134.
SEDUTA DI MERCOLEDÌ 19 GIUGNO 2013
(ANTIMERIDIANA)
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE COSTI
INDI DEL VICEPRESIDENTE MANDINI
Indice
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OGGETTO 3920
Risoluzione proposta dai consiglieri Serri, Monari, Mazzotti, Pagani, Barbieri, Ferrari, Mumolo, Piva, Luciano Vecchi, Marani, Mori, Montanari, Fiammenghi, Bonaccini, Zoffoli, Alessandrini, Paruolo, Manfredini e Riva per impegnare la Giunta a porre in essere azioni, in tutte le sedi opportune, volte ad ottenere il riconoscimento dello stato di emergenza, a garantire il completo risarcimento dei danni subiti dalle famiglie e dalle imprese colpite dal disastro ambientale connesso all'emergenza idrogeologica determinata dalle piogge e dal disgelo che hanno interessato, nei primi mesi del 2013, il territorio regionale ed in particolare la dorsale appenninica, attivando inoltre le conseguenti procedure di finanziamento.
(Discussione e approvazione)
OGGETTO 4110
Risoluzione proposta dai consiglieri Manfredini, Corradi, Bernardini e Cavalli per impegnare la Giunta a dichiarare lo stato di crisi per l'agricoltura emiliano-romagnola a causa delle piogge intense e persistenti nel periodo invernale e primaverile del 2013, chiedendo inoltre al Ministero competente il riconoscimento dello stato di calamità naturale, anche in relazione alla regolamentazione europea.
(Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Costi)
SERRI (PD)
MANFREDINI (Lega Nord)
FERRARI (PD)
ALESSANDRINI (PD)
LEONI (PDL)
MANFREDINI (Lega Nord)
SERRI (PD)
OGGETTO 3839
Risoluzione proposta dai consiglieri Naldi, Sconciaforni, Monari, Meo, Mandini, Grillini, Favia e Riva per impegnare la Giunta regionale ad approfondire il tema dello stato dell'informazione territoriale anche in relazione alle condizioni di lavoro nel settore giornalistico ed editoriale.
(Discussione e approvazione)
OGGETTO 3972
Risoluzione proposta dai consiglieri Monari, Paruolo, Marani, Montanari, Ferrari, Alessandrini, Luciano Vecchi, Mumolo, Pariani, Pagani, Zoffoli, Mori, Mazzotti, Sconciaforni, Naldi, Meo, Barbati, Moriconi, Serri e Riva per esprimere solidarietà e sostegno ai lavoratori de L'Unità, invitare la Giunta a porre in essere iniziative di monitoraggio della relativa vertenza anche rivedendo il Piano Industriale e promuovendo un tavolo di confronto tra le parti, al fine di assicurare al quotidiano una strategia di sviluppo fondata sul riconoscimento e la valorizzazione delle professionalità presenti.
(Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Costi)
NALDI (SEL - Verdi)
LOMBARDI (PDL)
MONARI (PD)
MANFREDINI (Lega Nord)
Inversione dell'ordine del giorno
PRESIDENTE (Costi)
OGGETTO 3001
Risoluzione proposta dal consigliere Pollastri per impegnare la Giunta a porre in essere azioni volte ad evitare l'unificazione delle Centrali Operative 118 dell'Area Vasta Emilia Nord (AVEN).
(Discussione e reiezione)
PRESIDENTE (Costi)
POLLASTRI (PDL)
CARINI (PD)
CAVALLI (Lega Nord)
DONINI (Fed. della Sinistra)
FERRARI (PD)
BARTOLINI (PDL)
PIVA (PD)
MARANI (PD)
MANDINI (Italia dei Valori)
POLLASTRI (PDL)
PRESIDENTE (Mandini)
DONINI (Fed della Sinistra)
BARTOLINI (PDL)
CAVALLI (Lega Nord)
CARINI (PD)
POLLASTRI (PDL)
BIGNAMI (PDL)
Iscrizione di nuovo argomento all'ordine del giorno
PRESIDENTE (Mandini)
OGGETTO 4109
Risoluzione proposta dai consiglieri Bernardini, Corradi, Cavalli e Manfredini per invitare la Giunta a porre in essere azioni, nei confronti del Governo, affinché il quadro legislativo vigente, per l'attuazione delle città metropolitane a decorrere dal 1 gennaio 2014 sia definito e attuabile, con particolare riferimento alle modalità di elezione del Consiglio metropolitano e di adozione dello Statuto, salvaguardando inoltre la libera autodeterminazione dei territori.
(Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Mandini)
BERNARDINI (Lega Nord)
MONARI (PD)
NALDI (SEL - Verdi)
CAVALLI (Lega Nord)
BERNARDINI (Lega Nord)
NALDI (SEL - Verdi)
PARIANI (PD)
OGGETTO 3924
Risoluzione proposta dai consiglieri Manfredini, Corradi, Bernardini e Cavalli per impegnare la Giunta ad esprimere la propria contrarietà a progetti di ricerca di idrocarburi che prevedano nuove trivellazioni nelle zone interessate dal sisma del 2012.
(Discussione e rinvio)
OGGETTO 4098
Risoluzione proposta dal consigliere Defranceschi per impegnare la Giunta ad esprimere parere negativo presso il Ministero competente circa il Permesso di Ricerca in Terraferma denominato "Castiglione di Cervia" in considerazione del fatto che, all'interno dell'area interessata dalle ricerche, vi è interamente compreso il Parco Regionale del Delta del Po.
(Discussione e reiezione)
PRESIDENTE (Mandini)
MANFREDINI (Lega Nord)
VECCHI Luciano (PD)
DEFRANCESCHI (Mov. 5 Stelle)
DONINI (Fed. della Sinistra)
CORRADI (Lega Nord)
MANFREDINI (Lega Nord)
VECCHI Luciano (PD)
MAZZOTTI (PD)
NALDI (SEL - Verdi)
MANFREDINI (Lega Nord)
MAZZOTTI (PD)
DEFRANCESCHI (Mov. 5 Stelle)
DEFRANCESCHI (Mov. 5 Stelle)
MANFREDINI (Lega Nord)
VECCHI Luciano (PD)
MONARI (PD)
MANFREDINI (Lega Nord)
CORRADI (Lega Nord)
OGGETTO 4059
Risoluzione proposta dai consiglieri Marani, Monari, Paruolo e Mumolo per impegnare la Giunta a migliorare la gestione del servizio ferroviario sulla linea Bologna-Vignola.
(Discussione e approvazione)
OGGETTO 4113
Risoluzione proposta dai consiglieri Marani, Monari, Paruolo, Mumolo e Casadei per impegnare la Giunta a porre in essere azioni, relativamente al Servizio Ferroviario Metropolitano, inteso quale progetto di riequilibrio e di governo della mobilità pubblica dell'area bolognese, volte a garantire l'intesa raggiunta con l'Accordo di Programma del 2007, promuovere relazioni con gli Enti interessati alla realizzazione del servizio ferroviario in area metropolitana, favorendo la concertazione con l'Amministrazione Provinciale ed il Comune di Bologna nei confronti del Gruppo FS, anche al fine di minimizzare i conflitti di circolazione.
(Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Mandini)
MARANI (PD)
PARUOLO (PD)
OGGETTO 4023
Risoluzione proposta dal consigliere Defranceschi per impegnare la Giunta a ritirare l'impegno della Regione Emilia-Romagna dal Progetto People Mover, destinando i fondi stanziati per tale progetto al completamento della linea di Servizio Ferroviario Metropolitano Poggio Rusco-San Ruffillo, con particolare attenzione alla realizzazione di un trasporto stazione-aeroporto efficiente ed economico.
(Rinvio)
PRESIDENTE (Mandini)
DEFRANCESCHI (Mov. 5 Stelle)
OGGETTO 3844
Risoluzione proposta dai consiglieri Marani, Mumolo, Casadei, Monari, Paruolo, Bignami, Bernardini, Aimi, Bartolini e Lombardi per invitare la Giunta a estendere la corsa dei treni fermi alla stazione di Porretta fino alla stazione di Pracchia.
(Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Mandini)
MARANI (PD)
PRESIDENTE (Mandini)
Allegato
Partecipanti alla seduta
Votazione elettroniche sugli oggetti 3001 - 4098
Emendamenti agli oggetti 3924 - 3844
Comunicazione prescritta dall'art. 69 del Regolamento interno
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE COSTI
La seduta ha inizio alle ore 9,55
PRESIDENTE (Costi): Dichiaro aperta la centotrentaquattresima seduta della IX legislatura dell'Assemblea legislativa.
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta per motivi istituzionali, ai sensi dell'art. 65, comma 2, del Regolamento interno, il presidente della Giunta Vasco Errani.
L’assessore Patrizio Bianchi non sarà presente nella seduta antimeridiana dell’Assemblea per impegni istituzionali assunti in precedenza, l’assessore Freda comunica che non potrà partecipare perché impegnata in un’iniziativa istituzionale, l’assessore Lusenti per impegni istituzionali non sarà presente ai lavori di oggi, l’assessore Teresa Marzocchi è in missione istituzionale a Roma, per cui non potrà essere presente alla seduta di oggi, così come anche l’assessore Melucci perché impegnato istituzionalmente nei Comuni colpiti dal sisma. Inoltre hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta la vicepresidente della Giunta Saliera e il consigliere Favia.
Prima di iniziare con gli atti di indirizzo nomino gli scrutatori: Casadei, Moriconi e Defranceschi.
OGGETTO 3920
Risoluzione proposta dai consiglieri Serri, Monari, Mazzotti, Pagani, Barbieri, Ferrari, Mumolo, Piva, Luciano Vecchi, Marani, Mori, Montanari, Fiammenghi, Bonaccini, Zoffoli, Alessandrini, Paruolo, Manfredini e Riva per impegnare la Giunta a porre in essere azioni, in tutte le sedi opportune, volte ad ottenere il riconoscimento dello stato di emergenza, a garantire il completo risarcimento dei danni subiti dalle famiglie e dalle imprese colpite dal disastro ambientale connesso all'emergenza idrogeologica determinata dalle piogge e dal disgelo che hanno interessato, nei primi mesi del 2013, il territorio regionale ed in particolare la dorsale appenninica, attivando inoltre le conseguenti procedure di finanziamento. (Discussione e approvazione)
OGGETTO 4110
Risoluzione proposta dai consiglieri Manfredini, Corradi, Bernardini e Cavalli per impegnare la Giunta a dichiarare lo stato di crisi per l'agricoltura emiliano-romagnola a causa delle piogge intense e persistenti nel periodo invernale e primaverile del 2013, chiedendo inoltre al Ministero competente il riconoscimento dello stato di calamità naturale, anche in relazione alla regolamentazione europea. (Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Costi): Apro il dibattito generale, vi sono dieci minuti per intervento. Ha chiesto di parlare la consigliera Serri. Ne ha facoltà.
SERRI: Grazie, presidente. Non è la prima volta che affrontiamo questo tema così complesso e particolare in quest’Aula e dall’ultima volta, un mese fa, credo che passi in avanti se ne sono fatti. Infatti, a partire dal decreto di Gabrielli, che ha riconosciuto lo stato di emergenza a cui sono stati collegati una prima tranche di finanziamento di 14 milioni di euro, la notizia di due giorni fa, che ieri l’Assessore ha comunicato anche in Aula, di ulteriori 10 milioni di euro ufficializzati dal Ministero dell’Ambiente e questo ha permesso di definire un primo piano di interventi di 24 milioni di euro. Credo che questa sia una prima risposta importante che va nella direzione che tutti noi auspicavamo, che permetterà di fare tanto i primi importanti e più urgenti interventi di messa in sicurezza sul territorio, di dare quell’assistenza alla popolazione che è stata colpita da questi eventi e anche di fare una serie di monitoraggi su fenomeni che sono ancora in corso e che quindi purtroppo potrebbero ancora riservarci sorprese in termini di aumenti di danni sul territorio.
Questo, credo che dobbiamo sottolinearlo, è un primo passo importante, sono risorse importanti e consistenti che permetteranno anche in termini di tempistica di fare una serie di interventi nel periodo estivo e sappiamo quanto sia importante, soprattutto se si parla di Appennino e di montagna, arrivare con gli interventi nella stagione che è più indicata, che è quella della bella stagione estiva. A ciò si aggiungeranno - già ci è stato comunicato e abbiamo visto nelle proposte di assestamento della Regione - altri 6 milioni di euro della Regione e mi sembra di capire sia in fase di definizione anche il piano che dovrà investire 8 milioni 800 mila euro, di cui 5 milioni 800 mila euro destinati all’Appennino, che erano stati concessi a seguito delle alluvioni del novembre 2012. Quindi si tratta di interventi e risorse importanti.
Credo che vada sottolineato in questo anche l’impegno positivo della Giunta, dell’Assessore, del Dipartimento della Protezione Civile e credo che vada soprattutto sottolineata quella che è stata una sinergia importante e impegnativa di tipo istituzionale, quindi la Regione col Governo centrale, la Regione con le Province e i Comuni, che rispetto a questi tavoli che sono stati aperti in ogni Provincia, che hanno poi portato alla definizione del primo piano di intervento che andrà a investire questi 24 milioni di euro, credo che vada sottolineato e valorizzato anche il metodo perché riuscire a concertare a livello provinciale, provincia per provincia, quelle che sono le priorità, rappresenta senza ombra di dubbio un aspetto di grande positività.
Credo però che tutto questo, che rappresenta senza ombra di dubbio un passo importante, una prima risposta basilare importante, abbia bisogno di ulteriori altre risorse e quindi l’auspicio è quello che comunque si riesca a portare a casa anche altri impegni che fanno parte comunque di un accordo di programma Stato-Regione del 2010 anche per affrontare sia problematiche urgenti che sono ancora sul territorio ma anche per cercare di invertire un po’ la rotta e provare anche a programmare in termini di prevenzione di rischi. Credo che la cosa più importante di cui il territorio e le istituzioni ancora attendono e sperano di trovare risposte positive sia comunque un provvedimento del Governo centrale che vada a riconoscere a chi ha subito danni consistenti, quindi abitazioni, imprese, aziende, credo che possiamo sembra ombra di dubbio ragionare di un fenomeno che anche dal punto di vista di quelle che sono le ordinanze di abbandono delle abitazioni e delle imprese non ha precedenti sul nostro territorio. Quindi penso che urga comunque lavorare e impegnarsi e questo è quello che noi chiediamo alla Giunta affinché a livello centrale venga approvato questo provvedimento che dia la possibilità ai privati, alle famiglie e alle imprese di avere un congruo risarcimento dei danni subiti. A ciò si aggiunge credo anche la necessità di avere ulteriori altri finanziamenti per completare quegli interventi di messa in sicurezza che ancora restano sul territorio. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Serri.
Ha chiesto di parlare il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente. Innanzitutto condivido l’intervento della collega, anche perché lei sul fatto dell’Appennino, essendo stata anche Sindaco, conosce molto bene i problemi, problemi che noi abbiamo sempre cercato di portare in quest’Aula e portavamo anche il discorso della prevenzione perché a noi da sempre ci sembra che la montagna sia un po’ dimenticata. Solo in certi casi si corre ai ripari dopo che sono avvenuti i disastri. L’anno 2012 per l’Emilia passerà sicuramente sui libri della storia, un anno che gli emiliani non potranno dimenticare: vi sono stati due terremoti, una tromba d’aria, in più un anno talmente piovoso che la quantità d’acqua che di solito cade in un anno è caduta in pochissimi mesi, che ha reso il territorio appenninico un vero disastro. Disastro perché i cittadini della montagna l’hanno spopolata perché ci sono pochi servizi, frane in continuazione, frazioni che rimangono isolate e i residenti hanno una grande difficoltà a vivere in quei posti. Ieri l’assessore Gazzolo ci ha informato che sia il Governo sia la Regione in fase di bilancio metterà a disposizione una cifra che è abbastanza importante però chiaramente è insufficiente. Almeno per questa cifra, sia quella del Governo sia quella che metteremo a disposizione nella sede di bilancio, da dare a questi territori per cercare di sollevarsi, la mia raccomandazione è quella che non si aspetti troppo perché chiaramente ogni giorno che passa, anche perché affrontando la stagione, come ha detto la mia collega, purtroppo trova dei disagi che tantissime abitazioni ancora sono sfitte per la crisi e per il fatto che quei territori sono quasi inagibili.
La montagna da sempre, come ho detto prima, è stata dimenticata per cui invito questa amministrazione di fare molta più attenzione tramite la Protezione Civile e cercare di prevenire queste cose perché una volta i boschi venivano curati e oggi come oggi purtroppo le spese sono ingenti. Per esempio io ho un piccolo boschetto, ho cercato di pulirlo e ho speso 3.500 euro, ma l’ho fatto in ragione di poter dare una mano a quel territorio, anche perché ho un appezzamento di terra dove ho la casa in cui tutta l’acqua va a finire in un torrente che poi ingrosserà i nostri fiumi. I disastri delle esondazioni che avvengono in pianura partono dalla montagna perché ricordo che la montagna, in particolare quella modenese, è un vastissimo territorio e raccoglie moltissima acqua e proprio per l’incuranza di non tenere i boschi puliti e i terreni coltivabili fanno in modo che l’acqua scorra. È sufficiente un piccolo piovasco che vede subito ingrossare questi ruscelli che piano piano andranno a ingrossare il Panaro, che nasce da lì, lo Scoltenna e tantissime altre derivazioni.
La prevenzione va fatta perché prevenire costa molto meno che entrare nel momento in cui c’è bisogno di fare opere. Sappiamo bene che ci sono delle difficoltà, però bisogna fare più attenzione. Mi sono sempre raccomandato che i territori della montagna siano tenuti sotto attenzione perché le frane recano ai cittadini, che poi si riflettono anche con questi fiumi che si ingrossano, avvengono anche le esondazioni in pianura. Parlo delle città anche limitrofe, come per esempio Modena, San Damaso, in cui basta una piccola pioggia e arriva una valanga d’acqua in brevissimo tempo e fa dei disastri. Lì chiaramente la Protezione deve intervenire, per cui bisogna cercare di far pulire i fiumi, cercare di curare di più questo territorio e soprattutto, se ci fosse la possibilità, di dare una mano - ci sono delle cooperative che vivono soprattutto di questo lavoro - per la pulizia dei boschi. So che soldi in un momento come questo di spending review ce ne sono pochi, però bisogna tener conto di questa esigenza che hanno questi cittadini in modo da poter vivere tranquillamente per coloro che continuano a vivere in quel territorio con molte difficoltà. Ho firmato anche la risoluzione che ha fatto la maggioranza anche perché era più completa e hanno aggiunto delle cose che sono estremamente interessanti in modo da poter aiutare anche questi territori. Chiaramente faccio anche la dichiarazione di voto che approverò la vostra risoluzione. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Manfredini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Ferrari. Ne ha facoltà.
FERRARI: Grazie, presidente. Ovviamente abbiamo sottoscritto la risoluzione illustrata prima dalla collega e mi piace intervenire per dire che in questa, che purtroppo è una delle tante emergenze che questa nostra regione ha dovuto sopportare in tempi recenti e anche in tempi meno recenti, non è mancato l’impegno della Giunta, dell’assessore Gazzolo, che è qui in Aula, del Presidente Errani e degli altri colleghi così come non è mancato l’impegno dell’Assemblea legislativa sia della Presidente sia dei Consiglieri, che sono stati molto presenti sui territori, molto vicini ai territori, ai Sindaci, agli Assessori e alle famiglie che sono state colpite da quest’ultima calamità - temo ultima solo in ordine di tempo - e vorrei sottolineare la tempestività della risposta. Si tratta di un sistema che è collaudato a ragione delle tante emergenze che ha vissuto e riesce a essere tempestivo e puntuale anche in situazioni complesse che si sommano in tempi così ristretti, ed è quello che è avvenuto anche questa volta.
Purtroppo i danni sono ingentissimi - oltre 170 milioni - e temo che non sarà finita lì perché abbiamo situazioni che sono ancora in evoluzione, quindi il dato è solo parziale e destinato a crescere, però va sottolineato che tutto quello che è stato fatto nell’immediatezza, con tempestività e con qualità dai Comuni, i Consorzi di bonifica e le Province sono stati prontamente ristorati con la pianificazione dentro quei 24 milioni più le risorse che la Regione ha anticipato da subito dimostrando che anche in emergenza quando un sistema è coordinato e quando il territorio si organizza sotto il coordinamento della Regione le cose possono essere fatte presto, bene e possono continuare in questo rapporto di confronto costante. Il colloquio tra i territori, i Comuni, i Consorzi di bonifica, gli STB, l’Assessorato e la Regione è un rapporto costante che dimostra la buona qualità del metodo del lavoro che fin qui è stato fatto.
Credo che resti assolutamente prioritario il tema di fondo. Questo nostro paese ha tanti problemi, e non lo scopriamo certamente oggi, il tema della sicurezza e del dissesto è certamente uno dei primissimi. Questo è molto chiaro nella nostra regione, la pianificazione e il concerto che è stato fatto con il Ministero dell’Ambiente in questi anni lo conferma, concerto che ha avuto delle pause non per colpa della Regione ma per le risorse che non sono arrivate puntualmente dal Governo centrale ma che vengono richieste puntualmente dalla Regione, per i quali sono già da tempo sono disponibili i piani di intervento, va mantenuto e va rafforzato. Credo che un Governo che ha a cuore il futuro del proprio paese dovrebbe mettere questo tema della sicurezza e della difesa territoriale al primo posto insieme al tema del lavoro dei giovani e della tutela delle persone più deboli. Sono due temi che vanno esattamente di pari passo.
Noi dovremo continuare in questa attenzione, il Presidente Errani lo sta facendo e lo dovrà fare con l’impegno di sempre, credo che il sostegno convinto che, da quello che mi è parso di capire anche dall’intervento del collega Manfredini, non è solo condiviso dalla maggioranza ma è condiviso credo dall’intera Aula, questo stare vicino a chi a livelli superiori, cioè a livello di Governo centrale, anche di Unione europea, come è avvenuto per il terremoto, ha il compito di insistere nella richiesta di maggiori fondi, fondi peraltro assolutamente necessari e fondi che vengono garantiti da questa Regione che vengono spesi laddove effettivamente si è verificato un danno e non spese in maniera un po’ indiscriminata, come anche qualche volta è avvenuto non in questa Regione ma in altre parti di Italia, il fatto che tutta l’Aula condivida questa impostazione sia un segno e un sostegno forte a chi dovrà impegnarsi nei prossimi mesi e anni perché questo tema rimanga sempre più oggetto di attenzione ma soprattutto consenta di intervenire con puntualità per evitare, o quantomeno ridurre, i danni che abbiamo visto e sopportato in tutti questi mesi e questi anni.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Ferrari.
Ha chiesto di parlare il consigliere Alessandrini. Ne ha facoltà.
ALESSANDRINI: Grazie, presidente. Ovviamente anche io sono d’accordo sulle considerazioni che sono state fatte sia dalla collega Serri sia dal collega Ferrari e ringrazio anche per le parole che ha detto il consigliere Manfredini rispetto alla risoluzione della maggioranza, anche se purtroppo io intervengo più che altro sulla 4110 per dire che non abbiamo le condizioni per votarla perché, come benissimo è stato detto, per quanto riguarda l’indennizzo dei danni da coperture provocate dal maltempo purtroppo la normativa nazionale non prevede dei rimborsi diretti ma incentiva solo la stipula delle assicurazioni agevolate da parte degli agricoltori, i quali devono farla per poter accedere ai contributi e dalle verifiche che sono state fatte da parte della Regione e dell’Assessorato risulta che tutte le colture colpite dalla pioggia sono comprese nel piano assicurativo e quindi assicurabili, per cui su quel versante abbiamo la strada chiusa.
Invece ulteriori interventi, così come si diceva, su strutture e/o infrastrutture produttive come i capannoni, macchinari, ecc., delle aziende agricole sono legati alla dichiarazione da parte del Ministero dell’Agricoltura e su proposta ovviamente delle Regioni interessate del cosiddetto riconoscimento dell’eccezionalità dell’evento. Noi - lo diceva il consigliere Ferrari ma anche la consigliera Serri - la nostra Giunta, attraverso l’Assessorato all’Agricoltura, ha chiesto questo riconoscimento alla fine di maggio scorso per le zone danneggiate individuando le provvidenze che sono applicabili a questi danni. Questo consentirà certamente di attivare specifici aiuti alle imprese danneggiate dall’eccezionale precipitazione nei mesi scorsi.
Questa è semplicemente la ragione per cui non possiamo approvare anche la risoluzione del consigliere Manfredini, posto che il tema è obiettivamente ampiamente al centro dell’attenzione della Giunta, che ha posto in essere tutti gli adempimenti previsti dalla normativa che è in atto e non può pertanto impegnarsi in altre iniziative che allo Stato sono prive purtroppo del sostegno normativo. Era solo un chiarimento e la motivazione del perché non possiamo andare in questa direzione, ma d’altra parte ho capito che anche lo stesso consigliere Manfredini aveva fatto un’attestazione positiva verso la risoluzione di maggioranza, che credo quindi possa comprendere chiaramente tutto. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Alessandrini.
Ha chiesto di parlare il consigliere Leoni. Ne ha facoltà.
LEONI: Grazie, presidente. Il mio intervento sarà brevissimo perché anche io voglio sottolineare quello che già il collega Manfredini ha detto in precedenza, cioè che noi ci stupiamo sempre e parliamo continuamente ogni volta che succedono questi avvenimenti di emergenze ma chi ha buona memoria dei lavori di quest’Aula, quantomeno degli ultimi 15 - 20 anni, sa perfettamente che sono problemi che ci portiamo avanti anno dopo anno, che non vengono risolti in maniera strutturale e come tutti sappiamo bene dopo mettere mano al portafoglio per risolvere costa di più e purtroppo sappiamo anche bene a volte che questi temi non rendono elettoralmente mai, non lo rendono per i Comuni, per le Province e forse neanche per la Regione, quindi si tende sempre un po’ a posticipare.
Se andiamo a vedere la cronologia di interrogazioni e ordini del giorno che negli ultimi quindici anni Consiglieri regionali di ogni colore politico hanno presentato su singole frane, su dissesti, su incapacità di prevenzione territoriale e che poi quando succede qualcosa e anche calamità di una certa rilevanza, dopodiché si parla sempre di emergenza, ci dice che in realtà sono state fatte delle scelte decisionali che evidentemente non hanno saputo corrispondere a quelle che erano le reali necessità di questo territorio. Io mi auguro che questa, al netto delle calamità che potranno avvenire in futuro, possa essere l’opportunità di ripartire, seppur in carenza economica evidente, ed è evidente che quello che era possibile fare vent’anni fa oggi è meno possibile, ma è altrettanto evidente che un tentativo di invertire la rotta rispetto a quelle che non sono ormai di più e solo emergenze ma sono delle continuità temporali che si ripercuotono e si ripetono continuamente, bisognerà davvero pensare di invertire la rotta e di pensare davvero di invertire anche capitoli di bilancio di spesa se vogliamo che territori importanti della nostra regione possano essere territori davvero vivibili per chi ci abita e che siano una possibilità in più di rinascita e di non abbandono. Da questo punto di vista mi auguro che ci sia l’opportunità di dare un aiuto concreto - alcune cose sono state fatte ma penso che ancora tante cose siano da mettere in campo - e quindi invito la Giunta a fare uno sforzo ulteriore affinché non ci si debba ritrovare la prossima volta, alla prossima emergenza, di parlare esattamente delle stesse cose, cioè a dire che bisogna fare quella prevenzione che poi in realtà difficilmente si fa.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Leoni.
Non ci sono più iscritti in dibattito generale, per cui apro le dichiarazioni di voto congiunte sulle due risoluzioni, oggetto 3920 e oggetto 4110.
Ha chiesto di parlare il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente. L’intervento del collega Alessandrini l’accetto ma non lo comprendo. Non comprendo la bocciatura della nostra risoluzione, dove noi chiediamo al Ministero competente il risarcimento dello stato di calamità naturale anche in relazione alla regolamentazione europea. Non mi pare di essere andato fuori dalle righe. Sono tutte cose che i nostri collaboratori hanno guardato bene e per noi sembrava che questa risoluzione fatta in questo modo andasse bene. Tuttavia, ripeto, un elemento del genere c’è anche nel vostro, l’accetto ma non lo capisco. Io comunque le voterò tutte e due. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Manfredini.
Ha chiesto di parlare la consigliera Serri. Ne ha facoltà.
SERRI: Grazie, presidente. Per dire comunque che il gruppo PD voterà ovviamente le due risoluzioni. Credo che sia l’occasione per sottolineare - lo dicevano alcuni interventi - quello che è stato l’impegno importante della Regione in questi quasi due mesi da quando hanno cominciato i primi eventi calamitosi per arrivare fino agli eventi del maggio delle trombe d’aria. Quindi ringraziamo la Giunta, il Presidente e l’Assessore, per l’impegno portato avanti e l’interessamento su questa tematica - lo diceva qualcuno anche negli interventi - e credo che quelli che sono stati i risultati siano veramente significativi di un impegno importante. Ovviamente l’impegno che si chiede è quello di mettere altrettanto impegno nel cercare di portare a casa quelle che sono le richieste contenute nella risoluzione del provvedimento per il risarcimento dei danni ai cittadini e altre risorse per completare gli interventi. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Serri.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 3920, a firma dei consiglieri Serri, Monari, Mazzotti, Pagani, Barbieri, Ferrari, Mumolo, Piva, Luciano Vecchi, Marani, Mori, Montanari, Fiammenghi, Bonaccini, Zoffoli, Alessandrini, Paruolo, Manfredini e Riva.
(È approvata all’unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Costi): La risoluzione è approvata.
Se nessun consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 4110, a firma dei consiglieri Manfredini, Corradi, Bernardini e Cavalli.
(È approvata a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Costi): La risoluzione è approvata.
Dovremmo passare all'oggetto 4109. Il consigliere Manfredini ha chiesto di rinviare a dopo la risoluzione oggetto 4109 non essendo presente in aula il primo firmatario, che è il consigliere Bernardini, in quanto dovrebbe illustrarla proprio il consigliere Bernardini.
OGGETTO 3839
Risoluzione proposta dai consiglieri Naldi, Sconciaforni, Monari, Meo, Mandini, Grillini, Favia e Riva per impegnare la Giunta regionale ad approfondire il tema dello stato dell'informazione territoriale anche in relazione alle condizioni di lavoro nel settore giornalistico ed editoriale. (Discussione e approvazione)
OGGETTO 3972
Risoluzione proposta dai consiglieri Monari, Paruolo, Marani, Montanari, Ferrari, Alessandrini, Luciano Vecchi, Mumolo, Pariani, Pagani, Zoffoli, Mori, Mazzotti, Sconciaforni, Naldi, Meo, Barbati, Moriconi, Serri e Riva per esprimere solidarietà e sostegno ai lavoratori de l'Unità, invitare la Giunta a porre in essere iniziative di monitoraggio della relativa vertenza anche rivedendo il Piano Industriale e promuovendo un tavolo di confronto tra le parti, al fine di assicurare al quotidiano una strategia di sviluppo fondata sul riconoscimento e la valorizzazione delle professionalità presenti. (Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Costi): Apro il dibattito generale.
Ricordo che per ogni intervento sono a disposizione dieci minuti.
Ha chiesto di parlare il consigliere Naldi. Ne ha facoltà.
NALDI: Grazie, presidente. In quest’Aula giustamente ci siamo occupati molto negli ultimi anni delle tante crisi che hanno purtroppo investito diversi settori dell’economia della nostra regione. C’è però un settore dell’economia, che pur essendo cruciale, non ha avuto fino ad ora, a mio parere e credo a parere di chi ha sottoscritto insieme a me la risoluzione sull’editoria, un’attenzione adeguata nonostante stia subendo, come molti altri settori, le conseguenze della crisi economica, e questo è il settore editoriale e dell’informazione locale. Le ragioni di questa crisi sono molte, a partire dal fatto che si risente soprattutto in maniera pesante della riduzione delle entrate degli investimenti pubblicitari, sono stati ridotti anche i contributi statali per l’editoria, ce ne occupiamo a volte in maniera anche abbastanza municipale quando siamo di fronte alla chiusura di testate locali, e già ne hanno chiuse molte - basti pensare alle tre testate locali del Domani - vi sono altre edizioni locali, in particolare di Parma e Piacenza, che hanno chiuso negli ultimi anni e nelle ultime settimane abbiamo molto discusso, come dimostra la risoluzione che è collegata a questa, della crisi delle pagine regionali de L’Unità. La carta stampata poi non è altro che uno dei sub settori del settore dell’informazione perché un’analoga crisi la stanno vivendo anche altri settori editoriali, come le radio, le tv locali, le agenzie di stampa e anche i new media.
È chiaro che la crisi porta come conseguenza la limitazione del pluralismo delle voci dell’informazione, ma se andiamo a vedere anche i numeri crudi della crisi, sono numeri ormai molto preoccupanti perché ci sono molte aziende in crisi, prepensionamenti, cassa integrazione, in Italia contratti di solidarietà per 1.139 giornalisti, forti flessioni dell’occupazione, anche nel settore poligrafico, e la nostra regione fa parte fino in fondo di questa situazione di crisi. Sappiamo che questa condizione di difficoltà si riflette in maniera pesante anche su quelli che ancora lavorano perché ormai abbiamo testimonianze quotidiane anche nei nostri rapporti con la comunicazione delle condizioni estremamente precarie, sottopagate, poco dignitose, nelle quali sono costretti a lavorare i giornalisti. Quando lavorano per due, tre o dieci euro al massimo al pezzo è chiaro che anche una professione nobile viene svilita fino ad assumere delle condizioni inaccettabili. Quello che si vuole proporre con questa risoluzione è di cercare di uscire da questo quadro di emergenza nel quale le cose vengono valutate soltanto nell’emergenza e mettere in campo un governo dell’informazione locale trovando gli strumenti in grado di promuovere e difendere il pluralismo e la libertà informativa. Questo anche per evitare un fenomeno che comunque è già sotto gli occhi di tutti, ovvero la concentrazione nelle solite mani dei grandi potentati economici di tutte le reti informative.
Alla fine anche nella nostra regione rimangono in campo alcune grandi testate con le loro reti locali, ma sono tutte contrassegnate dal fatto che raramente sono editori puri e stanno abbattendo la concorrenza attraverso strumenti finanziari. Con questa risoluzione noi vogliamo raccogliere un appello che hanno lanciato dei piccoli editori della nostra regione per chiedere alla Giunta di aprire un tavolo consultivo con i rappresentanti del settore finalizzato alla definizione di misure regionali più appropriate per sostenere lo sviluppo e la crescita del settore dell’informazione. Altre regioni, come il Piemonte, la Toscana e la Sardegna, si sono già mosse in questo campo definendo una legislazione regionale di sostegno e attraverso questo confronto auspichiamo che si possa arrivare anche nella nostra regione a questo punto. Terminando, dico che magari per fare una disanima completa dei problemi di questo settore la Regione si può sicuramente avvalere anche di uno strumento molto importante che ha a disposizione come il CORECOM. Quindi auspichiamo che attraverso un confronto nuovo si affrontino i problemi di questo settore e si possa arrivare a una legislazione di sostegno soprattutto al pluralismo e alla libertà di informazione nella nostra regione. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Naldi.
Ha chiesto di parlare il consigliere Lombardi. Ne ha facoltà.
LOMBARDI: Grazie, presidente. Ci tenevo a intervenire per dichiarare che noi voteremo a favore di queste risoluzioni proprio perché ovviamente, pur non condividendo in molti aspetti le linee editoriali de L’Unità, in questo momento ci interessa salvaguardare il pluralismo dell’informazione, la possibilità per tutti di esprimersi e di portare a conoscenza dei cittadini le più ampie opinioni possibili, e quindi da questo punto di vista ci sentiamo pienamente in linea con noi stessi e con il nostro modo di pensare nell’appoggiare questi giornalisti.
Con l’occasione, visto che il collega Naldi ha allargato il discorso all’editoria in generale, mi sento anche io di fare qualche considerazione in questo senso ad esempio rispetto al fatto che mentre da un lato si lamentano la riduzione dei contributi all’editoria - certamente un settore che è necessario in un paese democratico - credo che sia arrivato anche il momento di guardare all’interno di queste società editoriali come questi contributi vengono in qualche modo spesi perché quando vedo che ci sono direttori di testate che prendono 800 mila euro e poi si chiedono i contributi per l’editoria penso che un po’ di spending review si possa fare anche all’interno di queste testate in maniera che questi contributi all’editoria vengano spesi effettivamente per il pluralismo informativo, per la qualificazione dei giornalisti all’interno delle testate ma magari in qualche modo non vengano spesi per dare centinaia di migliaia di euro a direttori che girano da un giornale all’altro, dalla società editoriale a testata giornalistica e a proposito del ricambio della casta credo che anche lì ci sarebbe molto da guardare.
Dopo queste considerazioni di carattere ovviamente più generale ribadisco il nostro voto favorevole rispetto a queste risoluzioni.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Lombardi.
Ha chiesto di parlare il consigliere Monari. Ne ha facoltà.
MONARI: Grazie, presidente. Direi che nel merito stretto delle questioni che sono evocate da entrambe le risoluzioni, aggiungere qualcosa a quello che ha detto il collega Naldi mi verrebbe difficile perché lo ha detto bene e lo ha detto con cognizione di causa e competenza. Anche io vorrei fare due sottolineature. C’è un tema che riguarda l’informazione in generale, non da oggi, in questa regione - intendo questa terra e non questo ente - che ha problemi che se vogliamo veramente discutere con sincerità rispetto alle questioni che tutte e due le risoluzioni cercano di sottolineare, ha molto a che fare anche con le strategie dei piani industriali delle testate e delle cordate di imprenditori che si sono messi in questi anni nel campo della comunicazione. È evidente che la Regione può intervenire mettendo a disposizione tavoli, le proprie competenze in caso di vertenza - mi riferisco in particolare alla risoluzione 3972 che riguarda i lavoratori de L’Unità -, iniziative di solidarietà, di aiuto a esperire la possibilità di godere di ammortizzatori sociali, ma è del tutto evidente che la Regione non si può sostituire né agli editori né agli imprenditori nella serietà e nella concretezza dei progetti industriali ed editoriali. La tutela dei lavoratori, segnatamente i giornalisti, non solo quelli della carta stampata, coinvolge peraltro le fasce più deboli della società perché coinvolge normalmente operatori del settore giovani e nella stragrande maggioranza donne, e questo è un punto che non può sfuggire. Noi facciamo un mestiere pro tempore dove siamo a contatto con molti operatori che al di là ovviamente dei rapporti professionali hanno instaurato con molti di noi, peraltro qualcuno di noi è anche collega o ex collega, dei rapporti personali di amicizia e di conoscenza se non altro per contiguità professionale. La politica si nutre di informazione e l’informazione si nutre di politica, nel bene e nel male. Non mi interessa sottolineare la qualità, la non qualità, il pettegolezzo, il gossip, la contentezza, la scontentezza, la deriva dell’informazione in Italia, per cui ci sarebbe da aprire più di un convegno, ma la radice della questione è sempre il progetto editoriale e il progetto industriale a sostegno dell’iniziativa imprenditoriale, e qui c’è una latitanza anche nelle testate - lo diceva il consigliere Naldi ma lo ha ribadito anche il collega Lombardi - che godono peraltro di congrui finanziamenti pubblici. Allora mi faccio una domanda che non vuol essere assolutamente polemica: secondo me la politica può e deve fare la propria parte ma con uno stipendio di un direttore di testata, di un direttore di rete, di un direttore responsabile, quanti precari del settore si potrebbero stabilizzare? E in questo non c’entra la politica. Vogliamo dire che esiste uno star system? Sì, c’è. Vogliamo dire che alcuni giornalisti, e non voglio ovviamente discutere delle qualità o entrare nel merito delle qualità professionali o personali di questo o di quello, sono paragonabili a taluni calciatori? Sì. Vogliamo dire che per avere questa o quella firma i grandi gruppi editoriali, ma anche quelli meno grandi, sono disponibili a logiche di mercato che vanno oltre e sconfinano nella fascia che normalmente per la politica viene denominata "fascia di privilegio"? Questo ce lo dobbiamo dire senza polemizzare e senza offendere nessuno, ma se vogliamo sostenere i più deboli ovviamente dobbiamo raccontare tutta la questione che riguarda anche qualche iniziativa un po’ avventuristica. È stato un settore che ha avuto una grandissima espansione negli ultimi trent’anni e molti imprenditori, anche senza la vocazione e la competenza sulla comunicazione, sull’informazione, sulle specificità, si sono un po’ inventati e hanno cercato di percorrere qualche volta speculando anche sulla pelle di chi invece si affacciava con aspettativa e speranza a quella professione. Lo dico perché le iniziative che può prendere la Regione le conosciamo e nelle risoluzioni le auspichiamo. Le risoluzioni sono atti di indirizzo politico, sono contento che si stia andando verso un pronunciamento positivo di tutta l’Aula, cioè che non ci sia una sottolineatura politica di centrodestra o di centrosinistra ma ci sia sullo sfondo la volontà di sostegno, solidarietà e vicinanza a un mondo che, ripeto, è molto vicino al nostro, però diciamoci la verità la nostra cassetta degli attrezzi in questo caso non è molto fornita per dare risposte concrete a una fascia di persone giovani, in prevalenza donne, con famiglia, con bambini, che hanno uguali diritti agli altri lavoratori di altri settori di vedere tutelate le proprie speranze, le proprie aspettative e la propria dignità. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Monari.
Ha chiesto di parlare il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente. Anche io condivido al cento per cento l’ultimo intervento del collega Monari sulla risoluzione 3839. Il consigliere Naldi parlava di libertà di informazione, però parlando di noi e del nostro movimento aggiungo che la libertà di informazione deve essere informazione vera e reale, quella che vuole far conoscere ai cittadini il pensiero anche di altre forze politiche. Parlo di questo perché spesso L’Unità, quando mandiamo i comunicati, non sempre, quasi mai, scrive quello che noi abbiamo trasmesso. Loro fanno delle interpretazioni, com’è giusto forse che sia, però ci capita troppo spesso. Vorrei anche un cambiamento perché chiaramente tutte le forze politiche sono qui apposta e ognuno la pensa a modo suo, cerca a modo suo di fare andar meglio le cose, però vediamo che quello che mandiamo viene stravolto, cioè che dal bianco diventa nero addirittura. Comunque questo ha poca importanza perché poi sono i cittadini che ci andranno a giudicare.
Per quanto riguarda la risoluzione 3972, chiaramente facciamo anche noi gli auguri a questi dipendenti, una grande solidarietà perché sono posti di lavoro che si perdono e auspico che nel piano industriale, com’è stato detto, riescano definitivamente a poter ripianare tutto e vedere che sia un piano industriale dove questi lavoratori non vadano né in cassa integrazione o quantomeno non vengano licenziati. Chiaramente voterò, come movimento, soprattutto la seconda risoluzione, dove c’è piena solidarietà per questi lavoratori, come abbiamo fatto con tantissimi altri, auspicando che vada nel senso del mantenimento dei posti di lavoro.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Manfredini.
Non ci sono più iscritti in dibattito generale, per cui apro la dichiarazione di voto congiunta sugli oggetti 3839 e 3972.
Tra gli scrutatori non è presente in Aula il consigliere Defranceschi, per cui nomino scrutatore il consigliere Cavalli.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 3839, a firma dei consiglieri Naldi, Sconciaforni, Monari, Meo, Mandini, Grillini, Favia e Riva.
(È approvata all’unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Costi): La risoluzione è approvata.
Se nessun consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 3972, a firma dei consiglieri Monari, Paruolo, Marani, Montanari, Ferrari, Alessandrini, Vecchi Luciano, Mumolo, Pariani, Pagani, Zoffoli, Mori, Mazzotti, Sconciaforni, Naldi, Meo, Barbati, Moriconi, Serri e Riva.
(È approvata all’unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Costi): La risoluzione è approvata.
Inversione dell'ordine del giorno
PRESIDENTE (Costi): Ho ricevuto la richiesta da parte del consigliere Pollastri di inversione dell’ordine del giorno dell’oggetto 3001, a pagina 12 del programma dei lavori, precisamente la risoluzione per impegnare la Giunta a porre in essere azioni volte a evitare l’unificazione delle centrali operative 118 dell’Area Vasta Emilia Nord. Sull’inversione è ammesso un intervento a favore e uno contro.
Non ci sono interventi né contrari né a favore, per cui a questo punto, per alzata di mano, metto in votazione la richiesta di inversione dell’ordine del giorno.
(È accolta all’unanimità dei presenti)
OGGETTO 3001
Risoluzione proposta dal consigliere Pollastri per impegnare la Giunta a porre in essere azioni volte ad evitare l'unificazione delle Centrali Operative 118 dell'Area Vasta Emilia Nord (AVEN). (Discussione e reiezione)
PRESIDENTE (Costi): Apro il dibattito generale.
Ha chiesto di parlare il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà. Ricordo che ha dieci minuti.
POLLASTRI: Grazie, presidente. Ringrazio il capogruppo Monari per aver dato il via libera a questa inversione dato questo argomento di estrema attualità e importanza anche per le eventuali ricadute non solo su Piacenza e Parma ma anche sugli altri territori, al di là delle ipotesi che si potranno fare per la Romagna. L’Area Vasta Emilia Nord (AVEN) è un’associazione volontaria delle sette aziende sanitarie ricadenti nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena e nata l’8 aprile del 2004. Essa ha come principale obiettivo lo sviluppo di attività finalizzate a favorire processi di aggregazione, agevolare sinergie, ottimizzare costi, condividere risorse per l’attività e l’offerta assistenziale. Le attività di cui si occupa sono l’attivazione e il coordinamento di specifici gruppi di lavoro sugli aspetti clinico-assistenziali, l’acquisizione integrale di medicinali, beni e servizi, l’attivazione di pratiche e procedure amministrative comuni, la gestione di un polo logistico unico, magazzino centralizzato e lo svolgimento di attività di ricerca, formazione e informazione a livello di Area Vasta.
Al fine di procedere ulteriormente in questo processo di razionalizzazione, aggregando nuove funzioni, sembra, ma poi documenterò ulteriormente, che vi sia un’ipotesi come quella di accorpare in una centrale unica tutte quelle dell’Area Vasta. Per questo ho segnalato l’importanza di questo documento che ha quasi un anno, ma ci sono stati poi numerosi sviluppi di cui cercherò di parlare nei tempi consentiti dal regolamento. Considerato quindi che questa soluzione - mi rivolgo ai colleghi di Piacenza - non uso la soluzione "penalizzerebbe" ma sicuramente penalizzerà in particolare Piacenza per la conformazione del territorio, in gran parte montuoso e poco popolato, richiede una conoscenza approfondita degli operatori al fine di fornire un’indicazione esatta, una localizzazione dei servizi di emergenza, conoscenza che può essere garantita solo da una struttura presente in loco. Negli ultimi anni il grande lavoro svolto dalla centrale 118 di Piacenza ha raggiunto un notevole livello di eccellenza. Rispondendo a un’interrogazione, l’Assessore regionale alla Sanità ha sottolineato che lo scopo dell’unificazione a livello di Area Vasta non è economico ma qualitativo per usufruire di migliori professionalità oltre che liberare sul territorio numerosi infermieri prima impegnati. Da queste affermazioni si desume che vi è il rischio che il personale non riutilizzato dai servizi ospedalieri venga trasferito ad altra sede, aggiungendo ai disagi quelli dei turni e quelli del viaggio.
Un anno fa chiedevo un impegno alla Giunta regionale a non procedere all’unificazione, a invitare il comitato tecnico che si sta occupando della valutazione degli effetti a sospendere questa indagine. Certamente in un anno, signor Presidente e colleghi Consiglieri dell’Aula, ci sono state numerosissime novità. Ad esempio sono stati fatti numerosi atti ispettivi, diverse interrogazioni che ho prodotto per le ricadute negative soprattutto per il nostro territorio, non ho condiviso le motivazioni dell’assessore Lusenti che potrei definire un temporeggiatore sul punto perché ha temporeggiato in tantissime dichiarazioni, oltre che pubbliche, anche a manifestazioni di partito, non solo istituzionali, e ha sempre preso tempo su una, secondo me, Presidente, decisione che ormai pare essere definitiva. Vi è stata anche da parte mia una polemica non strumentale con l’Onorevole De Micheli, di Piacenza, la quale sosteneva che la mobilitazione dei sindaci di Piacenza era strumentale a difesa della centrale operativa. Ho dovuto ribadire all’Onorevole De Micheli che i sindaci del territorio non ne facevano assolutamente una questione politica, come sto cercando di spiegare, ma evidentemente una situazione che penalizzerebbe pesantemente il territorio, i cittadini e gli operatori. Vi è poi stata una dichiarazione dell’assessore Lusenti che si farà nel 2013. Io chiedevo, essendovi una mancanza di studio di fattibilità, un confronto col territorio. Ancora, Pollastri a Lusenti, "il confronto è finito, la Regione ha già deciso", e ancora il rischio di tutte queste situazioni che ho testé scritto negli atti che sono documentati.
Si tratta di un argomento, colleghi, di grandissima attualità e di grandissima importanza. È presente solo l’assessore Bortolazzi, ma sicuramente anche lei avrà discusso in Giunta della questione dei 118 dell’accorpamento e l’unificazione che riguarda un po’ anche tutta la regione, quindi eventualmente una parola della Giunta - c’era anche il sottosegretario Bertelli - sul punto potrebbe essere utile ad arricchire il dibattito di questa mattina. Certo è che, Presidente, come si suol dire, alla fine della fiera mi sembra tutto già deciso e determinato anche alla luce di quanto risulterebbe sulla localizzazione, quindi su lavori che renderebbero l’ubicazione di un eventuale 118 unico nella città di Parma. Quindi mi sembra importante avere un pronunciamento dell’Aula, anche se nell’ultima dichiarazione le ipotesi sono tutte aperte perché l’istruttoria non è finita sulla partita del 118. L’8 giugno, nel quotidiano Libertà, si legge della riunione di Piacenza nella quale l’assessore Lusenti ha parlato della partita del 118, che rischia di dover fare le valigie e trasferirsi a Parma. Il collega Bartolini mi conferma anche per quanto riguarda la Romagna e Piacenza, dopo aver perso tantissimi centri di potere - qui c’è il dibattito di passare in Lombardia - risulta essere la cenerentola dell’Emilia-Romagna. Al di là delle battute, l’assessore Lusenti temporeggia ancora dalle ultime dichiarazioni ma vorrei una votazione sul punto. Ricordo, signor Presidente, che l’assessore Lusenti respinge l’accusa di non aver mai dato risposte al comitato piacentino sorto per difendere il 118. Colleghi, ci sono più di 5 mila firme di cittadini, che stanno continuando a firmare, quindi saranno ben di più, e quindi chiedo un sostegno a questa risoluzione e una votazione che impegni la Giunta a bloccare questa operazione.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Pollastri.
Ha chiesto di parlare il consigliere Carini. Ne ha facoltà.
CARINI: Grazie, presidente. Bene ha fatto il collega Pollastri a porre il tema, perché ci consente di fare quantomeno un punto, ancorché un punto transitorio, perché, come lui stesso ha richiamato, gli elementi oggettivi per trarre un giudizio su questa vicenda a oggi, che ne parliamo, non ci sono. Non ci sono perché, al contrario di quanto in qualche modo sembra trapelare dalle parole del collega, questo non è un passaggio determinato esclusivamente da una visione politica in termini di appartenenza, ma al contrario da una visione politica in termini di miglior soluzione per i cittadini. A questo si sta pensando. Mi spiace che non ci siano direttamente espresse da lui le parole dell’Assessore e con gli argomenti di cui dispongo cerco di dare questa dimostrazione nel breve tempo che mi è concesso.
È evidente a tutti che c’è una condizione generale di mancati trasferimenti che riverberano anche sui bilanci della Regione, e in particolare a quello che attiene il tema della sanità, ed è evidente a tutti che questa Regione ha fatto uno sforzo straordinario che la mette nelle condizioni di continuare ad erogare servizi ai cittadini, migliorandone la qualità, pur senza poter contare su un apporto di risorse adeguato. Non lo fa semplicemente perché aveva eccedenze sulle quali agire ma lo fa perché innova, innova metodologicamente, tecnologicamente, innova sotto il profilo concettuale dell’erogazione al servizio. C’è un passaggio che lo stesso Presidente Errani più volte ha richiamato in quest’Aula che è quello in cui si dice che possiamo organizzare meglio la risposta soprattutto nei luoghi più distanti ai cittadini, perché di questo stiamo parlando, dell’organizzazione del servizio di centralino a cui attiene il servizio del 118, non delle ambulanze, non del personale ma di come si risponde alla chiamata del cittadino. Quindi non è il faro, quello del risparmio economico, che pur c’è e c’è nel momento in cui noi pensiamo di risolvere meglio una faccenda di questa natura articolando meglio la risposta in quella quantità di servizi che il cittadino non tocca di persona e che non vede da vicino. In tutto questo ho alcuni dati che riguardano il resto del mondo. Madrid: centrale unica con 6 milioni di abitanti come bacino di riferimento, 3.400 chiamate al giorno, 200 operatori impegnati. La stessa cosa in Catalogna, a New York, a Londra e a Chicago. Stiamo pensando semplicemente di guardare là dove lo fanno e dove lo fanno meglio. Quando nelle premesse delle parole del consigliere Pollastri si dice, e le leggo testualmente, che "la soluzione penalizzerebbe in particolare Piacenza perché ha una conformazione del territorio in gran parte montuosa e poco popolata che richiede una conoscenza approfondita", quindi immagino che il collega Pollastri voglia dirci in questo modo che il centralinista che risponde, sentendo la persona che magari malauguratamente ha avuto un incidente d’auto ed è caduto in canale da solo e sentendo quella persona riferire con la difficoltà del momento in quale luogo si trova, per esempio che è in una strada di montagna, che ha passato venti minuti prima l’osteria di Obolo, che ha visto il cimitero e che è nel canale di destra, questo aiuti il centralinista a rispondere con grande efficacia, perché al contrario, nella soluzione proposta si tratta di un aggancio satellitare alla chiamata stessa del paziente, della persona che si è infortunata, che guida il sistema satellitare dell’ambulanza direttamente al centimetro nel luogo in cui è avvenuto. Io da cittadino, e non da Consigliere, da cittadino di Piacenza, e non da cittadino di altri luoghi, ritengo di sentirmi più sicuro se la risposta mi viene data con un livello di tecnologia che consente la perfezione del dettaglio dell’intervento senza dover contare sulla mia capacità di esprimermi in quel momento, che magari non è garantita dalla condizione traumatica. Ma questo non è semplicemente il dato. Io avrei pensato e avrei sperato non tanto che si dicesse, come si dice qui nell’atto in cui si impegna la Giunta, di non procedere all’unificazione che prevede una massa critica adeguata, una tecnologia adeguata, tutte quelle cose che ho già richiamato, ma addirittura arrivare a chiedere che il comitato tecnico che si sta occupando di fare le valutazioni sospenda l’indagine mi sembra quanto di più lontano possibile da un atteggiamento scientifico che correttamente deve guidare le scelte di una Giunta e di una Regione che fa della propria eccellenza nei fatti misurabili la lunga tradizione di risposta ai bisogni dei cittadini.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Carini.
Ha chiesto di parlare il consigliere Cavalli. Ne ha facoltà.
CAVALLI: Grazie, presidente. Mi spiace non essere d’accordo col collega Carini, ma su alcune tematiche noi siamo consapevoli della riforma che è in atto e vediamo che l’assessore regionale Lusenti quando si presenta a Piacenza tergiversa, data 8 giugno, dicendo che sono aperte tutte le ipotesi, mentre tre giorni dopo a Parma dichiara che "è dal 1993 che si parla di unificazione delle centrali operative del 118. Dipendesse soltanto da me, una soluzione in tal senso andrebbe adottata prima possibile". Io credo che tutti noi siamo consapevoli del valore che ha il 118 di Piacenza e non è certamente il sottoscritto che non ha elementi formativi per capire la qualità del 118 di Piacenza ma sono persone quotate e stimate in città e provincia come il prof. Cavanna, candidato nel 2001 dal centrosinistra, dal dott. Fabio Fornari, che dichiarano che il 118 di Piacenza deve rimanere a Piacenza o credo, come diversi operatori dichiarano, che Piacenza è uno dei leader nazionali, in collaborazione col 118 per la donazione dei tessuti.
Io credo che, se si vuole fare questa unificazione, bisogna tenere questi standard per far sì che le donazioni degli organi e dei tessuti siano elevate come sul territorio ma - mi spiace che non ci sia l’assessore Lusenti - ci deve dire in modo chiaro se è in atto il documento che sta portando avanti, se effettivamente si vuole fare questa unificazione, perché ci sono 5 mila cittadini che hanno firmato, altri che ancora stanno firmando, tutti gli operatori del 118 che si stanno lamentando, quindi se si vuole fare questa unificazione ci dica a chiare lettere come intende farla e quali vantaggi può portare sul territorio. Non dobbiamo dire soltanto no ma diciamo che va bene ma devono esserci i valori e tutti gli standard che devono essere ritenuti uguali se ci dovesse essere un’unificazione.
Credo che per adesso il voto sarà a favore della risoluzione del collega Pollastri ma soprattutto, una cosa importante che chiedo anche al collega Carini e a tutto il centrosinistra, chiedo che ci dicano in modo chiaro, soprattutto per i cittadini e non tanto per noi che siamo qua nell’Aula, così dissipiamo qualsiasi progetto di raccolte firme, che gli standard qualitativi del 118 di Piacenza con l’accorpamento non andranno perduti. Io credo che un passaggio non nella sede di partito, pur rispettato, quello di rappresentanza del collega Carini, ma con le istituzioni per dire in modo chiaro quello che intende fare l’assessore Lusenti sia necessario. Grazie Presidente.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Cavalli.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Donini. Ne ha facoltà.
DONINI: Grazie, presidente. Così spezzo un po’ questa discussione esclusivamente piacentina attorno a un tema, secondo me, per l’effetto che fa, che ha un interesse di carattere generale. Parto con una premessa: io rispetto moltissimo la discussione locale e credo che un protagonismo, a partire dagli enti locali, che hanno responsabilità grossa nella programmazione delle scelte sanitarie, vada assolutamente incentivata proprio perché ogni proposta va discussa e ogni scelta che a fronte di questa proposta viene assunta deve essere verificata, valutata, condivisa pienamente e deve presupporre un lavoro di coinvolgimento estremamente approfondito. Quindi ci sta che siamo in una fase in cui c’è discussione dal basso, una richiesta di attenzione particolare e la garanzia di una serie di impegni che sono di salvaguardia della sicurezza delle nostre comunità locali. Quindi vi è molto rispetto e molta comprensione sulle forme che questo dibattito sta assumendo a livello locale e sulla necessità, noi stessi, come Assemblea legislativa, di essere un po’ eco di questo dibattito. Però, qualunque sia la scelta, essa nasce come proposta dai piani attuativi locali di quelle aziende sanitarie discusse in seno a quelle conferenze socio-sanitarie, va rispettata l’autonomia locale e la scelta che noi in qualche maniera, come Regione, dobbiamo ratificare e in qualche modo accogliere, è una scelta che nasce da lì, che è passata attraverso la verifica di quei luoghi e quindi sono scettica sul valore di un voto in Assemblea legislativa su questo tema, per cui sulla risoluzione in sé non mi sento di esprimere.
Proseguo il mio intervento però come portatrice di un’esperienza analoga. Io vivo in un territorio che è all’interno del progetto Area Vasta Romagna, dove quattro aziende sanitarie hanno iniziato da qualche anno a integrare alcune loro funzioni, poi avremo modo di parlare tra qualche settimana di Area Vasta Romagna in Assemblea, la centrale unica del 118 è stato il primo progetto di integrazione che ha dato vita all’integrazione formale dell’Area Vasta in sanità. Anche noi abbiamo avuto discussioni molto vivaci sul territorio, passate attraverso argomentazioni analoghe a quelle che sento riportare dagli amici piacentini. Anche il territorio romagnolo è un territorio complicato fatto di aree di alta valle montana. Noi abbiamo gli Appennini che attraversano l’intera regione e ogni provincia ha in sé pezzi di pianura, pezzi di collina e pezzi di montagna e aree non particolarmente popolate e complesse dal punto di vista morfologico, e anche noi abbiamo dovuto affrontare la preoccupazione di molte comunità locali.
L’esperienza, a distanza di qualche anno, perché il processo di integrazione del 118 e della centrale unica è del 2004, e quindi funziona da allora, è oggettivamente, sulla base di una serie di prove che potremo fornire con dati che vi risparmio, assolutamente positivo. Nella discussione erano emerse preoccupazioni che non facevano cogliere che cosa vuol dire la centrale unica del 118, che non vuol dire, per esempio, che le ambulanze non partono più da Piacenza ma partono dalla centrale e anzi, al contrario, in Area Vasta Romagna la razionalizzazione del sistema ha permesso di investire per aumentare la copertura della presenza delle autoambulanze sul territorio per essere più tempestivi di fronte a un certo tipo di emergenza. Onestamente, come cittadina, e anche come politico locale, se a fronte di una mia chiamata al 118 non mi interessa dove è collocato l’operatore ma che nel più breve tempo possibile arrivi l’ambulanza e ci sia un sistema che eviti gli errori riguardo la localizzazione.
Guardate che la tecnologia è avanzata. Ogni cinque anni, ci dicono le statistiche, andrebbe rinnovato tutto il parco tecnologico e figuriamoci in sanità questo che cosa comporta in un investimento continuo in un momento in cui le risorse calano. Quelle centrali operative sono centrali impostate su vecchi impianti tecnologici e non garantiscono, adesso così come sono, di recuperare quegli standard qualitativi che nell’ambito della sicurezza e del soccorso sono stati ormai dalla letteratura internazionale imposti come standard di riferimento. Voi sapete che per salvare la vita a una persona, che per esempio ha un problema cardiaco, si deve garantire un soccorso in grado di portare il paziente a un’emodinamica entro venti minuti dall’evento traumatico, dall’infarto o dal problema cardiovascolare. Questo standard qualitativo per esempio in Area Vasta Romagna lo abbiamo raggiunto perché il sistema del soccorso e la distribuzione conseguente, per esempio, delle emodinamiche sul territorio ci ha consentito di affrontare positivamente, rispetto al passato, questo tipo di necessità, che è una necessità fondamentale, se non vitale, perché dipende la possibilità di sopravvivere o meno di una persona.
Come diceva il consigliere Carini, nelle centrali esistenti abbiamo metodi tecnologici basati su un concetto di radiofrequenze vecchie che non garantiscono più l’arrivo tempestivo del mezzo. Investire per dotare queste centrali dei nuovi mezzi tecnologici vorrebbe dire poter disporre di risorse che sono impensabili in questa fase e in più è - mi dicono i tecnici e l’ho sperimentato sul mio territorio - statisticamente provato che le nuove centrali impostate sulle nuove tecnologie funzionano quando hanno un bacino potenziale di utenza fatto di grandi numeri. Qui non si tratta di ridurre il servizio, di ridurre gli operatori, non si discute di ridurre il numero delle ambulanze ma di creare le condizioni per migliorare la prestazione in un momento estremamente delicato della vita delle persone, che è il momento in cui si sta affrontando un’emergenza e si deve chiamare un mezzo di soccorso. Questo è il tema.
Ci sta che ci sia discussione sul territorio, che lavorino i gruppi tecnici per raccogliere più informazioni possibili, che parta una discussione dal basso fatta di una discussione di carattere pubblico, ma quel che non ci sta, secondo me - è successo anche in Romagna - è concorrere al diffondere cattiva informazione. È comprensibile quando il tema coinvolge gli aspetti emotivi e quelli più legati alla sicurezza delle persone, ma meno accettabile quando la discussione avviene in un consesso come questo, perché si sente e si vede scritto di tutto. Ripeto, non stiamo discutendo di ridurre i mezzi per il soccorso, stiamo discutendo di attivare una metodologia di allerta precoce per consentire di avere più garanzie sulle emergenze e sul soccorso. È di questo che stiamo discutendo. Quindi lasciare intendere che non risponde più il piacentino perché risponde l’operatore reggiano è anche sbagliato, perché sulla base della chiamata, attraverso le nuove tecnologie, la risposta può essere agganciata anche da operatori che sono vicini al territorio.
La centrale unica vuol dire un investimento unico tecnologico e poi sarà l’organizzazione del servizio a stabilire dal punto di vista tecnico come viene riorganizzata fisicamente la presenza degli operatori. Sicuramente questo intervento, che cambia il metodo, non incide e anzi, dal mio punto di vista, dovrebbe servire a potenziare la presenza dei mezzi di soccorso sul territorio, il numero delle ambulanze, la possibilità di disporre di più personale operativo anziché legato a ruoli più da centralinista, anche perché chi risponde alla chiamata è qualcuno che deve capire immediatamente che tipo di codice, e quindi che tipo di protocollo di soccorso a fronte di una chiamata, applicare per stabilire in che modo far affrontare quel tipo di emergenza. Dicevo che porterà ad avere più personale operativo sui mezzi, che vuol dire avere più ambulanze medicalizzate, perché è fondamentale per certi tipi di emergenze avere il medico o l’infermiere specialista del soccorso di emergenza, quindi questo tipo di garanzie è legittimo che venga chiesto a chi elabora una proposta che poi quelle conferenze decideranno di assumere con le forme previste dalle nostre regionali nell’ambito della programmazione dei servizi in sanità, ma credo che non sia corretto che noi, come Assemblea, stabiliamo di interrompere la fase della discussione, dell’approfondimento e della ricerca tecnica su un tema così importante.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Donini.
Ha chiesto di parlare il consigliere Ferrari. Ne ha facoltà.
FERRARI: Grazie, presidente. Credo che la risoluzione presentata dal collega Pollastri, come sottolineava correttamente il collega Carini, non c’entri il cuore del problema. Oggi il tema, come veniva ricordato, è quello di razionalizzare al massimo i servizi e le attività presenti sul territorio non solo mantenendo inalterato il livello qualitativo ma innalzandolo. Per fare questo non c’è dubbio che tutto quello che può, e come nel caso delle sale operative del 118, deve essere accorpato vada fatto. È per questo che la Regione, l’Assessorato alla Sanità in collaborazione con gli operatori del territorio, sta facendo con opportuni gruppi di lavoro in maniera molto intensa - ho fatto una verifica in tempo reale con quelli di casa mia e questo gruppo sta lavorando a pieno regime - per trovare la migliore, più saggia e utile soluzione. Il tema però non è tanto quello della qualità del servizio sui territori - non è in discussione ma è già di ottimo livello e deve crescere - ma qui stiamo parlando semplicemente da dove un operatore da un centralino risponderà, se lo farà da Piacenza, da Parma o da Reggio. Questo può avere, come tutte le vicende, un senso per come viene collocato, soprattutto facendo riferimento alla razionalità, ma quello che conta, ed è questo il dato che secondo me va sottolineato oggi ed è per questo che la risoluzione probabilmente non ha centrato l’obiettivo, è dimostrato dalla casistica e dall’esperienza che tanto più gli operatori che rispondono a centrali operative delicate come quella sanitaria sono allenati e sollecitati perennemente sotto stress positivo, nel senso che hanno un rapporto molto stretto con l’utenza, tanto più l’utilizzo della migliore risorsa che deve intervenire in caso di emergenza è adeguata e ovviamente i cittadini a me, a noi e a tutti quelli che rappresentano il proprio luogo quello che interessa è che se c’è un incidente dove deve arrivare l’elisoccorso è sbagliato che arrivi un’ambulanza non medicalizzata o medicalizzata ma non l’elisoccorso per la tempistica e non tanto se la risposta arriva da Piacenza o da un’altra città.
Il tema che va tenuto dentro a una logica, se vogliamo stare al nostro livello, di equilibrio territoriale, ma credo che questo sia già molto chiaro all’assessore Lusenti e ai dirigenti dell’USL, di avere un equilibrio nella presenza sui territori e nell’erogazione nei servizi nei livelli decisionali, anche alti, dell’erogazione dei servizi, ma nel caso di specie il tema rimane quello che ho detto prima e che ripeto, cioè che al cittadino interessa che nel momento in cui ha bisogno di un soccorso questo sia fatto a livello più alto, più tempestivo e migliore possibile, non se l’operatore che risponde alla chiamata ha l’accento piacentino, reggiano o parmigiano.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Ferrari.
Ha chiesto di parlare il consigliere Bartolini. Ne ha facoltà.
BARTOLINI: Grazie, presidente. Io sono stato stimolato dagli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto a prendere la parola perché mi voglio rifare all’ultimo intervento del collega Ferrari che parla di razionalizzare al massimo i servizi sul territorio, quindi di fare la scelta migliore, la più saggia, cercare la più utile soluzione che garantisca anche il maggiore equilibrio territoriale. Su questo posso dire per esperienza fatta nella parte più lontana di Piacenza, dalla Romagna, che la Regione con un metodo molto discutibile sta già lavorando su questo da tempo facendo svolgere il ruolo di cavia, perché di questo si tratta, ai parenti poveri della Regione, cioè quelli dopo il trattino, perché queste sperimentazioni nella parte della Regione dopo il trattino sono già state messe in pratica, come ricordava la collega Donini, già da qualche anno e quindi fatte le sperimentazioni, valutato se funzionano, corrette là dove andavano corrette, garantendo la miglior razionalizzazione possibile e il miglior servizio possibile, rimediati i primi problemi iniziali come in tutte le cose, quando c’è un’evoluzione, è indubbio che ci siano, la Regione ha capito che questo può essere un sistema per garantire un maggiore e migliore servizio e allora gradualmente sposta quella che è stata fatta come sperimentazione con delle cavie che sono i cittadini del territorio dopo il "trattino", lo applica anche nelle altre realtà della regione.
DONINI: Ha funzionato!
BARTOLINI: Ha funzionato in questo caso, però poteva anche non funzionare sulla pelle di chi rischiava magari di poter avere un disservizio. Dico questo perché è stata fatta la centrale unica del 118, il centro unificato dei prelievi di Pievesestina e adesso si sta facendo un altro passo, perché, consigliere Pollastri, fra un po’ presenterà un’altra risoluzione dove dirà che si sta paventando una fusione e io me lo auguro perché vista la piega che ha preso da noi almeno spero che i tempi siano più brevi rispetto al lasso di tempo che c’è stato tra centrale unica del 118 in Romagna e centrale unica nel nord Emilia, perché quello che io non accetto è che manca la programmazione di un sistema sanitario senza figli e figliastri, cioè manca una programmazione che da Piacenza a Rimini sia uguale per tutti, perché non posso vedermi ieri recapitato, e per fortuna che ce lo hanno dato, sollecitati immagino dalla Commissione, la bozza di disegno di legge dell’assessore Lusenti che presenta il disegno di legge per la fusione delle quattro ASL della Romagna. Voi direte che stiamo parlando di Piacenza e che la Romagna non c’entra niente. C’entrerà tra sei mesi o un anno. Perché la sperimentazione deve sempre partire da una sola parte del territorio? Perché l’assessore Lusenti ci ha detto che lo vuole il territorio, e non è vero, perché abbiamo visto che quando un sindaco, nella fattispecie quello di Forlì, ha preso le distanze dal progetto, è stato richiamato agli ordini in una riunione immediata presso l’ufficio dell’assessore Lusenti. Quello che io chiedo, visto che si va verso un’ASL unica di 1 milione 100 mila abitanti in una regione che ha 4 milioni di abitanti, perché in Romagna devono esserci un’ASL unica su tre province fondendone quattro, perché Forlì ne ha due, quando nell’Emilia tutto rimane immutato, quattro ne mantiene Bologna insieme a Imola, Piacenza e Parma continuano a mantenere tre aziende, Reggio e Modena altrettante e Ferrara addirittura due? Perché ci devono essere delle sperimentazioni sulla pelle di alcuni e quando poi queste funzionano si spostano anche nella parte iniziale della denominazione della regione e se non funzionano si dirà che si ha sbagliato, e ci sono esempi che ci dicono questo perché nelle Marche e in Liguria erano già state approvate vent’anni fa delle grandi mega ASL e non hanno funzionato, ma noi arriviamo dopo anche in questo e facciamo sperimentare ai parenti poveri della regione. Consigliere Pollastri, sono solidale con la sua preoccupazione perché è una preoccupazione di scelte calate dall’alto ma in questo caso su una sperimentazione già fatta in un altro territorio, che è quello dopo il trattino.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Bartolini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Piva. Ne ha facoltà.
PIVA: Grazie, presidente. Solo pochissime battute per intanto sottolineare che, in particolare sanità e in questo argomento, quando vi sono all’orizzonte i cambiamenti è normale che ci possano essere pensieri del tipo "come andremo a finire", "migliorerà o peggiorerà il servizio", "il mio posto di lavoro ci sarà ancora e dove sarà", cioè tutte situazioni che innescano ovviamente un dibattito che poi porta a raccolte di firme e a comitati. Dico questo perché quando partì il 118 in Romagna è successa la stessa cosa. Vi erano centrali operative in luoghi piccoli, come a Riccione e Rimini, e quindi partì una protesta di questo tipo, che è fisiologica con le premesse che ho fatto. Però già un collega in questa sede ha, con dati alla mano, sottolineato come in grandi centri non nazionali ma mondiali, come per esempio New York, dove la centrale operativa è unica e ha un numero di abitanti altamente superiore proprio perché le tecnologie sono diverse. Anche questo è stato ricordato ma lo vorrei sottolineare. L’unica cosa che invece non ho sentito è che - non ho qui la statistica ma la possiamo trovare - gli errori che sono commessi sulla chiamata dell’ambulanza sono errori umani, quindi legati molte volte a centrali operative piccole dove l’operatore dice che quel posto lo conosce e poi dopo è cambiata una via, sembrava di esserci stati. Sono elementi scritti che non ho qua perché non pensavo di intervenire. Ho voluto solo sottolineare questo aspetto che non ho sentito, ossia che tutto ciò che accade è legato all’errore umano. Fin dalla scuola bisognerebbe insegnare ai ragazzi, ma anche nei luoghi di lavoro, come si chiama un mezzo di soccorso. C’è un protocollo preciso che riduce l’errore quasi vicino allo zero. Pochi mesi fa da noi successe un incidente a Misano e l’ambulanza andò in una via in un paese vicino perché era stato dato erroneamente un dato sbagliato. Si pose rimedio immediatamente però gli errori partono da questo. Le tecnologie oggi sono in grado di supplire a questo tipo di problemi e quindi dare una massima garanzia. È legittimo parlarne, è legittimo registrare il dissenso ma penso che questo sia uno dei temi dove l’obiettività, l’evidenza scientifica e meno si pone di fronte a dei dati che penso siano da prendere per quelli che sono.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Piva.
Ha chiesto di parlare la consigliera Marani. Ne ha facoltà.
MARANI: Grazie, presidente. Velocemente anche perché il consigliere Piva ha posto il tema in termini assolutamente condivisibili. Credo che la questione che il collega Pollastri poneva ci metta nella condizione di ragionare rispetto a un tema che non possiamo affrontare un pezzo alla volta in questi termini rispetto alla grande questione che concerne il cambiamento dell’organizzazione sanitaria nella nostra regione nei prossimi anni. Lo dico partendo da questa questione Area Vasta e tema emergenza, ma noi ci troveremo quotidianamente ad affrontare tematiche di cambiamento che riguardano un’altra modalità di approccio alla quale siamo comunque obbligati se vogliamo metterci sulla scia di salvaguardare, date anche le risorse ma data la profonda esigenza di innovazione, quella che è la qualità del nostro sistema sanitario.
Allora noi non possiamo dividerci per territori, per singole questioni e non avere, come Assemblea, un approccio a questo tema che sia un approccio che guarda al futuro, ai modelli e all’esigenza che ha l’Emilia-Romagna di essere ancora una volta un modello dal punto di vista dell’innovazione e del miglioramento costante del proprio sistema dell’offerta, quindi abbiamo ieri approvato qui in quest’Aula in un silenzio assordante l’integrazione al piano socio-sanitario nel quale sono contenuti da questo punto di vista quelli che sono i contenuti di questo disegno innovatore e dentro a questo piano, poi succede sempre che quando si ragiona dello strumento di pianificazione, e quindi della visione, e faccio riferimento all’intervento del consigliere Bartolini, quando dice di partire da un pezzo e che non abbiamo una visione di insieme e non abbiamo una situazione che in qualche modo consenta un progetto che abbia dei criteri omogenei...
(interruzione del consigliere Bartolini)
... che abbia criteri omogenei sul territorio regionale, l’integrazione al piano che abbiamo approvato ieri è proprio quello strumento al quale lei, Consigliere, faceva riferimento, è la visione futura nella quale la riorganizzazione della rete territoriale della rete ospedaliera dei servizi, e quindi ovviamente non specificata in quelli che sono i singoli provvedimenti istituzionali che si andranno ad assumere, dà effettivamente la visione di un sistema verso il quale noi dobbiamo cambiare atteggiamento se vogliamo pensare a una maggior sicurezza e una maggiore qualità del nostro sistema.
Se da una parte in quel piano sono fortemente contenuti quelli che sono gli elementi che dobbiamo salvaguardare in termini di prossimità e di organizzazione locale dei servizi e quindi tutto il tema del riordino della medicina di territorio e tutto il tema anche della gestione delle cronicità, e quindi del fatto che deve esserci un territorio attento e rispondente a questo, dall’altra il tema dell’alta specializzazione e quindi anche di bacini territoriali nei quali l’innovazione, l’alta specialità, le nuove tecnologie stanno dentro ad ambiti che non possono più essere l’ambito dell’ospedale di prossimità ma devono essere ambiti nei quali abbiamo un modello organizzativo che ha una scala assolutamente diversa, allora è evidente che il tema dell’emergenza si pone rispetto a modelli europei e internazionali nei quali questi criteri stanno dentro a bacini e modelli organizzativi che non possono più essere quelli che noi abbiamo.
L’assessore Lusenti cita sempre la California e faceva bene il consigliere Carini a citare prima degli esempi europei nei quali questi passaggi li hanno già fatti da tempo. Chiudo dicendovi che se vi ricordate, ma lo dico perché anche io stessa ho avuto dei momenti di perplessità quando per esempio rispetto a uno dei primi modelli di organizzazione a rete ospedaliera discutemmo in questa regione e fu il tema della gestione della costituzione della rete dell’infarto e dell’integrazione tra 118 e modello di intervento sull’infarto, ci sono dei dati proprio di queste settimane che hanno visto una riduzione del 40 per cento della mortalità nel modello messo in campo nella nostra regione rispetto alla gestione dell’infarto acuto e di questa integrazione della rete emergenza e rete ospedaliera e di assistenza. Io penso che la cosa migliore sia quella che ciascuno di noi possa togliersi da quella che è una visione che riguarda quel territorio e forse approfondire meglio invece quello che quando è così generale non riusciamo a farlo, che è il tema della pianificazione e programmazione, che proprio nello strumento che abbiamo adottato ieri mi pare che sia nelle sue linee di fondo assolutamente ben esplicitato ed è questo il riferimento che dobbiamo avere. Mi auguro che quest’Aula abbia la possibilità di discutere di queste temi non solo in termini di risoluzioni ma lo possa fare proprio in termini di programmazione perché forse è questo l’ambito più idoneo per non cadere nella visione localistica dei problemi.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Marani.
Ha chiesto di parlare il consigliere Mandini. Ne ha facoltà.
MANDINI: Grazie, presidente. Mi collego all’intervento della consigliera Marani che ha ben spiegato e condivido in gran parte quello che ha detto sui modelli di organizzazione del sistema socio-sanitario. Anche io auspico un dibattito su questo tema, consigliera Marani, però ho richiesto più volte all’assessore Lusenti un confronto per la programmazione del numero delle Aziende sanitarie locali perché la penso inversamente al collega Bartolini. Non è l’estensione territoriale che migliora o peggiora le prestazioni che le strutture sanitarie danno ai cittadini ma è l’organizzazione di quel sistema, come giustamente ricordava la consigliera Marani. Consigliere Bartolini, io ho apprezzato molto che nella Romagna venisse avanti un’istanza che partiva dai territori per cominciare a ragionare di una riorganizzazione di area vasta del sistema sanitario romagnolo che superasse la divisione dell’ASL.
Undici ASL in questa regione sono troppe e non ce le possiamo più permettere non solo da un punto di vista dei costi del vertice di queste aziende che si aggira sui cinque milioni annui ma anche dal punto di vista organizzativo. Il territorio bolognese è da anni che ha sperimentato l’unificazione delle ASL e oggi ragioniamo su un bacino territoriale ampio, vasto sia in termini territoriali sia in termini di popolazione servita. Non tutto va bene, ci sono tante cose ancora da sistemare, però questo percorso si può tranquillamente fare su una vasta area se riusciamo a fare programmazione, se riusciamo ad avere risorse e se riusciamo a mettere in rete i servizi.
Sono d’accordo con lei solo su un punto, cioè di allargare e intensificare un percorso che ci porti in breve tempo all’accorpamento delle ASL. Come apprezzo la Romagna, spero che la Romagna sia di stimolo verso anche le altre parti di questa regione perché si intraprenda questo percorso e auspico e stimolo ancora una volta l’assessore Lusenti a prendere in mano le redini di questo percorso per portare a compimento quello che si sta facendo in Romagna e per attuarlo, incentivarlo e portarlo avanti in altre zone di questa regione. Se vuole il mio parere, siamo anche in ritardo su questo e non credo che sia opportuno aspettare che partano gli altri. Bene che si parta nella Romagna e che sia di stimolo per andare sugli altri territori a fare questo percorso, perché, ripeto, è l’organizzazione che dà il servizio. Poi ci sono, come si diceva prima, le evoluzioni della tecnologia che superano anche certi sistemi. Se vogliamo cercare di rimanere a un livello di avanguardia in certi settori o comunque a un livello di risposte positive sulla grande parte delle nostre strutture, dobbiamo guardare avanti e non indietro, e guardare avanti significa anche ottimizzare le risorse. Oggi a livello di vertici delle ASL in questa regione c’è uno spreco che mi auguro sia superato il prima possibile. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Mandini.
Non ci sono altri interventi, per cui apro le dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà.
POLLASTRI: Grazie, presidente. Mi rivolgo direttamente al sottosegretario Bertelli, come gli avevo preannunciato. Un tema su una risoluzione di minoranza che ha suscitato ben dieci interventi in quest’Aula significa che il problema posto ha avuto un’attenzione notevole e ha dato modo non solo di parlare, come mi è stato contestato, di una questione particolare o localistica del territorio di Piacenza, dove però, come bene ha ricordato il collega Cavalli, autorevoli esponenti del centrosinistra, tra cui il primario di oncologia, si sono opposti a questa scelta che ormai credo sia definitiva. All’assessore Lusenti chiedevamo un po’ più di coraggio e dire chiaramente che ormai il pacchetto è confezionato. Al di là delle valutazioni che non possiamo sapere a priori, questo dibattito ha dato la stura, al di là della vicenda Piacenza 118, a un tema ben più ampio sulla programmazione regionale in sanità e soprattutto a questo che potrebbe portare, come ha detto il collega Bertolini, a un futuro accorpamento di ASL tra Piacenza, Parma ed eventualmente Reggio. Quindi esprimo soddisfazione per questo dibattito.
È vero che la risoluzione è un po’ datata - è di un anno fa - quindi posso capire che alcuni elementi sono datati e probabilmente non la riscriverei, collega Marani, identica a come l’ho depositata un anno fa e certo questo pone un tema da Capigruppo e da Uffici di Presidenza sull’attualità delle nostre risoluzioni, perché oggi il collega Monari mi ha consentito, con la maggioranza, che ringrazio, di poterla discutere ma mi rendo conto anche io che è una cosa eccezionale rispetto a una regola. La regola è quella della scansione normale delle risoluzioni e mi avete concesso la possibilità di discuterne perché è un problema che da giorni è presente sul quotidiano Libertà di Piacenza. Se ne sta parlando tantissimo e ci sono associazioni, cittadini e sindaci coinvolti in questa questione. Tirando le fila del dibattito, naturalmente con i colleghi che vorranno condividerla, voterò ovviamente la mia risoluzione comunque nella consapevolezza, signor Presidente e Sottosegretario, che abbiate già deciso il passo da fare. Ci aspettavamo, ma questo lo dirà l’assessore Lusenti, perché quando è venuto a Piacenza ha detto "istruttoria in corso" e ha temporeggiato un po’, che l’Assessore dicesse chiaramente ai cittadini di Piacenza che la cosa è cosa fatta.
Poi io non sono quello che si trincera dietro alle cose e infatti mi auguro che questo futuro meccanismo funzioni e c’è anche il tema di cui, quando l’ho presentata nel 2012 non avevo contezza, non ero informato - lo dico con molta onestà - della questione dei satellitari sulle ambulanze, quindi di un sistema più sofisticato, più certo e più veloce che garantisce maggiormente ai cittadini l’assistenza immediata. Cerco di documentarmi come sempre ma ci sono anche delle cose che mi sfuggono. Il mio intento comunque non era assolutamente strumentale, ma, e mi rivolgo anche alla collega Gazzolo, che è di Piacenza e conosce bene la questione, anche perché è una questione che è stata molto dibattuta all’interno del Partito Democratico e c’è stata addirittura una presa di posizione pesante dell’Onorevole De Micheli contro quei sindaci che hanno osato parlare contrariamente, è una vicenda che era giusto mettere sotto i riflettori del massimo organo politico e di controllo della nostra regione, ossia il Consiglio regionale. Grazie.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MANDINI
PRESIDENTE (Mandini): Grazie consigliere Pollastri.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Donini. Ne ha facoltà.
DONINI: Grazie, presidente. Ci siamo dati dei tempi lunghi per discutere le risoluzioni e a volte è un’occasione anche per iniziare una discussione che si svilupperà nelle prossime settimane, presumo positivamente, sui temi più generali anche in occasione dell’annunciata iniziativa legislativa su Area Vasta Romagna. Mi viene da rispondere al consigliere Bartolini sapendo che non ho il potere di convincerlo e che forse è improprio l’oggetto in sé, che è la discussione su questa risoluzione del collega Pollastri.
Collega Bartolini, capisco che lei ha costruito parte del suo consenso sui temi che poi sostiene nei vari ambiti e sulle varie materie usando questa immagine di Romagna luogo di degrado, abbandonato, luogo sul quale si scaricano le nefandezze delle scelte peggiori che vengono in mente in maniera verticistica dalla Regione. Io trovo non solo che questa immagine sia sbagliata ma sta iniziando a generare anche un po’ di insofferenza, non sia generosa, non sia corretta, perché rimanda di riflesso l’immagine di un’inclinazione alla subalternità, alla mancanza di un pensiero originale. Io ho un altro punto di vista: quando lei dice "perché solo in Romagna" io le rispondo che è dal 2006, con le prime pianificazioni socio-sanitarie - lo diceva la collega Marani - che la Regione dà gli obiettivi che valgono per tutta la regione e che la capacità di ragionare su quegli obiettivi attraverso la concretizzazione che si è verificata, anche positiva, su certi aspetti - su altri io ero allora e continuo ad avere una visione anche critica - è una capacità che dice altro, che parla di autonomia, di creatività, della capacità di cogliere le occasioni per evitare effettivamente anche ritardi e di dar risposte tempestive, per cui la vedo diversamente. Quando dice che si fa l’esperimento in Romagna io le dico che non è vero perché l’occasione viene offerta a tutto il territorio.
Vada a guardare alla pianificazione regionale nell’ambito delle politiche socio-sanitarie e guardi quando si parla di Area Vasta e di sistema di Aree Vaste. Non si parla solo della Romagna quando la Regione l’ha impostata per l’Emilia centro, per l’Emilia nord, nel bene e nel male. Non funziona in questo modo. Guarda in quindici anni come il livello di protagonismo locale con la modalità che si è costruita, perché la Regione dà gli obiettivi e poi sono le conferenze socio-sanitarie in virtù della legge 29/2004 che hanno il potere di indirizzare le aziende sanitarie verso il raggiungimento di certi obiettivi e la discussione locale su piani attuativi locali porta in qualche maniera a concretizzare alcune scelte o a decidere la distribuzione dei servizi, ma in quindici anni abbiamo una realtà come il "Pierantoni", il "Bufalini", che è il Trauma Center, abbiamo gli investimenti fatti sugli infermi di Rimini e abbiamo forse, per la mancanza delle aziende ospedaliere nel nostro territorio, troppa concentrazione sulla realtà degli ospedali e siamo più indietro rispetto all’Emilia sulla sanità territoriale, siamo arretrati rispetto al progetto delle case della salute, abbiamo anche noi da raggiungere alcuni obiettivi, però io non ho l’immagine di un territorio fermo e subalterno che non ha saputo cogliere le opportunità e che ha subito soltanto decisioni calate dall’alto.
Ho fatto per anni la Consigliera comunale di opposizione proprio negli anni in cui si attivavano i progetti di Area Vasta, si discuteva di centrale unica del 118, di laboratorio unico di analisi, ci sono stata dentro i comitati, all’interno dei conflitti, ho risposto facendomi espressione delle tante preoccupazioni che erano nate su questi temi in quei territori anche allora, quindi non lo dico con un’inclinazione ad accettare in maniera critica tutto quello che era calato dall’alto ma in scienza e coscienza perché un po’ di onestà intellettuale bisogna che ce la mettiamo qualunque sia il nostro ruolo. Non mi sento di assecondare l’immagine che lei dà su questo ambito, come su altri, del nostro territorio e della nostra porzione di regione. Io voglio che si liberi la discussione pubblica su questi temi, non la voglio bloccare in alcun modo e questa è la ragione per la quale non mi sento di votare la risoluzione del collega Pollastri, che è datata, per sua stessa ammissione, che è parziale, perché effettivamente l’ha depositata un anno fa, ma che meritava, alla luce anche delle discussioni che abbiamo avuto sull’attuazione e l’aggiornamento del piano socio-sanitario, di essere aggiornata. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliera Donini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Bartolini. Ne ha facoltà.
BARTOLINI: Grazie, presidente. Per una doverosa replica alla collega Donini. Mi spiace che questa è una risoluzione che dovrebbe parlare delle prospettive sanitarie, del 118 di Piacenza e poi si parla prevalentemente di Romagna, mi spiace per il collega Pollastri però lo ringrazio perché ci dà l’opportunità di intervenire per spiegare alla collega Donini e ai colleghi di questo consesso che l’immagine di un territorio, quello regionale, in alcuni aspetti fermo e subalterno alle logiche politiche bolognesi non lo dico io ma lo dicono le associazioni di categoria nei loro congressi, perché ci tirano in ballo le questioni legate agli aeroporti, al sistema fieristico, al trasporto pubblico e a decisioni che vengono assunte altrove e che calate dall’alto sul nostro territorio, lo dice la Camera di Commercio di Forlì con freddi numeri alla mano, dove addirittura in un recente incontro dove c’eravamo tutti quanti noi ho evidenziato che dentro la stessa provincia di Forlì-Cesena anche lì c’è il trattino prima e dopo, dove per fortuna c’è Cesena che compensa dei numeri ancora peggiori che Forlì potrebbe far gravare su questi dati, perché c’è una situazione drammatica, peggiore rispetto ad altre realtà territoriali e io credo che ci voglia uno scatto di orgoglio da parte degli amministratori locali di ribellarsi un po’ di più - spero molto di più - a quelli che sono dei diktat che partono da Bologna, dalla Regione verso un territorio che spesso è considerato come una colonia.
Lo dico perché questa storia dell’ASL unica con quel disegno di legge territoriale grida vendetta, perché è tutto vero quello che dicevano i colleghi anche del centrosinistra che serve una riorganizzazione, una maggiore razionalizzazione, che sono cambiati i tempi, ma ditemi perché noi dobbiamo fare un’ASL da 1 milione 100 mila abitanti, la più grande di Italia, con 14 mila dipendenti e le altre rimangono immutate, le altre parlano di Area Vasta e di cose che noi abbiamo già fatto. Perché non si fa un’ASL unica a Bologna, compresa Imola? Vogliamo parlare di Imola, che mantiene la sua piccola ASL? Perché mantengono Modena e Reggio le sue tre ASL? Perché Parma e Piacenza mantengono le tre ASL e due a Ferrara? Perché ci sono gli ospedali, perchè ci sono le università? Ragioniamo su tutto, ma facciamo un ragionamento a 360 gradi di una regione unica, senza trattini, e non invece della regione prima e dopo il trattino.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Bartolini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Cavalli. Ne ha facoltà.
CAVALLI: Grazie, presidente. Io ringrazio il collega Pollastri perché effettivamente oggi ha scaldato gli animi anche sulla parte della Romagna, visto che era una risoluzione che riguardava Piacenza, ma visto che quando si parla di sanità anche i colleghi della Romagna vogliono intervenire giustamente. Anche se la risoluzione del collega Pollastri è datata di un anno, con alcune inesattezze, noi ci accingiamo a votarla. Sarà nostra premura, insieme al collega Pollastri, e spero anche con il collega Carini, per far sì che venga l’assessore Lusenti a chiarire in modo molto tranquillo ai cittadini per far capire se effettivamente viene fatta questa unione, il modo in cui viene fatta, i vantaggi che può portare ai territori e tutte quelle cose che i cittadini devono capire in modo molto trasparente e in modo che tutti noi possiamo capire per far sì che i cittadini non è che ci possono sobillare di telefonate o di messaggi per dire che dobbiamo intervenire per bloccare la fusione del 118. Grazie, presidente.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Cavalli.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Carini. Ne ha facoltà.
CARINI: Grazie, presidente. Solo per affermare ancora una volta il mio voto contrario, che è contrario proprio per i presupposti che la risoluzione impone. Sono contrario al fatto che si inviti il comitato tecnico a sospendere dei lavori che rendono oggettiva una scelta di merito. Tutto il resto è appartenenza, ideologia, dietrologia, facile bandiera per essere strumentalizzati in dibattiti totalmente sterili. Sono d’accordo con le parole di molti dei colleghi che mi hanno preceduto relativamente al fatto che questo è un provvedimento che si incardina in una visione di riassetto complessivo del sistema sanitario. Ricordo ai presenti che non soltanto paesi d’Europa e del mondo si sono dati strumenti analoghi ma anche la Regione Lombardia, la Regione Sicilia e la Regione Piemonte. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Carini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà.
POLLASTRI: Grazie, presidente. Per chiedere la votazione col sistema elettronico.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Pollastri.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione della risoluzione, oggetto 3001, a firma del consigliere Pollastri, con l’uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Mandini): Comunico l’esito della votazione:
Presenti | 34 |
Assenti | 16 |
Favorevoli | 12 |
Contrari | 22 |
Astenuti | -- |
La risoluzione è respinta.
Ha chiesto di intervenire sulle modalità di voto il consigliere Bignami. Ne ha facoltà.
BIGNAMI: Ho espresso voto favorevole.
PRESIDENTE (Mandini): Mettiamo agli atti la dichiarazione di voto favorevole del consigliere Bignami.
Iscrizione di nuovo argomento all'ordine del giorno
PRESIDENTE (Mandini): Comunico all’Assemblea che è arrivata una richiesta di iscrizione all'ordine del giorno da parte della consigliera Mori avente come oggetto: Risoluzione dei consiglieri Mori, Pagani, Barbieri, Fiammenghi, Marani, Paruolo, Mumolo, Moriconi, Carini, Luciano Vecchi, Piva, Monari, Alessandrini per impegnare la Giunta ad attivarsi presso le istituzioni nazionali affinché sia resa giustizia alle vittime del Moby Prince e sia costituita in tempi rapidi una Commissione di inchiesta parlamentare.
È arrivata la richiesta di iscrizione e non di trattazione quindi chiedo se vi è un intervento a favore e uno contrario. Non ho richieste, per cui metto in votazione, per alzata di mano, la richiesta di iscrizione dell’oggetto 4157, come prima declinato.
(È accolta maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): L’iscrizione è approvata.
OGGETTO 4109
Risoluzione proposta dai consiglieri Bernardini, Corradi, Cavalli e Manfredini per invitare la Giunta a porre in essere azioni, nei confronti del Governo, affinché il quadro legislativo vigente, per l'attuazione delle città metropolitane a decorrere dal 1 gennaio 2014 sia definito e attuabile, con particolare riferimento alle modalità di elezione del Consiglio metropolitano e di adozione dello Statuto, salvaguardando inoltre la libera autodeterminazione dei territori. (Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Mandini): Apro il dibattito generale.
Ha chiesto di parlare il consigliere Bernardini. Ne ha facoltà.
BERNARDINI: Grazie, presidente. Una risoluzione che cerca di mettere un po’ di chiarezza all’interno di quelli che sono i passaggi normativi che sottintendono questo grande appuntamento di fine anno con il passaggio alla realtà metropolitana della Provincia di Bologna, ma non solo, perché, com’è stato oggetto di un incontro di approfondimento svoltosi qui in Regione la settimana scorsa, interessa anche altre realtà importanti del nord come Milano, Venezia e Genova. È una richiesta, quella che vogliamo inviare al Governo, di andare in un qualche modo a colmare il vuoto legislativo che abbiamo di fronte, abbiamo i problemi della redazione degli Statuti che vanno a regolamentare la vita stessa della città metropolitana, abbiamo il Consiglio della città metropolitana, altro organismo che in un qualche modo è stato congelato, ma più che altro vogliamo avere la possibilità di fare un ragionamento serio su un cambiamento di governance del territorio che oggi stiamo più che pilotando subendo perché vengono a mancare alcuni di quegli step fondamentali nell’approccio a un passaggio così importante. Io cito solo quella che è la realtà della provincia di Bologna, dove abbiamo 211 attività che attualmente vengono svolte dalla Provincia di Bologna, l’82,9 per cento sono servizi che vengono rivolti all’esterno, 175 attività proprie in capo alla Provincia, 44 delle quali sono conferite dallo Stato, 110 dalla Regione, 21 per scelta dell’ente, e sono attività relative a crisi aziendali, sostegno delle imprese, sostegno e sviluppo rurale, servizi informatici degli enti locali. Ogni attività ha inoltre una sua struttura, con risorse umane e finanziarie più un quadro normativo di riferimento. Abbiamo quindi una complessità che si aggrava anche dal fatto di tutte quelle altre funzioni e servizi di governo di Area Vasta, oltre al problema delle partecipazioni che ha la Provincia all’interno di partecipate, quindi si chiede dove finiranno anche queste quote di partecipazione in capo oggi alla Provincia. Abbiamo visto cosa è successo poche settimane fa con le dismissioni delle quote in capo al Comune e alla Provincia sull’area dell’Interporto con una mancanza di qualsivoglia organizzazione e strategia comune perché prima il Comune di Bologna ha deciso di vendere, la Provincia inizialmente era orientata per un no e ha deciso di procedere in uguale senso con anche un impatto negativo su tutta quella che è stata la gestione di questa dismissione di quote pubbliche in una partecipata come l’Interporto.
Abbiamo l’esigenza anche di far capire alla gente che si dovrebbe trattare di un’opportunità e non di un timore. Opportunità perché sicuramente arrivare a una razionalizzazione di quella che è la governance su un territorio improntata sul discorso della città metropolitana può essere un’opportunità e un’occasione. Parlo per esempio delle tante regolamentazioni che oggi vanno a interessare realtà che sono tra loro omogenee ma che si differenziano in campo applicativo. Penso agli strumenti urbanistici, alle regolamentazioni nel commercio e a tutte quelle regole che cambiano la vita spesso a chi opera in un comune rispetto a un altro e che in un qualche modo oggi hanno la necessità di trovare una base comune di regolamentazione proprio per dare omogeneità al territorio stesso, proprio per riuscire a far sì che non ci siano disparità di trattamento anche su partite importantissime come possono essere, ripeto, gli strumenti urbanistici e anche regolamenti che per esempio attengono alle realtà e vanno a disciplinare le attività commerciali.
Il clima che oggi si respira in Provincia è un clima sicuramente surreale. Basta interloquire con gli stessi dipendenti per capire quanto sia oggi un po’ un salto nel buio questo passaggio dalla Provincia alla Città metropolitana con questioni apertissime anche sullo stesso modello da adottare: elezione diretta o non diretta del sindaco della città metropolitana, la possibilità di lavorare su una città metropolitana che in un qualche modo non sia sentita come una camicia di forza per il territorio ma sia un’opportunità per il territorio stesso di autodeterminarsi nella partecipazione diretta o meno. Penso alla realtà di Imola, che è sicuramente una realtà che confina con altre province e che potrebbe attivare quel percorso di cui all’art. 133 della Costituzione per cambiare la propria collocazione all’interno di una governance sul territorio.
Le domande che sono sul tavolo sono apertissime e partono dall’individuazione di quello che è il criterio per eleggere o individuare il sindaco della città metropolitana. Non nascondo che noi siamo molto propensi per quella che è un’elezione diretta del sindaco perché non vediamo altro strumento che una legittimazione ampia e popolare tramite meccanismo di partecipazione diretta del corpo elettorale stesso con però problemi di tempo e anche di passaggi istituzionali non indifferenti perché questo vorrebbe dire lo smembramento del Comune di Bologna in altre realtà municipalizzate. Abbiamo il problema delle libertà dei confini, ossia se lasciare il territorio libero di decidere se farne parte o no e il problema che abbiamo nella provincia di Bologna con Imola è un problema analogo anche ad altre realtà come può essere quella di Venezia con Mestre. Abbiamo il problema di definire bene quelle che sono le funzioni e le competenze della futura città metropolitana anche in raccordo con quelle funzioni che sono state attribuite dalla Regione.
Ripetere gli errori fatti con le Province, svuotate di competenze vere e delegittimate nella loro funzione, sicuramente è la prima cosa da evitare. Abbiamo poi il problema di chi controlla chi e quindi di garantire all’interno dello Statuto, quindi della carta costituzionale della città metropolitana, quello che sarà il ruolo delle minoranze. Qui la scelta di quello che sarà il meccanismo che porterà alla creazione del Consiglio metropolitano è sicuramente emblematica perché una scelta rispetto a un’altra può in questo momento estromettere del tutto una parte in una realtà dove la maggior parte, il 98 per cento dei sindaci della provincia di Bologna, sono comunque espressione di una certa parte politica e di un certo colore partitico, e diventa anche difficile, se si assumono certi modelli, riuscire a garantire una presenza delle minoranze e anche una funzione dei controllo all’interno dello stesso Consiglio metropolitano. Abbiamo anche la necessità di capire la mancanza della previsione dell’organo di Giunta come viene colmato, cioè se questa città metropolitana di fatto è da considerarsi nel suo organismo che ne completa l’organicità non solo come Consiglio ma anche come organo di Giunta oppure se all’interno dello Statuto si va a delineare quella che è la composizione e la determinazione di un organo importante come deve essere quello di Giunta. Abbiamo poi problemi che ricadono sulle sfere di competenza, non da ultimo per esempio chi nominerà il direttore sanitario dell’ASL metropolitana. Continuerà a nominarlo la Regione o sarà la realtà metropolitana che si assumerà l’onere e l’onore di nominare il direttore sanitario della propria ASL di riferimento?
Questo per dire che ad oggi sono più i punti interrogativi ancora aperti che le certezze di fronte a questo passaggio di grande cambiamento che dovrebbe avvenire ormai non più tardi di sei mesi. Quindi si tratta di una risoluzione che cerca di impegnare la Giunta nei confronti del Governo per riuscire a stimolare quelle risposte che ancora oggi sono purtroppo solo punti interrogativi. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Bernardini.
Ha chiesto di parlare il consigliere Monari. Ne ha facoltà.
MONARI: Grazie, presidente. Rimarrei all’oggetto, perché la risoluzione parte ovviamente da una condizione di cui la politica deve prendere atto, cioè la difficoltà dell’attuazione della riforma del Titolo Quinto della Costituzione e in questa difficoltà leggo anche un deficit di volontà politica, che non voglio ovviamente oggi strumentalmente addossare, anche se ne avrei motivo, a questa o a quella sigla politica, perché rischierei di entrare in contraddizione con il voto positivo sulla risoluzione proposta dal collega Bernardini che voglio annunciare, e la riflessione sul fatto che il federalismo in questo Paese è stato in qualche maniera sepolto da una visione assolutamente centralistica della ridefinizione del modello di organizzazione dello Stato e dei territori è sotto gli occhi di tutti. Ovviamente non entro nelle questioni politiche che il collega Bernardini ha sollevato dentro le altre istituzioni territoriali che riguardano ovviamente il territorio di Bologna, cioè Comune, Provincia, ecc., poiché non sono d’accordo, pur ritenendo legittima la posizione del collega Bernardini, sull’analisi e sulle valutazioni delle responsabilità territoriali, e mi permetto di sottolineare che la questione della città metropolitana a Bologna è un argomento nell’agenda politica da trent’anni, duranti i quali più o meno ripercorriamo in senso inverso, a seconda delle fasi, il percorso, ma c’è una questione, che è contenuta anche nella risoluzione, che ovviamente ci consegna la possibilità di votare positivamente che consiste nell’autodeterminazione dei territori perché quello che si può dire dello Stato e quello che ho detto sui vari Governi che si sono succeduti, compresi quelli di centrosinistra, rispetto al tema del federalismo molto declamato ma mai praticato, non lo si può dire per quello che riguarda la regione Emilia-Romagna nei confronti delle istituzioni locali dei territori.
Non c’è la volontà di mettere il cappello o di costringere nessun processo di ridefinizione di riforma istituzionale delle aggregazioni locali, ma c’è la volontà di perseguire un impianto che noi abbiamo ritenuto e riteniamo ancora quello che mette sempre il cittadino al centro e quindi la risposta intesa come salvaguardia e tutela della qualità dei servizi ai cittadini. Questo è il punto. Non è problema politologico o di ingegneria istituzionale ma di risposta coerente in una fase dove le istituzioni locali sono alla canna del gas. Quindi l’aiuto della Regione può avvenire dentro un impianto, che è quello che stiamo perseguendo ovunque, ossia le unioni dei Comuni, fusioni laddove volute dai territori e quindi anche l’autodeterminazione del principio di costituzione della città metropolitana.
Questo è lo spirito con cui votiamo positivamente la risoluzione. Non mi interessa, consigliere Bernardini, chi nominerà il direttore generale dell’ASL metropolitana mi interessa invece che l’ASL metropolitana continui ad erogare i servizi a uno standard qualitativo alto e possibilmente tenendo anche d’occhio costi e benefici del servizio. Mi interessa in primo luogo come cittadino e non come Capogruppo del PD o come Consigliere regionale. Mi interessa l’efficienza di un territorio che deve fare i conti, perché l’Emilia-Romagna non è una repubblica indipendente, con una crisi di sistema che è iniziata. A tal proposito nel 2012 ha fatto vedere i suoi aspetti più allarmanti, nel 2013 i suoi aspetti più deterioranti e nel 2014 non si vedono effetti di uscita da una situazione molto difficile. È impensabile che l’Emilia-Romagna da sola, in un sistema Paese molto complicato, possa pensare di avere in sé quegli anticorpi sufficienti a contrastare tutte le questioni che ci sono e difficilmente penso che la città metropolitana, se prosegue nel dibattito micidiale sul chi fa cosa dentro il perimetro costitutivo della città metropolitana, possa dare risposte adeguate alle aspettative dei cittadini, quindi è urgente - questo è lo spirito della risoluzione col quale siamo d’accordo - che si passi compiutamente alla costituzione e alla messa in campo di politiche metropolitane. Ahimè vedo ancora, e quest’Aula ne è stata testimone, molte bandierine che sventolano su altrettanti molti campanili. Grazie, presidente.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Monari.
Ha chiesto di parlare il consigliere Naldi. Ne ha facoltà.
NALDI: Grazie, presidente. Me la caverò con poche considerazioni perché sono d’accordo con le premesse della risoluzione e con le considerazioni che faceva adesso il collega Monari sulla ricostruzione di una lunga storia di decisioni e indecisioni che ha trascinato questa questione in una condizione nella quale si fa fatica a capirci qualcosa, e io non ho timore di manifestare i miei limiti perché tuttora faccio fatica a capire che cosa sarà esattamente la città metropolitana. Detto questo faccio affidamento alle poche certezze che ho, sono convinto che sia estremamente indispensabile un governo metropolitano del territorio per adeguarsi alle esigenze che sono imposte dalle condizioni di oggi e sono convinto anche che se si vuole dare luogo a una riforma di questa importanza, questo deve essere fatto con la partecipazione diretta dei cittadini, quindi, collega Bernardini, laddove si dice nel primo "invita" che la Giunta dell’Emilia-Romagna deve predisporre, deve insistere col Governo affinché il quadro legislativo e anche per quanto ci riguarda dobbiamo fare in modo che la città metropolitana sia fatta in modo tale che non sia soltanto un ente di secondo grado ma venga fatta attraverso la partecipazione al voto dei cittadini, su questo sono del tutto d’accordo perché se fosse solamente un ente di secondo grado secondo me non sarebbe l’atto di nascita adeguato per un’istituzione che ha questa presunzione di riforma della condizione attuale, mentre trovo molto meno chiaro - se negli interventi i colleghi della Lega lo vogliono chiarire - il secondo punto dell’"invita la Giunta" perché quando si dice che si invita la Giunta a far sì che l’adesione dei Comuni alla città metropolitana o in alternativa a una provincia limitrofa salvaguardi pienamente la libera autodeterminazione dei territori, secondo me è tutta aria fritta e genera solo confusione. A quale provincia limitrofa dovrebbe aderire un comune dell’area metropolitana di Bologna? Tra l’altro non sappiamo cosa saranno le province, se vi saranno e accorpate in che modo. Io vi chiederei di togliere questo secondo punto perché mi pare che faccia soltanto confusione. Dopodiché, se viene tolto voto volentieri a favore del tutto ma se rimane ci penserò.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Naldi.
Ha chiesto di parlare il consigliere Cavalli. Ne ha facoltà.
CAVALLI: Grazie, presidente. Volevo ringraziare il capogruppo Monari e il PD tutto perché dalle parole sono passati ai fatti. Quando nel 2010 invitammo il Presidente Errani a un vero e fattivo impegno a favore del federalismo dimostrò quella sensibilità e quell’attenzione che ha dimostrato nei fatti e gli chiediamo ora di prendere ancora il timone politico istituzionale per confermare le efficienze dei nostri territori, di guardare a nord, quindi collegarci a quei territori più consoni a noi, a contrastare questa crisi di sistema che vede federalismo con delle grosse nubi, anzi affossato dal Governo Monti - il Governo Letta non ne parla - e credo che nella figura di Errani e nella maggioranza del PD il segnale che ha dato oggi il Capogruppo è un segnale importante, è un segnale che vuole riappropriare la Regione e tutti gli organi a far sì che riprenda con forza l’autonomia e quella forza dirompente che può essere quella dell’Emilia-Romagna e delle regioni del nord per vedere attuato quel federalismo che sono venticinque anni, se non trenta, che noi come Lega Nord vogliamo attentamente portare avanti per i nostri territori. Grazie, presidente.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Cavalli.
Non vi sono altre richieste in dibattito generale, per cui apro le dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare il consigliere Bernardini. Ne ha facoltà.
BERNARDINI: Grazie, presidente. Molto brevemente per rispondere anche alle osservazioni giuste del collega Naldi. Semplicemente il secondo capoverso non è altro che un richiamo a una norma costituzionale, quindi non è un’interpretazione o un giudizio politico ma semplicemente un qualcosa che esiste già, disciplinato dall’art. 133. Il meccanismo di costruzione della città metropolitana prevede la possibilità per comuni che si trovano in situazione di confine con altre realtà provinciali di decidere e di autodeterminarsi secondo l’art. 133 della Costituzione. Non sono ammesse mappature a macchia di leopardo, nel senso che ci deve essere comunque una continuità territoriale in quello che è un percorso di adesione o meno a un progetto o ad un’altra provincia. C’è da dire che sicuramente il percorso che porterà finalmente alla luce la nascita delle città metropolitane, che non devono essere fotocopia delle Province perché altrimenti sì che rischieremmo di creare un barbatrucco ai danni sia dei cittadini sia dell’opinione pubblica, nel 2001 ha trovato comunque una consacrazione non indifferente perché quando si è riformato il Titolo Quinto e si è costituzionalizzata anche la realtà della città metropolitana è stato fatto il passo più importante.
Ora il passo decisivo è quello di andare a regolamentare questo iter e regolamentarne anche i contenuti in parte obbligo di legge nazionale e in parte gravante su chi andrà a redigere lo Statuto della Città metropolitana. Penso che oggi basta fermarsi un secondo prima di quelli che saranno questi appuntamenti chiedendo al legislatore di fare quello che deve fare, ossia di colmare un vuoto legislativo, e dare un messaggio a tutto il territorio perché la città metropolitana di Bologna è un territorio che non è in un qualche modo assimilabile alle realtà londinesi, parigine o transoceaniche, ma è una realtà metropolitana che va dal Corno alle Scale, 2000 metri sopra il livello del mare, fino a realtà di pianura che comunque sono più prossime al mare che ai 2000 metri. Questo per dire che è una città metropolitana all’italiana, per quella che attiene alla dimensione urbanistica come territorio di riferimento.
È sicuramente un ragionamento interessante e per quello ci mettiamo anche in gioco anche come Lega Nord nel valutarne una potenziale positività in questa nuova governance del territorio proprio perché se noi ragioniamo in quelle che sono le aspettative e le esigenze di un territorio in termini di Area Vasta, possiamo notare che oggi ci sono delle funzioni, tra quelle che ho elencato prima delle oltre duecento che svolge oggi la Provincia di Bologna che necessariamente devono essere svolte in una dimensione di Area Vasta, e penso per esempio a temi cari al consigliere Naldi come il lavoro, l’innovazione, l’affrontare la crisi economica, le competitività di sistemi produttivi, la valorizzazione, la gestione e la tutela ambientale, la qualità della vita e inclusione sociale, l’istruzione, formazione e competenza che sono tutte cose che oggi vengono svolte male da chi ha le competenze ma non spesso ha le possibilità per farlo, e si deve trovare una condivisione territoriale.
La condivisione politica sarà altro e sarà fatta in un momento che giustamente andrà regolamentato, come le preoccupazioni che io prima dicevo del chi farà cosa e chi controllerà chi. Quelli sono tutti aspetti che oggi rimangono aperti ma il senso di questa risoluzione, ripeto, è quello quantomeno di chiedere, a sei mesi dall’entrata in vigore di questa grande riforma, che ci sia un quadro normativo di riferimento quantomeno definito e non pieno di lati oscuri o di incompletezze, come invece ci troviamo di fronte oggi nell’esaminare tutto quello che è stato deliberato e non convertito in termini di legge a livello governativo centrale. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Bernardini.
Ha chiesto di parlare il consigliere Naldi. Ne ha facoltà.
NALDI: Grazie, presidente. Ho ascoltato l’intervento del consigliere Bernardini e ne colgo lo spirito positivo, anche se spiegando la ragione del secondo capoverso dell’"invita la Giunta" ha detto che si è voluto solo richiamare la legge e adesso non è che in una risoluzione dobbiamo necessariamente richiamare tutti i punti di una legge, ma capisco che detta così è detta in modo abbastanza neutro e va bene. Confermo a questo punto il voto a favore perché mi interessa in particolar modo il fatto che è giusto, a questo punto, a soli sei mesi dall’entrata in vigore, richiamare l’attenzione su questa importante scadenza e dal mio punto di vista è in particolar modo giusto affermare che serve che la città metropolitana venga scelta direttamente dai cittadini nelle sue rappresentanze istituzionali.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Naldi.
Ha chiesto di parlare la consigliera Pariani. Ne ha facoltà.
PARIANI: Grazie, presidente. Intervengo per ribadire il voto positivo del gruppo del Partito Democratico a questa risoluzione perché il tema della costituzione della città metropolitana di Bologna è sempre stato uno degli elementi di valutazione, di governo di Area Vasta che il centrosinistra ha sostenuto a tutti i livelli, dal Comune di Bologna alla Provincia e alla Regione, e riteniamo che sia utile oggi rimuovere gli ostacoli, visto che c’è un governo in carica e che si può riprendere un percorso, che permetta di arrivare al compimento di questo processo di costituzione della città metropolitana come lo riteniamo, peraltro anche per ciò che riguarda il processo di riordino istituzione che riguarda la restante parte delle Province, perché le riforme devono andare avanti e si deve completare un percorso di riordino istituzionale su cui la Regione Emilia-Romagna ha già legiferato alla fine del 2012 e che è stato bloccato per ragioni nazionali.
Questi ostacoli vanno rimossi. Lo diciamo consapevoli del fatto comunque che la nostra cultura è una cultura che parte dal tener conto dei processi reali sul territorio e che è necessario che il processo di costituzione della città metropolitana, e questo noi condividiamo nella risoluzione che è stata presentata, renda protagonisti i territori in un processo dal basso e consenta ai territori di esprimersi e di costruire dal basso un processo in grado di affermare pienamente una riforma positiva. Lo diciamo perché da questo punto di vista non ci sembra così dirimente il tema dell’elezione diretta proprio perché c’è una questione che riguarda l’organizzazione anche della città metropolitana e il destino del Comune di Bologna che sarà una discussione tra i Comuni e con il Comune di Bologna e all’interno del Comune di Bologna che dovrà dirimere nella discussione per lo Statuto. Non è una questione ideologica ma è una questione di decisione rispetto a una prospettiva di ruolo della città metropolitana e di raccordo tra gli enti che la costituiscono. Voglio sottolineare inoltre che il Partito Democratico da Imola a Bologna e in Regione pensa la stessa cosa e chiedo alla Lega Nord di avere la stessa coerenza perché non mi pare di sentire in altre aree della provincia di Bologna e futura città metropolitana, in particolare nell’imolese, le stesse parole che ho sentito dal consigliere Bernardini, e quindi è utile e necessario che questo confronto prosegua però a tutti i partiti bisogna chiedere coerenza e io lo chiedo alla Lega Nord e in particolare alla Lega Nord di Imola.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliera Pariani.
Il consigliere Mumolo sostituisce il consigliere Casadei nelle funzioni di scrutatore, mentre gli altri due scrutatori sono i consiglieri Moriconi e Cavalli.
Se nessun consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 4109, a firma dei consiglieri Bernardini, Corradi, Cavalli e Manfredini.
(È approvata a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): La risoluzione è approvata.
OGGETTO 3924
Risoluzione proposta dai consiglieri Manfredini, Corradi, Bernardini e Cavalli per impegnare la Giunta ad esprimere la propria contrarietà a progetti di ricerca di idrocarburi che prevedano nuove trivellazioni nelle zone interessate dal sisma del 2012. (Discussione e rinvio)
OGGETTO 4098
Risoluzione proposta dal consigliere Defranceschi per impegnare la Giunta ad esprimere parere negativo presso il Ministero competente circa il Permesso di Ricerca in Terraferma denominato "Castiglione di Cervia" in considerazione del fatto che, all'interno dell'area interessata dalle ricerche, vi è interamente compreso il Parco Regionale del Delta del Po. (Discussione e reiezione)
PRESIDENTE (Mandini): Sull’oggetto 3924 sono state presentate sei proposte di emendamento a firma dei consiglieri Luciano Vecchi e Manfredini.
Apro il dibattito generale congiunto.
Ha chiesto di parlare il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente. Ho presentato questa risoluzione in quanto nelle zone colpite dal sisma serpeggiano preoccupazioni su quanto è stato scritto sulla stampa in merito a trivellazioni proprio in quei territori. Il collega Vecchi ha presentato alcuni emendamenti, sette, i cui primi sei li approvo. Ho cercato di parlare col collega Vecchi perché il settimo, che per me è quello più importante, che metterebbe una parola definitiva, non lo posso accettare in quanto come l’avete scritto lascia non una porta ma un portone aperto a un possibile cambio di rotta per quelle zone. Già esistono montagne di studi che mettono in chiara evidenza in quelle zone grandi incertezze e dubbi e proprio per un principio di precauzione su cui questa Assemblea più di una volta si è espressa in modo favorevole, vorrei che anche questa volta fosse fatto altrettanto. Io capisco il suo tentativo di lasciare questa porta aperta senza tener conto della tranquillità di quelle persone che ancora risiedono fuori e che devono ancora tornare a casa, e il fatto che esistono già degli studi secondo cui quello è un luogo che bisognerebbe lasciare intatto com’è, e anzi bisognerebbe cercare di curarlo molto meglio, oggi con l’emendamento n. 7 si lascia una porta per cui se la Commissione dice che non ci sono problemi allora possiamo farlo. Da quel punto non vorrei poi che saltasse fuori ancora la faccenda del deposito di gas di Rivara. Quando sono arrivati gli emendamenti ho dato una lettura veloce, ne condivido sei su sette, ma il settimo, quello più importante, non lo posso accettare e non lo condivido nel modo più assoluto. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Manfredini.
Ha chiesto di parlare il consigliere Luciano Vecchi. Ne ha facoltà.
VECCHI Luciano: Grazie, presidente. Noi abbiamo proposto - mi sto riferendo esclusivamente all’oggetto 3924 - d’accordo col consigliere Manfredini, una serie di emendamenti per portare la proposta di risoluzione, di cui ringraziamo il consigliere Manfredini e gli altri proponenti, a un rapporto con la realtà, essendosi basata legittimamente su un equivoco, come dirò, e soprattutto data la circostanza per affermare o riaffermare, per quanto ci riguarda, alcune scelte politiche, alcuni principi e alcuni elementi di approccio che riteniamo molto importanti e molto validi e che soprattutto cercano di esprimere con chiarezza delle opzioni politiche - da questo punto di vista non è una novità per quanto riguarda sia la nostra Assemblea legislativa sia l’atteggiamento e l’azione concreta della Giunta - e contemporaneamente di essere, dato che siamo in una procedura in cui non c’è soltanto l’ente Regione ma dobbiamo avere anche a che fare con entità di tipo nazionale con una legislazione specifica che prevede un ruolo della Regione e di altre entità, assolutamente rigorosi dal punto di vista giuridico per fare in modo che quelle opzioni politiche che noi abbiamo affermato siano a prova di ricorso e a prova del tempo.
Intanto richiamo nel combinato disposto della proposta originale fatta dal collega Manfredini, così come poi proponiamo evidentemente che sia emendata, che cosa ne esce, sostanzialmente per quale motivo abbiamo cercato congiuntamente in modo di avere un voto unanime di quest’Aula ancora una volta ottenuto; intanto quello di sgomberare il campo da quello che è stato un equivoco che riguarda il sito di Reno Centese su cui vi è stato evidentemente un errore del Ministero nella pubblicazione, erronea e poi rimossa a seguito delle nostre sollecitazioni, di informazioni sbagliate su cui non vi è stata alcuna richiesta alla Regione, per cui la procedura di via non è neanche mai iniziata. In secondo luogo, e lascio un attimo da parte - ci torno tra un attimo - il lavoro della Commissione cosiddetta "Errani" sull’impatto eventuale delle trivellazioni nell’area del terremoto, diciamo anche una cosa molto importante, e cioè che ogni supposta attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi basata sul cosiddetto meccanismo dello shale gas, o del gas non convenzionale, non è mai stata compiuta nella nostra Regione, e non sarà compiuta per due buoni motivi (ognuno li metta nell'ordine di priorità che vuole). In primo luogo, perché riteniamo non confacente ad un equilibrio territoriale, ad un equilibrio del suolo e del sottosuolo della nostra Regione; in secondo luogo, perché ad oggi - peraltro fortunatamente - non risulta alcun interesse economico da parte di alcun soggetto di esercitare attività di questo tipo nel territorio della nostra Regione.
Con questa risoluzione così emendata, inoltre, diciamo alcuni "no" molto chiari. Diciamo di no allo shale gas perché la Regione è sempre stata - e lo è ancora - contraria a qualsiasi forma di estrazione diversa da quelle convenzionali; diciamo di no perché persino il Governo, con l'approvazione del Documento di Strategia Energetica Nazionale, ha preso posizione contro lo shale gas; e diciamo di no perché nella nostra pianura non sono presenti nel sottosuolo sedimenti rocciosi adatti a tale ricerca.
Ricordo, inoltre, che in più occasioni non solo quest'Assemblea, ma più nello specifico la stessa Giunta si è impegnata a rimandare qualunque decisione a cui - attenzione! - è tenuta ad esprimersi che riguardi i territori colpiti dal sisma del maggio scorso alle conclusioni della commissione tecnicoscientifica istituita per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e l'aumento dell'attività sismica nell'area emiliano-romagnola.
Detto in sostanza e facendo un riferimento esplicito, che mancava nel testo originale, al principio di precauzione, che è una scelta politica e che, in qualche modo, è un di più che noi abbiamo messo in campo rispetto a quanto non preveda la normativa nazionale ed europea sul diritto alla ricerca e alle prospezione di idrocarburi, con questa risoluzione diciamo chiaramente ai cittadini, in particolar modo del territorio del cratere, che non solo non sono state compiute e non saranno compiute attività di ricerca con metodi non convenzionali, ma che, evidentemente, per un principio di precauzione e - aggiungo io, e da questo punto di vista sono d'accordo con il collega Manfredini - anche per una correttissima, elementare cautela e sensibilità nei confronti della giusta e legittima ipersensibilità che viene dal territorio del cratere più che da ogni altra parte della nostra Regione, non saranno effettuati fino a nuovo ordine, finché non siano esaurite tutte le forme di valutazione e di controllo che riguardano l'attività sismica dell'anno scorso, non saranno compiute neanche quelle ordinarie attività di ricerca che, laddove non vi fosse una nostra presa di posizione molto chiara, non sarebbero impedite dal punto di vista legale per il solo fatto che lì è avvenuto un terremoto.
Pertanto, invito il collega Manfredini a riflettere bene sul fatto che noi oggi possiamo approvare - immagino e spero all'unanimità - in quest'Aula una risoluzione largamente basata, evidentemente, sulla risoluzione da egli stesso presentata, che non fa che confermare e rafforzare quello che è stato l’atteggiamento della nostra Regione, delle istituzioni, Assemblea e Giunta, in assoluta sintonia con la sensibilità degli enti locali, dei comitati dei cittadini, di coloro che si muovono in tal senso, che - lo ripeto - dice chiaramente due cose, dice comunque di no ad attività di ricerca con metodi non convenzionali e dice di no ad alcuna attività che avvenga nel cratere del terremoto, quand’anche si trattasse di attività di carattere non invasivo.
Da questo punto di vista, a mio avviso, possiamo compiere un buon lavoro votando la risoluzione e i sei emendamenti che sono stati presentati. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Vecchi Luciano.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Defranceschi. Ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Grazie, presidente.
Concordo con le parole dei presentatori, ed anche con quelle del collega Vecchi. È evidente che questa risoluzione è un rafforzativo, perché comunque qualche giorno fa è uscita una delibera di Giunta che ribadiva la sospensione delle attività di valutazione di impatto ambientale di queste perforazioni all'interno delle zone sismiche.
In realtà, in quella delibera vi è una novità interessante: viene richiamata una sentenza della Corte Costituzionale con cui finalmente si sancisce un principio d’intesa tra lo Stato e la Regione per quanto riguarda la concessione di queste attività. La legge del 2004 ancora prevede che siano esercitati dallo Stato i compiti in materia amministrativa per quanto riguarda tutte le prospezioni di questo tipo. Tuttavia, la sentenza prescrive un concetto molto chiaro: non può essere solo lo Stato ad arrogarsi il diritto di autorizzare, anche col parere contrario delle Regioni, ma anzi - cito testualmente - non è sufficiente l’assunzione unilaterale di un provvedimento, in quanto trattasi di atti a struttura necessariamente bilaterale. Tradotto dal burocratese ovvio e giusto della Corte Costituzionale, la sentenza ci dice, in maniera molto chiara, che anche su questa materia la Regione, può in qualunque caso - ovviamente motivandolo attraverso una valutazione di impatto ambientale - negare questi permessi di ricerca.
È sostanzialmente una buona e interessante risoluzione, specialmente per chi è preoccupato di determinate attività, non solo di quelle nell’area del cratere, comprendendo e confermando anch'io il fatto che sia stata espressa più volte da parte di questa Regione la volontà di non autorizzare procedure invasive come il fracking, e quindi lesioni di tipo ambientale che però non riguardano solamente le zone terremotate, ma riguardano anche la tutela di beni paesaggistici e ambientali, perché questi permessi di ricerca spesso hanno ampi raggi di azione che, ovviamente, in molti casi possono coincidere con zone tutelate dal punto di vista naturalistico.
Venendo quindi al motivo della risoluzione successiva, oggetto 4098, che andiamo a votare congiuntamente, proprio perché, in quest'ottica e sulla base dei principi richiamati sia dalla maggioranza sia dai presentatori dell'opposizione, la Regione non dia l’autorizzazione ad una all'interno del Parco del Delta del Po, parco regionale, SIC (sito d'interesse comunitario) e ZPD (zona di protezione speciale).
Non credo proprio che il Parco del Delta del Po abbia bisogno della mia presentazione, credo tuttavia che il suo valore intrinseco dal punto di vista naturalistico, ma - se vogliamo scendere alquanto più in basso - anche dal punto di vista turistico, non meriti certo di vedersi trasformato in una piccola Texas. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Defranceschi.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Donini. Ne ha facoltà.
DONINI: Grazie, presidente.
Anch'io invito il collega Manfredini ad accettare gli emendamenti proposti dal collega Vecchi, peraltro sottoscritti anche da lui, perché mi sembra che chiariscano, correggendole, alcune imprecisioni contenute nella premessa della sua proposta, e arrivino a proporre un dispositivo che è molto chiaro e che non crea questa confusione. Io non so come mai il collega Manfredini ritenga che ci sia una sorta di alleggerimento degli impegni che noi, come Assemblea, attribuiamo alla Giunta, Giunta che peraltro, in occasioni precedenti, aveva già riferito all'Assemblea legislativa di applicare il principio di precauzione, quindi di intervenire con un parere negativo alle eventuali procedure di VIA attivabili a livello nazionale, così come conferma la delibera appena citata dal collega Defranceschi.
Sulla vicenda del deposito di gas di Rivara, non credo che possano essere più chiare di così la posizione dell'Assemblea e la posizione della Giunta, posizione reiterata e sostenuta in qualunque luogo e in qualunque sede, e le recenti e faticose posizioni assunte dal Governo creano un quadro di chiarezza. A tal proposito, apro e chiudo una parentesi: il problema è tutto relativo al decreto del 17 febbraio 2011 del Ministero dell'Ambiente, che va ritirato, che è un tema sul quale continuare a ad insistere. Non credo tuttavia che sia il caso di attivare una sorta di logica del sospetto attorno a questo tema.
A questo punto, voglio fare una considerazione che collega la mia posizione di voto favorevole alla risoluzione emendata, così come proposta dal collega Vecchi, con un voto, anch’esso favorevole, alla risoluzione presentata dal collega Defranceschi. La considerazione è la seguente: come ho già detto in altre occasioni di dibattito in Aula, sarà per deviazione professionale, ma io ritengo che sia sbagliato lavorare, tant’è vero che mi sono anche permessa di criticare la scelta del Presidente Errani sulla istituzione di questa commissione che indaga su fenomeni, peraltro già noti, relativi allo sfruttamento del sottosuolo con l'eventuale sismicità indotta o attivata, ho un certo disagio - dicevo - a favorire in qualche maniera nell'immaginario collettivo l’idea, culturalmente sbagliata, che la colpa dei terremoti è da attribuirsi a cause artificiali.
Temo che facciamo dei grandi errori ad offrire anche questa possibilità, perché non solo vuol dire negare i risultati delle conoscenze scientifiche nell'ambito della geologia, ma anche perché significa creare l'illusione che sia in qualche maniera governabile a dimensione umana quel processo che è naturale, non impegnarci nella prevenzione, che vuol dire uno stile del vivere il territorio, dell'abitare, del costruire completamente diverso, in quanto nasce l'illusione che, se io rimuovo la causa che è misurabile (colpa dell'uomo che va a trivellare), tutto può tornare come prima. Ed è sbagliato, è sbagliato perché così non è: ci sono fenomeni che vanno conosciuti e indicati per quelli che sono, a fronte dei quali bisogna aumentare la nostra capacità di convivere col territorio per quello che è, per il risultato di ciò che è sulla base di milioni e milioni di anni di storia di movimenti, di vicende sismiche che sono accadute sui nostri territori, e di conoscere sempre di più le caratteristiche del nostro sottosuolo.
Devo inoltre dire, ahimè, che la ricerca pura in ambito geologico ha bisogno, per aumentare il livello di conoscenza puntuale, della ricerca applicata, perché non è possibile capire che cosa c'è nel sottosuolo profondo se non attraverso l'esame degli eventi disastrosi, che sono i terremoti, a posteriori - è evidente che il problema è fare in modo che non producano danni, quindi costruire con questa consapevolezza, vivere, insediarsi e lavorare su quei territori con questa consapevolezza -, e attraverso la conoscenza delle indagini geognostiche che a livello profondo vengono fatte da chi sfrutta le risorse del sottosuolo. L'Università ha convenzioni formali con gli istituti privati, con le aziende private, con l’Agip e con l'Eni, per quel che riguarda il nostro Paese, per poter utilizzare ai fini della ricerca scientifica i dati che si ottengono dalla investigazione puntuale delle caratteristiche del sottosuolo. Pertanto, sapendo che funziona in questo modo, sono sempre alquanto affaticata tra ciò che, da un lato, è nostro dovere fare nei confronti di comunità che giustamente sono emotivamente, oltreché concretamente, colpite da quel che hanno vissuto, e ciò che in teoria, in scienza e coscienza, sarebbe più corretto dire e fare in questo agire.
Qual è la ragione per la quale voterò, a questo punto, entrambe le risoluzioni? Ricordo che nel dispositivo della risoluzione presentata dal collega Manfredini, così come modificata anche con l'emendamento n. 6, come Assemblea diamo un’indicazione alla Regione perché si esprima con un diniego per quanto riguarda ogni tipo di ricerca sul sottosuolo, sia che utilizzi metodi convenzionali sia che utilizzi i cosiddetti metodi non convenzionali, cioè il fracking, e va molto bene il chiarimento che qui è stato detto, perché con riferimento al fracking, ogni volta che si va nella zona del cratere sismico, tutti sono comprensibilmente diventati esperti, a volte alimentati da una serie di iniziative che qualcuno, secondo me, in maniera non molto accorta ha organizzato su questo tema sul territorio, diffondendo un'idea sbagliata. Il fracking va vietato perché ci sono evidenze scientifiche, e in questa Regione non è mai stato utilizzato perché non è utilizzabile in sé, in quanto è rivolto all'utilizzo del gas distribuito negli scisti bituminosi di cui il nostro sottosuolo non è dotato e non è ricco. Detto questo, va bene qualunque tipo di iniziativa che rassicuri quelle comunità.
Per quanto riguarda le zone sismiche, zone al momento classificate - e cambieranno classificazione grazie alla nuova zonizzazione sismica - come zone 2 e collegate alle strutture sismo-genetiche del sottosuolo che sono la dorsale ferrarese e le sinclinali mirandolesi, le due che si sono attivate per dar vita ai due eventi sismici di un anno fa. Ricordo però che la nostra è una regione tutta sismica, tutta, e abbiamo zone storicamente mappate a più alto rischio sismico di quelle dove, ahimè, sono avvenuti i due terremoti di un anno fa. Mi riferisco, per esempio, a tutta la zona collegata alla dorsale adriatica, quando parlo di dorsale intendo dire struttura sismo-genetica profonda che ha una geotettonica analoga a quella della dorsale ferrarese, che riguarda la nostra costa.
Ebbene, l'oggetto della risoluzione del collega Defranceschi estende anche a queste realtà lo stesso dispositivo che abbiamo assunto per il cratere sismico. Invito i colleghi di maggioranza perché, se si sposa questo tipo di visione, la si deve estendere a tutte quelle zone del nostro territorio che sono classificate come zone sismiche, indipendentemente dal fatto che il terremoto sia avvenuto un anno fa o sia avvenuto nel 1916, come per esempio il terremoto di Rimini del 1916, quindi 100 anni fa, in altre zone, perché sapete benissimo che, quando si affrontano queste questioni, i nostri tempi, rispetto ai tempi della geologia, sono molto rarefatti e simbolici, se così possiamo dire. Pertanto, se si vota una, ritengo che non ci siano ragioni per non portare l'altra. Ma qual è la ragione per la quale decidiamo di iniziare, in questa Regione, ad esprimere parere contrario a questo tipo di ricerche? Perché abbiamo un'idea altra di sviluppo energetico in questa Regione, della quale abbiamo discusso quando abbiamo discusso il nostro Piano Energetico Regionale; ne abbiamo discusso quando abbiamo rinnovato il nostro triennale attuativo del Piano Energetico Regionale, in quanto riteniamo che sul tema del modello energetico vadano individuate strategie diverse, per affrancarci dall'utilizzo dei combustibili fossili e per tutto quanto abbiamo detto. In tal senso, diamo un contributo per orientare anche la ricerca applicata verso un altro tipo di settore. È questa la ragione per la quale io voterò, invitando io stessa il collega Manfredini a stare all'interno degli emendamenti che peraltro egli stesso ha sottoscritto, la risoluzione emendata del collega Manfredini e anche la risoluzione del collega Defranceschi. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliera Donini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Corradi. Ne ha facoltà.
CORRADI: Presidente, rinuncio al mio intervento in favore del collega Manfredini, che ha chiesto di intervenire nuovamente sulla procedura. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Il collega Manfredini interviene sull'ordine dei lavori? Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente.
Per quanto riguarda la procedura, poiché sono tutti elencati, ferma restando la sottoscrizione dei primi sei emendamenti, che condivido al 100 per cento, ritiro la sottoscrizione dell'emendamento 7, che non voglio che faccia parte dell’elenco.
Mi sono spiegato bene? Ritiro la sottoscrizione dell'emendamento 7.
PRESIDENTE (Mandini): Consigliere Manfredini, per capirci, lei ritira la firma dell'emendamento 7 che poi è diventato l’emendamento 6 del documento che è stato distribuito?
MANFREDINI: Sì.
PRESIDENTE (Mandini): Va bene, grazie.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Vecchi Luciano. Ne ha facoltà.
VECCHI Luciano: Grazie, presidente.
Prendo atto del ritiro della firma del collega Manfredini, immagino ovviamente che non abbia niente in contrario a che quell'emendamento sia comunque messo ai voti.
PRESIDENTE (Mandini): Collega, valuteremo al momento.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Mazzotti. Ne ha facoltà.
MAZZOTTI: Grazie, presidente.
Intervengo in particolare sulla risoluzione oggetto 4098. Per quanto riguarda la risoluzione precedente, credo che ci sia la volontà, come diceva il consigliere Vecchi nel suo intervento, da parte nostra di approvarla così come emendata, per cui mi rifaccio a quanto dichiarato negli interventi precedenti.
Voglio però mettere in evidenza il fatto che, secondo me, le due risoluzioni non sono la stessa cosa. In una stiamo ragionando specificatamente di un'area, quella del cratere, che è un’area che ha una sua specialità, sia dal punto di vista delle attenzioni nei confronti dell'opinione pubblica, sia dal punto di vista delle caratteristiche degli interventi che sono stati messi in atto, tant’è che giustamente la Giunta è intervenuta con propri atti e dichiarazioni proprio su questo punto. Mentre il resto del territorio regionale ha una logica diversa.
Pertanto, le due risoluzioni non si tengono, nel senso che votare la prima non significa essere automaticamente d'accordo con la seconda. Anzi sulla seconda risoluzione esprimo forti perplessità, perché? Perché se noi approviamo una risoluzione come questa, che in sostanza chiede che la Regione Emilia-Romagna esprima parere negativo a determinate attività sulla base di considerazioni relative alla sentenza della Corte Costituzionale, noi sostanzialmente preventivamente, in maniera sbagliata e precostituita esprimiamo un giudizio che, secondo me, è poco giustificabile e gestibile in sede di ricorso. Ma non si tratta solo di un tema di ricorso, che pure si pone, si tratta piuttosto di un tema di valutazione, perché un conto è la ricerca, altro è la coltivazione di un pozzo di metano, qualora lo si trovi. Ognuna delle fasi di riferimento dall'avvio della procedura, che ricordo essere in capo al Ministero, ché la richiamata sentenza non l'ha affidata alla Regione, presuppone una chiara valutazione di impatto ambientale, con una garanzia di partecipazione dei soggetti al procedimento, così come sta avvenendo in tutte le istanze aperte in questa Regione.
Non mi risulta che in nessuna delle istanze aperte in questa Regione, e tutt'ora oggetto di procedimento, sia venuto meno il tema della tutela dei beni naturalistici ed ambientali, anzi è la prima preoccupazione. Inoltre, tengo a precisare che, quando si fa una richiesta di questo tipo, si prende in esame, perché è così che funziona la normativa, è così che funziona la legge, una porzione di territorio molto vasta. Il Comune di Bertinoro, che viene citato nella risoluzione, così come il Comune di Cesena, che è parte della richiesta della ditta Expoenergy di San Donato Milanese, non sono parte, collega Defranceschi, del Parco del Delta del Po, sono…
(interruzione del consigliere Defranceschi)
Non mi pare che il Po abbia deciso di fare una curva verso sud così impetuosa.
Questo per dire che, essendo lo stesso procedimento che coinvolge quei territori, la ragione per la quale viene preso in considerazione è quest'incrocio tra meridiani e paralleli che riguarda la richiesta di autorizzazione che presuppone il coinvolgimento di una grande ampiezza di territorio. E non necessariamente - ed è per questo che dico che sarebbe un parere precostituito - tutta quell'area sarebbe interessata da interventi puntuali di verifica, perché ci sono dei procedimenti che riguardano prima i campionamenti, che riguardano la registrazione delle linee sismiche, che riguardano l'analisi dei dati. Si tratta, quindi, di un procedimento che non necessariamente interferisce ed interviene su un'area naturale. In ogni caso, qualora si intervenisse, saremmo in un procedimento successivo. Mentre dire in maniera precostituita che un’iniziativa di ricerca, di per sé, si colloca in maniera negativa è un ragionamento di carattere pregiudiziale che, secondo me, non può essere accolto, perché penso che le ragioni di tutela si debbano contemperare, come stiamo cercando di fare, con le ragioni giuste che riguardano la tutela del territorio, che riguardano le politiche energetiche certamente, che riguardano il fenomeno della subsidenza e tutti gli altri fattori ai quali siamo interessati, e per i quali - e concludo - i comuni sono parte attiva, assieme alla Regione, nel procedimento che ha una valenza nazionale, sul quale vi è stato finora - e ci sarà anche su quest'impianto - un intervento puntuale della Regione. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Mazzotti.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Naldi. Ne ha facoltà.
NALDI: Grazie, presidente.
Soprattutto per dichiarazione di voto, direi. Sulla prima risoluzione…
PRESIDENTE (Mandini): Consigliere, le faccio notare che siamo ancora in discussione generale, poi veda lei…
NALDI: Sì, era solo per anticipare il fatto che sarò molto sintetico, come se fossi in dichiarazione di voto, perché ormai i termini della questione sono abbastanza chiari.
Per quanto riguarda la prima risoluzione, in attesa di capire come sarà risolto il problema dell'emendamento, a proposito del quale io sarei dell'opinione di votarli tutti, se così sarà, dichiaro voto favorevole.
Per quanto riguarda la risoluzione "Castiglione di Cervia", anticipo anch'io il mio voto a favore perché è vero, come diceva il collega Mazzotti, che non sono necessariamente assimilabili i due casi, che quindi vanno trattati e valutati distintamente, ma detto questo, come peraltro abbiamo fatto in altre occasioni, abbiamo ritenuto di esercitare molta cautela nel controllo di queste prospezioni. È vero quanto dice il collega Mazzotti, e cioè che in questo caso si chiede soltanto la possibilità di dare luogo a dei sondaggi e a delle ricerche, ma è pur vero che è abbastanza ragionevole pensare che, se uno fa una ricerca per la quale investe dei soldi, e trova quel che cerca, dopo non gli si può chiedere di lasciare perdere.
Forse sarebbe più ragionevole, collega Mazzotti, rivedere il piano escludendo fin dall'inizio le zone più critiche dal punto di vista ambientale. Lei si sente di fare questa proposta? Perché, se così fosse, la questione potrebbe anche essere riconsiderata, nel senso che si potrebbe riconsiderare insieme l'ordine del giorno dicendo che la ricerca può essere fatta in alcune zone e non può essere fatta nelle zone del Parco. Secondo me, si potrebbe risolvere così, ma se non è possibile arrivare a questo punto, confermo anch'io il mio voto a favore della risoluzione. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Naldi.
Non essendovi altri iscritti a parlare, è chiusa la discussione generale. Siamo alle dichiarazioni di voto congiunte sulle due risoluzioni e sugli emendamenti presentati.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente.
Sugli emendamenti esprimo la mia contrarietà all'emendamento 6. Non so come si farà ad andare avanti. Per quanto mi riguarda, avrò sottovalutato, avrò delle responsabilità in tal senso, pensatela come vi pare, ma credo che una persona, quando ha l'umiltà di ammettere di aver sbagliato, di aver letto male, può fare anche un passo indietro. Va bene? Bene. Detto questo, ribadisco che sono contrario all'emendamento 6. Per quanto riguarda il resto, ben venga, anzi voglio che sia chiaro.
Adesso vedremo che cosa succederà dal punto di vista procedimentale.
PRESIDENTE (Mandini): Collega Manfredini, è a verbale che lei ha ritirato la sua firma dall'emendamento 6, l’ex emendamento 7, tanto per essere chiari. In ogni caso, la sua firma è stata ritirata.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Mazzotti. Ne ha facoltà.
MAZZOTTI: Grazie, presidente.
Solo per fare una precisazione. Non spetta a me decidere o pensare di disciplinare quelle che sono le aree vocate o meno al tipo di attività di studio del sottosuolo, come proponeva o mi chiedeva il collega Naldi. Io penso che la questione stia in questi termini: o noi decidiamo che non si fanno più le perforazioni in tutto il territorio nazionale e che quindi anche qualora fossimo a conoscenza che nel sottosuolo di questo Paese esistono dei giacimenti di metano che possono essere coltivabili e decidiamo che non li coltiviamo, per una ragione che mi sfugge, oppure noi adottiamo, come si cerca di fare, non tanto facendo delle distinzione tra aree, perché stiamo parlando di perimetri molto vasti, quindi la cautela sta lì, decidiamo invece di adottare una politica di controllo e di gestione dell'attività, facendo in modo che sia sostenibile dal punto di vista ambientale, che sia legata ai territori, che sia conforme agli obiettivi di carattere energetico che il Paese si dà, e sulla base di queste disposizioni noi procediamo.
D’altra parte, questa è una discussione che facciamo anche per quanto riguarda le questioni energetiche. Il problema non è dire: "io sono per le energie rinnovabili, quindi non faccio più un buco in terra". Il problema è il seguente: se sottoterra c'è un po' di metano, con le cautele che ci sono, dal momento che tutti usiamo il riscaldamento, è giusto andare a vedere quali sono le condizioni per l'estrazione, evitando che queste provochino dei problemi di carattere ambientale. Ma da questo punto di vista siamo già impegnati, senza bisogno di decidere a priori, in sede politica, quali sono le zone di maggiore fragilità, perché non stiamo parlando di quello che c'è sopra ma di quello che c'è sotto. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Mazzotti.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Defranceschi. Ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Grazie, presidente.
In due interventi il consigliere Mazzotti è riuscito a dire solo una cosa giusta: "non stiamo in tante parti". Consigliere, questa è una valutazione politica. Si tratta assolutamente di politica. Quel che ne vogliamo fare di quelle che chiamiamo - non con un eufemismo, ma con una definizione - aree protette. A questo punto, non si capisce protette da cosa, perché lei ritiene che, a differenza delle aree terremotate, il Parco del Delta del Po non abbia le sue specificità e che dire di no a priori sia poco giustificabile.
(brusio in Aula)
Io credo che, se usciamo fuori da questo palazzo e diciamo all'uomo della strada che andiamo a fare delle ricerche per fare dei pozzi alla ricerca di gas all'interno del Parco del Delta del Po, l’uomo della strada capisce di che cosa stiamo parlando.
Io capisco che lei e molti altri vorreste potere andare a caccia nel Parco, magari con l'arco, come vi accingete a proporre con una legge in commissione, ma normalmente, nei paesi civili, non si va con delle macchine e con dei tir a battere il terreno per creare delle onde sismiche per vedere se sotto vi è del metano. Il solo fatto di doverlo spiegare, mi sembra assurdo. Nei paesi civili, in genere, si fa ricerca non del metano ma si fa ricerca scientifica.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Defranceschi.
Ricordo che siamo ancora in dichiarazione di voto. Non vi sono altri iscritti a parlare.
Sull'ordine dei lavori, ha chiesto la parola il consigliere Defranceschi. Ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Grazie, presidente.
Chiedo che venga posta in votazione mediante dispositivo elettronico la risoluzione a mia firma.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Defranceschi.
Diamo inizio alle operazioni di voto.
Con riferimento all'oggetto 3924, metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 1, a firma dei consiglieri Luciano Vecchi e Manfredini.
(È approvato all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): L'emendamento 1 è approvato.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 2, a firma dei consiglieri Luciano Vecchi e Manfredini.
(È approvato all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): L'emendamento 2 è approvato.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 3, a firma dei consiglieri Luciano Vecchi e Manfredini.
(È approvato all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): L'emendamento 3 è approvato.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 4, a firma dei consiglieri Luciano Vecchi e Manfredini.
(È approvato all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): L'emendamento 4 è approvato.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 5, a firma dei consiglieri Luciano Vecchi e Manfredini.
(È approvato a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): L'emendamento 5 è approvato.
Consigliere Manfredini, con riferimento all'emendamento 6, visto che lei ha ritirato la firma dallo stesso e visto che lei è il primo firmatario della risoluzione, devo chiederle se ne autorizza ugualmente l'ammissione al voto.
MANFREDINI: Non autorizzo l'ammissione al voto. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Il consigliere Manfredini non ammette al voto l'emendamento 6, che quindi non viene posto in votazione.
Sull'ordine dei lavori, ha chiesto di intervenire il consigliere Luciano Vecchi. Ne ha facoltà.
VECCHI Luciano: Grazie, presidente.
Intervengo sull’ordine dei lavori - la procedura è abbastanza chiara - per sottolineare che il collega Manfredini - me ne dispiace molto - ha appena commesso una scorrettezza politica che non ha precedenti, in quanto mentre è evidente che è nella sua facoltà, perché lo riconosce il Regolamento, autorizzare o meno la votazione di un emendamento ad una risoluzione di cui egli è primo firmatario, sottolineo il fatto che quell'emendamento l'aveva firmato assieme a me. È legittimo cambiare idea sul contenuto di un emendamento ma, dopo averlo firmato, è francamente discutibile dal punto di vista morale e politico mettere in discussione la legittimità dell'emendamento stesso e la sua sottoposizione al voto.
Ne prendo atto. Che si sappia però che il collega Manfredini, a cui noi vogliamo molto bene, e che il nostro ed altri gruppi hanno deciso di non presentare risoluzioni su quel tema, d'accordo con lui di emendare una proposta di risoluzione raffazzonata ed improbabile dal punto di vista della redazione ma condivisibile, per quanto ci riguarda, dal punto di vista dello spirito, e quindi noi abbiamo agito anche per dare la giusta visibilità a chi aveva preso l'iniziativa, in questo caso il collega Manfredini, per rendere una risoluzione che non stava in piedi in una risoluzione votabile e accettabile, essendo molto chiari nell'obiettivo e contemporaneamente cercando, anche con il contenuto dell'emendamento 6, di essere inattaccabili dal punto di vista giuridico, prendo atto che nel collega sono prevalsi altri istinti ed altre decisioni, di cui si assumerà le conseguenze.
So che domani - anzi tra qualche ora - racconterà ai giornali che solo lui è contro le trivellazioni, che sappiano i cittadini che è esattamente il contrario. Grazie a questa sua decisione, egli si assume la responsabilità di rompere un’unanimità che in quest'Aula è sempre stata molto chiara e forte, ma evidentemente esigenze di sopravvivenza personale e di un movimento politico hanno portato a decisioni assolutamente inaccettabili dal punto di vista etico.
PRESIDENTE (Mandini): Collega, ho idea che siamo andati oltre al dibattito sull'ordine dei lavori. La Presidenza ha preso atto della legittimità del ritiro della propria firma da parte del consigliere Manfredini. Dal punto di vista procedurale, credo che sia inutile continuare questo dibattito, pertanto andiamo a chiudere la votazione della risoluzione oggetto 3924, così come emendata.
Ripeto, accetto interventi solo sull'ordine dei lavori, che però mi pare siano già molto chiari e quindi chiusi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Monari. Ne ha facoltà, ma la prego di attenersi al tema.
MONARI: Grazie, presidente.
Mi scusi, capisco che non si tratta né di conduzione dell’Assemblea né di Presidenza, ma è successo un fatto nuovo. Siccome la risoluzione di fatto nello spirito è condivisa, ma nella sostanza modificata nel testo da emendamenti, se i presentatori degli emendamenti e il presentatore della risoluzione, che hanno già parlato e concordato alcuni passaggi, fossero disponibili ad evitare di metterci nelle condizioni di votare contro una risoluzione concordata, sarebbe opportuno.
Pertanto, se fosse possibile, sarebbe meglio ritirare l'oggetto - sospenderlo o ritirarlo - e dare la possibilità ai colleghi Vecchi Luciano e Manfredini di trovare una sintesi positiva, perché altrimenti, visto il bisticcio, che dagli interventi si è capito essere in buona fede, noi siamo nelle condizioni di dover votare contro un oggetto che politicamente, in realtà, abbiamo concordato e concordiamo.
Mi scusi, presidente, ma è una novità anche per me. Pensavo di averle viste tutte, evidentemente mi mancava ancora qualcosa. Potremmo risolverla ritirando l'oggetto o sospendendo l’atto in maniera che le parti si possano ritrovare e ricongiungersi?
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Monari, il suo intervento è stato chiaro.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente.
Accolgo l'invito del capogruppo Monari alla sospensione, per capire come sistemare la situazione.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Manfredini.
Se ho capito bene, il consigliere Monari ha richiesto la sospensiva dell’oggetto, pertanto dobbiamo procedere con un intervento a favore e uno contro.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Corradi. Ne ha facoltà.
CORRADI: Grazie, presidente.
Intervengo a favore per sostenere la richiesta di sospensiva dell'oggetto 3924, in modo tale da consentire a tutti i consiglieri interessati di addivenire ad una composizione dell'unico punto controverso, che auspico possa, fin da questo momento, portare ad un voto condiviso. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Corradi.
Nessuno chiede di intervenire contro, pertanto metto in votazione, per alzata di mano, la richiesta di sospensiva dell'oggetto 3924, risoluzione a firma dei consiglieri Manfredini, Corradi, Bernardini e Cavalli.
(È accolta all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): La sospensiva è approvata.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione della risoluzione oggetto 4098, a firma del consigliere Defranceschi, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Mandini): Comunico l'esito della votazione:
Presenti | 32 |
Assenti | 18 |
Favorevoli | 8 |
Contrari | 21 |
Astenuti | 3 |
La risoluzione è respinta.
OGGETTO 4059
Risoluzione proposta dai consiglieri Marani, Monari, Paruolo e Mumolo per impegnare la Giunta a migliorare la gestione del servizio ferroviario sulla linea Bologna-Vignola. (Discussione e approvazione)
OGGETTO 4113
Risoluzione proposta dai consiglieri Marani, Monari, Paruolo, Mumolo e Casadei per impegnare la Giunta a porre in essere azioni, relativamente al Servizio Ferroviario Metropolitano, inteso quale progetto di riequilibrio e di governo della mobilità pubblica dell'area bolognese, volte a garantire l'intesa raggiunta con l'Accordo di Programma del 2007, promuovere relazioni con gli Enti interessati alla realizzazione del servizio ferroviario in area metropolitana, favorendo la concertazione con l'Amministrazione Provinciale ed il Comune di Bologna nei confronti del Gruppo FS, anche al fine di minimizzare i conflitti di circolazione. (Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Mandini): Proseguiamo i nostri lavori con l’esame degli atti di indirizzo, discutendo congiuntamente gli oggetti 4059 e 4113.
È aperta la discussione generale.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Marani. Ne ha facoltà.
MARANI: Grazie, presidente.
Per ragioni di tempo e per l'affinità tra i due oggetti, illustro brevissimamente entrambi i provvedimenti che il presidente ha elencato.
Credo che non ci sia bisogno di perdere tempo sulla strategicità del servizio ferroviario metropolitano e sul forte investimento che vi è stato in questi anni per riuscire a completare le 87 fermate previste nell'ambito del piano di piena realizzazione del servizio ferroviario metropolitano bolognese.
Il perché di questa risoluzione è legato ad una preoccupazione che si evince dai contenuti del bando che, in qualche modo, è stato preannunciato, per l'affidamento del servizio ferroviario. Tale bando non tiene conto di una serie di impegni che sono contenuti nell’intesa fra la Regione Emilia-Romagna e la Provincia di Bologna, e nell'accordo del 2007 che ha visto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Bologna, il Comune di Bologna e le Ferrovie dello Stato assumere una serie di impegni rispetto - appunto - alla realizzazione del servizio ferroviario metropolitano. Perché dico che la preoccupazione è che negli indirizzi e nei vincoli per la gara che affiderà i servizi ferroviari non si tiene sufficientemente conto di questi accordi? Perché in questi indirizzi non si fa riferimento preciso e coerenza all'Accordo di Programma del 2007, non si fa riferimento agli impegni assunti e non si fa riferimento in modo specifico alle fermate, alle linee passanti, ai cadenzamenti e, più complessivamente, alla piena realizzazione di quelle che sono le stazioni previste nel servizio ferroviario metropolitano.
Che cosa si chiede, quindi? Sostanzialmente, si chiede che, con atto successivo o comunque in quelle che saranno le modalità con le quali si andranno a definire i principi del bando, si riprendano questi obbiettivi, perché è evidente che un servizio ferroviario che ha un tempo di affidamento di trent'anni dovrà, nell'ambito di questi trent'anni - noi auspichiamo molto prima - prevedere la realizzazione di questi impegni, e quindi sicuramente fra dieci anni noi non saremo nella condizione di avere le stesse stazioni che abbiamo oggi, lo stesso tipo di servizio e le stesse condizioni, ma noi auspichiamo che nel giro di dieci anni ci sia il pieno completamento degli impegni assunti per la realizzazione del servizio ferroviario metropolitano.
Pertanto, la risoluzione che riguarda il servizio ferroviario metropolitano richiama la Giunta a mettere in campo, con l’atto che riterrà più opportuno, la ripresa di questi impegni, affinché non si vada a vincolare l'affidamento dei servizi ferroviari alla situazione attuale, quindi congelando gli impegni alla situazione attuale, ma si consenta di poter vedere tutti i provvedimenti che in progress noi auspichiamo ci siano nella realizzazione dei passaggi successivi, che ovviamente si riferiscono non solo alle nuove stazioni che erano state previste, ma anche alle caratteristiche e alle qualità del servizio.
Per quanto riguarda la risoluzione che attiene al tema della linea Vignola, si tratta di una risoluzione che - avrete potuto vederlo in questi giorni - è stata anche richiamata dalla stampa per le posizioni assunte dal comitato che si è costituito su quella linea per una serie di disservizi e di problematiche legate, appunto, a disagi che si protraggono oramai da tempo.
Si tratta di disagi dovuti ad una ancora non sufficiente integrazione fra servizio ferroviario e servizio su gomma, e quindi la necessità di potenziare quest'aspetto; ma vi è stato anche un peggioramento (sempre più significativo) nella funzionalità del servizio, nei tempi di percorrenza, nonché nell'azione di informazione agli utenti.
In questi giorni, leggevo sulla stampa che sembrano risolte due delle questioni poste nella risoluzione. Mi riferisco ad alcuni adeguamenti sia di infrastrutture sia di tecnologie necessarie per migliorare il servizio agli utenti; così come gli ascensori nelle stazioni di Bazzano e di Crespellano previsti nel contratto di servizio e che in questi giorni - pare - ci si è impegnati ad installare.
Credo che, più in generale, il tema dell'attenzione al servizio ferroviario metropolitano si ponga anche nella ripresa dei rapporti con i rappresentanti degli utenti. Avrete visto come il CRUFER, su scala regionale, abbia deciso in queste settimane di non partecipare per protesta agli incontri con l'Amministrazione regionale o comunque agli incontri che riguardano l'organizzazione dei servizi. Questa Assemblea ricorderà come abbiamo posto, nella nostra legge sul tema del trasporto pubblico locale, una forte attenzione alla rappresentanza degli utenti e alla condivisione con la stessa delle problematiche che riguardano il servizio dei trasporti, chiediamo all'assessore di riprendere velocemente il rapporto con le rappresentanze degli utenti perché si tratta di interlocutori per noi indispensabili per potere, nei processi di adeguamento, avere uno stretto raccordo con chi utilizza i servizi e rappresenta gli interessi dei cittadini. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliera Marani.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Paruolo. Ne ha facoltà.
PARUOLO: Grazie, presidente.
Credo sia giusto e corretto rivolgerci con grande onestà ai nostri cittadini mettendo sul piatto della bilancia sia gli aspetti positivi sia gli aspetti più problematici che presentano le questioni di cui ci stiamo occupando.
Parto con gli aspetti positivi. Nei giorni scorsi abbiamo assistito - e ne siamo felici - all'inaugurazione della stazione "Mazzini" del sistema ferroviario metropolitano di Bologna. Si tratta di una inaugurazione lungamente attesa, nel senso che - e qui sta l'aspetto un po' più problematico - si tratta anche in questo caso, nel caso del sistema ferroviario metropolitano, di un qualcosa di cui si sta parlando da moltissimi anni, su cui dobbiamo essere consapevoli che rimane una prospettiva importante, ma su cui certamente si è proceduto con una celerità inferiore rispetto a quella auspicata nel momento in cui si iniziò a parlare della questione.
Non possiamo quindi vendere la rapidità con cui si è proceduto come uno dei punti di forza sull’SFM, cerchiamo però di tenere ferma la coerenza. Se salutiamo, come salutiamo, in modo positivo l'inaugurazione della stazione "Mazzini" e tutti gli atti che portano all’avvicinamento della prospettiva dell’SFM, così dobbiamo riconoscere che si tratta di un tema che innerva le nostre discussioni da tantissimi anni, ma diamo comunque rassicurazioni ai cittadini e a chiunque, nelle istituzioni e fuori dalle stesse, si occupi della questione sul fatto che l'intenzione di andare verso quell'obiettivo rimane.
Siccome noi dichiariamo pubblicamente - anche in quest'Aula - tale intenzione, e mi risulta che anche la Giunta la condivida, credo sia opportuno che l'Assemblea segnali alla Giunta che è da integrare l'atto ha portato alla definizione degli obiettivi rispetto alla gara per il servizio ferroviario, perché è opportuno che in quell’atto vengano richiamati alcuni aspetti che sono costitutivi e fondamentali del sistema ferroviario metropolitano bolognese.
Non basta semplicemente la sigla, non basta richiamare il titolo dell'opera, occorre anche che tutti gli ingredienti che hanno costituito e per molti anni hanno caratterizzato il nostro dibattito siano tenuti fermi. Parliamo, come ha testé ricordato la collega Marani, delle linee passanti, dell'attestamento in stazione, della presenza di un certo numero di fermate, dell’assetto complessivo di un sistema che vogliamo, desideriamo, ci impegniamo che evolva nella direzione delle promesse che sono state fatte e che intendiamo mantenere, anche se probabilmente verranno mantenute con tempi alquanto più lunghi rispetto a quelli che erano stati immaginati all'inizio del percorso.
Credo sia una richiesta doverosa da parte nostra alla Giunta: si tratta della segnalazione dell’opportunità - immagino, credo e spero condivisa - che in ogni atto in cui si parli direttamente o indirettamente dell’SFM vengano richiamati gli aspetti fondamentali di questo progetto.
Così come è importante mantenere costante l’attenzione sul servizio ferroviario metropolitano.
Nella risoluzione oggetto 4059 ci occupiamo della linea Bologna-Vignola, che ha bisogno delle nostre attenzioni, così come - credo - dovremmo cercare di mantenere viva l'attenzione anche su altre questioni che riguardano altre linee della SFM, proprio per contribuire, ognuno per la propria parte, quest’Aula come Assemblea legislativa, a tenere alta l'attenzione e la memoria rispetto agli impegni che sono stati assunti e che devono continuare a rimanere fissati in ogni passaggio che ci accompagnerà alla realizzazione del servizio ferroviario metropolitano bolognese. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Paruolo.
Non essendovi altre richieste di intervento, è chiusa la discussione generale. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Nessuno è iscritto a parlare.
Se nessun consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 4059, a firma dei consiglieri Marani, Monari, Paruolo e Mumolo.
(È approvata a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): La risoluzione è approvata.
Se nessun consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 4113, a firma dei consiglieri Marani, Monari, Paruolo, Mumolo e Casadei.
(È approvata a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): La risoluzione è approvata.
OGGETTO 4023
Risoluzione proposta dal consigliere Defranceschi per impegnare la Giunta a ritirare l'impegno della Regione Emilia-Romagna dal Progetto People Mover, destinando i fondi stanziati per tale progetto al completamento della linea di Servizio Ferroviario Metropolitano Poggio Rusco-San Ruffillo, con particolare attenzione alla realizzazione di un trasporto stazione-aeroporto efficiente ed economico. (Rinvio)
PRESIDENTE (Mandini): Ha chiesto di intervenire il consigliere Defranceschi. Ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Grazie, presidente.
Faccio richiesta di sospensione della risoluzione oggetto 4023.
PRESIDENTE (Mandini): Il consigliere Defranceschi ha richiesto una sospensiva alla trattazione dell'oggetto, non un rinvio in commissione.
Dobbiamo dunque procedere con un intervento contro e uno a favore.
Se nessun consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la richiesta di sospensiva dell'oggetto 4023.
(È accolta all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): La sospensiva è approvata.
OGGETTO 3844
Risoluzione proposta dai consiglieri Marani, Mumolo, Casadei, Monari, Paruolo, Bignami, Bernardini, Aimi, Bartolini e Lombardi per invitare la Giunta a estendere la corsa dei treni fermi alla stazione di Porretta fino alla stazione di Pracchia. (Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Mandini): Su questa risoluzione è stato presentato un emendamento a firma del consigliere Defranceschi.
È aperta la discussione generale congiunta su risoluzione ed emendamento. Non essendovi richieste di intervento, dichiaro chiusa la discussione generale. Siamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto la parola la consigliera Marani. Ne ha facoltà.
MARANI: Grazie, presidente.
Mi scuso perché ho visto in questo momento l'emendamento del consigliere Defranceschi, che sostanzialmente riprende il testo della risoluzione da noi presentata sull'annosa questione che riguarda il comportamento della Regione Toscana che ha interrotto il collegamento Toscana-Emilia attraverso una tratta ferroviaria storica che rappresenta un valore per l'Appennino dal punto di vista ambientale, economico e turistico, e che ha significato mettere bus che sono pochissimo utilizzati e assolutamente improponibili per i disagi che provoca in montagna il collegamento attraverso gomma, alla quale il consigliere Defranceschi - dicevo - propone una modifica consistente nel sostituire le parole "verificare fin da subito la possibilità" con le parole "invita la Giunta", che mi pare non cambi la sostanza dell'invito che noi facciamo, che sostanzialmente è il seguente. Nel renderci conto di come la Regione Emilia-Romagna non abbia responsabilità nella interruzione del raccordo fra l’Emilia e la Toscana, quindi in questa cessazione di una parte del servizio ferroviario; di come ci sia stato un impegno dell'assessore nel cercare di collaborare con la Regione Toscana per trovare soluzioni che non fossero la cessazione dei collegamenti, ma semmai una riduzione e razionalizzazione; di come certamente lo sfondamento su Pracchia comporti per la Regione Emilia-Romagna un costo a carico esclusivo della medesima, in un territorio peraltro non di competenza, che rappresenta sicuramente un problema, tutto ciò premesso, crediamo che sia assolutamente opportuno riprendere una riflessione sul fatto che, per quella zona della nostra montagna, la possibilità del collegamento ferroviario sia uno degli strumenti più efficaci per le politiche economiche e turistiche e per la valorizzazione della montagna, nonché per l'annoso problema, per esempio, del termalismo e del collegamento con la Toscana necessario per un utilizzo più razionale delle Terme di Porretta; crediamo inoltre che un impegno nelle politiche di Giunta attraverso forme di sostegno all'economia della montagna sia qualcosa che può portare ad una nuova riflessione sul problema della ferrovia.
Reputo pertanto accoglibile l'emendamento proposto dal consigliere Defranceschi, che sostanzialmente non cambia l'invito che noi facciamo alla Giunta, ma lo rende in qualche modo maggiormente tempestivo nella temporalità, e propongo per il nostro gruppo il voto favorevole della risoluzione e il voto favorevole dell'emendamento. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliera Marani.
Mi scusi, consigliera, lei è stata molto chiara nella sua esposizione, comunque devo chiederle se accetta che venga messo in votazione l'emendamento alla risoluzione.
MARANI: Sì.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliera Marani.
Non vi sono altri interventi.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 1, a firma del consigliere Defranceschi.
(È approvato a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): L'emendamento è approvato.
Se nessun consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 3844, a firma dei consiglieri Marani, Mumolo, Casadei, Monari, Paruolo, Bignami, Bernardini, Aimi, Bartolini e Lombardi.
(È approvata all'unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): La risoluzione è approvata.
Considerato che sono le 13,52 e considerato che, se mettessimo in discussione la risoluzione successiva, occorrerebbero 10 minuti in discussione generale per ogni intervento, ritengo di non procedere alla trattazione delle risoluzioni successive e di chiudere adesso i lavori, in quanto diversamente non ci sarebbe il tempo neanche di fare un primo intervento.
(Le comunicazioni prescritte dall'art. 69 del Regolamento interno, inviate a tutti i consiglieri, sono riportate in allegato)
La seduta è tolta.
La seduta ha termine alle ore 13,52
ALLEGATO
Partecipanti alla seduta
Numero consiglieri assegnati alla Regione: 50
Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Palma COSTI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Matteo RIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Hanno partecipato alla seduta il sottosegretario alla Presidenza Alfredo BERTELLI;
gli assessori: Donatella BORTOLAZZI, Paola GAZZOLO, Massimo MEZZETTI, Gian Carlo MUZZARELLI.
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta per motivi istituzionali ai sensi dell'art. 65, comma 2, del Regolamento interno, il presidente della Giunta Vasco ERRANI.
Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Patrizio BIANCHI, Sabrina FREDA, Carlo LUSENTI, Teresa MARZOCCHI, Maurizio MELUCCI e Simonetta SALIERA e il consigliere Giovanni FAVIA.
Votazioni elettroniche
OGGETTO 3001
Risoluzione proposta dal consigliere Pollastri per impegnare la Giunta a porre in essere azioni volte ad evitare l'unificazione delle Centrali Operative 118 dell'Area Vasta Emilia Nord (AVEN).
Presenti: 35
Favorevoli: 13
Enrico AIMI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Andrea DEFRANCESCHI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MANFREDINI, Andrea POLLASTRI.
Contrari: 22
Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Monica DONINI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Sandro MANDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Marco MONARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Gian Guido NALDI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Roberto PIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Luciano VECCHI.
Assenti: 15
Marco BARBIERI, Palma COSTI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI, Franco GRILLINI, Mauro MALAGUTI, Gabriella MEO, Roberto MONTANARI, Antonio MUMOLO, Silvia NOÈ, Matteo RIVA, Alberto VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
OGGETTO 4098
Risoluzione proposta dal consigliere Defranceschi per impegnare la Giunta ad esprimere parere negativo presso il Ministero competente circa il Permesso di Ricerca in Terraferma denominato "Castiglione di Cervia" in considerazione del fatto che, all'interno dell'area interessata dalle ricerche, vi è interamente compreso il Parco Regionale del Delta del Po.
Presenti: 32
Favorevoli: 8
Liana BARBATI, Manes BERNARDINI, Roberto CORRADI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Sandro MANDINI, Gabriella MEO, Gian Guido NALDI.
Contrari: 21
Tiziano ALESSANDRINI, Marco BARBIERI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Roberto PIVA, Luciana SERRI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Astenuti: 3
Enrico AIMI, Luca BARTOLINI, Andrea POLLASTRI.
Assenti: 18
Gianguido BAZZONI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano CAVALLI, Palma COSTI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI, Franco GRILLINI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Mauro MANFREDINI, Silvia NOÈ, Matteo RIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Alberto VECCHI.
Emendamenti
OGGETTO 3924
Risoluzione proposta dai consiglieri Manfredini, Corradi, Bernardini e Cavalli per impegnare la Giunta ad esprimere la propria contrarietà a progetti di ricerca di idrocarburi che prevedano nuove trivellazioni nelle zone interessate dal sisma del 2012.
Emendamento 1, a firma dei consiglieri Luciano Vecchi e Manfredini:
«Il capoverso 4 del punto "Premesso che:" è soppresso.»
(Approvato)
Emendamento 2, a firma dei consiglieri Luciano Vecchi e Manfredini:
«Il capoverso 5 del punto "Premesso che:" è sostituito dal seguente:
"Il 30 aprile 2012 sarebbe avvenuta la pubblicazione dell'istanza inerente il permesso di ricerca idrocarburi "Reno Centese" sul Buig (Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e Georisorse); l’istanza interessa i Comuni di Finale, Camposanto, Ravarino, Medolla, San Felice, Mirandola e Bomporto (Bassa modenese) ed il 12 dicembre 2012 l’istanza avrebbe superato l’esame della Cirm (commissione per gli idrocarburi) con parere favorevole".»
(Approvato)
Emendamento 3, a firma dei consiglieri Luciano Vecchi e Manfredini:
«Il capoverso 6 del punto "Premesso che:" è sostituito dal seguente:
"La notizia comparsa sui giornali, che l’1 marzo 2013 la suddetta l’istanza sarebbe stata presentata alla Commissione VIA, derivava da un errato inserimento sul sito web del Ministero dello Sviluppo Economico, che ha prontamente provveduto a rettificare il dato".»
(Approvato)
Emendamento 4, a firma dei consiglieri Luciano Vecchi e Manfredini:
«Il capoverso 5 del punto "Considerato che:" è soppresso.»
(Approvato)
Emendamento 5, a firma dei consiglieri Luciano Vecchi e Manfredini:
«Il capoverso 6 del punto "Considerato che:" è sostituito dal seguente:
"Per quanto riguarda il permesso di ricerca nei territori interessati dalla procedura "Reno Centese", che da fonti giornalistiche sarebbe indirizzato alla ricerca di shale gas, l’Assessore regionale Giancarlo Muzzarelli avrebbe dichiarato nei giorni scorsi che: "Il contenuto dell'istanza presentata al Ministero dello Sviluppo Economico consente di escludere che la ricerca sia indirizzata al cosiddetto "shale gas". La Regione Emilia-Romagna non ha mai dato l'assenso a modalità di ricerca ed estrazione di gas diverse da quelle convenzionali, largamente conosciute e sperimentate secondo il principio della sicurezza e precauzione totale. La Regione ribadisce la totale contrarietà all'estrazione di questo gas non convenzionale e, inoltre, rimanda qualsiasi decisione che riguardi i territori colpiti dal sisma del maggio scorso alle conclusioni della Commissione tecnico-scientifica istituita per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e l'aumento dell'attività sismica nell'area emiliano-romagnola"."»
(Approvato)
Emendamento 6, a firma del consiglieri Luciano Vecchi:
«Nel dispositivo "Impegna la Giunta regionale:" dopo le parole "Ad esprimere" sono introdotte le parole:
", in base al principio di precauzione e fino a che non sarà noto l'esito dello studio della Commissione tecnico-scientifica istituita,"»
(Non ammesso al voto)
OGGETTO 3844
Risoluzione proposta dai consiglieri Marani, Mumolo, Casadei, Monari, Paruolo, Bignami, Bernardini, Aimi, Bartolini e Lombardi per invitare la Giunta a estendere la corsa dei treni fermi alla stazione di Porretta fino alla stazione di Pracchia.
Emendamento 1, a firma del consigliere Defranceschi:
«Nella parte "Invita la Giunta" sono soppresse le seguenti parole: "verificare fin da subito la possibilità di"»
(Approvato)
Comunicazione prescritta dall'art. 69 del Regolamento interno
«Nel corso della seduta sono pervenuti i sottonotati documenti:
Interrogazioni
4144 - Interrogazione del consigliere Sconciaforni, a risposta scritta, circa il piano industriale della Coop Ceramica con sedi a Imola, Faenza, Casalfiumanese e Borgo Tossignano, e la tutela dei relativi lavoratori.
4145 - Interrogazione del consigliere Filippi, a risposta scritta, circa l'attivazione della metropolitana di superficie che collegherà la linea ad Alta Velocità alla stazione della linea ferroviaria storica, a Reggio Emilia.
4146 - Interrogazione del consigliere Lavagetto, a risposta scritta, circa l'applicazione della normativa riguardante l'incompatibilità tra incarichi pubblici, con particolare riferimento a quelli riguardanti i Comuni, le ASL e gli Ospedali.
4149 - Interrogazione del consigliere Alberto Vecchi, di attualità a risposta immediata in Aula, circa le azioni da porre in essere al fine di provvedere al pagamento di quanto dovuto ai Vigili del Fuoco per le ore di lavoro straordinario effettuate a seguito del sisma.
4152 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, circa la situazione relativa allo stabile del Comune di Bologna sito in via Tessitori, gestito dall'Azienda Case Emilia-Romagna.
4153 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, circa i cittadini stranieri che si recano in Italia per ricevere cure, assistenza e assegni di accompagnamento erogati dall'INPS, ed i relativi controlli.
4154 - Interrogazione della consigliera Noè, a risposta scritta, circa la soppressione di fermate nelle stazioni ferroviarie di località turistiche della costa romagnola.
4155 - Interrogazione della consigliera Noè, a risposta scritta, circa il contenimento dei costi dei biglietti di accesso alle sale cinematografiche.
4158 - Interrogazione del consigliere Defranceschi, a risposta scritta, circa la pianificazione del territorio da sottoporre ad interventi di trasformazione nei piani urbanistici comunali.
4159 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, circa il campo nomadi sito in via Nuova Ponente a Carpi.
4161 - Interrogazione del consigliere Manfredini, a risposta scritta, circa il trasferimento della sede del SERT di Sassuolo (MO).
4162 - Interrogazione del consigliere Malaguti, a risposta scritta, in merito alle agevolazioni tariffarie e alla rateizzazione dei pagamenti per le popolazioni colpite dagli eventi sismici.
4163 - Interrogazione del consigliere Favia, a risposta scritta, circa il ridimensionamento o la chiusura dell'Ospedale di Porretta Terme e le conseguenti problematiche, con particolare riferimento ai territori montani ed ai Comuni dell'Alto Reno.
Risoluzioni
4148 - Risoluzione proposta dai consiglieri Carini, Cavalli e Pollastri per impegnare la Giunta ad attivare contatti con l'ANAS al fine di verificare congiuntamente le possibilità e le modalità di intervento sul tratto piacentino della Strada Statale 45, ed a porre in essere azioni presso tutte le sedi opportune affinché vengano stanziate le risorse necessarie a ripristinare le condizioni di sicurezza e viabilità lungo l'intero percorso di tale arteria (documento in data 17 06 13).
4156 - Risoluzione proposta dai consiglieri Mori, Meo, Pariani, Donini, Casadei, Serri, Manfredini, Bazzoni, Grillini, Defranceschi, Malaguti, Luciano Vecchi, Piva, Noè, Monari e Alessandrini per impegnare la Giunta a valutare, nei casi di "femminicidio" avvenuti sul territorio regionale, la costituzione di parte civile a fianco delle vittime nei processi (documento in data 18 06 13).
4157 - Risoluzione proposta dai consiglieri Mori, Pagani, Barbieri, Fiammenghi, Marani, Paruolo, Mumolo, Moriconi, Carini, Luciano Vecchi, Piva, Monari e Alessandrini per impegnare la Giunta ad attivarsi presso le Istituzioni Nazionali affinché sia resa giustizia alle vittime del Moby Prince e sia costituita in tempi rapidi una Commissione di inchiesta parlamentare (documento in data 18 06 13).
4160 - Risoluzione proposta dai consiglieri Meo e Naldi per impegnare la Giunta ad incrementare le risorse economiche per il Parco del Delta del Po (documento in data 19 06 13).»
(Comunicazione n. 54 prescritta dall'art. 69 del Regolamento interno - prot. 26368/2013)
I PRESIDENTI | I SEGRETARI |
Costi - Mandini | Corradi - Meo |