INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
I sottoscritti Ferdinando Pulitanò e Annalisa Arletti, Consigliere regionali di Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni
Premesso che:
In base ai criteri normativi e ai dati recenti sulla carenza di organico, la provincia di Modena presenta un fabbisogno teorico significativo per garantire un'assistenza ottimale.
Il numero "ideale" di Medici di Medicina Generale (MMG) si basa sul rapporto ottimale stabilito dagli accordi collettivi e dalle analisi di settore:
Rapporto standard: La Fondazione GIMBE e i parametri nazionali indicano come ottimale un rapporto di 1 medico ogni 1.200 assistiti.
Massimale di legge: Il limite massimo standard è di 1.500 pazienti per medico, che può salire a 1.800 in situazioni di particolare emergenza.
La provincia di Modena è attualmente considerata una delle aree più critiche dell'Emilia-Romagna per quanto riguarda la copertura dei medici di base: la fotografia che emerge dall’ultimo quadro dei posti vacanti nel Ruolo Unico di Assistenza Primaria dell’AUSL di Modena è quella di un territorio che fatica sempre più a garantire la copertura dei medici di famiglia. Il totale provinciale, come emerso in data odierna da organi di stampa locale, raggiunge quota 290 posti vacanti, spalmati in modo trasversale tra città, pianura e aree montane. La distribuzione interna mostra differenze significative, ma ovunque si registra un fabbisogno strutturale che rischia di mettere sotto pressione la medicina territoriale.
Appreso che:
Il distretto con il maggior numero di posti vacanti è quello di Modena città, dove risultano scoperti 63 incarichi, un dato che da solo rappresenta oltre un quinto dell’intero fabbisogno provinciale.
Si colloca poi il distretto di Sassuolo, con 54 posti, distribuiti tra Sassuolo, Formigine, Fiorano, Maranello e i comuni dell’Appennino, dove in più casi è previsto l’obbligo di apertura dello studio medico in località specifiche come Palagano, Montefiorino e Prignano.
Situazione critica nel distretto di Carpi, che conta 43 posti vacanti, e nel distretto di Mirandola, anch’esso fermo a 43, con una frammentazione che coinvolge Concordia, San Possidonio, Cavezzo, Medolla, San Prospero, Camposanto, San Felice, Mirandola e Finale Emilia.
Il distretto di Castelfranco Emilia conta 33 posti vacanti, con necessità particolarmente marcate nei comuni di Nonantola, Ravarino, Bastiglia, Bomporto e nella frazione di Cavazzona, dove è previsto l’obbligo di apertura dello studio medico.
Il distretto di Pavullo presenta 13 posti vacanti, cui si aggiungono altri 4 nei comuni di Fanano, Sestola e Montecreto. Qui ricorrono obblighi di apertura dello studio in località precise, come Pievepelago, Serramazzoni o Pavullo stesso, a testimonianza di un tessuto sanitario che fatica a mantenere la propria capillarità.
Il distretto di Vignola registra 37 posti scoperti, distribuiti tra Vignola, Castelnuovo Rangone, Spilamberto, Castelvetro, Marano, Savignano, Guiglia e Zocca.
Rilevato che:
Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un’aree densamente popolate, dove la carenza di medici rischia di tradursi in un sovraccarico per gli ambulatori esistenti e in un aumento dei tempi di attesa per i cittadini.
Considerando il piano regionale, in Emilia‑Romagna risultano 1.444 posti vacanti di medici di medicina generale, e Modena risulta essere la provincia più colpita.
L’invecchiamento e l’aumento delle malattie croniche generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato. Di conseguenza, un massimale di 1.500 assistiti per medico di medicina generale, adeguato al quadro demografico sino agli anni Novanta, oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità dell’assistenza, come espresso dal Presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta.
Assunto che:
Le Regioni hanno un margine di manovra significativo per gestire la carenza di Medici di Medicina Generale (MMG), agendo sia sulla formazione che sull'organizzazione territoriale e sugli incentivi economici: le Regioni possono finanziare posti aggiuntivi per il corso triennale di formazione specifica in Medicina Generale, oltre a quelli stanziati dallo Stato. È poi possibile assegnare incarichi provvisori o di sostituzione a medici che stanno ancora frequentando il corso di specializzazione, permettendo loro di gestire un numero limitato di pazienti (solitamente fino a 1.000) prima del diploma.
Tutto ciò premesso
Interrogano la Giunta Regionale per sapere
Quali azioni intenda introdurre, anche di concerto con la Conferenza Stato Regioni, per frenare una tendenza che rischia di diventare un problema molto serio per la tutela della salute pubblica
