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Legislatura VIII - Commissione I - Verbale del 27/05/2008 pomeridiano

    Testo

    Verbale n. 8 della Commissione I
    Verbale n. 10 della Commissione III
    Seduta del 27 maggio 2008
    Il giorno 27 maggio 2008 alle ore 14,30 si sono riunite presso la
    sede dell'Assemblea Legislativa in Bologna Viale A. Moro n. 50, in
    Udienza Conoscitiva le Commissioni Bilancio Affari Generali ed
    Istituzionali e Territorio Ambiente Mobilità (seduta congiunta),
    convocate con nota prot. n.11626 del 16 maggio 2008.
    Partecipano alla seduta i Consiglieri:
    Cognome Qualifica Gruppo Voto
    e nome
    NERVEGNA Presidente Forza Italia - 4 presente
    Antonio Popolo della Libertà
    MUZZARELLI Presidente Partito Democratico 6 presente
    Gian Carlo
    BERETTA Vice Partito Democratico 6
    Nino Presidente
    FRANCESCONI Vice Gruppo della Libertà - 3
    Luigi Presidente Popolo della Libertà
    MANFREDINI Vice Lega Nord Padania 3 presente
    Mauro Presidente Emilia e Romagna
    PIVA Vice Partito Democratico 6 presente
    Roberto Presidente
    AIMI Componente Alleanza Nazionale - 4
    Enrico Popolo della Libertà
    BARTOLINI Componente Alleanza Nazionale - 4
    Luca Popolo della Libertà
    BORGHI Componente Partito Democratico 2
    Gianluca
    BORTOLAZZI Componente Partito dei Comunisti 1 presente
    Donatella Italiani
    CARONNA Componente Partito Democratico 1
    Salvatore
    CORRADI Componente Lega Nord Padania 3
    Roberto Emilia e Romagna
    DELCHIAPPO Componente Partito della 3 presente
    Renato Rifondazione Comunista
    DRAGOTTO Componente Forza Italia - 1
    Giorgio Popolo della Libertà
    GUERRA Componente Verdi per la Pace 1
    Daniela
    LEONI Componente Gruppo della Libertà - 2 presente
    Andrea Popolo della Libertà
    LUCCHI Componente Partito Democratico 3 presente
    Paolo
    MASELLA Componente Partito della 3
    Leonardo Rifondazione Comunista
    MAZZA Componente Sinistra Democratica per 2 presente
    Ugo il Socialismo Europeo
    MAZZOTTI Componente Partito Democratico 3
    Mario
    MONACO Componente Per l'Emilia-Romagna 1
    Carlo
    MONARI Componente Partito Democratico 4 presente
    Marco
    MONTANARI Componente Partito Democratico 3
    Roberto
    NANNI Componente Italia dei Valori 1
    Paolo con Di Pietro
    NOE' Componente UDC - Unione dei 1 presente
    Silvia Democratici Cristiani
    e Democratici di Centro
    RICHETTI Componente Partito Democratico 3 presente
    Matteo
    RIVI Componente Partito Democratico 3
    Gian Luca
    SALOMONI Componente Gruppo della Libertà - 2 presente
    Ubaldo Popolo della Libertà
    SALSI Componente Partito Democratico 3 presente
    Laura
    VILLANI Componente Forza Italia - 4
    Luigi Giuseppe Popolo della Libertà
    ZANCA Componente Uniti nell'Ulivo - SDI 1
    Paolo
    ZOFFOLI Componente Partito Democratico 3 presente
    Damiano
    Il consigliere Mauro BOSI sostituisce il consigliere Mazzotti, il
    consigliere Marco LOMBARDI sostituisce il consigliere Villani, il
    consigliere Gianni VARANI sostituisce il consigliere Dragotto ed il
    consigliere Alberto VECCHI sostituisce il consigliere Aimi.
    E' presente il consigliere Marco BARBIERI (PD). Sono presenti gli
    assessori Gilli e Zanichelli e il sottosegretario Bertelli.
    Presiedono la seduta: Antonio Nervegna e Gian Carlo Muzzarelli
    Assistono le Segretarie: Claudia Cattoli e Samuela Fiorini
    UDIENZA CONOSCITIVA
    sul progetto di legge di iniziativa della Giunta regionale:
    MISURE PER IL RIORDINO TERRITORIALE,
    L'AUTORIFORMA DELL'AMMINISTRAZIONE
    E LA RAZIONALIZZAZIONE DELLE FUNZIONI
    relatore consigliere Richetti
    ogg 3595
    Partecipano all'udienza conoscitiva:
    Andraghetti Stefano Comune di Conselice
    Argentesi Giuseppe Comune di Medicina
    Astolfi Maurizio FIT CISL
    Balboni Michele AMI - Ferrara
    Beggi Cesare Comune di Quattro Castella
    Bergamini Emanuela Osservatorio Educazione stradale
    Vezzali e Sicurezza
    Bernardo Andrea Provincia di Bologna
    Bertani Sergio S.M.T.P. SPA Parma
    Bocchini Ariana Romagna Acque SPA di Piacenza
    Bonino Tommaso S.R.M. Spa di Bologna
    Bortone Giuseppe Dir. gen. Regione Emilia-Romagna
    Bottino Felice OIKOS Centro Studi di Bologna
    Brandolini Filippo Confservizi Emilia-Romagna
    Brugnoli Laura Regione Emilia-Romagna
    Burgin Emanuele Provincia di Bologna
    Calzolari Guido Comune di San Lazzaro
    Canedoli Sergio ATO 3 Reggio Emilia
    Carpi Stefano ATO 3 Reggio Emilia
    Castagnoli Carlo Comunità Montana Modena Est
    Castaldi Gerardino Regione Emilia-Romagna
    Castelli Massimo Comunità Montana Appennino
    Piacentino
    Cavassini Glauco Commissione regionale Artigianato
    Chiari Giorgio Comune di Castel D'Aiano
    Cocchi Enrico Dir. gen. Regione Emilia-Romagna
    Colombi Pasquale Comunità Montana Alto e Media Valle del Reno
    Corazza Tiberio Comitato Consultivo Utenti ATO 5 Bologna
    Corticelli Giuseppe Confservizi Emilia-Romagna
    Curcio Vincenzo FIT CISL Emilia-Romagna
    Della Chiara Giorgio Comunità Montana Valle del Marecchia
    De Rosa Ernesto Corpo Forestale dello Stato
    Fabi Franco Agenzia Mobilità Rimini
    Favali Marino CISL regionale
    Favazzo Maria A. ATO 5 Bologna
    Ferrari Marzia Regione Emilia-Romagna
    Ferrecchi Paolo Dir. gen. Regione Emilia-Romagna
    Ferri Svevo Comune di Sant'Ilario D'Enza
    Ferruzzi Marianna CISL Funzione Pubblica regionale
    Formentin Fabio Regione Emilia-Romagna
    Gallerani Nerino Agenzia Mobilità Modena
    Giovanelli Ferruccio HERA
    Govi Alessandro Unione Alto Appennino Reggiano
    Govoni Cristina Regione Emili-Romagna
    Graldi Ivano ATO 6 Ferrara
    Grana Mario ATO 4 Modena
    Castagnetti
    Guermandi Alessandra Regione Emilia - Romagna
    Guerrini Giulio Agenzia ATR Forli' - Cesena
    Iritale Francesco Regione Emilia-Romagna
    Lenzi Sonia CER Consorzio per il Canale
    Emiliano Romagnolo
    Lombardi Carlo Confindustria Emilia-Romagna
    Lontani Giovanni Provincia di Ravenna
    Lorenzi Franco Nuovo Circondario Imolese
    Luccarini Luigi CGIL Emilia-Romagna
    Magni Daniela CNA Emilia-Romagna
    Malagoli Angelo ALMA (Agenzia Locali per la
    Mobilità Associate)
    Manicardi Enrico UPI Emilia-Romagna
    Mantini Emanuela Regione Emilia-Romagna
    Marchi Andrea Comunità Montana Cinque Valli bolognesi
    Martoni Elena Comune di Conselice
    Massimo Luigia URBER
    Melchiorre Gabriele ACFT Ferrara
    Melloni Gianni Provincia di Bologna
    Mengozzi Alessandro UNIBO
    Monesi Marco Comune di Catel Maggiore
    Montali Gianni CNA CAIPET Emilia-Romagna
    Montanari Giuseppe Romagna Acque Spa di Forlì
    Montanari Massimo WWF Emilia-Romagna
    Montemerli Leonilde Comuntà Montana dell'Appennino
    Reggiano
    Morico Roberta Regione Emilia-Romagna
    Montroni Daniele Comune di Imola
    Negri Alfredo Coordinamento regionale Comitato
    Utenti Trasporto Pubblico Locale
    Negrini Claudio Consorzio Bonifica Reno Palata
    Ortolan Elisabetta Unioncamere Emilia-Romagna
    Ottaviano Manuel Regione Emilia-Romgna
    Pareschi Rita Legacoop Emilia-Romagna
    Pasi Marco Confesercenti Emilia-Romagna
    Pasini Giovanni B. UNCEM Emilia-Romagna
    Patuelli Luciano ANCESTER Legacoop
    Patullo Anna Comune di Bologna
    Poli Giuseppe Federconsumatori Regione
    Emilia-Romagna
    Polloni Mauro ATO 4 Modena
    Randi Laura Agenzia Mobilità Ravenna
    Renzi Roberto Agenzia Mobilità Rimini
    Rezoagli Paolo Tempi Agenzia SPA di Piacenza
    Ricciardelli Maurizio Regione Emilia-Romagna
    Rizzo Nervo Luca Regione Emilia-Romagna
    Rossi Massimo Parco Storico Monte Sole di Marzabotto
    Rossi Stefano Autolinee dell'Emilia SPA
    Rossini Alberto Provincia di Rimini
    Sabattini Sergio Comune di Porretta Terme
    Saliera Simonetta Comune di Pianoro
    Salfi Anna CGIL Emilia-Romagna
    Sassi Claudio Comune di Grizzana Morandi
    Scaglioni Rino ARCAB Legacoop Emilia-Romagna
    Servidio Lorenzo Regione Emilia-Romagna
    Simoni Giona Comunità Montana Appennino
    Cesenate
    Sitta Daniele Comune di Modena
    Solaroli On. Bruno Capo Cabinetto del Presidente
    della Giunta Regione Emilia-Romagna
    Sorbi Mauro Comune di Crespellano
    Tagliati Rita Comune di Ferrara
    Tebaldi Alessandro Comunità Montana Frignano
    Tedeschi Roberto Comunità Montana Valle del
    Samoggia
    Terzini Filomena Dir. gen. Regione Emilia-Romagna
    Tognacci Anita Comunità Montana del Marecchia
    Tommasi Roberto Regione Emilia-Romagna
    Toselli Valerio Comune di Sala Bolognese
    Tramonti Domenico CISL regionale
    Urban Davide Confcommercio Emilia-Romagna
    Venturelli Marco Confcooperative Emilia-Romagna
    Vezzani Fabrizio ACT Reggio Emilia
    Vicini Mauro CIA Emilia-Romagna
    Villa Valeria Comune di Conselice e S. Agata
    Virgili Francesco A. E. Autolinee dell'Emilia
    Zani Marino Consorzio Bonifica Parmigiana Moglia Secchia
    Zanoni Francesco Confcooperative Emilia-Romagna
    Il presidente NERVEGNA introduce l'udienza conoscitiva svolta in
    seduta congiunta dalle Commissioni assembleari I^ Bilancio Affari
    Generali ed Istituzionali e III^ Territorio ambiente Mobilità .
    Presenta quindi il presidente della III^ Commissione Gian Carlo
    Muzzarelli, il relatore consigliere Matteo Richetti, gli assessori
    Gilli (Programmazione e sviluppo territoriale, Cooperazione col
    sistema delle Autonomie, Organizzazione) e Zanichelli (Ambiente e
    sviluppo sostenibile), i consiglieri regionali in aula.
    Ricorda che il progetto di legge Misure per il riordino
    territoriale, l'autoriforma dell'amministrazione e la
    razionalizzazione delle funzioni - oggetto 5359 - approvato con
    deliberazione di Giunta n. 638 del 5 maggio 2008, è un progetto di
    legge che è già stato illustrato in Commissione, e quindi
    sostanzialmente da oggi inizia il proprio iter, con la consultazione
    della società regionale tramite questa udienza conoscitiva, dalla
    quale auspica di avere il massimo dei contributi e osservazioni per
    l'importanza del testo e delle sue conseguenze.
    Dopo aver richiamato la scadenza del 30 giugno prevista dalla legge
    finanziaria nazionale, cede la parola agli oratori che hanno chiesto
    di intervenire.
    FILIPPO BRANDOLINI - Confservizi Emilia-Romagna
    Consegno fin da subito tre documenti elaborati da Confservizi. Il
    primo è un documento che Confservizi ha elaborato alcuni mesi or
    sono sulla riorganizzazione della governance in questa regione, ivi
    compresi i temi che sono oggetto del progetto di legge in
    discussione in data odierna.
    Un secondo documento che interviene in maniera tanto puntuale quanto
    sintetica sul progetto di legge medesimo, e un terzo e ultimo
    documento nel quale sono illustrati emendamenti al progetto di legge
    così come è presentato dalla Giunta, in discussione oggi.
    Avendo consegnato questi documenti e non potendo ovviamente
    illustrarli nel dettaglio per ovvie ragioni di tempo, mi limito ad
    alcune considerazioni di carattere generale.
    Innanzi tutto, partendo dalla legge regionale n. 25 del 1999, io mi
    occuperò sostanzialmente di servizio idrico integrato e servizio di
    gestione rifiuti - poi i documenti di Confservizi riguardano anche
    il settore del trasporto - dicevo, io parto innanzi tutto esprimendo
    un giudizio positivo sulla legge regionale 25 del '99 che, con
    questo provvedimento, si va a modificare. Un giudizio positivo che
    muove dal fatto che questa legge, congiuntamente e in coordinamento
    con altre norme, anche di carattere nazionale, che hanno riguardato
    anche il settore energetico, ha indotto, ha favorito, ha assecondato
    processi di industrializzazione dei servizi pubblici locali
    decisamente robusti, andando a superare le frammentazioni
    gestionali, e andando a riflettere anche sui servizi pubblici locali
    parametri di efficienza e di economicità in termini finora inediti
    anche per la nostra regione.
    Confservizi ritiene questo positivo, perché Confservizi si fa
    portatrice di un'esigenza di forte industrializzazione del settore
    in cui operano le aziende da noi rappresentate. A partire da questo
    giudizio positivo, riteniamo però che la situazione sia giunta a
    maturità; lo crediamo già da un po' di tempo, l'abbiamo sostenuto
    nel documento prodotto alcuni mesi or sono che prima citavo. Per cui
    riteniamo opportuno intervenire, riteniamo importante il lavoro che
    con questo progetto di legge si intende fare, apprezzando innanzi
    tutto che la Regione intende intervenire anche su ambiti - scusate
    il gioco sulla parola ambiti - quali quelli degli ambiti
    territoriali ottimali sui quali non c'è una cogenza, come su altri
    aspetti, data dalla legge finanziaria. Quindi, vogliamo esprimere
    innanzi tutto questo apprezzamento per la volontà e il coraggio di
    intervenire anche su questo aspetto.
    Rispetto al progetto di legge, esprimiamo una condivisione
    sull'impianto generale, in quanto lo vediamo abbastanza coerente con
    gli obiettivi e le assunzioni da noi sostenute nei documenti sopra
    citati, anche se, ovviamente, abbiamo individuato dei limiti, delle
    carenze in questo progetto di legge, in particolare ne cito una, che
    è quella più importante.
    Avremmo preferito che la regolazione dei servizi idrici e dei
    servizi di igiene urbana fosse allocata in una autorità terza
    indipendente piuttosto che nella configurazione prevista dal
    progetto di legge. Tuttavia, riteniamo comunque importante, e in
    questo senso vogliamo esprimere e ribadire il nostro apprezzamento,
    la volontà che la Regione ha espresso di voler procedere a una
    distinzione netta delle funzioni - funzioni di regolazione, funzioni
    di organizzazione e funzioni di gestione, quindi i tre livelli - che
    spesso, non essendo questa distinzione netta nella situazione
    attuale, hanno ingenerato problemi, equivoci e inefficienze.
    In questo senso, quindi, il documento presenta le modifiche da noi
    proposte, un testo volto a migliorare il progetto di legge il cui
    impianto, come dicevo prima, nel suo complesso fondamentale
    condividiamo, migliorarlo al fine di evitare sovrapposizioni,
    duplicazioni, ambiguità, la riproposizione di ruoli impropri.
    Tutto questo, tutte queste problematiche, se permangono, possono
    provocare inefficienze, ritardi e problemi nel pieno dispiegamento
    delle potenzialità che il nostro settore può esprimere a beneficio
    della regione.
    Senza fare una illustrazione di dettaglio degli emendamenti, voglio
    solo evidenziare tre aspetti fondamentali sui quali siamo
    intervenuti, proprio per quella necessità, mi verrebbe da dire
    quell'urgenza, di una distinzione netta di ruoli occorre che la
    determinazione delle tariffe non sia in qualche modo equivocabile
    come responsabilità.
    Quindi, in linea di massima condividiamo lo spirito della norma,
    vale a dire che alla struttura regionale di regolazione compete la
    determinazione non delle tariffe, bensì dei criteri di
    determinazione delle tariffe, dei criteri di riferimento per la
    determinazione delle tariffe. Vorremmo evitare sovrapposizioni che
    in qualche modo leggiamo nel ritornare spesso su questo tema delle
    tariffe, anche negli articoli successivi, quando si parla di
    funzioni e competenze della Convenzione di carattere locale
    piuttosto che del Comitato di indirizzo.
    Riteniamo che le tariffe debbano essere definite in termini di
    indirizzi di tariffe di riferimento dalla struttura di regolazione
    regionale.
    Alla Convenzione, definiamola locale, riteniamo che debba rimanere
    un ruolo residuale di determinazione dell'articolazione tariffaria
    tra le varie categorie che dovranno corrispondere appunto le
    tariffe, ma non delle tariffe in quanto tali.
    Secondo aspetto.
    Riteniamo che vadano ben specificate le funzioni di regolazione.
    Quindi, abbiamo presentato un emendamento volto proprio a definire
    le funzioni che la struttura regionale di regolazione deve svolgere
    per non rimanere nella aleatorietà, e nella vacuità della
    definizione di regolazione economica dei servizi. Quindi,
    specificare le funzioni di regolazione.
    Terzo, e ultima riflessione che vi sottopongo.
    Rimandando ai documenti presentati una lettura più analitica e
    puntuale della nostra posizione, abbiamo ritenuto di proporre un
    emendamento volto a definire bene come funziona, come debba
    funzionare la struttura regionale di cui al comma 7 dell'articolo
    27, in quanto questo può apparire una problematica secondaria, ma
    dal funzionamento di queste strutture, anche dalla loro tempestività
    ed efficienza nella loro attività, può dipendere l'efficienza e la
    tempestività di intervento e di azione dei soggetti gestori.
    Grazie.
    RITA PARESCHI - LEGACOOP EMILIA-ROMAGNA
    Consegno anch'io un documento alle Commissioni. L'intervento che
    farò oggi sarà a nome del tavolo dell'imprenditoria. Il tavolo
    dell'imprenditoria rappresenta le organizzazioni che fanno capo al
    comparto della distribuzione, dell'artigianato, dell'agricoltura,
    della cooperazione, e della piccola e media industria.
    Le prime considerazioni riguardano il metodo. Con questo progetto di
    legge, la Giunta regionale ha deciso di affrontare in uno stesso
    provvedimento, oltre i temi del riordino e della semplificazione
    territoriale, anche aspetti rilevanti dell'organizzazione dei
    servizi pubblici locali.
    L'importanza degli argomenti trattati nell'articolato avrebbe
    indubbiamente richiesto a nostro avviso adeguate forme di
    consultazione che, purtroppo, sono mancate. Ci troviamo infatti di
    fronte a una proposta elaborata in assenza di ogni informazione e
    concertazione, e soprattutto senza quella tempistica necessaria per
    consentire approfondimenti, analisi e la predisposizione di proposte
    puntuali, anche alternative a quelle prospettate nella proposta di
    legge regionale.
    Abbiamo preso visione del testo in esame solo lunedì 19 maggio, a
    fronte di un iter ormai giunto nella sua fase conclusiva. In questi
    pochissimi giorni non ci è stato possibile esaminare in modo
    approfondito la complessa riorganizzazione proposta, e soprattutto
    avviare, anche al nostro interno, quel necessario dibattito e
    confronto volto ad analizzare in modo puntuale le ricadute e gli
    effetti della profonda rivisitazione di competenze e di funzioni
    proposta.
    Tali rilievi li rivolgiamo ovviamente non alla Commissione
    consiliare competente, che anzi ringraziamo, le commissioni
    consiliari che ringraziamo per l'opportunità data in questo contesto
    di poter esprimere le nostre ragioni e considerazioni. Dicevo che i
    rilievi li rivolgiamo piuttosto agli assessorati competenti, che su
    materia di tale rilievo non hanno ritenuto di dover avviare alcuna
    forma di consultazione.
    Sul merito dell'articolato, noi siamo in linea generale favorevoli
    alla proposta di riordino territoriale per ciò che concerne la
    riforma delle Comunità montane, e la loro assimilazione alle Unioni
    di Comuni in merito all'esercizio associato delle funzioni comunali.
    Questo risponde da un lato alla necessità di adeguarsi alle
    disposizioni della legge finanziaria del 2008 e, fatto ancora più
    importante, alla volontà di allocare le funzioni ad un livello più
    adeguato ed efficiente per la dimensione e la complessità dei
    bisogni che oggi gli Enti locali si trovano a affrontare.
    Occorre, tuttavia, mettere in evidenza che quanto disposto non è una
    novità, poiché rientrava pienamente nelle previsioni delle leggi
    regionali n. 3 del 1999 e n. 11 del 2001.
    Il quesito che nasce spontaneo è allora rivolto alla comprensione di
    quegli impedimenti che hanno bloccato la loro piena applicazione.
    Forse è mancato uno stimolo forte, una volontà politica precisa,
    rivolta al perseguimento degli obiettivi di razionalizzazione e di
    efficienza dell'erogazione dei servizi, che oggi trova invece piena
    espressione e sostegno nella legge nazionale.
    È opportuno, riteniamo, sviluppare questi approfondimenti per
    evitare anche per il futuro il ripetersi di situazioni similari e
    soprattutto per cogliere al meglio quelle opportunità che derivano
    dalle semplificazioni proposte, non solo ai fini del risparmio
    economico, pur importante, ma anche di una nuova capacità di
    programmazione del territorio meno frazionata e più rispondente alle
    esigenze di sviluppo.
    Al riguardo, la riflessione finisce con il toccare inevitabilmente
    le modifiche apportate alla legge regionale sulla montagna. In tale
    contesto risulta chiaro che il riordino e le semplificazioni
    introdotte potranno esprimere la loro piena efficacia se
    adeguatamente supportate da un nuovo rilancio dei territori montani
    - vedi il famoso progetto Appennino - e dalle necessarie risorse
    funzionali a tali obiettivi.
    Per quanto riguarda più in generale la parte di riordino
    territoriale, riteniamo ancora che sarebbe stato opportuno spingere
    ulteriormente l'acceleratore sulle Unioni di Comuni, stimolando
    processi riorganizzativi soprattutto là dove le realtà comunali sono
    di piccole dimensioni.
    Salto qualche passaggio ed entro nel merito delle misure di
    riorganizzazione in materia di servizi pubblici locali.
    Per quanto concerne il Titolo III, pur condividendo gli obiettivi
    generali rappresentati dall'art. 23, volti a favorire il
    raggiungimento di adeguati standard prestazionali di servizi e ad
    apportare ordine e omogeneità a livello di strumentazioni locali, ci
    pare che, nella traduzione operativa, venga complicato il quadro
    delle competenze, con sovrapposizione di funzioni e con il rischio
    di svuotare dei contenuti il ruolo degli Enti locali, che sono i
    primi referenti dei cittadini e delle imprese.
    Occorre premettere che, per quanto riguarda le risorse idriche e i
    rifiuti urbani, la legge regionale 25 del 1999, in particolare,
    disciplinava le forme di cooperazione (ATO) tra gli Enti locali
    ricadenti in ciascun ambito territoriale ottimale per l'esercizio
    delle funzioni amministrative di organizzazione e di vigilanza di
    servizi pubblici, stimolando i processi di aggregazione attraverso
    l'istituto della salvaguardia e l'assegnazione dei servizi alle
    aziende maggiormente strutturate in un'ottica di integrazione
    funzionale fra i diversi gestori. Le agenzie così individuate
    attraverso la formula della convenzione o del consorzio sono quindi
    diventate strumento di programmazione e regolazione di servizi,
    nonché controllori delle ex municipalizzate in quanto affidatarie
    degli stessi servizi. Anche gli utenti, attraverso la loro
    partecipazione al Comitato degli utenti, avrebbero dovuto essere
    maggiormente tutelati e garantiti circa la qualità dei servizi resi.
    Questo era la legge 25.
    Il processo avviato, anche in termini di efficientamento aziendale e
    di razionalizzazione, non ha tuttavia comportato a parere delle
    organizzazioni del Tavolo regionale dell'imprenditoria un evidente
    salto qualitativo nell'erogazione dei servizi, né tantomeno un
    contenimento delle tariffe. Peraltro l'equazione: aumento delle
    dimensioni medie delle aziende uguale a maggiori economie di scala,
    contenimento dei costi ed efficienza dei servizi, si è dimostrato un
    automatismo non scontato, anzi, molto spesso imprese e cittadini
    hanno dovuto fare i conti con vere e proprie diseconomie determinate
    anche dalla non vicinanza del gestore al territorio.
    L'assenza di un sistema concorrenziale ha certamente pesato in
    questa direzione, così come la mancata privatizzazione delle
    multiutilities ha mantenuto in essere, senza superarlo nei fatti,
    quella sorta di conflitto di interessi presente fra soggetto
    regolatore e soggetto gestore dei servizi.
    Questi elementi che rappresentiamo in questa sede, seppure in modo
    sommario, dovrebbero far riflettere, soprattutto nel momento in cui
    si decide con la proposta di legge in esame di approntare nuove
    regole e di introdurre nuove attribuzioni e funzioni, definendo, per
    esempio, sistemi snelli ma chiari, nelle competenze e nelle
    funzioni, senza sovrapposizioni, oltre all'attivazione di una vera e
    propria Authority regionale di controllo e tutela per i cittadini e
    le imprese e nuovi e più rappresentativi strumenti di partecipazione
    da parte degli utenti.
    Accanto alle considerazione di merito rappresentate, occorre ancora
    evidenziare che la regolazione proposta sconta possibili elementi di
    illegittimità laddove sopprime le agenzie d'ambito previste dallo
    stesso decreto legislativo n. 152/2006 - per motivi di tempo non
    ripeto l'articolo esatto in cui richiamava appunto l'esigenza delle
    agenzie d'ambito in termini obbligatori.
    Non pare infatti al riguardo sufficiente, ancorché prevista dal d.
    lgs. 267/2000, la previsione del solo utilizzo della convenzione per
    l'espletamento delle funzioni comunque di competenza comunale con
    personalità giuridica temporanea.
    Né ci pare che la rappresentanza dei Comuni o la titolarità delle
    loro competenze in materia possa essere surrogata dal Comitato di
    indirizzo - l'articolo 28 - laddove sono presenti insieme
    all'assessore regionale competente solo quattro componenti dei
    Comuni nominati dalla Conferenza Regione-Autonomie locali.
    In questo ambito la trasposizione del Titolo III, con particolare
    riferimento al Capo III o ad altro provvedimento legislativo sul
    quale iniziare da subito un serio lavoro di rivisitazione con il
    pieno coinvolgimento di tutte le parti interessate, sarebbe, a
    nostro avviso, la strada maestra per adeguare le norme regionali
    alle mutate esigenze, nella ricerca di un percorso condiviso e
    partecipato come recitano gli stessi documenti preliminari alla
    stesura del PTR (piano territoriale regionale).
    Riforma del trasporto locale.
    Per quanto concerne più nello specifico le azioni promosse dalla
    Regione per la riforma delle Agenzie locali della mobilità,
    condividiamo un'impostazione volta a meglio definirne ruolo e
    funzioni al fine di rendere più omogeneo il panorama regionale. Al
    riguardo, con favore valutiamo l'indirizzo di superare quelle
    situazioni con partecipazione nelle società di gestione da parte
    delle AMI locali, come pure l'indicazione chiara del trasferimento,
    a seguito di nuove gare, della titolarità dei ricavi tariffari e
    dell'intera gestione della tariffazione alle società di gestione.
    In sostanza, l'ampia gamma di scelte lasciate con la legge regionale
    30/1998 ad ogni singolo bacino di ricercarsi gli strumenti più
    consoni e le tipologie di bandi più confacenti alle singole realtà
    territoriali, ha prodotto su scala regionale situazioni fortemente
    disomogenee sia per quanto concerne la presenza delle dotazioni, che
    per gli aspetti propriamente legati alla sfera economico-gestionale.
    Sotto tale profilo ci pare quindi corretta un'impostazione volta a
    riportare su di una scala più omogenea e semplificata ruolo e
    funzioni.
    Per osservazioni più puntuali e di merito rimandiamo al Comitato
    delle Associazioni delle imprese private esercenti il trasporto di
    persone su strada (CAIPET) per ulteriori dettagli e precisazioni.
    Ritornando al tema delle Agenzie e della riforma del servizio idrico
    integrato, in questo ambito occorre sviluppare delle valutazioni. Le
    valutazioni sviluppabili in questo ambito sono certamente più
    complesse, seppur per molti aspetti similari a quelle rappresentate
    per il settore della mobilità.
    La normazione delle Agenzie d'ambito è stata peraltro una materia
    alquanto controversa dove diversi Comuni, solo pochi anni fa,
    avevano impugnato la stessa legge regionale n. 25/1999 davanti al
    TAR prima e la Corte Costituzionale poi, ottenendo la piena conferma
    dell'operato regionale e il relativo commissariamento di quelle
    amministrazioni che non avevano inteso perseguire le indicazioni
    prescrittive previste dal dettato legislativo.
    La legge 25/99, come la legge 30/98, certamente necessitano di
    operazioni di maquillage, anche pesanti. Non comprendiamo tuttavia
    l'estrema urgenza, e senza un adeguato preavviso, di approvare in
    tempi rapidi una riorganizzazione profonda negli effetti ma parziale
    e totalmente non esaustiva rispetto al complesso degli adeguamenti
    necessari.
    Comprendiamo e condividiamo le ragioni che hanno portato la Giunta
    regionale a distinguere meglio i confini dei ruoli tra soggetto
    regolatore, programmatore, controllore, e soggetto gestore. Nella
    consapevolezza, tuttavia, che la piena risoluzione del possibile
    conflitto d'interessi in atto potrà essere perseguita totalmente
    solo attraverso un convinto e deciso processo di privatizzazione. Ci
    auguriamo, sotto tale profilo, che un rapido avvio del federalismo
    fiscale possa, svincolando gli Enti locali dalle sempre più
    difficili quadrature di bilancio, agevolare un tale percorso.
    In questa direzione ci piacerebbe pensare all'avvio di una nuova
    stagione, dove i processi di industrializzazione avviati dalle
    aziende pubbliche e il loro alto livello di competitività acquisito
    si potessero confrontare all'interno di un mercato finalmente
    libero, senza protezioni, concorrenziale, a beneficio degli utenti e
    delle tariffe dell'intero sistema regione.
    All'interno della legge 25 esiste tuttavia un altro conflitto di
    interessi, non meno significativo ma completamente trascurato. Ci
    riferiamo al mancato obbligo di separazione tra l'attività di
    raccolta e quella di smaltimento dei rifiuti, con il fine, anche in
    questo caso, di una maggior chiarezza di ruoli e funzioni fra chi
    dovrebbe perseguire obiettivi gestionali di alta differenziazione
    dei rifiuti e chi, di contro, ha tutto l'interesse economico a
    mantenere alto il quantitativo dei rifiuti smaltiti.
    Ancora, necessario sarebbe nell'ambito delle modifiche della legge
    25/1999 inserire l'attività di smaltimento quale parte integrante
    dell'intero processo di gestione del ciclo dei rifiuti e della
    stessa tariffa.
    Ritornando ai contenuti del Capo III, è possibile constatare come la
    Regione, attraverso l'istituzione di un Comitato di indirizzo, si
    sostituisca alle Agenzie d'ambito nella determinazione del piano
    economico e finanziario, con verifiche sulla legittimità di tali
    assunzioni di competenze tutte da verificare sul piano giuridico,
    nonché nella individuazione della tariffa di riferimento,
    proponendola agli Enti locali partecipanti nella forma di
    cooperazione.
    Non è tuttavia dato sapere nello specifico quali siano le modalità
    di raccordo e proposta con i 341 Comuni presenti nel territorio, con
    particolare riferimento ai criteri organizzativi per l'adempimento
    delle funzioni di competenza.
    Peraltro, le funzioni individuate all'art. 29, comma 5 dalla
    definizione dell'organizzazione di servizio, l'approvazione
    dell'articolazione tariffaria, ecc. richiedono, per essere svolte in
    forma cooperativa, l'attivazione di una struttura preposta che, per
    forza di cose, dovrà assumere forma giuridica definita e non solo
    per gli affidamenti, come invece recita il testo di legge.
    Considerazioni conclusive.
    A conclusione di quanto evidenziato vorremmo sottolineare che, come
    Tavolo regionale dell'imprenditoria, condividiamo gli obiettivi di
    fondo posti e rappresentati dalla Regione in diverse parti della
    stessa nota introduttiva al progetto di legge, tutti rivolti alla
    ricerca di una maggiore omogeneizzazione, razionalizzazione e
    semplificazione dei diversi assetti organizzativi.
    Riteniamo, tuttavia, che le soluzioni prospettate, con particolare
    riferimento al Capo III, necessitano di ulteriori approfondimenti
    che peraltro mal si conciliano con la tempistica posta dalla
    Finanziaria 2008 e dalla ricerca, in parallelo, di ipotesi anche
    alternative in grado di fornire chiarezza e precisa delimitazione di
    ruoli, di efficienza nel sistema, contenimento dei costi ed
    efficacia nello svolgimento dell'attività di gestione a favore di
    tutti i soggetti interessati.
    Il Tavolo dell'imprenditoria è disponibile in questa direzione a
    dare il proprio contributo e a partecipare attivamente alla
    costruzione di un modello di governo regionale. Grazie.
    DOMENICO TRAMONTI - CISL REGIONALE
    L'intervento è a nome delle tre organizzazioni sindacali Cgil,
    Cisl e Uil.
    La riorganizzazione del sistema di governo della Regione è un
    obiettivo di grande rilevanza, che il Sindacato confederale
    condivide e sostiene, anche perché corrisponde a un comune sentire
    prima ancora che ad un obbligo derivante da leggi e patti
    interistituzionali. Infatti Cgil, Cisl e Uil regionali, nel
    documento piattaforma sulla fiscalità locale ed i bilanci comunali
    dello scorso anno, chiedevano interventi per abbattere i costi della
    politica attraverso una serie di interventi, anche di carattere
    istituzionale.
    Ci sembra che questo progetto, seppur non troppo lineare nella
    formulazione, vada nella direzione richiesta. La necessità di dare
    carattere sistemico alla filiera istituzionale troppo frammentata e
    carente del necessario coordinamento tra istituzioni è presupposto
    per una amministrazione più efficiente ed efficace, in grado di dare
    risposte alla crescente complessità sociale.
    Si condivide pure l'obiettivo di affrontare la saturazione
    istituzionale, determinata dal confuso sovrapporsi sul territorio
    dei Comuni, delle Province, delle Comunità Montane, delle
    Circoscrizioni comunali, degli ATO, delle Autorità di bacino e della
    relativa complessa e articolata pianificazione.
    Riteniamo necessario che l'opportuna riforma istituzionale non si
    esaurisca in una semplice revisione del sistema, pur necessaria, ma
    che si accompagni a precise scelte di governance, con la diffusione
    della concertazione sul territorio quale presupposto per dare
    effettività alla partecipazione.
    Nello spirito di un nuovo federalismo istituzionale solidale e
    coeso, condividiamo molto la scelta di stimolare e di incentivare le
    Unioni di Comuni, perché, di fronte alle difficoltà economiche o di
    bilancio degli Enti locali, le uniche strade per uscirne sono:
    primo, la creazione di sistemi intercomunali, soprattutto per una
    razionale gestione dei servizi interni e dei servizi alle comunità
    amministrate; in secondo luogo, un federalismo che eviti
    sovrapposizioni di tassazione per lo stesso titolo, che lasci
    maggiori risorse al territorio, che garantisca un corretto
    equilibrio nazionale attraverso la solidarietà fra le varie regioni.
    In questo senso noi chiediamo alla Giunta regionale di tenere conto
    di alcune questioni fondamentali che, cito in modo molto sintetico:
    l'efficacia dell'azione amministrativa al servizio delle persone e
    delle imprese; il coordinamento interistituzionale, a cominciare
    dall'azione della Regione; la semplificazione dell'azione
    amministrativa, a cominciare dalla razionalizzazione dei molti piani
    che si intrecciano in Emilia-Romagna; l'adeguatezza, attribuendo le
    funzioni ai livelli amministrativi maggiormente in grado di
    svolgerli con efficacia; la sussidiarietà orizzontale e verticale;
    la valorizzazione delle identità degli Enti locali, non disperdendo
    il valore simbolico e democratico delle municipalità; prevedere
    un'organizzazione della funzione amministrativa basata
    sull'erogazione uniforme su tutto il territorio regionale dei
    livelli essenziali dei servizi pubblici; valorizzare le
    professionalità dei dipendenti della pubblica Amministrazione
    provvedendo, intanto, a stabilizzare i lavoratori precari.
    In sostanza, vogliamo dire che condividiamo i principi e gli
    obiettivi che animano questo progetto di legge ma riteniamo anche,
    allo stesso tempo, che sussistano alcune criticità che, ci
    auguriamo, trovino soluzione positiva attraverso il confronto di
    merito che la Giunta sta attuando.
    Proponiamo un sostanziale rafforzamento delle finalità della riforma
    in materia di servizi pubblici, con il fine di perseguire
    nell'azione di industrializzazione finalizzata alle aggregazioni e
    al governo di cicli integrati, in particolare per i rifiuti e per
    l'intero sistema dei servizi pubblici locali.
    Inoltre, chiediamo di prevedere, in riferimento alla condivisibile
    ricaratterizzazione delle Agenzie del Trasporto pubblico, anche
    l'obiettivo di favorire un sistema di mobilità sostenibile,
    incentivando l'aggregazione e lo sviluppo di aziende integrate della
    mobilità urbana su bacini di traffico contigui.
    Riteniamo necessaria una forte caratterizzazione del ruolo
    dell'organizzazione territoriale del servizio idrico integrato e del
    servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani.
    Proponiamo di utilizzare l'occasione del progetto di legge regionale
    per conferire alla Regione un ruolo rafforzato di controllo e
    regolazione dei servizi pubblici locali.
    Chiediamo altresì di prevedere la sistematica consultazione delle
    organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative con
    riferimento alle scelte fondamentali compiute dalla Regione e che
    hanno riflessi diretti su questioni di assetti istituzionali
    territoriali nonché su personale coinvolto nel processo di
    riorganizzazione.
    Sulla questione del personale chiediamo la garanzia e il rispetto
    della dignità di questi lavoratori e lavoratrici. Le affermazioni di
    principio vanno bene, ma non ci bastano: a noi interessa che,
    definita la legge, siano contestualmente chiari i criteri di tutela,
    tali appunto da garantire la dignità professionale e umana di queste
    persone, che involontariamente sono coinvolte nel processo di
    riforma, nonché la stabilizzazione di quanti hanno rapporti di
    lavoro precari.
    Sulla questione della tariffa, la trattazione delle questioni
    inerenti la fiscalità locale, svolta sul territorio, permette una
    maggiore opportunità di perseguire l'equità e la redistribuzione
    delle risorse. Per questi motivi è necessario che la tariffa finale
    sia definita a tale livello, cioè a livello territoriale. La tariffa
    comunque non può essere definita dal soggetto gestore.
    Rafforzare la regolazione pubblica, anche in riferimento alla
    definizione di un sistema tariffario che, per l'ambito e la
    finalizzazione, favorisca la tutela ambientale e le fasce sociali
    più deboli con intervento magari anche a carico della fiscalità
    generale.
    E su questa questione delle tariffe - badate, mi sembra, ho sentito
    qui, nel primo intervento, una posizione che mi sembra diversa - noi
    riteniamo che, effettivamente, sul territorio ci sia la possibilità
    di perseguire l'equità e la giustizia sociale, trattando l'ampio
    scenario delle questioni che appunto riguardano la fiscalità: le
    tariffe, le rette, le addizionali, le opportunità e le possibilità
    di mettere in moto meccanismi di agevolazioni e quant'altro.
    Quindi, è sul territorio che prevalentemente nel ruolo delle
    istituzioni e dei sindaci, visto che sono eletti direttamente dai
    cittadini, che devono quindi avere assunzione di responsabilità
    primaria nella definizione dei livelli tariffari.
    Controlli sul funzionamento dei servizi e la congruità dei
    capitolati: questa ci sembra una funzione che oggi veniva svolta
    bene dalle Agenzie locali; con questa riforma chiediamo che sia
    mantenuta una modalità di controllo reale e significativa, sia sul
    funzionamento dei servizi, sia sulla rispondenza e l'efficacia che
    questi hanno sul territorio.
    Altra questione riguarda gli appalti, e quindi le regole nelle
    attività degli appalti che tutelino il lavoro e la sicurezza nelle
    attività, - tutto ciò che è previsto all'art. 34 -, noi abbiamo
    chiesto una serie di emendamenti che speriamo siano accolti.
    La questione dei costi dell'Osservatorio e la struttura
    organizzativa regionale a sostegno del Comitato di indirizzo. Non si
    capisce perché debba essere a carico degli utenti, non si capisce
    perché eventualmente non possa essere a carico della fiscalità
    generale!
    Sta di fatto che ciò che ci preoccupa, infine, su questo progetto di
    legge è che non ci sia un incremento o un aggravamento del
    tariffario e quindi scaricare sulla tariffa, e quindi sui cittadini,
    eventuali costi nuovi o aggiuntivi cioè, in sostanza, da un lato si
    vorrebbe, con questo progetto di legge, ridurre dei costi e
    dall'altro, eventualmente, il rischio che qualche costo vada ancora
    a incidere in modo aggiuntivo sulla tariffa. Questo indubbiamente
    noi non possiamo accettarlo.
    Così come ci è stato proposto, nel confronto che stiamo svolgendo
    con gli assessorati, la definizione di un protocollo che raccolga
    alcune delle questioni che abbiamo posto, tipo quelle delle
    relazioni, del confronto, della questione della attuazione del
    complesso della normativa della legge, ci è stata proposta la
    definizione di un protocollo sul personale; è una soluzione che ci
    può stare bene, se il protocollo viene assunto come atto integrativo
    aggiuntivo e quindi un allegato vero e proprio alla legge, e se la
    questione del personale viene risolta contemporaneamente all'uscita
    della legge. Cioè non possiamo fare una legge e poi il personale, i
    problemi del personale coinvolto, li risolveremo in fase successiva.
    Quindi, criteri, indirizzi, obiettivi e tutele vanno garantiti
    prima.
    Abbiamo comunque inviato nostre osservazioni scritte che, speriamo,
    ci auguriamo siano accolte. Grazie.
    ALFREDO NEGRI - Coordinamento regionale Comitato utenti trasporto
    pubblico locale
    E' da poco, il 14 di marzo, che abbiamo tenuto un convegno
    regionale e il 20 di maggio abbiamo inviato alle due Commissioni le
    nostre valutazioni sulla proposta. Solo alcune idee: noi abbiamo, in
    queste due occasioni, manifestato agli assessorati e alle due
    Commissioni la nostra preoccupazione. E dove si va?
    Verso un processo non ancora compiuto, che ci si propone una grande
    novità. Cioè, sostanzialmente negli ultimi anni si è andati alla
    costruzione delle Agenzie senza definirne i contorni, lasciando -
    come dire - lasciar fare a chi voleva fare. Ogni campanile poteva
    organizzarsi come voleva e, come risposta di non governo centrale,
    si arriva a una proposta costruita senza farla vivere dal basso.
    Vista l'importanza, lo spessore, la grande difficoltà che può avere
    come impatto una novità come questa - ovviamente parlo, per quanto
    ci riguarda, del trasporto pubblico locale - è di importanza
    capitale capire con chi il piano triennale della mobilità pone
    giustamente uno sviluppo industriale del trasporto collettivo.
    Lo affrontiamo in questo nodo? Lo deleghiamo a chi, forse non si sa?
    Non mettiamo in moto un meccanismo dove le agenzie possano essere lo
    strumento operativo, unitario, che parlino la stessa lingua, la
    stessa organizzazione, la stessa capacità di razionalizzare le
    risorse e poterle immettere sul territorio.
    E ancora di più. Noi, come Comitati utenti, che - da questo convegno
    l'abbiamo detto a chiare lettere - non intendiamo più farci
    rappresentare da nessuno, siamo noi che rappresentiamo gli utenti. E
    siamo organizzati sul territorio.
    Abbiamo cinque realtà, abbiamo realizzato già un coordinamento
    regionale - questo convegno ha molto dibattuto questi temi - per cui
    ho la possibilità di non scendere nei dettagli visto la
    comunicazione che abbiamo inviato alle due presidenze.
    Dunque noi, come comitati, con chi avremo a che fare da oggi in poi?
    Con quale capacità concertativa è possibile mettere in piedi
    l'esigenza dell'utente sul territorio? Ritorneremo indietro? Avremo
    la difficoltà anche con chi discutere, con quale qualità si discute?
    Avremo la difficoltà che, in questa struttura che nascerà, ci
    saranno, per così dire, difficoltà di comprendonio rispetto alle
    tematiche e alla qualità che si è potuto sviluppare, e che ha
    bisogno ancora di definirsi per operare al meglio.
    Questa è una preoccupazione che non può non essere presente in tutta
    la discussione. Il problema del trasporto pubblico, le Agenzie,
    certo! si tratta di riordinarle, riorganizzarle in una coerente
    politica regionale, cioè recuperare quello che non c'è stato ieri,
    del lasciar fare - dicevo prima - per lo sviluppo della mobilità,
    cogliendo le eccellenze che si possono trovare all'interno dei
    territori.
    Perché disconoscere questa realtà? Perché non utilizzarla al meglio,
    perché non recuperare questo errore di fondo su una tematica così
    grande, così di spessore enorme. Non si è andati in periferia a
    cogliere le novità, a cercare quello che c'era, a discutere con la
    periferia, per poi arrivare a un progetto centrale e riportarlo
    all'assemblea generale. Credo sia necessario che sull'errore di
    ieri, oggi bisogna recuperare quella fase negativa. Ci sia, in
    sostanza, un reale governo regionale verso la mobilità del trasporto
    collettivo.
    Gli utenti del trasporto hanno scelto di autorappresentarsi, senza
    delega, e pertanto pretendiamo di avere certezza di riferimento, la
    certezza di concertare e migliorare il trasporto pubblico locale.
    Questo confronto, che si è avviato in questi anni e ha prodotto
    risultati positivi, per quanto ci riguarda, non può essere chiuso,
    ma deve crescere in senso positivo e dare certezza sul trasporto
    pubblico locale. Grazie.
    MASSIMO CASTELLI - Comunità montana Appennino piacentino
    Essendo di una Comunità montana, mi occuperò della parte che ci
    compete direttamente, anche se premetto che le osservazioni di
    merito verranno poi illustrate dal presidente dell'Uncem Pasini
    perché in quella sede concordate.
    Mi permetto, però, una lettura del progetto di legge che io, per
    quanto riguarda le zone montane, definisco ad alto tasso demagogico.
    In che senso? Nasce dalla Finanziaria 2007 che a fronte di una,
    diciamo, evidente protesta popolare sui costi della politica, i più
    alti costi, parlamentari europei che percepiscono l'indennità
    maggiore a livello europeo, i vitalizi per i parlamentari e tutti
    gli altri privilegi che veramente sono costi della politica, per cui
    l'impianto sul contenimento dei costi della politica è assolutamente
    doveroso e penso che noi non ci sottrarremo, nel nostro piccolo.
    Perché ritengo che questa proposta di legge abbia un alto tasso
    demagogico? Lo leggo dalla conferenza stampa, del presidente Errani,
    che mette in risalto questo aspetto.
    Con questa proposta di legge i costi delle pubbliche Amministrazioni
    e, in particolare le Comunità montane, dimagriranno di molto. Ho
    portato un dato a conoscenza dei consiglieri, che poi lascerò alla
    presidenza. Mi sono fatto certificare le cifre dalla mia ragioneria,
    e vi dico i costi del Consiglio della mia Comunità Montana.
    L'indennità per i consiglieri nella Comunità montana Appennino
    piacentino, è 16,27 Euro lorde. Nel corso del 2007 si sono tenute
    sei sedute consiliari per un costo totale di 1.366,68 Euro per
    l'attività del Consiglio e 1.770 per i rimborsi alle spese di
    partecipazione alle sedute, per un totale di 3.000 Euro.
    Poi parlo anche di me, perché è giusto che sia così. Io sono
    assessore in Comunità montana, assessore nel mio piccolo Comune,
    sono membro del CdA di una Agenzia d'ambito in rappresentanza della
    Montana e nel distretto sociosanitario, dove c'è la mia Comunità
    montana. Per questi importanti compiti, dal mio punto di vista, (e
    che mi versa la Comunità in carica) percepisco 313,75 Euro lorde per
    una quota netta di 241,59 al netto delle ritenute, in quanto ho
    optato per la sola indennità prevista dalla Comunità montana che è
    stata dimezzata dalla citata finanziaria.
    Di cosa parliamo? Sono questi i costi della politica? Chiedo questo,
    solamente mi interessa questo dato.
    Mi risulta che il Consiglio regionale, con delibera n. 13 del 31
    marzo 2005, ha giustamente, per rientrare nella riforma del Titolo V
    della Costituzione, aggiornato il nuovo Statuto, dove si prevedono,
    dalla prossima legislatura, diciassette nuovi consiglieri regionali.
    Parliamoci chiaro, parliamoci veramente chiaro. Un conto
    approssimativo, tenendo conto delle attuali retribuzioni dei
    consiglieri regionali, comporta per i cittadini un incremento di 2
    milioni e 500.000 Euro di oneri, per soli diciassette consiglieri
    all'anno. Ci vuole coerenza, a tutti i livelli. Tutto è concepibile,
    dal piccolo amministratore come me, che non vive di politica, lo fa
    per passione, e cerca di difendere le piccole Comunità per quello
    che può, e con le capacità che ha.
    Ora entro nel merito invece di cosa non mi piace assolutamente di
    questa legge.
    Il concetto con questa legge è che si dice la parola fine sulle
    Comunità montane per come lo Stato le ha disegnate con la legge
    istitutiva del '71 e per come sono state sempre riconosciute come
    Enti locali intermedi al servizio delle comunità, con funzioni di
    governo del territorio. Ridurle a Unioni di Comuni e mantenendone
    nove, camuffandone il nome, cioè chiamandole Comunità montane solo
    per avere il contributo ordinario dimezzato dallo Stato - perché
    questo è negli effetti quello che succede - mi sembra veramente
    un'operazione di bassa politica, perché veramente non penso che vada
    incontro alle esigenze delle zone montane.
    Nel merito: la funzione, prevista anche dalla Costituzione, di
    programmare sul territorio, senza i campanilismi dei Comuni, molte
    volte ingombranti, o del grande Comune che vuol fare la voce grossa,
    la Comunità montana è stata sempre capace di compensare, è sempre
    stata interlocutore a tutti i livelli - vi dico, faccio parte del
    CdA dell'Agenzia d'ambito in quanto rappresentate delle zone
    montane.
    In quella veste, con l'aiuto dei sindaci della mia Comunità montana,
    sono riuscito a ottenere un 20% di sconto sulla tariffa d'ambito. Se
    non avessi avuto questo livello di governo, non sarei riuscito in
    questo obiettivo per i miei cittadini, avrei fatto molta più fatica.
    Ho ottenuto il sei per mille, come prevede la legge 25, a favore
    delle zone montane, sempre sulle tariffe, diciamo sul calcolo per
    fare degli investimenti sul mio territorio.
    Allora, veramente, chiedo a tutti i consiglieri, prima di tutto di
    verificare - lo dico soprattutto agli amici della Lega - di
    verificare cosa succede nelle regioni limitrofe alla nostra, del
    Nord Italia.
    Le Comunità montane sono state potenziate per quanto riguarda i
    livelli, non di governo, ma proprio veramente di interazione con la
    Regione, per andare a gestire il bene di queste comunità che sono
    sicuramente nel nostro territorio molto in difficoltà - parlo in
    particolare dell'Appennino piacentino.
    Io veramente mi aspetto un'assunzione di responsabilità dei
    consiglieri. Si rendano conto, dico anche quelli che non conoscono
    il territorio montano, veramente di capire su cosa stiamo
    ragionando. I costi: io invito anche tutte le altre Comunità
    montane, i Comuni montani, a dare i costi effettivi di quello che
    sono. Poi, proprio per un'esigenza di chiarezza, io non ho problemi!
    Cosa volete, 250 Euro? Ma anche niente! Non è il problema.
    Però non possiamo far passare questa operazione di avere di avere
    risolto e dato una risposta ai costi della politica. Non chiamatela
    così. Era molto meglio chiamarla riorganizzazione, però, veramente,
    non abusate di questa prerogativa che non c'è. Veramente. Perché io
    non mi sento di essere criminalizzato per quello che faccio, non mi
    sento, rispetto ai miei cittadini, di essere considerato, tra
    virgolette, un ladro di indennità , veramente! Qui ci vuole una
    chiarezza forte!
    Credo che l'Uncem debba essere anche interprete di questo disagio,
    che è un disagio forte, per chi, magari anche senza grandi capacità,
    ha passione per le proprie comunità, prima che per la politica.
    Per cui, veramente, chiedo una forte revisione, il mantenimento del
    ruolo di programmazione delle Comunità montane, e l'invito alle
    forze di governo attuali, se possibile, di posticipare la data del
    30 giugno per poter riflettere meglio.
    Perché poi entro nel merito di alcune cose.
    La Regione, in base alla legge 25, assegna alle Comunità montane la
    competenza diretta in agricoltura. Dove non ci sono più le Comunità
    Montane, questa competenza a chi viene trasferita? Parlo in
    particolare del piano di sviluppo rurale, si è dibattuto fortemente
    di questo, riconoscendo ancora alle Comunità montane una competenza
    diretta. Dentro questa competenza vi sono delle grosse
    professionalità. Che cosa li mandiamo a fare? A curare i vigili ?
    La Comunità Montana ha trent'anni di professionalità, di
    professionisti, di gente che lavora sul territorio, per il
    territorio, e ha quella competenza.
    La scorsa legislatura si parlava di una legge di bonifica, di
    riforma della legge di bonifica, che avrebbe dato un ruolo
    importante nella difesa del territorio alle Comunità montane. Questa
    legge non si è vista, non so perché è scomparsa. Ora se ne riparla
    in maniera disgiunta.
    Mi sembra un altro errore! Perché la Comunità montana con le
    competenze delle ATO e delle bonifiche c'entra fortemente. Noi
    abbiamo il grosso problema che - parlo di Piacenza - interagiamo
    sugli acquedotti pubblici con la legge 25, abbiamo moltissimi -
    soprattutto nel mio territorio - acquedotti di bonifica che non
    rispondono alla legge 25, e abbiamo molti acquedotti privati, per
    cui una gestione del ciclo delle acque non omogenea.
    Allora, vale la pena disgiungere questi ambiti di intervento?
    Rifletteteci. Io non penso che sia una grande operazione. Con questo
    concludo. Non ho voluto fare demagogia, ma mi sembrava un punto
    corretto da tenere in considerazione. Veramente, riflettete bene,
    perché qua si sta distruggendo e smobilitando un patrimonio di
    competenze e di conoscenze che è da trent'anni che lavora in
    montagna.
    Lascio in documentazione le cifre che ho citato e comunicazioni in
    tema di bonifiche agli assessori regionali competenti che non mi
    hanno mai dato risposta. Grazie.
    ARIANA BOCCHINI - Romagna Acque SpA
    Pochissimi minuti per sollecitare, nel momento in cui il Consiglio
    regionale si appresta alla discussione e all'approvazione di questa
    legge, due questioni, che in parte sono già state sollecitate anche
    dal dott. Brandolini.
    La prima è la necessità di una maggiore chiarezza sul ruolo della
    Regione in quanto soggetto regolatore. Mi riferisco in particolare
    alle questioni che attengono i criteri di composizione delle
    tariffe, essendo interessata soprattutto a quella parte che riguarda
    il servizio idrico integrato.
    Questo è necessario per avere intanto una maggiore omogeneità a
    livello del territorio regionale, ma soprattutto per avere un unico
    soggetto regolatore che, per la scelta che fa questo testo di legge,
    credo debba essere, naturalmente, la Regione.
    L'altro tema è strettamente collegato a questo, e - leggo - nella
    relazione di accompagnamento alla legge, si dice: il livello locale
    avrà un ruolo residuale. Mi riferisco sostanzialmente al superamento
    delle Agenzie d'ambito. Anche lì presuppone una maggiore chiarezza,
    e probabilmente uno sforzo maggiore di inquadramento in un'idea di
    sistema territoriale. Nel senso che comprendo il livello
    provinciale, ma come livello minimo, e con la necessità di un forte
    supporto della Regione a far sì che quelle dimensioni divengano -
    come si dice da noi - almeno di area vasta, perché ciò consente una
    migliore interlocuzione con la Regione e anche un miglior governo
    del territorio, che mi pare sia un tema anche all'ordine del giorno
    di questa legge.
    Quindi se c'è una sollecitazione da fare, c'è una necessità di
    maggiore chiarezza e, inoltre, poiché comunque è in atto un
    confronto fra i soggetti regolatori e i soggetti gestori, c'è una
    necessità anche di maggiore chiarezza rispetto alla gestione del
    periodo transitorio, cioè dal momento in cui viene approvata la
    legge al momento in cui vengono sostanzialmente superate le agenzie
    d'ambito.
    Vale a dire come si gestisce questa fase di transizione in luogo di
    una necessità che hanno i soggetti gestori anche di poter procedere
    alla definizione di convenzioni e di altri strumenti che riguardano
    la gestione del servizio idrico. Grazie.
    SIMONETTA SALIERA - Sindaco del Comune di Pianoro
    Tralascio l'aspetto della consultazione perché mi pare che
    qualcosa non abbia funzionato. E mi fermo qui. Sul testo presentato
    faccio riferimento solo al tema delle Comunità Montane.
    PRESIDENTE NERVEGNA : Cos'è che non ha funzionato, scusi?
    SALIERA : La consultazione.
    ASSESSORE GILLI : Ci siamo visti con tutte le Comunità Montane.
    SALIERA : Sì, sì, lo so. Potrebbe non aver funzionato a diversi
    livelli. Però la sintesi è che non ha funzionato. Poi, dopo di che
    ognuno valuti dove e come.
    Quindi il testo presentato dà risposta al taglio previsto dalla
    finanziaria ma non alla necessità, ormai improrogabile, di riforme
    delle autonomie locali. Tant'è che i testi a livello nazionale,
    presentati e all'esame, del Parlamento - quello precedente, e
    l'attuale nelle commissioni -, vanno nella direzione di formazione
    di tre livelli di autonomie locali : le Unioni, le Province o Città
    metropolitane e le Regioni, con la volontà di individuare precise
    funzioni nello snellimento delle propaggini periferiche dello Stato
    e di individuare in quei tre livelli le funzioni più vicine ai
    cittadini. Non ritroviamo questo nel progetto di legge dalla Regione
    che ci viene sottoposto.
    Noi chiediamo che la legge consenta e incentivi questo processo di
    formazione di Unione di Comuni, con il superamento delle Comunità
    montane, sulle quali non si è mai realmente investito. Dobbiamo
    prendere atto che in questi anni nessuno ha mai creduto nella
    Comunità montana se non quando ragionavamo sulla valorizzazione
    della montagna, bla, bla, bla, ma le risorse e le reali competenze
    non sono mai state date. Quindi è ora di avere coraggio, di passare
    oltre. Perché, o ragioniamo sul sistema di questi anni - dagli anni
    '70 ad oggi - e diamo una versione che è reale, oppure facciamo
    altro.
    Quindi l'opzione per noi, che vorremmo che fosse consentita appieno
    però, è quella prevista dall'art. 4 alla lettera b), cioè
    scioglimento della Comunità Montana con eventuale trasformazione non
    in Unione, ma in Unioni , con la formazione quindi di Unioni che
    siano realmente in grado di associare funzioni, e che quindi la
    legge possa o modifichi, per lasciare quella flessibilità necessaria
    perché dal basso si riescano a formare Unioni di Comuni concrete,
    reali, per mettere insieme realmente, in forma associata, le
    funzioni.
    Pertanto pochi vincoli nella formazione delle Unioni, nel numero dei
    Comuni, nella perimetrazione, nel numero degli abitanti. Lasciateci
    quella flessibilità, perché noi, Comuni, possiamo trovare quelle
    necessarie sinergie per far sì che siano Unioni che funzionino.
    E noi sappiamo quanto sia difficile, soprattutto in montagna, far sì
    che questo processo avvenga, della formazione delle Unioni. Abbiamo
    tentato - nel bolognese abbiamo due, anzi quattro, a dire il vero,
    Comunità montane - ma nel caso della mia, cioè Le cinque valli ,
    abbiamo tentato - siamo in otto Comuni -, ma una formazione vera, di
    Unione, non è mai avvenuta in termini di funzioni associate. Abbiamo
    la necessità di ritrovare all'interno altre sinergie.
    E l'altro aspetto: non torniamo e non vogliamo tornare
    all'esperienza di una grande comunità montana del bolognese.
    L'abbiamo già sperimentata; fino agli anni '90 eravamo una grande
    Comunità che non riusciva a risolvere i problemi del territorio.
    Quindi le modifiche che ho proposto sono quelle dell'art. 4: anziché
    Unione , unioni ; all'art. 6 qualora la maggioranza e non tutti
    i Comuni (nella proposta di legge è previsto qualora tutti i
    Comuni ) In questo modo non si riuscirà mai a far sì che la
    maggioranza dei Comuni che vogliono attivare un processo virtuoso,
    ci riescano. Quindi qualora la maggioranza invece di tutti i
    Comuni , e di costituire una o più Unioni - il testo prevede una
    unione. È in questo che chiediamo la flessibilità.
    L'altro aspetto da considerare sono le Comunità Montane di oggi :
    hanno poche funzioni proprie, hanno qualche funzione delegata anche
    dai Comuni.
    Quindi nel processo di formazioni di Unioni, le funzioni delle
    Comunità montane dovrebbero andare alle Unioni dei Comuni, quelle
    proprie dei Comuni. Ma quelle che sono di competenza della Comunità
    montana, mi pare, come dire, improprio che obbligatoriamente debbano
    essere in capo ai Comuni o alle loro Unioni perché, per quelle
    deleghe, per quelle competenze, molte volte c'è bisogno di una
    territorialità diversa.
    Allora, stiamo parlando di che cosa poi, alla fine? Di forestazione,
    di difesa del suolo, di agricoltura. Settori importantissimi per la
    montagna, e non solo per la montagna. Attualmente vengono svolte,
    per gli altri territori, dalla Provincia.
    Si preveda la possibilità che possano essere funzioni in capo alla
    Provincia e la Provincia debba condividere col territorio della
    montagna e le nuove Unioni una condivisione di un processo di
    decentramento di funzioni e di sportelli sul territorio.
    E allora, a quel punto, abbiamo tolto la Comunità Montana, nella
    quale io credevo ma, poi, ci si crede se ci si crede tutti. Abbiamo,
    in questo caso, attivato un processo virtuoso fra i Comuni. Se
    vogliamo farlo, abbiamo l'occasione, però bisogna modificare questo
    testo. Altrimenti è solo del bla bla. Grazie.
    CLAUDIO SASSI - Sindaco del Comune di Grizzana Morandi
    Come sindaco vi consiglierei di prendere come consulente chi mi ha
    preceduto nell'intervento, data la chiarezza e la puntualità.
    Aggiungo solo alcuni particolari. Credo non ci sia nessuno dell'Anas
    qui. Ma facciamo quest'esempio. Hanno abbandonato le strade. Secondo
    voi, di quanto personale è calato l'ufficio dell'Anas? Quanti uffici
    si sono vuotati, visto che non hanno più le strade da curare?
    Sarebbe interessante. Perché questo è uno dei casi di riduzione
    della quantità di lavoro, ma dove non c'è per niente la definizione
    di quanto è calato il personale. E per fare un raccordo su una
    strada dell'Anas personalmente ci ho messo un anno. Un raccordino.
    C'eran tre timbri da prendere, e via di questo passo.
    Quindi il problema della riduzione, della ristrutturazione
    dell'apparato amministrativo ci obbliga a vederla in maniera
    maldestra perché così l'ha impostata il ministro. Ci strangola con i
    costi, e ha ragione il consigliere che mi ha preceduto. Mentre
    l'ottica con la quale affrontare il tema era, ed è, dell'efficienza,
    della qualità, e della produttività dei servizi e delle risorse sul
    territorio montano oggi.
    È a partir da quest'ottica che dobbiamo vedere, utilizzando questa
    legge che strangola anziché razionalmente ristrutturare gli enti di
    governo territoriali, dobbiamo affrontare il tema. E io aggiungo,
    dobbiamo affrontarlo concludendo questa procedura di discussione
    entro l'anno, e decidere dal primo gennaio l'entrata in funzione dei
    nuovi organi. Cioè noi dobbiamo andare alle elezioni amministrative
    del prossimo anno con la decisione operativa assunta, altrimenti,
    ovviamente, saremo scavalcati dall'altro, come è successo su alcuni
    esempi che si potrebbero fare sul piano del governo nazionale.
    Quindi, decisioni operative entro il primo di gennaio. Perché dico
    questo? Perché noi dobbiamo presentare un risultato ottenuto sul
    piano di una nuova efficienza dei servizi per la montagna. Quindi do
    concretezza a quello che diceva Saliera prima. Cosa intendo per
    Unione di Comuni? Intendo fare una grande azienda pubblica della
    manutenzione del territorio.
    Nel mio Comune ho tre stradini, cinque o sei tra camion, gru; in
    certi Comuni c'è addirittura la raffinatrice. Abbiamo più mezzi che
    uomini, in sostanza, più capannoni. Ma quando andiamo a esaminare
    l'efficacia e l'efficienza e i costi, e la tempestività rispetto
    alle necessità del territorio, è qui che, rispetto ai Comuni più
    grandi, che hanno fatto dei global service o che hanno ristrutturato
    radicalmente la loro struttura di gestione e manutenzione del
    territorio, il differenziale si è elevato moltissimo.
    Ovviamente questo tocca anche la Provincia, perché la Provincia ha
    personale, strutture e mezzi che operano sul territorio. Allora,
    quando vediamo, per esempio, la pulizia delle strade dalla neve, il
    Comune opera in un modo su certe strade e altre strade vengono
    ripulite dopo delle ore, e in modo radicalmente diverso, perché
    magari c'è un geometra che la lama la vuol tenere alta un palmo
    sennò rovina il catrame. Ora, se noi facciamo una vera e propria
    azienda, pubblica come capitale sociale ma privata come normativa di
    funzionamento, premiando con stipendi adeguati chi ci lavora, dando
    la possibilità di competere anche per nei lavori privati, con una
    struttura di questo genere e, soprattutto, mantenendo alla montagna
    le tasse che la montagna paga e che adesso vanno a finire alla Reno.
    Quindi ci vuole un disegno organico, precisione di obiettivi e di
    risorse che debbono restare sul territorio, perché altrimenti, come
    dice un libro bellissimo di un ex amministratore, la manutenzione
    della montagna quando si faceva. Perché, oggi, la manutenzione del
    territorio della montagna (parlo del medio e alto Reno) non si fa.
    Non si fa, perché i Comuni non ce la fanno per ovvie ragioni.
    Passo ad un altro piano : la pianificazione urbanistica.
    Ma vi pare possibile che un Comune come il mio, di quattromila e
    rotti abitanti, possa pianificare la costruzione dei nidi e delle
    scuole materne? Ora siamo in un picco di crescita, ogni anno apre
    una sezione di scuola materna, e poi quando han finito cosa
    facciamo? Grande conflitto con i cittadini per trasformarli in
    centri sociali, per far ginnastica. E così è l'andazzo ogni dieci,
    quindici anni, se guardate. Non è concepibile che da Vado a San
    Benedetto, per non dire Castiglion dei Pepoli, non ci sia un'unica
    programmazione dei servizi per la persona. Così vale, naturalmente,
    anche per la valle del Reno.
    Allora se noi premiamo chi governa in questo modo il territorio, chi
    aderisce a questi servizi - so bene che ho dei colleghi sindaci che
    sono assolutamente contrari. Loro, se non hanno i loro stradini con
    i quali vanno insieme a loro col badile in spalla ad aggiustare le
    sponde dei rigagnoli quando son rotte, loro non ne vogliono sapere,
    gli piace di fare i sindaci così. E hanno, come è giusto che
    abbiano, un grande consenso popolare perché sono efficientissimi, è
    gente che se brucia un camino, sono sui tetti ad aggiustarlo. Ma
    questo è il modello che abbiamo ormai alle spalle, fondato su una
    idea di rapporto cittadino-Stato che ormai non esiste più.
    Ora, noi dobbiamo andare nella direzione che ho detto prima. Se non
    puniamo chi va in questa direzione e se non premiamo con forti
    incentivi chi invece sceglie di gestire il territorio con
    responsabilità, con imprese efficaci ed efficienti, con costi
    accettabili, e con stipendi che paghino chi effettivamente se lo
    merita - perché un Brunetta salta fuori in tutti i Comuni ed è
    facile, è quasi banale - allora, se andate a girare nei ministeri -
    io spesso ci vado - adesso vedi tutte le porte chiuse, i én là tott
    a testa basa sulla tastiera.
    Ma il problema vero è chiedersi cosa serve quella funzione e quindi
    chiamare in causa anche la Provincia, ma non nel senso ideologico;
    chiamare in causa i servizi effettivamente necessari e quelli che
    sono dei doppioni, delle sovrapposizioni e che sono fatti solo per
    garantire uno spazio e una funzione.
    Se andiamo in questa direzione - però il tempo l'abbiamo già
    superato, perché gli esempi che stan venendo, e che arriveranno
    sempre più numerosi a livello nazionale, non ci danno il tempo che è
    previsto dal vostro disegno della strategia con cui abbiamo discusso
    con l'assessore su questo punto.
    Quindi è indispensabile concludere per presentarci alle elezioni
    politiche degli enti locali con già il risultato ottenuto, questo è
    assolutamente indispensabile. Grazie.
    ENRICO MANICARDI - UPI Emilia-Romagna
    Il presidente Dall'Acqua è fuori sede. Peraltro oggi è al
    Quirinale, come molti presidenti di Provincia sono al Quirinale dal
    Presidente Napolitano. Questa è una sintesi, che consegno subito e
    della quale dirò immediatamente.
    L'Upi Emilia-Romagna e le Province della Regione esprimono un
    giudizio nettamente positivo sulla manovra complessiva del
    provvedimento, che costituisce una prima attuazione dell'intesa
    Regione-Autonomie locali del dicembre 2007.
    Si esprime altresì un forte sostegno all'azione della Regione che,
    con questo provvedimento, anticipa e favorisce una parte delle
    riforme nazionali nuovamente annunciate in materia di
    ammodernamento, efficientamento e minor costo della pubblica
    amministrazione.
    Tale giudizio è già stato pronunciato anche nella seduta della CRAL
    (Conferenza Regione-Autonomie locali) del 15 maggio ultimo scorso.
    Ma venendo ora al testo di legge, si auspica, in applicazione del
    Titolo I e II di questo provvedimento legislativo, una scelta chiara
    e univoca della Provincia, quale ente unico di area vasta, che
    precluda ogni tentazione di affidare o consentire alle Unioni di
    Comuni lo svolgimento della funzione di ente intermedio
    territoriale.
    Anche a tal fine, l'UPI e le Province sono da tempo disponibili e
    attrezzate per concorrere, con la Regione, alla ricognizione
    dell'assetto esistente delle funzioni in capo alle Province e alla
    riallocazione di funzioni fra Comuni (anche in forma associata) e le
    Province, basata su principi di sussidiarietà, adeguatezza,
    differenziazione, efficienza e semplificazione.
    Avendo ascoltato Sassi che, tra l'altro, non a caso porta quel
    cognome, è giustissimo richiamare ad una chiarezza assoluta. Sono
    d'accordo con te.
    In relazione a quanto sopra, le stesse Province sono disposte a
    svolgere, in forma associata, l'esercizio di funzioni che richiedono
    un ambito territoriale ottimale, molto vasto, come previsto anche
    dall'art. 3 della legge in esame. E sarà una cosa reale.
    Sul riordino delle Comunità Montane si è già dato un giudizio
    positivo senza riserve e si valuteranno, anche in sede UPI e di
    singola Provincia, i criteri con cui si procederà, anche a seguito
    della prevista ricognizione e riallocazione di funzioni,
    all'eventuale attribuzione di compiti e funzioni provinciali alle
    Nuove Comunità montane, o alle Unioni di Comuni, da svolgersi in
    forma decentrata, come previsto dall'art. 12 del progetto di legge
    in esame.
    Il Titolo III Misure di riorganizzazione in materia di servizi
    pubblici locali ci trova pienamente concordi con la Regione nel
    processo di revisione, razionalizzazione e superamento delle attuali
    Agenzie locali e di ambito ottimale, concernenti i servizi: del
    trasporto pubblico locale, l'idrico integrato, e la gestione dei
    rifiuti solidi e urbani.
    Assetti che sono attualmente regolati dalle leggi regionale 30 del
    '96 e 25 del '99, leggi con cui abbiamo positivamente lavorato in
    questi anni di sperimentazione e di verifica del loro impianto,
    impianto che oggi si propone di aggiornare e superare.
    Per quanto concerne le Agenzie della mobilità, positivamente e
    opportunamente sostituite da semplici convenzioni fra Province e
    Comuni del territorio ai sensi dell'art. 30 del Testo unico degli
    enti locali, inizialmente previste nella dimensione minima
    provinciale che, tuttavia, prelude alla ricerca di ambiti
    territoriali omogenei più vasti, di dimensione interprovinciale, si
    chiede, per esigenze di natura patrimoniale e fiscale, la certezza
    del possesso della personalità giuridica per le Convenzioni così
    come previsto dall'art. 148 del Testo unico ambientale n. 152 del
    2006.
    Per quanto attiene invece il superamento delle attuali Agenzie
    d'ambito ottimale, ATO, organizzato ai sensi della legge regionale
    25 del '99, si conviene sull'impianto proposto, a condizione che i
    livelli regionali e locali di decisione - come diremo fra poco -
    siano fortemente integrati ma distinti.
    Il livello regionale, costituito dagli atti di competenza della
    Regione, in accordo con le Autonomie locali e dal Comitato di
    Indirizzo per la regolazione dei servizi pubblici, congiuntamente
    composto dalla Regione e dalle Autonomie locali, con compiti di
    visione unitaria, di coesione delle decisioni, di informazione e di
    controllo, anche mediante parametri, indirizzi, schemi e
    regolamenti.
    Quello locale, costituito dalle convenzioni provinciali, come
    minimo, competenti ad approvare il piano degli investimenti, la
    determinazione delle tariffe e l'affidamento dei servizi.
    Quanto al Comitato di Indirizzo, previsto all'art. 28, che è
    composto dall'assessore regionale competente per materia e da
    quattro componenti nominati dalla CRAL in rappresentanza del sistema
    delle Autonomie, si sarebbe preferita una rappresentanza
    territoriale come quella garantita dalle Province o dalle
    convenzioni locali piuttosto che a una individuazione basata su
    criteri di rappresentanza dimensionale e/o funzionale (la Provincia,
    il grande Comune, il medio o piccolo Comune, la Nuova Comunità
    montana).
    Tuttavia, ci rendiamo conto della necessità di snellire, anche in
    questa sede dotata di poteri propositivi di supporto alle competenze
    regionali, tenendo pure conto di un futuro, speriamo prossimo, che
    vedrà diminuire i nove ambiti territoriali, a seguito di auspicabili
    processi di aggregazione.
    Concludendo, si richiama l'attenzione di codeste Commissioni
    assembleari sui punti critici che sono rimasti nel progetto di legge
    in esame.
    In particolare, non viene condivisa sul territorio la potestà
    regionale di fissare tariffe di riferimento e direttive da proporre
    alle Convenzioni per l'esercizio delle loro funzioni.
    Allo stesso modo non si condivide il potere, sempre in capo alla
    Regione, di determinare la tariffa finale, anche se basata su
    parametri cogenti di riferimento approvati dal Comitato di
    Indirizzo.
    Non si accetta infine di limitare il potere delle convenzioni locali
    alla semplice articolazione tariffaria per bacini gestionali
    omogenei della tariffa di riferimento approvata dalla Regione.
    Si evidenzia, inoltre, la necessità di puntualizzare meglio la
    gestione del servizio rifiuti che deve comprendere l'intero ciclo,
    che va dalla raccolta allo smaltimento finale.
    Scusandoci per la lunghezza del testo, che consegno, ma soprattutto
    confidando nella sensibilità del legislatore regionale, ci
    permettiamo, quale contributo di chiarezza, di suggerire i seguenti
    emendamenti coerenti con quanto sopra.
    Non vi leggo il testo attuale del progetto di legge in esame, vi
    leggo solo le proposte di modifica.
    Art. 27, comma 1, lettera b): sostituire con al servizio di
    gestione dei rifiuti urbani dalla raccolta allo smaltimento .
    Art. 27 comma 2: testo proposto con modifiche : La Regione esercita
    le funzioni di regolazione economica e di regolazione dei servizi in
    raccordo con le Autonomie locali, provvedendo in particolare alla
    redazione congiunta del piano economico e del piano finanziario di
    cui all'art. 149, comma 4 e all'art. 203, comma 3 del d. lgs. n. 152
    del 2006, nonché alla individuazione, ai sensi del vigente metodo
    tariffario regionale, dei parametri di riferimento ai fini della
    proposizione ai soggetti partecipanti alla forma di cooperazione di
    cui all'art. 29 della regolazione tariffaria. Con direttiva della
    Giunta regionale, previa intesa con i soggetti di cui all'art. 29,
    sono ulteriormente specificate le attività connesse alle suddette
    funzioni .
    Art. 28, comma 3, testo modificato : Il Comitato propone alla
    Giunta regionale gli indirizzi per l'esercizio delle funzioni di cui
    all'art. 27, ivi compresi i parametri cogenti di riferimento per la
    determinazione della tariffa da parte della forma di convenzione
    prevista dall'art. 29, comma 2, e si avvale delle strutture tecniche
    regionali competenti per materia .
    Art. 29, comma 2, si propone di cassare nell'ultima riga le parole:
    ai soli fini dell'affidamento dei servizi , ed era riferita alla
    personalità giuridica di diritto pubblico.
    Art. 29, comma 5, lettera d), il testo lo conoscete, quello proposto
    è il seguente: determinare la tariffa sulla base dei parametri di
    riferimento definiti ai sensi del comma 2 dell'art. 27 e approvarne
    l'articolazione tariffaria per bacini gestionali omogenei , e questo
    era riferito ai compiti delle convenzioni locali. Grazie.
    TIBERIO CORAZZA - Comitato consultivo utenti ATO 5 Bologna
    Volevamo portare anche il contributo del cittadino utente, e
    quindi in una larga strategia che, seppure necessaria, tocca diversi
    aspetti in questo riordino pareva opportuno potere dire alcune
    considerazioni che vi leggo e che non commento.
    Ad una prima lettura, ma anche successivamente, la proposta di legge
    appariva evidentemente, priva di una, cioè piena di carenze di
    consultazioni, quindi di un coinvolgimento dei Comitati consultivi
    delle istanze dei cittadini.
    La proposta pare ancora, a tutt'oggi, a tratti unilaterale.
    Gli utenti, le associazioni e la territorialità in genere sono gli
    stakeholders più importanti, e pertanto consideriamo il cittadino
    utente al centro della qualità dei servizi.
    Con questa proposta di legge lo stesso cittadino viene marginalmente
    coinvolto, e il prevalere di espressioni decisioniste su questi
    delicati servizi, qualitativamente importanti per valori economici e
    tariffari, e anche per una questione di responsabilità seria sociale
    che, a volte, nei sistemi tariffari diventa un po' la controversia
    della povertà.
    Quanti sono i contenziosi evidenti e in sede tra ente gestore ed
    ente cittadino? Occorre che la gestioni di questi cicli, acque e
    rifiuti, sia controllata e gestita con grande consenso e buona
    volontà e non solo attraverso il mercato contrattuale.
    Si rileva inoltre, in tale proposta, una distanza tra il cittadino e
    l'organo di governo.
    Badate, tutti sappiamo che bisogna ascoltarlo il cittadino, e credo
    che oggi il cittadino, quando si determinano nuovi indirizzi, nuove
    tariffe, ma soprattutto nuovi sistemi tariffari, evidentemente
    all'utente deve arrivare un messaggio positivo. Partendo dalla nuova
    organizzazione regionale, all'interno della ridefinizione
    territoriale e le sue competenze, si ritiene che il territorio debba
    avere compiti, il territorio - sottolineo -, debba avere compiti di
    rappresentanza e non di mera apparizione o di semplice supporto, e
    di interpretazione della sofferenza sociale in atto, fatta di liti e
    vertenze.
    Per entrare nell'ambito di un'analisi che potrebbe essere
    migliorata, ci sembrava utile fare alcune osservazioni.
    Premesso che a noi interessa anche la qualificazione della spesa,
    oltre al riordino, nell'ambito di questo argomento - e parlo di ATO
    e di tutto il complesso della riforma, al Titolo III, art. 22, comma
    1 si è d'accordo con il ripristino del grande tema dello smaltimento
    e trasporto dei rifiuti, cosa che, nella prima stesura, noi non
    avevamo visto.
    All'art. 22, comma 2, c'è una esemplificazione di responsabilità e
    garanzie qualitative del livello del servizio che è apprezzabile, ma
    è ancora molto generico, non conoscendone i livelli attuativi.
    All'art. 27, le proposte delle funzioni che la Regione intende
    svolgere, intanto va rafforzato con un riferimento agli aspetti
    della sicurezza, che è citata, ma che, anche questa, ha bisogno di
    essere ampliata e maggiormente esemplificata. E quindi, anche la
    stessa presenza dei quattro membri della CRAL ci sembrano, nel
    Comitato di indirizzo, non sufficienti per quanto riguarda anche un
    ascolto delle rappresentatività associative.
    All'art. 28, l'istituzione poi del Comitato di indirizzo appare, se
    non integrato a dovere con le sole funzioni di proposte senza
    compenso, non dotato di quella significatività ed appropriatezza che
    lo dovrebbe contraddistinguere, che, avvalendosi pur di strutture
    tecniche e competenti, però rappresenta di per sé alcuni limiti.
    All'art. 29, sulle politiche territoriali e di convenzione molti
    hanno già detto, però anche noi vorremmo citare che alcuni
    chiarimenti e precisazioni andrebbero fatti. Andrebbe fatti rispetto
    alle forme di partecipazione locale degli utenti, ma non ci sembra
    che, magari in un'eventuale ipotesi di uno per provincia, questo sia
    sufficiente, per esempio per Bologna, alla rappresentanza di
    sessanta Comuni, anche che l'accordo con le posizioni espresse dal
    documento Cgil, Cisl e Uil avverso le ragioni di sostenibilità
    economica e sociale, ambientale e dei servizi, che favorisce gli
    sviluppi di un solido sistema operante nel settore della dimensione
    organizzativa dal documento citato.
    Quindi, sarebbe auspicabile - passo ad altre proposte - un
    riferimento all'organizzazione associativa regionale, che è quella
    del Comitato di indirizzo, di una rappresentanza che coinvolga il
    territorio, se non provinciale a dimensioni o di area vasta o di
    altro, al fine di favorire una reciprocità di informazioni e di
    scelte che, su una base conoscitiva più ampia e più efficace, possa
    dare un disegno comune in armonia con quanto la Regione si prefigge
    di raggiungere.
    Se si osserva che, sul piano tariffario, sia gli indirizzi, che la
    concreta definizione della medesima sono in capo alla Regione,
    assieme ad altre quasi totali sono le funzioni economiche e
    finanziarie, sale la preoccupazione in molti rispetto al tema del
    conflitto d'interessi sui territori e su chi li governa.
    L'istituzione territorio area vasta o provincia potrebbe ancora fare
    un riferimento pro tempore attraverso una gestione che non siano,
    ovviamente, gli ATO, ma che a qualche cosa possa assomigliare.
    Insistiamo perché il cittadino utente sia veramente al centro del
    rispetto istituzionale, assieme alle organizzazioni sindacali e alle
    categorie associative.
    Nel progetto di legge viene individuato il Comitato di indirizzo
    regionale, composto di cinque membri, quattro nominati dalle CRAL,
    ma ancora questo, ripetiamo, ci pare migliorabile. E se all'interno,
    inoltre, della discussione della stessa legge regionale non verrà
    citato in modo articolato e scelto come si va all'ascolto delle
    citate istanze del cittadino utente, il timore sarà di una
    operazione di facciata notarile e forse di una politica
    organizzativa che creerà vittime tariffarie fra i cittadini.
    Grazie.
    GIANNI MONTALI - CNA - CAIPET (Coordinamento imprese private
    esercenti il trasporto persone in Emilia-Romagna)
    Sarò breve, anche perché alcuni principi sono stati anticipati dai
    colleghi che mi hanno preceduto nel Tavolo dell'Imprenditoria.
    L'intervento che farò è a nome del Caipet (Coordinamento delle
    Associazioni delle Imprese private che sono impegnate nel trasporto
    pubblico locale, e che è formato dall'Anav, dalla Associazione
    Nazionale delle Cooperative e dei Servizi, di Lega Coop,
    Confcooperative, Confartigianato Trasporti e da Cna
    dell'Emilia-Romagna).
    E proprio in merito al progetto di legge di iniziativa della Giunta
    regionale Misure per il riordino territoriale, l'autoriforma
    dell'amministrazione e la razionalizzazione delle funzioni , le
    nostre considerazioni non possono che partire da quanto espresso
    pubblicamente in tempi, come dire, per certi aspetti anche non
    sospetti. Andiamo all'ottobre del 2006, in occasione di
    un'iniziativa sulla situazione e le prospettive del trasporto
    pubblico locale. Ed è su questo tema che io mi concentrerò.
    In quell'occasione, testualmente, si diceva che le Agenzie della
    mobilità dovrebbero essere tutte leggere, mantenendo soltanto la
    titolarità delle reti e delle infrastrutture. La proprietà e la
    gestione dei mezzi anche rotabili e i ricavi della bigliettazione
    dovrebbero essere trasferiti in capo all'Azienda che eroga il
    servizio di trasporto.
    Come veniva anche richiamato anche prima, tuttavia, la libertà
    lasciata dalla legge regionale 30 agli Enti locali nei modi e nelle
    forme di costituzione delle Agenzie ha avuto come conseguenza la
    nascita di Agenzie pesanti, sia nella struttura sia nei patrimoni, e
    con le conseguenze che, anche in termini di tenuta di bilancio,
    abbiamo visto in questi ultimi anni, e con pesanti sconfinamenti,
    assolutamente impropri, in funzioni di vera e propria attività
    d'impresa.
    Alle Agenzie locali deve essere confermato il pieno riconoscimento
    delle funzioni di attori esercitanti in forma collettiva le funzioni
    proprie degli Enti locali che, in materia di trasporti e di servizi
    connessi alla mobilità, intendono loro assegnare, ad esclusione di
    qualsiasi attività d'impresa.
    Queste erano alcune delle considerazioni che noi riportavamo in quel
    in quel seminario. È chiaro che il Caipet non può quindi che
    esprimere soddisfazione per alcuni punti fermi riaffermati e, ancor
    meglio, precisati sui futuri assetti e compiti delle Agenzie, punti
    che vanno esattamente nella direzione da noi auspicata e più volte
    sollecitata.
    In particolare, il passaggio a un modello organizzativo più leggero;
    distinzione tra i soggetti delle funzioni regolatorie e i soggetti
    gestori; riconduzione a un criterio di omogeneità sul territorio
    regionale; alle Agenzie compiti di progettazione, organizzazione,
    promozione di servizi pubblici, gestione delle procedure concorsuali
    per l'affidamento dei servizi, controllo nell'attuazione dei
    contratti di servizio, con la esclusione della gestione dei servizi.
    E sottolineo ancora, evitare che le stesse Agenzie si evolvano verso
    funzioni di tipo aziendale, gestionale, del trasporto pubblico
    locale. Questo è assunto quale obiettivo da conseguire con maggior
    determinazione per rendere, quindi, più omogenea la situazione dei
    vari bacini.
    È chiaro quindi, se questi sono i contenuti e gli scopi, che il
    Caipet saluta con favore gli impegni espressi nel presente progetto
    di legge in materia di trasporto pubblico locale e sin d'ora si
    impegna affinché, durante il percorso di approvazione, questi
    principi, che per noi sono assolutamente importanti e inderogabili,
    non vengano disattesi, al fine anche di riaffermare la validità di
    quelle esperienze che, sul territorio regionale, hanno dimostrato la
    positività di una scelta in questa direzione.
    Tutto questo per consentire anche alle imprese private che operano
    nel trasporto pubblico locale, di giocare quel ruolo ormai imposto
    non solo dall'esperienza, dalla professionalità e anche dalla
    imprenditorialità dimostrate in questi ultimi circa quindici anni di
    vita, ma anche perché una scelta in questa direzione aiuta a pesare
    meno sui bilanci degli Enti locali, e quindi è anche nell'interesse
    dell'intera collettività. Grazie.
    DANIELE SITTA - Comune di Modena
    Abbiamo già fatto pervenire una nota a nome del sindaco del Comune
    di Modena, per cui mi limito ad alcuni aspetti dei contenuti,
    appunto, di quella nota.
    Noi diamo un giudizio complessivamente positivo sul disegno di
    legge. Ma questo giudizio complessivamente positivo non ci esime da
    mettere in evidenza, soprattutto per ciò che concerne il tema
    dell'assetto delle Agenzie della mobilità, alcuni punti critici
    dell'articolato che, a nostro avviso, potrebbero produrre effetti
    negativi sul governo del trasporto pubblico locale.
    Non mettiamo in discussione la necessità di procedere a un riordino
    degli enti, delle funzioni, delle istituzioni locali. Siamo convinti
    di dover operare sui temi dell'efficacia e dell'economicità delle
    strutture che abbiamo messo in campo.
    Siamo d'accordo su un impegno in tema di riduzione dei costi della
    politica, - sono esigenze che sicuramente vanno affrontate -, però
    cercando di evitare atteggiamenti demagogici e andando alla sostanza
    dei problemi.
    In questo contesto noi condividiamo l'esigenza, prospettata dalla
    proposta regionale, di adeguare il sistema delle Agenzie della
    mobilità in modo da porre rimedio ad una eccessiva differenziazione
    tra le funzioni delle stesse Agenzie che si sono evidenziate.
    Non solo, ma in alcuni casi certamente vi sono state anche funzioni
    debordanti rispetto agli stessi obiettivi indicati dalla legge 30,
    quindi certamente non mettiamo in discussione l'esigenza di
    intervenire su questo piano.
    Noi peraltro crediamo di essere portatori di un'esperienza come
    quella dell'Agenzia di Modena, che ha cercato di attenersi in
    maniera scrupolosa alle indicazioni della legge 30. E quindi
    progetta da tempo i servizi di trasporto pubblico, sia quelli urbani
    che extra-urbani, ha gestito la procedura concorsuale per
    l'affidamento dei servizi, ha selezionato il gestore, attua il
    controllo sulla efficacia del gestore stesso e va anche a comminare
    le sanzioni quando è il caso, verifica la qualità erogata, curando
    anche il rapporto con il Comitato degli utenti. Non produce servizi
    economici, ma gestisce funzioni tipiche di un soggetto regolatore,
    non gestisce i ricavi da traffico - di competenza del gestore -,
    determina le tariffe e le applica e, tra l'altro, da ben tredici
    anni applica sola in regione il sistema Stimer , ha proprietà di
    soli beni essenziali per il trasporto pubblico, quelli rientranti
    nella nozione di rete, come previsto dalla legge nazionale, che,
    ovviamente, vengono messi a disposizione dal gestore, mentre tutto
    il parco degli autobus e le relative tecnologie e gestione della
    flotta sono di proprietà di quest'ultimo, non controlla né ha
    partecipazioni nella società di produzione dei servizi.
    Quindi, dopo aver letteralmente e scrupolosamente e rigorosamente
    osservato la legge regionale 30, oggi scopriamo di dover smontare o
    snaturare le Agenzie che abbiamo creato, se non a ridurle ad un mero
    ufficio della Provincia, e, a questo punto, dico, se dev'essere
    così, si affidi tutto alle Province, così l'UPI è contenta e abbiamo
    risolto il problema, ricordando però che quando era così non
    funzionava niente.
    Nel merito, quindi, condividiamo pienamente quanto riportato
    dall'articolato della legge, però, ecco, riteniamo che il punto, che
    è quello del comma primo dell'art. 24 relativamente alla forma
    organizzativa ipotizzata, prefigura, di fatto, un'Agenzia molto
    debole, un'Agenzia burocratica, alla mercè del gestore, senza
    peraltro ridurre i costi della politica.
    Facendo riferimento alla nostra situazione, dove l'Agenzia è
    costituita in forma di SpA, proporsi di istituirla con una
    convenzione, tra l'altro di difficile realizzazione - e credo anche
    di inconsistenza giuridica, non so che cosa vi hanno consigliato i
    vostri tecnici, ma credo proprio che sia così - dovendo concertare
    gli intenti di ben 48 enti, prefigurerebbe una situazione ben
    difficile da governare.
    A nostro avviso, avremo sicuramente un danno finanziario sul tema
    dell'IVA, è noto, non potendo recuperare interamente al cento per
    cento questo aspetto, poi non so se si troveranno le soluzioni per
    porre rimedio a questo tema.
    Avremo un indebolimento della capacità progettuale, perché le figure
    professionali che abbiamo creato, di fronte al fatto che ci
    troveremo nella necessità di doverli inserire all'interno di un ente
    pubblico con contratti diversi e meno vantaggiosi, certamente
    chiederanno di rientrare nelle aziende di origine, e quindi noi
    dovremo assumere tecnici nuovi, inesperti, e le Aziende si
    troveranno obbligate a riassumere i tecnici che prima erano dentro
    le Agenzie, con il risultato certamente di non ridurre i costi, ma
    di moltiplicarli.
    Avremo una maggior burocratizzazione, perché certamente ci troveremo
    costretti ad agire con le procedure tipiche dell'ente pubblico,
    quindi riducendo il livello di agilità, snellezza e rapidità nelle
    decisioni da attuare.
    Avremo la necessità, nel caso dell'Agenzia di Modena, così come in
    tutte le Agenzie, dove siamo ovviamente proprietari dei patrimoni
    essenziali per il trasporto pubblico, come prevede la legge
    nazionale e regionale, dovremo trovare qualche forma societaria per
    la gestione del patrimonio pubblico, quindi dovremo creare una
    società apposita per la gestione del patrimonio pubblico, essendo
    assolutamente impossibile ricollocare in 48 enti il patrimonio
    costituito e, tra l'altro, essendo assolutamente impossibile poi
    prevedere anche gli investimenti che, ovviamente, non hanno una
    proporzionalità esattamente uguale rispetto alle percentuali dei 48
    Comuni, o enti, nell'andare a individuare i nuovi investimenti.
    Avremo, a nostro avviso, una evidente situazione di conflitto
    d'interessi qualora l'Agenzia, avente forma di un ufficio o di un
    ente locale, proceda allo svolgimento di una selezione pubblica per
    l'affidamento dei servizi di trasporto pubblico. La gara sarebbe
    gestita di fatto da un ente locale che ha anche partecipazioni
    dirette nelle società che partecipano alle gare. E prevedere, come
    ho sentito ventilare, che la convenzione tra i Comuni abbia valenza
    giuridica solo in occasione dell'espletamento delle gare è una
    fattispecie societaria che, funzionando solamente nei giorni di
    festa, non credo proprio esista in natura.
    Insomma, in conclusione, non ci pare opportuno che la proposta di
    legge regionale che, torno a dire, condividiamo assolutamente nello
    spirito e nel merito di tutto il suo articolato, eccezion fatta per
    questa cosa, che mette in condizioni, veramente, le Agenzie di dover
    affrontare il tema della gestione del trasporto pubblico sui propri
    territori senza una strutturazione di carattere societario che
    consenta loro di poter funzionare nel migliore dei modi.
    Tra l'altro, sapete benissimo che, se il tema è quello dei costi
    della politica, si è già intervenuti pesantemente su questo fronte.
    Abbiamo ridotto i consigli d'amministrazione a soli tre membri, con
    l'obbligo, ovviamente, per quanto riguarda le indennità, di
    attenersi: ai regolamenti che abbiamo stabilito, quindi in rapporto
    con le indennità relative agli amministratori. Quindi credo che, da
    questo punto di vista, qualora ci fossero state aberrazioni - ma non
    era neanche questo il punto -, comunque, qualora ci fossero state
    aberrazioni si era già intervenuti per risolvere questi problemi.
    Quindi, veramente, vi invito a ripensare questo punto, perché
    potrebbe vanificare tutto un impianto che, torno a dire per non
    esser frainteso, giudico assolutamente positivo.
    Un ultimo tema, che può essere probabilmente tipico solamente del
    nostro territorio e che riguarda il nostro consorzio per le aree
    produttive.
    Noi abbiamo da trent'anni funzionato in consorzio per le aree
    produttive, che associa 13 Comuni tra i più importanti e gestisce in
    forma congiunta la politica delle aree produttive sul nostro
    territorio. Cosa accade? Accade che la formulazione dell'art. 9, che
    dice che i Comuni non possono aderire a più di un ente associativo
    salvo l'adesione in consorzi istituiti o resi obbligatori da leggi
    nazionali o regionali, il fatto che una parte di questi Comuni siano
    già uniti e organizzati tramite Unioni di Comuni, e facciano parte
    anche di questo consorzio, teoricamente non potrebbero farne parte,
    e quindi anche qui ci troveremo nella condizione o di sciogliere
    l'ente o di sciogliere le Unioni comunali, uno delle due.
    Quindi da questo punto di vista, anche qui, si tratta di un aspetto
    di carattere giuridico-formale, pertanto auspico di riguardare
    questi aspetti, che possono tradursi da aspetti giuridici e formali,
    in elementi ostativi per un funzionamento corretto dei nostri enti.
    Grazie.
    GIUSEPPE POLI - Federconsumatori Emilia-Romagna
    Cercherò di dare un contributo e, nel frattempo, tuttavia, devo
    anche cercare di sintetizzare in poco tempo le diverse problematiche
    molto dissimili fra loro e quindi il compito di ridurre e limitare i
    termini credo sia improvvido. Per cui, salterò alcuni punti ed
    entrerò nel merito di alcune cose che ci interessano
    particolarmente.
    Se parliamo di riordino del servizio idrico, della gestione rifiuti
    e del trasporto pubblico locale, è evidente che, se ne parliamo in
    termini di riordino e di razionalizzazione, non può che trovare da
    parte nostra apprezzamento e condivisione.
    Pensiamo anche noi che sia possibile economizzare, che sia possibile
    razionalizzare, e che sia possibile distribuire meglio le risorse a
    disposizione. Ovviamente, quando diciamo questo pensiamo
    prevalentemente - a parole lo diciamo tutti, però noi non possiamo
    prescindere da questo - pensiamo prevalentemente al passaggio
    fondamentale delle tariffe del servizio che viene fornito
    all'utenza. Pensiamo che questa razionalizzazione sia prima di tutto
    un vantaggio sulla qualità dei servizi erogati e sulle tariffe
    praticate all'utenza.
    Detto questo, che è un assunto assolutamente astratto, proviamo a
    entrare nel merito della questione. E mi associo a quella parte
    della platea degli intervenuti che hanno lamentato un difetto di
    comunicazione nel programmare questo incontro.
    Mi associo, in quanto credo che sia ormai, negli ultimi mesi,
    capitato troppo spesso che qualcuno valuta non necessario
    coinvolgere le associazioni dei consumatori titolate a questo tipo
    di confronto. Lo dico perché è una carenza, a mio modo modesto di
    vedere, anche dello stesso articolato che ci viene proposto. Non c'è
    alcun riferimento a quanto prevede la legge nazionale, la
    Finanziaria 2008, che obbliga, e ripeto obbliga, i nostri
    corrispondenti - nel momento in cui parliamo di servizi questi
    vengono affidati tramite il contratto di servizio agli enti gestori
    - obbliga al coinvolgimento delle associazioni dei consumatori.
    Su questo dobbiamo essere chiari: le ambiguità, le volontà devono
    essere rimosse. Sono dettati di legge molto chiari e, a nostro
    parere, già abbiamo ritardato alcuni mesi ad applicarli. Quindi,
    ripeto, un richiamo sull'articolato di questa legge mi sembra, per
    lo meno, opportuno.
    E l'ultimo richiamo che faccio, relativamente alle imprese definite
    comunemente multiutility, è che noi non vediamo più
    quell'automatismo che si dava per scontato, secondo il quale la
    dimensione di questa azienda, di questa società, determini una buona
    qualità del servizio o tariffe convenienti per l'utente. Non
    concordiamo più automaticamente su questo assunto, su questa
    equazione. Questa equazione va dimostrata nei fatti. Non può essere,
    come è stato fino a ieri, che veniamo rimandati al bilancio annuale
    di queste aziende. Cioè, noi non siamo in condizioni di pagare uno
    studio professionale che analizzi i bilanci di queste società.
    Pensiamo per un attimo alla mostruosità che andrà ad avere una
    multiutility come Hera nel prossimo futuro. Chi sarà in grado di
    analizzare quei bilanci? E come noi potremmo tutelare a posteriori
    gli interessi degli utenti leggendo quei bilanci?
    Qui occorre evidentemente fare un'inversione di priorità, tutto
    questo relazionato anche al Comitato degli utenti. Chi è in grado di
    dire oggi, così come non riusciamo a dare una dimensione alla
    società, una dimensione territoriale di questa società, come
    riusciamo a dare una dimensione del Comitato degli utenti? Cosa
    dobbiamo pensare, a un Comitato utenti internazionale? Che sia in
    grado di intervenire in ogni punto del globo dove questa società
    avrà le sue appendici societarie? Mi sembra, evidentemente, un
    limite sia dal punto di vista concettuale che dal punto di vista
    pratico.
    Anche perché l'articolato del progetto di legge non prevede risorse
    per chi partecipa ai Comitati degli utenti. Allora, se il Comitato
    Utenti vede la nascita per opera della struttura regionale,
    dell'Amministrazione regionale, con queste caratteristiche, nasce
    già un po' limitato, non è attaccato al tubo dell'ossigeno ma
    probabilmente hanno invertito le condotte, è attaccato al tubo del
    gas, è destinato a morte prematura.
    Quindi, tutto questo per dire: cerchiamo di recuperare i valori, i
    contenuti, e le persone, il valore delle persone che lavorano nei
    Comitati territoriali, in ambito ATO, attraverso strutture,
    mediazioni e coordinamenti e tutto quello che si vuole, ma è
    evidente che dobbiamo recuperare queste competenze. E dobbiamo
    valorizzarli, sia gli uni che gli altri, intendo sia il Comitato
    degli utenti che le associazioni dei consumatori.
    Che la politica emani una legge che preveda queste cose va bene, ma
    non si può mettere per iscritto che ci sia la volontà politica poi
    di farle funzionare. Allora faccio l'esempio pratico del Crufer,
    Comitato regionale degli utenti ferroviari, trasporto locale, quindi
    completamente all'interno di questo ragionamento, che, in un
    documento che consegnerò alla presidenza, lamenta il mancato
    funzionamento di questo rapporto di riconoscimento reciproco con la
    Regione (e questo non è domani, non è oggi, sono già alcuni anni che
    questo Comitato opera per emanazione diretta della stessa Regione).
    Quindi, se è permessa l'osservazione, è doppiamente negativo che
    questo Comitato non funzioni. Ecco quindi che bisogna riprendere
    questo ragionamento e arrivare a una maggiore efficienza di queste
    strutture di riferimento. E quello che non vedo nell'articolato, e
    mi avvio a concludere queste poche note, è che non viene in alcun
    modo sollecitato il rilancio del trasporto pubblico.
    Vengono citate, nella premessa all'articolato, tutte le modalità di
    trasporto, come se fossero tutte uguali. Sappiamo che non è così. Lo
    sappiamo tutti, però se non indichiamo qualche obiettivo è evidente
    che rischiamo poi di non far progredire quello che noi riteniamo una
    priorità, cioè il trasporto pubblico, e in particolare il trasporto
    ferroviario per evidenti ragioni ambientali, che per noi sta
    diventando un'emergenza, e quindi questa può essere un'occasione di
    rispondere a un'emergenza.
    Vediamo anche con disappunto un'ulteriore mancata immediata
    attivazione dello Stimer, cioè il sistema tariffario integrato.
    Questo ulteriore procrastinarne l'attivazione ci sembra la negazione
    di quello che andiamo a dire nella premessa della legge, cioè che
    queste cose devono funzionare meglio.
    Non attiviamo gli strumenti che ci consentono di farle funzionare
    meglio. E con questo credo di chiudere l'intervento consegnando alla
    presidenza il documento che vi dicevo. Grazie.
    CARLO LOMBARDI - Confindustria Emilia-Romagna
    Ringraziamo le Commissioni che hanno organizzato questo momento di
    confronto, perché dà a noi come ad altri un'opportunità di poter
    discutere di un tema delicato, importante. Un tema che, vista la
    ristrettezza dei tempi per l'approvazione finale, da qui al 30
    giugno, crediamo debba meritare momenti di confronto e sedi
    concertative e formali erga omnes di molto antecedenti all'adozione
    del provvedimento legislativo in Giunta, che è del 5 maggio.
    Così non è stato, ne prendiamo atto e ci dispiace di non essere
    stati coinvolti prima. Questo è un primo momento importante di
    confronto e l'invito che, come Confindustria, rivolgiamo a tutti i
    consiglieri, e naturalmente anche alla Giunta regionale, è che ora,
    dall'iter assembleare, sia possibile avviare un ascolto delle
    istanze provenienti dalla società civile e dalle organizzazioni
    portatrici di interessi, così da riportare effettivamente al centro
    del dibattito pubblico un tema così sensibile per l'organizzazione
    della macchina regionale.
    È un invito che rivolgiamo ai presidenti delle due Commissioni
    interessate e ai consiglieri, e non è di circostanza, non è rituale.
    Non è rituale perché ci troviamo davanti a un provvedimento che
    rappresenta, a nostro avviso, una prima importante tappa di un
    percorso che dovrà condurre, nei mesi a venire, a un ripensamento
    complessivo delle logiche che, in questi anni, hanno caratterizzato
    le forme di governance del territorio e di organizzazione dei
    servizi al cittadino da parte dei vari livelli istituzionali. Da
    questo punto di vista, crediamo sia apprezzabile l'iniziativa della
    Giunta di intervenire sul riordino territoriale, agendo sui livelli
    di governo, semplificando, eliminando le sovrapposizioni,
    razionalizzando l'attribuzione delle funzioni amministrative.
    L'occasione è propizia, effettivamente, e sarebbe peccato
    annacquarla . Vediamo che non mancano distinguo, non mancano spinte
    contrarie e ci sono malumori. Tuttavia, crediamo che in questo la
    Giunta, anzi, la Regione abbia ben presente che, in questo processo
    di riassetto di funzioni, la principale, diremmo, se non unica,
    cartina di tornasole in grado di misurare l'efficacia del
    provvedimento e degli atti che a questo seguiranno, è rappresentata
    dalle ricadute positive, effettive, visibili e durature nel tempo su
    cittadini e imprese.
    Ricadute che, per noi, come Confindustria, non sono misurabili solo
    sul piano della riduzione del numero dei componenti degli organi
    delle nuove realtà intercomunali, va bene, ma non è solo questo il
    grado di misurazione. Numeri che, tra l'altro, auspichiamo che, una
    volta annunciati, non siano oggetto di ripensamenti, ritocchi
    all'insù, o di travaso fra un organo rappresentativo all'interno
    delle nuove realtà comunali e l'altro.
    Le ricadute dovrebbero essere misurabili sul piano dell'adozione
    anche di norme che introducano vera concorrenza nel settore dei
    servizi pubblici locali, e qui mi riferisco al trasporto pubblico
    locale, al servizio idrico e della gestione dei rifiuti, sul piano
    dell'interlocuzione realmente paritetica tra chi è titolare delle
    funzioni amministrative in materia di servizi pubblici locali di
    interesse economico e chi questi servizi li eroga, misurabili in un
    rapporto più trasparente tra utenti dei servizi pubblici locali ed
    enti gestori, ed anche sul piano dell'ammodernamento
    dell'infrastruttura idrica.
    E qui lanciamo una proposta: i ventilati tre milioni di risparmi
    dalla riorganizzazione delle ATO e delle Comunità montane potrebbero
    forse essere utilmente reimpiegati nell'ammodernare il servizio e la
    l'infrastruttura idrica, di cui tutti sappiamo gli enormi sprechi e
    la vetustà degli impianti oggi.
    Un accenno veloce alla parte riordino territoriale , poi mi
    soffermerò su quello che è il tema per noi più importante, quello
    dei servizi pubblici locali, il Titolo III.
    Il progetto di legge fa proprie le richieste pervenute, anche dalle
    sedi nazionali, di una razionalizzazione degli assetti, e la strada
    intrapresa crediamo sia quella auspicabile, a patto naturalmente che
    non dia luogo a una moltiplicazione di enti e di uffici, e che
    attraverso il trasferimento di deleghe da parte dei Comuni all'ente
    intercomunale, con cessazione quindi delle competenze a livello
    comunale, si pervenga a una razionalizzazione sia nelle risorse, sia
    nelle procedure di erogazione dei servizi.
    E da questo punto di vista crediamo sia condivisibile quanto reso
    esplicito nell'art. 3 circa l'incentivazione e l'unificazione dei
    livelli dimensionali.
    Anche in tema di composizione dei nuovi organi, la previsione
    all'art. 5 che il Consiglio delle nuove Comunità montane sia formato
    esclusivamente dai sindaci o consiglieri dei Comuni aderenti è
    funzionale a una coerenza e snellezza nelle funzioni di governo
    territoriale.
    Crediamo che il fatto che la Giunta - sempre nello stesso articolo -
    di questi organi sia composta solo dai sindaci dei Comuni aderenti e
    che a questi non spetti alcuna indennità, a nostro avviso ci sembra
    un passo significativo. Analoghi tentativi da parte di altre Regioni
    - mi riferisco al progetto di legge della Lombardia - sono molto più
    timidi su questo aspetto, per cui, da questo punto di vista, un
    apprezzamento alla previsione e un richiamo alla fermezza di queste
    di queste previsioni.
    Passiamo ora al tema dei servizi pubblici locali, che, come
    accennavo prima, è il capitolo che, come Confindustria, a noi più
    interessa per gli effetti che determina concretamente sull'attività
    d'impresa.
    Sappiamo che la riorganizzazione territoriale e dei servizi in forma
    di ATO è opera della legge Galli, che ha dato luogo a una prima
    forma di aggregazione tra Comuni, finalizzata all'individuazione di
    ambiti di intervento più adeguati, al superamento della
    frammentazione della gestione e a un contenimento dei costi.
    Diremmo che, sul piano dell'organizzazione amministrativa, siano
    indubbi i risultati prodotti da questa legge, mentre sul piano del
    superamento della frammentazione delle gestioni e
    dell'efficientamento dei costi, a nostro avviso il bilancio è meno
    positivo. Sappiamo, ad esempio, che a Modena vi è sì un'unica ATO,
    ma tre diversi gestori; sempre a Modena vi sono Comuni con lo stesso
    gestore ma che applicano tariffe diverse, Formigine e Fiorano.
    Quindi, a nostro avviso, i tempi effettivamente erano e sono maturi
    per una riprogettazione dell'intera materia, anche alla luce del
    mutato quadro normativo nazionale e regionale e dei mutati assetti
    che in questi ultimi anni si sono determinati sulla spinta delle
    aggregazioni tra multiutilities. Quindi l'iniziativa della Giunta,
    riteniamo, va nella giusta direzione.
    Il nostro auspicio è che, con questo progetto di legge, la Regione
    voglia anche porre le basi, come dicevo prima, per un ripensamento
    della governance dei servizi pubblici locali, in chiave di apertura
    al mercato e soprattutto di maggiore prossimità alle esigenze del
    cittadino e dell'impresa. Perché se la bussola non dovesse essere
    quella, avremmo prodotto un interessante esercizio di ingegneria
    istituzionale, però privo di ricadute effettive. E credo che, noi,
    come cittadini - ognuno di noi in questo caso - utenti, siamo
    interessati più che alle ingegnerie istituzionali alle ricadute
    effettive e ai benefici che, da questa opera di riorganizzazione,
    concretamente verranno.
    Sotto questa angolatura, il prospettato: scioglimento dei nuovi ATO
    e il contestuale avvio di nuove convenzioni tra Province e Comuni
    non aiuta, a nostro avviso, a decodificarne la portata.
    Le imprese ci chiedevano : cosa cambia effettivamente? E noi questa
    domanda la giriamo alla Giunta, la giriamo a tutti. L'interrogativo,
    è se per questa via si riesce a superare la frammentazione di
    gestione, la sovrapposizione di funzioni e il contenimento dei
    costi. Se questa è la via, va bene. Altrimenti, ci chiediamo se tale
    compito non possa essere meglio assolto da quelle macro-aggregazioni
    in due, tre ATO che la Giunta, mesi fa, sulla stampa, aveva
    annunciato e che ci sembravano un buon inizio.
    Sarebbe senz'altro un passo significativo verso la necessaria
    semplificazione dei livelli che, a nostro avviso, andrebbe
    completato con la definizione di un player regionale.
    Per noi potrebbe essere un'authority, terza naturalmente, che abbia
    tra le altre cose, precisi poteri in materia di regolazione, di
    controllo dell'operato delle società di gestione, che elabori le
    componenti di costo della tariffa idrica per la determinazione della
    tariffa di riferimento da far applicare poi agli enti gestori e che
    definisca gli schemi di contratto di servizio e provveda agli
    affidamenti.
    Pertanto, la sostituzione prevista all'art. 29 tra ATO e convenzioni
    è un aspetto da valutare con attenzione, perché non emerge in modo
    chiaro, a nostro avviso, l'impatto che potrà avere nella creazione
    di condizioni di maggiore oggettività nella determinazione delle
    tariffe e nella gestione dei servizi.
    Qualche perplessità abbiamo inoltre rispetto alla previsione
    all'art. 28 di un Comitato di indirizzo. In sé, così come è scritto
    sulla carta, potrebbe anche andare, ma non vorremmo che,
    nell'istituzione di tale organo, possano diluirsi quei concetti
    lucidi e condivisibili enunciati nella relazione al progetto di
    legge, che parlano di separazione del potere regolatorio dal
    soggetto proprietario.
    Parlano, tra l'altro, anche di apertura alla concorrenza da parte
    dei servizi pubblici (ai privati): non vorremmo che questi concetti,
    che pure sono riportati all'art. 22, comma 2, di fatto, poi, non
    sono traslati nelle norme di riferimento, cioè gli articoli da 27 a
    33.
    Vorremmo evitare, appunto, che tale Comitato di indirizzo funga, o
    si limiti a fungere, da stanza di compensazione tra interessi locali
    spesso contrastanti - e lo vediamo -, peraltro non sempre in linea
    con le istanze dei consumatori e delle imprese.
    Manca poi, a nostro avviso, un adeguato ed effettivo collegamento
    tra il Comitato degli utenti, previsto all'art. 30, e il Comitato di
    indirizzo, oppure direttamente con il player regionale, l'authority,
    che avrà l'incarico di un ruolo regolatorio sulla materia.
    Quindi, crediamo che occorra un maggiore e più effettivo
    coinvolgimento delle imprese, soprattutto per ciò che concerne la
    determinazione delle tariffe, cosa oggi difficile perché le
    componenti di costo su cui ragionare non sono sempre trasparenti. A
    titolo di esempio, alcune voci, come quelle relative ai costi di
    allacciamento, sono fuori dal regolamento dei servizi, i servizi
    delle ATO. E mentre prima venivano calcolati - sempre per rimanere
    sul concreto - su base analitica, oggi vengono calcolati su base
    forfettaria, con aumenti esponenziali dei costi a carico
    dell'impresa che provvede all'intervento di allacciamento. Per fare
    un esempio, un'impresa che prima, per questa operazione, su base
    analitica aveva un aggravio di 1.500 Euro, oggi su base forfettaria
    ha circa 10.000 Euro, dall'oggi al domani.
    Quindi il coinvolgimento che auspichiamo dovrebbe, a nostro
    giudizio, interessare in modo periodico, e possibilmente non
    mediato, soggetto regolatore e utenti.
    C'è infine il tema dell'apertura dei servizi pubblici locali al
    mercato, che la relazione introduttiva lucidamente affronta, ma di
    cui non vi è traccia nel nell'articolato. Anche qui crediamo che i
    tempi siano perfettamente maturi per ragionamenti più ampi e più
    incisivi di quello che è stato fatto negli anni passati,
    ragionamenti che tengano conto di come il quadro dei soggetti
    gestori oggi sia mutato e di come gli scenari di area vasta in cui
    questi operano necessitino di una più forte governance regionale, di
    cui altrimenti non si capisce chi ha la regia vera, e che assicuri
    trasparenza, gestioni efficienti e sostenibili, che tuteli gli
    utenti, migliori la qualità del servizio e, in definitiva, abbassi
    le tariffe.
    A fronte di queste spinte aggregative, crediamo occorra introdurre
    in questo progetto di legge, principi di apertura alla concorrenza.
    Ci possono stare, superando quindi sia la legge regionale 25/1999,
    sia le integrazioni, non del tutto felici, apportate a questa legge
    nel 2003 dalla legge 1 del 2003, in particolare dall'art. 8 ter.
    Sappiamo naturalmente che non sarà un processo facile, tutt'altro,
    che non sarà privo di insidie ma l'occasione è propizia e non
    andrebbe sprecata. Crediamo che la Regione debba perseguire
    l'obiettivo, ripetutamente dichiarato, di voler ammodernare e
    semplificare la governance, e che debba perseguirlo con
    determinazione, con coerenza e fino in fondo. Sarebbe una cosa
    decisamente apprezzata e sulla quale si misurerà l'azione appunto su
    questo provvedimento e, più in generale, della Giunta. Grazie.
    GIONA SIMONI - Comunità montana Cesenate
    Due considerazioni generali per quanto riguarda la parte di
    riforma, o meglio di autoriforma come dice il testo, che interessa
    gli enti montani. Sia giusto che così possa definirsi il percorso
    oltre i tempi per arrivare a regime con la fine di questa
    legislatura, quello ipotizzato dal progetto di legge regionale,
    verso la razionalizzazione, quindi anche la diminuzione, del numero
    delle Comunità montane. Pare comunque arrivare, a fine di questo
    percorso, ad una sostanziale omogeneizzazione delle nuove entità,
    non distinguendosi per molti aspetti quelle che saranno le Nuove
    Comunità montane rispetto a quelle che saranno più semplicemente
    chiamate Unioni di Comuni.
    Specie sul versante della mission dove, a mio parere, occorre
    tracciare una delimitazione più marcata, nel senso di mantenere in
    capo alle Nuove Comunità montane i compiti di gestione e di
    programmazione attualmente svolti dalle attuali Comunità montane,
    oltre a quelli chiaramente ipotizzati dallo stesso progetto di
    legge, ma già in larga parte attivi e operanti alla nostra realtà
    regionale, cioè quella di attuatori per conto dei Comuni membri
    delle cosiddette funzioni associate.
    Personalmente concordo più col termine di sposare alla mission
    originale delle Comunità montane questa ulteriore mission, già
    sperimentata del resto in questi anni, anziché il termine
    sostituire che, a mio avviso, è un termine non esatto per quello
    che dobbiamo e vogliamo fare.
    L'unica differenza, per intenderci, fra Nuova Comunità montana e
    Unione di Comuni montani, e meno montani, non può risiedere, a mio
    modo di vedere, nel riversamento, in capo a una sola delle due
    tipologie di enti che usciranno riformati, di quel che rimane o,
    peggio, di quel che rimarrà, soprattutto dal 2009 in poi, del Fondo
    nazionale di mantenimento degli enti montani.
    Dico in particolare dal 2009 in avanti, perché non tutti lo sanno,
    ma già quest'anno diventa assai problematico far quadrare i bilanci
    delle attuali Comunità montane, delle 18 attuali Comunità montane,
    per l'anno in corso, stante il secco meno 30% deciso a livello
    ministeriale. E soltanto per le Comunità montane in Italia e nessun
    altro, questo taglio diventerà impraticabile farlo con l'anno
    prossimo, cioè coi bilanci preventivi del 2009, stante il
    preventivato raddoppio già contenuto in quella bella finanziaria che
    ci hanno consegnato. Per cui, per l'anno a venire, stante il
    raddoppio di questo taglio, a meno che non ci siano interventi
    straordinari compensativi o integrativi, per esempio da parte delle
    Regioni, che potrebbero indicare o anche, in parte, contribuire a
    sostenere, (anche se pare difficile questa via), comunque, se non si
    vuol morire di consunzione, i prossimi due anni, nel mentre
    riformiamo gli enti, saranno necessarie risorse per andare avanti,
    sennò si muore prima, senza bisogno di né riforma né autoriforma.
    La seconda considerazione, che è di carattere più giuridico, ma non
    solo, in quanto ha anche delle implicazioni chiare e pratiche, è la
    governance del nuovo ente montano per quanto concerne quella perla
    contenuta in questo progetto di legge, che gli statuti della nuova
    entità, siano esse Nuove Comunità montane o Unioni di Comuni,
    dovranno essere messe in capo esclusivamente ai Consigli dei Comuni
    membri e non già alla istituzione o riformata o razionalizzata o
    semplificata, ma comunque sempre istituzione che, a mio avviso, deve
    rimanere. Questo per quanto riguarda lo statuto.
    Per quanto concerne il tipo di governo da porre in capo ai nuovi
    enti, c'è poi quell'altra perla , almeno a mio modo di vedere, tale
    la definivo ieri, nel 2000, e la continuo a definire oggi (non ho
    cambiato assolutamente parere), che consiste nell'associazione al
    governo di queste nuove entità, soprattutto le Nuove Comunità
    montane (anche qui compare il termine esclusivo ), esclusivamente
    da parte dei sindaci e non altri soggetti. Non più quindi
    consiglieri comunali, ma neppure più gli eventuali delegabili membri
    scelti dai sindaci stessi, neanche all'interno delle loro Giunte.
    Se ciò potesse avere una qualche plausibilità, a mio avviso, -
    escluso il discorso dei delegati - nel caso dell'Unione sic et
    simpliciter dei Comuni montani o non montani - come già lo è adesso
    perché è abbastanza volontario questo discorso - non lo è e non lo
    diventerà certamente nel caso delle Nuove Comunità montane. Uno,
    perché è un ente a finalità generali e peculiari, specie quelle di
    propulsore dello sviluppo dell'economia del primario e dei settori
    del territorio, non può essere governato da figure che, pur
    importanti e fondamentali nei propri ambiti territoriali e comunali
    come i sindaci, hanno notoriamente molto altro da fare e ben poco
    residua loro della loro occupazione quotidiana e fissa entro i
    propri confini, ripeto, comunali.
    Non lo dico solo io : quattro sindaci della mia realtà hanno scritto
    anche a tutti i consiglieri regionali per dire queste cose. Lo
    dicono loro che son sindaci e non lo dico io che non lo sono,
    evidentemente. Se lo dicono loro, ci si potrà credere.
    La seconda considerazione: se si tratta di risparmiare, come abbiamo
    già sentito dire negli interventi precedenti, sul discorso delle
    indennità, non vi preoccupate. Ci ha già pensato, in buona parte, la
    Finanziaria di quest'anno e degli anni prossimi, che noi siamo gli
    unici amministratori ad aver decurtato il 50% - non lo faccio per
    lamentarmi in questa sede, ma per ripristinare la verità dei fatti -
    delle già non grasse indennità, il 50%. Se, poi, vogliamo
    risparmiare al cento per cento, se anche ci mettiamo gli assessori,
    è la stessa condizione dei sindaci! Perché se c'è un assessore che
    prende lo stipendio, l'indennità da parte del Comune, non può
    prenderla dalla Comunità montana, anche se delegato dal proprio
    sindaco ad essere componente. Quindi la rappresentatività dei Comuni
    ci sarebbe lo stesso e ci sarebbe lo stesso il risparmio.
    Mi esimo poi dal proseguire, anche per dare spazio ad altri e non
    essere ripetitivo. Per quanto riguarda le modifiche, se ritenete
    come consiglieri regionali di accogliere queste proposte stanno
    tutte nel documento che ha preparato l'Uncem e che credo sia stato
    distribuito dopo varie riunioni svolte, l'ultima è quella di ieri.
    Però non mi esimo da un'ultima considerazione, anche con un po' di
    polemica, al dott. Manicardi, rappresentante dell'Upi. Perché quando
    parlava prima, ed era così d'accordo per come vengono trattate le
    Comunità montane, però parla in casa d'altri. Sarebbe come la
    parabola del lupo e dell'agnello, se andassimo a chiedere al lupo se
    siamo d'accordo che gli agnelli vanno mangiati perché son buoni. Voi
    cosa dite, che non è d'accordo? Ma, con entusiasmo. Però, cari amici
    e colleghi dell'Upi, dell'Anci o di qualsiasi altra Amministrazione:
    state attenti, che a scherzare coi lupi a scherzare coi lupi non è
    molto produttivo e soprattutto i lupi notoriamente stanno in
    montagna e quando svestono il ruolo di agnelli diventano anche
    feroci. Grazie.
    EMANUELE BURGIN - Provincia di Bologna
    Nello svolgere alcune considerazioni, inevitabilmente in modo
    sintetico, sulla parte relativa alla riorganizzazione e riforma dei
    servizi idrici e dei rifiuti, vorrei che si partisse nelle
    considerazioni politiche da un giudizio franco e leale, non di
    circostanza, sul lavoro svolto dalle Agenzie d'ambito in questi
    anni, e vorrei che si rispondesse con precisione e con la massima
    disponibilità da parte di tutti al confronto sul raggiungimento, da
    parte delle ATO, degli obiettivi che erano ad essi consegnati.
    Penso al superamento della frammentazione delle gestioni, agli
    investimenti, all'adeguamento delle tariffe al metodo normalizzato,
    alla capacità di produrre trasparenza rispetto agli investimenti e
    ai servizi svolti dal gestore.
    Credo che l'esperienza di tutte le ATO mostri una curva crescente di
    capacità e di efficacia nel corso degli anni, per cui abbiamo
    raddoppiato gli investimenti, messo in linea dei database trasparenti
    su quello che prima era custodito segretamente dai gestori, abbiamo
    messo in campo capacità nei settori della depurazione, che prima
    erano negletti, abbiamo adeguato finalmente le tariffe che, prima,
    erano consegnate unicamente agli aumenti del Cipe.
    Tutto questo in una concertazione sociale tale per cui, in questa
    nostra Provincia, alla data di ieri, i sindacati uscivano con un
    comunicato stampa dove sottolineavano tutti gli aspetti positivi di
    un aumento tariffario che mediamente viaggia intorno al 6%. Allora
    credo si possa dire in termini politici che i territori hanno
    gestito, in questi anni, la regolazione dei servizi cogliendo e
    centrando gli obiettivi ad essi consegnati.
    Non credo ci possiamo tirare indietro rispetto al tema della
    riduzione dei costi, che da più parte viene sollevata. Credo che gli
    strumenti ci siano senza obbligatoriamente rovesciare il sistema,
    attraverso la determinazione della quota massima delle ATO, dei
    famosi 3 Euro a cittadino, credo che ci siano attraverso forme di
    convenzione per cui gli amministratori, senza ricorrere ad evocare
    lupi ed agnelli, partecipano in virtù della loro funzione e non come
    amministratori di un qualcosa di più.
    Allora, in tutto questo richiamo anche alla finanziaria, altro
    elemento di quadro, la finanziaria non chiede di abolire le Agenzie
    di ambito, ma chiede di rideterminarle. Questo non mi porta ad
    evocare l'esigenza di lasciare le cose come sono, ma nemmeno a
    guardare alla data del 30 giugno come un punto oltre il quale non si
    può andare.
    A partire da queste considerazioni, penso che vi siano punti critici
    nel progetto di legge presentato che hanno trovato - e do
    riconoscimento e apprezzamento per questo -, strada facendo, una
    definizione più accurata, un po' più precisa rispetto a quanto
    avevamo visto inizialmente, ma che, al tempo stesso, a mio modo di
    vedere, devono trovare un compimento.
    Mi riferisco alla compatibilità col decreto legislativo 152, art.
    201, che dice che le Agenzie d'ambito esistono. Mi riferisco al tema
    della finanziaria, del perimetro inequivocabilmente provinciale che
    in essa viene identificato. Mi riferisco al tema della tariffa,
    rispetto al quale il metodo normalizzato elaborato dalla Regione è
    stato da tutti noi sui territori condiviso e, a partire da
    quest'anno, applicato.
    Credo che si debba lavorare su questi temi, per perseguire un
    obiettivo che consegni le responsabilità al livello in cui queste
    responsabilità possono essere meglio gestite e sostenute. Se si
    vuole fare un inceneritore sul nostro territorio, credo che siano le
    comunità locali quelle più capaci di rispondere ai cittadini e di
    sostenere una scelta, come dimostra il principio
    dell'autosufficienza regionale nell'esempio che sto facendo. Allora
    non si possono rimandare sui territori le responsabilità scomode e
    non consegnare ai territori le competenze decisionali parallele.
    Io chiedo, di concerto e in sintonia con un ragionamento che stiamo
    facendo da settimane e continueremo a fare con gli Enti locali della
    provincia di Bologna, che sui territori rimangano pianificazione,
    regolazione, affidamento della gestione.
    Vi prego di notare che questo non è un difendere a spada tratta le
    ATO come sono; questo è difendere un principio - e poi troviamo le
    armonie più opportune - perché sui territori rimangano queste, le
    responsabilità, le titolarità.
    Dopo di che, sottoscrivo pienamente gli emendamenti presentati
    dall'Upi, credo che l'Unione delle Province rappresenti un livello
    di mediazione, non un'opposizione oltranzista, credo che nella
    governance che tutti quanti abbiamo in mente, questo senso di
    responsabilità possa essere apprezzato e corrisposto.
    Aggiungo agli emendamenti dell'Upi due ulteriori proposte di
    emendamento, l'uno che fa riferimento a questo Comitato di indirizzo
    regionale, per il quale chiedo, alla lettera b), che la
    rappresentanza di quattro componenti nominati dalla CRAL sia
    sostituita con un delegato per ogni convenzione di cui all'art. 29.
    Chiedo inoltre - altro emendamento - all'art. 29, comma 5, lettera
    a), laddove si dice che la convenzione territoriale deve definire
    l'organizzazione del servizio e scegliere per ciascun servizio le
    forme di gestione nel rispetto della normativa di settore sia
    inserito l'inciso mediante gara , ovvero definire l'organizzazione
    dei servizi e scegliere mediante gara per ciascun servizio le forme
    di gestione nel rispetto della normativa di settore .
    Credo che vi siano le condizioni, e mi auguro permangano, per
    continuare a lavorare su questo testo e portare a livello più giusto
    la titolarità delle varie responsabilità su un punto assolutamente
    importante. Grazie.
    STEFANO CARPI - ATO 3 Reggio Emilia
    Parlo in rappresentanza dei presidenti delle Agenzie di ambito
    della Regione Emilia-Romagna.
    In buona sostanza l'intervento che mi ha preceduto ha fatto il punto
    della situazione e non sto a ripetermi. Ho consegnato al tavolo
    della presidenza le proposte ultime che le Agenzie di ambito, i
    direttori e i presidenti, hanno fatto. Devo dire che l'approccio,
    anche nei confronti di questo riordino, è stato pianificato con uno
    spirito collaborativo e di conseguenza ci sono già stati degli
    elementi e degli interventi che hanno in parte modificato, ma non
    risolto, i problemi che noi evidenziamo.
    Il documento che noi abbiamo presentato è stato largamente condiviso
    anche da buona parte di tutti gli amministratori pubblici e dai
    sindaci delle varie province, in virtù di un rapporto che abbiamo
    avuto e di un approfondimento sul tema delle Agenzie di ambito, sul
    loro ruolo e su questo riordino.
    Detto questo, accenno immediatamente a quelli che potenzialmente
    possono essere i dubbi, e che sono presenti nel documento presentato
    al tavolo della presidenza.
    I dubbi partono da quanto definito dal decreto legislativo 152 del
    2006 e riguardano, secondo me, dei problemi anche legati alla
    legittimità di questo atto che si sta esaminando.
    Il primo: la 152, come tutti sanno, prevede la piena personalità
    giuridica per gli ATO, e la proposta che viene fatta è di avere ad
    intermittenza questa legittimità giuridica. Credo vada bene nel
    periodo natalizio, ma, di fatto l'intermittenza della personalità
    giuridica non porta da nessuna parte.
    L'istituto della convenzione viene assolutamente condiviso,
    naturalmente, e, nel condividere l'istituto della convenzione si
    accenna anche al fatto che, nel documento, noi concordiamo che vi
    sia un organo a livello regionale di verifica e di controllo e che
    di questo organo facciano parte non solo quattro elementi, in
    rappresentanza di un territorio così ampio, ma ogni, naturalmente,
    territorio in convenzione. La personalità giuridica viene
    legittimata, perché si prevede con la 152 anche un bilancio e un
    consuntivo, e di conseguenza la personalità giuridica è assicurata.
    È prevista anche per legge la determinazione tariffaria delle ATO,
    perciò un protagonismo degli Enti locali, in buona sostanza. È
    prevista la titolarità del piano degli investimenti e la sua
    approvazione. Detto questo, effettivamente sono operazioni
    assolutamente da recuperare, anche in virtù di un'esperienza fatta e
    che ha portato dei risultati estremamente importanti.
    E' di questi ultimi periodi che sul servizio idrico integrato, la
    pianificazione e la programmazione nei vari ambiti territoriali
    raggiungono il 2023, 2024, sia a livello di investimenti che a
    livello di sistema tariffario, che in progress recuperano
    naturalmente dei costi di gestione che, in un qualche modo, vedono
    la copertura totale dei costi del servizio.
    Un'altra capacità che mi preme sottolineare delle Agenzie di ambito
    è l'interlocuzione con i gestori e il fatto di riuscire a definire
    in modo preciso e puntuale quali sono i costi industriali dei vari
    servizi, metterli in discussione, garantire un alto grado di
    investimenti ed una calmierazione tariffaria sugli investimenti che,
    in buona sostanza, non solo omogeneizza in prospettiva il livello
    regionale ma che, nello stesso tempo, riesce anche a non confliggere
    con organizzazioni sindacali, associazioni di categoria e Comitati
    utenti in generale.
    L'esperienza della Regione Emilia-Romagna va letta in modo positivo.
    Sono convinto anch'io che non si debba stravolgere, ma migliorare,
    che si deve basare su un controllo del gestore preciso e puntuale,
    ma che non vada dismesso il protagonismo degli Enti locali.
    Ricordiamoci che l'accentrare funzioni a livello provinciale o a
    livello regionale, in buona sostanza, perde il contatto con quelli
    che sono i portatori d'interessi del territorio. E noi ci
    allontaniamo sempre di più da quella che è una politica di gestione
    di servizi essenziali come questi.
    Esprimo poi forti dubbi sulla operatività e funzionalità di altri
    soggetti che potenzialmente possono sostituire il ruolo degli Enti
    locali e delle Agenzie di ambito in questi contesti. Temo che non si
    sia avuta la giusta percezione del lavoro svolto, con un rischio che
    gli Enti locali, o si organizzino autonomamente, o che vadano
    autonomamente, o che si perda l'idea di un progetto di area vasta,
    che si sta pianificando e portando avanti.
    Per concludere, ritengo che due siano gli obiettivi principali: uno
    è la semplificazione amministrativa e, secondo me, obiettivamente
    diventa difficile pensare che altro soggetto ex novo possa creare
    una semplificazione amministrativa dall'oggi al domani, quando la
    nostra è un'esperienza, ripeto, positiva.
    Poi, la riduzione dei costi della politica, secondo obiettivo, non
    passa sicuramente attraverso una formula che viene qui prevista, ma
    attraverso una cosa già prevista in finanziaria, cioè che non vi
    siano emolumenti per la componente politica, naturalmente, sia a
    livello assembleare che a livello di presidenza.
    Ecco, una cosa importante, per chiudere, è la definizione di un
    ruolo prioritario, preciso e importante, molto più importante
    rispetto a prima, della Regione Emilia-Romagna. La Regione
    Emilia-Romagna deve riappropriarsi di indirizzi di regolazione e di
    controllo di quanto le Agenzie di ambito fanno e di quanto le
    Agenzie hanno proposto e hanno pianificato in questi tempi.
    Credo che la Regione Emilia-Romagna abbia un po' delegato questi
    ruoli e questi compiti. Se ci fosse effettivamente un ruolo di
    regolazione e di controllo preciso, molto probabilmente
    funzionerebbe tutto molto meglio e la trasparenza che prima è stata
    evidenziata passa attraverso il rapporto diretto con gli Enti
    locali, con i diretti front-office dei cittadini che sono le
    Amministrazione pubbliche, che fanno parte dell'Assemblea. Nel
    documento vi sono tutte queste indicazioni, chiedo naturalmente di
    valutarle con attenzione senza tuttavia incidere in modo negativo
    sul processo complessivo di riordino del progetto di legge che la
    Regione sta portando avanti. Grazie.
    GIOVANNI BATTISTA PASINI - UNCEM Emilia-Romagna
    Come Uncem dell'Emilia-Romagna siamo fra gli enti, fra i soggetti
    che già nel novembre scorso abbiamo sottoscritto il patto
    interistituzionale propedeutico a questo processo di riforma che la
    Regione ha avviato. L'ha avviato ancora prima che la finanziaria
    prevedesse quelle norme che ben conosciamo e che semmai, a nostro
    parere, ha aggravato il giudizio e complicato il percorso e reso,
    per certi aspetti, anche meno sereno.
    Abbiamo condiviso un processo di riforma, come Comunità montane,
    come Comuni montani, e quindi abbiamo firmato quel patto perché
    l'esigenza che sentivamo e che sentiamo di avviare, anche per quanto
    riguarda la riforma del sistema territoriale, in montagna, e in
    specifico delle Comunità montane, riteniamo che fosse fondamentale.
    E' evidente come fossimo fondamentali nella direzione di fare
    chiarezza rispetto al ruolo delle Comunità montane, che in questi
    anni, in questi decenni, da quando sono state costituite credo
    abbiano svolto un ruolo sicuramente importante per quanto riguarda
    lo sviluppo della montagna, per quanto riguarda un lavoro di
    identità, di rappresentanza, una logica sovracomunale dei territori
    montani. Sottolineo territori montani , perché, anche nella nostra
    regione, i territori montani non hanno dappertutto le stesse
    esigenze, da Piacenza a Parma a Modena e a Forlì.
    E credo che abbiano rappresentato bene questa esigenza che ha
    corrisposto anche ad una crescita complessiva del livello di
    benessere del nostro territorio. Le Comunità Montane hanno dato un
    contributo, anche se, ovviamente, il merito non è solo loro.
    A fronte di questi risultati, tuttavia, vediamo pericoli di un
    regresso, rispetto a quello che è stato e quanto è avvenuto.
    Intanto, da diversi anni e ormai da troppo tempo (e questa è una
    delle ragioni che ci fa sostenere e chiedere e ci ha fatto chiedere
    anche nel passato un processo di riforma), da troppo tempo dicevo
    vediamo nelle Comunità montane una politica e un'attività di
    delegittimazione.
    L'ultima è quella che abbiamo visto anche dalle diverse inchieste
    televisive, dove le Comunità montane, insieme a qualche altro ente,
    sono state additate come la pietra dello scandalo, dello spreco e
    dell'occupazione da parte dei politici degli Enti locali.
    In questa regione non è così, credo però vi sia bisogno di fare
    chiarezza rispetto ai ruoli, alle funzioni delle Comunità montane,
    per quanto riguarda il territorio montano. Ora, in questo noi
    pensavamo, ci attendavamo, come Uncem, avendo da sempre partecipato
    in rapporto molto stretto con la Regione a questo processo,
    mettendone in evidenza i limiti e i problemi (devo dire anche con un
    buon rapporto) ci aspettavamo, ci attendavamo sostanzialmente un
    progetto di legge in sintonia, che sostanzialmente partisse da ciò
    che c'è di positivo, correggendo i limiti e le criticità che pure ci
    sono. E sostanzialmente puntasse ad un progetto di riforma che
    rafforzasse il ruolo dell'identità della rappresentanza
    territoriale, secondo ambiti omogenei del territorio montano, quindi
    rafforzasse questo pilastro tipico delle Comunità montane, assieme
    all'altro, sempre più necessario, sempre più importante per quanto
    riguarda i Comuni, ma che, poi, alla fine, ha un diretto riflesso
    sulle le politiche di sviluppo per i territori, che sono: la
    funzione associativa da parte dei Comuni, dei piccoli Comuni, che si
    trovano sempre più di fronte alle esigenze di corrispondere a
    problemi e richieste da parte dei cittadini anche nuove, e che con
    sempre maggiore difficoltà, rispetto agli altri territori, riescono
    a dare delle risposte.
    Noi ci attendavamo che sostanzialmente questa sintesi, questi due
    pilastri trovassero una migliore sintesi, un migliore rafforzamento
    rispetto invece a quello che ci siamo ritrovati nel progetto di
    legge.
    Dico, rispetto a quello che ci siamo trovati, perché manca questa
    parte fondamentale che è la prima che ho richiamato, quello
    dell'essere Comunità montana come entità intercomunale di
    rappresentanza del territori.
    E vediamo che sostanzialmente, invece, il progetto di legge in parte
    stravolge questa impostazione, e va sostanzialmente a delineare, a
    trasformare completamente la Comunità montana in Unione di Comuni.
    Ora, questo non è un fatto di per sé negativo, anzi, questa è una
    funzione che per prime le Comunità montane hanno svolto, ancora
    prima che fossero inventate le associazioni dei Comuni, prima che
    fosse inventata l'Unione di Comuni. Sul resto del territorio le
    Comunità montane hanno svolto la funzione per prime di associazioni
    di Comuni.
    Non ci aspettavamo quindi questo errore importante. Condividiamo il
    fatto che sia reso anche più pregnante e più vincolante rispetto
    all'impegno che i Comuni assumono per quanto riguarda la gestione
    associata, però ciò che non condividiamo è sostanzialmente che si
    vada ad annullare la funzione storica e fondamentale per la montagna
    delle Comunità Montane.
    Qui, in gioco non c'è l'aspetto nominalistico della Comunità
    montana, c'è in gioco la questione attraverso quali forme la Regione
    vuole portare avanti il sistema istituzionale, il sistema politico
    per condurre, per portare avanti le politiche a favore della
    montagna.
    O si ritorna ad altre forme - che tuttavia, ricordo, non hanno dato,
    a memoria di tutti, grandi risultati, quelle dal Testo Unico del
    1938 alla forma assembleare dei Comuni -, però non mi pare che da un
    punto di vista della politica di sviluppo per la montagna avessero
    prodotto grandi risultati.
    Quindi in gioco non c'è il fatto nominale della Comunità montana,
    che possiamo chiamare anche in un altro modo, ma quello degli
    strumenti per attuare queste politiche. Ci pare, invece, in questo
    senso, venga assolutamente indebolito, e quindi si verifichi una
    perfetta omologazione delle Comunità montane in Unioni di Comuni,
    quindi un'omologazione del territorio montano che è diverso rispetto
    al resto del territorio.
    Questo non ci trova d'accordo e chiediamo che venga rivisto. Non è
    quindi un problema nominalistico, è un problema anche di
    competitività del territorio, di come quel territorio è in grado di
    essere protagonista in termini di proposte di analisi del proprio
    territorio rispetto anche ad altre prospettive.
    In questi anni i territori montani, con queste formule, sono stati
    in grado di ben utilizzare i finanziamenti riservati alle zone
    montane - mi riferisco agli obiettivi 5b, all'obiettivo 2, ai patti
    territoriali, ai diversi programmi di sviluppo rurale -, hanno
    saputo gestirli e hanno ottenuto quei risultati.
    È evidente che ora, non essendoci più peraltro finanziamenti anche
    di emanazione comunitaria dedicati e destinati per legge alle zone
    montane, la possibilità di intercettare quei finanziamenti per
    continuare a consolidare quel modello di sviluppo, passa attraverso
    la capacità di elaborare politiche, individuare prospettive,
    valorizzare le proprie risorse e progettare.
    Se questo elemento, questo punto di sintesi viene meno, credo che
    quello sviluppo che abbiamo conosciuto, anziché progredire, possa
    avere elementi di ritorno. Un altro aspetto che vediamo in pericolo,
    che rischia di essere esattamente contrario a quello che si vuol
    raggiungere. È evidente che, se vogliamo conseguire - come dobbiamo
    conseguire -, la logica della semplificazione, della
    razionalizzazione, della riduzione dei costi, siamo d'accordo,
    questo si consegue attraverso accorpamenti, secondo la logica di
    ambiti ottimali, rendendo più sinergico e più forte anche la
    componente, la sinergia fra l'essere Comuni, rappresentanza dei
    Comuni, forma associativa presso la Comunità Montana e la Comunità
    Montana stessa.
    Quindi non è che una più diretta presenza, emanazione dei sindaci, o
    loro delegati, senza aggravio dei costi presso la Comunità montana,
    che mantengono le indennità, come è scritto. Però il rischio che
    corriamo, se viene meno la convenienza, che sta in quei fattori che
    richiamavo prima, del tenere in piedi una Comunità montana che in
    una logica di aggregazione assume un territorio molto più vasto,
    quindi funzionale ad una logica di politiche di sviluppo per ambiti
    ottimali, ma molto meno per quanto riguarda la gestione associata
    dei servizi comunali, per i quali sono più confacenti spesso ambiti
    più ristretti.
    Ora, se viene meno la convenienza da parte dei Comuni di partecipare
    a un ambito più ampio che si chiama Comunità montana, per quegli
    obiettivi che ho richiamato, il rischio qual è? Che i Comuni
    scelgano di dar vita tout court a delle Unioni secondo ambiti che
    decidono loro, rispetto alla loro esclusiva funzionalità di gestire
    quei servizi, come è giusto che sia.
    La conseguenza di questo: è evidente che, quando le Comunità montane
    sono delegittimate, non sono in grado di svolgere la loro funzione,
    è del tutto evidente che quello che dice il sindaco di Pianoro è
    quello che naturalmente avverrà.
    Quindi questo lo pavento come un pericolo assai reale, ripeto reale,
    che corriamo, quindi anziché di avere da 18 Comunità montane magari
    9, magari 10, avere qualche Comunità montana e avere una
    proliferazione di Unioni, più limitate, di Unioni con una situazione
    da arlecchino che vede in montagna Comunità montane e Unioni di
    Comuni.
    Ora, questo rischio, questo pericolo, che sarebbe assolutamente
    negativo, crediamo debba essere corretto. Quindi, salvaguardare la
    funzione della Comunità montana e la sua potestà di rappresentare il
    territorio, recuperando anche quella forma di autonomia statutaria,
    pur sulla base dei pareri e degli statuti che acquisiscano il parere
    da parte dei Comuni.
    Un ultimo aspetto, già richiamato, riguarda anche i Comuni montani,
    che hanno dimostrato di avere una grande sensibilità rispetto al
    tema dei servizi pubblici locali. Mi riferisco in particolare a
    quello del servizio idrico integrato.
    Non riprendo le cose che diceva sostanzialmente il dott. Carpi,
    presidente dell'ATO di Reggio Emilia, assolutamente condivisibile,
    però anch'io voglio sottolineare il fatto di quanto sia importante
    mantenere la potestà da parte dei sindaci, che sono i titolari di
    questi servizi, la possibilità di determinare le scelte fondamentali
    verso il gestore, cioè il controllo rispetto al contratto e alle
    convenzioni, la determinazione della tariffa in rapporto agli
    investimenti o viceversa.
    Questo è fondamentale che rimanga nella potestà locale dei Comuni
    perché altrimenti il rischio, magari qualche grosso Comune, un
    Comune capoluogo ha comunque la possibilità di farsi sentire
    ugualmente a un livello più ampio o meno, però sicuramente i piccoli
    e i medi Comuni, questo è un rischio che perderebbero. E quindi
    chiediamo anche noi che sia sostanzialmente chiarito l'aspetto
    convenzione , che abbia una personalità giuridica per tutti gli
    effetti esterni, che sia chiarito e rafforzato la potestà locale di
    determinare controllo, tariffa, investimenti e che sia sicuramente
    rafforzato, anche per conseguire quel processo di uniformità, di
    omogeneità. Quindi, aiutare anche i livelli territoriali delle
    convenzioni, un organismo o un livello regionale che sia in grado di
    operare in modo più forte e cogente sugli indirizzi, controlli, e
    tutto ciò che può superare quella frammentazione che, ricordo bene,
    non è di un secolo fa, è di quattro o cinque anni fa.
    In questa regione, diciamolo, i risultati ottenuti in termini di
    regolazione, di omogeneità tariffaria sul territorio, di uso
    migliore della risorsa idrica, sono stati risultati importanti, non
    vanno sicuramente interrotti, ma vanno rafforzati.
    Con questo non diciamo che il progetto di legge debba essere
    stravolto; chiediamo però un miglioramento nel percorso legislativo
    ai consiglieri e ai presidenti di Commissione, anche sulla base dei
    contributi che da oggi sono arrivati e che arriveranno, con la piena
    disponibilità da parte dell'Uncem anche a incontri specifici per
    chiarire qual è la nostra posizione, che vuol essere un contributo a
    migliorare, perché è un progetto di legge particolarmente
    importante. Se questa legge viene bene confezionata e diventa una
    legge positiva, otterremo sicuramente dei risultati positivi,
    altrimenti i rischi sono alti. Grazie.
    ANGELO MALAGOLI - ALMA (Agenzie locali per la mobilità associate)
    Parlando adesso, ho sentito praticamente tutti gli interventi.
    Tralascio le considerazioni di tipo politico, cosa è giusto o
    sbagliato, e mi concentro sul nostro mestiere: cosa succede se si fa
    una cosa piuttosto che un'altra perché, alla fine, l'autorevolezza
    politica di chi decide non è certo inferiore a chi viene a
    intervenire. Quindi, una volta che son chiare le conseguenze, chi
    deve decidere si assumerà le responsabilità della decisione.
    Consegno i miei documenti.
    Come agenzie della mobilità, quando siamo entrati in possesso del
    testo, dopo la prima riunione della CRAL, non è che ci siamo chiesti
    che fine facevamo noi, ma è stato chiaro fin da subito che il
    problema era: che fine fa il sistema che abbiamo costruito in questi
    anni.
    E questo è il problema, secondo me, principale. L'obiettivo nostro è
    fare in modo che la strada apertasi con la legge Burlando e con la
    legge regionale 30 faccia dei passi in avanti e non dei passi
    indietro, questo per noi è un discrimine, valorizzando ciò che ha
    funzionato e riordinando, anche in base all'esperienza, ciò che
    appare tuttora troppo disomogeneo.
    Questa considerazione ci porta ad esprimere una condivisione degli
    obiettivi dichiarati e alcune riserve sull'articolato del
    provvedimento legislativo. D'altra parte, non è che lo scopriamo
    noi, perché se qualcuno va a leggere la relazione di accompagnamento
    al testo di legge, dalla pagina 28 in poi, dove si motivano le
    scelte sul riordino del Trasposto pubblico locale e del trasporto in
    generale, non è chiaro come si faccia da quella relazione ad
    arrivare alla lettera a) del comma 1 dell'art. 24; sembrano due cose
    diverse, scritte da due mani diverse, oltre che pensate da due teste
    diverse.
    Sembra che l'assetto societario delle Agenzie sia il primo elemento
    da riordinare. Secondo me, non è vero, né alla prova dei fatti, né
    in concreto. Se pensate alle lettere b), c), d), e), eccetera del
    testo dell'art. 24, non c'è nemmeno una, sottolineo nemmeno una cosa
    che non si possa fare per via del fatto che le Agenzie sono delle
    società di capitali.
    Sono due cose diverse. E in effetti, alla fine, pur con varie
    difficoltà da parte delle Agenzie ad applicare questa legge, beh, il
    punto vero è la lettera a), cioè è l'assetto societario che non
    corrisponde ai bisogni.
    Si torna indietro, si riaprono problemi già risolti e non è detto
    che si risolvano i problemi che invece si vogliono risolvere cioè,
    almeno a priori, non si può sapere. Questa è una contraddizione.
    La relazione spinge a un rafforzamento delle Agenzie e la lettera a)
    del comma 1 dell'art. 24, sostanzialmente, trasforma le Agenzie in
    un ufficio amministrativo. Sostanzialmente depotenzia il ruolo del
    regolatore pubblico. Potenzia, per converso, il ruolo delle società
    di produzione, fino al punto che oggi, con una legge, se va in porto
    così, diventa strategica la proprietà pubblica dell'azienda di
    produzione. Io avevo capito che la sussidiarietà funzionasse in un
    altro modo, era rovesciata, però questa è una contraddizione
    esistente. Quando nella relazione si fa cenno alle società di
    capitali come limite, perché con la finanziaria 2005 sono entrati in
    azione i tetti di spesa, guardate che, sulle società di capitali e
    sui consorzi, questi non hanno prodotto dei problemi.
    Il problema l'ha prodotto il fatto che lo Stato e la Regione non
    hanno, per diversi anni, finanziato il trasporto perché, dal punto
    di vista della spesa pubblica, sono i Comuni che hanno trasferito ed
    esternalizzato, hanno esternalizzato, in modo più o meno fittizio,
    dei servizi, a chi? ai consorzi, alle farmacie comunali riunite,
    all'azienda del gas, per far quadrare il bilancio degli Enti locali
    e stare sotto il tetto del 2%.
    Ve la ricordate la finanziaria del 2005: tetto del 2% alle spese,
    compreso le spese in conto capitale. Per cui ci sono stati due anni,
    il 2005 e il 2006, di esternalizzazione dagli Enti locali verso i
    consorzi, le società di capitale, eccetera, per far quadrare il loro
    bilancio, non il nostro.
    Quindi la forma societaria come elemento di aggressione al sistema
    delle Agenzie per omogeneizzare il sistema, secondo me, è
    completamente fuori luogo. Non c'è nesso. Detto ciò, passo alle
    considerazioni conseguenti.
    Intanto, se i nove decimi della Regione, all'atto della fondazione
    delle Agenzie, hanno scelto la forma dei consorzi o delle società di
    capitali, una ragione ci sarà. E sono le stesse ragioni che oggi
    vengono addotte a contestazione della sola convenzione come forma di
    collaborazione fra i Comuni, che riapre i problemi.
    Quello che ha descritto il dott. Sitta è esattamente ciò che
    succede. Fino al punto che una legge di riorganizzazione, e quindi
    di snellimento del sistema, rischia di produrre tre livelli anziché
    due: il livello dell'Agenzia, che non conterà quasi nulla; il
    livello delle imprese, che conteranno tantissimo; e poi tutti i
    patrimoni, le partecipazioni azionarie, eccetera, che non sono
    frammentabili, e se fosse così sarebbe un disastro per il sistema di
    governo nostro, cioè ripartire da quarant'anni di collaborazione fra
    i Comuni a all'un per cento su ogni Comune.
    Quindi, inevitabilmente, si formerà un terzo livello, una holding,
    una società di capitali, un qualche cosa che risolve il problema che
    si apre con la lettera a) del comma citato. Penso allora che
    pragmaticamente bisogna affrontare quel problema lì.
    Allora, tanto per esser chiari, oltre a parlare a nome di tutte o
    quasi le Agenzie della della Regione Emilia-Romagna, faccio anche il
    presidente di ACT di Reggio, poiché si tratta di un lavoro di
    coordinamento che facciamo a turno. Noi a metà giugno faremo
    l'assemblea dove proprio per scelta endogena, cioè per convinzione
    dovuta all'esperienza, i punti b), c), d), e), li andiamo a
    decidere, dal net cost per la prossima gara al trasferimento dei
    beni essenziali, cioè i bus eccetera, alla società di produzione.
    Sull'assetto proprietario delle società di produzione vogliamo solo
    sapere dove andiamo a finire. Perché, se l'Agenzia diventa un
    ufficio del Comune, il Comune non può diventare proprietario della
    società di produzione, altrimenti il conflitto di interessi che oggi
    è in capo al consorzio, domani va in capo agli Enti locali, su
    questo non c'è dubbio.
    Avevamo già deciso, ovviamente, di liberarci della proprietà della
    società, ma adesso aspettiamo di vedere se la dobbiamo tenere,
    perché se l'Agenzia va in Comune, a questo punto è l'ACT che tiene
    la proprietà della società.
    Ma siamo già a tre livelli, l'Agenzia e il Comune e ACT, che
    continua a fare il suo mestiere, perché almeno una cosa
    politicamente la voglio dire: la separazione del governo del
    trasporto pubblico locale dal governo di tutti gli altri temi della
    mobilità è concettualmente discutibile, perché se c'è una cosa
    chiara a chi lavora in questo settore, è che l'efficacia e
    l'efficienza del trasporto collettivo dipende dalle politiche di
    mobilità sostenibile che si alimentano reciprocamente.
    Ecco, questa è la ragione vera per cui delle due l'una. O c'è del
    non detto - cosa che non credo, perché la scelta della
    liberalizzazione non ho visto da nessuna parte che venga messa in
    discussione -, o semplicemente si è fatto un errore di valutazione
    su una lettera di un punto di un comma, nel senso che si è
    sopravvalutato un aspetto, sottovalutando gli altri.
    Allora, se è un errore, gli errori si correggono senza enfasi, cioè,
    non v'è da attribuire un significato particolare ad una cosa
    rispetto a un'altra. La formulazione del testo nuovo, dopo la
    seconda conferenza della CRAL (quale aspetto giuridico e la
    personalità giuridica di diritto pubblico), checché ne dica il dott.
    Manicardi, non risolve il problema, perché non è la soggettività di
    diritto pubblico che ti fa recuperar l'IVA. È l'attività, l'attività
    commerciale.
    Allora, un'Agenzia, che non è padrona di niente, che non può fare
    niente, come fa a recuperare i costi dell'IVA? solo perché ha
    personalità giuridica? è ovvio che è un ossimoro, è una
    contraddizione in termini.
    Quindi, io sono più dell'opinione che, nella valutazione dei pesi e
    dei contrappesi, vale a dire cosa risparmiamo e cosa spendiamo in
    più, oggi come oggi, questa legge con quella lettera a) fatta così
    sia sbilanciata, risparmiamo alcune centinaia di migliaia di euro in
    risparmio, ma conteremo milioni di euro all'aumento della spesa
    pubblica. Per altre ragioni, ma la sola Iva, le consulenze e il
    costo finanziario di un'IVA recuperata dopo tre o quattro anni, per
    quella parte che puoi recuperare, son già milioni di euro. Allora,
    la mia opinione, concludendo, è poi questa: si corregga un errore,
    senza attribuire significati particolari, sapendo - ultima
    considerazione - che questa legge per molti versi è una legge di
    indirizzo, cioè esprime tutta una serie di concetti che vengono
    attuati attraverso l'intesa con gli Enti locali, essendo,
    ovviamente, una legge che ha bisogno dell'intesa, perché invade il
    terreno degli Enti locali.
    Quindi, ciò che si decide davvero non lo si decide in sede di testo
    di legge, molto lo si decide in sede di intesa. Il testo di legge
    dovrebbe pertanto prevedere le varie possibilità e in sede d'intesa
    si sceglie poi, appunto d'intesa, cosa fare. Quindi non c'è neanche
    contrasto da questo punto di vista.
    D'altra parte, se la legge adombra delle soluzioni che creano dei
    problemi, non sarà facilissimo trovare l'intesa. Perché se si
    scaricano sugli Enti locali dei costi, perché si dovrebbero sedere a
    siglare un'intesa che li danneggia? Allora, credo che le cose che
    noi sosteniamo siano sicuramente dentro allo spirito della legge.
    Condividiamo gli obiettivi. Noi diciamo: risolviamo le questioni
    tecnico-giuridiche, per fare in modo che non ci sia contraddizione
    fra dove vogliamo andare e gli strumenti che usiamo per andare da
    quella parte. Molto pragmaticamente, senza enfasi, però cerchiamo di
    non avere in seguito una situazione peggiore di quella che vogliamo
    risolvere. Grazie.
    SERGIO SABATTINI - Sindaco del Comune di Porretta Terme
    Ho pensato di intervenire quanto meno per lasciare in memoria
    l'opinione di un sindaco di un piccolo Comune. Come si diceva alla
    fine di quel libro che si chiama il Capitale, dixi et salvavi animam
    meam.
    Questa legge, secondo me, è sbagliata. È sbagliata, in primo luogo
    la necessità di rispondere, diciamo così, alla battaglia sulle caste
    in modo oligarchico, perché il tema è il seguente. La Regione
    decide, in un quadro politico che è un po' cambiato dalle ultime
    elezioni mi par di capire, di seguire un modello che francamente può
    avere qualche elemento propagandistico, utile per dire: abbiamo
    ridotto un po' qui, abbiamo ridotto un po' là, una cosa utile, penso
    che sia utile però non cambia fondamentalmente nulla, cioè non
    affronta il tema.
    Tocco la questione delle Comunità montane e vado per sommi capi. Se
    ci fosse una riflessione dietro questo articolato, che ragionasse
    sugli strumenti istituzionali come strumenti che servono alle aree
    territoriali per competere sul mercato globale, considererei che
    questo sarebbe un elemento da prendere in valutazione seria.
    Ma questa riflessione non c'è, si vede a occhio nudo per come è il
    combinato disposto. C'è una riflessione banale: debbo semplificare
    degli organi, non c'è più tanta montagna, c'è una pletora di cariche
    politiche, le semplifico.
    Vedete, faccio il sindaco in un'area, l'Alto Reno, in cui c'è la
    neve e ci sono le Terme (spero, se se non finiscono). Apprendo che
    la Regione è dentro Castrocaro, è dentro Salsomaggiore Terme, mi
    candido, candido Porretta Terme affinché la Regione partecipi anche
    alle Terme di Porretta, visto che c'è un'asta per poterle
    acquistare.
    E scopro, oggi è stata una giornata utile, ho imparato delle cose,
    discuto e imparo che la Regione, tra le tante terme, ne sceglie due.
    Qualcuno mi dovrebbe spiegare perchè sono state scelte quelle due, e
    non altre, ma questo fa parte dell'imperscrutabilità dell'oligarchia
    che si contrappone alle caste.
    La questione che dico è questa: l'Alto Reno ha terme, laghi e la
    stazione di sci, ed è un crinale, un pezzo di Toscana, cioè Sambuca
    Pistoiese viene a scuola lì, viene all'ospedale lì, viene al
    tribunale lì. Questo tema del crinale non è toccato, perché, siccome
    non ci interessa trovare lo strumento istituzionale adeguato, ma ci
    interessa semplificare, semplifichiamo.
    Ma per poter competere noi abbiamo bisogno di un marchio. Perché sul
    mercato si devono vendere marchi, non è che si vendono l'Appennino
    bolognese o l'Appennino modenese o l'Appennino romagnolo .
    Allora questo marchio non era venduto dalla Comunità montana
    tradizionale - e qui c'è una parte buona dell'operazione - perché,
    almeno nella provincia di Bologna, si usavano le Comunità montane
    per dire: c'è un po' di soldi per questa o per altra cosa, e tutto
    veniva spartito a pioggia - ma forse funzionava così anche da altre
    parti -, senza scegliere i marchi da vendere e i sottosistemi da far
    competere.
    Infatti, come sapete, non è più lo Stato-Nazione o la Regione che
    compete su sulla scala globale, sono i sottosistemi
    economico-produttivi. Ormai è quindici anni di teoria economica che
    ha dimostrato tutto questo. Se sanno fare rete, se hanno buone
    istituzioni, se hanno vie di comunicazioni adeguate.
    Allora, brevemente, voi mi dite: devi uscire da una Comunità montana
    (che penso andasse superata) e poi mi mettete in una Comunità
    montana più grande, dove debbo mediare - perché voi sapete che i
    soldi vanno dove c'è più bacino elettorale - dove ci son più voti,
    dove ci sono più abitanti, e quindi scompare la qualità dei
    sottosistemi per competere. E' chiaro il ragionamento che sto
    facendo? Questo tema non c'è qui.
    Vogliamo risolverlo meglio, senza toccare e fare tante questioni?
    Bastava dire che c'erano i sindaci, il sindaco e un presidente, e i
    sindaci sono membri dell'esecutivo della Comunità montana, che voi
    chiamate assessori, ma io penso sia sbagliato, perché la Comunità
    montana non è un Comunone , sbagliava chi la pensava così, senza
    alcuna indennità. Prevedete un'indennità per il presidente, non
    datela, perché è sbagliato! Perché si può fare il rimborso. Cioè,
    bisogna smetterla di usare enti di secondo grado come se fossero
    enti di primo grado.
    Ma un ente territoriale che, in qualche misura, sia un passaggio
    intermedio verso l'Unione di Comuni o l'unità intercomunale o
    l'unione di funzioni dei Comuni è importante.
    Seconda cosa: non è prevista questa possibilità e quindi è una cosa
    inutile, perché una Comunità montana, che non serve a promuovere sul
    mercato perché promuoverà quel che per esempio accadrà a Bologna,
    promuoverà l'Appennino bolognese, che è una vera fetenzia , cioè,
    non c'è il mercato per l'Appennino bolognese e l'Appennino modenese.
    Ribadisco, c'è il mercato per dei marchi, per delle aree ben
    determinate che hanno determinate vocazioni. Scusate se mi
    appassiono, ma è tanti anni che mi capita di insistere su questo
    punto.
    L'altra cosa, sulle ATO avreste potuto fare una riflessione seria.
    Vedete, faccio una battuta, ma vedo che c'è una nuova figura
    giuridica qui, diciamo così, castrista - perché dire bulgara non
    si può più, castrista ha un senso.
    La partecipazione è obbligatoria alla convenzione. È una figura
    giuridica stravagante. Si tratta di una presenza già vista nella
    legge regionale 25 e che ha avuto, come dire, un riconoscimento
    negativo da parte del Consiglio di Stato.
    Ma come è noto, le convenzioni sono atti soggettivi di chi le fa:
    una convenzione obbligatoria è una contraddizione.
    Cioè, è la trasformazione di una Regione che aveva una tradizione
    autonomista in una tradizione bulgara, nel senso che se non ti
    convenzioni ti sanziono. Devo dire che francamente non mi sembra ben
    risolto il tema. Faccio una domanda: si è riflettuto sul fatto che,
    come siamo messi oggi, non è possibile? Se un Comune vuole
    raggiungere il 75% della differenziata, non è possibile farlo a
    carico, per esempio, dell'aumento tariffario delle tariffe dei
    cittadini di quel Comune, perché ATO dice che non è possibile.
    Perché ATO, perché voi dite che tutti devono avere le stesse
    tariffe. Non c'è una leva. Allora, diciamoci la verità: questo
    documento, questo progetto di legge, come tante altre leggi, va in
    una direzione sola, che tutti vogliono governare. La Regione è un
    Comunone , la Provincia è un Comunone , le Comunità Montane erano
    Comunoni . Sciogliamo quelle più deboli, perché non abbiamo neanche
    costituzionalizzato le Comunità Montane. E però chiudiamo i Comuni.
    Vedete, questo è il problema.
    Nessuno riflette al fatto che si dovrebbe riappropriare ciascuno di
    funzioni che sono sue proprie.
    La funzione di gestione non pertiene alla Regione, la funzione di
    gestione non pertiene alle Province così come non pertiene alle
    Comunità montane.
    Questo provvedimento legislativo è un provvedimento propagandistico
    che, di fronte a certe questioni che riguardano le caste, dice: noi
    le abbiamo abrogate . È una scelta politica. Fatelo, non risolverete
    nulla, se non aumentare il livello di confusione e di difficoltà.
    L'ho voluto dire per una ragione molto semplice: il mio Comune
    cercherà, in tutte le forme di legge previste dalle leggi, di
    bloccare un provvedimento che considera insensato e francamente
    sbagliato. Grazie.
    GIULIO GUERRINI - Agenzia ATR Forlì-Cesena.
    Ho consegnato già il mio intervento con i documenti inoltrati da
    Provincia di Forlì, Cesena, Comune di Forlì, Comune di Cesena
    relativamente sia al tema dell'Agenzia della mobilità sia all'ATO.
    Ora, visto che da dieci anni mi occupo di regolazione in un'Agenzia
    e prima ero direttore generale di un'Azienda di trasporto pubblico,
    di fronte alla legge, arrivata un po' imprevista e improvvisa, è
    anche una legge che è critica, almeno da una lettura potrebbe
    sembrare molto critica nei confronti dei regolatori, visto che, non
    solo a Forlì e Cesena, ma anche su altri bacini della regione chi ha
    tentato di fare regolazione in questo Paese, che è un complesso e un
    po' difficile, credo sia giusto possa esprimere delle considerazioni
    che sicuramente possono sembrare critiche, non tanto critiche nei
    confronti dell'obiettivo della legge, ma critiche perché
    sostanzialmente si va verso una controriforma senza, in realtà, aver
    attuato il progetto di riforma che era quello di liberalizzazione.
    Cosa voglio dire? la legge 422/1997 e la successiva legge regionale
    30 poggiavano le loro basi di indirizzo su una chiara verità: il
    monopolio pubblico non era più lo strumento idoneo a governare il
    trasporto pubblico; emergevano basse efficienze e poca qualità del
    servizio. Soluzione: mettere a gara i servizi di trasporto pubblico
    locale in un contesto di regole e chiarezza di compiti fra i vari
    soggetti.
    Punto nodale e moderno per un Paese che solitamente fa le leggi e
    che regolarmente poi non le applica era l'intuizione, contenuta
    nella legge regionale 30 del '98, che il processo di
    liberalizzazione, al fine di evitare di sostituire un monopolio
    pubblico con uno privato, doveva essere governato. Era cioè
    indispensabile che la gestione del servizio ottenuta attraverso le
    logiche di mercato avvenisse sotto il controllo di un regolatore
    competente. In tal senso, sulla base delle migliori esperienze
    europee, furono individuate dalla legge regionale le Agenzie come
    soggetti a ciò deputati.
    Successivamente su pressione delle lobby contrarie al superamento
    del monopolio pubblico - e qui i primi interventi di Confservizi e
    delle Organizzazioni sindacali sono da questo punto di vista, direi,
    estremamente chiari - veniva approvato in Consiglio regionale un
    atto di indirizzo con una definizione di clausola sociale così
    rigida che, già allora, si pensava da parte nostra avrebbe minato il
    processo delle gare e del correlato obiettivo di ottimizzazione
    della gestione dei servizi pubblici, e purtroppo questo sembra
    avverarsi.
    Ora, a distanza di dieci anni, con le gare non svolte su un terzo
    dei servizi regionali di trasporto pubblico locale Gomma e con un
    bacino provinciale senza regolatore, si rischia una sostanziale
    controriforma. Con il legittimo motivo di ridurre i costi, la
    revisione della legge 30/1998 punta sostanzialmente a ridurre il
    ruolo del regolatore e non incide sui veri nodi del trasporto
    pubblico anzi, a nostro avviso, li aggrava.
    Già ben ha detto il dott. Malagoli sul tema dell'Agenzia, sui costi
    della scellerata scelta di inventarsi una convenzione con
    personalità giuridica, che non si sa cosa voglia dire. Solo questa
    invenzione comporterebbe un danno a livello regionale per gli Enti
    locali di circa 10 milioni di euro, dopo di che non capisco dove
    stanno i risparmi di questa legge, almeno per quanto riguarda il
    tema della mobilità.
    Quali sono i temi sui cui riflettere ed era il caso di aprire un
    confronto?
    Ora, il tema principale su cui si suggerisce di intervenire è la
    qualità e quantità del trasporto pubblico. Servono investimenti
    rilevanti se si vuole che un'ulteriore quota significativa di
    cittadini utilizzi il trasporto pubblico per i propri spostamenti.
    Una regione come l'Andalusia, per portare un esempio, investe 9
    miliardi di euro nei prossimi anni per potenziare le infrastrutture
    del trasporto pubblico locale. Quindi, il primo tema, bisognerebbe
    che l'Assemblea legislativa ci credesse al trasporto pubblico
    locale.
    Secondo tema, che è quello correlato a liberare il trasporto
    pubblico dalla morsa del traffico che lo attanaglia, con specifici
    provvedimenti di aumento della velocità commerciale, di
    qualificazione del ferro-gomma, di qualificazione dei punti di
    fermata e dei punti d'interscambio, di realizzazione di un sistema
    di bigliettazione integrata ferro-gomma, - pregando di evitare
    l'introduzione delle cosiddette zone tecniche che, ritengo, poco
    abbia a che fare con la bigliettazione integrata -, di informazione
    e di promozione all'uso dei servizi.
    Questi interventi permetterebbero di ridurre i costi di produzione,
    aumenterebbero i passeggeri trasportati con un significativo impatto
    sui ricavi e si avrebbe come risultato indiretto, socialmente ed
    economicamente rilevante, quello di ridurre inquinamenti vari,
    sinistri, tutti effetti che possono portare risparmi di costi
    sociali e sanitari a ciò annessi.
    Terzo tema - e qui ritorno alla legge 422 del '97, alla
    liberalizzazione -, è quello della efficienza tramite il superamento
    dei monopoli. Gli accordi nazionali di lavoro, sottoscritti
    nell'ambito del trasporto locale dopo l'uscita della legge 422,
    miravano a recuperare la massima efficienza possibile a livello
    locale, che, tradotto, vuol dire sostanzialmente aumentare le ore di
    guida in linea a parità di orario di lavoro.
    In Emilia-Romagna, dove le Municipalizzate avevano ben operato, si
    stima che un recupero di trenta minuti di ore guidate in linea sul
    totale delle ore lavorate, possibile con apposita revisione delle
    normative aziendali stratificate negli anni sotto i monopoli
    pubblici, possa portare recuperi intorno ai 15 milioni di Euro
    annui. E viene da dire che questi sono i veri costi della politica
    se non si interviene.
    Se, in particolare, si vuole garantire quest'ultimo risultato -
    quello dei risparmi e dell'efficienza - servono regolatori
    competenti in grado di determinare le basi d'asta con riferimento a
    definiti e condivisi livelli di produttività dei lavoratori. Il
    costo del lavoro, infatti, rappresenta il 60-70% dei costi
    complessivi del trasporto pubblico locale su gomma. Una revisione
    della cosiddetta clausola sociale che, pur garantendo i sacrosanti
    diritti dei lavoratori, punta ad ottenere, in cambio, cioè in cambio
    dei diritti, la massima efficienza possibile, soprattutto se si
    ipotizzasse di unificare le aziende pubbliche. È dimostrato, anche
    in questa regione, che più le aziende diventano grandi, più costano.
    Questi sono i dati, mi dispiace chi teorizza il contrario, ma se non
    si interviene con delle modifiche, questi sono i fatti.
    Ultimo e forse più spinoso passaggio: se il processo di
    liberalizzazione non ha portato i suoi frutti, ritengo che questo
    derivi da aver imposto i regolatori, la gara, la clausola sociale,
    ma non aver imposto che gli Enti locali uscissero dalla produzione
    dei servizi pubblici locali.
    O si ha il coraggio di completare in tal senso la riforma con la
    completa uscita degli Enti locali dalla proprietà delle Aziende di
    gestione o, altrimenti, è meglio tornare alla vecchia
    Municipalizzata locale, anche perché un monopolio di piccola
    dimensione è meno costoso di un monopolio di grande dimensione.
    Se, quindi, l'obiettivo è quello della liberalizzazione prevista
    dalla 422 e dalla legge regionale 30, si suggerisce di mantenere un
    soggetto regolatore che abbia personalità giuridica e possa svolgere
    attività commerciali.
    Come bene è stato sottolineato nel corso dell'udienza conoscitiva,
    se non si fa questo si perde l'IVA, che costa molto di più agli Enti
    locali del problema dei costi dei consigli d'amministrazione.
    Questo permetterebbe al sistema Emilia-Romagna di avere soggetti
    che, con il solo recupero dell'IVA stimato in almeno 8 o 10 milioni
    di Euro annui, altrimenti persi, possono svolgere un ruolo positivo
    per il sistema degli Enti locali, senza costare un euro alla
    collettività.
    Gli altri indirizzi del disegno di legge in discussione sono di
    difficile comprensione perché non supportati da analisi economica.
    Solo per fare un esempio, scusate se cito la mia azienda, l'Agenzia
    ATR ha il miglior trend regionale di aumento di ricavi da
    viaggiatori negli ultimi dieci anni ed il minor costo manutenzione
    autobus a livello regionale, nonostante abbiamo un parco autobus di
    10,4 anni di età. Quindi forse il problema non sono le Agenzie.
    Si ritiene suggerire, in un sistema di chiare responsabilità
    definite dalla legge 422, che le scelte gestionali individuate dalla
    norma siano demandate agli Enti locali i quali, in base alle
    esigenze delle comunità amministrate, possono così operare quelle
    scelte che ritengono più vicine alle esigenze dei cittadini
    rappresentati, piuttosto che essere costretti ad attuare scelte
    vicine, o almeno che sembrano vicine ai suggerimenti di parte
    avanzate dalle lobby di settore che, non sempre, ovviamente, tengono
    conto degli interessi dell'intera collettività.
    Ove così non si operasse, in primis la Regione si dovrebbe
    riproporre il tema della disomogenea ripartizione delle risorse a
    livello regionale fra i diversi bacini. L'elemento della quantità
    delle risorse a livello di singolo bacino è infatti fattore
    certamente decisivo e rilevante se si vuole uniformare il modello di
    governo del trasporto pubblico locale regionale. Grazie.
    PRESIDENTE NERVEGNA: Grazie a lei e a tutti coloro che sono
    intervenuti. Abbiamo terminato questa giornata, ringrazio ancora
    tutti i presenti e l'alto contributo offerto alla discussione delle
    due Commissioni, Territorio Ambiente e Mobilità, e Bilancio, Affari
    Generali ed Istituzionali, che inizieranno l'esame del progetto di
    legge già a partire dal prossimo giovedì.
    Ricordo in conclusione che i verbali delle sedute sono pubblicati
    sul sito internet della I Commissione alla pagina:
    http://assemblealegislativa.regione.emilia-romagna.it/wcm/al/comm/I/
    inevidenza.htm
    Grazie.
    La seduta termina alle ore 18,15.
    Verbale approvato dalla I Commissione nella seduta del 17 giugno 2008
    Verbale approvato dalla III Commissione nella seduta del 19 giugno 2008
    La Segretaria Il Presidente
    Claudia Cattoli Antonio Nervegna
    La Segretaria Il Presidente
    Samuela Fiorini Gian Carlo Muzzarelli