblici per il triennio 2019-2021”, redatto ai sensi della L.R. n. 28/2009». (Delibera di Giunta n. 1366 del 05 08 19) (219)

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 8758: Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi pubblici per il triennio 2019-2021, redatto ai sensi della legge regionale 28 del 2009 (Delibera di Giunta n. 1366 del 5.8.19).

La Commissione Territorio ambiente e mobilità ha espresso parere favorevole nella seduta del 5 settembre con la votazione: 30 a favore, nessun contrario e 9 astenuti, apportando modifiche al testo.

Passiamo alla discussione generale.

Consigliera Montalti, prego.

 

MONTALTI: Grazie, presidente.

L’impatto degli acquisti pubblici nell’economia nazionale è enorme: basti pensare che solo l’anno scorso sono stati banditi a livello nazionale 30 miliardi di gare. Proprio per questo risulta strategico lavorare per far diventare sempre più green il mondo degli acquisti pubblici, un’opportunità reale per poter incidere in maniera positiva nell’ambito pubblico, ovviamente dei servizi, e anche trainare il privato, affinché soluzioni sostenibili, anche innovative, diventino sempre più pervasive e concrete.

La dimensione degli acquisti pubblici, infatti, impatta a 360 gradi nella vita della comunità. Si pensi ai servizi come le mense scolastiche, ai servizi sanitari, agli ospedali, ai lavori pubblici di ogni tipologia, manutenzione, infrastrutture, nuovi edifici o edifici recuperati; ma anche alle piccole e grandi attività quotidiane che la Pubblica amministrazione porta avanti: nelle sue sedi, a livello regionale e locale, e diffuse.

Questa carrellata molto sintetica ci può dare un’idea concreta di come una sempre più convinta politica green, applicata agli acquisti pubblici rappresenti una grandissima opportunità per spingere quella transizione verso un’economia più verde e sostenibile, verso anche una comunità con uno stile sempre più green e sostenibile, che è quell’obiettivo che ci dobbiamo porre.

La nostra Regione è da tempo impegnata sul fronte degli acquisti verdi. Abbiamo anticipato con la legge regionale nel 2009 quella che poi è stata una legge nazionale. Infatti, già da tempo mettiamo in campo dei piani triennali per poter mettere in fila azioni di interventi concrete.

Quello che discutiamo oggi, in questa Assemblea, è il secondo piano di questa legislatura. C’è una novità che è intercorsa nel frattempo, ovvero, un’azione più stringente con una obbligatorietà e tutta una serie di inserimenti di requisiti green all’interno degli acquisti verdi. Il nuovo piano prosegue dunque nella direzione tracciata da quello precedente, con questo passaggio dalla facoltatività all’obbligatorietà degli acquisti verdi per la Pubblica amministrazione.

Serve guardare l’azione che abbiamo svolto in passato, proprio per riuscire a tracciare un solco ancora più netto negli anni che abbiamo davanti. Per fare un bilancio di quello che è successo negli anni precedenti, possiamo dire che l’azione svolta fin qui dalla nostra Regione non solo nell’ambito regionale, ma in strettissima sinergia, con l’ampio coinvolgimento delle amministrazioni locali, ha portato a dei risultati incoraggianti, testimoniando anche – questo è un dato da rilevare, molto positivo – una diffusa cultura amministrativa, da parte degli enti locali operanti sul territorio, che sono estremamente attenti alle tematiche e alle certificazioni ambientali, quindi, più in generale, anche agli acquisti verdi sostenibili.

Ci sono diversi dati importanti da evidenziare. Per esempio, per quello che riguarda l’Amministrazione regionale, c’è un obiettivo che dobbiamo mettere in campo, ovvero quello di aumentare le spese e i contratti che utilizzano criteri ambientali minimi. Siamo arrivati al 15 per cento, raddoppiando il dato di questa scelta negli ultimi due anni, però ovviamente vogliamo crescere e incrementare notevolmente questo dato.

Da questo punto di vista, dicevo, a livello locale i territori si stanno muovendo in maniera molto positiva. C’è un dato importantissimo: per quel che riguarda i contratti sopra i 40.000 euro, l’analisi che è stata condotta dall’Osservatorio su quasi 2.000 procedure di affidamento aggiudicato appunto dagli enti locali nel triennio 2016-2018, per un valore di spesa complessiva di 1,5 miliardi (quindi non stiamo parlando di piccole spese, ma stiamo parlando di interventi importanti) vede la domanda e il costo degli appalti con requisiti ambientali crescere in modo significativo. Le percentuali relative al numero di bandi passano da un 47 per cento nel 2016 ad un 56 per cento nel 2018; il trend di crescita è ben più evidenziato dai valori relativi alla spesa, che passano da un 27 per cento nel 2016 fino ad arrivare ad un 86 per cento nel 2018.

Nei territori, quindi, si sta lavorando molto bene, e questo lavoro di traino da parte della Regione, anche di formazione e di dotazione di strumenti sta funzionando. Ora abbiamo delle sfide importanti, davanti, ed occorre, anche attraverso lo strumento degli acquisti verdi, focalizzarsi sui temi prioritari, dal punto di vista ambientale: sicuramente la riduzione delle emissioni gas climalteranti, la riduzione dell’utilizzo e consumo e anche la riduzione dell’utilizzo e consumo delle plastiche monouso.

Lo dicevo prima: ci sono tantissimi servizi che la Pubblica amministrazione mette in campo, tantissimi acquisti che la Pubblica amministrazione mette in campo, quindi, riuscire proprio all’interno di questo tipo di acquisto ad inserire il criterio del plastic free può trainare tutta la comunità e la realtà regionale in questo importantissimo cambiamento.

In continuità con le indicazioni contenute nel piano precedente, la Regione vuole consolidare quindi la propria politica di green public procurement e rafforzare la green economy e l’economia circolare regionale. L’obiettivo è un obiettivo importante: raggiungere il 100 per cento di bandi verdi per tutte le categorie coperte dai CAM e del 50 per cento per tutte le altre categorie. Abbiamo dei punti precisi che dettano gli step che vogliamo mettere in campo, ovvero il rafforzamento degli acquisti sostenibili in tutto il territorio regionale, in ambito pubblico, ma poi ovviamente questo incide anche nell’ambito privato, favorendo il mainstreaming del GPP e consolidando le esperienze già maturate nei precedenti piani, per poterle diffondere come buone pratiche; l’inserimento dei CAM negli appalti pubblici dell’amministrazione degli enti regionali e di tutti gli altri enti pubblici che operano nel territorio regionale; la qualificazione ambientale delle imprese, quindi il mettere in campo degli strumenti che possano accompagnare le imprese in questa sfida, in questo cambiamento.

Come dicevo all’inizio, la Pubblica amministrazione attraverso servizi e appalti muove importanti ambiti dell’economia regionale, quindi, un impegno sempre più sostenibile e green è fondamentale, da un lato perché è importante che il pubblico dia anche il buon esempio, aprendo percorsi e spingendo questo tipo di innovazione, e poi perché vogliamo qualificarci sempre di più come una Regione che ha a cuore l’ambiente e che lo fa anche attraverso servizi, progettualità e politiche innovative.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi, la Giunta non penso voglia intervenire.

Passiamo alle dichiarazioni di voto. Se non ci sono dichiarazioni di voto, mettiamo in votazione l’oggetto 8758 per alzata di mano.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(La delibera oggetto 8758, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 8623

Parere di conformità, ai sensi dell'art. 28, comma 4, lettera n) dello Statuto sullo schema di Regolamento regionale recante "Modalità di attuazione e di funzionamento dell'Anagrafe regionale degli assistiti (ARA) istituita con L.R. 29 luglio 2016, n. 13 e disciplina delle modalità di subentro dell'ARA alle anagrafi degli assistiti delle AASSLL della Regione Emilia-Romagna". (Delibera di Giunta regionale n. 1110 del 01 07 19) (220)

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 8623: parere di conformità, ai sensi articolo 28, comma 4, lettera n) dello Statuto sullo Schema di regolamento regionale recante ‘Modalità di attuazione e di funzionamento dell’Anagrafe regionale degli assistiti (ARA) istituita con legge regionale 29 luglio 2016 n. 13 e disciplina delle modalità di subentro dell’ARA alle anagrafi degli assistiti delle AASSLL della Regione Emilia-Romagna. (Delibera di Giunta n. 1110 del 1.7.19).

La Commissione Politiche per la salute e politiche sociali ha espresso parere favorevole nella seduta del 10 settembre, con la votazione: 22 a favore, nessun contrario, 11 astenuti.

Passiamo alla discussione generale.

Consigliere Zoffoli, prego.

 

ZOFFOLI: Presidente, prima di illustrare brevemente l’oggetto, ricordo all’aula che è richiesto esclusivamente un parere sulla conformità del provvedimento allo Statuto e alle leggi, e non una valutazione nel merito.

L’Anagrafe regionale degli assistiti è stata istituita con legge regionale n. 13/2016, al fine di permettere un’identificazione univoca degli assistiti all’interno della Regione.

La legge regionale rinvia ad un regolamento di Giunta la disciplina delle modalità di raccolta e trattamento dei dati anagrafici e sanitari. Il Regolamento contiene le indicazioni relative alle modalità di raccolta e trattamento dei dati ed agli aspetti di titolarità dei dati, e disciplina le modalità di subentro all’Anagrafe degli assistiti delle singole Aziende sanitarie.

L’obiettivo è quello di creare non solo una base dati centralizzata unica regionale, indispensabile al fine di omogeneizzare i dati presenti nelle anagrafi locali delle aziende sanitarie, ma soprattutto un sistema informativo unico a livello regionale che consenta la gestione centralizzata dell’archivio dei dati anagrafici e degli assistiti residenti e domiciliati nel territorio regionale, con una scelta del medico, delle eventuali esenzioni e del rapporto dell’assistenza, appunto, con il medico di medicina generale.

Il sistema permette la tempestiva veicolazione dell’informazione verso i sistemi nazionali istituiti dal Ministero dell’economia e delle finanze e dal Ministero della salute (banca-dati anagrafe nazionale degli assistiti). Credo che sia un passo importante verso il futuro, e oggi finalmente lo votiamo come Regolamento, in modo che possa essere applicato da subito.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale, passiamo alla dichiarazione di voto. Non ci sono interventi in dichiarazione di voto.

Mettiamo in votazione il provvedimento 8623.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(La delibera oggetto 8623, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 8813

Proposta recante: «Bilancio consolidato della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2018». (Delibera di Giunta n. 1398 del 05 08 19) (221)

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 8813: bilancio consolidato della Regione Emilia-Romagna per l’esercizio finanziario 2018 (Delibera di Giunta n. 1398 del 5.8.19).

La Commissione Bilancio affari generali istituzionali ha espresso parere favorevole nella seduta del 10 settembre, con la votazione: 26 a favore, 8 contrari e nessun astenuto.

Ha ricevuto il parere del Consiglio dei Revisori dei conti.

Passiamo alla discussione generale.

Consigliere Bessi, prego.

 

BESSI: Grazie, presidente, grazie colleghi.

L’articolo 11-bis del decreto legislativo n. 118/2011 di armonizzazione dei sistemi contabili nell’attuazione del federalismo fiscale, ha introdotto il bilancio consolidato quale strumento consultivo informativo con cui dare conto del risultato economico, patrimoniale e finanziario del gruppo amministrazione pubblica, formato dalla Regione e dai propri enti strumentali: aziende, società controllate e partecipate.

Si tratta di un documento composto da una relazione sulla gestione e nota integrativa, conto economico, stato patrimoniale complessivo, così come è stato presentato anche in Commissione. Per la terza volta, l’aula è chiamata ad approvare il bilancio consolidato del gruppo, che fa capo alla nostra Regione, che consta, nel 2018, di dieci società, ventiquattro enti strumentali e un organismo strumentale, che è appunto la nostra Assemblea legislativa.

Di questi, in base ai criteri di controllo tecnici e di rilevanza stabiliti dalla legge, sono 18 i soggetti inclusi nel perimetro di consolidamento: tutte le società in house e controllate, e tutte le agenzie, aziende e istituti strumentali controllati, infatti, come previsto dal decreto legislativo sopra citato. Inoltre, rispetto al 2017, sono state incluse nel perimetro di consolidamento la società dell’IRST S.r.l., l’Istituto Scientifico Romagnolo per lo studio e la cura dei tumori e la società TPER S.p.A., che è appunto una società partecipata, in applicazione del principio contabile del bilancio consolidato come aggiornato dal decreto ministeriale del 11 agosto 2017.

Il risultato economico netto del 2018 è pari a quasi 470 milioni. Erano oltre 411 milioni nel 2017, con pertinenza esterna pari a 345 milioni, negativa rispetto al 2017, principalmente per effetto della perdita della Finanziaria Bologna Metropolitana. Tutti gli altri soggetti sono positivi, ad eccezione dell’Agenzia di protezione civile e di AGREA.

La gestione finanziaria 2018 mostra un risultato negativo complesso di circa 49 milioni, dovuto principalmente a interessi passivi, in costante miglioramento rispetto sia al 2017 che al 2016. La gestione straordinaria mostra un risultato positivo in notevole miglioramento nel 2018, pari a oltre 100 milioni di euro. Le imposte ammontano a 15 milioni di euro circa, in crescita del 17 per cento rispetto al 2017.

Anche il patrimonio netto, negativo per 800 milioni, è molto migliorato nel triennio, visto che siamo partiti da -1,8 miliardi nel 2016. Tutti gli enti e società in oggetto di consolidamento presentano un patrimonio netto positivo. Il risultato è influenzato dal fatto che la Regione, dopo la ricostruzione dei valori del proprio attivo e passivo, effettuata in occasione dell’introduzione della contabilità economica patrimoniale, a partire dal 2016 ha registrato un patrimonio netto negativo a fine esercizio.

Peraltro, è opportuno ricordare che fino al 2015 le Regioni hanno potuto autorizzare il ricorso al debito, anche se non contratto, per la copertura delle spese di investimento. Dal 2016, in aderenza a quanto disposto dall’articolo 40, comma 2, del decreto legislativo n. 118 del 2011, la Regione non ha più autorizzato indebitamento a copertura del disavanzo e ha intrapreso un percorso di riduzione del disavanzo da mutui autorizzati e non contratti, che la stessa Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per l’Emilia-Romagna, ha evidenziato come positivo nell’ambito del giudizio di parificazione del rendiconto generale per l’esercizio 2018.

Grazie dell’attenzione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ci sono altri interventi in discussione generale?

Prego, consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente.

Ci troviamo oggi, per la terza volta, a esaminare il bilancio consolidato redatto secondo gli schemi previsti dal decreto legislativo n. 118 del 2011, che, come ben sappiamo, deve essere approvato dall’Assemblea entro il 30 settembre.

I princìpi relativi all’armonizzazione dei bilanci rafforzano la necessità di leggere l’azione amministrativa degli Enti territoriali nel suo insieme, richiedendo all’Ente capogruppo la redazione di un bilancio consolidato che rappresenti in modo veritiero e corretto la situazione economica, finanziaria e patrimoniale della complessiva attività svolta dall’Ente, attraverso le proprie articolazioni organizzative, i propri enti strumentali e le società controllate e partecipate ricomprese nel perimetro di consolidamento.

In particolare, il bilancio consolidato ha lo scopo di consentire e ottenere una visione completa delle consistenze patrimoniali e finanziarie del gruppo e fornire la rappresentazione dell’andamento e del risultato economico complessivo, sopperendo alle carenze informative e valutative dei bilanci degli Enti, che perseguono le proprie funzioni anche attraverso enti strumentali e società controllate o partecipate.

Lo scopo, quindi, è quello di dare una rappresentazione di natura contabile delle scelte di indirizzo, pianificazione e controllo messe in campo dall’Ente capogruppo, indipendentemente dal fatto che esse vengano perseguite direttamente o tramite altri soggetti ricompresi nella perimetrazione, propedeutica alla stesura del bilancio consolidato e all’individuazione del GAP (Gruppo Amministrazione Pubblica Emilia-Romagna) composto dagli enti, le aziende e le società controllate o partecipate dalla Regione, i cui bilanci saranno oggetto di consolidamento.

La Giunta, con delibera n. 2205 del 17 dicembre 2018, successivamente corretta con delibera n. 1353 del 29 luglio 2019, ha approvato, ai fini della predisposizione del bilancio consolidato 2018, il Gruppo amministrazione pubblica della Regione, composto dagli enti, le aziende e le società controllate o partecipate dalla Regione, i cui bilanci sono poi stati oggetto di consolidamento per la predisposizione del bilancio considerato.

Considerato il fatto che è possibile escludere dal GAP aziende ed enti in applicazione del principio di rilevanza, ovvero quando il bilancio di un componente del Gruppo è irrilevante ai fini della rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico dell’intero Gruppo, e che con riferimento all’esercizio 2018 sono considerati rilevanti i bilanci che presentano per il totale dell’attivo patrimonio netto e totale dei ricavi caratteristici un’incidenza inferiore al 3 per cento rispetto alla posizione patrimoniale, economica e finanziaria della Regione, nel perimetro vengono ricomprese soltanto alcune delle società o degli enti strumentali.

Essendo rispettivamente 195 milioni la soglia di rilevanza per l’attivo e 61 milioni quella per i ricavi caratteristici, è facile capire come i componenti del perimetro sarebbero assai pochi. Tuttavia, in delibera si legge come la Giunta abbia valutato di includere alcuni soggetti anche in presenza di indicatori di rilevanza che ne avrebbero reso possibile l’esclusione dal perimetro di consolidamento, al fine di redigere un bilancio consolidato la cui valenza informativa offra una visione complessiva del Gruppo. Questo è sicuramente apprezzabile, ma a questo punto sicuramente non si capisce il perché se ne devono includere soltanto alcune e non tutte.

In realtà, al terzo anno continuiamo a trovarci in presenza di un perimetro (se così si può dire con un gioco di parole) a geometria variabile, dove enti o società entrano ed escono, appaiono soltanto pro quota, rendendo di fatto impossibile, tanto più in assenza dei singoli bilanci, disponendo i consiglieri dei soli macroaggregati, la possibilità di eseguire analisi sulle singole annualità che compongono ormai il triennio.

Il perimetro di consolidamento per la redazione del bilancio consolidato è, quindi, quello indicato dall’Allegato B alla medesima delibera, costituito da nove società e otto enti strumentali, ai quali si aggiunge l’Assemblea legislativa.

In sede di individuazione del GAP 2016, fu ritenuto che la società finanziaria Bologna Metropolitana Spa, della quale era allora prevista la dismissione, pur trovandosi nella condizione di società in house della Regione, venne esclusa dal perimetro in quanto ritenuta non significativa ai fini della predisposizione del bilancio consolidato, in considerazione dell’esiguità della percentuale di partecipazione della Regione Emilia-Romagna, pari all’1 per cento, disponendo che tale società fosse comunque tenuta a osservare gli indirizzi formulati in materia dai soci che ne detengono il controllo.

In sede di individuazione del GAP 2017, a seguito del repentino cambio di orizzonte sul futuro della nostra partecipazione in finanziaria Bologna Metropolitana Spa, si assiste alla sua inclusione nel GAP dello scorso anno. Quest’anno vengono, invece, incluse ex novo sia TPER Spa che IRST Srl (Istituto Scientifico Romagnolo per lo studio e la cura dei tumori).

Come ben sappiamo, il consolidamento può essere integrale o proporzionale, ovvero comprendendo tutti gli elementi patrimoniali ed economici del bilancio delle entità controllate sono sommati tra di loro, eliminando opportunamente le operazioni infragruppo, oppure prevede l’aggregazione proporzionale sulla base delle percentuali della partecipazione posseduta dei singoli elementi patrimoniali ed economici del bilancio delle entità partecipate nei conti della Regione.

Nel primo caso, le quote di partecipazione di pertinenza dei terzi vengono evidenziate nel patrimonio netto in una voce a sé denominata “Capitale riserve di terzi”, così come gli utili di pertinenza di terzi con la specifica denominazione “Utile di spettanza di terzi”. Nel secondo caso, invece, si evidenzia esclusivamente la quota del valore delle partecipate di proprietà del Gruppo e non il suo valore globale. Non implica, quindi, né la rappresentazione del patrimonio netto né quello dell’utile di pertinenza di terzi.

Ebbene, mentre per quasi tutti i soggetti è stato deciso di ricorrere al metodo di consolidamento integrale, per TPER Spa si è deciso di ricorrere al metodo di consolidamento proporzionale. Se nel primo caso la decisione è più che ovvia, nel secondo lo è molto di meno. Inutile comunque dire che gradiamo l’inclusione, se poi con metodo proporzionale di TPER Spa, frutto forse anche delle tante critiche sul tema che avevo sollevato lo scorso anno.

Infine, passando ai numeri, si assiste a un forte incremento delle spese per il personale per quanto attiene alla quasi totalità degli enti e delle società incluse nel perimetro di consolidamento. Il caso maggiormente emblematico è rappresentato dall’Agenzia per il lavoro: più 13.700.000 euro.

Mancano, ovviamente, i termini di paragone più interessanti rispetto a IRST e TPER. Sul fronte dei ricavi, la maggior parte dei soggetti vede un’incidenza preponderante dei ricavi imputabili alla holding. Si passa a percentuali che rasentano il 100 per cento per quanto attiene all’Agenzia per il lavoro a percentuali del 30 per cento per Lepida e Cup2000. La maggiore flessione nei ricavi è imputabile ad APT.

Tutti i soggetti inclusi nel perimetro di consolidamento mostrano un risultato economico positivo, fatta eccezione per FBM, meno 846.000 euro, Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, meno 145.000 euro, e Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura per l’Emilia-Romagna, meno 206.000 euro.

L’auspicio, infine, è che il perimetro si estenda sempre più, fino a ricomprendere anche tutti quei soggetti oggi esclusi sulla base del criterio di rilevanza, onde arrivare per davvero a una fotografia trasparente della situazione nel suo complesso. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto. Non ci sono interventi in dichiarazione di voto.

Mettiamo in votazione l’oggetto 8813.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(La delibera oggetto 8813, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 8347

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi al fine di richiedere a tutti i distretti le osservazioni così da ottimizzare e monitorare l’utilizzo delle risorse erogate con il Fondo regionale per la non autosufficienza; ad informare periodicamente, utilizzando le varie tecnologie di comunicazione disponibili, tutte le organizzazioni sindacali e del terzo settore sui miglioramenti che le osservazioni possono produrre. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

(Dichiarazione di voto e reiezione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo ora agli atti di indirizzo.

Risoluzione 8347, che impegna la Giunta ad attivarsi al fine di richiedere a tutti i distretti le osservazioni così da ottimizzare e monitorare l’utilizzo delle risorse erogate con il Fondo regionale per la non autosufficienza; ad informare periodicamente, utilizzando le varie tecnologie di comunicazione disponibili, tutte le organizzazioni sindacali e del terzo settore sui miglioramenti che le osservazioni possono produrre. (16 05 17), a firma del consigliere Marchetti Daniele.

Nel corso della seduta pomeridiana del 26 giugno si è aperto il dibattito generale. Ricordo che, in quell’occasione, sono intervenuti il consigliere Daniele Marchetti per cinque minuti, gliene restano cinque, il consigliere Zoffoli per cinque minuti, gliene restano cinque, il consigliere Taruffi per sette, gliene restano tre.

Erano iscritti a parlare la consigliera Prodi, che non vedo…

 

(interruzione)

 

La volta scorsa. Niente, non vuole più parlare. E la consigliera Zappaterra, che non c’è, quindi non ne vuole più parlare.

Passiamo, quindi, alla discussione generale.

Se non ci sono interventi in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Sarò velocissimo.

Le risorse dedicate al welfare rappresentano un indicatore importante del nostro stesso livello di civiltà, ovviamente, sarà dunque sempre più importante impiegarle al meglio e ottimizzarne l’utilizzo, per poterne usufruire appieno. Proprio a tal fine concorrono le osservazioni che pervengono dalle organizzazioni sindacali territoriali, dal terzo settore e dai cittadini utenti.

Le richieste, dunque, avanzate da questa risoluzione su una maggiore completezza di informazioni per ottimizzare e monitorare l’utilizzo delle risorse erogate con il Fondo regionale per la non autosufficienza non possono che essere condivisibili, anche per ottenerne una ricaduta migliorativa, che le osservazioni stesse in merito possono produrre per le organizzazioni sindacali, per il terzo settore e, quindi, per gli utenti finali.

Il nostro voto sarà, dunque, favorevole.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in dichiarazione di voto, mettiamo in votazione l’oggetto 8347.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È respinto.

 

(La risoluzione oggetto 8347, con votazione per alzata di mano, è respinta a maggioranza dei presenti)

 

Sull’ordine dei lavori

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo alla risoluzione 8414. È stato chiesto il ritiro e il rinvio alla prossima seduta.

 

OGGETTO 8442

Risoluzione per impegnare la Giunta, con riferimento al nuovo Piano faunistico-venatorio regionale, ad individuare una soluzione condivisa che permetta alle squadre di caccia dell'Alto appennino bolognese la conservazione del proprio ruolo di centralità nella gestione del territorio, fermi restando gli obiettivi di ridurre, quando non eliminare, i danni causati dai cinghiali alle attività antropiche nei territori di competenza, con particolare riferimento alle attività connesse all'agricoltura. A firma dei Consiglieri: Facci, Tagliaferri

(Discussione e reiezione)

 

OGGETTO 8776

Risoluzione per impegnare la Giunta a valorizzare, anche attraverso attività di studio, convegni e confronti, il ruolo della braccata nel sistema di caccia al cinghiale, favorendo un clima di confronto e rispetto reciproco tra le associazioni venatorie, agricole e ambientali ed, inoltre, a proseguire nella richiesta, effettuata tramite la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, al Governo di intervenire tempestivamente per una modifica dell'articolo 19 della Legge 157/92 al fine di introdurre la figura dell'"Operatore Abilitato”. A firma dei Consiglieri: Molinari, Cardinali, Poli, Marchetti Francesca, Rontini, Zappaterra, Serri, Iotti, Zoffoli, Montalti

(Discussione e approvazione)

 

OGGETTO 8782

Risoluzione per impegnare la Giunta a non distaccarsi dal parere di ISPRA che considera la caccia al cinghiale tramite “braccata” un metodo crudele e quindi escluso ed a coinvolgere ai tavoli di discussione sul tema anche le associazioni animaliste, oltre alle associazioni dei cacciatori e degli agricoltori. A firma delle Consigliere: Gibertoni, Piccinini

(Discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Quindi, passiamo alla risoluzione 8442, che impegna la Giunta, con riferimento al nuovo Piano faunistico-venatorio regionale, ad individuare una soluzione condivisa che permetta alle squadre di caccia dell’Alto Appennino bolognese la conservazione del proprio ruolo di centralità nella gestione del territorio, fermi restando gli obiettivi di ridurre, quando non eliminare, i danni causati dai cinghiali alle attività antropiche nei territori di competenza, con particolare riferimento alle attività connesse all’agricoltura (06 05 19), a firma dei consiglieri Facci e Tagliaferri.

A tale risoluzione è stata abbinata in aula la risoluzione 8776, che impegna la Giunta a valorizzare, anche attraverso attività di studio, convegni e confronti, il ruolo della braccata nel sistema di caccia al cinghiale, favorendo un clima di confronto e rispetto reciproco tra le associazioni venatorie, agricole e ambientali e, inoltre, a proseguire nella richiesta, effettuata tramite la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, al Governo di intervenire tempestivamente per una modifica dell’articolo 19 della legge n. 157/1992 al fine di introdurre la figura dell’“Operatore Abilitato”, a firma dei consiglieri Molinari, Cardinali, Poli, Marchetti Francesca, Rontini, Zappaterra, Serri, Iotti, Zoffoli e Montalti.

Discussione generale.

Consigliere Facci, prego.

 

FACCI: Grazie.

Questa risoluzione è datata, la risoluzione a firma dei consiglieri di Fratelli d’Italia, perché parte da una problematica che riguarda il territorio bolognese, dove sostanzialmente si è verificato un fatto abbastanza anomalo, che è quello della discussione intervenuta fra le squadre di caccia al cinghiale, in una contestazione sostanzialmente di alcuni aspetti attuativi del nuovo Piano faunistico-venatorio, determinando di fatto un conflitto sui territori stessi e determinando, alla vigilia ormai dell’inizio della caccia, una situazione di sostanziale incertezza su quelle che saranno le effettive modalità pratiche di svolgimento sul territorio.

La risoluzione vuole in qualche modo provare a capire se può esservi, da parte dell’Ente, una funzione regolatrice o una funzione di arbitro di una discussione che effettivamente è eccezionale. Del resto, che l’obiettivo di ridurre la presenza dei cinghiali e, quindi, i danni conseguenti alla loro presenza sui territori, in particolare i danni alle attività agricole e, comunque, in generale a tutte quelle che sono le attività antropiche, fermo restando questo fondamentale obiettivo, la richiesta è quella di provare a vedere se può essere eliminata in qualche modo una discussione che rischia poi di creare problemi sui territori.

Io vedo che la risoluzione che il Partito Democratico abbina parte da una premessa che indubbiamente condivido, che è quello della centralità nelle modalità della caccia al cinghiale dell’attività svolta dalle squadre di braccata. Quindi, fondamentalmente è una sorta di difesa di questa metodica e di riconoscimento della sua funzione.

Si cerca naturalmente di trovare, anche qua, una mediazione con la caccia di selezione. Anche qui condivido il fatto che la caccia di selezione non possa sostituirsi alle azioni di braccata, ma possa essere uno strumento integrativo. Però, credo che sulla misura di inserimento e, quindi, di integrazione o di utilizzo di questa metodica integrativa si giochi, secondo me, la questione, perché fondamentalmente oggi la controversia, per quanto è a mia conoscenza, sul territorio della provincia di Bologna riguarda quanto la caccia di selezione si va a inserire, quanto va a integrare e come va a integrare, con quali caratteristiche e con quali modalità.

Allora il fatto che nella risoluzione del Partito Democratico si insista sul riconoscimento dell’efficacia del metodo della braccata e, quindi, si insista sul valorizzare, anche attraverso attività di studio, convegni e confronti, il ruolo della braccata, benissimo, questo mi trova sicuramente concorde, ma non elimina – è per questo che non abbiamo ritirato la risoluzione a nostra firma – il problema che si è concretamente verificato, che è quello, appunto, di una convivenza, che sui territori viene vissuta come un’imposizione e, per certi aspetti, una prevaricazione, della caccia di selezione rispetto alla caccia mediante la braccata.

Benissimo che in qualche modo partiamo da un presupposto verosimilmente comune, quello di valorizzare le squadre di caccia al cinghiale, ma chiediamo due cose differenti, perché la risoluzione a nostra firma parte da un problema contingente e chiede alla Regione di risolverlo o di contribuire a risolverlo, in realtà nella risoluzione del Partito Democratico si fa sostanzialmente una richiesta, si fa un po’ un manifesto di difesa della caccia mediante la braccata, che condividiamo, ma non va a individuare o a suggerire alla Giunta la risoluzione della problematica che si è verificata. Io non so se si è verificata ovunque, sicuramente sul territorio della provincia bolognese si è verificata.

Quindi, fondamentalmente non c’è un giudizio di avversione nei confronti della risoluzione del Partito Democratico, perché lo spirito è condivisibile, ma manteniamo la risoluzione e chiediamo, ovviamente, che ci sia un voto su questa richiesta che viene fatta. È una richiesta che non dà una soluzione, quindi anche di buonsenso, passatemi il termine. È di buonsenso per il fatto che chiede alla regione di farsi parte diligente e che sia la regione a individuare il metodo e lo strumento per risolvere il problema creato. Non ci permettiamo di dire come deve essere risolto. Diciamo che il problema c’è e rischia, sui territori, di creare un problema proprio alla vigilia dell’avvio della stagione specifica della caccia al cinghiale con le squadre.

Questa è la posizione. Ho già anticipato, naturalmente, il mio giudizio rispetto alla risoluzione abbinata. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Un attimo di attenzione. È stata abbinata alla risoluzione 8442 e alla risoluzione 8776 una risoluzione, che doveva andare in Commissione domani, della consigliera Gibertoni. In accordo con la presidente Serri, si è deciso ‒ e anche insieme alla Presidenza ‒ di abbinarla a queste due nella discussione che stiamo facendo. È già stata distribuita.

Visto che c’è anche l’intervento del consigliere Molinari, andrei avanti con la discussione generale.

Consigliere Pompignoli, sull’ordine di lavori?

 

(interruzione del consigliere Pompignoli)

 

Benissimo. Grazie.

È stata abbinata la risoluzione 8782 che impegna la Giunta a non distaccarsi dal parere di ISPRA che considera la caccia al cinghiale tramite “braccata” un metodo crudele e, quindi, escluso ed a coinvolgere ai tavoli di discussione sul tema anche le associazioni animaliste, oltre alle associazioni dei cacciatori e degli agricoltori.

Consigliere Molinari, prego.

 

MOLINARI: Stavo leggendo la risoluzione della collega Gibertoni.

Do atto al consigliere Facci di due cose. Uno: questa risoluzione del consigliere Tagliaferri è stata presentata da diverso tempo. Anche l’accavallarsi dei lavori d’aula non ha permesso la discussione della stessa nel momento in cui il problema... Non tanto, collega Facci, la soluzione era stata fornita. Tramite questa risoluzione era stato posto un problema, un problema che, all’interno del dispositivo, invitava la Giunta a fare sostanzialmente due cose, all’interno di un quadro complessivo della riduzione dei cinghiali. Una era quella di riunire i soggetti coinvolti per cercare di affrontare il problema; l’altra quella di garantire, quindi di mantenere la centralità del ruolo e della gestione del territorio per quanto riguarda le squadre di caccia. In questo caso si parla dell’alto Appennino bolognese, ma, visto che con il sistema regionale la gestione della caccia è estesa su tutta la regione, ovviamente è un discorso più generale.

Dal punto di vista dell’evoluzione e anche di quello che è successo nel frattempo, dobbiamo registrare, fondamentalmente, due aspetti. Uno: l’intervento, quindi la richiesta è, di fatto, un po’ anacronistica, pur non sentendomi di escludere assolutamente la possibilità ancora di problematiche, perché il mondo della caccia, ma non solo, anche il problema legato ai danni da cinghiale è tecnicamente impossibile da risolvere in modo totale. Di fatto, ci sarà sempre da una parte chi, magari, plaude piuttosto che chi ha dei problemi sulle colture; ci sarà chi dice che vanno abbattuti tutti i cinghiali piuttosto che rispettarli, eccetera. Non troveremo mai una soluzione comune.

Uno dei problemi maggiori che era emerso della zona, quindi dell’ATC di Bologna 3, che poi si è allargato a macchia d’olio su tutto il territorio regionale, era un’interpretazione forse un po’ avventurosa o eccessiva da parte dell’ATC per quanto riguarda soprattutto il ruolo della caccia di selezione, andando probabilmente anche oltre quelle che erano le prescrizioni effettuate dal Piano faunistico stesso.

Questo è stato il punto di partenza da cui è nato il problema di comunicazione all’interno dei territori, quindi con tensioni e confronti anche a livello locale; si è espanso su tutto il territorio, quindi portando anche ad un’agitazione molto forte da parte delle varie squadre al cinghiale. Parliamo di squadre di braccata che, comunque, rappresentano la partenza, visto i territori in cui veniva fatta la caccia e l’organizzazione principale per quanto riguarda la tipologia di caccia al cinghiale.

Dal punto di vista dell’Amministrazione regionale alcune cose sono state fatte. Ed è per questo che, parlando nello specifico dell’ATC Bologna 3, è stato approvato il regolamento. Di fatto, come regione, si è intervenuti anche per quanto riguarda il tentativo di normalizzare il rapporto tra caccia di selezione, come è prescritto dal Piano faunistico, e l’attività di braccata. Sono stati fatti anche confronti all’interno dell’ATC con il comitato direttivo, con gli attori coinvolti in questa problematica. È partito un confronto allargato su tutto il territorio, portato avanti dalle associazioni venatorie, da un coordinamento che si è creato, anche di capisquadra, trasversale su tutta la regione, che ha portato ad alcune richieste di fatto, specifiche nella questione del Bologna 3.

La regione ha risposto in questa direzione. Vedremo al termine dell’anno, anche con la registrazione dei danni, la modalità di esecuzione e il rapporto tra caccia di selezione, squadre e ATC, se la gestione sarà andata bene e come, poi, ci si comporterà ‒ questo sarà un confronto fatto dall’assessorato ‒ per quanto riguarda il prossimo anno. Non parliamo proprio di stagione venatoria. La selezione inizia prima. L’obiettivo, tramite il Piano faunistico, era quello (ed è quello) su cui possiamo essere d’accordo tutti ‒ gli stessi Fratelli d’Italia hanno fatto diverse interrogazioni per quanto riguarda le problematiche legate al numero eccessivo di cinghiali ‒ di cercare di affrontare la questione alla base, attraverso le eradicazioni, dove è necessario, e attraverso il contenimento dove viene riconosciuta la presenza strutturale del cinghiale stesso.

Dal punto di vista della richiesta del ruolo di centralità delle squadre, noi abbiamo cercato di costruire un documento in base a quello che è stato il confronto nato man mano all’interno delle associazioni di categoria e anche del coordinamento stesso, in cui siamo andati, di fatto, a sancire fondamentalmente un principio, che ci veniva chiesto dai cacciatori di cinghiale: al di là del riconoscimento della 157, quindi l’attività di caccia al cinghiale possibile tramite braccata, eccetera, soprattutto demonizzare il ruolo della braccata, quindi impedire, di fatto, in alcune zone la possibilità di un controllo serio ‒ questo, ad oggi, è lo stato di fatto ‒ tramite, ovviamente, il sistema della braccata, quindi di fatto più cani, più cacciatori, che si rende necessario anche in zone ad eradicazione totale quando non ci troviamo di fronte... Noi abbiamo avuto il famoso caso a Piacenza di un parco pubblico in cui c’era un cinghiale. Ovviamente, in quel caso lì, il metodo è quello che il buonsenso detta già, con pochi cacciatori, un cane, eccetera. Sulle aste dei fiumi, per esempio, a Piacenza, nel momento in cui le coltivazioni di mais vengono invase ‒ di recente un po’ meno ‒ da cinghiali che, ovviamente, attraversano il Tidone piuttosto che il Nure piuttosto che l’Arda, scendendo dall’alto ed andando, quindi, a danneggiare quei territori, lì è inutile girarci intorno. Se il nostro obiettivo è quello di contenere in un’area a eradicazione totale il cinghiale tramite interventi che abbiano un senso, seppur nel rispetto di quella che è la normativa, di quello che è il luogo al cui interno vengono fatti questi interventi, il ruolo della braccata o, comunque, di un numero maggiore di cacciatori e di cani è indispensabile. Diversamente, noi facciamo della filosofia. Indubbiamente ‒ e lì il Piano faunistico è chiaro ‒ in abbinamento ad altri strumenti in quei luoghi, che sia il sistema della selezione piuttosto che in altri luoghi che hanno tutta una serie di caratteristiche, insieme alla girata.

Abbiamo raccolto, in questo caso, di fatto, la segnalazione di attenzione da parte dei cacciatori, la stragrande maggioranza pratica la caccia in braccata, che, di fatto, ha visto una sorta di attacco trasversale per quanto riguarda questo tipo di pratica, soprattutto legato all’efficacia di quelli che sono gli interventi di contenimento.

Unito a questo, abbiamo voluto sostenere l’attività che la regione, insieme ad altre regioni, sta cercando di fare presso il Governo di prima, e lo farà anche presso il Governo di adesso: la modifica della 157 per quanto riguarda i chiarimenti definitivi, soprattutto per quanto riguarda le figure abilitate ad effettuare questi piani di controllo.

Questo rappresenta, come è successo in alcune regioni, un problema enorme. Nel momento in cui l’interpretazione fosse restrittiva della normativa nazionale, pur con tutti i chiarimenti che sono in corso, il rischio è che anche le figure identificate e formate per fare determinati tipi di interventi non possano svolgere quelli che sono i piani coordinati dalla regione, dalle polizie provinciali, organizzati in collaborazione con gli ATC, ma fondamentalmente nell’unico obiettivo di cercare di tenere il rapporto tra la fauna selvatica e, comunque, il mondo agricolo, un rapporto equilibrato e che renda possibile e soprattutto eviti uno scontro che l’Amministrazione regionale non si può permettere che si svolga, che è lo scontro tra il mondo agricolo e il mondo venatorio. Quindi, giustamente noi non chiediamo, perché è giusto, forse è responsabilità complessiva il fatto di non essere riusciti a discutere precedentemente la risoluzione anche dei colleghi Facci e Tagliaferri. Soprattutto per quanto riguarda gli inviti, di fatto si stanno già realizzando, abbiamo voluto ampliarla. Potremmo contare più che altro perché molte sono azioni già realizzate, cercando in questo caso di garantire di osservare insieme quella che è l’evoluzione dell’attuazione del nuovo Piano faunistico. Ovviamente insieme andremo a guardare i risultati, insieme all’assessorato, e secondo me le riflessioni per quanto riguarda le future azioni potranno essere fatte in serenità quando gli animi si saranno un po’ tranquillizzati. Speriamo – stiamo registrando – che questa cosa stia avvenendo.

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliere Pompignoli, prego.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente. Finalmente torniamo, dopo un po’ di tempo, a parlare di caccia in Regione Emilia-Romagna.

Sulla risoluzione del Movimento 5 Stelle esordisco come il consigliere Molinari: l’ho vista, bene. Trattiamo le due risoluzioni, in particolar modo quella del Partito Democratico.

Consigliere Molinari, un unico appunto le faccio, quello di essersi svegliati tardi, guarda caso a pochi mesi dal voto, tenuto conto che sono quattro/cinque anni che la Regione Emilia-Romagna non è proprio così orientata nella gestione dell’attività venatoria nel lasciare un po’ più liberi dalle briglie impositive delle norme i cacciatori. Anzi, diciamo tutt’altro. Dall’approvazione del Piano faunistico-venatorio, che andava in una direzione più di caccia di selezione per quanto riguarda la problematica degli ungulati, oggi si arriva a sostenere anche il sistema della braccata – mi piacerebbe, assessore Caselli, sentire anche la sua opinione su questo tema – cosa che effettivamente nel corso di questi ultimi anni non era tanto centrale nell’attività di programmazione del PD circa l’attività venatoria. Però, meglio tardi che mai. Questo è uno dei principali argomenti di critica che le posso porre in merito a questa risoluzione, che è ovviamente condivisibile.

È vero, ci sono tanti modi di caccia al cinghiale. È vero che il cinghiale è diventato, per la Regione Emilia-Romagna, un problema; un problema che deve essere affrontato con tutti i sistemi di caccia possibili. È altresì evidente che il sistema della braccata è uno dei metodi di caccia che porta ad avere maggiori risultati per quanto riguarda l’eradicazione di questo animale, o quantomeno del contenimento.

Quindi, nella condivisione della risoluzione del Partito Democratico in ordine a questo argomento, cioè incentivare e demonizzare quello che è il sistema di braccata in Regione Emilia-Romagna, credo che la direzione che si sta prendendo un po’ per addolcire la pillola ai cacciatori che nel corso di questi ultimi anni hanno mangiato male… Credo che sia opportuno, e qui lo chiedo anche all’assessore Caselli, che aveva promesso tante cose nel corso di questi ultimi anni, di rivedere la legge regionale, di modificarla, di prevedere strumenti di contenimento diversi, cosa che allo stato di fatto non è stata assolutamente contemplata e non sarà contemplata almeno in questa legislatura.

I dati effettivi li vedremo il prossimo anno, e da qui si deve capire se ci siano più i termini e le condizioni per apportare quelle modifiche che noi abbiamo richiesto da anni, anche in ordine agli ambiti territoriali di caccia. C’è stato un po’ di silenzio in questi ultimi mesi; forse si è riflettuto e si è pensato sulla perdita dei voti da parte del Partito Democratico dei cacciatori e di alcune associazioni che rappresentano in Regione Emilia-Romagna l’ossatura del PD. Evidentemente qualcosa è successo. Ne prendiamo atto e ovviamente su questa risoluzione e anche sulla risoluzione del consigliere Facci daremo sicuramente un voto positivo.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Quando si parla di caccia in questa Assemblea si trovano sempre sintonie e, anzi, direi una gara tra partiti nel cercare di ottemperare alle esigenze dei cacciatori, come se non fosse una categoria già sufficientemente coccolata a queste latitudini. Però, noto che è il tema che unisce centrodestra e centrosinistra in un…

 

PRESIDENTE (Soncini): Il microfono secondo me funziona, forse, consigliera dovrebbe stare più vicina, non so. Chiediamo di alzare il volume.

 

GIBERTONI: Noto che comunque questo è un tema che, in un abbraccio di concordanze, unisce i partiti… Mi posso spostare qui.

 

PRESIDENTE (Soncini): Chiedo se è possibile alzare il volume, perché i consiglieri non sentono la collega. Riprovi, consigliera.

 

GIBERTONI: Si sente?

 

PRESIDENTE (Soncini): Io la sento, comunque. Prego, consigliera.

 

GIBERTONI: Qua sono i cacciatori che non vogliono sentire. È una questione così, che non piace l’argomento. Bisogna che ve ne facciate una ragione. Va bene, tanto sarò sintetica.

 

PRESIDENTE (Soncini): Mi dicono che più di così non si può alzare il volume, per oggi, perché ci sono…

 

GIBERTONI: Sono contro entrambe le risoluzioni e contro la caccia.

 

PRESIDENTE (Soncini): Se si vuole avvicinare…

 

GIBERTONI: Spero che si senta un pochino meglio. Perfetto. Su alcune cose, anche nella mia risoluzione ho cercato di portare alcune segnalazioni che mi parevano interessanti da parte delle associazioni animaliste, di cui questa risoluzione cerca di portare la voce e si fa carico di chiedere alla Giunta come mai ai tavoli non si sentano mai sufficientemente rappresentate queste associazioni.

A più riprese, infatti, sono stati sollevati dubbi, da parte delle associazioni animaliste, rispetto alla questione di sovrannumero dei cinghiali nei nostri territori. Una questione annosa e che, come la tela di Penelope, sembra non dover mai arrivare a una fine, volutamente. In particolare, per diverse associazioni animaliste, i cinghiali sarebbero in sovrannumero perché immessi dai cacciatori ibridati con i maiali per aumentarne mole e prolificità. Se fosse così, si sarebbe quindi causato appositamente uno squilibrio ecologico, fatto appunto, come la tela di Penelope, per non essere mai risolto. Quindi, i nostri boschi e le nostre colline rischiano di diventare – se non lo sono già – enormi allevamenti a cielo aperto e a costo zero.

Sulla braccata, poi, lo stupore deriva dal fatto non soltanto che il parere ISPRA parla molto chiaramente, ma che il TAR della Toscana, pronunciandosi sul ricorso presentato da diverse associazioni, ha emesso a maggio un’ordinanza con la quale si dispone la sospensione del piano di controllo del cinghiale nella parte in cui si consente appunto la caccia in braccata. Allora, al di là delle esigenze e al di là delle richieste della categoria dei cacciatori, io ancora mi stupisco poi che si possano abbinare – lo dico a proposito della risoluzione in particolare del consigliere Facci, ma non è sua responsabilità, l’abbiamo detto anche durante il Piano faunistico, è una questione ormai di cultura, a mio avviso, che ha preso una deriva poco comprensibile – il termine “cacciatore” e il termine “ambientalista”, che possano essere uniti nello stesso sintagma.

Detto questo, la caccia con il metodo della braccata è un sistema ritenuto particolarmente crudele nei confronti degli animali. Anche per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, l’ISPRA prevede soltanto il metodo cosiddetto della “girata”. Quindi, al di là delle richieste che ci sono state, riteniamo che non si possa procedere sempre aumentando ancora di più la possibilità da parte di chi vede il mondo sotto forma di caccia e sotto forma di spari, di ottenere sempre spazi, tempi, modalità che gli consentano di spadroneggiare.

In particolare, sui tavoli di discussione, è stato ricordato da un consigliere che ha parlato prima di me che gli agricoltori e il mondo venatorio non devono entrare in conflitto. Aggiungiamo, per cortesia, per una volta, che c’è una terza categoria che vorremmo non entrasse in conflitto o non si sentisse sempre non ascoltata: è appunto quella delle associazioni ambientaliste e animaliste, ambientaliste ovviamente nel senso vero e più puro del termine. Quindi, a sentir dire che è un problema banalmente che deve essere affrontato con tutti i sistemi di caccia possibili, sorrido per non chiedere l’elenco di tutti i sistemi di caccia possibili, compresi sistemi particolarmente drastici, così come è anche quello della braccata.

Allora, al di là dell’unione che queste indicazioni e queste istanze trovano presso tutto l’arco assembleare dei partiti, dal centrodestra e dal centrosinistra, se anche fossi l’unico rappresentante che la pensa effettivamente in modo molto diverso, ci tengo a dire che assolutamente non ci si deve distaccare da un parere ISPRA che, per una volta, è un parere illuminato e corretto, per venire incontro a richieste di una categoria, quella dei cacciatori. Bisogna invece riconsiderare le cause del sovrannumero dei cinghiali, magari tenendo presente o arrivando a smentire in modo però convincente queste segnalazioni, che sono interessanti, da parte delle associazioni animaliste. Per cui, se parliamo di tela di Penelope o di un problema che non si risolverà mai perché è funzionale al mondo della caccia, allora davvero ci si chiede di che cosa stiamo parlando. Il problema lo si deve risolvere. Noi stiamo dicendo che dobbiamo mobilitare tutta la caccia possibile e immaginabile in modo da risolvere un problema che, però, non si deve risolvere, sennò il mondo della caccia si trova con delle azioni in meno da poter compiere.

C’è un corto circuito logico che mi piacerebbe che per una volta fosse perlomeno sottolineato a monte della richiesta e del ragionamento, perché non si riesce a capire come mai dopo anni, dopo stagioni venatorie, dopo Piani faunistici, visto che il cinghiale non è stato inventato come animale o è arrivato in Emilia-Romagna ieri mattina, non si capisce come mai il sovrannumero c’è ancora. Com’è possibile? Parliamo ogni anno di eradicazione. Non arrivano da Marte questi cinghiali oppure arrivano? Sono condotti lì perché devono esserci e devono essere in soprannumero in modo da causare un problema che può essere risolto con tutti i sistemi di caccia possibile e in modo da non mettere mai in conflitto cacciatori e agricoltori.

Chiedo quindi con questa risoluzione alla Giunta innanzitutto, se potrà, di individuare un filo logico che possa permettere ai prossimi ragionamenti che faremo su questi temi almeno di partire da premesse razionali e all’altezza dei tempi e dell’etica e, secondariamente, di tener presente a questi tavoli che c’è un terzo mondo che è quello che vorrebbe essere ascoltato e con cui non bisogna entrare in conflitto, parimenti con quegli altri sopracitati. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliera Piccinini, prego.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Molto velocemente per ribadire un concetto che abbiamo espresso credo più di una volta in quest’aula. L’assessore Caselli lo sa, perché non è la prima volta che affrontiamo il tema dei cinghiali, della caccia.

Noi avevamo proposto in altre occasioni anche la sperimentazione di metodi alternativi, come era la sterilizzazione, proprio perché riteniamo che la caccia non possa essere la soluzione definitiva del problema. Detto questo, è evidente come le due risoluzioni pro caccia che ci troviamo davanti non trovano il nostro parere favorevole e pertanto voteremo contro.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri in discussione generale? Non ho altri in discussione generale.

Do la parola all’assessore Caselli, in chiusura. Prego.

 

CASELLI, assessore: Grazie, presidente. Grazie a tutti gli intervenuti. Cerco di mettere un po’ di ordine. Capisco che la materia è molto complessa. Perché c’è bisogno di intervenire sui cinghiali e perché la popolazione è sempre così alta? Non è così alta dappertutto, attenzione. L’abbiamo analizzata bene nel Piano faunistico venatorio. Ci sono dei territori di questa regione che avevano ottemperato a quanto previsto già da molto tempo, da molti anni, dalla Carta delle vocazioni faunistiche che aveva dato degli indici di densità dei cinghiali nelle singole province. Ci sono province che questa cosa l’hanno fatta benissimo e che quindi, in realtà, abbattono negli ultimi anni un numero di cinghiali abbastanza basso, proprio perché sono riusciti a contenere le popolazioni a un livello basso. Per cui, dato che l’eradicazione non è il tema, il punto è una presenza compatibile con la presenza dell’uomo. In alcune province, in realtà, questo lavoro si faceva bene da sempre e quindi non abbiamo dovuto novellare molto nel Piano faunistico venatorio in quelle zone.

Ci sono delle province dove, invece, queste densità non erano mai state rispettate. Questo vale per la provincia di Bologna, in assoluto. In altre province vale per singole zone di ATC. Ce n’è uno a Parma e uno a Forlì dove, invece, oggettivamente, si era sempre lasciato il numero alto per ragioni che non so, probabilmente una gestione che non era stata efficace.

Di conseguenza, il Piano faunistico è dovuto intervenire con il focus soprattutto su quelle realtà lì, cercando di portarli sulle buone pratiche delle realtà tipo Modena e Reggio Emilia che, invece, avevano una densità più bassa di cinghiali, che rispettava quello che era previsto dalla mappa delle vocazioni faunistiche e soprattutto che aveva un livello di danni all’agricoltura assolutamente basso, e quindi la pace sociale.

Abbiamo preso le aree dove c’è la pace, dove si era gestito bene e abbiamo detto che quello doveva diventare lo standard. Questo sta dietro al fatto, non certamente che ci sia una furia di qualche genere. È indubbio che ci sono alcune zone del territorio regionale che, sulla base di quanto noi tutti abbiamo deciso nel Piano faunistico venatorio, perché poi, al di là di come si è votato, tutti eravamo d’accordo sul fatto che non si poteva andare avanti così in agricoltura, soprattutto in alcune zone di montagna, a quel punto abbiamo definito una cosa che è innovativa e che ci stanno copiando da tutta Italia, cosa di cui, secondo me, possiamo anche andare fieri, cioè il fatto che lì abbiamo introdotto un criterio diverso che è il criterio del danno tollerabile. In tutte le altre regioni, invece, c’è un criterio non meglio identificato, visto che poi i cinghiali non si possono contare, di numero di capi da abbattere.

Noi ragioniamo sul danno tollerabile. Se, paradossalmente, in una zona il danno tollerabile viene contenuto, non c’è bisogno di far niente. Non so se mi spiego, non c’è neanche bisogno di intervenire.

Il punto è che in alcune zone, soprattutto a Bologna, e poi ripeto anche in altri areali, però a Bologna in particolare il danno era veramente intollerabile. Se voi prendete la delibera che ha fatto la Giunta regionale ad aprile, ci sono i numeri, e nei numeri voi vedrete che il fatto che il danno nel bolognese superasse anche i mille euro, vi ricordo che noi abbiamo fissato un limite, nel nostro Piano faunistico-venatorio, di 26 euro a ettaro, che diventano il doppio vicino alle aree protette, e in provincia di Bologna sono delle zone dove il danno è mille euro a ettaro, cioè una cosa sconvolgente. Allora, è evidente che in queste zone, nell’ambito di quella delibera, noi abbiamo dato degli obiettivi di riduzione, nel primo anno almeno del 30 per cento, del danno e, quindi, abbiamo attribuito dei numeri di capi sui quali l’ATC deve intervenire.

Probabilmente l’effetto combinato delle novità del Piano faunistico, il fatto che non l’avevano letto, come io ho sempre sospettato, che non avevano letto bene che cosa avevamo deliberato, e il fatto che lì, soprattutto per le zone dove bisognava intervenire molto, si sia scoperto all’ultimo momento, ha creato una situazione molto complicata, in particolare anche per via del fatto che l’ATC Bologna 3 ha applicato in maniera, a nostro avviso, scorretta, e poi gliel’abbiamo detto e scritto. Abbiamo mandato una lettera molto chiara che diceva che l’interpretazione e l’applicazione che avevano dato erano scorrettissime dal punto di vista delle nostre prescrizioni del Piano faunistico-venatorio, perché noi non dicevamo affatto che i selettori andavano dappertutto, noi non avevamo affatto confuso la selezione con il controllo, noi non dicevamo affatto che uno andava con fascette limitate, non dicevamo che si poteva fare tutto quello di cui si aveva voglia ovunque, ma dicevamo cose precise, del tutto uguali a quelli che si applicano per il capriolo.

È stato necessario un lavoro di interlocuzione, difficile, perché naturalmente l’approccio è stato che le squadre hanno detto: “noi facciamo sciopero, non facciamo più niente”. Allora io, ovviamente, ho respinto questo approccio, perché non era ricevibile. D’altra parte, non era neanche ricevibile che, nel momento in cui ci sono delle prassi, stabilite addirittura dalla legge n. 13, sul coinvolgimento e il confronto con le parti, tutte le parti sociali, ci fosse uno scavalcamento a fronte di comitati autoconvocati, saltando le organizzazioni venatorie.

Quindi, quello che io ho fatto è stato un confronto serrato con i vertici dell’ATC Bologna 3 per fargli capire che stavano applicando male questa cosa e che stavano, tra l’altro, ingenerando un allarme ingiustificato in altre zone, dove invece la situazione era tranquilla e si poteva continuare con la gestione che si era sempre fatta e che aveva garantito di tenere i danni al giusto livello e in particolare che, su alcuni casi, erano state seguite delle prassi del tutto scorrette. Un selettore deve avere un distretto di intervento, non può andare dove gli pare e come gli pare, perché ci vuole un riscontro oggettivo.

La caccia di selezione è una caccia meno invasiva, indubbiamente, di quella di braccata, la caccia di braccata è una caccia che, tra l’altro, è anche più pericolosa per chi la fa, perché si va via in tanti e incidenti spesso avvengono in quel tipo di caccia, quindi non è che io vada pazza per la caccia di braccata, anzi. Voi sapete che, in generale, non vado pazza per la caccia. Tuttavia, il tema è che è prevista da una legge dello Stato, si fa in quei tre mesi. Noi, contrariamente alla Toscana, non abbiamo mai ipotizzato, neanche per cinque minuti, di farla al di fuori di quei tre mesi e di utilizzarla come strumento di controllo, perché stiamo alle regole. Come strumento di controllo si usa la girata e si usano altre cose. In particolare, ci siamo soffermati sul fatto che bisognava che cessasse, nelle zone dove il danno era così alto, la prassi di centellinare gli interventi in selezione.

Ripeto, la modalità adottata dall’ATC 3 è stata una modalità scorretta, che abbiamo chiesto di correggere. Nel frattempo, non c’è stato silenzio, c’è stato del lavoro, e nel frattempo ci sono state tutta una serie di attività, che adesso hanno molto stemperato la questione su Bologna, perché si è capito che si arriverà a definire un regolamento che non preveda che i selettori vadano a caso, che la cosa non sia gestita eccetera, eccetera. Abbiamo anche chiarito bene, perché molto allarme era stato fatto, sul fatto che noi confondevamo la selezione con il controllo, cosa che, ovviamente, non è assolutamente vera.

Abbiamo poi fatto anche una riunione con le associazioni venatorie, dove io ho spiegato che io incontravo loro perché loro per me rappresentavano quel settore e non incontravo degli autoconvocati, però al loro interno poi loro hanno ritenuto di recuperare alcune di queste realtà. Detto questo, il confronto è stato molto chiaro e da parte delle associazioni agricole c’è stata una tenuta molto ferma della barra sugli obiettivi del Piano faunistico-venatorio e che, di conseguenza, teorie volte a impedire l’esercizio della selezione, nei dovuti modi e con le dovute regole, non erano accettabili.

Questo è quello che io posso dire con tutta tranquillità. Credo che giovedì venga votato il regolamento dell’ATC Bologna 3, quindi siamo in una fase di ultime limature. Però, credo che abbiamo riportato la situazione alla sua realtà di fondo, senza pensare che qui qualcuno voglia demonizzare la braccata. Io non intendo affatto demonizzarla. C’è una legge e va fatta in quei tre mesi. Ma gli agricoltori hanno bisogno soprattutto negli altri mesi, perché il momento in cui germogliano le piante e il momento in cui ci sono i raccolti sono altri momenti, e il territorio, in quelle zone dove la gestione non è stata fatta nel tempo in maniera adeguata, non può essere abbandonato e bisogna applicare il Piano. Questo significa, indubbiamente, per alcuni cambiare delle prassi consolidate, ma erano prassi che ci avevano portato ad avere danni troppo alti. Questo è il punto. Quindi, la continuità non era pensabile.

Io continuo a pensare che il mondo venatorio debba porsi più come un mondo che ha un ruolo nel tenere in equilibrio l’ecosistema, quando l’ecosistema si sbilancia su alcune specie invasive, come abbiamo visto dal nostro punto di vista. Spesso non si muove così, e a me spiace. In questo caso l’equilibrio dovrà essere trovato, ed è stato trovato, credo, comunque continueremo a confrontarci, su questo fatto di avere la braccata che funziona nel momento in cui ha deciso la legge n. 157, quindi viene applicata regolarmente, e in tutti gli altri periodi si usano gli altri strumenti, con ordine e con buone modalità.

Non è neanche del tutto vero – questo è un dato che mi ha dato, tra l’altro, proprio Roberto Fabbri qualche tempo fa – che nella provincia di Forlì, per esempio, l’esercizio adeguato della selezione ha portato a un numero di cinghiali abbattuti, in uno dei posti che era molto più complicato, oggettivamente performante rispetto a quello che noi avevamo richiesto. Quindi, non è neanche del tutto vero che è solo la braccata che permette di raggiungere certi obiettivi. Probabilmente ci vogliono l’uno e l’altro, sapendo che qui c’è un tema che, però, risponde esclusivamente a una logica di riduzione del danno agricolo, non risponde a una logica di gioco o di altre vicende. Funziona a chiamata, funziona solo quando i danni superano la soglia che noi abbiamo stabilito nel Piano faunistico-venatorio.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, assessore.

Passiamo alle dichiarazioni di voto congiunte sulle risoluzioni. Chi intende intervenire?

Consigliera Piccinini, prego.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Che il problema esista non lo mettiamo in discussione e non lo vogliamo negare, però io credo che qui dentro si parli troppo spesso di caccia. Addirittura, in una delle due risoluzioni si sottolinea anche l’aspetto socializzante e di aggregazione, come se fosse un’attività ludica qualunque, quindi non con l’atteggiamento equilibrato di cui si parlava prima. Credo, invece, che in realtà si parli troppo poco, come dicevo, di metodi alternativi e di metodi ecologici, su cui io credo si dovrebbe insistere molto di più.

Ribadisco, quindi, ciò che dicevo anche in discussione generale: queste due risoluzioni non le potremo votare e voteremo la risoluzione del Movimento 5 Stelle.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altre dichiarazioni di voto?

Consigliere Facci, prego.

 

FACCI: Daremo il voto favorevole alla risoluzione del Partito Democratico perché, come ho detto, mette al centro dell’attività di contenimento di caccia al cinghiale il metodo della braccata, che è una metodica, a giudicare anche dagli interventi che hanno fatto le colleghe del Cinque Stelle, evidentemente non conosciuto nelle sue effettive particolarità, perché si guarda l’aspetto umanitario dell’animale, ma non si comprendono, evidentemente, i problemi che questi animali danno sui territori e soprattutto che il metodo di caccia in alcune realtà non può che essere quello. Quindi, ci sarà un voto certamente favorevole alla risoluzione del Partito Democratico.

Non risolve, a mio avviso, per quello che è la nostra risoluzione, che, nonostante la datazione e nonostante anche le risposte che ha dato oggi nel suo intervento l’assessore, rimane attuale e concreta, perché il problema sull’ATC Bologna 3 non è risolto. E, a mio avviso, assessore, non è sufficiente dire: “non hanno capito o hanno capito troppo tardi quello che il Piano faunistico andava in qualche modo a determinare”. Secondo me, c’è stata una sottovalutazione, forse anche da parte vostra, di quelle che erano effettivamente le implicazioni delle pratiche in territori che non sono uguali agli altri. I problemi che ha, per esempio, il Parco dei Gessi – cito, per esempio, una realtà del bolognese – non sono certamente quelli che vi sono sul crinale del Corno alle Scale, tanto per essere chiari.

Io credo, dal mio punto di vista, poi potrò essere smentito, e lei sicuramente lo farà, che una contestazione come quella che hanno fatto le squadre in quel territorio sia eccezionale. Il fatto che sia eccezionale dovrebbe farvi pensare che forse qualcosa non ha funzionato a dovere.

Io comunque, ripeto, non ho detto qual è la soluzione: è un invito a trovarla, è un invito a una mediazione. Se poi da parte della Regione non la si vuole trovare e si preferisce lo scontro, ci sarà lo scontro. Non sono certo io che lo faccio. Io non sono nemmeno un cacciatore, magari possono avere, altri colleghi consiglieri, un interesse diretto. Io vivo sul territorio, mi confronto, vedo e so quali sono le problematiche. Quindi, di fatto, vi dico: provate a risolvere il problema. Se volete andare avanti dicendo che quello che bene o male avete fatto è inattaccabile, è intoccabile, è inamovibile, va bene, le conseguenze non le deciderò io, non lo decideremo noi. Ci sembrava una proposta di buonsenso quella di dire: proviamo, provate a trovare una mediazione.

Sulla risoluzione della collega Gibertoni, alla quale manifesto tutto la mia colleganza e il mio affetto, o la Piccinini, credo sostenere che occorra trovare dei metodi, come ha detto, sostenibili, o diversi, ecologici, per l’eradicazione del cinghiale dai territori, credo che sia una visione molto bucolica, che mi fa indubbiamente trovare d’accordo in astratto, ma obiettivamente, a livello pratico è irrealizzabile. Chiaramente quindi ci sarà un voto contrario sulla risoluzione a firma Gibertoni.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri in dichiarazione di voto?

Consigliere Molinari, verifico gli scrutatori: Lori, Ravaioli, Gibertoni.

Consigliere Molinari, prego.

 

MOLINARI: Giocavamo al dito più veloce con Taruffi, anche non so che competenza possa portare.

Rispondo alla collega Gibertoni, giustamente, assolutamente con rispetto, anche per quanto riguarda le indicazioni della consigliera Piccinini.

Per quanto riguarda i cinghiali, ne abbiamo forse già parlato, come per i lupi e molte specie selvatiche, stiamo parlando di capi ibridati. Ma non è il cattivo Poli, piuttosto che Pompignoli che hanno contribuito a ibridare le specie. Le specie che sono in natura hanno possibilità di accoppiarsi con altri animali compatibili.

I cacciatori, in quanto abilitati e armati di fucile nel momento in cui sono chiamati, intervengono per quanto riguarda il metodo che oggi è attuato, quindi la selezione. Se l’assessorato, il Ministro, l’Unesco, l’ISPRA, identificheranno metodi efficaci per quanto riguarda la sterilizzazione, o metodi contraccettivi per quanto riguarda la riproduzione degli animali, i cacciatori semplicemente staranno a casa invece che andare a fare dei piani di controllo, perché non bramano certo di perdere magari la domenica, piuttosto che un giorno di lavoro, per fare questi piani di controllo. Per quanto riguarda l’affermazione, quindi, se ci sono dei dati – lo ripeto sempre anche in quanto facente parte della categoria – di soggetti, e si sa con certezza, che immettono capi, io invito, e sono il primo, a denunciare. Questo è un fatto, se non mi sbaglio, anche penalmente perseguibile, quindi, che venga fatto tranquillamente se qualcuno ha dati certi.

Detto questo, dico a Pompignoli, di cui apprezzo l’intervento, sulla caccia è un po’ difficile dire che ci muoviamo in base alle sensibilità elettorali. I confronti li abbiamo fatti anche insieme, per quanto riguarda il discorso del Piano faunistico, delle problematiche legate ai proiettili, e per quanto riguarda anche la revisione della legge, la riorganizzazione dell’ATC. Sono impegni che hanno coinvolto l’assessorato, e in parte anche l’Assemblea, dall’inizio del mandato.

Nella fattispecie, il consigliere Facci è giustamente intervenuto in un momento specifico della discussione su questo argomento, cioè, laddove è iniziata la prima applicazione del Piano faunistico. Sono nati questi problemi, in parte concreti, in parte preoccupazioni, e noi siamo intervenuti in questa direzione.

Aggiungo solo questo: cerchiamo sempre, nei limiti del possibile, in quanto facciamo politica sia noi che la minoranza, di non dire stupidaggini. Quando parliamo di lato aggregativo e anche sociale – a me piacciono sempre le battute, quindi ci sta anche – sottolineo un fatto: alla ricerca di quella ragazza, ahimè dispersa, hanno contribuito le squadre dei cinghiali insieme alla Protezione civile e ai carabinieri: il fatto che siano state chiamate è perché loro conoscono il territorio e perché soprattutto sono soggetti che quando chiamati si muovono in gruppo, che è molto diverso dall’essere dei singoli.

A ciò aggiungo – consigliere Rancan, io faccio finta di non esserci stato, ma lui c’era – quando c’è stata l’alluvione a Piacenza, a rimuovere i detriti dell’alluvione c’erano i cittadini, ma c’erano anche le squadre organizzate, che sono state chiamate dall’Amministrazione comunale e dall’Amministrazione provinciale per fare un lavoro che non atteneva certo all’attività venatoria. Quello l’abbiamo detto e l’abbiamo scritto, quindi, perché l’elemento di aggregazione, e anche l’attività sociale, anche sulla Protezione civile, è nelle materie che molti ATC hanno inserito nello Statuto tra le attività principali, al di là dell’attività venatoria. Quindi, l’abbiamo fatto, lo riconosciamo e abbiamo dati certi per quanto riguarda anche l’apertura dei sentieri: i cacciatori intervengono al di là, ripeto, dell’attività venatoria, del semplice sparo: ogni tanto, a questa unica attività viene infatti relegato il ruolo dai cacciatori.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliere Pompignoli, prego.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente.

Credo che questo tema sia uno dei pochi su cui io e il consigliere Molinari andiamo d’accordo e sul quale condividiamo gli obiettivi. Credo che si debba tenere in considerazione il risultato, l’obiettivo che questa risoluzione porta, cioè quello di sostenere un sistema di caccia, ma non l’unico, evidentemente – lo ha chiarito bene anche l’assessore Caselli –, tale da poter arginare, contenere e ridurre il problema legato ai cinghiali.

Quindi, ovviamente voteremo in maniera favorevole la risoluzione del Partito democratico; voto favorevole alla risoluzione del consigliere Facci; voto contrario, e qui una battuta al consigliere Molinari. Noi ci siamo tolti un peso, al Governo, voi ve lo siete preso: in tema di caccia, io non so, in Regione Emilia-Romagna, che cosa riuscirete a condividere con il Movimento 5 Stelle. Ovviamente…

 

(interruzione)

 

Prima dovete vincere.

Spero che i cacciatori su questo punto vi sostengano, tenuto conto che il Movimento 5 Stelle non è certamente amante dell’attività venatoria e dei cacciatori. Noi ce lo siamo tolti, il peso; spetta a voi adesso farlo. Comunque, in ogni caso voteremo convintamente a favore di queste due risoluzioni e contrario a quella del 5 stelle.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Io parto da una considerazione più generale, che riguarda la necessità intanto di riconoscere il fatto che il problema sollevato dalla risoluzione a prima firma Facci è un problema che esiste, soprattutto per chi conosce e vive certi territori. In particolar modo penso all’Appennino bolognese: negarne l’esistenza o sottovalutarlo sarebbe sbagliato.

È ovvio che io cerco di stare più sul merito delle risoluzioni, tralasciando alcune delle divagazioni che ho sentito, che ci porterebbero lontano e che in questa sede non credo sia utile sottolineare. Il tema posto dalla risoluzione del consigliere Facci è un tema che, come dicevo, esiste. Come abbiamo fatto anche in altre occasioni, non abbiamo problemi a condividere e a sostenere risoluzioni presentate da Gruppi anche molto distanti da noi, quando toccano un problema che appunto è esistente.

In particolar modo, stando al testo della risoluzione e soprattutto al dispositivo finale, alla fine, l’invito alla Giunta a condividere e a trovare una soluzione condivisa attraverso il confronto con soggetti che sul territorio hanno espresso perplessità e problemi in ordine alle azioni che sono state intraprese per limitare, dal loro punto di vista la loro azione, credo sia un invito che non può non essere sostenuto, ovviamente circoscrivendo in modo specifico, lo voglio dire, la finalità di questa risoluzione, come peraltro nel dispositivo anche richiamato, all’Appennino bolognese. Da questo punto di vista quindi il nostro voto sarà favorevole perché ripeto, il problema esiste.

Tra l’altro, vorrei anche sottolineare che i danni causati dagli ungulati non sono solo danni causati alle coltivazioni, ma anche spesso alle persone, alle automobili, provocano incidenti. Se non vado errato, parliamo di circa 4.000 incidenti che avvengono nel nostro territorio regionale, a causa appunto degli ungulati.

Questo evidentemente ci pone un problema più generale, al quale bisogna dare una risposta, che io non credo possa essere affidata solo alla conservazione di quello che abbiamo ereditato. Lo dico pur sapendo che su questo tema esistono sensibilità spiccate anche rispetto alle latitudini politiche dalle quali io provengo. Penso però che un’assunzione di responsabilità da questo punto di vista sia importante e utile.

Chiaramente, definire le modalità attraverso le quali si dà, o si tenta di dare soluzione a un problema è fondamentale. Io credo che richiamando il Piano faunistico venatorio si cerchi di stabilire alcune di queste direttive, sapendo che l’applicazione delle norme può incontrare delle problematiche. Laddove queste problematiche si presentano, è giusto affrontarle in modo preciso, senza però – e qui mi distanzio da quanto ha detto il consigliere Molinari – dover necessariamente richiamare alcuni dei valori, che nella risoluzione del Partito democratico sono richiamati, che non stanno secondo me nel merito, invece, del provvedimento e del problema che siamo chiamati ad affrontare.

In conclusione, quindi, il nostro sarà un voto favorevole alla risoluzione a prima firma Facci. Ci asterremo sulla risoluzione a firma del Partito democratico e voteremo quella della consigliera Gibertoni.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Non avendo altri iscritti in dichiarazione di voto, a questo punto passiamo alle votazioni. I consiglieri Lori, Ravaioli e Gibertoni sono presenti.

Consigliere Rancan.

 

RANCAN: Vorrei chiedere il voto elettronico.

 

PRESIDENTE (Soncini): Sì, certo. Se possiamo suonare, per cortesia. Grazie.

Su tutte le risoluzioni, voto elettronico.

Siamo all’oggetto 8442, a firma Facci e Tagliaferri.

Verifichiamo e speriamo che vada.

Potete votare.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 33

Favorevoli 10

Contrari 22

Astenuti 0

 

È respinto.

 

Passiamo all’oggetto 8776, a firma dei consiglieri Molinari, Cardinali, Poli, Marchetti Francesca, Rontini, Zappaterra, Serri, Iotti, Zoffoli e Montalti.

Potete votare.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 34

Favorevoli 27

Contrari 4

Astenuti 2

 

È approvato.

 

 

Oggetto 8782, a firma delle consigliere Gibertoni e Piccinini.

Si può votare.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 33

Favorevoli 6

Contrari 26

Astenuti 0

 

È respinto.

 

 

Passiamo all’oggetto 8433.

Consigliera Rontini, ha la parola.

 

RONTINI: Mi scusi, presidente. Penso di aver avuto un problema con il dispositivo. Volevo aggiungere il mio voto contrario.

 

PRESIDENTE (Soncini): Sull’ultima risoluzione. Lo mettiamo agli atti.

 

OGGETTO 8433

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi in sede di Conferenza Stato-Regioni per implementare azioni coerenti con l'articolo 8 della legge 242/2016, in particolare sollecitando la definizione della norma che definisca i massimi residui di THC negli alimenti come previsto all'articolo 5, garantendo inoltre la continuità e coerenza normativa della filiera del prodotto, dalla coltivazione alla produzione alla commercializzazione, affinché non si producano contrasti giurisprudenziali il cui uso strumentale vada a detrimento di un comparto in rapida ascesa con forti prospettive occupazionali ed ambientali. A firma dei Consiglieri: Prodi, Torri, Taruffi

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 8433: risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi in sede di Conferenza Stato-Regioni per implementare azioni coerenti con l’articolo 8 della legge del 2016, n. 242, in particolare sollecitando la definizione della norma che definisca i massimi residui di THC negli alimenti come previsto dall’articolo 5, garantendo inoltre continuità e coerenza normativa della filiera del prodotto, dalla coltivazione alla produzione alla commercializzazione, affinché non si producano contrasti giurisprudenziali il cui uso strumentale vada a detrimento di un comparto in rapida ascesa con forti prospettive occupazionali ed ambientali, a firma dei consiglieri Prodi, Torri e Taruffi.

La parola alla consigliera Prodi. Prego.

 

PRODI: Già il titolo della risoluzione è auto-esplicativo. Si parla della legge n. 242/2016, una legge che ha normato la produzione della filiera della cannabis. Però all’articolo 5 si legge: “Con decreto del ministro della salute, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti”.

Ebbene, visto che questo provvedimento non è ancora stato emesso, si vuole sollecitarne la scrittura e l’approvazione. Questo ha ingenerato un vuoto legislativo che, in cascata, ha comportato diverse forme di incapacità di garantire la possibilità a chi ha aperto esercizi commerciali di operare in continuità con quella, invece, che è la filiera produttiva, che ha potuto procedere e avere una notevole espansione.

Lo scopo della risoluzione è sollecitare la definizione di una norma che definisca i massimi residui di THC negli alimenti, come previsto dall’articolo 5. La regione è interessata, perché l’articolo 8 la coinvolge nel processo di informazione e di promozione. Ribadisco l’urgenza di arrivare quanto prima a definire questi limiti per poter consentire la piena operatività di un comparto che, oserei dire, ha giustamente molte ambizioni in termini di ricadute sia nel comparto agricolo che in quello commerciale. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera.

In discussione generale, la parola alla consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente.

Per esprimere apprezzamento per questa risoluzione, che evidenzia un problema che sta diventando strutturale, ossia evitare il discorso semplicistico dei buoni e dei cattivi. Stiamo parlando, a volte, di ragazzi o, comunque, di persone che hanno avviato una piccola impresa, ovviamente nella più totale legalità. A volte, proprio per interpretazioni, nebulosità che si prestano delle volte a chi vorrebbe semplificare il discorso e fare in modo che si perda in una questione che, però, non entra nei fatti di realtà, queste persone in qualche modo sono danneggiate, subiscono a volte controlli che sono giusti, ma che risentono di una cultura del sospetto, che nasce proprio, molto spesso, da questo tipo di semplicismi.

Credo che chiarire la norma che definisce i massimi residui di THC, quindi distinguere un mondo, quello della canapa a bassissimo livello di THC o addirittura senza THC, da quello che, invece, contiene questa sostanza aiuti ad entrare nel dibattito in modo più serio, quindi a distinguere quello che è innocuo. Ne abbiamo parlato quando abbiamo portato in aula la questione della cannabis terapeutica, che può avere ricadute molto positive anche quando non contiene THC, quindi può essere diffusa e può essere normalmente venduta, senza dover demonizzare un intero settore, soprattutto mantenendo una linea che resti quella, ossia, nel momento in cui si comincia a diffondere la possibilità per un piccolo commerciante di aprirsi al commercio della canapa light oppure senza THC, che non debba sentirsi, di lì magari a sei mesi dall’apertura, qualcuno che ha commesso un’illegalità. Ovviamente, non è così.

Quindi, non ci devono essere incertezze rispetto a questi regolamenti. Non ci devono essere discorsi semplicistici che relegano a valutazioni che sono un po’, a volte, favolistiche o, comunque, che non entrano nel merito dell’analisi di quello che si vende, nello stesso tempo garantendo una coerenza normativa e magari anche lo sviluppo di una filiera che può essere molto promettente, anche per lo sviluppo economico all’interno del nostro Paese, quindi sia la coltivazione che questi presìdi di vendita, che può essere, tramite la conoscenza e la diffusione della conoscenza... Quando parliamo di negozi di canapa light parliamo di negozi che vendono anche biscotti, farine, cose che non hanno nulla a che fare con discorsi d’altro tipo e che possono, invece, contribuire, tramite la diffusione di consapevolezza e tramite le giuste differenze e il distinguere per saper, poi, deliberare nel modo giusto, e sono anche in grado, a volte, di indirizzare e di allontanare persone più smarrite o alla ricerca di un altro tipo di prodotto da cose che possono essere più impattanti.

Credo che questa risoluzione meriti un decisivo apprezzamento, anche se siamo arrivati a discuterla oggi. Credo sia importante dare un segnale innanzitutto per non interrompere una filiera promettente e poi per poterla sviluppare dando garanzie, dando sicurezza e certezza a chi si mette in questo tipo di commercio e, magari, sviluppa il settore anche dal punto di vista della coltivazione e a chi dall’altra parte, qualunque cittadino, possa essere libero di entrare in un negozio di cannabis light e comprare anche soltanto dei biscotti oppure comprare prodotti che non meritano in nessun modo di essere demonizzati.

Ricordo anche che sulla questione della coltivazione della canapa, in un’epoca in cui parliamo tutti di sfida per ridurre la plastica, la canapa si presta a vari usi la cui conoscenza dovrebbe essere diffusa, dalle bioplastiche ai biomateriali, alla stoffa fatta con filati di canapa, che non hanno nessun impatto ecologico, se non virtuoso, che potrebbero essere facilmente implementati e su cui questa regione e ci auguriamo anche il Paese possa fare da apripista.

Per tutta una serie di utilizzi che non sono strettamente legati al negozio, ma che sono legati a una visione della canapa un po’ più illuminata e moderna, quella senza THC, che è una cosa molto diversa e ha un nome anche diverso da quella che contiene un fattore da utilizzare sotto maggiori controlli, credo sia interessante anche il lavoro di diffusione, che deve essere serio e informato, e di consapevolezza che possono fare questi presìdi. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri interventi in discussione generale? Chiudo la discussione generale e apro la dichiarazione di voto. Non ho iscritti.

A questo punto, ricontrollo gli scrutatori: Lori, Ravaioli e Gibertoni. Sono presenti.

Metto in votazione l’oggetto 8433, a firma Prodi, Torri e Taruffi.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(La risoluzione oggetto 8433, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 8690

Risoluzione per impegnare la Giunta ad inserire nelle prossime procedure concorsuali adeguati strumenti di valorizzazione dell'esperienza per le lavoratrici e i lavoratori non a tempo indeterminato già in servizio, anche andando oltre quanto già previsto con il sistema delle riserve; ad aprire, a valle delle selezioni pubbliche previste per i prossimi mesi, una stagione di procedure espressamente dedicate al superamento del precariato nell'Ente, utilizzando anche gli istituti dei Concorsi per la stabilizzazione e dei cosiddetti Corsi-concorsi, oltreché in virtù di quanto già previsto dal D.Lgs. 75/2017 e s.m.i. (cd "Legge Madia"), dalla LR 43/2001 e s.m.i. e da ogni altra normativa attualmente vigente in materia di accesso alla Pubblica Amministrazione. A firma dei Consiglieri: Bertani, Piccinini

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 8690: risoluzione per impegnare la Giunta ad inserire nelle prossime procedure concorsuali adeguati strumenti di valorizzazione dell’esperienza per le lavoratrici e i lavoratori non a tempo indeterminato già in servizio, anche andando oltre quanto già previsto con il sistema delle riserve; ad aprire, a valle delle selezioni pubbliche previste per i prossimi mesi, una stagione di procedure espressamente dedicate al superamento del precariato nell’ente, utilizzando anche gli istituti dei concorsi per la stabilizzazione dei cosiddetti “corsi-concorsi”, oltreché in virtù di quanto già previsto dal decreto legislativo n. 75/2017, dalla legge regionale n. 43/2001 e da ogni altra normativa attualmente vigente in materia di accesso alla Pubblica amministrazione, a firma dei consiglieri Bertani e Piccinini.

Vi ricordo che su questo oggetto sono state presentate due proposte di emendamento a firma dei consiglieri Sabattini, Caliandro, Bertani e Piccinini.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Bertani. Prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Questa risoluzione è stata depositata nell’ultima Assemblea quando il concorso, in realtà, non era stato ancora bandito. Adesso i primi concorsi sono usciti e abbiamo un nutrito gruppo di lavoratori e di lavoratrici precari che hanno lavorato e lavorano già da tanto tempo in Regione.

Il tipo di concorso che è stato bandito con una selezione iniziale a quiz, anche di cultura generale, con una grandissima partecipazione, rischia di far disperdere le capacità, le professionalità, le competenze che sono state accumulate in questi anni di lavoro in Regione.

Servirebbero strumenti che valorizzino l’esperienza di questi lavoratori. Ci sono possibilità di valorizzare l’esperienza di questi lavoratori, ad esempio, con punteggi dedicati, con riserva di posti o comunque con un apposito punteggio. Quindi, l’impegno che chiediamo alla Giunta è questo: essendo stati ormai banditi i primi concorsi, nei prossimi concorsi sarà sicuramente importante inserire strumenti di valorizzazione dell’esperienza di questi lavoratori e di utilizzare anche eventualmente gli istituti dei concorsi per la stabilizzazione e dei cosiddetti corsi-concorsi.

Ci sembra corretto, visto che c’è la necessità di un importante turnover, tener conto di queste capacità e del fatto che comunque queste persone hanno prestato in maniera precaria il loro lavoro per tanto tempo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliere Caliandro, prego. 

 

CALIANDRO: Grazie, presidente. Solo per dire che il voto del Partito Democratico sarà favorevole alla risoluzione con gli emendamenti da noi proposti perché si tratta di un provvedimento, quello del bando di concorso, in cui crediamo molto, la stabilizzazione del nostro personale, nel solco di un provvedimento che rappresenta la volontà che abbiamo voluto esprimere in questo mandato, cioè cercare di valorizzare al massimo il personale dipendente.

Gli emendamenti sono presentati con questa finalità e quindi esprimo il sostegno anche del provvedimento proposto dal Movimento 5 Stelle.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere. Ci sono altri in discussione generale? Non ho iscritti, quindi passo alla discussione generale sugli emendamenti. Non ho iscritti.

Passo alle dichiarazioni di voto.

Consigliere Tagliaferri, prego. 

 

TAGLIAFERRI: La proposta di inserire, in occasione delle prossime procedure concorsuali in Regione, strumenti di valorizzazione delle esperienze e professionalità maturate dai lavoratori a tempo determinato nell’ente ci trova d’accordo.

Ciò che sostanzialmente prevede il decreto legislativo n. 165/2001 all’articolo 35 in conformità alle altre norme in materia si traduce nella giusta opportunità di non disperdere le esperienze professionali maturate nel corso anche di anni e sanare posizioni di impiegati e funzionari che, se costretti dalle circostanze, a rientrare nel mercato del lavoro vedrebbero praticamente vanificate anzianità e conoscenze preziose.

Si possono valutare certamente procedure concorsuali mirate alla valorizzazione di tali elementi nel pieno rispetto delle vigenti normative in materia di accesso alla pubblica amministrazione.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

In dichiarazione di voto ci sono altri?

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Solo per dichiarare il nostro voto favorevole.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere. In dichiarazione di voto non ci sono altri. Chiedo il consenso al primo firmatario della risoluzione per gli emendamenti, ma mi sembra scontato anche perché li ha firmati. Perfetto. Sono presenti gli scrutatori Lori, Ravaioli e Gibertoni.

A questo punto passiamo alle votazioni.

Metto in votazione l’emendamento 1, a firma Sabattini, Caliandro, Bertani e Piccinini.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Emendamento 2, a firma Sabattini, Caliandro, Bertani e Piccinini.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Metto in votazione l’oggetto 8690, a firma Bertani e Piccinini, così come emendato.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(La risoluzione oggetto 8690, con votazione per alzata di mano, è approvata all’unanimità dei presenti)

 

Abbiamo terminato i nostri lavori. Grazie e buona serata.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 18,27

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Simona CASELLI, Palma COSTI, Raffaele DONINI, Paola GAZZOLO, Massimo MEZZETTI.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Patrizio BIANCHI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI e il consigliere Marco PETTAZZONI.

 

Votazioni elettroniche

 

OGGETTO 8442 “Risoluzione per impegnare la Giunta, con riferimento al nuovo Piano faunistico-venatorio regionale, ad individuare una soluzione condivisa che permetta alle squadre di caccia dell'Alto appennino bolognese la conservazione del proprio ruolo di centralità nella gestione del territorio, fermi restando gli obiettivi di ridurre, quando non eliminare, i danni causati dai cinghiali alle attività antropiche nei territori di competenza, con particolare riferimento alle attività connesse all'agricoltura. A firma dei Consiglieri: Facci, Tagliaferri”

 

Presenti: 33

 

Favorevoli: 10

Stefano BARGI, Fabio CALLORI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea LIVERANI, Massimiliano POMPIGNOLI, Matteo RANCAN, Giancarlo TAGLIAFERRI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI.

 

Contrari: 22

Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI,

 

Assenti: 17

Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Paolo CALVANO, Alessandro CARDINALI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Daniele MARCHETTI, Lia MONTALTI, Marco PETTAZZONI, Fabio RAINIERI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI.

 

OGGETTO 8776 “Risoluzione per impegnare la Giunta a valorizzare, anche attraverso attività di studio, convegni e confronti, il ruolo della braccata nel sistema di caccia al cinghiale, favorendo un clima di confronto e rispetto reciproco tra le associazioni venatorie, agricole e ambientali ed, inoltre, a proseguire nella richiesta, effettuata tramite la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, al Governo di intervenire tempestivamente per una modifica dell'articolo 19 della Legge 157/92 al fine di introdurre la figura dell'"Operatore Abilitato”. A firma dei Consiglieri: Molinari, Cardinali, Poli, Marchetti Francesca, Rontini, Zappaterra, Serri, Iotti, Zoffoli, Montalti”

 

Presenti: 34

 

Favorevoli: 27

Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Enrico CAMPEDELLI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Luciana SERRI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Contrari: 4

Andrea BERTANI, Giulia GIBERTONI, Silvia PICCININI, Silvia PRODI.

 

Astenuti: 2

Igor TARUFFI, Yuri TORRI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 16

Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Paolo CALVANO, Alessandro CARDINALI, Andrea GALLI, Daniele MARCHETTI, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Fabio RAINIERI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI.

 

OGGETTO 8782 “Risoluzione per impegnare la Giunta a non distaccarsi dal parere di ISPRA che considera la caccia al cinghiale tramite “braccata” un metodo crudele e quindi escluso ed a coinvolgere ai tavoli di discussione sul tema anche le associazioni animaliste, oltre alle associazioni dei cacciatori e degli agricoltori. A firma dei Consiglieri: Gibertoni, Piccinini

 

Presenti: 34

 

Favorevoli: 6

Andrea BERTANI, Giulia GIBERTONI, Silvia PICCININI, Silvia PRODI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI.

 

Contrari: 27

Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Enrico CAMPEDELLI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Luciana SERRI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 16

Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Paolo CALVANO, Alessandro CARDINALI, Andrea GALLI, Daniele MARCHETTI, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Fabio RAINIERI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI.

 

Emendamenti

 

OGGETTO 8690 “Risoluzione per impegnare la Giunta ad inserire nelle prossime procedure concorsuali adeguati strumenti di valorizzazione dell'esperienza per le lavoratrici e i lavoratori non a tempo indeterminato già in servizio, anche andando oltre quanto già previsto con il sistema delle riserve; ad aprire, a valle delle selezioni pubbliche previste per i prossimi mesi, una stagione di procedure espressamente dedicate al superamento del precariato nell'Ente, utilizzando anche gli istituti dei Concorsi per la stabilizzazione e dei cosiddetti Corsi-concorsi, oltreché in virtù di quanto già previsto dal D.Lgs. 75/2017 e s.m.i. (cd "Legge Madia"), dalla LR 43/2001 e s.m.i. e da ogni altra normativa attualmente vigente in materia di accesso alla Pubblica Amministrazione. A firma dei Consiglieri: Bertani, Piccinini”

 

Emendamento 1, a firma dei consiglieri Sabattini, Caliandro, Bertani e Piccinini:

«Nel dispositivo finale dopo le parole “già previsto con il sistema delle riserve” sono aggiunte le parole “, nel rispetto delle prerogative contrattuali dei soggetti della rappresentanza”.»

(Approvato)

 

Emendamento 2, a firma dei consiglieri Sabattini, Caliandro, Bertani e Piccinini:

«Nel dispositivo finale le parole “ad aprire, a valle delle selezioni pubbliche previste per i prossimi mesi, una stagione di procedure espressamente dedicate al” sono sostituite dalle parole “a proseguire - a conclusione delle selezioni pubbliche previste per i prossimi mesi, superata l’attuale fase di emergenza nella gestione del turnover - nell’impegno per il”.»

(Approvato)

 

Comunicazione prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno

 

Nel corso delle sedute sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

Interrogazioni

 

8867 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per tutelare l'ambiente a Gossolengo (PC). A firma del Consigliere: Callori

8868 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per evitare la chiusura di uffici a seguito dei pensionamenti previsti dalla cosiddetta "quota 100", con particolare riferimento alla situazione esistente nella provincia di Forlì-Cesena. A firma della Consigliera: Montalti

8870 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti il Centro Residenziale Universitario di Bertinoro. A firma del Consigliere: Pompignoli

(Comunicazione n. 88 prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno - prot. NP/2019/2030 del 18/09/2019)

 

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Rainieri - Saliera - Soncini

Rancan - Torri