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Legislatura XI - Commissione II - Resoconto del 27/06/2023 pomeridiano

    Resoconto integrale n. 21

    Seduta del 27 giugno 2023

     

    Il giorno 27 giugno 2023 alle ore 14,00 è convocata, con nota prot. n. PG/2023/16006 del 23/06/2023, presso la sede dell’Assemblea legislativa in Bologna Viale A. Moro n. 50, la Commissione Politiche economiche in modalità “mista”, cioè con la presenza in sede della presidente Rontini, della vicepresidente Costi e dei seguenti membri per Gruppo assembleare: Amico (ERCEP); Bargi, Catellani, Facci, Liverani, Occhi, Pompignoli, Rainieri (Lega); Bulbi, Daffadà, Marchetti, Rossi, Sabattini (PD); Cuoghi (FDI); Piccinini (M5S); Pigoni (BP); Zamboni (EV); nonché degli altri partecipanti in via telematica, in applicazione dell’art. 124, comma 4 bis del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna e della delibera dell’Ufficio di Presidenza 26 maggio 2022, n. 26 (Disposizioni per lo svolgimento in modalità telematica o mista delle sedute delle Commissioni assembleari).

     

    Partecipano alla seduta i consiglieri:

     

    Cognome e nome

    Qualifica

    Gruppo

    Voto

     

    RONTINI Manuela

    Presidente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    7

    presente

    COSTI Palma

    Vicepresidente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    4

    presente

    DELMONTE Gabriele

    Vicepresidente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    3

    assente

    AMICO Federico Alessandro

    Componente

    Emilia-Romagna coraggiosa, ecologista, progressista

    2

    presente

    BARGI Stefano

    Componente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    1

    presente

    BULBI Massimo

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    2

    presente

    CASTALDINI Valentina

    Componente

    Forza Italia – Berlusconi per Borgonzoni

    1

    assente

    CATELLANI Maura

    Componente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    1

    presente

    CUOGHI Luca

    Componente

    Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni

    2

    presente

    DAFFADA’ Matteo

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    4

    presente

    EVANGELISTI Marta

    Componente

    Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni

    1

    assente

    FABBRI Marco

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    1

    presente

    FACCI Michele

    Componente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    1

    presente

    GIBERTONI Giulia

    Componente

    Gruppo Misto

    1

    assente

    LIVERANI Andrea

    Componente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    3

    presente

    MARCHETTI Francesca

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    1

    presente

    MASTACCHI Marco

    Componente

    RETE CIVICA Progetto Emilia-Romagna

    1

    presente

    MONTEVECCHI Matteo

    Componente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    1

    presente

    MORI Roberta

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    1

    presente

    OCCHI Emiliano

    Componente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    1

    presente

    PICCININI Silvia

    Componente

    Movimento 5 Stelle

    1

    presente

    PIGONI Giulia

    Componente

    Bonaccini Presidente

    3

    presente

    POMPIGNOLI Massimiliano

    Componente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    1

    presente

    RAINIERI Fabio

    Componente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    1

    presente

    RANCAN Matteo

    Componente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    1

    presente

    ROSSI Nadia

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    1

    presente

    SABATTINI Luca

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    1

    presente

    ZAMBONI Silvia

    Componente

    Europa Verde

    1

    presente

    ZAPPATERRA Marcella

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    1

    presente

     

    È presente Vincenzo COLLA, Assessore allo sviluppo economico e green economy, lavoro, formazione e relazioni internazionali.

     

    Partecipano alla seduta: Maini Elisabetta (Settore attrattività, internazionalizzazione), Marzano Gabriele (Direzione generale conoscenza, ricerca, lavoro, imprese, ricerca

     

    Presiede la seduta: Manuela RONTINI

    Assiste la segretaria: Agata Serio

    Funzionario estensore: Daniela Biondi

     


    DEREGISTRAZIONE CON CORREZIONI APPORTATE AL FINE DELLA MERA COMPRENSIONE DEL TESTO

     

    6744 -Proposta d'iniziativa Giunta recante: ""Programma Regionale Attività Produttive 2023-2025" (ai sensi della l.r. n. 3/1999, art. 54) e "Programma Regionale per la Ricerca industriale, l'Innovazione, il Trasferimento tecnologico 2023-2025" (ai sensi della l.r. n. 7/2002, art. 3)". (Delibera di Giunta n. 604 del 20 04 23)

     

     

    Presidente RONTINI. Ci ha raggiunti anche l’assessore Colla, che saluto e ringrazio. Buon pomeriggio.

    Passiamo all’oggetto 6744: proposta d’iniziativa della Giunta recante “Programma regionale attività produttive 2023-2025” e “Programma regionale per la ricerca industriale, l’innovazione, il trasferimento tecnologico 2023-2025”.

    Abbiamo nominato i relatori nelle sedute scorse: la consigliera Mori e il consigliere Matteo Rancan. Tra l’altro, la consigliera Mori si è premurata di farci sapere che oggi aveva anche l’appuntamento relativo al Comitato di sorveglianza del FESR, quindi non avrebbe potuto seguire i nostri lavori in presenza.

    Sono qui in sala anche il dottor Gabriele Marzano e la dottoressa Elisabetta Maini, che saluto e ringrazio.

    Passo la parola, per l’illustrazione di questi due programmi regionali, all’assessore Colla.

     

    COLLA, assessore. Grazie, presidente.

    Provo a consegnarvi il posizionamento di perimetro strategico. Inizierei così: il Programma triennale delle attività produttive e della ricerca industriale, in realtà, chiude il cerchio dell’operazione di programmazione del sistema regionale, a partire, ovviamente, sempre dal Patto per il lavoro e per il clima e poi, a scendere, l’S3, la Strategia intelligente. Questo è il Piano che chiude il cerchio sul posizionamento che la Giunta ‒ e poi, ovviamente, voi ‒ intende dare a questa Regione, sia dal punto di vista delle attività produttive sia dal punto di vista della ricerca industriale, altro fattore determinante, molto importante. Ovviamente, sulla ricerca industriale, ma anche sulla discussione complessiva, in rapporto con l’assessore Salomoni.

    Non voglio fare l’elenco delle slide, del materiale, che vedo a vostra disposizione. Provo a consegnarvi le motivazioni di questo progetto. La prima motivazione è che questo Programma triennale certamente vuole anche consolidare pratiche, investimenti e programmazione, che ha bisogno di essere consolidata e che sta andando bene. Quindi, non è che si fa sempre un Piano per dire “smantelliamo”. È anche un Piano di consolidamento. Per consolidare hai bisogno di consolidare, non hai bisogno di stare fermo. Per consolidare quei filoni ‒ poi vi dirò ‒ hai bisogno di fare sempre delle azioni in continuità, in supporto. L’altro pezzo, che si unisce e si integra, è che, rispetto ai cambiamenti, alla velocità dei cambiamenti in atto tecnologici, innovativi, culturali, abbiamo bisogno di fare investimenti e azioni che siano in grado di dare una lettura, di coinvolgere, di far partecipare un sistema.

    Prima novità di questo Piano triennale delle attività produttive. Uno pensa: si tratta di attività produttive, quindi è tutto sulle attività produttive. No. L’Emilia-Romagna non è mai solo PIL o valore aggiunto. L’Emilia-Romagna è sempre un bilanciamento tra valore aggiunto e innovazione sociale. Quasi un’operazione di bilanciamento, in quanto la stessa innovazione sociale è motore e condizione per fare la qualità del valore aggiunto del sistema delle nostre imprese. Non c’è un’impresa nel deserto che è in grado di reggere.

    Queste due facce ‒ lo vedrete anche nei filoni ‒ diventano determinanti per consolidare, per creare nuove imprese (anche nell’innovazione sociale ci sono tante imprese) e il nuovo bilanciamento, che chiamiamo, anche nella discussione che faremo, “economia sociale” di questa Regione. Queste due cose si guardano e si devono riconoscere. Penso sia la nuova sfida, in questa discussione, che vi consegniamo.

    Questa analisi che abbiamo fatto, devo dire anche di grande qualità, permette a tutti di avere degli indicatori. Gli indicatori nascono da fonti qualificate. Non è che l’elaborazione la facciamo noi in casa. Sono indicatori ISTAT, sono indicatori economici, sono indicatori di Banca d’Italia, soggetti predisposti a essere laici dal punto di vista degli indicatori che ci vengono consegnati. In questi indicatori vedo alcuni punti netti.

    Questa Regione viaggia certamente... Per farmi capire: se la prendo dal versante degli investimenti, se la prendo dal versante della ricerca, se la prendo dal versante dei brevetti, se la prendo dal versante del mercato del lavoro, ha degli indicatori che in Italia sono meglio degli altri, in lista di operatività con la Lombardia. Una volta è primo il nostro indicatore, una volta è primo il loro, ma siamo a un livello che ci porta a dire che i nostri indicatori di riferimento sono le migliori esperienze europee. Noi stiamo prendendo la fotografia delle migliori esperienze europee dal punto di vista del posizionamento di questa operazione che vi ho appena detto. Se siamo a un livello di competizione, per stare a quel livello di mediana alta in Europa è evidente che dobbiamo fare ancora delle cose. Su alcuni settori non siamo a quel livello di aspettativa di livello medio di qualità europea. Siamo molto più alti rispetto alle Regioni di questo Paese. Ma il nostro focus deve guardare gli indicatori che incrociano le migliori esperienze europee. Ed è per questo la sfida anche del posizionamento. Su alcuni punti certamente siamo lì vicini, su altri bisogna lavorare per investire e avere una traiettoria non a pioggia, ma una traiettoria di filiere dedicate, di strumenti dedicati, anche di filiere stesse dedicate per arrivare a quegli indicatori.

    Qual è la lettura che abbiamo fatto qui? Abbiamo bisogno di salvaguardare il potere di internazionalizzazione di questa Regione. L’Emilia-Romagna sta nel mondo. È una cosa che continuo a dire. Non c’è nessuna Regione che fa il 45 per cento di export. Ormai ci avviamo a una crescita incredibile. Eravamo al 28 pochi anni fa. Siamo al 45. Il che vuol dire che ha una capacità di internazionalizzazione che nessuno ha. La crescita di internazionalizzazione, intesa come export, di questa Regione è un indicatore eccezionale. Una manifattura splendida, di grande qualità, di qualità medio-alta, di nicchia. Sui temi massivi non è la Regione Emilia-Romagna che fa operazioni massive medio-basse, perché lì saremmo in competizione. Noi non abbiamo nemmeno la morfologia del territorio per fare quella competizione. Mentre sulla competizione medio-alta, di grande qualità, anche di lusso, di grandi marchi... In tutti i settori: dal food all’automotive, al packaging, alla moda. Tutti i settori. Quelli che abbiamo preso dell’S3... Non ho bisogno di dirlo a voi. Questa è l’altra scelta. Non vogliamo venir via da questa operazione, perché sta pagando moltissimo in termini di valore aggiunto. Con la capacità, ovviamente, di quel valore aggiunto di mettere in pista operazioni di innovazione sociale che siano in grado di guardare le fragilità, che la velocità della tecnologia sta creando anche in questa regione. Quindi, evitare ‒ primo punto, lo abbiamo scritto nei testi ‒ le polarizzazioni sia dell’impresa sia dei soggetti sia per competenze sia per capacità industriale sia per conoscenze sia per tecnologia. Attenzione. Noi dobbiamo fare un’operazione dentro questo progetto che chiamerei quasi di “ricucitura” di sistema.

    L’internazionalizzazione porta anche la qualità delle relazioni. Abbiamo università che hanno una qualità delle relazioni molto forte. Anche lì c’è una crescita dell’internazionalizzazione delle nostre università. Ma se guardo a come si sta muovendo l’Europa, dal punto di vista anche delle opportunità che possiamo mettere in campo... Provate a immaginare. Poi possiamo avere opinioni anche diverse sull’Europa, però è indubbio che quell’Europa ha deciso di mettere in campo risorse incredibili su una politica industriale incredibile. Se io dico “Chips Act” dico investimenti incredibili, che stanno avvenendo. Se dico “Material Act” dico investimenti europei. Se dico “Battery Act” dico investimenti europei. Se dico “Big Data”, intelligenza artificiale, Europa, dico Bologna. Questa è la filiera degli investimenti di miliardi di euro ‒ dovremmo aver messo anche le cifre ‒ che sono a disposizione del sistema, tutto il sistema, di un cambiamento inedito, con tutte le sfide, le opportunità, ma anche le crisi che si possono avere dal punto di vista dell’esser dentro o dell’esser fuori da questi cambiamenti. L’Emilia-Romagna non può esser fuori. Noi dobbiamo stare dentro. Non a caso una delle operazioni, anche di economia di scala, che abbiamo posto dentro questo Piano... Se l’Emilia-Romagna sta solo sugli asset domestici, anche di risorse, non ce la fa. Se noi abbiamo bisogno di far dialogare un pubblico, una ricerca, un’università, un sistema di istruzione con il sistema privato, con il sistema dell’innovazione sociale, abbiamo bisogno di stare sulla taglia sempre più di opportunità europea.

    Quindi, quasi una discussione, per noi, politica sull’ancoraggio forte con l’Europa. Se veniamo via da lì, non è che restiamo come prima. Per quanto ci riguarda, ci sarebbe una regressione veloce sia delle relazioni sia del potenziale di una manifattura di qualità, come in questa regione.

    Secondo. Questa maledetta guerra sta creando degli indicatori che non pensavo avessero questa velocità. Quella maledetta guerra sta creando un reshoring, una catena del valore che si accorcia moltissimo. Utilizziamo le parole italiane. Una catena del valore che si sta accorciando e sempre più diventa una catena del valore europeista, continentale, un po’ atlantista. In quelle aree dell’Est molti imprenditori hanno paura di stare, non vedono più nemmeno l’opportunità, perché con questi cambiamenti tecnologici, che sono agli inizi, non hai più bisogno di quelle lavorazioni mature, tayloriste. Hai bisogno di ritornare dentro la tua filiera di progettazione, di prototipazione, di conoscenze, di competenze. Hai bisogno di attaccarla. Questa tecnologia addirittura ti dà una possibilità nuova. C’è un reshoring di magazzini notevolissimi, che impone anche il tema “magazzini-territorio”. Ma non quei magazzini senza manifattura. Attenzione. Magazzini di manifattura, che poi diventano... Provate a immaginare l’e-commerce. Siccome tu devi consegnare in tempi stretti, c’è il tema anche di avere opportunità in tempo reale rispetto alla mia produzione.

    C’è un export che si è spostato molto sull’America. Non guardate gli indicatori attuali. In realtà c’è stato, negli ultimi due anni, un incremento notevolissimo nel mercato americano. Anche quello europeo. Alcuni Paesi come la Francia... La Germania adesso è un po’ in sofferenza, ma si sta riprendendo. Per noi è un mercato fondamentale. Stiamo lì. Nello stare lì, attenzione, c’è un altro reshoring, che non solo porta. C’è un reshoring che, se non risolviamo alcuni temi, come può essere il tema dell’energia, come può essere il tema dell’inflazione, come può essere il tema del tasso di sconto, come può essere il tema delle competenze, degli ingegneri, dei saperi, c’è qualcuno che inizia a pensare che ci sia un reshoring di uscita per mettere la ragione sociale in America, dove il costo dell’energia è ancora quello del 2019 e dove è noto che c’è un investimento cash che l’America dà per investimenti diretti lì, se, però, costruisci e vendi lì. Tema che abbiamo affrontato anche al Ministero.

    Terzo. Quali occhiali nuovi, secondo me, dobbiamo mettere a questa Regione? Lo dicevo anche l’altra sera a Stefano, al presidente. Questo è cantiere aperto, vuol dire di valutazione, che però c’è nel testo dal punto di vista dell’impianto e dal punto di vista dell’analisi teorica. Questa regione sta diventando un campus di innovazione trasversale, con tecnologie abilitanti in tutti i settori verticali, che noi chiamiamo “Valley”. Tengo a tutte le Valley, perché poi le Valley le determina, come sempre, il presidente Bonaccini. Io non ho il cliché delle Valley, quindi Food Valley, Meccatronica Valley, Automotive Valley, Packaging Valley, Fitness Valley, e ne dimentico senz’altro qualcuna. Ce le teniamo tutte. Però, se ragioniamo insieme – mi farebbe piacere fare con tutti voi questa discussione – vediamo una novità: ci sono alcune tecnologie che diventano trasversali, abilitanti, quasi un campus, che attraversa non solo l’impresa, ma attraversa la ricerca, attraversa l’università, attraversa le competenze. Se dico digitalizzazione, non è un fatto verticale. Il governo della digitalizzazione è trasversale. O ce l’ho o non ce l’ho. Ne ho bisogno molto di più, se non la governo polarizza, ma certamente ho bisogno di stare a un livello che sia alla portata del bisogno di questa regione. Quando dico digitalizzazione intendo innovazione, robotica, sensori, e-commerce, tutto quello che volete. Ma quella è trasversale, non è una Valley. Non è sufficiente dire big data, è molto di più di un big data. È l’elaborazione, l’utilizzo, la capacità, le competenze, i saperi di quei dati, che diventano economia trasversale a tutti i settori.

    Secondo. Io penso che in questa operazione, se diciamo il tema sostenibilità, la Romagna ci impone anche una nuova discussione, io penso, sui parametri anche del cosa vuol dire spingere una macchina ancora di più sulla sostenibilità. Speriamo che oggi si decidano delle cose. E in questa operazione c’è il gioco della partita dei prossimi dieci anni di questa regione. Possiamo anche comprare tempo, ma attenzione che, se compriamo tempo noi e non comprano tempo gli altri, ci buttano fuori.

    Vedete, vi do una discussione, che credo sia uscita anche sulla stampa. Giustamente il ministro Urso ha posto il tema della mobilità dell’automotive, settore strategico. Sia per fare sostenibilità sia per creare lavoro in un Paese è fondamentale, fondamentale. Insieme alle altre Regioni c’erano setti presidenti di Regione. Dire che Stellantis arriva a fare 450.000 auto in questo Paese, mentre la Francia ne fa 1.000.000, mentre la Germania ne fa 3.000.000, ma soprattutto il rischio è che la testa della nuova programmazione ingegneristica vada di là, in Francia, sui grandi settori dell’elettrico, sui grandi settori delle innovazioni, attenzione, il rischio è che, se io perdo questi filoni strategici – nella mobilità è sempre più alto il livello di ricerca, ma anche di sostenibilità oggi –, rischio di diventare un Paese contoterzista, povero, a disposizione degli altri. Invece, noi dobbiamo recuperare l’autonomia industriale e la genialità di saper fare quei prodotti, di saperli progettare e di saperli posizionare. Se dico Stellantis dico VM Motori, se dico Stellantis dico ovviamente Maserati. Se dico, invece, non Stellantis, se dico, invece, nel settore della trattoristica e della mobilità edilizia trattoristica, che a volte snobbiamo un po’, e arrivo da una bellissima inaugurazione a Cesena di CNH, azienda che sta dando grandi soddisfazioni, però tutta la ricerca la sta facendo Modena. Vicino alla produzione. Ricerca e produzione per fare innovazione diventa fondamentale per avere una tenuta di autonomia industriale anche nella nostra regione. Il come si giocano queste partite… E se dico automotive, il PNRR deve posizionare 8,5 miliardi. A chi li diamo? A un soggetto che decide di investire nel nostro Paese? Gli diamo gli sgravi sulle auto? Quindi, quando hai dato gli sgravi sulle auto il 70 per cento va alle altre case? Questa è una discussione che incrocia anche tutta la catena del valore della nostra regione, incrocia gangli fondamentali anche della nostra regione. E quando dico mobilità, dico un asset strategico della sostenibilità del nostro futuro.

    Ho fatto questi esempi, perché mi sembra la cosa più concreta da fare tra di noi. Abbiamo una forza. A me piace moltissimo l’indicatore del numero di brevetti che facciamo in questa regione, mi piace moltissimo il dato del 2,07 per cento di ricerca che abbiamo e vogliamo arrivare al 3 per cento. Guardate che il 3 per cento è la media alta dell’Europa. Penso che in due anni ci siano tutte le condizioni per arrivare a quella ricerca. E sapete in quel 2,07 per cento come è suddivisa la ricerca? 1,45 per cento il sistema privato e il resto pubblico. Con gli investimenti nei tecnopoli che faremo e nel Tecnopolo di Bologna e con l’incremento che ci sarà ancora degli investimenti privati, abbiamo motivo di arrivare al 3 per cento. Ma dire investimenti pubblici e privati in ricerca vuol dire star dentro questo cambiamento. Questo è il posizionamento del programma triennale.

    Ovviamente, quando parliamo di attività produttive, parliamo anche di lavoro di qualità. Se dobbiamo fare i bandi del FESR e dell’FSE, devono sempre guardare al lavoro a tempo indeterminato di qualità. Dobbiamo sempre guardare anche alla ricucitura del lavoro. Anche qui – faccio un ultimo focus e poi ho veramente finito – questa regione oggi è al 4,8 per cento di disoccupazione secondo gli ultimi dati. Si crescerà ancora anche nel 2023, nonostante la botta che dobbiamo ancora assorbire. Io penso che lì bisogna smettere di parlare di risarcimenti. Quell’area fa 10 miliardi di valore aggiunto. Prima la facciamo ripartire e prima ti dà un ritorno incredibile. Anzi, se riparte anche in modo nuovo, ci mancherebbe… Ma 10 miliardi di valore aggiunto fa quell’area. Quindi, quando si parla di risorse messe a disposizione lì, è bene anche se la guardo dal punto di vista della convenienza, e non dell’Emilia-Romagna, che ha preso una botta con quell’area, ma del Paese. Anche qui parliamo di sistemi territoriali fondamentali. Le attività produttive sono partite, ma se guardo alle filiere collegate all’agricoltura e all’agroindustria, ovviamente le sofferenze ci sono.

    Ma stiamo al punto. Com’è la morfologia del mercato del lavoro. Lì ci sono le tabelle. Noi abbiamo 2 milioni di occupati. Poi possono essere un po’ di meno o un po’ di più in base alla forza economica. 2 milioni di occupati. Come sono fatti questi 2 milioni di occupati? Dov’è che dobbiamo puntare il mirino, anche dentro il piano e la ricerca? 80.000 sono nel primario. Guardo la dottoressa Maini e anche loro, perché sto andando a memoria, quindi avete diritto di correggermi. 80.000 sono nel primario. Il primario è l’agricoltura. Mi raccomando, è importantissimo quel settore, perché senza il primario non ci sarebbe il secondario, e se non funziona il secondario non funziona il terziario, perché non è che va in ferie se non hai i soldi. Quindi, questo primario è fondamentale, sempre di nicchia e di grande qualità. Stefano lo vedo sempre con il Parmigiano Reggiano. I famosi 42 DOP e IGP che abbiamo sono fondamentali, fondamentali anche per il secondario. Poi abbiamo, se metto insieme la manifattura e, quindi, anche l’edilizia, abbiamo 650.000-700.000 in questo settore. Quindi, primario e secondario fanno 800.000 (se l’allargo un po’). Abbiamo 1.200.000 sul commercio e sul terziario, che continua a incrementare. In ogni città il numero delle imprese la maggioranza è terziario e commercio, in ogni città il numero maggioritario dei lavoratori è terziario e commercio. C’è un terziario e commercio di qualità che sta attaccata all’impresa di qualità e che ha anche una sua autonomia, ma c’è un pezzo di terziario che non abbiamo mai guardato nella nostra cultura un po’ meccanico-centrica di capire che c’è una frammentazione di un terziario che crea anche lavoro povero, frammentato. Lì ci sono le imprese che hanno l’analfabetismo dell’innovazione, hanno poca finanza, sono sottocapitalizzate, sono totalmente in rapporto alle banche e al primo stormir di fronda la giocano al ribasso, o borderline con il fisco o sul costo del lavoro. Questa è la nuova ricucitura del sistema di imprese che noi vogliamo.

    Non guardate il numero delle imprese attive, 400.000 e qualcosa, guardiamo alla dimensione nuova anche delle imprese e in che settori. Stanno crescendo moltissimo le Spa e diminuiscono le imprese individuali. Non che abbiamo qualcosa contro le imprese individuali, ma se voglio fare una filiera di qualità quanti più driver con le spalle ho tanto più mi creo una filiera anche del terziario e del commercio evoluto e di qualità, quanto più sgonfiamo quella bolla meglio è. E per dare comunque quella risposta a quell’area di sofferenza penso che sia giunto il momento di ragionare non tanto del come consegno un po’ di risorse, che vanno bene, ma del come facciamo fronte alla discontinuità lavorativa, che è il tema della povertà. Ore lavorate e discontinuità lavorativa. Prima ci si viveva nella discontinuità lavorativa, oggi non più, molte donne, molti giovani, molte persone. A volte puntiamo il mirino su un punto e il problema in un altro.

    Vedete, in questa regione il reddito di cittadinanza lo percepiscono in 6.000, mentre io so che c’è il problema della discontinuità lavorativa. Su 2 milioni 6.000. Tra l’altro, sono figure che abbiamo bisogno di accogliere e di accompagnare, che hanno anche problemi di autostima. Tanta roba. Non è lì. Il mio punto è sulla discontinuità sulle ore lavorate, poche ore lavorate, contratti precari. Lì dentro non hai più il tuo futuro. Fai un appalto e non sai mai cosa ti succede dopo.

    Se vogliamo qualificare il sistema delle attività produttive bisogna dire quale impresa, in che filoni, dove investiamo per far crescere la qualità dimensionale e tecnologica, ma facendo il grande patto della qualità del lavoro, anche nel riconoscere la discontinuità e, quindi, una nuova idea anche di innovazione sociale e di comunità, che è il tratto nuovo che vogliamo aprire con le parti sociali e imprenditoriali.

    Grazie.

     

    Presidente RONTINI. Grazie, assessore Colla. Prima citava le slide che ci sono pervenute come Commissione e che riassumono i contenuti dei due piani e degli iter, che verranno rese disponibili nel pomeriggio, per il tramite della Segreteria, aggiungendole alla carpetta dell’oggetto, cosicché i consiglieri, a partire dai relatori, le possano avere a disposizione e le possano consultare.

    Chiedo adesso al dottor Marzano e alla dottoressa Maini di completare l’illustrazione, avvalendosi anche di questo materiale.

    Ricorderete che, anche per quanto riguarda l’iter, ci siamo presi un supplemento di riflessione per capire quale fosse il metodo più corretto per affrontarlo in Commissione e poi approvarlo in Consiglio entro la fine di luglio, quindi ci tengo che vengano specificate alcune questioni anche relativamente ai passaggi prossimi, oltre a quelli canonici, che abbiamo già stabilito con i relatori, che prevedono che martedì prossimo si svolga su questi programmi l’udienza conoscitiva, dovrà poi essere calendarizzato, a cura del presidente Caliandro, un passaggio in consultiva in III Commissione, lunedì 10 luglio abbiamo pianificato la discussione qui in Commissione, per chiudere il 18 luglio con l’espressione del nostro parere, dell’esame dell’articolato e degli eventuali emendamenti che perverranno. Vi faremo sapere in tempi utili la data, che decideremo insieme ai relatori, per la presentazione degli emendamenti da parte delle forze politiche, cosicché ci siano i tempi da una parte per depositarli, dall’altra per valutarli, approfondirli e capire come regolarsi nelle votazioni.

    Ci ha raggiunti nel frattempo qui in aula il consigliere Cuoghi, mentre si sono collegati i consiglieri Mastacchi, Montevecchi e Fabbri, che risultano quindi tutti presenti e a cui do il buon pomeriggio.

    Ribadisco che la consigliera Mori, come ho detto in apertura, non è potuta essere qui in presenza, ma ci segue da remoto, perché è a Ravenna per il Comitato di sorveglianza.

    Prego, dottor Marzano.

     

    Dott. MARZANO. Cercherò di essere brevissimo, anche perché l’assessore ha già esplicitato con molto dettaglio e ricchezza di informazioni le caratteristiche del programma.

    Avanti. Può andare avanti? Ce la faremo.

     

    Presidente RONTINI. Dovete sapere che tra quando Daniela, che ringrazio, spinge il tasto e quando compare la slide passa del tempo. È sempre un po’ disassato qui, a proposito di tecnologia e innovazione.

     

    Dott. MARZANO. Volevo aggiungere sul programma che, come si è detto in altre occasioni, stiamo parlando di una programmazione che risale alla legge regionale n. 3 del 1999, una legge che, però, nelle sue disposizioni mantiene tutta la sua validità, perché negli articoli citati si prevede la definizione di un programma regionale sulle attività produttive, i cui contenuti continuano ad essere assolutamente aggiornati e fondamentali per i tempi correnti, nonostante gli anni passati.

    Nella legge la Regione si impegna a portare avanti una programmazione che riguarda molteplici aspetti che sono parte, ancora oggi, delle politiche industriali più innovative.

    All’interno del programma la legge successiva, cioè la legge n. 7 del 2002, prevedeva la definizione di un programma regionale per la ricerca industriale, l’innovazione e il trasferimento tecnologico. Questo spiega il perché i due programmi sono abbinati. Vi è un programma generale sulle attività produttive e poi vi è un programma sulla ricerca industriale e il trasferimento tecnologico, che è da considerarsi un di cui del programma stesso.

    Il documento è costituito da più parti, che conterranno una descrizione del posizionamento dello scenario socio-economico della regione, nonché nella sua seconda parte la descrizione in dettaglio delle linee di intervento che dovranno essere finanziate.

    Procedo in modo molto veloce, considerato che l’assessore Colla ha già dato indicazioni con dovizia di dettaglio. La regione Emilia-Romagna continua ad essere una regione avanzata non soltanto a livello italiano, ma anche a livello europeo. Ad esempio, nel caso del PIL dobbiamo considerare questo dato che rende la regione al di sopra delle medie europee. Ad esempio, il fatto che il PIL ha un valore del 116 per cento rispetto alla media europea indica, in termini di produzione di ricchezza, che la regione Emilia-Romagna è tra le regioni più avanzate rispetto al contesto europeo. E in questa produzione di ricchezza il contesto socio-economico regionale si caratterizza anche per una sua altissima capacità di resilienza, resilienza vista anche in relazione alla capacità di reagire agli shock e, quindi, di recuperare in termini di accelerazione il PIL reale presente negli anni precedenti.

    Un altro aspetto importante è l’evoluzione del tessuto imprenditoriale, quello che raccontava l’assessore Colla. Innanzitutto c’è il fatto che, per esempio, vi è stata una riduzione delle imprese, ma non perché c’è stata una maggiore mortalità, ma perché c’è stata una maggiore concentrazione e aumento delle imprese in termini di grandezza, in termini di dimensione, il che naturalmente rappresenta una buona notizia, come diceva, del resto, lo stesso assessore Colla, anche in relazione alle caratteristiche di forma di natura giuridica, perché aumenta la capitalizzazione. Le caratteristiche e la natura delle imprese anche in termini di presenza di società di capitale segnalano il rafforzamento del sistema economico in termini anche di natura societaria delle realtà imprenditoriali.

    C’è un lento ma evidente aumento delle imprese femminili. Inoltre, in relazione alla specializzazione produttiva si continua ad avere, da una parte, un aumento delle imprese nell’ambito del secondario, ma questo anche segnalando il fatto che l’Emilia-Romagna, così come altre regioni europee, in particolare la Baviera, altre regioni tipicamente avanzate, non soltanto in Italia ma anche in altri contesti europei, la manifattura mantiene un suo ruolo di protagonismo. Questo è un elemento fondamentale, che caratterizza la peculiarità del territorio regionale. Questo lo si vede anche in relazione alle filiere produttive, dove la meccanica e la meccatronica mantengono una loro caratteristica preponderante rispetto ad altri contesti italiani.

    Rispetto ad altri contesti europei l’Emilia-Romagna, se si vanno a considerare le dimensioni per classe di addetti, è un pochino in aumento rispetto all’Italia, però chiaramente rispetto ad altri contesti, come la Germania e la Francia, quando noi andiamo a vedere la presenza di imprese con 250 e più addetti, la distribuzione imprenditoriale cambia. Ma questo non significa che non vi sia un’evoluzione che vede la regione Emilia-Romagna sempre in posizioni avanzate rispetto al contesto nazionale.

    Un altro aspetto assolutamente fondamentale è il fatto che noi abbiamo ben il 44 per cento del PIL in termini di rapporto export su PIL, che è altissimo, è ai vertici delle regioni italiane. E aumenterà ancora di più nel 2022.

    Dicevo, dà l’idea della leva che la regione Emilia-Romagna fa in termini di resilienza, perché è proprio l’apertura all’export, l’apertura al sistema internazionale che permette al contesto regionale di collegarsi alla ripresa mondiale, alla ripresa delle catene globali del valore quando vi sono degli shock, come per esempio può essere stato quello del Covid.

    Questo è un altro elemento fondamentale. Perché? È chiaro che, se vado a considerare la Lombardia e il Lazio, potrei in termini assoluti pensare che la Lombardia e il Lazio sono tra le regioni più avanzate a livello nazionale in termini di produzione di brevetti e in termini di spesa in RS. Ma nel momento in cui li confronto con il PIL e i milioni di abitanti, cioè lo confronto con la dimensione demografica e produttiva del contesto economico regionale, l’Emilia-Romagna praticamente stacca tutti. Quindi, indica quanto sia importante e fondamentale il ruolo dell’innovazione e della ricerca industriale per lo sviluppo economico della regione e quanto – questa è una mia indicazione strettamente personale – sia importante in questi confronti non fare soltanto confronti nazionali, ma dobbiamo abituarci a fare molto di più confronti europei, cioè l’Emilia-Romagna contro la Baviera, per dire, perché questo confronto permette di capire quanto la Regione, in termini avanzati, si posiziona in categorie che sono molto vicine a quelle di altri contesti europei avanzati. Lo si vedrà successivamente, quando parleremo dell’Innovation Scoreboard.

    Altro punto riguarda il discorso del mercato del lavoro, dove vediamo che ormai siamo sotto il 5 per cento e siamo, quindi, a quel tipo di disoccupazione che viene indicata come disoccupazione frizionale, cioè quel tipo di disoccupazione che deriva da movimenti naturali delle transizioni tra un’occupazione e l’altra. Però, questo dato non dà espressione di ciò che l’assessore Colla riportava, che appunto riguarda l’entità e la dimensione della precarietà nell’ambito del mercato del lavoro.

    Sull’istruzione terziaria dobbiamo fare sempre molto, perché rispetto al contesto italiano siamo, come sempre, in avanti, ma sul contesto medio europeo la percentuale della popolazione in istruzione terziaria deve ovviamente aumentare.

    Qualche dato, veramente molto veloce, sulle sfide della nuova programmazione. È chiaro che questo programma si inserisce, si intreccia e va intrecciato con la nuova programmazione dei fondi strutturali in generale e anche del PNRR, cioè su tutta quella programmazione che viene utilizzata per finanziare le politiche industriali a livello regionale. Quindi, va intrecciato con la nuova programmazione dei fondi strutturali in generale, con le priorità del programma regionale del FESR, che si è avviato ed è ormai a pieno regime in questi anni, che appunto presenta queste priorità, che non sto a commentare, altrimenti la relazione diventerebbe troppo lunga, con la strategia di specializzazione intelligente, che è il nostro faro per molti aspetti, perché anche sulla base di una condizionalità imposta dalla Commissione europea siamo obbligati a scegliere – qualsiasi Regione europea è obbligata in tal senso – quali sono le vocazioni produttive più innovative e più avanzate su cui investire nei prossimi decenni. Naturalmente questo, se si pensa a ciò che pensavamo delle politiche industriali magari dieci anni fa, rappresenta un elemento assolutamente importante. Peraltro, questa scheda dà anche indicazione di ciò che noi abbiamo identificato come vocazioni produttive, ma non quelle vocazioni produttive tradizionali, bensì quelle vocazioni produttive che intercettano le evoluzioni più avanzate delle catene globali del valore globale, cioè mondiale. Ecco perché, quindi, c’è anche l’aerospazio, ovviamente. Ma poi c’è anche la gestione di infrastrutture critiche. Insomma, ci sarebbe da parlare moltissimo su questi temi.

    Altro punto è rappresentato dalle priorità del programma regionale dei fondi europei, perché lavorare sulle politiche industriali significa, ovviamente, lavorare sul sostegno a quelle infrastrutture produttive che poi accoglieranno in termini di domanda un’offerta di lavoro, che deve essere specializzata, inclusa nel mercato del lavoro è pronta – lo ribadisco – alla domanda dei settori più avanzati.

    Altro punto importante è il fatto che questo piano e questo contesto regionale si situano all’interno di una programmazione europea che non è soltanto programmazione finanziata dai livelli intermedi, cioè dai programmi regionali realizzati dalle autorità di gestione, ma anche da programmi a gestione diretta che impattano sul territorio, ma che hanno una grande rilevanza anche per il carattere innovativo che essi comportano, che possono spaziare dal programma Horizon Europe, che finanzia la ricerca e lo sviluppo a livelli avanzatissimi a livello europeo, al programma Digital Europe, al Single Market Programme, che è il programma sulle politiche industriali a livello europeo, fino allo stesso PNRR.

    Detto questo, mi limito a descrivere alcuni aspetti della struttura del piano, partendo dagli obiettivi prioritari e generali trasversali del piano, che riguardano aspetti che sono al centro delle nostre priorità generali sullo sviluppo di attività produttive, tra i quali lo sviluppo e la promozione dell’imprenditorialità, il sostegno all’apertura internazionale del sistema produttivo, l’aumento, anche attraverso queste politiche, della partecipazione e della dinamicità del mercato del lavoro, il rafforzamento dell’ecosistema della ricerca e dell’innovazione, il sostegno alla sostenibilità, ma anche all’attrattività estetica (si potrebbe dire così), estetica in quanto la bellezza del territorio e del paesaggio ha un impatto fondamentale su determinati servizi e settori, quali per esempio l’attrattività turistica, e per ultimo il sostegno ai territori e alle città, come incubatori e acceleratori territoriali dei servizi innovativi.

    A questo punto, la seconda parte del programma è costituita da dodici linee di lavoro, che devono essere sostenute da una griglia di linee di finanziamento che non sono unicamente collegate alle risorse regionali. Alla fine cioè noi abbiamo stimato più di 3 miliardi di euro, che però derivano non soltanto dal contributo del bilancio regionale (risorse regionali) ma da tutto ciò che attraverso la programmazione a gestione intermedia mediante l’Autorità di gestione, o attraverso la gestione diretta di altri programmi, sia nazionali che europei, impatta sul territorio e va ad essere utilizzata come leva per finanziare le aree di intervento.

    A questo punto, una brevissima, velocissima carrellata sulle aree di intervento – non vi descrivo le azioni, vi descrivo unicamente gli obiettivi –: ricerca e innovazione per le imprese e le filiere, che è un’area di intervento che verrà attuata attraverso il PRRIITT, di cui parlerà la dottoressa Maini, dove gli interventi sono il sostegno all’attività di ricerca ed innovazione connesse con gli ambiti tematici della S3; il sostegno alle infrastrutture e reti per la ricerca e l’innovazione, quindi le strutture e infrastrutture che sul territorio fisicamente consentono la realizzazione e il funzionamento di piattaforme tecnologiche per la promozione della ricerca industriale; le politiche per lo sviluppo, la sostenibilità e l’attrattività dei territori, quindi per le imprese e le persone nel solco della duplice transizione, che ha come obiettivo anche quello di sostenere l’attrattività internazionale del territorio; allo stesso modo, specularmente, il sostegno agli investimenti e produzioni sostenibili per il sistema produttivo. Prima si parlava di territorio; qui si parla di imprese come destinatari finali. Poi abbiamo le politiche per la digitalizzazione delle imprese e delle filiere, quindi tutto il sostegno al processo di digitalizzazione del sistema produttivo; tutte le politiche per l’apertura internazionale del sistema produttivo (non sto a descrivere specificatamente gli interventi, ma poi, eventualmente, se volete, possiamo anche andare a considerarli); gli interventi per tutte le politiche legate alla creazione e accelerazione di impresa, anche quanto più possibile mediante strumenti innovativi che possono essere sostenuti dai programmi europei; il sostegno al sistema culturale, al percorso, al settore culturale e creativo, che come si diceva prima è stato inserito nell’ambito dei settori a vocazione più innovativa per la S3, quindi questa è stata una scelta forte, della Regione Emilia-Romagna, proprio perché si riconosce nel settore culturale e creativo un settore a grande impatto sull’attrattività anche del territorio regionale; le imprese a innovazione sociale, in relazione invece a che cosa? Al settore terziario, cioè a quelle imprese e soggetti che operano nel campo dell’innovazione sociale, anche trasversalmente per tutto il sistema economico; interventi per il lavoro autonomo, quindi, in termini trasversali, sostegno alla capacità di innovazione anche delle professioni e dei lavori autonomi in tutto il territorio regionale; il sostegno ai nuovi strumenti finanziari, quindi tentando anche di sperimentare strumenti innovativi nel campo della finanza, dove questi strumenti devono essere la leva in maniera trasversale anche per la creazione di impresa e l’innovazione del sistema produttivo.

    Ultimo punto, la governance, la promozione dell’assistenza tecnica, cioè la struttura che dovrebbe servire per consentire la piena attuazione di questo programma e anche, in pari grado, il coordinamento di questo programma con altri programmi europei e nazionali.

    Con questo io mi fermo. Poi, ovviamente, sono a disposizione per altre indicazioni. Lascio la parola alla dottoressa Maini per il discorso, invece, del PRRIITT.

     

    Presidente RONTINI. Grazie, dottor Marzano.

    La parola adesso alla dottoressa Maini.

     

    Dott.ssa MAINI. Grazie.

    Adesso facciamo un approfondimento sul Programma regionale per la ricerca industriale, l’innovazione e il trasferimento tecnologico.

    Come vedete nella slide successiva, questo programma è stato previsto dall’articolo 3 della legge 7 del 2002, la legge che ha istituito le politiche per la ricerca industriale in Emilia-Romagna.

    Il programma è previsto che sia il Programma Regionale per la Ricerca Industriale (denominato in sintesi PRRIITT per semplificare), che è una parte integrante del PRAP, quindi, del documento che vi è stato illustrato prima da Gabriele. Sono perfettamente coordinati e integrati, da questo punto di vista.

     La legge regionale che vi dicevo, la n. 7 del 2002, quella che ha dato il via alla politiche della ricerca in Emilia-Romagna, stabilisce che il PRRIITT definisca principalmente tre azioni: lo sviluppo del sistema produttivo regionale verso la ricerca industriale e strategica, quindi con una forte attenzione ovviamente alle imprese, ma anche alla loro capacità di collaborare con i laboratori di ricerca presenti in Regione; il trasferimento di conoscenze e competenze tecnologiche, grazie anche a questo rapporto collaborativo tra ricerca e imprese, e che ora abbiamo esteso anche al concetto di Open Innovation; e lo sviluppo, nel territorio regionale, di una rete di laboratori di ricerca e trasferimento tecnologico ai centri per l’innovazione.

    Quando è stata approvata la legge, nel 2002, questi laboratori erano già presenti sul territorio, ma agivano in maniera molto distinta e poco coordinata.

    È stato grazie alla legge e al PRRIITT precedente che si è instaurato un rapporto di collegamento fra tutti questi punti sparsi nel territorio, ed è stata poi istituita quella che oggi chiamiamo Rete Alta Tecnologia, che comprende laboratori di ricerca sia pubblici che privati, e centri per l’innovazione e il trasferimento tecnologico.

    Nella slide successiva avete una sintesi dei contenuti del Piano. Il primo punto riguarda il contesto: in questa sezione di contesto abbiamo una sintesi del quadro della programmazione regionale per la ricerca e l’innovazione, approfondita anche dal posizionamento dell’Emilia-Romagna nell’ambito delle politiche europee, quindi con il riferimento di dettaglio di tutti quegli indicatori che ha anticipato prima l’assessore: i brevetti, la percentuale di ricerca nell’ambito privato (poi vedremo nel dettaglio la scheda).

    Il terzo punto in cui si struttura il PRRIITT è una descrizione dell’ecosistema regionale di ricerca e innovazione, con una indicazione, con un’elencazione di tutti quelli che sono gli attori fondamentali nell’attività di ricerca. Inoltre, si fa un collegamento con il PNRR e il suo ruolo nel potenziamento dell’ecosistema regionale, perché con il PNRR sono nati due attori nuovi per quanto riguarda la ricerca della Regione Emilia-Romagna.

    Infine, nell’ultima parte ci sarà una sintesi delle aree di intervento attraverso le quali si vuole intervenire con questo programma regionale.

    Per quanto riguarda le informazioni di contesto, l’inserimento del programma nel quadro della programmazione regionale generale, della ricerca e dell’innovazione, facciamo riferimento ai fondi strutturali, quindi al Fondo europeo di sviluppo regionale, al Fondo sociale europeo Plus e all’attuale programmazione 21-27.

     Per quanto riguarda il FESR, circa il 52 per cento delle risorse è destinato proprio alla ricerca, all’innovazione e alla competitività. Questo tipo di interventi hanno come princìpi guida quelli che vengono elencati nella strategia di specializzazione intelligente, che è stato proprio il documento programmatico che ha individuato gli ambiti strategici prioritari, che sono già stati anticipati anche prima, nei quali concentrare le attività di ricerca industriale ed innovazione.

    Per quanto riguarda invece il Fondo sociale europeo, circa 202 milioni saranno utilizzati nello specifico per la priorità che è dedicata all’istruzione e alla formazione. Se da un lato infatti c’è una forte attenzione ad incrementare le attività di ricerca, ad aumentare la qualità della ricerca industriale, dall’altro si cerca di agire sul sistema università, scuola, enti di formazione e imprese per qualificare maggiormente l’offerta formativa e per corrisponderla sia alle aspettative delle persone, sia anche alle aspettative che vengono dal contesto economico e dalle imprese.

    Sempre in riferimento al contesto, una slide di sintesi con gli indicatori che mostrano le performance piuttosto buone della nostra Regione, se contestualizzate nel contesto italiano, ma anche nel contesto europeo. La spesa è quella del 2,07 per cento, all’ultimo indicatore, con uno 0,47 del PIL che è determinato da un 2,07 per cento di spesa che è pari circa allo 0,47 per cento del PIL.

    È poco inferiore alla media europea, e per quanto riguarda l’Italia, l’Emilia-Romagna è seconda solo al Piemonte. L’Emilia-Romagna però è la prima regione per personale dedicato alla ricerca e sviluppo e ha una buona performance sull’intensità brevettuale, perché la posizione al primo posto, seguita poi da Lombardia e Veneto.

    In Emilia-Romagna, il 55,8 per cento delle imprese che hanno svolto attività innovative di prodotto e processo rappresentano il primo posto per il tasso di innovazione del sistema produttivo. Quindi, la maggior parte di spese di ricerca e sviluppo è determinata proprio dagli investimenti e dalle attività che vengono svolte dalle imprese.

     Grazie a quegli indicatori, la regione Emilia-Romagna si colloca nel Regional Innovation Scoreboard che è una “graduatoria” che viene effettuata ogni anno, tra tutte le Regioni europee, nelle quali si distinguono quattro categorie di innovatori: quelle emergenti, che vedete rappresentate con diverse scale dall’arancio al rosso; quelle moderate, che vedete rappresentate nelle diverse scale del giallo; gli innovatori forti, nel verde; e gli Innovation Leader, che sono in blu. L’Emilia-Romagna è stata posizionata nel 2021 nel gruppo degli innovatori forti, quindi al pari di regioni significative, tra cui Brema, la Bretagna, Yorkshire e Groningen nei Paesi Bassi.

    Siamo in attesa, proprio in questi giorni, del nuovo Regional Innovation Scoreboard che ci dirà come ci collochiamo nel 2022. Tra oggi e domani esce il responso, l’aggiornamento.

    No, non sarà negativo, magari migliorativo. Vedremo.

    In questa slide abbiamo una sintesi di quello che vi dicevo prima: l’ecosistema regionale della ricerca e l’innovazione. Sta diventando sempre più nutrita di nomi, perché con le prime politiche della ricerca il punto di partenza è stata questa mappa regionale dov’erano collocati i laboratori della rete alta tecnologia, a cui si sono poi aggiunti progressivamente la rete di tecnopoli, che sono le nostre case della ricerca, collocate in tutte le province della regione, da Piacenza, a Rimini, e successivamente, con le varie programmazioni regionali, si è aggiunta la rete dei laboratori aperti, presente anche questa in tutte le province dell’Emilia-Romagna, e sono il punto di riferimento per l’Agenda digitale; si sono aggiunte la rete dei laboratori MAK-ER, la rete degli spazi S3. Queste sono prevalentemente le infrastrutture e le attività che si sono concretizzate con interventi diretti della Regione.

    Gli altri attori che vedete intorno, sono invece attori di cui si è arricchito progressivamente il nostro sistema, ovviamente con una crescita considerevole di tutto il sistema universitario, dell’offerta dei corsi di laurea, dei master e delle scuole di specializzazione, con una strutturazione sempre più forte del sistema regionale di alta formazione. Sono nate molte Academy aziendali, ma anche Academy trasversali molto strategiche, come MUN-ER sulla filiera della motoristica e Food-ER, sul food.

    Abbiamo poi Bologna Business School sulla parte più di management e imprenditoriale, e poi un numero diversificato di dottorati di ricerca.

    Sono presenti sul territorio, e consentono quindi un dialogo costante con i laboratori della Regione e un’interazione positiva fra tutti questi attori anche degli enti di ricerca nazionali e internazionali molto significativi: il CINECA, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ENEA, il Centro europeo mediterraneo sui cambiamenti climatici, l’INGV.

    Inoltre, si è insediato recentemente, come sapete, anche il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio-lungo termine, e ha portato quindi anche un contributo internazionale al nostro territorio, nel quale era già presente ormai da tempo anche l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare.

    Sono state inoltre identificate a livello europeo 47 infrastrutture di ricerca presenti e sparse su tutto il territorio, che sono denominate ESFRI: sono delle infrastrutture strategiche che presentano delle strumentazioni uniche, quindi presenti solo qui e non in altri territori.

    A queste si è andata aggiungendo recentemente anche una forte capacità di calcolo, che oltre a quella apportata dall’Agenzia Meteo, è stata ulteriormente rafforzata dal computer “Leonardo”, vinto nell’ambito di una call comunitaria dal Consorzio CINECA insieme a INFN.

    Questo per dirvi il contesto di riferimento e quelli che sono gli attori che collaboreranno insieme per realizzare le attività previste dal programma regionale.

    Anche l’Università ONU, una candidatura che è stata vinta e già realizzata, insediata, va inserita, quindi faremo un aggiornamento della slide.

    La slide successiva è semplicemente un riferimento alle caratteristiche della nuova S3, ve ne ha parlato anche prima Gabriele. La cosa più importante da ricordare sulla S3 è che nasce su sollecitazione della Commissione europea per indirizzare le politiche di ricerca e innovazione ad azioni molto mirate e ad ambiti quindi ben definiti, ma soprattutto deve nascere come risposta a dei problemi concreti e globali, quelli che sono stati delineati nelle politiche europee nell’Agenda 2030 e nel Patto per il clima.

    Quindi, la strategia di specializzazione intelligente, così com’è stata pensata, è una forma di individuazione di strumenti, di attori e di risorse che diano risposta a queste sfide globali che sono state evidenziate.

    Nella slide successiva c’è una matrice che possiamo scorrere anche abbastanza velocemente. Sulla sinistra avete gli ambiti tematici, però settoriali della strategia di specializzazione intelligente. In orizzontale, avete i poli tematici di Horizon Europe. Come vedete, ci sono degli incroci molto alimentati, con molti cerchietti: vuol dire che in quel caso c’è una forte integrazione tra le politiche regionali e le politiche europee.

    Nella slide successiva avete in evidenza gli argomenti, i punti che tratta la proposta di PRRIITT che avete, e che sono: la ricerca, l’innovazione per le imprese e le filiere, le infrastrutture, reti per la ricerca e innovazione, la creazione e accelerazione d’impresa e la governance, promozione e assistenza tecnica.

    Nello specifico, il primo punto, ricerca e innovazione per le imprese e le filiere, ha l’obiettivo di sostenere i progetti di ricerca, lo sviluppo sperimentale, l’innovazione che vengono promossi dalle imprese del nostro territorio, in collaborazione con la Rete Alta Tecnologia, quindi quel raggruppamento, quella cordata di laboratori e di centri per l’innovazione che abbiamo accreditato sul nostro territorio, e che oggi si attesta a circa 115 soggetti.

    Sempre nell’ambito del primo punto, l’obiettivo è sviluppare una rete di laboratori di imprese, quindi lavorare anche su infrastrutture di ricerca che siano all’interno di imprese e che siano poi messi a disposizione per collaborare tra imprese o anche con laboratori esterni.

    Il terzo punto riguarda i processi di innovazione delle imprese e delle filiere. In questo caso si vuole

    incidere su efficienza e sostenibilità dei processi di produzione, capacità di innovare prodotti, nuovi modelli di business, lavoro di qualità, quindi un concetto di innovazione che è più allargato, non è strettamente legato alla ricerca.

    Il quarto elemento, sempre nell’ambito della ricerca e innovazione per le imprese riguarda un supporto al trasferimento e alla valorizzazione delle conoscenze, in quell’ottica che vi dicevo, di Open Innovation, quindi con una visione più allargata di collaborazione. Poi, ovviamente, è fondamentale in quest’ambito il sostegno di interventi per la formazione di competente nell’ambito della ricerca e dell’innovazione (questo in piena coerenza con la legge regionale dei talenti) e sostenere la partecipazione ai programmi europei di ricerca e innovazione, quindi facilitare soprattutto la partecipazione delle imprese della nostra Regione per esempio al programma Horizon, che era stato citato prima, che è il più grande programma di ricerca europeo, ma anche mondiale, per stanziamento di risorse.

    Nel secondo punto, avete le infrastrutture e reti per la ricerca e innovazione. In questo caso, si punta al potenziamento e all’ulteriore sviluppo della rete dei tecnopoli, quelle case della ricerca che sono presenti su tutto il territorio e che rappresentano il punto d’ingresso per le imprese, per poter dialogare e collaborare con i laboratori; il rafforzamento degli stessi laboratori che si trovano in queste infrastrutture; e il rafforzamento delle attività della rete dei cluster e degli hub.

    I cluster sono i soggetti che sono stati individuati dalla Regione per favorire l’implementazione dell’attività di ricerca su tematiche strategiche della strategia di specializzazione intelligente. Sono particolarmente significativi perché sono luoghi di incontro di tutti i soggetti presenti nel territorio, quindi imprese, enti di formazione, laboratori di ricerca. L’obiettivo è quindi favorire sempre maggiormente la partecipazione all’interno di questi ambiti.

    Terza area di intervento sulla quale vorrebbe intervenire il PRRIITT è la creazione e accelerazione d’impresa, quindi supporto alla creazione e consolidamento delle imprese, con un particolare sostegno allo sviluppo, all’attività e alla messa in rete degli incubatori e degli acceleratori d’impresa, il sostegno al fundraising, alla finanza agevolata, favorire la nascita di spin-off universitari, sostenere anche progetti congiunti di impresa e ricerca, quelli che vengono definiti Proof Of Concept, quindi, che consentano un diretto test della ricerca nell’ambito imprenditoriale.

    Infine, l’ultima linea di intervento è quella che riguarda la governance dell’ecosistema, quindi di tutti i soggetti che avete visto rappresentati prima in quella slide molto nutrita, il raccordo e l’integrazione con le azioni del PNRR, il raccordo con le reti e i programmi comunitari nazionali. Grazie

     

    Presidente RONTINI. Ci sono altre comunicazioni che dovete dare? No.

    Nel pacchetto delle slide che ci avete consegnato, mi sia concesso, c’è il terzo: lo fa lei?

    Prego, velocemente, per la parte finale.

     

    Dott. MARZANO. La prima descrive semplicemente il percorso che è stato seguito.

    Il discorso è questo: essendo un piano, ovviamente deve essere oggetto non soltanto di una consultazione con le parti sociali, stakeholder e qualsiasi attore che nel territorio regionale sia interessato; ma sulla base del decreto legislativo 152, e ovviamente anche della legislazione regionale in materia ambientale, è un programma che deve essere soggetto alla VAS, la cosiddetta valutazione ambientale strategica.

    Questo significa che accanto ad una consultazione che è stata svolta in parallelo con le parti sociali, vi è stata anche una produzione di atti, e un confronto con diversi attori che ha seguito le condizioni della procedura di VAS, che quindi è stata avviata già il 21 novembre 2022 con l’approvazione dei documenti preliminari strategici.

    Vi è stato un coinvolgimento di ARPAE, per la redazione dei rapporti ambientali preliminari. Vi è stato un avvio a gennaio della procedura di VAS, al termine di questa prima fase, a marzo 2023, terminata con l’acquisizione dei veri e propri rapporti ambientali che erano ogni volta due, perché riguardavano, e riguardano sia il programma regionale delle attività produttive, sia anche il programma regionale per il trasferimento tecnologico, eccetera.

    Ad aprile si è completata la prima fase, che ha portato all’approvazione delle proposte di programmi e all’approvazione dei rapporti ambientali. Questi rapporti ambientali e i loro relativi allegati, sono stati oggetto di una consultazione che è durata 45 giorni, completamente aperta, così come viene richiesto nella valutazione ambientale strategica, che ha portato alla pubblicazione di un avviso di deposito, che doveva avere come scadenza 45 giorni, quindi il 16 giugno 2023, al termine del quale è pervenuta una sola osservazione in relazione, fra l’altro non tanto ai contenuti dei piani, ma in relazione allo studio di incidenza ambientale.

    È pervenuto venerdì scorso il parere motivato di compatibilità ambientale da parte dell’Autorità ambientale, che quindi ha chiuso sostanzialmente la parte relativa alla VAS da parte dell’Autorità ambientale. Per ciò che riguarda invece l’Autorità competente, noi abbiamo una delibera che dovrebbe essere numerata domani o dopodomani, deliberazione che contiene, prende atto ed approva tutti gli atti finali relativi alla VAS, tra cui i pareri motivati di compatibilità ambientale e anche le cosiddette dichiarazioni di sintesi, dichiarazione di sintesi che devono essere in osservanza alla VAS, essere approvati da parte dell’Autorità procedente, quindi la nostra, l’Autorità, in questo caso la Direzione generale, dichiarazioni di sintesi che prendono atto delle osservazioni che sono provenute da soggetti esterni in occasione della VAS e in cui sostanzialmente si prende atto che le osservazioni e le raccomandazioni che sono provenute dall’Autorità ambientale riguardano non tanto i contenuti programmatici nell’ambito dei piani, ma le modalità di monitoraggio, quindi di attuazione, le condizioni da rispettare nella fase di attuazione del programma, per essere pienamente rispettosi e compatibili con i requisiti delle diverse valutazioni di impatto ambientale.

    Quindi, le raccomandazioni, in sintesi, delle Autorità ambientali sono state semplicemente questo. Noi quindi con questa delibera dovremmo concludere, ribadisco, questa settimana, la fase della VAS.

     

    Presidente RONTINI. Grazie.

    Ringrazio il dottor Marzano e la dottoressa Maini. Trovate poi in maniera anche più corposa, da una parte, ma ben sintetizzata nelle slide di cui dicevo prima, i contenuti che hanno illustrato.

    Dal momento che è in corso, per forza di cosa, l’iter dei due programmi, era per me importante fare questa specifica rispetto alle osservazioni pervenute entro i termini. Una sola abbiamo sentito che non è nel merito dei contenuti. Gli atti che verranno completati nei prossimi giorni con delibera di Giunta, anche con il vicepresidente ci eravamo premurati e accordati che ci arrivassero come Commissione entro il giorno dell’udienza conoscitiva della prossima settimana, quindi siamo ampiamente nei termini che avevamo concordato tutti insieme, Assemblea legislativa e Giunta e che ci consentono di avere un iter pulito, che dia la possibilità a tutti di entrare nel merito, fare le proprie valutazioni, suggerire eventuali miglioramenti e poi esprimersi.

    Grazie, quindi. Su questo, come dicevo prima, ci aggiorniamo alla prossima settimana, martedì 4, al pomeriggio, con l’udienza conoscitiva che è già stata convocata, in cui ascolteremo il parere degli stakeholder che decideranno di intervenire.