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264.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 1 OTTOBRE 2019

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

Aggiornamento della seduta

PRESIDENTE (Soncini)

 

OGGETTO 8912

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la realizzazione della Casa della Salute di Lugagnano Val d’Arda (PC). A firma del Consigliere: Rancan

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Soncini)

RANCAN (Lega ER)

VENTURI, assessore

RANCAN (Lega ER)

 

OGGETTO 8913

Interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa le azioni da porre in essere relativamente alla situazione del Consorzio Valle del Cimone. A firma del Consigliere: Galli

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Soncini)

GALLI (FI)

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta

GALLI (FI)

 

OGGETTO 8914

Interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa le azioni da porre in essere per qualificare la rete ferroviaria regionale, anche attraverso lo stanziamento delle adeguate risorse. A firma della Consigliera: Piccinini

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Soncini)

PICCININI (M5S)

DONINI, assessore

PICCININI (M5S)

 

OGGETTO 8915

Interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa le azioni da promuovere allo scopo di garantire la presenza dei medici di famiglia sul territorio regionale, con particolare riferimento alle zone montane e dell'Appennino bolognese. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Soncini)

TARUFFI (SI)

VENTURI, assessore

TARUFFI (SI)

 

OGGETTO 8916

Interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa la futura utilizzazione dei sedimi dell'aeroporto militare di San Damiano (PC). A firma del Consigliere: Tagliaferri

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Soncini)

TAGLIAFERRI (FdI)

GAZZOLO, assessore

TAGLIAFERRI (FdI)

 

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE (Soncini)

BENATI (PD)

 

OGGETTO 8869

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Interventi urgenti in materia di agricoltura» (125)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 8869/1 oggetto 8924 - Presentazione, discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Soncini)

CALIANDRO, relatore della Commissione

DELMONTE, relatore di minoranza

TAGLIAFERRI (FdI)

FACCI (FdI)

BERTANI (M5S)

CALLORI (FdI)

TORRI (SI)

DELMONTE (Lega ER)

 

OGGETTO 8435

Progetto di legge di iniziativa della Giunta recante: «Partecipazione della Regione Emilia-Romagna quale socio alla Fondazione di partecipazione "ATER Fondazione"» (126)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 8435/1/2 oggetti 8925 e 8926 - Presentazione, discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Soncini)

BENATI, relatore della Commissione

SENSOLI, relatrice di minoranza

PRESIDENTE (Soncini)

SENSOLI (M5S)

 

OGGETTO 8621

Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: «Misure per la promozione dei contratti di solidarietà espansiva e utilizzo del reddito di cittadinanza». A firma dei Consiglieri: Alleva, Caliandro, Benati, Mumolo, Rossi, Torri, Taruffi (222)

(Relazione e discussione)

PRESIDENTE (Soncini)

ALLEVA, relatore

MUMOLO (PD)

CALLORI (FdI)

GIBERTONI (M5S)

PRODI (Gruppo Misto)

RANCAN (Lega ER)

TORRI (SI)

PRESIDENTE (Soncini)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazioni elettroniche oggetti 8869 - 8435

Emendamenti oggetti 8924 - 8435

Comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno

 

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

La seduta ha inizio alle ore 9,48

 

PRESIDENTE (Soncini): Dichiaro aperta la seduta.

Interpello i presenti per sapere se vi sono osservazioni sui processi verbali relativi alle sedute antimeridiana, pomeridiana e notturna del 25, 26 e 27 luglio e delle sedute antimeridiana e pomeridiana del 17 settembre.

Se non vi sono osservazioni, i verbali si intendono approvati.

 

(Sono approvati)

 

PRESIDENTE (Soncini): È computato come presente ai soli fini del numero legale, ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno, il presidente della Giunta, Bonaccini, assente per motivi istituzionali.

Hanno giustificato la loro assenza i consiglieri Iotti e Rainieri e gli assessori Caselli e Costi.

Le altre informazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno sono già state inviate a tutti i consiglieri. Pertanto, le do per lette.

 

(Le comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno sono riportate in allegato)

 

Aggiornamento della seduta

 

PRESIDENTE (Soncini): Siamo in attesa dell’arrivo degli interpellanti e degli assessori per incominciare. Quindi, ci riaggiorniamo tra alcuni minuti.

 

(La seduta, sospesa alle ore 9,50, è ripresa alle ore 9,59)

 

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata in Aula

 

PRESIDENTE (Soncini): Iniziamo i nostri lavori con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

 

OGGETTO 8912

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la realizzazione della Casa della Salute di Lugagnano Val d’Arda (PC). A firma del Consigliere: Rancan

 

PRESIDENTE (Soncini): Iniziamo, quindi, dall’oggetto 8912: interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa la realizzazione della Casa della Salute di Lugagnano Val d’Arda. L’interrogazione è a firma del consigliere Rancan.

 

(interruzione)

 

Deve parlare prima il consigliere.

Darà la risposta per la Giunta l’assessore Venturi.

Consigliere, con calma, se vuole iniziare a illustrare la sua interrogazione, noi siamo qua.

 

RANCAN: Grazie, presidente.

Questo è il secondo step di una prima interrogazione che presentai qualche tempo fa sulla Casa della Salute, così denominata, dell’Alta Val d’Arda. Sappiamo bene che su questo punto vi è una convergenza di tutti i sindaci dell’Alta Val d’Arda, vi è stata una convergenza del Consiglio comunale di Lugagnano Val d’Arda anche poco tempo fa per quanto riguarda il progetto, ma soprattutto la realizzazione e la destinazione della zona di individuazione della Casa della Salute.

L’interrogazione nasce da un annuncio che è stato dato sul quotidiano Libertà qualche giorno fa, dove fondamentalmente, in sede di Conferenza territoriale sociosanitaria, veniva annunciato dal direttore generale della ASL di Piacenza, Baldino, l’impegno di 800.000 euro per quanto riguarda la realizzazione della Casa della Salute.

La considerazione che mi permetto di fare è questa, la domanda è questa. Siccome in un primo tempo vi era la questione di 300.000 euro per quanto riguarda la destinazione della Casa della Salute, anche ipotizzata nella sede municipale, che poi è stata cambiata anche come collocazione, si è arrivati a un pensiero di andare a impegnare 900.000 euro. Quindi, la mia domanda è: come mai, intanto, si è pensato a 800.000 euro? Se vi è, quindi, un progetto sulla base delle cifre stanziate, considerato anche eventualmente un rimborso per l’area, e se si è già stabilito un cronoprogramma. Penso che, al di là dell’annuncio della cifra, sia importante sapere come è strutturata tutta la questione.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Do la parola all’assessore Venturi per la risposta. Prego.

 

VENTURI, assessore: Buongiorno. Grazie, presidente. Grazie, consigliere.

Sì, è vero, c’è stato un impegno iniziale da parte del presidente in sede di Ufficio di presidenza della Conferenza sociale e sanitaria diverso tempo fa per l’importo che il consigliere ha indicato. Successivamente, l’importo previsto per la realizzazione è stato adeguato ed ammonta a 800.000 euro, ed è comprensivo dei costi per l’acquisizione del terreno e per gli oneri eventuali oneri di urbanizzazione.

Questo importo è stato determinato dall’azienda USL di Piacenza sulla base di uno studio di fattibilità che ha utilizzato dei computi parametrici sulla base dei costi a metro quadro medi per la realizzazione di strutture simili.

L’azienda USL ha predisposto già un cronoprogramma, che prevede otto mesi per l’esecuzione dei vari livelli di progettazione, quindi fattibilità tecnico-economica, progetto definitivo, progetto esecutivo, sei mesi per la gara di aggiudicazione dei lavori e diciotto mesi per la realizzazione dell’opera, più due mesi per i collaudi e l’attivazione della struttura.

La tempistica sopra riportata decorrerà dalla data di sottoscrizione dell’accordo di programma tra Regione Emilia-Romagna e Ministero della salute, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze; accordo di programma che nelle prossime settimane sarà sottoposto all’Assemblea legislativa. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, assessore.

La parola al consigliere Rancan per la replica.

 

RANCAN: Grazie, presidente.

È stato stilato un cronoprogramma, da quello che ho visto, e me ne compiaccio, nel senso che è importante che vi sia un cronoprogramma che dia chiaro il punto. Ovviamente, quando la tempistica poi sarà messa in atto, cioè quando si parlerà di sottoscrizione del protocollo eccetera, eccetera, spero che poi le successive parti siano più veloci possibili, nel senso che anche per quanto riguarda il progetto penso che sia necessario averlo al più presto, perché ad oggi, da quello che ho capito, non è che vi sia già il progetto fatto, però c’è l’impegno di poterlo fare.

Rilevo solamente una cosa. Rilievo un fatto un po’ curioso. Per quanto riguarda la parte tecnica mi stacco un attimo, nel senso che spero che il progetto arrivi il prima possibile, per cercare di evitare qualsiasi tipo di strumentalizzazione politica di qualsiasi misura e maniera, perché ad oggi fondamentalmente il progetto non c’è. Però, politicamente, è curioso che comunque venga fatta un po’ di propaganda politica su questi soldi che arrivano per la Casa della Salute di Lugagnano, sia sul quotidiano locale, perché comunque quando vi è stato questo annuncio sembrava che dovesse arrivare tutto tra oggi e domani quando poi fondamentalmente ci si è ridotti a dare 800.000 euro, che ben venga che ci siano, speriamo che ci siano davvero poi in fase di realizzazione, a pochi mesi dalle elezioni dicendo che si è riusciti a fare questo solamente perché ora il Consiglio comunale è di un colore diverso da quello di prima.

Però, specifico, che la Regione Emilia-Romagna non è da qualche mese, non è che la Regione Emilia-Romagna è governata da qualche mese dal Partito Democratico. La Regione Emilia-Romagna è governata da anni dal Partito Democratico. Quindi, questi soldi mi sembra un po’ curioso che possano arrivare adesso. A questo punto, potevano essere dati prima o, comunque, una programmazione di un certo tipo da parte della Regione poteva essere fatta anche prima. Questo mi permetto di dirlo perché è molto curioso che a tre mesi dalle elezioni venga ampliata da 300.000 a 800.000 euro la parte per quanto riguarda la Casa della Salute. Mi chiedo: è campagna elettorale o non è campagna elettorale? Io spero che non lo sia, come spero che non si vogliano dare soldi solamente ai Comuni che hanno la stessa parte politica del governo della Regione, come spero che la questione possa andare avanti il più velocemente possibile. Grazie.

 

OGGETTO 8913

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le azioni da porre in essere relativamente alla situazione del Consorzio Valle del Cimone. A firma del Consigliere: Galli

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 8913: interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa le azioni da porre in essere relativamente alla situazione del Consorzio Valle del Cimone, a firma del consigliere Galli.

Risponderà per la Giunta il sottosegretario Manghi.

Prego, consigliere Galli.

 

GALLI: Grazie, presidente.

È di stretta attualità perché riguarda il Consorzio Valle del Cimone, uno degli enti incaricati di organizzare, sviluppare e aumentare il turismo nella provincia di Modena. È un ente che ha subìto diverse vicissitudini, in quanto è formato pro quota dall’Unione Comuni del Frignano, per 18 quote, per una quota ciascuno dei vari Comuni facenti parte dell’Unione del Frignano e dagli enti datoriali, tipo APAM, CNA e altre organizzazioni di categoria. È un ente che non ha avuto particolari fortune né come sviluppo del turismo né come gestione vera e propria.

Dopo una vita travagliata, siamo arrivati nell’ultimo anno e mezzo a una richiesta di uscita da parte dei Comuni facenti parte, per primo il Comune di Pavullo e a seguire Serrammazzoni, ma anche degli altri otto Comuni del Frignano molto perplessi sulla gestione, in quanto è saltato fuori che, oltre a una gestione non particolarmente fortunata dal punto di vista della produzione di iniziative, si è assistito a una débâcle economica che ha prodotto un disavanzo di 800.000 euro, già oggi a bilancio, e soprattutto di altre voci che, probabilmente, porteranno il disavanzo complessivo a una cifra vicina al milione di euro. Sono cifre importanti per i Comuni grandi. Per Comuni, come quello di Frignano, nei bilanci minori sono cifre veramente importanti.

La diatriba da cui parte l’interrogazione nasce dal fatto che ogni Comune intende rispondere correttamente per la propria quota di competenza, mentre l’amministratore che deve ripianare i bilanci, il dottor Cavallini, vuole che ogni Comune risponda oltre che pro-quota anche nel bilancio complessivo. C’è una diatriba in corso con il presidente dell’Unione dei Comuni del Frignano, Bonucchi, che sostiene che queste cifre non devono essere dovute, mentre l’amministratore ha già fatto partire gli esposti non solo alla Corte dei conti, ma anche i decreti ingiuntivi nei confronti dei primi due Comuni.

Chiedo all’Amministrazione regionale se è a conoscenza di questa vicenda, come intende affrontarla, come intende soprattutto dirimere questa controversia, perché ritengo che sia non corretto pretendere che i Comuni facenti parte del Consorzio Valli del Cimone debbano rispondere oltre alla quota civilisticamente competente. 

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

La parola al sottosegretario Manghi.

 

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta: Grazie, presidente. Rispondo al consigliere Galli. Due premesse. La prima attiene al fatto che la Consulta turistica della provincia di Modena, organo di cui fanno parte le Istituzioni e altri enti della provincia, compresi anche i Comuni dell’Appennino, si è espressa all’unanimità a favore dell’individuazione di un soggetto unico per la promozione e la promocommercializzazione turistica dell’intero territorio della provincia di Modena.

La seconda è che la Regione Emilia-Romagna ha ritenuto che il percorso intrapreso dalle Istituzioni modenesi rappresentasse una scelta inevitabile e non più rimandabile auspicando che un territorio così strategico per l’offerta di prodotti turistici, capaci di generare valore aggiunto per l’economia, fosse dotato in tempi brevi di un soggetto che per competenze e capacità operative garantisse gli strumenti per un’efficace azione di promozione turistica.

Fatte queste premesse è inevitabile evidenziare che la Regione non è socia del Consorzio Valli del Cimone. Ciò comporta che non si trova nelle condizioni giuridiche e amministrative di dover eventualmente poter prendere alcun tipo di provvedimento nell’ambito del processo liquidatorio del suddetto Consorzio. È chiarissimo a me anche non solo all’assessore in nome del quale rispondo che in pubblica amministrazione, soprattutto sulla partecipazione societaria, c’è negli ultimi anni una svolta uno sviluppo che chiede agli enti di non generarne altri e di stare fuori dai contesti nei quali non ne fanno parte. Attiene anche alla mia piccola esperienza di presidente della Provincia. Ne ho sciolte diverse all’inizio del mandato perché non vi erano più le condizioni per tenerle in piedi. Da qui, se la domanda è legittima, la risposta sulla quale concludo è che la Regione, per quanto possa osservare e fare valutazioni, non può fattivamente intervenire perché non ha né le condizioni giuridiche né le condizioni amministrative per poterlo fare. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, sottosegretario.

Prego, consigliere Galli.

 

GALLI: Mi permetta, sottosegretario, di rilevare che la sua risposta, formalmente corretta, in realtà è una risposta un po’ ‒ mi permetta ‒ da pesce in barile. È vero, sono perfettamente a conoscenza che la Regione non risponde di questi debiti, come non ne vogliono rispondere i Comuni oltre alle quote civilisticamente di pertinenza, ma è anche vero che la stessa Regione festeggia ad ogni piè sospinto l’aumento del turismo, l’aumento delle iniziative. Quindi, qualche voce in capitolo, se non altro indirettamente, dovrebbe averla su questa vicenda.

È una vicenda un po’ complessa. Mi ricordo che la maggioranza di cui lei fa parte si lamentò a gran voce quando il Comune di Pavullo un anno e mezzo uscì, dicendo che uscire dal Consorzio Valle del Cimone era un danno gravissimo per l’economia montana, e cercò di sviluppare iniziative per ritardare o evitare l’uscita del Comune di Pavullo. Alla luce di quello che è successo, possiamo dire che il Comune di Pavullo fu lungimirante nella scelta e che il Partito Democratico e la maggioranza che lei rappresenta cercarono di rallentare questa uscita perché sapevano che un disastro era in arrivo, quindi cercarono di tener dentro il più possibile più Comuni e più risorse economiche.

Credo, però, che la sua risposta non sia del tutto corretta. Non ci si può lavare le mani dicendo: “Noi non rispondiamo”. Il danno economico è grave. Se non altro, se non c’è una rispondenza diretta da parte della Regione, almeno un intervento di persuasione morale in qualche maniera va accolto. Non può essere che quando tutto va bene la Regione e i vari enti pubblici se ne prendano i meriti e quando non va bene se ne lavino le mani. Già il Consorzio Valle del Cimone rispondeva ad una moda, e lei correttamente ha richiamato la necessità oggi di non sviluppare, da parte degli enti pubblici, altri soggetti di diritto privato sottostanti, perché vengono fuori quasi sempre dei problemi. Penso al Comune di Sassuolo, a SGP che aveva al suo interno la patrimoniale del Comune, che ha sviluppato, però, una montagna di debiti di cui il Comune non doveva rispondere, ma al contempo doveva rispondere.

Per quella moda degli anni Novanta che diceva di sviluppare tanti piccoli enti, tante piccole società per intervenire su un tema specifico fu condannato il centrodestra allora. Mi fa piacere che oggi anche la sua Amministrazione ne prenda atto. Questo non toglie che la sua risposta, secondo noi, non risolve il problema. Credo che la Regione su un tema così importante, come lo sviluppo del turismo nella provincia di Modena, dovrebbe fare di più che lavarsene le mani.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Scusate. Sto verificando una cosa, perché mi preme. Poi procediamo subito.

 

OGGETTO 8914

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le azioni da porre in essere per qualificare la rete ferroviaria regionale, anche attraverso lo stanziamento delle adeguate risorse. A firma della Consigliera: Piccinini

 

PRESIDENTE (Soncini): Proseguiamo con l’interrogazione 8914: interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa le azioni da porre in essere per qualificare la rete ferroviaria regionale anche attraverso lo stanziamento delle adeguate risorse, a firma della consigliera Piccinini.

Risponde per la Giunta l’assessore Donini.

Prego, consigliera.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Oggi portiamo in aula un argomento che penso abbiamo trattato in questa sede innumerevoli volte. L’assessore lo conosce molto bene e riguarda il mancato completamento dell’elettrificazione delle linee ferroviarie regionali a cui si aggiunge il problema dei passaggi a livello di cui abbiamo letto anche recentemente nel territorio reggiano, che per le nuove norme sulla sicurezza ferroviaria causano rallentamenti, code, disagi e contribuiscono a rendere poco attrattive le nostre linee.

Dobbiamo anche dire che sulle linee non elettrificate non circoleranno treni nuovi, il che significa continuare a far circolare mezzi di trent’anni fa, a diesel, obsoleti e inquinanti.

L’interrogazione a risposta immediata di oggi è quasi un passaggio obbligato dopo mesi di mancati riscontri e risposte alle mie continue sollecitazioni. Ricordo anche che in Commissione III giace da tempo una mia richiesta di audizione e di approfondimento su questi temi su un’operazione di cui io sono particolarmente contraria e continuerò a oppormi fino alla fine, che è il passaggio addirittura di tutte le reti FER a RFI, senza alcun oggettivo vantaggio.

In questi giorni abbiamo letto di un’apprezzabile apertura sul tema dell’elettrificazione tramite alcune dichiarazioni fatte sulla stampa locale da parte del collega Calvano che è sicuramente titolato a parlare del tema, ma che sono dichiarazioni che non bastano e non possono bastarci, se non altro perché il portafoglio ce l’ha la Giunta.

Credere a quelle parole adesso significherebbe accontentarsi di promesse che potrebbero durare il tempo di una campagna elettorale. Non ci sfugge, in effetti, che siamo sotto elezioni. Oggi, però, io credo ci siano i margini per uscire dai proclami e tradurre quelle parole che vanno nel senso da noi auspicato in fatti. Chiediamo, però, che venga fatto oggi e non domani. Non c’è bisogno di aspettare la prossima legislatura per agire, così come non c’è bisogno di attendere per forza l’intervento di altre Istituzioni.

Le risorse necessarie per permettere a FER, che, lo voglio ricordare, è una società al 100 per cento regionale e vive delle risorse che la Regione le conferisce e che ha bisogno di poter iniziare a fare anche un po’ di programmazione per completare l’elettrificazione delle linee regionali e il progressivo superamento dei passaggi a livello con un piano dedicato, come hanno scelto tra l’altro di fare altre Regioni, vanno trovate nel bilancio che approveremo a breve, prima della fine di questa legislatura.

Ricordo che, per esempio, per l’autostrada Cispadana avete detto di aver trovato risorse regionali pari quasi a 300 milioni di euro, segno che, quando la volontà politica c’è, le risorse si trovano. Vanno bene le dichiarazioni a mezzo stampa, ma bisogna anche essere conseguenti e concretizzare con i fatti ciò che si dice. È un impegno preciso che chiediamo da sempre, che torniamo a chiedere anche oggi con questo question time e con una risoluzione che discuteremo in giornata, risorse che devono essere ‒ lo ripeto ‒ trovate all’interno del bilancio regionale, non per accontentare il Movimento 5 Stelle, ma per un obiettivo e una visione più alta e un’attenzione alle politiche di sostenibilità ambientale che noi riteniamo e abbiamo sempre ritenuto imprescindibili in un territorio come il nostro, con la qualità dell’aria che tutti conosciamo.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera.

La parola all’assessore Venturi. Scusate. La parola all’assessore Donini.

 

DONINI, assessore: Grazie, presidente.

Grazie anche a lei, consigliera Piccinini, per la determinazione con la quale ci incalza sui temi del trasporto ferroviario, che mi consente di ribadire ‒ numeri alla mano ‒ ciò che stiamo facendo per la cura del ferro in questa Regione e ciò che faremo nel prossimo futuro, incontrando, ne sono certo, la sua condivisione.

Abbiamo messo in campo un piano industriale da 800 milioni di euro per rinnovare la quasi totalità dei treni, piano che è già in corso di attuazione e che si completerà nel prossimo semestre. Per consentire questo rinnovo del materiale rotabile abbiamo, in questi cinque anni di mandato, più che raddoppiato il budget di bilancio per il TPL. Il tasso di crescita del trasporto pubblico su ferro in Emilia-Romagna non ha eguali in Italia: più 80 per cento di passeggeri negli ultimi otto anni, come riconosce l’ultimo rapporto pendolari di Legambiente, un aumento frutto anche della manovra di integrazione tariffaria che consente oggi ad oltre 60.000 pendolari, studenti e lavoratori, di poter risparmiare in media 180 euro annui circolando gratuitamente sugli autobus di linea delle città capoluogo e in quelle con popolazione superiore ai 50.000 abitanti.

Abbiamo finanziato 70 milioni di euro per installare alcune linee, che ne sono già dotate, del sistema SCMT, blocco treno automatico, in tutte le linee regionali, poiché siamo convinti che la sicurezza di chi viaggia in treno o di chi vi lavora sia la priorità assoluta.

Abbiamo stanziato 30 milioni di euro per l’elettrificazione delle linee Reggiane, Reggio-Ciano, Reggio-Guastalla, Reggio-Sassuolo, il cui completamento è previsto entro il prossimo biennio. I lavori sono in corso nella linea Reggio-Guastalla e Reggio-Sassuolo, mentre sulla Reggio-Ciano entro il prossimo mese cominceranno i cantieri per la palificazione.

Per quanto riguarda l’elettrificazione delle altre linee, Ferrara-Codigoro, Parma-Suzzara-Ferrara, tratta Suzzara-Poggio Rusco, la Regione ha richiesto al MIT un finanziamento nell’ambito del fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale, così da poter completare l’elettrificazione delle linee regionali per un totale di 92 milioni di euro.

Nella prossima legge di bilancio aumenteremo conseguentemente la dotazione finanziaria di FER per consentire alla stessa società di cofinanziare questo investimento accedendo ad autonome possibilità di finanziamento.

La Regione ritiene inoltre fondamentale, per garantire la sicurezza e l’efficacia del servizio ferroviario, procedere alla dismissione del maggior numero di passaggi a livello.

I principali interventi finanziari riguardano Bagnacavallo sulla linea Castel Bolognese-Ravenna: 11,5 milioni di cui 3 milioni dalla Regione; Sorbolo sulla linea Parma-Suzzara di cui 2,2 milioni di euro della Regione; Villanova d’Arda sulla linea Fidenza-Cremona 5,1 milioni di euro di cui 3 milioni della Regione Emilia-Romagna.

Abbiamo quantificato in 60 milioni di euro l’investimento necessario mancante per eliminare, di concerto con le Amministrazioni locali, la quasi totalità dei passaggi a livello della regione e abbiamo intenzione di reperire i necessari finanziamenti nel prossimo stanziamento dei fondi strutturali comunitari di dotazione della Regione così come avevamo già comunicato al precedente Governo.

È del tutto evidente che stiamo considerando, visto l’ammontare complessivo degli investimenti previsti per il prossimo quinquennio, per i quali si pensa di rafforzare fin dalla prossima legge di bilancio regionale il ruolo e la capacità di bilancio di FER, di proporre al Governo, a RFI e ai sottoscrittori del patto per il TPL, i sindacati in primis, in una interlocuzione trasparente, di sospendere il percorso di confluenza della stessa FER in RFI.

Per quanto riguarda, infine, il trasporto merci su ferro oggi la Regione Emilia-Romagna, grazie anche agli incentivi da noi erogati per gli investimenti RFI e per gli operatori della logistica, ormai ha raggiunto i 20 milioni di tonnellate di merce trasportata su rotaia, contro i 15 milioni di tonnellate del 2007, anno precedente la grande recessione economica, un equivalente di circa 800.000 camion in meno sulle nostre strade.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, assessore Donini.

La parola alla consigliera Piccinini per la replica.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Rilevo alcune buone notizie, in particolare la sospensione del passaggio di FER a RFI. Noto che le nostre sollecitazioni continue alla fine sono servite.

Spero che dalla sospensione si passi al definitivo annullamento di questa volontà. Una precisazione rispetto ai 30 milioni. In realtà sono soldi che sono stati presi in quota parte anche dai mutui e da fondi nazionali, non sono tutti fondi regionali.

L’aumento dell’80 per cento dei passeggeri riguarda soprattutto le linee dell’alta velocità in realtà. Tolta la Casalecchio-Vignola che sappiamo che è un esempio, ma ho già detto che funziona perché lì si è investito. C’è stata la volontà di credere su quella linea e infatti i frutti poi sono arrivati.

Ho sentito tanti numeri. Non mi è chiaro esattamente quanto sarà l’investimento della Regione in bilancio. Prendo atto, però, che le nostre sollecitazioni hanno portato a cambiare, se vogliamo, direzione rispetto agli investimenti da fare sulle linee ferroviarie regionali. Questo lo vogliamo verificare in bilancio.

È chiaro che non si può parlare di svolta green a due mesi dalle elezioni, però io voglio continuare, nel poco tempo che rimane prima delle elezioni, a sfidarvi su questi temi affinché le nostre sollecitazioni, da una parte, e l’apertura all’ascolto, dall’altra, possano portare al raggiungimento di obiettivi concreti che abbiano effetti e ricadute positive su ambiente, salute e mobilità dei cittadini, che è anche la sfida di cui in qualche modo vogliamo e dobbiamo farci interpreti per le centinaia di migliaia di ragazzi dei Friday for Future che venerdì sono scesi in piazza e ci chiedono di fare presto. Solo rendendo le nostre linee attrattive si può orientare efficacemente la mobilità delle persone verso mezzi sostenibili e realizzare la scelta ecologica indispensabile non solo al futuro, ma anche al presente del nostro territorio.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera.

 

OGGETTO 8915

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le azioni da promuovere allo scopo di garantire la presenza dei medici di famiglia sul territorio regionale, con particolare riferimento alle zone montane e dell'Appennino bolognese. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 8915: interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa le azioni da promuovere allo scopo di garantire la presenza dei medici di famiglia sul territorio regionale, con particolare riferimento alle zone montane e dell’Appennino bolognese, a firma del consigliere Taruffi e del consigliere Torri.

Risponderà per la Giunta l’assessore Venturi.

Prego, consigliere Torri.

Scusate. Consigliere Taruffi, prego. È il primo firmatario.

 

TARUFFI: Tanto, Igor o Yuri, sempre Russia è.

Battute a parte, presidente, abbiamo inteso sottoporre e riportare all’attenzione della Giunta e dell’aula un tema che riteniamo di estrema attualità e anche piuttosto preoccupante, che riguarda la carenza dei medici di medicina generale, medici di famiglia, tema che riguarda, come sappiamo, l’intero territorio nazionale. È un problema strutturale, ma che nel nostro territorio ci colpisce in modo ancora più evidente, partendo da alcuni dati: entro il 2020, a livello regionale, il pensionamento per il raggiunto limite di età dei settant’anni di ben 245 medici di medicina generale. Secondo i dati forniti dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale, la situazione dell’area metropolitana di Bologna negli anni a venire corre il rischio di essere addirittura insostenibile.

All’interno dell’area metropolitana di Bologna e, come ho detto, in generale della regione, le zone, i territori che soffrono maggiormente sono, purtroppo, ancora una volta quelli della fascia montana, dei territori dell’Appennino, dove reperire medici che sostituiscano quelli che stanno andando in pensione e che andranno in pensione da qui a qualche mese sta diventando davvero un’operazione molto, molto complicata, che ovviamente si aggiunge ai problemi che ben conosciamo anche di altra natura.

Va da sé, quindi, che la necessità di interventi particolari, mirati per cercare di risolvere o comunque concorrere a determinare una diversa situazione sono quanto mai necessari proprio per evitare che una situazione che oggi è preoccupante diventi ancora una volta insostenibile.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Taruffi.

Prego, assessore Venturi.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente. Grazie, consigliere. C’è una parte che poi dirò alla fine, perché è recentissima e quindi la aggiornerò. Nella copia non sono scritte le cose che dirò in fondo, ma sono registrate.

A livello regionale il rapporto ottimale medico-popolazione definito dall’accordo collettivo nazionale di medicina generale è rispettato in tutti gli ambiti territoriali. Il numero di medici presente in graduatoria e disponibile all’accettazione nelle zone carenti negli ultimi anni è risultato costantemente e significativamente superiore al numero delle zone carenti assegnate.

Tuttavia, per alcuni ambiti le carenze si susseguono nel tempo in quanto i medici che potrebbero scegliere oppure che hanno scelto una determinata zona carente decidono autonomamente e volontariamente di soprassedere e di non aprire lo studio.

Questa situazione, ad esempio, si è verificata nelle frazioni di Pietracolora e Santa Maria Avigliana situate nel Comune di Gaggio Montano.

L’azienda USL di Bologna aveva pubblicato la carenza riguardante Pietracolora nello scorso marzo e il 1° luglio un medico aveva accettato di aprire lo studio medico principale nel Comune di Alto Reno Terme e lo studio secondario a Pietracolora, ma una volta incaricato formalmente egli ha comunicato all’azienda USL di non essere più interessato all’apertura.

L’azienda USL di Bologna pubblicherà nuovamente nel prossimo avviso una carenza riguardante l’ambito territoriale ricomprendente i Comuni di Alto Reno Terme, Castel di Casio, Lizzano in Belvedere, Gaggio Montano specificando che contestualmente all’apertura dello studio medico principale nel Comune di Alto Reno Terme vi è l’obbligo di assicurare un congruo orario di apertura nelle citate frazioni di Pietracolora oppure di Santa Maria.

L’attuale accordo collettivo nazionale di medicina generale prevede delle forme di incentivazione economica molto contenute a favore dei medici che aprono studi in zone disagiate e disagiatissime.

La nostra Regione è impegnata per assicurare la copertura delle zone carenti, tant’è che ha provveduto alla prima fase di assegnazione delle zone carenti nei primi giorni dello scorso mese di luglio ed è stata tra le prime Regioni ad attivarsi al fine di procedere all’assegnazione delle zone residuali, a partire dall’inizio del prossimo mese di novembre, attraverso una procedura che prevede la partecipazione dei medici inseriti nelle graduatorie di altre Regioni e dei medici in possesso del titolo di formazione specifica in medicina generale.

Il prossimo 14 novembre è prevista l’assegnazione delle eventuali carenze ancora non coperte ai medici frequentanti il corso di formazione. Inoltre, nonostante l’accordo collettivo nazionale preveda che le carenze vengano determinate una sola volta all’anno, lo stiamo facendo per due volte in Emilia-Romagna. Siamo costantemente impegnati a incrementare la formazione dei medici di medicina generale. Negli ultimi anni il numero dei posti nel corso triennale è incrementato in modo progressivo e significativo, passando dalle 80 unità del triennio 2017-2020 alle 167 del triennio 2018-2021, 210 nel triennio 2019-2022, queste ultime comprensive dei 78 posti derivanti dall’applicazione del cosiddetto “decreto Calabria”.

L’ultima cosa che dico è che la Conferenza delle Regioni ha trasmesso al Ministero della salute un documento molto articolato che riguarda la carenza dei medici specialisti e delle professioni sanitarie, la settimana scorsa, che sarà oggetto di attenzione e di considerazione da parte del Ministero della salute, con il quale abbiamo un proficuo scambio anche all’interno del Patto per la salute. Ci auguriamo che anche il dialogo con le rappresentanze sindacali dei rappresentanti professionali dei medici convenzionati possa dare frutti nelle prossime settimane, anche prevedendo delle clausole per medici convenzionati uguali a quelle dei medici dipendenti. Sapete che i medici convenzionati possono rifiutare di andare in un luogo, ma rimangono inseriti utilmente nelle graduatorie per i medici dipendenti che rifiutano un incarico, se vanno in fondo alla graduatoria. Questo non è possibile per i convenzionati. Questo, naturalmente, crea problemi maggiori nel momento in cui si debbono coprire zone particolarmente disagiate o comunque con necessità di aprire molti ambulatori.

Un’ultima cosa. Scusi, presidente. L’oggetto di confronto con il Ministero della salute, che è un documento di tre giorni fa, confidiamo possa avere uno sviluppo in grado di risolvere i problemi della montagna di questa regione.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, assessore Venturi.

Prego, consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Ringrazio l’assessore Venturi, con cui in questi anni c’è sempre stato un confronto anche, alle volte, su posizioni diverse, però un confronto sempre molto chiaro e schietto.

Nell’interrogazione effettivamente facevo riferimento – nella illustrazione l’ho omesso – anche ad alcuni punti che sono stati di particolare difficoltà, come alcune frazioni di Gaggio Montano o di altri territori dove si fa fatica ad avere anche il poliambulatorio.

Ringrazio l’assessore per questa parte. Più in generale, però, io credo, e questo è il tema fondamentale quando parliamo di montagna da tutti i punti di vista… Parlo delle infrastrutture non per parlare d’altro, ma per segnalare un problema relativo al fatto che spesso e volentieri, quando parliamo di reperire medici pediatri, di medicina generale di qualsiasi tipo di servizio, ma ad esempio anche quando parliamo di insegnanti che devono andare a coprire le cattedre e i posti in scuole di montagna il problema è che spesso e volentieri questi professionisti rinunciano all’incarico, rifiutano l’incarico per la distanza che intercorre tra il luogo in cui vivono e il posto in cui dovrebbero andare a lavorare.

Questo è un problema decisivo al quale o si dà una risposta strutturale oppure noi potremo trovare tutti gli escamotage tutte le possibilità legislative per cercare di incentivare i professionisti ad occupare questi posti, ma se non forniamo loro la possibilità di muoversi e di raggiungere in tempi accettabili questo problema noi non lo risolveremo mai.

Quando si parla di montagna bisogna parlare di questo tema perché se non lo facciamo noi corriamo il rischio di non risolvere nessuno dei problemi a cui proviamo a dare risposta.

Ovviamente, i servizi sono fondamentali, i servizi pubblici sono fondamentali, lo sappiamo, per mantenere vivo il territorio e le infrastrutture servono anche per chi in quei territori vuole produrre, vuole lavorare.

Le infrastrutture – non parlo d’altro – sono il tema fondamentale dal quale partire per dare risposte adeguate sia alla presenza e al mantenimento dei servizi pubblici, di apertura dei servizi pubblici, per dare risposte da questo punto di vista sia per quanto riguarda il lavoro e le imprese.

Credo che su questo, da qui ai prossimi mesi, anche questa Amministrazione regionale dovrà dare risposte precise e puntuali perché il consenso dei cittadini si guadagna con le risposte più che con tante altre iniziative.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

 

OGGETTO 8916

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la futura utilizzazione dei sedimi dell'aeroporto militare di San Damiano (PC). A firma del Consigliere: Tagliaferri

 

PRESIDENTE (Soncini): Siamo all’oggetto 8916: interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa la futura utilizzazione dei sedimi dell’aeroporto militare di San Damiano, a firma del consigliere Tagliaferri.

Risponderà per la Giunta l’assessore Gazzolo.

Prego, consigliere Tagliaferri, a lei la parola.

Potete dare la parola al consigliere Tagliaferri, per cortesia? Grazie.

 

TAGLIAFERRI: Presidente e colleghi, con questa interrogazione volevo riportare l’attenzione sull’aeroporto di San Damiano, che insiste nel territorio piacentino, in particolare nei sedimi che confinano con i Comuni dell’Unione Valnure e Valchero.

Come sappiamo, l’aeroporto di San Damiano è ora distaccamento aeroportuale. In virtù di questo, si è effettuata una consultazione pubblica, di concerto con l’Agenzia del demanio, per il quale sono stati sollecitati progetti o, comunque, proposte da parte di terzi per dare la possibilità di avere un utilizzo duale di questa base. In funzione di questo, sono arrivati circa undici progetti per la sola zona operativa dell’aeroporto, che, nelle intenzioni dei partecipanti, potrebbe diventare un supporto al commercio, alla logistica, un aeroclub, un centro di manutenzione veicoli, un campus per l’aviazione commerciale, una base di lancio addirittura per satelliti nello spazio o un parco fotovoltaico per generare energia dalla luce solare. Le proposte più svariate. Accanto a queste, c’è stato un grande interesse di vari Comuni, in particolare del Comune di San Giorgio e di Podenzano, per cercare di dare anche loro un supporto, quali enti locali, a che venisse messa in pratica e realizzata qualche iniziativa concreta innanzitutto per creare opportunità di lavoro sul territorio e l’impiego di un sedime particolarmente vasto.

Per contro, rimane sempre l’auspicio (anche se per tre volte la base è stata chiusa; poi è stata riaperta) che possa, per il nostro territorio piacentino, essere ancora una volta riaperta la base di San Damiano, che tanto ha costituito in termini di valore a tutti i livelli per la piacentinità.

La valorizzazione di quest’area preserverà un utilizzo a fini militari, lo ricordo, e il Ministero della difesa ne garantirà un uso duale, valutando tempi e modalità in collaborazione con la Difesa Servizi Spa.

Alla luce delle dichiarazioni rese dall’assessore Gazzolo in occasione dell’incontro con il ministro De Micheli con gli amministratori piacentini si chiede all’assessore di chiarire quali dei diversi sedimi dell’aeroporto militare sarebbero interessati dal progetto inerente l’utilizzo ai fini di protezione civile.

Peraltro, è un utilizzo che i Comuni avevano chiesto a gran voce molte volte in passato. Mi fa piacere che comunque in definitiva vedo estremamente positivo che a tutti i livelli ci si preoccupi di una destinazione di un impiego di un potenziale di sedimi e di aree estremamente vasto e che possano consentire la sopravvivenza della base stessa sotto il profilo militare sperando in una implementazione futura e contemporaneamente anche la costituzione di una risorsa importante su un territorio che ne ha veramente bisogno. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Prego, assessore Gazzolo.

 

GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente. Ringrazio i consiglieri, le consigliere e il consigliere Tagliaferri.

Il consigliere pone un quesito specifico facendo riferimento al mio intervento dello scorso 13 settembre presso la Prefettura di Piacenza nel corso dell’incontro con il ministro alle infrastrutture e ai trasporti Paola De Micheli.

In quell’occasione tutti i rappresentanti istituzionali sono stati invitati ad indicare all’esponente del Governo le priorità per il futuro del territorio piacentino. Da parte mia, è vero, ho ricordato l’importanza dell’area dell’aeroporto militare di San Damiano per l’intera comunità piacentina, con la proposta di valutare l’opportunità che in quell’area trovi spazio un centro di formazione nazionale per i vigili del fuoco.

L’ho fatto alla luce di una recente interlocuzione informale con il Comando nazionale per fornire un ulteriore contributo di idee frutto, mi sia consentito di dirlo, della mia esperienza amministrativa in Regione Emilia-Romagna e delle sollecitazioni più volte pervenute.

È una proposta che ritengo utile per la valorizzazione di San Giorgio e di tutta la provincia di Piacenza, per accrescere la resilienza del territorio e del sistema di protezione civile. Ho pensato che un utilizzo come quello indicato, che si affiancherebbe al polo nazionale di protezione civile finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e in costruzione in località Montale di Piacenza, potrebbe valorizzare l’intero territorio piacentino a livello nazionale oltre a produrre un indotto importante. Ho portato questa idea al ministro e a tutti gli amministratori locali presenti perché anche su questo tema possa svilupparsi una riflessione e un confronto approfonditi.

Si tratta di una questione di prospettiva da tradurre in progettualità concreta nel caso in cui venisse accolta da tutti gli attori coinvolti. È ovviamente prematuro e riduttivo parlare di sedimi occupati, di porzioni di aree utilizzate, di modalità di occupazione degli spazi. Si chiuda prima la riflessione sulle diverse opzioni in campo, sulla loro fattibilità e sulla sostenibilità economica e ambientale. Il tema è importante, per cui serve che le scelte siano guidate con uno sguardo strategico rivolto al futuro. È con questo approccio che anche io ho voluto fornire il mio contributo mettendolo a disposizione di tutti.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, assessore Gazzolo.

Prego, consigliere Tagliaferri, per la replica.

 

TAGLIAFERRI: Sono particolarmente soddisfatto che a tutti i livelli ci sia questo interesse, che sento particolarmente vicino essendo stato sindaco a San Giorgio e presidente dell’Unione Valnure e Valchero. Spero che ci potremo confrontare su questi temi prossimamente, anche con delle proposte concrete, che magari andremo a valutare. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

A questo punto, passiamo ai progetti di legge.

 

Sull’ordine dei lavori

 

PRESIDENTE (Soncini): Oggetto 8435: progetto di legge di iniziativa della Giunta recante “Partecipazione della Regione Emilia-Romagna quale socio alla Fondazione di partecipazione ‘ATER Fondazione’”.

Il testo n. 5 del 2019 è stato licenziato dalla Commissione cultura, scuola, formazione, lavoro, sport e legalità nella seduta del 19 settembre 2019.

Il progetto di legge è composto da sei articoli.

Il relatore della Commissione, consigliere Fabrizio Benati, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

La relatrice di minoranza, consigliera Raffaella Sensoli, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Iniziamo con il procedimento di discussione e la relazione del relatore della Commissione, consigliere Benati.

 

BENATI: Presidente, chiedo gentilmente un rinvio tecnico per poter completare la stesura di un emendamento, quindi di invertire l’ordine rispetto all’oggetto successivo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Se non ci sono osservazioni, andiamo avanti con i lavori.

 

OGGETTO 8869

Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante: «Interventi urgenti in materia di agricoltura» (125)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 8869/1 oggetto 8924 - Presentazione, discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 8869: progetto di legge d’iniziativa della Giunta recante “Interventi urgenti in materia di agricoltura”.

Il testo n. 8 del 2019 è stato licenziato dalla Commissione Politiche economiche nella seduta del 25 settembre 2019 con il seguente titolo “Interventi urgenti in materia di agricoltura. Modifiche della legge regionale n. 43 del 1997”.

Il progetto di legge è composto da due articoli.

Il relatore della Commissione, consigliere Stefano Caliandro, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Il relatore di minoranza, consigliere Delmonte, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Iniziamo con il procedimento di discussione, quindi con la relazione del relatore della Commissione, il consigliere Caliandro, che ha venti minuti, come sempre.

Prego, consigliere.

 

CALIANDRO, relatore della Commissione: Grazie, presidente.

Il pdl contiene due interventi normativi accomunati dalla volontà di voler dare sostegno al settore agricolo che rappresenta una voce fondamentale tanto per l’economia regionale quanto per la salvaguardia del territorio. Da un lato si autorizza la Regione ad attivare ulteriori 2.038.000 euro di risorse a sostegno dei giovani agricoltori. Poi si chiede chiaramente che questo inserimento di ulteriori 2 milioni di euro si sommi agli altri già spesi nel corso di questi anni, ovverosia una cifra pari a 903 milioni del Fondo PSR che nel corso del tempo è stato stanziato.

Cosa è accaduto nel corso di questi anni sull’imprenditoria agricola giovanile? È accaduto che dal 2015 al 2018 abbiamo dato la possibilità a giovani aziende, giovani imprenditori agricoli di aprire nuove attività e se ne segnalano oltre 1.200.

Complessivamente tra il premio di primo insediamento e i contributi in conto capitale sono stati stanziati più di 105 milioni di euro, una cifra enorme a cui si somma questo ulteriore contributo che con il provvedimento stesso cerchiamo di fornire.

Il secondo intervento, invece, che è l’articolo 2 del provvedimento, si inserisce negli interventi regionali per favorire le forme collettive di garanzia nel settore agricolo.

I confidi hanno avuto ed hanno il ruolo fondamentale di favorire l’accesso al credito. In questa stessa Assemblea, nel corso di questo mandato, qualche mese fa siamo intervenuti proprio su questo argomento dei confidi, ma abbiamo ritenuto che dovesse intervenire di nuovo il legislatore alla luce delle imprevedibili vicende che si sono sviluppate nei confronti delle nostre realtà agricole.

Infatti, ci sono stati alcuni eventi climatici che hanno assunto una valenza imprevedibile, sommata, questa vicenda, alla proliferazione delle specie invasive non autoctone. C’è stata, infatti, una discussione in ambito di Commissione relativa proprio a questo argomento, argomento forse centrale nel dibattito politico nazionale ed europeo, rispetto alla tutela della nostra agricoltura, cioè quella che volgarmente viene definita l’invasione della cimice asiatica, alla quale abbiamo risposto con uno stanziamento di denaro per acquisire anche altri animali, come la vespa samurai, finalizzato a debellare il problema. Ma questo problema ha tante origini, perché le specie non autoctone invasive che in questo momento vivono nelle nostre campagne e nella nostra agricoltura sono tante e richiedono anche un ripensamento del sistema fitosanitario con il quale ci siamo mossi in questi anni.

Allora forse vale la pena evidenziare come proprio in queste ore l’assessore Caselli sia assente perché partecipa a un summit europeo per cercare di avere finanziamenti, come peraltro ci aveva già preannunciato nell’ambito del suo intervento in Commissione, che sono in perfetta sintonia con quanto questo Ente ha fatto a partire dal 2015.

Si è trattato e si tratta evidentemente di una serie di attività che sono state finalizzate a verificare come fronteggiare un problema che ormai è diventato molto, molto difficile da gestire. E lo è non soltanto perché il Ministero dell’agricoltura nazionale ha riconosciuto uno stato di grande difficoltà dei nostri territori, ma soprattutto perché le riunioni informative fatte sui territori con gli agricoltori, ma anche l’attivazione di servizi fitosanitari sul nostro territorio hanno richiesto e richiedono verifica di attività e di ricerca costante.

È arrivato il momento, evidentemente, di fare un’azione condivisa, azione condivisa che, da quello che mi risulta, si sta verificando anche con le altre regioni del nord-est (Veneto e Lombardia) che insieme all’Emilia-Romagna sono capofila in un provvedimento che ha il sapore di una vicenda molto, molto complicata da gestire.

In conclusione, questo provvedimento si inserisce perfettamente all’interno di un grande percorso di mutazione climatica del nostro territorio e della nostra agricoltura, mutazione climatica che evidentemente non si caratterizza soltanto per le grandi esondazioni o per le eccezionali grandinate che abbiamo avuto nel corso di quest’anno, ma soprattutto anche alle nuove specie animali che abitano le nostre terre. Si tratta di nuove scommesse. Se è vero, come crediamo, che l’agricoltura sia il grande strumento, il volano per questa Regione, ne caratterizza fortemente l’export, occorre evidentemente che venga fatto un procedimento che sia a 360 gradi.

Nel corso della trattazione, e con questo concludo, dell’argomento, in Commissione c’è stata la possibilità di approvare, per volontà congiunta dei proponenti, i due Gruppi di minoranza, Movimento 5 Stelle e Lega, e della maggioranza che insieme ha condiviso la proposta, la possibilità di avere una risoluzione che su questo intervenisse. In questi giorni è stata presentata anche la risoluzione del consigliere Tagliaferri, se non sbaglio, alla quale noi con qualche emendamento, così come abbiamo fatto nelle altre Commissioni daremo risposta positiva. Ma questo rappresenta lo spirito col quale vogliamo affrontare il tema agricolo.

Pensiamo che il tema agricolo debba essere affrontato con grande serietà. C’è una richiesta di serietà, rispetto a una problematica, che non ha tanti colori politici, ha solo i colori dell’agricoltura. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Caliandro.

La parola al relatore di minoranza, consigliere Delmonte.

 

DELMONTE, relatore di minoranza: Grazie, presidente.

Brevemente, vorrei illustrare il nostro punto di vista su questo progetto di legge, anticipando come il nostro voto sarà favorevole, perché crediamo che tutte quelle iniziative che vanno ad aiutare, sostenere o a incentivare ancora meglio la nostra agricoltura, e soprattutto i giovani in agricoltura, siano da lodare ed appoggiare a prescindere dal colore politico che le presenta.

In particolare, con l’articolo 1 di questo progetto di legge si stanziano ulteriori 2 milioni di euro per incentivare ed aiutare i giovani ad entrare, o a continuare il proprio lavoro in agricoltura. Questo crediamo sia importante. Sappiamo come il bando di giugno, tra l’altro molto recente, abbia ottenuto un grande riscontro sull’accesso dei giovani all’agricoltura. Questo è importante, è un segnale. Certo, 2 milioni non cambiano nulla in tutto questo processo, ma sono un ulteriore segnale di attenzione che noi condividiamo.

L’articolo 2 richiama il problema principale da cui nasce questa esigenza, ma che in realtà, come detto anche dal relatore di maggioranza, va a coprire tutte quelle che sono le problematiche all’interno di un’azienda agricola, che vanno dall’invasione di specie non autoctone a quelle che sono le calamità naturali. Vorrei ricordare che quello che facciamo con questo articolo è di fatto porre la Regione come possibile ente di garanzia rispetto all’accesso al credito per le aziende. Quindi, non sono degli stanziamenti, cosa che pure noi auspicavamo e che continuiamo ad auspicare, nel senso che in futuro speriamo ci possano essere. Vorrei solo ricordare come nei giorni scorsi la Regione Veneto ha stanziato 3 milioni di euro sul tema della cimice asiatica, in collaborazione con l’università, anche per ulteriori ricerche che vadano oltre la vespa samurai, per cercare di capire quali altre specie magari autoctone possano essere introdotte in natura, o comunque incentivate per dei lanci, in modo da poter impedire alle specie non autoctone di mangiarsi di fatto tutto il prodotto, soprattutto nel nostro settore, quello ortofrutticolo.

Vorrei anche ricordare, però, che lo stanziamento che è stato fatto dalla Regione Emilia-Romagna è stato per il momento abbastanza ridotto, questo è da ricordare, ovvero, sono stati 250.000 euro in emergenza, fatto il mese scorso, per mettere una pezza a un problema che sappiamo che invece si sta mangiando quasi il 60-70 per cento, in alcuni casi, dei nostri prodotti e della nostra produzione agricola.

È un problema grave, che va affrontato in maniera strutturale. Questo è un primo passo che non vedrà la nostra opposizione, perché ripeto, la possibilità di accedere al credito su questo tema, da parte delle aziende agricole, grazie anche alla garanzia della Regione, visto che molto spesso la posizione creditizia di molte imprese agricole non è sicuramente una posizione di vantaggio, di superiorità rispetto ad altre aziende, quindi un credito, una garanzia che la Regione può dare in questo settore è sicuramente ben vista e ben accolta.

Però, in questo progetto di legge, è tutto qui, su questo tema. Noi auspichiamo che da qui in poi si possa fare altro, che si possano incrementare le ricerche su questo tema e che si possa finalmente procedere, dopo che saranno state fatte tutte le valutazione dell’impatto, ai lanci di queste vespe samurai, o comunque a tutte quelle iniziative che possano impedire alla cimice di continuare a danneggiare la nostra agricoltura, ma anche in realtà far convivere il nostro territorio, perché purtroppo la cimice non si ferma ai campi agricoli, non si ferma alle produzioni agricole, ma sta di fatto invadendo anche i centri abitati e le zone in cui tutti i giorni viviamo.

Ripeto: è un primo passo che noi approviamo. Auspichiamo che sia davvero solo il primo di una lunga serie per arrivare alla soluzione di questo annoso problema.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Delmonte.

Apro la discussione generale sul provvedimento.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente.

Presidente, colleghi, dico fin da subito che condivido questo progetto di legge, invero molto semplice e breve ma concreto, perché cerca di dare risposte fortemente attese da un settore importante per la nostra economia come è l’agricoltura.

Nel farlo, però, non possiamo esimerci dal sottolineare come questo progetto di legge vada a colmare lacune generatesi per una sottovalutazione operata dalla Giunta regionale nel momento nel quale sono state ripartite le risorse del Piano di sviluppo rurale.

L’articolo 1 prende le mosse dal fatto che le risorse disponibili sul Programma di sviluppo rurale e dedicate a sostegno degli investimenti dei giovani agricoltori risultano inferiori al fabbisogno 2014-2020. Perciò, con questo progetto di legge la Regione va ad aggiungere poco più di 2 milioni di euro alla misura. Se, da un lato, infatti, si mettono risorse sui giovani – questo lo riteniamo fortemente positivo – dall’altro potremmo dire che 2 milioni sono pochi. Questo non è che la conferma del fatto che la Giunta, nella suddivisione delle risorse del PSR, abbia sottovalutato l’importanza di questa misura, che oggi si va a rifinanziare.

Più complesso, invece, è il ragionamento sul secondo articolo. Negli ultimi anni, il frequente verificarsi di condizioni climatiche anomale, culminate in veri e propri eventi calamitosi che hanno colpito il territorio regionale, ha evidenziato la necessità di dotarsi di strumenti che possano in tempi ristretti consentire il finanziamento degli interventi atti a ripristinare il potenziale produttivo delle aziende agricole colpite dalle calamità naturali e avversità atmosferiche ad esse assimilabili, nonché da organismi nocivi. In tal senso, l’articolo 2 va a modificare la legge regionale che attualmente regola gli interventi a favore di forme collettive di garanzia in agricoltura per permettere ai consorzi fidi di intervenire agevolando l’accesso al credito da parte di imprese agricole che subiscono danni alle produzioni per eventi naturali, siano essi collegati ad eventi calamitosi o atmosferici, siano essi derivanti da epizoozie od organismi nocivi.

Se, da un lato, condividiamo il provvedimento, perché risulta essenziale per agevolare l’accesso al credito da parte di quegli agricoltori che sono rimasti vittime di questi eventi, dall’altro non possiamo non evidenziare come ciò non possa scaricare da qualsiasi responsabilità il pubblico dall’intervento diretto con finanziamento a fondo perduto per risarcire le attività economiche colpite. Cioè, l’apertura all’utilizzo di confidi non sostituisce sicuramente l’intervento per stato di calamità.

La panacea di tutti i mali, infatti, non può essere quella di scaricare sull’imprenditore agricolo il fatto che le scarse risorse messe in campo dal Piano di sviluppo rurale sul fronte del ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e da eventi catastrofici e l’introduzione di adeguate misure di prevenzione siano state concentrate, per volontà della Giunta regionale, sul versante del dissesto idrogeologico.

Se, da un lato, infatti, l’intensificazione del verificarsi di periodi di pioggia prolungati e ripetuti ha sicuramente evidenziato la propensione al dissesto idrogeologico di alcune zone appenniniche, non ci si può limitare a concentrare questa misura alla prevenzione di tale tipo di fenomeni.

Infine, negli ultimi anni la regione Emilia-Romagna si è sicuramente trovata epicentro di un gravissimo problema che sta provocando gravi danni nel nord Italia e che costituisce una terribile minaccia per l’intero settore ortofrutticolo dell’Europa meridionale, rappresentato dal diffondersi repentino di insetti alieni, che procurano ingenti danni alle nostre coltivazioni agricole.

Ho presentato un ordine del giorno collegato teso a incentivare la ricerca per contrastare organismi non autoctoni contrastanti gli insetti alieni. Tra i cosiddetti “insetti alieni” troviamo principalmente la cimice asiatica, che attacca peri, meli, kiwi, albicocchi, ciliegi, piante da vivai, con danni che possono arrivare al 70 per cento delle produzioni, il moscerino dagli occhi rossi, che colpisce ciliegie, mirtilli e uva, il cinipide del castagno, il coleottero killer delle api, il punteruolo rosso, che fa seccare le palme.

Questa situazione richiede nuove strategie di contrasto a tali parassiti, con azioni sostenibili dal punto di vista ambientale, ossia che non si basino solo sull’utilizzo della chimica, ma soprattutto con la lotta biologica integrata e anche l’immissione di organismi non autoctoni antagonisti degli insetti alieni. Tali strategie devono, però, essere suffragate da puntuali lavori di ricerca e sperimentazione, affinché siano totalmente sicure prima di essere attuate, in quanto altrimenti non andrebbero che ad aggravare la situazione.

Con l’ordine del giorno chiediamo, quindi, che la Regione, di concerto con le facoltà di scienze e tecnologie agrarie degli atenei emiliano-romagnoli, indirizzi la ricerca finalizzata alla protezione delle piante e delle produzioni, che potrebbe essere definita “lotta biologica con l’emissione di organismi non autoctoni contrastanti gli insetti alieni”.

Concludendo, pur con le perplessità e le sottolineature precedentemente avanzate, augurandovi che possa trovare accoglimento il nostro ordine del giorno – me lo ha testimoniato prima il capogruppo – sono ad annunciare il voto favorevole del Gruppo assembleare di Fratelli d’Italia. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Tagliaferri.

La parola al consigliere Facci.

 

FACCI: Grazie.

Intendo dire due parole su questo progetto di legge perché, come è stato ricordato da tutti gli interventi che mi hanno anticipato, la materia agricoltura è di fondamentale importanza per quanto riguarda in generale la nostra nazione, ma in particolare l’Emilia-Romagna.

Vorrei ricordare alcuni dati. Il valore della produzione agricola in Emilia-Romagna, nell’anno 2018, è stato pari a 4,65 miliardi di euro. Abbiamo avuto fondamentalmente un andamento positivo grazie prevalentemente al settore dell’allevamento, che ha fatto registrare un aumento di circa 130 milioni di euro rispetto al 2017. Questo però ha potuto in qualche modo mantenere la bilancia positiva, il valore positivo per tutto il comparto, ma c’è una grave sofferenza nel settore delle coltivazioni. Rispetto al 2017 la nuova produzione ha avuto un calo di 110 milioni di euro, pari a -4,6 per cento. È chiaro quindi che c’è una grave sofferenza nel settore produttivo, nel settore, appunto, della coltivazione.

Questo progetto di legge in un qualche prova a cercare di invertire la tendenza, quindi è sicuramente positivo. Dobbiamo però renderci conto che la strada per poter mantenere in vita una tradizione, per poter dare prospettive di lavoro alle nuove generazioni, il lavoro da fare è ancora tanto. Le ricordava il collega Tagliaferri quelle che sono le difficoltà, le avversità, a cominciare da insetti sempre più invasivi, che devono essere combattuti in maniera più efficace.

Noi come Gruppo di Fratelli d’Italia abbiamo recentemente sollevato il problema, per esempio, della conservazione della patata, perché abbiamo una grande tradizione a livello emiliano-romagnolo e bolognese, particolare, nella coltivazione e produzione della patata. Ma questa attività rischia di essere gravemente compromessa perché a livello europeo abbiamo delle restrizioni che verosimilmente comporteranno un calo vertiginoso nell’attività di produzione, con il fatto che non potrà essere più utilizzato un fitofarmaco che garantiva la conservazione nel tempo.

È chiaro che questa è una sfida. Sono nuovi scenari che, a livello regionale, non possiamo non prendere in considerazione. Così come dovremo fare i conti, avendo un importante export in materia agroalimentare, con quelle che sono le sfide della globalizzazione, quindi capire se e come il made in Italy possa essere tutelato efficacemente all’interno di trattati internazionali. Penso al CETA. Penso anche ‒ e qui manifesto una mia personale perplessità ‒ a quelle che sono le aperture che il nuovo Ministro ha fatto rispetto al CETA e anche rispetto all’utilizzo degli OGM. Sono tutte sfide, sono tutte questioni che dovremo necessariamente, anche in questa sede, prendere in considerazione. Da ultimo, lo scontro con gli USA sui nuovi dazi.

Abbiamo chiaramente tanto da fare in materia di tutela del nostro agroalimentare, in materia di tutela dei nostri agricoltori e anche di coloro che vorranno intraprendere nuove attività collegate alla riscoperta di valori antichi e tradizionali e anche un nuovo rapporto con l’ambiente.

Quindi, ben venga il supporto a giovani agricoltori, come è contenuto in questo progetto di legge, però non dobbiamo limitarci a erogare un sussidio in denaro se non li accompagniamo nella fase successiva della loro attività, non li accompagniamo in quel settore delle garanzie e delle tutele che rendono necessario un intervento superiore, quale quello sicuramente statale in prima battuta, ma anche, ovviamente, a livello regionale.

Richiamando queste criticità, richiamando le difficoltà, richiamando la necessità di dover mantenere alta l’attenzione, esprimo certamente un parere positivo a questo progetto di legge. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Facci.

Consigliere Bertani, ha la parola.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Sicuramente l’agricoltura in regione Emilia-Romagna è un settore importante e fondamentale per la nostra economia regionale, un settore che va sostenuto, perché le difficoltà in questi anni sono state diverse e molteplici.

Sicuramente vanno incentivati i giovani agricoltori, coloro che vogliono far partire un’azienda agricola, vanno anche risolte – in questo progetto di legge non se ne parla, perché è un tema molto più ampio – le difficoltà riguardanti la giusta remunerazione del prodotto agricolo, che già da tempo si trova di fronte alla concorrenza di prodotti che vengono dall’estero, come pure si trovano di fronte alla difficoltà di avere una giusta remunerazione da parte della grande distribuzione organizzata. Ricordiamo anche gli scandali che riguardano le doppie aste oppure il sottocosto che la grande distribuzione offre ai consumatori, ricaricando poi quel sottocosto sui produttori. Questo è un tema molto più ampio che, ovviamente, non può rientrare nel progetto di legge odierno, ma è un’attenzione che, come Regione e come Governo nazionale, sicuramente va mantenuta alta.

Oltre a questi problemi, ci sono sicuramente i cambiamenti climatici, che stanno portando ogni anno sempre più eventi catastrofici per la nostra agricoltura (grandinate, siccità, alluvioni), aspetto che sta colpendo sempre di più la nostra agricoltura, e non da ultimo gli insetti e le avversità dovute ai parassiti.

In questo contesto, sicuramente l’agricoltura ha bisogno di un sostegno e di un’attenzione particolare perché, come dicevo, è uno dei settori che sostengono l’economia di questa regione. Se ne ha avuto modo di parlare, anche in questi giorni, al Villaggio di Coldiretti, con la presenza del premier Conte, che ha assicurato anche l’attenzione del Governo nazionale a questo settore così importante.

Venendo al dettaglio del progetto di legge, sicuramente sosteniamo il fatto che ci siano nuove risorse dedicate ai nuovi agricoltori, al primo insediamento. Il finanziamento viene dall’ambito anche della gestione sostenibile delle foreste. Su questo ritengo che sia importante ricordare che per quanto riguarda la gestione sostenibile delle foreste, c’è stato un bando, un focus particolare anche sulla forestazione di pianura, che purtroppo non ha sortito effetti. Su questo io ritengo che bisogna che poniamo di nuovo attenzione, perché ritornando al tema dei cambiamenti climatici, è importante che mentre in Appennino le foreste e la parte boschiva effettivamente stanno aumentando, in pianura dobbiamo impegnarci di più sul fatto che abbiamo necessità di aumentare la percentuale, la presenza arborea anche in pianura per evitare isole di calore, per aumentare la resilienza anche dei terreni agricoli e delle città in pianura.

Per quanto riguarda invece la lotta alla cimice asiatica, l’articolo 2 previene, o interviene in uno dei tanti aspetti che servono ad aiutare gli agricoltori rispetto a questo grande tema, che è quello del pagamento degli interessi dei finanziamenti, un problema molto sentito, perché c’è chi ha investito e che ha necessità di investire ancora, proprio perché i raccolti sono stati danneggiati anche fino al 100 per cento della produzione, quest’anno, e anche negli anni scorsi. Ci sono agricoltori che hanno necessità di cambiare tipo di coltura proprio perché la cimice asiatica ha avuto un effetto veramente impattante. Questo non è l’unico tipo di intervento che bisogna fare. L’altro tipo di intervento è sicuramente quello degli antagonisti.

In Commissione, l’ultima volta abbiamo approvato due risoluzioni di minoranza, che sollecitano la Giunta, il Governo e il Parlamento per agire velocemente. Se è partito finalmente il decreto che prevede le modalità di inserimento di specie che vadano a contrastare la cimice asiatica, ovviamente, se sono specie alloctone, va fatto tutto uno studio per verificare che queste nuove specie non causino a loro volta dei problemi: parliamo della vespa samurai, che ha bisogno di un’autorizzazione, di uno studio. Abbiamo impegnato la Giunta, intanto, a portare avanti le attività ‒ che sono già cominciate ‒ di studio e di approfondimento, per poi arrivare con l’autorizzazione e a sollecitare i Ministeri competenti e la Conferenza Stato-Regioni perché velocemente si adottino i criteri per l’immissione delle specie non autoctone.

Nel frattempo, ci sono anche attività sulle specie autoctone. In regione Emilia-Romagna abbiamo anche una bio-fabbrica. Una eventuale antagonista, oltre alla vespa samurai, che non è autoctona, potrebbe essere l’anastatus bifasciatus. Su questo si stanno facendo sperimentazioni. Anche questo potrebbe essere un campo di studio e di attuazione rapida per cercare di fermare questo pericoloso parassita.

Siamo preoccupati, invece, delle richieste di alcuni su deroghe riguardo gli antiparassitari. Siamo convinti che spingere sulla lotta biologica e sulla lotta integrata piuttosto che intervenire pesantemente con gli antiparassitari, che hanno dimostrato non essere efficaci e che per ottenere minimi risultati servono impieghi massivi, su questo, invece, siamo critici e preoccupati e riteniamo che bisogna agire con molta cautela.

Riguardo al provvedimento, ovviamente, il nostro voto sarà favorevole. Così come vediamo con interesse la proposta dell’ordine del giorno del collega Tagliaferri, proprio perché lo studio sulla lotta biologica riteniamo sia importante. Su questo bisogna investire con forza e con convinzione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Bertani.

La parola al consigliere Callori.

 

CALLORI: Grazie, presidente.

Solo per alcune raccomandazioni. Sicuramente questo, come ha già detto chi mi ha preceduto, è un progetto di legge che verrà votato, un progetto di legge che va ad aiutare un settore che nella nostra regione è importante, un settore che ha bisogno di un aiuto, di un affiancamento delle Istituzioni.

Le mie raccomandazioni sono queste. Quando si emetteranno i bandi, innanzitutto che siano bandi di facile attuazione. Molte volte le aziende agricole vanno in difficoltà e devono per forza farsi supportare da tecnici esterni per poter aderire, partecipare a questi bandi. Soprattutto, tenere in considerazione anche le diverse realtà. Abbiamo una regione variegata. Abbiamo le colture di pianura, le colture di collina e anche di montagna. Sicuramente, tenere in considerazione anche quelle zone più disagiate dove difficilmente ci sono adulti che esercitano questa professione. Se ci sono dei giovani cerchiamo di aiutarli e incentivarli a rimanere sul loro territorio, collinare o montano, a lavorare.

L’ultima raccomandazione è in merito alle erogazioni. Nel punto 2 si parla di Agrea, che è il soggetto erogatore: sollecito il fatto che Agrea possa essere tempestiva nei pagamenti. Molte volte nelle aziende agricole si fanno dei bilanci, si fanno delle progettazioni, e a volte anche due, tre o sei mesi di differenza nell’erogazione possono fare la differenza e creare grossi problemi economici. Quindi, mi auguro che anche Agrea sia sollecita e solerte nel pagamento. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

La parola al consigliere Torri.

 

TORRI: Grazie, presidente.

Anch’io parto strettamente dai contenuti del provvedimento che andiamo a discutere e del quale abbiamo seguito l’iter in Commissione II.

Il primo apprezzamento riguarda l’iter, che d’accordo tra tutte le forze politiche è stato accelerato. Penso che questo sia positivo proprio per la natura che il provvedimento ha. E sono altri gli apprezzamenti che vorrei fare. Uno riguarda il fatto che vengono poste risorse aggiuntive per le aziende agricole e soprattutto per il lavoro giovanile in questo settore, un elemento che è importante, e il riconoscimento della cui importanza penso sia condiviso ed è stato riconosciuto anche dagli interventi precedenti.

Così come penso sia importante il secondo articolo, ovvero quello che agevola sostanzialmente l’accesso al credito per gli interventi che prevengono la cimice asiatica e i danni da altri parassiti. Anche questo è un elemento importante, che giustifica assolutamente l’urgenza con cui si è lavorato su questo tema e che ci è stata richiesta anche dalle diverse associazioni agricole, proprio perché è un tema, come abbiamo potuto leggere recentemente e come in realtà discutiamo da diversi mesi, importante, che sta provocando danni, che devono essere contenuti nell’immediato e devono essere studiati per una loro prevenzione in futuro, tanto per quanto riguarda la cimice asiatica quanto per quello che riguarda altri tipi di parassiti. Da questo punto di vista, sicuramente anche dalla nostra posizione riveste interesse l’ordine del giorno presentato a collegamento del progetto di legge.

Sono temi importanti, che necessitavano e hanno ottenuto un intervento rapido e concreto, come quello che stiamo discutendo, sono anche, però, temi che ci portano, e non possiamo esimerci dal farlo, come hanno fatto anche i colleghi che mi hanno preceduto, ad alcune riflessioni, sia su questo tema, sia sui tanti campi che questo provvedimento, pur nella sua essenzialità, intreccia.

Certo, il tema dei risvolti ecologici, che hanno le attività agricole, quindi dell’attenzione che si deve portare tanto in provvedimenti concreti come questo, quanto nell’elaborazione politica complessiva, alla qualità del clima e dell’ambiente della nostra Regione; il fatto che la nostra Regione ospiti più di altre produzioni IGP e DOP riconosciute, quindi politiche complessive che le tutelino, tanto nel concreto, quanto appunto nella programmazione.

Lo stesso dicasi per quello che riguarda favorire il lavoro giovanile rispetto a queste produzioni, che possono essere anche un’opportunità di sviluppo, tanto più per certe nicchie di economia che vanno sviluppandosi in questi anni. Allo stesso modo, però, una riflessione più urgente, complessiva, penso riguardi, lo diceva bene il consigliere Callori, che mi ha preceduto, come verranno congegnati i bandi, soprattutto se rivolti ai più giovani. Ho raccolto nel mio territorio, ma penso sia un’impressione comune, tanto apprezzamento rispetto ai bandi precedenti per i giovani agricoltori, ma anche qualche osservazione rispetto alla farraginosità di alcune procedure, e al fatto, appunto, che si debbano considerare le diversità tra le zone in cui le aziende vengono insediate e si trovano a lavorare: montagna, collina e pianura.

Un ultimo aspetto che penso vada sottolineato, perché qui si cerca di dare una soluzione parziale, opportuna, necessaria e assolutamente condivisibile riguarda il tema complessivo dell’accesso al credito, tanto per gli imprenditori agricoli, forse più che per altri imprenditori, ma in generale per l’imprenditoria. Questo, insieme alle regole europee che vengono intrecciate in questo bando, penso sia un tema di riflessione politica che ci dobbiamo porre. Ce lo dobbiamo porre anche in maniera critica, perché negli ultimi anni, se guardiamo l’inizio della crisi e le modifiche al sistema economico e sociale del nostro Paese, sono aspetti che necessitano di una revisione. È chiaro, non possiamo farlo noi in Regione, però dobbiamo rifletterci e spingere proprio perché siamo un’Assemblea legislativa perché questa visione critica e questa revisione in senso più concreto e favorevole all’accesso al credito e alle attività produttive avvenga, ognuno per la propria forza politica.

Per cui, ribadiamo la nostra condivisione rispetto a questo provvedimento e all’ordine del giorno ad esso collegato, l’apprezzamento per il lavoro svolto, tanto dall’assessorato quanto dai Gruppi politici, perché si arrivi ad un’approvazione rapida e quindi a rapidi stanziamenti, e sottolineare che tanto il lavoro in agricoltura quanto il lavoro complessivamente, quindi la natura concreta di questi progetti diventa ancora più importante, sono elementi essenziali di coesione sociale, soprattutto in settori come l’agricoltura che rappresentano un’importanza non secondaria, anzi principale, per la nostra regione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Ci sono altri in discussione generale? Non ho altri iscritti in discussione generale.

Se il relatore della Commissione non chiede di replicare e se il relatore di minoranza non chiede di replicare, a questo punto passiamo all’esame dell’articolato.

Nomino gli scrutatori: consigliere Zoffoli, consigliere Poli, consigliere Daniele Marchetti.

Consiglieri, siamo all’articolo 1.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’articolo 1.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 2.

Discussione generale. Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’articolo 2.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Vi ricordo che è pervenuto un ordine del giorno a firma dei consiglieri Tagliaferri, Callori e Facci. Sull’ordine del giorno insiste una proposta di emendamento a firma dei consiglieri Caliandro, Serri, Sabattini, Lori, Zoffoli e Bagnari.

Chi vuole intervenire in dichiarazione di voto congiunta sull’ordine del giorno, sull’emendamento, su tutto il progetto di legge? Siamo in dichiarazione di voto congiunta. Non mi risultano iscritti ad intervenire.

Consigliere Delmonte, prego.

 

DELMONTE: Sinteticamente, solo per annunciare il voto favorevole all’ordine del giorno e al suo emendamento, perché ovviamente ricalca la linea di quanto già approvato in passato anche dal nostro Gruppo.

Quindi, il voto sarà favorevole, così come ‒ lo ricordo ‒ sarà favorevole su tutto il progetto di legge.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Delmonte.

Ci sono altri interventi in dichiarazione di voto congiunta? Non avendo iscritti, chiedo l’assenso al consigliere Tagliaferri a poter mettere in votazione l’emendamento. Grazie, consigliere Tagliaferri. Mi ha dato l’assenso col capo.

Poniamo in votazione l’emendamento 1, a firma Caliandro ed altri. Metto in votazione l’emendamento 1.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Metto in votazione, a questo punto, l’ordine del giorno a firma Tagliaferri, Callori e Facci, così come emendato.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 8869/1, oggetto 8924, con votazione per alzata di mano,

è approvato all’unanimità dei presenti)

 

A questo punto metto in votazione il progetto di legge con dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 35

Favorevoli 35

Contrari 0

Astenuti 0

 

È approvato.

 

(Il consigliere Sabattini dichiara voto favorevole)

 

OGGETTO 8435

Progetto di legge di iniziativa della Giunta recante: «Partecipazione della Regione Emilia-Romagna quale socio alla Fondazione di partecipazione “ATER Fondazione”» (126)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 8435/1/2 oggetti 8925 e 8926 - Presentazione, discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo ora, consiglieri, al progetto di legge 8435: progetto di legge di iniziativa della Giunta recante “Partecipazione della Regione Emilia-Romagna quale socio alla Fondazione di partecipazione “ATER Fondazione””.

Il testo n. 5/2019 è stato licenziato dalla Commissione “Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità” nella seduta del 19 settembre 2019.

Il progetto di legge è composto da 6 articoli.

Il relatore della Commissione, consigliere Fabrizio Benati, ha preannunciato di svolgere relazione orale.

La relatrice di minoranza, consigliera Raffaella Sensoli, ha pronunciato di svolgere relazione orale.

A questo punto, do la parola, per la relazione della Commissione, al consigliere Benati.

 

BENATI, relatore della Commissione: Buongiorno a tutti, buongiorno presidente.

Questa legge è una semplice legge che tratta della trasformazione di ATER da associazione a fondazione di partecipazione. Cioè, ATER è l’ultimo dei soggetti che operano in ambito culturale in Emilia-Romagna, che effettua questa trasformazione. È una trasformazione che avviene nell’ambito dell’articolo 42-bis del codice civile, e che ha toccato la maggior parte dei soggetti che operano in ambito culturale in Italia, tra cui cito, a mero titolo di esempio, anche il Teatro della Scala di Milano, che son già ora fondazione di partecipazione.

Ripercorrere brevemente la storia moderna di questi soggetti ritengo sia utile per comprendere il perché di questa semplice legge sia utile, o forse, meglio, necessaria, in questa fase storica. Al momento dell’unificazione d’Italia, operare in ambito culturale era un’impresa piuttosto impervia. L’Italia era povera: per esempio, anche per fare i presìdi territoriali degli ospedali, Crispi istituì i consorzi per poter fare le opere pie, mettendo insieme quindi la Chiesa con lo Stato per poter appunto dare i servizi essenziali in ambito sanitario.

In maniera del tutto simile, i teatri venivano costruiti su dei terreni pubblici, tramite finanziamenti privati, cioè, singoli cittadini, soggetti privati, erogavano a titolo volontario dei contributi per la costruzione del teatro e ottenevano in cambio una sorta di diritto di superficie sul teatro centennale, che si trasformava nei cosiddetti palchi, quindi avevano a disposizione i palchi per un tempo molto lungo.

Trascorsi cento anni dall’unificazione d’Italia, quindi andiamo nei moderni anni Sessanta, nel primo dopoguerra, ci ritroviamo con la maggior parte dei teatri emiliano-romagnoli che si trovano in proprietà interamente pubblica e gestioni pubbliche in particolare dei Comuni, che si trovano, però, a questo punto impreparati nella gestione di quella che è un’attività culturale come un teatro.

Per questa ragione, i teatri e i Comuni emiliano-romagnoli capoluoghi di provincia, decidono nel 1964 di costituire l’Associazione Teatri dell’Emilia-Romagna (ATER) che nasce quindi con l’obiettivo di gestire i teatri in nome e per conto dei Comuni capoluogo di provincia. Nel momento in cui ATER comincia a programmare gli spettacoli all’interno di questi teatri, nasce spontaneamente la necessità di produrre degli spettacoli che potessero circuitare tra i diversi teatri gestiti, così da poter abbattere i costi di programmazione.

Quindi, produrre in casa era una conseguenza naturale perché permetteva di abbattere i costi. E poi, venderli anche al di fuori del proprio circuito, permetteva di ottenere dei proventi per il perseguimento degli obiettivi statutari.

Questa attività di produzione diventa progressivamente naturalmente sempre più importante all’interno di ATER, al punto tale da dare inizio a una produzione specialistica di spettacoli. Nel 1975 comincia la produzione di spettacoli nell’ambito delle orchestre sinfoniche a Parma, poi diventata l’Orchestra stabile Arturo Toscanini. Nel ’77 comincia la produzione di spettacoli nell’ambito della danza a Reggio Emilia, quella che poi è diventata Centro regionale danza Aterballetto.

Una fase importante dell’attività culturale avviene nel 1985, quando l’allora Ministero del turismo e dello spettacolo, con la legge n. 163/85, istituisce il Fondo unico per lo spettacolo (il FUS) attraverso il quale vengono cofinanziate produzioni di spettacolo di varia natura. Questo fondo determina delle linee guida di sviluppo del mondo dello spettacolo assegnando dei fondi per ente per ambito di spettacolo, indipendentemente dal numero di spettacoli e dal numero di produzioni che questo ente produce. Nasce, pertanto, l’esigenza in campo di ATER di spacchettare l’attività di produzione per ambiti culturali, così da poter massimizzare i fondi statali che riusciva a recepire.

Utilizzando un termine milanese moderno, ci troviamo di fronte a dei meccanismi di spin-off, cioè nascono delle associazioni autonome spin-off di ATER. Abbiamo l’Orchestra Arturo Toscanini, l’Orchestra Stabile dell’Emilia-Romagna, il Centro regionale danza Aterballetto, che diventa anch’esso un’associazione a parte. Dopodiché, oltre ad ATER, che continua ad occuparsi della produzione in particolare in ambito prosa, nasce anche ERT, Emilia-Romagna Teatri, che gestisce i teatri, in particolare quelli minori.

Al contempo, ci avviciniamo agli anni Novanta. Cresce la competenza e la competitività tra i Comuni, in particolare tra i capoluoghi di provincia, i quali non trovano più l’utilità di avere un gestore unico dell’intero territorio che, di fatto, programmi in maniera coordinata su tutti i teatri, ma perseguono percorsi distintivi attraverso direzioni artistiche autonome. Rimane, pertanto, in capo ad ATER l’attività di produzione e la gestione dei piccoli teatri.

Nel ’92 la Regione Emilia-Romagna, con la legge n. 20, entra nell’associazione ATER e nelle altre associazioni di produzione per la gestione degli spettacoli, di fatto sostituendo il ruolo dei Comuni capoluogo di provincia, in una sorta di sussidiarietà, così come previsto dalla Costituzione. Nel ’94 lo strumento della fondazione di partecipazione diventa particolarmente diffuso in ambito culturale ‒ vi ho citato all’inizio della relazione, per esempio, la Scala di Milano ‒ al punto tale che l’OSER, quindi l’Orchestra stabile, diventa la Fondazione Arturo Toscanini. Nel 2001 anche le restanti associazioni culturali che operano nell’ambito dello spettacolo in Emilia-Romagna, spin-off di ATER, quindi il Centro regionale danza e l’Emilia-Romagna Teatri, si trasformano progressivamente in fondazioni, con l’ingresso della Regione Emilia-Romagna tra i soci fondatori costituenti la legge n. 30.

Infine, nel 2014 avviene un nuovo intervento normativo nazionale particolarmente importante: il decreto ministeriale del MiBACT del 1° luglio 2014 istituisce dei nuovi criteri e delle modalità di assegnazione e liquidazione dei contributi del Fondo unico per lo spettacolo e in particolare introduce i criteri per l’iscrizione nel registro dei teatri nazionali.

Fondazione ERT per farsi riconoscere come teatro nazionale deve concentrarsi sulla produzione teatrale cedendo pertanto l’attività di gestione dei teatri ad ATER che così ritorna a fare quel mestiere per cui era stata istituita nel 1964 in maniera primaria.

Abbiamo ERT e ATER che sono iscritte al FUS con il loro codice fiscale e la loro partita IVA e che ottengono finanziamenti e svolgono la loro attività in maniera particolarmente attiva al punto tale che per esempio ATER nel 2018 assicura una programmazione di oltre 500 spettacoli.

Similmente a tutti gli altri veicoli regionali in ambito culturale, già trasformati in fondazioni negli ultimi vent’anni, diventa quindi necessario anche quest’ultima, quindi anche ATER, trasformarla da associazione a fondazione di partecipazione. Ricordo che la fondazione di partecipazione è una sorta di fondazione che ha un capitale di dotazione che serve per dare solidità al soggetto e un fondo di funzionamento che normalmente viene utilizzato per il funzionamento operativo della società. Quindi, anche ATER diventa matura per fare questo passaggio in fondazione di partecipazione.

Al contrario delle altre fondazioni, però, la scelta è quella di rendere la fondazione di partecipazione – è stato particolarmente oggetto di cronaca il fatto che un fondo sovrano degli Emirati Arabi volesse entrare nella fondazione di partecipazione della Scala – a differenza di scelte di questo tipo che normalmente operano nell’ambito della produzione, nell’ambito della gestione dei teatri si ritiene invece importante riportare ATER a un totale controllo pubblico, perdendo quindi nel passaggio da associazione a fondazione, di cui all’articolo 42-bis del codice civile, tutti i soci privati. Rimanendo quindi nell’alveo del codice civile sulla trasformazione da associazione a fondazione il soggetto non cambia la sua partita IVA e quindi questo permette alla Fondazione ATER di non dovere riaccreditarsi presso il MiBACT potendo quindi operare in continuità anche in funzione dei finanziamenti già ottenuti per il triennio in corso.

Ultima cosa da dire, importante, è che questa trasformazione avverrà in totale assenza di oneri aggiuntivi per la Regione, perché l’associazione ATER avendo operato dal 1964 ad oggi e avendo operato correttamente ha accumulato un discreto patrimonio. Questo patrimonio sarà il patrimonio che andrà a costituire quello che è il fondo di dotazione, mentre invece il fondo di funzionamento sarà costituito dai normali finanziamenti che avvengono sia dal fondo unico dello spettacolo che da parte della Regione piuttosto che dallo sbigliettamento e altre attività che ATER svolge, e quindi avverrà senza spostare nulla dal punto di vista dei costi per la Regione.

Come dicevo, la legge è una legge molto semplice ed è composta di sei articoli. Il primo articolo parla delle finalità: dice sostanzialmente che la Regione è autorizzata a trasformare l’associazione in fondazione ai sensi dell’articolo 42-bis del Codice civile.

Il secondo articolo parla della partecipazione della Regione, e cioè la Regione partecipa in continuità dall’associazione alla nuova fondazione.

L’articolo 3 parla della nomina dei rappresentanti della Regione. La Regione sarà uno dei soci fondatori e nominerà dei suoi rappresentanti negli organi della fondazione.

L’articolo 4 parla, invece, di contributi e autorizza la Regione all’erogazione dei contributi, che andranno nel fondo di funzionamento, come dicevo prima, in continuità con quanto viene fatto per l’associazione sia in termini di modalità di erogazione che di controllo.

Vi è, infine, la norma finanziaria, nella quale i capitoli dei futuri finanziamenti risultano essere i medesimi dei capitoli di finanziamento dell’associazione. Poi ci sono delle norme transitorie, perché questa legge va a modificare alcune leggi esistenti.

C’è da dire che sopra l’articolo 4 grava un emendamento, volto al rafforzamento della vigilanza del nuovo soggetto attraverso un passaggio nelle competenti Commissioni assembleari e alla presentazione sia del bilancio preventivo che consuntivo, a firma congiunta mia e del relatore di minoranza.

Vi è, inoltre, un’altra proposta di emendamento, che verrà presentata dal Movimento 5 Stelle, che invece la maggioranza non intende votare.

Con questo direi di aver concluso. Sono a disposizione per qualsiasi cosa. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

La parola alla consigliera Sensoli. Prego.

 

SENSOLI, relatrice di minoranza: Grazie, presidente.

La nostra comunità ha una lunga storia e un lungo impegno nell’organizzazione di organismi e strumenti condivisi per la produzione artistica nel campo della musica, del teatro, della danza e in generale delle arti performative, avendo creato, come riporta, infatti, la relazione di Giunta al pdl, soggetti quali ATER già negli anni Sessanta.

Si sono succedute, nel tempo, molte iniziative degli Enti locali, dello Stato e della stessa Regione, dirette ad aggiornare e adeguare i diversi contesti sociali e finanziari e alle attese del pubblico, la natura giuridica e l’assetto organizzativo degli strumenti attraverso i quali realizzare le finalità di programmazione, distribuzione e promozione dello spettacolo, nonché di formazione del pubblico, anche attraverso lo svolgimento di compiti connessi, ivi compreso lo sviluppo e il sostegno di attività di ricerca, per usare le parole che il progetto di legge dedica alla nuova ATER Fondazione.

Questo provvedimento dichiara di volersi porre in questa direzione, creando le condizioni per una nuova soluzione giuridica e organizzativa, trasformando l’ATER da associazione in fondazione di partecipazione, fermi restando i tradizionali obiettivi.

Sotto questo profilo, il progetto di legge, pur non evidenziando approfonditamente nel suo articolato, nella relazione e nella scheda tecnico-finanziaria le motivazioni che determinano la nuova scelta, si inserisce comunque in un solco ampiamente percorso dalla Regione e ripropone una scelta recentemente assunta con la legge regionale sui big data.

In ragione dell’evidente diversità dei due campi di intervento, anche rispetto alla natura degli strumenti finanziari attivabili, oggi si prevede che la Regione in ATER fondazione assuma un ruolo diverso da quello che ha deciso di rivestire nel caso della fondazione che riguarda i big data. Se là la Regione ha stabilito di concentrarsi su funzioni di sostegno e promozione, qui, con ATER, la Regione riveste un ruolo di socio fondatore. Un ruolo particolarmente importante che si traduce, non a caso, anche nell’espressione del presidente del cda della fondazione e di un consigliere, come precisato nella proposta di statuto della fondazione stessa.

Questo è uno degli snodi rispetto ai quali il testo del progetto di legge ci sembra necessiti di un ripensamento, e infatti abbiamo presentato un emendamento in tal senso. A nostro avviso, la nomina deve prevedere un ruolo attivo dell’Assemblea e delle Commissioni competenti. Nello specifico, credo anche che debbano essere individuati gli strumenti per prevedere che periodicamente, per esempio con cadenza annuale, la programmazione di risultati di ATER siano illustrati all’Assemblea, anche in riferimento al bilancio della nuova Fondazione e in generale alle risorse regionali rese disponibili.

Un altro aspetto su cui pensiamo che in questa sede dovremmo dedicare una riflessione è quello della successione temporale con cui la Commissione V sta esaminando anche la proposta di statuto della fondazione ATER. Il documento ci è stato trasmesso a seguito della lettera dell’assessore Mezzetti del 3 settembre 2019. Lo stesso statuto è stato approvato dal cda di ATER associazione il 29 aprile. Si prevede che l’approvazione dello statuto da parte dell’assemblea dei soci di ATER avvenga a metà ottobre.

Questa operazione appare chiaramente correlata al pdl che stiamo discutendo, datato 5 giugno 2019, quindi di tempo ce ne è stato, non dico a fine aprile, ma almeno ad inizio giugno, contestualmente al deposito del pdl, fino ad oggi, per affrontare o almeno illustrare i contenuti del nuovo statuto. Questo, come abbiamo già detto in Commissione, purtroppo non è stato fatto e lo riteniamo una pecca rispetto all’iter di questo pdl.

Invece, tornando all’oggetto reale della discussione, vale a dire all’attività di ATER e in via generale degli strumenti attraverso i quali viene realizzata l’azione di promozione dello spettacolo, anche attraverso autonome produzioni, credo che dovremmo concentrarci sul fatto che il teatro in generale e le arti performative, sono veramente di tutti e per tutti e hanno bisogno, per essere fruite, conosciute, viste, ascoltate e seguite, di tutte le politiche regionali.

Il teatro, nelle sue diverse manifestazioni, è contestualmente cultura e polo. Cos’era il teatro greco, ad esempio, se non anche il luogo in cui venivano messe in scena le vicende politiche, i drammi quotidiani, le paure, le emozioni e le speranze dei singoli cittadini e delle intere comunità? È stato lo stesso in seguito, nella grande stagione, per esempio, della drammaturgia rinascimentale e barocca spagnola o, in tempi più recenti, nel ruolo che il teatro e il balletto ha esercitato nella Rivoluzione russa o nella stagione rivoluzionaria del Sessantotto. Per stare a casa nostra, in Emilia-Romagna, teatro, quindi anche musica e danza, significa tra l’altro Verdi e il melodramma italiano dell’Ottocento, che è stato fenomeno di massa, non diversamente dal teatro greco o da quello della Germania degli anni Trenta, e in seguito ai musical o alle tante manifestazioni delle arti performative oggi, quando la riproducibilità tecnica dà, infine, possibilità di espressione. Addirittura, recentemente alcune produzioni hanno portato in scena degli spettacoli teatrali dove i protagonisti non erano nemmeno attori, ma personaggi clou, personaggi importanti della scienza o della politica italiana o del giornalismo.

Se così è, nel teatro e nelle sue manifestazioni vediamo uniti popolo ed élite, individui e globalità. Allora non dobbiamo pensare agli interventi in favore della cultura e, in questo, del teatro solo come politiche settoriali. Non lo possono essere. Noi dobbiamo approfittare anche di questa occasione per pensare o rafforzare una politica corale in favore della cultura, per la quale i finanziamenti pubblici specifici non sono mai abbastanza, posto che ‒ come è noto ‒ nel nostro Paese, purtroppo, sono largamente al di sotto di quanto, invece, viene previsto anche in anni di crisi da altre realtà, come Francia e Germania.

Agire sui trasporti pubblici in orari serali, pensare a piani di formazione specifica per le tante professioni tecniche di settore, intervenire nella regolazione di settori oggi in buona misura privi di un adeguato contesto di riferimento, come ad esempio la danza, valorizzare ulteriormente il capitale delle rappresentazioni e delle produzioni di ATER anche in funzione turistica, costruire una relazione costante tra la produzione e la programmazione teatrale e le scuole, anche in funzione di contrasto all’abbandono scolastico, valorizzare la dimensione civile delle arti performative come parte dell’educazione sono solo alcune delle azioni che può realizzare una programmazione integrata delle politiche regionali, in particolare in un settore, quello della cultura e, in questo caso, del teatro, che non può contare ‒ come abbiamo già detto ‒ solo su misure settoriali, le cui disponibilità sono sempre, purtroppo, troppo scarse. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Sensoli.

Apro la discussione generale sul provvedimento.

Non ho iscritti in discussione generale sul provvedimento. Se non ci sono consiglieri che intendono intervenire in discussione generale sul provvedimento, passiamo all’esame dell’articolato.

Vi ricordo che su questo oggetto insistono due proposte di emendamento, una a firma della consigliera Sensoli e una a firma dei consiglieri Sensoli e Benati.

Vi ricordo anche che su questo oggetto insistono due ordini del giorno, uno a firma dei consiglieri Bertani, Sensoli, Benati e il secondo a firma dei consiglieri Sensoli e Benati.

Procediamo con l’articolato.

Articolo 1.

Dibattito generale. Dichiarazioni di voto.

Metto in votazione l’articolo 1.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 2.

Dibattito generale. Dichiarazioni di voto.

Metto in votazione l’articolo 2.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Vedo gli scrutatori Zoffoli e Poli. Non vedo in questo momento lo scrutatore Daniele Marchetti. È uscito un attimo. Lo sostituisce il consigliere Liverani.

Sull’articolo 3 insiste l’emendamento 1, a firma Sensoli.

Dibattito generale congiunto. Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’emendamento 1, a firma della consigliera Sensoli.

Favorevoli? Contrari? Astenuti.

 

È respinto.

 

Metto in votazione l’articolo 3.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 4 su cui insiste l’emendamento 2, a firma Sensoli e Benati.

Dibattito generale. Dichiarazione di voto.

Metto in votazione l’emendamento 2, a firma Sensoli e Benati.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Votiamo l’articolo 4, così come emendato.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 5.

Dibattito generale. Dichiarazioni di voto.

Articolo 5 in votazione.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 6.

Dibattito generale. Dichiarazioni di voto.

Articolo 6 in votazione.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

A questo punto siamo alle dichiarazioni di voto congiunte sugli ordini del giorno, il primo a firma dei consiglieri Bertani, Sensoli e Benati, il secondo a firma dei consiglieri Sensoli e Benati, e sul provvedimento.

Ci sono iscritti?

Consigliera Sensoli, prego.

 

SENSOLI: Intervengo molto brevemente per illustrare i due ordini del giorno.

Il primo fa riferimento all’orientamento delle politiche regionali per facilitare la fruizione della cultura da parte di tutti i cittadini. Quindi, chiediamo alla Giunta che si impegni per integrare le politiche che riguardano i trasporti, il turismo, l’ambito educativo, per rendere il più fruibile possibile la cultura all’interno della nostra regione e all’interno di essa, ovviamente, anche la parte legata alle manifestazioni teatrali.

Il secondo, invece, riguarda la semplificazione delle norme della Regione. Nel momento in cui l’istituzione della Fondazione giunge al proprio termine, ci sembra giusto eliminare dal contesto delle leggi regionali quella vecchia relativa all’associazione.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Sensoli.

Ci sono altri in dichiarazione di voto? Se non ci sono altri, a questo punto procediamo al voto dell’ordine del giorno 1, a firma dei consiglieri Bertani, Sensoli e Benati.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 8435/1, oggetto 8925, con votazione per alzata di mano,

è approvato a maggioranza dei presenti)

 

Ordine del giorno 2, a firma dei consiglieri Sensoli e Benati.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 8435/2, oggetto 8926, con votazione per alzata di mano,

è approvato a maggioranza dei presenti)

 

A questo punto metto in votazione il progetto di legge, con dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 34

Favorevoli 26

Contrari 0

Astenuti 7

 

È approvato.

 

OGGETTO 8621

Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell’art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: «Misure per la promozione dei contratti di solidarietà espansiva e utilizzo del reddito di cittadinanza». A firma dei Consiglieri: Alleva, Caliandro, Benati, Mumolo, Rossi, Torri, Taruffi (222)

(Relazione e discussione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo ora al progetto di legge alle Camere. È il progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell’articolo 121, comma 2 della Costituzione, recante “Misure per la promozione dei contratti di solidarietà espansiva e utilizzo del reddito di cittadinanza”, a firma dei consiglieri Alleva, Caliandro, Benati, Mumolo, Rossi, Torri, Taruffi.

È il testo n. 6 del 2019. È stato licenziato dalla Commissione Cultura scuola formazione lavoro sport e legalità nella seduta del 26 settembre 2019.

Il progetto di legge è composto da cinque articoli.

Il relatore della Commissione, consigliere Piergiovanni Alleva, ha preannunciato di svolgere relazione orale.

Ha la parola il relatore della Commissione, consigliere Alleva. Prego, consigliere. Ha venti minuti di tempo.

 

ALLEVA, relatore: Grazie, colleghi.

Questa la legge è una legge ai sensi dell’articolo 121, secondo comma, quindi in sostanza è una proposta che viene fatta al Parlamento, ma viene dalla nostra Regione. Questo secondo me è un fatto molto qualificante, perché l’Emilia-Romagna è una Regione che ha sempre avuto un alto tasso di attività, di laboriosità, e nella quale la contrattazione collettiva aziendale che è lo strumento con cui si deve realizzare l’obiettivo di questa legge, che è la riduzione, l’abolizione, se si può, della disoccupazione giovanile, tramite la riduzione dell’orario di lavoro dei lavoratori già occupati si avvale, per l’appunto, come strumento fondamentale, di contratti collettivi aziendali. Dicevo: una legge sicuramente molto ambiziosa, ma che riposa su un concetto molto semplice, molto evidente, e su un meccanismo che proprio per la sua semplicità dovrebbe sicuramente funzionare. Di che cosa si tratta? Si tratta di congiungere tra loro due istituti apparentemente lontani: la riduzione dell’orario settimanale di lavoro, che è un’aspirazione di moltissimi lavoratori, particolarmente di molte lavoratrici, cioè passare la settimana di quattro giorni invece della settimana attuale di cinque giorni; dall’altra parte, il reddito di cittadinanza. Due cose che sembra abbiano poco a che fare, perché questa seconda è una misura anti-povertà che è stata criticata molte volte proprio perché poco proattiva, perché non porta a un impiego produttivo di colui che riceve il reddito di cittadinanza per le sue condizioni economiche. Il giovane, povero disoccupato, con il reddito di cittadinanza forse sopravvive ‒ si è detto che sopravvive ‒ ma non trova lavoro. Invece questa legge gli trova lavoro. Come? In maniera molto semplice: destinando quei soldi già spesi, già stanziati per il reddito di cittadinanza allo scopo di compensare quattro lavoratori già occupati che rinunziano volontariamente e, direi, anche con gioia, probabilmente, a una giornata di lavoro. Hanno un giorno libero in più in settimana. In questo modo, creano materialmente immediatamente il posto di lavoro per il disoccupato.

In fondo, si tratta soltanto di una questione di contabilità generale. Lo Stato spenderà sempre di meno in questa visuale per il reddito di cittadinanza, perché quei destinatari troveranno lavoro. Spenderà di più, ovviamente, per compensare con un bonus fiscale i lavoratori che accettano di ridurre l’orario di lavoro, ma non possono permettersi una riduzione parallela del salario.

Io mi sono permesso di fare nelle note di accompagnamento alcuni esempi materiali aritmetici, ma credo siano chiari. Se noi guardiamo i contratti collettivi, le tariffe salariali, ci accorgiamo che nelle fasce centrali troviamo salari di circa 1.600 euro mensili, al lordo, che sono 1.300 euro al netto. Ridurre di una giornata l’orario lavorativo significa anche ridurre del 20 per cento questo salario, andare quindi a 1.040 euro mensili, troppo pochi. Quindi, ben pochi lavoratori accetterebbero una riduzione così secca dell’orario, ma anche del salario.

Il problema è ridurre l’orario senza ridurre il salario. Si può fare? Certamente si può fare se noi utilizziamo a questo scopo i fondi già stanziati per il reddito di cittadinanza.

Ragioniamo un po’. Quel lavoratore perde nell’esempio che ho fatto 260 euro al mese, ma i 780 euro che sarebbero andati al reddito di cittadinanza per quel lavoratore diviso quattro mi danno 195 euro. Ecco che quella perdita è già ricoperta attraverso una riduzione fiscale per il 75 per cento.

Ho fatto fare due anni fa una complicata e anche piuttosto costosa indagine demoscopica in Emilia che ha dimostrato che con una compensazione del 60 per cento la maggioranza assoluta dei lavoratori accetterebbe e chiederebbe di avere una riduzione dell’orario di lavoro. Questa riduzione dell’orario di lavoro chiaramente è lo strumento attraverso il quale si può dare il lavoro al disoccupato.

La cosa da comprendere bene è che questa è una misura redistributiva, non vuole essere niente di più che una misura redistributiva però dobbiamo essere sinceri con noi stessi. Certo, occupazione nuova se ne può creare con l’investimento, ma se la crescita complessiva è dello 0,1 non avremo in realtà il riassorbimento della disoccupazione.

Occorre avere una redistribuzione sia per migliorare la produttività sia per ringiovanire gli organici sia soprattutto per dare finalmente una prospettiva di vita ai giovani disoccupati e anche per migliorare il tenore di vita, il tempo vita di lavoro e vita per famiglia e altre cose dei lavoratori già occupati e soprattutto delle lavoratrici.

La misura è una misura, tutto sommato, molto semplice. Chi è che dovrà fare da demiurgo? Dovrà fare da demiurgo, evidentemente, chi ha questo compito, cioè coloro che fanno i contratti aziendali, le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori e anche, io prevedo, la Regione. Anche le Regioni devono promuovere, nei loro piani del lavoro, questo tipo di accordi di riduzione d’orario, con assunzione di lavoratori disoccupati destinatari di reddito di cittadinanza, perché quello che si sarebbe speso, e non si spende più perché hanno trovato lavoro, per il reddito di cittadinanza serve per creare loro spazio attraverso la riduzione dell’orario di lavoro.

Perché una legge alle Camere? Perché ovviamente vi è da toccare il Testo unico delle imposte sui redditi, in quanto chi riduce l’orario come viene compensato? Viene compensato automaticamente attraverso un bonus, una deduzione fiscale, deduzione fiscale di 200 euro mensili, che coprono in buona parte i 260 euro di perdita salariale di cui vi parlavo.

C’è ancora da completare qualcosa? Forse sì. È meglio arrivare al 100 per cento, se si può, per essere assolutamente sicuri, perché quanto più lavoratori chiederanno la riduzione di orario tanti più giovani potranno essere immessi al lavoro. Quindi, vi è anche un secondo strumento, un po’ discusso a dire la verità dal punto di vista politico e sindacale, ma importante, che può essere utilizzato al fine di migliorare e completare la compensazione per chi riduce l’orario di lavoro, ed è il cosiddetto “welfare aziendale”.

Per chi non lo sapesse, ricordo brevissimamente il concetto. Il welfare aziendale è un beneficio di vario tipo (servizi, beni) dato al lavoratore dall’azienda che non costituisce reddito imponibile ai fini fiscali. Per converso, però, questa spesa è spesa per il lavoro deducibile dal datore di lavoro. Ecco perché il reddito aziendale è una molla molto potente di welfare aziendale, perché per il lavoratore è come se fossero soldi, è come se fosse salario, ma non si pagano sopra le tasse, e per il datore di lavoro, comunque, può essere scalato dal suo reddito d’impresa.

Quei 50 o 60 euro che mancano, possono facilmente essere coperti con strumenti di welfare aziendale. Anche qui, però, occorre una modifica del TUIR, esattamente all’articolo 51 (l’altro è all’articolo 13), laddove, nell’elenco dei beni e servizi oggetto di welfare aziendale, andrebbero aggiunti per l’appunto titoli rappresentativi o voucher di beni o di servizi, ottenuti e riservati ai lavoratori che hanno ridotto l’orario di lavoro, nel quadro di un accordo sindacale di solidarietà espansiva, come si dice, e cioè, di riduzione dell’orario da una parte e di assunzione dall’altra.

Questo è il meccanismo fondamentale molto semplice; o meglio, che presuppone soltanto una cosa: un attivismo da parte dei mediatori sociali, da parte dei sindacati, dei datori di lavoro e dei lavoratori, da parte degli enti pubblici, da parte della Regione.

In particolare, di cosa si tratterà? Si tratterà fondamentalmente di mettere insieme un’anagrafe o coloro che vogliono ridurre l’orario di lavoro, e di quelli che col reddito di cittadinanza non hanno lavoro e lo vogliono ottenere.

Quali numeri stiamo muovendo? Stiamo muovendo dei grandi numeri. Ricordo rapidissimamente che in Italia ci sono 23 milioni di attivi, c’è il 10 per cento di disoccupazione, peraltro, che significa 2,3 milioni di disoccupati; poi ci sono gli inattivi che non conosciamo; un terzo sono giovani. C’è quindi una platea di almeno 800.000 giovani, un numero enorme, disoccupati i quali vivono ai margini della società, in realtà, ai quali bisognerà trovare lavoro.

Ma c’è questa possibilità? C’è, perché appunto per il meccanismo che vi ho detto, basterebbe che 3 milioni di lavoratori accettassero di ridurre l’orario. E sono sicuro che sarebbero ben lieti di farlo.

A questo proposito, finisco ricordandovi che gli orari di lavoro in Italia sono fermi da cinquant’anni. L’ultima riduzione seria ci fu nel 1973, quando passammo alla settimana corta, cioè al sabato libero. In quell’occasione, si crearono un milione di nuovi posti di lavoro. Questo effetto è perfettamente replicabile passando dalle cinque alle quattro giornate.

Gli articoli, come vedete, sono soltanto cinque. Hanno, alle volte, un sapore un po’ tecnico nel leggerli. Semplicemente, indicano le norme da cambiare. Due in tutto. Due norme del Testo unico dei redditi.

Vi è da dire anche che questa materia è estendibile, al di là del mondo delle imprese, anche alle Pubbliche amministrazioni, con qualche prudenza per non cozzare contro l’articolo 97 della Costituzione. Anzi, il lavoro burocratico della Pubblica amministrazione in qualche maniera è un lavoro facilmente divisibile. Sicuramente si potrà, anche qui, avere questo effetto di riduzione dell’orario da una parte e l’aumento dell’occupazione dall’altra.

Quella che noi proponiamo è una legge che consente uno shock nel settore dell’occupazione, qualcosa che si può fare qui e subito e senza spese ulteriori. Questa è una cosa importante. La spesa grossa è stata già fatta quando si sono stanziati i fondi per il reddito di cittadinanza. Sono gli stessi fondi. I datori di lavoro hanno solo da guadagnare da questa proposta. Lo voglio sottolineare. Le ore lavorate, quindi da pagare, non cambiano perché si riducono gli orari da una parte e ci sono nuove assunzioni dall’altro proporzionali, ma i nuovi assunti, se verranno assunti, come ritengo che debba avvenire, a scopi formativi, con contratto di apprendistato, costeranno di meno. Come sapete, per tre anni il rapporto di apprendistato è esente da contribuzione sociale, che è piuttosto pesante perché sfiora il 40 per cento del salario.

In più, i datori di lavoro avranno un grandissimo vantaggio, di poter fare dei cicli formativi assumendo, nell’ambito dei contratti, dei giovani con contratti di apprendistato, potranno ringiovanire gli organici e insieme anche qualificarli.

In definitiva, quello che io spero possa venire fuori è questo: le condizioni per far scattare un circolo virtuoso.

Una volta che noi abbiamo la modifica di quelle due norme, la prima soprattutto, cioè la introduzione di una riduzione fiscale in favore di chi riduce l’orario nell’ambito di un contratto di solidarietà espansiva per l’assunzione di giovani in possesso o destinatari di reddito di cittadinanza, c’è soltanto da aspettare che la gente ne prenda atto, perché io sono più che convinto che quando i lavoratori e le lavoratrici sapranno che possono avere un giorno libero in più a settimana senza rimetterci il salario, senza avere perdite salariali, tutti lo vorranno. Saranno loro a correre dietro a padroni, sindacati ed enti pubblici.

A quel punto, automaticamente e sicuramente si creerà lavoro per i disoccupati che la legge attuale, invece, mi permetto di dirlo, non crea perché non è che la legge attuale sul reddito di cittadinanza non preveda delle misure occupazionali, prevede addirittura che chi assume uno di quei giovani possa avere lui, come il datore di lavoro, l’importo del reddito.

In ogni caso si tratta di posti di lavoro in più, di un aumento delle ore lavorative che non è detto sempre che sia necessario.

Qui, invece, trattandosi di una misura redistributiva tutto si svolge nell’ambito di una sicurezza di tipo aritmetico e matematico.

Naturalmente io spero che una volta che venga, come io mi auguro, approvata questa nostra direttiva sul primo e secondo comma poi le Camere e il Governo facciano presto a trasformarla in legge nazionale e naturalmente, come dicevo, qualche affidamento in proposito è già stato preso. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Alleva. 

Apro la discussione generale sul provvedimento.

Consigliere Mumolo, prego. Ha venti minuti.

 

MUMOLO: Abbiamo discusso molto di questa legge in Commissione, ma anche fuori, e ho sentito dire più di qualche volta che questa sarebbe una legge ideologica, lavoriamo meno e lavoriamo tutti, invece a me sembra semplicemente una proposta di puro buon senso. L’ideologia non c’entra assolutamente niente.

Questa è una proposta di legge che ha due finalità: stimolare le assunzioni e, quindi, creare posti di lavoro; stimolare l’economia. Ed è una proposta di legge alle Camere che comporta vantaggi per tutti gli attori che sono indicati nelle varie norme.

Intanto si tratta di contratti di solidarietà espansiva. Sappiamo che, normalmente, noi abbiamo utilizzato la norma relativa ai contratti di solidarietà difensiva, ma in questo caso ci facciamo attori di una proposta che non serve solamente a difendere i posti di lavoro, ma serve a creare i posti di lavoro.

Vediamo, allora, chi sono i cinque attori di questa legge. I primi sono sicuramente i nuovi assunti, che sono persone che usufruiscono del reddito di cittadinanza, e noi sappiamo che il reddito di cittadinanza non può essere un’elemosina data a una persona che non ha lavoro, deve essere qualcosa che aiuta una persona in un momento di difficoltà, ma che è finalizzata a fargli trovare un lavoro. È proprio lo scopo della norma sul reddito di cittadinanza, perché ci siamo detti tante volte che è il lavoro che produce dignità, non è l’elemosina. Allora, in questo caso gli attori principali sono proprio loro, persone che sono destinatarie del reddito di cittadinanza e che, invece, vengono aiutate a trovare un posto di lavoro, anche con un contratto di apprendistato, va benissimo. Poi sull’apprendistato dovremmo anche dire che certamente è un contratto che in qualche maniera consente un risparmio al datore di lavoro e consente una formazione al lavoratore, però la stragrande maggioranza dei contratti di apprendistato si trasforma in contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Questo è un dato statistico. Quindi, non è un rapporto di lavoro a tempo determinato, che a un certo punto svanisce. No, normalmente si trasforma, proprio perché i datori di lavoro, dopo aver formato per tre anni una persona, hanno tutto l’interesse a mantenerla in azienda. Queste persone, tra l’altro, usufruirebbero di una contribuzione. Sono persone che iniziano a costruirsi la loro pensione. 

I contributi previdenziali ovviamente sono dovuti. Sono dovuti anche nel caso del rapporto di apprendistato sull’ulteriore risparmio, perché i contributi previdenziali sono caricati figurativamente dall’INPS, sempre per consentire un costo del lavoro. I contributi previdenziali servono per loro, per i lavoratori nuovi assunti e anche per pagare le pensioni di oggi, che non è un elemento da dimenticare.

Gli altri attori quali sono? Sono i lavoratori di solidarietà. Come già diceva il professor Alleva: quale persona non sarebbe felice di poter lavorare meno e ottenere più o meno la stessa retribuzione, cioè avere un giorno in più libero e avere la stessa retribuzione? Saranno immagino molti che sceglieranno questa strada. Lavoratori che avranno più tempo per se stessi, per la propria famiglia, per il proprio hobby, per il proprio tempo libero, con stipendi simili. Anche qui, cosa importante: la riduzione di stipendio non produrrà, secondo quello che prevede il progetto di legge, una diminuzione della contribuzione, perché i contributi saranno comunque versati figurativamente sullo stipendio intero, esattamente come avviene – non si capirebbe perché ci dovrebbe essere una differenza – con i contratti di solidarietà difensivi. In quel caso i contributi vengono versati figurativamente sull’intera retribuzione.

Altro attore che in qualche maniera ottiene dei vantaggi, le aziende. Per le aziende in questo caso i costi sono praticamente uguali. Però le aziende cosa avranno in più? Avranno intanto dei dipendenti giovani da formare, ed è importantissimo che le aziende possano creare un ricambio con dipendenti giovani che saranno i dipendenti che poi rimarranno in quell’azienda e sostituiranno le persone che vanno in pensione. Avranno anche, però, una maggior disponibilità di forza lavoro. Anche questa cosa, guardate, è importantissima: più dipendenti ci sono in azienda, meno problemi causano le assenze in quell’azienda, perché in ogni azienda ci sono delle assenze normali, per malattia, per ferie, per congedo matrimoniale, per permessi. Avere più forza lavoro in azienda significa avere meno problemi nella sostituzione delle persone assenti, quindi un ulteriore vantaggio per le aziende.

L’altro attore è la Regione. È previsto dalla legge che la Regione aiuti questo processo, anche con delle piccole erogazioni. Si stabilisce un fondo, fino a esaurimento del fondo è previsto che ci sia una piccolissima erogazione alle aziende per ogni assunzione. Anche questa cosa rappresenta un vantaggio: tanti più assunti ci sono in Regione, tanta più ricchezza c’è in Regione.

La Regione Emilia-Romagna in cinque anni ‒ lo sappiamo tutti ‒ è diventata la regione con il maggior tasso di occupazione e con il minor tasso di disoccupazione. Questa cosa, ovviamente, comporta il fatto che è una delle regioni più ricche d’Italia. Quindi, facilitare le assunzioni, facilitare la creazione di posti di lavoro porta ricchezza a tutti quanti i cittadini della regione Emilia-Romagna.

L’ultimo attore, il quinto, è lo Stato. Per lo Stato, in realtà, si tratta di un investimento a costo zero. Se lo Stato stanzia una determinata somma per pagare il reddito di cittadinanza e quella somma viene utilizzata in altra maniera, anzi in maniera, alle volte, addirittura inferiore per fare in modo che delle persone vengano assunte e diventino lavoratori dipendenti, intanto è esattamente lo scopo del reddito di cittadinanza, quindi, in questo caso, dovremmo risparmiare, se questa legge entrasse in vigore e a regime, anche sullo stipendio dei navigator, perché probabilmente in questa maniera le assunzioni si stimolano effettivamente. Se quelle somme, anziché destinarle al pagamento del reddito di cittadinanza, vengono destinate per aiutare le assunzioni, la somma per lo Stato è zero. Effettivamente, però, anche la legge sul reddito di cittadinanza raggiungerà il suo obiettivo.

L’incremento di posti di lavoro comporta un incremento dell’economia. È anche vero che il costo ci può essere, ed è quello della contribuzione figurativa nel caso in cui le persone siano assunte con contratto di apprendistato o, comunque, la contribuzione figurativa per il 20 per cento dell’orario mancante di lavoro per coloro che hanno aderito al contratto di solidarietà espansiva, però è un costo anche questo relativo, che può tranquillamente essere compensato con l’incremento dell’economia, che viene determinato oggettivamente dall’aumento dei posti di lavoro.

Penso che sia un’ottima idea. Penso che questa proposta dovrebbe andare in Parlamento e anche essere discussa in tempi brevi. Penso che sarà ben accolta dalle nostre Camere e, magari, anche proficuamente sviluppata dal Parlamento. Per questi motivi, voterò convintamente a favore di questa legge, che tra l’altro ho anche sottoscritto, e lo farà tutto il Gruppo del Partito Democratico. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Mumolo.

Do ora la parola al consigliere Callori. Prego.

 

CALLORI: Grazie, presidente.

Sentivo prima il consigliere Alleva che parlava di una proposta shock. A me sembra più una proposta di mediazione tra quello che voleva essere il reddito di cittadinanza iniziale, voluto dal Movimento 5 Stelle, con la mediazione da parte del PD per trovare, anche in questa legge, una quadra per un accordo elettorale alle prossime elezioni.

Già all’articolo 1 si parla che si potrà applicare questa legge a persone di età inferiore ai 35 anni, quindi è chiaro che già andiamo a tagliar fuori una fetta di persone che, come i dati dicono, vanno dai 45 ai 50 anni in su che perdono il posto di lavoro. Questa è già una fetta di persone che non potremo far rientrare in questa legge.

Soprattutto il discorso della settimana corta non penso che sia una grande idea perché bisognerebbe anche avere un confronto con le aziende. Si dice che un lavoratore lavorerà solo per quattro giorni anziché cinque e il quinto giorno verrà inserita un’altra persona. Questa persona dovrà essere formata, dovrà essere preparata, ma soprattutto bisognerà vedere la modalità di pagamento. Qui si parla di utilizzare una quarta parte del reddito di cittadinanza, si parla di utilizzare il welfare aziendale e si parla di utilizzare anche una quota che in Commissione si diceva di 10 euro che deve mettere la Regione.

Innanzitutto per quanto riguarda il welfare aziendale ci vuole anche un accordo sindacale e da quello che mi risulta e che ho sempre sentito la CGIL, per esempio, è contraria al fatto che le aziende lavorino sul welfare aziendale perché lo vedono come non una detassazione per l’azienda, ma come un modo per eludere ed evadere le tasse.

Questa è già un’anomalia che andrà superata. Poi, anche la Regione deve mettere delle risorse. È chiaro che saranno, come si diceva, 10 euro o quello che sono, ma sono sempre risorse che vengono messe e vanno a coprire una quota e una parte minoritaria.

L’indagine demoscopica fatta due anni fa, secondo me, lascia un po’ il tempo che trova, nel senso che a me piace parlare di cose concrete. L’indagine può avere una logica, può dare dei risultati, ma poi è la concretezza, il confronto reale con il mondo imprenditoriale, con i sindacati che potranno determinare se tutto questo può andare avanti e quindi dare un vero ritorno per assumere più persone o no.

Questa legge non mi sembra una legge che voglia aumentare i posti di lavoro. Si vuole cercare di trovare dei posti di lavoro riducendo delle ore di lavoro ad altre persone. Penso che sia meglio trovare delle altre modalità, che sono eventualmente abbattere i costi e il cuneo fiscale per le aziende, incentivare quindi le aziende ad assumere nuove persone. D’altronde, se andiamo avanti con le attuali leggi che ci sono, è chiaro che le aziende, se hanno bisogno di qualche persona in più, non le assumono perché non hanno certezze per quanto riguarda il futuro. Quindi, ci vuole una nuova e diversa politica del lavoro, e soprattutto questa politica non si fa con quella legge regionale del dicembre 2018, che ieri molti Comuni hanno dovuto recepire, che è la nuova legge sull’aumento degli oneri di urbanizzazione. Anche questo penso che vada in controtendenza, perché parliamo di trovare soluzioni per assumere, quando poi andiamo ad aumentare a dismisura i costi per far sì che chi vuole insediarsi nei territori emiliano-romagnoli abbia costi aggiuntivi talmente alti che molto probabilmente sceglie di andare in altri territori, in altre regioni. Quindi, capite che sono tutte cose che contrastano l’una con l’altra.

Allora, anche per quanto riguarda il conteggio fatto prima dal relatore, io dico che, se si parla di uno stipendio di 1.300 euro, i conti tornano, ma già anche nella relazione si legge chiaramente che, se si comincia a dare su stipendi che vanno da 2.000 euro in su, è chiaro che già i conti cominciano a non tornare, ma si dice che chi percepisce dai 2.000 euro in su è chiaro che è uno che è lanciato nella carriera e, quindi, non ha interesse a ridurre la sua settimana lavorativa. Questa è una motivazione che è data per cercare di far capire che a queste persone non può essere dato.

Non mi sembra, quindi, che questa legge dia e trovi soluzioni per aumentare i posti di lavoro. Approvatela. Noi non la voteremo. Sicuramente gli strumenti e le soluzioni sono altre. Quindi, la mia proposta che posso fare è questa: fermiamoci ad approvarla, riparliamone, magari mettendo attorno al tavolo anche tutte le varie componenti che dicevo prima, per trovare una vera soluzione che possa creare nuovi posti di lavoro e non finti posti di lavoro.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Callori.

La parola alla consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: […] presentato oggi e che passerà anche all’esame delle Camere, che io trovo, come ho già detto in Commissione, un progetto di legge di principio, ma soprattutto un progetto di legge mosso da un’idea molto avanzata della cultura del lavoro, che mi auguro possa trovare spazio, trovare approvazione, anche veloce, però è importante ricordare che le istituzioni pubbliche devono e possono fare tanto, proprio per riallineare la cultura del lavoro che viene tratteggiata in un progetto di legge così innovativo. Di fatto c’è una situazione marmorea, ancora, nel nostro Paese. Ricordava il relatore di maggioranza che gli orari di lavoro sono fermi da cinquant’anni. Se noi cominciassimo a pensare quanto è ancora immobile nel mondo del lavoro, da decenni, sotto l’aspetto delle condizioni dei lavoratori, allora vedremmo veramente che ci sono delle condizioni, delle possibilità, delle opportunità che vanno riallineate.

Serve una rivoluzione culturale. Serve una cultura del lavoro al passo con una minima modernità; e serve muoversi a partire da questioni di principio. Questo progetto di legge fa tutte queste cose, ma da solo non può vincere l’immobilismo rispetto al quale molto spesso, troppo spesso, le istituzioni pubbliche sono girate dall’altra parte. Quello che non si vede all’interno del palazzo è noto, a noi. Credo che a tutti noi sia successo di sentire datori di lavoro, che ad esempio, tranquillamente dicevano: sul contratto di lavoro sono previste otto ore al giorno, però noi ti chiediamo un po’ di più, noi ne chiediamo nove, ne chiediamo dieci, e questo non era percepito in nessun modo da chi faceva questa proposta come qualcosa che andasse oltre le norme, ma semplicemente, come una testimonianza di buonafede da parte del lavoratore che accettava tranquillamente di dire: ma certo, sulla carta ce ne sono otto, però io non ho problemi a lavorarne dieci, undici in una giornata, che sappiamo che verranno fatte, ma ovviamente non verranno riconosciute sotto il profilo economico.

In un Paese in cui non coincide la norma con il rispetto della norma, necessariamente, proprio perché è fermo a diversi decenni fa per quanto riguarda le condizioni del lavoro e soprattutto la possibilità di evolvere in un senso che renda reciproca soddisfazione sia la parte datoriale, che al lavoratore, c’è tanto lavoro, letteralmente, da fare. Ci sono tante resistenze culturali, che vanno nella direzione opposta e che andrebbero smosse, disincrostate.

È una sfida alta che lancia oggi la Regione. Attenzione: che non finisca oggi, con l’approvazione. Il voto del Movimento 5 Stelle sarà convintamente a favore di questo progetto di legge; ma che non finisca oggi, con l’approvazione e il rinvio della palla alle Camere, il sostegno che noi possiamo dare a questo progetto di legge.

È il principio che sottende come evoluzione culturale delle condizioni lavorative nel mondo del lavoro, che si apre, che dà più opportunità, che diventa più accessibile, che diventa più flessibile. Di flessibilità ne sentiamo parlare da trent’anni. Che poi sia veramente stata calata nella nostra quotidianità o che sia un principio di cui si può parlare apertamente, senza essere penalizzati, non sono molto convinta. Sulla carta gli studi ci sono. Le buone pratiche e gli studi dei casi ci sono. Sono rimasti, evidentemente, oasi e casi isolati. È ancora qualcosa di cui non si può parlare apertamente. Qui noi stiamo contrastando dei tabù, addirittura. Vorrei che ci fosse consapevolezza della difficoltà di questo. Questo è un tabù di cui non si parla in questo Paese, un tipo di flessibilità evoluta, illuminata, di cui assolutamente entrambe le parti devono essere soddisfatte, ma, certo, un uovo di Colombo, come è stato definito dallo stesso relatore in Commissione, molto brillante, molto complesso da fare e molto semplice nella sua proposta. Proprio per questo ancora di più salta agli occhi il fatto che si faccia fatica a far entrare nel dibattito qualcosa di così tanto buonsenso e, nello stesso tempo, di così tanta ottima articolazione dal punto di vista delle normative e intellettuale.

Quanto ci impegniamo oggi a fare perché questo progetto di legge acquisisca il risalto che merita nelle aule parlamentari non deve finire oggi. Io mi permetto di dire anche che auspico che durante i lavori nelle aule parlamentari si apra questo progetto di legge ‒ l’ho già detto in Commissione e lo ribadisco ‒ anche ad altri ambiti di inoccupazione o di disoccupazione. Tra questi, la disoccupazione femminile, che è una grave piaga, l’autonomia femminile, che si riverbera sull’autorealizzazione e anche, a volte, su condizioni che non consentono a tante donne di poter determinare le proprie scelte, anche private. Auspico e cercherò di proporre che anche questo ambito entri all’interno delle ricadute positive di questo progetto di legge. Un’apertura, quindi, non soltanto alla disoccupazione giovanile, che è il cuore della proposta, ma anche alla disoccupazione femminile e a quella degli over 55, ad esempio, cioè coloro che, spinti fuori per vicissitudini varie, a volte anche normative imposte dall’esterno e dal cattivo lavoro delle Istituzioni passate, spinti fuori dal mondo del lavoro, da soli non sanno in nessun modo e non hanno la possibilità di rientrare. Quindi, di fatto, vengono dati come persi, ma viene imposto loro anche un destino di isolamento e un destino, allo stesso modo, di impossibilità all’autodeterminazione e, in fin dei conti, di disillusione e di rassegnazione.

Se noi cerchiamo di dirci oggi che quell’approvazione non finisce la parentesi in cui ci battiamo, perché questo principio di evoluzione, di rivoluzione culturale possa finalmente trovare uno spazio nel dibattito di questo Paese, diamo un grande esempio oggi, però è un esempio che finirebbe in un modo difficilmente comprensibile, in un modo effettivamente sterile che non fa scuola se noi ci limitassimo a dire che adesso la palla passa alle Camere.

Invece, noi diciamo che è giunto il momento di parlare apertamente di come rivoluzionare il mondo del lavoro assieme alla parte datoriale. Si cita sempre il Patto per il lavoro in questa Regione. Non credo che magari si sia deciso di comprendere all’interno delle interlocuzioni con la parte datoriale importante, le grandi realtà di questa regione, anche la necessità di procedere ad evolvere in questo senso, quindi con la possibilità di aprire con flessibilità e di poter procedere a includere più persone all’interno del mondo del lavoro con l’aiuto in questo caso del reddito di cittadinanza.

È un’integrazione ad un provvedimento importantissimo, un provvedimento fondamentale che abbiamo avuto grazie al Movimento 5 Stelle al Governo e che adesso si potrebbe integrare anche di una ulteriore possibilità di includere e di non lasciare indietro diverse aree di età. Io penso anche appunto alla disoccupazione femminile e a quella degli over 55 che in qualche modo non trovano accoglienza facile all’interno del nostro mondo del lavoro. Con oggi si apre, secondo me, la sfida più grande e quindi non si chiude con l’approvazione di oggi. Credo che parleranno i fatti e si vedrà effettivamente chi vorrà stare dalla parte giusta, quindi dalla parte di chi preme perché si aprano le porte del mondo del lavoro a più persone e nello stesso tempo trovino accoglienza anche le richieste di flessibilità di altri interlocutori. Però, se non saranno…

Presidente, sento molto brusio. Chiudo immediatamente, però, chiederei…

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Soncini): Colleghi e colleghe, vi chiedo di stare in silenzio. Grazie.

 

GIBERTONI: Se non si riserverà la giusta attenzione al fatto che è dall’istituzione pubblica in particolare che deve partire lo stimolo, che deve partire la richiesta, l’istanza forte, concreta non di sudditanza, ma di proposta e di proposta che deve trovare una realizzazione verso le grandi organizzazioni del mondo datoriale, per cui ci si deve aprire in forte ritardo, questo bisogna ammetterlo, rispetto al resto del mondo europeo che conosciamo, però ci si deve aprire a condizioni nuove, si devono ammodernare quelle normative, quegli orari di lavoro che sono fermi da cinquant’anni e lo si deve fare integrando strumenti nuovi che il Governo ora ci consente di poter integrare e che non devono vivere come monadi, devono imparare a parlarsi tra di loro per poter trovare, come fa questo progetto di legge, nuove proposte migliorative che possano, con il concerto di tutti, arrivare pian piano, a passi piccoli, ma io spero spediti, dato l’eterno ritardo in cui vive questo Paese sotto l’aspetto delle condizioni di lavoro, finalmente a poter dire che andiamo verso un mondo del lavoro accogliente, un mondo del lavoro vivibile, flessibile nel modo più giusto e corretto, che rispetti i diritti della persona, che rispetti le possibilità di autorealizzazione e che tenga presente che c’è sempre una responsabilità sociale in ogni tipo di fare impresa, in ogni azione imprenditoriale, e c’è una responsabilità verso il mondo esterno che guarda. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Gibertoni.

Do la parola alla consigliera Prodi.

 

PRODI: Grazie, presidente.

Questo progetto di legge alle Camere è, a mio avviso, molto interessante, anche come manifesto di un pensiero politico, perché è giusto sia creare nuovi posti di lavoro che iniziare seriamente, come è già stato detto anche negli interventi che mi hanno preceduto, a pensare alla riduzione dei tempi di lavoro.

Ci sono implicazioni settoriali fortissime, come diceva il collega Mumolo, finalmente cominciamo a dire “lavoriamo meno e lavoriamo tutti”, c’è una spinta verso l’occupazione soprattutto giovanile molto importante e c’è anche l’idea di un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori nell’aumento della loro capacità di socializzazione e di gestione delle relazioni familiari e magari un tempo da investire su sé stessi, in una prospettiva che dobbiamo sempre più pensare imperniata al benessere, a stili di vita che prevengano anche dei tipi di invecchiamento eccetera. Quindi, questo tempo che si libera può veramente aprire delle prospettive molto interessanti sotto tutti i punti di vista.

I punti cardine, come ci sono stati illustrati, che vanno nella compensazione del mancato reddito sono interessanti. Sono totalmente a favore di un’idea di detrazione fiscale, così come che vengano riversati anche fondi pubblici. Anche l’idea di un’integrazione dei fondi regionali mi sembra corretta.

Sono più portata a dare un’attenzione critica quando si parla di welfare aziendale, perché sotto il nome “welfare aziendale” possono esserci provvidenze integrative, ma anche sanità integrativa, servizi di assistenza, polizze assicurative e misure di conciliazione vita-lavoro, formazione dei dipendenti. Quindi, con questo provvedimento il tema è di avere una particolare attenzione, quando si parla di queste misure, per non favorire meccanismi che vadano a erodere, invece, i servizi pubblici che possono essere concorrenti ed alcune forme di welfare aziendale: mi riferisco ovviamente a sanità e istruzione. Se i numeri di scala sono quelli che si potevano preventivare, cioè milioni di unità potrebbero avere questa misura, si potrebbe creare una contro-reazione negativa: andiamo cioè a contribuire, magari con delle misure complementari, a svuotare invece il servizio pubblico, che dovrebbe, invece, essere incentivato in una prospettiva ovviamente universalistica.

Cosa si può fare? A mio avviso, come è già stato parzialmente detto, diventa fondamentale l’iniziativa dei sindacati. I sindacati quindi si pongono a garanzia, in una contrattazione, di tutte le categorie coinvolte, quindi anche a garanzia, ad esempio, dell’universalità, del sistema sanitario nazionale.

Interessante è anche la contribuzione figurativa complementare, che ovviamente è un requisito fondamentale per non avere una perdita, dal punto di vista pensionistico. Tenevo a precisare un altro punto: quello che riguarda il salario d’ingresso come “vantaggio” dell’imprenditore. È chiaro, secondo me, che qua si disegna un provvedimento su una misura già presente su una situazione fotografata, ad oggi. Ma è anche chiaro, per me, che questo non significa un’accettazione di queste misure che sono oggi presenti: cioè, non è un riconoscere a questo l’essere misure eque verso il lavoratore che entra nel mondo del lavoro, rimane comunque sempre l’obiettivo di migliorare queste condizioni e queste norme.

Il parere, il voto è quindi favorevole a questo progetto di legge alle Camere, che però dovrà nutrirsi di un confronto politico serrato, con le rappresentanze sindacali, per assicurare la tutela dei lavoratori e del servizio pubblico, in particolare, ripeto, di quello sanitario. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Prodi.

Do ora la parola al consigliere Rancan. Prego.

 

RANCAN: Grazie, presidente.

Intervengo nel merito di questo progetto di legge alle Camere per ribadire un concetto sul lavoro che deve essere ben chiaro. Questo progetto di legge alle Camere si va ad inserire in un contesto che sembrava idilliaco, quello della Regione Emilia-Romagna, dove il patto per il lavoro sembrava essere la formula di risoluzione di tutti i problemi; si diceva e si dice che la Regione Emilia-Romagna è la Regione che cresce di più da cinque anni. Adesso però bisognerebbe guardare un po’ di numeri, e colgo l’occasione di questo progetto di legge per dare qualche numero.

L’Istituto nazionale di statistica pubblica ogni anno, a fine dicembre, come sappiamo, i report conti economici territoriali, in cui sono riportate le variazioni della crescita del PIL nelle singole regioni italiane. Come ha spiegato l’ISTAT, queste percentuali, ovviamente, sono soggette a variazioni ogni volta che l’Istituto aggiorna i dati. Ovviamente questo viene fatto di anno in anno.

Per verificare ciò che viene detto, cosa è stato fatto? Usando la banca dati dell’ISTAT, che contiene il valore di PIL per ogni regione italiana dal 2013 al 2017, siamo andati a verificare, rielaborando varie questioni, quelle che sono state le variazioni di anno in anno. Nel 2017, che sono i dati fondamentalmente più aggiornati, cioè edizione di dicembre 2018, il PIL dell’Emilia-Romagna è cresciuto del 2,21 per cento rispetto al 2016. Settima regione in classifica. Ai primi tre posti c’erano Lombardia (più 3,09 per cento) e il Veneto (2,80 per cento), seguito dalla Calabria (2,39 per cento).

Nel 2016, con un più 2,66 per cento rispetto all’anno precedente, la regione in questione ‒ quindi, la nostra regione, l’Emilia-Romagna ‒ si è piazzata quarta dietro al Lazio (più 3,92 per cento), Veneto e Lombardia. Anche tra il 2014 e il 2015 e il 2013 e il 2014 l’Emilia-Romagna non si è mai piazzata al primo posto come regione con maggiore crescita del PIL.

Quindi, quando viene detto che la regione Emilia-Romagna è la regione che cresce di più negli ultimi cinque anni non è assolutamente vero.

Nel 2015 il prodotto interno lordo è aumentato dell’1,98 per cento: decima migliore prestazione tra le venti regioni italiane. Nel 2014, con il 2,14 per cento, l’Emilia-Romagna si collocava, invece, al quarto posto. Quindi, cosa bisogna dire? Bisogna dire che Bonaccini non fa riferimento ai valori dell’ISTAT, ma fa riferimento al rapporto 2018 sull’economia regionale pubblicato dalla Regione Emilia-Romagna e da Unioncamere a dicembre del 2018. Secondo lui, l’Emilia-Romagna ‒ attenzione ‒ si prospetta al vertice della crescita, ma su quello che viene detto, quindi che è la Regione cresciuta di più negli ultimi cinque anni, questo non è assolutamente vero.

Ho fatto questo piccolo inciso perché bisogna mettere in chiaro quale sia l’entità delle politiche di questa Regione per quanto riguarda il lavoro e la crescita. Questo progetto di proposta di legge alle Camere non va nella direzione da noi auspicata. Non va nella direzione da noi auspicata perché il tessuto sociale, il tessuto lavorativo di questa Regione, quindi la crescita anche del PIL, viene dato dalle nostre aziende e da chi tutti i giorni si rimbocca le maniche per dare lavoro e per creare impresa.

In questo modo, ovviamente, a parte il fatto che per diverse questioni è come se la dignità del lavoro venisse meno se poi si danno i contributi – parlo un po’ da profano – del reddito di cittadinanza al lavoratore per stare a casa un giorno e per fare assumere degli altri. La politica deve cercare di far crescere di più le nostre aziende, quindi andare in quella direzione anche attraverso sgravi fiscali importanti, decisi, concreti che possano far aumentare la possibilità di impresa per poi successivamente, come è naturale che sia, se il mercato aumenta per le nostre aziende vengono assunti anche nuovi lavoratori.

Sono sensibile alla parte per quanto riguarda i giovani, però, ovviamente – per quanto riguarda il tema delle politiche io ovviamente sono sensibile a quanto riguarda i giovani forse perché anche un po’ più vicini alla mia età anagrafica – poi viene esclusa una grande parte di fetta di cittadinanza che, come veniva specificato prima anche dal consigliere Callori, rimane esclusa da questa misura e da questo progetto di legge.

Ovviamente, vi sono anche problemi particolari rilevati su questo progetto di legge. La valutazione politica che viene fatta qual è? Se davvero il Patto per il lavoro tanto decantato, e tutte le volte che si fa qualcosa viene citato, è così performante, così attivo, perché bisogna utilizzare i soldi del reddito per diminuire i giorni di lavoro per fare assumere altri? Bisogna lavorare per far crescere le nostre imprese, stando loro accanto e lavorando per arrivare a quell’obiettivo. Noi siamo contrari a questa misura proposta, a questo progetto di legge, perché, lo ribadisco, non è con questa attività politica, quindi dando dei soldi a qualcuno per rimanere a casa, che si crea impresa e quindi poi si crea occupazione.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Rancan.

Ci sono altri in discussione generale?

Consigliere Torri, prego.

 

TORRI: Grazie, presidente. Sono tra quanti hanno sottoscritto il progetto di legge in discussione, il progetto di legge alle Camere. Parto da una considerazione, ovvero quella che quando si ragiona di questo tema, come è già stato fatto, il collegamento tra misure di sostegno al reddito legate alla cittadinanza o alla soggettività e non necessariamente al lavoro e il lavoro stesso è sempre l’aspetto principale su cui si ragiona. Lo è stato quando si è deciso di introdurre il reddito di cittadinanza (così come viene chiamato) a livello nazionale, lo è stato tra di noi nelle discussioni che hanno riguardato il ReS. Ebbene, io penso che con questo progetto di legge si provi a dare a questa discussione, a questo collegamento un orientamento molto pratico e preciso.

Si prende a riferimento, a differenza di altre volte, il lavoro e, in base a questo riferimento, si cerca di orientare una serie di strumenti esistenti e che sono già dati nel sistema giuridico. È chiaro che, nel momento in cui si sceglie di dare questo orientamento, si fa una scelta politica, che poi crea le differenze, che sono emerse già fino a questo punto nel dibattito, tra quella che potremmo chiamare destra e sinistra, ovvero dare priorità a un orientamento piuttosto che a un altro, alle imprese piuttosto che al lavoro.

Sono tutte divergenze senza dubbio legittime e anche interessanti da affrontare in un contesto del genere, perché sono soluzioni diverse che si pongono lo stesso obiettivo, ovvero quello di aumentare il lavoro, con questo aumentare i consumi, quindi sostanzialmente ingenerare un circolo che consenta di far ripartire le nostre imprese e, quindi, la crescita della nostra regione, ma non soltanto, perché si tratta di un progetto di legge alle Camere.

Io resto convinto che, partendo dal lavoro e orientando in base al valore che il lavoro ha per l’individuo e per l’individuo nella società, si possa raggiungere questo obiettivo aumentando gli strumenti che ci sono. In questo dibattito mi è capitato di leggere e approfondire il tema e trovare alcune sperimentazioni importanti riguardo a reddito di cittadinanza eccetera, che venivano in parte richiamate anche dalla collega Gibertoni in precedenza, quando ha fatto riferimento a un dibattito che non si riesce a scardinare rispetto ad alcuni luoghi comuni, invece penso che vada affrontato nella sua pienezza. Esperienze di questo tipo, sperimentazioni di questo tipo che mi hanno interessato sono state condotte e studiate ampiamente negli Stati Uniti, negli anni Settanta, sotto l’Amministrazione Nixon, quindi non certo un’icona progressista, e hanno dato anche risultati sorprendenti, che hanno sorpreso me per primo, rispetto al fatto che sostenendo con forme di reddito svincolate dal lavoro gli individui, questi poi non erano portati a non cercare lavoro, ma al contrario, a cercarlo, ma in maniera differente.

Torno a dire: sono stato io stesso sorpreso da questi risultati, oltre che dal fatto che venissero condotti da amministrazioni repubblicane. Motivo per cui penso sia interessante e utile dibattere, come abbiamo fatto e stiamo facendo oggi questo tema. Penso che sia appropriato l’approccio che viene usato in questo progetto di legge, quindi prendere il lavoro come misura per un sostegno al reddito degli individui, e allo stesso tempo, però, per orientare tutti gli strumenti di stato sociale che al momento si possono godere nel nostro Paese, valutando una riduzione dell’orario di lavoro, che consenta anche di progettare la propria vita in maniera differente, senza perdere i benefici economici che il lavoro dà, e anzi, consentendo che questi benefici siano estesi anche ad altri lavoratori.

Allo stesso modo, trattandosi di un progetto di legge alle Camere, come già è avvenuto per quello di tutela dei rider penso sia giusto andare ad affrontare un tema specifico con pochi articoli, in modo che questo progetto di legge venga consegnato al dibattito complessivo; da qui il taglio che viene dato a questo progetto di legge, che non credo sia limitativo, come è giusto appunto inserire il ruolo delle Regioni, in maniera da dare una visione d’insieme del sistema che dovrebbe sostenere i lavoratori nel loro complesso, e un ruolo alla contrattazione, che quindi insieme ai lavoratori coinvolge anche gli imprenditori, in un’ottica di concertazione, di discussione di quello che dovrebbe essere un metodo per provare a modificare le condizioni di vita senza perdere né il lavoro né possibilmente le condizioni economiche.

È vero, è un intervento abbastanza specifico, ci sono alcune fasce che non sono considerate, però penso possa essere questa una risorsa sia nell’economia del progetto di legge, sia perché appunto è una misura che la Regione, se approvata, manderà al dibattito parlamentare. È quindi un taglio pratico, è un taglio che risponde, nonostante questo aspetto a esigenze numeriche ed economiche che sono state esposte nella relazione, che penso reggano alla prova dei fatti. Motivo per cui volevo intervenire anche per ribadire il sostegno a questa misura.

È chiaro che a partire dal primo articolo della nostra Costituzione, lo accennavo anche nell’intervento riguardo l’agricoltura, quanto a parlare di lavoro, si tratta di parlare di uno degli elementi importanti e fondamentali del nostro sistema giuridico, ma importanti e fondamentali anche per la soggettività delle persone, quindi del loro muoversi nella società. Un elemento di coesione. A sostegno dell’orientamento che prende questo progetto di legge, dichiaro il voto che darò, convinto. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Taruffi, visto l’orario, sarei per proseguire nel pomeriggio.

Grazie, consiglieri e consigliere. A dopo.

 

La seduta ha termine alle ore 12,58

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Raffaele DONINI, Paola GAZZOLO, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta ai sensi dell’articolo 65, secondo comma del Regolamento interno, il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, Palma COSTI, la presidente dell’Assemblea legislativa Simonetta SALIERA e i consiglieri Massimo IOTTI e Fabio RAINIERI.

 

Votazioni elettroniche

 

OGGETTO 8869 “Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Interventi urgenti in materia di agricoltura»” (125)

 

Presenti: 36

 

Favorevoli: 36

Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Luca SABATTINI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Assenti: 14

Stefano BARGI, Stefano BONACCINI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Nadia ROSSI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI.

 

OGGETTO 8435 “Progetto di legge di iniziativa della Giunta recante: «Partecipazione della Regione Emilia-Romagna quale socio alla Fondazione di partecipazione "ATER Fondazione"»” (126)

 

Presenti: 34

 

Favorevoli: 26

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Giulia GIBERTONI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Astenuti: 7

Stefano BARGI, Fabio CALLORI, Michele FACCI, Andrea LIVERANI, Marco PETTAZZONI, Matteo RANCAN, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 16

Piergiovanni ALLEVA, Andrea BERTANI, Stefano BONACCINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Gabriele DELMONTE, Andrea GALLI, Massimo IOTTI, Daniele MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Fabio RAINIERI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI.

 

Emendamenti

 

OGGETTO 8924 “Ordine del giorno n. 1 collegato all’oggetto 8869 Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Interventi urgenti in materia di agricoltura". A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Callori, Facci”

 

Emendamento 1, a firma dei consiglieri Caliandro, Serri, Sabattini, Lori, Zoffoli e Bagnari:

«Dopo il paragrafo introdotto da “Premesso che” è inserito il seguente:

“Rilevato che

la Regione, in sinergia con tutti i soggetti coinvolti, porta avanti da tempo azioni di sostegno alla ricerca di soluzioni ambientalmente compatibili, che ad esempio hanno permesso di debellare il cinipede del castagno attraverso l’introduzione di insetti antagonisti che si sono naturalmente inseriti nell’ecosistema locale;

anche nel caso della cimice asiatica le prospettive di lotta biologica prevedono strategie analoghe, con l’utilizzo sia di una specie autoctona prodotta in biofabbrica, sia con l’introduzione nell’ambiente di specie esotiche provenienti dalla zona di origine della cimice asiatica, rispetto alle quali è però necessario un preventivo monitoraggio degli effetti della presenza e diffusione sul territorio.”

 

L’impegno finale è sostituito col seguente:

“A richiedere al MIUR e alle Università regionali, anche in collaborazione col Servizio fitosanitario regionale, un rafforzamento nei corsi di laurea e nei Master post laurea in “protezione delle piante” delle conoscenze sulle specie aliene dannose all’agricoltura con l’obiettivo di sviluppare e diffondere modalità di contrasto sempre più efficaci e con particolare riferimento alla lotta biologica.”»

(Approvato)

 

OGGETTO 8435 “Progetto di legge di iniziativa della Giunta recante: «Partecipazione della Regione Emilia-Romagna quale socio alla Fondazione di partecipazione "ATER Fondazione"»” (126)

 

Emendamento 1, a firma della consigliera Sensoli:

«All’articolo 3, nel comma 1, le parole: “La Giunta regionale” sono sostituite da: “L’Assemblea legislativa”.»

(Respinto)

 

Emendamento 2, a firma dei consiglieri Sensoli e Benati:

«All’articolo 4, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente:

“4-bis La Fondazione è tenuta altresì ad illustrare le relazioni di cui ai commi 2 e 4, anche congiuntamente, alle competenti Commissioni assembleari.”»

(Approvato)

 

Comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno

 

Sono stati presentati i seguenti progetti di legge:

 

8869 - Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Interventi urgenti in materia di agricoltura". (Delibera Giunta n. 1513 del 16 09 19)

8874 - Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: "Disposizioni per la valorizzazione e il potenziamento del Soccorso Alpino dell'Emilia-Romagna". (18 09 19) A firma dei Consiglieri: Rancan, Delmonte, Liverani, Pompignoli, Rainieri, Bargi, Pettazzoni, Marchetti Daniele

8887 - Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: “Misure urgenti per la definizione di interventi da avviare nell’esercizio finanziario 2019”. (Delibera Giunta n. 1532 del 16 09 19)

 

Sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

Interrogazioni

 

8871 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per evitare disservizi nel trasporto pubblico locale, con particolare riferimento alla situazione esistente a Pievepelago. A firma della Consigliera: Gibertoni

8872 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per risolvere i disservizi per i cittadini che utilizzano il Ponte della Pievetta. A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Facci

8875 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per eliminare i disservizi riguardanti il trasporto pubblico scolastico a Ravenna. A firma del Consigliere: Liverani

8876 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e problematiche riguardanti procedimenti di nomina di Direttori Amministrativi presso la AUSL, con particolare riferimento alla situazione esistente a Modena. A firma del Consigliere: Bargi

8877 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e problematiche riguardanti la riorganizzazione del Policlinico di Sant’Orsola-Malpighi e la relativa riduzione dei posti letto.A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

8878 - Interrogazione a risposta scritta circa le modalità di smaltimento dei rifiuti delle mense delle ASL, e la differenziazione degli stessi a seconda delle relative tipologie.A firma del Consigliere: Galli

8880 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per eliminare le cause dei ritardi che si verificano nella linea ferroviaria Rimini-Bologna-Milano.A firma dei Consiglieri: Rainieri, Liverani, Pettazzoni, Pompignoli, Rancan

8881 - Interrogazione a risposta scritta circa gli investimenti ed i lavori relativi alla Casa della Salute di Lugagnano (PC). A firma del Consigliere: Rancan

8882 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per eliminare i disservizi riguardanti il trasporto pubblico locale, con particolare riferimento a quelli relativi agli studenti. A firma dei Consiglieri: Bertani, Sensoli

8883 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per eliminare i disservizi riguardanti la rete di telefonia mobile che si verificano a Casina (RE). A firma del Consigliere: Torri

8884 - Interrogazione a risposta scritta circa atti vandalici compiuti nei confronti di auto appartenenti a cacciatori, e l'introduzione del reato di disturbo venatorio. A firma del Consigliere: Galli

8885 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti procedure selettive per il conferimento di incarichi libero-professionali relative all'ASL di Parma. A firma della Consigliera: Gibertoni

8886 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare relativamente alla raccolta ed alla rimozione di materiali contenenti amianto. A firma del Consigliere: Callori

8888 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione riguardante un canile sito a Castelnuovo di Sotto. A firma della Consigliera: Gibertoni

8889 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per tutelare i pazienti affetti da Alzheimer. A firma del Consigliere: Callori

8891 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti la normativa sulle “Piazzole per agricampeggio”. A firma del Consigliere: Tagliaferri

8892 - Interrogazione a risposta scritta circa la cancellazione, senza preavviso, del treno regionale Trenord R29153 in partenza da Fidenza in data 19/9/2019. A firma del Consigliere: Galli

8894 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per dar corso ad una diffusa qualificazione delle infrastrutture e del patrimonio pubblico. A firma della Consigliera: Sensoli

8895 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche e questioni riguardanti l’applicazione delle norme sull’impatto acustico relativamente ai pubblici esercizi. A firma del Consigliere: Rainieri

8896 - Interrogazione a risposta scritta circa la qualificazione della rete ferroviaria, con particolare riferimento ai passaggi a livello ed al territorio regionale. A firma della Consigliera: Piccinini

8898 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per evitare la sostituzione dei convogli Frecciabianca con quelli Frecciargento, con particolare riferimento alla situazione relativa a Parma. A firma dei Consiglieri: Rancan, Rainieri

8899 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e procedure riguardanti il Consorzio Valli del Cimone. A firma del Consigliere: Galli

8900 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per garantire l’attuale servizio ferroviario riguardante la città di Parma e tutelare i pendolari che la utilizzano. A firma del Consigliere: Tagliaferri

8905 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e problematiche riguardanti la nuova Casa della salute di Piacenza. A firma del Consigliere: Callori

8907 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per garantire agli utenti della linea ferroviaria che collega i comuni del Rubicone a Cesena un trasporto pubblico adeguato ed efficiente, specie per gli studenti. A firma della Consigliera: Montalti

8909 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti l’esternalizzazione di servizi, con particolare riferimento alla sicurezza, relativi alla centrale di Caorso. A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Callori

8910 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione relativa alla costruzione di un nuovo ponte sul fiume Santerno, a Imola. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

8911 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per evitare l’imposizione di dazi sul Parmigiano Reggiano da parte del governo americano. A firma del Consigliere: Rainieri

8912 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la realizzazione della Casa della Salute di Lugagnano Val d’Arda (PC). A firma del Consigliere: Rancan

8913 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa le azioni da porre in essere relativamente alla situazione del Consorzio Valle del Cimone. A firma del Consigliere: Galli

8914 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa le azioni da porre in essere per qualificare la rete ferroviaria regionale, anche attraverso lo stanziamento delle adeguate risorse. A firma della Consigliera: Piccinini

8915 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa le azioni da promuovere allo scopo di garantire la presenza dei medici di famiglia sul territorio regionale, con particolare riferimento alle zone montane e dell'Appennino bolognese. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri

8916 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa la futura utilizzazione dei sedimi dell'aeroporto militare di San Damiano (PC). A firma del Consigliere: Tagliaferri

 

Interpellanza

 

8908 - Interpellanza circa le azioni da porre in essere per migliorare la qualità dell’aria, con particolare riferimento al territorio modenese. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

Risoluzioni

 

8873 - Risoluzione per impegnare la Giunta regionale circa le azioni da porre in essere per promuovere l’immissione di specie antagoniste non autoctone rispetto alla cimice asiatica, e per prevedere indennizzi a favore delle aziende danneggiate dalla stessa. (18 09 19) A firma dei Consiglieri: Rainieri, Bargi, Delmonte, Rancan, Marchetti Daniele, Liverani, Pettazzoni, Pompignoli

8879 - Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a sostenere il Programma di soppressione dei passaggi a livello di RFI sul territorio regionale, volto all'eliminazione degli stessi ove possibile o all'ammodernamento tecnologico sui restanti, e ad attivarsi nei confronti della medesima impresa pubblica al fine di completare il programma in tempi celeri. (20 09 19) A firma del Consigliere: Delmonte

8893 - Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a sostenere, anche nel prossimo bilancio regionale, un'azione di riqualificazione territoriale che in sinergia con le azioni degli investitori, assicuri una diffusa qualificazione delle infrastrutture e del patrimonio pubblico, anche nelle aree più marginali; a promuovere nel confronto con il nuovo Governo azioni congiunte per la riqualificazione territoriale; e ad avviare un piano d'azione per la Riviera coinvolgendo Enti Locali, categorie economiche ed i diversi livelli, e soggetti istituzionali responsabili della sicurezza, della legalità, della mobilità e della qualità urbanistica ed edilizia nel territorio. (24 09 19) A firma della Consigliera: Sensoli

8897 - Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a proseguire nell’azione di qualificazione della rete ferroviaria regionale, completando rapidamente il processo di elettrificazione e realizzando gli interventi necessari anche sui PL in modo da arrivare al più presto alla piena trasformazione della rete in una infrastruttura capace di assicurare servizi di livello metropolitano. (24 09 19) A firma della Consigliera: Piccinini

8902 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad intervenire quanto prima attraverso l'Assessorato alla scuola stigmatizzando l'invito del Ministro a giustificare gli scioperi, di qualsiasi tipo essi siano, pur senza nulla togliere al merito della protesta su tematiche ambientali, ribadendo il principio del diritto allo studio come cardine della formazione delle nuove generazioni. (25 09 19) A firma del Consigliere: Galli

8903 - Risoluzione per esprimere ufficialmente il proprio plauso rispetto alla risoluzione approvata in Europa circa l'equiparazione tra il nazismo e il comunismo e a promuoverne la conoscenza e la diffusione nelle scuole dell'Emilia-Romagna di ogni ordine e grado. (25 09 19) A firma del Consigliere: Galli

8904 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi per la proroga almeno a tutto il 2020 delle convenzioni in essere, al fine di dare un servizio puntuale ed economicamente sostenibile ai pendolari che oggi utilizzano i convogli Frecciabianca; a salvaguardare le fermate oggi esistenti nei capoluoghi di provincia emiliani, evitando che il piano di sostituzione di Trenitalia li tagli fuori dal servizio Alta Velocità fra Bologna e Milano, verificando inoltre tutte le possibili soluzioni affinché le scelte imprenditoriali del gestore non si traducano in ulteriori disagi per i tantissimi pendolari che quotidianamente si servono del trasporto ferroviario, scontandone già oggi lacune e inefficienze. (25 09 19) A firma dei Consiglieri: Tarasconi, Molinari, Cardinali, Soncini, Rontini, Zappaterra, Poli, Iotti, Lori, Bagnari, Calvano, Serri, Sabattini, Campedelli, Boschini

8906 - Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a prevedere nella prossima proposta di bilancio iniziative dirette a rafforzare la capacità del nostro territorio di valorizzare al meglio il potenziale occupazionale nel turismo, proponendo inoltre al nuovo governo un tavolo specifico per la qualificazione del territorio e delle comunità professionali del turismo nella nostra regione, contrastandone la precarietà. (26 09 19) A firma della Consigliera: Sensoli

 

È stata data risposta scritta alle interrogazioni oggetti nn.

8638 - Interrogazione a risposta scritta circa le iniziative da assumere urgentemente per supportare, anche economicamente, gli operatori economici ed i lavoratori della costa romagnola colpita da temporali di eccezionale intensità. A firma della Consigliera: Rontini

8640 - Interrogazione a risposta scritta circa i procedimenti e le azioni da porre in essere a seguito dell'indagine, riguardante l'affidamento di minori, denominata "Angeli e Demoni". A firma del Consigliere: Galli

8642 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per evitare il depotenziamento dei servizi sanitari sul territorio faentino, con particolare riferimento al servizio 118. A firma dei Consiglieri: Sensoli, Bertani

8645 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per limitare i disagi per la popolazione causati dagli attraversamenti ferroviari di via Casse, via San Ruffillo e via Fornace, situati nel comune di Brisighella (RA). A firma della Consigliera: Rontini

8646 - Interrogazione a risposta scritta circa procedure riguardanti il pagamento di sedute di psicoterapia svolte a minori nell'ambito dell'inchiesta denominata "Angeli e demoni". A firma dei Consiglieri: Rainieri, Delmonte

8647 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per comprendere le cause dell'incremento dei disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) e contrastare tale situazione. A firma della Consigliera: Gibertoni

8649 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per comprendere le cause dell'inquinamento dei terreni agricoli siti tra le località di Boncellino, Bagnacavallo e Alfonsine, ed eliminarle. A firma dei Consiglieri: Bagnari, Rontini

8654 - Interrogazione a risposta scritta circa procedure e questioni riguardanti il bando per la rimozione e la custodia dei veicoli, a Bologna. A firma del Consigliere: Galli

8655 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per evitare incendi presso l’azienda Ecobloks S.r.l. di Finale Emilia (MO). A firma della Consigliera: Gibertoni

8656 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per evitare la sospensione delle attività ortopedico-traumatologiche, con particolare riferimento all'Ospedale Mazzolani Vandini di Argenta. A firma della Consigliera: Sensoli

8657 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti la normativa regionale per l'accreditamento delle strutture e la compartecipazione alle spese relative ai servizi sociali, socio-educativi e socio-sanitari. A firma dei Consiglieri: Callori, Tagliaferri, Facci

8659 - Interrogazione a risposta scritta circa i tempi d'attesa riguardanti le prestazioni sanitarie, e le tipologie di prestazioni da sottoporre a monitoraggio. A firma della Consigliera: Sensoli

8662 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni conseguenti all'accordo, per la realizzazione della "Torre biomedica", tra Ateneo di Bologna ed il Policlinico Sant'Orsola. A firma del Consigliere: Galli

8664 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti l'inchiesta sull'affidamento di minori denominato "Angeli e Demoni". A firma del Consigliere: Bargi

8665 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per risolvere problematiche riguardanti il pronto soccorso ginecologico-ostetrico operante presso l'unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia dell'Ausl di Imola. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

8666 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti l’affidamento di minori, con particolare riferimento all’orientamento sessuale dei soggetti affidatari. A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Callori, Facci

8667 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per potenziare l’attività di elisoccorso, con particolare riferimento alla situazione della base sita a Pavullo (MO). A firma della Consigliera: Serri

8669 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e procedure riguardanti l'affidamento del servizio di gestione, manutenzione e verifiche delle apparecchiature biomedicali ed elettromedicali delle AUSL dell'Emilia-Romagna. A firma dei Consiglieri: Marchetti Daniele, Pettazzoni

8670 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per garantire il livello di Servizio sociale territoriale. A firma dei Consiglieri: Callori, Tagliaferri, Facci

8671 - Interrogazione a risposta scritta circa i progetti regionali per "rinaturalizzare" i cosiddetti "lupi confidenti". A firma della Consigliera: Gibertoni

8672 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per far fronte alla carenza di personale riguardante l’AUSL della Romagna, con particolare riferimento al reparto di ginecologia ed ostetricia dell’Ospedale di Ravenna. A firma del Consigliere: Bagnari

8673 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per far fronte ai problemi di sicurezza ed alle aggressioni al personale riguardanti la REMS di Bologna. A firma del Consigliere: Galli

8674 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e problematiche relative alla sosta forzata di un treno Frecciarossa nella stazione di Bologna, con particolare riferimento alla tutela dei relativi utenti. A firma dei Consiglieri: Facci, Tagliaferri, Callori

8675 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per far fronte alla mancanza di personale sanitario nel territorio ravennate, con particolare riferimento alla situazione relativa agli Ospedali di Ravenna, Faenza e Lugo. A firma del Consigliere: Liverani

8676 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per sostenere il settore dell'apicoltura e i relativi operatori. A firma dei Consiglieri: Serri, Marchetti Francesca

8677 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche conseguenti ai lavori di ristrutturazione del plesso scolastico di via Pini, a Parma, e le azioni da porre in essere per evitare disagi per gli alunni e le famiglie. A firma del Consigliere: Rainieri

8679 - Interrogazione a risposta scritta circa gli interventi da porre in essere per salvaguardare e valorizzare la via Francigena. A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Callori, Facci

8688 - Interrogazione a risposta scritta circa i tempi di attuazione del fascicolo sanitario elettronico e della ricetta dematerializzata, con particolare riferimento ai ritardi riguardanti tale servizio nell'ambito del Circondario Imolese. A firma dei Consiglieri: Marchetti Francesca, Caliandro

8692 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e procedure, riguardanti la tutela dei minori, relative a sperimentazioni di livello specialistico ed all’attivazione di una equipe ai sensi della L.R. 14/2008. A firma del Consigliere: Galli

8693 - Interrogazione a risposta scritta circa il rispetto dei diritti dei lavoratori, con particolare riferimento alla concessione di permessi per donare il sangue ed alla situazione esistente presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

8695 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti le politiche regionali in merito ai progetti di educazione sessuale. A firma del Consigliere: Galli

8710 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per contrastare l’incremento della presenza della zanzara tigre nella Provincia di Modena. A firma della Consigliera: Gibertoni

8711 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e procedure riguardanti l’assegnazione di ruoli di Direttore di Struttura Complessa da parte dell’AUSL di Bologna. A firma del Consigliere: Galli

8712 - Interrogazione a risposta scritta circa le soluzioni da porre in essere a seguito della chiusura di un campo nomadi, a Ferrara. A firma dei Consiglieri: Mumolo, Calvano, Zappaterra, Caliandro

8716 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per valorizzare l’evento, avvenuto in Alta Val Taro, riguardante la lotta all’usura. A firma del Consigliere: Rainieri

8717 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche e questioni riguardanti onlus operanti nel settore dei servizi sociali. A firma del Consigliere: Galli

8718 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e procedure riguardanti l’ampliamento della discarica di Baricella. A firma della Consigliera: Piccinini

8719 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche e procedure riguardanti l’agibilità di strutture scolastiche site nel Comune di Serramazzoni. A firma della Consigliera: Piccinini

 

In data 18 settembre 2019 è stata data risposta orale, presso la Commissione “Politiche economiche”, alla interrogazione oggetto n. 8798:

8798 - Interrogazione a risposta orale in commissione per conoscere lo stato dei danni provocati dalla cimice asiatica all'agricoltura della nostra regione oltre che delle regioni limitrofe nonché le strategie attualmente adottate per il suo contrasto e le cifre investite a tale scopo. A firma del Consigliere: Sassi

 

Comunicazione, ai sensi dell'art. 68, comma 1, lett. k), del Regolamento interno, circa le nomine effettuate dal Presidente della Giunta regionale, tramite l'adozione dei seguenti decreti, dal 13/09/2019 al 26/09/2019

 

DPGR n. 139 del 16/09/2019

SOSTITUZIONE DI UN CONSIGLIERE NELLA CAMERA DI COMMERCIO DI BOLOGNA NEL SETTORE TUTELA DEI CONSUMATORI

 

DPGR n. 141 del 18/09/2019

SOSTITUZIONE DI UN CONSIGLIERE NELLA CAMERA DI COMMERCIO DI RAVENNA NEL SETTORE AGRICOLTURA

 

DPGR n. 142 del 19/09/2019

COSTITUZIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELL’IPAB “OPERA PIA BIANCHI”, CON SEDE A MODENA (MO)

 

DPGR n. 145 del 25/09/2019

SOSTITUZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO CONSULTIVO DEGLI UTENTI E DEI PORTATORI DI INTERESSE DI CUI ALL’ART. 15 DELLA L.R. N. 23 DEL 2011

(Comunicazioni n. 89 prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno - prot. NP/2019/2106 del 30/09/2019)

 

 

LA PRESIDENTE

I SEGRETARI

Soncini

Rancan - Torri