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Legislatura IX - Commissione I - Verbale del 18/04/2011 antimeridiano

    Testo

                                Verbale n. 10
    Seduta del 18 aprile 2011
    Il giorno 18 aprile 2011 alle ore 10.00 si è riunita presso la sede
    dell'Assemblea Legislativa in Bologna Viale A. Moro n. 50, la
    Commissione Bilancio Affari generali ed istituzionali, convocata con
    nota prot. n. 11847 dell'11 aprile 2011.
    Partecipano alla seduta i Consiglieri:
    Cognome e nome Qualifica Gruppo Voto
    LOMBARDI Presidente PDL - Popolo della 5 assente
    Marco Libertà
    FILIPPI Vicepresidente PDL - Popolo della 1 assente
    Fabio Libertà
    VECCHI Vicepresidente Partito Democratico 4 assente
    Luciano
    BARBATI Componente Italia dei Valori - 4 assente
    Liana Lista Di Pietro
    BIGNAMI Componente PDL - Popolo della 3 presente
    Galeazzo Libertà
    BONACCINI Componente Partito Democratico 2 presente
    Stefano
    DEFRANCESCHI Componente Movimento 5 Stelle 2 presente
    Andrea Beppegrillo.it
    FERRARI Componente Partito Democratico 2 presente
    Gabriele
    MANFREDINI Componente Lega Nord Padania 4 presente
    Mauro Emilia e Romagna
    MAZZOTTI Componente Partito Democratico 2 assente
    Mario
    MEO Componente Sinistra Ecologia 2 assente
    Gabriella Libertà - Idee Verdi
    MONARI Componente Partito Democratico 3 presente
    Marco
    MONTANARI Componente Partito Democratico 2 presente
    Roberto
    MONTANI Componente Partito Democratico 2 assente
    Daniela
    MORICONI Componente Partito Democratico 2 presente
    Rita
    MUMOLO Componente Partito Democratico 2 presente
    Antonio
    NOE' Componente UDC - Unione di 1 assente
    Silvia Centro
    PARIANI Componente Partito Democratico 3 assente
    Anna
    POLLASTRI Componente PDL - Popolo della 2 presente
    Andrea Libertà
    SCONCIAFORNI Componente Federazione della 2 assente
    Roberto Sinistra
    La consigliera Paola MARANI sostituisce la consigliera Montani.
    E' presente il consigliere Giovanni FAVIA.
    E' altresì presente la Vicepresidente della Giunta e Assessore alle
    Finanze, Europa, Cooperazione con il sistema delle autonomie,
    Valorizzazione della montagna, Regolazione dei servizi pubblici
    locali, Semplificazione e trasparenza, Politiche per la sicurezza
    Simonetta Saliera.
    Presiede la seduta: Mauro MANFREDINI
    Assiste la Segretaria: Claudia Cattoli
    Resocontista: Laura Sanvitale
    AUDIZIONE
    Esame abbinato dei progetti di legge (testo base ogg. 1117):
    1117 - Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: Misure per
    l'attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della
    prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la
    promozione della cultura della legalità e della cittadinanza
    responsabile (delibera di Giunta n. 259 del 28 02 11) - pubblicato
    sul Supplemento Speciale BURERT n. 60 del 03.03.2011 - TESTO BASE
    e
    1078 - Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Favia e
    Defranceschi Norme per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni
    mafiosi, criminali, illegali e per la promozione dell'educazione
    alla legalità (18 02 11) - pubblicato sul Supplemento Speciale
    BURERT n. 56 del 23.02.2011
    Relatore consigliere Antonio MUMOLO
    Partecipano:
    Daniele Borghi Referente regionale Associazione
    Libera
    Roberta Bussolari Referente regionale Associazione
    Libera
    Sandro Chiaravallotti Segretario regionale
    Emilia-Romagna
    SIAP (Sindacato Italiano
    Appartenenti Polizia)
    Felice Citriniti Segretario generale regionale
    SIULP (Sindacato Italiano
    Unitario Lavoratori Polizia)
    Lucia De Lorenzo AGCI Emilia-Romagna
    Sergio Donati Confcommercio Emilia-Romagna
    Pietro Filippini Segreteria regionale SILP CGIL
    Emilia-Romagna
    Carlo Germi Segretario nazionale FICIESSE
    (Associazione Finanzieri
    Cittadini e Solidarietà)
    Lalla Golfarelli Direzione operativa CNA
    Emilia-Romagna
    Stefano Lenzi Unioncamere Emilia-Romagna
    Riccardo Mattioli COISP (Coordinamento per
    l'Indipendenza Sindacale
    delle Forze di Polizia)
    Filippo Ottaviani Direttivo provinciale SILP-
    CGIL
    Stefano Paoloni Segretario nazionale SAP
    (Sindacato autonomo di Polizia)
    Gianni Pedrazzini Segretario regionale CISL Emilia-
    Romagna
    Gianni Pollastri Segretario provinciale UGL
    Polizia di Stato
    Michele Rava Segreteria provinciale Piacenza
    SIAP (Sindacato Italiano
    Appartenenti Polizia)
    Pierpaolo Romani Coordinatore nazionale Associazione
    Avviso pubblico
    Francesco Scarlino Segretario regionale
    Assiociazione Finanzieri
    Giuseppe Schena Sindaco di Soliera (MO) e
    componente Comitato direttivo
    nazionale Associazione Avviso
    pubblico
    Gianni Tonelli Presidente nazionale SAP (Sindacato
    Autonomo Polizia)
    Davide Urban Direttore Confcommercio
    Emilia-Romagna
    Francesco Zanoni Confcooperative - Alleanza
    Italiana Cooperative
    Franco Zavatti CGIL regionale Emilia-Romagna
    Il consigliere MANFREDINI dichiara aperta la seduta e introduce
    l'audizione con le categorie economiche, le organizzazioni sindacali
    e le associazioni, che fa seguito a quella già svolta nella seduta
    del 12 aprile scorso con le istituzioni e gli organismi competenti.
    La Prima Commissione ha infatti concordato di svolgere queste
    consultazioni per acquisire informazioni, osservazioni e proposte in
    vista del prossimo esame dei progetti di legge presentati in tema di
    politiche regionali per la prevenzione del crimine organizzato e
    mafioso e per la promozione della legalità.
    Dopo aver giustificato l'assenza del presidente per sopravvenuti
    impegni istituzionali, cede la parola al consigliere relatore per
    una illustrazione preliminare.
    Consigliere Antonio MUMOLO - Relatore della Commissione
    Ringrazio tutti i presenti. Prima di passare ai vostri interventi,
    svolgo solo alcune brevi osservazioni. Questa legge sulla
    prevenzione della criminalità e delle infiltrazioni mafiose è molto
    importante per la Regione Emilia-Romagna e prima di presentarla
    abbiamo ascoltato categorie economiche, magistratura, associazioni
    delle Forze dell'ordine ed abbiamo predisposto il progetto di legge
    che è stato presentato e poi inviato a tutti voi in occasione
    dell'invito alla consultazione. Pensiamo infatti che questa
    normativa possa essere ulteriormente migliorata, per cui abbiamo
    stabilito due tornate di audizioni: la prima con la magistratura,
    gli ordini professionali, l'Abi, l'Ufficio scolastico regionale e la
    seconda giornata con le categorie economiche, le organizzazioni
    sindacali dei lavoratori, le associazioni della Forze dell'ordine e
    della Polizia, le associazioni Libera ed Avviso pubblico . Siamo
    certi che da questi incontri possano arrivare contributi utili per
    migliorare il testo prima della discussione in Commissione e poi in
    Aula.
    Pensiamo che l'Emilia-Romagna sia un territorio sano, ma non indenne
    dalle infiltrazioni mafiose e con questa legge regionale vogliamo
    mantenere alta l'allerta di tutta la comunità rafforzandone i suoi
    anticorpi.
    Sostanzialmente, la legge si compone di una prima parte che si
    occupa del monitoraggio e della prevenzione, di una seconda parte
    che riguarda la velocizzazione delle procedure necessarie per
    l'attribuzione dei beni sequestrati ed infine la parte dello
    start-up.
    Per il monitoraggio e la prevenzione abbiamo istituito
    l'osservatorio regionale all'interno dell'Amministrazione, per
    raccogliere in maniera sistematica dati ed elementi di conoscenza,
    incrementando l'attività di studio dei fenomeni di infiltrazione
    mafiosa in campo economico e del lavoro, cercando altresì di attuare
    un coordinamento con altri soggetti che già operano in
    Emilia-Romagna. Questo coordinamento ha lo scopo, rispetto al
    fenomeno delle infiltrazioni, di mettere in rete le diverse
    esperienze positive esistenti in Enti locali, Comuni, Asl, Inps,
    Inail, sindacati, associazioni economiche, Agenzia delle entrate,
    ecc., al fine di incrociare tutti questi dati in un luogo unico
    perché in tal modo è più facile scoprire anomalie e segnalarle.
    Abbiamo pensato di creare un centro di documentazione, un ufficio
    interno alla Giunta e all'Assemblea legislativa aperto ai cittadini
    per raccogliere materiale e conoscenze e per organizzare iniziative,
    così come abbiamo pensato ad un rapporto costante e continuo con le
    scuole di ogni ordine e grado per attività di promozione e di
    percorsi di sensibilizzazione al fenomeno e di educazione alla
    legalità.
    Infine abbiamo pensato di istituire una giornata per la memoria, il
    21 marzo di ciascun anno, dedicata all'impegno regionale rispetto
    alle mafie. Prevediamo nella legge anche l'adesione all'associazione
    Avviso pubblico .
    Per velocizzare le procedure per l'assegnazione dei beni sequestrati
    e confiscati, abbiamo previsto la formazione di un ufficio e risorse
    regionali per la consulenza ai sindaci dei piccoli Comuni
    interessati ai beni sequestrati, che non hanno uffici preposti.
    Abbiamo altresì pensato, mentre discutevamo ancora la legge, che può
    succedere che nel momento in cui vengono assegnati questi beni hanno
    necessità di essere ristrutturati, o non avere ad esempio impianti a
    norma, se occupati dalle famiglie dei mafiosi devono essere liberati
    dagli occupanti, e ciò comporta una spesa che spesso i piccoli
    Comuni - anche per via del patto di stabilità - non possono
    sostenere. Attraverso un fondo che deve servire anche per lo
    start-up, è possibile attingere risorse e utilizzare in maniera
    veloce quel bene. L'anno scorso, a dicembre, all'interno della legge
    finanziaria regionale, abbiamo approvato un fondo di 1 milione di
    euro e vedremo se sarà sufficiente.
    La legge prevede altresì rapporti stabili con il volontariato ed
    associazioni di imprese, organizzazioni sindacali dei lavoratori.
    Prevede inoltre la formazione della Polizia locale, il sostegno alle
    vittime di mafie per il tramite dell'apposita Fondazione
    emiliano-romagnola, le azioni culturali anche nei confronti
    dell'usura.
    Ed infine, una cosa assolutamente innovativa che non è contemplata
    nelle altre leggi regionali (in realtà sono poche le leggi regionali
    in Italia che si occupano di lotta alla criminalità), la clausola
    valutativa, con la quale vogliamo valutare l'efficacia di tale
    legge, prevedendo che ogni due anni la Giunta venga a riferire alla
    Prima Commissione quali sono stati gli effetti che ha essa prodotto.
    Vi ringrazio per essere intervenuti numerosi e darei inizio alla
    nostra audizione.
    Anche il consigliere MANFREDINI ringrazia per la partecipazione,
    presenta i consiglieri della Prima Commissione che assistono
    all'audizione e procede con le richieste di intervento.
    Dott. Francesco ZANONI - Confcooperative, Alleanza italiana
    Cooperative
    Buon giorno, parlo a nome delle tre associazioni cooperative: AGCI
    - Confcooperative Emilia-Romagna - Legacoop Emilia-Romagna e quindi
    dell'associazione dell'Alleanza italiana Cooperative costituita a
    gennaio di quest'anno. Su questi due progetti di legge abbiamo
    trovato unità di condivisione piena. Innanzitutto premetto che i due
    progetti di legge, specie quello di iniziativa della Giunta
    regionale, sono opportuni, anzi facciamo un plauso, oltre che un
    apprezzamento, dando tutta la nostra disponibilità a collaborare al
    suo miglioramento e a dare attuazione alla futura legge. Infatti in
    molti settori dell'economia, soprattutto nell'edilizia, dove di
    recente la Regione ha legiferato per contrastare fenomeni di
    illegalità e di lavoro nero, ma anche nel settore dei servizi delle
    cooperative, lamentiamo carenza anche di strumenti per contrastare
    fenomeni criminali e criminosi che molte volte sono limitrofi alle
    infiltrazioni mafiosi e al particolare oggetto cui si occupa la
    legge regionale in discussione. Perciò sosteniamo tali interventi
    legislativi, avendoli auspicati anche in passato e quindi ci
    rendiamo disponibili a dare il nostro contributo anche con proposte
    di emendamenti più puntuali e successive a questa audizione.
    È necessario concentrarsi sulle azioni della prevenzione primaria,
    ed in particolare su alcune azioni che vanno a rendere meno fertile
    il terreno sul quale le infiltrazioni mafiose possono intervenire.
    In specie, per il sistema delle cooperative, facciamo riferimento a
    tutto il settore degli appalti pubblici e non solo con riguardo al
    settore dell'edilizia, nell'ambito del quale con la legge regionale
    n. 11 del 2010 si è già intervenuto. Crediamo che gli enti pubblici
    debbano dare il buon esempio nel cercare di promuovere comportamenti
    che vadano a scoraggiare gli appalti al massimo ribasso, oppure i
    comportamenti delle stazioni appaltanti che affidano lavori o
    servizi alle imprese che non applicano i contratti collettivi
    nazionali di lavoro delle associazioni maggiormente rappresentative.
    La Regione Emilia-Romagna può fare da tramite come ente
    istituzionale e promuovere accordi con enti pubblici che vadano in
    questa direzione. Pensiamo magari ad una modifica nell'art. 3, o
    anche in un articolo successivo a questo.
    Per ciò che riguarda poi l'art. 4, suggeriremmo come integrazione
    anche un riferimento al ruolo della cooperazione sociale, nonché
    alla legge regionale n. 7 del 1994, prevedendo accanto al ruolo
    delle associazione di volontariato e alle altre associazioni anche
    quelle della cooperazione sociale. Quindi crediamo sia opportuno
    integrare il primo comma dell'art. 4.
    Sull'art. 7, riteniamo sia più opportuno intervenire per un maggiore
    ruolo delle associazioni rappresentative delle imprese e per un
    allargamento dell'oggetto ad altri comportamenti illegali e
    illeciti, non solo con riferimento all'usura, ma ad esempio anche al
    lavoro nero, all'evasione fiscale da parte delle imprese,
    all'inosservanza delle norme in materia di sicurezza, che sono tutti
    comportamenti favoriscono l'infiltrazione mafiosa. Il protocollo di
    Confindustria della Regione Sicilia di cui si è tanto parlato, i
    codici etici presentati dalle associazioni ed altri comportamenti
    che queste possono promuovere danno una grossa mano al
    raggiungimento degli obiettivi.
    Sempre su tale articolo, riteniamo possa insistere un collegamento
    con l'Osservatorio istituito dalla legge regionale sulla
    cooperazione n. 6 del 2006 e che prevede, anche per nostra proposta,
    la possibilità di utilizzarlo da parte delle associazione
    cooperative della regione per intercettare le false cooperative, che
    sono una fetta del problema, anche se sappiamo bene come il lavoro
    esternalizzato possa essere oggetto di strumentalizzazione da parte
    della criminalità. L'Osservatorio sulla cooperazione potrebbe
    collegarsi con quanto disposto in altre parti sugli Osservatori ed
    anche in questo articolo per ciò che concerne il ruolo delle
    associazioni.
    Infine, sempre sull'art. 7, pensiamo sia importante anche il
    coinvolgimento delle Camere di Commercio e comunque con il sistema
    camerale di Unioncamere, sempre promuovendo accordi, in quanto la
    Regione anche con questo progetto di legge ha cercato di utilizzare
    gli strumenti a sua disposizione.
    Sull'art. 8, crediamo importante un riferimento alla cooperazione
    sociale (cito la legge nazionale Pio La Torre) e in particolare
    all'insediamento delle cooperative sociali nella gestione dei beni
    affidati agli Enti locali per il loro ripristino e messa in opera.
    Sull'art. 10, abbiamo notato che si parla di cultura della legalità
    e della cittadinanza responsabile nel settore dell'economia. Questo
    però lo abbiamo percepito e inteso come imprese, ma occorre che,
    accanto al concetto di economia come impresa e sistema
    imprenditoriale, vada rilevato e integrato anche il coinvolgimento
    delle categorie professionali quali notai, avvocati, commercialisti,
    che comunque rappresentano una funzione anche di filtro nel momento
    in cui si costituiscono le imprese. Del resto da parte degli stessi
    professionisti in altri territori sono già stati messi in atto
    codici etici per fare da sponda alle associazioni imprenditoriali,
    agli enti pubblici, a chi controlla e ha funzione repressiva.
    Esistono già sperimentazioni anche locali da questo punto di vista
    per il coinvolgimento dei professionisti, perché crediamo sia una
    funzione fondamentale.
    In conclusione, auspichiamo che il progetto di legge di iniziativa
    del Movimento 5 Stelle ogg. 1078 sia unito al progetto della Giunta
    regionale per alcuni aspetti che sono per noi più positivi, con
    particolare attenzione però all'istituzione dei marchi di qualità,
    perché non vorremmo correre il rischio di avere delle certificazioni
    di qualità etiche o simili che finiscono per essere pezzi di carta.
    Infine sottolineo un esempio di quello che secondo noi è un
    comportamento virtuoso da parte della stessa Regione: stiamo
    lavorando con Intercent-ER e con l'assessorato di riferimento sulle
    linee guida circa la sostenibilità sociale negli acquisti pubblici.
    Chiaramente parliamo di responsabilità sociale, che è qualcosa di
    superiore e di ulteriore rispetto alla legalità. Nelle linee guida,
    l'assessore regionale alle attività produttive si è già speso
    dichiarando che vorrebbe che Intercent-ER e la Regione dicessero no
    agli appalti al massimo ribasso, ma accade che magari ci siano
    imprese che hanno la responsabilità sociale certificata, ma solo
    formalmente applicano contratti di lavoro regolari. Non bisogna
    certamente confondere la legalità con la responsabilità sociale, ma
    non dobbiamo nemmeno semplificare troppo. In tutto questo
    Intercent-ER è un esempio virtuoso della Regione che può fungere da
    traino per tutta la pubblica amministrazione. Ci rendiamo
    disponibili per dare ulteriori spunti alla Commissione. Vi ringrazio
    dell'attenzione.
    Dott. Pierpaolo ROMANI - Coordinatore nazionale Associazione Avviso
    Pubblico
    Buongiorno a tutti. Saluto i componenti della Commissione, la
    Vicepresidente della Giunta, i presenti. Avviso Pubblico è una
    associazione nata nel 1996 per mettere in rete tutti gli
    amministratori locali delle diverse forze politiche che fanno
    progetti concreti sui temi della lotta alle mafie e della legalità.
    Questo significa fare i bandi di appalto in un certo modo, sostenere
    percorsi per le scuole - stiamo collaborando anche con
    l'associazione Libera - aprire sportelli di prevenzione sul
    fenomeno dell'usura e dell'estorsione.
    Attualmente l'associazione ha superato i 190 Enti locali soci, 35
    dei quali sono in Emilia-Romagna. Aderiscono anche le Province di
    Parma, Modena, Ferrara e i Comuni capoluogo di provincia come
    Bologna, Reggio Emilia, Piacenza. L'associazione si è dotata di
    gruppi di lavoro: uno sul tema degli appalti, uno sul tema dei
    Comuni sciolti per infiltrazione mafiosa, uno sulla corruzione, uno
    sul tema dei giovani e la cultura.
    Inoltre abbiamo lanciato due progetti: il primo è chiamato legami
    di legalità e si prefigge di creare dei gemellaggi fra Comuni del
    Nord, del Centro e del Sud, non solo viaggi da una parte all'altra
    dell'Italia, ma anche scambio di lavori tra politici, tra
    funzionari, lavori con le scuole, coinvolgimento delle associazioni;
    il secondo progetto è rapporti internazionali , il modello su cui
    si basa la nostra associazione riscuote successo anche al di là
    dell'Italia e il gruppo di lavoro si propone di allargare agli Enti
    locali stranieri le nostre attività.
    Farò una rapida considerazione sulle proposte di legge, poi passerò
    la parola a Giuseppe Schena, sindaco di Soliera e membro del
    Comitato direttivo di Avviso pubblico . Noi giudichiamo
    positivamente la proposta di legge della Giunta e ci auguriamo che
    dei due testi ne nasca uno soltanto.
    Il progetto dà l'idea che la Regione comprende che il fenomeno delle
    mafie esiste, che è un problema che non riguarda più soltanto il
    Mezzogiorno d'Italia e oggi dobbiamo attrezzarci non solo per
    contrastare, ma anche per prevenire. L'infiltrazione nei territori
    centro-settentrionali è innanzitutto di carattere economico, ma
    iniziamo anche a vedere che questi gruppi criminali trovano nei
    nostri territori persone, anche all'interno delle pubbliche
    amministrazioni, che non li denunciano, ma anzi danno loro una mano.
    L'ultimo Comune sciolto per mafia è stato in provincia di Imperia,
    Bordighera, nell'ultimo mese, leggendo i giornali, vedete quello che
    è successo in Lombardia, in Veneto e la settimana scorsa nella
    provincia di Mantova, iniziamo ad avere degli amministratori locali
    che si incontrano con persone legate al mondo mafioso. Questo deve
    farci alzare le antenne.
    Allora la cosa importante da fare è lavorare sulla prevenzione. Come
    Avviso pubblico stiamo facendo due corsi per amministratori locali
    e funzionari della pubblica amministrazione per spiegare cos'è il
    fenomeno mafioso, come si presenta e quali possono essere gli
    indicatori da seguire, per essere voi a chiedere alle forze
    dell'ordine e alla magistratura di porre attenzione su determinate
    dinamiche che avvengono nel vostro territorio. Con l'Università di
    Pisa stiamo preparando una griglia di indicatori che aiuti a
    verificare quello che succede nella propria regione.
    Il secondo punto del progetto di legge che giudichiamo positivamente
    è che si è partiti dal censire l'esistente, dall'integrarlo e dal
    sistematizzarlo. Se le mafie sono criminalità organizzata, il
    contrasto alle mafie non può essere disorganizzato, deve essere anzi
    organizzato meglio. Significa lavorare sul filone
    educativo-culturale, bene l'attenzione sulle scuole e sulle
    Università, perché dalle Università arrivano gli imprenditori, i
    professionisti, i politici.
    Il secondo filone è la raccolta delle buone prassi. Ci sono in
    Italia sindaci che fanno buone cose, le stiamo raccogliendo e le
    mettiamo a disposizione nel centro di documentazione che sarà creato
    qui nella regione Emilia-Romagna. Anche la legge nella sua
    attuazione pratica deve tenere conto di una logica sistemica, ognuno
    fa il suo pezzo specifico, ma qualcuno tira le fila in una cornice
    ben definita rispetto alle conoscenze, rispetto alle azioni di
    prevenzione e di contrasto. Per noi è importante il principio che
    deve passare, che la legalità conviene, non basta dirlo a parole,
    bisogna trovare anche delle misure che rendano reale questo
    principio.
    Codici etici ce ne sono tantissimi in giro, la Commissione Antimafia
    ne ha fatti tre dal 1991, ancora oggi abbiamo persone che stanno
    sedute in certi posti in cui di fatto non dovrebbero stare. Lo
    stesso possiamo dire per i marchi di qualità. Benissimo i codici
    etici, alcuni sono ragionati, pensati, ma per quanto riguarda gli
    Enti locali noi tendiamo a ragionare su dei regolamenti, su
    disposizioni che vincolino, su cui misurare se le cose vengono
    applicate oppure no.
    Per noi è importante che si sia prestata attenzione alla Polizia
    locale, perché ha un ruolo importante nel controllo del territorio.
    Leggendo alcune inchieste si percepisce come le indagini siano
    partite spesso da segnalazioni fatte dalla polizia locale.
    Per quanto riguarda i beni confiscati, prendere un bene a un mafioso
    e utilizzarlo per scopi sociali è simbolicamente fondamentale. Come
    Avviso pubblico abbiamo chiesto al legislatore nazionale che se un
    Comune usa fondi per ripristinare un bene confiscato, quindi che era
    stato acquistato con denaro frutto di azioni che hanno calpestato i
    diritti delle persone, ed usa quel bene per farne un luogo dove i
    diritti vengono riconosciuti, quelle spese non vengano imputate nel
    calcolo del patto di stabilità. Ci troviamo davanti a una situazione
    delicata da questo punto di vista, pensiamo anche che il 50% delle
    aziende confiscate finiscono per chiudere, alcune perché nascono
    come lavatrici di denaro, altre perché manca la capacità manageriale
    di conduzione. Rendere conveniente la legalità, significa premiare
    gli imprenditori che hanno denunciato, e magari sono stati costretti
    a lasciare le loro terre ma hanno il know-how che permetterebbe di
    far funzionare nuovamente la loro azienda.
    Chiudo con tre considerazioni e assicurando il sostegno di Avviso
    pubblico nell'attuazione di questa legge.
    Sostenere le vittime è importante, sono i primi testimoni e danno
    informazioni fondamentali per colpire questi gruppi criminali che
    aggrediscono sempre più con un'ottica sistemica. Sostenere le
    vittime dà un vantaggio notevole per la diffusione della cultura
    della legalità.
    Nelle regioni centrosettentrionali esiste la sindrome del pendolo
    rispetto alle mafie, da un lato verso la convinzione che la mafia
    non esiste, oppure che è nel comune vicino, oppure è di poco conto.
    C'è rischio di sottovalutazione e negazione. Dall'altra parte invece
    è l'opposto, è tutta mafia e quindi se è tutto mafia niente è mafia.
    Dobbiamo invece attrezzarci a distinguere la mafia da quello che non
    lo è, per rispondere a ciò che è mafia.
    Chiudo dicendo che le risorse sono fondamentali. Gli Enti locali
    stanno subendo tagli importanti che vanno a incidere soprattutto
    sulla spesa sociale, mentre essa è centrale per fare azioni che
    sottraggano consenso sociale alle mafie. Noi siamo convinti che il
    discorso delle risorse che mancano sia valido fino a un certo punto,
    pensiamo che le risorse ci siano e che i politici onesti devono
    mettersi insieme e andarsele a riprendere. Se mettiamo insieme il
    fatturato delle mafie, dell'evasione fiscale, della corruzione
    scopriamo che le risorse a favore delle legalità ci sono.
    Siamo disponibili a dare la nostra collaborazione alla Regione.
    Grazie.
    Dott. Giuseppe SCHENA - Sindaco di Soliera (Mo), componente Comitato
    direttivo nazionale Associazione Avviso Pubblico
    Buona giornata, grazie dell'opportunità. Aggiungerò solo qualche
    considerazione a quanto il coordinatore ha già chiarito. Voglio
    partire dalla conclusione del titolo del progetto di legge,
    cittadinanza responsabile , riferendomi al tessuto istituzionale,
    sociale ed economico che ha costituito in questa regione una sorta
    di anticorpo nel passato.
    Da qualche tempo mi dedico a questi temi e ho rivisto una serie di
    rapporti, tra cui uno del CNR di una dozzina di anni fa, che faceva
    un quadro di questa regione e della sua realtà economica e sociale,
    affermando che qui c'era una sorta di barriera, un vissuto del
    passato che aveva creato gli anticorpi. Teniamo in conto questo, ma
    facciamo bene a considerare che bisogna rivitalizzare questi
    anticorpi, che è necessario prendere atto di un cambiamento avvenuto
    dal punto di vista generazionale, ma anche del tessuto economico,
    culturale e sociale. Le nostre province e il nostro territorio non
    sono gli stessi di 15 anni fa.
    Il progetto di legge quindi era inevitabile, Avviso pubblico
    ritiene che di criminalità e giustizia sia necessario parlare in un
    quadro di riferimento nazionale, sia dal punto di vista legislativo,
    sia dal punto di vista dell'applicabilità, ma è indispensabile che,
    nel percorso di prevenzione e di riduzione del danno, vi sia il
    coinvolgimento delle Regioni e degli Enti Locali.
    Una risposta attesa da parte nostra è che la Regione Emilia-Romagna
    si dotasse di una legge sulla promozione della legalità. Faccio tre
    riferimenti che ritengo siano decisivi.
    Il primo punto è legato alla prevenzione primaria e secondaria, dove
    questi strumenti e queste risorse sono fondamentali e devono essere
    utilizzati in stretto coordinamento con Enti Locali e
    associazionismo. La legge fa bene a istituzionalizzare questi
    rapporti, che non possono essere fuori da un percorso di
    coordinamento fra le attività di prevenzione e riduzione del danno.
    La seconda cosa è l'utilizzo dei beni confiscati e l'attenzione alle
    vittime. La Regione dovrebbe chiarire che i beni confiscati non sono
    solo quelli frutto di condotte che si riferiscono ad attività
    mafiose e di crimine organizzato, ma anche alla corruzione. Dal 2007
    esiste una legge che prevede la confisca e l'utilizzo dei beni
    derivati da attività di corruzione, legge che è inapplicata. Sarebbe
    utile che in questa regione vi fosse un preciso riferimento anche a
    questa tipologia di frutto del reato. E' decisivo che all'art. 8 si
    preveda che annualmente vi sia un piano per gli interventi utili a
    praticare l'utilizzo dei beni confiscati e che questo sia un
    elemento fondamentale nell'impianto della legge.
    Chiudo con un riferimento ad Avviso pubblico . Mi fa piacere,
    apprezziamo che la Regione aderisca, ma il fatto che debba farlo
    attraverso una legge mi porta a pensare che a volte l'utilizzo dei
    beni confiscati e i rapporti delle vittime con gli Enti locali siano
    appesantiti dalla necessità di fare determinati percorsi. Siamo
    convinti che sul tema legalità e promozione della legalità, il
    livello regionale e locale sarà decisivo. Per questo, come
    associazione, dobbiamo strutturarci sul territorio in modo più pieno
    di quanto fatto fino ad oggi e sono convinto che dovremo tenere con
    la Regione Emilia-Romagna relazioni assolutamente durature e
    continue.
    Vorrei chiudere con una sorta di provocazione, se me lo consentite.
    In una audizione tenutasi presso la Camera dei Deputati il
    presidente Campinoti presentò una serie di proposte che Avviso
    pubblico aveva elaborato e che metteva nella disponibilità della
    Commissione Antimafia e della Commissione parlamentare. Tra queste
    si faceva riferimento al fatto che si facesse una sorta di
    previsione che i condannati per reati relativi a mafia, corruzione e
    crimine organizzato potessero essere esclusi dai percorsi di
    rappresentanza istituzionale e politica già in primo grado. E'
    evidente che non dobbiamo sconvolgere il dettato costituzionale, la
    sentenza è tale solo quando è passata in giudicato, ma credo che
    prevedere all'interno di una legge di questo tipo meccanismi
    incentivanti a disposizione dei gruppi consiliari di forze politiche
    che escludono già dalla rappresentanza istituzionale e politica
    persone condannate in primo grado sarebbe una buona cosa, perché gli
    amministratori, i rappresentanti delle istituzioni, non sono
    cittadini qualunque. Grazie.
    Dott. Gianni TONELLI - Presidente nazionale SAP (Sindacato Autonomo
    Polizia)
    Ringrazio la Commissione che ci ha dato questa opportunità. Io
    rappresento il Sindacato Autonomo di Polizia, che in questa regione
    conta il maggior numero di iscritti e mi faccio interprete della
    comunità che rappresento. Abbiamo letto i due progetti di legge e
    posso fare alcune considerazioni che nascono dalla nostra categoria.
    E' indispensabile che vi sia un percorso educativo nelle scuole. La
    cultura della legalità ha dei tramiti che sono le istituzioni. In
    questo senso molte volte le forze dell'ordine sono chiamate per
    svolgere un ruolo primario di contatto.
    Ho riscontrato però, nelle giovani generazioni - non voglio
    analizzare da dove possa derivare - una forte ostilità, trovo le
    platee divise a metà, tutto ciò che è istituzione viene visto con
    grande diffidenza e antipatia. L'ostilità è il primo nemico per
    l'educazione, perché il messaggio di vicinanza si deve basare su un
    canale privo di ostacoli, se c'è diffidenza il messaggio non potrà
    mai arrivare, non verrà mai recepito. Mi sono trovato in difficoltà
    e ho cercato di comprendere, ma spesso una ostilità da parte di un
    certo gruppo esisteva nei confronti delle istituzioni, quando si
    parla non tanto e soltanto degli uomini in divisa, perché le
    istituzioni nella divisa trovano maggiore identificazione, ma tutto
    ciò che nasce da istituzioni è visto con disfattismo, viene
    considerato aprioristicamente negativo. Questo è un male, perché la
    lotta alla cultura deviata necessita di recuperare il rapporto con
    le giovani generazioni, altrimenti rischieremo di seminare il grano
    nella sabbia e non riusciremo a raccogliere nulla.
    Il testo base all'art. 1 sostiene la necessità di coinvolgere le
    amministrazioni statali e gli enti pubblici nel contrasto alla
    criminalità, è un passaggio indispensabile e ciò che è stato molte
    volte lasciato ai singoli Comuni deve essere avocato e coordinato
    dalle Regioni.
    I cosiddetti patti per la sicurezza devono trovare un punto di
    coordinamento locale, altrimenti rischiamo di dare libero sfogo o
    dare un vantaggio ai soggetti più forti che possono avere sul
    territorio una competenza che travalica le altre. Chi si pone il
    problema di combattere la criminalità deve conoscere questi aspetti,
    per progredire. Ad esempio Bologna e Imola, che è il 54esimo Comune
    d'Italia: il nostro apparato è stato organizzato secondo un
    principio storico-amministrativo ormai obsoleto, secondo il quale le
    città che avevano avuto un certo ruolo nei secoli precedenti lo
    hanno mantenuto nel tempo, con tutta la macchina che si è
    sviluppata, istituzioni militari e di sicurezza. Imola ha 70.000
    abitanti e un circondario di 130.000, ha 200 operatori tra Polizia
    di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, addetti al controllo del
    territorio. Castel San Pietro Terme ne ha 740, quindi i criteri
    vanno rivisti. La Regione non deve abbandonare i Comuni, perché
    Imola è una città, parliamo di infiltrazioni mafiose, ma se non
    riusciamo a controllare il territorio nemmeno dal punto di vista
    della criminalità spicciola, quella predatoria, gli scippi, i
    borseggi, le piccole rapine, figuriamoci se possiamo fare uno sforzo
    per prevenire le infiltrazioni della criminalità organizzata e del
    riciclaggio del denaro, che sono invisibili e silenti. I singoli
    Comuni non possono singolarmente essere in grado di intervenire
    senza il coordinamento regionale.
    Il sindaco del Comune di Bologna può avere la forza per addivenire a
    un patto con il Ministero dell'Interno per la sicurezza, ma il
    singolo Comune difficilmente avrà l'energia per farsi ascoltare.
    Certo, non è competenza delle Regioni, tuttavia la matrice dei
    problemi nell'apparato della sicurezza ha un nome: 7 forze di
    polizia, 5 dello Stato e 2 degli Enti locali e in alcune Regioni
    come il Friuli 3. Questo significa buttare energie, uomini e mezzi.
    Si dice non ci sono uomini , ma se si fa un ragionamento
    complessivo è una sciocchezza , in quanto abbiamo un operatore di
    polizia ogni 180/190 abitanti, mentre in Francia e in Germania è uno
    ogni 280, in Inghilterra uno ogni 390. Non ci sono risorse, si dice,
    sono stati fatti tanti tagli e questo è indiscutibile, però in
    Italia noi spendiamo più di tutti gli altri Paesi, facendo
    riferimento sempre a Francia e Germania, Paesi omogenei al nostro.
    Noi spendiamo 500 euro pro capite ogni anno per la sicurezza, in
    Francia e Germania 420, ma non è che hanno meno mezzi o sono in una
    condizione di difficoltà, è una questione di razionalizzazione.
    Chiaro che avere 7 apparati logistici, organizzativi, significa
    buttare risorse ed energia.
    Non è competenza della Regione, ma gli amministratori locali devono
    farsi interpreti perché il danno è per tutta la comunità. Una
    metafora che uso sempre è che continuiamo ad andare in erboristeria
    per curare una peritonite. Sono processi lunghi e di riforma, ma
    bisogna ragionare partendo da questi problemi.
    La politica a sostegno delle vittime è da collegarsi al Memorial
    day, è fondamentale sostenere nella cultura collettiva tutti coloro
    che mettono a rischio la propria vita o la propria condizione,
    compresi gli operatori. Devono avere un sostegno adeguato.
    Non è un caso che ogni anno in tal senso, con la nostra
    organizzazione, siamo alla 19esima edizione, con il patrocinio della
    Presidenza della Repubblica, su tutto il territorio nazionale
    promuoviamo una serie di manifestazioni, dibattiti e convegni in
    occasione dell'anniversario della strage di Capaci, per mantenere
    vivo il concetto che le vittime non possono essere abbandonate.
    Altrimenti il messaggio è devastante, come è devastante il fatto che
    se un collega, durante un arresto, viene ferito e portato al pronto
    soccorso, deve pagarsi il ticket. Ci sono Comuni che hanno avocato a
    sé questa spesa, è un simbolo, ma se le vittime sono abbandonate a
    se stesse, se un sistema non è riconoscente, come possono accettare
    le vittime della mafia o i familiari di chi ha pagato anche con la
    vita la lotta alla criminalità di trovarsi abbandonati dal sistema
    che hanno cercato di servire? Il messaggio è il disfattismo. Non
    esiste più il dovere civico di collaborare. Il sistema deve
    corrispondere la lealtà e la fedeltà con la stessa forza.
    Il tema dell'Osservatorio poi è importantissimo. L'Osservatorio deve
    essere agile e snello, per avere informazioni e indicazioni. Come
    sindacato mi rendo disponibile a fungere da collettore, di porre
    quesiti e interrogare colleghi su questioni su cui desiderate un
    ausilio tecnico.
    Nella stessa direzione va anche il progetto dei consiglieri Favia e
    Defranceschi, sul fatto di coinvolgere le Camere di Commercio, le
    associazioni di categoria. Nove anni fa a Imola organizzammo proprio
    in questo senso un convegno con Ascom e CNA e la sollecitazione ai
    piccoli imprenditori era proprio questa: la vostra attività ha
    intorno un mondo che interferisce e se nella vostra attività ci sono
    soggetti che in maniera criminale intervengono in quel settore, voi
    ne avrete un danno. Le associazioni di categoria devono essere
    sollecitate, a parole sono sensibili, ma concretamente ci si ferma
    di fronte alle energie che si considerano quasi sprecate.
    Per quanto riguarda infine l'art. 3, relativo alle scuole, noi con
    la Regione Valle d'Aosta ogni anno realizziamo iniziative, incontri
    con le Forze dell'ordine. Servono energie, è un'attività di
    volontariato, ma è uno dei punti su cui dover investire per il
    futuro del nostro Paese. Grazie.
    Dott. Franco ZAVATTI - CGIL regionale Emilia-Romagna
    Buongiorno a tutti. Esprimo il contributo del sindacato
    confederale, anche perché abbiamo già avuto modo di indicare la
    ragione della nostra forte adesione allo spirito, agli obiettivi ed
    alle linee del progetto di legge regionale della Giunta in un
    incontro con la vicepresidente Saliera circa un mese fa, e perché
    sto constatando una convergenza, interessante e costruttiva, su
    alcuni punti ed osservazioni che ho già sentito nel corso degli
    interventi che mi hanno preceduto.
    Quindi tralascio tutti gli aspetti già sottolineati sull'assetto
    della proposta di legge, sull'ambito che si pone non riguardo al
    versante del contrasto attivo, ma della prevenzione. Non a caso i
    termini chiave nel corso degli articoli sono quelli di concorrere
    allo sviluppo della convivenza civile, alla promozione della cultura
    della legalità, alla collaborazione con altri enti ed istituzioni,
    privati, associazioni, volontariato, accordi di programmi, tutti
    aspetti questi e definizioni che denotato il taglio della normativa
    proposta.
    Farò alcune osservazioni e valutazioni propositive dal punto di
    vista dell'organizzazione sindacale confederale, quindi sul lavoro e
    sulla legalità del lavoro e partirei, se mi è consentito, da una
    osservazione sul titolo della legge che dà un po' l'imprintig
    Misure per l'attuazione coordinata delle politiche a favore della
    prevenzione ecc... e aggiungerei di azioni di sostegno al recupero
    dei beni e delle imprese sequestrate . Questo è un aspetto
    fondamentale, ripreso nel testo degli articoli della legge e
    pertanto credo che sia significativo richiamarlo fin dal titolo.
    Così come, laddove si fa riferimento, sia nella relazione che negli
    articoli - ad esempio l'8 ed il 10 -, ai beni sequestrati, direi di
    proporre sempre la definizione di beni ed imprese sequestrati e
    confiscati in quanto sono due tipologie che implicano problematiche
    profondamente diverse.
    Per quanto riguarda poi l'art. 7 (Interventi per la prevenzione
    dell'usura), ritengo che il testo della relazione di accompagnamento
    al progetto di legge sia molto più esaustivo rispetto a quello
    dell'articolo. Inoltre nel titolo o non si cita una tipologia,
    l'usura appunto, oppure nel corso dell'articolo stesso credo sia il
    caso segnalare le tipologie che almeno nel nostro territorio sono o
    presenti o emergenti come l'estorsione, le forme di illegalità
    economiche, il gioco d'azzardo, la tratta delle persone e aggiungo
    il caporalato quale fenomeno illecito del brutale sfruttamento della
    manovalanza più debole attraverso il ricatto, già positivamente
    ricompreso nella relazione illustrativa ma trovare un recupero anche
    nell'articolato.
    Condividiamo inoltre molto l'aggiunta (lettera c, al comma 1 bis)
    concernente la promozione di specifiche azioni per la prevenzione
    del riciclaggio e del reinvestimento dei capitali, e forme di
    sostegno alla diffusione dei codici etici da assumere da parte delle
    associazioni, categorie economiche e professionali, questo è un dato
    di fatto su cui occorre che tutti lavorino, è un tema, un settore di
    lavoro, valido per tutti. La scarsa propensione di alcune categorie
    professionali alla segnalazione e alla denuncia è un dato di fatto
    da cui bisogna partire. Quindi bene i codici etici con un adeguato
    sostegno.
    All'art. 8, azioni finalizzate al recupero e riutilizzo dei beni e
    delle imprese confiscate, si potrebbe fare una integrazione, un
    rafforzamento per la continuità produttiva delle imprese sotto
    sequestro. I lavoratori dipendenti perdono il posto di lavoro quindi
    da iniziali alleati nell'iniziativa giudiziaria di sequestro,
    rischiamo di trovarli dalla parte opposta. E' necessario evitare la
    chiusura, la liquidazione che avviene in nove casi su dieci. Il tema
    è quello di inventare forme di sostegno, ridurre i tempi fra
    sequestro e confisca, che sono lunghissimi. Agevolare le imprese
    sequestrate gravate di mutui e ipoteche, che sono motivo di
    strozzatura nella totale indifferenza del sistema bancario. Gli Enti
    locali hanno responsabilità nell'assicurare la continuità delle
    licenze per la prosecuzione dell'attività, perché bar, tabaccherie e
    pizzerie dapprima sequestrate sono poi chiuse perché sono scadute le
    licenze, se non c'è la sensibilità per garantirne il rinnovo.
    Da ultimo, per quanto riguarda la partecipazione ad Avviso
    pubblico , noi vorremmo che fossero previsti anche i diritti di
    costituirsi parte civile nei procedimenti giudiziari di particolare
    rilievo. Grazie.
    Dott. Pietro FILIPPINI - Segreteria regionale SILP CGIL
    Emilia-Romagna
    Buongiorno, grazie per l'invito e per l'opportunità che ci avete
    offerto. Rappresento il sindacato dei lavoratori di polizia per la
    CGIL, sono componente della segreteria regionale. Molte cose sono
    state già dette, ma vorrei fare qualche riflessione. La nostra
    valutazione è assolutamente positiva ed esprimiamo un grande
    apprezzamento, è molto importante mantenere alta l'attenzione su
    questi problemi.
    In tutto il progetto di legge lo spirito è quello che si basa sullo
    scambio delle informazioni, dei dati, delle notizie, sulla cultura
    della legalità, cioè investire in progetti di formazione e
    sensibilizzazione e sul sostegno alle vittime. Perché sono
    importanti? Un giornalista, Giuseppe Fava, ucciso negli anni 80
    dalla mafia, scrisse che gli elementi necessari perché possa vivere
    la mafia, sono la miseria, l'ignoranza e la paura. Si cerca di
    mettere a fuoco lo scambio di informazione fra pezzi della società,
    non solo fra i soggetti preposti al contrasto al crimine
    organizzato, ma anche fra le associazioni di categoria, gli Enti
    locali, gli amministratori. Questo squarcia il velo sulle attività
    criminali mafiose e le rende più vulnerabili.
    Il sostegno alle vittime è fondamentale, abbandonarle significa
    rafforzare organizzazioni criminali che possono anche gestire in
    maniera efficace il controllo del territorio in alternativa allo
    Stato, questo lo vediamo soprattutto in alcune regioni del
    Mezzogiorno.
    La cultura della legalità è una cosa che condividiamo e su cui
    bisogna puntare perché le organizzazioni criminali mafiose si
    infiltrano in modo da rendere indefiniti i limiti tra legalità e
    illegalità, fra lo Stato e l'antistato. Ciò rende insidiose queste
    organizzazioni. Vi possono essere comportamenti disdicevoli, ma non
    illegali e bisogna spiegarlo ai giovani, che non sono contro lo
    Stato, ma vogliono comprendere le dinamiche di questi fenomeni, che
    sono complesse e particolari.
    Anche noi pensiamo che rispetto alla relazione di accompagnamento al
    progetto di legge, in qualche caso il testo degli articoli sia
    riduttivo. Pensiamo che il reato di usura non sia l'unico che indica
    sofferenza, ce ne sono altri, quelli estorsivi, ad esempio
    l'imposizione di forniture, di servizi, di manodopera sia ad imprese
    edili sia commerciali. Chi si aggiudica un appalto al massimo
    ribasso non ha problemi economici ed è alto il rischio di una
    infiltrazione. Le mafie non hanno l'interesse ad avere un ritorno in
    termine di guadagno. Se interi gruppi migrano da una parte all'altra
    del Paese, il primo obiettivo è quello di creare una rete di
    conoscenze, ad esempio con amministratori pubblici ed Enti locali,
    pezzi di società che possono rivelarsi utili per una strategia al
    momento non comprensibile. Sono disposti a lavorare in perdita. Ci
    sono inserimenti di manodopera di persone e di capitali considerati
    a costo zero. Intanto io mi radico da qui a 20 anni in
    quell'ambiente e prendo i contatti con le persone giuste, poi mi
    organizzo meglio. C'è un filo doppio con le attività criminali, la
    tratta delle persone, lo sfruttamento della prostituzione e reati
    come spaccio di stupefacenti e traffico di armi, sono reati i cui
    proventi possono essere reinvestiti in condizioni favorevoli.
    Riteniamo, per quanto riguarda l'adesione della Regione ad Avviso
    pubblico , che il Presidente della Regione possa costituirsi parte
    civile nei procedimenti contro le organizzazioni criminali, per
    rafforzare il procedimento e dare un segnale.
    Pensiamo che lo scambio di informazioni sia importante. All'art. 14
    si parla di una raccolta di dati sulla criminalità, riteniamo che si
    possano trasmettere anche alla DDA (Direzione distrettuale
    antimafia) del Tribunale di Bologna e ad organismi investigativi.
    Questo esalterebbe l'efficacia dell'attività di prevenzione.
    Pensiamo che gli esiti di controlli della polizia municipale, che ha
    grandi capacità di conoscenza e controllo del territorio, o anche di
    organismi di controllo sanitari e previdenziali nelle attività
    commerciali e nei cantieri, non tali da allarmare le autorità di
    polizia, dovrebbero essere segnalati, per aiutare a prevenire e
    capire se qualcuno tenta di infiltrarsi o di proporsi per fornire un
    proprio servizio.
    Noi rinnoviamo la nostra disponibilità al confronto e a partecipare
    a iniziative sul tema e offrire il contributo di esperienza e
    conoscenza su questo fenomeno. Grazie.
    Dott. Sandro CHIARAVALLOTTI - Segretario regionale Emilia-Romagna
    SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia)
    Grazie a tutti. Siamo un sindacato che si impegna con diverse
    iniziative nelle scuole e soprattutto con le associazioni, in quanto
    come poliziotti dobbiamo fare capire alla società civile che il
    nostro lavoro si vanifica se non c'è una cultura della legalità. Si
    catturano latitanti con molti sacrifici ma poi la mafia si rigenera.
    Nelle scuole i ragazzi criticano la politica, dobbiamo spiegare che
    le istituzioni non sono malate, eventualmente lo sono le persone che
    le rappresentano. Dobbiamo fare capire ai ragazzi che quando gli si
    dice che il futuro appartiene a loro non li prendiamo in giro,
    dobbiamo stimolarli ad appropriarsi del presente e ricordare loro
    che chi ha lottato per l'unità di Italia aveva solo 20 anni. Vi
    ringrazio e manderò l'intervento scritto.
    Dott. Daniele BORGHI - Referente regionale Associazione Libera
    Vorrei fare alcune considerazioni di carattere generale, con la
    premessa che apprezziamo il testo della legge presentato dalla
    Giunta regionale e condividiamo il percorso che ha portato alla
    presentazione di questo stesso testo. Per quanto riguarda
    l'educazione alla legalità nelle scuole, come Libera andiamo
    quotidianamente nelle scuole e sul tema del valore della legalità
    come strumento per raggiungere la dignità delle persone abbiamo
    sempre trovato il massimo ascolto, sensibilità e adesione da parte
    dei ragazzi. Il numero delle scuole che chiedono di lavorare con noi
    aumenta ogni anno. Il presente per quei ragazzi, se confortato dalla
    dimostrazione di buone pratiche, ci deve far pensare che siamo sulla
    strada giusta e da qui possiamo partire per realizzare quella grande
    rete che desideriamo costruire a partire da oggi e quindi vedere il
    nostro futuro e le nostre azioni in positivo.
    Molti di voi sono intervenuti sull'art. 7, per cercare di integrare
    le tipologie in aggiunta all'usura. Siamo partiti anche noi pensando
    di aggiungere il racket, ma mi chiedo se sia meglio fare l'elenco di
    tutte le attività criminogene, oppure parlare genericamente di
    attività criminali di stampo mafioso, così da evitare di
    dimenticarne qualcuna o creare confusione nell'applicazione della
    legge.
    Per quanto concerne poi l'art. 8, la norma parla dei beni confiscati
    e assegna ai Comuni la possibilità di utilizzare il fondo messo a
    disposizione per la ristrutturazione dei beni sequestrati. La
    precisazione che chiediamo è la seguente: sulla base della legge n.
    109 del 1996, i beni possono essere tenuti dallo Stato, dati ai
    Comuni, oppure assegnati alla società civile, quindi il Comune usi
    quei fondi per ristrutturare il bene che può trattenere ai fini
    sociali, oppure metterlo a disposizione della società civile, a
    favore quindi di chi non avrebbe le possibilità economiche di
    intervenire.
    L'ultima osservazione è una richiesta di delucidazioni sulla
    struttura regionale: noi crediamo, e questa audizione è già una
    prima esperienza positiva, che la nostra sia una battaglia da
    combattere tutti insieme, altrimenti non potremo vincere. Il segnale
    che vogliamo dare con questa legge, che costituirà un volano per
    mettere in moto tante altre iniziative e proposte nei prossimi anni,
    è quello di una comunità forte. Se finora alcuni più di altri si
    sono occupati di contrasto alla criminalità, ora mettendoci insieme,
    cerchiamo di alzare un muro enorme per contrastare e debellare la
    presenza delle organizzazioni malavitose. La criminalità deve sapere
    che, con questa legge, ci sarà chi studia, chi riflette e chi
    periodicamente - vengo al punto - si confronta sulle cose da fare,
    valuta le buone pratiche che ognuno di noi applica e decide di
    attuare negli anni successivi delle strategie e delle prassi comuni.
    In supporto a questa legge, quindi, ci deve essere la possibilità di
    un confronto periodico attivato probabilmente da questa struttura
    regionale. Tutti coloro che si occupano di contrasto alle mafie,
    quindi le istituzioni, le associazioni, la magistratura, le forze
    politiche, chi ha responsabilità specifiche e quindi riceve e dà
    informazioni, dovrebbe trovarsi intorno a un tavolo per verificare
    quanto è stato fatto, mettere all'ordine del giorno quello che
    sarebbe interessante fare e distribuire i compiti.
    All'art. 10 si dovrebbe quindi specificare con più determinazione
    che la struttura regionale deve convocare periodicamente le
    antenne sul territorio per contribuire tutti insieme, quando fra
    due anni la clausola valutativa imporrà la verifica delle cose
    fatte, a che si possa dire è andata bene, continuiamo su questa
    strada . Grazie.
    Colonnello Carlo GERMI - Segretario nazionale FICIESSE (Associazione
    Finanzieri Cittadini e Solidarietà)
    Sono il segretario nazionale dell'Associazione Finanzieri,
    Cittadini e solidarietà. È un'associazione nata nel '99 con lo scopo
    di far crescere la democrazia nei corpi militari e nelle forze
    armate e diffondere la legalità tra i cittadini. Legalità che noi
    intendiamo in maniera ampia, soprattutto come legalità fiscale. Il
    nostro campo è infatti soprattutto economico e quindi negli
    interventi che facciamo come associazione nelle scuole ai ragazzi
    noi cerchiamo soprattutto di inculcare il concetto che pagare tutti
    significa pagare meno . Ma ci occupiamo anche di legalità da un
    punto di vista più generale e quindi di contrasto alla criminalità
    organizzata e alle mafie. Quando siamo venuti a conoscenza di questa
    iniziativa della Regione Emilia-Romagna, abbiamo subito colto
    l'occasione per presentarci qui, come è successo in altre regioni,
    ad esempio la Lombardia, per dare il nostro contributo come tutte le
    altre associazioni.
    Rispetto a quanto detto finora - che condivido - faccio soltanto
    un'osservazione. Sono convinto che il settore della prevenzione sia
    il settore primario per il quale debba entrare in vigore la legge di
    un Ente territoriale. Parlo da operatore di una Forza di polizia che
    ha sempre cercato per carattere di fare della prevenzione un punto
    fondamentale, eppure nel corso della mia carriera non ci sono
    riuscito, nel senso che le Polizie e le Istituzioni si occupano
    principalmente di contrasti e di controlli, ma non abbastanza di
    prevenzione. Non si è ancora capito che si potrebbe fare molto di
    più se una parte delle forze occupate nei contrasti e nei controlli,
    si occupassero invece di prevenzione ed educazione. Forse non è
    scritto abbastanza chiaro nelle norme, nei regolamenti, nelle varie
    leggi che disciplinano cosa devono fare queste istituzioni. Per
    questo motivo è importante che la normativa oggi in discussione si
    occupi nella sua prima parte di prevenzione.
    Forse è una osservazione sbagliata, ma mi sembra di percepire, tra
    l'art. 4 e l'art. 5, una certa valenza superiore attribuita alle
    istituzioni, mentre la mia esperienza è che la prevenzione è fatta
    soprattutto dal volontariato e se non ci fossero le associazioni non
    ci sarebbe prevenzione. A mio parere vi sarebbe dovuto essere un
    articolo unico, comprensivo di istituzioni ed associazioni, mentre
    l'art. 5 parla solo degli enti ed istituzioni e va a specificare in
    tre lettere a), b) e c) cosa essi possono fare. Si tratta di
    attività che possono fare benissimo, e che peraltro hanno fatto
    finora, anche le associazioni.
    Oltre a questo, all'art. 7, se si dovessero fare delle integrazioni,
    forse sarebbe opportuno mettere anche l'evasione fiscale, ma capisco
    che la norma è specifica e quindi bisognerebbe anche cambiare il
    titolo, oppure lasciare ad un'altra disposizione questo aspetto che
    ritengo, per la mia esperienza, veramente importante. L'evasione
    fiscale è infatti un cancro nella società italiana, combatterla e
    vincerla sarebbe uno dei punti che farebbero veramente fare un passo
    avanti al nostro Paese.
    Ultimo punto: sono d'accordo con il collega del SAP che parlava
    delle sette Forze di polizia. È veramente una cosa scandalosa e che
    andrebbe modificata. Secondo me col federalismo fiscale e con la
    possibilità di intervento delle Regioni, si dovrebbe cercare di far
    capire che un'unica forza di polizia ben diretta ed articolata
    potrebbe fare molto meglio il lavoro che oggi fanno sette corpi di
    polizia diversi. Grazie.
    Dott. Gianni PEDRAZZINI - Segretario regionale CISL Emilia-Romagna
    Faccio una rapidissima premessa e poi alcune proposte, che secondo
    che me sono operative e fondamentali, richiamando alcune parole
    chiave. Devo ribadire che, come già detto in occasione dell'incontro
    con la vicepresidente sulla presentazione di queste norme, noi ci
    siamo proprio, come sindacato della CISL e come rappresentanti dei
    lavoratori vogliamo proprio partecipare. Perché non solo
    condividiamo quanto detto da chi mi ha preceduto, il responsabile
    della finanza, che ha detto del grande valore delle associazioni sul
    territorio, quindi della rappresentanza fatta dai soggetti che sono
    direttamente coinvolti. In questo caso sto parlando ovviamente del
    sindacato e sto parlando dei nostri referenti che sono poi le
    imprese.
    Ma anche perché noi riteniamo che questo faccia molto cultura.
    Quando parliamo di queste cose è fondamentale la norma, ma ancora
    più fondamentale è l'educazione personale, cioè avere la convinzione
    che la legalità è un qualcosa che si matura dentro. La norma è utile
    se ovviamente c'è questo processo di crescita personale verso la
    legalità.
    Per questo mi sento di dire qui che quello che oggi serve, - e mi
    aggancio all'intervento precedente, cioè alla questione della forte
    evasione fiscale, di tutte le cose più negative, come ad esempio la
    questione degli appalti (sono stato trent'anni sindacalista nel
    settore dell'edilizia, quindi capisco di cosa si sta parlando quando
    ragioniamo di queste cose), o come ad esempio la questione
    dell'intermediazione finanziaria (abbiamo visto i dati e sono
    spaventosi) - è tentare di fare processi anche diversi. Lo dico da
    sindacalista: purtroppo noi siamo stati toccati (è finito anche sui
    giornali, ma lo richiamo a voi che siete i rappresentanti delle
    istituzioni) e siamo stati anche vittime. Alcuni sindacalisti sono
    stati minacciati e si sono trovati in una condizione pesante e non è
    facile essere nella condizione di vittime, perché si mette a
    repentaglio non solo la propria vita e la propria serenità, ma anche
    la vita delle proprie famiglie.
    E' una battaglia che si deve fare insieme e si deve vincere insieme,
    quindi dentro la norma, questa attenzione forte al valore delle
    associazioni e alla questione della responsabilità che ciascuno si
    deve assumere per le proprie competenze e al valore dei ruoli che
    vanno sempre esercitati, diventa una cosa fondamentale. Se non
    funziona la rete ciascuno di noi con le proprie competenze e i
    propri ruoli fa fatica ad esserci.
    La terza cosa che mi sembra importante - il dibattito di questa
    mattina è stato molto interessante e mi è piaciuto e secondo me è
    foriero anche di un'attenzione doversoa - è la questione di
    responsabilità sociale di impresa. Io credo che bisogna partire da
    qua. Poi è stata citata anche la questione dei codici etici, dei
    marchi di qualità, ecc. ma teniamo in considerazione il senso di
    tutte queste proposte: se noi capiamo il senso, nella norma, lo
    possiamo mettere.
    Perché lo dico? Perché vuol dire che c'è tutta una filosofia di
    fondo che coinvolge le rappresentanze sindacali, dei lavoratori e
    delle imprese, dentro ad una modalità di essere e di operare. Dò per
    scontato che su questa norma ci sia un'azione di insieme, cioè che
    la norma legislativa raccolga il meglio non solo delle esperienze,
    ma anche di ciò che si ritiene utile per raggiungere il risultato.
    Allora valorizzare le imprese ok , cioè quelle imprese che hanno
    comportamenti positivi, che valorizzano la loro trasparenza, che
    tutelano i diritti dei lavoratori, che rispettano i contratti ecc.,
    io credo che sia una cosa fondamentale. Mettiamola in serie con le
    proposte che sono state dette e fatte a suo tempo e che sono anche
    state raccolte dalle leggi, ad esempio dalla legge regionale 11 del
    2010 sull'edilizia. Perché questo ci permette di indicare ed
    individuare in continuità anche con questa legge le positività dei
    nostri intenti.
    La quarta cosa è valorizzare la bilateralità, cioè gli enti
    bilaterali sono strumenti importanti, sono degli osservatori, si
    stanno facendo in tutta la contrattazione e possono essere recepiti
    ed essere uno strumento che fa da supporto all'Osservatorio, perché
    noi crediamo - parlo dell'esperienza dell'edilizia, che ho visto
    essere stata richiamata ovviamente dalle diverse proposte regionali
    - e lo diciamo con forza come sindacato della CISL, che quello possa
    essere uno strumento importante.
    Ultimissima cosa che mi preme ricordare: io condivido e sono proprio
    d'accordo che questa sia una legge in progress . Il fatto che si
    dica che noi facciamo la sperimentazione e quindi di conseguenza
    vediamo, mi trova proprio d'accordo come sindacato a dire: noi ci
    siamo per un confronto costante, per vedere se riusciamo ad ottenere
    risultati, per vedere se tutti insieme possiamo fare sempre di più e
    sempre meglio. È il senso da dare ad una norma che sicuramente entra
    in una dimensione in costante evoluzione perché le mafie e le
    illegalità hanno una loro storia: un conto era parlarne negli anni
    '70, un conto è parlarne in questi tempi. Grazie.
    Dott. Felice CITRINITI - Segretario generale regionale SIULP
    (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia)
    Sono il segretario regionale del SIULP, che è il sindacato di
    polizia maggiormente rappresentativo sul territorio nazionale. Una
    premessa: ringrazio per l'invito rivolto ai sindacati di polizia,
    perché credo che sia una delle poche occasioni in cui siamo stati
    coinvolti. Ci sembra che questa sensibilità sia utile perché
    sicuramente noi facciamo parte di quella fetta di lotta alla
    criminalità che esula dalle competenze della Regione. Per questo
    motivo vorremmo dare un contributo.
    La lotta alla criminalità si fa, come voi avere scritto nella
    proposta di legge, su più versanti: l'informazione, la formazione,
    la rete e la repressione. La repressione esula dall'ambito regionale
    e compete a noi. Partirò dalla fine: la clausola di valutazione è
    particolarmente importante, perché la voglia di partecipazione,
    l'associazionismo, i sindacati sia dei lavoratori che delle imprese,
    hanno un interesse ed una volontà spiccata nel partecipare a questa
    lotta che va nell'interesse di tutti. Farò un esempio per farmi
    capire: è stato da poco costituito presso ogni Questura un ufficio
    patrimoniale, cioè un ufficio deputato a raccogliere informazioni di
    carattere patrimoniale. In alcune Questure dell'Emilia-Romagna non è
    ancora attivo. A Bologna ci sono tre persone e voi potete immaginare
    cosa succede quando uno ha queste energie: niente. Perché allora
    sono partito dalla fine: perché gli intenti indicati nella legge
    secondo me ci sono tutti. Se prendiamo anche il secondo progetto di
    legge, esso fa un'analisi attenta della questione degli appalti. Mi
    sono chiesto, non essendo del settore, se poi è così semplice
    realizzarlo. Forse il testo base è più equilibrato, lascia degli
    spazi in più. La clausola valutativa, dicevo, è importantissima
    perché si rischia di mettere insieme tante cose e poi non di non
    avere i risultati.
    L'Osservatorio della Giunta, la cabina di regia, è anche questo un
    elemento importantissimo. È evidente, noi qui abbiamo sentito
    Libera , Avviso e il rappresentante delle Cooperative, che sono
    gli strumenti perché è da lì che arrivano le informazioni. Sono
    tutti questi soggetti che possono dare informazioni alla politica
    per poi indirizzare degli interventi mirati, però c'è sempre
    quell'ultimo fattore che è la repressione.
    Allora educare, andare nelle scuole a tal proposito il SIULP si
    mette a disposizione sia per quanto riguarda un'eventuale attività
    di informazione, sia per quello che può essere il confronto anche a
    livello tecnico, ma la questione di tutte queste informazioni poi la
    deve valutare qualcuno. La documentazione e le informazioni vanno
    raccolte, ma poi qualcuno le deve valutare. Mi sembra che ci sia
    tanta carne al fuoco, perché il coinvolgimento com'è giusto che sia,
    credo, è totale. Vedo che avete abbracciato il tutto possibile:
    dalle associazioni di volontariato ai sindacati, alle associazioni
    di categoria, a quelle dei lavoratori, alla Croce rossa. Non avete
    trascurato nessuno e se dovesse funzionare, voi avrete una marea di
    informazioni. Il mio suggerimento, banalissimo peraltro, è quello di
    fare attenzione a creare questo organismo che sia poi in grado di
    sfruttare appieno le informazioni e poi la politica farà gli
    interventi che riterrà nel tempo storico che valuta.
    Faccio un altro esempio per farmi capire: la norma, essendo norma di
    legge regionale, è chiaro che opera sulla generalità. Mi ero fatto
    degli appunti che poi in realtà sono stati superati dalla
    discussione. Vi faccio soltanto un esempio: Camera di Commercio e
    ABI. Fra le informazioni, la valutazione è molto importante perché?
    Avere il rapporto tra gli sportelli bancari e le finanziarie, che
    nascono e muoiono, è importante. Questo non si può scrivere nel
    testo di legge però l'organismo deputato a coordinare queste cose,
    bisogna che faccia attenzione poi a non raccogliere i dati in
    maniera asettica, tenerli lì e fare una relazione biennale e basta.
    Bisogna che i dati vengano analizzati e forniti a chi poi li possa
    utilizzare anche come strumento di repressione. Voi avete la
    possibilità, secondo me, anche di chiedere i dati. Ci sono gli
    organismi statali, perché la lotta alla mafia la fa lo Stato e non
    la Regione - la Regione fa giustamente quello che si propone come
    obiettivo di fare - a cui potete chiedere informazioni, che vi diano
    la possibilità di individuare quali parti del territorio regionale
    sono a rischio in quel momento, per poter poi fare maggiori
    interventi in quella direzione. Ripeto: si tratta di far funzionare
    nel modo migliore quello che voi avete indicato.
    Mi ero segnato tante cose, ma il tempo è tiranno. Noi siamo a
    disposizione, come tutti i colleghi dei sindacati di polizia.
    Grazie.
    Dott. ssa Lalla GOLFARELLI - Direzione operativa CNA Emilia-Romagna
    Che il tema sia caldo e che sia difficile concentrarlo anche in
    una proposta di legge regionale è ormai un dato evidente. Io a
    questo però voglio aggiungere un tema: la funzione anticorpale che
    noi abbiamo bisogno di mettere in campo credo che debba essere
    considerata in primo luogo non delegabile. Quando parlo di funzione
    anticorpale parlo di quella funzione che obbliga chicchessia quando
    ha un ambito associativo, un ambito di responsabilità a guardare in
    primis nella nostra organizzazione, nella nostra forma concreta.
    Per quanto riguarda CNA, ciò significa che stiamo proponendo una
    modifica al codice etico, che è quello che informa la nostra
    struttura statutaria, la nostra struttura regolamentare, in modo che
    sia assolutamente più utile a non consentire presenze di persone nei
    nostri organismi dirigenti che abbiano un qualsiasi tipo di supposto
    legame con situazioni di criminalità organizzata. Per
    un'associazione di impresa fare affermazioni di questo tipo non è
    banale quando le traduce in norma. Ci sono già altre associazioni
    che si sono mosse in questo modo: uno, perché questo incide
    profondamente nei corpi delle associazioni; due, perché questo dà un
    segnale pubblico molto rilevante rispetto ai nostri associati.
    A questo aggiungo un tema cui qualcuno già prima accennava: la
    mafia, le associazioni mafiose radicano nella povertà In una realtà
    come la nostra, radicano nell'aspirazione alla ricchezza facile, nel
    disprezzo delle relazioni umane e nell'avidità. Torniamo all'inizio,
    diciamoci la verità: non è la povertà che fa radicare eventuali
    scambi di tipo mafioso o profondamente illegali. Certo ci sono nuove
    forme di povertà che possono incontrare elementi potenti di
    organizzazioni mafiose, pensiamo al racket. Noi però dobbiamo essere
    capaci di essere, anche in questa proposta, molto forti. Deve essere
    una proposta che non solo sfida il proprio controllo con la
    valutazione, ma che sin dall'inizio si misura con le competenze
    regionali e con le competenze degli Enti locali, ma anche con la
    rete di relazione, soprattutto economico e sociali presenti nella
    nostra regione, individuando alcuni punti di forza forse ancora più
    potenti.
    Molte cose già le hanno dette già i colleghi di Avviso pubblico ,
    altre però io vorrei sottolinearne quattro.
    La prima: penso che siamo tutti d'accordo che un sistema di
    acculturazione diffusa che parta dalle scuole, dai giovani, dalle
    Università è una cosa rilevantissima, anche da noi, perché tutto si
    è sfrangiato. Eppure io penso che oltre a questo, perché questo non
    diventi un dire al limite della formalità, e, entrati poi nel mondo
    del lavoro, nel mondo delle relazioni economiche, si perde e ci
    rimane in mano un alone e non un elemento di forza, noi abbiamo
    bisogno di dire che prevenzione primaria bisogna farla anche dentro
    i corpi sociali ed economici, valorizzando chi lo fa, mettendo in
    rete le esperienze, fornendo competenze. Proprio perché parliamo di
    una cosa durissima. Non basta avere un sentiment - come si dice -
    positivo, comprensivo, una cultura diffusa. Certo è indispensabile,
    ma è indispensabile anche sapere che cosa bisogna guardare. Bisogna
    sapere quali sono gli elementi segnale , così da comunicare e
    mettere a disposizione strumenti che consentano di attivare un vero
    sistema di allerta.
    Allertare, allertare al proprio interno, e dal proprio interno
    all'esterno, ma anche un sistema di allerta che faccia parlare, e su
    questo la Regione ha la potestà, fra di loro e con la Regione -
    questa è la mia interpretazione di Osservatorio - i sistemi di
    modificazione locale, che pian piano producono una modificazione
    profonda del tessuto economico sociale di un'intera regione. Bisogna
    accorciare la catena del sistema di allertamento, perché non
    possiamo neanche pensare che quando parliamo di mafia e di
    'ndrangheta noi dobbiamo parlare davvero di mafie perché il sistema
    di mafie, di scambio economico è molto diffuso, si traduce in molte
    cose diverse e un Osservatorio non può essere un luogo statico per
    raccogliere i dati. Non credo che ci serva, forse penso che c'è
    anche chi è più abile a farli, ma penso che abbiamo bisogno di un
    sistema di rete che mette a sistema degli elementi segnali che
    producono profonda modificazione economica e sociale: intere aree
    acquisite con denaro incerto. Forse i nostri sindaci, accuratamente
    messi in condizione di esaminare lo stato nascente, potrebbero
    evitare di trovarsi un quarto di paese in queste condizioni.
    Insomma, quello che dico è che questa legge dovrebbe mettere in
    campo delle azioni che si avvalgono di beni, competenze, che sono
    trasferiti, assumendosi la responsabilità di costituire una banca -
    la chiamo così - di saperi, che consenta agli amministratori, ma
    anche a chi come noi si occupa di economia reale o lavora con le
    imprese, aiuti a non arrivare tardi, quando l'insediamento è troppo
    strutturato.
    Questo implica che noi abbiamo la forza di parlare con precisione
    con il sistema bancario, con il sistema delle polizie che fanno
    controllo finanziario, leggere con cura quanto avviene nei sistemi
    degli appalti di ogni genere, facendo in questo modo una prevenzione
    che certamente è prevenzione secondaria, non è prevenzione primaria.
    Contando che rispetto alla prevenzione primaria non si parli solo di
    giovani generazioni, ma di tutti noi là dove siamo, perché tutti noi
    là dove siamo abbiamo bisogno di aprire una riflessione interna,
    associativa dentro questi temi, fornendo quindi anche un aumento del
    sentimento del non considerare irrilevante qualcosa che può accadere
    e che magari accade e che viene considerato con superficialità e che
    invece può essere l'inizio di una catena drammatica.
    L'altra questione che volevo porre è questa. Credo che bisognerebbe,
    proprio per evitare una ripetitività non utile e non efficace, avere
    la consapevolezza che è meglio fare una cosa sola ben fatta,
    mettendo in rete le differenti esperienze, piuttosto che produrre
    un'infinità di esperienze che non si parlano l'una con l'altra.
    Allora se l'Osservatorio deve essere - non sono sicura di questo -
    un osservatorio capace di mettere in rete tutto quello che già si
    osserva in questa regione, perché di osservatori ne abbiamo una
    marea, anche a livello economico e quindi se dobbiamo estrarre delle
    informazioni non è tanto importante avere un luogo nuovo, quanto
    avere una rete e una capacità di mettere in comunicazione una serie
    di informazioni. Se quello è Osservatorio va bene, se invece è un
    ennesimo luogo dove ogni tanto si può acquisire qualche
    informazione, poi sta lì e muore o perlomeno non si attiva, credo
    che questo non ci sia fino in fondo utile. Perché credo che il tema
    sia pressante, noi che rappresentiamo le piccole imprese riteniamo
    che una situazione nella quale la tensione, che è contemporanea da
    un lato della crisi e dei mutamenti indotti da quest'ultima e
    dall'altro lato della pressione economica, che significa
    acquisizione di imprese, appalti maldestri, eccetera, possa portare
    davvero ad una degenerazione della nostra economia. E per noi che
    siamo piccoli legalità vuol dire competitività. Per noi non è
    possibile competere in alcun modo in un sistema dove l'illegalità
    organizzata, è potente, è grande, si avvale della complessità. Per
    noi che invece ci avvaliamo della semplicità, della trasparenza,
    della visibilità, forse anche della qualità, beh, per noi è un
    problema davvero colossale.
    Allora la richiesta che vi faccio è che davvero questa forma di
    norma, questa proposta di legge consenta di fare poche azioni utili,
    poche azioni utili, ribadisco. E quando parlo di sistema di allerta
    lo dico nella consapevolezza che in questo sistema di allerta noi
    dobbiamo avere delle porte, nelle quali le imprese, le persone, che
    pensano di dover comunicare con l'autorità e non sempre trovano la
    strada dell'autorità di polizia, ma ha bisogno di colloquio, di
    comprensione, sappia dove infilarsi.
    Ecco, se trovo, non diciamo genericamente c'è il Comune - per chi ha
    fatto questa esperienza abbiamo in testa questa idea, come residenti
    in questa regione -, ma dobbiamo anche immaginare un sistema che
    funzioni, che sia funzionalizzato, proprio perché si fa una cosa
    nuova che non c'era e quindi immaginiamoci una costruzione nella
    quale dalla organizzazione dell'informazione, da una cabina di
    regia, dalla possibilità che le persone possano mettere in comune le
    proprie informazioni senza avere paura di farlo. Ecco, io penso che
    possiamo trovare delle energie, forse anche la soluzione o soluzioni
    parziali a problemi che riguardano anche la nostra regione. Penso
    che non possiamo sfuggire a questo. Grazie.
    Dott. Gianni POLLASTRI - Segretario provinciale UGL Polizia di Stato
    Grazie. Sono qui anche in rappresentanza della segreteria
    regionale dell'UGL, Confederazione di cui faccio parte. Innanzitutto
    colgo un momento di apprezzamento sia per il testo legislativo nelle
    sue varie dimensioni che per gli interventi dei relatori che mi
    hanno preceduto. Sono stati interventi importanti, io cercherò di
    dare un supporto tecnico da tecnico della materia. Da 17 anni mi
    occupo di indagini di criminalità organizzata e quindi cercherò di
    non invadere il campo di chi si occupa di prevenzione primaria o
    secondaria perché la questione è stata ben sviscerata.
    Cercherò di dare un contributo piuttosto alla funzione complementare
    che la Regione svolge dopo la riforma del Titolo V della
    Costituzione rispetto allo Stato nella gestione del territorio e
    nella prevenzione, in questo caso anche delle forme di criminalità.
    Ebbene, vanno chiarite alcune cose: chi fa che cosa, cioè chi è che
    fa il contrasto alla mafia e chi la previene e chi la reprime?
    Il contrasto alla mafia lo fanno le Forze di polizia, la repressione
    delle condotte illecite e mafiose la magistratura e in alcune
    dimensioni l'autorità di pubblica sicurezza attraverso alcune misure
    preventive che caratterizzano il nostro sistema giuridico ovvero del
    doppio binario: se non riesco a punirti perché hai commesso un
    reato, ma sei una persona potenzialmente pericolosa sulla base dei
    dati oggettivi, ti applico una misura di prevenzione di sicurezza.
    Ebbene questo lavoro chi lo fa in regione? Lo fanno per legge le
    strutture specializzate per il contrasto alla criminalità
    organizzata, vale a dire: le sezioni di criminalità organizzata
    della Polizia di Stato, il ROS dei Carabinieri e il GICO, SCICO
    della Guardia di Finanza. Altri non lo fanno, anche perché tutti i
    reati di competenza individuati dall'art. 51 del Codice di procedura
    penale sono di competenza delle Direzioni distrettuali Antimafia.
    Quindi cosa succede? Tutti i fatti di natura mafiosa che si svolgono
    in regione sono collocati in un ufficio specifico che è la Direzione
    distrettuale antimafia che si avvale per la sua attività di questi
    uffici.
    Mi fa piacere che la Regione Emilia-Romagna abbia sottolineato
    questo problema, che abbia cercato di affrontare il tema con un
    progetto di legge perché sinora il focus dell'attenzione sui
    problemi era dedicato alla polizia di prossimità, al cosiddetto
    poliziotto di quartiere, alle forme di devianza marginale.
    L'attuale sezione di criminalità organizzata della Polizia di Stato
    si è ridotta di un terzo rispetto a cinque anni fa e per i prossimi
    anni probabilmente calerà ancora. Dalle 32 unità iniziali
    dell'originario centro per il coordinamento sulla criminalità
    organizzata si è passati alle venti di oggi e con i pensionamenti si
    passerà ad ancora meno se non ci saranno rimpiazzi, ma sembra che i
    momenti non siano dei migliori perché le Forze di polizia in
    generale risentono del turnover, la gente va in pensione,
    soprattutto le qualifiche apicali, ed è difficile rimpiazzarle.
    Calcolate che per formare una persona specializzata in indagini di
    criminalità organizzata non basta un piccolo corso, non bastano
    cinque giorni, servono anni di esperienza, di lotte sul campo,
    occorre conoscere i personaggi, avere la finezza del percepire
    l'investigazione e bisogna avere degli strumenti rapidi operativi a
    disposizione. Vale a dire bisogna essere interfacciati e su questo
    vi daremo anche della documentazione scritta, su cose apparentemente
    banali, perché sono dell'idea che per esperienza la lotta alla
    criminalità organizzata si fa con cose semplici: i collegamenti alle
    banche dati delle anagrafi, il sistema di rete e di comunicazione
    vuol dire questo, il sistema di gestione e catalogazione
    precodificato sulle ispezioni amministrative nei cantieri edili, ma
    non solo, nei cantieri stradali, nei laboratori.
    La criminalità organizzata in regione non ha la connotazione della
    criminalità meridionale. In che senso? In molti casi è quasi sempre
    per natura di estrazione meridionale, ma non si comporta nello
    stesso modo, perché manca di un carattere fondamentale
    dell'associazione mafiosa: il controllo del territorio. Le
    associazioni mafiose in regione, e in seguito vi elencherò alcuni
    casi, non hanno il controllo del territorio, il controllo lo
    esercitano al Sud, molto spesso lo dirigono da qui, ma non si
    comportano come si possono comportare in Calabria, Sicilia, Campania
    o in altre regioni ad infiltrazione mafiosa.
    La criminalità mafiosa qui investe, compra, specula più che negli
    appalti nel commercio, compra ristoranti, esercizi bar, compra
    negozi di abbigliamento. Questo svolge, in generale è subdola,
    silenziosa e chi è emissario di una associazione mafiosa non si
    presenta con i tratti tipici del mafioso. Quando abbiamo concluso
    anche le recenti operazioni, quelle che ci hanno portato al
    sequestro di un albergo, di una villa, di una casa, di un'agenzia
    immobiliare in mano a personaggi legati alla cosca mafiosa dei
    Mancuso, abbiamo letto lo stupore nelle facce dei vicini di casa,
    come sempre: ma quello era un mafioso?!! Benché in un caso fosse
    veramente pacchiana l'esternazione dello status di alcuni personaggi
    (tant'è che uno di questi aveva le bambine che venivano portate a
    scuola con l'auto blu, cioè la mattina arrivava la NCC, prendeva le
    bambine e le portava a scuola e andava a riprenderle e le riportava
    a casa), di questo non c'è stato nessun tipo di segnalazione.
    Le segnalazioni delle ultime grandi operazioni, compresa quella che
    due anni fa portò all'arresto della cosca Bellocco e al blocco di
    una guerra di mafia qui in provincia di Bologna, perché i personaggi
    giravano in agosto col giubbetto antiproiettile sotto la camicia
    (tenevano le pistole nascoste dietro il forno in casa) sono state
    condotte perché sono partiti i controlli sulle persone pericolose.
    Perché nel nostro Paese, secondo l'ordinamento vigente, è l'autorità
    di pubblica sicurezza che ha il compito di controllare le persone
    pericolose e di prevenire il crimine. Quindi non va dimenticato che
    se si costituisce una rete, va rivalorizzato il ruolo e la funzione
    di prevenzione, nonché la responsabilità nella prevenzione
    dell'autorità di pubblica sicurezza. Bene ha fatto il collega Felice
    Citriniti a dire che all'ufficio Misure di prevenzione patrimoniale
    della Divisione anticrimine ci sono solo tre persone. Le Divisioni
    anticrimine da noi sono svuotate di contenuti, il controllo delle
    persone pericolose è decaduto. Ma prima di arrivare in DDA i reati
    devono essere prevenuti e devono essere perseguiti. Tante volte non
    si riesce a capire la differenza sottile, ma fondamentale tra
    indagine e investigazione perché, mentre l'indagine è la
    ricostruzione di un fatto, un reato per uno scopo processuale, cioè:
    è successo un fatto, dobbiamo stabilire chi lo ha commesso, lo
    dobbiamo punire, quindi ripristiniamo l'ordinamento,
    l'investigazione è qualcosa di più importante, di più sottile, è
    qualcosa che non si monetizza subito, è la ricerca di informazioni
    sul territorio allo scopo di poter dare risposte immediate e
    tempestive alla manifestazione di un fenomeno grave.
    Quindi, se questo progetto di legge ben strutturato, che ha
    importantissimi obbiettivi, che sono quelli del controllo di
    feedback, cioè del ritorno sull'azione, sono quelli della diffusione
    di un sistema di legalità, vuole effettivamente trovare espressione
    nella concretezza della vita quotidiana, deve cercare di
    ristimolarli e rivalorizzarli nel rapporto con le autorità di
    pubblica sicurezza.
    Ben venga l'istituzione di un centro DIA, ma dalla statistica che fu
    fatta anni addietro sull'azione di contrasto alla lotta alla mafia
    emerse che il 90% delle attività erano condotte dai commissariati e
    dalle squadre mobili provinciali, cioè da uffici statali con una
    possibilità di relazione interprovinciale e interregionale, con
    sensori attivi sul territorio e con personale specializzato ben
    formato. Le indagini della DIA meno importanti rimangono comunque in
    misura minore per questioni legate a possibilità strutturali ed
    economiche.
    Un piccolo passaggio. La mafia non è però solo meridionale, perché
    una delle poche indagini concluse e portate a termine per
    associazioni di stampo mafioso cinese è stata fatta dalla polizia
    dell'Emilia-Romagna. Si trattava di associazione di stampo mafioso
    (art. 416 bis), certificato da DDA e dai Tribunali di questa
    regione, legato alla tratta di esseri umani, di caratura
    internazionale. Si parlava di arrivi in Serbia con passaporti
    informatici falsi, passaggi per l'Italia, ma con capitali
    reinvestiti e reimpiegati tra l'Emilia e la Lombardia; dove?
    Nell'acquisto di attività commerciali tutte in nero e nel
    favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
    Altra indagine recente è quella sulla cosca dei Bellocco di Ozzano.
    Peraltro, uno dei figli dei soggetti arrestati qui, era a capo della
    rivolta di Rosarno, ha investito nel settore agroalimentare. La
    proposta di legge è ben fatta, ben scritta, si percepisce la mano di
    una persona che ha avuto grande esperienza nel meridione, ma qui le
    cose sono un po' diverse, proprio perché nella nostra regione manca
    l'elemento del controllo del territorio. I Bellocco di Rosarno
    avevano preso casa a Granarolo e avevano aperto un grosso centro di
    smistamento al CAAB di Bologna. La rivolta di Rosarno, che vide
    protagonista in negativo uno dei loro figli, che era qui e che era
    stato arrestato giù, era una lotta legata al controllo della
    manodopera per la raccolta delle arance, vale a dire al fatto che,
    una volta ribellatisi gli stranieri che venivano a raccogliere le
    arance per i costi marginali eccessivamente ridotti nella produzione
    agricola, serviva l'imposizione mafiosa per costringere la gente
    praticamente a lavorare gratis. Quindi questa cosa doveva essere
    capitanata, ma va ricordato che Bologna ha il CAAB, che è uno dei
    più grossi centri di smistamento agroalimentari non solo della
    regione, ma anche del Nord Italia. Quindi l'attenzione anche al
    settore agroalimentare non andrebbe diminuita.
    Il rapporto con le Polizie municipali è un rapporto sicuramente
    fondamentale, come dicevo, visto che l'infiltrazione è soprattutto
    nel settore del commercio. La legislazione del '75 ha tolto
    all'Autorità di pubblica sicurezza provinciale il controllo delle
    licenze commerciali. La legge Bersani poi ancora di più ha ampliato
    queste competenze da parte dei Comuni. Ormai il controllo di polizia
    commerciale viene svolto esclusivamente dalle Polizie municipali, ma
    con un'ottica diversa, con un'ottica legislativa differente: non
    quella del contrasto alla criminalità, ma quella con una funzione di
    ordine pubblico, cioè di regolare svolgimento dell'attività
    commerciale all'interno di un'area territoriale definita. Ebbene
    queste notizie, queste informazioni, che servono a implementare le
    investigazioni, cioè quell'accumulo di dati in funzione di un
    qualcosa sul quale si dovrà intervenire, devono essere raccolte
    nello stesso modo, gestite nello stesso modo, inviate nello stesso
    modo.
    Calcolate un fatto: i rapporti nostri delle Sezioni crimine
    organizzato con le Polizie municipali sono costanti, sono costanti
    ma anche silenziosi. Perché è vero che mentre la lotta alla mafia di
    tipo primario viene fatta attraverso un'azione pubblica, il
    contrasto alla criminalità mafiosa di per sé, proprio per la
    capacità di radicamento, di permeazione che hanno le associazioni
    mafiose, deve essere fatta in maniera particolarmente riservata e
    silenziosa. Andrebbero individuati a livello diciamo di comandi o di
    Unione di Comuni alcuni soggetti che intrattengano relazioni e
    agevolino l'attività di richiesta, riservata, di questi uffici
    specializzati delle varie forze di Polizia quando debbono muoversi
    sul territorio. E' una forma molto importante.
    Ultima cosa che volevo sottolineare e che è emersa anche in un
    convegno recente dell'Associazione Nazionale Magistrati la scorsa
    settimana, patrocinato dalla Regione, è la funzione degli uomini
    cerniera : gli ultimi arresti sono della scorsa settimana, di
    mafiosi e con sequestri patrimoniali in regione. Ebbene, gli uomini
    cerniera erano fondamentali. Purtroppo delle dodici ordinanze
    richieste solo una è stata concessa, ma i soggetti erano di tutto
    rispetto, c'erano anche diversi professionisti, un avvocato, quali
    persone raggiunte da avvisi di garanzia. C'erano delinquenti storici
    locali già impegnati nel riciclaggio di denaro per altri reati
    (esplosioni e furti nei bancomat) che erano impegnati nel
    riciclaggio ed erano stati ricercati per la loro affidabilità
    criminale per il riciclaggio di denaro proveniente da cosche
    mafiose.
    E su questo dato darei una particolare attenzione: cioè parlare solo
    di mafia è riduttivo, proprio in funzione del fatto che se
    l'associazione criminale mafiosa non può essere riconosciuta tale un
    po' per virtuosità culturale delle Procure nel riconoscere
    l'associazione in regione, molto perché manca la caratteristica
    prevista dall'art. 416 bis - il controllo del territorio -, che non
    hanno necessità di effettuare. A questo punto diventa molto più
    importante perseguire e contrastare reati corollario, perché i reati
    corollario alla fine sono quei reati che vengono realizzati in
    funzione dell'associazione mafiosa, ma sono considerati reati
    ordinari dall'ordinamento e su questi, se non si pone il focus e
    l'attenzione dovuta, si rischia quasi di favorire il sistema, perché
    la cosa interessante che emerge dai dati è che di segnalazioni
    bancarie non se ne fanno perché, detta come va detta, - lo diceva lo
    stesso Procuratore di Bologna che è a capo della DDA- il denaro non
    puzza , non fa schifo a nessuno e sono in pochi a rinunciare a cosa
    fare davanti al sospetto che vi sia qualcuno di illegale dietro.
    Gli uomini cerniera si muovono in questo ambiente, sanno chi sono le
    persone più predisposte ad evadere il fisco, ad accettare affari
    dubbi purché di buona portata e sicuramente non sono persone
    colorite, ma quelle che si possono vedere in strada dall'aspetto
    normale del professionista, girano in giacca e cravatta, però se
    viene proposto un buon affare non si tirano indietro. Su questi
    soggetti la penetrazione formativa e culturale di primo livello può
    essere un po' più difficile, perché molte volte l'impasse nel
    denunciare, nel tirarsi fuori da certe situazioni è quello di
    decidere di stare nel giro o di rimanerne completamente fuori, vale
    a dire di fare la scalata professionale o di esserne completamente
    esclusi. Su questo condivido quanto detto dal rappresentante
    dell'associazione dei Comuni: è molto più importante un sistema
    regolamentare e sanzionatorio che non un codice etico, perché il
    codice etico è vero che impone delle norme primarie, di primo
    livello, ma sostanzialmente se non ha un sistema di pesi e misure
    difficilmente riesce a incidere su soggetti che fanno della regola
    del vantaggio una questione di vita.
    In ultima analisi, i beni sequestrati. L'esperienza del Sud dice che
    sono di difficile ricollocazione, la gente tante volte ha un po'
    timore, ha un po' paura, difficilmente si propone per prendere i
    beni sequestrati alla mafia. È uno dei problemi che esistono nel
    Mezzogiorno. Tanti dicono: io vado a casa del mafioso e se un domani
    questo poi in un modo o nell'altro me la vuole riprendere? Ebbene,
    siccome questa è opera delle Forze di polizia, ricordo che sono
    stati versati tre miliardi di euro nella lotta al contrasto alle
    associazioni mafiose. Questa non vuol essere lamentela, però la
    Sezione crimine organizzato non vi sto a dire come è messa in
    termini di mezzi e di veicoli, non naviga nell'oro, come tutte le
    Forze di polizia, quindi sarebbe anche bello se tra tutti i
    destinatari fossero incluse queste ultime. Faccio un esempio: non
    avrebbe senso dare sul piano economico e gestionale un bene ad
    un'associazione, magari di portata molto limitata, come la villa che
    è stata sequestrata l'altro giorno in un paese, quando magari si
    deve costruire la caserma dei Carabinieri e quell'abitazione
    potrebbe assolvere fortemente a questa funzione e dare un certo
    contributo alla sicurezza del Paese, perché è vero che la sicurezza
    si fa con le norme, ma si fa anche con le persone e con le
    strutture.
    Quindi l'accesso privilegiato anche per alloggi, strutture, caserme
    delle Forze di polizia dei beni confiscati non sarebbe un dispregio
    nel contrasto alla mafia, anzi, tenuto conto che anche le strutture
    dello Stato pagano affitti, concorrono comunque alla fiscalità
    generale sia locale sia nazionale, pertanto cercare di destinare
    loro alcuni proventi non sarebbe sicuramente un errore.
    Vi ringrazio dell'opportunità. La mia associazione si rende
    disponibile a tutti i livelli a partecipare ad eventi di formazione
    primaria, a portare esperienza e conoscenze, nei confronti delle
    persone che hanno un'idea vaga e quasi romanzata dell'infiltrazione
    mafiosa. Grazie.
    Dott. Davide URBAN - Direttore Confcommercio Emilia-Romagna
    Nel fare questo intervento, parto da un'iniziativa che si è svolta
    lo scorso 8 aprile, patrocinata dalla Regione e dall'Associazione
    Nazionale Magistrati alla quale abbiamo partecipato come
    Confcommercio Emilia-Romagna. In seguito a questa iniziativa, è nata
    la proposta avanzata dalla nostra associazione di categoria di
    presentare una proposta di modifica al progetto di legge in
    discussione che abbiamo inoltrato sia al presidente della Prima
    Commissione, sia al consigliere relatore del progetto di legge avv.
    Mumolo.
    Sostanzialmente il tema è questo: vedendo il ruolo che già svolgono
    e che possono svolgere le organizzazioni di rappresentanza del
    terziario, crediamo che all'art. 4 del testo, oltre alle
    associazioni di volontariato e di promozione sociale, così come
    indicate, i soggetti che possono collaborare attivamente in azioni
    ed iniziative legate al contrasto delle attività criminali, possono
    essere anche le organizzazioni economiche.
    Come abbiamo ricordato nel corso del convegno dell'8 aprile, mi
    preme sottolineare anche oggi che la nostra organizzazione,
    attraverso i suoi strumenti operativi, non ultimo il consorzio di
    garanzia, svolge azioni in tal senso, ad esempio nella prevenzione
    all'usura e rispetto anche a tutta la normativa antiriciclaggio. Al
    riguardo, allora, possiamo dare un contributo attivo ed educativo,
    in qualche misura, nei confronti di chi vuole avviare un'attività di
    impresa o nei confronti di quegli imprenditori che già svolgono
    un'attività di impresa, per evitare loro di incorrere in situazioni
    pericolose dal punto di vista lavorativo e anche dal punto di vista
    delle relazioni. Pertanto la disponibilità della nostra
    organizzazione è del cento per cento.
    Noi siamo disponibili a collaborare con la Regione nello svolgere
    tutte le iniziative che si riterranno opportune per contrastare i
    fenomeni di criminosità e a tal fine proponiamo che formalmente le
    organizzazioni del terziario maggiormente rappresentative,
    Confcommercio in modo particolare, possano essere a pieno titolo tra
    i soggetti che partecipano alla legge. Faccio questo intervento
    evidentemente a nome dell'organizzazione che rappresento, tuttavia
    sottolineo che la Regione e la Commissione, nell'iter di valutazione
    della normativa, potrebbero ritenere che tale disponibilità sia da
    allargare a tutto il sistema imprenditoriale. E' chiaro che noi
    interveniamo per il nostro comparto, ma può essere che l'interesse
    generale della Regione ritenga opportuno che il settore coinvolto
    non sia solo quello del terziario ma anche altri. Ci tengo tuttavia
    a sottolineare che la proposta nasce dal nostro comparto, da
    Confcommercio e dal terziario, poi dopo siamo disponibili a
    confrontarci con l'ente Regione. Grazie.
    Vicepresidente Simonetta SALIERA - Assessore regionale alle
    Politiche per la sicurezza
    Questa è la seconda audizione che la Commissione svolge e per la
    Giunta regionale è molto interessante poter ascoltare le varie
    osservazioni. Volevo entrare brevemente su alcuni temi, perché i
    tempi che la Commissione si è data sono tempi veloci, in quanto
    l'intenzione è di approdare quanto prima alla discussione in
    Assemblea legislativa. Per quanto riguarda la Giunta, posso dirvi
    che nell'ascolto sia di stamattina che di martedì scorso, ci
    sentiamo di offrire un lavoro al relatore e so che il relatore
    stesso sta lavorando agli emendamenti sul testo del progetto di
    legge per andare incontro ad una serie di ragionamenti svolti
    assolutamente condivisibili. Il testo di legge offriva molti spunti
    e nei mesi scorsi si era lavorato con le diverse associazioni, ma
    non per questo lo ritenevamo un testo chiuso.
    Penso sia assolutamente opportuno rafforzare il rapporto di rete e
    nella relazione di accompagnamento alla legge questo viene detto, ma
    forse va rafforzato anche all'interno degli articoli, laddove
    sappiamo che lo strumento base della legge è l'accordo e l'intesa.
    Sappiamo anche che è uno strumento molto flessibile, perché
    nell'accordo e nell'intesa ci può stare e ci sta, nei nostri
    intenti, una rete forte tra il sistema degli Enti locali e delle
    istituzioni regionali, il sistema dello Stato, ma ci sta
    assolutamente il rapporto con la scuola e anche con tutto il mondo
    delle organizzazione delle imprese del terziario del mondo del
    lavoro, del sindacato e delle associazioni del volontariato.
    Rendere quindi più visibile tutto questo, sicuramente lo valuteremo
    rispetto all'art. 4, ma precisare che il rapporto fondamentale per
    quelle finalità di prevenzione e quindi anche formazione non
    riguarda solo l'ambito scolastico, ma può riguardare anche il mondo
    del lavoro e dell'impresa, penso che sia una cosa alquanto utile,
    perché è ciò che è avvenuto nella discussione di questi giorni.
    Quindi anche un accenno alla collaborazione, sempre attraverso
    accordi e convenzioni, con il mondo delle associazioni delle
    imprese, delle organizzazioni sindacali, del volontariato e anche
    delle associazioni ambientaliste, nonché tutto il settore dello
    Stato per tutto ciò che riguarda specificatamente la materia
    ambientale. Una precisazione opportuna, questa, perché nella
    discussione è un tema emerso piuttosto fortemente, così come lo è
    quello di una formazione specifica, cioè formare anche i dipendenti
    delle istituzioni.
    Noi avevamo precisato la formazione sulle Polizie locali, se vi
    ricordate, perché si tratta di un punto di riferimento fortissimo
    nella loro attività quotidiana amministrativa. Quindi riuscire a
    dare formazione affinché loro nella loro attività possano mandare
    una certa tipologia di informazione, è assolutamente utile, ma anche
    intervenire nella formazione del dipendente pubblico sicuramente può
    aiutare, anche al fine del contrasto alla corruzione o altri reati
    connessi ad attività illecite che possono invece esserci anche in
    buona fede, nel senso che il saper leggere - come qualcuno di voi ha
    detto - aiuta molto, ma non sempre si è abituati a questo.
    L'art. 7 ha fatto discutere sul tema dell'usura e altre tipologie.
    Forse dobbiamo fare riferimento all'insieme. Quando diciamo
    fattispecie criminogene è quello l'aspetto fondamentale, cioè
    individuare un corpo di azioni senza elencarle ma indicando che
    tutte sono oggetto di prevenzione.
    Ci sono poi altri aspetti: l'Osservatorio ad esempio, più volte
    preso in causa. Noi vorremmo istituire, come è previsto in legge,
    una struttura all'interno della nostra organizzazione regionale.
    Quindi è la nostra struttura che si forma all'interno del settore
    della sicurezza e diventa punto di riferimento anzitutto per le
    politiche settoriali, ai diversi comparti della Regione come ad
    esempio le attività produttive dove è stata approvata a fine anno
    una legge specifica per la cantieristica. Pensiamo ad esempio a
    tutto l'aspetto del sociale, a quanto attiva in termini di
    prevenzione, di aiuto, nella nostra società regionale. È punto di
    riferimento di politiche già attive, ma che vengono in qualche modo
    messe in rete. È un punto di connessione nel ricevere dati, ma è
    anche un punto di connessione, e qui rafforzeremo il rapporto
    diretto col sistema associativo di cui abbiamo detto prima.
    Deve essere un rapporto costante con il volontariato, ma soprattutto
    con le organizzazioni del mondo del lavoro, delle imprese sul
    territorio, in modo che si possano selezionare quali reti attivare e
    quali progetti individuare: pochi e importanti, pochi e decisivi o
    tanti e decisivi, lo valuteremo, però quello è il luogo in cui dalle
    informazioni, dal mettere in rete, un sistema sa fare proposte,
    anche alla politica, ma finalizzate alla prevenzione.
    Così come stiamo valutando il tema della costituzione in giudizio.
    Oggi l'Assemblea legislativa in qualsiasi momento può decidere di
    costituirsi in giudizio, quindi è una possibilità che c'è, magari la
    riaffermiamo. Sono questi alcuni elementi che mi sento di dirvi, fin
    da oggi, che sicuramente nella discussione della Commissione il
    relatore presenterà, nella formulazione più intensa e approfondita
    su questi aspetti.
    Un altro aspetto sul quale avevamo prestato molta attenzione è
    quello dei beni confiscati. Per noi la precisazione era insita a
    tutti i soggetti che possono ricevere i beni. Ma una serie di
    ulteriori precisazioni che aiuti la comprensione è benvenuta,
    talvolta noi stessi quando ragioniamo pensiamo che sia già
    abbastanza evidente, ma esplicitare ancora aiuterà a costruire
    meglio la rete e ad utilizzare meglio i diversi processi e ad avere
    molta più chiarezza.
    Ringrazio tutti per l'apporto dato alla discussione.
    Il consigliere MANFREDINI ringrazia gli intervenuti e ricorda che la
    documentazione e i lavori della Commissione sono pubblicati sul sito
    internet dell'Assemblea legislativa.
    La seduta termina alle ore 13,15.
    Approvato nella seduta del 3 maggio 2011.
    La Segretaria Il Presidente
    Claudia Cattoli Mauro Manfredini