Menù di navigazione
Legislatura X - Atto di indirizzo politico approvato ogg. n. 4943 -
Approvato in data: 11/07/2017

Testo:

 

ORDINE DEL GIORNO

 

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

 

Visto

 

la Legge 11 febbraio 1992, n. 157 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio" con la quale, tra le altre, viene stabilita la tutela della fauna selvatica, intesa come le specie di mammiferi e di uccelli dei quali esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel territorio nazionale, e l'esercizio dell'attività venatoria;

 

la legge regionale 15 febbraio 1994, n. 8 "Disposizioni per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio dell'attività venatoria" che disciplina la gestione, la protezione e il raggiungimento ed il mantenimento dell'equilibrio faunistico ed ecologico in tutto il territorio regionale e ne regolamenta il prelievo venatorio programmato. ln particolare la Regione ha cura di creare le condizioni per salvaguardare le specie tutelate ai sensi del comma 1 dell’art. 2 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157;

 

la deliberazione di Giunta regionale n. 2230 del 28 dicembre 2015 con la quale, tra l'altro, è stata fissata al 10 gennaio 2016 la decorrenza delle funzioni amministrative oggetto di riordino ai sensi dell'art. 68 della predetta L.R. n. 13/2015 tra le quali quelle relative al settore "Agricoltura, protezione della fauna selvatica, esercizio dell'attività venatoria, tutela della fauna ittica ed esercizio della pesca nelle acque interne, pesca marittima e maricoltura".

 

Premesso che

 

il cinghiale riveste un ruolo particolare e problematico nell'attuale scenario della gestione faunistica italiana; le sue caratteristiche biologiche e l'elevata manipolazione cui vengono sottoposte le popolazioni hanno contribuito, negli ultimi decenni, ad un aumento esponenziale della specie in quasi tutto il territorio nazionale, compresa la nostra regione;

 

il cinghiale esercita un forte impatto negativo sulle attività agricole e ciò determina il sorgere di contrasti tra diverse categorie sociali (cacciatori e agricoltori), spesso caratterizzati da interessi divergenti;

 

la grande esplosione geografica e demografica, che ha caratterizzato le popolazioni di cinghiale negli ultimi decenni, e l'aumento delle aree di conflitto con le attività agricole hanno comportato una rapida diffusione della caccia rivolta a questa specie inducendo un numero sempre maggiore di amministrazioni pubbliche ad attuare interventi di controllo della specie, con il ricorso ad una molteplicità di metodi di prelievo cruenti (braccata, abbattimento all'aspetto, girata, ecc.).

 

Considerato che

 

la struttura "sociale" del cinghiale è molto complessa; il gruppo (o compagnia) è guidato dalla femmina dominante, generalmente la più anziana (o la più vigorosa), tale gruppo è costituito generalmente da decine di femmine giovani (o adulte) e dai loro piccoli (Meynhardt H. 1986. Schwarzwild-Report. Mein Leben unter Wildschweinen. Naumann, Leipzig). Le femmine di quasi tutti gli ungulati europei o sono monoestre o hanno un breve periodo di estri ripetuti. Unica eccezione è il cinghiale nelle cui femmine il periodo fertile può talora estendersi a tutto l'anno (Apollonio M., R. Putman, S. Grignolio & L. Bartoš 2011. Hunting seasons in relation tobiological breeding seasons and the implications for the control or regulation of ungulate populations. ln: M. Apollonio, R Andersen & R. Putman (eds.), Ungulate management in Europe: Problems and practices, Cambridge University Press, London, IJK: 80-105). La femmina adulta regola "la sincronizzazione dell'estro" quindi viene "disciplinato" il parto tra le femmine giovani del gruppo: si ha quindi una riproduzione stagionale regolata (Dardaillon M. 1988. Wild boar social groupings and their seasonal changes in the Camargue, southern France. Säugetierkunde 53: 22-30);

 

ricercatori quali Boitani, ed altri, affermano che il cinghiale è una specie molto adattabile con strategia "r", il che implica che l'espansione delle popolazioni di cinghiali in Europa non può essere controllata con i modi di caccia tradizionali (Prof. Carlo Consiglio Zoologo Università La Sapienza). Ricercatori quali Servanty ed altri concludono che quando una popolazione è pesantemente cacciata, aumentare la mortalità in una sola classe d'età (ad esempio solo adulti o solo giovani) può non permettere di limitare l'accrescimento della popolazione. Secondo il ricercatore ungherese Csányi la pressione venatoria è insufficiente per impedire l'accrescimento della popolazione di cinghiali; questi sono favoriti dall'aumento delle superfici forestali e dall'estensione dell'agricoltura che fornisce habitat adatto e cibo; inoltre la distribuzione sparsa dei distretti venatori fa sì che molti animali possano sfuggire verso zone dove non vengono cacciati (Prof. Carlo Consiglio Zoologo Università La Sapienza);

 

secondo il rapporto dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica INFS (Gli Ungulati in Italia. Status, distribuzione, consistenza, gestione e prelievo venatorio. Istituto nazionale per la fauna selvatica -Alessandro Chigi-2002), per la fauna selvatica, la forma di caccia attualmente più utilizzata, la braccata con i cani da seguito, crea spesso una destrutturazione delle popolazioni, caratterizzate da elevate percentuali di individui giovani, responsabili di un sensibile aumento dei danni alle colture (Prof. Carlo Consiglio Zoologo Università la Sapienza).

 

Considerato altresì che

 

anni e anni di abbattimenti di cinghiali, effettuati attraverso tecniche cruenti di "tradizione venatoria", non ne hanno diminuito il numero, anzi ne hanno segnato un incremento delle popolazioni;

 

il comma 3 dell'art. 16 della Legge regionale n. 8 del 1994 "Controllo delle specie di fauna selvatica" stabilisce che il controllo sulla fauna selvatica dovrebbe essere praticato di norma mediante l'utilizzo di metodi ecologici, vale a dire con sistemi che escludono il prelievo di individui (sia con abbattimento, sia attraverso cattura e traslocazione) ma influenzando in maniera indiretta la dinamica delle popolazioni o limitando l'accesso ad una risorsa danneggiabile da parte degli animali (sistemi di esclusione e deterrenza, manipolazione dell'habitat, ecc.).

 

Impegna la Giunta

 

a sollecitare il Governo, tramite il Ministro dell'economia e delle finanze, affinché vengano stanziate specifiche e rilevanti risorse destinate sia alla prevenzione ed al ristoro dei danni subiti dagli agricoltori sia all’utilizzo di metodi ecologici per il contenimento del cinghiale, al fine di incentivarne la diffusione.

 

Approvato all'unanimità dei presenti nella seduta pomeridiana dell’11 luglio 2017