139.
SEDUTA DI MERCOLEDÌ 17 LUGLIO 2013
(ANTIMERIDIANA)
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE COSTI
INDI DEL VICEPRESIDENTE MANDINI
INDI DEL VICEPRESIDENTE AIMI
Indice
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OGGETTO 4023
Risoluzione proposta dai consiglieri Defranceschi e Favia per impegnare la Giunta a ritirare l'impegno della Regione Emilia-Romagna dal Progetto People Mover, destinando i fondi stanziati per tale progetto al completamento della linea di Servizio Ferroviario Metropolitano Poggio Rusco-San Ruffillo, con particolare attenzione alla realizzazione di un trasporto stazione-aeroporto efficiente ed economico.
(Continuazione discussione e reiezione)
PRESIDENTE (Costi)
MANDINI (Italia dei Valori)
BERNARDINI (Lega Nord)
NALDI (SEL - Verdi)
BIGNAMI (PDL)
MONARI (PD)
FAVIA (Misto)
NOÈ (UDC)
VECCHI Alberto (PDL)
FAVIA (Misto)
BERNARDINI (Lega Nord)
PRESIDENTE (Mandini)
MONARI (PD)
VECCHI Alberto (PDL)
NOÈ (UDC)
DEFRANCESCHI (Mov. 5 Stelle)
FAVIA (Misto)
DEFRANCESCHI (Mov. 5 Stelle)
OGGETTO 4232
Risoluzione proposta dal Presidente Pagani, su mandato della V Commissione e dalla Presidente Mori, su mandato della Commissione regionale per la promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini, per impegnare la Giunta a porre in essere azioni affinché il Ministero dei Beni e Attività Culturali riconosca ufficialmente la Fondazione Nazionale della Danza Aterballetto quale Centro Nazionale per la Danza.
(Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Mandini)
PAGANI (PD)
MANFREDINI (Lega Nord)
OGGETTO 721
Risoluzione proposta dai consiglieri Barbati e Favia per invitare la Giunta a porre in essere azioni volte all'approvazione di una legge statale che disciplini il Registro delle unioni civili.
(Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Mandini)
BARBATI (Italia dei Valori)
GRILLINI (Misto)
PRESIDENTE (Aimi)
CORRADI (Lega Nord)
PARUOLO (PD)
DONINI (Fed. della Sinistra)
NOÈ (UDC)
BARBATI (Italia dei Valori)
PARUOLO (PD)
GRILLINI (Misto)
CASADEI (PD)
MONTANARI (PD)
CORRADI (Lega Nord)
DEFRANCESCHI (Mov. 5 Stelle)
NOÈ (UDC)
MANFREDINI (Lega Nord)
OGGETTO 4201
Risoluzione proposta dai consiglieri Meo, Sconciaforni, Riva, Barbati, Favia, Naldi, Monari, Defranceschi, Paruolo, Malaguti, Casadei, Luciano Vecchi, Pollastri, Piva, Leoni, Mumolo, Serri, Manfredini e Montanari per impegnare la Giunta a porre in essere azioni nei confronti del Senato e della Camera dei Deputati a favore dell'approvazione della Proposta di Legge C288 e del Disegno di Legge S62 in materia di "divieto di allevare, catturare e uccidere animali per la produzione di pellicce".
(Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Aimi)
MEO (SEL - Verdi)
PARUOLO (PD)
PIVA (PD)
MALAGUTI (PDL)
MANFREDINI (Lega Nord)
POLLASTRI (PDL)
MONTANARI (PD)
LEONI (PDL)
DEFRANCESCHI (Mov. 5 Stelle)
BARTOLINI (PDL)
Inversione dell'ordine dei lavori
PRESIDENTE (Aimi)
OGGETTO 4211
Risoluzione proposta dai consiglieri Filippi, Manfredini, Aimi, Luciano Vecchi, Pagani, Mori, Leoni, Riva, Donini, Bazzoni, Barbieri, Barbati, Carini, Cavalli, Pollastri, Alessandrini, Noè, Serri e Moriconi in merito alle misure da intraprendersi per la messa in sicurezza degli immobili colpiti dal sisma verificatosi il 21 giugno 2013 in Garfagnana.
(Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Aimi)
LEONI (PDL)
PRESIDENTE (Aimi)
MONARI (PD)
PAGANI (PD)
RIVA (Misto)
BARBATI (Italia dei Valori)
POLLASTRI (PDL)
PRESIDENTE (Mandini)
MORICONI (PD)
VECCHI Luciano (PD)
MANFREDINI (Lega Nord)
BARBIERI (PD)
MORI (PD)
Allegato
Partecipanti alla seduta
Votazioni elettroniche oggetti 4023 - 721
Emendamenti agli oggetti 721 - 4211
Comunicazione prescritta dall'art. 69 del Regolamento interno
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE COSTI
La seduta ha inizio alle ore 9,47
PRESIDENTE (Costi): Dichiaro aperta la centotrentanovesima seduta della IX legislatura dell'Assemblea legislativa.
Do comunicazione delle assenze alla seduta assembleare, ai sensi dell’articolo 65, comma 2 del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa. "Comunico la mia assenza nella seduta assembleare del 17 luglio per impegni istituzionali precedentemente assunti", il Presidente Errani.
Lo stesso dicasi, sempre ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno dell’Assemblea per Marco Lombardi, che oggi è delegato a svolgere funzioni di rappresentanza dell’Assemblea legislativa per l’audizione presso la XIV Commissione della Camera su relazione della programmazione dell’Unione europea.
Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Patrizio Bianchi, Carlo Lusenti e Maurizio Melucci.
OGGETTO 4023
Risoluzione proposta dai consiglieri Defranceschi e Favia per impegnare la Giunta a ritirare l'impegno della Regione Emilia-Romagna dal Progetto People Mover, destinando i fondi stanziati per tale progetto al completamento della linea di Servizio Ferroviario Metropolitano Poggio Rusco-San Ruffillo, con particolare attenzione alla realizzazione di un trasporto stazione-aeroporto efficiente ed economico. (Continuazione discussione e reiezione)
PRESIDENTE (Costi): Proseguiamo il dibattito sulla risoluzione oggetto 4023, presentata dal consigliere Defranceschi per impegnare la Giunta a ritirare l’impegno della Regione al progetto People Mover, destinando i fondi stanziati per questo progetto e al completamento della linea del Servizio Ferroviario Metropolitano Poggio Rusco - San Ruffillo, con particolare attenzione alla realizzazione di un trasporto di stazione - aeroporto efficiente ed economico.
Sono già intervenuti due consiglieri, era iscritto il consigliere Mandini a cui do la parola. Ricordo che siamo in dibattito generale, quindi sono concessi dieci minuti.
Prego, consigliere Mandini. Ne ha facoltà.
MANDINI: Grazie, presidente. Evito di fare la cronistoria del People Mover perché chi è intervenuto ieri lo ha già fatto in modo preciso e dettagliato. Voglio ricordare in quest’Aula che nel programma amministrativo di Bologna fatto dalle forze che sostenevano e sostengono il Sindaco Merola, era già scritto che era necessario per il People Mover fare una verifica tecnico economica di sostenibilità dell’opera perché i dubbi non sono di oggi, i dubbi sono di qualche anno fa e di verifiche della sostenibilità ne sono state fatte più di una perché nel frattempo sono cambiate varie condizioni per realizzare quest’opera. È venuta a mancare, di fatto, una fermata del Lazzaretto che contribuiva in modo sostanzioso all’affluenza degli utenti, si sono determinati i costi, ricordo che si sono fatte verifiche sulla capacità e sulla tenuta dei passeggeri dei mezzi di trasporto e via dicendo, per ultimo, lo ricordava il collega Paruolo ieri, è intervenuta anche l’Authority sugli appalti.
Credo che siamo arrivati al punto in cui le decisioni devono essere assunte e non più rinviate. Ricordo a memoria che il primo a parlare della città e di un collegamento tra la stazione ferroviaria e l’aeroporto Marconi fu Romano Prodi, il primo che lanciò questa idea fu lui e lo stesso Romani Prodi recentemente ha affermato in una intervista che così come è stata progettata l’opera sarà difficilmente sostenibile e comunque non era il tipo di opera che lui aveva in mente quando fece questa proposta.
Questo per dire che nel nostro territorio sono ormai oltre dieci anni che abbiamo messo in campo varie opere di natura trasportistica, il Passante Nord, poi "Passantino", poi metrò, poi il Civis, poi il People Mover e di tutte queste opere sicuramente in quel momento in cui se ne parlava, strategiche per il territorio, praticamente o non si è fatto nulla oppure si sono spesi i soldi di dubbia utilità, e ricordo per Bologna il Civis. Poi, se vogliamo, stendiamo anche un velo pietoso sulla stazione dell’Alta Velocità che recentemente è stata inaugurata che più che una stazione moderna ed europea dell’Alta Velocità sembra un gigantesco loculo, per lo più piovoso, che più che accogliere i passeggeri li invita a scendere alla fermata successiva.
Questo per dire che il tema è attuale, ma credo che dobbiamo avere il coraggio anche di ammettere che abbiamo parlato molto, abbiamo riflettuto molto, abbiamo fatto tante considerazioni e, di fatto, di quelle opere che citavo prima non c’è nulla. Allora al di là delle ventilate azioni legali, i termini contrattuali di appalto e via dicendo che ricordava il collega Paruolo ieri, credo che sia arrivato il momento del coraggio delle scelte politiche e delle scelte amministrative, cioè non possiamo rimandare sempre e comunque le scelte in funzione del rispetto delle autonomie locali che io per primo rispetto, ovviamente, ma laddove la Regione in una qualche forma, in un qualche modo è compartecipe a queste scelte, credo che debba assumersi il coraggio di dire la propria, anche in termini definitivi, se questo serve al nostro territorio.
Allora dobbiamo ammettere che il People Mover è quello che nelle camere operatorie si chiama malato terminale che ormai si è perso, dopo averlo soccorso per anni, si deve ammettere che il People Mover è un malato che si è perso. Dispiace, dispiace per il territorio, dispiace per le imprese che hanno fatto il progetto, hanno fatto gli investimenti, ci hanno speso soldi, però anche su questo versante non possiamo trincerarci dietro il projetc financing o dietro il fatto che c’è del capitale privato investito, spiace molto, anche perché sono realtà imprenditoriali del nostro territorio ma chi fa impresa sa benissimo che deve accettare anche il rischio dell’impresa. Per ciò il cofinanziamento della Regione a questa opera non solo non risolve la realizzazione della stessa perché è una parte mininale, ma allora credo che sia nostro dovere essere responsabili e coraggiosi, a fronte della incomprensibile caparbietà di una Amministrazione comunale che sono anni che discute, che riflette e che approfondisce.
Ora è tempo di decidere in via definitiva, è ora di dire che chiudiamo un capitolo e scriviamo la parola fine a quest’opera così come è stata pensata e cominciamo seriamente a ragionare per un’alternativa che io non so e non voglio addentrarmi sul fatto che sia meglio utilizzare il Servizio Ferroviario Metropolitano e quant’altro, saranno i tecnici che dovranno trovare indicazioni migliori. Rispetto, quindi, alla risoluzione presentata dal consigliere Defranceschi sulla parte in cui si richiede di destinare i fondi ad un’altra opera, non mi addentro perché non ho elementi, però sicuramente c’è la necessità che la Regione chiuda questo capitolo e si faccia protagonista di un nuovo progetto, di pensare un nuovo sistema del trasporto e del collegamento, credo che le forze che siedono in quest’Aula devono avere il coraggio di dirlo. È inutile che continuiamo a parlare di una città metropolitana come una prospettiva di sviluppo del territorio bolognese, e anche regionale, quando non riusciamo a chiudere un capitolo come quello di un collegamento tra una stazione ferroviaria e un aeroporto.
Grazie, presidente.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Mandini.
Ha chiesto la parola il consigliere Bernardini. Ne ha facoltà.
BERNARDINI: Grazie, presidente.
Giusto per ricordare, come diceva il collega precedentemente, quella che è stata l’odissea di questa opera ma non solo di questa opera sul territorio bolognese ma che è un discorso molto più ampio perché riguarda le infrastrutture di una intera Regione che trova in Bologna un nodo strategico di collegamento in quello che è un asse importantissimo a livello nazionale tra nord e centro e sud Italia. Purtroppo oggi ci troviamo di fronte all’ennesimo fallimento progettuale di una Amministrazione comunale, ma non solo, provinciale e anche regionale che dal 2007, ma ancor prima, parlano di opere che poi vengono regolarmente rimandate, mai realizzate ma non senza motivo, i motivi sono tanti. Ricordo un intervento di ieri in cui Paruolo in qualche modo ricostruiva la genesi di questa opera, il People Mover, ma dimenticava un aspetto fondamentale perché il rischio di impresa non veniva lasciato ai privati, si addossava al Comune di Bologna quella che era una mancata previsione di entrata se si fosse realizzata in termini di numeri non sufficienti di biglietti staccati per pagare il costo gestionale dell’opera. Era, quindi, un projetc financing, ma un project financing che, di fatto, non era tale perché poi in ultima battuta si riversava sul pubblico il rischio di impresa. Oggi apriamo i giornali e vediamo un’altra idea perché queste partoriscono come funghi ma, ripeto, mai vengano realizzate, una nuova navetta per collegare il CAAB con il cuore della città, il treno alla stazione FICO, quel grande progetto che vede al centro una rivalorizzazione del CAAB. Voglio ricordare i documenti programmatici, gli accordi di programma che furono fatti anni fa a favore del CAAB così come è strutturato e ricordo benissimo un accordo tra comune di Bologna, la provincia e i comuni dell’hinterland che sono in qualche modo interessati alla zona su cui ricade il CAAB, si parlava di metrotranvia, si parlava del completamento della Lungo Savena, ci sono altre opere che ancora oggi sono incompiute sul nostro territorio, penso allo svincolo per il Centergross, tutti piccoli pezzi di infrastrutture che oggi mancano e poi andiamo a vedere gli atti amministrativi, gli accordi di programma e vediamo che all’interno di quegli accordi di programma vengono sempre menzionate queste opere che ci trasciniamo dietro ormai da decenni, come punto essenziale per lanciare e realizzare determinati progetti e, ripeto, il CAAB ne è un esempio, come lo è, in un qualche modo il People Mover per quello che è il collegamento tra la stazione e l’aeroporto, e che doveva, secondo alcuni - peraltro - illustri rappresentanti di partecipate, arrivare addirittura in Fiera.
Sarebbe - ed è - interessante vedere in quest'Aula come si comporterà SEL, perché su questa battaglia spesso abbiamo sentito e visto votare da parte dei rappresentanti di SEL documenti nettamente contrari alla realizzazione del People Mover, quindi penso che si possa tranquillamente arrivare anche a votare questa risoluzione del Movimento 5 Stelle, che, al di là dei tecnicismi, se sia possibile o meno bloccare i soldi che la Regione ha deliberato di stanziare a favore dell'opera, che può essere possibile o non possibile, rappresenta l'indicazione politica di ragionare, e purtroppo lo facciamo troppo spesso, perché partiamo con tanti ragionamenti, ma poi non realizziamo mai nulla, ma, ripeto, anche alla luce di ciò che è successo oggi in Regione a fronte dell'ipotesi treno-stazione-CAAB-FICO, dobbiamo farlo. Poi abbiamo il centro sportivo che andremo a fare a Granarolo, poi abbiamo altre priorità che, purtroppo, sono sempre e costantemente rimandate.
Ebbene, o abbiamo la forza di fermarci e di rimettere in discussione progetti che, purtroppo, ormai sono anche datati nel tempo e sono stati elaborati in base a delle concezioni tecniche, a dei presupposti di tecnologie che oggi, a distanza di 10 anni, risultano superati, quindi con la nostra lentezza decisionale rischiamo addirittura di realizzare dei progetti con delle tecniche, con dei requisiti che oggi, magari, sono nettamente superati dalla tecnologia, perché di questo si tratta, rischiamo di andare a realizzare cose che sono già vecchie sulla carta. È questo il danno, dopo la beffa, dei ritardi nel dotare l'area bolognese, che ha un interesse strategico molto più ampio, di infrastrutture che siano davvero all'avanguardia.
Non analizzo il caso della stazione, perché spero che sia un'opera in corso di realizzazione, perché, se resterà così come ce l’hanno consegnata, è veramente un obbrobrio, basta andarci, vedere com’è strutturata e rifinita, per capire che si tratta di un'opera nettamente incompiuta. In tal senso, ci aspettiamo che qualcuno ci dica quando sarà effettivamente il tutto finito e dotato di un migliore percorso di fruibilità a favore degli utenti.
Ma vi è un altro passaggio da tenere in considerazione. Ieri abbiamo sentito dall'assessore Peri il travaglio del Passante Nord. Entro il 31 luglio si dovrà decidere se quest'opera può essere o meno realizzata, con grossi problemi tra chi deve decidere, il territorio che deve, in qualche modo, subire. Infatti, abbiamo spesso visto nei consigli comunali interessati posizioni, anche da parte delle maggioranze, nettamente critiche nei confronti del Passante Nord.
Tutto questo per dire che il People Mover rappresenta solo uno dei tanti pezzi di quel piano infrastrutturale che è rimasto lettera morta, che non si è mai realizzato e che purtroppo oggi rimane in capo alla Città di Bologna, ma non solo alla Città di Bologna, anche all'intera Regione, come un grande deficit infrastrutturale.
Io ho sempre sostenuto che, per quello che poteva essere un collegamento tra la stazione e l'aeroporto, altre soluzioni che sono state prospettate da tecnici e da comitati, che potevano essere realizzate, in primo luogo, con costi minori, ed oggi parlare di minori costi non è cosa da poco, in tempi più brevi, e che potevano anche essere meno impattanti, perché tutti abbiamo potuto vedere dagli elaborati tecnici quanto sia impattante la costruzione del People Mover, ma sappiamo anche - perché fino ad oggi ne è stata caldeggiata la costruzione - che abbiamo l'area ex Lazzaretto, tutta quella che ruota attorno all'Ospedale Maggiore, che è stata realizzata e venduta ai costruttori perché c'era la fermata del People Mover. Si tratta, quindi, di un'opera non solo funzionale al trasporto dei passeggeri, ma che è diventata anche una chimera, una calamita per riuscire ad attrarre investitori privati e non privati su un'area che oggi, purtroppo, a Bologna stenta a partire, come l'area ex Lazzaretto.
Se dobbiamo raccontarcela, raccontiamocela tutta, perché se noi fermiamo l'analisi politica del People Mover solo sul progetto di collegamento tra stazione e Fiera, facciamo un torto a chi ha deciso l’infrastruttura. In tal senso, basta vedere tutti i documenti che trattano l’urbanizzazione dell'area ex Lazzaretto per capire quant’è strategica, nell’ambito di un'espansione immobiliare della Città di Bologna, la presenza della fermata del People Mover, con quel pezzetto di Università che ci doveva andare, ma che non ci va più, che quindi è andata ulteriormente ad incidere sul potenziale numero dei passeggeri che potevano usufruire del servizio navetta People Mover, e quindi con una ricaduta sulle presenze e sui biglietti staccati, quindi anche sui costi gestionali. Se torniamo al progetto iniziale, e mi dispiace che non sia presente in Aula il collega Paruolo, perché quello sarebbe un ulteriore elemento negativo a carico della Pubblica Amministrazione e quindi a carico del Comune di Bologna, vediamo come alla fine tutto torna. Ma di fondo vi è l'incapacità della Pubblica Amministrazione, in primis del Comune di Bologna, ma anche della Provincia e della stessa Regione, di dotarsi di un vero piano infrastrutturale da realizzare in tempi certi, con una scaletta delle priorità. Secondo me, non possiamo fare delle cose nuove finché non abbiamo finito di fare le cose vecchie. Per esempio, abbiamo il problema del Lungo Savena, che è un problema oggettivo, perché abbiamo fatto un pezzo per andare in là, e manca il pezzo che torni in qua; abbiamo la necessità di precedere con le (anche solo ipotetiche) valorizzazioni di importanti complessi, come può essere il CAAB, di lavorare per rendere fattibili investimenti cospicui da parte dei privati, in questo caso sul CAAB. Ma abbiamo anche la necessità di valorizzare quello che abbiamo. Abbiamo tutta una struttura ferroviaria che oggi esiste e che non è assolutamente utilizzata o è sottoutilizzata. Io penso che bisogna partire da lì, cercando di proporre delle soluzioni che non debbano aspettare 10 anni o più per essere portate al termine di una discussione e di un confronto amministrativo.
Pertanto, ritengo che oggi dire: "fermiamoci un attimo e rivalutiamo quella che è la realizzazione di un complesso infrastrutturale sul territorio che comprenda anche i People Mover" non sia un obbrobrio, ma sia la dimostrazione di un grande senso di responsabilità, che purtroppo la politica non sta dimostrando. Non vorrei che, alla fine, a fronte dei ricorsi e controricorsi che i comitati hanno presentato, finisse tutto non dell'ambito della politica e delle scelte amministrative, ma nelle aule giudiziarie che potrebbero, come succede oggi per il centro sportivo di Granarolo, bloccare l'inizio dei lavori. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Bernardini.
Prima di dare la parola al consigliere Naldi, che è iscritto a parlare, informo che il consigliere Filippi ha comunicato che non potrà prendere parte ai lavori odierni.
Prego, consigliere Naldi.
NALDI: Grazie, presidente.
Anche per rispondere alla sollecitazione che mi è appena pervenuta da parte del consigliere che mi ha preceduto, quand'ero consigliere comunale a Bologna, votai il progetto del People Mover premesso che doveva essere un project financing. Il People Mover potenzialmente rispondeva ad un tema di carattere più generale: collegare tutte le eccellenze economiche della città (Fiera, Stazione, Aereoporto, forse anche il CAAB).
Ora, le cose non sono andate così; è abbastanza evidente che il project financing non era del tutto sostenibile o, almeno, così si è rivelato fino a questo momento, e quindi la deliberazione cui fa riferimento la risoluzione presentata dal consigliere Defranceschi, che è quella con cui il Comune di Bologna intima a Marconi Express di rivedere al più presto i patti parasociali, interviene proprio su questo punto, perché non è chiara l'autonomia del progetto finanziario.
In questo momento, quindi, non siamo all’interno delle condizioni originariamente previste per l'approvazione di questo progetto. Pertanto, anch’io credo che il progetto del People Mover sia, molto probabilmente, avviato ad una definitiva caduta, perché non vedo le condizioni per poterlo proseguire. Da qui al fatto che debba essere la Regione a dichiararne la definitiva decadenza, penso che ci passi un minimo di prudenza amministrativa. Sono invece d'accordo sul fatto che si debba lavorare, fin da subito, e che la Regione debba sostenere un lavoro per il potenziamento del Servizio Ferroviario Metropolitano, e in questo contesto verificare tutte le condizioni tecniche per fare in modo che l'aeroporto sia raggiungibile rapidamente e frequentemente con le linee ferroviarie esistenti, opportunamente attrezzate.
Ora, bisogna anche sapere che la concorrenza dei sistemi occupazionali, per quanto riguarda il sistema aeroportuale, negli ultimi tempi prevede delle novità significative, per esempio, l'Alta Velocità entra direttamente nell'aeroporto di Venezia, costituendo un sistema di comunicazione straordinariamente efficace.
Noi forse abbiamo le condizioni per poterci avvicinare a queste condizioni, che però vanno verificate ed implementate, operazione che sicuramente richiederà un ripensamento delle priorità del sistema ferroviario metropolitano.
Noi siamo d'accordo di ragionare per arrivare a superare il People Mover, dal momento che è sicuramente possibile un'alternativa efficace utilizzando il Sistema Ferroviario Metropolitano, questo è sicuramente un dato realistico. Io sono d'accordo di lavorare in questi termini, anche se vorrei segnalare il fatto che la discussione nella Città di Bologna, ché in qualche modo parliamo fra bolognesi, di questo tema, ed anche in questa Regione, corre spesso il rischio di essere contrassegnata da un'attenzione più al tema degli utenti cittadini che da un'attenzione ai temi dell’economia regionale e cittadina, che invece credo che dovrebbe essere molto tenuta sotto attenzione, perché comunque costituisce un elemento vitale per la ricchezza economica della Regione. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Naldi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Bignami. Ne ha facoltà.
BIGNAMI: Grazie, presidente.
Abbiamo letto con attenzione la risoluzione proposta dal collega del Movimento 5 Stelle, e riteniamo utile, per tramite di questa risoluzione, fare il punto sulle politiche di trasporto che la Regione e il Comune hanno realizzato, avallato ed anche bloccato, con riferimento al capoluogo della nostra Regione. Mi permetto di sottolineare il capoluogo della nostra Regione, perché Bologna, anche se probabilmente a qualcuno non piace, fiero sostenitore della politica policentrica che dovrebbe governare la Regione, sarebbe lo snodo centrale sia in termini amministrativi, sia in termini politici, sia in termini economici e produttivi della nostra Regione. Tuttavia, nonostante questo ruolo politico, amministrativo ed anche geografico che dovrebbe essere strategico per il sistema emiliano-romagnolo, abbiamo assistito ad una puntuale azione di mortificazione e di svilimento del ruolo della Città di Bologna, realizzata con modalità singolari, tipo going to stop, nel senso che prima lanciamo una proposta e poi la blocchiamo. La vicenda del People Mover si inserisce esattamente in questa politica bifasica, vale a dire che prima diciamo e poi ci fermiamo, che sta caratterizzando tutto il comparto trasportistico infrastrutturale, tanto più quando viene declinato sulla Città di Bologna.
Con riferimento all'ultimo decennio, potremmo parlare del metrò, bloccato con un ricorso firmato dal Presidente Errani e dall'allora Vicepresidente Delbono, con cui si impedì che la Città di Bologna si dotasse di un'opera quale il metrò, a proposito della quale non entro nel merito se fosse o meno necessaria, ma entro nel merito del fatto che era un’opera prevista, un'opera per la quale si poteva partire con i cantieri, alla quale sarebbero stati, in qualche maniera, dedicati 516 milioni di euro, che invece si sono volatilizzati.
Si è passati al CIVIS, uno strumento così competitivo che i vagoni, perché di vagoni si tratta, di questo tram su gomma, presentato come una rivoluzionaria innovazione tecnologica, sono da anni bloccati in un deposito, esposti alle intemperie, poi si è scoperto che non andavano più bene e quindi verranno restituiti non si sa a chi, non si sa per cosa.
Abbiamo il Passante Nord, di cui si può leggere proprio oggi sui giornali, con un timing che fissa una specie di red line al 31 luglio, data entro la quale, se vi è l'accordo tra il progetto di Autostrade e le soluzioni proposte dagli enti locali, si potrà procedere, ma già ieri abbiamo sentito l'assessore Peri preannunciare che difficilmente sarà così.
Abbiamo il People Mover, altra soluzione per la quale - forse qualche collega lo ignora - il Comune di Bologna ha già delle cause pendenti dinnanzi al Tribunale Civile per i danni arrecati a coloro che sono stati individuati come proprietari del tracciante e che hanno subito un danno, perché, checché magari ne pensi la maggioranza, nella vita reale un annuncio della politica produce ancora qualche effetto. Probabilmente, questo può sorprendere, alla luce soprattutto del pregresso che ho appena narrato, cionondimeno, nella vita reale, quando un’istituzione dice che si farà qualcosa, qualcuno ci crede, nonostante si tratti della Regione Emilia-Romagna.
Il CIPE ha cercato, in qualche maniera, di venire incontro alle istanze del Comune di Bologna, e dopo nove anni ha convertito il finanziamento previsto per il metrò destinandolo al Servizio Ferroviario Metropolitano, di cui ancora non si sa pressoché nulla, fatta salva la politica degli degli annunci. Insomma, il quadro che viene composto, evidentemente, tratteggia l’assoluta inaffidabilità delle istituzioni governate dalla sinistra e inattendibilità degli annunci che la politica nostrana ha realizzato.
È questa una premessa essenziale al ragionamento che ne discende sul piano del People Mover, e il ragionamento che ne discende è che non solo quest'opera, che ormai ha una progettazione antica - non mi sento neanche di dire vecchia, è proprio antica - e del tutto superata nei fatti prima ancora che nelle premesse progettuali, nei fatti perché, quando un aeroporto cambia la propria fisionomia e realizza degli ampliamenti che, evidentemente, si basano su un progetto industriale - almeno ci si augura che sia così, anche se il direttore precedente, secondo me, andava più a spanne e a sentimento che a reale progettazione economica -, non si può non immaginare che tale circostanza determini un impatto ed una ricaduta sul sistema città, una città che nel frattempo si è dotata, checché ne dica qualche collega di maggioranza, di una stazione, quella dell'Alta Velocità, che qualcosa cambia, in bene, in male, questo non lo so. Ma cercare di mantenere fermo quel segmento che mette in correlazione questi due poli che si sono potenziati e sviluppati con le stesse soluzioni di sette, otto, dieci anni fa, vuol dire davvero o prendere in giro la gente o essere dei pessimi amministratori. La scelta attiene alle valutazioni di ognuno di noi.
Quel che è certo è che questo progetto è antico, neanche più vecchio, e superato nei fatti. Le scelte strategiche compiute da altre istituzioni, prime fra tutte l'Università, di non investire più sul polo universitario, hanno depauperato le soluzioni di sostenibilità in termini di trasporto, in termini di passeggeri, in termini di servizio, tali per cui - viene riportato nella risoluzione che ci accingiamo a votare - non vi è più la fermata del Lazzaretto, che era già discutibile, ma che ci venne spiegato - ricordo bene quando noi dicemmo: "ma perché dite che è un servizio tra stazione e aeroporto e inserite una fermata in un comparto di ispirazione privatistica?" - dalla stessa maggioranza che oggi è tale in Comune a Bologna che senza quella fermata non vi sarebbe stata sostenibilità, salvo saltare la fermata e rimanere la sostenibilità, e questo è uno dei misteri che racchiude il progetto del People Mover.
Cambiato, quindi, anche l'apporto in termini di passeggeri, di risorse, di sostenibilità, eccetera, eccetera, ebbene, che cosa si dice? "Proviamo ad andare avanti lo stesso". Io credo che, in realtà, anche questo progetto finirà abortito. Abortito senza che, ancora una volta, si metta nulla in campo per la Città di Bologna, senza che nulla si realizzi per quella che è la capitale dell'Emilia-Romagna. Si infilerà un'altra perla nei fallimenti della Giunta regionale e della maggioranza che la sostiene, che, come ho richiamato poc'anzi, si compone ormai di una filiera assolutamente nutrita.
Dico questo perché voteremo la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle, anche se alcune premesse ed alcune considerazioni del contenuto non ci convincono pienamente (vorremmo analizzare con più di attenzione la soluzione del tapis roulant), ma il dispositivo finale, vale a dire il convertire questo finanziamento in sostegno all'opera SFM, al Servizio Ferroviario Metropolitano, ci trova concordi e consapevoli che bisognerebbe sottrarre alla Giunta e a questa maggioranza la gestione di quest'opera, che altrimenti rischierebbe di diventare un'altra perla tra i fallimenti di questa linea politica. Tanto che viene da pensare che, almeno per quanto attiene al tema della Città di Bologna e dei trasporti, la Giunta regionale e la maggioranza che la sostiene siano una sorta di Re Mida al contrario: tutto quel che tocca, invece che oro, diventa altro. Il dubbio inizia a venire. Speriamo che a breve venga consentito che queste partite siano gestite da altri.
Il Governo nazionale nel convertire il finanziamento ha già fatto tanto, forse anche troppo rispetto a quel che era consentito, perché il finanziamento da cui si dovrebbero attingere gli oltre 250 milioni di euro per il potenziamento del SFM nascono dall'opera del metrò.
Arrivati a questo punto, speriamo che si possa andare avanti nel potenziamento di una tratta che - non mi soffermo e non mi cimento in valutazioni sociologiche e di marketing territoriale - sicuramente avrebbe il pregio di non tagliare fuori la Città di Bologna, come invece il People Mover rischia di fare.
Pertanto, preannuncio, già in sede di discussione generale, che il nostro voto sarà favorevole, ancorché con i distinguo di cui sopra rispetto ad alcune premesse che non ci convincono pienamente, ma il dispositivo finale ci trova concordi. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Bignami.
Ha chiesto la parola il consigliere Monari. Ne ha facoltà.
MONARI: Grazie, presidente.
Devo dire che avrei preferito non intervenire in questo dibattito, ma negli interventi ho sentito, oltre alle legittime opinioni divergenti, anche un certo quantitativo di imprecisioni, ricostruzioni fantasiose, sciocchezze. Sono, quindi, costretto a sottolineare brevemente alcuni passaggi.
La questione del People Mover, come tutti ricorderanno, è partita addirittura con un’impostazione ed un progetto di un'opera di collegamento tra la stazione ferroviaria e l'aeroporto, che via via ha cambiato prospettiva, percorso, modalità di progettazione, ed è passata dall’essere un'opera dai costi sostenibili all’essere un’opera dai costi faraonici e, come spesso è accaduto in questi trent'anni di politica bolognese - me ne occupo essendo io di Bologna -, è entrata nel novero delle opere annunciate, ma nemmeno cantierizzate.
Ora, però, bisogna fare opera di verità, perché potrei citare l'Amministrazione Guazzaloca, potrei citare l'Amministrazione Cofferati, potrei citare l'Amministrazione Vitali, potrei citare, con una sospensione, poiché è ancora in corso, l'Amministrazione Merola, potrei citare l'Amministrazione Delbono, la linea di contatto che accomuna queste amministrazioni, assai diverse nella logica del progetto e del programma amministrativo e diverse anche dal punto di vista del sostegno politico è attraversata da un sentimento comune sostanziale: non si è mai riusciti a fare sintesi su alcune questioni strategiche per la città.
Badate bene, la questione è molto delicata ed anche molto importante per Bologna, lo dico da bolognese, perché Bologna, da città straordinariamente riformista e da punta avanzata non solo nel novero delle città regionali (lasciamo perdere la questione "capitale" che fa arrabbiare tutte le altre realtà territoriali dell'Emilia-Romagna, per ragioni identitarie e di campanile), da città laboratorio del riformismo italiano, anche dal punto di vista amministrativo, anzi, in questo caso, soprattutto dal punto di vista amministrativo, rischia di diventare, nel giro di trent'anni, l'emblema della conservazione e dell'annuncio, sull'impianto culturale gattopardesco del tutto cambi affinché nulla cambi. Ma qui non c'è una dimensione di responsabilità solo amministrativa e solo politica, sia chiaro. È come quando si parla di gruppo dirigente e si pensa che il "gruppo dirigente" sia statutariamente solo quello dei partiti o che fa capo ai partiti e alle forze politiche. Il gruppo dirigente di una città, di un territorio è tanta roba: fondazioni bancarie, istituti di credito, università, associazioni, corporazioni, lobby (emerse e sommerse), è tanta roba a Bologna, tanta roba che non ha mai trovato la forza, negli ultimi trent'anni, di provare a mettersi veramente e sinceramente attorno ad un tavolo per trovare una sintesi sulle questioni prioritarie da mettere in campo.
È per questo che mi sono alzato e mi sono sentito in dovere di intervenire, perché io capisco gli interventi dell’opposizione, che sono interventi legittimi, però, sono interventi impietosi, perché intanto trasformano l’Aula dell'Assemblea legislativa nell'Aula del Consiglio comunale di Bologna, e questo non va bene dal punto di vista dello status legislativo, non va bene. Infatti, se qualcuno vuole fare la discussione da consigliere comunale, si candidi in Consiglio comunale o ci fosse rimasto, se viene dal Consiglio comunale. Se qualcuno ha dalle questioni (ovviamente) legittime da porre sul tavolo del sindaco, le ponga sul tavolo del sindaco, non le ponga sul tavolo della Giunta regionale o del Presidente della Regione.
Guardate, lo dico da bolognese, quest’intervento mi costa tanto, mi costa tantissimo, non ne avete idea, anche una certa vergogna per Bologna e per me stesso. Ma imputare alla Regione, alla Giunta regionale, che è l'unico ente che ci ha messo dei soldi, pacchi di milioni di euro, responsabilità sulle quali la Regione, se ha commesso qualche errore, è stato quello di assecondare le impostazioni amministrative delle varie amministrazioni comunali, centrodestra e centrosinistra, che si sono succedute alla guida del capoluogo regionale, ebbene, questo mi sembra, oltreché ingeneroso, falso. Non va bene! Bisogna dare ad Errani quel che è di Errani; bisogna dare ai sindaci quel che è dei sindaci, di Bologna..
Se andiamo a vedere i conti, la Regione è l'unico soggetto che finora ha finanziato, con propri capitoli di bilancio, quindi con soldi veri, non con promesse, lo dico al collega Bignami, che è scappato via dopo aver fatto un peana per il Governo, per l'allora governo, non per quello in carica adesso. Anche sui governi che si sono succeduti e che hanno preferito altre destinazioni, altri investimenti rispetto agli investimenti che avrebbero potuto fare sui nodi infrastrutturali bolognesi, ce ne sarebbero cose da dire, e sarebbe una bella discussione tutta interna al centrodestra.
Ma se si vuole fare una discussione onesta - ed ho finito, presidente -, bisognerà che Bologna - vivaddio - trovi la sintesi, come comunità, perché non basta la sintesi delle coalizioni politiche che sostengono le giunte o il governo comunale. L'Amministrazione comunale da sola non ce la fa, è la città che deve fare uno scatto.
Se si pensa di risolvere in quest'Aula i problemi di Bologna - mettendo tra parentesi Bologna -, non solo non si risolvono i problemi, ma si aumentano, cari colleghi, si aumentano. Noi stiamo, con questo dibattito, alimentando una brace che cova sotto la cenere a Bologna da quarant'anni. Bisogna aiutare Bologna a non mettere la cenere sotto al tappeto e a fare, una volte per tutte, la discussione con un unico punto di vista: l'interesse dei bolognesi, della comunità, non delle corporazioni, né di destra, né di sinistra, né di centro. Questo è il punto.
La Regione può aiutare, ma non può risolvere al posto "di", non si può sostituire "a". Se lo facesse, sarebbe un errore di una gravità enorme, che peraltro costituirebbe un precedente al quale si ribellerebbero i consiglieri regionali delle altre città dell'Emilia-Romagna, che hanno, sebbene non siano di Bologna, a cuore Bologna, perché sanno che Bologna può essere un fattore trainante per tutti i territori, e sono indispettiti dal fatto che Bologna non svolga il proprio ruolo.
A mio avviso, è questo il punto. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Monari.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Favia. Ne ha facoltà.
FAVIA: Grazie, presidente.
Ho trovato molto interessante l'intervento del collega Monari, e prima di fare un paio di considerazioni sull'analisi un po' più ampia che ha fatto, vorrei ricordare che cos'è il People Mover.
Il People Mover nasce, e questo si diceva già quand'ero in Consiglio comunale, da un'idea di Romano Prodi. Nell'idea di Romano Prodi, comunque, non vi era alcun tipo di intervento pubblico, di finanziamento pubblico, non erano previsti nemmeno i 27 milioni di euro che, in soccorso del Comune - a proposto di risolvere i problemi di Bologna - ha messo la Regione, soldi veri, ed è per quei soldi veri, collega Monari, che noi abbiamo il dovere, come Consiglio regionale, di intervenire e di discutere. Bologna, a quanto mi risulta, è ancora territorio dell'Emilia-Romagna. Capisco che la discussione sia scomoda e che la si voglia in qualche modo censurare da quest’Aula, ma noi abbiamo il dovere di vigilare su come la Regione spende i soldi pubblici, ma soprattutto verificare se opere importanti, come il People Mover, siano in linea con gli obiettivi strategici sulla mobilità della Regione. Sinceramente, io credo di no. E voglio arrivare subito al tema centrale della mobilità bolognese: il Servizio Ferroviario Metropolitano.
Colleghi, io per primo in Consiglio comunale, quando un ex assessore di Calderara venne a raccontarmi che cos'era successo intorno al People Mover, fui il primo, dicevo, prima ancora che nascesse il comitato, a dire pubblicamente che c'era una truffa in corso, perché c'era stato un progetto per collegare stazione e aeroporto attraverso il Servizio Ferroviario Metropolitano, collegamento che avrebbe fatto da volano a tutto il Servizio Ferroviario Metropolitano e che l'avrebbe fatto conoscere ai bolognesi. Si trattava, inoltre, di un progetto che, a differenza del progetto del People Mover, seguiva le linee di indirizzo della Regione, perché evitava rotture di carico, perché l'aeroporto di Bologna non serve soltanto la Città di Bologna, serve un bacino che va oltre la provincia ed è interregionale. Se voi provate a prendere i treni della Verona-Bologna o della Milano-Bologna, vi accorgerete che, poco prima dell’aeroporto, le due linee si incontrano e marciano parallelamente, e passano davanti all'aeroporto. Sarebbe bastato, come diceva il vecchio progetto, che però costava molto meno del progetto del People Mover - e veniamo al tema dei soldi, che forse sono quelli che muovono un po' tutti gli interessi -, fare una doppia fermata che avrebbe raccolto entrambe le linee, collegandola con l'aeroporto per poche centinaia di metri con un tapis roulant o con un servizio navetta, facendola già sembrare un pezzo dell'aeroporto, e avremmo risolto il problema. Era semplice, collega Monari, era semplicissimo, avremmo preso due piccioni con una fava: Servizio Ferroviario Metropolitano e collegamento con l'aeroporto, ed anche collegamento con la Fiera. Perché se oggi qualcuno pensa di collegare aeroporto e stazione, senza fare con lo stesso mezzo un collegamento con la Fiera, veramente va ricoverato. L’SFM sarebbe arrivato anche alla Fiera. È questa la vergogna per cui i nostri amministratori che hanno fatto queste scelte ci devono dare delle risposte. Queste sono le risposte che vogliamo da chi ci governa e da chi ci ha governato, collega Monari, perché non si riescono a fare cose intelligenti e di buonsenso, e perché li si difende a spada tratta anche quando tutti ci dicono che hanno fatto cose sbagliate.
Pertanto, come Regione, abbiamo il dovere di intervenire perché ci abbiamo messo non bruscolini ma 27 milioni di euro, in parte già dati al Comune di Bologna, perché andiamo sempre con la barella a fare il pronto soccorso quando ci sono dei problemi. Errani ha sempre avuto il borsellino pieno, ma adesso la situazione sta cambiando, non abbiamo più i soldi per il trasporto pubblico, tagliamo in sanità. Allora dobbiamo rivedere anche queste scelte sbagliate che sono state fatte in periodi diversi. Dobbiamo avere il coraggio, per il bene di Bologna, ripeto, di Bologna, tutti, di rivedere questo provvedimento.
Aggiungo che, se volessimo fare qualcosa per Bologna, potremmo investire quei 27 milioni di euro in una rete ciclabile vera, non fatta da strisce di vernice in mezzo ai marciapiedi per i pedoni. Aggiungo che per colpa di questo disservizio del Comune a Bologna le persone in bicicletta muoiono. Queste sono emergenze, queste sono le cose che interessano ai bolognesi. Provate a fare un questionario, un piccolo sondaggio.
Manca una visione strategica, collega Monari, ha ragione, ma di chi è la responsabilità? I grandi tre progetti su cui ha puntato la Città di Bologna, CIVIS, People Mover, Passante Nord, sono tre progetti che sono stati un fallimento.
Per quanto riguarda il Passante Nord, abbiamo visto che cosa sta succedendo tra enti locali e Autostrade. Il People Mover è fermo, Merola non sa che cosa fare, come muoversi. Adesso è tutto fermo per la storia dei privati. Per quanto riguarda il CIVIS, non ne parliamo proprio. Allora, collega Monari, qualcuno vuole o no assumersi le proprie responsabilità? E qualcuno oggi ha il coraggio e la forza, visto che ancora questa città politicamente sostiene la maggioranza, almeno così ci dicono gli ultimi risultati elettorali, di dire: "cambiamo strategia"? Non voglio neanche che si dica: "abbiamo sbagliato", ma semplicemente che si dica: "cambiamo strategia". È questo che chiediamo.
Chiudo da dove ho cominciato, con l’SFM, per dire che - lo dico anche al consigliere Paruolo - l’SFM rimarrà un sogno, se non facciamo gli interventi coraggiosi che dobbiamo fare a livello di Regione. Parlo del raddoppio della Bologna-Rimini, almeno fino ad Imola, del raddoppio della Bologna-Ferrara, almeno fino a San Pietro in Casale. Se non facciamo queste due opere, non può decollare l’SFM. Per non parlare poi, ma qui ci arriva anche un bambino di sei anni, del fatto che se noi andiamo ad interrare la Bologna-Portomaggiore per togliere il passaggio a livello di via Rimesse, il motivo non è incentivare la mobilità dolce, il motivo è quello di favorire la mobilità privata su gomma in superficie, ma se noi andiamo ad interrare lasciando la monovia e non facendo il doppio binario, infliggeremo un colpo al cuore all'SFM, perché l'SFM può funzionare con le doppie linee, se vogliamo tempi di percorrenza veloci, altrimenti il cittadino non lo userà. Abbiamo una fermata, proprio quella dell'SFM di via Rimesse, comoda, che porta in stazione, che, passando da via Massarenti, non si vede, è nascosta dietro il gazebo di una gelateria. Ma di che cosa stiamo parlando? Non c'è un'insegna! La metropolitana di superficie? Ma che cosa dite?
Ebbene, le politiche della mobilità sanciscono il più grande fallimento di chi ha governato la Città di Bologna e di chi in Regione fino ad oggi gli ha permesso di fare ciò che ha fatto e non fatto.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Favia.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Noè. Ne ha facoltà.
NOÈ: Grazie, presidente.
Scusi se prima non ero in Aula, quando probabilmente mi ha chiamata. Ho avuto solo l'opportunità di ascoltare l’intervento del collega Monari e quello del collega Favia, che comunque sono stati sufficienti per motivarmi a pensare a voce alta con i colleghi rispetto ad un'opera, quella della People Mover, che considero fondamentale dal punto di vista strategico per la nostra città, per il ruolo che riveste la nostra città, per la sua centralità, e anche rispetto al fatto che sono convinta che rientri nella condivisione da parte di ognuno di noi, di qualunque cittadino bolognese e non, sulla necessità di avere un mezzo che consenta di collegare rapidamente e agevolmente l'aeroporto con la stazione. Ma mi sembra paradossale che questo ragionamento, proprio per affrontare alla base la questione che ci ha attanagliato moltissimo, e cioè la sostenibilità economica del progetto, non sia stato abbinato a tre, cioè con aeroporto, stazione e Fiera, anche perché quando si parla di Fiera, si parla di Fiera District che ci accoglie e che quindi avrebbe potuto rappresentare da subito un bacino interessante di fruibilità e di utenza.
Concordo in parte con l'intervento del collega Monari e in parte con l'intervento del collega Favia, in quali passaggi? Quando nel suo intervento il collega Monari dice che non possiamo pretendere che la Regione diventi la stampella del Comune, perché, secondo il mio punto di vista, questa Regione, con il suo assessore, ha avuto un ruolo importante, un ruolo responsabile, in quanto ha saputo riconoscere l'opportunità di investire su quest’infrastruttura, che è indispensabile, che se non la faremo noi, la farà qualcun altro che è vicino a noi, proprio in funzione del fatto che noi non interverremo tempestivamente, qualcuno che saprà cogliere questo minus per recuperare tutto quello che noi stiamo perdendo e farlo proprio.
Ebbene, la Regione non può oggi, stante così le cose, soprattutto per come è venuto avanti il dibattito nella nostra città sulla fattibilità di questo collegamento, fare da stampella. Perché, purtroppo - a tal proposito, ha ragione il collega Favia -, il Comune di Bologna non sta aiutando il progetto del People Mover, perché? Perché, purtroppo, il Comune, ogni tanto, ha la priorità, ha la necessità di dover gestire la tenuta della propria maggioranza. E su questo progetto una parte del Partito Democratico, SEL e Movimento 5 Stelle, che si pongono criticamente e contrariamente all'impostazione attuale, stanno, ovviamente, mettendo in crisi politicamente una città a fronte di un’infrastruttura che rappresenta una componente non di poco conto nella sua vita politica, nel suo mandato politico, nei suoi mandati politici.
Bologna è una città che da trent'anni, se la fotografiamo dall'alto, è rimasta uguale. Mentre i danni del policentrismo li abbiamo tutti visti, riconosciuti, ammessi, di fronte alla necessità di riassegnare a Bologna una centralità, e non per diventare l'unica protagonista, ma per diventare un centro propulsore, di coordinamento, di collegamento. In tal senso, il People Mover, effettivamente, era un’infrastruttura che andava in quella direzione. Però, come spesso succede, certi progetti importanti, certe scelte importanti, esattamente come avviene per le scelte importanti che devono essere operate all’interno delle famiglie, prima di essere condivise con il resto del parentado, andrebbero prima di tutto verificate al proprio interno, e invece no, e invece no!
Bologna ha iniziato da anni questa querelle per capire se effettivamente, rispetto a chi giustamente non condivide il progetto, ci sono le condizioni della sostenibilità economica.
Pertanto, da un lato per la sostenibilità economica, che speriamo che per la fine dell’anno sia chiarita definitivamente, dall’altro per il problema della tenuta della maggioranza, non si sta facendo niente. Allora, forse bisogna chiarire. Ripeto, oggi, la Regione non può intervenire a stampella di un Comune che ha un atteggiamento passivo, perché il Comune deve decidere che cosa vuole fare da grande: se vuole collegarsi o meno; se vuole assumersi la responsabilità di certe scelte.
Io mi auguro, siccome questa, ripeto, ad oggi, è una partita - da questo punto di vista ha ragione il collega Monari - tutta comunale, perché quello che doveva fare la Regione l'ha fatto e ha fatto bene a farlo, ha fatto bene a crederci, però, una volta per tutte, la si sblocchi, la si sblocchi definitivamente per capire quale deve essere uno strumento che a Bologna deve esistere, che in Emilia-Romagna deve esistere: il collegamento tra la stazione e la Fiera.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Noè.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Alberto Vecchi. Ne ha facoltà.
VECCHI Alberto: Grazie, presidente.
Anch’io mi scuso per il ritardo con cui sono entrato. Ho ascoltato buona parte dell'intervento del collega Monari, l'intervento del collega Favia e l'intervento della collega Noè.
Voglio essere sintetico, prima però voglio dire al collega Monari che, da un lato, condivido, sono certo, ha ragione, come peraltro ha già detto la consigliera Noè, che sono temi prettamente legati alla gestione di Bologna, dello sviluppo della Città di Bologna, chiaramente centrali in una regione come l'Emilia-Romagna, ma che hanno una loro forza e devono avere una loro risoluzione all'interno della città.
Tuttavia, vorrei ricordare alcune cose in maniera pacata. Oggi, non si può invocare la neutralità della Regione o comunque evidenziare come la Regione non possa intervenire sulle scelte della Città di Bologna, quando nel periodo di Guazzaloca - me lo ricordo bene, io ero presidente del Quartiere Saragozza - la Regione è intervenuta, ed è intervenuta in maniera chiara, evidente, forte, perché con i ricorsi che sono stati fatti, fondamentalmente, si è cercato di bloccare in tutti i modi, anzi si è riusciti a bloccare in tutti i modi, il progetto della metropolitana, che era - e vorrei ricordarlo a tutti - distribuito su tre diversi tronconi. Le prime due tratte erano due tratte che non obbligavano a fare la terza, ma si potevano benissimo delineare le prime due, e la scelta di mobilità di quel momento era stazione ferroviaria-aeroporto, stazione ferroviaria-Fiera. La terza tratta, quella certamente più invasiva, quella che aveva creato più polemiche, era quella che doveva arrivare fino all'area ex Staveco. Ma le prime due erano chiare, definite, erano assolutamente compatibili con una scelta di sviluppo della città che portava Bologna ad avere ciò che tutti coloro che abitano a Bologna sanno essere fondamentale per la nostra città. È assurdo, infatti, che Bologna non abbia ancora un collegamento efficiente tra la stazione ferroviaria e l'aeroporto o tra stazione ferroviaria e zona Fiera.
Dal mio punto di vista, quindi, oggi non è opportuno invocare questa neutralità, neutralità che al momento opportuno non c'è stata, anzi, ci sono state azioni concrete da parte della Regione Emilia-Romagna su dei ricorsi precisi per cercare di ritardare e bloccare la metropolitana, dal mio punto di vista, dicevo, certe cose bisogna ricordarle. Posso capire che fa male ricordarle, però, se si vuole guardare avanti, bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno.
Oggi possiamo fare un ragionamento: nel momento in cui nei primi anni Duemila è stata bloccata una scelta di mobilità fatta da una giunta vicina al centro-destra, le scelte successive - e qui ci addentriamo più in Bologna, da questo punto di vista ha ragione il collega Monari, credo che non sia competenza né interesse di quest’Assemblea, ma siccome stiamo trattando di questo, due minuti li dedico anch'io all’argomento -, le tre grandi scelte, CIVIS, People Mover, Passante Nord, fino ad oggi, si sono dimostrate chiaramente scelte che non hanno portato ad alcun risultato. La parola "fallimentare" è molto pesante, ma certamente sono state scelte che, ad oggi, non hanno prodotto nulla: il Passante Nord è bloccato; CIVIS è abbandonato; per quanto riguarda il People Mover, si sa perfettamente i problemi che ci sono, quando si poteva ottenere lo stesso risultato, sicuramente migliore, potenziando la struttura ferroviaria, essendovi una fermata del treno a poche centinaia di metri dall'aeroporto, e questo lo sanno assolutamente tutti.
Da un lato, quindi, sono d'accordo con il collega Monari quando dice che certi temi deve risolverli il Comune di Bologna; dall'altro lato, però, dobbiamo cercare di avere un minimo di memoria storica: quando ha governato il centro-destra questa Regione non è stata neutrale. Grazie.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Alberto Vecchi.
Nessun altro consigliere chiede di intervenire, per cui dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Favia. Ne ha facoltà.
FAVIA: Grazie, presidente. Per comunicare all’Assemblea che, prima della chiusura della discussione generale, ho chiesto ed ottenuto di aggiungere la mia firma al documento sul People Mover.
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Favia.
Alla risoluzione oggetto 4023, presentata dal consigliere Defranceschi, si è aggiunta la firma del consigliere Favia.
Siamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Bernardini. Ne ha facoltà.
BERNARDINI: Grazie, presidente.
Ho apprezzato molto tutti gli interventi, in particolare quello del collega Monari. Spero di non avere crisi di identità, visto che sono anche consigliere comunale, ma non è assolutamente una difesa del Comune di Bologna, e non si tratta di chiedere alla Regione di risolvere i problemi della città. Faccio semplicemente riferimento a tutto ciò che oggi, in qualche modo, è oggetto di discussione in termini di infrastrutture, con una rilevanza che va oltre la Città di Bologna. Se parlassi solo della città in senso stretto, mi limiterei a parlare di una pista ciclabile o di una rotonda. Oggi stiamo parlando di progetti su cui la Regione, chiaramente, interagisce e peraltro ha competenza nell’interagire.
Basta leggere i giornali di oggi, ce li ho qui, e posso dire, colleghi, che ci sono due articoli riguardanti la Città di Bologna dove la Regione è protagonista. Mi riferisco alla pagina 13 de il Resto del Carlino: "L'idea di un treno Stazione - FICO, ossia CAAB. Ieri incontro nel pomeriggio in Regione a cui hanno presenziato addirittura due assessori regionali, ossia Rabboni (agricoltura) e Peri (trasporti)". Sfogliando le altre pagine leggiamo: "Passante Nord, il conto alla rovescia" e parla ancora l'assessore Peri. Questo perché - li metto nella stessa disamina del People Mover - oggi abbiamo la necessità proprio di fare quella sintesi, a livello infrastrutturale, anche come Regione, perché la Regione partecipa direttamente a tanti progetti, a tante idee infrastrutturali che purtroppo, per mille motivi, non voglio dare la colpa ad un'amministrazione piuttosto che ad un'altra, ad un sindaco piuttosto che ad un altro, ad un assessore piuttosto che ad un altro, ci mettiamo dentro tutti, maggioranza e opposizione, perché spesso siamo bravi anche noi dell’opposizione a ritardare i tempi decisionali ed, in qualche modo, a fare ostruzionismo in percorsi che magari necessitano di un’ampia condivisione e discussione all'interno dei consigli comunali interessati a queste opere.
Ma dobbiamo anche dire che esiste un problema a monte, e il problema a monte è che il territorio, partendo dalla realtà bolognese e dal suo valore in termini infrastrutturali, non solo per la Regione, ma a livello nazionale, oggi presenta delle criticità e delle priorità che sicuramente non coincidono con quelle del People Mover. Ripeto, sono contrario al People Mover per tanti motivi, ma sicuramente non per il fatto che debba esservi un collegamento veloce tra la stazione e l’aeroporto, possiamo discutere della modalità, ma non del merito di tale necessità. Quella del People Mover è un'idea che è stata sicuramente avanzata, analizzata, che ha luci ed ombre, il problema è che è rimasta lettera morta. Se guardassimo i tempi di realizzazione, dovremmo già avere il cantiere avviato e l'opera quasi ultimata. Mentre stiamo ancora discutendo per stabilire se si farà o meno. Abbiamo delle esigenze infrastrutturali importantissime, ma sono esigenze infrastrutturali che la stessa Regione Emilia-Romagna dice che sono delle priorità.
Ebbene, nel momento in cui non ci sono soldi per realizzare determinate opere, nel momento in cui il territorio si porta appresso dei pesi notevoli in termini di sofferenza infrastrutturale, penso che sia doveroso da parte della Regione in primis, visto che su alcuni progetti ci mettiamo delle risorse, e siamo gli unici, come giustamente ricordava il collega Monari, ad avere impegnato dei fondi, porsi un interrogativo su che cosa è meglio fare subito per il territorio. A tal proposito, metto un grande punto interrogativo circa la realizzazione del People Mover.
Finisce qui ed è solo in questi termini l'analisi politica che comprende anche un'analisi specifica su quello che è il rispetto decisionale dell'Amministrazione comunale di Bologna, a prescindere da chi l'ha guidata e da chi la guida.
Oggi - e concludo - sul People Mover abbiamo impegnato una cifra non piccola, il People Mover ha tantissimi problemi, i più importanti dei quali sono quelli che attengono alla gestione, a chi andrà a gestire tutta l'opera anche dal punto di vista funzionale, sobbarcandosi quei rischi d'impresa che fino a poco tempo fa sembravano essere solo in capo al Comune.
O abbiamo la forza di ripensare, di fare anche noi quella sintesi che giustamente chiediamo alle amministrazioni, o altrimenti rischiamo di andare sempre a realizzare delle cose che sono scoordinate tra di loro, e sicuramente non facciamo un piacere al territorio, perché il territorio ha altre esigenze. Dobbiamo ricordare, infatti, che il People Mover era concepito e aveva una sua ragione d'essere in quanto concertato con il CIVIS e con la metrotranvia, ed era un sistema integrato di infrastrutture, di cui purtroppo non si è realizzato nulla: non abbiamo la metrotranvia, non abbiamo il CIVIS, rimane solo il People Mover, ma con la grande incognita di dove andrà a finire come partenza e come punto di arrivo, con dei soldi che noi teniamo fermi in attesa che questo processo decisionale si concluda, favorendo più le luci che le ombre. Grazie.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MANDINI
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Bernardini.
Colleghi, comunico che rinuncio alla mia dichiarazione di voto, ovviamente perché sono impegnato a presiedere i lavori.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Monari. Ne ha facoltà.
MONARI: Grazie, presidente.
Lo dico con affetto al collega Bernardini, che si è caricato il peso dell'ex consigliere comunale o del consigliere comunale, in questo caso, tutto sulle spalle, ma ci sono altri colleghi che, ovviamente, sono già scappati per la rete (non dico quale), che erano intervenuti prima di lei, collega Bernardini, quindi non si senta chiamato in causa da solo, non era una citazione personale, era una citazione istituzionale, e comunque con simpatia e non con livore. Peraltro, è del tutto evidente che, nel mio intervento - spero si sia colta -, vi era un'assunzione di responsabilità politica, ovviamente, non personale, perché sapete che l'onestà intellettuale che ha sempre contraddistinto i nostri rapporti fa sì che quando ho detto di dare ai sindaci quel che è dei sindaci e al Presidente della Regione quel che è del Presidente della Regione, voleva rappresentare una difesa istituzionale della Regione e del suo Presidente Errani, ma anche una posizione politica onesta e sincera.
Noi voteremo contro questa risoluzione, e voteremo contro perché, come ho detto prima, non è da quest’Aula, e non è con degli ordini del giorno o degli atti di indirizzo di pezzi, di segmenti, di strategia, e di visione, che si mette in campo una strategia o una visione per Bologna.
In ogni caso, penso di essermi spiegato correttamente: non vogliamo sostituirci alle istituzioni e alle amministrazioni del territorio, neanche nel pezzo più pregiato del territorio - i colleghi me lo consentiranno -, che è il capoluogo di Regione, che deve avere, per sua natura, per sua costituzione e per costituzione morfologica di questa terra, una dimensione trainante anche degli altri centri e delle altre realtà territoriali, che non sono di minore prestigio, anzi, ma che concorrono a fare dell'Emilia-Romagna una delle regioni più avanzate d'Europa.
Sono rispettoso, ovviamente, della posizione dei colleghi, poiché ho sentito addirittura entrare nel merito dei progetti e delle risoluzioni alle questioni che sono contenute sia nel Sistema Ferroviario Metropolitano sia nel progetto di viabilità della città; ho sentito interventi molto dotti e molto particolareggiati, ma purtroppo non ritengo che sia questa la risposta ai problemi strategici della Città di Bologna, né la risposta, né la sede.
La Regione può fare molto a sostegno, può fare molto per accompagnare, oltre a quel "molto" che ha già fatto, lo sottolineo. Lo dico da bolognese e mi dispiace che non sia presente in Aula il Presidente Errani: noi dobbiamo metterci in una condizione di apprezzare quello che è stato fatto sin qui dall'Amministrazione regionale. Ovviamente, con la dignità e con la consapevolezza del ruolo che compete alla città e di ciò che Bologna fa, e ha fatto, per la Regione, sia ben chiaro.
Tuttavia, va trovata una sintesi all'interno del contesto cittadino. Noi possiamo accompagnare, possiamo sostenere, possiamo anche indirizzare, se richiesto, ma non possiamo venire prima della città, che sia Bologna, Piacenza, Reggio, Ravenna, non mi interessa. La Regione, in questo caso, deve mettere in campo politiche utili al sistema regionale, senza mettere tra parentesi gli interessi specifici delle comunità, ma sono le comunità che debbono autodeterminare le strategie per il loro futuro, per il futuro dei territori e dei cittadini che li abitano. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Monari.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Alberto Vecchi. Ne ha facoltà.
VECCHI Alberto: Grazie, presidente.
Seguendo quanto da me comunicato nel mio precedente intervento, il gruppo del Pdl, su quest'ordine del giorno, si asterrà. Ma voglio chiarire molto bene il nostro pensiero. Non da oggi, ma con documentazione già presentata molto tempo fa, anche in altri ambiti, noi avevamo sposato quanto sostenuto con riferimento alla mobilità sul treno per il collegamento tra la stazione ferroviaria e l'aeroporto, vedendo tantissime criticità sul People Mover.
D’altra parte, però, con una scelta responsabile, cosa che purtroppo non è avvenuta negli anni precedenti, quando ideologicamente sono state fatte delle scelte che comunque hanno bloccato, delle scelte di mobilità che aveva fatto legittimamente dell'allora maggioranza del Comune di Bologna - e ritorno sul tema del collegamento metropolitano stazione ferroviaria e aeroporto e stazione ferroviaria e fiera -, noi non vogliamo agire in questo modo, quindi è chiaro che bisogna darsi una mossa, bisogna comunque cominciare a ragionare sulle infrastrutture e a farle. Noi non vogliamo dare un voto di questo tipo, perché, dal nostro punto di vista, è assolutamente sbagliato aver voluto insistere su un progetto di questo tipo, che certamente ha delle criticità economiche, però, automaticamente che cosa si fa? Automaticamente noi ci blocchiamo, non facciamo nulla, e continuiamo nella polemica politica del non fare nulla sulle infrastrutture. Secondo me, è giusto che sia il Comune di Bologna che prenda la decisione definitiva, e che sia il Comune di Bologna a decidere che cosa fare per quanto riguarda le sue infrastrutture.
La Regione Emilia-Romagna - dal mio punto di vista, avrebbe dovuto farlo anche in passato - deve mettere a disposizione eventuali contributi, per sì che queste infrastrutture siano realizzate. Se noi, tutte le volte, su qualsiasi cosa che facciamo, a seconda di chi governa, ci mettiamo di traverso, secondo me, non facciamo il bene della nostra comunità. Mi sarebbe piaciuto che quest'atteggiamento fosse stato tenuto anche in passato, e forse avremmo risolto già da qualche anno il problema del collegamento con la stazione e il problema del collegamento con la fiera, che, secondo me, sono importanti. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Alberto Vecchi.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Noè. Ne ha facoltà.
NOÈ: Grazie, presidente.
Con la mia dichiarazione di voto, confermo che voterò contro questa risoluzione, e voterò contro perché non ha senso oggi (luglio 2013) che la Regione ritiri il proprio sostegno al People Mover, quando fra pochi mesi conosceremo il verdetto su questo progetto, sapremo se il pollice sarà su o giù, vedremo come si pronuncerà il Tar, ma soprattutto siccome su questa partita, come ho detto io e come tanti dei colleghi che mi hanno preceduta, l'azionista di maggioranza è il Comune, è il Comune che si deve assumere la responsabilità, nei tempi e nei modi dovuti, di decidere che cosa intende fare di quest’infrastruttura.
Se il progetto fallirà, allora, e solo in quel caso, i 27 milioni rientreranno nella disponibilità della Regione. L'unica cosa che mi dispiace molto, al di là di tutto, è che oggi verifichiamo nuovamente l’irresponsabilità del Comune a fronte del fatto che, all'appuntamento dell'Expo 2015, un'infrastruttura come quella del People Mover sarebbe stata fondamentale per Bologna nello scegliere come porsi di fronte a quest'evento. Bologna, comunque vada, non sarà preparata. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliera Noè.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Defranceschi. Ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Grazie, presidente.
In premessa devo dire che sono abbastanza stupito della posizione della consigliera Noè, ed ancor più dalla decisione del consigliere Vecchi, a nome - presumo - del gruppo del Pdl, di astenersi su questa risoluzione. Colgo l'occasione, invece, per ringraziare il consigliere Bignami del Pdl per la correttezza intellettuale che ha dimostrato dichiarando che voterà a favore.
Sono anche abbastanza amareggiato dal fatto che, con l'ennesimo sgarbo istituzionale di questi giorni, l'assessore regionale non si sia presentato né in discussione di ieri, ma erano già le ore 18,30, né stamattina si sia presentato in Aula, non giustificato, sebbene ieri sera fossimo insieme ad un convegno a Marzabotto, e, sebbene egli avesse l’auto blu che l'aspettava fuori, non è riuscito a ritornare a Bologna, mentre io, con la mia macchinina, sono arrivato a Camugnano, ho dormito, ho fatto la doccia, e sono arrivato qui stamattina. Informazioni di servizio.
Peraltro, quello di ieri sera è stato un incontro molto interessante, che nel suo piccolo ha ripetuto un po' queste situazioni…
(interruzioni)
Dicevo che in piccolo ha ripetuto quelle situazioni che abbiamo visto oggi.
Ieri è stato un po' surreale perché c'era un assessore regionale, l’assessore provinciale ai trasporti Venturi, alcuni sindaci dell'Appennino e vari consiglieri comunali del PD, eccetera, che si facevano le domande tra di loro. Il dibattito si è svolto all'interno del PD. Addirittura il PD sull'Appennino fa i comitati. Sì, il comitato per la ferrovia Porrettana è stato istituito dal PD. Sono intervenuti un consigliere comunale del PD, che governa a Vergato, ed il segretario di un comune locale. Il consigliere comunale del PD faceva le domande al suo sindaco, al suo assessore provinciale e al suo assessore regionale.
(interruzioni)
Ad un certo punto, il consigliere comunale domanda: "Signor sindaco, il parcheggio quand'è che lo finiamo?".
MONARI: Quale comune?
DEFRANCESCHI: Vergato. Parcheggio su cui, peraltro, si sono dimenticati, in fase di costruzione e qualche milione di euro investito, essendo in riva al fiume, in area di esondazione fluviale, di chiedere l'autorizzazione paesaggistica. Poi, come ha risposto l'Assessore ad un’interrogazione: "La procura penale di questa città si è messa d'accordo con il sindaco, hanno risolto la questione e i lavori sono potuti ripartire".
Non sapevo che si potessero fare questi tipi di accordi. Anzi, spero che l'assessore su questo punto venga smentito. Infatti, non si vede la luce di queste opere. Ci è stato spiegato, anche con un certo imbarazzo dal parte dell'assessore Venturi, con l’ausilio di una serie di diapositive, in cui si vedeva la cronologia delle cose, cioè del nulla realizzato finora, che il passante tra Marzabotto e Pianoro sarà pronto sulla base di un accordo del ’97.
Ci hanno raccontato che sulla Porrettana non si possono avere treni nuovi, perché quelli che abbiamo attualmente sono un po' vecchi, per cui l’areazione viene fatta da sotto, appena piove, nevica o c'è il ghiaccio si fermano, mentre questa Regione ha destinato ad altre linee i treni nuovi dove si possono portare anche le biciclette. E che mancano 250 mila euro per fare la pista ciclabile di connessione con il treno, però abbiamo qualche milione di euro per fare dei parcheggi in posti che vengono inondati dal fiume Reno.
Anche in questo caso la scenetta è stata la stessa, con palle che rimbalzano tra PD e PD: ci si fa le domande e ci si dà le risposte, anzi, a dire la verità, di risposte io non ne ho sentita nemmeno una.
Non si è riusciti a fare sintesi dei progetti per la città, dice il capogruppo Monari. Ma siete sempre voi. Ogni tanto, sembra di parlare con dei marziani che sono arrivati qui ieri e che non hanno nessuna tessera di partito. Siete sempre voi che avete fatto il progetto iniziale, che doveva essere finanziato dai privati, come ci ricordava il collega Naldi, poi questi privati ovviamente sono spariti, perché si sapeva come andava a finire, evidentemente le promesse che erano state fatte in altri settori non sono andate a buon fine. Ed è, com'è stato detto in quest'Aula, l'ennesimo fallimento. È stato ricordato. Io sono entrato in quest’Aula e abbiamo iniziato a dire, come Movimento 5 Stelle, che continuare a dare la flebo di soldi all'aeroporto di Forlì era una follia, che l’aeroporto di Forlì era un morto che camminava, l'avrebbe capito anche un po' bambino. Ci è stato detto che eravamo pazzi noi; abbiamo continuato a dare dei soldi, ed oggi l'aeroporto è fallito.
Metrò, CIVIS, Passante Nord, tutti fallimenti, ed il commento migliore, secondo me, l’ha fatto il collega Mandini quando ha parlato di malato terminale. Oggi siamo qui a parlare di questo perché è un malato terminale, su cui abbiamo fermi 27 milioni di euro, a cui bisogna staccare la spina. Ora, chiunque fa finta di non sapere dov’è la spina: facciamo una cosa, se mi dite dov’è, la stacco io.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Defranceschi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Favia. Ne ha facoltà.
FAVIA: Grazie, presidente.
Purtroppo la spina può staccarla solo il Sindaco Merola, che tenta di galleggiare, non nuota, galleggia. Tuttavia, credo che, in questo momento, noi tutti dovremmo fargli sentire la giusta pressione. Dobbiamo ricordare, peraltro, che questa battaglia ha mobilitato tantissimi cittadini nel comitato, e sono sicuro che, se si andasse ad una scelta referendaria su come investire quei 27 milioni di euro, la priorità per i cittadini non sarebbe quella su cui sono impegnati attualmente.
Io voglio un collegamento veloce tra aeroporto e stazione, il problema è come. Voglio farlo utilizzando al meglio i soldi che derivano dalle tasse dei cittadini. Non sono soldi degli amministratori, sono soldi dei cittadini, che non vanno spesi per soddisfare l’ego di qualche amministratore pubblico nel tagliare qualche nastro, o per altre finalità. Vanno spesi per ridare un servizio ai cittadini, e i cittadini ricevono pochissimi servizi in proporzione alle tasse che pagano.
Siamo tutti d'accordo che serve il collegamento, ed io aggiungo: Fiera-stazione-aeroporto. Nel mio intervento precedente, per pietà, ho fatto finta di niente, non ho parlato di tutti i richiami e le sanzioni che sono arrivate al progetto, non ultima quella dell'Authority sugli appalti pubblici. La vicenda fa ridere, perché in commissione io dissi all'assessore: "state raggirando il project financing". Al che l’assessore mi rispose dicendo: "No, è giusto, perché noi dobbiamo essere in quella società per controllare". Allora, fai un appalto, chiamaci solo per costruirlo, non prendere in giro i cittadini. È il solito gioco delle tre carte: facciamo una finanza di progetto perché i rischi se li assume il privato, poi nella compagine societaria, nell’ATI creata entra TPER, che è partecipata dai soci pubblici, Regione, ancora una volta, Comune, eccetera, eccetera.
Ma chi vogliono prendere in giro? Tant'è che era così da banda del buco la presa in giro che se ne sono accorti più o meno tutti e, a forza di parlarne, l'Authority è intervenuta, a forza di esposti.
Anch'io non ho capito la posizione di alcune forze politiche, e anch'io riconosco al consigliere Bignami la coerenza di aver portato avanti delle battaglie in Comune e di rimanere coerente oggi qui in Regione. Devo dire che, a volte, vedo, e mi rivolgo alla parte destra dell'emiciclo, una mancanza di opposizione. Un'astensione del Pdl sarebbe l'ennesimo assist, l'ennesima stampella offerta ad una maggioranza in difficoltà.
Bisogna dire, quindi, che abbiamo un problema di opposizione in questo Consiglio regionale, un’opposizione divisa e che non sa fare fino in fondo il proprio dovere.
Mi chiedo anche, guardando le votazioni in Comune, come voteranno certe forze politiche di maggioranza, perché il piede in due staffe non si può tenere per troppo tempo. Ad un certo punto, arriva il momento in cui bisogna decidere da che parte stare. Bisogna decidere se valgono di più i buoni rapporti politici con il partito egemone o l'integrità nel portare avanti le battaglie che la propria base richiede. Questo è il tema. Comunque vada, io credo che oggi il Partito Democratico debba tenere conto del voto politico, perché se la maggioranza delle forze politiche dirà di no a questo scellerato progetto che è il People Mover, al di là del numero assoluto dei voti, ahimè, dovuto anche all'assenza di alcuni consiglieri, al di là dell'esito del voto, io credo che il valore politico non sia indifferente. Poi se si vuole andare comunque avanti coi carri, sicuramente, dal punto di vista politico sarà un'altra cosa che a livello di urne si pagherà.
Facendo politica, amministrando la cosa pubblica, specialmente per chi ha il compito di governare e di amministrare, bisogna avere umiltà, sapere ascoltare e non andare avanti sempre con arroganza, anche quando i dati oggettivi, la pressione popolare, un numero elevato di forze politiche, anche della stessa maggioranza, anche di quelle amiche, dicono che si sta sbagliando, che è il momento di cambiare. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Favia.
Non essendovi altri iscritti a parlare in sede di dichiarazione di voto, passiamo alla votazione.
Nomino scrutatori i consiglieri Sconciaforni, Pagani e Bernardini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Defranceschi. Ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Grazie, presidente.
Solo per chiedere la votazione mediante dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Mandini): La richiesta è accolta, collega Defranceschi.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione della risoluzione, oggetto 4023, a firma dei consiglieri Defranceschi e Favia, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Mandini): Comunico l'esito della votazione:
Presenti | 35 |
Assenti | 15 |
Favorevoli | 11 |
Contrari | 23 |
Astenuti | 1 |
La risoluzione è respinta.
OGGETTO 4232
Risoluzione proposta dal Presidente Pagani, su mandato della V Commissione e dalla Presidente Mori, su mandato della Commissione regionale per la promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini, per impegnare la Giunta a porre in essere azioni affinché il Ministero dei Beni e Attività Culturali riconosca ufficialmente la Fondazione Nazionale della Danza Aterballetto quale Centro Nazionale per la Danza. (Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Mandini): Chiamo l'oggetto successivo: 4232 - Risoluzione proposta dal Presidente Pagani, su mandato della V Commissione e dalla Presidente Mori, su mandato della Commissione regionale per la promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini, per impegnare la Giunta a porre in essere azioni affinché il Ministero dei Beni e Attività Culturali riconosca ufficialmente la Fondazione Nazionale della Danza Aterballetto quale Centro Nazionale per la Danza.
È aperta la discussione generale.
La parola al consigliere Pagani per illustrare il documento. Prego.
PAGANI: Grazie, presidente.
Nel mese di marzo vi è stata un'udienza conoscitiva con Aterballetto, Fondazione Nazionale della Danza, al termine della quale i consiglieri presenti della V Commissione e della Commissione regionale per la promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini hanno dato mandato ai due presidenti di valutare l'ipotesi, che si realizza oggi, di presentare una risoluzione che impegni la Giunta ad attivarsi a livello nazionale affinché il Ministero dei Beni Culturali riconosca la funzione nazionale di questa nostra istituzione regionale.
A tal proposito, vorrei ricordare ai consiglieri oggi presenti che stiamo parlando della principale compagnia di produzione e distribuzione di spettacoli di danza in Italia, che è nata 35 anni fa in Emilia-Romagna, che si è trasformata da Aterballetto in Centro Regionale per la Danza, e che nell'aprile del 2003 si è trasformata in Fondazione Nazionale della Danza, con sede a Reggio Emilia, con la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Reggio Emilia tra i soci fondatori, che ha sede proprio nel Comune di Reggio Emilia presso l'ex Fonderia Lombardini, che è diventata la casa stabile di riferimento per Aterballetto, dove ha potuto ampliare la propria mission, affermandosi non solo nell'ambito produttivo, ma anche nell'ambito formativo e promozionale.
Da questo punto di vista, Aterballetto, nel corso degli anni, si è attivata, oltreché nella produzione della danza, anche nella diffusione dell'arte della coreografia moderna e contemporanea. Inoltre, ha avviato nel tempo collaborazioni nazionali ed internazionali di primaria importanza. Ricordo semplicemente, per la cronaca, che nel 2012 Aterballetto, Fondazione Nazionale della Danza, ha realizzato 93 spettacoli, di cui 35 in Emilia-Romagna, 33 in altre regioni e 25 all'estero (Cina, Svizzera, Austria e Germania), con un numero complessivo di circa 37 mila spettatori, 25 mila in Italia e 12 mila in Emilia-Romagna.
Ricordo, altresì, che Aterballetto, Fondazione Nazionale della Danza, ha aperto un rapporto di partnership con il "Piccolo Teatro di Milano", principale teatro stabile italiano, che ha inaugurato nel 2012, con una triennale della danza, che si conferma anche per i prossimi anni che ha riscosso notevole successo e che può ovviamente cogliere l’obiettivo di realizzare un lavoro condiviso per il prossimo appuntamento di EXPO a Milano 2015. Per il 2013 - 2014 vi saranno inoltre tournèe in Oman e nel Qatar a dimostrazione di come questa istituzione oggi sta riscontrando un apprezzamento a livello internazionale. Ultima cosa che vorrei ricordare, pensando in questo modo anche di recuperare un aspetto evidenziato dalla mia collega, dalla Presidente Mori, è l’importanza che Fondazione Nazionale della Danza sta svolgendo nel ruolo della formazione ma da un certo di vista anche pedagogico in collaborazione non solo con Reggio Children ma con numerose scuole per avviare - per esempio il corso che ha fatto con insegnamenti, il corpo e la danza - non solo un approccio nuovo per i bambini, per i ragazzi e le ragazze alla danza ma anche per eliminare una serie di stereotipi che nei confronti della danza si sono consolidati purtroppo nel nostro Paese e non solo.
Alla luce di queste ragioni a noi pare alle due Commissioni che manchi un riconoscimento ufficiale del ruolo che la Fondazione Nazionale della Danza Aterballetto ha acquisito in questi anni ma anche un riconoscimento da parte del Ministero dei Beni e delle Attività culturali del nostro Paese. Riconoscimento che sarebbe quanto mai il giusto apprezzamento per la realizzazione di un progetto che è nato, si è sviluppato nel territorio della nostra regione, a Reggio Emilia, e che si è ampliato a livello nazionale e internazionale rafforzando anche collaborazioni internazionali con gli scambi culturali che sono previsti ed è per questo motivo che la risoluzione intende impegnare la Giunta ad agire in tutte le sedi perché il Ministero dei Beni e delle Attività culturali possa riconoscere ufficialmente alla Fondazione Nazionale della Dana Aterballetto dell’Emilia-Romagna quel ruolo di centro nazionale per la danza, in particolare per la danza moderna, che gli spetta e che gli potrebbe permettere anche in futuro, sperando in un qualche miglioramento delle condizioni della finanza nazionale, di accedere anche ai finanziamenti del FUS per poter continuare ad esercitare la propria azione a livello regionale, nazionale e internazionale. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Pagani.
Ricordo che siamo ancora in dibattito generale.
Ha chiesto di parlare il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente. L’Aterballetto è la principale compagnia di produzione e distribuzione di spettacoli di danza in Italia e la prima realtà stabile di balletto al di fuori delle fondazioni liriche. Nata nel 1979, preceduta dall’esperienza della compagnia di balletto dei teatri dell’Emilia-Romagna, è formata da danzatori solisti e in grado di affrontare tutti gli stili, in più, come sottolineava il collega Pagani, raccoglie decine e decine di ragazzi, bambine e bambini che si dilettano in questo sport. In occasione di una visita in Commissione delle maestranze dell’Aterballetto ci è stato proiettato un filmato e abbiamo potuto accertare che la compagnia Aterballetto gode di ampi riconoscimenti anche in campo internazionale. Nella nostra regione abbiamo talenti conosciuti e apprezzati in tutto il mondo ma proprio a casa loro non ricevono gli adeguati riconoscimenti.
Ritengo che siano tutti requisiti perché tale compagnia e relativa scuola vengono sostenute e valorizzate a tutti i vari livelli ed essendo la Regione Emilia-Romagna anche socia di questa compagnia, bene si è fatto ad attivarci in modo che il Ministero dei Beni alle Attività culturali dia riconoscimento ufficiale alla Fondazione Nazionale Aterballetto quale centro nazionale per la danza. Oltre a questa risoluzione che tutti approveremo, mi piacerebbe che ognuno di noi si impegnasse con i suoi parlamentari cercando di spingere, perché è un patrimonio che c’è in Emilia, un patrimonio dove i ragazzi si divertono. La scuola dell’Aterballetto li impegna parecchio e allora avremo una gioventù molto più attenta ai problemi perché nel fare sport, in particolare questo, c’è un fatto psicologico. Noi voteremo questa risoluzione proprio perché riteniamo che sia una cosa giusta e deve essere fatta.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Manfredini.
Non ci sono interventi, per cui chiudo il dibattito generale e apro le dichiarazioni di voto.
Sostituiamo gli scrutatori: il consigliere Sconciaforni con la consigliera Donini e il consigliere Bernardini con il consigliere Manfredini.
Se nessun consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 4232.
(È approvata all’unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): La risoluzione è approvata.
OGGETTO 721
Risoluzione proposta dai consiglieri Barbati e Favia per invitare la Giunta a porre in essere azioni volte all'approvazione di una legge statale che disciplini il Registro delle unioni civili. (Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Mandini): Su questa risoluzione sono pervenute sei proposte di emendamento, di cui cinque a firma della consigliera Barbati e una a firma dei consiglieri Grillini e Barbati, sottoscritta anche dai consiglieri Mori, Moriconi, Casadei, Donini, Sconciaforni, Meo, Defranceschi e Carini. Ovviamente il dibattito è congiunto sulla risoluzione e sugli emendamenti presentati.
Ha chiesto di parlare la consigliera Barbati. Ne ha facoltà.
BARBATI: Grazie, presidente. Sono contenta di portare in Aula un documento che ho presentato nel novembre 2010, quindi una delle prime risoluzioni, su un tema che mi sta particolarmente a cuore perché credo che in questo momento sia un atto quasi obbligato parlare di una scelta di vita individuale che continua a trovare degli ostacoli. L’affermarsi anche di una nuova cultura e soprattutto di un nuovo modo di vivere delle persone fa sì che le coppie di fatto siano in numero molto importante ed è un numero di persone che non ha nessun diritto.
Quello che vogliamo portare alla riflessione generale dell’Aula è che modificandosi i rapporti interpersonali e anche vedendo che esistono sempre nuove forme di convivenza, non credo che sia possibile continuare a far finta che non esista questa forma di società che non riesce ad ottenere una minima rappresentanza e soprattutto nessun diritto.
La convivenza stabile, perché di questo parliamo, tra due persone può essere legata senz’altro da forti vincoli affettivi ed economici ma non necessariamente da un vincolo matrimoniale. Non si capisce perché si torni a un principio che io direi medievaleggiante per cui uno a tutti i costi si deve sposare o in chiesa o in Comune. Ci possono essere scelte autonome di persone che vivono insieme tutta la vita ma che non sentono la necessità né di andare in Comune né di andare in chiesa.
Per queste forme di convivenza quindi molti Comuni si sono anche attrezzati proprio per il numero sempre maggiori di persone che vivono insieme senza sentire la necessità di sposarsi e costituiscono delle famiglie, hanno dei figli e quindi è necessario che ci sia una regolamentazione. La cosa che chiediamo è che si dia nuova linfa e vita a questi registri delle coppie di fatto che sono nati autonomamente in molti Comuni della nostra regione e si arrivi anche a un cambio di mentalità che riporti sullo stesso piano le forme di convivenza in Italia, di qualsiasi tipo siano, sia che siano formate da persone di diverso sesso ma anche di uguale sesso.
Noi abbiamo presentato alcuni emendamenti alla risoluzione - io stesso ne ho presentati - perché essendo la risoluzione un po’ datata ovviamente sentivamo la necessità di rinfrescarla. Gli emendamenti sono fatti per questo motivo. L’emendamento che ritengo più importante è la richiesta che si fa alla Giunta, a questa Regione e all’Assessore competente di disciplinare in modo organico l’istituto delle unioni civili ivi compresa la costituzione presso ogni Comune del registro delle unioni civili quale istituto a cui persone dello stesso sesso ovvero di sesso diverso possano accedere affinché la propria convivenza sia riconosciuta a livello ordinamentale e sia assoggettata a una puntuale regolamentazione giuridica.
Dobbiamo riconoscere questo diritto altrimenti non si capisce se questa Italia è rimasta fuori dall’Europa o fuori dal mondo e perciò riportiamo l’Italia e soprattutto queste coppie a una vita normale di rispetto dei propri diritti. Grazie presidente.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliera Barbati.
Ha chiesto di parlare il consigliere Grillini. Ne ha facoltà.
GRILLINI: Grazie, presidente. La risoluzione che discutiamo oggi fa riferimento a un tema largamente presente nel dibattito politico e culturale nazionale e che finalmente è approdato anche nella discussione delle aule parlamentari in questi giorni, dove secondo me saggiamente è stato deciso - mi riferisco alla Commissione Giustizia del Senato - di scorporare le varie proposte di legge, dato che sono molto diverse tra di loro, e di favorire un iter in questo momento della sola proposta di legge dell’estensione del matrimonio alle coppie omosessuali e di scorporare invece la discussione sulle unioni civili che sono un’altra legge, simile a quella discussa così ampiamente in passato che portava un altro nome, cioè quello del patto civile di solidarietà, che abbiamo presentato anche noi qui in Regione come proposta da mandare al Parlamento. Per la verità abbiamo presentato, come ricorda uno degli emendamenti alla risoluzione della collega Barbati, anche quello sull’estensione del matrimonio civile.
Quindi il Parlamento ne sta già discutendo mentre qui invece discutiamo di un’altra cosa, ossia della vicenda dei registri delle unioni civili che sono stati approvati in centinaia di Comuni in Italia e che sono stati approvati in tutti i principali Comuni della nostra regione. Sono registri che hanno preso il via dal dibattito in tema di diritti dei conviventi, etero o omosessuali che siano, che parte dagli anni Ottanta, quindi è un dibattito che ha ben più di vent’anni. Il primo Comune che provò a istituire il registro fu il Comune di Empoli. Allora esisteva un organismo che poi fu cassato da un referendum proposto dalla Lega Nord, cioè il CORECO (Comitato Regione di Controllo) che bocciò ripetutamente i primi registri, poi l’organismo fu abrogato da un referendum popolare e finalmente il Comune di Pisa riuscì a istituirlo nel 1998 - fu il primo che riuscì a istituirlo - e da lì moltissimi altri Comuni lo fecero, compreso il Comune di Bologna che decise una formulazione originale, peraltro già individuata in passato in seguito a una discussione tra me e l’allora prorettore di Bologna, il compianto Giuseppe Caputo, e cioè quella di interpretare la legge anagrafica esistente che parla di unioni affettive, una legge anagrafica che risale al 1958 che porta la firma di Andreotti e che fu poi riformata nel 1989. Il riferimento in questa risoluzione a questa legge è corretto ma il provvedimento è del 1958. Quindi pensate il legislatore del 1958 che parlava già di unioni affettive, quindi di unioni diverse dal sistema giuridico in vigore. Quindi il riconoscimento del registro delle unioni civili e il suo approntamento ha consentito a decine di Comuni di discutere questo tema, che è assai rilevante, perché coinvolge ormai milioni di persone.
Noi sappiamo che c’è una domanda di diversificazione in campo giuridico per quanto riguarda le relazioni tra le persone che fa riferimento per esempio a legislazioni internazionali vigenti in altri Paesi. Il Belgio ha sei istituti giuridici e per regolamentare il diritto di famiglia noi in Italia ne abbiamo uno solo. Quindi è evidente che bisogna andare verso una pluralità di istituti giuridici che consentano alle persone che vivono insieme di sistemare nel modo che ritengono migliore i loro rapporti di coppia e di relazione. Quando si parla di pluralità degli istituti giuridici, si parte dal matrimonio esistente, che a mio parere va reso uguale per tutti, quindi il matrimonio egualitario esteso anche alle coppie omosessuali. L’ultimo Stato è quello della Gran Bretagna. L’altro ieri la Camera dei Lord ha dato il via definitivo, ieri la Camera dei Comuni ha dato il via definitivo, manca la firma della regina e quindi la Gran Bretagna sarà il quindicesimo Stato nel mondo che riconosce questa legge e ormai è il 30 per cento dell’umanità che vive in paesi dove è riconosciuto il matrimonio civile anche per le coppie omosessuali.
Chi non vuole sposarsi deve potere utilizzare altri istituti giuridici che ovviamente devono valere per tutti sia per le coppie eterosessuali sia per le coppie omosessuali e gli altri istituti giuridici sono quelli che conosciamo, dal riconoscimento delle convivenze delle coppie di fatto, ai patti notarili, ai patti pre e post matrimoniali, come abbiamo visto anche in tanti film dove si parla di queste questioni per esempio una norma che vige negli Stati Uniti che invece in questo momento non sono riconosciute e non sono possibili.
Sui registri delle unioni civili va detto che hanno svolto una funzione straordinariamente positiva soprattutto per quanto riguarda il dibattito sulla loro istituzione, però sono registri che vanno riempiti di contenuti a cui vanno affidate funzioni effettive. Quindi questo sarà compito sia dei Comuni sia delle altre amministrazioni pubbliche fare in modo che questi registri abbiano un senso - va in questa direzione anche questa risoluzione - penso che sia importante da questo punto di vita che la Regione aderisca alla rete delle pubbliche amministrazioni contro le discriminazioni. Sono già decine e decine le amministrazioni che vi aderiscono e finora il coordinamento era tenuto dall’Assessore alle Pari opportunità del Comune di Torino, Maria Cristina Spinosa, poi c’è stato un rimpasto e quindi adesso non si sa chi lo gestirà.
Ritengo però che sia opportuno che anche la Regione Emilia-Romagna, al pari della Regione Liguria, Toscana, Piemonte, che hanno già aderito, della Regione Lazio che ha già annunciato l’intenzione di farlo, e di altre Regioni, aderisca a questa rete di cui fanno parte decine e decine di Comuni. Voglio sottolineare con particolare soddisfazione che c’è anche il Comune di Monterenzio, da cui sono originario, che tra l’altro è un Comune amministrato dal centrodestra. Quindi ci sono ovviamente amministrazioni non solo di centrosinistra ma di vario colore che hanno aderito a questo coordinamento delle amministrazioni locali contro le discriminazioni. Io ho presentato insieme ad altri colleghi l’emendamento per far sì che la Regione aderisca e sia parte integrante di questa rete contro le discriminazioni che si chiama Rete Ready (Rete Nazionale della pubblica amministrazione antidiscriminazione per l’orientamento sessuale e identità di genere). Io penso che da questo di vista sia doveroso per la nostra Regione aderire. L’emendamento va in questa direzione, è stato sottoscritto da molti gruppi, anche non solo della maggioranza di questa Regione, e quindi spero che verrà accolto. Grazie.
PRESIDENTE DEL VICEPRESIDENTE AIMI
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Grillini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Corradi. Ne ha facoltà.
CORRADI: Grazie, presidente. Per annunciare la contrarietà del gruppo Lega Nord ai contenuti di questa risoluzione, anche perché nel dispositivo vi sono alcuni aspetti che non ci convincono. Non per scendere nel cavillo tecnico, ma chiedere alla Giunta di attivarsi per ottenere una legge statale che istituisca un registro presso ogni Comune dell’Emilia-Romagna mi sembra francamente un po’ strano, anche perché fino a prova contraria credo un po’ paradossale una legge statale che si occupi solo dei Comuni dell’Emilia-Romagna. Al di là di questi aspetti, che credo possano essere interpretati come una svista nella redazione del testo, non condividiamo la sostanza della risoluzione che viene proposta, ritenendo anche che la stessa abbia dei profili di poco utilità, perché, i Comuni sono già liberi di decidere se istituirlo o meno un registro, nel quale depositare un contratto tra privati, e non credo che questo sposti di molto il problema. I privati sono liberissimi di stabilire qualunque tipo di contratto che non abbia contenuti contrari a norme e imperativi di legge, e questo mi auguro che sia condiviso anche da parte dei presentatori della risoluzione, perché farebbe ben specie immaginare che a questi registri delle unioni civili i privati potessero depositari contratti che contengano accordi contrari a norme di legge.
Detto questo, credo che rimanga - ed è un elemento chiave per noi - una distinzione molto netta tra matrimonio e quello che matrimonio non è, e fino ad ora possiamo ancora esprimerci in questo senso, perché se venisse approvata la legge in discussione oggi in Parlamento, la cosiddetta legge contro l’omofobia, di cui noi condividiamo il concetto ma non certo il modo in cui viene declinata, a quest’ora non potremmo nemmeno pronunciarci in questi termini perché rischieremmo una pena fino a un anno e sei mesi, posto che quella legge, perché così com’è proposta prevede appunto una pena severissima anche solamente per chi esprime opinioni contrarie a certi concetti.
Mi auguro che il Parlamento in sede di approvazione faccia tutto quello che deve fare per modificare alcune aberrazioni che contiene quella proposta di legge. Detto questo, rimaniamo contrari in quanto riteniamo che il matrimonio così come individuato nella Costituzione è quello che identifica le coppie eterosessuali. Nulla già oggi vieta in questo Paese a chi ha orientamenti sessuali diversi, di poter tranquillamente convivere e stipulare accordi tra privati, e che possa fare ciò che ritiene utile fare sempre nel rispetto della legge, come le coppie eterosessuali sono chiamate a fare, quindi non ravvisiamo che vi sia nessuna discriminazione in questo senso. Nulla vieta che i privati stipulino un contratto volendo anche davanti a un notaio - facciano quello che vogliono perché la norma lo consente - l’idea di andare a istituire questi registri francamente mi sembra una battaglia poco coerente. Il dispositivo, come ho detto in premessa, ritengo che sia anche tecnicamente sbagliato e questo è il motivo per cui riteniamo di non condividere alcunché di questa risoluzione.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Corradi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Paruolo. Ne ha facoltà.
PARUOLO: Grazie, presidente. Confesso di non aver avuto modo di leggere, se non poco fa, il testo della risoluzione che è stata proposta dalla collega Barbati e, se ho ben capito, sottoscritta anche da altri colleghi, e devo con grande sincerità manifestare un po’ di disagio perché ho la sensazione che si continui ad affrontare un tema importante come quello della famiglia - e della disciplina attinente al tema della famiglia - a pezzi e bocconi. Faccio rilevare alcune contraddizioni che secondo me sarebbe opportuno che noi riuscissimo ad affrontare in modo organico e non con iniziative puntuali e fra loro scorrelate.
Ci sono temi diversi da considerare. Il primo è quello del riconoscimento delle unioni civili per le unioni affettive che non possono accedere all’istituto del matrimonio. Credo che il Parlamento farebbe bene ad affrontare questo tema, su cui sarebbe opportuno che legiferasse perché per esempio nel caso di una convivenza di persone omosessuali esse non hanno la possibilità di accedere all’istituto del matrimonio. Pertanto approntare uno strumento come può essere quello dell'unione civile sarebbe opportuno proprio per venire incontro a questa lacuna.
Altro tema è che possano essere riconosciuti diritti non soltanto a coppie e famiglie che hanno formalizzato la loro unione attraverso il matrimonio o eventuali altri strumenti che dovessero essere resi disponibili. Su questo c’è una discussione importante da fare. Infatti è del tutto comprensibile che ci possano diritti da riconoscere non solo agli sposati, a partire dalla tutela delle esigenze dei bambini che nascono in famiglie di persone non sposate in modo formale. Altro tema ancora è quello della "regolamentazione". Fatti salvi questi i primi due aspetti che ho citato, la domanda di fondo a cui dovremmo cercare di dare una risposta compiuta è se ha senso regolamentare in modo formale le unioni di fatto ovvero se vale la pena di istituire dei registri per depositare dei contratti. Dopo avremmo sostanzialmente tre tipologie: quelli che si sposano, ossia contraggono matrimonio ai sensi delle attuali leggi che lo prevedono come forma di "contratto" tra persone che la società riconosce e che valorizza, per quanto la valorizzazione di questa scelta sarebbe un tema su cui dovremmo fare qualche riflessione, perché non mi sembra che sia tenuta in grande considerazione nell’attività legislativa attuale ed anche precedente. Poi ci sarebbero quelli che contraggono un’unione civile depositando in modo formale un contratto presso registri appositi. Poi ci sarebbero quelli che comunque sceglierebbero di vivere insieme senza sentire l’esigenza di depositare alcun contratto, né di sposarsi, ossia non percorrerebbero nè quella che viene riconosciuta come la "strada maestra", né nell'eventuale nuova forma surrogata.
A questo punto credo che dovremmo partire da una riflessione ed una domanda preliminare: qual è il senso che dal punto di vista sociale noi diamo al matrimonio? Infatti non dobbiamo caricare il matrimonio di un significato che non ha: il matrimonio dal punto di vista della Costituzione e della legislazione italiana è sostanzialmente un contratto che lega delle persone e che la società riconosce. Sarebbe sbagliato che si attribuisse al matrimonio o si evocasse in Aule come questa l’idea che il matrimonio rappresenti aspetti di tipo religioso o di altro genere, perché non è di questo che stiamo parlando. Il tema religioso appartiene alla coscienza delle persone ed è un aspetto insindacabile: qui stiamo al tema civile.
Se sentiamo l’esigenza di definire tre forme diverse attraverso cui le persone possono unirsi in convivenze affettive ed avere diversi o uguali riconoscimenti da parte della società, credo che dovremmo chiarirci le idee sull’impianto complessivo. Se si tratta di una ridefinizione del matrimonio è un discorso, e non mi pare che valga la pena di definirlo in due modi diversi. Non si capisce perché due persone dovrebbero scegliere la strada del matrimonio se ci fosse la possibilità legislativa di formalizzare altrimenti la propria unione. Questo poi comporterebbe ottenere gli stessi diritti, oppure si immagina che alle due forme debbano corrispondere diritti diversi? Sono domande importanti che secondo me continuano a essere eluse dall’attuale dibattito. Capisco, si tratta di un argomento molto difficile.
Io spero che questo mio intervento venga compreso, perché il rischio in questo campo è sempre quello che ogni mezza virgola possa venire estrapolata e strumentalizzata. Sentivo qualche collega in sottofondo che commentava già in modo molto sgradevole e sbagliato il fatto che io abbia scelto di fare questo intervento, con molta tranquillità, davanti a voi. Lo ripeto: io credo davvero che ci debba essere una riflessione più profonda perché su questa cosa insiste, e riconosco che è un tema importante, l’aspetto delle unioni riguardanti le coppie omosessuali, che personalmente credo dovrebbe essere affrontato e non sovrapposto con il tema di istituire un secondo binario per le coppie eterosessuali, che già oggi dispongono della possibilità del matrimonio e che scelgono di non sposarsi.
A mio avviso chi sceglie di non sposarsi sceglie di non avere un vincolo formale e non capisco perché per questi dovrebbe essere predisposto un canale per formalizzare un’unione di tipo diverso rispetto a quella matrimoniale: questo significherebbe che dopo ci sarebbe la possibilità per chiunque di scegliere fra sposarsi, oppure registrare un contratto oppure ancora non fare nessuna delle due cose. E quali diritti si ipotizza di fare corrispondere - dal punto di vista del riconoscimento che la società è chiamata a dare - a questi tipi di unione? Quali diritti corrisponderebbero a ognuna di queste tre forme? Io credo che siano domande importanti su cui occorrerebbe una riflessione seria, un confronto vero, la disponibilità a incontrarsi e non semplicemente l’idea di continuare a piantare delle bandierine in cui ognuno vota seguendo una linea per poter continuare a dire che si va in una direzione o in un’altra.
Io auspicherei una riflessione seria e - lo dico con grande rispetto di alcuni dei temi che sono sottesi a questa risoluzione, collega Barbati - al di là dell’aspetto formale di chiedere una legge statale per poter avere solo nell’Emilia-Romagna - immagino sia un refuso che si appresta a essere corretto - sarebbe bene che anche tra di noi ci fosse la capacità su questi temi, qui da noi e in Parlamento, di riuscire a sciogliere dei nodi.
Non mi piace l'idea che si continui in questo piccolo cabotaggio in cui da una parte si fanno delle affermazioni e dall’altra si negano, mentre ci sono dei diritti che sarebbe giusto riconoscere, ma anche scelte di valore che sarebbe bene condividere, e questo sia dal punto di vista dei diritti individuali delle persone sia dal punto di vista del diritto della collettività e della società di esprimere una valutazione e dare una valorizzazione del formarsi di una famiglia.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Paruolo.
Ha chiesto di parlare la consigliera Donini. Ne ha facoltà.
DONINI: Grazie, presidente. Spero di contenermi visto le sollecitazioni del collega Paruolo, che potrebbero portarci a evadere rispetto al tempo che abbiamo a disposizione. Io, collega Paruolo, non capisco la paura che emerge dalle sue parole, e questa visione secondo me un po’ miope non è capace di leggere quel che c’è nella società. Semplicemente questo, è il dovere che abbiamo noi di rappresentare la società, per quanto possiamo e per quello che è, con le sue esigenze e di tentare di porre rimedio a una vera e propria serie di discriminazioni e di disparità che alcune persone che non commettono reati e che vivono legittimamente i loro spazi di libertà personale, così come previsti dalle normative, possano viverle all’interno delle tutele minimali che sono garantite a tutti.
Molte prese di posizioni che rendono scabroso, come ha detto lei, questo argomento sono proprio fatte in nome di un ideologismo miope rispetto a questo tema che agisce per paura di perdere terreno. Io sono sposata in chiesa e se tornassi indietro mi risposerei così, e sono sposata da 25 anni, e non è che vivo una grande paura rispetto a chi fa una scelta diversa dalla mia e trovo che una scelta diversa dalla mia tolga a me degli spazi di protagonismo personale o in qualche maniera mi impedisca di vivere fino in fondo i miei principi secondo i miei principi e le mie convinzioni.
Al contrario, i miei principi e le mie convinzioni partono da un’idea fondativa che è quella del rispetto della libertà umana e del riconoscimento di diverse forme pure degne di libera e civile convivenza. Noi abbiamo avuto queste discussioni in mille occasioni in quest’Aula e quando per esempio abbiamo nel 2009 stabilito con la Finanziaria del 2010 di fare un’operazione che io ritenevo neanche necessaria perché mi sembrava una forma di buonsenso civile e istituzionale, nacque il finimondo e abbiamo rischiato la scomunica. Io mi sono indignata perché questo non rappresenta assolutamente l’idea che ho io di universalismo che dovrebbe esserci anche nel cattolicesimo. Peraltro vuol dire questo la parola "cattolico", e universalismo vuol dire in qualche maniera la capacità di accogliere per quello che si è quando in qualche maniera si rispetta principi.
Noi abbiamo semplicemente detto che c’è una legge - l’ha citata prima il consigliere Grillini - che è il regolamento anagrafico, che è una legge del 1958, che consente di considerare nucleo familiare in maniera evidente, riconoscendo lo status di famiglia, quelle persone che decidono di convivere perché hanno tra di loro delle relazioni affettive. Se io e Luciano Vecchi decidessimo, perché siamo amici e ci vogliamo bene, di condividere in qualche maniera la stessa casa, e volessimo, perché è una nostra scelta, essere considerati una famiglia, perché se io mi ammalo decido che è il mio amico Luciano Vecchi che mi assiste e che ha la libertà di decidere di determinare il mio destino dal punto di vista di quel bisogno, voglio avere la libertà di farlo e voglio uno Stato che mi riconosca questa cosa.
Avere un registro all’interno dei Comuni che consenta di considerare i contratti tra le persone come vincolanti e li riconosca, non vuol dire che tutti sono obbligati a fare quella scelta. Chi decide di vivere una convivenza al di fuori di ogni regolamentazione perché vive quel tipo di bisogno personale mica è obbligata a iscriversi al registro. Non viene mica reso obbligatorio! Ma quel registro permette di soddisfare una serie di richieste che ci sono nella società e che devono essere semplicemente registrate. Nessuno dice che quel registro determina automaticamente la fine del matrimonio così come lo concepiamo io e lei probabilmente, ma queste sono scelte personali.
Io credo che l’evoluzione di civiltà ci permetta di inserire all’interno di un quadro di regole la libertà delle persone come principio, una libertà che non lede la libertà altrui in questo caso, che non cambia la vita. Queste forme, ripeto, un po’ bigotte di paura e di negazione della realtà sono ingiuste. Questo ordine del giorno a me sembra estremamente moderato perché descrive una situazione oggettiva in premessa, descrive le norme di riferimento, racconta cosa sta avvenendo in diversi paesi, cosa è avvenuto nelle nostre realtà, in molti Comuni dove i tentativi sono da anni portati avanti e chiede finalmente che ci sia una norma nazionale che ci faccia fare un salto di qualità e forse andiamo oltre questa discussione e scopriamo che nella realtà non è la fine del mondo o che cambia l’impianto del nostro vivere civile. Andiamo oltre a questa cosa!
Esiste una rete fatta di decine di realtà locali, di enti locali, di pubbliche amministrazioni che da anni contrasta forme incomprensibili di discriminazione. Qui possiamo trovare tantissimi esempi e ne abbiamo fatti altrettanti. Ognuno di noi lo vive nel proprio personale, perché di fronte al problema concreto delle singole persone nessuno di noi è così disumano da non riconoscerlo. Di fronte alla donna che vive col proprio uomo da vent’anni e che non può in qualche maniera assisterlo se ha bisogno all’interno dei nostri ospedali, che non ha libertà di accesso rispetto alle situazioni normali, che non ha tutele dal punto di vista legale qualora ci fosse anche una separazione, uno può dire che lo si sapeva prima, ma quante cose io ho scelto e se lo sapevo prima forse non le avrei fatte, non è che si risolve così il problema concreto in quel momento di una persona.
Io non trovo in me nessun appiglio per giustificare l’arroganza con la quale devo decidere io a priori delle scelte di vita di un altro, per cui preferisco creare un sistema che sancisca una libertà piena in un rispetto di regole, che tuteli meglio la donna, in questo caso, perché in qualche maniera dà, facendo un esempio e affrontando anche un aspetto, qualche livello in più di diritto e di rivendicazione all’interno di una relazione uomo - donna, che tutela il tema dell’amore, dell’affetto al di là e al di fuori di ogni eventuale strumentalità di carattere materialistico perché rende libero l’amore. Da questo punto di vista mi sento assolutamente coerente con quel che penso e con quel che credo e affronto tranquillamente e serenamente il giudizio che può essere espresso a riguardo.
Credo che questa risoluzione sia molto meditata, mediata, emendata, aggiornata, non dica cose che ledono il principio di nessuno, chiede che questo Paese dia una risposta a quello che è un bisogno concreto e reale e se noi non facciamo dei tentativi per dare una risposta al bisogno non so che cosa ci stiamo a fare qui. È una questione che ha il nostro essere qui. Voto sia gli emendamenti proposti che la proposta di risoluzione.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliera Donini.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Noè. Ne ha facoltà.
NOÈ: Grazie, presidente. Ogni tanto in quest’Aula, come capitava anche in Consiglio comunale, viene posta al centro della discussione la tematica, come avviene nel caso specifico di ora, sul tema dell’istituzione dei registri a livello locale. Io non so fino a che punto, collega Barbati, questa risoluzione possa avere efficacia. Non voglio dire abbia un senso perché ha senso per il solo fatto che ci sono dei Comuni nella nostra regione che hanno già istituito questi registri, quindi se l’obiettivo di questo emendamento è chiedere che la Giunta si attivi per incentivare e stimolare l’istituzione di questi registri, prima ancora che intervenga una legge nazionale, è legittimo da parte vostra però vorrei rendere noto che tutto questo può avvenire spontaneamente laddove ognuno di noi, e soprattutto di voi, che potete farlo, può chiederne l’istituzione in tutti i cinquecento Comuni della nostra regione. Quello che però vorrei sottoporre alla vostra attenzione, colleghi, sono due passaggi, al di là dell’aspetto religioso che non c’entra niente anche perché voglio affrontare nel modo più laico e realistico possibile. Realisticamente parlando, se vado a vedere il successo che hanno riscosso questi registri nei vari Comuni, laddove sono stati istituiti, e penso anche alla mia città, penso al verdetto del censimento che ha comunicato la stampa su Reggio Emilia dove si parla di registrazioni che non vanno oltre le dita di una mano, e quindi questo la dice lunga empiricamente su chi realmente vuole questi registri, chi li vuole se nel momento in cui li andiamo a istituire sono così poche le coppie che vanno effettivamente a iscriversi?
DONINI: Anche la legge nazionale.
NOÈ: Ma non è questione di legge nazionale, consigliera Donini. Non conviene, e a maggior ragione in questa regione, dove tutto sommato, secondo il vostro punto di vista, è stato più giusto privilegiare l’interesse anche del non convivente rispetto a quelle che potevano essere le giustezze di una graduatoria che privilegiasse anche quelle coppie che si impegnavano stabilmente davanti alla legge di garantire una convivenza duratura nel tempo, laddove l’impianto non è mai stato orientato in questa direzione convivere non conviene perché non a caso se una coppia omosessuale volesse, in quanto coppia, poter beneficiare di quelli che sono i vantaggi o comunque le regole che prevede il regolamento ERP per accedere a un alloggio popolare in condizioni così come prevede la norma stessa, purtroppo oggi sappiamo che la prassi privilegia o fa sì che sia meglio non dichiarare la propria convivenza perché ai fini dell’ISEE, ai fini di quello strumento che misura la capacità economica di quel nucleo che risiede sotto lo stesso tetto, e quindi facendo concorrere alla misurazione economica due persone, si può parlare anche delle scuole materne e non a caso ho fatto un progetto di legge sulle responsabilità genitoriali per invocare il reddito di entrambi i genitori a prescindere dal fatto che questi genitori fossero sposati e conviventi sotto lo stesso tetto. Per me è legittimo che ci siano questi registri per certi aspetti per tante motivazioni, proprio perché l’approccio vuole essere laico rispetto a chi ha questo desiderio.
Ma allora ha ragione il collega Paruolo: come mai effettivamente non ci sono coppie etero che vanno a fare questa registrazione nel momento in cui hanno deciso di non formalizzare un’unione a livello di matrimonio? Perché non conviene. È questa la ragione di fondo che alla fine empiricamente non dà una ricaduta efficacie rispetto all’obiettivo, anche nobile e legittimo, di questi registri. Io vi invito, al di là di tutto, nell’analisi che vi ho sollecitato, a tenere conto anche di queste considerazioni che prendono spunto dalla realtà e da valutazioni economiche che spontaneamente tante coppie già stanno facendo sul territorio, a non ufficializzare una coppia che tutto sommato va bene che ci sia nella sostanza ma nella forma non importa perché nella forma può comportare degli svantaggi economici.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliera Noè.
Non ci sono più interventi in discussione generale, per cui apro le dichiarazioni di voto sugli emendamenti. Ricordo che ogni consigliere ha a disposizione cinque minuti.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Barbati. Ne ha facoltà.
BARBATI: Grazie, presidente. Se non altro per rispondere al consigliere Corradi, perché quelle cose che lui diceva non erano molto corrette sono presenti negli emendamenti. Forse non ha avuto il tempo per leggere l’atto, anche perché io stessa all’inizio ho detto che l’atto era un po’ datato e a volte quando si scrive può anche sfuggire qualcosa. A una seconda lettura, proprio perché sapevo che sarebbe stato presentato, mi ero preoccupata di risistemare le questioni della forma, quindi mi scuso con gli altri colleghi Consiglieri e se leggete gli emendamenti vi accorgerete che sono stati comunque emendati.
Vorrei dire soltanto una cosa alla collega Noè perché in un certo senso ha perfettamente ragione, nel senso che è più conveniente essere separati in Italia, tant’è che molte coppie sposate si separano proprio per questa faccenda dell’ISEE, però se c’è la volontà di comportarsi correttamente di fronte alla legge credo che sia giusto che chi lo fa e chi lo decide abbia questo tipo di possibilità.
È anche vero che i registri che sono presenti nei Comuni hanno poco appeal perché son privi di contenuti, perché si va a iscriversi e dopo non si sa a cosa serve. Dobbiamo riempirli di contenuti, dobbiamo dare diritti importanti e corretti alle persone che decidono di essere coppie di fatto. Se noi non facciamo questo, è una cosa altamente discriminante. Per spiegarmi meglio, perché vorrei essere chiara, siccome io sono una coppia di fatto non pentita, mi è capitato per una cosa banalissima di un piccolo intervento del mio compagno all’ospedale, che però prevedeva anestesia, di essere interpellata dalla caposala che mi ha chiesto se potevo firmare. Le ho risposto che ero la compagna e mi ha risposto che non potevo firmare e che ci voleva un parente. Io vivo col mio compagno da quindici anni, quindi sfido molti matrimoni ad avere questa resistenza. Di fronte a questa cosa mi sono sentita insultata.
Quello che credo che sia corretto, consigliere Paruolo, senza andare a pensare che con questo atto si voglia cambiare il mondo o inserire cose molto particolari, le dico personalmente che ritengo di avere gli stessi diritti di chi si è sposato regolarmente, perché non capisco che diversità c’è tra me e il mio compagno e tra una persona sposata e il coniuge.
Allora torniamo ancora a una cosa banalissima: famiglia o famiglie e libertà di scelta sono parole per le quali penso, come donna, che in teoria avremmo dovuto fare qualche passo avanti se no non si capisce. Se noi diciamo che in Italia è possibile questo e la libertà di scelta non significa che devo andare contro la legge, allora perché c’è tutta questa preoccupazione sul dare a me e al mio compagno dei diritti? Mi si dice di andare dal notaio, di pagare e che si avranno. Non ci voglio andare dal notaio ma voglio fare una cosa come fanno quelli che si vanno a sposare in Comune o in chiesa.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliera Barbati.
Ha chiesto di parlare il consigliere Paruolo. Ne ha facoltà.
PARUOLO: Grazie, presidente. Ho colto una certa scorrettezza nelle argomentazioni che mi sono state contrapposte dalla collega Barbati perché, come ho detto con chiarezza, ho cercato di fare un ragionamento assolutamente attinente a quest’Aula, sugli aspetti che come amministratori pubblici siamo chiamati ad affrontare. Ho invece apprezzato il tono dell’interlocuzione che la consigliera Donini ha ritenuto di offrire.
Vorrei fare qualche precisazione perché mi piacerebbe essere ascoltato per le cose che dico e non per quello che qualcun altro pensa di dovermi attribuire. La legge anagrafica, come ha ricordato la consigliera Donini, esiste e viene effettivamente utilizzata, i registri comunali esistono, ci sono diritti che vengono largamente riconosciuti non soltanto a chi è sposato ma anche a persone che non lo sono, come noi ben sappiamo. È tanto vero che viceversa in diversi casi ci sono delle disparità che svantaggiano le persone che sono sposate rispetto a chi non lo è. Io sono assolutamente favorevole, consigliera Barbati, all’affrontare il tema che lei ha posto rispetto all’assistenza del suo compagno e sono a favore del fatto che questa materia venga affrontata a livello nazionale con una legge. Però nel momento in cui evochiamo la possibilità di avere una legge nazionale mi piacerebbe che ci fosse una riflessione complessiva e che non ci si limitasse ad istituire ulteriori canali che si sovrappongono. In questa nostra legislazione continuano a sopravvivere cose che sono francamente imbarazzanti, come le due modalità di comunione e separazione di beni, a cui ancora adesso è formalmente possibile accedere nel momento in cui ci si sposa. Peccato che nella comunione dei beni non ci sia nessun tipo di vantaggio o riconoscimento e quindi non si capisce per quale motivo essa sia contemplata.
Dunque secondo me una riflessione più ampia sarebbe opportuna e per questo trovo questo ordine del giorno limitativo, come ho cercato di spiegare prima. Siccome la consigliera Donini ha messo un pezzo della sua biografia a disposizione per interloquire in modo simpatico, in modo spero altrettanto simpatico le rispondo che sono sposato in chiesa da 27 anni ma se tornassi indietro probabilmente in questa situazione prenderei in considerazione anche l’ipotesi di risposarmi in chiesa ma senza avere effetti civili. Lo dico perché sono ancora convinto della validità della mia scelta religiosa, che però è un fatto personale, mentre faccio fatica a comprendere se vi sia davvero interesse al mio matrimonio da parte dello Stato italiano. Lo dico perché è lo Stato italiano l'istituzione con cui interagisco nel momento in cui mi sposo da un punto di vista civile, che dovrebbe dimostrare un interesse da parte della società dell’istituto del matrimonio.
Lo dico per paradosso, non sono certo per l’abolizione del matrimonio: al contrario, credo che debba esserci un riconoscimento vero dell'impegno che le persone prendono sposandosi, e che invece continua a essere non considerato, nel senso che chi si sposa sembra che lo faccia per un problema suo ma senza che ciò interessi alla società di cui facciamo parte, mentre invece sembra urgente la preoccupazione di normare tutti gli altri casi. Io credo invece che per affrontare questo tema per intero e nel modo giusto occorra partire da una valorizzazione dell’istituto del matrimonio e dal comprendere in cosa concretamente debba consistere questa valorizzazione che la società offre a fronte di un impegno che delle persone prendono nel momento in cui si sposano.
In questo contesto si può anche venire incontro alle problematiche che sono state evidenziate dai colleghi che sono intervenuti, e che a mio avviso meriterebbero di essere affrontate altrimenti. Non mi pare che la soluzione possa essere quella di istituire una pluralità di canali senza una riflessione complessiva che sia in grado di valorizzare l’istituto del matrimonio, sostenere adeguatamente le famiglie e riconoscere i diritti laddove non sono sufficientemente riconosciuti. Grazie.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Paruolo.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Grillini. Ne ha facoltà.
GRILLINI: Naturalmente io voterò a favore del dispositivo e anche degli emendamenti, qualcuno dei quali mi vede tra i promotori e devo subito dire che sono particolarmente d’accordo con il consigliere Paruolo quando parla di valorizzazione dell’istituto del matrimonio, tant’è che lo vuole estendere anche a chi in questo momento non vi può accedere e ogni tanto sento fare delle battute per cui ormai si vogliono sposare solo le coppie omosessuali, però qui nessuno vuole svalorizzare l’istituto del matrimonio, al contrario si vuole renderlo egualitario, cioè si vuole renderlo accessibile a tutti, si vuole togliere una discriminazione, ma non è il matrimonio in discussione questa mattina, questo è il punto. Questa mattina, molto più modestamente, molto più moderatamente stiamo discutendo dei registri delle unioni civili e di questo emendamento a cui io tengo molto, cioè dell’adesione della Regione alla rete delle Amministrazioni che si battono contro le discriminazioni che, spero, non sollevi particolare problema.
Volevo replicare al consigliere Corradi che la questione omofobia che dovremmo prima o poi affrontare anche in questa Aula, anzi io annuncio sin da ora una risoluzione in merito, a me non risulta che implichi tutta questa galera cui ha fatto riferimento lui e, in ogni caso, è banalmente e semplicemente la proposta di estendere la legge Mancino anche ai reati commessi in base all’orientamento sessuale, ma è un tema che non c’entra con la discussione di questa mattina, se non molto lateralmente, piuttosto io penso che anche il consigliere Corradi e anche gli amici della Lega dovrebbero tenere presenti le dichiarazioni del loro leader Maroni che si è più volte pronunciato a favore del riconoscimento dei diritti delle persone conviventi, omo o eterosessuali che siano, lo ha detto in Parlamento e lo ha detto anche di recente. Lo disse addirittura in una intervista nel ’94, quando si pronunciò a favore dell’adozione da parte delle coppie omosessuali, poi magari avrà cambiato idea nel frattempo. Era il momento in cui la Lega era laica e non era ancora clericale.
È vero che sono poche le coppie che si sono iscritte, ma è anche vero che lo scopo di questa risoluzione è di fare in modo che la Regione aiuti i Comuni a riempire di contenuti questi registri che devono avere un senso e vorrei dire ai colleghi che l’esistenza di questi registri non implica l’obbligo di avvalersene, cioè si iscrive chi vuole, ci mancherebbe altro! Faccio di nuovo l’esempio che ha fatto la collega Barbati sui diritti che già ora la Regione potrebbe riconoscere perché, per esempio, in materia sanitaria uno dei problemi più rilevanti, vista anche la riduzione drastica dei nuclei famigliari che abbiamo avuto in questi anni, delle volte non si sa a chi rivolgersi per avere il consenso a fare un certo tipo di intervento medico, e allora da questo punto di vista la Regione può legiferare come hanno fatto altre Regioni, come ha fatto persino la Regione Lombardia, vigente il dominio formigoniano, che ha riconosciuto la qualifica di prossimo congiunto alla persona convivente o alla persona indicata dallo stesso interessato nel momento dell’ingresso in ospedale. Questo è un tema, tra i tantissimi, di quelli sentiti in maniera più drammatica perché sono migliaia le persone che si sono sentite chiedere chi fossero. Questo è uno dei punti che potrebbe dare consistenza anche ai registri delle unioni civili, per cui uno va a dire di essere convivente come risulta dall’iscrizione nel registro delle unioni civili e come da legge anagrafica e da interpretazione della legge anagrafica 1958 e successive modificazioni.
Colleghi, se voi leggete bene il dispositivo che è stato anche corretto per alcune questioni formali, come diceva la collega Barbati, è un dispositivo votabile da tutti perché che esiste una pluralità di situazioni famigliari ormai non lo può negare nessuno, che esista la necessità di una pluralità di istituti giuridici, questo mi pare evidente, che esista una domanda da questo punto di vista di cambiamento anche radicale del diritto di famiglia per adeguarlo alla nuova situazione sociale, anche questo è sotto gli occhi di tutti; il Parlamento ci sta provando da tempo, pensiamo, per esempio, alla riduzione degli anni del divorzio, solo in Italia ormai ci vogliono tre anni, ormai siamo rimasti da soli rispetto a tutti gli altri Paesi d’Europa, che poi diventano quattro, cinque o sei a seconda dei litigi che ci sono in quella famiglia, producendo poi sofferenze inenarrabili.
Si tratta di un sistema che va svecchiato, va cambiato, va profondamente riformato, qua però non stiamo discutendo dell’universo, qua stiamo discutendo di una cosa specifica, particolare, che può essere condivisa da tutti, anche dalla collega Noè, quindi mi auguro che alla fine i colleghi la voteranno.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Grillini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Casadei. Ne ha facoltà.
CASADEI: Molto schematicamente e brevemente, proprio perché la questione è specifica e particolare, credo che occorra portare argomentazioni specifiche e particolari. Io ne porto soltanto una per sostenere l’approvazione di questa risoluzione e l’argomentazione riguarda ciò che le istituzioni laiche da sempre perseguono, ovvero il riconoscimento del pluralismo delle scelte. Del pluralismo, ovviamente, si discute molto, è un tema che non può non generare controversie sul piano culturale, filosofico ed etico ma in questo caso penso che ormai sia un elemento assodato che nella società questo pluralismo è in atto, e concreto ed è compito delle Istituzioni riconoscere, anche con forme diversificate, ciò che già è presente e quando parlo di riconoscimento istituzionale, ovviamente faccio riferimento agli argomenti che sono stati addotti anche dal collega Grillini, con semplice e lineare modalità di riconoscimento di diritti, doveri, possibilità di accesso a servizi che le Istituzioni e la società mettono a disposizione degli individui. Ecco perché la questione è specifica, particolare e credo che debba essere affrontata in modo molto sobrio e, per quanto possibile, lasciando sullo sfondo ciò che poi sono le singole scelte biografiche e individuali e attestandosi invece su un piano rigorosamente giuridico e istituzionale.
Queste sono le ragioni del mio sostegno e del mio voto favorevole a questa risoluzione.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Casadei.
Ha chiesto la parola il consigliere Montanari. Ne ha facoltà.
MONTANARI: Anche io faccio presto, io voto a favore e voglio segnalare un punto del ragionamento, per altro sottolineato dagli ultimi due interventi che ho ascoltato di Grillini e Casadei. È un segmento di un dibattito più ampio, quello che chiama la nostra attenzione per il voto ed è un segmento non divisivo rispetto ad un pluralismo che il dibattito più ampio, diciamo così, interroga ancora di più.
Caricare di eccessivo significato il voto di oggi sul punto all’ordine del giorno deforma la scelta e ne deforma anche il contenuto, quindi le sottolineature che evidentemente sono state fatte e che non richiamo, sono assolutamente per stare al punto di discussione. Ovviamente, come sempre, il dibattito si occupa anche di tutto il resto ma se il resto prende il posto dell’ordine del giorno, siamo chiamati a votare di una cosa che non è iscritta.
Faccio anche una seconda valutazione, sentita la discussione, come opinione mia; secondo me bisogna che abbiamo fra di noi tutti una maggiore propensione all’ascolto che non è, a mio giudizio, sinonimo di una predisposizione a scelte di carattere di compromesso deteriore, soprattutto di carattere intellettuale e culturale, prima ancora di ogni altra questione. L’ascolto è l’unica possibilità che abbiamo di tentare di raggiungere sintesi più efficaci perché capaci di contemplare una complessità più ampia. Poi non mi sfugge che dentro la complessità ci sono cose incompatibili, ma a partire dall’idea ideologica per cui siccome dici "diverso da me" sicuramente quella complessità si scioglie in modo divisivo, mi sembra un approccio sbagliato per temi di questa rilevanza. Quello che non può capitare è quello che sta capitando nel nostro Paese, e finisco, cioè che non si discute della complessità in modo aperto e, nello stesso tempo, la complessità è motivo per non scegliere. Questo mi sembra quello che noi non dobbiamo fare e con la nostra Assemblea l’aver sottolineato, Grillini e altri, quanto noi siamo a uno specifico oggetto, nel voto, a mio giudizio aiuta il pluralismo che c’è nell’Aula a esprimersi sul punto e, per quanto mi riguarda, a esprimersi positivamente.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Montanari.
Ha chiesto di parlare il consigliere Corradi. Ne ha facoltà.
CORRADI: Sarò molto telegrafico, visto che il consigliere Grillini ci ha chiamato in causa, lanciando l’epiteto secondo cui la Lega sarebbe un partito clericale, lo ringrazio per il complimento, lo apprezzo e cercherò di ricambiarlo appena possibile ma lo considero un elogio e non certo una critica. Grazie.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie a lei, consigliere Corradi.
Ha chiesto la parola il consigliere Defranceschi, ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Grazie. Solo per comunicare il voto favorevole alla risoluzione e agli emendamenti e per rilevare, al di là di tutti i discorsi che sono stati fatti quello che secondo me è un difetto culturale ed è un difetto legato alla capacità di comprendere la libertà individuale e il fatto che uno Stato e una Chiesa non debbano intervenire in una questione e non debbano, soprattutto, opprimere i cittadini.
La libertà individuale è mia nel momento in cui non limita la libertà altrui ed io non intendo essere limitato sicuramente da retaggi cattolici o da retaggi religiosi di qualsiasi tipo e non voglio essere limitato nella mia libertà, né nella mia facoltà di scelta di chiedere che accanto a me in ospedale ci sia una persona, che i contributi che ho versato a questo Stato vadano a chi mi pare, che io possa decidere dei miei beni, della mia vita quotidiana, nel momento in cui tutto questo non crea disturbo a nessun altro. E allora un’ora di dibattito di questa cosa è iniziata semplicemente da una diversa visione che si ha di quella che è la facoltà e la potestà personale e il modo in cui lo Stato cerca di entrare in questioni che non lo devono riguardare e ogni volta che lo riguardano è sempre un pericolo in agguato.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie consigliere Defranceschi.
Ha chiesto la parola la consigliere Noè. Ne ha facoltà.
NOÈ: Mi ha sollecitato a intervenire il consigliere Defranceschi perché personalmente, come ho detto prima, questo è un dibattito che poi alla fine ci fa bene perché sottende probabilmente dei difetti culturali, ma lo sforzo che dobbiamo avere noi in quest’Aula è di rimanere intanto all’oggetto della risoluzione e cercare di essere il più laici possibili quando affrontiamo determinate questioni, per cui siccome l’oggetto del voto della risoluzione è chiedere che ci sia da parte nostra una promozione per l’istituzione di questi registri, mi sembra molto pleonastico quello a cui oggi vengo chiamata a esprimere, forse perché probabilmente, collega Barbati, ci rendiamo conto che non decollano, ma, allora io vi chiedo di fare una valutazione successiva, chiedetevi perché laddove ci sono, al di là del fatto di estendere la platea di questi registri, perché dove esistono non ci sono iscritti? Ma non è questione che sono privi di contenuto, è che non c’è interesse, perché chi norma questi registri, chi ha l’autonomia per farlo, ed è questa maggioranza nella maggior parte dei casi, non li ha resi convenienti, ma poi al di là della convenienza o meno, vogliamo fare anche una valutazione rispetto a quello che è l’esito che danno i registri quando sono istituti? Possiamo anche promuoverne in tutta Italia, ma dove ci sono non ci sono iscritti.
Questa promozione che non capisco da che cosa parta e che potrebbe, per quello che vedo in quest’aula generare anche delle forme di imbarazzo per come si vota, perché se voti favorevolmente sei da una certa parte, se voti contro sei dall’altra, si vedono chiaramente gli imbarazzi, vedo le assenze. Cerchiamo però di rimanere sulla questione e non voglio strumentalizzare però per rimanere sulla questione, siccome quello che voi chiedete è una cosa che si può fare e dove c’è non produce effetti, io sinceramente non so come esprimermi su questa votazione, perché chiedete la promozione di uno strumento che non funziona, che non trova risconto quanto meno, per questi motivi mi asterrò.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliera Noè.
Ha chiesto la parola il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Sull’ordine dei lavori, chiedo il voto elettronico sia per gli emendamenti che per il testo, grazie.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Manfredini.
Si procede alla votazione dell’emendamento 1 sull’oggetto 721, a firma della consigliera Barbati, con l’uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Aimi): Comunico l'esito della votazione:
Presenti | 30 |
Assenti | 20 |
Votanti | 29 |
Favorevoli | 25 |
Contrari | 2 |
Astenuti | 2 |
L’emendamento 1 è approvato.
Si procede alla votazione dell’emendamento 2, sempre a firma della consigliera Barbati, con l’uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Aimi): Comunico l’esito della votazione:
Presenti | 29 |
Assenti | 21 |
Votanti | 28 |
Favorevoli | 24 |
Contrari | 2 |
Astenuti | 2 |
L’emendamento 2 è approvato.
Si procede alla votazione dell’emendamento 3, sempre a firma della consigliera Barbati, con l’uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Aimi): Comunico l’esito della votazione:
Presenti | 33 |
Assenti | 17 |
Votanti | 32 |
Favorevoli | 25 |
Contrari | 5 |
Astenuti | 2 |
L’emendamento 3 è approvato.
Si procede alla votazione dell’emendamento 4, sempre a firma della consigliera Barbati, con l’uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Aimi): Comunico l’esito della votazione:
Presenti | 33 |
Assenti | 17 |
Votanti | 32 |
Favorevoli | 25 |
Contrari | 5 |
Astenuti | 2 |
L’emendamento 4 è approvato.
Si procede alla votazione dell’emendamento 5, sempre a firma della consigliera Barbati, con l’uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Aimi): Comunico l’esito della votazione:
Presenti | 27 |
Assenti | 23 |
Votanti | 26 |
Favorevoli | 25 |
Contrari | 1 |
Astenuti | -- |
L’emendamento 5 è approvato.
Si procede alla votazione dell’emendamento 6, a firma dei consiglieri Grillini, Barbati, Mori, Moriconi, Casadei, Donini, Sconciaforni, Meo, Defranceschi, Carini, con l’uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Aimi): Comunico l’esito della votazione:
Presenti | 28 |
Assenti | 22 |
Votanti | 27 |
Favorevoli | 24 |
Contrari | 1 |
Astenuti | 2 |
L’emendamento 6 è approvato.
Si procede ora alla votazione della risoluzione oggetto 721, a firma dei consiglieri Barbati e Favia, con l’uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Aimi): Comunico l’esito della votazione:
Presenti | 26 |
Assenti | 24 |
Favorevoli | 24 |
Contrari | 1 |
Astenuti | 1 |
L'Assemblea approva.
OGGETTO 4201
Risoluzione proposta dai consiglieri Meo, Sconciaforni, Riva, Barbati, Favia, Naldi, Monari, Defranceschi, Paruolo, Malaguti, Casadei, Luciano Vecchi, Pollastri, Piva, Leoni, Mumolo, Serri, Manfredini e Montanari per impegnare la Giunta a porre in essere azioni nei confronti del Senato e della Camera dei Deputati a favore dell'approvazione della Proposta di Legge C288 e del Disegno di Legge S62 in materia di "divieto di allevare, catturare e uccidere animali per la produzione di pellicce". (Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Aimi): Passiamo alla risoluzione proposta dai consiglieri Meo, Sconciaforni, Riva, Barbati, Riva, Favia, Naldi, Monari, Defranceschi ed altri per impegnare la Giunta a porre in essere azioni nei confronti del Senato e della Camera dei Deputati a favore dell’approvazione della proposta di legge C288 e del disegno di legge S62 in materia di divieto di allevare, catturare, uccidere animali per la produzione di pellicce. Documento in data 1 luglio 2013.
Apriamo la discussione generale.
Ha chiesto la parola la consigliera Meo. Ne ha facoltà.
MEO: Grazie presidente, molto rapidamente. Esiste presso le Camere del Parlamento, è già stata presentata, una proposta di legge di divieto di allevamento, cattura e uccisione di animali per la pelliccia, di cui è promotrice una associazione, la LAV, ma è sottoscritta da numerosi parlamentari di tutti gli schieramenti politici.
Questa proposta che è chiarissima già nel titolo, serve ad allineare l’Italia. È una proposta ovviamente alle Camere, della quale, con questo atto, noi chiediamo un impegno della Giunta regionale e del presidente a trasmettere al Senato e alla Camera e ai loro presidenti, una sollecitazione di questo Consiglio regionale a favore della promozione di questa proposta. E lo facciamo convintamente perché siamo convinti, appunto, che sul tema dei diritti degli animali molte cose in questi ultimi anni sono cambiate in maniera radicale, c’è una sensibilità di tipo totalmente diverso, c’è una attenzione al benessere animale che qualche anno fa era del tutto impensabile e che si mostra in diversi aspetti della nostra vita civile.
Ora, ovviamente, se noi ci addentriamo su tanti temi che riguardano l’etica piuttosto che la scienza, ci infiliamo in una discussione di difficile gestione. Mi sento però di dire che se noi vediamo questa cosa dal punto di vista specifico, cioè dell’allevamento e della produzione di animali al puro scopo di trarne delle pellicce, quindi legati ad una motivazione che è del tutto futile da un certo punto di vista, noi riusciamo a fare un ragionamento che condividiamo in molti. Del resto non saremmo soli, a livello europeo l’allevamento degli animali cosiddetti da pelliccia è una attività in grandissimo declino e sempre più Stati membri stanno adottando provvedimenti normativi non solo restrittivi e disincentivanti, bensì dei veri e propri divieti e di messa al bando di questo tipo di allevamenti.
Stiamo parlando di Paesi come l’Inghilterra, l’Irlanda, la Scozia, l’Austria, la new entry Croazia, la Danimarca, la Slovenia e persino l’Olanda, che oggi è il terzo paese produttore di pelli di visone con oltre cinque milioni di animali allevati a questo scopo, già da dicembre hanno approvato il divieto di allevamento di animali da pelliccia a partire dal 2024. Quindi è una strada che si può intraprendere e che dobbiamo intraprendere. Lo dobbiamo fare con semplicità, così come molte cose nel nostro paese sono cambiate in questi anni. Anche la discussione di prima per certi versi apre a questo tipo di approccio.
Il tema dei diritti è un tema in continua evoluzione. Naturalmente parliamo dei diritti della nostra vita civile, dei diritti delle persone e di molte cose che subiscono, con il mutare della società, un cambiamento radicale. All’interno di questo quadro ci sono anche i diritti ovviamente di tutti gli esseri viventi e credo che noi possiamo partire dalle cose che è semplice mettere in piedi, come ad esempio il divieto di utilizzo di animali per la produzione di pellicce. Soltanto settant’anni fa questo Paese si interrogava se era giusto o meno che le donne avessero il diritto al voto - ho quasi sessant’anni ormai e quindi settant’anni mi sembra pochissimi anni fa - tantissime cose oggi sono cambiate e su questo piano continueranno a cambiare.
Credo che da questo punto di vista la Regione Emilia-Romagna, che è sempre stata molto attenta e molto sensibile su questi temi e per certi versi è stata anche all’avanguardia in alcune scelte che ha assunto con le proprie leggi e con i propri regolamenti, può, così come ha già fatto la Regione Abruzzo, dare un segnale in questo senso. Sappiamo bene che è un comparto che comunque, sebbene minimamente rappresentato sul nostro territorio, oggi ha una serie di aziende e di lavoratori che sono coinvolti in questo tipo di business, però riteniamo che queste siano le cose che con il tempo devono necessariamente cambiare, così come devono cambiare altri tipi di produzioni che comunque sono produzioni pericolose facilmente modificabili.
Quindi chiedo che anche la Regione Emilia-Romagna si faccia interprete presso Camera e Governo e solleciti l’approvazione di questa legge così come Paesi assolutamente più civili e interessanti a livello europeo hanno già fatto. Grazie.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliera Meo.
Ha chiesto di parlare il consigliere Paruolo. Ne ha facoltà.
PARUOLO: Grazie, presidente. Anche l’aspetto della cultura nel rapporto con gli animali - lo dico perché abbiamo appena discusso qui in Aula un argomento delicato - è un qualcosa che merita un’attenta considerazione. È evidente che la relazione degli uomini con gli animali ha una natura plurimillenaria e che risente ovviamente anche di aspetti culturali che variano a seconda delle latitudini e della posizione geografica, ma è indubbio che c’è anche un’evoluzione nel tempo per quello che è un atteggiamento di riflessione che credo debba accomunarci nel chiederci se tutte le pratiche che siamo abituati a considerare, tollerare e a ritenere pienamente legittime siano effettivamente necessarie, utili e in ultima analisi se valga la pena di continuare in questo modo se non sia più giusto porre in essere una riflessione. Il caso di cui stiamo parlando credo che sia uno dei tanti esempi che per quel che riguarda la relazione con gli animali è possibile affrontare ed è proprio quello della produzione delle pellicce.
Anche da questo punto di vista uno potrebbe fare un excursus storico e culturale e ricordare come certamente agli albori della civiltà la necessità degli uomini di provvedere al proprio sostentamento e ai propri abiti in qualche modo rendeva necessario comunque sacrificare animali per fare delle pellicce e per poter stare al caldo, ma noi siamo in una situazione completamente diversa. In primo luogo perché non abbiamo alcuna necessità di attuare questo tipo di abitudine attraverso l’utilizzo di animali da pelliccia perché esistono numerose alternative che rendono possibile coprirsi in modo più che adeguato senza far ricorso a questa pratica. In secondo luogo perché nell’evoluzione moderna si è arrivati a fare dei veri e propri allevamenti al fine di poter ricavare le pellicce di questi animali.
Io sono tendenzialmente contrario ad atteggiamenti di tipo talebano per cui uno debba ragionevolmente pensare che si debba essere estremisti in un senso o nell’altro. Sono a favore invece di un’evoluzione ragionevole e credo che questo passo sia un passo opportuno, cioè prendere in considerazione il fatto che abbiamo delle alternative, non siamo legati a questa pratica se non da vezzo, abitudine, preferenza personale, ma è un qualcosa a cui possiamo rinunciare nel nome di una relazione con gli animali di tipo diverso e che prenda in una maggiore considerazione di quanto non sia stato fatto fin qui le loro sofferenze, il loro diritto di vivere nell’ambiente naturale, soprattutto quando questi diritti non sono incompatibili con le necessità degli esseri umani di provvedere al proprio sostentamento o alla propria nutrizione.
È evidente che ci sono persone che vivono in modo completamente radicale questa relazione e addirittura ci sono persone che legittimamente fanno delle scelte di astenersi da cibi derivanti da carne animale, proprio per dichiarare la propria contrarietà rispetto a ogni pratica che preveda sacrifici degli animali. Viceversa, dall’altra parte c’è chi afferma l’inutilità di andare a toccare in ogni modo questo tipo di aspetto culturale. Io credo invece che debba prevalere una ragionevolezza, per cui ci sono una serie di cose in più che possiamo fare rispetto al passato e che è opportuno che le consideriamo. In questo senso vedo i regolamenti per la tutela dei diritti degli animali che sono stati approvati, anche a livello municipale, negli anni passati, azioni che sono state svolte anche in questa Assemblea legislativa, abbiamo avuto modo di affrontare l’argomento del benessere animale anche in relazione ad altri provvedimenti.
Qui viene proposta un’attenzione a un aspetto specifico che credo però possa vederci insieme, dare un segnale di disponibilità proprio a considerare come un avanzamento del nostro livello di civiltà quello di poter fare a meno di allevamenti finalizzati alla produzione delle pellicce. Io credo in questo senso che sia importante segnalare questa nostra disponibilità e questa nostra attenzione non rivolgendoci semplicemente al mondo degli animalisti convinti, che certamente apprezzeranno questa nostra decisione, ma dando un segnale più ampio alla generalità delle persone che magari non si interessano in modo specifico a questi argomenti ma che anche da scelte come queste possono trarre un utile spunto di riflessione. Non so se è ancora possibile aggiungere la mia firma al testo della risoluzione che viene presentata, perché essendo stato abbastanza attento nel mio percorso politico anche a questo tipo di istanze avendo avuto già modo di lavorare con questo tipo di aspetto vorrei quindi condividere fino a questo punto anche questo tipo di provvedimento. Grazie.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Paruolo.
Ha chiesto di parlare il consigliere Piva. Ne ha facoltà.
PIVA: Grazie, presidente. Solo poche parole intanto per chiedere anche io se posso apporre la firma alla risoluzione. Ovviamente il voto sarà favorevole. Vedo anche un’Aula abbastanza attenta, anche se nel precedente ordine del giorno molti, anche della maggioranza, hanno abbandonato l’Aula e spero che invece su un tema così importante come quello del benessere degli animali, che parimenti è importante come quello che precedeva questa risoluzione, che era legata a un argomento di straordinario interesse civile del nostro Paese, mi dispiace che molti colleghi abbiano pensato ad altre cose. Vorrei sottolineare come - lo si diceva precedentemente - si può fare a meno di pellicce derivate da animali. Purtroppo vi sono anche tecniche che non ricordiamo per decenza etica ma che comportano poi pellicce di grande valore e fattura nei migliori negozi del nostro Paese e non solo. Ne parliamo spesso, purtroppo a volte sul benessere degli animali affrontiamo tanti argomenti ma all’effetto pratico a volte non arriviamo fino in fondo. Anche la recente legge che prevede il non uso della catena oppure di fare vivere i cani e gli animali in ambienti decenti anche come spazi, trovano subito opposizioni magari da coloro i quali non amano gli animali ma che si servono degli animali o per andare a caccia o per cercare i tartufi e per altre cose, e a volte si dimenticano invece di cosa voler dire possedere un animale. Mi sembra un gesto quindi di grande civiltà, per cui il voto è favorevole e adesso vengo ad apporre la firma alla risoluzione. Grazie.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Piva.
Ha chiesto di parlare il consigliere Malaguti. Ne ha facoltà.
MALAGUTI: Grazie, presidente. Solo per comunicare che ho aggiunto anche io la mia firma convintamente al documento proposto in Aula per una questione di civiltà. Non ripeterò tutto quello che già hanno detto i miei colleghi, e che condivido. L’uso delle pellicce animali agli albori della storia dell’uomo era ovviamente motivato da questione di sopravvivenza e oggi come oggi le alternative ci sono, col sintetico si può arrivare allo stesso risultato, cioè proteggersi dal freddo senza far soffrire degli animali, quindi convintamente ho sottoscritto questa risoluzione e convintamente condivido tutto ciò che hanno detto, anticipandomi, i colleghi. Grazie.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Malaguti.
Ha chiesto di parlare il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente. Per dire che siamo stati sempre in prima linea a favore del benessere animale ed è ovvio per questo che voteremo questa risoluzione. Non l’ho firmata prima in quanto volevo sentire anche il nostro movimento di cosa ne pensava, ma anche il nostro movimento è in quella direzione. Quindi tranquillamente la verremo a firmare. Grazie.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Manfredini.
Ha chiesto di parlare il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà.
POLLASTRI: Grazie, presidente. Naturalmente su questa risoluzione va un po’ della sensibilità individuale e quindi, collega Donini, aggiungerei personalmente la mia firma in quanto naturalmente è una questione di coscienza personale e ritengo su questo punto di sposare e condividere il collega Malaguti perché attualmente ci sono tutti i mezzi con altri sistemi sintetici per ricreare o creare quello che è il cosiddetto effetto pelliccia. Non è uno degli atti che non mi fa dormire di notte, però è importante secondo me dare un segnale. Il mio Capogruppo mi sta dicendo che sono allineati sulla mia posizione, che era personale perché non c’eravamo prima confrontati all’interno del nostro gruppo, e a questo punto firmo anche io.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Pollastri.
Ha chiesto di parlare il consigliere Montanari. Ne ha facoltà.
MONTANARI: Grazie, presidente. Mi hanno detto che, tecnicamente, per aggiungere la firma dovevo intervenire.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Montanari.
Ha chiesto di parlare il consigliere Leoni. Ne ha facoltà.
LEONI: Grazie, presidente. Solo per dire che anche io ho aggiunto la firma al documento.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Leoni. Non ci sono altri interventi in discussione generale, per cui apro le dichiarazioni di voto. Ha chiesto di intervenire il consigliere Defranceschi. Ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Grazie, presidente. Solo per dichiarare il voto favorevole a questa risoluzione che ho firmato perché sono già state dette molte cose, ma è evidente che oggi comunque la si pensi sulla questione siamo finalmente in grado di dire basta a questa pratica da ogni punto di vista, nel senso che se c’è una visione etica che può accompagnare qualcuno su cosa debba essere l’allevamento degli animali e su cosa sia utile e futile, oggi non ci sono più le condizioni anche tecniche per manifestare la necessità di questo tipo di utilizzo. Non auguro a nessuno di visitare un allevamento di animali da pelliccia e non auguro a nessuno di essere messo al corrente degli strani traffici che ci sono da decenni su questo materiale e anche sulla dubbia provenienza, spesso da paesi dell’est, di queste pellicce. C’è una questione etica che tutti possiamo avere, non è necessario e non è neanche umanamente concepibile che per il vezzo di qualcuno si possa arrivare a così bassi livelli di concezione del benessere animale, senza contare tutti i danni che negli anni hanno provocato questo tipo di allevamenti. Vorrei ricordare a chi non necessariamente non è informato, che il fatto che la Pianura Padana sia invasa dalle nutrie, dipende dal fatto che queste sono scappate dagli allevamenti in quanto non sono specie autoctone ovviamente delle nostre valli, come pure i cinghiali ungheresi nei nostri Appennini. Pertanto ovviamente voto favorevole sperando che anche l’impegno non si esaurisca in quest’Aula ma attraverso i nostri parlamentari eletti in Emilia-Romagna, compatibilmente con gli impegni del Parlamento, si porti avanti questo progetto di legge.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Defranceschi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Bartolini. Ne ha facoltà.
BARTOLINI: Grazie, presidente. Vado in dissenso col mio gruppo e immagino con l’Aula intera perché ho vissuto da vicino diversi fenomeni e momenti anche contrastanti tra le associazioni animaliste e ambientaliste che spesso hanno portato a fare dei raid presso degli allevamenti autorizzati a liberare delle specie animali che venivano allevate per la produzione di pelliccia per poi vedere che questi animali, liberati, e non abbandonati, creavano notevoli danni nelle vallate, morivano, perché ci sono stati dei ritrovamenti di carcasse di questi animali lungo i fiumi, perché animali da allevamento. Io credo allora che se una moratoria va fatta, questa deve essere internazionale. Non è che noi possiamo fare una moratoria in Italia e poi andare a importare le pellicce da altri paesi facendo rinunciare a in indotto da una produzione degli allevatori che hanno, a mio parere, i diritti al pari di altri allevatori, anche di polli, conigli e bestiame che sono per l’alimentazione, in questo caso per un abbigliamento che può essere discutibile ma che comunque non cesserà, perché sarà di importazione. Allora io credo che la moratoria, se ci deve essere, deve essere a partire dagli altri paesi a noi confinanti fino ad arrivare a quelli più lontani. Quindi credo che sia molto viziata da questa visione animalista esasperata che sempre più sta prendendo piede nel nostro Paese, ed ecco perché voterò contro questa risoluzione.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Bartolini.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 4201, a firma dei consiglieri Meo, Sconciaforni, Riva, Barbati, Favia, Naldi, Monari, Defranceschi ed altri.
(È approvata a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Aimi): La risoluzione è approvata.
Inversione dell’ordine dei lavori
PRESIDENTE (Aimi): È arrivata una richiesta di inversione dell’ordine del giorno ai sensi dell’art. 75, primo comma, del Regolamento, ed è relativa all’oggetto 4211, risoluzione che riguarda il sisma avvenuto in Garfagnana, ed è a firma del consigliere Bazzoni. A questo punto un intervento a favore e uno contro.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’inversione dell’ordine dei lavori.
(È accolta a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Aimi): L’inversione dell’ordine dei lavori è accolta.
OGGETTO 4211
Risoluzione proposta dai consiglieri Filippi, Manfredini, Aimi, Luciano Vecchi, Pagani, Mori, Leoni, Riva, Donini, Bazzoni, Barbieri, Barbati, Carini, Cavalli, Pollastri, Alessandrini, Noè, Serri e Moriconi in merito alle misure da intraprendersi per la messa in sicurezza degli immobili colpiti dal sisma verificatosi il 21 giugno 2013 in Garfagnana. (Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Aimi): Comunico che l’oggetto 4211 presenta anche una proposta di emendamento a firma del consigliere Filippi già distribuita in Aula. Apro la discussione generale.
Ha chiesto di parlare il consigliere Leoni. Ne ha facoltà.
LEONI: Grazie, presidente. Colgo l’occasione per intervenire anche sulla risoluzione, oltre che sull’emendamento e sulla richiesta di inversione. È evidente che tutto parte da quanto successo venerdì 21 giugno 2013; un ennesimo episodio sismico che ha riguardato anche le nostre zone, anche se l’epicentro era in Toscana. Come da tempo avviene per la nostra terra, davvero sembra che ci sia una sorta di maledizione che ci perseguita e, anche in questo caso, ci sono stati dei danni che riguardano essenzialmente le province di Reggio Emilia, nella parte appenninica, e Modena. Ci sono stati danni pesanti perché il terremoto ha avuto una magnitudo del 5.2 e diversi fabbricati, sia civili sia pubblici, hanno subito lesioni e sono stati dichiarati inagibili dagli ingegneri del gruppo tecnico di valutazione. Peraltro, per quanto riguarda la provincia di Modena, è stata dichiarata inagibile la chiesa parrocchiale di Pievepelago, lo stesso Municipio di Frassinoro ha avuto notevoli danni ed è in una condizione di estrema difficoltà; nel Comune di Fiumalbo si sono registrati diversi danni, è partita la macchina dei soccorsi, ci sono stati degli sfollati sia nel reggiano sia nel modenese e quindi c’è la necessità di favorire quanto prima una messa in sicurezza degli edifici lesionati, ed è necessario consentire aiuti immediati per far riprendere quelle che sono le attività lavorative e per rimettere in sicurezza le abitazioni.
Logicamente questa risoluzione, a prima firma Filippi, è aperta a tutti i gruppi consiliari dell’Assemblea e da questo punto di vista voglio ringraziare la maggioranza che ha consentito la possibilità di discuterla immediatamente, perché c’è la necessità oggettivamente di mettere in campo azioni immediate.
Penso che ancora una volta l’Assemblea legislativa della Regione possa dare un segnale concreto, immediato e tempestivo di attenzione rispetto a quelle che sono le necessità di queste popolazioni che per l’ennesima volta si vedono, purtroppo, colpite da questo fenomeno che nell’ultimo periodo, e nell’ultimo anno, ha reso la nostra vita, in alcune parti del nostro territorio, difficile; perché, sappiamo tutti, che le conseguenze del terremoto, oltre quelle materiali, sono anche conseguenze di difficoltà psicologica rispetto a quello che è un evento che non si può prevedere, ma che rende la vita di tutti noi insicura.
Allora, c’è bisogno di interventi immediati; c’è bisogno, come poi sappiamo, di mettere anche in campo azioni di lungo periodo per mettere in sicurezza i territori per quanto è possibile, sapendo anche che sono azioni costose, ma intanto iniziamo, dopo aver, per l’ennesima volta, ringraziato, anche nel caso del terremoto del 21 giugno scorso, l’azione della Protezione Civile, l’azione dei volontari sappiamo che i Cop sono partiti immediatamente e vi è stata l’azione di salvaguardia e soccorso nei confronti delle popolazioni, ma ancora una volta quest’Aula, in questa legislatura, è chiamata a dare un segno tangibile e sono certo che non ci saranno diversità di atteggiamenti nei confronti di questo evento calamitoso che ha toccato essenzialmente le province di Modena e Reggio Emilia.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Leoni.
Ricordo che fino alla chiusura della fase della discussione generale ci si può eventualmente iscrivere.
Io dichiaro che aggiungo la mia firma a questa risoluzione.
Proseguiamo i lavori.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Monari. Ne ha facoltà.
MONARI: Grazie, presidente. Ovviamente non avendolo fatto nella richiesta di intervento a favore o contro l’inversione dell’ordine dei lavori, era per rispondere positivamente, seppure tardivamente, alla richiesta dei colleghi della minoranza anche perché la questione che il collega Filippi, pur assente, mi ha posto all’attenzione nella tornata assembleare di ieri riguarda l’ultimo evento in termini temporali della questione del sisma che ha colpito gli edifici e quindi ha creato una situazione emergenziale ancora più gravosa che si aggiunge a tutte quelle già note che riguardano il cratere dell’evento sismico della scorsa estate, ovvero delle province di Modena, Bologna e Ferrara, e appunto si è aggiunta questa questione che ovviamente rendendo inagibili gli edifici espone anche numerose famiglie della provincia di Reggio Emilia. Sono sicuro che i colleghi che rappresentano a pieno titolo e degnamente il territorio di Reggio vorranno poi entrare nel merito di questa questione con i loro interventi puntuali. Grazie, presidente.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Monari.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Pagani. Ne ha facoltà.
PAGANI: Grazie, presidente. Vedo che sta aumentando la disponibilità a poter firmare questa risoluzione che chiede di intervenire da parte della Giunta nei confronti del Governo per la situazione che si è determinata nei territori dell’Appennino emiliano, in particolare per quello che mi riguarda, come prima ricordava il collega Leoni, per la zona di Modena e in particolare per la zona di Reggio Emilia, vorrei ricordare Castelnuovo ne’ Monti e soprattutto il Comune di Busana, dove la casa di riposo è stata evacuata. Vi è una situazione di difficoltà per dei comuni che già sono in estrema ristrettezza dal punto di vista dei trasferimenti economici e finanziari e che in questi anni hanno visto diminuire l’intervento dello Stato nei confronti di quella che è la situazione che più volte abbiamo denunciato di abbandono di un decentramento arcigno nei confronti dei comuni dell’Appennino e della montagna. Penso a tutti i tagli che hanno avuto nei confronti dell’intervento sulle scuole, sugli uffici postali e oggi questa situazione di lesione da parte di alcuni uffici pubblici, e non solo, e anche di abitazioni private li mette in particolare difficoltà. La situazione di Busana, che ho già detto all’inizio, che ha visto l’evacuazione della casa di riposo e la necessità di portare altrove oltre una decina di anziani che lì vi trovavano accoglienza e disponibilità, mette in particolare evidenza una situazione di gravità per quelle comunità. Credo quindi che l’intenzione che è stata avanzata dal collega Filippi debba trovare un’ampia accoglienza e disponibilità da parte dei colleghi, in particolare dai colleghi che rappresentano la popolazione di quelle zone e quelle comunità. Ringrazio il collega Filippi, essendo il primo firmatario di questa risoluzione, che permetterà anche ad altri colleghi di poterla firmare.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Pagani.
Ha chiesto di parlare il consigliere Riva. Ne ha facoltà.
RIVA: Grazie, presidente. Ho sottoscritto la risoluzione del collega Filippi, che ringrazio. Purtroppo gli eventi naturali e drammatici che si susseguono nel nostro territorio non ci danno tregua e anche questo fenomeno del terremoto in Garfagnana che ha colpito l’Appennino reggiano e le zone che ha citato il collega Filippi, ma che ha citato anche poco fa il collega Pagani, credo che meriti la nostra attenzione e quindi ho sottoscritto la risoluzione e chiaramente la voterò. Grazie.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Riva.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Barbati. Ne ha facoltà.
BARBATI: Grazie, presidente. Naturalmente per dire che voterò a favore di questa risoluzione. Volevo anche aggiungere, cosa che manca ma credo che si possa presentare così, che non viene ricordata la chiesa di Ligonchio che è stata gravemente lesionata. Io vedo comunque il termine generico perché si parla di messa in sicurezza degli immobili adibiti ad attività ed edifici abitativi e ritengo che anche i luoghi di culto rientreranno in questa operazione. Solo per ricordare questo perché mi sembrava giusto, perché si ricorda il Comune di Castelnuovo ne’ Monti e di Busana, ricordare anche il Comune di Ligonchio.
PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliera Barbati.
Ha chiesto di parlare il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà.
POLLASTRI: Grazie, presidente. Colleghi, ho ritenuto opportuno prendere la parola perché il tema è veramente ampiamente condiviso, signor Presidente, e quindi mi sembrava giusto e corretto che rimanesse a verbale il mio personale pensiero, ma credo anche degli altri colleghi che hanno firmato - non ci siamo in questo momento tutti - questa importante risoluzione, che peraltro ha avuto anche il sostegno di tantissimi colleghi della maggioranza.
L’episodio del terremoto ha avuto un epicentro non nella nostra regione, signor Presidente, ma in zona Garfagnana, e questi sono i fatti che purtroppo hanno poi avuto un’estensione minore ma non peraltro meno pericolosa e con conseguenze ed effetti di danni anche nell’Appennino reggiano e modenese. Naturalmente, finché abbiamo, Presidente, questo sistema elettorale di province concorrenti tra loro per eleggere i propri rappresentanti, soprattutto i colleghi di Reggio e Modena sono stati impegnati sul territorio insieme all’Assessore, che ringrazio per il suo impegno, per questa grave situazione.
Per fortuna questo episodio ha provocato solo dei danni, come si dice in premessa, a diversi fabbricati civili, quindi a delle abitazioni, e anche a edifici pubblici, e quindi c’è stato poi l’intervento, come di consueto in questi casi, da parte dei tecnici competenti dell’Assessorato regionale guidato dall’assessore Gazzolo. Il tema è fondamentale. Vi sono stati questi controlli agli edifici per le criticità, esprimiamo naturalmente la solidarietà ai cittadini, il ringraziamento a tutti i volontari e a tutti coloro i quali si sono impegnati fin dal primo momento. È chiaro che quest’altra scossa ingenera un sentimento di paura, perché, dopo quanto era accaduto di ben più grave, la paura, quindi sotto il profilo della tensione psicologica degli abitanti, mettendosi nei loro panni, è veramente pesante.
Quindi l’atto sostanzialmente impegna la Giunta - è uno dei tanti atti che vanno a impegnare la Giunta - per consentire in tempi rapidi la messa in sicurezza di questi immobili che citavo, Presidente, in premessa. L’abbiamo sottoscritto, penso che l’Assessore i suoi passi li abbia già subito mossi, ma è importante che abbia anche la copertura di tutta l’Aula, di tutti i gruppi delle forze politiche qui rappresentate che su un tema del genere non possono che, pur se presentato da un collega dell’opposizione, convergere con quella raccolta che è avvenuta a sostegno dell’atto stesso. Mi rimangono tre minuti che non utilizzerò completamente per dare la possibilità anche ad altri colleghi, come la consigliera Noè, che fremono per intervenire.
Io auspico che anche altri colleghi della maggioranza si inseriscano in questa discussione affinché rimanga, Presidente, traccia di questo nostro contributo che abbiamo voluto dare fin dal primo momento. Noi purtroppo non siamo in grado in casi di calamità ed eventi del genere di poterli ahimè pilotare. Questi fatti drammatici che hanno colpito le nostre terre, soprattutto con epicentri vicini ai territori del modenese e del reggiano, come ha detto bene e molto più autorevolmente di me il collega Leoni per la sua residenza vicino ai luoghi del modenese e soprattutto il consigliere Filippi, visto che è stata sentita molto forte nell’Appennino reggiano, anche se per ora non c’è, ed essendo lui il presentatore l’abbiamo dovuta presentare noi, e lo stesso consigliere Filippi potrà essere soddisfatto di questo nostro sostegno come primo firmatario.
Questa risoluzione sarà sicuramente approvata all’unanimità dall’Aula. Grazie.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MANDINI
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Pollastri.
Ha chiesto di parlare la consigliera Moriconi. Ne ha facoltà.
MORICONI: Grazie, presidente. Anche io per dichiarare la mia sottoscrizione alla risoluzione presentata dal consigliere Filippi come primo firmatario e per ricordare quanto ci ha già raccontato l’Assessore allo scorso Consiglio e di quanto la Regione Emilia-Romagna già dalle prime ore dopo il sisma del 21 giugno si era attivata con l’intero sistema di protezione civile, con i contatti con le prefetture delle province di Parma, Reggio, Modena e Bologna, si era già costituita dopo poche ore, come ci ricordava l’Assessore, l’unità di crisi del volontariato di protezione civile e il giorno successivo erano già partite tutte le verifiche. Io credo che la Giunta risponderà con impegno a quello che viene chiesto oggi e cioè nell’accelerare l’iter per la messa in sicurezza di tutti gli immobili adibiti ad attività e anche di edifici abitativi colpiti dal sisma, come prontamente ha risposto all’emergenza del 21 giugno.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliera Moriconi.
Ha chiesto di parlare il consigliere Vecchi Luciano. Ne ha facoltà.
VECCHI Luciano: Grazie, presidente. Per sottolineare che anche io ho apposto la mia firma a questa proposta di risoluzione e condivido la considerazione del collega Pollastri, che sia un peccato che il collega Filippi non sia presente perché avrebbe credo goduto di un momento di consenso che credo non gli sia mai capitato, non soltanto in quest’Aula. Vorrei sottolineare come il sisma che ha colpito la Garfagnana, che ha fatto parte due secoli fa del Ducato di Modena, quindi nei confronti del quale c’è anche un rapporto storico importante, ha toccato anche territori della nostra regione.
Ovviamente mi associo ai ringraziamenti per il tempestivo intervento messo in atto dalle autorità locali, in maniera particolare al sistema di protezione civile dell’Emilia-Romagna, ma vorrei sottolineare un dato che mi ha colpito molto in quei giorni - parlo in questo caso del versante toscano, quello che ha subito maggiori danni e dove c’è stato grande spavento - dove evidentemente l’intervento di emergenza si è messo in moto rapidamente coinvolgendo tutta la filiera della Protezione Civile stessa, però abbiamo sentito ripetere ancora una volta - la memoria ci è tornata al sisma che ha colpito il nostro territorio nel maggio dell’anno scorso - dal prefetto Gabrielli, assicurandosi che tutta la macchina dell’emergenza fosse in moto, quella terribile frase "ricordiamoci che non abbiamo un euro in cassa".
Al di là dell’euro in cassa, che si può concretizzare in altro modo, ritengo che anche questa vicenda ci sottolinei come gli eventi sismici purtroppo non siano occasionali o eventi da non mettere in considerazione nell’intero territorio nazionale, come se da un lato non è possibile prevedere quando e dove colpirà un terremoto, però occorre, anche da questa esperienza, sottolineare che è indispensabile che non soltanto i meccanismi dell’emergenza, che funzionano ormai più o meno bene, ma anche quelli di sostegno concreto ai territori e alle popolazioni colpite nell’opera di messa in sicurezza e di ricostruzione debbano però trovare in una normativa nazionale oggi inesistente pieno conforto e supporto.
Quindi bene questa risoluzione, che mi auguro voteremo all’unanimità, e spero sia da monito anche in questo caso alla necessità di continuare, spero unanimemente, un’iniziativa politica che in questa regione deve trovare evidentemente una rappresentanza molto grande affinché di eventi imprevedibili come i terremoti non siano però imprevedibili nelle conseguenze e nella capacità di reazione dell’intera società nazionale.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Luciano Vecchi.
Ha chiesto di parlare il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente. Se i discorsi servissero a portare aiuti alle popolazioni colpite, sono certo che ognuno di noi parlerebbe fino a perdere la voce. È stata fatta una risoluzione, che noi abbiamo chiaramente abbiamo firmato, dove si chiede alla Giunta un urgente intervento per aiutare quella popolazione. In quei giorni ho visto un servizio televisivo che mi ha colpito parecchio, in cui hanno intervistato le persone anziane nella casa di riposo di Busana e il portavoce disse che volevano tornare a casa loro. Sentire queste parole mi ha colpito molto. Facciamo di tutto, Assessore, in modo da poter aiutare queste persone affinché possano tornare a casa loro. Il nostro voto sarà favorevole.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Manfredini.
Ha chiesto di parlare il consigliere Barbieri. Ne ha facoltà.
BARBIERI: Grazie, presidente. Intervengo molto brevemente per segnalare che come lo scorso anno il sisma che purtroppo ha avuto epicentro nella nostra bassa non si è limitato ai confini geografici colpendo purtroppo anche Lombardia e Veneto, anche questo sisma, che ha avuto epicentro nel versante toscano, ovviamente ha colpito la parte emiliana con un certo peso, tenendo anche presente che noi abbiamo territori di confine che sono molto più vicini a La Spezia e Massa Carrara stesse che a Reggio Emilia. Tutto il nostro crinale geograficamente è molto più spostato sulla parte toscana, quindi ha avuto un effetto molto forte.
Io spero, ringraziando per tutto quello che è accaduto fino ad oggi, cioè la capacità di questa Regione di tentare di capire immediatamente la gravità di quello che è accaduto e di che aiuti si potevano offrire alle popolazioni, che non ci sia una cosa specificatamente legata ai danni che ci sono stati ma se c’è un mimino di economia che tiene nelle nostre montagne spesso è quella del turismo. Spero che questo terremoto non abbia ingenerato una sorta di paura per cui anche queste possibilità, spesso collegate a questo periodo estivo, non vengano in qualche modo disattese o la paura produca minore attenzione.
È assolutamente evidente che firmare una risoluzione presentata dal consigliere Filippi non è un fatto scontato e consueto, ma mi pare, come abbiamo fatto sul terremoto, che sia giusto sottolineare l’unità di quest’Aula. C’è stata quando si è parlato della bassa, e insieme siamo riusciti a produrre anche risultati e spero che ci sia la stessa unità parlando dei problemi che ha avuto la montagna, anche perché non vedo altra strada se non quella di un sistema che si mette in discussione, di forze politiche che mettono prioritariamente il bene dei cittadini davanti a esigenze di partito e ad altri quindi concludo sottolineando che per ottenere risorse nazionali serve coesione istituzionale.
Continuiamo questo percorso tutti insieme per alzare la voce e chiedere anche a livello nazionale disponibilità e aiuti per questi nostri disastri, perché ricordiamo che la nostra montagna era stata colpita già in questo periodo da tutto il tema del dissesto, quindi veniamo già da una difficoltà strutturale, da una zona strutturalmente debole dal punto di vista economico, perché non siamo nel cuore pulsante della bassa che è stata colpita e che ha messo in crisi anche l’economia nazionale. Se fosse per questo, non ce ne accorgeremmo molto dell’effetto ma ci interessano i nostri cittadini anche se sono qualcuno in meno e anche se hanno qualche azienda in meno perché hanno ovviamente i diritti di tutti gli altri cittadini. Continuiamo in questa azione di coesione che fa anche sentire in modo più forte la nostra voce nella richiesta da un lato di aiuti e dall’altra anche di grande ringraziamento ai volontari e ai tecnici che da subito si sono attivati.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Barbieri.
Ha chiesto di parlare la consigliera Mori. Ne ha facoltà.
MORI: Grazie, presidente. Ovviamente condivido gli interventi dei colleghi in Aula e seguo il ragionamento del collega Barbieri in particolare dichiarando che ho aggiunto la mia sottoscrizione alla risoluzione presentata dal collega Filippi. Credo ci sia da sottolineare e aggiungere, oltre alla solidarietà e alle azioni concrete che si sono attuate in questa circostanza che è sempre terribile per una comunità, ovvero il terremoto, il tema del dissesto idrogeologico che, unitamente a queste calamità naturali, fa sì che la fragilità del nostro contesto, e soprattutto dell’Appennino reggiano, emerga in tutta la propria forza. È importante l’azione congiunta di tutte le istituzioni a tutti i livelli con la collaborazione della cittadinanza, dei volontari e quant’altro, ma è chiaro che la forza di reazione e di pensiero lungo sugli interventi sul territorio debbano essere coniugati a politiche nazionali di interventi integrati che in qualche modo ci consentano e consentano agli enti locali di intervenire con appropriatezza per la prevenzione; parlo in particolare di un allentamento del patto di stabilità, con deroghe per gli interventi collegati al dissesto idrogeologico a cui sta lavorando il Governo partendo dalle dichiarazioni che il Presidente Letta ha inserito nel discorso con cui ha ottenuto il voto di fiducia come un impegno concreto.
Questo perché pur nella volontà di rispettare tutti i termini di stabilità all’interno dell’Unione europea, il tema della messa in sicurezza del nostro territorio è molto importante: non ci mette al riparo ovviamente dalle circostanze calamitose che ahimè si susseguono nella nostra regione, ma permette alle nostre comunità di affrontarle con maggiore certezza ed efficacia se sostenute da interventi forti di messa in sicurezza. Quindi insieme all’ANCI, spingiamo da tempo per un allentamento del patto di stabilità che consenta alle comunità di affrontare investimenti non soltanto collegati al dissesto idrogeologico ma di rafforzamento e manutenzione degli edifici scolastici, che sono non soltanto concretamente ma anche simbolicamente i luoghi maggiormente significativi e prospettici che parlano di futuro delle nostre comunità.
Ricordo infatti che nel momento in cui abbiamo dovuto affrontare, il Presidente Errani in primis, in raccordo con i sindaci del territorio le priorità rispetto al terremoto che ha sconvolto tanti Comuni della nostra regione, si sono messi come priorità gli edifici scolastici in una ricostruzione così immediata e impegnativa.
Devo poi sottolineare come la presenza della Regione mediante la collaborazione e il coordinamento dell’assessore Gazzolo abbia consentito non soltanto tecnicamente e dal punto di vista istituzionale ma anche dal punto di vista psicologico, perché esiste anche una psicologia collettiva che coinvolge sia gli amministratori sia i cittadini delle nostre comunità, di rafforzare lo spirito di reazione che non è mai mancato alle nostre comunità ma che va rafforzato continuamente nelle ultime circostanze intervenute. In questo senso la richiesta della risoluzione di accelerare l’iter procedurale, io la vorrei coniugare ad un appello di lavoro e di sostegno per interventi che anche dal punto di vista nazionale ci aiutino e aiutino la Regione, insieme agli enti e alle istituzioni locali, a intervenire con appropriatezza e adeguatezza sulla sicurezza dei cittadini. Grazie.
PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliera Mori.
Non ci sono più interventi in dibattito generale, per cui apro le dichiarazioni di voto congiunte sull’emendamento e sulla risoluzione. Non ci sono richieste di dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 1, a firma dei consiglieri Filippi, Aimi e Manfredini.
(È approvato all’unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): L’emendamento 1 è approvato.
Se nessun consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 4211, a firma dei consiglieri Filippi, Aimi, Manfredini, Mori, Luciano Vecchi ed altri.
(È approvata all’unanimità dei presenti)
PRESIDENTE (Mandini): La risoluzione è approvata.
Ringraziamo il consigliere Filippi per l’opportunità che ci ha dato.
Ricordo ai Capigruppo la riunione delle 14.30. Grazie.
(Le comunicazioni prescritte dall'art. 69 del Regolamento interno, inviate a tutti i consiglieri, sono riportate in allegato)
La seduta è tolta.
La seduta ha termine alle ore 14
ALLEGATO
Partecipanti alla seduta
Numero consiglieri assegnati alla Regione: 50
Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Palma COSTI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Matteo RIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Hanno partecipato alla seduta:
il sottosegretario alla Presidenza Alfredo BERTELLI;
gli assessori: Donatella BORTOLAZZI, Sabrina FREDA, Paola GAZZOLO, Teresa MARZOCCHI, Massimo MEZZETTI, Gian Carlo MUZZARELLI, Simonetta SALIERA.
Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta per motivi istituzionali ai sensi dell'art. 65, comma 2, del Regolamento interno, il presidente della Giunta Vasco ERRANI e il consigliere Marco LOMBARDI.
Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Patrizio BIANCHI, Carlo LUSENTI, Maurizio MELUCCI e il consigliere Fabio FILIPPI.
Votazioni elettroniche
OGGETTO 4023 "Risoluzione proposta dai consiglieri Defranceschi e Favia per impegnare la Giunta a ritirare l'impegno della Regione Emilia-Romagna dal Progetto People Mover, destinando i fondi stanziati per tale progetto al completamento della linea di Servizio Ferroviario Metropolitano Poggio Rusco-San Ruffillo, con particolare attenzione alla realizzazione di un trasporto stazione-aeroporto efficiente ed economico."
Presenti: 35
Favorevoli: 11
Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Roberto CORRADI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Giovanni FAVIA, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Gabriella MEO, Roberto SCONCIAFORNI.
Contrari: 23
Tiziano ALESSANDRINI, Marco BARBIERI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Roberto PIVA, Luciana SERRI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Astenuti: 1
Alberto VECCHI.
Assenti: 15
Enrico AIMI, Liana BARBATI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Stefano CAVALLI, Palma COSTI, Vasco ERRANI, Fabio FILIPPI, Franco GRILLINI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Gian Guido NALDI, Andrea POLLASTRI, Matteo RIVA.
OGGETTO 721 "Risoluzione proposta dai consiglieri Barbati e Favia per invitare la Giunta a porre in essere azioni volte all'approvazione di una legge statale che disciplini il Registro delle unioni civili."
Votazione emendamento 1, a firma della consigliera Barbati
Presenti: 30
Favorevoli: 25
Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Sandro MANDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Luciano VECCHI.
Contrari: 2
Roberto CORRADI, Mauro MANFREDINI.
Astenuti: 2
Silvia NOÈ, Matteo RIVA.
Non votanti: 1
Enrico AIMI.
Assenti: 20
Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano CAVALLI, Palma COSTI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Giuseppe PARUOLO, Andrea POLLASTRI, Alberto VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Votazione emendamento 2, a firma della consigliera Barbati
Presenti: 29
Favorevoli: 24
Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Sandro MANDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Luciano VECCHI.
Contrari: 2
Roberto CORRADI, Mauro MANFREDINI.
Astenuti: 2
Silvia NOÈ, Matteo RIVA.
Non votanti: 1
Enrico AIMI.
Assenti: 21
Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano CAVALLI, Palma COSTI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Gabriella MEO, Giuseppe Eugenio PAGANI, Giuseppe PARUOLO, Andrea POLLASTRI, Alberto VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Votazione emendamento 3, a firma della consigliera Barbati
Presenti: 33
Favorevoli: 25
Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Sandro MANDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Luciano VECCHI.
Contrari: 5
Gianguido BAZZONI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Andrea LEONI, Mauro MANFREDINI.
Astenuti: 2
Silvia NOÈ, Matteo RIVA.
Non votanti: 1
Enrico AIMI.
Assenti: 17
Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Palma COSTI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI, Giampaolo LAVAGETTO, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Giuseppe PARUOLO, Andrea POLLASTRI, Alberto VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Votazione emendamento 4, a firma della consigliera Barbati
Presenti: 33
Favorevoli: 25
Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Sandro MANDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Luciano VECCHI.
Contrari: 5
Gianguido BAZZONI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Andrea LEONI, Mauro MANFREDINI.
Astenuti: 2
Silvia NOÈ, Matteo RIVA.
Non votanti: 1
Enrico AIMI.
Assenti: 17
Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Palma COSTI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI, Giampaolo LAVAGETTO, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Giuseppe PARUOLO, Andrea POLLASTRI, Alberto VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Votazione emendamento 5, a firma della consigliera Barbati
Presenti: 27
Favorevoli: 25
Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Sandro MANDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Luciano VECCHI.
Contrari: 1
Mauro MANFREDINI.
Non votanti: 1
Enrico AIMI.
Assenti: 23
Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Palma COSTI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Giuseppe PARUOLO, Andrea POLLASTRI, Matteo RIVA, Alberto VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Votazione emendamento 6, a firma dei consiglieri Grillini, Barbati, Mori, Moriconi, Casadei, Donini, Sconciaforni, Meo, Defranceschi e Carini.
Presenti: 28
Favorevoli: 24
Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Luciano VECCHI.
Contrari: 1
Mauro MANFREDINI.
Astenuti: 2
Sandro MANDINI, Silvia NOÈ.
Non votanti: 1
Enrico AIMI.
Assenti: 22
Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Palma COSTI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Giuseppe PARUOLO, Andrea POLLASTRI, Matteo RIVA, Alberto VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Votazione risoluzione oggetto 721, a firma dei consiglieri Barbati e Favia
Presenti: 26
Favorevoli: 24
Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Sandro MANDINI, Paola MARANI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Luciano VECCHI.
Contrari: 1
Enrico AIMI.
Astenuti: 1
Giuseppe PARUOLO.
Assenti: 24
Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Palma COSTI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Mauro MANFREDINI, Mario MAZZOTTI, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Andrea POLLASTRI, Matteo RIVA, Alberto VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Emendamenti
OGGETTO 721 "Risoluzione proposta dai consiglieri Barbati e Favia per invitare la Giunta a porre in essere azioni volte all'approvazione di una legge statale che disciplini il Registro delle unioni civili."
Emendamento 1, a firma della consigliera Barbati:
«Nella parte "Visto che", dopo il primo alinea, sono aggiunti i seguenti:
"- il 13 marzo 2012 il Parlamento europeo ha approvato la Risoluzione sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea, secondo la quale gli Stati membri non devono dare al concetto di famiglia "definizioni restrittive" allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli, anche in considerazione del fatto che il diritto europeo - e segnatamente la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea - vieta discriminazioni basate sul sesso o sull’orientamento sessuale;
- con la citata Risoluzione, il Parlamento europeo "invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali a livello europeo tra i paesi in cui già vige una legislazione in materia, al fine di garantire un trattamento equo per quanto concerne il lavoro, la libera circolazione, l’imposizione fiscale e la previdenza sociale, la protezione dei redditi dei nuclei familiari e la tutela dei bambini": pur se tale dispositivo si riferisce espressamente agli Stati membri in cui già vige una legislazione in materia, appaiono significative le esigenze di uniformità espresse sotto i profili umani, sociali, previdenziali e fiscali, esigenze la cui rilevanza impone l’adozione di una normativa nazionale che allinei l’Italia agli altri Stati membri e ai principi del diritto europeo;
- nella nota sentenza n. 4184 del 15 marzo 2011, la Cassazione - riprendendo i contenuti delle sentenze della Corte Costituzionale n. 138 del 2010 e della pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Shark and Kopf c. Austria - ha statuito che "i componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se in assenza di una legislazione italiana non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia - a prescindere dall’intervento del legislatore in materia -, quali titolari del diritto alla "vita familiare" e nell’esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di "specifiche situazioni", il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata".»
(Approvato)
Emendamento 2, a firma della consigliera Barbati:
«Nella parte "Visto che", l'ultimo alinea è soppresso.»
(Approvato)
Emendamento 3, a firma della consigliera Barbati:
«Nella parte "Considerato che", il primo alinea è sostituito dal seguente:
"- nel rapporto 2011 su "Come cambiano le forme familiari", l’ISTAT ha confermato la crescita delle nuove forme familiari: sono 6.866.000 i single non vedovi, i monogenitori non vedovi, le coppie non coniugate e le famiglie ricostituite coniugate: in queste famiglie vivono 12 milioni di persone, il 20 per cento della popolazione, dato quasi raddoppiato rispetto al 1998. Nel "Rapporto sulla coesione sociale 2012", l’ISTAT analizza le tipologie familiari rappresentando che il numero di matrimoni celebrati continua a diminuire (16.000 in meno nel 2009), mentre crescono i matrimoni celebrati con rito civile, i quali sono ormai più di un terzo del totale (37,2 per cento), triplicati rispetto al 1980, e crescono le coppie di fatto, arrivate a 897.000 nel 2009 (5,9 per cento del totale delle coppie)".»
(Approvato)
Emendamento 4, a firma della consigliera Barbati:
«Nella parte "Evidenziato che", dopo il primo alinea è aggiunto il seguente:
"- sono attualmente pendenti in Commissione I - Bilancio, Affari generali ed istituzionali - due progetti di legge alle Camere che intendono affrontare la materia in esame e di cui si auspica la prossima calendarizzazione ed approvazione: uno d’iniziativa dei consiglieri Grillini, Barbati e Mandini recante "Disciplina del patto civile di solidarietà", l’altro d’iniziativa dei consiglieri Grillini e Barbati recante "Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso"."»
(Approvato)
Emendamento 5, a firma della consigliera Barbati:
«Nella parte "Invita la Giunta Regionale e l'Assessore competente a", le parole da "istituisca" fino alla fine sono sostituite dalle seguenti parole:
"disciplini in modo organico l’istituto delle unioni civili, ivi compresa la costituzione presso ogni comune del "registro delle unioni civili", quale istituto a cui persone dello stesso sesso ovvero di sesso diverso possono accedere affinché la propria convivenza sia riconosciuta a livello ordinamentale e sia assoggettata ad una puntuale regolamentazione giuridica."»
(Approvato)
Emendamento 6, a firma dei consiglieri Grillini, Barbati, Mori, Moriconi, Casadei, Donini, Sconciaforni, Meo, Defranceschi e Carini:
"Nella parte "Invita la Giunta Regionale e l'Assessore competente a" è aggiunto il seguente alinea:
"- ad aderire alla rete READY contro le discriminazioni, al fine di promuovere le politiche di contrasto alle discriminazioni stesse e l’istituzione dei registri a livello locale anche prima dell’approvazione di una legge nazionale."»
(Approvato)
OGGETTO 4211 "Risoluzione proposta dai consiglieri Filippi, Manfredini, Aimi, Luciano Vecchi, Pagani, Mori, Leoni, Riva, Donini, Bazzoni, Barbieri, Barbati, Carini, Cavalli, Pollastri, Alessandrini, Noè, Serri e Moriconi in merito alle misure da intraprendersi per la messa in sicurezza degli immobili colpiti dal sisma verificatosi il 21 giugno 2013 in Garfagnana."
Emendamento 1, a firma dei consiglieri Filippi, Aimi e Manfredini:
«Cassare l'ultimo capoverso:
"a dichiarare lo stato di emergenza per i comuni dell'Appennino reggiano colpiti dal terremoto del 21 giugno 2013."»
(Approvato)
Comunicazione prescritta dall'art. 69 del Regolamento interno
«Nel corso delle sedute sono pervenuti i sottonotati documenti:
Interrogazioni
4275 - Interrogazione della consigliera Donini, a risposta scritta, circa i rischi per la cittadinanza connessi alla presenza di un deposito di carburanti nel territorio di Fiorenzuola d'Arda.
4277 - Interrogazione dei consiglieri Cavalli, Manfredini, Bernardini e Corradi, a risposta scritta, circa le azioni da porre in essere a seguito dei danni causati dalle precipitazioni atmosferiche che hanno colpito, in data 13 e 14 luglio 2013, le Province di Parma, Reggio Emilia, Modena e Ferrara.
4278 - Interrogazione del consigliere Alessandrini, di attualità a risposta immediata in Aula, circa l'applicazione della L.R. 12/2010 riguardante il "Patto di Stabilità Territoriale della Regione Emilia-Romagna".
4283 - Interrogazione del consigliere Malaguti, a risposta scritta, circa il passaggio di proprietà relativo al cinema Apollo di Ferrara.
4284 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, circa le azioni da porre in essere per garantire alle persone con disabilità un equo accesso ai servizi assistenziali, con particolare riferimento all'ISEE.
4286 - Interrogazione del consigliere Luciano Vecchi, a risposta scritta, in merito alla situazione determinatasi dalla preannunciata decisione di riorganizzare i servizi di neurologia nell'area nord della Provincia di Modena e in particolare di eliminare la manovra di trombolisi dall'Ospedale Civile di Carpi.
4287 - Interrogazione del consigliere Bernardini, a risposta scritta, in merito all'applicazione nella Regione Emilia-Romagna del d.l. n. 89/2001 convertito in Legge 2 agosto 2011 n. 181 in materia di diritto per i cittadini della UE e loro familiari di circolare e soggiornare liberamente negli Stati membri dell'Unione.
4288 - Interrogazione del consigliere Defranceschi, a risposta scritta, per sapere se il grattacielo UNIPOL, di Via Larga a Bologna, interessato da un incendio nel parcheggio sotterraneo al livello -2, rispetta le normative regionali e statali sulla sicurezza.
4289 - Interrogazione del consigliere Bernardini, a risposta scritta, in merito alle aree di sosta dell'aeroporto Marconi di Bologna destinate agli operatori del trasporto pubblico.
4290 - Interrogazione del consigliere Bernardini, a risposta scritta, in merito all'applicazione nella regione Emilia-Romagna del d.lgs. 468/97 "Revisione della disciplina sui lavori socialmente utili" e in particolare sull'utilizzo, da parte dei Comuni e delle altre pubbliche amministrazioni, dei lavoratori nelle condizioni previste dagli art. 7 e 8 del provvedimento.
Interpellanza
4276 - Interpellanza del consigliere Naldi circa la tutela dei lavoratori del Centro di ricerca Giulio Natta di Ferrara.
Risoluzioni
4280 - Risoluzione proposta dai consiglieri Sconciaforni, Mori, Donini, Monari, Naldi, Marani, Meo, Barbati, Mumolo, Pagani, Carini, Luciano Vecchi, Zoffoli, Moriconi, Serri, Mazzotti, Piva, Pariani, Paruolo, Montanari, Favia, Ferrari, Grillini, Alessandrini, Garbi, Fiammenghi e Casadei per esprimere la solidarietà dell’Assemblea dell’Emilia-Romagna alla Ministra per l’integrazione Cècile Kyenge e richiesta di dimissioni per il vice-presidente del Senato, Roberto Calderoli (documento in data 16 07 13).
4282 - Risoluzione proposta dai consiglieri Manfredini, Cavalli, Bernardini e Corradi per invitare il Presidente e la Giunta regionale ad istituire un osservatorio regionale di supporto alle politiche per la sicurezza (documento in data 16 07 13).
4285 - Risoluzione proposta dai consiglieri Manfredini, Corradi, Bernardini e Cavalli per raccomandare al Ministro Kyenge di fare rispettare le leggi vigenti in tema di immigrazione e di attenersi alla Costituzione italiana circa la concessione della cittadinanza italiana e per esprimere solidarietà al Ministro Kyenge per le espressioni che le sono state rivolte (documento in data 16 07 13).»
(Comunicazione n. 56 prescritta dall'art. 69 del Regolamento interno - prot. 30670/2013)
I PRESIDENTI | I SEGRETARI |
Aimi - Costi - Mandini | Corradi - Meo |