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Legislatura X - Atto ispettivo ogg. n. 8866

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Oggetto:
Testo presentato:
8866 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le azioni da attuare per mantenere i punti nascita nelle aree montane e/o disagiate della Regione. A firma dei Consiglieri: Facci, Tagliaferri, Callori

Testo:

INTERROGAZIONE IMMEDIATA

 

I sottoscritti Consiglieri Regionali,

 

 

Premesso che:

  • il Decreto Ministeriale n. 70 del 02.04.2015, al punto 9.2.2. dell’Allegato 1 (“Presidi Ospedalieri in zone particolarmente disagiate”) contempla la previsione di presidi ospedalieri di base per aree considerate geograficamente e meteorologicamente ostili e disagiate, tipicamente in ambienti montani o premontani, con collegamenti di rete viaria complessi;
  • il D.M. 11.11.2015 (“Decreto Lorenzin”) prevede invece la possibilità del mantenimento in attività dei Punti nascita nelle aree montane e/o disagiate, anche al di sotto del tetto dei 500 parti annui stabiliti nell’Accordo Stato/Regioni del 2010, a condizione che siano garantiti gli standard di qualità e di sicurezza previsti dalla normativa; in tal caso, le Regioni possono avanzare al Ministero della Salute la richiesta di apposita deroga;

 

considerato che:

  • Negli ultimi tempi, la Regione Emilia – Romagna ha provveduto alla chiusura di diversi punti nascita in Ospedali di montagna, sulla base del tetto minimo di 500 parti annui come condizione minima richiesta;
  • Da più parti, anche a livello governativo, sono state espresse perplessità circa l’opportunità di mantenimento del limite dei 500 parti per anno, in strutture sanitarie situate in zone disagiate e/o montane, vista l’evidente ricaduta negativa per l’utenza, improvvisamente privata di un presidio socio-sanitario di basilare importanza, ad una considerevole distanza – temporale e spaziale – dai centri cittadini;

 

rilevato che:

  • il parto delle gestanti lungo il tragitto verso l’Ospedale più vicino, a seguito della chiusura dei punti nascita nelle aree periferiche e montane della Regione, non garantisce affatto quei livelli di sicurezza e qualità di cui invece necessita ogni partoriente;
  • l’assenza dei punti nascita nei territori appenninici, pertanto, nonostante i protocolli alternativi di presa in carico delle gestanti, è idonea a mettere a serio rischio la salute delle stesse, oltre che del nascituro, e rende necessaria una nuova riflessione circa il rischio sanitario gravante sui diretti interessati, ivi ricompreso il personale medico ed infermieristico;

 

rilevato inoltre che:

  • La Regione Emilia-Romagna ha precisato la propria disponibilità ad un confronto, da sviluppare tramite la Conferenza unificata, qualora il Ministero della Salute proponga una ridiscussione dell’Accordo Stato-Regioni del 2010, concernente la promozione ed il miglioramento della sicurezza e dell’appropriatezza del percorso nascita;
  • La Regione ha altresì precisato che “un’eventuale modifica dell’Accordo del 2010 deve comunque garantire che la nascita si svolga in condizioni di sicurezza con tutti gli elementi strutturali, organizzativi e tecnico professionali previsti dagli esperti”, affinchè tutti i Punti nascita offrano un’assistenza di qualità, rispettosa “degli standard di sicurezza che devono essere garantiti a tutte le partorienti”;
  • In tal senso si è espressa inoltre l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, con la risoluzione 7874 del 2019, che impegna la Giunta, nell’ambito della discussione sul Patto per la Salute 2019/21, a proseguire il confronto per la revisione dell’accordo Stato/Regioni del 2010 riguardo i punti nascita;

 

considerato che:

  • il neo ministro della Salute, Roberto Speranza, appena insediato, ha dichiarato che la propria attività sarà caratterizzata dalla lotta alle disuguaglianze, e quindi a garantire a tutti i territori parità e qualità nei servizi socio-sanitari.

 

Tutto ciò premesso e considerato

 

INTERROGANO

 

la Giunta regionale

 

per conoscere se non ritenga indispensabile, nell’ottica di garantire a tutti i territori pari dignità nell’accesso ai servizi socio-sanitari, e quindi garantire la presenza di punti nascita anche negli ospedali di montagna, attivarsi fin da subito presso il nuovo Ministro della Salute per la revisione dell’accordo Stato/Regioni del 2010 riguardo i punti nascita, al fine di richiedere il mantenimento dei Punti Nascita ospedalieri nelle aree montane e/o disagiate della Regione, ovvero il loro ripristino laddove già soppressi.

 

 

Michele Facci

Giancarlo Tagliaferri

Fabio Callori