Resoconto integrale n. 29
Seduta del 21 luglio 2016
Il giorno 21 luglio 2016 alle ore 14,30 è convocata in udienza conoscitiva, con nota prot. n. AL.2016.35233 del 15/07/2016, presso la sede dell’Assemblea legislativa in Bologna Viale A. Moro n. 50, la Commissione Territorio, Ambiente, Mobilità.
Partecipano alla seduta i consiglieri:
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Cognome e nome |
Qualifica |
Gruppo |
Voto |
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RONTINI Manuela |
Presidente |
Partito Democratico |
5 |
presente |
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BARGI Stefano |
Vicepresidente |
Lega Nord |
3 |
presente |
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IOTTI Massimo |
Vicepresidente |
Partito Democratico |
4 |
presente |
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ALLEVA Piergiovanni |
Componente |
L’altra Emilia Romagna |
1 |
assente |
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BIGNAMI Galeazzo |
Componente |
Forza Italia |
2 |
assente |
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CAMPEDELLI Enrico |
Componente |
Partito Democratico |
1 |
presente |
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CARDINALI Alessandro |
Componente |
Partito Democratico |
1 |
presente |
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FABBRI Alan |
Componente |
Lega Nord |
2 |
assente |
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FOTI Tommaso |
Componente |
Fratelli d’Italia AN |
1 |
presente |
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|
LORI Barbara |
Componente |
Partito Democratico |
2 |
presente |
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|
MONTALTI Lia |
Componente |
Partito Democratico |
5 |
presente |
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PETTAZZONI Marco |
Componente |
Lega Nord |
2 |
assente |
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PICCININI Silvia |
Componente |
Movimento 5 Stelle |
3 |
presente |
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POLI Roberto |
Componente |
Partito Democratico |
2 |
presente |
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|
PRODI Silvia |
Componente |
Partito Democratico |
2 |
presente |
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|
PRUCCOLI Giorgio |
Componente |
Partito Democratico |
1 |
presente |
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RAINIERI Fabio |
Componente |
Lega Nord |
1 |
presente |
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|
RANCAN Matteo |
Componente |
Lega Nord |
1 |
presente |
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RAVAIOLI Valentina |
Componente |
Partito Democratico |
2 |
presente |
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ROSSI Nadia |
Componente |
Partito Democratico |
1 |
presente |
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|
SABATTINI Luca |
Componente |
Partito Democratico |
2 |
presente |
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SASSI Gian Luca |
Componente |
Movimento 5 Stelle |
2 |
assente |
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|
TARASCONI Katia |
Componente |
Partito Democratico |
1 |
presente |
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|
TARUFFI Igor |
Componente |
Sinistra Ecologia Libertà |
1 |
presente |
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|
TORRI Yuri |
Componente |
Sinistra Ecologia Libertà |
1 |
presente |
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|
ZAPPATERRA Marcella |
Componente |
Partito Democratico |
1 |
presente |
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Sono presenti: i consiglieri Mirco BAGNARI e Paolo ZOFFOLI e gli assessori Paola GAZZOLO (Sicurezza territoriale, Difesa del suolo e della costa, Protezione civile e politiche ambientali e della montagna) e Simona CASELLI (Agricoltura, caccia e pesca).
Presiede la seduta: Manuela RONTINI
Assiste la segretaria: Samuela Fiorini
Udienza conoscitiva
Esame abbinato degli oggetti:
2833 - Progetto di legge d’iniziativa della Giunta recante: "Modifiche alla legge regionale 2 settembre 1991, n. 24 "Disciplina della raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi nel territorio regionale e della valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale", in attuazione della legge regionale 30 luglio 2015, n. 13 "Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni sulla Città Metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro Unioni"" (Delibera di Giunta n. 944 del 21 06 16).
TESTO BASE
2549 - Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: "Modifica alla legge regionale 02 settembre 1991, n.24 (disciplina della raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi nel territorio regionale e della valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale)”. (21 04 16)
A firma del Consigliere: Rancan
(Relatrice consigliera Barbara Lori– Relatore di minoranza consigliere Matteo Rancan)
Partecipano:
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Maurizio |
Camattari |
Arci Tartufi Ferrara |
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Lino |
Costi |
Associazione Tartufai reggiani |
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Giuliano |
Dosi |
Liberi Tartufai Lugo |
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Alessandro |
Ghedi |
Coldiretti Emilia-Romagna |
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Marco |
Giubilini |
ANCI Emilia-Romagna |
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Moreno |
Milani |
Guardie ecologiche volontarie (GEV) |
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Osvaldo |
Panaro |
Comune di Bologna |
|
Luigi |
Pelliconi |
Associazione Tartufai Ravenna |
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Piero |
Peri |
CIA Emilia-Romagna |
|
Michele |
Petralia |
Gruppo micologico lughese |
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Valter |
Pieroni |
Associazione Parmense raccoglitori tartufi |
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Maurizio |
Pirazzoli |
Associazione Tartuficoltura e Ambiente (TeA) |
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Gilberto |
Romualdi |
Liberi Tartufai Lugo |
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Bruno |
Sabella |
Associazione Tartufai Modena |
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Pietro |
Saggini |
Associazione Tartufai Piacenza |
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Maurizio |
Savi |
Associazione Tartufai Piacenza |
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Nicola Giovanni |
Sitta |
Micologo |
|
Luigi |
Soprani |
Associazione Tartufai Sasso Marconi |
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Bruno |
Taglione |
Tartuficoltura e Ambiente |
DEREGISTRAZIONE INTEGRALE CON CORREZIONI APPORTATE AL FINE DELLA MERA COMPRENSIONE DEL TESTO
Presidente Manuela RONTINI – Presidente della Commissione assembleare III Territorio, Ambiente, Mobilità.
Possiamo iniziare questo momento importante per la Commissione III (Territorio, ambiente e mobilità), nella quale sono incardinati i progetti di legge n. 2833 di iniziativa della Giunta e n. 2549 di iniziativa del consigliere Matteo Rancan, che trattano entrambi modifiche alla legge regionale 2 settembre 1991 n. 24 che, come sapete meglio di me, è la disciplina della raccolta, coltivazione, commercio dei tartufi nel territorio regionale e della valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale; modifiche sopravvenute anche a seguito dell’attuazione della legge regionale 30 luglio 2015 n. 13, che si è interessata della riforma del sistema di governo regionale e locale e ha dettato disposizioni sulla Città metropolitana di Bologna, sulle Province, sui Comuni e sulle loro Unioni.
Noi oggi siamo convocati in udienza conoscitiva su questi due progetti di legge, su cui la Commissione ha nominato nella persona di Barbara Lori la relatrice, e il consigliere Matteo Rancan è stato invece individuato come relatore di minoranza. Per noi, è un momento importante perché ci dà la possibilità di ascoltare gli esperti, le associazioni, chi si occupa della materia e raccogliere sollecitazioni, punti di vista, spunti. È un momento di ascolto.
Da regolamento e da Statuto, alle udienze conoscitive possono intervenire e daremo la parola comunque a tutte le associazioni che sono iscritte all’albo delle Commissioni, quindi vi do una raccomandazione e un suggerimento anche per il futuro, se volete iscrivervi all’albo generale delle associazioni che resta in essere per la X legislatura, potete inviare una email a consultazionicommissioni@regione.emilia-romagna.it, in modo che d’ora in poi sulle materie oggetto di vostro interesse, qualora ci siano proposte normative o di regolamento, potete ricevere l’invito a partecipare ad analoghi momenti come questo.
Prima di passare ai relatori la parola per l’illustrazione, concedetemi due minuti per provare a dare qualche informazione sui tempi e sul modo. Condividendola con l’Assessorato e con i relatori, c’è l’idea di arrivare in Aula per l’approvazione del nuovo testo entro la fine del mese di settembre, noi avremo un’altra seduta della Commissione a luglio prima della pausa estiva, ma non la dedicheremo alla trattazione della materia dei tartufi, quindi voi potrete, chi non l’avesse fatto oggi anche successivamente, farci avere delle osservazioni scritte che possono essere semplicemente la fotocopia di quello che è stato il vostro intervento, di cui noi avremo poi la registrazione integrale, o ulteriori osservazioni che potete inviare alla segreteria della Commissione sempre via email a: SegrCommIII@regione.emilia-romagna.it, oppure lasciarle oggi in formato cartaceo; osservazioni che poi qualche Consigliere potrà valutare di tradurre eventualmente anche in emendamenti. C’è tempo per farlo, perché siano utili poi alla fase di discussione, per entrare nel merito del progetto di legge, eventualmente emendativa fino ai primi giorni di settembre, perché l’8 ci riuniremo di nuovo come Commissione e proseguiremo nella trattazione di questi due progetti di legge. Qualora sul metodo ci fosse qualcosa che io non ho chiarito nel mio intervento, potete chiederlo quando intervenite. Io ho già otto richieste di intervento, quindi vi chiederei di stare se possibile nei dieci minuti, in modo da poter dare a tutti in tranquillità la parola.
Do adesso la parola a Barbara Lori che è la relatrice del progetto di legge.
Consigliera Barbara LORI – Relatore della Commissione
Grazie Presidente. Come è stato detto, per noi è una bella occasione di ulteriore confronto quello di oggi. Io parto con una breve narrazione di quelle che sono le modifiche principali che con questo progetto di legge vengono portate.
La legge regionale n. 24 del 1991 di cui oggi discutiamo la modifica, fu già oggetto di un corposo intervento fatto nel 2011 con il quale - forti anche di oltre vent’anni di esperienza e di pratiche gestionali - si cercò di superare punti deboli e criticità e di predisporre strumenti per rafforzare e rilanciare la vocazione tartufigena dell’Emilia-Romagna, nella consapevolezza che questo settore, se adeguatamente sostenuto, può rappresentare un interessante volano per l’economia regionale, adeguando nel contempo l’assetto normativo allo scopo di rendere il testo di legge più snello e semplificato.
La riconosciuta vocazione tartufigena dell’Emilia-Romagna e l’attività di valorizzazione avviata in molte parti della regione, che ha saputo coniugare vocazioni produttive, specificità territoriali e gastronomiche, ma anche l’ambiente, quindi una conoscenza e una presenza attiva, credo in parte anche in una logica con un approccio culturale virtuoso, se adeguatamente sostenuta, organizzata e regolata – che è quello che vorremmo fare anche con questo contributo – può rappresentare anche per il futuro un interessante volano, in particolare per quelle aree disagiate e a bassa redditività. È anche con questa consapevolezza che ci si si è orientati non solo ad un mero adeguamento normativo, ma anche all’introduzione di elementi di semplificazione, tra l’altro coerenti con alcuni dei più generali indirizzi in discussione anche a livello di Ministero e ai recenti provvedimenti di origine comunitaria, di cui sicuramente siete a conoscenza. Una situazione dunque in evoluzione, in cui anche un adeguato e coerente quadro normativo regionale potrà rappresentare, riteniamo, un utile riferimento.
A distanza di cinque anni, torniamo quindi ad interessarci alla legge n. 24/91, in primo luogo per adeguarla ai cambiamenti intervenuti a seguito della legge regionale n. 13/15 di riforma del sistema di governo regionale locale, che prevede il superamento delle Province e la ridistribuzione delle competenze loro assegnate. In particolare, la legge n. 13/15 assegna alla Regione le funzioni amministrative in applicazione della normativa statale e regionale in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi, nonché di valorizzazione del patrimonio tartufigeno, comprese le attività di vigilanza e di applicazione delle sanzioni amministrative. Tali funzioni dovranno essere esercitate, avvalendosi del Corpo forestale dello Stato e dei Consorzi di bonifica, mentre per la parte di controllo e sanzione, la Regione si avvarrà, come accade già adesso, degli agenti del Corpo forestale dello Stato, della polizia provinciale, della polizia municipale, delle guardie ecologiche volontarie e delle guardie giurate designate da cooperative, consorzi: c’è un ampio ventaglio di possibilità, compreso il coinvolgimento delle associazioni che abbiano come fine istituzionale la protezione della natura, della fauna e la salvaguardia dell’ambiente.
Il progetto di legge che oggi è in discussione, è stato elaborato – e anche questo credo sia ben noto – attraverso un percorso che ha visto il contributo dei portatori di interesse nel confronto con l’Assessorato regionale e propone alcune misure di semplificazione e snellimento procedurale, che portano alla delegificazione di provvedimenti, quali quelli legati al riconoscimento di tartufaie controllate o coltivate e alla certificazione delle piante tartufigene definiti con atti di Giunta; così come ad atto di Giunta sono rinviate le modalità relative all’inserimento di piantine tartufigene per l’incremento delle tartufaie. La revisione dell’ambito di estensione e dei limiti di autorizzazioni concedibili per la raccolta e la realizzazione delle tartufaie controllate si sposta da tre a cinque anni, mentre i controlli sul mantenimento dei requisiti delle tartufaie da due a cinque anni.
Viene rivisto anche il meccanismo per l’autorizzazione alla raccolta, non solo nel senso che le modalità di presentazione della domanda sono rinviate ad atto di Giunta e che, come è ovvio, anche la composizione della commissione d’esame risulti modificata col passaggio dall’ambito provinciale a quello regionale, ma viene modificata anche la durata del tesserino, che passa da sei a dieci anni.
La gestione centralizzata da parte della Regione comporta anche la scelta di un calendario di raccolta regionale con possibili deroghe per territori un po’ più ampi rispetto a quelli delle ex Provincie. Necessarie queste modifiche ad incontrare il più possibile le esigenze e le caratteristiche diversificate dei vari territori.
Fra le specie a calendario - per adeguarsi alla normativa statale - viene inserito anche il Tuber masentericum, raccoglibile dal 1° settembre al 31 gennaio. Le deroghe per scopi scientifici vengono circoscritte ai soli centri ed istituti di ricerca. Con l’abrogazione dell’articolo 24 quinquies si propone di eliminare la previsione di una conferenza annuale regionale del tartufo, sia perché la norma non ha mai trovato una piena e significativa applicazione, sia perché le sue funzioni convergono nella Consulta per la tutela e la valorizzazione del tartufo. Il nuovo articolo 30, infine, prevede di sostituire le commissioni consultive provinciali con una consulta regionale di durata quinquennale, presieduta dall’Assessore e composta dai rappresentanti delle associazioni maggiormente rappresentative dei tartufai, delle associazioni degli agricoltori, della cooperazione e delle associazioni ambientaliste, con funzioni consultive e propositive sui provvedimenti relativi alla tutela e alla valorizzazione del tartufo, sui problemi connessi alla regolamentazione della raccolta e su ogni altro problema derivante dall’applicazione della presente legge. Si tratta di una sede di confronto, proposte e verifiche che la Giunta deve consultare nelle proprie decisioni e nella quale siedono quali invitati permanenti anche i Comuni e gli enti di gestione per i parchi e le biodiversità. La proposta di legge assegna a successivo provvedimento di Giunta la definizione dei criteri di rappresentatività delle associazioni, di nomina ai componenti della consulta e delle modalità di funzionamento. Questo è un po’ il quadro dei contenuti più significativi di questo progetto di legge.
Al termine di questa breve illustrazione, tengo a ringraziare l’assessore Caselli per la qualità e l’entità notevole del lavoro svolto in questo anno e mezzo di legislatura, il personale dell’Assessorato, i colleghi Consiglieri, la Presidente di questa Commissione in primis, che hanno condiviso l’opportunità di prevedere anche questa udienza conoscitiva, quindi oltre al momento di confronto che già si è tenuto presso l’Assessorato e che rappresenta un momento importante di ascolto finalizzato a rendere il testo della proposta di legge il più condiviso e approfondito possibile, anche attraverso le istanze che oggi e nei prossimi giorni, potranno essere trasmesse, e che rappresentano per noi Consiglieri una parte molto rilevante nello svolgimento del nostro ruolo come componenti dell’Assemblea legislativa. Quindi grazie per questa disponibilità e grazie soprattutto a voi che siete qui ad ascoltarci, ma soprattutto a portarci il vostro contributo.
Consigliere Matteo RANCAN – Relatore di minoranza
Le mie sono proprio due parole semplici di saluto, perché poi questa seduta è dedicata a voi che siete venuti qua oggi, quindi non tanto a ciò che vorrei dirvi io rispetto a quello che penso nel merito.
Io ho redatto un piccolissimo progetto di legge, che andava a toccare quella che era la tassa regionale per il tesserino che viene tutti gli anni, soprattutto però per far riflettere su due tematiche principali: la prima era quella sostanzialmente di province di confine che eventualmente si vedono comunque arrivare dei raccoglitori di tartufo che arrivano da altre regioni, quindi con problematiche derivanti dal pagamento dei tesserini ed altro; la seconda per riflettere sul fatto di come viene spesa quella tassa che viene pagata, quindi che molte volte non ritorna a quelle che sono poi le associazioni e non viene impiegata principalmente per le attività di tartufo. Queste le due valutazioni che venivano fatte per la presentazione di questo progetto di legge. Poi, vi sono temi sui quali si andrà a discutere nel merito di questa legge, quali per esempio eventualmente parlando di calendario, parlando di consulta, parlando di tutti quelli che sono poi gli ambiti tematici più importanti che usciranno, e spero che escano anche nella discussione di oggi.
Quindi Il mio è solamente un saluto iniziale, tanto per dire che siamo qui ad ascoltarvi, per vedere quali sono poi le proposte e anche con la Consigliera relatrice di maggioranza cercheremo di confrontarci per trovare degli emendamenti che possano trovare accoglimento.
Presidente RONTINI
Partiamo quindi con gli interventi dei soggetti esterni. Il primo ad intervenire è Maurizio Pirazzoli dell’associazione TEA (Tartuficoltura e ambiente).
Maurizio PIRAZZOLI – Consigliere delegato di TeA (Tartuficoltura e Ambiente)
Buonasera a tutti. Innanzitutto ringrazio dell'invito che ci è stato fatto e che ci dà l'opportunità di esporre anche in questa sede alcune osservazioni e proposte che la nostra associazione ha già avuto modo di presentare nelle due riunioni collegiali del 24 marzo e del 27 maggio indette dall'Assessorato competente, alle quali abbiamo partecipato. L’ha richiamato anche il Consigliere relatore.
Abbiamo poi letto con attenzione i due progetti di legge, in particolare quello di iniziativa della Giunta regionale, e in tutta sincerità crediamo che per la Regione Emilia-Romagna sia stata un'occasione persa. Cerco di spiegarmi anche se, per motivi di tempo, in maniera sintetica. Nell'incontro presso l'Assessorato del 24 marzo abbiamo evidenziato all'assessore Simona Caselli – che mi dispiace non sia presente – la necessità che la Regione si coordinasse nella revisione della legge regionale con lo Stato, in quanto anche la legge nazionale n. 752 del 1985 è a sua volta in corso di modifica. Abbiamo espresso questa nostra esigenza, perché evidentemente siccome sono entrambe in modifica, succede che per la gerarchia delle leggi, sapete perfettamente che quella nazionale sovrasta quella regionale. A tal fine, auspicavamo la costituzione di un tavolo tecnico regionale che ci potesse rappresentare nel tavolo tecnico nazionale, che ci risulta - da informazioni certe - sia stato costituito, tant'è che mercoledì prossimo, 27 luglio, il Dipartimento di competenza del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha convocato una riunione di lavoro nella quale tra l'altro verrà discusso il testo unificato sulle modifiche della legge n. 752 del 1985, invitando tutti i rappresentanti delle Regioni italiane.
Non mi dilungo, anche se io ho già approfondito questo testo che gira, però in questa sede mi limito a ragionare sulle modifiche della legge n. 24/91. In questa sede crediamo che la Regione Emilia-Romagna avrebbe potuto portare le proprie istanze su una rivisitazione concettuale, non solamente amministrativa, della legge regionale n. 24/91; avrebbe potuto legiferare sulla tartuficoltura, così come espressamente indicato anche nel citato testo unificato, e io ricordo solamente questo passaggio dell’articolo 1 del testo modificato dove si dice: «Le Regioni […] provvedono a disciplinare con propria legge, nel rispetto dei principi fondamentali e dei criteri stabiliti dalla presente legge, la ricerca, la raccolta, la coltivazione e la commercializzazione dei tartufi freschi o conservati». Ovviamente quello che a me interessa, visto che rappresento una associazione di tartuficoltori, è il discorso della coltivazione.
Ciò detto, come associazione di tartuficoltori ribadiamo con forza quello che abbiamo già sostenuto, con motivazioni tecniche, nelle sedi opportune e cioè in sintesi: la Regione Emilia-Romagna, a differenza della contermine Regione Marche, non ha inteso coordinare la normativa di settore con quella forestale. Era un'ottima occasione per introdurre nella legge regionale modificativa della legge regionale n. 24 del 1991 due questioni che per la nostra associazione sono fondamentali:
1. Il riconoscimento della tartuficoltura come attività agricola specializzata;
2. l'inadeguatezza dell'aver assimilato le tartufaie coltivate agli impianti di arboricoltura da legno, così come definiti dall'articolo 2, comma 5, del decreto legislativo n. 227 del 2001.
Ci è stato detto, nella riunione con l'Assessore del 24 marzo 2016, che riguardo al primo punto: riconoscimento di tartuficoltura come attività agricola specializzata, la Regione Emilia-Romagna non può legiferare, in quanto ciò non è espressamente previsto a livello europeo e nazionale. Allora ci siamo domandati, qui in maniera provocatoria, perché nella Regione Marche la legge regionale n. 5 del 2013, all'articolo 1 prevede espressamente che la tartuficoltura è un’attività agricola.
Riguardo poi al secondo punto, sempre la Regione Marche, con legge regionale n. 6 del 2005, ha legiferato riguardo a cosa si debba intendere per «bosco», o ancora meglio cosa non si debba intendere per «bosco», e precisamente non si deve intendere come «bosco»: i parchi urbani, i giardini pubblici e privati, le alberature stradali, i castagneti da frutto in attualità di coltura, gli impianti di frutticoltura e di arboricoltura da legno, le tartufaie coltivate, i vivai e gli orti botanici. Ecco perché la mia associazione ritiene che la tartuficoltura non debba essere assoggettata alle rigide norme delle prescrizioni di massima e di polizia forestale, in quanto coltivazione agraria specializzata e pertanto, sotto il profilo tecnico agronomico – mi permetto di dire che sono agronomo, quindi lo faccio di mestiere, non per passione – alla stregua della castanicoltura da frutto, della frutticoltura e della olivicoltura. Riteniamo che fosse l’occasione buona per introdurre nelle modifiche della legge regionale n. 24 del 1991 questi due semplici concetti, rivolti ad un settore che purtroppo nella nostra regione è ancora visto come una nicchia relegata ad un limbo legislativo, che non aiuta certamente in chiarezza e trasparenza per una attività, che invece sarebbe in grado di migliorare sicuramente i boschi degradati del nostro Appennino, favorirne il ringiovanimento e di conseguenza limitare anche i danni idrogeologici e l'invecchiamento, favorendo la permanenza su questi territori fragili di forze lavoro agricole e l'insediamento sia sui territori collinari e montani, ma anche nella pianura, di giovani che potrebbero trovare nella tartuficoltura motivo di grande interesse, e non solo economico, per l'importanza ambientale che riveste questa attività.
Concludo molto brevemente, perché il tempo è molto stretto, quindi ho cercato di stringere tutto: riguardo poi alla consulta per la tutela e la valorizzazione del tartufo (articolo 29 che sostituisce l'articolo 30 della legge regionale n. 24 del 1991), non possiamo assolutamente accettare l'esclusione delle associazioni dei tartuficoltori maggiormente rappresentative a livello regionale fra i componenti indicati nel testo del progetto di iniziativa della Giunta. Tale dimenticanza ci è stata giustificata formalmente, dicendoci che il mondo dei tartuficoltori deve trovare una propria degna rappresentatività all'interno delle associazioni degli agricoltori e che dovranno essere queste ultime a dover preferibilmente esprimere dei tartuficoltori come loro rappresentanti in seno alla consulta, per la tutela e la valorizzazione del tartufo. Questa opinione espressa dall'Assessorato non ci convince, in quanto – a nostro modesto avviso – sottende ancora una non chiarezza su questo settore produttivo: da una parte ci si dice che dobbiamo ricercare la nostra rappresentatività all'interno delle associazioni degli agricoltori, e dall'altro la Regione Emilia-Romagna non intende, anche nel testo legislativo di cui oggi stiamo parlando, affermare con chiarezza, decisione e una volta per tutte – come ha già fatto la Regione Marche – che la tartuficoltura è una attività agricola specializzata. Per questo preciso motivo TeA, a nome anche delle altre associazioni dei tartuficoltori presenti sul territorio regionale, che sono associate alla FITA (Federazione italiana tartuficoltori associati) chiede a gran voce una propria rappresentanza in seno alla consulta.
Ringraziamo per l'attenzione e siamo fiduciosi che queste nostre istanze vengano attentamente valutate e speriamo considerate.
Michele PETRALIA – Segretario Gruppo micologico lughese
Ringrazio vivamente del vostro invito, ma soprattutto vorrei precisare due cose importanti: io non capisco perché il legislatore abbia spacchettato questo tipo di attività, che significa tartufi e funghi, che è lo stesso tipo di materia, perché il tartufo è un fungo. Avendo due commissioni, due cose diverse, io faccio appello in questa mia presentazione, che è stata fatta sempre sulla legge metropolitana una legge regionale assurda, perché è stato demandato tutto ai Comuni, dove non si può assolutamente fare un tesserino con dei costi enormi per chi vuole andare a funghi. È la cosa più vergognosa, che si possa dire oggi che una legge possa regolamentare un tipo di settore così complesso come il mondo dei funghi, perché a differenza di questi, nell’ambito dei tartufi, sono pochi quelli che ne muoiono, mentre per i funghi purtroppo ahimè tutti gli anni ci sono degli avvelenamenti. Io faccio appello al legislatore, ma soprattutto ai Consiglieri della nostra Regione, che si metta con buon interesse a fare una legge organica come accaduto in altre Regioni, tipo la Toscana e anche in Lombardia. Questo è un motivo importante, per cui spero al più presto si possa trovare un tavolo d’intesa dove possiamo mettere un definitivo e conclusivo motivo che il cittadino emiliano-romagnolo non è meno di quello delle altre regioni. Ecco perché è importante unificare un certo tipo di testo. Io oggi ho visto il testo che avete presentato a questa Assemblea: è stato tutto accorpato alla Regione, a differenza dei funghi che invece è stato tutto messo a livello comunale. Mi sembra una cosa che non abbia senso.
Io ho fatto questo intervento molto breve, ringrazio del vostro invito e vorrei presentare un’altra cosa importante: il mondo dei funghi ha un grande commercio, non guardate solo quello che va a fare la raccolta dei funghi; tenete presente che nell’ambito della coltivazione chi fa questo tipo di attività, ci sono alcune cooperative che fanno trecento quintali di funghi all’anno di coltivazione su tre prodotti (...), se voi sommate tutta questa attività economica importante, è superiore a quella che riguarda in campo europeo i tartufi. Oggi nella nostra legislazione europea c’è una cosa importante che ci porta a commercializzare. Faccio un altro tipo di appello, perché purtroppo alcuni ispettori ecologici che si sono trovati nei mercati di importazione di funghi che sono arrivati dalla Romania o da altri territori, hanno trovato dei funghi avvelenati, come l’amanite falloide. Credo che il legislatore se non è così sensibile a questi appelli che ognuno di noi fa, vuol dire o che non è attento o che non gli interessa niente della salute oggi del cittadino emiliano-romagnolo.
Presidente RONTINI
Nel frattempo saluto e ringrazio per averci raggiunto l’assessore Simona Caselli, a cui poi in chiusura dell’udienza conoscitiva, se lo vorrà, darò la parola per un intervento.
Luigi PELLICONI – Presidente Associazione tartufai Ravenna-Presidente Coordinamento Regionale Associazioni Tartufai (CRATER) e Segretario Feder. Naz, tartufai italiani (FNATI)
Buon pomeriggio a tutti. Vorrei precisare che sono qui a parlare in veste di presidente dell’Associazione tartufai Ravenna, perché giustamente essendo invitate tutte le altre associazioni della nostra regione, ogni territorio ha le proprie esigenze da mettere in evidenza in base a specifiche problematiche legate al territorio. Faccio alcuni esempi: Rimini, Forlì, Bologna recriminano giustamente l’alta percentuale di tartufaie controllate che vanno ben oltre il 5 per cento del territorio produttivo del tartufo bianco pregiato. Un altro esempio classico, Forlì: i comuni di Dovadola, Rocca San Casciano, Predappio, Premilcuore hanno una percentuale di tartufaie controllate che va dal 50 all’80 per cento del territorio comunale produttivo. Altro che 5 per cento, che dovrebbe essere!
Parma e Reggio non conoscono invece per esempio le tabelle verdi delle tartufaie controllate.
A Piacenza pare che addirittura siano scomparse le piante che producono il tartufo bianco pregiato e che ci sia la presenza del solo tartufo nero scorzone, tant’è che mi risulta abbiano presentato una richiesta agli uffici competenti della Regione per chiedere una variante sul calendario regionale, per poter andare alla ricerca e all’eventuale raccolta da giugno a novembre, come da loro calendario attuale, concesso dalla loro Provincia.
Ravenna ha delle problematiche diverse ancora. La problematica maggiore, che poi è una costante anche in tutte le altre province, è dovuta al bracconaggio notturno. Purtroppo il bracconaggio notturno non è perseguito e quindi di conseguenza creano solo dei danni di immagine soprattutto e di commercio per quanto riguarda i tartufai. A calendario aperto e chiuso, soprattutto per la ricerca e la raccolta del tartufo bianco pregiato, chiamato fiorone, ghiottissimo per i commercianti, che poi per sterilizzarlo con l’aggiunta di oli profumati, centuplicano il valore del loro prodotto.
Ma il prodotto è fortemente avariato in questa stagione, con la presenza anche di vermi abbondanti. Ne sono certo della presenza e della vendita al mercato del tartufo di Lugo: c’ero anche ieri mattina e ho potuto vedere con i miei occhi. Ci siamo più volte adoperati a denunciare queste cose presso i servizi della forestale, presso i servizi dei vigili urbani e provinciali della nostra Provincia, direttamente al personale addetto e al personale di vigilanza, purtroppo inutilmente, non c’è stato nessun riscontro: c’è una latitanza completa. E dire che basterebbe presentarsi in borghese al mercato per pizzicare sia il venditore che il compratore, visto che si tratta di un prodotto alimentare destinato al consumo. Quindi commercializzazione di prodotto avariato.
Ieri mattina, per esempio, come sono arrivato al mercato, sono stato preso d’assalto dai tartufai seri e onesti, che non vanno alla ricerca di questo prodotto, e mi hanno pregato fortemente di fare questa denuncia pubblica di tali avvenimenti, anche perché questi “bracconieri” si prendono anche gioco degli onesti, li deridono: noi andiamo, noi facciamo! Per andare a tartufi, non bisogna essere iscritto all’associazione, bisogna solo avere gambe buone e il cane buono. Il resto, non conta più niente. Questi soggetti si prendono gioco anche delle persone serie. Quello che voglio dire su questo, ci sentiamo veramente alla deriva con le istituzioni preposte ai controlli necessari, ci chiediamo perché ciò non possa avvenire.
Per quanto riguarda invece la modifica di legge che oggi siamo qui per condividere nei suoi aspetti, vorrei porre alcune riflessioni alla Commissione e successivamente poi anche alla Giunta regionale, perché siamo qui per questo: per la sua definitiva approvazione, soprattutto per quanto riguarda alcune cancellazioni che erano state approvate dalla Giunta precedente. Stando alle attuali approvazioni da parte del Senato della Repubblica, che con il comma 109, modificato dalla legge n. 122 del 2016, versione definitivamente stampata sulla Gazzetta ufficiale, introduce, oltre le modifiche al comma 109 della legge n. 311 del 2004, una ritenuta a titolo d’imposta inserendo l’articolo 25 quater nel DPR n. 600 del 1973, e un’aliquota Iva del 10 per cento. Il comma 109 recita: «La cessione di tartufo non obbliga il cedente raccoglitore occasionale non munito di partita Iva ad alcun obbligo contabile. I cessionari - però - sono obbligati a comunicare annualmente alle Regioni di appartenenza la quantità del prodotto commercializzato e la provenienza territoriale dello stesso, sulla base delle risultanze contabili. I cessionari sono obbligati a certificare nel momento della vendita la provenienza del prodotto, la data di raccolta e quella di commercializzazione», pertanto rivoluziona praticamente tutto e quindi bisogna che poi la legge regionale prenda atto anche di questo successivamente, tra le altre cose.
A tal proposito, vorrei riferirvi di importanti importazioni di tartufo nero scorzone dai Paesi dell’Est Europa. I commercianti che ne entrano in possesso, cercano false fatturazioni dai tartufai per poter vendere questo prodotto come di natura italiana, raccolto nelle nostre province e nelle nostre regioni, un prodotto che per la maggior parte dei casi è bello da vedersi, ma è così ricco di uranio impoverito da far paura, perché viene proprio da quei Paesi che hanno subito gli effetti di Chernobyl. I ristoratori seri non lo vogliono per le mani e prediligono il nostro prodotto italiano; quelli meno seri invece - purtroppo sappiamo la speculazione del vil denaro - come va a finire. Come poi del resto succede per il bianco pregiato che arriva in Italia, che sembra sughero e, con l’aggiunta di oli aromatizzati, tentano di farlo apparire prodotto locale.
Vorrei aggiungere anche alcuni futuri possibili cambiamenti della legge n. 752, in quanto allo stato attuale in sede di Commissione parlamentare lavorano sul testo di modifica Faenzi-Fiorio (proposte di legge abbinate 898-1049) e probabilmente le modifiche saranno inserite nella legge di stabilità dal prossimo mese di ottobre. Nel merito, come «Federazione nazionale associazione tartufai italiani», mercoledì 27 luglio siamo convocati al tavolo di filiera per discutere delle modifiche che intendono apportare. Cito alcuni esempi. So che molti deputati si sono espressi favorevolmente alle seguenti proposte: bonus fiscale a favore dei tartufai per la produzione del reddito; leggi regionali che destinano i fondi derivanti dal pagamento dei tesserini a favore del tartufo per la tutela e la salvaguardia della sua promozione; la tracciabilità del prodotto; la fiscalizzazione del prodotto; distinzione fra le tartufaie coltivate e quelle spontanee; regolamentazione delle aree produttive con percentuale da destinare alle tartufaie coltivate. Di fronte a questi cambiamenti già approvati in parte con il 109, e in parte probabilmente con la modifica della n. 752, chiedo a voi legislatori se non sarebbe meglio soprassedere di fronte a queste problematiche, che vengono avanti a livello nazionale? L’unica cosa che io suggerisco a questo punto, è mettere in approvazione immediatamente le modifiche attualmente necessarie, ovvero: l’accorpamento alle Regioni delle deleghe delle funzioni di competenza delle Province; l’approvazione della commissione d’esame e la modalità in cui si svolgeranno questi esami autunnali per oltre mille futuri neofiti tartufai, compresi i corsi di formazione che le associazioni intendono accollarsi, naturalmente con l’”associato” in quanto adesso non esiste il relativo opuscolo aggiornato da studiare; regolarizzare per legge la consulta regionale, quante volte si deve riunire in un anno, con tutte le problematiche che ci si troverà a discutere. Una volta avevamo nove consulte, perché erano nove Province: da Rimini a Piacenza, sta poi al legislatore decidere se trovate giusto eliminare tutte le nove consulte provinciali e autorizzare per legge la presenza di almeno un tartufaio ogni territorio provinciale. Poi, decidete voi. L’approvazione di un calendario unico che è necessario, così come l’abbiamo prospettato nei nostri incontri precedenti, con la deroga per la provincia di Piacenza se la commissione scientifica proposta dà l’okay per la ricerca e la raccolta del tartufo nero scorzone da giugno a novembre, come sembra che abbiano chiesto. Consiglierei inoltre di non mettere all’approvazione della Giunta regionale le richieste delle tartufaie controllate che pervengono attualmente di volta in volta, ma secondo il mio modesto punto di vista vanno approvate con criteri uguali tutte e trascritte in legge, ovvero tutto quello che serve per avere l’autorizzazione di una tartufaia controllata, deve essere messo per legge. Ma cosa significa che tutte le volte che uno fa la richiesta di una tartufaia controllata, deve passare all’approvazione della Giunta? Sembra quasi una approvazione ad personam in base a chi ha presentato la richiesta per fare una tartufaia controllata: non lo trovo assolutamente giusto. Sospenderei inoltre ogni richiesta a priori delle tartufaie controllate, finché non ci sarà la risistemazione della nuova legge sia regionale, che soprattutto quella nazionale, in base alle percentuali che saranno destinate per le aree che effettivamente producono il tartufo. I territori sono molto saturi, al di sopra secondo me di ogni esigenza, e soprattutto non spenderei soldi inutili alla creazione di una cartografia delle aree vocate che possono produrre tartufo: non serve a nessuno, neanche ai tartuficoltori; per chiedere l’autorizzazione per la piantumazione, occorrono tante cose, tra le altre l’analisi del terreno; vedere se è un terreno vocato, la tipologia a cui il terreno è vocato, con le caratteristiche necessarie; oltre tutte le relazioni degli agronomi autorizzati; la redazione dei documenti all’uopo necessari.
Visto che si sta ragionando solo ed esclusivamente sul territorio produttivo, a tale proposito chiedo alla Regione di proteggere e di incentivare le tartufaie naturali - cose che chiediamo da anni e mai fatte - dai tagli indiscriminati, ed un ripristino ambientale, attraverso le associazioni di categoria, è assolutamente necessario avere una cartografia delle aree produttive per la difesa delle nostre tartufaie naturali. Quindi apportare quelle giuste modifiche necessarie per aggiornare quelle incongruenze dovute alla soppressione delle Province e poi ci si ritrova successivamente, quando la modifica alla 752 sarà legge, con calma si ragionerà in base a quelli che saranno i cambiamenti che si dovranno apportare.
Gilberto ROMUALDI – Presidente Associazione Liberi tartufai Lugo
Buona serata. Non mi ero preparato per fare un discorso, dico solo due parole rapidissime, ma i miei colleghi illustreranno poi le cose che rappresentano il mio pensiero.
Io volevo precisare che l’andare a tartufi non è un mestiere, andare a tartufi è un hobby. Quindi ad oggi vediamo il tartufo come l’uovo di colombo, la risorsa dell’economia del pensionato che trascorre una domenica in armonia con il suo cane, pensare che invece in effetti c’è solo da fare chilometri a piedi con la speranza di trovare una pallina di tartufo da consumarsi la domenica con gli amici e con la famiglia. Il problema lo vedo maggiormente nel discorso commerciale, nel quale purtroppo vediamo che il commercio, sempre con maggiore aggressività, allarga i confini importando sul nostro territorio tartufi da altri Paesi. Quindi se ad oggi noi dobbiamo ringraziare i tartufai che passano le loro giornate, le loro domeniche sui boschi per trovare il tartufo per creare un volano, un riconoscimento, oggi, per come stiamo discutendo la cosa, vogliamo che rimangano a casa che se ne stiano a letto al mattino. Quindi la cosa non mi piace minimamente.
L’altro discorso è quello delle associazioni locali che cercano di tenere uniti e tenere raggruppati i tartufai in modo che ci sia un’unica linea, un unico pensiero, un unico modo di andare a tartufi. Qui prima il signor Pelliconi Luigi ha menzionato coloro che io non definirei tartufai, ma coloro che definirei bracconieri: quelli che vanno la notte, che vanno a raccogliere tartufi immaturi, quelli che vanno a raccogliere tartufi non commerciabili. Io non li definirei tartufai, ma li definirei, ripeto, come quelli che danneggiano la categoria. Io non mi ritengo uno di loro. Il tartufo, a mio avviso, è un hobby e avendo fondato una nuova associazione sul territorio, le cose che io voglio raccontare e spiegare ai miei associati, sono proprio quelle di rispettare le regole e di avere delle regole comuni.
Un’altra cosa: noi paghiamo un tesserino annuale, e abbiamo già chiesto e abbiamo già anche sviluppato, in diverse occasioni, iniziative sul territorio in collaborazione con i Comuni, con gli enti locali, con i Consorzi di bonifica, piantumando piante dove c’è lo spazio, un piccolo parco, un argine, un canale, una golena di un fiume, dove è possibile piantumare: questo è il nostro lavoro.
Io direi che collaborare con le associazioni, lavorare con le associazioni può solo portare un miglioramento sul territorio, di conseguenza io chiedo: di lasciare maggiore spazio alle associazioni; che una parte dei soldi che paghiamo dei tesserini, venga ricollocata alle associazioni in modo tale di poter fare del volontariato sul territorio. Dove piantiamo una pianta, dove c’è un verde, dove c’è un viale alberato, la gente non va solo a tartufi, ma va a farsi una passeggiata, il giro con la bicicletta, con la mountain bike, i bambini con le carrozzine, quello che è: tutti lì trascorrono il loro tempo libero. Quindi io mi ritengo un tartufaio da tempo libero; non uno che va tartufi per fare reddito. Se voglio fare reddito, vado a lavorare in un’attività e lì faccio reddito: a tartufi non faccio reddito.
Pietro SAGGINI – Segretario Associazione provinciale tartufai Piacenza
Signori, prima di tutto, vorrei ringraziare la Commissione che ci ha invitato, alla quale io partecipo per la prima volta dacché siamo nati nel 1993. In più, l’Associazione provinciale tartufai piacentini è nata solo per fare piantagioni nuove per rilasciare un domani ai giovani, che cresceranno, la possibilità di andare a tartufi e sistemando le tartufaie esistenti, di cui c’è un gran bisogno, perché è uno schifo. Basta andare a vedere, non sono io l’unico a dirlo.
Mio nonno andava a tartufi, mio padre andava a tartufi, io vado a tartufi, mia figlia va a tartufi, mia nipote va a tartufi, ma andiamo a tartufi per hobby, non per zappare o rastrellare come fanno proprio oggi, cari signori, perché i controlli non esistono più. In più, io vi parlo di pratica, l’ho detto prima, non sono né ragioniere, né dottore, né avvocato, parlo di pratica e sul territorio se vogliamo difendere i tartufi, noi di bianco quasi non ne abbiamo, vorrei neanche accennarlo, ma se vogliamo difendere il nostro prodotto di Piacenza, abbiamo solo tre parole da dire: lo scorzone aestivum è l’unico nostro prodotto tartufigeno e quindi per favore si faccia il calendario di raccolta come abbiamo sempre fatto, dal 1° giugno o dalla metà di maggio, perché non voglio mettere lì la riga e si sta così e basta, però dal 1° giugno deve essere aperto fino al 30 novembre. Questo è quello che dice - e qui ho anche le lettere - l’Università Cattolica. Fermare la raccolta del prodotto adesso (il 31 luglio), vuol dire fermare il raccolto migliore dell’annata e la quantità, e specialmente quest’anno aggiungo che sarà l’ultimo tartufo, se il tempo va avanti così, da noi. Non so gli altri posti se piove o meno. Da noi saranno gli ultimi tartufi. Quindi sia chiaro, io questo lo raccomanderei per esperienza e non per fare comodi a qualcuno o a qualcun altro. Ripeto, la nostra associazione è nata per tartufaie controllate e piantagioni con ottime piantine micorizzate dall’Università, per lasciare non le piantagioni che uno poi va secondo delle tabelle: libera raccolta! Questo sia chiaro e noi lo chiediamo, come prima diceva il signore, basta avere le piante, ma micorizzate, non le piante di anni fa che hanno fatto ridere un po’ tutti e si sono demoralizzati, perché non erano neanche da legno. Scusate se mi permetto.
Io non vi voglio stare lì ad elencare leggi e articoli, che non servono a niente, però serve questo: per la commissione d’esame io sono chiamato ogni giorno minimo da due o tre che mi chiedono di voler fare il tesserino, chiamano in Provincia dove non sanno rispondere, e mi chiedono cosa devono fare. Io gradirei da voi sapere cosa posso rispondere a questi signori? Questo è quello che gradirei sapere, per non fare figure né io, né voi.
Il bracconaggio la notte, non la notte. Io penso che il bracconaggio esista dappertutto e ci sarà anche qui, però sarebbe ora che ogni associazione, non vorrei essere il primo a scoprire il bicchiere, che avesse le sue guardie: i guardiacaccia ci sono, le guardie ecologiche, le associazioni tartufaie, persone valide che non abbiano nulla con nessuno, perché io non guardo in faccia nessuno, la gente è tutta uguale per me, specialmente chi rispetta l’ambiente e la natura. Quindi da controllare un po’ anche i nostri hobby a cui teniamo. Poi, c’è anche chi ci va di notte e di giorno per accumulo di redditi o roba del genere, però non sono tutti così, sia chiaro. Poi l’altra cosa che gradirei, che è stata scritta anche a Piacenza, quando c’era ancora la Provincia, per la questione dei cinghiali, che io chiamo maiali. Il cinghiale da noi è il numero uno che distrugge tutto, e non devo dirlo io: venite, ve lo faccio vedere. Qui ho parlato anni fa, ho anche una lettera ai cacciatori di Piacenza, trovarci attorno ad un tavolo per sentire, provare con delle pasture, al momento dei tartufi cercare di dargli qualcosa da mangiare in modo che lascino stare le tartufaie. Non mi sembra di aver detto chissà cosa. Nessuno si è fatto vivo: né Provincia, né cacciatori, né Atc, nessuno. Quindi noi siamo trattati come nessuno, e io sono venuto a Bologna per dire questo…..
Quindi dopo che siamo arrivati qua, gradirei specificare che per avere i tartufi, qualcosa bisogna fare, perché anche questo mi hanno insegnato da piccolo: chi non semina, è difficile che raccolga. Qui abbiamo la possibilità di avere l’uno e l’altro, abbiamo la possibilità di curare le tartufaie esistenti, abbiamo la possibilità di curare i maiali. Da noi a Piacenza dai primi di maggio, chi vuole venire giù, vedrà i disastri dei maiali, se la stagione è giusta, perché se non piove da febbraio, allora danni non ce ne sono. Ma nelle annate giuste da noi dai primi di maggio abbiamo i danni di queste bestie qua, che poi non è un danno perché ci mangiano i tartufi, perché molti questo non lo sanno: dove frugano loro, il tartufo con le stagioni che fanno, non ne viene più e io qui vi vorrei far capire questo! Sono venuto qui per essere ascoltato e ringrazio tutti!
Presidente RONTINI
Noi l’abbiamo ascoltata e come spesso succede in democrazia si decide e non sempre si accontentano tutti!
Luigi SOPRANI – Associazione tartufai Sasso Marconi
Ringrazio la Commissione di averci invitati come associazione di Sasso Marconi. Io mi presento specialmente come tartufaio, parlo proprio della mia associazione: noi siamo solo tartufai, non siamo né tartuficoltori, che mi sta bene che ci siano, e abbiamo molte cose da dire per i tartufai veramente. Chiedo anche una cosa alla Regione, perché è l’unica in Italia che negli ultimi anni non ha mai fatto niente per il tartufo; si riduce sempre alla fine, sempre agli sgoccioli per poi fare sempre le cose in fretta e via di seguito, quando tutte le altre Regioni d’Italia, addirittura in Piemonte ci vanno di notte, che è una tradizione, e nessuno dice niente. Qui abbiamo smesso di andarci di notte. Io quando ho iniziato, lo dico sinceramente, quarant’anni fa non c’era il tesserino, non c’erano leggi, non c’era niente, tutti andavano a tartufi, tutti si divertivano. Ci si andava di notte, ci si andava di giorno: chi aveva tempo ci andava, perché molti erano a lavorare, avevano tempo di notte. La Regione non riesce a stanziare tutti i soldi: ci sono settemila, ottomila tartufai che pagano il tesserino, la Regione da quando ha inserito questa tassa, non ha mai stanziato, perché sono sempre andati a finire tutti dentro lo stesso buco, però non ha mai dato niente a favore dei tartufai o delle tartufaie. Anzi, parlando delle tartufaie, parlo della Regione, ma specialmente della provincia di Bologna che è l’unica in Italia che ha più tartufaie controllate che tutta l’Italia messa insieme. Quindi noi tartufai dove andiamo a tartufi? In certi parchi è vietato, quell’altro è vietato, quell’altro ancora è vietato, è vietato dappertutto: come facciamo noi ad andare a tartufi, a divertirci? Poi sono d’accordo che il tartufaio è la più brutta bestia che esiste sulla faccia della terra, c’è chi lo fa per lucro e c’è chi lo fa per passione, c’è chi lo fa solo per mangiare, per andare in giro con il cane, e sono in tanti che hanno il cane e che non cavano niente, però vengono a prendere il tesserino lo stesso per andare a tartufi, per poter vedere di riuscire a cavare una qualche pallina per mangiare.
Per le tartufaie controllate vogliamo anche i controlli a livello di guardie, perché effettivamente se venite su verso il comune di Monzuno – non sto a specificare bene le zone, né i nomi perché non sta bene, c’è la privacy – sono tutti canali, boschi e via di seguito che non c’è più spazio, perché poi nessuno controlla, perché ci sono delle tartufaie controllate che non ci passano neanche le bisce o le serpi: non ci passa niente dentro. Quindi lì ci vuole più controllo. Poi, non era nella legge 752 oppure nella prima legge regionale che è stata fatta, che a chi aveva in apposizione ancora le tabelle bianche, veniva fatta la multa, un verbale che allora si parlava di 1 milione di lire ogni tabella? Io mi ricordo bene. Le tabelle bianche sono ancora là e nessuno ci va. Nessuno va a controllare: perché le guardie non vanno a controllare e vengono a controllare me, se ci vado cinque minuti prima o esco dal bosco due minuti dopo? Questa non è una gran bella cosa prima di tutto, perché noi tartufai abbiamo le leggi, ma devono esserci anche per loro, non devono essere solo da una parte. I due pesi e le due misure non ci stanno bene.
Altra cosa che chiedevo alla Regione: perché avete inserito nella legge che volete proporre, l’abolizione dei rii demaniali, la cartografia dei rii demaniali. È stata fatta dalla Provincia di Bologna vent’anni fa qualcosa del genere, venne fatta questa cartografia dei rii demaniali, da cui avevano escluso più di duecento nomi di rii demaniali, cosa che non mi sembra giusta perché ci sono dei rii demaniali che passano attraverso delle tartufaie controllate, quelli non sono rii demaniali: scherziamo o diciamo davvero? I controlli devono essere più severi e se quando si fanno i controlli, non è perché il contadino fa reddito con quella tartufaia controllata, perché non lo fa, perché se piove nasce, se non piove non nasce. Non è un tubero, come dicono i giornalisti, ed io mi arrabbio quando sento questa parola, è un fungo, è un ipogeo perché è sotto terra, è epigeo perché nasce fuori, come diceva il signore prima. Queste cose qua perché la Regione Emilia-Romagna arriva sempre, dicendolo in maniera volgare, dopo la puzza? Perché non arriva mai prima? Noi abbiamo il miglior tartufo che c’è in Italia. In Piemonte è buono, hanno la pezzatura più grossa, ma come odore e come fragranza il migliore è sempre il nostro, non si scappa. Tu vai in bassa Italia, vai dove vuoi, all’estero, il migliore è dell’Emilia-Romagna: noi abbiamo il tartufo migliore di tutto il mondo. Tutti ce lo chiedono. Poi c’è chi lo ha pubblicizzato che lo manda all’estero, ma la Regione Emilia-Romagna ci dorme sempre sopra queste cose, e ci avete dormito – dico avete perché adesso ci siete voi – o ci hanno dormito per degli anni. Adesso arriviamo che poi vogliono cambiare la legge n. 752, che per me non importerebbe cambiarla, basterebbe farla rispettare. Solo che qui non si fa rispettare niente, perché è sempre così: tutte le cose che vengono fatte, nessuno le rispetta. Ci sono delle tartufaie controllate su da noi nella nostra zona, dove il proprietario ha fatto la richiesta, ci vanno delle persone, poi vi manderò prima o poi una lettera con tutti i nominativi, e c’è scritto queste persone che cosa fanno. Vuoi andarci tu? Mi dai 3 mila euro all’anno, un bigliettino scritto in bianco e nessuno ti va a controllare. E molte guardie le sanno queste cose, perché si sa: per prendere un bracconiere, ci vuole un altro bracconiere, perché se no non lo prendi. Secondo me, voi dovete dire alle guardie di andarci, non è che ce l’ho con le guardie volontarie, ho fatto altre riunioni per il passato come presidente dei tartufai in via Selva della Pescarola quando c’era la sede ancora là delle guardie, ho fatto le riunioni, però nessuno è mai andato a controllare, venivano a controllare noi perché ci andavamo cinque minuti prima.
Io concludo, vi ringrazio per questo e spero che in futuro la Regione sia più propizia, sia più esplicita e anche più celere su queste leggi sul tartufo, perché noi come tartufai per campare facciamo la sagra del tartufo di Sasso che ormai sono già ventisette anni, che è rinomata in tutta la regione Emilia-Romagna, per poi andare ad acquisire dei boschi e per non fare delle tartufaie controllate, perché se fai la tartufaia controllata, arriva il privato, io sto fuori o ci vado di notte, faccio il bracconiere, vado a rubare, ma non mi sembra il caso. Queste cose le facevo quarant’anni fa quando ero un po’ più giovane, adesso non si fanno più. Vi ringrazio.
Presidente RONTINI
Naturalmente noi abbiamo ascoltato tutti, anche sul tema dei bracconaggi, avete fatto bene a denunciarlo in questa sede pubblicamente, le cose poi vanno denunciate anche nelle sedi deputate – e lo dico riferito all’ultimo intervento, ma anche a uno di quelli precedenti – qualora ci siano i dati e gli elementi per farlo: è un invito a farlo.
Lino COSTI – Presidente Associazione tartufai reggiani
Abitualmente quando mi presento a dei politici in un’assemblea, mi presento come presidente che rappresenta una brutta razza, perché per colpa di pochi, ci rimettiamo tutti. Detto questo, non voglio dilungarmi molto, perché molte problematiche sono già emerse, evidenziate dagli interventi precedenti.
Io personalmente conosco abbastanza bene la bozza di legge che è stata presentata, in quanto come vicepresidente di CRATER, eravamo presenti a due incontri che abbiamo fatto in Regione con le dirigenti Bargossi e Capecchi, dove è stata illustrata la bozza di quello che vogliono fare. Io personalmente sono per un calendario unico, mi dispiace per l’amico di Piacenza che ha evidenziato le proprie problematiche, ma noi in passato abbiamo sia consultato sia la Gabriella di Massimo che la Zambonelli, entrambe micologhe affermate a livello italiano ed europeo, per le quali un fermo biologico di un mese, un mese e mezzo, sia per il nero che per il bianco, è più favorevole.
SAGGINI
Noi del bianco non ne abbiamo!
Presidente RONTINI
Non funziona così, qui ognuno ha diritto di esprimere la propria opinione e ha diritto che gli altri lo ascoltino. Noi abbiamo il dovere di ascoltare tutti, sia quando siamo in accordo che quando siamo in disaccordo. Prego.
COSTI – Presidente Associazione tartufai reggiani
Come dicevo, conosco abbastanza bene la bozza che è stata sviluppata: delle grosse modifiche a livello sostanziale, secondo me, oltre il periodo di validità del tesserino, che da sette passa a dieci anni, oltre una proposta di calendario unico e tutte le competenze che erano degli enti territoriali, le ex Province, che passeranno alla Regione, non ne ho viste. È anche vero che mi trovo d’accordo che si è persa un’opportunità di migliorare le cose, con le problematiche emerse nei vari incontri; spero che la consulta abbia comunque un potere a livello anche di Giunta, si porteranno le proposte della consulta in Giunta per modificare qualcosa o comunque le problematiche più serie.
Per quanto riguarda il bracconaggio, concordo con tutti gli interventi di prima. Noi a Reggio Emilia fortunatamente non abbiamo problemi di tartufaie controllate per il momento, però i bracconieri sono anche da noi. Specialmente quest’inverno in un periodo di raccolta chiusa, su segnalazioni abbiamo fatto interventi con foto, targhe, nominativi, percorsi fatti da queste persone, l’abbiamo presentato in Provincia, ahimè ci hanno risposto che loro non sanno da che parte fare il verbale: se farlo alla Provincia o alla Regione. Quindi in un ricorso sarebbe stata annullata tale sanzione.
Quello che auguro comunque ai politici, è di mettere a posto il prima possibile questo passaggio di competenze fra ex Provincia e Regione, in modo di riuscire a partire sia con i corsi per i neofiti e partire comunque per la stagione del bianco già con tutto ben definito.
Altre problematiche sono state tutte ripetute, io mi trovo molto d’accordo con Romualdi, con il presidente dell’Associazione tartufai di Ravenna, che mi ha rubato il discorso e non voglio essere ripetitivo. Confido comunque nel potere della consulta, che venga fatta con criterio e non, per esempio nella mia provincia l’abbiamo convocata una volta in cinque anni, e dopo mai più rifatta. È giusto che comunque le problematiche che emergono dalle associazioni, vengano poi a conoscenza di chi le dovrà affrontare. Mi auguro che comunque la consulta abbia un potere anche decisionale tramite la Giunta, delibere di Giunta o quello che sarà.
Concludo dicendo anche come Soprani, il presidente dell’associazione di Sasso, che abbiamo perso un’occasione, perché è vero che l’Emilia-Romagna forse è una tra le regioni più produttive a livello di tartufo e negli ultimi venti - trent’anni, ahimè, la Regione ha fatto poco per questo, quindi ci auguriamo che comunque questa nuova Giunta faccia di più.
Per quanto riguarda anche il potere delle associazioni, noi ci troviamo dai settemila agli ottomila paganti in regola, però noi ne contiamo circa quattromila che vanno di regola senza tesserino, senza autorizzazione e tutto quanto: io chiedo alla Giunta, ai politici come intendono gestire tutte queste persone che sono sul territorio, senza avere più le Province, che bene o male monitoravano un po’ la cosa. Spero che le associazioni abbiano un ruolo più attivo e predominante anche nel dire e nell’affrontare le problematiche.
Ringrazio tutti dell’attenzione, spero di non essere stato ripetitivo.
Presidente RONTINI
Prima di dare la parola all’assessore Caselli per un intervento conclusivo, ricordo i tempi che ho dato in apertura e che poi ho affinato insieme ai relatori: visto che sul tema ci riconvocheremo l’8 settembre - poi noi faremo altre sedute della III Commissione sia il 28 che il 1 settembre, ma non dedicate alla materia dei tartufi - perché le vostre osservazioni siano utili al lavoro di tutti i Commissari, perché possano raccoglierle e trasformarle, eventualmente, anche in proposte emendative e migliorative, dopo avervi ascoltato oggi, io vi invito entro la fine del mese di agosto a farci avere le vostre osservazioni, in modo che poi tutti i Consiglieri, in particolare i due relatori, possano migliorare il testo di base scelto: quello della Giunta.
Consigliere Tommaso FOTI (fuori microfono)
Chiedo soltanto una cosa, in relazione a quanto diceva prima il signor Saggini, se era possibile da parte dell’Assessore specificare se a legislazione vigente è ancora la provincia che può assumere il termine di proroga rispetto al 31 luglio, come termine fissato, perché mi pare che in provincia di Piacenza il problema sia che attualmente si dice: noi non possiamo prorogare. Se lei gentilmente Assessore può confermare che invece a legislazione vigente, almeno per quest’anno - poi quando ci sarà la nuova legge e sarà entrata in vigore vedremo - ma è possibile fare come per tutti gli altri anni precedenti, mi sembrava una precisazione dovuta.
Presidente RONTINI
Non so se tutti avete preso il foglietto illustrativo per l’attestazione della presenza di oggi, comunque
le note, gli interventi aggiuntivi anche rispetto a quello che avete detto oggi, perché avremo il mese di agosto dedicato ad approfondire, migliorare, confrontarci, rileggere, potete trasmetterli alla email: SegrCommIII@regione.emilia-romagna.it.
Non appena arriveranno alla segreteria della Commissione, sarà nostra cura trasmetterle a tutti i membri componenti della Commissione.
Prego, Assessore.
Simona CASELLI – Assessore regionale all’Agricoltura, caccia e pesca
Buon giorno a tutti. Io vi ringrazio per i contributi che sono stati interessanti, appassionati; d’altra parte questa è una materia che appassiona. Devo dire che molte delle cose che ho sentito qui, erano le stesse che abbiamo ascoltato anche nelle riunioni che sono state fatte in Assessorato prima di arrivare ad una formulazione della legge da parte della Giunta. Quindi vi ringrazio di averle portate, così le abbiamo socializzate anche con i Consiglieri regionali. Peraltro, su questo voglio ricordare un primo punto: qui, esattamente come accaduto anche per la legge sulla caccia, noi siamo costretti ad agire in maniera rapida per rendere le norme applicabili in relazione al riordino istituzionale. Come vi era già stato detto anche nelle riunioni in Assessorato, questa legge non sistema per sempre la questione dei tartufi, non la sistema per sempre per una ragione specifica in questo caso, che non è invece uguale per il caso della caccia, che in Parlamento è in discussione adesso la revisione della legge. Quindi anche a noi è arrivata una email ancora ieri con dei testi che stanno girando, per cui siamo in una fase assolutamente mobile, in cui fare fughe in avanti noi con una legge regionale, secondo me non sarebbe un bel lavoro. Poi, i Consiglieri sono liberi di inserire quello che credono, perché l’Assemblea è sovrana, però è chiaro che nel momento in cui una norma superiore è in discussione, è bene cercare di evitare di doverci ritornare su o addirittura smentire l’impostazione. Quindi quello che ci serve, adesso è rendere immediatamente operativo tutto il settore tranquillamente in Regione, con chiarezza di chi fa cosa, perché anche dalle vostre parole è venuto fuori che un po’ di sbandamenti ci sono. Quindi questo era l’obiettivo primario della norma.
La cosa che abbiamo detto che avremmo aggiunto, è un elemento di semplificazione, ce ne sono alcuni: il tesserino, i dieci anni – le cose che sapete bene – e anche un elemento di snellimento normativo perché la legge precedente era un po’ carica di articoli, l’abbiamo un po’ asciugata, pur mantenendo i contenuti sostanziali che c’erano. Questo lo ricordo, perché alcune cose non ci sono, ma perché attengono alla sistemazione che riguarda l’intero settore. Tenete conto che è stato convocato, tra l’altro il 27 luglio, dal Ministero il tavolo proprio sulla legge n. 752 e altre questioni, per cui con il Consiglio per la ricerca, l’agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, gli enti universitari e i centri regionali a cui noi andremo come Regione a discutere, secondo quanto prevede la convocazione, del testo unificato di modifica alla legge n. 752, poi c’è la legge europea, il famoso articolo 29 sul trattamento fiscale, l’istituzione formale del tavolo di filiera del tartufo e la proposta di predisposizione del piano di settore del tartufo. Per cui, come vedete, la parte sovraordinata è in ampio movimento proprio in questi giorni.
Su alcuni dei temi che sono stati sollevati. C’è una duplicità sull’attività di tartuficoltura, che in effetti verrà risolta penso da queste modifiche della legge, tenuto conto che questo settore era sotto l’ambiente fino all’ultima legislatura, e quindi io sono la prima che dall’agricoltura prende in mano tale questione, ovviamente risente ancora del fatto che c’è un’impostazione data negli anni dall’ambiente rispetto al piano forestale, ma adesso sta cambiando un po’ tutto. Quindi il tema della duplicità, che mi rendo conto è ancora presente nella norma, verrà affrontato nella revisione sostanziale.
Per la Giunta regionale, rispetto alla consulta e alla rappresentatività e alla rappresentanza dei tartuficoltori, noi non abbiamo problemi; abbiamo considerato che fosse opportuno, vista la natura che tende di più ad essere agricola, sapendo anche che alcune associazioni fanno poi riferimento anche ad associazioni agricole che noi abbiamo nella nostra consulta agricola, dire prima vedetevi, sentitevi e decidete voi. È chiaro che a questo punto è possibile o con un emendamento della legge fatto qui, oppure nella delibera attuativa della legge, fare queste modifiche: da parte della Giunta, non c’è preclusione.
Per quanto riguarda la questione di chi approva le tartufaie, ricordo che la Giunta fa solo i criteri secondo i quali si approvano le tartufaie, non le approva lei una alla volta, perché sarebbe anche francamente imbarazzante. In realtà, la legge prevede che la Giunta dice sulla base di quali criteri si approvano le tartufaie, e poi una determina del dirigente, se ci sono i requisiti – quello diventa un atto amministrativo – approva le singole tartufaie.
Per quanto riguarda la cartografia delle aree vocate, viene fatta internamente dal servizio senza ulteriori spese. Se poi si vuole arrivare a cartografie più complesse, dopo lì ci sono dei costi tali che porterebbero a fare degli altri ragionamenti, però viene fatta la cartografia delle aree vocate e da questo punto di vista nessun intende toglierle.
Per quanto riguarda il calendario, la legge così come formulata, prevede che siano possibili variazioni sul sub ambito provinciale con una delibera, quindi senza particolari confusioni o difficoltà, sentite le Università e i centri di ricerca. Detto in parole povere: se c’è la lettera dell’Università Cattolica che dice che lì ci sono motivi per cui si può e si deve fare, si può fare, con la legge che vi stiamo proponendo.
Per quanto riguarda i tempi, noi come vedete stiamo lavorando a tappe forzate per la ragione che vi ho detto prima: la Presidente della Commissione vi ha appena ricordato i tempi con cui lavorerà la Commissione e poi l’Aula. Questi tempi ce li siamo dati per rendere possibile attivare le commissioni d’esame. Noi volevamo approvare entro luglio, ma non ce la facciamo perché l’Assemblea legislativa è abbastanza intasata di provvedimenti, alcuni dei quali anche delicati sul piano sociale, comunque il tema è che nell’ordine dei lavori slittiamo un pochettino, ma non di molto obiettivamente, solo di poche settimane. Quindi da questo punto di vista, abbiamo presente e ha presente l’Assemblea legislativa che è opportuno favorire l’insediamento delle commissioni d’esame e quindi consentire il lavoro.
Per quanto riguarda i rii demaniali, la cartografia non è stata assolutamente tolta: si è tolto il riferimento alle Province, perché la legge toglie tutti i riferimenti alle Province, però non è che lo dobbiamo tornare a dire, lo fa la Regione e lo fa. Quindi i rii ci saranno. Quello lo mettiamo a posto, ma dire che nessuno fa la cartografia, non è vero: la Regione la fa. Ci troviamo accanto, diremo a quelli dell’ambiente di farla meglio. Ma non è che la legge toglie il rilievo dei rii, o che non si fa più quella cartografia. Questo ci tenevo a dirlo, perché non è necessario che noi torniamo a dire nella legge che quello che faceva prima la Provincia, lo fa la Regione, perché quello sta scritto nella legge di riordino, pertanto non è necessario tornarlo a scrivere. Per dire che il problema non si pone. Se poi c’è un problema di come la si fa, è un altro paio di maniche, però dal punto di vista della legge, la cosa è coperta.
Sulla competenza delle sanzioni, la competenza è regionale: nella legge viene chiarito che è regionale, quindi togliamo anche i dubbi che potrebbero sorgere in merito a dove fare la sanzione.
Per quanto riguarda invece la questione dei controlli che voi avete sollevato, è un problema.
Io non ho difficoltà a dirlo, la questione dei controlli è una delle cose che sta diventando un problema serio in tutto il riordino: tartufi, caccia, pesca, agricoltura. Quello è un elemento estremamente critico, perché io penso che alla fine sia un elemento critico dal punto di vista di come è stato affrontato complessivamente il tema del riordino delle norme nazionali. Questa storia che il Corpo forestale ancora non abbiamo capito dove va, e la polizia provinciale neanche, è una grana. È inutile che io stia a parafrasare l’argomento. Per cui, da questo punto di vista, noi adesso come Regione stiamo affrontando la questione, pensando di fare proprio una convenzione con le ex Province, cercando di dare una mano anche da un punto di vista del sostegno rispetto ai servizi della polizia provinciale, che nel frattempo peraltro ha anche perso un po’ di organico, perché in questa incertezza poi c’è gente che si autoricolloca se può appena. Quindi questo è uno dei temi che abbiamo come temi cruciali, dopo di che credo che abbia ragione la Presidente della Commissione a dire che intanto bisogna agire comunque denunciando, non fosse altro perché si lascia traccia, che è una cosa importante. Mentre mi ha un po’ preoccupato la denuncia sulle questioni sanitarie legate ai funghi; è chiaro che rispetto a qualsiasi forma di commercio e di importazione ci sono delle norme sanitarie molto precise, che prevedono anche dei ruoli delle Asl, eccetera, quindi se questi ruoli non venissero esercitati, è chiaro che va segnalato. Da questo punto di vista, non è che dormiamo noi con la legge sui funghi o sui tartufi, quelle sono norme sanitarie che si applicano erga omnes: al grano, ai funghi, a qualunque cosa entri. Quindi da questo punto di vista, mi pareva da rimarcare.
Per quanto riguarda quello che diceva il consigliere Foti, noi stiamo valutando, sempre per chiarezza, di fare una delibera che, a normativa vigente, consenta alla Provincia di Piacenza di fare lei. Per rendere tutto più chiaro, perché anche lì poi ci sono le incertezze interpretative, quindi nel più sta il meno e stiamo pensando di fare così.
Credo di aver risposto un po’ a tutto. È chiaro che ora sulla base anche dei contributi scritti che verranno portati, poi il lavoro lo faranno i relatori della legge e l’Assemblea nel suo complesso.
Presidente RONTINI
Grazie a tutti per essere intervenuti; grazie anche per la passione che avete dimostrato per questo tema nei vostri interventi. Dopo avervi ascoltati, aspettiamo di leggervi nei contributi che ci invierete.
La seduta termina alle ore 16.10.