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60.

 

SEDUTA DI LUNEDÌ 22 DICEMBRE 2025

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

INDI DEL VICEPRESIDENTE TAGLIAFERRI

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile nel sito dell’Assemblea

 

PRESIDENTE (Fabbri)

 

SESSIONE DI BILANCIO

 

OGGETTO 1743

Comunicazione del Presidente della Giunta sull'attuazione del Programma di Governo.

 

OGGETTO 1507

Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) 2026". (35)

 

OGGETTO 1601

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Disposizioni collegate alla legge regionale di stabilità per il 2026". (11)

 

OGGETTO 1602

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2026-2028 (Legge di stabilità regionale 2026)". (12)

 

OGGETTO 1603

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna 2026-2028". (13)

(Continuazione discussione)

PRESIDENTE (Fabbri)

BARUFFI, assessore

BOCCHI (Fratelli d’Italia)

PRONI (Partito Democratico)

QUINTAVALLA (Partito Democratico)

ARDUINI (Partito Democratico)

BURANI (Alleanza Verdi Sinistra)

MUZZARELLI (Partito Democratico)

PRESIDENTE (Tagliaferri)

FIAZZA (Lega)

COSTI (Partito Democratico)

PRESIDENTE (Fabbri)

MARCELLO (Fratelli d’Italia)

MASTACCHI (Rete Civica)

GIANELLA (Fratelli d’Italia)

UGOLINI (Rete Civica)

PRESIDENTE (Fabbri)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,42

 

PRESIDENTE (Fabbri): Buon pomeriggio. Dichiaro aperta la seduta pomeridiana numero 60 del 22 dicembre 2025. È computato come presente ai soli fini del numero legale, ai sensi dell'articolo 65, comma 2 del regolamento interno, il presidente della Giunta De Pascale, assente per motivi istituzionali.

Ha comunicato che partecipa da remoto, ai sensi dell'articolo 102 bis, la consigliera Zappaterra.

Hanno giustificato la propria assenza gli assessori Conti e Fabi.

 

SESSIONE DI BILANCIO

 

OGGETTO 1743

Comunicazione del Presidente della Giunta sull'attuazione del Programma di Governo.

 

OGGETTO 1507

Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) 2026". (35)

 

OGGETTO 1601

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Disposizioni collegate alla legge regionale di stabilità per il 2026". (11)

 

OGGETTO 1602

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2026-2028 (Legge di stabilità regionale 2026)". (12)

 

OGGETTO 1603

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna 2026-2028". (13)

 

PRESIDENTE (Fabbri): Riprendiamo dalla sessione bilancio. Erano state illustrate le relazioni dei relatori di maggioranza e minoranza. Io darei la parola all'assessore Baruffi per la prima relazione della Giunta.

 

BARUFFI, assessore: Grazie presidente. Voglio scusarmi ancora con lei, con l'Assemblea e con i relatori se ho dovuto assentarmi nella la seconda parte della mattinata durante gli interventi dei relatori, ma ho spiegato che c'era la concomitanza dell'incontro tra il Ministro Calderoli e i rappresentanti delle regioni. Ne approfitto anche per dire che quell'incontro è avvenuto a seguito di un rinvio e anche in questo incontro abbiamo convenuto che non ci fossero le condizioni per un'intesa circa la riclassificazione dei criteri per la montanità. È fissata una nuova conferenza unificata per il 29.

Ringraziando il Ministro anche per la disponibilità accordata alle regioni, non ho nascosto che sarà molto complicato arrivare ad un accordo perché abbiamo oggettivamente valutazioni diverse, però credo che come sempre valga la pena lavorare fino all'ultimo minuto per trovare un'intesa istituzionale. D'altra parte, credo ci venga riconosciuto in sede di conferenza, anche come Emilia-Romagna, di operare sempre per trovare un accordo positivo. Se penso agli ultimi giorni, lo dico perché è materia calda anche di questa Assemblea, anche direi soprattutto grazie al lavoro di mediazione che la nostra Regione ha svolto, è stato possibile trovare un'intesa sulla riprogrammazione di medio termine dei fondi europei della coesione, un'intesa sulla coesione per la parte nazionale, gli FSC e anche un accordo per quanto riguarda il decreto sulle aree idonee. Cioè, sto citando elementi particolarmente significativi e complessi dove, in partenza, le distanze erano molto grandi. Così come - ed è una notizia assolutamente positiva - si è trovata un'intesa complessiva sul riparto del fondo sanitario nazionale, non solo per la quota indistinta, ma anche per la quota premiale. Da ultimo, anche sulla mobilità sanitaria anche per la parte privata. Io di questo voglio ringraziare naturalmente tutte le regioni, ma in particolare il collega Massimo Fabi che ha svolto un lavoro straordinariamente importante.

Per venire al merito, la prima questione su cui vorrei richiamare la vostra attenzione è che, pur nel quadro di forte criticità descritto bene, credo, nella nota di aggiornamento del DEFR, riportato anche dai relatori, naturalmente a partire dalla stagnazione economica dentro cui vive il nostro paese e dal conseguente quadro di finanza pubblica particolarmente severo, questo è, credo lo si possa dire, un bilancio tecnicamente più semplice di quello che abbiamo alle spalle, di quello che abbiamo approvato nel marzo scorso. Da un lato, perché la manovra approvata, molto impegnativa, molto complessa, per l'esercizio 2025, ci permette di dare un respiro di mandato di legislatura alle scelte che abbiamo compiuto e agli obiettivi in coerenza con il programma di mandato; dall'altro lato, perché - e mi pare sia stato ben sottolineato, pur naturalmente con valutazioni politiche diverse - dal relatore di maggioranza e di minoranza del DEFR del bilancio, siamo dentro un quadro di continuità e di coerenza con le scelte che abbiamo compiuto alcuni mesi fa, a partire dal palinsesto degli obiettivi strategici che informano questa legge di bilancio in coerenza con quella precedente.

La prima, è appena il caso di ricordarlo, è il tema della tutela del sistema sanitario regionale nella sua capacità di offrire una risposta universalistica e di qualità a tutte le cittadine e a tutti i cittadini dell'Emilia-Romagna. A questo obiettivo possiamo guardare con qualche elemento di rassicurazione in più per il 2026 e, ad oggi, solo per il 2026, da un lato, grazie alla scelta fiscale che abbiamo compiuto l'anno passato, ci sono 200 milioni di euro che strutturalmente entrano nella disponibilità delle nostre aziende, a cui si aggiungono le risorse che entrano a regime per i ticket sanitari; ma, dall'altro lato, non ve lo nascondo, anche perché c'è stato un ravvedimento operoso da parte di Governo e Parlamento, l'incremento che era previsto per quest'anno nell'ordine di 4 miliardi di euro del fondo sanitario nazionale, che qualche mese fa veniva indicato come sufficiente, per fortuna, tale non è più stato reputato e si è proceduto ad un incremento che io considero importante.

Importante perché mette a disposizione 6,4 miliardi di euro per il prossimo anno del sistema sanitario nazionale e, anche in considerazione degli impegni che sono stati assunti per la revisione di alcuni criteri di riparto, confido ci metta nelle condizioni di non chiudere il riparto stesso nel mese di novembre o di dicembre, ma di poter avere una programmazione delle risorse a favore del sistema nostro regionale - parlo di questo naturalmente, che ci compete - e delle nostre aziende un po' più accomodante, diciamo, nei tempi e nella perimetrazione.

Queste scelte sono per me tanto più importanti perché rendono agibile il terzo fronte di intervento che è quello anche di evoluzione e innovazione del sistema. Siamo partiti da qui un anno fa dicendo che, senza mettere in sicurezza il sistema sanitario regionale, avremmo precluso anche la possibilità di operare una vera riforma, una vera innovazione che non fosse semplicemente di razionalizzazione, cioè, di tagli e di economie di spese. Io credo che questo non ce lo possiamo permettere, lo dico da assessore al Bilancio.

Una logica contabile e ragionieristica non fa funzionare di per sé il sistema sanitario regionale. Penso che questo ci offra lo spazio per poter accompagnare questa evoluzione. Legato strettamente a questo punto - vado proprio per titoli, ne abbiamo discusso diffusamente in tutte le commissioni - il potenziamento della risposta per la non autosufficienza che è la vera priorità di breve, medio e lungo termine di questo Paese, anche in considerazione della nostra evoluzione demografica e sociale.

Lo sforzo che era stato immaginato l'anno scorso viene riconfermato con coerenza. Per quest'anno, cioè per il 2026 e per il 2027, sono a regime 50 milioni di euro in più nel biennio, che vengono aggiunti al sistema e io sono fiducioso che, se saremo nelle condizioni di interpretare correttamente una gestione rigorosa e lungimirante, ci saranno le condizioni per proseguire nel potenziamento anche nel corso della legislatura, a partire già dall'esercizio 2028.

Così come il tema della difesa del territorio. Io rivendico il fatto che il raddoppio delle risorse, non solo è diventato strutturale, quindi, lo trovate in tutti gli esercizi di previsione, ma lo abbiamo attuato fin dal primo anno. Era un obiettivo di legislatura e la scelta dell'amministrazione regionale è stata quella di operare fin dal primo anno.

Come ho avuto modo di illustrare, lo ha fatto più in dettaglio di me anche la sottosegretaria, queste risorse si aggiungono a quelle che abbiamo stanziato anche per le progettazioni, per accelerare sul piano di messa in sicurezza del nostro territorio e, quindi, per poter operare anche in attesa del 2027 che è l'anno a valere per quanto riguarda la prima tranche del fondo da un miliardo di euro. Se avremo capacità, come stiamo, credo, facendo in questi mesi, di una vera, piena e ritrovata collaborazione istituzionale tra la struttura commissariale e la struttura regionale, credo che ci saranno le condizioni anche per rendere sistematico questo processo di accelerazione delle progettazioni e, quindi, di dare un beneficio, prima di tutto alla Romagna, ma anche a Bologna, a tutta l'area colpita, e poi a tutto l'arco del nostro Appennino, per una messa in sicurezza idrogeologica. Credo che questo sia un obiettivo di legislatura straordinariamente importante anche per le risorse che non rientrano nel famoso miliardo, ma che verranno programmate e assegnate da parte del Ministero dell'Ambiente.

Il quarto titolo, come noto, è quello delle politiche abitative, rappresenta una priorità nuova rispetto al precedente quadro programmatico delle due passate legislature. Credo che troverà uno spazio particolarmente significativo anche all'interno del nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima, il Patto per l'Emilia-Romagna. Certamente ce lo ha negli spazi di questo bilancio e della riprogrammazione di medio termine a cui prima vi accennavo.

In cosa si sostanzia questo accordo tra le regioni e il governo, accordo volontario, per questo è necessaria un'intesa: nella possibilità di destinare a questa nuova priorità codificata dalla commissione nella revisione di medio termine il tema dell'housing. È richiesto alle regioni che hanno un livello di attuazione dei propri programmi, in particolare, del FESR meno avanzato, cioè sotto il 45%, di destinare a tale priorità almeno il 6% delle risorse che avanzano nel programma; alle regioni che hanno uno stato di avanzamento più significativo, oltre il 45%, di destinare almeno il 3%. La Regione Emilia-Romagna era a ottobre, quindi sono dati certificati non proprio aggiornatissimi, al 76% di avanzamento del programma e, nonostante questo, ha scelto di destinare il 7,2, quindi più del doppio di quanto richiesto sulla priorità della casa. Una scelta che avevamo codificato insieme all'assessore e questo ci mette, credo, dentro un obiettivo nazionale condiviso che guarda, non solo alle famiglie più bisognose, ma anche alle famiglie che oggi hanno difficoltà a trovare nel mercato libero e nel mercato convenzionato una risposta che sia soddisfacente.

Ancora, ci sono scelte che puntano a sostenere, in particolare le leggi 14 del 2014, la legge 2 del 2023, dell'attrazione trattenimento dei talenti e degli investimenti. Sono programmati quasi 40 milioni di euro nel triennio su queste politiche e credo che rappresenti, dal punto di vista dell'impegno nostro, a fianco quello del cofinanziamento, dei programmi della coesione, uno sforzo straordinariamente importante che difficilmente, credo, possa trovare riscontro altrove. Questo sforzo si sposa bene con quello invece di sostegno agli investimenti pubblici, investimenti quindi sulla parte privata e sulla parte pubblica.

Come ho avuto modo di spiegare meglio in prima commissione, la gestione attenta, corretta delle nostre risorse rispetto al triennio precedente, 60 milioni di euro in più per investimenti, a cui si aggiungono ulteriori 157 milioni di euro che derivano dall'accordo raggiunto anche in questo caso in sede di Conferenza Stato-Regioni con il Governo per sterilizzare gli effetti del fondo anticipazione liquidità. Non siamo arrivati con la legge di bilancio al punto che avevamo concordato con il Governo, ma c'è stato un avanzamento ulteriore, questo lo sottolineo positivamente, sono 800 milioni ulteriori di spazio che viene accordato e, in questo caso, libererà dell'avanzo a disposizione dell'amministrazione.

Mi sono soffermato su questi ultimi due aspetti perché riteniamo davvero che la questione prioritaria in questo momento per il nostro sistema Paese, quindi, anche per l'Emilia-Romagna, siano la crescita e l'equità; due elementi che debbono camminare insieme e che in questo momento nel paese non stanno camminando e, in ogni caso, divergono perché stiamo registrando un paese che cammina molto più lentamente, siamo alle soglie della stagnazione e dove si acuiscono le distanze sociali. Io non sono stupito di vedere a consuntivo, lo dico anche rispetto al dibattito che abbiamo fatto alcuni mesi fa in quest'aula, come l'Emilia-Romagna, non solo non ha indicatori peggiori, ma ha indicatori migliori del resto del paese e così come li avrà anche nelle previsioni del Governo e di Prometeia che abbiamo riportato anche per il prossimo triennio. Il problema è che parliamo sempre di zero virgola, quindi siamo dentro a un quadro che è di stagnazione economica e che merita prima di tutto una scossa.

Avere manovre anticicliche sugli investimenti pubblici e privati è la precondizione, pur nel quadro deteriorato, contesto deteriorato internazionale, nel quadro di finanza pubblica molto stretto dentro cui si muove in questo momento la strategia del Governo, per provare a innescare una dinamica di sviluppo e di crescita.

Dentro questo, naturalmente, chiudo su questo aspetto, anche di equità. Io sono partito, diciamo, dai pilastri sociali di cui stiamo discutendo, su cui stiamo investendo. L'ho fatto in apertura, permettetemi di dirlo anche adesso: quando parlo di equità, parlo anche di equità territoriale. Il punto di dissenso in questo momento con il Ministro Calderoli non è ideologico, è di visione del Sistema Paese. Io credo che sia profondamente sbagliato contrapporre la parte più fragile del nostro paese, con quella appena un po' meno fragile. Rischiamo ancora una volta di mettere in competizione e in conflitto gli ultimi e i penultimi, diciamo. Rischia di avvenire sul piano sociale, sta avvenendo, anche sul piano territoriale.

È possibile una strategia diversa? Io penso di sì e io penso che anche da dentro il Governo debba venire una scossa, perché, lo dico con altrettanta onestà intellettuale, con il Ministro alla Coesione, con il Ministro P.N.R.R., un'intesa l'abbiamo trovata, non solo sulla programmazione di medio termine, ma anche sul modo con cui sostenere le strategie per le aree interne. I progetti che sono stati candidati dalla nostra Regione per le nuove tre aree hanno trovato un buon accoglimento, quindi, c'è un confronto di merito molto positivo con i Ministeri. Abiliteremo i servizi di prossimità sul fronte della scuola, sul fronte del sociale, sul fronte della sanità, insieme a quelli degli investimenti programmati dalla Regione e ci metteremo nelle condizioni anche di poter vedere il riconoscimento di altre aree.

Sono due aree in particolare che sono rimaste fuori in questo momento dal quadro della strategia della nazionale delle aree interne, quella di Piacenza e quella di Bologna. Io penso che sia importante; abbiamo speso entrambi parole significative, non più tardi di tre settimane fa a Bobbio, riuscire a completare anche questo quadro.

Allora, nel sottolineare questo aspetto di convergenza possibile, lo dico anche al collega Tagliaferri, se mi presta un secondo di attenzione. Lui ha messo in paragone l'evoluzione del nostro territorio di montagna con quello del resto del nord. Io la leggo con attenzione. Io penso che sia un campionato sbagliato e uso le parole del mio collega alla montagna della Regione Piemonte di oggi, che io ho molto apprezzato per l'equilibrio e, devo dire, anche la convergenza di punto di valutazione. Il Piemonte ha tanto territorio nelle Alpi e ha anche un territorio dell'Appennino e ha ben descritto le due fisionomie, fisiologie e dinamiche sociali ed economiche molto diverse. Dice, giustamente, il mio collega, noi dobbiamo costruire una strategia che tenga insieme questi territori e non penalizzi quelli più deboli a vantaggio di quelli più forti e io sono molto d'accordo. Quindi, spero, lo dico per il lavoro che ci aspetta da qui alla fine dell'anno, ammesso e non concesso che sia possibile sbrigare la pratica, diciamo, in sette giorni, che possa prevalere questo spirito repubblicano dentro il quale, devo dire, ho trovato anche tutti i colleghi dell'arco dell'Appennino.

Non è consuetudine chiudere discutendo di montagna o di aree interne, ma abbiamo inaugurato questa legislatura dicendo che sono il cuore anche del nostro modo e del nostro criterio di misurare la capacità di erogare servizi in tutto il territorio, di comporre delle dinamiche di sviluppo e di coesione e di avere attenzione anche all'assetto del nostro territorio per gli elementi di sicurezza che porta con sé, quindi, mi sentivo in dovere di mettere un'attenzione specifica su questo.

Concludo con i ringraziamenti, naturalmente che non sono diciamo di pragmatica, ma sono sentiti, all'Assemblea, a lei, presidente, alla presidenza della commissione I per come ha accompagnato i lavori, delle altre commissioni che hanno espresso i pareri nei tempi e nei modi previsti. Voglio ringraziare i relatori di maggioranza e minoranza, dei provvedimenti che hanno accompagnato in tutte le commissioni, sempre presenti, il quadro conoscitivo e il quadro di restituzione alla discussione generale di contenuti dei provvedimenti che la Giunta ha proposto. Questo confronto non è stato inutile, devo dire in particolare, come è più semplice, forse, che avvenga sulla parte della nota di aggiornamento in commissione I sono stati raccolti anche molti contributi che sono venuti dalle forze di minoranza e alcuni di questi anche riorganizzati di concerto e in modo unanime da tutte le forze politiche, lo considero un fatto assolutamente positivo.

Voglio ringraziare naturalmente anche i miei colleghi di Giunta che hanno svolto un lavoro estremamente importante, riconfermando ciascuno, dentro la propria legittima ambizione di fare meglio, un impianto che abbiamo definito insieme che scolpisce delle priorità che non sono di assessorato, ma sono di tutto il governo oltre che del presidente, insieme, in modo unitario, voglio ringraziare tutti gli uffici, non solo quelli delle commissioni come sempre, che ci hanno accompagnato positivamente, ma quelli della Giunta che hanno lavorato nella predisposizione di questi atti, quindi, le due direzioni generali, la DG REI e la DG Finanze, che hanno ben accompagnato e predisposto questo lavoro; i responsabili dei settori che hanno affiancato questa attività nei mesi che ci precedono, perché il bilancio è un lavoro di mesi e poi di accompagnamento all'interno delle commissioni.

Visto che so che non è presente perché gliel'ho chiesto prima, volevo essere sicuro che non ci fosse, mi permetto anche qui di ringraziare da ultimo il direttore generale Onelio Pignatti che conclude fra otto giorni, nove giorni il suo lavoro in Emilia-Romagna. Gli abbiamo chiesto di procrastinare di un paio di mesi la sua attività al servizio di questa Regione perché ci pareva giusto e coerente che accompagnasse fino all'ultimo giorno, quindi, fino a domani l'approvazione del bilancio. Io ho avuto la fortuna, credo a differenza non di tutti voi, è una fortuna che condivido con Giancarlo Muzzarelli, di averlo conosciuto anche quando operava nella provincia di Modena e anche il giudizio, non solo è rimasto immutato, ma anche quando sono tornato in Emilia-Romagna, ho trovato un servitore dello Stato, in questo caso, un uomo che ha indossato fino in fondo la casacca dell'Emilia-Romagna e con grande competenza e autorevolezza l'ha accompagnata. Spero chi verrà dopo sappia raccogliere questa eredità così importante perché, se questa Regione riesce a raggiungere anche risultati così importanti, come hanno ricordato prima il presidente de Pascale e il presidente Fabbri, è anche perché può valersi, diciamo, di competenze di primo livello che godono, diciamo, di una stima e di un dato reputazionale nel quadro nazionale, di cui non sempre siamo consapevoli e, invece, è bene tenerlo presente perché rendono possibile l'attività di tutti noi. Grazie presidente.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene, torniamo alla discussione generale. Chiedo chi vuole prenotarsi. Vi invito a prenotarvi. Consigliere Bocchi, prego.

 

BOCCHI: Grazie presidente. Questo documento, dal nostro punto di vista manca di una visione strategica. Il bilancio ci offre ancora una volta la rappresentazione di un ente burocratico fiscalmente rapace e che si limita ad erogare risorse senza progettare strategie. Produce strutture, protocolli, cabine di regia, tavoli, osservatori, patti, forum, consulte, cluster, sovrastrutture improduttive che appesantiscono, rallentano e tolgono efficienza all'intero sistema. Occorre passare da un modello di Regione che eroga ad uno che pianifica. Non l'abbiamo detto solo noi, l'ha scritto l'ex assessore regionale qualche settimana fa, Mauro Felicori. Governare comporta avere il coraggio di riorganizzare, cambiare, modernizzare, snellire, eliminare sprechi, razionalizzare enti e strutture partecipate che negli anni si sono moltiplicate senza un vero controllo sui risultati.

Gli esempi sarebbero tanti, la regione conta infatti 17 società partecipate, di cui cinque in-house, oltre a 49 enti pubblici vigilati e 69 enti di diritto privato controllati. In particolare, su ART-ER ci chiediamo se siano congrui agli scopi prefissati e agli obiettivi raggiunti, sempre che li si misurino, i costi del personale di quasi 14 milioni di euro, a cui si devono aggiungere i 2,4 milioni spesi per consulenze esterne. Il bilancio di previsione 2026-2028 rappresenta un modello di governo regionale che mette al centro la spesa ma non i risultati, soprattutto sul tema della sanità Regione continua a raccontare che il problema della sanità sia la mancanza di fondi statali e che il bilancio regionale abbia messo in sicurezza la sanità pubblica e universalistica.

Non prendiamoci in giro, i numeri del bilancio dimostrano il contrario, le risorse aumentano, ma i problemi per i cittadini restano tutti. Liste d'attesa inaccettabili, pronto soccorso in sofferenza, carenza cronica di presidi, di medici, infermieri, soprattutto nei territori montani e periferici. Il punto è chiaro, non è quanto si spende, ma come si spende. In Emilia-Romagna si è costruito nel tempo un sistema sanitario tutt'altro che esemplare, che carica di burocrazia chi lavora negli ospedali, scoraggia i professionisti, deprime il merito e le competenze, è disorganizzato, ha bassa produttività, che costringe troppi cittadini a rivolgersi al privato pagando di tasca propria.

Questo non è un modello di sanità pubblica forte, è un modello che tradisce il principio di equità e crea disuguaglianze tra chi può permettersi di aspettare o pagare e chi no, tra chi ha delle conoscenze utili a saltare la fila, probabilmente tutti noi che siamo seduti in quest'aula, e chi no. In questo bilancio non vediamo un piano serio per abbattere le liste d'attesa, una strategia concreta per trattenere e valorizzare il personale sanitario, una vera integrazione con il privato accreditato, che dovrebbe essere una risorsa e non un tabù ideologico.

Di fronte a questa incredibile situazione, l'unica cosa che sapete fare è quella di bloccare sempre di più il privato accreditato, che è l'unica componente del sistema sanitario regionale che ha costi certi più bassi mediamente del 20% di quelli degli ospedali pubblici, c'è un tariffario regionale ufficiale a dimostrarlo, e che è in grado di offrire già oggi un ulteriore 25% di attività in favore dei pazienti dell'Emilia-Romagna. Penso al ritiro della delibera del novembre 2024 riguardante i ristori Covid, e penso al tetto di budget imposto al privato accreditato sui pazienti extra-regione che hanno comportato la chiusura di alcuni reparti di eccellenza, penso all'unità di riabilitazione per malattie rare e neuro degenerative di Villa Bellombra a Bologna, che ad ottobre è stata costretta a chiudere. Villa Bellombra Sol et Salus di Rimini sono nicchie di eccellenza che non rientrano inspiegabilmente nella categoria delle attività ad alta complessità e che rischiano di non poter garantire la continuità assistenziale nel breve periodo, anche ai pazienti dell'Emilia-Romagna. Faccio presente che esiste anche un tetto, il cosiddetto budget 2, per i pazienti interregionali, che è fermo dal 2016, e che è stato addirittura ridotto quando è stata costituita l'Asl unica della Romagna. Ci sono strutture del privato accreditato di Parma con liste d'attesa di un anno e mezzo circa per i pazienti ortopedici di Reggio Emilia, il cui il confine è a soli sette chilometri dalla provincia di Parma.

Anche a causa di questi limiti assurdi territoriali, il budget 1 per i pazienti della propria provincia, il budget 2 per quelli delle altre province dell'Emilia-Romagna, il budget 3 per la psichiatria, ad essere anche un tetto per i pazienti fuori regione, derivano le lunghe liste d'attesa. E, a proposito dei limiti extra-regione, non sarebbe più utile ottenere dalle altre regioni rimborsi garantiti, equi tempestivi piuttosto che negare le cure, dobbiamo aspettarci che di fronte all'aumento della domanda di spostamento alle spese per strade, autostrade, ferrovie e trasporto pubblico locale, la Regione presto limiterà gli spostamenti a bassa rilevanza dei fuori regione, decidendo quali siano più utili degli altri.

C'è poi un tema che questa maggioranza continua a sottovalutare l'equità territoriale. Nei piccoli comuni delle aree montane rurali l'accesso alle cure è sempre più difficili, presidi depotenziati, servizi ridotti, cittadini costretti a spostarsi per chilometri per una visita o un esame. Una Regione che si definisce solidale non può accettare una sanità a due velocità. Questo bilancio non affronta seriamente il tema degli sprechi, delle sovrastrutture e delle duplicazioni amministrative nel sistema sanitario regionale.

Fratelli d'Italia chiede una revisione vera dei costi, meno dirigenti e più personale sanitario o meno carta, più servizi ai cittadini. Come ha ben detto il consigliere Pestelli, con questo bilancio voi istituzionalizzate in invece il buco della sanità, prima di aumentare tasse, ticket per coprire quel buco avreste dovuto intervenire sugli sprechi sul modello organizzativo, ma non lo fate perché sono funzionali alla vostra idea della politica e del consenso sociale. Si elogia il sistema territoriale delle case di comunità, senza chiedersi se abbiano sufficiente personale ci rispondano realmente in termini di costi, efficienza e servizi erogati al miglioramento del sistema, l'idea è che si stia facendo solamente dell'edilizia sanitaria. Intanto Parma e Ferrara aspettano ancora la più volte annunciata e mai realizzata unificazione delle aziende sanitarie. Intanto le aziende ospedaliere continuano a sopportare ingenti costi per dei bandi per posizioni universitaria, senza trarne beneficio. Ruoli di professori ottenuti spesso attraverso concorsi, diciamo con un eufemismo poco trasparenti.

Il bilancio si trascina ancora il peso di una sciagurata decisione presa nel 2024, la sottoscrizione dei tre contratti in derivati per un valore nominale complessivo di oltre 473 milioni di euro. La trasformazione del tasso da variabile a fisso nella misura del 5,25% per il periodo successivo al 31 dicembre 2009 sta cagionando il bilancio regionale perdite oscillanti tra i 12 e i 16 milioni l'anno e il prospetto di perdita complessiva attuale è di ben 204 milioni 204759 milioni al 2032. Senza contare le scelte passate, stanti le aspettative della curva dei tassi di interesse il fair value attuale si è pensato di estinguere anticipatamente almeno uno dei tre contatti in essere, Se sì, perché non lo si è fatto, voi avete interrotto i rapporti istituzionali con lo stato democratico di Israele e vi ponete capofila di un progetto di cooperazione con il Burundi, collaborando con gli esponenti di un regime militare colpevole secondo l'ONU di violare i più elementari diritti umani.

Non credo sia coerente, mi auguro che possiate valutare nel merito e accogliere alcuni emendamenti che ho presentato, che riguardano i temi a me, a noi cari libertà educativa, famiglia, sicurezza, alcuni indirizzati dalla provincia di Parma più specificatamente, e in chiusura dichiaro che questo bilancio rappresenta in pieno quel sistema che si è consolidato in 55 anni ininterrotti di governo della Regione. Un sistema buono dite voi, talmente buono da grondare bontà da tutti gli artigli.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Proni.

 

PRONI: Grazie presidente. È l'Istituto Nazionale di Statistica che ci certifica come la dinamica della distribuzione dei redditi in Italia stia condannando una parte crescente della popolazione a una condizione di povertà e incertezza. Nel 2024 le famiglie in condizioni di povertà assoluta erano, infatti, stimate in 2,2 milioni e quelli in stato di povertà relative in 2,8 milioni. Con il rapporto disuguaglianza, povertà ingiusta e ricchezza immeritata è il Sole 24 Ore a darci poi un efficace quadro informativo sulle disuguaglianze economiche e sociali. In Italia, a metà del 24, il 10% più ricco dei nuclei familiari titolari di quasi tre/quinti della ricchezza netta del paese, possedeva oltre otto volte la ricchezza della metà più povera delle famiglie, il 5% più ricco delle famiglie italiane, titolare del 47,7% della ricchezza nazionale, possedeva quasi il 20% in più della ricchezza complessivamente detenuta dal 90% più povero. Altra nota, il 63% della ricchezza miliardaria in Italia è frutto di eredità.

Se il numero degli occupati cresce e cresce anche la povertà, allora c'è un problema strutturale che riguarda il valore del lavoro e la considerazione su come vadano ripartiti gli utili che quel lavoro produce. C'è un tema enorme, non più rinviabile, di politica dei redditi, di politiche fiscali e di modello di sviluppo che non è evidentemente affrontabile sul livello regionale, ma attiene propriamente alle politiche nazionali ed europee.

Il livello delle competenze regionali, però, ha la possibilità di introdurre importanti correttivi a queste dinamiche inique, definendo il livello delle politiche del lavoro e delle politiche della casa, su cui la nostra Regione molto ha fatto e ancora di più, deve e vuole fare. Quando parliamo di lavoro e di casa non stiamo affrontando due ambiti separati di intervento pubblico, stiamo parlando delle architetture fondamentali delle autonomie, delle persone e della coesione delle comunità. Senza una casa dignitosa e accessibile, il lavoro da solo non garantisce cittadinanza piena. Il riferimento comune deve essere, dovrebbe essere, quello di guardare ai valori e agli obiettivi che la Costituzione ci indica.

La Repubblica fondata sul lavoro: questo principio non vive da solo, vive dentro una Costituzione che chiede alle istituzioni di rendere uguale l'uguaglianza, di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà delle persone, di dare sostanza alla dignità. Ed è qui che il tema della casa diventa centrale. La Costituzione non nomina esplicitamente il diritto all'abitare, ma lo costruisce in modo chiaro e inequivocabile attraverso i diritti inviolabili della persona, la funzione sociale della proprietà, il compito della Repubblica di garantire uguaglianza sostanziale. Per brevità, non faccio riferimento a tutti gli articoli che indirettamente ne parlano, ma si evince che la casa non può essere considerata solo merce e si evince che l'obiettivo voluto dall'Assemblea costituente era proprio quello di democratizzare l'accesso alla casa. Possiamo quindi affermare che, sebbene non formalmente sancito, il diritto alla casa è costituzionalmente protetto in via immediata.

Le analisi impietose, svolte dalla nuova amministrazione americana, gli attacchi meschini all'Europa e le scelte strategiche che sta compiendo sul livello geopolitico complessivo segnalano che l'Europa e i suoi valori fondanti rappresentano effettivamente un'alternativa al modello MAGA. La destra americana mescola un orgoglio nazionalista che vedrebbe gli Stati Uniti alla guida del mondo, per una specie di investitura divina, un darwinismo sociale per il quale, dal conflitto di tutti contro tutti, si selezionerebbero i migliori, che hanno diritto di imporre le proprie regole e di avvantaggiarsi dello sforzo degli altri esseri umani e, infine, la ricerca spasmodica di un nemico verso cui riversare ogni violenza e ogni odio sociale.

Questa ideologia si scontra con un modello più efficace e appropriato che è quello europeo, che vede nella cooperazione, nell'inclusione, nei sistemi di welfare pubblico e di protezione sociale, nella redistribuzione delle opportunità e delle ricchezze e nella ricerca dell'uguaglianza sostanziale e non solo formale, le chiavi di volta per un progresso generale. La nostra Costituzione è totalmente consonante con questa prospettiva. La destra nostrana e le destre europee devono decidere da che parte stare. Per i MAGA, il modello europeo è fumo negli occhi e il tentativo è quello di marginalizzarlo, facendo leva sia su meccanismi economici punitivi, dazi e ricatti tecnologici, sia sfruttando i nemici interni, vari sovranismi nazionali.

Noi stiamo nel solco dei principi costitutivi della civiltà europea e dobbiamo dimostrare che questo impianto non è solo più giusto, ma è anche più efficiente, capace di valorizzare l'apporto di ciascuno al benessere collettivo.

È dentro questa cornice che vanno letti i documenti di programmazione e il bilancio dell'Emilia-Romagna dove si evince il pensiero politico della nostra Regione. Non siamo di fronte a una somma di interventi o a una gestione tecnica dell'esistente, c'è una volontà politica di incidere, di orientare i processi economici e sociali, di progettare e trasformare, forti della nostra storia, di assumersi la responsabilità di un indirizzo pubblico forte.

Siamo a inizio legislatura, dobbiamo perciò guardare a politiche di orizzonte pluriennale. Contrastare il lavoro povero, investire nella qualità dell'occupazione, intervenire sull'abitare: non sono scelte neutre, sono atti che danno attuazione concreta al mandato di rimuovere gli ostacoli che impediscono a donne e uomini di realizzarsi pienamente. Lavoro e casa sono politiche trasversali che attraversano tutte le altre. Sviluppo economico e politiche industriali, welfare, salute, politiche educative, transizione ecologica e digitale, governo del territorio sono anche il terreno su cui si misura il diritto di restare nei nostri territori.

Quando mancano lavoro dignitoso e casa, accessibile soprattutto per i giovani, perché chi viene da fuori non si limita solamente una scelta individuale, si svuota un territorio, si rompe un patto sociale, si produce disuguaglianza. La scarsità di affitti, l'aumento dei costi abitativi, la precarietà lavorativa, stanno generando un rischio concreto di impoverimento strutturale e di disinvestimento sul futuro.

Questo intreccio tra lavoro e casa è decisivo anche per affrontare il tema demografico. Invertire la denatalità è un obiettivo necessario, ma non si ottiene con misure simboliche o a breve termine, si ottiene creando condizioni di sicurezza e possibilità, in particolare, per le donne, per i giovani, per le persone con background migratorio che vivono nei nostri territori. Dare a loro accesso a lavoro e casa oggi significa riconoscerli come protagonisti, non come destinatari passivi di politiche. Ed è anche così che si costruisce una risposta concreta alle crisi demografiche. Attraverso diritti esigibili e non attraverso la retorica.

La Regione Emilia-Romagna ha dimostrato anche con il P.N.R.R. di avere capacità progettuale, visione, competenze, ma oggi la domanda è politica: che cosa facciamo dopo il P.N.R.R.? Come rendiamo strutturale le politiche sul lavoro, competenza e casa, come evitiamo che restino interventi episodici in assenza di una strategia nazionale ed europea?

Il rinvio per noi è il piano degli investimenti della Giunta regionale per generare sviluppo sostenibile e occupazione di qualità, supportando transizione ecologica e digitale, garantendo la sicurezza del territorio e promuovendo coesione sociale e territoriale, che vuol dire sociale, sanitario, economico, ambientale, culturale, digitale e infrastrutture.

Qui il confronto con esperienze progressiste come quella della Spagna di Sanchez è utile, lavoro, salari e politiche abitative, non come capitoli separati, ma come leva di coesione e sviluppo. Il governo nazionale, invece, non decide, non orienta, si ferma a misure piatte insufficienti e così scarica sulle regioni una responsabilità che dovrebbe essere quanto meno condivisa.

Concretamente, per titoli, il nostro agire - lo diceva prima l'assessore Baruffi ma l'hanno richiamato nelle introduzioni sia il collega Castellari che Valbonesi. Sulla casa, l'utilizzo finalizzato al housing dei fondi europei, la rigenerazione urbana senza ulteriore consumo di suolo per la realizzazione di più abitazioni in affitto a canone calmierato, il riferimento al territorio, ovviamente, non può che rimandarci anche a tutto il tema della ricostruzione e al ripensamento che dobbiamo avere nella pianificazione territoriale; la capacità di innescare meccanismi virtuosi, come appunto quello del piano dei 300 milioni finalizzato a recuperare alloggi popolari e alloggi sociali; il fondo per l'affitto, l'housing sociale. Ricordo la legge regionale sugli affitti brevi che è stata approvata nell'ultimo Consiglio regionale. Poi tutte le iniziative che vanno nella direzione anche di affiancare e sostenere iniziative private finalizzate a trovare alloggi per i lavoratori. Un riferimento particolare a tutto il tema delle aziende agricole. Il tema del trasporto che incide sulla scelta di dove posizionarsi come lavoro e come abitazione. Valorizzare tutto il patrimonio pubblico non utilizzato, ricreare una sinergia e una collaborazione con le forme di cooperative di abitazione, penso al patrimonio delle chiese locali e altri soggetti.

In sintesi, aggredire il paradosso della presenza di tante case vuote e di sempre più persone senza casa.

Sul lavoro, salvaguardia dei posti di lavoro utilizzando ammortizzatori sociali con una particolare attenzione ai livelli occupazionali delle piccole imprese; la promozione dei contratti collettivi firmati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative; affrontare la questione salariale a partire dal salario minimo; contrastare il lavoro povero, anche dal punto di vista culturale; tutela della salute e sicurezza del lavoro; rafforzare l'Agenzia per il lavoro e il sistema integrato pubblico-privato, qualificando i servizi e le politiche attive, in particolar modo per i più giovani e per le disabilità; percorsi di inclusione reale e complessiva per cittadini stranieri; competenze e formazione; conciliazione e politiche di genere; occuparsi dei divari territoriali.

In conclusione, lavoro e casa non sono solo politiche da finanziare, sono scelte costituzionali attraverso cui le istituzioni rendono effettivi i diritti.

La Regione Emilia-Romagna, con la sua storia democratica, riformista e giusta, ha dimostrato di saper indicare una strada. Ora serve continuare a imprimere un diritto politico pubblico forte, capace di coinvolgere, attraverso una rinnovata e autentica partecipazione, territori, parti sociali, imprese e comunità. Il riferimento qui ovviamente è all'aggiornamento del nostro Patto regionale. Perché, senza lavoro dignitoso e senza casa accessibile, non c'è autonomia, non c'è uguaglianza, non c'è futuro né felicità. E dare attuazione alla Costituzione oggi che, tra l'altro, per coincidenza, ricorre anche l'anniversario dell'approvazione da parte dell'Assemblea costituente della nostra Costituzione, significa esattamente questo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Quintavalla, prego.

 

QUINTAVALLA: Grazie presidente. Voglio porre l'attenzione sull'impegno messo in campo in questa manovra di bilancio per il sostegno alle azioni di politica economica in un momento, come quello attuale, particolarmente critico per l'instabilità inedita nei rapporti internazionali, con un ordine turbato dalle guerre, dalle politiche dei dazi, così come per le criticità legate alle transizioni tecnologiche e ambientali che stiamo vivendo, oltre alle questioni dei costi energetici e del declino demografico.

Una situazione in cui anche economie solide e dinamiche come quella emiliano-romagnola rischiano di subire ripercussioni negative.

In questo quadro complesso, la Regione interviene con una manovra espansiva, in continuità con le linee strategiche di qualificazione, il rilancio della nostra economia messa in campo in questi anni. Dobbiamo però, purtroppo, evidenziare ancora una volta che, a questo sforzo importante e qualificato della nostra Regione, non corrisponde un'azione adeguata del Governo che, anzi, a fronte di una crescita del PIL quasi zero - sappiamo che la crescita del PIL è dovuta esclusivamente al P.N.R.R., altrimenti saremmo in recessione - si conferma ancora una volta, purtroppo, la mancanza di una vera politica industriale a livello nazionale.

La legge di bilancio per il 2026, che si sta discutendo in queste ore in Parlamento, si presenta come una manovra che promette stabilità, ma in realtà consegna immobilismo. È un testo povero di visione, costruito con risorse limitate, privo di una direzione economica chiara. Tenere i conti in ordine, attenzione, è doveroso, però non basta tenere basso lo spread, lo dice l'Ufficio Parlamentare di Bilancio stesso che sottolinea che, se il Paese non torna a crescere, non si riuscirà nemmeno a mettere davvero in sicurezza il debito pubblico.

Un Paese che cresce meno della media europea non riduce il debito, lo rende solo più pesante da sostenere. Quindi, questa carenza di politica industriale diventa particolarmente pesante per sostenere i sistemi produttivi dentro quelle transizioni di cui parlavo prima. Un esempio è la situazione tragicomica delle agevolazioni 5.0 in cui tante imprese sono rimaste nel guado perché, non solo si sono prima eliminati i fondi e poi rifinanziati però in misura decisamente inferiore, ma si è stabilito un passaggio, dal regime 5.0 al regime 4.0, molto meno conveniente per le imprese. Quindi questo, non solo determina minori risorse per le imprese, ma soprattutto genera incertezza e l'incertezza è la cosa peggiore per chi deve programmare degli investimenti e questo genera un blocco, come purtroppo stiamo vedendo.

La Regione Emilia-Romagna va in contro tendenza, invece, con una manovra espansiva, un incremento degli investimenti, si raggiunge il livello superiore a 500 milioni. Ma, come abbiamo sottolineato più volte anche nella commissione II, la qualità delle politiche economiche non si misura solo sull'entità delle risorse stanziate, ma soprattutto sulla capacità di orientare nel lungo periodo chiare e integrate strategie, capaci di produrre effetti strutturali.

Quindi noi il bilancio triennale 2026-2028 lo leggiamo come un bilancio in piena attuazione delle programmazioni europee 2021-2027, come uno strumento che tiene insieme crescita, coesione e sostenibilità.

Voglio evidenziare alcuni assi fondamentali. Il primo riguarda la competitività delle imprese con il cofinanziamento per oltre 50 milioni del programma FESR che continua a rappresentare l'architrave delle politiche di sviluppo economico, sostegno alla ricerca, al trasferimento tecnologico, alla digitalizzazione e il rafforzamento del tessuto produttivo e il sostegno alle startup innovative e la conferma di strumenti innovativi come il basket bond Emilia-Romagna.

Il secondo asse, quello dell'attrattività e dell'internazionalizzazione. È già stata citata dall'assessore Baruffi e dai relatori, la legge 14 che mette in campo nel triennio oltre 15 milioni di euro che consentiranno sia di completare i programmi di investimento già avviati, sia di rifinanziare un nuovo bando nel triennio prossimo. E a questo si aggiungono anche stanziamenti destinati agli enti locali per integrare quello che è il sistema privato con interventi di carattere pubblico, a dimostrazione che l'attrattività non è solo una questione di incentivi alle imprese, ma anche di qualità e competitività dei territori.

Un ulteriore asse fondamentale è quello delle politiche energetiche, la transizione ecologica. Sappiamo quanto costa per le nostre imprese l'energia di più rispetto agli altri paesi europei. Su questo la Regione Emilia-Romagna investe con il nuovo piano triennale, si prevedono oltre diversi milioni di euro per lo sviluppo delle comunità energetiche e un lavoro per tradurre gli obiettivi del piano energetico regionali in interventi concreti e diffusi.

Accenno brevemente solo al settore del commercio, in cui sono stanziati 44 milioni nel triennio per rilanciare il settore, dare attuazione alla legge 12 del 2023, soprattutto per gli hub urbani e di prossimità. Sul turismo, con un rafforzamento della promo commercializzazione, oltre 20 milioni per il 2026 e quasi 60 milioni per il triennio per le ATP, destinazioni turistiche e privati, oltre che strumenti per agevolare la qualificazione e l'innovazione dell'offerta turistica.

Voglio soffermarmi sull'agricoltura e sull'agroindustria, un settore in cui, come Emilia-Romagna, ci siamo sempre distinti per un forte impegno e una qualità davvero degli interventi, che ha sfruttato al meglio anche le risorse europee. Solo per il 2026 abbiamo oltre 30 milioni di cofinanziamento dei PSR, soprattutto le misure per gli investimenti, dobbiamo registrare in questi giorni il grande successo delle misure a sostegno degli investimenti sia agricoli sia agroindustriali. Poi abbiamo oltre 3,8 milioni per il 2026; 7,6 milioni per il triennio sulla promozione dei prodotti agroalimentari, le eccellenze enogastronomiche dell'Emilia-Romagna.

Ecco, su questo voglio esprimere un pensiero particolare per il mondo agricolo che, come è già stato ricordato anche dal relatore Valbonesi, in questi giorni ha manifestato a Bruxelles e c'erano tanti nostri agricoltori, lo scontento e soprattutto le preoccupazioni rispetto al futuro della PAC, della nuova Politica Agricola Comunitaria. L'annunciato taglio dei 90 miliardi, che sono 9 miliardi solo per l'Italia, sull'agricoltura, rappresenta una riduzione quasi del 25% dei fondi a livello europeo. Questo penalizzerebbe fortemente la PAC come l'abbiamo conosciuta finora, rendendo peraltro marginale il ruolo delle Regioni.

L'agricoltura e l'agroalimentare sono uno dei pilastri della nostra economia. A Piacenza, ad esempio, il 16% delle imprese opera nel settore primario agricolo, tanto per far capire l'importanza per certi territori dell'Emilia-Romagna. Serve difendere il lavoro di migliaia di aziende agricole che garantiscono cibo, occupazione, tutela del territorio. Serve una PAC che torni ad essere davvero comunitaria, non delegata al controllo dei singoli stati nazionali. Per questo ci uniamo alla richiesta degli agricoltori per una PAC che ascolti le loro esigenze e sia davvero europea. E su questo punto, e concludo, credo però sia necessario evitare una deriva pericolosa: non dobbiamo scambiare il disagio legittimo con il populismo né usare queste proteste per alimentare l'idea che l'Europa sia il problema da abbattere. Anzi, smontare l'Europa, tornare ai nazionalismi, significherebbe proprio indebolire chi oggi chiede più tutele. E in particolare l'agricoltura. Ma questo concetto lo potremmo estendere anche l'industria, alla difesa. L'agricoltura non ha bisogno di meno Europa ma di un'Europa migliore, ha bisogno di una politica agricola davvero comune, più equa, più semplice e capace di difendere il reddito degli agricoltori, garantire concorrenza leale, accompagnare la transizione ecologica senza scaricarne i costi solo su chi lavora la terra.

La sfida è cambiare le politiche europee dall'interno, con pragmatismo e serietà, costruendo alleanze tra territori, regioni e paesi. Come istituzioni regionali, questo è il nostro compito: stare dalla parte degli agricoltori senza scorciatoie demagogiche, ma con la responsabilità di chi vuole soluzioni durature sostenibili e giuste. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Arduini, prego.

 

ARDUINI: Grazie presidente. Colleghe e colleghi, io vorrei partire ringraziando i tanti studenti e studentesse che in queste settimane abbiamo incontrato con maggiore frequenza. E vorrei citare Virginia, Marco, Raul, Elena, Sabina, Matteo Emanuele, Cecilia. Ecco, questi sono solo alcuni dei nomi delle ragazze che abbiamo incontrato e che hanno scelto la nostra regione per proseguire il loro percorso di studi e che, in queste settimane, sono stati insieme a noi nel progettare l'emendamento che abbiamo presentato. Ed è proprio sulla parola scelta che vorrei concentrare il mio intervento.

Scegliere di costruire e strutturare il proprio percorso di studi è di per sé un diritto e un diritto che il nostro Paese ha il dovere di tutelare. Non lo affermo di certo io, lo afferma la Costituzione italiana all'articolo 3 e all'articolo 34, quando impegna le istituzioni a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano l'accesso all'istruzione. Ecco, il diritto allo studio è uno degli strumenti fondamentali per costruire il proprio futuro, a partire dal presente. Non è un caso che il 45% degli studenti e delle studentesse universitarie che scelgono l'Emilia-Romagna provengano da fuori regione. Ragazzi e ragazze che decidono di venire qui perché vedono in questa terra una possibilità concreta, una possibilità che significa una casa, un lavoro, la prospettiva di restare nel luogo che si è scelto per vivere.

Ecco, per molti, l'Emilia-Romagna rappresenta esattamente questo, uno spazio in cui immaginare il proprio futuro. Ed è per questo che il bilancio che oggi siamo chiamati a votare, conferma l'attenzione, la cura, la tutela verso chi decide di studiare, vivere e restare in Emilia-Romagna e questa rappresenta una chiara priorità politica.

Ma questo bilancio conferma anche un metodo. È un continuo lavoro, anche in un contesto difficile, in direzione ostinata e contraria e qui cito il presidente de Pascale in un recente evento pubblico. Ecco, questa è esattamente la direzione in cui si colloca questo emendamento che abbiamo presentato e approvato in commissione Bilancio. Un emendamento che rafforza in modo significativo le risorse regionali destinate al diritto allo studio, intervenendo sul fondo per le borse, con l'obiettivo di ridurre il numero degli idonei non beneficiari e garantire tutele concrete a chi oggi rischia di rimanere escluso.

Ecco, questo emendamento che, ripeto, è stato già approvato, porta con sé un segnale politico anche molto importante, molto chiaro che studenti e studentesse, in particolare quelli che vivono in condizioni di maggiore difficoltà economica, che chiedono chiarimenti, che chiedono sostegno anche alle istituzioni, non sono un problema da comprimere, definendoli anche inutili e poveri, ma sono una priorità da tutelare. Ecco, anche all'interno di quest'aula è necessario ribadire che il diritto allo studio ha bisogno di un finanziamento strutturale stabile, che non costringa ogni anno studenti e studentesse a vivere nell'incertezza del proprio futuro.

Ecco perché quello a cui siamo davanti è un sotto finanziamento strutturale e la risposta che questa Assemblea ha dato, grazie anche all'impegno della Giunta, è di un finanziamento e di uno stanziamento complessivo di oltre 32 milioni di euro, a conferma dell'ulteriore impegno della Regione Emilia-Romagna e anche questo atto, questo emendamento si colloca in questo senso, continuare a studiare e vivere in Emilia-Romagna e bisogna continuare a rimuovere gli ostacoli economici che ancora esistono perché il diritto allo studio deve essere garantito, il lavoro deve continuare ad essere una priorità e questi diritti fondamentali non devono essere messi in di discussione e questo è il nostro compito dentro e fuori le istituzioni. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Burani.

 

BURANI: Grazie signor presidente. Oggi discutiamo un bilancio che arriva in un passaggio storico complesso, in cui il mondo cambia più velocemente delle nostre capacità di risposta e dobbiamo essere franchi prima di tutto con noi stessi: le crisi attuali, dal clima alle guerre, stanno portando le nostre democrazie ad un punto di reale rottura. Il ritorno di Trump simboleggia una regressione autoritaria negazionista che minaccia decenni di progressi scientifici e civili; la democrazia non si difende con l'immobilismo, ma espandendo diritti e tutele.

Esiste un legame indissolubile, d'altronde, tra la salute del pianeta e la tenuta delle nostre libertà. Il cambiamento climatico alimenta disuguaglianze e populismi che prosperano sulla paura. La risposta è un modello di sviluppo solidale che smentisce il falso conflitto tra lavoro e ambiente. La crescita verde è l'unica strada per una crescita davvero giusta.

La nostra sfida, quindi, è convertire l'incertezza in volontà collettiva, edificare fari di resilienza civica dove il patto tra ecologia, diritti e coesione sociale sia la pietra angolare di una modernità condivisa e la transizione ecologica o energetica non sia un peso, ma il motore di una nuova giustizia sociale. Ed è dentro questo quadro che l'Emilia-Romagna fa una scelta di campo: usare il bilancio come strumento politico capace di tenere insieme clima, giustizia sociale e partecipazione.

A questo quadro regionale si sovrappone però, purtroppo, un contesto nazionale ed europeo che va in direzione opposta: i tagli del governo a comuni, trasporto pubblico, qualità dell'aria e sicurezza ambientale e manutenzione del territorio, tagli che arrivano mentre l'inquinamento produce effetti sanitari gravi e gli eventi climatici estremi colpiscono comunità, imprese, agricolture. E qua pongo una domanda ai consiglieri di opposizione, se sono a conoscenza dei tagli drastici, siamo arrivati all'80% quasi, che il governo di Giorgia Meloni ha prodotto ai fondi per i piani di qualità dell'aria della Pianura Padana, area d'altronde tra le più inquinate, lo sappiamo molto bene, d'Europa. Tagli nazionali che si traducono sulla nostra Regione per 52 milioni in meno, appunto, su quei piani della qualità dell'aria. Tagli che si scaricano sulla salute dei nostri cittadini, delle famiglie, dei nostri figli e vanificano anni e anni di politiche verso il clima. Tagli che tolgono risorse a interventi come trasporto, agricoltura, riscaldamento. Annullano completamente la capacità di agire e di combattere contro l'inquinamento che ci mette al primo posto, come sapete molto bene, nella scala delle regioni inquinate. Vale a dire tagli a piste ciclabili, programmi per sostituire stufe vecchie e inquinanti, al bike to work, alla mobilità quotidiana di chi lavora, studia e vive nei nostri territori.

Allora permettetemi quindi un'ultima cosa: la prossima volta che arriveranno i risultati nei vari comuni di ARPA sulla qualità dell'aria dei nostri territori e dei nostri comuni e saremo in fondo, come al solito, alle classifiche, ecco, allora astenetevi per pudore da post o da articoli, come si fanno ad esempio a Reggio Emilia o anche in altre città, di critica o di accuse ai sindaci perché quei dati negativi saranno responsabilità soprattutto vostra.

A livello europeo assistiamo, invece, ad un attacco frontale al green deal mascherato da semplificazione o competitività. Si smontano regole costruite per tenere insieme clima, salute, lavoro e innovazione. La riprogrammazione dei fondi di coesione e la nuova PAC riducono l'ambizione ecologica, dando più spazio a un modello agricolo che già ha mostrato tutti i suoi limiti.

E infine, il tema del riarmo europeo. Lo diciamo senza ambiguità da tempo e lo ripetiamo oggi, è un errore storico. La pace non si costruisce armandosi. Destinare enormi risorse alle spese militari significa sottrarle alla coesione sociale, alla transizione ecologica, alla sanità, all'istruzione e allo sviluppo dei territori, caricando le generazioni future di costi economici e morali enormi.

È in questo scenario complesso che l'Emilia-Romagna sceglie una strada alternativa. Questo bilancio tiene, ma vedete, non tiene perché va tutto bene, ma perché la Regione ha deciso e ha scelto di non arretrare sui diritti fondamentali. Solo nel 2026 destiniamo 170 milioni di euro alla difesa del territorio e alla tutela ambientale. Non sono numeri simbolici, sono scelte politiche, anche queste ben precise. Ed è dentro questo quadro che si colloca la prima proposta in Italia sulla legge regionale per il clima, grazie al nostro lavoro politico, a questa maggioranza, alla sua disponibilità e alla disponibilità politica e visione del presidente.

La legge sul clima non sarà mai un atto simbolico, ma un tentativo concreto di fare in modo che la questione climatica entri stabilmente e in modo trasversale nelle politiche pubbliche, nei bilanci e nelle priorità di governo.

Nel bilancio continua però anche il sostegno agli aeroporti minori, come Parma e Forlì, attraverso l'azzeramento della council tax e altri aiuti pubblici, una scelta che solleva interrogativi profondi e problematici rispetto alla priorità che questa Regione si è data. Parliamo di scali strutturalmente in perdita, che assorbono risorse pubbliche che dovrebbero andare al trasporto pubblico, al ferro, ai servizi essenziali, per pendolari, studenti e lavoratori.

Sul fronte della sicurezza del territorio, invece, questo bilancio segna un passaggio importante: dopo anni di gestione emergenziale, oggi emerge un'attenzione più strutturata a risorse dedicate alla prevenzione. Questa maggioranza e il suo presidente hanno rafforzato gli investimenti alla protezione del dissesto idrogeologico, e questo per noi è sicuramente favorevole ed è una direzione sicuramente giusta. La sicurezza non può essere affidata solo a soluzione idrauliche tradizionali, servono gestioni ecologiche di fiumi, manutenzione diffusa e soluzioni basate sulla natura, questo ormai lo diciamo da tempo.

Per questo motivo, ma non solo, non condividiamo il progetto della diga di Vetto, si tratta di un'opera faraonica che ripropone la logica superata delle grandi opere, simboliche, più orientate alla visibilità politica che ad una reale ed efficace gestione del territorio. Un progetto sponsorizzato da un Ministro che ha già dimostrato con il ponte sullo Stretto di usare le grandi infrastrutture come strumenti di propaganda elettorale. Mentre le risorse pubbliche crescono senza risolvere i problemi reali, siamo già arrivati a mezzo miliardo di euro di spesa con una frazione di queste risorse, persino un decimo potremmo mettere in sicurezza tutto l'intero asse della Val d'Enza, investire manutenzione diffusa, migliorare la gestione delle risorse idrica e garantire acqua per gli usi agricoli e per i territori per i prossimi decenni.

Insomma, in questo scenario crediamo che comunque l'Emilia-Romagna faccia una differenza assolutamente concreta rispetto a questo bilancio e, quindi, ne siamo assolutamente favorevoli. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego consigliere Muzzarelli.

 

MUZZARELLI: Grazie presidente. Intervengo in questo dibattito perché è dal bilancio che dipende una parte decisiva del futuro delle nostre comunità, il futuro delle famiglie, delle imprese, dell'ambiente naturale, sociale, in definitiva della salute dell'Emilia-Romagna.

Il filo conduttore della mia riflessione è il tema delle sicurezze. Parola che uso volutamente al plurale: sicurezze sociali, economiche, lavorative, sanitarie, oggi sono tutte sotto pressione, richiedono politiche capaci di tenere insieme prevenzione, protezione e sviluppo.

Il quadro sociale è sempre più fragile e complesso. Ce lo hanno raccontato bene tutti i numeri che abbiamo ascoltato nel percorso di informative e audizioni fatte in commissione Politiche Sociali e Politiche Sanitarie. Per questo serve uno sforzo collettivo, non interventi, frammentari; per ricaricare le batterie, combattendo le fragilità e ricreando quella fiducia dentro la società che troppo spesso manca.

L'Emilia-Romagna questo sforzo lo sta facendo con il programma e anche con la manovra, capace di guardare in avanti con gli investimenti su sanità pubblica, un'autosufficienza, caregiver; per garantire la tenuta della coesione sociale, ma anche su sicurezza del territorio, economia e ambiente, per una crescita sostenibile e produttiva necessaria per ottenere reddito e ridistribuzione equa. Non è certo una cosa scontata in tempi di tagli romani.

Questo Governo ha promesso tanto a quasi tutti, poi è stato costretto a fare i conti con la realtà dei conti - non è un gioco di parole - è la promessa di una valutazione che le promesse sono svanite. Con la legge di bilancio 2025-2027, infatti, il Governo ha consolidato il trend di riduzioni significative delle risorse destinate alle regioni e agli enti locali, con conseguenze dirette sulla capacità di programmazione di spesa corrente e sulla possibilità di realizzare investimenti pubblici strategici. In sostanza, ha scaricato le tensioni e i tagli sui territori, comprese le opportunità di sviluppo riconosciute nel tempo per molti comuni montani.

“Arrangiatevi” pare essere diventato il nuovo spot del Governo.

Inoltre, dopo aver operato riduzioni complessive che per l'Emilia-Romagna ammontavano a 70 milioni nel 25, ha previsto nuovi tagli che saliranno a 100 milioni nel 2026. Per non parlare della legge sulla montagna, dove promettono e poi tolgono il titolo di montagna e quindi i relativi aiuti al 40% dei comuni montani. Dicono di aumentare i fondi sulla sanità e, invece, al netto dell'aumento del PIL, si riducano.

Allora forse in quest'aula è bene chiarire un punto una volta per tutte: se il PIL vale per la difesa, deve valere anche per la sanità, sennò si fa il gioco delle tre carte e non va bene. Dicono di pensare all'italianità e al sovranismo e che chi viene in Italia deve adeguarsi ai nostri costumi, alla nostra lingua; poi di fatto impediscono ai migranti di imparare l'italiano tagliando i fondi per i corsi per la prima alfabetizzazione.

Invito tutti i consiglieri e le consigliere a leggere la ricerca di Amnesty International: “Il Governo Meloni al giro di boa. Lo stato di salute dei diritti umani in Italia a tre anni dall'inizio della XIX legislatura”, aggiungo anche, con buona pace del flop Albania.

Lo dico perché i dati sono una realtà e soprattutto ormai ci sono i dati che sono fissati in modo puntuale rispetto alle cose che si dicono. E tutto questo con un'economia italiana che continua ad arretrare. Nel 2024 il PIL italiano era cresciuto dello 0,7, quest'anno si fermerà allo 0,5, con salari che, come attestato da Istat, non recuperano nemmeno sull'inflazione. L'Emilia-Romagna va un po' meglio, lo 0,6 nel 25 e la stima allo 0,9 nel 2026. Le nostre lavoratrici e i nostri lavoratori diventano, pur avendo un'occupazione, più complicati, più difficili, sono comunque sempre più poveri. Lo abbiamo sentito da Caritas e dai centri di aiuto: aumentano le file anche di chi lavora e non ce la fa.

Ricordo due dati su tutti: rispetto al 2021, quando faticosamente iniziavamo a uscire a livello sanitario ma anche sociale ed economico dalla pandemia, le retribuzioni reali sono calate dell'8,8%. Il salario reale perso a fine 2024 è di 6400 euro lordi nel privato e di 5700 l'ordine nel pubblico. La maggiore occupazione positiva, cioè, non proteggi i salari anche a causa della diffusione dei contratti brevi o precari. Il 51,8% è del part-time involontario con redditi più bassi e minori potenziali di negoziazione.

Nonostante questo quadro nazionale, per me disastroso, la nostra regione assicura una manovra finanziaria da 14,280 miliardi, di cui 10,5 miliardi per la sanità a cui, a partire da quest'anno, sarà garantito un contributo strutturale di risorse regionali pari almeno a 200 milioni di euro.

Come ricordato dal relatore Castellari, che ringrazio, il fondo per la non autosufficienza è cresciuto da 85 milioni al ‘24 a 160 al ‘25 a 185 del '26 e programmato 210 milioni nel ‘27.

In materia di contrasto alla povertà il bilancio previsionale ‘26, ‘27, ‘28 prevede un incremento di stanziamenti rafforzando tutte le attività già in corso, come abbiamo approfondito in commissione; vengono finanziati gli interventi dei servizi sociali comunali in favore dei beneficiari dell'ex reddito di cittadinanza e la realizzazione di interventi da parte dei comuni in favore di persone in povertà estrema.

Dobbiamo salvaguardare il senso di accoglienza e di solidarietà e creare una cittadinanza vera, che è riconoscimento dell'altro, capace di integrare attraverso un patto per il lavoro, diritti e doveri, in modo da garantire regole chiare per tutti.

Sosteniamo gli interventi dei comuni per le azioni di contrasto alle disuguaglianze e alla vulnerabilità sociale per il pronto intervento sociale, l'accoglienza e la presa in carico delle persone senza fissa dimora.

Noi col bilancio rafforziamo anche le risorse destinate all'economia solidale, settori in cui lavorano persone e associazioni molto in gamba, che ringrazio e che ringraziamo per il senso dell'altruismo che li muove. Un terzo settore, il volontariato, con valori profondi che danno un importante contributo allo sviluppo sociale, economico e culturale della nostra Regione.

L'impegno della Regione per valorizzare l'intero mondo del volontariato con il Consiglio regionale del terzo settore, l'articolo 10 della legge 2/2023, il confronto sulle linee guida e l'impegno per valorizzare Modena capitale del volontariato 2026, dimostra la determinazione dell'ascolto e al coprotagonismo progettuale necessario per affrontare le mutazioni sociali e culturali in atto.

Tutto questo mentre con il governo Meloni la spesa pubblica sul PIL è scesa. Sanità, casa, scuola, politica industriale. Stanno rimediando con emendamenti che cambiano molto la finanziaria, toccando con buona pace di Salvini anche le risorse per il suo ponte. Il bilancio era di 16, poi 18,7 e speriamo che arrivi a 22.

C'è però una spesa che sale. Quella per la difesa. Dunque, ci sono risorse per le armi? Quando ho detto che l'Unione europea doveva mettere risorse per la coesione uguali a quelle per la difesa mi hanno preso per matto. Bene, eppure sono convinto di questo perché la coesione è fondamentale per mantenere la pace.

Il valore della salute e la tenuta della sanità pubblica universalistica sono il cuore della nostra manovra, sono una priorità assoluta. Il diritto alla salute non deve restare una generica affermazione, ma deve essere effettivo per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro condizione economica, altrimenti è un diritto alla salute per ricchi ed è un'altra cosa. Nel paese il 44,5% degli italiani ha sperimentato il sopraffollamento nei servizi sanitari negli ultimi 24 mesi; il 63,4% gli italiani dichiara di provare sfiducia nel servizio sanitario perché teme di non poter contare su soluzioni appropriate. Gli italiani che rinunciano a curarsi sono saliti al 23 ad oggi, dal 7,6% al 9,9%. A loro occorre dare risposte più puntuali. Occorre continuare a sostenere la sanità pubblica universalistica con una politica attiva per rafforzare la visione del senso di marcia che per noi è chiaro, l'articolo 32 della Costituzione, la legge 833 del '78, i decreti successivi della Bindi.

Ho citato questo passaggio per garantire costante innovazione, tenendo la barra diritta sulla buona politica per la nostra sanità e perché riprenderò un concetto su questo punto, perché per me la salute ha un valore triplice: è il valore della salute per ognuno di noi, ovviamente; è il valore della salute dell'economia, 127 miliardi di euro, i 6,5 del PIL, 50 miliardi di tasse e contributi diretti e indiretti, l'occupazione di un milione e mezzo di persone, oltre all'importante contributo del mondo della sanità in termini di ricerca, innovazione e formazione del personale, questi sono i dati del 2023. Il terzo punto, il valore della conoscenza della ricerca del sapere che passa dall'università per costruire innovazioni e formazioni, per garantire azioni multidisciplinari, l'uso di nuove tecnologie connesse, sempre più legate allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, fino alla valorizzazione delle professionalità preparate, motivate e valorizzate, con stipendi giusti e servizi giusti.

E bisogna farlo senza prendere in giro gli italiani, a partire dai giovani studenti. L'abolizione del numero chiuso a medicina con la creazione del cosiddetto semestre filtro è stata una farsa. Si è spostato tutto in avanti, aumentando precarietà e incertezza, spese, ingannando i giovani che volevano dedicarsi alla professione medica e tutti i cittadini che speravano di avere nel minor tempo possibile l'attivazione dei corsi, anche i genitori speravano questo. Anziché fare ciò che serviva, cioè, un piano pluriennale con chiara ricaduta negli anni a venire, dando le risorse necessarie, si è costruito il caos.

Come ho ricordato più volte, penso che servirebbe un'alleanza per la salute Italia, servirebbe un piano Marshall italiano per decidere e dedicare alla sanità in modo pluriennale il 7-7,5% del PIL, come da risoluzione approvata qui. Invece siamo l'unico paese del G7 sotto quelle percentuali.

Se non vogliamo un ritorno al passato, leggiamo bene la finanziaria nelle pieghe per evitare ritorni agli anni ‘90, è questo il passaggio che volevo fare. Attenti, perché ho saltato un pezzo delle citazioni, perché c'è stato un periodo storico che era il ‘92 di de Lorenzo & C. e ancor prima fino al ‘78 le mutue private. Ecco perché servono più risorse statali, più coordinamento, serve sempre più impegno per garantire efficienza e risposte adeguate per i nostri cittadini che debbono rimanere al centro del nostro lavoro.

Ecco perché ci vogliono più risorse. Quelle previste nel 2026 sono destinate essenzialmente agli incrementi salariali contrattuali, comunque tardivi e insufficienti a coprire l'inflazione e il resto destinati con vincoli di utilizzo pesanti.

Con le risorse assegnate dal Governo Meloni ci sarebbe una possibile assunzione di 6.500 infermieri a fronte di una carenza complessiva dieci volte superiore: 65.000 a livello nazionale, oltre 2.000 in Emilia-Romagna. È tempo che Roma preveda il modo di valorizzare il personale medico e infermieristico, garantire sistemi incentivanti per la sanità pubblica, evitando fughe nel privato o all'estero, aumentando l'attrattività, ma servono politiche di lungo respiro, visione, dalla casa alla mobilità, ai servizi. Non improvvisazioni.

Vogliamo tutelare la salute a 360 gradi, e sottolineo brevemente, ma con particolare favore anche il nuovo piano regionale sul gioco d'azzardo patologico 26-28 che rafforza prevenzione e trattamento delle ludopatie e lo fa, fatemela dire così, all'emiliano-romagnola, cioè, coinvolgendo tutti gli attori istituzionali - ASI, enti locali, ANCI, associazioni di aiuto e mutuo aiuto, comunità terapeutiche. Su questo tema, che comprende anche la lotta alla legalità e contro le infiltrazioni mafiose, che spesso entrano nel gioco d'azzardo sia prestando somme ai debitori che utilizzando luoghi d'azzardo per il riciclo, ricordo ai colleghi della maggioranza che gli uffici antimafia del territorio regionale sono in forte carenza di personale, il Ministro dell'Interno non ha rinnovato l'accordo e ha lasciato scoperti i posti per l'antimafia nelle prefetture. Che facciamo, abbandoniamo la lotta alla mafia?

Non cito le proteste dei sindacati di polizia, abbiamo già letto.

Mi avvio alla conclusione, ricordando lo scenario in cui ci troviamo ad operare, quello di un paese sempre più con i capelli grigi. Dai dati Censis di inizio dicembre, nel 2045 le persone over 65 saranno ben 19 milioni, oltre un terzo della popolazione. Se continua così nel ‘45 l'ipotesi è di arrivare a 48 milioni di abitanti. Pensate, il saldo negativo, nascite e morti, è di 300 mila persone.

C'è un altro saldo negativo che mi preoccupa moltissimo: centomila giovani che sono andati all'estero. Abbiamo bisogno di fare delle altre politiche per trovare le condizioni, semmai, per andare, ma per ritornare, per imparare e per ritornare, perché abbiamo bisogno di costruire qui il nostro futuro. L'aspettativa di vita continua a salire: siamo arrivati a 85,5 anni per le donne, 81,4 per gli uomini. È una cosa molto positiva, ma bisogna lavorare perché sia una vita in salute, dalla prevenzione nelle diverse sfaccettature, da potenziare fino allo screening possibile gli stili di vita, fino alla corretta assistenza sanitaria sin da giovani per il controllo del cuore, per esempio, investendo con coraggio nella cultura della vita, nella ricerca, nell'innovazione e nelle nuove tecnologie.

Questa manovra, in un momento difficile per il paese, l'Europa sceglie in Emilia-Romagna di non arretrare, sceglie di rafforzare le sicurezze, di investire sulle persone e sulla loro salute, di tenere insieme sviluppo e coesione sociale. Vi ringrazio per l'attenzione.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE TAGLIAFERRI

 

PRESIDENTE (Tagliaferri): Prego consigliere Fiazza.

 

FIAZZA: Grazie presidente. Intervengo partendo da una questione che non è formale ma sostanziale, il contingentamento del dibattito ha certamente lo scopo di garantire l'approvazione degli atti in tempi certi e ragionevoli. Questo è chiaro ed è altrettanto chiaro che il regolamento consente di attivarlo per evitare l'esercizio provvisorio. Al contingentamento non può diventare uno strumento per sottrarsi al dibattito democratico sugli atti fondamentali. Il bilancio insieme al DEFR eletto è l'atto politico per eccellenza di questa assemblea. Oggi il contingentamento per quanto riguarda il mio gruppo è fissato in trenta minuti sull'intero pacchetto di bilancio, DEFR incluso. È inaccettabile se pensiamo che stiamo discutendo delle linee strategiche della Regione e della destinazione di miliardi di euro di risorse pubbliche.

Ho voluto fare questa precisazione non per polemica, ma perché non vorrei che diventasse una prassi, anche perché il collegato al bilancio, per sua natura, si presta particolarmente alla presentazione di emendamenti. Venendo al merito parto da un dato generale che aiuta a inquadrare il contesto.

Nell'arco dell'ultimo anno, la produzione legislativa regionale è stata quantitativamente limitata, soprattutto se si escludono gli appuntamenti minimi e ineludibili, come appunto il bilancio di assestamento consolidato, il REFIT. La deliberazione, le deliberazioni assembleari sono state poche e di fatto l'attività d'aula si è concentrata prevalentemente sull'indirizzo e sull'ispettiva, ma questa ridotta produzione legislativa non è stata compensata da una qualità particolarmente elevata. Basta prendere il collegato al bilancio per vedere come una parte significativa degli articoli si è dedicata a modificare norme approvate pochi mesi prima come leggi di declinazione regionale del cosiddetto Salva Casa, approvata a fine luglio, è già ritoccata dopo appena cinque mesi. Questo non è un dettaglio, è il segno di una programmazione fragile che procede per continuare correzioni invece che per una vera visione. Un parallelismo diretto con il primo anno di governo, Bonaccini, naturalmente non si può fare. I contesti erano diversi e nessuno qui vuole forzare paragoni impropri.

Tuttavia, è utile ricordare un dato storico perché aiuta a mettere in prospettiva ciò che stiamo appunto discutendo oggi in quest'aula. Anche allora si proveniva da una fase complessa, segnata da un esercizio provvisorio, peraltro in condizioni ben più drammatiche legate alla vicenda che portarono alle dimissioni del presidente precedente. Parliamo ovviamente di Errani. Eppure, in quel primo anno di legislatura alla produzione legislativa fu significativamente più intensa, parliamo di 25 leggi regionali approvate, fra le quali la legge numero 13 del 2015 che disegnava in modo il nuovo assetto del sistema di governo regionale e locale, e da una verifica, le deliberazioni assembleari furono 56. I numeri di oggi invece sono circa della metà: 14 leggi regionali, comprese appunto quelle obbligatorie legate al pacchetto bilancio, e 32 deliberazioni assembleari.

Richiamo questi dati per sottolineare un punto politico preciso: occorre che in questa Assemblea si lavori di più e meglio, e approfitto di questa occasione per aggiungere che avremo anche piacere di vedere più spesso in quest'aula il presidente de Pascale, e questo credo sia un punto importante perché se facciamo i conti ovviamente sono molte di più le assemblee dove non l'abbiamo visto presente rispetto a quelle che l'abbiamo visto presente, e particolarmente in questo momento stiamo discutendo del bilancio della nostra Regione, quindi non mi sembra una seduta di aula secondaria, ma mi sembra invece una seduta di aula molto importante, però notiamo la non presenza del presidente.

Passo al tema delle entrate. La maggioranza ha scelto a inizio mandato di aumentare la pressione fiscale regionale. È una scelta politica legittima, ma che, come Lega, abbiamo contestato con forza fin dall'inizio perché risulta particolarmente punitiva per la classe media, che è quella che subisce il maggior aumento delle aliquote. Una scelta che questa Giunta ha fatto subito con l'evidente convinzione, fosse anche, aggiungo, quella speranza che col passare del tempo i cittadini se ne dimenticheranno. Ma noi ovviamente come minoranza faremo la nostra parte per ricordarlo anche negli anni venturi.

Oggi il connubio fra le maggiori entrate derivanti dalle nuove imposizioni fiscale e i maggiori trasferimenti in ambito sanitario che arrivano dal Governo nazionale ha consentito di mettere al sicuro la spesa sanitaria, ma proprio per questo ora la Regione è il banco di prova vero, perché quando le entrate aumentano e le risorse straordinarie arrivano non basta dire che i conti non tornano, occorre dimostrare se e come si è in grado di razionalizzare la spesa, intervenendo sugli sprechi e non sui servizi, migliorando l'efficienza senza scaricare i costi sui cittadini e le colpe sempre sul Governo, e anche qui noto che all'interno di queste Assemblea e di questa seduta di bilancio, noto molto tempo speso per criticare il Governo quando invece di solito chi è in maggioranza dovrebbe occupare il proprio tempo per sostenere le proprie scelte anziché affondare e, come dire, sparare sempre sul Governo. Ed è esattamente su questo terreno che nel DEFR continuiamo a vedere più enunciazioni che strumenti concreti.

Ricordo che, come Lega, avevamo chiesto un monitoraggio puntuale della spesa e che su questo era stato approvato un nostro ordine del giorno nel quale si impegnava la giunta a venire a riferire circa la situazione finanziaria del servizio sanitario regionale in rapporto ai servizi erogati, ma di questi monitoraggi ad oggi non si vede ancora traccia. Vista la tragica situazione delle liste d'attesa, questo sarebbe stato importante ed auspico quindi che ci possa essere quantomeno in futuro queste relazioni e soprattutto vedere risultati concreti perché io credo che sulle liste d'attesa davvero si debba fare ancora moltissimo e i nostri cittadini ce lo chiedono, credo a tutti noi, sia chi siede in maggioranza sia chi è in minoranza. Auspico quindi che ci siano davvero dei cambiamenti su questo versante con azioni concrete.

Vengo ora al piano degli investimenti allegato al DEFR e parte parto dal territorio che rappresento. Nel piano per Parma emergono in modo chiaro soprattutto gli investimenti in ambito sanitario, è giusto dirlo, ed è giusto riconoscerlo, sono previsti interventi importanti, il nuovo ospedale di Borgotaro, il completamento del polo materno infantile, il polo dei laboratori, il nuovo polo dell'emergenza, oltre a interventi su tecnologie strutture sanitarie. Ma è altrettanto importante che tutti questi investimenti vengono finanziati o dal Governo o dal P.N.R.R. e quindi da risorse non regionali. Il compito dell'opposizione credo sia anche quello di chiedersi che visione territoriale emerge dal piano che ci è stato appunto allegato. Se usciamo dal capitolo sanitario e guardiamo le infrastrutture, Parma compare in modo molto più selettivo, anche qui con finanziamenti prettamente statali.

Come sul trasporto su gomma troviamo l'ammodernamento della SS62 nel tratto Parma-Collecchio e nel territorio provinciale la tangenziale di Noceto in variante l'SP357 che è stata proprio inaugurata nei giorni scorsi la presenza del sindaco Felci e del ministro delle infrastrutture Matteo Salvini, sono sicuramente interventi utili, certo, ma pochi se rapportati al ruolo che Parma ha come nodo logistico, produttivo e infrastrutturale all'interno della nostra Regione. Qui crediamo che la Regione debba davvero valutare la strategicità del territorio parmense, cosa che fino ad oggi è davvero mancata. Ricordo infatti che l'ordine degli interventi Anas viene dato dalla Regione e quindi anche su questo la Regione può e deve fare di più per Parma.

Sul versante ferroviario, invece, il piano indica il potenziamento della linea pontremolese con il raddoppio della tratta Parma Vicofertile e l'adeguamento della stazione di Parma e anche in questo caso gli interventi vengono finanziati con risorse statali. Arrivando all'aeroporto di Parma, invece il piano indica un infrastrutturale articolato in due fasi. Anche in questo caso, però, manca una rappresentazione chiara dei tempi e delle ricadute effettive sul territorio. Infatti, occorrerebbe capire nello specifico quale ruolo Parma avrà nel sistema integrato e quali sinergie si intendono attuare con il tessuto economico del territorio. Questo non è un tecnicismo, è una questione politica perché un piano di investimenti deve consentire all'Assemblea di esercitare pienamente il proprio ruolo di indirizzo e di controllo.

Il DEFR, però, non è solo investimenti infrastrutturali. L'Emilia-Romagna rimane stabilmente la seconda regione italiana per contributo alle esportazioni, ma in un contesto di contrazione dell'export verso i paesi extra UE con un meno 5,2% solo parzialmente compensato da una crescita verso i paesi dell'Unione europea con più 1,5%, destinare soltanto 8,5 milioni all'internazionalizzazione nell'arco del triennio rischia di essere largamente il sufficiente. In Regione sono circa 20000 le imprese esportatrici, le prime mille rappresentano l'83% del totale dell'export regionale, segno che molto c'è ancora da fare per ampliare il numero di imprese che si attivano ad esportare sui mercati esteri. È necessario quindi sostenerle per consentire che possano sfruttare appieno gli accordi di libero scambio esistenti o che si stanno definendo.

A fianco delle politiche di internazionalizzazione ricoprono particolare importanza quelle tese all'attuazione degli investimenti, penso in particolare alla legge 14 del 2014, appunto sulla attrazione degli investimenti nata proprio a questo scopo. Bisogna però rilevare come questa legge risulti sottofinanziata neppure 10 milioni nel 2026 a fronte di 16, 17 milioni annui nel triennio 21, 23 penso anche alla legge per l'attrazione dei talenti che a distanza di anni continua a restare nei fatti più un titolo che un risultato. Dopo tutta l'enfasi messa nel vararla e dopo il rilievo che anche nel programma di governo de Pascale si è voluto riconoscere la legge regionale numero 2 del '23 sull'attrazione dei talenti è rimasta sostanzialmente lettera morta nel febbraio scorso. Peraltro, sono scaduti i termini previsti per la clausola valutativa e ad oggi risultati concreti, misurabili, verificabili. Non se ne vedono se non ancora una volta una delibera con la quale si approva un manifesto per l'attrazione di talenti che rischia di restare appunto un manifesto di intenti e allora permettetemi una considerazione politica.

Qui il problema non è la mancanza di parole, ma il problema è l'abbondanza di sovra strutture, si istituiscono comitati, si creano osservatori, si finanziano servizi di accompagnamento e placement, ma se i risultati non arrivano, i giovani qualificati non vengono tratti e trattenuti. Se le imprese non trovano competenza, allora significa che stiamo investendo più nella governance che nell'efficacia e quindi nella sostanza. Quando un giovane ricercatore, un ingegnere, un infermiere specializzato, un tecnico qualificato sceglie deve vivere e lavorare non lo decide perché esiste un osservatorio, lo decide se trova tempi certi, servizi efficienti, trasporti che funzionano, una casa accessibile, un contesto in cui mettere su famiglia e un sistema che non che non complica la vita, ma dà delle soluzioni reali, e quindi con politiche attive. Il resto è cornice e oggi la cornice è davvero piena, ma quello che manca è il quadro. In ultimo, sui temi più legati all'imprenditoria, non scordiamo l'importanza del patto sulla semplificazione, elemento che giudichiamo essenziale e sul quale ci siamo detti da su abito disposti a collaborare, che purtroppo ad oggi è rimasto nel cassetto delle volontà ma che occorre attuare il prima possibile.

Un altro esempio emblematico è quello della legge sulla birra: era stata realizzata una legge bipartisan la scorsa legislatura in sede di assestamento, e si era chiesto di onorare gli impegni assunti ripristinando il finanziamento. Oggi invece scopriamo che non soltanto ciò non è avvenuto, ma che le poche risorse precedentemente assegnate sono state azzerate con le motivazioni che quelle stanziate l'anno precedente non erano state spese, come se i fondi potessero spendersi da soli, senza bandi e senza attuarli.

Poi c'è un tema che nel DEFR, almeno per come è scritto, lascia davvero perplessi, ed è il turismo, cioè la narrazione, la strategia con cui questa Regione decide di promuovere se stessa. Noi veniamo da una regione che, piaccia o no, è un sistema economico e culturale unico, proprio perché mette insieme territori diversi: pianura, mare, Appennino, città d'arte, motor valley, manifattura e soprattutto una tradizione agroalimentare che non è folklore ma è filiera produttiva, lavoro, export ed identità.

Eppure, leggendo il DEFR, si ha la sensazione che una parte di questa identità venga data per scontata, infatti proprio non viene citata, perché la food valley è un asset strategico che ha reso l'Emilia-Romagna riconoscibile in tutto il mondo. Purtroppo, però nel documento non si trova traccia della nostra food valley, quindi, questo credo debba essere assolutamente inserito e sistemato. E questo stride ancora di più nell'anno in cui la cucina italiana viene riconosciuta come patrimonio culturale, stride in una regione che può contare sul numero altissimo di produzioni di qualità su Dop, Igp e denominazioni che sono economia reale per il nostro territorio. Qui non stiamo parlando di una locandina, stiamo parlando di politica industriale e turistica che fanno forte la nostra Regione.

Da opposizione lo dico in modo semplice, se la Regione ha un marchio forte, riconoscibile e produttivo come la nostra food valley, deve metterlo al centro e non lasciarlo ai margini. Sul versante delle partecipate, invece, c'è un'altra assenza che pesa. Fine anno si avvicina, ma del nuovo piano di riassetto e di razionalizzazione delle partecipazioni societarie della Regione non vi è traccia o almeno nel DEFR che dovrebbe essere la sede attraverso cui l'Assemblea fornisce indirizzi alla Giunta, non si accenna a una linea, a una scelta o un programma. Questo è un problema perché le partecipate non sono un capitolo tecnico, sono uno dei luoghi in cui si misura la qualità della spesa pubblica, sono un pezzo della macchina regionale e se davvero vogliamo parlare di razionalizzazione, di efficienza, di taglio degli sprechi, allora qui servono parole chiare e atti conseguenti. Innanzitutto, voglio partire poi dai capitoli dedicati alla sicurezza e anche qui credo sia qualcosa di importante su cui la Lega rappresenta da sempre una vera priorità.

E lo dico con franchezza, leggendo il DEFR emerge una tendenza che desta forte preoccupazione. Si va sempre più nella direzione di espropriare i comuni delle funzioni di polizia locale per concentrare all'interno dell'unione, trasformando progressivamente la polizia locale, come amate dire voi, da forza di polizia a servizio di polizia chiamato soprattutto a dialogare con il volontariato, svolgere funzioni di mediazione.

Ora sia chiaro, il dialogo con il volontariato non è un problema, io credo che le polizie locali questo già lo facciano soprattutto quando serve e non si sottraggono certo a questo, ma non può essere questo il compito primario della polizia locale all'interno della nostra Regione perché oggi nelle nostre città le questioni su cui investire sono ben altre. La sicurezza non è una questione di percezione, come troppo spesso sentiamo dire, la sicurezza è presidio costante del territorio, è prevenzione, è presenza ed è anche azione quando serve. Lo dico anche per esperienza personale: da sindaco ho mantenuto la delega alla polizia locale e alla sicurezza. Su questi temi ho sempre investito molto, anche utilizzando contributi regionali. L'ho fatto indirizzandoli verso progetti concreti, mezzi, uomini, strumentazioni e servizi e abbiamo anche fatto scelte difficili, come quelli di uscire da un'unione.

Col senno di poi possiamo dire che abbiamo fatto bene e questo per dire che le unioni non sempre sono la soluzione, come invece la nostra Regione vorrebbe far passare, per questo se la Regione vuole contribuire davvero sul fronte della sicurezza deve cambiare impostazione, dovrebbe sostenere direttamente i comuni evitando di riservare sistematicamente le priorità alle unioni dovrebbe fine finanziare l'acquisto di strumentazioni e mezzi, promuovere servizi straordinari nelle zone più critiche, come avviene per altre regioni, come per esempio la Regione Lombardia fa con il progetto smart, la Giunta non dovrebbe invece continuare a finanziare progetti di riqualificazione urbana o di mediazioni o di mediazione, spacciandoli per sicurezza, perché così nella realtà le risorse stanziate sui capitoli sicurezza finiscono su interventi che nulla hanno a che fare con la sicurezza vera, quindi se già da una parte le risorse sulla sicurezza sono poche e poi vanno a finire, vanno a finire su capitoli che nulla centrano con la sicurezza, credo che davvero si stia sbagliando direzione.

Venendo ora all'infrastruttura, il quadro che emerge dal DEFR è altrettanto indicativo delle proprietà politiche di questa Giunta. Evidentemente il fatto che il Partito Democratico ha restituito il presidente alla Romagna deve pur portare qualche frutto in quel territorio. Peccato però che in circa nove anni di presidenza Bonaccini ci si sia occupati di infrastrutture quasi esclusivamente in Romagna, con la terza corsia dell'autostrada per Ravenna lasciando invece languire per anni la quarta corsia dell'A1 da Modena a Piacenza e oggi peraltro quella quarta corsia dell'A1 e addirittura scomparsa dal DEFR, un documento nel quale sul fronte infrastrutturale si parla esclusivamente della quarta corsia della A14 nel tratto Bologna diramazione Ravenna, della terza corsia A14 tra Rimini nord e Cattolica e della terza corsia dalla A13 nel tratto Bologna, Arcoveggio, Ferrara sud. Tutte opere importanti però lo dico ancora una volta ricordatevi, ricordiamoci dell'Emilia e vengo allora la conclusione. Nel complesso il DEFR e il piano degli investimenti restituiscono l'immagine di una regione che dispone di risorse importanti ma che fatica a trasformarli in una visione chiara e condivisa di sviluppo per l'Emilia-Romagna nel suo insieme.

Il rischio che vediamo da opposizione è quello di una regione che procede per compartimenti stagni, per elenchi di interventi e per narrazioni settoriali senza una regia complessiva, capace di tenere insieme territori diversi, vocazioni diverse e bisogni reali dei cittadini. L'Emilia-Romagna può essere più forte se saprà fare sistema, se si valorizzeranno le sue eccellenze produttive, se si investirà concretamente sulla sicurezza e sui servizi come fattori di coesione, così come vale per le infrastrutture che devono unire la nostra regione. E bisogna quindi sostenere con decisione chi lavora, chi produce e chi innova.

Oggi invece, dal DEFR emerge più una somma di intenzioni che una direzione riconoscibile, ed è per questo che il nostro giudizio come gruppo Lega non può che essere fortemente critico, non per spirito di contrapposizione, ma perché crediamo che l'Emilia-Romagna meriti una programmazione più coraggiosa, più concreta e più coerente con la sua storia e con le sfide che ci attendono. Grazie.

 

PRESIDENTE (Tagliaferri): Prego, consigliera Costi.

 

COSTI: Grazie presidente. Siamo arrivati in aula con l'atto più politico che ci compete perché, il bilancio di previsione e i documenti di programmazione economico-finanziaria, costituiscono la visione e le scelte politiche della Regione Emilia-Romagna. Ogni cifra racconta di una priorità sociale e di una direzione che abbiamo deciso di imprimere alla comunità regionale. Penso che questo bilancio tenga una direzione chiara su temi strategici che determinano sviluppo, accanto a sostenibilità e solidarietà.

Lo dico perché oggi discutiamo dentro a una cornice complessa, un contesto nazionale segnato da tagli agli enti locali, da risorse statali sempre più incerte e da una pressione crescente sui sistemi universalistici di sanità e welfare, di istruzione e di formazione. In questo quadro, la Regione Emilia-Romagna è chiamata, non solo ad amministrare, ma a fare scelte, e io credo che questo bilancio provi efficacemente a tenere una direzione chiara su temi strategici che determinano sviluppo accanto a sostenibilità sociale e ambientale.

Il contesto regionale è caratterizzato da un export che è il 13,1% di quello nazionale, seconda regione in Italia dopo la Lombardia. Anche le forze lavoro crescono arrivando a 2,16 milioni di persone e il tasso di disoccupazione è il 4,5 inferiore alla media nazionale che si posiziona al 6,6. Fra i dati che ci preoccupano, però, c'è l'incremento della CIG straordinaria, +37,6% indicatore di crisi strutturali e riorganizzazioni aziendali che stanno colpendo il lavoro nella nostra industria manifatturiera. Però la forza della Regione Emilia-Romagna, che ci ha fatto superare altre fasi difficili, sta secondo noi nel considerare l'inclusione e la rete sociale un fattore strategico sia nell'onestà di guardare in faccia i dati reali, nella capacità di ascoltare i bisogni e innovare il proprio welfare di lavorare in rete con le comunità locali e di sostenere, non solo l'innovazione tecnologica, ma anche quello straordinario patrimonio di solidarietà che sono le associazioni di promozione sociale e il mondo del terzo settore.

Il bilancio pluriennale che stiamo approvando conferma queste scelte e mantiene l'ambizione di non lasciare indietro nessuno di fronte alle difficoltà, alle incertezze, alle tensioni internazionali che impattano nella vita economica e sociale.

Come vediamo nella nota di aggiornamento al DEFR, abbiamo assunto l'impegno a rilanciare gli investimenti pubblici e privati con l'obiettivo di generare sviluppo sostenibile e occupazione di qualità. Accompagnare la transizione ecologica e quella digitale, garantire sicurezza del territorio, colmare divari e promuovere coesione sia sociale che territoriale. Anche qui c'è uno sguardo lungo e attento ai cambiamenti: con 23 miliardi pari circa il 13% del PIL regionale, che guardano tutti i settori, compresa la sanità pubblica e con un effetto moltiplicatore che intende sopperire all'esaurirsi del P.N.R.R. con investimenti.

Per quanto riguarda le competenze della commissione che presiedo, ritengo che gli obiettivi politici di mandato siano coerentemente sostenuti. Parto dai giovani e dal tema dei talenti, ribadendo che non possiamo continuare a parlare di fuga dei cervelli senza costruire politiche che provino davvero a contrastarla. Nel triennio vengono stanziati 8,55 milioni di euro per l'attuazione della legge regionale 2, la cosiddetta “legge dei talenti”. Non è una cifra simbolica, è una strategia che punta a rendere attrattiva l'offerta universitaria e i servizi collegati in una prospettiva internazionale, con l'obiettivo dichiarato di formare, trattenere e richiamare competenze nel nostro territorio. Sappiamo tutti che questo non basta, soprattutto se a livello nazionale non si finanziano in modo adeguato risorse su borse di studio e diritto allo studio, ma anche qui la nostra Regione, in rete con l'università del territorio, sta cercando di fare fino in fondo la sua parte per continuare a coprire le borse di studio e per sostenere gli studenti idonei. Ne ha parlato in modo più approfondito la collega Laura Arduini che ringrazio.

Accanto ai talenti, c'è il tema della ricerca e dell'innovazione, che non è un lusso ma una necessità se vogliamo un lavoro di qualità. Ad esempio, è fondamentale che sul Tecnopolo DAMA siano previsti investimenti per il suo completamento per 22 milioni di euro nel triennio, con 7,5 milioni di euro per il progetto AI Factoring, l'istituto delle nazioni unite universitario sull'intelligenza artificiale. Qui non stiamo parlando solo di infrastrutture, stiamo parlando della capacità della nostra Regione di restare competitiva, di sostenere e attrarre imprese, ricercatori, competenze avanzate e di farlo senza rinunciare a un modello di sviluppo che tenga insieme economia, territori e coesione sociale.

Un altro pilastro fondamentale è la formazione professionale. Anche qui i numeri parlano chiaro: nel prossimo triennio abbiamo 500 milioni di euro per impegni sul programma FSE da far fruttare, anche grazie ai 90 milioni di cofinanziamenti. Sono risorse che servono a garantire il futuro, il sistema EFP, a sostenere l'innovazione degli enti di formazione accreditati con 500000 euro dedicati a progetti di aggregazione e innovazione, a dare continuità agli interventi di orientamento e accompagnamento al lavoro realizzati dai comuni. Stiamo rafforzando e completando quella che è la formazione terziaria e le ITS Academy, anche in attuazione della legge sui talenti e finanziando percorsi personalizzati di orientamento, formazione, inserimento e reinserimento lavorativo per le persone fragili o rischio di marna marginalità.

Questa è una scelta che dice una cosa molto chiara, per noi la formazione non è un costo ma uno strumento di equità e di sviluppo. I nostri enti di formazione e il lavoro sono il miglior sistema di inclusione sociale. Attraverso percorsi personalizzati di orientamento, formazione e accompagnamento all'inserimento lavorativo, gli interventi per l'inclusione lavorativa delle persone a rischio di marginalità sociale.

Per quanto riguarda le politiche per il lavoro, nel bilancio 2026-2028, per il fondo regionale per l'occupazione sono a disposizione 39 milioni per l'occupazione delle persone con disabilità, al fine di dare continuità e potenziare ulteriori azioni di accompagnamento e di inserimento lavorativo.

Abbiamo visto prima, le risorse destinate a realizzare le azioni previste nel programma triennale per l'utilizzo del fondo regionale che triennalmente viene approvato ai sensi della legge 19, prevedono sostegno formativo e transizioni verso il lavoro degli studenti con disabilità; supporto e inserimento lavorativo delle persone con disabilità in cerca di lavoro iscritte al collocamento; la messa a disposizione di opportunità formative diffuse.

Vengo poi allo sport che troppo spesso viene considerato un tema accessorio, mentre è una leva educativa, sociale e di prevenzione potentissima, prevenzione primaria integrata secondo un approccio multidisciplinare unitario di salute che fa risparmiare moltissime risorse, che mette al riparo da innumerevoli incognite e rilancia la passione dei cittadini e delle cittadine. Se parliamo di strategia, non possiamo non rilanciare e rinnovare oggi l'impegno istituzionale sulla prevenzione come leva di equità, sostenibilità e innovazione all’interno del sistema regionale.

Nel triennio vengono stanziati 12 milioni di euro per la promozione di grandi eventi di rilievo nazionale e internazionale, ma ritengo strategici i circa 6,4 milioni per sostenere la pratica sportiva dilettantistica e contrastare l'abbandono sportivo con 2,4 milioni nel 2006. Sottolineo come significativo il milione di euro nel triennio, di cui 400.000 euro per il 2026, per la reintroduzione di uno strumento di sostegno diretto alla domanda di sport delle famiglie, in particolare quelle numerose e con figli con disabilità. La nostra politica fa scelte concrete perché lo sport non deve essere un privilegio per pochi, ma un diritto accessibile a partire dai più giovani. Penso per esempio al bellissimo progetto Sport Scuola Kids che si diffonde su tutta la nostra regione.

La nostra è una manovra espansiva sotto molti profili che impattano positivamente sul sistema produttivo e sulle PMI. Tra le politiche di sostegno economico e di sostegno occupazionale, dobbiamo mettere a pieno titolo gli interventi educativi orientati a un sistema 0-6 anni con risorse previste sull'FSE che potranno arrivare fino a 15 milioni di euro per ridurre le liste di attesa degli asili nido e fino a 30 milioni di euro per il contenimento degli oneri a carico delle famiglie. Abbiamo abbassato le rate di iscrizione per oltre 5.000 famiglie in 231 comuni, di cui un terzo nei territori montani e nelle aree interne, dove è già prevista la gratuità del servizio. Un doppio investimento che rafforza l'accesso ai servizi e garantisce opportunità educative e diffuse di qualità per tutti i bambini, indipendentemente dal territorio di provenienza.

Non cito i dati del rapporto povertà della Caritas sulla povertà di bambini e ragazzi, già noti. Già nel 2026 l'Emilia-Romagna raggiungerà e supererà l'obiettivo del 45% per la copertura dei servizi per la prima infanzia fissati dall'Unione Europea al 2030.

Non secondari gli aspetti dell'inclusione e delle disabilità nelle scuole, nelle sperimentazioni di scuole aperte e di sostegni scolastici per i bassi redditi, per un diritto allo studio che è la prima leva di emancipazione e libertà, dove sono state previste risorse pari a 5,9 milioni di euro e borse di studio scolastico per 3,1 milioni di euro.

Mettendo insieme questi e altri elementi - e vado alla conclusione - emerge un filo rosso: si tratta di una manovra che costruisce il futuro, pur dentro vincoli stringenti e in un contesto nazionale che spesso va nella direzione opposta, ridurre risorse agli enti locali, comprimere fondi su istruzione, borse di studio, scuola, ricerca, politica giovanile, contrae la capacità del paese di rispondere ai cambiamenti. Di certo, continueremo a chiedere con forza che lo Stato faccia la sua parte, in particolare dopo la fine del P.N.R.R. Perché non è normale che il diritto allo studio e l'accesso ai servizi di formazione dipendano sempre più dalla capacità delle regioni di metterci una pezza, che non potrà sicuramente sostituire le funzioni statali.

Concludo dicendo che il tempo in cui è facile limitarsi alla gestione dell'esistente, avere, mantenere una direzione di futuro è una scelta politica forte e quanto mai necessaria per andare controcorrente e non accettare supinamente l'aumento delle disuguaglianze. Grazie.

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Marcello.

 

MARCELLO: Grazie presidente. Innanzitutto, volevo ringraziare l'assessore e tutti coloro che hanno lavorato alla stesura di questo bilancio, su cui ovviamente sono abbastanza critico, però, tra l'altro, non ho il tempo per criticare tutto, come fanno i consiglieri di maggioranza che attaccano sempre il Governo.

Io vorrei partire da un dato certo, di questo ringrazio Assessore Baruffi, oggi il governo Meloni in quattro anni sta recuperando un gap di sottofinanziamento alla sanità che avete creato voi quando eravate al governo. In otto anni sono stati messi 2012-2019 soltanto 6 miliardi in più. Manco l'inflazione. Ovviamente nei quattro anni, compresi quelli del Covid, sono stati messi 12 miliardi in quattro anni, quattro finanziarie del governo Meloni, uno anche a metà, sono stati messi 18 miliardi di euro. Questi sono dati, tra l'altro pubblicati da Gimbe che non è un organo tecnico vicino al governo, ma è un organo tecnico, quindi, spero che da oggi non parliate più di sottofinanziamenti, cosa che alcuni consiglieri dicevano di default.

Sempre mi spiace che non c'è il consigliere Muzzarelli, che ovviamente ha contraddetto anche l'assessore perché, se l'assessore dice che c'è stato un finanziamento almeno un poco inadeguato, per non dire, ma il consigliere dice praticamente, continua a dire quello che ha sempre detto da quando siamo iniziati in questa legislatura e questo penso che sia un dato di fatto. Poi cosa avverrà negli anni prossimi, qualcuno si lamenta che sarà solamente 2,4 miliardi in più o meno lo vedremo però come quest'anno, ai quattro previsti si sono aggiunti altri 2, 4 punti. Magari non sappiamo cosa succede l'anno prossimo, però ovviamente il governo Meloni, ripeto, è stato l'unico governo che ha messo più finanze nella sanità, questo è un dato certo che non lo dice Marcello Nicola, ma lo dicono esperti del settore, ormai sembra un dato ultra-consolidato.

Detto questo, ovviamente io ritengo che la carenza di medici e infermieri oggi abbia anche origine dai vostri governi. Sappiamo bene il numero chiuso a medicina chi l'ha istituito. Sappiamo bene che in un decennio il numero di accessi a medicina è stato praticamente quasi sempre uguale, addirittura nel 2016 ci fu una inflessione rispetto agli anni precedenti, sappiamo bene che nella formazione di un medico corrono almeno dieci anni, quando va tutto bene, ma diciamo di media, tra il corso di laurea e la specializzazione, se oggi c'è una carenza di medici, ovviamente, le colpe ricadono nei governi precedenti, non può ricadere certamente nel governo Meloni.

In questi anni avete anche favorito tutta una serie di facoltà private di accesso a medicina, a parte tre che esistevano già, tipo la Cattolica, San Raffaele o all'Humanitas, ma sono sorte circa cinque, sei facoltà private in cui praticamente pagando è più facile accedere perché ovviamente il numero dei concorrenti è quasi uguale al numero di posti a concorrere tutti questi posti sono aumentati propri nei governi di centrosinistra. Questo mi sembra un dato rilevante che vi invito a valutare, oltre ovviamente a tutti i miraggi verso l'estero, la famosa medicina a Tirana, medicina a Sofia e medicina in Romania. Ovviamente sono tutte delle novità, delle novizie che sono venute all'interno dei vostri governi.

Tornando al nostro bilancio in Regione, ovviamente, forse abbiamo dimenticato gli aumenti che sono stati nella finanziaria recente. Ovviamente quest'anno entra a pieno regime il bollo che non c'era. C'è ancora un aumento di Irap che continua ad aumentare e questo penso che non sia, diciamo, un dato, diciamo, che ci possiamo dimenticare.

Io dal punto di vista di questo bilancio noto che, per esempio, per quanto riguarda il famoso problema delle liste d'attesa non c'è, come in qualche altra regione, una vera task force per ridurre le liste d'attesa. In qualche regione, per esempio, tipo le Marche, appena insediato l'assessore ha creato delle giornate particolari, dei fine settimana, per abbattere liste d'attesa con incentivi e organizzazione da parte dei medici con i risultati del tutto apprezzabili. È successo anche in qualche altra regione, non le cito perché anche lì amministrate da Fratelli d'Italia.

Io penso che in questa finanziaria non si vede nulla che possa essere utile per abbattere le liste d'attesa che rappresentano un problema non soltanto nazionale, ma addirittura noi che vogliamo essere la regione pilota, una delle migliori d'Italia, non stiamo facendo nulla né usando mezzi né metodi particolari per raggiungere questi risultati. Il Governo ha dato ampie garanzie, per esempio, per quanto riguarda la medicina preventiva, cose che abbiamo raccolto anche in questa Regione, c'è un aumento degli screening, ha messo dei soldi addirittura per la cura delle malattie rare, come la sindrome atassica di Friedreich in quest'ultimo bilancio. Quindi ricordo a tutti quei consiglieri che appena prendono la parola lo fanno soltanto per attaccare il Governo, meglio guardarci in casa dove praticamente noi non ancora facciamo queste cose. Ha messo addirittura soldi introducendo l'obesità come una malattia. Io vi ringrazio per esempio che avete accolto il mio emendamento per la lotta e per lo screening dell'obesità infantile come un dato di fatto già durante praticamente la commissione.

Non mi soffermo sulla finanziaria, ma voglio dire che come sempre ho prodotto circa 10-11 emendamenti che probabilmente saranno respinti, ma dove devono rappresentare uno stimolo per questa amministrazione. Ho presentato quattro ordini del giorno, di cui il più interessante ritengo che sia quello del social freezing, un argomento abbastanza di sinistra, devo dire fondamentalmente seppure presentato da me, un argomento che lo sta già affrontando la Regione Puglia, e di che cosa si tratta?

Si tratta praticamente della possibilità della crioconservazione degli ovociti, in donne ovviamente che volontariamente vogliono esercitare questa pratica, per conservare una fertilità futura non soltanto per motivi sanitari, quello che già questa Regione fa, ovviamente una donna che viene sottoposta a trattamenti magari radioterapici, chemioterapici, come purtroppo qualche volta avviene, ovviamente può ricorrere alla crioconservazione degli ovociti per avere una gravidanza futura, ma addirittura noi dobbiamo puntare a quello che il social freezing, persone che magari per motivi di studio, lavoro, per culture etniche personali, queste persone magari non riescono o non possono avere figli prima di una certa età e siccome oggi io non sono come avreste fatto voi magari questi soldi a tutti per fare il social Freezing. Oggi esistono delle metodiche molto efficaci e molto efficienti che consentono di vedere quale sarà il livello di decadimento della procreazione di una donna dopo i 35 anni con semplici esami ecografici, con semplici esami ormonali e soltanto in queste persone, se noi creiamo sul territorio delle reti pubbliche perché voi siete per la sanità privata in questo campo, noi siamo invece per il pubblico, se creiamo delle reti pubbliche che possono garantire a queste donne la possibilità di fare prima uno screening e poi di vedere se eventualmente ci sarà un decadimento della funzione di fertilità, ovviamente queste persone vanno aiutate, vanno sovvenzionate. In Puglia danno 3000 euro a persona, noi dopo lo screening dobbiamo valutare se fare o meno questi centri. Io ritengo che sia un gesto di grande solidarietà, un gesto di grande aiuto a quello che è l'Inverno demografico di cui abbiamo fatto anche l'intergruppo e credo che sia un elemento che in quest'aula se non passa in questa finanziaria, ma vi invito a valutarlo e a leggerlo attentamente e documentarvi in quanto anche all'interno di voi ci sono molte sensibilità che lo vorrebbero, credo che sia un argomento importantissimo da tenere presente.

Altri emendamenti e altro ordine del giorno riguarda l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole che già in parte si fa in questa in questa Regione, però io ritengo che le linee guida nazionali di seguire la volontà o comunque chiedere il consenso della famiglia sia un argomento di fondamentale importanza e non fare e non tirare dritto come questa Regione vorrebbe fare, sia un argomento molto importante.

Chiedo inoltre ovviamente per il mio territorio si parla di riqualificazione delle colonie, ma dopo un anno non è arrivato ancora nulla, si parla ancora del nulla, io chiedo che la riqualificazione delle colonie nella costa riminese, soprattutto per quanto riguarda la colonia novarese sia un problema da affrontare e mi dispiace che non ci sia l'assessore in aula, ma penso che comunque lo saprà che dovrà affrontare questo problema. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Mastacchi.

 

MASTACCHI: Grazie presidente. Parlare del bilancio è l'occasione per fare anche un po' il punto della situazione di tutto quello che è l'approccio della Giunta e della presidenza all'amministrazione regionale e quindi la discussione di questi due giorni è sicuramente la discussione più importante dell'anno che è appena passato, ma in particolare, in previsione di quello che stiamo per affrontare, quindi, è vero che, da un lato, il bilancio appare in continuità con il passato e non introduce scelte radicali, dall'altro, stiamo muovendo anche in un contesto internazionale ed europeo molto complesso, con margini di manovra molto limitati ma comunque possibili.

Cominciamo a parlare di sanità, che significa affrontare il tema più delicato della nostra vita e della vita dei cittadini per la credibilità delle istituzioni, chiaramente. Non possiamo limitarci a fare quadrare i conti. Purtroppo, in questo anno appena passato, quando abbiamo parlato di sanità, principalmente abbiamo parlato di finanziamento e pochissimo di quello che è l'approccio riorganizzativo e la soluzione dei problemi. Dobbiamo avere il coraggio di dire che il sistema così come è oggi, non regge, non solo per una questione economica, ma principalmente per una questione organizzativa. Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze causate da questo problema. Serve un piano serio che metta in ordine, che investa sulla medicina territoriale, sull'integrazione sociosanitaria e sull'appropriatezza delle cure. Razionalizzare non significa semplicemente solo tagliare, significa rendere il sistema più efficiente e più vicino alle persone.

Aumentare le tasse regionali non è una strategia, quindi risolvere il problema economico aumentando le tasse non è una strategia che possiamo accettare; non possiamo pensare che la risposta al deficit sia sempre solo chiedere più soldi alle famiglie e alle imprese. Serve una visione che recuperi risorse attraverso innovazione, digitalizzazione, riduzione degli sprechi e una gestione trasparente dei costi.

Oggi manca un piano chiaro per affrontare le liste d'attesa, che è un po’ il riassunto dei problemi della sanità. L'emergenza/urgenza e i divari territoriali, non possiamo accettare che la qualità delle cure dipenda dal codice di via postale. La Regione deve indicare una rotta, investire sulle strutture di prossimità, potenziare i pronto soccorso, garantire equità di accesso in ogni territorio e, aggiungo, partendo credo dalla riorganizzazione della medicina territoriale, dai medici di famiglia. Sappiamo che non ci sono medici, che c'è poca disponibilità, sappiamo che c'è poca disponibilità di infermieri, ma gran parte dei problemi che creano le liste d'attesa vengono dal territorio.

Aggiungo un tema che considero prioritario: il benessere psicologico dei ragazzi. Sempre parlando di sanità, ho presentato recentemente un'interrogazione sulla neuropsichiatria infantile perché non possiamo ignorare questa emergenza. La società contemporanea è segnata da fragilità crescenti, isolamento sociale, pressioni culturali e rischi legati all'abuso di tecnologie digitali. Riguardare la presa in carico di un adolescente in crisi significa aggravare il quadro clinico, aumentare i ricoveri, cronicizzare i disturbi e moltiplicare i costi del sistema, ma soprattutto significa lasciare sole le famiglie, e spesso troppi episodi gravissimi come atti di autolesionismo con risposte inaccettabili del tipo “il personale è in maternità, richiami a marzo”. Non può accadere, è una risposta che un cittadino dell'Emilia-Romagna non si può sentire dare, credo, almeno. Non so cosa ne pensa la Giunta di questo.

Quindi, su questo serve una svolta immediata, incrementare le risorse professionali dedicate, assumere neuropsichiatri, psicologi e terapisti e ridurre le liste d'attesa, e attivare procedure semplificate con accesso diretto per i casi più complessi. Non è solo una scelta sanitaria, è una scelta di civiltà, di produttività sociale, di futuro. Perché investire oggi sulla salute mentale dei nostri giovani significa investire sulla tenuta della nostra comunità del futuro. Questa non è una battaglia di bandiera, è una sfida che riguarda tutti. Non basta difendere l'esistente, dobbiamo costruire il futuro della sanità emiliano-romagnola con coraggio e responsabilità, perché governare non è solo amministrare e scegliere e oggi la scelta è chiara, riformare, rinnovare e garantire i diritti senza pesare sulle spalle dei cittadini e senza lasciare indietro i più fragili.

Sul tema delle infrastrutture e del trasporto pubblico, non possiamo ignorare le criticità. Dopo l'alluvione, la manutenzione del territorio deve diventare una scelta strutturale, non l'intervento emergenziale. La sicurezza idraulica non è solo una questione tecnica, è responsabilità politica e sociale perché riguarda la tutela delle vite umane, delle attività economiche, del patrimonio ambientale. L'esperienza recente ci ha insegnato che l'assenza di manutenzione preventiva genera costi enormi, non solo economici ma anche sociali e reputazionali. Ogni euro risparmiato oggi sulla manutenzione si traduce in milioni di euro di danni domani. Per questo è necessario avviare un sistema di monitoraggio permanente dei canali basato su mappatura digitale e su una classificazione funzionale che distingue chiaramente fra corridoi ambientali e infrastrutture idrauliche. Occorre adottare una visione moderna in cui i torrenti siano considerate vere e proprie infrastrutture idrauliche da gestire e manutenzionare con criteri rigorosi. Basta con gli errori che abbiamo visto: tagli eccessivi a monte dove la vegetazione rallenta il deflusso o tagli insufficienti a valle che creano tappi e nuove criticità. Serve una manutenzione costante delle arginature e delle golene, perché la sicurezza idraulica non può essere lasciata all'improvvisazione. allo stesso tempo invito questa amministrazione a costruire percorsi realmente condivisi con le comunità locali, gli amministratori e i portatori di interesse, evitando soluzioni calate dall'alto.

Interventi strategici come il quadruplicamento della linea ferroviaria Bologna - Castel Bolognese devono essere progettati con responsabilità, adottando soluzioni che riducano al minimo il consumo di suolo e tutelino le nostre aree agricole di pregio. È una questione di equilibrio tra sviluppo infrastrutturale e salvaguardia del territorio. Non possiamo sacrificare il futuro delle nostre campagne per scelte non partecipate.

Sul tema economico e la crescita delle nostre imprese, credo serve più coraggio e meno burocrazia. La Regione ha fatto scelte importanti sugli investimenti, ma dobbiamo rafforzare il sostegno alla competitività e all'internazionalizzazione, soprattutto per le piccole e medie imprese che sono il cuore del nostro tessuto produttivo e per il nostro Appennino. La montagna non è terra di conquista per speculatori, ma è patrimonio vivo che va difeso. Negli ultimi anni abbiamo visto fenomeni preoccupanti, grandi gruppi che acquistano terreni, li sfruttano per ottenere i contributi, poi li abbandonano lasciando dietro di sé degrado, perdite di presidio umano e questo non possiamo permettercelo.

A questo aggiungerei anche il tema delle energie rinnovabili. Ormai l'agricoltura è diventata terreno di conquista per grandi speculazioni, in questo ambito noi dovremmo discutere a breve un provvedimento che dovrebbe tutelare l'agricoltura. Teniamoci a mente questa cosa perché credo che sarà un argomento molto importante. Chi vive e lavora in montagna è il primo custode del territorio e sono i coltivatori diretti, le famiglie che resistono nonostante le difficoltà che garantiscono continuità all'agricoltura, tutela ambientale e sicurezza idrogeologica. Se queste aziende chiudono la montagna si svuota e con essa perdiamo un pezzo della nostra identità. Aumentiamo il rischio di dissesto e abbandono. Su questo tema ho presentato un emendamento in commissione che è stato respinto, è stato bocciato che parla di aiuti ai piccoli agricoltori, in particolare i produttori di grano ma ci tornerò, ci tornerò sopra con un ordine del giorno che sto per presentare.

L'emendamento voleva sostenere gli agricoltori che fanno le rotazioni culturali, che sono quelle più in crisi, come quelli dei cereali vernini, indispensabili per mantenere la fertilità dei suoli. E non sarebbe stato assistenzialismo, sarebbe stata una scelta politica territoriale che punta a contrastare lo spopolamento a garantire le risorse pubbliche che vadano a chi davvero presidia il territorio e non a pioggia. Dobbiamo poi rispondere concretamente con rapidità alle emergenze che hanno colpito duramente gli allevamenti, nello specifico, quello degli ovini nella provincia di Rimini a causa della blue tongue. Servono indennizzi rapidi e procedure semplificate per dare un aree di attenzione verso chi presidia il territorio e mantiene viva la nostra economia rurale, perché dietro la mia azienda agricola c'è una famiglia, c'è lavoro, c'è il futuro.

In conclusione, e ribadisco che è passato il primo anno, non abbiamo approvato grandi provvedimenti se non una legge nell'ultima seduta, contrariamente ai grandi annunci che ho sentito nella relazione di insediamento del nostro presidente che fra l'altro ricorderete che io ho commentato positivamente e allora dissi al presidente che mi aspettavo poi di verificare se oltre agli annunci c'erano anche azioni concrete. Devo dire che nel primo anno non ne ho viste molte però io sono una persona positiva che crede nelle persone, crede anche nella politica, per cui mi aspetto che ci sia un cambio di marcia e ci sia da quest'anno, credo che il presidente lo abbia detto anche stamattina, parlando ai dipendenti, ha detto che sarà l'anno il primo vero anno di amministrazione del suo mandato, quindi, aspettiamo tutti con grande aspettativa.

I primi risultati di questa manovra garantiscono continuità e stabilità, ma questo non basta, attendiamo l'emblematico cambio di passo capace di trasformare le promesse in azioni concrete, di dare slancio alle riforme che i cittadini si aspettano. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Gianella.

 

GIANELLA: Grazie presidente. Colleghi, colleghe e consiglieri, il DEFR è il principale strumento di programmazione finanziaria della Regione, il quale definisce le linee guida gli obiettivi, le politiche per il bilancio, presupposto per la formazione dei bilanci previsionali e stabilisce le priorità di spesa. La nota di aggiornamento che oggi siamo chiamati a discutere ancora una volta, un documento molto corposo, ricco di analisi e riferimenti, scenari macroeconomici, ma insufficiente quando si tratta di dare risposte concrete ai territori. Dobbiamo dedurne che è un documento che guarda molto alle statistiche ma poco alla vita reale delle comunità. Un documento che parla di sostenibilità, di sviluppo e sicurezza, ma che nei fatti evita di affrontare nodi strutturali soprattutto per le aree costiere, per le aree rurali, per i territori che sono più in difficoltà. Lo definirei un DEFR che aggiorna i numeri, ma non la visione. La Giunta ci dice che aggiorna il DEFR per adeguarlo al contesto economico mutato.

Bene, ma ciò che non cambia è l'impostazione politica. Infatti, è ormai un anno che partecipo a questa Assemblea e tutte le volte che siamo intervenuti sui problemi della sanità sono usciti stralli nei confronti del Governo centrale con accuse di sottofinanziamento e volontà palese di non voler finanziare adeguatamente il sistema sanitario pubblico universale. Ora, di fronte ai 4,5 miliardi, più 2,5, pari al 6,4% rispetto al Pil nazionale, di risorse stanziate in questa finanziaria dal Governo di centrodestra, qualsiasi lamentela è indicatore di una palese volontà di non vedere la realtà. Questo Governo la sua parte l'ha fatta, non potete più nascondervi dietro il dito dei trasferimenti nazionali. La palla è saldamente nelle vostre mani e il gioco ora lo dovete condurre voi. Non avete più attenuanti. Se tra un anno non saranno diminuite le liste d'attesa e non saranno diminuiti i tempi di attesa per avere visite specialistiche, come succede nel mio territorio, vuol dire che il problema forse era nella gestione delle finanze, ma non da come venivano finanziate.

Il fatto che già da ora l'assessore cominci a dire che le linee guida del Governo che vuole imporre o istituire per la spesa sanitaria sono una zavorra che comprometterà il funzionamento della struttura sanitaria regionale, è il segnale che si sta cercando la scusa idonea per nascondere un eventuale fallimento che tra un anno andremo a vedere. A meno che non si vogliano paventare finanziamenti per decine di milioni di euro, che sapete benissimo che non siamo nelle condizioni finanziarie per poterli fare, per risolvere il problema della sanità nella nostra regione.

Purtroppo, con il poco tempo che mi rimane, posso solo soffermarmi su una tematica che trovo particolarmente, la parola che ho trovato è assurda. Sto parlando del finanziamento di 100 milioni di euro messi a disposizione per l'idrovia Porto Garibaldi e Ferrara. Lo so che vi tedio con questa cosa. Quest'opera assurda, inattuabile, inadeguata, pericolosa, impraticabile ed inutile, ha sottratto 100 milioni di euro di risorse alla nostra provincia, la quale si trova con due città fondamentali, non paesi, città come Cento e Comacchio, prive di collegamenti ferroviari, lasciando quasi la metà dei cittadini della provincia di Ferrara senza avere un raccordo ferroviario diretto che colpisce al cuore il sistema turistico industriale dell'alto e del basso ferrarese. Questa mia breve considerazione dimostra che quello che ho detto all'inizio, che voi non pianificate, non programmate, ma confondete, ma non riuscirete nell'intento di confondere noi e i cittadini.

Lasciatemi un ultimo minuto per evidenziare il problema idrogeologico. Un problema che la nostra Regione è stata colpita in maniera evidente, in maniera feroce, e che in questo momento alla chiusura delle indagini sull'alluvione di Traversa e Boccellino e non sto certo parlando del fatto per le persone che purtroppo sono state inquisite, ma per come si sono chiuse le indagini, con quale raccomandazione e con quale intervento è stato messo in evidenza. Il fatto dell'eccessivo ricorso alla somma urgenza. Il fatto che ci sia stato un eccessivo ricorso alla somma urgenza vuol dire che non si è pianificato, vuol dire che nessuno ha fatto una programmazione per queste opere che erano essenziali affinché non ci fossero queste alluvioni. Quindi è l'esatto contrario. Tutto l'esatto contrario di quello che viene detto.

Poi permettetemi un altro punto che velocemente, però ve lo voglio ricordare perché qua si parla sempre di servizi, mettete in evidenza sempre i servizi dell'Emilia-Romagna, la solidarietà dell'Emilia-Romagna, per carità, i progetti che sono fatti in Emilia-Romagna a favore delle persone meno fortunate, però io ho portato qui un problema quattro mesi fa ho portato un problema che non mi sembrava tanto impossibile da risolvere il problema degli abbonamenti per i disabili della mia provincia che devono andare in presenza in presenza per fare un abbonamento, cioè il contrario il mondo, il contrario, come direbbe un noto politico, perché una persona normodotata va a fare l'abbonamento in cartoleria, va a fare l'abbonamento da qualunque parte una persona disabile deve andare a fare l'abbonamento in presenza a Ferrara, da Volano, da Goro, da Gorino, da Mesola.

Guardate che in una Regione dove si vanta di avere il miglior computer d'Europa o tra i migliori computer d'Europa non riuscire a fare un abbonamento online dopo quattro mesi che io ho messo in evidenza questa problematica, cioè prima di parlare di solidarietà, risolviamo almeno i problemi minimi, perché il signore della Tper che fa il presidente di questa Regione prende più di 70000 euro l'anno, quindi è pagato per risolvere i problemi delle persone come siamo pagati noi, ma un problema che, ripeto, fino alla nausea non era un problema che sarebbe stato così difficile da risolvere. Non ho più sentito niente né dall'assessore, niente nessuno. Questi sono i piccoli problemi che dimostrano le grandi cose, dimostrano che molte parole pochi fatti. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Ci sono altri? Vi chiedo di prenotarvi altrimenti passiamo alle repliche. Vi chiedo ancora se c'è qualcuno che vuole intervenire, altrimenti passiamo alle eventuali repliche dei relatori. Consigliera Ugolini.

 

UGOLINI: Sono costretta ad intervenire sul bilancio regionale partendo dal bilancio nazionale, perché più o meno tutti gli interventi sia dei relatori di maggioranza che dei consiglieri sono partiti da considerazioni rispetto alla situazione generale e hanno fatto riferimento al bilancio del Governo che in questo momento sta guidando il nostro paese. Io vorrei come premessa, l'ho già fatta in commissione bilancio, fare due osservazioni. La crescita è bassa, non si possono cambiare i dati, ma noi dovremmo avere anche l'onestà di vedere che cosa è successo in questi ultimi anni. Perché il 9 novembre del 2011 noi avevamo 575 punti di spread, oggi ne abbiamo 65, e questo vuol dire avere un costo del debito molto più basso, che ovviamente può costituire la base per un percorso di crescita diverso.

Secondo dato che dovremmo mettere a mio parere nella relazione introduttiva del nostro documento di economia e finanza, noi siamo usciti dal procedimento di infrazione europea e nessuno, anche solo un anno fa, avrebbe potuto pensare che si riuscisse a farlo prima dei termini che avevamo, da soli, come paese, indicato. C'è un altro tema importante. È una manovra che adesso arriva ai 22 miliardi con gli emendamenti che sono stati fatti dal Governo, non dobbiamo dimenticarci che ci sono 40 miliardi che noi stiamo spendendo per il superbonus. Quindi ereditiamo dal passato una situazione che costringe il nostro paese a fare certe scelte. E penso che per onestà, nell'introduzione generale al DEFR, quando si parla della situazione del contesto internazionale e nazionale, sarebbe giusto anche fare riferimento a questi dati, che comunque fanno vedere un paese che sta cambiando.

Io vorrei riprendere i punti fondamentali che nella presentazione dell'assessore Baruffi sono stati messi come punti centrali per la prospettiva del nostro bilancio lancio dal 2026 al 2028. Il primo, ovviamente, riguarda la messa in sicurezza della sanità pubblica e universalistica. Noi abbiamo un bilancio di 14 miliardi, su 14 miliardi, non sono pochi, 10 miliardi e mezzo sono sulla sanità. In commissione sanità quando abbiamo esaminato il bilancio io ho fatto due domande.

Prima domanda: per quale motivo e come siamo riusciti a passare da una previsione fatta l’8 agosto dalla giunta di un meno 645 milioni di disavanzo sulla sanità, mettendo ovviamente in fila i meno delle singole Asl, con una previsione di bilancio strutturale di 200 milioni a partire dal 2026, previsione di bilancio strutturale indicata con - 200 milioni per il 2026, - 200 milioni per il 2027 e - 200 milioni per il 2028. La risposta è stata da parte dell'assessore: siamo riusciti a utilizzare delle risorse che erano state accantonate per la guerra in Ucraina, abbiamo avuto un risparmio derivato da un efficientamento della spesa.

Abbiamo avuto delle entrate da parte del Governo che non erano state previste ovviamente nella previsione di sbilancio così ampia che è stata fatta nell'agosto del 2025, virgola, come viene sempre fatta. No, perché è stato questo quello che mi è stato risposto. Rimane però la seconda domanda: posto che all'interno delle pieghe del bilancio 2025, quando sarà fatto il consuntivo, sia chiaro veramente che cosa è successo in questi quattro mesi, perché penso che i cittadini abbiano il diritto di sapere dove vanno i loro soldi, come vengono spesi e che il livello di efficienza ed efficacia viene perseguito all'interno della nostra Regione.

Ecco, la seconda domanda rimane integra, perché prevediamo uno sbilancio strutturale di 200 milioni per ognuno dei prossimi tre anni e senza e neanche ipotizzare che sia possibile una riduzione di quel buco, visto che, ripeto di nuovo questo paragone nella vicina Veneto con lo stesso numero di abitanti, con la stessa distribuzione di età della popolazione, con lo stesso finanziamento riescono ad andare in pari, anzi ad avere delle risorse che possono utilizzare per migliorare l'attrattività di certe specialità mediche che sono difficilmente reperibili e sono fondamentali, ma anche per lavorare sull'altra attività delle professioni sanitarie, soprattutto quelle infermieristiche.

Ecco, io mi sarei aspettata - ma spero che questo accadrà nei prossimi mesi - una proposta di revisione dell'organizzazione del nostro servizio sanitario regionale per migliorare i servizi ai nostri cittadini perché - e qui lo ripeto - se noi prevedessimo 200 milioni di buco in sanità, eliminando le liste d'attesa sull'alta complessità, ma soprattutto sulla bassa complessità, che è un problema fondamentale, se noi avessimo una strada per capire in che modo eliminare i divari territoriali che esistono nei servizi all'interno della nostra Regione, se noi avessimo una strada per capire - e questo purtroppo ancora non è chiaro - se quei 39 milioni spesi nei CAU sono serviti veramente a dare un valore aggiunto in termini di servizio ai cittadini o sarebbe stato meglio spenderli per potenziare i pronto soccorso, per aumentare il numero dei medici di medicina e urgenza e degli infermieri, in quei capisaldi fondamentali che sono i pronto soccorso degli ospedali della nostra regione, mi sarei aspettata che il contratto integrativo dei medici di medicina generale fosse stato chiuso perché garantisce la possibilità di quella capillarità senza di cui è impossibile la presa in carico, soprattutto degli anziani e dei malati cronici; mi sarei aspettata una visione in cui tutti i punti indicati all'interno del DEFR trovassero un progetto esecutivo concreto.

Il fatto che pochi giorni fa il presidente Michele de Pascale abbia detto: non possiamo lamentarci dei soldi che non ci sono, non possiamo più stare sulle difensive, dobbiamo capire in che modo migliorare i servizi per i cittadini. Ecco, io penso che questo sia fondamentale, ma non si vedono delle politiche di visione in questo bilancio per i prossimi tre anni, ma proprio nel Documento di Economia e Finanza, che dovrebbe dare invece il quadro generale.

La domanda è: come è possibile raggiungere quegli obiettivi che sono indicati, senza aumentare la spesa, anzi, cercando di migliorare l'efficacia della spesa, perché penso che dal punto di vista della sostenibilità economica, pensare già e dare già per scontato che, per i prossimi tre anni, siano previsti 600 milioni di buco complessivamente, penso che sia una mancanza di responsabilità.

Finisco su questo punto perché ne avrei altri ma li affronterò domani mattina perché, siccome durante la commissione Bilancio, durante la commissione Sanità, mi è stato sollecitato un intervento propositivo, cioè, dove rendere più efficace la spesa, dove tagliare, faccio degli esempi di sprechi e di risorse utilizzate male.

Primo esempio di spreco, lo metto lì e poi dopo andrò avanti con altre proposte costruttive: il bando per la partecipazione. Non ne parliamo nel contesto di questa Assemblea legislativa perché è stata rimandata la discussione a gennaio. Ecco, questo bando prevede lo stanziamento di 2.390 mila euro per i prossimi tre anni. Sono andata a vedere di che cosa si tratta. Io ho estratto un progetto, questo lo dico soprattutto per i cittadini, un progetto di facilitazione per decidere che cosa fare della scuola della frazione Cassio, che ha 130 abitanti del comune di Terenzio, che cosa fare di questa scuola. Ecco, in questo bando, che era di 15.000 euro, 6500 euro sono stati dati al facilitatore. Quindi non sono bandi per costruire qualcosa, ma semplicemente per facilitare delle decisioni ecco provate a pensare 2.390 mila euro distribuiti a dei facilitatori. Ecco, questo penso che sia il primo lavoro da fare, dove possiamo togliere delle risorse superflue che possono essere utilizzate per aumentare le borse di studio degli universitari, per aumentare il fondo per la non autosufficienza, Questo è un piccolo esempio, ma ne potrei fare tanti altri.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene. Abbiamo otto minuti residui, non è proprio il tempo ideale per un intervento compiuto, però se ci sono ovviamente consiglieri che intendono intervenire. Se nessuno vuole intervenire e avere più tempo per un intervento compiuto domani, dichiaro chiusa la seduta e ci aggiorniamo domattina per la seduta antimeridiana.

 

La seduta termia alle ore 17,23

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

ALBASI Lodovico, ANCARANI Valentina, ARAGONA Alessandro, ARDUINI Maria Laura, ARLETTI Annalisa, BOCCHI Priamo, BOSI Niccolò, BURANI Paolo, CALVANO Paolo, CARLETTI Elena, CASADEI Lorenzo, CASTALDINI Valentina, CASTELLARI Fabrizio, COSTA Andrea, COSTI Maria, CRITELLI Francesco, DAFFADÀ Matteo, DONINI Raffaele, EVANGELISTI Marta, FABBRI Maurizio, FERRARI Ludovica Carla, FERRERO Alberto, FIAZZA Tommaso, FORNILI Anna, GIANELLA Fausto, GORDINI Giovanni, LARGHETTI Simona, LEMBI Simona, LORI Barbara, LUCCHI Francesca, MARCELLO Nicola, MASSARI Andrea, MASTACCHI Marco, MUZZARELLI Gian Carlo, PALDINO Vincenzo, PESTELLI Luca, PETITTI Emma, PRONI Eleonora, PULITANÒ Ferdinando, QUINTAVALLA Luca Giovanni, SABATTINI Luca, SASSONE Francesco, TAGLIAFERRI Giancarlo, TRANDE Paolo, UGOLINI Elena, VALBONESI Daniele, VIGNALI Pietro, ZAPPATERRA Marcella.

 

Hanno partecipato alla seduta:

la sottosegretaria RONTINI Manuela,

gli assessori ALLEGNI Gessica, BARUFFI Davide, CONTI Isabella, FRISONI Roberta, MAMMI Alessio, MAZZONI Elena, PAGLIA Giovanni.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno, il Presidente della Giunta DE PASCALE Michele.

 

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Fabbri - Tagliaferri

Pestelli - Trande