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272.

 

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 20 NOVEMBRE 2019

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

INDI DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 9121

Relazione finale all’Assemblea legislativa della Commissione speciale d'inchiesta circa il sistema di tutela dei minori nella Regione Emilia‐Romagna. (Art. 60 Regolamento interno)

(Continuazione discussione)

(Risoluzioni oggetti 8822 - 8790 - 9137 - 9140 - 9142 - Continuazione discussione e reiezione)

(Risoluzione oggetto 9143 - Continuazione discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Saliera)

GIBERTONI (M5S)

FACCI (Gruppo Misto)

MARCHETTI Daniele (Lega ER)

BERTANI (M5S)

MORI (PD)

BOSCHINI (PD)

BERTANI (M5S)

BARGI (Lega ER)

CALLORI (FdI)

PRESIDENTE (Soncini)

GALLI (FI)

TARUFFI (ERCEP)

CALVANO (PD)

GALLI (FI)

DELMONTE (Lega ER)

GIBERTONI (M5S)

GALLI (FI)

FACCI (Gruppo Misto)

RONTINI (PD)

 

OGGETTO 9028

Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Nuove misure organizzative per evitare situazioni di incompatibilità nel sistema delle amministrazioni regionali dell'Emilia-Romagna.» A firma dei Consiglieri: Gibertoni, Caliandro, Calvano, Zoffoli, Prodi, Taruffi, Rontini, Serri, Pruccoli (129)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Soncini)

CALIANDRO, relatore della Commissione

GIBERTONI, relatrice di minoranza

GALLI (FI)

PETTAZZONI (Lega ER)

CALLORI (FdI)

CALIANDRO (PD)

GIBERTONI (M5S)

FACCI (Gruppo Misto)

CALLORI (FdI)

CALIANDRO (PD)

GIBERTONI (M5S)

PETTAZZONI (Lega ER)

CALLORI (FdI)

GALLI (FI)

TARUFFI (ERCEP)

PRESIDENTE (Soncini)

 

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazioni elettroniche oggetti 8822 - 8790 - 9137 - 9140 - 9142 - 9143 - 9028

 

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

La seduta ha inizio alle ore 10,12

 

PRESIDENTE (Saliera): Buongiorno.

Dichiaro aperta la seduta antimeridiana n. 272 del giorno 20 novembre 2019.

Ha comunicato di non poter partecipare, ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno, il presidente della Giunta Stefano Bonaccini.

Hanno giustificato la loro assenza i consiglieri Bessi e Zappaterra e anche l’assessore Venturi.

 

OGGETTO 9121

Relazione finale all’Assemblea legislativa della Commissione speciale d’inchiesta circa il sistema di tutela dei minori nella Regione Emilia‐Romagna. (Art. 60 Regolamento interno)

(Continuazione discussione)

(Risoluzioni oggetti 8822 - 8790 - 9137 - 9140 - 9142 - Continuazione discussione e reiezione)

(Risoluzione oggetto 9143 - Continuazione discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Riprendiamo i nostri lavori dalla seduta pomeridiana di ieri e precisamente dalla discussione sull’oggetto 9121 e relative risoluzioni.

Siamo in discussione generale.

Ha chiesto la parola Giulia Gibertoni. Prego.

 

GIBERTONI: Io ho ancora giusto due minuti perché sono intervenuta anche ieri. Intervengo semplicemente perché ci tengo veramente che si capisca che, su un tema così importante come gli affidi dei minori e il caso di Bibbiano e, quindi, le risultanze di questa Commissione, libertà di parola e libertà di coscienza devono essere, secondo me, il primo parametro che ci guida. Quindi, riprendendo quanto è stato detto ieri anche in risposta al mio intervento, mi è parso di capire da qualcuno a vario titolo, o membri dell’Ufficio di Presidenza oppure in ogni caso del partito di maggioranza, io ribadisco quanto detto e, quindi, ribadisco le mie forti perplessità rispetto alle risultanze che, oltre ad aver seguito la Commissione, e c’erano davvero effettivamente molti modi per poterla seguire, ma poi ha prodotto un ingente e corposo tomo di 250 pagine, che io ho letto con grande attenzione, ed è su questo che noi siamo chiamati a esprimere un giudizio, e il mio giudizio resta un giudizio di assoluta contrarietà.

Per quanto riguarda le quattro risoluzioni, quelle che ci sono state consegnate, quelle che erano già calendarizzate e quelle che poi si sono aggiunte, il mio voto sarà a favore di tutte e quattro, quindi della risoluzione del Gruppo Misto, quella di Fratelli d’Italia, quella della Lega e quella del Movimento 5 Stelle, perché secondo me non ci devono essere qui steccati ideologici, e tutte queste quattro risoluzioni portano buoni propositi, evidenziano delle criticità giuste, per cui ritengo che debbano a pieno titolo entrare nel dibattito e trovare largo consenso in Assemblea oggi. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

Siamo in discussione generale. Ci sono altri? Non ho iscritti.

Prego, consigliere Facci.

 

FACCI: Grazie, presidente.

Partiamo da una Commissione istituita a seguito dei fatti di Bibbiano, ma è una Commissione che ha elaborato una relazione, ed è sulla relazione che noi oggi fondamentalmente dobbiamo esprimere un giudizio.

La commissione che compito aveva? Aveva il compito di esaminare il sistema complessivo degli affidi, non solo Bibbiano, ma tutto il sistema generale.

Oggi, per poter dire se la relazione ha rispettato il compito che le era stato dato, dobbiamo valutare quelli che sono gli ambiti d’indagine che la Commissione aveva. C’è tutta una serie di ambiti di approfondimento che sono indicati nella delibera, votata da questo Consiglio, istitutiva della Commissione regionale di inchiesta. Dopo tutte le audizioni che abbiamo fatto, dopo tutte le verifiche e la relazione della Commissione tecnica del dottor Limonta, noi non abbiamo avuto alcuna risposta alla maggior parte degli aspetti che invece avrebbero dovuto essere verificati.

Qual è il dato di partenza fondamentale? Il dato di partenza fondamentale è quello della legge 184 del 1983, che sostanzialmente, è a tutela del minore, ricorda come debbano essere fatti tutti gli sforzi possibili per permettere al minore di rimanere in famiglia. La famiglia deve essere sostentata in maniera efficace, come regola, quindi, nel caso in cui si debba procedere a situazioni di allontanamento, occorre che gli sforzi siano fatti per fare in modo che vi sia il rientro del minore in famiglia.

Il fatto che il rientro del minore in famiglia sia l’obiettivo della legge diventa anche l’obiettivo dei servizi. Se vogliamo, la mission dei servizi dovrebbe essere quella di tutelare il minore, tenendo però presente questo aspetto.

La legge, poi, dice quali sono le situazioni in cui operare le modalità, il metodo da seguire nel caso in cui non si riesca a mantenere il minore protetto all’interno della famiglia, quindi ci sono le fasi dell’allontanamento, quindi c’è l’affidamento, in tutte le sue forme, e l’inserimento in comunità nelle sue varie forme, per poi arrivare, naturalmente, al procedimento eventuale di adottabilità, eccetera.

Dovendo noi affrontare la questione, però, dell’allontanamento, per valutare se è stata applicata la legge e se i nostri servizi sociali si sono attenuti al precetto legislativo, avremmo dovuto in partenza verificare le spese: le spese per il supporto del minore all’interno della famiglia, le spese eventuali in materia di affidamento, le spese per l’inserimento in comunità. La relazione ci fornisce pochi dati su questo aspetto e soprattutto non ci dice l’incidenza della spesa sociosanitaria per il supporto del minore in famiglia. Non ce lo dice. Ci fa una fotografia, tra l’altro con dati abbastanza disarticolati e limitati nel tempo. Non capiamo qual è la proporzione. Non si riesce a capire se, in realtà, nell’affrontare questa tematica vi sia, da parte del servizio sociale, un rispetto per la famiglia come punto di riferimento del minore e del minore all’interno della propria famiglia.

Si dice che il sistema è sano, che il sistema funziona. Bibbiano è stato un raffreddore. L’abbiamo già detto tutti quanti che è stato infelice, ma è stato detto. Per dire che il corpo è sano occorre verificare se la legge è stata rispettata. Ecco perché dico che se noi non partiamo dalla verifica di questi dati abbiamo assolutamente una relazione insufficiente. Una relazione insufficiente anche per quanto riguarda i dati. Non conosciamo gli esiti. Non ci dicono quanti sono i rientri. Non ci dicono quali sono le forme con cui si concludono i vari interventi.

La relazione si ferma con i dati al 2014 e ce li dice solo per quell’anno, e non ce li indica per province, non ce li indica per territori. Lo stesso vale sugli articoli 403, lo stesso vale sulle cause di ricorso all’articolo 403, perché sono importanti. Come si fa a dire che tutto funziona perché il dato degli allontanamenti è in linea con il dato nazionale? Io devo stare al compito della Commissione, io devo dare un voto su una relazione, una relazione del tutto insufficiente.

Sicuramente è servita, ma è insufficiente a darci un quadro corretto di un sistema che funziona. Non ci dice, la relazione, nemmeno nulla e non fa nessun tipo di indagine su quello che è un aspetto culturale/ideologico che è emerso, perché quando la maggior parte delle audizioni ha riscontrato una contrapposizione netta, a volte anche forte e per certi aspetti anche pericolosa, fra due modalità di approccio alla materia, tra quelli che seguono, a mio avviso correttamente, la comunità scientifica, maggioritaria, che segue certe linee guida, che segue una serie di protocolli, dall’altra parte vi sono, invece, quelli che seguono altre metodologie, che hanno elaborato la teoria che esistono gli indicatori di abuso. Ecco, quando abbiamo questo tipo di impostazione netta e forte, la Commissione avrebbe dovuto, perché lo dice la delibera istitutiva, verificare anche il metodo applicato dai servizi sociali.

Se un servizio sociale si è formato alla scuola CISMAI che prevede gli indicatori di abuso, avrà una formazione diversa e avrà anche un approccio diverso nel rapporto con il minore presuntamente abusato rispetto a chi, magari, ha avuto una formazione differente.

Come facciamo a sapere sul territorio emiliano-romagnolo qual è la differenza, qual è la diversa scuola? Questo è di fondamentale importanza per capire se i fatti come Bibbiano possono o non possono riproporsi, perché Bibbiano è stata l’esasperazione di quel sistema CISMAI/Hansel e Gretel, l’esasperazione di un approccio culturale e ideologico al fenomeno della materia minorile. Per non parlare poi della questione che è legata al Tribunale dei minori e alle difficoltà che vi sono per poter avere mantenuti e garantiti i diritti difensivi in quella sede. Non c’è il tempo e non lo dirò, ma nella relazione lo indichiamo. Però, oggi quella relazione è gravemente carente, gravemente insufficiente. Guardate quelle che sono le richieste, gli ambiti che avrebbero dovuto essere approfonditi come da delibera istitutiva: le risposte non ci sono! Non ci sono! Non ci sono i dati! E non si può dire “abbiamo avuto intanto già questi dati”, perché la Regione doveva controllare i dati, la Regione doveva verificare che i dati fossero regolarmente comunicati, regolarmente elencati, regolarmente registrati, in modo tale da permettere un controllo, perché è la Regione…

 

PRESIDENTE (Saliera): Consigliere Facci, si avvii alla conclusione.

 

FACCI: Concludo, presidente.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie.

 

FACCI: È la Regione che, per legge e anche secondo quelle che sono le stesse linee di indirizzo che la Regione ha deliberato, avrebbe dovuto esercitare questo controllo.

Quindi, non possiamo in alcun modo esprimere un giudizio positivo su questa relazione. Apprezzo anche la bontà e la buona fede di tutta la Commissione stessa, non faccio distinzioni, però purtroppo non ha centrato l’obiettivo che avevamo e che avrebbe dovuto fare.

Reputo del tutto inutile, e chiudo, la relazione della Commissione tecnica. Del resto, se dei dati avrebbero dovuto essere forniti a noi in supporto a quello che abbiamo fatto noi, dovevano arrivare da lì. Nessun dato.

Oggi, quindi, il giudizio è del tutto negativo su queste due relazioni. Il problema rimane e dovrà essere ulteriormente approfondito.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Facci.

La parola al consigliere Marchetti Daniele. Prego.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente.

Farò un intervento molto veloce, non porterò via tutto il tempo che ho a disposizione, ma ritengo comunque doveroso fare un intervento proprio su questo tema, un tema che ha focalizzato particolarmente l’attenzione dell’attività di questa Assemblea in questi ultimi mesi, soprattutto con la Commissione istituita appositamente. Ne abbiamo sentite tante durante le varie audizioni, tra cui il passaggio citato più volte durante alcuni interventi che hanno preceduto il mio nel corso di questa discussione, riguardante il “raffreddore” che avrebbe colpito l’intero sistema. Un raffreddore per cui, purtroppo, però, in questo caso non basta un’aspirina, serve molto di più. Servirebbero azioni correttive di un sistema che evidentemente ha presentato alcune falle importanti che hanno portato poi ai casi che purtroppo hanno colpito l’opinione pubblica: stiamo parlando di fatti riguardanti bambini sottratti alle loro famiglie, ingiustamente.

Certo, non bisogna generalizzare, come è stato chiesto e detto da alcuni consiglieri durante questo dibattito, soprattutto ieri. È evidente però che non si può far finta di nulla, che non si può nascondere la testa sotto la sabbia. Bisogna affrontare e analizzare l’intero sistema con estrema attenzione. Quello che io ho visto è stata poca autocritica. Autocritica, lasciatemi dire, che farebbe bene, perché con l’autocritica si potrebbero arrivare a delle soluzioni utili per mettere un tampone ad una falla che, come dicevo prima, ha colpito il sistema affidi emiliano-romagnolo, in particolar modo stiamo parlando della Val d’Enza, di Bibbiano.

La questione riguarda però, in fin dei conti, tutto il territorio, perché così come è successo lì vuol dire che potrebbe accadere da qualsiasi altra parte. Poi, è chiaro, stiamo sempre parlando di atteggiamenti in malafede, di persone che commettono un crimine. Però, purtroppo sono cose che sono successe. Il fatto che mi ha colpito maggiormente, devo dire la verità, durante tutto questo ciclo di audizioni – sono quelle sedute in cui ho fatto qualche intervento – riguarda le linee di indirizzo regionali. Già dalle prime sedute emerse il fatto che non esistano vincoli per i territori, soprattutto per quanto riguarda un sistema di controllo e vigilanza su quanto viene fatto a livello territoriale.

Capisco le esigenze organizzative, di organico, di risorse dei vari territori; comprendo che non si possa imporre un modello rigido ad ogni area della nostra regione, ma credo sia assolutamente indispensabile cercare di mettere dei paletti fermi che valgano per tutto il territorio, in modo che comunque ci sia un sistema in grado di dare un alert ogniqualvolta si presentino situazioni sospette o a rischio.

Mi ha colpito, infatti, anche la relazione fatta dall’ex Garante dei minori, il quale ha dichiarato, sostanzialmente, che una volta segnalato un caso sospetto nessuno è tenuto a dargli una risposta. Anche questo è un fatto su cui lavorare assolutamente. Così come credo che sarebbe stato opportuno coinvolgere maggiormente la Commissione tecnica e avviare una collaborazione più stretta tra la nostra Commissione d’inchiesta e quella tecnica. Infatti, è una cosa che chiesi fin dalle prime sedute, senza fare soltanto un incontro conclusivo una volta che avevano terminato i loro lavori, perché le due Commissioni potevano portare un contributo maggiore, anche confrontandosi, magari affrontando aspetti che una Commissione non stava affrontando piuttosto che altri. Insomma, si poteva fare un lavoro di concerto e coordinato che, a mio avviso, avrebbe portato sicuramente più frutti al lavoro che stavamo portando avanti.

Senza voler sminuire il lavoro calendarizzato e svolto dalla Commissione d’inchiesta, credo che siamo arrivati oggi con una relazione che tutto sommato non dice grandi cose. La relazione tecnica ancor meno. Potevamo fare sicuramente di più. Potevamo e dovevamo fare di più, perché il tema affrontato era assolutamente di grande importanza. Noi oggi con la risoluzione che abbiamo presentato cerchiamo di dargli una lettura molto più precisa e puntuale, apportando comunque un contributo critico ad un sistema che ha dimostrato di non essere perfetto. Possiamo dire tutto quello che vogliamo, ma la realtà è questa, che il sistema non è perfetto, si sono presentati dei problemi. Il compito della politica dovrebbe essere quello di porre un rimedio a queste situazioni. Ad oggi, purtroppo, vedo che il lavoro che abbiamo svolto non ha portato ad alcun risultato concreto.

Ritengo opportuno sottolineare il fatto che noi, come Lega, ovviamente appoggeremo e voteremo le risoluzioni che sono state abbinate alla relazione preparata dalla Commissione, dal presidente. Voteremo la nostra risoluzione e quella presentata dal centrodestra. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Marchetti.

La parola al consigliere Bertani. Prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente. Intanto anch’io ringrazio tutti i componenti della Commissione che hanno lavorato intensamente in questi mesi, perché sono stati mesi di ascolto, di confronto, anche acceso, ma che sicuramente hanno aiutato a capire un mondo e cercato di mettere un faro su quello che non ha funzionato nel sistema della tutela dei minori in regione Emilia-Romagna e in particolare in Val d’Enza.

Ho avuto modo di conoscere da vicino il mondo dell’affido e so che è un tema e un mondo molto delicato, perché qui sono coinvolte le vite, le ferite di bambini che hanno subìto una violenza o hanno avuto esperienze importanti di deprivazione e ne portano e sicuramente ne porteranno i segni per tutta la vita, fra l’altro anche con un costo sociale ed economico per tutta la società. Chi ha subìto violenza ne porta i segni per tutta la vita e quei segni vanno in qualche modo gestiti anche quando saranno adulti. Questo comporta anche un costo sociale.

Sono coinvolti gli affetti di genitori che hanno magari una vita complicata, che hanno delle difficoltà e che magari invece che sentirsi sostenuti e aiutati si sono sentiti giudicati inidonei a fare i genitori e per questo magari hanno subìto un allontanamento dei loro figli. Poi, ci sono anche famiglie che per un senso di solidarietà o per un senso civico, perché ancora incredibilmente in questo clima di odio e di paura o di difesa del proprio orticello ancora ce ne sono, e non per soldi come a volte una certa narrazione vuol far credere, danno ancora la loro disponibilità per un periodo ad accogliere un bambino. Poi, però, magari sono abbandonate a se stesse perché un servizio sociale sotto organico o sempre in emergenza, una volta sistemato “il pacco” il problema non c’è più, e magari anche queste famiglie che hanno dato la loro disponibilità a loro volta si sentono abbandonate e in difficoltà.

Ecco, la Commissione d’inchiesta ha dovuto lavorare su questo quadro, ovviamente focalizzandosi su quello che in particolare è successo in Val d’Enza.

Facciamo un po’ di storia. Questa Commissione è nata mentre Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia facevano ostruzionismo sulla legge dell’omotransfobia. In quel momento noi, come Movimento 5 Stelle, scrivevamo e facevamo approvare l’oggetto della Commissione d’inchiesta.

Io sono contento che oggi il collega Facci lo citi, perché l’oggetto della Commissione d’inchiesta è nato da un emendamento scritto dal Movimento 5 Stelle e approvato qui intanto che si faceva ostruzionismo su quello, e sono contento che sia apprezzato, perché quello ha dato l’indirizzo a che cosa ha fatto e a come ha operato la Commissione d’inchiesta, quindi come funzionano i servizi sociali, come sono stati spesi i soldi della Regione, se le esternalizzazioni sono state fatte e in che modo, se c’era omogeneità sul territorio della regione. Questo era scritto nell’oggetto della Commissione, oggetto che è entrato lì con un emendamento del Movimento 5 Stelle.

Ricordo, fra l’altro, anche che in una Capigruppo piuttosto agitata, perché quei giorni erano agitati, si cercò di arrivare a un testo unico, proposto da tutti i consiglieri, e ci eravamo anche quasi arrivati. Poi, però, il tavolo saltò, perché lo spettacolo doveva continuare, e lo spettacolo continuò, quindi non si arrivò purtroppo a una risoluzione condivisa, che probabilmente avrebbe aiutato anche nella gestione successiva della Commissione.

Questo è un po’ l’antefatto.

Su questa Commissione, come Movimento 5 Stelle, abbiamo investito tempo ed energia perché, al di là dei punti di vista e anche delle legittime polemiche politiche, volevamo fare chiarezza. Per questo, ringrazio anche le colleghe Sensoli e Piccinini, con le quali insieme abbiamo sempre mantenuto la presenza del Gruppo in Commissione, abbiamo prodotto richieste di audizioni, siamo intervenuti sempre con domande e approfondimenti, accessi agli atti e anche interventi.

Credo anche che abbiamo convocato audizioni di interesse all’interno della Commissione, come Gruppo, anche scomode, perché abbiamo convocato noi in audizione i genitori con dei figli allontanati, per sentire e far sentire anche quella voce, che altrimenti non si sarebbe sentita. Ovviamente, è una voce scomoda, ma era una voce che andava sentita.

Abbiamo convocato anche voci critiche sul sistema e sulle fragilità e sulle distorsioni che sussistono, come Morcavallo, come Valgimigli. Abbiamo anche richiesto di audire i direttori delle ASL per far capire, e da lì è anche emerso, che c’è grande disomogeneità sull’applicazione delle linee di indirizzo regionali. Abbiamo richiesto noi di audire il presidente Bonaccini e di riferire in Commissione.

Fra l’altro, sul tema, come Movimento 5 Stelle, non siamo inerti e non abbiamo fatto tante chiacchiere, come magari qualcuno, invece, ha fatto. Abbiamo un progetto di legge alle Camere che cerca di ovviare ai limiti di una normativa attuale quando si parla di allontanamento, dove manca spesso una tutela o un ascolto anche dei genitori coinvolti, per questo abbiamo audito anche la prima firmataria di quel progetto di legge, l’onorevole Ascari. Come Movimento 5 Stelle abbiamo il ministro Buonafede, che ha istituito una squadra speciale, che ha fatto e sta facendo ispezioni ed approfondimenti.

Io quindi non accetto che si dica che il Movimento contribuisca a silenziare o a insabbiare il tema. Su questo tema il Movimento 5 Stelle ha lavorato seriamente, e ha portato il suo contributo per fare luce. Non accetto neanche che si dica che il Movimento non abbia fatto il suo lavoro per tutelare le opposizioni, come noi siamo e rimaniamo. La Commissione ha audito tutti coloro che ogni Gruppo ha richiesto di audire, facendo anche, a volte, le audizioni più stravaganti, e ce ne siamo resi conto.

Cosa ci consegna l’intenso lavoro fatto in questi mesi? Anzitutto la consapevolezza che in Val d’Enza è successo qualcosa che non si può sicuramente derubricare a un “raffreddore”: su quell’infelice espressione penso siamo d’accordo tutti. Io concordo con quanto dice il consigliere Callori: è sicuramente un’anomalia. Perché quell’anomalia si è potuta sviluppare? Io ritengo che dal lavoro della Commissione emerga che quell’anomalia si è potuta sviluppare: uno, perché le Linee di indirizzo regionali non sono effettivamente applicate e applicate in maniera omogenea; due, perché non esiste un sistema di controllo. Gli assistenti sociali hanno grandi compiti e grandi responsabilità – come direbbe l’Uomo Ragno, grandi poteri e grandi responsabilità –, che però non sono sufficientemente e adeguatamente controbilanciati da altri poteri. Manca quindi un controllo di secondo livello, manca una rotazione, manca anche il fatto che gli assistenti sociali e chi lavora in questo ambito spesso lavora in un ambito che è sottofinanziato, sottodimensionato rispetto alle grandi esigenze che ci sono.

L’altro fatto è che si è ritenuto che l’Emilia-Romagna sia un modello che non può mai sbagliare, quindi, tutto quello che si faceva andava sostenuto e promosso. La Commissione ci consegna anche questo, che forse dobbiamo stare più attenti, che questa Regione deve stare più attenta a non dare per scontato quello che è stato costruito negli anni, che funziona, ma che ha dei limiti, quindi non può essere sempre un modello che va incensato e va esaltato, ma deve essere costantemente controllato e messo a punto, perché altrimenti succedono i casi che sono successi.

Un’altra consapevolezza abbiamo ricavato, e di questo ringrazio il consigliere Facci che, forse in maniera anche troppo forzata, ha sempre messo a confronto CISMAI e Noto. Era una parte costante delle nostre Commissioni. È emerso chiaramente che una certa pignoleria, una certa formazione, una certa fissazione clinica ha perso di vista l’importanza delle relazioni familiari e si è chiusa, magari, in dei modelli un po’ troppo autoreferenziali che, invece che tutelare il bambino, tendono a colpevolizzare e punire la famiglia in difficoltà, piuttosto che cercare di tutelarla, che sembra voler mettere davanti prima il sospetto che il sostegno.

È ovvio che i casi gravi devono emergere e devono essere tutelati. Oggi è la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e i dati ci dicono che la violenza, l’abuso e il maltrattamento sui minori esistono. Però, ovviamente, non si può lavorare solo con il sospetto preventivo. Servono strumenti per identificare dove bisogna intervenire, e l’intervento lì assolutamente ci deve essere, però bisogna che i servizi sociali siano ‒ almeno io ritengo questo ‒ principalmente visti come sostegno alle famiglie in difficoltà. Non accetto, per esempio, e non condivido quanto ci ha detto il presidente del Tribunale dei minori, che invece i servizi sociali hanno anche il ruolo di Polizia giudiziaria del Tribunale dei minori. Io questo non lo condivido.

L’altro aspetto sul quale la Commissione non ha completamente svolto il proprio compito ‒ e questo, invece, era uno dei compiti assegnati ‒ è quello di capire come i soldi che la Regione...

 

PRESIDENTE (Saliera): Consigliere Bertani...

 

BERTANI: Concludo.

Capire come i soldi con cui la Regione contribuisce vengono spesi. Su questo c’è una grande mancanza, come su parte dei dati. Questo aspetto sicuramente bisogna approfondirlo.

Concludo dicendo, quindi, che il tema sicuramente è delicato e va trattato con la dovuta delicatezza. Ringrazio il lavoro di tutti i commissari, ma in parte dispiace che sia entrato qualcuno sul tema, anche in Commissione, a volte, come elefanti in una cristalleria ed altri, magari, che invece hanno starnazzato pur non essendoci mai entrati.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bertani.

Non ho altri iscritti in discussione generale.

Consigliera Mori, prego.

 

MORI: Grazie, presidente. Oggi si celebra la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che ricorda a tutto il mondo la Convenzione approvata dall’Assemblea generale degli Stati Uniti il 20 novembre 1989. Tutelare i diritti delle persone più vulnerabili, i bambini e le bambine, è uno dei passi fondamentali per la realizzazione dei diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Solo mettendo al centro i loro diritti sarà possibile lasciare davvero un mondo migliore alle generazioni che verranno. Parlare qui, ora, oggi, va oltre l’adempimento formale. È certo un esito, ma anche un impegno.

I lavori della Commissione speciale d’inchiesta sul sistema di tutele per i minori ci hanno interrogato nel profondo come individui e come rappresentanti eletti. Dal dolore per una vicenda drammatica per tutti abbiamo cercato di trarre le giuste domande o perlomeno le domande utili e le conseguenti risposte, sapendo che la nostra responsabilità primaria nei confronti dei bambini e delle bambine, delle famiglie e delle persone che hanno sofferto e che continuano a soffrire è quella di offrire risposte che riguardano non soltanto un’inchiesta giudiziaria, perché in questa, ovviamente, ci deve essere piena fiducia e sostegno al lavoro della magistratura, ma la validità oggi di un impegno appunto pubblico che ha permesso di costruire certamente in Emilia-Romagna e nel Paese quello che chiamiamo Stato sociale.

Lo Stato sociale è nato perché le persone fossero finalmente cittadini e non sudditi, cioè potessero esigere i diritti costituzionalmente garantiti attraverso servizi accessibili a tutti, perché ciascuno potesse contare su una protezione e non fosse solo nelle difficoltà della vita in ogni campo. Lo Stato sociale e i servizi pubblici non sono acquisiti per sempre, non obbediscono a norme cristallizzate nel tempo, ma si fondano su un patto che sta alle Istituzioni democratiche alimentare, rinnovare, riproporre ai cittadini e alle cittadine per adeguarlo ai bisogni. Non, dunque, come qualcuno l’ha chiamata un’ideologia del pubblico, ma una profonda consapevolezza di equità sociale e di prossimità, che attraverso la facilitazione e la regia pubblica accorcia le distanze, colma i vuoti, sostiene le fragilità. Ebbene, non sembri fuori scala, ma l’impegno razionale, istituzionale e politico e anche emotivo che ha assorbito me, ma anche i colleghi e le colleghe nei mesi trascorsi e nelle lunghe ore di ascolto, riflessione, dibattito e approfondimento in Commissione, mi ha sempre riportato alla responsabilità di questo patto sociale, che nello specifico la Regione e le comunità hanno stretto nelle forme democratiche dello Stato di diritto.

Le domande a cui abbiamo cercato di rispondere e a cui risponderemo sono accomunate da una domanda di fondo: i servizi per l’infanzia e per le famiglie, il sistema delle tutele così come vigenti e applicate sono all’altezza del patto che abbiamo stretto con la nostra comunità? Ebbene, già da sindaca di un Comune, forgiata da esperienze umane e amministrative di curatela di minori, ho potuto apprezzare lo sforzo della nostra organizzazione regionale nel farsi carico, come sempre, perché l’abbiamo fatto anche per la violenza contro le donne e le violenze e le discriminazioni in generale, di una legislazione nazionale frammentata e inadeguata, per affermare un principio, quello del superiore interesse del minore, che non saranno le presunte gravissime responsabilità di pochi a distogliere dal nostro sguardo e dal nostro impegno.

In tal senso, possiamo affermare, con le illuminate parole del presidente Spadaro, che il sistema, sì, è sano, ma le evidenze vanno valutate con onestà intellettuale e con le molteplici competenze che abbiamo incrociato nelle nostre audizioni, competenze sociali, sanitarie, istituzionali, associative, familiari e giuridico-legali.

Ci basta questo? Giammai. Il sistema è sano non significa che il sistema dei servizi sia perfetto, ma neppure che debba alimentarsi di una narrazione strumentale, che colpisce i più fragili. Tanto più che, a titolo personale, dico che la Commissione è stata utile, utilissima, al netto degli accenti impropri, perché a tutti noi ha permesso di entrare nei dettagli, che ciascuno giustamente utilizzerà come crede, ma dei quali io farò sicuramente tesoro. C’è la disomogeneità territoriale, si diceva, c’è una certa frammentarietà normativa, bisogna attuare in modo più compiuto le linee guida regionali. Credo che la nostra relazione sia una relazione completa, una relazione per la quale io ringrazio sentitamente l’Ufficio di Presidenza, il presidente Boschini, ovviamente tutti i dipendenti e i funzionari regionali che hanno dato il loro contributo, perché davvero non è una relazione rituale e formalistica.

Ma questa deve essere, credo, la nostra cifra, la cifra della nostra Regione: farsi carico degli obiettivi di sistema, non nascondersi mai dietro le competenze e trovare il modo per sostenere le persone, tutte le persone. Per questo, ritengo che sarà necessario, partendo dal competente lavoro svolto dalla Commissione, promuovere una specifica normativa sulla tutela, sulla protezione e sul sostegno ai minori e alle famiglie che integri e rafforzi la legge n. 14/2008, ma al contempo aggiorni gli strumenti a disposizione, rafforzi l’integrazione dei servizi, individui criteri omogenei di attuazione degli indirizzi regionali, pur nel pieno rispetto delle Autonomie locali, titolari esclusivi dei servizi sociali, nonché potenzi le professionalità a disposizione di minori e famiglie.

Ecco perché ritengo indispensabile, in particolare, vincolare a tale scopo parte del Fondo sociale regionale, istituire un osservatorio ad hoc che renda rigorosa e scientifica la raccolta dei dati per una lettura quali-quantitativa degli stessi e che si colleghi con l’Osservatorio nazionale per una sempre maggior condivisione dei presupposti e delle prospettive.

Ciò che deve passare quindi è una cultura di centralità dell’infanzia, a prescindere da inchieste giudiziarie, propaganda politica e interessi di sistema, perché quando cala il sipario, in realtà anche prima che si fosse levato, pochi rimarranno a presidiare il tema e noi dobbiamo impedirlo.

Ecco perché, colleghi, ne parleremo a lungo e molto più di quanto noi stessi possiamo immaginare. Esiste infatti un sentimento che diventa pratica politica di umanità, vicinanza, verità e impegno, che non cesserà fino a quando ci sarà un bambino che soffre vicino a noi, o nell’angolo più remoto del pianeta. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Mori.

Non ho altri iscritti. Posso chiudere la discussione generale? Direi di sì.

Chiusa la discussione generale, chiedo al relatore se vuole replicare.

Prego, consigliere Boschini.

 

BOSCHINI: Grazie, presidente.

Credo abbiamo fatto un dibattito positivo, soprattutto se lo confrontiamo con i toni di altri dibattiti che si sono svolti in questi mesi, quindi mi sento davvero di rinnovare il ringraziamento oltre che agli uffici e ai vicepresidenti, a tutti i consiglieri che hanno partecipato ai lavori della Commissione e che hanno anche animato il dibattito di ieri e di stamattina, che tutto sommato io ho trovato un dibattito sul merito, civile, con le divisioni che sappiamo e che ci riconosciamo reciprocamente, ma un dibattito che ha saputo comunque affrontare il tema.

Volevo soltanto ripuntualizzare alcuni aspetti che nel dibattito sono emersi e che credo dalla relazione possano consentire alcune precisazioni. Il tema della collaborazione più o meno stretta con la Commissione tecnica, che ricordava anche adesso in particolare il collega Marchetti. È chiaro che quella Commissione ha lavorato in parallelo alla nostra, quindi non è stato facile neanche per loro fornirci documenti, semilavorati, confronto, mentre a loro volta perseguivano i loro obiettivi.

Erano peraltro due Commissioni chiamate a collaborare e a mio avviso l’hanno fatto: abbiamo incontrato due volte il presidente Limonta. Certamente, se avessimo avuto più tempo, la possibilità di lasciare sviluppare un po’ a loro un certo percorso, poi di acquisirlo e confrontarci coi loro dati e coi loro esiti sarebbe stato sicuramente più facile, ed era anche la nostra intenzione, sicuramente, collaborare in maniera più stretta. Quindi, teniamo anche presenti le condizioni ‒ come dicevo anche ieri in relazione ‒ con cui si è lavorato.

Farei prima a glissare su questo tema, invece ci voglio volutamente tornare. Ci sono dei momenti in cui, quando si parla soprattutto di temi delicati, bisogna essere precisi. È il tema del “raffreddore”, parola che io non ho mai pronunciato. Lo dico perché ancora oggi ci sono testate ‒ anche stamattina ‒ che attribuiscono a me la parola che, invece, ha pronunciato l’altro presidente, cioè quello della Commissione tecnica, Limonta. Ne approfitto anche per precisare che Boschini è diverso da Limonta. Quando ha pronunciato quella parola, che io considero sicuramente un’espressione infelice e che sicuramente non risponde al totale della visione (del resto, è stata pronunciata in un discorso molto più articolato), ricordo ‒ andate a leggerlo ‒ che l’ha pronunciata in un quadro di patologie, cioè dicendo che il sistema ha delle patologie. Ne poteva scegliere una più felice, più grave, meno grave, ma l’ha espressa in un contesto di patologie. Non devo certo fare io la difesa. Torno a dire che per me è un’espressione infelice, ma è un’espressione che è stata usata in una frase, all’interno, naturalmente, di un ragionamento molto più grande, di cui nessuno parla più e di cui si è tenuta solo quella parola, che esprimeva un concetto patologico del sistema, un sistema che ha un organismo complesso che ha anche alcune patologie. Lo dico perché non era, in questo senso, una frase assolutoria.

Facevo prima a starne fuori da questo dibattito. Adesso qualcuno dirà che Boschini ha difeso Limonta. Non l’ho difeso affatto. Lui ha fatto il suo mestiere e io faccio il mio, però credo che questo sia paradigmatico di un modo in cui dobbiamo imparare tutti ad affrontare i dibattiti, che è quello di evitare di saltare e tagliuzzare una parola e, se vogliamo davvero fare il bene dei bambini, tutti quanti analizzare la complessità di un discorso, in cui chiunque può usare un’espressione sbagliata. Anche io, probabilmente, l’avrò fatto, però tutto questo non può inficiare il complesso del lavoro. È sul complesso che dobbiamo rimanere.

Altri due elementi sono stati toccati. Di fondo, la principale obiezione è che la relazione non porta con sé un giudizio sull’aspetto ideologico ‒ l’ho visto ritornare in alcune delle risoluzioni proposte ‒ del sistema emiliano-romagnolo, cioè il sistema emiliano-romagnolo è dominato, lo diceva poc’anzi il collega Facci, dall’ideologia CISMAI, quindi da una certa propensione alla ricerca dell’abuso a tutti i costi. La formazione viene fatta su quelle categorie, su quei criteri, quindi tutto il sistema risente di questo approccio. Noi abbiamo provato a fare uno sforzo, mi rendo conto, assolutamente contro lo spirito dei tempi e assolutamente non alla moda, che è quello di fare politica basata sulle evidenze. Gli inglesi la chiamano evidence based policy, cioè provare a dire le cose quando abbiamo i numeri e i dati che ce le confermano.

Io non ritengo che sia emerso dai numeri, dai dati il fatto che in regione Emilia-Romagna ci sia questa ricerca ideologica dell’abuso, sennò guardate veramente l’avremmo scritto nella relazione, però i dati non ci supportano in questo, non ci mettono una regione che stressa i numeri che porta quindi a produzioni esorbitanti di richieste di affido eccetera. Non c’è l’evidenza per dire questa cosa. Certo, ci sono tanti punti di contatto, per esempio, tra l’associazione CISMAI e le nostre Amministrazioni, ci sono diverse Amministrazioni che vi aderiscono, però ricordo anche che se guardiamo le evidenze nei documenti del CISMAI non è mai emerso questo atteggiamento rivolto all’abuso. Abbiamo sentito la presidente che ci ha detto chiaramente che questa non è la cultura, non è la filosofia. Magari qualcuno delle persone che si sono iscritte al CISMAI in passato hanno seguito questa filosofia, ma non sono nemmeno più iscritte oggi.

Lo dico perché davvero, a costo anche di risultare a volte impopolari, a volte sarebbe anche più semplice sfangarsela ribaltando colpe sugli altri, a me non costerebbe nulla, però davvero lo sforzo che abbiamo fatto è quello di fare solo i giudizi che sono sorretti dalle evidenze.

L’altro tema che è emerso, sostanzialmente, è che la relazione sarebbe troppo tenue nell’assolvere la Regione dai suoi compiti di controllo sul sistema regionale. Io non credo che sia così. Mi sembra che nelle ventiquattro raccomandazioni ci siano moltissime raccomandazioni che sono volte a rafforzare e potenziare il ruolo della Regione, ma per poterlo fare occorre fare un ragionamento sulle norme. Abbiamo fatto l’esempio proprio del secondo livello. In questo non c’è nessuna autoassoluzione. Se noi andiamo a rileggerci quell’articolo 18, e lo abbiamo fatto tutti tante volte, della legge n. 14 del 2008, che noi raccomandiamo di rileggere e ripensare a questa Assemblea per il futuro, ovviamente, leggiamo che la norma prevede che le CTSS “promuovano”, e capite che non c’è verbo più debole dell’uso del verbo “promuovere”. Non è scritto “devono” o “è obbligatorio che”, e forse non ci può nemmeno essere scritto, perché quella competenza rimane una competenza prevalentemente degli Enti locali. Ma io penso che, se la Regione vorrà, in un rapporto corretto con ANCI e con gli Enti locali, riscrivere e potenziare quella norma, potremmo rendere il sistema del controllo di secondo livello, che ribadisco non è un controllo sugli operatori, che compete, semmai, agli organismi professionali eccetera, ma è un controllo sul sistema, un accompagnamento degli operatori, e potremmo sicuramente, senza violare l’autonomia degli Enti locali, rafforzare il sistema in questa direzione. E sono questi tipi di rafforzamenti che toccheranno un punto che, invece, la relazione riconosce pienamente, a partire dal capitolo sui dati, e cioè la mancanza di omogeneità del sistema sul nostro territorio.

Non è affatto vero che la relazione omette i dati superiori alla media regionale di Reggio Emilia, così come – di questo non ha parlato nessuno – non omette i dati superiori alla media regionale di Piacenza, di cui so è stato fatto un dibattito anche qualche giorno fa, mi risulta, in Consiglio comunale, arrivando peraltro anche lì, come ancora a Ferrara e in altri posti, alla conclusione che localmente non avvertano una particolare criticità. Ma davvero i parametri che, in termini statistici, si allontanano dalla moda e dalla media sono parecchi.

Un altro che non è mai comparso nel dibattito, e ce lo metto dentro io, ancora una volta contro quello che potrebbe sembrare il mio interesse politico, ammesso che ce ne sia uno, è il dato di Bologna. Io non l’ho mai sentito sottolineare. Bologna ha un numero, secondo me, stranamente elevato di minori che, invece di trovarsi in famiglia, si trovano in comunità, e noi sappiamo che il ricorso alla comunità dovrebbe essere l’ultima ratio. Questo vuol dire che a Bologna, o per scelta o per mancanza di famiglie affidatarie o forse per tipologia di minori, io penso anche forse per una maggiore presenza di minori stranieri non accompagnati, sarebbe un tema davvero importante da approfondire, c’è un numero, a mio avviso, un po’ preoccupante, eccessivo di presenze in comunità.

Quindi, vedete che non si è omesso da questo punto di vista, è evidente che c’è un problema di omogeneità dei servizi, e penso che tante delle nostre raccomandazioni vadano in questa direzione, ovverosia dare alla Regione gli strumenti, che sono soprattutto strumenti legislativi, per poter essere un pochino più attiva e propositiva nella facilitazione di un sistema, che si parla anche fra diverse Province e diversi Comuni.

Da questo punto di vista, anche il passaggio sulla Val d’Enza di questa relazione è, secondo me, chiarissimo e individua un territorio che ha esercitato la sua autonomia in maniera amministrativamente sostanzialmente legittima, pur non rispettando a mio avviso il dettato di una legge, che però non è una legge che si può sanzionare così facilmente. Quell’autonomia però ha probabilmente portato ad alcune fughe in avanti che possono essere un contributo agli errori individuali o agli eventuali reati che non tocca a noi accertare ma tocca alla magistratura.

Io quindi penso che dal dibattito odierno, con le precisazioni che ho tenuto a fare, emerga comunque una Commissione che, spero davvero ne possiamo dare atto, ha approfondito tanto molti temi e ci consegna per un dibattito futuro tanti elementi. Io l’ho detto ieri e lo ripeto adesso: qualsiasi giudizio oggi voglia formulare una forza politica, lo può formulare, da questo momento, sulla base di quella relazione e di quella della Commissione tecnica in maniera motivata, usando tabelle, leggi, convenzioni internazionali, che lì trova commentati e spiegati. C’è quindi un grande passo in avanti per la qualità del nostro dibattito politico e per la possibilità dei cittadini di controllare quello che diciamo, che è un fondamentale servizio alla democrazia.

Chiudo anche su questo, se volete una battuta, consideriamola tale, la faccio per me, ma credo che valga anche per tanti dei nostri colleghi, per le venti persone che stabilmente hanno partecipato a quella Commissione: rispetto a tre, quattro mesi fa, sento di parlare di minori con una cognizione di causa che non avevo, che nel mese di luglio, quando ascoltavo le polemiche su Bibbiano non conoscevo. Penso che valga per ognuno di noi.

In questa campagna elettorale che abbiamo davanti potremo tutti, come consiglieri regionali, in particolare chi ha partecipato, e ancora lo ringrazio, attivamente alla Commissione, potranno parlare di questi temi di fronte a qualsiasi cittadino che ne chieda ragione in maniera argomentata, motivata, con numeri alla mano.

Se la Commissione fosse servita solo a questo, credo sarebbe già un risultato assolutamente positivo.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Boschini.

Procediamo con la nomina degli scrutatori. Nominerei la consigliera Rossi, il consigliere Poli, il consigliere Marchetti Daniele.

Procediamo alla dichiarazione di voto. Per ciascun Gruppo, cinque minuti.

Il consigliere Bertani ha la parola. Prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Ringrazio ancora i colleghi per il lavoro svolto in questi mesi, perché ‒ almeno su questo concordo con Boschini ‒ è servito a capire meglio come funziona il sistema di tutela dei minori, un sistema che coinvolge tanti attori, un sistema che per funzionare ha bisogno di avere molti punti di vista, sia professionali che di collaborazione delle famiglie.

Per quanto riguarda la dichiarazione di voto, ovviamente voteremo a favore della nostra risoluzione, dove ritengo vengano evidenziate con maggior forza le criticità del sistema minori in regione Emilia-Romagna e anche alcune mancanze rispetto alle quali la Commissione non è riuscita a rispondere, non ritengo per mancanza di volontà della Commissione stessa, ma per mancanza di dati e per mancanza di come la Regione Emilia-Romagna su questo abbia lavorato.

Per quanto riguarda la risoluzione proposta dalla maggioranza, ritengo che contenga molte raccomandazioni, che condividiamo, ma che non sottolineano a sufficienza alcuni limiti che abbiamo evidenziato. Per questo motivo su questa ci asterremo. Come pure ci asterremo sulla risoluzione della Lega, nella quale ‒ lo sottolineo ‒ ci sono alcuni aspetti critici, ad esempio il riferimento agli affidi LGBT, che non mi sembra siano entrati nel discorso e che mi sembra siano una forzatura. Come pure nel loro “impegno” mi sembra che non abbiano ben distinto ancora quale sia la differenza tra affido e adozione, visto che richiedono di farsi promotori di un cambiamento di carattere culturale, non solo organizzativo, nel sistema dell’adozione dei minori e dei controlli in Emilia-Romagna. Stiamo parlando di affidi e non di adozioni.

Non parteciperemo al voto sulla risoluzione proposta dal consigliere Facci, da Fratelli d’Italia, da Forza Italia, perché presentarci una relazione di 70 pagine il giorno stesso della discussione non permette di valutarla, anche se alcune parti sono velocemente riuscito a leggerle, nelle quali apprezzo il fatto che ci sia il riferimento all’oggetto, all’obiettivo di questa Commissione che abbiamo con forza voluto inserire nella costituzione di questa Commissione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bertani.

La parola al consigliere Bargi. Prego.

 

BARGI: Grazie, presidente.

Intervengo a chiusura di un percorso – chiusura almeno per quanto riguarda il mio Gruppo – che è durato diversi mesi, che ha visto interessati i vari attori, sia come convocati a partecipare alla Commissione d’inchiesta sia per quanto riguarda la partecipazione dei consiglieri. Il presidente Boschini ieri enunciava i numeri di quello che è stato un lavoro sicuramente molto impegnativo, svolto in un lasso di tempo veramente breve. È un percorso, però, che mi premerebbe far notare non nasce all’interno di quest’aula, ma nasce in una calda mattina d’estate quando sul giornale cominciamo a leggere di Bibbiano, cominciamo a leggere dell’inchiesta “Angeli e demoni”, cominciamo a prendere atto di un qualcosa che ha segnato, volente o nolente, la storia di questi mesi, e probabilmente continuerà a segnarla, di questa regione e di tutto il Paese, soprattutto per quanto riguarda il tema principalmente in oggetto, ovvero l’affido dei minori. Non possiamo negare questo perché se oggi siamo qui, se oggi abbiamo svolto questo lavoro colossale come Assemblea è anche e soprattutto perché c’è stato quello che è successo in Val d’Enza.

Se non fosse esploso questo caso, non avremmo aperto di certo una Commissione d’inchiesta o di studio o di qualunque altro tipo sul tema degli affidi. Questo è un punto che abbiamo sempre tenuto a sottolineare negli interventi della Commissione, perché è importante che noi rimaniamo fermi da dove siamo partiti.

La Commissione politica, non quella tecnica voluta dal presidente Bonaccini, nasce anche e soprattutto perché il Gruppo della Lega decide di presentare una richiesta di istituzione di una Commissione politica, facendo seguito a quella tecnica che ci sembrava, e poi negli esiti della loro relazione direi è stato anche confermato, un pochino di parte, essendo costituita fondamentalmente da attori dello stesso sistema che andavano a giudicare. L’abbiamo detto subito e abbiamo detto “facciamo in modo che anche la politica possa esprimersi”, tanto che se poi i tecnici faranno un’analisi di tipo appunto tecnico, ai politici spetterebbe un’analisi più politica, cosa che, ci dispiace, ma facciamo fatica a notare nella relazione finale.  Tralasciando quelli che sono i tempi, ma ne prendiamo atto, perché ovviamente si va incontro al periodo elettorale e quindi era necessario chiudere velocemente, ma se consideriamo che all’indomani di quella famigerata mattina di giugno di quest’anno ci fu un periodo non so se chiamarlo di smarrimento, ma in cui sembrava che non si volesse affrontare il tema in oggetto, vien da pensare che questa relazione sia figlia un po’ di quel periodo, ed è per questo che sulle motivazioni già preannunciate dai colleghi del Gruppo che sono intervenuti tra ieri e oggi, noi non possiamo dare il nostro avallo a una relazione di questo tipo, perché soprattutto non tiene conto di quella che è la componente prettamente ideologica che, a nostro avviso, sottostà a quanto è avvenuto in Val d’Enza. Una componente che, da politici, non possiamo far finta che non esista, non possiamo non valutare, e soprattutto non possiamo nascondercela perché nella relazione avrebbe potuto esserci, anche in virtù di quello che è stato il dibattito che nella Commissione si è tenuto in questi mesi, durante le varie sedute. Volenti o nolenti, si sono anche accesi i toni in diverse occasioni, si è arrivati anche a scontri tra colleghi, ci sono state uscite dalla Commissione, chi ha voluto strappare, chi è voluto rimanere.

C’è stato l’episodio, se vogliamo, dal nostro punto di vista, criticabile. Lo abbiamo fatto nelle sedi opportune senza fasciarci la testa, però l’episodio della conferenza stampa in cui si vanno a dare i numeri, quasi a voler dire “tutto va bene, abbiamo raccolto tante testimonianze, arriveremo presto a una relazione, ma tranquilli che, bene o male, sul tema Val d’Enza le cose vanno anche piuttosto bene”. Insomma, i passaggi sono stati tanti e, a nostro avviso, questo doveva essere contenuto, perché il dibattito e il posizionamento che abbiamo sentito, quasi da capi ultrà, all’interno della Commissione, meritava un approfondimento.

Più volte si è fatto riferimento ai temi diciamo laterali che riguardano il sistema affidi e che sono emersi, ed è un bene, ma non sono il tema focale su cui siamo partiti. Certo, non siamo un’aula di tribunale, però non possiamo neanche far finta che la componente politica sulla quale questa Assemblea avrebbe il dovere di esprimersi non esista e, quindi, la cancelliamo.

Ecco perché voteremo favorevolmente a quella che è la proposta nostra, ma anche la controrelazione proposta da Fratelli d’Italia, che abbiamo sottoscritto e a cui abbiamo dato il nostro contributo, e viceversa daremo parere contrario alle altre risoluzioni poste in oggetto. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bargi.

La parola al consigliere Callori. Prego.

 

CALLORI: Grazie, presidente. Chiaramente anche il nostro Gruppo voterà contro, a questo punto, all’ordine del giorno, però mi permetto di fare due riflessioni. Da quando c’è stata la modifica del Titolo V, quindi la legge Bassanini ha dato alle Regioni alcune competenze. La sanità sicuramente è una competenza regionale, quindi la Regione sicuramente in tutta questa partita è un soggetto, è un attore principale.

Sento, oggi, parlare di dati, Piacenza, Bologna, Ravenna, Rimini, quando di dati se ne parlava in Commissione erano inutili, erano sempre dati che non avevano una logica, perché visti da una parte o dall’altra erano poco indicativi. Oggi, vedo che anche i dati sono indicativi. Quindi, mi fa piacere che ci sia anche un cambio di rotta e un cambio di pensiero.

Il problema è che l’impianto di tutto questo è stato sbagliato all’inizio, perché voglio ricordare che tutto questo nasce da un’interrogazione fatta dal nostro Gruppo consiliare. Da lì parte tutto quello che è il problema di Bibbiano e della Val d’Enza. Oltre a quello, insieme ad altri Gruppi di minoranza, abbiamo chiesto per primi una Commissione d’inchiesta, che dopo settimane è stata voluta, perché è stata proposta con qualche parola diversa dall’attuale maggioranza. In più, nella Commissione nessuno dei ruoli apicali, Presidenza, Vicepresidenza e vertici della Commissione, è stato dato alla minoranza. Quindi, il nostro ruolo all’interno di questa Commissione era solo un continuo ruolo di cercare di far emergere, di cercare di far capire, di cercare di dire che non è vero che non c’era e non c’è stato un problema, un’anomalia, un sistema a Bibbiano e in Val d’Enza. C’è stato, e i dati lo dimostrano. D’altronde, come ho sempre detto, fosse anche un solo bambino allontanato in modo ingiusto vuol dire che un’anomalia vi è stata, e nascondere questo non va bene. Soprattutto non ho mai sentito nessuno della maggioranza dire “sì, è vero, c’è stato un problema, cerchiamo di rimediare”, ma si è sempre cercato di difendere quello che è successo in Val d’Enza, sminuendolo, parlando di raffreddori, non da parte della maggioranza, ma a parte del presidente della Commissione tecnica, ma sempre sminuendo il problema.

Il problema, invece, è un problema grave, è un problema che, negli anni, si ripercuoterà in quelle famiglie e in quei bambini, che hanno in modo anomalo avuto un allontanamento. Non possiamo pensare di non mettere subito un riparo a tutto questo.

Perché dico che le conclusioni di questa relazione sono sbagliate? Perché dovevano essere delle conclusioni tali che da domani – non da domani perché la legislatura sta finendo, ma dal 2 febbraio – si doveva iniziare a rimodulare, a sistemare quelle che sono le leggi regionali per evitare che questo possa accadere ancora.

Tutto questo non c’è stato, non l’ho letto da nessuna parte. In più, vorrei ricordare, perché penso che sia un ruolo importante, il ruolo del Garante. Lo abbiamo audito, però io in più passaggi ho sentito da parte del Garante che ha un ruolo non attivo, come dovrebbe servire, ma un ruolo, citando le parole degli auditi, di rappresentanza, di promozione, di sollecitazione, di facilitazione e di segnalazione. Un Garante così in Emilia-Romagna non ci serve. Ci serve un Garante che possa incidere e decidere e dire anche all’Assemblea legislativa, alle varie ASL di riferimento le cose che non vanno e denunciare le anomalie che ci sono. Grazie.

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

La parola al consigliere Galli.

 

GALLI: Grazie, presidente.

In ordine alla nostra presa di posizione, è evidente e palese che seguiamo la posizione compatta del centrodestra. Le perplessità che abbiamo avanzato in questi mesi restano tuttora, più che motivate. Le nostre perplessità riguardavano fin dall’inizio la poca volontà dimostrata dalla maggioranza di indagare seriamente su questa vicenda, di scoprire eventuali responsabilità, di indicare dei sistemi che potessero ovviare ai danni arrecati ed evitare che si potessero ripetere in futuro.

Abbiamo spiegato ieri, nel nostro intervento, che non ci siamo ritenuti rappresentati da questa Commissione. Sottolineo, al di là delle conduzioni personali, che crediamo che questa Commissione avesse tre compiti: seguire quello che aveva indicato il PD fin dall’inizio; negare ogni fatto; sminuire ogni responsabilità; insabbiare eventuali colpe. Questo è stato seguito dal PD fin dall’inizio, quando non voleva nessuna Commissione d’inchiesta, quando minacciava querele a tutti coloro che avessero avuto dei dubbi, che avessero avanzato perplessità su quello che era successo, ed è quello che è stato seguito in questi mesi di attività. Le stesse cose che abbiamo visto ieri.

Abbiamo sentito l’intervento del presidente Bonaccini, prima che prendesse il treno per andare a fare una figura non da vincente con la candidata Borgonzoni, che ieri indicava alcuni passaggi che riteniamo siano da sottolineare. Come con il pollo di Trilussa, le medie a volte vanno spiegate. Quando diceva che la media regionale è pari o inferiore a quella di altre realtà nazionali o internazionali, come tema, a nostro avviso, se non un errore di proposito, certamente è un errore di interpretazione. Lascio alla coscienza di ognuno pensare se è un errore in buonafede o in malafede.

Quando dice che la media regionale del 2,7 non è nulla di cui stupirsi, bisogna dirgli: caro Stefano Bonaccini, quel 2,7 regionale corrisponde a un 5,1 della provincia di Reggio Emilia. Ricordavo ieri che il presidente dei Tribunali per i minori, Spadaro, l’altro giorno diceva: “Noi ci eravamo accorti di questa difformità, ma questa difformità credevamo fosse legata a un maggiore impegno, a una maggiore capacità dei servizi sociali di individuare degli abusi”. Noi crediamo che questi abusi in buona parte siano stati inventati. Certamente in quella percentuale che ha permesso alla provincia di Reggio Emilia di ottenere questo poco invidiabile record di quasi il quadruplo di denunce di sottrazione di minori di famiglie distrutte.

I nomi che sono stati indicati in questi mesi sono chiari ed evidenti a tutti. Non voglio ripetere i nomi del sindaco di Bibbiano, che purtroppo è sembrato dare copertura politica, dei colleghi presenti anche in quest’aula, che forse in buonafede hanno dato copertura politica, di tutta quella struttura del PD che per molti mesi, per molti anni, per troppi anni ha creduto che a Bibbiano ci fosse una scuola di eccellenza. In realtà, c’era un gruppo, una cellula deviata ‒ ho usato questo termine e lo riuserò ‒ che in questi anni ha creduto di poter fare dei minori, delle famiglie, dei servizi sociali, dei fondi a disposizione strame.

Noi crediamo che questa Commissione avrebbe potuto svolgere il proprio lavoro non semplicemente in un elenco di testi proposti dalla minoranza. Come ricordava ieri il collega Taruffi: “Di cosa vi stupite, di cosa vi lamentate voi della minoranza? I testi chiamati sono in stragrande parte vostri”. Giusto, collega Taruffi. Però se voi avete il controllo del territorio, se voi avete il controllo dei servizi sociali, perché questa Commissione d’inchiesta ha dovuto avere i nomi indicati soprattutto, come lei correttamente richiamava, da parte della minoranza? Forse perché noi eravamo veramente interessati a capire quello che era successo. Forse perché noi eravamo veramente interessati a scoprire quali erano i bubboni che non volevano esplodere, eravamo veramente interessati a trovare dei rimedi per evitare che in futuro altre famiglie disperate si legassero davanti ai Tribunali dei minori, come a Brescia, a Bologna e in altre realtà. Forse perché, collega Igor Taruffi, noi eravamo veramente convinti che a Bibbiano ci fossero soluzioni da mettere in campo.

Forza Italia ha lasciato i lavori ufficialmente della Commissione dopo poco tempo che era stata iniziata. Abbiamo seguito i lavori ugualmente, perché credevamo di avere questa forma di rispetto nei confronti dei colleghi, dei testi chiamati e delle motivazioni, ma abbiamo ritenuto fare anche delle azioni eclatanti per condannare quel tentativo di insabbiamento che questa Commissione aveva come compito principale.

Noi voteremo contro questa relazione di maggioranza, questa relazione che riteniamo non dia nessuno strumento per evitare che questo possa accadere in futuro. Voteremo, ovviamente, i documenti che abbiamo collaborato a costruire da parte del centrodestra.

Crediamo che dal 26 gennaio in poi il centrodestra potrà amministrare meglio questa Regione a partire dai servizi sociali.

I servizi sociali… 

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere, ha esaurito il tempo.

 

GALLI: … sono una parte importantissima della nostra vita di relazione, della nostra vita di comunità, ma crediamo che gestiti così peggio non potrebbero essere.

 

PRESIDENTE (Soncini): La parola al consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. Non perderò tempo a rispondere a chi ha appena terminato il proprio comizietto, perché non ha particolare rilevanza ai fini del lavoro che dobbiamo fare.

Credo che quello a cui abbiamo assistito in queste settimane purtroppo per buona parte è stato il tentativo di chi ha cercato di utilizzare questa vicenda così delicata, così per certi aspetti drammatica, evidentemente per mascherare la pochezza delle proprie proposte in merito alla guida e al futuro della nostra Regione. Quindi, il famoso slogan “parlateci di Bibbiano” è stato utilizzato per cercare di coprire tutto il vuoto pneumatico che circonda la parte politica di quella parte dell’aula, tant’è che noi non solo, e lo ricordo giusto per onor di cronaca, siamo stati quelli che hanno chiesto l’istituzione della Commissione d’inchiesta, firmando la risoluzione che è stata poi approvata a fine luglio, non solo la Giunta regionale l’8 luglio, quindi dieci giorni dopo l’evidenza pubblica dei fatti di Bibbiano, ha istituito la Commissione d’inchiesta, ma abbiamo partecipato a tutte le sedute della Commissione cercando di portare il nostro contributo, cercando di guardare con attenzione ai fatti, ai dati, ai numeri.

Abbiamo praticamente solo parlato di Bibbiano in questi due mesi, dalla ripresa. Dal 26 di agosto a oggi i lavori della Commissione sono stati quasi totalizzanti rispetto a tutto il resto. Abbiamo parlato di Bibbiano, della Val d’Enza, dei servizi di tutela dei minori in tutti i modi, in tutte le forme, cercando di sviscerare tutti gli aspetti possibili. Questo è quello che abbiamo fatto. Dopodiché, se le risultanze, i dati numerici, le evidenze non corrispondono e non hanno corrisposto ai desiderata di chi ha voluto intendere questa Commissione come una specie di ascia da brandire contro gli avversari politici, noi non possiamo farci nulla. La propaganda a un certo punto finisce, la realtà e i numeri no, quindi come sempre la realtà ha la testa più dura della propaganda.

Ora, ci è stato attribuito ed è stato attribuito alla Commissione, di cui ricordo l’Ufficio di Presidenza – anche qui, per onor di cronaca – non ha avuto nessun particolare ruolo, se non quello di provare ad organizzare i lavori, che per lo più sono stati caratterizzati dalle richieste del centrodestra, che sono state accolte in toto… Quindi, continuare ad accampare la mancata partecipazione del centrodestra all’Ufficio di Presidenza è per lo più un tema del tutto risibile, perché la Commissione questo ha fatto, ha cercato di organizzare al meglio i lavori.

Dicevo, i risultati hanno dato un’evidenza chiara, se la si vuol guardare con onestà intellettuale. Dopodiché, ci è stata attribuita – da lì voglio riprendere – l’infelice espressione che in tutti i modi è stata stigmatizzata da parte del presidente della Commissione tecnica, quell’infelice espressione in cui, in un paragone del tutto inappropriato, non c’è dubbio, è stato paragonato il famoso raffreddore, che nessuno di noi ha mai pensato, detto, e dal quale abbiamo preso subito, immediatamente, le distanze, perché non corrisponde in nessun modo a nessuno degli atteggiamenti che abbiamo messo in campo concretamente in questi mesi.

Ci siamo trovati di fronte a una vicenda drammatica, come tale l’abbiamo trattata. Nessuno ha sottovalutato niente, nessuno ha insabbiato nulla. Chi dice questo dice una menzogna che va respinta con forza al mittente, perché in quest’aula e in Commissione nessuno ha voluto insabbiare nulla. E chi ha fatto sceneggiate in Commissione, venendo in Commissione con le palette e i secchielli, ha semplicemente reso evidente ciò che è e come interpreta il proprio ruolo istituzionale. Questa è stata la mancanza di rispetto che abbiamo avuto in questi mesi.

Chi, invece, con serietà e con attenzione è stato in quella Commissione non facendo sceneggiate, non dicendo tutte le volte che non partecipava partecipando e semplicemente utilizzando quella Commissione per fare propaganda ad uso e consumo dei propri – immagino pochi – elettori, questo è stato poco rispettoso dei lavori della Commissione. Chi, invece, ha partecipato e ha dato un proprio contributo anche con idee e proposte diverse ovviamente ha fatto semplicemente il proprio lavoro. Siccome in quest’aula abbiamo portato una relazione corposa, siccome la Commissione ha prodotto una relazione corposa, in cui sono contenuti gli elementi fondamentali e fondanti che abbiamo richiamato nel dibattito di questi giorni, io credo che in quella relazione esistano gli elementi su cui, ovviamente, non siamo in grado di lavorare oggi, perché la legislatura finisce. Ma chi ci sarà domani, dopo le elezioni, a prescindere da come andranno, c’è una responsabilità…

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, le chiedo di avviarsi alla conclusione.

 

TARUFFI: Concludo. Ha ragione e chiedo scusa, presidente.

C’è una responsabilità collettiva delle Istituzioni, che prescindono dalle persone, a proseguire quel lavoro e a dare corpo e anima alle indicazioni che in quella relazione sono contenute. Questo è quello che fanno le Istituzioni, che prescindono dai destini personali e provano ad assicurare alla comunità un minimo di serietà e un minimo di attenzione verso un tema fondamentale che qui abbiamo trattato. La politica e la campagna elettorale lasciamole da parte, per cortesia.

 

PRESIDENTE (Soncini): La parola al consigliere Calvano.

 

CALVANO: Posso, presidente?

 

PRESIDENTE (Soncini): Le ho dato la parola, consigliere Calvano.

 

(brusio in Aula)

 

Chiedo all’aula il silenzio. Prego.

 

CALVANO: Grazie, presidente.

Parto dalle conclusioni che determineranno il nostro voto contrario alla risoluzione presentata dalla Lega, che si assocerà a un voto contrario ai documenti presentati dalla destra. Parto da quelle conclusioni perché sono il succo di come una parte di quest’aula ha affrontato questa Commissione.

La Lega ci dice, in sostanza, che in Emilia-Romagna ci troviamo in presenza di una vera e propria forma mentis, coltivata e perseguita parallelamente e sinergicamente da diverse Istituzioni. In sostanza, la Lega ci sta dicendo che migliaia di assistenti sociali, migliaia di operatori del welfare, migliaia di famiglie affidatarie, migliaia di operatori delle comunità familiari sono tutte persone che si sono messe d’accordo in Emilia-Romagna per portare via i figli alle famiglie. Questo è quello che è scritto nella relazione della Lega, e me ne rammarico, perché purtroppo comprendo il perché, queste cose le ho dette anche ieri, la Lega e la destra siano arrivati addirittura a rifiutare la solidarietà nei confronti di assistenti sociali che hanno ricevuto personalmente delle pallottole.

Noi pensiamo che quelle migliaia di persone lavorino per il bene della nostra comunità, che abbiano salvato e continueranno a salvare le vite di minori e delle loro famiglie d’origine, per evitare che un minore possa subire gravi pregiudizi sul suo corpo e sulla sua mente.

Ho sentito dire, in audizioni fortemente sostenute dalla destra, che un bambino merita l’attenzione dei servizi sociali solo quando ci si trova in presenza di gravi lesioni evidenti sul suo corpo o sulla sua mente. Quando ci si trova in presenza di quelle gravi lesioni, sul suo corpo e sulla sua mente, probabilmente è già tardi.

Se tra quelle migliaia di persone, però, e su questo perlomeno mi sembriamo tutti d’accordo, certamente lo siamo noi, c’è qualcuno che ha sbagliato, quel qualcuno merita la pena che la magistratura deciderà di comminargli. Se anziché sei bambini coinvolti nella vicenda della Val d’Enza, erroneamente denominata “di Bibbiano”, fosse stato anche uno solo, sarebbe stato giusto fare questa Commissione d’inchiesta. Sarebbe stato giusto approfondire il perché quel bambino, quel minore, quella famiglia non è stata considerata nel modo giusto. Perché qualunque sistema è perfettibile, a partire da quello dell’Emilia-Romagna. È un sistema che merita di essere migliorato, che merita di avere interventi legislativi che lo rendano più efficace, più vicino alle esigenze delle famiglie e dei minori. È per questo che approviamo la relazione della Commissione d’inchiesta, perché non è una relazione che ha chiuso gli occhi, è una relazione che è voluta entrare dentro il sistema e capire, dentro quel sistema, dov’erano e dove potrebbero esserci falle su cui è necessario porre rimedio. Li ha indicati, quei rimedi, ed è andata oltre, addirittura, le competenze che sono di questa Regione, e si è inserita anche dentro le competenze che saranno dello Stato, o competenze che entrano nel merito di quello che devono fare i Comuni e le Conferenze sociosanitarie. Perché su un tema così non si può, non si vuole e non si deve mai rimanere fermi.  Decidere ‒ come ha voluto fare qualcuno, e mi avvio alla conclusione ‒ che si deve mettere sotto accusa un intero insieme di persone, operatori, storie che hanno consentito di salvare bambini e famiglie credo sia un danno che si fa innanzitutto ai bambini e alle famiglie dell’Emilia-Romagna, quando, invece, nei confronti di quelle famiglie e di quei bambini noi dobbiamo essere nelle condizioni di mettere in campo un sistema che li faccia sentire protetti, tutelati e con la Regione, lo Stato, nelle sue diverse forme, sempre dalla loro parte.

Per questo, voteremo convintamente la nostra risoluzione, che sostiene le conclusioni della relazione ben impostata dall’Ufficio di Presidenza guidata da Giuseppe Boschini, che ringrazio. Come ringrazio i due vicepresidenti, tutti coloro che ci hanno lavorato e tutto lo staff di persone che ci ha messo il cuore, oltre un grandissimo impegno.

Voteremo contro...

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, le chiedo di concludere.

 

CALVANO: Finisco la dichiarazione di voto. Voteremo contro quella del collega Sassi, nonostante sul punto della prevenzione ci ritroviamo fortemente concordi con lui sulle azioni che bisogna mettere in campo. Ci asterremo su quella proposta dal Movimento 5 Stelle.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Galli, lei ha già parlato. Prego.

 

(interruzione)

 

Un attimo. Sento il consigliere Galli, perché chiede il fatto personale.

La parola al consigliere Galli.

 

GALLI: Il collega che ha appena...

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Galli, si alzi, per favore, quando interviene in aula. Grazie.

 

GALLI: Mi scusi.

Il collega che ha appena parlato, mentendo, ha detto che non abbiamo dato solidarietà ai lavoratori che sono stati minacciati. Siccome è presente in una nostra risoluzione la solidarietà agli stessi, e lui lo sa benissimo, vuol dire che ha mentito.

Se mi permette, più fatto personale di questo non c’è nulla.

 

PRESIDENTE (Soncini): Non c’è il fatto personale.

Prego, consigliere Delmonte.

 

GALLI: La menzogna del collega...

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, ho dato la parola al consigliere Delmonte.

 

GALLI: Il fatto personale, mi permetta, c’è. Se un collega mente e dichiara il falso c’è.

 

PRESIDENTE (Soncini): Lei ha già parlato.

 

GALLI: Ho già parlato...

 

PRESIDENTE (Soncini): Abbiamo capito. Grazie.

 

(interruzione)

 

Ha finito di parlare. Ho dato la parola al consigliere Delmonte.

Consigliere Delmonte, prego.

 

(interruzione)

 

Consigliere Galli, si sieda. È intervenuto.

Prego, consigliere Delmonte.

 

(interruzione)

 

L’abbiamo ascoltato.

Consigliere Delmonte, prego.

 

DELMONTE: Per fatto personale, in quanto il consigliere ha dichiarato che nell’intervento di ieri della Lega, essendo l’unico intervenuto ieri della Lega credo che l’intervento fosse il mio, io avrei dichiarato nella nostra risoluzione come nella forma mentis di tutte le Istituzioni ci fosse quello che noi abbiamo dichiarato essere un’ideologia.

Tengo a precisare che nella risoluzione è scritto “in diverse Istituzioni” e parliamo di quelle colpite dall’indagine. Come lei ha detto, non è quella di Bibbiano, ma è quella della Val d’Enza, quindi erano diverse Istituzioni. Noi abbiamo scritto “diverse Istituzioni”.

Sul secondo punto, quello in cui abbiamo mai dichiarato solidarietà, non è assolutamente vero. Ci sono i verbali della Commissione. Noi abbiamo dichiarato più volte che, ovviamente, alcuni operatori non possono essere associati a tutti gli operatori. Quegli operatori hanno sbagliato, le proprie colpe le pagheranno in sede ovviamente giuridica, ma noi ci siamo distaccati da quegli operatori, da quegli atteggiamenti, dalla ideologia di quegli operatori.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie. Questa è un’opinione, un parere, non è un fatto personale.

La consigliera Gibertoni aveva già parlato? Volevo solo sapere se la consigliera ha già parlato in dichiarazione di voto.

Chiede la parola per esprimersi in? Prego, lo spieghi al microfono.

 

GIBERTONI: Faccio la mia dichiarazione di voto. Chiedo la parola, come ho detto, per esprimermi in dissenso dal Gruppo.

 

PRESIDENTE (Soncini): Bene.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Come avevo anticipato nella dichiarazione che ho già fatto in apertura dei lavori questa mattina, e lo ribadisco per chiarezza, quindi, in dichiarazione di voto, resta ovviamente contrario il mio giudizio rispetto alla relazione finale della Commissione. Ricapitolo, quindi, la votazione che avevo già enunciato in apertura dei lavori.

Voterò a favore delle quattro risoluzioni Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia, Lega e Gruppo Misto a prima firma Sassi. Credo che chi è davvero convinto di aver fatto un buon lavoro, incisivo, efficace e di aver risolto qualcosa avrebbe un grande vantaggio a questo punto, cioè avrebbe il vantaggio indubbio di potersi limitare a far parlare i fatti senza cercare di coprire, di stemperare o di affrontare, a volte anche con un sarcasmo misero, ma degnissimo di grandissima compassione, le opinioni di chi ha seguito con attenzione tutto il lavoro, pur sentendosi di prendere le distanze da questa Commissione, e ne fa legittimamente, io credo, un suo bilancio finale dopo aver studiato, quindi ha preso le distanze da questa Commissione, ma avendo ancora delle aspettative, che sono poi le aspettative che credo accomunino tanti cittadini fuori da questo Palazzo, dopo aver letto anche tutto quanto la Commissione ha dibattuto, dopo aver visto quanto la Commissione ha dibattuto e dopo aver studiato tutto quanto ha prodotto. Allora, con grande tranquillità e con grande convinzione, ribadisco quanto già detto ieri e quanto già ribadito questa mattina. Io credo che oggi, con questa relazione, non si diano risposte che rafforzano il sistema di tutela e protezione dei minori e delle famiglie, né si è fatta piena luce per arrivare a chiudere ogni possibile falla del sistema.

La questione è troppo urgente, è una questione troppo urgente e troppo fragile, che chiama la libertà di parola e la libertà di coscienza, ed è una questione così urgente e così fragile a cui, nonostante tutto, la Commissione non ha dato risposte all’altezza.

Per fortuna, il giudizio sugli esiti finali della Commissione.

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Soncini): Silenzio, colleghi.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Per fortuna, il giudizio vero sugli esiti finali di questa Commissione – e ribadisco per fortuna – non è nostro. Guardate, non è mica nostro il giudizio finale sugli esiti! Qualunque cosa noi ci raccontiamo oggi, a chiusura di questo dibattito, o qualunque tentativo di arginare o stemperare le opinioni altrui, o addirittura di mettere in discussione diritti di parola o libertà di coscienza non è nostro, perché allora sarebbe davvero arroganza da parte nostra pretenderlo, ma è di tutti quei cittadini che fuori avevano aspettative grandi, giuste, e io credo che siano stati, purtroppo, molto delusi.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, io sarei poi per procedere con le votazioni.

Consigliere Galli, per quale motivo chiede di intervenire?

 

(interruzione)

 

Consigliere Galli, ha la parola.

 

GALLI: Può far mettere per favore a verbale che si è rifiutata di darmi la parola?

 

PRESIDENTE (Soncini): Io non la sento, scusate.

 

GALLI: Sillabo, così sente. Può far mettere a verbale che si è rifiutata di darmi la parola per fatto personale?

 

PRESIDENTE (Soncini): Il verbale dice che le ho dato la parola per fatto personale.

 

GALLI: Non mi ha dato la parola, non è che me l’ha tolta. Non mi ha dato la parola. Può far mettere a verbale questo o è troppo difficile?

 

PRESIDENTE (Soncini): Va bene. Ha registrato tutto, come sa, siamo in diretta.

 

GALLI: Lo faccia mettere a verbale o è difficile?

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Facci, prego.

 

FACCI: Grazie. Confermo la netta contrarietà alla relazione della Commissione, in quanto gravemente deficitaria, a volte superficiale, per certi aspetti assolutoria del sistema, il sistema degli affidi.

È una situazione, dovrebbe essere una situazione residuale, eccezionale, come dicono le linee guida dell’ONU sui minori fuori famiglia, che indicano sforzi in primo luogo diretti a permettere al bambino di rimanere o ritornare in famiglia, come dice la legge n. 184 del 1983…

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere?

 

FACCI: Il punto è che qui si tratta di valutare se ci si discosta dalla regola e si va verso l’eccezione, quando la regola è quella del mantenimento del minore presso la famiglia, dell’aiuto del minore in famiglia.

Come si fa a capire se ci si è discostati dalla regola e si è andati verso l’eccezione, che invece è quella dell’allontanamento? Si fa in base ai dati, dati che non sono tuttavia pervenuti. Non li abbiamo, non sono stati forniti dati. Quali sono le risorse destinate al supporto del minore in famiglia? Quali sono i dati sul ricorso all’articolo 403? Quali sono i dati sui motivi che hanno determinato il ricorso all’articolo 403? Io vorrei ricordare che la vicenda Bibbiano nasce perché la Procura di Reggio si è accorta di un aumento anomalo dei casi di 403.

Non abbiamo i dati sugli esiti. Ci dimentichiamo e la relazione dimentica che gli interventi di allontanamento si devono concludere. L’obiettivo deve essere quello di permettere, se possibile, il rientro in famiglia. Non c’è un dato apprezzabile su tutto questo. Come si può sostenere una relazione impostata su dati statistici mancanti, spesso mischiati – lo ricordava il presidente Boschini – con quelli dei minori stranieri non accompagnati? La relazione è piena di dati forniti in maniera disomogenea, in maniera parziale, ma addirittura confusi con quelli dei minori stranieri, che riguardano altra cosa. Stiamo parlando di altri metodi, altre genesi. Io ho parlato dell’aspetto ideologico, abbiamo parlato dell’aspetto ideologico perché è emerso in maniera netta.

Allora, il compito della Commissione era quello di accertare la metodologia applicata, le scuole di formazione seguite dai servizi sociali, approfondire per esempio quanti corsi di formazione avesse tenuto la “scuola Foti” in Emilia-Romagna, e verificarne gli esiti. Lo abbiamo fatto noi, con articoli 30; li abbiamo riportati nella nostra controrelazione. La “scuola Foti” ha formato magistrati onorari, assistenti sociali, psicologi. Di questo la relazione non parla, la vostra relazione, la relazione della Commissione, quella “ufficiale”. Abbiamo saputo dal presidente del Tribunale dei minori che le relazioni dei servizi sociali sono per loro uguali ai verbali di Polizia giudiziaria, quindi con fede privilegiata, che fanno fede fino a querele di falso. Capite il potere smisurato che hanno i servizi sociali e, quindi, l’importanza di una formazione non ideologica degli assistenti sociali? È stata accertata, questa componente? Certo che no. Ma non era questo uno degli aspetti principali della vicenda Bibbiano, accertare se e in che modo si fosse propagato o fosse diffuso il tumore che lì si è verificato? Ecco perché la relazione non può essere considerata sufficiente.

Io non dirò che volete insabbiare Bibbiano, ma dirò che con questa relazione volete lavarvi la coscienza. Non è stata data risposta ai quesiti più importanti, quelli unici che ci possono dire se il sistema è sano. E a giudicare dai fatti di Bibbiano, l’ideologia sottostante, il coinvolgimento dei servizi sanitari, dell’AUSL, degli uffici regionali, responsabili di mancato controllo, io ritengo che questo sistema abbia bisogno di molta cura, di molta cura.

Alla risoluzione sulla costituzione di parte offesa non abbiamo avuto risposta. È inaudito che l’Ufficio legislativo regionale non abbia dato risposta a questo. Perché? Perché su questo evidentemente non si vuole prendere posizione, c’è ancora qualcosa da nascondere o qualcuno da tutelare. Questo è inaudito, è intollerabile, è vergognoso.

 

PRESIDENTE (Soncini): Ci sono altri in dichiarazione di voto? No.

A questo punto passiamo alle votazioni. Sapete che si votano separatamente le risoluzioni.

Nomino scrutatori i consiglieri Rossi, Poli e Daniele Marchetti.

 

(interruzione)

 

Il consigliere Galli chiede il voto elettronico. Su tutte le risoluzioni, consigliere Galli? Il consigliere Galli chiede il voto elettronico su tutte le risoluzioni.

Siamo alla risoluzione oggetto 8822, a firma del consigliere Sassi.

Voto elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 41

Favorevoli 5

Contrari 29

Astenuti 5

 

È respinta.

 

Passiamo alla risoluzione 8790, a firma dei consiglieri Facci, Callori e Tagliaferri.

Voto elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 41

Favorevoli 15

Contrari 25

Astenuti 0

 

È respinta.

 

Passiamo alla risoluzione 9137, a firma dei consiglieri Bargi, Delmonte, Rancan, Pompignoli, Rainieri, Marchetti Daniele, Pettazzoni e Liverani.

Sempre voto elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 39

Favorevoli 11

Contrari 24

Astenuti 3

 

È respinta.

 

Passiamo alla risoluzione 9140, a firma dei consiglieri Sensoli, Bertani e Piccinini.

Voto elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti al voto 40

Favorevoli 6

Contrari 9

Astenuti 24

 

È respinta.

 

(Il consigliere Rainieri dichiara voto contrario sulla risoluzione oggetto 9140)

 

Passiamo alla risoluzione 9142, a firma dei consiglieri Tagliaferri, Galli, Callori, Bargi, Facci, Rainieri. 

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 36

Favorevoli 11

Contrari 25

Astenuti 0

 

È respinta.

 

Passiamo alla risoluzione 9143 a firma Calvano, Taruffi, Prodi, Caliandro, Mori, Marchetti Francesca, Ravaioli, Rontini, Zoffoli, Iotti, Campedelli, Mumolo, Sabattini, Soncini, Poli.

Mettiamo in votazione, con il dispositivo elettronico, la risoluzione 9143.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 41

Favorevoli 25

Contrari 11

Astenuti 4

 

È approvata.

 

Do la parola alla consigliera Rontini.

 

RONTINI: Grazie, presidente. Era solo perché nella risoluzione del Movimento 5 Stelle, quella in cui il Partito Democratico si è astenuto, penso che il mio voto non sia stato acquisito dal sistema, quindi lo volevo segnalare. Non ne ho la certezza, magari se devo venire lì al bancone guardiamo.

 

PRESIDENTE (Soncini): Va benissimo al microfono. Grazie, consigliera.

 

OGGETTO 9028

Progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Nuove misure organizzative per evitare situazioni di incompatibilità nel sistema delle amministrazioni regionali dell’Emilia-Romagna.» A firma dei Consiglieri: Gibertoni, Caliandro, Calvano, Zoffoli, Prodi, Taruffi, Rontini, Serri, Pruccoli (129)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 9028 Progetto di legge d’iniziativa consiglieri recante: “Nuove misure organizzative per evitare situazioni di incompatibilità nel sistema delle amministrazioni regionali dell’Emilia-Romagna.” A firma dei consiglieri Gibertoni, Caliandro, Calvano, Zoffoli, Prodi, Taruffi, Rontini, Serri, Pruccoli.

Il testo, il n. 14 del 2019, è stato licenziato dalla Commissione Bilancio, affari generali e istituzionali nella seduta del 5 novembre 2019, con il seguente titolo: “Nuove misure organizzative per prevenire conflitti di interesse nel sistema delle amministrazioni regionali dell’Emilia-Romagna. Modifiche alla legge regionale n. 43 del 2001”.

Il progetto di legge è composto da tre articoli. Il relatore della Commissione, consigliere Stefano Caliandro, ha preannunciato di svolgere relazione orale.

La relatrice di minoranza, consigliera Giulia Gibertoni, ha preannunciato di svolgere relazione orale.

Do la parola al consigliere Caliandro, relatore della Commissione. Prego.

 

CALIANDRO, relatore della Commissione: Grazie, presidente. Questo provvedimento modifica la legge n. 43 del 2001, il testo unico in materia di organizzazione e di rapporti nella Regione Emilia-Romagna.

La modifica che abbiamo apportato si propone di scongiurare l’insorgere di possibili conflitti di interesse, evitando che soggetti legati a parentela, affinità, coniugio o convivenza, si trovino a lavorare in rapporto di diretta subordinazione nella stessa unità organizzativa, in un ente del sistema amministrato dalla Regione.

Lo scopo, quindi, è che i vertici degli enti e coloro che hanno potere di vigilanza e controllo sulla gestione delle risorse umane abbiano specifici obblighi di rilevazione e verifica. Tutto questo dovrà avvenire entro dodici mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di questo provvedimento. Il provvedimento, nella sua semplicità, è molto lineare. Non è semplice, invece, quello che ha voluto sviluppare questo provvedimento. È vero, infatti, che la scelta del Partito Democratico e la scelta dei sostenitori di questa legge è stata quella di apporre un nuovo inizio alla discussione del merito in questa Regione. Era, infatti, emersa, sulla base di una proposta che veniva dalle minoranze, dal Movimento 5 Stelle, la volontà di affrontare questo tema relegandolo solo al settore della sanità. La nostra scelta in quell’occasione, che abbiamo ribadito evidentemente testimoniandola in questa sede, è stata quella di estendere il provvedimento non solo all’ambito sanitario, bensì a tutto il sistema delle regole della nostra Regione Emilia-Romagna e di tutte le partecipate. Quindi, lo sforzo che abbiamo fatto è stato quello di dire che, per noi, la pubblica amministrazione è una campana di vetro e non abbiamo problema alcuno a confrontarci su questa modalità. Lo facciamo perché pensiamo che a noi i raccomandati non piacciono, non ci piacciono nemmeno quelle storie, quelle vicende che raccontano di fenomeni di nepotismo nella pubblica amministrazione, nelle sue varie articolazioni. Allora, abbiamo sentito il dovere di intervenire su un punto che, oltre a essere sgradevole, è profondamente ingiusto. Abbiamo, quindi, sentito la necessità politica di consegnare a questo mandato amministrativo un modello, un modello di comunità e un modello anche di intervento.

Mi auguro che le perplessità che la Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno avuto in Commissione diventino un voto favorevole. Invito veramente le minoranze a fare quel gesto che in Commissione non hanno voluto fare, ossia di passare dall’astensione al voto favorevole, perché bisogna avere il coraggio di combattere il nepotismo, cari colleghi. Dobbiamo farlo insieme. Non è una battaglia solo dei partiti, è una battaglia di giustizia, intorno alla quale bisogna costruire percorsi politici.

Per questo, abbiamo scelto anche di dialogare con una proposta che nasceva su un tema certo. Questa Regione non ha mai avuto nulla da nascondere, e se qualcosa dovesse avere da nascondere dovremmo essere noi a denunciarla. Allora, una legge come questa è una legge che ci dà un messaggio molto chiaro, un messaggio di sobrietà, ma soprattutto di “specchiatezza”, che noi esigiamo dal nostro mondo, dal mondo che amministriamo, ma che dobbiamo offrire come modello, come proposta politica. Per questo, l’appello è che il voto su questo provvedimento sia un voto realmente unanime. Quando il voto non è unanime, il rischio che noi corriamo è che su questo tema si possano creare delle slabbrature. Per questo ho chiesto, e rinnovo la proposta, che Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia possano maturare questa scelta. È una scelta culturale, non una scelta di partito.

Entro dodici mesi questo avverrà in Emilia-Romagna. È un provvedimento che esiste anche in altre attività. Ci sono, per esempio, dei codici di autodisciplina, dei codici etici. Molte aziende lo fanno. Noi sentiamo la necessità che questo fenomeno diventi una legge, perché una legge regionale attribuirebbe a questo provvedimento uno scatto in una determinata direzione, del quale si sente francamente il bisogno, stanti anche i recenti fatti gravi, gravissimi che hanno colpito alcune regioni di questo Paese, alcuni enti di questo Paese. Noi dobbiamo fare una guerra senza confini alla corruzione, alle raccomandazioni e al nepotismo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Caliandro.

Do la parola alla consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI, relatrice di minoranza: Grazie, presidente.

Come ho ribadito anche in Commissione, io sono molto felice che dopo due anni e mezzo dal deposito del primo nucleo del progetto di legge che oggi ci troviamo qui ad approvare, che anch’io auspico possa unire tutti i Gruppi politici presenti in Assemblea... Era una proposta difficile, molto sfidante. L’ho depositato ormai nei primi mesi del 2017. Il primo nucleo, a prima firma mia, riguardava la possibilità di stroncare, di eliminare radicalmente il problema del nepotismo in sanità. Dopo una serie di vicissitudini è approdato in Consiglio regionale e ha ampliato il suo campo d’azione. Questo è davvero molto positivo.

La proposta di legge nasce come proposta contro il nepotismo in sanità, nasce a partire anche da una serie di segnalazioni che stavano ingenerando sfiducia in tutti gli operatori sanitari che si trovavano quotidianamente a contatto con situazioni che, a loro giudizio, e anche secondo il mio giudizio (non avrei lavorato per eliminare queste discrepanze, questa mancanza di equità), erano effettivamente dubbiose o, comunque, lasciavano passare il dubbio che non sempre ci si guadagna una posizione per merito, o perlomeno una quotidianità lavorativa serena non la si può avere se non tramite relazioni oppure amicizie particolari. Affermava, quindi, princìpi e criteri relativi all’assegnazione del personale nelle strutture organizzative delle nostre aziende sanitarie.

La regolamentazione che si introduceva prevedeva che i direttori generali, all’atto dell’assegnazione del personale delle aziende sanitarie, adottassero le misure necessarie a evitare che all’interno della medesima struttura organizzativa operassero, in rapporto di subordinazione gerarchica, dipendenti legati tra di loro da vincoli di parentela o di affinità sino al terzo grado.

La finalità della norma era di evitare che nella medesima unità organizzativa lavorassero, appunto, in rapporto di dipendenza, ad esempio, non solo il padre e figli, ma anche nonni e nipoti, fratelli e sorelle, mogli e mariti, conviventi eccetera, eccetera, in modo da rafforzare il necessario e fondamentale rapporto fiduciario, come ho detto, fra gli utenti e il servizio sanitario regionale, senza però per questo ledere i diritti inviolabili di ciascun operatore e senza anche far mancare opportunità professionali legittime e legittime aspettative da parte di coloro che volevano misurarsi, ad esempio, all’interno della stessa categoria professionale di un congiunto o di un parente.

Per il personale che si trovi in una di queste condizioni sopra descritte gli articoli prevedevano l’assegnazione ad altra struttura organizzativa. Per fortuna, in Emilia-Romagna abbiamo un sistema, parlo del primo nucleo del progetto di legge, molto articolato anche rispetto al sistema sanitario e quindi all’interno della stessa azienda sanitaria oppure con procedure di mobilità interaziendale proponevo che non si perdessero né opportunità professionali, ma neppure si ingenerassero dubbi o sfiducia rispetto a favoritismi o ricerca di amicizie per essere magari sistemati grazie a contatti di un certo tipo oppure parentele.

Dunque, quanto proponevo era un provvedimento, a mio avviso, doveroso che consentisse di intervenire con una misura di buonsenso e nel rispetto dei diritti e della libertà di ciascuno per sciogliere eventuali situazioni di opacità, di potenziale conflitto di interessi; una norma che tutela tutti i professionisti garantendo un sereno svolgimento delle funzioni e una valutazione scevra da ogni possibile ombra o sospetto di parzialità. Il progetto di legge intendeva sgomberare il campo da situazioni di nepotismo oppure di sospetto nepotismo nelle aziende sanitarie riportando il giusto clima all’interno dell’ambiente lavorativo e l’intento era, appunto, di lanciare soprattutto e anche, oltre a mettere per iscritto una norma che pareva non sufficientemente trattata, appunto lanciare un messaggio di fiducia e di apertura, soprattutto anche nei confronti di coloro che si trovavano a entrare per la prima volta all’interno di certi ambiti di lavori e categorie professionali e comunque verso tutti coloro, cioè la stragrande maggioranza, ripeto, la stragrande maggioranza che confidano nelle proprie forze, nei propri talenti e nel proprio merito e non in amicizia, in contatti o in relazioni, per dare il giusto contributo al miglioramento dei nostri servizi pubblici.

Il progetto di legge era stato elaborato a seguito di numerose segnalazioni pervenute da parte di operatori del servizio sanitario regionale che lavorano da decenni in questo servizio, che hanno purtroppo constatato di persona l’esistenza di frequenti rapporti di parentela all’interno di numerosi reparti delle unità operative degli ospedali e delle aziende sanitarie pubbliche regionali; evidenze che sicuramente non giovano al buon funzionamento dei reparti e appunto ingenerano nel personale il sospetto che possano esserci favoritismi legittimati dal legame di parentela.

In particolar modo si evidenziava la presenza di rapporti di parentela stretta, come ad esempio i coniugi che lavorano nello stesso reparto e uno di essi svolge, per esempio, incarichi di coordinamento di direzione, nonché di frequenti casi di genitori che svolgono incarichi di direzione in unità operative dove i figli sono i loro sottoposti. Quindi, è una questione assurda, che torna a dare adito a chi parla sempre, in connessione con il nostro Paese, di familismo amorale e a non separare, invece, quello che è il contesto familiare di scelta, ma dall’altra parte il fatto che, una volta usciti da quel contesto privato, ci si guadagna con il merito, con il talento e con lo studio, e non con le relazioni e con le parentele, delle posizioni di privilegio.

Questi rapporti di parentela all’interno della stessa unità operativa, ovviamente, oltre a ingenerare quello stesso sospetto di nepotismo, possono anche compromettere l’indipendenza di un’istituzione, fatto parimenti grave, e la sua credibilità morale. La norma che si voleva introdurre non tendeva a escludere dalle assunzioni nessun soggetto, bensì voleva evitare che membri dello stesso nucleo familiare si trovino a lavorare nelle strutture sanitarie regionali sotto la direzione di familiari, dove ciò è possibile nel rispetto delle norme sulla contrattazione collettiva esistente. Lo scopo del progetto di legge era evitare che, all’interno della stessa unità operativa o nello stesso dipartimento, operino in condizioni di subordinazione dipendenti che avrebbero ingenerato il dubbio che sfruttavano legami personali.

L’intento, quindi, è e resta quello di contribuire a preservare un’immagine di credibilità dell’azienda, che potrebbe essere compromessa, al di là delle capacità professionali, non in discussione, dei singoli operatori, dal fatto che le persone andavano oltre semplicemente ai loro meriti o ai loro talenti.

Visto l’apprezzamento che è stato manifestato nel corso del tempo, quando il progetto di legge è approdato in Commissione e poi in Consiglio regionale, e dopo è stato ulteriormente ampliato, il progetto di legge è stato riformulato, come dicevo, estendendo il suo dispositivo, inizialmente rivolto al settore sanitario, a tutti gli enti del sistema delle amministrazioni regionali, includendo ovviamente il settore della sanità, l’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia-Romagna.

Le norme contenute nel progetto di legge si ispirano al principio di buon andamento amministrativo sancito dall’articolo 97 della Costituzione, che è evidente che può risultare pregiudicato da fenomeni di nepotismo. Ebbene, davanti a un principio così sacrosanto e così basilare, che oggi trova discussione e dibattito qui e compimento, e mi pare di irreprensibile importanza, spero che questo progetto di legge, anche se ci ha messo un po’ di tempo, però oggi arriva e si discute, e di questo sono orgogliosa, trovi il massimo consenso possibile, perché su questi temi, come anche su quello che abbiamo trattato precedentemente, non credo sia il caso di avere schermaglie politiche o, peggio, steccati ideologici oppure mancanze di voto perché non ci piace il primo firmatario, di qua o di là, o addirittura antipatie personali, sperando dunque che anche questo progetto di legge trovi il massimo consenso possibile, non credo debbano esserci divisioni politiche, e si possa, quindi, approvarlo all’unanimità, con grande tranquillità e soddisfazione per tutti. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera.

Dopo aver dato la parola al relatore della Commissione e alla relatrice di minoranza, apro la discussione generale e do la parola al consigliere Galli.

 

GALLI: Grazie, presidente. La ringrazio di avermi dato la parola, in questo caso.

 

PRESIDENTE (Soncini): Ho visto che si era prenotato prima della consigliera Gibertoni, ma il procedimento di discussione prevedeva prima la parola a lei.

 

GALLI: Stiamo parlando dell’inserimento di una modifica dell’articolo 18. In realtà, si parla del secondo comma, dove si dice: “In sede di assegnazione del personale devono essere adottate le misure necessarie ad evitare che dipendenti legati da vincoli di parentela o di affinità sino al secondo grado, coniugio o convivenza, prestino servizio in rapporto di subordinazione gerarchica diretta”. Come si fa a essere contrari a una norma che inserisce una regola che dovrebbe essere già un comune sentire tra tutti coloro che fanno attività politica? Come si fa a votare contro?

Capisco la richiesta del collega Caliandro, che dice: “In Commissione vi siete astenuti. Speriamo in un voto favorevole”. Collega Caliandro, non più tardi di ieri, su tutti i giornali, c’era scritto: “Portaborse: la grillina Barbara Lezzi assume la figlia del fidanzato”. La figlia del fidanzato è stata assunta come portaborse, un ruolo dove la stessa grillina ha ricevuto oltre 20.000 curricula per partecipare. 20.000 curricula. Tra 20.000 curricula ha deciso che la figlia del fidanzato forse è quella più adatta. Le prime due osservazioni sono: serviva illudere 20.000 persone facendo credere che uno è uguale a un altro, quando aveva così, comodamente sotto casa, anzi in casa, la persona adatta a svolgere questo lavoro?

È evidente che c’è molta demagogia in quella richiesta di curricula della grillina Lezzi e c’è anche della demagogia in questa proposta, collega Caliandro, demagogia che nasce intanto dalla tempistica. Mi sembra di aver sentito dalla collega Gibertoni che la sua proposta risale al 2017. Dal 2017 ad oggi sono passati due anni. All’improvviso, in questo effluvio di amorosi sensi tra il PD e il Movimento 5 Stelle, si scopre che quella proposta, che giaceva in un cassetto, può essere riesumata e votata. Anzi, di più: allargata. Non più alla sanità, che sappiamo terreno del nepotismo, ma alla Regione e a tutti gli enti controllati dalla Regione. Una cosa positiva.

Come la grillina Lezzi nelle sue azioni profumava di demagogia, anche questo vostro intervento puzza di demagogia. Noi apprezziamo lo spirito, apprezziamo le motivazioni, apprezziamo il suo appello, ma non voteremo a favore. Ci limiteremo all’astensione, un’astensione benevola, ma non possiamo non notare che avete scelto adesso di votare il provvedimento della grillina Gibertoni, non possiamo non notare che questo provvedimento, purtroppo, non risolve il problema, perché ci sarà sempre la figlia del cugino del nipote della zia oppure quelle cose che normalmente vengono fatte, e dico purtroppo soprattutto all’interno dell’ambiente sanitario o delle università, ed è questo il vero motivo per cui le partecipazioni, permettetemi questo termine, di raccomandazioni sono incrociate: io assumo tuo figlio perché tu assumerai mio cugino, tu prendi in cattedra con te mia moglie e mia figlia andrà in cattedra con te. Questa legge noi riteniamo che sia totalmente inutile, se non c’è della civiltà fra chi amministra la cosa pubblica, se non c’è del decoro fra chi amministra la cosa pubblica, se non c’è il rispetto della nostra società fra chi amministra la cosa pubblica.

Riteniamo questa misura puramente demagogica, legata ai rapporti come ho chiamato di amorosi sensi attualmente in corso tra chi vorrebbe i voti dei 5 Stelle e fra chi presenta questa proposta senza tener presente che in casa propria si fa esattamente il rovescio.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

La parola al consigliere Pettazzoni.

 

PETTAZZONI: Grazie, presidente.

Parto da un appello al voto fatto sia dal consigliere Caliandro che dalla consigliera Gibertoni se volete un po’ irrituale, inusuale, perché di progetti di legge credo che ne abbiamo visti a decine, se non addirittura a centinaia qui dentro e una richiesta così forte di convergenza non mi pare di averla mai recepita. Non capisco sinceramente dove vogliate arrivare, forse qualora l’esito della votazione fosse che solo il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle voteranno a favore, c’è una sorta di forma di vergogna, di paura, non capisco.

Comunque, vado sull’argomento. Questo è, come ha sottolineato la consigliera Gibertoni e ripreso dal consigliere Galli, un vecchio progetto di legge, che nasce in una forma piuttosto stretta perché si occupava solamente di legami all’interno del comparto sanitario.

Parliamo dell’anno 2017. Oggi, probabilmente, sulla via di Damasco in quanto sono prossime le elezioni, il Partito Democratico la recepisce e non solo, lo diceva bene il collega Galli poco fa, la estende e fa una cosa sicuramente giusta. Mi chiedo, però, come mai, nel 2017, una porzione di quello che oggi è questo progetto di legge non venisse nemmeno lontanamente considerata e oggi, che si va a ridosso del voto, si aprono i portoni e dentro tutto.

Il Partito Democratico, oggi, parla di nepotismo, un argomento che credo abbia caratterizzato la storia della sinistra italiana. Ditemi voi se non conoscete casi di persone che hanno ottenuto certi incarichi, siedono in certi tavoli, siedono in qualche consiglio di amministrazione solo perché sono ex amministratori, amici, persone collegate proprio al mondo della sinistra. Ditemi voi se questo non è vero.

Oggi si parla di altro ovviamente, si parla di legame di parentela, ma andare a rinnegare quello che è un sistema che storicamente la vostra parte politica ha posto in essere mi sembra molto tardivo, ma certamente…

 

CALIANDRO: Ma lei è impazzito.

 

PETTAZZONI: No, non sono impazzito. Non sono impazzito, consigliere Caliandro.

 

PRESIDENTE (Soncini): Prosegua, consigliere Pettazzoni.

 

PETTAZZONI: Comunque, non voglio accusare nessuno soprattutto dei presenti. Dico solo che storicamente la sinistra si è distinta per essere un partito che ricordava degli amici.

In tutto questo, quello che leggo sul progetto di legge presentato è sicuramente condivisibile. Quindi qui, consigliere Caliandro, il suo appello lo accolgo in pieno: sarà un voto favorevole. In Commissione abbiamo votato un’astensione per prenderci tempo per rileggere e rivedere il testo e il senso di questo testo, ma anche per attendere, giustamente, la discussione in quest’Aula. È sicuramente un progetto di legge che va nella direzione giusta. Assolutamente, noi non abbiamo problemi a votare un testo che impedirà a persone collegate da legami di parentela di ottenere posti di lavoro o di lavorare negli stessi ambienti.

Ripeto, l’auspicio dei due consiglieri che mi hanno preceduto è sicuramente colto e anticipo già la dichiarazione di voto, presidente, che sarà positiva.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliere Callori, prego.

 

CALLORI: Grazie, presidente.

Sicuramente, come anche chi mi ha preceduto ha detto, questo progetto di legge va in un’ottica condivisibile. Però c’è sempre un “però”, nel senso che c’è sempre il modo in cui le cose vengono presentate. Non torno a parlare della data, non parlo di inciuci tra partiti che potrebbero allearsi nelle prossime elezioni, ma entro nel “come” presentate. Sentendo l’esposizione, mi sembra di aver capito questo: noi siamo bravi, vogliamo essere trasparenti, presentiamo questo progetto di legge; chi non lo approva, invece, vuol dire che vuole fare il contrario. Non funziona così. Innanzitutto, quando si fa una proposta di legge di questo tipo, la proposta dovrebbe essere trasversale. Soprattutto, non ci sarebbe neanche da scriverlo. Se si scrive vuol dire che qualcuno ci ha pensato. Io ho fatto per tanti anni l’amministratore. Mai mi sono sognato di far sì che un parente o qualcun altro potesse lavorare nell’ente in cui amministravo. Però posso anche dire che ci sono Comuni ‒ noi facciamo la norma, però la norma facilmente si bypassa ‒ che, per far assumere parenti, cosa fanno? Fanno fare loro il concorso in un altro Comune attiguo e poi chiedono il trasferimento, dopo. Se facciamo una norma e la norma, poi, deve essere bypassata con delle furberie, non ci interessa.

In tutti noi dovrebbe esserci un senso civico, quindi non dovrebbero esserci su queste cose delle regole. Mi pongo un’altra domanda: se il familiare è uno in gamba e vince il concorso, non lo può fare perché è parente? Ci può essere anche questo caso. Ci può essere anche un altro caso: io assumo una persona che lavora per me e a metà mandato mi sposo con lei. Cosa facciamo?

Questo sicuramente è un progetto che vuole, in questa fase, dimostrare che qualcuno è più trasparente di altri, ma non è così. La trasparenza deve esserci in ognuno di noi. La regola, una volta che c’è, se si mette solo di facciata non serve, perché può essere sicuramente bypassata.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri in discussione generale? Chiudo la discussione generale.

C’è la replica del relatore della Commissione? Intende replicare?

Prego, consigliere Caliandro.

 

CALIANDRO: Una breve replica. Non pensavamo che avremmo dovuto assistere a questo elenco di cose che poco hanno a che vedere con la legge.

La legge si occupa delle incompatibilità a nostro giudizio opportune che servono ad educarci un po’ tutti al modo in cui si fa pubblica amministrazione. Certe volte, quando ascolto alcune cose, rimango basito perché mi domando: c’è la consapevolezza da parte di chi le pronuncia di quello che si sta dicendo o è soltanto la tensione politica che ti porta a dire certe cose? Fortunatamente andiamo in streaming e questi belli interventi vengono anche visti e rivisti e qualcuno poi li valuta. Mi domando se è utile per una società involversi in questo modo.

Le incompatibilità ci sono, sono opportune, noi reputiamo che siano opportune e giocare sulle date è il classico gioco degli struzzi. L’avete fatto prima, lo avete fatto dopo. Noi sappiamo che la paternità di questa iniziativa non è stata nostra. Sappiamo che non abbiamo nessun interesse a rivendicare l’iniziativa, ma abbiamo l’interesse generale a rivendicare l’obiettivo. La battaglia l’abbiamo fatta in questa direzione.

Peraltro, quando il percorso sulla legge ha preso inizio in maniera rocambolesca, ovverosia dopo sei mesi dal deposito del primo disegno di legge Gibertoni, c’era ancora il Governo del mojito. Poi, al terzo, il Governo non c’era più, ma il provvedimento e l’impegno in aula era stato preso.

Non so come dobbiamo giustificare. La scelta l’avevamo fatta nel merito. Poi, le conseguenze politiche di quello che accade sono evidentemente cose che stanno su di noi. Al di là della contesa, poi anche dei riferimenti, la sinistra fa questo, la destra fa questo, con quale coraggio, avete un debito di 49 milioni di euro che avete dilazionato in 99 anni, venite a parlare di questa roba?

C’è un limite a tutto, c’è un limite a tutto. Stiamo al merito. Non pensiamo di metterci a fare le punte agli aghi, però ogni tanto guardatevi dentro e ditevi “noi siamo quella roba lì”. Voi siete quella roba lì. Quella roba lì ha fatto quelle cose, si confronta, deve dare delle risposte al Paese per chiarire qual è la direzione e poi c’è un’altra destra, quella stessa destra che dice “prima questo, poi quell’altro, poi su e poi giù” che, alla prova dei fatti, quando gli dici “voti a favore dell’incompatibilità?”, uno ti dice “poi se mi fidanzo con una”, un altro ti dice “se mi sposo con l’altra”. Ma siete tutti in deroga? Dove sta questa rigidità? Siete così rigidi quando dovete essere a petto in fuori e poi, quando dovete dare l’esempio, non lo volete dare? Oltre alla ginnastica in piazza, facevano anche qualcos’altro a quelli lì!

 

(interruzione)

 

Certe volte bisogna capire che c’è un limite a tutto. Se si predica la correttezza rispetto alle cose che vanno fatte, poi si pratica anche. Quindi, io tengo distinti i piani.

Penso che questa sia una battaglia giusta, che non è nata su nostra iniziativa, ma comunque abbiamo raccolto la sfida della chiarezza e della ricerca di correttezza, e dove c’è chiarezza e c’è correttezza il Partito Democratico c’è.

Poi, se volete cambiare campo, ci mettiamo, prendiamo giù la Lombardia, il Veneto, le Segreterie nazionali, i fatti recenti, Piacenza, le prendiamo tutte, ve le raccontiamo e vi guardate allo specchio. O no, consigliere Callori? Parliamo di Piacenza se vuole. Parliamo di Piacenza? Ci dica nel suo partito che cosa è successo a Piacenza. Viene qui, ci spiega cosa è successo a Piacenza e poi mi parla delle altre cose. Io rimango basito rispetto a queste cose. Concentratevi su quelle cose per quelle che sono. Questa legge dice che entro dodici mesi da quando l’avremo approvata ci saranno alcune incompatibilità: se vi spaventano così tanto, dite “ci spaventa la correttezza, ci spaventa la chiarezza, ci spaventa l’onestà”. Se vi spaventa l’onestà, non la votate; diversamente, votatela.

 

PRESIDENTE (Soncini): La consigliera Gibertoni non intende replicare.

 

(interruzione)

 

Prima ci sono le repliche dei relatori. Se lei intende, non è obbligatorio.

Prego, consigliera.

 

GIBERTONI: Presidente, intervengo solo per confermare che effettivamente il progetto di legge è stato depositato nella sua prima versione come proposta nel 2017, però poi, se lo ricordano i colleghi, è passato dalla Commissione, ci è ripassato un’altra volta, è approdato in Consiglio regionale che non era ancora estate, è stato alla fine di questa primavera, è stato rielaborato. Quindi, io posso capire: magari loro si riferiscono, quando esprimono queste loro legittime opinioni, ad altri progetti di legge. Non lo so, non so neanche se ce ne sono, ma devono essere nati proprio nelle ultime settimane. Ma questo, secondo me, è proprio a garanzia del fatto che la proposta era assolutamente di principio e genuina, che ha un lungo corso e una lunga elaborazione, anche per poter fare in modo di chiarire quali erano tutti i lati positivi del poter approvare un qualcosa che io ritengo, invece, molto innovativo.

A prescindere dalle schermaglie, mi fa piacere che ci sia il voto a favore anche della Lega. Davvero il principio è irreprensibile. Ognuno è libero di votarlo come ritiene, ci mancherebbe altro che non ci sia la libertà di voto. Come stamattina difendevo quella di parole di coscienza. Non c’è neanche bisogno di dircelo, spero.

L’appello lo si fa legittimamente. Lo raccolga chi crede.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera.

Adesso passiamo all’esame dell’articolato.

Vedo iscritti i consiglieri Facci e Callori. Posso dar loro la parola nell’esame dell’articolato?

Articolo 1.

Dibattito generale. Dichiarazioni di voto.

Prego, consigliere Facci.

 

FACCI: Grazie.

Dirò subito che non parteciperò al voto su questo progetto di legge. Non parteciperò al voto per un discorso molto semplice. Semmai avessi avuto dei dubbi, le parole del presidente Caliandro me li hanno tolti.

Trovo che questo provvedimento sia ‒ come diceva prima il collega Callori ‒ corretto. Non discuto sul fatto che queste norme rispondano a princìpi universalmente condivisi o, comunque, che dovrebbero essere universalmente condivisi. Il punto è un altro. Guarda caso lo facciamo a due mesi dal voto. Guarda caso lo facciamo in un momento in cui, forse, se dovessimo guardare gli ultimi... Non so, prendete voi l’anno di partenza dei rapporti all’interno di questo ente. Quante situazioni che qui cadono ci troviamo a dover riscontrare. Sembra quasi si voglia correre ai ripari di situazioni già chiacchierate, già verificate, che hanno avuto, in alcuni casi, una eco mediatica di un certo tipo.

Trovo molto stucchevole il richiamo che fa il presidente Caliandro a episodi del tutto differenti, del tutto lontani anche da questi territori, anche perché non confondiamo mai l’aspetto penale dall’aspetto amministrativo.

La responsabilità penale è sempre personale, la responsabilità amministrativa, spesso e volentieri politica, è un’altra cosa. Oggi si adotta una misura amministrativa, che, ripeto, condivido. Se fosse stata presentata in un altro momento storico l’avrei anche sottoscritta.

Guarda caso arriva, come tante cose positive che stanno arrivando in questi ultimi tempi, denari sui territori, finanziamenti… 

 

(interruzione)

 

Votiamo tutti i mesi, mi suggerisce il collega Galli. Potrebbe essere una buona idea, se non, ovviamente, per implicazioni altre che vi sarebbero intorno.

Comunico, appunto, la mia non partecipazione al voto, ma non cadrò nella trappola in un qualche modo che il presidente vuole tendere, il presidente Caliandro vuole tendere, che sostanzialmente vuole equiparare chi non condivide a un malfattore o a un disonesto o a uno che in qualche modo vuole tutelare situazioni poco chiare.

Io a questo gioco non ci sto, non ci sto e infatti non parteciperò al voto. Dissento, ripeto, dal momento temporale in cui questa proposta viene presentata, dissento dalle modalità con cui viene presentata. Anzi, auspico che il dibattito in generale, anche sulle altre questioni, rimanga nell’ambito dell’aspetto amministrativo. Come ho detto, le questioni penali che sono state richiamate sono altro. Anche su Bibbiano, se vogliamo parlare di una cosa di cui abbiamo parlato poco fa, abbiamo sempre distinto l’aspetto penale dall’aspetto amministrativo-politico. Sono due piani diversi. Poi, a volte, si intersecano, ma sono due piani diversi e noi qui dobbiamo valutare gli aspetti amministrativi e quindi politici.

Comunico, presidente dell’Assemblea, la mia non partecipazione al voto sugli articoli 1, 2 e 3, quindi su tutto il progetto di legge. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere. Abbiamo registrato.

Consigliere Callori, sempre in dichiarazione di voto sull’articolo 1. Prego.

 

CALLORI: Grazie, presidente.

Intervengo solo per annunciare su questo articolo l’astensione, perché soprattutto non mi è piaciuta la risposta del relatore di maggioranza. Non mi è piaciuta perché non si è entrato nel merito delle dichiarazioni mie o nostre, ma si è parlato di tutt’altro. Si è parlato dei 49 milioni, di quello che è successo a Piacenza, che non c’entrano niente con questo progetto di legge.

Che cosa dimostra questo? Che, in effetti, non ci sono motivazioni per poterlo portare avanti, se non quella di cercare di essere coloro che si fanno garanti delle assunzioni del personale e quant’altro. Non è così. Ripeto, se facciamo le cose solo di facciata, va benissimo. Però, non dobbiamo prenderci in giro, soprattutto perché questo progetto di legge, che sicuramente verrà approvato, perché la maggioranza penso che ci sia sicuramente, non porterà alla soluzione del problema perché, come ho detto prima, il problema non dovrebbe esistere, perché se tutti moralmente fossimo trasparenti questo non succederebbe. Ma, se dovesse succedere, quando sarà approvata, ci sarà la scappatoia, come dicevo prima, per ovviare a questo progetto di legge. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri in dichiarazione di voto sull’articolo 1?

Controllo gli scrutatori. Sostituisco la consigliera Rossi con la consigliera Montalti e confermo i consiglieri Poli e Daniele Marchetti.

Metto in votazione l’articolo 1.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 2.

Dibattito generale. Dichiarazione di voto.

Votiamo l’articolo 2.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Articolo 3.

Dibattito generale. Dichiarazione di voto.

Articolo 3, favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

È approvato.

 

Dichiarazioni di voto sull’intero progetto di legge.

Prego, consigliere Caliandro.

 

CALIANDRO: Presidente, penso che questo provvedimento abbia una sua importanza anche per la storia di questo Ente, perché traccia una strada rispetto alla quale nessuno potrà più tornare indietro, ed è il motivo per il quale le preannuncio anche la richiesta di voto elettronico. È troppo comodo votare a favore, votare contro, astenersi. Con il voto elettronico lasceremo a futura memoria chi si è assunto la responsabilità di dire che è favorevole o contrario al nepotismo.

Poi ci si confronterà in futuro su tante altre cose, avremo altre occasioni, però è importante, molto importante tenere la schiena dritta. La politica, forse, ha mancato di questo nel tempo. Sta di fatto che ci sono persone che sono state in prima linea a offrirsi come modello di onestà, di probità, grandi leader politici ‒ non so perché mi viene da guardare la minoranza ‒ che sono finiti, poi, nella polvere, abbandonati dai loro stessi seguaci, proprio perché quella probità non l’hanno saputa dimostrare con i figli, con i parenti, con le mogli. Quando guardo la destra italiana guardo quella storia lì.

Penso a Forza Italia, penso a Fratelli d’Italia, alla Lega. Nepotismo ne avete subìto. Avete subìto le forme di nepotismo peggiore, dal quale non siete riusciti a liberarvi. Lo avete rimosso e oggi c’è questa timidezza rispetto a questa vicenda. Non parliamo del tonno, Bargi. Lo lasciamo, il tonno. Ve lo ricordate il tonno?

 

VOCE: Il trota.

 

CALIANDRO: Voi lo chiamavate “trota”.

Ci ricordiamo il caso Giuliani. Abbiamo tanti esempi di nepotismo in politica, che hanno scandito la democrazia di questo Paese. Fate questo gesto di coraggio. Assumetevi la responsabilità. Se non ve la volete assumere, dite quello che pensate. Non menate il can per l’aia. Avete un’occasione. L’avete sprecata dicendo che il problema è ben altro. Di benaltrismo si è costruita e si è alimentata sempre l’antipolitica.

Noi siamo qui proprio perché pensiamo che quello che state dichiarando in quest’aula debba essere registrato, e fortunatamente lo è, perché vi deve essere ricordato che su questo provvedimento avete cercato sempre il benaltrismo. Il problema è oggi. Le persone che sono prevaricate nei concorsi pubblici, nei rapporti pubblici, nei rapporti di crescita professionale sanno a cosa facciamo riferimento, osservano noi e osservano voi.

Solo chi ha subìto l’onta di essere stato messo da parte perché gli è passato davanti un raccomandato nella vita può capire quanto pesa. Pensavo che questa fosse una battaglia che potesse andare oltre gli steccati della politica, gli steccati dei partiti politici. Non avete voluto raccogliere la situazione, ben venga. Ne prendo atto. Però, renderete conto, insomma, immagino anche ad un elettorato che vi guarda.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Ovviamente dichiaro un voto favorevole, come ho già anticipato nella relazione di minoranza. Credo che questa sia una norma di grande civiltà. È vero, come è stato detto, che ci si sarebbe aspettato che forse non dovesse essere necessario metterla per iscritto, ma a maggior ragione io credo che, invece, evidentemente, vadano messe per iscritto certe cose che a volte sono sottaciute, sembrano sottintese, ma in realtà, ahimè, proprio nelle pieghe e nelle opacità del non essere state esplicitate portano con sé la possibilità di sotterfugi.

Credo e spero che l’approvazione di questo progetto di legge oggi da parte di chi vorrà approvarlo sia anche d’ispirazione per future norme che possano seguire la stessa linea, quella che appunto contrasta lo stereotipo purtroppo che ha fondamenti nella realtà di familismo amorale, come ricordavo, nella relazione di minoranza rispetto a questo Paese e non è esente la nostra Regione, purtroppo.

L’idea che la carriera si faccia sulla base di relazioni o di protezioni e non sulla base del merito oppure in modo residuale sulla base anche del merito, ma che quel merito lì, senza le relazioni familiari giuste o senza le protezioni, rimane da solo, rimane assolutamente inesplorato e non può autorealizzarsi in nessun modo. Quindi, anche se davvero non si può normare tutto, però oggi questa norma noi la approviamo e la portiamo avanti. Spero che sia la prima di una lunga serie che aprono una strada anche a norme di principio, a norme alte che mettono da parte le ideologie per andare verso l’ideale. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera.

Consigliere Pettazzoni, prego.

 

PETTAZZONI: Grazie, presidente.

Consigliere Caliandro, è un dibattito surreale. Noi siamo stati coloro i quali hanno dichiarato non in dichiarazione di voto, ma nel primo intervento che lo voteremo. Adesso lei mi spieghi cos’è questa solfa, perché di solfa si tratta, della storia del passato “e guardo la destra pensando al nepotismo”.

Signori, una piccola nota a margine. Chi governa? Chi ha governato questa Regione negli anni? Vi chiedo perché se il nepotismo non esiste presentate un progetto di legge contro il nepotismo. Rimettiamo un attimo in ordine le idee. Tutto questo, lo ripeto, con una solfa a chi questa roba ve la vota. Anzi, non questa roba, scusate, questo progetto di legge lo voterà e lo ha dichiarato. Forse vi abbiamo stanato. Forse pensavate che noi non lo avremmo votato. Adesso vi tira. Adesso questa cosa vi dispiace. Visto che avete detto che volete fotografare quello schermo lì per individuare chi voterà o chi non voterà questo progetto di legge, vedere che ci sono anche i banchi della Lega che colgono con favore questo progetto di legge, che è corretto, probabilmente vi toglie una freccia all’arco della campagna elettorale dove andrete a dire: “Noi siamo contro il nepotismo. La destra ‒ guardando da questa parte ‒ no”. È sbagliato. Lo voteremo, e ne siamo convinti. Nel merito, la Pubblica amministrazione si fa per tabulas, si fa per atti, si votano gli atti. Non si vota la polemica che viene fatta all’interno delle aule. Si votano gli atti. Questo è un atto corretto, è un progetto di legge assolutamente condivisibile. Quindi, con orgoglio lo voteremo.

Assieme al Movimento 5 Stelle che propone e al presidente Caliandro del Partito Democratico che fa la relazione, anche la Lega esprime parere favorevole alla lotta al nepotismo.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Callori, prego.

 

CALLORI: Grazie, presidente.

Sono ancora più convinto di non votarlo dopo la replica del presidente. Proprio perché rimarranno le immagini e il voto a futura memoria, perché la futura memoria sappia e sia a conoscenza del perché mi asterrò e ci asterremo, soprattutto perché qui si rimarca un modello di onestà, per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, voglio rimarcare che questa legge ve la fate contro. Sono settant’anni che governate. Se qui c’è nepotismo, l’avete fatto voi. Quindi, vi state facendo una legge e la votate contro voi stessi.

Il problema dite che è di oggi, ma perché vi fa comodo. Non c’era ieri e ieri l’altro. C’è oggi perché oggi fa comodo che ci sia questo problema, perché lo volete usare in campagna elettorale. Come ho detto prima, e lo ribadisco, questo tema è stato messo in politica quando non doveva essere messo in politica per far sì che ci sia una contrapposizione tra le parti.

Mi astengo e ribadisco che nel merito il tema lo condivido. Dico anche, però, che questo progetto di legge, una volta approvato, sarà sicuramente bypassato come stanno già facendo Amministrazioni comunali che fanno sì che i parenti degli amministratori si facciano assumere nei Comuni limitrofi per poi, tramite la richiesta di trasferimento, lavorare nei Comuni dove i loro parenti amministrano. Questo è un modo per bypassare questa norma.

Ribadisco il voto di astensione.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Galli, prego.

 

GALLI: In quest’anno che sono stato qui in Consiglio regionale ho imparato il significato di alcune parole. “Improntitudine” è una delle prime parole. Tutte le volte che sento parlare il collega Caliandro questa parola proprio rifugge. Come si può pensare, come hanno richiamato i colleghi che mi hanno preceduto, che dopo settant’anni che amministrano tutti in questa Regione, dal bidello al professore universitario, loro si stupiscano se ci sono dei casi di nepotismi? Li avete creati voi. Se voi ieri sera alle 21,15, e molti di noi l’hanno fatto, aveste acceso la televisione guardando il confronto fra Stefano Bonaccini, presidente uscente di questa Regione, e Lucia Borgonzoni avreste notato, se avete avuto questa attenzione, che la conduttrice si chiamava Bianca Berlinguer. Ma di cosa parliamo?

Voi avete il coraggio di parlare in questa Regione di nepotismo? Ma voi l’avete inventato il nepotismo! Siete i primi che hanno seguito il nepotismo, che avete prodotto il nepotismo. In questi pochi minuti, dopo l’intervento del collega Caliandro, ho aperto il telefonino e ci sono decine di casi di esponenti della sinistra che grazie al nepotismo hanno fatto carriera.

Vogliamo parlare del presidente della Repubblica?

 

(interruzione)

 

Perché, non posso dirlo? Certo, il presidente della Repubblica. Se volete, lo posso anche leggere. Mica è un segreto!

A dire il nome “presidente della Repubblica” si stupiscono. Certamente non si può non notare che in molti ruoli apicali chi ricopre questi ruoli è figlio di qualcuno, e molto spesso è un figlio della sinistra. Come si fa a non notare, come si fa a non vedere l’ipocrisia e l’improntitudine che sta dietro a questa legge scoperta dopo due anni di attesa in un cassetto? Come mai non l’avete votata due anni fa, un anno fa, sei mesi fa e la votate nel penultimo Consiglio regionale? La votate adesso perché volete fare la vostra figura con quelli che non capiscono che è solo strumentale.

Noi ci asteniamo perché vogliamo dare un segnale di attenzione a questo problema, ma questo problema, in questa Regione, siete voi, almeno fino al 26 gennaio.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Presidente, sottolineo che il consigliere che mi ha preceduto ha appena detto che la più alta carica istituzionale di questo Paese ha fatto pratiche o è in quella condizione perché, diciamo così, ha utilizzato…

 

(interruzione)

 

L’ha detto lei, consigliere Galli. Ha detto “Vogliamo parlare di Mattarella?”. Mattarella è il presidente della Repubblica. Lei sta dicendo in un’aula istituzionale che il presidente della Repubblica non so se è diventato presidente o comunque ha fatto pratiche nepotistiche. Siamo in un’aula, se ne assumerà le sue responsabilità. O ha testimonianze e prove di quello che dice, quindi lo deve fare in altra sede, o lei non sa di che cosa sta parlando tecnicamente. Le capita spesso. Questa volta, però, penso che abbia ecceduto.

Il rispetto delle istituzioni ogni tanto deve prevalere su tutto il resto. Su tutto. È fin troppo facile provare a spiegare ‒ perché di spiegazione si tratta, in questo caso ‒ anche ai colleghi della Lega che quando si fanno le leggi solitamente si fanno le leggi perché chi fa le leggi pensa a quello che potrà succedere o che vogliamo evitare che succeda. Quindi, quando si introducono elementi innovativi, lo si fa non già perché c’è qualcosa da cui veniamo che temiamo di dover correggere, ma perché pensiamo che le Istituzioni, che sono qualcosa che c’è prima di noi e ci sarà dopo di noi... Se si ha il senso delle Istituzioni non si pensa alla legge esclusivamente, come fa qualcuno di voi, pensando che tra due mesi si vota, ma pensando alle Istituzioni e alla preservazione delle Istituzioni in quanto tali per i mesi, per gli anni a venire e futuri.

Io ho ascoltato. Non ho interrotto. Facciamo che fate così anche voi. Si chiama “educazione istituzionale”. È faticoso per voi contenervi, però provateci. Ci si può riuscire.

Detto questo, consigliere Galli, parto da lei perché, come sempre, ha il pregio ‒ glielo riconosco ‒ che, a differenza di molti altri di quei banchi, ha una schiettezza e una trasparenza che le va riconosciuta. Dice in modo schietto, volgare, persino, istituzionalmente, ma schietto, quello che pensano anche gli altri. Gli altri lo dicono in un modo più mascherato. Lei ha il pregio di dirlo in modo più schietto, ed è la ragione per la quale questa legge è importante. Noi la introduciamo, la sosteniamo, l’abbiamo firmata, l’abbiamo condivisa. Non abbiamo avuto problemi ‒ come spesso è capitato ‒ a mettere la firma su un documento presentato da colleghi di altri schieramenti, anche che non fanno parte della maggioranza. In questi anni, se c’è una cosa che non abbiamo osservato in modo puntuale è stata proprio la collocazione di maggioranza. Abbiamo approvato o respinto i provvedimenti sul merito. Però c’è un limite a tutto. Voi avete la pessima abitudine di utilizzare parole in libertà che, come ho detto in altre occasioni, non sono ricevibili. È ora di piantarla di dire che in questa Regione ‒ come fa Matteo Salvini ‒ lavorano gli amici degli amici, chi ha le tessere in tasca, chi è amico del sindacato. Se è vero, collega Rancan, faccia una denuncia! Faccia una denuncia! Dovete finirla di infangare questa Regione! Dovete finirla! Va bene? Non si può venire qua dentro e insultare il presidente della Repubblica, insultare questa Regione, insultare le Istituzioni come se nulla fosse. Dovete finirla. Se voi pensate che in questa Regione esistano sistemi clientelari e meccanismi attraverso i quali si lavora solo per apparati o solo per convenienze politiche, se è un modus operandi…

 

(interruzione)

 

Invece, sì. È proprio questo che lei non capisce, perché lei sottende che esistono delle opacità in questo sistema tali per cui si lavora per convenienza politica. È una cosa insopportabile. È una cosa insopportabile, che fa torto non solo e non tanto a una parte politica, ma alla storia di questa Regione, a chi lavora alle attività produttive, alle persone che dalla mattina alla sera, nonostante il vostro ciarlare, portano avanti questa Regione. È insopportabile. Va bene? Punto.

 

(interruzione)

 

Io, collega Rancan, non l’ho interrotta. Lei deve tacere quando parlano gli altri. Lei deve tacere. Va bene? Perché l’educazione viene prima. Lei deve tacere.

 

(interruzione)

 

Lei parla solo… 

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’aula deve stare in silenzio.

 

TARUFFI: Lei ha dimostrato qual è il suo livello istituzionale, di cultura istituzionale, in questi anni, non solo oggi, come i suoi colleghi peraltro.

Chiudo su un punto, perché ci tengo. Ho sempre avuto massimo rispetto di tutti quanti, massimo rispetto, però sono stanco di sentire continuamente offese e atteggiamenti che sono istituzionalmente irricevibili. È ora di finirla.

Il 26 gennaio, ve lo dico con grande tranquillità, rimarrete dove siete, perché l’Emilia-Romagna è migliore di quello che voi pensate. 

 

PRESIDENTE (Soncini): Non ci sono altri in dichiarazioni di voto.

Abbiamo finito le dichiarazioni di voto.

Metto in votazione il dispositivo, il progetto di legge numero 9028, naturalmente con votazione elettronica.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con registrazione dei nomi)

 

Presenti 33

Favorevoli 29

Contrari 0

Astenuti 2

 

È approvato.

 

Chiudiamo i lavori.

Ci tengo a ribadire che questa Presidenza ha massimo rispetto e massima stima per la più alta carica dello Stato, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Grazie. A oggi pomeriggio.

 

La seduta ha termine alle ore 13,02

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Patrizio BIANCHI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Paola GAZZOLO.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, comma 2 del Regolamento interno, il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Raffaele DONINI, Massimo MEZZETTI, Sergio VENTURI e i consiglieri Gianni BESSI, Yuri TORRI e Marcella ZAPPATERRA.

 

Votazioni elettroniche

 

OGGETTO 8822 “Risoluzione per impegnare la Giunta a rafforzare, alla luce di quanto emerso dall'inchiesta "Angeli e Demoni", il lavoro di prevenzione e sostegno alle situazioni di fragilità delle famiglie con l'attivazione di servizi competenti; ad assicurare risorse finanziarie e di personale al fine di garantire la presenza di un adeguato numero di professionisti a cui assicurare formazione continua, specializzazione e supervisione professionale; ad avviare un'attività d'informazione pubblica su principi, obiettivi, strumenti e attività posti in essere a favore delle famiglie e dei minori; a rendere omogenei su tutto il territorio regionale i servizi dedicati agli affidi dei minori, dotandoli di personale con contratti a tempo indeterminato. A firma del Consigliere: Sassi”

 

Presenti: 41

 

Favorevoli: 5

Andrea BERTANI, Giulia GIBERTONI, Silvia PICCININI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI.

 

Contrari: 29

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Paolo ZOFFOLI.

 

Astenuti: 5

Fabio CALLORI, Andrea GALLI, Silvia PRODI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Igor TARUFFI.

 

Non votanti: 2

Michele FACCI, Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 9

Piergiovanni ALLEVA, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Gian Luigi MOLINARI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Simonetta SALIERA, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA.

 

OGGETTO 8790 “Risoluzione per impegnare la Giunta a costituirsi fin da subito parte offesa nel procedimento penale di cui all’inchiesta giudiziaria denominata “Angeli e demoni”, in corso avanti il Tribunale di Reggio Emilia, ed assumere pertanto un ruolo attivo fin da questa prima fase di indagini preliminari senza attendere il rinvio a giudizio di persone sottoposte a indagine. A firma dei Consiglieri: Facci, Callori, Tagliaferri”

 

Presenti: 41

 

Favorevoli: 15

Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Fabio CALLORI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Silvia PICCININI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Contrari: 25

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Paolo ZOFFOLI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 9

Piergiovanni ALLEVA, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Gian Luigi MOLINARI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Simonetta SALIERA, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA.

 

OGGETTO 9137 “Risoluzione in merito alla relazione finale all'Assemblea legislativa della Commissione speciale d'inchiesta circa il sistema di tutela dei minori nella Regione Emilia – Romagna. A firma dei Consiglieri: Bargi, Delmonte, Rancan, Pompignoli, Rainieri, Marchetti Daniele, Pettazzoni, Liverani”

 

Presenti: 39

 

Favorevoli: 11

Stefano BARGI, Fabio CALLORI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Contrari: 24

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Paolo ZOFFOLI.

 

Astenuti: 3

Andrea BERTANI, Silvia PICCININI, Raffaella SENSOLI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 11

Piergiovanni ALLEVA, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Simonetta SALIERA, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA.

 

OGGETTO 9140 “Risoluzione per impegnare la Giunta regionale e l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa ad assumere iniziative volte a: prevenire e contrastare la violenza contro i bambini; potenziare le attività dei servizi sociali, la formazione degli operatori sociali, le equipe specialistiche; istituire un sistema di raccolta dati; attivare un monitoraggio dell'attività dei servizi di assistenza sociale e del percorso per il recupero delle competenze genitoriali; definire i livelli essenziali per i servizi rivolti a famiglie, bambini e adolescenti; introdurre la figura obbligatoria del "curatore speciale" del minore; rafforzare le attività per evitare l'allontanamento del minore dalla famiglia di origine e promuovere e regolamentare le reti di famiglie solidali; rafforzare il personale dei tribunali per minorenni; aggiornare la Direttiva regionale in materia di affidamento familiare ed accoglienza in comunità di bambini e ragazzi; garantire un sistema di valutazione dei casi e di presa in carico del minore e della sua famiglia garantendo omogeneità a livello regionale; separare i ruoli nel sistema degli affidi familiari differenziando i servizi minorili dell'amministrazione della giustizia da quelli degli enti locali; avviare un monitoraggio sul rispetto delle linee guida dell'ANAC; avviare una maggiore collaborazione tra Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza e gli uffici regionali competenti; sostenere la proposta di legge a livello nazionale n. 2047/2019. A firma dei Consiglieri: Sensoli, Bertani, Piccinini”

 

Presenti: 41

 

Favorevoli: 5

Andrea BERTANI, Giulia GIBERTONI, Silvia PICCININI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI.

 

Contrari: 10

Stefano BARGI, Fabio CALLORI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Astenuti: 25

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Paolo ZOFFOLI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 9

Piergiovanni ALLEVA, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Gian Luigi MOLINARI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Simonetta SALIERA, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA.

 

OGGETTO 9142 “Risoluzione per impegnare l’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna a rigettare la “Relazione finale all’Assemblea legislativa della Commissione speciale d'inchiesta circa il sistema di tutela dei minori nella Regione Emilia‐Romagna”, ed approvare i contenuti della relativa controrelazione. A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Galli, Callori, Bargi, Facci”

 

Presenti: 37

 

Favorevoli: 11

Stefano BARGI, Fabio CALLORI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Contrari: 25

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Paolo ZOFFOLI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 13

Piergiovanni ALLEVA, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Barbara LORI, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA.

 

OGGETTO 9143 “Risoluzione per esprimere l’approvazione dell’Assemblea legislativa alla relazione finale presentata dalla Commissione e fare proprie le indicazioni e raccomandazioni espresse nel Capitolo 4. Dispositivo finale della suddetta relazione A firma dei Consiglieri: Calvano, Taruffi, Prodi, Caliandro, Mori, Marchetti Francesca, Ravaioli, Rontini, Zoffoli, Iotti, Campedelli, Mumolo, Sabattini, Soncini, Poli”

 

Presenti: 42

 

Favorevoli: 26

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Paolo ZOFFOLI.

 

Contrari: 11

Stefano BARGI, Fabio CALLORI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Giancarlo TAGLIAFERRI.

 

Astenuti: 4

Andrea BERTANI, Silvia PICCININI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI.

 

Non votanti: 1

Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 8

Piergiovanni ALLEVA, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Simonetta SALIERA, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA.

 

OGGETTO 9028 “Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Nuove misure organizzative per evitare situazioni di incompatibilità nel sistema delle amministrazioni regionali dell'Emilia-Romagna.» A firma dei Consiglieri: Gibertoni, Caliandro, Calvano, Zoffoli, Prodi, Taruffi, Rontini, Serri, Pruccoli” (129)

 

Presenti: 35

 

Favorevoli: 30

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Paolo ZOFFOLI.

 

Astenuti: 2

Fabio CALLORI, Andrea GALLI.

 

Non votanti: 3

Fabrizio BENATI, Alessandro CARDINALI, Ottavia SONCINI.

 

Assenti: 15

Piergiovanni ALLEVA, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea LIVERANI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Giancarlo TAGLIAFERRI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA.

 

 

LE PRESIDENTI

IL SEGRETARIO

Saliera - Soncini

Rancan