Resoconto integrale n. 36
Seduta del 21 novembre 2022
Il giorno 21 novembre 2022 alle ore 14,00 è convocata, con nota prot. n. PG/2022/28066 del 17.11.2022, presso la sede dell’Assemblea legislativa in Bologna Viale A. Moro n. 50, la Commissione Politiche economiche che si svolge in modalità “mista”, cioè con la presenza in sede, della Presidente, della vicepresidente Palma Costi e dei seguenti membri dei Gruppi assembleari: Gianni Bessi, Massimo Bulbi, Matteo Daffadà, Francesca Marchetti, Nadia Rossi (PD); Giulia Pigoni (BP); Federico Alessandro Amico (ERCEP); Maura Catellani, Michele Facci, Andrea Liverani, Emiliano Occhi (Lega); Luca Cuoghi (FDI); Marco Mastacchi (RCPER); nonché degli altri partecipanti in via telematica in applicazione dell’art. 124, comma 4 bis del “Regolamento interno dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna” e della delibera dell’Ufficio di Presidenza 26 maggio 2022 , n. 26.
Partecipano alla seduta i consiglieri:
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Cognome e nome |
Qualifica |
Gruppo |
Voto |
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RONTINI Manuela |
Presidente |
Partito Democratico Bonaccini Presidente |
7 |
presente |
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COSTI Palma |
Vicepresidente |
Partito Democratico Bonaccini Presidente |
4 |
presente |
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DELMONTE Gabriele |
Vicepresidente |
Lega Salvini Emilia-Romagna |
3 |
presente |
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AMICO Federico Alessandro |
Componente |
Emilia-Romagna coraggiosa, ecologista, progressista |
2 |
presente |
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BARGI Stefano |
Componente |
Lega Salvini Emilia-Romagna |
1 |
presente |
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BESSI Gianni |
Componente |
Partito Democratico Bonaccini Presidente |
1 |
presente |
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BULBI Massimo |
Componente |
Partito Democratico Bonaccini Presidente |
2 |
presente |
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CASTALDINI Valentina |
Componente |
Forza Italia – Berlusconi per Borgonzoni |
1 |
assente |
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CATELLANI Maura |
Componente |
Lega Salvini Emilia-Romagna |
1 |
presente |
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CUOGHI Luca |
Componente |
Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni |
2 |
presente |
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DAFFADA’ Matteo |
Componente |
Partito Democratico Bonaccini Presidente |
4 |
presente |
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EVANGELISTI Marta |
Componente |
Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni |
1 |
presente |
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FABBRI Marco |
Componente |
Partito Democratico Bonaccini Presidente |
1 |
presente |
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|
FACCI Michele |
Componente |
Lega Salvini Emilia-Romagna |
1 |
presente |
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GIBERTONI Giulia |
Componente |
Gruppo Misto |
1 |
assente |
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LIVERANI Andrea |
Componente |
Lega Salvini Emilia-Romagna |
3 |
presente |
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MARCHETTI Francesca |
Componente |
Partito Democratico Bonaccini Presidente |
1 |
presente |
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MASTACCHI Marco |
Componente |
RETE CIVICA Progetto Emilia-Romagna |
1 |
presente |
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MONTEVECCHI Matteo |
Componente |
Lega Salvini Emilia-Romagna |
1 |
presente |
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MORI Roberta |
Componente |
Partito Democratico Bonaccini Presidente |
1 |
presente |
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OCCHI Emiliano |
Componente |
Lega Salvini Emilia-Romagna |
1 |
presente |
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PICCININI Silvia |
Componente |
Movimento 5 Stelle |
1 |
presente |
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PIGONI Giulia |
Componente |
Bonaccini Presidente |
3 |
presente |
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POMPIGNOLI Massimiliano |
Componente |
Lega Salvini Emilia-Romagna |
1 |
assente |
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RAINIERI Fabio |
Componente |
Lega Salvini Emilia-Romagna |
1 |
assente |
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RANCAN Matteo |
Componente |
Lega Salvini Emilia-Romagna |
1 |
assente |
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|
ROSSI Nadia |
Componente |
Partito Democratico Bonaccini Presidente |
1 |
presente |
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SABATTINI Luca |
Componente |
Partito Democratico Bonaccini Presidente |
1 |
presente |
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ZAMBONI Silvia |
Componente |
Europa Verde |
1 |
presente |
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Sono presenti i consiglieri: Stefano CALIANDRO e Giancarlo TAGLIAFERRI.
È’ altresì presente l’assessore Vincenzo COLLA, Assessore allo sviluppo economico e green economy, lavoro, formazione.
Partecipano alla seduta: Morena DIAZZI, Dirigente Direzione generale conoscenza, ricerca, lavoro, imprese, Renzo ARMUZZI e Vincenzo DI SALVO, Settore organizzazioni di mercato, qualità e promozione.
Presiede la seduta: Manuela RONTINI
Assiste la segretaria: Agata Serio
Funzionario estensore: Daniela Biondi
DEREGISTRAZIONE CON CORREZIONI APPORTATE AL FINE DELLA MERA COMPRENSIONE DEL TESTO
5809 -Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Emendamenti e integrazioni alla proposta di "Piano Triennale di Attuazione 2022-2024" del Piano Energetico Regionale 2030 approvata con DGR 1091/2022 ai fini dell'avvio della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) (artt. 7 e seguenti del D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i.)". (Delibera di Giunta n. 1688 del 10 10 22)
(Relatrice consigliera Giulia Pigoni – Relatore di minoranza consigliere Emiliano Occhi)
Presidente Manuela RONTINI. L’assessore Colla ci sta raggiungendo perché abbiamo l’oggetto 5809 che, come sapete, è la proposta di iniziativa della Giunta recante “Emendamenti e integrazioni alla proposta di Piano Triennale di attuazione 2022-2024 del Piano energetico Regionale 2030, approvata con delibera 1091 del 2022 ai fini dell’avvio della procedura di valutazione ambientale strategica, come previsto dall’articolo 7 e seguenti del decreto legislativo n. 152 del 2006”.
Il pacchetto è stato deliberato dalla Giunta lo scorso 10 ottobre 2022. Nelle settimane scorse abbiamo nominato i relatori di questa proposta, la consigliera Pigoni e, per la minoranza, il consigliere Emiliano Occhi.
Abbiamo svolto nella scorsa seduta, la settimana scorsa, l’udienza conoscitiva con diversi stakeholder che hanno raccolto il nostro invito e oggi siamo qui per la discussione generale sull’oggetto. Darei in primis la parola ai relatori e poi ai consiglieri. Partiamo dalla relatrice, consigliera Pigoni. Prego.
Relatrice consigliera PIGONI. Grazie, presidente.
Cercherò di unire un po’ le riflessioni che abbiamo fatto sia in sede di illustrazione con l’assessore che anche in sede di Commissione Territorio e Ambiente, nella quale molti sono stati gli spunti che abbiamo potuto ascoltare dai colleghi, oltre che, ovviamente, come diceva la presidente, anche l’udienza conoscitiva.
La crisi energetica, come sappiamo, ha avuto ripercussioni molto importanti sulle famiglie emiliano-romagnole e certamente l’aumento elevato dei costi delle materie prime e di tutti i processi ad elevato consumo energetico hanno avuto ripercussioni anche su quelle che sono le filiere strategiche del nostro sistema produttivo regionale, prima di tutto quello della ceramica.
Io conosco bene la realtà di Sassuolo, ma certamente anche molti altri settori stanno subendo queste ripercussioni. L’obiettivo di questo Piano è quello di aumentare l’efficienza energetica e tentare di coprire sempre di più i consumi con l’integrazione forte di fonti rinnovabili. La certezza è che per il nostro modello di economia e per il nostro modello di società sono necessari e basilari approvvigionamenti energetici stabili e costanti.
Certamente la traiettoria possibile che ci siamo dati e che abbiamo delineato è quella dell’obiettivo molto ambizioso del 100 per cento di fonti rinnovabili entro il 2035. È arrivato l’assessore. Buon pomeriggio. Questa traiettoria possibile va assolutamente ancorata alla realtà con scelte e azioni ponderate e risolute. Ce lo siamo detti molto in queste settimane, anche durante le nostre Commissioni. Abbiamo tutti fame di energia e il processo è irreversibile. Dobbiamo individuare e investire in modo intelligente in fonti energetiche che ci consentano di soddisfare i nostri bisogni primari, ma che garantiscano anche una evoluzione del nostro Paese lineare ed armonica, che tenga conto delle esigenze dei cittadini e del nostro sistema produttivo ed economico.
Questo percorso deve prendere mossa, ovviamente, dalla necessaria transizione ecologica; transizione che deve coniugare il rispetto per l’ambiente e la sopravvivenza del nostro sistema, anche in termini di competitività internazionale.
La Regione Emilia-Romagna è pronta a dare il proprio contributo. Abbiamo ricordato nelle ultime Commissioni le risorse che abbiamo messo in campo. Sono complessivamente di circa 4,5 miliardi di euro. Arrivano da tutti i livelli, quello europeo, quello statale e anche quello regionale. È importante sottolineare, come ci ha detto, anche in fase di illustrazione, l’assessore, che per ogni euro di risorse pubbliche arriva e arriverà un euro e più di risorse della parte privata. È importante sottolineare che sono stati modificati i parametri dall’Unione europea. Quelli che erano per il triennio 2017-2019 erano già stati recepiti dalla Regione attraverso il Patto per il lavoro e per il clima, che ha poi innalzato gli obiettivi. Con il REPowerEU la Commissione europea ha portato il livello delle fonti rinnovabili al 45 per cento, il calo delle emissioni al 55 per cento e il risparmio al 32 per cento. Questo è importante sottolinearlo. Se la situazione è favorevole oggi è perché la strategia regionale è coerente con questi obiettivi e lo è stata negli ultimi anni.
Un contributo è sicuramente il crescente numero di comunità energetiche che anche sul territorio abbiamo la volontà di portare, i cittadini stessi e i territori hanno la volontà di portare, e questa è la motivazione per cui ci siamo dotati di propria legge regionale negli ultimi mesi. Guardo la consigliera Piccinini che ne è molto orgogliosa. Giustamente. È stata lei la relatrice di questo progetto. Altrettanto importante è il coinvolgimento di tutti gli stakeholder. Come abbiamo detto, anche la Commissione dedicata dell’udienza conoscitiva ha dato spunti di riflessione focali ed interessanti per questo. La Regione, quindi, si muoverà con convinzione su tre grandi asset: abitare, mobilità e produzione. Questi macro-temi saranno declinati attraverso otto asset sui quali fare perno per prevedere un ampio panorama di azioni. Vado per punti e titoli, tanto li abbiamo già raccontati nelle ultime Commissioni.
Ricerca, formazione e innovazione sono indispensabili per contribuire a creare una vera e propria cultura green, tutta la rete degli interventi con i grandi gestori, le partecipate, le multiutility. Il capitolo infrastrutture, reti, aree produttive, nel quale punto sono compresi lo sviluppo delle comunità energetiche, l’idrogeno verde, i progetti per lo sviluppo e impianti da fonti rinnovabili, la qualificazione energetica e ambientale delle aree produttive e tutti gli investimenti di prossimità di cui ci ha parlato l’assessore.
In relazione alla transizione energetica delle imprese, i macro-temi da affrontare sono il sostegno all’efficientamento energetico, i progetti di filiera, le nuove imprese green, la finanza agevolata, la produzione di agroenergie. Tanta attenzione dovremmo poi dare alla mobilità intelligente e sostenibile attraverso la diffusione di veicoli a ridotte emissioni, potenziamento del trasporto pubblico locale e in particolare del trasporto ciclopedonale di treni e bus, dell’elettrificazione della rete ferroviaria e dell’implementazione del trasporto su ferro di merci e persone. Dovremo poi sostenere le azioni di sistema e il rapporto con gli Enti locali.
Ci saranno anche i temi inerenti all’energia, che riguardano direttamente i nostri territori, che saranno i grandi protagonisti di questa fase, partendo ovviamente dal rigassificatore di Ravenna, che ha visto la recente firma per decreto autorizzativo di via libera, iter partito l’8 luglio scorso, che, in tempi record, ha reso possibile un investimento da quasi 1 miliardo di euro e che tra due anni permettere al Paese di avere 5 miliardi di metri cubi di gas in più disponibili.
Questo è certamente un fatto storico per modalità, tempi e ingegneria degli investimenti. Abbiamo dimostrato come sia possibile autorizzare un impianto per cui in media si aspettano dieci anni, senza venire meno ad alcun vincolo, controllo o garanzia di legalità e sostenibilità. La scelta di Ravenna è certamente strategica non solo per le dotazioni energetiche già disponibili, ma per la posizione baricentrica rispetto a tutti gli assi di trasporto gas più importanti che qui convergono. Sempre in tema di energia e territorio, abbiamo già segnalato anche in Commissione Ambiente il grande progetto relativo al Parco eolico e del fotovoltaico, sempre al largo delle acque dell’Adriatico, che sarà tra i più grandi d’Europa. Questa è un’opera altrettanto importante in quanto, appunto, siamo tutti pienamente consapevoli che il futuro si giocherà proprio sul terreno delle energie rinnovabili.
Al progetto AGNES sono già stati destinati circa 70 milioni di euro del PNRR. Si prevedono due parchi eolico solare, il primo da 200 megawatt con accanto un impianto fotovoltaico galleggiante e il secondo da 400 megawatt di potenza, entrambi senza impatto sulla costa stessa, senza costituire quindi alcun elemento dannoso per la fruibilità della riviera romagnola da parte dei turisti.
Questo è importante perché, come ci siamo detti, va salvaguardata la tutela paesaggistica, ma anche il nostro sistema spiaggia. Quindi, è fondamentale farlo insieme ai territori. Nella nostra Regione un grande ruolo lo potrà giocare anche l’agrifotovoltaico, una tra le soluzioni più promettenti per accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili che è già ampiamente diffuso in Europa e ancora poco conosciuto in Italia. Si tratta di un sistema di natura ibrida, che favorisce una proficua sinergia tra le pratiche agricole e la generazione di energia solare; strumento utile nell’ottica di una progressiva decarbonizzazione del nostro sistema energetico da fare – anche questo lo abbiamo sottolineato in Commissione mercoledì scorso – a saldo zero di terreno agricolo, quindi potendo contemporaneamente produrre energia da fonti rinnovabili e continuare a coltivare.
A marzo di quest’anno, parallelamente, per quello che riguarda il settore agricoltura, ha preso il via il progetto del Parco agrisolare per realizzare impianti fotovoltaici su edifici a uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale, diversificando le fonti di approvvigionamento energetico, riducendo il ricorso ai combustibili di origine fossile ed escludendo totalmente il consumo di suolo, sostenuto dal Ministero per le politiche agricole con un finanziamento di 1,5 miliardi a valere sui fondi del PNRR.
Come in tutte le altre azioni del nostro Ente, fondamentale sarà il livello di integrazione tra il Piano energetico e gli altri strumenti pianificatori della Regione, come ad esempio il Piano aria, il Piano rifiuti, gli strumenti di programmazione urbanistici.
L’obiettivo è di creare, proprio grazie all’apporto integrato di tutti gli strumenti, un coordinamento politico efficace di tutti gli interventi che vada verso l’obiettivo della sostenibilità nella chiave molto concreta dell’economia circolare, del risparmio e del riuso.
Sarà importante, ci siamo detti anche questo, la parte di monitoraggio complessivo e costante su tutti i progetti, anche coinvolgendo gli Ordini professionali che hanno voluto esserci anche nell’ultima udienza conoscitiva e far sentire la loro voce. Hanno espresso la volontà di essere coinvolti anche in fase di monitoraggio del Piano energetico. Credo che sarà importante riuscire a coinvolgerli.
Sul tema istruzione e formazione ritengo che anche gli ITS dovranno essere implementati nella direzione di una maggiore cultura energetica. Bisognerà investire anche sui giovani sul piano della consapevolezza e della comunicazione, per spiegare passaggi e caratteristiche di una corretta transizione energetica.
Sapete che dobbiamo protocollare gli emendamenti entro giovedì 24 alle ore 14. Io e il collega Occhi stiamo cercando di lavorare il più possibile. Ovviamente, rimaniamo a vostra disposizione – credo di poter parlare per entrambi in questo senso – per cercare di lavorare il più possibile insieme, anche in modo trasversale tra parti politiche, per migliorare e implementare questo piano energetico che siamo certi possa essere importante per lo sviluppo della nostra Regione. Grazie.
Presidente RONTINI. Grazie, consigliera Pigoni.
La ringrazio anche per aver ricordato i termini che ci siamo dati per il deposito degli emendamenti: il giorno 24 alle ore 14. Così avremo il tempo, avrà il tempo la Segreteria della Commissione, che colgo l’occasione per ringraziare, di preparare il documento di lavoro eventuale, perché noi torneremo in Commissione il 29, martedì, al pomeriggio, con l’impegno che ci siamo dati all’inizio dell’iter di andare in aula per l’approvazione tra il 5 e il 6 dicembre dal momento che ho visto che la Capigruppo della settimana scorsa ha aumentato a due le giornate di aula di inizio dicembre. Prego, consigliere Occhi.
Relatore di minoranza consigliere OCCHI. Grazie, presidente.
Sono tanti i temi che ci pone questo Piano energetico, questo triennale di attuazione. Si inserisce in un momento estremamente complesso, in un momento in cui gli ultimi due anni hanno esposto con chiarezza le fragilità del nostro sistema occidentale, europeo, di approvvigionamento energetico, in particolare di quello italiano, che si è focalizzato troppo su una sola fonte energetica rinunciando anche a produrre, a estrarre le fonti energetiche disponibili e non ha investito, chiaramente, ma questo lo dicono i dati, su tutte le altre fonti potenzialmente disponibili nel nostro Paese.
Questo sistema ci ha esposto a un dumping enorme per quanto riguarda i costi delle materie prime energetiche e anche quelle non energetiche, che rischia di riverberarsi in maniera negativa su famiglie e imprese. Lo stiamo vedendo, stiamo vedendo quanto i Governi che si sono succeduti hanno iniziato a porvi rimedio tramite l’unica cosa che si può fare nel brevissimo termine, ovvero quella di calmierare le bollette, cercare di diminuire i prezzi, sostenere famiglie, imprese e tutti quanti. Però, dovremmo sapere che il tema è strutturale. Non è una coincidenza, ma c’è stato un grande sfasamento tra la domanda e l’offerta nell’intero globo. C’è stata una grande ripresa della richiesta di energia dopo la pandemia, a cui però non è seguito un pari investimento a livello globale nella produzione energetica. Questo ha messo in crisi tutto il sistema.
Noi dovremmo, con questo Piano energetico regionale, ovviamente la nostra parte di Regione, portare avanti un discorso, per quanto possiamo fare, di indipendenza energetica o almeno di tendere a un’indipendenza energetica. Ovviamente, questo è fatto all’interno di un solco che è stato tracciato dall’Unione europea, dalla Commissione europea e anche dai vari trattati internazionali sul clima. La linea è un po’ tracciata. La questione non è tanto dove arrivare, ma è come arrivarci e chiedersi se gli obiettivi di decarbonizzazione sono sostenibili anche con la crescita economica. Ci sono degli obiettivi, secondo noi, che sono difficilmente realizzabili, almeno se li rapportiamo a quanto fatto fino ad oggi, in particolare per tutta una serie di lacci e lacciuoli che hanno impedito di investire su tutte le energie rinnovabili, quindi non solo fotovoltaico, ma anche altre energie rinnovabili che, secondo me, dovremmo iniziare a guardare con molta attenzione, specialmente quelle (io ne parlo sempre) che sono tipiche del nostro bacino padano, in particolare il geotermico e il biometano. Il biometano, lo sapete, si inserisce anche all’interno di un ragionamento che dovremmo fare sul Piano dell’aria che stiamo facendo, inerente alle emissioni agricole, in particolare della componente secondaria del PM10. Quindi, un utilizzo a scopo energetico, ma anche di vettore energetico com’è il biometano troverebbe un importante riverbero sul trattamento dei reflui agricoli, zootecnici e agroindustriali, per non rischiare di mettere in crisi anche questo settore.
Sul geotermico, l’ho ribadito, bisogna capire come questa tecnologia si diffonda, specialmente quella a bassa entalpia. Si diffonde anche tra le categorie professionali. Proprio ieri parlavo con un termotecnico che, tra l’altro, è anche sindaco di un Comune a guida del Partito Democratico e mi diceva che nel suo Comune hanno investito su un impianto geotermico comunale, proprio per far funzionare principalmente le scuole. È il Comune di Montechiarugolo in provincia di Parma. Questo può essere utilizzato, basta avere la volontà di diffondere questa tecnologia partendo da un dato che è quello sicuramente della grande disponibilità di acque superficiali ricche di nitrati, che quindi non vengono più utilizzate a scopi idropotabili, ma che nel circuito aperto oltre che nel circuito chiuso possono essere fondamentali.
Dovremmo lavorare anche affinché questo Piano si integri davvero con le necessità delle comunità locali. Questo perché ci sono alcuni impianti, come per esempio l’eolico, quello on-shore, quello a terra, che ovviamente per questioni morfologiche deve essere posizionato sui crinali. Questo vuol dire aree di montagna, vuol dire comunità già ampiamente stressate da una nostra pressione antropica da parte della pianura a scopi energetici, a scopi anche agro-silvo-pastorali e anche di risorse idriche, per esempio. Sono comunità che credo sia necessario, visto che nel testo si parla di Green Communities, cercare di fare in modo che queste risorse rimangano anche sui territori.
Non ho parlato, nelle ultime nostre riunioni, del rigassificatore, ma non ne ho parlato perché ritengo sia un’arma a doppio taglio. Anch’io accolgo positivamente la procedura, la rapidità della procedura, il fatto che sia un’opera che ad oggi è strategica per il nostro Paese, ovviamente, perché, se vogliamo utilizzare il gas liquido, dovremo sicuramente avere dei rigassificatori. La ritengo un’arma a doppio taglio, nel senso che è una necessità impellente che, però, ci legherà in futuro ancora di più al gas liquido, che ha prezzi elevati che non dipendono da noi, nel senso che ci lega al mercato statunitense, ci lega al mercato della penisola arabica. È stato ottimo il modo in cui si è risolta in poco tempo la questione, però bisogna stare attenti. Sento dire che è un dato temporaneo. Sarebbe un peccato se fosse temporaneo, un po’ perché gli investimenti che vengono fatti vengono ammortizzati in 20-25 anni, ma sono comunque impianti che devono, secondo noi, rimanere anche per lungo tempo. Anche se dovessimo utilizzare ‒ come spero ‒ tecnologie più economiche di approvvigionamento di questo tipo di gas (sicuramente il nostro gas è più economico), in caso di crisi è sempre necessario avere questi impianti da utilizzare come tampone. Non possiamo pensare di avere una transizione sul gas liquido. Se qualcuno pensa di andare in questa direzione deve sapere che davvero i costi si alzeranno e non si abbasseranno di certo nel tempo.
È un momento in cui c’è grossa confusione, anche normativa. Come avete visto, ci sono i decreti attuativi del PNRR, ci sono i decreti attuativi di decreti legislativi che recepiscono le delibere europee. Quindi, c’è un grande lavoro da fare. Quello che possiamo fare noi, in questa Regione, è cercare di diminuire al massimo la burocrazia. Io ho incontrato, anche recentemente, degli imprenditori attivi nel campo, per esempio, delle energie rinnovabili e anche del fotovoltaico. Mi stupisce che loro non vedano il lavoro che stiamo facendo noi in Regione. Molti non erano neanche informati del fatto che si stia discutendo un Piano energetico. Questo mi ha colpito particolarmente. Ho dovuto spiegare loro cosa stiamo facendo, su cosa stiamo lavorando, cosa prevede il Piano energetico. Questo per il fatto che, probabilmente, si è creato uno scollamento tra il mondo degli imprenditori. Questi sono imprenditori che hanno fatto molti impianti negli ultimi anni. C’è ancora il sentore che vi sia troppa burocrazia, troppa lentezza. Sulle aree idonee, ovviamente, tutti stiamo aspettando il decreto. Poi dovremo ragionare per farlo rapidamente recepire anche nella nostra regione, senza avere lacci e lacciuoli, anche locali.
Questo non vuol dire ‒ e vengo al sempre ormai vivo tema del fenomeno NIMBY ‒ che le comunità locali non devono essere tenute in dovuto conto, però ci vuole un grande piano di informazione, ci deve essere una comunicazione chiara e la promessa ‒ che poi si deve trasformare in realtà ‒ che tutti questi impianti, specialmente quelli più impattanti (come dicevo prima, ci sono diversi tipi di impatti), rimangano sul territorio. C’è sempre questa consapevolezza o questo, ormai, abbandono al fatto che le energie rinnovabili danno beneficio solo a chi le produce e non a chi, invece, è anche sul territorio in cui ci sono gli impianti.
Mobilità e teleriscaldamento. Sulla mobilità voglio dire questo: attenzione a non comprimere ‒ lo abbiamo detto più volte ‒ in maniera artificiosa la domanda di mobilità. È giusto dare una grande offerta di mobilità green, mobilità ciclabile, piste ciclabili, ma senza volere, poi, comprimere una mobilità che comunque è legata ancora al mezzo di trasporto, almeno per quelle richieste di mobilità che non possono essere evase da altri mezzi di trasporto. Non certo dal mezzo pubblico. Pensiamo, per esempio, alle famiglie numerose o alle necessità scolastiche o alle necessità familiari.
Sul teleriscaldamento dobbiamo passare rapidamente al sistema del cost-reflective. È un dato di fatto che ARERA ci sta arrivando.
L’idroelettrico. Nel Piano si scrive chiaramente che i margini si sono sempre più ristretti, però abbiamo ancora delle possibilità di invaso. Qualche megawatt si può recuperare anche lì. Teniamo conto che gli invasi a uso plurimo hanno tante altre possibilità, tante altre necessità.
Cercheremo, nei nostri emendamenti, di dare seguito alle nostre riflessioni, anche recependo in parte gli stakeholder che ci hanno parlato nell’udienza conoscitiva. Speravo arrivassero più contributi. Su alcuni settori in particolare, secondo me, qualche contributo in più sarebbe potuto arrivare. Vedremo negli ultimi giorni se contattare direttamente qualche stakeholder. In effetti, spiace, come dicevo prima, che qualcuno non sia informato del fatto che siamo in questa fase istruttoria, in questa fase finale di deliberazione dell’Assemblea su questo Piano e scoprire dopo che qualcuno voleva dire qualcosa e non lo ha potuto fare. Aspettiamo, quindi, anche gli ultimi contributi. Speriamo di riuscire a dare a questo Piano una forza, che secondo me è necessaria se vogliamo provare a dare seguito a quegli obiettivi, che ‒ ripeto ‒ non sono impossibili. Di impossibile non c’è niente, però davvero bisogna dare una sferzata importante e unire i settori dell’economia, dell’impresa, dei lavoratori, dell’industria, dei tecnici, dei finanziatori. Anche in politica dobbiamo lavorare assieme. Non ho parlato delle Comunità energetiche, perché lo abbiamo già fatto. C’è tanta voglia di lavorare in tanti settori, compreso quello delle Comunità energetiche. Ci sono tante aspettative. Gli obiettivi sono molto stringenti. Per fare questo, è necessario che tutto il sistema lavori in un’unica direzione rapidamente. Grazie.
Presidente RONTINI. Grazie, consigliere Occhi. Una precisazione, dopo quello che lei ha detto, ritengo sia doverosa. Anche perché ci sono alcuni colleghi che per la prima volta seguono l’iter di un progetto di legge o di un piano, programma di quelli che noi definiamo “atti complessi”.
Come sempre, tutti gli atti che passano in questa Commissione vanno in udienza conoscitiva. Sono stati diversi gli stakeholder che hanno partecipato. Qualcuno ha preannunciato di inviare osservazioni. Penso che anche il lavoro che la Giunta aveva precedentemente fatto al tavolo del Patto per il lavoro, ma non solo, con quel percorso di partecipazione che più volte ci ha illustrato l’assessore Colla, abbia fatto sì che la partecipazione alla seduta di udienza conoscitiva non abbia raggiunto i numeri di quando portammo in aula, nella scorsa legislatura, il Piano energetico.
Dopodiché, come lei sa e come sanno i relatori, chiunque desideri partecipare all’udienza conoscitiva, anche qualora non iscritto all’Albo delle associazioni, noi lo ascoltiamo volentieri. Abbiamo invitato, come Commissione, i nominativi e le associazioni che ci avete suggerito, per i quali vi ringraziamo, perché hanno portato un ulteriore valore aggiunto e un contributo. Penso sia dovere di tutti noi, in questa fase, far sapere ai soggetti con cui interloquiamo che l’iter è in divenire. Io stessa più volte ho ribadito le date con cui andremo a chiudere in Commissione e in aula, proprio perché sarebbe spiacevole che qualcuno arrivasse lungo. Questa ‒ mi si consenta ‒ non è volontà della Presidenza della Commissione intesa in senso lato, anche con i vicepresidenti. Da parte nostra sempre massima disponibilità nel raccogliere osservazioni, suggerimenti, contenuti che possano ulteriormente qualificare la proposta che porteremo all’approvazione dell’aula. Voi, come relatori, avete dato già in queste prime settimane un contributo utile e proficuo proprio in questo senso.
Ne approfitto, prima di chiedere chi vuole intervenire, per comunicare che è collegata la consigliera Evangelisti, che sta partecipando ai nostri lavori da remoto, è collegato anche il consigliere Luca Sabattini e ci ha raggiunto in aula la consigliera Marchetti. È presente in aula anche il presidente della Commissione III, consigliere Caliandro, che oggi partecipa ai nostri lavori, il che mi consente di ricordare che, nei giorni scorsi, in Commissione III il Piano è andato per il parere in sede consultiva. Non l’avevo detto prima, lo faccio adesso. A questo punto chiedo se ci sono consiglieri che vogliono intervenire, sia tra coloro che sono in aula, sia tra coloro che sono collegati da remoto, non prima di aver salutato la direttrice generale, dottoressa Morena Diazzi, e la dottoressa Antonella Cataldi, che sono qui con noi e che ci accompagnano sulle materie a tema energia.
Se nessuno si prenota io la chiudo la discussione generale. Prego, consigliere Amico. A seguire, interverrà la consigliera Zamboni.
Consigliere AMICO. Grazie, presidente.
La discussione che affrontiamo oggi, che per la verità stiamo affrontando da qualche settimana anche in altre Commissioni, credo che sia una discussione centrale per lo sviluppo del nostro territorio e, in generale, una discussione centrale per quanto riguarda quelle che sono le prospettive non solo per la produzione di carattere energetico, ma anche per la sostenibilità complessiva del sistema. Quelli che sono stati gli obiettivi che anche per il Patto per il lavoro e per il clima e tutte le indicazioni che abbiamo raccolto dalle direttive europee credo che diano il segno in maniera decisa e determinante rispetto a quello che è il punto all’interno del quale si vuole posizionare la Regione Emilia-Romagna, un punto che credo sia molto ambizioso e molto stringente, però anche corretto rispetto alle emergenze che stiamo affrontando, che non sono solo ed esclusivamente quelle dell’approvvigionamento energetico e dei rincari di carattere economico, ma anche quelle della sostenibilità e, quindi, anche quelle di una trasformazione che a questo punto non può più essere rimandata, che credo che il Piano energetico regionale, questa variazione che andremo ad approvare nei prossimi giorni e che poi arriverà in aula, tenda a raccogliere una sfida importantissima per la transizione ecologica che riguarda il nostro territorio.
Abbiamo ascoltato nelle varie illustrazioni come gli obiettivi di carattere generale siano andati via via, nella definizione del Piano precedente, aumentando, dando degli orizzonti ancora più importanti, e su questo io credo che l’azione che noi andiamo a deliberare e poi in aula, quindi la capacità di investimento che la Regione Emilia-Romagna mette a disposizione, coordinando le risorse nazionali, europee e proprie, sia un’azione piuttosto positiva, cioè che va in quella direzione.
È chiaro che per salvare il pianeta non basta da sola l’Emilia-Romagna, ma fare la nostra parte è sicuramente necessario, in particolar modo nel momento stesso in cui, oltre che alla discussione che facciamo su dove indirizzare le risorse per quanto riguarda la produzione di energia e i meccanismi semplificatori rispetto agli strumenti di produzione, penso in particolar modo agli investimenti sulla produzione di energia verde che immaginiamo sulla zona costiera, quindi a mare, sugli impianti eolici flottanti, sul fotovoltaico flottante, credo che anche l’attenzione che questo Piano mette nel perseguire l’efficientamento energetico di edilizia pubblica, edilizia ospedaliera, edilizia residenziale, anche pubblica, sia un tassello importante per arrivare a quella neutralità che ci siamo posti e che, proprio in un concorso tra più soggetti, quindi anche istituzionali, io penso alla Regione, da un lato, che mette a disposizione delle risorse, ma anche la concertazione con gli Enti locali e anche la concertazione con le ASL, nonché l’impiego di risorse che sono nel Piano energetico, così come anche nel FESR, ci possono dare una serie di risposte che ci consentano di mitigare ancora di più i cambiamenti climatici in atto, oltre che, ovviamente, a rispondere a quelle che sono le emergenze che noi oggi leggiamo con evidenza eclatante all’interno di quelli che sono i costi energetici che la sanità sostiene, che i servizi per quanto riguarda i cittadini sostengono, che hanno a che fare con i rincari che riguardano famiglie e imprese, ma soprattutto il funzionamento dello Stato, nel quale noi rischiamo di andare a comprimere una serie di servizi.
È chiaro che non si tratta di attivare con un interruttore (passatemi il termine) un passaggio da una situazione a un’altra, ma la strada che noi andiamo a tracciare per i prossimi tre anni credo che sia assolutamente ambiziosa e stringente, ma soprattutto necessaria rispetto alle richieste che arrivano. Io penso che anche la consultazione con i soggetti che abbiamo audito in Commissione, così come quelli che hanno partecipato al Patto per il lavoro e per il clima, sia stata una consultazione positiva, che ha permesso anche alla Giunta di arrivare e presentarci una serie di emendamenti migliorativi, ascoltando, contrariamente a quello che era stato fatto nelle legislature passate, anche i soggetti ambientalisti. Per cui, elementi di monitoraggio ed elementi di correzione anche dello stesso Piano energetico raccolgono una serie di indicazioni che, per esempio, tra tutti Legambiente ha presentato alla Giunta e che è venuta in parte anche a illustrare all’interno della Commissione in occasione dell’udienza conoscitiva. Quindi, credo che si sia fatto bene sia ad alzare l’asticella prima con il Patto per il lavoro e per il clima e poi anche con tutti quanti i provvedimenti, sia a raccogliere una serie di indicazioni.
Mi soffermo brevemente su una questione che è emersa anche nell’udienza conoscitiva, che abbiamo avuto modo di approfondire, che è stata recepita da un emendamento della Giunta e che ho avuto modo di approfondire anche materialmente visitando un impianto di questo tipo, che ha richiamato anche il consigliere Occhi poco fa, ovvero come arrivare a determinare perché elementi di produzione energetica attraverso l’utilizzo di biomasse possano essere effettivamente, da un lato, positive per la produzione energetica e, dall’altro, non impattanti dal punto di vista climatico, come nel Piano è assolutamente, con l’emendamento, rappresentato. Le risorse pubbliche andranno a favorire la costruzione di impianti a biomassa che non prevedano l’utilizzo di colture aggiuntive o colture specifiche che vanno ad alimentare. Ho recentemente visitato un’azienda agricola della provincia di Reggio Emilia dove è ubicato un impianto a biomassa ed effettivamente è alimentato solo ed esclusivamente con la produzione della stalla. Non utilizza materiali aggiuntivi, che avrebbero delle ripercussioni. È chiaro che quell’impianto magari ha una produzione energetica più limitata rispetto a chi inserisce all’interno dell’impianto a biomassa anche mais o altro, però nello stesso tempo una consapevolezza agricola da parte del produttore che dice “io produco quello che riesco a utilizzare, non ho bisogno di arrivare a costruire impianti che magari trasportino liquami o altri elementi in giro per il territorio, ma servano all’efficientamento energetico della mia produzione e abbiano un impatto positivo sulla mia produzione” credo che sia un elemento positivo, che ha un riflesso anche sotto il profilo dell’inquinamento.
Quell’azienda, peraltro, ha anche una serie di altri elementi che consentono di risparmiare ulteriormente energia, penso agli impianti di raffrescamento delle stalle avanzati, all’utilizzo di parte del calore prodotto dall’impianto a biomassa per essiccare le rotoballe. Insomma, si tratta di un sistema integrato all’interno di questa azienda agricola che credo sia positivo, che vada in qualche maniera valorizzato e che, quindi, trovi all’interno del Piano energetico anche la possibilità di sostenere gli elementi di carattere innovativo che abbiano questo tratto di capacità produttiva ed efficientamento energetico dei soggetti produttivi, che non arrivino a essere solo ed esclusivamente dei produttori energetici tout court, ma che lo facciano con consapevolezza, quella consapevolezza che proprio le comunità energetiche tendono a indurre anche nel consumatore finale.
È ovvio che oggi stiamo ancora aspettando i decreti attuativi, quello che arriverà a sbloccare di fatto la possibilità di insediare Comunità energetiche che non siano limitate nella produzione di soli 200 chilowatt, ma che arrivino, magari, a produrre anche un megawatt. Però su questo e su una nuova consapevolezza della produzione, del consumo e dell’attenzione all’ambiente circostante credo si giochi una sfida molto importante, non solo per rispondere ai tratti di carattere economico che la produzione energetica può determinare nell’abbattere il costo delle bollette di noi tutti cittadini e delle imprese, ma anche per avere un elemento distintivo di sostenibilità complessiva.
Oltre alla necessità impellente di abbattere i costi energetici, questo credo sia il faro che ha caratterizzato il Patto per il lavoro e per il clima, il Piano energetico regionale e anche un’attenzione che la Regione Emilia-Romagna tende ad avere rispetto alla comunità tutta, che non sia solo ed esclusivamente legata a una visione di carattere economicista, ma tenga insieme tutte le questioni, così come quelle, per esempio, della povertà energetica. Grazie.
Presidente RONTINI. Grazie, consigliere Amico. Consigliera Zamboni, prego.
Consigliera ZAMBONI. Grazie, presidente.
Sarò molto breve, perché sono già intervenuta nella Commissione III, tra l’altro dando il parere positivo di Europa Verde a questo Piano.
Il Piano, chiaramente, sconta il legame storico con il Piano precedente, che era stato formulato alla vigilia di importanti novità legislative a livello europeo. È stato ricordato anche dalla relatrice di maggioranza. Oggi abbiamo dei target europei da rispettare molto stringenti. Ovviamente, è anche un Piano vincolato alle risorse disponibili, che non sono poche. Parliamo di oltre 4 miliardi. Però abbiamo poco tempo a disposizione per correre. Ricordo che la settimana scorsa il presidente di Confindustria Centro, Caiumi, ha presentato dei dati veramente preoccupanti. Risulta ‒ detto da Confindustria su se stessa ‒ che il sistema imprese dell’Emilia-Romagna copre i fabbisogni energetici con appena un 3 per cento di energia da rinnovabili. Rispetto agli obiettivi anche del Patto per il lavoro e per il clima, che dicono al 2035 il 100 per cento di rinnovabili, come si può vedere, siamo molto indietro.
Questo Piano si è dato l’obiettivo realistico del 22 per cento, a scadenza. Anche per raggiungere questo 22 per cento, che sembrerebbe inadeguato all’obiettivo finale del 100 per cento al 2035, bisogna correre. Cosa bisogna fare? Ci vorrebbero più risorse. Bisognerebbe che arrivassero dallo Stato. La Regione ha messo tutto quello di cui poteva disporre. E poi sicuramente bisogna accelerare ‒ e questo ce lo chiede il mondo delle imprese ‒ i procedimenti autorizzativi. Bisognerebbe fare un monitoraggio per capire dove sono i colli di bottiglia, per eliminarli. Quindi, non aspettare di fallire l’obiettivo, ma cominciare a monitorare gli iter e capire dove si creano questi blocchi.
Sempre in tema di monitoraggio, sicuramente va fatto ‒ come è stato chiesto anche nell’udienza conoscitiva da più soggetti ‒ un monitoraggio progressivo. Quindi, non aspettare la chiusura del ciclo, ma fare un monitoraggio molto frequente, per capire a che punto siamo.
Per il resto, ripeto, condividiamo lo sforzo che è stato fatto. Presenteremo comunque emendamenti e una proposta di risoluzione, di ordine del giorno, ma il Piano comprende già elementi positivi, come il fatto che ci sia lo stop alle coltivazioni dedicate per energia da biomassa.
Un altro elemento importante sarebbe creare sinergie tra i vari Piani. Noi adesso stiamo discutendo il Piano per la qualità dell’aria, che andrà in approvazione alla fine dell’anno prossimo. Bisognerebbe che questo contenesse già degli obiettivi condivisi. In parte è così, però bisogna puntare più su questo. Faccio un riferimento: superamento delle stufette a biomassa. Il PAIR prevede incentivi a chi passa a cinque stelle. In realtà, bisognerebbe promuovere a man bassa la pompa di calore, quindi evitare il passaggio, per quanto sia super efficiente la stufetta a legna a cinque stelle. Questa è una cosa che avevo già rilevato quando discutemmo il Piano dell’aria precedente. C’è un miglioramento, perché il PAIR parla finalmente di pompe di calore, però nella fase di attuazione bisognerebbe soprattutto promuovere queste, saltando un passaggio.
L’altro elemento ‒ lo ha già sottolineato il consigliere Occhi, e su questo siamo d’accordo da tempo ‒ è quello di insistere di più sulla geotermia a bassa entalpia. Perché? Perché ci sono delle situazioni dove questa può risolvere il problema, per esempio, dell’efficientamento energetico. Parlo di edifici di grosse dimensioni, che sono, magari, monumentali, che non possiamo risolvere con isolamento termico. Qui la geotermia dà una mano, perché va considerata come un’altra fonte energetica gratuita. Oltre al sole, al vento, alle onde marine, eccetera, c’è anche la temperatura costante della terra a 100-120 metri di profondità, che è sempre tra i 10 e i 15 gradi. Quindi, va utilizzata.
Bene l’agrivoltaico, perché consente al piccolo coltivatore di incrementare il reddito tramite questa fonte, però non va a consumare suolo agricolo.
Sarebbe interessante un posizionamento politico chiaro della Giunta sull’eolico offshore. Sappiamo che Ravenna, dal punto di vista autorizzativo, ha meno problemi, anche se è più indietro come progetto; Rimini è molto più avanti come progetto, ma vede ancora una sorta di ostilità da parte dell’Amministrazione comunale. Sarebbe importante un pronunciamento politico chiaro della Giunta, visto che lo stesso presidente Bonaccini sembra favorevole a questo impianto.
Infine, rilancio questa vecchia idea di Europa Verde, sempre in termini di Adriatico, che è quella della riviera eolico-solare, farne anche una sorta di brand turistico, diffondendo il fotovoltaico e anche, dove si può, l’eolico. È chiaro che chiedere di spostare ulteriormente al largo l’impianto previsto a Rimini... Deve avere una fine. Bisogna fare l’impianto dove ci sono le correnti. Non è che spostiamo una macchina, spostiamo un impianto che per funzionare ha bisogno di quel tot di vento. Dove è stato progettato attualmente questo tot di vento c’è. Lo si potrà spostare in avanti se ci saranno le stesse condizioni.
Ultima osservazione. Riprendo un tema che avevo già toccato nell’altra Commissione per un piccolo chiarimento. Io mi ero felicitata per il fatto che questo Piano parla esplicitamente e solo di idrogeno verde, cioè da fonti rinnovabili. Non si parla di CCS nella produzione dell’idrogeno blu. Mi è stato contestato che il Piano parla comunque di CCS. Ma ne parla in un altro contesto: la cattura della CO2 negli impianti energivori, ma non è legata alla produzione dell’idrogeno blu, tantomeno prevede finanziamenti regionali. Grazie.
Presidente RONTINI. Grazie, consigliera Zamboni. Altri? Consigliera Piccinini, vedo che si sta appropinquando al microfono. Prego. Stava dicendo se c’era qualcuno dell’opposizione?
(interruzione)
Presidente RONTINI. Prego.
Consigliera PICCININI. Grazie, presidente.
Diciamo che l’area progressista è abbastanza attiva, mi pare.
Intanto ringrazio, ovviamente, i relatori per le considerazioni, sempre molto esaustive. Ringrazio anche l’assessore per essere qui con noi a partecipare alla Commissione.
Molto è stato detto anche nella scorsa Commissione, dove abbiamo dato un parere nella Commissione Ambiente; quindi, cercherò di essere un po’ più sintetica e andare a toccare forse in maniera più approfondita alcuni argomenti in particolare, quelli di mio interesse.
In linea generale, le differenze tematiche che ci vedono su fronti contrapposti le conoscete, quindi c’è tutto il tema delle trivelle, in particolare in questa fase soprattutto quelle del Delta del Po, e ne abbiamo parlato, appunto, anche nell’ultima Commissione, dove tra l’altro c’è una contrarietà anche da parte di noti esponenti leghisti. Questo lo sappiamo. Quindi, è un tema trasversale, su cui serve mettere particolare attenzione. Poi, c’è il tema della subsidenza. Insomma, immagino di non dirvi cose nuove. Poi, c’è anche il tema del rigassificatore, e qui abbiamo sempre detto che intanto è uno strumento che non interviene sulla crisi che stiamo vivendo oggi, perché prenderà il via alla fine del 2024, non si sa se sarà addirittura al 2025. Quindi, sicuramente non risponde alle problematiche del caro-energia che noi, imprese, aziende, cittadini e quant’altro, abbiamo in questo momento. Dopodiché, quando si parla di transizione legata al gas, evidentemente se parliamo del rigassificatore, di un’autorizzazione che viene rilasciata per vent’anni, sicuramente questo non è un processo transitorio, a differenza di quello che succede a Piombino, dove il rigassificatore rimarrà per soli tre anni. Io avrei preferito che le tempistiche fossero sicuramente molto più ridotte da questo punto di vista.
Vengo all’argomento che mi interessa di più, che è quello delle comunità energetiche. Sappiamo che c’è una grande attesa sui decreti attuativi, che non si è capito bene quando arriveranno, però vi è tutta una serie di soggetti che li stanno attendendo, anche per poter fare un po’ di progettazione. Però, non avendo degli elementi certi, si fa anche un po’ fatica. Bene, però, che la Regione intervenga con i propri bandi, naturalmente stando dentro il regime transitorio. Ci tenevo, però, a fare una precisazione su questo. Adesso non so come verranno impostati bandi, so che c’è un’interlocuzione anche con il tavolo dedicato, però non vorrei che si sposasse solamente il modello delle multiutility. Lo dico perché intanto quello è un modello che ha dei costi, che vengono sottratti ai soci, ed è un modello che non piace a tutti. A me viene detto che costa un 30 per cento, che le multiutility si tengono un 30 per cento. Questo è il motivo per cui serve, dal mio punto di vista, dare anche la possibilità agli autoconsumatori collettivi, per esempio, di poter fare gli investimenti e magari non affidarsi per forza alle multiutility attraverso quel fondo rotativo da 2 milioni di euro che era stato inserito all’interno di un ordine del giorno, che io spero – oggi ho presentato un’interrogazione – possa vedere la luce, nel senso che un impegno politico c’era, però va concretizzato. Lo dico perché non tutti hanno la possibilità di pagare 10.000, 20.000 o 30.000 euro per mettersi il pannello. Quindi, avere un fondo rotativo istituito dalla Regione che possa in qualche modo aiutarli in questo senso è assolutamente opportuno.
Volevo portare in questa sede anche l’esempio della Regione Lazio sulle comunità energetiche, perché io credo che abbiano fatto un buon lavoro. Loro hanno attivato una collaborazione con l’università, collaborazione che consente di arrivare in maniera capillare sul territorio. Che cosa hanno fatto? Loro danno la possibilità a gruppi di dieci persone di poter organizzare un evento sul territorio e un incontro formativo con l’università, il che consente di formare le persone che sentono parlare sempre di comunità energetiche, ma non sanno esattamente di che cosa si tratta e non sanno nemmeno a chi rivolgersi. Del resto, le comunità energetiche sono uno strumento nuovo e ancora oggi le figure che fanno da facilitatori o che lavorano in questo ambito sono ancora poche. Quindi, quello che si sta facendo in Regione Lazio dal mio punto di vista è qualcosa di positivo perché dà la possibilità a tutti i cittadini di poter organizzare degli incontri formativi che consentano di poter arrivare alla costituzione vera e propria dei gruppi di autoconsumo o di comunità energetiche. Peraltro, ho visto che sul sito hanno pubblicato degli opuscoli informativi, che si possono scaricare, sempre sulle comunità energetiche e hanno anche pubblicato dei facsimili di statuto e dei facsimili di ripartizione degli incentivi. Anche questo aiuta chi non ha gli strumenti per poter agire e attivarsi.
Torno, quindi, a ribadire il mio auspicio, ovvero che la Regione corra sulle rinnovabili, semplicemente intanto per un tema di cambiamenti climatici – lo sappiamo – e di qualità dell’aria, i problemi della Pianura Padana sono ampiamente noti, ma anche perché ce lo dicono anche i dati. Io ho visto i dati Istat del 2019, che è l’ultimo anno che è reperibile, e l’Emilia-Romagna è terzultima tra le regioni per la copertura da fonti rinnovabili, ben al di sotto della media nazionale. Questo ci dovrebbe far capire che oggi è il momento di spingere in maniera veloce, esattamente come è stato fatto per il rigassificatore. Non si capisce come mai per quello strumento ci abbiamo messo tre mesi, perché il processo è stato accelerato, invece per altre piattaforme ancora dobbiamo aspettare tutto l’iter, quando abbiamo la necessità di accelerare sulle rinnovabili.
Personalmente non mi aspetto molto dal nuovo Governo, perché mi pare che in questo momento si occupi molto di trivellazioni e molto poco di rinnovabili. Spero che l’attenzione che viene dalla società, dalle imprese e quant’altro, penso appunto alle comunità energetiche, possa in qualche modo spingere rispetto a tutti quegli strumenti, a quei decreti che mancano per arrivare davvero alla diffusione anche territoriale e locale delle rinnovabili attraverso tutti gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione, comprese le comunità energetiche, che sono sicuramente uno strumento innovativo, che però va messo a terra, e senza quei benedetti decreti attuativi si fa molta fatica. Quindi, mi auguro che perlomeno entro la fine dell’anno arrivino, perché davvero l’interesse è tanto. Io sto continuando a fare incontri sui territori, ne parliamo tanto, ma in concreto purtroppo si riesce a fare ancora poco. Grazie.
Presidente RONTINI. Grazie, consigliera Piccinini.
Ci sono altri interventi? Se non ci sono altre richieste di intervento, io passerei la parola all’assessore Colla per chiudere questo punto. Vi do altri dieci secondi, perché non sia mai che taglio la discussione. Mi pare di no.
Passo, quindi, la parola all’assessore Colla, segnalando la presenza ai nostri lavori da remoto del consigliere Tagliaferri. Prego, assessore.
COLLA, assessore. Grazie, presidente. Grazie per la discussione. Grazie ai due relatori anche per la qualità delle valutazioni e la compostezza di merito.
Mi sembra che stiamo facendo un lavoro strategico. Poi, si può affinare, si può ovviamente rafforzare, come voi state facendo e farete anche con gli emendamenti. Abbiamo sempre detto che era una traiettoria non chiusa. Però, mi sembra di poter dire che siamo dentro una sterzata senza precedenti rispetto al posizionamento del passato di questa Regione sia dal punto di vista culturale, sia dal punto di vista della modalità degli investimenti, sia dal punto di vista dell’investimento anche del sapere che deve andare in questa direzione, della conoscenza, della trasparenza, tre settori fondamentali per riuscire a raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati nel Piano strategico. Così come ha manifestato, nella sua relazione, la consigliera Pigoni, stiamo parlando di un investimento senza precedenti di risorse pubbliche, quindi un’operazione quasi keynesiana: 4,5 miliardi non è mai successo nella storia di questa Regione. Ovviamente, se decido di concentrare lì, fai drenaggio su altre risorse. Abbiamo deciso però non di fare un’operazione a pioggia, ma che questo fosse un settore per noi strategico.
Abbiamo preso le risorse del PNRR, abbiam preso le risorse del FESR, abbiamo preso le risorse del FSE. Poi attorno guardate che ci sono altre risorse pubbliche che fanno da moltiplicatore, che rafforzano. Se io guardo ad esempio a un tema come la digitalizzazione, che diventa fondamentale per mettere a terra questo sistema che noi stiamo mettendo in campo, non si fa energia green senza una nuova idea di reti digitali. Una colonnina è prima digitale che energia, anzi, forse è più semplice arrivare… con Open Fiber arrivi un po’ più in ritardo, a volte, sulla colonnina. Il tema delle reti quindi diventa fondamentale – poi vi dirò – però se prendo l’investimento che verrà evidenziato il 24 con Mattarella, quelle risorse piegano tutto su un sistema green di sperimentazione, di ricerca green.
Provate a immaginare tutta la ricerca digitale che si può fare sui sistemi di produzione, sugli storage, sul clima, sulle dinamiche, condizione sine qua non per mettere a terra un investimento di tale portata; oppure, pensate ad ECOSISTER, l’altro grande investimento dell’Università, della rete dell’ecosistema tecnologico della nostra Regione. Tutta la piegatura va sui sistemi innovativi ambientali di ricerca con CNR, ENEA. Si sta muovendo una macchina anche culturale, incredibile, e io ritengo giusto e molto importante andare in quella direzione.
Sappiamo poi, e l’abbiamo fatto anche per questo, e non avevo dubbi, almeno dai primi indicatori, anche relazionali che abbiamo come assessorato, con la mia struttura, stiamo discutendo con dei soggetti. Quel moltiplicatore privato di cui vi ho detto, in questa Regione, a parte il fatto che era già storia in precedenza sul FESR, che ogni euro pubblico aveva un moltiplicatore privato, anzi, se io guardo anche il moltiplicatore nella ricerca, a volte penso che siamo un po’ sotto nel finanziare la ricerca pubblica, perché in questa Regione la ricerca privata è 1,5, la ricerca pubblica è 0,5. Dobbiamo spingere di più la macchina, quindi, penso che con gli ultimi investimenti andremo a riequilibrare. Ma dire che c’è un investimento di un euro pubblico e un investimento di un euro privato questa è storia sul FESR, ma lo andiamo a fare in quel settore, quindi diventa strategico, quel settore. Già abbiamo relazioni anche con grandi soggetti che sono pronti a mettere a terra investimenti nelle rinnovabili perché c’è anche un’altra verità: oltre che un tratto culturale diventa conveniente. C’è la convenienza di questa nuova idea dentro al Piano energetico, sempre più di fare un’operazione di convenienza, perché anche la convenienza sia sui cittadini, sia sul pubblico che sull’impresa. La convenienza è che l’energia sarà sempre più di prossimità. Questo è un punto sul quale senz’altro ci troviamo d’accordo, perché stanno andando tutti lì, in prossimità di autoproduzione, di autoconsumo. Non ci saranno più le grandi centrali. Avremo sempre più un’energia diffusa, diversificata, e sempre più legata al dove sono io: un condominio? Un’impresa? Un petrolchimico esistente? Sempre più diventa di prossimità. È anche la sfida che abbiamo messo nel piano. Io raccolgo tutte le valutazioni. Mi sembra corretto anche il trittico che è stato posto, “abitare, mobilità, produzione”, perché la sterzata è sempre anche un fatto di filiere.
Se dico “abitare”, noi come Regione abbiamo già fatto una delibera, che viene poco citata, però discussa, ad esempio, anche con gli imprenditori edili, per andare in una direzione in quella delibera che stringe molto i morsetti già sul nuovo, su quello che vai a costruire di nuovo. Diventa infatti ormai conveniente anche vendere alle condizioni di un’abitazione che abbia queste caratteristiche, che sia in grado sempre più di essere in autonomia energetica, diventa un fatto anche commerciale dirimente.
Anzi, il nostro timore è come rigenerare, come recuperare il vecchio, che rischia di andare fuori mercato se non aiuto gli investimenti che vanno in quella direzione, altro particolare non banale: se guardo le nostre periferie, se guardo anche al 110 per cento forse non ha colpito la rigenerazione delle periferie, ma ho visto che si posiziona sempre più. Poi benissimo, ci mancherebbe; ma ho il timore che non vada a fare quella bellezza delle periferie. Benissimo che ci sia, nel senso che io condivido anche la planata pur di andare in una direzione più strutturale, anche di assestamento dell’operazione.
Altra cosa è la mobilità. La mobilità rappresenta un terzo della CO2. Questa Regione ha una grande densità di mobilità. Siamo troppo gomma-centrici a scoppio, quindi abbiamo bisogno di spingere in quella direzione. Ma per spingere in quella direzione bisogna anche costruire le filiere che vanno in quella direzione, la ricerca che va in quella direzione. Mi sembra di poter dire che avremo investimenti molto importanti nella filiera produttiva. Lì si gioca anche una partita di tanto lavoro dentro al Piano energetico. Come avete visto, spingiamo molto sulle filiere produttive.
Sono andato a visitare l’altro giorno, volutamente – inizio ad andare a visitare quelle imprese che possono far fare anche il salto di qualità – la Toyota, uno che farà un investimento eccezionale sull’elettrico e sull’idrogeno, pensate, ha già i carrelli elevatori a idrogeno. A parte il fatto che ha dei carrelli, anche dal punto di vista della sicurezza nei cantieri, eccezionale; ma ha già messo nella sua brochure i carrelli a idrogeno: incredibile, bellissimo!
A volte siamo più lenti noi a recepire di come recepisce il sistema dell’impresa. Elettrico, idrogeno, biocarburanti, risparmio, riuso, economia circolare: si può dire più lenti perché c’è qualche rischio, ma sia in Europa, sia nel Paese, sia nei processi produttivi, vanno lì, non tornano più indietro. Anche perché, se uno va a vedere quando tu investi in quella direzione, è un altro sistema produttivo, non è che torni indietro. Quando sei lì hai fatto investimenti incredibili perché è un’altra impresa, è un altro processo produttivo, sono altri macchinari, quindi tu devi stare in quella direzione, non torni più indietro. Se ci sono investimenti delle grandi case, dalla mobility che vanno in quella direzione, il mondo va lì, prepariamoci.
Per quanto riguarda il tema che qui veniva posto, per noi è anche una strategia di integrazione con i nostri sistemi. Avete fatto bene, ha fatto bene anche la Pigoni a dire che non è che se facciamo il Piano dell’aria è slegato; non è che se facciamo il Piano rifiuti è slegato, non è che se diciamo “Patto per il lavoro", “Patto per il clima” poi non siamo coerenti. Non è che se diciamo ovviamente “Piano energetico” è slegato dalla strategia di questa Regione, anche guardando il suo sistema complessivo.
Sono proprio d’accordo: se vedete qualche vuoto in questa direzione d’integrazione, ditecelo, perché non si fa un’operazione di tale portata se la sleghiamo dai comportamenti. Permettetemi, come voi avete detto, non solo dalla Regione, ma se io dico PUG, se dico PAES, se dico la programmazione degli enti locali diventa fondamentale, ma devo dire che con gli enti locali abbiamo fatto un’ottima discussione.
Anche qui, Piccinini diceva che non conoscono molto bene... Può darsi; però noi abbiamo fatto un’operazione di partecipazione su questo piano che nemmeno l’ONU, nel senso che abbiamo fatto partecipare soggetti in forma preventiva, come non mai, gli stakeholder, e poi sulle comunità energetiche siamo arrivati primi anche per merito di ottime relazioni. In questa operazione, credetemi, sulle comunità energetiche c’è un’attenzione, ci arrivano richieste pubbliche, private. Proprio stamattina mi diceva il direttore generale che hanno fatto una riunione con il Comitato: siamo pronti a fare il primo bando per la progettazione, dare contributi per la progettazione. Lì partiamo, sapendo che le Comunità energetiche nel partire… Dovremmo anche raddrizzare, perché come sempre succede… Provate a mettere insieme normativa tra pubblico e privato; provate a mettere insieme normativa solo pubblica; provate a mettere insieme più privato che pubblico. Io non so cosa ha fatto il Lazio; so che abbiamo un Comitato tecnico-specifico a supporto di tutti i progetti che gli fanno la bollinatura del progetto. Tra quei soggetti ci sono i soggetti ovviamente tecnici, ci sono i soggetti fiscali, ci sono i soggetti della normativa, ci sono i soggetti che ovviamente seguono l’impiantistica, ci sono i soggetti della certificazione. Sono a disposizione dei progetti.
Io non farei, permettetemi, dei facsimile, perché lì bisogna fare il vestito al sarto. E quel vestito al sarto lo voglio fare, per tutte le richieste che ci arrivano, di grande qualità. Poi, per quanto ci riguarda, ovviamente siamo già in coerenza con questa traiettoria, stiamo già posizionando il bando per l’efficientamento energetico del sistema delle imprese. Cominceremo con un bando importante, mi sembra che siamo a tiro, stiamo discutendo come sempre anche la pezzatura delle convenienze, perché lì ci sono risorse a fondo perduto, diamo risorse sugli interessi bancari per permettere… Cioè, dire “bando” è troppo semplice, stiamo ascoltando tutte le associazioni, però sempre in coerenza con questi obiettivi. Ogni bando quindi avrà questa coerenza, non andiamo da un’altra parte, andiamo qui. Vi sto parlando di bandi che usciranno entro Natale, così sto sul sicuro, ovviamente un po’ prima, se ci riusciamo. L’altro bando che uscirà sarà per l’efficientamento degli immobili pubblici. Fare un investimento green sugli immobili pubblici è anche un’emulazione positiva del fatto “guardate che stiamo andando lì”. Anche il Sindaco può dire “ho fatto questa cosa, stiamo andando lì, mi ha aiutato anche la Regione, sto andando lì”. Quel fatto culturale deve essere quindi come una ruzzola, che si muove in continuazione, ogni volta che c’è un fatto, diventa emulativo.
Altra operazione che il consigliere Occhi giustamente sollevava. Gli io ho detto che mi fa piacere questa cosa della geotermia, poi lui arriva da lì, quindi sto attento a non dire cose sbagliate. Posso consegnare il fatto che abbiamo già sentito l’Università di Ferrara; sulla geotermia entro aprile dobbiamo fare il Registro per gli impianti fino a 100 chilowatt. Lo dobbiamo fare, vediamo, stiamo parlando di piccole cose.
Poi abbiamo grandi impianti, e ci sono concessioni a Ferrara. Poi ci sono permessi di ricerca per Copparo, Ferrara, Iolanda, Codigoro, Formigine, Comacchio, Fiscaglia: andiamo quindi in quella direzione, con tutto quanto può rafforzare conoscenza normativa che va in quella direzione. Sulla geotermia ammetto che anch’io ho dovuto studiare un po’ perché sinceramente non avevo tutti gli elementi, però ovviamente con la struttura anche di grande qualità, e anche col rapporto che sempre abbiamo con l’Università in questa direzione, tutto quanto può rafforzare in quella direzione, ben venga.
Ovviamente, la strategia è molto chiara. È inutile negarlo, abbiamo detto transizione a gas; ma quel gas lo vogliamo utilizzare sempre meno, a favore di macchina avanti tutta sulle rinnovabili, quindi diversificazione delle rinnovabili, a mare, a terra, sui tetti, per la geotermia: tutto quanto va in quella direzione, macchina avanti tutta.
Permettetemi: il mare nostro, quello di Agnes e quello di Rimini, stanno diventando, almeno per quanto ho potuto vedere… Gli aspetti ambientali sono di competenza di un altro assessorato, quindi per correttezza… Vi comunico che su quello di Rimini abbiamo già consegnato un parere che va in quella direzione, non mi spaventerei tanto della distanza che è risolvibile. Sono d’accordo, le distanze non le faccio io, perché poi ci vuole il vento, ci vuole il sotto dove passano i pesci, poi c’è la Capitaneria di porto che ti può dire “non mettere un palo dove passano le navi”. Per il rigassificatore c’erano i Carabinieri per la biodiversità, c’era l’Istituto sanitario della sanità, c’erano i Vigili, c’era ARPAE, c’era ovviamente la Capitaneria, non è che facciamo quello che vogliamo. Mi sembra però di poter dire che ci sia un lavoro di grande qualità. Quello di Rimini è vero che è quello più avanti; mi sembra che ci siano tutte le condizioni, anche con gli enti locali. Ultimamente si sta arrotondando un po’ di più, poi un po’ di turbolenza ci sarà, immagino. Ripeto però: non è che ci siamo tolti da una nostra valutazione, anche se, essendo aree demaniali, l’ultima parola è di picchetto, è del Ministero dell’ambiente e del governo, per correttezza fra di noi, perché stiamo parlando sempre di aree demaniali.
Incontreremo a breve Agnes, per farci dire a che punto sono, perché intendono presentare la VIA nazionale entro il 31 dicembre. La promessa, sempre consegnata alla presidente, di venire qui a presentare, io penso, sia il progetto di Rimini, sia il progetto di Agnes, resta tutto. In quella riunione che avremo a breve glielo chiederemo. Quanto a mettere insieme quei due progetti, stiamo parlando dei due più grandi progetti che fanno dalla nostra Regione l’investimento più grande nel Paese di livello europeo. Tra l’altro sono 300, quindi siamo a 400 più 300, perché non buttiamo via i 100. Stiamo parlando del fatto che ci avviciniamo ad una portata veramente importantissima. In questa operazione sul rigassificatore – lo dico al consigliere Occhi – di cosa ci siamo accorti? Che diventa molto conveniente il fatto che ormai la logistica nel GNL diventa fondamentale.
Capisco che farlo arrivare dall’America non è proprio brina: fare il gas dalla roccia è una delle cose più inquinanti. Occhio non vede, cuore non duole, ma ragazzi…
È invece evidente un fatto. SNAM, gente sveglia, su quel terreno, ha capito che c’è una nuova porta delle rotte logistiche del GNL che è il Nordafrica. Se io dico Cipro, è il più grande giacimento che rifornirà di GNL il rigassificatore, quindi la logistica è molto breve, in due giornate arrivi lì, non in venti giorni.
Il tema della logistica diventa fondamentale quindi anche per le rotte rispetto al rigassificatore, anche perché sono venti giorni di inquinamento di quelle navi. Le navi bruciano della robaccia, ve lo dico io, hanno dei pistoni che bruciano di tutto. Se quindi uno deve guardare al green, deve guardare molto bene anche alla logistica, perché altrimenti rischiamo di guardare il rotondino nostro, ma là c’è un inquinamento incredibile.
Io penso anzi che la mobilità, l’economia del mare che metteremo in campo come Regione debba guardare anche ad una nuova idea di logistica mare green.
Concludo. Penso che in questo scenario dobbiamo discutere molto bene delle reti, altrimenti rischiamo di avere un imbuto. Stiamo discutendo con Terna, stiamo discutendo con SNAM. Dire “cabina primaria” non è secondario: tante più cabine primarie riusciamo ad avere, quanto più metteremo a terra del fotovoltaico, delle operazioni green. Stiamo discutendo con Terna, stiamo parlando di soggetti che devi portare qua a farli discutere. Siamo una grande regione dove c’è convenienza anche per loro, però le reti diventano fondamentali: digitale, cabine, fili, tubi sono fondamentali.
Noi stiamo discutendo con le partecipate, che poi sono soprattutto loro, e poi stiamo discutendo con le multiutility. Perché dobbiamo aver timore delle multiutility? Più green fanno, meglio è. Questa cosa della royalty non mi risulta, però, con beneficio di inventario. Le multiutility però sono a controllo del pubblico. Quindi, più rinnovabili fanno anche loro, più convenienza arriva dentro le multiutility meglio è. Sennò se li Enel, se le fanno gli altri, non è che stanno a guardare, e ben venga. Io penso che le multiutility, se i Comuni vogliono fare anche operazioni di povertà energetica, investendo nelle periferie, il dialogo nuovo che dobbiamo fare con le multiutility deve giocare una partita. Se ho convenienza in un luogo, un pezzo di quella convenienza lo dobbiamo utilizzare per fare investimenti nelle periferie sui condomini. Lì sì che si darebbe una grande risposta alla povertà energetica. Se dovessi piegare, la piegherei così; ma gli unici soggetti che possono fare politica industriale green di territorio, di enti locali, sono le multiutility, non ci sono altri soggetti che hanno le spalle per fare quell’operazione.
Chiudo veramente. Voi sapete che stiamo discutendo anche con ENEL, ENEA, GSE, perché vogliono fare investimenti in quella direzione in questo territorio. Benissimo, ma devono essere investimenti green, ovviamente, che hanno la giusta remunerazione. Devono essere coerenti con il Piano energetico.
Bene, come diceva anche il consigliere Amico, tutto il terreno delle biomasse. Sono d’accordo sulle non culture dedicate. Però, se diciamo energia di prossimità, come vi ho detto l’altra volta, questo Piano energetico investirà molto su biomasse, biometano, biogas. Beni i liquami. I liquami vanno utilizzati subito, e ne abbiamo bisogno. Ce n’è tanto. Al posto di metterlo sui campi, che fa molta CO2, più liquame utilizziamo nelle biomasse, biogas e biometano meglio è. Ben venga. Potrei dire degli scarti dell’agroindustria, come abbiamo messo nel Piano. Sono d’accordo a fare monitoraggi costanti. Tra l’altro, è una valutazione che ci ha consegnato anche Legambiente. Siamo disponibili a fare monitoraggi, a discutere, a vedere. Massima trasparenza, perché anche noi, se dobbiamo sterzare rispetto ai bandi in una direzione rispetto a un’altra, partiamo con i bandi, ovviamente, che sappiamo che vanno a buon fine, ma se dobbiamo poi verificare e monitorare come il cavallo beve in quei bandi, siamo sempre disponibili. Stanno già partendo impianti stupendi di biometano. C’è quello della Gavassa. Alla Gavassa arriva prima IREN che i cinesi. È un investimento stupendo dal punto di vista dell’impianto, della capacità anche di fare energia. Lì dai energia di continuità. Essendo noi una grande regione manifatturiera, non scordiamo mai di mettere la macchina avanti tutta sulle rinnovabili, ma attenzione che abbiamo bisogno anche di energia di continuità, altrimenti non c’è la convenienza. Il mix tra questi due fatti è il Piano energetico regionale. Penso che su questo terreno questo Piano energetico possa dare grande soddisfazione al sistema.
Grazie.
Presidente RONTINI. Grazie, assessore Colla.
Ricordo che ci siamo dati come termine il giorno 24 alle ore 14 per il deposito di eventuali emendamenti alla proposta di Piano triennale. Ringrazio l’assessore Colla, la relatrice, consigliera Pigoni, il relatore di minoranza, consigliere Occhi, la dottoressa Diazzi e la dottoressa Cataldi.
Chiudiamo qui il punto, che riaggiorniamo alla settimana prossima, a martedì 29, il pomeriggio, per l’esame dell’articolato.