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Legislatura XII - Commissione V - Processo Verbale del 15/05/2025 antimeridiano

    Processo verbale n. 10

    Seduta del 15 maggio 2025

     

    Il giorno 15 maggio 2025, alle ore 10,30, la Commissione Giovani, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità è convocata in seduta congiunta con la Commissione Per la parità e per i diritti delle persone e Cultura con nota prot. n. PG/2025/13528 del 08/05/2025, presso Sala Polivalente, Assemblea legislativa - Viale Aldo Moro 50, Bologna.

     

    Partecipano alla seduta i consiglieri:

     

    Cognome e nome

    Qualifica

    Gruppo

    Voto

     

    COSTI Maria

    Presidente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    12

    Presente

    COSTA Andrea

    Vicepresidente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    4

    Presente

    FERRERO Alberto

    Vicepresidente

    FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI

    5

    Presente

    ARAGONA Alessandro

    Componente

    FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI

    1

    Presente

    CARLETTI Elena

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Presente

    CASADEI Lorenzo

    Componente

    MOVIMENTO 5 STELLE

    1

    Presente

    CASTALDINI Valentina

    Componente

    FORZA ITALIA - BERLUSCONI - UGOLINI PRESIDENTE - NOI MODERATI

    2

    Presente

    CASTELLARI Fabrizio

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Presente

    FERRARI Ludovica Carla

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Presente

    FIAZZA Tommaso

    Componente

    LEGA SALVINI EMILIA ROMAGNA - IL POPOLO DELLA FAMIGLIA

    1

    Assente

    FORNILI Anna

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    4

    Presente

    GIANELLA Fausto

    Componente

    FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI

    1

    Assente

    LARGHETTI Simona

    Componente

    ALLEANZA VERDI SINISTRA - COALIZIONI CIVICHE - POSSIBILE

    2

    Assente

    MARCELLO Nicola

    Componente

    FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI

    1

    Presente

    PALDINO Vincenzo

    Componente

    CIVICI, CON DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Presente

    PULITANÒ Ferdinando

    Componente

    FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI

    1

    Presente

    QUINTAVALLA Luca Giovanni

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Assente

    SASSONE Francesco

    Componente

    FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI

    2

    Presente

    TRANDE Paolo

    Componente

    ALLEANZA VERDI SINISTRA - COALIZIONI CIVICHE - POSSIBILE

    1

    Presente

    UGOLINI Elena

    Componente

    ELENA UGOLINI PRESIDENTE RETE CIVICA

    2

    Presente

     

    Sono presenti i consiglieri: Matteo DAFFADÀ (PD) in sostituzione di Luca Giovanni QUINTAVALLA (PD); Luca PESTELLI (FdI) in sostituzione di Fausto GIANELLA (FdI).

     

    Sono altresì presenti i consiglieri: Marta EVANGELISTI (FdI), Barbara LORI (PD) e Davide BARUFFI (Assessore a programmazione strategica e attuazione del programma, programmazione fondi europei, bilancio, patrimonio, personale, montagna e aree interne).

     

    Presiede la seduta: Maria Costi

    Assiste la segretaria: Monica Bernardi

    Funzionario estensore: Antonella Agostini


    Le presidenti COSTI e CARLETTI dichiarano aperta la seduta congiunta alle ore 10:50.

     

    515 -Relazione per la Sessione europea dell'Assemblea legislativa per l'anno 2025, ai sensi dell'art. 5 della L.R. 16/2008.

     

    La presidente COSTI introduce l’oggetto n. 515 sul quale le commissioni sono chiamate ad esprimere i pareri consultivi alla commissione referente Bilancio, Affari generali e istituzionali, ricordando che i consiglieri hanno già ricevuto le bozze di parere. Ringrazia gli uffici per il lavoro di coordinamento svolto e fornisce informazioni sull’ordine dei lavori.

     

    Anche la presidente CARLETTI ringrazia il gruppo di lavoro Europe Direct e cede la parola ai relatori.

     

    Svolgono i loro interventi la relatrice LORI e il relatore di minoranza PULITANO’ sui temi di competenza delle commissioni, per partecipare alla formazione e attuazione delle politiche dell’Unione europea, evidenziando alcuni orientamenti europei e illustrando, a grandi linee, la Relazione. La relatrice LORI interviene anche sull’iter procedurale che farà confluire i pareri delle commissioni nella risoluzione finale dell’Assemblea legislativa, contenente la posizione della Regione sulle iniziative europee di interesse.

     

    La presidente COSTI ringrazia e apre la discussione.

     

    Intervengono i consiglieri CASTELLARI, FORNILI, FERRARI e BOSI sui principali temi d’interesse.

     

    La presidente CARLETTI dà la parola all’assessore BARUFFI che, per motivi istituzionali, deve assentarsi e che risponde alle osservazioni dei consiglieri sottolineando alcuni temi: la formazione, le politiche per l’autosufficienza, la digitalizzazione, il diritto alla casa, la denatalità, l’attrazione dei talenti.

     

    La presidente COSTI ringrazia e cede la parola per l’ultimo intervento.

     

    Interviene il consigliere CASADEI.

     

    In assenza di ulteriori interventi, le presidenti COSTI e CARLETTI pongono in votazione i relativi pareri sull’oggetto 515.

     

    La Commissione Giovani, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità esprime, per quanto di competenza, con 27 voti a favore (PD, Civici, M5S), 10 astenuti (FdI) e nessun contrario il seguente parere:

     

    “La V Commissione Giovani, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità, ai sensi dell’articolo 38, comma 1 del regolamento interno dell’Assemblea legislativa, nella seduta del 15 maggio 2025, ha preso in esame, per quanto di competenza, il Programma di lavoro della Commissione europea per il 2025, la Relazione sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale all’ordinamento europeo per il 2024 e il Rapporto conoscitivo della Giunta regionale all’Assemblea legislativa per la Sessione europea 2025 (delibera di Giunta n. 566 del 14/04/2025).

     

    Con riferimento agli atti preannunciati dalla Commissione europea dalla Commissione europea nel Programma di lavoro per il 2025, la V Commissione assembleare ritiene di particolare interesse le seguenti iniziative dell’Allegato I:

     

    Una nuova era per la difesa e la sicurezza europee

     

    Obiettivo n. 28 - Migrazione

    Strategia europea sulla migrazione e l’asilo (carattere non legislativo, quarto trimestre 2025)

     

    Sostenere le persone e rafforzare le nostre società e il nostro modello sociale

     

    Obiettivo n. 29 - Equità sociale

    Un nuovo piano d’azione per l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali (carattere non legislativo, quarto trimestre 2025’)

     

    Obiettivo n. 30 - Equità sociale

    Tabella di marcia per posti di lavoro di qualità (carattere non legislativo, quarto trimestre               2025)

     

    Obiettivo n. 31 - Competitività

    Unione delle competenze (carattere non legislativo, primo trimestre 2025)

     

    Con riferimento alla partecipazione alla formazione e attuazione delle politiche e del diritto dell’Unione europea, la Commissione Giovani, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità pone l’accento sui seguenti obiettivi: n. 29 e n. 30 “Equità sociale” e n. 31 “Competitività”, che risultano focali in quanto si intersecano con l’attività svolta da questa commissione assembleare con riferimento alle attività della Sessione europea degli anni precedenti nonché con le politiche attuate in materia dalla Regione Emilia-Romagna.

     

    Con riferimento all’obiettivo n. 29 - Equità sociale “Un nuovo piano d’azione per l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali” si evidenzia che nel 2021 la Commissione europea ha definito il “Piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali”, con l’obiettivo di proporre azioni concrete per attuare il pilastro europeo dei diritti sociali. Quest’ultimo, proclamato nel 2017 a Göteborg (Svezia), si compone di 20 principi definiti dal piano d’azione come il faro che orienta verso un’Europa sociale forte. Per mezzo del piano d’azione, l’Unione europea dà continuità agli obiettivi già raggiunti intensificando, al contempo, gli sforzi per affrontare le sfide comuni in materia di occupazione, competenze e questioni sociali e conseguire gli obiettivi dell’Unione entro il 2030. Si segnala che lo stesso piano d’azione del 2021 prevedeva un riesame nel 2025.

     

    L’effettiva attuazione del pilastro dipende principalmente dall’azione degli Stati membri che, a livello nazionale, regionale e locale, detengono le competenze principali in materia di occupazione, formazione e politiche sociali. Altresì fondamentale è la partecipazione delle parti sociali e della società civile, tanto che il Piano d’azione del 2021 si basa su una consultazione nell’ambito della quale sono stati raccolti oltre 1000 contributi di cittadini, parti sociali e organizzazioni della società civile oltreché istituzioni e organismi dell’UE, Stati membri, autorità regionali e locali. L’auspicio è che gli Stati membri, nelle loro varie articolazioni, sfruttino al meglio il semestre europeo per coordinare riforme ed investimenti economici, occupazionali e sociali, ponendo al centro le persone ed il loro benessere.

     

    Per ciò che concerne più nello specifico i principi si segnalano, in particolare, quelli che seguono:

    -          Principio n. 1 “Istruzione, formazione e apprendimento permanente”;

    -          Principio n. 4 “Sostegno attivo all’occupazione”;

    -          Principio n. 5 “Occupazione flessibile e sicura”;

    -          Principio n. 6 “Retribuzioni”;

    -          Principio n. 7 “Informazioni sulle condizioni di lavoro e sulla protezione in caso di licenziamento”;

    -          Principio n. 8 “Dialogo sociale e coinvolgimento dei lavoratori”;

    -          Principio n. 9 “Equilibrio tra attività professionale e vita familiare”;

    -          Principio n. 10 “Ambiente di lavoro sano, sicuro e adeguato e protezione dei dati”;

    -          Principio n. 11 “Assistenza all’infanzia e sostegno ai minori”.

     

    Negli ultimi anni, l’Unione ha agito per creare posti di lavoro migliori e più numerosi, anche nei settori verdi e digitali emergenti, con l’obiettivo, entro il 2030, di occupare il 78% della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni.

     

    A livello regionale, la Strategia per lo sviluppo sostenibile dell’Emilia-Romagna ha assunto come riferimento di tasso di occupazione da raggiungere entro il 2030, il target europeo del 78%, maggiore di quello nazionale del 73%. Il tasso di occupazione regionale permane superiore sia alla media italiana (66,3%) sia a quella europea (75,3%), raggiungendo nel 2023 il 75,9%, con un incremento che consente di recuperare il livello pre-pandemia (75,4% nel 2019). Nel 2023 l’Emilia-Romagna si è confermata al terzo posto fra tutte le regioni italiane come valore complessivo del tasso di occupazione. L’Emilia-Romagna continua a posizionarsi ben oltre la media italiana anche per livello di occupazione femminile: nel 2023 il tasso di occupazione delle donne si colloca al 69,1%, al di sopra del livello nazionale che si attesta al 56,5%.

     Tale obiettivo al 2030 è certamente ambizioso, considerando prima la battuta d’arresto della pandemia di Covid-19, poi i conflitti esplosi in prossimità e dentro il continente europeo, con le relative difficoltà, incertezze e ricadute economiche che hanno messo a rischio anche le prospettive di crescita e occupazionali degli europei. Particolarmente vulnerabili sono i giovani, le donne e le persone scarsamente qualificate, perché più esposti alle fluttuazioni del mercato del lavoro. Come si è evidenziato nel periodo e nei settori particolarmente colpiti dalla pandemia, la possibilità di portare a compimento il percorso scolastico e/o formativo e la possibilità concreta di accedere a percorsi formativi orientativi e professionalizzanti, qualificati e personalizzati, sono fattori non soltanto di inclusione lavorativa e sociale, ma di ricchezza e resilienza collettiva rispetto ai cambiamenti.

     Per creare opportunità di lavoro la Commissione europea, tra le varie iniziative, ha promosso azioni sul quadro di qualità dei tirocini (al centro di un focus effettuato da Questa commissione assembleare in occasione della sessione europea dello scorso anno) ed invitato gli Stati membri ad attuare la Garanzia per i giovani rafforzata, con particolare attenzione alle offerte di qualità.

    In aggiunta, la Commissione europea si è impegnata per ridurre la disoccupazione giovanile anche in relazione al fenomeno dei NEET (ovverossia i giovani tra i 15 e i 29 anni né occupati, né in istruzione o formazione), allo scopo di integrarli nella società attraverso l’accesso al lavoro o alla formazione. In particolare, il Piano d’azione del Pilastro europeo dei diritti sociali fissa il target di riduzione al 9% entro il 2030.

    A tal proposito si ricorda che il 2022 è stato proclamato dalla Commissione europea Anno europeo dei giovani e, in questo ambito, sono state realizzate numerose iniziative trasversali finalizzate a fare conoscere le opportunità europee di mobilità e occupazione.             

     L’impegno è stato condiviso dalla Regione Emilia-Romagna, tanto che la Strategia regionale Agenda 2030 ha assunto quale obiettivo, come già indicato nel Patto per il Lavoro e per il Clima, la riduzione della quota dei NEET al di sotto del 10%. Nel 2023 l’Emilia-Romagna, con un calo di 1,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente, presenta un’incidenza di giovani NEET dell’11%, più bassa sia della media europea (11,2%) che di quella nazionale (16,1).

     

     Si rileva, inoltre, come il coinvolgimento attivo e l’occupabilità delle giovani generazioni si attui con diverse e molteplici modalità, a cominciare da misure di contrasto all’abbandono scolastico precoce, che si riferisce alla percentuale di giovani 18-24enni con al più la licenza media e che non frequenta altri corsi scolastici o svolge attività formative superiori ai 2 anni. 

    In generale, la scelta di non proseguire gli studi è spesso indice di un disagio sociale che si concentra nelle aree meno sviluppate, eppure non può considerarsi assente nelle regioni più prospere, ove forme più subdole e nascoste di disagio, discriminazione e diseguaglianza tolgono speranza e fiducia nel futuro.

     Nel febbraio 2021, una Risoluzione del Consiglio Europeo ha individuato l’obiettivo di riduzione dell’abbandono scolastico precoce al 9%, da raggiungere entro il 2030.

     La Regione Emilia-Romagna, con la Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile ha posto come obiettivo l’8,5%. Nel 2023 in regione il valore si attesta al 7,3%, ben al di sotto del target europeo del 9% e di quello nazionale del 10,5%.

     

     Per raggiungere gli obiettivi posti nel campo delle politiche per il capitale umano e per la promozione dell’occupazione, l’Unione europea ha messo a disposizione dei Paesi membri finanziamenti a titolo del bilancio a lungo termine dell’Unione e di NextGenerationEU nonché risorse provenienti dal FSE+ (Fondo sociale europeo Plus).

     I risultati prima menzionati sono frutto anche della nuova programmazione dei Fondi europei per il 2021-2027 che la Regione Emilia-Romagna ha avviato a seguito dell’approvazione dell’accordo di partenariato fra Stato e Commissione Europea. Nell’ambito del FSE+ sono state finanziate molteplici operazioni in più ambiti, tra cui la formazione permanente per la transizione ecologica e digitale, l’orientamento alle scelte educative, formative e professionali, nonché misure di sostegno al diritto allo studio universitario dei giovani capaci, meritevoli in difficili situazioni economiche.

     Oltre alla nuova programmazione FSE+, la Regione Emilia-Romagna ha dato continuità all’attuazione del programma regionale Garanzia Occupabilità Lavoro “GOL”. Approvato dall’Assemblea Legislativa con delibera n. 81 del 10/05/2022, è un’azione di riforma prevista dal PNRR, che ha l’obiettivo di accompagnare le persone alla ricerca del lavoro e prevede percorsi personalizzati articolati in misure orientative, formative e di accompagnamento per favorire l’inserimento o il reinserimento lavorativo oppure per avviare percorsi di riqualificazione. Nel 2024, di particolare importanza è stata l’assegnazione di “Operazioni per l’inclusione attiva attraverso il lavoro delle persone fragili e vulnerabili - Percorso 4 Lavoro e inclusione” nell’ambito del Programma GOL, che ha determinato l’approvazione di 20 milioni di euro con l’obiettivo di inserire nel mondo del lavoro persone fragili e vulnerabili attraverso l’orientamento e l’attivazione di nuovi tirocini. Le risorse sono state assegnate ai 38 ambiti distrettuali sociosanitari, con l’obiettivo di realizzare le misure previste dalla L.R. 14/2015 “Disciplina a sostegno dell’inserimento lavorativo e dell’inclusione sociale delle persone in condizione di fragilità e vulnerabilità, attraverso l’integrazione tra i servizi pubblici del lavoro, sociali e sanitari”.

     Sul piano delle azioni di sistema, si è data applicazione al nuovo sistema di accreditamento degli enti di formazione professionale. Nel 2022, Regione Emilia-Romagna ha adeguato la normativa per l’accreditamento degli enti di formazione, per dare maggiore solidità e attualità all’offerta proposta. Sono stati stabiliti nuovi requisiti generali relativi a infrastrutture, sicurezza, accessibilità degli edifici degli enti di formazione, affidabilità giuridico-economico-finanziaria, capacità gestionali e risorse professionali, competenze linguistiche, digitali e di transizione ecologica dei formatori, parametri di efficienza ed efficacia e relazioni col territorio. È stata costituita la commissione regionale per la validazione delle richieste di accreditamento da parte degli enti di formazione che, nel corso del 2024, ha operato per numerose richieste.

     

     Nell’ambito del principio n. 11 “Assistenza all’infanzia e sostegno ai minori” del Pilastro europeo dei diritti sociali, la Regione Emilia-Romagna nel 2024 ha confermato l’impegno già espresso negli anni precedenti, realizzando interventi volti a rafforzare l’offerta formativa e educativa e la tutela del benessere del minore e dell’adolescente.

     La Regione, anche attraverso un quadro normativo consolidato e articolato, sostiene il diritto all’educazione a costi sostenibili e di buona qualità nonché il diritto dei bambini di essere protetti dalla povertà e, per i bambini provenienti da contesti svantaggiati o con difficoltà, il diritto alle pari opportunità e all’inclusione.

     

     In particolare, a livello regionale, si sottolinea che è costante l’impegno nel sostenere e qualificare il sistema integrato dei servizi educativi per l’infanzia, considerato strategico per la qualità della vita e il benessere generale della comunità regionale, in primo luogo sul piano educativo e sull’investimento precoce ma anche sul piano sociale ed economico. Difatti, anche per l’anno 2024, la programmazione degli interventi per l’offerta dei servizi educativi, pubblici e privati, ha riguardato molteplici azioni orientate a sostenere il sistema integrato dei servizi per la prima infanzia, in un periodo caratterizzato da importanti trasformazioni sociali ed economiche.

    Nello specifico la programmazione regionale: 

    -       ha rafforzato e qualificato il sistema integrato 0-3-6 con la programmazione degli interventi e con la ripartizione delle risorse regionali e statali (D.A.L. 79/2022; D.G.R. 1165/2024; D.G.R. 1340/2024);

    -       ha sostenuto la qualificazione delle scuole dell’infanzia (3-6 anni) del sistema nazionale di istruzione e degli Enti locali, il miglioramento della proposta educativa e del relativo contesto e la dotazione del coordinamento pedagogico nelle scuole dell’infanzia paritarie, in attuazione della deliberazione dell’Assemblea legislativa n. 51/2021 (DGR. 438/2024);

    -       ha confermato la misura regionale di sostegno economico alle famiglie di bambine/i in età 0-3 che prevede l’abbattimento delle rette per i nuclei con ISEE pari o inferiore a 26.000 euro, in continuità con la misura “Al nido con la regione” (DGR n. 1072/2024). In più, è stato introdotto un abbattimento delle rette fino alla gratuità per i nuclei con ISEE pari o inferiore a 40.000 euro, anche in complementarità con la misura “Bonus asilo nido” erogata dall’INPS, nei Comuni montani individuati con atti regionali;

    -       ha consolidato per l’anno educativo 2024/2025 i nuovi posti attivati nell’a.e. 2023/2024; è stata inoltre ampliata l’offerta per l’a.e. 2024/2025 nell’ambito del sistema integrato dei servizi educativi per l’infanzia (D.G.R. 719/2024);

    -       si è avviato un nuovo accordo interistituzionale della durata di un biennio con l’Università degli Studi di Bologna, Dipartimento di Scienze dell’Educazione (DGR 1482/2024) per monitorare il percorso dei servizi impegnati con il progetto “Sentire l’inglese, nella fascia di età 0-3-6 anni” (DGR 1114/2021), aggiungendo ai servizi che avevano aderito alla prima sperimentazione triennale (2021-2023) nuovi servizi educativi e scolastici interessati a utilizzare questa metodologia. Il nuovo progetto di ricerca permetterà di verificare l’effettiva autonomia dei servizi nell’utilizzo dei materiali predisposti dall’Università e la sua valenza per la continuità educativa 0/6.

    Sempre per l’anno 2024, sono state stanziate significative risorse per garantire un sostegno economico alle famiglie dei bambini e ragazzi (3-13 anni) che frequentano centri estivi durante il periodo di chiusura scolastica (DGR 365/2024), garantendo la priorità alla misura per i ragazzi e le ragazze con disabilità (oltre all’estensione dell’età di accesso fino ai 17 anni).

     

     Si evidenzia inoltre, in ambito di prevenzione del disagio sociale e famigliare e promozione della genitorialità positiva, quello che è uno dei nuclei centrali delle attività promosse dalla Regione, contenuto nelle Linee Guida Regionali sui Centri per le famiglie (D.G.R. n. 391/2015). I Centri per le famiglie sono orientati alla promozione della genitorialità con un approccio mirato ad affiancare le risorse delle persone e delle famiglie e a prendersi cura delle relazioni e dei legami che si sviluppano nel contesto famigliare e comunitario. Le risorse, pari a 2.124.000,00 euro, programmate dalla Regione per lo sviluppo e la qualificazione dei Centri per le Famiglie sul 2024, anche attraverso l’utilizzo del Fondo per le Politiche della famiglia, hanno sostenuto il consolidamento e la gestione dei 42 Centri attivi in regione e le attività destinate ad implementare il sostegno nei primi mille giorni di vita, individuando tre filoni principali: attività informative e di supporto alle famiglie, prevenzione delle situazioni di fragilità sociale con l’attivazione di interventi domiciliari e attivazione di gruppi e azioni di sostegno tra famiglie per facilitare l’auto mutuo aiuto offrendo un sostegno nella quotidianità per accompagnare i futuri e neogenitori.

     Sempre nel 2024, è stata liquidata la quota finale del 30% delle risorse complessive del “Programma regionale straordinario famiglie 2023-24”, volta ad ampliare le progettualità a sostegno della genitorialità durante il percorso di crescita dei figli, sostenere attività che promuovano il piacere di stare insieme tra genitori e figli (attraverso laboratori di lettura, musicali, teatrali, artistici, ecc.), promuovere il confronto tra famiglie e valorizzare il volontariato famigliare e dell’associazionismo.

     È proseguita l’implementazione delle Linee di indirizzo nazionali aventi ad oggetto “L’intervento con bambini e famiglie in situazioni di vulnerabilità” (P.I.P.P.I). Attraverso il coordinamento regionale si accompagnano e coordinano tutti gli ambiti territoriali della regione nell’implementazione, nei momenti formativi, di tutoraggio e di monitoraggio del modello cd. Pippi definito nel nuovo Piano sociale nazionale quale Livello Essenziale delle Prestazioni in ambito Sociale (LEPS). Nel 2024, inoltre, la RER ha proseguito l’adesione al progetto relativo ai Care Leavers - Sperimentazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali relativa a “Interventi in favore di coloro che, al compimento della maggiore età, vivono fuori dalla famiglia di origine, sulla base di un provvedimento dell'autorità giudiziaria”.  Mediante il coinvolgimento di 3 ambiti territoriali regionali, la sperimentazione prevede interventi di accompagnamento all’autonomia fino al compimento del ventunesimo anno di età dei ragazzi e delle ragazze coinvolti.

    Prosegue, inoltre, l’impegno della Regione Emilia-Romagna nella qualificazione del sistema di accoglienza e cura dei minorenni con particolare riferimento ai ragazzi seguiti dai servizi territoriali.

     Nell’ambito della D.G.R. n. 1030/2024, è stato approvato il Programma finalizzato alle “Azioni di contrasto alla povertà minorile, educativa, relazionale e a contrasto del fenomeno del ritiro sociale di preadolescenti ed adolescenti”, per declinare le linee di indirizzo regionali sul ritiro sociale.

     In continuità con gli anni precedenti, anche nel 2024 è stato realizzato il bando per finanziare interventi rivolti a preadolescenti, adolescenti e giovani (D.G.R. n 1197/2024), giunto alla 14^ edizione, in cui è stata rivolta particolare attenzione alle azioni rivolte alla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo, nonché alle tematiche dell’Agenda Globale 2030 per lo sviluppo sostenibile, alla promozione del benessere connesso all’identità di genere e al contrasto delle discriminazioni legate al genere e alle azioni di contrasto al disagio degli adolescenti e preadolescenti.

     

    Si rileva inoltre con favore il più recente nonché massiccio investimento messo in campo attraverso la programmazione di Bilancio 2025-27, per il welfare inclusivo dell’Emilia-Romagna, con il raddoppio delle risorse stanziate a favorire il percorso formativo degli studenti con disabilità e ad ampliare l’offerta dei Centri per le famiglie, con un incremento finanziario del 36 e del 42% per i servizi Nido e i Centri estivi, al fine di sostenere genitorialità, famiglie, solidarietà e coesione sociale in modo equo e adeguato.

     

    Al proposito, si pone l’accento sul rischio di povertà e/o di esclusione sociale, che lambisce diversi principi del pilastro europeo dei diritti sociali, come il principio n. 14 “Reddito minimo”, il n. 19 “Alloggi e assistenza per i senzatetto” e il n. 20 “Accesso ai servizi essenziali”.

    A rischio di povertà o esclusione sociale si considerano coloro che, dopo trasferimenti sociali, vivono in famiglie con un reddito equivalente inferiore al 60% del reddito equivalente mediano disponibile, oppure chi affronta una grave deprivazione materiale e sociale (come la mancanza di possesso di specifici beni durevoli, l’impossibilità di rispettare le scadenze di pagamenti ricorrenti o di svolgere alcune attività ritenute essenziali per vivere una vita dignitosa) o, ancora, gli appartenenti a famiglie ad intensità lavorativa molto bassa.

    La Commissione europea, nel Piano d’azione per l’attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, ha prospettato una riduzione di almeno 15 milioni di persone a rischio povertà o esclusione sociale entro il 2030, obiettivo a cui l’Italia dovrebbe contribuire con un calo di 3,2 milioni di individui.

    Nel 2023, nell’UE si è registrata una diminuzione di 729 mila unità rispetto all’anno precedente. Nello stesso anno, in Italia il rischio di povertà o esclusione sociale interessa poco meno di 13,4 milioni di persone, in diminuzione rispetto al 2022. In Emilia-Romagna continua il trend di decrescita che dal 2019, seppur con qualche oscillazione, ha portato quasi ad un dimezzamento del valore (14,7% nel 2019 contro 7,4% nel 2023), rendendo l’Emilia-Romagna la regione italiana col più basso livello di rischio di povertà o esclusione sociale, seguita dal Trentino-Alto Adige (8,2%).

    Gli interventi regionali finalizzati alla lotta contro la povertà sono fortemente intrecciati con quelli nazionali, con riferimento alle previsioni contenute nel Piano nazionale per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà 2021-2023 approvato con il decreto del Ministero del Lavoro e politiche sociali del 30 dicembre 2021. Il Piano nazionale povertà 2021-2023 introduce alcune importanti novità nell’ambito dei livelli essenziali e di alcuni interventi, in particolare a favore della povertà estrema, anche attraverso la programmazione integrata di fondi nazionali con quelli comunitari: ReactEU, PNRR e FSE +.

    Nel 2024, al fine di rispondere ai bisogni legati alle nuove e alle vecchie forme di povertà ed in sintonia con i principi contenuti nel Pilastro UE per i diritti sociali, nonché nel Piano d’Azione definito dalla Commissione Europea, la Regione ha fornito supporto costante agli ambiti territoriali per l’attuazione del “Piano regionale per il contrasto alle povertà 2022-2024” (DAL n. 110/2022), che declina sul territorio regionale le previsioni del Piano Nazionale. Inoltre, la Regione si è impegnata ad attuare la misura nazionale di sostegno al reddito denominata “Assegno di Inclusione” e le misure finanziate dal Fondo Nazionale Povertà - quota servizi a favore dei nuclei beneficiari dell’assegno di inclusione e dei nuclei definiti in “simili condizioni di disagio economico” nonché nell’attuazione degli interventi e servizi finanziati dal Fondo Nazionale Povertà - quota povertà estrema a favore delle persone in condizione di grave marginalità e senza dimora e nella programmazione e rendicontazione del Fondo nazionale povertà anche in collaborazione con Banca Mondiale.

    Nell’ambito del sostegno alle iniziative territoriali di recupero e redistribuzione di beni alimentari e della produzione di pasti a favore delle persone in povertà, si segnala l’approvazione con DGR 364/2024 di un bando per finanziare i progetti e gli interventi delle organizzazioni del terzo settore; al termine della procedura di valutazione delle proposte presentate si è provveduto al finanziamento di 23 progetti, per un valore di 1.000.000,00 euro. 

    Inoltre, in attuazione della L.R. n. 28/2019 “Misure regionali per la prevenzione, il contrasto e la soluzione dei fenomeni di sovraindebitamento”, è stato approvato il primo programma 2024-2025 delle attività di prevenzione, contrasto e composizione delle crisi da sovraindebitamento (DGR 1198/2024). Con DGR 1199/2024 è stato approvato il “Bando per la presentazione di progetti finalizzati al contrasto e alla composizione delle crisi da sovraindebitamento”, del valore complessivo di 360.000,00 euro, che ha visto l’approvazione di 14 progetti territoriali presentati da soggetti pubblici e privati, Enti locali, ETS iscritte al Runts ed Ordini professionali. Ancora, con DD 16793/2024, previa verifica della programmazione da parte degli enti beneficiari, si è provveduto alla concessione del Fondo nazionale povertà 2023 – quota per servizi e interventi a favore delle persone in condizione di grave marginalità e senza dimora.

    Si rileva altresì come il tema della povertà del lavoro, ovvero delle famiglie e persone, donne e giovani in particolare, che, pur lavorando, non raggiungono standard di vita dignitosa, intersechi solo parzialmente le politiche messe in campo a livello nazionale, che richiederebbero un investimento nel sostegno universale al reddito nonché di prevenzione e contrasto della precarizzazione e frammentazione del mercato del lavoro.

     

    Tenuto conto della rilevanza dei temi e interventi citati, si chiede alla Giunta e all’Assemblea legislativa, ciascuna per la propria parte di competenza, di approfondire quali azioni dovranno essere realizzate dalla Regione Emilia-Romagna -anche attraverso interventi di carattere legislativo- al fine di perseguire gli obiettivi previsti dal piano d’azione per l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, alla luce delle politiche regionali già attuate di contrasto alle illegalità nel mercato del lavoro, antidiscriminatorie, di promozione e valorizzazione del lavoro femminile nonché alle sfide più attuali, tra le quali assume trasversale rilievo la questione della natalità, da incrementare e da sostenere concretamente.

     

    Con riferimento all’obiettivo n. 30 - Equità sociale “Tabella di marcia per posti di lavoro di qualità”, si evidenzia come la tematica della qualità del lavoro non sia solo strettamente attinente alla vita professionale dei lavoratori ma possa riverberare benefici per i lavoratori stessi a livello personale e per la loro motivazione, per le imprese e la loro produttività e per la società in generale.

    Per attuare politiche efficaci, occorre instaurare un dialogo collaborativo sia coi datori di lavoro e le loro associazioni di categoria, sia coi lavoratori e le loro organizzazioni rappresentative. Un’indagine svolta da Eurofound dimostra, infatti, come nei luoghi di lavoro “ad alto coinvolgimento” le prestazioni e la qualità del lavoro siano migliori. Trattasi, inoltre, di una tematica legata a stretto filo con la parità di genere, poiché a parità di mansione, si riscontrano squilibri a vantaggio dei lavoratori rispetto alle lavoratrici.

    La trasversalità del tema della equa partecipazione si lega strettamente alla sicurezza sui luoghi di lavoro che dipende da vari fattori da monitorare nonché implementare anche alla luce dei processi di digitalizzazione, al cambiamento climatico e alla strategia per la decarbonizzazione.

    Dal rapporto di ricerca di Eurofound (2024) “Job quality side of climate change, Working conditions and sustainable work series”, emerge come l’impatto diretto dei cambiamenti climatici sulla qualità del lavoro comprenda un ampio ventaglio di rischi, come l’esposizione al calore, l’inquinamento atmosferico, le radiazioni UV e gli eventi meteorologici estremi, con effetti sulla salute psico-fisica dei lavoratori e sulla loro produttività. I lavoratori dell’agricoltura, della pesca, della silvicoltura, dell’edilizia, del turismo e dei servizi di emergenza sono particolarmente a rischio sia per le caratteristiche di tali professioni (che li pongono a diretto contatto con l’ambiente) sia perché, nella maggior parte dei casi, trattasi di lavoratori stagionali, migranti o autonomi, che tendono ad avere scarse tutele a livello legislativo, di organizzazione sindacale e rappresentanza sul luogo di lavoro. L’impatto diretto del cambiamento climatico comporta la necessità di sostenere i lavoratori nel rinnovo delle competenze, nella riqualificazione professionale e, eventualmente, nella transizione lavorativa. 

    In aggiunta, la pandemia ha peggiorato la qualità del lavoro di operatori sanitari e assistenziali, addetti alle pulizie e ai rifiuti, operai, lavoratori dei trasporti e dei servizi di sicurezza (pubblici e privati). Secondo il rapporto di Eurofound (2023) “Job quality of COVID-19 pandemic essential workers, European Working Conditions Telephone Survey series” tali categorie di lavoratori sopportano un costo psico-fisico elevato che perdura tutt’oggi, a causa della scarsa qualità del lavoro e della minore sostenibilità delle pratiche lavorative, col pericolo di acuire la già grave carenza di manodopera compromettendo, a lungo termine, il tessuto sociale europeo e la qualità dei servizi.

    Si ritiene da evidenziare, in tale ambito, il ruolo delle migliaia di caregivers che in Emilia-Romagna prestano assistenza volontaria e gratuita a loro cari non autosufficienti e/o disabili in quanto persone che, pur integrando e supportando i servizi socio-sanitari e il welfare universalistico, non sono ancora riconosciute pienamente nei loro diritti e sicurezze, mancando tutt’ora una normativa nazionale in materia sul solco della legge regionale n. 2/2014.

     

    Tenuto conto della rilevanza del tema, si chiede alla Giunta e all’Assemblea legislativa, ciascuna per la propria parte di competenza, di approfondire quali azioni dovranno essere realizzate dalla Regione Emilia-Romagna al fine di perseguire gli obiettivi previsti dalla tabella di marcia per posti di lavoro sicuri, legali e di qualità, anche alla luce delle politiche regionali già attuate.

     

    Con riferimento all’obiettivo n. 31 – Competitività “Unione delle competenze”, trattasi di una strategia lanciata dalla Commissione europea con la COM(2025) 90 final del 5 marzo 2025 “per aiutare le persone a rimanere al passo in un mondo che cambia rapidamente e per mantenere l’Europa competitiva ed equa.” (Roxana Mînzatu, Vicepresidente esecutiva della Commissione europea e commissario europeo per le competenze, l’istruzione, la cultura, il lavoro e i diritti sociali).

    Investire nelle competenze, permettendo ai lavoratori di tenere il passo coi continui cambiamenti richiesti dalla realtà attuale, è essenziale per un’Unione stabile e resiliente e per la competitività. Quest’ultima è uno degli obiettivi principe del programma di lavoro della Commissione europea per il 2025, tanto che la prima iniziativa è riservata alla “Bussola per la competitività”, una tabella di marcia per raggiungere vari obiettivi, tra cui l’incremento del livello d’innovazione, il perseguimento della decarbonizzazione, la riduzione della dipendenza da forniture estere e la promozione di competenze e posti di lavoro di qualità.

    Il concetto di competenze come delineato dalla Commissione europea va inteso in senso lato: esso comprende le abilità, le conoscenze e le competenze per la vita, andando ben al di là delle competenze necessarie per il mercato del lavoro.

     

    Tuttavia, occorre sin da subito sottolineare come il tema delle competenze a livello europeo non sia inedito, tanto che il 2023 era stato definito come “Anno europeo delle competenze” ponendo un focus sulla formazione, per accrescere le professionalità e stimolare la competitività.

    Già in occasione della sessione europea del 2024, questa commissione assembleare aveva avuto modo di esprimersi su tale tematica, considerando come i cambiamenti demografici stiano riducendo l’entità della forza lavoro disponibile, spesso carente di professionalità e non in linea con le competenze richieste dal mercato. Dal 2023 ad oggi l’Unione e gli Stati membri si sono impegnati con misure, investimenti e campagne di sensibilizzazione per un accrescimento delle opportunità di qualificazione e di miglioramento delle competenze, ma occorre fare di più.

     

    L’incremento delle competenze in ottica europea è, innanzitutto, da intendersi come una necessità per aumentare la competitività dell’Unione e ridurre il divario nei confronti nei confronti delle grandi potenze mondali come Cina e Stati Uniti. Nella COM(2025) 90 final del 5 marzo 2025 così si legge: “Le carenze e le lacune in termini di competenze, l’insufficiente rapidità della trasformazione nonché la frammentazione e l’inefficienza della governance stanno ostacolando la competitività dell’UE, come sottolineato nelle relazioni Draghi, Letta e Niinistö. Tali fattori costituiscono un ostacolo alla crescita della produttività e all’innovazione e pregiudicano l’impegno profuso per la decarbonizzazione e la digitalizzazione.”.

     

    Sulla base dei dati forniti dalla Commissione europea, l’Europa è in ritardo nell’acquisizione delle competenze di base e i risultati ottenuti dai quindicenni in matematica, lettura e scienze sono peggiorati. Inoltre, quasi la metà dei giovani europei non dispone delle competenze digitali di base, grave lacuna in quella che può essere definita “la società della digitalizzazione”. Si evidenzia, a tal proposito, che la Comunicazione sull’Unione delle Competenze è accompagnata da un Piano d’azione sulle competenze di base (COM(2025) 88 final del 5 marzo 2025) e da un Piano strategico per l’istruzione STEM (COM(2025) 89 final del 5 marzo 2025).

    Nell’istruzione superiore occorre aumentare l’accesso all’innovazione e alle competenze digitali e di AI, anche attraverso programmi di alleanze tra Scuole, Istituti formativi, di ricerca ed Università europee e tra questi e il mondo delle imprese. Inoltre, il numero di uomini che studiano scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM) è quasi il doppio rispetto a quello delle donne, sia nell’istruzione superiore che nella formazione professionale, eppure, le donne rappresentano il 52% della popolazione europea e la maggioranza delle persone laureate nell’UE. Sempre per quanto concerne la formazione professionale, si registra una preoccupante carenza di giovani orientati e/o inseriti nei settori dell’artigianato, agricoltura e pesca, una tendenza che si stima destinata a peggiorare. Risulta inoltre carente, a livello europeo e nazionale, la diffusione delle competenze finanziarie e imprenditoriali necessarie per investire maggiormente e avviare e sviluppare start-up di successo, il che limita il potenziale di crescita ed innovazione dell’Unione.

    Si biasima, inoltre, una scarsa attrattività dell’Unione Europea nei confronti dei talenti provenienti sia dai Paesi terzi, che prediligono altri Paesi dell’OCSE (es: Canada, Stati Uniti d’America, Australia), sia per quelli europei, che trovano migliori opportunità di carriera all’estero.

     

    Con riferimento ai suddetti ambiti, a livello regionale, si è investito anche attingendo ai Fondi strutturali europei, in particolare per colmare gap formativi di genere (Ragazze e Donne Digitali), per l’imprenditorialità femminile e, più in generale, per collegare strutturalmente il sistema accademico e della ricerca al sistema produttivo e territoriale.

    In particolare, con la Legge Regionale 21 febbraio 2023, n. 2 “Attrazione, permanenza e valorizzazione dei talenti ad elevata specializzazione in Emilia-Romagna” la Regione Emilia-Romagna ha inteso accrescere la competitività, l’innovazione, la qualità e la sostenibilità dello sviluppo del territorio regionale, promuovendo l’attrazione, la permanenza e la valorizzazione di talenti ad elevata specializzazione, anche attraverso percorsi di accompagnamento al rientro e alla mobilità, in coerenza con la Strategia regionale di specializzazione intelligente e la Strategia Agenda 2030 Emilia-Romagna per lo Sviluppo Sostenibile.

     Nel 2024 l’amministrazione regionale è stata fortemente impegnata nell’attuazione di diverse misure già varate nel 2023, fra le quali si rammentano i servizi a supporto dell’attrazione e valorizzazione di talenti ad elevata specializzazione in Emilia-Romagna a cura delle Amministrazioni Comunali e della Città Metropolitana di Bologna, i servizi di placement a supporto dell’attrazione e valorizzazione dei talenti presso gli Atenei con sede regionale e delle AFAM (Alta formazione artistica musicale e coreutica) in Emilia-Romagna nonché l’approvazione del Manifesto regionale per l’attrazione e valorizzazione dei talenti, definito insieme a tutte le organizzazioni componenti il Comitato regionale appositamente istituito per la sorveglianza e l’indirizzo delle misure di attuazione della l.r. 2/2023.

     

    Tenuto conto di quanto sopra, si invita la Giunta e l’Assemblea legislativa, ciascuna per la propria competenza, a monitorare l’aggiornamento delle politiche afferenti all’Unione delle competenze, nonché il coordinamento a livello interistituzionale per l’attuazione delle politiche regionali in condivisione con i vari stakeholder, sostenendo in particolare la formazione, la valorizzazione delle capacità e dei talenti personali, la partecipazione dei/delle giovani alla vita sociale e al mercato del lavoro.

     

    In riferimento, infine, alla macroarea di intervento che nel programma di lavoro della UE punta ad una “nuova era per la difesa e la sicurezza europea”, si invita Giunta e Assemblea legislativa, ciascuna per la propria competenza, a perseguire sia a livello culturale nella società regionale che nelle proprie azioni di solidarietà e cooperazione internazionale, il principio della risoluzione pacifica dei conflitti, il valore dei partenariati e del multilateralismo nonché della centralità della Pace per il mantenimento dell’Unione libera e democratica.”.

     

    A seguire, anche la Commissione Per la parità e per i diritti delle persone e Cultura esprime, per quanto di competenza, con 29 voti a favore (PD, M5S), 10 astenuti (FdI) e nessun contrario il seguente parere:

     

    “La VI Commissione Per la parità e per i diritti delle persone e Cultura, riunitasi in sede consultiva ai sensi dell’articolo 38, comma 1, del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa, nella seduta del 15 maggio 2025 , ha preso in esame, per quanto di competenza, il Programma di lavoro della Commissione europea per il 2025, la Relazione sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale all’ordinamento europeo per il 2024 e il Rapporto conoscitivo della Giunta regionale all’Assemblea legislativa per la Sessione europea 2025 (delibera di Giunta n. 566 del 14/04/2025).

     

    Con riferimento agli atti preannunciati dalla Commissione europea nel Programma di lavoro per il 2025, la VI Commissione assembleare, ritiene di particolare interesse le seguenti iniziative dell’Allegato I:


    Una nuova era per la difesa e la sicurezza europee

     

    Obiettivo n. 28 - Migrazione

    Strategia europea sulla migrazione e l’asilo (carattere non legislativo, quarto trimestre 2025)

     

    Sostenere le persone e rafforzare le nostre società e il nostro modello sociale

     

    Obiettivo n. 29 - Equità sociale

    Un nuovo piano d'azione per l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali (carattere

    non legislativo, quarto trimestre 2025)

     

    Proteggere la nostra democrazia, difendere i nostri valori

     

    Obiettivo n. 39 - Uguaglianza

    Tabella di marcia per i diritti delle donne (carattere non legislativo, primo trimestre 2025)

     

    Obiettivo n. 40 - Uguaglianza

    Nuove strategie per l'uguaglianza delle persone LGBTIQ (carattere non legislativo, quarto

    trimestre 2025) e contro il razzismo (carattere non legislativo, quarto trimestre 2025) 

     

    Con riferimento all’obiettivo n. 28 – Migrazione “Strategia europea sulla migrazione e l’asilo”, si evidenzia che recentemente la Commissione europea ha predisposto il Piano di attuazione comune del patto sulla migrazione e l’asilo (COM(2024) 251 final del 12.6.2024), a dimostrazione di quanto attuale ed in costante divenire siano tale tematica e lo sforzo per gestirla in modo efficace e umano, in linea coi valori europei e col diritto internazionale.

    Il piano di attuazione adotta un approccio pragmatico e si concentra su aspetti fondamentali che gli Stati membri dovranno prendere in considerazione nell’elaborazione dei piani di attuazione nazionali e che dovranno essere realizzati a livello nazionale ed europeo affinché il patto sulla migrazione e l’asilo diventi operativo entro la metà del 2026. La logica del piano di attuazione consiste nell’essere un piano comune per fornire una risposta europea alla migrazione, questione estremamente complessa.

    A livello regionale, si evidenzia che la Regione Emilia-Romagna, particolarmente attenta al tema dell’inclusione dei Cittadini di Paesi Terzi, ha attivato politiche e interventi coerenti col D.lgs. 142/2015 “Attuazione della direttiva 2013/33/UE recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, nonché della direttiva 2013/32/UE, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale”, in coerenza, peraltro, con la L.R. 5/2004 “Norme per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati. Modifiche alle leggi regionali 21 febbraio 1990, n. 14 e 12 marzo 2003, n. 2”. In particolare, si segnala che l’articolo 3, comma 2, della suindicata legge prevede l’approvazione da parte della Assemblea Legislativa di un programma triennale per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati a cui è stata data attuazione con il Programma per l'integrazione sociale dei cittadini stranieri 2022-2024 denominato “Emilia-Romagna Plurale, Equa, Inclusiva” approvato il 26 ottobre 2022 con Delibera dell’Assemblea Legislativa n. 104/2022. Dal punto di vista della governance, nel corso del 2024, si è attivato e coordinato un “Tavolo regionale Integrazione: Migrazione e Asilo” quale luogo di confronto tecnico con i referenti dei 38 distretti sociali della regione e con i Comuni titolari di progetti SAI.

    Si evidenzia, inoltre, che nel corso del 2024 si è proceduto alla progettazione e all’avvio degli interventi attivati per il tramite della programmazione FAMI 2021-2027, focalizzati alla rimozione degli ostacoli di ordine linguistico, culturale, oltre che al miglioramento e all’efficientamento dei servizi, delle loro modalità di fruizione, alla promozione di forme di cittadinanza attiva e di dialogo interculturale. In particolare, si segnalano il Piano regionale lingua italiana e cultura civica “Futuro in Corso 3”, avente durata triennale e un budget di circa € 3.000.000 euro nonché la progettazione del nuovo Piano Regionale Multiazione “Pleiadi” (ex “CASPER”) per azioni di inclusione sociale e facilitazione al lavoro, di durata quinquennale con un budget di circa € 5.600.000; in entrambi i casi la Regione Emilia-Romagna svolge ruolo di capofila. Sempre nell’ambito della programmazione FAMI, si segnala che la Regione ha supportato l’avvio di un progetto in ambito sanitario denominato Piano Regionale Salute “pERsone” per azioni di assistenza sanitaria a favore richiedenti asilo, rifugiati, minori stranieri non accompagnati, con durata triennale ed un budget di circa € 2.950.000. Dal punto di vista della governance, nel corso del 2024, si è attivato e coordinato un “Tavolo regionale Integrazione: Migrazione e Asilo” quale luogo di confronto tecnico con i referenti dei 38 distretti sociali della regione e con i Comuni titolari di progetti SAI.

    Da ultimo, si segnala l’impegno della Regione in relazione all’accoglienza e all’integrazione delle persone sfollate a seguito del conflitto scoppiato in Ucraina. A partire dal marzo 2022 in Emilia-Romagna sono giunti oltre 26.000 sfollati ucraini, con una stima di presenza stabile di circa 18.000 persone di cui oltre il 70% composto da donne ed oltre il 40% da minori. Il modello organizzativo regionale di accoglienza prevede, a livello tecnico, la regia di un “Comitato Operativo regionale” ed il supporto specialistico del Settore Politiche Sociali d’Inclusione e Pari Opportunità per questioni inerenti agli interventi di assistenza e integrazione sociale. Rispetto alle modalità di accoglienza, il Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 180/2023 “Disposizioni organizzative in merito all’assistenza alla popolazione ucraina” ha posto in capo alla Direzione generale Cura della Persona, Salute e Welfare la prosecuzione dell’esercizio delle attività di assistenza della popolazione ucraina mentre, nello specifico, il Settore Politiche Sociali d’Inclusione e Pari Opportunità ha presidiato l’effettiva attivazione dei posti (circa 350) di accoglienza diffusa in Emilia-Romagna, in stretto raccordo con la Protezione Civile Regionale, Anci, Forum Terzo Settore, Prefetture e gli Enti Gestori individuati dal Dipartimento della Protezione Civile Nazionale. È stato, inoltre, assicurato un costante raccordo con i servizi sociali e sanitari, in coerenza con le indicazioni dell’Unità di crisi integrata sui temi sociali e sanitari istituita dalla Direzione Generale Cura della persona, Salute e Welfare.

     

    Tenuto conto di quanto sopra, si invita la Giunta a seguire l’iter dell’iniziativa per valutare l’impatto sulla normativa regionale e la opportunità di partecipare alla fase ascendente. 

     

    Con riferimento all’obiettivo 29 - Equità sociale “Un nuovo piano d’azione per l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali” si evidenzia che l’adozione di un nuovo piano d’azione si inserisce in un percorso iniziato nel 2017 con la proclamazione del Pilastro europeo dei diritti sociali a Göteborg (Svezia) a cui si è seguito nel 2021 l’adozione della COM(2021)102 final relativa al primo Piano d’azione in cui si prevedeva un riesame nel 2025 al fine di dare continuità agli obiettivi già raggiunti, intensificare gli sforzi per affrontare le sfide in materia di occupazione, competenze e questioni sociali e conseguire gli obiettivi fissati dall’Unione entro il 2030.

    L’effettiva attuazione del pilastro dipende, soprattutto, dall’azione degli Stati membri, che detengono le principali competenze in tema di occupazione, istruzione e formazione e politiche sociali. Dunque, l’impianto europeo riserva grande spazio alla determinazione delle autorità nazionali, regionali e locali, nonché alle parti sociali ed alla società civile, per coordinare riforme ed investimenti economici, occupazionali e sociali, ponendo al centro le persone e il loro benessere.

     

    Il pilastro europeo dei diritti sociali si compone di 20 principi, definiti dal piano d’azione come il faro che orienta verso un’Europa sociale forte. In particolare, si richiama il principio n. 2 “Parità di genere” che esprime la necessità di garantire parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini in tutti i settori, specialmente per quanto riguarda l’accesso e la partecipazione al mercato del lavoro, i termini e le condizioni di lavoro e l’avanzamento di carriera (tematica della c.d. segregazione verticale). Il principio, inoltre, pone l’accento sul divario salariale di genere e la problematica della sovra rappresentazione nei settori meno retribuiti e della sottorappresentazione nelle posizioni decisionali.

    Nonostante permangano delle disuguaglianze, negli ultimi decenni l’UE ha compiuto notevoli progressi in materia di parità di genere, grazie all’adozione di legislazione specifica per l’emancipazione femminile ed all’integrazione della dimensione di genere in diverse politiche.

    Sono state registrate alcune tendenze incoraggianti, come il maggior numero di donne nel mercato del lavoro e l’acquisizione di una migliore istruzione e formazione.

    A livello regionale, l’Emilia-Romagna continua a posizionarsi ben oltre la media nazionale per livello di occupazione femminile: nel 2023 il tasso di occupazione delle donne si collocava 12,6 punti percentuali al di sopra del livello nazionale (69,1% contro 56,5%) e la differenza tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile registrava un’ulteriore diminuzione, assentandosi a 13,5 punti percentuali. Nell’ultimo anno, la dinamica positiva dell’occupazione femminile risulta leggermente più marcata: il tasso di occupazione degli uomini si attesta all’82,6%, in crescita di 0,9 punti percentuali rispetto al 2022, mentre quello delle donne è pari al 69,1%, con un aumento di 1,2 punti percentuali.

     

    Si richiama altresì il principio n. 3 “Pari opportunità” che viene espresso nell’ottica di un’Unione dell’uguaglianza, in cui le discriminazioni non trovano spazio essendo, invece, la diversità un punto di forza. Pertanto, a prescindere da sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale, ogni persona ha diritto alla parità di trattamento e di opportunità in materia di occupazione, protezione sociale, istruzione ed accesso a beni e servizi. Vengono, inoltre, promosse le pari opportunità dei gruppi sottorappresentati (anziani, persone scarsamente qualificate, persone con disabilità, persone che vivono in zone rurali e remote, persone LGBTIQ, Rom e appartenenti ad altre minoranze etniche o razziali particolarmente a rischio di esclusione o discriminazione, nonché i soggetti provenienti da un contesto migratorio) anche nell’ottica di una loro partecipazione al mercato del lavoro e di un’occupazione più inclusiva.

     

    Con riferimento al principio sopra richiamato, a livello europeo, si richiamano i seguenti atti:

    1)      COM(2020) 152 final del 05 marzo 2020 con cui la Commissione europea ha proposto la strategia per la parità di genere 2020-2025, rammentando che la parità di genere non è solamente un principio parte del pilastro europeo dei diritti sociali ma anche, e prima di tutto, un diritto fondamentale espresso dai Trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (c.d. Carta di Nizza);

    2)      Direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 maggio 2023 contiene misure vincolanti per la trasparenza retributiva;

    3)      Direttiva (UE) 2024/1385 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 maggio 2024 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica

    4)      Direttiva (UE) 2022/2381 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 novembre 2022 sull’equilibrio di genere nei Consigli di amministrazione, che intende migliorare l’equilibrio di genere nelle posizioni decisionali delle principali società quotate dell’UE

     

    Si segnala, inoltre, che nel 2023 l’Unione europea ha concluso, con due decisioni del Consiglio, il processo di adesione alla convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (c.d. Convenzione di Istanbul), già ratificata dall’Italia nel 2013. Mediante tale adesione, l’Unione si è vincolata al rispetto di normative volte a prevenire e combattere la violenza contro le donne, compresa la violenza domestica nonché a contrastare le violazioni dei diritti umani legate alla violenza di genere nel settore della cooperazione giudiziaria in materia penale, dell’asilo e del non-respingimento.

    Inoltre, dall’agosto 2022 hanno iniziato ad applicarsi in tutta l’Unione i nuovi diritti in materia di work-life balance per i genitori ed i prestatori di assistenza, mentre nel settembre dello stesso anno la Commissione ha proposto una strategia europea per l’assistenza, per rafforzare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.  Peraltro, in attuazione della direttiva (UE) 2019/1158 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019, relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza è stata modificata la L. 8 marzo 2000, n. 53 “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”, di cui quest’anno ricorre il venticinquesimo anniversario.

    Nel ventaglio delle azioni realizzate dall’Unione europea, si colloca l’adozione della Tabella di marcia per i diritti delle donne di cui all’obiettivo n. 39 – Uguaglianza del Programma di lavoro della Commissione europea per il 2025, analizzato nel prosieguo di questo documento.

     

    A livello regionale, negli anni la Regione Emilia-Romagna si è dotata di un quadro normativo caratterizzato da un approccio trasversale alle politiche di genere. In particolare, si richiamano i seguenti provvedimenti: L.R. 2/2014 “Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare”, L.R. 6/2014 “Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere”, L.R. 14/2014 “Promozione degli investimenti in Emilia-Romagna”, L.R. 15/2019 “Legge regionale contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”.

     

    L’impegno per la parità di genere è anche uno degli elementi fondanti del “Patto per il lavoro e per il clima”, sottoscritto dalla Regione con tutte le parti sociali nel dicembre 2020 e ribadito dalla “Strategia regionale agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”, approvata con D.G.R. n. 1840 del 08/11/2021, che riporta come obiettivo n. 5 il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’emancipazione di tutte le donne e le ragazze. Peraltro, si segnala che nel marzo 2025 ha preso avvio l’iter di aggiornamento del “Patto per il lavoro e per il clima”, per far fronte alle sfide ed ai cambiamenti che si stanno determinando nell’attuale periodo storico.

    In coerenza con tale quadro normativo, nel 2024 la Regione ha proseguito nell’impegno di attuare politiche ed interventi per le pari opportunità e per contrastare la violenza di genere.

    Con la D.G.R. n. 1143 del 17/06/2024 è stato approvato il “Bando per la presentazione di progetti rivolti alla promozione ed al conseguimento delle pari opportunità ed al contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere - annualità 2025/2026”, per valorizzare e supportare le azioni e le iniziative che nel territorio regionale promuovono la diffusione di una cultura della parità e il contrasto agli stereotipi di genere e, coerentemente con la L.R. n. 15/2019, il rispetto delle diversità e di ogni orientamento sessuale o identità di genere. Il Bando, rivolto ad enti locali ed associazioni del privato sociale, prevede una dotazione di fondi regionali pari a due milioni di euro ed entro i termini previsti per la presentazione delle domande sono pervenuti 129 progetti.

    Inoltre, in continuità con gli anni precedenti, con la D.G.R. n. 1230 del 24/06/2024 è stato approvato il “Bando per la presentazione di progetti volti a sostenere la presenza paritaria delle donne nella vita economica del territorio - annualità 2025/2026”, al fine di favorire l’accesso al lavoro, i percorsi di carriera e la promozione di progetti di welfare aziendale finalizzati al work-life balance e al miglioramento della qualità della vita delle persone. Il Bando, rivolto ad enti locali ed associazioni del privato sociale, prevede una dotazione di fondi regionali pari a 1 milione di euro ed entro i termini previsti per la presentazione delle domande sono pervenuti 62 progetti. Peraltro, si segnala che tale bando è coerente con le finalità della Direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 maggio 2023, volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione.

    Ancora, si ricorda che l’art. 30 della L.R. 6/2014 prevede l’assegnazione dell’etichetta GED (Gender Equality and Diversity label) alle migliori pratiche in materia di pari opportunità nell’ambito del premio regionale per la responsabilità sociale d’impresa e l’innovazione sociale (Premio ER.RSI), previsto dall’art. 17 della L.R. 14/2014. Nel 2024 è stata avviata la X edizione del “Premio Innovatori Responsabili”, al quale sono candidabili progetti aventi per oggetto azioni coerenti con gli obiettivi della “Strategia regionale Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” e del “Patto per il lavoro e per il clima” tra i quali, come accennato in precedenza, rientra il contrasto alle disuguaglianze di genere. Nell’edizione 2024 sono state ricevute 59 candidature provenienti da tutta la regione, avanzate da imprese, cooperative, professionisti, scuole ed enti della formazione. Anche quest’anno il Premio integra il riconoscimento GED, con cui questa Commissione assembleare valorizza le azioni per il superamento dei differenziali di genere in coerenza con l’obiettivo n. 5 dell’Agenda 2030.

    La Commissione Parità e diritti delle persone nel 2024 ha conferito un premio e due menzioni GED a realtà del territorio impegnate a diffondere la parità e il rispetto dell’altro.

    Si segnala, inoltre, la D.G.R. n. 140 del 29/01/2024 con la quale è stato approvato il regolamento in materia di valutazione ex ante dell’impatto di genere sui progetti di legge regionale ex art. 42 bis della L.R. n. 6/2014, completando così il quadro degli strumenti adottati dalla Regione Emilia-Romagna per promuovere la parità di genere, insieme al bilancio di genere, al Tavolo regionale permanente per le politiche di genere, all’Area di integrazione del punto di vista di genere e valutazione del suo impatto sulle politiche regionali. Inoltre, grazie al regolamento, l’Emilia-Romagna fa un ulteriore passo avanti per promuovere l’attenzione al genere in ogni azione e in ogni fase delle politiche regionali, contribuendo a migliorare la qualità della legislazione, per una maggiore efficacia nel contrasto alle disuguaglianze di genere.

    Prosegue nel 2024 l’impegno della Regione nel contrasto alla violenza di genere nella nuova cornice definita dalla Direttiva (UE) 2024/1385, vagliata anche grazie alle osservazioni proposte dalla Regione Emilia-Romagna e fatte proprie dalla Conferenza Stato-Regioni, quanto alla formazione della posizione comune dell’Italia sul documento, che affronta per la prima volta in modo organico il tema della violenza di genere, riunendo in un unico strumento le misure previste dal diritto europeo e stabilendo norme comuni a tutti gli Stati membri.

    Nel 2024, per ciò che concerne i fondi nazionali destinati al contrasto della violenza di genere, ai sensi del D.P.C.M. 16 novembre 2023 la Regione Emilia-Romagna è stata destinataria di un finanziamento complessivo di € 3.389.151,97 di cui € 1.216.448,73, per il funzionamento dei Centri antiviolenza esistenti e € 2.172.703,24 per il funzionamento delle Case rifugio esistenti. La cifra destinata al finanziamento dei Centri antiviolenza esistenti è stata ripartita tra gli enti locali (Comuni e Unioni di Comuni) sedi di Centri antiviolenza, utilizzando parametri consolidati e condivisi con assessori e tecnici competenti per materia degli enti sedi di Centri antiviolenza, congiuntamente con le associazioni no profit che gestiscono le strutture. Analogamente, i fondi per il finanziamento delle Case rifugio esistenti sono stati ripartiti tra gli enti locali sede di Casa rifugio, utilizzando i criteri concordati con i territori. Si precisa che in base alla normativa regionale le case rifugio sono sempre collegate ad un Centro antiviolenza.

    In aggiunta, col D.P.C.M. 16 novembre 2023, la Regione Emilia-Romagna ha ricevuto un contributo di € 1.080.000,00 destinato al finanziamento degli interventi regionali considerati prioritari tra quelli elencati all’art. 3, commi 1 e 2. Di questo finanziamento, la somma di euro 890.400,00 è stata ripartita e assegnata con D.G.R. n. 2137/2024 ai Comuni o altro Ente, tra quelli individuati dall’art. 16 della L.R. 2/2003, quale Ente capofila dell’ambito distrettuale da apposita convenzione ai sensi del vigente Piano sociale e sanitario regionale, per finanziare interventi, che all’interno di un percorso personalizzato di presa in carico e di protezione della donna vittima di violenza e dei propri figli, promuovano tutti gli strumenti necessari per facilitare la conquista dell’autonomia abitativa ed economica.

    Inoltre, nel 2024 è stato pubblicato per la prima volta un bando per aumentare i posti letto nelle Case rifugio, finanziato con 1 milione di euro di risorse regionali, destinato a Comuni, Unioni di Comuni e Asp: i contributi regionali sono finalizzati ad acquistare o costruire nuovi alloggi, o ristrutturare quelli esistenti.

    Anche per il 2024 la Regione Emilia-Romagna ha provveduto a integrare la misura nazionale del “Reddito di libertà per le donne vittime di violenza”, istituito con D.P.C.M. 17 dicembre 2020 e finanziato dalla legge di bilancio 2024 approvato con propria deliberazione n 2291/2023 con uno stanziamento di   450.000,00 euro (D.G.R. n 1229 del 24 giugno 2024).

    Con D.G.R. n. 2153 del 11/11/2024 sono stati ripartiti i fondi statali assegnati alla Regione Emilia-Romagna con D.P.C.M. 23 novembre 2023 pari a 111.996.00 euro destinati all’istituzione e al potenziamento dei centri di riabilitazione per uomini maltrattanti (C.U.A.V.) esistenti sul territorio regionale, sia pubblici che privati.

    Da ultimo, si evidenzia che in data 18/02/2025 l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato una Risoluzione finalizzata ad aderire alla campagna “Safe Place for Women” (Luogo sicuro per le donne), nata all’interno del Comitato delle regioni, al fine contrastare ogni forma di discriminazione di genere e tutelare le vittime di violenza anche attraverso l’attuazione di politiche concrete per rendere le città luoghi più sicuri.

     

    Passando alla disamina di altri principi cardine del pilastro europeo dei diritti sociali, il principio n. 9 “Equilibrio tra attività professionale e vita familiare” incide positivamente sul tasso di occupazione femminile, contribuendo a ridurre il divario di genere a livello occupazionale rendendo effettivi i principi precedentemente esposti.

     

    In relazione al principio n. 17 “Inclusione delle persone con disabilità” si segnala che, nonostante l’attenzione ed i progressi registrati negli ultimi anni, le persone con disabilità incontrano ancora ostacoli in molteplici aspetti della vita: istruzione, occupazione, protezione sociale, alloggi e sanità.

    Risulta, quindi, fondamentale proseguire nella promozione dei diritti delle persone con disabilità, assicurando il diritto ad una vita dignitosa, ad una società inclusiva e all’accesso a servizi che consentano di partecipare ad un mercato del lavoro che sia adeguato alle loro esigenze.

    Si rileva che la Regione Emilia-Romagna è molto attenta all’inclusione delle persone disabili favorendo, anche con normative ad hoc, interventi di inserimento a favore delle persone disabili sia con azioni dirette e continuative sia indirette. A titolo esemplificativo si citano la L.R. 2/2003 “Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” e la L.R. 9/2019 “Disposizioni a favore dell’inclusione sociale delle persone sorde, sordocieche e con disabilità uditiva”, mentre nel settore per le politiche socio-sanitarie, attraverso il Fondo regionale della non autosufficienza (FRNA) la Regione sostiene i servizi socio-sanitari domiciliari, diurni e residenziali dedicati alle persone con necessità di sostegno elevato, molto elevato o intensivo, che vengono gestiti in ogni distretto socio-sanitario del territorio regionale dai Comuni e dalle Aziende Usl, anche attraverso soggetti del Terzo settore.

     

    Il principio n. 18 “Assistenza a lungo termine” è fondamentale non solo perché attribuisce ad ogni persona il diritto a servizi di assistenza a lungo termine di qualità e a prezzi accessibili, ma anche poiché, di riflesso, mira a migliorare le condizioni delle persone che li assistono, a livello professionale o informale. Ciò è fondamentale in ottica di partecipazione delle donne al mercato del lavoro e di parità di genere, in quanto le donne continuano ad assumersi le maggiori responsabilità di assistenza.  

    Si segnala infine che con determina n. 28136 del 23/12/2024 è stato costituito il Gruppo di coordinamento regionale Equità (ai sensi dell'art 40, comma 1, lett. M della legge regionale n. 43/2001), afferente alla Direzione Generale Cura della persona, salute e welfare della Regione Emilia-Romagna, con l’obiettivo di sostenere la progettazione e l’implementazione di un sistema di governance per l’equità del sistema di servizi per la salute su scala regionale e locale.

     

    Tenuto conto della rilevanza del tema, si chiede alla Giunta e all’Assemblea legislativa, ciascuna per la propria parte di competenza, di approfondire quali azioni dovranno essere realizzate dalla Regione Emilia-Romagna al fine di perseguire gli obiettivi previsti dal piano d’azione per l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, anche alla luce delle politiche regionali già attuate.

     

    Con riferimento all’obiettivo n. 39 – Uguaglianza “Tabella di marcia per i diritti delle donne”, si evidenzia che la Commissione europea con la (COM(2025) 97 final) del 7 marzo 2025 ha presentato la sua tabella di marcia per i diritti delle donne la relazione 2025 sulla parità di genere in cui riconosce i progressi già richiamati in tema di parità di genere, lotta alla violenza contro le donne, rappresentanza paritaria delle donne nei processi decisionali delle imprese, nell’imprenditoria e nella ricerca, partecipazione delle donne al mercato del lavoro, trasparenza retributiva ed equilibrio di genere nei Consigli di amministrazione delle imprese, equilibrio tra vita professionale e vita privata e rafforzamento dell’economia dell’assistenza.

     

    L’indice sull’uguaglianza di genere 2024 attribuisce all’UE 71 punti su 100, 7,9 punti in più rispetto al 2010, a riprova dell’efficacia delle azioni intraprese e del trend di miglioramento, ciononostante, si sottolinea che è necessario proseguire nel percorso già intrapreso. In questa ottica, la Commissione rafforza il proprio impegno a favore della parità di genere e dei diritti delle donne, fornendo orientamenti per l’elaborazione delle future misure, invitando le altre istituzioni europee, in particolare il Parlamento e il Consiglio, nonché gli Stati membri, le parti sociali, le organizzazioni della società civile e altri portatori di interessi ad aderire a tale impegno. È indispensabile che tutte le parti interessate svolgano un ruolo attivo e si impegnino a proporre azioni nell’ambito delle loro competenze.

     

    Si richiama quanto sottolineato nella relazione 2025 sulla parità di genere, da cui emerge che nonostante i benefici della precedente strategia per la parità di genere 2020-2025, i progressi rimangono lenti e non omogenei. A tal proposito, la Commissione europea prevede di adottare una nuova strategia per la parità di genere 2026-2030, con la quale delineerà le misure concrete che intende attuare nei prossimi cinque anni per promuovere la parità di genere in Europa.

    Secondo le statistiche elaborate dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, una donna europea su tre ha subito violenze fisiche e/o sessuali, una donna su cinque ha subito violenze fisiche o sessuali da parte del partner o di un parente e una su otto ha subito violenze sessuali. Secondo le stime dell’Istituto, il costo della violenza contro le donne nell’UE ammonta a 289 miliardi di euro all’anno. Persistono, inoltre, norme discriminatorie e stereotipi ed emergono nuove preoccupanti forme di violenza collegate alla sfera digitale.

    Seppure i divari occupazionali e retributivi siano in riduzione e la percentuale di donne con un titolo di istruzione terziaria superi di 10,9 punti percentuali quella degli uomini, le donne continuano ad essere sovrarappresentate nelle posizioni meno retribuite e sottorappresentate nei ruoli di responsabilità. Inoltre, le donne sono esposte a maggiori rischi di minacce e violenze che ne limitano la partecipazione alla vita pubblica: nell’UE le donne detengono solo il 33% dei seggi parlamentari e il 34,8 % dei seggi in seno agli enti locali.

    Permane, poi, la problematica del divario di genere nell’istruzione e nella formazione, evidenziata dalla sottorappresentazione delle donne nelle discipline scientifico-tecnologiche (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, c.d. discipline STEM) e nella sottorappresentazione degli uomini nelle materie umanistiche e nell’assistenza sociosanitaria.

    Risulta, pertanto, fondamentale promuovere l’occupazione, l’istruzione e la formazione delle giovani generazioni anche in ottica di genere, scardinando le convenzioni e le pressioni sociali che gravano sulle donne e contrastando gli stereotipi di genere nelle scelte formative e professionali.

     

    Inoltre, le recenti crisi globali (ad esempio, pandemia di COVID-19, guerra in Ucraina, aumento dei costi dell’energia) hanno avuto ripercussioni negative sulle donne che spesso, rispetto agli uomini, hanno minore redditività, maggiori probabilità di essere genitori soli, maggiori responsabilità assistenziali nei confronti della famiglia oltreché essere più esposte alla violenza di genere e domestica.

    Si sottolinea come la promozione della parità di genere non debba essere letta come una questione tipicamente ed esclusivamente d’interesse femminile, potendo invece contribuire ad affrontare la carenza di forza lavoro, la scarsa competitività economica, la transizione demografica, le disuguaglianze e la povertà. A tal proposito, le proiezioni dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere indicano che il miglioramento della parità di genere potrebbe portare, entro il 2050, ad un aumento del PIL pro capite dell’UE del 6,1-9,6%, equivalente ad un importo compreso tra 1,95 e 3,15 miliardi di euro.

     

    Considerato quanto sopra, si evidenzia che la Tabella di marcia per i diritti delle donne stabilisce obiettivi strategici a lungo termine per sostenere e promuovere i seguenti principi fondamentali in materia di diritti delle donne e parità di genere:

    1. libertà dalla violenza di genere, attraverso la prevenzione e la lotta contro tutte le forme di violenza, garantendo sostegno e protezione alle vittime;
    2. norme più elevate in termini di salute, attraverso il sostegno e l’integrazione delle azioni degli Stati membri per quanto riguarda l’accesso delle donne alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti; trattasi di un elemento chiave, in quanto a livello europeo è riscontrabile una carenza piuttosto diffusa di informazioni complete sui servizi connessi alla salute sessuale e riproduttiva, così come una scarsa accessibilità di tali servizi e prodotti, ove previsti dal diritto nazionale. Inoltre, occorre promuovere una ricerca medica e sperimentazioni cliniche, di una diagnostica e di cure sensibili alla dimensione di genere. La tabella di marcia evidenzia, inoltre, come donne e uomini siano esposti a rischi sanitari e malattie specifici per genere.
    3. parità di retribuzione ed emancipazione economica, ad esempio colmando il divario retributivo e pensionistico di genere, promuovendo l’alfabetizzazione finanziaria tra donne e ragazze e combattendo la sottovalutazione dei posti di lavoro occupati da donne;
    4. equilibrio tra vita professionale e vita privata e parità delle responsabilità in materia di assistenza, in particolare promuovendo l’equa ripartizione delle responsabilità in materia di assistenza tra donne e uomini nonché investimenti nel settore dell’assistenza a lungo termine per garantire la qualità dei posti di lavoro;
    5. pari opportunità occupazionali e condizioni di lavoro adeguate, eliminando il divario occupazionale di genere, combattendo le molestie sessuali nel mondo del lavoro nonché garantendo posti di lavoro di qualità e pari prospettive di carriera;
    6. istruzione inclusiva e di qualità, promuovendo una prospettiva di genere in tutti i livelli di istruzione oltreché incoraggiando le ragazze allo studio delle discipline STEM ed i ragazzi ad impegnarsi nelle materie umanistiche e nei settori dell’istruzione, della sanità e dell’assistenza sociale. A tal proposito, si segnala che la tabella di marcia per i diritti delle donne è adottata contemporaneamente all’Unione delle competenze, con l’obiettivo di definire misure a sostegno dell’istruzione e della formazione professionale, del miglioramento delle competenze e della riqualificazione, anche in un’ottica sensibile alla dimensione di genere;
    7. partecipazione politica e una rappresentanza paritaria, promuovendo l’equilibrio di genere nella rappresentanza a tutti i livelli della politica, garantendo la sicurezza delle donne e combattendo il sessismo;
    8. meccanismi istituzionali che rispettino i diritti delle donne ed integrino la dimensione di genere, prevedendo finanziamenti a favore delle politiche in materia.

                 

                  A quest’ultimo proposito, si sottolinea che con l’art. 36 della già citata L.R. 6/2014 “Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere”, la Regione Emilia-Romagna ha assunto l’impegno di redigere il Bilancio di genere, importante strumento di monitoraggio e valutazione dell’impatto delle politiche regionali in tema di pari opportunità nei diversi settori d’intervento pubblico. In particolare, nella sesta edizione pubblicata nel 2024, si è voluto rafforzare la visione programmatoria delle azioni regionali con impatto diretto e indiretto sulle pari opportunità, dando risalto all’integrazione della dimensione di genere negli strumenti di programmazione approvati dalla Regione. Inoltre, tale documento evidenzia come le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza possano rafforzare le politiche sulla parità di genere e contrasto alla violenza. Prosegue, inoltre, il percorso per digitalizzare il bilancio di genere, al fine di migliorare la diffusione e la comprensione dello strumento.

     

                  A livello regionale, si sottolinea che la Regione Emilia-Romagna, in conformità con la COM(2019) 178 “Legiferare meglio: bilancio e perseveranza nell’impegno”, applica la valutazione dell’impatto di genere ex ante sui progetti di legge regionali, alla quale si aggiungono gli strumenti del sistema paritario, come il bilancio di genere, già previsti dalla L.R. 6/2014 e operativi da anni. In tal modo si completa il quadro esistente degli strumenti di gender mainstreaming, promuovendo l’attenzione al genere in ogni azione e in ogni fase delle politiche, a partire dalla programmazione.

    A dimostrazione dell’impegno costante della Regione Emilia-Romagna, si pone l’accento sulla recente “Risoluzione per impegnare la Giunta e l’Assemblea ad intraprendere ogni iniziativa volta a celebrare l’80° anniversario del primo voto delle donne, per il pieno riconoscimento dell’elettorato attivo e passivo, l’uguaglianza di genere nel lavoro e nella società, e il contrasto alla violenza” approvata da questa commissione assembleare nella seduta del 20 febbraio 2025 per impegnare la Giunta regionale e l’Assemblea legislativa ad intraprendere ogni iniziativa volta a celebrare un anniversario di grande valore per l’Italia e, quindi, anche per l’Emilia-Romagna.

     

    Tenuto conto della rilevanza del tema, si chiede alla Giunta e all’Assemblea legislativa, ciascuna per la propria parte di competenza, di approfondire quali azioni dovranno essere realizzate dalla Regione Emilia-Romagna al fine di perseguire gli obiettivi previsti dalla Tabella di marcia per i diritti delle donne, anche alla luce delle iniziative già adottate a livello regionale.

     

    Con riferimento all’obiettivo n. 40 – Uguaglianza “Nuove strategie per l’uguaglianza delle persone LGBTIQ e contro il razzismo”, si segnala che nel 2020 la Commissione europea ha adottato, per la prima volta, la Strategia per l’uguaglianza LGBTIQ 2020-2025, con una serie di azioni mirate ad affrontare le disparità che colpiscono le persone LGBTIQ e contrastare più efficacemente la discriminazione.

    La Strategia per l’uguaglianza delle persone LGBTIQ 2020-2025 si inserisce nel quadro delle misure pensate per realizzare “l’Unione dell’uguaglianza”, fra le quali rientrano anche la già menzionata Strategia per la parità di genere 2020-2025 ed il Piano d’azione dell’UE contro il razzismo 2020-2025.

    La strategia per l’uguaglianza delle persone LGBTIQ si incentra su quattro pilastri:

    1. combattere la discriminazione;
    2. garantire l’incolumità;
    3. costruire società inclusive;
    4. guidare la lotta a favore dell’uguaglianza delle persone LGBTIQ nel mondo.

     

    La relazione sull’attuazione della strategia, pubblicata nel settembre 2024, evidenzia come, nonostante l’impegno di alcuni degli Stati membri nell’adottare piani d’azione nazionali e misure a favore dei diritti delle persone LGBTIQ, l’odio e la discriminazione siano ampiamente diffusi nelle società europee. 

    Risulta pertanto necessario portare avanti tale percorso, calibrando le strategie in relazione ai risultati già raggiunti ed al contesto storico e geopolitico attuale.

     

                  A livello regionale, in continuità con quanto emerso dalla relazione sulla clausola valutativa effettuata nel 2023 sulla L.R. 15/2019 “Legge regionale contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere” e dai risultati della ricerca sulle discriminazioni e sulle violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, condotta dall’Università di Padova, Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata (FISPPA), la Regione ha siglato un accordo quadro per una collaborazione istituzionale con tale Dipartimento per la realizzazione di una ricerca sulle modalità di collaborazione tra servizi pubblici e associazioni nell’ambito del contrasto e della prevenzione della violenza omo-lesbo-bitransfobica, in modo da evidenziare buone prassi e introdurre innovazioni nelle politiche territoriali (D.G.R. n. 1381 del 01/07/2024).

                  Inoltre, di concerto con l’Assessorato alle politiche per la salute, è stato siglato un Accordo di collaborazione ai sensi dell’art. 15 L. 241/1990 con il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona e il Dipartimento di Giurisprudenza, Studi Politici e Internazionali dell’Università di Parma per la realizzazione di un progetto di conoscenza e analisi del fenomeno finalizzato alla progettazione e realizzazione di percorsi formativi “Il benessere delle persone LGBTQI+ nel sistema dei servizi sanitari, sociali e socio-sanitari della Regione Emilia-Romagna”, per la durata di due anni (D.G.R. n. 1477 del 08/07/2024).

                  Si segnala, inoltre che il Gruppo di coordinamento regionale Equità, costituito con determina n. 28136 del 23/12/2024 per l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali ha, fra gli altri, l’obiettivo di integrare le proprie attività con quelle dei gruppi di lavoro esistenti, fra cui il gruppo di lavoro per il progetto “Il benessere delle persone LGBTQI+ nel sistema dei servizi sanitari, sociali e socio-sanitari della Regione Emilia-Romagna”.

    Da ultimo, in data 25 febbraio 2025 la Regione Emilia-Romagna ha annunciato il primo progetto in Italia che coinvolge un’intera regione dedicato al turismo LGTBQ+, realizzato in collaborazione con Sonders and Beach Group, operatore specializzato nel mercato LGBTQ+ con sede a San Francisco e Milano. Si prevedono attività di formazione e sensibilizzazione dedicati agli operatori turistici, seguite dalla diffusione e adozione di politiche di Diversity & Inclusion, come protocolli e certificazioni riconosciuti dalla comunità del Turismo LGBTQ+ a livello nazionale e internazionale.

    Alla strutturazione del prodotto turistico seguirà la fase di promo-commercializzazione su canali specializzati ed è in programmazione l’ospitalità di un evento di carattere internazionale dedicato alla comunità arcobaleno.

     

    In relazione alla discriminazione fondata sulla razza o l’origine etnica, nel 2020 la Commissione europea ha effettuato un’importante presa di coscienza, anche sulla spinta del movimento Black Lives Matter: il dilagare del razzismo e della discriminazione razziale, pur essendo contrari ai principi europei, permea la società dei nostri tempi.

    Per tale ragione, la Commissione europea ha presentato il piano d’azione dell’UE contro il razzismo 2020-2025, dichiarando che non è sufficiente dichiararsi contrari al razzismo se non lo si contrasta attivamente.

    L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) ha condotto una serie di indagini che evidenziano la presenza di livelli elevati di discriminazione razziale all’interno dell’UE ed identificano gli ambiti in cui essa è più presente: le persone si sentono maggiormente discriminate, a causa della loro origine etnica, in ambito lavorativo (sia nell’accesso che in costanza di rapporto di lavoro), nella ricerca di un alloggio, nell’istruzione e nell’accesso a beni e servizi (ad esempio nei rapporti con la pubblica amministrazione e nell’utilizzo dei trasporti pubblici).

    Preoccupano, inoltre, i fenomeni di violenza e molestie di stampo razzista e xenofobo, sia a carattere fisico che verbale. Perdipiù, occorre considerare che è difficile rendersi conto della reale consistenza del fenomeno, poiché spesso le violenze e le molestie motivate dall’odio non vengono denunciate.

    La lotta contro il razzismo richiede uno sforzo non solo a livello europeo ma di singoli Stati membri, attraverso l’elaborazione di piani d’azione nazionali volti a scardinare il razzismo istituzionale nonché l’impegno a livello locale nel promuovere ogni forma di pregiudizio razziale.

    La Commissione europea ha distinto vari livelli d’azione:

    1. applicazione del diritto europeo sulla questione del razzismo;
    2. attività di polizia equa e protezione dei cittadini da problematiche razziali;
    3. sensibilizzazione sugli stereotipi razziali ed etnici per esponenti della stampa e della società civile, integrazione dell’inclusione nelle politiche in materia di istruzione ed organizzazione di giornate commemorative legate al razzismo;
    4. previsione di finanziamenti europei in settori quali il mercato del lavoro, la protezione sociale, le politiche abitative e la sanità al fine di promuovere l’inclusione;
    5. collaborazione con gli Stati membri per individuare le lacune e le migliori pratiche nella lotta contro l’estremismo violento e con le aziende informatiche per contrastare l’incitamento all’odio online;
    6. migliore raccolta dei dati, per ottenerne di più e di migliore qualità, anche disaggregandoli per origine etnica;
    7. tema della diversità del personale della Commissione europea nonché programmazione di tirocini della Commissione con obiettivi specifici in termini di pregiudizio razziale.

     

    La relazione della Commissione europea sull’attuazione del piano d’azione dell’UE contro il razzismo 2020-2025 e dei piani nazionali contro il razzismo e le discriminazioni (COM(2024) 419 final del 25 settembre 2024) da un lato riconosce l’impegno degli Stati membri e degli stakeholders nello sviluppo di politiche antirazziste ma, dall’altro, segnala la necessità di rafforzare la lotta alla discriminazione razziale, stante la diffusione ancora elevata di fenomeni di razzismo e xenofobia.

    Pertanto, risulta necessario procedere nel percorso già intrapreso, calibrando le strategie in relazione ai risultati già raggiunti ed alla situazione storica contingente.

     

    Tenuto conto della rilevanza del tema, si chiede alla Giunta e all’Assemblea legislativa, ciascuna per la propria parte di competenza, di approfondire quali azioni dovranno essere realizzate dalla Regione Emilia-Romagna al fine di perseguire gli obiettivi previsti per l’uguaglianza delle persone LGBTIQ e contro il razzismo.”.

     

    Le presidenti COSTI e CARLETTI ringraziano e, in assenza di ulteriori interventi, dichiarano chiusa la seduta congiunta alle ore 12,50.      

     

    La seduta termina alle ore 12,50.

     

    Approvato nella seduta del 19/06/2025.

     

     

    La segretaria

    La Presidente

    Monica Bernardi

    Maria Costi