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Legislatura XI- Atto di indirizzo politico ogg. n. 8352

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Oggetto:
Testo presentato:
Risoluzione per impegnare la Giunta ad affrontare le diverse dimensioni della sfida demografica. (02 05 24) A firma dei Consiglieri: Pillati, Costi, Zappaterra, Rossi, Dalfiume, Mumolo, Rontini, Soncini, Caliandro, Sabattini, Mori, Marchetti Francesca, Bulbi, Daffadà, Fabbri

Testo:

RISOLUZIONE

 

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

 

Premesso che

        la crisi demografica rappresenta una delle sfide più urgenti e complesse del nostro tempo, riflettendo una tendenza alla denatalità e all'invecchiamento della popolazione che coinvolge l'Italia e i paesi con elevato livello di benessere, ma anche di paesi in via di sviluppo, un fenomeno, percepito con crescente preoccupazione, che richiede una comprensione approfondita e azioni mirate;

        in Italia, il numero di nascite è sceso sotto la soglia delle 400.000 unità nel 2022 e nel 2023, con una diminuzione del 60% rispetto agli anni Sessanta; per quanto riguarda l’invecchiamento della popolazione quasi una persona su quattro in Italia ha più di 64 anni, con previsioni che indicano che, entro vent'anni, un italiano su tre sarà anziano;

        il fenomeno della denatalità associato alla longevità della popolazione ha creato uno squilibrio tra le diverse classi di età che già oggi pone sfide legate ai nuovi bisogni sanitari e sociali e a una crescente difficoltà nel reperimento di lavoratori e lavoratrici nei settori privati e pubblici, ma pone anche questioni di tenuta dei conti pubblici per il peso sempre maggiore delle pensioni, oltre che ripensare ciò che riguarda la vita quotidiana delle nostre società, dall’abitare, ai trasporti, alla scuola;

        se 500 mila nuovi nati entro il 2033 è l’obiettivo tracciato dall’Istat, ribadito dalla Fondazione per la Natalità in occasione dell’avvio degli Stati Generali della Natalità, tenutisi a Bologna il 20 febbraio 2024, l'Emilia-Romagna dovrebbe puntare ad avere circa 38.000 nati annui, oltre 8.000 in più rispetto a quelli attuali;

        esperti di demografia hanno sottolineato che il fenomeno della denatalità non è recente e che avere mantenuto nel tempo un tasso di fecondità al di sotto dei livelli necessari per garantire il rinnovo generazionale ha avuto conseguenze profonde sulla struttura per età della popolazione italiana, accentuando gli squilibri tra giovani e anziani e minando la sostenibilità dei sistemi socioeconomici;

        i dati evidenziano la necessità di affrontare con determinazione il problema della denatalità e degli squilibri tra classi di età, attraverso un approccio multidisciplinare, che tenga conto delle cause sottostanti e proponga soluzioni concrete per invertire la tendenza attuale;

        la scarsità di politiche efficaci in materia di sostegno alla natalità, di conciliazione tra vita lavorativa e familiare e di inclusione delle donne nel mercato del lavoro ha contribuito a rendere ancora più critica la situazione demografica, limitando la capacità delle coppie e delle famiglie di realizzare i propri desideri di genitorialità;

        l'incapacità di attrarre e integrare adeguatamente flussi migratori qualificati e la mancanza di servizi di supporto alle famiglie, come asili nido e servizi per l'infanzia, rappresentano ulteriori fattori che aggravano la crisi demografica, riducendo il potenziale di crescita e di sviluppo del nostro Paese.

 

Rilevato che

        all’interno del dibattito sulla natalità, il finanziamento e l'organizzazione dei servizi di welfare territoriale sono stati identificati come elementi chiave per contrastare efficacemente la crisi demografica, necessitando di un approccio innovativo e sostenibile che vada oltre le tradizionali forme di assistenza;

        altro elemento critico nell’ambito della natalità è dato dai tagli significativi effettuati negli ultimi anni alle politiche sociali e al sistema sanitario, compromettendo la capacità di rispondere alle esigenze di una popolazione in rapido invecchiamento e a rischio di non autosufficienza;

        inoltre, nell’ambito del suddetto dibattito sono state evidenziate come strategie cruciali:

        l'attrattività territoriale e una nuova progettazione delle politiche migratorie per bilanciare il saldo demografico, promuovendo un ambiente più accogliente per i giovani e i migranti, essenziali per la crescita economica e sociale;

        la formazione e l'accesso all'istruzione, soprattutto nei campi STEM e nelle professioni sociali, giocano un ruolo determinante nell'innalzare i livelli di produttività e competitività del territorio, sostenendo così indirettamente la demografia attraverso la creazione di opportunità qualificate per i giovani;

        la necessità di un'azione integrata e coordinata a livello regionale e nazionale, che includa il coinvolgimento attivo delle istituzioni, del mondo dell'impresa e del terzo settore, per affrontare in maniera comprensiva e strutturata la sfida demografica, offrendo soluzioni innovative e sostenibili.

 

Rilevato inoltre che

        le politiche per la natalità e l’istruzione sono strettamente interconnesse. La diminuzione del numero di studenti, in particolare nelle scuole primarie, e la conseguente chiusura di istituti scolastici nelle aree montane e interne, creano un forte disincentivo alla natalità;

        la scuola primaria in Emilia-Romagna ha visto una riduzione di 26.000 studenti in 5 anni, con specifici impatti negativi sulle aree montane e interne;

        in questo contesto, è importante promuovere strategie innovative che abbiano un impatto diretto e positivo sulla natalità, poiché un sistema educativo forte e accessibile può incentivare le famiglie ad avere più figli;

        in tali contesti, l’istituzione di classi multilivello (nell'anno scolastico 2023/2024, l'Emilia-Romagna ha registrato 161 pluriclassi nelle scuole primarie) e l’implementazione di tecnologie digitali per l’apprendimento, accompagnate da investimenti specifici nella formazione degli insegnanti per gestire queste nuove dinamiche educative, potrebbero contribuire a creare un ambiente di apprendimento più inclusivo e flessibile. Questo può essere particolarmente vantaggioso per le famiglie, creando un ambiente favorevole per la natalità.

        sostenere le piccole scuole di montagna per contrastare la desertificazione scolastica e sociale può contribuire a mantenere vivaci le comunità locali. Al contempo, può incoraggiare le famiglie a rimanere o trasferirsi in queste aree, contribuendo così a stimolarne la natalità.

 

Considerato che

        l'implementazione del Family Act e altre iniziative legislative rappresentano passi importanti verso la creazione di un quadro normativo integrato e stabile per affrontare la crisi demografica, promuovendo la natalità, il sostegno alle famiglie e all’autonomia dei giovani e l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro;

        la creazione di un contesto favorevole alla natalità e alla crescita familiare richiede una strategia che integri misure di sostegno economico con l'espansione e il miglioramento dei servizi territoriali, inclusi l'educazione e la formazione professionale, essenziali per garantire un futuro sostenibile e inclusivo;

        è necessario in tale contesto:

        rivedere e innovare l'approccio alle politiche giovanili, al fine di accelerare l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e nella vita adulta, consentendo loro di realizzare pienamente i propri progetti di vita, inclusi quelli relativi alla genitorialità;

        una maggiore partecipazione femminile nel mercato del lavoro e nei ruoli di leadership, accompagnata da misure concrete per garantire la parità di genere, rappresenta una leva fondamentale per rafforzare il tessuto economico e sociale della regione, favorendo al contempo un aumento del tasso di natalità;

        un impegno congiunto tra istituzioni, imprese, organizzazioni del terzo settore e cittadinanza, per sviluppare e implementare politiche efficaci in risposta alla sfida demografica, richiedendo un approccio collaborativo e trasversale che miri al benessere collettivo e al progresso sostenibile della nostra regione.

 

Preso atto che

        nell'ambito della sfida demografica e delle politiche di sostegno alla natalità e alla famiglia, un'attenzione particolare merita la situazione dei minori stranieri non accompagnati, una categoria particolarmente vulnerabile che richiede interventi mirati e sensibili; in tale ambito la promozione di politiche di integrazione efficaci e umane è fondamentale, non solo per garantire loro sicurezza e benessere nel breve termine, ma anche per favorire la loro crescita e partecipazione attiva nella società a lungo termine;

        le misure di integrazione per i minori stranieri non accompagnati dovrebbero includere accesso all'istruzione di qualità, opportunità di formazione professionale, supporto psicologico e l'inclusione in programmi di tutoraggio che li aiutino ad acquisire competenze e fiducia in sé stessi;

        non di secondaria importanza ove possibile, è il ricongiungimento familiare, non solo per rispondere a un diritto fondamentale del minore, ma anche per promuovere quella stabilità emotiva e sociale che è precondizione per un'integrazione di successo.

 

Valutato che

        l’Italia è il Paese con le madri più vecchie d’Europa: in media il primo figlio arriva a 31anni e mezzo e ormai più di otto neonati su cento hanno mamme ultraquarantenni. In tutta Europa le ultraquarantenni che fanno figli sono più che raddoppiate negli ultimi vent’anni: i nuovi nati con mamme “senior” erano il 2,4% del totale nel 2001, nel 2019 erano saliti al 5,4%. In Italia la quota è addirittura l’8,4%;

        le ragioni che portano a posticipare i figli possono essere professionali o economiche, ma c’è anche l’infertilità che secondo gli ultimi dati dell’OMS colpisce una coppia su sei; il tema dell’infertilità viene talvolta affrontato con molta superficialità, dando per scontato che l’avere o non avere figli sia solo una questione di volontà e di pianificazione, sottovalutando le crescenti difficoltà che molte coppie e individui incontrano nel percorso verso la genitorialità,  che può trovare risposta in servizi dedicati alla salute riproduttiva, sia di prevenzione che di cura quale la procreazione medicalmente assistita (PMA);

        in Italia il ricorso alla PMA è quasi triplicato in vent'anni, con un'accelerazione negli ultimi dieci. In questo campo, operano in Italia oltre 300 centri pubblici e privati, con decine di migliaia di pazienti, e più di 11mila bambini sono nati nel 2020 grazie a queste tecniche;

        le tecniche di PMA rappresentano una risposta ai problemi di infertilità, e devono sostenere tutti coloro che desiderano avere figli, in questo ambito è fondamentale garantire che le coppie e gli individui siano informati sui trattamenti disponibili e che ricevano il supporto necessario, sia a livello medico sia psicologico, durante il loro percorso;

        all'interno di un quadro di azioni volte a rispondere alla sfida demografica e a sostenere la crescita della natalità, se da un lato è importante fare informazione sul tema della salute riproduttiva, dall’altro è necessario un accesso equo e supportato ai trattamenti di PMA e superare ogni tipo di discriminazione.

 

Evidenziato che

        l'intervento nazionale è fondamentale per affrontare la sfida demografica e stimolare la natalità, sebbene le regioni possano giocare un ruolo importante nel fornire supporti specifici e nel promuovere iniziative locali, le politiche di maggior impatto sono quelle che richiedono una visione e un'azione coordinata a livello nazionale, specialmente quelle fiscali e legate al lavoro;

        la collaborazione tra diversi livelli di governo, insieme a un impegno condiviso per l'implementazione di politiche inclusive ed efficaci, è essenziale per iniziare un percorso di inversione delle tendenze demografiche negative, ma che avranno risultati sul medio lungo periodo, e costruire una società più equa e sostenibile per le future generazioni.

 

Tutto ciò premesso e considerato

 

IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE

 

        a collaborare nelle sedi dedicate con il governo nazionale per sviluppare e implementare politiche efficaci e strutturate, durature nel tempo, per affrontare la crisi demografica agendo su tutte le politiche indispensabili al fine di sostenere la ripresa della natalità e un’immigrazione strutturata e inclusiva;

        a continuare le politiche volte a rafforzare il sostegno finanziario e organizzativo ai servizi di welfare territoriale, con particolare attenzione ai servizi per l'infanzia e agli strumenti di conciliazione al fine di creare un ambiente favorevole alla genitorialità e al benessere delle famiglie;

        a potenziare le politiche attive per il lavoro e l'inclusione sociale, con l'obiettivo di facilitare l'accesso al mercato del lavoro per giovani e donne, anche attraverso incentivi per le imprese che investono in parità di genere e inclusione lavorativa;

        a valutare con le Associazioni di Categoria la costituzione di un fondo regionale per sostenere le piccole e micro imprese nelle sostituzioni delle maternità ed evitare episodi penalizzanti per le giovani donne che decidono di avere figli;

        a innovare le politiche migratorie e l'attrattività territoriale, incoraggiando l'insediamento di giovani e famiglie attraverso politiche di accoglienza integrata e sostegno all'abitazione, nonché attraverso la valorizzazione delle competenze e talenti dei migranti;

        a riconosce la salute riproduttiva come un elemento fondamentale del servizio sanitario regionale a sostegno delle politiche per la natalità promuovendone l'accessibilità e l'equità dei servizi deputati;

        ad impostare con l‘Ufficio scolastico regionale, le autonomie scolastiche e le Amministrazioni Comunali un percorso volto a definire modalità educative e pedagogiche innovative per mantenere e consolidare servizi scolastici nelle aree più disagiate e rarefatte, che ormai riguardano tutte le aree periferiche, sulla base delle sperimentazioni già attuate in alcune scuole di montagna della nostra regione, basate su pluriclassi e tecnologie digitali e delle esperienze consolidate in altri paesi europei;

        ad avviare uno studio approfondito sulla dimensione locale della dispersione scolastica al fine di valutare elementi di forza e debolezza del sistema scolastico e formativo per intervenire precocemente sui giovani, non solo per il loro inserimento lavorativo, ma per dare le opportunità di essere cittadini/e della nostra regione e contribuire appieno alla vita sociale e civile;

        a continuare a potenziare l'offerta formativa e l'accesso all'istruzione di qualità, con un focus particolare sulle discipline STEM e sulle professioni sociali e sanitarie, per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro e sostenere l'innovazione e la competitività regionale;

        ad inserire tra gli obiettive del DEFR l’obiettivo intersettoriale della sfida demografica al fine di monitorare l'andamento demografico regionale, valutare l'efficacia delle politiche attuate e proporre nuove iniziative legislative e programmatiche per affrontare in modo integrato e proattivo le problematiche che derivano dallo squilibrio tra le classi di età della popolazione, con particolare attenzione alle politiche di sostegno alla natalità e alla genitorialità, alle politiche di attrazione di nuovi cittadini, alle politiche strutturali ed inclusive sull’immigrazione.

 

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