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19.

 

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 16 APRILE 2025

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

INDI DEL VICEPRESIDENTE TAGLIAFERRI

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

PRESIDENTE (Fabbri)

 

OGGETTO 187

Risoluzione per impegnare la Giunta a continuare a monitorare la vertenza del Gruppo La Perla e ad attivarsi nei confronti del Governo e del Ministero competente, affinché vengano garantiti tempi rapidi e certi per la tempestiva copertura degli ammortizzatori sociali per le dipendenti del Gruppo attualmente prive di tale sostegno e il mantenimento di tali professionalità, indispensabili per il rilancio dell'azienda all'interno del gruppo. A firma dei Consiglieri: Casadei, Lembi, Gordini, Castellari, Calvano, Trande, Burani, Larghetti, Paldino, Costi, Bosi, Proni, Donini, Ferrari, Daffadà, Massari, Fornili, Lori

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Fabbri)

CASADEI (Movimento 5 Stelle)

PRESIDENTE (Fabbri)

BOCCHI (Fratelli d’Italia)

LEMBI (Partito Democratico)

SASSONE (Fratelli d’Italia)

PRESIDENTE (Fabbri)

CASADEI (Movimento 5 Stelle)

LARGHETTI (Alleanza Verdi Sinistra)

SASSONE (Fratelli d’Italia)

EVANGELISTI (Fratelli d’Italia)

LEMBI (Partito Democratico)

PRESIDENTE (Fabbri)

 

OGGETTO 463

Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Governo e le Istituzioni europee, in tutte le sedi istituzionali appropriate, a contrastare l'imposizione dei dazi da parte dell'amministrazione Trump. A firma dei Consiglieri: Castellari, Calvano, Larghetti, Casadei, Paldino, Carletti, Lembi, Quintavalla, Fornili, Parma, Gordini, Trande, Daffadà, Costi, Burani, Proni, Lori, Bosi, Lucchi, Arduini, Donini, Ancarani, Albasi, Zappaterra, Valbonesi

(Discussione)

 

OGGETTO 508

Risoluzione per impegnare la Giunta a sospendere l'entrata in vigore degli aumenti fiscali previsti dalla manovra regionale 2025, rivalutando la necessità di alleggerire il carico su imprese e famiglie in un momento di profonda incertezza economica e rischio recessivo. A firma dei Consiglieri: Arletti, Pulitanò, Evangelisti, Aragona, Marcello, Bocchi, Ferrero, Ugolini, Pestelli

(Presentazione e discussione)

PRESIDENTE (Fabbri)

CASTELLARI (Partito Democratico)

ARAGONA (Fratelli d’Italia)

GORDINI (Civici)

PRESIDENTE (Tagliaferri)

QUINTAVALLA (Partito Democratico)

VIGNALI (Fratelli d’Italia)

BOCCHI (Fratelli d’Italia)

CALVANO (Partito Democratico)

ARLETTI (Fratelli d’Italia)

MARCELLO (Fratelli d’Italia)

SABATTINI (Partito Democratico)

PRESIDENTE (Tagliaferri)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Emendamenti oggetto 187

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

La seduta ha inizio alle ore 9,56

 

PRESIDENTE (Fabbri): Buongiorno.

Dichiaro aperta la seduta antimeridiana numero 19 del 16 aprile 2025. Sono computati come presenti ai soli fini del numero legale ai sensi dell'articolo 65 comma 2 del regolamento interno il presidente della Giunta de Pascale e la consigliera Zappaterra, assenti per motivi istituzionali.

Hanno giustificato la propria assenza il consigliere Trande, il vicepresidente della Giunta Colla, gli assessori Allegni, Fabi e Frisoni.

 

OGGETTO 187

Risoluzione per impegnare la Giunta a continuare a monitorare la vertenza del Gruppo La Perla e ad attivarsi nei confronti del Governo e del Ministero competente, affinché vengano garantiti tempi rapidi e certi per la tempestiva copertura degli ammortizzatori sociali per le dipendenti del Gruppo attualmente prive di tale sostegno e il mantenimento di tali professionalità, indispensabili per il rilancio dell'azienda all'interno del gruppo. A firma dei Consiglieri: Casadei, Lembi, Gordini, Castellari, Calvano, Trande, Burani, Larghetti, Paldino, Costi, Bosi, Proni, Donini, Ferrari, Daffadà, Massari, Fornili, Lori

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Fabbri): Riprendiamo i nostri lavori dal seguente oggetto: atti di indirizzo, partiamo dal numero 187, risoluzione per impegnare la Giunta a continuare a monitorare la vertenza del gruppo La Perla e ad attivarsi nei confronti del Governo e del ministero competente affinché vengano garantiti tempi rapidi e certi per la tempestiva copertura degli ammortizzatori sociali per le dipendenti del gruppo attualmente prive di tale sostegno e il mantenimento di tali professionalità indispensabili per il rilancio dell'azienda all'interno del gruppo. Primo firmatario Casadei a cui cedo la parola.

 

CASADEI: Grazie presidente.

Questa risoluzione è importante perché con questa risoluzione non discutiamo solo di un'azienda, ma parliamo di un simbolo, parliamo di un patrimonio culturale, un patrimonio economico, di un patrimonio umano.

La Perla, come spiegano bene le perline, che sono le lavoratrici del gruppo che ormai da anni stanno affrontando in prima linea la crisi che le riguarda direttamente, è un nome che evoca preziosità, eleganza, artigianato d'eccellenza, ma questa azienda è diventata molto di più, è lo specchio fedele di un'Italia che da troppo tempo vive, sopravvive tra le contraddizioni.

È un Paese che ancora oggi sa bene generare bellezza, ma che troppo spesso sacrifica la propria anima artigiana sull'altare delle logiche finanziarie.

La Perla è una metafora reale di un'Italia bellissima e fragile, desiderata e tradita, potente ma lasciata da sola, è il simbolo di un capitalismo che prende e consuma ma non restituisce, di un’industria che si regge sul sapere delle mani, sull'ingegno silenzioso, di donne competenti e appassionate.

E che pure viene lasciata affondare nell'indifferenza istituzionale. Proprio le perline, così come si chiamano tra loro con chiarezza e dolcezza queste lavoratrici, non sono solo un collettivo sindacale, sono una coscienza viva, sono voce, storia, memoria. Sono madri, figlie, mogli cittadine che tengono in piedi con le unghie e con i denti non solo un pezzo di economia, ma una cultura del lavoro che parla di dignità, precisione, cura e resilienza e lo hanno fatto in silenzio per anni, ma anche alzando la voce quando è necessario.

Hanno trasformato la loro lotta in un'opera collettiva di memoria e resistenza con la straordinaria mostra allestita in Sala Borsa a Bologna che ha raccontato attraverso le immagini, le parole, i manufatti, il valore invisibile del lavoro femminile, del sapere artigiano, della bellezza costruita con passione.

Una mostra che ha commosso la città e ha ricevuto riconoscimenti pubblici. Non stiamo parlando solo di lingerie, parliamo di un'identità, di una filiera del made in Italy che inizia dalla creatività e finisce nel cuore dei mercati globali.

Oggi a Bologna rischia di spegnersi, mentre altrove se ne riconosce ancora il valore. Non possiamo accettare che l'Italia, l’Emilia-Romagna in particolare, perda un altro pezzo del proprio patrimonio produttivo che vengano spente competenze che abbiamo impiegato decenni a formare.

Non possiamo restare immobili, mentre lo Stato, per inerzia o per calcolo, si rende complice della cancellazione di un'eccellenza. Un tempo Bologna l’epicentro creativo di un’industria che faceva del corpo femminile un tempio da celebrare con ago, filo e visione.

Era la capitale silenziosa di una bellezza che non nasceva nei Consigli di amministrazione, ma nei laboratori, lì dove ogni coltura era gesto d'arte, ogni tessuto raccontava una storia, ogni mano sapeva trasformare la materia in emozione.

Oggi quelle stesse mani rischiano l'oblio, quelle mani sono le perline. Sono cinquanta lavoratrici, cinquanta vite sospese, cinquanta storie di dignità che non chiedono compassione ma giustizia perché l'indifferenza uccide due volte, prima le aziende, poi le persone.

Sono madri, figlie, donne qualificate, appassionate, lasciate senza tutele, nel silenzio imbarazzato delle istituzioni centrali. Da settimane alcune sono prive di qualunque ammortizzatore sociale, come se in Italia nel 2025 il lavoro potesse semplicemente evaporare da un giorno all'altro.

Come se bastasse un click o una pec per cancellare decenni di competenze, professionalità e sacrifici. Come se il sapere artigiano, quello vero, quello che non si compra e non si delocalizza non fosse una ricchezza da custodire, ma peso da scrollarsi di dosso un rifiuto da smaltire in fretta per far posto a qualche nuovo fondo speculativo magari con sede alle Cayman magari.

È qui che lo Stato ha fallito per dichiarare l'insolvenza di un'azienda senza predisporre la tutela delle lavoratrici, significa abbandonarle due volte, una come dipendenti, l'altra come cittadine, come donne e noi come istituzioni territoriali abbiamo il dovere politico, dovere etico, dovere morale, dovere umano di colmare questo vuoto. Eppure, non è tutto perduto.

Nel buio che circonda questa crisi, uno spiraglio di luce ha squarciato il silenzio: 16 manifestazioni di interesse sono giunte per acquisire La Perla, 16 soggetti industriali e finanziari che hanno riconosciuto, oltre ai bilanci e ai debiti, il valore intrinseco di un marchio che ancora parla al mondo, è la prova che La Perla resiste, che nonostante tutto, nonostante l'abbandono e le ferite, quel nome non ha smesso di brillare.

Però attenzione il valore de La Perla è racchiuso non solo nel logo, nei muri dello stabilimento, nei brevetti. Il vero capitale sono le persone, le competenze, le mani, le menti che hanno fatto grande quell'impresa. Nessun piano di rilancio per quanto ambizioso sarà credibile senza che chi conosce quel lavoro nel dettaglio, senza le donne che hanno fatto di quell’atelier un luogo di eccellenza e non una catena di montaggio.

La Perla non è solo un marchio è una madre che chiede di non essere abbandonata, è una sentinella silenziosa della nostra identità manifatturiera, è la dimostrazione che, quando la sinistra è coraggiosa, può essere argine alle barbarie del profitto cieco.

È anche il nome portato in mostra dalle sue operaie, con fierezza e determinazione nei luoghi della cultura, nei cuori delle città, nelle coscienze di chi sa ascoltare e allora dico con forza: non ci saranno rinascite senza memoria, non ci sarà made in Italy senza giustizia sociale, non ci sarà innovazione senza rispetto per chi, giorno dopo giorno, ha costruito la bellezza con le proprie mani.

Non permettiamo che la storia de La Perla si concluda con una liquidazione fredda e un comunicato stampa. Abbiamo il dovere di trasformare questa crisi in una vertenza simbolica, in un caso nazionale, in un laboratorio politico di riscatto.

Perché ogni impresa salvata è una risposta alla speculazione, ogni posto di lavoro difeso è un mattone nella costruzione di un'Italia diversa. Qui in Emilia-Romagna abbiamo dimostrato di saperlo fare.

È il momento di rilanciare questa capacità, con coraggio e con determinazione, perché non stiamo difendendo solo un'azienda, stiamo difendendo una visione di società. Questa risoluzione non è solo un atto formale, è una dichiarazione politica, è una scelta di campo, è la voce di un'assemblea che oggi decide da che parte stare con chi produce valore o con chi lo spolpa, con chi crea futuro o con chi lo baratta per un dividendo in più.

È un grido che portiamo al governo, al ministero del lavoro, al ministero dello sviluppo economico e del made in Italy. Basta silenzi, basta promesse disattese.

Pretendiamo tempi certi, strumenti immediati, azioni concrete, pretendiamo che il diritto al lavoro, scolpito nell'articolo 1 della nostra costituzione non sia un esercizio retorico, ma un impegno vincolante per ogni livello istituzionale.

Con questo grido non siamo soli, c'è una Regione che sta facendo la sua parte, c'è un assessore al lavoro, Giovanni Paglia, che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco ciò che altri tacciono. Ci sono le forze sindacali compatte.

C'è una società civile che non si rassegna all'idea che il made in Italy possa essere smontato come una macchina rotta, ma qui in quest'aula, è qui che si misura il coraggio della politica.

È qui una coalizione che si definisce progressista, è chiamata a dimostrare di non esserlo solo nei convegni o nei programmi elettorali, ma nelle scelte che incidono nelle vite di tutti, oggi e adesso.

La Perla non è solo un marchio, è un banco di prova per chi, come noi crede nella transizione economica, ecologica, industriale. È un banco per chi non deve mai passare sulla pelle di chi lavora, che la bellezza, quella vera, quella fatta di mani e passione non può morire nell’indifferenza.

Allora, non permettiamo che la Perla diventi un nome da commemorare nei libri. Facciamo il vessillo di una nuova stagione industriale, etica, femminile e cooperativa. Una stagione dove la dignità non si svende, dove lavoro non si abbandona, dove nessuna mano che sa ancora creare venga lasciata sola. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Ricordo che sono state presentate due proposte di emendamento a firma sempre del consigliere Casadei. Apriamo quindi la discussione generale e chiedo a chi vuole prenotarsi, di farlo. Consigliere Bocchi, prego, a lei la parola.

 

BOCCHI: Grazie presidente.

Ho ascoltato l'intervento del consigliere Casadei, devo dire con un certo imbarazzo perché il nostro, l'atteggiamento del gruppo di Fratelli d'Italia riguardo a questa crisi è di grande attenzione e di grande sensibilità.

 Ritengo del tutto inaccettabili le accuse che il consigliere Casadei ha rivolto al governo, laddove parlava di silenzio imbarazzante del governo, ricordo che riguardo a questa crisi, che è figlia di una vicenda molto tribolata, molto travagliata di questo gruppo industriale che ha visto diversi passaggi di mano negli ultimi anni e che ha visto un intreccio anche di diverse giurisdizioni.

Bene, l'impegno del Ministro Urso, il Ministro del Made in Italy, in questi ultimi mesi potrei dire anche anni è stato un lavoro costante in difesa e nell'interesse del mantenimento della sopravvivenza dell'azienda, della difesa, della tutela dei lavoratori impiegati in questa azienda.

Un impegno che ha prodotto un risultato assolutamente non scontato che era quello di armonizzare le procedure del concordato fallimentari che erano inerenti a diversi stati, tra cui anche l'Inghilterra e il Regno Unito, che oltretutto non è nell’Unione Europea, quindi, ha comportato un lavoro giuridico molto importante.

A seguito di questo, e a seguito anche del sostegno previsto dalla cassa integrazione, si è giunti a una fase in cui, come ha ricordato il consigliere Casadei, addirittura venti manifestazioni di interesse sono giunte sul tavolo del ministero.

Soggetti interessati all'acquisto che entro le prossime settimane, quando ci sarà la deadline, dovranno manifestare un impegno concreto e formale all'acquisizione, alla rilevazione dell'intero asset societario.

E quindi ritengo del tutto fuori luogo le accuse mosse al governo in questo senso.

Ma poi è nell'intervento del consigliere Casadei che ho ritenuto veramente nei toni che a volte sono scivolati in una retorica sentimentale, quasi da pappa del cuore, mi verrebbe dire, li ho trovati fuori luogo.

Tutti noi, credo, in quest'aula, abbiamo a cuore l'interesse dei lavoratori e di quelle lavoratrici che si sono trovate improvvisamente senza lavoro, tutti noi avremo il dovere, abbiamo la sensibilità di interrogarci sul perché si è giunti a questa situazione.

Situazione che stanno vivendo anche tantissime altre aziende. Io ricordo che nel 2024 le ore di cassa integrazione in Emilia-Romagna sono aumentate rispetto al 2023 del 53%, un dato che abbiamo visto nell'analisi del recente bilancio dell'Emilia-Romagna.

Sono passate da 39 milioni di euro a oltre 60 milioni di euro.

Sintomo che c'è un malessere, una situazione che interessa tante altre aziende, così come ci sono tante aziende dal comparto agroalimentare, ma non solo, che oggi, vuoi perché vivono una situazione di difficoltà, vuoi perché hanno invece situazioni di redditività che attraggono investitori esteri, sono sotto i riflettori soprattutto di fondi di investimento che non hanno la cultura, non hanno la preparazione industriale per poter rilevare un certo tipo di aziende che vedono solamente così l'occasione di mettere le mani in un asset, poi non avere le esperienze, il know-how per saperle gestire, cosa che è successo anche negli ultimi passaggi di proprietà del gruppo La Perla.

Quindi, io non vorrei rubare troppo tempo, lascio anche tempo eventualmente ad altri interventi del mio gruppo, ma ricordo quello che ho detto prima, insomma, che il Governo su questo tema è molto attento e che di tutto si può parlare tranne che di un silenzio imbarazzante o di un'inerzia del Ministero. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Altri vogliono intervenire? Prego consigliera.

 

LEMBI: Molte grazie presidente.

Ringrazio moltissimo il collega Casadei per avere presentato questa risoluzione ai lavori dell'Assemblea. Saluto l'assessore Paglia e il fatto che sia presente la Giunta nella figura che ha la delega a seguire direttamente le crisi aziendali di questo territorio, è un gesto molto importante che racconta più di ogni altro l'attenzione che questa Regione, questo territorio ha dato e sta dando anche in questo nuovo mandato ad una crisi importante come quella de La Perla.

Dirò pochissime cose perché su questo argomento sono già intervenuta nel dialogo con l'assessore in sede di commissione e perché già molte cose sono state dette dai due colleghi che hanno preceduto questo intervento, però ci tengo a sottolineare alcuni aspetti del caso La Perla e la delicata fase che stiamo attraversando in questo momento.

Perché La Perla è un marchio storico italiano di lingerie di lusso che ha sede a Bologna e perché rappresenta un vero e proprio simbolo d'eccellenza produttiva del territorio emiliano-romagnolo e più complessivamente del made in Italy e della moda italiana nel mondo.

La prima cosa che voglio sottolineare è un dato che mette proprio in evidenza di cosa stiamo parlando ed è quello del numero di lavoratori e prevalentemente di lavoratrici su La Perla.

L'azienda, è noto, nasce nel 1954 a Bologna per la produzione di lingerie, poi amplia il marchio in molti altri settori; rimane in mano alla famiglia Masotti fino al 2007 all'epoca la Perla contava 1176 dipendenti. Invito il Consiglio, so bene che ci occupiamo di questa azienda in molti e che sappiamo di cosa stiamo parlando, ma proprio a fare attenzione ai numeri: 1176.

Perché nelle varie alterne vicende che hanno segnato da quell'anno, il 2007, fino ad oggi, l'azienda La Perla è stata ceduta a un primo fondo nel 2008, è stata sull'orlo del fallimento nel 2013, dando avvio alla procedura di concordato e la messa all'asta dell'impresa, è stata riassegnata e rivenduta in un altro fondo internazionale e molte altre operazioni di ingegneria societaria.

Bene, tutti questi grandi guru dell'impresa e di come potere rilanciare il marchio La Perla partivano sempre da un punto e, cioè, che per rilanciare il marchio la Perla la prima cosa da fare fosse tagliare le dipendenti di quella impresa.

Siamo nel 2007, le dipendenti prevalentemente e i dipendenti erano 1176.

Oggi, a furia di queste ricette di sedicenti, grandissime professionalità siamo arrivati a 230 dipendenti. Sottolineo solo questo dato numerico per mettere in evidenza la gravità, oltre che al fallimento, delle ricette di reindustrializzazione di un marchio noto in tutto il mondo che partiva, ogni ricetta, dal taglio alle dipendenti, alle lavoratrici, per poter rilanciare il marchio.

Grandi operazioni di ingegneria societaria, siamo passati da 1200 dipendenti a 200 dipendenti.

Il salto è enorme, eppure, La Perla non è ancora uscita da una fase delicatissima e molto importante di ripresa e di rilancio dell'attività tutta e di tenuta del marchio La Perla.

Allora, il consigliere che ha presentato questa risoluzione, il consigliere Casadei, ha già detto moltissime cose, io penso che noi siamo arrivati ad una fase in cui insomma, alcune questioni vanno proprio sottolineate.

La prima è che, se noi siamo qui ancora a parlare del marchio La Perla è per la straordinaria forza delle lavoratrici, in prevalenza dei lavoratori, di quell'impresa che con una tenacia senza pari hanno tenuto una mobilitazione sindacale complessivamente una mobilitazione importantissima nel corso di lunghissimi anni per mantenere la produzione e per mantenere l'azienda a Bologna.

Perché le lavoratrici de La Perla sono proprio quella eccellenza del made in Italy che hanno fatto la differenza e continuano a fare la differenza in una produzione di altissima qualità. Il contrario di tutte le ricette imprenditoriali che dal 2007 fino ai giorni nostri intendevano rilanciare il marchio La Perla e poi qui siamo ancora a parlare del marchio La Perla perché c'è stato veramente un lavoro comune importante di un sistema che fa la differenza rispetto ad altri territori italiani.

E cioè un sistema che ha visto dialogare costantemente le lavoratrici, i lavoratori de La Perla, i sindacati che le hanno costantemente seguite in tutti questi anni e le istituzioni pubbliche in una filiera istituzionale in cui io devo dirlo, oggi bisogna dirlo, sta funzionando perché è vero che il dialogo con il Governo è aperto ed è vero che sono stati fatti passi in avanti rispetto alla situazione in particolare delle 50 dipendenti cui faceva riferimento il collega Casadei.

Nel dl 25 del 14 marzo del 2025, adesso in fase di conversione, è stato inserito il famoso comma 21 bis, che parla nel primo comma di una risposta da dare agli ammortizzatori del più ampio comparto della moda e, nel comma 2, però cuce attorno al marchio La Perla, una risposta davvero importante agli ammortizzatori, appunto, alla proroga della cassa integrazione per sei mesi, facendo riferimento proprio alle lavoratrici di cui si parlava prima.

Ecco, se devo dire una cosa attualissima, proprio di questa fase, è che penso che si debba accelerare perché, mi rivolgo anche ai colleghi della minoranza per l’interlocuzione più diretta che hanno loro con il governo, perché sono cinquanta dipendenti, alcune delle quali da qualche settimana, ma molte invece da diversi mesi non ricevono più nessuno stipendio.

Quindi, la misura è pronta, so che è in fase di voto nella commissione competente, probabilmente in queste ore, è calendarizzata al Senato entro la fine del mese.

Ecco, bisogna che non ci siano rinvii e che si acceleri una procedura di garanzia del lavoro e, come è stato detto, del made in Italy, di questo territorio.

Ecco, tutto questo per dire che l'auspicio è che si voti insieme anche questo provvedimento, per dare più forza ad una battaglia importantissima di un'impresa bolognese, di un'impresa emiliano romagnola di grandissima qualità e che deve molto anche della sua situazione di rilancio, in questa ultima fase a un lavoro istituzionale di grande confronto e ad una lotta delle lavoratrici veramente di grande tenacia e senza pari.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Altri vogliono fare interventi sulla discussione generale? Non vedo prenotazioni. Sassone, prego consigliere.

 

SASSONE: Grazie presidente.

Ringrazio il collega Casadei che ha presentato questa risoluzione, convengo con il collega Bocchi del mio gruppo che l’ho trovata assolutamente demagogica, pretestuosa e vi sfidiamo quest'oggi, qua, a vedere seriamente la parte anche della maggioranza dei 5 Stelle che hanno presentato, ma anche del partito democratico, c'è la volontà di arrivare a un documento unico e condiviso, su questa problematica.

La collega Lembi ha dato una, direi, a mio modo di vedere, una ricostruzione più equa, giusta e corretta, perché ha rappresentato quello che effettivamente è stato fatto sino ad oggi e si sta facendo tuttora. L'emendamento a cui faceva riferimento la collega è stato discusso ieri in commissione, in commissione I Affari Costituzionali alla Camera.

I tempi sono ovviamente certi, perché stiamo parlando di un disegno di legge, di approvazione di un decreto-legge 25 del 2025 che pertanto, come ogni decreto-legge, deve essere approvato in termini precisi e specifici.

Altrimenti perde di valenza sin dall'origine e giustamente mi permetto di dire alcuna cosa, questo emendamento è a firma del ministero del lavoro.

Cosa vuol dire ciò? Che, quando il collega Casadei dice “silenzio assordante delle istituzioni”, almeno verifichi quello che dice, perché non è vero, se voi volete fare le passarelle delle lavoratrici: fatelo, non ci sono problemi.

Poi c'è magari qualcuno che invece lavora per il bene di questi lavoratori e delle lavoratrici, che lo fa magari in silenzio senza fare passerelle, ma lo fa concretamente e questo emendamento, direi che è la dimostrazione di ciò che è quello che sta facendo questo e lo sta facendo ab origine sulla situazione che ha specificato anche bene il collega Bocchi prima di me, non è conseguenza di una incapacità di questa amministrazione, ma è dovuto al fatto che questo marchio è stato smembrato, una parte di questa è finito nel Regno Unito.

Con la brexit non c'erano più degli accordi e, oltretutto, solo una parte dell'asset societario è finito in amministrazione straordinaria, che è quella che ha consentito di aumentare fino a due anni l'integrazione retributiva e la cassa integrazione straordinaria, perché le norme di legge ad oggi esistenti non permettevano ciò e questo emendamento, presentato ad hoc dal Ministero del Lavoro, va proprio nella direzione di tutelare quei lavoratori quelle lavoratrici del marchio La Perla per l'importanza che hanno.

E vi dico di più e vi dirò di più, per questo vi sfidiamo, perché in un Consiglio comunale come a Bologna si è trovata la quadra tra la maggioranza e le minoranze per provare un documento unitario e condiviso da parte di tutti, perché l’interesse è di tutti.

Noi non abbiamo la voglia di piantare delle bandierine sulle problematiche; quello che, come Governo, ci poniamo a livello nazionale e che vorremmo fare anche qua è quello di arrivare alle soluzioni dei problemi. Quando l'assessore Paglia è stato in commissione e ha parlato e rappresentato, non mi sembra che da parte sua vi siano state delle parole così demagogiche o di contrarietà, ma anzi è stato rilevato come l'interlocuzione col Ministero del made in Italy, col Ministero del Lavoro, come ha ricordato anche la collega Lembi prima, è sempre stata positiva, proficua.

Il Governo non si è mai tirato indietro ad arrivare a un'effettiva reale soluzione, non saranno magari andati in piazza, non saranno andati lì, però hanno lavorato con i sindacati, hanno lavorato con le lavoratrici.

Certo che l'attenzione è alta fatta dai lavoratori e dalle lavoratrici è fondamentale e importante, nessuno lo nega, ma ci sarebbe comunque stata l'attenzione perché ogni posto di lavoro che viene perso in Italia per questo Governo, vi posso assicurare che è una cosa inaccettabile.

Si farà sempre di tutto e le grandi crisi aziendali che non sono frutto ovviamente delle politiche economiche di questo Governo, ma viviamo in un contesto socio, politico, economico, mondiale che ha qualche piccola turbolenza, mi sembra di poter dire e non è certo dovuto, voi direte anche da oggi sicuramente per colpa dei dazi di Trump, ma vi posso assicurare che questa è una situazione pregressa, come ben sapete a livello globale.

Comunque, non c'è la volontà da parte di questo Governo assolutamente di perdere nessun posto di lavoro e l'attività che è stata posta in essere, è sempre stata fatta.

Ricordo che oltretutto l'amministrazione straordinaria aveva chiesto anche al tribunale di Bologna di attrarre a sé le procedure fallimentari delle altre due società che non sono entrate in amministrazione straordinaria.

Questo però gli è stato impedito dal tribunale, ma non in maniera illegittima, impropria, solo ed esclusivamente per il tema che ha rappresentato anche prima il collega Bocchi, ovvero che la società in amministrazione straordinaria sede nel Regno Unito questa qua non essendoci un accordo, gli amministratori non hanno trovato la quadra con il fallimento estero per poter tenere l’attrattività.

Tenere l'attrattività dell'amministrazione straordinaria avrebbe voluto dire se fosse stata concessa da parte del tribunale che le stesse misure che sono state applicate per i dipendenti del gruppo La Perla del global management sarebbe stata applicata anche agli altri due comparti che invece non sono entrati nell'amministrazione straordinaria.

Mi permetto anche di dire capisco la demagogia, capisco di volersi intestare delle vittorie delle battaglie, posso capire tutto però onestamente farlo, magari sulla pelle dei lavoratori e lavoratrici, questo non lo possiamo assolutamente accettare.

Bisogna dare una ricostruzione corretta, coerente, quindi, andatevi a vedere le carte come ha fatto la collega Lembi, come ha fatto il collega Bocchi, questo è l'invito che faccio al collega del Movimento 5 Stelle, perché la ricostruzione accompagnata a una risoluzione che trovo glielo dico condivisibile nel senso è ovvio che siamo tutti per, però la ricostruzione che appoggia lascia quasi intendere la volontà di non arrivare a un documento realmente condiviso che rappresenti l'unitarietà di questa Assemblea per dare uno stimolo se ce ne fosse bisogno, ma vi posso assicurare che bisogno non ve n’è, però vogliamo darlo, non ci sono problemi, al Governo per intervenire ancora di più.

L’ha già fatto, più di così? Voi chiedete tempi rapidi, io direi, magari valutiamo cosa succede però c'è un emendamento che è stato presentato discusso ieri, calendarizzato alla Camera e una legge di conversione di un decreto-legge, è ovvio che i tempi sono certi, nel senso che deve essere approvato entro 60 giorni dall'approvazione del decreto-legge, quindi presenteremo due emendamenti a firma del sottoscritto e della collega Evangelisti, non so se altri colleghi dovranno fare adesso li porterò al tavolo della presidenza che sono appunto finalizzati a rappresentare la situazione.

Vogliamo continuare a vigilare e a monitorare di concreto con il Ministero del made in Italy e del Ministero del lavoro affinché si arrivi in tempi più rapidi possibili.

Ho utilizzato questa frase, non per altro perché potrei dire ormai è tutto significato, però per restare anche nella logica di voler dire controlliamo i tempi, così come era rappresentato nel documento la copertura degli ammortizzatori sociali per le dipendenti del gruppo La Perla, attualmente prive di tale sostegno che sono figure funzionali e necessarie per il rilancio dell’azienda all'interno del gruppo, per ricollegarci a quel discorso che non bisogna perdere professionalità di queste persone, che magari non hanno il sostegno economico e quindi magari potrebbero trovare un altro posto di lavoro, perché così facendo si depaupererebbe un know-how di queste figure professionali che hanno portato la Perla a quei risultati. L'altro punto sull'evidenziato che, modificarlo, il secondo punto, l'erogazione di tali strumenti di sostegno al reddito è funzionale per il percorso di rilancio dell'azienda e la salvaguardia delle professionalità impiegate.

Questi due capoversi vanno a sostituire quelli che sono rappresentati, poi valuteremo. Sto valutando alcuni emendamenti anche al subemendamento che ha fatto il collega Casadei, per quanto riguarda le sue proposte emendative.

Porto gli emendamenti al tavolo e mi riservo qualche minuto per intervenire dopo. Grazie presidente.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Altri interventi in discussione generale? Se nessuno vuole intervenire, attendiamo gli emendamenti e casomai sospendiamo per darvi la possibilità di leggerli.

Nessuno si sta prenotando, quindi, direi che, sono arrivati gli emendamenti, sospendiamo un attimo per dare la possibilità di stamparli e leggerli e riaprire la discussione.

 

(La seduta sospesa alle ore 10.31, è ripresa alle ore 11.14)

 

PRESIDENTE (Fabbri): Grazie. Riprendiamo i lavori.

Ricapitolo che alla risoluzione 187 sono state presentate sei proposte di emendamento: tre a firma del consigliere Casadei, di cui la numero 2 è ritirata; due a firma dei consiglieri Sassone ed Evangelisti, di cui la numero 4 è ritirata; una a firma dei consiglieri Sassone e Casadei.

Siamo ancora nella discussione generale. Se su questa non ci sono interventi, possiamo passare alla discussione sugli emendamenti. Prego consigliere Casadei.

 

CASADEI: Grazie presidente.

Intanto ricapitolo un attimo gli emendamenti, come sono strutturati.

Voteremo l'emendamento 1 del Movimento 5 Stelle; l'emendamento 3 presentato da Fratelli d'Italia; l'emendamento 5 presentato congiuntamente da me e Sassone; e l'emendamento 6 presentato dal Movimento 5 Stelle.

Soltanto per specificare alcune delle parole che ho detto e che potevano anche essere oggetto di attribuzione di significato diverso di quello che ho detto, ma in particolare io non mi riferivo all'azione del governo attuale, ma del governo in quanto istituzione, visto che il grido che ho citato all'inizio del mio discorso in dibattito generale, il grido delle Perline che è stato lanciato per anni, chiedeva risposte che sono arrivate, certo, ma non sono arrivate nei tempi che loro chiedevano.

Quello che mi è stato attribuito, quello di essere un cuore di pappa, pappa di cuore, le mie parole erano troppo sdolcinate, evidentemente non si conoscono bene.

Non si conosce bene la realtà che queste lavoratrici hanno creato e non hanno manifestato gridando o aggredendo, ma hanno manifestato col cuore, con i canti, con l'arte.

Questo era quello che mi è stato attribuito, quello di essere un cuore di pappa o una pappa di cuore, non me lo ricordo proprio, però è una bella espressione che mi rappresenta, devo dire. In ogni caso, ringrazio veramente col cuore l'impegno che ci ha messo sia il governo che il Parlamento, perché le risposte alla fine sono arrivate, ma sono risposte che sono state richieste da troppo tempo.

Questo volevo dire: basta silenzi e vogliamo tempi certi, era questo a cui mi riferivo.

L'impegno, sono contento che sia unanime, da ogni parte politica e, quindi, voglio intanto dimostrare la vicinanza nostra, mi prendo l'impegno di portare la vicinanza di tutta la Regione alle Perline, di ogni parte politica e basta. Grazie mille.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene. Ci sono altri interventi? Consigliere Larghetti, prego a lei.

 

LARGHETTI: Grazie presidente.

Poche parole per esprimere il ringraziamento del nostro gruppo di Alleanza Verdi Sinistra al collega Casadei per questa iniziativa e a tutte le parti politiche che ovviamente ognuna con la propria sensibilità, con la propria valutazione, però in tutte le sedi, almeno quelle cittadine, sia questa assemblea, come auspico dalle interlocuzioni che ci sono state per vie brevi, sia nel consiglio comunale della città di Bologna, sul tema del sostegno a la Perla, c'è stata unità di intenti, ripeto pure nella differenza delle sensibilità e delle sfumature, nel modo in cui si esercita ovviamente ruolo politico e la propria visione.

L'esperienza de La Perla è un'esperienza identitaria per questo territorio e lo stile con cui le lavoratrici hanno portato avanti questa lotta è uno stile che condividiamo appieno, che ci rappresenta, che abbiamo sostenuto con attività di autofinanziamento, come a vario titolo altre comunità politiche hanno fatto su questo, non ci interessa intestarci alcunché, ma solo per manifestare la nostra vicinanza e il nostro supporto che non è mai mancato in nessuna sede civile e politica e che anche oggi sosterremo naturalmente col voto.

La Perla è un marchio importante per il nostro territorio e credo che sia un esempio in un momento in cui la crisi di un sistema produttivo industriale tradizionale che fa sempre più fatica sul manifatturiero a replicare i sistemi di mercato del passato in un contesto economico profondamente mutato, sia una lotta che in qualche modo deve essere esemplare.

Quindi, oggi noi non sosteniamo soltanto l'esperienza de La Perla, da parte almeno del nostro gruppo c'è un significato più ampio che è quello di restituire a chi lavora con le mani, a chi lavora e mette anche il proprio impegno nella mobilitazione, il potere, un pezzettino microscopico di potere, ma comunque importante nel determinare il futuro politico.

Su partite simili a quelle de La Perla ce ne sono tante altre sul nostro territorio, magari di realtà più piccole, meno note, spero che la lotta de La Perla sia di sostegno anche per queste altre realtà.

A volte ci sono battaglie anche politicamente un po’ più comode, perché più condivise, perché prive di elementi di conflittualità sul territorio come quelle de La perla e ci sono battaglie anche più scomode. Quindi, io spero che questo esito, che speriamo sia positivo, del destino di queste lavoratrici, sia di sostegno anche a quei lavoratori e lavoratrici che fanno battaglie un po’ più scomode. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Sassone, prego a lei la parola.

 

SASSONE: Grazie presidente.

Rinnovo il ringraziamento anche al collega Casadei, comunque d'obbligo per la presentazione della risoluzione che ci ha trovato e lo ringrazio anche per aver accettato e accolto con favore la provocazione che ho lanciato di sfida alla maggioranza per arrivare a un documento condiviso e alla riproposizione, la riformulazione di alcuni emendamenti e l'accettazione di alcuni emendamenti presentati dal nostro gruppo consiliare va in quella direzione che auspicavamo, ma che nei fatti vedo essere di tutta questa Assemblea, nessun escluso e di arrivare a un unico documento condiviso come segno di forza, anche a sostegno dei lavoratori e lavoratrici de La Perla che vivono una situazione che abbiamo già rappresentato tutti essere molto molto difficile.

L’impegno di questa Assemblea con questa risoluzione che immagino verrà approvata, ma non sta a me fare la dichiarazione assolutamente di voto è la dimostrazione però che su questioni concrete, quando c'è la volontà si può parlare e arrivare a una soluzione condivisa e condivisibile non nell'interesse del singolo partito, quindi ovviamente parlo anche del mio, ma solo ed esclusivamente nell'interesse dei cittadini. Purtroppo, spesso e volentieri ci sono magari delle preclusioni da un punto di vista ideologico, da parte nostra queste preclusioni non ci sono quando c'è la volontà di collaborare a tutto tondo noi ci siamo, c'eravamo, ci siamo oggi e ci saremo anche domani; quindi, ringrazio ancora nuovamente per il lavoro che è stato svolto, che ritengo proficuo non tanto per noi come Assemblea legislativa, ma anche e soprattutto anzi forse solo per i lavoratori e lavoratrici de La Perla. Grazie presidente.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Non ho altri iscritti a parlare. Allora chiedo se ci sono dichiarazioni di voto sugli emendamenti. Evangelisti, prego consigliera.

 

EVANGELISTI: Grazie presidente.

Come gruppo di Fratelli d'Italia ringraziamo il consigliere Casadei e il Movimento 5 Stelle per aver proposto questa risoluzione, soprattutto per il tema che è stato sottoposto all'attenzione dell'Assemblea, un tema che è stato viscerato, un testo che è stato argomentato compiutamente e a seguito del confronto diciamo non partito subito benissimo, si è confluiti in un documento invece condiviso.

Un documento che ha raccolto l'impegno delle diverse parti politiche, le diverse sensibilità e che è arrivato ad un lavoro unitario.

Noi ci tenevamo in qualche modo a rivendicare non il lavoro di una parte politica, ma il lavoro che il governo, quindi il governo degli italiani, soprattutto nell'ambito delle politiche del lavoro, sta cercando di svolgere al meglio e soprattutto anche in questo territorio.

Non ci sembra, ma riteniamo anche che questo sia doveroso che ci siano stati ritardi e sicuramente sarà accolto anche l'invito di non seguire, di non interessarsi soltanto a diciamo partite di serie A o partite di serie B, perché il lavoro ha la stessa dignità, rispetto alla grandezza o meno dell'azienda di riferimento e rispetto anche al territorio su cui l'azienda è ubicata.

Sappiamo che oggi il ministro è stato impegnato in partite che riguardano realtà minori e appunto una parte del mio cuore non di pappa, ma cuore di consigliere comunale guarda all'Appennino, ma guardiamo all'intero territorio regionale e a tutte le realtà che in esso sussistono.

Dobbiamo dare atto che rispetto alla vicenda la Perla, il ministro Urso in prima persona ha parlato di un risultato straordinario, di un caso che dovrebbe fare scuola per la salvaguardia del made in Italy.

A nostro avviso, anche il risultato che oggi abbiamo ottenuto in quest'aula e, quindi, annuncio il voto favorevole a questa risoluzione del partito di Fratelli d'Italia potrebbe fare scuola e potrebbe essere, appunto, un buon metodo da osservare anche rispetto a quelle partite, magari un pochino più, in cui ci sono elementi un pochino più dirimenti, su cui spesso, appunto troviamo divisioni. Importante è avere un obiettivo comune, in questo caso è quello di tutelare un'azienda importante, un'azienda che ha settant’anni di tradizione, delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno fatto di questa azienda una bandiera e hanno fatto anche in qualche modo un dato caratteristico e che connota anche il modo di fare lavoro in Emilia-Romagna e quindi in Italia.

E quindi per tutte queste motivazioni, lo ribadisco, rispetto alla risoluzione presentata, il voto di Fratelli d'Italia sarà a favore.

PRESIDENTE (Fabbri): Abbiamo altri interventi? Prego consigliera Lembi.

 

LEMBI: Grazie mille presidente.

Intervengo per la dichiarazione di voto del Partito Democratico e ne sento la responsabilità, anche perché parliamo di un caso molto molto significativo per il territorio emiliano-romagnolo e per Bologna.

Io quando penso alla qualità nel mercato del lavoro, penso a La Perla, quando penso a come le donne stanno dentro al mercato del lavoro, penso a La Perla, quando penso al made in Italy ho in mente La perla. La Perla è diventata un caso emblematico di come anche eccellenze solidissime del nostro territorio, penso all’Italia tutta intera, possano entrare in crisi per l'effetto di scelte e proposte di rilancio sbagliate, per l'effetto di un certo modo di intendere il mercato del lavoro.

Quando questo accade è proprio necessario che le istituzioni sappiano parlarsi pur con responsabilità diverse e che le forze politiche trovino ragioni e modi per unire obiettivi comuni.

L'ho detto prima, qui la filiera istituzionale sta funzionando, anche se il caso non è ancora chiuso.

Non succede sempre così, ma quando succede come pare adesso di arrivare ad un voto unanime, penso sia molto importante sottolinearlo e considerare questo una spinta al buon esito anche del provvedimento che si sta affrontando adesso sul piano nazionale.

Quindi confermo il voto favorevole del Partito Democratico.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Non vedo altre prenotazioni.

Nomino gli scrutatori: consigliera Lembi, Arduini e Ferrero. Chiedo l'assenso per la votazione degli emendamenti al consigliere Casadei solo per l'emendamento 3, quello a firma Evangelisti e Sassone. Accordato. Quindi, votiamo separatamente gli emendamenti.

Il primo emendamento, numero 1, a firma consigliere Casadei. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato.

 

Emendamento numero 3 a firma Sassone Evangelisti. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato.

 

Emendamento 5 a firma Sassone e Casadei. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato.

 

Emendamento numero 6 a firma Casadei. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato.

 

Ora votiamo la risoluzione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? La risoluzione è approvata.

 

(La risoluzione oggetto 187 è approvata, per alzata di mano, all’unanimità dei votanti)

 

OGGETTO 463

Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Governo e le Istituzioni europee, in tutte le sedi istituzionali appropriate, a contrastare l'imposizione dei dazi da parte dell'amministrazione Trump. A firma dei Consiglieri: Castellari, Calvano, Larghetti, Casadei, Paldino, Carletti, Lembi, Quintavalla, Fornili, Parma, Gordini, Trande, Daffadà, Costi, Burani, Proni, Lori, Bosi, Lucchi, Arduini, Donini, Ancarani, Albasi, Zappaterra, Valbonesi

(Discussione)

 

OGGETTO 508

Risoluzione per impegnare la Giunta a sospendere l'entrata in vigore degli aumenti fiscali previsti dalla manovra regionale 2025, rivalutando la necessità di alleggerire il carico su imprese e famiglie in un momento di profonda incertezza economica e rischio recessivo. A firma dei Consiglieri: Arletti, Pulitanò, Evangelisti, Aragona, Marcello, Bocchi, Ferrero, Ugolini, Pestelli

(Presentazione e discussione)

 

PRESIDENTE (Fabbri): Ora passiamo alla risoluzione numero 463 a prima firma Castellari: risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Governo e le istituzioni europee in tutte le sedi istituzionali appropriate a contrastare l'imposizione dei dazi da parte dell'amministrazione Trump.

Al presente oggetto viene abbinata alla seguente risoluzione: risoluzione per impegnare la Giunta a fare la propria parte per affrontare una crisi che rischia di compromettere la crescita economica e la coesione sociale del territorio, a prima firma Arletti e vi informo che sulla risoluzione sono state presentate quattro proposte di emendamento. Una a firma del consigliere Gordini, tre a firma del consigliere Aragona.

A lei la parola consigliere.

 

CASTELLARI: Grazie presidente.

Buongiorno a tutte e a tutti. Saluto anche i rappresentanti della Giunta.

La risoluzione nasce per mettere al centro la questione che dall’inizio del mese, già nei giorni di fine marzo è balzata agli onori delle cronache internazionali per il fatto di avere da parte dell'amministrazione Trump proposto e poi imposto una serie di dazi verso l’export che dagli altri paesi del mondo muove verso gli Stati Uniti.

La risoluzione nasce con l’obiettivo di contrastare l’imposizione di questi dazi e guardando a questo tema con gli occhi dell’Emilia-Romagna; dunque, con azioni che sollecitano il governo nazionale, le istituzioni europee e anche ovviamente azioni prossime all'amministrazione regionale, che noi pro tempore siamo chiamati a dare il nostro impegno, il nostro contributo.

Quando è stata presentata questa risoluzione non c'era stato il cosiddetto congelamento sospensione temporanea, per la verità non c'erano state molte altre minacce dietrofront, cambi di linee. L'amministrazione Trump si è resa protagonista in queste settimane di una fantasia incontrollata di azioni e dietrofront che sono parsi essere privi di una cabina di regina, una situazione incontrollabile e per certi versi dal punto di vista delle sue ricadute e ripercussioni economiche anche pericolose, perché ogni giorno la sua nuova, come si potrebbe dire semplificare è quasi mai una buona nuova.

Se c'è stata una cabina di regia dietro queste mosse contorte e contrastanti dell'amministrazione Trump questo è un fatto molto grave, se non c'è stata una cabina di regia questo è ancora peggio.

Non saprei tra le due cosa scegliere. La risoluzione ripeto, nasce da una consapevolezza, dalla necessità di dare una risposta e lanciare un grido d'allarme, rendere consapevole i cittadini, le cittadine e le imprese dell'Emilia-Romagna sul fatto che, oltre a questo andirivieni di azioni, ripeto talvolta grottesche quanto pericolose c’è l'economia reale che è una cosa seria, che è una cosa concreta che si tocca.

Ci sono le imprese, i lavoratori, le famiglie, le persone di questa regione in particolare che, come avrò modo di dire, è la prima in Italia per l’export negli Stati Uniti.

C’è bisogno di lanciare un messaggio forte e chiaro di vicinanza e di sostegno, di vicinanza concreta delle nostre imprese, di sostegno concreto e rendere consapevoli i cittadini e le cittadine dell'Emilia-Romagna sulla gravità di quello che è stato a suo tempo annunciato.

Il cosiddetto congelamento delle misure nasce da una consapevolezza, se vogliamo banale, che i dazi producono danni anzitutto a chi li impone e l'altra consapevolezza laddove occorra esposto, se ne fosse ancora bisogno, è che anche i mercati, a partire da quelle americane, le borse tutta l'economia che ruota attorno ad un grande paese, come sono gli stati Uniti, ha ovviamente immediatamente ravvisato i limiti di questa azione se non la pericolosità di queste azioni.

Ecco perché c'è stato il congelamento, che speriamo ovviamente nel tempo si consolidi e diventi una rimozione di queste misure.

Quanto meno verso l'Unione europea che sono il primo partner commerciale degli Stati Uniti.

La soluzione che abbiamo messo in campo come maggioranza passa in rassegna diversi settori, che in questa regione sono particolarmente segnati dalla prospettiva di questa di queste opposizioni.

Il settore automotori, il settore della meccanica di precisione, il settore meccatronica, il settore del packaging che ha sempre di più un'evoluzione tecnologica di avanguardia e positiva, il comparto ceramico, il comparto biomedicale, il comparto farmaceutico, integrato dall'emendamento a firma prima del consigliere Gordini.

E poi c'è tutto il pasto, il comparto agroalimentare, quello dei prodotti di qualità, nella FID valle, in una regione che ha 46 produzioni tra Dop e IGP. Senza dover citare il parmigiano reggiano e il prosciutto di Parma, che sono forse le produzioni più note nel mondo che si avvalgono di questi marchi.

La produzione enologica di qualità. Il vino, abbiamo appena concluso in Veneto l’evento nazionale a cui anche la nostra regione da sempre è presente, ancora una volta molto protagonista.

Sono i numeri, ci restituiscono una regione dove con 10,5 miliardi di export, per noi gli Stati Uniti sono diventati dal 2024 il primo mercato e il secondo fino al 2023, unito alla Germania.

Ora è il primo, siamo la seconda regione in Italia per esportazioni verso gli stati Uniti, la Lombardia è la prima regione con 13,7 miliardi.

Ma anche lì sono arrabbiatissimi anche là, le imprese e le istituzioni sono in campo. Il quadro economico finanziario, la produzione industriale del paese ci preoccupavano già prima dei dazi, figuriamoci ora.

Cioè, io non posso tacere in questa sede il fatto che noi siamo carenti da anni di una politica industriale vera e propria a livello centrale e poi c’è tutta la questione dei costi energetici, per esempio del comparto ceramico, ma anche in altri comparti che va a sommarsi a questa ulteriore prospettiva.

È troppo tempo che brilla l'assenza di un piano industriale in questo paese.

Quindi, cosa chiede la risoluzione alla Giunta regionale: azioni con il Governo per contrastare i dazi senza se e senza ma, di muoversi e agire in sinergia con l’Unione europea; un piano straordinario di supporto alle imprese; di tenersi per mano con il sistema delle imprese, del patto del lavoro che è un valore assoluto di questa regione che muove ancora di più i nostri prodotti, uno sforzo ancora maggiore, tanto che si fa già per promuovere i nostri prodotti per incentivare la modernizzazione, la semplificazione e l'innovazione tecnologica digitale, le transizioni varie.

Concludo. È una partita che si gioca in attacco, non solo in difesa, per l’Emilia-Romagna, nella sfida di nuovi mercati.

E come ricordava ieri l'assessore Colla ricordo un evento che è stato riportato dalla stampa della comunicazione, le teste, quando hai le teste come in questa regione, è il momento di valorizzare. Insomma, quasi che da una situazione difficile si riesca maggiormente mettendo in campo quello che l’Emilia-Romagna sa fare buttarsi oltre l'ostacolo.

Siamo consapevoli che è un passaggio stretto, che la flessibilità del nostro tessuto produttivo delle piccole e medie imprese saranno un alleato forte, non possiamo non essere preoccupati, ma dobbiamo anche essere occupati, ora più che mai, consapevoli del valore e della ricchezza che abbiamo in questa regione. Quindi, vogliamo esprimere un messaggio di vicinanza e di attenzione, un messaggio forte anche da quest'aula, come è nell'impegno della Giunta senza evitare di evidenziare le contraddizioni che ci sono state a partire dalle forze di governo

La Lega per alcune settimane ha sostenuto che i dazi erano un bene per l'economia del paese, poi per fortuna ha cambiato idea, non è venuta a dire alle imprese di questo territorio e neanche alle imprese dei territori dove governa con responsabilità.

Dico questo perché anche negli emendamenti, nella contro risoluzione presentata, avendo molte contraddizioni di cui non ho tempo di soffermarmi, lo faranno i colleghi.

Credo che però di fronte a questa situazione occorra una barra dritta che è agire insieme come Unione europea, contrastare con forza senza se e senza ma, con la schiena diritta queste misure. A partire dall'incontro di domande che io, come tutti speriamo, abbia i riscontri più positivi che si possano auspicare per il bene della nostra economia, del nostro paese e anche l’economia di questa regione.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene, chiedo se ci sono interventi per la discussione generale. Ricordo che la discussione generale è congiunta su entrambe le risoluzioni. Consigliere Aragona, prego, a lei la parola.

 

ARAGONA: Grazie presidente.

Io intanto ringrazio il collega Castellari per aver portato in Assemblea legislativa un tema, secondo me estremamente importante, un tema attuale, un tema centrale è un tema che ovviamente per l'economia e per le imprese dell’Emilia-Romagna, ovviamente rappresenta un tema assolutamente su cui riflettere anche all'interno di queste Aule, alla luce di quello che è successo negli ultimi mesi.

Ho letto con attenzione la risoluzione che del consigliere Castellari, io spero che magari come è successo anche per il documento che abbiamo discusso lavorato precedentemente si trovi magari anche una quadra diversa rispetto all'impostazione che è stata fatta sul documento del collega, perché credo che altrimenti rischi di essere invecchiato un po’ male il documento, perché dico questo, dico questo, perché nel frattempo giustamente, come è stato accennato, sono successe un po’ di cose, ma prima di dire le cose che sono successe secondo me è importante anche fare un attimo, una riflessione su quello che c'è scritto all'interno del documento.

Tra le premesse si dice tra l'altro che l'organizzazione mondiale del commercio si è nel tempo negli anni indebolita per colpa degli Stati Uniti.

No, questo non è un'opinione, questo è un falso economico, oltre che, secondo me, l'affermazione anche politicamente un po’ forte per un paese come degli Stati Uniti che rappresentano non solamente la più grande democrazia del mondo, ma un alleato politico economico, stabile e duraturo.

Scusa non si sente. Duraturo nel tempo, quindi io credo che sia una premessa che rischia di inficiare il resto della risoluzione.

L’organizzazione mondiale del commercio è stata tante cose.

Recentemente il nostro ministro delle finanze credo che abbia detto la cosa forse più corretta: l'organizzazione mondiale del commercio è morta da un po’ ma non per colpa degli Stati Uniti è morta da un po’ anzi l'ha definita probabilmente in un letargo all'interno del quale ogni paese ha ritenuto giusto fare quello che voleva ed è quello che è successo negli ultimi vent’anni, ma non per colpa degli Stati Uniti.

È successo perché un'organizzazione, un istituto che doveva giustamente garantire il libero commercio tra le nazioni, l'equità del libero commercio tra le nazioni, garantire e tutelare le nazioni, non solamente il mondo occidentale più sviluppato, ma anche le nazioni in via di sviluppo all'interno di un mercato equo che garantisse le nazioni contro la concorrenza sleale, non è riuscita a fare questo negli ultimi vent'anni. Ma non è che non è riuscita a farlo per colpa degli Stati Uniti, non è riuscito a farlo in primis perché pensiamo al grande gigante cinese, è stata per troppi anni il meccanismo dorato di una concorrenza sleale di cui la fabbrica cinese è stata l'industria del mondo.

Allora oggi far finta di non riflettere su questo parlando di organizzazione mondiale del commercio e dei dazi su cui tra poco arriverò, vuol dire però non aver fatto un'analisi attenta di quello che è stato il percorso dell'economia economica internazionale negli ultimi vent'anni come la mancanza all'interno di questo documento di una riflessione che riguarda la situazione nostra.

Quando dico nostra intendo dell'Unione Europea, è gravemente lacunoso, è gravemente lacunoso perché ho citato anche, qui faccio riferimento a qualche emendamento che ho presentato io credo anche per migliorare il documento iniziale che è stato proposto, giusta la riflessione sui dazi, giusta la riflessione sull'attualità, però non possiamo far finta di non riconoscere che con grande ritardo, con anni di ritardo se è stato fatto perché noi è una riflessione che stiamo facendo, che stiamo facendo oggi in Europa e che forse qualcuno non ha ancora avuto il coraggio di fare. Oggi l'Unione Europea porta con sé per la sua regolamentazione, per la frammentarietà delle sue leggi per i vincoli, lacci e lacciuoli pensate che solamente sull' Hi-tech all'interno dell'Unione Europea ci sono oltre cento leggi, pensate che ogni norma viene regolata da decine e decine di leggi diverse, a livello di vari gradi istituzionali e con questo porta con sé dei dazi interni che negli ultimi vent'anni hanno depresso la nostra economia italiana ed europea, facendo ben peggio di quello che oggi sta succedendo. E questo è anche quello che ha detto il nostro presidente del Consiglio quando giustamente è stata interpellata su questo tema e ha giustamente subito detto per me è una scelta sbagliata quella dei dazi ed è una scelta sbagliata, quella dei dazi.

Però ciò non può non farci fare una riflessione su quello che è successo precedentemente, sulla forse necessità oggi di pensare a rivedere anche il grande piano del Green Deal, a rivedere anche alcune norme dell’Unione Europea fondamentali, come pensiamo al tema dell'energia, un altro grande dazio interno sul quale ci siamo adagiati e su cui non abbiamo avuto il coraggio di fare delle grandi riforme in questi vent'anni.

Quindi, guardate, io ho citato tra i vari emendamenti che ho portato qualcosa che non ha detto Aragona Alessandro, l’ha detta Mario Draghi recentemente in un'audizione al Senato quando ho detto guardate il fondo monetario internazionale in un recente studio ha certificato che solamente per quanto riguarda le barriere interne del mercato unico c'è una creazione indiretta di dazi del 45% sui beni manifatturieri e del 110% sui servizi.

Ma allora questo è un ragionamento che vogliamo fare al di là della sospensione dei 90 giorni dei dazi di Trump, al di là del negoziato che si andrà a fare nel quale speriamo e crediamo di portare a casa un grande risultato, un grande risultato che tradotto vuol dire un grande mercato unico occidentale a dazi zero, che è quello verso il quale vogliamo andare per rimanere nel blocco occidentale, almeno che è questo il sospetto che mi viene, qualcuno non sia sollecitato da quello che è stato il titolo di Repubblica di qualche giorno fa, Unione europea e Cina asse anti Trump.

Se allora questo vuole essere una risoluzione e un modello di sviluppo che anticipa un cambio divisione internazionale, perché questo allora rischia di essere il mio sospetto su questo documento che in realtà non è più un documento che ha validità economica è un documento che è un riposizionamento a livello politico, a livello internazionale, allora, noi su questo non ci stiamo perché la Cina l'abbiamo visto quello che ha creato negli ultimi vent'anni.

Tra l'altro lasciatemelo dire, nel silenzio generale di tutti coloro che in Italia un giorno sì e l'altro pure fanno manifestazioni sui diritti civili, sui diritti sociali, sui diritti ambientali, sui diritti economici, giusto assolutamente condivisibili, non ho mai sentito in questi vent'anni in cui il VTO ha presentato anche questo, la deindustrializzazione dell'occidente a vantaggio della grande fabbrica cinese, qualcuno alzare la mano e dire “ma forse dovremmo anche preoccuparci se è il caso” - lo dissi in un altro intervento - allora sì, non era il caso, forse di mettere qualche dazio, che in quel caso avrebbe avuto almeno il senso e la finalità di riequilibrare un mercato che si basava sulla concorrenza sleale.

Quindi, vado a chiudere il mio intervento, introducendo poi anche quella che sarà la risoluzione della collega Arletti, che giustamente mette il focus anche su quello che effettivamente la regione può fare in questa direzione, che la regione, il messaggio, il messaggio che la regione poteva dare ad una economia di un sistema produttivo emiliano romagnolo che sicuramente rischierebbe di essere messo in difficoltà dai dazi americani, ma non possiamo solamente fare una risoluzione di indirizzo politico senza anche valutare quello che noi possiamo fare all'interno di queste aule, perché riconoscerete, penso che non diciamo nulla di fuori dal mondo, se diciamo che alcune manovre all'interno della legge di bilancio, proprio alla luce di quello che sta succedendo a livello internazionale, agiscono con una discrasia forte, perché mettere le tasse, aumentare l'ira sul nostro sistema produttivo.

Quando tutti qua giustamente stiamo riconoscendo che dobbiamo andare incontro a tutelare il nostro sistema produttivo, perché il mondo là fuori è complicato, il mondo là fuori è incerto, il mondo fuori turbolento per colpa di Trump ma non solo per colpa di Trump.

Non solo io, io credo che rischia di essere qualcosa che va veramente in discrasia rispetto a quello che c'è scritto all'interno di questa risoluzione sulla quale ripeto, attraverso gli emendamenti ma attraverso un dialogo, spero che possa uscire un documento comune che intenda realmente dare un messaggio forte di tutela del nostro sistema produttivo e delle sue esportazioni non solo verso gli Stati Uniti ma verso il mercato globale. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Ha chiesto la parola il consigliere Gordini, a lei la parola.

 

GORDINI: Grazie presidente.

Grazie ai colleghi e le colleghe consigliere e consiglieri.

Io pensavo rimanere nel tema specifico dell'emendamento e di richiamarmi a quello che diceva prima il consigliere Castellari, difficile anche pensare salto per un attimo le parole del consigliere Aragona, appena pronunciate, di non tornare anche al tema diciamo unitario che ogni tanto pervade quest'aula della risoluzione che aveva trovato una composizione tra Casadei e Aragona, forse non era, e Sassone, perdonate, ho sbagliato cognome.

Lo dico perché da un lato è evidente che noi dobbiamo prestare attenzione, e il taglio dell'emendamento, lo dico in modo molto breve, andava in modo specifico su alcuni dei temi che toccano soprattutto la parte diciamo sanitaria, farmaceutica e biomedicale.

Questo anche perché è difficile oggi concentrarsi su una discussione del solo oggi, quando davanti abbiamo un panorama che cambia rispetto a ieri e che probabilmente cambia anche rispetto a domani. Giustamente non dobbiamo andare a traino dei titoli di Repubblica o di altri organi di stampa, ne potremmo citare tanti, ma diventa anche difficile pensare di avere una forma di meditazione complessiva davanti a uno scenario internazionale che in primis dopo l’elezione di Trump, cambia con una velocità imbarazzante.

Prima lo citava Castellari, giustamente, perché è ovvio che avere delle prese di posizioni che nascono un giorno che poi portano una sospensione di 90 giorni, forse ci porta a pensare che dobbiamo avere una qualche forma di strategia, non solo regionale ma anche nazionale.

Domani sappiamo che ci sarà un incontro che coinvolgerà l'Europa attraverso la rappresentanza del presidente Meloni, e vedremo anche da lì che cosa esce.

Ciò non toglie che l'attenzione, la vigilanza e il sostegno, che erano due termini che avevo usato prima Castellari, legati al nostro comparto, non possano essere omessi pure in un quadro la cui variabilità oggi è davvero imprevedibile.

E non può essere omessa, anche pensando non solo a quanto meno potranno essere garantiti i cittadini anche nel loro diritto di accesso alle cure, se i prezzi dei farmaci dovessero crescere, ma anche per tutto quello che è il comparto produttivo emiliano-romagnolo in primis, vuoi per le sostanze, vuoi per i farmaci, vuoi per i generici, vuoi per la parte biomedicale.

Quindi è un qualche cosa che torna all'interno delle nostre dinamiche, delle dinamiche dei nostri cittadini, per i quali comunque una qualche forma di sostegno va manifestata, credo, crediamo da questa Assemblea.

Va manifestata al pari di quello che precedentemente, torno alla risoluzione precedente, è stato definito come un atteggiamento comune che forse può uscire da questa assemblea, almeno di presa d'atto di fenomeni che toccano i nostri cittadini, che toccano il nostro sistema produttivo, e quando poi si parla di sistema produttivo non sono solo i cittadini che avranno un prezzo maggiore per i farmaci a cui accedono, ma anche tutti i cittadini lavoratori, e torniamo ai lavoratori della Perla, presi come emblema di una situazione di grande sofferenza che va in qualche modo combattuta o di cui va preso atto all'interno di questa assemblea.

Chiudo rapidamente perché tutte le introduzioni del consigliere Castellari erano ampiamente condivise dal punto di vista dell'analisi di quello che è il rimbalzo sulla nostra Regione.

Il tema rimane, come noi Assemblea, anche pensando a quanto lontani sono i cittadini, a quanto poi lontani rimangono dalle istituzioni, a quanto si sentono, diciamo abbandonati a quanto poco partecipano all'esercizio del voto che noi pensiamo che sia fondamentale, torniamo quindi a quanto i cittadini, i lavoratori e coloro che usufruiscono della produzione di farmaci piuttosto che di sostanze che possono essere oggi gravante dai fatti devono sapere che all'interno di questa Assemblea magari troviamo dei punti di composizione che, partendo dalle analisi macro che partendo anche da una situazione che oggi cambia con una velocità imprevedibile, ci portino a dire noi sappiamo tutelare anche queste forme di cittadini e lavoratori, le forme di cittadini che si troveranno costretti a pagare dei dazi maggiori e cerchiamo di trovare una composizione che ci porti non solo ad analisi comuni difficilissime oggi, anche andando indietro nel tempo di vent’anni rispetto a quello che era il Fondo Monetario Internazionale, ma soprattutto rispetto al tema delle soluzioni che potranno essere portate dentro la nostra assemblea e dentro i nostri cittadini. Vi ringrazio.

 

PRESIDENTE (Tagliaferri): Consigliere Quintavalla.

 

QUINTAVALLA: Ringrazio il vicepresidente.

Ringrazio il consigliere Castellari per aver posto con questa importante risoluzione al centro del dibattito dell'aula una questione fondamentale. Ringrazio anche il consigliere Aragona per gli stimoli che ha fornito, anche se poi ne condivido solo una parte, ma lo esprimerò meglio adesso.

Faccio una premessa legata alle conseguenze di queste prese di posizione politiche economiche per gli Stati Uniti, non tanto perché mi interessa questionare sulla politica statunitense, ma perché quello che succede in America evidentemente avrà delle conseguenze dirette sull'economia europea e italiana. Intanto ipotizzare che la politica dei dazi determini forzatamente il trasferimento di investimenti industriali negli Stati Uniti, cioè quindi una localizzazione di investimenti stranieri negli Stati Uniti è abbastanza poco credibile.

Questo lo dicono gli economisti, nel senso che il costo dei fattori produttivi negli Stati Uniti, in particolare il costo del lavoro e la manodopera, resta elevatissimo e poi perché gli investimenti necessitano di stabilità, di un clima di fiducia, di condizioni di contorno prevedibili e stabili.

Tutto il contrario di quello che sta generando la politica trumpiana. Il tema chiave e il concetto chiave, purtroppo, è quello dell'incertezza, oggi.

Quindi, questo obiettivo del presidente americano probabilmente non verrà raggiunto. Probabilmente gli Stati Uniti entreranno a breve in recessione, con un incremento cospicuo dell'inflazione e un notevole deprezzamento del dollaro a cui si combinerà, queste sono le previsioni degli analisti, anche un massiccio flusso di vendite di capitale.

Cosa che va evidentemente in contro tendenza rispetto a quello che è successo. Negli ultimi vent'anni gli Stati Uniti hanno goduto di un'enorme concentrazione di flussi di capitale, legati soprattutto alla esplosione della bolla tecnologica e il tutto strettamente connesso alla concentrazione, almeno fino a ieri, di innovazione e libertà economica, free trade, management, orientato alla creazione di valore.

Tutto questo viene completamente spazzato via adesso dal negazionismo posto di Trump, la negazione del commercio mondiale, la volatilità delle scelte con dietro all'ombra evidente della speculazione. Il condizionamento delle decisioni allo status di amico nemico, personale del presidente e, in ultima analisi, alla subordinazione dell'economia all'interesse politico di una singola persona, di una élite ristretta e questo quando dico subordinazione, purtroppo non è solo dell’economia, se pensiamo al tentativo di cucire la bocca anche all'università che è in corso in America in questo momento.

Quindi voglio esprimere qui il mio applauso e sostegno all'università di Harvard che ha dichiarato in questi giorni di non rinunciare alla propria indipendenza né ai diritti costituzionalmente garantiti, nonostante le pesanti minacce di blocco di fondi e contratti da parte di Trump.

In questo scenario, lo ha già detto giustamente il collega Castellari, emerge una contraddizione all’interno del centrodestra, è anche un po’ di schizofrenia, da un lato il vicepremier Salvini che dice che i dazi saranno un'opportunità per le nostre imprese.

Diciamo contraddetto dalla premier Meloni dal Ministro Urso, oggi leggo testualmente che cita sui giornali di oggi la guerra commerciale dei dazi va evitata perché colpirebbe la nostra Europa e soprattutto la nostra Italia, le nostre eccellenze.

Quindi chiaramente posizioni divergenti all'interno del centrodestra. La stessa premier Meloni aveva dichiarato pubblicamente che non è nulla di così drammatico la questione dei dazi, quando adesso deve correre, diciamo, negli Stati Uniti nelle prossime ore per cercare di portare a casa qualche risultato. Anch'io auspico, come diceva Aragona, a un tema di dazi zero tra Europa e stati Uniti.

Peccato che in queste ultime ore l'amministrazione americana l'abbia già praticamente bocciata questa proposta e speriamo che ci sia un cambiamento di indirizzo.

Ecco, l'altra cosa che viene spesso citata, è stata citata anche prima, il dire che il vero dazio per noi europei e per l'Italia è stato quello del green deal. Da un lato io condivido il fatto che ci siano delle cose che vadano riviste e che non hanno funzionato, però deve essere fatta un'analisi oggettiva e onesta.

Dire che è il green deal della sinistra, quando, voglio dire, intanto sappiamo che i popolari europei di cui fa parte Forza Italia hanno sostenuto tutte queste scelte in questi anni, o quando si parla di agricoltura, il precedente commissario alle politiche agricole europeo era polacco appartenente a un partito dei conservatori che fa parte del gruppo dei conservatori europei di cui mi sembra la presidente Meloni sia la referente e coordinatrice.

Quindi è chiaro che l'analisi va fatta con serietà, oggettività e senza demagogia. Ecco, per quanto riguarda l'Italia, evidentemente un paese così fortemente evocato all’export e debole dal punto di vista delle risorse interne, a partire dalle materie prime, il tema dell'energia, sicuramente l'Italia è uno dei paesi più esposti negativamente in questo scenario di chiusura delle relazioni internazionali.

Lo dicono tutte le categorie economiche, le associazioni imprenditoriali, l'abbiamo sentito anche nella nostra Commissione politiche economiche, anche con l'audizione di Unioncamere.

E quindi rischiamo come Italia sicuramente, e la nostra regione, è già stato detto, rischia di essere tra quelle più colpite, con un export da oltre 10 miliardi di euro all'anno verso gli Stati Uniti, che sono diventati il primo mercato di destinazione e di esportazione dei beni da parte delle nostre imprese, in particolare le filiere dell'automotive, dei mezzi di trasporto, dell'agroalimentare, della meccanica e della farmaceutica.

E quindi il tema è che mettiamo a rischio un sistema di imprese, posti di lavoro, una subfornitura di piccole e medie imprese che rischiano davvero il proprio futuro.

E quindi questi tre mesi di sospensione, poi chiaramente potremmo essere smentiti da un giorno all'altro, vista la schizofrenia anche dell'amministrazione americana, però ecco in questi tre mesi l'auspicio di vedere un Governo che lavora e di lavorare insieme a livello non di singola nazione, ma certamente come portatori di interessi collettivi e condivisi a livello di Unione Europea, perché chiaramente le sfide geopolitiche internazionali che abbiamo davanti non possono essere affrontate come singolo paese.

La proposta della premier Meloni, su cui attendiamo dettagli è un piano operativo di impiegare 25 miliardi di euro per sostenere le imprese, in realtà fa riferimento all'utilizzo di risorse già in campo, quelle del PNRR da una parte, quelle dei fondi di coesione dall'altra.

Questo comporterebbe quindi non nuove risorse ma uno spostamento di risorse, quindi questo vuol dire che da un lato non c'è spazio per ulteriori risorse e per politiche keynesiane dico purtroppo perché la situazione di indebitamento del nostro paese non lo consente e quindi dall’altro, questo significa che ci serve l'Europa, serve lavorare insieme all'Europa anche per migliorarla, ovviamente, con il compito di ridisegnare le relazioni e tutelare le nostre eccellenze, cercare di difendere gli interessi del sistema manifatturiero italiano, di tutti i prodotti, anche quelli tutelati da Dop e Igp che fortemente vedono protagonista la nostra Regione.

Giustamente è stato detto, la regione deve fare la propria parte, penso che la stiamo facendo. In questi giorni il presidente de Pascale, l'assessore Mammi hanno annunciato l'uscita di bandi per 105 milioni di euro di risorse in grado di generare 270 milioni di investimenti nel settore agricolo e delle filiere agroindustriali.

Questo è un esempio, così come l'impegno anche di allargare l'orizzonte verso l'Oriente a livello di mercati la Regione sarà protagonista con la presenza all’expo di Osaka in Giappone.

Questo per dire che non è che si tratta di un cambio di visione internazionale, consigliere Aragona.

Forse un cambio di visione internazionale ce l'ha imposto Trump, visto che ha di fatto rotto il fronte dell'occidente dal punto di vista economico e non solo, anche geopolitico.

Quindi sicuramente l'Emilia-Romagna farà la sua parte. Ci aspettiamo un'Italia protagonista in Europa e con l'Europa per difendere quel made in Italy di cui proprio ieri è stata celebrata la Giornata nazionale. Concludo dicendo che la bussola europea che è stata quella presentata da Draghi dovrà rappresentare il riferimento per rilanciare la nostra competitività e auspico che ci sia un impegno unitario da parte di tutte le istituzioni e di tutte le forze politiche in campo in questo senso. Grazie.

 

PRESIDENTE (Tagliaferri): La parola al consigliere Vignali.

 

VIGNALI: Grazie presidente.

Sì, anch'io condivido quello che è appena stato detto, cioè il fatto che l'analisi va fatta con serietà. La questione dazi oggi è in stallo.

Se già prima non ci doveva far prendere dal panico, ancora più adesso bisogna agire con calma le responsabilità.

Il governo è consapevole delle ripercussioni negative che i dazi hanno sull'economia e credo che non abbia bisogno di sollecitazioni come dire ulteriori.

Come appena stato detto domani il premier Meloni sarà negli Stati Uniti, è il primo Capo di Stato dell'Unione Europea ad incontrare Trump. Quindi, piaccia o no, l'Italia è il primo Paese dell'Unione Europea verso gli Stati Uniti.

L'Italia è già protagonista in Europa. Come chiede, ho letto se non ricordo male stamattina l'assessore Mammi sulla stampa, il governo credo che abbia una strategia giusta per evitare i danni ai nostri interessi nazionali.

Tra l'altro, ce lo ha spiegato bene il Ministro Tajani, proprio sabato, nell'incontro che abbiamo fatto proprio qui in regione, in collegamento telefonico dall'India, dove si trovava proprio come ministro per il Commercio con l'estero per promuovere nuovi mercati in India e poi dopo andava anche in Giappone, per l’expò del Giappone. Il governo ha una strategia giusta per contrastare questo fenomeno, si lavora assieme a livello europeo, come è stato detto, e lo condivido.

Niente panico e soprattutto ritorsioni perché rischierebbero di innescare una guerra commerciale con un'escalation che creerebbe grosse problematiche e soprattutto contromisure. Quindi, dicevo, apertura di nuovi mercati, citavo prima l'India, il Giappone.

La Regione credo che dovrebbe investire, abbiamo detto anche sabato, soprattutto anche sull'America Latina, supporto alle imprese nei settori più colpiti e lo stesso credo che dovrebbe fare anche la nostra Regione.

Diceva prima, e condivido, il collega Aragona, dobbiamo soprattutto capire quello che noi possiamo fare. Certamente, con l'ultimo bilancio che è stato approvato non abbiamo dato certo un buon segnale nel senso che l'aumento dell'Irap e soprattutto anche la carenza di certi fondi, ho visto tra l'altro il confronto con il Veneto per quanto riguarda l'attrazione degli investimenti e per favorire la competitività, certo, non sono un buon segnale.

L'ultimo aspetto che condivido totalmente con quello che ha detto il collega Aragona è che il vero dazio sono certe regole dell'Europa, quindi, soprattutto il tema del green deal che sappiamo che ha messo in ginocchio interi settori come l'agricoltura, l'automotiv, molto presente tra l'altro nella nostra regione. Il PPE ha avviato già dallo scorso dicembre un percorso di revisione del green deal.

Spero che si possa arrivare a conclusioni con questo percorso.

Poi anche quello che ha detto anche il premier Meloni del Patto di stabilità, la revisione del Patto di stabilità, potrebbe liberare risorse soprattutto per le imprese in difficoltà. Io spero, mi auguro che si possa appunto analizzare con serietà questo tema e magari arrivare anche a una convergenza su queste risoluzioni.

Come dicevo prima, credo che il Governo non abbia bisogno di ulteriori sollecitazioni perché il tema è ben presente al punto che domani la premier è in America e Tajani sta girando il mondo per promuovere nuovi mercati.

 

PRESIDENTE (Tagliaferri): Grazie. Consigliere Bocchi.

 

BOCCHI: Grazie presidente.

Grazie anche al consigliere Castellari che ha portato un tema così importante e così attuale all'attenzione dell'aula.

Il consigliere Castellari citava le ripercussioni che queste vicende rischiano di comportare per la nostra economia e della nostra regione, citava tra i vari settori quello dell'automotive e qui non vorrei ripetere quanto già detto dal consigliere Aragona e poco fa da Vignali, ma dobbiamo veramente chiederci quanto i dazi, che ancora ufficialmente non ci sono, rischiano di danneggiare questo settore, quanto invece l'hanno già pesantemente danneggiato quelle politiche del green deal europeo che sono state veramente una sciagura.

Citava il packaging, citava l'agroalimentare, io voglio ricordare il settore dei derivati del pomodoro, il presidente Tagliaferri è un piacentino e sa bene quanto sia importante, i dati recenti parlano di 3 miliardi di esportazione verso gli Stati Uniti, c'è il Parmigiano Reggiano, quasi 500.000 forme esportate negli Stati Uniti lo scorso anno, c'è la farmaceutica, un settore che esporta negli Stati Uniti quasi 11 miliardi di euro di valore.

Quindi nessuno in quest'aula credo possa tifare per i dazi e possa non dirsi preoccupato anche quando conosciamo bene la forza, l'intraprendenza e la robustezza del nostro settore industriale che, come ha reagito a tanti altri problemi, saprà reagire anche a questo eventuale ostacolo.

E non lo difende neanche quando cerca di riportare un po’ la questione a una più lucida definizione, un più lucido quadro interpretativo, laddove una certa parte politica oggi è tentata e sta anche attuando a ritrarre una caricatura un po’ troppo estrema del presidente degli Stati Uniti, laddove lo si dipinge come un rozzo, un matto, una figura non meritevole di rispetto.

Ecco, sgomberiamo il campo dagli equivoci, Donald Trump agisce nel nome e per conto del popolo degli Stati Uniti che l'ha democraticamente eletto, cerca a suo modo, secondo me in maniera sbagliata, come ha sottolineato il consigliere Quintavalla, di attuare gli interessi della propria nazione, però non esistono in questo ambito i dazi degli Stati Uniti all’Unione Europea, esistono degli interessi nazionali che legittimamente, in maniera, ripeto, secondo me non appropriata, il presidente degli Stati Uniti cerca di attuare ed esiste soprattutto un avversario che ha ostacolato fino ad oggi gli interessi americani che sono non tanto l’Unione Europea, o meglio sono anche l’Unione Europea, ma un'Unione Europea che in questi anni è sempre stata al traino di una potenza che è la Germania.

E non possiamo non leggere la minaccia, perché di questo oggi si tratta più che di applicazione reale, la minaccia dei dazi, come il prosegue di una politica degli Stati Uniti che seguono la distruzione del Downstate 2, per esempio, che seguono le sanzioni alla Russia, che seguono quel diesel gate che aveva messo in difficoltà soprattutto quell'avversario economico che era la Germania e credo che in questo dobbiamo anche riconoscere che Donald Trump è un abile o comunque un fortissimo negoziatore.

Ha minacciato di uscire dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per poi andare a trattare le condizioni del suo ingresso.

In questi giorni in queste settimane ha messo sul tavolo la minaccia dei dazi davanti all’Unione Europea per andare a trattare, a trattare cosa lo saprà lui.

C'è anche chi sostiene, io lo ritengo un'argomentazione valida, che dopo la retrocessione del Giappone e della Cina, nella sottoscrizione del proprio debito pubblico cerchi di trovare finanziatori che possano sottoscrivere i titoli di debito pubblico degli Stati Uniti che sono in forte aumento.

Io credo però che questo schiaffone che Trump, che per la presidenza degli Stati Uniti oggi sta dando all'Europa sia anche una grande occasione, una grande occasione per l’Unione Europea di rivedere il proprio modello.

Accennava prima forse anche il consigliere Quintavalla.

C’è un'occasione per rivedere quel modello che fino ad oggi era ingabbiato dalle direttive imposte dalla Germania, ingabbiato da una politica legata da patti di stabilità molto rigida, tagliava e proibiva comprimeva gli investimenti, una politica economica che era al proprio interno estremamente penalizzante per le imprese, e una politica economica che vedeva una sorta di focus sull'esportazione. Ecco, credo che sia il momento invece l'opportunità per l'Unione Europea di rivedere il proprio modello di esistenza, mi viene da dire, di puntare maggiormente sugli investimenti su quell'aumento dei salari della domanda interna che invece fino ad oggi l’avvalersi dell'esportazione ha tenuto troppo compresso. E poi non possiamo nascondere anche il tema della reciprocità in questo dibattito.

Perché un recente studio relativo a 600000 categorie di prodotti commissionata da enti assolutamente terzi, ha certificato che nel due terzi di queste categorie di prodotti, gli Stati Uniti pagano per esportare verso l’Unione Europea dei dazi molto più alti rispetto a quelli che gli Stati Uniti chiedono agli esportatori dell’Unione Europea.

Quindi il tema della reciprocità, non possiamo celarlo, non possiamo nasconderlo ed è evidente anche in quel comparto. Ieri l'altro c’è stata l'assemblea del consorzio del parmigiano reggiano e lo stesso presidente Bertinelli ha lanciato la possibilità di un'arma che credo che Giorgia Meloni giocherà in favore degli esportatori di Parmigiano Reggiano perché, se oggi il parmigiano gli esportatori di parmigiano reggiano, domani, perché ancora non ci sono, ma rischieranno di pagare non più il 15% come dazio imposto già all'epoca dell’amministrazione Biden, ma un 20% in più.

Non è neanche possibile che oggi o, meglio, dobbiamo anche consentire e trattare l'imposizione di questi dazi col fatto che oggi gli esportatori di parmesan nell’Unione europea non possono esportare.

Credo che i consumatori europei sappiano benissimo fare la differenza tra un prodotto formaggio o similare prodotto nel Wisconsin, che si chiami parmesan e così come lo sanno fare i consumatori degli Stati Uniti sanno dare il giusto valore a un prodotto di eccellenza come il parmigiano reggiano.

Quindi, un altro accenno riguarda a quanto asserito poco prima dal consigliere Quintavalla riguardo alle ritorsioni che Trump intende attuare nei confronti dell’università di Harward.

Ecco, io, magari qui un richiamo a tenere i piedi per terra e agli occhi su quanto magari avviene nella nostra, nella nostra regione, nel nostro paese, forse sarebbe auspicabile.

A partire magari, ma questo magari un confronto che portiamo in assemblea, su quegli istituti Confucio che invece sono presenti in undici, anche a Bologna, in undici università italiane, che si rendono veicoli di quel soft power cinese che contiene anche elementi di grande ambiguità.

E noi ci auguriamo che il successo della visita di domani di Giorgia Meloni sia un successo per l'Italia, sia un successo per le aziende dell’Emilia-Romagna e per le aziende italiane, sia un successo per l'intera Unione europea.

Senza sudditanza senza diciamo timore di apparire sottomessi.

Con la dignità nazionale di cui Giorgia Meloni si rende, interpreta in ogni occasione, però, sappiamo anche benissimo che il nostro ruolo mondiale dell'Italia e all'interno dell'occidente e al fianco degli Stati Uniti e non è certo di fianco alla Cina.

 

PRESIDENTE (Tagliaferri): Grazie. Non ci sono altri interventi, quindi, direi di passare alla discussione generale sugli emendamenti. C'è un intervento. Prego, consigliere Calvano.

 

CALVANO: Grazie presidente.

La scelta che ha fatto il presidente Trump di aprire una guerra commerciale con tutto il mondo non poteva non essere oggetto di un confronto anche all'interno di quest'aula, perché ovviamente questa guerra commerciale ha ricadute e rischia di avere ricadute importanti sulla nostra regione, sul tessuto produttivo della nostra regione, ma anche sulla vita quotidiana della nostra regione, sia per i suoi effetti diretti sia per i suoi effetti indiretti.

Quali sono gli effetti in via diretta? Sono ovviamente il fatto che questa politica commerciale trumpiana basata sui dazi, che con queste dimensioni non si vedeva probabilmente dagli anni anni ‘90 nel mondo, agisce ovviamente in maniera molto importante sulla nostra regione, mettendo in difficoltà le esportazioni dell'Emilia-Romagna, delle imprese dell'Emilia-Romagna verso gli Stati Uniti.

Un mercato che per l'Emilia-Romagna vale oltre 10 miliardi di euro e che rischia quindi di pagare un prezzo superiore ai 2 miliardi di euro, con un effetto, che raccontava molto bene Castellari nell'introduzione e nello spiegare il senso della nostra risoluzione, che rischia di essere importante sia per quanto riguarda la redditività delle imprese e ovviamente a caduta sull'occupazione.

L'Emilia-Romagna è una terra che ha indubbiamente beneficiato dei mercati aperti, ha indubbiamente beneficiato delle riduzioni delle barriere doganali, perché ci ha consentito di poter mostrare al mondo di poter essere nell'economia mondiale tra i protagonisti con i prodotti di questa terra realizzati dalle nostre imprese.

Oggi essere patriotti regionali richiederebbe una condanna senza se e senza ma delle scelte che Trump ha messo in campo.

Vi devo dire che nel dibattito che sto ascoltando questa condanna senza se e senza ma dai banchi dell'opposizione non l'ho sentita.

 Ed è stato questo, anche guardando le dichiarazioni dei giorni scorsi, che ci ha spinto a dire che invece un segnale andava dato dall'Emilia Romagna, non potevamo accontentarci di una richiesta di non andare nel panico, non potevamo accontentarci di chi diceva, ed è stato già citato, ministri di questo governo, anche ministri importanti di questo governo, che dicevano che addirittura i dazi potevano essere un'opportunità. Questa politica trumpiana va condannata e ovviamente nel condannarlo anche va stimolato il governo in primis e l'Europa, perché le politiche commerciali dell’Unione Europea non le fanno più i singoli stati è un po’ che le fa l’Unione nel suo insieme, vanno stimolati gli stati e l’Unione Europea a intervenire in modo tale da portare in un'altra direzione il presidente degli Stati Uniti o comunque per mettere in campo soluzioni che ci consentano di minimizzare il danno perché ci sono poi oltre agli effetti diretti di questa politica, ci sono gli effetti indiretti.

Il primo effetto indiretto dei dazi è inevitabilmente la spirale inflazionistica.

Perché i dazi determinano di per sé all'interno dei mercati il fatto che i mercati recepiscono in termini di aspettative un aumento dei prezzi della produzione e di conseguenza un aumento dei prezzi al consumo. Questo cosa determinerà sui cittadini dell'Emilia-Romagna, così come sui cittadini dell'Italia e più in generale europei, il rischio appunto di un aumento dei prezzi al consumo con un’incidenza molto negativa su redditi e salari che già oggi faticano ad essere redditi e salari sostenibili per molti lavoratori e per molte lavoratrici, ma l'altro danno clamorosamente pesante e rilevante soprattutto su tessuti produttivi molto dinamici è legato al clima di incertezza che i dazi determinano.

Sfido chiunque di noi oggi a capire a che punto siamo arrivati, quali sono i dazi che sono stati imposti, quelli che non sono stati imposti, quelli che sono stati sospesi, quelli che forse verranno rimessi, quelli che stanotte magari vengono di nuovo eliminati.

Tutto questo determina un danno enorme rispetto alla volontà o la decisione delle imprese di investire o no, perché in un clima di incertezza anche quelle imprese che sarebbero nelle condizioni di investire decidono di rimanere ferme in attesa di avere un quadro più preciso che purtroppo, come vediamo in realtà non riusciamo ad avere e rischiamo di non avere per mesi.

Ci sono diversi osservatori che dicono che, a prescindere da quello che sarà il punto di caduta nell'applicazione dei dazi da parte degli Stati Uniti, se ci sarà mai un punto di caduta, il danno è fatto e il clima di incertezza che si è creato rischiamo di trascinarlo avanti per anni, anche nel caso in cui Trump decida improvvisamente che torna totalmente indietro rispetto alla scelta fatta.

Il segno, la cicatrice nell'economia mondiale è stata fatta.

È una ferita che non facilmente sarà rimarginata, al quale servirà tempo per poter trovare una sua completa suturazione. In tutto questo l'Emilia-Romagna non vuole, non può, non deve rimanere, non deve rimanere ferma, guardate la manovra di bilancio che abbiamo approvato poche settimane fa, è proprio il segnale di un'economia, di una scelta dell'Emilia-Romagna di non rimanere ferma.

Il fatto di aver impostato una manovra di bilancio che ci consente di attivare, ci ha consentito di farlo fin dal 2021, ci consentirà di farlo fino al 2027, di attivare un miliardo di FESR europei.

Fondo che in gran parte sostiene gli investimenti delle imprese, è una scelta strategica che l'Emilia-Romagna ha fatto.

Così come integrare quelle scelte con scelte molto precise in termini di investimenti sull'internazionalizzazione delle imprese, perché il rischio di dover accompagnare le nostre imprese anche alla ricerca di mercati alternativi, è un rischio che c'è e che quindi dobbiamo necessariamente affrontare. Cosa di cui ci siamo preoccupati anche in passato, pur mantenendo rapporti ottimi con gli Stati Uniti, così come le risorse ingenti che sono state messe sul versante dell'attrattività delle imprese, così come la volontà di attivare programmi europei come step per 60 milioni per 60 milioni di euro.

Devo dire la verità, sentire oggi che c'è un problema nell'automotive del nostro paese e che il problema è rappresentato solo dal green deal, quando il governo in questo bilancio ha deciso di tagliare il fondo a sostegno dell'automotive da 5 miliardi a un miliardo e mezzo, significa non essere consci della responsabilità che c'è sulle scelte di politica industriale che questo governo non sta facendo, che sta facendo nella direzione opposta.

Per affrontare i green deal non vanno tagliati i fondi dell'automotive, andrebbero incentivati i fondi dell'automotive, come andrebbe fatta la battaglia che tutti stiamo facendo rispetto ad un green deal che sia adeguatamente in grado e che abbia un elemento di sostenibilità, non solo e necessariamente ambientale, ma anche economico e finanziario per le nostre imprese.

In tutto questo, nella nostra risoluzione emerge in maniera molto chiara che ci deve essere un modo di muoversi dell'Unione Europea compatto, devo dire che alcuni segnali che sono emersi vanno nella direzione giusta, io penso che non sia un caso che a fronte di una decisione sostanzialmente unanime dell'Unione Europea, tranne l'Ungheria se non vado errato, di mettere in campo manovre di difesa rispetto ai dazi, Trump la notte abbia deciso di tornare indietro quando un minuto prima aveva detto quella frase irripetibile rispetto a quello che molti paesi stavano facendo nei suoi confronti, e cioè di portargli in un certo modo omaggio, la dico in maniera più garbata, come converrebbe a uomini e donne delle istituzioni.

Perché, guardate, è un attimo, e io spero che non sia così, lo spero nell'interesse del nostro paese e dell'Europa, andare da Trump in qualità di sherpa e ritrovarsene succubi.

E questo non può succedere, non può succedere all’Italia, non può succedere all'Europa. Io spero che la missione che la presidente Meloni ha deciso di intraprendere in solitaria verso gli Stati Uniti vada a buon fine, possa portare qualcosa di buono all'Europa intera, però penso che se i paesi dell'Unione Europea e i paesi tutti si approcciano a questa modalità di muoversi del presidente degli Stati Uniti andando da lui alla spicciolata, io credo che rischiamo di esserne e di rimanerne tutti molto molto più deboli, quando invece un'azione congiunta soprattutto dell'Unione Europea penso che potrà avere effetti positivi per l'Unione stessa, per il commercio mondiale, ma soprattutto per la nostra regione.

Perché noi questa risoluzione, questo dibattito, lo abbiamo voluto fare perché vediamo nelle scelte che Trump sta mettendo avanti, non adeguatamente, diciamo così, condannate e contrapposte da parte del nostro Governo, sappiamo quanto queste scelte rischiano di danneggiare il tessuto economico dell'Emilia-Romagna e con esso la vita dei cittadini emiliano-romagnoli.

 

PRESIDENTE (Tagliaferri): La parola alla consigliera Arletti.

 

ARLETTI: Grazie presidente.

Sentire parlare di difesa dell'automotive da quella stessa parte politica che in Europa vota contro, anzi, a favore dello stop ai motori diesel entro il 2035, è veramente coraggioso da parte del presidente Calvano che mi ha preceduto.

Ad ogni modo, iniziamo questo intervento mettendo molto in chiaro una cosa, è la posizione di Fratelli d'Italia: l'introduzione dei dazi da parte dell'amministrazione statunitense non è una buona notizia, perché questa misura di tassazione indiretta ovviamente ha l'obiettivo di fare cassa, di far entrare denaro nelle casse dello Stato e, dall’altra parte, di incentivare la produzione interna. In realtà, il rischio forte, reale è quello di indebolire, non solo le economie di quei Paesi che commerciano con gli Stati Uniti, bensì la stessa economia statunitense e, di conseguenza, ovviamente, l'economia globale.

Il presidente Meloni ha dichiarato fin da subito che l'imposizione dei dazi è un errore e questo, in chiarezza, in premessa ci pare giusto dirlo.

Ma un errore che noi non dobbiamo compiere come politica è quello di reagire con toni ideologici che, non solo non aiutano in modo strettamente politico, ma alimentano quel clima di incertezza anche sui mercati, che non fa bene a nessuno, nemmeno a quelle aziende che, diciamo tutti, da destra a sinistra, di voler tutelare.

Gli Stati Uniti rappresentano un grandissimo mercato per il made in Italy, importantissimo, che pesa un 10,4 sul totale dell’export nazionale e non è che noi domani, nonostante i dazi, smettiamo di esportare negli Stati Uniti perché anche questo dobbiamo dircelo; e non smettiamo di esportare negli Stati Uniti per un motivo, perché gli Stati Uniti sono un mercato che guarda all'Italia cercando quell'elemento di qualità che i nostri prodotti sanno esprimere.

E per farvi un esempio, se il Parmigiano Reggiano oggi negli Stati Uniti viene venduto a 40 euro al chilo e domani sarà venduto, grazie ai dazi, a 45, 48, 50, il parmesan americano, suo diretto concorrente, viene venduto alla metà.

Questo che cosa significa?

Che chi cerca il Parmigiano Reggiano oggi negli States, continuerà a cercarlo e continuerà a comprarlo. Ovviamente, la strada da percorrere con gli Stati Uniti è un ovviamente un dialogo tra alleati che deve assolutamente esserci perché i dazi sono una risposta sbagliata a un problema che però esiste a livello globale da tempo.

Quando nel 1995, vi ricordate, nacque il WTO sapevamo che quel passaggio rappresentava la fine tra due mondi antagonisti politicamente e l'inizio, ovviamente, di uno sviluppo dell'economia e di uno sviluppo della globalizzazione.

Forse abbiamo sbagliato pensando che, terminato quell’antagonismo politico, si potesse lasciare campo aperto e indisturbato all'economia, ovviamente, producendo delle conseguenze molto importanti: che aree emergenti, che non partecipavano ai consumi, hanno iniziato a farlo, pensando che dall’altra parte ci fosse un’altra America e invece non è stato così, perché al di là dell'occidente non tutti e lo stiamo vedendo, provengono da una cultura classica e cristiana basata sulla dignità dell'individuo, non hanno lo stesso concetto di diritti, non hanno lo stesso ideale di protezione del pianeta.

Io non so se noi questo lo avevamo previsto, ma le economie emergenti sono emerse e attenzione, non esprimono più solamente delle risorse, una manodopera a basso costo di cui l'occidente si è servito, ma anche una finanza un’industria, che hanno oggi un solo obiettivo, diventare alternativi al sistema occidentale.

Lo vediamo con i Brixs, alternativi al G7, lo vediamo con la belt and road che è un progetto infrastrutturale cinese in 140 paesi, Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture, alternativa al fondo monetario internazionale, alla banca mondiale, fino alle partnership con Russia e Iran.

Questo che cosa ci insegna? che la storia effettivamente è fatta di grandi cambiamenti che possono accadere in pochi giorni, ma se solo se da tempo sono venute meno le condizioni su cui poggiava quello status quo.

Noi europei però dobbiamo dircelo, siamo stati più bravi, siamo stati più bravi degli americani sui prodotti ad alto valore aggiunto, alcuni sono stati citati il cibo, la moda, la meccanica, la bilancia commerciale di fatto ce lo riconosce.

A parte questo, però, ovviamente le nostre società sono colpite dalla globalizzazione allo stesso modo e la partita americana è anche la nostra partita.

Allora noi possiamo prendercela con i dazi di Trump, forse il problema è un po’ più ampio, noi sinceramente politicamente però non capiamo qual è la posizione della sinistra, perché la decisione di Trump di introdurre questi nuovi dazi ha fatto venire allo scoperto il partito cinese in Italia.

Quindi noi vediamo tra Conte vediamo D’Alema, vediamo Prodi, tra l'altro non esattamente un esempio di galanteria negli ultimi tempi, fonderanno ormai il partito cinese italiano.

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Ovviamente quello che noi non dobbiamo fare è confondere quella che è una strategia di scambio commerciale con la Cina nel considerare invece un alleato politico la Cina.

La vicinanza alla Cina da parte della sinistra italiana ed europea si ripercuote poi nelle politiche che noi portiamo avanti a livello europeo, come ad esempio il totale appoggio alla transizione ecologica compiuta con le modalità degli ultimi anni, rischia di favorire la Cina, dalle batterie ai pannelli solari, alle pale eoliche realizzate con le terre rare, di cui di fatto la Cina è pressoché un monopolista.

Perché il vero problema profondo su cui noi ci dobbiamo interrogare più dei dazi di Trump, sono i dazi che l'Unione Europea si è autoimposta.

E il green deal ne è un esempio: un progetto figlio di una visione ideologica che ha obiettivi molto ambiziosi per non dire irricevibili, va incontro a una deindustrializzazione, e che ovviamente dovrebbe essere totalmente rivisto.

E allora cosa sta cercando di fare il Governo in primis? Innanzitutto, andare in Europa chiedendo di stimolare la domanda interna, anche rimodulando il PNRR. Prima sentivo “sì, ma questi 24 miliardi della Meloni non è che sono risorse nuove, sono risorse che già c'erano”, sì, ma stiamo chiedendo di andare a rimodulare con le risorse.

L'Europa deve fare anche la sua parte nella sburocratizzazione, e poi ne parleremo magari anche durante la sessione europea. Il Governo ha già identificato 14 miliardi di proposte nell'ambito del PNRR, ulteriori 11 miliardi da riprogrammare nell'ambito della riforma UE della politica di coesione.

Ora, speriamo che la sinistra, dopo aver accolto con festoni e trombette da stadio, Sanchez con i suoi 14 miliardi, riservi altrettanta soddisfazione per le misure del Governo, non per la Meloni, perché almeno dimostrerebbe di avere a cuore l'interesse delle imprese e dei lavoratori.

Veniamo ora alla risoluzione, velocemente, depositata dal PD, che abbiamo letto, che in parte condividiamo nella preoccupazione, ma che non tiene assolutamente conto, essendo nell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna, che cosa la Regione può fare.

E qui arriva quindi la nostra proposta di risoluzione in abbinamento, perché pensiamo che un'amministrazione regionale responsabile possa e debba fare di più. Io prima ho sentito dell'incremento di questi 105 milioni da parte della Giunta, ricordo al consigliere di maggioranza che mi ha preceduto che ne avete introdotti 400 milioni di tasse, quindi, insomma, crediamo che la Regione debba dimostrare anche sul piano della coerenza istituzionale di essere pronta ad assumersi le proprie responsabilità. Ovviamente nella nostra risoluzione abbiamo introdotto tutta una serie di proposte, come ,ad esempio, a parte sospendere ovviamente gli aumenti fiscali, a predisporre un piano straordinario regionale di sostegno alle imprese colpite dai dazi USA, a prevedere strumenti di compensazione per le piccole e medie imprese soprattutto nei settori manifatturieri, agroalimentari, ad alta tecnologia, a destinare parte delle risorse regionali al sostegno dei costumi interni, ad attivare un tavolo permanente di crisi con i distretti industriali e a rivedere le priorità della programmazione economica e finanziaria regionale, inserendo tra gli obiettivi strategici la difesa della competitività delle imprese locali e la tutela del lavoro, anche e soprattutto attraverso a una più oculata gestione della spesa pubblica.

Vado concludendo presidente, non parliamo di dazi se non abbiamo il coraggio di mettere mano a scelte sbagliate, oltre a fare ovviamente un favore agli emiliano-romagnoli lo facciamo, ci metto il pluralis majestatis, a noi stessi, riconoscendo che la risoluzione della maggioranza è un tentativo, mal riuscito di distrarre dai problemi che invece avete la responsabilità di cercare di tentare di risolvere.

 

PRESIDENTE (Tagliaferri): La parola al consigliere Marcello.

 

MARCELLO: Grazie presidente.

Sarò molto più breve in risposta all'emendamento all'oggetto 463 del consigliere Gordini, che ovviamente potrebbe essere condivisibile come la preoccupazione, come tutto l'impianto della risoluzione 463.

Sul La Repubblica di oggi compare un’intervista del presidente di Farmindustria, un certo Cattani e del presidente di Collatina dei produttori di farmaci generici.

Pur ravvisando ovviamente il danno che potrebbe essere prodotto dalla prosecuzione trumpiana dei dazi, alla fine, Collatina conclude dicendo “ma ancora i nomi non ci sono e quindi voglio essere positivo” in quanto, praticamente, uno apprezza fortemente l'impegno di questo governo, soprattutto della premier Meloni, che sta gestendo la cosa da protagonista e sembra aver preso una strategia giusta e quindi di conseguenza anche l'allert che c'è nel settore farmaceutico, di cui questa regione è ampiamente produttrice e ampiamente coinvolta per la possibile perdita di 2,2 miliardi contando che l'export totale si aggira sugli 11 miliardi.

Dovrebbe far parte della strategia di quest'assemblea di non buttare subito fango addosso al governo attuale e che si sta muovendo in maniera efficace, efficiente, tanto che viene riconosciuto anche dal presidente della più grande associazione farmaceutica italiana, quindi Farmindustria, ma anche il presidente di Egualia che tra l'altro sarebbe l'industria dei farmaci equivalenti, quel diciamo che per la per dirle In maniera volgare, costano poco che sono gli inquirenti farmaceutici, pur esprimendo la sua preoccupazione e lo riporta su La Repubblica non è certamente un giornale molto amico a noi.

E vede colpire sia i produttori diretti sia il conto terzisti, addirittura perché in Italia esistono anche dei conto terzisti di aziende farmaceutiche addirittura americane.

Quindi vedono di buon auspicio quanto sta facendo il premier, quanto sta facendo questo governo, per porre rimedio a questa storia dei dazi che siamo stati i primi a dire non è il nostro grande gradimento. Quindi vorrei auspicare che l'attività del governo, il nostro premier prosegue in questa direzione per far sì che venga attenuata e alleviata quanto ci sta riservando l'imposizione dei dazi. Grazie.

 

PRESIDENTE (Tagliaferri): Ci sono altri interventi? Consigliere Sabatini.

 

SABATTINI: Grazie presidente.

Qualche riflessione su un tema, secondo me, sarebbe sbagliata se noi lo riduciamo a uno spostamento di responsabilità o cercare di trovare quanto il governo sta facendo bene o come si colloca la nostra regione all'interno di una cosa che è oggettiva, ovviamente è più grande, più grande di noi. Io mi permetto di provare a cercare degli elementi comuni che, secondo me, sarebbe opportuno anche una discussione così complicata che tutto il mondo un po’ sta facendo.

Almeno dirci che guardato all'altezza del problema l’Emilia-Romagna scompare e l'Italia da sola, questo problema soluzione non lo può trovare.

Ecco, mi è dispiaciuto un po’ nel battito che ho sentito che la parola Europa, oggi al quale è la squadra alla quale noi apparteniamo, sia concepita soltanto in un'autoanalisi degli errori che sono stati fatti.

Mi sembra un po’ di partecipare al dibattito, all'analisi della sconfitta che facciamo a sinistra normalmente, dove noi riusciamo ad arrovellarci nelle nostre discussioni, cercando di trovare, anche quando magari le elezioni vanno bene, trovare le cose che non hanno funzionato.

Però noi oggi apparteniamo a un continente che è l'unico elemento che ci può permettere eventualmente di trovare una risposta anche ai problemi domestici.

Ecco, questo elemento comune a me parrebbe sia necessario anche per affrontare una discussione.

Altro elemento: ma per quale motivo c'è tanta difficoltà, tanta veemenza anche oggi dall'amministrazione americana nei confronti dell'Europa?

Perché l'Europa è un continente forte, ha un mercato interno ricco di 500 milioni di persone.

E anche rappresentarci come un continente forte, come continente sederci a un tavolo di negoziazione, perché qui parliamo di dazi, che è una questione economica, ma è anche tanto di geopolitica, e quando sentivo nel dibattito del ridurre tutto a un elemento di contrattazione tra il più forte e il più debole, e quindi nel momento che tu sei concepito e ti senti più debole, a quel punto ti fai prendere a schiaffoni qualunque siano le condizioni e aspetti che finisca la tempesta.

Beh, insomma, a me pare che come continente europeo noi non possiamo stare in questa condizione, ma non ci deve stare neanche il nostro Paese.

E io sono convinto e mi auguro che la missione della nostra presidente del Consiglio vada bene negli Stati Uniti, ma io non ho caricato quella come un elemento determinante, perché noi siamo uno dei ventisette paesi che insieme deve affrontare questa sfida, perché solo a quel livello possiamo trovare una soluzione. E io non carico neanche delle responsabilità particolari il Governo specifico, se non per non essere chiaro nel fatto che questa cosa va presa e risolta a livello continentale.

Abbiamo parlato prima, qualcuno citava del debito americano. Sapete chi è il più grande soggetto detentore del debito americano?

La comunità europea. L'insieme dei ventisette paesi della comunità europea detiene la maggior quota di debito americano. Non siamo anche noi elemento forte se lo affrontiamo in una maniera, diciamo, continentale?

Io credo davvero anche che dall'altra parte, questa incertezza, se la prendiamo dal verso giusto e non quella di provare a rappresentare chi può essere un po’ più buono con il forte di turno o provare a difendere delle posizioni cristallizzate.

Io credo che questo possa essere una grande opportunità per il nostro paese per capire che il nostro paese è anche la Regione Emilia-Romagna ci mancherebbe altro di rimando non possa più rimandare la necessità di costruire una politica industriale vera per il nostro paese.

Con una politica industriale vera, con una programmazione di lungo periodo che vada dalla evoluzione e dall'innovazione all’interno del nostro sistema manifatturiero, al tema dell'energia, ma anche all’evoluzione del sistema agroindustriale.

Questa è un'opportunità, un’altra opportunità c’è nettamente c’è, ovviamente, a mio parere, un incomprensibile approccio anche con la scienza e la cultura che oggi gli Stati Uniti stanno avendo come nuova opportunità di riattrarre talenti e di ricerca all'interno del nostro continente, anche del nostro paese.

Perché tutte queste cose possono anche aprire per il nostro paese, il nostro continente delle grosse opportunità anche di sviluppo di medio e lungo periodo.

Però non dobbiamo arrivarci, secondo me con la volontà di provare a segnare un punto nel brevissimo periodo, guardando secondo me o cercando di addossare a una responsabilità da una parte o dall'altra un livello di problematica che va preso a livello molto più alto e secondo me anche l'idea che la giustificazione di quello che sta avvenendo è frutto di una politica che ha guardato al primo continente nel mondo, che ha cercato certamente di prendersi più a carico di tantissimi altri il tema della transizione ecologica e ambientale, quello come elemento che oggi rischia di far saltare il nostro sistema manifatturiero, dall'altra parte permettetemi, non possiamo neanche immaginare che in un confronto così aspro come quello che è in corso oggi, noi possiamo immaginare che l'Europa debba fare passi indietro dal punto di vista della tutela sanitaria, delle nostre tutele, perché noi oggi abbiamo norme anche più stringenti, ad esempio per il tema dei fitofarmaci o per il tema che alcune cose in Europa non si possono fare nell'agroindustria o nella farmaceutica.

Quelli sono dazi non economici, ma non è quella la strada sulla quale, secondo me, noi dobbiamo provare a diciamo pacificare il mondo economico facendo dei passi indietro.

Anzi, dovremmo provare, proprio in una logica, secondo me, dove l'Europa è riuscita a fare molto meglio che in altre parti del mondo, portarci anche tutti quelli che storicamente sono gli alleati storici del nostro continente, a fare un passo ulteriore in quella direzione e probabilmente noi possiamo farne anche altri, ma sempre tenendo fermo il tema della salute, se parliamo degli argomenti che citavo prima, ma anche della tutela del lavoro o della sicurezza dei nostri cittadini.

Non parlo della sicurezza militare, ma parlo della sicurezza, ad esempio, digitale.

Cioè, lo sbilanciamento della bilancia economica con il nord America, sui servizi, è fortemente sbilanciato. Io credo che anche l'opportunità che ci dà questa fase storica di rilanciare, non a livello nazionale ma a livello europeo, anche quegli elementi di concorrenza interna sleale che abbiamo anche dentro il continente europeo, secondo me, ci può consentire anche di sederci ancora più forti a quel tavolo, perché in quel tavolo si parla certamente di economia, si parla certamente di accordi commerciali, ma lo ridico, su questo chiudo, con grande convinzione, si parla anche di un modello di democrazia liberale che oggi vede l'arroganza e la violenza sui temi commerciali, ma non solo, prendere il sopravvento e l'idea, da cittadino emiliano-romagnolo, italiano, europeo, che la logica con la quale noi ci dobbiamo rapportare nelle istituzioni e anche nell'attività economica, che il più forte detta le leggi e gli altri devono stare anche alle pulsioni che ci sono nell'arroganza di alcuni soggetti.

Non è quella che noi immaginiamo certamente per la nostra regione, perché non siamo abituati così, ma io non me lo aspetto né per il nostro Paese, ma neanche per il nostro continente europeo.

Quindi, con grandissima forza, dobbiamo cercare di mettere in campo tutte le azioni necessarie, però cerchiamo di prenderla con onestà intellettuale al livello con il quale questi problemi devono essere presi e non è lo sgravio fiscale all'azienda emiliano-romagnola per un'imposta che entrerà in funzione tra un anno, la soluzione, perché altrimenti rischiamo di prenderci in giro.

 

PRESIDENTE (Tagliaferri): Bene, chiudiamo allora la seduta antimeridiana. Ci vediamo nel pomeriggio.

 

La seduta termina alle ore 12.52

 

Allegato

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

 

ANCARANI Valentina, ARAGONA Alessandro, ARDUINI Maria Laura, ARLETTI Annalisa, BOCCHI Priamo, BOSI Niccolò, BURANI Paolo, CALVANO Paolo, CARLETTI Elena, CASADEI Lorenzo, CASTALDINI Valentina, CASTELLARI Fabrizio, COSTA Andrea, COSTI Maria, CRITELLI Francesco, DAFFADÀ Matteo, DONINI Raffaele, EVANGELISTI Marta, FABBRI Maurizio, FERRARI Ludovica Carla, FERRERO Alberto, FIAZZA Tommaso, FORNILI Anna, GORDINI Giovanni, LARGHETTI Simona, LEMBI Simona, LORI Barbara, LUCCHI Francesca, MARCELLO Nicola, MASTACCHI Marco, MUZZARELLI Gian Carlo, PALDINO Vincenzo, PARMA Alice, PESTELLI Luca, PETITTI Emma, PRONI Eleonora, PULITANÒ Ferdinando, QUINTAVALLA Luca Giovanni, SABATTINI Luca, SASSONE Francesco, TAGLIAFERRI Giancarlo, UGOLINI Elena, VALBONESI Daniele, VIGNALI Pietro.

 

Hanno partecipato alla seduta:

la sottosegretaria RONTINI Manuela e gli assessori BARUFFI Davide, MAZZONI Elena, PAGLIA Giovanni.

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno, il Presidente della Giunta DE PASCALE Michele e la consigliera ZAPPATERRA Marcella.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori ALLEGNI Gessica, COLLA Vincenzo, FABI Massimo, FRISONI Roberta.

 

Emendamenti

 

OGGETTO 187

Risoluzione per impegnare la Giunta a continuare a monitorare la vertenza del Gruppo La Perla e ad attivarsi nei confronti del Governo e del Ministero competente, affinché vengano garantiti tempi rapidi e certi per la tempestiva copertura degli ammortizzatori sociali per le dipendenti del Gruppo attualmente prive di tale sostegno e il mantenimento di tali professionalità, indispensabili per il rilancio dell'azienda all'interno del gruppo. A firma dei Consiglieri: Casadei, Lembi, Gordini, Castellari, Calvano, Trande, Burani, Larghetti, Paldino, Costi, Bosi, Proni, Donini, Ferrari, Daffadà, Massari, Fornili, Lori

 

Emendamento 1 a firma del consigliere Casadei

«Nella sezione introdotta da "evidenziato che", nel primo punto elenco la parola "scadrà" è sostituita dalle parole "è scaduta"»

(Approvato)

 

Emendamento 2 a firma del consigliere Casadei

«Nella sezione introdotta da "ritenuto sottolineare che", dopo il primo alinea, è inserito il seguente alinea:

solamente il mese scorso, grazie alla mobilitazione delle lavoratrici, è stata annunciata la predisposizione di un decreto ministeriale ad hoc per l'estensione della cassa integrazione straordinaria per cessazione, con effetto retroattivo per un ulteriore semestre, il cui iter, non ancora concluso, è in corso di approvazione alla Camera dei deputati e già calendarizzato al Senato della Repubblica;»

(Ritirato)

 

Emendamento 3 a firma dei consiglieri Sassone, Evangelisti

«Il secondo punto della sezione "evidenziato che" è modificato come segue:

l'erogazione di tali strumenti di sostegno al reddito è funzionale per il percorso di rilancio dell’azienda e la salvaguardia delle professionalità impiegate.»

(Approvato)

 

Emendamento 4 a firma dei consiglieri Sassone, Evangelisti

«La sezione "Impegna la Giunta Regionale" è modificata come segue:

a continuare a vigilare e monitorare di concerto con il Ministero del made in Italy e del Ministero del lavoro affinché si arrivi in tempi il più rapidi possibili alla copertura degli ammortizzatori sociali per le dipendenti del gruppo la Perla, attualmente prive di tale sostegno, che sono figure funzionali e necessarie per il rilancio dell'azienda all'interno del Immagine 1gruppo.»

(Ritirato)

 

Emendamento 5 a firma dei consiglieri Sassone, Casadei

«sezione introdotta da "ritenuto necessario sottolineare che", dopo il primo punto viene il seguente testo:

soprattutto grazie alla mobilitazione delle lavoratrici è stato presentato dal Ministero del Lavoro un emendamento all'atto camera 2308 - conversione in legge del DL 25 del 14 marzo del 2025 - già in discussione alla Camera dei Deputati e calendarizzato al Senato della Repubblica, per l'estensione della Cassa integrazione straordinaria per cessazione, con effetto retroattivo per un ulteriore semestre;»

(Approvato)

 

Emendamento 6 a firma del consigliere Casadei

«Sostituire il dispositivo con il seguente:

a continuare a monitorare la vertenza del Gruppo La Perla, e ad attivarsi in collaborazione con il Governo e i Ministeri competenti, affinché vengano garantiti tempi rapidi e certi per la tempestiva copertura degli ammortizzatori sociali per le dipendenti del Gruppo attualmente prive di tale sostegno, ed il mantenimento di tali professionalità indispensabili per il rilancio dell'azienda all'interno del gruppo.»

(Approvato)

 

 

I PRESIDENTI

IL SEGRETARIO

Fabbri - Tagliaferri

Pestelli