61.
SEDUTA DI MARTEDÌ 23 DICEMBRE 2025
(ANTIMERIDIANA)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI
INDI DELLA VICEPRESIDENTE LORI
INDICE
Il testo degli oggetti assembleari è reperibile nel sito dell’Assemblea
PRESIDENTE (Fabbri)
SESSIONE DI BILANCIO
OGGETTO 1743
Comunicazione del Presidente della Giunta sull'attuazione del Programma di Governo.
OGGETTO 1507
Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) 2026". (35)
(Continuazione discussione)
OGGETTO 1601
Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Disposizioni collegate alla legge regionale di stabilità per il 2026". (11)
(Continuazione discussione)
OGGETTO 1602
Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2026-2028 (Legge di stabilità regionale 2026)". (12)
(Continuazione discussione)
OGGETTO 1603
Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna 2026-2028". (13)
(Continuazione discussione)
PRESIDENTE (Fabbri)
ALBASI (Partito Democratico)
SASSONE (Fratelli d’Italia)
CARLETTI (Partito Democratico)
ARAGONA (Fratelli d’Italia)
FERRARI (Partito Democratico)
SABATTINI (Partito Democratico)
PALDINO (Civici)
PULITANÒ (Fratelli d’Italia)
LARGHETTI (Alleanza Verdi Sinistra)
CASADEI (Movimento 5 Stelle)
PRESIDENTE (Lori)
ANCARANI (Partito Democratico)
CASTALDINI (Forza Italia)
LEMBI (Partito Democratico)
PESTELLI (Fratelli d’Italia)
TAGLIAFERRI (Fratelli d’Italia)
PALDINO (Civici)
UGOLINI (Rete Civica)
PRESIDENTE (Fabbri)
GORDINI (Civici)
TRANDE (Alleanza Verdi Sinistra)
PRESIDENTE (Fabbri)
Allegato
Partecipanti alla seduta
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI
La seduta ha inizio alle ore 9,47
PRESIDENTE (Fabbri): Buongiorno, vi chiedo di prendere posto. Dichiaro aperta la seduta antimeridiana numero 61 del 23 dicembre 2025.
È computato come presente ai soli fini del numero legale, ai sensi dell'articolo 65, comma 2 del regolamento interno, il presidente della Giunta de Pascale, assente per motivi istituzionali. Ha comunicato che partecipa da remoto ai sensi dell'articolo 102 bis la consigliera Zappaterra. Ha giustificato la propria assenza il consigliere Massari.
SESSIONE DI BILANCIO
OGGETTO 1743
Comunicazione del Presidente della Giunta sull'attuazione del Programma di Governo.
OGGETTO 1507
Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) 2026". (35)
(Continuazione discussione)
OGGETTO 1601
Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Disposizioni collegate alla legge regionale di stabilità per il 2026". (11)
(Continuazione discussione)
OGGETTO 1602
Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2026-2028 (Legge di stabilità regionale 2026)". (12)
(Continuazione discussione)
OGGETTO 1603
Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna 2026-2028". (13)
(Continuazione discussione)
PRESIDENTE (Fabbri): Bene, riprendiamo i nostri lavori dalla discussione generale sugli oggetti della sessione bilancio e, quindi, vi chiedo chi intende intervenire. Prego, consigliere Albasi.
ALBASI: Grazie presidente. L'ordine del giorno che oggi presentiamo nasce da una consapevolezza semplice, ma tutt'altro che banale: la filiera agroalimentare non è solo un settore economico, ma un'infrastruttura sociale, culturale e territoriale dell'Emilia-Romagna, è il luogo in cui si incontrano lavoro, impresa, territorio, identità e qualità; è uno dei pilastri su cui si regge il nostro modello regionale di sviluppo.
Proprio per questo, da anni, assistiamo con crescente preoccupazione al permanere - e in alcuni casi all'aggravarsi - di squilibri strutturali nei rapporti contrattuali lungo la filiera agroalimentare; squilibri che colpiscono in modo particolare i piccoli produttori, le imprese agricole e le cooperative, cioè, quei soggetti che garantiscono qualità, continuità produttiva e presidio del territorio, ma che spesso si trovano a subire condizioni contrattuali imposte, margini compressi, incertezze nei pagamenti e cancellazioni improvvise degli ordini. Non si tratta di singoli episodi, ma di una dinamica strutturale che rischia di scaricare sistematicamente il rischio economico sui soggetti più deboli della filiera, alterando la concorrenza e mettendo in discussione la sostenibilità stessa del lavoro agricolo.
È in questo contesto che assume un rilievo particolarmente importante l'iniziativa recentemente assunta a livello europeo. La commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha, infatti, approvato con una maggioranza molto ampia una proposta di regolamento volta a rafforzare in modo significativo il contrasto alle pratiche commerciali sleali della filiera agroalimentare, superando e integrando quanto già previsto dalla direttiva del 2019.
Il nuovo impianto europeo introduce elementi di avanzamenti importanti: il rafforzamento delle autorità di controllo, una cooperazione transfrontaliera più efficace, maggiore trasparenza nei contratti, un ampliamento delle pratiche considerate sleali, strumenti più incisivi di tutela per produttori e trasformatori di piccola dimensione. È una direzione di marcia che va nella direzione giusta.
Per una regione come Emilia-Romagna, questo percorso europeo ha un significato ancora più concreto: le nostre filiere, dal latteo-caseario al suinicolo, all'ortofrutta, al cerealicolo, fino al distretto del pomodoro da industria, sono diffusi in tutte le province, rappresentano un'eccellenza riconosciuta a livello nazionale ed internazionale, ma sono anche filiere complesse, dove gli squilibri contrattuali possono avere effetti immediati e profondi sulla tenuta dell'impresa e dei territori.
Questo ordine del giorno non nasce quindi per sovrapporsi al livello e al lavoro europeo né per rivendicare competenze che non sono regionali; nasce, al contrario, per collocare l'Emilia-Romagna nel punto giusto di questo processo, quello di una regione che sostiene con convinzione il rafforzamento delle regole europee, che ne riconosce il valore strategico e che intende accompagnarne l'evoluzione con un contributo politico serio e costruttivo.
Chiediamo alla Giunta di sostenere pubblicamente il percorso di approvazione del regolamento, di monitorarne con attenzione l'iter nelle sedi europee e nazionali e di farsi parte attiva, per quanto di competenza, nel promuovere eventuali miglioramenti del testo nelle fasi successive. Miglioramenti che possono rafforzare ulteriormente la tutela dei piccoli produttori, rendere più efficaci i controlli, prevenire nuove forme di elusione e garantire che nessun operatore sia costretto a lavorare in condizioni economicamente insostenibili. Non è un atto contro qualcuno né contro la distribuzione in quanto tale, è un atto a favore dell'equità, della trasparenza e della sostenibilità delle filiere; è un atto che afferma un principio semplice: il valore creato lungo la filiera deve essere distribuito in modo equo e non concentrato a scapito di chi produce.
Con questo ordine del giorno l'Assemblea legislativa può ribadire una linea che le è propria: difendere il lavoro agricolo, sostenere le imprese che operano correttamente, rafforzare il ruolo dell'Europa, quando questa sceglie di essere uno strumento di giustizia economica e non solo di mercato.
Per queste ragioni, invito l'aula a sostenere questo ordine del giorno come segnale politico chiaro e condiviso a tutela di una delle colonne portanti del nostro modello regionale. Grazie presidente.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Sassone.
SASSONE: Per non rubare spazio ai colleghi. Cinque minuti, presidente me lo riazzera, per piacere.
PRESIDENTE (Fabbri): Cosa ha chiesto, scusi? Lo segniamo noi, proseguiamo. Prego, vada.
SASSONE: Grazie presidente. Allora ho ascoltato ieri con interesse gli interventi che sono stati postati dai colleghi, soprattutto quelli della maggioranza, e devo essere onesto, ho notato come più che parlare mi sembra del bilancio della Regione Emilia-Romagna si sia parlato del bilancio nazionale, io comprendo quello che da essere in discussione in questi giorni al Senato, che poi verrà approvato entro fine anno e che è stato oggetto veramente di grande discussione all'interno di quest'aula, tant'è che a un certo punto pensato anche che avesse sbagliato posto mi trovassi a Roma, non invece nell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna.
Perché dico questo, io comprendo perfettamente che adesso lo sport nazionale di questa sinistra sia quello di lamentarsi dei tagli del governo, in quanto viene rimarcata la vostra incapacità di saper gestire un bilancio della Regione, così come dovrebbe essere fatto perché è ovvio, è molto più semplice dire non possiamo fare questo perché ci tagliano sul Tpl, per esempio sul fondo del Tpl non possiamo fare questo perché ci tagliano sul piano per la casa oltre tutto tagli che di realtà non ci sono, ma sono scelte politiche di finanziare determinati concetti in una visione prospettica del bilancio nazionale, perché i bilanci di questo governo vanno visti, non come succede la Regione Emilia-Romagna anno per anno, che devono inserire e servire solo per dare che so bonus o aiuti, quindi sono funzionali all'anno, ma devono essere invece eletti in una visione complessiva, tant'è che questa visione complessiva poi ha portato risultati economici a livello non solo nazionale ma a livello internazionale del debito pubblico italiano che, come sa perfettamente immagino l'assessore Baruffi qua presente, solo con la riduzione dello spread ai minimi storici, comporta liberare miliardi di euro ogni anno per gli interessi.
Però, come dicevo, è molto più semplice da parte di questa amministrazione intervenire lamentandosi di quello che non c'è, piuttosto di pensare invece a realizzare una manovra che possa effettivamente aiutare i cittadini emiliano-romagnoli. Questa manovra è frutto non altro di quella che è stata la manovra dello scorso anno, ovvero una manovra lacrime e sangue che anche quest'anno porterà 400 milioni di somme aggiuntive di spese in più per i cittadini emiliano-romagnoli che si dovranno trovare ad aumentare pagare ancora i ticket, all'aumento sul bollo dell'auto, e l'aumento sull'Irpef. Quindi manovre che già lo scorso anno abbiamo, come dire, ampiamente contrastato.
E mi sia permesso anche di dire che si è parlato ieri anche del bilancio dell'assemblea, mi sembra di poter dire, non vorrei che sia intesa come una critica per i presidenti di commissione, ma in realtà così è, che in questo anno come Assemblea legislativa l'unica cosa che abbiamo prodotto a livello di legge o di iniziativa di noi consiglieri regionali è una proposta di legge che ha presentato la collega Lembi e che è stata approvata qualche giorno fa, che oltretutto non è neanche un progetto di legge che interferisce su questioni che sono di competenza esclusiva della Regione Emilia-Romagna, ma è una richiesta al Governo di intervenire su un determinato argomento, dando delle direttive.
Mi sembra di poter dire che in realtà le grandi proposte che anche come minoranza sono state fatte, non solo dal sottoscritto ma da tutti i gruppi di minoranza, sui progetti di legge presentati in un anno di lavori dell'Assemblea, assolutamente non sono stati trattati, se non quelli che invece stati trattati dalla maggioranza.
Di conseguenza, questa Assemblea legislativa altro non è che un mero passacarte di quello che fa la Giunta e che decide la Giunta. In fin dei conti, gli unici progetti di legge che sono passati nel corso di questo anno che hanno una certa rilevanza sono quelli sugli affitti brevi, piuttosto quello sul Salva Casa, soprattutto degli affitti brevi, la cui funzionalità era quella di intervenire sulla risoluzione le problematiche dell'emergenza abitativa, cosa che non avrà. Noi sul tema della casa abbiamo solamente fino ad ora l'assessore Paglia ci ha rappresentato quel grande piano da 300 milioni di euro, siamo ancora in attesa di sapere i risultati di questo bando, di questa manifestazione di interesse da parte dei comuni, ma ribadisco che anche questo piano casa non inciderà assolutamente nella salvaguardia nella risoluzione del problema dell'emergenza abitativa, perché non farà altro che spostare il problema in quanto si passerà da alloggi ERP a alloggi ERS, questo è l'iter di questa Ed è per questo motivo che, come consigliere, mi sono permesso di presentare alcuni ordini del giorno relativamente a questioni che, secondo noi e che personalmente, ritengo importanti su questo bilancio. Per esempio, anche sul DEFR, ho notato che manca una voce molto importante.
Ancora una volta, sul tema della sicurezza, questa Regione nulla fa o nulla dice per quanto riguarda le impostazioni. Capisco che si parla di sicurezza integrata, ma mi rifiuto di credere che una Regione come questa, la Regione Emilia-Romagna non riesca a trovare all'interno di un DEFR la possibilità di inserire e di intervenire effettivamente anche sulle semplici dotazioni della polizia locale. Per esempio, c'è un grande tema che coinvolge molti comuni della regione Emilia-Romagna che afferiscono al tema, per esempio della dotazione, come può essere lo strumento del taser, che molti comuni si rifiutano in maniera ideologica di voler adottare. Ricordo che, per esempio, lo strumento del taser è uno strumento che va a tutela prima di tutti degli stessi agenti della polizia locale.
Ci siamo permessi anche di inserire un ordine del giorno nel quale facciamo riferimento, come Fratelli d'Italia abbiamo presentato un progetto di legge sulla riforma degli alloggi dell'edilizia residenziale pubblica, all'interno del quale è indicato un principio per noi cardine, ovvero la possibilità di riservare una quota di alloggi di edilizia residenziale pubblica agli appartenenti alle forze dell'ordine. Questo è molto semplice, per un semplice motivo, perché innanzitutto si mantiene il cosiddetto know-how degli agenti, perché purtroppo, spesso e volentieri, quando non si ha un problema di alloggio, chi viene in una città a svolgere il servizio di agente di polizia, se poi non ha una residenza stabile, finiti gli anni in cui si deve restare per legge, poi cerca il trasferimento altrove. Questo comporta una perdita del cosiddetto know-how sul territorio, della conoscenza del territorio e dell'integrazione. Invece noi dobbiamo far sì che queste forze rimangano all'interno della città, anche per integrarsi con la città.
È per questo che noi abbiamo chiesto, a più riprese, che venisse riservata una quota edilizia residenziale pubblica, indicativa del 10% come abbiamo specificato, ma su questo si può tranquillamente parlare, se magari venisse portata all'attenzione dell'Assemblea questo progetto di legge, che è fermo da quasi un anno in commissione e ancora non è stato trattato.
Ebbene, servirebbe appunto, non solo per dare una sensazione di maggiore sicurezza agli inquilini, perché noi non chiediamo agli appartenenti di restare all'interno degli immobili, bensì servirebbe anche e soprattutto per mantenere quelle forze che conoscono la città, che hanno già un'integrazione all'interno della città, per rendere le nostre città più sicure, cosa che invece non si può fare.
Sono anche altri gli elementi che abbiamo portato all'attenzione. Per esempio, sul TPL, con l'assessore Priolo abbiamo sento parlare nel corso di quest'anno di un piano sugli aeroporti a livello regionale. Bene, ne abbiamo sento parlare tantissimo, però non abbiamo ancora visto nulla di realmente concreto. Ancora una volta devo dire, mi dispiace affermarlo, con questa amministrazione si parla soprattutto di annunci, ma di cose realmente concrete in questa Assemblea, ve lo dico dopo un anno che siedono questi banchi, veramente ne ho viste poche e quelle poche che sono state fatte sono state fatte soprattutto da un punto di vista ideologico, dove anche l'Assemblea legislativa con la maggioranza nulla ha potuto fare se non adeguarsi quelle che sono state le azioni della Giunta, lasciando assolutamente nessuna possibilità di intervenire in maniera concreta e fattiva da parte dei consiglieri regionali ma soprattutto da parte delle minoranze. Grazie presidente.
PRESIDENTE (Fabbri): Ci sono altri interventi? Vedo la consigliera Carletti che prova a prenotare. Prego.
CARLETTI: Grazie presidente. Colleghe e colleghi, ieri ho ascoltato con attenzione gli interventi di tutti i consiglieri che hanno dato un contributo a questa discussione generale e anche in qualità di presidente della commissione VI che si occupa di cultura, un tema che ieri non è emerso in modo particolarmente evidente, ma volevo dire questo: ieri, proprio durante la discussione in aula, è avvenuta un'iniziativa particolarmente importante, proprio qui a due passi dall'aula, è stato presentato dall'assessorato alla Cultura e dalla Film Commission della nostra Regione un cortometraggio, finanziato proprio dalla Film Commission e che attualmente è nella short list dei cortometraggi candidati alle nomination del prossimo anno. Si tratta del primo cortometraggio italiano di animazione a raggiungere questo traguardo.
Lo dico perché ieri qualche collega di minoranza definiva le politiche culturali della nostra Regione fumose e credo che questo piccolo esempio, ma molto significativo, che ho fatto definisca, invece, una politica culturale che, invece, va proprio nel segno di sostenere produzioni e creatività che davvero non hanno uguali.
Le politiche culturali in questa regione non sono solo un elemento accessorio, non sono un'improvvisazione, non sono inconsistenti, sono prima di tutto un pilastro della coesione sociale, dell'inclusione e della partecipazione civile e della stessa identità dei nostri territori e dei cittadini che li abitano. E i luoghi della cultura sono il fulcro intorno ai quali crescono i cittadini, dalle biblioteche ai teatri e, anzi, preannuncio che depositerò un ordine del giorno proprio relativo alla necessità di continuare a sostenere e finanziare gli interventi strutturali nelle nostre strutture di spettacolo, nei nostri teatri, avevo già presentato una risoluzione, ma intendo farlo con un ordine del giorno proprio per potenziare il fatto che i nostri comuni hanno bisogno di valorizzare le strutture di aggregazione e di cultura.
E quindi, una Regione che investe molto sull'audiovisivo (oltre 4 milioni e mezzo di euro a cui si aggiungono i fondi FESR), il sostegno allo spettacolo dal vivo. E, guardate, lo sottolineo, si tratta di un aspetto importantissimo, lo abbiamo visto nel corso dell'anno, quando, anche a fronte del declassamento e dei tagli operati dal Ministero della Cultura, la stessa Assemblea legislativa è intervenuta proprio per sostenere tutte quelle realtà culturali che si sono viste improvvisamente decurtate di fondi importantissimi, non solo per la propria sopravvivenza e per la sopravvivenza delle iniziative culturali, ma anche per il benessere di tutti i nostri cittadini, di tutti i nostri territori.
La Regione, poi, naturalmente, è impegnata nel sostegno alle fondazioni nazionali della danza, la Fondazione Toscanini, non ripeto elementi che penso siano nella conoscenza di tutta questa Assemblea legislativa, ma volevo sottolineare un ultimo aspetto, che la cultura in Emilia-Romagna è anche economia. Dai dati dell'Osservatorio sulla creatività si evince che sono cresciute nel corso degli ultimi anni le imprese culturali e creative. I consumi culturali e anche gli occupati, che sono circa 103.000 nella nostra regione, nella filiera della creatività e della cultura. Lo sottolineo, facendo anche un esempio: proprio pochi giorni fa ho avuto modo di visitare un'impresa che afferisce al mondo della cultura e che sostiene la formazione, per esempio, di ingegneri del suono. Sono tutte attività che generano un indotto importante nella nostra regione.
Lo scorso settembre in commissione abbiamo anche ospitato l'audizione dei cluster cultura e creatività. Lo dico perché, sempre dalla minoranza, ieri ho percepito che qualcuno ha criticato il sistema di cluster, quasi come fosse un orpello, un appesantimento nelle nostre politiche, e pensate che questa audizione è avvenuta proprio anche grazie a una sollecitazione di una rappresentante della minoranza che mi aveva chiesto come presidente della commissione Cultura di ospitare l'audizione dei cluster, quindi, poi bisognerà fare pace con questi cluster da parte della minoranza.
Ma abbiamo scoperto una realtà importantissima che mette insieme l'imprenditoria, il mondo del terzo settore, in un'ottica di innovazione e di rilancio delle politiche creative e culturali.
Questa legge di bilancio conferma, in fin dei conti, e rafforza l'impegno nella cultura, quindi, sia come investimento sul patrimonio storico e architettonico sia nella rete museale, archivistica, bibliotecaria, ma soprattutto l'investimento sul patrimonio umano, rappresentato dalla creatività, dall'espressione artistica e dal talento.
Ora, concludo, sappiamo molto bene che stiamo attraversando un'epoca densa di incertezze e sfide. Tutti gli interventi di ieri della maggioranza riportavano dei numeri e delle statistiche che, oggettivamente, ci riportano certamente a un tempo di grande incertezza, in cui la nostra Regione resiste in direzione ostinata e contraria, ma il contesto in cui siamo, la crisi economica, la trasformazione demografica che ci vede anche impegnati in un intergruppo che ha colto una sfida importantissima e per il quale ringrazio le consigliere che conducono questa grande sfida, le nuove tecnologie che avanzano, vi riporto un'affermazione del Segretario generale di Unioncamere che, proprio lo scorso venerdì, durante la presentazione del rapporto 2025 sull'economia regionale, rilevava come la cultura, l'inclusione, la coesione, la formazione, l'educazione, ieri le colleghe Costi e poi la collega Fornili sottolineavano anche l'implementazione dei fondi per le borse di studio, ebbene, tutti questi elementi di crescita umana e culturale sono fondamentali.
E chiudo con questa citazione che non è mia, ma è proprio del Segretario di Unioncamere: noi non verremo pagati per fare ciò che le macchine sanno fare, ma per fare ciò che le macchine non possono fare ovvero sentire l'altro, intuire il nuovo, giudicare il giusto. E la cultura e la scuola e la formazione questo fanno. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Chiedo se ci sono interventi e vi sollecito a prenotarvi. Consigliere Aragona, prego a lei.
ARAGONA: Grazie presidente. Un anno fa, quando ci trovammo, quando mi trovai a commentare le linee di mandato del presidente de Pascale dissi una cosa che mi sembrava molto chiara, che sembrava molto chiara a tutti noi, che da un certo punto di vista rappresentava anche una banalità, cioè, che con questo tipo di maggioranza divisa su tutto, che la pensa diversamente su tutto, che ha visione e idee su qualsiasi competenza della Regione Emilia-Romagna, ma in generale su qualsiasi competenza e visione del futuro, ci avrebbe aspettato un'annata di nulla e questo oggi è esattamente quello che ci troviamo a commentare.
Ci troviamo a commentare l'inadempienza di una Giunta di fatto ferma. Meglio di me, i miei colleghi in questi giorni hanno commentato quanto poco nulla sia stato portato in aula in questo primo anno, con una maggioranza, attraverso i loro consiglieri che si sono trovati anche, secondo me, spesso loro malgrado, a fare questo ruolo di testimoni di quello che arrivava - poco - dalla Giunta e nella necessità, quindi, di doverlo esclusivamente confermare senza la possibilità di metterci del loro all'interno dell'attività della Regione. Perché la maggioranza non ha una visione coesa della direzione da prendere e l'oggetto principale che oggi ci troviamo a discutere, che è il bilancio, lo conferma.
Lo conferma perché in questa situazione è evidente che non ci saremmo potuti aspettare altro che scelte strutturali. Ho sentito tante volte l’aggettivo strutturali. Ci saremmo accontentati di molto di meno delle scelte strutturali, sarei stato meno ambizioso che fare delle scelte strutturali, ma qualche idea sì, ci saremmo accontentati di qualche idea, ma questo tipo di maggioranza che, nella loro visione o filosofia politica, direbbero quelli bravi, va da Draghi a Maduro, sostanzialmente, che cosa poteva mettere di visione o di strutturale sul tema delle energie, sul tema della transizione, sul tema della sanità, sul tema del trasporto pubblico, sul tema della competitività? Niente. Perché, se scegliamo ognuno di voi, in questi temi, la pensa esattamente in maniera opposta al proprio compagno di banco. Non lo potete dire e quindi ve lo dico io.
E quindi oggi che cosa ci troviamo a commentare? Un bilancio di previsione che nella sua essenza di fondo racconta solamente una cosa, cioè, è figlio del massacro fiscale della manovra dell'anno scorso, anzi, di inizio di quest'anno. Di idee nuove non ce ne sono, no, c'è una novità vera, una c'è: i soldi del Governo sulla sanità. Ho visto anche, quasi a denti stretti, ormai costretti ad ammetterlo, qualcuno no perché non gli hanno ancora evidentemente cambiato il documento che recita a memoria in questi tre mesi, consiglio anche a qualche collaboratore di fornire anche l'aggiornamento dei dati, perché altrimenti soprattutto se si è presidenti di commissione si rischia di fare delle brutte figure a ridire sempre le stesse cose anche quando i dati si aggiornano. L'unico vero dato di questa manovra è l'arrivo del Governo a mettere soldi sulla sanità, togliendo anche questo alibi e, nonostante ciò, anche se si poteva fare la scelta a questo punto di intervenire radicalmente, di provare a cominciare a mettere qualcosa di nuovo, a fare un ragionamento che comprendesse i temi dell'efficientamento e della razionalizzazione del cambio di visione.
No, come dice giustamente il collega Pestelli, relatore di minoranza, si è scelto di istituzionalizzare una situazione di deficit ormai conclamata a cui, non potendo più utilizzare l'alibi del fatto che c'è il sottofinanziamento del Governo, ora si dice “beh però tutte le regioni sono in difficoltà sulla sanità”. Cioè, noi siamo in difficoltà, abbiamo bilanci disastrosi delle Asl da tutte le parti, ma dato c'è anche chi sta un po' meglio, un po' peggio, ma comunque difficoltà, sapete qual è la nostra scelta con i vostri soldi? Continuare a rimanere in questo stato di difficoltà, che è legittimo, però ovviamente capite che non ha niente a che fare e nemmeno si avvicina ad un modello di visione di sviluppo che quello che questa regione si meriterebbe da qua ai prossimi anni. Ma anche da questo punto di vista non mi sorprende.
Vedete, io in questo mese all'interno delle commissioni, anche in quest'aula, ho sentito dalla maggioranza sia parlando di temi regionali, sia parlando di temi nazionali e internazionali, tutto e il contrario di tutto. Siamo passati da “il Governo scassa i conti pubblici”, ho sentito anche ieri “bene l'abbassamento dello spread, però non c'è mica solo lo spread”, quindi capite che ormai siamo quasi alla farsa economica quando parliamo di legge di bilancio in Regione Emilia-Romagna. Ho sentito dire, in questa legge c'è tanto sull'internazionalizzazione e sul sostegno agli investimenti e alla competitività e, allo stesso tempo, ho sentito dire da consiglieri di maggioranza in commissione, beh, ma qualcuno non penserà mica che poi il rilancio della manifattura passa attraverso la regione Emilia-Romagna.
Se volete posso andare avanti due ore con questi esempi, che determinano solamente una cosa, intanto il fatto che navigate esclusivamente a vista, quando va bene, sperando che il vento ci dia una mano ogni tanto, perché, anche se il vento dovesse rallentare, evidentemente, la situazione comincerebbe a diventare preoccupante anche per l'Emilia-Romagna. Ma soprattutto, che purtroppo ci aspettano cinque anni in questa maniera, nel quale, nella maggioranza, non esiste una visione unica, non esiste una voce unica e, ovviamente, l'unico risultato sarà l'immobilismo, che era esattamente quello che avevamo certificato, che ci eravamo prospettati e che ora dobbiamo, ancora una volta, discutendo dello strumento principe della Regione Emilia-Romagna, certificare nuovamente perché è esattamente quello che è la cifra politica di questa maggioranza.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Ferrari, prego.
FERRARI: Grazie presidente. Colleghe e colleghi, assessore Baruffi e la Giunta e, del resto, anche gli uffici che ringrazio per il grande lavoro che hanno fatto.
Oggi siamo qui a parlare di bilancio regionale e, senza mezzi termini, di una manovra davvero espansiva, la definirei una manovra d'attacco positivo, naturalmente, contro la paura, contro l'immobilismo, che il consigliere Aragona prima citava attribuendolo all'Emilia-Romagna e che io naturalmente attribuisco invece al Governo, in particolare, al Ministro Giorgetti, contro l'idea che, nei momenti difficili, l'unica risposta possibile sia stringere la cinghia e sperare che passi la tempesta. Perché, mentre la manovra statale è tutta difensiva, ispirata più dalle paure che dalla fiducia, la Regione Emilia-Romagna fa una scelta diversa: sceglie di investire sulla sanità, sulla non autosufficienza, sui bambini, ma anche su turismo, sport, commercio, le famiglie, la casa, gli investimenti pubblici e partenariati pubblico-privati, per sostenere il tessuto sociale ed economico e continuare su quella strada di sviluppo che ha reso questa regione forte, coesa e attrattiva.
Questa manovra è d'attacco perché non investe solo sulla tenuta, ma sul cambiamento, sull'innovazione. Il Governo stringe la cinghia, Giorgetti stringe la cinghia, ma, attenzione, questa non è prudenza, questa è paura, è l'atteggiamento politico più autolesionista nei momenti difficili, nelle transizioni, nei grandi cicli socioeconomici. È vero anche, è l’atteggiamento più facile. soffia sul risentimento sociale, intercetta le preoccupazioni legittime delle persone, raccoglie consenso nel breve periodo, ma ciò che ristagna, arretra e quando l'economia arretra, chi paga il prezzo più alto sono sempre gli stessi, le famiglie con le spalle meno larghe, i giovani, chi lavora in condizioni precarie, chi non ha riserve a cui attingere.
La manovra statale -- è magra, è scarsa di idee ed è deficiente nel senso etimologico del termine, naturalmente, cioè, manca di molto. Negli ultimi cinque anni i beni di prima necessità, a partire dal cibo, sono aumentati del 25%; in questi cinque anni, per tre anni e mezzo, ha governato l'attuale maggioranza di governo e in precedenza la legge di bilancio le firmava sempre lo stesso ministro. Il risultato è chiaro e non è un'opinione, il potere d'acquisto medio diminuiti di circa il 10% e chi vive in Italia ogni anno è più povero e questo purtroppo accade anche in Emilia-Romagna. Non siamo un pianeta a parte.
Ma, a fronte di un governo che resta a guardare, la Regione Emilia-Romagna sceglie di intervenire con politiche concrete, mirate, redistributive. Lo facciamo sui redditi bassi, lo facciamo sulla casa, lo facciamo sui servizi essenziali, sulla casa. Per esempio, nonostante il clamore del cosiddetto Salva Casa, la questione abitativa resta irrisolta, non c'è un vero piano caso nazionale e intanto il governo definanzia il fondo nazionale affitti. La nostra risposta è chiara e misurabile: 10 milioni di euro per il sostegno agli fitti e 30 milioni di euro per l'edilizia sociale residenziale perché la casa non è una variabile di mercato, è un diritto che condiziona la qualità della vita, la possibilità di restare nei territori, di costruire un progetto di famiglia.
Nel 2026 portiamo anche il fondo regionale per la non autosufficienza a 595 milioni. Una scelta che non è solo finanziaria ma politica e culturale; è la risposta a un cambiamento demografico strutturale, alla longevità, alle fragilità crescenti, al carico che troppo spesso ricade sulle famiglie e, in particolare, sulle donne.
Sul trasporto pubblico locale, di fronte al definanziamento nazionale, la Regione mette 10 milioni di euro aggiuntivi per evitare di tagliare i servizi e investiamo 45 milioni di euro per aumentare i posti gratuiti nei nidi e sostenere le famiglie nel pagamento delle rette ed è una scelta che va insieme alla legge regionale sul contrasto alla denatalità e sulle politiche per la genitorialità che è attualmente allo studio della Giunta e che, naturalmente, con l'intergruppo demografia insieme alla collega Ugolini e naturalmente con un gruppo, il più allargato possibile, stiamo sostenendo e stiamo studiando.
Perché, se vogliamo davvero che le giovani coppie possono guardare al futuro con fiducia, dobbiamo rendere possibile la genitorialità, non limitarci a celebrarla a parole. Qui c'è un punto decisivo: quando parliamo di nidi, di casa, di non autosufficienza, stiamo facendo anche politica industriale, un pezzo della politica industriale perché, senza servizi, le imprese non trovano lavoratrici e lavoratori. Senza qualità della vita, i territori perdono attrattività, perdono mercato interno, perde la vita quartiere dopo quartiere, borgo dopo borgo. Questo è particolarmente vero anche in montagna. A proposito della figuraccia che ha recentemente fatto il Ministro Calderoli, dalla quale fortunatamente in parte è tornato indietro.
Questo bilancio vale complessivamente 14,3 miliardi di euro, dei quali 10,5 sulla sanità. Non sto neanche a dirvi quanto sia importante lo stanziamento strutturale dei 200 milioni di euro che sono stati stabilizzati. Anche qui l'innovazione digitale non è un optional, è ciò che permette di integrare i servizi, di avvicinare la cura alle persone, di rendere sostenibile nel tempo il diritto alla salute. Ed è anche per questo che questa Regione continua a investire su impresa, manifattura e industria perché l'Emilia-Romagna è forte anche perché ha una manifattura avanzata, innovativa, radicata nei territori, che tiene la qualità del lavoro al centro, anche grazie al Patto per il Lavoro e per il Clima, che orienta le scelte pubbliche e private e stringe un'alleanza che tiene al centro il capitale umano, che tiene al centro l'Emilia-Romagna, in definitiva.
Questo bilancio sostiene questa traiettoria, la sostiene anche per il cambiamento climatico che affronta finalmente come questione strutturale e non emergenziale.
Una manovra statale, però, dicevamo, che apparentemente dà attenzione al ceto medio, ma con l'inflazione che corre, crescono le diseguaglianze anche per la fascia che arranca, anche per quella classe media a cui la destra dice di voler parlare. Noi la difendiamo con i fatti, riducendo la maggiorazione Irpef per i redditi fra i 28.000 e 50.000 euro. Partiamo da risparmi fino a 33 euro, è vero, non sono sufficienti, ma certamente sono un segnale politico chiaro.
È faticoso però dover tribolare così, pensate cosa potremmo fare se al Governo avessimo visione e investimenti invece che paura e visione arretrata, se avessimo un vero piano industriale, se avessimo servizi strutturali per le giovani coppie, se avessimo risorse adeguate per sanità, sociale e previdenza, se avessimo un vero piano di risposta e di adattamento al cambiamento climatico. Invece, vediamo risorse sprecate in operazioni strampalate, come quelle della vicenda albanese che rimarranno purtroppo nella storia e nella memoria di tutti noi.
Il ministro dell'Economia è sempre lo stesso, la presidente ormai non ha più alibi; un po' di slogan, molta austerità, ma dopo anni a forza di stringere la cinghia ci mancherà il respiro. E allora noi da questi banchi, noi dai comuni dell'Emilia-Romagna, noi dalle comunità vive dei nostri territori, continuiamo a lavorare e a progettare avanti. Anche sulla cooperazione internazionale, dove il piano Mattei resta uno slogan, noi stringiamo nuovi legami di cooperazione con l'Africa e con lo Zimbabwe, in particolare questa volta, e questo grazie al lavoro delle donne e degli uomini, in gran parte personale sanitario, che da anni e anni, anzi, da decenni con alcune associazioni diffuse in tutta la regione Emilia-Romagna, collaborano con quelle comunità, con le maniche rimboccate, con serietà, con il sorriso, sapendo che lavoro, impegno e coraggio possono fare la differenza. Perché il futuro non si aspetta, il futuro si costruisce. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Ci sono altri interventi? Non vedo prenotazioni. Sollecito a prenotarvi. Colleghi, vi sollecito, altrimenti devo passare alle repliche. Non vedo prenotazioni. Consigliere Sabattini, prego.
SABATTINI: Grazie presidente. Buongiorno colleghi. Insomma, mi sembra che il dibattito di stamattina, tutti quanti gli interventi partono da una lettura, com'è giusto che sia, dal punto di vista internazionale, per poi provare a calare, dal punto di vista nazionale, poi locale, le scelte di Governo, ovviamente, con una lettura diversa, però costante da parte di tutti, cioè, del fatto che stiamo affrontando e affronteremo anche nel 2026 un anno pieno di incertezze, da una parte, di incertezze con il quale, su questo sono un po' meno d'accordo anche con alcuni interventi che ho sentito, come se le scelte che fossero fatte, quelle che vengono messe in campo dai vari livelli istituzionali, non avessero una chiara visione, visione diversa, ma per me altrettanto chiara.
Io ritengo che le scelte nazionali non siano assolutamente né neutre e nemmeno marginali, come non lo sono, con visioni diverse, anche quelle a livello regionale.
Vedete, io penso che ci siano visioni chiare, al contrario di quello che diceva prima il collega Aragona. Più che citare dei numeri, nella mia breve riflessione, vorrei provare a mettere, comunque, a confronto queste due visioni diverse, più per il racconto di una legislatura che volge al termine, non avendo risolto, a nostro parere, la gran parte dei problemi del nostro paese o come si sceglie di destinare la grande parte di queste risorse a disposizione di una finanziaria molto piccola per calare le imposte, aumentarle alla generalità e calare le imposte a gente come noi che siamo seduti in quest'aula. Quella non è la direzione che noi abbiamo provato a dare con questo bilancio, destinando risorse, certamente, a un sistema sanitario che vede degli elementi di difficoltà, non da oggi, come la scelta di pensare alla mobilità pubblica non come un orpello o come una discussione che noi facciamo in queste aule, pensando che quelli siano servizi che possono, dal punto di vista economico, sostenersi da soli o essere scaricati sui singoli cittadini o come pensare che l'assistenza agli anziani, la domiciliarità o l'assistenza ai diversamente abili sia un problema individuale delle singole famiglie e non un problema collettivo di una comunità.
Vedete, io credo che un'attenzione la dobbiamo porre tutti, che è quella di stare molto attenti e vale credo per tutti, sia per il centrodestra che per il centrosinistra, con punti di vista diversi, all’assuefazione dei dibattiti e delle parole. Vale, credo, nel dibattito tra di noi, come possiamo assuefarci alla violenza dei termini che utilizziamo, all’assuefazione del non rispondere alle domande quando siamo sollecitati o all’assuefazione del cercare di mistificare anche la realtà, rappresentando oggettivamente - e questo vale per tutti - dei problemi che non ci sono, come delle forti opportunità o cercando di scaricare ai vari livelli istituzionali quelli che è più conveniente, le responsabilità oppure e questo vale certamente anche per la mia parte politica, per la nostra maggioranza, l’assuefazione alla parola difesa della sanità pubblica, della scuola pubblica.
Perché, se non diamo il peso giusto, credo, alle parole, pensiamo che poi queste parole un po' si svuotano, mentre invece sono centrali anche per rispettare la democrazia. Perché, quando si smette di pensare, indipendentemente dal pensiero politico, che è giusto che in un paese, indipendentemente dal portafoglio, si possa avere l'accesso alle cure, alle cure migliori possibili o rispetto alla fortuna di essere nato in una terra o in una famiglia con qualche possibilità in più, si possa accedere all'istruzione migliore o ci si possa provare a muovere nella maniera più libera possibile. Ecco, io credo che, se anche noi ci assuefacciamo al fatto che, da una parte, dobbiamo difendere la sanità pubblica, dall'altra parte, diciamo che l'abbiamo finanziata a sufficienza, poi rincorrendoci nelle varie interrogazioni o sollecitazioni territoriali, credo che non stiamo facendo un servizio complessivo, non soltanto alle istituzioni nelle quali abbiamo l'onore di rappresentare, ma anche alla democrazia.
Vedete, io sono rimasto abbastanza sorpreso, ovviamente, anche per la cultura e per i valori con i quali sono cresciuto, di quella ricerca di Repubblica che faceva vedere come sempre più persone non vedrebbero di malgrado una svolta maggiormente autoritaria. Guardate, la svolta autoritaria non è solo di destra, ma può essere anche di sinistra, indipendentemente da chi governa. Però questo ci dà un senso, che le persone cominciano a pensare che prima di tutto è importante ovviamente risolvere i problemi o le esigenze individuali, e questo, un po' questo imprinting credo che stia anche all'interno della modalità con il quale compiamo il nostro dibattito pubblico e la credibilità che riusciamo a dare all'interno delle istituzioni.
E quindi, attenzione anche a non assuefarci a quelli che sono dei termini che dobbiamo dare costrutto e dobbiamo spiegare perché ne vale, secondo me, anche una grande qualità della nostra democrazia.
Io credo, dal nostro punto di vista, che questo bilancio vada in quella direzione, cioè, quella di pensare che sia ancora necessario lottare per una società che noi riteniamo più giusta, che la spesa pubblica è un grande valore di ridistribuzione della ricchezza perché, se non ridistribuiamo la ricchezza, oltre che cercare di crearla, avremo soltanto tante persone che, individualmente, penseranno a provare a salvare se stessi e ce la faranno ovviamente soltanto quelli che avranno più disponibilità.
Mi avvio a concludere. Rubo ancora trenta secondi per ringraziare certamente l'assessore Baruffi, la presidente Arletti e i funzionari della commissione per il dibattito e il governo del nostro percorso di bilancio e ovviamente i relatori che si sono fatti carico del maggior lavoro sulla discussione di questo bilancio, col quale appronteremo il prossimo anno che sarà un anno estremamente importante.
Permettetemi in conclusione, però, di fare un ringraziamento particolare a una persona che conosco e con il quale ho avuto la fortuna di lavorare in tutti questi anni, dal quale ho imparato molto personalmente e credo che tutti dovremmo dare un importante tributo a un dirigente che, con questo bilancio, conclude il suo lavoro qui in Regione che è Onelio Pignatti. Io lo voglio ringraziare personalmente per quello che ha insegnato a me perché credo che la politica, se acquisisce anche maggiori competenze, può fare un lavoro migliore. Credo anche che possiamo ringraziarlo tutti, come Regione, perché ha davvero introdotto, sempre in tutti questi anni, anche quel principio di sussidiarietà, non soltanto di gestione del bilancio regionale, ma anche provato a mettere la Regione al servizio di tutti quanti i comuni, anche con provvedimenti innovativi. Ci tenevo davvero a dare a lui il tributo giusto e un ringraziamento sincero da parte personale e credo anche da tutta quanta l'aula.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Paldino.
PALDINO: Grazie presidente. Un ringraziamento ovviamente ai relatori e ai presidenti di commissione e all'assessore Baruffi per il proficuo confronto.
Discutere del bilancio regionale ci porta a riflettere sulla direzione che vogliamo intraprendere in merito alle principali competenze della Regione Emilia-Romagna e ci dà anche l'opportunità di fornire la nostra visione di società.
Con l'approvazione del bilancio 2026, la Regione promuove una manovra espansiva e che caratterizzerà il corso della legislatura. È centrale l'attenzione alla persona, dalla nascita alla terza età, con un generale potenziamento dei servizi e in particolare della sanità. Gli enti locali di ogni colore politico lamentano un calo dei trasferimenti statali. A questo punto chi amministra si trova evidentemente a un bivio, ridurre i servizi o cercare altri modi per reperire risorse.
Ecco, magari alcuni colleghi avrebbero preferito la prima strada, ma noi siamo convinti che sia quella più iniqua e che svantaggi le persone meno abbienti. Noi scegliamo di potenziare i servizi a livello nazionale. Abbiamo una manovra priva di visione politica, è stato detto già tante volte, il cui unico pregio effettivamente riconosciuto è la stabilità dei conti; una manovra di austerity apprezzata dalla finanza e dai mercati, ma a spese dei cittadini che fronteggiano il caro vita, con le goffe proposte sulle pensioni e la solita rottamazione delle cartelle esattoriali. Una manovra timida. Mancano le risorse sulla sanità, nonostante l'incremento del fondo sanitario nazionale. Manca una visione industriale, con il perenne calo della produttività, una costante di questo governo. Manca una voce univoca sulla politica estera, dove il sostegno all'Ucraina vacilla. Manca il coraggio di stanziare le risorse dove servono, come nel trasporto pubblico, invece che dove sono più visibili ma meno utili al cittadino.
Sicuramente la sanità è la grande sfida del nostro paese. Noi siamo pronti ad un impegno che sia consono all'evoluzione demografica. La nostra posizione è chiara e inequivocabile: vogliamo difendere la sanità pubblica. Sarà il nostro impegno, il mio impegno, del gruppo, non rendere queste parole uno slogan vano e retorico. La sanità pubblica è una delle maggiori conquiste della nostra Repubblica e ci contraddistingue come paese che considera la salute prioritaria. Dico così perché, un sistema che si regge prevalentemente sulla sanità privata e sulle assicurazioni, si presta a disuguaglianze sociali, economiche e anche territoriali.
Va detto e ne siamo consapevoli che, ad oggi, non è tutto perfetto. Serve un cambio di passo per quanto riguarda le liste d'attesa, ma ci stiamo lavorando e in questa manovra vi è una prima risposta, per alcune visite specialistiche perché, se non fossimo in grado di garantire tempi consoni, contribuiremo anche noi a quelle disuguaglianze che invece vogliamo combattere.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ci sono tante persone che rinunciano alle cure, aumentano le malattie croniche e, sul lungo periodo, le spese. Nel lungo periodo occorre anche ragionare sull'appropriatezza delle cure. Gli incentivi proposti, abbiamo visto, dall'Asl di Modena, fanno discutere, ma è opportuno parlare in modo strutturale di questo problema e l'incentivo ci dice che c'è un'emergenza, esiste questa emergenza dell'appropriatezza.
Da mesi stiamo ragionando su come possiamo intervenire a favore della natalità, delle famiglie, per dare un segnale di inversione all'inverno demografico. Io credo che la politica possa e debba fare di più per le famiglie. La Regione sta lavorando per potenziare i servizi nella fascia 0-3, un periodo fondamentale tanto per i bambini quanto per le famiglie che concilieranno più facilmente l'essere genitori con il lavoro.
Qui occorre però non peccare di presunzione, oltre alle tante materie che la politica può influenzare positivamente, ci sono alcuni fattori culturali che sono più grandi di noi. La visione della società è cambiata moltissimo negli ultimi decenni e anche le priorità, le aspettative, le ambizioni e i sogni dei giovani sono diversi. Se ci proponiamo di legiferare su questo tema dobbiamo tenerne conto, altrimenti sarà evidente uno scollamento tra la realtà e quanto propone la politica. Oggi possiamo dire che serve un nuovo piano casa e il tanto raccontato piano nazionale ancora non ha visto la luce e gli stanziamenti della legge di bilancio, purtroppo, anche in questo settore sono modesti.
In Italia c'è una vasta disponibilità di patrimonio edilizio non utilizzato e se, chiaramente, non possiamo fare nulla per la parte privata, è nostro dovere rimettere in sesto quanto in disponibilità del pubblico e mettere gli immobili sul mercato con l'obiettivo di fornire alloggi a prezzi calmierati alle persone che ne hanno la necessità.
Come Regione investiremo 300 milioni per il recupero degli immobili ERP, credo che sia necessario per non soffiare sul fuoco di un conflitto sociale.
La Regione Emilia-Romagna svolge un ruolo importante in materia di politica industriale. L'eccellenza manifatturiera richiede un sostegno stabile e obiettivi chiari quando ci relazioniamo a livello internazionale. Siamo fortemente contrari ai dazi che creano incertezza, limitano gli investimenti e mettono in ginocchio le imprese che esportano. Rimaniamo aperti ai mercati esteri. Sono sbagliate le polemiche di chi vuole un'Italia più chiusa e quasi autarchica perché la bilancia commerciale è fortemente positiva, ma allo stesso tempo, dobbiamo stare attenti alla concorrenza sleale che ci viene fatta in certi settori. Penso alle ceramiche dall'India o al fotovoltaico dalla Cina.
Tutto ciò non sarà disponibile se non disporremo di capitale umano. Qui dobbiamo iniziare a dirlo forte e chiaro: c'è un problema di giovani, espatriano e non fanno più ritorno in Italia. Chiaramente fare esperienze all'estero deve essere incentivato e supportato dai programmi europei e nazionali, apre la mente, allarga gli orizzonti. Ma questo non deve distrarci dal fatto che, a breve, ci mancherà la forza lavoro e, non solo perché siamo pochi, ma anche perché tanti giovani laureati lasciano il nostro Paese. D'altronde, come si fa a non capirli?
Certo, l'occupazione a livello nazionale aumenta, ma i dati bisogna saperli leggere e capirli. L'80% dei nuovi occupati è over 50 e ogni anno espatriano decine di migliaia di giovani, spesso altamente formati, anche perché non trovano un salario adeguato alle loro competenze. Dunque, quando inizieremo a parlare del calo della produttività industriale? Quando sarà messo davvero sul tavolo a livello nazionale? Quando cominceremo a pensare al lavoro, agli istituti scolastici?
Noi andiamo in controtendenza: proponiamo, con un emendamento della maggioranza, l'aumento di un milione di euro delle borse di studio, affinché nessun emiliano-romagnolo sia escluso dalla formazione.
Sottolineo, inoltre, la legge sull'attrazione dei talenti, per la quale abbiamo aumentato le risorse, che mette in pratica incentivi a supporto per attrarre giovani lavoratori specializzati sul territorio.
Nell'economia dei servizi abbiamo bisogno di competenze, programmazione e una visione rivolta alle prossime generazioni. In questo, ne sono certo, l'Emilia-Romagna sta facendo e farà la sua parte. Questa manovra, a mio parere, è un'ottima risposta al Governo. Attenzione alla persona, investimenti per le imprese, tutela della sanità pubblica, risorse per l'istruzione pubblica, per i giovani, un vero piano casa.
Sono convinto che la buona amministrazione sia fondamentale per riavvicinare i nostri concittadini alla politica. Oggi, soprattutto oggi che l'astensione purtroppo vince ogni tornata elettorale le elezioni.
Lo possiamo dire chiaramente. Il modello dell'Emilia-Romagna esiste, è in salute ed è un approccio che dobbiamo ambire anche a livello nazionale e al governo del paese. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Pulitanò.
PULITANÒ: Grazie presidente. Oggi siamo chiamati ad affrontare e discutere una finanziaria che è stata definita anticiclica, un bilancio che va nella direzione opposta non solo dell'Italia ma di tutte le destre d'Europa, ho sentito questo delle destre, gli Stati Uniti d'America oltreoceano e quindi siamo chiamati a votare un bilancio che la Giunta e la maggioranza che la sostiene ha definito come equilibrato responsabile e sociale. Oggi ho scoperto anche che siamo chiamati a votare una finanziaria di resistenza, una finanziaria di resistenza rispetto alle politiche del riarmo del governo Meloni.
Ieri sera il Presidente della Repubblica Mattarella ha dichiarato che le spese per la difesa non sono mai così state necessarie, anche se così poco popolari e le spese di difesa dell'Europa e della nostra nazione sono figlie di un accordo che è stato votato dal precedente governo ed è stato votato e voluto giustamente dal precedente governo, perché la libertà ha un prezzo ed è una finanziaria anche di resistenza nei confronti delle sforbiciate ai conti pubblici del governo.
Bene io mi chiedo se vi foste svegliati quelle mattine in cui governavate con Renzi, Gentiloni e Letta e i conti pubblici li avete distrutti tagliando pesantemente gli enti locali.
Allora questa finanziaria di resistenza si delimita attraverso una serie di direttrici che io definisco assolutamente ipocrite, perché chi ha avuto l'ardore di leggere le pieghe del bilancio si è reso conto di un paio di situazioni. La prima è che la Regione Emilia-Romagna legifera, e poi non mette dei denari per sostenere quelle scelte politiche. Ne ho parlato in commissione ad esempio sui cimiteri monumentali, il capoluogo della provincia di Modena, nel proprio cimitero monumentale vissuto un vero e proprio sfregio qualche settimana fa, quando sono state trovate le persone senza tetto dormire all'interno dei loculi abbandonati e non manutenuti. E la Regione Emilia-Romagna ha una legge che però non finanzia; quindi, non è solo il problema di cimitero. Ma è un problema di metodo, di un metodo ipocrita, di un metodo dal doppio standard morale. E questo lo si capisce anche dal come voi affrontate il tema delle sicurezze, come le definite voi, perché parlate tanto di sicurezze, di presidio del territorio, di legalità, ma nel bilancio, quando si guardano i capitoli concreti, le risorse strutturali per la polizia locale sono deboli.
Parlate ancora e ancora e ancora di approvvigionamenti green per la nostra polizia locale, quando i nostri uomini e le nostre donne che tutti i giorni lavorano per mantenere la sicurezza nelle nostre strade dei nostri cittadini hanno bisogno semplicemente di guanti anti-taglio, l'ho già detto. Non c'è nessun rafforzamento stabile, nessuna visione di lungo periodo su che cosa deve essere la polizia locale nella nostra regione, e questa è insicurezza istituzionale, altro che resistenza.
Un altro capitolo che mi ha lasciato particolarmente perplesso sono le sforbiciate date all'edilizia scolastica. E poi quando sento parlare di una Regione che è vicina agli ultimi e che sogna una scuola sempre più inclusiva, mi chiedo, quando tagliamo quei servizi, in che regione viviamo quando in un comune, nel comune più ricco della provincia di Modena, in una scuola ad appannaggio comunale e regionale manca un montacarichi, e un insegnante con una disabilità non può insegnare.
E poi sulla sanità. La sanità, avete detto, è il capitolo più pesante del bilancio. Qualcuno della maggioranza, qualche collega consigliere, si è scagliato di nuovo contro i tagli del Governo, quando l'assessore al bilancio Baruffi ha detto tutt’altro o, meglio, ha spiegato la verità, che il Governo Meloni ha fatto un ulteriore passo in avanti nello stanziamento di risorse, mai così alte nella storia repubblicana. Ciononostante, abbiamo aziende sanitarie sempre più in rosso. Il consigliere Pestelli ieri ha parlato di istituzionalizzazione del rosso nelle nostre aziende sanitarie, complimenti, perché ha pienamente colto il merito della nostra visione. E quindi abbiamo liste d'attesa sempre più lunghe, dei pronto soccorso sempre sotto pressione. Sotto questo profilo vi segnalo che ho presentato un emendamento dove chiedo maggiori politiche di sicurezza nei confronti degli operatori, dei medici e degli infermieri dei pronto soccorso che sono in prima linea. Abbiamo una sanità territoriale sempre più debole.
E quindi questo è un bilancio che non investe davvero nella sanità di prossimità, nella sanità in generale, ma mantiene lo status quo. E quando il pubblico arretra lo sappiamo tutti cosa succede: le famiglie pagano di tasca propria. e l'universalità del sistema sanitario regionale si indebolisce, e anche quella è una tassa occulta.
E poi l'ultima battuta la voglio fare quando si parla di ambiente. Ieri qualcuno ha parlato dei tagli del Governo Meloni del piano della qualità dell'aria. Ora, anche sotto questo profilo, io mi chiedo con quale le faccia si continua a sostenere un taglio di questo tipo su quel capitolo, quando, l'anno scorso, il Governo italiano ha stanziato 2,4 miliardi per il piano di miglioramento della qualità dell'aria, in una regione in cui gli inceneritori continuano a bruciare i rifiuti provenienti da fuori regione. E allora votatelo, l'ho depositato nuovamente un emendamento in cui chiedo un'assunzione di responsabilità politica sui nostri inceneritori, sulle nostre discariche, in una regione che si fa bella su quanto è brava a differenziare. La Regione quindi non investe, aumentano le tariffe. Voi continuate a dire che bisogna ignorare i bisogni e le necessità, e continuate a farlo perfettamente, perché tanto il conto lo paga qualcun altro. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Larghetti.
LARGHETTI: Grazie presidente. Grazie a tutte le colleghe e i colleghi che stanno intervenendo, ai relatori di maggioranza e di minoranza e all'assessore e a tutta la Giunta, che stanno seguendo questo iter di bilancio.
Sappiamo che un bilancio non è mai neutro. Un bilancio racconta, in ogni euro che spendiamo, da che parte stiamo. Per questo, credo che valga ancora di più oggi, dove la crisi sociale, la crisi climatica e direi anche una crisi democratica, stanno affliggendo pesantemente il nostro Paese e non sono temi astratti, ma sono temi che attraversano la vita degli emiliano-romagnoli ogni giorno. Per questo, credo che, come Alleanza Verdi Sinistra, noi ci dobbiamo chiedere se le scelte che stiamo facendo riducono le disuguaglianze o producono disuguaglianze, rafforzano i diritti o li lasciano indietro, intervengono o no su queste crisi che stanno sconvolgendo il mondo in cui viviamo.
Ecco, su questo, nella vita di tutti i giorni, c'è il diritto alla mobilità, che qualcuno confonde con il diritto all'automobile. Noi, sul trasporto pubblico, credo che, con questo bilancio, stiamo compiendo una scelta molto positiva, con un più 25 milioni sul triennio. Una direzione giusta che, come forza politica, sosteniamo fortemente e ringraziamo chi ha lavorato per arrivare a questo. Però, oggi, il trasporto pubblico, purtroppo, è pensato ancora come un servizio residuale, un servizio casa-lavoro, casa-scuola, per chi l'auto non ce l'ha, non per chi sceglie il modo migliore in cui spostarsi, non è un'infrastruttura di mobilità, perché il trasporto pubblico, cioè, non dovrebbe essere a sostegno solo della produttività o della formazione obbligatoria; dovrebbe servire la vita, dovrebbe aiutarci a muoverci nel tempo libero nella nostra socialità. Sarebbe bello poter andare a teatro con l'autobus, al cinema con l'autobus, a trovare un'amica con l'autobus, anche se non si vive nella città capoluogo.
Ecco, voi raccontate che noi vorremmo colpevolizzare le persone che possiedono l'auto. No, noi vorremmo liberare le persone dalla dipendenza obbligata dall'auto. Un mezzo che si mangia un terzo dello stipendio di una persona con un salario medio. In realtà, questo sarebbe anche possibile perché in Emilia-Romagna, il 60% dei cittadini emiliano-romagnoli, vive a meno di tre chilometri da una stazione ferroviaria, quindi, l'infrastruttura ce l'abbiamo, per questo anche quella piccola cifra di 5 milioni di investimenti sulle nostre linee regionali FER, credo che siano importanti e mi auguro che anche il piano infrastrutturale di RFI segua e che noi possiamo rendere il nostro sistema ferroviario un sistema a servizio della mobilità quotidiana di tutte e di tutti.
Per quanto riguarda il trasporto su gomma, dobbiamo dirlo con grande onestà: in molti territori si guarda all'ipotesi dell'azienda unica come a uno strumento per superare le criticità attuali di alcune nostre aziende partecipate. È ovviamente una discussione legittima, però va chiarito che nessuna riorganizzazione societaria, per quanto virtuosa, può sostituirsi al ruolo del pubblico se mancano le risorse strutturali per la spesa corrente, cioè, le economie di scala, certo, aiutano, ma da sole non garantiscono la qualità, la continuità, l'universalità del servizio, la capillarità nei territori, cioè, un servizio, colleghi, non è un prodotto; se non c'è il sostegno pubblico, il servizio non esiste, non si può bollare come lamentela l'atto di presa del fatto che manca lo stato in questa strategia di rafforzamento di un servizio.
Il fondo nazionale trasporti, che è il principale strumento di finanziamento, negli ultimi cinque anni ha perso 4 miliardi di euro di capacità a causa dell'inflazione, mentre aumentavano i costi energetici, con i rinnovi contrattuali che sono necessari, che sono sacrosanti, perché anche chi guida un mezzo di trasporto pubblico ha diritto a un salario degno. C'è in questi giorni la campagna nazionale lanciata da Clean Cities, Mind the Gap, che ha lanciato una petizione che chiede di recuperare il gap, quello che manca dal fondo nazionale trasporti attuale e quello che dovrebbe essere secondo l'andamento dell'inflazione, perché la transizione ecologica non si fa con gli slogan, si fa finanziandola e lo diciamo con chiarezza, in conclusione: i trasferimenti dello stato alle regioni per garantire servizi di trasporto pubblico locale, non sono la concessione, richiederli non è una lamentela, è un dovere dello stato centrale darli.
Noi stiamo facendo la nostra parte con le risorse del nostro bilancio regionale, però qualcuno abbia il coraggio di dire che non mancano quest'anno i 120 milioni aggiuntivi che l'anno scorso erano stati aggiunti con un emendamento della maggioranza, votato da tutti delle forze parlamentari. Non ci sono più quei soldi, quindi, abbiamo meno soldi dell'anno scorso, non solo non c'è l'adeguamento.
Purtroppo, questo bilancio si colloca in un paese in cui le disuguaglianze continuano a crescere e, purtroppo, la piaga del gioco d'azzardo rappresenta uno dei fattori che alimentano la fragilità sociale. Per questo, esprimiamo una fortissima preoccupazione per la discussione che si sta facendo sull'azzeramento delle normative regionali che hanno permesso, con il concetto del distanziometro, cioè, che i bingo, le sale scommesse, non possono essere a meno di 500 metri da luoghi fragili quali le scuole, gli ospedali, le palestre, i luoghi di aggregazione giovanile, cioè, queste politiche ci hanno permesso di allontanare dai centri abitati questi luoghi dove le persone si giocano gli stipendi, si giocano la tenuta familiare, si rovinano delle vite. Non sono luoghi che possono stare a pochi metri da una scuola superiore, con il problema del disagio giovanile che abbiamo.
La discussione che propone, appunto, di eliminare questa normativa dove i luoghi fragili sarebbero soltanto i SERD, cioè, a solo chi è già andato troppo in là, mi sembra una follia ed è molto preoccupante e per questo abbiamo presentato un ordine del giorno dove chiediamo di impiegare interamente i trasferimenti dello Stato, che verranno dalla fiscalità, i 6 milioni aggiuntivi che sono stati decisi di dare alle regioni rispetto al gioco d'azzardo, per contrastare la ludopatia e vogliamo vincolare queste risorse.
Colleghi, il tema della casa non credo che possa essere un capitolo tra gli altri perché il piano casa è uno degli assi centrali di qualsiasi politica che voglia dirsi progressista. Abbiamo appena approvato la leggi affitti brevi. Ci avete contestato il fatto che non bastasse - e lo abbiamo detto che non bastava, era solo un primo passo. Abbiamo intenzione di fare tutti gli altri passi perché la casa è un diritto, non è una merce; perché è la base materiale dell'inclusione, della dignità, della coesione sociale. Come faccio a cercare un lavoro se non so dove vivere?
Ecco, io credo che trasformare, grazie a un impegno finanziario della Regione, con un piano casa da 300 milioni sui cinque anni, dello sfitto ERP, delle case popolari che ora sono vuote e che non servono a nessuno, che i comuni non hanno le risorse per mettere a disposizione dei beneficiari, in edilizia sociale, è una politica di recupero dello sfitto zero. Ma non è quello che ci chiedete sempre? Prima di toccare la casa, riempiamo le case vuote? È quello che stiamo facendo, forse, preferivate quando le case popolari si vendevano, quando si alienavano i patrimoni pubblici che non sono più recuperabili?
Io penso che sul piano casa, la distanza tra l'Emilia-Romagna e lo Stato centrale sia plastica perché, sul triennio, noi stiamo mettendo 230 milioni di euro solo per il fondo affitto e piano casa regionale, mentre il Governo mette 200 milioni per l'intero Paese. È difficile chiamarla politica abitativa, assomiglia più a una presa d'atto dell'abdicazione di uno Stato su un diritto fondamentale, perché la casa è una priorità sociale, economica, non può essere una nota a piè di pagina.
Io credo che, anche qui, si veda che in Emilia-Romagna la differenza la fa la volontà politica. La cultura e l'università. L'università non è la caserma ideologica del Governo in carica, qualunque esso sia; l'università è uno spazio di libertà e di discussione, di formazione. Da tempo assistiamo a un attacco sistematico all'università pubblica, al pensiero critico. Ci sono ipotesi di nomine nei CdA di Ateneo, di persone fiduciarie del Governo. Tagli alla ricerca pubblica, ingerenze continue nella libertà didattica e politica nei senati accademici. Abbiamo visto, purtroppo, la vicenda delle ricercatrici e ricercatori precari del CNR che, nella manovra di bilancio, non hanno visto una risposta. Per questo l'università deve avere tutta la nostra attenzione, anche più di quella che è la storica tradizione di questa regione, che ospita l'università più antica del mondo. Perché il diritto allo studio è uno degli indicatori fondamentali della democrazia.
Abbiamo visto la vicenda delle borse di studio, per cui ringrazio la collega che ci ha lavorato e che è già intervenuta sul tema. Le domande sono aumentate del 7%, con un +16% sulle matricole perché ci sono effetti del nuovo calcolo Isee. Le incertezze dal semestre filtro, per cui gli studenti e le studentesse di medicina hanno già espresso tutto il loro dissenso. Ecco, un fabbisogno di 157 milioni dell'Emilia-Romagna, su cui una parte non è stata garantita. Per questo credo che sia stato un atto politico molto importante di questa Assemblea, presentare, dalla maggioranza, un emendamento che ha destinato un milione di euro in più di quelle risorse necessarie ad arrivare al 100% della copertura che noi riteniamo un risultato non negoziabile. Quindi, più studenti e più studentesse avranno accesso alla borsa di studio di cui hanno diritto, grazie a una presa di posizione di questa maggioranza, per cui voglio ringraziare veramente tutte le forze politiche, dopo aver sostenuto le compagnie teatrali, tagliate in maniera indiscriminata, stiamo sostenendo le borse di studio, dimostrando che per noi la cultura è parte del nostro PIL culturale. È un tesoro che l'Emilia-Romagna ha e la dobbiamo difendere.
Vogliamo dare anche un segnale forte alle giovani che oggi sono al centro di una campagna di denigrazione istituzionale dalla quale noi ci dissociamo senza ambiguità perché le giovani e i giovani non sono bamboccioni, non sono smidollati, non sono neanche poveri comunisti. Ecco, al limite sono solo poveri. Visto che i giovani adulti tra i 18 e 34 anni sono all'11,7% di povertà assoluta, contro una media del 6% sugli over 65. Le persone giovani sono le più povere del paese in Italia, per questo noi dobbiamo puntare su di loro e le dobbiamo sostenere, tutte le giovani dell'Emilia-Romagna, non solo chi è nato qui, ma su chi sceglie l'Emilia-Romagna portando intelligenza, competenza e talento, perché i giovani non sono i soldati del vostro esercito.
La militarizzazione della cultura è molto preoccupante per la tenuta di una democrazia. Lo vediamo in episodi non casuali: dalla vicenda del corso di laurea destinato all'esercito, alle polemiche insultanti della ministra nei confronti degli studenti di medicina; l'abbiamo visto anche in quest'aula, una gravissima polemica sull'uso della bandiera della pace e la scritta pace rimossa da un sindaco di un comune della Lombardia, fatta dai bambini delle scuole elementari perché è divisiva. Se la pace è divisiva, noi sappiamo da che parte stare. Indovinate il partito di quel sindaco. Potete vincere un panettone.
Ecco, per noi la pace non è divisiva. Io personalmente non ho nessun problema a portare il tricolore, lo porto con orgoglio voglio il 25 Aprile e in ogni festa nazionale, ma io rivendico che la bandiera della pace e la parola pace, così come quella di resistenza, quando si resiste a un invasore e non ci si stringono le mani, come ha fatto Salvini con un certo leader. Ecco, questo non è divisivo e, prima di questo governo, ricordo che è stato detto che anche il 25 Aprile era divisivo, il giorno in cui celebriamo il fatto che siamo una libera democrazia, dove persone democraticamente elette, come noi, hanno il privilegio di dire quello che pensano senza paura che il giorno dopo qualcuno li aspetti sotto casa e io temo che questa libertà non l’avremo ancora lungo se non difendiamo cose gravissime, come mettere in discussione la bandiera della pace. Io politicamente non pensavo che saremmo mai arrivate a questo punto.
Noi non vogliamo essere divisive, vogliamo essere chiare: i diritti umani dividono, sì, tra democrazia e autoritarismo ed evidentemente non tutte le posizioni sono uguali.
Per questo voglio ringraziare il collega Trande e tutta la maggioranza per l'ordine del giorno che stiamo presentando sul tema delle clausole etiche negli appalti. Ne parlerà poi il collega. Dove noi ci assumiamo come ente una responsabilità pubblica nelle scelte economiche perché anche qui il bilancio non può essere neutro, deve dichiarare esplicitamente da che parte stare.
Il contrasto all'autoritarismo passa anche dal rispetto delle minoranze e per questo credo che sia tempo di dare piena attuazione alla legge contro l'omolesbotransfobia, che è stata approvata nel 2018 e dobbiamo passare dalle parole ai fatti. Certo, sono già tanti i progetti che la Regione fa su questo tema, ma vanno riuniti sotto il cappello della legge che è stato un atto politico molto importante, dobbiamo attivare i decreti e rendere strutturali e riconoscibili le politiche già esistenti. Per questo, credo che dare valore alle leggi sia credere nella politica e una legge senza risorse rischia di restare solo un gesto simbolico.
Infine, inevitabile parlare del tema del dissesto idrogeologico che non è una fatalità e non è una responsabilità individuale, è l'effetto concreto della crisi climatica e delle scelte territoriali che sono stratificate nel tempo. Ecco, voglio dirlo chiaramente: quello che è accaduto sul Lamone a Traversara, lo dimostra in modo drammaticamente chiaro, un fiume non è un tubo, non è un corpo estraneo che attraversa il territorio per caso, ha una storia, ha una memoria e colpisce dove si è voluto ignorare quella memoria. Basta guardare i nomi dei luoghi: la via più colpita si chiama strada delle entrate, che storicamente è la strada interrata, perché veniva regolarmente allagata dalle piene del Lamone, quindi, non è una metafora, è proprio una memoria territoriale.
Eppure, nei decenni, lì si è costruito, quando si credeva che il clima non sarebbe mai cambiato e ora abbiamo avuto una presa d'atto, di responsabilità, che sono state dal punto di vista giudiziale, individuate come individuali e non lo sono. Perché gli eventi meteorologici estremi, che non sono più eccezioni ma sono un nuovo contesto in cui viviamo, si sono scaricate con particolare violenza su quel territorio. Quindi, è accaduto perché il dato della natura oggi è truccato. L'aumento delle temperature e delle emissioni climalteranti hanno caricato l'atmosfera di energia e hanno reso possibili delle tempeste che una volta venivano una volta ogni cento anni, mentre adesso si ripetono a distanza di settimane.
Ecco, in questo quadro, scaricare le responsabilità su chi ha lavorato sui fiumi con le risorse e i vincoli disponibili è una lettura comoda però, secondo noi, è sbagliata perché le responsabilità sono molto più a monte, nella sottrazione di spazio alle acque, in attraversamenti troppo bassi che fungono da strozzature e indebolimento dei vincoli dei piani di bacino. Quindi, è una responsabilità collettiva, politica e sociale, che riguarda scelte fatte nel tempo e non decisioni tecniche contingenti e nemmeno decisioni politiche contingenti.
Per questo stiamo investendo sulla prevenzione e sulla manutenzione ordinaria del territorio, sulla restituzione di spazio ai fiumi perché non possiamo continuare a inseguire l'emergenza e non ci possiamo permettere ambiguità sulle parole spese sulla transizione ecologica.
Quindi, in definitiva, colleghi, Alleanza Verdi Sinistra sostiene questo bilancio che va nella direzione di ridurre le disuguaglianze, di rafforzare i diritti, di investire sul futuro, sui giovani, sulla cultura e sulla salute del territorio. Ma certo, noi continueremo a incalzare la Giunta e la maggioranza dove le risorse sono insufficienti, dove le scelte magari richiedono più coraggio. Credo che questo sia il ruolo di una forza come la nostra, all'interno di un progetto di coalizione, perché governare non significa amministrare l'esistente, significa scegliere ogni giorno da che parte stare. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Ci sono altri interventi? Casadei, prego consigliere.
CASADEI: Grazie presidente. Legge di bilancio e DEFR sono l'apice delle decisioni politiche che andremo ad attuare sicuramente nel prossimo anno e almeno nei prossimi tre anni. Scegliamo le priorità della nostra regione e questo oggi pesa tanto, perché viviamo in un periodo in cui il Paese e l'Europa pare che abbiano perso un po' l'ordine delle priorità. Parlano di vincoli, di mercati, di difesa, fanno molto fatica a pronunciare parole come salario, casa, sanità, istruzione, territorio.
Ecco, io penso che questa manovra regionale è il tentativo di tenere insieme cose che, spesso, si tengono separate ossia la solidità dei conti, da una parte, e la dignità delle persone, dall'altra. Perché le cose non sono alternative, penso che debbano andare di pari passo, quindi, tenere insieme lo scegliere bene e lo spendere bene, presidente.
Per esempio, sul lavoro in Italia ci sono segnali ben contraddittori, a volte i dati di occupazione migliorano, ma poi, chi sta sul territorio con le persone, sa benissimo che il nodo qui non è il tasso di disoccupazione o, almeno, non è solo questo. Il vero nodo odierno è la qualità del lavoro perché ci sono tanti cittadini che non sono disoccupati solo perché hanno un contratto qualsiasi a termine, spezzettato, part-time, sottopagato, ma poi nei fatti sono persone, famiglie, insicure e questa insicurezza si trasforma in meno reddito stabile, significa meno possibilità di fare progetti di vita, meno possibilità di accendere un mutuo, meno possibilità di fare famiglia e di avere figli. Ed è una spirale che, prima o poi, diventa anche un problema economico e, quindi, parliamo di attrazione di investimenti e di talenti fondamentale.
Vogliamo riconoscere questo punto e cioè che senza la qualità del lavoro non c'è neanche competitività e non c'è stabilità e non c'è sviluppo e non c'è famiglia-
Da anni, ogni volta che proponiamo misure strutturali come il salario minimo, il contrasto al lavoro povero, la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario come strumento di produttività e benessere, ci viene risposto che non si può, non ci sono risorse, il mercato si regola da solo, gli imprenditori devono essere salvaguardati ma poi, guarda caso, quando si tratta di scelte che favoriscono pochi o che spostano risorse su capitoli di carattere meno sociale, guarda caso, si può. Come, per esempio, un emendamento passato pochi giorni fa, che permette alle imprese che hanno sottopagato i lavoratori di non dover restituire gli arretrati, anche se un giudice dovesse stabilire che quelle retribuzioni erano indegne e contrarie all'articolo 36 della Costituzione.
Ecco, noi invece come priorità scegliamo altre cose. Scegliamo la sanità pubblica e universalistica, la non autosufficienza, la sicurezza del territorio, il trasporto pubblico, la casa, i servizi educativi di inclusione, l'attrazione di investimenti e di talenti, di contrastare la povertà, scegliamo di contrastarla noi; sulla povertà non parliamo di statistiche o di dati economici, la povertà significa togliere libertà alle persone. Ci sono centinaia di famiglie in Emilia-Romagna costrette a scegliere se pagare le bollette, se comprare un libro per i figli, se curarsi e ogni famiglia in questa condizione lo ritengo un fallimento. È un fallimento e spesso la povertà è l'altra faccia del lavoro povero, dentro questa cornice, c'è un passaggio importante nel bilancio che prevede il rafforzamento delle misure di contrasto alla povertà e allo spreco alimentare, il potenziamento delle misure di prevenzione e contrasto alle crisi di sovraindebitamento, l'accantonamento delle risorse per una nuova misura di microcredito che è rivolta alle persone in fragilità economica. Ci sono misure che incidono materialmente sulla vita quotidiana delle persone, ma c'è un altro aspetto che viene sottovalutato e, cioè, che la povertà produce costi pubblici, costi sanitari, costi sociali, costi educativi, la sicurezza, i costi sugli appartamenti, il diritto all'abitare. È un costo sociale questo.
Sulla casa, attenzione, perché chi difende solo la proprietà privata e nega il valore sociale delle abitazioni, degli appartamenti, delle case, e per di più governa pure un paese, sta lasciando che i giovani vengono espulsi dalle città, che le famiglie scivoleranno nella fragilità e quei lavoratori essenziali come insegnanti, infermieri, operatori sociosanitari, forze dell'ordine, come succede a Bologna, non riescono a vivere dove lavorano. Questo succede. E questo è un problema che noi stiamo cercando di affrontare nel bilancio, su questo mettiamo risorse e indirizzi come le misure di sostegno all'affitto e soprattutto misure strutturali per ampliare gli alloggi ERP ed ERS.
Al contrario, guarda caso, di un Governo che ha azzerato il fondo affitti e tagliato quello contro la morosità incolpevole. Quindi, almeno, prima di attaccare noi che non facciamo abbastanza e sicuramente non facciamo abbastanza, si può sempre fare di più, magari guardatevi in casa e ditevi cosa state facendo a Roma? Perché io ritengo molto importante quello che si fa a Roma, quando poi le scelte ricadono ed incidono direttamente anche sulle regioni e sui comuni e sui cittadini, soprattutto.
Allora, dite che il problema è la casa, con tutti gli appartamenti sfitti che abbiamo, qual è la soluzione? Con tutti gli appartamenti sfitti che abbiamo, la soluzione che ci viene sempre proposta è costruire ancora. A questo punto dobbiamo parlare anche di suolo perché, se continuiamo a costruire, io penso che rischiamo di avere un serio problema di consumo di suolo. Se il problema dell'abitare è quello di costruire, prima o poi, questo suolo finirà. Siamo al 10% di suolo consumato e abbiamo avuto due alluvioni. Il consumo di suolo è una delle più grandi emergenze del paese e non è un'emergenza ambientalista, è un tema di sicurezza idrogeologica, di clima, di agricoltura, di salute, di economia. Riguarda tutto il suolo e in Emilia-Romagna lo sappiamo meglio di altri perché abbiamo pagato un prezzo altissimo negli ultimi anni, tra frane, tra alluvioni, eventi estremi, che ci hanno costretti, devo dire, a cambiare la mentalità con la quale si affronta il tema del consumo di suolo, della messa in sicurezza del territorio, quasi dovessimo inseguire gli eventi invece di prevenirli.
Ma entra in gioco un punto strategico direi, cioè, il fatto di dare piena attuazione alla legge regionale, la 24 del 2017, la legge urbanistica, di cambiarla, io direi, per mettere un freno a certe dinamiche. Ma bisogna un attimo valutare con lucidità e chiarezza quella legge, per migliorarla sicuramente e questa necessità, che è contenuta anche nella nota di aggiornamento, che è quella di dare piena attuazione alla legge, monitorare e limitare le deroghe e rafforzare la rigenerazione urbana come alternative e risorse messe a bilancio per progetti che migliorano la qualità urbana e la vita delle persone. Sono tutte risorse importanti, interventi che i cittadini toccheranno con mano. Questo è fondamentale.
Così come toccheranno con mano anche una transizione ecologica che rischia di sfociare in ulteriore occupazione di suolo pubblico, di suolo agricolo. Parlo delle aree idonee, della transizione energetica, che è un fenomeno che va governato, va garantita energia accessibile, non solo di costruire pannelli fotovoltaici, altrimenti avremo comunità circondate da pannelli fotovoltaici che non avranno accesso all'energia pulita. È un controsenso questo. E questo lo prevediamo, non facciamo un “tana, libera tutti”, com'è stato fatto con i decreti ministeriali, altrimenti si fa transizione energetica, sì, ma sulla pelle dei territori e dei cittadini. Quindi, la transizione energetica va fatta privilegiando tetti di case, capannoni, aree produttive, aree dismesse; va impedito il consumo di ulteriore suolo agricolo di pregio e garantire paesaggio e biodiversità. Soprattutto, fare in modo che i benefici, come dicevo, ricadano sui cittadini e non solo sulle grandi multinazionali che vedono l'opportunità di installare ettari ed ettari di pannelli fotovoltaici, per poi portarsi i profitti a casa loro, comunque, nel loro paese.
E qui arriva un tema chiave, nella transizione energetica va affrontato questo aspetto sociale e qui c'è un impegno chiarissimo, quello di potenziare il lavoro delle comunità energetiche rinnovabili, soprattutto delle comunità energetiche rinnovabili a carattere sociale, autoconsumo, autoproduzione dei cittadini e per i cittadini. Cittadini che contribuiscono anche, tramite queste comunità energetiche, a risolvere i problemi anche della povertà energetica perché, quando affrontiamo i problemi dei cittadini, affrontiamo problemi tangibili: cittadini che non riescono più a pagare le bollette e intanto aumenta il canone Rai a 90 euro che va sulle bollette degli italiani, ma questo non penso che sia il modo di affrontare i problemi che affrontano tutti i giorni i cittadini, ma sicuramente io sono ideologico, quindi non solo confermiamo questo indirizzo, ma parliamo esplicitamente di CER a forte valenza sociale, non modello multiutility, stiamo parlando di CER solidali, richiamando anche la dichiarazione comune di intenti del Forum Regionale dell'economia solidale ed è un punto politico enorme perché io non voglio una transizione energetica dove cambiamo la tecnologia, ma rimangono le disuguaglianze, è fondamentale. Anche la transizione energetica deve diventare uno strumento di giustizia sociale.
Soprattutto, parlarne in questi giorni in cui l'Europa, ricordo che in questi giorni l'Europa ci ricorda una forte contraddizione, da un lato, si annunciano percorsi per ridurre e azzerare le importazioni e la dipendenza dal gas russo, benissimo; dall'altra, però andiamo a comprare gas liquido americano, il triplo più costoso liquido e quindi da rigassificare e chi ne fa le spese? Il governo, la Regione Emilia-Romagna? No, guarda caso pagano sempre i cittadini. Dall'altro abbiamo cittadini che pagano queste bollette, bollette che diventano un ulteriore fattore di impoverimento. Stiamo parlando non solo di sicurezza energetica, ma anche di sostenibilità energetica sostenibile, sostenibilità economica dell'energia e sull'energia, su tante altre cose avevamo un'opportunità unica che è finita.
Siamo campioni di incasso del P.N.R.R. ma non di avanzamento perché, quando ci vengono a dire che siamo campioni di avanzamento, in realtà siamo solo campioni di incasso, perché noi, al contrario di altri paesi, abbiamo ricevuto 209 miliardi per fare in modo di attuare un piano nazionale di resilienza e questo piano non è stato un regalo, è stata una risposta europea a una crisi enorme, crisi dovuta a una pandemia, ricordo che c'è stata una pandemia, dovevamo potenziare le infrastrutture, la sanità dovevamo renderla più forte. Abbiamo un decreto ministeriale, il 77, che ha istituito le Case di comunità, gli ospedali di comunità, i CAU, abbiamo istituito tante strutture per stare vicino al territorio.
Ieri sera ho sentito una deputata calabrese, mi ha raccontato che in Calabria, col quale abbiamo un accordo fino al 2027, non hanno un CAU, non hanno un ospedale di comunità. Dove sono andati a finire i soldi del P.N.R.R.? Chi ha controllato che vengano spesi bene? E come possiamo noi Regione Emilia-Romagna sostenere il peso di tutto il sistema sanitario nazionale se nelle regioni del sud un euro non è stato investito per aprire un ospedale di comunità, una Casa di comunità, un CAU, i pronto soccorso che non funzionano, gli ospedali vuoti perché non hanno personale? Questo ne va della salute dei cittadini, persone costrette a fare 800 chilometri per venire a curarsi. E non può essere un problema che l'Emilia-Romagna sostiene da solo, anche se l'Emilia-Romagna, e qua c'è l'assessore che me lo confermerà, sarà sempre disponibile per venire incontro alle esigenze dei cittadini, al contrario di quello che succede a Roma. Non voglio più nominare il Governo, basta. Basta.
Basta con questo Governo perché noi siamo una regione, un’isola felice, noi abbiamo la nostra autonomia, il Governo non c'entra niente con le scelte che facciamo, me lo confermerà anche l'assessore Baruffi.
Accanto alla sanità poi c'è il tema della non autosufficienza, che è uno dei grandi temi che sta diventando sempre più urgente. Su questo la Regione, fin dall'anno scorso, fino da inizio anno, sta investendo tantissimo sulla non autosufficienza perché è un problema e questo gli studi lo dimostrano che è un trend sempre più in crescita, siamo un paese sicuramente vecchio, un paese vecchio anagraficamente, chiaramente, ed è un problema che questo va affrontato perché questo lo stanno pagando direttamente le famiglie, le famiglie che devono sostenere delle spese in termini di costi ma anche in termini di lavoro, perché c'è chi rinuncia al lavoro per fare il caregiver.
Così come c'è bisogno di garantire i servizi ai cittadini, come il trasporto. Sul trasporto, nel bilancio è scritto esplicitamente una priorità e, cioè, che sostenere il trasporto pubblico, a fronte del sottofinanziamento del fondo nazionale, non l'ho citato, però ho citato un fondo nazionale che, effettivamente, è stato sottofinanziato perché, sì, anche qui hanno tagliato, i cittadini lo percepiscono. Saltano gli autobus, ci sono tratte ridotte, abbonamenti costosi, soprattutto lavoratori costretti all'auto privata, perché non hanno alternative, nonostante l'auto privata sia considerata ormai quasi un bene di lusso, questo diciamocelo. Perché non è che l'automobile privata è automaticamente un bene disponibile nelle capacità dei cittadini, ormai sta diventando un bene di lusso.
In Europa e nei Paesi nostri vicini e nei nostri Paesi confinanti, si sta investendo tanto sulla mobilità pubblica come politica sociale. Pensiamo alla Spagna, agli abbonamenti integrati, 60 euro al mese per andare dove vuoi su tutti i mezzi, costi ridotti, l'accessibilità, soprattutto il sistema ferroviario, perché siamo ultimi noi come infrastrutture, sulla mobilità delle infrastrutture su ferro e abbiamo Paesi confinanti che, tra qualche anno, ci chiuderanno le porte a camion e tir e noi intanto stiamo investendo su altre autostrade.
Bene, abbiamo una politica in Italia, non è solo in Emilia-Romagna, abbiamo una politica che investe sempre e solo sulle strade e autostrade, infatti, siamo indietro, purtroppo, sulla mobilità sostenibile, sul trasporto pubblico locale. Io penso che siamo veramente indietro e dobbiamo chiederci se, invece, la mobilità la dobbiamo considerare un costo o se è un servizio per chi non può permettersi o chi preferisce non usare l'auto. La mobilità sostenibile, non solo la riduzione del traffico, per ridurre l'inquinamento, ma la mobilità sostenibile per incentivare il trasporto di massa, non solo delle persone ma anche delle merci, deve essere in assoluto una priorità per questa regione e un servizio da potenziare, da rendere capillare.
Capillare come lo è la trasformazione digitale. Tutti abbiamo accesso alla tecnologia, tutti abbiamo accesso ai nuovi servizi digitali e dobbiamo evitare due errori: pensare che il digitale sia solo tecnologia e pensare che il digitale sia neutro. Ecco il digitale in realtà è una transizione, questa, che va governata, altrimenti anche qui c'è il rischio di aumentare le diseguaglianze e anche qui, su questa voce di capitolo, nel bilancio mettiamo risorse e indirizzi molto concreti. Si parla di uno sforzo straordinario per l'agenda digitale e vengono stanziate nuove risorse per rafforzare dotazioni, come gli investimenti per le reti resilienti gestite da Lepida, gli anelli nelle reti montane interne, a proposito di coesione del territorio; le azioni sulle scuole escluse dai piani nazionali, il completamento dell'Emilia-Romagna Wi-Fi, pensate avere il Wi-Fi, sembrava un film fantasy avere il Wi-fi ovunque. Ci stiamo riuscendo come Regione, penso che sia uno dei maggiori traguardi.
Concludo, con questo bilancio, intanto con tutte le discussioni legittime che possiamo fare, ma questo bilancio regionale penso che manda un messaggio politico forte, cioè, che dobbiamo garantire diritti, dobbiamo garantire la coesione sociale, la sicurezza del territorio, la sanità pubblica, mentre dal governo arrivano risorse, guarda caso, vincolate alla spesa dei privati accreditati come se fosse un aiuto a quella che è la sanità pubblica, come noi la intendiamo; riconoscere la casa come un diritto, non solo governare il fenomeno degli affitti brevi, ma garantire che chi non può permettersi non è più nelle condizioni di permettersi una casa abbia diritto a quella abitazione; la transizione energetica e il digitale, anche per ridurre le diseguaglianze. Ma penso che sarebbe ipocrita fermarsi qui, perché la Regione può fare molto, può fare tanto, può fare sicuramente di più, ma non si può sostituire ai piani alti e qui voglio che esca da quest'aula un messaggio politico forte, un messaggio che ci deve unire, direi, perché se ci sono risorse per aumentare capitoli che non migliorano la vita quotidiana delle persone, allora è bene che escano risorse che possano aumentare il benessere e la vita quotidiana delle persone, non solo per aumentare l'età pensionabile, per recuperare qualche milione quando si voleva abolire la legge Fornero, non solo per la reintroduzione della leva obbligatoria, come se l'istruzione e la formazione dovessero essere sostituiti dalle caserme; non solo oltre 35 miliardi di euro per la difesa, a 80 anni dalla liberazione, lo ricordo, segno che non avete alcun rimorso nel sostenere l'industria bellica quando ci sono milioni di cittadini che rinunciano allo studio, alle cure e alla famiglia, ma i miliardi per le armi per l'industria bellica quelle sì, le trovate. E infatti anche lì, insieme al mercato delle calamite, anche lì, è aumentato del 607% il titolo azionario di industrie come Leonardo. Però questo sicuramente va a favore dei cittadini, si sentiranno molto più sicuri. Bene. Noi non accettiamo l'ipocrisia di chi taglia su tutto e poi viene a dirci che non facciamo abbastanza. Grazie.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LORI
PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola la consigliera Ancarani, prego.
ANCARANI: Grazie presidente. Colleghe e colleghi, il bilancio è il momento in cui un'istituzione rende esplicite le proprie priorità e chiarisce quali responsabilità intende assumersi nei confronti delle cittadine e dei cittadini. In Emilia-Romagna una di queste responsabilità ha da sempre un nome preciso: sanità pubblica.
Il diritto alla salute sancito dalla Costituzione è storicamente al centro delle politiche regionali e non è mai stato messo in discussione nemmeno nei momenti più difficili, durante la pandemia, ma anche negli anni segnati da una progressiva riduzione delle risorse disponibili.
Il sottofinanziamento del fondo sanitario nazionale è diventato strutturale, a partire dalla spending review del 2011, mettendo in difficoltà un sistema costruito per garantire equità, accessibilità e universalità.
Come ricordava l'assessore Baruffi, rispetto allo scorso bilancio, oggi emergono alcuni elementi di maggiore stabilità: il contributo regionale al servizio sanitario regionale, pari a 200 milioni di euro, che diventa strutturale; le risorse derivanti dai ticket che entrano a regime, e l'incremento del fondo sanitario nazionale previsto per il 2026, pari a 6,6 miliardi di euro. Un segnale rilevante che interrompe una lunga fase di definanziamento, fatta eccezione per il periodo emergenziale legato al Covid, e che può essere letto, per usare le stesse parole dell'assessore, come una forma di ravvedimento operoso rispetto a scelte che hanno messo in difficoltà la sanità pubblica.
Va però ricordato che, mentre questa Regione, a partire dal presidente de Pascale, denunciava con continuità la carenza di risorse per sostenere il Servizio Sanitario Nazionale, il governo e la minoranza in quest'aula, hanno a lungo negato il problema, cercando di spostare il confronto esclusivamente sul tema dell'efficienza organizzativa. L'efficienza è certamente necessaria, ma non sufficiente. Non si può chiedere a un sistema di funzionare meglio senza garantire risorse adeguate, soprattutto in una fase segnata dall'invecchiamento della popolazione, dall'aumento delle cronicità, dalla crescita dei costi di farmaci, dispositivi medici ed energia. È come pretendere di migliorare una ricetta, togliendo progressivamente gli ingredienti e abbassandone la qualità. Il risultato non può che peggiorare.
Gli obiettivi, quindi, sono chiari: rafforzare le risorse e continuare a sollecitare il Governo affinché l'aumento previsto per il 2026 non resti un episodio isolato, ma venga confermato anche negli anni successivi. A questo si affianca una richiesta condivisa da tutte le Regioni in conferenza Stato-Regioni, liberare le risorse del fondo sanitario nazionale dai vincoli attuali, per consentire investimenti coerenti con i reali fabbisogni dei territori. Perché il nostro Paese soffre di una criticità profonda che non può essere ignorata, le forti diseguaglianze territoriali in sanità, in particolare tra nord e sud.
In questo quadro nazionale, ancora incerto, segnato dal sottofinanziamento e dalle incognite che gravano oltre il 27, l'Emilia-Romagna conferma una scelta netta: sostenere il proprio servizio sanitario regionale con risorse aggiuntive per garantirne universalità e qualità. Una scelta tutt'altro che scontata, soprattutto se confrontata con le politiche del Governo.
Accanto alla sanità, questo bilancio conferma anche l'impegno sul fondo regionale per la non autosufficienza, uno degli strumenti qualificanti del nostro sistema di welfare. Un fondo che sostiene servizi essenziali e il lavoro quotidiano di migliaia di caregiver, ribadendo un principio chiaro, la cura non può essere lasciata alla sola dimensione privata, ma deve restare una responsabilità pubblica.
C'è poi un altro asse, decisivo per lo sviluppo e il futuro della regione, la ricerca. L'Emilia-Romagna è una regione della conoscenza, con università, IRCCS, centri di ricerca e infrastrutture scientifiche di rilievo nazionale e internazionale. Un patrimonio straordinario che però continua ad essere sottovalutato, quando non ignorato, dalle politiche nazionali. come ricordava ieri il collega Muzzarelli, molti giovani che formiamo sui quali investiamo sono costretti a lasciare il nostro paese in cerca di opportunità e riconoscimento, finendo talvolta per lavorare in sistemi che competono diretta a mente con il nostro. Un paradosso che non è frutto del caso, ma di scelte politiche precise. La ricerca è uno degli ambiti in cui questa dinamica emerge con maggiore evidenza, non per scelta dei ricercatori, ma a causa di una precarietà ormai strutturale sulla quale il governo continua a non offrire risposte adeguate, come richiamato prima dalla collega Larghetti, lo sciopero delle ricercatrici dei ricercatori del CNR lo dimostra con chiarezza, si celebra l'innovazione ma si lascia nell'incertezza chi la rende possibile. Si parla di competitività e di futuro, ma non si garantiscono stabilità, prospettive e riconoscimento al lavoro scientifico.
Le conseguenze ricadono sulle persone, sulle famiglie e sulle generazioni più giovani, sempre meno incentivate a intraprendere questo percorso, senza investimenti stabili nella ricerca pubblica e senza una reale valorizzazione delle competenze, si indebolisce la capacità di crescita e di competitività del paese. Anche su questo fronte la Regione Emilia-Romagna segna una differenza netta rispetto alle politiche nazionali, sostenendo le infrastrutture della ricerca, promuovendo l'integrazione tra università, enti di ricerca e sistema produttivo, investendo nell'innovazione in ambito sanitario in settori strategici come l'aerospazio e big data.
Questo bilancio rafforza una visione che punta sull'attrazione e sulla permanenza dei talenti con l'obiettivo di rendere l'Emilia-Romagna una terra in cui studiare, fare ricerca, lavorare e costruire un progetto di vita. Da qui la scelta di investire in una sanità pubblica forte, in un welfare inclusivo in servizi di qualità, nella casa, nelle opportunità professionali e nella stabilità lavorativa, un approccio integrato che tiene insieme diritti, sviluppo e futuro. In conclusione, a differenza di quanto sostenuto dalla minoranza, il bilancio regionale che oggi discutiamo tiene insieme responsabilità e visione.
Come Partito Democratico rivendichiamo con forza questa impostazione e continueremo a lavorare affinché l'Emilia-Romagna resti una regione che metta al centro i diritti, il lavoro e la dignità delle persone. Grazie.
PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola la consigliera Castaldini. Prego.
CASTALDINI: Grazie presidente. Colleghi consiglieri, questo momento è importante perché è un momento che rappresenta, come ogni anno, non solo un adempimento contabile, ma un momento politico alto e così io lo intendo e cerco di non perdere troppo tempo nelle responsabilità, che sono tante responsabilità politiche, ma cerco di immaginare come che cosa desidero io per l'Emilia-Romagna perché siamo stati abituati, non ce lo saremo scordati, a una narrativa che raccontava come noi eravamo la famosa locomotiva d'Italia, che eravamo primi, sempre, su tanti aspetti. Ma c'è un dato politico economico che noi non possiamo scordare, che è un dato economico che coinvolge tutta Europa, che coinvolge il mondo, e noi ci collochiamo lì.
Allora, il tema per me non è ciò che manca, ma che cosa desideriamo per questa regione. Qual è la visione? Qual è il sogno che abbiamo? Anche l'utopia, ma qual è? Per me ci sono due fattori rilevanti che sono fondamentali per ritornare ad essere, non dico la locomotiva, parola che non amo particolarmente, ma neanche il primo, ma abbiamo la possibilità di ritornare competitivi se si investe su due fattori che io ritengo assolutamente indispensabili. E per farlo, per farlo, per costruire e per guardare con attenzione questi due elementi, noi abbiamo la necessità di lavorare inevitabilmente insieme.
E quindi, tutte le volte che si guarda l'altro come un avversario, si rischia di non comprendere che oggi la sfida è diversa e che il paradigma è totalmente cambiato. Due attenzioni. Il primo, che nessuno guarda o in un certo senso si è ricominciato a guardare, ma il primo tema è un tema educativo. L'investimento che ci deve essere più di ogni altra cosa è in termini educativi, perché l'Italia fatica a crescere, il paese è forte se si decide di fare un investimento grande, educativo, guardando a tutte le classi sociali, alle più povere, non creando differenze, ma per farlo bisogna avere l'umiltà di riformare il sistema formativo educativo e bisogna mettere insieme tutti gli attori. Siamo abituati, siamo stati abituati a parlare del Piano per il Lavoro e il Clima, ma oggi la vera sfida è una sfida educativa. Tutti i soggetti coinvolti, visto l'emergenza economica e sociale che c'è. Perché per ridare vigore il primo livello non è un livello aziendale ma un livello umano. Ce ne rendiamo conto, basta guardare le persone, basta andare in giro, basta guardare le nostre scuole, basta guardare la formazione, basta guardare gli ultimi, basta guardare anche i minori stranieri non accompagnati, di cui parliamo molto spesso, che ad oggi non hanno una formazione all'altezza ed è evidente che da lì poi discendono tante complessità che noi vediamo nei nostri territori, ed è per questo che poi dirò, ho presentato proprio ordini del giorno, emendamenti, che riguardano moltissimo il tema dell'educazione.
E poi c'è un'altra questione fondamentale, perché, se un tempo l'Europa, in un certo senso, non aiutava certamente la crescita di questa regione, che è composta da grandi asset industriali, la ceramica, l'automotive, la farmaceutica e il green deal che era un Dio, per fortuna in questo momento viene rivisto e si riaprono regolamenti fondamentali che ci possono far tornare ad essere protagonisti. Allora il tema è, dove è l'Emilia-Romagna in questo protagonismo? Perché non basta avere rappresentanti in Europarlamento, ma su tutti i tavoli istituzionali bisogna portare voce, e che voce? Per me la voce di chi, in questo momento, può dare un contributo a questo dibattito, i comuni in primis, che sono quelli che, in questo momento, soffrono di più, che si trovano a non avere risorse, ma che possono essere una parte attiva per immaginare tutto l'ambito aziendale, economico. E forse, in un certo senso, mettere i comuni attorno al tavolo, e non solamente aggrapparsi a un vecchio piano che, per me, non è più adeguato, perché quel Patto per il lavoro e il Clima non è più adeguato ai tempi d'oggi, forse ricominciare proprio da chi può dare la possibilità di un contributo, ma anche sfruttare territori che possono essere implementati, dare possibilità di vita ad aziende nuove, proprio riguardando a quegli asset e riguardando a regolamenti che finalmente stanno cambiando, io credo che sia fondamentale, e credo che sia l'ossatura da cui partire per parlare anche di questo bilancio.
La Giunta, nella sua relazione, riconosce esplicitamente un contesto più complesso rispetto agli anni passati, una fase di rallentamento economico, la conclusione del P.N.R.R., la crescita economica, a mio modesto parere, dovuta, secondo me, esclusivamente al P.N.R.R. E questo è un campanello d'allarme che ci siamo detti più volte anche in quest'aula. L'incertezza sulle politiche di coesione, la maggiore fragilità dei mercati internazionali delle esportazioni, è un quadro realistico, che però, come ho detto e come ho spiegato, avrebbe richiesto un bilancio più coraggioso, più solido, più di visione.
Se guardiamo i numeri dell'economia regionale, emerge un dato chiaro, l'Emilia-Romagna tiene come sempre, ma rallenta inevitabilmente. La produzione cresce poco, l'export arretra soprattutto sui mercati extraeuropei. Alcuni settori industriali sono ancora profondamente in sofferenza. L'occupazione però regge, ma aumentano in modo significativo le ore di cassa integrazione ed è per questo che segnalavo l'importanza della formazione che in questo momento sta vivendo un tempo importante ed è fondamentale investire. È un segnale che non possiamo ignorare. Il sistema produttivo sta assorbendo tensioni forti e ha bisogno di politiche pubbliche che lo accompagnano, non che le appesantiscano.
Seconda grande criticità. Il debito pubblico regionale che cresce del 23,68 %, un dato enorme, non parliamo di investimenti straordinari isolati di un ricorso strutturale all'indebitamento per far fronte a una crescente difficoltà di reperire risorse. Tutto questo avviene però attenzione, dopo una manovra fiscale pesantissima messa in campo lo scorso anno, addizionale Irpef, Irap, ticket, tassa automobilistica. Prima si aumentano le tasse, poi si aumenta il debito. Questo racconta un bisogno per me molto forte di risorse e l'assenza di una vera riflessione sull'efficientamento della spesa, in particolare sulla spesa sanitaria, che continua a non essere affrontata con il coraggio necessario, il coraggio delle riforme, riforme strutturali, non quello degli annunci e del rischio di fare sempre due passi avanti e uno indietro.
Terzo punto, ambiente ed energia. Dopo anni di annunci gli obiettivi ambiziosi di ingenti risorse spese oggi assistiamo a un forte ridimensionamento delle risorse dedicate a questi ambiti. È come se, dopo aver speso molto denaro pubblico, si fosse deciso di abbandonare il tema. Nel confronto tra la previsione 2025 e la previsione 2026 si passa da 113 milioni a 48 milioni di euro. Eppure, parliamo di questioni strategiche, transizione energetica, competitività delle imprese, sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità ambientale, il DEFR, il bilancio non indicano strumenti adeguati per dare le imprese né per sviluppare infrastrutture energetiche all'altezza degli obiettivi dichiarati. Io dico che manca una visione industriale della transizione senza investimenti veri, la transizione resta uno slogan ed è per questo che per me i principali attori protagonisti proprio perché comprendono e capiscono le esigenze del suolo e del territorio, sono i nostri comuni.
Passo a presentare il lavoro di proposte che ho accolto in tre emendamenti e tre ordini del giorno che rappresentano il mio contributo a questo bilancio. Con il primo emendamento chiediamo un supporto iniziale ai Clust-ER urban che ha una forte vocazione del terzo settore, faccio una premessa importante, tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno che ho presentato derivano sempre da un ascolto attento ai tanti protagonisti che abbiamo incontrato nelle commissioni, sono appelli che hanno fatto al lavoro dell'Assemblea e credo sia giusto portare in aula quello che ascoltiamo e proviamo anche a fare un passo insieme nel dire a certe istanze che non costano nulla in termini di contributo politico ma anche economico.
Primo emendamento, chiediamo un supporto iniziale cluster class urban, l'ultimo, uno degli ultimi nati, che una forte vocazione al terzo settore. È l'associazionismo, oggi fatica a sostenere i costi di avvio, ce l'hanno spiegato. Senza un sostegno iniziale questi soggetti rischiano di restare esclusi da opportunità importanti di progettazione e innovazione. Chiediamo che questa quota iniziale venga semplicemente rimandata nel tempo, perché in questo modo si può accedere ai contributi europei, un modo per semplificare un lavoro che è rigoroso e serio da sempre.
Il secondo emendamento, chiediamo di inserire nel DEFR un serio monitoraggio dei caregiver familiari. È il primo passo indispensabile per costruire politiche nuove e strutturate. Senza dati, senza conoscenza, non può esistere una buona programmazione, questo lo diciamo dall'inizio del mandato, noi non possiamo parlare di politiche familiari, di caregiver se non sappiamo chi sono l'utenza, se sono donne, credo la maggioranza, faccio un appello a tutte le persone che giustamente qua si occupano di questo tema in particolare, se non sappiamo l'età, se non sappiamo se hanno altri lavori, altri pesi, altri carichi, è evidente che facciamo fatica a gestire e a indirizzare le nostre politiche.
Con il terzo emendamento interveniamo sul tavolo regionale best DSA, risoluzione votata all'unanimità, con il contributo importante della vicepresidente Lori, istituito, che in questo momento ha bisogno di risorse minime per renderlo operativo e stabile, perché l'inclusione ha bisogno, come dire, di strumenti concreti e per questo proviamo a fare un passaggio ulteriore.
Accanto agli emendamenti abbiamo presentato con il gruppo di Forza Italia tre ordini del giorno che qualificano politicamente il lavoro che tentiamo di fare. Il primo riguarda l'affido. Ricordo all'Assemblea che è stato organizzato un grande convegno con un respiro regionale molto interessante, dove al centro c'è il bambino e la necessità di garantire equipe affido dedicate, capillarmente diffuse su tutto il territorio regionale, perché se non vogliamo scadere in dibattiti veramente poveri dal punto di vista pedagogico, sociologico e tutto quello che vogliamo, dobbiamo rafforzare di molto la nostra rete, la nostra equipe sugli affidi, perché chiaramente in certe province è ancora, diciamo, non fiorente. È un ordine del giorno semplice, ma credo che possa giovare a tutti.
Il secondo riguarda il diritto alla casa, chiedendo che le politiche abitative regionali riconoscano come popolazione target anche le famiglie con figli e minori in affido, ricordo che ad oggi questa dicitura non esiste, introducendo criteri premiali per le famiglie numerose. Iniziamo giustamente con un lavoro della collega Ugolini a parlare di contrasto alla denatalità, credo che questo sia una delle prime proposte concrete che almeno, se è scritta, possiamo partire da una base solida.
Il terzo riguarda l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità e chiedendo uniformità nei criteri di sostegno educativo e nei compensi, quindi si tratta di lavoratori, compensi orari su tutto il territorio regionale, nel rispetto del principio di parità del diritto allo studio, evitando disparità tra comuni e tra scuole diverse.
Presidente, questo bilancio ci consegna una Regione che rischia di tassare, che si indebita, e riduce le riserve di sicurezza, rinviando i problemi. Noi crediamo che serva l'opposto, prudenza, visione, coraggio sulle riforme e attenzione alle persone, alle famiglie, alle imprese e alla fragilità.
Con questo spirito chiudiamo l'anno legislativo. La nostra è un'opposizione ferma, speriamo responsabile, che non rinuncia a proporre, che non rinuncia a indicare una strada che noi riteniamo utile per tutti, una strada diversa per l'Emilia-Romagna. Grazie.
PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola la consigliera Lembi.
LEMBI: Grazie presidente. A me pare, dal dibattito che ho ascoltato con molto interesse e con molta attenzione in aula, che sia molto evidente che non ci sia accordo sulla manovra presentata dall'Emilia-Romagna, non ci sia accordo tra maggioranza e opposizione perché, spero di non dare una notizia, a me pareva palese, la maggioranza è compatta sulla proposta avanzata all'aula dalla Giunta dell'Emilia-Romagna.
La cosa che però colpisce sono le argomentazioni che si sono portate, alcune delle argomentazioni che si sono portate a sostegno di questo disaccordo. La prima che ho sentito stamani, di essere quasi sorpresi che molti interventi all'interno dell'aula si siano misurati, anche, non solo, ma anche sugli effetti della manovra nazionale sul territorio locale, come se ci fosse un tentativo di trasformare quest'aula in una specie di parlamentino nazionale. Detto da chi, più di una volta, spinge l'aula della Regione Emilia-Romagna ad una specie di Consiglio comunale del comune di Bologna, ammetto che fa particolarmente effetto.
Poi c'è invece una sgrammaticatura istituzionale che a me colpisce sempre, siamo stati accusati di avere presentato un progetto di legge al governo, quando quello che abbiamo presentato è un progetto di legge al Parlamento. Forti di un articolo della Costituzione che prevede, giustamente, che nel dialogo istituzionale tra parti diverse le Regioni possano avanzare proposte al Parlamento su questioni che sono prevalentemente di carattere nazionale e la ragione è molto facile comprenderla perché, tutto quello che accade fuori da qui, sia a Roma, sia a Bruxelles sia in altre parti del mondo, molto spesso ha ricadute sulla vita quotidiana dei cittadini anche dell'Emilia-Romagna.
Io spero che questa sgrammaticatura non sia l'effetto di una lettura superficiale della proposta di legge di contrasto alle dimissioni volontarie dal mercato del lavoro quando si diventa mamma e papà perché, se così fosse, io dico alla minoranza che ha perso proprio una grande occasione per stare dalla parte, in particolare delle mamme lavoratrici e dell'uguaglianza dentro il mercato del lavoro.
E poi ce n'è un'altra che accusa la maggioranza in Emilia-Romagna di non essere coesa sul bilancio. Detto da quelle forze politiche che hanno esposto l'Italia ad un rischio altissimo di crisi di governo proprio sulla manovra nazionale, sembra francamente surreale. Ma forse non lo è fino in fondo perché, il punto vero è che noi abbiamo idee molto diverse su come in una fase difficile della storia di questo paese e un po' di tutta Europa, abbiamo idee molto diverse su come si possa tenere insieme un paese. Per voi l'idea che non ci sia dialogo tra le istituzioni, che le istituzioni debbano essere un po' a compartimenti stagni e quindi guai ad avanzare una critica, in particolare, se è sul governo; per noi invece, come dice la Costituzione, l'idea che la Repubblica sia fatta da istituzioni diverse, locali e nazionali e che a prevalere debba essere sempre, nell'interesse dell'unità nazionale, un dialogo tra le parti. Per voi l'idea che vada tutto bene, con forzature evidenti e per noi invece il vedere quotidianamente che le disuguaglianze stanno crescendo, che c'è mancanza di crescita industriale e che c'è un aumento forte in Italia della povertà; per voi la priorità del riarmo, per noi le politiche pubbliche sulla scuola, sulla sanità e sulla casa.
Questi i modi per tenere insieme un paese perché, come ha detto bene ieri il collega Castellari, questo bilancio della Regione Emilia-Romagna è in contro tendenza rispetto a quello del governo nazionale: il governo Meloni aumenta la pressione fiscale dopo avere detto per mesi che mai sarebbe andato su questo tasto, la Regione la riduce; il governo Meloni non mette le risorse necessarie sulla sanità, la Regione ricorre al proprio bilancio per sostenere la sanità. La Regione approva in modo quasi ordinato, certamente migliore rispetto all'anno scorso dove siamo andati in esercizio provvisorio, il bilancio. A Roma il Parlamento è ostaggio di un governo e di una maggioranza - Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia - andati in tilt proprio sulla manovra.
Ecco, io penso invece che la proposta avanzata dalla Regione Emilia-Romagna, dal presidente e dalla Giunta, sia molto seria per tenere insieme questa Regione e per dare un'idea di sviluppo che guardi al contrasto alle disuguaglianze crescenti.
Per questo, è l'ultima cosa che dico, deposito un ordine del giorno collegato al bilancio sulle questioni della sanità, sottoscritto da tutti i colleghi e da tutte le colleghe della maggioranza, che ringrazio per questa attenzione, per questa adesione, ai principi di un ordine del giorno, in particolare sulla 194 e sul sostegno ai consultori.
Mi fa piacere farlo dopo qualche giorno dove a Bruxelles il Parlamento europeo ha votato l'iniziativa dei cittadini “My voice, my choice” che chiede di tutelare l'accesso sicuro all'aborto. Lo ha fatto forte di milioni e milioni di firme di una petizione europea e approvata poi nella forma di una risoluzione con 358 voti favorevoli, 200 contrari e 79 astensioni.
Il punto vero è che in Europa, ma anche in Italia, a parole si riconosce salute, autodeterminazione, integrità fisica e mentale come diritti fondamentali, poi, quando si passa a tradurli in pratiche concrete, solitamente, quando si tratta delle donne, i loro corpi, questi diritti diventano invece marginali, negoziabili e diseguali.
Per questo, la nostra proposta di ordine del giorno insiste, invece, sul fatto che si sostenga l'attività dei consultori su tutta l'Emilia-Romagna e si garantisca in maniera uniforme e su tutto il territorio la concreta possibilità di ricorrere all'IVG, compresa l'IVG farmacologica, in consultorio e a domicilio, un pezzetto del bilancio a cui guardiamo con moltissima attenzione.
PRESIDENTE (Lori): Chiedo se qualche altro collega intende intervenire in discussione generale. Se non ci sono altri interventi in discussione generale, passiamo all'eventuale replica da parte dei relatori. Si è iscritto il consigliere Pestelli, prego. In discussione generale, chiedo. Ok.
PESTELLI: Grazie presidente. Brevemente ed esclusivamente per presentare gli emendamenti e gli ordini del giorno che ho depositato. Alcuni, quelli attinenti principalmente al mio territorio di provenienza, riguardano il tema del traffico aeroportuale, spingendo sulla strutturazione di un sistema integrato, che è stato, nel recente passato, più volte annunciato ma che, ad oggi, ancora latita. Altri ancora chiedono di valorizzare il percorso di candidatura della città di Forlì, in sinergia con Cesena e il territorio, a Capitale italiana della cultura 2028. Concetto che ha trovato spazio nel DEFR anche grazie a un mio emendamento approvato in commissione. Un altro ordine del giorno chiede di legiferare nello spazio lasciato libero alle Regioni da parte della normativa nazionale, per aiutare le attività di rivendita di stampa, raccogliendo anche un appello lanciato oggi sul Resto del Carlino dal sindaco di Castrocaro Terme e Terra del Sole, Francesco Billi.
Molti riguardano l'integrazione del sistema sociosanitario per favorire la capillarizzazione e il coinvolgimento complessivo degli operatori sociosanitari, dalla farmacia dei servizi al deblistering. Sul tema ho depositato anche un ordine del giorno relativo al DEFR e anche sul tema dello sviluppo inclusivo di comunità.
Mi piace inoltre ricondurre in questo campo anche gli emendamenti e le proposte relative al contrasto del fenomeno dell'abbandono sportivo e al sostegno degli sport inclusivi. Un altro ordine del giorno, relativo appunto al bilancio di previsione, entra sul tema della sostenibilità del sistema sanitario e chiede di vincolare l'erogazione dei premi di risultato dei dirigenti delle Asl a criteri, appunto, che di questa sostenibilità tengano conto e coinvolgano anche un'analisi attenta della situazione finanziaria delle aziende. Grazie.
PRESIDENTE (Lori): Chiedo se ci sono altri che intendono intervenire in discussione generale. Si è prenotato il consigliere Tagliaferri, prego.
TAGLIAFERRI: Il bilancio di previsione non è un atto qualunque, è il momento in cui le scelte politiche smettono di essere dichiarazione di intenti e diventano numeri, risorse, interventi concreti sui territori.
È qui che le priorità indicate nelle norme del collegato e la legge di stabilità trovano o dovrebbero trovare una traduzione coerente e credibile. Per questo il bilancio va certamente valutato nella sua correttezza contabile, ma soprattutto nella sua capacità di rappresentare in modo realistico ciò che la Regione intende fare, riesce davvero a fare.
Dal punto di vista tecnico, questo bilancio rispetta gli equilibri finanziari e i vincoli normativi. È un presupposto indispensabile, ma non è il punto centrale del giudizio politico. La vera questione è un'altra: quanto sono attendibili le previsioni, quanto questo bilancio riesce a rappresentare in modo realistico i flussi finanziari futuri, la capacità effettiva di spesa, i tempi di realizzazione degli interventi.
Un bilancio credibile è quello che riduce la distanza tra ciò che si scrive oggi e ciò che si rendiconta domani. Quando invece assistiamo a continue riprogrammazioni, slittamenti e correzioni in corsa significa che qualcosa a monte non ha funzionato. Il bilancio non è solo una somma di capitoli e cifre, è uno strumento che orienta le politiche pubbliche e determina le vere priorità della Regione. La domanda che dobbiamo porci non è solo quanto spendiamo, ma come e dove spendiamo. In particolare, dobbiamo chiederci se le risorse sono davvero indirizzate a interventi strutturali, alla prevenzione, alla manutenzione del patrimonio pubblico oppure se continuiamo a muoverci dentro una logica frammentata, spesso emergenziale, che interviene dopo che i problemi si sono già manifestati.
Un capitolo centrale di questo bilancio riguarda la sicurezza del territorio e la difesa del suolo. Le risorse ci sono, ma resta aperta una questione decisiva, come vengono distribuite e con quali priorità. Da tempo osserviamo una concentrazione degli interventi sui grandi corsi d'acqua mentre i reticoli idraulico minore, canali, scoli, reti secondarie continua a rimanere margine. Nel territorio di Piacenza e della sua provincia, questo approccio produce conseguenze molto concrete, per esempio allargamenti ricorrenti, danni a centri abitati e aree produttive, interventi ripetuti ma mai davvero risoluti. Qui non manca l'emergenza manca una strategia preventiva, stabile e continuativa, che riduce i rischi prima che si trasformino in danni. La sicurezza del territorio non è solo una questione ambientale, ma è una questione anche economica. Nel piacentino, per esempio, molte imprese operano in aree fragili dal punto di vista idraulico. La continuità produttiva dipende direttamente dalla sicurezza delle infrastrutture e del suolo. Quando il territorio non è sicuro, il danno ambientale diventa immediatamente danno economico, si interrompono le attività, si mettono a rischio investimenti e posti di lavoro.
Per questo è politicamente sbagliato separare le politiche di sviluppo economico dalle politiche di difesa del territorio. La sicurezza è una condizione della competitività, non un capitolo a parte. Il bilancio dedica attenzione alle aree montane interne, ma permangono criticità evidenti, non tanto e non solo sulla quantità delle risorse quanto sulla loro efficacia. Nell'Appennino piacentino problema è noto, interventi frammentati, difficoltà di coordinamento, enti locali spesso in affanno sul piano amministrativo. Il risultato è che risorse potenzialmente importanti rischiano di non tradursi in servizi stabili, infrastrutture funzionanti e contrasto reale allo spopolamento.
Qui il bilancio dovrebbe fare un passo in più, non limitarsi a stanziare i fondi, ma rafforzare gli strumenti che rendono ogni spesa davvero efficace. Un aspetto spesso sottovalutato nel dibattito sul bilancio è la capacità di spesa. Negli ultimi anni abbiamo assistito a frequenti riprogrammazioni, slittamenti degli interventi, concentrazione della spesa negli ultimi mesi dell'anno. Questo indebolisce l'efficacia delle politiche pubbliche, riduce la trasparenza e mina la fiducia dei territori.
Un bilancio serio deve misurarsi anche con la capacità amministrativa reale degli enti che devono attuarlo, scrivere bene il bilancio non basta, bisogna metterlo nelle condizioni di funzionare.
Infine, il bilancio va letto insieme agli altri strumenti di programmazione, NADEF collegato, leggi di stabilità. Quando questi strumenti non dialogano in modo coerente si genera inefficienze e diventa difficile valutare i risultati.
Sul tema della sicurezza del territorio, della difesa del suolo, questa coerenza può e deve essere rafforzata.
In conclusione, il bilancio di previsione 2026-2028 rappresenta una base di partenza ma non ancora una risposta pienamente adeguata alle esigenze dei territori più complessi, come per esempio Piacenza e la sua provincia. Un bilancio davvero efficace è quello che anticipa i problemi investe sulla manutenzione, riduce i costi futuri, garantisce equità territoriale. È su questi elementi che si misura oggi la solidità tecnica e politica della manovra regionale.
PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola il consigliere Paldino, prego.
PALDINO: Grazie presidente. Brevemente, solo per riassumere il contenuto dell’OdG 1603 che impegna la Giunta per quanto concerne la digitalizzazione dei libri scolastici. Con questo ordine del giorno, che presentiamo oggi di concerto con altri colleghi della maggioranza che ringrazio, e che fa seguito a una risoluzione approvata in commissione V, e ringrazio la presidente Costi per la sensibilità di aver messo all'ordine del giorno questo tema fondamentale, vogliamo fare una riflessione sul ruolo della tecnologia nelle scuole come metodo di apprendimento da abbinare alla didattica classica. È un modo questo per alleggerire la spesa delle famiglie, che supera in media i 500 euro per i libri scolastici.
Ci tengo però a fare alcune premesse che sono importantissime, in modo da sgombrare il campo da equivoci. L'ordine del giorno non si pone, in alcun modo, in contrapposizione con la presenza dei libri cartacei all'interno delle scuole, uno strumento che rimarrà sempre centrale nella formazione di ragazzi e ragazze. A proposito, sono convinto che l'importanza è di studiare sui libri cartacei e una sana disconnessione dal telefono, e che siano fondamentali nella formazione. In questo tema, so essere forte la sensibilità dell'assessora Conti. Io credo fortemente nel lavoro da lei iniziato, sensibilizzare le famiglie giovani ad un uso adeguato della tecnologia. L'Australia recentemente ha emanato una normativa che impedisce l'uso dei social network ai ragazzi inferiori di sedici anni.
Noi dovremmo guardare con attenzione agli effetti di questa norma, però dobbiamo distinguere la tecnologia che serve ai nostri ragazzi per essere competitivi nelle scuole, e anche quando finiranno l'attività scolastica, dobbiamo distinguere e tenerla ben distinta da quella parte della tecnologia legata soprattutto ai social network e alcuni siti che, dopano la vita dei nostri ragazzi. Fare questa distinzione è fondamentale, perché altrimenti rischiamo di creare confusione.
E quindi, questo ordine del giorno vuole essere, come dire, un impulso per modernizzare la nostra scuola, per renderla più attrattiva, per renderla anche alla pari di tanti Paesi europei e nel mondo, che applicano già l'apprendimento tecnologico. L'Australia è proprio uno di quelli. Cito quella perché è il paese che ha introdotto questa forte restrizione sui social network, ma allo stesso tempo è il paese che più investe in tecnologia per la didattica. Quindi distinguere bene ciò che è tecnologia, che è propedeutica alla didattica, da quella tecnologia che invece sta dotando la vita dei nostri ragazzi, è fondamentale per non generare, come dire, confusione anche nelle famiglie, questa risoluzione va proprio nell'ottica di rendere la nostra scuola più moderna. Si chiede anche di fornire dei device per l'apprendimento digitale dei ragazzi, ma proprio nell'ottica di rendere più moderna la nostra scuola, più al passo coi tempi e più adeguata a quello che è l'apprendimento attuale in tanti paesi del nord Europa, ma anche in altri paesi del mondo. Grazie.
PRESIDENTE (Lori): La parola alla consigliera Ugolini.
UGOLINI: Ieri pomeriggio ho fatto una prima parte di un intervento che desidera entrare in merito alle priorità stabilite da questa legge di bilancio che di fatto dà le linee dal '26 al '28. Riassumo perché abbiamo qui il presidente e, secondo me, è molto importante che chi guida la Regione sia presente all'interno della discussione generale su questo atto che l'atto più importante dal punto di vista amministrativo, perché si tratta dell'utilizzo di 14 miliardi di risorse, di cui 10 miliardi e mezzo sulla sanità, riprendendo le priorità la prima ovviamente la sanità. Ecco sulla sanità, l'osservazione di fondo è perché rimangono come buco strutturale 200 milioni sulla sanità sia sul '26 che sul '27 e sul '28. Senza immaginare una riorganizzazione, una ristrutturazione del nostro servizio sanitario regionale per riuscire a migliorare quei servizi dei cittadini all'interno di una sostenibilità economica che altre regioni.
Cito di nuovo il Veneto, riescono a garantire su questo siccome all'interno della commissione bilancio più volte mi è stato detto fai delle proposte per capire dove si deve tagliare porto solo due esempi. Primo esempio, il costo di giornata di degenza nella nell'ospedale universitario di Padova costa 476 euro all'interno dell'ospedale di Ferrara 649 euro. Anche all'interno della nostra Regione ci sono dei costi molto diversi e andando sul tema della produttività, faccio un esempio, nell'ospedale universitario di Padova abbiamo 617 interventi per sala operatoria all'anno e nell'ospedale di Ferrara sono 582.
Che cosa voglio dire? Che senza avere contezza dei dati, dei costi reali, del livello di produttività e di efficienza ed efficacia non solo delle Asl nel loro complesso ma dei singoli ospedali e delle singole unità operative, noi facciamo fatica a fare un discorso realistico che tenga conto di quali sono gli interventi da fare per migliorare i servizi, perché se con 200 milioni di disavanzo e una domanda che ho fatto è, come siamo passati da 645 milioni previsti ad agosto a una previsione di 200 milioni di disavanzo per il 2026, se questi 200 milioni servissero a non avere liste d'attesa per esempio sulla bassa complessità, che diventa un problema enorme per la gente, o per migliorare l'attrattività delle professioni sanitarie, noi non abbiamo una legge regionale che entra in merito a questa possibilità di rendere più attrattive certe professioni sanitarie che ormai sono a rischio dal punto di vista della possibilità di fornire in servizio, ecco, se non arriviamo fino a questo dettaglio facciamo fatica a capire come migliorare i servizi perché nonostante il grande investimento rimangono le liste d'attesa, rimangono i problemi nei pronto soccorso, rimane ancora difficile la presa in carico di chi ha delle malattie croniche.
Secondo tema: la non autosufficienza. Abbiamo detto che abbiamo aumentato gli importi, ricordo che, mentre noi mettiamo 564 milioni l'anno sulla non autosufficienza, la Regione Veneto ne mette 800, perché è comunque un punto fondamentale da garantire vista la distribuzione dell'età che nella nostra regione porta per fortuna ad un numero molto alto di persone che vivono a lungo. Ecco, su questo presenteremo come centrodestra un ordine del giorno perché è necessario urgentemente far nascere un tavolo sul tema della non autosufficiente, dell’accreditamento, in attesa che arrivino le linee guida a livello nazionale, che saranno sicuramente delle linee guida quadro, che ci devono trovare pronti ad avere delle nostre soluzioni, delle nostre proposte, perché il tema della non autosufficienza sia affrontato in modo adeguato. E ricordo che, in questo momento, il 75% dell'aiuto alla non autosufficienza è in capo agli enti privati accreditati. Quindi occorre un lavoro veramente sussidiario di valorizzazione di tutte quelle realtà che, nel territorio, si stanno prendendo carico di chi non è più autosufficiente.
C'è un altro tema che riguarda i servizi educativi e l'aiuto alla famiglia. Su questo abbiamo in cantiere una legge di contrasto alla denatalità e il sostegno alla genitorialità all'interno della prospettiva di lavoro dell'Intergruppo. È chiaro che dovranno essere destinate delle risorse, perché realmente si potenzino i servizi sullo 0-6, perché realmente si aiutino i genitori a poter far crescere i figli. Siccome ho sentito più volte dire che ci sono due direzioni contrastanti verso cui va la manovra, a livello governativo e quella a livello regionale, vorrei ricordare che, tante delle cose che noi riusciamo a fare a livello regionale, è perché sui centri della famiglia sono arrivate risorse, sui centri estivi sono arrivate risorse, sulla lotta alla dispersione sono arrivate risorse, per i contributi per i nuovi nati sono arrivate risorse. La Ministra per la famiglia ha aumentato di tre mesi l'indennizzo con l'80% di maternità. Ecco, ci sono tante cose che possiamo fare. Però, su certi temi, sarebbe importante, come tanti consiglieri hanno richiesto, partire dalla realtà e non dall'ideologia, perché, senza i 22 milioni dati dal Ministero dell'Istruzione per il piano estate 2025, non sarebbero state fatte tante proposte all'interno delle nostre scuole.
C'è un altro punto importante che riguarda il dissesto idrogeologico. In commissione Bilancio è stata approvata la proposta di costruire una filiera integrata di formazione professionale, tecnica professionale, coinvolgendo tutte le università della regione Emilia-Romagna, i centri di ricerca, le aziende del settore e gli ordini professionali, perché si riesca a costruire un sistema di formazione che vada dalla qualifica professionale al diploma tecnico professionale, al diploma dell’Accademy degli ITS, alle lauree professionali, ai master, in modo tale che tutte le professionalità necessarie per la cura del nostro territorio siano formate all'interno della nostra regione, per far diventare un nostro punto di debolezza perché siamo un territorio fragile dal punto di vista del dissesto idrogeologico, un punto invece di forza per la maturazione di queste competenze.
Perché è così importante? È importante perché prima la consigliera Larghetti ha citato quello che è accaduto a Boncellino e noi in questo momento abbiamo un'indagine della procura su quello che è accaduto su un argine di un fiume che aveva avuto già nel 2022 gli investimenti necessari per il consolidamento, investimenti che sono stati dirottati nel 2022 per fare la cassa sul Baganza. Non discuto di questo perché questo qui indagine della Procura dico solo che noi non possiamo continuare a fare i lavori due o tre volte, per mancanza di competenze a tutti i livelli. Dobbiamo lavorare perché si cambi veramente passo, da chi deve mettere la pietra e a chi deve progettare, chi deve monitorare, chi deve collaudare, chi deve fare i bandi e ci sia la trasparenza e soprattutto la competenza necessaria per non sprecare delle risorse di tutti.
Come punto finale ieri avevo citato il bando sulla partecipazione, che mette a bilancio 2.390.000 euro in tre anni per delle azioni di partecipazione che spesso non riguardano il fare delle cose, ma semplicemente delle discussioni su come realizzare delle cose. Facevo l'esempio di un bando per una frazione di 137 abitanti, frazione che doveva decidere insieme al comune, che cosa fare di un'ex scuola in cui un facilitatore ha ricevuto 6500 euro. Allora noi dobbiamo guardare nelle pieghe del bilancio che cosa è necessario e dobbiamo qui finisco arrivare ad avere un bilancio trasparente che permetta l'analisi della spesa per destinazione non solo che cosa spendi, ma perché lo spendi, per capitoli per poter interpretare l'impatto che quella spesa ha per un valore aggiunto, avendo un benchmark non solo nel tempo con noi stessi, ma anche con dei gruppi di regione pari a noi come numerosità di abitanti e come importo ovviamente del bilancio, perché non possiamo andare al buio.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Gordini.
GORDINI: Grazie presidente. Buongiorno a tutte le consigliere e i consiglieri, anche al presidente della Giunta che è qua. Alcune parole, perché tante ne sono state dette, quindi cercherò nemmeno di consumare tutti i tempi, anch'io voglio ringraziare tutti quelli che hanno lavorato al bilancio, vorrei quasi dire che, forse sarebbe più bello dire che vorrei apprezzare tutti gli sforzi che sono stati fatti anche dalle competenze, non mi riferisco solo a chi sta in aula, ma a tutti quelli che sono intorno a noi, e questo lo dico perché più che il ringraziamento per un qualcosa come che non fosse dovuto, è dovuto quello che viene fatto, e a maggior ragione va apprezzato perché viene fatto bene. Credo che fosse una qualche frase che ieri il presidente de Pascale citava anche quando ha salutato i dipendenti regionali negli auguri delle festività. E quindi l'apprezzamento è tale per la qualità che è stata fatta.
Se posso, un'osservazione vagamente critica, guardo più il presidente Fabbri dell'Assemblea, è un po' buffo vedere come davanti a un'assemblea che produce risoluzioni che poi non vengono mai discusse, si arrivi alla sessione del bilancio in cui tutti noi giriamo facendo un po' la questua tra i nostri colleghi per raccogliere le firme agli ordini del giorno che proviamo a presentare per riuscire a parlare in aula o a presentare in aula delle cose. Quindi, al di là del fastidio vicendevole che ci siamo dati, anche questo magari ci dice che potremmo provare a capire come si può lavorare in aula in modo più produttivo, lo dico anche autocritico ovviamente.
Siamo però qui per parlare del bilancio. L'assessore Baruffi ieri aveva va esordito, giustamente, a mio avviso, citando il palinsesto, termine quasi da rete televisiva, il palinsesto degli obiettivi strategici che stanno dentro alla manovra di bilancio che stiamo valutando, e anche il consigliere Burani ieri giustamente diceva “la politica noi la facciamo col bilancio” perché dentro al bilancio ci stanno delle scelte strategiche e delle scelte che noi abbiamo l'ambizione di pensare che ci possano portare in avanti. Io cito solo alcuni dei temi, ovviamente, che possono essere ricordati all'interno di una discussione come questa, cito un emendamento sulla parte sanitaria che abbiamo presentato, condiviso con l'assessore Fabi, proprio per portare a galla, possibilmente con dei tempi stretti alcuni dei passaggi, che forse anche quelli sono stretti, non in senso temporale, ma difficili dal punto di vista dell'attuazione di quello che va fatto sul territorio.
È stato ricordato poc'anzi, il tema della demografia non può essere scordato, tutto quello che ci porta, non solo il calo della natalità, ma l'incremento positivo, come è noto, per tutti, delle fasce di popolazione anziana, e anche della fascia di popolazione non autosufficiente.
L'assessore Conti ce lo disse quando in una delle prime riunioni della commissione, l'incremento notevolissimo dei non autosufficienti a cui andremo avanti, ma che certamente oggi ci impone di rivedere la rete dei nostri servizi, quello che è il territorio, e non, come si diceva ogni tanto con l'assessore Fabi, non ripetiamoci tutte le sigle che rischiano di confondere tutti noi. Le EFT, i CAU, ma teniamo a, come dire, in prima istanza, a galla e con l'importanza fondamentale l'accordo che, si suppone, riusciremo a fare, con i medici di medicina generale, che sono poi i principali attori che devono legare ciò che avviene sul territorio e ciò che avviene all'interno della rete, della relazione col paziente, e ciò che poi deve avvenire anche insieme alle strutture ospedaliere. Veniva citato poc'anzi il costo di Padova piuttosto che di altri policlinici all'interno di questa regione. Certamente, ed è stato detto ed è stato anche avviato con qualche sperimentazione, non solo a Bologna, la collaborazione tra personale che viene anche dagli istituti simbolicamente al top dell'evoluzione della rete ospedaliera, come sono gli RGCS, con quelli che lavorano nel territorio, è un qualche cosa che traccia, anche questo, un confine. La nostra rete di pazienti, di posti letto per pazienti acuti, è una tra le reti, penso che si possa dire con serenità, più sviluppata e anche più efficace all'interno del panorama nazionale.
Quello che oggi sta già avvenendo e deve avvenire con ancora maggior forza è il collegamento tra il territorio e l'ospedale, si può leggere anche tra l'ospedale e il territorio, in modo tale che ci sia una continuità, vuoi nella presa in carico dei pazienti, vuoi anche nell'equipe, alcuni esempi anche l'assessore a Fabi li ha ricordati, già agiscono proprio per far sì che ci sia un continuum e che il legame sia sancito anche da dei passaggi, diciamo pure, formali.
Così come noi sappiamo, non torno ad affrontare in profondità il tema delle liste di attesa, che è certamente uno dei temi più drammatici, se non il più critico, all'interno del quale noi dovremmo vedere anche un investimento del privato, che dentro ha tutto quello che è stato rivisto, a partire dall'annullamento della delibera del novembre dell'anno scorso, rimetta in moto anche il privato a fornire delle prestazioni che possano poi portarci ad una diminuzione delle liste di attesa, proprio perché questo tema è troppo importante per pensare che non debbano lavorarci tutti e che non dobbiamo essere noi committenza, e il presidente de Pascale lo disse con molta forza quando venne in aula a raccontarci come era stata rivista annullata quella delibera, perché la committenza la facciamo noi e ce l'abbiamo in mano noi del sistema pubblico.
Allora, questo citando anche quello che giustamente ricordava prima la consigliera Carletti, siamo noi umani che facciamo le cose, non le macchine perché siamo noi che le sappiamo fare. Ora siamo noi che possiamo mettere, anche con l'utilizzo delle macchine, le tecnologie più sofisticate, quelle che vanno anche scelte per la collocazione. Potrei riferirmi alla chirurgia robotica piuttosto che alle grandi tecnologie. Siamo noi che, con la nostra competenza e con la nostra passione, possiamo e dobbiamo scegliere poi dove fare gli investimenti, in quale sede. Potremmo citare, ma magari mi verrebbe detto che sono radical chic, Nanni Moretti quando diceva “le parole sono importanti”, lo diceva piuttosto coinvolto, non mi ricordo se era Palombella Rossa o in quale altro film, le parole sono importanti, è importante provare a veicolare dei concetti che poi trovino applicazioni all'interno anche di norme, come queste, che sono le norme di bilancio. Ricordando anche come le parti, che a volte sembrano opposte, a volte sembra che ci sia sempre un riferimento al governo, quello che fa il governo da parte della minoranza o che ci sia un'opposizione a tutto ciò che fa il governo, da parte di questa maggioranza, però esistono anche le collaborazioni istituzionali, le abbiamo ricordate, credo che non sia solo un merito del commissario per la ricostruzione, lui in quanto lui, Curcio, credo che sia stato frutto di una collaborazione istituzionale che non era partita come una sorta di antitesi come quella della nomina del commissario precedente, poi potevano essere diversi e forse lo sono, ma questo ha sancito il fatto che anche le istituzioni non solo devono, ma possono collaborare.
Allora, se questo è vero, vuol dire anche dobbiamo essere capaci di pensare ad alcune delle tante innovazioni dei drammatici eventi che abbiamo davanti a me non piace usare il termine sfide perché sembra che evochi un qualche cosa di conflittuale, sembra che un qualche cosa che poi porta all'utilizzo di armi metaforiche o meno, siccome non dobbiamo andare verso una direzione che ci porti ad incrementare la spesa per le armi. Forse è stata rivendicata a livello europeo una misura macroscopica, se è vero, com'è vero, che stiamo difendendo il sistema sanitario nazionale, il sistema sanitario regionale in primis, dobbiamo essere capaci anche - e non potrei dirlo meglio di come l'ha detto la consigliera Larghetti e appunto per questo non lo ripeto - dobbiamo essere capaci anche di difendere le istituzioni culturali quando cercano di difendere il diritto al dibattito, il diritto al confronto, al confronto anche su temi difficili e il diritto a poter parlare e poter avere una visione che non sia semplicemente quella che è stata espressa in qualche modo sgarbato, diciamo così dalla ministra Bernini o di quella che passa ogni tanto, appunto, quando l'aria della Valditara sembra scendere su tutti noi.
Allora, proviamo a pensare che abbiamo degli obiettivi alti, proviamo a pensare che possiamo avere, anche attraverso gli strumenti di bilancio, la possibilità di incidere per difendere un sistema pubblico universalistico come questo, come abbiamo sempre avuto la presunzione di poter dire dell'Emilia-Romagna e pensiamo quindi che questo è un obiettivo che per il 2026 dobbiamo assolutamente perseguire. Grazie.
PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Trande.
TRANDE: La ringrazio, presidente. In diversi, in questo giorno e mezzo di dibattito, hanno definito questa come la prima vera legge di bilancio. Ieri il presidente de Pascale ha definito quella del marzo passato, come una legge di emergenza. Eravamo arrivati da pochi mesi, c'era… come si chiama, l'esercizio provvisorio, e siamo arrivati con la necessità di dare una risposta a un fabbisogno, soprattutto sul fronte sanitario, consistente e questo ci ha portato a fare una manovra chiedendo un sacrificio ai nostri cittadini. Un sacrificio però, che da subito abbiamo finalizzato non a mance e mancette, non a misure, diciamo così, ancillari, ma alla sanità regionale, alla non autosufficienza e alla difesa del territorio. Anticipando per certi versi quello che è un po' il cuore di questa prima vera manovra.
Prima vera manovra che ieri l'assessore Baruffi ha definito più semplice rispetto a quella dell'anno passato. È obiettivamente così, dove per semplice non si intende naturalmente, il semplice non è riferito alla natura intrinseca di questa manovra, ma dal punto di vista della posizione e della disponibilità delle risorse. In questo bilancio, in questo primo bilancio possiamo quindi programmare la nostra attività secondo il programma elettorale di mandato che abbiamo presentato agli emiliano-romagnoli, ed è un bilancio costruito su due assi. Da una parte la crescita, la crescita di segno diverso rispetto ad alcuni anni fa, una crescita che puntiamo a far divenire sempre più sostenibile, e dall'altra l'equità, la giustizia sociale e quindi la coesione.
Noi pensiamo che questi siano i due assi fondamentali che in questa manovra trovano la loro realizzazione prospettica. Questo per ragioni di valori e di principio. Noi siamo da sempre convinti che non esista crescita se non c'è ridistribuzione della ricchezza. Quello che viene prodotto di nuovo in termini di ricchezza, deve essere redistribuito nella maniera più equa possibile. E per fare questo, utilizziamo gli strumenti che abbiamo a disposizione a livello regionale, non disponendo della fiscalità generale e non disponendo di altre leve che sarebbero importantissime per provare a realizzare questa redistribuzione, e quindi a perseguire il principio di uguaglianza. Ma si parte dall'idea che la nuova ricchezza prodotta è un valore, ed è veramente tale, se noi riusciamo a redistribuirla alle lavoratrici, ai lavoratori, ai poveri, agli studenti, ai giovani, alle donne, nella maniera più equa possibile, altrimenti non è crescita.
Per dare un giudizio su questa proposta di bilancio, si può utilizzare, diciamo così, un metodo e riferito solo alla nostra manovra, oppure provare a utilizzare un metodo, secondo me, più utile, di tipo comparativo, guardando a quello che avviene sia in Europa che nel nostro Paese, cioè, guardando ai diversi livelli di responsabilità nazionale, ma anche al quadro europeo. E poi provare quindi a chiedersi, qual è la situazione nella quale versa il nostro Paese, la nostra regione? Quali sono i problemi? Quali soluzioni immaginiamo, e quali scelte? Come allochiamo le risorse, e quali norme immaginiamo per risolvere i problemi del Paese e della nostra regione?
Io credo che queste siano le domande che dobbiamo provare a farci partendo dal quadro descrittivo. Il quadro descrittivo nazionale non è per nulla confortante. Il Paese è fermo, non cresce da due trimestri e la crescita sostanzialmente è zero. Le previsioni dicono un +2% di crescita nei prossimi tre anni. Negli ultimi quattro anni, in un quadro di aumento della pressione fiscale, ricordiamo, di aumento della pressione fiscale i salari sono in ulteriore regressione reale di circa il 10%, i poveri assoluti e relativi aumentano il lavoro povero aumenta, 6 milioni circa di italiani rinunciano alle cure, la produzione industriale in calo per 32 su 36 mesi. E anche quello che la destra indica come un grande successo, l'aumento dell'occupazione, se andiamo a vedere dentro, vediamo che occupazione solo per gli ultracinquantenni, mentre sotto i cinquant’anni questa di fatto diminuisce, ci sono 40000 sfratti all'anno. Dato drammatico, secondo me, sul quale noi non ragioniamo abbastanza è quello relativo all'immigrazione dall'Italia circa 500000 italiani sono andati via dal 2022 al 2024 sono dati Istat, 191000 solo nel 2024, molti di questi sono giovani dai 18 ai 34 anni sono il 57% e ci sono circa 50000 laureati. Il Cnel ci dice che l'andamento dell'immigrazione negli ultimi anni ci è costato 7 punti e mezzo di PIL perché sono giovani sui quali mettiamo le risorse delle famiglie e le risorse legate all'educazione e all'istruzione e alla formazione. Questo è il dato, insomma quindi una situazione del paese molto difficile.
Poi capisco i racconti di Atreju e di Telemeloni, ma questa è la situazione reale del paese. E a questo la destra risponde con una legge di bilancio fatta di tagli e mancette a questa o quella categoria o ai clientes elettorali e con un aumento delle buste paga, per quanto poco consistente possa essere, per lo più applicato sulle fasce più alte di reddito. Una manovra asfittica per portare, come dichiarato dal ministro Giorgetti, il rapporto deficit PIL sotto al 3%, anche di un millesimo poi perché poi questo consente l'anno prossimo di fare debito per comprare armi, perché questa è l'indicazione generale che arriva. Debito per comprare armi per omaggiare il capo internazionale della destra, Trump, che visto le indicazioni stringenti che dà sul riarmo, sembra anche il nostro presidente del consiglio.
E guardiamo invece alla nostra Emilia-Romagna. Molti dati li abbiamo visti, sono contenuti nel DEFR, abbiamo visto anche le proiezioni di Prometeia di crescita, noi non intoniamo le campane a festa per quel più 0,1, più 0,2. Lo ha detto ripetutamente l'assessore, lo hanno richiamato in tanti, io però vorrei ricordare solo quattro dati diffusi da Union Camere quattro, cinque giorni fa. Da noi aumenta il Pil dello 0,6% che diventerà lo 0,9 nel 2026, l'occupazione è in crescita, arriveremo a 71,5%, la disoccupazione cala e nonostante i dazi di Trump, l'export cresce.
Ecco, ripeto, non festeggiamo ma un qualche segnale, come dire, rispetto al passato c'è. Se queste sono le situazioni, quindi quali sono, dicevo prima, le risposte che dovremmo provare a dare per cercare di contrastare questa crescita asfittica, per cercare di contrastare l'aumento di disuguaglianze? La prima cosa da fare è fare investimenti pubblici, io non conosco altro sistema per far crescere i paesi se non si fanno investimenti pubblici. Adesso, comparando quello che avviene a livello nazionale a quello che facciamo noi, la differenza salta all'occhio in maniera clamorosa. Non c'è un euro nella legge di bilancio nazionale di investimenti pubblici. Fuori da quello che è stato già collocato negli anni passati col P.N.R.R. non c'è un euro. Questo vuol dire che non c'è politica industriale in questo paese.
A fronte di questo, noi mettiamo, come abbiamo scritto nel piano pluriennale degli investimenti, tutto compreso anche con quello che c'è fuori nella regione, circa 24 miliardi nei prossimi quattro anni. Guardate, questo è un dato, secondo me, fondamentale e strategico, cioè, se non facciamo investimenti questo paese non crescerà. Quindi siamo dinanzi, tornando a livello nazionale, a una manovra asfittica, una manovra anemica da 18,7 miliardi che abbiamo visto cambiare continuamente ogni giorno. Io mi ero appuntato qui che il piano casa, perché fino a ieri era così, insomma, il piano casa avrebbe visto 10 milioni, mi dicono che stanotte è arrivato qualche milione in più, ma è cambiato tutto e cambia tutto quotidianamente.
Rispetto alla manovra presentata agli inizi di ottobre, approvata dal Consiglio dei Ministri, siamo in una situazione completamente diversa, con numerosi tentativi goffi e pericolosi, penso alla norma sventata proprio ieri di cercare di creare uno scudo per gli imprenditori che non pagano adeguatamente, questo riguarda soprattutto i lavoratori più poveri. E tanti altri tentativi di, come dire, dai condoni alle sanatorie, per fortuna parzialmente sventati.
Dinanzi a tutto ciò, la Regione Emilia-Romagna fa quell'investimento che dicevo, vara un piano casa, 300 milioni sulla spesa sanitaria, continua a metterci le proprie risorse, rimpingua in maniera consistente il fondo per la non autosufficienza, portandolo a 620 milioni nel 2027. E sul trasporto pubblico locale, proviamo noi a mettere una qualche risorsa, che anche quest'anno è stata tagliata dal Governo. Quindi, da una parte un'Europa che, dopo gli anni in cui ha consentito un minimo di flessibilità legata all'emergenza Covid, torna all'austerità, e propone una crescita tutta legata al riarmo, dall'altra un Governo che costruisce una manovra di bilancio che, a detta di tutti gli economisti, non porterà crescita.
Il rischio di avere recessione nel prossimo anno è un rischio altissimo, oserei dire, pressoché una certezza, visto che il P.N.R.R. finisce nel giugno del 2026, e dall'altro lato ancora, la Regione Emilia-Romagna che invece sceglie i due assi fondamentali che sono, ripeto, cuore e anima della nostra proposta politica, fatta agli emiliano-romagnoli e che ha visto il consenso che sappiamo.
Da una parte, la crescita sempre più sostenibile, dall'altra, l'equità, la ricerca dell'uguaglianza. Lo stato di salute di un paese dipende da tutte le componenti.
Sul governo, abbiamo detto, il giudizio è negativo. Utilizzo le parole utilizzate da Castellari nella presentazione: è una manovra modesta ed iniqua. Noi invece cerchiamo di fare il nostro, cerchiamo di svolgere il nostro compito, provando a fare investimenti e provando ad agire nel senso dell'equità, confidando che, nei prossimi anni, riusciremo a produrre un po' di ricchezza e confidando nella nostra capacità, con i mezzi risicati che abbiamo, di redistribuirli in maniera equa. Questo è il nostro contributo che diamo all'Emilia-Romagna e al paese.
PRESIDENTE (Fabbri): Bene, direi che non abbiamo minuti per un intervento completo, quindi dichiaro chiusa la seduta antimeridiana. Ci vediamo alle 14,30.
La seduta termina alle ore 12,56
ALLEGATO
Partecipanti alla seduta
Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50
Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:
ALBASI Lodovico, ANCARANI Valentina, ARAGONA Alessandro, ARDUINI Maria Laura, ARLETTI Annalisa, BOCCHI Priamo, BOSI Niccolò, BURANI Paolo, CALVANO Paolo, CARLETTI Elena, CASADEI Lorenzo, CASTALDINI Valentina, CASTELLARI Fabrizio, COSTA Andrea, COSTI Maria, CRITELLI Francesco, DAFFADÀ Matteo, DONINI Raffaele, EVANGELISTI Marta, FABBRI Maurizio, FERRARI Ludovica Carla, FERRERO Alberto, FIAZZA Tommaso, FORNILI Anna, GIANELLA Fausto, GORDINI Giovanni, LARGHETTI Simona, LEMBI Simona, LORI Barbara, LUCCHI Francesca, MARCELLO Nicola, MASTACCHI Marco, MUZZARELLI Gian Carlo, PALDINO Vincenzo, PARMA Alice, PESTELLI Luca, PETITTI Emma, PRONI Eleonora, PULITANÒ Ferdinando, QUINTAVALLA Luca Giovanni, SABATTINI Luca, SASSONE Francesco, TAGLIAFERRI Giancarlo, TRANDE Paolo, UGOLINI Elena, VALBONESI Daniele, VIGNALI Pietro, ZAPPATERRA Marcella.
Hanno partecipato alla seduta:
il Presidente della Giunta DE PASCALE Michele,
la sottosegretaria RONTINI Manuela,
gli assessori ALLEGNI Gessica, BARUFFI Davide, COLLA Vincenzo, CONTI Isabella, FABI Massimo, FRISONI Roberta, MAZZONI Elena, PRIOLO Irene.
Ha comunicato di non partecipare alla seduta il consigliere MASSARI Andrea.
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I PRESIDENTI |
I SEGRETARI |
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Fabbri - Lori |
Pestelli - Trande |