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Documento storico: Testo Originale

LEGGE REGIONALE 15 febbraio 1994, n. 8

DISPOSIZIONI PER LA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA E PER L'ESERCIZIO DELL'ATTIVITÀ VENATORIA

BOLLETTINO UFFICIALE REGIONALE n. 15 del 18 febbraio 1994

Titolo I
Gestione faunistico - venatoria del territorio
Art. 1
Finalità
1. La Regione, con la presente legge, disciplina la gestione, la protezione e l'incremento della fauna selvatica e ne regolamenta il prelievo venatorio. In particolare la Regione ha cura di creare le condizioni per salvaguardare le specie tutelate ai sensi del comma 1 dell'art. 2 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157 Sito esterno.
2. A tal fine la Regione, con il concorso delle Province:
a) promuove il mantenimento e la riqualificazione degli habitat naturali e seminaturali delle specie autoctone di fauna selvatica viventi sul territorio dell'Emilia - Romagna individuare con la Carta regionale delle vocazioni faunistiche;
b) disciplina l'istituzione e la gestione delle zone di protezione della fauna selvatica che non ricadono in ambito protetti per effetto di altre leggi;
c) coordina la programmazione delle attività di gestione della fauna selvatica e disciplina il controllo dei prelievi negli ambiti territoriali in cui è consentito l'esercizio venatorio;
d) favorisce l'eliminazione o la riduzione dei fattori di squilibrio o di degrado ambientale nei territori agricoli e forestali, nelle aree urbane, nelle acque interne e negli alvei dei corsi d' acqua.
3. Nelle disposizioni che seguono, la Legge 11 febbraio 1992, n. 157 Sito esterno, recante " Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio" sarà indicata con la denominazione " legge statale".
Capo I
Pianificazione faunistico - venatoria regionale
Art. 2
Attività di ricerca e promozione della conoscenza della fauna e degli habitat
1. La Regione svolge funzioni di indirizzo e coordinamento nei confronti degli enti locali e degli organismi da esso costituiti e promuove attività di sensibilizzazione avvalendosi della collaborazione e dell'impegno volontario delle organizzazioni professionali agricole, delle associazioni venatorie e delle associazioni di protezione ambientale.
2. La Regione, in collaborazione con gli istituti scientifici e con le autorità scolastiche, promuove iniziative finalizzate a diffondere la conoscenza del patrimonio faunistico e dei metodi per la sua tutela e gestione.
3. L'attività di censimento delle popolazioni di fauna selvatica stanziale e di valutazione delle fluttuazioni numeriche delle popolazioni di avifauna migratoria ai fini del prelievo venatorio è coordinata, secondo metodi e direttive dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica INFS), dalla Regione e dalle Province, in collaborazione con i Comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia e con i titolari delle aziende faunistico - venatorie.
4. La Regione promuove, in collaborazione con i competenti Servizi delle Province, la raccolta e l'elaborazione dei dati relativi alla fauna selvatica anche ai fini della programmazione dei prelievi. Esprime, altresì, pareri e suggerimenti per la gestione faunistica ed il miglioramento o il ripristino degli habitat naturali e seminaturali e degli agroecosistemi. A tal fine istituisce nell'ambito del Servizio competente un Osservatorio degli habitat naturali e seminaturali e delle popolazioni faunistiche.
5. L'Osservatorio esplica la sua attività di ricerca per la gestione del patrimonio faunistico, anche in collaborazione con l'INFS, con dipartimenti universitari nazionali ed esteri, con altri enti di ricerca e consulenza nazionale e regionali, e con i Servizi faunistici di altre Regioni.
Art. 3
Strumenti di pianificazione e programmazione faunistico - venatoria
1. Sono strumenti della pianificazione e programmazione faunistico - venatoria:
a) la Carta regionale delle vocazioni faunistiche del territorio:
b) gli indirizzi regionali per la pianificazione faunistico - venatoria provinciale;
c) il piano finanziario regionale annuale per la realizzazione degli interventi faunistico - venatori;
d) i piani faunistico - venatori provinciali e i relativi programmi annuali degli interventi.
2. L'insieme degli atti di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1 costituisce il piano faunistico - venatorio regionale.
Art. 4
Carta regionale delle vocazioni faunistiche
1. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta e sentito l'INFS, approva la Carta regionale delle vocazioni faunistiche del territorio e provvede al suo periodico aggiornamento.
2. La Carta regionale delle vocazioni faunistiche del territorio è articolata in zona altitudinale e, per ognuna di esse, indica la relativa vocazione faunistica e le specie tipiche ivi presenti.
Art. 5
Indirizzi regionali per la pianificazione faunistico - venatoria
1. Il Consiglio regionale, sulla base dei criteri della programmazione faunistico - venatoria di cui al comma 11 dell' art. 10 della legge statale, se e in quanti emanati, e con riferimento alle indicazioni contenute nella Carta regionale delle vocazioni faunistiche e alle situazioni ambientali e socio - economiche della regione, approva gli indirizzi per la elaborazione dei piani faunistico - venatori provinciali su proposta della Giunta regionale, sentite le organizzazioni professionali agricole, le associazioni venatorie e le associazioni di protezione ambientale riconosciute.
2. Gli indirizzi di cui al comma 1 hanno durata quinquennale e sono elaborati con riferimento al programma regionale di sviluppo e al piano territoriale regionale. Essi riguardano in particolare:
a) la individuazione dei comprensori faunistici omogenei, anche di dimensione interprovinciale;
b) l'individuazione delle specie di fauna selvatica, di cui all'art. 18 della legge statale, di cui deve essere curato l'incremento naturale o la reimmissione sino alla densità ottimale compatibile con le situazioni produttive di ogni comprensorio faunistico omogeneo, e i criteri per la pianificazione e il coordinamento degli interventi tecnici di gestione faunistica;
c) i criteri per la pianificazione e il coordinamento delle attività gestionali di miglioramento ambientale e degli interventi tecnici di gestione faunistica tesi a favorire la tutela e l'incremento naturale della fauna selvatica di cui al comma 1 dell'art. 2 della legge statale;
d) i criteri di massima sulla destinazione ad uso faunistico - venatorio del territorio agro - silvo - pastorale regionale ai sensi dei Capi III, IV e V ed il limite minimo di superficie, comprendente anche le aree dei parchi regionali e nazionali, da destinare alle zone di protezione;
e) i criteri di massima per la determinazione dei contributi previsti dalla lett. g) del comma 8 dell'art. 10 della legge statale a favore dei proprietari o conduttori dei fondi rustici per la valorizzazione faunistica del territorio nelle zone di protezione;
f) i criteri per la individuazione dei territori da destinare alla istituzione delle aziende faunistico - venatorie, delle aziende agri - turistico - venatorie, dei centri privati di riproduzione della fauna allo stato naturale, delle zone del l'addestramento e le prove di qualificazione dei cani da caccia;
g) i criteri per la formazione tecnica e l'aggiornamento degli addetti alla vigilanza e alle attività gestionali nelle zone di protezione e negli ambiti territoriali per la caccia programmata;
h) i criteri per la immissione integrativa di specie di fauna selvatica di interesse venatorio in ciascun comprensorio faunistico omogeneo.
Art. 6
Piano finanziario regionale annuale per la realizzazione degli interventi faunistico - venatori
1. La Giunta regionale approva il piano finanziario per la realizzazione degli interventi faunistico - venatori.
2. Il piano finanziario, con riferimento alla superficie agro - silvo - pastorale, alla superficie delle zone di protezione già costituite, al numero dei cacciatori con residenza venatoria e alle catture tecniche compiute nel quinquennio precedente, stabilisce:
a) le risorse da assegnare ad ogni provincia per la realizzazione degli interventi programmati di cui ai commi 7 e 8 dell'art. 10 della legge statale ed il comma 4 dell' art. 23 della stessa legge;
b) le risorse da assegnare ad ogni Provincia per la prevenzione e il risarcimento dei danni arrecati dalla fauna selvatica nelle zone di protezione;
c) le risorse da assegnare ad ogni Provincia per far fronte ai danni non altrimenti risarcibili perchè prodotti da specie non cacciabili o da sconosciuti nel corso dell'attività venatoria.
3. Il piano finanziario stabilisce inoltre:
a) le risorse da assegnare ad ogni Provincia per la concessione dei contributi ai proprietari o conduttori di fondi rustici di cui al comma 1 dell'art. 15 della legge statale;
b) le risorse necessarie ai finanziamenti straordinari per interventi di miglioramento ambientale di interesse interprovinciale;
c) le risorse necessarie al finanziamento delle attività di censimento, ricerca, informazione e formazione di interesse regionale.
4. La Giunta regionale redige entro il 30 aprile di ogni anno una relazione sullo stato di attuazione della pianificazione faunistico - venatoria e sulle attività di vigilanza e la presenta al Consiglio regionale, corredata d eventuali proposte di modifica ed integrazione del piano finanziario.
Art. 7
Piani faunistico - venatori provinciali
1. Le Province, sentite le Comunità Montane, entro centoventi giorni dalla adozione degli indirizzi di cui al comma 1 dell'art. 5 approvano i propri piani faunistico - venatori. Le Province garantiscono la partecipazione delle organizzazioni professionali agricole, delle associazioni venatorie, degli enti di gestione dei parchi operanti nell'ambito provinciale, delle associazioni di protezione ambientale e dell'Ente nazionale per la protezione degli animali( ENPA) alla formazione dei piani faunistico - venatori provinciali.
2. I piani faunistico - venatori provinciali hanno durata quinquennale, sono articolari per comprensori faunistici omogenei ed hanno i contenuti indicati dal comma 8 dell' art. 10 della legge statale e dagli indirizzi regionali di pianificazione faunistico - venatoria.
3. I piani faunistico - venatori provinciali sono approvati su conforme parere della Giunta regionale che si esprime sulla loro conformità alle indicazioni contenute negli atti del piano faunistico - venatorio regionale. Nelle more dell' espressione del parere il termine di cui al comma 1 è sospeso. Il parere va espresso entro e non oltre sessanta giorni.
4. Il piano faunistico - venatorio provinciale approvato è pubblicizzato a cura della Provincia per le finalità di cui al comma 3 dell'art. 15 della legge statale e depositato nelle segreteria della Provincia e dei Comuni territorialmente interessati per la libera consultazione. Dell'approvazione è dato avviso nel Bollettino Ufficiale della Regione.
5. Qualora le Province non approvino i piani faunistico - venatori nel termine previsto, vi provvede, previa diffida, la Giunta regionale in via sostitutiva.
6. Con le procedure di cui al presente articolo e nei termini ivi indicati le Province provvedono alle variazioni dei propri piani faunistico - venatori.
Art. 8
Densità venatoria
1. Per ogni ambito territoriale di caccia la Giunta regionale, sentito il parere delle Province e dell'INFS, che devono esprimere entro trenta giorni, determina:
a) l'indice di densità venatoria programmata;
b) l'indice massimo delle presenze compatibili per le forme speciali di caccia nei terreni umidi e nelle località interessate al passo delle principali specie migratorie;
c) l'indice massimo delle presenze extraregionali.
Art. 9
Programmi faunistico - venatori annuali
1. All'attuazione dei piani faunistico - venatori provinciali si provvede con programmi annuali degli interventi.
2. Entro il 31 ottobre di ogni anno la Provincia, in conformità con il piano faunistico venatorio provinciale, approva e trasmette alla Regione il programma annuale degli interventi faunistico - venatori per l'esercizio successivo, con l'indicazione delle relative previsioni di spesa.
3. Il programma annuale degli interventi faunistico - venatori è corredato da una relazione illustrativa sulle attività di gestione svolte. Tale relazione comprende, in particolare, i dati sulle catture di fauna per finalità tecniche e sull'andamento della stagione venatoria, nonchè i risultati di indagini e censimenti.
4. Entro il 31 gennaio di ogni anno la Giunta regionale, in conformità agli indirizzi del piano faunistico - venatorio regionale, provvede al finanziamento dei programmi provinciali annuali.
Art. 10
Consultazione sugli atti della Regione e delle Province
1. La Regione consulta tutte le associazioni professionali agricole, le associazioni venatorie, le associazioni di protezione ambientale regionale riconosciute e l'Ente nazionale cinofili italiani( ENCI) ed acquisisce il parere dell'INFS su tutti i principali atti di programmazione. Per la elaborazione delle norme, delle direttive e dei programmi faunistico - venatori la Regione, ove necessario, si avvale di gruppi di lavoro tecnico - scientifico finalizzati.
2. La Provincia, per l'espletamento delle proprie funzioni, provvede ad istituire una Commissione consultiva espressione di tutte le associazioni professionali agricole, le associazioni venatorie, le associazioni di protezione ambientale riconosciute ed operanti sul territorio e dell'ENCI.
Capo II
Miglioramento degli habitat naturali e salvaguardia delle attività agro - silvo - pastorali
Art. 11
Ripristino e creazione dei biotopi
1. La Regione e le Province, attraverso gli strumenti di programmazione di cui all'art. 3, in armonia con la normativa comunitaria in materia agricola ambientale, promuovono il ripristino o la creazione dei biotopi al fine di realizzare ambienti idonei a garantire la sopravvivenza e la riproduzione delle specie tutelate ai sensi del comma 1 dell'art. 2 della legge statale, nonchè delle specie incluse nell'Allegato I della Direttiva 79/ 409/ CEE, sulla conservazione degli uccelli selvatici, e successive modifiche. Tali interventi di ripristino e creazione dei biotopi riguardano, in particolare, le zone umide ed i boschi di pianura.
2. Gli enti che operano nel settore ambientale ed agricolo, nel predisporre gli strumenti di pianificazione o gestione del territorio di propria competenza, tengono conto dell'esigenza di provvedere al ripristino o alla creazione di biotopi, in particolare nelle pertinenze idrauliche dei fiumi e dei canali.
Art. 12
Valorizzazione ambientale e faunistica dei fondi rustici
1. La Provincia, in funzione degli obiettivi del piano faunistico - venatorio e nel quadro degli orientamenti della politica agricola comunitaria( PAC) con particolare riferimento ai programmi zonali agro - ambientali ed ai programmi forestali previsti rispettivamente al Reg. CEE 2078/ 92 e al Reg. CEE 2080/ 92, promuove l'impiego dei proprietari e dei conduttori dei fondi rustici alla creazione e gestione degli habitat, alla tutela e ripristino degli habitat naturali, alla salvaguardia e incremento della fauna selvatica.
2. La Provincia, sulla base del piano finanziario regionale e dei programmi annuali di intervento, concorre a finanziare, in particolare a norma del comma 4 dell'art. 23 e del comma 1 dell'art. 15 della legge statale:
a) salvaguardia e recupero gli ambienti idonei al rifugio della fauna selvatica (mantenimento delle aree boscate); creazione e mantenimento di siepi ed alberatura; restauro e mantenimento dei maceri, dei laghetti collinari e delle fonti di abbeveramento della fauna);
b) coltivazioni a perdere per l'alimentazione delle specie selvatiche di interesse gestionale; esecuzione delle operazioni di sfalcio dei foraggi e di controllo della vegetazione erbacea spontanea con tempi e modalità che consentano la riproduzione della fauna;
c) collaborazioni operative: tabellamenti, difesa preventiva e cattura di selvaggina negli ambiti protetti, salvaguardia dei nidi e dei nuovi nati, protezione dei riproduttori nel periodo invernale;
d) impianto e manutenzione degli apprestamenti di ambientamento della fauna selvatica;
e) adozione di metodi di produzione agricola compatibili con le esigenze di protezione ambientale e con la salvaguardia dell'ambiente naturale;
f) progetti specifici per la reintroduzione di specie di avifauna particolarmente protetta e di specie estinte, come la cicogna e l'oca selvatica.
3. La Provincia può definire intese con le organizzazioni professionali agricole e con gli ambiti territoriali di caccia ( ATAC) per riconoscere ai proprietari o conduttori dei fondi rustici, compresi nelle zone di protezione destinate all'incremento di specie di interesse naturalistico o venatorio, che collaborano alla gestione della fauna, compensi forfettari per i capi catturati o censiti.
Art. 13
Utilizzazione dei fondi rustici ai fini della gestione programmata della caccia
1. La Giunta regionale determina i criteri per la concessione dei contributi previsti dal comma 1 dell'art. 15 della legge statale con riferimento prioritario agli interventi di valorizzazione ambientale di cui all'art. 12 e di conservazione delle specie di fauna selvatica ed avendo riguardo all'estensione dei fondi rustici ed agli indirizzi colturali ivi praticati.
2. La Giunta regionale determina annualmente la quota parte degli introiti risultanti dalle tasse di concessione regionale per l'abilitazione all'esercizio venatorio destinati a finanziare gli interventi previsti dal comma 1 dell'art. 15 della legge statale e provvede a ripartirli tra le Province.
3. Le Province possono erogare direttamente i contributi agli aventi diritto, oppure possono istituire appositi fondi provinciali la cui gestione è affidata, tramite convenzione, alle organizzazioni professionali agricole riconosciute e presenti sul territorio.
4. Il proprietario o conduttore di fondo rustico che intenda finalizzare il proprio contributo alla valorizzazione ambientale di cui al comma 1 demanda, tramite delega, all'organo di gestione del fondo di cui al comma 3 la realizzazione di appositi progetti di carattere agro - faunistico - ambientale.
Art. 14
Tutela delle attività agricole
1. La Provincia, d' intesa con le organizzazioni professionali agricole e i Comitati direttivi degli ATC, individua le tipologie di colture e di allevamento bisognose di protezione ai sensi del comma 7 dell'art. 15 della legge statale e le conseguenti zone di divieto dell'esercizio venatorio in forma vagante nei terreni a coltivazione intensiva o specializzata. In detti terreno può effettuarsi esclusivamente l'esercizio venatorio da appostamento, previo consenso del proprietario o del conduttore.
Art. 15
Fondi agricoli sottratti all'attività venatoria
1. Il proprietario o conduttore che a norma del comma 3 dell'art. 15 della legge statale intenda vietare la caccia nel proprio fondo rustico deve presentare richiesta motivata alla Provincia entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico provinciale oppure, in caso di sopravvenute e comprovate esigenze, entro il 31 dicembre di ogni anno successivo.
2. La Provincia, entro i successivi sessanta, giorni, con provvedimento motivato si pronuncia sulla richiesta e la accoglie se non ostacola il piano faunistico - venatorio provinciale e nei casi di esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate, nonchè di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica ovvero di attività di rilevante interesse economico, sociale ovvero di attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale.
3. In presenza di attività di rilevante interesse ambientale la domanda deve essere corredata dal piano di ripristino o mantenimento ambientale finalizzato all'incremento o alla protezione delle specie incluse nell'Allegato I della Direttiva 79/ 409/ CEE, sulla conservazione degli uccelli selvatici, e successive modificazioni.
Art. 16
Controllo delle specie di fauna selvatica
1. La Provincia ai sensi dell'art. 19 della legge statale provvede al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia, eccettuati i parchi e le riserve naturali.
2. Nei parchi e nelle riserve naturali i prelievi e gli abbattimenti devono avvenire in conformità al regolamento del parco sotto la diretta responsabilità e sorveglianza dell' ente parco, sentito l'INFS ed essere attuati dal personale del parco o da persone all'uopo espressamente autorizzate dall'ente parco stesso, come previsto dal comma 6 dell'art. 22 della Legge 6 dicembre 1991, n. 394 Sito esterno, e dal comma 2 dell'art. 7 della LR 2 aprile 1988, n. 11, come sostituito dall'art. 5 della LR 12 novembre 1992, n. 40.
3. Nella restante parte del territorio i prelievi e gli abbattimenti devono avvenire sotto la diretta responsabilità della Provincia ed essere attuati dai soggetti indicati dal comma 2 dell'art. 19 della legge statale o da operatori all' uopo espressamente autorizzati dalla Provincia, selezionati attraverso appositi corsi di preparazione alla gestione faunistica, direttamente coordinati dal personale di vigilanza della Provincia. Il controllo sulla fauna selvatica viene praticato di norma mediante l'utilizzo di metodi ecologici.
4. Qualora l'INFS verifichi l'inefficacia dei predetti metodi, la Provincia può attivare piani di controllo. A tal fine individua le specie oggetto dei controllo e determina il numero massimo dei prelievi tecnici consentiti nonchè le modalità di autorizzazione ed effettuazione degli stessi, attuative delle disposizioni del comma 2 dell'art. 19 della legge statale.
5. Agli addetti cui è affidato lo svolgimento delle operazione di controllo è consentito, nell'eventualità di dover ricorrere ad abbattimenti, l'uso delle armi in dotazione con le munizioni indicate nell'autorizzazione.
6. Per finalità di ricerca scientifica, la Provincia o l'ente di gestione del parco, per i territori di competenza, sentito il parere dell'INFS possono autorizzare gli enti di cui al comma 1 dell'art. 4 della legge statale ad effettuare catture di esemplari di specie selvatiche.
7. Delle operazioni compiute o autorizzate la Provincia informa la Regione, a norma del comma 3 dell'art. 9.
Art. 17
Danni alle attività agricole
1. Gli oneri per il contributo al risarcimento dei danni arrecati alle produzioni agricole e alle opere approntate su terreni coltivati ed a pascolo dalle specie di fauna selvatica sono a carico:
a) delle Provincie, qualora siano provocati nelle zone di protezione, anche se in gestione convenzionata;
b) degli ambiti territoriali di caccia qualora si siano verificati nei fondi ivi compresi;
c) dei titolari delle strutture territoriali private di cui al Capo V, qualora si siano prodotti nei fondi inclusi nelle rispettive strutture;
d) dei proprietari o conduttori dei fondi rustici di cui ai commi 3 e 8 dell'art. 15 della legge statale qualora si siano verificati nei rispettivi fondi;
e) dei titolari delle zone per l'addestramento e per le prove cinofile di cui all'art. 45, qualora siano provocati nei fondi ricompresi in tali zone.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche alle spese per gli interventi di prevenzione dei danni alle produzioni agricole e alle opere approntate sui terreni coltivati ed a pascolo.
Art. 18
Fondo per i danni
1. E' istituito, ai sensi del comma 1 dell'art. 26 della legge statale, il fondo regionale per la prevenzione e il risarcimento dei danni di cui all'art. 17. L'entità del fondo è stabilita annualmente con la legge di approvazione del bilancio di previsione annuale regionale.
2. Il fondo è destinato a far fronte agli oneri posti a carico delle Province ai sensi della lett. a) del comma 1 dell' art. 17 nonchè a far fronte ai danni non altrimenti risarcibili perchè prodotti nell'intero territorio da specie non cacciabili o da sconosciuti nel corso dell'attività venatoria.
3. Il fondo è ripartito preventivamente tra le Province in proporzione alla rispettiva superficie agro - silvo - pastorale, alla superficie degli ambiti protetti e con riferimento alle attività agricole ivi esercitate, assicurando comunque a conguaglio il rimborso delle spese sostenute per le attività di cui al comma 1 dell'art. 17.
4. La Provincia provvede alla gestione delle somme assegnate, sentito un Comitato tecnico costituito da ciascuna Provincia a norma del comma 2 dell'art. 26 della legge statale.
5. La Provincia, nei limiti e con le modalità previste dal piano faunistico - venatorio provinciale, provvede alla concessione dei contributi finalizzati alla prevenzione dei danni entro centottanta giorni della presentazione della relativa domanda e provvede altresì alla liquidazione dei danni accertati entro i limiti previsti dal comma 3 dell' art. 26 della legge statale.
Capo III
Zone di protezione della fauna
Art. 19
Zone di protezione della fauna selvatica
1. Le oasi di protezione sono destinate alla conservazione degli habitat naturali, al rifugio, alla sosta ed alla produzione di specie selvatiche con particolare riferimento a quelle protette. Esse sono preferibilmente costituite lungo le rotte di migrazione della avifauna, nei terreni demaniali ed anche all'interno dei parchi, secondo le esigenze di tutela individuate con il piano faunistico - venatorio provinciale.
2. Le zone di ripopolamento e cattura( ZRC) sono destinate a:
a) incrementare la riproduzione naturale delle specie selvatiche autoctone;
b) favorire la sosta e la riproduzione delle specie migratorie;
c) determinare, mediante l'irradiamento naturale, il ripopolamento dei territori contigui;
d) consentire la cattura delle specie cacciabili per immissioni integrative negli ATC o il reinserimento in altre zone di protezione.
3. I centri pubblici per la riproduzione di specie autoctone di fauna selvatica, con finalità di ricerca, sperimentazione e ripopolamento, sono insediati in aree delimitate naturalmente e destinati a produrre esemplari a scopo di ripopolamento o studio, preservandone il processo fisiologico e la naturale selvatichezza.
4. L'estensione di ogni zona di protezione deve essere rapportata al ciclo biologico della specie di preminente interesse gestionale. L'estensione delle zone di protezione è rapportata alle esigenze di attuazione del piano faunistico - venatorio provinciale, entro i limiti complessivi di superficie indicati ai sensi della lett. d) del comma 2 dell' art. 5 della presente legge e del comma 3 dell'art. 10 della legge statale. Nella percentuale di territorio destinata alla protezione della fauna sono comprese anche le zone di rifugio, i fondi sottratti alla caccia a norma dei commi 4 e 8 dell'art. 15 della legge statale ed i territori ove sia comunque vietata l'attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni.
5. Il provvedimento amministrativo che determina il perimetro delle zone di protezione viene modificato ai proprietari o conduttori dei fondi mediante deposito presso la sede dei Comuni territorialmente interessati, pubblicazione per estratto nel Foglio degli annunzi legali della Provincia nonchè mediante affissione di apposito manifesto nei Comuni e nelle frazioni o borgate interessati. E' altresì trasmesso alle organizzazioni professionali agricole provinciali e locali.
6. Avverso il provvedimento i proprietari o conduttori interessati possono proporre opposizione motivata, con le modalità indicate al comma 14 dell'art. 10 della legge statale, alla provincia, entro sessanta giorni dalla pubblicazione del provvedimento sul Foglio degli annunzi legali, della provincia. Decorso tale termine, ove non sia stata presentata opposizione motivata dai proprietari o conduttori dei fondi costituenti almeno il quaranta per cento della superficie complessiva che si intende vincolare, la Provincia provvede alla istituzione della zona di protezione. La Provincia può destinare le zone non vincolate per l'opposizione dei proprietari o conduttori dei fondi ad altro uso nell'ambito della pianificazione faunistico - venatoria del territorio.
7. La Provincia provvede alla gestione delle zone di protezione della fauna di cui ai commi 1, 2 e 3 mediante:
a) la tutela o il recupero degli habitat delle specie di interesse gestionale;
b) la vigilanza e l'assistenza tecnica;
c) la protezione delle colture agricole ed il risarcimento degli eventuali danni;
d) gli interventi di promozione della conservazione o dell' incremento delle specie programmate;
e) la disciplina per l'accesso all'oasi. Le oasi costituite all'interno dei parchi sono gestite dai rispettivi enti parco.
8. La Provincia in vista di particolari ed eccezionali necessità faunistiche scientificamente accertate, previo parere dell'INFS, può disporre coattivamente, in deroga alle procedure previste dal presente articolo, l'istituzione, la modifica e la revoca di zone di protezione, anche oltre i limiti di superficie previsti dalla legge statale.
9. Il vincolo di destinazione delle zone di protezione non può essere revocato se non al termine della stagione venatoria e previo recupero della selvaggina presente mediante la cattura ovvero l'allontanamento con mezzi ecologici.
Art. 20
Gestione faunistica nei parchi e nelle riserve naturali
1. Nei parchi e nelle riserve naturali l'attività venatoria è vietata ad eccezione delle aree contigue di cui all'art. 32 della legge 6 dicembre 1991, n. 394 Sito esterno, e della LR 2 aprile 1988, n. 11, come modificata dalla LR 12 novembre 1992, n. 40, concernente la disciplina dei parchi regionali e delle riserve naturali.
2. Nei parchi e nelle riserve naturali sono consentiti solo eventuali prelievi faunistici ed abbinamenti selettivi necessari per ricomporre squilibri ecologici.
3. Al fine di assicurare la necessaria unitarietà della politica faunistica del territorio regionale, i prelievi, gli abbattimenti e le immissioni di fauna selvatica all'interno dei parchi devono avvenire nel rispetto della Carta regionale delle vocazioni faunistiche ed in raccordo con la pianificazione faunistica del territorio.
Art. 21
Gestione faunistico - venatoria nelle aree contigue ai parchi
1. Nelle aree contigue ai parchi l'accesso dei cacciatori è consentito in base al criterio della programmazione delle presenze, nel rispetto dei limiti particolari stabiliti con apposito regolamento proposto dall'ente di gestione del parco e approvato dalla Provincia.
2. I piani, i programmi e le misure di disciplina della caccia relative alle aree contigue oggetto del regolamento sono definiti dalle province territorialmente interessate d' intesa con l'ente di gestione del parco.
3. L'ente competente alla gestione, ai sensi della lett. f) del comma 1 dell'art. 16 della Legge 6 dicembre 1991, n. 394 Sito esterno, può prevedere entrate derivanti dai servizi resi per consentire lo svolgimento dell'attività venatoria.
Art. 22
Zone di rifugio
1. La Provincia, anche su proposta degli ATC, può istituire zone di rifugio dove, per la durata della stagione venatoria, è vietato l'esercizio della caccia. L'istituzione delle zone di rifugio avviene quando ricorra una delle seguenti condizioni:
a) istituzione o rinnovo in corso di una zona di protezione nel limite di superficie stabilito o impossibilità di realizzarla per opposizione motivata dei proprietari o conduttori;
b) sia necessario provvedere, con urgenza, alla tutela di presenze faunistiche di rilievo.
2. Alla istituzione delle zone di rifugio la Provincia provvede in deroga alle procedure di cui ai commi 5 e 6 dell'art. 19. Il provvedimento istitutivo indica il perimetro e l'estensione del territorio e stabilisce le forme con cui si promuove la collaborazione dei proprietari o conduttori dei fondi e le modalità straordinarie di tutela della selvaggina e delle attività agricole.
3. Il provvedimento adottato viene reso noto mediante affissione di apposito manifesto presso i Comuni e le frazioni o borgate interessati.
Art. 23
Gestione delle zone di protezione
1. La Provincia provvede alla gestione delle zone di protezione previste dalla legge statale anche a mezzo di Commissioni tecniche da essa istituite ovvero affidandola agli ATC o alle associazioni di protezione ambientale, tramite apposite convenzioni.
2. Per la realizzazione degli interventi di gestione delle zone di protezione la Provincia attua le relative previsioni di spesa.
3. Non possono far parte delle Commissioni di gestione di cui al comma 1 coloro che siano incorsi, nei precedenti cinque anni, nelle sanzioni di cui all'art. 30 e alle lettere a), d), e), f) e g) del comma 1 dell'art. 31 della legge statale.
Art. 24
Tabelle di segnalazione delle zone protette
1. I confini delle zone di protezione della fauna di cui al presente Capo sono delimitati con tabelle esenti da tasse, di colore giallo, recanti la specificazione in carattere nero dell'ambito di protezione, poste a una distanza di non più di duecento metri l'una dall'altra. Le tabelle possono essere collocate anche all'interno della zona, ovunque se ne ravvisi l'opportunità.
2. Quando si tratti di terreni vallivi, laghi o specchi d' acqua, le tabelle possono essere collocate su natanti ancorati al fondo e devono emergere almeno cinquanta centimetri dal livello dell'acqua.
3. Quando il confine coincide con un corso d' acqua, l'apposizione delle tabelle deve essere attuata in modo tale da consentire alla fauna selvatica di abbeverarsi rimanendo nell'area protetta.
Art. 25
Utilizzazione del demanio regionale a fini faunistici
1. L'utilizzazione a fini faunistici ed eventualmente venatori dei terreni del demanio regionale è stabilita dalla Giunta regionale, sento l'INFS, su richiesta della Provincia territorialmente interessata.
Art. 26
Controllo sanitario della fauna selvatica
1. la selvaggina, comunque liberata, deve essere preventivamente assoggettata, a cura di chi effettua il ripopolamento, ai controlli veterinari che certifichino che gli animali sono esenti da malattie contagiose o non siano portatori di germi patogeni.
2. Durante le catture di selvaggina stanziale da destinare al ripopolamento, la provincia concorda con le Unità sanitarie locali territorialmente competenti forme di controllo veterinario atte a consentire la valutazione della situazione sanitaria delle zoocenosi nelle zone protette.
3. Chiunque rinvenga capi di specie selvatiche morti o in stato fisico anormale, è tenuto a consegnarli al competente Servizio veterinario dell'Unità sanitaria locale che, per i necessari accertamenti, può avvalersi delle sezioni locali degli istituti zooprofilattici o di istituti universitari oppure dell'INFS.
4. Copia dei referti viene trasmessa alla provincia.
5. In caso di epizoozia, la Provincia, sentito il Servizio veterinario delle Unità sanitarie locali interessate, dispone gli interventi tecnici necessari alla salvaguardia del patrimonio faunistico.
6. La Provincia comunica immediatamente ai competenti Servizi regionali ed all'INFS le situazioni rilevate e i provvedimenti adottati.
Art. 27
Immissioni, catture, destinazione della selvaggina a scopo di ripopolamento
1. La Provincia approva annualmente un programma di immissione, produzione e cattura di specie autoctone nelle zone di ripopolamento e nei centri pubblici di riproduzione nonchè di eventuali immissioni integrative e catture da attuare nelle oasi, per garantire un rapporto equilibrato fra le diverse specie.
2. Le catture e le immissioni nelle oasi di protezione e nei parchi regionali sono effettuate nel rispetto del piano faunistico - venatorio provinciale. Sono ammessi prelievi di specie selvatica la cui presenza determini situazioni di squilibrio nelle zoocenosi o danni rilevanti alle produzioni agricole od al patrimonio forestale.
3. Le immissioni di fauna selvatica, anche se provenienti da allevamenti, possono essere compiute dal Comitato direttivo dell'ATC, ovvero, limitatamente ai terreni di pertinenza, dal titolare dell'azienda faunistico - venatoria, dell'azienda agri - turistico - venatoria o della zona cinofila, esclusivamente con esemplari delle specie e sottospecie previste con il piano faunistico - venatorio provinciale e nei limiti dei rispettivi programmi annuali approvati dalla Provincia.
4. Non possono essere compiute immissioni e catture di specie selvatiche se non previa autorizzazione della Provincia.
5. Le immissioni di fauna selvatica devono essere effettuate secondo tempi e modalità idonei a consentire la sopravvivenza e la riproduzione e ad evitare danni alle produzioni agricole e alle opere approntate sui terreni coltivati ed a pascolo.
6. Delle operazioni di immissioni è redatto apposito verbale che, corredato dalla relativa certificazione veterinaria, costituisce titolo necessario a dimostrare i ripopolamenti effettuati.
Art. 28
Destinazione della fauna selvatica catturata o abbattuta
1. Negli ambiti di cui all'art. 27 si stabilisce quanto segue:
a) per le specie di fauna non cacciabili viene escluso l' abbattimento, mentre possono essere consentite catture e forme di allontanamento dai luoghi di danno temuto;
b) gli animali catturati appartenenti alle specie non cacciabili vengono liberati in località ritenute idonee e, comunque, tali da non suscitare eventuali danni;
c) gli animali catturati appartenenti alle specie cacciabili, quando non possono essere liberati a scopo di ripopolamento o quando vengono abbattuti, possono essere ceduti anche per scopi alimentari, con obbligo della certificazione sanitaria; qualora appartengono alle specie utilizzabili come richiami vivi nell'esercizio venatorio da appostamento, possono altresì essere assegnati dalla provincia ai cacciatori che li richiedano, ad integrazione del fabbisogno di cui al comma 1 dell'art. 54;
d) gli animali appartenenti alle specie particolarmente protette menzionati all'art. 2 della legge statale possono essere esclusivamente oggetto di cattura per fini scientifici e di studio, sentito l'INFS Devono essere quanto prima rimessi in libertà in ambienti ritenuti idonei;
e) la scelta della destinazione degli animali catturati o abbattuti spetta alla Provincia.
Art. 29
Salvaguardia dei nidi
1. E' fatto divieto a chiunque di prelevare, detenere o vendere uova e nuovi nati ed in genere esemplari di fauna selvatica.
2. Chi raccoglie uova o nuovi nati di fauna per salvaguardarli sa sicura distruzione o morte deve darne comunicazione entro e non oltre ventiquattro ore al competente Ufficio provinciale o ad una guardia venatoria o all'organismo di gestione delle zone di protezione o degli ATC, affinchè provvedano agli opportuno interventi di tutela.
Capo IV
Organizzazione degli ambiti territoriali per la gestione della fauna selvatica e per la programmazione dei prelievi venatori
Art. 30
Perimetrazione degli ambiti territoriali di caccia( ATC)
1. Entro trenta giorni dall'approvazione del piano faunistico - venatorio provinciale, la Provincia, sentite le organizzazioni professionali agricole e la Commissione di cui all'art. 10, definisce i perimetri degli ambiti territoriali di caccia con riferimento:
a) ai confini naturali o alle opere rilevanti;
b) ai comprensori omogenei di gestione faunistica;
c) alle esigenze specifiche di conservazione delle specie di fauna selvatica indicate nel piano faunistico - venatorio provinciale.
2. Ogni ATC è denominato con riferimento alla collocazione geografica. La prima perimetrazione ha carattere sperimentale e può essere modificata entro il 31 gennaio 1995 quando ne sia rilevata l'opportunità tecnica, oppure si richiesta del Comitato direttivo dell'ATC motivata da esigenze gestionali. In seguito la perimetrazione degli ATC è soggetta a revisione quinquennale con la stessa cadenza dei piani faunistico - venatori provinciali e con le stesse modalità previste per la prima perimetrazione.
3. Nella perimetrazione e nella organizzazione della gestione degli ATC si deve tenere conto della esigenza di conservare l'unità delle zone umide e delle altre realtà ambientali di dimensione interprovinciale. Gli ATC comprendenti territori di più province sono perimetrati con provvedimento assunto d' intesa fra le Province contigue.
4. I confini degli ATC sono indicati con tabelle esenti da tasse, di colore arancione, collocate nei punti di discontinuità delle opere, quali strade, canali e ferrovie o dei confini naturali che li delimitano e nelle aree di accesso.
5. Il tabellamento degli ATC è effettuato a cura del Comitato direttivo dell'ATC stesso ed è controllato dalla Provincia.
Art. 31
Costituzione del Comitato direttivo
1. Entro trenta giorni dall'adozione del provvedimento di cui al comma 1 dell'art. 30, la Provincia, al fine di costituire il Comitato direttivo provvisorio di ogni ATC, invita:
a) le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e presenti in forma organizzata sul territorio a designare complessivamente sei rappresentanti;
b) le associazioni nazionali venatorie riconosciute e presenti in forma organizzata sul territorio a designare complessivamente sei rappresentanti che abbiano la residenza venatoria nell'ATC;
c) le associazione di protezione ambientale, riconosciute presenti nel territorio a designare complessivamente quattro rappresentanti;
d) i Comuni inclusi nell'ATC con le maggiori superfici agro - silvo - pastorali a designare complessivamente quattro rappresentanti.
2. Le designazioni sono effettuate in base al principio della rappresentatività tra persone residenti in un comune compreso nell'ATC fatti salvi i designati di cui alla lett. b) del comma 1.
3. Qualora il numero delle persone designate sia superiore a quello indicato al comma 1, la Provincia provvede alle nomine, nei limiti di legge, in base al principio di rappresentatività.
4. Il Comitato direttivo viene costituito e può esercitare le proprie funzioni quando, scaduto il termine assegnato, sia stata designata almeno la maggioranza dei componenti.
5. Il Comitato costituito elegge il Presidente.
6. Entro un anno dalla sua costituzione, il Comitato direttivo provvisorio approva lo statuto dell'ATC.
7. Entro tre mesi dall'approvazione dello statuto si procede alla nomina degli organi dell'ATC.
Art. 32
Organi dell'ATC
1. SOno organi dell'ATC:
a) il Presidente;
b) il COmitato direttivo;
c) l'assemblea dei cacciatori iscritti, dei proprietari o conduttori dei fondi inclusi nell'ATC e degli iscritti alle associazioni di protezione ambientale riconosciute presenti nel territorio residenti nei comuni inclusi nell'ATC;
d) il Collegio dei revisori dei conti.
2. Lo statuto disciplina:
a) la composizione del Comitato direttivo, nel rispetto delle proporzioni previste dal comma 10 dell'art. 14 della legge statale;
b) la durata in carica, non superiore ad anni cinque, del Comitato direttivo, del Presidente e del Collegio dei revisori dei conti;
c) le modalità per la elezione del Presidente, del Comitato direttivo e del Collegio dei revisori dei conti;
d) le attribuzioni e le modalità di funzionamento degli organi dell'ATC.
3. Per la designazione dei rappresentanti degli enti locali nel Comitato direttivo si applicano le disposizioni di cui alla lett. d) del comma 1 dell'art. 31.
4. Per quanto non espressamente disciplinato dalla presente legge e dallo statuto dell'ATC, si rinvia alle disposizioni di cui al libro I, Titolo II, Capo III del codice civile, ove applicabili.
Art. 33
Compiti dell'ATC
1. L'ATC ha compiti di gestione faunistica e di organizzazione dell'esercizio venatorio nel territorio di competenza. A tal fine organizza, sulla base del programma di gestione, gli interventi per il miglioramento degli habitat, promuove ed organizza le attività di cui al comma 11 dell' art. 14 della legge statale e le iniziative ritenute necessarie per preservare o ricostituire una presenza faunistica ottimale.
2. La Provincia controllo la conformità dei programmi annuali degli interventi degli ATC con il piano faunistico - venatorio provinciale. Gli ATC trasmettono detti programmi entro il 31 gennaio di ogni anno alla provincia, che può richiederne la revisione in caso di difformità.
3. Per giustificate esigenze faunistiche e particolari situazioni ambientali, il Comitato direttivo dell'ATC, entro quindici giorni dall'emanazione del calendario venatorio regionale, può proporre alla Provincia competente ulteriori limitazioni al calendario venatorio concernenti:
a) le modalità di esercizio della caccia, mediante la limitazione delle specie di mammiferi e di uccelli stanziali cacciabili;
b) il numero delle giornate settimanali di caccia;
c) i periodi e gli orari di caccia;
d) il carniere giornaliero e stagionale per specie.
4. Le limitazioni proposte divengono operanti qualora siano recepite nel calendario venatorio provinciale di cui al comma 2 dell'art. 50.
5. Il Comitato direttivo può organizzare la gestione tecnica e il prelievo della fauna per aree faunistiche di estensione proporzionata al ciclo biologico delle specie di interesse locale. Il COmitato direttivo propone, inoltre, all' Amministrazione provinciale la delimitazione nel territorio di competenza delle aree per la gestione faunistico - venatoria degli ungulati.
6. I Comitati direttivi degli ATC, per l'espletamento di funzioni di servizio, possono dotarsi di strutture tecnico - amministrative e di collaboratori o di personale particolarmente qualifica nel campo della gestione della fauna.
7. La Provincia esercita forme di raccordo tra gli ATC per contribuire a determinare l'uniformità degli interventi gestionali che hanno diretta incidenza sulla fauna selvatica.
Art. 34
Opzione sulla forma di caccia prescelta
1. L'opzione sulla forma di caccia prescelta in via esclusiva a norma del comma 5 dell'art. 12 della legge statale ha la durata di un anno e si intende rinnovata se entro il 1o novembre il cacciatore non fa pervenire alla Provincia richiesta di modifica dell'indicazione contenuta nel tesserino regionale.
2. L'opzione per la forma di caccia di cui alla lett. b) del comma 5 dell'art. 12 della legge statale deve essere presentata esclusivamente da coloro che intendono esercitare la caccia da appostamento fisso con l'uso di richiami vivi.
3. Il cacciatore che abbia conseguito l'abilitazione all' esercizio venatorio dopo l'entrata in vigore della presente legge deve comunicare la propria opzione alla Provincia di residenza entro trenta giorni dalla data di detto conseguimento.
Art. 35
Criteri per la iscrizione dei cacciatori agli ATC
1. Il Comitato direttivo dell'ATC è tenuto a soddisfare le richieste di iscrizione dei cacciatori fino al limite di disponibilità indicato dalla Regione per ciascun ATC con apposito provvedimento.
2. Il cacciatore ha diritto di essere iscritto all'ATC in cui ha la residenza anagrafica o sia proprietario di fondi agricoli o sia stato iscritto per almeno due anni. A questi limitati fini, in sede di prima applicazione della presente legge, la iscrizione ai territori per la gestione sociale della caccia( TGSC), disciplinati dagli artt. 40 e seguenti della LR 15 maggio 1987, n. 20, e successive modifiche ed integrazioni, è equiparata alla iscrizione all'ATC.
3. Il titolare dell'autorizzazione alla costituzione di un appostamento fisso di caccia senza uso di richiami vivi ed i suoi sostituti hanno diritto di essere iscritti all'ATC in cui è compreso l'appostamento.
4. Gli ulteriori posti che risultano disponibili dopo aver effettuato le iscrizioni sulla base dei criteri di cui al presente articolo, sono assegnato dal Comitato direttivo dell'ATC ai cacciatori richiedenti, secondo le seguenti priorità:
a) residenti nella Provincia;
b) residenti nelle provincie dell'Emilia - Romagna a più alta densità venatoria, indicate dalla Regione;
c) residenti nella regione;
d) residenti in altre regioni;
e) italiani residenti all'estero e stranieri.
5. In ogni ATC il Comitato direttivo può ammettere inoltre, secondo le priorità indicate al comma 4, un numero di cacciatori superiore alla densità venatoria indicata dalla Regione quando siano accertate, sulla base di appositi censimenti, modificazioni positive della popolazione faunistica o si sia manifestata l'esigenza di provvedere a specifici prelievi a tutela delle produzioni agricole.
Art. 36
Modalità di iscrizione
1. Il cacciatore che ha titolo all'iscrizione all'ETC ai sensi dei commi 2 e 3 dell'art. 35 presenta la relativa domanda al COmitato direttivo entro sessanta giorni dalla prima costituzione dello stesso, su modulo predisposto dalla Regione. A partire dalla stagione venatoria 1995/ 96 il termine di presentazione della domanda scade il 15 marzo di ogni anno.
2. Il cacciatore che intenda richiedere l'iscrizione ad un ATC diverso da quello di residenza verifica la disponibilità del posto presso il Comitato direttivo dell'ATC prescelto presentando la relativa domanda tra il sessantunesimo e il novantesimo giorno dalla prima costituzione dello stesso. A partire dalla stagione venatoria 1995/ 96 tale domanda va presentata entro il 31 marzo di ogni anno.
3. Il COmitato direttivo dell'ATC accoglie le domande con le priorità previste dal comma 4 dell'art. 35 nei limiti consentiti e nel rispetto dell'ordine di presentazione e ne trasmette copia entro il 30 aprile di ogni anno alla Provincia di residenza. Il Comune di residenza annota l'ATC assegnato al cacciatore e l'opzione della forma di caccia prescelta di cui all'art. 34 sul tesserino regionale di caccia all' atto del rilascio dello stesso.
4. Il mancato accoglimento della domanda deve essere motivato dal Comitato direttivo dell'ATC e comunicato all'interessato che, entro quindici giorni, può fare ricorso alla Provincia competente per territorio per violazione dei criteri previsti all'art. 35. La Provincia deve dare risposta entro quarantacinque giorni. L'accoglimento del ricorso comporta, di diritto, l'iscrizione all'ATC Nel caso che il diniego della iscrizione sia dovuto ad indisponibilità di posti, il cacciatore ha diritto all'iscrizione all'ATC di residenza.
5. Nei periodi in cui vengono svolte le cacce speciali agli ungulati o a specie di uccelli migratori, il Comitato direttivo può consentire l'accesso oltre il limite venatorio esclusivamente nelle località prestabilite purchè si siano accertate, anche mediante censimenti, modificazioni positive della popolazione faunistica, ai sensi del comma 8 dell'art. 14 della legge statale. La caccia vagante con il cane è consentita esclusivamente alla beccaccia ed al beccaccino. Il Comitato direttivo può prevedere il pagamento di un corrispettivo a fronte degli impegni di organizzazione.
Art. 37
Interscambi di cacciatori
1. La Regione promuove scambi interregionali per realizzare una equilibrata distribuzione dei cacciatori sul territorio nazionale e a tal fine determina il numero dei cacciatori non residenti ammissibili in Emilia - Romagna, regolamentandone l'accesso secondo le priorità previste al comma 4 dell'art. 35.
2. Il cacciatore ammesso ad ATC di altre regioni è tenuto a fare apporre sul proprio tesserino la relativa annotazione da parte del proprio comune di residenza.
3. Il Comitato direttivo dell'ATC sulla base di modalità da esso stesso determinate e comunicate alla Provincia, può riconoscere ai cacciatori iscritti la facoltà di utilizzare scambio e senza finalità di lucro un altro cacciatore, anche se residente in altra regione.
Art. 38
Partecipazione dei cacciatori alla gestione dell'ATC
1. I cacciatori iscritti partecipano alla gestione dell'ATC e sono tenuti a corrispondere a copertura delle spese una quota annuale il cui importo non superare il doppio della somma stabilita per la tassa regionale relativa all'uso del fucile a più di due colpi.
2. Il Comitato direttivo disciplina, nei limiti e secondo le modalità previste dalla presente legge, le forme della partecipazione anche economica dei cacciatori iscritti alla gestione dell'ATC, il sistema sanzionatorio da applicare per l'inosservanza degli obblighi di partecipazione alla gestione ed i riconoscimenti dovuti a compenso delle prestazioni richieste al cacciatore.
Art. 39
Doveri del cacciatore
1. Il cacciatore ha il dovere di:
a) annotare sul tesserino regionale in modo indelebile le giornate di esercizio, le specie ed il numero dei capi abbattuti;
b) restituire il tesserino regionale di caccia al termine dell' annata venatoria, compilato secondo le modalità stabilite con il calendario venatorio regionale.
Art. 40
Divieti e facoltà negli ATC
1. Oltre a quanto previsto dalle vigenti leggi sulla caccia, negli ATC è vietato:
a) detenere selvaggina abbattuta a chiunque non sia iscritto all'ATC a meno che non sia in grado di dimostrarne la legittimità del possesso;
b) esercitare la caccia senza essere iscritti all'ATC o senza la prescritta autorizzazione;
c) accedere con mezzi motorizzati alle aree cortilizie o comunque alle pertinenze delle strutture di lavoro agricolo, se non autorizzati dal proprietario o conduttore del fondo nonchè alle strade private non aperte al pubblico transito.
2. L'addestramento dei cani è consentito al cacciatore negli ATC in cui ha facoltà di accesso.
Capo V
Strutture territoriali d' iniziativa privata per la produzione di selvaggina, per la caccia e per le attività cinofile
Art. 41
Centri privati di riproduzione della fauna
1. La Provincia autorizza la costituzione di centri privati di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale, organizzati in forma di azienda agricola singola, consortile o cooperativa, ove è vietato l'esercizio dell'attività venatoria ed è consentito il prelievo di animali allevati appartenenti a specie cacciabili da parte del titolare dell'impresa agricola, di dipendenti della stessa e di persone nominativamente indicate.
2. I centri privati hanno durata settennale e possono essere rinnovati.
3. L'autorizzazione dei centri privati è subordinata all' osservanza di apposito regolamento regionale, da emanarsi entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge, contenente le prescrizioni per l'esercizio delle attività autorizzate.
Art. 42
Allevamenti
1. La Provincia autorizza gli allevamenti di specie appartenenti alla fauna selvatica a scopo alimentare, di ripopolamento, ornamentale ed amatoriale.
2. I provvedimenti di autorizzazione:
a) indicano le specie di allevamento, i controlli sanitari e le forme di cattura;
b) hanno la durata settennale e possono essere rinnovati;
c) sono revocati quando la gestione ed il funzionamento non siano corrispondenti alle prescrizioni di cui alla lettera a), ovvero quando l'allevamento non sia funzionante per almeno un anno.
3. L'allevamento esercitato dal titolare di impresa agricola non è assoggettato a specifica autorizzazione. Il titolare è tenuto a dare comunicazione alla Provincia dell'avvio dell'attività di allevamento anche al fine di consentire i relativi controlli sul rispetto delle disposizioni emanate a norma della lett. d) del comma 1 dell'art. 62.
4. Le Province possono consentire convenzioni a livello locale tra le associazioni venatorie riconosciute e le organizzazioni professionali agricole al fine di permettere la cessione di prelievo di fauna allevata allo scopo di integrare le entrate delle aziende agricole.
Art. 43
Aziende venatorie
1. La Provincia autorizza l'istituzione di aziende faunistico - venatorie e di aziende agri - turistico - venatorie, a norma dell'art. 16 della legge statale, nei limiti indicati nel piano faunistico - venatorio provinciale ed in modo da assicurare una pluralità di utilizzazione del territorio a fini faunistici e venatori.
2. L'autorizzazione scade il 31 dicembre del settimo anno di validità e può essere rinnovata.
3. L'autorizzazione è subordinata all'assenso scritto dei proprietari o conduttori, singoli o associati, dei fondi rustici compresi nell'azienda. Qualora i proprietari o i conduttori dei fondi stessi non si siano costituiti in consorzio con atto pubblico, ad ogni scadenza tale assenso dovrà essere rinnovato mediante firma autenticata dei proprietari o conduttori dei fondi. Le domande di rinnovo, corredate dall'atto di assenso rilasciato dai proprietari o conduttori, devono essere presentate almeno sei mesi prima della scadenza.
4. Ove, per ragioni tecniche, si renda necessario includere nell'area dell'azienda venatoria terreni per i quali non sia stato possibile ottenere l'assenso dei proprietari o dei conduttori, la Provincia può disporre l'inclusione coattiva, stabilendo con il medesimo provvedimento la misura e le modalità di pagamento della indennità dovuta a proprietari o conduttori dissenzienti. L'estensione dei terreni da includere coattivamente non può superare il dieci per cento della superficie dell'azienda medesima.
5. La Provincia, con il piano faunistico - venatorio, regola la densità, la collocazione e l'estensione massima complessiva delle aziende faunistico - venatorie ed agri - turistico - venatorie in ogni comprensorio faunistico omogeneo. La Provincia, fatte salve le situazioni esistenti, può altresì regolare la distanza tra le aziende e fra queste e le zone di protezione. La Provincia può consentire che aziende venatorie limitrofe possano costituirsi in consorzi.
6. I confini delle aziende venatorie sono delimitati con tabelle di colore bianco collocate secondo le modalità di cui all'art. 24. Il tabellamento è effettuato a cura dei titolari delle aziende medesime ed è controllato dalla Provincia.
7. Entro il mese di febbraio di ogni anno i titolari dell' autorizzazione di cui al presente articolo presentano alla Provincia un programma venatorio redatto secondo le indicazioni di gestione tecnica ed una relazione sulle attività svolte per l'incremento della fauna e sugli abbattimenti compiuti nella stagione precedente.
8. La Regione emana entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge, mediante direttive vincolanti, norme per l'istituzione, il rinnovo e la revoca delle aziende venatorie, nonchè per la gestione tecnica e gli interventi di mantenimento e di miglioramento ambientale nelle stesse, con particolare riferimento alla preservazione di condizioni di nidificazione e sosta nelle zone umide.
9. L'accesso alle aziende venatorie istituite nelle aree contigue ai parchi è consentito esclusivamente al titolare della concessione ed ai cacciatori autorizzati dal titolare stesso.
Art. 44
Tasse regionali
1. L'autorizzazione all'istituzione di appostamenti fissi, di centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, di aziende faunistico - venatorie e agri - turistico -venatorie e i relativi rinnovi sono soggetti a tassa regionale.
2. Non sono soggetti a tassa i centri privati di riproduzione istituiti negli ATC e nell'ambito di aziende venatorie per produrre in cattività le specie di selvaggina stanziale previste dai relativi programmi di immissioni.
3. Non sono soggetti a tassa gli appostamenti fissi collocati all'interno di aziende venatorie.
4. Alle aziende agri - turistico - venatorie non si applica la riduzione di cui alle tariffe annesse ai decreti legislativi 22 giugno 1991, n. 230, 23 gennaio 1992, n. 31, numero d' ordine 16, nota 4a.
Art. 45
Zone per l'addestramento e per le prove di qualificazione dei cani da caccia
1. Le Province, anche su richiesta di associazioni venatorie o cinofile riconosciute o di produttori agricoli singoli od associati, previo assenso scritto dei proprietari o conduttori dei fondi territorialmente interessati, in attuazione del piano faunistico - venatorio provinciale, autorizzano l' istituzione e regolano la gestione di:
a) zone, di estensione non inferiore ai cento ettari, in cui sono permessi l'addestramento, l'allenamento e le gare dei cani da ferma, da cerca, da seguita e da riporto in campo aperto;
b) campi di estensione non superiore ai quindici ettari, per l'addestramento e l'allenamento dei cani da ferma, da cerca, da seguita e da riporto;
c) campi, di estensione non inferiore ai quindici ettari, per l'addestramento e l'allenamento dei cani da seguita in aree recintate;
d) campi per cani da tana in aree delimitate.
2. La Provincia può altresì autorizzare l'istituzione di campi recintati e non inferiori ai dieci ettari, per l'addestramento di cani da seguita al cinghiale.
3. Nelle zone di cui alla lett. a) del comma 1 è vietato l'esercizio venatorio per l'intera durata dell'istituzione. La Provincia, nei limiti del calendario venatorio, può consentire la caccia da appostamento fisso preesistente alla selvaggina migratoria.
4. L'istituzione delle zone di cui ai commi 1 e 2 è consentita negli ATC e nelle aziende agri - turistico - venatorie. Nelle aziende faunistico - venatorie sono consentite le attività cinofile nelle forme compatibili con le finalità aziendali.
5. La superficie complessiva destinata alle attività cinofile entra a far parte della quota destinata a gestioni private. Tali zone sono istituite per la durata di sette anni e possono essere rinnovate con le stesse modalità.
6. Nelle zone di cui alla lett. a) del comma 1 l'addestramento, l'allenamento e le gare non sono consentiti nel periodo compreso tra il 15 aprile e il 15 luglio. Nelle aree con prevalente presenza di ungulati l'addestramento dei cani è sospeso sino al 1o agosto. Nelle zone di cui alle lettere b) e c) del comma 1 le attività sono consentite tutto l'anno con esclusione dei periodi stabiliti con il calendario venatorio per l'addestramento dei cani in campo aperto, fatti salvi i limiti stabiliti con regolamento regionale per la gestione degli ungulati.
7. La Provincia, su richiesta dei titolari delle zone e dei campi di cui al comma 1, può autorizzare, ai sensi del comma 8, lett. e) dell'art. 10 della legge statale e secondo le disposizioni della legge medesima l'addestramento, l'allenamento e le gare per cani, anche con facoltà di sparo da parte del conduttore, esclusivamente su fauna selvatica di allevamento appartenente a specie cacciabili. A tal fine la Regione approva apposite direttive per la gestione delle zone e dei campi di cui al comma 1. Nelle zone di cui al comma 1 possono altresì svolgersi l'addestramento e l'allenamento dei cani, senza facoltà di sparo, esclusivamente sulle specie stanziali indicate nell'autorizzazione, prodotte in cattività.
8. Nelle zone di ripopolamento e cattura, nei centri pubblici e privati di riproduzione di selvaggina e nelle aziende faunistico - venatorie, le Provincie possono autorizzare gare per cani da caccia iscritti nei libri genealogici riconosciuti dall'ENCI, alle seguenti condizioni:
a) assenso preventivo dei proprietari o conduttori dei fondi territorialmente interessati;
b) preventiva definizione delle misure volte alla salvaguardia della fauna selvatica e delle colture agricole;
c) divieto di sparo.
9. Alle medesime condizioni di cui al comma 8, negli ATC e nelle aziende venatorie possono essere svolte, previa autorizzazione della Provincia, gare di cani da caccia anche non iscritti nei libri genealogici ENCI, regolarmente denunciati a norma di legge.
10. La Provincia autorizza, sentito l'ENCI e le associazioni venatorie e in conformità ai criteri di cui alla lett. f) del comma 2 dell'art. 5, l'istituzione di campi di gara fissi. Detti campi sono considerati impianti sportivi ad ogni effetto.