Menù di navigazione

 

 

 

271.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 19 NOVEMBRE 2019

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

INDI DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 8772

Interpellanza in merito alla realizzazione dell’impianto di produzione di ammendante compostato misto e biometano, impianto sito nell’area dell’ex Kermar, comune di Concordia sulla Secchia. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

PETITTI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 8851

Interpellanza circa le azioni da attuare per preservare la ex Colonia montana di Monfestino, di proprietà della Regione Emilia-Romagna e sita nel comune di Serramazzoni (MO). A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

PETITTI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 8908

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per migliorare la qualità dell’aria, con particolare riferimento al territorio modenese. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

PETITTI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE (Rainieri)

DELMONTE (Lega ER)

GIBERTONI (M5S)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

OGGETTO 8943

Interpellanza circa questioni e problematiche riguardanti l'utilizzo, come combustibile, del cippato presso la centrale elettrica a biomasse di Finale Emilia. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

PETITTI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 8744

Interpellanza circa le azioni da porre in essere, in merito al trasporto pubblico nelle aree montane di Cesena e di Forlì, per eliminare i disagi per l'utenza causati dall'introduzione del servizio su prenotazione. A firma del Consigliere: Bertani

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

BERTANI (M5S)

DONINI, assessore

BERTANI (M5S)

 

OGGETTO 8766

Interpellanza circa le problematiche relative alla viabilità dell’area nord della provincia di Modena, peggiorate a seguito della rimozione della linea ferroviaria che collegava Modena alla Bassa modenese. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

DONINI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 8814

Interpellanza circa questioni e problematiche riguardanti il tombamento del Rio Corlo, a Fiorano Modenese. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

DONINI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 8952

Interpellanza circa questioni e procedure relative alla gara riguardante i centri di informazione e vendita di TPER. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

DONINI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 8781

Interpellanza per sapere se siano previsti tavoli di discussione, sul tema della caccia ai cinghiali, con le associazioni dei cacciatori e degli agricoltori e se, in questo caso, siano state invitate ai tavoli anche le associazioni animaliste. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta

GIBERTONI (M5S)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

OGGETTO 9121

Relazione finale all’Assemblea legislativa della Commissione speciale d'inchiesta circa il sistema di tutela dei minori nella Regione Emilia‐Romagna. (Art. 60 Regolamento interno)

(Continuazione discussione)

(Risoluzioni oggetti 8822 - 8790 - 9137 - 9140 - 9142 - 9143 - Continuazione discussione)

PRESIDENTE (Rainieri)

BONACCINI, presidente della Giunta

TAGLIAFERRI (FdI)

PRESIDENTE (Saliera)

PRODI (Gruppo Misto)

CALLORI (FdI)

CALVANO (PD)

TARUFFI (ERCEP)

PRESIDENTE (Saliera)

 

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

 

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,24

 

PRESIDENTE (Rainieri): Dichiaro aperta la seduta pomeridiana n. 271 del 19 novembre 2019.

Ha comunicato di non poter partecipare, ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno, il presidente della Giunta Stefano Bonaccini.

Hanno giustificato la loro assenza i consiglieri Bargi, Bessi, Facci e Serri e gli assessori Caselli, Corsini, Costi e Venturi.

 

Svolgimento di interpellanze

 

PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo i lavori dalla seduta antimeridiana e precisamente dalle interpellanze.

 

OGGETTO 8772

Interpellanza in merito alla realizzazione dell’impianto di produzione di ammendante compostato misto e biometano, impianto sito nell’area dell’ex Kermar, comune di Concordia sulla Secchia. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Rainieri): Partiamo con l’interpellanza 8772, a firma Gibertoni, a cui risponderà l’assessore Petitti al posto dell’assessore Gazzolo, che non è presente. L’interpellanza è in merito alla realizzazione dell’impianto di produzione di ammendante compostato misto e biometano, impianto sito nell’area dell’ex Kermar, comune di Concordia sulla Secchia.

Consigliera Gibertoni, a lei la parola.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente.

Non è la prima volta che porto in aula il tema del mega-impianto a biogas che dovrebbe purtroppo vedere la luce nella zona della Bassa Modenese, a Concordia. Ricordo che questo tonnellaggio non sarebbe certo il primo in regione, stiamo parlando di circa 100.000 tonnellate annue: ne abbiamo già uno a Sant’Agata Bolognese, ce n’è uno che sta prendendo il via alle porte di Reggio Emilia, ce ne sono tanti altri di tonnellaggio leggermente inferiore, ma pur molto concentrati in zone anche attigue a Concordia, e penso a Massa Finalese, frazione di Finale Emilia, che trattano lo stesso tipo di attività.

Non ho una preclusione particolare contro biogas o biometano, però è contro il tonnellaggio che io ho cercato di sollevare l’attenzione della Giunta, perché un mega-impianto da 100.000 tonnellate già oggi ha esaurito tutto il possibile rifiuto umido di questa regione anche soltanto pensando a quelli già esistenti, quindi senza aspettare la costruzione di quello di Concordia oppure di quello di Gavassa, alle porte di Reggio Emilia.

In questo momento, se andiamo a guardare il quantitativo di FORSU, ad esempio, prodotto dai cittadini emiliano-romagnoli, che si impegnano così tanto, quindi la frazione umida dei rifiuti, nella raccolta differenziata, vediamo che, visto che ce ne sono alcuni già autorizzati, alcuni, come dicevo, in fase di autorizzazione in questa regione, e altri impianti possono già da soli arrivare a saturare tutte le esigenze dei cittadini emiliano-romagnoli nella loro necessità di smaltire la quantità di materia prima differenziata sia nei termini di umido, cioè FORSU, sia di legno, quindi verde o sfalci, o cellulosa, è facile prevedere che cosa? Quello che abbiamo visto accadere in tutti questi anni, e cioè ogni volta l’importazione di rifiuti da fuori regione, perché l’Emilia-Romagna apre impianti così grandi e così sovradimensionati nello smaltimento e nel trattamento dei rifiuti rispetto alle esigenze degli emiliano-romagnoli, che alla fine non siete riusciti in nessun modo a convincermi, almeno in questi anni, di non vedere il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti come un settore industriale qualunque.

Una delle colpe fondamentali della sbagliata, cattiva amministrazione che è stata fatta in questa Regione da parte del Partito democratico è proprio quella di aver visto nella gestione, smaltimento e nel trattamento di rifiuti, un settore industriale come qualunque altro, da concedere facilmente, senza troppi limiti anche ambientali, senza troppi vincoli che potessero in qualche modo arrivare davvero a un’autonomia territoriale e lì fermarsi. Quello che serve allo smaltimento dei nostri rifiuti, che vengono prodotti in Emilia-Romagna, bene; ma se noi come cominciamo a importare, si creeranno condizioni ambientali molto sfavorevoli, anche soltanto per il passaggio dei tanti TIR che devono attraversare i territori per poter arrivare a consegnare, per esempio nel futuro impianto di Concordia o quello di Gavassa, come già fanno a Sant’Agata Bolognese, queste 100.000 tonnellate di rifiuti ogni anno.

Quindi, io ascolto intanto la risposta dell’assessore…

 

(interruzione dal pubblico)

 

Ripeto tutto da capo…?

 

PRESIDENTE (Rainieri): No, non è che accettiamo le proposte. Chiedo gentilmente al pubblico di non parlare, se no io devo prendere provvedimenti.

Adesso la consigliera si metterà più vicino al microfono per fare in modo che possiate sentire, però il pubblico non può intervenire. Ve lo chiedo gentilmente, prima di dover prendere dei provvedimenti: questo impone il mio ruolo. Grazie.

Prego, consigliera Gibertoni. Parli più vicino al microfono, o alzi il tono di voce.

 

GIBERTONI: Il microfono è acceso, adesso? Perché io il verde non lo vedo.

 

(interruzione dal pubblico)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Non ci siamo mica capiti!

L’aula la gestiscono il presidente, l’Ufficio di Presidenza e i tecnici, non il pubblico. Quindi vi chiedo gentilmente di non intervenire.

 

(interruzione dal pubblico: “Siamo qui per ascoltare…”)

 

Benissimo, però ascoltate e tacete, allora.

Alla prossima vi devo far sgomberare, è inutile che lei rida.

 

GIBERTONI: Eventualmente potrò ribadire, una volta sentita la risposta che viene data dall’assessore Petitti, ma che sarebbe la risposta, immagino, dell’assessore all’ambiente…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Visto che lei ha il microfono che non funziona, facciamo rispondere all’assessore Petitti, poi per la controreplica magari si sposta ad un altro microfono, sperando che funzioni quello.

Assessore? Il mio non si sente?

 

PETITTI, assessore: Proviamo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Aspetti.

 

(interruzione)

 

Il presidente ha una voce che si sente anche fuori dal microfono.

Chiedo ai tecnici se possono aiutarci. Non va niente? Si sente?

Assessore Petitti, provi a parlare. Vediamo che cosa succede.

 

PETITTI, assessore: Vediamo cosa succede. Va bene. Grazie.

È la risposta della...

 

(interruzione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): La mia si sente. L’assessore non si sente.

Non lo devi continuare a schiacciare, sennò togli la parola.

Provi a vedere se si sente.

 

PETITTI, assessore: Proviamo. Si sente?

 

(interruzione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Scusate un attimo. Sospendiamo cinque minuti ‒ è inutile continuare in questo modo ‒ in attesa che i tecnici trovino una soluzione al problema.

 

(La seduta, sospesa alle ore 14,31, è ripresa alle ore 14,34)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Potete provare a dare la parola alla consigliera Gibertoni, per favore.

 

GIBERTONI: Si sente meglio?

 

PRESIDENTE (Rainieri): Okay. Grazie.

Assessore Petitti, prego.

 

PETITTI, assessore: Questa, consigliera, è la risposta dell’assessora Gazzolo, quindi rispondo per lei, in merito alla sua interpellanza.

Occorre rilevare che, difformemente da quanto asserisce la consigliera, nella risposta all’interpellanza riguardante lo stesso impianto non vi è stata alcuna pronuncia favorevole sulla sua realizzazione poiché, come ribadito in ogni procedimento sottoposto a VIA, spetta alla Conferenza di servizi decidere rispetto alla realizzabilità o meno del singolo progetto, nel rispetto di quanto prevedono le norme generali e di settore.

In quell’occasione si è affermato, come viene ribadito anche oggi in questa risposta, che il tipo di impianto proposto risulta fra quelli incentivati sia da normativa europea che nazionale, in quanto realizzano recupero di energia utilizzando i rifiuti e, quindi, favorendo l’economia circolare. Quanto ribadito in termini generali non cambia la sostanza del procedimento di VIA, che deve esaminare e valutare se il progetto presentato sia autorizzabile o meno, tenuto conto, ovviamente, che alla localizzazione di questo intervento prevedono anche tutti gli strumenti di pianificazione pertinenti. Fra tali strumenti, come riferito anche precedentemente, non può figurare una pianificazione forzosa di tali impianti da parte dell’Ente regionale, in quanto è illegittimo per ripartizione delle competenze fra Stato e Regioni.

In attuazione poi della norma regionale di cui all’articolo 9 della legge regionale n. 13/2019, votata in sede di assestamento di bilancio, sono allo studio modalità per fissare, con deliberazione di Giunta regionale, criteri sulla base dei quali definire i carichi ambientali e gli indici di pressione con particolare riferimento alle emissioni di CO2, alle emissioni odorigene e alla concentrazione territoriale della stessa tipologia impiantistica, anche a scala sovracomunale, nonché le soglie dimensionali al di sotto delle quali gli impianti non sono soggetti all’applicazione della direttiva di Giunta regionale, in coerenza con le indicazioni regionali in merito all’individuazione delle aree e dei siti per l’installazione degli impianti di produzione di energia rinnovabile, stabiliti ai sensi dell’articolo 12, comma 10 del decreto legislativo 29 del 2003.

Si ricorda, a questo proposito, che la Giunta regionale, anche nell’ambito del percorso relativo all’applicazione dell’articolo 116 della Costituzione in materia di autonomia differenziata ha richiesto una maggiore autonomia proprio nella gestione dei flussi dei rifiuti. In particolare, la Giunta ritiene che gli impianti che chiudono la filiera del recupero della frazione organica dei rifiuti urbani debbano essere dimensionati in relazione al fabbisogno regionale, in attuazione del principio di autosufficienza, tenendo conto dei bacini di raccolta.

Relativamente poi a quanto evidenziato dalla consigliera sulla richiesta di variante urbanistica del piano presentato dal proponente, Bio Bimat, in occasione della risposta all’integrazione richiesta dalla Conferenza dei servizi, si precisa che l’Amministrazione comunale darà seguito alla normativa vigente prima della conclusione della Conferenza dei servizi, e che ne dovrà tenere in debito conto secondo quanto previsto dalla legge 241 del 1990, che poi è il riferimento per lo svolgimento della Conferenza dei servizi decisoria nei procedimenti di VIA.

Come la consigliera può verificare, la preoccupazione della Giunta è quindi coincidente con quella espressa dalle Amministrazioni comunali coinvolte.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore.

Consigliera Gibertoni per la replica. Tre minuti.

 

GIBERTONI: Spero che si senta meglio di prima, a me sembra che si senta uguale.

 

(interruzione)

 

Okay.

Assessore, lei ovviamente è tramite, oggi, come lettrice della risposta dell’assessore all’ambiente, ma non mi aspetto che anche l’assessore Gazzolo avrebbe aggiunto niente di particolare, perché la vostra linea è nota. Io ritengo che sia una linea che vada totalmente in spregio alla tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini. Come ricordiamo tutti, lo sappiamo tutti, lo diciamo in continuazione, continuiamo ad essere la Regione in cui si respira l’aria peggiore a livello internazionale, certamente a livello europeo.

Ma credo che il paragone potrebbe andare oltre. Quindi, noi abbiamo la qualità dell’aria peggiore, ci troviamo qui ad approvare o a dire che non possiamo fare niente per impedire che si aprano impianti che movimenteranno lunghissime file di TIR e di camion, che la peggioreranno ulteriormente. Abbiamo strade che sono già messe a dura prova dal fatto che molto spesso risalgono a diversi decenni fa, soprattutto le strade di quelle zone oppure le strade provinciali, che tra l’altro verranno messe a dura prova anche dal passaggio di mezzi così pesanti.

Continuiamo a vedere lo smaltimento dei rifiuti come un settore industriale qualunque, per cui se porta lucro... Addirittura si dice nella risposta dell’assessore Gazzolo che non si può fare una pianificazione forzosa. Allora mi spiegate cosa ci sta a fare la politica? Oltre a ratificare quello che le chiedono da fuori di fare persone legittimamente mosse da interessi economici privati, ma che non fa parte della loro intenzione fare il bene comune, il bene pubblico di tutti i cittadini, ma fare profitto, voi dite che non potete fare una pianificazione forzosa quando si parla di salute dei cittadini e di ambiente. Quindi, da chi dobbiamo andare?

Non è vero, come è scritto nella risposta che è stata letta, che le Amministrazioni comunali sono d’accordo. Tra l’altro, mi permetto di dire che quello che sembra che stiate facendo è un gioco delle parti con il Comune di Concordia. Il Comune di Concordia all’inizio, mi risulta, non dice nulla. Adesso, invece, chiama degli esperti quando è troppo tardi e fa delle giornate con dei tecnici per cercare di andare verso un ricorso, che probabilmente non otterrà il risultato sperato perché è troppo tardi, però finge di mettersi contro la Regione, che dice che non può fare nessuna pianificazione forzosa. Dov’è che si ferma il barile? Chi ha la responsabilità finale? Non ce l’ha la Regione. Il Comune non ce l’ha perché, poverino, dopo aver approvato, fa tutto quello che può, così pare. Non ce l’hanno i cittadini perché non vogliono questo impianto sul loro territorio, perché importerebbero tutto da fuori. Quindi, chi ce l’ha? È caduto dal cielo questo impianto, si è trovato a Concordia e nessuno lo vuole tirare via.

Anche in virtù di queste cose, a fine mandato lo voglio dire, non si può più sentir parlare neanche di VIA. Ogni volta che parlate di VIA ‒ e chiudo, presidente; solo trenta secondi ‒ voi non tenete presente il fatto che le Valutazioni di impatto ambientale non si integrano tra loro, ma riguardano soltanto il singolo insediamento produttivo. Non parlano tra di loro. Lavorano per segmenti, per mosaici, ma non tengono presente la saturazione di inquinamento ambientale che c’è già in un determinato territorio, quanto quell’ecosistema è distrutto.

Trovo che la risposta che mi è stata letta sia nel solito burocratese teso a giustificare il fatto che la politica, che fa filtro tra interesse privato e pubblico, non esiste più.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

OGGETTO 8851

Interpellanza circa le azioni da attuare per preservare la ex Colonia montana di Monfestino, di proprietà della Regione Emilia-Romagna e sita nel comune di Serramazzoni (MO). A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza n. 8851, sempre a firma della consigliera Gibertoni, a cui risponderà l’assessore Petitti, circa le azioni da attuare per preservare la ex Colonia montana di Monfestino, di proprietà della Regione Emilia-Romagna e sita nel comune di Serramazzoni.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Questa interpellanza riguarda un bene pubblico, un bene immobile che è divenuto di proprietà della Regione Emilia-Romagna, la ex Colonia montana di Monfestino, una frazione di Serramazzoni, storica, molto conosciuta, come in generale il comparto delle ex colonie, che però versa in una situazione molto critica.

La Soprintendenza della Città metropolitana di Bologna, che è anche competente per la provincia di Modena, ha autorizzato l’alienazione del complesso dell’ex colonia montana, individuando le prescrizioni per il recupero architettonico e la futura destinazione d’uso, mettendo una serie di vincoli, escludendo la suddivisione degli spazi interni in miniappartamenti e le destinazioni commerciali e industriali.

La Regione Emilia-Romagna ha inserito questa struttura, da anni, all’interno del Piano di dismissioni, però le aste – ne sono state fatte almeno quattro negli anni 2007, 2008 e 2009 – sono andate tutte deserte, sia a causa del costo richiesto, che è un costo esorbitante, si partiva infatti da una base di 1.300.000 euro e rotti, sia per lo stato di fatto del complesso, che appunto versa in una situazione di criticità e di degrado.

Vorrei, allora, un aggiornamento dall’assessore, visto che questo complesso è stato inserito dal Fondo per l’ambiente italiano (FAI) tra i luoghi del cuore, quindi quel censimento di quei luoghi italiani che non dovremmo dimenticare, per capire a che punto siamo, e cioè che cosa si conta di fare per questa ex colonia, che in ogni caso fa parte della storia montana e della nostra storia, tra l’altro in zone in cui effettivamente i presìdi storici e anche quelli che ci fanno ricordare la storia degli Appennini non sono tantissimi.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Prego, assessore Petitti.

 

PETITTI, assessore: Grazie.

Facciamo il punto, come diceva la consigliera Gibertoni, su questo spazio, su questo luogo, anche in virtù di una precedente interrogazione che era stata formulata sempre su questo tema dalla consigliera Piccinini.

La Regione Emilia-Romagna è divenuta proprietaria della ex Colonia Monfestino nel comune di Serramazzoni in provincia di Modena a seguito della soppressione dell’Ente gioventù italiana del littorio, ai sensi della legge n. 764 del 18 novembre 1975. Attualmente il bene è allibrato al Demanio regionale. Questo lo sappiamo.

La Regione, prima di valutare il futuro utilizzo del complesso immobiliare, che cosa ha fatto? Ha intrapreso alcune azioni legali per risolvere situazioni di occupazione senza titolo da parte della struttura e ha sottoposto il complesso stesso alla verifica di alcuni aspetti legati al decreto legislativo n. 42/2004, verifica che si è conclusa con l’apposizione del vincolo di interesse storico-artistico da parte della Sovrintendenza, quella con decreto n. 504 del 2 dicembre 2005.

Successivamente, con un’autorizzazione, l’11 aprile 2006, la Sovrintendenza ha autorizzato l’alienazione del complesso, individuando la prescrizione per il recupero architettonico e la futura destinazione d’uso, escludendo la suddivisione degli spazi interni in mini appartamenti e le destinazioni commerciali e industriali. La consistenza e l’ubicazione del complesso immobiliare in parola non sono tali da consentire un’utilizzazione per fini istituzionali regionali, per cui il bene dall’anno 2005 è stato inserito in quel piano di alienazione e valorizzazione del patrimonio non strategico della Regione Emilia-Romagna, ed in conformità a quanto disposto dalla nostra legge regionale, la legge 10 del 2000, si è inizialmente attivato un confronto con l’Amministrazione comunale, proponendo al Comune, che meglio poi tra l’altro rappresenta gli interessi di quel territorio, l’affidamento in gestione o addirittura l’acquisto di questo complesso.

Tale percorso, però, non ha sortito gli effetti sperati, in quanto l’Amministrazione comunale ha manifestato il proprio interesse all’acquisto solo per una piccola porzione di terreno ai margini del complesso immobiliare che è stato poi acquisito e perfezionato nell’aprile del 2009. Il percorso di valorizzazione di cui sopra non si è perfezionato e a partire dall’anno 2007 sono state attivate nuove procedure e procedure di vendita ad evidenza pubblica.

Gli esperimenti in asta pubblica che ci sono stati il 24 luglio del 2007, il 2 dicembre del 2007, il 21 ottobre del 2008 e il 10 marzo del 2009, sono risultati tutti deserti. I prezzi posti a base d’asta sono stati diminuiti fino al 15 per cento, partendo dall’importo di stima iniziale di 1.311.800 euro.

Al fine di pervenire ad una valorizzazione del bene, visto l’insuccesso delle procedure tradizionali attivate, a partire dall’anno 2014 si è inserito tale immobile nei percorsi attivati dal Ministero dell’economia e finanza, ma neanche in questo caso il complesso è stato selezionato per essere valorizzato.

Per cui, recentemente, in alternativa alle modalità di dismissione che ho descritto prima, il complesso immobiliare in argomento è stato inserito in quello che abbiamo definito il percorso legato all’ambito del protocollo d’intesa stipulato tra la Regione Emilia-Romagna, la società di investimenti immobiliari italiani INVIT e l’Agenzia del demanio: lo abbiamo fatto il 20 ottobre 2016. Tale accordo prevede la possibilità di strutturare un’operazione, ai sensi dell’articolo 33 del decreto legislativo 6 luglio 2011, quindi sottoporre a INVIMIT l’opportunità di investimento per un fondo.

Come detto, a questo complesso è stato posto il vincolo della Sovrintendenza con decreto n. 504 del 2 dicembre 2005. Questa è stata rilasciata nell’aprile dell’anno successivo. Su questo complesso immobiliare, quindi, ci sono prescrizioni individuate sia nel decreto della Sovrintendenza che nell’alienazione, oltre a quelli previsti dagli attuali strumenti urbanistici. All’epoca della selezione del bene, per la possibilità di una creazione del fondo da parte di INVIMIT, i vincoli urbanistici del complesso erano: il primo, storico, artistico, ambientale e paesaggistico, zona di tutela dei corpi idrici, zona vincolata ai sensi del decreto legislativo n. 490/99; quello successivo legato ai servizi comunali di quartiere, classificazione del servizio residenziale sanitario assistenziale e zona omogenea E6 agricola, parte zona omogenea 7, sempre agricola, e la destinazione urbanistica prevista che riguarda le strutture di cura e riabilitazione.

Tutto questo per dire che cosa? Che sin dall’inizio si è cercato, ma senza successo, di attivare un tavolo di confronto con l’Amministrazione comunale interessata, in quanto in altre realtà regionali questo percorso, questo tipo di modalità, quindi anche attraverso un’azione amministrativa, ha stimolato importanti sinergie, che hanno anche consentito il recupero e l’utilizzazione per fini istituzionali di locali che sono beni regionali.

La Regione è ancora disponibile ad accogliere e valutare qualsiasi possibile proposta che, nel rispetto dei vincoli esistenti, sia tale da consentire il recupero e la riqualificazione del complesso in argomento, sia per fini pubblici che, ovviamente, legati alla comunità locale. Ai sensi della legislazione regionale vigente, le modalità con cui tale percorso può avvenire sono, da una parte, la procedura di acquisto da parte del Comune a trattativa privata diretta; dall’altra parte, l’affidamento in gestione.

Rispetto, quindi, al tema di questa interpellanza, sullo stesso argomento che ha riguardato una precedente interpellanza, non ci sono ulteriori elementi da segnalare sul piano strettamente tecnico.

Rispetto alla risposta già fornita, possiamo soltanto ribadire che il bene è inserito tra i beni patrimoniali non strategici per l’Ente, ossia tra quegli immobili che in fattispecie concrete non potranno essere utilizzati dalla Regione Emilia-Romagna per altre finalità istituzionali. Quello che possiamo fare, come Regione, è valutare con grande attenzione e disponibilità qualsiasi proposta di utilizzo del bene dovesse pervenire dalle Autonomie locali, dai soggetti pubblici, o da altri soggetti, utilizzando quelle che sono forme giuridiche che le leggi regionali e nazionali consentono.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Io vorrei semplicemente che non calasse l’attenzione sull’utilizzo e sulla possibilità che questi beni non vadano in un degrado da cui alla fine non c’è più ritorno, perché per i nostri Appennini, e non soltanto, anche per altri territori, però negli Appennini ci sono purtroppo interi pezzi di storia che sono ormai difficili da recuperare. Penso, ad esempio, agli archivi scolastici, che sono gli archivi dei temi ancora conservati, ormai in via di distruzione, in via di perdita per sempre, che sono ancora conservati e che ci riportano a decenni di cui sappiamo poco e su cui si potrebbe lavorare per ricostruire la storia di quelle comunità in quel periodo. Quindi, è qualcosa che non viene pensato, non viene rielaborato dal punto di vista di ricostruzione di una storia e, quindi, anche dell’identità di una comunità, quindi radici, cose che sono fondamentali soprattutto per i piccoli comuni, ma che esistono. Le ex colonie, dal punto di vista urbanistico e ricostruzione edile, fanno parte dello stesso percorso, quindi conservare quelle e cercare in qualche modo che non vengano degradate, ma che vengano riutilizzate, però mantenendone l’identità primaria, secondo me rientra anche nel fatto che l’Emilia-Romagna, quando fa i suoi progetti di legge sulla promozione e sulla conservazione del Novecento, dovrebbe includere, per esempio, anche la conservazione di queste testimonianze. Che siano esse tridimensionali o siano, invece, di altro tipo ricordano e sono lì a identificare la storia, l’identità di ogni singola persona che ancora vive in quelle comunità. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

OGGETTO 8908

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per migliorare la qualità dell’aria, con particolare riferimento al territorio modenese. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza 8908, a firma della consigliera Gibertoni, a cui risponderà l’assessore Petitti, al posto dell’assessore Gazzolo, che è assente, circa le azioni da porre in essere per migliorare la qualità dell’aria, con particolare riferimento al territorio modenese.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Grazie. Gibertoni e Gazzolo assente, e Gazzolo in contumacia.

Il problema che solleva questa interpellanza l’ho portato diverse volte in Commissione Ambiente. Qui prende un caso del Modenese, ma in realtà riguarda larga parte del nostro territorio. Quando rileviamo la qualità dell’aria che respiriamo, come lo facciamo? Per esempio, un cittadino va a vedere sul sito regionale e trova i diversi valori, giorno per giorno, anche con gli sforamenti, per esempio, delle polveri sottili, PM10 PM2,5, ozono, eccetera, che sono state rilevate da particolari centraline vicine al territorio in cui abita.

Il problema è esattamente questo, cioè, il numero delle centraline. Io faccio l’esempio della bassa modenese: noi parliamo quindi di una provincia che ha un capoluogo, che è al dodicesimo posto a livello nazionale, tra le città che hanno superato… Io cerco di parlare forte, però chiedo se mi si aiuta, alzando il volume, oppure abbassando il volume dell’Assemblea del resto dell’aula, ci veniamo incontro; oppure se me lo alzate.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Prego, consigliera, prosegua.

 

GIBERTONI: Il centro urbano di Modena, quindi, è al dodicesimo posto per la qualità dell’aria pessima, quindi per gli sforamenti dei limiti giornalieri previsti per PM10 e per ozono, con 117 sforamenti annui, primo posto in Regione.

Il caso ci ricollega ad altri impianti, ad altre zone, come quella di Concordia, che sono bersagliate, purtroppo, da impatti inquinanti ambientali negativi per i cittadini che ci vivono e per quei territori: ricordiamo Finale Emilia, e tutte le volte che abbiamo parlato in aula delle infrastrutture, degli inceneritori che sono presenti lì, delle biomasse, del fatto che purtroppo pare che la Giunta voglia continuare ad ampliare la discarica di Finale Emilia, facendone una delle più grandi a livello regionale, ovviamente, anche lì, importando rifiuti da fuori, sennò non si spiegherebbero impianti di quelle dimensioni, se non con economie di scala che guardano esclusivamente al profitto e non alla salute dei cittadini.

A tutto questo, quindi, coerentemente, purtroppo, con questi discorsi, si aggiunge un caso di cronaca da cui io sono partita, fatto salvo lo scenario che ho appena detto, ossia, la regione più inquinata a livello europeo, la provincia forse più inquinata a livello regionale e una delle città capoluogo più inquinate d’Italia: si sviluppa un incendio, sempre a Finale Emilia, quindi non troppo distante da Modena, e vengono rilevati una serie di sforamenti. Le centraline però per un’azione diciamo di miglioramento, secondo me dovrebbero essere aumentate di numero.

Se noi andiamo ad esempio a voler vedere… Scoppia questo incendio in un impianto industriale, i cittadini si preoccupano, vedono una nube nera, la documentano, la cosa esce su tutti i loro social. Si va a vedere gli sforamenti, la centralina non è a Finale Emilia, e non è neanche in prossimità dell’impianto industriale che ha sviluppato l’incendio, cosa che io peraltro sono anni che chiedo. A Finale Emilia ci sono una serie di impianti industriali in cui regolarmente si sviluppano incendi, non si capisce mai di chi è la colpa, e si sviluppano nubi nere, che vengono filmate e documentate dai cittadini. E poi ci sono sforamenti, ma non si capisce se le rilevazioni sono... Anzi, le rilevazioni non tranquillizzano in nessun modo i cittadini. Si va a vedere dov’è la centralina più vicina e si trova a Gavello, che è una frazione di Mirandola, quindi a molta distanza da Finale Emilia, che è però la zona più impattata da questo cumulo di impatti ambientali negativi, come dicevo prima: infrastrutture, cave, biomasse, ampliamento della discarica, discarica già esistente, impianti che usano la formaldeide per lavorare il legno e produrre pallet, con il rischio di sprigionare formaldeide nell’aria.

Ho sollevato questo tema in Commissione più volte. Chiedo all’assessore perché non aumentiamo il numero delle centraline di rilevazione, così evitiamo di mortificare quei cittadini che con la metodologia delle centraline dal basso si autofinanziano e mettono la centralina sul balcone e noi dopo non li consideriamo, anche se sono dati importanti da poter mettere a sistema, perché diciamo che quelli sono giochi. Però diamo come unica possibilità di rilevare l’inquinamento di un’intera zona una centralina che è piazzata in zona rurale, lontano dalle vie di traffico, lontano dagli impianti industriali e in cui, per forza di cose, i dati saranno falsati.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera.

Consigliera Gibertoni, le ricordo che lei ha confuso le sue interpellanze. Lei ha parlato dell’8943, quella della centrale elettrica di biomasse, mentre io avevo nominato quella sulla qualità dell’aria del modenese. Adesso l’assessore Petitti...

 

GIBERTONI: No. L’ho citata io. Partiamo da lì per parlare di centraline. È della qualità dell’aria che stiamo parlando.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Sono due interpellanze diverse, però. Deve decidere a quale vuole che rispondiamo prima.

 

GIBERTONI: Adesso sulla qualità dell’aria.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Quindi, questa è sulla qualità dell’aria?

 

GIBERTONI: Sì. La 8908. Però, presidente, devo poter fare anche degli esempi di cose che normalmente...

 

PRESIDENTE (Rainieri): Lei può fare tutti gli esempi che vuole. Ha praticamente esposto l’interpellanza successiva, quindi ci siamo chiesti a quale delle due volesse per prima la risposta. Vuole quella dell’aria.

 

GIBERTONI: Siamo sulla 8908. Rispondiamo a questa.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Benissimo. Assessore Petitti, risponda sulla 8908. Grazie.

 

PETITTI, assessore: C’erano molti temi legati alla 8943, quindi ci siamo confusi.

Sull’8908, rispetto al tema che lei poneva, ancora una volta rispondo a nome dell’assessora Gazzolo. L’attuale configurazione della rete è stata definita nel 2011 dalla Regione Emilia-Romagna, in ottemperanza di quelle che sono le disposizioni previste dal decreto legislativo n. 155/2010. Sulla base di questo dispositivo normativo, la Regione ha definito la zonizzazione del territorio ai fini della qualità dell’aria e ha provveduto ad elaborare il programma di valutazione della qualità dell’aria, che prevede l’uso integrato di tutti gli strumenti a disposizione, che sono la rete delle stazioni fisse, le campagne di misura con strumenti e laboratori mobili, l’uso degli inventari delle emissioni in atmosfera, l’applicazione della modellistica di simulazione delle concentrazioni degli inquinanti.

La configurazione della rete regionale del monitoraggio della qualità dell’aria è, pertanto, stata individuata secondo criteri che sono dettati dal decreto legislativo n. 155/2010 e che sono di rappresentatività del territorio e di economicità del sistema di monitoraggio e considerano l’integrazione dei dati rilevati in questi siti fissi con i modelli numerici della diffusione, trasporto, e trasformazione chimica degli inquinanti. Tali criteri sono stati utilizzati per rivedere i precedenti siti fissi di misura, tenendo conto allo stesso tempo delle stazioni attive che da più tempo, confermando tutte quelle utilizzate, analizzavano le condizioni derivanti dal traffico veicolare, in quanto queste sono essenziali per la valutazione della componente di maggior peso nell’inquinamento regionale.

Altro criterio imprescindibile è stato quello legato al mantenimento delle stazioni necessarie per supportare il sistema modellistico regionale, finanziato dalla nostra Regione e messo a punto da ARPAE, allo scopo di integrare la valutazione e la gestione della qualità dell’aria. Seguendo questi criteri, è stata quindi definita una rete di misura regionale, approvata dal Ministero dell’ambiente con una nota (nota del 28/11/2011) costituita da quarantasette stazioni fisse, che comprende le attuali stazioni in provincia di Modena, rappresentative dei siti caratterizzati da traffico veicolare, fondo urbano e fondo rurale.

È importante sottolineare che l’attuale configurazione della rete consente anche di stimare, attraverso l’applicazione della modellistica di simulazione, la qualità dell’aria nell’intero territorio regionale. È una soluzione anche laddove non sono disponibili misure dirette rilevate dalle centraline fisse. I modelli utilizzati consentono, inoltre, di eseguire valutazioni annuali e confronti con i limiti richiesti dalla normativa vigente, come è anche possibile visionare sul nostro sito. Peraltro, oltre alle stazioni fisse, fanno parte della rete di monitoraggio della qualità dell’aria di Modena anche un laboratorio mobile e un’unità mobile dedicate a questi obiettivi e campagne di monitoraggio della durata di circa un mese ciascuna, realizzate su richiesta dei quarantasette Comuni della provincia di Modena.

Il laboratorio mobile è attrezzato per la determinazione in continuo di inquinanti atmosferici, quali gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio, il biossido di zolfo, l’ozono e le polveri sottili, e di parametri meteorologici, quali la temperatura, la pressione, la direzione e la velocità del vento e della pioggia. L’unità mobile è anche dotata di campionatore per polveri PM10.

Nei Comuni dell’area nord sono state realizzate numerose campagne di monitoraggio della qualità dell’aria, e solo negli ultimi cinque anni ne sono state effettuate ben 16. Nella risposta sono elencate tutte e i luoghi comuni in cui sono state fatte in ogni anno. Alla luce quindi di quanto argomentato, si ritiene che l’aumento del numero delle centraline di monitoraggio non sia necessario, in quanto non fornirebbe informazioni aggiuntive ai fini del corretto e rigoroso inquadramento ambientale della qualità dell’aria della zona di interesse.

Si evidenzia inoltre che tale eventuale aumento contrasterebbe con l’articolo 1 del decreto legislativo 155 del 2010, che stabilisce, ai fini della valutazione della qualità dell’aria-ambiente, il rispetto dei canoni di efficienza, di efficacia e di economicità, con conseguente necessità di evitare l’inutile eccesso di stazioni di misurazione.

Infine, si evidenzia che al verificarsi di specifiche situazioni di inquinamento come quella rappresentata, solitamente vengono attivate campagne di monitoraggio aggiuntive a quelle curate da ARPAE.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Il presidente prima si è sbagliato, ma per un motivo che capisco. Voi avete confuso le due interpellanze, ma perché Finale Emilia, purtroppo, come dico da anni, e in generale quella zona della bassa modenese, è talmente bersagliata di impatti inquinanti cumulativi che evidentemente avete confuso le due interpellanze. Non certamente perché non le avete lette; sono molto diverse: una riguardava, lo ripeto, quella di cui stiamo parlando in questo momento, la 8908, una ditta di cui non avevo fatto il nome, ma avevo chiarito che c’era stato un incendio, la ditta Alba, in via Ceresa a Finale Emilia, ha colpito i cumuli di rotoballe di quella ditta; l’altra, di cui ci occuperemo dopo, riguarda invece la questione delle biomasse, che ci sono sia a Russi, sia a Finale Emilia. Però lo capisco, lo sbaglio, anche da parte della presidenza: purtroppo ci sono territori, che non sono territori capoluogo, che evidentemente per la politica sono meno importanti: parlo della politica di governo, sono meno importanti di altri territori periferici, di altri territori che invece sono importanti, come i capoluoghi, quindi vengono abbandonati a se stessi e vengono, ribadisco, bersagliati da impatti ambientali negativi.

Uno di questi è Finale Emilia: si parla di una cosa, magari si tende a pensare che sarà successo soltanto quello, invece no, sono sempre sotto attacco da parte di sforamenti, da parte di impianti industriali che sono altamente dannosi per la salute, da parte addirittura di una Giunta che vuole ampliare la discarica di Finale Emilia, rendendola una delle più grandi della regione.

Per rispondere all’assessore Petitti, siamo in una situazione emergenziale. Se noi accettiamo di ammettere, anche nella pratica e non solo sulla carta, che siamo in una situazione emergenziale per quanto riguarda la qualità dell’aria in questa regione, perché invochiamo l’articolo 1 di un decreto legislativo? Non c’è un eccesso di centraline in questa regione. Ne mancano. Noi dovremmo fare scuola perché siamo più inquinati di un Paese almeno del secondo mondo e di diversi Paesi del terzo. Non diciamoci che è soltanto perché là hanno meno industrie, poverini, quindi noi non siamo capaci nel 2019, con tutte le svolte verdi che diciamo di fare, di mettere insieme sviluppo economico e tutela della salute e dell’ambiente, perché le due cose vanno di pari passo, se si vuole.

Finché non siamo in grado di farlo e continuiamo a dire ai cittadini che monitoriamo... Non se ne può più neanche di sentire che monitoriamo e facciamo monitoraggi. Se monitoriamo, almeno facciamolo seriamente. Per farlo seriamente non voglio sentir parlare di inutile eccesso di centraline per la qualità dell’aria. Si mettano centraline fisse ovunque servano. Se mettiamo le centraline mobili per un mese... Quale mese? Agosto? Per le vacanze di Natale? A me risulta che queste centraline mobili molto spesso si muovono proprio in quei periodi lì. Che rilevazione è? Invece, le centraline fisse aumentate di frequenza di distribuzione e monitorate in un modo più serio forse faranno arrivare a cambiare, soprattutto, credo, per le proteste dei cittadini, forse in futuro, qualche politica che è stata portata avanti finora come scempio ambientale senza ritorno da parte del PD in questa Regione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

Sull’ordine dei lavori

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Delmonte, sull’ordine dei lavori? Prego.

 

DELMONTE: Presidente, fatto salvo il diritto della consigliera Gibertoni di porre le interpellanze e di ricevere le risposte, io sarei per chiedere o un’inversione dell’ordine dei lavori oppure la disponibilità della consigliera Gibertoni di ricevere la risposta in forma cartacea. Obiettivamente, so che ne mancano ancora molte, si rischia di non chiudere la discussione, così come dalla Capigruppo concordato, su Bibbiano nella giornata di oggi.

Chiedevo se era possibile, se non era un grosso problema, andare avanti e poi ricevere la risposta o nella seduta di domani o in forma cartacea adesso.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Delmonte, non faccio altro che girare la sua proposta alla consigliera Gibertoni.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Se discutiamo l’8781 adesso, anche per rispetto ai cittadini che sono seduti nei posti del pubblico...

 

(interruzione)

 

Ti sto rispondendo. L’acceleratore l’avrai tu.

 

(interruzione)

 

Se mi dai del “tu” ti do del “tu”.

Pace e bene. Se accettate di discutere, per rispetto ai cittadini che sono qui oggi per assistere a questa discussione, ossia interpellanza sul tema della caccia ai cinghiali…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Sì, l’ho trovata. La ringrazio della sua indicazione.

 

GIBERTONI: Bene.

Io sono poi d’accordo a rinviare a domani o a dopodomani le altre, però sempre discussioni in aula, non risposta scritta.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Quindi, le rinviamo a domani?

 

GIBERTONI: Le altre le possiamo rinviare a quando volete, ma in aula.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Sì, però bisogna capire se gli assessori domani sono presenti. Assessori Petitti e Donini? No, domani non si può. O lei accetta di avere su carta le altre risposte, e facciamo quella che lei ha chiesto, quindi l’oggetto 8781, oppure dobbiamo andare avanti e farle tutte come da programma.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Adesso non so, presidente, se c’è magari il modo anche di interromperci un secondo e concordare il rinvio delle altre, perché non voglio fermare i lavori dell’aula, ma si sono accumulate così e forse questo era da tener presente in sede di Capigruppo. Anch’io me le sono trovate così. Mi dispiace discuterne otto in un giorno. Non è mia responsabilità e mi dispiace…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliera Gibertoni, nessuno vuole toglierle la facoltà di fare tutte le interpellanze. Il consigliere Delmonte ha fatto una richiesta e io l’ho posta a lei; dopodiché, se lei non accetta, andiamo avanti. Però, se ci interrompiamo, abbiamo l’effetto contrario di quello che vogliamo ottenere, e cioè accorciare i termini e proseguire sulla discussione che forse è più impellente come quella di Bibbiano.

 

GIBERTONI: Se credete di non valutare il rinvio di almeno qualcuna a domani, concordando con gli assessori…

 

PRESIDENTE (Rainieri): No, a domani non posso rinviarle. Quindi, o lei accetta di avere le risposte scritte alle altre e di fare l’oggetto 8781, come lei ha chiesto, o altrimenti andiamo avanti.

 

(interruzione)

 

Allora andiamo avanti.

 

OGGETTO 8943

Interpellanza circa questioni e problematiche riguardanti l’utilizzo, come combustibile, del cippato presso la centrale elettrica a biomasse di Finale Emilia. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 8943, a firma Gibertoni, a cui risponde l’assessore Petitti, al posto dell’assessore Gazzolo, circa questioni e problematiche riguardanti l’utilizzo, come combustibile, del cippato presso la centrale elettrica a biomasse di Finale Emilia.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Questa, invece, è l’interpellanza a cui facevate riferimento prima, che riguarda invece la questione delle biomasse, biomasse che sono presenti a Finale Emilia e a Russi, e mi riferisco in questa interpellanza soprattutto all’impianto di Finale Emilia.

Il caso è stato che, come vi ricorderete, in seguito alla richiesta del presidente Zaia rispetto agli alberi abbattuti dal ciclone Vaia, parte ingente del cippato che proveniva dagli alberi abbattuti da quel ciclone in Veneto è stata accolta dalla Regione, quindi le due centrali termoelettriche a biomasse di Russi e Finale Emilia hanno accettato di utilizzare come combustibile il cippato di legno che proveniva dalle zone venete colpite, e questo grazie, ovviamente, a un’autorizzazione temporanea.

Dato che stiamo parlando sempre della zona più inquinata d’Italia e che stiamo parlando di una zona tra le più inquinate d’Europa, e nell’ambito emiliano-romagnolo è la provincia peggiore, a livello regionale, di una Regione già molto svantaggiata in termini di tutela dell’ambiente e della salute, per sintetizzare gli impianti come quello di Finale Emilia dovrebbero essere a mio avviso risparmiati, cioè si dovrebbe dirci che alcune condizioni devono essere poste come inderogabili. Se noi continuiamo a derogare e ad andare avanti di deroga in deroghe, le intenzioni saranno buonissime, ma la qualità dell’aria con la combustione sappiamo che provoca sforamenti, quindi provoca peggioramenti sensibili della qualità.

La regola era che il cippato non venisse da oltre 70 chilometri di distanza, per preservare quel minimo di territorialità e autonomia territoriale “chilometro zero” dello smaltimento; si deroga qui, si deroga, in questo caso per l’impianto di Russi, e anche per quello di Finale Emilia; la centrale a biomasse vedeva già un ingente smaltimento con un impatto ambientale rilevante. Questi progetti a volte non tengono conto, come dicevo prima, anche in modo cumulativo dei vari impatti peggiorativi che sono già presenti sul territorio, quindi sono inquinamenti che si accumulano a inquinamenti. Chiedo quindi all’assessore come mai non si è pensato, in quel caso… Va bene l’accordo sottoscritto, però come mai non si è pensato di chiedersi anche se i cittadini di Finale Emilia non abbiano patito a sufficienza.

Ricordiamoci che loro pensano, e io sono d’accordo con la maggioranza di loro, quando dicono che si ritengono il polo-pattumiera dell’Emilia-Romagna.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Assessore Petitti, prego.

 

PETITTI, assessore: La società San Marco Bioenergie, nella centrale di Finale Emilia, ha ritirato materiale proveniente dal Veneto, dalle zone colpite dalla tempesta Vaia a partire dal 16 settembre 2019, per un quantitativo di 1.647 tonnellate, pari cioè all’1,29 per cento del fabbisogno annuo di biomassa della centrale.

La società prevede di ritirare un quantitativo annuo non superiore a 16.000 tonnellate. La centrale di Finale Emilia ha accettato di acquistare il materiale in oggetto, supportando ed aiutando le regioni del Triveneto nella gestione del disastro. Infatti è stato accertato scientificamente da parte dei tecnici della Regione Veneto che il prolungato stazionamento del materiale vegetale schiantato a seguito del passaggio dell’evento catastrofico della tromba d’aria all’interno del bosco, innalza esponenzialmente il rischio di problematiche fitosanitarie, come il bostrico, con conseguente infezione dell’intera area boschiva limitrofa.

I controlli da parte della centrale consistono essenzialmente, trattandosi di biomassa vergine, in un monitoraggio della certificazione di provenienza e tracciabilità attraverso il reperimento di tutta la documentazione autorizzativa per il taglio e l’esbosco che attesti la provenienza della biomassa in termini di fogli, particelle catastali e perizie estimative redatte da tecnici abilitati per la stima delle masse legnose ritirabili. Al fine di garantire una corretta gestione e contabilizzazione, gli automezzi adibiti al trasporto della biomassa sono autorizzati all’ingresso in centrale solo se provvisti di documenti di trasporto che riportino il numero di cantiere assegnato e i dati di provenienza.

Per ciò che riguarda ARPAE, i controlli sono effettuati nell’ambito dei controlli programmati sull’impianto. Relativamente ai contratti con COPROB e Terrae, che raccolgono i coltivatori che forniscono biomasse provenienti dal territorio di natura agricola, questi non sono stati modificati, pertanto non è prevista alcuna diminuzione dei quantitativi forniti localmente. Le emissioni della centrale rimangono invariate nel rispetto dei limiti in autorizzazione. Il numero di trasporti complessivi verso la centrale resta, quindi, invariato.

La maggiore percorrenza riguarderà su base annua circa 600 camion, che ovviamente non sono in grado di determinare una ripercussione in senso peggiorativo della qualità dell’aria misurata dal sistema regionale, neppure nella zona più prossima alla destinazione dei materiali. Si ribadisce che la deroga sulla distanza di conferimento è stata permessa per supportare ed aiutare le regioni del Triveneto nella gestione di un evento disastroso che non ha, purtroppo, una risoluzione nel giro di poche settimane o mesi, stanti le enormi quantità di alberi abbattuti, e la stessa centrale non trarrà un vantaggio economico dall’utilizzo di questa biomassa.

In sintesi, possiamo dire che la deroga sulla distanza è consentita solo per materiale in ingresso dal Triveneto, per le zone colpite dalla tempesta Vaia, quella dell’ottobre 2018, e limitata al periodo emergenziale; che questa azione risponde al principio di solidarietà tra Regioni, come da lettera del commissario straordinario Luca Zaia e del presidente Stefano Bonaccini, trattandosi di emergenza con caratteri anche igienico-sanitari; che non cambiano i quantitativi autorizzati e trattati, dunque restano invariate le emissioni; infine, che il principio di solidarietà tra Regioni non può essere solo enunciato, ma va praticato in concreto, specie nelle situazioni emergenziali.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Assessore, la ringrazio per la risposta, che ovviamente conferma quanto ci siamo già detti. Siamo su posizioni sicuramente molto diverse. Non è dietro la bandiera della solidarietà, che pur capisco, che si crea uno svantaggio di salute ad altri cittadini. Non meritano, anche loro, la nostra solidarietà? Oppure, semplicemente dicendo che lì non ci sono stati vantaggi economici allora va bene creare uno svantaggio di salute?

Guardate, qui la questione è proprio quella della goccia che fa traboccare il vaso. La Pianura Padana, ma in particolare l’Emilia-Romagna, non si può permettere qualunque cosa, così come farebbe un territorio qualunque. Se la situazione è emergenziale, lo deve diventare nella pratica. Ne parliamo in Commissione, parlate di cambiamenti climatici, inaugurate dei piani, ma non c’è niente nella pratica che voi traduciate in effettive condizioni che possono migliorare le aspettative di salute dei cittadini. È come se portaste le cose fino al momento dello stress, fino al momento del limite, per vedere se poi esplodono e per correre poi eventualmente ai ripari, se sarà possibile farlo, quando sarà troppo tardi.

Per quanto riguarda questa questione, è stata gestita malissimo, perché va difesa prima di tutta la salute di cittadini che in questo momento non sono ascoltati, e non lo sono da troppo tempo, e che si vedono accumulare di volta in volta minacce rispetto al loro benessere, alla loro salute e al loro ambiente. Tra l’altro, è certificato da ARPAE che la combustione della biomassa legnosa – questo è confermato da numerose ricerche internazionali – non soltanto ha un impatto ambientale non trascurabile, ma attraverso le analisi del particolato fine (PM2,5 per esempio) è stato messo in evidenza che la sorgente legata alla biomassa legnosa rappresenta anche per la nostra regione una purtroppo delle fonti maggiori di polveri sottili. Dai dati ottenuti, infatti, la biomassa legnosa risulta essere praticamente la principale sorgente di PM2,5, quindi le peggiori in assoluto, quelle che causano le peggiori patologie.

Ricordiamo anche che, a parità di calore prodotto, il cippato di legno, che noi facciamo arrivare, come niente fosse, di deroga in deroga, da altre regioni, anche se questa volta dietro l’idea della solidarietà, però mancando di solidarietà ai nostri cittadini, inquina 400 volte di più dei gas naturali.

Secondo me, qui si firmano le cose senza considerare le condizioni della nostra regione e della salute dei nostri cittadini, per cui quello che mi viene da dire è fermatevi, perché dire che non ci saranno diminuzioni e basare i parametri soltanto su “vantaggio economico sì, vantaggio economico no” ha fatto vedere a quale scempio ambientale senza ritorno siamo arrivati.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

OGGETTO 8744

Interpellanza circa le azioni da porre in essere, in merito al trasporto pubblico nelle aree montane di Cesena e di Forlì, per eliminare i disagi per l’utenza causati dall’introduzione del servizio su prenotazione. A firma del Consigliere: Bertani

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza 8744, a firma del consigliere Bertani, a cui risponderà l’assessore Donini, circa le azioni da porre in essere in merito al trasporto pubblico nelle aree montane di Cesena e Forlì, per eliminare i disagi per l’utenza causati dall’interruzione del servizio su prenotazione.

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente. Sarò telegrafico.

Questa interpellanza è stata scritta nei giorni in cui alcune tratte del servizio di trasporto pubblico locale, in particolare nella zona Cesena-Balze, Forlì-Muraglione, Forlì-Passo della Carla, passavano come corse con servizio su prenotazione.

Oltre al fatto che le corse non erano più garantite normalmente, ma dovevano essere prenotate, si è rilevato il fatto che per prenotare queste corse bisognasse chiamare un numero con prefisso 199. Il numero con prefisso 199 è una telefonata a costo ripartito, quindi ha un costo, tanto che si è stimato che solo per prenotare la corsa si spendeva più che per il biglietto ordinario. Inoltre, non tutti i cellulari riescono a telefonare a questo tipo di numero: con una carta prepagata ad esempio non è possibile raggiungere l’199. Abbiamo aggiunto quindi beffa al disservizio.

La cosa è grave dal punto di vista del singolo caso, perché qui le chiediamo come intende intervenire. Noi abbiamo evidenza che in altre zone della Regione, ad esempio, per prenotare una corsa basta un servizio di messaggistica, oggi ci sono WhatsApp, gli sms, quindi non è necessario per forza telefonare all’199, ma questo rivela anche un altro fatto, un altro problema. Con gli accorpamenti che sono stati fatti in questi anni dalle agenzie delle mobilità, in particolare in Romagna abbiamo AMR, che ha assorbito tutte le agenzie della mobilità provinciali, che quindi gestisce il trasporto pubblico, che è affidato poi a sua volta ad ATG, a START Romagna, ad Autoservizi Gualtieri, eccetera, quindi a tutta una serie di soggetti, questo allontana le decisioni sui territori e i servizi sul territorio, di modo che i piccoli Comuni e i cittadini non abbiano più voce in capitolo per difendere quel po’ di servizi di trasporto pubblico locale che è rimasto e che è fondamentale anche nei piccoli centri.

Le chiedo quindi che cosa ha intenzione di fare come Giunta.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere.

Prego, assessore Donini.

 

DONINI, assessore: Grazie, presidente.

Relativamente alle problematiche dei servizi di TPL a chiamata nelle vallate del Savio, Bidente e Montone, si informa che l’agenzia AMR Romagna, competente per materia, interpellata al riguardo ha fornito le seguenti informazioni: si precisa che i servizi di TPL a chiamata nei territori descritti da Bertani sono stati attivati ormai da anni, precisamente in concomitanza con l’avvio del servizio invernale 2014-2015. In particolare, la riprogettazione del programma di esercizio del servizio del bacino Forlì-Cesena fu studiato e rimodulato, anche con numerosi incontri con enti locali direttamente interessati, dall’agenzia ATR, che ai tempi si occupava della progettazione dei servizi del TPL, a seguito delle disposizioni normative nazionali e del conseguente recepimento da parte della Giunta regionale di quelle normative.

In particolare, si prevedeva che i criteri di ripartizione e trasferimento delle risorse del Fondo nazionale, al fine di incentivare le Regioni e gli enti locali e razionalizzare e rendere più efficiente la programmazione e la gestione dei servizi, fossero determinati da nuovi criteri legati principalmente agli obiettivi di un’offerta di servizio più idonea ed economica per il soddisfacimento della domanda di trasporto, al progressivo incremento del rapporto tra ricavi, traffico e costi operativi, alla previsione di idonei strumenti di verifica e monitoraggio dei livelli quantitativi e qualitativi dei servizi stessi.

Gli interventi attuati sono rientrati in un piano complessivo di riorganizzazione e riprogrammazione che ha consentito, nei territori citati, di trasformare corse fisse in corse a chiamata impiegando le risorse per aumentare l’offerta del servizio a disposizione dell’utenza sempre nello stesso bacino. Le corse a chiamata sono, infatti, risultate in numero maggiore rispetto alle fisse e il disagio della prenotazione è stato compensato proprio da una maggiore offerta rispetto all’assetto precedente, all’offerta di servizi pubblici. Ad esempio, nella linea 127 (Muraglione, Portico di Romagna, Rocca San Casciano) sono state trasformate sei coppie di corse fisse estive poco utilizzate, reimpiegando le risorse per aggiungere una coppia di corse a chiamata nella stessa tratta, così come nella linea 164 (Bagno di Romagna, Badia Prataglia) due coppie di corse fisse estive sono state sostituite con due coppie di corse a chiamata nella stessa tratta.

Inoltre, in alcuni casi, il recupero di risorse derivato dalla trasformazione a chiamata delle corse fisse ha permesso l’istituzione di corse fisse richieste da tempo nei Comuni della vallata, cioè altre corse fisse, come ad esempio per la linea 127, coppie di corse invernali: Rocca San Casciano 13.10, San Benedetto in Alpe 13.40 e ritorno.

In merito alle modalità di prenotazione dei servizi, la stessa è stata definita e contrattualmente regolata in occasione della prima attivazione del servizio a chiamata, numero dedicato per il servizio clienti è il 199, con affidamento a AVM; servizio poi passato, a seguito della fusione societaria di Start Romagna che ne ha mantenuto le caratteristiche affiancando anche al numero dedicato ulteriori canali di comunicazione e servizi informativi.

A partire dall’orario invernale 2019-2020, in vigore dal 16 settembre del 2019, Start ha introdotto un numero verde (800213480) dedicato esclusivamente alla prenotazione dei servizi a chiamata, per consentire agli utenti la prenotazione della propria corsa senza costi aggiuntivi.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore.

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Grazie, assessore.

È bene che ci sia un numero verde. Forse è il caso di pubblicizzarlo, perché i cittadini sanno che devono chiamare l’199 e quindi il disservizio rimane.

Alcune corse da fisse, a prenotazione, vengano trasformate in prenotazione. Penso non sia un problema, se questo offre sicuramente un nuovo servizio. Rimane il fatto che dalla sua risposta si evince che la gestione del trasporto pubblico locale è complicata perché ATR, AMR, AVM, Start sono una serie di scatole complicate, forse troppo sovrapposte, che allontanano comunque le decisioni dai Comuni e dai cittadini.

Su questo sicuramente va fatta un’importante riflessione, perché non possiamo sicuramente abbandonare i Comuni montani e sicuramente il servizio a chiamata è un servizio che va anche sviluppato anche in altri territori e forse anche nei territori più urbanizzati, perché è un servizio che, assieme al car sharing, sicuramente aiuterà a ridurre il traffico e quindi l’inquinamento. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

OGGETTO 8766

Interpellanza circa le problematiche relative alla viabilità dell’area nord della provincia di Modena, peggiorate a seguito della rimozione della linea ferroviaria che collegava Modena alla Bassa modenese. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo ora all’interpellanza 8766, a firma della consigliera Gibertoni, a cui risponderà l’assessore Donini: interpellanza circa le problematiche relative alla viabilità dell’area nord della provincia di Modena, peggiorate a seguito della rimozione della linea ferroviaria che collegava Modena alla Bassa modenese.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: […] studio come esempio di viabilità disastrata, immobile da decenni, e questo è vero, perché sulla strada statale 12, nella parte da Modena a Mirandola, ma anche nell’altra, quella che va verso l’Appennino, si è fatto veramente poco. Anzi, nei decenni, purtroppo, non certo ora, ma nei decenni, ormai da diverso tempo, addirittura ai suoi tempi si è smantellata quella linea ferroviaria che collegava ancora quella zona della provincia di Modena con la città capoluogo. Quindi, è un problema che ritengo da sempre incredibilmente sottostimato, negli anni peggiorato da questa rimozione, di certo non una rimozione recente, ma neanche che è stata rimessa in discussione dal Governo di questa Regione.

È un isolamento, questo ce lo ripetiamo da anni, quindi la mia interpellanza, che è di agosto, semplicemente mira a capire se c’è una volontà diversa adesso di ricollegare quel territorio con la città capoluogo, perché è un territorio siamo tutti d’accordo nel dire che brilla per produttività, è un territorio che produce il 10 per cento del PIL regionale e il 2,5 circa del PIL nazionale, che avrebbe diritto a una decisiva valorizzazione già a partire dal Piano regionale dei trasporti.

Quindi, sia per questioni di sviluppo economico, sia per questioni di oggettiva sicurezza stradale, e ormai sono sicuramente molto urgenti queste questioni, se non anche di emergenza, chiedo all’assessore Donini se già a partire dal Piano regionale dei trasporti si può proporre una misura concreta, all’altezza delle esigenze dei territori della Bassa Modenese, così a lungo e ingiustamente penalizzati, se si può pensare al ripristino delle linee ferroviarie dismesse, la Mirandola-Modena e la Cavezzo-Finale Emilia, che erano quelle ancora esistenti decenni fa, il ripristino quindi delle linee ferroviarie dismesse, a un’equa valorizzazione dei territori e alla diffusione del diritto a una mobilità ecologica. Quindi, non del dovere anche quando i servizi di mobilità ecologica non ci sono, ma del diritto di scelta. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera.

Prego, assessore.

 

DONINI, assessore: Grazie, presidente.

Preciso che il Piano regionale dei trasporti, attualmente in approvazione, prevede tra i propri principali obiettivi la promozione della mobilità sostenibile per tutto il territorio regionale e il raggiungimento di adeguata accessibilità in funzione delle caratteristiche territoriali e socioeconomiche.

In particolare, tra i principali obiettivi inerenti al PRIT si privilegia il potenziamento e l’ammodernamento della rete esistente e il miglioramento dell’offerta dei servizi integrati e coordinati con il trasporto pubblico su gomma, proprio al fine di migliorare l’efficacia e incrementare l’accessibilità territoriale.

Riguardo a stazioni e fermate, il Piano le individua quali punti nodali dell’intermodalità, con il ruolo di connettori tra la mobilità urbana e il trasporto regionale a media e lunga distanza, promovendo la localizzazione attorno ad essi di centri attrattori di servizi. Quindi, sono assolutamente considerati nel PRIT.

Nello specifico dell’area modenese, oltre a quanto è già stato realizzato in questi anni, i principali interventi previsti nel PRIT sono relativi alla linea Modena-Mantova, raddoppio tratta Quattro Ville-Carpi, e alla linea Bologna-Verona, potenziamento tecnologico della linea.

I tracciati dismessi infatti non rispondono più alle esigenze di velocità di oggi. Nel PRIT il trasporto ferroviario regionale è inteso come risposta alle domande di mobilità più intense. Qualora fosse verificata un’effettiva domanda di massa, nell’ordine però dei 5-10.000 passeggeri al giorno, dovrebbero progettare ex novo i tracciati richiamati appunto nell’interrogazione.

Il recupero e la riqualificazione delle ferrovie dismesse vengono promossi dal piano nell’ambito della promozione della mobilità ciclabile, come abbiamo fatto per esempio per la linea Bologna-Verona. Le ex linee ferroviarie Modena-Mirandola e Cavezzo-Finale Emilia, sono dismesse dal 1964. Sullo stato attuale di conservazione delle due linee si precisa che la sede della ex linea Modena-Mirandola, chiaramente rintracciabile per lunghi tratti, è stata recuperata come pista ciclabile tra Modena e Bastiglia, e tra Villafranca e Mirandola. Il tratto Cavezzo-Finale Emilia è stato quasi interamente recuperato a percorso ciclabile della provincia di Modena. Brevi tratti di questa linea, in particolare all’interno dell’abitato di San Felice sul Panaro e Finale Emilia non sono però più riconoscibili.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore.

Prego, consigliera.

 

GIBERTONI: … un servizio verde, smantellando una ferrovia, oppure a ferrovia già smantellata, ricoprendo il sedime con una ciclabile, la ciclabile va benissimo, è sacrosanta, in aggiunta a servizi ecologici che permettono di spostarsi nella quotidianità, e non soltanto per hobby. Se una persona vive a Mirandola e lavora a Modena non potrà andarci in bicicletta al lavoro, perlomeno non credo tutti i giorni. Se avesse [interruzione audio] un treno che una strada all’altezza della sicurezza stradale che dovrebbe essere garantita a tutti [interruzione audio] linee che portano o verso Bologna, abbiamo capito. A Bologna abbiamo capito che i servizi ci sono; non ci sono nelle aree periferiche della provincia di Modena, non ci sono nella bassa modenese, non ci sono nell’Appennino modenese.

A Bologna abbiamo capito che le linee ci sono; o a Mirandola o a Mantova. Abbiamo detto che dobbiamo collegare un intero territorio che produce il 10 per cento del PIL regionale al suo capoluogo. Se lei mi dice appunto che è scollegato dal 1964, come dal treno, com’è possibile che in tutti questi anni a nessuno sia venuto in mente di difendere quel territorio? Eppure, di esponenti politici credo che ce ne siano stati, probabilmente qualche proposta, non so se l’hanno fatta, forse no… Non lo so, ma mi sembra che sia un territorio poco rappresentato.

 

DONINI, assessore: È dal 1964. Non c’era ancora la Regione.

 

GIBERTONI: Appunto, dal 1964 evidentemente è ancora peggio, vuol dire che quando la Regione è arrivata, non avete pensato di raddrizzare un torto. Comunque sia, nel 2019 non state pensando di farlo, però ci sono dei vostri amministratori locali che promettono in campagna elettorale e dicono che ci sarebbero già delle concertazioni con la Regione ‒ evidentemente non ci sono, sennò lei me lo avrebbe detto in questa risposta ‒ per ripristinare delle ferrovie. Dal 1964 facciamo passare, a questo punto, altri anni, però secondo me quel territorio resta molto svantaggiato e a questa regione dà molto tutti i giorni.

Secondo me, anche dal punto di vista dell’ambiente, poter garantire un trasporto ecologico, che lì non c’è, sarebbe sacrosanto. Ricordiamocelo. Il PRIT era un’occasione. Non si è voluta prendere questa occasione. Resta un territorio svantaggiato ingiustamente.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera.

 

OGGETTO 8814

Interpellanza circa questioni e problematiche riguardanti il tombamento del Rio Corlo, a Fiorano Modenese. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza 8814, a firma della consigliera Gibertoni, a cui risponderà l’assessore Donini, circa le questioni e le problematiche riguardanti il tombamento del Rio Corlo, a Fiorano Modenese.

Consigliera, prego.

 

GIBERTONI: Direi che siamo arrivati, per fortuna, ormai alle ultime.

Su questa interpellanza chiedo un’opinione all’assessore Donini. È il tombamento di una parte del Rio Corlo, che non mi pare coerente con le norme di tutela paesaggistica, ma anche con le politiche regionali di contenimento del consumo di suolo, quelle che l’assessore diceva di aver inaugurato con la legge urbanistica.

La questione, ovviamente, non è di diretta competenza regionale, in questo caso, ma dispiace vedere che nessuno difende queste comunità da violazioni di norme che sono parte del nostro ordinamento. In questo caso, parlo delle norme della Sovrintendenza, della tutela paesaggistica. Chiedo innanzitutto se l’assessore sia al corrente di questo progetto e di questo accordo di programma e quale sia la sua opinione rispetto al tombamento del Rio Corlo. Stiamo parlando di Fiorano Modenese.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Assessore, prego.

 

DONINI, assessore: Consigliera Gibertoni, quando lei ci chiede di intervenire su argomenti sui quali non abbiamo titolo di esprimerci, non possiamo fare altro, in questa sede istituzionale, che chiedere a chi ha titolo di esprimersi, cioè il Comune di Fiorano e la Provincia di Modena.

In merito al primo punto del quesito posto nell’interpellanza, dalla documentazione trasmessa si evince che l’attuale intervento in corso non interessa, al momento, il corso d’acqua stesso.

Nella nota della competente Soprintendenza, relativa al sopralluogo sul Rio Corlo, per verificare l’attuazione degli interventi si specifica infatti che, sono parole della Soprintendenza: “Si è presa visione dello stato dei luoghi rilevando una serie di opere, in parte già svolte, in parte in essere riguardanti l’area delimitata ad est da via Sacco e Vanzetti e ad ovest dal Rio Corlo, ma non interessanti al momento il corso d’acqua stesso”. Lo dice la Soprintendenza. Si ritiene che le lavorazioni riscontrate nel corso del sopralluogo rientrano fra le categorie di interventi ricomprese nell’allegato A del DPR 31/2017 articolo 15, per le quali non è necessaria autorizzazione paesaggistica.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore.

Consigliera, per la replica, prego.

 

GIBERTONI: Purtroppo qui non si sa veramente come far valere dei diritti comuni. Capisco che comunque la Regione non abbia colpa in questo, però ho visitato il luogo. Al momento forse non è interessato il corso d’acqua, però almeno a un occhio esterno si vede che c’è già una montagna di terra pronta che deve soltanto intervenire per coprire e tombare per sempre quel corso d’acqua, contrariamente alle nostre normative e ai nostri ordinamenti.

Forse non le hanno specificato, assessore, che al momento non è interessato, ma a quanto pare non ci sarebbero sennò quelle montagne di sabbia e di terra. A me dispiace vedere che dovrebbe esserci l’integrazione delle competenze dei vari livelli istituzionali e invece qui si apprende che addirittura la Soprintendenza non partecipa alla seduta per un accordo di programma, non si capisce se perché magari in dissenso rispetto al progetto oppure perché non sia stato richiesto sufficientemente un suo intervento.

Questo io non lo comprendo. Ho l’impressione che a un certo punto ci troveremo con quel corso d’acqua tombato e, ancora una volta, lo ripeto perché vale anche per quanto è stato detto prima, non sapremo dove si è fermato il barile, cioè non sapremo veramente chi poteva fermare e far valere un vincolo paesaggistico, far valere una tutela ambientale e paesaggistica perché quando è successo nessuno ha visto, nessuno sapeva e nessuno faceva valere nulla. Quando è finito di succedere ormai è troppo tardi e quindi andiamo avanti, facciamo finta di niente perché c’è di peggio.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

OGGETTO 8952

Interpellanza circa questioni e procedure relative alla gara riguardante i centri di informazione e vendita di TPER. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza 8952, a firma Gibertoni, a cui risponde l’assessore Donini: interpellanza circa questioni e procedure relative alla gara riguardante i centri di informazione e vendita di TPER.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: I lavori del Consiglio comunale di Bologna sono stati interrotti dalle proteste dei lavoratori delle biglietterie TPER, che hanno scioperato per le condizioni di lavoro di assoluta precarietà contrattuale in cui sono costretti ad operare ormai da molti mesi, sciopero che era stato preceduto da un altro sciopero il 7 settembre scorso.

È dal 2011, con l’ultimo bando ATC, preso poi in gestione da febbraio 2012 da TPER, che a ogni gara d’appalto i lavoratori e le lavoratrici del settore biglietterie e assistenza alla clientela si trovano a dover segnalare incertezze e criticità nella loro situazione lavorativa, ciò sia per quanto riguarda la tutela del personale impiegato che per la gestione del servizio offerto alla cittadinanza. La durata biennale “uno più uno” degli ultimi tre contratti di appalto è stata un’ulteriore limitazione per una gestione che avrebbe potuto e dovuto puntare a investimenti superiori e a una programmazione migliore del servizio.

Oltre alla breve durata, un’altra aggravante della situazione è la divisione in lotti della gestione dei punti TPER intrapresa dal committente negli ultimi due bandi. Infatti, se finora tale gestione, ulteriormente frammentata, non si è mai attuata è solo perché la società che gestisce attualmente le biglietterie, Progetto Lavoro, ha sempre partecipato e vinto tutti i lotti del bacino di Bologna, mentre in quest’ultimo bando un’altra società, Holacheck, ha partecipato a un solo lotto (Marconi), pertanto in caso di assegnazione a quest’ultima società le ventisei persone adibite al servizio verrebbero gestite – l’interpellanza è del 9 ottobre – da due anziché da un unico datore di lavoro, a cui si aggiungerebbe un terzo soggetto, che già gestisce il punto TPER della stazione di Ferrara, che ha partecipato da solo al lotto 3, e questa è la società Itinerando.

L’attuale contratto è già scaduto il 31 marzo 2019, vi è stata una prima proroga il 30 giugno 2019, ma questi continui slittamenti pongono il personale in una situazione di preoccupazione, oltre che di ostacolo alla corretta gestione dell’attività lavorativa. Quindi, accade che i contratti a termine non più rinnovabili non vengono trasformati in contratti a tempo indeterminato, perché la clausola sociale inserita nel bando non chiarisce in capo a chi e secondo quali criteri verranno assorbiti gli addetti e gli addetti al servizio e i turni lavorativi non possono essere programmati a lungo termine. Nell’ultimo bando di gara era stato previsto un progetto per migliorare la gestione delle file, progetto che, però, al momento risulta di fatto azzerato o attuato solo in maniera parziale.

È stata spesso segnalata dai lavoratori una scarsa collaborazione, che sarebbe necessaria per permettere, invece, ai lavoratori di operare in maniera più efficiente tra il settore biglietteria e l’assistenza alla clientela dell’azienda di trasporti e TPER, e ciò, in primo luogo, per la mancanza di informazioni tempestive, per la mancanza di attività formative necessarie e costante, poi la scarsa attenzione alle segnalazioni di problematiche di sicurezza, igiene e stress correlato, poi per quel che riguarda la programmazione della vita lavorativa e, ultima circostanza, anche la scarsa o assente manutenzione delle infrastrutture. Lasciano a desiderare, infatti, le stesse sedi di lavoro con microfoni non funzionanti e numeratori eliminacode del tutto inadeguati presso la biglietteria dell’autostazione di Bologna.

Fatte tutte queste considerazioni, che sono in contrasto con le politiche di miglioramento, integrazioni e sviluppo del servizio, che da dieci anni a questa parte hanno avuto luogo con l’avvento dei progetti Mi Muovo, STIMER, portati avanti dalla Regione Emilia-Romagna, chiediamo quali siano le ragioni della mancata aggiudicazione della gara riguardante i centri di informazione e vendita di TPER, quando se ne prevede l’esito finale e se risulti in relazione a questa gara la volontà di TPER di sfruttare l’articolo 7 del bando gara per cui la stessa può ritirare la gara non assegnandola senza penali, eventualmente riformulandola. A questo punto, se possono i lavoratori pensare che stanno arrivando delle condizioni migliorative per la loro quotidianità lavorativa, visto che operano in situazioni sempre più difficili, quindi come facciamo a migliorare finalmente una volta per tutte le condizioni dei lavoratori TPER. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Assessore, prego.

 

DONINI, assessore: Grazie, presidente.

La gara per l’assegnazione delle biglietterie aveva evidenza pubblica e scadenza per la presentazione delle offerte il 3 giugno del 2019. È stata disciplinata con identiche modalità della precedente gara, effettuata nel 2016, nel rispetto della normativa vigente.

La gara viene infatti effettuata per lotti funzionali, modalità utilizzata per altre gare, per la fornitura di beni e servizi, in ossequio alle normative nazionali e direttive comunitarie, sempre più volte a favorire la libera concorrenza e la partecipazione delle imprese, anche delle piccole e medie imprese.

La società TPER riferisce che in ogni caso, nel bando di gara è stata inserita la clausola sociale a tutela dell’occupazione e dei lavoratori attualmente impegnati nelle biglietterie, quindi nessuno rischia il posto di lavoro.

TPER riporta che la complessità delle offerte presentate dai concorrenti ha comportato la necessità di tempi congrui per analizzare dettagliatamente in particolare le offerte tecniche. Nelle more, la stazione appaltante ha disposto l’estensione temporale degli affidamenti in essere fino al 30 settembre del 2019, e successivamente fino al 30 novembre appunto di quest’anno.

TPER riferisce che la Commissione di gara, con riferimento al lotto 1 e al lotto 2, ha deciso di procedere con la verifica di anomalia dell’offerta formulata da un concorrente. In seguito alle risultanze dell’analisi della giustificazione prodotte dal concorrente, nei termini assegnati, al fine di chiarire i profili ancora dubbi su delle giustificazioni si è convocata la società in fase di contraddittorio. Sono tutte procedure, peraltro previste dalla legge.

Con riferimento al lotto 3, l’unico concorrente che ha partecipato ha presentato un’offerta che nell’assegnazione del punteggio tecnico (la procedura è aperta con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa) non ha superato lo sbarramento richiesto. Il concorrente quindi è stato conseguentemente escluso, pertanto non si procederà all’aggiudicazione.

In esito alle verifiche svolte e alle determinazioni della Commissione di gara, infine, il Lotto 1 è stato aggiudicato ad un concorrente. Il Lotto 2 e il Lotto 3 non sono stati aggiudicati. Il Consiglio d’amministrazione ha dato, quindi, mandato al direttore della società di avviare una nuova procedura di gara per i Lotti 2 e 3, prorogando, nelle more, gli affidamenti in essere alle società già affidatarie fino al 30 giugno 2020 e ha prorogato anche l’affidamento in essere per il Lotto 1 fino al 31 gennaio 2020, al fine di poter procedere con l’applicazione della clausola sociale.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera, prego, per la replica.

 

GIBERTONI: La replica è semplicemente che le nostre preoccupazioni sono per le condizioni dei lavoratori, non soltanto per la garanzia del loro lavoro, ma anche per le condizioni migliorative. Vorremmo che migliorassero i loro contratti, vorremmo che migliorasse la possibilità dei contatti, della formazione e della vivibilità del loro posto di lavoro. Le cose devono per forza arrivare a un punto in cui noi... Vorremmo prendere atto che si va verso un percorso di miglioramento di rapporti con l’azienda, di possibilità di avere contratti stabili, quindi di vedere trasformati i propri contratti ‒ per coloro che li hanno ‒ non stabili in contratti a tempo indeterminato e non andare avanti nell’incertezza.

Speriamo che la strada, a questo punto, dopo una serie di situazioni che sono sembrate vacillanti, possa prendere la direzione più corretta, soprattutto dal punto di vista delle condizioni di lavoro.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Benissimo. Grazie.

 

OGGETTO 8781

Interpellanza per sapere se siano previsti tavoli di discussione, sul tema della caccia ai cinghiali, con le associazioni dei cacciatori e degli agricoltori e se, in questo caso, siano state invitate ai tavoli anche le associazioni animaliste. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’ultima interpellanza, la 8781, a firma della consigliera Gibertoni, a cui risponderà il sottosegretario Manghi...

No, lei non può intervenire e deve anche sedersi, per favore.

 

(interruzione)

 

Lei non può intervenire e deve anche sedersi.

 

(interruzione)

 

No. Lei non può intervenire e deve anche sedersi, per favore. Sennò la devo far allontanare. Se dopo con l’assessore ne vuole parlare, ne parlerete fuori, non in aula. Non è ancora consigliere lei.

 

(interruzione)

 

Sì, ma i cittadini possono parlare fuori, non in questa sala. Prego.

Interpellanza per sapere se siano previsti tavoli di discussione, sul tema della caccia ai cinghiali, con le associazioni dei cacciatori e degli agricoltori e se, in questo caso, siano state invitate ai tavoli anche le associazioni animaliste.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Finalmente la discussione di questa interpellanza. Ringrazio i cittadini che sono venuti per assistere. È stata una coincidenza il fatto che fossero qui oggi per una loro manifestazione proprio sul tema venatorio e contro le politiche filovenatorie che hanno visto venire avanti con il piano faunistico e anche con ulteriori deroghe. Forse ricorderete quando abbiamo parlato, ad esempio, della clamorosa ripresa o desiderio di ripresa da parte della Regione Emilia-Romagna della caccia in braccata al cinghiale, modalità di caccia che addirittura sono rifiutate da altre Regioni, penso alla Toscana, perché sono considerate di inutile ferocia, di inutile crudeltà e che però invece qualcuno in Regione Emilia-Romagna stimolava come deroghe da poter approvare nel minor tempo possibile.

Chiedo al sottosegretario, a questo punto visto, che sono stati sollevati dubbi delle volte da parte di associazioni animaliste che credo vorrebbero semplicemente sentire la propria opinione rappresentata, essendo che poi rappresentano la maggioranza del comune sentire perché ci riportano tutti quanti i sondaggi e tutte le rilevazioni, che effettivamente chi pratica la caccia è una minoranza, è una nicchia all’interno della popolazione degli emiliano-romagnoli rispetto a chi è esplicitamente avverso oppure indifferente oppure non si interessa. Però, addirittura ci riportano cifre di 1 per cento a 80 per cento avversi alla caccia e poi una frazione di cittadini emiliano-romagnoli che sono laici, però non hanno una posizione neppure a favore della caccia. Parliamo effettivamente di una minoranza.

Le associazioni animaliste meritano una rappresentanza forte, a mio avviso. In particolare l’interpellanza affronta sia questa questione sia quella della caccia al cinghiale che come la tela di Penelope pare non giungere mai a una fine: la caccia in funzione del sovrappopolamento dei cinghiali. In particolare, per diverse associazioni animaliste e anche per me, e io in questo condivido completamente la loro visione, non deve giungere mai a una fine, ossia si sarebbe creato uno squilibrio apposta fatto in modo che i cinghiali sarebbero in soprannumero perché immessi dai cacciatori e ibridati con i maiali per aumentarne mole e prolificità. Se fosse così, sarebbe quindi causato appositamente uno squilibrio ecologico fatto come la tela di Penelope per non essere mai risolto, perché si azzera, ma poi si ricrea. I nostri boschi e le nostre colline rischiano di trasformarsi quindi in enormi allevamenti a cielo aperto e a costo zero.

Il TAR della Toscana, pronunciandosi su un ricorso presentato da diverse associazioni, ha emesso a maggio un’ordinanza con la quale si dispone la sospensione del piano di controllo del cinghiale nella parte in cui si consente la caccia in braccata, la metodologia feroce, quella più feroce, che è un sistema ritenuto particolarmente crudele nei confronti degli animali.

Anche per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, le indicazioni ISPRA dicono che appunto il metodo deve essere solo quello della girata. Sto parlando anche per chi avesse un’attitudine pro-caccia, ci sono Regioni come la Toscana dove purtroppo la caccia al cinghiale lì è presente, ma rifiutano il metodo feroce della braccata.

Di recente pare che ci siano state richieste da parte dei cacciatori in merito al controllo dei cinghiali, perché venga reintrodotto questo metodo, ma, a mio avviso, non è estendendo di deroga in deroga la caccia ancora di più in questa regione che si possano davvero ristabilire equilibri ecologici, ma perseverando in un sostegno sbilanciato verso la caccia si otterrà soltanto di consolidare i disequilibri.

Chiedo, quindi, a questo punto al sottosegretario, in mancanza dell’assessore Caselli, se riguardo a caccia e controllo dei cinghiali intenda davvero distaccarsi dal parere ISPRA per venire incontro alle richieste dei cacciatori e se siano previsti tavoli di discussione sul tema della caccia ai cinghiali con cacciatori e agricoltori, che penso esistano già, ma se siano state invitate a partecipare tutte le associazioni animaliste, oppure, se siano state escluse, per quale motivo siano state escluse.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Sottosegretario Manghi, prego.

 

MANGHI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta: Grazie, presidente.

Rispetto all’interpellanza della consigliera Gibertoni, è necessario in primo luogo distinguere l’attività venatoria sulla specie cinghiale esercitata in particolare secondo le disposizioni del Regolamento per la gestione sugli ungulati n. 1/2008 e dal calendario venatorio dall’attività di controllo di cui all’articolo 9 della legge n. 157/1992 e all’articolo 16 della legge regionale n. 8/1994, attuabile sotto la diretta responsabilità dei corpi di Polizia provinciale, sulla base di appositi piani, approvati dalla Regione su parere di ISPRA, in situazioni di dimostrate emergenze e anche in zone e periodi in cui la caccia è vietata.

Quanto al prelievo venatorio, le disposizioni vigenti consentono che venga esercitato nelle diverse forme di caccia, sia collettiva, braccata e girata, sia in selezione. Ciascuna di esse è attuabile su territori aventi caratteristiche differenti, dipendenti principalmente dalla percentuale di boscosità che li caratterizza. La braccata è l’unica forma di prelievo praticabile laddove il coefficiente di boscosità risulta particolarmente elevato, mentre la girata, che prevede l’utilizzo di un solo cane e di un numero limitato di cacciatori, è praticabile solo in territori con coefficiente di boscosità basso. La selezione, infine, è particolarmente indicata nelle aree aperte, ma soprattutto a seguito dell’entrata in vigore della legge 2 dicembre 2005, n. 248, che ne consente l’attuazione in un periodo temporale molto ampio, ivi comprese la primavera e l’estate, è indispensabile per intervenire nelle colture potenzialmente danneggiabili, al contrario della caccia collettiva, che è praticabile nel solo periodo invernale.

Ogni atto che disciplina l’attività venatoria del cinghiale, ivi compresi i piani di abbattimento riferiti alle diverse forme di caccia, viene sottoposto al parere di ISPRA prima dell’approvazione e non sono mai state sollevate obiezioni sulla tecnica della braccata, peraltro indicate e descritte dallo stesso Istituto nelle linee guida per la gestione del cinghiale del 2003, pubblicate dal Ministero dell’ambiente e reperibili sul sito istituzionale dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Diverse le attività di controllo, nei confronti della quale ISPRA si esprime escludendo l’utilizzo della braccata in quanto metodo non selettivo e, pertanto, in contrasto con i dettami dell’articolo 19 della citata legge n. 157/1992. Di conseguenza, l’unico metodo in forma collettiva che risponde a requisiti di selettività è rappresentato dalla girata, effettuata da un conduttore di un unico cane limiere abilitato. Attualmente sono ancora in vigore i piani di controlli di cinghiali approvato a suo tempo dalle Province ed è in fase di predisposizione un piano regionale di controllo che, come tutti i piani di controllo approvati sino ad oggi dalla Regione, terrà conto del parere vincolante di Ispra.

Ad ogni modo, la bozza del piano di controlli del cinghiale prima della trasmissione ad Ispra per il relativo parere, sarà sottoposta alla Consulta di cui all’articolo 10 della legge regionale 8/94, con il coinvolgimento dei diversi portatori di interesse, tra i quali organizzazioni professionali agricole, associazioni venatorie, associazioni di protezione ambientale riconosciute con specifico decreto del Ministero dell’ambiente ai sensi dell’articolo 13 della legge 349/1986, tra le quali anche quelle animaliste, come la LAC e la LAV. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Io non ho sentito la risposta sul coinvolgimento delle associazioni animaliste.

La mia opinione è che non siano davvero coinvolte come dovrebbero…

 

(interruzione)

 

Le dico, sottosegretario, che secondo me, persone che volontariamente, tutti i giorni rappresentano un sentire che è a maggioranza della Regione, rispetto alla possibilità di rappresentare anche il benessere animale, la tutela dell’ambiente, eccetera, dovrebbero avere un peso molto più preponderante rispetto al fatto che le politiche regionali appaiono comunque molto sbilanciate, invece, dall’altra parte, cioè, non stiamo parlando dello stesso peso.

Quindi, non soltanto io davvero condivido le loro opinioni, ma anche chi non le condividesse secondo me le deve per forza includere nel giusto peso, nella giusta influenza che loro meritano di avere. Il fatto che si sentano costantemente esclusi dai tavoli, o non valutati a sufficienza, a mio avviso è un segnale pessimo di coinvolgimento, da parte di chi rappresenta davvero la maggioranza della visione della caccia in questa Regione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

È così conclusa la parte delle interpellanze.

Ritorniamo all’argomento delle risoluzioni…

 

(interruzione dal pubblico)

 

Silenzio! Silenzio! Silenzio! Non le ho dato la parola e non può parlare. Silenzio! Ho la voce più alta io, della sua: le chiedo di uscire dall’aula! Le chiedo di uscire dall’aula. Chiedo per favore ai commessi di far sgombrare l’aula. Le chiedo di fare silenzio. Questa non è una piazza pubblica, è un’aula dove i consiglieri hanno diritto di parlare, il pubblico di assistere, ma di non intervenire.

 

(interruzione dal pubblico)

 

Le chiedo di accomodarsi fuori. Devo chiamare i carabinieri? L’ho già chiesto cinque volte.

 

(interruzione dal pubblico: “Chiami la polizia…”)

 

Benissimo, lei sta facendo interruzione di lavoro pubblico. Le chiedo gentilmente di uscire dall’aula o di fare silenzio. Le chiedo gentilmente di uscire dall’aula. Chiedo ai commessi e ai questori di andare sul palco...

 

(interruzione)

 

Sospendo la seduta, che riprenderà non appena i signori saranno accompagnati fuori. Grazie.

 

(La seduta, sospesa alle ore 15,59, è ripresa alle ore 16,02)

 

OGGETTO 9121

Relazione finale all’Assemblea legislativa della Commissione speciale d’inchiesta circa il sistema di tutela dei minori nella Regione Emilia‐Romagna. (Art. 60 Regolamento interno)

(Continuazione discussione)

(Risoluzioni oggetti 8822 - 8790 - 9137 - 9140 - 9142 - 9143 - Continuazione discussione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Dopo lo show fuori tema, credo anche poco educativo, riprendiamo i lavori con la relazione sulla Commissione d’inchiesta.

Ha chiesto di parlare il presidente della Giunta Bonaccini. Prego.

 

BONACCINI, presidente della Giunta: Grazie, presidente.

Chiedo di poter parlare ora perché devo recarmi a Roma per il dibattito di questa sera. Volevo dire alcune cose rispetto al tema dell’inchiesta e poi proseguirà il dibattito. Abbiamo vissuto tutti quanti, stiamo vivendo un’inchiesta i cui risultati, dal punto di vista eventualmente penale, sarà la magistratura a dover accertare, come avviene in ogni Paese democratico e civile, con il compito di fare indagini e svolgere eventuali processi per i quali abbiamo detto un minuto dopo l’avvio dell’inchiesta che ci saremmo costituiti e ci costituiremo parte civile in quanto la Regione sarebbe, in quel caso, parte lesa.

Voi sapete, peraltro, che i servizi di tutela dei minori non sono in capo alla Regione, sono in capo ai Comuni o alle Unioni in collaborazione con le ASL. Abbiamo un’inchiesta che conta ventinove indagati per vicende relative a una decina di casi di bambini allontanati dalle loro famiglie naturali in modo potenzialmente illecito. Questa è l’indagine in corso. A distanza di pochi giorni abbiamo istituito due Commissioni speciali, una tecnica in capo alla Giunta e l’altra di indagine dell’Assemblea legislativa. Nessuna delle due, è bene tornare a chiarirlo, perché ogni tanto leggo o sento un po’ di confusione, è dotata di poteri inquirenti, ovviamente, perché, come ho detto prima, quelli li possiede unicamente e comprensibilmente la magistratura. Peraltro, sono Commissioni che non possono in alcun modo interferire con l’operato degli stessi inquirenti.

Si è lavorato rispettando il calendario previsto. Si sono concluse le ricerche e le audizioni la scorsa settimana. Questa mattina è iniziato il dibattito. Voglio ringraziare tutti i componenti, parlo della parte presente qui in aula, cioè quella relativa all’Assemblea legislativa, per il lavoro che avete fatto. Peraltro, chiunque sia stato chiesto di audire è stato chiamato ad audire, e di quella Commissione, in particolare quella dell’Assemblea legislativa, anche qui ho letto molta confusione, dal momento che facevano parte tutte le forze politiche e gli esponenti che volevano presenziare di questa Assemblea legislativa, come peraltro è assolutamente giusto, non solo legittimo.

La Commissione tecnica era composta di esperti, ha lavorato con l’obiettivo di valutare l’intero sistema di tutela dei minori, come avevamo dato mandato, è andata oltre le sole competenze organizzative di coordinamento della Regione, perché aveva l’obiettivo di provare a individuare eventuali falle e magari avanzare proposte utili a rafforzare i meccanismi di garanzia a protezione dei più piccoli e delle famiglie, la cosa che ci interessa di più. Inoltre, una verifica della normativa nazionale e regionale, la valutazione dei dati, l’esame delle procedure, l’organizzazione e le competenze dei servizi sociali e sanitari. Questo ha fatto la Commissione: ascolto diretto (adesso non ricordo il numero a memoria) di circa 150 persone, a tutti i livelli del settore.

La Commissione d’inchiesta, composta da membri di maggioranza e di opposizione, aveva obiettivi analoghi, pur potendo spaziare ulteriormente su tutti gli ambiti essendo di natura politica. 30 audizioni, oltre 80 ore di ascolto, anche qui presentate le proprie conclusioni in Assemblea.

Vorrei stare adesso ai dati emersi dall’indagine della Commissione tecnica. Il primo: gli allontanamenti dei minori sono esattamente nella media nazionale, 2,6 su mille minorenni residenti, e inferiori a quelli di altri Paesi europei, in alcuni casi nettamente. Ci sono Paesi che hanno casi fino a 3-4 volte superiori. Dunque, non è vero che in Italia si allontana di più che nel resto d’Europa e men che meno esiste un’anomalia da questo punto di vista emiliano-romagnola.

Va inoltre precisato che, quando si parla di allontanamento, si fa riferimento a diverse tipologie, parziale o a tempo pieno, parentale o eterofamiliare, consensuale e giudiziario. In Emilia-Romagna l’affido in famiglia è nettamente la scelta privilegiata. Gli standard di personale previsti risultano pienamente rispettati su tutto il territorio regionale.

Il secondo: di raffreddori in un sistema sano ha parlato il presidente della Commissione tecnica, semplificando, con un’espressione che non condivido, un concetto più articolato, ma preciso. L’analisi evidenzia come la legislazione regionale sia coerente con quella nazionale e ci collochi tra i sistemi più attenti in materia di diritto di famiglia dei minorenni. I fatti della Val d’Enza, se confermati, sarebbero gravissimi, ma estranei e incompatibili con l’impianto normativo vigente, conseguenza di comportamenti non solo distorti, ma sarebbero opposti rispetto a quanto previsto e raccomandato anche a livello regionale.

Terzo punto: se le norme ci sono e sono complessivamente di buona qualità, occorre però che riusciamo a renderle per il futuro più cogenti e favorirne l’omogeneità di applicazione su tutto il territorio regionale, di più e meglio. Da qui la proposta di costruire un percorso di qualità della tutela dei minorenni a regia regionale, omogeneo, sempre monitorabile, e cogente per gli enti e i professionisti coinvolti, che lavori con alcuni specifici obiettivi: il primo, ridurre al minimo la variabilità delle interpretazioni e attuazione delle norme; il secondo, sostenere i professionisti e le famiglie affidatarie con attività di formazione continua e condivisa, competenze specialistiche e strumenti validati e omogenee; terzo, promuovere la figura dell’esperto giuristico, prevista dalla normativa regionale, ma, dobbiamo dirci, troppo poco diffusa, quindi bisogna estenderla e fare di più; quarto, promuovere un’attività di autocontrollo sistematico, che consenta di evidenziare eventuali scostamenti dagli standard; quinto ed ultimo, prevedere un sistema informativo di raccolta dei dati uniforme e una valutazione clinico-diagnostica dei minori, sostenuta da conoscenze e procedure standardizzate, univoche e validate a livello scientifico, entrambi aspetti carenti, peraltro, a livello nazionale.

Abbiamo quindi alcune proposte da sottoporre alla discussione e alla valutazione, che possono andare a irrobustire, rafforzare, migliorare e correggere se alcune cose non hanno funzionato, in un sistema che peraltro complessivamente funziona, e funziona anche bene.

Voi avete sentito l’audizione del presidente del Tribunale per i minorenni, Giuseppe Spadaro, avvenuta pochi giorni fa. Dai dati 2018 e del primo semestre 2019 è emerso il più basso numero di allontanamenti di minori dell’intero territorio nazionale, e 149 in un anno e mezzo. Gli allontanamenti riguardano, per la quasi metà dei casi, minori di età superiore ai dodici anni, quindi quelli di cui si parla in questa vicenda, i bambini più piccoli, sono in numero tra i più bassi in Italia. Ha detto che il sistema è migliorabile, ci mancherebbe altro, ho avanzato proposte per correggerlo, ma in Emilia-Romagna tutto sommato funziona, così come a livello nazionale. Ha detto che se vi è stata un’anomalia a Bibbiano, da accertare nelle sedi competenti, devono essere puniti i responsabili, chiunque ha sbagliato è giusto che debba pagare. Ma ciò che non accetto per gli effetti devastanti che riverbera nello stato sociale è la sua generalizzazione.

Ora, io vorrei dire alcune cose molto semplici in conclusione. Noi da subito abbiamo detto, una volta che sia stabilito che i casi sono quei casi lì, che complessivamente il sistema non vede anomalie rispetto alla media nazionale, che sotto gli standard, spesso di numeri di casi europei, che c’è un sistema complessivo che dimostra che funziona, che va corretto per alcune anomalie, che anche qui non hanno sempre funzionato bene o benissimo, che va tutelata e difesa la stragrande parte di professionisti, che rappresentano un patrimonio per la storia dei sistemi e dei servizi di welfare di questa Regione e che sono stati ‒ molti di loro che non c’entrano, peraltro, nulla con l’inchiesta ‒ colpiti da fatti, lo avete visto, anche abbastanza gravi, minacce, eccetera.

Se vogliamo garantire che si corregga ciò che funziona non sempre perfettamente, ma si tuteli ciò che complessivamente funziona, e funziona anche complessivamente bene, si provi. Ho apprezzato che nelle ultime settimane, in particolare, sia a livello nazionale che territoriale, i toni si siano davvero abbassati. Questo è utile per preservare un’inchiesta che ha tutto il diritto e il dovere di proseguire. Sapete che sin dall’inizio ho detto: si faccia il prima possibile, si faccia bene e, nel caso, non si guardi in faccia nessuno. Sarebbero accuse che, se dimostrate, sarebbero talmente gravi da configurare reati che è bene abbiano le pene più severe possibili, seppur previste dall’ordinamento giudiziario. Verrebbe persino da dire, anche da un punto di vista simbolico, siano pene esemplari. Vedremo che cosa succederà. Mi auguro che il prima possibile l’inchiesta giudiziaria possa concludersi per verificare cosa potrebbe succedere dal giorno esattamente dopo (eventuali rinvii a giudizio, processi da svolgere, eccetera).

Abbiamo messo in campo due Commissioni che hanno lavorato, e hanno lavorato bene, al di là delle dispute e delle schermaglie politiche, che comprendo benissimo. Pare che i lavori siano proceduti. Al di là dei toni, anche con l’arrivo della campagna elettorale, mi pare che tutto sommato si sia riusciti a mettere su un binario di maggiore consapevolezza e rispetto reciproco delle parti anche il dibattito, che era partito, ovviamente, in parte un po’ ‒ voglio usare questa parola ‒ sbandando nei toni e anche negli obiettivi. Questo, credo, è quello che ci si aspettava da noi in termini di due Commissioni, con quelle differenze che ho descritto, coinvolte.

Ringrazio tutti per il lavoro svolto. Avrete materia per discutere e arrivare a una proposta che l’istituzione prenderà per mettere in campo un correttivo e una proposta più cogente. Direi che su questo tema ci si può persino tornare anche prima delle elezioni, una volta in possesso di ulteriori questioni da poter discutere. Nessuno ha mai voluto né nascondere né insabbiare nulla. Nessuno ha mai voluto immaginare che non si dovesse parlare di Bibbiano per non sporcare l’immagine di questa Regione, in cui, ripeto, i sistemi di welfare funzionano e spesso sono un esempio a livello nazionale. È stato giusto, a mio parere, fare questo lavoro e di questo volevo darne merito anche all’Assemblea legislativa tutta. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ricordo che siamo in discussione generale. Si era prenotato prima il collega Tagliaferri.

Prego, consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Presidente e colleghi, riteniamo che la relazione della Commissione speciale di inchiesta circa il sistema di tutela dei minori della Regione Emilia-Romagna, come elaborata dall’Ufficio di Presidenza con il gruppo di lavoro costituito per il supporto tecnico-amministrativo sia del tutto insufficiente, gravemente carente e per certi aspetti assolutoria delle reali problematiche emerse nel corso dei due mesi di effettiva attività di indagine. Ciò ci ha indotto a presentare per l’aula una controrelazione, una relazione di minoranza, sottoscritta da tutti i consiglieri del centrodestra.

Innanzitutto la deliberazione istitutiva di questa Commissione dava una serie di mandati. Non so se qualcuno se li sia ripercorsi, ma francamente mi sembra che pochi di questi siano stati rispettati. Certo, alcuni li ritroviamo per sommi capi nella relazione realizzata dagli uffici, ma non si può certamente dire che siano frutto del lavoro di questa Commissione.

Passando alla relazione, sorvolo sulla parte relativa alla legislazione nazionale e regionale di materia, che ritengo assodato sia condivisa, per soffermarmi in ordine alla corposa sezione contenente i dati. Non posso che constatare che essi sono difficilmente raffrontabili fra loro a causa del diverso livello territoriale scelto per l’aggregazione all’interno delle diverse parti del documento e la mancanza di omogeneità dei periodi temporali presi a riferimento.

Tali elementi lasciano francamente perplessi. Passare, infatti, da scala regionale a scala provinciale, avendo solo sporadicamente a riferimento a livello distrettuale, non consente di indagare in profondità i fatti, costringendo i commissari ad accettare acriticamente i contenuti della relazione di maggioranza, senza possibilità alcuna di fugare il dubbio che i dati riportati di volta in volta in forme diverse e con riferimento a periodi diversi siano così disposti semplicemente in funzione del tentativo di dimostrare una tesi preconfezionata.

Trovo sia molto parziale la ricostruzione attuata nella parte dedicata espressamente alla Val d’Enza. Certamente era la più delicata, ma chi l’ha scritta si è premurato di omettere ogni riferimento a soggetti esterni all’Unione, con l’unica eccezione del paragrafo relativo alla convegnistica. Evidentemente un convegno non si nega a nessuno.

Da una lettura approfondita degli atti si trova un po’ di tutto: si va da una commissioni di gara che aggiudica il vincitore il giorno prima che la commissione stessa fosse nominata a un affidamento a trattativa diretta approvato sette giorni dopo l’esecuzione della prestazione. Ma in quest’ultimo caso è tutto giustificato: si tratta dell’ARCI, siamo nel Reggiano, quindi è tutto normale.

Sul versante finanziario è certamente il capitolo della formazione, naturalmente tutta assegnata a trattativa diretta dal servizio sociale integrato al centro Hansel e Gretel, quantificata in 5.000 euro. Vi scordate altri 15.000, ma poco conta, anche perché a questa si aggiunge quella eseguita dai singoli Comuni a botte di 5.000 euro, come dimostra Cavriago. Immancabile poi si aggiunge l’AUSL di Reggio Emilia, che nel biennio 2014-2015 assegna ben quindici corsi di formazione al centro Hansel e Gretel per ulteriori 85.000 euro. Chissà quanto costerà la rieducazione. Ovviamente, nella relazione di maggioranza tutto ciò non compare, come non compare tutta una serie di elementi, che brevemente passerò a elencare.

Il ricorso al centro studi Hansel e Gretel, Onlus di Torino, veniva giustificato dal fatto che in regione Emilia-Romagna non era a disposizione un centro clinico specializzato. Come abbiamo visto, ciò è falso, perché vi era Il Faro a Bologna. Fra gli scopi del centro La Cura, come risulta dall’accordo multilaterale di collaborazione, rientra quello di garantire percorsi psicoterapeutici specialistici ai minori, tramite l’impegno diretto e la consulenza dell’associazione Hansel e Gretel, indicata dall’Unione Val d’Enza. Asserzione non poteva essere più esplicita, in quanto vi è una precisa assunzione di responsabilità politica sulla scelta di affidare in modo apparentemente esclusivo la terapia svolta presso La Cura all’associazione Hansel e Gretel Onlus.

Un componente dell’AUSL di Reggio Emilia, indicato dall’AUSL stessa, faceva parte del gruppo tecnico di lavoro che monitorava il progetto La Cura, conseguentemente l’AUSL di Reggio Emilia non soltanto sapeva del progetto, ma vi era anche direttamente coinvolta. L’Ufficio di Presidenza della Conferenza territoriale sociale e sanitaria di Reggio Emilia, presieduta dall’allora presidente della provincia Giammaria Manghi, oggi sottosegretario alla Presidenza della Regione, ha approvato un documento nel quale testualmente si legge: “L’Unione Val d’Enza si è organizzata per affrontare il fenomeno della violenza sui minori e, insieme all’AUSL e all’associazione Casina dei bimbi, ha aperto nei mesi scorsi un centro di riferimento per il maltrattamento e abuso. Questo servizio innovativo può essere messo a disposizione di tutta la comunità reggiana”. Evidentemente, per fugare qualsiasi nesso logico tra l’adesione dell’Unione al CISMAI e la costituzione del centro La Cura, questa viene riferita alle annualità 2017-2018. Si omette però di dire che si tratta di meri rinnovi, in quanto l’adesione vera e propria risale al 2015 e viene motivata dal poter usufruire dei servizi informativi e accedere alle opportunità formative che l’ente offre ai propri soci.

Nel piano sociale e sanitario distrettuale, si sottolinea che è compito dello psicologo dell’AUSL in forza al servizio proporre il trattamento psicoterapeutico specifico sul trauma per le piccole vittime. È quindi, in ultima istanza lo psicologo dell’AUSL a disporre la terapia presso il centro La Cura, terapia che sarà poi svolta dai terapeuti dell’Hansel e Gretel. Gli accordi di collaborazione prevedono un contributo di compartecipazione versata all’Unione di 50 euro annui a minore, ma tale pagamento esula dalle prestazioni specialistiche in quanto le terapie venivano pagate direttamente al centro Hansel e Gretel Onlus a un costo di 135 euro all’ora.

Tralasciare di sottolineare questo elemento all’interno della relazione di maggioranza pare di una gravità assoluta, perché va implicitamente ad avallare il fatto che venisse permessa la libera professione a professionisti del centro Hansel e Gretel presso locali prestati gratuitamente da un ente pubblico, senza alcun limite di spesa e di tempi, permettendo al privato di organizzare del tutto autonomamente la sua attività e le ore di lavoro.

Questo solo elemento, a nostro avviso, denota la presenza di qualcosa di anomalo che nella relazione di maggioranza si vuole completamente tacere. Alla magistratura spetterà appurare le eventuali responsabilità personali in sede penale, ma questa è una sede politica ed in questa sede è questo tipo di responsabilità che va appurata e censurata. Non è credibile, come vorrebbe farci credere la relazione di maggioranza, che tutta la responsabilità stia in capo a qualche dipendente, forse infedele, che si era inventato una sperimentazione fai da te, e che comunque nessun altro sapeva, nessun altro aveva responsabilità. Ebbene, questa storiella non regge.

In tutta la vicenda della Val d’Enza esiste un convitato di pietra: è l’AUSL di Reggio Emilia. Affianca l’Unione in ogni passaggio, in ogni iniziativa, ma la relazione di maggioranza tace completamente di questo.

L’AUSL ha partecipato, assieme al carrozzone mediatico della Val d’Enza e all’audizione in Parlamento. L’AUSL esprimeva un rappresentante al tavolo che gestiva il centro La Cura presso cui operava l’Hansel e Gretel, utilizzando anche strumentazioni provenienti dall’estero, e non validate dal Consiglio superiore di sanità, come la famosa macchinetta dei ricordi citata nelle carte dell’indagine.

Gli psicologi dell’AUSL prescrivevano le terapie specialistiche da svolgere presso il centro stesso, ovvero presso l’Hansel e Gretel. L’AUSL utilizzava il centro Hansel e Gretel per svolgere la propria attività di formazione. L’AUSL patrocinava i convegni e i master formativi del centro Hansel e Gretel sul proprio portale. L’AUSL ha avallato quanto avvenuto e con essa lo ha avallato la Regione Emilia-Romagna, che, come risulta dagli atti, fin dal 2016 era al corrente del fatto che in Val d’Enza si fosse proceduto a realizzare una équipe di secondo livello contra legem in ambito distrettuale, utilizzando professionisti del centro Hansel e Gretel Onlus di Torino. Se non mi credete, vi basta presentare un articolo 30 per farvi confermare il tutto dall’Assessorato. È tutto protocollato.

Troviamo quantomeno sconcertante quanto è emerso dalle diverse audizioni, riconosciuto dalla stessa relazione di maggioranza, che nel tracciare un bilancio circa la strutturazione dell’équipe di secondo livello afferma: “A settembre 2019 la situazione appare chiaramente migliorata, ma non ancora pienamente allineata all’attuazione dell’articolo 18. A Ferrara e a Parma il secondo livello è presente anche se non è realizzato in modo coerente con l’articolo 18, in quanto si tratta di équipe distrettuali, elemento potenzialmente critico, soprattutto se non dovessero essere rese disponibili a quel livello adeguate specializzazioni”.

Avete permesso che un mostro crescesse indisturbato. Anzi, lo avete coccolato prima di accorgervi che fosse tale. Volete ripetere l’esperienza? Nel corso del dibattito è più volte emerso come le Unità di valutazione multidimensionale, pur non essendo certamente configurabili come un secondo livello, si siano parzialmente sostituite ad esso come punto esperto, come secondo parere. UVM ed équipe di secondo livello non vanno confuse tra loro. A tal fine, va ricordato che lo scopo dell’équipe di secondo livello non si riduce a fornire un supporto di seconda istanza, ma a garantire la specializzazione e l’esperienza necessarie non soltanto alla diagnosi, ma alla riparazione delle conseguenze post-traumatiche della violenza acuta o cronica subita dai minori.

Nel periodo 2008-2014 la Regione ha considerato una priorità il contrasto al maltrattamento e abuso sui minori, e ciò è incontestabile per il proliferare di atti amministrativi orientati in questa direzione. È seguito un quinquennio nel quale non solo non si sono viste novità, ma nel quale ci si è evidentemente scordati della materia, evitando perfino di completare ciò che nella legislatura scorsa era stato impostato, per poi svegliarsi improvvisamente di fronte alla deflagrazione dell’inchiesta.

In un campo come questo non ci si può affidare al “fai da te”. Il servizio sanitario regionale deve riuscire a garantire un’équipe del genere che, a mio avviso, può e deve essere garantita dal servizio pubblico. Grazie.

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Tagliaferri.

La parola alla consigliera Prodi. Prego.

 

PRODI: Grazie, presidente.

Anche io, come anche altri colleghi hanno fatto negli interventi precedenti, vorrei partire ringraziando tutti i colleghi che hanno partecipato a questa Commissione perché insieme direi che abbiamo condiviso un’esperienza quasi estrema, fisicamente e psicologicamente. Ognuno ha garantito comunque un impegno serio. Secondo me, rimarrà in tutti noi questa partecipazione così profonda che posso dire, credo a nome di tutti, ci ha anche segnato. Voglio ringraziare lo staff regionale perché non era scontato che avesse questo grado di dedizione, di assistenza e di competenza.

Voglio ringraziare anche coloro che abbiamo audito, in particolare le Istituzioni, i servizi, le famiglie affidatarie e gli attori che hanno testimoniato, con grande dedizione, la capacità di tenere insieme un mondo così complicato come quello delle politiche a tutela dei minori, che arriva ad intrecciare temi sociali con temi giudiziari e che deve sempre porre in primo piano il benessere del minore. Abbiamo sentito molte testimonianze, mi permetto di dire non tutte equamente competenti o qualificate, ma ci può stare nell’afflato collettivo e di partecipazione, anche se abbiamo a volte avuto l’impressione che ci fosse una voglia di strumentalizzazione e di banalizzazione della complessità del sistema.

Sulle vicende giudiziarie non voglio esprimermi, perché il nostro focus è stato tutto sulla capacità del sistema legislativo e normativo di arrivare a riconfigurarsi in modo da riuscire a captare eventuali anomalie e intervenire prima del potere giudiziario. Questa era, credo, la nostra finalità.

Abbiamo, quindi, approfondito tutta la filiera, la catena operativa e decisionale del sistema di tutela dei minori e la relazione ne dà conto, soprattutto nelle sue conclusioni e raccomandazioni documenta lo stato dell’arte e gli spazi di modifiche normative che vengono proposte, in particolare per quanto riguarda i lavori della prossima legislatura: la rivisitazione, quella che concerne più i lavori regionali, la revisione e la rivisitazione della legge n. 14 del 2008, per rendere coerente su tutto il territorio regionale l’équipe, le strutture di primo e secondo livello, istituire metodi e organismi di verifica integrata dei casi complessi, riprendendo la centralità delle competenze del servizio pubblico.

Occorreranno, però, più investimenti e bisognerà puntare sulle sinergie, sulla corresponsabilità, sull’affermazione, sulla cooperazione con gli organi istituzionali e gli altri attori. Bisognerà sintonizzare gli organi provinciali, standardizzare i programmi, i documenti, gli schemi organizzativi e decisionali. Serve poi un’elaborazione della idea di famiglia nuova, che non deve essere un luogo chiuso, ma deve trovare nei momenti di difficoltà un appoggio nel servizio pubblico, in un rapporto che deve prima di tutto basarsi sulla fiducia nelle capacità e nelle competenze, così come nell’alleanza che si può e si deve creare con la rete delle famiglie affidatarie e di tutti gli altri soggetti affidatari, sapendo di trovare comprensione e aiuto.

Voglio anche dire che ci sono i casi estremi, in cui, come ha giustamente precisato e anche raccontato il presidente del Tribunale dei minori di Bologna, si evidenziano condizioni di oggettivo e grave rischio, e lì, invece, non bisogna esitare. Quando l’incolumità del minore è a rischio, deve venire davanti a tutti la sua sopravvivenza e il suo benessere. Questo deve essere chiaro. Così come purtroppo deve essere chiaro che non tutte le famiglie sono perfette, anzi in alcune purtroppo si consumano atti che nessuno vorrebbe immaginare, e qui io dico sia chiaro che il minore in questi casi ha solo le Istituzioni dalla sua parte.

Quindi, l’auspicio è di partire dalle conclusioni della relazione, spacchettarle per ambiti e continuare con un lavoro certosino, puntuale e competente di miglioramento dei servizi, a cui comunque va data fiducia e che sappiamo si muovono in prima linea nel disagio della contemporaneità. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Prodi.

Non ho altri iscritti in discussione generale.

Consigliere Callori Fabio, prego.

 

CALLORI: Grazie, presidente.

Innanzitutto permettetemi di fare una considerazione sulla richiesta di questa mattina del punto 8790, dove avevamo chiesto il ritiro per spostarlo a domani, e questo è stato fatto. È chiaro che più volte i rinvii chiesti noi li avevamo accolti, questo punto era un punto importante, che aveva chiesto il collega Facci, che oggi non è che è al mare o in villeggiatura, ma per un problema è in ospedale, e soprattutto questo era un punto importante perché chiedeva di costituirsi come Regione come parte offesa per accedere maggiormente agli atti. Non è stato fatto e ne prendiamo atto. Quindi, inizio con il mio intervento sul punto all’ordine del giorno.

Questa relazione di 237 pagine l’ho letta attentamente, perché cercavo di capire cosa poteva lasciare agli addetti ai lavori. Nel leggerla, mi sono accorto di queste cose. Innanzitutto si inizia con quattro pagine, dove si elencano i partecipanti a questa Commissione; poi ci sono sedici pagine che spiegano le normative nazionali, quindi le discipline, i princìpi, l’affidamento, le norme; per poi arrivare a venti pagine, di leggi e discipline, regionali, questa volta: quindi, parliamo di legge regionale, di ruolo degli enti locali, delle équipe territoriali, dell’affidamento, dell’accoglienza e delle varie direttive che negli anni si sono susseguite e sono state approvate: la 1904 del 2011, la 1102 del 2014, la 1677 del 2013.

Poi abbiamo cinque pagine di Linee di indirizzo nazionali, anche qui si parla di affido, di tutela, di sostegno; poi arriviamo a quattro pagine di segnalazioni al garante, tutto quello che è stato segnalato; abbiamo poi cinque pagine che parlano di proposte di legge; per arrivare a un pacco di 87 pagine dove si elencano tutti i dati, le fonti, i minori in carico, i minori in affido, i minori in comunità, la spesa sostenuta e un confronto tra i numeri legati al nazionale e anche, addirittura, all’internazionale.

Poi abbiamo sessantun pagine che recitano le attività della Commissione, abbiamo l’elenco delle persone che hanno parlato, che sono state audite, i documenti consegnati, le problematiche, il sostegno, i rapporti, la supervisione, tutto quello che è avvenuto durante le attività. Dopo 191 pagine, parliamo del problema. Quindi, si inizia a parlare del motivo per cui abbiamo costituito questa Commissione.

Si parla, in undici pagine, di quello che è stato detto nelle varie audizioni, quindi i vari interventi, i vari commenti che hanno fatto gli auditi. Qual è il problema? Che qui c’è scritta una cosa, penso, abbastanza importante: che la Commissione non aveva un mandato specifico per la Val d’Enza. Può anche essere vero, però il problema è nato lì, il problema andava sviscerato, definito e ricercato, eventualmente per risolverlo.

Si dice che Hansel e Gretel non c’entra, quando invece in più audizioni è emerso che ha avuto un importante ruolo non solo in Val d’Enza, ma in Emilia-Romagna e anche in altre zone dell’Italia. Si parla degli operatori che sono scossi. Va bene, gli operatori saranno scossi, però bisogna anche andare a parlare e ricercare le cause che hanno portato a questa situazione, molte volte, in alcuni casi, poi sarà la giustizia a definirlo, a causa degli operatori.

Nelle audizioni si dice che non sono emersi elementi rispetto agli accadimenti della Val d’Enza. Dopo 191 pagine diciamo queste cose. Già qui comincio a chiedermi: è servita questa Commissione o è solo servita per dimostrare che si è voluto far qualcosa, ma alla fine non serve a concludere nulla? Poi abbiamo 13 pagine di conclusioni. Anche qui, norme nazionali, organizzazione dei servizi, si parla ancora di supervisione, si parla della formazione, della promozione, delle famiglie affidatarie e delle strutture di accoglienza. Chiudiamo con 21 pagine di allegati, tutti i documenti che ci hanno fatto avere.

Un non addetto ai lavori, leggendo queste 237 pagine, alla fine dice: “Va bene, è stato un bel racconto, ma alla fine cosa abbiamo concluso?”. Abbiamo concluso poco o niente. Io avrei voluto sentire e leggere altro nelle conclusioni. Innanzitutto, avrei avuto piacere di leggere che un’anomalia su Bibbiano c’è stata. Non possiamo negare, come in tanti hanno negato, che un’anomalia c’è stata. Non chiamiamolo “sistema”. Non lo voglio chiamare “sistema”. La chiamo “anomalia”, perché un’anomalia sicuramente c’è stata. Sarà, chiaramente, la magistratura che andrà a definire chi sono i colpevoli e se sono colpevoli. Diciamo che si era creato un sistema vizioso dove chiaramente c’erano componenti tecniche che hanno agito in malafede, ma dobbiamo dire che c’è stata anche una copertura politica, perché l’uno non solleva l’altro dalle colpe.

Avrei voluto leggere che sono state commesse delle irregolarità, come abbiamo più volte sentito. Avrei voluto leggere che le assistenti sociali sono brave, ma non tutte. Come in ogni settore, anche se c’è l’un per cento, uno solo che non è bravo, dobbiamo farlo emergere, non possiamo far finta di niente. In mezzo a tantissime assistenti sociali brave, abbiamo alcune che non si sono comportate in base alla loro etica. Ce ne vogliono di più e devono essere formate, perché abbiamo sentito e audito in Commissione che non c’è una formazione specifica per le assistenti sociali per quanto riguarda l’abuso. Le università, o chi per esse, devono organizzare corsi specifici per formare anche gli assistenti sociali per questo.

Ci si deve attenere anche, come più volte abbiamo sentito e anche in quest’aula si è detto, alle norme della comunità scientifica. Abbiamo visto chi ci ha prodotto dei documenti, il protocollo intervista investigativa della Questura di Roma. Ci hanno prodotto i documenti per quanto riguarda le linee guida per l’ascolto del bambino. È chiaro che anche su questo non si è detto nulla, ma si è lasciato a “ognuno la pensi come vuole”.

Manca anche il passaggio, che più volte è emerso, in cui si dice che le assistenti sociali godono di troppa autonomia, hanno troppo potere, hanno troppa discrezionalità, tanto che è emerso anche nell’ultima audizione che la relazione fatta da una assistente sociale è determinante.

Abbiamo sentito parlare di difformità tra i servizi delle varie ASL regionali, molte volte non ci sono i requisiti. Serve, è importante avere dei requisiti per quanto riguarda le case famiglia, le comunità educative e anche quando si vanno a definire chi possono essere famiglie affidatarie, perché basta un incontro con l’assistente sociale e uno psicologo e si può decidere che una famiglia può essere una famiglia affidataria.

È chiaro che anche questo va sicuramente rivisto. Ci vuole un accreditamento di queste strutture, come si fa per le strutture per gli anziani, perché cambiano le persone, si parla di minori anziché di anziani, ma è chiaro che anche lì ci vuole l’accreditamento.

C’è un’unità di valutazione di minori, ma senza poteri, quindi ci vuole maggior potere per questa unità, ma soprattutto ci vuole un garante sopra queste unità che possa avere un controllo, perché più volte si è detto che tra colleghi non ci si giudica, ma si dice che le cose vanno bene. Inoltre, avrei voluto leggere anche qualcosa riferito a come una famiglia può fare per chiedere di rivedere il caso.

Ho elencato queste anomalie che ho riscontrato e quello che avrei voluto sentire. È chiaro che questa relazione è insoddisfacente, soprattutto perché non dà risposte…

 

PRESIDENTE (Saliera): Sta concludendo?

 

CALLORI: Questa relazione non dà le risposte a quelle famiglie che volevano chiarezza su questo tema. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Callori.

Non ho altri iscritti in discussione generale, per cui chiuderei la discussione generale.

Consigliere Calvano, prego.

 

CALVANO: Grazie, presidente.

Abbiamo deciso di istituire questa Commissione dopo i fatti della Val d’Enza, definiti erroneamente e strumentalmente fatti di Bibbiano. Ci siamo trovati di fronte al caso di 6 bambini allontanati dalla propria famiglia potenzialmente in modo illegittimo, di cui 4 già rientrati nella famiglia di origine e 2 ancora in fase di approfondimento. Ci siamo trovati, al contempo, di fronte a 7 assistenti sociali indagati su oltre 2.500. 7 indagati su oltre 2.500 assistenti sociali impegnati nella nostra regione.

È stato giusto, di fronte a questi numeri, istituire la Commissione d’inchiesta? Sì. Sarebbe bastato un solo bambino sottratto illegittimamente o una sola assistente sociale indagata per rendere giusto l’approfondimento che abbiamo deciso di fare. Ma, a fronte di questi numeri, è giusto considerare il sistema del welfare della nostra Regione malato e distorto? È giusto considerare migliaia e migliaia di operatori e professionisti, centinaia, per non dire migliaia, di famiglie affidatarie, di operatori di comunità familiari, è giusto considerare tutte queste persone, come fa la Lega oggi nel suo ordine del giorno, come persone che hanno una forma mentis, tutte, volta a sottrarre figli alle loro famiglie? No. Questo non solo non è giusto, è falso, come ci racconta il lavoro fatto in questa Commissione. Ma, oltre a essere ingiusto e falso, è soprattutto dannoso per i minori e per le loro famiglie ed è pericoloso per la società nel suo complesso.

Noi ci siamo occupati della tutela dei minori, e quando un minore si trova in una situazione di pregiudizio va in ogni modo tutelato. È terribile se viene tolto anche un solo bambino indebitamente dalla propria famiglia. È altrettanto terribile, e a volte è diventato mortale, se un bambino viene lasciato in una condizione di pregiudizio.

Ma, allora, quale deve essere il nostro obiettivo? Deve essere quello di interrogarci su come creare le condizioni affinché possa essere ridotto al minimo, se non addirittura azzerato, il rischio di un errore di valutazione sulle condizioni di un minore. Su questo, e non solo su questo, il lavoro fatto e le conclusioni a cui è giunta la Commissione è stato un lavoro onesto, che ha dato voce a tutti, senza negare punti di vista tra loro alternativi, tra loro a volte addirittura contrapposti. Un lavoro onesto, di cui ringrazio il presidente della Commissione, chi lo ha aiutato e tutti coloro che ci hanno lavorato, che ci ha consegnato i primi numeri sul sistema dei minori nel suo complesso. Numeri certamente non esaustivi, ma assolutamente indicativi.

Chi racconta di un Paese, l’Italia, o di una Regione, l’Emilia-Romagna, dall’affido facile, non si rende conto di cosa parla. In un contesto europeo con numeri che vanno dal 7 per mille al 10 per mille negli affidi, l’Italia è al 2,6 per mille. Così l’Emilia-Romagna, così come la Lombardia e il Veneto, per citare sistemi di welfare tra loro anche diversi e alternativi.

Proprio perché allora non siamo in un contesto dall’affido facile, dobbiamo comunque interrogarci su come far sì che le politiche di affido arrivino al loro obiettivo: quello di consentire ai bambini di tornare in un contesto di sicurezza a partire dalle loro famiglie d’origine. A chiedercelo per prime, questo, non sono solo le famiglie di origine, ma sono innanzitutto le famiglie affidatarie: come non ascoltare l’appello di quelle famiglie, quando ci dicono: cara politica, care istituzioni, nel momento in cui ci viene affidato un bambino, non lasciateci sole, perché se l’obiettivo è riportare quel bambino nella sua famiglia di origine, non possiamo farlo da sole, come famiglie affidatarie, ma abbiamo bisogno del pubblico di fianco a noi affinché ci siano progetti e vengano seguiti progetti che possano consentirci di raggiungere quell’obiettivo.

Ce lo chiedono anche gli assistenti sociali quando, di fronte ai numerosi casi che hanno in gestione, non sono in un numero sufficiente per poterli trattare nel modo adeguato. A quegli assistenti sociali bisogna avere la forza di dare una risposta dal punto di vista dell’integrazione degli organici, del miglioramento della loro formazione. Ecco perché un pezzo delle raccomandazioni che ci sono alla fine vanno proprio in questa direzione.

Condivido enormemente quella parte di raccomandazioni che spinge gli interventi educativi familiari, anche intensivi, ad un’azione di prevenzione che porti innanzitutto ad agire sulle famiglie d’origine. Questa cosa è una novità per l’Emilia-Romagna? No, perché il progetto PIPPI è partito da qui. No, perché a Reggio Emilia il sindaco Vecchi ci ha spiegato bene come si stia intensificando l’intervento educativo e di accompagnamento dentro le famiglie. È una strada che dobbiamo perseguire? Sì. È una conclusione cui è giunta la Commissione d’inchiesta? Sì. È una conclusione a cui dobbiamo dar seguito a partire dalla prossima legislatura? Sì. Deve diventare la regola.

Di nuovo, sono le famiglie affidatarie a chiedercelo. Le famiglie affidatarie non vogliono un figlio. Vogliono dare una mano alle altre famiglie affinché i loro figli possano essere cresciuti nel migliore dei modi, nel contesto più sicuro possibile. Anche qui, lo dico ai colleghi della Lega, non confondete gli affidamenti con le adozioni. Sono due cose diverse. Una famiglia adottiva vuole avere un figlio e segue l’iter per poterlo avere. Una famiglia affidataria vuole aiutare un figlio di un’altra famiglia a crescere e a farlo a partire dalla sua famiglia d’origine. In questa logica è impostato il sistema dell’Emilia-Romagna. In questa logica è impostato il sistema degli affidamenti di fronte a un bambino, a un minore che si trova in una situazione di grave pregiudizio.

Tutto ciò si può fare in una Regione? No, non si può fare in una Regione, perché serve una normativa nazionale che sia più uniforme, che sia più chiara da questo punto di vista. Non lo è. La Commissione d’inchiesta ci ha aiutato a capire anche questo. Ce ne sarà anche una a livello nazionale che penso approfondirà ulteriormente questo tema.

Questi vuoti legislativi hanno determinato un incremento della discrezionalità degli assistenti sociali, che non è una colpa degli assistenti sociali. È un effetto, purtroppo, dei vuoti normativi che ci sono e che mettono in difficoltà per primi gli assistenti sociali e i servizi sociali nel loro complesso.

Ecco perché un’altra delle raccomandazioni è stata quella di agire più intensamente con le équipe multidisciplinare di secondo livello. Anche queste sono una novità. Sarebbero una novità nel sistema emiliano-romagnolo? No, perché le abbiamo previste già a partire dal 2008. Sono state usate adeguatamente e a sufficienza? Probabilmente no, e allora forse serve una norma più cogente, questa sì che può essere di livello regionale, affinché diventino uno strumento più stringente di azione da parte dei servizi sociali.

Non vado oltre su questo, perché oltre alle raccomandazioni che ho condiviso e che ho detto pubblicamente ce ne sono tante altre che condivido e che mi portano a dire che questa relazione conclusiva va nella direzione giusta, e ringrazio di nuovo il presidente Boschini, l’Ufficio di Presidenza e tutti i colleghi che ci hanno voluto lavorare, che sono stati presenti e tutte le strutture della Regione Emilia-Romagna che hanno dato una mano.

Faccio due considerazioni conclusive e ho finito, presidente, non vado troppo oltre. Io non penso che chi ha partecipato ai lavori abbia più diritto di parola di altri, ma, cara collega Gibertoni, penso che chi è venuto in quella Commissione una volta o forse due debba stare un po’ più attenta a dare giudizi sommari sul lavoro fatto dai propri colleghi, perché è ingiusto oltre che poco opportuno.

Quanto al tema della politicizzazione, e concludo, il collega Delmonte ha un bel da dire contro il Partito Democratico, ma ad aprirsi la giacca mostrando magliette al grido “parlateci di Bibbiano” in Parlamento non sono stati Calvano e Bonaccini, ma è stata la signora Lucia Borgonzoni. A portare una bambina usandola come trofeo su un palco politico ed elettorale come quello di Pontida non è stato Nicola Zingaretti, ma è stato Matteo Salvini. Allora, cari colleghi, prima di andare a cercare la pagliuzza nell’occhio del prossimo, provate a guardare la trave che avete nel vostro di occhio.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Calvano.

La parola al consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Noto che il consigliere Pompignoli ha piacere di ascoltare quello che diciamo prima di intervenire e lo ringrazio perché è sempre utile magari provare a ripercorrere insieme quello che è stato il lavoro che abbiamo fatto in questi mesi e in queste settimane.

Intanto io – l’hanno già fatto altri colleghi, voglio farlo anch’io e lo faccio sinceramente – voglio esprimere un sentito e sincero ringraziamento agli uffici, a tutta la struttura e allo staff della Commissione speciale, che ci ha seguiti supportati e in certi casi anche sopportati in queste lunghe settimane e in questi mesi, rendendo possibile un lavoro che, altrimenti, ci sarebbe stato probabilmente impossibile. Ovviamente, il ringraziamento va anche, almeno per quanto mi riguarda, sicuramente al presidente Boschini, che ha assicurato e condotto la Commissione dando la possibilità, insieme a noi e alla collega vicepresidente Sensoli, di svolgere tutte le audizioni che i Gruppi hanno richiesto, perché – voglio ricordarlo – nelle settimane che sono intercorse dal 27 luglio, giorno in cui in quest’aula abbiamo approvato, la mattina, quel sabato, dopo quattro giorni di lavori ininterrotti, abbiamo approvato l’istituzione della Commissione speciale di inchiesta, che si è insediata il 2 agosto, e da lì in poi abbiamo svolto – ho perso ormai il conto – 26-27 sedute, svolgendo le audizioni, tutte le audizioni proposte dai Gruppi, perlopiù Gruppi di centrodestra, Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia. Le audizioni sono state perlopiù – percentualmente direi il 70-80 per cento – frutto di richieste da parte dei Gruppi dell’opposizione. Quindi, mi pare strano che qualcuno dall’opposizione possa dire che abbiamo voluto insabbiare, abbiamo voluto non discutere, ci siamo sottratti. Questi sono elementi che vanno bene forse, e dico forse, per la campagna elettorale, ma non corrispondono alla verità.

Vedete, questo malloppo che è qui, che è la relazione della Commissione speciale d’inchiesta circa il sistema di tutela dei minori nella Regione Emilia-Romagna, questo bel faldone è esattamente il frutto di quel lavoro, che ha seguito perlopiù, ripeto, le audizioni richieste dai Gruppi di centrodestra. Quindi, dovete mettervi d’accordo con voi stessi: o voi avete chiesto delle audizioni inutili, e può essere; oppure, se non avete richiesto delle audizioni inutili, non potete dire che abbiamo insabbiato, perché ripeto, questo lavoro è frutto di una Commissione che per lo più è il risultato delle audizioni che avete richiesto voi. Ogni tanto bisogna mettersi d’accordo con se stessi, provare ad essere almeno ogni tanto un minimo coerenti con se stessi e provare a dire le cose per come sono.

Quelli che non abbiamo ascoltato, in realtà, lo dico con sincero rammarico, sono le audizioni che ho richiesto io. Avevo richiesto di poter audire, per avere un confronto con realtà a noi vicine, che sono in linea con i numeri degli allontanamenti che si fanno in Emilia-Romagna i responsabili dei servizi sociali della Regione Lombardia e della Regione Veneto, i quali però hanno declinato l’invito. Evidentemente, si può andare in Parlamento, come si diceva prima, la senatrice Lucia Borgonzoni può andare in Parlamento ed esporre la maglietta “parlateci di Bibbiano”, però quando chiediamo ai responsabili dei servizi sociali delle Regioni Lombardia e Veneto di darci una mano a discutere insieme sui servizi sociali e su come vengono organizzati i servizi di tutela dei minori in quelle regioni, per avere un termine di paragone, per fare bene il nostro lavoro, si disertano le sedute: perché questo è successo, ed è agli atti.

Parliamo di Bibbiano, vogliamo parlare di Bibbiano? L’abbiamo fatto, io credo, in lungo e largo. Non abbiamo parlato solo di Bibbiano, abbiamo parlato anche e soprattutto di Bibbiano, ma lo abbiamo fatto avendo a cuore il fatto che noi siamo la Regione Emilia-Romagna, quindi abbiamo provato a passare al setaccio tutto il sistema di servizi di tutela dei minori della Regione, partendo da alcuni numeri. Si può essere d’accordo o meno sulle conclusioni, ma non si può non essere d’accordo coi numeri, sempre che si voglia utilizzare un minimo di razionalità nel discorso pubblico politico, cosa della quale ogni tanto dubito.

In questa Regione, come abbiamo potuto verificare, il numero di allontanamenti, come dicevo prima, è sostanzialmente in linea con quello della media nazionale, sostanzialmente in linea con i numeri di Lombardia e Veneto. Ci sono, come sappiamo, 3.000 minori allontanati in questa Regione, di cui 1.500 allontanati con atto del giudice; gli altri sono allontanamenti cosiddetti volontari. Di quei 1.500 sappiamo che circa 700 sono allontanamenti che hanno avuto come sbocco una famiglia affidataria, gli altri sono in strutture. Questi sono i numeri, non altri.

A fronte dei numeri che ricordavo, degli allontanamenti che ricordavo, dei 3.000 minori allontanati, le assistenti sociali in questa regione sono 2.520. Di queste, quelle che sono state oggetto dei provvedimenti, dell’inchiesta, i cui esiti ovviamente aspettiamo con ansia, sono 7. 2.520 sono le assistenti sociali che operano nella nostra regione. Penso ‒ e l’ho detto in tutte le sedi ‒ che siano poche. Una delle raccomandazioni che credo sia giusto sottolineare al termine di questi lavori è che dobbiamo investire per potenziare il sistema degli assistenti sociali. Ovviamente, l’assistente sociale non si occupa solo di minori. Si occupa di tutte le fragilità, delle disabilità, degli anziani e in alcuni territori sicuramente esistono problemi per sottodimensionamento, come è sottodimensionato il numero di giudici togati assegnati al Tribunale per i minorenni di Bologna, perché sono solo 6, a fronte dei 36 non togati, numeri che credo sia giusto chiedere al Governo di aumentare, di potenziare. Come credo sia giusto chiedere al Governo di emanare linee guida nazionali per dare a tutti una cornice di riferimento sul tema della tutela dei minori che sia univoca e alla quale possano fare riferimento tutte le Regioni.

Ho chiesto il confronto con la Regione Lombardia e con la Regione Veneto non a caso. Mi è stato detto che dobbiamo parlare dell’Emilia-Romagna. Certo che dobbiamo parlare dell’Emilia-Romagna, cosa che abbiamo fatto in lungo e in largo, ma, a differenza di chi pensa che bisogna chiudersi nel proprio orticello in tutte le sedi, in tutti i contesti e in tutti i modi, penso che se si vuole migliorare bisogna confrontarsi. Però per confrontarsi bisogna avere la possibilità che qualcuno venga a confrontarsi. Se noi chiamiamo i responsabili dei servizi sociali di Lombardia e Veneto e loro non vengono, penso che, come sempre, un conto è fare propaganda e un conto è stare sui fatti.

Penso ‒ e lo abbiamo detto ‒ sia necessario riformare l’articolo 403 del Codice civile, che assegna discrezionalità e responsabilità, forse eccessive al momento, come possibilità di allontanamento dei minori, alle assistenti sociali. Dico questo forte dei numeri che ho cercato di ricordare. Per ragioni di tempo devo avviarmi alla conclusione. Alla domanda se esiste in Emilia-Romagna un sistema finalizzato all’allontanamento, che ha come obiettivo quello di allontanare i minori dalle famiglie in difficoltà, credo che, oggettivamente, in modo onesto intellettualmente, al termine dei lavori della nostra Commissione potremmo tranquillamente rispondere che questo sistema non c’è, non c’è un sistema che ha come obiettivo quello di allontanare i minori dalle famiglie. Esiste un insieme di servizi che ha come scopo la tutela dei minori che complessivamente funziona. Evidentemente esiste un’anomalia nella Val d’Enza, è esistita un’anomalia nella Val d’Enza ed esistono responsabilità individuali che la magistratura sta accertando, alla quale ovviamente ci rimettiamo nei limiti di quelle che sono le nostre responsabilità e nel rispetto di quelli che sono i princìpi della Costituzione, che non possono essere richiamati a giorni alterni.

Le cose che ho richiamato hanno contribuito a determinare la relazione che abbiamo fatto come Ufficio di Presidenza e che ha illustrato presidente Boschini. Credo siano elementi sui quali sarà necessario che sin dal primo giorno della prossima legislatura si inizi a lavorare per portare a termine e per portare avanti le indicazioni che da questa Commissione sono emerse.

Credo che avremo fatto un lavoro importante nella misura in cui quelle indicazioni troveranno, ripeto, dal primo giorno della prossima legislatura, una Amministrazione attenta nel portarle avanti, nel portarle a termine e dar seguito al lavoro che abbiamo avviato; un lavoro importante, ripeto, in cui tutti i Gruppi hanno avuto modo di esprimersi, tutti i consiglieri che hanno partecipato hanno avuto modo di esprimersi.

Credo che chi non partecipa alla Commissione e giudica il lavoro di quella Commissione stia facendo – d’altra parte il periodo è questo – solo campagna elettorale e quindi io alla campagna elettorale in un’aula istituzionale non dedico neanche un secondo del mio tempo, perché non ha nessun tipo di rilevanza.

Con chi, invece, è stato in Commissione ed è intervenuto abbiamo avuto modo di confrontarci anche alle volte di scontrarci, ma io credo che nessuno fra di noi possa negare che ci abbiamo messo tempo, energie, attenzione e che il lavoro sia stato fatto con serietà e abnegazione, così come era giusto e doveroso che fosse.

Ripeto, dobbiamo intervenire a livello regionale, dobbiamo intervenire a livello nazionale perché l’oggetto di cui ci siamo occupati è troppo importante, il servizio è troppo importante per non prestare tutta l’attenzione necessaria. Una cosa dobbiamo dircela: il servizio di tutela in Emilia-Romagna funziona, deve e può essere potenziato e migliorato, ma non siamo di fronte a un sistema che, come è stato dipinto da qualcuno, cerca di allontanare in modo illegittimo figli da famiglie o ha come obiettivo quello di corrispondere a logiche ideologiche che sono state quelle dipinte dalla destra in questi mesi e in queste settimane.

Abbiamo parlato di Bibbiano – concludo, presidente – e lo abbiamo fatto, io credo, a testa alta, perché qui nessuno ha mai avuto, neanche per un secondo, la volontà di insabbiare nulla. Tutti qui, perché siamo uomini e donne delle Istituzioni e abbiamo il dovere e la volontà di fare la massima chiarezza su quello che è successo e di mettere in campo gli strumenti migliori per impedire che quello che è successo possa accadere di nuovo. Questo è lo spirito con il quale abbiamo lavorato, e sfido chiunque a sostenere il contrario, con onestà intellettuale.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Taruffi.

Riprendiamo domani mattina con la discussione generale su questo argomento. A domani.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 17,08

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il presidente della Giunta Stefano BONACCINI;

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Patrizio BIANCHI, Raffaele DONINI, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Paola GAZZOLO, Sergio VENTURI e i consiglieri Stefano BARGI, Gianni BESSI, Michele FACCI, Luciana SERRI e Yuri TORRI.

 

 

I PRESIDENTI

IL SEGRETARIO

Rainieri - Saliera

Rancan