Processo verbale n. 9
Seduta del 2 aprile 2026
Il giorno 2 aprile 2026, alle ore 14,30, la Commissione Per la parità e per i diritti delle persone e Cultura è convocata con nota prot. n. PG/2026/10600 del 27/03/2026, presso Sala B-C - Viale Aldo Moro 50, Bologna.
Partecipano alla seduta i consiglieri:
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Cognome e nome |
Qualifica |
Gruppo |
Voto |
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CARLETTI Elena |
Presidente |
PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE |
12 |
Assente |
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ANCARANI Valentina |
Vicepresidente |
PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE |
5 |
Presente |
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PULITANÒ Ferdinando |
Vicepresidente |
FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI |
7 |
Presente |
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ARDUINI Maria Laura |
Componente |
PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE |
2 |
Presente |
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BOSI Niccolò |
Componente |
PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE |
5 |
Presente |
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BURANI Paolo |
Componente |
ALLEANZA VERDI SINISTRA - COALIZIONI CIVICHE - POSSIBILE |
1 |
Presente |
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CASADEI Lorenzo |
Componente |
MOVIMENTO 5 STELLE |
1 |
Presente |
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CASTALDINI Valentina |
Componente |
FORZA ITALIA - BERLUSCONI - UGOLINI PRESIDENTE - NOI MODERATI |
2 |
Assente |
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FIAZZA Tommaso |
Componente |
LEGA SALVINI EMILIA ROMAGNA - IL POPOLO DELLA FAMIGLIA |
1 |
Assente |
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GORDINI Giovanni |
Componente |
CIVICI, CON DE PASCALE PRESIDENTE |
1 |
Presente |
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LARGHETTI Simona |
Componente |
ALLEANZA VERDI SINISTRA - COALIZIONI CIVICHE - POSSIBILE |
2 |
Presente |
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LEMBI Simona |
Componente |
PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE |
2 |
Presente |
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PALDINO Vincenzo |
Componente |
CIVICI, CON DE PASCALE PRESIDENTE |
1 |
Assente |
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PESTELLI Luca |
Componente |
FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI |
2 |
Presente |
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PETITTI Emma |
Componente |
PARTITO DEMOCRATICO - DE PASCALE PRESIDENTE |
2 |
Assente |
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SASSONE Francesco |
Componente |
FRATELLI D'ITALIA - GIORGIA MELONI |
2 |
Presente |
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UGOLINI Elena |
Componente |
ELENA UGOLINI PRESIDENTE RETE CIVICA |
2 |
Assente |
È presente il consigliere Paolo CALVANO (PD) in sostituzione di Elena CARLETTI (PD).
Sono altresì presenti i consiglieri: Priamo BOCCHI (FdI), Barbara LORI (PD), Nicola MARCELLO (FdI).
Presiede la seduta: Valentina Ancarani
Assiste la segretaria: Monica Bernardi
Funzionario estensore: Antonella Agostini
Assume la presidenza la Vicepresidente Valentina Ancarani.
La presidente ANCARANI dichiara aperta la seduta alle ore 14,35.
- Approvazione del processo verbale n. 8 del 2026
La Commissione approva all’unanimità
2144 -Relazione per la Sessione europea dell'Assemblea legislativa per l'anno 2026, ai sensi dell'art. 5 della L.R. 16/2008.
La presidente ANCARANI introduce l’oggetto n. 2144 sul quale la Commissione è chiamata ad esprimere il parere consultivo alla Commissione referente Bilancio, Affari generali e istituzionali, dando atto che i consiglieri hanno già avuto a disposizione la proposta di parere. Ringrazia gli uffici per il lavoro di coordinamento svolto e cede la parola ai relatori.
La relatrice LORI e il relatore di minoranza BOCCHI illustrano la relazione soffermandosi sulle parti di competenza della Commissione.
La presidente ANCARANI ringrazia e apre la discussione.
Intervengono i consiglieri BOSI, LARGHETTI e LEMBI sui principali temi d’interesse.
Replicano la relatrice LORI e il relatore di minoranza BOCCHI.
La presidente ANCARANI, in assenza di ulteriori interventi, pone in votazione il parere sull’oggetto 2144.
La Commissione Per la parità e per i diritti delle persone e Cultura esprime, per quanto di competenza, con 30 voti a favore (PD, AVS, M5S), nessun contrario e 11 astenuti (FdI) il seguente parere:
“Con riferimento agli atti preannunciati dalla Commissione europea nel Programma di lavoro per il 2026, la VI Commissione assembleare, ritiene di particolare interesse le seguenti iniziative dell’Allegato I:
Sostenere le persone e rafforzare le nostre società e il nostro modello sociale
Obiettivo n. 27 - Equità
Rafforzamento della garanzia per l’infanzia (carattere non legislativo, secondo trimestre 2026)
Proteggere la nostra democrazia, difendere i nostri valori
Obiettivo n. 35 - Uguaglianza
Strategia per la parità di genere 2026-2030 (carattere non legislativo, primo trimestre 2026)
Tali iniziative risultano focali poiché si intersecano con l’attività svolta da questa Commissione assembleare con riferimento alle attività della Sessione europea degli anni precedenti nonché con le politiche attuate in materia dalla Regione Emilia-Romagna.
In relazione ad entrambi gli obiettivi questa Commissione assembleare ha previsto un focus di approfondimento attraverso l’audizione di Maria R. Mollica (Team Leader per il contrasto alla violenza contro le donne - Commissione europea) per l’obiettivo n. 35 e di Andrea Moreschi (Policy Officer per le politiche per il reddito minimo - Commissione europea) e di Stefano Rimini (Social Policy Advisor – UNICEF) per l’obiettivo n. 27.
Con riferimento all’obiettivo n. 27 – Equità “Rafforzamento della garanzia per l’infanzia” occorre premettere che con la Raccomandazione (UE) 2021/1004 del Consiglio del 14 giugno 2021 è stata istituita la “Garanzia per l’infanzia”, con l’obiettivo di “prevenire e combattere l’esclusione sociale garantendo l’accesso dei minori bisognosi a una serie di servizi fondamentali, contribuendo in questo modo alla difesa dei diritti dei minori tramite la lotta alla povertà infantile e alla promozione delle pari opportunità”. Ora, l’Unione si propone di intensificare la propria azione “al fine di prevenire e combattere l’esclusione sociale attraverso l’istruzione, l’assistenza sanitaria e altri servizi pubblici essenziali” (v. “Orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2024-2029”, luglio 2024). Si tratta di una necessità particolarmente avvertita, tanto che nel luglio 2024 il Parlamento europeo ha approvato la Risoluzione del 21 novembre 2023 “Prima i bambini - Rafforzare la garanzia per l’infanzia due anni dopo la sua adozione (2023/2811(RSP))”.
Più nello specifico, il rafforzamento della “Garanzia per l’infanzia” sarà strettamente connesso alla pubblicazione della “Strategia contro la povertà”, anch’essa prevista dall’obiettivo n. 27 del Programma di lavoro della Commissione europea per il 2026. Infatti, come ivi espressamente dichiarato: “a supporto della strategia vi sarà una garanzia per l’infanzia rafforzata, che comprenderà investimenti e riforme per affrontare il problema della povertà infantile”.
La consapevolezza di base è che uno dei principali fattori che determinano l’esclusione sociale dei minori è la disparità di accesso ai servizi fondamentali, essenziali per il loro benessere e lo sviluppo delle competenze sociali, cognitive ed emotive, con ripercussioni per le loro prospettive future.
I minori che vivono in condizioni di povertà o di disagio hanno maggiori probabilità di incontrare ostacoli nell’accesso all’educazione e cura della prima infanzia, a un’istruzione inclusiva, all’assistenza sanitaria, a un’alimentazione sana e a un alloggio adeguato. Migliorare la parità di accesso ai servizi fondamentali, promuovere le pari opportunità e combattere la povertà infantile è essenziale per superare l’esclusione sociale, anche nell’ottica del rispetto del principio n. 11 del “Pilastro europeo dei diritti sociali” in materia di assistenza all’infanzia e sostegno ai minori.
L’attuale “Garanzia per l’infanzia” dedica altresì attenzione alla prospettiva di genere e alla discriminazione dei minori, anche in base al sesso, all’orientamento sessuale o alla discriminazione dei loro genitori. Considera, inoltre, prospettive di svantaggio specifiche in relazione ai minori senza fissa dimora o versanti in situazioni di grave disagio abitativo, ai minori con disabilità o con bisogni educativi speciali, ai minori migranti o appartenenti a minoranze etniche (in particolare Rom), oltre che ai minori che si trovano in strutture di assistenza istituzionale o in affidamento familiare nonché a coloro che crescono in situazioni familiari precarie.
Aree potenziali per ulteriori interventi potrebbero essere la preparazione del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP), il miglioramento dei programmi di refezione scolastica per garantire un’alimentazione sana e nutriente agli studenti durante le ore di attività scolastica, assegni familiari nonché il rafforzamento della governance e il sostegno all’attuazione a livello locale, al fine di coordinare meglio la fornitura dei servizi tra diverse aree e livelli amministrativi. Altro punto focale sono i servizi educativi e di cura per la prima infanzia (Early Childhood Education and Care – ECEC) che coinvolgono, in genere, bambini dalla nascita fino all’età di ingresso all’istruzione primaria (di norma 6 anni d’età) e comprendono, per esempio, l’assistenza diurna fornita dai centri per bambini e famiglie e l’assistenza prescolare, i cui benefici in termini di sviluppo cognitivo, abilità sociali e risultati scolastici nel corso della vita sono maggiori per i minori i bambini provenienti da contesti svantaggiati i quali, tuttavia, sono i meno propensi a partecipare. Inoltre, non si può non ricordare che la mancanza di assistenza all’infanzia gratuita dopo la fine del congedo di maternità retribuito porta a una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e, per l’effetto, a un rischio più elevato di povertà tra le famiglie con bambini.
Il tema coinvolge una molteplicità di soggetti e livelli di interesse e, a tal proposito, si ricorda il programma pilota “Child Guarantee”, annunciato da Commissione Europea e UNICEF per rispondere alla problematica della povertà infantile. Il programma, realizzato in sette Stati membri dell’UE tra cui l’Italia, prevede l’utilizzo di approcci innovativi per sistemi di intervento per il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale minorili. Il programma prevede quattro macroaree strategiche e di priorità di intervento: educazione e cura, in particolare in relazione all’universalità dei servizi 0-6 anni, alla garanzia di un pasto sano al giorno e al contrasto alla dispersione scolastica; salute, relativamente al rafforzamento della pediatria, alla salute mentale e alla prevenzione materno-infantile; diritto all’abitare e governance e sistema integrato.
In merito alle risorse impiegate, attualmente gli Stati membri in cui il tasso di povertà infantile supera la media dell’UE (23,4% – AROPE 2017–2019) dovrebbero destinare almeno il 5% delle risorse del Fondo sociale europeo Plus (FSE+) alla lotta contro la povertà infantile. Gli altri Stati membri devono, comunque, assegnare una quota adeguata dei fondi FSE+ allo stesso obiettivo.
Le risorse del FSE+ possono essere impiegate per sperimentare o rafforzare interventi finalizzati a migliorare l’accesso ai servizi essenziali, ottimizzare l’utilizzo dei bilanci pubblici a livello nazionale, regionale e locale e sviluppare servizi e programmi nuovi o potenziati, capaci di raggiungere in modo più efficace i minori a rischio di povertà o esclusione sociale.
A livello regionale, in relazione ai Programmi regionali FESR e FSE+ 2021-2027, sono state destinate risorse per oltre 3 miliardi di euro. In particolare, per il Programma Regionale (PR) FSE+ sono state avviate tutte le priorità e gli obiettivi specifici previsti e si sono registrati impegni pari a 660 milioni di euro e 158 milioni di euro di spese certificate, a fronte di 3.726 progetti selezionati. Tra questi, circa il 41% sono riconducibili a interventi di inclusione sociale quali, per esempio, misure a sostegno dell’ampliamento dell’offerta e dell’accesso al sistema integrato dei servizi educativi per l’infanzia, misure per la riduzione degli oneri a carico delle famiglie per i bambini in età 0-3 anni ed azioni di sviluppo del sistema dei servizi educativi extrascolastici per bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni nell’ambito delle strategie territoriali ATUSS (Agende Trasformative Urbane per lo Sviluppo Sostenibile).
Per ciò che riguarda, invece, il quadro normativo generale in tema di promozione e protezione dell’infanzia e adolescenza, la Regione Emilia-Romagna ha adottato un approccio trasversale; si ricordano, a titolo esemplificativo, le seguenti leggi regionali: 12 marzo 2003, n. 2 recante “Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”; 28 luglio 2008, n. 14 recante “Norme in materia di politiche per le giovani generazioni”; 25 novembre 2016, n. 19 recante “Servizi educativi per la prima infanzia, abrogazione della L.R. n. 1 del 10 gennaio 2020”; 27 giugno 2014, n. 6 recante “Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere” (in particolare, relativamente agli interventi per minori testimoni di violenza di genere e al sostegno all’accesso ai servizi educativi). L’attenzione al benessere di minori e adolescenti e alle politiche familiari è presente anche nel Programma di mandato della XII Legislatura, che si pone una serie di obiettivi operativi attraverso i quali realizzare una comunità più coesa, equa e solidale.
Dal punto di vista operativo, anche nel 2025 la Regione Emilia-Romagna ha sostenuto e qualificato il Sistema integrato dei servizi educativi per l’infanzia (0/6), rafforzando l’offerta complessiva dei servizi educativi (pubblici e privati), riconoscendo che l’investimento precoce in educazione e il miglioramento della qualità educativa e dell’accessibilità sono determinanti sul piano pedagogico e producono, altresì, benefici in ottica di equità e coesione sociale.
I profondi cambiamenti sociali e demografici sono stati, inoltre, affrontati nel 2025 grazie ad un bando a sostegno dei progetti di consolidamento, riorganizzazione e adeguamento dei servizi scolastici ed educativi, in particolare nei Comuni montani a forte rischio di spopolamento o delle aree interne o, ancora, colpiti da emergenze come i recenti eventi alluvionali (D.G.R. 4 agosto 2025, n. 1325).
Ancora, nel corso del 2025, la Regione si è impegnata riducendo le rette per l’iscrizione ai Nidi per i nuclei con ISEE fino a 26.000 euro e prevedendo la gratuità delle stesse nei Comuni montani per i nuclei con ISEE fino a 40.000 euro. È stata, inoltre, ampliata l’offerta di posti Nido per gli anni educativi 2024/2025 e 2025/2026. Le risorse europee investite sull’ampliamento dei posti Nido e sull’abbattimento/riduzione delle rette hanno la finalità di favorire l’equità e contrastare l’esclusione e la povertà nonché, evidentemente, di incidere positivamente sul bilancio famigliare.
Occorre, certamente, menzionare l’avvio di un processo che condurrà all’approvazione di linee guida regionali sull’educazione all’aperto per il Sistema 0/6 nell’ottica di promuovere, anche per i più piccoli, uno stile di vita sano.
Nell’ambito della tutela dei minori, con D.G.R. 30 giugno 2025, n. 1046 è stato approvato il programma finalizzato per l’affido familiare 2025-2027, al fine di rafforzare i Centri per l’affido presenti, anche alla luce delle Linee statali di indirizzo per l’affidamento familiare ratificate in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni l’8 febbraio 2024. Col medesimo atto è stato approvato anche il Programma finalizzato “Azioni di contrasto alla povertà minorile, educativa, relazionale e a contrasto del fenomeno del ritiro sociale di preadolescenti ed adolescenti”, a cui è stato confermato un finanziamento di € 2.350.000,00 per l’anno 2025.
Con D.G.R. 20 ottobre 2025, n. 1679 è stato approvato e finanziato un programma per la formazione e il consolidamento delle attività delle équipe di secondo livello (presenti in ogni azienda sanitaria e formate da operatori sociosanitari) che si occupano di bambini/e ed adolescenti con particolari vulnerabilità personali e familiari, ivi comprese situazioni di sospetti maltrattamenti e abusi. Attraverso il coordinamento regionale è proseguita l’implementazione, in tutti i 38 ambiti distrettuali della Regione, delle Linee di indirizzo nazionali aventi ad oggetto “L’intervento con bambini e famiglie in situazioni di vulnerabilità” (P.I.P.P.I). Il suddetto Programma è esteso a valere anche sulle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), Missione 5 “inclusione e coesione” sub-investimento 1.1.1 “Sostegno alle capacità genitoriali e prevenzione della vulnerabilità delle famiglie”.
Inoltre, in coerenza con il programma di Mandato della Giunta regionale della XII legislatura, la Regione Emilia-Romagna ha ampliato le risorse rivolte al Supporto nei primi 1000 giorni di vita, in particolare attraverso l’attività della rete dei Centri per le famiglie e ha incrementato le risorse destinate ai Centri per le Famiglie, programmando nuove attività e servizi all’interno dei Centri affinché i genitori possano accedere ad una maggiore offerta di consulenze educative, attività di socializzazione e supporto reciproco tra famiglie e a servizi di mediazione familiare e supporto per le coppie in difficolta (DGR n. 586/25 e Det. n. 19678/25).
Sono state altresì approvate le Linee di indirizzo sugli spazi d’ascolto scolastici (D.G.R. 9 dicembre 2025, n. 2059), nell’ottica di promuovere condizioni di salute fisica, mentale e sociale delle giovani generazioni sempre migliori e consentire pari opportunità di crescita e di realizzazione personale.
In conclusione, è necessario ricordare che tra maggio e giugno 2025 è stata realizzata la prima edizione degli Stati Generali dell’infanzia e dell’adolescenza dal titolo “Oltre gli schermi: dignità e diritti” dedicata al ruolo ed agli effetti degli schermi digitali, delle nuove tecnologie e dei media nella vita dei bambini e bambine e negli adolescenti. Il tema è stato affrontato sotto diverse prospettive, non solo educative e relazionali ma anche di salute, diventando un’occasione di dialogo e confronto tra professionisti, genitori e collettività.
Tenuto conto della rilevanza del tema, si chiede alla Giunta e all’Assemblea legislativa, ciascuna per la propria parte di competenza, di approfondire quali azioni dovranno essere realizzate dalla Regione Emilia-Romagna al fine di perseguire gli obiettivi previsti dal “Rafforzamento della garanzia per l’infanzia”, anche alla luce delle politiche regionali già attuate.
La “Strategia per la parità di genere 2026-2030” di cui all’obiettivo n. 35 - Uguaglianza è stata recentemente adottata con COM (2026) 113 final del 5.3.2026.
L’impegno per la parità di genere 2026-2030 trae origine dalla precedente strategia 2020-2025, avvalorando la costante attenzione della Commissione europea sul tema. Si ricorda, inoltre, la recente COM (2025) 97 final del 7 marzo 2025 recante “Tabella di marcia per i diritti delle donne” sulla quale, tra l’altro, questa Commissione assembleare ha espresso parere in occasione della Sessione europea dello scorso anno.
In particolare, la “Tabella di marcia per i diritti delle donne” traccia una visione a lungo termine per il raggiungimento della parità di genere nell’Unione Europea fornendo, al contempo, le basi per le future politiche europee. Difatti, la “Strategia per la parità di genere 2026-2030” da un lato si propone di tratteggiare concretamente le azioni che la Commissione europea intende attuare nei prossimi cinque anni per sostenere il raggiungimento della parità di genere, dall’altro affronta nuove minacce, come la violenza informatica di genere, le narrazioni anti-genere e i rischi legati all’intelligenza artificiale che colpiscono in particolare le donne. Del resto, già nel luglio 2024 l’allora candidata alla carica di Presidente della Commissione europea von der Leyen, negli “Orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2024-2029”, si impegnava a proporre una “nuova strategia per la parità di genere per il periodo successivo al 2025” per definire il “piano per rafforzare i diritti delle donne in tutti i settori, dalla lotta contro la violenza di genere all’emancipazione delle donne in politica e nel mercato del lavoro, in tutta l’UE e in tutte le istituzioni dell’UE.”.
Nel tempo sono stati compiuti miglioramenti, ma i progressi sono lenti e disomogenei sia tra i vari ambiti d’azione sia tra gli Stati membri e la disparità di genere si conferma una questione strutturale che si ripercuote negativamente su giustizia sociale, democrazia, competitività e sicurezza. Infatti, nella “Strategia per la parità di genere 2026-2030” l’uguaglianza di genere non viene trattata solo come obiettivo sociale, ma anche e soprattutto come priorità strategica per la resilienza e la competitività dell’Unione europea, attraverso interventi normativi, finanziari, culturali e istituzionali coordinati.
Il documento si snoda sull’approfondimento di otto obiettivi, di seguito analizzati, che dimostrano l’approccio intersezionale alla parità di genere adottato dalla Commissione europea.
Libertà dalla violenza di genere – il diritto alla sicurezza e alla dignità.
La strategia si propone di proseguire la lotta contro la violenza di genere, con particolare focus sulla lotta alla violenza online, che ha un impatto sproporzionato su donne e ragazze, con misure per migliorare la protezione delle donne in rete e combattere i deepfake e i deepnude sessualmente espliciti, generati anche attraverso l’impiego di strumenti di intelligenza artificiale. La cyberviolenza di genere rappresenta un fenomeno in rapida ascesa per donne e ragazze, rappresentato dalla presenza di minacce online e dalla diffusione di immagini intime non consensuali sul web oltreché dalle difficoltà nell’ottenere la rimozione di tali contenuti. Alcuni studi mostrano che il 98% di tutti i deepfake presenti su Internet è di natura pornografica e che il 99% di questi raffigura donne.
Per altro verso, particolarmente preoccupanti sono anche i risultati, pubblicati nel 2024, dell’indagine dell’UE sulla violenza di genere condotta dal 2020 al 2024 da Eurostat, FRA (Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali) e EIGE (Istituto europeo per l’uguaglianza di genere), effettuata sulla base di un campione di 114.023 donne tra i 18 e i 74 anni d’età provenienti da tutti gli Stati membri. Emerge che nell’Unione europea: una donna su tre ha subito violenza fisica, violenza sessuale o minacce in età adulta; una donna su sei ha subito violenze sessuali -tra cui lo stupro- in età adulta; una donna su cinque è stata vittima di violenza fisica o sessuale da parte del partner, di un parente o di un altro componente della famiglia; una donna su tre è stata vittima di molestie sessuali sul luogo di lavoro (nella maggior parte dei casi perpetrate da un uomo), percentuale che sale a due donne su cinque nella fascia 18-29 anni; infine, in caso di atti di violenza, solo una donna su cinque ha contattato un operatore sanitario o un assistente sociale e soltanto una su otto ha sporto denuncia alla polizia.
Sotto questo aspetto, rileva l’idea della Commissione europea sul fondamentale coinvolgimento di uomini e ragazzi, il cui ruolo è essenziale per poter compiere un vero cambiamento.
Il documento affronta, fra gli altri, un altro tema centrale: il consenso nella violenza sessuale. La Commissione si propone di aggiornare la propria mappatura del quadro giuridico nell’Unione Europea al fine di individuare ulteriori azioni, anche di natura legislativa, per garantire che il rapporto sessuale senza consenso sia definito come stupro in tutta l’Unione e sosterrà gli Stati membri nell’attuazione dell’articolo 35 della Direttiva (UE) 2024/1385 sulla violenza contro le donne, che richiede l’adozione di campagne volte a promuovere la comprensione del fatto che il consenso deve essere dato volontariamente, come risultato della libera volontà della persona, del rispetto reciproco e del diritto all’integrità sessuale e all’autonomia corporea.
La Regione Emilia-Romagna è particolarmente attenta al contrasto alla violenza di genere e nel corso del 2025 ha realizzato una pluralità di interventi e azioni finanziate sia mediante fondi statali (ripartiti tra le Regioni con specifici D.P.C.M.) sia mediante risorse regionali aggiuntive.
Si segnala, in particolare, che le risorse sono state destinate al funzionamento dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio esistenti, all’incremento della ricettività nelle Case rifugio (in particolare di seconda accoglienza), alla promozione dell’autonomia abitativa ed economica nell’ambito di percorsi personalizzati di presa in carico e protezione della donna vittima di violenza e dei propri figli/e, ad attività di sensibilizzazione rivolte alle giovani generazioni, al potenziamento dei centri per uomini autori di violenza (C.U.A.V.) pubblici e privati esistenti sul territorio regionale (D.G.R. n. 989/2025) nonché al rafforzamento del supporto psicologico a sostegno delle donne e/o dei loro figli/e inseriti in un percorso di uscita dalla violenza.
Inoltre, anche per il 2025, la Regione Emilia-Romagna ha integrato con risorse proprie la misura nazionale del “Reddito di libertà per le donne vittime di violenza”, istituito con D.P.C.M. 17 dicembre 2020 (D.G.R. n 1096/2025).
È stata aggiornata, poi, la formazione in modalità e-learning delle operatrici e operatori sociosanitari che vengono in contatto con le donne vittime di violenza di genere e/o i loro figli/e, al fine di fornire loro un quadro normativo completo e aggiornato.
Nel dicembre 2025 è stato sottoscritto un accordo tra la Regione, Area Infanzia e adolescenza Pari opportunità Terzo settore e l’Università di Padova, Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia
e Psicologia applicata (FISPPA), con durata fino al 31 dicembre 2026, che prevede la realizzazione nel corso del 2026 di cicli formativi rivolti alle operatrici dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio del sistema regionale sui temi dell’alfabetizzazione relativa a orientamento sessuale e identità di genere, della violenza nelle relazioni intime che coinvolgono persone LBT e con trattazione di casi studio relativi a percorsi di accoglienza e presa in carico delle persone LBT, con approccio intersezionale nella lettura e gestione della violenza intima LBT. Inoltre, l’accordo prevede il raccordo tra associazioni LGBTQI+ e sindacati per la difesa dei diritti delle persone LGBTQI+ nei luoghi di lavoro e progettazione/realizzazione di iniziative di promozione e diffusione delle tematiche affrontate e dei risultati emersi.
Per ciò che concerne, più nello specifico, l’attività di approvazione di atti di indirizzo politico da parte di questa Commissione assembleare, si segnalano le recenti “Risoluzione per sollecitare il Parlamento affinché prevalgano le ragioni di un accordo unitario sul contrasto alla violenza di genere e per ribadire la necessità che la norma sul consenso libero e attuale venga finalmente e rapidamente approvata” ogg. n. 1667 approvata nella seduta del 4 dicembre 2025 e la “Risoluzione per impegnare la Giunta a ribadire, in tutte le sedi istituzionali e tramite la Conferenza Stato-Regioni, che il principio «senza consenso libero e attuale è violenza» rappresenta la condizione minima per un ordinamento rispettoso dell’autodeterminazione e della libertà sessuale di ogni persona” ogg. n. 1992 approvata nella seduta del 12 febbraio 2026.
Standard di salute fisica e mentale più elevati
Particolarmente complesso risulta il rapporto tra parità di genere e diritto alla salute, atteso che le donne affrontano patologie e rischi sanitari specifici spesso non adeguatamente studiati, diagnosticati e curati. Inoltre, nel territorio dell’Unione le donne riscontrano difficoltà connesse alla disponibilità e all’accessibilità di servizi e prodotti, in particolare in relazione alla salute sessuale e riproduttiva, alla contraccezione, alla salute mentale perinatale nonché all’accesso a prodotti mestruali a prezzi accessibili.
La tematica è sentita anche a livello regionale e si segnala, in particolare, la “Risoluzione per impegnare la Giunta al potenziamento delle azioni per la diagnosi, la terapia ed il riconoscimento sociale ed economico a favore delle donne affette da endometriosi” ogg. n. 410, approvata nella seduta d’aula dell’Assemblea legislativa del 21 gennaio 2026. Si menziona, inoltre, la “Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a farsi parte attiva nei confronti del Governo, affinché valuti l’adozione di un intervento legislativo per includere la malattia conseguente a episodi di violenza di genere tra le ipotesi di esonero dall’obbligo di rispetto delle fasce orarie di reperibilità” ogg. n. 2029 approvata dalla Commissione IV in data 10 febbraio 2026.
Degno di nota è il proposito della Commissione europea di avviare una nuova iniziativa con l’Organizzazione mondiale della sanità per esplorare modalità volte a migliorare la qualità e l’accessibilità dell’assistenza sanitaria per le donne, comprese quelle con disabilità.
Si evidenzia, inoltre, l’attenzione al tema dell’aborto e la volontà della Commissione europea di attuare la propria risposta all’iniziativa dei cittadini europei “My Voice My Choice: For Safe and Legal Abortion”, fornita nel febbraio 2026. L’aborto non sicuro è una questione di salute pubblica e la Commissione ricorda che gli Stati membri possono utilizzare i fondi FSE+ per migliorare l’accesso equo a servizi di aborto sicuro, legale e a costi accessibili.
In relazione al tema della salute, si segnala che nel 2026 la Commissione europea lancerà una nuova iniziativa faro denominata SHIELD (Sexual and Reproductive Health in Emergencies and Life in Dignity) incentrata sul miglioramento dell’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e sul sostegno alle sopravvissute alla violenza di genere nelle emergenze umanitarie.
Parità salariale, emancipazione economica e indipendenza finanziaria
Colmare il divario di genere in materia di retribuzione, pensioni e investimenti risulta fondamentale per sbloccare il potenziale economico derivante da un miglioramento dell’uguaglianza di genere e diminuire il rischio di povertà femminile. Per questo, risulta fondamentale il sostegno all’attuazione della Direttiva europea sulla trasparenza retributiva (Direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 maggio 2023), giacché la trasparenza può contribuire a fornire alle lavoratrici gli strumenti necessari per far valere il diritto alla parità retributiva per lo stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
Per altro verso, si rende necessario incrementare la partecipazione femminile nel mercato del lavoro. Secondo gli obiettivi sociali dell’Unione, delineati nel Piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali di cui alla COM/2021/102 final del 4 marzo 2021, entro il 2030 almeno il 78% delle persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni dovrebbe avere un’occupazione e il divario di genere a livello occupazionale dovrebbe essere almeno dimezzato rispetto al 2019.
A tal proposito e in continuità con gli anni precedenti nonché in coerenza con la “Tabella di marcia per i diritti delle donne”, con D.G.R. 4 aprile 2025, n. 535 la Regione Emilia-Romagna ha approvato la graduatoria dei progetti presentati da Enti locali e Organizzazioni del privato sociale ammessi a finanziamento in seguito alla pubblicazione del Bando volto a sostenere e promuovere la presenza paritaria delle donne nella vita economica del territorio - annualità 2025/2026. Lo stanziamento definitivo relativo alla concessione di contributi ammonta a 1.600.000 euro, coi quali sono stati finanziati 58 progetti.
Si rileva, poi, che alcune categorie di donne, come le portatrici di disabilità, le donne provenienti da determinati contesti etnici, migranti e le abitanti delle zone rurali, sono maggiormente esposte a povertà, disoccupazione, violenza di genere e a difficoltà legate, per esempio, all’assistenza sanitaria e all’alloggio. In particolare, la “Risoluzione del Parlamento europeo del 12 febbraio 2026 sullo sviluppo di una nuova strategia dell’UE contro la povertà (2025/2095(INI))” evidenzia l’esistenza di un forte legame tra povertà e violenza di genere: da un lato, le donne che vivono in condizioni di povertà sono esposte a un maggior rischio di subire violenza (anche domestica) dall’altro, la povertà amplifica gli effetti della violenza.
Fra i diversi temi che la Commissione europea si propone di affrontare, si ricordano anche la povertà mestruale e quella legata alla menopausa. A tal proposito, si evidenzia come la vulnerabilità economica della donna e della propria famiglia influisce, in maniera negativa, sulla soddisfazione delle esigenze di salute.
Equilibrio tra vita professionale e vita privata e parità di genere nelle responsabilità di cura e assistenza
Molte donne faticano a conciliare vita professionale e vita privata, poiché sostengono la quota maggiore delle responsabilità domestiche e della cura e assistenza ai famigliari. Secondo le stime di EIGE, nell’Unione europea più del doppio delle donne (41%) rispetto agli uomini (20%) dedica oltre 35 ore alla settimana alla cura dei figli.
A causa delle responsabilità di cura molte donne lavorano a tempo parziale o risultano economicamente inattive. Risulta, pertanto, fondamentale non solo sostenere l’equilibrio tra vita professionale e privata ma anche colmare il divario di genere nell’assistenza, affrontando gli stereotipi e sostenendo il ricorso ai congedi familiari e alle modalità di lavoro flessibili da parte dei padri e degli uomini che prestano assistenza.
Tristemente noto è il fenomeno delle dimissioni volontarie dei genitori e, in particolare delle madri lavoratrici, legato soprattutto alle difficoltà di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare e al peso dei carichi familiari non condivisi. Le dimissioni volontarie post-maternità colpiscono maggiormente chi è titolare di lavori precari, sottopagati o scarsamente tutelati e hanno diverse conseguenze: uscita o rallentamento della carriera, riduzione del reddito familiare, rafforzamento del divario occupazionale di genere e perdita di competenze per il sistema economico e il mercato del lavoro.
A livello regionale, significativo è il progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell’art. 121, comma 2, della Costituzione, recante “Misure di contrasto alle dimissioni volontarie quando si diventa genitori per difficoltà a conciliare vita e lavoro” ogg. n. 1406 presentato in data 20 ottobre 2025 e approvato nella seduta d’aula dell’Assemblea legislativa del 17 dicembre 2025.
Pari opportunità di lavoro e condizioni di lavoro adeguate
Secondo Eurostat, il tasso di occupazione delle donne rimane inferiore di dieci punti percentuali rispetto a quello degli uomini. Un divario che, da solo, è stato stimato responsabile di una perdita di 390 miliardi di euro per l’economia dell’UE nel 2023.
Il divario occupazionale di genere è il risultato di molteplici fattori, tra i quali la mancanza di modalità di lavoro flessibili, disuguaglianze salariali e stereotipi di genere che contribuiscono alla formazione di settori dominati da uomini o da donne. Annosa problematica è la sovrarappresentazione delle donne nelle posizioni meno retribuite e della speculare sottorappresentazione nei ruoli di responsabilità.
Il divario occupazionale di genere è particolarmente marcato per madri, donne migranti e rom, donne con disabilità e donne che vivono nelle aree rurali.
Si rileva, in particolare, l’intento della Commissione europea di prendere in considerazione azioni volte ad affrontare meglio le molestie sessuali sul luogo di lavoro, nonché la gestione algoritmica e i rischi connessi all’IA nel contesto del Regolamento sui posti di lavoro di qualità. Altrettanto importante risulta la previsione di presentare un piano d’azione per le donne nella ricerca, nell’innovazione e nelle start-up.
Istruzione e formazione di alta qualità e inclusive
Il divario e gli stereotipi di genere nell’istruzione e nella formazione influenzano le scelte educative con conseguenze che durano per tutta la vita, contribuendo alla segregazione occupazionale.
Un’educazione sensibile alla dimensione di genere può essere strumento per affrontare le disuguaglianze di genere e garantire che tutti i bambini e le bambine abbiano accesso a un’istruzione e a una formazione inclusive e di alta qualità. Ne beneficerebbero in particolare le ragazze e i ragazzi provenienti da gruppi sottorappresentati, compresi quelli con un background etnico minoritario o migratorio, con uno status socioeconomico più basso nonché per i bambini con disabilità.
Si ricorda, inoltre, l’importanza di affrontare la sottorappresentazione delle donne nelle c.d. discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), alla quale si accompagna la speculare sottorappresentazione degli uomini nelle c.d. materie HEAL (Health, Education, Administration, Literacy – salute, istruzione, amministrazione e alfabetizzazione).
Si presume, quindi, a ciò funzionale il pacchetto di misure per l’istruzione volto a sostenere l’acquisizione delle competenze di base di cui all’obiettivo n. 24 del Programma di lavoro della Commissione europea 2026. Inoltre, per attrarre un maggior numero di ragazze verso i settori e le carriere STEM, la Commissione ha proposto l’iniziativa “Girls Go STEM”, guidata dall’Istituto Europeo di Tecnologia nell’ambito del Piano Strategico per l’Educazione STEM.
Negli ultimi anni la Commissione europea sta investendo diverse energie sullo sviluppo delle competenze negli ambiti STEM, tanto che lo scorso anno la Comunicazione sull’Unione delle Competenze è accompagnata sia da un Piano d’azione sulle competenze di base (COM(2025) 88 final del 5 marzo 2025) sia da un Piano strategico per l’istruzione STEM (COM(2025) 89 final del 5 marzo 2025).
Parlando di inclusività, non si può con citare l’evoluzione (già riconosciuta dalla Commissione europea nel Piano d’azione per l’istruzione digitale 2021-2027 - Ripensare l’istruzione e la formazione per l’era digitale di cui alla COM(2020) 624 final del 30.9.2020) dell’insegnamento e dell’apprendimento STEM verso STEAM, dove la “A” in aggiunta sta per “Arte” intesa come arte e discipline umanistiche. Il valore dell’approccio STEAM sta nel collegamento delle discipline STEM con altri settori di studio combinando, quindi, competenze trasversali nella necessità di introdurre un approccio educativo che imiti la vita quotidiana, permettendo lo sviluppo di un pensiero critico attraverso la sintesi di diverse conoscenze.
Appare, quindi, fondamentale promuovere un cambio di passo, avviando un percorso che muova dalla formazione e dalle istituzioni scolastiche, anche in coerenza con la già citata “Tabella di marcia per i diritti delle donne”, al fine di favorire una prospettiva di genere e un’istruzione inclusiva.
Nel 2025, infatti, la Regione Emilia-Romagna ha realizzato due edizioni del corso formativo per insegnanti delle Scuole secondarie di primo grado “Come e perché educare alle pari opportunità: il benessere (anche) a scuola”, aventi l’obiettivo di promuovere tra le giovani generazioni la cultura delle pari opportunità e di consolidare l’orientamento al superamento degli stereotipi di genere, all’inclusione e alla parità tra i generi, sia sul versante della didattica, sia su quello della formazione del personale scolastico. Ulteriori obiettivi del corso sono la prevenzione ed il contrasto alla violenza di genere, con particolare attenzione nei confronti delle giovani generazioni.
L’Assemblea legislativa è particolarmente attenta a tale tematica, come dimostra l’approvazione della “Risoluzione per impegnare la Giunta a proseguire nelle attività di promozione e diffusione di una cultura di parità, a partire dalla scuola e fin dall’infanzia, attraverso attività, progetti e campagne informative tese a valorizzare le differenze, contrastare le discriminazioni e abbattere gli stereotipi che relegano la donna ad un ruolo sociale di subordine rispetto all’uomo” ogg. n. 1634 avvenuta nella seduta d’aula dell’Assemblea legislativa del 25 novembre 2025.
Infine, è interessante sottolineare come la Commissione europea veda nella cultura e nello sport potenti strumenti per combattere gli stereotipi di genere nei contesti educativi e oltre, proponendosi di rafforzare ulteriormente la prospettiva di genere in questi ambiti.
Partecipazione attiva, paritaria e sicura alla vita pubblica e politica
La disparità di genere si manifesta anche nella partecipazione e leadership delle donne nella politica e nella vita pubblica. In politica la rappresentanza è bassa: nell’Unione europea, le donne occupano attualmente solo circa un terzo dei seggi nei parlamenti nazionali e delle posizioni ministeriali di alto livello. Anche a livello europeo, la percentuale di donne europarlamentari è bassa e nel giugno 2025 si attestava al 38,7%.
La scarsa rappresentanza femminile in politica è dovuta a barriere strutturali, culturali e sociali che ostacolano le donne nel percorso di candidatura ed elezione. Tra l’altro, le donne politiche sono bersaglio di attacchi più frequenti, anche online e sui social media, rispetto ai loro omologhi uomini. Ciò scoraggia il sostegno pubblico e la loro stessa partecipazione politica, spingendole ad abbandonare i social media e, talvolta, il percorso politico.
Una maggiore partecipazione femminile in politica consentirebbe di aumentare la consapevolezza delle questioni che riguardano la discriminazione di genere, apportare nuove prospettive nonché rendere più rappresentativo il sistema politico. Occorre, inoltre, investire nel dialogo con le organizzazioni della società civile e in iniziative di creazione di comunità volte a contrastare la manipolazione delle informazioni e la disinformazione. Si evidenzia, inoltre, che la Commissione europea intende presentare una raccomandazione sulla sicurezza in politica per i candidati e i rappresentanti eletti riguardo alle minacce offline e online, comprese quelle legate alla disinformazione, insieme a una guida dedicata alle migliori pratiche, prestando particolare attenzione alle donne.
Si segnala che, nell’ottica di celebrare l’80° anniversario del suffragio universale in Italia, garantendo altresì un valore aggiunto sui temi dell’uguaglianza, della parità e del contrasto alla violenza contro le donne, con delibera 29 gennaio 2026, n. 6, l’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha istituito il Comitato per le celebrazioni dell’80° anniversario del suffragio universale. Si tratta di un anniversario di grande valore culturale, che ha permesso alle donne di uscire dall’ombra e partecipare alla vita pubblica esprimendo la propria voce.
Meccanismi istituzionali a garanzia della parità di genere.
In conclusione, e come riconosciuto dalla stessa Commissione europea, si sottolinea come la promozione dei diritti delle donne richiede un’efficace integrazione della dimensione di genere, finanziamenti e infrastrutture istituzionali nonché attività di ricerca, raccolta di dati, progettazione e pianificazione che siano sensibili alla dimensione di genere e rispondano alle esigenze delle donne con un approccio intersezionale.
Certamente importante è l’integrazione della dimensione di genere in una pluralità di settori di intervento, come indicato anche nella “Strategia” europea, che si propone altresì di inserire la dimensione di genere nel bilancio dell’UE. Altrettanto fondamentale è il dialogo regolare e strutturato con le organizzazioni femministe e per i diritti delle donne.
A livello territoriale, la Regione Emilia-Romagna dispone di un articolato e consolidato quadro normativo in materia di parità di genere che, tra l’altro, è uno degli elementi fondanti del “Patto per il lavoro e per il clima”, sottoscritto con le parti sociali nel dicembre 2020 e ribadito dalla “Strategia regionale agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”, approvata dalla Giunta regionale con delibera 8 novembre 2021, n. 1840. Inoltre, il Programma di Mandato della XII legislatura, ribadisce l’impegno della Regione nella costruzione di una società equa e paritaria, ponendosi una serie di obiettivi operativi quali la promozione di una cultura di parità, l’educazione al rispetto delle differenze, il contrasto agli stereotipi di genere e alle discriminazioni multiple, il rafforzamento gli strumenti di mainstreaming previsti dalla L.R. n. 6/2014, la promozione dell’empowerment femminile e del protagonismo delle donne nel lavoro e nell’economia, il sostegno a politiche di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, il rafforzamento del sistema di protezione delle donne vittime di violenza nonchè il contrasto alle discriminazioni per identità di genere e orientamento sessuale.
Nel 2025 l’impegno della Regione è proseguito attraverso l’attuazione di interventi concreti, anche in coerenza con la “Tabella di marcia per i diritti delle donne”. Con la D.G.R. 7 aprile 2025, n. 489 è stata approvata la graduatoria dei progetti presentati da Enti locali e Organizzazioni del privato sociale ammessi a finanziamento in seguito alla pubblicazione del Bando dedicato alla promozione ed al conseguimento delle pari opportunità ed al contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere - annualità 2025/2026, avente l’obiettivo di valorizzare e supportare le azioni e le iniziative che nel territorio regionale promuovono la diffusione di una cultura della parità e il contrasto agli stereotipi di genere e, coerentemente con la L.R. n. 15/2019, il rispetto delle diversità e di ogni orientamento sessuale o identità di genere. Lo stanziamento definitivo relativo alla concessione di contributi ammonta a 2.770.000 euro, per un totale di 103 progetti finanziati.
Tenuto conto della rilevanza del tema, si chiede alla Giunta e all’Assemblea legislativa, ciascuna per la propria parte di competenza, di approfondire quali azioni dovranno essere realizzate dalla Regione Emilia-Romagna al fine di perseguire gli obiettivi previsti dalla “Strategia per la parità di genere 2026-2030”, anche alla luce delle politiche regionali già attuate.”
In assenza di altre richieste di intervento, la presidente ANCARANI ringrazia i partecipanti, ricorda i prossimi appuntamenti della Commissione e dichiara chiusa la seduta odierna.
La seduta termina alle ore 15,40.
Approvato nella seduta del 16/04/2026.
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La segretaria |
La Presidente |
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Monica Bernardi |
Valentina Ancarani |