Testo:
RISOLUZIONE
L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna
Premesso che:
Le aggressioni nei confronti degli operatori sanitari rappresentano un fenomeno in preoccupante crescita a livello nazionale e regionale. Secondo i dati dell'Osservatorio del Ministero della Salute, nel 2024 si sono registrate oltre 18.000 aggressioni a livello nazionale, coinvolgendo circa 22.000 operatori, con un aumento del 5,5% rispetto all'anno precedente.
In Emilia-Romagna, nel 2024, secondo i dati riportati dal report “Episodi di aggressioni a danno di operatori dei servizi sanitari Rapporto Emilia-Romagna 2023-2024” le aggressioni al personale sanitario all'interno dei luoghi di cura sono aumentate dell'11,7% rispetto all'anno precedente, passando da 2.401 a 2.682 casi. Nel report, che prevede anche risposte multiple, le aggressioni verbali rappresentano la tipologia più frequente (83,8%), seguite da quelle fisiche (25,8%) e da quelle contro la proprietà (17,7%). Le categorie professionali più colpite sono gli infermieri (59,7%), seguiti dai medici (11,2%) e dagli operatori socio-sanitari (10,3%). Le donne rappresentano il 70,3% delle vittime di aggressioni. I luoghi in cui gli episodi si manifestano maggiormente sono le aree di degenza (27,2%), i Pronto Soccorso (26,1%), i reparti psichiatrici (12,6%) e gli ambulatori (9,7%).
Preso atto che
tale incremento appare correlato non solo all’aumento generale delle tensioni sociali, ma anche al sovraccarico di lavoro cui è sottoposto il personale sanitario, costretto spesso a operare in condizioni di stress e carenza di risorse umane;
la Regione Emilia-Romagna, pur consapevole da tempo del progressivo pensionamento di migliaia di operatori sanitari, non ha attuato con sufficiente lungimiranza un piano efficace di turnover e di programmazione del fabbisogno del personale, generando scoperture nei reparti, turni insostenibili e riduzione del tempo dedicato all’ascolto e alla relazione con l’utenza;
questa mancanza di programmazione ha prodotto un effetto domino che si ripercuote negativamente sull’intero sistema sanitario regionale, aumentando la frustrazione dei pazienti, prolungando i tempi di attesa e contribuendo a un clima di esasperazione che può degenerare in episodi di violenza contro gli operatori;
Considerato che:
Attualmente, diverse regioni italiane stanno sperimentando l'utilizzo di bodycam per il personale sanitario, con l'obiettivo di prevenire e gestire le aggressioni nei confronti degli operatori.
Nonostante le misure attualmente adottate dalla Regione Emilia-Romagna per contrastare il fenomeno, tra cui l'introduzione della piattaforma SegnalER per la segnalazione degli episodi di violenza e l'adozione di linee di indirizzo per la prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori dei servizi sanitari e socio-sanitari, il fenomeno continua a crescere, rendendo necessario un rafforzamento delle misure di prevenzione, anche attraverso l’adozione di dispositivi di sicurezza individuali.
Rilevato che:
In altre regioni italiane sono state avviate sperimentazioni con esiti promettenti:
La Regione Lombardia ha avviato un progetto per dotare gli operatori dei mezzi di soccorso sanitario di bodycam indossabili. A partire da maggio 2024, sono stati distribuiti dispositivi nelle province di Bergamo e Monza-Brianza, con l'obiettivo di estendere la dotazione a tutto il territorio regionale entro l'estate, per un totale di 850 bodycam. L'utilizzo è volontario e finalizzato a garantire la sicurezza degli operatori e sono stati stanziati 1,5 milioni di euro. Inoltre, dal 2 gennaio 2025, l'ASST di Pavia ha avviato la sperimentazione di smartwatch anti-aggressione per il personale del Pronto Soccorso dell'Ospedale Civile di Vigevano. Questi dispositivi, dotati di pulsante SOS e GPS, permettono il contatto immediato con la centrale operativa attiva 24/7, che allerta le Forze dell'ordine in caso di emergenza. La sperimentazione è stata poi estesa all’ASST Papa Giovanni XXIII per infermieri di famiglia, personale di cure domiciliari, operatori psichiatrici e medici di continuità assistenziale.
La Regione Veneto ha stanziato 4 milioni di euro per l'acquisto di 7.000 dispositivi di sicurezza, tra cui bodycam e smartwatch, per il personale sanitario. Lo smartwatch permetterà di fornire informazioni che riguardano lo stato vitale di chi lo indossa, un'eventuale caduta a terra, la geolocalizzazione, oltre a garantire un sistema di allarme che verrà contestualizzato all'interno della singola azienda sanitaria anche a seconda della presenza di una control room all'interno della singola azienda, o eventualmente esterna, e concordata con prefettura e forze dell'ordine. La sperimentazione delle bodycam è iniziata nelle strutture dell'ULSS 4 Veneto Orientale, inizialmente in Accettazioni e Triage. Gli operatori, formati, indossano dispositivi leggeri applicati alle divise con magneti, che possono registrare le eventuali condotte aggressive degli utenti. I dati raccolti sono conservati per un periodo limitato e accessibili solo al personale autorizzato e alle forze dell'ordine.
La Regione Calabria ha avviato una sperimentazione nel novembre 2024 presso l'Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza installando bodycam per il personale del Pronto Soccorso dello Spoke Paola/Cetraro, con l'obiettivo di contrastare le aggressioni ai danni del personale sanitario. Le bodycam sono indossate dal personale medico e dagli operatori sanitari operanti nei Pronto Soccorso, attivate solo in caso di necessità e nel rispetto delle normative sulla privacy e del GDPR Europeo in materia.
In Regione Campania l'ASL di Salerno ha avviato una sperimentazione per dotare infermieri, medici e altri operatori di psichiatria, emergenza e medicina penitenziaria di 500 bodycam. L'obiettivo è investire nella sicurezza dei dipendenti, dotandoli di dispositivi che possono fungere da deterrente contro le aggressioni. Le bodycam saranno indossate in aree dove si verificano più frequentemente episodi di violenza, con cartelli che avvertono della loro presenza.
In Sardegna le bodycam saranno implementate nei Centri di Salute Mentale di Sanluri e San Gavino Monreale e presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Nostra Signora di Bonaria di San Gavino. Il progetto sarà operativo non appena i dispositivi verranno consegnati, affiancando il già attivo servizio di vigilanza armata. Le bodycam saranno indossate in modo visibile e attivate solo in caso di necessità, con le registrazioni audio-video gestite nel rispetto della privacy e le misure di sicurezza si applicheranno durante attività critiche come visite domiciliari, T.S.O., e il triage in pronto soccorso.
In Friuli Venezia Giulia gli ordini degli infermieri della regione stanno valutando l'introduzione di bodycam e braccialetti anti-aggressione, prendendo esempio dal vicino Veneto. Si punta a replicare l'esperienza pilota di Pordenone, con l'attivazione di tavoli sulla sicurezza del personale sanitario nelle Prefetture di Trieste, Udine e Gorizia. Le misure proposte includono anche l'estensione della vigilanza delle forze dell'ordine o guardie giurate a tutti gli ospedali.
Valutato inoltre che:
Queste iniziative rappresentano un passo significativo verso la protezione del personale sanitario, affrontando il crescente problema delle aggressioni nei luoghi di cura. L'adozione di tecnologie come bodycam e smartwatch mira a garantire un ambiente di lavoro più sicuro per gli operatori e una maggiore tutela per i pazienti.
Impegna la Giunta regionale
A valutare l'implementazione della sperimentazione dell'uso di dispositivi di protezione personale, quali bodycam e smartwatch, per il personale sanitario e sociosanitario, in particolare nelle aree a maggior rischio di aggressioni, come i Pronto Soccorso, i reparti psichiatrici e le postazioni isolate, così come avviene già in molte regioni.
A promuovere la formazione specifica del personale sull'utilizzo di tali dispositivi, garantendo il rispetto della normativa vigente in materia di privacy e protezione dei dati personali.
A monitorare e valutare l'efficacia delle misure adottate, attraverso la raccolta e l'analisi dei dati relativi agli episodi di aggressione, al fine di adottare eventuali correttivi e miglioramenti.
A favorire la diffusione di campagne di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza, per promuovere una cultura del rispetto nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari.
A coinvolgere le organizzazioni sindacali e le rappresentanze del personale nelle fasi di progettazione, implementazione e valutazione delle misure adottate, al fine di garantire la condivisione e l'efficacia degli interventi.
