Testo:
Risoluzione
(Caregiver)
Premesso che
secondo i dati 2024 dell’Osservatorio DOMINA e del CNEL, in Italia oltre 3,2 milioni di caregiver hanno abbandonato il lavoro per dedicarsi all’assistenza, mentre 2 milioni hanno scelto il part-time. Questa condizione genera conseguenze rilevanti non solo sul piano individuale, ma anche su quello sociale ed economico; l’abbandono del lavoro o la riduzione dell’orario da parte di milioni di caregiver comporta un concreto rischio di impoverimento, dovuto alla perdita di reddito e alla mancanza di tutele adeguate e a ciò si aggiunge l’isolamento sociale, spesso causato dall’impegno continuativo nell’assistenza, che limita le relazioni e la partecipazione alla vita comunitaria. Sul piano della salute, il carico emotivo e fisico può determinare un peggioramento del benessere psicologico e fisico del caregiver;
il Patto per un Nuovo Welfare sottolinea che il caregiver è un elemento strutturale del sistema di long-term care, la cui valorizzazione deve essere al centro delle politiche di welfare del prossimo decennio. L’invecchiamento progressivo della popolazione italiana, unito alla crescente incidenza di condizioni cronico-degenerative, impone una strategia lungimirante e intersettoriale, in grado di integrare assistenza domiciliare, semi-residenzialità e residenzialità, con una visione centrata sul progetto di vita della persona fragile e del suo contesto familiare;
attualmente, la figura del cargiver opera senza un riconoscimento giuridico, economico e previdenziale adeguato, pur svolgendo mansioni che richiedono competenze paragonabili a quelle di operatori socio-sanitari e, in alcuni casi, infermieristiche. Si tratta di competenze che spesso sono maturate in contesti di alta complessità clinica e gestionale, e includono pratiche come la gestione di presidi sanitari (PEG, tracheostomie, cateteri), la somministrazione di farmaci salvavita, le medicazioni avanzate, e l’interazione con i servizi del Sistema Sanitario Nazionale;
il riconoscimento professionale del caregiver familiare non può prescindere dalla valorizzazione delle competenze che questa figura acquisisce nel corso dell’attività quotidiana di assistenza. Queste abilità, pur non certificate formalmente, rappresentano un patrimonio di conoscenze che merita di essere riconosciuto e sistematizzato attraverso percorsi formativi dedicati. L’istituzione di corsi professionalizzanti, articolati in moduli teorici e pratici, consentirebbe di uniformare le competenze tra caregiver, garantire la sicurezza delle pratiche assistenziali, offrire una certificazione spendibile anche in ambito lavorativo, creare una figura professionale autonoma, distinta ma complementare rispetto agli operatori socio-sanitari e infermieristici;
un elenco regionale potrebbe costituire la base per la creazione di una rete territoriale di caregiver formati, in grado di offrire supporto alle famiglie in caso di necessità temporanee, promuovendo anche opportunità lavorative per chi ha concluso la propria missione familiare;
Considerato che
il sistema sanitario regionale si trova oggi ad affrontare sfide sempre più complesse, determinate dall’incremento delle patologie croniche, dall’aumento della popolazione anziana e non autosufficiente, nonché da una crescente fragilità sociale. L’aggravarsi di questi fenomeni, dovuto alla carenza di personale sanitario e alla progressiva riduzione delle reti familiari di supporto, impone una riflessione profonda sulla sostenibilità del modello di welfare attuale;
in Italia sono quasi 8 milioni le persone – familiari o amici – che forniscono cura a persone care con disabilità o non autosufficienti: di queste 2,3 milioni lo fanno per oltre 20 ore settimanali, e due terzi non vivono nemmeno nella stessa abitazione. Un universo spesso non conosciuto dai servizi e poco ascoltato nei suoi bisogni, eppure essenziale per garantire l’assistenza quotidiana a circa 4 milioni di persone non autosufficienti;
la Regione Emilia-Romagna è stata la prima in Italia a riconoscere formalmente la figura del caregiver familiare, con la Legge Regionale n. 2 del 2014. Tale riconoscimento è stato ulteriormente rafforzato con la Legge Regionale n. 5 del 2024, che ha istituito il Fondo regionale Caregiver, finanziato nel 2025 con 3 milioni di euro, cui si aggiungono 2,3 milioni provenienti da fondi nazionali;
a livello nazionale, è in corso un ampio e articolato dibattito parlamentare volto a definire in modo organico la figura del caregiver familiare e a riconoscerne il ruolo centrale nel sistema di assistenza e cura. Diverse proposte normative attualmente all’esame delle Camere, convergono sulla necessità di introdurre misure concrete di tutela, sia sotto il profilo previdenziale che lavorativo, per coloro che si dedicano in modo continuativo all’assistenza di familiari non autosufficienti e tra gli obiettivi condivisi vi è il riconoscimento dei contributi figurativi per i caregiver che sospendono o rinunciano all’attività lavorativa, la definizione di strumenti di conciliazione tra lavoro e cura, e l’istituzione di Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) che garantiscano, su tutto il territorio nazionale, servizi minimi e uniformi di supporto, formazione e accesso ai benefici economici;
queste iniziative legislative, pur nella diversità delle formulazioni e degli approcci, riflettono una crescente maturazione del dibattito istituzionale attorno al riconoscimento del caregiver familiare come figura centrale nel sistema di assistenza, ed evidenziano la volontà sempre più condivisa, di superare l’attuale frammentazione normativa e di costruire un impianto di tutele coerente, equo e sostenibile, capace di valorizzare il ruolo sociale ed economico del caregiver e di garantire diritti fondamentali nel rispetto dei principi di solidarietà, inclusione e giustizia sociale;
Rilevato che
il riconoscimento dei contributi figurativi per i caregiver che sospendono o abbandonano l’attività lavorativa per dedicarsi all’assistenza è uno degli aspetti più urgenti e discussi, in quanto incide direttamente sulla dignità sociale, sulla sicurezza economica e sulla tutela previdenziale di chi svolge questa funzione. La mancanza di una copertura contributiva adeguata espone migliaia di cittadini, in particolare donne, a un rischio concreto di impoverimento e marginalizzazione;
in questo scenario, le Regioni sono chiamate a esercitare un ruolo attivo e propositivo, non solo nel consolidare e rafforzare le politiche territoriali di sostegno rivolte ai caregiver familiari, ma anche nel contribuire alla costruzione di un sistema nazionale integrato di tutele. La Regione Emilia-Romagna, che ha già dimostrato una visione lungimirante nel riconoscimento normativo e operativo del caregiver familiare, può ulteriormente rafforzare il proprio impegno attraverso strumenti legislativi, amministrativi e finanziari, e farsi promotrice di un confronto istituzionale con il Governo centrale, volto a favorire l’approvazione di una disciplina organica, condivisa e coerente con i principi di equità, solidarietà e inclusione sociale;
il riconoscimento professionale del caregiver familiare unito alla costituzione di un elenco reginale unico rappresenterebbe uno strumento strategico per la valorizzazione e il coinvolgimento di questa figura nel sistema socio-sanitario;
Impegna il Presidente e la Giunta Regionale
a farsi promotrice, in tutte le sedi istituzionali competenti, di un confronto costruttivo con il Governo e con la Conferenza delle Regioni, volto al pieno riconoscimento della figura professionale del caregiver familiare valorizzando le competenze specifiche, meritevoli di una qualifica autonoma e di una normativa organica, capace di garantirne piena dignità e adeguata tutela all’interno delle politiche sociosanitarie
ad attivarsi affinchè siano messe a terra forme di tutela previdenziale — come il riconoscimento dei contributi figurativi per chi sospende o abbandona l’attività lavorativa per dedicarsi all’assistenza — e misure di protezione lavorativa, quali congedi retribuiti, flessibilità oraria e salvaguardia del posto di lavoro
a valutare l’istituzione di un elenco regionale unico dei caregiver familiari, con l’obiettivo di censire e valorizzare la loro presenza sul territorio per facilitare l’accesso a percorsi formativi e informativi e favorire il loro coinvolgimento attivo nel supporto alle famiglie in situazioni di fragilità e bisogno
