Testo:
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
Il sottoscritto Consigliere del Gruppo Lega Salvini Emilia-Romagna
Premesso che:
la legge 15 marzo 2010, n. 38, che reca le “Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” definisce le cure palliative come “l'insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali, rivolti sia alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da un'inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici”;
le cure palliative costituiscono quell'insieme di cure, non solo farmacologiche, volte a migliorare il più possibile la qualità della vita sia del malato in fase terminale che della sua famiglia. Lo scopo delle cure palliative non è quello di accelerare né di ritardare la morte, ma di preservare la migliore qualità della vita possibile fino alla fine;
la fase terminale è una condizione irreversibile in cui la malattia non risponde più alle terapie che hanno come scopo la guarigione ed è caratterizzata da una progressiva perdita di autonomia della persona e dal manifestarsi di disturbi (sintomi) sia fisici, ad esempio il dolore, che psichici. In queste condizioni, il controllo del dolore e degli altri disturbi, dei problemi psicologici, sociali e spirituali assume importanza primaria;
le cure palliative sono state definite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come "…un approccio che migliora la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano ad affrontare problematiche associate a malattie inguaribili, attraverso la prevenzione e il sollievo della sofferenza per mezzo di un’identificazione precoce e di un ottimale trattamento del dolore e di altre problematiche di natura fisica, psicologica, sociale e spirituale.";
la Regione Emilia-Romagna negli anni ha sviluppato un sistema di cure palliative composto da 22 strutture regionali distribuite in tutte le province, con una disponibilità complessiva di 315 posti letto, che nel 2025 hanno permesso la presa in carico di quasi 6.500 pazienti. È in previsione l’attivazione di altri 2 hospice che andranno ad aumentare così l’attuale disponibilità di posti letto di 28 unità;
a oggi, non è ancora stato definito un sistema tariffario di riferimento a livello nazionale, sebbene nella seduta plenaria della Commissione permanente tariffe del 27 luglio 2023 sia stata individuata in 299,60 euro la remunerazione a giornata di cura presso l’hospice, così come contenuto nello schema di D.M. oggi ancora in attesa di intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano;
nelle more della definizione a livello nazionale di una tariffa a cui la Regione dovrà adeguarsi, la Giunta ha appena deliberato la tariffa da riconoscere da parte dell’Azienda Usl alle strutture hospice convenzionate, fissata a 268 euro per giornata di degenza, al netto della fornitura diretta dei farmaci ed altro materiale sanitario di consumo, nonché delle visite e prestazioni specialistiche necessarie. Qualora il paziente non sia residente nel territorio dell’Azienda Usl nel quale è collocato l’hospice, l’Azienda di competenza territoriale fatturerà a quella di residenza del paziente una tariffa giornaliera aggiuntiva di 31,60 pro die;
nell’ambito dell’ultima seduta della Conferenza territoriale sociosanitaria della Provincia di Piacenza, a fronte del fatto che il contributo giornaliero deliberato dalla Regione risulterebbe insufficiente a coprire i costi reali sostenuti dagli hospice, sarebbe stata avanzata la proposta di prevedere l’introduzione di una cosiddetta “contribuzione comunale” il cui importo veniva ipotizzato in un arco compreso fra 50 centesimi e 1,50 euro per ogni cittadino residente. Dopo lunga discussione, la decisione sarebbe stata rinviata ad una futura seduta da tenersi dopo la pausa estiva;
senza voler entrare nel merito, all’interrogante pare quanto meno dubbio il fatto che i comuni vengano chiamati a dover garantire prestazioni che dovrebbero essere erogate dal SSR supplendo a evidenti carenze regionali, proprio nel momento nel quale la Regione ha aumentato di 450 milioni di euro la pressione fiscale per sostenere la sanità pubblica e l’artifizio contabile che ha consentito di eliminare la compensazione vincolata inerente l’anticipazione di cassa per la spesa sanitaria ha liberato centinaia di milioni di euro da reimmettere in bilancio;
altre Regioni, come la limitrofa Lombardia già riconoscono una remunerazione maggiore rispetto a quella prevista nello schema di decreto bloccato in sede di Conferenza Stato/Regioni;
Interroga la Giunta regionale per sapere:
se la Giunta regionale sia informata della richiesta avanzata ai comuni in sede di Conferenza territoriale sociosanitaria della Provincia di Piacenza circa l’introduzione di una cosiddetta “contribuzione comunale” il cui importo veniva ipotizzato in un arco compreso fra 50 centesimi e 1,50 euro per ogni cittadino residente ed in caso affermativo quale giudizio intenda esprimere in merito all’iniziativa;
se un’analoga proposta inerente la contribuzione da parte dei Comuni sia stata proposta anche da altre Conferenze territoriali sociosanitarie, in caso affermativo in quali, con quale esito e l’eventuale ammontare della contribuzione individuata;
per quali ragioni il D.M. recante le Tariffe per le prestazioni di cure palliative sia ancora bloccato in attesa di intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano;
per quale ragione la Regione Emilia-Romagna, stante la non ancora perfezionata intesa, pur conoscendo bene la proposta formulata dalla Commissione permanente tariffe del 27 luglio 2023 di fissare in 299,60 euro la remunerazione a giornata di cura presso gli hospice, ha deciso di riconoscere soli 268 euro per giornata di degenza da parte dell’Azienda Usl alle strutture hospice convenzionate;
se non ritenga che il prevedere che l’Azienda di competenza territoriale fatturerà a quella di residenza del paziente una tariffa giornaliera aggiuntiva di 31,60 pro die, qualora il paziente non sia residente nel territorio dell’Azienda Usl nel quale è collocato l’hospice, riconosca implicitamente la correttezza della cifra individuata dal D.M. (268,00+31,60=299,60) sebbene ancora non vi sia intesa, e conseguentemente riconosca il sottofinanziamento corrente;
quali motivazioni politiche intenda addurre circa la decisione di fissare una soglia di remunerazione inferiore a quella contenuta nella bozza di DM a fronte di Regioni limitrofe che, come nel caso della Lombardia, prevedano remunerazioni anche maggiori rispetto all’ipotesi di tariffa nazionale;
se a fronte delle maggiori entrate da destinare alla sanità e alla smobilizzazione di fondi prima vincolati a compensazione di poste di bilancio, intenda rivedere la remunerazione agli hospice affinchè i Comuni non si trovino costretti a dover supplire alle carenze della Regione.
