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Legislatura XII- Atto di indirizzo politico ogg. n. 298

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Oggetto:
Testo presentato:
Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi presso le istituzioni nazionali competenti, al fine di individuare soluzioni alternative al trasferimento dei giovani detenuti nelle carceri di Bologna e Parma. (12 03 25) A firma dei Consiglieri: Lembi, Lori, Calvano, Casadei, Paldino, Larghetti, Critelli, Massari, Bosi, Costa, Costi, Castellari, Sabattini, Albasi, Proni, Arduini, Burani, Gordini, Trande, Fornili, Daffadà, Donini

Testo:

RISOLUZIONE

 

L’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna

 

Premesso che

        La Casa Circondariale Rocco d’Amato di Bologna rappresenta da tempo un nodo critico del sistema penitenziario regionale, in quanto caratterizzata da una condizione strutturale ormai obsoleta, da problemi organizzativi di rilievo e da un sovraffollamento che ha raggiunto livelli allarmanti, compromettendo non solo la vivibilità dei detenuti ma anche la qualità del lavoro degli agenti di polizia penitenziaria e del personale addetto alla gestione dell’istituto.

        Analoghe problematiche si riscontrano anche in altre Case circondariali del territorio regionale, tra cui la Casa Circondariale di Parma, dove il sovraffollamento e le difficoltà nel garantire un adeguato percorso trattamentale e riabilitativo ai detenuti sono stati più volte denunciati dalle organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti delle persone recluse. In particolare, la presenza di detenuti con problematiche psichiatriche e le difficoltà nell’accesso a programmi di reinserimento sociale rendono necessaria una strategia regionale più ampia, che tenga conto delle specificità dei vari istituti penitenziari presenti sul territorio, compreso quello di Parma.

        Il carcere di Parma ha ormai superato le 750 presenze quotidiane e il sistema non regge più. Nel 2024 si sono registrati 3 suicidi tra i detenuti, su un totale di 9 avvenuti nelle carceri dell’Emilia-Romagna. Il sovraffollamento e l’assenza di adeguati percorsi di reinserimento sociale aggravano la situazione, mettendo a dura prova tanto i detenuti quanto il personale penitenziario. Inoltre, oltre 200 detenuti presentano patologie serie e la sofferenza psichica è molto diffusa, rendendo necessarie misure urgenti per garantire condizioni dignitose e percorsi di recupero adeguati.

        Con l’entrata in vigore del decreto Caivano, anche le carceri minorili d’Italia sono alle prese con il sovraffollamento che ha inasprito le misure detentive nei confronti dei minori, riducendo le possibilità di ricorso a misure alternative alla detenzione e determinando, come conseguenza diretta, un rapido incremento della popolazione carceraria minorile.

        In tale contesto di forte criticità, è stata appresa la volontà del Capo Dipartimento di Giustizia Minorile di trasferire presso la Casa Circondariale Rocco D’Amato 50 giovani adulti attualmente reclusi negli istituti penali minorili d’Italia e tale provvedimento interessa anche giovani provenienti dall'Istituto penale minorile di Bologna

        La suddetta operazione di trasferimento, che riguarderebbe detenuti maggiorenni tra i 21 e i 25 anni, alcuni dei quali con percorsi di detenzione già segnati da difficoltà di socializzazione, prevede la loro collocazione in una sezione separata dell’istituto penitenziario per adulti, che, per struttura,  non presenta condizioni adeguate per il loro percorso di reinserimento, né le necessarie tutele in materia di trattamento penitenziario differenziato.

        L’intero provvedimento temporaneo che avrà un impatto significativo sia sulle condizioni di detenzione all’interno della Dozza sia sulle prospettive rieducative di questi giovani adulti, è stato appreso il 4 febbraio 2025 da una nota sindacale, senza alcun previo e approfondito confronto istituzionale con gli enti territoriali competenti, con le organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti delle persone detenute e con le autorità garanti, le quali hanno già manifestato forte preoccupazione rispetto agli effetti di tale decisione.

 

Rilevato che

        La Casa Circondariale Rocco D’Amato è attualmente soggetta a un sovraffollamento particolarmente grave, con un numero di detenuti che ha ormai superato le 850 unità, a fronte di una capienza regolamentare fissata a 507 posti, una situazione che incide profondamente sulla gestione quotidiana dell’istituto, riduce le possibilità di accesso alle attività trattamentali e rende estremamente difficoltosa l’organizzazione dei servizi essenziali, dall’assistenza sanitaria alla formazione professionale.

        Per far spazio ai 50 giovani adulti in carico alla giustizia minorile, è già stata liberata una sezione della Casa Circondariale di Bologna, trasferendo i reclusi adulti dell’alta sicurezza, 29 dei quali alla Casa Circondariale di Parma, peggiorando anche in questo particolare contesto penitenziario un peggioramento delle condizioni detentive dei detenuti già presenti, oltre che appesantire la mole di necessità sanitarie e di personale ASL.

        L’inserimento dei giovani adulti nella Casa circondariale di Bologna  non farebbe che aggravare ulteriormente le condizioni di detenzione, rendendo ancora più precaria la possibilità di assicurare percorsi rieducativi efficaci e aumentando il rischio di tensioni interne, con un impatto negativo tanto sui detenuti già presenti quanto sulle nuove persone trasferite, che si troverebbero a vivere in una realtà già fortemente problematica.

        La scelta di destinare temporaneamente  tutti i giovani detenuti a un’unica struttura, anziché distribuirli, in raccordo  con le autorità locali, tra istituti penitenziari meno affollati, appare irragionevole e contraria ai principi di buona gestione del sistema penitenziario, considerando che un confronto tra istituti consentirebbe di favorire condizioni più favorevoli per la gestione di un percorso differenziato e maggiormente attento alle esigenze dei detenuti giovani adulti e delle comunità penitenziarie.

        La temporaneità dell’operazione, delineata di tre mesi dal Capo Dipartimento di Giustizia e subordinata al completamento di  tre nuove strutture penitenziarie minorili in Italia , pone perplessità sulle necessità di spostare 50 giovani adulti dai contesti attuali , in quanto tale operazione temporanea che dovrebbe compiersi nel mese di marzo, richiede un conseguente impatto ri-organizzativo nella struttura ospitante da realizzare con imminenza entro la prima decade di marzo.

        L’assenza di un piano specifico per garantire la continuità dei percorsi educativi e formativi di questi detenuti, nonché la mancanza di misure adeguate a favorire il loro reinserimento sociale, rischia di rendere il trasferimento un intervento puramente punitivo, in contrasto con i principi sanciti dall’articolo 27 della Costituzione italiana, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato.

 

Considerato che

        La separazione tra detenuti, volto a garantire che i percorsi di rieducazione siano adeguati alle specificità e alle fragilità di ciascuna fascia di popolazione carceraria, e la sua violazione, mediante l’inserimento di giovani adulti in un carcere per adulti senza un progetto strutturato, rischia di creare un pericoloso precedente destinato a incidere negativamente sulla gestione futura della giustizia minorile.

        Le condizioni della Casa Circondariale di Bologna, già compromesse dal sovraffollamento e dalla carenza di servizi adeguati, non risultano idonee ad ospitare giovani adulti in carico alla giustizia minorile senza che ciò comporti un peggioramento delle condizioni generali di detenzione.

        L’iniziativa di trasferire in blocco il gruppo di giovani detenuti a Bologna, senza una valutazione attenta delle loro storie personali, delle loro necessità trattamentali e delle effettive possibilità di reinserimento sociale, rischia di determinare un incremento delle recidive e un ulteriore allontanamento dei detenuti dai percorsi di rieducazione, aumentando così il rischio di un ritorno alla criminalità una volta scontata la pena.

        L’assenza di un confronto istituzionale tra Ministero della Giustizia, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna e autorità garanti, liquidato con un incontro richiesto dai garanti e una nota del Capo Dipartimento in cui invita ad istituire “ un tavolo tecnico” con la compartecipazione delle associazioni , rappresenta una grave criticità, poiché preclude la possibilità di individuare soluzioni alternative più efficaci, come il potenziamento delle misure alternative alla detenzione o l’inserimento dei giovani adulti in comunità educative specializzate, che hanno già dimostrato di ottenere risultati concreti nella riduzione della recidiva.

 

Considerato inoltre che

        Il recente incontro tra il Sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, il Presidente Michele De Pascale, il Sindaco di Bologna Matteo Lepore e altri rappresentanti istituzionali ha confermato che il trasferimento dei giovani adulti nella sezione distaccata dell'IPM bolognese presso il carcere per adulti della Dozza sarà temporaneo.

        Il Sottosegretario ha garantito che la gestione dei nuovi utenti sarà esclusivamente affidata al personale della Giustizia minorile, evitando promiscuità con i detenuti adulti e assicurando continuità trattamentale.

        La Regione Emilia-Romagna si è dichiarata disponibile a collaborare con il Ministero della Giustizia per la creazione di comunità socio-rieducative in grado di costituire alternative al carcere per soggetti con disturbi comportamentali e dipendenze.

        La temporaneità del provvedimento richiede un'attenta pianificazione per garantire che la gestione della nuova sezione sia adeguatamente strutturata e monitorata nel corso dei tre mesi previsti, al fine di assicurare il rispetto delle condizioni di detenzione e delle misure trattamentali per i giovani adulti coinvolti.

 

Tutto ciò premesso e considerato,

 

Impegna la Giunta regionale

 

        ad attivarsi presso le istituzioni nazionali competenti, al fine di individuare soluzioni alternative al trasferimento dei giovani detenuti, che rispondano in maniera più adeguata alle esigenze educative e di recupero dei giovani adulti nei contesti penitenziari, coinvolgendo istituti penitenziari meno sovraffollati e potenziando contestualmente le misure di accompagnamento educativo e trattamentale per questi detenuti.

        a sostenere la proposta del Comune di Bologna volta alla creazione di una rete tra le città sedi di istituti penitenziari, per affrontare con un approccio coordinato il problema del sovraffollamento e il miglioramento delle condizioni detentive, sia negli istituti minorili che in quelli per adulti;

        a sollecitare il Governo e le istituzioni competenti per ottenere risorse nazionali da destinare prioritariamente alla creazione di nuove comunità per minori e giovani adulti, come i Centri Educativi Comunitari (CEC), e ad altre strutture alternative in grado di offrire percorsi riabilitativi efficaci e ridurre il ricorso alla detenzione carceraria.  

        A verificare presso la Casa Circondariale Rocco D’Amato se sono garantiti i servizi sanitari di base previsti dal Servizio Sanitario Regionale e se sono state avviate le procedure organizzative necessarie per dare seguito al provvedimento richiesto dal Ministero di Giustizia Minorile.

        A monitorare l’attuazione del trasferimento temporaneo alla Dozza, valutando l’adeguatezza del riassetto organizzativo e l’efficacia delle misure adottate, prevedendo verifiche periodiche sulle condizioni di detenzione e sull'attuazione dei percorsi trattamentali.

        A valutare la costituzione del tavolo tecnico con la direzione penitenziaria , il Comune di Bologna e le associazioni per definire il  riassetto organizzativo della struttura ospitante e la programmazione degli interventi educativi.

        A garantire, tramite il Garante regionale dei detenuti, un monitoraggio della situazione interna alla Casa Circondariale di Parma, al fine di garantire la tenuta del contesto e il rispetto dei diritti dei detenuti.

 

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