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Legislatura XII - Commissione II - Processo Verbale del 31/03/2026 pomeridiano

    Processo verbale n. 12

    Seduta del 31 marzo 2026

     

    Il giorno 31 marzo 2026, alle ore 14,30, la Commissione Politiche economiche è convocata con nota prot. n. PG/2026/10543 del 26/03/2026, presso Sala B-C - Viale Aldo Moro 50, Bologna.

     

    Partecipano alla seduta i consiglieri:

     

    Cognome e nome

    Qualifica

    Gruppo

    Voto

     

    QUINTAVALLA Luca Giovanni

    Presidente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    6

    Presente

    ARAGONA Alessandro

    Vicepresidente

    FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI

    6

    Presente

    VALBONESI Daniele

    Vicepresidente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    3

    Presente

    ANCARANI Valentina

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Presente

    ARLETTI Annalisa

    Componente

    FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI

    1

    Presente

    BOCCHI Priamo

    Componente

    FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI

    1

    Presente

    BOSI Niccolò

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Presente

    BURANI Paolo

    Componente

    ALLEANZA VERDI SINISTRA - COALIZIONI CIVICHE - POSSIBILE

    3

    Presente

    CARLETTI Elena

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    1

    Presente

    CASADEI Lorenzo

    Componente

    MOVIMENTO 5 STELLE

    1

    Presente

    CRITELLI Francesco

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Presente

    EVANGELISTI Marta

    Componente

    FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI

    1

    Presente

    FERRARI Ludovica Carla

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Assente

    FERRERO Alberto

    Componente

    FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI

    1

    Presente

    FIAZZA Tommaso

    Componente

    LEGA SALVINI EMILIA ROMAGNA - IL POPOLO DELLA FAMIGLIA

    1

    Assente

    GIANELLA Fausto

    Componente

    FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI

    1

    Presente

    LUCCHI Francesca

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Presente

    MASSARI Andrea

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Presente

    MASTACCHI Marco

    Componente

    ELENA UGOLINI PRESIDENTE RETE CIVICA

    1

    Presente

    PALDINO Vincenzo

    Componente

    CIVICI, CON DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Presente

    PARMA Alice

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    2

    Assente

    SABATTINI Luca

    Componente

    PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE

    4

    Assente

    UGOLINI Elena

    Componente

    ELENA UGOLINI PRESIDENTE RETE CIVICA

    1

    Assente

    VIGNALI Pietro

    Componente

    FORZA ITALIA - BERLUSCONI - UGOLINI PRESIDENTE - NOI MODERATI

    2

    Assente

     

    Sono, altresì, presenti i consiglieri: Lodovico ALBASI in sostituzione di Alice PARMA, Fabrizio CASTELLARI in sostituzione di Ludovica Carla FERRARI, Matteo DAFFADÀ in sostituzione di Luca SABATTINI e Barbara LORI.

     

    Sono presenti Alessio MAMMI, Assessore a agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca, rapporti con la UE e Giovanni PAGLIA Assessore a politiche abitative, lavoro, politiche giovanili.

     

    Partecipano alla seduta: Stefano Poma (Responsabile Settore attività faunistico-venatorie, pesca e acquacoltura); Sonia Braghiroli (Settore attività faunistico-venatorie, pesca e acquacoltura)

     

    Presiedono la seduta: Luca Giovanni Quintavalla e il Vicepresidente Daniele Valbonesi

    Assiste la segretaria: Agata Serio

    Funzionario estensore: Daniela Biondi


    Il presidente QUINTAVALLA dichiara aperta la seduta alle ore 14,35.

     

    -     Approvazione dei processi verbali nn. 10 e 11 del 2026

     

    La Commissione approva alla unanimità.

     

    Il presidente QUINTAVALLA, su richiesta dell’assessore PAGLIA, propone l’inversione dell’ordine del giorno, anticipando la trattazione dell’oggetto 2134.

     

    La Commissione concorda.

     

    Assume la presidenza il vicepresidente VALBONESI.

     

    2134 -Interrogazione a risposta orale in commissione in merito alla crisi aziendale del Gruppo Realco e alle azioni che si intendono attuare a salvaguardia dei livelli occupazionali e per scongiurare la chiusura dei punti vendita.

    A firma dei Consiglieri: Quintavalla, Albasi, Daffadà, Fornili, Carletti, Costa, Proni, Castellari, Valbonesi, Costi, Arduini, Lori, Calvano, Bosi, Massari, Critelli, Muzzarelli, Lembi, Sabattini

     

    Il presidente VALBONESI cede la parola al primo firmatario dell’interrogazione.

     

    Il consigliere QUINTAVALLA illustra l’interrogazione ogg. n. 2134.

     

    Risponde l’assessore PAGLIA.

     

    Il consigliere QUINTAVALLA, in replica, si dichiara soddisfatto.

     

    Assume la presidenza il presidente QUINTAVALLA.

     

    -     Informativa dell'assessore all'agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca, rapporti con la UE, Alessio Mammi sul Piano faunistico venatorio

     

    Il presidente QUINTAVALLA prosegue con l’odg e introduce l’informativa dell’assessore MAMMI precisando che il Piano faunistico venatorio è lo strumento normativo fondamentale che disciplina la gestione della fauna selvatica e l'attività venatoria ed è disciplinato dalla legge regionale n. 8 del 1994.

     

    L’assessore MAMMI svolge l’informativa soffermandosi sul cronoprogramma che condurrà all’approvazione del nuovo Piano faunistico venatorio e sui suoi obiettivi.

     

    Il dott. POMA puntualizza sull’importanza del percorso partecipato che condurrà all’approvazione del nuovo Piano e la dott.ssa BRAGHIROLI descrive, mediante la proiezione di slide, il percorso per l’integrazione delle procedure e delle relative fasi di attuazione della VAS e del PFRV.

     

    Il presidente QUINTAVALLA ringrazia l’assessore MAMMI, il dott. Poma e la dott.ssa Braghiroli e chiede se ci sono domande o richieste di approfondimento.

     

    Intervengono nella discussione i consiglieri EVANGELISTI, VALBONESI e GIANELLA.

     

    L’assessore MAMMI e sugli aspetti tecnici POMA e BRAGHIROLI rispondono.

     

    Il presidente QUINTAVALLA si impegna a raccogliere le richieste dei consiglieri che riguardano le tempistiche e i materiali trasmessi dagli assessori e informa che la Segreteria della Commissione provvederà al più presto a caricare nei documenti di seduta le slide e la delibera di Giunta n. 382 del 2026.

     

    2036 -Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Interventi a sostegno dei settori produttivi dell'agricoltura, della pesca e dell'acquacoltura, modifiche della legge regionale 4 marzo 2019, n. 2 (Norme per lo sviluppo, l'esercizio e la tutela dell'apicoltura in Emilia-Romagna. Abrogazione della legge regionale 25 agosto 1988, n. 35 e dei regolamenti regionali 15 novembre 1991, n. 29 e 5 aprile 1995, n. 18) e altri adeguamenti normativi". (Delibera di Giunta n. 147 del 02 02 26)

     

    Il presidente QUINTAVALLA riepiloga l’ter del pdl e ricorda che l’udienza conoscitiva è stata molto partecipata e sono pervenute le osservazioni da parte del Comitato pesca, degli agricoltori attivi romagnoli, di ANABORARE e della CIA Emilia-Romagna. Cede, poi, la parola ai relatori.

     

    Illustrano il relatore BOSI e il relatore di minoranza GIANELLA.

     

    Il presidente QUINTAVALLA annuncia che in corso di seduta sono pervenuti n. 3 emendamenti a firma GIANELLA che saranno trasmessi a tutti i commissari e ricorda la scadenza concordata per il p.v. 2 aprile per il deposito degli emendamenti.

     

    Il presidente QUINTAVALLA ringrazia per l’informativa svolta e per il pdl in discussione la direttrice Silvia Lorenzini, il dott. Stefano Poma, la dott.ssa Rossella Marica Casagrande, la dott.ssa Sonia Braghiroli e la dott.ssa Matilde Fossati e in assenza di richieste di intervento passa all’ultimo punto all’ordine del giorno.

     

    2144 -Relazione per la Sessione europea dell'Assemblea legislativa per l'anno 2026, ai sensi dell'art. 5 della L.R. 16/2008.

     

    Il presidente QUINTAVALLA introduce l’oggetto n. 2144 sul quale la Commissione è chiamata ad esprimere il parere consultivo alla Commissione referente Bilancio, Affari generali e istituzionali, dando atto che la proposta di parere è stata precedentemente inviata ai commissari. Ringrazia gli uffici per il lavoro di coordinamento svolto e cede la parola ai relatori.

     

    La relatrice LORI e il relatore di minoranza BOCCHI illustrano la relazione soffermandosi sulle parti di competenza della Commissione II.

     

    In assenza di richieste di intervento, il presidente QUINTAVALLA pone in votazione il parere relativo all’oggetto n. 2144 (Vedi ALLEGATO).

     

    La Commissione, per quanto di competenza, esprime parere favorevole sull’oggetto n. 2144 con 30 voti a favore (PD, AVS, M5S), 11 astenuti (FdI, RC) e nessun contrario ai sensi dell’articolo 38, comma 1, del Regolamento interno.

     

    Il presidente QUINTAVALLA ringrazia tutti i partecipanti e i collaboratori della Commissione che hanno contribuito al completamento dei lavori sulla Sessione europea, la dott.ssa Lucertini, la dott.ssa Pellegrini, la dott.ssa Montalti e la dott.ssa Brancaleoni e dichiara chiusa la seduta.

     

    La seduta termina alle ore 16,30.

     

    Approvato nella seduta del 7 aprile 2026.

     

     

    Il segretario

    Il Presidente

    Agata Serio

    Luca Giovanni Quintavalla

     


    ALLEGATO ALLA SEDUTA del 31 marzo 2025

     

    La II Commissione assembleare Politiche economiche, nella seduta pomeridiana del 31 marzo 2026, ai sensi dell’articolo 38, comma 1 del Regolamento interno, ha preso in esame, per quanto di competenza, il Programma di lavoro della Commissione europea per il 2026, la Relazione sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale all’ordinamento europeo per il 2025 e il Rapporto conoscitivo della Giunta regionale all'Assemblea legislativa per la Sessione europea 2026 (Delibera di Giunta n. 232 del 23/02/2026).

     

    In questo contesto, la II Commissione Politiche economiche individua, tra le iniziative preannunciate dalla Commissione europea per il 2026, di cui all’Allegato I, le seguenti iniziative:

     

    Obiettivo n.1 – competitività e innovazione

     

    28° regime per le imprese innovative (legislativo, artt. 50 e 114 TFUE, I trim. 2026)

    Atto legislativo europeo a favore dell’innovazione (legislativo, artt. 114, 173 e 182 TFUE, I trim. 2026)

     

    Obiettivo n. 8 – Energia

     

    Pacchetto Unione dell’energia per il prossimo decennio (legislativo, art. 194 TFUE, III trim. 2026)

     

    Obiettivo n. 28 – Agricoltura

     

    Aggiornamento delle norme sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare (legislativo, art. 43 TFUE, III trim. 2026)

     

    In relazione agli obiettivi oggetto del presente parere, questa Commissione ha previsto un approfondimento attraverso lo svolgimento di audizioni con esperti qualificati. In particolare, con riferimento all’obiettivo n.28, è intervenuto il Prof. Paolo De Castro (Presidente Nomisma), mentre, con riferimento all’obiettivo n.1 sono intervenuti il Prof. Francesco Timpano, Professore Ordinario Università di Politica economica Università Cattolica del Sacro Cuore e il dott. Andrea Ragaglia (Amministratore Delegato Gaiotto Automation – Gruppo Sacmi), che hanno fornito un contributo sulle dinamiche dell’innovazione tecnologica, della robotica e dell’intelligenza artificiale nel sistema produttivo.

     

    Con riferimento all’obiettivo n.1 – 28° regime per le imprese innovative si osserva come le iniziative preannunciate dalla Commissione europea per il 2026 si collochino in un quadro strategico di particolare rilevanza per il rafforzamento della sovranità tecnologica dell’Unione e per la modernizzazione del mercato unico, in un contesto internazionale caratterizzato da una crescente pressione competitiva e da una rapida evoluzione delle tecnologie emergenti. La Commissione europea, nel Programma di lavoro per il 2026, sottolinea infatti come l’Europa debba affrontare una fase cruciale per la propria competitività globale, segnata da un’accelerazione delle dinamiche di innovazione negli Stati Uniti e in Cina e da un progressivo consolidamento di modelli industriali capaci di integrare ricerca, produzione e commercializzazione in tempi significativamente più rapidi rispetto a quanto avviene nel mercato europeo.

     

    In tale scenario, il 28° regime per le imprese innovative, recentemente annunciato dalla Commissione europea, assume un rilievo particolare: un intervento di natura sistemica volto a superare la frammentazione normativa che ancora caratterizza il mercato unico e che rappresenta uno degli ostacoli principali alla crescita delle imprese innovative europee. L’obiettivo dichiarato della Commissione è quello di creare un quadro giuridico uniforme e opzionale, capace di facilitare la mobilità transfrontaliera delle imprese, ridurre gli oneri amministrativi e promuovere la scalabilità delle Start up e delle PMI innovative. Tale iniziativa si inserisce nel solco delle misure già avviate con la Bussola per la competitività  - la Comunicazione della Commissione “Competitiveness Compass” (COM(2024) 30 final) - e la Comunicazione “Una nuova agenda europea per l’innovazione” (COM(2022) 332 final) risponde all’esigenza, più volte evidenziata anche dal Parlamento europeo, di rafforzare la capacità dell’Unione di attrarre investimenti privati, trattenere talenti e sostenere la crescita delle imprese ad alto potenziale tecnologico.

     

    Parallelamente, l’Atto legislativo europeo a favore dell’innovazione mira a definire un quadro normativo coerente e favorevole allo sviluppo delle tecnologie emergenti, con particolare riferimento all’intelligenza artificiale, alle tecnologie quantistiche, alla biotecnologia avanzata e ai materiali innovativi. L’iniziativa si colloca nel percorso già avviato con il Regolamento (UE) 2023/1781 (European Chips Act), il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) e la piattaforma STEP (Strategic Technologies for Europe Platform), e intende consolidare la leadership europea nei settori strategici, riducendo la dipendenza da fornitori esterni e rafforzando la resilienza delle catene del valore. La Commissione evidenzia come la capacità dell’Europa di competere a livello globale dipenda in misura crescente dalla possibilità di disporre di un quadro normativo stabile, prevedibile e orientato alla promozione dell’innovazione, capace di sostenere la ricerca e di favorire la diffusione delle tecnologie emergenti nei settori produttivi.

     

    Si evidenzia come, nel contesto europeo, emerga con chiarezza una criticità strutturale legata alla capacità dell’Unione di trasformare l’innovazione prodotta in crescita economica su scala continentale. Si sottolinea, in particolare, come i dati richiamati evidenzino un significativo divario competitivo rispetto ai principali attori globali, con circa il 60% delle scale-up globali localizzate in Nord America, a fronte di una quota pari a circa l’8% nell’Unione europea. Analogamente, si rileva come la quota europea di venture capital raccolto a livello globale si attesti intorno al 5%, in confronto al 52% degli Stati Uniti e al 40% della Cina, delineando un quadro nel quale il mercato unico europeo non riesce ancora a configurarsi come uno spazio giuridico pienamente integrato per le imprese innovative.

     

    Si evidenza come se e ben costruito, il 28º regime può produrre quattro impatti positivi molto rilevanti: come ridurre i costi di ingresso e di espansione transfrontaliera, soprattutto per startup e PMI innovative; aumentare la certezza giuridica per investitori e fondatori; favorire strumenti di attrazione del talento, in particolare con regole più chiare su stock option e partecipazione dei dipendenti; rendere il mercato unico più leggibile, anche con un canale digitale uniforme per rapporti con le amministrazioni e per informazioni agli investitori.

     

    Si sottolinea però che il 28esimo regime aggiunge un 28º strato ai 27 esistenti invece di sostituire davvero le frizioni che bloccano la crescita. Non a caso il Parlamento europeo, pur spingendo per l’armonizzazione, ha insistito su salvaguardie per evitare effetti di dumping o di aggiramento delle norme nazionali in materia sociale e del lavoro. Perciò si ipotizzano 5 proposte per l’Emilia-Romagna.  La prima: chiedere attraverso una proposta politica delle regioni che il futuro regime europeo sia davvero semplificatorio, digitalizzato e interoperabile, ma al tempo stesso compatibile con alti standard sociali, lavoro qualificato e buona contrattazione. La seconda: predisporre fin d’ora un servizio regionale di accompagnamento per startup e scaleup, sfruttando l’ampia esperienza disponibile di EmiliaRomagnaStartup, che vogliano nascere o crescere con vocazione europea, mettendo insieme assistenza su corporate, IP, accesso ai capitali, procurement, internazionalizzazione e rapporti con i programmi UE. La terza: spingere il livello nazionale a intervenire in coerenza con il dossier europeo sui punti più sensibili: stock option, spinoff universitari, fiscalità dell’innovazione, riduzione dei tempi di insolvenza e ristrutturazione, certezza nei rapporti con gli investitori. La quarta: collegare il 28º regime alle politiche industriali territoriali, in modo che le imprese innovative emiliano-romagnole non usino il nuovo quadro solo per delocalizzare asset legali o finanziari, ma per consolidare in regione ricerca, lavoro qualificato e filiere. La quinta: misurare l’impatto regionale atteso settore per settore, così da arrivare al negoziato nazionale ed europeo non con una posizione generica, ma con una piattaforma concreta.

     

    Si evidenzia come tale situazione determini una dinamica ricorrente per cui l’Europa mantiene una forte capacità nelle fasi iniziali della ricerca e della prima crescita, ma incontra difficoltà nelle fasi successive di scalabilità, capitalizzazione e consolidamento industriale. Si sottolinea come tale criticità assuma un rilievo ancora maggiore per contesti territoriali, come quello dell’Emilia-Romagna, caratterizzati da una forte vocazione manifatturiera e da una presenza di imprese competitive a livello globale.

     

    Si evidenzia come le dinamiche connesse alle politiche europee in materia di competitività, innovazione e autonomia strategica incidano in modo diretto e strutturale sul sistema produttivo dell’Emilia-Romagna, che si caratterizza per un livello particolarmente avanzato di integrazione tra ricerca, innovazione e tessuto imprenditoriale. Si sottolinea, in particolare, come il contesto regionale sia contraddistinto dalla presenza di un ecosistema dell’innovazione articolato e consolidato, fondato su un sistema universitario e della ricerca altamente qualificato, su una rete diffusa di laboratori e infrastrutture per la ricerca industriale, nonché su un tessuto imprenditoriale dinamico, composto da PMI innovative, start-up e imprese ad alta intensità tecnologica, operanti in filiere produttive fortemente integrate nei mercati globali.

     

    Si rileva, altresì, come il posizionamento della Regione in materia di ricerca e sviluppo confermi tale caratterizzazione, registrandosi livelli di investimento pari al 2,11% del PIL regionale, significativamente superiori alla media nazionale e prossimi a quella europea, a dimostrazione di una capacità strutturale di sostenere processi di innovazione e trasferimento tecnologico. In tale prospettiva, si rammenta che le politiche regionali hanno nel tempo consolidato un modello di sviluppo basato sull’integrazione tra ricerca pubblica e sistema produttivo, anche attraverso strumenti di governance dell’innovazione quali i Clust-ER, che svolgono un ruolo centrale nella definizione delle priorità strategiche e nella promozione di progettualità congiunte tra imprese, università e centri di ricerca. Si evidenzia, altresì, il crescente del sostegno alle PMI e alle start-up innovative, attraverso strumenti finanziari e programmi dedicati alla crescita, alla digitalizzazione e allo sviluppo di progettualità ad alto contenuto tecnologico, anche in coerenza con le priorità europee in materia di tecnologie critiche e piattaforme strategiche. In tale contesto, si sottolinea come il sostegno alla creazione, al consolidamento e all’attrazione di imprese innovative rappresenti un elemento centrale della strategia regionale per la competitività, contribuendo a rafforzare la capacità del territorio di generare innovazione diffusa e di attrarre investimenti. Si sottolinea che nell’anno 2025 la Regione ha sostenuto finanziamenti per: progetti strategici di innovazione per le filiere produttive regionali, progetti dei CLUST-ER in tema di ricerca e innovazione, digitalizzazione delle PMI, progetti di ricerca e sviluppo finanziati con il bando STEP, la Vanguard Iniziative Specialization e il fondo CRESCITA per l’innovazione, nonché contributi rivolti allo sviluppo delle Start Up innovative.

     

    Si rammenta, infine, come la Regione abbia già investito in modo significativo nel capitale umano, nel rafforzamento delle competenze e nella costruzione di politiche industriali integrate, adottando un approccio sistemico che combina innovazione tecnologica, sviluppo sostenibile e qualità del lavoro. Tale modello si inserisce pienamente nel quadro delle strategie europee orientate alla competitività sostenibile, evidenziando il ruolo delle Regioni come attori fondamentali nella traduzione operativa delle politiche europee e nella valorizzazione delle opportunità offerte dai programmi e dagli strumenti dell’Unione.

     

    Rispetto al cosiddetto “28° regime” per le imprese innovative, si rileva come siano state individuate alcune direttrici di intervento a livello regionale. Si evidenzia, in primo luogo, la necessità di promuovere, anche attraverso un’azione politica coordinata tra Regioni, la definizione di un regime europeo effettivamente semplificato, digitalizzato e interoperabile, ma al contempo coerente con elevati standard sociali, con la qualificazione del lavoro e con modelli di contrattazione avanzati.

     

    Si sottolinea, inoltre, l’opportunità di predisporre strumenti regionali di accompagnamento per start-up e scale-up, valorizzando esperienze già consolidate nel territorio, al fine di sostenere i percorsi di crescita delle imprese innovative. Si evidenzia, altresì, la necessità di promuovere interventi a livello nazionale sui principali nodi regolatori che incidono sull’ecosistema dell’innovazione, tra cui la disciplina delle stock options, il ruolo degli spin-off universitari, la fiscalità dell’innovazione, la riduzione dei tempi delle procedure di insolvenza e ristrutturazione e la certezza nei rapporti con gli investitori.

     

    Si rileva inoltre come assuma particolare rilievo il collegamento tra il futuro “28° regime” e le politiche industriali territoriali, al fine di evitare che le imprese innovative utilizzino il nuovo quadro normativo esclusivamente per finalità di delocalizzazione di asset finanziari, favorendo invece il consolidamento sul territorio regionale delle attività di ricerca, del lavoro qualificato e delle filiere produttive. Si sottolinea, infine, l’importanza di sviluppare strumenti di analisi dell’impatto regionale, articolati per settori, così da consentire una partecipazione al negoziato europeo fondata su elementi concreti e differenziati.

     

    Con riferimento all’European Innovation Act, si evidenzia come tale iniziativa si collochi in una dimensione complementare rispetto al “28° regime”, in quanto finalizzata a incidere sul percorso dell’innovazione verso il mercato, piuttosto che sulla vita dell’impresa innovativa all’interno del mercato unico. Si sottolinea come l’obiettivo sia quello di definire un quadro giuridico trasversale volto a rimuovere le barriere che impediscono alle idee innovative di tradursi in applicazioni concrete, attraverso la costruzione di un ecosistema regolatorio europeo favorevole all’innovazione.

     

    Si rileva, in tale contesto, la proposta di candidare il territorio regionale quale ambito pilota per sperimentazioni regolatorie a base territoriale o transfrontaliera, in particolare nei settori nei quali il sistema produttivo regionale presenta una maggiore integrazione tra ricerca, manifattura avanzata, salute digitale, energia e mobilità. Si evidenzia, inoltre, la necessità di sviluppare una strategia regionale di innovation procurement, finalizzata a utilizzare gli acquisti pubblici non soltanto come strumento amministrativo, ma come leva per la creazione di domanda di tecnologie e servizi innovativi.

     

    Si sottolinea altresì l’importanza di proseguire nel rafforzamento delle connessioni tra sistema della ricerca, infrastrutture tecnologiche e PMI innovative, evidenziando come il successo dell’Innovation Act dipenderà in larga misura dalla capacità di trasformare conoscenza, brevetti, prototipi e sperimentazioni in crescita d’impresa. Si evidenzia inoltre la proposta di introdurre strumenti di valutazione preventiva dell’impatto delle politiche pubbliche sull’innovazione, attraverso meccanismi di “innovation stress test” applicati ai bandi e ai programmi pubblici, al fine di verificare se le misure adottate favoriscano o ostacolino la sperimentazione, l’adozione e la scalabilità delle soluzioni innovative.

     

    Si rileva, infine, la necessità di garantire un adeguato coinvolgimento delle Regioni nell’attuazione nazionale dell’Innovation Act, evitando modelli eccessivamente centralizzati e promuovendo invece forme di co-progettazione, in considerazione del fatto che l’innovazione si sviluppa all’interno di ecosistemi territoriali concreti e differenziati.

     

    Si evidenzia, inoltre, come il confronto con il sistema produttivo consenta di acquisire elementi utili per comprendere il rapporto tra politiche europee e competitività industriale, con particolare riferimento al sostegno all’innovazione, all’integrazione tra università, centri di ricerca e imprese e alle condizioni operative in cui si collocano le imprese manifatturiere in un contesto competitivo complesso.

     

    Si sottolinea, in tale prospettiva, come l’esperienza illustrata evidenzi il ruolo delle politiche regionali di sostegno alla ricerca e sviluppo quale fattore determinante nei percorsi di innovazione delle imprese. Si rileva come tali interventi si inseriscano in strategie industriali di medio-lungo periodo e contribuiscano al rafforzamento della competitività attraverso lo sviluppo di tecnologie avanzate, l’incremento delle competenze e la capacità di trasferimento dei risultati della ricerca al mercato.

    Si evidenzia come le attività di ricerca e innovazione descritte si concentrino su ambiti tecnologici avanzati, tra cui la robotica industriale, i sistemi di visione, la programmazione dei sistemi automatizzati e lo sviluppo di soluzioni digitali innovative, con l’obiettivo di ridurre la complessità operativa, aumentare la flessibilità dei sistemi produttivi e rendere le tecnologie più accessibili anche a contesti produttivi meno strutturati.

    Si sottolinea come tali interventi abbiano prodotto risultati concreti in termini di sviluppo di nuovi prodotti, industrializzazione di soluzioni tecnologiche, attività brevettuali e produzione scientifica, confermando la capacità di generare valore a partire dagli investimenti in innovazione. Si evidenzia inoltre come il riconoscimento ottenuto a livello nazionale rappresenti un ulteriore elemento di validazione dell’impatto delle attività realizzate.

     

    Si rileva, infine, come emerga l’esigenza di una semplificazione delle procedure amministrative, in particolare con riferimento agli aspetti di rendicontazione, al fine di rendere più efficaci gli strumenti di sostegno all’innovazione. Si sottolinea altresì, in una prospettiva più ampia, la necessità di considerare, nelle valutazioni di impatto dei progetti finanziati, anche il potenziale di trasferimento delle innovazioni tra diversi settori, evitando approcci eccessivamente circoscritti che potrebbero limitare la valorizzazione delle tecnologie sviluppate.

     

    Si evidenzia come, nel quadro delle grandi sfide che interessano il sistema produttivo regionale, il tema energetico continui a rappresentare un elemento di primaria rilevanza, sia sotto il profilo dell’approvvigionamento sia sotto quello dell’impatto diretto sui costi di produzione e sulla competitività delle imprese. Si sottolinea come tale questione assuma oggi un carattere di particolare urgenza, anche alla luce delle tensioni internazionali e della crescente instabilità dei mercati energetici, con effetti che si riflettono in modo trasversale sull’intero sistema economico.

     

    Si sottolinea, in tale prospettiva, come il tema delle competenze assuma una rilevanza centrale. Si evidenzia infatti come la crescente diffusione delle tecnologie avanzate renda sempre più necessario disporre di profili qualificati, in grado di operare nei contesti produttivi ad alto contenuto tecnologico. In questo quadro, si richiama l’obiettivo europeo di raggiungere entro il 2030 una quota del 45% di laureati, evidenziando come, allo stato attuale, l’Italia si attesti al 31,6% e l’Emilia-Romagna al 36,9%, livelli che, pur superiori alla media nazionale nel caso regionale, risultano ancora insufficienti rispetto alle esigenze prospettiche del sistema produttivo.

     

    Si rileva, inoltre, come il tema non riguardi esclusivamente il numero complessivo dei laureati, ma anche la qualità e la composizione dei percorsi formativi, con particolare riferimento alla disponibilità di competenze nelle discipline STEM. Si sottolinea come il sistema economico italiano, fortemente orientato all’export e caratterizzato da specializzazioni in settori quali meccatronica, farmaceutica, aerospazio, difesa, cantieristica e infrastrutture, richieda una quantità crescente di profili tecnici e scientifici qualificati. Si evidenzia come la difficoltà nel reperire tali professionalità rappresenti oggi uno dei principali fattori limitanti per la capacità delle imprese di crescere, investire e innovare.

     

    Si sottolinea altresì come, con riferimento alla robotica e all’automazione, debba essere superata la narrazione secondo cui tali tecnologie determinerebbero necessariamente una riduzione delle opportunità di lavoro. Si evidenzia, al contrario, come l’automazione intervenga prevalentemente su mansioni gravose, ripetitive o ad alto rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori, contribuendo al miglioramento delle condizioni operative e alla riduzione dell’esposizione a fattori di rischio, anche sotto il profilo delle malattie professionali. Si rileva inoltre come le economie che hanno investito maggiormente in robotica e automazione risultino tra quelle più avanzate e competitive a livello globale, a conferma del fatto che l’introduzione di tali tecnologie non si traduce automaticamente in disoccupazione di massa, ma richiede una trasformazione del capitale umano e una riallocazione delle competenze. Si evidenzia, in tale contesto, l’esigenza di un riallineamento tra il sistema formativo e il sistema produttivo, al fine di rendere sostenibile nel medio-lungo periodo la crescita di un’economia fondata sull’alto valore aggiunto. Si sottolinea come ciò richieda non soltanto investimenti nella formazione superiore e tecnica, ma anche una capacità di orientamento dei percorsi educativi e professionali coerente con i fabbisogni reali delle imprese e delle filiere strategiche.

     

    Si evidenzia come, accanto alla robotica, l’intelligenza artificiale costituisca una delle principali direttrici della trasformazione tecnologica in corso, destinata a incidere in modo significativo sulla competitività del sistema produttivo. Si sottolinea come, in ambito europeo, le imprese che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale si attestino mediamente intorno al 20%, mentre in Italia tale quota risulta pari al 16,5%, con una diffusione concentrata prevalentemente nelle grandi imprese e solo marginalmente estesa alle PMI e, in misura ancora minore, alle piccole imprese.

     

    Si rileva come tale dato rappresenti un elemento di preoccupazione, in quanto il mancato utilizzo dell’intelligenza artificiale è destinato a tradursi in un crescente divario competitivo nei prossimi anni. Si evidenzia, infatti, come la capacità di integrare tali strumenti nei processi produttivi e organizzativi costituisca uno dei principali fattori di aumento della produttività, elemento sul quale il sistema italiano presenta da tempo una debolezza strutturale.

     

    Si sottolinea come una prima generazione di strumenti di intelligenza artificiale sia già presente da molti anni in settori quali il controllo del traffico, la diagnostica medica per immagini e la valutazione dell’affidabilità creditizia, pur essendo rimasta a lungo poco visibile al pubblico, in quanto mediata da interfacce tecniche e specialistiche. Si evidenzia come la vera novità delle tecnologie più recenti consista nella trasformazione dell’interfaccia, che rende l’utilizzo dell’intelligenza artificiale molto più immediato e accessibile anche a utenti non specialisti, modificando radicalmente l’esperienza d’uso e ampliandone le potenzialità applicative.

    Si rileva come, a livello globale, tali tecnologie stiano determinando un’accelerazione significativa dei processi e un incremento della produttività in attività che, fino a pochi anni fa, non apparivano suscettibili di automatizzazione o supporto algoritmico avanzato. Si sottolinea pertanto come il tema dell’adozione dell’intelligenza artificiale non possa più essere considerato marginale, ma debba essere trattato quale questione strategica per la competitività industriale e per la capacità di innovazione del sistema economico.

     

    Si evidenzia, inoltre, come nelle imprese più avanzate siano già in corso sperimentazioni differenziate, sia attraverso l’utilizzo di applicazioni di intelligenza artificiale specializzata, ad esempio nel campo dell’analisi di immagini, sia mediante l’esplorazione delle potenzialità offerte dagli strumenti di nuova generazione, destinati a supportare in modo diretto il lavoro interno delle organizzazioni e l’interazione con clienti e processi produttivi. Si sottolinea come tale percorso risulti ancora in una fase iniziale per molte realtà imprenditoriali, ma rappresenti una traiettoria inevitabile di sviluppo. Si evidenzia come il contesto internazionale stia producendo effetti economici potenzialmente più gravi di quanto attualmente percepito, in particolare per quanto concerne l’importazione di dinamiche inflattive legate alle crisi globali. Si sottolinea come l’esperienza pandemica abbia già mostrato con evidenza la capacità di shock esterni di trasferirsi rapidamente sulle filiere produttive e sui prezzi, e come dinamiche analoghe possano riproporsi nelle fasi attuali di instabilità geopolitica.

     

    Si conferma come tali dinamiche incidono in modo diretto sul sistema produttivo dell’EmiliaRomagna, regione caratterizzata da un tessuto industriale ad alta intensità tecnologica, da filiere produttive integrate nei mercati globali e da un ecosistema della ricerca e dell’innovazione tra i più avanzati in Europa. La presenza di distretti industriali altamente specializzati, di imprese leader nei settori meccatronico, bio-medicale, automotive e agroalimentare, nonché di un sistema universitario e di ricerca di eccellenza, rende la Regione particolarmente sensibile alle politiche europee in materia di competitività e innovazione. Si conferma, inoltre, il ruolo strategico della Data Valley e delle infrastrutture di supercalcolo presenti sul territorio, che costituiscono un asset fondamentale per sostenere la diffusione dell’intelligenza artificiale, del calcolo ad alte prestazioni e delle tecnologie quantistiche. Tali infrastrutture, insieme alle competenze sviluppate nei centri di ricerca regionali, rafforzano la capacità dell’EmiliaRomagna

     

    Alla luce di quanto sopra, la Commissione invita la Giunta regionale a seguire con attenzione l’iter delle iniziative, valutando l’impatto sulla normativa regionale e le opportunità di partecipazione alla fase ascendente, a promuovere il coinvolgimento delle imprese, delle università e dei centri di ricerca regionali nei processi di consultazione e coprogettazione delle politiche europee, a rafforzare le misure regionali a sostegno dell’innovazione, della ricerca e della competitività, in coerenza con le priorità delineate dalla Commissione europea, e a valutare l’opportunità di integrare le iniziative europee nei programmi regionali di sviluppo economico, innovazione e transizione digitale.

     

    Con riferimento all’obiettivo n.8 – Energia, si osserva che le iniziative annunciate dalla Commissione europea per il 2026 si collocano in un quadro strategico di particolare complessità, nel quale la sicurezza energetica, la competitività industriale e la sostenibilità ambientale rappresentano dimensioni strettamente interconnesse e non più affrontabili in modo separato. La Commissione, nel Programma di lavoro 2026, evidenzia come l’Unione debba dotarsi di un sistema energetico capace di rispondere alle sfide poste dalla transizione ecologica, dalla volatilità dei mercati internazionali e dalla necessità di garantire alle imprese e ai cittadini un approvvigionamento energetico sicuro, sostenibile e a prezzi competitivi. In tale contesto, l’aggiornamento della governance dell’Unione dell’energia e dell’azione per il clima, il pacchetto per l’Unione dell’energia per il prossimo decennio e l’omnibus per la semplificazione della normativa sui prodotti energetici rappresentano strumenti essenziali per delineare un quadro normativo coerente e orientato alla modernizzazione dell’assetto energetico europeo.

     

    L’aggiornamento della governance dell’Unione dell’energia e dell’azione per il clima, previsto per il quarto trimestre 2026, mira a rafforzare il coordinamento tra gli Stati membri, a garantire una maggiore coerenza tra le politiche energetiche e climatiche e a sostenere la transizione verso un sistema energetico più efficiente e meno dipendente dai combustibili fossili. Si sottolinea come la capacità dell’Europa di raggiungere gli obiettivi climatici e di garantire la competitività delle imprese dipenda dalla possibilità di disporre di un quadro normativo stabile, prevedibile e orientato alla promozione delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica e dell’elettrificazione dei consumi. L’iniziativa si inserisce nel percorso già avviato con il Green Deal europeo (COM(2019) 640 final), il pacchetto “Fit for 55” (COM(2021) 550 final e atti collegati) e il piano REPowerEU (COM(2022) 230 final) delineando un quadro integrato per la governance dell’energia e del clima.

     

    Parallelamente, il pacchetto per l’Unione dell’energia per il prossimo decennio rappresenta uno strumento essenziale per sostenere la modernizzazione delle infrastrutture energetiche, promuovere la digitalizzazione delle reti e garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. La Commissione evidenzia come la capacità dell’Europa di competere a livello globale dipenda dalla possibilità di disporre di reti energetiche moderne, sicure e interoperabili, capaci di integrare un numero crescente di fonti rinnovabili e di sostenere la diffusione delle tecnologie elettriche nei settori produttivi e nei consumi finali. L’iniziativa mira, inoltre, a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri, a sostenere gli investimenti nelle infrastrutture energetiche e a garantire la resilienza del sistema energetico europeo di fronte a possibili shock esterni.

     

    La semplificazione della normativa sui prodotti energetici, previsto per il secondo trimestre 2026, si inserisce in questo quadro come uno strumento volto a ridurre gli oneri amministrativi, semplificare le procedure autorizzative e favorire la diffusione delle tecnologie energetiche pulite.  Si evidenzia come la complessità normativa rappresenti uno degli ostacoli principali alla diffusione delle energie rinnovabili e alla modernizzazione del sistema energetico, e come la semplificazione delle norme possa contribuire a sostenere la competitività delle imprese e a promuovere la transizione verso un’energia efficiente e sostenibile.

     

    Si evidenzia come la crisi energetica del 2022 abbia messo in luce la vulnerabilità dell’Europa e la necessità di rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri, promuovere la diversificazione delle fonti energetiche e sostenere la diffusione delle energie rinnovabili. L’iniziativa si inserisce nel percorso già avviato con il piano REPowerEU e con le misure previste dal Green Deal europeo, delineando un quadro integrato per la sicurezza energetica dell’Unione.

     

    Si sottolinea come tali dinamiche incidono in modo diretto sull’assetto energetico dell’EmiliaRomagna, Regione caratterizzata da un tessuto produttivo ad alta intensità energetica e da una crescente domanda di energia elettrica. La Regione ha già avviato numerose iniziative volte a promuovere la diffusione delle energie rinnovabili, l’efficienza energetica e la modernizzazione delle infrastrutture energetiche, in coerenza con gli obiettivi europei e con le strategie regionali in materia di energia e clima. Il Piano d’azione per l’elettrificazione e l’iniziativa sul rafforzamento della sicurezza energetica potrebbero pertanto rappresentare un’opportunità significativa per la Regione, favorendo la transizione verso un sistema energetico più efficiente, sostenibile e competitivo.

     

    La Commissione europea intende rafforzare la sicurezza, l’accessibilità e la sostenibilità dell’assetto energetico europeo, in un contesto caratterizzato da elevata volatilità dei prezzi dell’energia, tensioni geopolitiche e necessità di accelerare la decarbonizzazione. L’obiettivo si inserisce nel quadro dell’Unione dell’energia e delle strategie europee per la transizione verso un sistema energetico basato su fonti rinnovabili, efficienza energetica e infrastrutture moderne e resilienti. La Commissione sottolinea la necessità di promuovere l’elettrificazione dei consumi, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, rafforzare le infrastrutture energetiche e garantire la sicurezza delle forniture, in particolare per i settori industriali ad alta intensità energetica. Infatti, l’elettrificazione rappresenta uno dei pilastri della transizione energetica e come la capacità dell’Europa di competere a livello globale dipenda dalla possibilità di disporre di infrastrutture elettriche moderne, sicure e ad alte prestazioni. L’iniziativa si inserisce nel percorso già avviato con la riforma del mercato elettrico, con il pacchetto “Fit for 55” e con le misure previste dal Green Deal europeo, delineando un quadro integrato per la promozione dell’elettrificazione nei settori produttivi e nei consumi finali.

     

    A livello regionale si segnala che la quota di energia rinnovabile regionale (12,2%) è inferiore alla media nazionale ed europea, e che la Regione ha fissato obiettivi più ambiziosi (100% rinnovabili entro il 2035), in coerenza con il Patto per il Lavoro e per il Clima e con la Strategia regionale Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Il Piano Energetico Regionale e i relativi piani di attuazione individuano l’elettrificazione dei consumi come uno degli assi strategici per la decarbonizzazione del sistema energetico regionale.

     

    Si rammenta che la Regione ha curato vari interventi normativi volti all’attuazione della direttiva 2018/2001 sulla promozione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (cd. direttiva “clima-energia”), tra i quali, la deliberazione dell’Assemblea legislativa regionale 23 maggio 2023 n. 125 recante “Specificazione dei criteri localizzativi per garantire la massima diffusione degli impianti fotovoltaici e per tutelare i suoli agricoli e il valore paesaggistico e ambientale del territorio”. È stato presentato il PdL recante "Localizzazione degli impianti alimentati a fonti rinnovabili nel territorio regionale" approvato con DGR 12 maggio 2025 n. 717 sulle superfici e aree idonee per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e sui relativi procedimenti autorizzativi. Tale progetto è volto a recepire la nuova normativa statale sulle fonti rinnovabili, attuativa delle fonti UE (d.lgs 199/2021; d.m. 21.06.2024; d.lgs. 190/2024). È attualmente in fase di discussione, in esito alla conversione in legge del DL 175/2025, la revisione del PdL citato, che deve recepire il nuovo quadro normativo statale.

     

    Si rammenta l’attuazione delle disposizioni delle direttive UE sopra richiamate, sul miglioramento della prestazione energetica nell’edilizia, e delle inerenti disposizioni statali di recepimento, sono state avviate le attività per l’implementazione e l’applicazione delle relative disposizioni regionali. In particolare, è stato avviato il percorso di aggiornamento della legislazione regionale relativa ai requisiti minimi di efficienza energetica (DGR 1261/2022) e quella relativa ai controlli e alle norme per l’emissione degli attestati di prestazione energetica degli edifici (DGR 1275/15 e smi). All’interno di tale processo nel 2025 sono stati avviati gli adeguamenti delle piattaforme SACE e CRITER affinché possano supportare le nuove funzionalità previste. In particolare, l’obiettivo è stato quello di implementare un sistema informatico congiunto capace di coniugare i portali tematici SACE e CRITER e la piattaforma unitaria di ricezione dei dati energetici di consumo e metterlo a servizio ai vari cittadini e ai Comuni. Nel corso dell’anno 2026 le citate delibere, insieme al Regolamento 1/2017 (Regolamento regionale di attuazione delle disposizioni in materia di esercizio, conduzione, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici e per la preparazione dell'acqua calda per usi igienici sanitari, a norma dell' articolo 25-quater della legge regionale 23 dicembre 2004, n. 26 e s.m.), saranno oggetto di modifiche per il recepimento nel quadro normativo regionale di quanto recepito a livello nazionale in merito ai requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici. Analogamente, si segnala la necessità d’intervento sulla LR 26/2004 (Disciplina della Programmazione Energetica Territoriale ed altre disposizioni in materia di energia), con recepimento delle modifiche normative richiamate, e con riferimento agli obiettivi di pianificazione energetica correlati al burden sharing e ai target regionali di sviluppo delle rinnovabili installate al 2030, che discendono dal PNIEC 2024 e dal recepimento nazionale del Green Deal europeo.

     

    Si evidenzia infine il Quadro Conoscitivo per il Piano Energetico Regionale 2035, volto a creare la base necessaria alla definizione del nuovo Piano Energetico Regionale 2035 (PER 2035), in coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dalla D.G.R. n. 1610 dell’8 luglio 2024, e di approvazione del documento strategico e programmatico del Percorso per la neutralità carbonica prima del 2050. Il Documento ha permesso una ricognizione puntuale della normativa europea e nazionale vigente e da recepire sul territorio e dunque l’avvio delle riflessioni connesse all’aggiornamento della normativa regionale. In particolare, con riferimento al divieto di incentivi alle caldaie alimentate a “fossile” introdotto a livello europeo dall’articolo 17, paragrafo 15, direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell'edilizia (rifusione), che vieta “incentivi finanziari per l'installazione di caldaie uniche alimentate a combustibili fossili”, la Regione ha cessato di riconoscere contributi destinati a tale finalità a partire dal 1° gennaio 2025. Ciò nelle more del mancato recepimento dell’articolo citato da parte dello Stato italiano, al quale è seguito l’avvio di una procedura di messa in mora ex art. 258 TFUE.

     

    Alla luce di quanto sopra, la Commissione invita la Giunta regionale a seguire con attenzione l’iter delle iniziative, valutando l’impatto sulla normativa regionale e le opportunità di partecipazione alla fase ascendente, e a rafforzare le misure regionali a sostegno della transizione energetica, in coerenza con le priorità delineate dalla Commissione europea.

     

    Con riferimento all’obiettivo n.28 – Agricoltura, Aggiornamento delle norme sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare (carattere legislativo, art. 43 TFUE, III trimestre 2026), la II Commissione Politiche economiche osserva come l’iniziativa preannunciata dalla Commissione europea per il 2026, consistente nell’aggiornamento delle norme sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare, si inserisca in un quadro strategico di particolare rilevanza per la competitività del settore agroalimentare e per la tutela degli agricoltori e dei produttori primari. La Commissione, nel Programma di lavoro 2026, evidenzia come la filiera agroalimentare europea debba affrontare una serie di sfide strutturali, tra cui la volatilità dei prezzi, la pressione competitiva esercitata dai mercati globali e la necessità di garantire una remunerazione equa agli agricoltori. L’iniziativa mira a rafforzare la trasparenza della filiera, a promuovere la cooperazione tra gli operatori e a garantire la certezza del diritto, sancendo il principio secondo cui gli agricoltori non devono essere costretti a vendere i propri prodotti a prezzi inferiori ai costi di produzione.

     

    Si evidenzia, in via preliminare, come il tema delle pratiche commerciali sleali nel più ampio contesto del dibattito europeo attualmente in corso, caratterizzato da significativi mutamenti sia sul piano geopolitico sia sul piano delle politiche interne dell’Unione, con particolare riferimento alla discussione sul bilancio europeo e alla riforma della politica agricola comune abbia risonanza in tutta l’Unione europea. Si sottolinea, in particolare, come, rispetto a quest’ultima, siano emersi segnali di revisione dell’impostazione inizialmente prospettata, alla luce delle più recenti aperture intervenute in sede europea sul piano finanziario, con un parziale arretramento rispetto ai tagli precedentemente ipotizzati.

     

    Con specifico riferimento al tema delle pratiche commerciali sleali, si rileva come esso costituisca uno dei dossier di maggiore rilievo nell’ambito della legislazione agroalimentare europea, anche in ragione del fatto che per lungo tempo il dibattito in materia non aveva prodotto risultati normativi incisivi. Si sottolinea come un effettivo avanzamento sia stato conseguito soltanto con l’adozione della Direttiva (UE) 2019/633, che ha rappresentato un passaggio significativo nella costruzione di un quadro europeo di tutela contro gli squilibri contrattuali all’interno della filiera agroalimentare.

    Si evidenzia come l’intervento normativo europeo sia maturato in un contesto segnato da rilevanti difficoltà politiche e istituzionali, strettamente connesse alla delicatezza del tema, che investe direttamente i rapporti di forza tra i diversi operatori della filiera, e in particolare tra il mondo agricolo, il settore industriale e il sistema distributivo. Si sottolinea come la disciplina introdotta dalla direttiva abbia avuto il merito di tipizzare con precisione le pratiche sleali, eliminando ambiguità interpretative e individuando con chiarezza l’ambito oggettivo di applicazione, che non riguarda esclusivamente il comparto agricolo in senso stretto, ma investe l’insieme dei rapporti commerciali dell’intera filiera agroalimentare, compresi quelli tra industria, piccole imprese, cooperative e distribuzione.

    Si rileva, inoltre, come le principali criticità affrontate dalla direttiva attengano al differenziale di potere contrattuale tra gli operatori collocati a monte e quelli collocati a valle della filiera. Si evidenzia come, nel tempo, si siano sedimentate pratiche distorsive di diversa natura, tra cui ritardi nei pagamenti, trasferimento dei costi della mancata vendita sul produttore, nonché modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali, particolarmente problematiche nel caso dei prodotti agricoli deperibili, che non possono essere conservati e devono essere necessariamente collocati sul mercato in tempi rapidi.

     

    Si sottolinea come la Direttiva (UE) 2019/633 abbia individuato in modo espresso sedici pratiche sleali, definendole puntualmente e rendendo così più certa e immediata la possibilità di intervento. Si evidenzia altresì come, in sede di attuazione nazionale, il legislatore italiano abbia introdotto un decreto legislativo che ha ulteriormente ampliato il perimetro di tutela, andando oltre il contenuto minimo della direttiva e rafforzando gli strumenti di protezione della parte debole della filiera.

    Si rileva come uno dei principali elementi di efficacia della disciplina sia emerso in sede applicativa, anche attraverso casi concreti che hanno reso evidente la capacità della normativa di incidere sui comportamenti di mercato. Si richiama, in particolare, il caso concernente la modifica unilaterale del prezzo del latte da parte dell’acquirente, comunicata ai fornitori in assenza di qualsiasi rinegoziazione contrattuale. Si evidenzia come, in tale circostanza, l’autorità nazionale competente, individuata nell’ICQRF, abbia potuto intervenire efficacemente, accertando la violazione e irrogando una sanzione significativa. Si sottolinea come tale episodio abbia contribuito a rendere manifesta l’effettiva operatività della disciplina.

     

    Si evidenzia, tuttavia, come uno dei principali elementi di criticità rimanga connesso alla difficoltà, per l’operatore economicamente più debole, di denunciare comportamenti illeciti in presenza del rischio di ritorsioni commerciali da parte del principale acquirente. Si sottolinea come la direttiva abbia affrontato anche questo profilo, prevedendo forme di tutela ulteriori e consentendo la segnalazione non soltanto da parte del singolo operatore, ma anche da parte di associazioni e organizzazioni rappresentative.

     

    Si rileva inoltre come la disciplina sia stata recentemente oggetto di un ulteriore rafforzamento a livello europeo, attraverso la futura introduzione di un regolamento di carattere transnazionale, volto a potenziare l’efficacia della direttiva nei rapporti tra operatori situati in Stati membri diversi[1]. Si sottolinea come tale intervento abbia introdotto un meccanismo di tipo “ex officio”, in forza del quale le autorità nazionali sono tenute a intervenire quando emerga una pratica sleale, anche in contesti transfrontalieri.

     

    Si evidenzia come tale evoluzione sia particolarmente rilevante in un mercato unico nel quale una quota significativa dei flussi agroalimentari si realizza tra operatori stabiliti in diversi Stati membri. Si sottolinea che, in presenza di una pratica sleale posta in essere, ad esempio, da un operatore francese nei confronti di un fornitore italiano, il nuovo quadro regolatorio obbligherà lo Stato membro in cui ha sede la pratica sleale a intervenire, anche se diverso da quello del fornitore. Si rileva come ciò determini un rafforzamento sostanziale dell’efficacia della tutela lungo la dimensione transnazionale del mercato.

     

    Si evidenzia altresì come il nuovo regolamento abbia rafforzato la trasparenza lungo la filiera, introducendo strumenti di allerta rapida e rendendo obbligatoria la cooperazione tra le autorità nazionali di contrasto, precedentemente rimessa alla mera facoltà degli Stati membri. Si sottolinea come tale cooperazione, coordinata a livello europeo, consenta valutazioni comuni sui fenomeni emergenti e renda possibile un intervento più tempestivo ed efficace nei casi di effettiva sussistenza di pratiche sleali.

     

    Si rileva, inoltre, come il rafforzamento della tutela transnazionale assuma rilievo anche nei casi in cui gli operatori coinvolti facciano capo a soggetti stabiliti in Paesi terzi, ma operanti nel mercato europeo. Si evidenzia come il nuovo regolamento estenda in parte i poteri di intervento anche in tali ipotesi, laddove la pratica sleale si manifesti all’interno dei confini dell’Unione europea, superando alcune delle limitazioni che, in precedenza, avevano ridotto l’efficacia della sola direttiva nei confronti di gruppi distributivi con sede legale extra-UE.

     

    Si sottolinea, in questo quadro, come il sistema agroalimentare europeo, e in particolare quello fondato su piccole e piccolissime imprese, continui a presentare condizioni di vulnerabilità strutturale nei confronti degli operatori posti a valle della filiera, che esercitano un potere contrattuale sensibilmente maggiore. Si evidenzia come il combinato disposto della direttiva e del nuovo regolamento abbia colmato una lacuna storica, ponendo le basi di un contesto più equilibrato, pur permanendo la necessità che gli operatori dispongano concretamente degli strumenti e della forza necessaria per far emergere e contestare le condotte sleali.

    Si rileva, inoltre, come il percorso normativo europeo non possa ancora dirsi concluso, essendo in discussione un ulteriore intervento legislativo volto a trasformare la direttiva stessa in regolamento, con conseguente rafforzamento del livello di uniformità e di cogenza della disciplina in tutti gli Stati membri. Si sottolinea come tale passaggio assumerebbe una rilevanza notevole sotto il profilo sistematico, anche perché consentirebbe di recepire e valorizzare le esperienze nazionali più avanzate, in particolare quelle maturate in Francia e in Spagna, che negli anni hanno introdotto strumenti aggiuntivi di contrasto alle pratiche sleali.

     

    Si evidenzia come, nell’ambito del dibattito in corso, assuma rilievo anche il tema della vendita sottocosto, già affrontato in Italia in sede di attuazione nazionale e suscettibile di diventare oggetto di ulteriore approfondimento a livello europeo. Si sottolinea come il futuro iter legislativo, una volta formalizzata la proposta della Commissione, richiederà il coinvolgimento del Parlamento europeo, del Consiglio e del successivo trilogo, ai fini della definizione di una posizione comune.

    Con riguardo alle implicazioni per i prodotti a indicazione geografica, si evidenzia come queste risultino particolarmente significative per l’Emilia-Romagna, che si distingue a livello europeo per il valore complessivo delle proprie produzioni DOP e IGP. Si sottolinea come produzioni quali Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma e Aceto Balsamico di Modena rappresentino esempi emblematici di filiere ad alto valore aggiunto, fortemente esposte, proprio in ragione della loro rilevanza economica, agli squilibri contrattuali e al rischio di pratiche sleali da parte degli operatori più forti collocati a valle.

     

    Si rileva altresì come il sistema delle indicazioni geografiche sia stato recentemente rafforzato attraverso il nuovo regolamento europeo che ha riordinato unitariamente la materia, configurandosi come un vero e proprio testo unico della qualità agroalimentare. Si evidenzia come tale regolamento abbia accresciuto in modo significativo il ruolo dei consorzi, attribuendo loro funzioni ulteriori rispetto alla tradizionale attività di tutela, tra cui, ad esempio, responsabilità in materia di turismo enogastronomico e più ampi compiti di valorizzazione economica e territoriale.

     

    Si sottolinea, inoltre, come sia in corso una fase di attuazione applicativa di tale regolamento e come, in tale contesto, sia emersa l’esigenza di accompagnare il sistema regionale delle indicazioni geografiche nella comprensione e nell’attuazione delle nuove funzioni e opportunità. Si evidenzia, in particolare, l’attesa per il nuovo piano d’azione annunciato a livello europeo, il cui percorso dovrebbe svilupparsi nel corso del 2026 con successiva presentazione nel 2027.

    Si rileva come tale piano d’azione, costruito sul modello di quello già adottato per il biologico, possa costituire uno strumento di particolare rilievo per le Regioni con una forte presenza di indicazioni geografiche, rafforzando le misure già previste dal regolamento, sia sotto il profilo economico-finanziario sia sotto quello delle alleanze transnazionali e della promozione commerciale. Si sottolinea, in particolare, la rilevanza delle iniziative europee di promozione dei marchi DOP e IGP, finalizzate ad ampliarne la conoscenza nei Paesi dell’Unione nei quali tali produzioni risultano ancora meno diffuse, nonché a fornire ai consorzi strumenti più efficaci di valorizzazione e presenza sul mercato.

     

    Si evidenzia, in conclusione, come l’evoluzione normativa europea in materia di pratiche commerciali sleali e di indicazioni geografiche assuma una rilevanza particolarmente elevata per il sistema agroalimentare emiliano-romagnolo, sia sotto il profilo della tutela degli operatori più deboli della filiera, sia sotto quello della valorizzazione delle produzioni di qualità e del rafforzamento competitivo del comparto nel mercato europeo e internazionale.

    Si evidenzia come il dibattito sulla riforma della politica agricola comune si sia sviluppato in modo ampio e approfondito, anche alla luce dei rilievi formulati dalla Corte dei conti europea in merito ai possibili effetti della nuova architettura dei pagamenti, con particolare riferimento alla maggiore complessità nella tracciabilità e nella capacità di controllo delle risorse erogate. Si sottolinea come tali criticità pongano interrogativi rilevanti in ordine alla trasparenza e all’efficacia dell’utilizzo dei fondi agricoli europei, pur in presenza di un sistema di controllo che, nel complesso, viene descritto come funzionante.

     

    Si rileva, infatti, come il sistema europeo di contrasto alle frodi, articolato su più livelli e comprendente, tra gli altri, l’operato dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), istituito ai sensi del Regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013, consenta un monitoraggio significativo dell’utilizzo delle risorse dell’Unione. Si evidenzia come OLAF svolga funzioni di indagine amministrativa nei casi di sospetto uso illecito dei fondi europei, operando in coordinamento con le autorità nazionali competenti. I dati disponibili, anche alla luce delle relazioni della Corte dei conti europea, indicano un livello di irregolarità complessivamente contenuto, attestato al di sotto del 2% delle risorse erogate. Si evidenzia tuttavia come l’elevata entità dei finanziamenti destinati al settore agricolo, che per il caso italiano supera i 50 miliardi di euro nell’arco della programmazione, renda necessario il mantenimento di elevati standard di controllo e vigilanza.

     

    Con riferimento al profilo della centralizzazione della PAC e alla prospettiva di un fondo unico, si evidenzia come la proposta iniziale della Commissione europea, che prevedeva una riduzione significativa delle risorse, stimata intorno al 25%, e la confluenza degli interventi agricoli in un contenitore finanziario unitario, abbia sollevato forti preoccupazioni a livello istituzionale e territoriale. Si sottolinea come tali preoccupazioni siano state in parte superate a seguito di una revisione dell’impostazione iniziale, che ha condotto a una sostanziale ricostituzione della dotazione finanziaria della PAC.

     

    Si evidenzia, in particolare, come la revisione di medio termine del bilancio dell’Unione abbia reso disponibili ulteriori risorse, quantificate in circa 45 miliardi di euro, cui si aggiunge la possibilità per gli Stati membri di destinare alla PAC una quota fino al 10% del fondo unico, per un ammontare complessivo stimato in circa 90 miliardi di euro. Si rileva come tale riallocazione consenta di mantenere un livello di finanziamento della PAC sostanzialmente equivalente, se non leggermente superiore, rispetto alla programmazione in corso, il cui valore complessivo è pari a circa 384 miliardi di euro fino al 31 dicembre 2027.

     

    Si sottolinea tuttavia come, a fronte della relativa stabilizzazione delle risorse, resti aperta la questione centrale relativa alla definizione del modello di governance della futura PAC. Si evidenzia come le nuove forme di flessibilità attribuite agli Stati membri possano determinare un processo di parziale rinazionalizzazione delle politiche agricole, con conseguenti implicazioni sul ruolo delle Regioni. Si rileva, infatti, come la gestione delle risorse continui a essere incardinata nel piano strategico nazionale, all’interno del quale le Regioni sono chiamate a operare attraverso meccanismi di concertazione istituzionale, in particolare mediante la Conferenza Stato-Regioni.

    Si evidenzia pertanto come il ruolo delle Regioni non risulti formalmente ridimensionato, ma richieda una maggiore capacità di intervento anticipato e di coordinamento, al fine di incidere efficacemente sulle scelte nazionali e garantire un adeguato radicamento territoriale delle politiche agricole. Si sottolinea come tale profilo assuma particolare rilevanza anche in relazione alla possibile riduzione della capacità delle Regioni di orientare direttamente le politiche di sviluppo rurale, con potenziali effetti sulle misure destinate alla biodiversità, all’agricoltura biologica e agli interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico.

     

    Si rileva, infine, come la definizione della futura PAC si collochi in un processo negoziale ancora in corso, destinato a svilupparsi fino alla conclusione del ciclo programmatorio nel 2027, e come, in tale contesto, risulti determinante la capacità degli attori istituzionali di definire un quadro regolatorio coerente con le esigenze dei territori e dei sistemi produttivi.

    Si evidenzia come il settore vitivinicolo rappresenti un ambito di particolare rilevanza per il sistema produttivo regionale, caratterizzato da una significativa dimensione economica, da una forte proiezione internazionale e da una struttura produttiva articolata, con circa 15.000 aziende e una superficie vitata pari a circa 60.000 ettari. Si sottolinea come tale settore abbia beneficiato in modo rilevante degli strumenti della PAC, in particolare attraverso l’Organizzazione Comune di Mercato (OCM) vitivinicola.

     

    Si rileva come gli interventi previsti dall’OCM abbiano contribuito in maniera determinante al rafforzamento della competitività del settore, attraverso misure quali la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, gli investimenti nelle strutture produttive, il sostegno alla promozione nei mercati esteri e il miglioramento della qualità delle produzioni. Si evidenzia come tali strumenti abbiano consentito al sistema vitivinicolo italiano di raggiungere livelli di esportazione prossimi ai 9 miliardi di euro, confermando il ruolo strategico del comparto nel contesto agroalimentare nazionale ed europeo.

     

    Si sottolinea come, nell’ambito della nuova PAC, sia stato garantito il mantenimento delle risorse destinate all’OCM vitivinicola, in misura almeno equivalente a quella della programmazione precedente, assicurando così la continuità degli strumenti di sostegno al settore. Si evidenzia tuttavia come la futura configurazione delle misure dipenderà dalle scelte regolatorie ancora in fase di definizione, con possibili implicazioni sulla struttura e sulle modalità di attuazione degli interventi.

    Si rileva, inoltre, come le politiche di sostegno al settore vitivinicolo siano chiamate a confrontarsi con nuove sfide, tra cui la necessità di ridurre l’utilizzo di fitofarmaci, promuovere l’introduzione di vitigni resistenti e sostenere processi di innovazione tecnologica e ambientale.

     

    Si evidenzia come tali innovazioni possano contribuire a una nuova valorizzazione del settore vitivinicolo, rafforzandone la sostenibilità e la competitività, anche in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni commerciali e dall’introduzione di nuovi dazi. Si sottolinea, infine, come la capacità di adattamento del settore dipenderà dalla combinazione tra stabilità delle risorse finanziarie, adeguatezza degli strumenti regolatori e capacità degli operatori di cogliere le opportunità offerte dal nuovo quadro europeo.

     

    Si evidenzia come una delle questioni centrali emerse nel dibattito riguardi il nuovo ruolo dei consorzi di tutela, alla luce delle più recenti evoluzioni normative europee. Si sottolinea come il riconoscimento del valore dell’export, delle produzioni DOP e IGP e del made in Italy non sia di per sé sufficiente, se non accompagnato da una capacità concreta di tradurre le nuove opportunità normative e finanziarie in strumenti operativi efficaci per le filiere.

     

    Si rileva, in particolare, come il sistema italiano delle indicazioni geografiche presenti una forte frammentazione, con oltre 800 indicazioni geografiche, a fronte di un numero assai più limitato di consorzi effettivamente in grado di gestire le nuove funzioni attribuite dalla normativa europea. Si evidenzia come soltanto i consorzi strutturati e pienamente funzionanti siano oggi in condizione di utilizzare in modo efficace gli strumenti messi a disposizione dall’Unione europea, comprese le nuove risorse destinate alla promozione, recentemente incrementate oltre i 200 milioni di euro.

     

    Si sottolinea come, più che di nuove regole o di nuova legislazione regionale, emerga l’esigenza di rafforzare la capacità organizzativa, gestionale e progettuale dei consorzi, anche attraverso strumenti di formazione e accompagnamento. Si evidenzia, a tal fine, l’importanza di iniziative specifiche rivolte ai direttori dei consorzi, finalizzate a sviluppare competenze adeguate rispetto a funzioni che risultano oggi molto più complesse rispetto al passato, comprendendo non soltanto la tutela, ma anche la promozione, la gestione dell’offerta e il coordinamento della filiera.

     

    Si rileva come la capacità di governo dell’offerta rappresenti uno dei nodi più delicati per le filiere di qualità. Si evidenzia, a titolo esemplificativo, come le difficoltà recentemente registrate nell’area del Grana Padano siano riconducibili anche a una gestione non sufficientemente efficace della programmazione produttiva, a differenza di quanto avviene in altri comparti, come quello del Parmigiano Reggiano, nei quali la disciplina delle quote produttive risulta più rigorosa e rispettata. Si sottolinea pertanto come la tenuta e la competitività delle filiere dipendano in misura crescente dalla capacità dei consorzi di esercitare pienamente le proprie funzioni di organizzazione della produzione e regolazione dell’offerta.

     

    Si evidenzia, infine, come il rafforzamento dei consorzi non produca effetti limitati al solo comparto agroalimentare, ma si rifletta anche su altri settori collegati, tra cui la meccanica, la chimica e l’insieme delle filiere industriali che ruotano attorno all’agroindustria di qualità. Si sottolinea pertanto come tale tema debba essere oggetto di un’attenzione specifica da parte del legislatore regionale, in una prospettiva di rafforzamento sistemico dell’intera filiera. In tale contesto, si evidenzia come la politica di sviluppo rurale persegua i nove obiettivi della PAC orientando l’azione pubblica verso il rafforzamento della competitività delle imprese, il sostegno al reddito e all’occupazione, il ricambio generazionale, la sostenibilità ambientale e climatica, la tutela della biodiversità, la digitalizzazione e il trasferimento di conoscenze, nonché la valorizzazione dei territori rurali e marginali, anche in funzione della prevenzione del dissesto idrogeologico e della coesione territoriale.

     

    Si evidenzia, altresì, come il quadro finanziario dello sviluppo rurale regionale ammonti complessivamente a 1.019,79 milioni di euro, ripartiti tra competitività per 395,4 milioni, ambiente e clima per 379,9 milioni, sviluppo del territorio per 166,5 milioni, conoscenza e innovazione (AKIS) per 52,8 milioni e assistenza tecnica per 25,1 milioni, delineando una distribuzione equilibrata delle risorse tra obiettivi economici, ambientali e territoriali. Si rileva come, dall’avvio della programmazione, siano stati emanati complessivamente 83 bandi che hanno condotto alla concessione di 455 milioni di euro, pari al 45% delle risorse programmate, mentre le risorse effettivamente erogate ammontano a 169 milioni di euro, a dimostrazione di un avanzamento significativo ma ancora in fase di consolidamento.

     

    Si sottolinea come nel solo anno 2025 siano stati attivati 30 bandi per un valore complessivo di 286 milioni di euro, di cui 198,4 milioni destinati alla competitività e al reddito delle imprese, 42,4 milioni alle misure ambientali e climatiche, 25,4 milioni allo sviluppo territoriale e 20 milioni al sistema della conoscenza e innovazione, mentre per il 2026 si prevede l’attivazione di ulteriori interventi per circa 168 milioni di euro, tra cui 50 milioni per indennità compensative nelle aree svantaggiate, 28 milioni per la prevenzione del dissesto idrogeologico, oltre 27 milioni per il cosiddetto “pacchetto giovani” e circa 20 milioni per il settore forestale, confermando una forte attenzione sia alla resilienza territoriale sia al ricambio generazionale.

     

    Si evidenzia come i risultati conseguiti in ambito ambientale e produttivo siano particolarmente rilevanti, avendo interessato 305.766 ettari, pari al 29% della superficie agricola utilizzata regionale, percentuale che sale al 46% considerando anche le indennità compensative e i trascinamenti, con 167 mila ettari destinati all’agricoltura biologica, 70 mila alla produzione integrata e 15 mila alla biodiversità. Si rileva come tali interventi abbiano prodotto effetti misurabili, tra cui una riduzione dell’apporto di azoto pari a 12,6 kg/ha/anno, una diminuzione del 32% nell’utilizzo di prodotti ad alta tossicità, una riduzione stimata di almeno il 5% delle emissioni di CO₂ a livello regionale e un contenimento del rischio erosivo pari a oltre 1,17 milioni di tonnellate di suolo non disperso, cui si aggiunge una riduzione delle emissioni di ammoniaca di 5.372 tonnellate annue, corrispondente a circa il 13% delle emissioni agricole regionali.

     

    Si sottolinea, inoltre, come la strategia regionale abbia inciso in modo significativo sul ricambio generazionale, con quasi 2.000 giovani agricoltori insediati, con un’età media di 29 anni e una presenza del 36% in aree montane, accompagnati da investimenti pari a 191 milioni di euro e da incrementi rilevanti della produttività del lavoro (+37%) e del valore aggiunto (+46%), a dimostrazione della capacità delle politiche pubbliche di generare effetti strutturali sul sistema produttivo.

     

    Si evidenzia altresì il ruolo centrale del sistema della conoscenza e dell’innovazione, con 314 progetti di trasferimento tecnologico realizzati, di cui il 54% orientati alla competitività e il 46% agli obiettivi ambientali, oltre al coinvolgimento di 32.000 partecipanti in attività formative e 1.569 in scambi interaziendali, a testimonianza di un rafforzamento significativo del legame tra ricerca e sistema agricolo. Si rileva, infine, come le politiche di sviluppo territoriale abbiano interessato oltre 166.000 cittadini attraverso interventi su infrastrutture, servizi pubblici e strutture sociosanitarie, nonché mediante la realizzazione di 15 impianti da fonti rinnovabili, mentre sul fronte delle infrastrutture digitali si evidenzia il completamento degli interventi di banda ultra larga con investimenti pari a 50,8 milioni di euro a beneficio di circa 335.000 residenti, consolidando ulteriormente le condizioni per la competitività e l’innovazione del sistema rurale regionale.

     

    Si sottolinea come tali dinamiche incidono in modo diretto sul sistema agroalimentare dell’EmiliaRomagna, Regione caratterizzata da una filiera agroalimentare altamente specializzata e da una forte integrazione nei mercati globali. La Regione ha già avviato numerose iniziative volte a promuovere la sostenibilità della filiera agroalimentare, a sostenere la competitività delle imprese agricole e a garantire la qualità dei prodotti, in coerenza con gli obiettivi europei e con le strategie regionali in materia di agricoltura e sviluppo rurale. L’aggiornamento delle norme sulle pratiche commerciali sleali potrebbe pertanto rappresentare un’opportunità significativa per la Regione, favorendo la trasparenza della filiera, la tutela degli agricoltori e la competitività delle imprese agroalimentari.

     

    Alla luce di quanto sopra, la Commissione invita la Giunta regionale a seguire con attenzione l’iter dell’iniziativa, valutando l’impatto sulla normativa regionale e le opportunità di partecipazione alla fase ascendente, e a rafforzare le misure regionali a sostegno della filiera agroalimentare, in coerenza con le priorità delineate dalla Commissione europea.


    [1] Il regolamento non è ancora stato adottato, tuttavia qui è possibile trovare il testo adottato dal Parlamento a Febbraio 2026. https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-10-2025-0153-AM-085-085_IT.pdf