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SEDUTA DI MARTEDÌ 8 LUGLIO 2025
(POMERIDIANA)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI
INDI DELLA VICEPRESIDENTE LORI
INDICE
Il testo degli oggetti assembleari è reperibile nel sito dell’Assemblea
PRESIDENTE (Fabbri)
OGGETTO 557
Interpellanza in merito all'installazione di impianti eolici offshore in Adriatico. A firma del Consigliere: Marcello
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Fabbri)
MARCELLO (Fratelli d’Italia)
COLLA, assessore
MARCELLO (Fratelli d’Italia)
OGGETTO 667
Interpellanza per sapere quali siano i tempi previsti per l'elaborazione e l'approvazione della nuova legge regionale sul sistema aeroportuale. A firma del Consigliere: Vignali
(Svolgimento)
PRESIDENTE (Fabbri)
VIGNALI (Forza Italia)
PRIOLO, assessora
VIGNALI (Forza Italia)
OGGETTO 619
Risoluzione sulla piena accessibilità e sullo sviluppo dell'utilizzo dei DAE (Defibrillatori Automatici Esterni) da parte della cittadinanza. A firma dei Consiglieri: Gordini, Casadei, Arduini, Trande, Muzzarelli, Lori, Castellari, Quintavalla, Albasi, Sabattini, Costi, Proni, Bosi, Daffadà, Lembi, Fornili, Valbonesi, Ancarani, Critelli
(Continuazione discussione e approvazione)
OGGETTO 662
Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi affinché venga fatta una campagna di informazione in merito alla presenza dei DAE (defibrillatori automatici e semiautomatici) nei luoghi pubblici e al loro utilizzo. A firma dei Consiglieri: Evangelisti, Pestelli, Gianella, Marcello, Bocchi
(Continuazione discussione e reiezione)
PRESIDENTE (Fabbri)
COSTI (Partito Democratico)
MASTACCHI (Rete Civica)
ARDUINI (Partito Democratico)
ALBASI (Partito Democratico)
PESTELLI (Fratelli d’Italia)
TRANDE (Alleanza Verdi Sinistra)
GORDINI (Civici)
PRESIDENTE (Fabbri)
MASTACCHI (Rete Civica)
EVANGELISTI (Fratelli d’Italia)
PRESIDENTE (Fabbri)
OGGETTO 525
Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi affinché i capanni da pesca possano ottenere, quale elemento caratterizzante del paesaggio romagnolo, la giusta tutela e la piena legittimazione in termini sia concessori sia di normativa edilizia. A firma del Consigliere: Fiazza
(Discussione e ritiro)
OGGETTO 915
Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a collaborare con Governo e Parlamento coinvolgendo i territori interessati, affinché si trovi una soluzione per mantenere la fruibilità dei capanni da pesca, attraverso le più opportune forme di riqualificazione e sostenibilità ambientale nonché nel rispetto della disciplina urbanistica, edilizia e di settore. A firma dei Consiglieri: Proni, Fiazza, Bosi, Paldino, Casadei, Calvano, Parma, Castellari
(Presentazione, discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Fabbri)
FIAZZA (Lega)
PRONI (Partito Democratico)
PRESIDENTE (Lori)
FERRERO (Fratelli d’Italia)
GIANELLA (Fratelli d’Italia)
PRESIDENTE (Fabbri)
MARCELLO (Fratelli d’Italia)
CALVANO (Partito Democratico)
FIAZZA (Lega)
EVANGELISTI (Fratelli d’Italia)
PRESIDENTE (Fabbri)
OGGETTO 284
Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a far valutare alle Conferenze Territoriali Sociali e Sanitarie e ai Comitati Consultivi Misti territoriali, la compatibilità tra il diritto alla salute psico-fisica delle donne e l'opportunità delle manifestazioni antiaborto nei pressi dei luoghi di cura e delle strutture sanitarie. A firma dei Consiglieri: Casadei, Trande, Burani, Larghetti, Gordini, Parma, Proni, Donini
(Discussione)
PRESIDENTE (Fabbri)
CASADEI (Movimento 5 Stelle)
EVANGELISTI (Fratelli d’Italia)
PRESIDENTE (Fabbri)
ARLETTI (Fratelli d’Italia)
MARCELLO (Fratelli d’Italia)
PARMA (Partito Democratico)
BOCCHI (Fratelli d’Italia)
CRITELLI (Partito Democratico)
LARGHETTI (Alleanza Verdi Sinistra)
EVANGELISTI (Fratelli d’Italia)
LARGHETTI (Alleanza Verdi Sinistra)
PRESIDENTE (Fabbri)
Allegato
Partecipanti alla seduta
Emendamento oggetti 619 - 662
Comunicazione prescritta dall’art.69 del Regolamento interno
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI
La seduta ha inizio alle ore 14,30
PRESIDENTE (Fabbri): Buon pomeriggio. Dichiaro aperta la seduta pomeridiana numero 35 dell'8 luglio 2025. Hanno giustificato la propria assenza: il presidente della Giunta de Pascale, i consiglieri Carletti, Donini e Lucchi e l'assessora Frisoni.
Svolgimento di interpellanze
PRESIDENTE (Fabbri): Riprendiamo i nostri lavori dallo svolgimento delle interpellanze.
OGGETTO 557
Interpellanza in merito all'installazione di impianti eolici offshore in Adriatico. A firma del Consigliere: Marcello
PRESIDENTE (Fabbri): Partiamo dalla interpellanza numero 557 a firma del consigliere Marcello. Interpellanza in merito all'installazione di impianti eolici offshore in Adriatico.
Prego consigliere.
MARCELLO: […] Giunta e consiglieri. La interrogo in merito al parco eolico in mare delle coste romagnole e marchigiane.
Con l'approvazione del decreto bollette è stato inserito l'articolo 4 bis che prevede di consultare le Regioni interessate durante il procedimento autorizzativo di impianti eolici offshore con potenze superiori a 300 megawatt.
La Regione Emilia-Romagna ha la possibilità di esprimersi proprio grazie al recente decreto della legge 19 del 28-2-2025, detto decreto bollette.
Il progetto di parco eolico offshore Energia Wind 2020, presentato dalla società proponente, prevede un investimento stimato di circa un miliardo di euro e un'estensione dell'impatto di circa 114 km quadrati di superficie marina.
La Sovrintendenza delle Marche ha già espresso un parere negativo per l'impatto visivo che gli aerogenatori avrebbero sul parco di San Bartolo, area tutelata. In passato avevo già evidenziato come questa nuova norma cambi in modo significativo il quadro della situazione, permettendo alla Regione di avere voce in capitolo sui progetti che interessano direttamente il proprio territorio marittimo.
È attualmente in fase di autorizzazione dal ministero proposto il progetto denominato Energia Wind 2020, che prevede l'installazione di 51 aerogeneratori al largo della costa Riminese, con una potenza complessiva di oltre 330 megawatt posizionate a distanza di circa 12-20 chilometri dalla costa.
L'impatto ambientale, economico e turistico di tali impianti sulla costa adriatica dell'Emilia-Romagna richiede un'attenta valutazione e una chiara presa di posizione da parte dell’amministratore regionale.
Il progetto Energia Wind 2020 prevede l’installazione di aerogenatori di altezze superiori a 200 metri sul livello del mare, un impatto visivo significativo in un'area costiera a forte vocazione turistica.
L’installazione di un parco eolico offshore di tali dimensioni solleva legittime preoccupazioni riguardo all'impatto ambientale sugli ecosistemi marini, con potenziale alterazione degli habitat e delle rotte migratorie della fauna marina e dell'avifauna adriatica; le conseguenze sull'attività di pesca professionale sportiva che potrebbero subire limitazioni nelle aree di installazione e nelle zone circostanti; le possibili interferenze con le rotte di navigazione commerciale e turistica, con particolare riferimento ai corridoi di accesso ai porti della costa romagnola; vibrazione e i campi elettromagnetici generati dagli impianti che potrebbero influenzare specie marine sensibili, inclusi cetacei e altre specie protette presenti nell'adriatico.
A questo punto interpello lei, assessore, anche se so che magari la competenza non è proprio specifica di questo ente, qual è il parere della Regione in merito alla possibilità di esprimersi con l'approvazione del recente decreto legge 19 del 28-2-2025 e qual è il parere della Regione rispetto al progetto Energia Wind 2020 e, più in generale, i tempi e le modalità riguardo all'installazione di impianti eolici offshore nell'adriatico antistante la provincia di Rimini e le coste iniziali marchigiane. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Prego assessore Colla per la sua risposta.
COLLA, assessore: Grazie presidente. Ringrazio il consigliere. In merito all'interpellanza da lei posta, occorre preliminarmente evidenziare che la società Energia Wind 2020 S.r.l. ha attivato la procedura di valutazione di impatto ambientale di competenza ministeriale relativamente all'impianto eolico offshore di 330 megawatt nell'area antistante la costa di Rimini e Cattolica.
La procedura di via nazionale, nella quale sono stati valutati gli impatti del progetto, ha visto il coinvolgimento della Regione che ha espresso le sue valutazioni in merito all'intervento.
La procedura si è conclusa con il rilascio del decreto numero 220 del 10 luglio 2024 del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, di concerto con il Ministero della Cultura, di compatibilità ambientale positiva, con prescrizioni rispetto al progetto che, in seguito alle rivelazioni effettuate nel corso della stessa procedura di via, è stato aggiornato prevedendo la localizzazione degli aerogeneratori oltre 12 miglia dalla costa.
Limitatamente alla procedura autorizzativa, si fa presente che la stessa è stata più volte modificata dal legislatore statale che, fino alla legge di conversione, decreto-legge numero 19 del 2025, decreto bollette, aveva ritenuto esclusiva dello Stato la competenza per il rilascio dell'autorizzazione degli impianti offshore.
Di seguito, una breve ricostruzione delle modifiche normative relative alla procedura: il decreto legislativo 387/2003, modificava la legge e per gli impianti offshore l'autorizzazione rilasciata dal Ministero dei Trasporti, sentito il Ministero dello Sviluppo economico, il Ministero dell'Ambiente e della tutela territoriale.
Trattandosi di un impianto offshore di esclusiva competenza statale, non era richiesta l'intesa regionale per il rilascio dell'autorizzazione da parte del Ministero e tale impostazione era confermata anche dalla modifica normativa dell'articolo in questione, decreto legislativo 199 del 2021, che aveva spostato la competenza autorizzativa dal Ministero delle Infrastrutture, l'attuale Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, prevedendo che per gli impianti offshore, incluse le opere per la connessione alla rete, l'autorizzazione rilasciata dal Ministero della Transizione ecologica di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, sentito per gli aspetti legati all'attività di pesca marittima, il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, nell'ambito del provvedimento adottato a seguito del procedimento unico di cui al comma 4, comprensivo del rilascio della concessione d’uso del demanio marittimo. La stessa impostazione era stata mantenuta nel decreto legislativo 190/2024, che sostituisce la disciplina autorizzativa dell'articolo 12 del 2003. Aveva escluso l'inteso con la Regione interessata per gli interventi relativi agli impianti offshore.
La legge di conversione, decreto-legge numero 19 del 2025, decreto-legge bollette, ha recentemente inserito la previsione che per gli impianti offshore il provvedimento autorizzativo unico sia rilasciato, sentita la Regione costiera interessata. Si tratta di un parere non vincolante che la Regione costiera interessata potrà esprimere sui progetti di impianti a fonti rinnovabili offshore, pertanto, il Ministero competente dovrà coinvolgere le Regioni per l'acquisizione del parere per gli interventi a cui la norma è applicabile; quando richiesto, come sempre, coinvolgeremo gli enti locali interessati al fine di conoscere le loro valutazioni e di esprimere un nostro parere che non sarà vincolante.
PRESIDENTE (Fabbri): Prego, consigliere per la replica.
MARCELLO: Grazie assessore. Della risposta poi chiedo se me la potrà fornire anche scritta, ovviamente, quindi, da quanto mi è dato capire, pare che debba essere il Ministero a richiedere il parere in questa fase, in quanto i lavori non sono cominciati, non so quando cominceranno, alle Regioni in questa fase autorizzativa.
Sapevo, tra l'altro, che alcune Regioni, forse, di nuovi parchi eolici offshore ne hanno molti di più, come la Sicilia, stanno già provvedendo a inoltrare i loro pareri, le loro osservazioni, quindi, da quanto si può evincere, pare che, quindi, sia tutto deliberato e deve essere, quindi, il Ministero a chiedere un ulteriore parere alla Regione.
Quindi, chiedo risposta scritta se me la può fornire e la ringrazio.
OGGETTO 667
Interpellanza per sapere quali siano i tempi previsti per l'elaborazione e l'approvazione della nuova legge regionale sul sistema aeroportuale. A firma del Consigliere: Vignali
PRESIDENTE (Fabbri): Passiamo alla numero 667 a firma del consigliere Vignali. Interpellanza per sapere quali siano i tempi previsti per l'elaborazione e l'approvazione della nuova legge regionale sul sistema aeroportuale. Prego consigliere.
VIGNALI: Premesso che la Regione Emilia-Romagna ha avviato un confronto istituzionale per la definizione di una strategia condivisa di sviluppo del sistema aeroportuale regionale che coinvolge gli scali di Bologna, Parma, Forlì e Rimini; è stato annunciato l'intento di lavorare una legge regionale che regoli in maniera organica il settore aeroportuale con l'obiettivo di raggiungere nel medio-lungo periodo quota 20 milioni di passeggeri annui.
Il presidente della Regione ha dichiarato che tale strategia dovrà garantire una crescita sostenibile coordinata, integrata, rafforzando la competitività dei territori, promuovendo il dialogo stabile tra istituzioni e gestori.
La Regione si propone di assumere un ruolo di coordinamento del sistema aeroportuale pur nel rispetto le diverse concessioni di proprietà, con l'intento di favorire un'equa redistribuzione dei voli e del traffico aereo tra gli scali.
L'obiettivo dichiarato dal presidente Michele de Pascale nelle varie riunioni che si sono tenute, è quello di costruire un modello di crescita integrato in cui ogni scalo possa contribuire allo sviluppo del territorio e alla competitività dell'Emilia-Romagna.
Considerato che il potenziamento infrastrutturale e operativo degli aeroporti comporta inevitabilmente anche impatti ambientali e urbanistici di mobilità che interessano i cittadini e i territori coinvolti, è fondamentale che ogni intervento di [incomprensibile] aeroportuale sia accompagnato da un'effettiva valutazione degli impatti ambientali, sociali ed economici.
Rilevato che la Regione Emilia-Romagna ha già disponibili risorse pubbliche per lo sviluppo degli scali aeroportuali del proprio territorio, come i fondi FSE, destinati allungamento della pista dell'aeroporto di Parma, comunque, ha ipotizzato di destinare ulteriori risorse per partecipare alla governance degli stessi.
Si interpella la Giunta regionale per sapere quali siano i tempi previsti per l'elaborazione e l'approvazione della nuova legge regionale sul sistema aeroportuale e quali criteri verranno utilizzati per definire la distribuzione del traffico passeggeri e di quello merci tra i diversi scali regionali e per garantire la sostenibilità economica degli aeroporti minori.
Quali sono gli esiti delle riunioni fino ad oggi tenutesi con i gestori degli scali e i sindaci delle città in cui hanno sede, in riferimento alla prospettiva di raggiungere l'obiettivo dichiarato di un modello di crescita integrato che operi una migliore distribuzione del traffico sui quattro scali e, se intende superare eventuali resistenze che vi sono a riguardo; se intenda aggiornare i progetti per l'utilizzo di risorse pubbliche nella propria disponibilità per eventuali investimenti infrastrutturali negli scali oggi meno competitivi di Parma e Forlì e per partecipare alla governance degli stessi e se, in ipotesi, ritiene di implementarli.
Infine, per ultimo, se sia prevista la creazione di un tavolo tecnico permanente tra Regione, gestori aeroportuali e comuni interessati, come auspicato da diversi sindaci coinvolti.
PRESIDENTE (Fabbri): La parola all'assessora Priolo per la risposta.
PRIOLO, assessora: Sì, grazie presidente. Grazie consigliere. Anche se mi sentirà un po’ ripetere le cose che ho detto nella penultima seduta in occasione di un question time che mi ha presentato il consigliere Bocchi, proprio su questo argomento e, quindi, sull'aeroporto di Parma.
Le confermo, comunque, che è obiettivo della Giunta, ma questo mi sembra ormai noto ai più, addivenire all'individuazione dei più opportuni strumenti di governance volti a ottimizzare e potenziare il sistema aeroportuale regionale, valorizzandone le potenzialità e superando le attuali criticità.
Lei, consigliere, ha sottolineato il fatto che l'aeroporto di Parma, peraltro, è destinatario di fondi FSC, non FSE, ma è nulla; e abbiamo bisogno che l'aeroporto di Parma spenda i fondi FSC perché sono stati destinati proprio per il potenziamento del sistema aeroportuale.
A tal fine, l'attività attualmente in corso da parte della Giunta si è concentrata, anche mediante il supporto della Fondazione ITL, che mi sono permessa di incontrare anche ieri, proprio su questo argomento degli aeroporti, stante anche quello che ci chiede sulle tempistiche e sul lavoro che stiamo facendo, sulla realizzazione di uno studio attraverso assistenza specialistica finalizzata a fornire alla Regione tutti gli strumenti per sviluppare una strategia regionale degli scali esistenti; favorire la differenziazione funzionale tra gli aeroporti, evitando sovrapposizioni e competizioni inefficienti, perché poi abbiamo bisogno che il sistema sia integrato; orientare gli investimenti pubblici e privati, secondo una logica integrata, coerente con le strategie infrastrutturali regionali.
Tali attività, che sono in corso, metteranno la Giunta nelle condizioni, entro l'autunno, queste sono le tempistiche che mi chiedeva, di effettuare scelte consapevoli rispetto alla gestione dei quattro scali aeroportuali e addivenire, come previsto nel programma di mandato, ai necessari atti di carattere normativo.
Ora, è del tutto evidente che c'è nella volontà della Giunta regionale la necessità di lavorare in maniera forte ai temi aeroportuali, sapendo che, nel frattempo, abbiamo anche insediato il Comitato istituzionale per la ZLS, per cui l'aspetto della logistica delle merci, da una parte, degli spostamenti delle persone, dall'altro, per noi è di fondamentale strategia.
Quindi, consigliere, come ho detto anche in occasione della seduta del 24 giugno, noi ci aggiorneremo subito dopo la pausa estiva, perché avremo le risultanze degli studi che stiamo facendo e su cui potremo, come dire, condividere anche quelli che sono i dati che ci sono stati proposti e presentati proprio per andare nella direzione che le ho citato.
PRESIDENTE (Fabbri): Prego, consigliere Vignali.
VIGNALI: Sì, allora, ringrazio l'assessore per la risposta. Già sapevo che c'era questa volontà della Giunta, del resto l'aveva già detto lei in quest'aula e più volte sulla stampa, anche in campagna elettorale il presidente de Pascale.
Io credo che però ci sia una questione anche di tempi e di sostenibilità economica di alcuni scali perché, il sistema aeroportuale regionale si realizza, se si sfruttano le opportunità quando ci sono. Parma, come anche Forlì, è ormai al limite, quasi al collasso dal punto di vista sia dei voli e anche dal punto di vista economico. Tra l'altro, Parma, quando fu insediata l'EFSA, tra l’altro, ero sindaco, subito dopo, c’era stato un impegno anche d'Europa a sostenere lo stesso aeroporto.
Io penso che già paghiamo alcuni errori del passato in termini di tempi perché, mentre altre regioni, credo la Campania e il Veneto, sono riusciti a costruire un sistema aeroportuale integrato e anche differenziato, noi, purtroppo, abbiamo una situazione in regione non idilliaca, dove alcuni, alcuni, come dire, aeroporti sono vicini alla saturazione, come Bologna, che non può crescere all'infinito, mentre altri, come dicevo prima, sono vicini alla chiusura e questo, come dire, rischia di limitare lo sviluppo di tutta la regione perché non si può, come dire, non crescere perché alcuni aeroporti non possono crescere come quello di Bologna che ha obiettive difficoltà o mentre altri, invece, che non possono andare avanti perché non si può tenere aperto un aeroporto se non ci sono obiettivamente i passeggeri.
Quindi, io credo che vada bene la legge, va bene lo studio che diceva lei, però credo che si potrebbe anche anticipare questa legge, questo studio, con un accordo forte tra gli scali regionali per cercare di, come dire, distribuire una piccola parte di quel 96% di voli, che oggi transitano su Bologna e che creano anche grandi problemi alla stessa Bologna, pensiamo solamente all'impatto acustico e ambientale.
Penso che si debba superare le resistenze di alcuni scali, a partire da Bologna, perché siamo ben lontani da, come dire, da quel gioco di squadra di cui ha parlato più volte de Pasquale, almeno leggendo la stampa, vedo che c'è un certo campanilismo, non solamente tra Bologna e altri, ma ho letto anche tra Forlì e Rimini e, quindi, io credo che un accordo che possa anticipare questo studio, questa legge, possa essere assolutamente utile per il sistema aeroportuale, anche perché rischiamo di chiudere la stalla quando i buoi sono usciti, vista la situazione economica che ha Parma, ma mi sembra che anche Forlì, anche se ha l’hub per le manutenzioni, non sia molto distante.
Credo che anche questo possa, come dire, essere utile per interpretare quel policentrismo, che in passato ha fatto bene alla nostra regione e che poi è stato accantonato. Io spero e mi auguro, questa è l'ultima cosa, che nell'ambito di questo vostro progetto, ci sia anche un ragionamento sulle infrastrutture connesse ai sistemi aeroportuali perché, per esempio, per quanto riguarda Parma, c’è il tema dell'alta velocità della fermata che si pensa e si spera di poter realizzare all'altezza delle fiere che è proprio lì di fianco all'aeroporto e che, insieme con l'aeroporto, potrebbe, come dire, creare un sistema molto forte, ma infrastrutture anche da altre parti, perché la stessa Bologna so che ha dei grossi problemi di parcheggi.
OGGETTO 619
Risoluzione sulla piena accessibilità e sullo sviluppo dell'utilizzo dei DAE (Defibrillatori Automatici Esterni) da parte della cittadinanza. A firma dei Consiglieri: Gordini, Casadei, Arduini, Trande, Muzzarelli, Lori, Castellari, Quintavalla, Albasi, Sabattini, Costi, Proni, Bosi, Daffadà, Lembi, Fornili, Valbonesi, Ancarani, Critelli
(Continuazione discussione e approvazione)
OGGETTO 662
Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi affinché venga fatta una campagna di informazione in merito alla presenza dei DAE (defibrillatori automatici e semiautomatici) nei luoghi pubblici e al loro utilizzo. A firma dei Consiglieri: Evangelisti, Pestelli, Gianella, Marcello, Bocchi
(Continuazione discussione e reiezione)
PRESIDENTE (Fabbri): Bene, riprendiamo la discussione sugli atti di indirizzo. Eravamo alla risoluzione numero 619, alla quale è abbinata la risoluzione 662, sui defibrillatori automatici e semiautomatici. Su questo documento insiste una proposta di emendamento a firma dei consiglieri Mastacchi e Ugolini.
Quindi, riprendiamo la discussione. Chiedo chi vuole intervenire. Consigliera Costi.
COSTI: Grazie presidente. Ringrazio il consigliere Gordini per questa risoluzione molto completa, che tratterò in un punto particolare che riguarda la sensibilizzazione e promozione dell’App DAE RespondER.
Parto da una testimonianza: circa un anno fa, nel mio territorio, ci fu un caso di un ragazzo della mia città, un diciottenne, iscritto all’App regionale, volontario dell'associazione del comune di Formigine che, mentre si trovava a scuola, uscì, allertato dal DAE RespondER, uscì dall'edificio scolastico mentre i professori lo richiamavano, andò fuori, salvò una vita e rientrò a scuola.
Ecco, questo, intanto, per dire che quello che viene definito nella parte 2 del Considerato, cioè, il facilitare la tempestività degli interventi da parte dei cittadini e dei soccorritori occasionali, è un tema importantissimo e fondamentale che può coinvolgere i giovani e può valorizzare, appunto, la loro capacità di intervenire rapidamente e molto vicino alle zone dove può succedere l'infarto cardiaco.
Proprio per questo è molto importante la parte che viene sottolineata di organizzare eventi formativi a livello locale, regionale, di promuovere l'utilizzo dell'App e nei portali dell'ASL. In particolare, dobbiamo potenziare la formazione, il corretto utilizzo dell'App perché, naturalmente, sia sul tema dei giovani che sul tema dello sport, si può, tramite una formazione mirata nelle scuole, come già avviene, arrivare a un coinvolgimento diretto degli studenti e delle studentesse che poi sono i cittadini nostri più giovani e, nel frattempo, possiamo continuare a lavorare anche con allenatori, preparatori atletici, atleti e atlete di ogni età, insomma, tutti coloro che ruotano intorno al mondo sportivo e i suoi luoghi.
Proprio per questo, questa App, che può consentire a chiunque sia registrato, di essere allertato nel caso in cui il 118 identifica un sospetto arresto cardiaco nell'area in cui l'utente ha dato disponibilità, può permettere di intervenire.
Si tratta di uno strumento prezioso, il cui utilizzo va implementato e che deve essere utilizzato come mezzo per ingaggiare un numero sempre crescente di persone volte a intervenire, salvare vite, giovani compresi.
Ecco, questo è solo un esempio di quello che vuole essere una prova e una testimonianza di come, lavorando sui canali dell’accessibilità e della formazione, possiamo giungere a fare in modo che la cultura della rianimazione cardiopolmonare diventi una base comune per tutti, come l'educazione stradale o simili, così fare proprio la differenza partendo dai casi concreti.
Grazie ai consiglieri che hanno presentato la risoluzione.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Mastacchi, a lei la parola.
MASTACCHI: Sì, grazie presidente e grazie anche ai consiglieri che hanno presentato queste due risoluzioni.
Per quanto ci riguarda, io ho presentato due proposte di emendamento, che ritengo fondamentali per rafforzare l'efficacia della nostra rete di emergenza-urgenza e soprattutto per salvare le vite umane.
Come sappiamo, la disponibilità dei defibrillatori semiautomatici e automatici è una delle misure più efficaci per intervenire tempestivamente in caso di arresto cardiaco. Abbiamo tutti dei casi da citare; casi positivi, come appena è stato il caso citato dalla collega, ma purtroppo ci sono anche i casi negativi, dai quali bisogna partire per poi implementare norme per far sì che questi casi negativi siano sempre meno.
Tuttavia, la sola presenza fisica di un DAE non è sufficiente. Un defibrillatore non funzionante, con batteria scarica o elettrodi scaduti, è un dispositivo inutile, paradossalmente può diventare anche pericoloso perché dà l'illusione di intervenire in un modo e non consente di tamponare in altro modo e in certi casi può fare, appunto, la differenza fra la vita e la morte.
Lo ha dimostrato tragicamente quanto accaduto a Codigoro nel 2021, dove una donna perse la vita a causa dell'indisponibilità di un DAE funzionante. Quindi, c’era fisicamente, ma non era funzionante. E quello è veramente una beffa. Un episodio che ci ricorda con forza che non basta installare dispositivi è necessario garantirne la piena efficienza operativa in ogni momento.
Per questo motivo, propongo di integrare le risoluzioni con un impegno chiaro e concreto, chiedere, quindi, alla Giunta regionale di introdurre nella normativa vigente o attraverso nuovi provvedimenti un obbligo esplicito di manutenzione periodica sia per i pubblici che per i privati. Questo obbligo dovrà prevedere controlli regolari sullo stato dei dispositivi, la tracciabilità delle verifiche effettuate, l'integrazione con il registro regionale e con l'App dell'Emilia-Romagna e, laddove necessario, l'adozione di misure correttive in caso di inadempienza.
Non si tratta solo di burocrazia o di un adempimento tecnico, si tratta di responsabilità verso i cittadini. Ogni DAE non funzionante è una possibilità mancata di salvare una vita e noi, come istituzioni, abbiamo il dovere di fare tutto il possibile per evitare che ciò accada.
Con questi emendamenti vogliamo rendere la rete dei DAE non solo più capillare ma anche più affidabile, sicura e realmente operativa in ogni momento.
La Regione, quindi, come vi dicevo, ha mostrato sempre un atteggiamento proattivo, ma ancora non ha introdotto un obbligo esplicito di manutenzione dei DAE nella propria normativa, anche se ha adottato una serie di misure che vanno in questa direzione, ma credo che questa sia l'occasione per codificarli in modo più puntuale ed efficiente.
Quindi, se succede un caso come quelli che abbiamo citati e abbiamo i DAE sul territorio, quindi, questa risoluzione, queste risoluzioni lo chiedono; abbiamo le persone formate per intervenire, questa risoluzione lo richiede; abbiamo gli strumenti per contattare le persone, come il caso che è stato citato, e le risoluzioni lo richiedono, ma poi quando arrivano le persone e intervengono e il DAE ha la batteria scarica o qualche altro problema tecnico che non sto ad elencare, diventa tutto vano, paradossalmente diventa tutto vano, come nel caso di Comacchio che ho citato prima.
Per cui vi invito a sostenere queste, questa proposta che rafforza lo spirito delle risoluzioni e ne ampia l'impatto concreto sul territorio. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Arduini, prego.
ARDUINI: Grazie presidente. Il tema che affrontiamo oggi tocca, appunto, un tema molto importante, ovvero la capacità di intervenire tempestivamente e con efficacia di fronte a un arresto cardiaco.
In Italia sono 60 mila le persone che perdono la vita per arresto cardiaco improvviso, spesso fuori dagli ospedali e lontani dai presidi sanitari.
Nella nostra regione, in Emilia-Romagna, come abbiamo citato anche all'interno della risoluzione, attualmente sono registrati 8300 defibrillatori, il 12% in più rispetto all'anno precedente, ma la loro reale disponibilità è spesso limitata, soprattutto nelle ore notturne e nei giorni festivi.
Questo dato ci conferma che l'installazione del dispositivo da sola non è sufficiente: serve accessibilità, visibilità e soprattutto formazione diffusa.
A questo proposito, vorrei aprire una breve riflessione sul significato più ampio di questa risoluzione, quindi, promuovere la diffusione dei DAE e la formazione del BLSD, significa inserire le manovre salvavita nella cultura civile delle persone; significa formare cittadini e cittadine che non si sentano impotenti di fronte a un'emergenza, ma in grado, pur non essendo professionisti, di contribuire attivamente alla catena della sopravvivenza.
Io ricordo personalmente la prima volta che mi sono trovata a dover utilizzare un defibrillatore. Certo, in un contesto ospedaliero, protetto, pieno di medici e infermieri pronti ad intervenire, quindi non mi voglio soffermare in particolare sull'ambito clinico, ma su un aspetto essenziale, sul fatto che c'erano più persone pronte, preparate e coordinate nell’affrontare un'emergenza. Questo è ciò che ha fatto la differenza ed è il messaggio che vorrei sottolineare oggi: l'importanza di un aiuto collettivo, condiviso e preparato. Non è appunto necessario che tutti siano esperti o professionisti della salute, ma ognuno può dare il proprio contributo.
Devono, appunto, tutti essere messi nelle condizioni di sapere cosa fare, come iniziare un massaggio cardiaco, come riconoscere un arresto, dove trovare il DAE più vicino e come attivare i soccorsi.
Il percorso formativo del BLSD si compone di quattro fasi fondamentali: il riconoscimento dell'arresto, la chiamata ai soccorsi, il massaggio cardiaco e l'uso del defibrillatore. È una sequenza chiara, efficace che chiunque può prendere con un'adeguata formazione. La “d” di BLSD, la defibrillazione, rappresenta l'intervento che può salvare la vita, ma senza le fasi che la precedono e senza una persona pronta ad intervenire, il dispositivo resta inutilizzato. Ecco perché questa risoluzione è importante perché sostiene una rete concreta di formazione, accessibilità e collaborazione tra pubblico e privato, istituzioni e cittadini.
Strumenti come l'App DAE RespondER, come diceva prima la consigliera Costi, che è già attiva nella nostra regione, rappresenta appunto un modello virtuoso da promuovere e da potenziare; consentono di geolocalizzare i dispositivi, attivare i volontari formati, favorire un'azione rapida e coordinata, quindi, costruire una rete efficace di defibrillazione significa costruire una comunità più sicura, più consapevole e più pronta ad agire nel momento del bisogno. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Albasi, prego, a lei la parola.
ALBASI: Grazie presidente. Non volevo intervenire, ma mi sollecita la discussione perché, non solo questa volta, ma volevo ricordare Piacenza, in quanto la dottoressa Schieri è stata la promotrice a livello nazionale ed è stata la promotrice anche per la legge che il Senato ha approvato.
Questo perché a Piacenza, abbiamo iniziato anni fa, abbiamo una rete molto capillare e abbiamo tantissimi DAE in tutta la provincia; ma non solamente come numero ma anche come qualità degli operatori, che voglio ringraziare, proprio perché periodicamente viene fatta questa manutenzione, hanno un collegamento con il 118 e con le ANPAS e questo è stato, diciamo, un grande lavoro ed è stata una grande vittoria per tutto il territorio.
Quindi, con un po’ di presunzione, mi permetto di dire che Piacenza, questa volta, in questo settore, è stato all'avanguardia. Grazie presidente.
PRESIDENTE (Fabbri): Chiedo se ci sono altri interventi. Prego consigliere Pestelli.
PESTELLI: Grazie presidente. Io credo che la risoluzione presentata dalla presidente Evangelisti e, in generale, la discussione che stiamo portando avanti in questo contesto non rappresentino esclusivamente la corretta declinazione di un dispositivo normativo, ma incarnino, prima di tutto, un sostanziale investimento, tanto nella corretta gestione dell'emergenza a tutela della salute dei cittadini, quanto soprattutto nella fondamentale spinta a un livello di educazione sanitaria che sembra sempre più improcrastinabile.
La risoluzione della presidente Evangelisti trae spunto da un triste fatto di cronaca e io credo che, anche a seguito di questi episodi, la nostra attività debba capire quanto sia necessario creare i presupposti per favorire una crescita sociale complessiva e condivisa, volta ad evitare il ripetersi di determinati accadimenti nel nostro territorio regionale.
La legge 116 del 2021, infatti, detta disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici; promuove la diffusione e l'utilizzo dei DAE nei luoghi pubblici, con l'obiettivo di favorire la risposta all'emergenza cardiaca e, soprattutto o, meglio, di conseguenza, migliorare la qualità della vita.
È evidente a tutti, allo stesso tempo, che se questi dispositivi non appaiono visibili, se non trovano una distribuzione capillare e non vengono resi opportunamente accessibili, non sarà mai sufficiente un disposto normativo e nemmeno un'effettiva installazione dei defibrillatori perché, in questa circostanza, più che in tante altre, la compartecipazione e la strutturazione di una rete di aiuti realmente funzionale rappresenta un presupposto indefettibile affinché lo scopo della norma venga correttamente raggiunto e questo credo che debba essere un obiettivo comune condiviso.
Su questo fronte, per quel che riguarda l'educazione sanitaria, la prevenzione primaria e secondaria, la corretta strutturazione di un sistema sanitario integrato e capillare, la nostra Regione ha ancora della strada da fare. In quest'aula, infatti, abbiamo recentemente affrontato il tema del convenzionamento della rete farmacie territoriali al fine di garantire una corretta diffusione degli strumenti di telemedicina, con particolare riferimento agli elettrocardiogrammi.
Questo tema, dal mio punto di vista, è estremamente collegato alla risoluzione ora in discussione perché postula una collaborazione ed un coinvolgimento di tutti gli operatori sanitari a vario titolo coinvolti in un welfare di comunità e da questo punto di vista noi, come Regione Emilia-Romagna, dobbiamo migliorare, a partire dalla necessaria revisione della DGR numero 247 del 2024, relativa all'attuazione della normativa nazionale legata alla farmacia dei servizi, che ha imposto a livello regionale dei vincoli non funzionali alla qualità dei servizi erogati e che hanno di fatto tarpato le ali alla diffusione della telemedicina sul nostro territorio. E io non credo che questo sia un corretto esempio di welfare di comunità.
Come non sarebbe un corretto esempio di welfare di comunità l'assenza di una rete educativa attorno alla presenza del defibrillatore che rischia, in questo modo, di rimanere una cattedrale nel deserto.
C’è una questione, infatti: un sistema per definizione o è integrato o non lo è. Ci sono questioni che dobbiamo avere il coraggio di sviluppare con coerenza; non riusciremo mai ad avere un sistema correttamente integrato in relazione alla presenza di defibrillatori, se proponiamo contestualmente impostazioni accentratrici in relazione, ad esempio, alla distribuzione dei farmaci e alla diffusione delle tecnologie di telemedicina.
In tutte queste situazioni, dobbiamo avere prima di tutto il coraggio di dire a noi stessi che l'educazione sanitaria è un percorso che richiede una diffusione capillare dei principi e un coinvolgimento di tutti gli operatori.
Il coinvolgimento delle associazioni, citato in seno alla risoluzione, è fondamentale al fine di sostenere un sistema sociosanitario capillare, come allo stesso modo lo sono le campagne di sensibilizzazione che questa risoluzione chiede alla Regione di mettere a terra.
Se la tutela della salute è una questione che riguarda tutti noi e fortunatamente abbiamo, ad oggi, la possibilità di fare in modo che la tecnologia la accompagni e la sostenga, io credo che sia nostro compito, come istituzione, assecondare questo procedimento e spingerlo avanti con tutte le nostre forze. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Trande, prego.
TRANDE: Grazie presidente. Io intervengo per aggiungere una qualche considerazione alle tante giuste e corrette considerazioni già fatte, sia di tipo epidemiologico, sono stati ricordati i numeri di quanti muoiono ogni anno per arresto cardiaco, di quanti se ne potrebbero salvare, se la defibrillazione intervenisse in tempi utili, i 3-5 minuti che vengono indicati sulla mozione, di cui sono il secondo firmatario, ma senza grandi meriti perché, chi ha letto la risoluzione, comprende perfettamente che è stata scritta da uno che se ne intendeva, che ha fatto quel lavoro per tanti e tanti anni e, cioè, il consigliere Gordini, che adesso non vedo.
Ecco, appunto, in quella risoluzione c’è tutto quello che serve per comprendere qual è l'importanza di questi strumenti. Io credo di, penso di interpretare quale fosse il finalismo di Gordini quando ha immaginato questa risoluzione, nel dire che forse la preoccupazione maggiore di Gordini era quella di, essendo un profondo conoscitore della materia, di fare in modo che questa Regione - ecco, lo vedo, adesso è arrivato - di fare in modo che questa Regione utilizzi tutti gli strumenti a disposizione, anche quelli, diciamo così, triangolati con altre istituzioni, perché questi apparecchi vengano utilizzati in maniera efficace ed utile.
Sono circa 8400 gli apparecchi installati nella nostra regione, con i problemi che qui vengono indicati, ma il rischio è che questi apparecchi, se non utilizzati in maniera adeguata, poi alla fine non riescano ad apportare quel plus, quel di più di asistenza anche fatta da non professionisti, che consente di guadagnare quella percentuale ignota, io non so quale sia esattamente, ma insomma, non trascurabile che, senza intervento, sarebbe destinata a perdere la vita, insomma, ecco.
E questo, secondo me, è il merito della risoluzione che abbiamo presentato, cioè, vengono indicate nel dispositivo tutta una serie di azioni che, se realizzate nella forma estensiva, multidimensionale, che qui viene indicata, alla fine, possono realmente portare un qualcosa in più. Un qualcosa in più che, in questo caso, si traduce in salvataggio di vite umane, che è un obiettivo assolutamente prezioso e importante per il nostro sistema di sanità e salute pubblica, mi verrebbe da dire, in generale, perché naturalmente in questo tipo di interventi c'è un forte coinvolgimento della cittadinanza, c'è un forte coinvolgimento del volontariato, c'è un forte coinvolgimento di tutta la comunità.
Ecco, io credo che sia questo il merito e penso che alla fine sia importante approvare questa risoluzione perché, appunto, assume il tema intanto della piena accessibilità, se ci sono bisogna che siano accessibili, sennò rischiano di essere degli strumenti belli da vedere che magari danno un senso di sicurezza psicologico, ma che alla fine non riusciamo a far funzionare, insomma, proprio per il fatto che non sono accessibili. Quindi il tema dei fine settimana, dei notturni, dei giorni festivi, eccetera.
C'è il grande tema poi delle campagne di informazione, della sensibilizzazione e appunto dell'informazione che è essenziale e importante; se non c'è questo, se non c'è informazione, se non c'è sensibilizzazione, se non c'è formazione, anche qui, c'è anche il rischio teorico che si possano fare dei danni se viene utilizzato in maniera inappropriata, anche se poi sono semiautomatici, hanno dei sistemi di sicurezza, lo sappiamo, però in linea teorica non si può escludere, quindi bisogna che questo tipo di attività venga fatta fino in fondo.
C'è poi l'altra questione che viene posta da questa risoluzione che è quella della raccolta dei dati perché tutti i dati che troverete nella risoluzione sono dati abbastanza curati, abbastanza precisi, ma mancano, se ho compreso bene, Giovanni Gordini, quelli a valle dell’intervento, insomma, ecco, quindi, creare un registro, fare un'analisi dei dati significa acquisire anche dati del post, sul post, che sono preziosissimi anche questi, sono utilissimi perché hanno un effetto retrogrado, hanno un effetto anche sulla parte che viene prima.
Utilissima l'idea di cambiare anche l'acronimo da DAE ad AED; i nostri territori sempre di più sono sede, per fortuna, turistica, arrivano sui nostri territori persone da tutto il mondo e utilizzare l’acronimo inglese credo che possa aiutare perché, purtroppo, quel tipo di accadimento, diciamo così, sanitario, può capitare a chiunque con intorno chiunque, quindi, anche l'utilizzo dell'acronimo inglese credo possa risultare unico.
E per ultimo, trovo utile anche l'idea dei segnali indicatori, cioè, se non è visivamente o primariamente visivamente subito lì, il fatto di avere delle indicazioni, il fatto di avere dei cartelli, credo possa, anche questo, concorrere alla fine a un utilizzo, intanto a un utilizzo e poi, per le ragioni che dicevo prima, a un utilizzo speriamo il più informato e formato possibile.
Quindi, io credo che abbiamo fatto bene a fare questa risoluzione. Penso che sia utile approvarla, penso che sia utile che la nostra Regione provi a realizzare tutte le indicazioni che sono contenute nel dispositivo perché, alla fine, se riusciamo a realizzarle, penso che una qualche vita in più riusciamo a salvarla o le probabilità che una qualche vita in più si riesca a salvare sono decisamente consistenti, insomma.
Credo che questo sia all'interno del ruolo che dobbiamo provare a svolgere anche all'interno di questa Assemblea. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Ha richiesto la parola il consigliere Gordini. Ha due minuti.
GORDINI: Sì, grazie presidente. Proprio per non rubare tempo a nessuno, ma per apprezzare tutti gli stimoli che sono venuti anche dagli emendamenti proposti, ce lo siamo detti al volo prima col consigliere Mastacchi. Io chiederei, se è possibile, dieci minuti di sospensione per riuscire a scrivere un emendamento che sia condivisibile da tutti.
Vorrei esplicitare la preoccupazione: chi ha fatto l'amministratore locale sa quanto, a volte, sia difficile convincere gli uffici tecnici dei singoli comuni a prendersi la responsabilità, dico questa frase, dell'installare una macchinetta che, “se poi non funziona, so che corrono dietro a me”. È un termine, una terminologia che, se volete, possiamo usare in modo un po’ meno volgare in un consesso come questo, ma questo è il tema. Allora, preferirei che ci fossero N. defibrillatori in più senza l'identificazione precisa di un responsabile e aggiungo che la legge 116 non identificava, è vero che è nel 2021, delle responsabilità precise, ma lasciava alla Regione di andare avanti piuttosto che avere dei defibrillatori in meno perché non troviamo chi mette la firma che è quello a cui poi corriamo dietro.
Aggiungo, siccome siamo qui e parliamo di morti e dell'aereo che casca ogni giorno e fa 300 morti, che fanno certamente più rumore, lo dicevamo prima con Mastacchi, il mal funzionamento di Codigoro piuttosto che di Casalfiumanese, ma fa molto meno rumore degli altri 20-22 pazienti che invece sono usciti vivi.
Allora, cerchiamo di non buttare via il bambino con l'acqua sporca, cerchiamo di scrivere bene le cose, per cui sollecitiamo, raccomandiamo, eccetera e se ci lasciate dieci minuti, col consigliere Mastacchi abbiamo provato a scambiarci qualche messaggio per riproporre un testo, che non sia poi soltanto sanzionatorio perché, altrimenti, appunto, insieme all'acqua sporca o lievemente alterata, il bambino se ne va anche quello giù per l'apparato fognario.
PRESIDENTE (Fabbri): Credo che sia una proposta di buon senso per arrivare a un risultato anche unitario, quindi sospendiamo un attimo i lavori per farvi trovare la formulazione migliore.
(La seduta sospesa alle ore 15,32 è ripresa alle ore 15,54)
PRESIDENTE (Fabbri): Riprendiamo i lavori, anche sulla seconda risoluzione abbinata insiste una proposta di emendamento a firma dei consiglieri Mastacchi e Ugolini. Passo la parola al consigliere Mastacchi che ci aggiorna sui movimenti.
MASTACCHI: Sì, grazie presidente. Allora, preannuncio il ritiro dei tre emendamenti su entrambi i provvedimenti e, in sostituzione, come concordato con il primo firmatario Gordini, presentiamo un nuovo emendamento che è sostitutivo dei due precedenti, alla 619. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Non vedo prenotazioni per la discussione generale, quindi, la dichiariamo chiusa. Passiamo alla discussione sugli emendamenti. Non ne vedo. Chiedo se ci sono dichiarazioni di voto congiunte su risoluzioni o emendamenti. Prego, consigliera Evangelisti.
EVANGELISTI: Grazie presidente. Il gruppo di Fratelli d'Italia voterà ovviamente a favore della risoluzione proposta che, appunto, come vi ho già anticipato prima, è conseguente ad un'attività, è vero, è riferita ad un caso specifico che il gruppo ha seguito, ma ci teniamo a sottolineare come, da quel caso, appunto, si siano potute desumere pratiche necessariamente opportune che hanno portato anche al miglioramento e alla risoluzione della situazione locale.
A seguito, infatti, dell'evento che citiamo del comune di Casalfiumanese, possiamo dire oggi che, a fronte di dieci defibrillatori su quel territorio, solo uno era accessibile.
Ed in fase di dichiarazione di voto ci tengo e ci teniamo a precisare, infatti, che uno degli aspetti importanti che noi riteniamo imprescindibile, ovviamente, oltre alla formazione degli operatori, alla possibilità di accedere H24, è proprio il rilievo che vogliamo porre sull'ubicazione e sull'accessibilità di questi strumenti, che non deve essere in alcun modo necessario.
Ci asterremo sugli emendamenti proposti e voteremo invece a favore della risoluzione proposta dal Partito Democratico. È una risoluzione che ricalca in toto, per alcuni aspetti, anche in maniera più approfondita, i passaggi tratteggiati dalla risoluzione del gruppo di Fratelli d'Italia e che, ovviamente, non cita casi specifici.
Se appunto lo stigma rispetto alla nostra risoluzione è di farlo, a noi poco importa, laddove appunto dalla concretezza, che non vuol dire puntare il dito contro qualcuno, ma semplicemente cercare anche di responsabilizzare non qualcuno, ma molti, rispetto a quanto avviene o può avvenire sui territori.
Per cui l'invito ovviamente è a votare anche la risoluzione di Fratelli d'Italia, ma laddove ciò non avvenisse non ci scomponiamo e, guardando sempre al merito e alla concretezza delle questioni, ribadiamo il voto favorevole alla risoluzione del Partito Democratico e di tutta la maggioranza. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Non vedo altre dichiarazioni. Nomino scrutatori i consiglieri Critelli, Costa e Bocchi.
Allora, mettiamo in votazione prima l'emendamento alla risoluzione 619 a firma dei consiglieri Mastacchi e Gordini. Chi è favorevole? È l'emendamento alla risoluzione della maggioranza. Contrari? Astenuti? L'emendamento è approvato.
Votiamo, quindi, prima il documento numero 619, la risoluzione a prima firma Gordini. Chi è favorevole? Contrari? Astenuti? È approvata.
(La risoluzione oggetto 619 è approvata, per alzata di mano, all’unanimità dei votanti)
Ora votiamo la risoluzione a prima firma Evangelisti, la 662. Favorevoli? Contrari? Astenuti? È respinta.
(La risoluzione oggetto 662 è respinta)
OGGETTO 525
Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi affinché i capanni da pesca possano ottenere, quale elemento caratterizzante del paesaggio romagnolo, la giusta tutela e la piena legittimazione in termini sia concessori sia di normativa edilizia. A firma del Consigliere: Fiazza
(Discussione e ritiro)
OGGETTO 915
Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a collaborare con Governo e Parlamento coinvolgendo i territori interessati, affinché si trovi una soluzione per mantenere la fruibilità dei capanni da pesca, attraverso le più opportune forme di riqualificazione e sostenibilità ambientale nonché nel rispetto della disciplina urbanistica, edilizia e di settore. A firma dei Consiglieri: Proni, Fiazza, Bosi, Paldino, Casadei, Calvano, Parma, Castellari
(Presentazione, discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Fabbri): Ora passiamo alla risoluzione 525 a firma del consigliere Fiazza risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi affinché i capanni da pesca possano ottenere, quale elemento caratterizzante del paesaggio romagnolo, la giusta tutela e la piena legittimazione in termini sia concessori sia di normativa edilizia. A tale risoluzione è abbinata la seguente:
525/2 (915) risoluzione per impegnare la Giunta a trovare una soluzione per mantenere la fruibilità dei capanni al fine della valorizzazione di un territorio caratterizzato da grande biodiversità e storicità, a prima firma Proni. Il consigliere Fiazza ha chiesto la parola. Prego, a lei.
FIAZZA: Grazie presidente. Colleghi consiglieri, oggi voglio portare all'attenzione di quest'aula una realtà che per molti romagnoli non è solo un ricordo del passato, ma una parte viva della propria identità: i capanni da pesca o padelloni, che da secoli punteggiano le aste fluviali e le zone umide della nostra regione.
Parliamo di strutture nate da una necessità concreta: pescare per dare da mangiare alle proprie famiglie, ma nel tempo sono diventate molto di più, infatti, hanno resistito alle guerre, sono state luoghi di rifugio, di ritrovo, di condivisione e di comunità. Per molti sono stati il punto di ritrovo delle famiglie, degli amici e di importanti riunioni; oggi rappresentano un patrimonio storico, culturale e paesaggistico e proprio per questo credo che meritino rispetto.
Sono una realtà che conosco da poco tempo perché sono emiliano e nelle nostre zone sono pochissimi, alcuni sono giusto nelle zone del Po, ma la maggior parte, appunto, della tradizione dei capanni si trovano in Romagna. Essendo pescatore comprendo bene cosa rappresentano per la cittadinanza e penso che, chi ha avuto il privilegio di viverli, sappia quanto siano unici e importanti.
Ogni capanno è diverso, costruito con cura e passione da chi lo ha realizzato e da chi lo possiede. Sono frutto di una tradizione orale e materiale che si tramanda da generazioni. Nessun contratto, solo la parola data e una stretta di mano. Un modo di vivere che oggi suona anacronistico, ma che andrebbe invece custodito, soprattutto in queste sedi e dalle istituzioni.
La stessa Regione, in opuscoli di alcuni anni fa, li racconta come guardiani instancabili delle nostre acque; ne promuove il valore turistico attraverso itinerari ciclo turistici, bird watching, iniziative come capanni aperti o Primavera Slow.
E allora viene naturale chiedersi: perché una Regione che li valorizza, da un lato, dall'altro, continua a mantenere una normativa che rischia di farli sparire?
Perché è proprio questo il punto: a causa di un'interpretazione troppo rigida di norme edilizie e del Regio decreto 523 del 1904, molti capanni ancorati a terra e non su palafitte vengono considerati irregolari. La prospettiva è quella di doverli demolire e ricostruire tutti uguali, secondo uno schema prestabilito, ma così si va a cancellare la storia, si distrugge un patrimonio e si snatura un'identità della nostra terra.
So che la maggioranza ha presentato una risoluzione, peraltro, insomma, simile a quella che ho presentato, quindi, dico, da un certo punto di vista, ben venga, a me non interessa andare a mettere bandiere, a me interessa trovare una soluzione nell'interesse dei cittadini che, appunto, hanno capanni da diverso tempo e loro per primi vorrebbero continuare a mantenerli, ovviamente, all'interno di quella che è la legislazione regionale, prima di tutto, e anche statale e, quindi, sono anche d'accordo a trovare, come ho già anticipato anche alla maggioranza, un accordo che vada ovviamente in quella direzione.
È evidente che occorre, quindi, normarli, ma devono essere norme di buon senso che tengono conto della specialità di queste strutture; norme che partono dal rispetto e dal buon senso, non certo dalla ruspa. Altre Regioni hanno già legiferato in questa direzione; per esempio, appunto, l'Abruzzo tutela i trabocchi da oltre trent'anni; e oggi è in discussione in Parlamento una proposta di legge nazionale per estendere la tutela alle strutture tradizionali da pesca su tutto il territorio italiano.
Nel frattempo, i capannisti hanno fatto la loro parte: hanno presentato domande di regolarizzazione, hanno collaborato con i comuni e con ARPAE; si sono messi, quindi, a disposizione persino per attività di sorveglianza degli argini e di protezione civile. Quindi, io credo che i capannisti di fatto non vadano a chiedere dei privilegi, ma chiedono tutela e rispetto. Peraltro, saluto una delegazione di capannisti che è qui presente in aula; è anche presente Mirko De Carli che, appunto, è un capannista; è dirigente del Popolo della Famiglia.
Oggi con questa risoluzione chiedo quindi alla Giunta di attivarsi concretamente per riconoscere ai capanni da pesca, nella loro diversità e peculiarità, la piena legittimità, sia dal punto di vista edilizio che concessorio e ai consigliari tutti di sostenere questa risoluzione perché i capanni non sono un abuso da reprimere, ma sono un patrimonio da difendere. Lo dobbiamo alla nostra terra, alla nostra storia e a chi ancora oggi si impegna per conservarla. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Ha chiesto la parola la consigliera Proni, prego.
PRONI: Grazie presidente. Ringrazio innanzitutto il consigliere Fiazza per aver ritenuto di convergere su un unico testo, ma soprattutto per aver posto all'attenzione di quest'aula un tema così importante per tutto il territorio regionale, in particolare per alcune zone della regione, e molto attuale, sul quale da tempo, diciamo così, il sistema nazionale si sta confrontando. Saluto anch'io i rappresentanti dei capannisti presenti in aula.
I capanni, veniva detto, sono parte integrante della nostra storia e contribuiscono in maniera significativa a rendere straordinari e unici i paesaggi della nostra zona naturale. L'obiettivo, quindi, è e resta quello di mantenerne la fruibilità nel rispetto e nella valorizzazione di una tradizione così importante per il nostro territorio, attraverso le più opportune forme di riqualificazione e sostenibilità ambientale.
I capanni si estendono in Romagna da Rimini a Comacchio, con strutture totalmente diverse a causa del contesto socioeconomico, storico e paesaggistico in cui nascevano e sottostanno, come veniva detto, alla competenza di enti diversi, a seconda che si trovino su acque interne o zone marittime, su golene o su canali, passando quindi dalla competenza della Regione Emilia-Romagna, in questo caso, a quella del Parco del Delta del Po a quella dei consorzi di bonifica piuttosto che a quella dei comuni.
Secondo un censimento condotto dall'università di Bologna, i capanni da pesca sui fiumi e canali lungo la fascia costiera che va da Rimini al Po di Volano, sono oltre 700. Di questi 700, la stragrande maggioranza, circa 500, insistono nel ravennate dove appunto vengono definiti, denominati “padelloni”.
Il mantenimento del capanno da pesca deve avvenire secondo i termini previsti dai regolamenti urbanistici del comune in cui la struttura è collocata e deve essere supportato dal possesso del titolo abilitativo edilizio. Nei casi in cui si intenda procedere con lavori di manutenzione straordinaria questi devono avvenire secondo criteri previsti dai regolamenti comunali e dai diversi enti coinvolti; per esempio, il Parco del Delta.
Per quanto riguarda la Regione Emilia-Romagna, il settore di attività faunistico-venatorie, pesca e acquacoltura è competente al rilascio di concessioni demaniali marittime per i capanni da pesca che, appunto, insistono nel demanio marittimo, mentre ARPAE è competente per quanto riguarda il demanio idrico.
Ad oggi, il settore idrico, dalla ricostruzione che abbiamo fatto, ha rilasciato concessioni demaniali alla quasi totalità delle strutture insistenti sul demanio marittimo. Per alcune aree in cui sussistono ancora situazioni particolari è stato intrapreso un percorso in collaborazione con i comuni per cercare di regolarizzare le strutture presenti.
Per quanto riguarda invece il demanio idrico, la Regione è impegnata da anni nella gestione dei capanni da pesca e ha accompagnato, attraverso le associazioni dei capannisti, il dialogo finalizzato alle risoluzioni dei temi che andavano dal pagamento dei canoni delle annualità pregresse, alla possibilità di addivenire al rilascio di un titolo legittimo. Detto dialogo ha visto anche, ovviamente, il coinvolgimento dei comuni che in alcuni casi hanno anche previsto, con propri regolamenti, opportune norme per la conformità dei capanni sotto il profilo edilizio.
Gli enti locali, infatti, si sono occupati in questi anni di preservare i manufatti e hanno cercato soluzioni in confronto con la Regione per le situazioni più complicate, anche attraverso regolamenti specifici e inevitabili proroghe. Proroghe che si sono rese necessarie anche viste le difficoltà degli ultimi anni - riferimento molto veloce alla pandemia del Covid, al tema del bonus facciate 110 che ha impegnato il comparto tecnici, sia pubblici che privati, alla guerra in Ucraina, per arrivare alle alluvioni - che non hanno permesso ai proprietari di rispettare la tempistica a causa delle difficoltà di reperire manodopera piuttosto che materiali edili, aumento dei costi dei materiali, a cui si sono aggiunte tutte le difficoltà conseguenti alle alluvioni.
Tutto questo per consentire, appunto, di proseguire nell'opera di riqualificazione dei capanni, patrimonio culturale da preservare e tramandare e, di conseguenza, delle aree naturalistiche dove essi insistono.
I capannisti, mi preme ricordare, hanno anche un ruolo importante di vigilanza e di tutela dell'ambiente. Recentemente il settore ittico ha coinvolto l'associazione dei capannisti in un progetto volto alla registrazione in appositi diari di pesca delle specie ittiche avvistate. Attraverso le segnalazioni e gli avvistamenti dei capanni è possibile una migliore tutela della fauna ittica e ricevere puntuali e precise informazioni sullo stato di salute dei corsi d'acqua.
Per addivenire al che fare e avvicinarmi alla conclusione, evidenzio due aspetti. Uno di carattere più organizzativo, ma non meno importante ed è quello riferito alla struttura. Mi preme sottolineare, non è una difesa d'ufficio, che il personale deputato a questa istruttoria, al rilascio di queste autorizzazioni, è lo stesso che si è occupato in questi anni delle emergenze causate dall'alluvione del 2023 e del 2024 e che successivamente è stato impegnato in tutte le fasi della ricostruzione. Occorre, perciò, metterli in condizione, attraverso potenziamenti e riorganizzazioni, per poter tornare a gestire anche l'attività ordinaria, per poter accorciare le tempistiche di rilascio dei titoli e migliorare - questo sicuramente è un aspetto che è stato evidenziato nel primo testo della risoluzione - anche, diciamo così, l'aspetto relazionale, ma su questo mi preme mettere in evidenza che si tratta di una situazione oggettivamente molto complessa, con una normativa di riferimento che è su più strati e che passa dal livello comunale a quello nazionale, su cui, appunto, è andata ad appesantire ulteriormente tutta la vicenda legata alle alluvioni.
Veniva detto dal consigliere Fiazza, che ora è all'esame della commissione VIII del Senato e quindi è la parte un po' più politica anche del lavoro che ci compete, un disegno di legge di iniziativa parlamentare relativo alla tutela e salvaguardia dei manufatti e delle macchine per la pesca tradizionale.
Disegno di legge che è volto a superare la disciplina di cui al Regio decreto del 1904. E su questo ne abbiamo parlato più volte, io vengo da un territorio dove diversi amministratori sul tema, non dei capanni, ma del tema della gestione degli argini aveva chiesto più volte il superamento di questa normativa nazionale che ancora disciplina l'uso e la regia, diciamo così, delle acque. Credo che stia un po' qui il senso e lo scopo delle risoluzioni, quello di assumere, come consiglieri, un lavoro, un impegno politico ed impegnare nella chiusura del testo la Giunta a ricercare una soluzione equilibrata, rinsaldando la collaborazione con tutti i livelli istituzionali coinvolti, dal Governo al Parlamento, agli enti locali e a tutti i soggetti che in un qualche modo hanno competenza per il rilascio delle concessioni, con l'obiettivo di mantenere, attraverso le più opportune forme di riqualificazione e sostenibilità ambientale, nonché del rispetto della disciplina urbanistica, edilizia e di settore, necessariamente da governare e armonizzare, la fruibilità dei capanni che possono e devono essere un volano per la valorizzazione di un territorio naturale caratterizzato da grande biodiversità e storicità e a forte valenza turistica.
Mi è venuta in mente, mentre interveniva il consigliere Fiazza, anche la risoluzione, l'interrogazione presentata dal consigliere Paldino ieri in commissione II all'assessora Frisoni, che è presente in aula, relativa a tutto il tema del turismo lento. Questo è un pezzo di economia e di turismo sul quale occorre insistere e lavorare.
Veniva fatto riferimento anche a una diversa disciplina di un'altra Regione che, in questo caso, valorizza e tutela i trabucchi. Io credo che sia sempre intelligente ascoltare ogni suggerimento, ogni riferimento, ogni buona prassi e credo che, sono certa che Giunta e uffici lo faranno. È però vero che stiamo parlando di una realtà molto diversa dalla nostra.
La maggior parte dei nostri capanni, dei nostri padelloni insistono in luoghi pieni di fascino, ma dall'equilibrio molto delicato, che necessitano di attenzione, misura e garbo, in termini di sicurezza idraulico - l'abbiamo detto più volte - ma anche di accessibilità e viabilità, di emissioni acustiche e luminose e di percorsi di collegamento, necessità di mantenere il più possibile la destinazione legata, appunto, alla pesca e alla loro autenticità.
Sono certa, anche con la decisione di sottoporre al voto un unico documento, che ci sia una restituzione da parte di quest'aula e della commissione competente, se riusciremo a produrre un lavoro che va nell'obiettivo di salvaguardare, pure, appunto, nelle diversità delle casistiche, un patrimonio che è comune a tutti noi. Grazie.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LORI
PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola il consigliere Ferrero, prego.
FERRERO: Grazie presidente. Noi oggi stiamo affrontando un tema molto importante, per quel che riguarda alcune realtà locali, in particolare, la provincia di Ravenna. Perché, come è già stato detto, su circa 700 capanni o padelloni, perché a Ravenna vengono chiamati in questa maniera qui, 500, quindi, la stragrande maggioranza, si trovano nell'area, nelle aree umide che insistono, appunto, sulla provincia di Ravenna, in particolare, il comune di Ravenna.
Ricordiamo che i capanni rappresentano una vera e propria tradizione che risale quasi alla notte dei tempi, nel momento in cui un regime alimentare di sussistenza faceva sì che determinate fasce della popolazione, soprattutto quelle più povere, integrassero la loro dieta con i frutti che la natura gli dava e, in questo caso, i frutti della area umida, quindi, pesci perché, comunque, i padelloni, ricordiamolo, sono strumenti con cui si andava, utili per la pesca.
Oggi, il retaggio di questa tradizione fa sì che siano rimasti molti di questi padelloni, ma ovviamente necessitano di tutta una serie di adeguamenti. Ricordiamo che insistono su varie aree e le aree in cui si trovano ad essere costruiti, spesso e volentieri, appartengono anche ad amministrazioni diverse. Per esempio, a Ravenna una parte importante si trovano nella valle e la valle è di proprietà del comune; altri si trovano sui canali, quindi le amministrazioni di riferimento sono i consorzi di scolo oppure si trovano sui fiumi, aree fluviali, in questo caso il demanio fluviale che rientra sotto il controllo dello Stato o della Regione.
Quindi, è ovvio che quello che noi dobbiamo fare è anche cercare di essere una sorta di cinghia di trasmissione e creare una sorta di coordinamento affinché si possa trovare un punto di incontro e far sì che le esigenze di riqualificazione possano trovare quel giusto compromesso con le persone che lo utilizzano.
Ricordiamoci che oggi i capanni vengono utilizzati, spesso e volentieri, da persone anziane, le quali, nel momento in cui dovessero essere obbligate a sostenere spese eccessive, rischierebbero di lasciare andare alla malora questa importante vestigia storica che, invece, dovrebbe essere tutelata.
Faccio un altro ragionamento: i capanni spesso sono diversi gli uni dagli altri, perché risalgono appunto alla notte dei tempi e cercare di renderli tutti uguali, quasi seguendo un piano regolatore urbanistico che gli impone di avere tutti una stessa fisionomia, sarebbe snaturare questo importante oggetto, questa importante struttura.
Noi oggi dobbiamo fare in modo che, da un lato, vengano tutelati e preservati perché hanno una funzione sociale, una funzione ambientale e sociale, perché sono un punto di incontro per persone che, magari spesso anziane, hanno un momento di svago, andare a respirare all'aria aperta, a pescare con gli amici e, dall'altro lato, sono anche un presidio ambientale, perché è ovvio che, nel momento in cui io ho una struttura di questo genere in un'area isolata, perché i capanni sono nella valle, sono sui rivali dei fiumi, chi è proprietario di un capanno ha tutto l'interesse che l'ambiente circostante sia un ambiente sano, un ambiente pulito, un ambiente tutelato, quindi, hanno anche una funzione di controllo ambientale di zone che, altrimenti, sarebbero totalmente o isolate o lasciate alla mercé o della natura o nel peggiore dei casi di vandali che vanno a sporcare e a rendere discarica ciò che invece è un paradiso naturale.
Quindi, noi oggi dobbiamo cercare di metterci una mano sulla coscienza e fare sì che queste importanti strutture vengano tutelate, vengano difese e si cerchi quel giusto compromesso fra un'esigenza di riqualificazione e la necessità di far sì che non vengano, da un lato, snaturati o non vengano costrette le persone proprietarie a lasciarle andare all'abbandono perché impossibilitate di fare quegli adeguamenti che una legge, a volte eccessivamente restrittiva, impone. Grazie.
PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola il consigliere Gianella. Prego.
GIANELLA: Si, grazie presidente. Grazie ai colleghi, grazie alla collega Proni per aver portato questa risoluzione assieme al collega Fiazza, per questo dibattito sui capanni da pesca che, come hanno detto ben prima di me i miei colleghi, sono un presidio fondamentale per il territorio.
In questi capanni molte volte, più che pescare, c'è una convivialità, c'è una socialità, una socialità sana, una socialità buona, quindi, deve essere proprio attuato un sistema affinché questi capanni siano tutelati, ma siano tutelati perché sono una parte di storia del nostro territorio e uso questa risoluzione per fare un appello, un appello telegrafico ma molto importante perché, come dicevo prima, sono un pezzo della nostra storia che, purtroppo, dal mio territorio sono scomparsi.
Con l'avvento del Parco del Delta non si sono più potuti fare manufatti fissi e la Sacca di Goro e il Po di Goro è l'unico territorio che non ci sono capanni da pesca e non ci sono neanche capanni per i pescatori, a dire la verità. Ora, che sia tutto quello che ha detto la collega Proni, è situato proprio nel territorio di Goro. Bassa intensità turistica, sarebbe una cosa bellissima, noi non abbiamo le spiagge, però abbiamo quella bellissima e meravigliosa laguna che però, purtroppo, non è valorizzata a livello turistico, perché è l'unica laguna dove non si può, dove non c'è una strada panoramica che la accompagni, non c'è una strada panoramica perché c'è solo un sentiero che è impossibile da praticare se non si ha una buona mountain bike e più volte era stato promesso che si sarebbe stata fatta la panoramica e che si sarebbe congiunta con la panoramica che c'è nella Sacca degli Scardovari, quindi, una continuazione, perché si parla tanto di cicloturismo, però dopo arriviamo che il cicloturismo, se non è nei punti migliori, più ambientali del nostro territorio, non capisco che cicloturismo sia.
Ora, adopero questo mio tempo e adopero questa risoluzione, appunto, per dire che voglio fare un appello a questa Giunta che, nel valorizzare i capanni che ci sono, dia la disponibilità di valutare un ulteriore passo in avanti, cioè, di poter costruire i capanni, di poter dare delle ulteriori concessioni nei territori dove questi capanni, purtroppo, in epoca degli anni '60-‘70 sono stati fatti togliere. Sono stati fatti togliere in maniera anche unilaterale, perché solo nel territorio di Goro o Gorino, non ci sono né in mare né nella parte marittima né nella parte fluviale; mentre a Volano ci sono e mi collego all'appello fatto dal collega Ferrero, dove sono ognuno diversi dagli altri, ma sono proprio le proprie peculiarità queste, essere l'uno diverso dall'altro; avere tutti i microcapanni fatti con lo stampino, che sembra quasi una serie di case Gescal, messe in mare, non mi sembra, non mi sembra una cosa che dia valorizzazione al territorio ma, anzi, mi sembra l'ennesima cosa fatta soltanto in stile sovietico per avere un qualcosa che, però, non dice niente. I capanni erano nati in questa maniera, erano nati come attività che uno si costruiva secondo del suo ingegno, a seconda della sua fantasia.
Quindi, nel dare il mio sostegno, appunto, a questa risoluzione, però, dico anche che la Giunta si deve impegnare nel valutare ulteriori concessioni perché fare capanni da pesca, costruire capanni da pesca nelle lagune e nei fiumi non fa altro che dare la possibilità di essere più a contatto con la natura e, quindi, di controllare che non ci siano degli eventi naturali.
Detto questo, vi ringrazio. Spero che questo mio appello sia colto. Da parte mia e da parte del mio gruppo sicuramente c'è la volontà di poter costruire le cose, non certo di non valorizzarle. Quindi, grazie ho finito.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Marcello, prego a lei.
MARCELLO: Grazie presidente. Non solo da parte di questo gruppo, ma c'è anche l'intenzione da parte di questo governo di andare incontro a un provvedimento che possa favorire la stabilizzazione e l'insediamento dei capanni.
Infatti, nella legge si richiede, approvata dalla Camera il 23 aprile 2025, che i capanni da pesca siano riconosciuti come beni paesaggistici e identitari, proponendo un regime agevolato per la regolarizzazione concessoria urbanistica, soprattutto nei territori di Emilia-Romagna e Toscana e potremmo dire, questo perché i capanni da pesca, non solo sono strutture edilizia, spesso anche abusive in alcuni comuni, ma testimonianze viventi del rapporto tra uomo e natura, segni di cultura dell'acqua che resiste nel tempo.
Legittimarle dal punto di vista normativo significa non solo evitare contenziosi o demolizioni, come spesso è avvenuto, ma anche preservare un'eredità comune, valorizzare il territorio e costruire un futuro sostenibile fondato sulle sue radici autentiche della Romagna.
Ma io ci tengo anche a sottolineare che questa Regione poteva fare anche di più, come ha fatto tanti anni fa la Regione Abruzzo, che praticamente dalla costa dei Trabucchi ha modificato il tutto in quello che oggi si chiama la costa dei Trabocchi. Famosissima e basta e cercarla su tutte le app. Tanto è vero che anche il disegno di legge nazionale è partito dai nostri colleghi abruzzesi, soprattutto a guida di Fratelli d'Italia.
Questo per evitare che queste strutture, che hanno una rilevanza antropologica e ambientale, si trova spesso in una condizione di precarietà giuridica, in molti casi la loro esistenza è minacciata da norme edilizie, vincoli paesaggistici e regimi concessori incerti che non riconoscono pienamente la loro azione culturale e sociale. Quindi, è urgente affrontare questo problema, come sta facendo questo governo, per la tutela, la valorizzazione e la legittimazione urbanistica di queste strutture.
Quali sono le criticità maggiori a cui vanno incontro: l'assenza di riconoscimento univoco a livello nazionale della natura culturale dei capanni, il conflitto tra normative urbanistiche, vincoli paesaggistici, la difficoltà della regolarizzazione, ti devi sempre scontrare con gli uffici tecnici, con l'assessore di riferimento, con il sindaco [incomprensibile] sapere, con le concessioni demaniali, rischio di demolizione per centinaia di capanni ritenuti abusivi e la mancanza di un albo e un censimento ufficiale che io propongo che per queste regioni che debba poter fare per avere contezza e legittimazione, come è avvenuto in Abruzzo, dei Trabucchi, che sono numerati e codificati.
Per questo motivo, ritengo che una piena legittimazione dei capanni da pesca si renda necessario un intervento nazionale ad hoc, come sta già facendo questo governo, che riconosca i capanni come beni di interesse culturale e paesaggistico; un censimento regionale ufficiale, aggiornato, georeferenziato e condiviso con i comuni; l'inserimento dei capanni nei piani urbanistici generali, PUG, sempre il mio comune, Rimini, manca da sempre e di comuni costieri come manufatti identitari, quindi senza dover ricorrere a tante leggi, a tante mozioni, a tanti giri presso gli uffici; e un protocollo regionale della Regione Emilia-Romagna, Agenzia del Demanio e Sovrintendenza che debbono collaborare in questo campo per semplificare i rilasci di concessioni e autorizzazioni legislative.
Ovviamente, questo può essere il tramite per consentire il recupero e la manutenzione anche attraverso fondi europei per la legislazione paesaggistica. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Ci sono altri interventi? Prego consigliere Calvano.
CALVANO: Grazie presidente. Nel merito ha già detto molto, se non tutto, la collega Proni, è nel metodo che vorrei concentrarmi. Nel senso che proprio la collega Proni credo che abbia fatto un ottimo lavoro di sintesi rispetto alle esigenze che su una questione così delicata, ma al contempo così importante dal punto di vista storico, paesaggistico, sociale ed economico del nostro territorio, sia stato fatto un lavoro volto a cercare anche un comune sentire all'interno di questa Assemblea.
Per questo ringrazio la consigliera Proni, così come ringrazio il collega Fiazza di aver sollevato la questione. Lo ha detto molto bene il consigliere Marcello: è un tema che passa inevitabilmente per una normativa nazionale che faccia chiarezza in modo definitivo su questa questione. Con questa risoluzione mettiamo la Regione Emilia-Romagna in una posizione di dialogo e di confronto con il governo per dare certezze a chi è titolare di alcuni diritti rispetto a queste strutture, ma al contempo anche per sancire un principio di equilibrio tra queste strutture e, ovviamente, quello che è il contesto paesaggistico e di sicurezza idraulica che dobbiamo inevitabilmente tenere in considerazione anche, diciamo così, l'elemento di tradizione che accompagna queste strutture deve essere un incentivo a cercare soluzioni che trovino questo elemento di compatibilità e che possono dare, quindi, seguito a queste strutture.
Ce ne sono molte a Ravenna, ma una parte toccano anche il territorio ferrarese, non le aree che indicava Gianella, ma le altre, quelle del comacchiese, dei lidi comacchiesi e ferraresi, e anche su quel versante, l'obiettivo di tutelare queste strutture, metterle in una condizione di adeguata sostenibilità e sicurezza rispetto al contesto territoriale è un obiettivo che c'è in quel territorio, che c'è da parte della Regione Emilia-Romagna e confido, quindi, che la collaborazione, che tra istituzioni è indispensabile, così come diciamo all'interno di questa risoluzione, possa trovare elementi di sostanza in quelli che saranno i provvedimenti che, dal livello nazionale, verranno portati avanti. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Fiazza, prego. Ancora cinque minuti, mi dicono.
FIAZZA: Grazie presidente. Ho ascoltato attentamente i vari interventi, appunto, dalla consigliera Proni, che ringrazio anche per la collaborazione che c'è stata sin da subito, ma così come anche gli interventi di Ferrero, Gianella, Marcello e del capogruppo Calvano.
Vi ringrazio perché credo che lo spirito sia proprio quello che dicevo all'interno della mia esposizione della risoluzione, da cui, insomma, siamo stati subito fieri firmatari come gruppo Lega, ma, appunto, come dicevo, ciò che interessa a noi e penso anche ai capannisti che ci stanno seguendo, non è tanto chi la porta avanti, chi raggiunge l'obiettivo, ma appunto raggiungere l'obiettivo che è quello di tornare a parlare di capanni, trovare delle soluzioni, condividerle tra noi giustamente all'interno delle commissioni di competenza, collaborare con il governo, perché poi ovviamente anche lì ci dovrà essere sicuramente un lavoro che, peraltro, come abbiamo anche ricordato insieme ad altri, la Regione Abruzzo è già partita con un disegno di legge che si sta discutendo e, quindi, ben venga, insomma, questo spirito. Troviamo delle soluzioni e da parte nostra ci sarà sempre un appoggio.
Grazie a tutti per coloro che sono intervenuti e grazie anche per lo spirito che si è trovato in questa tematica. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Prego, consigliera Evangelisti, a lei la parola.
EVANGELISTI: Grazie presidente. Il gruppo di Fratelli d'Italia voterà a favore di questa risoluzione, conseguenti anche a quello che è l'operato del governo Meloni, che è già intervenuto da anni, rispetto al comparto ittico e anche rispetto, appunto, ai capanni da pesca che fanno parte di questa filiera che, come abbiamo ben ascoltato, non riguarda soltanto la pesca, ma riguarda anche la tradizione e l'intrattenimento.
Ovviamente, rimangono alcuni aspetti legati strettamente alla normativa regionale, ma abbiamo compreso, nell'auspicio, appunto, anche, e nei proponimenti di questa risoluzione, che ci sarà un'azione concertata, appunto, anche di confronto e di collaborazione tra normativa regionale e normativa nazionale.
Ringraziamo come gruppo Fratelli d'Italia l'operato di Tommaso Fiazza, a cui va la progenitura della prima risoluzione, che poi è stata implementata e, appunto, migliorata e che oggi raggiunge la formulazione finale, quindi, il voto, lo ribadisco, di Fratelli d'Italia sarà a favore. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Comunico che il consigliere Fiazza ritira, quindi, la sua per lasciare l'altra, ma gli lascio la parola. Conferma. Perfetto. Quindi, discussione generale. Non vedo più prenotazioni. Dichiarazioni di voto congiunte, chiedo se ci sono prenotazione di intervento. Non ne vedo. Quindi avendo ritirato la risoluzione numero 525, andiamo a votare la risoluzione 525/2, risoluzione a trovare una soluzione per mantenere la fruibilità dei capanni al fine della valorizzazione di un territorio caratterizzato da grande biodiversità e storicità, a firma dei consiglieri Proni, Fiazza, Bosi, Paldino, Casadei, Calvano, Parma, Castellari.
Sostituiamo lo scrutatore Critelli con Castellari. Mettiamo in votazione. Chi è favorevole? Contrari? Astenuti? Nessuno. È approvato all'unanimità.
(La risoluzione 525/2, oggetto 915, è approvata, per alzata di mano, all’unanimità dei votanti)
OGGETTO 284
Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a far valutare alle Conferenze Territoriali Sociali e Sanitarie e ai Comitati Consultivi Misti territoriali, la compatibilità tra il diritto alla salute psico-fisica delle donne e l'opportunità delle manifestazioni antiaborto nei pressi dei luoghi di cura e delle strutture sanitarie. A firma dei Consiglieri: Casadei, Trande, Burani, Larghetti, Gordini, Parma, Proni, Donini
(Discussione)
PRESIDENTE (Fabbri): Passiamo alla risoluzione 284. Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a far valutare alle Conferenze Territoriali Sociali e Sanitarie e ai Comitati Consultivi Misti territoriali, la compatibilità tra il diritto alla salute psico-fisica delle donne e l'opportunità delle manifestazioni antiaborto nei pressi dei luoghi di cura e delle strutture sanitarie. A firma dei Consiglieri: Casadei, Trande, Burani, Larghetti, Gordini.
Prego consigliere Casadei.
CASADEI: Grazie presidente. Presento questa risoluzione con un sentimento di forte indignazione e con questo senso di responsabilità abbiamo scelto di presentare questa soluzione per i fatti accaduti sull'interruzione di gravidanza, i fatti accaduti a Modena, che ci impongono di dire le cose come stanno, senza ipocrisia, senza finzioni, senza mezze misure.
Quello che sta accadendo nel nostro paese sotto la guida di questo governo - e premetto che non voglio essere frainteso e quindi sarò chiarissimo - le responsabilità stanno nelle scelte politiche deliberatamente compiute che fanno l'occhiolino a queste associazioni, legittime, per carità, ma che propagandano idee e metodi contrari ad ogni buon senso nonché alle normative europee e alla chiara volontà popolare alla libera scelta di autodeterminazione di ogni donna.
Ecco, quello che sta accadendo nel nostro paese non è semplicemente una deriva ideologica, è un vero e proprio attacco frontale ai diritti civili e alle libertà fondamentali. Le donne, ancora una volta, sono in questo mirino.
La presenza sempre più insistente di questi manifestanti e attivisti contrari all'interruzione volontaria di gravidanza in prossimità delle strutture sanitarie, genera un clima di tensione, di pressione psicologica e di vero e proprio scontro simbolico che compromette la serenità, la lucidità e il benessere emotivo delle donne che si trovano in un momento estremamente delicato della loro vita. E questi attivisti, che spesso sono appartenenti al cosiddetto movimento Pro Life, mascherano le loro iniziative sotto forma di preghiere e veglie, ma nei fatti si tratta di veri e propri atti di intimidazione e condizionamento morale e, infatti, non di rado mostrano cartelli, che considero scioccanti, con immagini manipolate di feti oppure urlano slogan che hanno l'evidente scopo di colpevolizzare, di ferire, di insinuare sensi di colpa in chi si appresta a compiere una scelta legittima e tutelata dalla legge.
Questa presenza, che è ostile, rappresenta una forma di disturbo sistematico che viene effettuata ogni anno in questa manifestazione che si chiama 40 Days for Life, che è nata in America, e che impatta non solo sulle donne che intendono esercitare un diritto, ma anche su altri pazienti, su famiglie, sul personale sanitario e su chiunque cerchi, in quel luogo, conforto, rispetto e assistenza.
Le strutture devono essere luoghi di cura e di protezione, non palcoscenici di attivismo fondamentalista e ritengo che sia inaccettabile che in Italia nel 2025 si possa ancora permettere che il diritto di manifestare venga trasformato in uno strumento di pressione contro i diritti fondamentali delle persone più vulnerabili.
Ad aggravare questa situazione c'è l'assenza di una cornice normativa nazionale che ponga dei limiti chiari a tali interferenze. Ma il vuoto legislativo non può essere un alibi e siamo di fronte a un disagio psichico e sociale evidente.
Guardate, non è questione di opinione politica, ma di gerarchia costituzionale dei diritti. Nessuna forma di attivismo, per quanto ideologicamente legittima, può esercitarsi in spazi dove genera intimidazione, colpevolizzazione e sofferenza. Nessuno ha il diritto di manifestare. Scusate, nessuno ha il diritto di ferire la libertà di scelta, l'equilibrio psicologico di chi sta affrontando un percorso già di per sé complesso, doloroso ed intimo. Il benessere dei pazienti, la serenità delle donne, la tutela della loro libertà di scelta devono essere prioritarie rispetto a qualsiasi forma di espressione esterna. Nessuno ha il diritto di esercitare una forma di violenza psicologica.
Perché, vedete, siamo di fronte a una strategia subdola, regressiva e perfettamente orchestrata; una strategia che passa sotto silenzio, ma che ha obiettivi chiari: smantellare, pezzo dopo pezzo, quel poco che resta dello stato sociale, dell'autodeterminazione femminile, dei consultori pubblici e della 194, perché la legge 194 del 1978 non è una concessione, è una conquista; è il frutto di lotta, della lotta delle donne, dei movimenti femministi, delle piazze piene, delle coscienze sveglie; è una legge che ha posto fine all'aborto clandestino, al fenomeno delle mammane, alla morte di migliaia di donne nelle mani dei ciarlatani, nel silenzio colpevole di uno Stato assente.
Oggi quel diritto viene lentamente svuotato, marginalizzato e ridotto e il governo Meloni, il governo che si riempie la bocca della parola libertà, sta facendo esattamente questo: trasformare la libertà delle donne in un campo di battaglia ideologica e lo ha fatto inserendo nei consultori le associazioni anterbotiste; e lo ha fatto creando le condizioni perché, fuori dagli ospedali, tornino le intimidazioni, le veglie di preghiera, senza che nessuna autorità sollevi alcun dubbio.
Le pressioni morali non hanno niente a che fare con la spiritualità, ma sono pura propaganda reazionaria. Lo ha fatto e continua a farlo, tollerando quando non lo sostiene direttamente, viste le posizioni della Ministra Roccella, gruppi fondamentalisti che operano dentro e fuori dai luoghi di cura, per colpevolizzare le donne perché questo fanno quelle associazioni.
E non stiamo parlando di un dibattito astratto, parliamo di donne reali, con paure, con drammi personali che entrano in un ospedale per esercitare un diritto riconosciuto dalla legge italiana. È violenza psicologica, è un attentato alla salute, è una grave violazione del diritto alla salute. Quelle sono molestie e intimidazioni.
Ma qui non c'è solo un governo che permette tutto questo; c'è anche un Parlamento che lavora con impegno e lavora per inserire in manovra ulteriori fondi pubblici per le associazioni Pro Vita, lavora per svuotare i consultori pubblici, inserendo al loro interno operatori che non si riconoscono nella missione laica, prima di tutto, pubblica e scientifica dei servizi sanitari; e mentre c'è una grave carenza in tutta Italia sui consultori, sull'accessibilità all'interruzione volontaria di gravidanza, ci troviamo davanti a un paradosso dove la legge garantisce un diritto, ma nei fatti, troppe donne non riescono ad esercitarlo e, infatti, in molte strutture sanitarie la presenza massiccia di medici obiettori, presenza che in alcune regioni arriva al 70- 80%, rende impossibile per le donne accedere al servizio nei tempi previsti della legge, anzi, spesso è impossibile e basta perché i medici non obiettori, prima di tutto, sono persone e non possono essere presenti e garantire la loro presenza 24 ore al giorno per poter garantire l'accesso all'interruzione di gravidanza.
E così, di fronte all'impossibilità materiale di esercitare un diritto, si torna a forme di clandestinità, di solitudine e di sofferenza. Noi non ci stiamo. Non ci stiamo e insieme a tutte le forze progressiste e democratiche, continueremo a difendere i consultori, a chiedere zone di accesso sicuro attorno agli ospedali e consultori, come avviene negli altri paesi; a contrastare quello stigma che queste associazioni si impegnano sistematicamente a costruire ogni giorno con messaggi insinuanti, con narrazioni tossiche, con immagini volutamente traumatiche e con una retorica che presenta la donna che sceglie l'interruzione di gravidanza come debole, come manipolabile, priva di coscienza o, peggio, ancora colpevole: è uno stigma che mira a ridefinire la maternità come dovere e la scelta come peccato, che si insinua nei dibattiti pubblici, nelle trasmissioni televisive, nei banchi di scuola e anche nelle strutture sanitarie.
È uno stigma che va smontato, pezzo per pezzo, con la forza della scienza, della legalità, della cultura e della solidarietà. Ecco perché difendiamo i consultori pubblici, laici, accoglienti e inclusivi e non è solo una battaglia di civiltà, è un presidio fondamentale contro la regressione culturale che queste associazioni rappresentano.
C'è in atto una restaurazione culturale e sociale che vuole riportare le donne al silenzio e al controllo all'interno di un ordine patriarcale che assegna loro un unico ruolo possibile: quello di madri devote al servizio della famiglia e della nazione, le incubatrici dei nuovi patrioti italiani e a noi questo non va bene, saremo accanto alle donne, ai medici, agli operatori sanitari e per questo chiediamo con questa risoluzione di vigilare attentamente e di verificare che l'interruzione volontaria di gravidanza sia davvero disponibile ovunque e che si creino aree di rispetto intorno agli ospedali e che si smetta di far finta di niente, mentre fuori dei consultori si fa terrorismo psicologico.
E invitiamo, non solo la nostra Regione, invitiamo anche le altre regioni a fare lo stesso, a resistere a questa deriva, perché non permettiamo in alcun modo che la storia, soprattutto in Emilia-Romagna, torni indietro e se a Roma qualcuno pensa di usare le istituzioni per imporre una morale di Stato, qui in Emilia- Romagna troverà un muro fatto di laicità, di rispetto, di autodeterminazione e di diritti perché noi non abbiamo paura della scelta delle donne, ma abbiamo paura di chi le vuole negare. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Altri? Prego consigliere Evangelisti.
EVANGELISTI: Grazie presidente. Sull'ordine dei lavori, proporrei cinque minuti di sospensione. Avrei necessità di confrontarmi sul gruppo in merito all'esposizione della risoluzione presentata dal consigliere Casadei, perché ho fatto fatica ad ascoltarlo e a trovare puntuale riferimento nella risoluzione. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Mi scusi, consigliere Evangelisti, può specificare meglio la richiesta perché non ho capito bene se deve presentare un emendamento o un'altra risoluzione.
EVANGELISTI: No, chiedo scusa, presidente, probabilmente è un limite mio, però avevo già letto la risoluzione, ma nell'ascoltare l'esposizione del consigliere proponente non ho trovato i puntuali riferimenti, ascoltandolo, nella risoluzione, quindi, non potendo riascoltarla seduta stante e non avendo una sbobinatura dell'intervento, chiedevo di potermi confrontare con i membri del gruppo per, ho appuntato alcuni riferimenti su alcune cose che sono state riferite, non le trovo nel testo della risoluzione, chiedevo cinque minuti di sospensione prima di intervenire, per confrontarmi nel merito.
Ho ascoltato cose che non trovo nel contesto della risoluzione, quindi, volevamo fare degli interventi puntuali.
PRESIDENTE (Fabbri): Chiaro. È una richiesta un po' irrituale. Chiedo agli altri capigruppo se ci sono osservazioni o se nulla osta, sennò possiamo lasciare anche cinque minuti. Non vedo obiezioni, quindi, prego.
(La seduta sospesa alle ore 16.50 è ripresa alle ore 16.55)
PRESIDENTE (Fabbri): Allora, avevo chiesto se nullaosta e nessuno mi ha detto, quindi, ho lasciato cinque minuti. Ora passiamo questi cinque minuti e riprendiamo. Bene, riprendiamo i lavori. Chiedo se qualcuno vuole intervenire. Consigliera Arletti, prego.
ARLETTI: Grazie presidente. Intervengo dopo aver letto con molta attenzione la risoluzione che stiamo discutendo.
Io ritengo che con questa risoluzione entriamo in un terreno molto pericoloso, quello di decidere con un documento quale diritto per la persona sia più importante e quale meno.
Faccio un intervento, consigliere, andando molto nel merito di quello che avete scritto nel documento, cosa ben diversa dall'intervento di illustrazione che abbiamo sentito, che nulla ha a che vedere o poco o veramente quasi niente, rispetto a quello che è il contenuto, comunque, non condivisibile della risoluzione.
Mi rivolgo ai firmatari, ma allargo lo sguardo alla maggioranza perché davvero non riesco a credere che la maggioranza di quest'aula possa davvero votare un documento di questo tipo. Siamo a livello di arroganza, per cui cito testualmente, tra il diritto di manifestare e il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione, deve prevalere quest'ultimo.
Non mi risulta, anche se non mi sorprende, purtroppo, che il Movimento 5 Stelle, il cui presidente, da presidente del Consiglio, ha limitato la libertà personale dei cittadini italiani negli anni del Covid, decidendo della libertà personale delle persone per un lungo periodo, molto triste della storia recente, oggi ci dica quale diritto deve prevalere su un altro. È di una gravità inaudita quello che sostenete, quello che chiedete, quello che affermate. Io mi chiedo se pensate quello che scrivete, se leggete quello che scrivete.
La dottrina giuridico-costituzionale sancisce l'equilibrio tra i valori costituzionali, in questo caso, il diritto alla salute, il diritto di manifestare e non può soccombere l'uno all'altro, la tutela dell'uno non può precludere la tutela dell'altro.
È inammissibile una gerarchia astratta dei diritti, deve esserci un bilanciamento e, anche qui, non ci siamo; anche qui è molto grave quello che leggiamo in questa risoluzione. E mi sorprende che all'estrema sinistra arrivi quello che, di fatto, voi vi riempite la bocca ogni giorno, ovvero quello del diritto di manifestare, voi che contestate il decreto sicurezza perché, secondo voi, limita le libertà individuali, siete i primi che utilizzate due pesi e due misure perché il diritto vale di manifestare solo se si manifesta contro il governo e il centrodestra, pensate a dove arriva la vostra arroganza.
Non entro nel merito della 194, ci sarebbe da dire tanto. Ci sarebbe da dire tanto, non per metterla in discussione, questo governo non mette in discussione la 194, ma perché, secondo voi, se ci fosse, diciamo, l'onestà intellettuale e fosse davvero a tutela dei diritti della protezione delle donne, ne chiedereste a gran voce la piena applicazione, garantendo sia il diritto all'aborto che il sostegno a quelle donne che scelgono di portare avanti la gravidanza.
In Italia e nella nostra regione non ci sono problemi all'interruzione volontaria di gravidanza, non lo dice né l'Arletti né Fratelli d'Italia né il governo Meloni, lo dicono i numeri e noi dobbiamo aggiungere, non togliere. Se oggi ci sono delle donne che si trovano costrette ad abortire, per esempio, perché non hanno soldi per crescere quel bambino o perché si sentono sole, vogliamo dare a loro la possibilità di fare una scelta diversa, senza nulla togliere a chi invece vuole fare la scelta dell'aborto. Di questo, nella vostra risoluzione, non vi è menzione.
Se vogliamo discutere di questo tema, dobbiamo farlo, colleghi, partendo dal rispetto delle reciproche diverse posizioni e dalla piena legittimità e dignità di entrambe e non mi pare che questo documento vada in questa direzione. Lo dico perché, estrapolare due righe di una dichiarazione del vescovo di Modena che evidentemente ha delle posizioni coerenti con quelle della chiesa cattolica, che sostiene la tutela della vita, dal concepimento alla nascita, e metterle sullo stesso piano di un sindaco, quello di Modena, che si schiera fortemente a favore dell'aborto, ma evidentemente non sa di che cosa parla quando parla di disturbo davanti al Policlinico, come il consigliere Casadei, mi scusi, presidente, e sceglie di incontrare, in prima battuta, solo i contro manifestanti e non i manifestanti, crea delle divisioni a prescindere che non sono tollerabili proprio nel rispetto della libertà di tutti, dove vuole andare questa risoluzione.
E non sapete nemmeno cosa state parlando di disturbo, perché, parlo per Modena, non vi è stato nessun disturbo, ma una preghiera silenziosa. Quelli che hanno disturbato, semmai, e hanno creato, come dire, del disagio anche all'interno di chi si accingeva a varcare la soglia del Policlinico, sono stati contro manifestanti e non è certo competenza dei direttori generali delle aziende sanitarie occuparsi delle iniziative che sono ivi riportate.
Mi pare che la sanità emiliano-romagnola non sia in un bel momento e che sia davvero più opportuno che i direttori si occupino delle questioni di loro competenza e lascino a Questore e Prefetto stabilire se una manifestazione sia lecita oppure no. Questo nel merito del dispositivo.
Concludo dicendo che la scelta delle donne italiane è al sicuro, tanto che hanno scelto una donna a rappresentarle e quella donna sta facendo grandi cose dal punto di vista della tutela delle donne, dal punto di vista della tutela dei diritti, dal punto di vista del sostegno alla maternità, quindi, respingiamo con forza questa risoluzione che è molto pericolosa e molto ideologica.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Marcello, prego.
MARCELLO: Grazie presidente. Non entro nel merito della risoluzione, anche se dovrei farlo in quanto sono state citate molte cose, magari che non erano scritte nemmeno nella risoluzione. Sono un medico, entro nel quadro normativo generale: [audio incomprensibile] 194-78 che disciplina l’interruzione di gravidanza nei primi novanti giorni per motivi di salute, economici, sociali e familiari e successivamente per gravi motivi medici. Esiste l'articolo 32 della Costituzione che tutela il diritto alla salute come diritto fondamentale dell'individuo. Esiste poi, diciamo, la Corte Europea del diritto dell'uomo che ha affermato che gli Stati devono garantire l'accesso effettivo ai servizi riproduttivi, proteggendo le donne da molestie e discriminazioni e, in alcuni paesi, hanno previste le famose buffer zone, da noi queste non sono, per fortuna, previste.
Esiste quando ribadito dal Ministro Roccella che dice che la 194 non si app…, non si tocca, ma si applica tutta. Esiste il decreto-legge 19/2024 che consente l'accesso alle associazioni pro vita nei consultori generanti, che hanno generato un ampio dibattito. Io, diciamo, in tutto questo vorrei dire, diciamo, che le vostre manifestazioni che vanno, la libertà, cioè, di manifestare, è prevista dall'articolo 21 della Costituzione, vietare le manifestazioni davanti alle strutture sanitarie rischia di creare un precedente pericoloso per la libertà di espressione, pur nel rispetto del decoro e della legalità. Esiste l'assenza dei reati configurabili, le preghiere o i cartelli se non violano norme penali, non possono essere di per sé oggetto di repressione né amministrativa né prefettizia.
Esiste quello che potrebbe essere l'effetto boomerang, una legge nazionale sulla Buffer Zone potrebbe essere invocata come contro, anche contro manifestazione ambientaliste, sindacali, davanti a strutture pubbliche, come le vediamo tutti i giorni anche qui davanti, quindi, penso che, il mio parere, ma che è anche il parere del mio partito, è quello di affermare il rispetto integrale delle 194, valorizzando la parte preventiva e di supporto alla maternità; proporre un codice etico di condotta per le manifestazioni presso le strutture sanitarie che eviti toni e modalità aggressive senza vietare la presenza simbolica; promuovere la doppia tutela, il diritto alla salute, il diritto di manifestare. Possono coesistere in un dialogo istituzionale con regole condivise.
Quindi, ritengo che sia opportuno investire nei percorsi di ascolto nei consultori per tutte le posizioni, anche con figure laiche e spirituali che spesso vengono richieste da donne stesse. Quindi, mi ritengo fermamente convinto della contrarietà alla risoluzione proposta dal consigliere Casadei. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Parma, prego, a lei la parola.
PARMA: Grazie presidente. Ringrazio i colleghi e il collega Casadei e il gruppo di AVS per aver presentato questa risoluzione, che ho avuto il piacere di firmare. Vi dico il mio punto di vista: le manifestazioni Pro Vita davanti agli ospedali, ai consultori, ai luoghi in cui ci si prende cura della salute delle donne sono di una violenza psicologica e mentale che in un paese civile non si può accettare.
Lo dico nella consapevolezza del rispetto del diritto a manifestare e ad esprimere il proprio libero pensiero, quindi, qui non penso che sia un tema di libertà di manifestazione, ma, ripeto, le preghiere, perché queste sono chiamate come tali, antiabortiste e pro life davanti ai consultori e alle strutture sanitarie, seppur potenzialmente legittime, rappresentano una grave forma di violenza morale per le donne che scelgono, nel pieno rispetto della legge, di interrompere una gravidanza e minano il diritto all'accesso sereno e sicuro ai servizi sanitari.
Lo sappiamo tutti, la Regione Emilia-Romagna si è sempre distinta per l'impegno concreto nell'attuazione della legge 194, a tutela della salute della libertà e dei diritti delle donne, attraverso informazione, accoglienza, prevenzione e sostegno all'interno del Servizio Sanitario Regionale. Ne è un esempio la possibilità, la possibile somministrazione della pillola RU 486, anche nei consultori. Già a fine del 2021 come Regione abbiamo recepito le raccomandazioni nazionali del Ministero della Salute per dare alle donne la possibilità di eseguire l'interruzione volontaria di gravidanza con trattamento farmacologico in regime ambulatoriale anche negli spazi dei consultori che da sempre svolgono un ruolo fondamentale in tutte le fasi della vita riproduttiva. Infatti, cerchiamo di finanziarli il più possibile anche col nostro sistema regionale.
Non è in tutte le regioni così, non c'è un trattamento uguale, in alcune regioni non ci sono dati, informazioni in altri medici obiettori sono talmente tanti che diventa quasi possibile accedere a questo diritto e questo sicuramente è un primo tema su cui lavorare a livello locale e nazionale. Come nel piano nazionale, bisogna lavorare rispetto agli impegni che presenta la risoluzione del collega Casadei che condividiamo nel merito.
Per evitare manifestazioni del genere serve principalmente una normativa nazionale come quella già adottata in altri paesi europei per istituire zone di accesso sicuro intorno a ospedali e consultori, in modo che le donne, a prescindere dalla motivazione per cui si stanno recando in quei luoghi, possano farlo senza influenze esterne, anche spesso invadenti nei modi. Servirebbero queste zone a tutela della libertà di scelta e della dignità di ogni donna.
Rispetto a questo atto, come Regione, non abbiamo potere autorizzativo, impeditivo di queste veglie antiabortiste, proprio perché avvengono fuori dalle strutture ospedaliere, sul suolo pubblico che è di tutti. Voi direte: basterebbe un po' di buon senso, ed è proprio quello che manca perché ci sono altri luoghi in cui le associazioni di volontariato, anche quelle Pro Life, possono muovere e muoversi per dare supporto alle donne e alle famiglie. I consultori familiari si occupano proprio di questo: di accompagnare su richiesta le persone laddove ci sono difficoltà, ma devono essere le donne libere a poter scegliere davanti a un diritto garantito, è l'accanimento che è violento e inaccettabile, è lesivo dei diritti e delle libertà.
Tra l'altro, fanno scuola casi avvenuti di recente in altre regioni; penso al Piemonte in cui il TAR ha bocciato la Stanza dell'Ascolto all'ospedale Sant'Anna di Torino, definendo illegittima la convenzione tra i Pro Vita e la Regione, accogliendo il ricorso della CGIL con l'associazione Se Non Ora Quando.
Vorrei anche dire che nella nostra Regione abbiamo aperto e accolto con largo consenso un intergruppo sul tema della demografia che dovrà affrontare anche tutte queste possibilità che dovremmo avere e dare nella nostra regione. Vorrei che fosse recepito un punto, a mio avviso, e concludo: qui non siamo fan dell'aborto, come spesso le associazioni PRO LIFE raccontano e sbandierano in manifesti inappropriati o in manifestazioni psicologicamente violente.
Qui tuteliamo la libertà delle donne; è di questa che stiamo parlando: di libertà di scelta senza che ci sia accanimento sulla loro mente e sui loro corpi. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Bocchi, prego, a lei la parola.
BOCCHI: Grazie presidente. Ho ascoltato le parole dei consiglieri di maggioranza che mi hanno preceduto e sinceramente, anche da quest'ultimo intervento, faccio fatica a comprendere come si possa non essere così aderenti alla realtà quando si parla di intimidazioni di violenza, cioè, partiamo da un presupposto che è quello che ha mosso l'indignazione del consigliere Casadei e poi la sua risoluzione; partiamo da una premessa di non verità perché, laddove si denunciano degli episodi di violenza dei comitati, cosiddetti, in termini magari spregiativo PRO LIFE, che abbiano compiuto degli episodi di violenza o di indottrinamento, comunque, di condizionamento, di ostacolo, di molestie alle donne che si sono recate in una clinica, una struttura per abortire, questo non corrisponde alla realtà, perché questo non è successo. Io credo che, se c'è qualche cattolico, poi quando siete in campagna elettorale mi rivolgo ai consiglieri della maggioranza, siete molto bravi anche a muovere, a smuovere quei sentimenti, ma molti di voi lo saranno sinceramente, più o meno, qualcuno di voi farà la catechista, come si può pensare di votare una risoluzione del genere e poi dichiararsi cattolici?
Il consigliere Casadei nella sua risoluzione sembra e qui c'è una pretesa, prima il consigliere Gianella nominava lo stalinismo, qui c'è una pretesa stalinista, quella di invocare la polizia religiosa, cioè, qui si ritiene che una preghiera silenziosa sia un atto intimidatorio, un atto violento, dimenticando che gli atti violenti in questa, in queste manifestazioni ci sono state, per esempio, un anno fa a Bologna, quando l'associazione Pro Vita produsse, pubblicò un video che raccontava la nascita della vita, lo sviluppo dell'embrione e furono, sì, aggrediti in modo violento dai centri sociali. C'era anche qualche consigliere comunale del Partito Democratico di Bologna, però non abbiamo sentito nessuna indignazione da nessuno.
Io credo che questa risoluzione, concordo su ogni parola detta dalla consigliera Arletti che mi ha preceduto, in Emilia-Romagna, l'ha ricordato lei, non c'è un problema per le donne che intendono abortire, semmai, c'è un problema per un malato oncologico a fare una PET nei tempi ragionevoli, quello sì che è un problema del sistema sanitario, non quello certo di abortire, garantito dalla legge 194 che nessuno di noi vuole mettere in discussione, ma che, ha ricordato la consigliera Arletti, comprende anche una parte che è quella del sostegno, dell'informazione, dell'aiuto, del rendere edotta una donna che si prepara ad affrontare questo dramma perché l'aborto è un dramma, comunque la si voglia pensare, e che esiste un'alternativa e il fatto di banalizzare l'aborto che, secondo le nostre, la mia sensibilità, è comunque la soppressione di una vita, nessuno potrà convincermi del fatto che sia l'asportazione di una cisti o un altro atto di banale medicina o chirurgia, perché di quello si tratta e ogni tentativo di banalizzarlo credo che sia, quantomeno dal mio punto di vista, sbagliato e, quantomeno, voglio mantenere il diritto di poter dire che la penso diversamente, così come lo si cita nella risoluzione, la banalizzazione della pillola abortiva RU 486.
Oggi l'Emilia-Romagna consente l'aborto a domicilio, quindi, la seconda dose la donna la può prendere a casa e mi chiedo, chi ha parlato di violenza o comunque di prevaricazione contro un diritto della donna, di violenza contro la donna, se si rendono conto la violenza che si compie veramente contro una donna che abortisce, la si consente di abortire da sola nel bagno di casa, espellendo il feto e tirando lo sciacquone, perché questo è quello che succede se si può dire. Questa è la verità.
Io quindi ripeto, difendo la libertà di preghiera, contesto il fatto che i fatti ricostruiti, ma poi ce ne sarebbero tanti altri, quello del governo Meloni che manda i comitati PRO LIFE nei consultori, non è successo, questo non è successo e se, come a Modena, è successo che qualcuno si riunisse in preghiera silenziosa, che qualcuno cercasse in difesa di una vita che si andava a sopprimere, cercava, nell'interesse anche di quella donna, a cercare di far preferire la scelta della vita a quella dell'aborto, a far sì che la libertà non sia, a far sì che la libertà non sia solamente, una libertà intesa non di boicottare perché non è successo a chi abortisce, ma in positivo, di aiutare ad evitare che succeda l'aborto e che quindi la persona possa recedere in maniera volontaria da quello, io credo che questo sia un atto di civiltà e che la vera civiltà è difendere la vita e non il suo contrario, anche perché io credo, almeno per me è così, ma credo che sia così per ognuno di voi, che io preferisco e ho preferito essere nato 55 anni fa che non essere abortito.
PRESIDENTE (Fabbri): Altri? Critelli, prego, consigliere Critelli.
CRITELLI: Grazie presidente. Ringrazio i colleghi e le colleghe che hanno presentato questa risoluzione. Non avevo previsto interventi, data la delicatezza del tema e dato che chi mi ha preceduto, come chi ha presentato il documento, la consigliera Parma, hanno già detto delle cose assolutamente condivisibili. Però arriva un momento in cui, anche quando si cerca di accumulare tanta pazienza, poi credo che si superi il limite. Lo dico rivolgendomi naturalmente alla presidenza, ma credo che si superi un po' il limite della decenza.
Allora, da uomo, io intervengo per dare il mio sostegno a questa risoluzione, ma per esprimere anche un senso di vergogna, oltre che di imbarazzo, perché ritengo che si possa discutere di tante cose, anche quelle eticamente sensibili, come gli argomenti previsti e contenuti in questa risoluzione, senza però ricorrere a delle categorie che pensavo, immaginavo essere state superate, abbandonate ormai circa cinqunat'anni fa.
Io ringrazio per il suo tramite i colleghi di Fratelli d'Italia che sono intervenuti perché, inconsapevolmente, ma bisogna essere, come dire, sempre riconoscenti nei confronti della manifestazione del pensiero altrui, danno ragione al contenuto di questa risoluzione, perché è del tutto evidente che, quando si difendono dei momenti che teoricamente dovrebbero essere di preghiera, ma vengono descritti come delle manifestazioni a difesa della vita contro un omicidio, allora, questi interventi, per quanto assolutamente legittimi e per quanto nessuno di noi voglia arrogarsi il diritto di indicare ai colleghi e alle colleghe cosa dire e cosa non dire in quest'aula, ma sono chiaramente degli interventi che altro non fanno che dare ragione al contenuto di questa risoluzione. Che non è una risoluzione figlia di pericolosi sentimenti eversivi o figlia di una volontà di sostenere, io veramente ho provato una forte difficoltà, presidente, ad ascoltare in quest'aula un'espressione di chi ha detto “perché poi significa che poi si prende una pillola e si butta un feto in uno sciacquone”, perché la banalizzazione di un momento così doloroso, la banalizzazione di un momento così difficile, così segnante la vita di una donna, ai fini di una speculazione squallida dal punto di vista politico, io credo che dovrebbe restare fuori da quest'aula.
Perché, quando si parla di interruzione volontaria di gravidanza non si parla di pericolosi manifestanti che, sbandierando vessilli di comunisti, decidono di rinunciare e poi vanno a festeggiare a bere una birra. Ma si parla di una scelta dolorosa, si parla di una scelta dolorosissima, si parla di una scelta che ha segnato, segna e continuare a segnare la vita di migliaia di donne in questo paese Presidente. E allora è inaccettabile, lo dico da uomo, è inaccettabile, a tutto c'è un limite e la pazienza poi si esaurisce. Si esaurisce non perché non ci sia la libertà di dire quello che si pensa, ma perché alcuni temi che toccano la carne viva e la sofferenza di decine di migliaia di donne meritano di essere trattati con rispetto e non si può pensare di discutere politicamente in questa maniera così barbara e così violenta dal punto di vista del linguaggio politico di una cosa che tocca la vita e la sofferenza di decine di migliaia di donne del nostro paese.
Perché chi sceglie di ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza fa una scelta difficile, fa una scelta spesso non voluta, fa una scelta spesso carica di sofferenza psicologica che si porterà dietro per anni, per tutta la vita. E non è il caso che vada a farlo con persone che agitano dei cartelli di fianco perché il diritto alla salute, il diritto alla determinazione, viene prima di qualsiasi convincimento. “Io ho preferito essere nato piuttosto che essere abortito”: ma cosa significa, Presidente? Ma cosa significa nel 2025, nell'aula dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna? E io intervengo per chiedere scusa a nome di questa assemblea a tutte le donne che nel corso di cinquant'anni di storia di questo paese hanno preso una scelta carica di dolore, hanno preso una scelta che condiziona e condizionerà con grande sofferenza le proprie vite.
E faccio un appello, presidente, si può condividere o non si può condividere, si può dire che ci sono risoluzioni ideologiche, ognuno di noi può avere il proprio punto di vista, è il bello del confronto democratico, è il bello del confronto di chi pensa che ci possano essere delle posizioni rispetto ad altre, di chi magari l'aborto lo vorrebbe anche impedire per legge, ma del resto basta andare oltre oceano per capire come in alcuni nazionalismi alla fine ritornino anche posizioni di questa natura, sono posizioni politiche, sono tutte legittime.
Quello che però non è legittimo, presidente, è consentire la banalizzazione del dolore, consentire l'offesa a decine di migliaia di donne che hanno provato sulla propria pelle uno dei momenti più dolorosi della loro vita, che è un momento che merita rispetto, che è un momento che merita silenzio, che è un momento che merita tutto, tranne che delle manifestazioni di fianco a delle persone che stanno passando una delle giornate peggiori della loro vita.
Le manifestazioni si possono fare sempre, anche tutti i giorni. Venissero sotto viale Aldo Moro 50 a manifestare contro l'interruzione volontaria di gravidanza, venissero tutti i giorni: saranno i benvenuti, come tutti e tutte quelle che hanno qualcosa da dire, ma lasciassero in pace ogni donna che va a fare una scelta difficile e il cui portato psicologico l'accompagnerà per tutto il resto della propria vita. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Larghetti, prego.
LARGHETTI: Grazie presidente. Il mio intervento ha due obiettivi. Il primo è, in qualche modo, quello di, insomma, ringraziare e integrare l'intervento del collega che mi ha preceduto con un punto di vista femminile perché credo che, vorrei anche evitare, vista la casualità, io ringrazio il collega Casadei e il collega Trande che hanno lavorato a questa risoluzione, in particolare al mio compagno di gruppo che sicuramente conosce bene la dinamica di quello che accade intorno ai luoghi ospedalieri e, quindi, è sicuramente la persona più indicata del gruppo per portare avanti questa tematica, tuttavia, vorrei evitare che ci ritrovassimo, come in Regione Piemonte, con sette uomini che discutono di aborto. Per cui credo che abbiamo un dovere di rappresentanza non solo come amministratrici, ma anche rispetto al nostro genere, alla nostra esperienza.
Quindi, voglio integrare quanto ha detto il collega perché, è verissimo che per molte donne trovarsi costrette all'aborto è un momento dolorosissimo ed è la ragione per cui nasce questa risoluzione, per non caricare di angoscia quella che può essere un'esperienza molto traumatica. Però ci tengo a dire, ad aggiungere, che non per tutte è così, non per tutte l'aborto è un dramma; non per tutte il momento dell'aborto può essere vissuto con tormento morale, perché attiene alla sfera morale, che è una sfera individuale, che noi democraticamente dobbiamo garantire in tutte le sue sfumature, quindi, una donna che non vuole abortire, che vuole portare avanti una gravidanza che, magari, non lo fa per ragioni economiche, va sostenuta perché va sostenuta la scelta individuale della propria morale. Questo è sacrosanto.
Viceversa, siccome la sfera morale è individuale, diversamente dalla trasmissione del Corona Virus, sempre parlando di diritto alla salute, facendo riferimento a un parallelismo che è stato fatto, ecco, le direttive sanitarie che impediscono la trasmissione di un virus, attengono la sfera collettiva, l'aborto attiene la sfera dell'autodeterminazione, della scelta morale, fisica individuale e questo è il principio e aggiungo che il principio del diritto di aborto alla dodicesima settimana di età, perché mi sembra che si confonda l'embrione col feto, eccetera, cioè, secondo la scienza, non secondo la morale, un essere umano è tale quando inizia a generarsi il sistema nervoso, il che avviene al terzo mese di gestazione ed è questa la ragione per cui si ritiene, insieme a tutta una serie di ragioni anche di salute della donna, perché ovviamente più la gravidanza avanza, più può essere impattante, lo sanno bene quelle povere donne a cui capita un aborto spontaneo, ad esempio, a gravidanza inoltrata, anche dal punto vista fisiologico, è molto più traumatico, quindi, attorno a tutte le ragioni, ma c'è fondamentalmente questa, che le due cellule che compongono l'embrione non sono scientificamente classificabili come una vita perché quell’ammasso cellulare, a cui comunque io ho voluto bene ai miei figli, è chiaro che c'è una dimensione spirituale e morale, ma ripeto individuale, comunque, dal punto di vista scientifico non è una vita dal momento che non sopravvive fuori dal corpo della donna e, quindi, non è un individuo.
È questo il tema da cui parte la riflessione bioetica sul diritto di aborto e questo credo che vada ricordato quando parliamo di feti confondendoli con gli embrioni, quando parliamo di omicidio confondendolo col fatto, che quella vita è vita potenziale e il potenziale non è giuridicamente un soggetto.
Credo che questo vada ripeto ricordato laicamente in un dibattito che attiene l'esercizio di un diritto che deve essere pienamente esercitato senza quelle pressioni morali, moralistiche, ripeto, anche legittime, che non devono avvenire nell'ambito di quello che è un diritto alla salute. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Prego consigliere Evangelisti.
EVANGELISTI: Grazie presidente. Il mio intervento sarà brevissimo visto, appunto, ormai l'orario, però, per il suo tramite, vorrei chiedere scusa a questa Assemblea legislativa per aver ascoltato queste espressioni: ammasso cellulare, riferito, appunto, ad una vita concepita; a questa espressione “non per tutte le donne l'aborto è un dramma” e poi l'espressione “è vita potenziale”. Mi piacerebbe che alcune di queste espressioni, che molto spesso vengono utilizzate nel dibattito, fossero poi riportate anche negli atti che si approvano e rispetto a cui si chiede il consenso ai consiglieri perché, ritorno da dove sono partita all'inizio di questo dibattito, si scrivono cose e se ne discutono altre. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Larghetti. Ha ancora quanto tempo a disposizione. Prego.
LARGHETTI: Grazie presidente. Credo che, insomma, dovremmo rimanere nell'arco del dibattito. Credo che non possiamo pensare di fare dialettica mettendo continuamente in discussione la legittimità all'utilizzo di parole che sono parole parte della letteratura scientifica, peraltro; credo che il rumoreggiare, l'interrompere, poi rivendicare la mancanza di costrutto negli interventi altrui, non sia buona politica, sia mancanza di contenuto, sia mancanza di opinione politica e credo che non sia legittimo, peraltro, dopo che abbiamo sentito che la pillola del giorno dopo è tirare lo sciacquone col feto dentro, dicendo una serie di bestialità offensive.
Quindi, smettiamo di sindacare sulla legittimità degli interventi politici altrui. Questa non è politica, questo è degrado della dialettica. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Abbiamo solo cinque minuti. Chiedo se c'è un ultimo intervento oppure andiamo alla prossima Assemblea. Bene. Dichiaro chiusa e, quindi, ci vediamo il 22 luglio.
La seduta termina alle ore 17,26
ALLEGATO
Partecipanti alla seduta
Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50
Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:
ALBASI Lodovico, ANCARANI Valentina, ARAGONA Alessandro, ARDUINI Maria Laura, ARLETTI Annalisa, BOCCHI Priamo, BOSI Niccolò, BURANI Paolo, CALVANO Paolo, CASADEI Lorenzo, CASTALDINI Valentina, CASTELLARI Fabrizio, COSTA Andrea, COSTI Maria, CRITELLI Francesco, DAFFADÀ Matteo, EVANGELISTI Marta, FABBRI Maurizio, FERRARI Ludovica Carla, FERRERO Alberto, FIAZZA Tommaso, FORNILI Anna, GIANELLA Fausto, GORDINI Giovanni, LARGHETTI Simona, LEMBI Simona, LORI Barbara, MARCELLO Nicola, MASSARI Andrea, MASTACCHI Marco, MUZZARELLI Gian Carlo, PALDINO Vincenzo, PARMA Alice, PESTELLI Luca, PETITTI Emma, PRONI Eleonora, PULITANÒ Ferdinando, QUINTAVALLA Luca Giovanni, SABATTINI Luca, SASSONE Francesco, TAGLIAFERRI Giancarlo, TRANDE Paolo; UGOLINI Elena, VALBONESI Daniele, VIGNALI Pietro, ZAPPATERRA Marcella.
Hanno partecipato alla seduta:
la sottosegretaria RONTINI Manuela e gli assessori ALLEGNI Gessica, COLLA Vincenzo, FRISONI Roberta, MAZZONI Elena, PRIOLO Irene.
Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta il Presidente della Giunta DE PASCALE Michele e i consiglieri CARLETTI Elena e DONINI Raffaele.
Emendamenti
OGGETTO 619
Risoluzione sulla piena accessibilità e sullo sviluppo dell'utilizzo dei DAE (Defibrillatori Automatici Esterni) da parte della cittadinanza. A firma dei Consiglieri: Gordini, Casadei, Arduini, Trande, Muzzarelli, Lori, Castellari, Quintavalla, Albasi, Sabattini, Costi, Proni, Bosi, Daffadà, Lembi, Fornili, Valbonesi, Ancarani, Critelli
Emendamento 1 a firma dei consiglieri Mastacchi, Ugolini
«Al punto 5 dopo le parole:
"...contribuendo così all'efficienza e all'affidabilità della rete pubblica di emergenza."
Inserire il seguente capoverso:
“- a prevedere, nell'ambito della normativa regionale vigente o mediante apposito provvedimento normativo, l'introduzione di un obbligo esplicito di manutenzione periodica dei defibrillatori semiautomatici e automatici esterni (DAE), pubblici e privati, al fine di garantirne la piena operatività in ogni momento, evitando situazioni in cui un dispositivo non funzionante possa compromettere la possibilità di salvare una vita, Tale obbligo dovrà includere:
la verifica regolare dello stato di carica delle batterie e della validità degli elettrodi;
la registrazione delle attività di manutenzione in un sistema informatizzato accessibile alle centrali operative 118;
l'integrazione con l'App DAE RespondER per la segnalazione automatica di dispositivi non funzionanti o in stato di allerta;
l'adozione di sanzioni o misure correttive in caso di inadempienza da parte dei soggetti responsabili."»
(Ritirato)
Emendamento 2 a firma dei consiglieri Mastacchi, Ugolini
«Nella sezione "IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE" inserire il punto:
"a prevedere, nell'ambito della normativa regionale vigente o attraverso l'adozione di nuovi provvedimenti, l'introduzione di un obbligo esplicito di manutenzione periodica dei defibrillatori semiautomatici e automatici esterni (DAE), sia pubblici che privati. Tale obbligo dovrà garantire che ogni dispositivo sia sempre pienamente funzionante e pronto all'uso, attraverso controlli regolari sullo stato delle batterie, sulla validità degli elettrodi e sull'integrità del dispositivo stesso. Tali attività di manutenzione dovranno essere tracciate in modo trasparente e accessibile, anche attraverso l'integrazione con il Registro Regionale dei DAE e con l'applicazione DAE RespondER, così da permettere alle centrali operative 118 di avere una visione aggiornata e affidabile della rete dei dispositivi disponibili."»
(Ritirato)
Emendamento 3 a firma dei consiglieri Mastacchi, Gordini
«Al dispositivo di Impegno è aggiunto il seguente punto:
- a promuovere, nell'ambito della normativa regionale vigente o mediante appositi atti di indirizzo, l'adozione di pratiche condivise per la manutenzione periodica dei defibrillatori semiautomatici e automatici esterni (DAE), pubblici e privati, al fine di garantirne la piena operatività in ogni momento. Tali pratiche dovrebbero evitare situazioni in cui un dispositivo non funzionante possa compromettere la possibilità di salvare una vita. Tra le buone pratiche raccomandate:
la verifica regolare dello stato di carica delle batterie e della validità degli elettrodi;
la registrazione delle attività di manutenzione in un sistema informatizzato accessibile alle centrali operative 118;
l'integrazione con l'App DAE RespondER per la segnalazione automatica di dispositivi non funzionanti o in stato di allerta;"»
(Approvato)
OGGETTO 662
Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi affinché venga fatta una campagna di informazione in merito alla presenza dei DAE (defibrillatori automatici e semiautomatici) nei luoghi pubblici e al loro utilizzo. A firma dei Consiglieri: Evangelisti, Pestelli, Gianella, Marcello, Bocchi
«Nella sezione "IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE" inserire il seguente impegno:
“- a prevedere, nell’ambito della normativa regionale vigente o mediante apposito provvedimento normativo, l'introduzione di un obbligo esplicito di manutenzione periodica dei defibrillatori semiautomatici e automatici esterni (DAE), pubblici e privati, al fine di garantirne la piena operatività in ogni momento, evitando situazioni in cui un dispositivo non funzionante possa compromettere la possibilità di salvare una vita. Tale obbligo dovrà includere:
la verifica regolare dello stato di carica delle batterie e della validità degli elettrodi;
la registrazione delle attività di manutenzione in un sistema informatizzato accessibile alle centrali operative 118;
l'integrazione con l'App DAE RespondER per la segnalazione automatica di dispositivi non funzionanti o in stato di allerta;
l'adozione di sanzioni o misure correttive in caso di inadempienza da parte dei soggetti responsabili."»
(Ritirato)
Comunicazione prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno
Nel corso delle sedute sono pervenuti i sottonotati documenti:
INTERROGAZIONI
908 - Interrogazione a risposta scritta in merito all'apertura a Bologna del primo laboratorio ginecologico popolare. A firma del Consigliere: Evangelisti
909 - Interrogazione a risposta scritta in merito alle misure da adottare per risolvere la crisi in cui attualmente versa l'azienda "Cantine Brusa" di Toscanella di Dozza (BO) e tutelare i lavoratori e le lavoratrici coinvolti. A firma dei Consiglieri: Castellari, Costi
910 - Interrogazione a risposta scritta in merito ai controlli sui rincari dei prezzi dei carburanti e alle misure da adottare per conseguire una maggiore autonomia energetica. A firma del Consigliere: Paldino
911 - Interrogazione a risposta scritta in merito allo stato del parco mezzi del 118 in servizio presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Carpi (MO). A firma dei Consiglieri: Arletti, Pulitanò
913 -Interrogazione a risposta scritta in merito alla possibilità di effettuare una rimodulazione degli orari delle visite ambulatoriali durante il periodo estivo. A firma del Consigliere: Mastacchi
914 - Interrogazione a risposta orale in commissione relativa all'attuale utilizzo e al futuro dell'inceneritore di Modena. A firma dei Consiglieri: Pulitanò, Arletti
INTERPELLANZA
912 - Interpellanza relativa alle misure da adottare per garantire l'apertura H24 dei Pronto Soccorso di Mirandola e Carpi e la continuità dei servizi sanitari dell'Ausl di Modena senza ricorrere ulteriormente ai medici a gettone. A firma dei Consiglieri: Arletti, Pulitanò
RISOLUZIONE
915 - Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a collaborare con Governo e Parlamento coinvolgendo i territori interessati, affinché si trovi una soluzione per mantenere la fruibilità dei capanni da pesca, attraverso le più opportune forme di riqualificazione e sostenibilità ambientale nonché nel rispetto della disciplina urbanistica, edilizia e di settore. (08 07 25) A firma dei Consiglieri: Proni, Fiazza, Bosi, Paldino, Casadei, Calvano, Parma, Castellari
(Comunicazioni prescritte dall’articolo 69 del Regolamento interno - n.12 prot. PG/2025/20022 del 9 luglio 2025)
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I PRESIDENTI |
I SEGRETARI |
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Fabbri - Lori |
Pestelli - Trande |