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Legislatura IX - Commissione VI - Verbale del 10/11/2010 antimeridiano

    Testo

                                Verbale n. 7
    Seduta del 10 novembre 2010
    Il giorno 10 novembre 2010 alle ore 10 si è riunita presso la sede
    dell'Assemblea Legislativa in Bologna Viale A. Moro 50, la
    Commissione Statuto e Regolamento convocata con nota Prot. n. 32548
    del 5 novembre 2010.
    Partecipano alla seduta i Commissari:
    Cognome e Nome Qualifica Gruppo Voto
    FAVIA Giovanni Presidente Movimento 5 Stelle 2 presente
    Beppegrillo.it
    MUMOLO Antonio Vicepresidente Partito Democratico 6 assente
    POLLASTRI Vicepresidente PDL - Popolo della 6 presente
    Andrea Libertà
    BARBATI Liana Componente Italia dei Valori 4 presente
    Lista Di Pietro
    BERNARDINI Componente Lega Nord Padania 4 presente
    Manes Emilia e Romagna
    BONACCINI Componente Partito Democratico 4 presente
    Stefano
    CEVENINI Componente Partito Democratico 4 assente
    Maurizio
    DONINI Monica Componente Federazione della 2 presente
    Sinistra
    MONARI Marco Componente Partito Democratico 4 presente
    MONTANARI Componente Partito Democratico 4 presente
    Roberto
    MORI Roberta Componente Partito Democratico 2 presente
    NALDI Gian Componente Sinistra Ecologia 2 presente
    Guido Libertà-Idee Verdi
    NOE' Silvia Componente UDC-Unione di Centro 1 assente
    VECCHI Alberto Componente PDL - Popolo della 4 presente
    Libertà
    VILLANI Luigi Componente PDL - Popolo della 4 assente
    Giuseppe Libertà
    Sono presenti i consiglieri: Tiziano ALESSANDRINI in sostituzione di
    Maurizio CEVENINI e Rita MORICONI in sostituzione di Antonio MUMOLO.
    È altresì presente il Presidente dell'Assemblea legislativa Matteo
    RICHETTI.
    Hanno partecipato alla seduta: A. Voltan, G. Pulvino, D. Biondi, C.
    Caciagli, M. Masetti, A. Orsi (Serv. Legislativo e qualità della
    legislazione); A. Allegretti (Gabinetto del Presidente
    dell'Assemblea legislativa); A. Baratelli (Serv. Istituti di
    garanzia); G. Bombonato, R. Ghedini (Serv. informazione); M.
    Veronese (Serv. Coordinamento Commissioni assembleari).
    Presiede la seduta: Giovanni Favia
    Assiste il segretario: Nicoletta Tartari
    Resocontista: Nicoletta Tartari
    Il Presidente dichiara aperta la seduta alle ore 10,15.
    Sono presenti i consiglieri Alessandrini, Barbati, Bonaccini,
    Donini, Montanari, Mori, Naldi e Pollastri.
    Il presidente FAVIA saluta la consigliera Mori, nuova componente
    della Commissione, e ringrazia per la presenza il presidente
    dell'Assemblea Richetti, a cui cede la parola per illustrare il
    primo punto all'ordine del giorno.
    - VIII Rapporto sulla legislazione della Regione Emilia-Romagna
    Entrano i consiglieri Moriconi, Monari, Bernardini e Vecchi.
    Il presidente dell'Assemblea RICHETTI osserva preliminarmente che
    quello che ci si appresta a svolgere è un adempimento regolamentare,
    dato che con il Regolamento interno entrato in vigore nel 2008 la
    presentazione del Rapporto sulla legislazione, buona prassi
    consolidata da diversi anni, è stata istituzionalizzata. Ma la
    presentazione offre anche l'occasione di svolgere una riflessione
    che, partendo dai dati quantitativi, riguardi anche la stessa
    mission dell'Assemblea, ovviamente senza snaturarne la funzione
    principale, cioè quella legislativa. Proprio in questa Commissione,
    che ha tra le sue competenze la promozione del controllo e
    valutazione delle leggi, ritiene si possa trovare la sede per un
    ripensamento ed un'evoluzione dell'attività legislativa, che si
    accompagni all'impegno che anche Ufficio di Presidenza e Conferenza
    dei capigruppo stanno facendo, al fine di affiancare ad un forte
    ruolo di indirizzo dell'Assemblea (che si è visto anche in occasione
    della discussione preventiva sul bilancio) un suo spazio di
    intervento nella costruzione del diritto comunitario, spazio sul
    quale sta nascendo una forte sensibilità anche a livello di
    Conferenza dei Presidenti delle Assemblee e che sta sempre più
    diventando oggetto di confronto anche con la Camera e il Senato.
    Ringrazia il Servizio legislativo ed il Servizio coordinamento delle
    Commissioni per il lavoro che ha portato all'VIII Rapporto, che
    ritiene di particolare utilità, soprattutto per i nuovi consiglieri,
    dato che essendo un rapporto che riguarda l'intera legislatura
    precedente, consente di avere una visione molto ampia e di valutare
    complessivamente l'andamento e l'evoluzione dell'attività
    legislativa. Passando ad illustrare, tramite alcune slides, i
    contenuti del Rapporto, fa notare innanzitutto una riduzione della
    produzione normativa tra la VII e l'VIII legislatura, soprattutto
    per quanto riguarda le leggi (da 158 a 116, pari a circa il 27% in
    meno), mentre la produzione regolamentare, pur calante, resta esigua
    (da 17 a 14). Tale riduzione si inserisce in un trend in calo già
    dal 1996, con l'inizio della VI legislatura, che nel corso dell'VIII
    ha trovato una propria stabilizzazione, con un numero di leggi
    regionali per anno tra le 20 e le 30. Va però tenuto presente che il
    mero dato quantitativo non è esaustivo, dovendo considerare anche
    dimensioni e contenuto delle leggi: ciò è tanto più importante oggi,
    quando il dibattito pubblico pare concentrarsi esclusivamente sul
    numero di sedute svolte o di provvedimenti adottati, senza
    considerarne il merito. Porta ad esempio la legge regionale n. 10
    del 2008 sul riordino territoriale, di cui è stato relatore, che ha
    disciplinato organicamente diversi settori, dalla mobilità ai
    servizi pubblici, al quadro istituzionale, che ben potevano trovare
    regolamentazione in leggi diverse. Dunque il dato numerico può non
    rivelare nulla riguardo alla qualità e al merito della produzione
    legislativa: su questo sarebbe interessante avviare un dibattito. I
    fattori che hanno portato al decremento e alla successiva
    stabilizzazione sono principalmente due: il primo è la tendenza alla
    semplificazione, con la riduzione degli interventi episodici e un
    aumento delle leggi di settore (46% nella VII legislatura, 34%
    nell'VIII), che a volte hanno carattere organico, di leggi-quadro.
    Il secondo fattore è la delegificazione, con l'inserimento in legge
    di rinvii a successivi atti per l'attuazione. Il processo di
    riordino e razionalizzazione passa anche attraverso l'abrogazione di
    leggi, che si è compiuta soprattutto nella VII legislatura, nella
    quale sono state abrogate ben 82 leggi; ciò spiega perché nell'VIII
    legislatura il numero di leggi abrogate si sia attestato a 35, che
    pure resta un dato significativo. Considerando l'intero quadro
    storico, dalla nascita della Regione nel 1971 sono state promulgate
    1594 leggi, delle quali ne sono oggi vigenti 704, meno del 50%,
    considerando che 638 sono state abrogate e 252 sono leggi di
    bilancio e finanziarie, quindi con vigenza di fatto limitata
    all'anno. L'iniziativa legislativa è esercitata prevalentemente
    dall'Assemblea: i consiglieri sono proponenti del 56% dei progetti
    di legge nella VII legislatura e del 65% nell'VIII; resta molto
    bassa in entrambe le legislature l'iniziativa popolare (1%).
    Considerando invece il tasso di successo dell'iniziativa
    legislativa, emerge che mentre tra le due legislature resta stabile,
    intorno al 70%, la percentuale di leggi regionali di iniziativa
    della Giunta, passano dal 13% al 25% quelle di iniziativa dei
    consiglieri e dal 16% al 5% quelle di iniziativa mista, cioè diversi
    progetti di legge di iniziativa della Giunta e dei consiglieri che
    vengono abbinati in Commissione. Per quanto riguarda il numero degli
    emendamenti, emerge che la maggior parte viene presentata in
    Commissione, ciò che ritiene un dato virtuoso, che testimonia il
    funzionamento delle Commissioni come sede di lavoro. A riprova di
    ciò nota anche la percentuale di successo degli emendamenti, che
    nell'VIII legislatura è decisamente più alto in Commissione (tra il
    64% e il 79%) rispetto all'Aula (tra il 12% e il 29%, con
    l'eccezione del 54% nel 2008); questo si spiega anche considerando
    che spesso emendamenti respinti in Commissione vengono ripresentati
    in Aula. Ricorda il caso emblematico della legge regionale n. 6 del
    2009 sul governo del territorio, che è quella che nel 2009 ha avuto
    il maggior numero di emendamenti approvati sia in Commissione (114)
    che in Aula (16). La forte incidenza del lavoro di Commissione
    nell'elaborazione dei testi legislativi emerge anche dal numero
    medio di emendamenti approvati per ciascuna legge nella VII e VIII
    legislatura: tra 7 e 17 in Commissione, con una punta di 21 nel
    2003, e tra 1 e 3 in Aula, con la punta di 5 e 6 nel 2003 e 2004.
    Circa la durata media del procedimento, si osserva un dato in
    crescita, pur se in modo incostante, sia considerando solo le fasi
    dei lavori in Commissione, che è il periodo più lungo, sia
    considerando l'iter complessivo, fino all'approvazione in Aula.
    Tuttavia, tale dato medio risulta dalla somma di dati molto diversi:
    rileva che, infatti, mentre per le leggi di iniziativa della Giunta
    la durata media del procedimento è assestata tra i 70 e gli 80
    giorni circa, per le leggi di iniziativa assembleare il dato è più
    irregolare e i tempi sono più lunghi, dai 180 fino ai 360 giorni del
    2008. Spiega che su questo dato incidono in particolare due leggi,
    la n. 2 sulle attività bionaturali e dei centri benessere e la n. 18
    sulla memoria dei giusti, il cui iter durò rispettivamente 856 e 620
    giorni. In questo ambito bisogna anche tenere conto che il singolo
    gruppo, il singolo consigliere, con la presentazione di un progetto
    di legge apre una fase dialettica con le altre forze politiche,
    anche con il Governo, e ciò sta nella dinamica delle relazioni
    politiche. Anche per questo aspetto crede varrebbe la pena svolgere
    la riflessione sul ruolo complessivo dell'Assemblea, che passa anche
    dal funzionamento della relazione tra le forze politiche e tra
    legislativo ed esecutivo. Sui regolamenti si può osservare,
    diversamente da quanto accade in altre Regioni, una riduzione ormai
    strutturale, che risente indubbiamente anche della scelta statutaria
    di attribuire la potestà regolamentare in via generale alla Giunta,
    lasciando in capo all'Assemblea solo quelli delegati dallo Stato.
    Dal punto di vista storico, degli 89 regolamenti emanati dalla
    nascita della Regione ne vigono oggi solo 43, gli altri 46 sono
    stati abrogati. Un altro dato che è rilevato nel rapporto concerne i
    rinvii legislativi, attraverso i quali in una legge regionale si
    demanda a successivi atti la disciplina di alcuni aspetti. Tale
    processo di delegificazione nella VIII legislatura si è
    sostanziato in 225 rinvii ad atti di Giunta, 21 ad atti
    dell'Assemblea e 95 atti della Regione in generale (i quali si
    concretizzano in altri atti di Giunta). Passando ad analizzare i
    macrosettori in cui si è svolta l'attività legislativa nelle due
    precedenti legislature, rileva una sostanziale omogeneità, che
    dimostra un funzionamento fisiologico, con una naturale riduzione
    della produzione nell'VIII legislatura in quei settori in cui si è
    avuto un picco di legislazione nella VII (territorio e ambiente,
    servizi alle persone). La suddivisione secondo la fonte della
    potestà legislativa, primaria o concorrente, mostra un graduale
    rafforzamento del numero di leggi emanate in forza di potestà
    esclusiva: infatti passano dal 35% nel periodo 2002 (dopo la
    modifica dell'art. 117 della Costituzione) - 2005 al 41% nell'VIII
    legislatura. Sarà interessante verificare l'andamento di questo dato
    dopo il compimento delle discussioni sul federalismo oggi in corso.
    Negli ultimi anni, infine - proprio per focalizzare l'attenzione
    anche su particolari attività dell'Assemblea legislativa come
    accennato in premessa, che sarà interessante mantenere monitorate -
    è stato avviato una sorta di osservatorio sperimentale
    sull'incidenza del diritto e delle politiche comunitarie, incidenza
    intesa in senso ampio, quale rapporto tra l'atto regionale e la
    fonte comunitaria, che non necessariamente si configura in termini
    di vincolo o attuazione diretta. Procede quindi ad illustrare i dati
    riferiti all'ultima legislatura, in cui si nota una flessione della
    percentuale dell'incidenza comunitaria negli anni centrali della
    legislatura, tra il 2007 e il 2009, che sono gli anni immediatamente
    successivi all'adozione del nuovo Statuto, in cui l'attività
    assembleare si è quindi concentrata sull'attuazione statutaria e
    sull'ordinamento istituzionale, tornando ad aumentare nell'ultimo
    periodo, quando si è proceduto a disciplinare vari temi a rilevanza
    comunitaria. Concludendo, mostra una ricognizione sulle Regioni a
    statuto ordinario, dalla quale risulta che sono stati adottati a
    macchia di leopardo i nuovi Regolamenti e le leggi istitutive del
    Consiglio delle autonomie locali e degli organi di garanzia
    statutaria mentre quasi tutte le Regioni si sono dotate del nuovo
    Statuto e redigono un rapporto sulla legislazione. A quest'ultimo
    proposito, ribadisce che questa buona prassi dell'Emilia-Romagna,
    oggi istituzionalizzata con il Regolamento interno, consente di
    capire il contesto in cui si sviluppa il quadro normativo regionale
    e le dinamiche che attraversano l'Assemblea legislativa; inoltre,
    costituisce uno degli elementi di maggior confronto nella relazione
    tra le Assemblee legislative di diverso livello - Camera, Senato e
    Assemblee regionali - anche dal punto di vista metodologico dei
    parametri di riferimento, in particolare per quanto riguarda il
    rapporto con la Camera dei Deputati, che fin dalle origini è un
    interlocutore nella ricognizione dell'attività legislativa. Nella
    consapevolezza che i numeri non possono dire tutto, spera di aver
    fornito un quadro di insieme utile anche per capire la dimensione
    dell'attività dell'Assemblea oggi, nella sua complessità e nelle sue
    trasformazioni.
    Il presidente FAVIA ringrazia il presidente Richetti per la
    relazione e i collaboratori del Servizio legislativo e del Servizio
    Coordinamento Commissioni per il lavoro svolto.
    Esce la consigliera Barbati.
    Il consigliere POLLASTRI, unendosi ai ringraziamenti, esprime un
    particolare apprezzamento per la chiarezza e facilità di
    consultazione del Rapporto, che ritiene possa costituire un'utile
    integrazione alle attività volte alla valutazione della legislazione
    di cui si è parlato in Commissione anche durante l'audizione dei
    responsabili di Progetto CAPIRe. Si allinea alle osservazioni del
    presidente Richetti circa la diminuzione della produzione normativa
    e una maggior qualità della medesima, quantomeno come obiettivo,
    senza che ciò possa essere considerato frutto di minor attività
    degli eletti o di una minor condivisione democratica delle politiche
    in Assemblea. Nota che i progetti di legge di iniziativa della
    Giunta sono la maggioranza di quelli che diventano leggi ed hanno un
    tasso di successo molto superiore a quelli dell'Assemblea (e
    all'interno di questi crede che si troverebbe che quelli di
    iniziativa dell'opposizione hanno ben poche possibilità di
    influenzare le politiche regionali; su questo, come osservato dal
    presidente Richetti, crede che incidano le dinamiche di relazione
    tra i diversi gruppi e la capacità dei singoli consiglieri di
    trovare ampia condivisione sui propri progetti). Trova che la
    scarsità di progetti di legge di iniziativa popolare smentisca
    l'enfasi sulla partecipazione che la sinistra, nell'intera regione,
    mette da sempre. Rileva che, malgrado siano passati da 117 al
    termine della VII legislatura a 82 al termine dell'VIII, resta alto
    il numero di progetti di legge giacenti al termine della legislatura
    (e forse questo dipende anche dalla tempistica, legata anche alla
    nomina del relatore); riconosce la virtuosità dell'Emilia-Romagna
    nell'adozione degli strumenti previsti dallo Statuto, anche se la
    Consulta di garanzia statutaria resta congelata . Sulla prevalente
    approvazione degli emendamenti in Commissione e il maggior numero di
    sedute delle Commissioni rispetto all'Assemblea, valuta che questo
    può voler significare che un progetto di legge quando arriva in Aula
    è blindato . Riguardo l'aumento della durata del procedimento, che
    è sensibilmente aumentata dal 2002 al 2009, ritiene che operare per
    la loro riduzione debba essere un impegno di tutti coloro che fanno
    dell'impegno pubblico la loro attività e in tal senso si rivolge al
    presidente Richetti quale garante super partes dell'Assemblea.
    Infine, esprime il timore (che lo ha portato anche a presentare
    un'interrogazione sull'argomento) che dietro le impugnazioni degli
    atti del Governo nazionale da parte del Presidente della Giunta vi
    sia un pregiudizio politico ed ideologico piuttosto che reali
    questioni giuridiche.
    Escono i consiglieri Vecchi e Bonaccini, entra la consigliera
    Barbati.
    La consigliera DONINI, ringraziando il presidente Richetti,
    valorizza la novità della presentazione del Rapporto in sede di
    Commissione, che ritiene efficace per una maggior consapevolezza sul
    lavoro e il ruolo dell'Assemblea, rispetto alle presentazioni
    pubbliche fatte negli anni scorsi, che risultarono poco partecipate
    dai consiglieri. Tiene a far sì che non prevalga una lettura
    meramente numerica dei dati, né una convinzione che si siano già
    raggiunti livelli di qualità adeguati alle funzioni dell'Assemblea,
    dato che il percorso di ricerca del ruolo delle Assemblee è ancora
    in itinere e che sono ancora recenti le modifiche del Titolo V. In
    seguito a queste modifiche si è prodotto il notevole contenzioso nel
    corso della VII legislatura, nel quale, fa presente al consigliere
    Pollastri, anche il Governo ha impugnato moltissimi atti della
    Regione, ivi compreso lo Statuto per ben due volte, caso quasi
    unico. Tra l'altro, è proprio per l'impugnazione dello Statuto da
    parte del Governo che una parte della produzione normativa tra la
    VII e l'VIII legislatura, anche con riferimento al Regolamento
    interno ed alle leggi istitutive degli organi statutari, è rimasta
    bloccata (come accaduto anche per la legge sull'immigrazione,
    fortemente interconnessa con la legge sul welfare, ed i
    provvedimenti attuativi) ed è proprio in seguito a tale impugnazione
    che è stata espunta dallo Statuto la previsione di incompatibilità
    tra consigliere ed assessore. Sulla questione della lunghezza
    dell'iter, obietta al consigliere Pollastri che ciò non è
    necessariamente negativo a priori, dato che un iter rapido può anche
    concludersi con un ordine del giorno di non passaggio all'esame
    dell'articolato; è evidente che alcuni progetti di legge hanno già
    una forte condivisione in partenza, mentre per altri è necessario
    costruire il consenso e in molti casi sono gli stessi presentatori o
    il relatore a chiedere di rallentare . Proprio in questo campo si
    esercita il lavoro di costruzione politica dei gruppi, sul quale non
    possono intervenire né il Presidente della Commissione, né l'Ufficio
    di Presidenza dell'Assemblea. Anche sulla figura del relatore
    ritiene che in un prossimo futuro sarà da condurre una riflessione:
    dopo l'iniziale periodo di transizione tra l'adozione dello Statuto,
    che lo ha disciplinato in modo nuovo, e quella del nuovo Regolamento
    interno, nel corso del quale alcune delle innovazioni furono
    applicate sulla base di un'intesa politica che forse non ha
    consentito di valorizzare a pieno tale figura, si potrebbe forse
    ragionare sul ruolo e sugli strumenti a disposizione del relatore. A
    questo proposito, ricorda gli strumenti di partecipazione della
    società regionale all'iter legislativo, come l'albo generale delle
    associazioni previsto dall'art. 19 dello Statuto, che è il luogo da
    cui attingere per l'organizzazione delle consultazioni, messo a
    disposizione degli Uffici di Presidenza delle Commissioni e degli
    stessi relatori. Ritiene sarà utile, in futuro, anche osservare in
    quanti casi c'è coincidenza tra presentatore di un progetto di legge
    e relatore e che effetti questo ha avuto sulla qualità dell'iter.
    Dunque, in occasione della presentazione del Rapporto, valuta che si
    potrebbe aprire, dopo un congruo periodo di applicazione, una
    riflessione su alcune novità regolamentari, che richiedono di essere
    interpretate. Considera inoltre che occorre riuscire a comunicare
    gli aspetti positivi del lavoro assembleare, ritenendo che nessun
    consigliere possa avvantaggiarsi di una discussione pubblica giocata
    sugli equivoci rispetto a cosa un'Assemblea regionale può e non può
    fare, cosa effettivamente fa e non fa, con articoli di giornale che
    si concentrano in modo sistematico esclusivamente sui costi,
    riportando dati anche assurdi, come quanto costa l'approvazione di
    ogni legge. Ma la delegificazione è un risultato del dovere di
    semplificare, avvertito a tutti i livelli, come dimostra l'esistenza
    di un Ministero della semplificazione; dunque la diminuzione del
    numero delle leggi approvate non è una cosa negativa in se' e non
    dimostra un minor impegno dei consiglieri. Circa il minor tasso di
    successo dei progetti di legge di iniziativa assembleare, trova che
    questo sia legato anche al fatto che solitamente si tratta di
    interventi molto specifici, rispetto ai progetti di legge
    d'iniziativa della Giunta che hanno normalmente una maggior visione
    d'insieme. Crede sia utile un confronto sulla necessità di
    concorrere alla riforma del modello istituzionale che caratterizza
    le istituzioni legislative per poterle maggiormente valorizzare,
    nella convinzione che questo avrebbe ricadute positive nella vita
    concreta delle persone che sono i destinatari delle norme che l'Aula
    approva; tuttavia, per le considerazioni fatte, non ritiene che si
    possa esprimere un giudizio complessivo sulla qualità della
    relazione tra esecutivo e legislativo basandosi esclusivamente su
    dati quantitativi. Concludendo, riguardo ai pochi progetti di legge
    di iniziativa popolare osserva che non ci sono state preclusioni da
    parte dell'Assemblea, bisognerebbe chiedere alla società regionale
    perché ne sono stati presentati così pochi.
    Escono i consiglieri Naldi e Bernardini.
    Il consigliere MONTANARI, ringraziando i collaboratori ed il
    presidente Favia per l'occasione di discussione fornita dalla
    presentazione del Rapporto, condivide le osservazioni della
    consigliera Donini e del presidente Richetti ed apprezza soprattutto
    la sottolineatura della necessità di valutare la qualità degli atti
    più che il loro numero. Ritiene che emerga un quadro positivo e che
    i commissari debbano considerare quattro punti di riferimento come
    prospettiva entro la quale orientare il proprio lavoro: il primo è
    l'efficacia ed efficienza, argomenti intorno ai quali si è già
    svolto anche un incontro con gli esperti; il secondo è la
    sburocratizzazione , lo snellimento delle procedure; il terzo
    riguarda la correlazione tra atti della Regione e quadro
    comunitario. Trova particolarmente opportuno che si tenga conto di
    questo aspetto dell'attività istituzionale, considerando che
    l'Italia è stata per decenni deficitaria sotto questo punto di
    vista, e valuta favorevolmente il fatto che la relazione sia stata
    impostata non solo dall'alto verso il basso, come attuazione di
    direttive, ma anche dal basso verso l'alto; anche in altra sede, ma
    crede sarebbe utile avere un riscontro su come agiscono in tale
    ambito le altre istituzioni rappresentative. L'ultimo punto di
    riferimento esula in parte da questo contesto, da cui però non può
    prescindere, afferisce agli impegni assunti nei confronti dei
    cittadini e la qualità e rapidità delle decisioni. Alla
    considerazione del consigliere Pollastri circa la scarsità di
    partecipazione che sarebbe dimostrata dal basso numero di progetti
    di legge di iniziativa popolare, ribatte che ragionando con gli
    stessi schemi - che reputa datati - si potrebbe obiettare che la
    politica che si considera malata funziona invece benissimo ed i
    cittadini si sentono rappresentati adeguatamente dagli eletti, di
    qualsiasi orientamento e storia, dato che non hanno alcuna necessità
    di presentare progetti di legge di loro iniziativa. In realtà,
    ritiene che invece ci sia da condurre una riflessione, che esula
    dall'ordine del giorno, sul rapporto tra le istituzioni, la politica
    ed i corpi intermedi e i cittadini per quanto riguarda la
    partecipazione all'elaborazione delle scelte. Crede che la Regione
    debba trovare forme di un rapporto più diretto con i cittadini, che
    non può essere supplito dai corpi intermedi, i quali sono spesso
    autoreferenziali e corporativi ed ai propri associati rendono conto
    dei rapporti con le istituzioni solo in termini di vantaggi
    ottenuti, magari anche quando l'iniziativa non è partita da loro.
    Con questo non intende affatto sminuire l'importanza del confronto
    necessario con tali soggetti associativi, che sono realtà importanti
    e decisive, ma valuta che la Regione debba trovare il modo di
    instaurare un rapporto diretto con cittadini ed enti locali, nella
    convinzione che la partecipazione non si esaurisca negli incontri
    con gli interlocutori usuali durante la costruzione di un atto. Non
    si accontenta di constatare che i progetti di iniziativa popolare
    sono pochi perché i cittadini non li presentano e ritiene che quello
    della partecipazione sia un campo del tutto aperto, che chi dirige
    ha la responsabilità di esplorare, individuando pratiche diverse da
    quelle conosciute che consentano livelli di partecipazione più
    elevata.
    Il presidente dell'Assemblea RICHETTI si compiace del dibattito
    svolto, che partendo dai numeri è giunto alla riflessione sulle
    relazioni e spera che ci sarà occasione di riprenderlo ed
    approfondirlo. Riferisce innanzitutto che il contenzioso
    costituzionale tra Governo e Regione è diminuito nell'VIII
    legislatura. Non ritiene che l'esame di molti emendamenti in
    Commissione e un'Aula che svolge un dibattito politico e decide
    possano far parlare di testi blindati; è evidente che ci sono
    prerogative diverse tra chi governa e chi è all'opposizione e che
    l'opposizione ha un rapporto con l'esecutivo diverso dalla
    maggioranza assembleare, ma ritiene che ciò non significhi affatto
    che le minoranze siano escluse dalla discussione o dalla possibilità
    di portare a buon fine le proprie proposte. Ciò che importa è che
    ciascuno sia nelle condizioni di svolgere al meglio il ruolo a cui è
    chiamato, senza costruire ambiguità. La riflessione culturale del
    consigliere Montanari andrebbe affrontata per indagare come oggi si
    costruisce la relazione tra politica e comunità, anche considerando
    le caratteristiche del quadro regionale, in cui, ad esempio, poche
    volte le forze politiche si sono fatte portatrici di battaglie
    referendarie a livello regionale, diversamente da quanto accaduto a
    livello nazionale. In conclusione, si rivolge al presidente Favia
    per capire se, come Ufficio di Presidenza insieme alla Commissione,
    si possa pensare ad un'eventuale presentazione pubblica del Rapporto
    che veda coinvolti non solo gli attori interni anche qualche
    presenza esterna in grado di fornire sollecitazioni ulteriori
    attraverso la lettura della legislazione regionale. Salutando i
    commissari, esprime la soddisfazione per aver avuto la possibilità
    di svolgere qualche riflessione più ampia rispetto alle cogenze
    dettate dall'attività quotidiana.
    Entrano i consiglieri Naldi e Bonaccini.
    Il presidente FAVIA, ringraziato nuovamente il presidente
    dell'Assemblea Richetti e i collaboratori regionali, passa al
    successivo punto all'ordine del giorno, per il quale occorre
    procedere alla nomina del relatore.
    597 - Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Monari,
    Barbati, Defranceschi, Manfredini, Naldi, Noè, Sconciaforni,
    Villani, Costi, Donini, Marani, Meo, Montani, Mori, Moriconi e
    Pariani: Istituzione della Commissione regionale per la promozione
    di condizioni di piena parità tra donne e uomini (12 10 10).
    La consigliera DONINI propone come relatrice la consigliera Roberta
    Mori.
    La Commissione, con 40 voti favorevoli (PD, IDV, FDS, SEL-V, PDL,
    M5S), nessun contrario e nessun astenuto,
    nomina relatrice la consigliera Roberta Mori.
    La seduta termina alle ore 11,35.
    Approvato nella seduta del 19 gennaio 2011.
    Il Segretario Il Presidente
    Nicoletta Tartari Giovanni Favia