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Legislatura XII- Atto di indirizzo politico ogg. n. 451

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Oggetto:
Testo presentato:
Risoluzione per impegnare la Giunta a valutare e adottare misure volte a ridurre progressivamente la distribuzione diretta, da parte delle farmacie ospedaliere, dei farmaci di classe A, incentivando la distribuzione tramite la rete delle farmacie territoriali. (07 04 25) A firma dei Consiglieri: Marcello, Tagliaferri, Bocchi, Aragona, Pestelli, Arletti, Ugolini

Testo:

RISOLUZIONE

 

Premesso che

        Numerosi farmaci di classe A (i cosiddetti farmaci mutuabili) vengono attualmente distribuiti direttamente dalle farmacie ospedaliere, obbligando i pazienti a recarsi fisicamente presso tali strutture per il ritiro.

        Questo sistema di distribuzione comporta disagi significativi per i cittadini, in particolare per coloro che risiedono in aree montane o periferiche, con costi aggiuntivi in termini di trasporto, tempo impiegato e difficoltà logistiche.

        La normativa vigente, in particolare l’Accordo Regionale tra la Regione Emilia-Romagna e le farmacie territoriali, prevede la possibilità di distribuire tali farmaci attraverso la rete delle farmacie convenzionate, ma tale opzione non è mai stata pienamente implementata.

        L’articolo 8 della Legge 405/2001 e il Decreto Legislativo 219/2006 disciplinano la distribuzione dei farmaci, consentendo alle Regioni di adottare modalità operative che favoriscano la capillarità del servizio attraverso la rete delle farmacie convenzionate.

        L’Accordo Stato-Regioni del 2010 ha ribadito l’importanza della distribuzione dei farmaci tramite le farmacie territoriali, riconoscendone il ruolo strategico all’interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

 

Considerato che

        I dati relativi alla spesa farmaceutica 2024 per l’Emilia-Romagna evidenziano che:

        La spesa farmaceutica territoriale ammonta a 539.313.419,45 €, con un incremento del 6,9% rispetto al 2023;

        La spesa per la distribuzione diretta è pari a 437.201.742,08 €, con un incremento del 12,4% rispetto al 2023, crescendo dunque quasi il doppio rispetto alla spesa per la convenzionata, contrariamente a quanto auspicabile;

        La spesa per la distribuzione diretta si suddivide in 38 milioni di euro per i farmaci post-dimissioni ospedaliere (l’ambito per cui era stata pensata la Legge 405/2001) e ben 246 milioni di euro per la cosiddetta “presa in carico” dei pazienti non ricoverati.

        La Legge 405/2001 nasceva con l’obiettivo di offrire un’opportunità aggiuntiva ai pazienti dimessi dagli ospedali, permettendo loro di ritirare i farmaci direttamente in ospedale. Tuttavia, oggi le ASL hanno esteso il concetto di "presa in carico" fino a includere pazienti che non sono ricoverati, ma che ricevono comunque farmaci tramite forniture ospedaliere dirette. Questa prassi ha portato la spesa per la presa in carico a 246 milioni di euro, contro i soli 38 milioni per le dimissioni ospedaliere, ovvero l’ambito originario della distribuzione diretta.

        La distribuzione diretta non riguarda farmaci ospedalieri o farmaci del Prontuario Ospedale-Territorio (PHT), bensì comuni farmaci di classe A che potrebbero essere erogati senza difficoltà tramite la rete delle farmacie territoriali, garantendo un servizio più accessibile e diffuso ai cittadini.

        La nuova remunerazione delle farmacie, entrata in vigore a marzo 2023, ha introdotto un modello che sgancia il costo del farmaco dal suo prezzo, favorendo un rimborso basato sul servizio reso e sul numero di confezioni erogate dalle farmacie, anziché sul valore economico del farmaco stesso.

        L’introduzione del ticket di 2,20 euro per confezione, che non si applica alle farmacie ospedaliere, genera problematiche sia in termini di mancato introito per la Regione sia di concorrenza sleale nei confronti delle farmacie territoriali, che devono esigere tale ticket, abbassando di 2,20 euro il costo per ogni farmaco erogato e imponendo una rivalutazione della convenienza della distribuzione diretta.

        La distribuzione diretta presenta numerosi svantaggi per i cittadini, quali:

        Numero limitato di punti di distribuzione rispetto alla rete capillare delle farmacie territoriali;

        Orari di apertura rigidi, con servizi non garantiti nelle ore notturne, nei weekend e nei festivi;

        Necessità di spostamenti, con conseguenti disagi quali il pagamento del parcheggio e tempi di attesa maggiori;

        La distribuzione diretta ha anche costi occulti, spesso trascurati nelle valutazioni economiche: ogni paziente in “presa in carico” deve effettuare visite specialistiche periodiche per il controllo della terapia, che hanno un costo aggiuntivo e contribuiscono al sovraccarico delle liste d’attesa nel Servizio Sanitario Regionale. Tale sistema risulta in netto tradimento dello spirito originario della Legge 405/2001, che mirava ad avvicinare il cittadino al farmaco, mentre l’attuale affidamento massiccio sulla distribuzione diretta lo allontana, aggravando disagi e costi sociali.

        Tale sistema crea differenze tra gli assistiti delle varie Aree delle Regione, diversificando la possibilità di accesso ai farmaci. Il rapporto tra spesa convenzionata e distribuzione diretta varia tra le varie ASL e a volte anche all’interno della stessa AUSL, come quella della Romagna che risulta essere una di quelle dove il ricorso alla diretta è più massiccio.

 

Ritenuto che

        L’attuale sistema di distribuzione prevalentemente ospedaliera appare penalizzante per i pazienti e poco efficiente dal punto di vista economico e organizzativo;
Un rafforzamento della distribuzione attraverso le farmacie territoriali favorirebbe una gestione più efficace delle risorse pubbliche e una maggiore equità nell’accesso ai farmaci;

        La nuova struttura di remunerazione delle farmacie e l’applicazione del ticket impongono un riesame della convenienza della distribuzione diretta, che risulta onerosa per la Regione e in contrasto con il diritto dei cittadini a un accesso facilitato ai farmaci;

        Il potenziamento della sanità territoriale rappresenta una priorità per garantire il diritto alla salute e migliorare la qualità del servizio sanitario regionale.

 

Tutto ciò premesso

 

Impegna la Giunta Regionale

 

        A valutare e adottare misure volte a ridurre progressivamente la distribuzione diretta dei farmaci di classe A, incentivando la distribuzione tramite la rete delle farmacie territoriali;

        A promuovere accordi con le farmacie territoriali per ampliare la gamma di farmaci distribuibili al di fuori delle strutture ospedaliere, in particolare nelle aree montane e disagiate;

        A monitorare e rendicontare periodicamente l’andamento della spesa farmaceutica regionale, con particolare attenzione ai costi e ai benefici derivanti dall’incremento della distribuzione tramite le farmacie territoriali;

        A valutare l’impatto della nuova struttura di remunerazione e dell’introduzione del ticket sulla sostenibilità economica del sistema, considerandone le conseguenze in termini di equità e accessibilità per i cittadini.