103.
SEDUTA DI MARTEDÌ 9 NOVEMBRE 2021
(ANTIMERIDIANA)
La seduta si svolge in modalità mista (telematica e in presenza)
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE PETITTI
INDI DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI
INDICE
Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea
OGGETTO 4192
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le azioni da porre in essere per la conservazione del Mulino Po sito nel Comune di Ro (FE). A firma del Consigliere: Mastacchi
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Petitti)
MASTACCHI (RCPER)
BARUFFI, sottosegretario
MASTACCHI (RCPER)
OGGETTO 4194
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sulle azioni da intraprendere per scongiurare la chiusura dello stabilimento SaGa Coffee di Gaggio Montano (BO). A firma del Consigliere: Taruffi
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Petitti)
TARUFFI (ERCEP)
BARUFFI, sottosegretario
TARUFFI (ERCEP)
OGGETTO 4199
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la messa in sicurezza del tratto di valico appenninico della SS 67 Forlì-Firenze (ambito di Dovadola, Rocca San Casciano e Portico di Romagna), valutando la possibilità di ulteriori stanziamenti regionali. A firma dei Consiglieri: Pompignoli, Liverani
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Petitti)
POMPIGNOLI (Lega)
BARUFFI, sottosegretario
POMPIGNOLI (Lega)
OGGETTO 4189
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la riapertura h24 del Primo Intervento dell’Ospedale “Franchini” di Santarcangelo di Romagna. A firma della Consigliera: Rossi
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Petitti)
ROSSI (PD)
DONINI, assessore
ROSSI (PD)
OGGETTO 4190
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula in merito alla terza dose del vaccino anti-Covid per insegnanti e personale educativo e scolastico. A firma dei Consiglieri: Marchetti Francesca, Caliandro
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Petitti)
MARCHETTI Francesca (PD)
DONINI, assessore
MARCHETTI Francesca (PD)
OGGETTO 4191
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sull’impatto ambientale degli interventi di manutenzione sul canale denominato Cavo Napoleonico nel Ferrarese. A firma della Consigliera: Zamboni
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Petitti)
ZAMBONI (EV)
PRIOLO, assessore
ZAMBONI (EV)
OGGETTO 4193
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sulla proroga a tutto il 2023 della misura Superbonus al 110%, senza riduzioni rispetto all’attuale platea di beneficiari e con estensione degli incentivi al campo delle imprese delle strutture ricettive. A firma della Consigliera: Piccinini
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Petitti)
PICCININI (M5S)
LORI, assessore
PICCININI (M5S)
OGGETTO 4195
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la sopraelevazione della discarica “Tre Monti” di Imola. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Petitti)
MARCHETTI Daniele (Lega)
PRIOLO, assessore
MARCHETTI Daniele (Lega)
OGGETTO 4196
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i disservizi causati ai cittadini di Gaggio Montano (BO) dalla scarsità di Medici di Medicina Generale sul territorio. A firma del Consigliere: Lisei
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Petitti)
LISEI (FdI)
DONINI, assessore
LISEI (FdI)
OGGETTO 4197
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sul possibile ritiro della delibera di Giunta regionale 1562/2021, recante “Modalità attuative di intervento per il rilevamento precoce e l’eradicazione rapida dello Scoiattolo Grigio (Sciurus carolinensis) in Emilia-Romagna”. A firma della Consigliera: Gibertoni
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Petitti)
GIBERTONI (Misto)
MAMMI, assessore
GIBERTONI (Misto)
OGGETTO 4198
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le ripercussioni dello sciopero indetto dalla Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali (FISI) sul settore educativo. A firma della Consigliera: Castaldini
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Petitti)
CASTALDINI (FI)
SCHLEIN, Vicepresidente della Giunta
CASTALDINI (FI)
Appello dei consiglieri
PRESIDENTE (Petitti)
OGGETTO 3715
Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante: “Revisione del quadro normativo per l’esercizio delle funzioni amministrative nel settore agricolo e agroalimentare”. (29)
(Relazione della Commissione, relazione di minoranza e discussione)
(Ordini del giorno 3715/1/2/3/4 oggetti 4218 – 4219 - 4220 - 4221 - Presentazione)
PRESIDENTE (Petitti)
DAFFADA’, relatore della Commissione
PRESIDENTE (Rainieri)
LIVERANI, relatore di minoranza
LISEI (FdI)
RONTINI (PD)
MASTACCHI (RCPER)
AMICO (ERCEP)
PRESIDENTE (Rainieri)
Allegato
Partecipanti alla seduta
Comunicazioni ai sensi dell’art. 68 del Regolamento Interno
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE PETITTI
La seduta ha inizio alle ore 9,43
PRESIDENTE (Petitti): Dichiaro aperta la seduta antimeridiana n. 103 del 9 novembre 2021.
Interpello i presenti per sapere se ci sono osservazioni sui processi verbali relativi alle sedute antimeridiana e pomeridiana del 12 e 13 ottobre 2021.
Se non ci sono osservazioni, i verbali si intendono approvati.
(Sono approvati)
È computato come presente ai soli fini del numero legale, ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno, il presidente della Giunta Bonaccini, assente per motivi istituzionali. Ha giustificato la propria assenza l’assessore Corsini.
Le altre informazioni, prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno, sono già state inviate a tutti i consiglieri e, pertanto, le do per lette.
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata in Aula
PRESIDENTE (Petitti): Iniziamo i nostri lavori con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
OGGETTO 4192
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le azioni da porre in essere per la conservazione del Mulino Po sito nel Comune di Ro (FE). A firma del Consigliere: Mastacchi
PRESIDENTE (Petitti): Partiamo dall’interrogazione 4192: interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa le azioni da porre in essere per la conservazione del Mulino Po sito nel Comune di Ro, a Ferrara. L’interrogazione è a firma del consigliere Mastacchi.
Prego, consigliere.
MASTACCHI: Grazie, presidente. Buongiorno.
Si tratta di un intervento in Comune di Ro, che attualmente è diventato, a seguito di fusione, Comune Riva del Po. È un intervento effettuato un po’ di anni fa con fondi pubblici, con i quali è stata riqualificata un’area della sponda del Po ed è stato ricostruito un vecchio mulino storico, che purtroppo, però, in questo periodo è andato un po’ in abbandono. Tutta l’area è stata abbandonata ed è andata, appunto, in una situazione di degrado. Negli ultimi giorni il mulino – lo potete vedere nella foto che ho allegato all’interrogazione – ha cominciato a degradare e sta affondando.
Vi leggo l’interrogazione: “Premesso che nel Comune di Ro, oggi Riva del Po, è stata riqualificata l’area attrezzata golenale con aree di sosta per pic-nic e sentieri ciclopedonali, ed è stato ricostruito un mulino sulla base delle indicazioni relative al progetto di un mulino riportante un’antica stampa del 1850, il tutto grazie a un progetto cofinanziato dall’Unione europea e rientrante nell’Obiettivo 2;
evidenziato che, in seguito al profondo stato di abbandono in cui si trova l’area, attualmente la struttura del Mulino sta letteralmente collassando (come si vede da foto allegata) e stiamo, quindi, perdendo non solo un museo, ma una realtà viva e produttiva, perfettamente inserito nel contesto sociale e territoriale;
considerato che il Mulino sul Po è il vero simbolo di questo territorio e il volano di una nuova economia per quest’area, a partire dal 2005, e la sua mancanza rappresenta un’importante perdita per il rilancio della promozione turistica territoriale dei luoghi deputati al cosiddetto “turismo lento”;
interroga la Giunta per sapere come intende intervenire nell’immediato per salvare la struttura del Mulino e quali azioni intende attivare per recuperare l’area dall’attuale stato di abbandono in cui versa. Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Mastacchi.
Risponde il sottosegretario Baruffi. Prego.
BARUFFI, sottosegretario: Grazie, presidente.
Il progetto di riqualificazione del Mulino Po a fini turistici, ricordato dall’interrogante, è stato finanziato con l’Asse 2 di una passata programmazione, con risorse FESR nel 2002. Misura delegata, a quel tempo, alle Province che gestivano tutta la procedura e conservavano i documenti di progetto nei loro archivi.
Il progetto rientra quindi nell’elenco finale di quelli certificati a chiusura della programmazione alla Commissione europea (poi le lascio anche gli estremi puntuali).
Per venire ad oggi, per quanto concerne un eventuale finanziamento, si rappresenta che gli interventi di riqualificazione degli attrattori culturali, tra i quali potrebbe rientrare questo progetto, sono stati finanziati dall’Asse 5 della programmazione 2014-2020 del FESR, che allo stato però, come è noto, è in fase conclusiva, sono esaurite le risorse, quindi non è prevista la possibilità di apertura di nuovi bandi nell’immediato. L’area non risulta nemmeno compresa tra quelle interessate direttamente dal progetto di valorizzazione del Parco del Delta del Po finanziato col PNRR.
Per quanto concerne invece la nuova programmazione, quella a cui stiamo mettendo mano, 2021-2027, come sapete, è in corso di definizione e io credo sia prematura ogni valutazione così puntuale su singoli specifici progetti, che devono invece essere rinviati a una fase di valutazione successiva. È agli atti la sollecitazione del consigliere, e si potranno aprire le interlocuzioni del caso anche con le amministrazioni territoriali.
Come è noto, il Comune di Ro, chiamiamolo ancora così, è parte oggi dell’area strategia dell’area interna del Basso Ferrarese, ma non dell’area progetto. La nuova strategia nazionale per la prossima programmazione è comunque in corso, ed eventuali modificazioni sono comunque possibili, così come la Giunta regionale non solo ha auspicato e proposto al Governo, ma è impegnata per parte sua, in questo momento, attraverso il confronto con le amministrazioni interessate (credo che saremo nel ferrarese, in Romagna, la prossima settimana), nella definizione delle strategie territoriali per le aree montane e interne.
Il primo passaggio di confronto con le amministrazioni locali è quello che attiene proprio al perimetro della strategia regionale, anche in sinergia con le sollecitazioni che abbiamo in qualche modo indicato al Governo.
Da ultimo, aggiungo, si potrà verificare se un intervento di questa natura, che dovrà essere però valutato puntualmente, risulti tra quelli comunque finanziabili con la prossima programmazione dei Fondi di coesione e sviluppo, quindi l’altra parte della programmazione che sarà nella disponibilità dell’Amministrazione regionale, ma anche questa, com’è noto, è in fase iniziale di predisposizione. Credo, quindi, che siamo in un momento ancora di programmazione generale. Non credo che questa sia la fase dove poter assumere impegni diretti sui singoli progetti che vengono evidenziati, e tuttavia le sollecitazioni che vengono dall’aula, così come dall’interlocuzione diretta con le amministrazioni, saranno vagliate nel momento in cui dalla programmazione generale si passerà alla predisposizione dei bandi o alla programmazione negoziata sulle strategie regionali.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, sottosegretario.
Consigliere Mastacchi.
MASTACCHI: Ringrazio per la risposta. Non mi ritengo soddisfatto e spiego anche i motivi. Probabilmente la velocità con la quale ho dovuto preparare questa interrogazione ha fatto sì che io non abbia potuto essere così puntuale nella descrizione del problema, tant’è che ho l’impressione che la mia interrogazione sia stata… che non mi sia spiegato sufficientemente bene.
Qui non si tratta di finanziare un nuovo intervento, perché l’intervento è già fatto e la struttura, come tutta l’area, è già realizzata, ma è in una situazione di abbandono. In particolare in questo momento si tratta di una situazione di emergenza, quindi non di finanziare un nuovo intervento, ma di salvare un intervento già fatto. Tant’è che nella foto che ho allegato si vede il Mulino che è già stato realizzato e che fino a pochi giorni fa era galleggiante, in stato di abbandono ma galleggiante, e che adesso è tutto inclinato e pendente. Pertanto si tratterebbe di trovare una soluzione, credo più con un approccio di protezione civile che non di pianificazione di spese di fondi europei, per poter far sì che questa struttura non affondi definitivamente e vadano persi, appunto, gli investimenti che sono stati fatti in passato.
Quindi, sollecito nuovamente la Giunta a rivedere, magari con più calma e con un approccio più “violento”, questo tipo di problematiche per far sì che se c’è una possibilità di salvare un investimento così importante che è stato finanziato si possa appunto intervenire. Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
OGGETTO 4194
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sulle azioni da intraprendere per scongiurare la chiusura dello stabilimento SaGa Coffee di Gaggio Montano (BO). A firma del Consigliere: Taruffi
PRESIDENTE (Petitti): Procediamo con l’interrogazione 4194, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sulle azioni da intraprendere per scongiurare la chiusura dello stabilimento SaGa Coffee di Gaggio Montano, a firma del consigliere Taruffi.
Prego, consigliere.
TARUFFI: Grazie, presidente.
Abbiamo ritenuto necessario portare subito all’attenzione della Giunta la delicatissima situazione che si è determinata sull’Appennino bolognese, nel comune di Gaggio Montano segnatamente, con la decisione dei vertici del gruppo Evoca, titolare dello stabilimento SaGa Coffee a Gaggio Montano, dove sono occupate 222 tra lavoratrici e lavoratori, decisione del gruppo Evoca, che, dicevo, ha inteso comunicare venerdì alle organizzazioni sindacali la chiusura dello stabilimento, stabilimento dove si producono macchine da caffè professionali, quindi per la grande distribuzione, motivata anche dalla perdita di fatturato del gruppo. Evoca è un gruppo, società per azioni, con sede in Valbrembo, nel Bergamasco, ovviamente una società per azioni controllata dagli azionisti, e uno dei principali azionisti è un fondo d’investimento americano, quindi siamo nelle dinamiche più chiare del sistema di globalizzazione, con il quale ci dobbiamo misurare quotidianamente. Fatto sta che venerdì, appunto, i vertici del gruppo Evoca hanno comunicato alle organizzazioni sindacali l’intenzione di chiudere lo stabilimento entro il 2022, producendo quindi per il territorio una perdita di 222 posti di lavoro.
Ovviamente si tratta di una scelta per noi inaccettabile nel merito, ovviamente, e nel metodo, perché arriva anche in esito a un percorso tra organizzazioni sindacali e azienda che ha visto, non più tardi di sei mesi fa, concludere un accordo con la fuoriuscita volontaria di una cinquantina di lavoratori, in esito alla quale i vertici avevano assicurato, conclusa la parte di “ristrutturazione aziendale”, la strategicità dello stabilimento all’interno del piano industriale del gruppo. Parole al vento che si sono dimostrate attualmente vane se, appunto, sei mesi dopo ci troviamo in questa condizione.
Sappiamo che sia il presidente di questa Regione che l’assessore allo sviluppo economico si sono già mossi; sappiamo che sono intercorsi rapporti stretti con le organizzazioni sindacali; chiediamo però quali siano le intenzioni concrete della Regione per scongiurare quello che si prefigura come un vero e proprio colpo davvero molto forte per la tenuta occupazionale dell’Appennino bolognese.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Taruffi.
Risponde il sottosegretario. Prego.
BARUFFI, sottosegretario: Grazie, presidente, vado al cuore della questione.
La valutazione, la sollecitazione dell’interrogante è puntuale e assolutamente condivisibile da parte dell’Amministrazione regionale, che considera inaccettabile per questa Amministrazione la scelta unilaterale compiuta nel gruppo Evoca rispetto allo stabilimento di Gaggio Montano.
L’Amministrazione regionale, quindi, non solo è al fianco delle lavoratrici, dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali per difendere la produzione e il lavoro, ma è anche impegnata perché non si determinino situazioni di “smottamento”, per usare una metafora, appunto, nella parte più delicata del nostro Appennino, per quello che rappresenta specificamente in quella porzione di territorio la produzione, il lavoro, l’occupazione, e per quello che rappresenta anche per l’indotto.
Il consigliere giustamente ricordava l’impatto diretto sull’occupazione; ce n’è anche uno indiretto che attiene al tessuto di imprese che guardano tutto ciò che attiene all’indebolimento del tessuto produttivo come un elemento di cedimento anche del tessuto sociale e delle ragioni di perseverare negli investimenti nell’Appennino.
Aggiungo che queste scelte si collocano totalmente fuori dal perimetro del Patto del lavoro e per il clima che abbiamo sottoscritto con le associazioni d’impresa e con le organizzazioni sindacali tra le altre. Le scelte unilaterali sono esplicitamente – esplicitamente, esplicitamente – messe fuori dal novero delle corrette relazioni, indicate come positive, tanto per le imprese quanto per il lavoro.
Da questo punto di vista, quindi, ci siamo fatti parte attiva, e devo dire che è arrivata puntuale non solo la sollecitazione delle organizzazioni sindacali, ma anche del consigliere Taruffi, esattamente in quelle ore, sempre puntuale e attento a quello che si muove nell’Appennino, e abbiamo convocato già per oggi un tavolo, alla presenza delle organizzazioni sindacali, dell’azienda, di Confindustria e delle amministrazioni locali, in particolare la Città metropolitana e il Comune di Gaggio, per scongiurare immediatamente questa scelta, farla rientrare – perché questo è il primo elemento, far rientrare una scelta – e poi discutere con le regole, le modalità e i percorsi che abbiamo codificato anche all’interno del Patto. Già quindi questo pomeriggio si produrrà un’occasione formale di confronto nella quale sarà impegnato l’assessore e sarà nostra cura, naturalmente, tenere aggiornato il consigliere interrogante, e più in generale l’Assemblea, sull’evoluzione di una vicenda che seguiremo con grande attenzione, oltre che con grande apprensione, ripeto, per il contesto dentro cui si colloca. Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
Consigliere Taruffi.
TARUFFI: Grazie, presidente.
Bene, quindi, il tavolo di oggi pomeriggio prontamente convocato, un momento di confronto indispensabile. L’obiettivo deve essere chiaro e quel piano di chiusura dello stabilimento deve essere ritirato. Io credo – e penso che dovremmo dirlo con chiarezza in questa Regione, che è la Regione che ha firmato il Patto per il lavoro e per il clima con tutti i contraenti e le organizzazioni – che sia ora che anche Confindustria assuma le proprie responsabilità, perché quella comunicazione è stata fatta nella sede di Confindustria, ed è appunto utile che anche Confindustria prenda le distanze da queste modalità che configurano esattamente il contrario di quello che è lo spirito del Patto per il lavoro e per il clima. Anche le organizzazioni hanno delle responsabilità, hanno un ruolo e devono esercitarlo, altrimenti viene meno il senso delle cose delle quali parliamo.
Siamo di fronte a una delocalizzazione – bisogna chiamare le cose col loro nome – ed è una scelta che penalizza un territorio che già ha sofferto in passato. Sulle riorganizzazioni industriali, voglio ricordare che non più tardi di sei anni fa l’altro pezzo di quello che era il gruppo Saeco, quello che produceva macchine da caffè per utilizzo domestico, ha proceduto all’esubero di 243 lavoratrici e lavoratori.
Oggi parliamo della chiusura di uno stabilimento che conta 222 tra lavoratrici e lavoratori. Io credo che anche il Governo debba intervenire e lo debba fare in modo chiaro. Esiste il Ministero dello sviluppo economico, esistono dei Ministeri dedicati. È ora che si facciano sentire anche e soprattutto su queste partite, su queste vertenze. Io credo che sia giunto il momento di discutere in questo Paese seriamente – non solo in questo Paese, ma anche e soprattutto in questo Paese – di una legge che penalizzi le delocalizzazioni. Lo deve fare l’Unione europea, ma dobbiamo farlo noi, come Paese. Io penso anche che la nostra Regione in questo possa e debba svolgere un ruolo di proposta e di stimolo nei confronti del Governo italiano, perché noi possiamo mettere in campo tutte le azioni che vogliamo a tutela della montagna, possiamo parlare di investimenti, di politiche per la montagna, di sviluppo, di fondi che destiniamo per incentivare le persone a rimanere in montagna, ma se manca il lavoro manca il presupposto su cui tutto il resto si poggia.
Le nostre parole rischiano di essere parole al vento e anche risorse che non portano risultati nella misura in cui perdiamo posti di lavoro in questo modo, di fronte alla scelta unilaterale di una multinazionale che sposta produzione da una parte all’altra d’Europa come se nulla fosse, producendo disoccupazione e impoverimento di un territorio.
Concludo, quindi, dicendo che o la politica e le Istituzioni provano a tornare a guidare un pochino, assumendo il proprio ruolo di guida anche nei confronti delle imprese e delle multinazionali, facendo sentire la propria voce in Italia e in Europa, oppure noi facciamo il ruolo dei notai e prendiamo atto di quello che altri decidono, a scapito del territorio e delle lavoratrici e dei lavoratori. Questo è un sistema che non può più reggere. Quindi, credo che anche la Regione, oltre che ovviamente il Governo, debba far sentire la sua voce. Ripeto, esiste un Ministero per lo sviluppo economico, abbiamo il cosiddetto “Governo dei migliori”, dimostrino non solo con gli aggettivi, ma anche nella sostanza di che pasta sono fatti.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Taruffi.
OGGETTO 4199
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la messa in sicurezza del tratto di valico appenninico della SS 67 Forlì-Firenze (ambito di Dovadola, Rocca San Casciano e Portico di Romagna), valutando la possibilità di ulteriori stanziamenti regionali. A firma dei Consiglieri: Pompignoli, Liverani
PRESIDENTE (Petitti): Procediamo con l’interrogazione 4199: interrogazione di attualità a risposta immediata in aula circa la messa in sicurezza del tratto di valico appenninico della strada statale 67 Forlì-Firenze, valutando la possibilità di ulteriori stanziamenti regionali. L’interrogazione è a firma dei consiglieri Pompignoli e Liverani.
Prego, consigliere Pompignoli.
POMPIGNOLI: Grazie, presidente.
Parliamo della strada statale 67. Poche settimane fa, in particolare il 25 ottobre 2021, con delibera n. 1680 si è approvata la convenzione tra Regione Emilia-Romagna e ANAS per migliorare la viabilità e la sicurezza attorno alle strade statali in gestione di ANAS, e tra gli interventi previsti in questa convenzione c’è anche quella che parte dal tratto di strada tra Forlì e Ravenna, come ammodernamento e studi di fattibilità. Al momento, però, non è previsto alcuno studio di fattibilità e alcun ammodernamento, invece, per quanto riguarda il tratto che va da Forlì verso la Campigna, quindi il tratto Forlì-Firenze, tratto sul quale si è discusso notevolmente in questi mesi anche in ragione del fatto che questa strada necessita di interventi di ammodernamento e di miglioramento, che però non sono stati mai oggetto di discussione da parte della Regione Emilia-Romagna, nelle convenzioni con ANAS.
Tanto più che anche recentemente si è tolto il presidio di sicurezza della Polstrada proprio a Rocca, presidio che comunque riusciva a mantenere quel tratto di strada sicuro anche per gli utenti stradali. Oltre ad aver tolto questo, quindi, si è anche deciso di non attuare alcun tipo di convenzione con ANAS rispetto al miglioramento di questa struttura e di queste arterie infrastrutturali.
Ora occorre capire se la Regione, oggi, è in grado di poter intervenire ancora con queste convenzioni, al fine di poter attivare quelle migliorie che vengono richieste dal territorio, soprattutto da quei paesi che sono in quel tratto di strada, e che necessitano appunto di avere una strada scorrevole, sicura e, ovviamente, modernizzata.
Chiedo quindi se la Regione Emilia-Romagna riesce, attraverso appunto un intervento proprio, a stanziare risorse o comunque a rivedere la convenzione con ANAS, sottoscritta poche settimane fa.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Pompignoli.
Sottosegretario Baruffi, prego.
BARUFFI, sottosegretario: Grazie, presidente.
In relazione all’interrogazione in oggetto, con particolare riferimento alla richiesta di inserire nella convenzione con ANAS relativa alla progettazione di alcune opere di concorrente interesse nazionale e regionale anche l’ammodernamento e la messa in sicurezza della strada statale 67, in particolare nel tratto di Valico appenninico, ricordo come il PRIT 2025, sulla base delle valutazioni di traffico effettuate, ha valutato non prioritari, in via generale, interventi di variante alle strade statali in corrispondenza dei tratti di Valico appenninico, in particolare, tra gli altri, al tratto tra Rocca San Casciano, Portico di Romagna, San Benedetto e San Godenzo.
Lo stesso PRIT prevede che tali interventi potranno essere presi in considerazione solo nel momento in cui si manifestassero significative modificazioni della struttura dei traffici. Ciò premesso, voglio aggiungere, per corroborare queste valutazioni che anche limitandosi ad approfondire la fattibilità tecnico-economica di un ammodernamento in sede di tale tratto, a partire anche dall’abitato di Dovadola, non vi è la possibilità di modificare la convenzione recentemente sottoscritta con ANAS, che ricomprende numerose progettazioni per un importo complessivo molto significativo, che già oggi ammonta a 8,75 milioni di euro, di cui 1,15 a carico della Regione.
Lo evidenzio per dare l’idea di come, tra il tanto che è pianificato e il forse molto meno che è progettato, poi c’è una latenza anche nella concreta possibilità di mandare avanti le opere senza fare invecchiare i progetti.
Si evidenzia inoltre che, oltre a farsi carico dell’impegno finanziario sopra indicato, quello relativo alla progettazione, la Regione ha segnalato al Ministero competente gli interventi oggetto della convenzione e altri già dotati di progettazione per l’inserimento nel contratto di programma con ANAS 2021-2025. Sottolineo però ulteriormente (l’abbiamo già fatto più volte in questa sede) che, data l’entità delle richieste complessive avanzate da noi come dalle altre Regioni, nel nostro caso pari a circa 1,5 miliardi, con tutta probabilità le stesse non potranno essere integralmente recepite nel contratto di programma, che sarà predisposto dal Ministero a livello nazionale.
Per queste ragioni e per queste condizioni oggettive, pertanto, non si ritiene al momento di avviare ulteriori approfondimenti progettuali su opere che non potranno comunque trovare copertura a breve termine nell’ambito degli impegni di ANAS.
Credo che questa risposta non sia soddisfacente per il consigliere, ma ha almeno il pregio di provare a ordinare anche quello che è il traffico (anche in questo caso scusate la metafora) rispetto a ciò che è progettabile in questo momento, perché ragionevolmente poi sostenibile con investimenti. Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
Consigliere Pompignoli.
POMPIGNOLI: Grazie, presidente.
Mi ha anticipato il sottosegretario, non sono ovviamente soddisfatto della risposta in ragione di due elementi. Uno: noi abbiamo un PRIT adottato e non ancora approvato. Non si comprende come, a due anni dall’adozione del PRIT nel 2019, oggi non si è arrivati ancora all’approvazione, tenuto conto anche delle miriadi di osservazioni che sono giunte dopo l’adozione del PRIT. Questo quindi è un tema su cui dovremo sicuramente discutere a breve in Assemblea.
Sul secondo punto, è evidente che nel momento in cui, anche dal punto di vista del comparto turistico, si chiede lo sforzo alla Regione Emilia-Romagna di prevedere anche un’attrattività per quelli che sono i borghi interni, non si comprende come questa attrattività non passi anche da una valorizzazione delle infrastrutture, perché se io non riesco poi, attraverso le infrastrutture che ho attualmente in Regione, a recarmi in questi luoghi, è evidente che non posso spingere il settore turistico anche all’interno di questi luoghi.
Occorre quindi rivedere la posizione, occorre capire se, attraverso stanziamenti di risorse, si può comunque intervenire per migliorare. Ricordo ultimamente che l’assessore Corsini aveva detto che i 7 milioni per l’ammodernamento della Via Emilia bis derivavano dalla Regione Emilia-Romagna, quando in realtà invece derivano dal Ministero delle infrastrutture. Quei 7 milioni, se lui li aveva già previsti, perché non li buttiamo all’interno di questa struttura? La necessità non viene dal fatto che comunque la strada è insicura, la necessità viene attraverso la richiesta da parte di tutti i sindaci che sono confinanti rispetto a questa strada.
Per ultimo, ricordo anche che attraverso una risoluzione si era deciso, come Regione Emilia-Romagna, di spingere all’interno del Governo affinché il presidio della Polstrada comunque non venisse chiuso, e ovviamente l’approvazione era all’unanimità in questa Assemblea, cosa che invece ovviamente non è avvenuta, perché il presidio poi è stato chiuso.
Quindi, abbiamo ragioni di sicurezza, di viabilità, di infrastrutture, di borghi interni, di turismo. Credo che questo mix e concentrazione di elementi possano far ritenere che qualcosa, dal punto di vista delle risorse, debba essere impiegato dalla stessa Regione Emilia-Romagna. Grazie.
OGGETTO 4189
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la riapertura h24 del Primo Intervento dell’Ospedale “Franchini” di Santarcangelo di Romagna. A firma della Consigliera: Rossi
PRESIDENTE (Petitti): Grazie. Proseguiamo con l’interrogazione 4189: interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la riapertura h24 del Primo Intervento dell’Ospedale “Franchini” di Santarcangelo di Romagna. A firma della consigliera Rossi.
Prego, consigliera.
ROSSI: Grazie, presidente.
Ho presentato questa interrogazione a risposta immediata perché credo che su questo tema sia importante e necessario dare delle risposte, considerato che arrivano richieste di riscontro oramai quotidianamente dal territorio, da Santarcangelo in particolare, ma anche dal riminese tutto.
Ormai, come si sa, da più di un anno il Primo Intervento, quello che comunemente chiamiamo “pronto soccorso” dell’Ospedale Franchini di Santarcangelo è aperto solo parzialmente, garantendo un orario di 12 ore, dalle 8 del mattino alle 8 della sera, rispetto di fatto alle 24 ore che aveva come orario di apertura precedentemente all’arrivo della pandemia.
Nei primi mesi del 2020, davanti a un’emergenza che ci ha colpito duramente, si sono – se vogliamo anche giustamente – unite le forze per concentrare appunto la forza lavoro negli ospedali più grandi che dovevano sopportare un maggior numero di ricoveri. Quindi, durante la fase più acuta del Covid-19, diversi punti di Primo Intervento del territorio dell’ASL della Romagna sono stati temporaneamente chiusi, e tra questi c’era proprio quello dell’Ospedale Franchini di Santarcangelo, il cui personale sanitario di fatto è andato a rafforzare quello dell’Ospedale Infermi di Rimini.
Nel maggio 2020 l’ASL della Romagna ha comunicato la necessità di continuare con un servizio alla cittadinanza ridimensionato, almeno per i mesi estivi dello stesso anno, nel riaprire, quindi, parzialmente il pronto soccorso di Santarcangelo, però aveva assicurato anche un ripristino totale già da settembre 2020, dopo un necessario potenziamento del personale ed una graduale ricollocazione delle risorse umane.
Ovviamente, come sappiamo, questa riapertura di 24 ore non è mai avvenuta, neanche con l’arrivo delle vaccinazioni e una situazione complessivamente controllata dalla diffusione del virus. A me come a lei, assessore Donini, come responsabile del Settore sanità di questa Giunta, anche ai direttori ASL della Romagna sono arrivate diverse sollecitazioni dall’Amministrazione di Santarcangelo e anche dal Consiglio comunale stesso. L’ultima, quella del 24 ottobre, è a firma dei Capigruppo di maggioranza, per conoscere le sorti di questo pronto soccorso, ma anche, aggiungo io, più in generale, per avere un riscontro riguardo quello che ha provocato questa parziale sospensione di attività, ovvero la mancanza di personale medico e sanitario sufficiente a sostenere il funzionamento dei nostri servizi.
Il direttore generale dell’ASL della Romagna, Tiziano Carradori, da tempo ha sollevato una riflessione proprio su questo tema, rilevando criticità di questo genere in crescita, tra l’altro, in tante strutture sanitarie del territorio, e non solo all’interno del pronto soccorso, che comunque resta indubbiamente il settore più in difficoltà.
A questo proposito, porto anche la testimonianza della direttrice dell’Unità operativa di pronto soccorso e medicina d’urgenza di Rimini, Tiziana Perin, che ha segnalato nelle ultime settimane come tra Rimini e Novafeltria servirebbero 61 medici, e l’organico attualmente può contare da anni solo su una quarantina di professionisti, costretti, tra l’altro, a condizioni di lavoro che allontanano certamente anche i giovani medici dallo scegliere il percorso di specializzazione.
Proprio su questo è notizia di ieri che il Ministro della salute Speranza ha proposto di inserire nella legge di bilancio un’indennità accessoria per medici, infermieri e professionisti sanitari del pronto soccorso, che affrontano di fatto ogni giorno l’emergenza e lavorano continuamente sotto stress. Un’idea che indubbiamente non possiamo che cogliere come positiva, anche se credo personalmente che da sola non sia sufficiente a rafforzare la prima linea del nostro Servizio sanitario nazionale, perché credo, anzi ricordo che è un problema ovviamente che non riguarda soltanto il territorio riminese, non riguarda soltanto la Regione Emilia-Romagna, ma è una questione che è molto più comune in tutta Italia.
Questo perché ovviamente sappiamo tutti che questa carenza di personale medico, che poi ha conseguenze sul servizio al paziente e anche sulle attese per gli esami diagnostici, è una questione da risolvere sul piano nazionale, magari pensando anche ad alcune alternative, una l'ha suggerita (non so se perseguibile o meno) anche Carradori stesso, nell’incardinamento dei laureati non ancora specializzati, o anche parallelamente credo si possa valutare l’eliminazione dei test di ingresso alla Facoltà di medicina, che è una proposta sulla quale si dibatte da tanto e che forse potrebbe essere inserita nel carnet delle varie e possibili soluzioni per affrontare questa questione.
Per questo mi rimetto a lei per sapere se la Giunta ha intenzione di attivarsi per sollecitare una soluzione. So certamente che lei per primo ci sta lavorando da tempo anche per il ruolo che ricopre a livello nazionale, per trovare una soluzione per questa cronica mancanza di personale sanitario nei nostri ospedali e ovviamente per sapere quali saranno anche le sorti del Primo Intervento dell’Ospedale Franchini di Santarcangelo di Romagna e se e quando aprirà con l’orario completo 24 ore su 24. Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
Risponde l’assessore Donini. Prego, assessore.
DONINI, assessore: Grazie, presidente.
Ringrazio la consigliera Rossi, che ha ripercorso molto bene la vicenda del pronto soccorso di Santarcangelo. In realtà, è un punto di Primo Intervento a Santarcangelo.
Come ricordava la consigliera, l’apertura del punto di Primo Intervento di Santarcangelo h24 è stata garantita fino al 31 marzo del 2020. Da quella data sino al 19 giugno il punto è stato chiuso a causa dell’emergenza pandemica.
Dal 17 giugno 2020 è stata adottata una istituzione operativa specifica per la gestione dei pazienti in carico a Santarcangelo in prossimità della chiusura alle ore 20, attivando un’ambulanza per il rientro al domicilio o per l’osservazione presso il pronto soccorso di Rimini.
Dal 20 giugno 2020, a seguito del reclutamento di medici della continuità assistenziale e di medici non specialisti assunti con contratto libero professionale (sei unità) l’attività è ripartita in modalità h12. Tuttavia, a seguito delle dimissioni di gran parte del personale medico non specialista entrato in scuole di specializzazione, il mantenimento dell’attività del pronto soccorso di Santarcangelo è stato assicurato solo grazie all’integrazione del personale proveniente dal pronto soccorso dell’ospedale di Rimini. Al momento attuale, il pronto soccorso di Santarcangelo continua a funzionare con questa formula e l’apertura h24 potrà avvenire solo a seguito del reclutamento di ulteriori quattro unità mediche, azione prioritaria e per noi non più rinviabile.
In merito al tema della carenza dei medici del pronto soccorso in particolare, la Regione Emilia-Romagna, che coordina la Commissione Salute della Conferenza Stato-Regioni, sostiene da tempo che è necessario aumentare le occasioni di formazione per la medicina d’urgenza, garantendo allo stesso tempo per gli attuali professionisti condizioni di lavoro adeguate e meglio remunerate.
PRESIDENTE (Petitti): Scusate, chiedo un po’ di silenzio in aula, altrimenti si fa fatica a sentire. Grazie.
DONINI, assessore: Grazie, presidente.
Così come casi come quello citato dalla consigliera e dagli amministratori del territorio sottolineano l’urgenza di un intervento nazionale che coinvolga tutte le Regioni.
Come diceva giustamente la consigliera Rossi, ieri il ministro Speranza ha dimostrato attenzione al tema dichiarando un proposito che può iniziare a produrre cambiamenti: l’introduzione dal 2020 di un’indennità accessoria per i professionisti impegnati nei pronto soccorso, tenuto conto della forte condizioni di stress vissuta quotidianamente e, in particolare, durante la pandemia. Un segnale importante che difende e rafforza l’avamposto principale della sanità pubblica, una notizia positiva che ci spinge a fare ancora di più per fermare l’esodo del personale sanitario dalle strutture di urgenza.
Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, assessore.
Consigliera Rossi, prego.
ROSSI: Grazie, presidente. Grazie, assessore, per la risposta.
Anch’io concordo con lei e per questo confido anche in lei e nella nostra Regione per l’importanza che ha e che dimostra di avere sul tema della sanità pubblica. È un problema da risolvere sul piano nazionale, quindi l’auspicio è che si faccia portavoce di questa necessità e di questa esigenza, in modo tale che venga risolta, ovviamente, quanto prima.
Occorre, inoltre, valutare la questione che citavo durante l’interrogazione, ovverosia l’eliminazione dei test di ingresso oppure anche il fatto di riuscire ad incardinare dei laureati non ancora specializzati in questo percorso potrebbero essere delle soluzioni che vanno ovviamente attenzionate, che vanno valutate, ma che vanno in qualche modo esaminate, proprio perché oggi c’è la necessità di dare una risposta.
Quello che serve, più di ogni altra cosa è avere – e in modo particolare, in questo caso specifico, mi riferisco alla questione del punto di Primo Intervento del territorio di Santarcangelo di Romagna – una data certa proprio per l’apertura di questo servizio H24 così com’era, e così come tutti quanti auspichiamo, a partire dal direttore generale e da lei stesso, ma che in questo modo non si è ancora realizzata.
Ricordo infatti che a risentire di questa carenza è indubbiamente prima di tutto la cittadinanza tutta, che rileva la difficoltà nell’accedere al servizio di pronto soccorso, ma anche nel prenotare o ricevere visite specialistiche ed esami diagnostici in tempi adeguati, questo proprio per una questione di professionisti, in modo generale, carenti nel mondo della sanità. Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
OGGETTO 4190
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula in merito alla terza dose del vaccino anti-Covid per insegnanti e personale educativo e scolastico. A firma dei Consiglieri: Marchetti Francesca, Caliandro
PRESIDENTE (Petitti): Procediamo con l’interrogazione 4190: Interrogazione di attualità a risposta immediata in aula in merito alla terza dose del vaccino anti-Covid per insegnanti e personale educativo e scolastico. L’interrogazione è a firma della consigliera Marchetti Francesca.
Prego, consigliera.
MARCHETTI Francesca: Grazie, presidente.
È stata autorizzata la terza dose della vaccinazione anti-Covid. La prima circolare del Ministero a partire dal 27 settembre individua le prime categorie e i primi target, tra cui gli immunocompromessi, gli over 80, gli ospiti e il personale delle residenze sanitarie assistite (le RSA), con precedenza a quelli sopra i sessant’anni vulnerabili.
Sempre con una circolare dell’8 ottobre, si è allargata la platea agli over 60 e ai soggetti iper fragili, con patologie che vanno dalle malattie respiratorie a quelle neurologiche, a diverse forme di disabilità.
Sappiamo che quella del personale scolastico docente ed educativo è stata una delle prime categorie ad essere coinvolte nella campagna di vaccinazione, subito dopo il personale sanitario, le RSA, gli over 80, quindi, a breve, molti insegnanti, personale educativo e operatori del mondo della scuola vedranno già trascorsi i sei mesi dal completamento del proprio ciclo vaccinale.
Anche in Emilia-Romagna sappiamo che la campagna vaccinale prosegue con le dosi di richiamo, come proprio da indicazioni della struttura commissariale.
Il 29 ottobre, l’Assessorato alle politiche per la salute ha trasmesso ufficialmente alle Aziende sanitarie l’indicazione di procedere con le terze dosi, proprio sulla linea di quanto indicato con gli over 60, senza distinzioni, oltre ai soggetti con elevata fragilità e agli ospiti e operatori delle RSA, organizzando modalità e tempistiche di prenotazione.
La Regione ha inoltre poi dato il via libera alla terza dose anche per tutto il personale sanitario, anche in questo caso senza distinzione di età.
Ecco, allora va sottolineato un punto, a nostro avviso: che il mondo della scuola in questa fase, avendo tutti i giorni nel proprio lavoro a che fare con i bambini che frequentano la scuola dell’infanzia, gli alunni con disabilità, che non sono soggetti all’obbligo di indossare la mascherina, espone quindi a un rischio maggiore di contagio il personale che lavora in questo settore scolastico, non solo bambini, non solo personale docente, ma un rischio che poi si può propagare anche all’interno delle famiglie.
Sappiamo che in questa fase c’è un momento particolare rispetto alle autorizzazioni che si stanno attendendo per i bambini, ma sappiamo che non sono inseriti in questo momento nelle categorie vaccinali. Sappiamo che in Emilia-Romagna 9 emiliano-romagnoli su 10 hanno ricevuto almeno una dose di vaccino, l’86 per cento ha già completato il ciclo vaccinale e superano quasi le 120.000 unità le persone a cui è stata somministrata una dose aggiuntiva.
Crediamo che sia prioritario garantire la piena tutela del personale docente, non docente, educativo, ma io parlerei di popolazione scolastica, comprendendo anche gli studenti, dove è presente il maggior numero di ragazzi non vaccinati, dai 15 anni in giù, anche per consentire di gestire un canale che sicuramente rischia di essere un canale di contaminazione anche per le famiglie.
Con questa interrogazione vogliamo porre il faro su questa questione. Abbiamo visto anche alcune dichiarazioni del ministro della scuola Patrizio Bianchi proprio negli ultimi giorni, che parlano di una richiesta di una terza dose che è stata avanzata. Vogliamo sottolineare la grande responsabilità che in questa Regione il personale educativo e scolastico, docente e non docente, ha dimostrato nei confronti della vaccinazione, quindi riteniamo che sia utile capire quali siano le indicazioni ministeriali in merito alla terza dose per insegnante, personale, educativo, personale docente e non docente, universitario, e se la Regione Emilia-Romagna intenda farsi portatrice a livello nazionale di azioni incisive che tutelino la salute degli operatori scolastici delle famiglie e degli studenti.
Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Marchetti.
Assessore Donini, prego.
DONINI, assessore: Grazie, presidente. Grazie, consigliera Marchetti.
La categoria degli insegnanti e, in generale, del personale scolastico che lei ha citato è tra quelli più coinvolti in questi mesi, tenendo conto che opera in un contesto in cui i piccoli fruitori del servizio, più che un servizio del diritto alla scuola, non hanno l’obbligo di indossare le mascherine nella fascia 0-6 anni e non sono ancora stati inseriti fra le categorie vaccinabili dai 6 agli 11 anni, o sono vaccinati in percentuale leggermente inferiore alla media regionale dai 12 ai 19 anni, anche per motivi cronologici rispetto alla campagna vaccinale.
Ad oggi, però, come faceva notare lei, non vi è alcuna indicazione nazionale in merito all’offerta della terza dose per gli operatori scolastici e universitari, poiché finora le valutazioni ministeriali propendono verso un ampliamento dell’offerta vaccinale legata all’età, piuttosto che alla categoria lavorativa di appartenenza.
Personalmente ritengo, comunque, che la precisa sollecitazione che ha svolto la consigliera Marchetti riguardante gli operatori scolastici sia assolutamente degna di attenzione e sia da condividere a livello nazionale, ovviamente nelle sedi opportune, laddove si decidono le categorie o il target della vaccinazione.
Mi consente, questa interrogazione, anche di fornire i dati ad oggi per quello che riguarda le terze dosi in Emilia-Romagna. La platea individuata dal Ministero e dalla struttura commissariale, che riguarda sostanzialmente gli over 60 che abbiano superato i sei mesi dal completamento del ciclo di immunizzazione con la seconda dose e tutti gli operatori sanitari, è di 1.445.000 persone. Le dosi eseguite sono circa 210.000 in Emilia-Romagna, che sono il 9,2 per cento delle dosi eseguite a livello nazionale, quando noi siamo il 7,5 per cento della popolazione. Vuol dire che anche stavolta siamo partiti in maniera abbastanza solerte, e siamo fra le prime sei Regioni d’Italia per somministrazioni, in valore assoluto, delle terze dosi. L’ultima settimana, dall’1 al 7 novembre, sono state somministrate quasi 70.000 dosi, di cui 7.700 somministrate dai medici di medicina generale. Siccome riteniamo molto importante che la popolazione target esegua la terza dose, nel momento, ovviamente, così indicato, ci attiveremo anche per una campagna di sensibilizzazione e di comunicazione affinché i cittadini possano cogliere questa opportunità.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, assessore Donini.
Consigliera Marchetti, prego.
MARCHETTI Francesca: Grazie, presidente.
Credo che l’assessore Donini abbia chiarito come intenda farsi promotore e portavoce nei luoghi deputati a livello nazionale, di un tema fondamentale, perché io credo che lo sforzo che stiamo facendo tutti insieme di tenere aperte le scuole, di riuscire a continuare a fare in modo che le scuole e l’università continuino per i ragazzi ad essere un luogo sicuro, debbano vedere in questa opportunità di vedere somministrata al più presto la terza dose a coloro che hanno completato il ciclo vaccinale da più di sei mesi, la possibilità e l’obiettivo di vedere garantita la piena tutela della popolazione scolastica dove, voglio sottolineare, insiste il maggior numero, in questo momento, di non vaccinati dai 15 anni in giù. Un canale, quindi, di contaminazione e di rischio che io credo e confido che avremo la possibilità di discutere a livello nazionale, visto l’impegno che da questa Regione è sempre venuto in questo settore.
Credo anche, lo chiedo all’assessore, che sarà utile aggiornarci sugli step che verranno effettuati, ma avremo occasione di farlo anche all’interno delle Commissioni, dove il contributo e l’aggiornamento da parte dell’assessore Donini in questo campo non è mai mancato.
Grazie e […].
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
OGGETTO 4191
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sull’impatto ambientale degli interventi di manutenzione sul canale denominato Cavo Napoleonico nel Ferrarese. A firma della Consigliera: Zamboni
PRESIDENTE (Petitti): Passiamo all’interrogazione 4191: Interrogazione di attualità a risposta immediata in aula sull’impatto ambientale degli interventi di manutenzione sul canale denominato Cavo Napoleonico nel Ferrarese. L’interrogazione è a firma della consigliera Zamboni.
Prego, consigliera.
ZAMBONI: Grazie, presidente.
Questa interrogazione di Europa Verde nasce dopo aver appreso, tramite informazioni pubblicate sul sito della della Regione il 28 ottobre scorso, che erano in programma nuovi lavori per migliorare la funzionalità idraulica del Cavo Napoleonico, il canale artificiale che si estende tra i Comuni di Bondeno e Terre del Reno.
Va precisato che siamo in un sito protetto, denominato SIC ZPS Fiume Po da Stellata a Mesola e Cavo Napoleonico, quindi è un canale artificiale, ma all’interno di un’area protetta.
È evidente che i lavori di manutenzione degli argini, che sono costruiti come barriere per contenere eventuali esondazioni, quindi questi lavori finalizzati alla sicurezza idraulica degli argini sono sacrosanti, quindi Europa Verde non mette in discussione quello.
Da dove è nata la perplessità che poi ha motivato questa interrogazione? Che effettivamente si tratta di lavori molto impattanti sia sulla flora che sulla fauna, e siamo – ripeto – in una zona dove sono state censite specie rare sia vegetali che faunistiche.
Va dato atto che, nel determinare questi lavori, si è scelta la stagione che è al di fuori di quella nidificatrice, quindi si evita di tagliare alberi e vegetazione che può servire per la nidificazione. Il problema però è che, facendo tabula rasa, come si evince da quanto è pubblicato sul sito della Regione, si teme che, anche quando poi ci sarà la stagione della nidificazione, non ci saranno sufficienti luoghi in cui si possa nidificare.
Considerata la particolarità di quest’area, l’interrogazione, sollecitata anche da delle foto che sono pervenute al Gruppo Verde da parte di esponenti locali di associazioni ambientaliste, da cui sembrava che non ci si limitasse ad interventi sugli argini, ma che fossero interventi che riguardavano anche le sponde fluviali di questo canale, che comunque è un canale artificiale, sulla base di tutte queste considerazioni, chiede se sia stata effettuata la valutazione di incidenza, che è uno specifico procedimento amministrativo che tende a valutare preventivamente le ricadute di interventi che riguardano territori compresi nei siti della Rete Natura 2000, se è stata effettuata questa VINCA, quali sono le risultanze ed eventualmente se sono stati indicati degli interventi compensativi.
Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Zamboni.
Assessore Priolo, prego.
PRIOLO, assessore: Con alcune precisazioni che in seguito le farò, voglio venire subito al punto da lei richiesto ed evidenziato, dunque la informo che la richiesta di VINCA è stata presentata al Servizio Aree protette, Foreste e Sviluppo della montagna, che ha riscontrato in data 16 settembre 2021, con protocollo n. 49440, con le seguenti prescrizioni: “espletata la procedura di valutazione di incidenza, dalla quale si evince che il progetto non determina incidenza negativa significativa sui siti della Rete Natura 2000 interessati, con la presente si comunica l’esito positivo delle prevalutazioni di incidenza, in quanto gli interventi risultano compatibili con la corretta gestione dei siti della Rete Natura 2000, con la seguente prescrizione: è vietato eliminare la vegetazione arborea situata oltre il limite esterno del corpo arginale”.
Della necessità dell’intervento sono stati informati i Comuni interessati, Bondeno e Terre del Reno, ai quali, peraltro, è stata inoltrata la richiesta di autorizzazione paesaggistica, corredata di specifica relazione. A questo è stato risposto che, in base al DPR n. 31/2017, i lavori non necessitano di autorizzazione. Sono, inoltre, stati informati per le vie brevi i carabinieri forestali, ai quali è stata consegnata copia del progetto.
Per meglio comprendere il contesto, vorrei anche garantire alla consigliera che è usuale per l’Agenzia agire nel rispetto delle normative, come lei ben sa, sui lavori pubblici e, in generale, nel rispetto dell’apparato normativo vigente, ponendo particolare attenzione ai temi ambientali trattati con la dovuta perizia, anche grazie alla presenza di specifiche professionalità. L’Agenzia ha il preciso compito del mantenimento della sicurezza idraulica, come lei ha sottolineato, che è reso sempre più arduo proprio dalla richiesta di maggiore resilienza delle strutture idrauliche e, in particolare, le arginature, che sono a protezione del nostro territorio date le evoluzioni e i cambiamenti climatici.
Il Cavo Napoleonico è una struttura artificiale, è fondamentale per la sicurezza del nostro territorio ed è estremamente delicata, con necessità strutturali di impermeabilizzazione dei fondali e di controllo continuo dello stato delle arginature per il monitoraggio e il rapido intervento in caso di riscontro di moti di filtrazione, sifonamento e presenza di pericolose tane di fauna fossoria. Tale configurazione rende assolutamente indispensabile assicurare la possibilità di ispezionare ogni dettaglio delle arginature interne ed esterne, in ogni momento del giorno e della notte ed in ogni condizione meteorologica.
Le voglio ricordare (questo è importante) come la materia in esame sia trattata nel Disciplinare tecnico per la manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua naturali ed artificiali, delle opere di difesa della costa nei siti della Rete Natura 2000. Tali disposizioni prevedono, per interventi esclusivamente sui corpi arginali, una deroga anche alle norme in materia di valutazione di incidenza.
Nonostante questo, l’Agenzia ha scelto specificatamente e ha ritenuto di redigere e di sottoporre al Servizio Aree protette, foreste e sviluppo della montagna la VINCA. Fra gli interventi ammessi sul corpo arginale, esenti dalla procedura di VINCA, secondo il Disciplinare vi è il taglio raso della vegetazione erbacea arbustiva del canneto sulle sommità arginali, sulle scarpate interne ed esterne e sulle banche su entrambe le sponde, in qualsiasi periodo dell’anno, anche più volte nel corso dell’anno. Tali disposizioni sono peraltro da oltre un secolo norme del Regio Decreto del 1904.
In sintesi, consigliera, ancorché per l’intervento preposto non fosse necessaria la VINCA, come lei ha chiesto, abbiamo scelto specificatamente di andare in questa procedura, a maggior tutela dell’interesse ambientale, e stiamo ottemperando secondo le richieste che ci hanno prescritto.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, assessora.
Consigliera Zamboni.
ZAMBONI: Grazie, assessora. Mi dichiaro ovviamente soddisfatta di questa risposta, che mi servirà anche per tranquillizzare i gruppi locali che si erano attivati, chiedendo a noi di verificare se fosse stato o meno effettuata la VINCA.
Concordo sul fatto che, quando si tratta di argini, si esula, pur all’interno di siti protetti, da questo tipo di valutazione, ma è giusto che sia stato intrapreso il percorso della VINCA perché siamo all’interno di un sito protetto di particolare valore floro-faunistico, quindi è positivo che si sappia che si tratta di interventi compatibili.
Diciamo che dalle foto e dalle notizie che erano pervenute al Gruppo di Europa Verde sembrava in realtà che si fosse agito con questa determinazione a fare interventi piuttosto invasivi anche sulle sponde del canale.
Colgo l’occasione comunque per rilanciare una richiesta. C’è molta agitazione sui territori. Europa Verde non può che fare proprio questo stato di allerta sui tagli che avvengono di alberature lungo i corsi d’acqua, naturali o artificiali, per quanto riguarda le sponde vere e proprie degli alvei fluviali. Quindi, non tanto gli argini...
PRESIDENTE (Petitti): Scusate, chiedo un po’ più di silenzio in aula, perché è veramente complicato, sennò, ascoltare gli interventi. Grazie.
ZAMBONI: Questa perplessità nasce dal fatto che manca un piano poliennale di interventi, in modo da predisporre una programmazione che tenga conto di tutto l’alveo. Oggi, purtroppo, i tagli di alberature avvengono su richiesta di imprese, per lo più del settore del legno, del legname, del commercio del legname, le quali individuano zone di particolare interesse di essenze arboree. Lì ‒ dice la disposizione di legge ‒ c’è un limite di 10 chilometri di lunghezza dell’area trattata. In questo modo, però, si procede senza una visuale complessiva.
Sarebbe opportuno che si ponesse fine a questo stato di perpetua provvisorietà degli interventi, per cui non si interviene secondo un disegno unitario. Questo ha scatenato, anche nei territori, una sensibilità particolare per cui, quando se ne fanno, come in questo caso, previsti secondo procedura VINCA, eccetera, scatta comunque l’allarme per gli altri alberi che vengono abbattuti.
Comunque, ringrazio l’assessore per la risposta.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Zamboni.
OGGETTO 4193
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sulla proroga a tutto il 2023 della misura Superbonus al 110%, senza riduzioni rispetto all’attuale platea di beneficiari e con estensione degli incentivi al campo delle imprese delle strutture ricettive. A firma della Consigliera: Piccinini
PRESIDENTE (Petitti): Passiamo all’interrogazione 4193: interrogazione di attualità a risposta immediata in aula sulla proroga a tutto il 2023 della misura Superbonus al 110%, senza riduzioni rispetto all’attuale platea di beneficiari e con estensione degli incentivi al campo delle imprese delle strutture ricettive. L’interrogazione è a firma della consigliera Piccinini.
Prego, consigliera.
PICCININI: Grazie, presidente.
Parliamo di un tema che penso qui noi tutti conosciamo e che è molto dibattuto, soprattutto nelle ultime ore. Voglio partire dalla fine di questo question time, ovvero dalla richiesta che rivolgiamo alla Giunta affinché si prenda una posizione chiara e netta rispetto al ripristino del Superbonus nella sua forma originaria, eliminando quelle storture che sono emerse in sede di presentazione della legge di bilancio statale e che si spera – così, perlomeno, si sta dicendo in queste ore – vengano già stralciate prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del testo.
In ogni caso – lo dico sin d’ora – il Movimento 5 Stelle ha anche già pronti degli emendamenti per correggere, come dicevo, queste storture.
Quella del Superbonus 110% è una misura che è nata e voluta dal Movimento 5 Stelle, da un’intuizione del nostro parlamentare Riccardo Fraccaro, ed è stata introdotta nel Decreto Rilancio a maggio 2020. È una misura che sta portando indubbi benefìci sotto tanti punti di vista, quello ambientale, sismico, energetico, paesaggistico, economico, e questo ce lo dicono i dati, i dati di ENEA, che pubblica con cadenza mensile un report, e questi dati sono relativi all’utilizzo del Superbonus. Gli ultimi sono aggiornati al 31 ottobre di quest’anno, dove viene confermato il valore strategico di questa misura, perché l’investimento complessivo ammonta a quasi 10 miliardi, dei quali 4,8 sono destinati ai condomìni, 3 agli edifici unifamiliari, 1,8 alle unità immobiliari indipendenti. Non si tratta solo di risorse sulla carta, perché ben 6,7 miliardi sono relativi a lavori conclusi e ammessi a detrazione. E questa è una misura che funziona soprattutto in Emilia-Romagna. Sta rispondendo bene in tutto il Paese, ma qui in modo particolare. La nostra regione è quella che sta ottenendo, rispetto alle altre regioni, il miglior tasso di realizzazione complessivo rispetto agli interventi ammessi a detrazioni, pari al 74,37 per cento, corrispondente a quasi 600 milioni di lavori realizzati su quasi 800 milioni di lavori ammessi. Sono numeri oggettivamente incredibili.
Da tempo il Movimento 5 Stelle chiede la proroga di questa misura. La bozza della legge di bilancio 2022-2024 dello Stato ha previsto l’estensione al 2023 solo per i condomìni e gli IACP (le case popolari), con riduzione al 70 per cento nel 2024 e al 65 per cento nel 2025. Invece, per le abitazioni unifamiliari l’incentivo è esteso per il secondo semestre del 2022 solamente per le abitazioni principali di persone fisiche, ma con vincoli del tetto ISEE. Significa quindi escludere da questa opportunità 8 milioni di immobili. Questi sono restrizioni e vincoli che noi riteniamo vadano corretti, riportando, come dicevo, lo strumento alle condizioni originarie, togliendo il tetto ISEE.
Da qui la mia interrogazione, che muove dalla consapevolezza che le caratteristiche del patrimonio edilizio e della struttura urbanistica del nostro territorio possono trarre particolare beneficio dalla proroga anche per le proprietà unifamiliari che oggi sembrano essere state escluse, naturalmente senza introdurre limiti di reddito per l’accesso all’incentivo, con l’auspicio (questo sarebbe voler completare la misura per intero) di estenderla anche alle strutture alberghiere.
Con questa interrogazione chiedo, assessora, se e come voglia dialogare con il Governo e con il Parlamento per arrivare, con l’approvazione della legge di bilancio dello Stato, alla proroga a tutto il 2023 della misura del Superbonus 110, senza riduzioni rispetto all’attuale platea dei beneficiari, anche per quanto riguarda le proprietà monofamiliari, ed estendendo invece gli incentivi al campo delle imprese e delle strutture ricettive. Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Piccinini.
Risponde l’assessore Lori. Prego.
LORI, assessore: Grazie, presidente.
Grazie alla consigliera Piccinini per l’interrogazione, che tratta senz’altro un tema di grande attualità e anche di grandissima rilevanza a livello nazionale ed in particolare, come è stato detto, anche per la nostra Regione.
Come è noto, le disposizioni vigenti sul Superbonus 110 si applicano a condomini, ad abitazioni unifamiliari, a quelle con accesso indipendente e alle case popolari e IACP.
Il testo del Documento programmatico di bilancio, approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri ed inviato alla Commissione europea, prevede, tra l’altro, la proroga del Superbonus 110 al 2023 per gli interventi sui soli condomini, mentre per le singole unità abitative e gli edifici unifamiliari la proroga sarebbe limitata ai soli proprietari di prima casa che abbiano un reddito, ai fini ISEE, inferiore a 25.000 euro.
Per valutare questa proposta normativa, appare utile un rapido sguardo ai dati sul patrimonio immobiliare italiano. Esso consta di 14,5 milioni di edifici, di cui 12,2 milioni residenziali. Si è stimato che il numero di edifici in condominio costituisca circa il 10 per cento degli edifici e che in essi risieda il 45 per cento della popolazione. Il restante 90 per cento degli edifici non è costituito in condominio e in essi risiede circa il 55 per cento della popolazione.
D’altro canto, il patrimonio immobiliare italiano è stato edificato in gran parte (circa il 60 per cento degli edifici) prima del 1972, ossia in epoca antecedente rispetto alla prima legge nazionale sull’efficienza energetica. Il 78 per cento degli edifici è stato, invece, costruito prima della legge n. 10 /91 (Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale di energia, di risparmio energetico e di sviluppo sulle fonti rinnovabili e di energia). Gli edifici costruiti fino al 1991 sono caratterizzati da una prevalenza assoluta di classe energetica con prestazioni inferiori, in particolare le classi F e G, che rappresentano circa il 60 per cento dei casi.
I dati sull’utilizzo dei Superbonus confermano una forte impennata a seguito degli interventi di semplificazione. Questo incremento è stato particolarmente significativo per i condomini che a settembre rappresentavano il 47 per cento degli impegni di spesa e a fine ottobre il 49,2. Pertanto, rispetto alla fase iniziale, nella quale vi era una netta prevalenza degli edifici unifamiliari, la semplificazione ha portato a una distribuzione più equilibrata delle risorse investite tra condomini e edifici unifamiliari.
I dati sulla distribuzione degli impegni di spesa fanno, dunque, confidare sul fatto che il Governo in fase di presentazione e di discussione della legge di bilancio possa superare l’ipotesi fin qui avanzata di escludere o, comunque, fortemente limitare dalla proroga gli edifici non condominiali, tenendo anche conto che, come abbiamo accennato in precedenza, in Italia circa il 90 per cento degli edifici non è costituito in condominio e il 75 per cento è unifamiliare o bifamiliare.
Quanto all’estensione dei Superbonus ad altre tipologie di immobili, in particolare alle strutture turistico-ricettive, ci risulta che il Governo starebbe esaminando l’ipotesi di introdurre nel 2022 un nuovo Superbonus completamente dedicato agli immobili turistici, come alberghi e altre tipologie ricettive, che preveda una detraibilità fino all’80 per cento delle spese sostenute dagli operatori. Un’iniziativa del Governo di questo tenore non potrebbe che essere vista con favore dalla Giunta regionale, convinta che misure per migliorare l’efficientamento energetico e la sicurezza sismica, in particolare, e dirette a incentivare il rifacimento di arredi, impianti tecnologici ed altro, quindi anche oltre, naturalmente, quelli che possiamo considerare ordinari interventi di manutenzione, possano supportare in modo adeguato anche il settore turistico, a maggior ragione in questa fase post pandemica.
La Giunta regionale non può, dunque, che confermare il proprio impegno a intervenire in tutte le sedi istituzionali affinché la proroga del Superbonus 110% a favore di tutte le tipologie di immobili, quindi l’attuale provvedimento così com’è in essere oggi, ma anche la sua estensione al settore turistico-ricettivo per le motivazioni fin qui sintetizzate.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, assessora Lori.
Consigliera Piccinini, prego.
PICCININI: Grazie, assessora.
Bene la risposta che ho ricevuto, che è in linea con gli auspici del Movimento 5 Stelle. C’è anche un ulteriore dato positivo, che è uscito questa mattina, ed è il rapporto Cresme, che ci dice che gli investimenti in edilizia cresceranno del 17,6 per cento nel 2021 in valori costanti e del 6,6 per cento nel 2022, e la spinta principale arriva proprio dal rinnovo del comparto residenziale, derivante appunto dal Superbonus.
Quello che diceva lei, assessora, conferma le nostre perplessità rispetto alle novità che sono state introdotte nella bozza di bilancio. Se è vero che solamente il 10 per cento del nostro patrimonio edilizio sono condomìni, mettere quei vincoli significa penalizzare il restante 90 per cento, penalizzando peraltro soprattutto chi vive nei piccoli borghi, perché stiamo parlando di questo.
Io, invece, credo che oggi serva avere un quadro normativo chiaro e tempi certi sia per le famiglie che per i professionisti e per le imprese, che in queste settimane hanno vissuto e continuano a vivere momenti anche di incertezza, nel momento in cui si è detto che l’incentivo veniva prorogato solo per chi aveva presentato la CILA-Superbonus a settembre. Questa notizia, peraltro, ha scatenato il panico tra le famiglie e tra gli operatori del settore. Quindi, serve un quadro normativo che sia chiaro, che sia ben definito anche nelle tempistiche, con l’obiettivo, come ci siamo detti tante volte, di abbattere i consumi, migliorare la qualità della nostra aria e proseguire anche sul percorso della decarbonizzazione. Al contrario, forse sarebbe bene vigilare sulle materie prime, evitando le speculazioni, che poi vanno a danno di tutta la collettività.
Un’ultima chiosa sul settore turistico. Purtroppo da qui si sentiva poco per via del brusio dell’aula, ma mi pare che anche su questo settore stiano arrivando delle notizie positive rispetto a misure che verranno introdotte, comunque mi leggerò con più calma la risposta scritta. Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
OGGETTO 4195
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la sopraelevazione della discarica “Tre Monti” di Imola. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele
PRESIDENTE (Petitti): Procediamo con l’interrogazione 4195, Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la sopraelevazione della discarica "Tre Monti" di Imola. L’interrogazione è a firma del consigliere Marchetti Daniele.
Prego, consigliere.
MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente.
Parliamo di un tema molto importante non soltanto per Imola, ma più in generale per tutta la Regione Emilia-Romagna, dal momento che la discarica “Tre Monti” di Imola è uno di quegli impianti che sono sempre rientrati tra quelli considerati strategici nei Piani regionali rifiuti.
Oggi, purtroppo, stiamo vivendo un momento di grande incertezza per quanto riguarda il futuro di questa discarica. Infatti stiamo parlando di un impianto attivo da diversi decenni, che è finito più volte al centro del dibattito politico, è stato interessato da un progetto di ampliamento, che prevedeva la realizzazione di un nuovo lotto, progetto di fatto archiviato, ed oggi è rimasta aperta in pratica la partita sulla sopraelevazione, che di fatto garantirebbe una continuità per quanto riguarda il conferimento dei rifiuti all’interno di quel sito.
A gennaio 2020, infatti, si riaprì una Conferenza dei servizi, che aveva proprio come oggetto la sopraelevazione della discarica “Tre Monti” di Imola. In quel periodo, il presidente Bonaccini parlò di una procedura tecnica, che doveva dar corso a diverse sentenze che nel corso degli anni avevano bloccato i conferimenti in quella discarica, evidentemente non era un capitolo così chiuso, come venne definito dallo stesso presidente della nostra Regione, dal momento che la Conferenza dei servizi ha concluso il proprio iter proprio qualche giorno fa e, all’interno di quella sede, l’unico parere negativo è stato quello della Soprintendenza, mentre per quanto riguarda la Regione e il Comune di Imola non sono pervenute osservazioni negative ed elementi ostativi dal punto di vista tecnico.
Cosa è successo a questo punto? Che la partita è stata, di fatto, rimbalzata a livello centrale. La discussione è passata nelle mani della Presidenza del Consiglio dei ministri. Sappiamo benissimo tutti che spesso in politica queste operazioni vengono fatte per non prendere decisioni a livello locale.
Oggi, con due domande estremamente chiare, semplici, per evitare i soliti giri di parole, vogliamo sapere dalla Regione Emilia-Romagna, che parlò di “capitolo chiuso” per quanto riguarda quella discarica, cosa intenda fare su questo procedimento, se intende esprimere un indirizzo di tipo politico. Non esistono soltanto i pareri tecnici, come spesso viene detto. Vogliamo capire il parere, la posizione della Regione sulla sopraelevazione della discarica di Imola, se è opportuno proseguire l’attività di quell’impianto, che ‒ ripeto ‒ già da diversi decenni è in attività, visto che, per quanto ci riguarda, il nostro territorio, il territorio imolese, il territorio da cui provengo, ha già dato in termini ambientali.
Vogliamo sapere quale sia il parere politico ‒ ripeto, non tecnico; ci ho tenuto a precisarlo nella domanda per evitare i soliti giochini di parole ‒ sulla sopraelevazione della discarica di Imola.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Marchetti.
Assessora Priolo, prego.
PRIOLO, assessore: Intanto, consigliere, la ringrazio per questa interrogazione, perché in realtà ripropone la richiesta che la politica si esprima in termini politici su atti tecnici, come quello della Conferenza dei servizi. Da questo punto di vista, c’è un aspetto politico. L’indirizzo politico qual è stato? Lo ha sottolineato lei. Lo ha sottolineato bene. I territori, ma anche la Regione, sono stati d’accordo in maniera unanime nello stralciare il quarto lotto della discarica di Imola, che ‒ come lei ben sa ‒ era il lotto nettamente più importante dal punto di vista dell’espansione, perché parliamo di 1,5 milioni di metri cubi, quindi 1,5 milioni di tonnellate che sarebbero dovute entrare nella discarica di Tre Monti.
La politica ha fatto una scelta strategica, quindi, perché si parla di un impianto che avrebbe interessato sia urbani che speciali e che, quindi, rientrava nella pianificazione. Quindi, la scelta politica principale è stata questa.
L’altra scelta è come completare (l’ha sottolineato anche lei, ma l’ha detto anche il presidente): a fronte di una Conferenza dei servizi che si era espressa superando un parere della Soprintendenza e rispetto alla quale c’è stata una sentenza del Consiglio di Stato che ha detto che era non necessariamente motivato il parere con il quale è stato superato quello della Soprintendenza, è stato necessario riaprire la Conferenza dei servizi per completare comunque un iter tecnico che ha bloccato un conferimento. La prima sopraelevazione prevedeva il conferimento di 375.000 tonnellate; quando è sopraggiunta la sentenza del Consiglio di Stato erano già state ingressate 178.000 tonnellate. Quindi, come ha detto lei, consigliere, in questo momento la discarica è ancora “attiva”, ma noi non facciamo altro che gestirla in via tecnica per quanto riguarda la gestione dei percolati.
Ora, da questo punto di vista, siccome è stato necessario riattivare la Conferenza dei servizi (l’ha detto lei, è ripartita nel 2020 e si è conclusa ad ottobre del 2021), la Conferenza del 21 ottobre 2021 era una Conferenza conclusiva e decisiva, all’interno della quale, però, la Soprintendenza ha ribadito la contrarietà del suo parere. Ora, non è un vezzo o un tentativo di scaricare una responsabilità in un’altra sede, ma la normativa vigente – e qua richiamo esplicitamente l’articolo 14-quater della legge 241 – quando c’è un dissenso motivato con un interesse come quello della Soprintendenza richiede esplicitamente che venga rinviata la ricomposizione del conflitto alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Quindi, qua non ci siamo arrampicati sulle norme, ma sono le norme che, nella fattispecie in carico, ci invitano ad andare a dirimere il conflitto in sede di Presidenza del Consiglio.
Non abbiamo voluto gettare la palla in nessuna tribuna. Abbiamo seguito l’iter tecnico e da questo punto di vista ci atterremo a quelle che sono le risultanze della Presidenza del Consiglio dei ministri. L’unica nostra preoccupazione, in questo caso, è la gestione del post mortem della discarica e, quindi, la conclusione di questo impianto. Voglio ricordare che stiamo parlando attualmente di un impianto che, in caso positivo, dovrebbe ingressare 197.000 tonnellate, di cui probabilmente 75.000 di urbano e che, da questo punto di vista, nell’arco di un anno e mezzo completerebbe il suo ciclo di vita.
Il Comune di Imola, che ha confermato il parere positivo insieme agli altri enti, ci ha fatto una richiesta specifica, che è quella di prendere in considerazione anche la linea di indirizzo che è emersa da questa Assemblea, ovvero in fase di post mortem di considerare la possibilità di realizzare un impianto fotovoltaico a chiusura definitiva della discarica. Quindi, una volta comprese le risultanze che ci arriveranno opportunamente e giustamente, come è previsto, dalla Presidenza del Consiglio, agiremo in un senso o nell’altro nella tutela della comunità e nella chiusura di questo impianto, perché oramai stiamo parlando di chiusura e di dismissione, non stiamo parlando di un ampliamento o di un impianto che, dal punto di vista della pianificazione strategica dei rifiuti, possa avere una particolare risoluzione nella futura pianificazione regionale. Quindi, noi abbiamo il dovere di chiudere questo impianto. Se lo facciamo con la possibilità di ingressare i rifiuti, è già previsto nel progetto. Quindi, nella valutazione di impatto ambientale è già prevista la modalità di chiusura. Viceversa, se così non dovesse essere, dovremmo affrontare con prescrizioni le modalità di chiusura dell’impianto stesso.
Questo è lo stato dell’arte e nessuno ha voluto spostare la palla da un’altra parte, ma la normativa è molto chiara, noi ci dobbiamo attenere a questa e noi, in base alle risultanze, ci comporteremo di conseguenza. Ma la scelta politica il territorio l’ha espressa, consigliere, e lei l’ha detto anche molto bene.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
Consigliere Marchetti, prego.
MARCHETTI Daniele: Ormai siamo abituati, è lo stesso copione che va in scena un po’ in tutte le sedi istituzionali. Si continua a girare attorno al problema, di fatto. Capisco che le normative siano chiare in tal senso, le conosciamo, e ci mancherebbe altro, non stiamo mettendo in discussione l’iter che è stato seguito. Il problema, però, adesso è un altro: voi continuate a parlare di nessun elemento ostativo dal punto di vista tecnico e, quindi, non potevate avanzare alcuna osservazione negativa in quella sede. Però, se è vero che adesso la palla – passatemi il termine – passa nelle mani della Presidenza del Consiglio dei ministri, è altrettanto vero che un dialogo a livello istituzionale sarebbe cosa buona e giusta, dal momento che credo che la Regione Emilia-Romagna debba, per forza di cose, avanzare delle proprie osservazioni. Anche perché per quanto riguarda il punto di vista ambientale, ripeto, il territorio imolese ha già dato. È un impianto che è attivo da trenta, quasi quarant’anni, quindi stiamo parlando di un impianto che ha già accumulato migliaia e migliaia di tonnellate di rifiuti, provenienti da tutto il Paese. Ricordiamo il contributo che ha dato la discarica “Tre Monti” di Imola per tutta la regione, ma anche per tutto il Paese.
È singolare, quindi, il fatto che voi continuiate a dire “dal punto di vista tecnico non potevamo avanzare alcuna osservazione negativa, adesso attenderemo la risposta della Presidenza del Consiglio dei ministri”, ma la Presidenza del Consiglio dei ministri non è un organo così lontano, un dialogo tra istituzioni ci deve essere per forza di cose, a mio avviso.
Voi continuate a non rispondere alle domande che noi vi poniamo, perché un conto è il punto di vista tecnico, altro conto è il punto di vista politico e l’indirizzo che voi potete dare come Regione Emilia-Romagna, però da queste non risposte emergono comunque le vostre volontà, cioè che per voi la sopraelevazione può andare avanti tranquillamente fino a conclusione del proprio ciclo. Ma ditelo chiaramente, motivate questa scelta, non continuate a portare avanti la questione del quarto lotto che è stato bloccato, lo sappiamo benissimo tutti che è stato bloccato il quarto lotto, ma con la sopraelevazione i conferimenti in quella discarica continueranno, perché non si fa altro che continuare a conferire rifiuti sull’esistente, quindi non capisco il vostro punto di vista e questo tentativo di negare l’evidenza.
È questo che noi continuiamo a chiedere in maniera estremamente chiara, anche oggi abbiamo chiesto il parere politico, cosa che voi non ci avete dato, però ribadisco che ormai la vostra posizione è chiara. Prendiamo atto che siete favorevoli alla sopraelevazione della discarica di Imola e che evidentemente quel capitolo non era così chiuso. Diciamo che il presidente Bonaccini evidentemente in quella fase si fece un po’ prendere dalla campagna elettorale, ma ditelo una volta per tutte e finiamola con questa recita.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
OGGETTO 4196
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i disservizi causati ai cittadini di Gaggio Montano (BO) dalla scarsità di Medici di Medicina Generale sul territorio. A firma del Consigliere: Lisei
PRESIDENTE (Petitti): Procediamo con l’interrogazione 4196: Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i disservizi causati ai cittadini di Gaggio Montano (BO) dalla scarsità di Medici di Medicina Generale sul territorio.
L’interrogazione è a firma del consigliere Lisei. Prego.
LISEI: Assessore, lei ha 85 anni, anzi gliene do 80, così gliene regalo 5 perché sono generoso, lei ha 80 anni e abita in un Comune della montagna, non prendiamo Gaggio Montano, prendiamone uno qualsiasi. Telefona al suo medico di base perché ha la sciatica e il suo medico di base le dice: "guardi, mi dispiace, lei non è più un mio paziente". "E chi è il mio medico di base?", "Non lo so, chieda alla ASL".
Poi lei va alla ASL e chiede: "Chi è il mio medico di base?" e le dicono: "Guardi, purtroppo non è più quello che ha sempre avuto in questi anni", che è già un miracolo averlo per più di qualche anno, perché in molti casi in questi Comuni ruotano e girano spesso, e le dicono; "guardi, deve andare a 18 chilometri da qui, perché per il suo nuovo medico di base, siccome non c’è nel suo Comune, deve andare a 18 chilometri". “Prenderò l’autobus”. “Mi dispiace, non c’è neanche l’autobus. Se ci vuole andare, o lo accompagna qualcuno o ci va a piedi”.
Questa è la situazione in cui si trova il Comune di Gaggio Montano e chi abita a Gaggio Montano. Questa è la situazione in cui si trovano tanti altri cittadini. Questo non è un problema che riguarda solo Gaggio Montano. Questo è un problema che riguarda molti Comuni montani. E non soltanto i Comuni montani, ma molti Comuni delle aree disagiate. Quello dei medici di base sta diventando un problema enorme. Lei ne è consapevole e ne è consapevole la Giunta perché siete voi che ci dite che bisogna rafforzare la struttura sanitaria territoriale, bisogna rafforzare la sanità di prossimità. Però sta accadendo l’esatto contrario. Sta accadendo che i medici di base vanno in pensione, sta accadendo che non si riesce a trovare un sostituto. E sta accadendo anche per responsabilità della Regione.
Il corso di formazione dei medici di base, che dura quattro anni, a tempo pieno, costringe chi fa il corso a non avere un numero di pazienti sufficiente. Quindi, anche l’organizzazione della corsistica incide, purtroppo, in questo problema. Non si può pensare che si risolva soltanto con medici provvisori per un anno, che poi devono essere, magari, prorogati. Bisogna mettere mano complessivamente alle linee guida di formazione per i corsi di medici di base. Per carità, la formazione è indispensabile. Bisogna continuare a garantire la formazione dei medici di base, ma dobbiamo anche, compatibilmente, garantire servizi ai cittadini. I cittadini di Gaggio Montano, oggi, di quei 1.500... Perché lì c’era un medico di base nominato in via straordinaria, che ha deciso di iscriversi al corso. Quindi, durante il corso, che è a tempo pieno, non può seguire 1.500 pazienti, perché la normativa impone di seguirne soltanto 500. Quindi, i pazienti devono prendere e andare da un’altra parte, perché non si trova un altro medico di base. Chi va a fare il medico di base a Gaggio Montano per un periodo non si sa neanche di quanto? Quindi, quei 1.000 pazienti vanno altrove.
Bisogna riorganizzare le linee guida in qualche maniera, pensando alla possibilità che, mentre uno fa il corso di formazione, possa continuare a seguire i suoi pazienti. Vogliamo allungare il corso di formazione, farlo part time invece che full time? Vogliamo riconoscere a dei medici... Perché, poi, ci sono molti medici di base che non sono dei novellini o dei pivelli appena laureati. Ci sono medici di base che per 40-50-60 anni nel corso della loro vita hanno svolto tante professionalità mediche, che non vengono loro riconosciute nel corso. Quando prendo la seconda laurea di solito mi abbonano degli esami. Nei corsi per i medici di medicina generale no, parti daccapo nonostante abbia avuto una grande esperienza.
Bisogna quindi rivedere complessivamente, perché se no continueremo ad avere questo tipo di problemi che, ripeto, non ha solo il Comune di Gaggio Montano, me lo hanno tanti altri Comuni montani nelle aree disagiate, e iniziano ad esserci anche in città.
Quella dei medici di base è una professionalità sempre meno appetibile, quindi bisogna intervenire sul problema. Vi chiedo di intervenire su Gaggio Montano, oggi, ma è il pretesto Gaggio Montano per evidenziare e per mettere alla luce una problematica che è esistente.
Ora, bene che vi occupiate del direttore assistenziale, benissimo; ma una volta che avete creato quelle poltrone, per cortesia, mettiamo le mani ai medici di base, che sono quelli che garantiscono la sanità territoriale.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
Assessore Donini, prego.
DONINI, assessore: Grazie, presidente, grazie, consigliere Lisei. Non ho ottant’anni, ma le assicuro che quando li compirò sarà il primo ad essere invitato.
Bisogna che mi ascolti un secondo, così può ritarare la sua giusta preoccupazione su elementi più certi dal punto di vista giuridico. Le linee guida per l’assegnazione di incarichi di medicina generale, in quanto facente parte di un decreto-legge, che prevedeva disposizioni urgenti, sono già state recepite in un accordo collettivo nazionale ratificato il 18 giugno 2020.
Rispetto a quanto riportato dall’interrogante, l’incarico temporaneo conferito ai medici corsisti non ha durata di un anno, bensì dell’intero corso ancora da effettuare da parte del medico, sino al conseguimento del diploma di formazione specifica in medicina generale, data dalla quale l’incarico viene automaticamente trasformato in incarico a tempo indeterminato, con passaggio del massimale individuale da 500 a 1.500 pazienti.
La revisione di queste linee guida non è di pertinenza delle Regioni, non è competenza delle Regioni, ma dello Stato. Le Regioni devono necessariamente rispettare i contenuti degli accordi collettivi nazionali, che restano lo strumento attraverso cui, anche nel prossimo futuro, le Regioni chiederanno modifiche e aggiornamenti legati alle esigenze legate alla carenza di medici di medicina generale, in linea con quanto lei stava proponendo. Tale problematica è ormai presente su tutto il territorio nazionale, non solo a Gaggio Montano, non solo in Emilia-Romagna, ma dappertutto in Italia.
Per quello che riguarda la situazione di Gaggio Montano, sa meglio di me che un secondo medico presente sul territorio, a Gaggio Montano, che segue già 1.700 assistiti, è comunque disposto a coprire attività urgenti di vaccinazione antinfluenzale nell’ambulatorio di Gaggio Montano durante il mese di novembre. Riguardo invece la possibilità che i pazienti attualmente senza medico di assistenza primaria all’interno di tale ambito possano scegliere uno dei medici del Nucleo di cure primarie Alto Reno è stata registrata la disponibilità degli stessi ad acquisire tali scelte, tra cui un professionista in studio a Castel di Casio, ma è una frazione molto vicina a Gaggio Montano. Ovviamente, stiamo ancora lavorando per garantire a quella comunità la piena soddisfazione delle necessità che lei riportava.
Voglio soltanto sottolineare il fatto che la situazione, ripeto, che non è di competenza delle Regioni, le Regioni l’hanno assunta in una proposta unanime di tutta la Commissione salute di riorganizzazione della medicina territoriale e della medicina di base, cioè dei medici di medicina generale. Tale organizzazione è all’attenzione del Governo, e speriamo che in una di queste proposte che noi facciamo, c’è anche la modalità di come superare la situazione delle zone carenti, riorganizzando l’attività dei medici di medicina generale.
Volevo solo specificare questo, perché il problema esiste, è un problema, ripeto, nazionale. Le Regioni nel loro complesso hanno dato delle indicazioni molto vicine alle preoccupazioni che lei esprimeva in questa interrogazione.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
Consigliere Lisei, prego.
LISEI: A me sorprende sempre questa solerzia delle burocrazie nello scaricare le responsabilità altrove, perché le burocrazie sono campioni in questo.
Noi per creare il direttore assistenziale facciamo pareri giuridici, scriviamo fiumi di inchiostro e chiediamo a fior di giuristi la possibilità di disciplinare noi qualche cosa che non ci è concessa a livello nazionale (perché questo è quello che è accaduto col direttore assistenziale). Per quanto riguarda invece cose banali ma importantissime, come è la predisposizione di linee guida e come strutturare dei corsi di formazione, perché di questo si tratta, come strutturiamo dei corsi di formazione? Li vogliamo fare full time, part time, consentendo ai pazienti di continuare ad andare da quel medico? Perché è questo il tema. Il tema è quello dei 500 pazienti, che scarica 1.000 pazienti, immediatamente, a quello che fa quel corso, pazienti che vengono scaricati in giro per il territorio.
Allora siamo campioni, quando ci fa comodo, a scaricare sullo Stato le responsabilità, così come invece siamo bravissimi, quando ci interessa, nel cercare pareri giuridici che ci dicono invece che è competenza nostra.
Mi piacerebbe che le burocrazie si rimboccassero le maniche, su questo tema, perché è un tema grave, assolutamente grave. Spero che ai cittadini di Gaggio Montano sia data una risposta, come a tanti altri cittadini in giro per il territorio – ripeto – perché non è un problema solo di Gaggio Montano. Però non è possibile che tutte le volte "non è colpa nostra" e la responsabilità passa altrove, "non è incarico nostro", perché stiamo parlando di linee guida, non stiamo parlando di un decreto o di chissà quale strumento legislativo.
(interruzione)
LISEI: Sì, è un decreto recepito dalla Conferenza Stato-Regioni e le linee guida le avete recepite voi, non è che le ho recepite io, perché la Conferenza Stato-Regioni ha recepito il documento delle linee guida, quindi le ha recepite, poteva dire "a noi non vanno bene", poteva dire "sono sbagliate, non le recepiamo". Evidentemente c'è una serie di correttivi da attuare e mi piacerebbe che, con la stessa arguzia con la quale si cerca di rispondere a un consigliere, si cercassero anche delle soluzioni. Non dico a lei, per carità, perché capisco che i documenti vengono predisposti dagli uffici, ma sarebbe utile.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
OGGETTO 4197
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sul possibile ritiro della delibera di Giunta regionale 1562/2021, recante “Modalità attuative di intervento per il rilevamento precoce e l’eradicazione rapida dello Scoiattolo Grigio (Sciurus carolinensis) in Emilia-Romagna”. A firma della Consigliera: Gibertoni
PRESIDENTE (Petitti): Procediamo con l’interrogazione 4197: Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sul possibile ritiro della delibera di Giunta regionale 1562/2021, recante “Modalità attuative di intervento per il rilevamento precoce e l’eradicazione rapida dello Scoiattolo Grigio (Sciurus carolinensis) in Emilia-Romagna”, a firma della consigliera Gibertoni.
Prego, consigliera.
GIBERTONI: Grazie, presidente, buongiorno, assessore. L’occasione è necessaria, perché è necessario, dopo una serie di comunicazioni contraddittorie, fare il punto sul destino che la Giunta ha riservato allo scoiattolo grigio in Emilia-Romagna, ma soprattutto da dove siamo partiti e qual è il nostro obiettivo oggi.
Siamo partiti da una delibera, che è quella che io cito nel question time, la n. 1562, che fino a ieri mattina era ancora la delibera che indicava quale doveva essere il destino dello scoiattolo grigio in Emilia-Romagna. Lo esemplifico per chi non avesse seguito la questione: ogni scoiattolo grigio che osa varcare il confine dell’Emilia o della Romagna verrà prontamente inscatolato in una scatola da 10 litri, gassificato con anidride carbonica e poi sepolto a tre metri di profondità.
Questa è la delibera ancora valida, che dà l’indicazione dell’assessorato rispetto a come bisogna trattare lo scoiattolo grigio. A fronte del fatto, però, che gli scoiattoli grigi in Emilia-Romagna non sappiamo neppure quanti ce ne sono e molto probabilmente sono un numero esiguo, non si giustifica in nessun modo e non si giustificherebbe comunque uno sfoderare così feroce di una linea guida di un comportamento. Infatti, fortunatamente il dissenso si è fatto sentire, si è diffuso, ha raggiunto anche il livello nazionale e la Giunta ha fatto una repentina, quanto parziale, marcia indietro con un comunicato uscito intorno al 16 ottobre, un sabato, in cui faceva riferimento a una non meglio specificata collaborazione con un’associazione e con un CRAS dicendo che, forse, gli scoiattoli catturati sarebbero stati ospitati dall’associazione ‒ non è chiarissimo dove, ma lo vediamo; ho chiesto anche le domande che sono state fatte e le risposte ‒ e in altri spazi messi a disposizione dal CRAS.
In ogni caso, a prescindere dalla bontà dei proponenti, una soluzione cerotto, una soluzione di emergenza, un cercare di rimediare a quella che, secondo me, è stata una colossale indicazione di inutile ferocia che ha sorpreso gran parte del pubblico, anche non quello strettamente animalista. Lo scoiattolo grigio non è immediatamente percepibile come uno scoiattolo mannaro, invasore, un virus, qualcosa che possa distruggere il territorio dell’Emilia-Romagna, soprattutto quando non c’è nessuna emergenza. Nel momento in cui non c’è nessuna emergenza, già sfoderare le bombe atomiche ha dato l’idea di un ragionamento mancato, al di là delle opinioni personali.
Chiedo all’assessore, innanzitutto, se quella delibera sia stata ritirata, perché se si vuole procedere ad altro obiettivo quella delibera deve cadere. Non deve essere più il documento a cui tuttora, in realtà, si fa riferimento. Oggi lo scoiattolo grigio è ancora destinato alla gassificazione non appena varca il confine emiliano-romagnolo. Ufficialmente non ci sono altre destinazioni.
Metodi ecologici ce ne sono. Vengono applicati altrove, vengono applicati in altri Paesi. Mi verrebbe da dire che altri Paesi che sono messi peggio di noi li applicano. Noi, che non so se ne abbiamo uno o due, comunque abbiamo un numero basso, non lo facciamo. Invece qui l’Emilia-Romagna avrebbe potuto compiere azioni politiche un po’ più alte.
Vorrei anche specificare una cosa. Siamo nel 2021. Bisogna cambiare un po’ l’approccio. Ce lo dicono gli esperti di cambiamenti climatici. Ce lo dovrebbero dire anche gli esperti di etologia e di zoologia. Quando si parla di specie alloctone, assessore, bisognerebbe a un certo punto chiedersi quand’è che è una specie smette di essere alloctona, quand’è che una specie viene naturalizzata, quand’è che guadagna il diritto di cittadinanza. Se continuiamo a ragionare sull’alloctono, il forestiero, il foresto, il cittadino… Allora anche il pomodoro non è una verdura... Viene dal Perù, viene dal Sud America. Si potrebbe dire che è alloctona.
C’è un momento in cui forse bisogna ragionare secondo parametri nuovi. Una Regione – lo dico a lei, ma per farlo intendere anche al suo servizio tecnico – che ha tutte le competenze e le possibilità di ragionare altrimenti e non lo fa e applica metodi preistorici non ha più giustificazioni.
Chiedo quindi all’assessore un aggiornamento che poi valuterò.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
Assessore Mammi, prego.
MAMMI, assessore: Grazie, presidente.
La deliberazione in oggetto è stata predisposta in attuazione di quanto previsto dalle norme comunitarie europee, con particolare riferimento al Regolamento 1143 del 2014, ma anche rispetto alle norme nazionali in materia di prevenzione e gestione dell’introduzione e diffusione delle specie esotiche invasive, secondo le indicazioni predisposte da ISPRA e dal Ministero competente, e con parere favorevole di ISPRA.
Noi come Regioni, come tutte le Regioni italiane, non abbiamo la discrezionalità di decidere cosa fare nel momento in cui queste specie esotiche invasive vengono riscontrate sul territorio; noi dobbiamo naturalmente rispettare le leggi europee e le leggi dello Stato e, naturalmente, applicarle, dalla prima all’ultima riga. Queste norme nazionali sono cogenti e chiedono alle Regioni di intervenire in maniera efficace, in maniera rapida.
Questo tengo a sottolinearlo per far comprendere alla consigliera anche qual è l’assetto normativo del nostro Paese. A seguito, poi, di due proposte emerse successivamente alla pubblicazione della nostra delibera di Giunta regionale, la 1562, gli uffici hanno prontamente inviato richiesta di parere al ministero competente e a ISPRA, per valutare l’opzione della collocazione nelle strutture proposte. Io sono convinto che il ministero darà l’okay, che darà parere favorevole a questa proposta, quindi noi potremo far ospitare, nei centri che sono stati indicati dalle associazioni, gli scoiattoli.
Per quanto riguarda le motivazioni che hanno portato a questa scelta, cioè alla scelta di raccogliere la disponibilità di queste associazioni, quindi di utilizzare le strutture che hanno messo a disposizione, soprattutto rispetto alle motivazioni che ci hanno portato ad accettare questa proposta solo successivamente, si precisa che nel 2019 l’Assessorato competente in materia di specie aliene invasive di rilevanza unionale, che è l’Assessorato alla montagna, aree interne, programmazione territoriale e pari opportunità, ha pubblicato una manifestazione di interesse per individuare delle strutture finalizzate a ospitare le specie in oggetto, e che in quell’occasione non furono presentate proposte da parte di enti e di associazioni.
Nel momento in cui questa disponibilità è arrivata, noi l’abbiamo immediatamente colta. Naturalmente però abbiamo bisogno che il ministero approvi questo percorso e appena il ministero lo approverà ci attiveremo per tutte le procedure amministrative che sono necessarie. Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
Consigliera Gibertoni.
GIBERTONI: Assessore, lei non ha risposto né alla prima domanda sul ritiro della delibera, né alla seconda. Quello che contesto è proprio la soluzione di ripiego. È semplicemente un contentino che voi credete di dare agli animalisti, ma in realtà avete dovuto sterzare bruscamente perché avete visto che quella è stata veramente una colossale figura di gratuita ferocia.
Per farvi comprendere l’assetto normativo, io le ricordo che quando ISPRA presenta un parere, veda moriglione e pavoncella, e dice che non dovrebbero essere massacrati, in Emilia-Romagna si massacrano comunque. Per farle capire l’assetto normativo, quando si parla di liste di specie invasive, ma nel 2021 da chi son compilate queste liste? Sono compilate da chi fa parte di quelle specie invasive. Non parlo degli assessori del PD, parlo dell’essere umano di per sé, che compila la lista delle specie invasive senza contare che ormai o pensiamo a un ecosistema in cui tutto si tiene, oppure… Lo so, è un passaggio complesso da fare, però bisogna che a un certo punto, oltre ai cambiamenti climatici, noi cerchiamo di capire che gli ecosistemi sono qualcosa che si deve tenere. Quello che vi contesto è che voi, per farle capire l’assetto normativo, avete bypassato completamente i metodi ecologici, quelli che ISPRA chiede. Dove sono i metodi ecologici applicati? Non erano quelli di far vivere i poveri scoiattoli in cattività, erano quelli magari di sterilizzarli – visto che non c’è un’emergenza, appena ne compare uno ce lo dica, perché non se ne vedono di scoiattoli grigi – e poi di rimetterli in cattività.
C’è uno studio che ho citato, dell’Università di Perugia mi pare, che dice che lo scoiattolo grigio sa quanto si sposta, assessore, tanto per dire la sua ferocia mannara? Fa 200 metri l’anno. In un anno lo scoiattolo grigio ha un areale di 200 metri: ma che danni mai potrà fare? Ecco perché io ritengo che dietro ci siano piuttosto questioni economiche, coltivazioni di nocciole, che evidentemente han paura non so di che cosa e della biodiversità non gliene può importare nulla.
D’altra parte, però, anche voi affrontate la cosa in una maniera appunto preistorica e semplicistica. Altrove pensano a foreste di conifere, che sono quelle che favoriscono, ad esempio, gli scoiattoli rossi, invece di piante caducifoglie o decidue, che sono quelle che invece favoriscono gli scoiattoli grigi. C’è il ritorno della martora, e dove torna fuori la martora lo scoiattolo grigio a un certo punto scompare. Si sta pian piano esaurendo anche la possibilità di contagiarsi di malattie tra gli scoiattoli grigio e rosso, perché si stanno sviluppando forme di resistenza, e lo scoiattolo rosso si ammala sempre meno rispetto a eventuali vettori virali che possono provenire dallo scoiattolo grigio. Quindi, continuiamo a ragionare, continuiamo a ragionare in un modo vecchio…
PRESIDENTE (Petitti): Consigliera Gibertoni, le chiedo di concludere, è passato più di un minuto.
GIBERTONI: Concludo, presidente, dicendo che do una notizia all'assessore, la do anche al suo servizio tecnico: noi non dobbiamo necessariamente uccidere per conservare. Per favore, se lo scriva e poi porti il foglietto anche ai suoi direttori e ai suoi responsabili. Non dobbiamo uccidere per conservare.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
OGGETTO 4198
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le ripercussioni dello sciopero indetto dalla Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali (FISI) sul settore educativo. A firma della Consigliera: Castaldini
PRESIDENTE (Petitti): Procediamo con l’ultima interrogazione, la 4198: Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le ripercussioni dello sciopero indetto dalla Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali (FISI) sul settore educativo, a firma della consigliera Castaldini.
Prego, consigliera.
CASTALDINI: Grazie. Passiamo ad un tema diverso, ai bambini.
C’è una parola che caratterizza questa storia, assessore. La parola che caratterizza questa storia è silenzio, il silenzio delle Istituzioni e il silenzio rispettoso dei genitori, che frequentano questo nido.
Racconterò la storia, però è giusto ricordare in questa Assemblea che in queste campagne elettorali (io ho vissuto chiaramente quella di Bologna, ma anche quella che mi ha visto protagonista per l'elezione qui, in Assemblea legislativa) c’era uno slogan che io ho sentito tantissime volte, quello dei nidi gratis, sia il presidente Bonaccini l’ha ripetuto tante volte che il sindaco attuale della città di Bologna.
Assessore, oltre al silenzio, questa è la storia per raccontare che in tempo brevissimo, quasi un soffio, da nidi gratis i nidi sono chiusi. Il 15 ottobre una sigla sindacale, quella che è denominata FISI ha indetto diversi scioperi generali dal 15 ottobre, cioè da quando il Green pass è diventato obbligatorio, e addirittura ancora oggi, in teoria, queste persone dovrebbero fare sciopero il 15 novembre, quindi un mese di sciopero all’interno di un asilo nido. Tutti noi sappiamo (non devo spiegarlo io) cosa accade quando una famiglia va davanti al cancello e sostanzialmente tutte le mattine alle 8.00 questi genitori con i bambini in braccio si presentavano e dalle maestre (non erano loro a fare sciopero, ma semplicemente chi in questo caso nell'Anna Frank somministrava il cibo) a un certo punto veniva detto "oggi tuo figlio potrà stare fino alle 11.30, forse avrà il posto, forse potrà fare il pisolino".
Nell’organizzazione familiare di una famiglia che lavora, questo implica in certi casi quasi la disperazione, uno perché si paga una retta, due perché poi c’è bisogno della babysitter a casa, se non si ha una rete di relazioni tale da poter tenere i propri figli a casa. Tutto questo non per un capriccio, ma perché i genitori evidentemente hanno la necessità di lavorare.
Che cosa è accaduto? Finalmente scopro questa vicenda. I genitori erano evidentemente impegnati non in battaglie fatte di slogan, ma a cercare una soluzione al loro problema. Scopro questa storia e faccio presente al Comune di Bologna quello che è accaduto. Il punto che mi lascia molto perplessa è una parte sicuramente di rispettoso silenzio e, forse, anche la fiducia delle Istituzioni, ma, dall’altro, che, come lei ben sa, in tutti i nidi della regione Emilia-Romagna esistono coordinatori pedagogici, che dovrebbero parlare con i Comuni di riferimento. O almeno, che è la cosa che ho fatto io, come opposizione, scrivere al prefetto, poiché questo sciopero era stato definito “illegittimo” dal Garante degli scioperi. Scrivere al prefetto, cioè far funzionare la politica.
Assessore, mi permetto di porre questa questione, che sicuramente è dentro un alveo bolognese. La pongo a lei perché questo sindacato è in tutta la Regione, perché può accadere ancora una volta che qualcuno abbia l’idea di scioperare in maniera illegittima semplicemente per l’introduzione del green pass. Evidentemente se un Garante dice che è illegittimo può sospendersi un servizio che io ritengo essenziale, perché non è un capriccio, ma è il diritto di lavorare da parte dei genitori.
Credo sia utile raccontare questa storia attraverso una circolare di indicazioni nel caso in cui ci fossero cose simili o casi simili a questo in tutta la regione Emilia-Romagna. Mi piacerebbe capire se è intenzione sicuramente dei Comuni, ma anche con una sollecitazione da parte della Regione, rimborsare le famiglie che non hanno avuto un servizio come questo. Anche perché noi di contributi dallo Stato ne abbiamo avuti molti, soprattutto per servizi essenziali come questi. E poi spero che non ci sia più bisogno dell’opposizione per far funzionare la politica e per far parlare i coordinatori pedagogici con le varie Amministrazioni e che non ci sia bisogno di arrivare all’ultimo passo, quello sicuramente non particolarmente gradevole, almeno per il mio modo di fare politica, che è quello di scrivere al prefetto.
Grazie.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie.
Risponde la vicepresidente Schlein. Prego.
SCHLEIN, vicepresidente della Giunta: Grazie, presidente. Grazie, consigliera.
Naturalmente abbiamo da rilevare, in merito alla sua interrogazione... Anzitutto in merito alla prima domanda della sua interrogazione, che giustamente si pone il tema se ci sono state, quante e dove altre situazioni. Dalle interlocuzioni che abbiamo avuto con ANCI e con gli Enti locali, a seguito di una rapida ricognizione, fortunatamente non risultano altre problematiche che abbiano arrecato disagi nei servizi educativi 0-6 a causa dello sciopero citato nella sua interrogazione.
La Regione Emilia-Romagna mantiene naturalmente uno stretto rapporto con gli enti locali e anche con le associazioni di rappresentanza dei gestori privati dei servizi educativi e anche con i sindacati maggiormente rappresentativi, proprio al fine di garantire, anche durante questa crisi pandemica, la prosecuzione di questi che sono i servizi essenziali, naturalmente, e monitora settimanalmente l’andamento dei casi di Covid-19, grazie al lavoro che facciamo, insieme alla sanità, nel settore educativo e anche in quello scolastico.
Quelli che ho citato, sia i gestori (Comuni e privati), sia i sindacati, partecipano al tavolo di monitoraggio 0-6, il cui prossimo incontro sarà occasione anche per capire capillarmente se ci siano delle criticità e quali, come abbiamo sempre fatto, in quel tavolo che si è rivelato molto utile per affrontare insieme, gomito a gomito, la pandemia da Covid-19.
Aggiungiamo che, in merito al caso da lei citato, è chiaro che una delle regole a tutela del diritto allo sciopero, che è un diritto previsto naturalmente dalla Costituzione ed è applicabile anche ai servizi educativi e alla scuola in generale, è che è ammessa la comunicazione anticipata da parte del personale che intende aderire, tuttavia tale comunicazione è volontaria. Quindi, se gli operatori decidono di non fare una comunicazione preventiva, il datore di lavoro apprende la notizia la mattina stessa, quando il personale non si presenta al lavoro. È solo in quel momento che con le difficoltà che possiamo immaginare occorre organizzare il servizio, ovviamente senza poter ricorrere a sostituzioni e cambi di turno che, in alcune circostanze, potrebbero comportare addirittura una denuncia per condotta antisindacale.
L’Amministrazione è comunque tenuta ad informare gli utenti, e nel caso specifico i genitori, dello sciopero, al fine di consentire alle famiglie di potersi organizzare. Dall’interlocuzione che abbiamo tempestivamente avviato con il Comune di Bologna emerge che l’Amministrazione abbia fatto tutto il possibile per limitare l’impatto, con una pedagogista che si è occupata in prima persona dell’organizzazione dei pochi nidi coinvolti. Infatti, solo in due casi, nei primi giorni in cui questo sciopero è stato proclamato, si è registrata la chiusura (due nidi interessati). Successivamente, l’Amministrazione è riuscita a non chiudere i servizi, limitando il disagio, che pure rimane tale, naturalmente, attraverso la parziale riduzione dell’orario di apertura.
I nidi complessivamente coinvolti sono stati otto, ma in quasi tutti l’adesione e dunque la riduzione del servizio è avvenuta in una sola giornata di adesione. La deliberazione della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, peraltro ampiamente citata dall’interrogante, dopo avere stabilito che si tratta di astensione non riconducibile alla nozione di sciopero quale incorporata nell’articolo 40 della Costituzione, afferma chiaramente che l’assenza dei lavoratori e delle lavoratrici che aderiscano alla protesta deve ritenersi ingiustificata a tutti gli effetti di legge, con la possibilità per le aziende e le amministrazioni che erogano servizi pubblici essenziali di attivare nei confronti di quei lavoratori i rimedi sanzionatori per inadempimento previsti dal diritto dei contratti.
Dunque, chiaramente la Regione non è dotata direttamente di alcun potere sanzionatorio, del quale invece possono disporre, se ne ricorrono le condizioni, le aziende e le amministrazioni che erogano i servizi educativi. La Regione ha invece importanti competenze in merito di programmazione di questi servizi essenziali e continua a sostenere in misura assai significativa il sistema integrato dei servizi attraverso le risorse del proprio bilancio, 25 milioni e mezzo anche quest’anno, a cui si aggiungono chiaramente anche i contributi statali. Continuiamo quindi a sostenere i servizi, continuiamo a monitorare, nell’ambito del tavolo con tutte le parti interessate, l’andamento di questi servizi. Fortunatamente è stata una situazione limitata geograficamente, pure naturalmente ha causato un disagio, ma fortunatamente l’organismo competente è già intervenuto, se non erro, il 7 di questo mese a dichiarare quello sciopero illegittimo, mettendo in condizione naturalmente i datori di lavoro di intervenire qualora a qualcuno venisse in mente di proseguire su quella strada.
Io la ringrazio e restiamo a disposizione.
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, vicepresidente.
Consigliera Castaldini.
CASTALDINI: L’aspetto più bello della politica è quando uno si aspetta una risposta e poi ne arriva un’altra che dà l’occasione di aprire una riflessione molto seria. La chiusura parziale di un nido, assicuro, porta a volte molti più svantaggi di una chiusura totale, soprattutto se si sa preventivamente. Esperienza diretta.
Il punto è che in realtà tutti i tempi che lei ha analizzato e anche il diritto di scioperare, come lei l’ha declinato, purtroppo vale quando uno sciopero non è dichiarato illegittimo, che è stato dichiarato illegittimo da subito. La grande colpa delle Istituzioni tutte, tutte, perché è impossibile far finta di non sapere una situazione come questa, è l’attesa di 20 giorni prima di agire. Allora, se il tema bambini, infanzia 0-6 in questa Regione, compreso il Comune di Bologna, fosse un tema marginale che nessuno tocca… Invece, io sento dire delle cose e sento anche raccontare delle vicende politiche assolutamente eccezionali, e poi… Due nidi, che vuol dire 75 più 75 bambini, cioè stiamo a 140 bambini, che la mattina non sanno a Bologna, nella Regione Emilia-Romagna, cosa accadrà alle 11.30. Regione Emilia-Romagna! Vi giuro che, in vent’anni di esperienza politica, una cosa così non l’ho mai vista in vita mia, mai, soprattutto se è uno sciopero che qui è sempre guardato con grandissima cautela, con una motivazione politica su cui il Garante dice “è illegittima, decidete voi cosa fare”.
Noi aspettiamo, stiamo in silenzio e diciamo “sono due nidi”, ma no, sono 140 famiglie che hanno il diritto di andare a lavorare e sapere se devono prendere un permesso o no. Sempre la stessa Regione che, oltre il focus 0-6 anni, ha in mente ogni giorno i lavoratori e ce lo viene a insegnare a noi! Scusate!
PRESIDENTE (Petitti): Grazie, abbiamo concluso con le interrogazioni.
Appello dei consiglieri
PRESIDENTE (Petitti): A questo punto procediamo con l’appello.
A seguito dell’appello svolto dalla Presidente Petitti risultano presenti i consiglieri:
- AMICO Federico Alessandro
- BARCAIUOLO Michele
- BARGI Stefano
- BERGAMINI Fabio
- BESSI Gianni
- BONDAVALLI Stefania
- BULBI Massimo
- CALIANDRO Stefano
- CASTALDINI Valentina
- CATELLANI Maura
- COSTA Andrea
- DAFFADÀ Matteo
- DELMONTE Gabriele
- FABBRI Marco
- FACCI Michele
- FELICORI Mauro
- GERACE Pasquale
- GIBERTONI Giulia
- LISEI Marco
- LIVERANI Andrea
- MALETTI Francesca
- MARCHETTI Daniele
- MARCHETTI Francesca
- MASTACCHI Marco
- MONTALTI Lia
- MONTEVECCHI Matteo
- MORI Roberta
- MUMOLO Antonio
- OCCHI Emiliano
- PARUOLO Giuseppe
- PETITTI Emma
- PICCININI Silvia
- PIGONI Giulia
- PILLATI Marilena
- POMPIGNOLI Massimiliano
- RAINIERI Fabio
- RANCAN Matteo
- RONTINI Manuela
- ROSSI Nadia
- SABATTINI Luca
- SONCINI Ottavia
- STRAGLIATI Valentina
- TAGLIAFERRI Giancarlo
- TARASCONI Katia
- TARUFFI Igor
- ZAMBONI Silvia
- ZAPPATERRA Marcella
PRESIDENTE (Petitti): Presenti 47.
OGGETTO 3715
Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante: “Revisione del quadro normativo per l’esercizio delle funzioni amministrative nel settore agricolo e agroalimentare”. (29)
(Relazione della Commissione, relazione di minoranza e discussione)
(Ordini del giorno 3715/1/2/3/4 oggetti 4218 - 4219 - 4220 - 4221 - Presentazione)
PRESIDENTE (Petitti): A questo punto procediamo, come da ordine del giorno, con il progetto di legge 3715: Progetto di legge d’iniziativa della Giunta recante Revisione del quadro normativo per l’esercizio delle funzioni amministrative nel settore agricolo e agroalimentare.
Il testo 4 del 2021 è stato licenziato dalla Commissione politiche economiche nella seduta del 2 novembre 2021, con il seguente titolo “Revisione del quadro normativo per l’esercizio delle funzioni amministrative nel settore agricolo e agroalimentare. Abrogazione della legge regionale n. 15 del 1997”.
Il progetto di legge è composto da 16 articoli. Il relatore della Commissione, consigliere Daffadà Matteo, ha preannunciato di svolgere relazione orale; il relatore di minoranza, consigliere Liverani Andrea, ha preannunciato di svolgere relazione orale.
A questo punto, apriamo la discussione. Passo la parola al relatore della Commissione, consigliere Daffadà.
Prego, consigliere.
DAFFADÀ, relatore della Commissione: Grazie, presidente. Buongiorno a tutti.
Il progetto di legge di cui parleremo oggi è frutto di un lungo lavoro di ascolto e condivisione con le parti sociali, che l’Assessorato ha portato avanti da tempo. Confronto che ha visto il coinvolgimento attivo della Consulta agricola, Consulta che viene riconfermata anche in questo progetto di legge, proprio per il suo straordinario ruolo di luogo privilegiato di confronto tra tutte le parti sociali interessate.
Ora tocca a noi concludere l’iter legislativo con l’approvazione definitiva, che spero trovi l’adesione di tutti i Gruppi consiliari. Nell’udienza conoscitiva abbiamo raccolto le sollecitazioni delle parti sociali intervenute, che hanno espresso nel complesso soddisfazione per l’innovazione legislativa che ci accingiamo ad approvare. In particolare, la FLAI CGIL Emilia-Romagna è intervenuta a nome di CGIL, CISL e UIL e ha espresso soddisfazione per la riconferma del ruolo della Consulta agricola, mettendo però in evidenza alcune criticità relative al lavoro e alla tutela dei lavoratori. Criticità che sono state affrontate e risolte nei limiti delle competenze in materia della Regione, con due emendamenti proposti dalla Giunta regionale ed approvati all’unanimità.
Altro intervento positivo, e direi anche fattivo, è stato quello di Confagricoltura Emilia-Romagna, che ha sottolineato l’importanza dell’informatizzazione delle pratiche e della necessità di favorire sempre di più il confronto tra pubblico e privato, soprattutto in ambito locale, temi che trovano riscontro nei due ordini del giorno collegati al progetto di legge che abbiamo condiviso e depositato.
Entrambi gli interventi hanno sottolineato l’importanza che ha avuto negli anni la legge regionale n. 15 del ‘97, definendola tassello fondamentale del modello organizzativo del settore dell’agricoltura regionale. All’epoca in cui venne fatta questa legge era innovativa, ma con gli anni parte di questo slancio, come è stato sottolineato, si è andato perdendo, anche in conseguenza al mutato assetto territoriale imposto dalla legge sul riordino, al mutato assetto normativo comunitario e nazionale, oltre ai grandi progressi fatti in ambito tecnologico e informatico a supporto del settore agricolo. Si è ritenuto così di procedere ad una revisione dell’intero quadro normativo.
Gli obiettivi dell’intervento legislativo, in estrema sintesi, sono innanzitutto di semplificare l’attività amministrativa, di aprire ad una maggiore informatizzazione dell’istruttoria delle pratiche e di migliorare la gestione dei controlli a partire da quelli antimafia. Come illustrato nella relazione al progetto di legge proposto, la Regione Emilia-Romagna intende agire sul versante della semplificazione dell’attività amministrativa, rivolta principalmente agli interventi di sostegno alle imprese del settore agricolo ed agroalimentare e sul versante dell’alleggerimento degli oneri sui beneficiari. Tra le principali misure di semplificazione e la finalità di agevolare le imprese nella presentazione delle domande, mi preme sottolineare quanto contenuto all’articolo 7, contenente la previsione che la documentazione presentata a corredo di ogni singola domanda si intende utilmente presentata se prodotta per altre istanze, purché non siano intervenute modificazioni e che la Regione acquisisca dati e informazioni utili all’istruttoria di altri enti, evitando l’aggravio a carico dei beneficiari privati.
È una norma che permette ai coltivatori di abbattere il carico burocratico, che ruba ore e ore al lavoro principale delle aziende agricole.
Altra importante opera di revisione sul tema semplificazione riguarda il vincolo di destinazione d’uso, cui sono soggetti i beni acquisiti e le opere realizzate mediante i contributi pubblici. Grazie alla diminuzione dei termini da 10 a 5 anni, si realizza una facilitazione importante, così come avviene per la revoca delle agevolazioni finanziarie concesse, che sono molto meno impattanti per le aziende agricole di quanto previsto dalla legge n. 15.
Il progetto di legge opera una forte spinta alla digitalizzazione dei procedimenti, come si può ben desumere dalla previsione dell’articolo 13, che prevede l’utilizzo di applicativi per la presentazione delle istanze con alert predefiniti e moduli di compilazione vincolati, un sistema che va sicuramente incontro alle imprese, sia per evitare errori e dimenticanze, sia per ridurre la documentazione da produrre.
La nuova legge agisce in modo favorevole alle aziende agricole ed agroalimentari, anche sugli aspetti sanzionatori contenuti nell’articolo 9 rispetto alla legge regionale n. 15 del 1997. Tra le novità di maggior rilievo vi è sicuramente l’intervento sugli interessi a titolo sanzionatorio, collegati ai provvedimenti di revoca dei contributi, che vengono ridotti dal 4 al 2 per cento, oltre alla forte limitazione delle ipotesi di esclusione da agevolazioni future.
La previgente normativa agganciava la revoca di un aiuto anche all’automatica esclusione dei contributi per un periodo fino a 5 anni. L’attuale norma, invece, elimina tale automatismo e collega l’applicazione della misura preclusiva accessoria a precise casistiche a carattere doloso, come la presentazione di dichiarazioni non veritiere. La durata massima è stata portata a 2 anni.
Sempre per sostenere le imprese viene inoltre stabilito che, nei casi di revoca, possa essere disposta la rateizzazione delle somme da restituire in un arco temporale di 24 mesi. Inoltre, con lo scopo di agevolare le imprese nelle sfide del mercato che richiedono continui adeguamenti tecnologici e mutamenti degli assetti aziendali, tra i quali cessioni di rami d’azienda, fusioni, incorporazioni, viene introdotta all’articolo 10 l’ipotesi di autorizzare il subentro nei vincoli di destinazione, prima non prevista.
Infine, per non creare una disparità tra le imprese che sono sottoposte a vincoli di destinazione decennali con la previgente normativa, rispetto alle imprese che con la nuova legge saranno gravate da vincoli quinquennali, all’articolo 16 viene stabilito, a seguito dell’entrata in vigore della legge, che i vincoli già disposti siano ridefiniti in cinque anni.
Con questo progetto di legge si aggiunge, dunque, un ulteriore tassello, la trasformazione del settore agricolo regionale, consentendo alla nostra agricoltura di volgere verso un’impostazione più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, capace di cogliere l’evoluzione delle politiche, dei mercati, delle tecnologie di produzione e dei cambiamenti sociali e anche climatici.
Il progetto di legge si articola in cinque Titoli.
Il primo Titolo riguarda le funzioni e la programmazione, che continueranno ad essere esercitate attraverso la gestione del Piano di sviluppo rurale e delle OCM, oltre che attraverso puntuali politiche di settore a supporto delle diverse filiere produttive che necessitano di strategie proprie, fatte non solo di norme, ma anche di obiettivi e risorse.
Il secondo Titolo riguarda la consultazione delle parti sociali, quindi dei meccanismi di confronto e di coinvolgimento delle organizzazioni professionali agricole, sindacali e datoriali, ma anche del confermato ruolo della Consulta regionale agricola, oltre che dei possibili tavoli tematici.
Il terzo Titolo si occupa della semplificazione delle norme procedurali e sanzionatorie. L’obiettivo è sburocratizzare il più possibile le procedure di accesso ai finanziamenti e ai bandi, evitando di richiedere documentazione già in possesso dell’Ente o di altri Enti, favorendo l’interscambio di informazioni e documenti fra Enti pubblici. Vengono, inoltre, riviste le norme sulle revoche e sulle esclusioni da future domande.
Il quarto Titolo riguarda il sistema informativo agricolo regionale e la digitalizzazione dei procedimenti. Le procedure avverranno, dunque, esclusivamente in maniera telematica.
Infine, il quinto Titolo ricomprende le disposizioni finali.
Passo, ora, all’esame dell’articolato, composto da 16 articoli.
L’articolo 1, in particolare, individua le finalità della legge, che consistono nella disciplina degli strumenti di programmazione e pianificazione regionali, nella regolamentazione delle forme di consultazione degli Enti e dei soggetti rappresentativi del sistema informativo agricolo regionale e nella semplificazione delle procedure di concessione dei contributi.
L’articolo 2 individua le funzioni in materia di agricoltura che fanno capo alla Regione.
L’articolo 3 disciplina nello specifico l’attività di programmazione della Regione. La norma elenca, quindi, gli obiettivi perseguiti dalla Regione attraverso gli strumenti di programmazione. Il tema di consultazione delle parti sociali.
L’articolo 4 conferma il ruolo della Consulta agricola regionale quale organo consultivo della Giunta regionale.
L’articolo 5 disciplina il principio in base al quale la concessione di contributi e provvidenze in materia di agricoltura deve basarsi sull’istanza dell’interessato e su criteri ben definiti, conformemente a quanto previsto dalla legislazione statale e regionale.
L’articolo 6 è dedicato alle provvidenze e agli strumenti di intervento finanziario erogabili dalla Regione a sostegno delle imprese, per finalità di semplificazione procedimentale.
L’articolo 7, primo comma, prevede che la documentazione presentata a corredo di una domanda possa essere considerata come utilmente presentata, anche a corredo di ulteriori domande rivolte alla stessa Amministrazione.
L’articolo 8 prevede la possibilità per la Regione di erogare acconti del contributo concesso previa presentazione di garanzie fideiussorie.
L’articolo 9 disciplina la revoca delle agevolazioni finanziarie concesse e le relative conseguenze sanzionatorie.
L’articolo 10 concerne i vincoli di destinazione d’uso cui sono soggetti i beni acquisiti e le opere realizzate mediante contributi pubblici.
L’articolo 11 conferma la centralità del sistema informativo agricolo regionale (SIAR) per la gestione dei procedimenti amministrativi in materia agricola.
L’articolo 12 specifica che l’anagrafe dell’azienda agricola è integrata nel SIAR ed è dotata di funzioni di interoperabilità per la consultazione telematica integrata dei registri informatici detenuti da altri enti pubblici.
In un’ottica di semplificazione amministrativa, l’articolo 13 stabilisce che i procedimenti in materia di agricoltura sono gestiti in modalità telematica attraverso gli applicativi regionali e l’anagrafe delle aziende agricole.
L’articolo 14 si occupa della copertura finanziaria degli oneri derivanti dall’attuazione della legge. L’articolo 15 abroga la legge regionale 30 maggio 1997 n. 15.
L’articolo 16 detta infine Disposizioni transitorie e finali, stabilendo che i procedimenti di revoca delle provvidenze, attivati in vigenza della legge regionale n. 15 del ‘97 siano conclusi secondo le disposizioni in essa contenute.
Si prevede inoltre che i vincoli di destinazione d’uso, di durata decennale, imposti ai sensi della legge regionale 15/97, a seguito dell’entrata in vigore della presente legge siano ridefiniti in cinque anni.
Da ultimo, la norma prevede che il rinvio alla legge regionale n. 15 del ‘97, disposto in altre leggi regionali e regolamenti, si intenda riferito alla presente legge.
Chiudo quindi il mio intervento ringraziando i colleghi di maggioranza per avermi nominato relatore, l’assessore Mammi per aver redatto questo importante progetto di legge, il relatore di minoranza Andrea Liverani, con cui ho avuto una collaborazione proficua, i colleghi, gli staff degli assessorati e delle Commissioni (Pietro, Maria Elena e Maria Grazia) che mi hanno aiutato in questo mese di lavoro, e la presidente della Commissione competente, collega Manuela Rontini, per la fattiva conduzione dei lavori in Commissione, ringrazio le associazioni che hanno partecipato all’udienza conoscitiva del progetto di legge apportando un contributo utile, del quale abbiamo tenuto conto.
La visione positiva che si è manifestata nel lavoro in Commissione da parte di tutti i Gruppi consiliari su questo progetto di legge spero possa portare all’approvazione dello stesso all’unanimità, nella piena consapevolezza che la nuova legge rafforzerà ancor di più gli importanti risultati raggiunti dal comparto agricolo della nostra Regione negli ultimi anni.
Grazie a tutti per l’attenzione.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.
Consigliere Liverani, prego.
LIVERANI, relatore di minoranza: Grazie, presidente.
Innanzitutto volevo ringraziare per la collaborazione la presidente della II Commissione, Manuela Rontini, l’assessore Mammi e, non per ultimo, il relatore di maggioranza Daffadà.
Anticipo che voteremo a favore di questo progetto di legge, perché i nostri imprenditori agricoli lo attendevano già da troppo tempo. Cionondimeno, intendiamo soffermarci su alcuni punti.
In primo luogo, la domanda da porsi è perché molte altre Regioni abbiano già adottato provvedimenti di semplificazione, che noi invece ci ritroviamo ad approvare solo oggi.
Le nostre aziende agricole e non solo sono spesso vittime di pastoie burocratiche, che ne minano la competitività rispetto alle produzioni estere. Spesso passano mesi e mesi prima che le stesse vedano riconosciuti i programmi presentati nell’ambito dei PSR, che rappresentano un grande elemento di liquidità per le stesse.
Soprattutto in questo periodo storico, sono più che mai necessari strumenti agili di semplificazione per il lavoro agricolo, da affiancare a uno snellimento delle norme, che potrebbe allargare la platea dei destinatari e ampliare gli investimenti nella digitalizzazione, come previsto dal piano del MISE e in linea con le sfide del Next Generation.
La pandemia e la crisi economica di questi mesi hanno infatti reso ancora più evidente l’urgenza di cambiare passo su innovazione e tecnologia, puntando sull’inclusività e il potenziamento degli strumenti digitali.
Quanto alla sburocratizzazione, dovrebbe essere punto cardine del nostro lavoro. A più riprese, nei mesi scorsi, abbiamo parlato di autocertificazione, e ci sono emendamenti da noi presentati e bocciati da questa maggioranza a testimoniarlo. L’amarezza, leggendo parte di questo PDL, è constatare, di fatto, che le proposte che arrivano dal Gruppo Lega spesso si rifiutano. Se, invece, arrivano tramite direttive nazionali diventano improvvisamente attraenti.
Dico questo perché di veramente innovativo in questo PDL vi è ben poco, se non il recepimento delle linee guida già dettate dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali per quanto attiene al SIAN, ovvero al Sistema informativo agricolo nazionale.
Spero vivamente, considerate le molteplici problematiche che i cittadini, anche per colpa della pandemia, devono affrontare, ci sia un cambiamento in questo atteggiamento.
Per noi del Gruppo Lega la priorità resta quella di aiutare i cittadini e le imprese. Per questo, anziché astenerci, voteremo a favore del provvedimento, ma non prima di aver fatto alcune puntualizzazioni. La prima: trovo ci sia poca chiarezza nell’articolo 9, dove si fissano, ai commi 4 e 5, i termini per le esclusioni dalle previdenze. Già il DPR n. 445/2000, all’articolo 75, prevede l’esclusione da tutte le previdenze per due anni in caso di presentazione di dichiarazioni mendaci. Prevedere, al comma successivo, l’esclusione per un anno, senza specificare i casi rischia di generare confusione. Non sarebbe stato meglio rimandare semplicemente alle norme o pensare, piuttosto, di prevedere esclusioni annuali, demandando la definizione dei casi alla Giunta?
Seconda. All’articolo 10 vediamo finalmente rivalutare proposte che negli anni abbiamo presentato. Faccio riferimento alla semplificazione sensibile che si otterrà con questa legge. Le tempistiche di vincolo di destinazione le vediamo ridotte da dieci a cinque anni. La Regione potrà autorizzare la cessione di immobili oggetto di finanziamento, norma che sarà di grande importanza anche per eredi di successione, che fino ad oggi, al contrario, si scontravano con una burocrazia spesso machiavellica. Non posso che dirmi soddisfatto. La Lega si batte da sempre per la semplificazione di una burocrazia che in Italia è opprimente. Quando raggiungiamo un obiettivo in tal senso, sappiamo sempre di fare il bene del cittadino.
Terza puntualizzazione, non meno importante: ho una perplessità riguardante l’utilizzo dei software. Si utilizzeranno quelli messi a disposizione a livello nazionale del SIAN, o si intende realizzare un applicativo regionale? Sappiamo benissimo che nel Patto per la semplificazione presentato nella scorsa sessione d’aula, almeno dieci missioni riguardavano la necessità di rendere interoperabili i software regionali e quelli nazionali. Sappiamo già come procedere in merito? Non vorremmo trovarci nelle stesse condizioni. Rischia di diventare un problema non da poco, se non si hanno le idee chiare in questo senso.
Quarto: all’articolo 13, comma 4, al di là della locuzione, ovvero “l’applicativo lo consenta” che, ci è stato spiegato, è stata inserita quale clausola di salvaguardia, ci auguriamo che dal fascicolo venga sempre data la possibilità di controllare lo stato della pratica.
Se diamo possibilità ai soggetti iscritti all’anagrafe di consultare il proprio fascicolo aziendale e li obblighiamo ad attivare per via telematica i procedimenti amministrativi, perché poi non gli garantiamo di poter anche seguire lo stato di avanzamento delle istanze presentate?
Non possiamo subordinare ad un applicativo informatico la possibilità o meno di consentire ad un cittadino di verificare lo stato di una pratica che lo riguarda. L’applicativo va realizzato soprattutto se pensiamo di farne uno a livello regionale, sulla base della volontà data dal legislatore, non viceversa, la legge che deve piegarsi alla volontà del programmatore.
Fra le componenti applicative di base delle infrastrutture si avvia la GPA, ovvero la Gestione procedimenti amministrativi. Tale componente, come precisano le linee guida ministeriali, dovrebbe rendere disponibili le funzioni di base necessarie per poter, in modo trasparente, rendere noto al cittadino lo stato dell’iter amministrativo dei procedimenti che lo riguardano. Non si può neppure ipotizzare la realizzazione di un applicativo che, in controtendenza, non lo consenta. Se vogliamo dare un servizio, lo dobbiamo rendere attivo in totalità, non a metà.
Concludo, sottolineando l’importanza di coinvolgere da subito le associazioni di categoria, affinché si riesca sempre più a dare una risposta ai nostri imprenditori agricoli in tempi celeri. Sappiamo che gli iter hanno già di per sé tempistiche che non sempre stanno al passo delle esigenze dei cittadini, ed è per questo che dobbiamo cercare di essere noi a dare una spinta allo snellimento della burocrazia, come oggi stiamo facendo.
Sempre in merito a ciò, colgo l’occasione per ricordare all’assessore la questione gelate. Mi allaccio a questa legge, anche se non c’entra esattamente, però un aiuto ulteriore lo dobbiamo dare assolutamente ai nostri agricoltori che stanno aspettando ancora i soldi per le gelate del 2020, quindi ne approfitto in questo momento, so che non è colpa solo dell’assessore, ma le chiedo con forza di dare una mano ì per far arrivare i soldi ai nostri agricoltori emiliano-romagnoli. Grazie.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.
Consigliere Lisei, siamo nella fase della discussione generale. Prego.
LISEI: Grazie, presidente.
Guardi, assessore, è evidente che quando si cerca (poi vediamo se ci si riesce), ma si cerca e si tenta di snellire e semplificare le procedure, è difficile trovare in generale qualcuno contro, però è anche vero che non è sufficiente dire che ci abbiamo provato, è ora che, oltre a parlare di semplificazione e sburocratizzazione, ci riusciamo.
Detto che questo progetto di legge è abbastanza evidente che cerca di riordinare quello che era stato un po’ disordinato e cerca di rimettere al centro dell’organizzazione e della programmazione la Regione, le riforme, anche la riforma Delrio non sono lontane da chi oggi ci propone questo progetto di legge, ma diciamo che le deleghe sull’agricoltura, i precedenti assetti e le modifiche dei precedenti assetti sulle competenze e sulle funzioni non hanno favorito sicuramente una linea netta di demarcazione tra le competenze, e forse questo intervento legislativo è necessario anche per questo.
Ciò detto, ci sono degli aspetti che non ci convincono francamente, e glielo dico perché il panorama oggi è ancora quello di un sistema fortemente burocratizzato, per la presentazione delle domande, di qualsiasi roba, molto cartaceo, si sta andando verso la dematerializzazione, però si chiedono anche per le procedure più semplici valanghe di documenti e spesso, se manca un documento, neanche essenziale, ti bocciano la domanda. Questa, oggi, è un pochettino la realtà.
Conosco casi di persone che avevano allegato la copia della carta di identità che era sfocata. È stata rigettata la domanda. Un documento d’identità. Senza parlare di mega cervelloni e di banche dati, credo che un documento di identità per la Pubblica amministrazione possa essere recepito senza andare a prenderlo dalle banche dati dell’ONU. Però il quadro in cui ci muoviamo è questo.
Ci sono aspetti di questo progetto di legge che non ci convincono. Ed è per questo che abbiamo presentato alcuni emendamenti, magari che possono risultare, in alcuni casi, ridondanti, ma che vogliono andare proprio in questa direzione. Il primo riguarda l’articolo 7, in merito alla validità della documentazione e alle condizioni di procedibilità delle domande. Anche noi abbiamo diversi dubbi sul tema degli archivi. Francamente, assessore, è l’occasione, se ne ha voglia, di chiarirci in maniera più specifica come funzionano gli archivi regionali, le banche dati regionali, quelle nazionali, chi va a prendere cosa e chi va a prendere dove. Io le dico quello che mi chiedono e che mi hanno chiesto alcuni agricoltori. Che ci sia, di ogni azienda agricola, a livello non nazionale, però, ma a livello regionale, una banca dati sua, una cartella sua, con tutta la documentazione che ha presentato in precedenza. Ogni volta che presenta la documentazione in quell’archivio (l’azienda Mario Rossi ha presentato tutti quei documenti), in quella cartellina ‒ lo posso fare anch’io con Windows ‒ ci sia tutto, in modo tale che, se io presento un’altra domanda e manca un documento, la Pubblica amministrazione lo può prendere in quella cartellina. Cosa che mi rendo conto essere complicatissima, soprattutto se siamo in uno Stato nel quale ognuno ha il suo software, il suo database. Diventa quasi impossibile interfacciarli l’uno con l’altro.
Questa è la prima richiesta che viene fatta, che ci è pervenuta da una parte del mondo agricolo.
La seconda, come le dicevo prima, è il fatto che quando uno presenta una domanda per un bando, per un contributo, per quello che vuole, ci sono documenti che sono essenziali ai fini della domanda, per carità; ma c’è un’altra serie di documenti che non sono essenziali; e soprattutto, ci sono documenti che la pubblica amministrazione ha già, perché li ho già prodotti, magari, con la precedente domanda. Quindi, non è che tutte le volte che faccio una domanda, devo riprodurre sempre gli stessi documenti.
Visto che oggi c’è una ghigliottina, perché la domanda è rigettata, io credo che occorra inserire la possibilità di integrare la documentazione non essenziale: se la carta d’identità ha la foto sfocata, te la rimando con la foto messa a fuoco; o, nel caso in cui mi chiedi un documento e ti dico “guarda che ce l’hai perché l’ho presentato già l’altra volta”, non si costringano le aziende agricole, e anche la stessa pubblica amministrazione, poi ad andare al TAR, a fare ricorsi, a spendere dei soldi, che sono soldi per tutti, per i contribuenti, per le aziende. Occorre quindi la possibilità di introdurre che l’eventuale assenza, o presenza parziale di dati, di documenti non essenziali, o già in possesso dell’Amministrazione, a corredo della domanda, sia sempre sanabile. Diamo la possibilità di sanare le cose banali, nel quadro normativo che ci viene dato. Questo, secondo noi, andrebbe incontro alle esigenze di molti operatori del settore.
I secondi due emendamenti sono sul vincolo di destinazione d’uso. Benissimo, bellissimo che lo riduciamo da dieci a cinque; però ci sono due piccoli passaggi che secondo me aiuterebbero ancor di più ad andare verso la semplificazione. Il primo è che il vincolo decorra non dalla data di pagamento del saldo del contributo, ma dal momento dell’acquisto, perché tra il momento del pagamento a saldo del contributo e il momento dell’acquisto spesso passano degli anni.
Che noi facciamo decorrere il vincolo da una fase antecedente, di fatto, non è un vincolo di cinque anni, ma diventa un vincolo di sette anni, a volte anche di più. Quindi, sarebbe opportuno far decorrere il vincolo dal momento dell’acquisto, dal momento in cui io ho effettivamente il bene strumentale di cui ho chiesto un contributo.
Il secondo (perché anche qua la burocrazia la fa da padrona), che è sul comma 3, è la cessione di beni immobili oggetto del finanziamento, che oggi, se vuoi provare a cedere un bene immobile oggetto di finanziamento devi chiedere l’autorizzazione, bolli, passaggi di aziende, cioè basta solo leggere questo articolo per capire il ginepraio autorizzativo che c’è dietro magari un semplice passaggio di ramo d’azienda o altro, però va bene, per carità, però, quantomeno che questo vincolo e questo ginepraio burocratico sull’eventuale cessione di beni immobili, mobili oggetto del finanziamento non sia "ancorché", ma sia "fintanto che" c’è il vincolo, ovvero che questa procedura ci sia soltanto nelle more dei cinque anni nei quali viene adottato il vincolo, e non anche successivamente.
Questo anche perché ci sono beni strumentali che perdono di valore, di efficacia, di tecnologicità in tempi ben più stringenti rispetto a questi.
Le proponiamo poi sommessamente un’altra modifica, che riguarda la Consulta. È ora che la Consulta, a nostro avviso, si doti anche di un proprio regolamento, di un regolamento che ne regoli il funzionamento e che dia la possibilità a chi partecipa a questa Consulta, che è un bellissimo strumento di partecipazione dei soggetti maggiormente rappresentativi… Anche su questo "maggiormente rappresentativi" si potrebbe aprire un dialogo, perché la partecipazione è uno strumento formidabile, ma che noi decidiamo chi partecipa, chi può dire qualcosa a seconda di quanto sia rappresentativo... secondo me si potrebbe cercare di favorire la partecipazione allargando un pochettino le maglie, ma, detto questo, magari interverrà qualcun altro dopo di me. Però, quando ti chiedo qualcosa, mi devi lasciare anche il tempo di esprimermi, molti dei soggetti maggiormente rappresentativi mi dicono che non è che se mi convochi e mi chiedi un parere o mi consulti su un tomo di 1000 pagine, me lo puoi dare 24, 36 o 48 ore prima che ci vediamo. Altrimenti è una finta partecipazione. Non mi consenti la possibilità di approfondire, però puoi dire: “Ma io lo avevo chiesto”. Visto che anche noi qui abbiamo delle regole, sarebbe giusto che anche questi organismi di partecipazione si dotassero di regole, più che altro che favorissero l’effettiva partecipazione e possibilità di esprimersi compiutamente da parte dei soggetti che vi partecipano.
Per il resto, bene alcune norme di alleggerimento. Non esprimerò quale sarà il nostro voto, perché molto dipenderà anche da come si evolverà la discussione, dal recepimento o meno degli emendamenti che abbiamo presentato. Però spero che nel corso della discussione alcuni dubbi vengano dissipati e si possa migliorare ulteriormente, maggiormente il testo, così come ci è stato presentato.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.
Presidente Rontini, prego.
RONTINI: Grazie, presidente.
Intervengo velocemente su questo progetto di legge, su cui ci siamo concentrati nelle ultime settimane nella Commissione Politiche economiche. Parto da un ringraziamento sincero al relatore di maggioranza, Matteo Daffadà, al relatore di minoranza, Andrea Liverani, all’assessore Mammi e a tutti i colleghi che nel corso delle sedute sono intervenuti e hanno presentato proposte. Abbiamo riflettuto insieme per cercare di migliorare ulteriormente la proposta della Giunta, che si prefigura come una riscrittura della legge, della norma quadro che regola l’agricoltura dell’Emilia-Romagna.
Lo faccio partendo da una riflessione. Mi rivolgo a lei, presidente. Mi ricordo che qualche mese fa, in sede di discussione del bilancio di previsione, intervenne un po’ ammonendoci perché in aula quasi nessuno era intervenuto occupandosi di agricoltura. Io ero relatrice del bilancio, quindi dovevo parlare a trecentosessanta gradi, e lo avevo fatto, e lei me lo aveva riconosciuto, però aveva giustamente fatto notare che l’agricoltura era un po’ sparita anche dagli interventi che in quella sede vennero esplicitati.
Mi pare di poter dire che negli ultimi mesi, in questa Regione, grazie all’azione della Giunta, dell’assessore, del presidente, l’agricoltura abbia ripreso una doverosa centralità nelle nostre azioni, nelle nostre politiche, nei nostri atti. Veniamo dall’approvazione dell’omnibus, che ha messo a disposizione quasi 6 milioni di euro di risorse aggiuntive per l’agricoltura dell’Emilia-Romagna. Portiamo oggi in aula la revisione della legge- quadro; stiamo discutendo in Commissione la legge che introdurrà la possibilità di fare agricoltura sociale regolandola in questa Regione. L’assessore, ma anche l’Assemblea legislativa, con un largo consenso, sia delle forze di maggioranza che di quelle di minoranza, ha lavorato perché le risorse a disposizione del PSR di transizione fossero maggiori e perché la nuova PAC ci metta a disposizione il giusto quantitativo di denari che la nostra agricoltura, che non è più quella del 2014, o del 2007, di quando furono scritti gli altri PSR, merita per la sua continua innovazione e sviluppo.
Anche in questa sede voglio ricordare quello che è stato, quello che è il lavoro in essere che l’assessore sta facendo sulla frutticoltura. Io vengo dalla Romagna, e parlare di agricoltura e agroalimentare vuol dire anche e soprattutto parlare di frutticoltura, un settore che ha subìto e continua a subire gli effetti dei cambiamenti climatici, delle fitopatie che si abbattono nel territorio.
Sul progetto di legge che oggi portiamo in aula auspico che ci sia un largo consenso – il relatore di minoranza ha già annunciato il voto favorevole del Gruppo della Lega, spero che anche le altre forze politiche possano orientarsi in questo senso – perché abbiamo bisogno di lavorare insieme per dare sostegno ai nostri agricoltori, alle nostre aziende agricole.
Lo ripete spesso l’assessore Mammi, e piace ricordarlo anche a me: durante il lockdown, abbiamo capito quanto sia importante l’agricoltura, quanto sia importante un settore che non a caso chiamiamo primario, che non si è mai fermato, perché anche quando era tutto fermo era necessario portare sulle nostre tavole, sulle tavole degli emiliano-romagnoli cibo di qualità, cibo sano.
Noi oggi allora, con il progetto di legge che portiamo all’approvazione dell’aula, cerchiamo di fare un passo avanti nel restituire tempo a questi agricoltori, perché possano stare nei campi, possano stare nella loro terra, prendersene cura, evitando di perdere tempo in burocrazia e scartoffie negli uffici.
Mi fa piacere che, tra le tante misure su cui con questi 16 articoli oggi interveniamo, ce ne sia una che riguarda la semplificazione amministrativa, che, oltre a ridurre i tempi per le domande di contributo, mette nero su bianco anche il fatto che, di fronte a una domanda, di fronte a una documentazione già presentata in Regione o in un altro ente amministrativo, non ci sia bisogno di ridepositarla nuovamente, ma faccia fede quella.
Anche qui voglio dare merito ai nostri uffici, agli uffici dell’assessorato, perché (l’assessore sa bene di cosa parlo) durante il penultimo bando, quello per consentire agli agricoltori di acquistare dispositivi per cercare di attrezzarsi in vista delle gelate sempre più frequenti, ci sono stati casi nel mio territorio in cui il buonsenso dei nostri funzionari ha fatto sì che documentazioni già presentate presso i Comuni abbiano salvato le pratiche anche in Regione.
Oggi, quella prassi la mettiamo nero su bianco, diventa legge, così come diventa legge l’impegno fattivo per la transizione al digitale. Scriviamo che il tutto dovrà avvenire tramite procedimenti gestiti in modo telematico e diamo la possibilità agli agricoltori, agli imprenditori agricoli di avere contezza istantanea di quello che è lo stato delle pratiche che hanno depositato e presentato.
Rafforziamo infine la Consulta agricola, che è un organo che ci ha aiutato in questi anni a comprendere quale strada percorrere, cosa era necessario fare, dove insistere e dove lavorare, ben venga l’idea di lavorare anche per tavoli tematici, per specificità, perché la nostra Emilia-Romagna è una Regione che va da Piacenza a Rimini e nel territorio ci sono tante eccellenze, che abbisognano del contributo di tutte le professionalità.
Penso che la suggestione dell’assessore, che ha anticipato anche ieri, di istituire un gruppo tecnico per redigere insieme alle associazioni di rappresentanza degli agricoltori linee guida che possano ulteriormente semplificare i bandi, rendendo anche la loro attuazione più uniforme in tutti i territori, vada assolutamente nella direzione giusta. L’obiettivo che noi abbiamo, con questo progetto di legge, con questi atti, con queste azioni, con queste politiche che stiamo mettendo in campo in Emilia-Romagna, è quello di restituire maggiore competitività alle nostre imprese perché anche i nostri agricoltori, chi coltiva la terra possa finalmente vedere riconosciuta la giusta redditività necessaria per mandare avanti l’azienda, sostenere le proprie famiglie e continuare a investire in un settore strategico per l’Emilia-Romagna, portando a casa anche tutte le nuove tecnologie che la scienza e la ricerca mettono a disposizione.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.
Consigliere Mastacchi, prego.
MASTACCHI: Grazie, presidente.
Con questo progetto di legge, nel ridisegnare il quadro normativo della legge n. 15/97, tenuto conto del riordino istituzionale avvenuto con la legge n. 13/2015, sarebbe utile sfruttare l’occasione proprio per semplificare ancora di più il livello amministrativo, rendendo la nostra Amministrazione ancora più performante. Ho visto che ci sono già alcuni emendamenti che vanno in questa direzione, che mi sento di dichiarare fin da ora di poter sostenere.
Sappiamo, infatti, che diversi sono gli Enti che ruotano intorno alla gestione dei procedimenti in tema di agricoltura. Abbiamo, infatti, la Regione, con la Direzione agricoltura, l’Organismo pagatore regionale, il cosiddetto “OPR”, e gli STACP, un acronimo del Servizio territoriale, agricoltura, caccia e pesca. Tutti partecipano alla gestione dei procedimenti amministrativi tramite i diversi sistemi informatici, quali l’Anagrafe regionale, il SOP, il SIAG, il SIAR, eccetera.
Altre Regioni a noi limitrofe hanno scelto da tempo di avere una netta separazione tra le decisioni che competono alla Regione in materia di programmazione in agricoltura e la gestione della parte amministrativa. Volgarmente, la gestione delle pratiche. Hanno, cioè, scelto di avere un unico sistema gestionale con alla base il fascicolo aziendale ‒ citava prima il collega Lisei il problema della gestione documentale ‒ oggi fascicolo aziendale grafico, trasversale a tutti i procedimenti amministrativi unionali, nazionali e regionali.
L’Organismo pagatore del Veneto, ad esempio, ha la gestione totale di tutte le pratiche del settore agricolo e forestale, senza limitazioni agli aiuti comunitari di FEAGA e FEASR.
Questa scelta, in effetti, ha premiato un’attività amministrativa e tecnica più efficiente, ma soprattutto ha garantito l’uniformità applicativa delle norme su tutto il territorio regionale. Non possiamo celarci che ancora oggi gli STACP (nome impronunciabile) faticano ad avere una gestione uniforme e risentono ancora della vecchia impostazione delle Province. C’è quindi una stortura in questo processo.
Questa scelta ha premiato, anche durante l’attività operativa dei vari enti, nella gestione tecnica e amministrativa dei procedimenti, quando sono stati risolti problemi tecnici, rilevati durante l’utilizzo degli applicativi stessi; questo proprio perché si è semplificata al massimo anche la gestione amministrativa, accentrandola in un unico punto.
Anche le amministrazioni regionali come Lombardia e Piemonte stanno cercando di adeguarsi in tal senso, accentrando in un unico punto tutta la gestione amministrativa, razionalizzando i vari sistemi informatici e l’organizzazione degli uffici, ottimizzando la spesa e massimizzando l’utilizzo del fascicolo aziendale che ho citato prima, anche per concessioni e autorizzazioni nazionali che nulla hanno a che fare con la PAC (per esempio, i libretti dell’UMA, la concessione della qualifica di imprenditore agricolo e di coltivatore diretto, riconoscimenti di danni della fauna selvatica e così via). Questo sarebbe un ulteriore passo avanti auspicabile per rendere ancor più performante il nostro ente.
Durante tutta la discussione di questa legge, ci siamo sentiti di utilizzare spesso le parole “burocrazia”, “semplificazione”, “sburocratizzare”, e così via. Credo che si debba tendere a una definizione precisa dei compiti, in particolare delle responsabilità fra gli attori, in particolare fra Regione e AGREA.
Grazie.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.
Consigliere Amico, lei vuole fare l’intervento adesso?
AMICO: Lo rimando alla ripresa successiva…
PRESIDENTE (Rainieri): Siamo un po’ lontani, però se sta nei venti minuti…
AMICO: Provo a stare nei venti minuti.
PRESIDENTE (Rainieri): Okay, grazie.
AMICO: Grazie, presidente.
Anch’io vorrei ringraziare il relatore di maggioranza, Daffadà, e il relatore di minoranza Liverani, così come l’assessore Mammi.
Grazie per aver portato, nel corso di queste settimane, all’interno del dibattito nelle Commissioni e poi qui in aula un progetto di legge significativo su un comparto che, come diceva anche chi mi ha preceduto, ha rappresentato nel momento più critico della pandemia l’unico elemento di continuità operativa. La centralità del mondo agricolo, per quanto riguarda sia la produzione, sia anche il mondo del lavoro in quei mesi, in quelle settimane, laddove le restrizioni imponevano l’interruzione delle attività, ovviamente ha proseguito, ed è stato appunto distintivo anche per il territorio emiliano-romagnolo.
Credo che, appunto, anche su questo sia importante riflettere per quanto riguarda questo progetto di legge. Un progetto di legge che va – è stato detto ampiamente – verso meccanismi di riordino, di semplificazione autorizzativa per quanto riguarda le imprese agricole e che credo stia anche in relazione con un corpus legislativo, che questa Assemblea troverà il modo di affrontare anche nelle prossime sedute, altrettanto importante come quello che ci è stato presentato in Commissione circa l’agricoltura sociale. Sono tutti elementi su cui l’Emilia-Romagna è caratteristica per quanto riguarda la parte produttiva, caratteristica per quanto riguarda anche la ricerca e caratteristica per il benessere e l’impiego di molte persone sul nostro territorio.
Io vorrei, tuttavia, all’interno di questo quadro complessivo positivo, sottolineare un aspetto che credo vada assunto anche da questa Assemblea, ovvero quello legato alle condizioni di lavoro delle persone che operano in ambito agricolo. Noi abbiamo assistito, nel corso anche delle ultime settimane, ad alcune situazioni molto al limite. Penso a quanto è accaduto a Modena presso il comparto della macellazione delle carni; penso a quanto anche questa aula ha discusso e approfondito circa la Commissione speciale sulle cosiddette “cooperative spurie”; penso a una serie di soggetti che impiegano contratti di lavoro ai limiti della legalità e che si traducono automaticamente in uno sfruttamento in condizioni molto critiche per quanto riguarda i lavoratori.
Credo che anche nel quadro complessivo che questa Regione ha provato a impostare attraverso il Patto per il lavoro e per il clima, quando definisce che l’orizzonte è quello della piena occupazione ma è anche la buona occupazione, credo che abbia fatto bene questa Regione a dare quella cornice. È una cornice che va tuttavia non solo descritta, ma va manutenuta, va osservata e va portata avanti con costanza e metodicità, anche perché sappiamo molto bene (lo abbiamo affrontato anche all’interno di questa Aula) il rischio che la gran messe di risorse che arriveranno anche sul territorio emiliano-romagnolo possano essere appannaggio o tentativo di appannaggio da parte delle forze della criminalità organizzata, quindi sul tema della legalità democratica, sia da un punto di vista formale, ma soprattutto da un punto di vista sostanziale per quanto riguarda i rapporti di lavoro, credo che sia da porre particolare attenzione.
In particolare, in agricoltura purtroppo abbiamo osservato il fenomeno del caporalato, ovvero una forma illegale di reclutamento e organizzazione della manodopera specialmente agricola, attraverso intermediari che assumono per conto dell’imprenditore e percepiscono per quello una tangente, operai giornalieri, al di fuori dei normali canali di collocamento e senza rispettare le tariffe contrattuali sui minimi salariali. Questo fenomeno riguarda lavoratori italiani, così come lavoratori stranieri, ed è diffuso in tutte le aree del Paese.
La magistratura ha più volte sottolineato questo dato, secondo i dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro, riportati nel Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato, quello del 2020-2022, su oltre 7.000 accertamenti effettuati nel 2018, si è registrato un tasso di irregolarità pari al 54,8 per cento, con oltre 5.000 lavoratori interessati dalle violazioni.
Tra i lavoratori irregolari, circa il 74 per cento erano impiegati nel settore agricolo e oltre la metà erano cittadini stranieri.
Questo si dà anche dal fatto che da tempo registriamo sul territorio nazionale una proliferazione di organizzazioni sindacali e datoriali di dubbia rappresentatività, che siglano contratti collettivi nazionali del lavoro e che esercitano un dumping contrattuale e concorrenza sleale tra le imprese. Sono 59 i contratti collettivi nazionali, solo nel settore agricolo, depositati presso il CNEL, mentre sono solamente 6 quelli sottoscritti dalle categorie di CGIL, CISL e UIL e dalle principali associazioni datoriali.
È ovvio che questo progetto di legge non può intervenire su una legislazione nazionale, non può andare a modificare un assetto che viene definito nazionalmente e che, quindi, non ha facoltà di intervento normativo rispetto alla contrattualistica adottata dalle imprese agricole.
È vero, però, anche che quella cornice che richiamavo, cioè quella del Patto per il lavoro e per il clima, quella cornice che richiama la piena e buona occupazione, va manutenuta, sostenuta, accompagnata. Ci vorrebbe una legge nazionale in grado di disciplinare la concessione di contributi pubblici nel rispetto delle condizioni stabilite dai contratti nazionali, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente maggiormente rappresentative.
Questo nostro comparto, quello dell’agroalimentare, impegna oltre 300.000 addetti, ha un giro d’affari complessivo di 20 miliardi, 6,2 dei quali sono di export. Facciamo leva su 64.000 aziende. Uno straordinario valore, sia economico che sociale, per quanto riguarda il nostro territorio.
Credo, quindi, che, all’interno di questa discussione che abbiamo avuto nelle varie Commissioni e anche nell’indirizzo di accompagnamento di quelli che saranno gli atti successivi all’approvazione di questo progetto di legge, possano essere previsti dei vincoli e delle indicazioni da chiedere alla Giunta rispetto all’interlocuzione con il Governo. Innanzitutto, sicuramente la necessità di iniziare ad aprire un tavolo di confronto che riveda la legislazione sulla rappresentanza, sfoltisca il numero dei contratti nazionali di lavoro sottoscritti presso il CNEL e definisca, quindi, delle condizioni più vantaggiose per quanto riguarda i lavoratori.
In secondo luogo, come azione proprietaria ‒ diciamo così ‒ della Regione, che non può trovarsi nella condizione di escludere chi non sottoscrive quei contratti dall’accesso ai contributi, perlomeno prevedere delle premialità a chi questi contratti li sottoscrive, in maniera tale da dimostrare il vantaggio effettivo da parte delle aziende di poter adottare questi contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, quindi avere anche un vantaggio dal punto di vista dei contributi messi a disposizione proprio da questa legge.
Infine, sicuramente continuare a monitorare e rafforzare l’azione di controllo e vigilanza su tutto quanto il comparto agricolo perché i fenomeni di caporalato non avvengano anche in Emilia-Romagna, o smettano di avvenire anche in Emilia-Romagna, e si possa intervenire a tutela delle persone, delle donne e degli uomini che lavorano in agricoltura, e che molto spesso, all’interno delle dinamiche di carattere stagionale, sono vittime di situazioni al limite della legalità. Grazie.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.
Io non ho altri iscritti in discussione generale, ma visto che sono quasi le ore 13, sospenderei per riprendere oggi pomeriggio alle 14,30, ancora con la discussione generale, a meno che non ci siano più interventi.
Grazie.
La seduta ha termine alle ore 12,52
Allegato
Partecipanti alla seduta
Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50
Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:
Federico Alessandro AMICO, Michele BARCAIUOLO; Stefano BARGI, Fabio BERGAMINI, Gianni BESSI; Stefania BONDAVALLI, Massimo BULBI, Stefano CALIANDRO, Valentina CASTALDINI; Maura CATELLANI, Andrea COSTA, Matteo DAFFADÀ, Gabriele DELMONTE, Marco FABBRI, Michele FACCI, Pasquale GERACE; Giulia GIBERTONI, Marco LISEI; Andrea LIVERANI, Francesca MALETTI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Marco MASTACCHI, Lia MONTALTI, Matteo MONTEVECCHI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Emiliano OCCHI, Giuseppe PARUOLO, Simone PELLONI, Emma PETITTI, Silvia PICCININI, Giulia PIGONI, Marilena PILLATI, Massimiliano POMPIGNOLI, Fabio RAINIERI; Matteo RANCAN, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI; Ottavia SONCINI; Valentina STRAGLIATI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Silvia ZAMBONI, Marcella ZAPPATERRA.
Hanno partecipato alla seduta:
il sottosegretario alla Presidenza Davide BARUFFI;
gli assessori: Paolo CALVANO, Raffaele DONINI, Mauro FELICORI, Barbara LORI, Alessio MAMMI, Irene PRIOLO, Elena Ethel SCHLEIN.
È assente per motivi istituzionali ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno, il Presidente della Giunta Stefano Bonaccini.
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta l’assessore Andrea CORSINI.
Comunicazioni ai sensi dell’art.68 del Regolamento interno
Sono stati presentati i seguenti progetti di legge:
4140 - Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Riconoscimento e valorizzazione delle abitazioni e degli studi di esponenti del mondo della storia e della cultura, della politica, della scienza e della spiritualità della regione Emilia-Romagna, denominate "Case e studi degli illustri dell'Emilia-Romagna"". (Delibera di Giunta n. 1719 del 28/10/2021)
4169 - Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Seconda variazione al bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna 2021-2023". (Delibera di Giunta n. 1772 del 02/11/2021)
Sono pervenuti i sottonotati documenti:
INTERROGAZIONI
4134 - Interrogazione a risposta scritta in merito alla situazione dei dipendenti del Centro editoriale dehoniano di Bologna. A firma del Consigliere: Facci
4136 - Interrogazione a risposta scritta sullo stato di degrado di un immobile Acer, situato nel quartiere Borgo Panigale-Reno, a Bologna. A firma del Consigliere: Lisei
4138 - Interrogazione a risposta scritta per conoscere i risultati del piano regionale di monitoraggio per l'individuazione precoce dell'insetto Popillia Japonica e degli altri organismi storicamente non presenti nel nostro ambiente, per informare e sensibilizzare la collettività sull'argomento e pubblicizzare l'applicazione a supporto dell'attività di controllo e monitoraggio. A firma dei Consiglieri: Gerace, Bulbi, Costa, Zappaterra, Mumolo, Daffada', Caliandro, Fabbri, Sabattini, Rontini
4142 - Interrogazione a risposta scritta in merito ai lavori riguardanti il Ponte dell'Uccellino di Modena. A firma del Consigliere: Barcaiuolo
4144 - Interrogazione a risposta scritta in merito ai disservizi segalati sulle linee SETA 14 e 14/A del bacino di Modena. A firma della Consigliera: Gibertoni
4145 - Interrogazione a risposta scritta sulla necessità di vietare l'utilizzo di richiami vivi nelle attività venatorie su tutto il territorio regionale, vista l'esistenza di focolai di influenza aviaria. A firma della Consigliera: Gibertoni
4146 - Interrogazione a risposta scritta in merito alle criticità legate al perdurare della condizione climatica siccitosa e alle azioni da intraprendere per dare ristoro alle aziende e agli agricoltori danneggiati da questa situazione. A firma del Consigliere: Tagliaferri
4147 - Interrogazione a risposta scritta per conoscere le valutazioni della Giunta sul sistema di certificazione e di etichettatura di prodotti di origine animale proposto dal Governo. A firma della Consigliera: Gibertoni
4148 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione di degrado presente nei cimiteri della nostra regione. A firma del Consigliere: Tagliaferri
4151 - Interrogazione a risposta scritta sulla necessità di crescita dell'asset ferroviario e del trasporto merci su rotaia e del conseguente abbandono della continua costruzione di nuove autostrade quale l'Autostrada Regionale Cispadana, nuove bretelle come la Bretella Campogalliano Sassuolo e nuove corsie autostradali. A firma della Consigliera: Gibertoni
4152 - Interrogazione a risposta scritta in merito alle linee guida per accertamenti post mortem per valutare eventuali correlazioni col vaccino. A firma del Consigliere: Barcaiuolo
4153 - Interrogazione a risposta scritta in merito al progetto "Mettiamo radici per il futuro". A firma del Consigliere: Barcaiuolo
4154 - Interrogazione a risposta scritta circa l'applicazione di tariffe autostradali maggiorate per le uscite/entrate su Bologna. A firma del Consigliere: Mastacchi
4155 - Interrogazione a risposta scritta in merito all'aumento dei costi delle materie prime con particolare riguardo al settore ceramico. A firma del Consigliere: Barcaiuolo
4156 - Interrogazione a risposta scritta in merito ad una rissa avvenuta, nel pomeriggio di sabato 30 ottobre 2021, in centro a Vignola (MO). A firma del Consigliere: Barcaiuolo
4157 - Interrogazione a risposta scritta circa i dati relativi alla somministrazione della terza dose (booster) di richiamo del vaccino anti Covid-19 all'interno delle strutture per anziani. A firma del Consigliere: Barcaiuolo
4158 - Interrogazione a risposta scritta in merito all'affidamento di incarichi esterni nell'ambito dell'elaborazione del Piano tutela acque e Piano aria integrato regionale. A firma della Consigliera: Piccinini
4159 - Interrogazione a risposta scritta circa le verifiche delle certificazioni verdi da effettuare per garantire lo svolgimento in sicurezza di uscite e gite didattiche. A firma del Consigliere: Tagliaferri
4160 - Interrogazione a risposta scritta in merito alla realizzazione del Nuovo Ospedale di Carpi (MO). A firma del Consigliere: Barcaiuolo
4161 - Interrogazione a risposta scritta in merito alle politiche da porre in atto per il rilancio del settore forestale e per la tutela idrogeologica del territorio, con particolare attenzione alla pianificazione di investimenti strutturali e all'assunzione di nuovo personale. A firma del Consigliere: Tagliaferri
4164 - Interrogazione a risposta scritta in merito all'eventuale rimborso dell'abbonamento annuale per l'anno scolastico 2021/2022 per studenti disabili che utilizzano servizi di trasporto pubblico svolti da aziende non regionali. A firma dei Consiglieri: Fabbri, Caliandro, Rontini
4165 - Interrogazione a risposta scritta circa i tempi di realizzazione del prolungamento della tangenziale complanare sud dalla Nuova Estense al casello Modena sud, ovvero la cosiddetta Complanarina. A firma dei Consiglieri: Pelloni, Bargi
4166 - Interrogazione a risposta scritta circa i motivi di non ammissibilità di una domanda presentata in relazione al bando regionale a sostegno di giovani agricoltori. A firma del Consigliere: Lisei
4168 - Interrogazione a risposta scritta circa l'opportunità di sostenere, nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni, la scelta di una rete nazionale specifica per la talassemia. A firma dei Consiglieri: Zappaterra, Caliandro, Rontini
4170 - Interrogazione a risposta scritta circa la legge urbanistica regionale (L.R. n. 24/2017), con particolare riguardo alle criticità nella realizzazione del Piano Urbanistico Generale (PUG), entro la scadenza del 31 dicembre 2021, per i comuni di piccole dimensioni. A firma del Consigliere: Barcaiuolo
4171 - Interrogazione a risposta scritta circa le politiche regionali di sicurezza urbana e di contrasto alla microcriminalità, in ottemperanza alla L.R. 24/2003. A firma del Consigliere: Barcaiuolo
4172 - Interrogazione a risposta scritta in merito alla realizzazione di un tratto ferroviario ad Alta Velocità/Alta Capacità ferroviaria per collegare Bologna e Rimini, utilizzando le risorse del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR). A firma dei Consiglieri: Bulbi, Daffada', Fabbri, Zappaterra, Sabattini, Rontini
4173 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da intraprendere al fine di garantire le risorse necessarie per la digitalizzazione dei beni culturali minori dei borghi. A firma del Consigliere: Tagliaferri
4177 - Interrogazione a risposta orale in commissione circa la crisi del settore della pericoltura a causa della "Maculatura Bruna" e del "Cancro da Valsa". A firma della Consigliera: Castaldini
4178 - Interrogazione a risposta orale in commissione circa l'autorizzazione concessa dalla Regione all'ampliamento della discarica di Castel Maggiore (BO) e alla richiesta per il progetto di discarica in Valsamoggia (BO). A firma della Consigliera: Zamboni
4179 - Interrogazione a risposta scritta circa il monitoraggio del fenomeno degli appalti di manodopera di dubbia legittimità nel settore della lavorazione delle carni. A firma dei Consiglieri: Amico, Taruffi
4180 - Interrogazione a risposta scritta sulla rimozione dei dispositivi antinquinamento e sulla pesca di frodo nell'area naturale della "Pialassa dei Piomboni" a Ravenna. A firma della Consigliera: Gibertoni
4181 - Interrogazione a risposta scritta circa lo stato dell'arte dei lavori per la realizzazione della banda ultra-larga nei comuni della provincia di Forlì-Cesena. A firma dei Consiglieri: Bulbi, Zappaterra, Rontini
4182 - Interrogazione a risposta scritta circa le automediche in dotazione a Carpi e Mirandola (MO). A firma del Consigliere: Barcaiuolo
4183 - Interrogazione a risposta scritta circa la carenza personale medico e sanitario in servizio presso i Pronto Soccorso e 118 dell'Ausl di Modena. A firma del Consigliere: Barcaiuolo
4186 - Interrogazione a risposta scritta su alcuni decessi verificatisi nella Casa di Cura San Lorenzino di Cesena, a seguito del propagarsi di un focolaio di Covid-19. A firma del Consigliere: Lisei
4188 - Interrogazione a risposta scritta circa i motivi che ostano alla riapertura di un campeggio di Lido di Classe (RA). A firma del Consigliere: Mastacchi
4189 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la riapertura h24 del Primo Intervento dell'Ospedale "Franchini" di Santarcangelo di Romagna. A firma della Consigliera: Rossi
4190 - Interrogazione a risposta immediata in Aula in merito alla terza dose del vaccino anticovid per insegnanti e personale educativo e scolastico. A firma della Consigliera: Marchetti Francesca
4191 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sull'impatto ambientale degli interventi di manutenzione sul canale denominato Cavo Napoleonico nel Ferrarese. A firma della Consigliera: Zamboni
4192 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le azioni da porre in essere per la conservazione del Mulino Po sito nel Comune di Ro (FE). A firma del Consigliere: Mastacchi
4193 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sulla proroga a tutto il 2023 della misura Superbonus al 110%, senza riduzioni rispetto all'attuale platea di beneficiari e con estensione degli incentivi al campo delle imprese delle strutture ricettive. A firma della Consigliera: Piccinini
4194 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula sulle azioni da intraprendere per scongiurare la chiusura dello stabilimento SaGa Coffee di Gaggio Montano (BO). A firma del Consigliere: Taruffi
4195 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la sopraelevazione della discarica "Tre Monti" di Imola. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele
4196 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i disservizi causati ai cittadini di Gaggio Montano (BO) dalla scarsità di Medici di Medicina Generale sul territorio. A firma del Consigliere: Lisei
4197 - Interrogazione a risposta immediata in Aula sul possibile ritiro della delibera di Giunta regionale 1562/2021, recante "Modalità attuative di intervento per il rilevamento precoce e l'eradicazione rapida dello Scoiattolo Grigio (Sciurus carolinensis) in Emilia-Romagna". A firma della Consigliera: Gibertoni
4198 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le ripercussioni dello sciopero indetto dalla Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali (FISI) sul settore educativo. A firma della Consigliera: Castaldini
4199 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la messa in sicurezza del tratto di valico appenninico della SS 67 Forlì-Firenze (ambito di Dovadola, Rocca San Casciano e Portico di Romagna), valutando la possibilità di ulteriori stanziamenti regionali. A firma dei Consiglieri: Pompignoli, Liverani
RISOLUZIONI
4137 - Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a esprimere adesione ai principi contenuti nella risoluzione europea contro ogni totalitarismo, a celebrare il 23 agosto come la Giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari e a sensibilizzare le generazioni più giovani coinvolgendo le scuole di ogni ordine e grado del territorio regionale. (28 10 21). A firma del Consigliere: Barcaiuolo
4141 - Risoluzione per impegnare la Giunta a valutare la possibilità di realizzare il tratto alternativo alla SS9 che insiste sul tragitto " Villa Cella – Calerno" (attraversando Cadè), tramite una classificazione di strada provinciale, avviando a tal fine un confronto con la Provincia di Reggio Emilia e le amministrazioni comunali interessate. (29 10 21). A firma dei Consiglieri: Delmonte, Catellani
4143 - Risoluzione in merito alla necessità di implementare i servizi di sicurezza informatica negli Enti locali. (29 10 21). A firma del Consigliere: Lisei
4162 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad agire nelle sedi competenti affinché Anas inserisca gli interventi per il miglioramento della Statale 63 nel suo nuovo Piano Programmatico, valutando la possibilità di ulteriori stanziamenti regionali alla provincia interessata per la manutenzione e qualificazione dei tratti stradali di sua competenza e la possibilità di definire un accordo tra Anas, Provincia e Regione Emilia-Romagna per la progettazione degli interventi. (03 11 21). A firma dei Consiglieri: Costa, Mori, Gerace
4163 - Risoluzione per impegnare la Giunta a verificare, in accordo con i soci fondatori e i soci partecipanti della fondazione Scuola interregionale di polizia locale la possibilità di definire accordi con i corpi che sovrintendono allo svolgimento delle funzioni di polizia, nonché con i Ministeri da cui questi dipendono. (03 11 21). A firma della Consigliera: Piccinini
4167 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad integrare la normativa regionale sulle "non autosufficienze" attraverso la realizzazione di un Piano di Assistenza Personalizzato (PAP) ai sensi della Legge n. 104/1992, al fine di garantire alle persone con disabilità il pieno diritto a condurre una vita sempre più libera ed inclusiva all'interno della società. (03 11 21).A firma dei Consiglieri: Lisei, Barcaiuolo
4174 - Risoluzione per impegnare la Giunta a proporre, nella Conferenza unificata Stato-Regioni, l'introduzione, nel prossimo Programma Statistico Nazionale, di una Rilevazione Statistica campionaria quinquennale per rilevare le condizioni di vita dei detenuti e le loro valutazioni sulle azioni rieducative e riabilitative messe in campo dal sistema carcerario. (04 11 21) A firma della Consigliera: Castaldini
4175 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad intervenire affinché a parità di condizioni lavorative corrisponda parità di retribuzione per tutti i lavoratori, anche se impiegati presso imprese sub-affidatarie e contemporaneamente a proporre capitolati di gara dove le condizioni minime delle prestazioni richieste rappresentino un giusto equilibrio tra salario e attività lavorativa. (04 11 21) A firma del Consigliere: Mastacchi
4176 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi, nelle sedi più opportune, per far sì che il Governo nazionale proroghi fino al 31 Dicembre 2023 la misura di incentivazione "Superbonus 110%" alle medesime condizioni e in favore dei medesimi beneficiari attuali. (04 11 21). A firma della Consigliera: Castaldini
4187 - Risoluzione per il ripristino del 4 novembre come festività nazionale. (05 11 21) A firma del Consigliere: Tagliaferri
PETIZIONE
4139 - Petizione popolare in materia di caccia nelle zone limitrofe al Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola. (Delibera dell'Ufficio di Presidenza di parziale ammissibilità n. 53 del 28 10 21)
È stata data risposta scritta alle interrogazioni oggetti nn.
3796 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da intraprendere per accelerare il riconoscimento del vaccino Sputnik da parte dell'EMA e per garantire, nel frattempo, la concessione del Green Pass ai cittadini a cui è stato somministrato. A firma della Consigliera: Rossi
3804 - Interrogazione a risposta scritta circa le misure di sostegno da porre in essere a seguito degli eventi atmosferici calamitosi che hanno colpito il territoriale regionale lo scorso 26 luglio, con particolare riferimento alle province di Parma e Piacenza. A firma del Consigliere: Tagliaferri
3826 - Interrogazione a risposta scritta circa il deflusso minimo vitale del fiume Enza con particolare riferimento alla salvaguardia, a valle della derivazione ad uso irriguo, dell'Oasi 'Casse d'Espansione dell'Enza', dei 'Fontanili di Gattatico e Fiume Enza' e di 'Cronovilla'. A firma della Consigliera: Gibertoni
3850 - Interrogazione a risposta scritta circa la azioni da porre in essere per prevenire il diffondersi degli incendi nel territorio regionale e le azioni volte a contenerne il fenomeno, specie nei mesi estivi. A firma del Consigliere: Tagliaferri
3881 - Interrogazione a risposta scritta circa le difficoltà a mantenere aperto un presidio dotato di medici specialisti del soccorso a Farini (PC). A firma del Consigliere: Tagliaferri
3885 - Interrogazione a risposta scritta circa l'accorpamento di classi previsto nella scuola media di Agazzano (PC). A firma del Consigliere: Tagliaferri
3886 - Interrogazione a risposta scritta circa l'adozione di linee guida regionali per indirizzare gli atenei emiliano-romagnoli verso l'adozione della didattica mista, quale modalità di erogazione della didattica nell'a.a. 2021/2022, al fine di garantire a tutti la piena fruibilità delle lezioni universitarie. A firma del Consigliere: Tagliaferri
3895 - Interrogazione a risposta scritta sulle azioni messe in campo dalla Regione nei confronti di coloro che non possono sottoporsi al vaccino anti Covid 19 e che necessitano di una certificazione attestante l'impossibilità di vaccinarsi. A firma del Consigliere: Tagliaferri
3918 - Interrogazione a risposta scritta circa le modalità di controllo dei certificati dei docenti che hanno scelto di non sottoporsi al vaccino anti-Covid. A firma del Consigliere: Barcaiuolo
3932 - Interrogazione a risposta scritta circa l'esclusione dei comuni montani, della provincia di Bologna, dai fondi stanziati con delibera di Giunta n. 1289 del 2 agosto 2021. A firma del Consigliere: Lisei
3941 - Interrogazione a risposta circa le azioni da porre in essere affinché siano preservate le condizioni di igiene alimentare presso i locali di preparazione dei pasti nel Policlinico Ospedaliero di Modena. A firma dei Consiglieri: Bargi, Pelloni
3951 - Interrogazione a risposta scritta circa le modalità di calcolo delle tariffe Tari nel Comune di Bagno di Romagna (FC). A firma del Consigliere: Lisei
3956 - Interrogazione a risposta scritta circa la mancata comunicazione degli orari pomeridiani da parte dell'Istituto Comprensivo di Spilamberto (che prevede dagli asili nido alle scuole materne alle scuole primarie). A firma del Consigliere: Barcaiuolo
3970 - Interrogazione a risposta scritta circa l'allontanamento da un istituto superiore di Riccione di un'insegnante di sostegno a cui era scaduto il green pass. A firma del Consigliere: Tagliaferri
4004 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da adottare per garantire il regolare accesso ai binari nella stazione ferroviaria di Salsomaggiore Terme e per migliorare la situazione delle coincidenze con i treni in arrivo da Bologna e da Piacenza. A firma dei Consiglieri: Rainieri, Occhi
La Giunta regionale, ai sensi dell’art. 118 comma 1 del Regolamento interno, non intende rispondere alle interrogazioni sotto riportate ritenendone il contenuto estraneo ai propri compiti d’istituto:
4095 - Interrogazione a risposta scritta circa la necessità di chiarire la definizione di "ristrutturazione", contenuta nel DPR 380/2001, Testo Unico dell'Edilizia. A firma del Consigliere: Tagliaferri
4099 - Interrogazione a risposta scritta circa le modalità di presentazione della CILA-S specifica per il Superbonus 110% quando l'intervento è misto, ossia si integra con altri lavori che non usufruiscono di tale agevolazione e prevede quindi l'emissione di un titolo edilizio ordinario accanto alla CILA-S. A firma dei Consiglieri: Paruolo, Mori, Costa, Daffada', Zappaterra, Rossi, Rontini, Costi, Pillati, Tarasconi, Bulbi, Sabattini, Gerace, Montalti
Comunicazione, ai sensi dell'art. 68, comma 1, lett. k), del Regolamento interno, circa le nomine effettuate dal Presidente della Giunta regionale, tramite l'adozione dei seguenti decreti, dal 22/10/2021 al 03/11/2021
DPGR n. 152 del 26/10/2021
Modifica della composizione della Consulta regionale degli studenti istituita con decreto del Presidente della Giunta regionale n. 13/2008, ai sensi della L.R. n.15/2007 e ss.mm.ii.
(Comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno n.17 prot. NP/2021/3031 del 08/11/2021)
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I PRESIDENTI |
I SEGRETARI |
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Petitti - Rainieri |
Bergamini - Montalti |