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49.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 28 OTTOBRE 2025

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile nel sito dell’Assemblea

 

PRESIDENTE (Fabbri)

 

OGGETTO 1075

Interpellanza relativa alla somministrazione domiciliare dei farmaci per terapia enzimatica sostitutiva. A firma dei Consiglieri: Ugolini, Mastacchi

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Fabbri)

UGOLINI (Rete Civica)

FABI, assessore

UGOLINI (Rete Civica)

 

OGGETTO 1007

Interpellanza relativa alla promozione della realizzazione dei Condhotel in Emilia-Romagna. A firma del Consigliere: Marcello

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Fabbri)

MARCELLO (Fratelli d’Italia)

FRISONI, assessora

MARCELLO (Fratelli d’Italia)

 

OGGETTO 997

Interpellanza in merito alla realizzazione del Parco Eolico in Valmarecchia. A firma del Consigliere: Marcello

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Fabbri)

MARCELLO (Fratelli d’Italia)

PRIOLO, assessora

MARCELLO (Fratelli d’Italia)

 

OGGETTO 1069

Interpellanza per sapere se la Giunta intenda attivare e rendere pubblici sistemi di monitoraggio e verifica sull'effettiva attuazione, da parte delle Aziende Sanitarie, delle disposizioni normative, con particolare riferimento all'apertura delle agende, alla gestione delle preliste e al rispetto delle priorità cliniche. A firma dei Consiglieri: Mastacchi, Ugolini

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Fabbri)

MASTACCHI (Rete Civica)

FABI, assessore

MASTACCHI (Rete Civica)

 

OGGETTO 1202

Interpellanza sul Pronto Soccorso dell'Ospedale di Bazzano (BO). A firma del Consigliere: Evangelisti

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Fabbri)

EVANGELISTI (Fratelli d’Italia)

FABI, assessore

EVANGELISTI (Fratelli d’Italia)

 

OGGETTO 1080

Interpellanza relativa agli interventi di manutenzione del ponte sul torrente Enza, tra i comuni di Sorbolo Mezzani (PR) e Brescello (RE). A firma del Consigliere: Fiazza

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Fabbri)

FIAZZA (Lega)

RONTINI, sottosegretaria

FIAZZA (Lega)

 

OGGETTO 1224

Interpellanza sulla possibilità di ripristinare un presidio stabile delle forze dell'ordine nel territorio comunale di Bagnacavallo. A firma del Consigliere: Mastacchi

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Fabbri)

MASTACCHI (Rete Civica)

RONTINI, sottosegretaria

MASTACCHI (Rete Civica)

 

OGGETTO 1293

Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Piano regionale per il contrasto alla povertà 2025-2027 ai sensi del D.lgs. n. 147/2017".

(Continuazione discussione)

PRESIDENTE (Fabbri)

BOCCHI (Fratelli d’Italia)

TAGLIAFERRI (Fratelli d’Italia)

FERRERO (Fratelli d’Italia)

CASADEI (Movimento 5 Stelle)

PALDINO (Civici)

EVANGELISTI (Fratelli d’Italia)

PRESIDENTE (Fabbri)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Comunicazione prescritta dall’art.69 del Regolamento interno

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,48

 

PRESIDENTE (Fabbri): Buon pomeriggio. Dichiaro aperta la seduta pomeridiana numero 49 del 28 ottobre 2025. Sono computati come presenti ai soli fini del numero legale ai sensi dell'art. 65 comma 2 del regolamento interno, il presidente della Giunta de Pascale e i consiglieri Daffadà e Massari, assenti per motivi istituzionali. Ha giustificato la propria assenza l'assessora Allegni. Ha comunicato che partecipa da remoto, ai sensi dell'articolo 102 bis, la consigliera Proni.

 

Svolgimento di interpellanze

 

OGGETTO 1075

Interpellanza relativa alla somministrazione domiciliare dei farmaci per terapia enzimatica sostitutiva. A firma dei Consiglieri: Ugolini, Mastacchi

 

PRESIDENTE (Fabbri): Riprendiamo i nostri lavori dallo svolgimento delle interpellanze. Iniziamo dalla 1075, a firma della consigliera Ugolini e Mastacchi: interpellanza relativa alla somministrazione domiciliare dei farmaci per terapia enzimatica sostitutiva. Prego, consigliera.

 

UGOLINI: Grazie per questa opportunità di porre davanti all'Assemblea e all'assessore una questione che può essere molto importante per la vita di tante persone che hanno delle patologie che richiedono ogni sette o quattordici giorni delle infusioni molto lunghe, che durano tre o quattro ore e che, se devono essere fatte in ospedale e non a casa, possono mettere in difficoltà sia la famiglia e i caregiver, ma le persone stesse; persone che vanno a scuola, che lavorano, che possono avere delle attività normali proprio grazie a queste terapie che hanno permesso un cambiamento della loro vita, nonostante abbiano queste patologie.

Perché questa interpellanza? Perché nel 2020 l'AIFA ha autorizzato la somministrazione domiciliare di questi farmaci; nel 23 l'AIFA l'ha riconfermato anche allargando le tipologie di farmaci su varie malattie rare e già dal 2022 la Regione Emilia-Romagna, con una delibera, la delibera 1415, ha approvato un documento in cui si parla del percorso per la somministrazione delle terapie enzimatiche sostitutive nei diversi setting assistenziali. Si parla anche della somministrazione a domicilio.

Questa delibera deve essere aggiornata. Questa delibera non è mai stata attuata. Per questo motivo sto facendo questa domanda. Una domanda che il 21 luglio, le associazioni dei pazienti sia della malattia di Pompe, che della Fabry, che del MPS, che della Gaucher, hanno consegnato all'assessore Fabi, chiedendo di poter avere, anche all'interno delle nostre regioni, la possibilità di fare on therapy per queste malattie metaboliche lisosomiali, considerata l'importanza che ha per queste persone di non doversi muovere da casa. A volte i centri per poter fare queste infusioni sono distanti da casa e ovviamente c'è un problema per chi va a scuola, per chi lavora, per i caregiver. E poi non dobbiamo mai dimenticare che la 104, nel caso di due persone, il malato e il caregiver, vale solo per uno dei due e, quindi, in tanti rinunciano addirittura alle ferie per potere avere il diritto di una somministrazione continua, di una terapia che è salvavita ed essenziale.

Ecco, questo ci fa chiedere che anche nella nostra regione sia possibile fare quello che si fa in tutte le altre regioni, ad eccezione del Piemonte. Perché questa è la situazione. Noi in questo momento sappiamo che c'è solo una persona che, con l'assistenza domiciliare integrata, riesce a fare questo tipo di terapia a casa, all'interno della nostra regione. In altre regioni che cosa è stato fatto: siccome c'è difficoltà dal punto di vista del personale e dell'assistenza, tutte le altre regioni hanno accettato il supporto di alcune aziende farmaceutiche produttrici di farmaci per le malattie rare che hanno dato un servizio gratuito di somministrazione domiciliare, mediante infermieri appositamente formati sulla preparazione del farmaco e sulla gestione specifica della patologia; un servizio che include la preparazione, la somministrazione e l'assistenza durante tutta la durata della terapia.

Ecco, la nostra Regione in questo momento non accetta questa possibilità, però non riesce a garantire neanche l'assistenza domiciliare integrata e, quindi, le associazioni si sono rivolte a me per chiedere il motivo di questa disparità di trattamento.

Anche perché noi abbiamo una delibera che già dal 22 prevederebbe questo all'interno della nostra regione. Quindi, in estrema sintesi, chiediamo alla Giunta di sapere se intende, in coerenza con quanto stabilito dalla delibera del 2022, di adottare ogni misura utile ad assicurare la piena e concreta attuazione delle raccomandazioni AIFA in merito alla somministrazione domiciliare dei farmaci per terapia enzimatica o sostitutiva, valutando l'utilizzo di ogni strumento disponibile, pubblico ovviamente o anche privato che sia, purché si possa rispondere adeguatamente al bisogno dei pazienti, con un limitato aumento di esborso economico.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego assessore Fabi.

 

FABI, assessore: Grazie presidente e grazie consigliera Ugolini per avere portato l'attenzione sul tema delle malattie lisosomiali che, seppure malattie rare, comportano veramente un impegno per la famiglia e anche per chi ne è affetto, veramente importante. Una diagnosi tempestiva e una corretta gestione della conseguente terapia possono, infatti, migliorare notevolmente, come ha sottolineato, la vita dei pazienti. Diverse malattie lisosomiali necessitano di terapie enzimatiche sostitutive, le ha citate, che vengono somministrate per via endovenosa all'incirca due volte al mese. Di norma, la somministrazione avviene nell'ospedale sede del centro di riferimento per la specifica malattia rara, ma c'è anche l'opportunità, come bene sottolineava, perché questa somministrazione avvenga al di fuori del setting assistenziale ospedaliero e, dal momento che le schede tecniche di alcuni di questi farmaci prevedono questa possibilità di erogazione al di fuori dell'ambiente ospedaliero, come ha ben ricordato, la delibera di questa Giunta regionale n. 1415 del 2022, ha definito il percorso per la somministrazione in sicurezza di queste terapie, in setting diversi dal centro di riferimento.

Una delibera che è stata redatta grazie alla collaborazione tra il gruppo multidisciplinare dei professionisti delle aziende sanitarie e le associazioni dei pazienti con le quali la Regione intrattiene rapporti, non solo costruttivi ma anche cordiali da molti anni. La delibera estende, come ha ben ricordato, la possibilità di somministrazione di questi farmaci in altri setting assistenziali, oltre a quello del centro di riferimento; nello specifico, nell'ospedale di riferimento territoriale, negli ospedali di comunità, nelle case della comunità, nei poliambulatori e anche al domicilio del paziente. Il percorso prende avvio con la valutazione clinica da parte del medico del centro di riferimento e, a seguito di parere clinico favorevole, il centro di riferimento attiva, attraverso la centrale operativa territoriale, l'unità di valutazione multidimensionale territorialmente competente, al fine di definire il setting appropriato per la somministrazione del farmaco.

Queste unità sono costituite dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta del paziente, dallo specialista del centro di riferimento, dal referente della farmacia ospedaliera o territoriale, dall'infermiere, dall'assistente sociale e, appunto, dal paziente, dalla sua famiglia o dal caregiver. L'unità si può anche integrare con ulteriori soggetti, a seconda dei bisogni assistenziali, delle opportunità presenti sul territorio e anche delle opportunità che la normativa di riferimento dà per queste situazioni. Lei ha fatto bene a citare le opportunità che dà anche rispetto all'attivazione, non tanto di personale laico, perché comunque quelli delle associazioni di volontariato ci sono e sono disponibili, ma anche dell'opportunità offerta gratuitamente dalle ditte farmaceutiche che producono questi medicinali affinché, naturalmente previa valutazione dell'unità multidimensionale, ma soprattutto con decisione dell'azienda di riferimento, possano essere messe a disposizione queste ulteriori opportunità integrative nel momento in cui, diciamo, quelle dell'infermiere dell'equipe di riferimento e quelle delle associazioni di volontariato non siano disponibili.

Allora, questo è contenuto all'interno della DGR 1415 del 2022 che applica questa opportunità offerta dalla normativa nazionale. Con ogni probabilità c'è necessità e, quindi, per questo la ringrazio, di un ulteriore passaggio informativo con le associazioni di volontariato di riferimento perché, mi verrebbe da dire una volta tanto, ma in questo caso, a maggior ragione, riusciamo a fare squadra per andare incontro ai bisogni di queste persone che già soffrono abbastanza per il loro e, quindi, è chiaro che daremo una mano notevole.

Le aziende sanitarie sono informate e quindi questa opportunità è già è esigibile all'interno della direttiva di Giunta regionale del 2022. Grazie per avere portato all'attenzione questo tema.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego, consigliera.

 

UGOLINI: Mi ritengo soddisfatta della risposta e spero che questa delibera, che è già stata approvata nel 2022, diventi veramente esecutiva perché, a volte, c'è differenza tra la carta e poi la realtà dei fatti, tra il dire e il fare c'è di mezzo al mare. Ecco, noi questo mare vorremmo riuscire a navigarlo velocemente per far sì che, per queste persone che hanno già delle difficoltà, sia possibile fare quello che è previsto dalla legge nazionale, ma anche da una delibera della nostra Regione. Quindi grazie.    

 

OGGETTO 1007

Interpellanza relativa alla promozione della realizzazione dei Condhotel in Emilia-Romagna. A firma del Consigliere: Marcello

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene, ora passiamo alla 1007 a firma del consigliere Marcello. Interpellanza relativa alla promozione della realizzazione dei condhotel in Emilia-Romagna. Prego consigliere.

 

MARCELLO: Grazie presidente. Interpello, diciamo, la Giunta e l'assessore di riferimento in quanto per la promozione e la realizzazione dei condhotel nella Regione Emilia-Romagna.

Negli ultimi anni il settore del turismo ha vissuto profondi cambiamenti, le esigenze dei turisti si sono evolute come quelli degli operatori. C'è sempre più bisogno di flessibilità, qualità dell'offerta e sostenibilità. In questo scenario si inserisce il modello dei condhotel che unisce le caratteristiche di un albergo e i vantaggi della residenzialità privata.

A livello nazionale il modello è stato introdotto col Dpcm del 22 gennaio 2018 e prevede che fino al 40% della struttura alberghiera possa essere trasformata in unità abitative private, purché rimangano all'interno di gestione unica e integrata.

La Regione Emilia-Romagna ha approvato nel 2019, con la delibera 108 che disciplina la possibilità di variare i condhotel anche nel nostro territorio. I condhotel sono una formula che permette, non solo di valorizzare edifici esistenti, ma anche di offrire un nuovo tipo di ospitalità, capace di attrarre famiglie, lavoratori in trasferta, turisti che cercano soluzioni più indipendenti, ma senza rinunciare ai servizi.

Eppure, in Emilia-Romagna questo modello fatica a decollare, anzi, direi che non è quasi decollato per nulla. A distanza di oltre cinque anni dall'approvazione della legge mancano dati disponibili su quanti condhotel sono strettamente attivati in Emilia-Romagna e su quanti comuni abbiano recepito le linee guida nei propri strumenti urbanistici. Nel frattempo, anche altre regioni si stanno muovendo con decisione: in Veneto, ad esempio, è stata approvata la legge numero 10 del 15 luglio 2025, in cui si impegnano a restituire valore a strutture ricettive dismesse o datate, offrendo servizi più moderni e flessibili, in linea con le nuove esigenze del turismo. Anche la Lombardia ha fatto da apripista su questo fronte, con interventi piloti in aree urbane e turistiche di pregio.

Il regolamento si applica esclusivamente ad immobili già esistenti con destinazione alberghiero o residenziali turistiche e stabilisce che la gestione dell'intera struttura debba essere affidato a un unico soggetto, così da assicurare servizi integrati e standard qualitativo uniforme.

Secondo la relazione illustrativa della Regione Emilia-Romagna, attribuisce ai condhotel un ruolo centrale nella valorizzazione sostenibile del patrimonio edilizio e nell'ammodernamento dell'offerta turistica. Tuttavia, è necessario sottolineare alcuni dati rilevanti su cui ad oggi non si registrano cambiamenti concreti: oltre 4 mila strutture ricettive alberghiere, di cui una parte significativa, non risulta più attiva o non più adeguata agli standard attuali. Decine sono le ex colonie storiche, concentrate soprattutto lungo il litorale romagnolo, da Cattolica a Ravenna, oggi sottoutilizzate o in uno stato di semi abbandono, anzi abbandonate. Si registra una crescente richiesta di turismo anche nelle interne montane, dove i condhotel potrebbero rappresentare un'occasione di concreta rigenerazione. Qualche Regione ha già attuato il modello dell'albergo diffuso.

Per di più, su questa problematica nel riminese insiste anche l'annullamento dell'articolo 59 comma 5 del RUE, con sentenza del TAR 2021 e suggellata dal Consiglio di Stato 2025, il quale va ad annullare praticamente quello che è il vincolo destinazione alberghiera in fascia AUCT, e quindi, di conseguenza, quel vincolo che prima esisteva nel comune di Rimini, rammento l'articolo 59 comma 5A del RUE, non è più previsto. Tanto è vero, diciamo, che la stessa giunta comunale di Rimini si è attivata con una determina dirigenziale per far sì che si, diciamo, acceleri su questo processo prima ancora che intervenga il PUG.

Ma tornando in ambito regionale, questa è solamente una parentesi, interpello questa Giunta regionale per sapere quante strutture hanno ad oggi ottenuto la qualifica di condhotel in Emilia-Romagna e in quali province si trovano; quali comuni hanno effettivamente adeguato i propri strumenti urbanistici per recepire quanto previsto, diciamo, dalla deliberazione 108 del 2019; e se esista un sistema di monitoraggio di dati pubblici con valutazione e report d'impatto. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego assessora Frisoni, a lei la parola per la risposta.

FRISONI, assessora: Grazie presidente. Intanto, occorre, in primo luogo, premettere che la Regione Emilia-Romagna, con la legge regionale che lei ha richiamato, la n. 3 del 2019, è stata tra le primissime Regioni che ha recepito la tipologia alberghiera del condhotel nell'ordinamento regionale, adottando una specifica disciplina in adeguamento alla normativa statale che l'ha introdotta in coerenza con il Dpcm del 22 gennaio del 2018, che ne aveva stabilito i requisiti.

Ravvisata l'esigenza, al tempo, di un recepimento della norma regionale da parte dei comuni per l'adeguamento degli strumenti urbanistici comunali, che dispongono quegli stessi strumenti in merito agli usi ricettivi e ai criteri per lo svincolo alberghiero, ai sensi della legge regionale 28 del 1990 e successive modifiche, al fine di consentire una più agevole e tempestiva operatività della norma regionale, soprattutto nei territori dove si sviluppasse un immediato interesse da parte dei privati ad attivare le procedure per la via di questa nuova tipologia ricettiva alberghiera, con la finalità di riqualificare le strutture alberghiere esistenti e le colonie, la norma ha previsto, come lei stesso ha richiamato, un procedura ad hoc semplificata di recepimento della variante degli strumenti urbanistici.

L'articolo 9 della legge regionale 3 del 2019 ha infatti previsto due modalità di recepimento della legge: al comma 1, la possibilità da parte dei comuni di recepire la norma regionale attraverso specifica delibera di Consiglio comunale ha valenza di atto ricognitivo  per l'applicazione di normativa sovraordinata; al comma 2, che l'amministrazione comunale, al fine di salvaguardare le specificità e le caratteristiche tipiche dell'ospitalità turistica del territorio, possa introdurre specifiche edizioni pianificatorie concernenti la realizzazione dei condhotel attraverso un procedimento di variante estremamente semplificato.

Pur essendo stata prevista dalla legge una procedura molto semplificata del recepimento da parte dei comuni, proprio per consentire una celere attuazione, si ravvisa che la stessa è intervenuta in una fase in cui i comuni hanno avviato le procedure previste dalla legge 24 del 2017, dalla legge urbanistica per l'adozione del PUG e quindi taluni comuni non hanno ritenuto di adottare la variante semplificata, ma hanno preferito operare, anche per tale recepimento, nell'ambito della più complessiva revisione degli strumenti urbanistici comunali e questo ha prodotto un allungamento delle tempistiche di operatività delle norme in argomento in diversi contesti territoriali.

In merito al monitoraggio sull'attuazione della legge da parte dei comuni, sui dati afferenti le pratiche volte all'avvio dei condhotel da parte dei privati sul territorio regionale, che è oggetto dell'interpellanza, si ravvisa che la legge regionale 3 del 2019 non ha espressamente previsto un monitoraggio di attuazione. Tuttavia, condividendo l'opportunità di monitorare l'attuazione della legge, sia in termini di verifica dei comuni che abbiano provveduto a recepirla, sia con riferimento alle pratiche avviate per la trasformazione in condhotel di strutture ricettive esistenti, che di condhotel avviato, il settore regionale competente ha individuato una modalità di monitoraggio presso tutti i comuni della regione, molto semplificata ed agevole per i comuni stessi, senza costi aggiuntivi, tramite la predisposizione di piattaforme ad hoc, attraverso un form online realizzato con Microsoft Forms e inviato tramite email.

Le domande poste vertevano sia sugli aspetti amministrativi sia sugli aspetti edilizi e urbanistici. Per tale motivo, coinvolgendo le varie domande poste a diversi ambiti dei settori, è stato chiesto anche ai SUAP dei vari comuni di raccordarsi con i vari uffici comunali competenti, in particolare, con gli uffici tecnici per gli aspetti edilizi e urbanistici. Tale monitoraggio, che è completamente privo di costi aggiuntivi sia per la Regione che per gli enti coinvolti, può essere ripetuto periodicamente e così faremo.

Sotto le riporto - e anche nell'interpellanza - i dati del monitoraggio che si è chiuso il 24 settembre di quest'anno, a cui hanno risposto 214 comuni su 330.

In merito agli atti di recepimento dei comuni della normativa regionale sul condhotel, sei comuni hanno approvato atti di recepimento, nella fattispecie Imola, Ravenna, Bellaria Igea Marina, Cattolica, Riccione, Cervia, di cui quattro hanno approvato la delibera, di cui all'articolo 9 comma 1 della legge 3 del 2019, in particolare Imola, Bellaria, Cattolica, Riccione. Uno, l'ha inserito nel PUG, Cervia; uno, Ravenna, ha gestito l'unico caso con un permesso di costruire in deroga. Recentemente il comune di Rimini ha annunciato l'intenzione di inserirlo nella prossima variante al RUE. Il comune di Calderano di Reno ha in corso l'approvazione del PUG. L'unione dei comuni Savena Idice, che comprende i comuni di Loiano, Monterenzio, Monghidoro, Ozzano dell'Emilia, Pianoro, sta valutando se inserirlo nel PUG.

Sulle pratiche di lista in corso per l'attivazione di condhotel sono ravvisati in quattro comuni: Cattolica, Ravenna, Cervia e Riccione. I condhotel attivi: attualmente uno a Riccione. Interesse già manifestato da parte di operatori privati per i condhotel in sei comuni: Comacchio, Bellaria Igea Marina, Cattolica, Ravenna, Cervia, Riccione.

L'assessorato al Turismo, sulle tematiche del ricettivo, mantiene aperto costantemente un canale di confronto sia con i comuni che con le associazioni di categoria e in tale contesto sono valutate tutte le segnalazioni, le esigenze e le proposte di modifica della norma in argomento e anche di altre e, rispetto alla norma in argomento, talune richieste erano già state avanzate in sede di osservazioni, ma devono sempre tener conto anche dei limiti derivanti dalla normativa nazionale.

Colgo l'occasione anche per ricordare che l'assessorato al Turismo ha previsto, come indicato negli atti di programmazione, un percorso di innovazione della normativa regionale afferente il ricettivo - ne abbiamo parlato più volte - che affronterà sia aspetti giuridici e normativi, che aspetti di incentivazione finanziaria e accesso al credito. È già stata annunciata l'uscita di un nuovo bando Eureka Turismo, a gennaio, sostenuto con 11 milioni della Regione Emilia-Romagna, per supportare la riqualificazione delle strutture ricettive; e si sta strutturando un percorso di approfondimento e ascolto per aggiornare il quadro normativo di settore, con particolare attenzione ad aspetti relativi alla pianificazione urbanistica e alla classificazione alberghiera.

Anche il recente progetto di legge sul tema degli affitti brevi si inserisce in questo contesto ed è un tassello volto, non solo a fornire ai comuni più esposti uno strumento per affrontare il tema delle politiche abitative, ma anche, come sottolineato da diverse associazioni di categoria, in particolar modo da Federalberghi, un provvedimento volto a rendere più omogenee le regole all'interno dell'offerta ricettiva e a migliorarne la qualità.

Nelle prossime settimane l'assessorato è impegnato in un confronto attivo con comuni e associazioni di categoria del settore, per valutare proposte puntuali di adeguamento del quadro normativo afferente alle strutture ricettive della nostra regione, in sinergia anche con la mia collega, l'assessore Irene Priolo, quindi, con l'assessorato alla Programmazione del territorio. In tale ambito potranno emergere ed essere più compiutamente valutate le proposte di miglioramento, individuando come accompagnare le esigenze di innovazione e semplificazione normativa e quelle relative a una revisione più complessiva di modifica e innovazione anche dalla legge regionale 3 del 2019, con lo scopo finale di diversificare e mantenere aggiornata l'offerta regionale all'esigenza del mercato turistico in rapida evoluzione, recuperare il patrimonio edilizio dismesso, eliminare situazioni di degrado urbano e conciliare le esigenze abitative con quelle turistiche.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego, consigliere Marcello per la sua replica.

 

MARCELLO: Grazie presidente. In pratica, poi, se posso avere questa risposta scritta, perché è molto brillante praticamente e ci dice tanto, ma alla fine si capisce che soltanto Riccione ha fatto un condhotel in tutta la regione. Quindi, questo è quello che ho capito e quindi -- bisognerebbe dare il premio a questo di Riccione, che praticamente è quasi un edificio storico, potrebbe diventare, perché praticamente è stato l'unico in tutta la regione. Poi, quindi, mi sembra che abbiamo avuto questa legge, quindi, un percorso - direi - fallimentare, perché nessuno lo ha attuato, quindi, ci sono da rivedere, a mio giudizio, tante cose perché, se nessuno l'ha inserito nei propri strumenti urbanistici e poi, anche in quei pochi comuni in cui c'era, nessuno l'ha realizzato, significa che praticamente è poco pagante per i proprietari, per gli imprenditori e per tutti i cittadini che vogliono realizzarlo.

Quindi, chiedo questa risposta, se è possibile. E lei sa bene che nel nostro territorio è un argomento molto importante. L'avete annunciato mille volte, come i sussidi agli alberghi, che sono 11 milioni, ma ovviamente, 11 milioni, per la nostra regione sono una miseria. Comunque, grazie della risposta. E se me la può fornire.

 

OGGETTO 997

Interpellanza in merito alla realizzazione del Parco Eolico in Valmarecchia. A firma del Consigliere: Marcello

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene. Consigliere Marcello, ridò la parola a lei che c'è l'assessora Priolo presente, per la 997, interpellanza in merito alla realizzazione del Parco Eolico in Valmarecchia, prego.

 

MARCELLO: Buongiorno. Interpello lei, assessore, e la Giunta, in merito alla realizzazione del famigerato Parco Eolico in Valmarecchia, che proprio dieci giorni fa ho avuto modo di visitare, da Senatello di Casteldelci ed è proprio la localizzazione dove questo ecomostro dovrebbe sorgere nel nostro territorio.

Come lei ben sa, questo ecomostro ci viene rifilato - tra virgolette - dalla Regione Toscana perché, in quanto loro, con una delibera del 9 di luglio del 2025, hanno, finalmente, purtroppo per noi, posto fine a questa tiritera, diciamo, a tutto questo, diciamo, che si era verificato, stabilendo che loro avrebbero realizzato questa struttura.

La realizzazione, quindi, di impianti eolici, industriali e di grande taglia della Regione Toscana nell'alta Valmarecchia rappresenta un problema consistente di cui se ne parla da molto tempo, già dalla scorsa legislatura. La Regione Toscana ha proprio bocciato di realizzarle nei loro territori. Io ho anche atti della Giunta regionale toscana e anche del Consiglio che mi hanno fornito dei colleghi, per realizzarlo proprio in casa nostra; tanto è vero che dista dal nostro confine 3-4 chilometri.

Negli ultimi mesi il dibattito è stato molto acceso soprattutto, diciamo, su questo Parco Eolico di Badia del Vento e su altri parchi su cui praticamente stanno insistendo, specie nelle vicinanze nostre. In data 3 aprile 2025 si riporta la forte denuncia di alcuni comitati locali contro il modello di sviluppo che considera le aree interne non solo per lo sfruttamento energetico e definendo come un muro contro l'alta Valmarecchia, un attacco alle aree fragili dell'Appennino centrale tosco-romagnolo.

Il giorno 4 successivo del 2025, sempre di aprile, lo stesso ex sindaco di Rimini, attuale parlamentare Gnassi, faceva delle uscite molto pesanti, a cui però non è seguito nulla di importante da parte di questa Regione. Il 6 aprile lo stesso, diciamo, si attivava e anche la Regione Marche che levava forti critiche verso la gestione unilaterale del progetto eolico da parte della Toscana.

Infine, c'è da notare che, anch'io ho sempre dichiarato, diciamo, che, proprio visitando i luoghi, che, diciamo, questo ecomostro, sarei pronto anche ad azioni eclatanti insieme agli amministratori locali. Impianti eolici di tale portata creano non solo danni di tipo paesaggistico, come lei sa, a carico della flora e della fauna presente, creano indubbiamente dissesto idrogeologico per la loro realizzazione. Voi pensate che per realizzare il plinto, il basamento per una pala che sta oltre 200 metri, bisogna distruggere almeno 500 piante, boschi e una struttura paesaggistica, non solo, ma anche una struttura proprio terrena che porterà a diventare questi territori sempre più fragili e noi non ne abbiamo bisogno.

La Regione Toscana ha sempre visto la nostra bellissima Valmarecchia come una terra di conquista, diciamo, a cui abbiamo detto sempre no. Però anche la Regione Emilia-Romagna aveva detto, diciamo, in maniera secca, decisa e convinta qualche volta, però, secondo me, non sono seguiti atti importanti.

Oltre questo, ritengo che il presidente della Regione Emilia-Romagna avesse incontrato giustamente, dopo il suo insediamento, il presidente della regione Toscana su temi di interesse comune, soprattutto di quello energetico, e avevano detto di cooperare su azioni di politica di questione europea per le aree interne e le aree montane, potenziando specifiche politiche di sviluppo, con particolare riguardo al turismo e all'agricoltura. Questo non mi sembra, perché, se lei vedesse da contrada Senatello di Casteldelci lo scempio che sorgerà di fronte, penso, diciamo, che sia, se ne renderebbero conto in tanti.

Alla luce di queste diverse prese di posizione pubbliche, penso, diciamo, che non sia mai intervenuta una mediazione istituzionale tra questa Regione e il presidente Giani, che l'ha imposto a carico nostro. A fine agosto l'unico supporto ci è stato dato dal MIC che ha dato parere contrario a quanto aveva deliberato la Toscana il 9 di luglio e il 30-9 c'è stato anche il primo round tra, presso il Consiglio dei ministri, in cui è stato tutto rimandato.

Alla luce di questo, chiedo di sapere quali azioni concrete intende intraprendere nei confronti della Regione Toscana questa Regione, cercando, diciamo, di agire in maniera chiara e netta a tutela del proprio territorio e non farsi più imporre questi ecomostri da parte della Regione Toscana.

Io non ancora vedo un impegno istituzionalmente, un parere contrario vero e una presa di posizione contro la Regione Toscana. Avete trovato un solo alleato al momento nel MIC che ha avuto, io ho avuto anche il piacere di incontrare, e che ha dato parere contrario a questo scempio che il presidente Giani ci ha regalato e altri regali pare che siano in corso, in fieri. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego assessora Priolo.

 

PRIOLO, assessora: Grazie presidente. Allora, consigliere, credo che lei potrà parlare con Fabiano, il sindaco di Casteldelci, il quale potrà riferire tranquillamente che io conosco molto bene Casteldelci, ci sono stata più volte, quindi, non credo che ci sia un problema di conoscenza del territorio e non credo che ci sia poca attenzione da parte della Regione Emilia-Romagna a tutta la Valmarecchia, fosse altro che, peraltro, come dire, è un ambito territoriale di fragilità ma anche di straordinaria bellezza e, al pari di Casteldelci, vorrei anche sottolineare lo sforzo che la Regione fa per esempio per il comune di San Leo. Bisogna che guardiamo nell'interezza dell'azione che facciamo. E adesso la sottosegretaria sta continuando a gestire i fondi per mantenere queste realtà territoriali.

Però in merito all'interpellanza, oggi è il giorno dell'eolico, evidentemente, dalla mattina al pomeriggio. Questo elemento unisce le battaglie che stiamo facendo appunto dalla Valmarecchia fino a Piacenza, alla Val Trebbia, se lo vogliamo così dire. Vorrei sottolineare però che, contrariamente a quanto affermato nella sua interpellanza, la Regione Emilia-Romagna, nel corso dell'istruttoria del richiamato impianto eolico, ha più volte sottolineato le criticità di tale progetto e ribadito il proprio parere non favorevole, come del resto chiaramente attestato anche dagli atti della stessa Conferenza dei Servizi. Non c'è solo il parere sfavorevole del MIC, il parere sfavorevole dell'Emilia-Romagna è stato ribadito in tutte le Conferenze dei servizi che si sono svolte. È agli atti.

La procedura di autorizzazione unica e valutazione ambientale, ai sensi della vigente normativa, di competenza, come lei ha detto, della Regione Toscana, si è svolta con diverse riunioni di Conferenza dei servizi in cui la Regione Emilia-Romagna, sempre presente, ha confermato la propria posizione negativa, pur tenuto conto del favor normativo che, come ben sappiamo, risiede nell'articolo 1 e 2 del decreto legislativo 190 del 2024, più volte ribadito anche dall'attuale governo, che caratterizza queste tipologie di impianti. Anche nella modifica del 190, che è in corso, non si elimina questo favor normativo, vorrei sottolinearlo. Per cui, se noi non abbiamo tutte le volte un elemento di grande certezza per dare un diniego, c'è un favor normativo.

La Regione Emilia-Romagna, nell'esprimere la propria posizione, si è più volte coordinata con gli enti territoriali e le strutture regionali interessate. Se lei chiede nuovamente al sindaco Fabiano, non mi ricordo più oramai quante riunioni noi abbiamo fatto su questo impianto. Diverse. Io sono andata con il Sindaco anche a Roma per questo impianto a incontrare il Ministro Pichetto Fratin.

Al riguardo, inoltre, la Regione Emilia-Romagna ha chiesto e ottenuto dalla Regione Toscana la partecipazione al procedimento anche del parco interregionale Simone Simoncello, inizialmente non incluso tra gli enti partecipanti.

Infine, a seguito della conclusione del procedimento, avvenuto, come lei ha sottolineato, con provvedimento autorizzatorio unico regionale, adottato dalla Regione Toscana, con delibera di Giunta 1095 del 28 luglio del 2025, che autorizza la realizzazione e l'esercizio dell'impianto eolico, la Regione Emilia-Romagna, atti concreti, tramite il presidente Michele de Pascale, con nota dell’8 agosto del 2025, ha avanzato opposizione a tale decisione, ai sensi dell'articolo 14 quinquies della legge 241 del 1990, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Le vorrei sottolineare che è la prima volta che la Regione Emilia-Romagna fa un atto di questo genere, proprio per dire che non è vero che non stiamo facendo niente, anzi. Come lei ha sottolineato, in data 30 settembre del 2025 si è tenuta la prima riunione di coordinamento convocata dall'ufficio per la concertazione amministrativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cosa che è avvenuta perché noi abbiamo presentato opposizione, altrimenti non succedeva, nella quale la Regione Emilia-Romagna ha ribadito nuovamente il parere non favorevole di dissenso al progetto, richiamando quanto già espresso più volte durante la Conferenza dei servizi, confermando tutte le valutazioni e le criticità già comunicate alla Regione Toscana in precedenza.

Tale opposizione è stata, altresì, confermata dalla Soprintendenza archeologica Belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo e dalla Regione Marche che si è unita alle valutazioni fatte dalla nostra Regione.

Inoltre, in tale sede è stato ribadito che, data l'importanza paesaggistica, il valore ambientale dell'area e le significative tutele presenti, non si ravvisa la possibilità di individuare una soluzione condivisa perché lo scopo dell'opposizione è riconciliare le parti, trovarsi e capire se si può trovare una soluzione condivisa. Noi abbiamo detto: non ci può essere una soluzione condivisa. Per noi è no.

La Regione Emilia-Romagna ha, pertanto, esercitato una forma di opposizione concreta al progetto che sospende l'efficacia dell'autorizzazione della Regione. Si rimane al momento in attesa della conclusione del procedimento di opposizione e della decisione finale che assumerà la Presidenza del Consiglio dei ministri, ribadendo comunque che la Regione Emilia-Romagna continuerà ad esercitare ogni possibile azione al fine di tutelare il proprio territorio interessato al progetto.

Io, oltre a pareri formali, scritti, opposizione del presidente della Regione formalizzata per iscritto, non so che cos'altro debba fare la Regione Emilia-Romagna per dire no ad un impianto. Tutto quello che potevamo fare, l'abbiamo fatto in tutte le sedi deputate, politiche e istituzionali, perché il presidente de Pascale ha, altresì, mandato una nota prima che si concludesse tutto il procedimento, al presidente Giani, per invitarlo a valutare l'opportunità di non mandare avanti questo impianto eolico.

 Quindi, nel ribadire quello che anche questa mattina ho provato a dire, quando siamo fermamente convinti di un percorso, proviamo ad utilizzare tutti gli strumenti di cui la normativa ci dota, non possiamo, come dire, fare altro se non tutto ciò che formalmente e istituzionalmente la legge ci consente. Dopodiché, io spero e auspico, a questo punto, che l'opposizione che abbiamo fatto davanti alla Presidenza del Consiglio dei ministri possa, da questo punto di vista, risolvere definitivamente questa vicenda. Diversamente, se così non dovesse essere, appoggeremmo il comune di Casteldelci qualora dovesse fare ricorso al TAR rispetto al procedimento perché la Regione Emilia-Romagna, facendo opposizione, non può dopo fare un ricorso al TAR, è una questione legislativa. Tutto quello che possiamo fare, mi creda consigliere, lo stiamo facendo e ribadisco, le riunioni di coordinamento, con la Regione Marche, con il sindaco, con i parchi, ogni cosa che poteva essere fatta, l'abbiamo esperita. Adesso però speriamo che la Presidenza del consiglio batta un colpo.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego, consigliere Marcello.

 

MARCELLO: Grazie presidente. Capisco e comprendo l’impegno perché lo conoscevo già. Comunque, se si è arrivati alla riunione del 30 di settembre, lo si deve al parere negativo del MIC, non perché abbia fatto, a mio giudizio, da quello che so io, abbia fatto la lettera il presidente de Pascale l’8-08-2025 che, cioè, è una lettera formale come tutte quelle che aveva fatto prima.

Quindi, ritengo, diciamo, che su questa opera, qualora dovesse perdere i comuni dell’alta Valmarecchia, la Regione spero che sia al fianco loro anche nei ricorsi amministrativi, in quanto, diciamo, di beghe o problematiche dal punto di vista amministrativo o ambientale se ne troveranno tante.

Credo, diciamo, che sia importante continuare questa lotta, anche condivisa, per evitare che una regione amica, diciamo, vostra, con cui l’Emilia-Romagna confina per 170 km, mi sembra, con la regione Toscana, capisca lo sgarbo, non solo istituzionale, ma anche vero che ci ha fatto. Grazie.

 

OGGETTO 1069

Interpellanza per sapere se la Giunta intenda attivare e rendere pubblici sistemi di monitoraggio e verifica sull'effettiva attuazione, da parte delle Aziende Sanitarie, delle disposizioni normative, con particolare riferimento all'apertura delle agende, alla gestione delle preliste e al rispetto delle priorità cliniche. A firma dei Consiglieri: Mastacchi, Ugolini

 

PRESIDENTE (Fabbri): Passiamo alla 1069 a firma dei consiglieri Mastacchi e Ugolini. Interpellanza per sapere se la Giunta intenda attivare e rendere pubblici sistemi di monitoraggio e verifica sull'effettiva attuazione, da parte delle Aziende Sanitarie, delle disposizioni normative, con particolare riferimento all'apertura delle agende, alla gestione delle preliste e al rispetto delle priorità cliniche. Prego consigliere.

 

MASTACCHI: Grazie presidente e buon pomeriggio assessore. Allora, oggi portiamo all'attenzione dell'Assemblea una questione che tocca il cuore del nostro sistema sanitario, ma aggiungerei di tutti noi, di tutte le persone che popolano la regione Emilia-Romagna. Parliamo delle liste d'attesa, non solo come problema organizzativo, ma come sintomo di una dissonanza normativa che rischia di svuotare di significato il diritto alla salute. Un quadro normativo frammentato e poco chiaro e anche in molti casi non applicato.

Nel panorama legislativo convivono norme che raramente dialogano tra di loro. Parliamo del decreto legislativo 124 del ‘98, ancora vigente, che tutela il cittadino quando il sistema fallisce. Ma nei testi più recenti questo decreto è ignorato come se fosse una sorta di reperto normativo, non se ne tiene proprio conto. Il decreto legislativo 73 del 2024, il decreto attuativo del 2025, guardano il futuro, parlano di infrastrutture, efficienza e tracciabilità, ma non parlano di diritti e si rimanda la responsabilità delle direzioni generali e la garanzia di erogazione delle prestazioni richieste.

La DGR 620 del 2024 dell'Emilia-Romagna cerca di tradurre le linee guida nazionali in azioni concrete, ma lo fa con un approccio gestionale, senza un vero raccordo con il quadro dei diritti che anche oggi non trovano attuazione. Se il sistema non riconosce il cittadino come soggetto di diritti, anche la migliore piattaforma informatica rischia di diventare un guscio vuoto.

Le azioni regionali e le criticità. La Regione Emilia-Romagna ha introdotto diverse strategie negli anni, la DGR 1056 del 2015, la 272 del 2017, la 603 del 2019 hanno avviato piani di contenimento e programmazione. È stato istituito un osservatorio regionale sulle liste d'attesa. Nel 2022 è stato predisposto un piano operativo per il recupero delle liste chirurgiche e di screening oncologici. Tuttavia, permangono però ancora gravi criticità. La presa in carico specialistica continua ad essere un'eccezione, nonostante le note dell'assessorato alla Salute del 2022 impongano che lo specialista prenoti direttamente accertamenti e follow-up. I pazienti, soprattutto cronici, sono costretti a tornare dal medico di medicina generale per prescrizioni già indicate dallo stesso specialista. Le agende, anche se non formalmente, risultano chiuse per visite di controllo, costringono i medici di medicina generale a prescrivere sempre più prime visite, facendo così perdere l'esenzione dal ticket e saturando le agende dedicate ai nuovi pazienti.

Le conseguenze per i pazienti cronici. Questa disfunzione è particolarmente penalizzante per i pazienti cronici: non riescono a prenotare visite di controllo secondo le priorità cliniche, perdono il diritto all'esenzione del ticket, subiscono ritardi, disorientamento e aggravio burocratico. Tutto ciò in contrasto con il Piano nazionale cronicità e il Piano regionale della prevenzione, che promuovono una presa in carico proattiva e personalizzata delle inadempienze.

La DGR 620 del 2024 ha introdotto misure straordinarie: obbligo di agende sempre aperte, anche se, come ho detto prima, sappiamo che, pur non formalmente, ma non è così, attivazioni di preliste con contatto attivo dei pazienti, piani straordinari di produzione da parte delle aziende. Ma cosa succede nella pratica: Le agende non sempre sono accessibili, quindi, anche se non in modo formale, risultano chiuse, e anche se questo sarebbe vietato, appunto; i pazienti in prelista non vengono contattati nei tempi previsti; si viola l'articolo 1 commi 282 e 284 della legge 266 del 2005 che vieta la sospensione delle prenotazioni e anche qui parliamo di una legge che ormai è datata.

Ricordo che spetta alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano il controllo e l'applicazione delle sanzioni ai responsabili delle violazioni. La legge prevede questo. Questo è un passaggio importante, assessore, ricordiamocelo bene.

Le richieste che faccio alla Giunta. Si interpella, quindi, la Giunta regionale per sapere, rispetto al monitoraggio e trasparenza, se intenda attivare e rendere pubblici i sistemi di verifica sull'attuazione delle disposizioni normative da parte delle aziende sanitarie; rispetto alla presa in carico specialistica, se ritenga opportuno adottare misure efficaci per garantire il rispetto dell'obbligo di presa in carico, anche se presso strutture private accreditate, questo è un altro passaggio importante; e rispetto alla prenotabilità e all'esenzione, se e come intende intervenire per rendere effettivamente prenotabili le visite di controllo per i pazienti cronici, assicurando loro il pieno esercizio del diritto all'esenzione del ticket.

Concludo, sottolineando che la sanità non può essere solo efficienza e gestione, deve essere anche e soprattutto garanzia di diritti e il diritto alla salute non può essere sacrificato sull'altare della burocrazia o dei costi, ci deve essere una migliore organizzazione ed efficienza per rispondere ai bisogni di sanità dei nostri concittadini. Usciamo quindi dalla discussione che sia solo un problema di finanziamento. Quando avremo risolto questi - la parola messa fra virgolette - semplici problemi organizzativi, probabilmente anche il tema del finanziamento verrà visto in una dimensione completamente diversa. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego, assessore Fabi, a lei la parola.

 

FABI, assessore: Grazie presidente. Grazie consigliere Mastacchi. Nella nostra Regione i sistemi di monitoraggio e verifica sull'effettiva attuazione da parte delle aziende sanitarie delle disposizioni in materia di tempi di attesa, sono pubblici da tempo. I risultati dei tempi di attesa sono, infatti, sempre consultabili sul sito regionale dedicato, in linea con le indicazioni dell'accordo Stato-Regioni del 25 gennaio 2024, che recita, appunto: requisiti e monitoraggio delle sezioni dedicate ai tempi sui siti web di regioni, province e aziende sanitarie. Quindi, il tema della pubblicità è assolutamente diciamo praticato. È chiaro che bisogna avere l'informazione corretta su come accedere.

La pubblicazione dei dati, inoltre, è in linea con quanto previsto sia dal Piano nazionale di governo delle liste d'attesa per gli anni 2019 e 2021, tuttora vigente, sia con le indicazioni regionali della delibera di Giunta che ha citato, la 620 del 2024. È chiaro che il rispetto dei tempi di attesa è uno dei temi nevralgici del governo della sanità pubblica, nonché una delle prime cose sulle quali i cittadini valutano l'operato di una Regione. Proprio per questo, tra gli obiettivi di valutazione delle direzioni delle aziende sanitarie, abbiamo inserito la garanzia del rispetto dei tempi di attesa di almeno il 90% delle prestazioni di primo accesso, secondo le priorità cliniche indicate nella prescrizione, nonché la garanzia della presa in carico da parte dello specialista in caso di necessità di approfondimenti e di continuità assistenziale.

Lei ha fatto riferimento alla delibera di due anni fa, ricordo che questo è un adempimento che oramai data 25 anni, perché all'inizio degli anni 2000 il tema della presa in carico all'interno dei livelli essenziali di assistenza era un adempimento, appunto, normativamente previsto come quello della continuità assistenziale, pensiamo all'erogazione del farmaco in dimissione da episodio di ricovero ospedaliero, come da episodio di visita specialistica ambulatoriale. Questo della continuità della presa in carico, sia dal punto di vista della prestazione, diciamo, di controllo, con necessità di presa in carico da parte dello specialista, sia della continuità assistenziale, sono degli obiettivi di sistema sui quali, non solo non finiremo mai di impegnarci, ma sappiamo essere uno degli elementi critici proprio per l'adesione che i professionisti devono dare a questo percorso. Anche questi obiettivi sono pubblici e consultabili nella delibera di programmazione del 2025.

Sempre nella delibera di programmazione, è stato previsto l'obiettivo di garantire la continuità prenotativa, come giustamente diceva, così come previsto dalla legge 266 del 2005, che recepiva quella sui livelli essenziali di assistenza del 2001, valutata attraverso un indicatore appositamente definito.

Un altro importante elemento di verifica è specificato nella circolare numero 7 relativa alla delibera di giunta 620 del 2024, che è già stata citata prima. Circolare che evidenzia come, per ciascuna prenotazione, sia essa di primo accesso o di presa in carico, sia previsto il monitoraggio dell'apertura delle agende. Vogliamo massima trasparenza, quindi, e pertanto siamo assolutamente vigili sul tema dell'apertura costante delle agende.

Ma perché questo rappresenta ancora una criticità? Innanzitutto, sono 7 milioni e 500 mila le prestazioni annue di specialistica ambulatoriale, che naturalmente comprendono anche le prestazioni di laboratorio. Quindi, sono circa 2000 le prime visite e più o meno un migliaio gli accertamenti strumentali previsti. Quindi, parliamo di un volume di 7 milioni e 500 mila complessivo e di circa 3 milioni tra visite e accertamenti di diagnostica strumentale. Quindi, questo volume di attività rende anche conto che si possono notare, sarebbe da meravigliarsi il contrario, che ci siano delle criticità.

Dal punto di vista, tuttavia, della garanzia dei tempi di attesa complessivamente intesi, poi so che ognuno può portare la propria casistica personale o i propri i casi, noi siamo ad oltre il 90% delle prestazioni di diagnostica strumentale all'interno del limite, ovverosia dei sessanta giorni, e siamo al 80%, quindi sotto lo standard, per le prime visite specialistiche.

Quella circolare evidenzia, appunto, che per ciascuna prestazione, sia di primo accesso o di presa in carico, sia previsto proprio il monitoraggio dell'apertura delle agende.

Tema preliste. Queste si configurano come uno strumento aggiuntivo per rispondere a particolari criticità a causa delle quali il paziente non riesce a ricevere alcuna prenotazione. Criticità come, ad esempio, la temporanea saturazione delle agende. In questo caso il cittadino viene registrato su una prelista per essere poi ricontattato dall'azienda che si impegna a fornirgli l'appuntamento con una tempistica che consenta di rispettare la priorità definita dalla prescrizione. Quindi, mettiamo il caso classico: visita dermatologica o visita oculistica. In quel territorio di autosufficienza territoriale, quindi in quel distretto, non sono disponibili oculisti o dermatologi, comunque viene data una prenotazione anche su un altro ambito di autosufficienza, quindi, su un altro distretto comunque a livello provinciale; la persona viene inserita in prelista, perché ovviamente il tempo di attesa che viene dato entro i 24 mesi di apertura delle agende magari supera il tempo di attesa previsto dagli standard per la priorità della prescrizione che è stata data dal medico di famiglia o dallo specialista e, quindi, il paziente viene preso in prelista - e questo è un altro tema sul quale il gruppo di lavoro attivato dovrà lavorare - entro una tempistica predefinita viene ricontattato per avere la prestazione all'interno delle priorità definite.

Non solo non è fatto divieto, ma viene anche incoraggiata la possibilità di ricontattare il medico prescrittore per avere certezza che la priorità definita sia proprio quella. Sappiamo che molte volte, a fronte di una saturazione di liste, i prescrittori scelgono anche la strada della cosiddetta urgenza, della breve, della B, che sta entro dieci giorni. Questo per facilitare naturalmente l'accesso anche di prestazioni che possono rientrare nel programmato.

La prelista, pertanto, è lo strumento utilizzato in quei casi di estrema criticità in cui tutte le azioni attuate non fossero sufficienti a garantire il rispetto degli standard di attesa. Questo, da un lato, intende minimizzare il disagio del cittadino che dovrebbe, altrimenti, ricontattare il CUP anche più volte in momenti successivi, come purtroppo ancora accade; dall'altro, vuole consentire all'azienda sanitaria di gestire in back office la richiesta, assicurandosi che il cittadino venga comunque fornito un appuntamento anche laddove, attraverso il percorso automatizzato con il sistema CUP, non sia stato possibile rispondere. La già citata circolare 7 del 24 fornisce alle aziende sanitarie anche indicazioni per le modalità di attivazione delle preliste.

Da una rilevazione effettuata ad hoc abbiamo avuto conferma dell'aderenza alle regole regionali e delle garanzie di gestione dei pazienti in lista. È comunque in corso la costituzione del gruppo regionale, specificamente dedicato alle preliste, al fine di omogeneizzare le modalità organizzative di tracciabilità.

Oltre alle preliste, per far fronte a puntuali criticità, le aziende possono definire dei percorsi di presa in carico anche da parte delle strutture private accreditate oppure facilitare l'accesso alle strutture pubbliche a seguito di visite eseguite presso la struttura privata accreditata, al fine di evitare il passaggio con il medico di medicina generale e snellire ulteriormente il percorso diagnostico.

A marzo del 22, ad esempio, la Regione ha dato indicazione che, nel caso in cui un paziente visitato da uno specialista di una struttura privata accreditata, avesse necessità di accedere ad una visita di secondo livello presso la struttura pubblica, venga effettuata una visita filtro che non prevede né tariffa né ticket e non una nuova prima visita, quindi, una facilitazione, secondo noi, importante, sulla quale la verifica di applicazione è necessaria.

Confermo, quindi, l'attenzione della Regione affinché la prenotazione delle visite di controllo e degli accertamenti necessari per i pazienti affetti da patologie croniche rare venga eseguita direttamente dalla struttura che li ha in carico o tramite la prescrizione del medico di base che ne garantisce la tempistica di esecuzione e ne assicuri l'esenzione dalla compartecipazione alla spesa. Un punto sul quale abbiamo riportato l'attenzione delle direzioni delle aziende sanitarie negli incontri periodici che teniamo presso la Regione e che, inoltre, è oggetto di confronto con le rappresentanze sindacali della medicina generale degli specialisti.

Mi scuso se ho sforato i tempi, ma penso che la sua sollecitazione meritasse la dovuta attenzione e quindi la ringrazio.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego consigliere per la sua replica.

 

MASTACCHI: Grazie assessore. Allora parto dalla fine. Sicuramente meritava, infatti, ho gradito molto il dettaglio della sua risposta. Parto dalla fine, dichiarandomi soddisfatto della sua ultima dichiarazione, cioè, il fatto che dichiara un impegno a risolvere questa situazione.

Su tutto il resto, abbiamo da discutere, ne avremo ancora nei prossimi mesi, nei prossimi anni, proprio perché, e lei ha citato i dati, i siti, però queste cose vanno bene raccontate qui all'interno dell'aula, ma non sono quelle che le persone si aspettano là fuori, quando sono davanti allo sportello di un CUP o quando devono andare dal CUP al medico di medicina generale, allo specialista, tornare al CUP, tornare al medico e così via.

Io avrei voluto rileggerle le cose che le ho raccontato nella precedente discussione, cioè, i dodici passaggi che in un mondo normale dovrebbero trasformarsi in tre passaggi, non glieli ripeto, anche per problemi di tempo, però io credo che la vera risposta che noi possiamo dare alle persone sarà quella che, quando le rifarò questa domanda, lei mi risponderà che quei dodici passaggi sono diventati tre, perché non è andando a leggere i dati sul sistema sul sito web, che sappiamo bene che ogni sistema si crea una sorta di schermatura di autodifesa, quindi, c'è una legge, faccio tutto quello che devo fare per difendermi dal fatto di non essere coerente con il rispetto di quella legge, in molti casi stiamo ragionando in questi termini, infatti, io ho sollecitato più volte il passaggio che dobbiamo guardare ai diritti delle persone e non solo alle normative e ad essere regolari con le normative, quindi, di dare risposte ai cittadini, quindi, non basta scrivere o normare un problema, dobbiamo risolverlo ed è questo che ci aspettiamo tutti quanti.

Quindi, il dibattito è aperto, abbiamo ancora quattro anni di discussione davanti. Noto in lei un'attenzione a questi argomenti, al di là delle risposte che, come le ho detto, non mi soddisfano completamente, quindi, però credo che ci sia un suo impegno e una sua volontà di risolvere. Quindi, credo che dobbiamo cambiare il paradigma, dobbiamo passare dalle norme che si auto-difendono e che danno giustificazioni a quello che non funziona, a un sistema che comincia a dare delle risposte ai cittadini. Quindi, la ringrazio della risposta, ma come ho detto, avremo altre occasioni per parlarne. Grazie.

 

OGGETTO 1202

Interpellanza sul Pronto Soccorso dell'Ospedale di Bazzano (BO). A firma del Consigliere: Evangelisti

 

PRESIDENTE (Fabbri): Ora passiamo al n. 1202, a firma della consigliera Evangelisti, interpellanza sul pronto soccorso dell'ospedale di Bazzano. Prego, consigliera.

 

EVANGELISTI: Grazie presidente. Il pronto soccorso dell'ospedale di Bazzano rappresenta un presidio sanitario fondamentale per un bacino di utenza ampio e popoloso che comprende tutto il distretto Reno Lavino Samoggia e anche alcuni comuni limitrofi.

Da mesi e ancora oggi, rispetto alla presentazione di questa interpellanza, si sono susseguite notizie e prese di posizione circa la possibile trasformazione del pronto soccorso in un punto di primo intervento (alla data odierna, potremmo dire notizia quasi certa), quindi, con ridimensionamento delle funzioni di emergenza-urgenza e conseguente impatto sull'accessibilità delle cure per la cittadinanza. La questione ha suscitato forti preoccupazioni; ancora oggi le sta destando, tant'è che sul territorio sono in corso incontri.

Citiamo nella nostra interpellanza un articolo di una testata giornalistica locale, il Resto del Carlino, in cui i primi giorni di giugno vengono riportate le dichiarazioni dell'assessore Fabi che afferma, appunto: nessuna riduzione di organico, solo una rimodulazione estiva di buon senso. I Cau non si chiudono. E queste dichiarazioni sarebbero state espresse, dopo aver incontrato, insieme alla dirigenza dell'azienda Asl di Bologna, anche i sindacati e a seguito appunto di quell'incontro, anche sul territorio, ci sono stati più o meno dissensi. L'oggetto appunto preciso del contendere, così come avevano messo nero su bianco i sindaci di Casalecchio, di Zola Predosa, di Sasso Marconi, di Valsamoggia, di Monte San Pietro, non era in realtà la riduzione all'epoca dell'organico dell'ospedale di Bazzano, ma il potenziamento del servizio di pronto soccorso limitato ai casi di minore gravità.

Aggiungiamo appunto che i sindaci di quel territorio avevano in qualche modo aderito alla protesta che si era sollevata contro la chiusura o la presunta chiusura del pronto soccorso. E quindi noi oggi chiediamo all'assessore un aggiornamento della situazione e quindi quali siano gli investimenti effettivamente programmati per l'ospedale di Bazzano, compresi i nuovi posti letto in osservazione continuativa, notizie sulla casa di continuità, sulle infrastrutture accessorie, sui servizi urgenza territoriale, cronoprogrammi e se, a suo parere, siano stati rispettati o si rispetteranno così i requisiti stabiliti dal DM 70 del 2015 per il mantenimento del pronto soccorso; e poi quali valutazioni di impatto sanitario e territoriale sono state svolte per stimare le conseguenze di un eventuale declassamento del pronto soccorso e ciò in tempi di termini di accesso alle cure, di spostamenti verso altri ospedali, più vicini sono il Maggiore di Bologna oppure l'ospedale di Vignola, il carico per i tema di emergenza urgenza e rispetto alle diseguaglianze territoriali. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego assessore Fabi.

 

FABI, assessore: Grazie presidente. Grazie consigliera Evangelisti perché mi permette di fornire gli ultimi aggiornamenti, come giustamente richiedeva, sul percorso che sta portando avanti egregiamente l'azienda USL di Bologna con incontri informativi sul territorio e grande disponibilità al confronto.

È un percorso partecipativo di condivisione avviato la scorsa estate, come ricordava, e che in questi mesi è riuscito a costruire una soluzione che ci consentirà di soddisfare appieno le esigenze dell'azienda USL di Bologna, ma soprattutto le necessità dei pazienti e dei cittadini che abitano quel territorio.

Uno di questi incontri è stato nella sede della Conferenza territoriale sociale e sanitaria di area metropolitana di Bologna il 24 settembre scorso, alla presenza delle organizzazioni sindacali, del sindaco di Sasso Marconi, delegato per l'unione dei comuni Reno, Lavino, Samoggia e della direzione dell'azienda USL di Bologna. Un altro incontro aperto alla cittadinanza e molto partecipato si è tenuto la settimana scorsa al teatro di Pragatto. In quell'occasione, il direttore sanitario dell'azienda USL ha illustrato come sul territorio della Valsamoggia l'assistenza sanitaria nei prossimi anni verrà ulteriormente rafforzata. Sono, infatti, previsti 6 milioni di euro di investimenti tra la casa della comunità e l'ospedale di comunità per oltre 2.000 metri quadrati di intervento, con attivazione di entrambe le strutture prevista a marzo del 2026 e parliamo di un vero e proprio polo sanitario, ma anche a forte valenza sociale, integrato tra ospedale e territorio.

Nella casa della comunità troveranno sede, inoltre, l'aggregazione funzionale territoriale di Valsamoggia, varie équipe multiprofessionali, il punto prelievi, il punto unico di accesso per i problemi sociosanitari, insieme ai servizi sociali, l'assistenza domiciliare e la prenotazione CUP, oltre al servizio farmaceutico a numerose attività specialistiche e gli ambulatori degli infermieri della cronicità di famiglia e gli infermieri di comunità.

L'ospedale di comunità avrà venti posti letto, camere doppie e singole, spazi per attività e fisioterapia, con la funzione di supportare la transizione delle cure verso e dal territorio.

Arriviamo ora all'attività di emergenza urgenza. Questa resterà e verrà demandata all'unità operativa complessa di pronto soccorso SPOKE ed emergenza territoriale, con sede presso l'ospedale Giuseppe Dossetti, sarà inserita nella rete dell'emergenza urgenza dell'azienda Usl di Bologna, composta appunto da strutture HUB e da strutture SPOKE.

L'ospedale di Bazzano resta così al centro dei flussi di accesso mediato dai mezzi di soccorso, anche attraverso i numeri telefonici unici per l'emergenza e per la continuità assistenziale, in coordinamento con la centrale operativa 118 Emilia est, con consueta possibilità di accesso diretto, nel pieno mantenimento della dotazione dei servizi di supporto.

Non è quindi corretto parlare di un declassamento. L'assistenza sanitaria nel territorio della Valsamoggia sarà, anzi, rinforzata - e se posso darle un suggerimento, stavolta da tecnico, quindi, né da consigliere né da assessore - non parliamo di applicazione del DM 70 perché comporterebbe, ma qua veniamo al ragionamento di questa mattina sulla potestà delle Regioni di organizzare adeguatamente il sistema di cura, anche quando interpretano in maniera abbastanza radicale i disposti del DM 70 e magari su questo sono disponibile a tutti gli approfondimenti, se lo riterrà opportuno, che potremo fare su questo tema.

Quindi, concludendo, nessun declassamento, ma la volontà di rafforzare, attraverso anche la realizzazione delle progettualità previste dal P.N.R.R., l'assistenza sanitaria e integrata, che deve diventare sempre di più ospedaliera e territoriale. Grazie, consigliere. 

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego consigliera Evangelisti.

 

EVANGELISTI: Grazie assessore. Non sono soddisfatta della risposta. È vero, c'è tutto. In questo progetto manca il pronto soccorso. Vogliamo ricostruire il nostro cronoprogramma e quindi il comunicato del 6 giugno scorso in cui il sindaco di Valsamoggia affermava testualmente: il pronto soccorso di Bazzano deve rimanere attivo nella sua forma attuale. Una posizione che era stata ribadita alcuni giorni dopo, durante la passeggiata che i sindaci amorevolmente avevano fatto per le vie del paese di Bazzano, tutti assieme, tutti i sindaci appunto dell'unione Reno Lavino Samoggia, dicendo: il pronto soccorso rimane così com'era. Quello stesso impegno era stato assunto ed era già stato scritto dal programma della sindaca Milena Zan, con oltre 6 milioni di euro di investimenti di P.N.R.R., i lavori di ampliamento e l'organizzazione dell'ospedale di Bazzano porteranno a realizzare la nuova casa ospedale di comunità conclusione dei lavori previsti per la fine del 2025.

Questo investimento garantirà il mantenimento del pronto soccorso e un orientamento della chirurgia specialistica in ambito oculistico. E quindi, di lì a pochi mesi, elezioni fatte, si cambia programma, quindi, cambia l'assessore e cambiano le carte. Passa un anno e viene presentato un modello che lei, assessore, ci dice “un modello chiaro e condiviso”, condiviso probabilmente nelle stanze dell'azienda tra i sindaci, e chiaro semplicemente per gli amministratori, ma molto poco per i cittadini e quindi, abbiamo ascoltato anche oggi, un po' devo dire era già stato accennato all'incontro della scorsa settimana, di un programma, appunto, che presenta benefici, per noi presunti, di questo nuovo modello organizzativo, con appunto argomenti che, a nostro avviso, sono molto poco confortanti.

Abbiamo, quindi, una integrazione dell'attività che sarà erogata nell'OSCO, quindi nell'ospedale di comunità e nella casa di comunità, con quella del pronto soccorso, scopriamo oggi di questa integrazione, quando poteva essere detto molto prima e, quindi, appunto, dobbiamo anche, vogliamo ribadire che però gli amministratori ci paiono anche un po' smemorati perché il progetto che oggi si ripropone come innovativo era quel progetto, tale e quale a quello presentato nel 2022 su quel territorio che forse, allora, la Giunta Bonaccini e l'assessore Donini avevano poi desistito dal porre in essere e, quindi, noi capiamo la difficoltà del Partito Democratico nel dover giustificare che già in quel territorio l'ospedale Dossetti aveva visto una rimodulazione, quindi, dal 1° giugno c'era un medico soltanto dalle 16 alle 20 e nella giornata di domenica, addirittura, soltanto dalle 14 alle 20.

Oggi ci riproponete come innovativo quello che era stato promosso qualche anno fa e, quindi, la casa della comunità e l'OSCO lo avevate già proposto. Sappiamo, appunto, che cos'è l'OSCO, una struttura che offre un livello di assistenza intermedia tra l'ospedale e il domicilio, accoglie pazienti però che non presentano patologie acute ma che necessitano di cure continuative o riabilitative non gestibili a casa. E allora qualcuno ci dovrebbe spiegare, sindaco di Valsamoggia compreso, in prima persona, che connessione reale esiste tra questo tipo di assistenza e l'attività di un pronto soccorso in essere oggi, di cui tutti i cittadini di Valsamoggia e non solo sono contenti, che quindi sarà destinato alla gestione, non più appunto delle emergenze.

Abbiamo 3200 pazienti in assistenza domiciliare in quel distretto, circa 800 di quelli risiedono in Valsamoggia e transitano, a nostro avviso, per il pronto soccorso. Riteniamo che alcuni di essi potrebbero avere patologie urgenti. Sono numeri che, a nostro avviso, meriterebbero una riflessione in più. Ci interroghiamo su quelli che saranno i posti letto di osservazione di breve intensità, quelli che sono considerati, se ricordo bene, anche alla luce di quell'incontro pubblico a cui partecipai io, i responsabili dei ricoveri inappropriati.

Noi lo vogliamo citare quel DM e anche comprendendo bene il messaggio che lei ha voluto lanciare anche poco fa, assessore, dobbiamo però dire che una norma è una norma sempre. Poi capisco che possa essere applicata in modo diverso territorialmente e apro una parentesi: quello che lei ha affermato e quello che questa mattina abbiamo ascoltato in aula rispetto alla differenza territoriale anche rispetto alla caduta dei finanziamenti, contrasta con la risoluzione che avevate proposto, ma questa è una parentesi.

Quindi che tipo di pronto soccorso resterà? Non un pronto soccorso, e questo noi lo sappiamo, un punto di primo intervento diventerà, che è una struttura diversa e provvisoria che potrebbe diventare poi un CAU, questo lo dice la normativa. Quindi si sta mantenendo un pronto soccorso o lo si sta gradualmente sostituendo, per noi la seconda ipotesi. A questo dobbiamo aggiungere le operazioni appunto sul ticket sanitario che la Regione ha fatto per garantire più servizi in Valsamoggia come in altri territori periferici: meno servizi e più spese per i cittadini.

Allora noi crediamo che questo non sia un nuovo modello sanitario, ci sembra che il disegno sia chiaro, sia quello precedente, ci dispiace che i cittadini fino ad oggi non abbiano avuto chiarezza da parte dell'amministrazione locale e forse anche poco da parte della Regione, ma sono certa che in questi giorni rimedierete dicendo veramente che cosa diventerà il PS di Valsamoggia. 

 

OGGETTO 1080

Interpellanza relativa agli interventi di manutenzione del ponte sul torrente Enza, tra i comuni di Sorbolo Mezzani (PR) e Brescello (RE). A firma del Consigliere: Fiazza

 

PRESIDENTE (Fabbri): Ora siamo alla 1080 a firma del consigliere Fiazza. interpellanza relativa agli interventi di manutenzione del ponte sul torrente Enza, tra i comuni di Sorbolo Mezzani e Brescello. Prego.

 

FIAZZA: Grazie presidente. Con l'interpellanza che espongo oggi vorrei alcune risposte su una situazione che, peraltro, avevo già portato all'interno di quest'aula e parliamo di una situazione che preoccupa costantemente i cittadini e imprese, amministrazioni locali e parliamo appunto del greto del torrente Enza, in particolare, la parte sotto al ponte che collega il comune di Sorbolo Mezzani con la frazione di Sorbolo a Levante, sotto il comune di Brescello.

Come è noto, il ponte insiste su un tratto del torrente la cui manutenzione e gestione è in capo alla Regione Emilia-Romagna, attraverso i propri enti competenti in materia idraulica, e negli ultimi anni, tuttavia, la situazione del greto del torrente sotto il ponte è diventata sempre più critica, in occasione di eventi piovosi o piene anche di media intensità, si registra un accumulo importante di detriti, materiale flottante, tronchi, rami, sabbia, ghiaia che ostruiscono il deflusso delle acque. C'è anche una foto che riprende, appunto, l'attuale sindaco di Sorbolo Mezzani e rende l'idea, e lui, alzando la mano, riesce a toccare l'estremità dell'arco del ponte e questo significa che ovviamente detriti, sabbia e terra, si sono accumulati proprio sotto il ponte, creando una situazione veramente molto pericolosa. E peraltro, fino a poco tempo fa, magari adesso non è più così, ma anche l'idrometro risultava sepolto da oltre nove metri di materiale e, quindi, anche questo è un dato che va a denotare veramente la gravità del problema.

Tale condizione, non solo mette a rischio la stabilità del ponte, ma rappresenta anche un pericolo concreto di esondazione, in particolare, verso il centro abitato di Sorbolo Mezzani, dove esistono abitazioni, attività commerciali, aziende e abitazioni che racchiudono circa 7 mila persone, solo in quel centro abitato. Ecco, quindi è sicuramente una zona da tenere monitorata e attenzionata. E dobbiamo ricordare anche l'esondazione del dicembre 2017 che devastò la frazione di Lentigione e di Brescello e, più recentemente, quella del 25 giugno del 2024, quando il livello dell'Enza ha superato gli 11 metri, costringendo alla chiusura del ponte e creando diffuse criticità lungo la Val d’Enza.

A ciò, si aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione, quindi, le chiusure continue preventive del ponte; infatti, ogni volta che vi è un'allerta rossa, questo ponte, in via preventiva, viene chiuso e allora questo motivo in più che ci dimostra e ci dice che occorre intervenire. Già nel maggio 2023 i sindaci di Sorbole e di Brescello avevano inoltrato formali richieste, addirittura anche alla prefettura, appunto, per avere risposte per una manutenzione del greto dell'Enza.

Nel 2024 è stato effettuato un sopralluogo con la Regione, tecnici AIPO che hanno confermato la presenza di rallentamenti del flusso dovuti al parziale interramento del canale, ma da allora è stato avviato un cantiere, appunto, con AIPO, con la Regione, per rimuovere del terreno. Ma questo va a rimuovere solamente 20000 metri quadrati di terra.

Alla luce di tutto questo, con l'interpellanza odierna chiedo alla Giunta regionale alcune domande precise: se sia a conoscenza della situazione e delle sue implicazioni sul piano della sicurezza idraulica e della viabilità; se e quali interventi urgenti intende attivare, per la rimozione del materiale ostruente e per il ripristino del regolare deflusso delle acque; se siano previsti piani di manutenzioni programmate nel breve e medio periodo, almeno per il tratto compreso dal ponte fino alla foce sul Po, dell'Enza sul Po; e quali risorse economiche siano disponibili e se sia previsto un coinvolgimento operativo dei consorzi di bonifica e altri enti attuatori.

Infine, in che modo la Regione intende rafforzare il coordinamento con le amministrazioni comunali per garantire un monitoraggio costante e una gestione tempestiva delle criticità in caso di emergenze. Questa interpellanza non vuole essere solamente una segnalazione, ma un appello a tutti noi, alla responsabilità. Il territorio attende da anni interventi di manutenzione che sono davvero doverosi e sono necessari per la sicurezza dei cittadini e del loro territorio. È urgente che la Regione, insieme agli enti competenti, passi dalle parole ai fatti, programmando e realizzando al più presto le opere indispensabili a garantire sicurezza idraulica del torrente Enza e la piena funzionalità del ponte tra Sorbolo Mezzani e Brescello. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Sottosegretaria Rontini, a lei la parola.

 

RONTINI, sottosegretaria: Grazie presidente e grazie anche al capogruppo Fiazza che con questa interpellanza ci consente di tornare su un tema, quello del ponte sull'Enza tra i comuni di Sorbolo Mezzani e Brescello, che sta a cuore a questa amministrazione regionale e di cui, come anche lei stesso citava, avevamo avuto modo di parlare in una delle scorse sedute d'aula, precisamente il 30 settembre, proprio in risposta ad un suo question time. Ci tengo a specificare in apertura alcune cose, anche per rispondere al primo punto della sua interpellanza e, cioè, da una parte, che la sicurezza e la funzionalità delle infrastrutture e del territorio, rispetto a tutto ciò che ha a che fare con il rischio idrogeologico, rappresentano naturalmente temi di grande importanza per la Regione Emilia-Romagna, per questa amministrazione regionale, in particolare. Non a caso, anche a seguito dei fatti alluvionali del 23 e del 24, come noto, il presidente ha tenuto per sé le deleghe e abbiamo fatto uno sforzo già col primo bilancio che va nella direzione, da una parte, di raddoppiare le risorse in capo all'Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile, così come abbiamo confermato la concessione ad AIPO annualmente di 5 milioni di euro dal nostro bilancio regionale.

Lo specifico: si è riunito ieri il comitato di indirizzo dell'ente per la nomina del nuovo direttore. Siamo l'unica regione delle quattro del bacino interessato, a consegnare risorse ulteriori ad AIPO per la manutenzione dei corsi d'acqua, naturalmente che insistono sulla parte nostra di territorio, proprio perché il tema ci sta a cuore e non solo, fa parte di una delle priorità del mandato.

L'altra specifica riguarda il passaggio che lei ha fatto sulle responsabilità; era stato oggetto di un piccolo confronto anche l'altra volta qui in aula. Lo sappiamo, su quella norma, non vorrei essere fraintesa, cioè, non vorrei scaricare a nessuno, c'è una norma che è il famoso e obsoleto regio decreto del 1904, la dico meglio dell'altra volta: faccio appello a tutte le forze che siedono in Parlamento perché, anche a seguito di quello che è successo negli anni scorsi, si possa aggiornare una normativa che non è più adeguata a dare risposta al tema delle manutenzioni delle opere idrauliche e dei manufatti, perché poi mette in capo agli enti proprietari, in questo caso le province e Ferrovie dello Stato, la responsabilità della loro manutenzione.

Lei stesso l'altra volta, giustamente, diceva che era scritta in un'epoca in cui i cambiamenti climatici e tutto quello che ne consegue, non c'erano e, soprattutto, inadeguata a dare risposta ai piccoli comuni e alle piccole comunità. Quindi, l'auspicio è che tutti coloro che siedono in Parlamento e che vengono dal territorio dell'Emilia-Romagna, che sanno quello che è successo negli ultimi anni, ci possono aiutare ad aggiornare quel regio decreto.

Nel frattempo, rispetto alla risposta che le avevo dato il 30 settembre, sono successe alcune cose, cioè, quell’accordo che era in via di scrittura, di approvazione tra i diversi enti che hanno interesse, rispetto al fatto che la funzionalità idraulica nei pressi di quel tratto, di quel ponte, sia migliorato, si sono messi insieme, hanno stipulato un accordo che vede la provincia di Reggio Emilia, quella di Parma, RFI e la stessa AIPO mettere a disposizione della risoluzione del problema 50.000 euro ciascuna e la stessa AIPO, ho parlato poco fa con il direttore per essere certa di dare delle risposte aggiornate, ha già provveduto alla rimozione di tutta la vegetazione, hanno fatto le analisi sul terreno, non appena saranno pronti gli esiti delle stesse, sono anche pronti a fare lo step successivo, cioè, a fare le operazioni di scavo più importanti. È stata pubblicata una richiesta anche per cercare terreni con una richiesta d'aiuto agli stessi comuni, se ci sono aree dove poter portare i materiali di risulta tolti dall'Enza, evitando così di andare in discarica perché, come sappiamo, lei lo sa, è stato sindaco, ha costi diversi. Quindi, siamo andati avanti, appunto, con un interesse diffuso e un lavoro collettivo.

Nello specifico, per quello che riguarda, su questo specifico tema, l'eventuale coinvolgimento del consorzio di bonifica, non c'è perché ho fatto una verifica anche con i nostri uffici regionali, non essendo il fiume Enza di competenza consortile, su questo caso, ma non ne valeva la pena, non serviva, non sarebbe stato utile, forse; è però pur vero che stiamo continuando a lavorare anche per la messa a terra del miliardo di euro che il governo ci ha consegnato per il tramite del DL 65/2025, quello che si occupa di consegnare a questo territorio maggiore sicurezza idraulica, da Piacenza a Rimini, perché noi dobbiamo intervenire in quei territori dove nel 23 e nel 24 è piovuto molto di più, ma dobbiamo intervenire anche negli altri perché, negli altri, quei fenomeni alluvionali non si sono verificati semplicemente perché negli ultimi anni ha piovuto meno che in Romagna e nel bolognese, semplificando sulla geografia. Ecco, in quel lavoro di messa a terra di quelle risorse, quindi, di realizzazione di opere strategiche per la costruzione di maggiore sicurezza idraulica, chiederemo, anzi, ci stiamo già anche confrontando con i consorzi di bonifica perché, come ho avuto modo di dire anche in occasione del centenario della bonifica renana dell'impianto di Saiarino, la sfida grande di lavoro, ce n'è per tutti, quindi, è bene e doveroso collaborare a tutti i livelli istituzionali e con tutti gli enti che portano delle responsabilità.

Infine, anche se non è oggetto specifico della domanda, l'interpellanza, il tutto prende avvio anche da una risoluzione che abbiamo citato anche la volta scorsa, che lei aveva depositato, consigliere Fiazza, su cui la maggioranza ha poi lavorato per emendare anche con un mio contributo, approvata all'unanimità dall'aula, stiamo andando avanti anche per la messa a norma di una delibera che possa dare un po' più agibilità e che possa impegnare, a partire dall'anno prossimo, io immagino, la Regione ad affiancare, in primis, quei piccoli comuni che lei ha più volte citato in quest'aula e le stesse province, cioè, gli enti locali, in questo lavoro di manutenzione, al di là dei livelli di responsabilità, appunto, che la norma nazionale vecchia del 1904 ci consegna. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego consigliere per la sua replica.  

 

FIAZZA: Ringrazio il sottosegretario Rontini per le parole; in particolar modo, mi fa piacere che, insomma, si stia lavorando su una delibera, figlia, magari, di quella risoluzione che poi, insomma, io avevo portato e poi anche altri, abbiamo lavorato da quel punto di vista e, appunto, per tutelare i piccoli comuni, per pulire i greti perché da soli e con un Regio decreto del 1904, purtroppo, si può far ben poco e quindi, invece, se ci sono risposte concrete da parte degli enti sovraordinati, Regione, governo, sono assolutamente importanti.

Per quanto riguarda, nel merito, la risposta sulla questione, appunto, del ponte sull'Enza che unisce Sorbolo Mezzana, Sorbolo a Levante e Brescello, ben venga che ci sia stato uno stanziamento a questi 300000 euro in totale; sono una prima risposta che, da una parte, va nella direzione del pulire, quindi, togliere la vegetazione, togliere una parte di terra, però quello che dicevo in premessa è che i 20000 metri quadrati, ovviamente, non bastano; è un primo segno e ben venga, ma non bastano, ma non perché sono pochi e quindi per fare una critica, ma perché alcuni anni fa, credo tra il 2016 e il 2017, erano stati tolti il doppio dei metri quadrati di terra, quindi, circa 40000 metri quadrati, peccato che, dopo poco, comunque, non era bastato perché, con una grossa piena dell'Enza, poi comunque il Lentigione era andato sott'acqua e quindi questo per dire che ben venga questo inizio, però davvero non è sufficiente. Quindi, occorre uno sforzo maggiore.

Capisco che le risorse non bastino mai, ben vengano i 5 milioni in più dati ad AIPO, però lì c'è un problema contingente. Peraltro, è uscito proprio anche sabato scorso un articolo sulla Gazzetta di Parma, dove il sindaco del comune di Sorbole Mezzani, ma anche i consiglieri di maggioranza e minoranza parlano di un forte allarme perché temono scenari davvero catastrofici. Queste sono le parole utilizzate in Consiglio comunale. Quindi, questo per dire che non bastano i 20 mila metri quadrati. Qui tutti quanti dobbiamo fare la nostra parte, capisco le difficoltà, però qui il problema c'è. Parliamo di un territorio di 7.000 persone che è attaccato praticamente a quel ponte. Quel ponte, ogni volta che c'è un'allerta rossa, ma ormai anche in quelle arancioni, viene chiuso. Viene chiuso perché tutti quanti riconoscono il problema. Tutti quanti lo stanno chiedendo, maggioranza, minoranza, il sindaco di Brescello pure, il sindaco confinante, seppur lontano credo che capisca la questione anche quel sindaco e anche quel Consiglio comunale, quindi, davvero qui il problema c'è, esiste, serve una risposta breve, dico anche coinvolgendo, appunto, perché capisco il tema delle risorse, coinvolgendo magari anche le aziende, che mi pare che anche altre volte abbiano fatto la loro parte, questo non per creare loro dei costi, però coinvolgendole, cercando di capire se anche loro, in qualche modo, possono aiutare.

E quindi, questo è il motivo per cui ho portato avanti questa interpellanza, che era stata depositata ad agosto, ma credo ancora attuale. Lavoriamo tutti quanti in quel senso perché, davvero, ce lo chiedono i sindaci, ce lo chiedono le aziende, la cittadinanza, quindi, cerchiamo di dare una risposta aumentando le risorse, togliendo maggiore terra, perché ben venga l'inizio, ma quella non basta e quindi, davvero, lavoriamo tutti quanti in questo senso. Grazie.

 

OGGETTO 1224

Interpellanza sulla possibilità di ripristinare un presidio stabile delle forze dell'ordine nel territorio comunale di Bagnacavallo. A firma del Consigliere: Mastacchi

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene, la 1208 a firma Mastacchi è stata ritirata perché superata, quindi, abbiamo la 1224 sempre a firma Mastacchi. Interpellanza sulla possibilità di ripristinare un presidio stabile delle forze dell'ordine nel territorio comunale di Bagnacavallo. Prego, consigliere.

 

MASTACCHI: Grazie presidente. Prendo la parola oggi, attraverso questa interpellanza, per portare all'attenzione dell'Assemblea una questione di rilevante importanza per la comunità di Bagnacavallo, che negli ultimi mesi ha manifestato con forza e determinazione un crescente disagio legato al degrado urbano e alla percezione di insicurezza.

La raccolta firme promossa dalla cittadinanza rappresenta un chiaro segnale di allarme sociale, una richiesta esplicita di intervento da parte delle istituzioni. È nostro dovere ascoltare questa voce e agire con tempestività per garantire condizioni minime di vivibilità, decoro e sicurezza. La mobilitazione spontanea dei cittadini, espressione di un disagio reale e condiviso, evidenzia la necessità di rafforzare il presidio istituzionale, di rinnovare l'impegno dell'amministrazione comunale nel tutelare l'ordine pubblico, salvaguardare i beni comuni e promuovere una convivenza civile basata sul rispetto delle regole.

È importante sottolineare che la chiusura della stazione dei carabinieri di Bagnacavallo, avvenuta nell'ottobre del 2019, ha determinato un vuoto operativo e simbolico nella rete di sicurezza territoriale, sebbene tale decisione sia stata motivata dalla necessità di avere interventi di restauro sull'edificio. Le criticità strutturali emerse hanno reso indispensabile un progetto di riqualificazione più ampio.

Tuttavia, la prolungata assenza di un presidio fisico ha alimentato un senso diffuso di vulnerabilità e di distanza dall'istituzione. La presenza continuativa delle forze dell'ordine sul territorio è imprescindibile per garantire l'efficacia delle politiche di sicurezza urbana e per favorire il dialogo diretto tra cittadini e istituzioni. In sua assenza, si assiste ad un indebolimento delle capacità di intervento tempestivo, con conseguente aumento della microcriminalità e della delinquenza diffusa.

Negli ultimi anni, Bagnacavallo ha registrato un incremento significativo di episodi riconducibili a fenomeni di inciviltà urbana e microcriminalità: atti di vandalismo, risse, furti, danneggiamenti e violazione della quiete pubblica sono diventati sempre più frequenti. A questi si aggiungono comportamenti indecorosi come l'abbandono di rifiuti e l'utilizzo improprio di spazi pubblici.

Un episodio particolarmente grave verificatosi il 30 giugno del 2025 ha suscitato un forte allarme nella popolazione, evidenziando la necessità di un intervento tempestivo e coordinato da parte delle istituzioni competenti.

Pur riconoscendo il lavoro svolto dalle forze dell'ordine che operano in condizioni di carenza di personale e mezzi, è evidente la necessità di un rafforzamento strutturale e operativo della loro presenza sul territorio.

Alla luce di quanto esposto, interpello la Giunta regionale per sapere se è stato avviato un confronto con gli enti competenti in materia di sicurezza pubblica al fine di valutare la possibilità di ripristinare un presidio stabile delle forze dell'ordine del territorio comunale di Bagnacavallo, anche in una sede alternativa rispetto a quella precedentemente utilizzata; se sia prevista l'istituzione di un presidio fisso di sicurezza, in particolare nelle ore serali E notturne, con pattugliamenti regolari nel centro storico e nelle aree periferiche; e se e quali misure urgenti e strutturali intenda adottare per contrastare il degrado urbano e garantire condizioni di sicurezza adeguate nella nostra Regione, anche attraverso un piano coordinato con le forze dell'ordine e la polizia locale. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego sottosegretaria.

 

RONTINI, sottosegretaria: Grazie presidente. In premessa, preme precisare che non spetta alla Regione avviare un confronto con gli enti competenti in materia di sicurezza pubblica al fine di valutare la possibilità di ripristinare un presidio stabile delle forze dell'ordine nel territorio comunale di Bagnacavallo. Come noto, infatti, in virtù del combinato disposto tanto dell'articolo 117, secondo comma, lettera h) della Costituzione, che della legge di riforma 1° aprile 1981, numero 121, recante nuovo ordinamento dell'amministrazione della pubblica sicurezza, il sistema di amministrazione della pubblica sicurezza, appunto, risulta di esclusiva responsabilità statuale; ne consegue che la competenza e le scelte tecnico-operative volte a garantire l'ordine e la sicurezza pubblica nel territorio del comune di Bagnacavallo, come di altri, risultano in capo esclusivamente alle prefetture.

In questo caso, parliamo dell'ufficio territoriale del governo di Ravenna, l'organo amministrativo periferico, terminale, politico operativo dell'apparato e della sicurezza a livello provinciale; è dunque il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, sempre coordinato dal prefetto, così come previsto dall'articolo 20 della sopracitata legge, la sede istituzionalmente dedicata all'adozione concertata di interventi necessari a prevenire e contrastare i fenomeni di criminalità, ai sensi dell'articolo 20.

Il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto, come dicevo, prevede la partecipazione del questore, del sindaco del comune capoluogo di provincia, del presidente della Provincia, dei comandanti provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza e dei sindaci degli altri comuni interessati, qualora debba trattarsi di questioni riferibili e relative ai rispettivi ambiti territoriali. In tale sede, su insindacabile valutazione del prefetto, va specificato, qualora convocata, però, la Regione Emilia-Romagna, naturalmente, è sempre stata ed è sempre disponibile a partecipare a specifiche valutazioni in merito alla costituzione di nuovi presidi territoriali aggiuntivi a quelli presenti nel territorio della provincia di Ravenna. Questo è un discorso che parte dal comune di Bagnacavallo, ma che vale per tutti i 330 comuni dell'Emilia-Romagna. Questo per rispondere più nel dettaglio al punto 1 della sua interpellanza.

Venendo, invece, al secondo punto sollevato, consigliere Mastacchi, attraverso interlocuzioni avviate con il corpo di polizia locale della bassa Romagna, che abbiamo avviato anche per rispondere o tentare di farlo nel dettaglio, alla sua interpellanza, risulta che dall'inizio dell'anno siano stati assegnati 19 carabinieri nuovi in servizio in provincia di Ravenna che provengono dalle scuole allievi dell'arma carabinieri di Reggio Calabria, Campobasso, Taranto, Iglesias, Torino e Velletri. Tale rafforzamento, che è su base provinciale, cioè i 19 nuovi carabinieri sono sulla provincia di Ravenna, ha consentito di portare i carabinieri stanziati nel presidio di Cotignola e operativi sul territorio del comune di Bagnacavallo dai 3-4 che c'erano, ai 7-8 oggi attualmente effettivi, garantendo dunque una maggiore presenza del personale, specialmente nelle aree più critiche dei comuni interessati.

Ribadendo che, appunto, ma forse è anche superfluo farlo, che la materia della sicurezza e dell'ordine pubblico è di esclusiva competenza statale, la Giunta, di concerto con le amministrazioni comunali interessate, si rende disponibile a sostenere, come del resto facciamo costantemente, le azioni di prevenzione integrata di natura sociale, situazionale, comunitaria sul territorio e gli interventi volti al miglioramento dei servizi di polizia locale e delle loro dotazioni, mediante l'impulso di strumenti di natura pattizia, parliamo di accordi che possono essere stipulati dalla Regione utilizzando le possibilità dischiuse da disposizioni della legislazione statale e regionale, in attuazione di quanto stabilito rispettivamente dagli articoli 2 e 3 del decreto legge 20 febbraio 2017, numero 14, convertito in legge 18 aprile 2017, numero 48, recante “disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”, in combinato disposto con l'articolo 6 della legge regionale 24, 2023, che è la nostra disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza. Sono tanti gli accordi che in questo senso annualmente vengono stipulati in collaborazione con le comunità locali, i comuni, le unioni, come nel caso della bassa Romagna. Anche in questi giorni il presidente de Pascale ne ha firmati diversi, dopo che sono stati approvati in Giunta con delibera.

Mi permetta in chiusura una battuta, la dico così, ha fatto una descrizione del territorio del comune di Bagnacavallo, su cui la invito magari a fare un confronto anche con l'ex sindaca, che è la sua collega consigliera Proni, oggi non è in aula, ma è collegata, forse, diciamo così, la rappresentazione non rende merito a quella comunità, quel comune, a quel territorio che è limitrofo alla città dove vivo anch'io, sempre pieno di vitalità e davvero di attività. Siamo reduci da poco dalla festa di San Michele, che è la festa di quella comunità, di quel comune, che danno possibilità di vita, di socialità, di tante opportunità ai giovani e alle famiglie, ai cittadini di Bagnacavallo. Questo lo dico, non per sottovalutare, qualora emergano, sono emersi, emergessero criticità, di cui i livelli istituzionali sono tenuti a farsi carico, però, insomma, forse la descrizione è stata un po' colorita. Me lo consenta. 

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego consigliere.

 

MASTACCHI: Grazie. Grazie sottosegretaria. Parto proprio dalla fine, allora. Sono convinto che Bagnacavallo sia un paese della Romagna con le caratteristiche di vivibilità della Romagna, quindi, con degli standard che sono sicuramente positivi e alti. Non è che si volesse fare una così delegittimazione, assolutamente, se è passato questo, faccio ammenda, come si dice. La descrizione però viene da cittadini che mi hanno segnalato problemi di questo tipo, quindi, se li hanno segnalati, io credo che qualcosa ci sia, non credo che siano tutti così, dei tragici, così, che siano persone che vedono situazioni negative che non esistono. Sicuramente, sono persone che hanno percepito un degrado progressivo, legato a questa situazione e si sono anche attivati per raccogliere firme, per risolvere.

Quindi, tolto di mezzo questo equivoco, diciamo che nella sua risposta c'è un po' una contraddizione perché è partita dicendo che la Regione non può fare nulla, poi ha fatto un elenco di cose che ha fatto o sta facendo. Quindi, delle due l'una: o non può fare o può fare. Visto che sta facendo, la sollecitazione è quella di continuare a fare e di fare sempre meglio. Anche perché, dal punto di vista normativo, è vero; ma sul territorio sappiamo tutti che ci sono gli strumenti per intervenire, in particolare, gli strumenti per aiutare gli enti locali a dare risposte allo Stato.

Io le faccio tre esempi, come si dice, intorno a casa mia. A casa mia e intorno ci sono tre comuni che hanno fatto delle attività per far sì che i carabinieri potessero continuare ad essere sul territorio; esempio, il comune di Monghidoro, che aveva perso la stazione dei carabinieri, ha fatto un progetto, in condivisione chiaramente con la prefettura e con gli enti preposti, per ricostruire una caserma e per sostituirsi a quella che c'era prima e ha dato la possibilità ai carabinieri di rimanere. A Loiano c'è una situazione analoga a questa: il comune sta lavorando per ricostruire e ristrutturare, quindi, c'è un'interazione fra l'ente locale e credo anche con la Regione, per rispondere ai bisogni e far sì che, se c'è un problema, venga risolto. Come anche a Monzuno, che so che il sindaco sta addirittura trattando l'acquisto della sede dove attualmente c'è una caserma che, se non fosse acquistata dal comune, sarebbe molto probabilmente destinata ad essere trattata come quella di Bagnacavallo.

Per cui la richiesta è quella di mettere più accento sulla seconda parte della sua risposta e di dare un aiuto al sindaco di quel paese per far sì che questa situazione venga risolta, perché la costruzione di un immobile o la ristrutturazione per un comune ha un peso abbastanza importante e avere il presidio sul territorio aiuta tanto. Io vi posso garantire, avendo fatto il sindaco dieci anni, che avere il presidio sul territorio fa la differenza. Per cui la richiesta è questa, ma io so che lei, al di là delle diatribe del dibattito politico, ha capito bene quella che era la mia richiesta e sono anche certo che se ne farà carico. Grazie.     

 

OGGETTO 1293

Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Piano regionale per il contrasto alla povertà 2025-2027 ai sensi del D.lgs. n. 147/2017".

(Continuazione discussione)

 

PRESIDENTE (Fabbri): Sono finite le interpellanze. Riprendiamo i nostri lavori dal dibattito generale sul seguente oggetto: proposta di iniziativa Giunta recante piano regionale per il contrasto alla povertà 2025-2027. Bocchi era rimasto prenotato. Chiedo se vuole parlare per primo. Prego consigliere.

 

BOCCHI: Grazie presidente. Ci tenevo a intervenire, l'avevo già fatto all'interno della commissione e se qualcuno mi ha ascoltato, mi perdonerà se risente qualche considerazione che avevo già fatto in quella sede, ma è l'occasione anche per ribadire alcune domande che non avevano trovato in quella sede risposta.

Nel mio intervento svolto in commissione rilevavo il fatto che questa corposa relazione, che contiene tanti dati, tanti numeri, in realtà, nascondesse la mancanza di un vero e proprio approccio innovativo al tema della povertà; un approccio innovativo che oggi invece le nuove povertà e la relazione è ricca anche di queste, sono state ricordate anche in alcuni interventi di questa mattina, le nuove povertà che sono cambiate sono trasformate che necessitano di interventi, di essere intercettati in maniera diversa e più puntuale e, laddove segnalavo e segnalo anche in questo momento, la mancanza di una piattaforma digitale, di una governance digitale che sapesse mettere in coordinazione, in raccordo le attività svolte dagli enti del terzo settore dai soggetti del terzo settore che in questo ambito svolgono un compito importantissimo, che sappia mettere in rete gli enti locali fornendo una serie di misure e di informazioni che oggi dovremmo sapere mettere in rete con le nuove tecnologie, in modo da poter veramente fornire agli operatori, al personale, ai dirigenti dei vari enti locali che si occupano di welfare, degli assistenti sociali, degli strumenti utili.

Poi si va a leggere la relazione in cui, per l'amor di Dio, le enunciazioni, il fatto di avviare un percorso, cito testualmente, riguardo a questa esigenza viene esplicitata, ma oggi credo che non ci possiamo più accontentare di enunciare il percorso avviato o che si stia lavorando su questo aspetto. E lo dico perché, al di là dell'enunciare questo percorso, poi se andiamo a leggere, nella mia città, a Parma, c'è stato un acceso dibattito su questi dati, perché se andiamo a leggere i dati contenuti in una tabella e sono a pagina 15, si va a scoprire che i dati forniti dall'assessorato, si va a scoprire che, relativamente alla povertà estrema, su 8403 segnalazioni di povertà estrema, nelle quali sono raggruppati diverse tipologie suddivise per gli ospiti in strutture per immigrati richiedenti asilo, persone in attesa di essere dimesse da istituzioni, persone che ricorrono a dormitori e strutture di accoglienza notturna, ebbene, sulle 8403 persone individuate in tutta la regione, ben 1253 appartengono al comune di Parma; addirittura su 553 nella categoria “ospiti in strutture per immigrati e richiedenti asilo” 450, cioè il 90%, sono assegnati alla provincia di Parma, al che io ho chiesto in commissione, ma lo richiedo ancora qui all'assessore, che ringrazio della sua presenza: o a Parma se abbiamo una situazione veramente fuori controllo o Parma è l'unica che ha fornito i dati, allora anche questa è una cosa molto preoccupante, perché se in un documento ufficiale, che è allegato a un piano triennale sugli interventi per la povertà, ci basiamo su dei dati che sono completamente sconclusionati, perché non possiamo credere che ci sia uno squilibrio di questo tipo, addirittura la provincia di Modena individua 299 persone in povertà assoluta e, ripeto, il dato di Pama 1253, a Reggio 140. Insomma, allora il lavoro da fare credo sia tanto, ma comunque una spiegazione riguardo a questi dati la intendo chiedere all'assessore.

Così come avevo chiesto un dato, non so se riuscite a fornirmelo, in commissione non è stato fatto, siccome anche questo è un capitolo di spesa che viene individuato in 500 e rotti mila euro sul censimento delle popolazioni Rom e Sinti della Regione Emilia-Romagna. Ecco, anche qui chiedo se c'è un censimento che sappia mettere in correlazione la cifra stanziata a un numero di individui rilevato.

Mancano, ripeto, una serie di misure, di attività, di piattaforme che possono servire realmente agli enti locali perché le politiche di welfare, oggi degli enti locali o almeno di quello che io conosco meglio, che è quello della mia città, di Parma, sono ancora datate, sono ancora interventi che passano dai servizi sociali, da interventi a progetto, interventi a sportello, ma che mancano veramente di una base di dati che possa mettere in correlazione chi già oggi, anche per una questione di equità, chi oggi magari ha già un aiuto da parte dell'Inps piuttosto che da una comunità, una Caritas parrocchiale piuttosto che dalla Regione.

Un altro aspetto che vede, secondo me, questa relazione deficitaria, è quella sulle povertà in carcere. Anche qui, l'ho fatto notare all'interno della commissione, parlando con il garante comunale di Parma, ma anche con il garante regionale, lo ha detto anche in una recente audizione che ha avuto con i commissari della commissione che si occupava di questo, invece, ci è stato segnalato che questo è un problema, cioè, la povertà in carcere è un problema che la Regione non può tacere perché è un problema che riguarda tanti detenuti, che ne pregiudicano la qualità della detenzione, la dignità della loro detenzione, a partire banalmente da avere una sigaretta o dei vestiti adatti a quella che si affronta, perché spesso sono i volontari e anche le guardie carcerarie che fanno collette per ottemperare a queste necessità e credo che invece questo sia una questione che la Regione debba porsi, perché pregiudica, dicevo, sia la detenzione in carcere, che poi le possibilità di un reinserimento, finita la pena.

Un'altra questione che mi permetto di segnalare, per la quale non ho trovato una grande attenzione in questa relazione, è il fatto della povertà giovanile. È vero che oggi c'è un divario, uno sbilanciamento nella spesa sociale a vantaggio delle popolazioni over 65, sappiamo che la popolazione invecchia, sappiamo il dramma del fondo di non autosufficienza che non basta mai, per dare risposta a certe esigenze, certe necessità, però anche qui, se oggi i giovani, i nostri giovani sono tutti i più poveri dei loro genitori, se oggi un giovane fatica a magari non a sopravvivere o a vivere decorosamente perché ha comunque una famiglia alle spalle, ma fatica a costruirsi una famiglia, credo che anche qui un occhio di riguardo debba essere posto.

E poi un ultimo tema che anche qui trovo abbastanza assente: si è parlato in poche di queste tabelle, di queste classifiche, di questi dati, ho trovato una distinzione anche per cittadinanza, non che sia fondamentale, però lo è, anche, perché evidentemente dobbiamo renderci conto di quanto la pressione dei cittadini stranieri, dei nuovi immigrati, dico loro, anche qui c'è un passaggio sull'iscrizione all'anagrafe fittizia che vorrei fosse chiarito perché anche questo è dirimente, ci sono comuni che oggi iscrivono all'anagrafe anche cittadini non regolari, perché così possono avere accesso ai servizi oppure no. Anche qui credo che una parola di spiegazione ci possa essere data.

Però quello che mi portava a sottolineare, al di là del giudizio di merito sul quale non voglio entrare, però così come quando parliamo di sicurezza non possiamo nascondere la correlazione che essa ha con l'aumento della popolazione straniera, di quella anche che non si è riuscito, non si è voluto integrare, bene, anche sul welfare e sulle povertà la pressione di questa fascia di popolazione assolutamente è importante. Quella cultura della sinistra umanitaria, radicale, che predicava, quel modello progressista, che predicava l'accoglienza indiscriminata, forse oggi di fronte ai numeri si deve rendere conto che i numeri hanno un peso e che un milione non è la stessa cosa di mille e che l'immigrazione regolare è un conto, quando è gestibile, quando invece è ingestibile diventa un problema. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Grazie presidente. Parliamo in un'aula molto poco interessata, invece, a questo, vedo grandi assenze, molto poco interessata a quello che stiamo discutendo, un piano che tocca uno dei temi più delicati e più veri della nostra società, la povertà; un piano che, come illustrato bene dall'assessore Elena Mazzoni, titolare nell'assessorato all'agenda digitale, alla legalità e al contrasto della povertà, recepisce quanto previsto dal decreto ministeriale del 2 aprile 2025, integrando risorse nazionali, comunitarie e regionali per dare attuazione alle misure di inclusione e sostegno sociale.

Si tratta di un documento complesso e articolato che mette a sistema fondi e programmi diversi. Ma il vero punto politico, quello che deve interrogarci, interrogarci tutti, è la capacità di questo piano di trasformare le risorse in risultati concreti, di passare dalle buone intenzioni alla vita reale delle persone. Perché, a mio avviso, non bastano tabelle e acronimi, serve una visione, serve un modello che restituisca dignità e autonomia a chi oggi vive una condizione di fragilità, talvolta estrema.

I dati illustrati dall'assessore Mazzoni delineano una fotografia che sicuramente non possiamo ignorare. Nel 2023 la spesa media delle famiglie emiliano-romagnole è stata di 2960 euro al mese, superiore quindi alla media nazionale, ma trainata dall'inflazione. Un terzo di questa cifra, il 34,7%, viene assorbito dalle spese per la casa tra affitti, utenze e manutenzioni. È un dato che parla da solo: l'abitazione è tornata ad essere il principale fattore di povertà.

La povertà relativa interessa oggi il 6,8% delle famiglie, un dato che in Emilia-Romagna è raddoppiato rispetto al periodo pre-Covid.

La povertà assoluta, invece, coinvolge in Italia 2,2 milioni di famiglie, pari all'8,4% del totale. E ciò che colpisce di più è la povertà minorile: oltre un 1,3 milione bambini vivono in una condizione di sostanziale privazione. È una povertà nuova, multidimensionale, che non riguarda soltanto il reddito, ma anche la casa, la salute, la solitudine e la mancanza di prospettive.

L'assessore ha richiamato le cause: la pandemia, i conflitti, il caro energia, il rialzo dei tassi, ma ciò che vediamo ogni giorno sui territori è, soprattutto, un progressivo impoverimento abitativo. Gli affitti salgono, i mutui diventano insostenibili, i costi delle utenze pesano come mai prima.

In questo scenario, la Regione deve fare di più; occorre un vero e proprio asse casa regionale che coordini le politiche del piano povertà con gli interventi del P.N.R.R. e con le risorse comunali per recuperare alloggi sfitti, sostenere i canoni concordati e aiutare i comuni a gestire le emergenze sfratti, il tutto nella piena legalità e sottolineo nella legalità.

È inaccettabile che, mentre 8 mila persone in Emilia-Romagna vivono in povertà estrema, molti alloggi pubblici restino inutilizzati per lentezze amministrative. Questa è la prima frontiera della lotta alla povertà: dare una casa, restituire stabilità, ridare sicurezza alle famiglie.

Sul piano finanziario, poi è giusto riconoscere che la Regione ha messo in campo un coordinamento importante tra fondi nazionali, europei e regionali, ma è altrettanto evidente che la gran parte delle risorse arriva dal governo nazionale e dall'Unione Europea. Lo stesso assessore ha ricordato: 62 milioni e mezzo di euro dal fondo nazionale e povertà, 5 milioni per la povertà estrema, 12 milioni per il rafforzamento dei servizi sociali, 22 milioni dal P.N.R.R. per i progetti di housing first e housing temporaneo, 16 milioni per i centri servizi territoriali. A questi si aggiungono le misure regionali per complessivi 5 milioni circa destinate al sostegno diretto e alla mobilità delle persone fragili.

Questo impianto, pur meritorio, resta prevalentemente redistributivo e non generativo, distribuisce risorse ma non sempre produce emancipazione e la povertà, se non accompagnata da politiche attive del lavoro, rischia di diventare una condizione permanente. È qui che serve un cambio di passo; coordinare meglio il piano povertà con le politiche per l'occupazione, la formazione e l'impresa sociale.

Il governo nazionale ha già tracciato questa strada. L'abolizione del reddito di cittadinanza e l'introduzione dell'assegno di inclusione non rappresentano un taglio, ma una riforma di sistema. Oggi le risorse vanno ai nuclei realmente fragili, con percorsi personalizzati di inserimento lavorativo e, accanto a questo, la viceministra Maria Teresa Bellucci ha stanziato 545 milioni di euro per potenziare i servizi sociali, assumere nuovi operatori, creare équipe multidisciplinari. È un segnale concreto che unisce solidarietà e responsabilità.

Allo stesso modo, anche alcune innovazioni regionali meritano attenzione: il microcredito sociale, che offre piccoli prestiti accompagnati da tutoraggio; il bando per il contrasto al sovraindebitamento; il sostegno agli empori solidali e il recupero alimentare; le comunità energetiche solidali contro la povertà energetica. Ecco, sono sicuramente strumenti interessanti, ma vanno monitorati, valutati, resi efficaci sul territorio perché un buon piano non si misura solo dai fondi spesi, ma dai risultati ottenuti.

Ecco, assessore, colleghi, noi come Fratelli d'Italia chiediamo sostanzialmente trasparenza, territorialità e integrazione; trasparenza con un monitoraggio pubblico e costante, provincia per provincia, sull'uso delle risorse e sull'impatto reale delle misure; territorialità, perché le aree più periferiche, come Piacenza e l'Appennino non devono essere lasciate sole; integrazione per unire le politiche sociali e quelle del lavoro, della formazione e della casa.

Il titolo scelto dall'assessore Mazzoni, Insieme con cura e contro la povertà per la dignità, è un titolo bello che condividiamo nello spirito, ma la dignità non nasce da un sussidio, nasce bensì dal lavoro, dalla casa, dalla fiducia: è lì che dobbiamo concentrare gli sforzi perché una società giusta non è quella che assiste, ma è quella che emancipa.

Fratelli d'Italia continuerà a lavorare con spirito costruttivo, ma vigile; sosterremo le misure che producono risultati e continueremo a chiedere una regione più vicina ai cittadini, più attenta ai territori e più capace di fare squadra con il governo nazionale. L'Emilia-Romagna non deve solo tenere, come qualcuno dice, deve tornare a crescere, riducendo le disuguaglianze e restituendo fiducia alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi lavora e a chi cerca un futuro. Solo così potremo davvero dire di aver costruito un piano che non combatte la povertà solo con i numeri ma con le persone. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Ferrero.

 

FERRERO: Grazie presidente. Coloro che mi hanno preceduto sono andati nello specifico dei numeri relativi ai denari che lo Stato e la Regione stanziano per contrastare la povertà. Io ho intenzione di guardare questo problema da un lato un po' diverso. È necessario, a mio modo di vedere, andare a vedere quelle che sono le cause che portano o alcune delle cause che portano a questa situazione che noi cerchiamo oggi di rimediare, andando a occuparci solo ed esclusivamente degli effetti.

Io leggo testualmente una parte, esattamente a pagina 71, di questa relazione. Spesso le relazioni individuano le cause, vanno nello specifico, poi però nelle discussioni si prendono rivoli diversi che alla fine poi tendono a non andare a vedere realmente quello che è il problema.

Leggo testualmente pagina 71: “Le cause tradizionali della povertà, come la disoccupazione, la bassa scolarizzazione o la marginalità abitativa, sono generalmente riconosciute e, pur non essendo risolti in modo esaustivo, sono già oggetto di interventi volti a limitarne gli effetti. Queste urgenze oggi si affiancano fragilità meno visibili, riconoscibili, ma altrettanto pervasive, che derivano da mutamenti profondi nell'assetto tradizionale e familiare della società contemporanea. In questo senso, a titolo di esempio, uno dei fattori più rilevanti è la progressiva disgregazione del nucleo familiare, storicamente fondato sui legami solidaristici interni e capaci di fungere da ammortizzatore sociale naturale nelle situazioni di crisi”.

In altre parole, cari colleghi, la famiglia. Quindi, nel momento in cui oggi una società sempre più spinta verso un progresso del quale non ci avvediamo dove possa arrivare, tende come contraltare a disgregare quella che dovrebbe essere in realtà la naturale base della nostra società, vale a dire la famiglia. La famiglia è la pietra angolare della società, è l'architrave su cui si basa tutto.

Nel momento in cui, politiche portate avanti da anni da una certa sinistra hanno teso a contrastare, demonizzare, fare passare la famiglia per qualcosa di antiquato, per qualche cosa da superare perché legato a una tradizione che noi non vogliamo più riconoscere, legato a quello che è il focolare domestico, legato a quello che la famiglia stessa come natura ha nelle sue fondamenta, vale a dire attraverso l'unione di un uomo e di una donna, la procreazione e la prosecuzione della specie, nel momento in cui per decenni si va, ci si scaglia contro questa visione, che alcuni definiscono antiquata, mentre la stessa relazione pone come naturale antidoto, fa sì che oggi noi ci troviamo a cercare di porre un cerotto su una gamba rotta, non rendendoci conto che la gamba continuerà a rompersi perché la scala è scivolosa, c'è il ghiaccio, quindi, io capisco anche un po' il chiacchiericcio che, cari colleghi, state avendo perché quello che sto dicendo mi rendo conto possa infastidire qualcuno, però questa è la verità, è la verità e la relazione stessa ne dà conto, individuo qual è il problema, nel momento in cui la famiglia viene in un qualche modo a disgregarsi, la logica conseguenza di questo è che quei legami solidaristici, che da sempre vanno a costituire quella che è anche un naturale ammortizzatore sociale, nel momento in cui qualcuno si dovesse trovare a non avere più un lavoro, nel momento in cui magari qualcuno diventa anziano, non è più totalmente autosufficiente, nel momento in cui nasce un figlio non previsto e quindi c'è qualche difficoltà economica, la famiglia come naturale ammortizzatore sociale, base della società architrave su cui si dovrebbe fondare quello che sono appunto le basi di una società naturale, nel momento in cui questo viene a franare, oggi, nella relazione, viene indicato che questo è uno dei motivi principali della povertà. Mi vien da dire: abbiamo scoperto l'acqua calda.

Peccato che, mentre oggi qualcuno qui individua questo problema in altri livelli, in altre situazioni, ma magari anche qui in quest'aula, nel momento in cui si dovessero affrontare altri discorsi, ci si scaglia contro quello che è il naturale antidoto alla povertà.

Quindi, noi oggi possiamo tranquillamente discutere i numeri, possiamo tranquillamente discutere di proposte, ma nel momento in cui non si andrà ad affrontare quello che è il reale problema, vale a dire la dissoluzione della cellula iniziale della società, saremo sempre a rincorrere come un criceto che corre in eternità nella ruota all'interno della propria gabbietta, pensando ad arrivare ad un obiettivo e questo traguardo e obiettivo non verrà mai raggiunto perché siamo sempre a rincorrere, sempre a cercare di posizionare cerotti su gambe rotte, quando in realtà noi dovremo capire il motivo per cui la gamba si rompe e qui viene indicato, viene indicato, però è fondamentale dare vita ad una vera e propria rivoluzione copernicana dal punto di vista culturale; è fondamentale finalmente voltare pagina, non considerando più antiquato ciò che in realtà dovrebbe essere il naturale antidoto a quello che noi oggi stiamo discutendo e affrontando, vale a dire la povertà in Emilia-Romagna. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Casadei.

 

CASADEI: Grazie presidente. Vedo che ho dei fan. Penso che questo piano di contrasto alle povertà, perché è questo di cui stiamo parlando, non stia parlando poi di progetti così astratti, di sussidi, come è stato detto, ma parla di persone vere, persone in carne ed ossa, ognuno con una storia, ognuno con una famiglia, ci sono giovani, anziani, diversi bisogni e tutto questo, diciamo, è racchiuso bene in questo documento che va ad affrontare questi temi, non singolarmente, ma organicamente. Parla di diversi tipi di povertà, dalla povertà assoluta alla povertà estrema, la povertà relativa, che sono tutte condizioni diverse di povertà, ma che tutte fanno parte di quella sfera di fragilità che affligge queste fasce di popolazione che veramente fanno una grande fatica anche solo, delle volte, ad arrivare alla fine della settimana. Pensiamo a chi va a lavorare, comunque, un lavoro povero, costretto a chiedere continuamente anticipi ai propri datori di lavoro per arrivare anche solo alla fine della settimana. Una volta si faceva fatica ad arrivare a fine mese, ora si arriva a fatica a fine settimana. E ci sono tanti esempi di lavoro povero e di povertà che ci circondano, anche a noi nella nostra regione perché, se è vero che i dati ci danno l'immagine di una regione in cui la situazione è meno grave rispetto alle altre regioni, è altrettanto vero che, se ci sono queste fasce e la gravità è minore, non possiamo chiudere gli occhi e le dobbiamo affrontare.

Ci sono tanti esempi: part time involontari, rider e fattorini a cottimo, ci sono gli educatori e gli OSS che sono con contratti precari o comunque contratti inadeguati, ci sono autisti e facchini in appalto, ci sono giovani costretti a infiniti stage per cui non riescono a programmare una vita; pensiamo solo all'accesso al credito e ai mutui per formare una famiglia, per farsi una casa; ci sono gli artigiani e i commercianti che tanto difendiamo e che tanto sono parte dell'identità del nostro paese, ma soprattutto direi della nostra regione, che sono schiacciati anche da una congiuntura internazionale.

Io non so cosa pensate voi o, almeno, non so qual è la vostra percezione sul tema dalla povertà, ma io tutti i giorni vedo ragazze e ragazzi che avrebbero il desiderio di acquistare una casa, di accedere al mutuo, di farsi una famiglia. Ecco, tutte queste persone, tutte le diverse fragilità, hanno visto chiudersi troppe volte la porta in faccia e io penso che con questo piano noi questa porta non la andiamo ad aprire, la andiamo a spalancare. Noi andiamo a spalancare quella porta che si rivolge verso queste fragilità che tante volte hanno visto chiudersi la porta in faccia. E qui non si regalano soldi alle persone perché, se veramente andiamo a leggere questo piano, io spero che i consiglieri in quest'aula l'abbiano fatto, dal tenore degli interventi che mi hanno preceduto, non mi sembra, perché si è parlato di dati, di tante cose si è parlato, ma non si è parlato del piano, perché questo stiamo approvando e questo piano prevede tutte queste misure, sono percorsi, non sono sussidi, sono percorsi che mettono in campo delle politiche, che aiutano le persone non solo ad affrontare dei momenti di fragilità, ma anche a uscire dalla loro condizione e rimettersi in pista con autosufficienza.

E abbiamo diverse fonti che ci parlano di oltre 2 milioni di famiglie in povertà, quasi 6 milioni di individui e le incidenze maggiori, guarda caso, sono tra le famiglie con minori; poi dovremmo affrontare anche il tema della crisi demografica, quando poi vediamo che le principali fonti ci dicono che sono proprio quelle famiglie che i figli li vogliono fare, sono nella situazione di maggiore fragilità e noi andiamo a tutelare quelle famiglie e quindi anche noi stiamo affrontando quella crisi demografica che, da una parte, si sta affrontando dicendo alle donne di fare da incubatrici o al woke di non andare nelle scuole a insegnare ai bambini a diventare donne perché sennò non facciamo figli. Ecco, diciamo che noi agiamo con politiche concrete, stiamo dando strumenti veri alle persone per uscire da queste situazioni.

Poi, fatemi chiudere con un accenno, ne ho parlato stamattina al question time sulla sanità, ma anche sul fondo per la povertà, si sono tagliati anche in questa manovra, che è una bozza e che spero venga rivista, centinaia di milioni di euro sul fondo alla povertà e festeggiano perché hanno abolito il reddito di cittadinanza e introducendo una misura che va a ridurre la platea di persone che possono accedere a quei fondi; ora stanno tagliando pure il proprio assegno di inclusione, quindi, evidentemente, non andava bene il reddito prima perché puzzava di 5 Stelle, ora non va bene neanche l'assegno di inclusione perché evidentemente, questo patto per l'inclusione che viene fatto firmare a chi accede all'assegno, evidentemente, manco quello funziona, quindi, se lo tagliano da soli. Quindi, non so con quale programmazione, alla luce dei dati che stanno venendo fuori, che il trend è in crescita delle famiglie in povertà, non vedo come giustifica questo taglio al fondo alla povertà.

Ecco, mentre noi, con questo piano, sul piano regionale, con risorse molto limitate, stiamo cercando di andare verso un'organizzazione del sistema al contrasto alla povertà, noi cerchiamo di ridare dignità a quelle persone che non è burocrazia, ripeto, si tratta di professionisti che lavorano per risolvere i problemi delle persone con percorsi mirati, sono persone che vengono seguite dall'inizio alla fine, dalla presa in carico al ritorno all'autosufficienza. Io penso che questo piano vada in questa direzione e per questo non posso che non sostenere il lavoro dell'assessora. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Paldino, prego, a lei la parola.

 

PALDINO: Grazie presidente. La Regione Emilia-Romagna si colloca tra le prime posizioni a livello nazionale per quanto concerne il reddito netto familiare. Tuttavia, quattro famiglie su dieci considerano la loro situazione economica leggermente peggiorata rispetto all'anno precedente. I numerosi dati ci aiutano a inquadrare la congiuntura economica locale e del paese: il ceto medio galleggia, mentre tante famiglie si trovano in difficoltà e non hanno la possibilità di risparmiare, di conseguenza, sono costrette a vivere mese per mese.

La rimodulazione delle forme di sostegno economico, quali il reddito di cittadinanza e assegno di inclusione, mette in luce le fragilità di individui che hanno difficoltà nel mercato del lavoro e per i quali, oltre ai doverosi sussidi, è altrettanto necessaria la formazione.

Considerata la natura nazionale di queste risorse, come Regione dobbiamo intervenire su due elementi fondamentali che servono a garantire maggiore stabilità alle famiglie indigenti e sulle quali è per noi più semplice agire. Prima di tutto, la casa: avere una certezza per quanto riguarda l'alloggio è fondamentale per tutelare il diritto delle persone a un maggior benessere sociale. Per questo motivo, sono favorevole a un piano di edilizia residenziale pubblica, con il recupero degli alloggi ERP che necessitano di manutenzione e in accordo con i comuni che devono redigere i nuovi piani urbanistici, la costruzione di nuovi edifici; il social housing rappresenta un'altra misura con l'obiettivo di incrementare il numero di alloggi a prezzo calmierato. Secondo la medesima logica, è opportuno continuare a finanziare sia come Regione sia come Stato, e mi auguro con la più ampia condivisione delle forze politiche, il fondo affitti, per fornire un contributo economico a migliaia di famiglie emiliano-romagnole.

L'energia rappresenta un'altra voce di spesa significativa per le famiglie. Ho già trattato in quest'aula il problema del caro bollette perché implica una spesa onerosa per tutte le famiglie, ma insostenibile per chi si trova in situazione di povertà. La Regione, in accordo con la legge 5/2022, deve continuare a sostenere e promuovere le comunità energetiche. Le comunità energetiche non si limitano alla riduzione dei costi dell'energia e degli edifici coinvolti, ma ricoprono anche un ruolo di collante sociale e incentivo a ripopolare le aree interne e montane, riscoprendo uno stile di vita lento e in comunità. È nostro compito cercare di ridurre il numero di persone in povertà con una particolare attenzione ai giovani, perché la loro situazione di indigenza è probabile che gli precluda un futuro migliore, ed il compito della politica quello di avere uno sguardo verso le prossime generazioni senza perdersi nelle polemiche quotidiane. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Evangelisti, prego.

 

EVANGELISTI: Grazie presidente. Intanto, grazie anche all'assessore per averci oggi chiarito alcuni punti trattati in commissione, che in quella sede non erano stati chiariti, e relativi ai dati che c'erano stati presentati rispetto alla delibera, quindi, i dati dell'annualità 2023 rispetto a una delibera che parlava del 2024.

Abbiamo avuto conforto sul fatto che non ci siano differenze tra un’annualità e l'altra, differenze sostanziali, però secondo noi, anche la forma aveva importanza, almeno per chiarirci su che cosa fosse l'oggetto della discussione. E oggi, appunto, discutiamo di un piano che per sua natura dovrebbe rappresentare quella che è la risposta più alta, più concreta della politica nei confronti della fragilità sociale: il Piano, appunto, regionale per il contrasto alla povertà per il prossimo biennio, quindi, 2025-2027.

A nostro avviso, l'abbiamo detto in commissione e lo ridiciamo in aula, un piano contro la povertà dovrebbe avere una visione chiara, una visione che parta da quelli che sono i bisogni reali delle persone, dagli strumenti e dalla volontà di restituire dignità e non dipendenza alle persone. Ci sembra che poco ci sia in questo piano rispetto ad un fenomeno, quello della povertà, che è un fenomeno complesso e che riguarda diversi aspetti. Lo abbiamo detto in commissione - ancora lo ripetiamo - dietro a questi numeri - i tanti che sono stati snocciolati - ci sono i volti, ci sono storie, ci sono famiglie, ci sono problemi complicati. E quindi, prima ancora di parlare di strategie, che molto poco rinveniamo in questo piano, dobbiamo ricordare che a ognuna di quelle percentuali che avete elencato, dietro ognuna di quelle percentuali, c'è una persona, viene rappresentata una persona, un nucleo familiare, qualcuno che si attende una soluzione rispetto a un problema.

In Emilia-Romagna, le territorialità variegate, le aree montane, le zone costiere rappresentano, per la loro stessa specificità, problemi diversi. Il Piano, come chi è intervenuto questa mattina ha specificato da questi banchi, ripropone misure per lo più uguali alle altre, diciamo, edizioni precedenti. Mentre, invece, il contesto della nostra Regione è mutato. I dati più recenti diffusi dall'Istat, quelli di marzo 2025, così ne aggiungiamo ancora, ci dicono che in Emilia-Romagna il numero delle famiglie considerate povere è aumentata, raddoppiato in pochi anni, passando dal 3,2% nel 2019 al 6,8% nel 2023. Oggi parliamo di oltre 130 mila famiglie in povertà relativa e più di 8 mila persone che si trovano in uno stato di povertà estrema, oppure senza dimora. Nell'anno 2024 una famiglia su quattro non è riuscita a risparmiare nulla e il 14% non ha potuto sostenere una spesa imprevista, il 9% ha difficoltà a vivere, ad arrivare a fine mese.

E quindi questo significa che la povertà non riguarda più solo chi ha i margini ma anche chi comunemente un lavoro ce l'ha, chi cerca di pagare le tasse e chi sostiene un mutuo. E quindi è quella che potremmo definire la povertà dei ceti medi, che abbiamo anche qua in Emilia-Romagna e, come ha ricordato anche l'ASviS, noi siamo di fronte a un paradosso, cresce il PIL ma la povertà non cala. In Emilia-Romagna abbiamo un reddito medio alto, il costo della vita è comunque alto.

Dobbiamo dire che il dato nazionale ci riferisce una situazione per cui non ci dobbiamo esaltare, però un dato stabile rispetto all'anno precedente e questo anche secondo noi andava detto, non tra le righe, ma andava detto espressamente.

Quindi, il primo dei problemi principali riguarda la casa. Oggi in quest'aula ne abbiamo parlato, declinandola sotto diversi aspetti. In questi stessi giorni è lo stesso sindaco della città capoluogo che ha parlato di emergenza abitativa generalizzata e del dovere etico di porre un argine agli affitti brevi. Sono parole che condividiamo nell'analisi, ma che evidenziano, a nostro avviso, le contraddizioni di una classe politica - la sinistra - che denuncia i problemi prodotti anche dalle proprie politiche. E questa Regione ne è un esempio. E quindi, per un certo aspetto, possiamo dire anche che la casa è diventata il primo fattore di povertà.

Non è vero che il governo nazionale non si sta attivando, non è vero che non lo sta facendo anche nell'ultima manovra finanziaria. Lo voglio dire perché se n'è voluto parlare in tema di sanità questa mattina e, allora, è giusto citare che nel documento che è stato depositato ci sono 3,5 miliardi per la famiglia e per il contrasto alla povertà e per la revisione anche dei parametri Isee che da tempo sono aspettati. Si tratta del titolo terzo, gli articoli sono da 37 a 57, per chi volesse andarli a rivedere.

Per quanto riguarda il tema della casa, anche in ambito regionale si continua a ragionare in termini di emergenza, a nostro avviso senza politiche strutturali. Si invoca molto lo Stato, si è invocata la Repubblica e, visto che questa mattina ci siamo lanciati nell'osare un po' di più in quest'aula, forse è giusto dire e anche mostrare e lo facciamo, che per quanto riguarda l'emergenza abitativa si parla di appunto della Repubblica, però queste sono le immagini che noi vogliamo mostrare di chi è in difficoltà e si trova costretto appunto a trovare un rifugio sotto il palazzo della Regione Emilia-Romagna e per questo diciamo che è molto facile puntare il dito in questo momento su un governo che ce la sta mettendo tutta con le risorse a disposizione, non per tagliare i servizi, ma per, appunto, garantire servizi anche ulteriori a chi appunto si trova in condizioni svantaggiate, cosa che abbiamo visto, la Regione Emilia-Romagna non riesce a fare e la sanità è il primo tema su cui si dovrebbe cimentare.

Il piano 2025-2027 stanzia 124 milioni di euro per il contrasto alla povertà, per l'esclusione sociale e il disagio abitativo. Qualcuno lo ha detto, lo voglio ribadire anch'io, si tratta di risorse che non derivano, appunto, da finanzia regionale, ma si tratta di fondi derivanti dal fondo nazionale povertà, dal P.N.R.R., dai fondi europei e dai fondi appunto per il rafforzamento dei servizi sociali.

Diciamolo chiaramente: senza questi fondi il piano regionale non avrebbe alcuna copertura finanziaria e questo, appunto, non sminuisce certo il lavoro del tavolo tecnico della Regione, però impone trasparenza e impone anche responsabilità.

E quindi, va detto: a questa affermazione si accompagna anche la richiesta di una relazione dettagliata, che vorremmo chiedere alla Giunta ogni anno per avere una rendicontazione che entri nel merito. Quindi, quante risorse regionali - al momento poche, per non dire zero, come diceva stamattina l'assessore Paglia, zero, da parte della Regione - quante statali, quante europee e come sono state distribuite tra i territori perché, appunto, la lotta al contrasto alla povertà non si misura solo con le intenzioni, ma anche con quella che per noi è l'efficienza amministrativa.

In molti interventi si è parlato dell'abolizione del reddito di cittadinanza, per noi, lo ribadiamo, è un vanto ed è una medaglia che ci appuntiamo al petto. La legge 85 del 2023 ha appunto abolito il reddito di cittadinanza, una misura che, a nostro avviso, aveva mostrato limiti evidenti e che aveva introdotto e ha introdotto l'assegno di inclusione, l'assegno che ha contribuito a dare sostegno economico e a costruire percorsi di inserimento sociale e lavorativo. Sono oggi in Emilia-Romagna 17 mila le famiglie che beneficiano dell'assegno di inclusione, con criteri più equi e criteri anche più rigorosi.

Questo, a nostro avviso, dimostra un fatto incontrastabile, incontestabile, ovvero che in passato le risorse erano spesso distribuite a pioggia - cosa che a qualcuno manca - mentre oggi vengono destinate a chi realmente firma un patto per l'inclusione, accettando quindi di intraprendere un percorso per l'autonomia. Parallelamente il governo ha stanziato 545 milioni di euro per il rafforzamento dei servizi sociali e avviato la riforma della non autosufficienza. Abbiamo avuto l'onore ieri di ospitare in un convegno il viceministro Maria Teresa Bellucci, la quale appunto ha ricordato come servono reti territoriali forti, con operatori motivati e strumenti digitali che sostengano - non che sostituiscano - il rapporto umano e questa è la differenza che contraddistingue noi e questo governo, ovvero noi crediamo che in una solidarietà che accompagna e che responsabilizza, non in quell'assistenzialismo che piace ad altri e che immobilizza.

Nel Piano regionale, ancora, entrando nel merito, a nostro avviso, rimangono alcune zone d'ombra. Lo avevamo già detto in commissione, si parla di 8400 persone in povertà estrema, di cui il 70% sono cittadini europei o cittadini che non abitano nell'Unione Europea. Rispetto a questo dato non viene fornita nessuna suddivisione tra cittadini Unione Europea e quelli extra Unione Europea, neppure si distingue tra rifugiati, migranti o ex minori non accompagnati. Nella fascia 18-25 anni - questo è un dato significativo - emerge che molti sono ex minori non accompagnati usciti dal sistema di accoglienza. È un dato che, a nostro avviso, impone una riflessione necessaria e doverosa, se dopo lunghi percorsi di accoglienza, questi giovani finiscono addirittura in uno stato di povertà estrema, significa che le politiche di integrazione non stanno funzionando e forse dovrebbero essere riviste e riadeguate.

Anche sui progetti di housing first e di co-housing mancano dati concreti: quanti alloggi sono realmente disponibili, qual è il ruolo operativo del comune, forse anche il nostro comune capoluogo qualche domanda doveva farsela. La relazione regionale si limita a indicare che solo 28 persone sono uscite dall'housing verso l'autonomia abitativa e 221 hanno superato la condizione acuta di bisogno. Solo questi sono i numeri; numeri, a nostro avviso, troppo bassi rispetto alle risorse che sono messe in campo e, quindi, ci chiediamo, ancora una volta, il problema sono le risorse o il problema è ancora una volta il modo in cui queste risorse vengono impegnate? A nostro avviso, la risposta è la seconda.

Che cosa si potrebbe fare, forse, per rendere questo piano più efficace: innanzitutto, sarebbe auspicabile, come è stato detto dal consigliere Vignali, forse perché, appunto, ha amministrato un comune, una maggiore relazione con i territori, con i distretti sociosanitari, con chi queste misure, che sono scritte in un piano, deve poi metterle a terra e deve in qualche modo calarle nelle reazioni, nelle situazioni concrete; e poi mettere la casa al centro e creare appunto vera politica per la casa, pensando al riuso degli alloggi ERP inutilizzati, a incentivi non dati a pioggia e anche a un fondo di garanzia per chi affitta a famiglie fragili; andrebbe snellita quella burocrazia che oggi comuni, unioni e terzo settore devono gestire con bandi che sono separati e complessi. Qualcuno si era impegnato a farlo, ma ad oggi non abbiamo visto i risultati.

Dovremmo monitorare anche i risultati, lo abbiamo detto e adesso lo vogliamo ribadire, non solo le spese e quindi sarebbe giusto forse pubblicare ogni semestre e quindi un po' più spesso, i dati concreti su povertà, su patti di inclusione, sui nuclei usciti dalla marginalità e anche sugli alloggi recuperati; rafforzare la presa in carico familiare, ogni nucleo probabilmente dovrebbe avere un referente unico e ci dovrebbe essere anche in questo maggiore semplicità e più chiarezza; difendere la legalità e anche difendere la proprietà. Le occupazioni abusive non sono solo un diritto sociale, ma sono una sconfitta della Repubblica e quindi anche di questa Regione. Serve una linea chiara e sostegno a chi è in difficoltà, ma nessuna tolleranza rispetto a chi aggira le regole.

In via Michelino, c'era una famiglia che occupava un immobile; aveva ricevuto uno sfratto per finita locazione. Io non credo di essere l'unica in quest'aula ad avere avuto familiarità con queste procedure perché avvocato, perché direi che ormai sono procedure note e, quindi, sono procedure che vengono eseguite con un ufficiale giudiziario che chiede, per poter avere accesso all'immobile, non al primo accesso, non al secondo, non al terzo, di essere messo in condizione di poter accedere con un fabbro e di avvisare i servizi sociali. Della prima richiesta viene investita la proprietà, della seconda vengono investiti gli enti. Quindi, qualcuno o la Regione o il comune o chicchessia in qualcosa ha sbagliato, è inutile trincerarsi dietro la disperazione o davvero la fragilità delle persone, quando non sempre c'è. Si trattava di un nucleo che lavorava, si trattava di un nucleo che aveva ricevuto altre possibilità e le ha rifiutate. Lì i servizi sociali non c'erano per curarsi, appunto, di chi colpe non ha, come, appunto, i bambini o i figli che dovrebbero essere preservati e non strumentalizzati in questa situazione.

E quindi, questo piano, a nostro avviso, non deve essere la vetrina di una parte politica, ovvero la vostra, ma dovrebbe essere un atto di responsabilità collettiva, che per noi significa voler anche prendere in considerazione quelle misure del governo di buon senso che spesso vengono osteggiate per partito preso. A nostro avviso, la povertà non ha sicuramente colore; a vostro avviso, le soluzioni lo hanno e, quindi, le nostre sono quelle che guardano alla dignità, al lavoro della famiglia, al lavoro delle persone, alla libertà personale.

Crediamo in una sussidiarietà che abbia appunto delle caratteristiche diverse dalla vostra, nella collaborazione tra le istituzioni e la società civile che passa anche attraverso questi piani; nel valore delle comunità locali che debbono essere ascoltate sempre e che si debbono aiutare senza appunto bisogno di falsi paternalismi. E quindi, appunto, chiediamo anche alla nostra Regione di uscire un po' da quel linguaggio dell'emergenza, dietro al quale troppo spesso si trincera e di passare, invece, a quello dell'efficacia. Meno tavoli. Abbiamo tavoli per tutto fuorché per le situazioni in cui servono; e più azioni, meno dichiarazioni che occupano titoli e pagine dei giornali, lo capiamo bene, siamo quasi alle soglie di una campagna elettorale, però siamo anche all'inizio, rispetto a questa Regione, di un mandato, anzi, siamo a un anno di mandato in cui, appunto, provvedimenti di responsabilità non se ne vedono molti.

Quindi, auspichiamo più risultati, meno burocrazia e più prossimità anche rispetto ai territori più marginali e, quindi, in tutti i campi, dalla sanità al welfare e anche rispetto a questi piani. La povertà purtroppo è cresciuta, in questo momento è stabilizzata, il dato è quello a livello nazionale. I fondi, certo, se ne potrebbero avere sempre di più, ma rispetto a questo piano fondi, come abbiamo detto ed elencato, ce ne sono. Serve anche, rispetto a misure di questo tipo, coraggio politico. Il governo sta facendo la sua parte; il viceministro Bellucci, anche ieri, si è messa a disposizione anche ad ampio spettro e, quindi, non soltanto per le politiche che riguardano welfare, ma anche per politiche che riguardano, ad esempio, un altro tema che ieri abbiamo affrontato, quello delle dipendenze.

Lo dovremmo fare assieme e, quindi, l'Assemblea legislativa nella sua interezza, non per un titolo di giornale, lo voglio ripetere, ma per quelle 130 mila famiglie emiliano-romagnole che ogni mese si chiedono se ce la faranno a pagare un affitto, le bollette, se riusciranno a fare la spesa, nonostante i sacrifici che vengono chiesti loro, che sono stati chiesti loro con l'aumento di tutte le leve fiscali. Dobbiamo restituire dignità alle persone: questo è il nostro dovere; è un dovere etico, è un dovere politico; ma dobbiamo restituire dignità anche a noi stessi che occupiamo questi banchi e che ci siamo impegnati a trovare soluzioni, non soltanto sulla carta, ma anche soluzioni concrete, lo vogliamo dire e affermare anche noi dai banchi della minoranza. E su questo aspetto Fratelli d'Italia sicuramente continuerà a incalzare la giunta con sempre grande rispetto, ma con fermezza.

Crediamo che la povertà si debba combattere non con le parole, con tante parole, non con tante pagine che ci vengono lette, ma con i fatti e auspichiamo che in futuro si possa andare in questa direzione.

Come abbiamo detto in commissione, lo anticipo, il nostro atteggiamento non è un atteggiamento oppositivo, ma è un atteggiamento di chi si pone e si mette in ascolto e, quindi, nonostante magari i toni un po' bruschi e anche un po' critici, il voto che noi andremo a fare quando si potrà e quando il documento sarà posto al voto, sarà di astensione.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene. Vedo che, nonostante l'ora, si sono prenotati in tanti; quindi, dichiaro chiusa la seduta. Ci aggiorniamo al prossimo Consiglio.

 

La seduta termina alle ore 17,33

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

 

ALBASI Lodovico, ANCARANI Valentina, ARAGONA Alessandro, ARDUINI Maria Laura, ARLETTI Annalisa, BOCCHI Priamo, BOSI Niccolò, BURANI Paolo, CALVANO Paolo, CARLETTI Elena, CASADEI Lorenzo, CASTELLARI Fabrizio, COSTA Andrea, COSTI Maria, CRITELLI Francesco, DAFFADÀ Matteo, DONINI Raffaele; EVANGELISTI Marta, FABBRI Maurizio, FERRARI Ludovica Carla, FERRERO Alberto, FIAZZA Tommaso, FORNILI Anna, GIANELLA Fausto, GORDINI Giovanni, LARGHETTI Simona, LEMBI Simona, LORI Barbara, LUCCHI Francesca, MARCELLO Nicola, MASTACCHI Marco, MUZZARELLI Gian Carlo, PALDINO Vincenzo, PARMA Alice, PESTELLI Luca, PETITTI Emma, PRONI Eleonora, PULITANÒ Ferdinando, QUINTAVALLA Luca Giovanni, SABATTINI Luca, SASSONE Francesco, TAGLIAFERRI Giancarlo, TRANDE Paolo; UGOLINI Elena, VALBONESI Daniele, VIGNALI Pietro, ZAPPATERRA Marcella.

 

Hanno partecipato alla seduta:

la sottosegretaria RONTINI Manuela,

gli assessori CONTI Isabella, FABI Massimo, FRISONI Roberta, MAMMI Alessio, MAZZONI Elena, PRIOLO Irene.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno, il Presidente della Giunta DE PASCALE Michele.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta l’assessora ALLEGNI Gessica.

 

Comunicazioni prescritte dall’articolo 69 del Regolamento interno

 

Nel corso delle sedute sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

INTERROGAZIONI

 

1453 -  Interrogazione a risposta scritta relativa agli interventi di tutela e rilancio della castanicoltura piacentina, con particolare riguardo alle azioni utili a contrastare l'abbandono dei castagneti. A firma del Consigliere: Tagliaferri

 

1454 -  Interrogazione a risposta scritta circa l'avanzamento della progettazione e del completamento della cassa di espansione del torrente Navile nel comune di Bentivoglio (BO). A firma dei Consiglieri: Vignali, Castaldini

 

1455 -  Interrogazione a risposta scritta relativa alla carenza di Operatori Socio-Sanitari (OSS) qualificati, con particolare riferimento alla provincia di Ferrara. A firma del Consigliere: Gianella

 

1456 -  Interrogazione a risposta scritta sulle azioni da intraprendere per salvaguardare l'aeroporto "Giuseppe Verdi" di Parma, al fine di conseguire un sistema integrato degli aeroporti dell'Emilia-Romagna efficiente e con prospettive di crescita per tutta la comunità regionale. A firma del Consigliere: Vignali

 

1457 -  Interrogazione a risposta scritta sulle opere di ripristino e di messa in sicurezza delle strade interessate dagli eventi alluvionali del 2023 e del 2024 nel comune di Monterenzio (BO). A firma del Consigliere: Evangelisti

 

1460 -  Interrogazione a risposta scritta relativa alla possibile soppressione dell'Istituto Comprensivo n. 4 di Cento (FE) e al rispetto degli indirizzi regionali sulla programmazione della rete scolastica. A firma del Consigliere: Castaldini

 

1461 -  Interrogazione a risposta scritta sulle criticità del canile intercomunale "Terre verdiane" di Fidenza, rilevate dagli ispettori dell'AUSL di Parma. A firma del Consigliere: Vignali

 

1462 -  Interrogazione a risposta scritta sullo stato di realizzazione dell'area di espansione e miglioramento dell'officiosità del torrente Ghironda a Ponte Ronca, a Zola Predosa (BO). A firma del Consigliere: Vignali

 

1463 -  Interrogazione a risposta scritta sullo stato di avanzamento del completamento della cassa di espansione del fiume Santerno a Imola. A firma dei Consiglieri: Vignali, Castaldini

 

1464 -  Interrogazione a risposta scritta sullo stato di avanzamento della progettazione delle opere di completamento della cassa di laminazione delle piene del torrente Lavino, in località Rivabella. A firma dei Consiglieri: Vignali, Castaldini

 

1465 -  Interrogazione a risposta scritta per sapere quali azioni la Giunta intenda intraprendere in merito alla futura gara per l'affidamento del servizio idrico integrato in provincia di Parma, in vista della scadenza del contratto nel 2027. A firma del Consigliere: Vignali

 

INTERPELLANZA

 

1458 -  Interpellanza per conoscere le tempistiche dell'uscita del bando regionale sugli hub urbani e di prossimità e l'ammontare delle risorse stanziate, con particolare riferimento alla provincia di Reggio Emilia. A firma del Consigliere: Aragona

 

RISOLUZIONE

 

1459 -  Risoluzione per impegnare la Giunta a predisporre le opportune modifiche normative, relative ai requisiti per l'accesso alla graduatoria di Erp, prevedendo, per tutti i componenti maggiorenni disoccupati del nucleo beneficiario (fatti salvi i casi di impossibilità al lavoro), l'obbligo di sottoscrizione della dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro presso il centro per l'impiego e l'adesione al patto per il lavoro e l'inclusione sociale o altro percorso di accompagnamento al lavoro. (28 10 25) A firma dei Consiglieri: Evangelisti, Sassone

 

(Comunicazioni prescritte dall’articolo 69 del Regolamento interno - n. 17 prot. PG/2025/30531 del 29 ottobre 2025)

 

 

IL PRESIDENTE

I SEGRETARI

Fabbri

Pestelli - Trande