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Legislatura XII - Atto ispettivo ogg. n. 2174

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Oggetto:
Testo presentato:
2174 - Interpellanza relativa alle azioni di verifica e controllo necessarie per far fronte al fenomeno dello sfruttamento del lavoro agricolo nelle campagne modenesi. A firma dei Consiglieri: Trande, Larghetti

Testo:

INTERPELLANZA

 

Premesso che

 

Secondo quanto riportato dalla stampa, il 23 febbraio scorso i militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Modena hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale, su richiesta della Procura, nei confronti di un soggetto di nazionalità pakistana, accusato di intermediazione illecita di manodopera e sfruttamento del lavoro ai danni di altri 8 connazionali;

 

Da quello che emerge dalle prime notizie, l’operazione della Guardia di Finanza congiunta con l’Ispettorato territoriale del lavoro di Modena ha portato a scoprire un vero e proprio sistema di sfruttamento del lavoro agricolo nelle campagne modenesi;

 

Il caporale approfittava dello stato di bisogno e fragilità dei braccianti irregolari sul territorio italiano, talvolta interessandosi direttamente dell’ingresso dei cittadini stranieri in Italia e procurando loro vitto e alloggio, in condizioni di sovraffollamento degradante, all’interno di un immobile fatiscente e appositamente adibito a dormitorio, che avrebbe base nelle campagne dell’Area Nord;

 

Nel rapporto della Guardia di Finanza emerge che i “lavoratori venivano occupati in svariate aziende agricole della provincia di Modena” che corrispondevano ai braccianti paghe effettive da fame, tra i 7 e gli 8 euro, talvolta ridotte a 5 euro o del tutto azzerate, anche per sette giorni su sette, senza diritto al riposo.

 

Rilevato che

 

La Flai CGIL in un comunicato ha chiesto che sia fatta luce anche sulle responsabilità degli imprenditori agricoli conniventi, perché “è evidente che un sistema criminale di questo tipo sta in piedi grazie alla complicità e spregiudicatezza di imprenditori che pensano di stare sul mercato comprimendo diritti e salari dei lavoratori”. Nel caso specifico di questi lavoratori, il sindacato ha chiesto anche che sia riconosciuto il permesso di soggiorno per gravi motivi di sfruttamento e che siano messi nella condizione di regolarizzare la propria posizione sul territorio italiano.

 

Considerato che

 

Siamo di fronte a una realtà inaccettabile: uomini e donne ridotti a nuovi schiavi, costretti a vivere in baracche o dormitori fatiscenti, pagati pochi euro all’ora, talvolta nulla, e intrappolati in un sottobosco di marginalità e ricatto. Una realtà disumana e vergognosa che tuttavia continua a tenere in piedi pezzi della filiera produttiva;

 

Ricordato che

 

La Regione Emilia-Romagna ha sostenuto con convinzione la nascita e lo sviluppo della Rete del Lavoro agricolo di qualità, attraverso la premialità nei bandi di finanziamento dei bandi europei per lo Sviluppo rurale, realizzata in collaborazione con le Prefetture e l’Inps che oggi è attiva in tante province emiliano-romagnole attraverso le sezioni territoriali.

 

Un primo presidio contro lo sfruttamento e il caporalato in agricoltura è stato realizzato lo scorso anno per la prima volta a Portomaggiore, in provincia di Ferrara, dove è stato aperto uno sportello fisico dell’Agenzia del lavoro dell’Emilia-Romagna che mette a disposizione anche attività di mediazione culturale e linguistica finanziata con fondi regionali, facilitando la comunicazione con lavoratrici e lavoratori stranieri. In particolare, un mediatore di lingua urdu assiste gli utenti di origine pakistana, promuovendo anche l'accesso ai servizi per le vittime di sfruttamento lavorativo e l’accompagnamento verso il lavoro regolare. Nel centro sono disponibili materiali informativi in italiano, inglese, arabo e urdu sui diritti dei braccianti. Inoltre, è stata avviata una sperimentazione di servizi di trasporto riservati all’agricoltura, il Progetto ‘Agribus’. Gli operatori del Centro per l'Impiego offrono a lavoratrici e lavoratori informazioni, dichiarazione di immediata disponibilità (Did), costruiscono il patto di servizio, oltre a percorsi personalizzati, di orientamento e accompagnamento al lavoro regolare. Allo stesso tempo forniscono alle aziende agricole supporto per pubblicare offerte di impego sulla piattaforma "Lavoro per Te" e organizzare Recruiting days.

 

tutto ciò premesso e considerato,

 

SI INTERROGA

 

la Giunta regionale e l’assessore competente al fine di conoscere:

 

Quali azioni la Regione intenda intraprendere al fine di fare piena luce sulla vicenda e di contribuire, come sta chiedendo anche Flai CGIL, a rendere pubblici i nomi di chi si arricchisce sulla pelle dei lavoratori più vulnerabili;

 

Se la Regione non ritenga opportuno creare un tavolo di coordinamento stabile tra istituzioni e parti sociali allo scopo di predisporre azioni di verifica e controllo, coordinate dalla Direzione provinciale del lavoro e costruite sia sulle denunce delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori sia sull’incrocio delle informazioni disponibili presso INPS, Agenzia delle Entrate, uffici di collocamento e catasto.

 

Se la Regione sia in possesso di un quadro aggiornato del fenomeno del caporalato in Emilia-Romagna.