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133.
SEDUTA DI MARTEDÌ 18 GIUGNO 2013
(POMERIDIANA)
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE COSTI
Indice
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OGGETTO 3750
Interpellanza del consigliere Filippi circa la realizzazione, in Provincia di Reggio Emilia, di un magazzino di stagionatura del "Parmigiano-Reggiano", con particolare riferimento alla sua tutela da produzioni estere.
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Costi)
FILIPPI (PDL)
RABBONI, assessore
FILIPPI (PDL)
OGGETTO 3928
Interpellanza del consigliere Pollastri circa la situazione e le prospettive relative al welfare aziendale nell'ambito della Regione Emilia-Romagna.
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Costi)
POLLASTRI (PDL)
BORTOLAZZI, assessore
POLLASTRI (PDL)
PRESIDENTE (Costi)
OGGETTO 3807
Interpellanza del consigliere Filippi circa la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità naturale, in conseguenza dei danni idrogeologici causati dal maltempo in varie zone dell'Appennino emiliano.
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Costi)
FILIPPI (PDL)
GAZZOLO, assessore
FILIPPI (PDL)
OGGETTO 3929
Interpellanza del consigliere Pollastri circa le azioni da porre in essere per contrastare lo stato di degrado dell'edificio, sito in Piacenza, denominato ex Albergo San Marco, di cui è proprietaria la relativa AUSL.
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Costi)
POLLASTRI (PDL)
LUSENTI, assessore
POLLASTRI (PDL)
OGGETTO 3937
Interpellanza del consigliere Pollastri circa la situazione relativa alle Aziende pubbliche di Servizi alla Persona ed alle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza.
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Costi)
POLLASTRI (PDL)
LUSENTI, assessore
POLLASTRI (PDL)
OGGETTO 145
Progetto di legge d'iniziativa del consigliere Corradi: «Statuto regionale del lavoro autonomo delle professioni e delle piccole imprese».
(Relazione, discussione e reiezione)
(Ordine del giorno oggetto 145/1 "Non passaggio all'esame degli articoli" - Presentazione, dichiarazioni di voto e approvazione) (82)
PRESIDENTE (Costi)
NALDI (SEL-Verdi)
CAVALLI, relatore
CORRADI (Lega Nord)
ALESSANDRINI (PD)
CORRADI (Lega Nord)
OGGETTO 790
Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Malaguti, Bignami, Lombardi, Filippi, Pollastri, Bazzoni, Villani, Leoni, Aimi, Bartolini e Alberto Vecchi: «Limiti alle vendite promozionali nel settore dell'abbigliamento».
(Relazione, discussione e reiezione)
(Ordine del giorno oggetto 790/1 "Non passaggio all'esame degli articoli" - Presentazione, dichiarazioni di voto e approvazione) (83)
PRESIDENTE (Costi)
MALAGUTI, relatore
ALESSANDRINI (PD)
NOÈ (UDC)
MALAGUTI (PDL)
OGGETTO 302
Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Filippi, Villani, Aimi, Leoni, Pollastri, Bignami, Noè, Alberto Vecchi, Malaguti, Lombardi, Bazzoni e Bartolini: «Creazione di una banca dati telematica per la tutela e la sicurezza delle aziende regionali».
(Relazione, discussione e reiezione)
(Ordine del giorno oggetto 302/1 "Non passaggio all'esame degli articoli" - Presentazione, dichiarazioni di voto e approvazione) (84)
PRESIDENTE (Costi)
MALAGUTI, relatore
FILIPPI (PDL)
ALESSANDRINI (PD)
MANDINI (Italia dei Valori)
FILIPPI (PDL)
NOÈ (UDC)
OGGETTO 3971
Risoluzione proposta dai consiglieri Monari, Pariani, Paruolo, Mori, Marani, Montanari, Ferrari, Alessandrini, Vecchi Luciano, Mumolo, Pagani, Zoffoli, Mazzotti, Grillini, Sconciaforni, Noè, Bignami, Manfredini, Defranceschi, Naldi, Meo, Barbati, Mandini, Bartolini, Aimi, Moriconi, Serri e Riva per invitare la Giunta a rafforzare il sostegno alle donne vittime di violenze, supportare la rete di case-rifugio e centri anti-violenza operanti nella Regione, promuovere la cultura dell'uguaglianza, del rispetto e della valorizzazione della donna, chiedendo al Governo l'immediato avvio della task force sulla violenza di genere, invitando inoltre il Parlamento a verificare l'efficacia della legislazione vigente aggiornandola e monitorandone l'applicazione.
(Discussione e approvazione)
OGGETTO 4156
Risoluzione proposta dai consiglieri Mori, Meo, Pariani, Donini, Casadei, Serri, Manfredini, Bazzoni, Grillini, Defranceschi, Malaguti, Luciano Vecchi, Piva, Noè, Monari e Alessandrini per impegnare la Giunta a valutare, nei casi di "femminicidio" avvenuti sul territorio regionale, la costituzione di parte civile a fianco delle vittime nei processi.
(Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Costi)
MORI (PD)
MANFREDINI (Lega Nord)
DONINI (Fed. della Sinistra)
MEO (SEL - Verdi)
GRILLINI (Misto)
POLLASTRI (PDL)
Allegato
Partecipanti alla seduta
Votazioni elettroniche oggetti 145 - 790 - 302
Emendamenti all'oggetto 145
Ordini del giorno di non passaggio all'esame degli articoli oggetti 145/1 - 790/1 - 302/1
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE COSTI
La seduta ha inizio alle ore 15,01
PRESIDENTE (Costi): Dichiaro aperta la centotrentatreesima seduta della IX legislatura dell'Assemblea legislativa.
Comunico, ai sensi dell'art. 65, comma 2, del Regolamento interno dell’Assemblea, l'assenza dalla seduta pomeridiana del Presidente della Giunta Vasco Errani. Inoltre ha comunicato di non poter partecipare il consigliere Giovanni Favia.
Svolgimento di interpellanze
PRESIDENTE (Costi): Diamo inizio ai lavori della seduta pomeridiana con lo svolgimento delle interpellanze. Chiamo l’oggetto:
3750 - Interpellanza del consigliere Filippi circa la realizzazione, in Provincia di Reggio Emilia, di un magazzino di stagionatura del "Parmigiano-Reggiano", con particolare riferimento alla sua tutela da produzioni estere.
Risponde per la Giunta l’assessore Rabboni.
La parola al consigliere Filippi per illustrare la sua interpellanza.
FILIPPI: Grazie, presidente.
Parliamo di Parmigiano-Reggiano, in particolare di magazzini di stagionatura. Infatti, in Provincia di Reggio Emilia, la mia provincia, una società per azioni, la Nuova Castelli SpA, ha presentato un progetto - credo nel Comune di San Martino in Rio - per realizzare un magazzino di stagionatura avente una capienza di 500 mila forme. Dell'ampiezza di un campo da calcio e alto 27 metri. Un palazzo dalle dimensioni pari a quelle di una piramide. Questo mega-magazzino sarà in grado di accogliere circa il 50 per cento della produzione di tutto il Parmigiano-Reggiano della Provincia di Reggio Emilia. Si consideri che a Reggio si producono 1 milione di forme, a fronte di una produzione complessiva di Parmigiano-Reggiano di 3 milioni di forme.
La decisione di realizzare questo magazzino gigante, questo mega-impianto ha sollevato perplessità nel mondo agricolo. I produttori e le associazioni di categoria si chiedono da dove potrà arrivare una quantità di formaggio così elevata da giustificare un investimento economico così importante, visto che nel territorio reggiano già operano altre società che hanno da poco ristrutturato i propri magazzini.
In Provincia di Reggio Emilia, infatti, esistono già numerosi magazzini di formaggio con capienza quasi sufficiente per contenere tutte le forme prodotte nel territorio.
La Nuova Castelli SpA è una società leader nel settore dell’export di formaggi e pesce, che vede fra i propri soci la famiglia Dante Bigi, Tavole Emiliane, che è una società partecipata da Parco, Unieco, Legacoop, da alcune latterie sociali e da altri soci. Tra questi soci vi è anche una società ungherese, la Magyar Sajt Kft.
Da visure in Camera di Commercio si è appreso che quest’ultima è legata ad un’altra società, la Cheese Company Srl, azienda italiana con sede a Moglia di Mantova. Socia al 20 per cento della Cheese Company Srl è la Nuova Castelli SpA, a sua volta socia per il 27 per cento di Sofinc SpA, della quale fa parte la Itaca Società Cooperativa, che - guarda caso - era presieduta da Giuseppe Alai, presidente del Consorzio del Formaggio Parmigiano-Reggiano, che credo abbia rassegnato le proprie dimissioni per incompatibilità fra la carica di presidente del Consorzio, Alai è stato recentemente rieletto per la terza volta consecutiva alla guida del Consorzio, e la carica di socio di società come la Itaca Società Cooperativa, ai sensi dell’articolo 37 dello Statuto del Consorzio. La suesposta condizione, ai sensi del richiamato articolo dello Statuto, è causa di ineleggibilità, pena la decadenza dell’eletto. Se il candidato, cioè, è proprietario di altre società, la cui attività sia riconducibile alla produzione di prodotti appartenenti alla stessa tipologia del Parmigiano-Reggiano, non può essere eletto alla carica di consigliere o di presidente del Consorzio.
Sembrerebbe, insomma, di avere a che fare con scatole cinesi.
Alla fine, sembra però che il progetto di realizzare questo grande magazzino andrà in porto, pertanto interpello la Giunta per sapere che cosa ne pensi di questo progetto, se pensa che sia positivo per i produttori o meno, quel che conta è fare gli interessi delle aziende agricole; se non pensi che, visto che queste società lavorano anche con l'estero, qualcuno abbia lo scopo di eludere le imposte cioè tasse destinate allo Stato italiano, in particolare l'IVA.
Interpello, inoltre, per conoscere quali provvedimenti intenda assumere la Giunta per evitare che possano essere stoccati e stagionati anche formaggi provenienti da produzioni estere, al fine di bloccare una eventuale concorrenza sleale ai danni dei produttori di Parmigiano-Reggiano. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Filippi.
La parola all'assessore Rabboni per la risposta. Ha otto minuti, assessore.
RABBONI, assessore: Grazie, presidente.
La Regione Emilia-Romagna non è direttamente coinvolta nella prevista costruzione di un nuovo magazzino destinato, tra l'altro, alla stagionatura del Parmigiano-Reggiano, ed è a conoscenza della situazione segnalata dal consigliere Filippi.
Ritiene che la realizzazione del nuovo impianto sia motivata da legittime ed autonome scelte imprenditoriali, pur condividendo alcune delle perplessità espresse da una parte del mondo agricolo e fatte proprie dall'interpellante.
Il disciplinare di produzione del Parmigiano-Reggiano DOP prevede che la stagionatura del formaggio sia realizzata all'interno del comprensorio di produzione. Solo a seguito dei gravissimi danni provocati dal sisma del maggio 2012 a caseifici e magazzini di conservazione e alla necessità di salvaguardare la produzione, è stata autorizzata in via transitoria e per un periodo limitato a 12 mesi la possibilità di realizzare questa fase del ciclo produttivo fuori dall'area del comprensorio. All'interno del comprensorio di produzione, tuttavia, il disciplinare del Parmigiano-Reggiano non prevede la presenza di locali dedicati esclusivamente alla stagionatura del Parmigiano-Reggiano. Non esistono quindi norme che impongano questo obbligo di esclusività.
Non è pertanto possibile porre in essere alcun provvedimento per impedire che nella futura struttura oggetto dell'interpellanza possano essere stoccati anche formaggi a pasta dura e a lunga stagionatura provenienti dall'estero, e per evitare eventuali fenomeni di concorrenza sleale nei confronti dei produttori di Parmigiano-Reggiano.
Le norme comunitarie, peraltro recentemente rafforzate dal pacchetto legislativo europeo sulla qualità con l'introduzione del meccanismo di ex officio, vale a dire l'obbligo incombente per i 27 Paesi dell'Unione europea di contrastare e sanzionare le false produzioni DOP, in particolare del Parmigiano-Reggiano, tutelano in modo cogente le denominazioni di origine e il loro corretto utilizzo, ma non consentono interventi, se non per provati motivi sanitari, volti a limitare la circolazione di prodotti alimentari sull'intero territorio dell'Unione europea.
Un consumatore italiano deve essere libero di acquistare, se lo ritiene opportuno, un formaggio "grana" prodotto nella Repubblica Ceca, così come un cittadino di quel Paese deve essere libero di acquistare Parmigiano-Reggiano DOP.
La condizione essenziale che deve essere verificata e garantita da strutture preposte allo svolgimento delle attività di controllo è che questo percorso si realizzi in modo trasparente e consapevole e che nessun soggetto ponga in essere iniziative o comportamenti sleali, o veri e propri reati in grado di danneggiare il consumatore e carpirne la fiducia.
Alla Regione, in questo sistema dei circuiti tutelati, spetta l'attività di vigilanza da svolgere soprattutto nei confronti degli organismi di controllo delle produzioni DOP. Anche in questo caso, la Regione tramite gli uffici competenti non mancherà di vigilare per rilevare e correggere eventuali anomalie del sistema.
Le problematiche, compresa la possibile evasione dell'IVA, sollevate dal consigliere Filippi sono allo stato degli atti del tutto ipotetiche e potranno essere rilevate, qualora dovessero effettivamente realizzarsi, dalle diverse strutture pubbliche e private deputate a svolgere attività di controllo, tra le quali rientra senz'altro anche la Guardia di Finanza.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, assessore Rabboni.
La parola al consigliere Filippi per la replica. Ha due minuti, consigliere.
FILIPPI: Grazie, presidente.
Intanto, nella mia interpellanza non ho detto che la Regione è coinvolta nella costruzione del magazzino. Ho solo chiesto dei pareri alla Giunta, e devo dire che in parte mi è stato risposto e in parte l’assessore ha glissato.
A mio avviso, la Giunta avrebbe dovuto valutare anche il problema della salvaguardia dei posti di lavoro, perché attualmente ci sono 15/20 magazzini di formaggio, ognuno dei quali ha cinque o sei dipendenti. È chiaro che, costruendo un solo magazzino e chiudendone quindici, cinquanta dipendenti perdono il posto di lavoro. Anche questo è un elemento da mettere sul piatto.
Ma dobbiamo anche considerare che un furto ai danni di un magazzino unico determinerebbe più danni che in quindici magazzini, nel senso che è alquanto difficile fare quindici furti in quindici magazzini di formaggio contemporaneamente. Se i sistemi elettronici di questo mega-magazzino dovessero saltare e dovesse essere messo in atto un furto, si correrebbe il pericolo che le scorte di Parmigiano-Reggiano vadano a zero.
Ci sono quindi dei problemi da esaminare, da studiare, da valutare, nell'interesse - ripeto - degli agricoltori e dei produttori, la cui tutela, a mio avviso, spetta più alla Giunta che al Consorzio del Parmigiano-Reggiano. Sappiamo infatti che il Presidente del Consorzio ha tutto l'interesse a realizzare questo magazzino, visto che aveva società facenti parte della Nuova Castelli SpA. Non solo, ma il Presidente del Consorzio, come lei, Assessore, sa meglio di me, è anche presidente di un gruppo bancario, e quindi ha la possibilità di finanziare questo grande magazzino. Consideri che 500 mila forme costano circa 200 milioni di euro, e chi può tirare fuori una cifra del genere se non una banca? È chiaro che una persona che al contempo possiede il Consorzio, una banca e che è anche presidente dell'Unione delle Cooperative riesce meglio a fare certe operazioni che probabilmente altri non riuscirebbero a fare.
Detto questo, quel che mi sta a cuore sono gli interessi degli agricoltori dell'Emilia-Romagna, in questo caso degli agricoltori di Parma, di Reggio, di Modena ed in parte di Bologna, che producono il Parmigiano-Reggiano. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Filippi.
Chiamo l'oggetto successivo:
3928 - Interpellanza del consigliere Pollastri circa la situazione e le prospettive relative al welfare aziendale nell'ambito della Regione Emilia-Romagna.
Risponde per la Giunta l’assessore Bortolazzi.
La parola al consigliere Pollastri per illustrare la sua interpellanza. Prego.
POLLASTRI: Grazie, presidente.
Da una ricerca svolta da una compagnia specializzata nel settore su un campione di 1300 lavoratori dipendenti, risulta che, per il 93 per cento di essi, vi è una forte necessità di un miglior sistema di welfare aziendale.
Tra gli interventi maggiormente richiesti, in base alla fascia di età, vi sono: orari più flessibili, servizi salva-tempo (tra i 20 ed i 30 anni), asili nido aziendali, servizi di disbrigo pratiche e lavoro part-time (tra i 30 ed i 40 anni), maggiori congedi parentali, campus estivi per i figli, banca ore e sanità, supporto per assistenza domiciliare per gli anziani, disbrigo pratiche e orari flessibili.
Questa è solo una premessa, assessore, ho visto che mi ha dato una lunga e circostanziata risposta, i cui dati mi riservo di analizzare nel merito, considerato che la presenza di un alto livello di welfare aziendale, oltre a migliorare l’immagine dell’azienda, accresce la soddisfazione sul lavoro dei dipendenti e quindi la produttività, facendo, tra l’altro, crollare le assenze ed accrescere la disponibilità.
Sono tutte considerazioni eventuali che sto facendo, usando il condizionale.
I costi dell’attivazione di questi servizi verrebbero, quindi, compensati da benefici economici. Oltre ai benefici di carattere economico vi sono quelli di tipo sociale, poiché il welfare aziendale rappresenta un aiuto concreto alle esigenze delle famiglie, soprattutto nei momenti di maggiore necessità.
Interpello per sapere, dato che si tratta di un tema di carattere generale, quale sia il punto di vista della Giunta circa il welfare aziendale; quali siano i servizi ad oggi attivati o in via di sperimentazione in Emilia-Romagna e se si intenda implementarne la presenza promuovendo nuovi progetti in questo campo. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Pollastri.
La parola all'assessore Bortolazzi per la risposta. Prego.
BORTOLAZZI, assessore: Grazie, presidente.
In effetti ho consegnato al consigliere Pollastri un documento molto più completo rispetto a quello che leggerò in questa sede, che pure è abbastanza articolato, in modo tale che l’interpellante si possa fare un'idea completa ed esaustiva dell'argomento.
Alla luce delle sostanziali modifiche normative in materia di lavoro pubblico degli ultimi anni, dell'aumento della pressione sociale, della tendenza al disconoscimento verso i lavoratori della pubblica amministrazione, si è posta l'esigenza di intraprendere azioni che si affiancano ai tradizionali istituti di gestione del personale più rispondenti e capaci di produrre risultati positivi per il personale occupato e per l'amministrazione.
La Giunta regionale ritiene che il benessere organizzativo costituisca principio fondamentale del rapporto di lavoro alle dipendenze della Regione Emilia-Romagna, al fine della qualificazione e valorizzazione personale e di miglioramento delle prestazioni lavorative di ciascun collaboratore.
Nel corso dell'anno 2012, la Regione Emilia-Romagna è stata soggetto promotore, con la Regione Toscana, della costituzione di una rete tra le regioni per istituire un osservatorio dedicato alla costruzione di una nuova cultura di gestione delle risorse umane e per promuovere l'integrazione degli strumenti gestionali e contrattuali.
Scopo primario dell'osservatorio è la valorizzazione delle singole esperienze regionali nell'ambito della gestione delle risorse umane, al fine di costruire strumenti per il benessere organizzativo e individuale. A tale network hanno ad oggi ha aderito la regioni Lombardia, Veneto, Sicilia, Trentino Alto Adige, Liguria, Marche e Puglia.
Finalità dell'iniziativa è promuovere e monitorare la salute organizzativa dei professionisti della pubblica amministrazione attraverso gli strumenti di analisi delle criticità e l'adozione di specifici indicatori (produttività, assenteismo, livelli di motivazione, disponibilità al lavoro, fiducia e impegno, valutazione di stress e burnout, andamento dei reclami da parte del cliente/utente).
Affrontiamo ora varie tematiche, ad esempio le politiche di conciliazione, anche se a me piace dire di condivisione fra i tempi di vita e tempi di lavoro.
In linea con la normativa comunitaria in materia, quest'assessorato si sta adoperando per favorire il passaggio culturale da una visione settoriale della conciliazione, in pratica solo riferita alle donne, immettendo come base fondante la necessità della ridefinizione dei ruoli di genere e la condivisione delle responsabilità nel lavoro di cura fra uomini e donne. Questo per impedire che in concreto le politiche di conciliazione intese in senso tradizionale possano oscurare le politiche di pari opportunità, costituendo perfino uno svantaggio per le donne. Il coinvolgimento degli uomini nella cura, nel lavoro domestico e nel crescere i figli, è precondizione per poter costruire pari opportunità anche sul lavoro.
L'Amministrazione regionale ha già adottato e sta sperimentando politiche di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Le disposizioni in materia di orario di lavoro si caratterizzano per una spiccata flessibilità per consentire ai collaboratori di gestire correttamente il proprio orario fra esigenze di servizio e necessità personali anche temporanee di ciascuno.
Agli strumenti di gestione dell’orario di lavoro è dedicata un'apposita sezione della intranet regionale, Internos, all'interno della sezione è presente un vademecum intitolato "Gestire correttamente il proprio orario di lavoro", che permette una lettura rapida e semplificata dei diversi istituti.
Alcune azioni adottate. Part-time. L'istituto in esame, così come il telelavoro, è stato ampiamente valorizzato, permettendo all'ente di conservare professionalità che altrimenti avrebbero incontrato difficoltà a conciliare l'attività lavorativa con il lavoro di cura che la tradizione, la demografia e la crisi del welfare sempre più riconsegnano agli individui, soprattutto alle donne.
Le tipologie di rapporto a tempo parziale utilizzate sono: orizzontale, quando la riduzione dell'orario è riferita l'orario giornaliero; verticale, quando la prestazione è svolta a tempo pieno ma per periodi predeterminati nella settimana, nel mese e nell'anno; misto, quando il rapporto di lavoro è a tempo parziale articolato combinando le modalità orizzontali e verticali.
Usufruiscono attualmente del part-time 162 collaboratori, di cui 135 donne e 27 uomini. Il 27 per cento con un'articolazione oraria fino a 50 per cento e il 73 per cento con un'articolazione oraria oltre il 50 per cento.
Telelavoro. Attualmente coinvolge 251 collaboratori, 54 maschi e 197 femmine. È previsto un limite massimo di contratti di telelavoro attivabili. Possono essere attivate forme di lavoro a distanza o a domicilio presso centri satellite oppure di telelavoro cosiddetto nomade.
Il rapporto di lavoro a distanza può essere instaurato con collaboratori regionali di qualsiasi categoria, compresa la qualifica dirigenziale. Possono accedere al telelavoro anche i collaboratori in part-time orizzontale, ma non quelli in part-time verticale. Un'ulteriore forma di telelavoro prevista, nella logica della conciliazione, è quella per situazioni di breve durata, massimo due mesi, che rendono difficoltoso il percorso fino all'ufficio, per esempio dopo esiti di incidenti, postumi di interventi chirurgici e quant'altro. Infine, lo strumento del telelavoro ha consentito di trovare valide soluzioni per il personale che si è trovato in situazioni di grave disagio personale (debitamente documentato, naturalmente), a causa degli eventi sismici del 2012.
Filonido. Una delle altre importanti azioni relative alle politiche di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro è stata l'inaugurazione del 2011 del nido interaziendale Filonido. Filonido rappresenta un esempio di attuazione di un welfare solidale mosso dalla volontà di dare risposte concrete ai bisogni della collettività e del mondo organizzativo ed imprenditoriale. È frutto di un accordo tra Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna, ed è aperto al territorio, alle aziende del polo fieristico, Unipol, Legacoop e Gruppo Hera. Il nido dispone di 63 posti, di cui 23 riservati al personale regionale; garantisce un'impronta ecologica altamente sostenibile, ed offre il più alto grado di risparmio. Perché quando si fanno le cose, bisogna farle bene, naturalmente.
Gestione delle diversità nell'organizzazione interna. Nell'anno 2012 si sono svolte attività indirizzate all'individuazione e alla valorizzazione delle diverse abilità e competenze, con l'obiettivo di cercare di creare un ambiente lavorativo inclusivo, in cui le differenze dei gruppi e dei singoli collaboratori non siano fonte di discriminazione ma oggetto di reale attenzione e di ascolto, al fine di consolidare l'apprendimento organizzativo e per sostenere le motivazioni dei collaboratori e raccoglierne l'impegno.
Particolare attenzione sono state destinate alla coesistenza nell'ambito dell'ente di persone di età diverse, alla disabilità e alla malattia. In coerenza con le attività avviate nel 2012, nell'anno in corso verranno promosse azioni a favore di una cultura diffusa dell'inclusione, della valorizzazione delle diversità culturali, professionali e fisiche.
Disagio e inclusione professionale. Meritano poi di essere evidenziate le azioni sviluppate nell'ambito del progetto per l'inclusione professionale, che rispondono alla finalità di favorire il benessere individuale e supportare i processi organizzativi per migliorare la performance lavorativa complessiva. Le attività realizzate per favorire una migliore condizione lavorativa riguardano: interventi per ricollocare persone in situazioni di difficoltà in nuovi gruppi e nuove posizioni di lavoro, interventi a supporto del gruppo di lavoro che accoglie persone che vengono da situazioni difficili, interventi formativi per dirigenti e PO sull’inclusione, coaching (che è una formazione più qualificata) a dirigenti e posizioni organizzative sulla gestione di casi lavorativi difficili; interventi sui gruppi di lavoro per situazioni di conflitto e disabilitanti.
A fianco delle iniziative richiamate sono state individuate alcune linee d'azione con l'obiettivo di stabilizzare e rendere sistemici gli interventi attuati nell'ambito di un progetto permanente per la salute organizzativa attraverso interventi sull'individuo. Si interviene sul disagio del soggetto a lavoro, attivando interventi di esperti qualificati quando si ritiene necessario e sulla base della disponibilità dell'individuo. Nell'anno 2012 si sono presentate 38 situazioni di questo genere. Non mi soffermo nella specifica di ogni azione perché poi la troverà…
PRESIDENTE (Costi): Mi spiace, assessore, ma abbiamo ancora altre interpellanze, per cui devo chiederle di contenere i tempi della risposta. Prego.
BORTOLAZZI: Anche se ne avrei ancora per cinque minuti, mi limito a richiamare gli interventi sui gruppi, sullo stress correlato al lavoro e quant'altro.
Consigliere, comunque, può avere sia la copia sintetica sia la copia più esaustiva che le ho consegnato di persona. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, assessore Bortolazzi.
La parola al consigliere Pollastri per la replica. Ha cinque minuti, consigliere.
POLLASTRI: Grazie, presidente.
Direi che l'interpellanza ha colto nel segno, nel senso che la risposta dell’assessore rappresenta quasi un manuale. La risposta quindi è stata molto esaustiva e circostanziata. Mi riservo, naturalmente, assessore, di verificare bene, dato che non ha avuto neanche il tempo di concludere la risposta, tutta la documentazione che lei mi ha dato gentilmente già per iscritto. Ma mi sembra, a voler formulare un giudizio sotto il profilo politico, che la sua risposta contenga - scusi il gioco di parole - delle risposte importanti rispetto al tema che ho segnalato, che investe tantissimi lavoratori, come si evince da questa ricerca effettuata da questa società specializzata su un campione addirittura di 1300 lavoratori.
Pertanto, mi pare di potere esprimere una certa soddisfazione per la mole di risposte, di dati, di tabelle. Vuol dire che i suoi uffici hanno lavorato per potermi fornire questa documentazione. Mi riservo, naturalmente, di approfondirla più nel dettaglio, ed eventualmente, se non con un atto ispettivo, ma con quel rapporto franco che ho sempre avuto con lei nella sua veste di interlocutrice della Giunta proprio sui temi delle risorse umane, dell'organizzazione, della cooperazione allo sviluppo, dei progetti giovani e pari opportunità, cioè tutte quelle deleghe a lei affidate, credo di aver dato finora un contributo forse modesto, ma comunque sempre nell'ottica di migliorare le cose o comunque di segnalare delle situazioni, come nella fattispecie di quest’interpellanza, che possono anche servire da stimolo alla Giunta regionale, da pungolo o, qualche volta, se si ha la compiacenza di ascoltarne - non sempre avviene - i suggerimenti, come nel caso della mia proposta che voleva proprio diminuire gli assessori, non sempre avviene, però qualche volta vedere le proprie istanze raccolte per un consigliere di minoranza vuol dire dare un tributo al lavoro che l'opposizione svolge. L'opposizione, a mio avviso, e la risposta a quest’interpellanza lo dimostra, non deve solo protestare, deve proporre, deve dare delle indicazioni. In questo caso, le indicazioni di cui chiedevo conto erano finalizzate appunto ad implementare questa presenza, tramite nuovi progetti, in questo campo dell’assistenza aziendale.
Questa risposta effettivamente è molto corposa, addirittura, se non sbaglio, si compone di più di dieci pagine, non mi pare di avere mai avuto risposte così, eppure, da quando sono stato eletto, credo di avere presentato alcune centinaia di interrogazioni, non decine, diverse centinaia di atti di controllo sulla Giunta, di atti ispettivi, di richieste informazioni, quindi ogni azione che lo statuto e il regolamento consentono nelle prerogative di ogni consigliere regionale, in centinaia di atti, a volte con risposte piuttosto scarne o generiche. Posso testimoniare, quindi, che la sua è veramente molto elaborata, molto esaustiva. Vuol dire che ho toccato un tema…
BORTOLAZZI: Ha motivato gli uffici.
POLLASTRI: Sì, gli uffici si sono sentiti motivati dal mio pungolo, ma mi fa piacere, la ringrazio di aver detto che ho motivato gli uffici del suo assessorato. Devo anche dirle che lei ha un assessorato difficile, ne abbiamo già parlato, perché quando si tratta con il personale e le risorse umane, la situazione non è facile. L'abbiamo visto, io l'ho già segnalato…
PRESIDENTE (Costi): Consigliere, le faccio notare che il tempo è terminato.
POLLASTRI: Mi fa piacere, presidente, che questa interpellanza abbia colto nel segno.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Pollastri.
Prima di passare all'oggetto 3807, comunico che l’oggetto 3875, interpellanza del consigliere Bartolini circa la soppressione delle postazioni delle motovedette dei Carabinieri, e dei relativi servizi, a Cesenatico, Porto Garibaldi, Ravenna e Rimini, è rinviato alla prossima seduta.
Chiamo l'oggetto successivo:
3807 - Interpellanza del consigliere Filippi circa la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità naturale, in conseguenza dei danni idrogeologici causati dal maltempo in varie zone dell'Appennino emiliano.
Risponde per la Giunta l'assessore Gazzolo.
La parola al consigliere Filippi per illustrare la sua interpellanza. Prego.
FILIPPI: Grazie, presidente.
Più che le intense precipitazioni degli ultimi mesi, che hanno provocato movimenti franosi, secondo me, anche l’abbandono e l’incuria del territorio hanno contribuito notevolmente a provocarli, nel senso che le intense precipitazioni hanno creato gravi problemi, ma il fattore scatenante è l'incuria e l’abbandono del territorio. Naturalmente, queste precipitazioni che hanno prodotto frane e smottamenti nei territori di montagna, a loro volta, hanno provocato diversi allagamenti dei campi di pianura.
Il sottoscritto ha presentato più atti ispettivi relativamente a questo problema di instabilità idrogeologica. In particolare, alla fine dell’inverno e all'inizio di questa primavera, in provincia di Reggio Emilia, ad essa mi sto riferendo, abbiamo avuto circa 400 situazioni di dissesto. Abbiamo visto interrotte 38 strade provinciali e comunali. Sono state evacuate 49 persone, le cui abitazioni sono risultate compromesse da fenomeni di dissesto. Sette abitazioni civili sono state fortemente danneggiate, 99 abitazioni sono rimaste isolate, un ponte è crollato e sono state seriamente compromesse oltre 20 attività produttive.
Assessore, lei conosce questi numeri meglio di me, così come sa meglio di me che la salvaguardia del territorio, attraverso l'incentivazione del sistema agricolo, rappresenta il principale strumento di difesa per la stabilità idrogeologica dell'Appennino. Assessore, come lei sa bene, e come sa bene anche l'assessore Rabboni, la produzione agricola in montagna costa circa il 50 per cento in più, a parità di produzione, rispetto a quella in pianura. Naturalmente i cibi di montagna sono più genuini e contengono più enzimi antitumorali. Lo stesso Parmigiano-Reggiano di montagna, che è considerato più buono, costa a produrlo il 30 per cento in più rispetto a quello di pianura, ma naturalmente viene venduto allo stesso prezzo.
È chiaro che tutto questo provoca uno svantaggio ai danni delle aziende che operano in montagna. Fino a una quindicina d'anni fa, la nostra Regione riservava un'attenzione particolare al sistema agricolo montano, sovvenzionandolo e finanziandolo direttamente. Invece, negli ultimi 15 anni, con la nascita del famoso progetto di filiera, l'agricoltura di montagna è stata abbandonata, i progetti di filiera sono grandi progetti, che riguardano grandi territori, quindi riguardano la pianura. Non si fa il mega-magazzino - di cui ho parlato prima - da 500 mila forme in montagna, lo si fa a San Martino in Rio, che si trova nella Pianura Padana, perché è lì che si fanno queste opere.
Succede quindi che gli agricoltori, non potendo più far quadrare i loro bilanci, non potendo più vivere, hanno abbandonato il proprio territorio. E l’abbandono del territorio è stato, secondo me, una delle cause scatenanti dei fenomeni franosi.
Peraltro, assessore, lei sa meglio di me che i problemi di valle si risolvono a monte. Se si interviene a monte, si prevedono e si anticipano i problemi; se non si interviene, chiaramente i problemi alla fine emergono. Ritengo che negli ultimi anni la nostra Regione non abbia dimostrato un’attenzione sufficiente nei confronti dei territori di montagna. Ritengo altresì che la mancanza di un piano strutturale regionale abbia acuito quanto accaduto.
Interpello la Giunta per sapere a che punto si trovi l’iter del riconoscimento dello stato di calamità che la Regione ha presentato; se il Governo abbia risposto o meno e che cosa; se non ritenga utile - secondo me, è fondamentale - tornare ad incentivare i contadini e le aziende agricole, non le comunità montane, i parchi, tutti enti che non hanno niente a che vedere con gli agricoltori. Ci tengo a specificare che dare soldi al contadino è un investimento. Se diamo i soldi al parco o alla comunità montana o alla forestale e quant'altro, i soldi spariscono. Solo i contadini riescono a mettere a frutto i nostri soldi, sono loro che vivono il territorio. Pertanto, se dobbiamo finanziare e rendere stabile il territorio, dobbiamo farlo attraverso i contadini che lo vivono.
Interpello, quindi, anche per sapere se non ritenga utile finanziare, come si faceva fino a qualche anno fa, opere semplici come i drenaggi e la regimentazione delle acque, ad opera sempre degli agricoltori. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Filippi.
La parola all'assessore Gazzolo per la risposta. Prego.
GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente.
Consigliere Filippi, le eccezionali precipitazioni che si sono verificate a partire dallo scorso 5 marzo hanno determinato gravi eventi alluvionali e fenomeni di dissesto. L’inverno e la primavera 2012/2013 si configurano infatti tra le stagioni più piovose degli ultimi trent'anni.
Complessivamente, le conseguenze del maltempo hanno interessato 203 comuni in tutte le province della Regione. Enti locali, consorzi di bonifica, AIPO, servizi tecnici regionali hanno evidenziato 1799 segnalazioni di criticità, 290 di natura idraulica, 1509 relativi a movimenti franosi. Sono state evacuate complessivamente 126 persone, 43 sono le civili abitazioni distrutte o fortemente danneggiate, 31 le attività produttive con gravi danni o distrutte, 3 i ponti crollati, 56 le strade totalmente interrotte e senza alternative, determinando l'isolamento di 138 località. Nella sola Provincia di Reggio, le segnalazioni sono 447, in verità, di cui 414 relative ad eventi di dissesto.
La situazione risulta in costante aggiornamento perché gli eventi meteorologici possono avere innescato fenomeni in termini di dissesto, i cui effetti si potranno manifestare anche nelle prossime settimane. L'iniziale stima dei danni, contenuta nella relazione di evento, ammonta per tutto il territorio regionale a circa 116 milioni di euro e sale ad oltre 140 milioni, se si considerano anche i danni ai privati e alle imprese, a cui poi vanno sommati i danni in agricoltura.
Per fronteggiare questa situazione, la Regione Emilia-Romagna ha prontamente finanziato interventi di somma urgenza finalizzati al ripristino dei servizi essenziali e della viabilità, per un ammontare di circa 3 milioni 100 mila euro.
Rispondendo quindi al primo punto dell'interpellanza, confermo al consigliere Filippi, avendone dato ampia diffusione a mezzo media regionali e nazionali, che il Presidente Errani ha trasmesso prontamente al Governo la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza, successivamente integrata per ricomprendere gli effetti delle violente trombe d'aria che si sono abbattute il 3 maggio nel Bolognese e nel Modenese, portando la stima dei danni ad oltre 171 milioni di euro.
Nella seduta del 9 maggio scorso, il Consiglio dei Ministri ha accolto la richiesta deliberando la dichiarazione dello stato di emergenza per una durata di 90 giorni e con un sostegno finanziario di 14 milioni di euro per attuare gli interventi necessari al superamento dell'emergenza. Fondi a cui si aggiungono i 10 milioni di euro stanziati ieri, con decreto del Direttore generale per la tutela del territorio e delle risorse idriche, dal Ministro dell'Ambiente per realizzare subito i lavori di messa in sicurezza e di mitigazione del rischio idrogeologico.
Anche la Regione farà la sua parte non appena saranno rese disponibili le risorse previste nell'assestamento di bilancio, pari a 6 milioni di euro. Mi fa piacere annunciare al consigliere Filippi e a quest'Assemblea, a chi è presente in Aula in questo momento, che è già stata trasmessa al Dipartimento nazionale di Protezione civile la proposta di piano di 606 interventi urgenti, per un totale di 24 milioni di euro da destinare alla messa in sicurezza del territorio colpito dal maltempo, per evitare situazioni di pericolo o ulteriori danni a persone o cose e assicurare la copertura delle spese sostenute dai comuni nel fronteggiare la prima emergenza, comprese quelle di assistenza alla popolazione.
Siamo ora in attesa dell'approvazione del piano da parte del Dipartimento e del successivo controllo della Corte dei Conti per cantierare e concludere le opere previste entro l'estate. Siamo al lavoro con il Governo per il successivo provvedimento che assegni le risorse per la definitiva messa in sicurezza e per indennizzare i gravi danni a privati e imprese.
In risposta al successivo quesito, ritengo doveroso sottolineare che le conseguenze degli eventi meteorologici eccezionali sarebbero stati ben peggiori, se la Regione non avesse fatto da sempre della sicurezza territoriale una priorità strategica, perseguita con il costante stanziamento di risorse regionali, il perfezionamento crescente del sistema di conoscenza e monitoraggio del territorio, nonché l'implementazione di una serie di buone pratiche e azioni concrete per la sua gestione.
Da tempo l'Emilia-Romagna è impegnata in un'azione di prevenzione svolta sia con l'attuazione delle misure non strutturali per un corretto uso e un'oculata gestione dei territori, secondo quanto disposto anche dagli strumenti di pianificazione di bacino, sia attraverso azioni di manutenzione della rete idrografica dei versanti e la realizzazione di interventi strutturali per la mitigazione del rischio idraulico e da frana.
A fronte della progressiva riduzione dei finanziamenti governativi negli ultimi anni, benché la difesa del suolo sia materia di competenza statale ai sensi del Testo Unico dell'Ambiente, decreto legislativo 152/2006, è corrisposto un costante impegno da parte della Regione che, dal 2000 al 2012, ha realizzato 9351 interventi, per un totale di oltre 1 miliardo 214 milioni di euro, di questi 7754 sono stati sostenuti dalla Regione con 735 milioni di euro, pari al 61 per cento dei finanziamenti, contro i 480 milioni, circa il 39 per cento, erogati dal Governo centrale per 1597 interventi.
Ben 6236 - non do i numeri, ma i numeri sono importanti - opere sono state effettuate nel territorio montano, con un investimento di 547 milioni di euro, pari al 45 per cento delle risorse.
Rispetto al sistema agricolo di montagna, la Regione mantiene da sempre un'attenzione particolare in considerazione degli svantaggi ambientali, sociali, infrastrutturali ed economici che lo caratterizzano. Nonostante il contesto economico attuale, attraverso i quattro assi di finanziamento del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013, sono state ammesse 18521 domande per le aree montane, pari al 35,77 per cento del totale, per un ammontare di 251.138.497 euro di contributi concessi. Le criticità registrate dal comparto agricolo strettamente connesse all'abbandono delle aree rurali non possono però essere ricondotte unicamente all'inadeguatezza dei contributi pubblici. A tal proposito penso sia significativo ricordare che, come si evince dai dati Istat del censimento generale dell’agricoltura…
PRESIDENTE (Costi): Assessore, mi dispiace, ma sono costretta ad invitarla a contenere i tempi della risposta, gli otto minuti sono terminati.
GAZZOLO: Mi consenta, però, di concludere questo punto perché è importante. Dicevo che, dal censimento generale dell'agricoltura del 2010, si evince che nella nostra Regione il 40 per cento delle aziende agricole di collina e di montagna ha un conduttore di età superiore ai 65 anni senza un successore, e nel 21 per cento dei casi il conduttore ha dai 55 ai 64 anni senza successore.
In conclusione, non condivido l'affermazione del consigliere Filippi sull'insufficiente attenzione della Regione per i territori di montagna. La Regione Emilia-Romagna dal 2010 ha avviato un piano decennale di interventi per la sicurezza del territorio, articolato in trienni, per un ammontare di circa 183 milioni di euro. Al tempo stesso più volte abbiamo sottolineato la necessità di un piano nazionale pluriennale per la sicurezza e la manutenzione del territorio decennale, finanziato da risorse certe e inteso come infrastruttura permanente di pianificazione e gestione delle politiche di prevenzione, a partire dalla manutenzione.
Non solo, ma chiudo dicendo che, come richiesto nel corso della Sessione Comunitaria dal Presidente Errani, è forse indispensabile un piano europeo sull'assetto idrogeologico del territorio. Nessuno Stato riesce a fare da sé. Così come serve svincolare gli investimenti in questo settore dal patto di stabilità, per evitare che l'Italia e gli altri Paesi continuino a franare mentre si procede in un'affannosa ricerca delle risorse per riparare anziché per prevenire. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, assessore Gazzolo.
Mi scuso con gli assessori, ma è necessario rimanere nei tempi, anche se capisco che le risposte necessitano di più tempo.
La parola al consigliere Filippi per la replica. Ha due minuti, consigliere.
FILIPPI: Grazie, presidente.
Ringrazio l'assessore per l'estesa risposta. Parto dalla fine del suo intervento. Assessore, lei ha detto che l'attenzione della Regione per i territori di montagna è alta.
Con grande dispiacere devo contraddirla: è bassissima l'attenzione della Regione per i territori di montagna. Non più tardi di 10 minuti fa, ho chiesto all'assessore Rabboni di farmi avere l'elenco dei finanziamenti alle aziende agricole e ai contadini attivi in Appennino. Lei ha parlato di finanziamenti, ma sono tutti soldi che vanno ai parchi, alle comunità montane, ai comuni, ma che non vanno agli agricoltori. Ripeto, sono gli agricoltori, i contadini, coloro che vangano la terra, che arano, che danno equilibrio al territorio. Se lei investe 10 milioni sul Parco del Gigante, questi soldi vengono sì spesi nei territori, peccato però che vengono impiegati per fare dei convegni, delle cene, per proiettare dei film, ma non vengono utilizzati per lavorare il territorio. Il territorio lo lavorano e lo curano gli agricoltori.
Comunico che presenterò domanda, ai sensi dell'articolo 30 alla Presidenza dell'Assemblea legislativa, perché non riesco ad ottenere dall'assessore Rabboni l'elenco delle aziende di montagna finanziate. Credo che ce ne siano pochissime. Io sono in contatto con i tecnici, perché in passato ero un libero professionista, e come tale lavoravo nei territori di montagna, e i finanziamenti…
PRESIDENTE (Costi): Consigliere Filippi, è terminato il tempo anche per lei.
FILIPPI: I finanziamenti allora c'erano, adesso non ci sono più, sono zero, nessuna azienda agricola è stata finanziata, quindi dobbiamo smetterla di dire in quest’Aula cose non vere.
Termino dicendo che è vero che ci sono state eccezionali precipitazioni, ma prima delle eccezionali precipitazioni viene l'abbandono del territorio, che è cosa ancor più grave, perché l'eccezionale precipitazione è un fenomeno naturale, l'abbandono del territorio è un fenomeno causato, ed è meglio prevenire subito che intervenire dopo in somma urgenza. Noi invece continuiamo ad intervenire in somma urgenza, senza dare alcunché per la prevenzione.
Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Filippi.
Chiamo l'oggetto successivo:
3929 - Interpellanza del consigliere Pollastri circa le azioni da porre in essere per contrastare lo stato di degrado dell'edificio, sito in Piacenza, denominato ex Albergo San Marco, di cui è proprietaria la relativa AUSL.
Risponde per la Giunta l'assessore Lusenti.
La parola al consigliere Pollastri per illustrare la sua interpellanza. Prego.
POLLASTRI: Grazie, presidente.
Assessore, vi sono problematiche che io mi appunto, come se fossero delle bandierine, e poi, a distanza di tempo, attivo una verifica comparata rispetto alle posizioni assunte dalla Giunta. In sostanza, mi sono inventato una sorta di istituto della clausola valutativa sulle risposte alle interpellanze degli assessori, quindi a distanza di tempo, normalmente è previsto per le leggi, ma io me la sono messa su alcune risposte degli assessori, per evitare, assessore Lusenti, lei ormai mi conosce, glielo dico con franchezza e col sorriso sulle labbra, che certi temi, su cui avete dato un certo pronunciamento, non cadano nel cassetto del dimenticatoio.
E questo è il caso. A interrogazione presentata in data 6 ottobre 2011 in merito allo stato di degrado in cui versava l'edificio sito a Piacenza, denominato ex Albergo San Marco, di proprietà dell'Asl, e sul fallimento della prima asta pubblica svoltasi nel 2009 per la sua alienazione, l'assessore Lusenti rispondeva affermando che si sarebbe valutata la possibilità di una seconda asta e che l'edificio comunque non presentava danni strutturali e rilevanti.
Ebbene, ho messo sul mio tavolo questa risposta dell'assessore, ma a distanza di 18 mesi da questa sua posizione ufficiale, la situazione di degrado dello stabile continua ad aggravarsi. A ciò si aggiunge, come appreso dalle ultime notizie della stampa locale che conoscerà bene anche l'assessore Freda, essendo di Piacenza, smentitemi se dico qualcosa che non sia consono a quanto riportato, il rischio concreto è che la struttura sia utilizzata - perché vi entrano - come una sorta di bivacco dai senza fissa dimora.
Assessore Lusenti, lei lo sa bene, è venuto recentemente per il 118 a Piacenza, e quindi ha visitato il centro storico, conosce bene l'immobile, conosce la città. Poi sul 118 vedremo di fare altre richieste, ma rimaniamo a quest’interrogazione. La Giunta, assessore Lusenti, - uso prudenzialmente il condizionale - avrebbe chiesto un finanziamento di 30 mila euro al comitato per le celebrazioni verdiane, perché i colleghi di altre città non sono tenuti a saperlo ma il grande maestro Giuseppe Verdi pernottava in questo immobile proprietà AUSL, quindi Assessorato alla Sanità al fine di sistemare la pensilina esterna. Il Sindaco chiede un contributo, perché sappiamo che i bilanci dei Comuni sono quelli che sono, di 30 mila euro. Io ora chiedo, a distanza di diciotto mesi dalla sua richiesta se lei come massimo rappresentante dell’Assessorato alla Sanità in Regione non ritenga urgente un suo intervento a gamba tesa, Assessore, al fine di ovviare a questa situazione di continuo ammaloramento di una struttura di enorme pregio artistico e storico. Là si sta muovendo anche un ex Sindaco di sinistra, il sindaco Pareti, che ha a cuore questa situazione e che ha scritto tantissimo, quindi non è una posizione che viene dai banchi del PDL posta in maniera demagogica o strumentale per voler creare delle problematiche inconsistenti alla Giunta ma è un tema reale e concreto. Si tratta di un immobile di proprietà dell’AUSL importante per le sue ragioni, per la sua localizzazione nel centro storico della città e non è un buon biglietto da visita per chi viene a vedere Piacenza trovarsi in pieno centro, signor Presidente, questo edificio di proprietà pubblica in uno stato fatiscente di degrado. Allora chiedo, Assessore, in maniera collaborativa di intervenire, quali intenzioni avete sulla seconda asta per l’alienazione dell’immobile, quali sono i tempi di attuazione, se ritiene necessario sostenere la richiesta avanzata dal Comune per il reperimento di fondi, per la sistemazione della pensilina esterna, in che modo, o, come Giunta, parlatene. Ci sono due Assessori di Piacenza, è vero che non è la loro delega ma alla fine la Giunta è un organo collegiale che vota nella sua interezza e nel suo complesso. Anche i colleghi della mia città conoscono bene questa problematica. Non la sto ponendo, ripeto, per mettere dei paletti o per fare bella figura ma perché è una cosa chiesta anche da esponenti autorevoli del centrosinistra in città. È una cosa che sentiamo veramente proprio per l’ubicazione, le ragioni storiche, il fatto che il maestro Verdi fosse lì, e da qui l’aggancio alla richiesta del comitato. Quindi, Assessore, anche nelle pieghe delle risorse finanziarie, o se vi è un’altra modalità di alienazione - non so se sotto il profilo del diritto amministrativo sia possibile procedere solo con l’asta - se di questo immobile se ne vuole disfare l’AUSL, però se le aste continuano ad andare deserte qualche problema ci sarà. Pongo il problema. A questo punto, assessore Lusenti, so che lei ha un Assessorato pesante, tanti problemi e tante situazioni nel mondo della sanità da risolvere ed è sempre in prima linea impegnato nella sua attività e sotto questo profilo sa che ha la mia stima, però proprio per questo faccia qualcosa, faccia pressione sul direttore generale, intervenga perché non possiamo, come piacentini, avere ancora questo edificio in questo stato. È una vergogna.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Pollastri.
La parola all’assessore Lusenti per la risposta. Ne ha facoltà.
LUSENTI, assessore: Grazie, presidente. Le condizioni strutturali del fabbricato ex Albergo San Marco sono oggetto di monitoraggio costante da parte del servizio tecnico dell’azienda AUSL di Piacenza attraverso visite quindicinali all’interno dell’immobile. Questo per prevenire eventuali situazioni di ulteriore ammaloramento. Si ricorda che si è provveduto alla riparazione del tetto che presentava un foro dovuto alla rottura di alcuni arcarecci, come riscontrabile nella risposta all’interrogazione 1834 del 6 ottobre 2011 del consigliere Pollastri. L’accessibilità alla struttura da parte di persone non autorizzate è stata eliminata, rafforzando i sistemi di chiusura e organizzando sopralluoghi regolari per la verifica dell’integrità degli accessi. L’azienda AUSL di Piacenza ha già esperito due tentativi di vendita negli anni scorsi, tentativi che non sono andati a buon fine. Oltre alla difficile situazione che sta attraversando il mercato immobiliare italiano, una delle ragioni della mancata vendita è da ricercarsi nella parziale proprietà dell’immobile che per una porzione pari a circa il 20 per cento dell’intera superficie risulta di proprietà del Comune e oggi adibita ad alloggi di edilizia residenziale pubblica. Una volta che il Comune avrà terminato l’iter per rientrare in possesso della sua porzione di fabbricato si ritiene che l’intero complesso immobiliare possa essere rivalutato nel suo valore di mercato e possa rappresentare un’occasione di investimento più appetibile. Infine la richiesta del Comune di Piacenza al comitato per le celebrazioni verdiane finalizzato ad ottenere un finanziamento di 30 mila euro dedicati alla sistemazione della pensilina liberty è seguita con grande attenzione dall’azienda di Piacenza che in caso di accoglimento della richiesta provvederebbe alla sistemazione della pensilina ricorrendo a un intervento conservativo in sito da parte di ditta specializzata.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, assessore Lusenti.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà.
POLLASTRI: Grazie, presidente. Mi dichiaro parzialmente soddisfatto dalla risposta dell’Assessore. Un paio di elementi nuovi li ha prodotti però, caro Assessore, non creda che io non ritorni sull’argomento, quindi sono sempre vigile e attento alla sua azione.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Pollastri.
Passiamo all’ultima interpellanza:
3937 - Interpellanza del consigliere Pollastri circa la situazione relativa alle Aziende pubbliche di Servizi alla Persona ed alle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza.
Risponde per la Giunta l'assessore Lusenti.
La parola al consigliere Pollastri per illustrare la sua interpellanza.
POLLASTRI: Grazie, presidente. Questa è un’interpellanza che prende le mosse dal titolo quarto della legge regionale 2/2003, una legge fortemente voluta da questa Regione che prevede il riordino delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza, le IPAB, e la costituzione di aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP). È un tema che riguarda tutta la regione, quindi sotto questo aspetto questa veste di interpellanza investe credo anche tantissime realtà dei Comuni e delle Province dove operano nel loro mandato penso tutti i Consiglieri di questa Assemblea legislativa, quindi credo sia un tema generale d’Aula. Infatti con le delibere del Consiglio regionale 623/2004 e la 624 sono state definite le modalità operative per quanto stabilito dalla legge regionale 2/2003. Fu una scelta politica dell’allora Giunta, una scelta importante, che però, come spiegherò nell’interrogazione, ha trovato il suo cammino sicuramente lastricato di difficoltà. Infatti all’1 gennaio 2004 in Emilia erano presenti 257 IPAB così suddivise: Bologna 50, Ferrara, 13, Forlì-Cesena 29, Modena 38, Parma 32, Piacenza 27, Ravenna 34, Reggio-Emilia 21 e Rimini 13. Qual è la considerazione sotto il profilo politico? Che a nove anni di distanza questo processo di trasformazione è ancora in corso. Procede, Assessore, e lei lo sa bene, in modo disomogeneo da territorio a territorio. Se voglio aggiungere, per farmi capire meglio, è un’operazione che avete fatto sulla base di questa legge ma che è a macchia di leopardo. Poi dal punto di vista amministrativo vi sono notevoli differenze in termini di gestione finanziaria, di servizi erogati e anche per l’utenza.
Allora è giusto, Assessore, porre sotto i riflettori dell’Aula e avere anche qualche informazione. Colleghi, le interpellanze servono anche ad avere delle informazioni, ma servono in questo caso anche per avere la posizione della Giunta su un tema direi di ampio interesse. Allora la interpello, Assessore, su quante siano a oggi le ASP e quali IPAB siano in attesa di trasformazione, quante delle ASP sinora attivate abbiano relativamente all’esercizio finanziario 2012 un debito e di che entità, perché sappiamo benissimo - parlo per le IPAB che conosco o fondazioni a Piacenza - che molte erano indebitate ma magari non a causa di una mala gestio ma magari erano indebitate perché ad esempio avevano dei crediti e delle sofferenze incagliate come ad esempio un IPAB di Piacenza che aveva crediti per centinaia di migliaia di euro dall’ASL della Sicilia.
Quindi chiedo quale sia per ciascuna di esse il numero degli utenti, i servizi resi, se trovi riscontro - qui uso prudenzialmente il condizionale - la voce secondo cui l’Assessorato alle Politiche sociali starebbe valutando l’ipotesi di modificare quanto previsto dall’art. 22, primo comma, lettera C), della legge regionale 2/2003, che ho citato in premessa, creando un’ASP di dimensione non più distrettuale bensì coincidente con le ASL e in caso affermativo a questo mio quesito quale ne siano, Assessore, le motivazioni che stanno a fondamento di questa scelta. Ho fatto un quadro mi sembra molto lineare, un quadro semplice e chiaro e chiedo che l’Assessore riferisca all’Aula se a distanza di tanto tempo, rispetto ai quesiti che ho voluto porre anche con un’indicazione concatenata tra loro, a che stato dell’arte è questa problematica, a tacere delle difficoltà che su alcuni territori si sono trovate tra Comuni, enti e IPAB, aziende e servizi alla persona, quindi a volte costretti a certi matrimoni forzati per una volontà dirigistica della Regione, perché nella legge sono connotati alcuni requisiti che devono avere per fondersi queste IPAB e quindi le chiedo di darmi conto in Aula di tutta questa serie di domande credo circostanziate e precise. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Pollastri.
Do la parola all’assessore Lusenti. Prego.
LUSENTI, assessore: Grazie, presidente. Il riordino delle IPAB in Emilia-Romagna, avvenuto con la legge regionale 2/2003, è stato definito negli aspetti specifici e procedurali con una serie di atti attuativi del Consiglio regionale e della Giunta regionale che hanno dato concreto avvio al riordino, in particolare è stato previsto che gli enti locali del distretto socio-sanitario definissero con accordo di programma il programma di riordino delle IPAB individuando, tenuto conto delle caratteristiche dei vincoli di legge, quali di queste dovevano trasformarsi in aziende pubbliche di servizi alla persona, cioè ASP, quali depubblicizzarsi e quali estinguersi.
Sulla base del programma definito dagli enti locali le IPAB interessate alla costituzione delle ASP avrebbero dovuto poi predisporre il piano di trasformazione aziendale corredato dalla proposta di statuto dell’azienda. Tale piano andava sottoposto al parere di comitato di distretto che doveva verificare la coerenza dello stesso con le indicazioni del programma delle trasformazioni dalla conferenza territoriale sociale sanitaria che doveva verificare la coerenza dello stesso con la programmazione di quel livello e dalla Regione, che doveva esaminare tutta la documentazione di pareri ed esprimere una valutazione di congruità della stessa alle indicazioni regionali, nonché verificare la correttezza e completezza formale della documentazione prodotta dalle IPAB. Una volta intervenuta la positiva valutazione regionale, i Comuni futuri soci della costituenda ASP, nonché gli altri eventuali soggetti previsti tra i soci, dovevano procedere all’approvazione nei propri Consigli comunali o nei propri organi di indirizzo della loro adesione in qualità di soci all’ASP sulla base della proposta di Statuto validata a livello regionale procedendo inoltre a sottoscrivere la convenzione attuativa dello Statuto che regola i rapporti tra i soci ed enti pubblici territoriali. Una volta conclusa anche questa fase di procedimento, tutta la documentazione andava trasmessa alla Giunta regionale che procedeva alla costituzione delle ASP e all’approvazione dello Statuto.
I programmi distrettuali prevedono la costituzione di cinquanta ASP e a oggi ne sono state costituite quarantacinque dalla trasformazione di 122 IPAB. Restano da trasformare in ASP dieci IPAB, per due delle quali è prevista la confluenza in ASP già costituite mentre le altre otto andranno a costituire le cinque ASP mancanti. La disciplina regionale ha previsto che le IPAB non tenute a trasformarsi in ASP, che non hanno presentato nei termini di legge né istanza di depublicizzazione né di trasformazione aziendale, vadano estinte. Il procedimento di estinzione per inerzia prevede che la Regione avvii il procedimento di estinzione comunicandolo ai soggetti interessati e pubblicandolo sul bollettino regionale richiedendo al comitato di distretto una terna di nominativi all’interno della quale individuare e nominare il commissario ad acta incaricato di effettuare la ricognizione del complesso dei rapporti giuridici attivi e passivi dell’ente al fine di darne conto nel successivo provvedimento di estinzione che dispone altresì la devoluzione di tali rapporti al soggetto a cui spettano in base a quanto definito dalla legge Comune o ASP. I dati che danno conto dello stato dei procedimenti che riguardano le estinzioni per inerzia, così come i dati che riguardano le istanze di estinzioni sono indicati in una tabella che fornirò al Consigliere.
Per quanto riguarda la richiesta contenuta nell’interrogazione tesa a conoscere la situazione economica e gestionale delle ASP costituite, occorre rammentare quanto in diverse occasioni già rappresentato. Le ASP infatti sono enti pubblici dotati di autonomia statutaria, gestionale, patrimoniale, contabile e finanziaria nell’ambito delle norme dei principi con atti dell’Assemblea legislativa regionale e le funzioni di indirizzo, controllo e vigilanza su di esse sono in capo all’Assemblea dei soci, organo aziendale composto dai Sindaci dei Comuni soci e da altri eventuali soggetti pubblici o privati presenti nei Consigli di amministrazione delle IPAB al momento della trasformazione di quest’ultima in ASP. Da ciò consegue che l’amministrazione regionale non ha compiti di vigilanza sull’attività delle singole ASP e sulle scelte gestionali di bilancio delle stesse.
La disciplina regionale vigente assegna infatti alla Regione esclusivamente compiti di costituzione, regolamentazione generale e di monitoraggio in ordine al funzionamento e all’organizzazione delle aziende di servizi alla persona. Le funzioni regionali di monitoraggio sono esercitate su un piano generale e non si estendono ai singoli atti aziendali che vengono assunti dalle aziende nell’esercizio della loro autonomia gestionale nel rispetto di quanto stabilito dalla legge regionale, dalle deliberazione del Consiglio regionale 624 del dicembre 2004 e dalla deliberazione dell’Assemblea legislativa 179 del giugno 2008.
Si rammenta comunque che secondo quanto disposto dalla direttiva approvata con deliberazione dell’Assemblea legislativa 179/2008, le ASP sono tenute ad aggiornare tempestivamente i propri siti internet, pubblicando, tra l’altro, le descrizioni delle proprie attività e delle sedi, di erogazione dei servizi e i nominativi dei recapiti da contattare per ottenere ulteriori informazioni sulle attività e modalità di erogazione e accesso ai servizi dell’azienda.
Per quanto riguarda infine l’ultima richiesta relativa a una possibile modifica della legge regionale 2/2003, che incide sull’ambito territoriale di intervento delle aziende in discorso, si rappresenta quanto segue: il monitoraggio regionale sulle ASP definite condotto di concerto con la cabina regionale per le politiche sociali sanitarie ha restituito un quadro conoscitivo della situazione delle forme gestionali pubbliche che operano a livello distrettuale molto frammentato e sovrabbondante. Ci si riferisce in particolare alle realtà in cui operano nel medesimo ambito distrettuale più ASP e/o altre forme pubbliche di gestione, spesso con scopi statutari simili o identici e spesso partecipate dai medesimi enti locali. Tale quadro ha portato a ritenere necessario, anche tenuto conto della difficile situazione della finanza pubblica, un intervento regolativo che riduca il numero delle forme di gestione presenti. A tale scopo si sta lavorando di concerto con la citata cabina di regia regionale alla messa a punto di una proposta di legge regionale che contenga altresì risposte a diverse questioni emerse negli ultimi mesi che condizionano l’attività e l’operatività delle ASP. Aggiungo, a margine di questa nota, che nella Giunta regionale di ieri è stata approvata la proposta di pdl sul riordino delle ASP e degli enti di gestione pubblica dei servizi.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, assessore Lusenti.
La parola al consigliere Pollastri.
POLLASTRI: Grazie, presidente. Visto l’ultimo riferimento dell’Assessore, cado a fagiolo. Non ho poteri di cartomanzia né ho la sfera di cristallo, però chiedevo proprio questo. Anche questa interpellanza, colleghi Consiglieri e Assessori, mi sembra sia di attualità e, visto anche il pdl che la Giunta sta confezionando, di cui io non sapevo nulla perché li vediamo successivamente nel programma trimestrale quali sono i progetti di legge, le delibere di Giunta, gli atti amministrativi, quindi sulla scorta di questa risposta chiedo all’Assessore di fornirmi questa documentazione perché la voglio esaminare più attentamente. Per ora sospendo il mio giudizio sulla mia soddisfazione perché voglio vedere cosa viene avanti esattamente dagli atti.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Pollastri.
Abbiamo finito la parte delle interpellanze, per cui passiamo all’ordine del giorno. Voi sapete che abbiamo tre progetti di legge, per cui iniziamo dal primo.
OGGETTO 145
Progetto di legge d'iniziativa del consigliere Corradi: «Statuto regionale del lavoro autonomo delle professioni e delle piccole imprese». (Relazione, discussione e reiezione)
(Ordine del giorno oggetto 145/1 "Non passaggio all'esame degli articoli" - Presentazione, dichiarazioni di voto e approvazione) (82)
PRESIDENTE (Costi): Il testo, che è il n. 4 del 2013, è stato licenziato dalla Commissione "Politiche Economiche" nella seduta del 6 giugno 2013 con parere contrario. È composto da 37 articoli, il relatore della Commissione, che è il consigliere Stefano Cavalli, ha fatto riserva di chiedere l’autorizzazione alla relazione orale, per cui ricordo a tutti i Consiglieri che occorre il voto favorevole dei due terzi dei Consiglieri presenti. Ricordo anche che su questo progetto di legge sono stati presentati sei emendamenti a firma dei consiglieri Corradi e Cavalli.
È inoltre stato depositato l’ordine del giorno a firma del consigliere Grillini, Presidente della Commissione, per il non passaggio all’esame degli articoli, quindi prima di passare all’autorizzazione a svolgere la relazione orale al consigliere Stefano Cavalli, relatore della legge, nomino gli scrutatori, che sono i consiglieri Serri, Carini e Lavagetto.
Metto in votazione, con dispositivo elettronico, l'autorizzazione alla relazione orale.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Costi): Comunico l’esito della votazione:
Presenti
33
Assenti
17
Favorevoli
33
Contrari
--
Astenuti
--
Ha chiesto di intervenire il consigliere Naldi sul risultato del voto. Ne ha facoltà. Prego, consigliere.
NALDI: Vorrei aggiungere il mio voto favorevole.
PRESIDENTE (Costi): La sua rettifica è a verbale.
Il consigliere Cavalli è autorizzato a svolgere la relazione sul progetto di legge oggetto 145. Prego, consigliere.
CAVALLI, relatore: Grazie, presidente. Il lavoro in Emilia-Romagna è interessato da rapidi e significativi cambiamenti che rappresentano la risposta alla crisi e al contempo l’evoluzione e l’adattamento di un mutato contesto sociale. Il mondo del lavoro sta subendo significative modifiche che allontanano sempre di più dal precedente schema caratterizzato da una moltitudine di lavoratori dipendenti al posto fisso. Basti pensare che oggi il lavoro subordinato è diventato più flessibile e precario. Il lavoro autonomo accentua la sua intrinseca complessità e assume connotati inediti. Il lavoro imprenditoriale conferma la sua natura molecolare evolutiva e soggetta a una crescente instabilità dovuta agli effetti della crisi economica globale. L’evoluzione del mondo del lavoro in Emilia-Romagna richiede un’analisi particolarmente attenta dei bisogni espressi dai diversi attori di questo variegato mondo produttivo ai quali occorre rispondere con politiche mirate e di ampio respiro capaci di ricondurre entro margini di sicurezza socialmente adeguati le varie forme lavorative e professionali che connotano il nostro sistema produttivo.
In particolare è necessario sostenere il tessuto socio-economico della piccola impresa, pilastro portante dell’economia emiliano-romagnola, rilevato che l’80 per cento delle imprese regionali ha un numero di addetti da uno a cinque, e sul lavoro autonomo nelle sue varie forme di espressione, che invece spesso è abbandonato a se stesso se non tacciato di rappresentare l’emblema dell’egoismo e dell’evasione fiscale. In vero, il lavoro autonomo e la piccola impresa rappresentano un universo assai variegato con le esigenze molto differenziate al proprio interno.
Questo aggregato composito, che rappresenta il cuore pulsante dell’economia e della società dell’Emilia-Romagna coincidente con il piccolo artigianato e il contratto d’opera, le professioni, mestieri, ecc., è stato attraversato nell’ultimo decennio da profondi cambiamenti relativi alla struttura produttiva e organizzativa ed in genere dai mutamenti del contesto economico complessivo e internazionale, globalizzazione, liberalizzazione degli scambi, finanziarizzazione dell’economia, ecc.
Il lavoro autonomo è proliferato anche in forme nuove con la nascita di nuovi lavoratori autonomi, dettagliandosi in attività rese da soggetti che, dispiegando creatività e propensione al rischio, si collocano sul mercato del lavoro con una notevole dotazione di risorse e competenze personali. L’evoluzione di cui sopra ha portato il mondo del lavoro autonomo e della piccola impresa ad avere il vero motore del sistema economico dell’Emilia-Romagna malgrado il complessivo disinteresse quanto non all’ostilità manifestata dalla Regione.
L’espansione di una diffusa imprenditorialità e del lavoro autonomo impone una maggiore attenzione e sensibilità da parte della politica regionale verso le istanze di quello che è il motore economico della nostra regione, superando lo strabismo ideologico che da sempre vede la Regione Emilia-Romagna attenta alle domande provenienti dal lavoro subordinato e della cooperazione e in misura minore alla media e grande impresa, ma nel contempo sorda e refrattaria alle istanze provenienti dal lavoro autonomo e della microimpresa. La rapida dinamica dell’economia regionale impone una modifica del quadro di riferimento entro cui i lavoratori autonomi si muovono sollecitando nuove forme di promozione di tutela.
La crisi non ha risparmiato il tessuto della piccola impresa, esempio nel settore agricolo la crisi del parmigiano reggiano, dell’economia distrettuale, la crisi della ceramica a Modena, dei motori idroelettrici nelle valli del Taro e del Ceno e dell’impiantistica alimentare a Parma, ecc. Altro effetto della crisi sull’economia locale è stata la flessibilizzazione che ha interessato le industrie medio-grandi che se da un lato ha contribuito alla creazione di una rete di microimprese, vede queste ultime operare spesso in regimi di mono committenza e dipendenza economica tale da renderle l’anello debole della catena produttiva.
Il fenomeno di cui sopra ha determinato l’insorgere di diffuse posizioni lavorative simil-autonome, che in realtà si collocano in una posizione intermedia tra il lavoro vero e il lavoro subordinato. Una valutazione realistica di questa componente essenziale del sistema economico emiliano-romagnolo deve partire proprio dalla necessità di pensare a questo mondo plurale con una batteria di soluzioni regolative che costituiscono un giusto mix tra più mercato e più tutele. Il problema va approcciato contemperando alle diverse esigenze degli operatori del settore, che da un lato chiedono maggiore libertà di movimento sul mercato e maggiori chance di auto-organizzazione ad artigiani altamente competitivi e professioni da elevata qualificazione e al contempo maggiore tutela rispetto a certe tipologie di rapporto, Co.Co.Pro., partita IVA, ecc., e altresì incentivi, semplificazione burocratica e detassazioni per l’attività di impresa (piccoli imprenditori) e ancora tutela di tipo organico e identitario (professioni non protette).
Si tratta, come si vede, in un complesso insieme di necessità sintetizzabili con la ricerca dell’obiettivo non antitetico di realizzare di più, di più mercato e nel contempo più regolazione. Si tratta a livello regionale di introdurre principi e regole adattabili e flessibili coerenti con la tutela di un capitale umano costituito da piccoli imprenditori e professionisti che chiede di essere valorizzato e favorito nell’ulteriore sviluppo, formazione, esperienze culturali e di accrescimento delle competenze professionali, offerte di servizi, che supportino i diversi intrecci tra vita e lavoro.
In tale contesto si ritiene necessario dotare il lavoro autonomo di un sistema organico di norme regionali le quali, anche differenziandosi con riguardo alle diverse esigenze di tutela, diano luogo nella nostra regione a una prima applicazione di quanto previsto dall’art. 117 della Costituzione. La presente proposta di uno Statuto regionale del lavoro autonomo e delle piccole imprese, capace di influenzare anche le scelte del legislatore nazionale ed europeo incidendo sul processo legislativo ascendente, parte dalla constatazione che il lavoro autonomo può essere valorizzato e aiutato solo dando ascolto alle esigenze espresse dalla varie categorie nelle quali si articola con particolare riferimento a una serie di interventi volti a realizzare il richiamato combinato disposto tra mercato e regolazione.
Il primo capitolo dello Statuto riguarda il tema della formazione. In tale ambito infatti non vi è dubbio che le competenze regionali in materia di formazione professionale consentano iniziative volte alla qualificazione o riqualificazione delle competenze di cui dispongono i lavoratori autonomi o gli aspiranti lavoratori autonomi. Su questo fronte degli attuali servizi offerti a livello regionale, si prestano a una rapida definizione che prevede una differenziazione e specificità a favore dei vari tipi di lavoro autonomo che aveva evidenziato tale necessità. In materia occorrerà potenziare l’intervento regionale orientato alla trasmissione delle competenze per lo sviluppo di progetti finanziabili in ambito comunitario trasformando in questo modo l’eventuale investimento a livello regionale come strumentale all’attrazione di nuove risorse le quali supereranno ampiamente quelle investite dalla Regione nel momento dell’avvio dell’iniziativa.
Un secondo capitolo riguarda il finanziamento delle iniziative di auto-imprenditorialità e auto-impiego. La promozione dell’imprenditorialità è uno degli obiettivi istituzionali delle Camere di Commercio che finanziano alcune iniziative e aiutano gli aspiranti imprenditori a trovare le risorse necessarie. Si registra anche la presenza, sia pur insufficiente, di alcuni limitati fondi regionali finalizzati alla promozione degli imprenditori giovanili e femminili che dovranno essere incrementati. Si tratta di misure che vanno a bando e che creano un’incertezza nel destinatario, che deve verificare quanto è possibile presentare la propria candidatura. Per questa ragione occorre introdurre agevolazioni finanziarie che devono riguardare gli investimenti e la gestione delle piccole imprese, contributi a fondo perduto e mutui a tasso agevolato.
Un terzo capitolo riguarda la consulenza nella fase di avvio e di consolidamento delle attività, i servizi di orientamento e di informazione, il supporto nella ricerca di finanziamenti.
Un quarto capitolo riguarda la formazione di sostegno al reddito per le fasi di crisi e di non lavoro, anche se il lavoratore autonomo continua a investire in termini di aggiornamento, formazione e ricerca, ecc. sul proprio capitale umano, pur se contemporaneamente privo di commesse. Nulla dovrebbe infatti impedire a una regione iniziative che mirino a compensare in modo forfettario e generalizzato il potenziale di cooperazione sociale che i lavoratori autonomi apportano in un dato territorio magari vincolando i medesimi a forme di restituzione in termini monetari nelle forme del prestito agevolato garantito dall’istituzione pubblica sia in termini di servizio, socializzazione di saperi, acquisizioni, competenze, risorse immateriali, ecc.
Il quinto capitolo riguarda i temi della semplificazione amministrativa e della fiscalità. Questi capitoli relativi a grandi aree di interesse sono stati declinati all’interno del contenitore "lavoro autonomo e piccole imprese" secondo la natura dell’attività esercitata.
Attività imprenditoriale. Guardando il mondo dell’imprenditorialità e della micro-impresa, esso si caratterizza come vero e proprio cuore pulsante dell’attività produttiva. Nella nostra regione le quasi totalità delle unità presenti sul territorio hanno pochi addetti. La forma giuridica di queste imprese è rappresentata in netta maggioranza da ditte individuali. Sono attività in crescita in tutto il territorio regionale ad eccezione delle aree montane e il loro sviluppo va letto in collegamento all’andamento della piccola e media impresa che si presenta sempre più come traino nello sviluppo dei sistemi produttivi locali. Le tutele da sviluppare con lo Statuto regionale del lavoro, professioni delle piccole imprese, riguardano tra l’altro le seguenti azioni: finanziamenti per lo start-up con istituzione di un fondo di rotazione regionale a cui potranno accedere i confidi dei settori economici che abbiano stanziato per l’anno di riferimento un pari importo finalizzato a sostenere prestiti d’onore destinati a neoimprenditori e neoimprenditrici per lo start-up di imprese a conduzione personale e l’avvio di qualsiasi attività di lavoro autonomo con un tasso di interesse agevolato.
Sostegno all’imprenditorialità femminile e giovanile, consulenza e supporto nella ricerca di finanziamenti, nella scelta di business da sviluppare, tutele sul piano fiscale, escludere dal reddito imponibile ai fini IRAP tutti i redditi di lavoro autonomo e di impresa minore che siano stati prodotti senza l’ausilio di lavoro subordinato e/o di lavoro autonomo continuativo. Stabilire un’imposta sostitutiva di quella del reddito IRAP per tutti i soggetti che realizzano processi di consolidamento assumendo lavoro dipendente o stipulando contratti di collaborazione continuativa di durata almeno annuale, riconoscere ai predetti soggetti in credito di imposta da far valere in quota IRAP proporzionato ai compensi annui erogati, promuovere una specifica azione di riforma legislativa allo scopo di rivedere la composizione dell’osservatorio regionale sugli studi di settore allo scopo di valorizzare la dimensione territoriale.
Tutela del territorio, istituzione di un marchio di qualità regionale da riconoscere a tutte le piccole imprese ai sensi della normativa UE che sia tutto privilegiato per il rilascio di autorizzazioni, licenza e altri adempimenti amministrativi regionali, provinciali e comunali e per consentire forme di compensazione diretta tra i crediti e i debiti, tra impresa e lavoro autonomo e la pubblica amministrazione regionale.
Incrementare le misure di sostegno per l’internalizzazione con attività formative all’internalizzazione dell’attività economica e volte a rafforzare le competenze delle imprese; sostegno alla risoluzione alternativa alle controversie con arbitrato presso appositi collegi istituiti tra soggetti rappresentativi o presso le camere arbitrali delle Camere di Commercio. Incentivare regimi regolamentari efficienti e semplificati per l’esercizio delle attività di lavoro autonomo in ambito regionale con drastica riduzione degli adempimenti amministrativi richiesti per l’esercizio di dette attività creando una Commissione regionale per la delegificazione e deregolamentazione burocratica, predisporre supporti informativi per il lavoro autonomo imprenditoriale per favorire lo sviluppo dei siti web standard volti alla presentazione delle attività, qualità professionali del lavoratore autonomo e favorire l’implementazione di borse o altri istituti informatici. Con l’ausilio di una piattaforma informativa regionale e l’accesso alla rete Lepida nella quale i committenti possono rappresentare efficacemente i bisogni e ciò che vorrebbero ottenere dal mercato in termini di collaborazione o fornitura.
Attività di lavoro autonomo economicamente dipendente. Tradizionalmente il lavoro autonomo è stato costruito socialmente e politicamente attraverso l’intreccio peculiare di sottoregolazione pubblica e sovra-regolazione privata. La regolazione pubblica del lavoro e del welfare non è costituita allo scopo di fornire ai lavoratori autonomi economicamente indipendenti una tutela adeguata. Peraltro i processi generali di individualizzazione e frammentazione sociale espongono queste figure a un deficit di regolazione che investe non solo la sfera pubblica, già tradizionalmente carente, ma anche quella privata, storicamente imperniata sulla forza dei legami intergenerazionali e familiari.
Le trasformazioni in atto nei modelli familiari, la spinta alla femminalizzazione del lavoro autonomo di servizio e le trasformazioni culturali stanno profondamente ridisegnando il sistema di bisogni sociali espressi da queste categorie di lavoratori. In pratica è sufficiente un periodo di malattia o un infortunio che costringa all’inattività per alcuni mesi, una fattura di una certa consistenza non pagata, una pesante richiesta di danni da parte di un committente, il fallimento, doloso o meno, di un fornitore o di un committente per produrre la rovina economica del piccolo imprenditore e dei propri collaboratori, spesso familiari dello stesso imprenditore.
La proposta di Statuto regionale del lavoro autonomo prevede forme di tutela quali ammortizzatori sociali e tutela del reddito, percorsi formativi e/o canoni agevolati per l’intrapresa attività di lavoro autonomo per la formazione imprenditoriale nonché per l’acquisizione, l’adeguamento e la qualificazione delle competenze professionali, assegni formativi destinati a esercenti attività di lavoro autonomo per garantire l’accesso individuale a redditività di alta formazione o formazione specialistica continua e permanente e servizi di supporto della conciliazione tra i tempi di vita e lavoro, assegni di servizio per favorire l’accesso e la permanenza nel mercato del lavoro, nonché la progressione professionali di persone svolgenti attività di lavoro autonomo a rischio di esclusione per carichi di cura, istituzione di un’apposita borsa lavoro destinata al lavoro autonomo in collegamento con la borsa nazionale del lavoro e con altri sistemi informativi europei per favorire le più ampie opportunità occupazionali e mobilità geografiche dei lavoratori autonomi, diritti e garanzie nel rapporto con i clienti committenti quali la tutela del ritardo dei pagamenti da parte dei committenti, garanzie nei tempi di pagamento, garanzie di tipo patrimoniale con i fornitori e sub-fornitori, attività professionali.
Con riguardo alle professioni, lo Statuto regionale del lavoro autonomo riconosce la centralità dei servizi professionali per lo sviluppo e l’ammodernamento sociale ed economico del proprio territorio. In tale ottica propone che la Regione adotti le seguenti linee guida: promuova in ambito regionale il pieno recepimento e l’attuazione operativa dei principi comunitari di concorrenza e libera circolazione di professionisti e delle professioni intellettuali, riconosca la funzione di controllo esercitato dagli ordini per le attività professionali che presentano un effettivo interesse pubblico da tutelare, in quanto attinenti a interessi costituzionalmente garantiti di grande rilievo sociale; rilasci nel rispetto dei livelli minimi uniformi di preparazione stabiliti dalle leggi statali tali professioni che consentano l’esercizio delle attività professionali anche fuori dai limiti territoriali regionali, conferisca personalità giuridica alle associazioni rappresentative di professionisti che non esercitano attività regolamentate o tipiche di professioni disciplinate ai sensi dell’art. 2229. Si propone inoltre che la Regione Emilia-Romagna promuova di concerto con ordini professionali e associazioni professionali il monitoraggio della diffusione delle attività libero-professionali nell’ambito locale a garanzia di interessi generali del territorio e altresì che vigili affinché siano rispettate le condizioni di effettiva libera concorrenza tra professionisti nonché alti livelli qualificativi delle prestazioni professionali a tutela dell’interesse dell’utenza.
Visto che l’ordine del giorno...
PRESIDENTE (Costi): Consigliere, mi permetto solo di dire che ha terminato il tempo a sua disposizione.
Ringrazio il consigliere Cavalli per la relazione.
Apro il dibattito generale. Ricordo che ogni consigliere che intende intervenire ha a disposizione venti minuti.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Corradi. Ne ha facoltà.
CORRADI: Grazie, presidente. Ringrazio anche il consigliere Cavalli per la lunga lettura della relazione. Sostanzialmente prendiamo atto per l’ennesima volta della presenza dell’ordine del giorno per il non passaggio all’esame dell’articolato e quindi colgo lo spunto di questo intervento per prevenire alcune osservazioni della maggioranza facendo presente che con gli emendamenti presentati in Commissione - a suo tempo ovviamente tutti bocciati - e quelli che abbiamo ripresentato in Aula, siamo andati a correggere quegli aspetti peraltro non enormi, del testo di legge originario, che stante gli intervenuti provvedimenti normativi nazionali necessitavano di un adeguamento, così come abbiamo fatto le correzioni richieste dall’ufficio legislativo dell’Assemblea legislativa al fine di superare quelle segnalazioni relative a eventuali profili di incostituzionalità di questo progetto di legge su alcuni punti, laddove si incideva sull’IRAP, e abbiamo chiarito il modo e le forme di questi interventi, rendendoli conformi alla legislazione nazionale e anche ai rilievi che potevano esserci in sede di costituzionalità del testo di legge.
Questo intervento serve proprio perché lo sforzo fatto è stato quello di evitare alibi nel momento della bocciatura, quindi la bocciatura avrà un significato esclusivamente politico, credo che non vi siano fondate argomentazioni di carattere tecnico per giudicare in termini negativi questo corposo testo di legge: Ringrazio la consigliera Mori del gruppo del PD perché in Commissione, anche in qualità di Presidente della Commissione Pari opportunità, aveva espresso apprezzamenti per la parte del testo di legge relativa alla promozione e tutela dell’imprenditoria femminile del lavoro autonomo femminile, arrivando anche ad augurarsi che questo possa essere poi oggetto di un’ulteriore elaborazione in sede di Commissione che possa sfociare in provvedimenti, ovviamente per la parte di sua competenza in qualità di Presidente della Commissione. Mi dispiace che in realtà la maggioranza in sede di Commissione, per quanto mi ha riferito il collega Cavalli che rappresenta il mio gruppo in quella Commissione, abbia sostanzialmente rifiutato a priori un confronto sul contenuto vero di questo progetto di legge, che per certi versi poteva forse essere criticato in quanto troppo di sinistra, proprio perché si prefigge di andare a tutelare la piccola imprenditoria, e si prefigge delle misure di interventi di protezione nei confronti di quei lavoratori autonomi che sostanzialmente sappiamo tutti essere dei finti lavoratori autonomi ma dipendenti a tutti gli effetti, resi autonomi dalle imprese che a questo punto si sgravano di dipendenti con tutti i vincoli connessi e per certi versi li inducono ad aprire una piccola partita IVA, per poi farli lavorare come dipendenti in condizioni peggiorative rispetto all’essere dipendenti effettivi, ma tutto questo ahimè non è stato preso in considerazione.
Mi dispiace anche che sia mancata la volontà di approfondire questi temi in questo dato periodo storico dove il mondo delle piccole imprese è in fortissima sofferenza, ricordo a tutti che il mondo delle piccole imprese è è la nostra economia ed il sangue che tiene in piedi il nostro organismo, purtroppo in fase di dissanguamento, nel senso che le cancellazioni delle partite IVA dalle Camere di Commercio sono all’ordine del giorno, i fallimenti delle piccole imprese riempiono le cancellerie delle sezioni fallimentari dei tribunali, i concordati preventivi oggi vanno per la maggiore, e tutto questo avviene mentre noi decidiamo di chiudere occhi, orecchie e di ignorare un intervento che poteva essere emendato, corretto, riallineato politicamente ma che sicuramente aveva acceso i riflettori su un tema proponendo di intervenire con una proposta organica, ossia uno statuto che si prendesse a cuore i problemi di queste importanti categorie, non solo dei cittadini ma del tessuto produttivo di questa regione.
Credo che questo sia un grave atto di miopia, che non giova alla maggioranza di questa regione; non mi consola il fatto di poter andare a sbandierare in giro che la regione ha voltato per l’ennesima volta le spalle al mondo dell’imprenditoria, dei lavori autonomi e delle piccole e delle piccolissime imprese, perché credo che quando una regione fa bene il suo lavoro lo fa bene sia in maggioranza sia in opposizione. Abbiamo dato altre volte esempi di lavoro positivo fatto insieme, e prendere atto di una chiusura a priori per il solo fatto che questo progetto di legge portava la mia firma credo che non sia un bel servizio per i cittadini e per l’imprenditoria di questa Regione. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Corradi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Alessandrini. Ne ha facoltà.
ALESSANDRINI: Grazie, presidente. Su questo progetto di legge inerente allo Statuto del lavoro autonomo delle professioni delle piccole imprese noi per la verità - almeno questo credo ci si debba riconoscere - abbiamo ragionato, ci siamo confrontati in due fasi distinte della Seconda Commissione. Poi, certo, siamo arrivati alla determinazione di prendere la decisione che si sa, però non corrisponde a realtà che non abbiamo discusso o, peggio, che non abbiamo voluto discutere tantomeno perché il pdl deriva da una determinata forza o ancor di meno da singole persone. Noi abbiamo fatto delle considerazioni su questo pdl che in parte credo che ripeteremo anche qui ma che ci paiono le motivazioni vere per cui siamo andati verso una direzione di assunzione di voto sfavorevole a questo provvedimento. Le tre considerazioni che vorrei fare abbastanza velocemente sono queste. La prima è che - lo dico senza nessuna ipocrisia e senza nessuna difficoltà - anche noi condividiamo il giudizio positivo che si esprime sul valore del lavoro autonomo, delle professioni, sulle piccole imprese, nel contesto dell’economia dell’Emilia-Romagna, e ci mancherebbe che non condividessimo questo, perché credo che sia prendere atto senza dubbio della realtà dei fatti, però non andiamo molto oltre a livello di condivisione con il contenuto di questo provvedimento.
La seconda considerazione che viene spontaneo fare è che purtroppo per gli estensori gran parte del provvedimento, obiettivamente, ripete il contenuto di leggi regionali già esistenti e pienamente operanti, in particolare mi riferisco alla 17/2005, alla "legge Bastico", sulla promozione dell’occupazione, qualità, sicurezza e regolarità del lavoro e si è proposto questo articolato senza proporne assolutamente la soppressione, neppure in parte, di questa legge che è tuttora vigente. Un’altra parte, sempre parlando di questa legge, è purtroppo nettamente in contrasto con il dettato della Costituzione, nel senso che a partire, ad esempio, dalla definizione di nuove figure professionali questo è un tema che è in capo allo Stato e non a noi, oppure sul tema della concorrenza, la cui tutela, anche in questo caso, è di competenza esclusiva dello Stato o anche il tema della fiscalità. A tal proposito per esempio si è parlato di studi di settore ma non solo, e comunque in particolare, per la fiscalità, se pensiamo per esempio all’IRAP, noi ci si può muovere solo ed esclusivamente nei rigidi termini stabiliti dalla legislazione nazionale. Abbiamo veramente poca possibilità di manovra, per cui una considerazione che mi viene da fare è che gli emendamenti che erano stati presentati e che abbiamo anche discusso in Commissione sono arrivati sulla parte che è in contrasto con le prerogative dello Stato, quindi hanno contribuito definitivamente a svuotare di contenuto questa legge perché hanno dovuto annaffiare tutto quello che si voleva fare ma che però era in contrasto. Alla fine quindi non c’è sostanza.
La terza considerazione è che noi respingiamo con decisione l’idea che la nostra regione abbia bisogno di superare strabismi di tipo ideologico, com’è stato detto e come per la verità era anche scritto nella relazione di accompagnamento, posto che questa Regione sarebbe attenta e sensibile solo al lavoro subordinato o alla cooperazione. Credo che questo non corrisponda affatto alla realtà. Questo lo dicono i dati, lo dice la situazione in generale e lo dicono le stesse rappresentanze delle categorie organizzate in questa Regione. Peraltro è un mondo che penso di conoscere un po’. Noi siamo la Regione che mostra dati di sostegno al sistema imprenditoriale, che sono riconosciuti a livello europeo anche attraverso una capacità di spesa che credo sia unica obiettivamente in Italia e lo verifichiamo tutte le volte che abbiamo la possibilità, e l’abbiamo verificato anche l’altro giorno quando avevamo qui con noi il commissario Tajani a proposito delle capacità di spesa di questa Regione. La risposta alle figure richiamate nel pdl come Regione Emilia-Romagna proviamo a fornirle - si può sempre fare meglio - attraverso l’articolazione delle strutture che abbiamo in questa Regione nel rispetto della legislazione nazionale, nel rispetto dei vincoli della concorrenza che sono dettati, prima di tutto, dalle indicazioni comunitarie e quindi è evidente che non avvertiamo l’esigenza di una nuova legge omnibus su questi temi. Basti pensare - cito quelli che richiamava il consigliere Cavalli - al tema della formazione, della piccola impresa, dell’artigianato, delle imprese che sono impegnate in ambito sociale, dell’internazionalizzazione, della semplificazione, ma non possiamo mica dimenticarci che abbiamo una legge che ci guida come deve essere portato avanti il processo di semplificazione in questa Regione e che seppure con tante difficoltà, anche per via di una serie di eventi del tutto imprevisti e straordinari, però stiamo lavorando e stiamo portando avanti. Infine, e chiudo, il progetto di legge aggrega profili professionali che sono molto diversi tra loro (lavoro autonomo, piccola impresa, collaborazioni coordinate continuative) che richiedono trattamenti diversi e che non è semplice tenerli tutti insieme e comunque altrimenti avremmo ridondanza probabilmente di norme disomogenee tra loro, più confusione a scapito della trasparenza e della semplificazione. È solo ed esclusivamente per questi motivi, e non per altro, che ci esprimiamo in modo contrario a questo progetto di legge e favorevoli all’ordine del giorno per il non passaggio all’esame degli articoli e conseguentemente anche degli emendamenti che è stato presentato e sottoscritto dal Presidente della Seconda Commissione Franco Grillini. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Alessandrini.
Non ci sono altri interventi, chiudo il dibattito generale e apro le dichiarazioni di voto. Ricordo che la dichiarazione di voto viene svolta sull’ordine del giorno presentato dal consigliere Grillini per il non passaggio all’esame degli articoli.
Ha chiesto di parlare il consigliere Corradi. Ne ha facoltà. Ricordo che ha cinque minuti.
CORRADI: Grazie, presidente. La mia stima nei confronti del consigliere Alessandrini resta immutata e apprezzo lo sforzo compiuto dal collega di maggioranza. Lo apprezzo ma nello stesso tempo dubito che lui stesso fosse convinto delle sue affermazioni. Rispetto alla volontà di discutere che non sarebbe mancata da parte della maggioranza credo che l’ordine del giorno per il non passaggio all’esame dell’articolato chiuda qualunque mia obiezione in merito, perché se c’è la volontà di discutere non si presenta un ordine del giorno che di fatto impedisce la discussione con il non passaggio all’esame dell’articolato; quindi questa affermazione, collega Alessandrini, gliela casso.
Per quanto riguarda gli emendamenti, che hanno tolto i problemi che potevano esserci nel testo di legge, lei sostiene che avrebbero talmente svuotato e stravolto il testo di legge da renderlo inutile. Le ricordo che parliamo di un testo di legge di 43 pagine di articolato sul quale sono stati presentati sei emendamenti di cui due che si componevano di sole tre parole, compreso in due casi la parola "di", quindi l’idea che su 43 pagine di articolato e di testo sei emendamenti, di cui due si compongono di tre parole, abbiano svuotato il testo mi lascia francamente un po’ sconcertato. Riguardo alla sua ultima affermazione rispetto al fatto che l’eventuale approvazione avrebbe creato disomogeneità e confusione nelle norme, posto che questa Regione ha già tante norme che intervengono nella materia, ricordo prima di tutto a me stesso, ma anche a voi colleghi, che la funzione di una norma quadro è quella di raggruppare la normativa di un settore proprio anche al fine di evitare che vi sia lettura disomogenea delle norme e che vi sia difficoltà di comprensione e di relazione tra le stesse. Quindi, collega Alessandrini, la mia stima nei suoi confronti è immutata ma francamente le sue obiezioni non mi possono trovare concorde per ragioni che credo francamente siano piuttosto oggettive e non soggettive. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Corradi.
Rinomino gli scrutatori: Mumolo, Carini e Lavagetto.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno oggetto 145/1, di non passaggio all'esame degli articoli, a firma del consigliere Grillini.
(È approvato a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Costi): L’ordine del giorno è approvato. Il progetto di legge oggetto 145 non passa all'esame dell'articolato.
OGGETTO 790
Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Malaguti, Bignami, Lombardi, Filippi, Pollastri, Bazzoni, Villani, Leoni, Aimi, Bartolini e Alberto Vecchi: «Limiti alle vendite promozionali nel settore dell'abbigliamento». (Relazione, discussione e reiezione)
(Ordine del giorno oggetto 790/1 "Non passaggio all'esame degli articoli" - Presentazione, dichiarazioni di voto e approvazione) (83)
PRESIDENTE (Costi): Il testo è stato licenziato dalla Commissione "Politiche Economiche" nella seduta del 6 giugno 2013 con parere contrario.
È composto da due articoli e anche in questo il relatore della Commissione, che è il consigliere Mauro Malaguti, ha fatto riserva di richiedere l’autorizzazione alla relazione orale. Anche in questo caso occorre il voto favorevole dei due terzi dei Consiglieri presenti e ricordo che si vota con dispositivo elettronico.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Costi): Comunico l’esito della votazione:
Presenti
38
Assenti
12
Favorevoli
38
Contrari
--
Astenuti
--
Il consigliere Malaguti ha la facoltà di presentare la relazione sul testo di legge oggetto 790. Prego, consigliere.
MALAGUTI, relatore: Grazie, presidente. La materia in oggetto del progetto di legge regionale 790 "Limiti alle vendite promozionali nel settore dell’abbigliamento" è regolata a livello nazionale dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 "Riforma della disciplina relativa al settore del commercio a norma dell’art. 4, quarto comma, della legge 15/97, n. 59". L’art. 15 disciplina le vendite straordinarie individuandone tre differenti tipologie: le vendite di liquidazione, le vendite di fine stagione, le vendite promozionali, nel quale l’esercente dettagliante offre condizioni favorevoli reali ed effettive di acquisto dei propri prodotti. Il sesto comma demanda alle Regioni, sentiti i rappresentanti degli enti locali, le organizzazioni dei consumatori, delle imprese e del commercio di fissare le modalità di svolgimento, la pubblicità, i periodi e la durata delle vendite di liquidazione e delle vendite di fine stagione.
In merito a ciò voglio sottolineare che diverse regioni hanno già provveduto a regolamentare i saldi di fine stagione. In particolare Lombardia, Veneto, Toscana e Piemonte, quindi regioni con amministrazioni di colorazioni politiche diverse, prevedono l’obbligo dell’operatore di non effettuare le vendite promozionali nei trenta giorni antecedenti ai periodi fissati per le vendite di fine stagione.
Questo progetto di legge intende fare chiarezza sulla distinzione tra vendite promozionali e saldi nel settore specifico dell’abbigliamento. Ogni anno, prima dei consueti saldi di gennaio o estivi, finalizzati a offrire prodotti a prezzi più convenienti e smaltire le scorte di magazzino in vista della nuova stagione, avvengono delle vendite promozionali senza alcuna regolamentazione. Allo stato attuale infatti non risulta alcuna normativa regionale a differenza di altre Regioni che hanno provveduto, tra cui quelle che ho citato prima, a regolare le vendite promozionali, attuate tra l’altro senza parametri di accordo tra gli esercenti del commercio e le associazioni di categoria.
In particolare nel settore dell’abbigliamento, sottoposto a parametri di mode stagionali, questa situazione è motivo di confusione sia tra gli addetti del settore sia tra i consumatori che non riescono più a distinguere le vendite promozionali dai saldi stessi. Si sono verificati casi inoltre di maggiorazione di prezzi ad hoc su capi di abbigliamento a cui poi sono stati applicati sconti per farli passare appunto come vendite promozionali. Se le vendite promozionali vengono quindi attuate in concomitanza con i saldi sono destinate a generare confusione tra i commercianti stessi e i consumatori che non riescono più a distinguere peculiarità e valenza tra convenienza dei prezzi e qualità dei prodotti commercializzati.
A tal fine appare utile limitare le vendite promozionali nel settore dell’abbigliamento almeno in concomitanza con i saldi stessi. La legislazione dice che non sono da vincolare le vendite promozionali tranne che nel periodo antecedente ai saldi proprio per tutelare questa forma di vendita che è particolarmente cara nei prodotti stagionali dei commercianti. In Commissione, la discussione che si è articolata ha prodotto una strana reazione da parte della maggioranza poiché oltre al fatto di riportare alcune dichiarazioni delle associazioni di categoria che sarebbero di opinioni diverse in merito a questa questione, è stata rifiuta persino un’udienza conoscitiva proprio per ascoltare queste associazioni di categoria.
Per chiarire, voglio leggere le dichiarazioni che mi sono pervenute da alcune associazioni di categoria in merito alla questione.
Parere Ascom Parma:
"Ringraziandola per averci ancora una volta coinvolto nelle vostre iniziative legislative in materia commerciale, le comunico che mi sono premunito di presentare la vostra iniziativa di legge al nostro Consiglio provinciale Federmoda, che si è espresso per una piena condivisione dei contenuti della vostra proposta e ricalca in toto le richieste già avanzate sia a livello regionale sia nazionale dai nostri rappresentanti del settore abbigliamento e calzature".
Confesercenti Ferrara:
"Condivido la vostra proposta di legge che eviterà la confusione generata dalle vendite promozionali a ridosso dei saldi stagionali nel settore dell’abbigliamento. Molto spesso tali vendite promozionali si dimostrano specchi per le allodole finalizzati ad attirare clienti senza avere garanzie di qualità ed economicità dei prodotti andando poi anche a danneggiare il periodo canonico dei saldi per i commercianti stessi".
Parere Ascom Ferrara:
"Esprimo piena soddisfazione per la vostra iniziativa che finalmente regolamenta e riordina un contesto di confusione sia per i commercianti sia per i consumatori finali. Dal progetto di legge del consigliere Malaguti e altri il settore dell’abbigliamento non potrà che trarne beneficio e i consumatori avranno una garanzia di maggiore limpidezza sui prezzi dei capi di vendita".
Vorrei riportare un’altra nota tecnica. Un’indagine di Confesercenti Lombardia ha dimostrato che nel periodo giugno-agosto, durante la sperimentazione di ricavi delle vendite, perché a un certo la Lombardia ha liberalizzato totalmente togliendo questo vincolo di limitazione prima dei saldi, la quota per la spesa dell’abbigliamento per le famiglie è passata dall’8 per cento nel 2008 al 5,8 per cento nel 2012 lasciando nelle casse dei negozianti 1,3 miliardi in meno. È vero che questo è un periodo di crisi, quindi questo dato non tiene conto della flessione dovuta alla crisi generalizzata, ma è anche vero che su questa sperimentazione che ha fatto la Lombardia, una delle Regioni che aveva normato in materia, si è riscontrato che effettivamente la tutela dei saldi, poco prima che questi avvengano, è cosa utile, proprio per evitare la confusione nel consumatore e nell’esercente del commercio perché se le promozioni vengono fatte a ridosso dei saldi, com’è stato specificato in maniera abbastanza generalizzata in questo progetto di legge, è chiaro che il consumatore finale non riesce più a capire se il capo d’abbigliamento che lui va a comprare a prezzo scontato è veramente il capo di abbigliamento di moda che era posto in vendita prima o è un altro capo che è stato posto per l’occasione all’ultimo minuto. Quindi non capisce più se c’è una vera convenienza nella qualità del prodotto e si crea una confusione generalizzata che poi penalizza gli stessi commercianti, perché mentre prima la vendita dei saldi era un periodo in cui la moda stagionale si riusciva a smaltire offrendo dei prodotti di qualità a prezzi ridotti, e faceva in modo che i commercianti non avessero scorte di magazzino pesanti su cui poi pagare ulteriori oneri, senza questa distinzione anche queste vendite vengono praticamente annullate, per cui si perde il beneficio della vendita dei saldi, e questo è testimoniato dai commercianti stessi.
Prima ho sentito il dibattito sulla legge precedente che, come in tutte le altre occasioni, ha riportato il solito teatrino delle lamentele che l’opposizione fa in qualunque progetto di legge in qualunque circostanza tutto gli viene bocciato e il Consigliere di maggioranza diceva che non è così perché in realtà non ci sono strabismi di tipo ideologico nel valutare le proposte dell’opposizione.
Credo che già solo il dover fare queste discussioni in ogni occasione dovrebbe segnalare che qualche problema c’è, perché non è possibile che tutte le volte le proposte fatte dell’opposizione in qualche modo vengano bocciate o lasciate a dormire nella programmazione. Qualche volta, magari sbagliando, anche l’opposizione farà qualche proposta interessante. In questo caso in Commissione è avvenuta questa strana vicenda per cui è stata bocciata anche un’udienza conoscitiva. Visto che noi non ci riteniamo depositari dei pareri delle associazioni di categoria, però non crediamo che ne siano depositari neanche altri, sarebbe stato opportuno fare un’udienza conoscitiva ascoltando se i pareri che mi sono stati trasmessi effettivamente sono così diversi dai pareri che qualcun altro ha presentato e cercar di capire dai diretti interessati, che sono le associazioni di categoria, commercianti e gli acquirenti, se effettivamente c’è un’utilità o meno da parte di queste categorie di introdurre un piccolo progetto di legge così semplice e banale ma forse così utile per le associazioni di categoria.
Purtroppo, per l’ennesima volta, questa volontà non c’è stata al punto di bocciare l’udienza conoscitiva con le associazioni di categoria. Io vi ho letto i pareri di Confesercenti, Confcommercio e Federmoda che mi sono stati riportati, non credo che il nostro progetto di legge abbia connotazioni ideologiche o di qualunque altro tipo ma sia semplicemente una proposta di buonsenso fatta sulla scorta di suggerimenti che ci fanno i rappresentanti delle associazioni di categoria. Credo che anche in Aula, come in Commissione, ci si dovrà arrampicare sugli specchi per affermare il contrario.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Malaguti.
Apro il dibattito generale. Ha chiesto di intervenire il consigliere Alessandrini. Ne ha facoltà.
ALESSANDRINI: Grazie, presidente. Proviamo a fare un po’ di ordine, se ce la facciamo, proprio per evitare di far passare l’idea che si approvano o si respingono i provvedimenti di legge per partito preso, perché non è così. Poi magari si possono fare tanti errori di valutazione, però anche in questo caso c’è stata una discussione credo seria e cerco di spiegarmi. Intanto il decreto legislativo 114/98 ha riunito sotto la denominazione "vendite straordinarie" una serie di tipologie di vendita che si configurano come vendite speciali rispetto a quelle ordinarie e ciò che accomuna queste particolari forme di vendite è l’eccezionalità del prezzo, che dovrebbe essere più favorevole a quanto proposto normalmente. Per vendite straordinarie abbiamo tutti appurato che si evince vendite di liquidazione, di fine stagione, quindi i cosiddetti saldi, e vendite promozionali, quello di cui stiamo discutendo, il nostro casus belli. La normativa, questa che citavo prima, obiettivamente aveva previsto un regime diverso per le due vendite, anche questo lo sappiamo: nel primo caso, quello dei saldi, sono le Regioni che hanno la competenza a disciplinare le modalità di svolgimento mentre nel secondo caso, per quello che riguarda le vendite promozionali, non era prevista limitazione alcuna e diceva semplicemente che le vendite sono effettuate dall’esercente per un periodo limitato. Null’altro. Vero è che, come diceva il consigliere Malaguti, nonostante i vincoli del decreto legislativo 114 alcune Regioni effettivamente hanno introdotto piccole limitazioni e restrizioni. Non è che noi ci ispiriamo alle Regioni dello stesso colore per dire di sì o di colore inverso per dire di no, ma abbiamo la nostra capacità di autonomia di giudizio e cerchiamo di decidere sulla base di quello che pensiamo e crediamo sia più giusto.
Con la legge 248/2006, nota come "Legge Bersani", sono state introdotte norme volte a incentivare lo sviluppo economico sociale e a promuovere la concorrenza e i diritti dei consumatori. Si è fatto anche in questa caso un passo avanti nella normativa sul tema. Questa legge dice che le vendite promozionali non possono essere oggetto di divieti generali né soggette ad autorizzazioni preventive né a limitazione di ordine temporale o quantitativo salvo che nei periodi immediatamente precedenti i saldi. Già da questo si evince che i 45 giorni previsti nel progetto di legge in discussione credo che risultino un’esagerazione. L’Emilia-Romagna finora, almeno stando alla nostra storia, ha ritenuto non esistessero motivi validi importanti, imperativi di interesse pubblico per dover limitare lo svolgimento delle vendite promozionali a cavallo dei saldi di fine stagione, e tuttora siamo convinti di questo e siamo convinti che non sia il caso di introdurre limitazioni o restrizioni perché prima di tutto stiamo attraversando una fase che è gravissima dal punto di vista della crisi economica e questo riguarda sia i commercianti sia i consumatori. Io credo che lo sforzo di tutti sia quello di cercare di fare entrare delle persone nei negozi. Il provvedimento che propone il centrodestra risulta quantomeno un provvedimento divisivo, anche se non mi piace molto il termine, per gli stessi commercianti. Apprezzo che il consigliere Malaguti abbia citato l’Ascom di Parma o di Ferrara o la Confesercenti di non so dove, ma se mi metto a ricercare dei pareri li trovo esattamente anche all’opposto ma anche come quelli che ha trovato il consigliere Malaguti.
Lo abbiamo detto anche in Commissione. È una materia che divide e non unisce, quindi non credo nemmeno che il metodo debba essere questo, cioè che ognuno si va a cercare i pareri. Ci sono delle rappresentanze istituzionalizzate, il nostro livello è quello regionale, e credo che faremmo bene a rimanere su questo livello. Comunque sia penso che questo sarebbe un provvedimento che non porterebbe vantaggi significativi nemmeno ai consumatori e anzi si rischierebbe probabilmente di irrigidire in parte o una parte della nostra rete commerciale. Non condividendo il contenuto del progetto di legge ci esprimiamo a favore, anche in questo caso, dell’ordine del giorno del Presidente Grillini. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Alessandrini.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Noè. Ne ha facoltà.
NOÈ: Grazie, presidente. Questa proposta di legge di iniziativa principalmente del collega Malaguti mi ha interessato particolarmente, soprattutto perché coinvolta personalmente come attività. Quando il collega Malaguti ha motivato le ragioni della stesura di questo progetto, le ho condivise e le comprendo tuttora, nel senso che effettivamente il settore dell’abbigliamento vorrei definirlo come un settore molto particolare, cioè che ha una breve durata nelle vendite, soggetto molto a quelle che sono le situazioni congiunturali, è soggetto alla crisi, alle condizioni meteorologiche, un prodotto che ha una vendita bi-stagionale, arriva nei negozi la roba estiva tendenzialmente a gennaio e febbraio, per effetto di quella che è una normativa nazionale il primo sabato di luglio tutti i negozianti possono iniziare i loro saldi, però se prendiamo anche la stagione attuale, che fino all’altro giorno non ha fatto il caldo che fa oggi, è stato molto difficile iniziare a vendere quei prodotti estivi che i negozi, come dicevo prima, hanno ritirato nel mese di gennaio e febbraio, che con un pagamento a 60, 90, 120 già dalla fine di aprile hanno dovuto iniziare a pagare in un momento dove, anche se le condizioni meteorologiche fossero state favorevoli, la congiuntura avrebbe comunque penalizzato e messi in difficoltà questi operatori.
Siccome purtroppo i mesi per poter vendere a prezzo pieno questi articoli sono spesso pochi, succede che effettivamente tanti operatori per fronteggiare anche l’esigenza di fare cassa e di avere quelle risorse finanziarie per pagare quelle fatture, oggi si adoperano in qualunque modo per trovare delle modalità al fine di fare entrare i clienti nei propri negozi e l’unica modalità con cui si riesce a farli entrare in un luogo piuttosto che in un altro sono degli sconti e dei trattamenti privilegiati. Io per certi aspetti capisco la motivazione che ha indotto il collega a far sì che non ci sia di territorio in territorio la possibilità di gestire vendite promozionali in modo diverso, però di fatto quello che ho capito, e prima di oggi mi sono riservata di confrontarmi anche con tanti clienti, è che c’è comunque l’intenzione di coinvolgerli, di contattarli e comunque sia per evitare che al primo sabato di luglio possano essere già andati a spendere altrove ci sono sempre comunque dei trattamenti di favore.
Effettivamente quello di cui prendo atto è che per tutti i settori merceologici, quindi escluso l’abbigliamento, ogni operatore commerciale fa di tutto per individuare delle modalità per smaltire la propria merce che, a differenza dell’abbigliamento, non ha un carattere stagionale. Oggi come oggi, e oggi più di ieri, riesco effettivamente a capire la necessità di tanti operatori di fare comunque delle promozioni prima di quel fatidico primo sabato di luglio per cercare di rientrare dei propri debiti, dei propri acquisti e, in una grande selezione, perché oggi l’utenza compra di meno rispetto al passato, per accaparrarsi quella vendita che oggi ha minori probabilità di un tempo, ognuno fa di tutto per convincere il proprio cliente affezionato o il proprio potenziale cliente a essere scelto e a essere lui colui il quale vende la merce.
Fatta questa premessa, quello che vorrei dire è che effettivamente ho notato che c’è un certo dibattito all’interno della categoria nel riconoscere che sarebbe opportuno che effettivamente prima dei saldi non ci fosse un periodo promozionale che possa inficiare la vendita, però obiettivamente io capisco anche le esigenze di chi, mai come in questo momento, ha bisogno di vendere, soprattutto di vendere entro un certo periodo, perché quando la merce non viene venduta al primo sabato di luglio - tendenzialmente gli sconti vanno dal 30 al 50 per cento - e tutta la merce che si ha ancora dalla terza settimana di luglio in avanti si deve iniziare a scontare dal 50 al 70 per cento, quindi quello vuol dire perdere.
Prendo atto che effettivamente l’Emilia-Romagna in questi ultimi tempi ha cercato comunque di trovare un equilibrio, mi sono confrontata anche su Bologna, soprattutto con Federmoda, che è la categoria che rappresenta maggiormente gli operatori del settore, e tendenzialmente vedo che la maggioranza preferisce mantenere questa legge che abbiamo, perché comunque sia, se dovesse assoggettarsi a una regolamentazione diversa, in altro modo cercherebbe di avvicinare il proprio cliente o potenziale cliente. Questa è la riflessione che io oggi porto a contributo della discussione generale perché confortata non tanto da un parere personale ma soprattutto da diversi operatori che alla fine a maggioranza preferiscono conservare questo testo di legge. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Noè.
Non vi sono altri iscritti in dibattito generale, per cui apro le dichiarazioni di voto sull’ordine del giorno che ho preannunciato, ossia il non passaggio all’esame degli articoli a firma del presidente consigliere Grillini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Malaguti. Ne ha facoltà.
MALAGUTI: Grazie, presidente. L’ordine del giorno è perfettamente in linea e coerente con l’atteggiamento assunto in Commissione su questo progetto di legge. In Commissione si è bocciata l’udienza conoscitiva e qui si boccia l’opportunità di ulteriore discussione e di votare l’articolato di questa legge. Personalmente non ho mai lavorato nel settore della moda e dell’abbigliamento, quindi mi sono solo fatto portatore di istanze che sono state avanzate dalle categorie. Se effettivamente all’interno delle categorie ci sono pareri discordanti su questa questione, credo che a maggior ragione sarebbe stato più opportuno ascoltarli. Nel progetto di legge avevamo messo 45 giorni ma avevo già anticipato che potevano essere, con un emendamento, portati a 30 o a quello che era ritenuto più opportuno, ma comunque questo sarebbe stato ottimale se fosse stato fatto dopo aver ascoltato i rappresentanti delle associazioni di categoria.
Io ho avuto tre contatti diretti con le associazioni di categoria, qualcun altro ne avrà avuti altri, magari di segno opposto, ma a maggior ragione forse sarebbe stato opportuno ascoltarli, anche perché le Regioni a noi più vicine hanno legiferato in materia e quindi hanno preso dei provvedimenti in altro senso e probabilmente se li hanno mantenuti ci sarà una ragione.
La nostra Regione ha preferito mantenere le cose come stanno, ne prendo atto, non voglio sostenere che sia io il depositario della soluzione migliore per una categoria di cui mi sono fatto solo portatore di alcune istanze, però a maggior ragione ritengo che queste categorie si sarebbe dovuto ascoltarle meglio anche perché sarebbe stato utile all’interno di queste categorie un dibattito aperto proprio perché se c’erano opinioni discordanti questa era l’occasione di mettere a confronto tra di loro anche queste categorie e arrivare a una decisione unanime, magari a un ragionamento che portasse alla soluzione migliore, proprio contro la crisi che ci sta colpendo, perché tutti i provvedimenti che sono fatti sia da noi firmatari del progetto di legge sia anche da chi la pensa in maniera diversa sono certamente a beneficio delle categorie, perché altre motivazioni non ce ne sono. L’unico rammarico è che non si sia provveduto a un ulteriore approfondimento di questa questione con i diretti interessati.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Malaguti.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno oggetto 790/1, di non passaggio all'esame degli articoli, a firma del consigliere Grillini.
(È approvato a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Costi): L’ordine del giorno è approvato. Il progetto di legge oggetto 790 non passa all'esame dell'articolato.
OGGETTO 302
Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Filippi, Villani, Aimi, Leoni, Pollastri, Bignami, Noè, Alberto Vecchi, Malaguti, Lombardi, Bazzoni e Bartolini: «Creazione di una banca dati telematica per la tutela e la sicurezza delle aziende regionali». (Relazione, discussione e reiezione)
(Ordine del giorno oggetto 302/1 "Non passaggio all'esame degli articoli" - Presentazione, dichiarazioni di voto e approvazione) (84)
PRESIDENTE (Costi): Il testo è stato licenziato dalla Commissione "Politiche Economiche" nella seduta del 13 giugno 2013 con parere contrario.
Informo che anche su questo progetto di legge è stato depositato l’ordine del giorno a firma sempre del presidente consigliere Grillini per il non passaggio all’esame degli articoli.
Il progetto di legge è composto da tre articoli e anche in questo caso il relatore della Commissione, che è sempre il consigliere Malaguti, ha fatto riserva di chiedere l’autorizzazione alla relazione orale, pertanto occorre il voto favorevole dei due terzi dei consiglieri presenti e chiaramente si vota sempre con dispositivo elettronico.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Costi): Comunico l’esito della votazione:
Presenti
37
Assenti
13
Favorevoli
37
Contrari
--
Astenuti
--
Il consigliere Malaguti ha la facoltà di presentare la relazione sul testo di legge oggetto 302. Prego, consigliere.
MALAGUTI, relatore: Grazie, presidente. Il rilancio dell’economia regionale, soprattutto in questa fase di crisi economica, non può essere svincolato da forme di tutela che gli organi istituzionali devono obbligatoriamente garantire alle piccole imprese distrettuali dalle attività locali. Il settore imprenditoriale regionale, volano per la nostra economia, frutto della professionalità dei tanti attori economici, non può essere più lasciato solo. Esso rappresenta un importante strumento di innovazione, sviluppo e know out.
Con la crisi economica si sono acuite alcune problematiche: frequenti sono le anomalie e gli inadempimenti in ambito contrattuale nella fase del procedimento e nelle relazioni commerciali tra produttori, clienti e fornitori. Numerose sono le cause pendenti dei contenziosi irrisolti, inoltre la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha denunciato il rischio di penetrazioni e infiltrazioni mafiose nel tessuto economico regionale. Risulta quindi più che mai necessario ricercare strumenti per la tutela, la parte sana e competitiva della nostra economia.
Chiediamo di programmare la creazione di una banca dati telematica per la tutela della sicurezza delle aziende, database gestito e redatto direttamente dalla Regione Emilia-Romagna. Le imprese avranno la facoltà di intervenire e denunciare le situazioni di insolvenza o di truffa comunicando i propri dati, nome, cognome e ragione sociale dell’azienda inadempiente, un servizio utile a risanare il sistema economico regionale, una classifica dell’affidabilità delle aziende. In questo modo si ridurrebbero i contenziosi e le anomalie, si alleggerirebbe il sistema giudiziario italiano riducendo in modo consistente le cause civili e penali. Questo tipo di sistema è già attivo ma per ora solo a disposizione delle banche delle centrale rischi. Perché non mettere quindi a servizio delle imprese dati già in possesso delle banche?
È possibile offrire a costo zero un nuovo strumento utile alla tutela, alla protezione e alla sicurezza delle imprese regionali, un progetto che deve prevedere anche il coinvolgimento delle regioni limitrofe, delle istituzioni statali e dell’Unione europea. Nell’art. 2, sulle norme finanziarie, gli eventuali oneri derivanti dall’attuazione della presente legge, la Regione Emilia-Romagna si fa fronte in sede di approvazione della legge annuale di bilancio apportando le eventuali modificazioni che si rendessero necessarie o mediante relativi capitoli che verranno dotati della necessaria disponibilità ai sensi di quanto disposto dell’art. 37, legge regionale 15 novembre 2001, n. 40.
Quindi non parliamo di alcun vincolo per il bilancio della Regione, non ci sono cifre predefinite e viene lasciato alla Regione il compito di intervenire per finanziare questo progetto di legge. Nell’ambito della discussione in Commissione era emersa la problematica di come garantire la serietà e l’affidabilità delle segnalazioni che possono pervenire in questa banca dati. Credo che potrebbe anche essere immaginato con un sistema di dichiarazione a responsabilità penale, come avviene per le dichiarazioni ISEE nelle amministrazioni locali, ma comunque credo che si possano individuare delle soluzioni che possano garantire anche la sicurezza dei dati che vengono comunicati. Questo credo che sia l’intento del primo firmatario, che è il collega Filippi, di questo progetto di legge, che è ovviamente a tutela di una categoria che proprio da questa congiuntura internazionale di crisi è tra le maggiormente colpite e quindi a beneficio di un rilancio di tutta la categoria per una sicurezza di operare in un clima sereno, tranquillo e con la massima sicurezza per chi già ha mille problematiche di tipo economico in questa congiuntura di crisi.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Malaguti.
Apro il dibattito generale.
Ha chiesto di parlare il consigliere Filippi. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha venti minuti.
FILIPPI: Grazie, presidente. Innanzitutto ringrazio il collega Malaguti per le osservazioni che ha pronunciato nella sua relazione introduttiva. È un progetto di legge che noi abbiamo presentato per dare un contributo contro la crisi, che possiamo definire innovativo e sappiamo che l’innovazione è il motore dell’economia ma evidentemente questa Regione e il centrosinistra ritengono opportuno non andare avanti ma ritengono che lo status quo vada bene.
Un progetto di legge semplice come quello che abbiamo presentato, che secondo me è funzionale e funziona, non è stato preso in considerazione. Io chiedo, con questo breve intervento, di valutare se tenere e validare questo progetto di legge almeno per un anno o due finché permane la crisi. In Commissione, come ha detto il collega Malaguti, giovedì 13 giugno è stato detto che questo progetto è un servizio utile a risanare il sistema economico regionale, che riduce i contenziosi e le truffe, quindi si tratta di mettere i dati già in possesso delle banche al servizio delle imprese offrendo a costo zero uno strumento per la sicurezza commerciale e per gli imprenditori.
È intervenuto, come sempre, un esperto in Commissione, che è Tiziano Alessandrini, il quale ha detto che esistono altri canali di informazione deputati alla legalità delle imprese e quindi questo progetto sulle banche dati non servirebbe. Io sono andato recentemente in banca, ho chiesto un’informazione su una ditta e la banca mi ha detto che dovevo pagare 200 euro per avere l’informazione, poi mi hanno detto che essendo cliente potevano farmi pagare anche meno, per cui ho trattato il prezzo, dopodiché ho fatto la richiesta e nel computer è comparsa la scritta inaffidabile, quindi l’impresa della quale chiedevo un parere nel loro computer risultava essere inaffidabile, e naturalmente mi hanno fornito il responso pagando decine di euro. Inizialmente avevano chiesto 200 euro, sono un cliente per cui mi hanno concordato un prezzo minore, parliamo comunque di cifre elevate.
Oggi, con la difficoltà che c’è, se noi fornissimo questo servizio per le imprese per un anno o due anni sarebbe un servizio importante ai cittadini ma evidentemente voi non lo ritenete opportuno perché anche lei, consigliere Mandini, ha detto che il problema si deve risolvere a livello nazionale con una normativa appropriata. Ma questa Regione è sempre la più brava della classe, noi abbiamo proposto questo progetto per primi e non lo abbiamo copiato da nessuno, quindi voi che arrivate sempre primi potevate insieme a noi fare delle modifiche e dare una mano alle imprese in difficoltà, perché alla gente non interessa quello che ha detto Franco Grillini, cioè che questo progetto di legge interferirebbe con la giustizia civile. Ha detto che questo progetto di legge aumenterebbe i tempi dei procedimenti contenziosi e che la cosa migliore è la riforma della giustizia della conciliazione. Io vado a parlare con un’impresa e gli dico che dovremmo fare la riforma della giustizia della conciliazione per sapere se l’impresa Defranceschi è affidabile o no. Questo è il metodo di ragionare che hanno alcuni Consiglieri della maggioranza. Cerchiamo di semplificare le cose, diamo una mano alle imprese in difficoltà. Qui non si fa niente per le imprese in difficoltà. Io sono contento di aver presentato insieme alla consigliera Noè e insieme alla minoranza questo progetto, va nella direzione giusta. Voi, come al solito, cercate di complicare le cose quando era sufficiente fare un accordo con le banche e dare un servizio per un anno, nove o sei mesi alle imprese fin quando non si esce dalla crisi. E invece no, assolutamente non se ne parla. La crisi economica sappiamo che ha acuito i problemi in ambito contrattuale e commerciale, soprattutto per le imprese piccole e medie, quelle imprese che hanno meno strumenti per verificare con chi hanno a che fare, perché se io in banca non avevo i 200 euro per chiedere com’era l’impresa "x" e veniva stipulato un contratto ci sarebbero stati problemi in futuro, c’era scritto inaffidabile nel computer. È chiaro che quello è un truffatore, però a me l’hanno detto con qualche decina di euro e quel signore imprenditore che è in grande difficoltà non ha potuto avere la risposta.
Secondo me è un servizio che se noi, come Regione, eroghiamo facciamo anche i nostri interessi di legislatori, perché sappiamo che le frodi in questo momento sono sempre più frequenti e questo malcostume ha fatto aumentare esponenzialmente le cause pendenti. Qui sì che aumentano i contenziosi e sono migliaia. Altro che riforma della giustizia della conciliazione. Tra l’altro - non lo dico io ma l’ha detto anche questa Regione e l’Antimafia - la mafia è penetrata nelle nostre imprese, quindi un motivo in più per dare una mano ai nostri piccoli artigiani, ai nostri commercianti e ai nostri imprenditori.
Sono sempre più numerose le cosiddette "società fantasma" e sappiamo, e se non lo sapete informo io l’Aula, che l’unico scopo di queste società è quello del fallimento. Loro vogliono fallire, quindi fanno dei contratti, poi falliscono e quindi sparisce tutto, per cui non c’è più nulla da dare perché sono nate per fallire. Queste società non hanno i rendiconti, non hanno niente, sono imprese criminali. Nascono per truffare le imprese sane e oggi le imprese sane sono in grave difficoltà. Siamo in un periodo nel quale dobbiamo dare una mano, noi come politici, ma qui si parla al vento, nessuno ascolta e siamo la voce nel deserto. Poi sappiamo che le imprese truffate si rivolgono allo Stato che, come prevede la legge, le rimborsa attraverso detrazione di imposta, quindi c’è un doppio danno.
Noi dobbiamo individuare tutti gli strumenti utili a tutelare quella parte sana e competitiva delle imprese della nostra Regione nella consapevolezza che il rilancio dell’economia regionale, soprattutto in questa fase di crisi, non può essere svincolato da un’attenta tutela delle piccole e medie imprese contro la criminalità e la microcriminalità. Il progetto di legge che abbiamo presentato va in questa direzione. L’attivazione di una banca dati telematica è una specie di database come quello che è già attivo nel sistema bancario, la cosiddetta "centrale dei rischi". Sotto la gestione diretta della Regione potrebbe offrire al sistema imprenditoriale un servizio a costo zero e di estrema utilità. Sarebbe uno strumento utile per le imprese emiliano-romagnole che avrebbero la possibilità di conoscere in tempo reale l’affidabilità e la solidità di chi opera nel mercato e potrebbero così intervenire per denunciare inadempienze, insolvenze o truffe. Si renderebbe più sicuro il mercato e si ridurrebbero i contenziosi e le cause. Quindi le motivazioni che sono state addotte nella Seconda Commissione dagli esponenti della maggioranza per sostenere il voto negativo al nostro progetto di legge, ci sembrano francamente inconsistenti. La maggioranza dell’Emilia-Romagna parla molto di informatizzazione, di utilizzo della rete telematica, di semplificazione e di trasparenza e poi, quando arriviamo al concreto, si smentisce con i fatti oppure dicono che si tratta di dati non veri.
Io quindi chiedo di valutare più attentamente la nostra proposta perché saranno i cittadini che chiederanno conto a noi. Grazie
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Filippi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Alessandrini. Ne ha facoltà.
ALESSANDRINI: Grazie, presidente. Il consigliere Malaguti diceva che il progetto di legge si propone di ricercare gli strumenti per tutelare la parte sana della nostra economia a partire dal sistema della piccola impresa, e infatti la banca dati telematica è per la tutela e la sicurezza delle aziende, quindi un modo per dar risposta a un problema che effettivamente è vero ma lo strumento col quale si prova a dare una risposta - lo dico francamente - è sbagliato. Perché questa affermazione, che peraltro faccio con il dovuto rispetto delle opinioni degli altri, in questo caso della minoranza? Secondo me è sbagliata perché innanzitutto esistono altri e numerosi canali di informazione per segnalare agli organismi deputati questi temi che riguardano la vigilanza sulla legalità delle imprese, ossia prima di tutto i Carabinieri, la Guardia di Finanza e tutti gli altri corpi dello Stato. Questi corpi sono in grado di ricevere le segnalazioni o le denunce, fanno le verifiche e solo dopo procedono anche alimentando altre banche dati e cercano di farsi un’opinione più precisa di quello che sta capitando, e quando si parla di altre banche dati prima di tutto mi viene in mente la "centrale rischi" delle banche e quelle del rating legale. L’importante è che bisogna affrontare un problema e bisogna risolverlo.
Credo che questo progetto di legge preveda invece che la banca dati sia alimentata dalle imprese in qualche modo e sono le stesse imprese ma non si sa bene però in virtù di che cosa e soprattutto con quali accertamenti preventivi si fanno iniziative di questo genere. Non credo che sia normalissimo, anche perché non solo potrebbe risultare ripetitivo, ma questa banca dati potrebbe rilevarsi uno strumento poco efficace da una parte e che magari si presta a operazioni aleatorie o diffamatorie. Se non ricordo male l’ho detto anche in Commissione che a tutti sarà capitato di incrociare un numero verde per quello che riguarda l’abusivismo e molte volte si verificava che c’erano delle denunce inesistenti che erano solo per parlar male di qualcuno o magari perché qualcuno dava fastidio all’altro. Bisogna stare attenti. Maneggiamo degli strumenti, quando parliamo di Banche Dati, che sono chiaramente delicati.
Peraltro la Regione Emilia-Romagna, con la legge 11/2010, non a caso ha istituito ad esempio l’elenco di merito che è già operativo e funzionante in un settore ristretto, quello delle costruzioni, ma si può allargare e anche in questo caso vogliamo promuovere la serietà e la qualificazione dell’impresa a partire da quelle virtuose. Da quanto invece espresso dal collega Malaguti, noi di fatto constatiamo che si rileva solo la volontà di costituire una banca dati telematica ma non si conoscono gli attori coinvolti né i meccanismi di protezione dei dati personali, né i flussi di alimentazione dei dati, né i meccanismi di validazione degli stessi, per cui diventa una cosa che ci deve far riflettere quando mettiamo in moto una banca dati e mancano questi elementi.
Infine credo anche che sia giusto dire che prima di creare delle nuove banche dati probabilmente sarebbe opportuno valutare le possibili sinergie tra banche dati già esistenti individuando strumenti di condivisione e di interoperabilità esattamente in linea con il modello di una pubblica amministrazione digitale, che è quello che noi vogliamo, vorremmo e lavoriamo perché lo sia sempre di più. Lavoriamo in questa direzione e non prendiamo sempre delle scorciatoie pensando di far prima e invece alla fine ci complichiamo ulteriormente la vita! Senza dimenticare che, tenuto conto dei tempi lunghi della giustizia civile - non ha detto un’eresia quando lo diceva il Presidente Grillini - le imprese, soprattutto quelle piccole, possono fare ricorso, ad esempio, a strumenti di conciliazione, che sono già ampiamente sperimentati, a partire da quelli delle camere di commercio, che sono lì apposta per fare queste cose.
È per tutte queste ragioni, per tutte le considerazioni che ci siamo sentiti di fare in perfetta autonomia di pensiero e di giudizio, che esprimiamo parere negativo su questo PDL, quindi il voto a favore dell'ordine del giorno che è stato presentato dal collega Grillini, presidente della Commissione II. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Alessandrini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Mandini. Ne ha facoltà.
MANDINI: Grazie, presidente. Vorrei velocemente integrare quanto ho detto in Commissione, che il collega Filippi ha parzialmente richiamato.
Consigliere Filippi, sono d’accordo con lei quando dice che se noi, come Regione, riusciamo ad anticipare o a prevenire qualunque tipo di sistema che possa procurare danni o problemi alla nostra struttura imprenditoriale ed economica, facciamo cosa utile ed egregia. A patto, però, di dare ai nostri imprenditori degli strumenti utili e funzionali. È questo che ho detto in Commissione.
Ovviamente, ho apprezzato lo spirito col quale è stata fatta questa proposta che coglie un problema reale, che è quello di una rete commerciale ed imprenditoriale altamente esposta ai rischi derivanti dall’operare in un mercato libero. Tutti, a partire dai professionisti, agli imprenditori, agli agricoltori, a tutti coloro che comunque operano nel mercato libero. Un mercato che oggi non solo è in difficoltà a causa della crisi economica, ma che è sicuramente inquinato da organizzazioni criminali, di stampo mafioso e non; un mercato nell’ambito del quale comunque proliferano sempre più situazioni di insolvenza e di mancato rispetto dei contratti.
In Commissione ho auspicato - ma perché si tratta di un problema che va oltre la nostra Regione, è un problema che investe l'intero Paese ed, essendo il mercato libero e globale, il mondo intero - forme di tutela a favore degli imprenditori che appunto operano sul mercato.
Auspico quindi un intervento a livello normativo nazionale, ché la competenza è del livello nazionale, che dia garanzie sui meccanismi dei contratti e della filiera contrattuale. Se oggi chi fa un contratto con la pubblica amministrazione è obbligato per legge a presentare polizze fideiussorie a copertura degli oneri che si accolla, possiamo anche pensare di estendere questo meccanismo per certi versi nel settore privato, con la riserva di verificare su quali entità di cifre è opportuno metterlo o meno. Tuttavia, posto che, secondo me, è un ragionamento che non si deve escludere, resta il fatto che la competenza, in questo caso, non è della Regione.
A fronte di un problema reale, a fronte di una segnalazione giusta, mi pare che questa sia una risposta non voglio dire sbagliata, ma inadeguata, perché qui si dice che le imprese regionali avranno la facoltà di intervenire e denunciare le situazioni di insolvenza o di frode, comunicando nome, cognome e regione sociale dell'azienda inadempiente. Ma ci rendiamo conto delle conseguenze che ne possono derivare? Mi spiego: un soggetto di parte che si senta in qualche modo danneggiato, a torto o a ragione (non lo sappiamo), mette in rete, in una banca dati, una segnalazione che è tutta da verificare nel merito. Intanto, però, il soggetto che viene segnalato in quella banca dati, se non c'è un controllo, un filtro, un'autorizzazione precisa in termini di gestione, corre il rischio che il suo nome venga reso pubblico, se non pubblico sui giornali, quantomeno pubblico nel settore in cui opera.
Ebbene, a mio avviso, se vogliamo ragionare concretamente, un percorso praticabile potrebbe essere il seguente: attivare una convenzione - non so se sia possibile - con la Centrale dei Rischi della Banca d'Italia. Ma parliamo di una convenzione, non c'è bisogno di un progetto di legge o di una legge per farlo. Se le normative e i regolamenti lo permettono, basta attivare questo servizio, non so se come istituzione regionali, come associazione degli imprenditori, come associazione degli industriali, non lo so, ma è meglio seguire un percorso diverso per arrivare allo stesso risultato che, in questo caso, così come proposto, mi sembra confuso e poco utile.Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Mandini.
Non essendovi altri iscritti a parlare, è chiusa la discussione generale. Siamo alle dichiarazioni di voto sull'ordine del giorno presentato dal consigliere Grillini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Filippi. Ne ha facoltà.
FILIPPI: Grazie, presidente.
Siamo nell'era dell'informatica, nell'era di internet, in un’era in cui i dati sono di immediata acquisizione, quindi come facciamo, collega Alessandrini, ad andare a bussare ai Carabinieri o alla Guardia di Finanza, presentarci e dire: "voglio sapere se l'impresa Manfredini è affidabile o meno"? È pressoché impossibile. Non sappiamo dare risposte, ecco perché i cittadini lamentano la lentezza della politica. La risposta che invece, alla fine del suo intervento, ha dato il collega Mandini la approvo al 100 per cento. Benissimo, facciamo questa convenzione, perché essa darebbe una risposta alle imprese. Come avrebbe fatto quel mio amico imprenditore che qualche settimana fa mi ha chiesto questo favore a sapere che colui che gli si era rivolto era un truffatore, se io non fossi andato in banca a chiedere e ad ottenere risposta dal bancario che, girando il monitor verso di me, ha detto: "ecco la sua risposta: il soggetto è inaffidabile"? Deve saperlo in tempo reale, perché è una persona con l'acqua alla gola, e i truffatori hanno un pelo nello stomaco particolarmente lungo. Noi dobbiamo salvare le imprese emiliano-romagnole in difficoltà, e dobbiamo trovare il modo per farlo. In tal senso, la proposta del collega Mandini, che io approvo al 100 per cento, anzi spero che presenti un ordine del giorno in tal senso, è valida. È chiaro: le banche in tempo reale ti danno una risposta. Noi dobbiamo in tempo reale dare una risposta alle imprese. Colleghiamoci anche noi a questo cervellone della Banca d'Italia per un periodo da stabilirsi (sei, nove o dodici mesi), finché permane questa situazione di crisi, per poi staccarci, ma in questo momento dobbiamo fare qualcosa per le imprese.
Io capisco che ogni piccola modifica comporti fatica e sudore. Lavoisier, noto chimico e fisico francese, diceva che ogni sistema tende ad opporsi a qualunque tipo di cambiamento. Ed anche noi tendiamo ad opporci a qualunque minimo cambiamento, ma se noi continuiamo a fare le stesse cose che abbiamo fatto finora, come possiamo pretendere di superare la crisi? Prima di tutto dobbiamo cambiare noi stessi, dobbiamo dare un segnale di discontinuità, altrimenti come possiamo pretendere che cambino le cose? La difesa del collega Alessandrini mi è sembrata un tentativo di arrampicarsi sugli specchi.
La stessa cosa si è verificata sei mesi fa, quando ho proposto un progetto di legge per eseguire test tossicologici sui consiglieri regionali, sono arrivati tantissimi begli interventi dai giuristi della sinistra che hanno fatto tante proposte, ma alla fine non si è fatto nulla di concreto. La gente vuole vedere dei fatti, vuole vedere delle cose, non vuole più chiacchiere, mentre noi continuiamo ad andare avanti con le chiacchiere.
Concludo il mio intervento dicendo che le famiglie oggi hanno i disoccupati in casa, perché i figli non trovano lavoro. Se le famiglie hanno un piccolo patrimonio, riescono ad andare avanti, altrimenti non riescono, e sappiamo quanti squali girano nel mercato e nelle imprese, quindi è nostro dovere tutelare i giovani che vogliono entrare onestamente nel mondo del lavoro. Facciamo qualcosa! Approviamo l'ordine del giorno proposto verbalmente dal collega Mandini, diamo una risposta concreta alla imprese e smettiamola di fare chiacchiere a vuoto! Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, collega Filippi.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Noè. Ne ha facoltà.
NOÈ: Grazie, presidente.
Devo dire che il collega Filippi, fino ad un certo punto, finché degenerando non è andato a finire sui test tossicologici, mi aveva convinta.
Detto questo, quando ho riletto il verbale della Commissione nell'ambito della quale ci siamo confrontati rispetto a questo progetto di legge, mi ha fatto piacere prendere atto che sia il collega Alessandrini sia il collega Mandini avevano condiviso le finalità e gli obiettivi che questo progetto di legge si pone. Dopodiché, da quanto emerso ascoltandovi, devo prendere atto che ci sono alcuni passaggi che rivelano una certa carenza rispetto alla tutela della privacy, alla certezza dei dati che vengono immessi, con il rischio che si possa andare ad inficiare, ad inquinare quella che è una informazione reale sulla solvibilità di un operatore economico che si vuole rendere nota in rete.
Ma vorrei dire al collega Alessandrini, parlando in qualità di piccolo imprenditore, che molte volte, quando raccolgo un ordine da parte di un cliente, da parte di una semplice boutique, quindi sto parlando di un rapporto commerciale nell’ambito del quale, se io ho bisogno di sapere se il mio cliente è solvibile o meno, mi rivolgo a chi di dovere. Poi - ripeto - magari in un periodo congiunturale la sua insolvenza è riconducibile non tanto al fatto che sia un imprenditore disonesto quanto al fatto che oggi i momenti che stiamo vivendo impongono a qualcuno di rallentare i pagamenti e quindi, ahimè, di diventare onestamente ma sfortunatamente moroso, però l'idea di conoscere meglio l'attitudine alla solvibilità di un operatore, che non è particolarmente strutturato, come invece può esserlo un'impresa di costruzioni, ma può essere un semplice operatore commerciale dotato di partita IVA, è importantissima.
Il collega Filippi, infatti, diceva che raccogliere informazioni sulla solvibilità degli operatori spesso costa. È vero. Effettivamente, quando ho degli ordini consistenti, come dicevo, anch’io mi rivolgo a delle agenzie investigative per avere informazioni rispetto al patrimonio del cliente, rispetto al suo comportamento, rispetto a tutto ciò che può aiutarmi a capire se il cliente è meritevole o meno di fiducia. Ma spesso anche questo non si rivela sufficiente. Ma il dato ancora più grave è che, talvolta, quando telefoni alle banche su cui vengono appoggiati i pagamenti e chiedi informazioni, spesso non ti danno ragguagli in merito perché hanno tutto l’interesse a che comunque ci sia una fornitura, a che ci sia continuità commerciale. È difficile cioè avere una collaborazione spontanea da parte del sistema bancario che aiuti il cittadino a capire come stanno le cose. Purtroppo, spesso ottengo informazioni solo da altri fornitori, chiedendo loro se effettivamente sono stati onorati in modo corretto da quel determinato cliente.
Ciò non toglie che sia utile fare una riflessione in tal senso. Secondo me, almeno dal mio punto di vista, è stato utile oggi ascoltare il collega Mandini quando ha detto che si potrebbe valutare se adottare delle misure a sostegno di questo mondo, un mondo che peraltro è fatto soprattutto di piccole imprese, perché non dobbiamo dimenticare che il 98 per cento degli operatori della nostra Regioni hanno meno di dieci addetti, quindi stiamo parlando di piccole realtà, che non sempre hanno le forze e le risorse finanziarie per dotarsi di informazioni utili.
Insomma, riuscire ad individuare una modalità veloce e certa, che potrebbe scaturire anche da una convenzione, poi si può riflettere su come si potrebbe strutturala, magari facendola di concerto con le associazioni, per mettere a disposizione degli operatori una banca dati attrezzata per fornire queste informazioni - se non è una banca dati, può anche essere il collegamento con la Centrale dei Rischi -, credo che sarebbe un segnale concreto, utile, di facile accesso e di immediata percezione per i nostri operatori economici. Secondo me, potrebbe essere uno sforzo da fare tutti insieme per effetto di una risoluzione o per effetto di una sollecitazione, sarebbe uno sforzo meritevole di attenzione da parte nostra. In tal senso, anche se capisco che è un progetto di legge che non verrà approvato, credo tuttavia lo stesso sottenda un obiettivo meritevole di attenzione, per il quale dovremmo capire se effettivamente noi si possa dare un contributo. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Noè.
Se nessuno altro chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, l'ordine del giorno oggetto 302/1, di non passaggio all'esame degli articoli, a firma del consigliere Grillini.
(È approvato a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Costi): L'ordine del giorno è approvato. Il progetto di legge oggetto 302 non passa all'esame dell'articolato.
OGGETTO 3971
Risoluzione proposta dai consiglieri Monari, Pariani, Paruolo, Mori, Marani, Montanari, Ferrari, Alessandrini, Vecchi Luciano, Mumolo, Pagani, Zoffoli, Mazzotti, Grillini, Sconciaforni, Noè, Bignami, Manfredini, Defranceschi, Naldi, Meo, Barbati, Mandini, Bartolini, Aimi, Moriconi, Serri e Riva per invitare la Giunta a rafforzare il sostegno alle donne vittime di violenze, supportare la rete di case-rifugio e centri anti-violenza operanti nella Regione, promuovere la cultura dell'uguaglianza, del rispetto e della valorizzazione della donna, chiedendo al Governo l'immediato avvio della task force sulla violenza di genere, invitando inoltre il Parlamento a verificare l'efficacia della legislazione vigente aggiornandola e monitorandone l'applicazione. (Discussione e approvazione)
OGGETTO 4156
Risoluzione proposta dai consiglieri Mori, Meo, Pariani, Donini, Casadei, Serri, Manfredini, Bazzoni, Grillini, Defranceschi, Malaguti, Luciano Vecchi, Piva, Noè, Monari e Alessandrini per impegnare la Giunta a valutare, nei casi di "femminicidio" avvenuti sul territorio regionale, la costituzione di parte civile a fianco delle vittime nei processi. (Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Costi): È aperta la discussione generale.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Mori. Ne ha facoltà.
MORI: Grazie, presidente.
A mio avviso, ritornare sull'argomento della violenza sulle donne non è un elemento ridondante di discussione di questa Assemblea legislativa, in quanto ad oggi sono 67 i femminicidi in Italia dall'inizio dell'anno, tra questi 5 in Emilia-Romagna, e sono almeno 50 i casi di tentati femminicidi, tra cui 6 in Regione. Si tratta, quindi, di un drammatico bollettino di guerra che si riversa sulle donne, in un periodo di particolare difficoltà (anche economica) che ha visto una recrudescenza del fenomeno, quindi l'attenzione della nostra Assemblea deve consistere non solo nella sottolineatura di quanto sta accadendo, ma anche nel rafforzare l'impegno delle istituzioni a sostegno di ciò che è già in atto in Regione Emilia-Romagna, quindi i tanti progetti che l'Assessorato alle pari opportunità e l'Assessorato ai servizi sociali stanno promuovendo, ma anche una presenza fattiva delle istituzioni su un tema che non deve essere considerato isolatamente.
Noi attraverso il percorso delle audizioni, come Commissione "Parità", stiamo cercando di affrontare il tema della violenza in modo comprensivo del cosiddetto principio di mainstreaming di genere, perché riteniamo che una forma di prevenzione forte contro la violenza sia anche quella di affrontare tutti i temi di discriminazione di genere che la sottendono.
In tal senso, devo dare riscontro all'Assemblea delle audizioni conoscitive sui vari temi che compongono e comporranno la proposta di legge quadro assolutamente soddisfacenti.
Il tema che vogliamo porre all'attenzione dell'Assemblea, che è un tema che non è mai inutile sottolineare, è il sostegno ai centri antiviolenza e ai presidi che noi chiamiamo sociali ma anche culturali sul territorio, come punti di riferimento per le donne vittime e maltrattate, e da poco tempo anche ai servizi che in qualche modo cercano di includere il maltrattante all'interno di un percorso di recupero del senso delle loro azioni e delle loro violenze.
La prima delle risoluzioni che noi proponiamo all'attenzione dell'Assemblea si dedica a richiedere il rafforzamento dell'opera di sostegno a supporto della rete delle case-rifugio, che sono sempre più in difficoltà per mancanza di risorse e per mancanza di sostegni legislativi a livello nazionale. La Regione Emilia-Romagna ha fatto scelte forti in questo senso, che però purtroppo non sono usuali nel contesto e nel panorama nazionale, per cui, per quel che può la Regione in tutti gli ambiti in cui si confronta e si connette con le altre realtà regionali, chiediamo che possa in qualche modo stimolare sensibilità sul punto non soltanto dello Stato ma anche delle altre regioni nei luoghi di confronto istituzionali e non.
È di pochi minuti fa una notizia battuta delle agenzie di stampa che annuncia la partenza della task force che la ministra Idem ha annunciato poco tempo fa. In questo senso abbiamo chiesto, come Coordinamento nazionale degli organismi di parità regionali, un incontro con la ministra per poterle offrire il nostro punto di vista e delle proposte concrete che possano aiutarla nel suo disegno di affrontare complessivamente il tema emergenziale della sicurezza per le donne, quindi contro la violenza, ma ancor di più per affrontare nel complesso tutti i temi che costituiscono questa che ormai è un’emergenza nazionale. Pertanto, la richiesta al Governo di dare immediato avvio alla task force rimane valida, proprio perché - appunto - questo percorso è appena iniziato. Ovviamente, noi associamo a quest'avvio della task force l'obiettivo di un miglioramento sostanziale della legislazione a livello nazionale in tema di violenza, cioè la task force in sé non può essere lo strumento conclusivo di un'idea di politiche di contrasto e di prevenzione alla violenza, ma uno strumento operativo molto importante a cui associare modifiche sostanziali nella legislazione nazionale.
Associamo a questo ragionamento sulla violenza anche una riflessione sul ruolo che le regioni e le istituzioni locali possono svolgere in occasione di femminicidi, quindi di casi particolarmente eclatanti, clamorosi, di impatto sull'opinione pubblica, con la possibilità di costituirsi parte civile.
Si tratta di una facoltà che la Regione possiede. È una facoltà che però, a nostro parere, va supportata da un indirizzo d'Aula che possa sottolineare i casi in cui effettivamente la Regione possa, costituendosi parte civile, sostenere un concetto, il concetto che la violenza di genere, quindi la violenza contro le donne in quanto donne, è un fenomeno sociale, con un rilievo e con effetti per tutta la comunità, che quindi merita il protagonismo delle istituzioni anche nelle sedi giudiziarie. In questo senso, abbiamo fatto riferimento alla recente fiaccolata dedicata a Tiziana Olivieri, una vittima che a Rubiera, in provincia di Reggio Emilia, è stata barbaramente uccisa e bruciata dal suo compagno, che, per una sottovalutazione delle scadenze di carcerazione preventiva, adesso è libero in attesa di giudizio.
Ebbene, anche in questo senso, per presidiare in modo più deciso e vigile i percorsi anche giudiziari di valutazione di questi casi, affinché non siano sottovalutati nell'impatto, nello spessore e nella gravità, l'eventuale costituzione di parte civile della Regione, o comunque degli enti locali, noi riteniamo che possa essere un elemento che la Giunta debba considerare, ovviamente caso per caso, perché la gravità e l'impatto vanno valutati caso per caso, ma è assolutamente utile che si orienti a valutare questa possibilità.
Pertanto, anche su questo chiediamo all'Assemblea un'approvazione che rafforzi la Giunta, che peraltro l’ha già fatto in un caso (se non erro, mi è stato riferito), nel determinarsi nella costituzione di parte civile, laddove l'eventuale risarcimento che dovesse intervenire sia poi destinato e dedicato a politiche di prevenzione, a progettualità sul punto e comunque solo a sostegno delle donne vittime di violenza. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Mori.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente.
Ho sottoscritto con convinzione le due risoluzioni in discussione poiché credo che ci sia ancora molto da fare contro la violenza perpetrata alle donne e che le istituzioni abbiano in questo senso un compito importante.
Quanto leggiamo sulle pagine di cronaca, oltre che la mentalità arcaica che ancora serpeggia in alcune culture della moderna società dei consumi, dimostrano come ancora oggi, nel 2013, si continuino a calpestare le donne, i deboli e gli emarginati. Ed i numeri che riguardano il nostro Paese, così come evidenziati nelle risoluzioni, parlano chiaro.
Per quanto si cerchi ancora di raccontarli come casi di singola follia, i femminicidi appaiono sempre più chiaramente come un fenomeno culturale, dal delitto d'onore al delitto passionale, fino al femminicidio. Questo perché sul tema della violenza contro le donne vi è ancora un’enorme cortina di reticenza che spinge le vittime, per varie ragioni, a non denunciare. Penso ad uno degli ultimi casi, la ventenne di Caserta che, ridotta in fin di vita da un fidanzato geloso fino all'ossessione, quello stesso fidanzato che già due anni fa l'aveva condannata in ospedale a furia di calci e pugni, ancorché stordita dall'anestesia, ha avuto la forza di indicare il suo compagno come l'autore di quella violenza.
La gelosia è una malattia culturale. Le persone sono dei soggetti con i quali non ci si può relazionare in termini di possesso. Il più delle volte, quindi, sarebbe meglio parlare di assassini premeditati e di omissioni da parte di chi avrebbe potuto e dovuto tutelare le vittime.
Stando alla cronaca, non è difficile apprendere che quelle vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare il maltrattamento non vengono tutelate da chi invece dovrebbe garantire la loro incolumità.
Le parole sono importanti. La semplificazione del linguaggio con cui vengono liquidati i crimini di violenza contro le donne continuano a fare intendere che gli uomini uccidono per amore e le donne muoiono per aver osato abbandonarli. Leggiamo spesso nei titoli che la morte delle donne è sempre collegata alle loro decisioni di autonomia, come se la causa della violenza fosse la loro rivendicata autonomia e non la volontà di chi le ha uccise.
Credo sia su questi due binari che le istituzioni abbiano l'obbligo di intervenire con provvedimenti seri e concreti immediatamente attuabili. I costi economici e sociali della violenza contro le donne, oltre al tragico aspetto umano, sono immani. È anche per questo che condivido il monito al Governo e alla società ad intervenire concretamente contro il fenomeno. Occorre agire a tutti i livelli, con importanti investimenti in azioni di prevenzione ed in attività di sostegno e cura verso le donne, altrimenti si causa alla società e ai cittadini un enorme danno culturale ed economico. Alcuni progetti in questo senso prendono vita dagli allarmati numeri della violenza sulle donne in Italia. Secondo i dati Istat sono 6 milioni 643 mila le donne che hanno subito violenza, quasi il 32 per cento della fascia di età compresa tra i sedici e i settant'anni; 3 milioni 900 mila donne hanno subito violenze fisiche.
Sono 120 le vittime di femminicidio nel solo anno 2012, e per il 2013 i dati sono ancor più allarmanti perché in aumento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
A rendere singolare la situazione italiana è un dato sconcertante: solo il 18 per cento delle donne che hanno subito violenza li considera reati e solo il 7 per cento li denuncia, addirittura il 33 per cento non ne parla con nessuno. Sono dati desolanti se si pensa che, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, a livello mondiale, la violenza tra le mura domestiche è considerata la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne dai quattordici ai cinquant'anni.
L'assunto fondamentale in tema di violenze è che, al di là del costo umano, di per sé inaccettabile, è necessario valutare che la violenza sulle donne ha anche un impatto economico, oltreché sociale e fisico, in termini di emergenza sanitaria, degenza ospedaliera, cure mediche, giorni di malattia persi dal lavoro, investigazioni di polizia e costi legali.
La violenza sulle donne diventa anche un problema di salute pubblica, culturale e sociale. La violenza, in effetti, è un problema culturale. Nonostante la sbandierata conquista della parità di genere, nei fatti, la disparità è ancora più evidente.
Auspico che invece ci sia la volontà di fare passi in avanti su altri fronti, quali ad esempio la formazione e l'educazione specifica nelle scuole, a cominciare dalle classi elementari, ed in particolare dalle scuole medie inferiori e superiori.
Considero infatti importante, in primo luogo, rendere noti questi aspetti, sensibilizzare maschi e femmine su questo piano di civiltà; in secondo luogo, lo stanziamento di nuovi fondi ai centri antiviolenza, che altrimenti rischiano la chiusura, e che invece sono il vero rifugio immediato per accogliere chi si trova in difficoltà e teme di non arrivare al giorno successivo e non può certo aspettare che arrivi la task force o i provvedimenti giudiziari con i tempi della giustizia italiana che conosciamo; inasprimento delle pene per chi commette violenza.
Si tratta di azioni che devono prevenire il fenomeno, perché se è vero che i dati riguardanti le donne uccise in Italia a causa della violenza di genere sono in forte aumento, i tentati omicidi (dati della "Casa delle Donne" di Bologna) sono 901 in totale, un numero altissimo e preoccupante che necessita di urgenti interventi politici.
Concludo ringraziando la collega Mori per quanto sta facendo a livello regionale e nazionale sulle pari opportunità, e la invito con forza a continuare il lavoro intrapreso con la massima determinazione, concretezza e urgenza. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Manfredini.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Donini. Ne ha facoltà.
DONINI: Grazie, presidente.
Direi che il consigliere Manfredini mi ha rappresentata in questo suo intervento, e lo voglio sottolineare perché è un fatto non consueto. Ha detto un po' tutto quanto c'è da dire, quindi io mi limiterò a rafforzare un paio di passaggi.
Il primo. È indubbiamente utile che quest’Assemblea, che l'ha fatto sistematicamente nel corso degli anni in cui l’ho frequentata (sono ormai otto), con ricorrenza affronti il tema della violenza, proprio perché noi, tra i tanti ruoli che abbiamo, abbiamo anche il ruolo di tentare di orientare il senso comune, di provocare una discussione pubblica, di promuovere una sempre maggiore e compiuta consapevolezza su un tema, quello del femminicidio, che oggettivamente è una vera emergenza che ha radici e cause che vengono nascono da lontano, e non mi dilungo su questo tema. In questo senso, collega Mori, credo che sia interessante il metodo di lavoro che è stato assunto e che collega l'attività della commissione presieduta da lei con l'attività complessiva dell’Assemblea legislativa, su questo tema in maniera particolare, così sui tanti che, attraverso questa modalità, lei ha affrontato. Ed è giusto divulgare in Assemblea, anche attraverso la discussione sui documenti che vengono proposti, alcune iniziative che, secondo me, hanno dato dei risultati premiandole anche come metodo di lavoro.
La Commissione "Pari Opportunità" ha promosso, nei mesi scorsi, non solo adesso, un percorso di audizioni su un'idea, che è un'idea coraggiosa, se vogliamo originale e complicata, quella di arrivare a concordare con pezzi significativi del nostro sistema sociale, oltreché tra i gruppi politici in Consiglio regionale, l'ipotesi di una legislazione regionale sul tema generale delle pari opportunità e della condizione di vita delle donne nei tanti ambiti della vita quotidiana, il tema del lavoro, il tema dell'accesso al welfare, il tema grande del contrasto alla violenza.
Ma prima di arrivare a questo percorso compiuto che avviene in Assemblea, la commissione ha promosso una serie di incontri sui territori, nei tanti centri e realtà associative, alcune spontanee, altre più legate alle realtà istituzionali dei diversi territori, che si occupano da anni del tema del contrasto alla violenza. E abbiamo trovato un modo variegato, attivo, consapevole, di persone che, da un lato, sono grate del fatto che la Regione, attraverso il piano sociale, in qualche maniera copra, vincolando la destinazione d'uso di una quota del riparto del fondo, l'attività dei centri. Chiaramente quest'impegno è apprezzato ma non sufficiente: i centri devono sempre di più essere in grado di inserirsi all'interno dell'attività della programmazione sociale, dei piani di zona, e di promuovere le mille attività che le tante realtà di volontariato che vi operano sono bravi a proporre, ma nello stesso tempo hanno bisogno di strumenti concreti per affrontare le tante emergenze. Perché, vedete, funziona così: dal momento in cui noi portiamo allo scoperto il problema con coraggio e creiamo le condizioni, per esempio, perché le donne possano chiedere aiuto, attiviamo una serie di esigenze, oggettive e concrete, di fronte alle quali emerge la grande responsabilità di dare delle risposte. È vero che in ogni territorio della nostra Regione non sono ormai più sufficienti i posti messi a disposizione dalle case rifugio, ed è un tema vero quello sul fronte dell'emergenza. Pensate poi alle tante politiche da costruire sul fronte della prevenzione, sul fronte di un cambio radicale di mentalità, sulla necessità di ribaltare il paradigma sul quale è impostato, ahimè, il rapporto uomo-donna, che poi è la causa principale di quest’aberrazione che si scarica sovente in violenza.
Questo lavoro di ricognizione puntuale sui territori ci consente con più forza di rivendicare quest’attenzione da parte di tutti noi, destinando, per quanto sia difficile la crisi che dobbiamo affrontare sul fronte delle risorse, risorse maggiori a queste attività. Guardate, la crisi non è esente anche da questo osservatorio nell'affrontare questo tipo di tema, perché è chiaro che, in una condizione in cui emerge l'insicurezza, emerge la paura, in cui le famiglie devono affrontare tanti problemi nel quotidiano, non si dà il meglio di sé, e la violenza a volte emerge in maniera ancora più violenta, ancora più forte, ancora più evidente. E la violenza alle donne è uno di questi aspetti purtroppo esternamente seri sui quali continuare a insistere.
Io credo che sia giusto provocare su questo tema chiedendo, nella seconda risoluzione che è stata presentata, che la Regione adotti un metodo, che è un metodo che ha una valenza forte, perché vuol dire chiaramente scegliere da che parte stare, collocarsi dalla parte delle vittime.
Chiedere alla Giunta regionale di valutare la possibilità di costituirsi parte civile a fianco delle vittime di violenza o che hanno subito violenza o ai loro familiari è un atto forte dal punto di vista politico, che può avere un ritorno proprio sul terreno del cambio del senso comune e della informazione generale. Mi fa piacere che quest’aspetto sia stato inserito nel testo della risoluzione.
Credo che ogni volta che l'Assemblea discute di questi temi utilizzi bene il proprio tempo e dia una risposta a quel dovere che abbiamo noi di stare nel "qui e ora", di affrontare il quotidiano, di dare voce a chi ne ha poca, o non ne ha, o in qualche maniera si trova in una condizione di svantaggio e di difficoltà, e di affrontare guardando in faccia la sofferenza e le difficoltà, senza arretrare. Questo è un aspetto che fa parte dei doveri politici ed istituzionali di un parlamento e di un parlamento regionale, credo, a tutto tondo, guardando verso l'alto e stimolando una presa di posizione e un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le assemblee legislative regionali, stimolando il Governo e il Parlamento nazionale perché davvero siamo in guerra, e qui vanno assunti provvedimenti da guerra su questo fronte, stando vicino e supportando la rete che, a livello locale, da anni si è costituita, sicuramente rafforzandola e mettendole a disposizione strumenti sempre più concreti, per far fronte a questa situazione che vogliamo che rapidamente esca dalla logica dell'emergenza. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Donini.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Meo. Ne ha facoltà.
MEO: Grazie, presidente.
Colgo l'occasione per ringraziare ancora una volta la presidente della Commissione "Pari Opportunità", perché attraverso questi strumenti, attraverso quel lavoro puntuale di approfondimento che, come Assemblea legislativa, si sta facendo, ci costringe a guardare dentro questo problema, il problema più generale del ruolo e della sostanza dell'essere femminile, del genere all'interno della nostra società. Questa è una riflessione che non ha fine, ed è anche alquanto triste ripercorrere sempre questi punti parlando ogni volta di temi che, uno ad uno, testimoniano come gli aspetti discriminatori rispetto al genere femminile siano ancora così presenti sotto ogni aspetto della nostra società.
Ora, ovviamente, si parla di violenza, un tema che, ahimè, ha ragione la consigliera Donini, riempie le pagine dei giornali probabilmente provocato ed aggravato anche da una situazione di oggettivo disagio di tutta la nostra società.
Secondo me, però, dobbiamo tenere conto anche di un altro fattore: da questo punto di vista, il nostro ordinamento, le nostre leggi, le nostre società hanno subito, in questi anni, profondissime trasformazioni. Queste trasformazioni continuamente in corsa servono a pareggiare un ruolo che oggi non è pari, e noi non dobbiamo dimenticarci mai di questa circostanza, perché è discriminatorio dal punto di vista del lavoro, è discriminatorio dal punto di vista delle opportunità di partenza, è discriminatorio da tutti i punti di vista, ma soprattutto è un misto fra un aspetto culturale, che veniva sottolineato anche dal consigliere Manfredini, e un aspetto proprio di legislatura. E non dobbiamo stupircene, dobbiamo soltanto riflettere sul nostro recente passato. Ed è una riflessione che quest’Assemblea sta facendo, anche da altri punti di vista, ad esempio, attraverso il progetto "conCittadini" che l'Assemblea legislativa ha promosso in questi anni. Devo dire che l'attenzione dei giovani delle scuole superiori della nostra regione per questi aspetti è acutissima; i giovani guardano questa nostra società in un modo spietato, come forse noi non siamo abituati a fare fino in fondo. Ed una delle riflessioni che emerge è come, in questi anni, grazie a queste puntuali rimarcazioni che vengono fatte continuamente dall'Assemblea legislativa, da altri luoghi, da aggregazioni sociali, dalle associazioni, da un sentimento che comunque attraversa tutta la nostra società, noi possiamo dire di avere cambiato molte cose.
Se ci guardiamo dietro le spalle, oggi noi parliamo di violenza alle donne e la condanniamo in maniera netta, anche con atti come quello che mi auguro approveremo fra poco, ma pochissimi anni fa noi avevamo il delitto d'onore, noi avevamo addirittura un ordinamento, come Stato italiano, in cui l'uccisione delle donne era legittima, addirittura tollerata come uno degli elementi fondanti del nostro ordinamento e quindi nella nostra società.
Noi dobbiamo riflettere su come sia stato faticoso questo lungo processo di cambiamento, ma lo dobbiamo guardare come stimolo per arrivare, in un tempo mi auguro sempre più rapido, a colmare ogni lacuna che dal punto di vista normativo ci consenta davvero di fare giustizia fino in fondo rispetto a quanto sta accadendo proprio sotto gli occhi di tutti, e questo vale per le donne, vale per l'omofobia, vale per tutte quelle forme di violenza che vengono perpetrate nella nostra società.
Concludo rapidamente dicendo che questi piccoli momenti di riflessioni, in realtà, sono portatori di una necessità che ci attraversa, che ci deve attraversare, che è nostro dovere portare fino in fondo, perché ogni passo che viene fatto da questo punto di vista ci allontana davvero da un passato recentissimo in cui le donne non votavano, in cui potevano essere uccise, in cui non avevano alcun diritto sul lavoro. Sono state conquiste sociali che sono costate la fatica e l'impegno di migliaia e migliaia di donne. Oggi, noi siamo molto più disponibili a discuterne, molto più informate, molto più consapevoli e in maniera diffusa, ma dobbiamo correre affinché il nostro ordinamento sia una rappresentazione esatta della trasformazione che nei fatti ha avuto la nostra società. Pertanto, va benissimo anche la seconda risoluzione che fa valutare la possibilità di costituirsi parte civile nei processi di questo tipo, non tanto per la valenza che può avere nei singoli casi, cosa che comunque è assolutamente da considerare, ma soprattutto per la partecipazione che, come Regione Emilia-Romagna, noi dobbiamo e vogliamo dare al processo di trasformazione della società nella rappresentanza esatta del ruolo delle donne nel nostro Paese. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Meo.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Grillini. Ne ha facoltà.
GRILLINI: Grazie, presidente.
Forse non tutti i colleghi sanno che in passato, in questo caso penso al mondo greco-romano, il pater familias aveva diritto di vita e di morte su mogli, figli e schiavi, e che questo diritto veniva esercitato. Era scritto nel diritto romano. Era frutto di una società in cui il maschio adulto era padrone assoluto. Io penso che sia bene ricordare a tutti coloro che vaticinano la famosa democrazia greca che le donne, in Grecia, avevano lo stesso status delle donne sotto i talebani a Kabul, in Afghanistan, quando c’era la dittatura talebana. Non potevano uscire di casa, non potevano avere una vita pubblica. Questa situazione, che io definirei con il suo nome - mi è già capitato di dire che è bene dare un nome alle cose, perché si capisce meglio e perché è chiaro l'argomento di cui si parla -, e cioè misoginia, l'odio per le donne, ha radici antiche e affonda la sua ragion d'essere nella distribuzione di potere tra maschile e femminile.
Non è questo il caso di fare una riflessione sul tema del controllo del corpo delle donne, che è stata la principale preoccupazione ad esempio della Chiesa Cattolica quando si è opposta in Italia all'aborto e al divorzio. Chi controllava il corpo della donna? Chi era padrone del corpo della donna? Chi controllava il ciclo della vita? Quindi ci si opponeva in maniera radicale all'autodeterminazione femminile. In tal senso, non è irrilevante rispetto al nostro dibattito il fatto che in Italia ci sia l'80, in alcuni casi anche il 90, in altri anche il 100 per cento di obiettori di coscienza all'interruzione volontaria di gravidanza.
Se non vogliamo fare un banale "volemose bene", dobbiamo dirci, papale papale, come stanno le cose su queste materie.
Si diceva del diritto d'onore, leggiamolo quest'articolo: "Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella - non era solo la moglie, era anche la figlia e la sorella, cioè uno poteva fare una strage -, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni". Era il primo capoverso dell'articolo 587 del Codice penale italiano, il Codice Rocco, il "fascistissimo" Codice Rocco, che vige ancora, la Repubblica democratica italiana non ha ancora trovato il modo di cambiare definitivamente e mandare in pensione il Codice Rocco, del ministro fascista della giustizia del 1933...
(interruzione del consigliere Monari)
Non era Nereo Rocco e non era neanche Siffredi! Mi scusi la battutaccia, presidente, ma i colleghi mi hanno provocato.
Articolo 587 del nostro Codice penale, meglio conosciuto come "attenuante per il delitto d'onore". Attenuante! Questo articolo è stato cancellato solo nel 1981. È stato cancellato dal Parlamento? No, è stato cancellato da una sentenza della Corte costituzionale. Eravamo nel 1981, c'era già la legge sul divorzio e sull'aborto, ma era ancora in vigore il delitto d'onore, c'è voluta la Corte costituzionale, come ci volle la Corte costituzionale per cancellare un altro orrore, quello per fortuna agli inizi degli anni Sessanta, che era la legittimità dei mezzi di correzione, cioè il capofamiglia maschio poteva malmenare tutti legalmente, moglie, figli, figlie, sorelle. Mezzi di correzione! Anche lì, una sentenza della Corte costituzionale. Io mi chiedo: ma questo Parlamento ha forse bisogno della Corte costituzionale perché vi ponga rimedio ad alcune grandi porcherie della storia?
Se questo è vero, è evidente che le nostre iniziative, l'iniziativa della presidente Mori, sono tutte sacrosante, stiamo votando un ordine del giorno e contemporaneamente il ministro Idem, a cui va dato atto della tempestività del suo intervento e della sua capacità operativa, ha annunciato l’avvio della task force. Ovviamente è del tutto condivisibile e sacrosanta anche l'idea che la Regione debba e possa costituirsi parte civile, perché? Non perché ci illudiamo che i mezzi giudiziari risolvano problemi culturali millenari, ma perché intanto si manda un messaggio deciso e positivo: le istituzioni si schierano a favore delle donne contro la violenza criminale. Ed è bene anche dare un nome preciso a questa violenza criminale, perché qui non siamo di fronte a qualche marito o a qualche fidanzato che perde le staffe. C'era scritto in questo capoverso citato dell'articolo 587: "nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo". Poverino, era stato offeso nel suo onore! Era uno stato d'ira. No, qui non siamo di fronte un raptus, qui non siamo di fronte ad uno stato d'ira, qui siamo di fronte ad un'idea precisa: che le donne siano proprietà dei maschi, che non siano esseri umani che hanno gli stessi identici diritti, intelligenza, capacità dei maschi stessi. È questo il punto. Bisogna quindi chiamare le cose con il loro nome. L’ho detto più volte, lo ribadisco adesso, siamo di fronte ad una cosa che si chiama "maschilismo criminale".
Mi chiedo come mai una persona come Zapatero, durante il suo primo mandato, aveva messo la lotta al maschilismo criminale come il secondo punto del suo programma di governo, e di questa questione della lotta al maschilismo criminale non c'è traccia in alcun programma di alcun partito italiano. Non c'è!
DONINI: Il maschilismo è intollerabile e basta!
PRESIDENTE (Costi): Colleghi, vi faccio notare che il consigliere Grillini ha solo un minuto per terminare il proprio intervento. Prego.
GRILLINI: Per fare dispetto a quel maschilista che è seduto dietro di me, vorrei parlare per altre tre o quattro ore. Qui mi limito a dire che, assieme a tutte le iniziative che noi, ripeto, in modo sacrosanto stiamo adottando, occorre anche una campagna culturale, e questa campagna culturale va fatta soprattutto all'interno delle scuole. Non a caso nella task force una giornalista è responsabile di uno dei tre settori, per i colleghi che abbiano letto la notizia di agenzia.
Si tratta, quindi, di fare una campagna culturale contro il maschilismo, per cambiare la cultura, perché se non cambiamo la cultura, possiamo certamente difendere le donne con centri antiviolenza, ma non cambierà il modo di pensare e il modo di essere che è alla base di questa violenza. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Grillini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà.
POLLASTRI: Grazie, presidente.
Solo trenta secondi per dichiarare che quest'atto è una proposta condivisibile, che tende a incentivare la prevenzione, che soprattutto chiede alla Giunta regionale una posizione in caso di questi gravissimi episodi. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Pollastri.
Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Passiamo alle dichiarazioni di voto congiunte su entrambe le risoluzioni.
Non essendovi iscritti a parlare in sede di dichiarazione di voto, passiamo alla votazione.
Nomino scrutatori i consiglieri Mumolo, Carini e Manfredini.
Se nessun consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 3971, a firma dei consiglieri Monari, Pariani ed altri.
(È approvata all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Costi): La risoluzione è approvata.
Se nessuno consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 4156, a firma dei consiglieri Mori, Meo, Pariani ed altri.
(È approvata all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Costi): La risoluzione è approvata.
I nostri lavori terminano qui e riprenderanno domani alle ore 9,30.
La seduta è tolta.
La seduta ha termine alle ore 18,53
ALLEGATO
Partecipanti alla seduta
Numero consiglieri assegnati alla Regione: 50
Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Palma COSTI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Hanno partecipato alla seduta il sottosegretario alla Presidenza Alfredo BERTELLI;
gli assessori: Donatella BORTOLAZZI, Sabrina FREDA, Paola GAZZOLO, Carlo LUSENTI, Teresa MARZOCCHI, Massimo MEZZETTI, Gian Carlo MUZZARELLI, Tiberio RABBONI e Simonetta SALIERA.
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta per motivi istituzionali ai sensi dell'art. 65, comma 2, del Regolamento interno, il presidente della Giunta Vasco ERRANI.
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta il consigliere Giovanni FAVIA.
Votazioni elettroniche
Autorizzazione alla relazione orale:
OGGETTO 145 "Progetto di legge d'iniziativa del consigliere Corradi: «Statuto regionale del lavoro autonomo delle professioni e delle piccole imprese.»"
Presenti: 34
Favorevoli: 34
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Palma COSTI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Franco GRILLINI, Giampaolo LAVAGETTO, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Assenti: 16
Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Roberto GARBI, Andrea LEONI, Gabriella MEO, Rita MORICONI, Silvia NOÈ, Giuseppe PARUOLO, Matteo RIVA, Alberto VECCHI.
Autorizzazione alla relazione orale:
OGGETTO 790 "Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Malaguti, Bignami, Lombardi, Filippi, Pollastri, Bazzoni, Villani, Leoni, Aimi, Bartolini e Alberto Vecchi: «Limiti alle vendite promozionali nel settore dell'abbigliamento.»"
Presenti: 38
Favorevoli: 38
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Marco BARBIERI, Manes BERNARDINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Palma COSTI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Roberto PIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Assenti: 12
Liana BARBATI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Fabio FILIPPI, Andrea POLLASTRI, Matteo RIVA.
Autorizzazione alla relazione orale:
OGGETTO 302 "Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Filippi, Villani, Aimi, Leoni, Pollastri, Bignami, Noè, Alberto Vecchi, Malaguti, Lombardi, Bazzoni e Bartolini: «Creazione di una banca dati telematica per la tutela e la sicurezza delle aziende regionali.»"
Presenti: 37
Favorevoli: 37
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Marco BARBIERI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Stefano CAVALLI, Palma COSTI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Assenti: 13
Liana BARBATI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Roberto CORRADI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Marco LOMBARDI, Matteo RIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI.
Emendamenti
OGGETTO 145 "Progetto di legge d'iniziativa del consigliere Corradi: «Statuto regionale del lavoro autonomo delle professioni e delle piccole imprese.»"
Emendamento 1, a firma dei consiglieri Corradi e Cavalli:
«All'art. 21, comma 1, dopo le parole: "... un'attività di ricognizione degli adempimenti amministrativi", aggiungere le parole: "di competenza regionale."»
(Precluso)
Emendamento 2, a firma dei consiglieri Corradi e Cavalli:
«L'art. 23 viene sostituito dal seguente:
"Art. 23
Inserisce nei bandi e/o provvedimenti di competenza regionale, aventi la finalità di aggiudicare o erogare alle imprese o a soggetti economici, commesse, finanziamenti, incentivi ed agevolazioni, la previsione che i soggetti aggiudicatari debbano inserire nei contratti stipulati con i lavoratori autonomi di cui al presente comma, la previsione di una clausola compromissoria per la definizione arbitrale rapida delle eventuali controversie relative ai mancati o ritardati pagamenti dei predetti lavoratori; prevedendo, in difetto, la revoca delle commesse, degli incentivi e delle agevolazioni."»
(Precluso)
Emendamento 3, a firma dei consiglieri Corradi e Cavalli:
«Art. 29, comma 1, la lettera d) è così sostituita:
"d) favorisce l'adozione di clausole arbitrali per la soluzione rapida delle controversie relative ai mancati o ritardati pagamenti dei lavoratori parasubordinati e/o economicamente dipendenti; attribuendo alla presenza di tali clausole arbitrali rilevanza significativa nelle gare pubbliche promosse dalla Regione o da Enti Pubblici partecipati dalla Regione, ed altresì nei bandi regionali aventi ad oggetto agevolazioni regionali."»
(Precluso)
Emendamento 4, a firma dei consiglieri Corradi e Cavalli:
«All'art. 30, comma1, le lettere c) e d) sono soppresse.»
(Precluso)
Emendamento 5, a firma dei consiglieri Corradi e Cavalli:
«All'art. 31, il comma 1 viene così sostituito:
"La Regione, nel rispetto della normativa statale e comunitaria in materia, promuove, di concerto con gli ordini professionali e le associazioni professionali ex legge n. 4/2013, il monitoraggio della diffusione delle attività libero professionali nell'ambito regionale, promuovendo la libera concorrenza e la qualità delle prestazioni professionali a tutela degli interessi dell'utenza."»
(Precluso)
Emendamento 6, a firma dei consiglieri Corradi e Cavalli:
«All'art. 33, comma 1, dopo le parole: "... in coerenza con i principi generali del nostro ordinamento tributario, ...", sono aggiunte le parole: "persegue l'obiettivo di escludere ..."»
(Precluso)
Ordini del giorno
OGGETTO 145/1 - Ordine del giorno, proposto dal consigliere Grillini di non passaggio all’esame degli articoli del progetto di legge d'iniziativa del consigliere Corradi: "Statuto regionale del lavoro autonomo delle professioni e delle piccole imprese".
«L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
Visto il progetto di legge di cui all'oggetto;
Considerato il parere contrario espresso in sede referente dalla Commissione assembleare "Politiche economiche";
Ritenuto di condividere le argomentazioni che hanno portato al parere contrario della Commissione assembleare;
Ai sensi dell'art. 92 del Regolamento
d e l i b e r a
il non passaggio all'esame degli articoli.»
OGGETTO 790/1 - Ordine del giorno, proposto dal consigliere Grillini di non passaggio all’esame degli articoli del progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Malaguti, Bignami, Lombardi, Filippi, Pollastri, Bazzoni, Villani, Leoni, Aimi, Bartolini e Alberto Vecchi: "Limiti alle vendite promozionali nel settore dell'abbigliamento".
«L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
Visto il progetto di legge di cui all'oggetto;
Considerato il parere contrario espresso in sede referente dalla Commissione assembleare "Politiche economiche";
Ritenuto di condividere le argomentazioni che hanno portato al parere contrario della Commissione assembleare;
Ai sensi dell'art. 92 del Regolamento
d e l i b e r a
il non passaggio all'esame degli articoli.»
OGGETTO 302/1 - Ordine del giorno, proposto dal consigliere Grillini di non passaggio all’esame degli articoli del progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Filippi, Villani, Aimi, Leoni, Pollastri, Bignami, Noè, Alberto Vecchi, Malaguti, Lombardi, Bazzoni e Bartolini: "Creazione di una banca dati telematica per la tutela e la sicurezza delle aziende regionali".
«L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
Visto il progetto di legge di cui all'oggetto;
Considerato il parere contrario espresso in sede referente dalla Commissione assembleare "Politiche economiche";
Ritenuto di condividere le argomentazioni che hanno portato al parere contrario della Commissione assembleare;
Ai sensi dell'art. 92 del Regolamento
d e l i b e r a
il non passaggio all'esame degli articoli.»
LA PRESIDENTE
I SEGRETARI
Costi
Corradi - Meo