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70.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 17 FEBBRAIO 2026

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

INDI DELLA VICEPRESIDENTE LORI

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile nel sito dell’Assemblea

 

PRESIDENTE (Fabbri)

 

OGGETTO 1962

Ratifica, ai sensi dell'art. 13, comma 2, dello Statuto, dell'Accordo di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e la Repubblica di San Marino. (39)

(Continuazione discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Fabbri)

MARCELLO (FdI)

PRESIDENTE (Lori)

CASTELLARI (PD)

MARCELLO (FdI)

PRESIDENTE (Lori)

 

OGGETTO 741

Risoluzione per impegnare la Giunta a valutare l'implementazione della sperimentazione dell'uso di dispositivi di protezione personale, quali bodycam e smartwatch, per il personale sanitario e sociosanitario, in particolare nelle aree a maggior rischio di aggressioni, come i Pronto Soccorso, i reparti psichiatrici e le postazioni isolate. A firma del Consigliere: Fiazza

(Discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Lori)

FIAZZA (LEGA)

ARDUINI (PD)

MARCELLO (FdI)

CASADEI (M5S)

SASSONE (FdI)

COSTA (PD)

GORDINI (CdP)

PULITANÒ (FdI)

FIAZZA (LEGA)

EVANGELISTI (FdI)

ARDUINI (PD)

TRANDE (AVS)

CASADEI (M5S)

PRESIDENTE (Lori)

 

OGGETTO 1575

Risoluzione per il rafforzamento della sicurezza urbana attraverso la formazione specialistica, il coordinamento istituzionale e la valorizzazione dello Street Tutor. A firma dei Consiglieri: Paldino, Castellari, Calvano, Costi, Massari, Daffadà, Fornili, Bosi, Donini, Albasi, Ferrari, Proni

(Discussione)

PRESIDENTE (Lori)

PALDINO (CdP)

BOCCHI (FdI)

ARAGONA (FdI)

SASSONE (FdI)

CASTELLARI (PD)

PALDINO (CdP)

CRITELLI (PD)

SASSONE (FdI)

PRESIDENTE (Lori)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,50

 

PRESIDENTE (Fabbri): Dichiaro aperta la seduta pomeridiana numero 70 del 17 febbraio 2026. È computato come presente ai soli fini del numero legale, ai sensi dell'articolo 65 comma 2 del regolamento interno, il presidente della Giunta de Pascale, assente per motivi istituzionali. Hanno giustificato la propria assenza le consigliere Arletti, Costi e Ugolini e le assessore Allegni e Frisoni.

 

OGGETTO 1962

Ratifica, ai sensi dell'art. 13, comma 2, dello Statuto, dell'Accordo di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e la Repubblica di San Marino. (Richiesta del Presidente della Giunta regionale in data 22 01 26) (39)

(Continuazione discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Fabbri): Riprendiamo dall'oggetto numero 1962: ratifica ai sensi dell'articolo 13 comma 2 dello statuto, dell'accordo di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e la Repubblica di San Marino. Richiesta dal presidente della Giunta regionale in data 22 gennaio 2026. La commissione Bilancio e Affari Generali e istituzionali ha espresso parere favorevole nella seduta dell'11 febbraio 2026 con la seguente votazione: 39 voti a favore, nessuno contrario, nessuno astenuto.

Si era prenotato il consigliere Marcello. Prego.

 

MARCELLO: Grazie presidente. Oggi dobbiamo rettificare la delibera 1962 che ha segnato un accordo di collaborazione tra l'Emilia-Romagna e la Repubblica di San Marino. I rapporti tra la Regione Emilia-Romagna e la Repubblica di San Marino sono tradizionalmente molto stretti e si fondano su una pluralità di fattori. In primo luogo, la prossimità geografica rende inevitabile la collaborazione costante su temi di interesse comune. Collaborazione geografica che, con il passaggio in Emilia-Romagna di nuovi comuni della Regione Marche, ha fatto sì, diciamo, che la Repubblica di San Marino è quasi interamente, quasi del tutto all'interno della Regione Emilia-Romagna e della provincia di Rimini, in particolare.

Nel corso di questi anni, diciamo, di questa cooperazione si sono stretti diversi accordi, sub-accordi e anche ulteriori protocolli territoriali; soprattutto, diciamo, l'accordo quadro era stato tutto quello, diciamo, del 10 giugno del 2013; ad esso erano stabiliti alcuni accordi, protocolli settoriali e, soprattutto in ambito sanitario, con il rinnovo di convenzioni e aggiornamenti periodici di collaborazione tra anche tra professionisti e, non ultimo, anche quello, per esempio, di terapie accessorie come la terapia per -- in qualche struttura; poi in ambito di mobilità e infrastrutture e, soprattutto, in ambito anche di dissesto idrogeologico. Il nuovo accordo nel quadro di cooperazione tra Emilia-Romagna e San Marino del 20 gennaio, firmato dal presidente de Pascale e dal segretario agli esteri Beccari della Repubblica di San Marino, è un accordo quinquennale che si compone di 24 articoli.

Su questo accordo, anch'io, come altri consiglieri del territorio, avevo fatto interrogazioni, qualche risoluzione, chiedendo che si fosse instaurato un tavolo tecnico permanente che monitorasse la situazione, in quanto, magari, per uno che abita in una provincia lontano potrebbe essere un problema banale, ma per chi abita nel territorio della provincia di Rimini sa bene che l'80% dei frontalieri risiedono in provincia di Rimini e sa bene, praticamente, gli scambi che ci sono.

In questo accordo si vede, si definisce una struttura stabile di governance della cooperazione, tavoli tecnici settoriali, protocolli attuativi su singoli ambiti e una commissione mista incaricata del monitoraggio e dell’attuazione. Io questa commissione l'avevo chiesta già in giugno e ringrazio i componenti della commissione, il consigliere Castellari, che non me l'hanno bocciata, almeno me l'hanno soltanto dato un voto neutro.

Gli obiettivi principali di questo accordo di cooperazione prevede il rafforzamento della cooperazione economica e territoriale, nuovi progetti comuni e, in particolare, per quanto riguarda la mobilità e i trasporti. Sappiamo bene mobilità e trasporti che è un tema molto interessante di questi giorni perché riguarda sia la statale 72 che sarebbe la strada che dritto per dritto dall'autostrada porta a San Marino, sia la statale 258 marecchiese, al centro anche di qualche polemica politica che, grazie a questo governo, ha avuto un input significativo e, mentre prima si parlava soltanto di qualche curva da raddrizzare, oggi questa strada ha già un quadro esigenziale attorno a cui lavorare e il governo ha dato l'input a lavorare su questo accordo.

Si parla, diciamo, di turismo. Ovviamente, San Marino è stata sempre una meta turistica e come anche Rimini, quindi, diciamo, scambi culturali sono sempre all'ordine del giorno; servizi pubblici e anche di innovazione amministrativa. Si parla poi di un accesso coordinato ai fondi europei. Questo, diciamo, è particolarmente importante in questi giorni in quanto c'è stato anche a livello europeo un accordo, diciamo, di associazione tra l'Unione Europea e San Marino, nell'ambito di un progetto che coinvolge anche Andorra e che punta a integrare progressivamente la Repubblica all'interno del mercato europeo.

È soltanto una risoluzione, ma questa integrazione normativa a livello europeo non può fare altro, diciamo, che migliorare anche il quadro tra le regioni, tra Stati confinanti in questo caso, tra la Repubblica di San Marino e la Regione Emilia-Romagna.

Integrazione anche di servizi tra i due territori per migliorare la qualità di vita dei cittadini e delle imprese. Sappiamo quanto abbiamo già detto in campo di sanità, in campo della scuola, in campo di università. La Repubblica di San Marino ha addirittura delle convenzioni, non soltanto con la provincia di Rimini, ma addirittura convenzioni con l'università di Ferrara e con l'università di Modena che rappresentano dei partner istituzionali anche per quanto riguarda facoltà tipo medicina e, soprattutto, per quanto riguarda la riserva dei posti nelle scuole di specializzazione, diciamo, che è un approccio importante all'interno di due territori. Inoltre, diciamo, questo accordo di collaborazione prevede dei tavoli tecnici tematici, come ho detto prima, che sono di fondamentale importanza; protocolli di attuazione dei singoli progetti e una commissione mista per il coordinamento strategico. Ritengo che questo sia un aspetto molto importante e da non sottovalutare.

Questo accordo di collaborazione, ovviamente, è rafforzato da quello che è avvenuto pochi giorni fa in Europa e l'accordo composto da un accordo quadro, da sette protocolli quadro, due protocolli degli Stati associati e venticinque allegati tecnici. L'accordo quadro, ovviamente, detta le norme generali tra l'Unione Europea e la Repubblica di San Marino per quanto riguarda determinati campi. Poi esistono dei protocolli quadro che devono rispettare sia la Repubblica di San Marino nei passi successivi di entrare all'interno della Commissione europea e sia la Repubblica di Andorra. Sono tutti accordi che mirano a facilitare un mercato unico dei servizi finanziari nell'UE e tutto, diciamo, deve essere armonizzato all'interno di una direttiva ben più ampia. Un approccio che deve essere, ovviamente, scaglionato; non è che si tratta di un'entrata della Repubblica di San Marino domani all'interno della Comunità europea, ma soprattutto un approccio che ha un risultato importante.

Poi, diciamo, la presenza locale e la prestazione dei servizi necessari per attuare queste norme. Quindi, al di là di questo, io penso che sia un accordo fondamentale. Esprimiamo una grande soddisfazione per questa ratifica che rappresenta il punto terminale delle ratifiche precedenti, ma che deve rappresentare anche il punto di partenza per il futuro, premesso, diciamo, che all'interno del territorio rimangono molte problematiche, in primis quella, ovviamente, dei frontalieri, della doppia tassazione su cui il Governo sta lavorando in accordo con la Repubblica di San Marino nel cercare i numeri e la quantificazione dell'accordo e soprattutto poi in ambito previdenziale, per esempio, per quanto riguarda il riconoscimento di malattie professionali e per quanto riguarda la fruibilità per i lavoratori italiani della legge 104 che viene data ai cittadini italiani in Italia, ma non viene data ai cittadini italiani, quindi, frontalieri che lavorano presso la Repubblica di San Marino, anche alla luce dell'estensione delle amplificazioni che i benefici della legge 104 sono date adesso con l'ultima finanziaria ai cittadini italiani.

Questo penso che sia, quindi, un accordo di collaborazione importante e un monitoraggio semestrale lo ritengo fondamentale per valutare l'andamento di queste criticità. Grazie.

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LORI

 

PRESIDENTE (Lori): Chiedo se ci sono altri interventi in discussione generale. Castellari ha chiesto la parola, prego.

 

CASTELLARI: Grazie presidente. Io intendo salutare con favore questa proposta di delibera che ci viene avanzata dalla Giunta; ben illustrata in commissione dal dottor Vetti, che poi ha raccolto il parere unanime nella commissione medesima, come è stato citato.

Quella con San Marino è una collaborazione storica nel nostro territorio che ha oltre ottant’anni sulle spalle, portati bene e, come accordi formali, vive ed è incarnata da oltre tredici anni.

I temi sono stati citati dalla consigliera Parma prima e dal consigliere Marcello poi; le politiche attive e passive del lavoro, i lavoratori transfrontalieri, la collaborazione nel settore sanitario e sociosanitario, il settore dei trasporti, le infrastrutture, la pianificazione, la gestione e il monitoraggio del territorio. Dunque, questo consolida un rapporto positivo e costruttivo tra l'Emilia-Romagna e la Repubblica di San Marino che con la Romagna e con la nostra Regione intrattiene rapporti continui e quotidiani.

Oltre al valore formale dell'atto, per cui il presidente ha firmato in nome, per conto e su delega del ministero e del governo, c'è anche un fatto sostanziale che, appunto, vive in questo rapporto che si dispiega in più ambiti. L'8 maggio scorso l'Emilia-Romagna ha informato il ministero degli Esteri dell'intenzione di procedere su questa strada e il ministero degli Esteri ovviamente ha autorizzato e delegato il nostro presidente Michele de Pascale a sottoscrivere.

Quindi, cosa dire ulteriormente: che è un rapporto che deve continuare con le stesse caratteristiche che ha mostrato fin qui; deve, anzi, possibilmente intensificarsi, come è scritto in seno all'accordo e con particolare riferimento ad alcune materie, quelle citate e anche oltre quelle citate e il fatto che da quest'Aula auspico esca come in commissione un risultato di condivisione completa, rafforza i rapporti tra l'Emilia-Romagna e la Repubblica di San Marino che devono giustamente mantenersi a livello di positività che hanno avuto fin qui. Quindi, avanti tutta e avanti insieme.

 

PRESIDENTE (Lori): Altri interventi in discussione generale? Non essendoci nessuno prenotato, apriamo il dibattito per le dichiarazioni di voto sul provvedimento. Nessuna dichiarazione di voto. Quindi, procediamo con la nomina. Ecco, prego, ha chiesto la parola il consigliere Marcello. Prego.

 

MARCELLO: Come avevo anticipato, ovviamente, il nostro voto sarà un voto favorevole a questo accordo di collaborazione. Un accordo di collaborazione che rappresenta la fine degli accordi precedenti e rappresenta l'inizio di un nuovo percorso. Quindi, siamo contenti che ci sia. Noi monitoreremo costantemente l'andamento di questa collaborazione per far sì che vengano affrontate e risolte eventuali criticità che ovviamente sono all'ordine del giorno, sia dalle infrastrutture, sia dal mercato del lavoro, sia altri argomenti importanti. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Siamo alle dichiarazioni di voto, non ho altri iscritti. Quindi procediamo con la nomina degli scrutatori: Casadei, Bosi e Ferrero. Passiamo ora alla votazione del provvedimento per alzata di mano. Chi è favorevole? Chi è contrario? E chi si astiene? Bene, votazione conclusa. L'atto è stato approvato.

 

(La delibera oggetto 1962 è stata approvata, per alzata di mano, all’unanimità dei votanti)

 

OGGETTO 741

Risoluzione per impegnare la Giunta a valutare l'implementazione della sperimentazione dell'uso di dispositivi di protezione personale, quali bodycam e smartwatch, per il personale sanitario e sociosanitario, in particolare nelle aree a maggior rischio di aggressioni, come i Pronto Soccorso, i reparti psichiatrici e le postazioni isolate. A firma del Consigliere: Fiazza

(Discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Lori): Passiamo ora agli atti di indirizzo con la risoluzione 741, per impegnare la Giunta a valutare l'implementazione della sperimentazione dell'uso di dispositivi di protezione personale, quali bodycam e smartwatch, per il personale sanitario e sociosanitario, in particolare nelle aree a maggior rischio di aggressioni, come i Pronto Soccorso, i reparti psichiatrici e le postazioni isolate. (09 06 25) A prima firma del consigliere Fiazza. Prego, consigliere Fiazza, a lei la parola.

 

FIAZZA: Grazie presidente. Oggi porto in aula una risoluzione che nasce da una realtà sotto gli occhi di tutti, ma che troppo spesso viene affrontata come se fosse un fatto episodico, quasi inevitabile, ma questo non lo è. Parliamo delle aggressioni al personale sanitario: medici, infermieri o operatori sociosanitari che ogni giorno sono in servizio per curare, assistere, aiutare e che sempre più spesso si trovano a lavorare in un clima di tensione, di paura e a volte di vera e propria ostilità.

I dati ci dicono che il fenomeno è in crescita anche nella nostra Regione. Infatti, nel 2024, secondo i dati riportati dal report “Episodi di aggressione a danno di operatori dei servizi sanitari”, rapporto sulla nostra Regione Emilia-Romagna 23-24, le aggressioni al personale sanitario all'interno dei luoghi di cura sono aumentate dell'11,7% rispetto all'anno precedente, passando da 2.401 a 2.682 casi. Nel report, le aggressioni verbali rappresentano la tipologia più frequente (83%) seguite da quelle fisiche (25,8%) e da quelle contro la proprietà (17,7%). Le categorie professionali più colpite sono gli infermieri (59,7%), seguiti dai medici (11,2%) e dagli operatori sociosanitari (10,3%). Le donne rappresentano il 70,3% delle vittime di aggressione.

Ma al di là delle percentuali, quello che conta è il messaggio che passa: chi lavora nella sanità non si sente protetto e questo è un problema enorme su cui anche noi dobbiamo e possiamo fare la nostra parte. Perché è chiaro che dietro queste aggressioni c'è anche altro: c'è la frustrazione dei cittadini, ci sono le attese infinite, i reparti sottorganico, i turni massacranti degli operatori; c'è una sanità che chiede sempre di più a chi ci lavora, senza riuscire a garantire le condizioni minime di serenità e sicurezza, appunto, per i lavoratori e gli operatori. E allora succede che la rabbia, invece di trovare delle risposte, si scarica sull'anello più debole, quindi, su chi è lì in prima linea tutti i giorni per dare assistenza ai nostri concittadini.

Il Governo, con un decreto-legge, nel 2024, ha messo in atto una disciplina più rigida nei confronti di chi commette reati contro il personale sanitario. Alcuni esempi: arresto obbligatorio in fragranza di reato per chi compie atti di violenza contro i sanitari o danneggia beni destinati all'assistenza, con la possibilità anche di arresto in flagranza differita, laddove sia disponibile la documentazione; per esempio, documentazione video che attesti, quindi, il reato; poi la reclusione fino a cinque anni e multe fino a 10.000 euro per chi danneggia beni all'interno delle strutture sanitarie. Insomma, ha giustamente introdotto delle norme più forti per questi delinquenti.

Di fronte a tutto questo, però, la Regione non può limitarsi a dire “abbiamo delle procedure” oppure “abbiamo attivato una campagna di comunicazione” perché questo va sicuramente bene, ma è evidente che non basta; le aggressioni continuano ad aumentare ed è oggettivo che ci possono essere, come dire, dei metodi che si possono mettere in campo. Infatti, appunto, in altre regioni, qualcosa in più è stato fatto, regioni anche molto diverse tra loro hanno deciso di sperimentare degli strumenti concreti. Per esempio, la Regione Lombardia ha avviato un progetto per dotare gli operatori dei mezzi di soccorso sanitario di bodycam indossabili. La Regione Veneto ha stanziato 4 milioni di euro per l'acquisto di 7000 dispositivi di sicurezza, tra cui appunto bodycam e smartwatch sempre per il personale sanitario. La Regione Calabria ha avviato una sperimentazione nel novembre del 2024 presso l'azienda sanitaria di Cosenza, installando bodycam per il personale del pronto soccorso. La Campania nell'Asl di Salerno ha avviato anche qui una sperimentazione per dotare infermieri, medici e altri operatori di psichiatria, emergenza e anche la medicina penitenziaria, di 500 bodycam. Anche la Sardegna e il Friuli sono andate in questa direzione sperimentando queste bodycam, appunto. Quindi, queste regioni non credo abbiano fatto ciò per militarizzare gli ospedali e nemmeno per criminalizzare i pazienti, ma hanno preso questa decisione per provare a prevenire; per dare, come dire, uno strumento in più a chi opera e anche dissuadere chi ha magari certe brutte intenzioni. E, infatti, dove queste sperimentazioni sono partite, si sono visti dei risultati incoraggianti, meno episodi critici, più senso di tutela e maggiore serenità, ovviamente, per gli operatori.

Con questa risoluzione non chiediamo alla Giunta di fare un salto nel buio, chiediamo di valutare una sperimentazione mirata nelle aree più esposte e di prossimità al cittadino, quindi, pronti soccorso, reparti psichiatrici e reparti magari più isolati e quindi di prossimità al cittadino, ma più isolati, insomma; chiediamo che tutto avvenga con regole chiare nel pieno rispetto della privacy, con formazione adeguata e con il coinvolgimento di chi con quei reparti ci lavora davvero, quindi, anche sicuramente quelle sigle sindacali. Se vogliamo difendere davvero la sanità pubblica dobbiamo partire da qui, dalla sicurezza, dalla dignità, dal rispetto di chi la sanità la manda avanti tutti i giorni.

Per questo mi auguro che questa risoluzione possa essere valutata senza pregiudizi e senza bandiere, qui non stiamo parlando di ideologia, ma di dare uno strumento utile a chi può trovarsi in situazioni difficili, per cui avere una sorta di occhio in più che registra può essere sicuramente utile. Quindi credo possa essere una soluzione pragmatica e di buon senso e soprattutto di responsabilità. Proprio per questo ho deciso di portarla in aula oggi e concludo anche dicendo che il 12 marzo, quindi tra meno di un mese, è proprio la giornata nazionale di educazione, prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari. Ecco, allora quindi credo che tra meno di un mese si può dare una risposta concreta e, come dire, celebrare quella giornata con una risposta concreta in più per gli operatori che tutti i giorni svolgono un servizio fondamentale per la nostra Regione e per la nostra cittadinanza. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola la consigliera Arduini, prego.

 

ARDUINI: Grazie presidente. Ringrazio il consigliere Fiazza per aver portato in quest'aula un tema che non riguarda solo l'organizzazione dei servizi sanitari, ma tocca direttamente la dignità del lavoro e la sicurezza delle persone e quindi la tutela degli operatori sanitari dalle aggressioni.

Io oggi intervengo sia come consigliera, ma ci tengo a sottolineare anche che intervengo come infermiera, per quanto possa essere utile alla discussione perché, certamente, quando parliamo di aggressioni, ci basiamo su dati, sulle statistiche e le relazioni, ma dietro ci sono persone che ogni giorno entrano in ospedale o nei servizi territoriali, come facevo io e anche altri professionisti in quest'aula, con solo un obiettivo, quello di curare.

Io vorrei condividere anche in quest'aula una mia esperienza diretta. Era il 14 maggio del 2024, la Giornata internazionale delle professioni infermieristiche, per questo me lo ricordo come se fosse ieri, perché appunto viene riconosciuto il lavoro che svolgiamo. Ecco, proprio in quel giorno ho subito un'aggressione sul posto di lavoro. Ricordo la corsia, ricordo le urla, la rabbia e la violenza. E quello che ho vissuto io, come ha detto prima il collega, non è un caso isolato perché nel 2024 sono stati 18 mila gli operatori sanitari che hanno subito un'aggressione e in Emilia-Romagna 2682, colpendo soprattutto infermieri e soprattutto infermiere donne, appunto.

Allora, certo che tutto ciò non è accettabile. Non è accettabile che chi cura debba avere paura, non è accettabile che la violenza diventi parte della normalità del lavoro in sanità; ma proprio perché parliamo di responsabilità pubblica - e qui mi voglio rimettere le vesti da consigliera - è nostro dovere, oltre alla denuncia, concentrarci anche su ciò che davvero fa la differenza: la prevenzione.

Io quell'episodio l'ho affrontato con tutti gli strumenti che la Regione mi ha messo a disposizione: formazione, consapevolezza, capacità di riconoscere il rischio e di provare a gestirlo. Ovviamente, non è per giustificare quello che è successo perché la violenza non è mai giustificabile, ma per dimostrare che investire in prevenzione significa proteggere concretamente i lavoratori e le lavoratrici.

Ecco, la Regione Emilia-Romagna in questi anni ha fatto molto, ha costruito un percorso strutturato, serio, basato su dati, analisi e azioni concrete. Tutte le aziende sanitarie hanno aggiornato i documenti di valutazione dei rischi, hanno introdotto una scheda specifica per il rischio di aggressione, sono stati adottati piani interni per la prevenzione della violenza, con la raccolta sistematica delle segnalazioni, la presa in carico dei lavoratori aggrediti e il coinvolgimento di gruppi aziendali dedicati. È stato introdotto il sistema SegnalER, uno strumento fondamentale, non solo per contare gli episodi, ma comprenderli e intervenire in modo mirato. Infatti, dopo che si segnala un episodio di violenza, c'è anche la presa in carico successiva dell'operatore che ha subito violenza con un percorso psicologico e di sostegno.

La formazione è diventata un pilastro. Formazione per tutti gli operatori, per chi si occupa di sicurezza e per i neoassunti. Accanto a questo, sono stati realizzati interventi concreti e visibili: più illuminazione, più videosorveglianza, pulsanti d'allarme, spazi ripensati, percorsi di lavoro più sicuri, potenziamento della guardia particolare giurata e accordi con le forze dell'ordine.

Certo, i dati ci dicono che le segnalazioni sono in aumento dell'11,7%, ma, attenzione, questo non significa che la violenza sia aumentata senza controllo, significa che anche oggi gli operatori sono in grado di segnalare di più perché sanno di non essere soli, perché esiste un sistema che li ascolta e li segue anche dopo e questo è un segnale politico, dal mio punto di vista, molto importante.

Certamente, nella prevenzione non possiamo non inserire il ruolo della sensibilizzazione della cittadinanza sull'importanza della sicurezza sul luogo di lavoro e il contrasto alle violenze. Infatti, anche qui la Regione ha agito con la campagna “Più cura per chi cura”. Siamo consapevoli, però, almeno dal mio punto di vista, che c'è ancora molta strada da fare perché non ci devono essere assolutamente più segnalazioni di violenza sul luogo di lavoro, ma sappiamo che non esiste una misura unica e miracolosa. Sappiamo che la direzione è quella giusta, dal mio punto di vista. Ripeto: prevenzione, formazione, organizzazione e cultura del rispetto per chi lavora.

Io concludo con una convinzione che ritengo molto profonda, che nasce dalla mia esperienza personale e professionale, che difendere la sicurezza degli operatori sanitari vuol dire anche difendere la qualità della cura e la tenuta del nostro sistema sanitario pubblico e, quindi, anche l'attrattività di questa meravigliosa professione dell'infermiere.

Vengo ora alla risoluzione presentata dal collega Fiazza, con la quale condivido la preoccupazione che emerge dal testo perché i dati richiamati descrivono una situazione reale e grave che nessuno di noi intende minimizzare. Ma proprio in virtù del mio doppio ruolo di infermiera e consigliera sento il dovere di dire che non possiamo pensare di rispondere a un problema così complesso semplicemente aggiungendo dispositivi addosso ai professionisti. Il rischio molto concreto è quello di spostare il peso della sicurezza esclusivamente sulle spalle di chi lavora, trasformando gli operatori sanitari in soggetti da equipaggiare anziché persone da proteggere. Bodycam, smartwatch, strumenti che possono avere un senso in molti contesti, in contesti molto specifici e ben regolati, ma che non possono diventare la risposta principale. La sicurezza non si garantisce chiedendo a un infermiere di indossare una telecamera mentre lavora, ma costruendo, come stiamo cercando di fare in Regione, ambienti, organizzazioni e relazioni che riducano il rischio prima che l'aggressione avvenga.

E permettetemi di aggiungere che uno strumento tecnologico non elimina lo stress, non riduce il sovraccarico da lavoro, non accorcia le attese, non migliora la relazione con l'utenza, anzi, rischia di normalizzare l'idea che la violenza sia inevitabile e che sia qualcosa da registrare, più che da prevenire. Questo certo non significa chiudere il confronto. Significa, dal mio punto di vista, sottolineare che prima vengono la prevenzione, la formazione, l'organizzazione e la cultura del rispetto e, solo dentro questo quadro e con tutte le garanzie necessarie, si può eventualmente discutere di strumenti aggiuntivi, senza trasformarli in simboli o scorciatoie perché ritengo che la vera innovazione non è mettere una bodycam addosso a un infermiere, ma la vera innovazione sia fare in modo che quell'infermiere non debba mai arrivare a premere il pulsante di emergenza e si possa sentire al sicuro, erogando cura. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Ricordo che siamo nella fase della discussione generale e che il tempo a disposizione per ogni consigliere è di dieci minuti. Chiedo se c'è qualche altro consigliere che intende intervenire in questa discussione. Ha chiesto la parola il consigliere Marcello, prego.

 

MARCELLO: Grazie presidente. È corretto quindi affermare che oggi esiste un problema e che il problema è stato affrontato anche con sanzioni penali, diciamo, da parte del Governo, che tendono alla repressione.

Strumenti quali bodycam indossabili, smartwatch, dispositivi con pulsante, sistemi di geolocalizzazione in collegamento diretto con centrali operative, sono certamente mezzi efficaci che le Regioni in molte parti stanno introducendo. Tuttavia, ritengo che è un problema complesso che ha radici lontane e che ha anche radici molto estese e richiede accertamento, quindi, un approccio integrato da parte di tutti.

Il rafforzamento degli organici è certamente il primo problema fondamentale; la vigilanza nei reparti più esposti, protocolli con prefetture e più forze dell'ordine, formazione di personale sulla gestione del conflitto, campagne soprattutto di sensibilizzazione rivolte ai cittadini e supporto psicologico, tutela legale per gli operatori e le vittime di aggressione. La sicurezza del personale sanitario, quindi, non è soltanto una questione di ordine pubblico, ma riguarda la qualità complessiva del servizio sanitario e la fiducia tra cittadino e istituzioni. Le aggressioni rappresentano, quindi, una ferita dell'intero sistema pubblico, garantire condizione di lavoro più sicure e significative per tutelare le persone in determinati ambienti, ritengo che sia l'aspetto fondamentale su cui approcciare.

La risposta qui non può essere esclusivamente repressiva, ma certamente preventiva e questi strumenti possono dare un senso alla prevenzione, ma deve coniugare quindi l'organizzazione, tecnologia e cultura del rispetto. Questo governo, insieme a tante Asl di alcune Regioni, anche questa forse, -- stanno facendo qualcosa e stanno facendo di più, alla luce di tutto quello che accade giornalmente.

Io personalmente ho una posizione molto drastica: farei come aveva proposto una volta un mio collega in Parlamento, quello di togliere per sei mesi l'assistenza sanitaria a chi fa queste aggressioni, praticamente, quindi, così magari si rende conto di quanto vale e di quanto sono importanti i sanitari. Perché, ovviamente, aggredire un sanitario perché c'è la fila, aggredirlo perché non è soddisfatto del farmaco che prescrive, aggredirlo perché non gli fa fare magari la TAC con mezzo di contrasto urgente e tante altre cose, penso che sia soprattutto un problema di cultura, di civiltà e di preparazione delle persone, del pubblico e dell'utente, quindi di conseguenza ritengo che questa risoluzione sia un primo passo, sia un elemento importante, un piccolo anello della catena, ma affrontare questo problema magari sarebbe da educare le persone in tutti i quartieri, in tutte le sedi, magari mettendo anche delle avvertenze nei pronti soccorso e misure drastiche, come spesso vengono viste, con l'aumento di sanzioni penali, sono importantissime, ma credo che la cosa più importante verso questo problema sia un approccio integrato e soprattutto una cultura delle persone. Chi offende un sanitario è peggio anche di chi offende le persone dell'ordine pubblico. Siamo allo stesso livello fondamentalmente e quindi, di conseguenza, queste persone non solo vanno sanzionate, vanno schedulate, perché poi chi lo fa una volta lo fa anche la volta dopo e questa, diciamo, è la cosa più grave, perché magari non si rendono conto, oppure magari pensano che con la loro arroganza, la loro prepotenza, e qualche volta purtroppo questo avviene anche, riescono a saltare file, code, e riescono a ottenere esami che, pur di togliersi dai piedi, magari il sanitario che ha una famiglia, che ha un lavoro da portare a termine, magari anche stremato, alla ventiquattresima visita, al ventiquattresimo referto che fa, cerchi di accontentare queste persone. Quindi penso che sia un problema culturale, ma le sanzioni siano ancora meglio. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Se non c'è nessun altro che intende intervenire su questo atto, passiamo alle dichiarazioni di voto. Casadei ha chiesto la parola, prego. Quindi in discussione generale.

 

CASADEI: Grazie presidente. Parto da un punto fermo che è quello della condivisione del problema della sicurezza all'interno delle strutture pubbliche. È chiaro, è evidente, dalla stampa locale, ma direi anche dal contenuto di questa risoluzione che riporta dei dati oggettivi, cioè, ci sono delle aggressioni in carcere. Rimane il punto fermo del come le vogliamo affrontare perché è chiaro che a livello nazionale si parla di oltre 18 mila aggressioni. Nel biennio 23-24 c'è un incremento con una prevalenza, devo dire, di aggressioni verbali e una parte sicuramente non trascurabile di aggressioni fisiche. Restano i punti critici, cioè, come migliorare la prevedibilità, le aree di degenza, come renderle veramente sicure per evitare la probabilità che tali eventi si verifichino, i pronto soccorso e i reparti psichiatrici. Su questo, è una realtà che necessariamente dobbiamo affrontare, ma io penso che la si stia affrontando perché è evidente che poi, quando si parla di sicurezza nel senso più ampio, ma in particolare di sicurezza all'interno delle strutture sanitarie, è evidente che una sola aggressione è sempre inaccettabile, figuriamoci 18 mila.

Proprio perché, però, è un problema serio e va affrontato, io penso che bisogna anche essere seri anche sulle soluzioni perché, è facile parlare di sperimentare dispositivi e si può anche essere d'accordo, c'è chi è d'accordo, c'è chi non è d'accordo, ma io penso che il nodo sia inserire questo nel contesto del sistema sanitario che è un sistema e, quindi, ha una sua complessità, non solo in termini di strumentazione per prevenire, ma un insieme di regole, di organizzazione, di personale, di carichi di lavoro; e spostare il problema da quello che è la sicurezza all'interno delle strutture, alla responsabilità dell'addetto, responsabilità relativa, ovviamente, perché se parliamo di dispositivi individuali, parliamo anche di formazione all'utilizzo del dispositivo individuale, la bodycam, che non è un dispositivo di protezione, è solo un dispositivo di sorveglianza, pure all'interno di una struttura sanitaria che ha dei vincoli sulla privacy e sull'organizzazione, eccetera, eccetera.

È difficile inserire questo, anche solo come sperimentazione in dei luoghi di cura e di assistenza che hanno, c'è una sensibilità maggiore rispetto al tema della protezione dei dati personali e quello che ne consegue, soprattutto, non stiamo parlando di prevenzione perché, una volta che abbiamo messo la bodycam o lo smartwatch al nostro addetto, non è che se anche va in giro col cartello con scritto “guardate che ho la bodycam”, allora chi causa queste aggressioni, inevitabilmente dice “ha la telecamerina, io non mi azzardo perché sennò mi prendono”, vorrei dire che in tutte le aggressioni che ci sono state o almeno nel 99%, l'aggredito è sempre stato individuato e punito, quindi, Il problema è anche garantire che ci sia una punizione, perché, per chi aggredisce, mi sembra che la punizione venga comunque diciamo imposta all'aggressore.

Quindi, qua non si tratta di prevenzione, si tratta semplicemente di una proposta che aiuta le forze dell'ordine e la magistratura a intervenire per individuare magari anche più celermente l'aggressore. Ma non sposta, non cambia il problema perché il problema della sicurezza, ripeto, è che la, è che le aggressioni non avvengano, ma per non far avvenire le aggressioni noi non dobbiamo dotare il personale per fare in modo di individuare meglio l'aggressore, io penso che dobbiamo mettere nelle condizioni un sistema, una struttura, un insieme di anche, anche nei regolamenti, in tutto quello che vogliamo, ma è fondamentale agire per prevenire, altrimenti è sempre la solita proposta che certo dà una risposta a chi il problema non lo conosce, ma non lo dà a chi lo vive, perché chi lo vive denuncia situazioni ovviamente, spesso, e questo nessuno l'ha mai negato, spesso denuncia delle situazioni non più affrontabili, ma anche semplicemente dal punto di vista umano, ma poi dobbiamo dirci che le risposte che dobbiamo dare devono essere risposte di sistema, devono essere risposte efficaci che consentano alle persone di poter lavorare nel modo nel modo più consono e che li metta in condizioni di lavorare bene, in condizioni di sicurezza, allo stesso tempo bisogna lavorare anche per diciamo aiutare i pazienti, poi spesso in condizioni di in condizioni di disperazione, purtroppo in certi casi perché non parliamo di persone che chi aggredisce o almeno in alcuni casi, chi aggredisce certamente non aggredisce perché ha un'indole, ma aggredisce perché si trova spesso in una condizione che lui stesso non riesce ad affrontare da paziente. Sappiamo bene che nelle relazioni sociali purtroppo, e questa è una cosa gravissima, ti ritrovi davanti a chi vuole aiutare, penso a un caso che è successo anche di recente mi sembra un'infermiera che è stata aggredita, nonostante stesse cercando di aiutare il suo aggressore, purtroppo entrano in gioco degli elementi irrazionali, quello, ovviamente sono cose che non possiamo prevenire a prescindere, neanche con la bodycam, cioè non è la bodycam che ti azzera l'elemento irrazionale, si tratta semplicemente di ridurre, possibilmente azzerare, e saremmo tutti contenti, purtroppo, per la natura umana non è così, si tratta comunque di fare degli interventi strutturali che migliorino le condizioni di pazienti e del personale sanitario.

Io ripeto che spostare la responsabilità da tutti noi come Regione e dal personale sanitario, dai dirigenti, tutti quelli che si occupano di organizzare gli spazi e il lavoro sanitario al singolo lavoratore non sia efficace, semplicemente. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola il consigliere Sassone, prego.

 

SASSONE: Grazie presidente. Ho ascoltato gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto della maggioranza. Ringrazio ovviamente il collega Fiazza per la presentazione di questa risoluzione che ci dà, a mio modo di vedere, leggendole, ascoltando le risposte che sono pervenute dalla maggioranza, il quadro di come questa maggioranza in Regione, ma non solo in Regione Emilia-Romagna, proprio in tutta l'Italia, affronta il tema della sicurezza. Ovvero, parlano, apoliticamente dicono “bisogna prevenire in un sistema integrato”, poi nello specifico non riescono a dare alcun tipo di soluzione al problema.

Il collega Fiazza mi sembra abbia anche specificato nell'introduzione che fornire questi strumenti di protezione, questi strumenti di prevenzione, come volete definirli, al personale sanitario sono funzionali anche e soprattutto in un'ottica, sì, integrata, non è la panacea di tutti i mali, non è che se noi mettiamo una bodycam a un operatore sanitario, dopo azzeriamo le aggressioni. L'ha detto anche il collega Casadei che mi ha preceduto prima: se uno è irrazionale, se uno non ragiona, può avere qualunque cosa, ma comunque aggredisce l'operatore sanitario. E se veramente vogliamo prevenire molto bene, allora a questo punto, e parlate di un sistema integrato, magari lavorate alla base. E cos'è che spesso e volentieri crea il problema? Cos'è che spesso e volentieri crea l'irrazionalità da parte del soggetto che poi va ad aggredire un operatore sanitario? Magari che sta in un pronto soccorso per sette ore, otto ore, nove ore, si sente male e non viene seguito. Quindi, a questo punto, se volete entrare anche in un sistema integrato, andate a colpire quello che è un grande problema della Regione Emilia-Romagna, che sono le lunghe liste d'attesa, anche nei pronto soccorso, ma anche per fare delle visite. Basta pensare, se uno deve andare a fare delle visite e deve aspettare otto mesi, se magari quel giorno che arriva c'è un intoppo, c'è qualcosa, salta, o uno sciopero, e perde la visita, io non lo concepisco, è inammissibile, però una persona che non è magari -turata, anche psicologicamente, molto forte, può accadere in quello che è un comportamento inaccettabile, che è quello, ovvero, di aggredire una persona perché solamente poi chi è magari anche non solido da un punto di vista psicologico può arrivare a tanto, anche perché consciamente l'operatore che si ha di fronte è l'ultimo anello di una lunga catena, non è certamente il responsabile di quello che capita; purtroppo, è la persona che si trova di fronte al soggetto che è nervoso, irrazionale, avrà mille problemi e che ha come unico interlocutore dal punto di vista sanitario questo operatore che può essere un medico quanto un infermiere e, dotarlo di uno strumento, quello sì, di prevenzione, riduce sicuramente il rischio.

Per quale motivo: perché, se io so, se la persona che comunque sa che comunque magari non è nella fase dell'irrazionale che alcun elemento lo potrà distogliere dal voler aggredire l'operatore sanitario, se però io so che l'operatore è dotato di uno strumento riconoscibile, che comunque non mi permette in alcun momento di farla franca, io mi rendo conto che se agisco e faccio questo atto irresponsabile, sicuramente ne avrò delle conseguenze perché serve per individuare il reato, individuare la persona e non tirate in mezzo ancora una volta la privacy, come avete fatto per l'altra risoluzione delle videocamere, perché non c'entra nulla, il Garante della Privacy lo ha specificato perfettamente perché mi fa piacere che voi pretendiate, soprattutto a sinistra, volete le bodycam per le forze dell'ordine per vedere come operano all'interno dei servizi di sicurezza e di più chiedete anche il codice identificativo, però, quando si dà questo strumento agli operatori sanitari per tutelarsi, che quindi non devono fare ordine pubblico, non va bene perché c'è il problema della privacy, quindi, però, fate anche pace con voi stessi da questo punto di vista perché allora gli agenti di polizia per voi va bene e invece per l'operatore sociosanitario che è a tutela effettivamente non va bene.

Spiegatelo. Per la privacy? Perché quindi la privacy per la polizia dell'ordine con quella che c'è quando c'è un agente delle forze di polizia, quindi, in un luogo pubblico è diverso magari da quello dell'ospedale, vi ricordo che serve, l'ha detto anche il Garante della Privacy, il sistema della bodycam può essere utilizzato anche in ospedale perché viene mutuata la normativa per l'utilizzo all'interno dei servizi di pubblica sicurezza, quando c'è un concreto pericolo per l'operatore, cioè, l'operatore intravede che c'è un concreto pericolo, al di là di un pulsante antipanico che non esiste e quindi non andare dopo con Signal Air, mi fa piacere che dopo vi dicano che c'è il problema, ma qui si deve cercare di trovare una soluzione per far sì che quel pulsante, che quella segnalazione non arrivi mai. È questo il tema.

Cioè, la prevenzione, io non ho capito dalla collega Arduini, come fa la prevenzione, cioè, prevenzione postuma? Cioè, la presa in carico, tutto successiva, non c'è nulla di antecedente al fatto. Il fatto di preparare un operatore all'aggressione mi può star bene da un punto di vista psicologico, però, dopo che fa, che viene fatta la segnalazione, dopo che l'operatore viene preso in carico a seguito dell'aggressione, non è, dove è la prevenzione in questi comportamenti? È il minimo che deve fare un'amministrazione, il minimo che deve fare una Asl o comunque un datore di lavoro per tutelare, stare vicino ai propri dipendenti che si sono trovati a subire un'aggressione fisica, spesso e volentieri, appunto, per carenze dell'amministrazione stessa, che non è magari riuscita a garantire una vista in tempi rapidi, che non è stata in grado di fare magari delle analisi in tempi adeguati e che ha suscitato quella reazione inusitata, sbagliatissima, condannabile della reazione.

Quindi capiamo anche le motivazioni che portano spesso e volentieri queste persone che non sono dotate di una totale, come dire, capacità di definirsi, di controllarsi, quindi di razionalizzare il momento ad avere un atteggiamento del genere. Ebbene, spesso e volentieri fare anche sul gesto di mettere il dito sulla bodycam per azionarla, perché la bodycam non è sempre aperta, è l'operatore che deve poi azionarlo nel momento di aggressione. Ebbene, anche solo quell'attimo, anche solo quel secondo, può ingenerare nel soggetto, che secondo me, ribadisco, vuole procedere con un'aggressione effettiva e fattiva nei confronti dell'operatore, uno stop nell'azione, una riflessione che può durare anche pochi secondi, se si rende conto di quello che sta facendo, cioè che sta staccando nell'operatore che sta subendo quella che sembra essere una vera e propria aggressione, un atto intimidatorio che magari si rende conto che lo sta facendo, recepisce la problematica e non tanto magari per il fatto che ne potrà avere delle conseguenze successivamente che si ferma, ma perché magari si rende conto che il suo comportamento sta generando in un'altra persona un momento di pericolo e si ferma, perché non tutti poi sono pazzi e irrazionali.

Ma se noi riusciamo a interrompere quel circuito dal momento, passatemi il termine, della follia per cui io voglio aggredire un operatore sociosanitario perché magari un medico non mi ha visitato subito, faccio l'esempio più classico o perché l'ambulanza arriva in ritardo, purtroppo faccio questi esempi perché sono quelli che dalle cronache si leggono. Ebbene, nel momento in cui io riesco a interrompere il circuito mentale per cui parto con la volontà di aggressione e vedo che questo operatore sta facendo qualche cosa per mettersi in sicurezza, quale può essere, perché poi è evidente una bodycam, ebbene, quello può essere un elemento che blocca, interrompe la situazione anche del soggetto e produce il fattore che questo si fermi, per dire, può essere un caso, ma a prescindere da tutto, sapere che un operatore ha uno strumento che ti permette di identificarti nel caso in cui tu puoi qualcosa e anche a livello processuale, è elemento di prova, perché una cosa è fare un'aggressione tra una persona fisica, tra due persone fisiche dove non ci sono testimoni, allora lì poi si vedono le dichiarazioni neanche se uno è pubblico ufficiale.

Quando poi ci sono però i documenti, quando ci sono le riprese televisive, e lì c'è, non c'è nulla che tenga. Il soggetto poi comunque pagherà le conseguenze. Non è magari una cosa ottima per l'operatore perché subisce l'aggressione, certamente sì, però anche a livello processuale o conseguenze che dovrà avere sono sicuramente minori perché le forze dell'ordine, tutti quanti potranno con le telecamere della bodycam intervenire immediatamente anche successivamente, con un arresto anche successivo, perché è stato introdotto poi anche con decreto sicurezza l'arresto non in flagranza ma nelle 24 ore successive per determinate questioni, ma sicuramente il collega sarà più bravo di me, che è un penalista, io sono solo un piccolo civilista.

Quindi, a mio modo di vedere, comprendiamo la difficoltà di dire sì a una risoluzione presentata dalle minoranze, che ha assolutamente un discorso di logica, di buon senso, che porta dei numeri, che non dice come sbagli, non è ideologizzata per dire “voi sbagliate, noi facciamo bene”. È una proposta che viene posta sul tavolo, non è la prima in Emilia-Romagna, ha già prodotto dei risultati, mi sembra di poter dire che anche gli operatori sanitari non sono contrari all'introduzione. Una volta tanto, magari ascoltiamoli, una volta tanto, magari proviamo ad ascoltare una proposta di buonsenso anche della minoranza e non trinceriamoci sempre sul discorso della sicurezza in prevenzione, che però voi dite di fare in una determinata maniera, ma mai spiegando in termini concreti come viene fatta, perché quella che ci avete raccontato fino ad oggi su questa risoluzione non è prevenzione, ma è solo intervenire in maniera postuma a quando si verifica un episodio di questo genere. Grazie presidente.

 

PRESIDENTE (Lori): Chiedo se qualcun altro intende intervenire. Ha chiesto la parola il consigliere Costa, prego.

 

COSTA: Grazie presidente. Una considerazione generale che esula dal merito per un secondo dell'oggetto in discussione che però penso di poter condividere con un'assemblea qualificata come questa. A quale livello di degrado tra le relazioni personali siamo giunti se c'è bisogno di dotarci, quasi in ogni ambito della vita pubblica e sociale, di telecamere che ci sorvegliano? Dobbiamo metterle sugli autobus a difesa dei controllori e degli autisti, dobbiamo metterle sui treni, dobbiamo metterle negli ospedali, dobbiamo metterle agli angoli delle strade. È un oggetto di riflessione, credo, insomma, sul quale questa Assemblea, proprio per il valore che essa ha, dovrebbe compiere perché poi magari ci aiuta insieme a condividere altre strategie da mettere in campo in futuro per una de-escalation, sostanzialmente. Credo che nessuno, nemmeno chi ha proposto questa risoluzione, abbia piacere a che si debba arrivare a strumenti di controllo nei luoghi pubblici o di incontro così diffusi. Penso che sia uno spirito condiviso questo.

Per quanto, invece, attiene, al netto di questa considerazione generale, la questione delle bodycam di cui dotare il personale, in particolar modo sanitario che opera nei nostri pronto soccorso: non ne faccio una questione di privacy, non è quello che mi preoccupa, credo che vada fatto un confronto serio, approfondito con le organizzazioni di rappresentanza e con gli operatori stessi per definire insieme una pluralità di azioni che possono, da un lato, garantire maggiore sicurezza e, al contempo, migliorare le qualità di vita, tanto dei lavoratori quanto degli utenti, in questi luoghi, in particolare nei nostri pronto soccorso. In un ambiente dove non regna la foga, l'eccessiva intensità di cura, l'estrema urgenza, sicuramente, tanto l'operatore quanto l'utente, arrivano e mantengono uno stato d'animo decisamente diverso e meno necessitante di gestione di quanto, invece, purtroppo, spesso e troppo spesso, avviene.

Quindi, una pluralità di azioni che parte però da un rinnovato investimento in quest'ambito. La miglior sicurezza per gli operatori della sanità credo sia un investimento in sanità, a partire da un investimento sul personale. Vanno rese maggiormente attrattive le professioni sanitarie dal punto di vista economico, delle garanzie e di carriera, dei percorsi di formazione, dei diritti del lavoro, in maniera da poter fare anche un reclutamento più importante e, laddove necessitano tre infermieri, non averne uno che copre contemporaneamente le necessità di 12 o 15 pazienti per volta, così ingenerando quella situazione di tensione che può scaturire in un momento di scontro, più che di incontro, come invece dovrebbe avvenire, laddove c'è una persona che ha bisogno di cura e c'è qualcuno che ha le competenze per offrirgliela quella cura.

I nostri pronto soccorso dovrebbero essere appunto luoghi di incontro, non di scontro e per farlo abbiamo bisogno di più personale, per farlo c'è bisogno, non è una questione di voler buttare la palla in tribuna, c'è bisogno di un rinnovato investimento sulle professioni sanitarie.

Detto che mai niente, nessun ritardo può giustificare, ma credo che anche il collega Sassone questo lo abbia chiarito, nessuna situazione peculiare possa giustificare un atto di violenza o di aggressione verso un operatore sanitario, quindi, non la giustifico mai, puoi anche essere sotto stress, preoccupato per la tua salute, essere in attesa, questo non ti autorizza mai, passi immediatamente dalla parte del torto, ad aggredire un operatore. Se invece stai subendo una mancata risposta, una risposta ritardata, hai tutti gli istituti per far valere i tuoi diritti e per avere ragione di quel disservizio che stai subendo, quindi, mai si giustifica un atto di violenza verso un operatore della nostra sanità.

Al netto di questo, torno a dire, noi abbiamo bisogno di migliorare la qualità della vita, tanto degli operatori quanto degli utenti, in questi luoghi. E lo si fa, dicevo, con un rilancio di investimento sul personale, ma anche con un rilancio su quella che è l'infrastruttura complessiva, attraverso la quale si articolano i servizi sanitari sul nostro territorio, in maniera tale che quel milione e 800 mila cittadini emiliano-romagnoli che afferiscono annualmente nei diciotto pronto soccorso dell'Emilia-Romagna, determinando cioè una quantità di accessi che è ingestibile, trovi una risposta prima di doversi recare al pronto soccorso e in questo sta il lavoro che l'Emilia-Romagna sta facendo in attuazione, sicuramente, dei piani nazionali sovraordinati, ma provando a metterci anche del suo in termini di innovazione e l'accordo che è stato fatto siglato con la FING nei giorni scorsi è un passo importante di ricostruzione, di rilancio su quelle che sono le cure primarie e quindi di prossimità dei servizi sanitari verso i cittadini.

Quindi, da un lato, abbiamo bisogno di rinnovare, rinforzare l'architettura dei servizi in sanità sul territorio, in maniera da determinare un accesso meno pressante sui nostri pronto soccorso e, dall'altro, come dicevo, c'è bisogno di una riflessione generale che però deve essere nazionale, deve coinvolgerci realmente tutti, io credo che questa sia una sfida, al di là della risoluzione di oggi che pone l'accento su un argomento assolutamente determinante, abbiamo bisogno complessivamente di lavorare perché nei pronto soccorso e da lì in su, ci siano condizioni di vita migliori, tanto per gli utenti quanto per i lavoratori, e questo non può essere un tema che svolge da sola una regione, perché ci sono competenze giustamente nazionali, a partire da quelle che regolano il rapporto di lavoro con gli operatori sanitari stessi.

Ecco perché io credo che il buono della risoluzione sia portare nuovamente all'attenzione questa tematica, già sollevata nei mesi scorsi anche dalla collega Arduini e in diversi altri atti, sollevata quasi ogni volta che la cronaca ci restituisce un nuovo episodio, provando insieme a allargare il confronto per costruire una strategia plurima, di più azioni diverse che insieme contribuiscono a offrire una risposta a questo tema, di cui però dobbiamo realmente smettere di parlarne, su questo sono d'accordo, per iniziare ad agire.

Non credo che la risposta sia solo e soltanto quella delle bodycam. Mi permetta, lo dico davvero in punta di piedi, il collega Sassone, non si possono equiparare gli operatori sanitari agli operatori di polizia, che hanno tutt'altro tipo di formazione, che operano sulla strada e non dentro un pronto soccorso, quindi, una bodycam su un poliziotto è assolutamente diversa anche come strumento rispetto a quella che viene proposto di mettere sulla divisa, sul camice di un infermiere.

Torno a dire, credo che la risposta non sia, non stia nelle bodycam, ma che di questa questione abbiamo assolutamente urgenza di parlarne, costruendo una strategia il più rapidamente possibile. Una risposta è sicuramente quella che si sta mettendo in campo, ma che non dispiegherà i suoi effetti nei prossimi giorni, nelle prossime settimane. È inutile raccontarci che da domani non avremo più il problema grazie a ciò che si sta mettendo in campo dal livello nazionale al livello regionale, passando al lavoro delle nostre direzioni sanitarie nelle aziende territoriali. E quindi servono anche altri tipi di interventi dentro ai pronti soccorsi, sui quali, io sono d'accordo, si possa assolutamente e si debba assolutamente discutere.

 

PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola il consigliere Gordini.

 

GORDINI: Grazie presidente. Alcune brevi note, mi permetterò di leggere l'iPhone che non è mai molto carino nei confronti di chi ascolta, però per cercare di citare cose più o meno precise.

Parto da quello che diceva adesso il consigliere Costa, sottolineando, l'hanno detto prima anche altri colleghi, quanto il tema sicurezza, che è un tema che oggi ha permeato questa Assemblea, sia un tema, definiamolo multifattoriale, quindi, come tale, va riempito di tanti contenuti. Qui c'è l'assessore Fabi. Se ben ricordo, un po' meno di un anno fa era stato presentato, credo anche in Assemblea, i primi risultati del progetto Cura Chi Ti Cura - forse cito male lo slogan - che era esattamente quello di prendersi cura, nel senso più alto del termine, proprio del personale che lavora nelle strutture sanitarie e, a maggior ragione, nei centri, nelle attività di emergenza con un'importante attività formativa che tocca tanti settori, ad iniziare da quello relazionale, ad iniziare da quello, ovviamente, del personale del pronto soccorso che sulla relazione investe una grandissima parte del proprio lavoro.

Dico questo perché le strutture, il ricorso, non tanto gli atteggiamenti sanzionatori piuttosto che normativi, a cui, va detto, questo Governo come scelta politica ci ha abituato fin dalle prime ore, di entrate in funzione, con i decreti che cercavano di limitare anche, non mi viene il nome, le feste di massa, adesso mi aiuterete a ricordarlo, non solo con un atteggiamento di questo tipo, ma anche con un qualche cosa che vada ad aiutare per davvero gli operatori senza infilarli in percorsi di ulteriori criticità. Lo dico anche, per questo leggevo il display, perché mi sembra di poter dire, giustamente il collega Sassone diceva che è un civilista, un suo collega è un penalista, io proprio no, non ho nessuna competenza di questo tipo, quindi, magari sbaglio, però mi sembrava di poter dire che la legge 80 del giugno del 25 dica all'articolo 21 che le forze di polizia potranno indossare bodycam sulle divise, dispositivi di sorveglianza idonee a registrare, eccetera, eccetera, nonché in ambito ferroviario, a bordo treno, la stessa facoltà è prevista - perdonate perché ho cliccato male - nei luoghi e negli ambienti cui vengono trattenute persone sottoposte a restrizione della libertà personale, quindi, questa potrebbe essere eventualmente l'equivalenza, questa è una nota dell'assessorato, quindi, ho di fronte l'assessore, quindi, se mi smentisce, fa solo bene, ovviamente, mi fermo, che potrebbe essere una assonanza rispetto a dove potrebbe essere consentito, per chi fa un'attività, è già stato ricordato prima da qualche collega, mi ha preceduto un conto e fare un'attività legata alla pubblica sicurezza, come quella che devono fare formati e nel rispetto di tutte le norme, il personale delle varie forze dell'ordine e un conto è invece essere in situazioni che possono diventare conflittuali per chi - ce lo ricordava la consigliera prima - è lì per prendersi cura dei pazienti, a maggior ragione in momenti concitati. Allora, questa è un po' la discrepanza: se prima ci veniva detto perché voi della sinistra vorreste le telecamere e il numero identificativo, che è un qualche cosa viene rivendicato da tempo, Genova se ricordo bene o dopo Genova. Quindi se questo noi vorremmo, che siamo della sinistra, sul personale delle forze dell'ordine, perché non lo volete sul personale che fa attività sanitaria? Potrei perfino - forse fuori tema - ribaltare la domanda e dire: ma se voi lo volete sul personale che fa assistenza sanitaria, perché non lo volete sulle forze dell'ordine? Poi non dovete rispondere in questa sede, però è un interrogativo che rimane lì, che magari coinvolge tutti noi oppure invece può passare sotto silenzio in tutti i modi, però certamente, anche alcuni degli episodi che abbiamo visto, che riguardano tutti, potrebbero vedere non solo il giaccone rosso di quello che partecipa, da vicino, da lontano, agli scontri di Torino, ma anche il numero che poteva avere sul casco del poliziotto che manganella quel poverone che poi rimane per terra col sangue.

Allora, se il tema sicurezza non è solo questo, questo era un modo per ravvivare il pomeriggio, se il tema non è solo questo, ma è quello di capire come all'interno delle strutture sanitarie si può provare a prevenire il momento dello scontro, che è la stessa cosa che veniva evocata prima spingendo il dito del grilletto della telecamera - non vorrei col grilletto aver citato - e la telecamera, che è un meccanismo anche quello di prevenzione, ovviamente tardiva, perché a quel punto la dinamica si è già accesa nel modo che si rischia di portarci allo scontro, proviamo a rimanere su un tema di confronto civile, di dotazione di strumenti, di dotazione di formazione, di dotazione di una preparazione anche relazionale a un contesto, veniva citato prima, se ricordo bene, da Costa, che è sempre più critico e se, eccolo qui, sempre più critico e ci pone sempre di più davanti a un tema di sicurezza che ha allargato a tante cose, le cose comportamentali e le cose organizzative negli ambienti di lavoro. Tutto qua.

 

PRESIDENTE (Lori): Chiedo se ci sono altri che intendono intervenire. Non c'è nessun altro iscritto. Invece non è così, ha chiesto la parola il consigliere Pulitanò, prego. 

 

PULITANÒ: Grazie presidente. Ringrazio anche il consigliere Fiazza che ci dà l'opportunità di affrontare un tema che purtroppo è diventato emergenziale. Viviamo, come diceva correttamente prima qualcuno prima di me, viviamo in tempi in cui, purtroppo, dobbiamo, la politica, chi ha ruoli di responsabilità, si deve anche misurare sul trovare i modi migliori per poter cercare, quantomeno, di ridurre al minimo i rischi per gli utenti e i rischi per gli operatori, per tutti gli operatori dei servizi pubblici e, tra questi, purtroppo, ci sono anche gli operatori sociosanitari che tutti i giorni lavorano, a volte in condizioni difficili, a volte in condizioni di profondo stress e, purtroppo, rispondo a quella domanda un po', senza alcuna offesa, retorica che faceva il consigliere Costa prima di me: sì, purtroppo, viviamo in tempi in cui forse un controllo antecedente e finalizzato all'evitare che certi incresciosi fatti si verifichino, purtroppo, è fondamentale ed è diventato anche un tema non più rinviabile.

E allora, le istituzioni si devono fare carico, alla luce dei dati che sono stati puntualmente rassegnati all'interno di questa risoluzione, perché questo è un percorso lungo che proviene anche da lontano e che ha visto anche la Regione Emilia-Romagna molto impegnata dal punto di vista della comunicazione, è stato ricordato prima, la campagna di prevenzione di comunicazione “Più cura per chi cura” e, allora, la scelta politica che ha fatto questa Regione nel corso degli anni è stato quello di, evidentemente, puntare tutto sulla comunicazione, tutto sull'educazione e i dati dimostrano che questo approccio, da solo, non serve, non è utile perché i dati - sono stati rassegnati prima dal consigliere Fiazza, sono stati tristemente ripresi anche da qualche consigliere che siede nei banchi della maggioranza - i dati, purtroppo, delle violenze nei confronti degli operatori sociosanitari sono aumentati. Quindi, questo approccio del tutto legittimo, che mi trova anche concorde, finalizzato solo ed esclusivamente alla comunicazione e all'educazione, evidentemente non basta, non è sufficiente e quindi è necessario, credo, dare ulteriori risposte. E dare ulteriori risposte attraverso lo stanziamento maggiore di fondi al Servizio Sanitario Nazionale, questo è stato fatto ed è stato riconosciuto, anche, seppur a denti stretti, in quest'aula da qualche assessore.

Una legge particolare nel nostro ordinamento nel 2024 ha inasprito le pene per chi compie, pone in essere dei reati all'interno degli ospedali, all'interno dei nosocomi, all'interno dei pronto soccorso; ha aggiunto una nuova fattispecie di reato che è quello di danneggiamento dei beni destinati al servizio sanitario. È sufficiente? Chiaramente no, ma è un altro tassello che serve per cercare di eliminare o, quantomeno, di ridurre al minimo aggressioni che tendenzialmente e in generale sono da qualificare come intollerabili, fatte anche a chi ogni giorno lavora per tutelare la salute degli altri, sono semplicemente inaccettabili e, quindi, ulteriore finanziamento, ulteriori presidi giudiziari a tutela degli operatori sociosanitari.

Manca un altro tassello e qualcuno prima diceva “forse è giusto avviare un'interlocuzione con le forze sindacali” e le forze sindacali, dalla Cgil alla Cisl, passando dalla NAU, tutte, anche le sigle sindacali specialistiche dicono e chiedono l'introduzione dei mezzi presenti all'interno di questa risoluzione, vi invito a vederle. Soprattutto la Cisl ha fatto un decalogo di dodici proposte. Tra queste ci sono le bodycam, tra queste ci sono l'utilizzo, l'introduzione degli smartwatch e sono tutti i presidi - udite udite - che sono state introdotte anche da regioni governate dal centrosinistra perché riteniamo essere semplicemente delle implementazioni, delle introduzioni, delle sperimentazioni di buon senso. Panacea di tutti i mali? Risolveremo il problema? Probabilmente no, ma sicuramente sarà l'ennesimo presidio per cercare, come dicevo prima, di eliminare alla radice o, quantomeno, di limitare aggressioni di questo tipo e, quindi, ce lo chiedono le associazioni sindacali, lo chiede anche la politica, amministrazioni di centrosinistra sono già andate in quella direzione e, allora, non si capisce perché in quest'aula, come sempre, condividiamo le ragioni di principio, ma non ci piace la ricetta. Per una questione di privacy? Non credo. Perché le bodycam potrebbero andare ad alterare il lavoro degli operatori sociosanitari? Non credo neanche in questo senso perché sono gli stessi operatori tramite i corpi intermedi, quindi tramite i sindacati, che chiedono l'introduzione di questi mezzi. Sulle bodycam, qualcuno prima di me diceva, se vale per uno non vale per l'altro rispondendo agli input del consigliere Sassone. No, per noi vale per tutti, tant'è vero che il governo Meloni è stato quello di introdurre le bodycam col secondo decreto sicurezza, proprio perché riteniamo che le bodycam non sono solo uno strumento utile alla ricostruzione di un fatto, ma sono principalmente uno strumento di prevenzione, di deterrenza nei confronti di chi tutti i giorni fa un lavoro difficile, a contatto con il pubblico.

Per queste ragioni crediamo che, insieme all'assunzione di nuovi medici, insieme all'aumento degli stipendi, insieme all'incremento del fondo sanitario, insieme all'introduzione di nuove fattispecie criminose, insieme alla comunicazione, insieme a campagne di prevenzione, servono anche questi presidi, senza alcuna polemica, ma solo ed esclusivamente per fare una battaglia di buonsenso, esattamente come altre maggioranze di centrosinistra a livello regionale hanno fatto nel nostro paese. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Non vedo altri iscritti, apriamo le dichiarazioni di voto. Cinque minuti per ogni consigliere. Ha chiesto la parola al consigliere Fiazza, prego.

 

FIAZZA: Grazie presidente. Intanto vorrei ringraziare chi ha preso una certa posizione all'interno di questo dibattito, mi riferisco in particolar modo ai colleghi che sono intervenuti della minoranza, da Pulitanò a Sassone a Marcello. Ringrazio anche altri interventi che, ad esempio quello della collega Arduini, ha vissuto sulla propria pelle quello che purtroppo accade all'interno di alcuni ospedali della nostra Regione e della nostra nazione e quindi ringrazio per aver portato proprio sulla sua pelle quello che è successo. Altri interventi, per esempio quello di Costa: sì, anch'io e sicuramente nessuno di noi vorrebbe portare certe volte alcune proposte simili, per esempio, quelle di riprendere quello che succede, vorremmo che non accada, però purtroppo questa è la realtà. Quindi, ho imparato da amministratore che, quando succede qualcosa, bisogna prendere delle scelte, bisogna mettere in campo qualcosa che, come dire, limiti il fenomeno.

E quindi questo, sono consapevole che la proposta delle bodycam e di smartwatch sia una parte di quello che si può fare, questo mi è chiaro e sono sicuramente consapevole, siamo consapevoli che se si mette in campo questo non risolviamo tutto e va bene, però sappiamo bene che, come per esempio si è parlato di sicurezza e della sicurezza urbana, uguale avviene qui, cioè, mettere insieme più risposte, il problema si può arginare. Quindi io speravo che, davanti a una proposta del genere, posso capire che viene dalla minoranza, posso capire che, come dire, quando arriva una proposta dalla minoranza la si prende magari un po' con sufficienza, però magari, come dire, io quello che proponevo era un progetto sperimentale, no? Quindi, magari metterlo in campo nel pronto soccorso dove ha visto più reati di questo genere all'interno della nostra Regione e dire stanziamo 10-15 mila euro per un po' di bodycam, le mettiamo lì e vediamo cosa succede. Poi magari, dopo un anno, se le aggressioni aumentano, il consigliere Fiazza ha proposto qualcosa di totalmente sbagliato che non sta né in cielo né in terra, togliamo le bodycam e non mettiamo più le bodycam in nessun ospedale della nostra regione.

Però ci sono alcune regioni e non è una, non sono due ma sono più di sei, e ci sono anche alcune ragioni che non sono di centrodestra, che hanno messo in campo questa risposta, e quindi pensavo di, come dire, di portare in aula un tema che potesse dare una risposta concreta agli operatori che hanno subito quello che ha subito la nostra collega Arduini. Invece ho sentito, ecco, e poi aggiungo, ricordo anche i 5 Stelle, che come sempre quando arrivano proposte da parte della Lega, Fratelli, eccetera, come sempre, barricata, però i 5 Stelle amministrano, cioè, quindi stanno amministrando, e capisco che magari non l'abbiano mai fatto e gli torna difficile mettere in campo delle soluzioni, però non ho sentito una soluzione. Cioè io capisco che ci siano dei, come dire, delle campagne attive e c'è la possibilità di premere il bottone e quindi chiedere assistenza, va tutto bene, però io credo che una soluzione in più sul tavolo possa essere utile. I 5 Stelle, probabilmente pensano che tutto va bene così e facciamo un po' di teoria, come spesso piace fare, ma poi sugli elementi pratici non ci arriviamo mai.

Va bene, prendo atto e ringrazio chi voterà favorevolmente a questa proposta. Il mio voto ovviamente sarà scontato e a favore. Mi aspettavo qualche soluzione in più. Speriamo di non dover commentare tra poco altri brutti episodi simili, sapendo e essendo tutti ben consapevoli che qualcosa in più si poteva fare, ma si è deciso di non fare.

Colgo comunque la proposta del collega Costa che dice “proviamo a mettere insieme più proposte”, va bene, io a parte questo farò sicuramente la mia parte ma questo poteva sicuramente essere un inizio. Così non è stato, bene, ne prenderemo atto. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola la consigliera Evangelisti, prego. 

 

EVANGELISTI: Grazie presidente. A nome del gruppo di Fratelli d'Italia ringrazio Tommaso Fiazza, capogruppo della Lega, per aver presentato questa risoluzione che voteremo convintamente. Apprezzo molto anche il piglio con cui il collega, che è stato fino a poco tempo fa sindaco, presenta atti con cui cerca di risolvere, di dare risoluzioni, a casi concreti e a problemi che esistono. Perché quando finalmente vivremo tutti noi nel migliore dei mondi possibili, quando cioè non ci sarà più violenza, quando la prevenzione avrà portato i risultati sperati, posto che sono un'attività di prevenzione e di sensibilizzazione certamente è utile e ci deve essere, e anche peraltro viene richiamata negli impegni di questa risoluzione, ma fino a quando, appunto, tutto ciò non porterà un risultato positivo e, a nostro avviso, così come viene esplicitato in questa risoluzione, occorre trovare soluzioni.

Soluzioni che possono essere temporanee, possono essere sperimentali, come appunto è indicato anche dalla risoluzione; possono poi essere soluzioni adottate a cui consegue un monitoraggio per verificarne l'efficacia. Nessuno ha la scienza infusa, ma noi riteniamo che rispetto ad un fenomeno come quello delle aggressioni al personale sanitario, un fenomeno che non è più sporadico, non avviene una volta ogni tanto, ma avviene sempre più frequentemente, legato, appunto, alla difficoltà di ricevere prestazioni, ma legato, purtroppo, anche a situazioni di malessere, di disagio, di fragilità che affliggono sempre più spesso persone, appunto, della società civile. Non è una colpa, ovviamente, è un fatto e, quindi, noi crediamo che i medici, gli infermieri e il personale sanitario che lavorano nei presidi di pronto soccorso, ma anche semplicemente negli ambulatori singoli, abbiano, appunto, la necessità di ricevere protezione, di essere tutelati e ritengo che in tutti noi ci sia anche, appunto, che operiamo nelle istituzioni, un dovere di porre, appunto, una soluzione o, quantomeno, di provarci. Questo, ovviamente, non viene, appunto, anche presentata per come formulata nell'atto come l'unica soluzione possibile, ma come una delle soluzioni. Può essere, appunto, uno strumento, a nostro avviso, di protezione, ma anche uno strumento di deterrenza, perché gli infermieri, perché i medici, perché non gli agenti.

Intanto, il personale sanitario è identificato con un badge e quindi insomma non ha necessità di essere identificato con un numero di matricola. Perché è una telecamera o una bodycam, perché appunto è uno strumento di protezione e, a nostro avviso, sicurezza significa protezione, ma significa anche lavorare con maggiore tranquillità e, quindi, anche erogare prestazioni migliori. Riteniamo, quindi, che la proposta, così come presentata, non fosse anche perché si chiede di adottarla su base volontaria, quindi, non un'imposizione che la Regione, appunto, adotta e declina, appunto, sul personale, ma una sperimentazione che la Regione Emilia-Romagna potrebbe adottare, così come hanno fatto altre regioni, che non sono poche e nella presente risoluzione ne vengono citate almeno sei. Potrebbe essere anche un'indicazione quella, appunto, di avviare anche, come dire, un tavolo di consultazioni con chi questa sperimentazione, appunto, l'ha già posta in essere.

Per questo voteremo a favore della risoluzione e auspichiamo che anche la maggioranza possa accordare il proprio parere positivo a questo atto. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola la consigliera Arduini, prego.

 

ARDUINI: Grazie presidente. Rinnovo il ringraziamento al consigliere Fiazza e rinnovo la disponibilità nel cercare di implementare tutte le possibilità di prevenzione della violenza contro gli operatori, ma ci tengo a sottolineare, proprio per la mia esperienza che, come ho detto anche prima nel mio intervento, aggiungere un altro strumento tecnologico nei confronti e addosso agli operatori sanitari non lo ritengo giusto perché vuol dire che, allora, il nostro lavoro è soltanto per prevenire atti di violenza, invece che concentrarci sulla cura. Il lavoro nostro, degli infermieri, degli operatori sanitari, del medico, è fatto di relazione e quindi qui riprendo le parole del consigliere Costa che diceva prima: investiamo sul tempo il tempo di relazione, investiamo sul personale, investiamo sui luoghi che possano permettere la prevenzione e la relazione e relazione vuol dire spiegare.

Nel mio caso specifico, la violenza che ho subito è stata da parte di parenti. Parenti che non avevano compreso appieno la situazione nella quale si trovava il proprio caro.

Ecco, investire sulla prevenzione, come ho detto prima nel mio intervento, che forse dopo magari condividerò in privato con il consigliere Sassone, tutto ciò che mette in atto la Regione è utile e fondamentale, ma la relazione di cura è quella sulla quale dobbiamo continuare ad investire maggiormente. Quindi, se mi devo rimettere i panni da infermiera, pensare di dover fare il mio lavoro con l'idea di dover accendere un dispositivo che possa sorvegliare un atto di violenza, ecco, io piuttosto preferisco concentrarmi sulla relazione nei confronti della persona che ho davanti e nel favorire, ripeto, la relazione.

Quindi, mettiamoci a disposizione, mettiamoci al lavoro per capire che cosa potrebbe essere utile davvero; non un ulteriore strumento fisico, ma un ulteriore modalità di relazione che possiamo dare a tutti i professionisti.

Io sono assolutamente a disposizione perché è uno dei primi temi sui quali mi sono messa al lavoro e, come maggioranza, abbiamo sostenuto, però vedo anche, confrontandomi con i diversi portatori di interessi, anche le varie professioni, gli ordini delle professioni infermieristiche, che non c'è stata poi effettiva valenza di questo strumento come, appunto, disincentivo alla violenza.

Quindi, assolutamente piena disponibilità, ma come Partito Democratico voteremo contrari a questa risoluzione, ma siamo disponibili per trovare insieme delle modalità per favorire la relazione di cura che penso che sia l'elemento fondamentale del lavoro di chi opera in sanità. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola il consigliere Trande, prego.

 

TRANDE: Grazie presidente. Il collega Fiazza ha il merito di aver portato ancora una volta in aula un tema di grandissima rilevanza, un tema importantissimo, che negli ultimi anni ha visto una crescita quantitativa, con relativi impatti anche in termini di qualità delle cure, decisamente consistente. Per cui questa è una discussione utile, al di là di quello che sarà l'esito, perché credo che poi le scelte migliori, anche se nell'immediato, ma quelle che andremo a fare in futuro, si costruiscono anche attraverso il confronto, la discussione, anche quando all'inizio, magari, non si concorda, come in questo caso ed è la dichiarazione di voto che faccio a nome di Alleanza Verdi Sinistra perché riteniamo che questa proposta, questa risoluzione presenti molteplici problematicità, a partire da quelli relativi proprio alla vicenda sanitaria in sé, alla relazione di cura, all'alleanza di cura e terapeutica che viene stabilita ogni volta tra il sanitario e il paziente. Io credo che ci siano anche problemi di privacy, ma questo è un elemento sul quale non riesco oggi a fare ulteriori approfondimenti. E poi penso che ci sia un tema più generale, della capacità di strumenti di questo tipo di avere effettivamente poi quell'effetto di deterrenza, quell'effetto di prevenzione.

Adesso, io faccio un esempio generale, lo offro anche questo come motivo di riflessione. Negli ultimi dieci anni credo che in Italia abbiamo installato circa un milione di telecamere per la videosorveglianza e siamo qui quotidianamente ogni giorno a parlare di emergenza sicurezza e di sicurezza urbana. Noi il tema dell'efficacia di questi strumenti prima o poi dovremo porcelo. Io capisco, viene spontaneo ogni qualvolta c'è un fatto di cronaca, ogni qualvolta c'è un fatto truce, particolarmente riprovevole, intollerabile per la cittadinanza, per l'opinione pubblica, scatta il meccanismo, specie nelle città, delle telecamere di videosorveglianza. Però io mi limito a registrare che, al momento, dal punto di vista anche della letteratura specializzata, non esiste una sola evidenza che questi strumenti sono in grado di fare prevenzione.

Poi, collega Fiazza, io mi permetto di fare un'altra annotazione, non voglio in alcun modo dare suggerimenti. Si chiede con questa risoluzione di fare una sperimentazione, ma lei la sperimentazione ce l'aveva già. Qui fa riferimento a tutta una serie di regioni che hanno introdotto in via sperimentale. Sarebbe stato molto interessante, a meno che lei non l'abbia detto nella sua illustrazione perché io ero via e me ne scuso, ma all'inizio avevo un problema, non sono riuscito ad ascoltarla. Sarebbe stato molto interessante portare qui in aula i risultati di quella sperimentazione perché, se in un paragrafo della sua risoluzione si dice che continuano ad aumentare in maniera inarrestabile e, nell'altro, si dice “diverse regioni hanno introdotto in via sperimentale” e, nonostante ciò, continua ad aumentare, io non riesco a capire, non riesco a fare una valutazione di efficacia.

Cioè, noi avevamo delle sperimentazioni già costruite. Sarebbe stato interessante capire cosa è successo in Lombardia; cosa è successo in Campania. Non è un problema di colore politico. Cosa è successo in Veneto. Avremmo avuto un ulteriore elemento sul quale riflettere e lei avrebbe potuto alla fine non chiedere soltanto una sperimentazione, ma addirittura l'adozione sistematica o parzialmente sistematica, avrebbe trovato poi lei la formula più adatta e anche compatibile dal punto vista economico, perché sono tecnologie che non sono naturalmente molto economiche.

Quindi, noi, al momento, non riteniamo ci siano le condizioni per esprimere un voto positivo. Pensiamo che la vicenda della tutela e della difesa degli operatori sanitari vada affrontata soprattutto dal punto di vista della formazione, dal punto di vista del potenziamento del rapporto, della relazione di cura e del potenziamento del personale. Se queste cose accadono con più frequenza nei pronto soccorso, lo sappiamo, non sto mica svelando, una ragione ci sarà e la ragione è il carico di lavoro, il carico emotivo che normalmente si abbatte, quotidianamente si abbatte sui pronto soccorso. Ecco, noi in via primaria dovremmo provare a lavorare lì.

Poi, ripeto, se acquisiremo nel frattempo elementi che ci diranno che questo è in grado di fare prevenzione, ma perché no? Non c'è una chiusura ideologica, so che vi piace, c'è una chiusura legata ai dubbi che abbiamo legati all'effettività e all'efficacia di questa proposta. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola il consigliere Casadei.

 

CASADEI: Grazie presidente. Nell'esprimere il mio voto contrario a questo atto, ma la mia intenzione a confrontarsi sul tema della sicurezza, come ho detto, partendo dal presupposto giusto per cui dei problemi di aggressioni che all'interno delle strutture sanitarie esistono e vanno affrontate, ripeto che, quando si parla di sistema integrato, non si parla di un sistema in cui si integrano degli strumenti, ma di un sistema, ripeto, complesso e che, quindi, va analizzato nella sua interezza. Per cui, rigetto al mittente l'accusa di non proporre delle soluzioni perché ho parlato quasi dieci minuti prima e ho proposto tutte delle soluzioni alternative che partono da una visione complessa e completa del problema, non solo delle soluzioni facilmente vendibili elettoralmente, la metto in questo modo. Cioè, non è che se tu presenti la webcam hai proposto la soluzione. È chiaro che anche quello viene proposto come elemento di un insieme di soluzioni, ma concentrarsi su questa cosa, io penso che sia una proposta spot e, come ha detto il collega Trande prima di me, tra l'altro, uno spot già iniziato da altre regioni e che ancora non ha prodotto risultati in termini di analisi successive rispetto alla sperimentazione.

Parlando di sistema integrato, qua si parla di sistema, ripeto, complesso che riguarda l'approccio, riguarda il tempo, riguarda i rapporti interpersonali, riguarda l'organizzazione, riguarda le strutture stesse, l'organizzazione degli spazi. Potrei continuare così per un'altra ora e mezzo, ho solo due minuti di tempo, quindi evito la lista della spesa, ma tanti sono gli interventi da fare, tanti gli interventi fatti, tante le attività iniziate dall'assessorato.

Mi permetto anche di dire che è stato anche il problema dell'irrazionalità, dovuta ad elementi aleatori ma anche dovuta a problemi strutturali, si è parlato dei pronti soccorsi pieni al quale abbiamo cercato di dare una risposta con il CAU, che, voglio dire, cerca di scaricare quelle sale specifiche da problemi più di bassa complessità, come stiamo cercando di dare una risposta sulle liste d'attesa che provocano quella stessa reazione irrazionale rispetto al problema delle liste d'attesa, ma certo non è una soluzione prevedere di stanziare dei soldi per ridurre le liste d'attesa e poi usare quei soldi nella sanità privata, tant'è che infatti i casi nella sanità privata di aggressioni sono molto inferiori, ma non è così, si affrontano i problemi mettendo soldi pubblici a favore delle strutture private, come ha fatto, devo dire, il Governo stanziando soldi alle regioni da destinare vincolati alle strutture private accreditate, e quindi non risolviamo il problema delle liste d'attesa nel pubblico, questo non lo fa, questo non lo fanno.

Quindi, è vero, c'è un problema di liste d'attesa, stiamo cercando a livello amministrativo-organizzativo di affrontarlo. Io penso che sia una battaglia da affrontare congiuntamente tra tutte le istituzioni, quindi, le istituzioni si intende le Asl, le strutture sanitarie, la Regione e il Governo tutti insieme. Voglio anche dire che proprio rispetto alle reazioni irrazionali, quelle di cui ho parlato, e di cui poi sono stato ripreso, io penso che azionare la webcam e fare il gesto, non solo non disinneschi quella reazione che eventualmente può avvenire, ma anzi in alcuni casi la inneschi.

Quindi, anche qua, io non sono un sociologo, uno psicologo, ma penso che comunque siano cose tecniche dei quali si debbano occupare, diciamo, che ci vogliono delle competenze per determinare in che modo certe reazioni ne inneschino altre, piuttosto che parlarne politicamente. Rimango dell'opinione, e concludo, che la risposta ai cittadini non è mai una proposta spot come questa, ma un insieme di proposte che vanno viste nel loro complesso per cercare di migliorare nel loro complesso mi concentro sulla parola complesso proprio perché complesso non è questo testo, che chiede una cosa molto semplice e questa cosa molto semplice io penso che non aiuti in nessun modo a risolvere il problema della sicurezza nelle strutture sanitarie.

 

PRESIDENTE (Lori): Non ci sono altri iscritti, sono quindi concluse le dichiarazioni di voto. Passiamo alla votazione del documento per alzata di mano. Bene, passiamo alla votazione per alzata di mano. Chi è favorevole? Scusate, abbiamo ancora un'ora di lavoro. Chiederei di, come dire, ricomporre una condizione di praticabilità dell'aula. Ripartiamo con la votazione. Chi è favorevole? Chi è contrario? Chi si astiene? La risoluzione non è approvata. È respinta.

 

(La risoluzione oggetto 741 è respinta, per alzata di mano)

 

OGGETTO 1575

Risoluzione per il rafforzamento della sicurezza urbana attraverso la formazione specialistica, il coordinamento istituzionale e la valorizzazione dello Street Tutor. A firma dei Consiglieri: Paldino, Castellari, Calvano, Costi, Massari, Daffadà, Fornili, Bosi, Donini, Albasi, Ferrari, Proni

(Discussione)

 

PRESIDENTE (Lori): Passiamo alla successiva risoluzione, la 1575, a prima firma Paldino. La risoluzione riguarda il rafforzamento della sicurezza urbana attraverso la formazione specialistica, il coordinamento istituzionale e la valorizzazione dello Street Tutor. La parola al consigliere Paldino.

 

PALDINO: Grazie presidente. Ritengo importante questa risoluzione perché ci dà la possibilità, finalmente, direi, di parlare del tema di cui abbiamo parlato questa mattina lungamente, cioè, quello della sicurezza e voglio dire in apertura che sfatiamo anche il mito, con questa risoluzione, che ho sentito questa mattina, che il centrosinistra non vuole parlare di sicurezza. Invece, ne parliamo e come. Ne parliamo perché da civico vivo il territorio, ascolto i cittadini e provo ad espormi. evitando diciamo preconcetti e quindi affrontiamo il tema della sicurezza cercando di inquadrare quello che può essere utile ai cittadini e cioè passare attraverso alcuni punti cardine. Integrazione, inclusione e misure di sicurezza.

Ecco, io mi auguro che il dibattito su questa risoluzione, che finalmente ci dà la possibilità di parlare di sicurezza, non solo in ambiti in cui non c'è dibattito, come quello dei question time, ma qua ci dà la possibilità di poterlo fare e confrontarci davvero in aula su quello che è il concetto di sicurezza.

Io penso che l'integrazione per le tante persone che arrivano nel nostro paese sia un passaggio necessario se vogliamo cominciare a parlare di sicurezza integrata. L'attuale Bossi-Fini è da superare, non funziona, ormai questo è assodato. Senza integrazione dobbiamo dirci che non ci sarà mai sicurezza, si può cadere e facilmente si può cadere nella rete della criminalità. Poi abbiamo aggiunto dei meccanismi di regolarizzazione talmente contorti che riescono a creare delle situazioni veramente paradossali, mi riferisco al Click Day, cioè, noi abbiamo - e su questo vorrei confrontarmi con chi oggi è seduto dalle parti dell'opposizione - perché fin quando parliamo di sicurezza come spot elettorale, fin quando ci attestiamo a dire soltanto e solo che le coalizioni di centrosinistra non vogliono affrontare questo discorso, allora siamo tutti bravi, dobbiamo essere bravi qua, in aula, adesso che abbiamo la possibilità di farlo, di confrontarci e mi sarei anche aspettato su una risoluzione del genere, che non parla solo di Street Tutor, ma parla di cose importanti, che dirò tra poco, anche di avere un contributo da parte dell'opposizione, anche di avere delle proposte, ma non mi ha contattato nessuno né tantomeno sono arrivati degli emendamenti per arricchirla.

Quindi, diciamo che, se mettiamo che in Italia in questo momento abbiamo circa 100 mila persone irregolari, più o meno, allora vogliamo dire che sono 100 mila persone criminali, io penso di no. Allora cosa facciamo per integrare queste persone? Facciamo il Click Day che ne mette dentro mille, duemila. Ecco, questo è il tema. Noi abbiamo un problema di imprenditori che assumerebbero volentieri tanti nostri, arrivati a questo punto, concittadini che vivono nel nostro territorio, ma non lo possono fare perché la legge glielo impedisce e quindi cosa facciamo? Li lasciamo, non riusciamo a rimpatriarli e li lasciamo in preda alla criminalità organizzata. Questo facciamo perché, quando una persona è invisibile, chiaramente è preda della criminalità organizzata.

Poi, non mi sottraggo al tema: evidentemente ci sono delle persone che hanno dimostrato di non volersi integrare, hanno commesso reati e su quelli, l'ha detto questa mattina il presidente de Pascale, su quelli dobbiamo confrontarci, dobbiamo confrontarci con il Governo, con le amministrazioni locali ed è chiesto anche nel primo punto di questa risoluzione di aprire un tavolo.

A livello regionale noi non possiamo sempre contrapporre in maniera strumentale prevenzione e detenzione perché io questa mattina questo ho sentito. C'è sempre questo modo strumentale di affrontare il tema della sicurezza.

La criminalità dove è più presente? È più presente ovviamente nelle periferie delle città, dove c'è più, ovviamente, difficoltà. Cosa abbiamo fatto per esempio in tema di generazione urbana? Cosa stiamo facendo? E in questi anni abbiamo sempre fatto bene in tema di urbanistica? Evidentemente qualcosa da rivedere c'è anche in quell'ambito là. E allora su quello ci dobbiamo confrontare, non in modo ideologico.

Cosa chiede questa risoluzione? Chiede di attivarsi al fine di potenziare e ampliare, in sinergia con gli enti locali e tutti i soggetti coinvolti, la formazione specifica e continuativa di esperti nella diagnosi locale di sicurezza. Non possiamo lasciare le amministrazioni comunali a fare le politiche per la sicurezza leggendo i giornali. Bisogna confrontarsi con diagnosi locali approfondite, bisogna fare formazione. La Regione questo deve fare, e su questo dobbiamo confrontarci. Dobbiamo attivare e istituire un coordinamento permanente con in tutte le istituzioni: la Regione, le province, chi si occupa di sicurezza come assessori. Io su questi temi vorrei confrontarmi con chi è dall'altra parte. Vorrei capire se non è d'accordo perché non lo è, perché non ritiene che si dovrebbe fare un tavolo con tutti questi soggetti.

C'è un tema di riqualificazione urbana che dobbiamo fare insieme agli enti locali, perché, vedete, quando costruiamo ghetti nelle città, non creiamo integrazione, creiamo marginazione. Quando le persone sono ai margini, ripeto, sono preda della criminalità organizzata. E poi, come ultimo punto, chiediamo di valorizzare la figura dello Street Tutor che, in alcune città dove è stato, diciamo, introdotto, dà dei risultati e soprattutto dà delle garanzie, e dà anche un po' di tranquillità ai genitori che mandano i figli in giro la sera, e quindi, voglio dire, è uno di quei tasselli che garantisce più tranquillità alle famiglie, ai genitori. Io mi auguro che su questa risoluzione si apra un dibattito, un dibattito lungo, argomentato perché, altrimenti, vuol dire che vogliamo parlare della sicurezza solo ed esclusivamente ai fini elettorali. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola il consigliere Bocchi. Prego.

 

BOCCHI: Grazie presidente. Nell'ascoltare le parole accalorate, anche appassionate, del consigliere Paldino, mi è venuta in mente la commedia di una compagnia dialettale parmigiana che si chiama - tradotto - “Un estratto di confusione” e lo stato di confusione me l'ha fatto venire in mente anche il dibattito un po' di tutta questa giornata. Siamo ormai in chiusura, potremmo anche riassumere. Qualcuno prima ha detto: giornata memorabile. In effetti, sì perché, anche in questo intervento, così come negli argomenti che abbiamo affrontato stamattina, sono emerse molto palesi le differenze, i disallineamenti, le incompatibilità che compongono questa maggioranza e con tante anime che poi producono un'inerzia, un lassismo oppure interventi, come quello del consigliere Paldino, che mi richiamano veramente a un senso di estrema confusione. Prima il consigliere Paldino diceva, si augurava un confronto sul tema della sicurezza. Nessuno si è mai sottratto, consigliere, al confronto sulla sicurezza, semmai siete stati voi a sottrarvi alla discussione di un progetto di legge che era quello di riforma della polizia locale che proprio quindici giorni fa avete rifiutato in commissione; abbiamo sentito vostri consiglieri dire che la Regione non si occupa, gli enti locali non si occupano di sicurezza.

Questo abbiamo sentito con le nostre orecchie e oggi sentire, mi sorprende, vedere introdurre una risoluzione di questo tipo, incentrata sulla sicurezza, si dice, nelle sue premesse, che la Regione Emilia-Romagna attua politiche integrate di sicurezza urbana. È quello che abbiamo sempre detto; è quello che abbiamo detto anche nel presentare il nostro progetto di legge di riforma della polizia locale che avrebbe potuto incidere sulla sicurezza delle nostre città, ma per il quale voi vi siete sottratti finanche al confronto. In questa risoluzione voi mettete dentro le politiche migratorie. Sinceramente, mi ha sorpreso perché leggendo la risoluzione non ho trovato accenni di questo tipo, ma sono d'accordo sul fatto che parlare di sicurezza è non solo parlare di polizia locale, è anche parlare di Street Tutor, tra poco ne parlerò, ma è anche parlare di immigrazione. Ma allora non possiamo negare che le politiche migratorie eccessivamente lassiste, eccessivamente permissiviste o quell'atteggiamento da estremismo umanitario del consigliere Paldino che dice “se neghiamo la regolarità agli immigrati irregolari, li consegniamo alla criminalità”. No, la ricetta del centrosinistra riguardo all'immigrazione è sbagliata; è una ricetta che è troppo permissivista, che è troppo lassista; che troppo giustificazionista, che non considera il fatto che non c'è una immigrazione buona tout court o un'immigrazione inevitabile tout court, ma c'è un'immigrazione regolare, legale che va assecondata, va, per la quale bisogna attuare percorsi di integrazione, ci mancherebbe, e c'è un'immigrazione clandestina, irregolare, illegale, che va bloccata, che va fermata. Sulla, sulle correlazioni tra sicurezza e immigrazione è inutile citare, l'ho fatto forse un'altra volta in un mio intervento tempo fa, gli studi dicono che un immigrato ha dalle sei alle sette volte la probabilità in più di delinquere rispetto a un cittadino autoctono, per mille motivi, non certo per motivi culturali, ma di mancata integrazione, per motivi di disperazione, di povertà, mettiamoci dentro quello che si vuole, però quello che oggi una sinistra troppo attenta ai doveri, ai diritti, scusate, e molto poco ai doveri di chi arriva nel nostro paese, oggi non guarda, perché la sinistra ha sempre questa dissociazione un po' dalla realtà, gli piace sempre ragionare in base a una realtà che immagina in base alla propria ideologia, conformata la propria ideologia ma poco attinente a quella che è la realtà.

Quello, l'anima dell'interrogazione che stiamo discutendo riflette una sensibilità che è legittima da parte del centrosinistra, che è quella di vedere il problema della sicurezza esclusivamente da un lato diciamo sociologico. Si parla di riqualificazione urbana, si parla di integrazione, si parla di contrasto all'emarginazione, contrasto alle diseguaglianze sociali, tutte cose che noi comprendiamo e che riconosciamo vadano comprese in un approccio alla sicurezza a 360 gradi, però noi al fianco di queste, di questa sensibilità e di queste politiche, sappiamo anche, diciamo anche, sosteniamo anche quello che voi invece rifiutate sempre, ossia che è necessario anche attuare delle politiche di repressione, delle politiche di esercizio del potere, dell'autorità, dello Stato nel rispetto e nel ripristino della legalità. Quello, per esempio, che dovrebbero esercitare anche le polizie locali in ambito municipale e che invece troppe volte non svolgono. Venendo all'oggetto vero e proprio della risoluzione, quello degli Street Tutor. Beh, è stata richiamata la legge del 2003, sono state richiamate alcune esperienze di tante città emiliane, anche quella di Parma, da cui provengo. Sicuramente è un coadiuvante alle politiche di sicurezza che agisce più sulla prevenzione piuttosto che, dei reati o dei conflitti, piuttosto che alla sua repressione, ma che può avere una sua validità. È un esempio quello degli Street Tutor che, chiamati in altro modo, è presente già dagli anni 90 in tante città d'Europa, dal Regno unito all'Olanda, alla Spagna, eccetera.

Quello sul quale sono d'accordo della risoluzione è che queste figure debbano essere adeguatamente formate. Oggi non lo sono sufficientemente e c'è una grandissima confusione riguardo a ciò che possono fare e ciò che invece non possono fare, e anche nel riconoscimento da parte della cittadinanza di qual è la loro funzione. Richiamo solamente le ore di formazione, sono 90 ore obbligatorie per essere iscritti nei registri e oggi la normativa, la legge attuale, prevede solamente 10 ore di formazione specifica per l'attività di Street Tutor. Io credo che, invece, proprio per la complessità dei problemi e delle problematiche, dei conflitti, dei contrasti potenzialmente esplosivi che devono andare a mediare prima che essi detonino, sia necessaria una maggiore, una più attenta informazione. E pari passo alla formazione c'è anche l'informazione.

Oggi gli Street Tutor troppo poco stanno dialogando con le altre forze dell'ordine, a partire dalla polizia locale, a partire dall'educativa di strada, alle unità di strada, ai servizi sociali. Oggi una funzione importante che gli Street Tutor possono svolgere è quella della raccolta delle informazioni, a partire da un ragazzino problematico di 14 anni, che sia da solo o operi in un contesto di gruppo, a partire da una figura, magari, di tossicodipendente o di spacciatori. Insomma, una rete di informazioni molto preziosa che lo Street Tutor può raccogliere e che però deve essere messo in grado di condividere con le forze dell'ordine, quindi attraverso video, foto, rapporti. Oggi anche questa è una funzione che invece gli Street Tutor non fanno o non fanno sufficientemente. La formazione, che è necessaria, perché sappiamo benissimo che oggi, per la maggior parte dei casi, gli Street Tutor sono impiegati nelle ore serali in luoghi specifici, anche qui ci sarebbe tanto da dire, perché un conto è esercitare la presenza, un conto è la città fino alle 21, 22 di sera, un conto è la città di notte, quando si popola di personaggi diversi, e quando non ci sono più i mezzi pubblici, insomma, una serie di situazioni che la rendono veramente molto, molto difficile.

Io ripeto, non voglio diminuire, sminuire o negare l'importanza del ruolo degli Street Tutor, che io vedo come una figura di prevenzione, come una sorta di buttafuori, no? Nelle discoteche ci sono i buttafuori, ecco, è una sorta di valorizzazione della figura del buttafuori in un contesto urbano, in particolari contesti urbani, come prevede la legge. Puntare molto di più sulla formazione, molto di più sulla condivisione delle informazioni, e però se integriamo questo discorso all'interno del più ampio contesto di una sicurezza urbana, credo che non si possa affrontare solamente da questa angolatura il problema di sicurezza delle nostre città perché questa è una componente, secondo me, anche minore, che può coadiuvare ma sulla quale non possiamo costruire il nocciolo delle politiche che possono garantire una maggiore sicurezza ai cittadini della nostra regione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Ha chiesto la parola il consigliere Aragona. Prego.

 

ARAGONA: Grazie presidente. In realtà, il collega Bocchi ha anticipato tante delle cose che avrei voluto dire in questa discussione, quindi, limiterò il mio intervento ad una tempistica più breve rispetto a quella che avevo immaginato. Io credo che, nonostante io ritenga che sicuramente il collega Paldino abbia presentato il documento di oggi con la massima onestà intellettuale, quindi, questo sicuramente lo riconosco e non penso che ci sia, da questo punto di vista, nessun vizio di forma o nessuna volontà di alimentare inutilmente uno scontro, ma veramente di ragionare su un tema, quindi, io questo lo riconosco; tutto ciò appare veramente paradossale per la discussione sulla sicurezza che si è animata o, mi verrebbe da dire, non si è animata in queste aule negli ultimi mesi.

Vedete, a me è arrivata qualche giorno fa una risposta della Giunta ad una mia interrogazione che avevo fatto sullo stato della polizia locale nella zona dell'Appennino reggiano. Non tanto per condividere insieme alla Giunta quello che già, sia io sia gli abitanti dell'Appennino reggiano e sia la Giunta, come riconosciuto all'interno dell'interrogazione, sapevamo già, cioè, che è fortemente sottorganico; quanto per capire se fossero eventualmente previste anche delle azioni che andassero a colmare questo deficit di organico. E io sono rimasto abbastanza perplesso, in realtà, anche sbalordito, dalla risposta, soprattutto in alcuni passaggi perché, al di là ovviamente dell'interesse, della volontà di continuare a monitorare, ad attenzionare una situazione ovviamente deficitaria, per colpa, per tante ragioni che oggi non stiamo a sintetizzare, però, nel passaggio finale, la risposta a questa interrogazione ci dice: guardate, la Giunta - e io, attenzione lo dico in maniera meritoria perché, secondo me, quello che dice è paradossale ma meritorio - dice: ha recentemente inviato formale richiesta - leggo testualmente - al presidente del consiglio, al ministro dell'Interno, alla Conferenza Stato Regioni, a tutti i presidenti di Regione, per chiedere un maggiore coinvolgimento delle regioni nelle politiche di sicurezza urbana integrata e, udite, udite, per pianificare un piano straordinario di assunzioni, potenziando anche il ruolo delle polizie locali, firmato testualmente dal sottosegretario alla presidenza.

Cosa che tra l'altro io condivido se dobbiamo leggerlo nel dettato, ma capite bene che rispondere in un'interrogazione che vogliono fare o quantomeno dovremmo coordinare un piano straordinario di assunzioni, che la Regione potrebbe già fare, ma dico di più, potenziando anche il ruolo delle polizie locali, cosa che abbiamo chiesto qualche settimana fa con un progetto di legge dedicato, sul quale è stato di fatto azzerato il dibattito sia nell'Aula consiliare che nelle commissioni, allora delle due o l'una, o qui anche in questo caso procedete ognuno a geometria variabile, cioè i progetti di legge per potenziare la polizia locale non si discutono, poi a me mi si risponde, visto, forse, con un'interrogazione a risposta scritta, che magari la porteremo sui territori della provincia di Reggio-Emilia, che invece bisogna potenziare anche il ruolo delle polizie locali.

Però allora ditemi voi, prima ancora che dibattere di sicurezza in maniera onesta, trasparente, fattiva ed efficiente, qual è la vostra linea, perché qua alla fine qual è la vostra linea io non riesco a capirla, perché cambia a seconda di quali sono le sedi e le opportunità nelle quali si parla di sicurezza. Ho portato un esempio che io ho qui scritto davanti a me per farvi rendere conto che chiedere a noi e sorprendersi perché oggi nessuno ha presentato degli emendamenti o si è preoccupato di arricchire la risoluzione, si può sempre fare, per carità, si può, però capite bene che quando ormai il dibattito sulla sicurezza si è attestato di fatto alla volontà formale di qualcuno, di portare evidentemente il tema in consiglio regionale perché si è stati sollecitati a farlo, quando in realtà si sa già che oltre a quello che già c'è, poco non si andrà, allora diventa abbastanza, secondo me, paradossale, chiedere poi alle minoranze di intervenire per modificare un documento quando noi non avevamo fatto un documento, abbiamo fatto un progetto di legge su questi temi, che non è stato neanche dibattuto da nessuno di voi.

È per questo motivo che secondo me rimane assolutamente improbabile da parte mia, ma io credo, poi non so chi farà dichiarazioni di voto del nostro gruppo, aderire a un documento che appare come un tentativo secondo me anche in alcuni casi abbastanza basico, abbastanza marginale per provare a recuperare un tema, per provare a rimettere insieme un filo su qualcosa su cui forse il collega Paldino è stato sollecitato, ma che non so se neanche largamente condiviso, che si chiami Street Tutor o che si chiami tema della sicurezza a 360 gradi dalla larga maggioranza che lo sostiene. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Chiedo se ci sono altri che intendono intervenire in discussione generale. Se non ci sono interventi in discussione generale… Ha chiesto la parola Sassone, prego.

 

SASSONE: Grazie presidente. Ma aggiungere qualcosa in riferimento in più rispetto a quello che hanno detto i colleghi del mio gruppo che mi hanno preceduto è pressocché impossibile perché condividiamo a pieno la stessa linea. Hanno già rappresentato ampiamente, come dire, questa maggioranza che dà contro a se stessa in funzione del luogo in cui si trova perché, quando abbiamo presentato un progetto di legge non ritenete di discuterlo, poi oggi qua in Assemblea, invece, veniamo accusati di non aver voluto presentare emendamenti o arricchire un documento che proviene dalla maggioranza e siamo stati anche accusati di diffondere false notizie in questo senso, di dire ovvero che la sinistra non vuole parlare della sicurezza, così ha detto il collega Paldino nell'introduzione. Bene, quello che personalmente ritengo e che ho sempre detto e che non è che la maggioranza, la sinistra in questo caso, non vuole parlare di sicurezza, non sa parlare di sicurezza.

È ben diverso il discorso. Il fatto che voi non sappiate parlare di sicurezza lo si evince anche da questo documento, un documento dove non sono presentate neanche la benché minima soluzione a un problema e le dico, collega Paldino, quando sento dire: la legge Bossi-Fini non funziona, va modificata e va cambiata”, le chiedo, non vorrei che sia il solito ritornello, ma è così, ma quando c'era lei al governo, perché la legge Bossi-Fini non l'ha fatta il governo Meloni, legge Bossi-Fini, due persone che in politica attiva non ci sono più da parecchio tempo e allora cosa avete fatto per cambiare questa legge che a voi non piace: nulla, anzi, avete accresciuto un problema. Voi non siete credibili sulla sicurezza. Non potete voi adesso proporre delle soluzioni a un problema che voi stessi avete creato perché, se ci troviamo in questa situazione, il problema è vostro. Chi è che ha ridotto le forze dell'ordine in Italia non prevedendo il turnover. Siete stati voi che avete bloccato. Chi è che adesso sta intervenendo invece aumentando le assunzioni, riportando anche il contratto collettivo nazionale delle forze dell'ordine, aumentandole e sottoscrivendolo, cosa che non capitava da anni? Le vostre ricette non è che non sono credibili, non ci sono.

Anche lei collega Paldino, la valutazione, faccio presente, quando voi in un documento sulla sicurezza parlate di microcriminalità vuol dire che non avete contezza del problema, perché la microcriminalità magari può essere per lei, ma per una persona, un'anziana che prende una pensione di 800 euro, gli rubano il portafogli dove c'è la pensione, per lei è microcriminalità o è una criminalità che mette in difficoltà quella persona? Non esiste la microcriminalità, esiste solo chi commette atti criminali. Voi la valutate da un punto di vista soggettivo, voi la valutate come sempre da un punto di vista della percezione. “Non c'è insicurezza, è solo una percezione.” E guarda caso, adesso che avete capito che il tema sicurezza è centrale, ne parlate tutti, ma anche in maniera incoerente, perché lei dice “bisogna aumentare le espulsioni”, bene, però poi siete contrari, o parte della sua maggioranza è contraria, ai CPR.

Allora, io voglio sapere, quando prendiamo una persona che dobbiamo espellere, dove la mettiamo? Dove la mettiamo? I CPR funzionano a quello, come funzionano a quello, per esempio, il Centro in Albania che voi non volete. Ogni volta che interveniamo sulla sicurezza a livello centrale, “siete autoritari, siete liberticidi”. Ma dite sempre la stessa identica cosa. Ma proponete delle soluzioni? No. E sapete perché non le proponete? Perché non le sapete proporre. Perché il vostro sistema di accoglienza, il vostro sistema di tutela della sicurezza dei cittadini, che avete fatto per dieci anni al governo senza aver mai vinto le elezioni, ha fallito e questi sono i risultati.

E mi meraviglio, guardate, secondo me, qualcuno dopo interverrà dicendo “ma adesso al governo ci siete voi, cosa fate?”. Bene, se vuole, dopo i numeri se qualcuno fa questa eccezione non abbiamo problemi a daglieli. Vi ricordo che porre rimedio a decenni, a un decennio intero di lassismo totale sulla sicurezza, di porte aperte, di immigrazione incontrollata, di criminalità non combattuta, ebbene, porre rimedio in tre anni non è subito facile, ci si sta lavorando e lo facciamo, l'abbiamo detto nel nostro programma di governo, un programma di governo che porteremo a termine nei cinque anni e che, confidiamo, porteremo avanti anche nei prossimi cinque anni. Perché, da questo punto di vista, non solo dal punto di vista delle politiche economiche e sociali, ma non siete assolutamente credibili. E glielo dico, guardi, lo dico ai colleghi della maggioranza, andatevi a leggere per capire anche cosa pensa la gente della vostra credibilità, quando magari un sindaco di sinistra dice “la sicurezza in città” non vorrei fare riferimento a Bologna, adesso se ne sta parlando, abbiamo un sindaco che non aveva neanche l'assessore alla sicurezza, dopo tre anni gli abbiamo chiesto di mettere l'assessore alla sicurezza, l'ha messo solo perché è diventato coordinatore di un organismo a livello comunitario, mi sembra, non lo so, sulla sicurezza urbana integrata, quindi, l'ha nominato. Ha nominato lo stesso assessore che aveva la delega alla sicurezza urbana che non combina nulla.

Guarda caso, chiedevamo l'assunzione di vigili urbani, assolutamente no. Hanno messo i vigili urbani. Chiedevamo magari degli strumenti della difesa, assolutamente no. Hanno introdotto l'altro giorno anche un bastone, vantandosene, vantandosene, vantandosene, cioè, ogni proposta che abbiamo fatto nel corso degli anni, faccio solo l'esempio di Bologna perché è il capoluogo e perché è quello che ovviamente conosco maggiormente, ma penso che i colleghi miei delle varie province dell'Emilia-Romagna del mio gruppo, possono fare gli stessi identici esempi. Vi siete svegliati adesso. A Bologna posso dire perché vi siete svegliati perché tra poco più di un anno si vince, avete un candidato sindaco che grida al complotto un giorno sì e l'altro pure, la cui massima espressione è quella dire che i candidati civici che ci sono già presentati a distanza di un anno e mezzo alle elezioni, sono prezzolati dal centrodestra. Io direi che una cosa del genere è vergognosa e che nessuno da questa Regione, da questa assise abbia detto una cosa del genere, che è vergognoso che un sindaco parli così ad altri candidati, ma non tanto espressione civica, neanche politica, espressione di un civismo, di essere prezzolati, magari dovrebbe spiegare lui dove prenderà i soldi per la campagna elettorale che sta facendo, ma non entriamo nello specifico del tema bolognese. Quindi, ribadisco, su questa risoluzione non entro neanche nel merito perché non c'è merito. Il DLS, per esempio, quello che è scritto nel sito, stavo leggendo, quando parla il collega della diagnosi locale di sicurezza, che è inserito ovviamente la descrizione, guarda caso, in un sito della Regione Emilia-Romagna che parla di sicurezza integrata.

Ecco, mi sembra, forse, non so se è stato fatto anche, ripreso direttamente da lì, anche sul tema dello Street Tutor, non so lei a quali esempi fa riferimento, le posso assicurare che nella città dalla quale provengo che è stata la prima che si è vantata anche di rappresentare, di mettere gli Street Tutor, lei mi parla di risultati positivi, bene, mi porta dei numeri, me lo dice? No, perché poi siamo tutti buoni a dire “sì va tutto bene”, ma qualche dato, qualche cosa di concreto? Le porto i dati sulla criminalità nella zona dell'università di Bologna dove ci sono gli Street Tutor? Vuole che glieli porto? Le faccio vedere come la gente non riesce a dormire perché la sera si fomenta con centinaia di persone all'interno delle piazze fuori controllo e i poveri Street Tutor che fanno quello che possono, ma lo Street Tutor guarda magari un po' fuori dal locale perché di solito è pagato e comunque è assunto dal locale, non può guardare la strada. Ok? Quindi, anche sul tema dello Street Tutor che fa formazione, bene, forse lei parla, non tanto dello Street Tutor, ma anche di quelle figure che esistono che accompagnano magari le donne una volta, o le signore, chi lo richiede, i minorenni a casa usciti dai locali, è un'altra figura che non è neanche definita di fatto uno street tutor, ce ne sono degli esempi, ma è un'altra cosa, è un'altra cosa.

Quindi va detto, forse non -- come vorrei dirlo io, il collega Aragona, probabilmente anche per parlare di certi argomenti, bisogna poi conoscerli bene, visto che non li avete mai affrontati, non li avete mai studiati e avete avuto sempre un'imposizione, una visione ideologica sul tema della sicurezza, prima di poter venire a insegnare a chi invece sul tema della sicurezza integrata ha sempre fatto una propria identità precisa, sempre a sostegno e dalla parte delle forze dell'ordine, perché quando vengono aggredite non sono loro i colpevoli, ma sono comunque coloro i quali tutelano la sicurezza dei cittadini, questo è uno dei tanti esempi che vengono fatti, ebbene, quando volete venire a farci la lezione a noi, fata attenzione, guardate quello che avete fatto quando potevate farlo e cosa state facendo adesso che lo potete fare. Perché, ribadisco, adesso lei viene a parlare, questa maggioranza viene a parlare di sicurezza integrata, quando qualche giorno fa, come hanno detto giustamente i miei colleghi, si poteva entrare nel merito e non avete ritenuto di farlo neanche di andare al voto. Io penso che sia un atteggiamento vergognoso. Grazie presidente.

 

PRESIDENTE (Lori): Chiedo se ci sono altri che intendono intervenire in discussione generale? Castellari, prego.

 

CASTELLARI: Grazie presidente. Intanto, io parto ringraziando il collega Paldino per aver messo in campo una proposta concreta sul tema che ha caratterizzato positivamente negli ultimi anni sempre più città della nostra regione, cioè, l'impegno di figure, persone formate che chiamiamo Street Tutor che hanno costruito una risposta nella comunità e per la comunità ad un tema molto sentito, cioè, un bisogno di presenza, di vicinanza che le nostre comunità, spesso in occasione di eventi, spesso in particolare nelle occasioni di giornate particolarmente frequentate, sentiva, è stata una risposta positiva, vorrei dire comunitaria, cioè, una risposta che ha il segno dell'Emilia-Romagna, cioè, di una comunità che si tiene per mano, a partire dalla valorizzazione dell'impegno di persone che vogliono mettersi a disposizione per migliorare la qualità di vita all'interno degli spazi comuni.

Quindi, mi potrei fermare assolutamente qui, dicendo che la risoluzione, che poi traccia la storia degli Street Tutor e di come si è evoluta questa figura, come dire, getta un ponte positivo, un'attenzione, un segno anche di gratitudine verso queste persone che si mettono a disposizione delle loro comunità e i patti che regolano il loro impegno.

Vengo, tra l'altro, da una comunità territoriale in cui, vuoi perché abbiamo spesso grandi eventi, vuoi perché abbiamo spesso eventi anche non partecipati da centinaia di migliaia di persone ma comunque molto partecipati, in cui questa figura è importante. Domenica scorsa, carnevale storico dei Fantaveicoli, che anche questa Regione sostiene, 29 mila persone un po' da molte parti del territorio, anche regionale, una città che ha 70 mila abitanti, ovviamente si vedono. E la presenza di persone che supportano, diciamo, tutto quello che può aiutare a vivere meglio anche questa manifestazione con più serenità, mi pare una cosa lodevole che ha il segno di come, dalla nostra metà campo, si veda e si declini l'idea di comunità.

Ovviamente, il passo è corto nell'affrontare, a fianco di questa risoluzione e la risoluzione stessa ne parla, il tema più generale e dirimente della sicurezza urbana. Fuor da ogni polemica, mi corre l'obbligo di ricordare che anche il Governo, che non lesina nell'autoelogiare le iniziative che mette in campo nei diversi ambiti della sua azione, ovviamente, non è il nostro punto di vista, ma vedo che questo, come dire, accade spesso in tutti gli ambiti, a partire dalla Presidente del Consiglio sul tema della sicurezza urbana, più volte ha ammesso che c'è ancora spazio di lavoro, di azione, che il problema non è del tutto risolto, perché ogni tanto su altri in temi si ha la percezione che tutto sia risolto e che tutto vada perfettamente gonfie vele.

Non è la mia sensazione. Ho fatto una fotografia della comunità oggi e della comunità locale, regionale, ma poi non mi permetto, anche nazionale, qualche anno fa, non sono così certo di poter dire che va assolutamente tutto bene, però, devo ammettere che sul tema sicurezza urbana anche la premier e penso con lei tutto il governo, abbia ammesso che ci sia ancora del cammino da fare.

Ora, noi, la mia metà campo, la nostra metà campo di cui orgogliosamente mi onoro di far parte, sono state amichevolmente battezzate da un paio di interventi quelli della percezione. Noi sulla sicurezza saremmo “quelli della percezione”. Mi verrebbe la battuta immediata: se noi siamo quelli della percezione, dall'altra parte dell'aula ci sono quelli della narrazione. Perché, vedete, se io esco di qui con voi, con chiunque di voi voglia venire con me, esco, salgo su un autobus, su un treno, su un taxi qualsiasi oppure anche solo camminiamo a piede e a spot fermiamo le persone che incrociamo e gli chiediamo: ma voi oggi in Italia vi sentite più sicuri o meno sicuri di tre o quattro anni fa?

Io non credo che facciamo en plein di persone che si sentano più sicure. Quindi, voglio dire, la sicurezza è una cosa talmente seria e la sicurezza urbana è ancora di più una cosa talmente seria, che la narrazione non basta. Uno o quattro decreti spot hanno cambiato la vita degli italiani concretamente? Cioè, oggi facendo quella passeggiata insieme sui mezzi o a piedi, abbiamo la percezione che la gente ci risponda “per fortuna che sono stati fatti decreti che sono stati approvati perché così siamo tutti più sicuri, il problema è risolto”. Purtroppo, sappiamo tutti che non è così.

Ma allarghiamo un attimo il campo. Andiamo nel capitolo a me molto caro, a noi molto caro, dell'impegno e del servizio delle forze dell'ordine cui va tutta la mia e la nostra stima, riconoscenza e gratitudine per l'impegno quotidiano che mettono, ma sono solo io che sento continuamente il fatto che gli spazi in cui operano non sono di donne, che le auto a disposizione delle forze dell'ordine sono obsolete, che il personale è sottodimensionato perché è vero che in termini assoluti è stato, si è provato di colmare il gap, almeno in parte, con il turn over, ma siccome io, insomma, sono sufficientemente rodato nelle materie del personale, perché tra le varie servizi che mi sono toccati in questi anni c'è anche quello di occuparmi di personale, non ho mai potuto dire i dipendenti del comune in cui esercitavo il mio servizio, che una parte del turn over è implementare il personale, perché se no mi sarebbero venuti a prendere in ufficio per spiegarmi che non è esattamente così.

Quindi, anche qui, giù i veli da questa ipocrisia: il Governo ha aiutato a ripristinare il turn over, cosa che avevano fatto anche i governi precedenti, ma non ha risolto il problema di sottorganico che è lamentato da tutte le organizzazioni che tutelano e difendono le forze di sicurezza e le forze dell'ordine. Se vogliamo dire le cose come veramente stanno.

Quindi, come dire, di fronte a questa breve disanima e, come dire, invitando tutti a passare da un'idea di sicurezza raccontata ad un impegno comune di sicurezza agita perché, vedete, c'è sempre un pezzo che non so perché vi rimane sempre dietro alla lingua, che la sicurezza concreta di cui le nostre città hanno bisogno è certamente una sicurezza che tutela e rispetta l'ordine pubblico e, diciamo, i diritti delle persone di muoversi in piena libertà, in piena sicurezza, poi, dico poi, non parallelamente, poi, c'è anche un tema di sicurezza sociale; non è che può sempre essere dimenticato. E Paldino, e coloro come me che hanno sottoscritto la sua proposta, più volte citano questo aspetto.

La cura degli spazi, la cura dell'illuminazione, la cura delle piazze, la cura delle strade, la cura degli ambienti. Anche qui, non è che qui si fa tutto e meglio di tutto. Poi la cura delle fragilità, la cura delle persone che fanno più fatica, la cura, il farsi carico dei più poveri, è una parolaccia dire che una società più giusta, che aiuta e sostiene anche quelli che son più fragili, è una società più sicura? Cioè, lo penso solo io che c'è una questione di sicurezza anche nel come sappiamo farci carico di chi fa più fatica e chi è più debole?

Ecco, vedete, allora io ritrovo tutte le convinzioni, e ho concluso, per votare convintamente questa proposta che valorizza una figura, quello dello Street Tutor, che fa comunità di cui questa Regione si avvale, senza con ciò ritenermi o ritenere la mia, la nostra metà campo di Serie B rispetto a come affronta o prova a risolvere i temi della sicurezza, perché questo non me lo farete intendere mai, anzi, ripeto, è ora di dirci insieme che piuttosto della narrazione è meglio mettersi a sedere su un tema che dovrebbe provare a unire e non certamente a dividere. Grazie.

 

PRESIDENTE (Lori): Bene, non ci sono altri iscritti in discussione generale, quindi passiamo… Paldino, prego, ha chiesto la parola.

 

PALDINO: Grazie presidente. Mi gioco questi tre minuti per dare qualche risposta che mi sembra doverosa. Il collega Bocchi parlava di stato di confusione, ma io in questa risoluzione non ci vedo nessuno stato di confusione. Ci sono delle richieste chiare, precise, non vedo cosa c'è di sbagliato a fare formazione ai comuni in tema di sicurezza o cosa c'è di confuso, è molto chiaro, è molto lineare, non vedo cosa c'è di confuso a fare una rete con tutti gli assessori comunali e gli amministratori locali che si occupano di sicurezza. Non vedo cosa c'è di confuso, è molto chiaro. Non vedo cosa c'è di confuso a valorizzare la figura dello street tutor.

Poi si può essere d'accordo o meno, ma è molto chiaro. E non mi convince, presidente, nemmeno la narrazione che diceva, “vabbè, noi abbiamo presentato un progetto di legge in commissione”, no, invece questa era un'occasione, a mio avviso, ribalto per dimostrare che sul tema della sicurezza si può lavorare insieme, arricchendo, laddove c'era la necessità di farlo, questa risoluzione. Ma non solo non la si è arricchita, ma negli interventi che ho sentito, è sempre solo, per rispondere al collega Sassone, “voi non potete parlare di sicurezza perché avete…”, a parte il fatto che io non ho avuto la fortuna di stare al Governo e quindi io non ho governato proprio nulla, ma a parte quello, “voi non potete parlare di sicurezza perché non avete la patente per poterlo fare. Quella ce l'abbiamo solo noi. Allora è una vostra posizione ideologica e oggi l'avete evidentemente dimostrato.

Come sapete, e anche dalla mia esperienza in quest'anno passato ormai di legislatura, io non amo mai cadere nelle provocazioni, cerco sempre di stare sui temi, ma quando mi si dice che sulla sicurezza si è fatto tutto e, da questa parte, diciamo, non si è in grado nemmeno di parlarne, allora, come dire, mi tirate veramente a dovervi ricordare che avete fatto una campagna elettorale - lo dico - sulla sicurezza e i cittadini - non so se voi ve ne siete accorti - ma sulla sicurezza non hanno visto niente, se non i 90 miliardi spesi in Albania, ecco, quelli sì. I 90 milioni, scusate. Avremmo potuto fare tante belle cose per il nostro paese, ma tante. Avremmo potuto potenziare la rete di confronto, avremmo potuto potenziare gli Street Tutor e ne avremmo fatte di cose. Però, purtroppo, su quello devo dire che nessuno risponde. Come nessuno, non ho sentito una proposta, una, in questo dibattito venire da quella parte per arricchire il dibattito. Soltanto: voi non potete parlarne perché è un tema che ci appartiene solo a noi. Io questa visione la rigetto perché di sicurezza ne dobbiamo parlare tutti perché è un tema che riguarda i cittadini, ce lo chiedono e noi lo stiamo facendo oggi. Dall'altra parte è solo demagogia.

 

PRESIDENTE (Lori): Bene, se non ci sono altri in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto. È aperta la discussione riguardo alle dichiarazioni di voto. A disposizione, come di consueto, cinque minuti per ogni consigliere per gruppo. Non ci sono iscritti per le dichiarazioni di voto. Il consigliere Paldino. Scusate. Si è iscritto prima il consigliere Critelli, prego, e poi a seguire Paldino.

 

CRITELLI: Intervengo in dichiarazione di voto per manifestare il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico a questo testo presentato dal collega Paldino e sottoscritto da altri colleghi e colleghe del Partito Democratico e del centrosinistra. E lo faccio ribadendo le ragioni che sono state espresse in maniera molto articolata e approfondita dal collega Castellari e lo faccio approfittando di questi pochi minuti a mia disposizione per alcune puntualizzazioni.

Perché io credo che anche nella giornata di oggi l'invito che ci ha fatto, in maniera ampiamente condivisibile, il nostro presidente sia stato quello di cercare di occuparci dei temi che riguardano la sicurezza dei cittadini e delle cittadine, in particolar modo della Regione che amministriamo, alzando lo sguardo e cercando di affrontare i vari argomenti in maniera complessiva, intersecandoli e intrecciandoli, mettendosi a disposizione di un confronto. E quindi, mi sarei aspettato, pur nella differenza di posizione, un approccio un po' diverso da parte dei colleghi del centrodestra, in particolar modo da parte dei colleghi di Fratelli d'Italia che hanno utilizzato un testo che parla di sicurezza urbana integrata, di rafforzare la rete degli Street Tutor, per il solito comizio, che riguarda in particolar modo il comune, capoluogo di Regione, per cui evidentemente alcuni colleghi hanno un debole, altrimenti non mi spiegherei come mai su un testo di questa natura si arrivi poi a parlare delle dichiarazioni del sindaco Matteo Lepore.

Ma abbiamo ascoltato, come dire, un comizio anche con un elemento di novità. Intanto, io, presidente, molto umilmente, ci terrei a ricordare a chi mi ha preceduto, ma davvero con grande umiltà e senza nessuno spirito polemico, ho ascoltato, rivolto al collega Paldino, non vi piace la Bossi-Fini, cosa avete fatto negli ultimi dieci anni. Basterebbe, come dire, aprire una semplice pagina di un sito internet, un motore di ricerca, vedere chi si è succeduto al governo del paese negli ultimi dieci anni per rendersi conto che dal 2016 al 2026, probabilmente, alcune responsabilità di governo da parte di alcuni partiti di centrodestra, ne cito uno, la Lega con il governo gialloverde, Lega e Forza Italia che hanno fatto parte del Governo Draghi. Ricordo che il Governo Meloni è in carico ormai circa dai due terzi della durata del suo mandato, quasi quaranta mesi. Così come ci siamo sentiti dire che noi, essendo di centrosinistra o del Partito Democratico, non possiamo occuparci di sicurezza. Allora, a me verrebbe da chiedere, però al di là degli slogan, cosa è stato fatto in questi ormai quaranta mesi di governo Meloni perché, vede presidente, è facile dire “mandiamo nuovi agenti a sostegno delle comunità e delle questure locali perché vogliamo dare sicurezza ai nostri cittadini”. I numeri però sono di semplice interpretazione perché, nonostante 118 nuovi arrivi, continuiamo a parlare del territorio metropolitano bolognese, di cui circa 60 nel comune capoluogo e gli altri dislocati nei comuni, a fine anno, il saldo di agenti in dotazione alla questura di Bologna sarà in negativo di 82 unità.

Allora, presidente, la domanda è questa: come si può la mattina dire che serve più sicurezza e imputare al Partito Democratico e al centrosinistra scarsa attenzione, responsabilità e, il pomeriggio, però, non fare nulla affinché le nostre questure siano finalmente dotate degli organici che servono per presidiare il territorio? O basta appellarsi a un termine - microcriminalità - che è utilizzato comunemente per dire che, quindi, siccome c'è scritto su una risoluzione microcriminalità, per il centrosinistra lo scippo ai danni dell'anziana non è importante.

Ora, presidente, io credo che questa modalità di confrontarsi molto sloganistica, ma poco concreta ed efficace, non porti a nessun risultato. Io credo che serva, come ha detto il presidente de Pascale, ma come ha detto anche a metà gennaio del mese scorso il sindaco Matteo Lepore, serve mettersi a disposizione avere la disponibilità di sedersi atto non tavolo per trovare delle soluzioni comuni. Lo si fa però a partire dal reciproco riconoscimento politico perché, lo dico con profondo rispetto, sentire in quest'aula che, siccome noi siamo esponenti del Partito Democratico del centrosinistra, non siamo credibili, addirittura, non ci possiamo occupare dei temi della sicurezza, io lo trovo francamente, come dire, non solo irricevibile, ma la trovo una posizione - e concludo presidente - una posizione che non lascia spazio a nessun altro tipo di confronto.

Allora, io credo che votando positivamente questa risoluzione e ringrazio il collega Paldino per averla presentata, che tocca uno dei tanti temi, che però sono importanti per un concetto di sicurezza urbana integrata, mi sarei aspettato da parte dei colleghi, sempre molto attenti e molto sensibili, qualcosa in più; un contributo, un emendamento, una proposta, una riflessione diversa rispetto ai soliti slogan perché non c'è un solo cittadino di questo paese che, da quando loro sono al governo, si possa dire più sicuro, girando per le strade, girando davanti alle stazioni o uscendo di casa quando fa buio e la responsabilità qualcuno, prima o poi, se la dovrà assumere. La ringrazio.

 

PRESIDENTE (Lori): Allora, si è iscritto a parlare il consigliere Sassone. Siamo ormai in dirittura d'arrivo e non riusciremo a votare questa risoluzione; chiedo al consigliere Sassone se ritiene di intervenire, abbiamo cinque minuti, o se preferisce, lo chiedo perché siamo proprio al photofinish.

Va bene, allora, chiudiamo l'aula e riprendiamo domani mattina su questo argomento. Buona serata a tutti.

 

La seduta termina alle ore 17,26

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

ALBASI Lodovico, ANCARANI Valentina, ARAGONA Alessandro, ARDUINI Maria Laura, BOCCHI Priamo, BOSI Niccolò, BURANI Paolo, CALVANO Paolo, CARLETTI Elena, CASADEI Lorenzo, CASTALDINI Valentina, CASTELLARI Fabrizio, COSTA Andrea, CRITELLI Francesco, DAFFADÀ Matteo, EVANGELISTI Marta, FABBRI Maurizio, FERRARI Ludovica Carla, FERRERO Alberto, FIAZZA Tommaso, FORNILI Anna, GIANELLA Fausto, GORDINI Giovanni, LARGHETTI Simona, LEMBI Simona, LORI Barbara, LUCCHI Francesca, MARCELLO Nicola, MASSARI Andrea, MASTACCHI Marco, MUZZARELLI Gian Carlo, PALDINO Vincenzo, PARMA Alice, PESTELLI Luca, PETITTI Emma, PRONI Eleonora, PULITANÒ Ferdinando, QUINTAVALLA Luca Giovanni, SABATTINI Luca, SASSONE Francesco, TAGLIAFERRI Giancarlo, TRANDE Paolo, VALBONESI Daniele, VIGNALI Pietro, ZAPPATERRA Marcella.

 

Hanno partecipato alla seduta:

la sottosegretaria RONTINI Manuela,

gli assessori BARUFFI Davide, FABI Massimo, MAMMI Alessio, PAGLIA Giovanni.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno, il Presidente della Giunta DE PASCALE Michele.

 

Hanno comunicato di non partecipare alla seduta le assessore ALLEGNI Gessica, CONTI Isabella, FRISONI Roberta, MAZZONI Elena e i consiglieri ARLETTI Annalisa, COSTI Maria, DONINI Raffaele, UGOLINI Elena.

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Fabbri - Lori

Pestelli - Trande