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52.
SEDUTA DI GIOVEDÌ 23 NOVEMBRE 2006
(POMERIDIANA)
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE DONINI
INDICE
Sullo svolgimento di interrogazioni e di interpellanze
PRESIDENTE (Donini)
OGGETTO 1920
Delibera: «Approvazione del Piano Forestale Regionale 2007-2013.» (90)
(Continuazione discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Donini)
MUZZARELLI (Uniti nell'Ulivo - DS)
DELCHIAPPO (PRC)
ZANICHELLI, assessore
MAZZOTTI (Uniti nell'Ulivo - DS)
BARTOLINI (AN)
FRANCESCONI (FI)
OGGETTO 1895
Delibera: «Programma annuale 2006: interventi, obiettivi, criteri generali di ripartizione delle risorse ai sensi dell'art. 47, comma 3, della L.R. 2/2003. Stralcio del Piano regionale sociale e sanitario.» (91)
(Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Donini)
DAPPORTO, assessore
VECCHI (AN)
VARANI (FI)
MAZZOTTI (Uniti nell'Ulivo - DS)
DELCHIAPPO (PRC)
TAGLIANI (Uniti nell'Ulivo - DL Margherita)
BORGHI (Verdi)
OGGETTO 1963
Comunicazione della Giunta in merito alla ricorrenza del 25 novembre 2006 - Giornata internazionale sulla violenza alle Donne
(Discussione e conclusioni)
(Risoluzione oggetto 1963/1 - Presentazione, discussione e approvazione) (218)
DAPPORTO, assessore
PRESIDENTE (Donini)
BORTOLAZZI (PdCI)
MANFREDINI (Lega Nord)
NOÈ (UDC)
NANNI (Italia dei Valori)
MAZZA (Uniti nell'Ulivo - DS)
SALSI (Uniti nell'Ulivo - DS)
BORGHI (Verdi)
MASELLA (PRC)
GUERRA (Verdi)
RICHETTI (Uniti nell'Ulivo - DL Margherita)
ERCOLINI (Uniti nell'Ulivo - DS)
MANZINI, assessore
Inversione dell'ordine dei lavori
PRESIDENTE (Donini)
MAZZA (Uniti nell'Ulivo - DS)
OGGETTO 1552
Risoluzione proposta dai consiglieri Borghi e Mazza per il riconoscimento della Repubblica Araba Saharawi Democratica in attesa di un referendum di autodeterminazione e per il rispetto dei diritti umani di donne, bambini e uomini saharawi (152)
(Ritiro)
OGGETTO 1990
Risoluzione proposta dai consiglieri Mazza e Borghi per invitare il Governo italiano ad assumere iniziative a sostegno dell'autodeterminazione del popolo Saharawi (219)
(Presentazione, discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Donini)
MAZZA (Uniti nell'Ulivo - DS)
MANFREDINI (Lega Nord)
DRAGOTTO (FI)
OGGETTO 1817
Risoluzione proposta dai consiglieri Bartolini e Vecchi per non accogliere nella nostra regione ulteriori rifiuti provenienti dalla Campania (194)
(Continuazione discussione e reiezione)
OGGETTO 1848
Risoluzione proposta dai consiglieri Parma, Manfredini e Corradi per impegnare la Giunta a non acconsentire più allo smaltimento dei rifiuti provenienti da altre regioni e in particolare di quelli dei comuni campani (203)
(Continuazione discussione e reiezione)
(Interrogazioni oggetti 1530 - 1815 - Assorbite dal dibattito) (1089 - 1287)
PRESIDENTE (Donini)
BARTOLINI (AN)
ZANICHELLI, assessore
VECCHI (AN)
OGGETTO 1966
Risoluzione proposta dai consiglieri Bartolini, Aimi, Renzi e Vecchi per lo svolgimento di una iniziativa volta a ricordare il Giorno della Libertà 2006 e per l'individuazione della data del 9 novembre per le future celebrazioni della ricorrenza (214)
(Discussione e mancanza del numero legale)
(Interrogazione oggetto 1952 - Abbinata) (1389)
PRESIDENTE (Donini)
BARTOLINI (AN)
LUCCHI (Uniti nell'Ulivo - DS)
Interpellanza oggetto 1988 (107)
(Annuncio)
Interrogazione oggetto 1989 (1411)
(Annuncio)
Allegato A
Atti esaminati nel corso della seduta
Allegato B
Interpellanza e interrogazione annunciate
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PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE DONINI
La seduta ha inizio alle ore 15,10
PRESIDENTE (Donini): Dichiaro aperta la cinquantaduesima seduta della VIII legislatura dell'Assemblea legislativa e nomino scrutatori i consiglieri Francesconi, Mazzotti e Piva.
Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta odierna gli assessori Bissoni, Bruschini e Pasi ed il consigliere Parma.
Sullo svolgimento di interrogazioni e di interpellanze
PRESIDENTE (Donini): Consiglieri, constatata l'impossibilità di procedere allo svolgimento di interrogazioni e di interpellanze nel tempo riservato dal Regolamento interno per l'assenza dei consiglieri e degli assessori direttamente interessati, sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 15,11, è ripresa alle ore 15,35)
PRESIDENTE (Donini): Riprendiamo la seduta.
OGGETTO 1920
Delibera: «Approvazione del Piano Forestale Regionale 2007-2013.» (90) (Continuazione discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Donini): Eravamo in sede di dibattito generale.
Ha chiesto di parlare il consigliere Muzzarelli. Ne ha facoltà.
MUZZARELLI: Siamo sempre legati al tema sul piano forestale. Noi riteniamo che il piano di sviluppo forestale 2007-2013 sia un punto e uno strumento volto a garantire la qualificazione e il potenziamento del nostro sistema forestale ed io sono stato molto contento di avere ascoltato l'interesse e anche il giudizio positivo sul lavoro svolto per potenziare il bosco quale elemento e riferimento della sostenibilità in modo profondo per l'ecosistema.
Noi stiamo parlando di un sistema che occupa una parte importante di territorio, il 25% di boschi e foreste occupano un quarto del territorio regionale quasi interamente in collina e in montagna e solamente il 5% in pianura, ed io credo che abbiamo fatto bene a cogliere anche le sensibilità per cercare di migliorare l'allargamento dei boschi anche in pianura.
Quindi il piano di tutela serve per valorizzare fondamentalmente il territorio regionale, in chiave di uno sviluppo sostenibile è una crescita socio economica anche della nostra montagna, quindi credo che noi con l'atto di oggi facciamo un passo avanti per tutelare nei prossimi anni la forestazione, riprendendo azioni positive già avviate, garantendo sicurezza, sviluppo, alle zone che hanno i boschi e, più in generale, in riferimento a quelle entità come ricchezza ambientale e anche economica.
Gli elementi che condivido sono legati all'impegno per assicurare una corretta gestione del territorio, la messa in sicurezza e la difesa del suolo, la tutela e la biodiversità delle risorse che possono avere sbocchi importanti (penso, ad esempio, alla produzione di energia derivata da biomasse) nell'ottica che è stata richiamata questa mattina dei piccoli impianti che possono evitare la guerra dei boschi, visto che fino ad oggi quell'entità è soprattutto un'entità che non ha confini tra pubblico e privato pur avendo per larga parte una proprietà, ma che in prospettiva potrebbe anche, diciamo, rischiare una pressione rispetto al proprio utilizzo, quindi credo che dobbiamo lavorare con quel taglio e con quelle caratteristiche. Poi la gestione dei prodotti e dei servizi forestali del bosco e del sottobosco in aree di montagna per il sostegno all'economia e, infine, la valorizzazione delle varie funzioni produttive, per conferire stabilità ed efficienza ai boschi.
Quindi, la discussione fatta dal mese di settembre ad oggi del piano segna un ulteriore passo avanti verso la qualificazione dei nostri boschi, delle nostre foreste, non più considerate solo come un gioiello delicato, da custodire, vista la sua peculiarità, ma anche come un'opportunità di qualificazione, di ricchezza ambientale e non solo per tutto il territorio emiliano-romagnolo. È un riconoscimento in particolare del ruolo ambientale della montagna e credo che anche su questo noi dobbiamo continuare l'impegno, come abbiamo assunto anche in commissione nell'interruzione dei lavori dell'Assemblea.
Abbiamo molte entità ambientali di alto pregio: 2 parchi nazionali, 13 parchi regionali, 14 riserve, 127 siti di importanza comunitaria, 75 zone di protezione speciale e tra gli aspetti che considero migliori del piano c'è quindi questa doppia valenza positiva per l'ambiente: la salute, visto che abbiamo una tensione ambientale molto forte, e l'economia.
Quindi, io credo che ci sia un valore forte e la scelta che noi oggi portiamo avanti è una scelta in coerenza con l'impianto normativo, in coerenza con l'impianto strutturale del piano di sviluppo rurale, che ha orizzonti temporali precisi al 2013 e che vede sempre di più un legame tra il mondo agricolo e il territorio, nell'ottica del disaccoppiamento, del sostegno, e quindi con la capacità e la richiesta al mondo agricolo di manutenzionare di più il territorio evitando frane e dissesti.
Quindi sono azioni che servono davvero tanto agli imprenditori agro-forestali, quanto agli enti pubblici, quindi - e concludo - credo che sia un provvedimento positivo, la cui approvazione consentirà all'Emilia-Romagna di confermarsi come Regione che cerca ogni giorno di lavorare nell'ottica di sostenibilità per rispondere alle esigenze dei propri cittadini.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Muzzarelli.
Ha chiesto di parlare il consigliere Delchiappo. Ne ha facoltà.
DELCHIAPPO: Presidente, la ringrazio, d'altra parte non potevo non intervenire su questo argomento, come già ho detto precedentemente in commissione congiunta, quella del Bilancio e quella del Territorio e ambiente, perché in questo mese in questa Regione si sta parlando di montagna. Si sta parlando di montagna per quanto riguarda il piano rurale, si sta parlando di montagna per quanto riguarda la forestazione, si è parlato questa mattina di legge sulla montagna.
Perché ho citato il piano rurale? Perché questo piano di forestazione si integra tranquillamente con quello che è il piano rurale che si andrà poi ad approvare. Questo piano che fa della sua forza alcuni momenti fondamentali, che sono quelli di migliorare la qualità dei boschi esistenti in montagna, però non scordiamoci che si prefigge anche di aumentare i boschi che sono presenti in pianura, contribuire a sostenere le imprese forestali ed agricole per crescere la sicurezza idrogeologica del territorio, conservare la biodiversità ed attenuare i cambiamenti climatici.
Gli obiettivi che questo piano si dà, come ho detto diverse volte, si collocano pienamente in quella che è l'ottica della nostra Regione e ho presentato anche degli emendamenti, che andrò ad illustrare.
Un piano che, non solo per quanto riguarda la montagna, ha investimenti per evitare il degrado del territorio, ma un piano che valorizza anche, come diceva prima il presidente della commissione, quello che è il patrimonio e i parchi che noi abbiamo.
Quindi, e qui concludo, mette insieme quello che è lo sviluppo economico, lo sviluppo sociale e quello che è il mantenimento dell'ambiente. Se questi sono gli obiettivi non può che avere il voto favorevole del gruppo di Rifondazione comunista.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Delchiappo.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare in sede di discussione generale, do la parola all'assessore Zanichelli per la conclusione del dibattito.
ZANICHELLI, assessore: Solo per fornire alcune considerazioni ai consiglieri che sono intervenuti, innanzi tutto sul livello di consultazione che abbiamo svolto. Siamo arrivati in Consiglio con alcuni elementi di correzione e di emendamento. Dato che questo documento anticipa il piano di sviluppo rurale, alcuni aspetti, alcuni titoli sono stati introdotti in modo più puntuale; si è voluto inoltre considerare la richiesta pervenuta all'interno della commissione, in particolare dal consigliere Mazza e fatta propria dalla commissione, di definire con più precisione quella che è una dotazione finanziaria di base, che poi sarà chiarita da altri atti di questa Regione, ossia il piano di sviluppo rurale, provvedimenti legati alla legge regionale sulla forestazione e altri strumenti legislativi.
Rispetto alla consultazione, è stato fatto un rilievo sulle associazioni ambientaliste. Devo dire che, per quello che concerne il nostro lavoro sul Piano, abbiamo svolto diversi incontri come assessorato, ai quali abbiamo invitato associazioni agricole e associazioni ambientaliste. Non abbiamo invitato associazioni venatorie, abbiamo invece discusso molto con istituzioni; in particolare c'è stato un grande, importante contributo da parte di quelle Unioni di Comuni e Comunità montane che sentono l'argomento come importante ed interessante.
In merito al tema biomasse, che si teme possa essere in contraddizione con altre discussioni più collegate al piano di sviluppo rurale o al piano energetico regionale, voglio puntualizzare che parliamo di utilizzo di biomasse legate alle superfici forestali esistenti e non a ragionamenti su superfici agricole dedicate a produzioni a finalità energetica. Di conseguenza è proprio in quel contesto che noi abbiamo valutato di ancorare la produzione forestale ad un sistema di biomasse di piccole dimensioni, molto legato al territorio; alcune esperienze sperimentali si stanno già realizzando in questa regione, in particolare una di recente inaugurata nella montagna bolognese è di un certo interesse e noi pensiamo a quel tipo di modello.
Per quello che riguarda altre osservazioni che sono venute dai colleghi dell'opposizione, devo dire che è indubbio che parliamo di un piano di indirizzo, di un piano di riferimento che ha una finalità, tra l'altro pluriennale, ma non ci sembra che sia in contraddizione la tutela, la salvaguardia, la valorizzazione delle aree di pregio con la valorizzazione economica, turistica, ambientale delle zone di montagna e delle zone più dotate di qualità forestale. Lo dico perché noi abbiamo di fronte un futuro nel quale la qualità delle aree di pregio sarà una delle carte forse più importanti per regioni e realtà avanzate come la nostra, e lo sarà molto più di certi modelli tradizionali di turismo. Di conseguenza avere una rete “Natura 2000”, composta di ZPS, di siti di interesse comunitario, di parchi, come diceva poc'anzi il consigliere e presidente della commissione Muzzarelli, può essere una chance in più.
Vi invito anche a considerare l'aspetto molto importante di dare una valutazione integrata delle risorse. L'aspetto tariffario, ossia la scelta di dedicare una quota da parte degli ATO delle entrate tariffarie del consumo idrico per il ripristino e la valorizzazione della risorsa forestale e idrologica in montagna, io lo trovo di grande importanza, perché un territorio lo si vede e lo si immagina nella sua integrità e non solo separando zone da zone, realtà urbane da realtà montane.
L'altro aspetto di grande importanza che sottolineiamo è una valorizzazione della forestazione nelle aree non solo di montagna, ma anche di pianura, per catturare CO², per dare qualità urbana, per aumentare le fasce boscate in cui sono inserite le infrastrutture che, pur necessarie, possono essere inserite nel migliore dei modi se c'è una mitigazione della loro presenza non già e non solo con barriere artificiali, ma con barriere naturali che danno qualità e protezione alle stesse aree. Certe esperienze sono già state avviate; mi riferisco, ad esempio, ad alcune fasce boscate che si stanno realizzando in relazione alla alta capacità o alla linea veloce da Piacenza a Bologna. Io penso che bisogna potenziare e aumentare questo tipo di iniziative.
In generale quello di oggi è un passaggio importante, ma - qualche collega me lo segnalava prima - saranno molto importanti gli assi di riferimento per il piano di sviluppo rurale, e sarà fondamentale come questa strategia si inserirà all'interno della politica complessiva della nostra Regione - lo diceva Mazza, lo dicevano altri. Oggi noi assumiamo un atto significativo che va in una direzione giusta.
Grazie ai colleghi e alla presidente.
PRESIDENTE (Donini): Grazie a lei, assessore Zanichelli.
Prima di passare all'esame dell'articolato debbo fare presente all'Assemblea che sono pervenuti alla Presidenza 15 emendamenti: 5 a firma del consigliere Muzzarelli, 4 a firma del consigliere Delchiappo e 6 a firma dei consiglieri Barbieri, Richetti e Muzzarelli. Come previsto dall'art. 76 - secondo comma del Regolamento, dovrebbero essere esaminati dalla commissione referente, salvo diverso avviso dell'Assemblea.
Ha chiesto di parlare il consigliere Mazzotti. Ne ha facoltà.
MAZZOTTI: Intervengo per chiedere l'esame in aula degli emendamenti.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Mazzotti.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, la proposta testé formulata dal consigliere Mazzotti.
(È accolta all'unanimità)
PRESIDENTE (Donini): Passiamo alla discussione generale sugli emendamenti.
Ha chiesto di parlare il consigliere Delchiappo. Ne ha facoltà.
DELCHIAPPO: Intendo ritirare l'emendamento 6 e l'emendamento 8 in quanto assorbiti dagli emendamenti 10 e 13 presentati dai consiglieri Barbieri, Richetti e Muzzarelli.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Delchiappo.
Prendiamo atto del ritiro degli emendamenti 6 e 8.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare, nemmeno per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 3, a firma del consigliere Muzzarelli.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 1, a firma del consigliere Muzzarelli.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 4, a firma del consigliere Muzzarelli.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 10, a firma dei consiglieri Barbieri, Richetti e Muzzarelli.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 11, a firma dei consiglieri Barbieri, Richetti e Muzzarelli.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 12, a firma dei consiglieri Barbieri, Richetti e Muzzarelli.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 7, a firma del consigliere Delchiappo.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 13, a firma dei consiglieri Barbieri, Richetti e Muzzarelli.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 14, a firma dei consiglieri Barbieri, Richetti e Muzzarelli.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 15, a firma dei consiglieri Barbieri, Richetti e Muzzarelli.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 9, a firma del consigliere Delchiappo.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 2, a firma del consigliere Muzzarelli.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 5, a firma del consigliere Muzzarelli.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Passiamo ora alle dichiarazioni di voto sulla deliberazione così come emendata.
Ha chiesto di parlare il consigliere Bartolini. Ne ha facoltà.
BARTOLINI: Noi abbiamo sentito anche in quest'aula, come sovente accade, teorizzare molto sulla montagna. Si sente da più parti teorizzare su come si può fare rinascere la montagna, che è stata abbandonata indubbiamente negli ultimi decenni, poi sento che in tutte queste fasi di incontri, di dibattiti, dove si fa tanta teoria, tanti proclami su quello che riguarda la montagna, spesso vengono, per voce anche dell'assessore, escluse anche delle associazioni che rappresentano spesso dei cittadini della montagna, perché se lei va a vedere quanti sono i cittadini di montagna iscritti al WWF ne trova ben pochi e io credo che già questo debba essere significativo. Debba essere significativo perché è facile essere iscritti al WWF o a Greenpeace abitando al quinto piano di un condominio di una città, ma se la montagna oggi è in queste condizioni, cioè abbandonata da un lato, ma una grande area di prestigio ambientale dall'altro, non è certamente grazie al WWF, a Greenpeace, o a queste associazioni animal-ambientaliste, ma grazie a quei pochi cittadini che con grandi e profondi sacrifici sono rimasti legati alle proprie origini, alle proprie tradizioni, al proprio territorio.
Quindi sentiamo molta teoria e questo piano è particolarmente pieno di teorie che riguardano lo sviluppo di questo territorio. Ho sentito parlare di sviluppo economico, sociale, salvaguardia ambientale, però noi che abbiamo una visione antropocentrica, che vede l'uomo al centro di ogni attività prioritariamente, compatibilmente con la salvaguardia ambientale, l'uomo al centro di ogni azione di governo locale, non ci sentiamo certamente soddisfatti nel vedere che c'è un'impostazione che vede sempre prioritariamente quella che è la salvaguardia dell'ambiente, anche se vengono nel piano individuate una serie di iniziative che riguardano anche i tagli o quant'altro.
Francamente vedere, come è successo un'ora fa in commissione, che poi quando ci sono delle risorse da distribuire oggi le si affidano, si dice, ai sindaci tramite le Comunità montane, che sono sempre più luoghi vuoti dove si trovano a decidere dei sindaci che spesso più che incontrarsi si scontrano, e questo emerge anche pubblicamente su quelle che sono le vicende delle nostre Comunità montane, effettivamente, eccessivamente presenti sul territorio, poi non ci stupiamo che quando arrivano risorse queste, anziché essere investite per la valorizzazione del territorio, per l'incentivazione di iniziative di privati che andrebbero stimolati ad intervenire, ad investire sul proprio territorio, vengono utilizzate, come è successo almeno nella mia provincia, per la ristrutturazione della sede e non credo che...
(interruzioni)
... esclusivamente per la ristrutturazione della sede e quindi non credo che questo serva. Forse accontenta tutti per non scontentare nessuno, perché se si interviene da una parte non si interviene dall'altra, la sede della Comunità montana è di tutti e alla fine accontenta tutti.
Credo, quindi, che questo sia un piano che fa una bella fotografia di quella che è la situazione esistente, ma si limita prevalentemente a questo. Un piano che appare sempre più come una mera enunciazione di principi, senza l'indicazione di soluzioni pratiche che consentano veramente di affrontare i problemi enunciati. Un piano che contiene anche diversi punti di contrasto: si vuole incentivare la coltura dei boschi, ma vengono continuamente posti dei vincoli; si vuole promuovere il turismo, ma si mettono anche qui dei vincoli e quant'altro, perché, ripeto, si teorizza troppo, si fa teorizzare troppo su questa materia da persone che non conoscono bene il territorio, le aspettative della gente di questo territorio.
Ecco perché noi voteremo contro questo piano.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Bartolini.
Ha chiesto di parlare il consigliere Francesconi. Ne ha facoltà.
FRANCESCONI: L'obiettivo proposto dell'arboricoltura, come abbiamo avuto modo di affermare in sede di discussione generale, ci appare utopico malgrado il basso costo delle colture tradizionali e industriali. Infatti quale agricoltore potrebbe rinunciare al suolo coltivabile per farne un bosco? E invece di puntare genericamente all'ampliamento dei boschi ci si potrebbe limitare, per esempio, a qualche obiettivo più preciso, quale, per esempio, il recupero di filari lungo corsi d'acqua, viali, pioppicoltura in area golenale e quant'altro. Favorire l'arboricoltura comunque è una nobile aspirazione, se si vuole, peraltro è difficile, immaginiamo, sostenerla poi, come dice il piano, soprattutto quella di medio e lungo periodo. Quale imprenditore, val la pena ancora di sottolineare, può rinunciare ai propri campi per venti o trenta anni? Non si tengono poi in considerazione le ricadute ambientali che certe colture arboree possono comportare e le incompatibilità, fra l'altro anche di trattamenti, magari chimici, fortemente impattanti e l'incentivazione di certificazioni per la gestione dei pioppeti, per la gestione sostenibile, richiede poi risorse che debbono essere reperite.
L'idea di ricostruire i boschi storici di cui si ha memoria documentata necessita quantomeno una precisazione: cosa si intende per memoria documentata e fino a quando bisogna risalire? Nel Medioevo, ad esempio, quasi tutta la regione era un bosco, si vuole davvero tornare a quella situazione?
Per quanto attiene poi alle biomasse vi è il rischio che per scarsità di materiale combustibile o per la qualità del nostro legno non adatta alla produzione, non particolarmente adatta alla produzione energetica, le centrali a biomasse possano trasformarsi in altra cosa, magari in inceneritori. Infine, dato il minor costo, potrebbe anche paradossalmente verificarsi che le aziende arboricole, invece di vendere le biomasse, vendano l'energia, accrescendo la possibilità così che si crei un forte interesse per il legname e un conseguente sovrasfruttamento del bosco, che appare risultato esattamente opposto da quanto voluto e previsto dal piano.
La crescita dell'importanza del settore energetico non è detto poi che crei lavoro ed interesse presso la popolazione montana. Vi è anche il rischio che non si arresti lo spopolamento e che si facciano avanti, al posto dei locali, nuove società di interesse senza scrupoli, che potrebbero al contrario sfruttare la situazione e quindi con ricadute naturali e ambientali pesanti.
Il piano introduce poi un nuovo livello di pianificazione, come se non ce ne fossero già abbastanza, quello forestale, che si aggiunge, come dicevo, a quelli già esistenti e impone ulteriore burocrazia di cui non si sentiva il bisogno e crescenti vincoli ai proprietari, sempre più espropriati dei propri beni in nome di un interesse comune nebuloso e comunque deciso sulla carta da altri senza consultarli.
Il capitolo del piano poi che appare più buio riguarda le risorse. Come sempre i maggiori costi imposti dalla burocrazia di cui dicevo e dai vincoli regionali vengono scaricati sugli enti locali, e cioè le Comunità montane, cui spetta poi l'attuazione dei programmi e la sistemazione della rete idraulico forestale.
Vi è poi il rischio di nuove tasse. La tariffa idrica decisa con l'accordo di programma a tutela della risorsa idrica del territorio montano appare a noi una nuova tassa imposta ai cittadini della montagna per finanziare il piano forestale. Sarebbe stato meglio usare le risorse esistenti e limitare gli interventi a obiettivi bene evidenziati, senza appesantire il carico burocratico e soprattutto la tassazione.
Ci asteniamo al riguardo.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Francesconi.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare per dichiarazione di voto, si proceda alla votazione, per alzata di mano, del partito di deliberazione di cui all'oggetto 1920, così come emendato.
(L'Assemblea, a maggioranza dei presenti,
approva il partito di deliberazione)
PRESIDENTE (Donini): L'Assemblea approva.
OGGETTO 1895
Delibera: «Programma annuale 2006: interventi, obiettivi, criteri generali di ripartizione delle risorse ai sensi dell'art. 47, comma 3, della L.R. 2/2003. Stralcio del Piano regionale sociale e sanitario.» (91) (Discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Donini): La Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali ha licenziato l'oggetto apportando modifiche al testo della Giunta nella seduta dell'8 novembre 2006, con la seguente votazione: favorevoli 24; contrari 10; astenuti nessuno.
La parola all'assessore Dapporto per l'illustrazione del programma.
DAPPORTO, assessore: Dopo i passaggi già indicati dalla presidente e l'acquisizione del parere della Conferenza del terzo settore e delle organizzazioni sindacali oggi noi presentiamo la delibera del riparto. In tutti i passaggi si è registrata un'ampia e qualificata partecipazione dei soggetti coinvolti, i contributi emersi hanno reso il documento più completo e più rappresentativo delle realtà presenti sul territorio regionale. Il risultato di questo percorso è un documento largamente condiviso dagli enti locali e dal territorio, un programma che ha saputo coniugare le ben note difficoltà finanziarie con le esigenze e i bisogni sociali e sociosanitari espressi dalla nostra comunità.
Entrando nel merito, il programma 2006 presenta gli obiettivi generali di benessere sociale per la pianificazione locale e ne detta le linee e gli indirizzi in base ai quali verranno poi ripartite le risorse, mantenendo fissi i criteri e gli obiettivi indicati anche negli anni precedenti. Inoltre, il 2006 chiude il triennio 2004-2006 della programmazione dei piani di zona, in cui veniva posta l'attenzione sullo sviluppo del sistema e sul benessere sociale dei cittadini.
Per quello che riguarda il tema delle risorse, con il decreto Bersani il fondo nazionale si è assestato sulla cifra di 775 milioni di euro, di cui 54.666.000 ripartiti alla Regione, 18 milioni in più rispetto al 2005.
Come ho già avuto modo di dire in altre sedi, abbiamo chiesto al ministro Ferrero di ripristinare la quota di fondo nazionale del 2004, pari a un miliardo di euro. L'assegnazione definitiva per il 2006, quindi, non ci soddisfa pienamente, tuttavia ci permette di lavorare con maggiore serenità.
Sulla base della cifra ripartita alla Regione Emilia-Romagna abbiamo ritenuto fondamentale e prioritario ripristinare pressoché totalmente la quota indistinta riservata ai Comuni e alle Province, questo dovrebbe dare ai territori maggiore spazio per la programmazione degli obiettivi generali di benessere sociale a cui accennavo prima.
Un altro aspetto su cui vorrei porre l'accento riguarda le risorse destinate ai distretti per l'ufficio di piano. Data l'importanza e la centralità di questo ufficio nell'integrazione del sistema, nella programmazione e nella gestione dei servizi sociali e sociosanitari, intenzione della Giunta regionale è quella di avviare un percorso di qualificazione e di valorizzazione di un gruppo di dirigenti che possa in futuro, con competenza e professionalità, governare il sistema di welfare locale. Nel merito stiamo predisponendo un gruppo tecnico tra Regione e CRAL per elaborare un progetto di formazione per operatori dell'ufficio di piano.
Sui programmi finalizzati la delibera stabilisce una percentuale minima di risorse: per i minori minimo il 28%, per l'immigrazione minimo il 4%, per l'esclusione sociale minimo il 3,5%, giovani e dipendenze 1,5%, anziani e disabili il 9%. Abbiamo cercato di mantenere gli obiettivi e i criteri della programmazione triennale proprio per garantire una continuità con gli anni passati e non interrompere percorsi già avviati.
In tema di risorse, benché abbiamo privilegiato la scelta dell'indistinto a Comuni e Province, si registra comunque un aumento di risorse rispetto al 2005 su tutti i programmi, anche se non ancora pari alle risorse del 2004.
Prima di lasciare spazio alla discussione sulla delibera, vorrei aggiungere che nei programmi in cui l'ambito sanitario è fortemente coinvolto è previsto un incremento delle risorse attingendo dal fondo sanitario regionale. Parlo soprattutto del tema della prevenzione dell'abuso e delle dipendenze, dell'assegno di cura e delle protesi odontoiatriche.
Vi ringrazio per l'attenzione.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, assessore Dapporto.
In discussione generale ha chiesto di parlare il consigliere Vecchi. Ne ha facoltà.
VECCHI: Il piano regionale sociale e sanitario 2006 ha certamente delle positività, questo è inutile negarlo, l'abbiamo affrontato anche in commissione. Il primo punto è soprattutto legato all'aumento dei fondi. Noi vediamo che per il 2005 il fondo sociale regionale era di 55 milioni, ora si passa a 75, questo è certamente un fatto positivo, però, accanto a questo, ed è stato anche segnalato adesso dall'assessore, non si riesce ancora a raggiungere il punto del 2004, si è ancora a 11 milioni di euro di distanza rispetto alle risorse destinate su questo capitolo due anni fa.
Altro punto positivo, che nonostante Alleanza nazionale sia all'opposizione mi sembra corretto segnalare, perché quando una cosa è giusta va correttamente segnalata, è che ci saranno più risorse per la formazione, per gli adolescenti e per la famiglia. Vi sono nuovi bisogni nel campo del sociale e la formazione è importante, appunto, per approntare alcune nuove figure e alcuni soggetti professionali che andranno ad affrontare nuove tematiche che stanno emergendo in questi anni.
Accanto a queste positività abbiamo però rilevato, anche in commissione, che ci sono due o tre punti che lasciano un attimo perplessi. Il primo punto è una evidente burocratizzazione nel distribuire queste risorse: troppi enti concorrono alla programmazione finale del risultato. Questo che cosa vuol dire? Vuol dire che praticamente noi abbiamo voluto dare un ruolo - prendo ad esempio la Provincia - dove sono sufficienti invece i dodici piani di zona per impostare il lavoro. L'inserimento delle Province, onestamente, è una grande forzatura, anche perché il loro ruolo poteva essere tranquillamente assorbito dagli altri soggetti coinvolti. Le risorse, secondo noi, dovrebbero essere finalizzate non tanto sulla programmazione, ma sul soggetto finale, quindi potevano rimanere maggiori risorse sulle persone.
Nel fondo sociale regionale notiamo che c'è sicuramente una grandissima attenzione alle Asp, e questo è evidente anche perché c'è stata una battaglia politica in questa Regione che ci ha visti su posizioni diverse e quindi avevate necessità chiaramente di dare forza a questo nuovo soggetto da voi voluto, però è sottostimato certamente il contributo al privato sociale. Prendo un esempio: lo scorso anno - in questi giorni c'è la distribuzione dei fondi - la Provincia di Bologna proprio sui nidi, prendo un esempio, non ha approvato nessun progetto sul privato sociale, l'anno prima era stato accolto un progetto solamente. Credo che il privato sociale deve essere coinvolto non solo sotto la voce gestione, ma anche sotto la voce programmazione. Mi rendo conto che questo aumento di fondi va anche in questa direzione, ma certamente è ancora troppo debole quanto si dà alla fine al privato sociale. Il privato sociale, secondo noi, è fondamentale come contributo ai singoli Comuni per riuscire a risolvere e ad aiutare nel campo sanitario. Questa sottostima del privato sociale è un punto che lascia perplessa Alleanza nazionale.
Io mi auguro infine che molte di queste risorse, nei dodici piani di zona, siano a sostegno dei piccoli Comuni, soprattutto dei piccoli Comuni di montagna, anche perché le grandi città, al di là dei capoluoghi di provincia, ma anche le città con 30, 40, 50.000 abitanti, hanno le risorse necessarie per poter intervenire. I piccoli Comuni, soprattutto i piccoli Comuni di montagna, operano spesso in condizioni difficili e hanno un ruolo fondamentale nel campo del sociale e prestano grande attenzione ai bisogni della gente, quindi io mi auguro che queste risorse riescano veramente a raggiungere tutti questi Comuni.
Io mi riservo poi durante la discussione di prendere una posizione. Avevamo dato un voto contrario perché, appunto, c'erano queste criticità, a seconda della discussione di oggi valuteremo se possiamo spostare il voto contrario in astensione.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Vecchi.
Ha chiesto di parlare il consigliere Varani. Ne ha facoltà.
VARANI: Alcune cose le abbiamo dette in commissione, sono già rimbalzate qui, le risintetizzerò: è la spesa annuale per sostenere il modello di welfare dell'Emilia-Romagna. Contestiamo il modello, ergo contestiamo la spesa, poi spiegherò perché contestiamo sinteticamente il modello, anche se l'abbiamo detto molte volte in questi anni. Tuttavia aspetti positivi ci sono, ne ha accennati alcuni il collega Vecchi, ne accenno un altro, oltre a quello del rialzo della spesa sociale dopo la cifra del 2005, ed è un rialzo che, a mio avviso, non è imputabile come meriti all'attuale gestione Prodi, Padoa-Schioppa, ma è un trascinamento della finanziaria della Cdl.
Detto questo, l'aspetto positivo che volevo segnalare è che c'è un recupero di fondi per i nidi, che verranno gestiti dalle Province con degli appalti anche, e fondi sui quali potremo bypassare - un vincolo della finanziaria del 2003 - che impediva investimenti in conto capitale per i privati qualora ci fosse indebitamento. Non c'è indebitamento, quindi potremo spendere per una cosa di cui abbiamo bisogno. Questo è un aspetto positivo, però vorrei sintetizzare perché contesto la filosofia del modello e di conseguenza la gran parte delle scelte operative. In sintesi, ritengo che il modello di welfare locale dell'Emilia-Romagna sia un modello a bassa intensità sussidiaria e ad alta intensità burocratica. La prova? Il sistema di governance di questo sistema ha una catena di comando esagerata e lunghissima: comitati di distretto, ruoli delle Province, ruoli dei Consigli comunali, ruoli dei quartieri nel caso di Bologna, ora l'ufficio di piano, che supporta questa catena di comando che evidentemente non è efficiente e non è adeguata ad assicurare quello che deve adeguare, quindi dobbiamo inventare una nuova struttura - l'ufficio di piano - sulla quale destiniamo due milioni di euro. Ma di che cosa stiamo parlando? Quando parliamo di ufficio di piano di che cosa stiamo parlando, per capire se sono giustificati o no due milioni di euro sottratti alla spesa sociale nei confronti dei bisogni. Facciamo l'esempio che possiamo dedurre, da pagina 4 del piano che riguarda la trasformazione delle Asp e quant'altro di Bologna, che presumo sia la base, il modello di tutti gli altri. La direzione dell'ufficio di piano dovrà continuare ad essere assicurata da un organo tecnico paritetico, formato da dirigenti del Comune e dell'Asl, presieduto da un dirigente comunale nominato dal comitato di distretto. Cioè stiamo parlando della burocrazia comunale, che è già stipendiata e pagata dai contribuenti per fare il loro lavoro. A che pro, quindi, due milioni di euro? Io li ritengo una spesa burocratica, cioè la prova di quell'alta intensità burocratica che continuamente cerca di emendare, di rendere efficiente se stessa, perché è troppo lunga e troppo pesante la catena di comando. Ruolo della Provincia, ruolo dei Comuni, ruolo dei comitati di distretto, so bene che l'assessorato mi risponderà che dietro ad ogni scelta c'è una previsione legislativa, appunto, contesto il modello, contesto la previsione legislativa che alimenta, consente di giustificare spese per monitoraggi, coordinamento dei monitoraggi, coordinamento dei coordinamenti, implementazione delle informazioni e delle informazioni già raccolte dalle Province e quant'altro.
So bene che chi firma l'atto, la spesa, ha la giustificazione legislativa, ma io contesto la legislazione che c'è stata, per cui ritengo che le spese per la Provincia, le spese per i Comuni, le spese per i quartieri, le spese per lo sportello sociale sono un tentativo anziché di razionalizzare, di rendere più efficiente la spesa, di espanderla per tentare di rendere efficiente ciò che non è efficiente così com'è concepito.
Non mi soffermo sulle Asp, su cui c'è un investimento importantissimo, simbolico, politico, ideologico e strutturale. Cominciamo a vedere che queste Asp cominciano ad assorbire risorse perché stanno per nascere, per decollare, alcune sono annunciate pronte alla nascita, avremo il parto in gennaio per quanto riguarda Bologna e non so da altre parti, anzi, sarà interessante avere informazioni al riguardo, cominciamo a vedere che cominciano ad arrivare risorse anche per questo grande soggetto che saranno questa sorta di Asp del sociale nei vari distretti. Attenzione, sulle quali poi si farà leva sui patrimoni però, perché il grande investimento sulle Asp è potere utilizzare i loro patrimoni ai fini della spesa sociale. Anche qui se diventeranno dei catalizzatori importanti e potenti della spesa sociale della Regione e degli enti locali avremo delle opposizioni di principio e se vado a leggere il piano di Bologna, come ho letto, vediamo che già è stato dato un privilegio assoluto a queste Asp contro le regole stesse che abbiamo scritto nella legge, perché nella legge abbiamo detto parità privato sociale e Asp, ma poi, all'atto pratico, andiamo a scrivere, per esempio qui nel piano, siccome sono soggetti pubblici e dobbiamo garantirli, che gli faremo dei contratti, concessioni di servizio per quindici anni. Allora, o quindici anni anche per il privato sociale, o non è possibile che si dia una rendita di posizione di questo tipo a ciò che deve essere azienda, cioè efficiente, che deve essere soggetto a degli esami più ravvicinati. Un contratto di servizio all'Asp di Bologna, alle tre Asp di Bologna per quindici anni non è un rapporto committente-fornitore di servizi, è assistenzialismo. Non produrremo e non avremo quell'efficienza che vorremmo avere.
Tenuto conto che le risorse pubbliche sono comunque calanti, la vera tragedia in questo modello qual é? Che in realtà lo spazio pubblico a cui potranno accedere gli utenti-cittadini sarà sempre più ristretto. Se non accreditiamo più soggetti, se non diamo spazio a più soggetti anche dal sociale, costringeremo la gente, la gran parte, a fare il fai da te, come già avviene, perché questo non è un sistema universalista, che è capace di dare tutte le risposte che ci sono sul piatto per gli anziani, i minori e quant'altro.
Allora, c'è già il fai da te, questo sistema produrrà ancora più fai da te, ed è quello che hanno scritto le centrali cooperative unitamente in un documento molto importante, che invito a leggere, sul tema dell'accreditamento dei servizi sociali, che è un'altra partita sottratta a quest'aula perché venga gestita dirigisticamente dalla Giunta regionale. C'è, vivaddio, strappato un passaggio in commissione e ne dibatteremo a lungo, perché...
PRESIDENTE (Donini): Consigliere Varani, sa che lei ha esaurito il suo tempo?
VARANI: Mi concede una conclusione perché sa che potrei parlare per ore...
PRESIDENTE (Donini): Io lo so che lei potrebbe parlare per ore, la invito però a concludere rapidamente.
VARANI: Sì. Ho detto le mie ragioni per cui voterò no, come già in commissione, fermo restando che ho dato atto che ci sono delle cose importanti e le ho segnalate. Quindi, non è un no, dal mio punto di vista, becero, ideologico, costruttivo, è un no che vuole stare nel merito della questione, su questa come sulle altre grandi partite del cantiere welfare che, lo sappiamo bene, abbiamo aperto da tre anni e non abbiamo ancora chiuso, giustamente, e la prossima frontiera sarà l'accreditamento dei servizi sociali, che è fondamentale, una partita importantissima e spero che ci sarà anche su quello un importante confronto.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Varani.
Ha chiesto di parlare il consigliere Mazzotti. Ne ha facoltà.
Ricordo a tutti che sulla discussione generale i tempi a disposizione sono cinque minuti per ogni consigliere.
MAZZOTTI: Credo che l'occasione di discussione di questo atto ci consenta di partire da due riflessioni. La prima è una riflessione positiva: registriamo un dato politico di novità, il fatto, come diceva l'assessore nella sua introduzione, che possiamo disporre di fondi superiori rispetto a quelli che avevamo previsto e che la finanziaria del precedente Governo aveva iscritto a bilancio. Questo è un dato importante, non ancora sufficiente, ma che ci consente oggi di riparare ad un taglio che non aveva avuto precedenti nella spesa sociale e ci consente di poter disporre di risorse da assegnare al sistema territoriale di questa regione per proseguire nella gestione dei servizi e per programmare con maggiore certezza.
Il secondo dato è che questo atto che andiamo ad adottare oggi è un atto che si pone in stretta correlazione con l'avvio della discussione del piano sociale sanitario e quindi è, diciamo così, la premessa di un percorso di riflessione che la società regionale dovrà compiere, compresi, ovviamente, gli organi istituzionali, e che sarà l'occasione per porre le basi e le premesse di una vera e rinnovata riforma del sistema di welfare locale che penso sia necessario.
Infine, essendo l'ultimo anno del triennio che andiamo a ripartire, la delibera ci consente di verificare l'efficacia delle azioni che sono state condotte nel triennio precedente, per vedere quali sono stati i risultati che le risorse messe a disposizione hanno prodotto nel sistema di coesione sociale. Questo era lo scopo di questa Regione.
Credo che si debba rispondere a questi quesiti partendo da un dato: la verifica della coerenza tra il provvedimento che andiamo ad adottare e la visione che abbiamo dell'insieme del modello di welfare di questa Regione. Noi abbiamo bisogno di innovare profondamente le politiche in questo campo; abbiamo un impianto legislativo importante e lo stiamo innovando. È un impianto coerente che tende a fare un'operazione molto semplice: mettere sempre più il cittadino al centro delle nostre politiche e fare in modo che siano i servizi che girano attorno ai bisogni dei cittadini, e non viceversa, attraverso l'applicazione della legge regionale 2, la centralità degli enti locali che viene qui ribadita, l'istituzione delle zone sociali, il metodo della concertazione, quindi della programmazione concertata che non riguarda solo il sistema istituzionale, ma che riguarda il privato sociale, che riguarda il mondo del volontariato; la valorizzazione del terzo settore anche sul punto della progettazione comune con gli enti locali, sia nella lettura dei bisogni che in quello della costruzione delle risposte ai bisogni stessi, i nuovi strumenti per l'integrazione socio-sanitaria. Il tema dell'integrazione socio-sanitaria è l'orizzonte principale sul quale verte questa ripartizione e sul quale verterà poi un pezzo importante del nuovo piano sociale sanitario. Con queste risorse, fra l'altro, segnalo che noi andiamo a supportare maggiormente i distretti, i Comuni, nella titolarità delle loro funzioni, per essere pronti a gestire al meglio la distribuzione del fondo per la non autosufficienza e il ruolo della governance, cioè il sistema territoriale che sempre più tende ad essere protagonista del disegno di governo dei servizi e di lettura dei bisogni.
Credo che su questi punti in questa Regione abbiamo fatto dei passi avanti e la prima domanda che mi ponevo, anche per verificare l'efficacia dell'atto, presuppone una risposta positiva. Penso cioè che ci sia coerenza. È coerente il disegno dei finanziamenti su questo punto ed è coerente rispetto, dunque, ad una politica che noi intendiamo proseguire.
Sul punto della governance credo che qui dobbiamo essere abbastanza chiari. Io non credo che noi, come ho sentito dire prima, andiamo ad introdurre eccessive burocratizzazioni. Qui il dato è chiaro: ci sono delle competenze precise che sono attribuite ai Comuni in campo sociale, cos'è che facciamo noi? Noi facciamo in modo che i Comuni siano incentivati a svolgere questa titolarità di funzioni in campo sociale in forma associata e individuiamo nei distretti il luogo dell'integrazione tra sociale e sanitario. Non è burocratizzazione. Individuiamo cioè una sede nella quale i Comuni sono incentivati a fare insieme e individuiamo anche una sede nella quale anche le Aziende sanitarie locali sono impegnate, per la quota parte che le rappresentano, per le competenze che hanno, a misurarsi con il bisogno sociale e sanitario di quel territorio e lo facciamo attraverso un'idea di pianificazione che è assolutamente importante e penso innovativa.
È vero, abbiamo fatto in questi anni la sperimentazione delle zone sociali e dei piani di zona. Forse non in tutta la regione questa sperimentazione ha prodotto gli esiti sperati, penso che però sia una grande esperienza aver messo attorno ad un tavolo, non solo per dibattere, ma per decidere insieme, programmare e poi separare la programmazione dalla gestione, tantissimi portatori di interesse. Portatori di interesse che riguardano il mondo della cooperazione, che qui è stata prima citata, ma che riguardano il mondo sociale in generale e gli enti locali. Bene...
PRESIDENTE (Donini): Consigliere Mazzotti, la invito a concludere.
MAZZOTTI: Quella esperienza della zona sociale e dei piani di zona è un'esperienza che va incentivata e va ulteriormente qualificata. Finanziare la formazione, finanziare gli interventi di crescita professionale e di costruzione di nuove professionalità secondo me è importante, aiuta i Comuni che vedono riconosciuti i fondi del 2004 ed è importante perché molti dei programmi e dei servizi erano già stati programmati con l'aspettativa di quelle risorse.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Mazzotti.
Ha chiesto di parlare il consigliere Delchiappo. Ne ha facoltà.
DELCHIAPPO: La ringrazio, presidente.
Io intervengo anche sollecitato dal collega Varani, in quanto lo considero - sono ormai sei anni che lavoriamo insieme nella stessa commissione - anche uno che pone dei quesiti, degli interrogativi, sui quali riflettere e pensare, però una cosa è certa: noi siamo per il modello emiliano. Noi il modello emiliano non lo mettiamo in discussione, saremmo sciocchi se dicessimo che è un modello statico, perché è un modello in divenire, un modello che ogni giorno cresce, come diceva il collega che mi ha preceduto, nel confronto che facciamo e nell'esame dei risultati che stiamo ottenendo. Ed è un modello valido perché al primo punto pone al centro, come è già stato ribadito, il cittadino.
Vorrei poi per un attimo seguire la linea logica con cui tu ti sei mosso. L'ente più vicino al cittadino è il Comune, per cui questo piano dà un ruolo fondamentale al Comune, dà anche un ruolo fondamentale alla Provincia, nel senso che, come ho già detto più volte, il presidente della Provincia è il presidente della Conferenza dei sindaci, la Conferenza socio-sanitaria, e dà un ruolo poi ai Comuni che si trovano all'interno del distretto. Per cui questa, diciamo, scala gerarchica, come tu la chiami, ad un certo punto invece diventa efficienza, diventa condivisione di obiettivi, supporto reciproco e ottimizzazione delle risorse. Accanto a ciò si pone un altro aspetto. È vero, molti soldi vengono spesi per la formazione ed è importantissimo, perché il sociale è continuamente in divenire, come dicevo prima. I fenomeni che noi dobbiamo affrontare quotidianamente sono sempre diversi, quindi abbiamo bisogno di gente capace, di gente formata, di gente in grado di affrontare la quotidianità e i problemi che ogni giorno ci vengono posti.
C'è anche un grande rispetto per i piccoli Comuni, ci sono quote differenziate per i piccoli Comuni della pianura e quote differenziate per i Comuni della montagna. Ecco riemergere l'argomento che abbiamo affrontato già in tutto questo Consiglio: le zone più deboli, i Comuni più piccoli, la montagna, privilegiati anche per quel che attiene ai servizi sociali. Ma non “privilegiati” perché devono essere, diciamo, ancora sussidiati, perché è un territorio di una certa vastità, è un territorio complesso, è un territorio dove le comunicazioni sono fatte in un certo modo, dove la popolazione è di un certo tipo, cioè popolazione e quant'altro, per cui bisogna muoversi con maggiori risorse. E poi questo supporta anche la concezione di visione distrettuale, perché se i servizi in montagna tra Comuni vicini vengono condivisi a livello distrettuale sono più efficienti, più efficaci e costano anche meno e le risorse possono essere utilizzate al meglio.
Non posso non associarmi anche con Varani, lo riconosceva lui stesso, quando diceva che abbiamo maggiori risorse e in più abbiamo maggiori risorse anche per quanto riguarda la costruzione di asili nido. Quindi, credo che questi siano gli elementi fondamentali, io non vado a citare tutti i punti del piano, assessore, perché li conosciamo, sono già stati ricordati, penso, da tutti i colleghi, discussi in commissione e quant'altro, però penso che quando si pone al centro il cittadino e gli enti che sono a lui più vicini, dal Comune, alla Provincia, al distretto, alla Comunità montana, noi abbiamo servizi sociali gestiti dalla Comunità montana, i Comuni hanno dato la delega alla Comunità, quando si riconosce che vi sono zone disagiate, zone che hanno bisogno di risorse per affrontare le tematiche dei cittadini, io penso che questo piano non può che avere il voto favorevole di quest'aula.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Delchiappo.
È stato perfettamente nei tempi.
Ha chiesto di parlare il consigliere Tagliani. Ne ha facoltà.
TAGLIANI: Presidente e colleghi consiglieri, francamente è difficile non esprimere un'approvazione e un giudizio positivo sul progetto di riparto del fondo sociale che l'assessore ci ha presentato, per una ragione che hanno già condiviso i consiglieri che sono intervenuti prima di me, sia il consigliere Vecchi, che il consigliere Varani, che il consigliere Delchiappo.
Se noi andiamo a vedere rapidamente i numeri di questo riparto del fondo sociale verifichiamo che, rispetto al calo assoluto di risorse che si è verificato nel 2005 a seguito del taglio del fondo sociale nazionale da un miliardo di euro a 500.000 euro, mal si concilia con la difesa dell'impegno sociale che stamattina ha fatto il consigliere Filippi nel suo intervento sul rendiconto del bilancio. Dicevo, l'intervento fatto dal Governo con il decreto Bersani, che ha recuperato quasi 800.000.000 per il fondo sociale a disposizione delle Regioni, ci consente di ridare respiro ad una manovra di assistenza e ad una manovra di sollievo dei problemi delle famiglie, delle associazioni, di tutti coloro che intervengono nel sistema dei servizi alla persona, che si era fatto francamente drammatico nel corso del 2006. Ricordo infatti che il taglio di queste risorse non anticipato, più volte promesso come recuperabile, aveva prodotto situazioni drammatiche e difficili per coloro che avevano già impegnato risorse su progetti che erano stati privati improvvisamente di finanziamento.
Consentitemi però anche un giudizio positivo sulla qualità della manovra e su alcuni punti specifici. In primo luogo il fatto di avere confermato la fiducia e il riconoscimento del ruolo degli enti locali. Abbiamo in più sedi ritenuto, lo dice anche la normativa nazionale, che gli enti locali, e i Comuni in primo luogo, sono coloro che sono in prima linea di fronte alle emergenze dei cambiamenti di carattere socio-economico della nostra società e la definizione sul fondo indistinto di una somma di 31.500.000 euro, che recupera quasi per intero la somma del 2004, significa uno sforzo importante e un atto di fiducia che consegna, proprio nell'ottica dei piccoli Comuni che sono meno strutturati, come diceva il consigliere Vecchi, le risorse necessarie per far fronte ai compiti di cui sempre in misura maggiore si fanno carico.
Ma voglio dire che ci sono segnali all'interno di questa ripartizione che vanno indicati. Ha già ricordato il consigliere Varani, per esempio, il contributo in conto capitale che è quasi in linea con quello del 2004 e che, insieme con il contributo in conto gestione, va addirittura oltre le risorse del 2004. L'art. 3 della finanziaria 2003 del Governo di centrodestra ha eliminato la possibilità di finanziare i soggetti non pubblici con risorse di indebitamento; la distribuzione di queste risorse che andiamo ad approvare consente invece di aggirare il vincolo dell'art. 3, quindi di dare risorse anche a quel piano di sviluppo di nidi e di materne non pubblici che non vanno ad arricchire un sistema integrato pubblico-privato e l'offerta di servizi in questa regione.
Quindi, non esiste una visione che non tenga conto del ruolo importante del privato sociale in questa regione. Se qualcuno residua dei dubbi in questo senso basterà guardare le risorse che sono messe a disposizione di sistemi come le adozioni e gli affidi, che sono in primo luogo quei sistemi e quelle scelte che vanno a premiare l'impegno individuale di famiglie e di comunità e che sono assolutamente in misura maggiore rispetto alle risorse del 2004, anche in un regime di tagli non completamente recuperati nel corso dell'anno corrente.
Le risorse che ai Comuni, nella misura di 500.000 euro, non sono state distribuite per intero sono mantenute all'interno di quelle iniziative promozionali, in quanto l'assessore ci ha spiegato che i 500.000 euro sono tenuti a disposizione per le emergenze, per quei fatti non prevedibili che nei Comuni, soprattutto di fronte a problemi legati all'immigrazione, possono emergere nel corso del 2006-2007. Quindi, in verità esiste un perfetto recupero delle risorse a disposizione dei Comuni sotto questo profilo.
Un altro elemento assolutamente positivo è la capacità di integrazione socio-sanitaria. Mancano in questo prospetto risorse importanti: i due milioni di euro che l'assessorato alla Sanità mette a disposizione sugli anziani, il milione di euro che l'assessorato alla Sanità mette a disposizione per le cure odontoiatriche e altri due milioni di euro che vengono messi a disposizione per le dipendenze. Questo significa la capacità di concorrere alla spesa sociale in un'ottica integrata che è assolutamente un elemento qualificante e positivo.
Volevo concludere con una sottolineatura. Esiste, è vero, in questo prospetto di riparto un forte investimento sull'ufficio di piano, ma l'ufficio di piano non è uno strumento che serve a burocratizzare ulteriormente la capacità di risposta pubblica in tema di servizio alle persone, è esattamente il contrario. I piani di zona all'interno della 328 e anche all'interno della nostra legge quadro regionale sono lo strumento per la valorizzazione del contributo del privato e del privato sociale all'interno della nostra sfera delle offerte. Certamente non tutti i Comuni, soprattutto quelli più piccoli, riescono a dotarsi di strutture professionali e organizzate per leggere la progettualità del privato sociale, per misurarne l'efficacia, per essere capaci di inserirsi in un quadro di programmazione vera. Questo lo sappiamo, sappiamo che molti Comuni non sono dotati di queste risorse, per questo i piani di zona sono governati da uffici di piano, uffici di piano che giustamente devono essere finanziati, ma lo sono, e lo abbiamo chiarito in commissione, e lo sono in questa misura proprio perché essi devono dotarsi delle risorse professionali e delle capacità di leggere, di verificare, di collaudare, di misurare l'efficacia di quella progettualità che si è affacciata al sistema, al modello emiliano-romagnolo, come l'ha chiamato Delchiappo, che è un modello integrato pubblico-privato e per far questo ha bisogno di professionalità nuove.
I piani di zona hanno concluso con questo bilancio il loro primo triennio di carattere sperimentale, hanno dato buona prova di sé, ma una prova sicuramente migliorabile. Margini per una sburocratizzazione degli uffici di piano e delle modalità di raccordo fra i diversi elementi organizzativi della produzione dei servizi alla persona ci sono e sono plausibili, certamente l'ufficio di piano deve essere l'elemento capace di leggere una realtà molto più complessa proprio perché più articolata, perché va a valorizzare una pluralità di contributi ai quali forse non eravamo abituati.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Tagliani.
Ha chiesto di parlare il consigliere Borghi. Ne ha facoltà.
BORGHI: Per esprimere un parere positivo su un atto rilevante che, pur nelle more di altri provvedimenti, dei quali e in commissione e in aula l'assessore ha voluto preannunciare l'approdo, davvero speriamo ormai prossimo, mi riferisco in particolare al piano sociale e sanitario e alle indicazioni relative all'accreditamento delle strutture, dei servizi sociali e socio-sanitari nella nostra regione, rappresenta, penso, la positiva conclusione di questo secondo triennio di sperimentazione, che ormai è qualcosa di più di una sperimentazione avendo nel corso del tempo, nelle more dell'approvazione della legge 2, appunto, provveduto questo Consiglio, poi Assemblea, ad una significativa attenzione di anno in anno ad un piano programma che ha, di fatto, costituito premessa politica istituzionale nella sua declinazione, di quella che poi è diventata la nostra normativa di riferimento in materia, la legge 2.
Penso che finalmente si riprenda un cammino rispetto ad una possibile relazione positiva con il Governo, quindi con la dimensione nazionale. È confortante vedere come, pur in una condizione sicuramente difficile e complessa, vi sia stata da parte del Governo e del Parlamento, a finanziaria presumibilmente approvata entro alcuni giorni, a una ripresa, appunto, di quel cammino disegnato dalla 328 e poi sostanzialmente interrotto nella indifferenza, nella residualità che a queste politiche, ovvero al confronto e alla concertazione fra territori e Governo centrale, è stata uniformata l'iniziativa della scorsa legislatura parlamentare. Si riprende, allora, con forza una centralità degli interventi sociali e socio-sanitari; si riprende anche con i contenuti della finanziaria che banalmente (banalmente dal punto di vista della descrizione), ma in modo assolutamente significativo, riaffermano questa centralità con precise scelte economiche, finanziarie e quindi di bilancio: i 225 milioni di euro per la famiglia, i 125 milioni di euro per le politiche giovanili, un'assoluta innovazione che finalmente potrà consentire anche a territori come il nostro, e che come il nostro su questo hanno tentato di investire, l'investimento, ancora, significativo nei servizi ai bambini e alle loro famiglie, che in qualche modo io penso di poter dire guarda con attenzione anche alle migliori esperienze dei territori italiani, fra cui l'Emilia-Romagna, deciso nella finanziaria. Ecco, tutto ciò rappresenta, allora, un ritorno ad un investimento importante e significativo, costruito assieme ai territori, costruito assieme alle Regioni ed alle autonomie.
E allora il nostro atto, altrettanto importante, può tornare, anche dal punto di vista della destinazione di risorse, a coerenza rispetto ai bisogni espressi dai territori, ad una relazione alta con i soggetti istituzionali e con le rappresentanze del terzo settore.
Ci si può lamentare, collega Varani e collega Vecchi, del fatto che siano troppi i livelli: questo è il nostro sistema istituzionale, non l'ha deciso nessun Governo di centrosinistra. Abbiamo normative di riferimento che assegnano ancora oggi alle Province delle competenze (penso alla materia dei minori e non solo) e noi in modo assolutamente chiaro e significativo a quelle competenze ci atteniamo tentando, e in tal senso l'ufficio di piano con un ruolo che deve esaltare la disponibilità al confronto, la concertazione nei territori, e allora noi su quelle competenze andiamo ad investire. È la governance, come si diceva, e la governance è la declinazione nella chiarezza, con atti amministrativi, con scelte politiche delle responsabilità che competono ad ognuno dei livelli.
Allo stesso tempo a me pare importante che si continui anche in Emilia-Romagna ad agire quel coinvolgimento del terzo settore che non è declamato, ma rappresenta strutturalmente soggetto di concertazione istituzionale, politica e sociale.
Certo, ancora dobbiamo lavorare; certo, la conferenza del terzo settore deve sempre più rappresentare un interlocutore non soltanto per politiche sociali o, al meglio, socio-sanitarie, ma complessivamente per la interlocuzione della Giunta nel suo insieme.
Allora, concludendo, a me pare che i settori nei quali il fondo sociale va ad intervenire rappresentino oggettivamente, anche rispetto alla proporzione delle risorse ad esso connesse e destinate ai territori, i settori nei quali è evidente, necessario, lo sforzo, l'iniziativa, la intrapresa rispetto alla possibilità anche di definire innovazioni possibili.
Questo piano non può essere, mai lo è stato, l'alfa e l'omega; questo piano deve anche laicamente porsi nei confronti dei territori in una condizione di reciprocità, sapendo leggere dalle esperienze migliori, e ancora ce ne sono tante che osano, che indipendentemente da vincoli o da quadri di riferimento inventano non tanto servizi, ma risposte e sulla base di queste riescono a fornire nuove opportunità alle comunità.
Allora, per l'immediato futuro, e concludo, presidente, penso che abbiamo ancora parti significative della normativa di riferimento regionale che costituiscono un impegno per riempire quelle stesse parti di nuova responsabilità. Davvero il piano sociale e sanitario, quella integrazione già nel momento della programmazione è ormai necessaria e richiesta, e ritenuta utile dalle nostre comunità, e allora bene gli impegni dell'assessore Dapporto e dell'assessore Bissoni in tal senso. Dobbiamo avere quel riferimento, dovremo avere quel riferimento nella individuazione anche delle innovazioni rispetto alle relazioni istituzionali sui territori complessivamente e della definizione delle priorità di politica sociale prima della individuazione dei contenuti della terza generazione dei piani sociali di zona.
Questo è un impegno che io ritengo davvero competa a questa Assemblea, ci serve ora, in questo quadro nuovo nel quale finalmente è tornato possibile discutere approfonditamente anche con il Governo queste stesse priorità, questi stessi obiettivi.
E, ancora, le indicazioni sull'accreditamento dei servizi delle strutture, davvero il terzo settore che ha tanto creduto e lavorato assieme a noi oggi merita in tal senso risposte alte, in grado di spazzar via ogni tipo di residuale incertezza o incomprensione entro la quale magari i colleghi della destra, legittimamente, agiscono per dimostrare la nostra insensibilità presunta, perché non è tale. Ma davvero, allora, alla luce di quel provvedimento noi riusciremo in tal senso.
E, da ultimo, nel merito, nei contenuti, penso che un'altra delle iniziative possibili già rispetto a riferimenti che ci sono dati, cioè le iniziative volte al sostegno di fasce di popolazione sempre più evidenti, sempre meno nascoste...
PRESIDENTE (Donini): Consigliere Borghi, sta abusando del tempo.
BORGHI: Se mi dice così, l'ultima battuta - scusi, presidente, ha ragione - e mi riferisco a chi è in condizioni di povertà relativa o assoluta, abbiamo anche in tal senso opzioni possibili. Noi su questo non possiamo più consegnare le iniziative dei territori all'ordinaria amministrazione. Certo, abbiamo i programmi, abbiamo le iniziative, in spesa corrente e non solo, ma su quell'attenzione noi misureremo la coerenza complessivamente delle nostre politiche e dei nostri interventi.
E, davvero da ultimo, penso che la prossima dovrà essere l'annualità o il triennio nella quale anche interventi in conto capitale, che ormai da quattro anni noi per oggettivi problemi di bilancio non siamo riusciti ad attivare, dovranno trovare una forte risposta da parte dell'Aula.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Borghi.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare in sede di discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il consigliere Varani. Ne ha facoltà.
VARANI: Il consigliere Delchiappo ha il pregio, che io apprezzo molto, della schiettezza e della sincerità. Lui ha detto “io sono per il modello emiliano” perché? Perché, dice, mette al centro il cittadino. Perfetto.
Anche in una organizzazione del welfare ad alta intensità sussidiaria, come vorrei io, il centro è il cittadino, ma il problema è uscire dagli slogan. Cosa vuol dire che il cittadino è al centro? Come concretizzo politicamente, al di fuori degli slogan, questa centralità del cittadino? Allora, leggerò due passaggi di un documento di cui dirò poi dopo la fonte, perché è questa la frontiera e la sfida concretizzata di quel principio, se vogliamo uscire dallo slogan, a mio avviso. Leggo: “In un welfare costruito attorno alla rottura dell'equazione tra pubblico e statuale”. Questa è la premessa maggiore. Leggo: “L'utente diretto, e la sua famiglia in particolare, diventano pertanto protagonisti del loro progetto assistenziale, superando la tradizionale passività dell'utente dipendente che può solo accettare o rifiutare un progetto fatto su di lui da altri. Diventa quindi ineludibile riconoscere e promuovere il protagonismo dei fruitori dei servizi, in particolare delle famiglie e delle loro associazioni, riconoscere e valorizzare le varie soggettività nelle scelte concrete del progetto di cura e assistenza”. Come si può tradurre questo protagonismo del cittadino utente? Un'ulteriore ipotesi utile ad individuare il soggetto erogatore, cioè a scegliere tra chi produce i servizi, è rappresentata dalle determinazioni assunte direttamente dall'utente nell'esercizio della sua libera scelta. Ciò è possibile sia nel caso dell'eventuale riconoscimento di voucher nelle forme e nei limiti individuati dall'art. 40 della legge 2 del 2003, che nel caso del rimborso diretto a carico dell'amministrazione. Strumenti accomunati dal fatto che è proprio chi usufruisce delle prestazioni a selezionare direttamente la struttura o il servizio accreditati al quale rivolgersi.
Allora, a mio avviso, la frontiera, la sfida che abbiamo davanti è: se diciamo il cittadino al centro dobbiamo elevare le possibilità di scelta di questo cittadino nella gamma dei servizi sociali che la pubblica amministrazione come coordinatore deve fornire e assicurare a quel cittadino, non direttamente, ma accreditando dei soggetti.
Elevare la libertà di scelta di questo cittadino, se non è solo l'utente di tutte le attenzioni della catena istituzionale, del Comune, del quartiere, della Regione, dei piani degli uffici di piano, dei distretti e quant'altro. Cioè non è solo un passivo soggetto delle nostre grandi attenzioni, ma il protagonista. Siamo pronti a questa sfida? Siamo pronti a dare questo strumento ai cittadini, ad una percentuale almeno sperimentale? Finora di questa possibilità, che nella 328, nella 2 del 2003 negano, non c'è traccia, nella sperimentazione fatta finora di questo non c'è traccia, non so se siete pronti a questa sfida, ma è questo a cui siamo interpellati. Il documento che ho letto, e chiudo su questo, è la bozza delle linee di accreditamento che la Regione dovrà varare e che dovremo discutere per i servizi sociali. Se quello che c'è scritto oggi in bozza diverrà una traduzione concreta allora io ci starò, sarò pronto a lavorare su questo punto, ma la mia adesso resta una domanda.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Varani.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare per dichiarazione di voto, si proceda alla votazione, per alzata di mano, del partito di deliberazione di cui all'oggetto 1895.
(L'Assemblea, a maggioranza dei presenti
approva il partito di deliberazione)
PRESIDENTE (Donini): L'Assemblea approva.
OGGETTO 1963
Comunicazione della Giunta in merito alla ricorrenza del 25 novembre 2006 - Giornata internazionale sulla violenza alle Donne (Discussione e conclusioni)
(Risoluzione oggetto 1963/1 - Presentazione, discussione e approvazione) (218)
PRESIDENTE (Donini): Ha la parola l'assessore Dapporto per svolgere la comunicazione.
DAPPORTO, assessore: Grazie, presidente.
A nome della Giunta regionale e congiuntamente all'assessore alle Pari Opportunità, Paola Manzini, proponiamo all'Assemblea legislativa una comunicazione su un tema di grande impatto e di grande attualità per il nostro territorio, per la società italiana e per tutta la comunità internazionale, quale la violenza contro le donne.
La data del 25 novembre come “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” è stata scelta dall’ONU, nella risoluzione dell’Assemblea Generale del dicembre 1999, a ricordo delle tre sorelle Mirabal, violentate e uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica dominicana.
Con la decisione di istituire tale giornata, l’ONU ha voluto porre all’attenzione generale il fatto che la violenza contro le donne costituisce uno dei meccanismi sociali fondamentali di sottomissione delle donne, e indebolisce - o annulla - il godimento dei loro diritti umani e delle loro fondamentali libertà.
Anche l’Unione Europea, a partire dal 1986, ha, in diverse occasioni, emanato provvedimenti di varia natura per sollecitare i Paesi membri a contrastare il fenomeno della violenza dando vita a diverse strategie d’intervento.
La Regione Emilia-Romagna, attraverso l’Assessorato alla promozione delle Politiche sociali, finanzia corsi di formazione rivolti ad operatori sanitari e sociali (medici di pronto soccorso, ginecologi, ostetriche, volontari assistenti sociali…) e forze dell’ordine che incontrano donne che hanno subito violenza e che si rivolgono ai presidi sanitari e sociali, attivati dalle Aziende USL del territorio. Tale formazione permette agli operatori di acquisire conoscenze e competenze adeguate per:
- rilevare i segnali indiretti di una violenza;
- fare connessioni sulla relazione tra lo stato di salute psico-fisico della donna e la violenza subita;
- attivare raccordi interistituzionali e tra le diverse figure professionali che entrano a contatto con il problema in un’ottica di servizi.
Dal 2005 ad oggi i corsi sono stati realizzati dalle Aziende USL di:
Bologna, Piacenza, Ravenna, Rimini nell’anno 2005;
Bologna, Parma, Ferrara e Forlì in fase di progetto nell’anno 2006.
Per il 2007 sono previsti corsi di primo livello a Reggio-Emilia e Modena e di secondo livello a Rimini e Bologna.
Nel corso dell’anno 2006 si è anche realizzata la campagna regionale di contrasto alla violenza alle donne e di conoscenza delle case e dei centri antiviolenza.
L’Assessorato alle Politiche sociali, in accordo con il Coordinamento dei centri antiviolenza della Regione Emilia-Romagna, ha prodotto e sta diffondendo un depliant che informa/sensibilizza rispetto al fenomeno della violenza e alla presenza dei centri e delle case sul nostro territorio. Il depliant riporta la frase: “Se hai bisogno di aiuto, se hai subito violenza, se ti servono informazioni contatta un centro antiviolenza. Ti può offrire: colloqui, informazioni, consulenza e, se sei in pericolo, ospitalità temporanea per te e per i tuoi figli”; la stessa frase viene tradotta in sette lingue (fra cui inglese, spagnolo, francese, russo, arabo) e si trovano elencati in forma chiara i numeri di telefono e gli eventuali recapiti di tutti i centri del coordinamento regionale. Il depliant è stato distribuito a: medici di base, pediatri, scuole, servizi all’infanzia, centri famiglie, pronto soccorso e ad altri luoghi del territorio che accolgono alcune donne in difficoltà. Si è inoltre prodotta una locandina da appendere in alcuni treni, a tratta regionale e interregionale, che transitano in Regione.
Per quanto riguarda invece la gestione delle case e dei centri, la Regione ha recentemente inviato agli assessori alle politiche sociali dei Comuni e delle Province sedi di case o centri antiviolenza, ai responsabili di settore dei Comuni e Province sedi di case o centri antiviolenza e ai referenti degli Uffici di piano una lettera avente per oggetto l’integrazione fra la programmazione dei Piani sociali di Zona e le attività delle Case e dei Centri antiviolenza ed i relativi finanziamenti.
La Presidenza interviene da più anni patrocinando anche in forma onerosa eventi dedicati al contrasto alla violenza alle donne, fra cui anche le manifestazioni realizzate dal coordinamento in occasione del 25 novembre 2006.
Nel corso del 2005 si è svolta un'indagine diretta a rilevare i dati dei Centri antiviolenza della Regione. Rispetto agli anni precedenti, l’indagine attuale presenta vari aspetti innovativi, fra cui l’ampliamento del rilevamento, al quale hanno preso parte anche soggetti del privato sociale, che accolgono e danno ospitalità a donne che si trovano in situazioni di difficoltà, e il Centro donna del Comune di Forlì, che accoglie ed ospita esclusivamente donne che hanno subito violenza.
I Centri antiviolenza regionali che hanno promosso e partecipato all’indagine sono 10:
1 Casa delle donne per non subire violenza (BO)
2 Centro Antiviolenza (PR)
3 Centro contro la violenza (MO)
4 Centro Donne e Giustizia (FE)
5 La città delle donne (PC)
6 Linea Rosa (RA)
7 Nondasola (RE)
8 SOS Donna (BO)
9 SOS Donna (Faenza)
10 UDI (BO)
Gli Altri soggetti sono:
1 Centro donna, (FC)
2 Istituto Buon Pastore (PR)
3 Associazione Bandini (Faenza)
4 Casa Betania (RI)
5 Grazia e pace (FC)
6 Casa di Amina (RI)
La raccolta dati riguarda tutte le donne che si sono rivolte ai soggetti indicati per chiedere aiuto, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2005.
Nel corso del 2005 sono state accolte e/o ospitate in totale 1419 donne, di cui:
1271 dai Centri antiviolenza della regione e 148 dagli altri soggetti.
Fra le donne accolte vi sono complessivamente 531 donne straniere.
La larga maggioranza delle donne accolte, pari a circa il 60%, è coniugata o convivente; le separate o divorziate sono circa il 17%; la fascia di età prevalente è compresa fra i 30 e i 39 anni; l’80% delle donne accolte ha figli/e, in grande maggioranza minorenni. Le violenze subite dalle donne accolte sono prevalentemente di carattere domestico.
Molto spesso nel maltrattamento intervengono diverse forme di violenza:
- violenze di carattere psicologico;
- violenza fisica;
- violenza economica;
- aggressioni o molestie sessuali fino allo stupro.
Nell’analisi di questo fenomeno non dobbiamo peraltro dimenticare le altre vittime, che sono i bambini: secondo quanto risulta dai dati dei Centri antiviolenza i figli/e che subiscono violenza direttamente o che assistono alle violenze agite contro la madre sono circa il 70% di tutti i figli/e delle donne accolte.
Come già sottolineato, le violenze producono inevitabili effetti molto seri sulla salute psicofisica delle donne, che soffrono di: perdita significativa di autostima, disperazione, stati di ansia, stati di depressione, fobie, ematomi, e/o tagli, e/o disturbi del sonno o dell’alimentazione.
Se affrontiamo poi la questione della violenza di genere e, più in generale, della differenza di genere sotto il profilo delle politiche di sicurezza, come Regione, attraverso il Servizio Politiche per la sicurezza, si è lavorato alla realizzazione di studi e ricerche mirate all’analisi del fenomeno e, contestualmente, si sono poste in campo una serie di attività e progetti.
Il lavoro fin qui attuato dalla Regione costituisce per noi un punto di partenza di una più ampia strategia di intervento sui temi delle politiche di genere e tutela delle differenze; ed in questo senso si intende in particolare operare anche in occasione dell’“Anno europeo delle pari opportunità per tutti” proclamato dalla Unione Europea per il 2007.
L'assessore Manzini, a conclusione del dibattito, potrà poi integrare quanto fin qui illustrato.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, assessore Dapporto.
Iniziamo la nostra discussione generale.
Ricordo a tutti che hanno la possibilità d'intervenire per 20 minuti di tempo su un tema, che è un tema importante, per cui anch'io utilizzerò qualche istante, non i 20 minuti, per fare due, tre considerazioni di carattere generale, perché poi non è mio compito, anzi, saranno i contributi di tutti ad arricchire il dibattito, appunto, per attivare una discussione alla quale tengo molto, non in rappresentanza di una categoria sociale, perché vi dico francamente che il trattare il tema del protagonismo di genere, come se si parlasse di una categoria sociale come le altre, è l'approccio sbagliato.
Noi donne siamo il 50% della società e il fatto che anche in questo contesto ci sia un deficit di rappresentanza che ci riguarda impone a tutti di attivare gli strumenti che abbiamo a disposizione, che sono quelli dell'ascolto, della relazione e del coinvolgimento diretto per colmarlo questo, che è un vero e proprio limite, dal mio punto di vista, per essere quello che vogliamo essere, cioè un Parlamento a potestà legislativa, prossimo ai cittadini e rappresentativo della realtà sociale che tutti noi insieme, con le diverse tendenze e le diverse distribuzioni territoriali, vorremmo, appunto, essere.
Ecco perché ci tengo a dire, a ribadire qui, che il tema della condizione della donna nella società non può essere agito o assunto come uno dei tanti temi dell'agenda politica, a intermittenza, ogni tanto, quand'è sollecitato, nella logica di dare risposte a quelle che vengono affrontate sempre come situazioni di emergenza o di crisi.
La condizione della donna, nella società, è la cifra che ci permette di misurare il livello di civiltà di una società ed è evidente, è sotto gli occhi di tutti, da una serie di indicatori che quando, per esempio, si attivano dinamiche di crisi coinvolgono direttamente le donne.
Se è crisi economica o occupazionale le prime espulse dal mondo del lavoro sono le donne; se è crisi politica e istituzionale, diventa difficile per le donne accedere a ruoli, appunto, nella politica; se è crisi di civiltà, o di ancoraggi valoriali o culturali, il tema della violenza si ripropone in maniera efferata.
Ripeto, è un indicatore del livello di civiltà di una società.
E il tema della violenza, l'abbiamo detto e ribadito, io l'ho detto e ribadito in questi giorni all'interno di molte iniziative, non è uno dei tanti problemi che riguardano appunto le donne e il mondo femminile, perché, ahimè, si assiste a questo fatto, ce lo diceva l'assessore nella sua comunicazione, le violenze riguardano tantissime donne. Le statistiche purtroppo non sono confortanti. Non è un tema di oggi, è un tema storico, ahimè, a dimensione internazionale, riguarda tutti i paesi del mondo, riguarda tutte le condizioni politico-culturali ed economiche, in cui i vari paesi del mondo si trovano, riguarda tutti i ceti sociali ed economici della nostra società.
In Italia riguarda le italiane e riguarda le migranti; riguarda, purtroppo, le nostre famiglie, perché la maggioranza dei problemi di violenza accade all'interno delle mura domestiche. Di questo ce ne dobbiamo rendere conto, ce lo dicono, appunto, le statistiche.
In Italia abbiamo casi di violenza denunciati quotidianamente per 7 donne al giorno in media e poi se parliamo solo di violenze e di stupri, ma se aggiungiamo il dato, per esempio, sugli omicidi, sui femminicidi, la situazione è sconfortante.
Quindi il tema della violenza, ripeto, non è uno dei tanti problemi. Purtroppo ci rappresenta il modello sul quale ancora è impostata la relazione uomo-donna. Ed è la modalità con la quale si esercita un potere abominevole sulle donne, che ne condiziona moltissimo la vita, anche nella percezione che una ha di se stessa, nel modo in cui vive la realtà sociale, nell'apprensione e nella paura a volte, nel senso di diffidenza e di difficoltà, limitando la sfera delle libertà fondamentali e chiaramente, appunto, la sfera dei diritti. Se non si affronta assumendolo, appunto, nell'ottica della diffusione, del rispetto dei diritti umani e civili il tema, ripeto, della violenza, come tema al quale si dà una risposta nell'ambito della prevenzione con interventi strutturali dal punto di vista anche culturale, abbattendo davvero, e qui ci rivolgiamo ai colleghi consiglieri, agli uomini, e ribaltando il modello su cui sono impostate le relazioni uomo-donna, non facciamo quel salto di qualità che è fondamentale per dire “sì, davvero, offriamo pari opportunità alle donne”.
La chiudo qui per annunciare, e vi sarà distribuita, che è stata presentata una proposta di risoluzione sottoscritta da tutte e 6 le consigliere donne di questa Assemblea, che mette in luce nella premessa alcune considerazioni e avanza, appunto, alcune richieste.
È una risoluzione che prende spunto chiaramente dal valorizzare anche da parte nostra, la ricorrenza del 25 novembre, giornata ONU contro la violenza alle donne, con la quale dichiariamo la nostra disponibilità come Assemblea a sostenere, a supportare, a valorizzare tutte quelle iniziative e azioni che sul nostro territorio si pongono l'obiettivo di denunciare e superare l'ignominia della violenza alle donne; che enuncia una serie di iniziative di tipo concreto, che sono già state assunte dalla nostra Regione, che vanno diffuse con consapevolezza e sostenute con forza e con continuità nel tempo. La risoluzione chiede al Governo di assumere questa centralità nelle politiche non solo collegate al Ministero delle Pari Opportunità, ma considerandola una materia trasversale alla politica, e chiede al Parlamento di legiferare davvero una legge nazionale contro la violenza alle donne.
Quindi è un documento che tocca tanti temi, che fa una denuncia e che chiede attraverso una serie di indicazioni un contributo per tentare di superare questa vergogna e questa condizione.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Bortolazzi. Ne ha facoltà.
BORTOLAZZI: Care colleghe, cari colleghi, il 25 novembre sarà la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e questo tutti ormai lo sappiamo. Forse però non tutti sanno che lo scorso 10 ottobre è stato presentato lo studio delle Nazioni Unite sulle forme di questa violenza e soprattutto nessuno di noi poteva immaginare di trovarsi di fronte a dati tanto sconvolgenti.
Il problema della violenza sulle donne è una vera e propria piaga mondiale e come tale nessun paese, nemmeno il più civile, può dirsene estraneo.
Una donna su tre nel mondo, in questo nostro 2006, è vittima almeno una volta nella vita di abusi da parte degli uomini: una su tre! In ben 192 stati del pianeta non esistono leggi punitive per violenti e stupratori.
Questi dati subiscono poi un’impennata durante le guerre: mezzo milione di donne è stato violentato durante il genocidio del Ruanda; oltre 50.000 nella guerra di Bosnia. Particolarmente drammatica è anche la parte riguardante le mutilazioni genitali: in tutto il mondo oltre 130 milioni di donne le hanno subite, e purtroppo questi abusi proseguono a volte anche all’interno di alcune sacche di arretratezza nelle nostre comunità immigrate.
Cosa ancora più sconvolgente è che sono principalmente mariti e amanti i carnefici per eccellenza: tra il 40 e il 70% delle donne muore - muore - per mano del partner. Il fenomeno è talmente esteso da non poter essere riducibile, come a qualcuno anche in quest’aula piacerebbe fare, a determinate appartenenze di tipo etnico, economico, culturale o religioso. Basti pensare che un quarto degli stupri mondiali avviene in occidente: in Europa, Nordamerica e Australia un terzo delle donne ha subito abusi sessuali e questo dato arriva addirittura al 50% delle donne con disabilità.
È molto comodo e forse anche tranquillizzante identificare di volta in volta lo stupratore con una persona ai margini, o meglio ancora con un immigrato o un senza fissa dimora. Peccato che questa visione tendente a rendere la violenza qualcosa di isolato o estemporaneo, da addossare al “diverso” di turno, non corrisponda per nulla alla realtà. Il rapporto dell’ONU ci dice infatti che molto spesso a compiere la violenza è un cittadino tra virgolette “normale”, semmai appartenente a quello che una volta si definiva il “ceto medio”. E questa persona, oltre ad essere solitamente insospettabile, agisce nella stragrande maggioranza dei casi tra le pareti domestiche.
I mezzi di comunicazione paiono accorgersi di quella che è una situazione costante soltanto quando un’improvvisa escalation di violenza in una particolare zona o in un ristretto arco di tempo riesce a bucare il muro del silenzio che avvolge questo fenomeno e a renderlo “notiziabile”. Allora la violenza viene analizzata, sviscerata dagli esperti di turno e portata nei talk show.
PRESIDENTE (Donini): Scusi consigliera, vorrei un po' più di attenzione, non voltate le spalle alla Presidenza, se vi mettete seduti composti ne abbiamo giovamento. Grazie.
Prego, consigliera Bortolazzi.
BORTOLAZZI: Ma non appena i riflettori tornano a spegnersi nulla cambia e le violenze che non fanno più notizia continuano comunque come sempre.
Peggio ancora riescono a fare i mass media quando insinuano nell’opinione pubblica il dubbio che una minima parte di responsabilità possa averla anche la donna, finendo molto spesso per colpevolizzare le vittime, identificandole come persone fragili se non addirittura compiacenti. Ricordo ancora con rabbia quelle sentenze della Cassazione che avevano definito meno grave lo stupro ai danni di donne che portavano jeans attillati o che non erano più vergini. Per fortuna proprio di recente la stessa Cassazione ha chiarito che nessun atteggiamento provocante può in qualche modo giustificare la violenza carnale. E questo vorrei che tutte e tutti lo tenessimo bene a mente.
Vedete, care colleghe e cari colleghi, io ritengo che se vogliamo oggi provare a risolvere quella che è una situazione drammatica dobbiamo uscire da un approccio al problema di tipo esclusivamente emergenziale od unicamente securitario. La maggior presenza di forze dell’ordine o la capillarità dell’illuminazione pubblica possono forse tranquillizzare i più, ma non risolvono di certo il problema alla radice.
La violenza nei confronti delle donne richiede una profonda riflessione sulle relazioni che intercorrono tra i sessi, tra uomini e donne in una società come la nostra. Una società che propina lo stereotipo della donna oggetto ad ogni piè sospinto, dai corpi esposti nei manifesti pubblicitari, al cinema, alle trasmissioni televisive. La mercificazione del corpo della donna, la sua concezione strumentale: pensate che sia facile per i giovani - maschi e femmine, badate bene - imparare il rispetto della donna se i modelli da imitare sono quelli della velina e del calciatore?
Bisogna lavorare allora da un punto di vista prima di tutto culturale, per superare quei pregiudizi che ancora oggi legano la donna unicamente alla cura della casa e dei figli o peggio alla sola procreazione e che sono i principali colpevoli delle innumerevoli discriminazioni che molte donne devono subire ogni giorno. Cosa fare concretamente? Lavorare a monte, innanzitutto nelle scuole, per educare i giovani alla parità ed al rispetto, in modo da sottrarli all’attrazione perversa che i media esercitano di loro.
Lavorare a livello di politiche abitative e del lavoro, lavorare ad ogni livello della società, promuovendo momenti di confronto e campagne di sensibilizzazione, con politiche mirate alle donne migranti, politiche mirate a colpire le discriminazioni nei luoghi di lavoro. E lavorare a valle, rafforzando il sostegno, anche economico, ai centri antiviolenza che tanto merito hanno nell’accogliere e nel cercare di recuperare le donne che hanno subito abusi e soprusi ad una nuova vita, libera, consapevole, normale, laddove la normalità è fatta anche di casa e di indipendenza economica.
Un altro strumento efficace da cui partire potrebbe essere l’adozione negli Enti Locali della nostra Regione della “Carta Europea per l’uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale”, un importante documento che so già essere all’ordine del giorno di diversi comuni del nostro territorio.
Per battere una volta per tutte la violenza dobbiamo creare spazi di agibilità democratica per le donne, facendole una volta per tutte uscire dalla minorità in cui, in troppi ambiti ancora, sono confinate. La strada è tutta in salita ma mi auguro proprio che ce la faremo.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliera Bortolazzi.
Ha chiesto di parlare il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente.
Prima che lei annunciasse che c'era l'ordine del giorno presentato dalle colleghe, ero un po' preoccupato, perché in una giornata così importante non avevo visto nessun documento in merito. Sicuramente noi voteremo questo documento.
Affrontiamo oggi un tema molto importante, che troppo spesso viene sottovalutato e ricordato solo quando accadono fatti sconvolgenti: la violenza sulle donne.
Con questo termine ci troviamo ad elencare tutta una serie di abusi che quotidianamente le donne di tutto il mondo subiscono: stupri, violenze familiari, e nei casi più drammatici anche omicidi, senza parlare delle violenze psicologiche che molte ragazze e donne sono costrette a subire con umiliazione.
Vorrei dare alcuni dati a questa Assemblea. La violenza familiare in Europa è la prima causa di morte tra le donne dai 16 ai 44 anni, più del cancro, più degli incidenti stradali.
Troppo spesso ci si accorge di queste realtà solo di fronte a fatti eclatanti, quale, ad esempio, la tragedia della giovane Hina, che l'estate scorsa venne sgozzata dallo stesso padre perché non tollerava che la figlia si fosse occidentalizzata. Questi eventi parlano da sé.
Vorrei sottolineare anche che accanto a noi, nella nostra realtà, si sono verificati fatti altrettanto gravi e che troppo spesso e troppo facilmente vengono dimenticati.
Per fare qualche esempio concreto, a Modena, non tanto lontano, non solamente nei paesi dominicani, il 23 dicembre dell'anno scorso Maria Serlenga, una giovane donna di 19 anni, venne uccisa a coltellate dal fidanzato tunisino, l'uomo che era stato denunciato dalla ragazza per violenze e Maria aveva deciso di troncare il rapporto, la società però non è stata in grado di difenderla e lei ha pagato con la vita questa inadeguatezza.
Solo qualche mese prima, inoltre, nel settembre dello stesso anno, ancora nella nostra provincia modenese, a Mirandola, Irina Vorobets, ucraina, venne assassinata a coltellate sempre da un uomo con il quale in passato aveva avuto una relazione affettiva: l'ex fidanzato, nazionalità tunisina!
È di ieri la notizia agghiacciante che una ragazzina modenese di appena 13 anni è stata picchiata e brutalmente violentata da un uomo quarantenne, addirittura una guardia giurata di Casalecchio di Reno. Un episodio sconvolgente, reso ancora più grave dal fatto che la vittima è una minorenne.
In sostanza, una situazione intollerabile, dunque, e che dimostra l'impotenza delle istituzioni stesse di fronte a veri e propri atti criminali.
Non dimentichiamo che la maggior parte di donne che subiscono tali violenze hanno alle spalle un passato di abusi, che molte volte denunciano, ma senza effetto. Il loro grido di aiuto rimane così inascoltato e cade nel vuoto.
Ancora troppo spesso infatti le donne hanno paura di denunciare i soprusi che subiscono per vergogna, o perché non si sentono abbastanza protette e comprese.
Non c'è una legislazione adeguata per punire gli autori di certi atti di violenza. Non c'è una normativa specifica che condanni la violenza sulle donne in quanto tali, che affronti cioè i diversi aspetti del problema.
Un'altra forma di violenza che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente è quella che subiscono le donne extracomunitarie di religione islamica, costrette ad indossare vestiti che nascondono la loro femminilità, a subire pesanti umiliazioni e, non da ultimo, ad unirsi in matrimoni combinati.
Noi tutti ricorderemo senz'altro la trentunenne indiana, mamma di due figli, che pochi mesi fa, a Soliera, sempre nella provincia modenese, si è suicidata proprio per sfuggire al matrimonio con il cognato settantenne impostole dai genitori.
Ho voluto ricordare alcuni tragici episodi senza però dimenticare i tantissimi casi che rimangono nascosti, vittime silenziose che preferiscono ancora oggi tacere piuttosto che raccontare ciò che accade.
Ultimamente sono molti i gruppi femminili che si sono costituiti in associazioni che portano avanti i progetti, i programmi per sostenere e aiutare le donne in difficoltà e per fare capire loro che non sono le sole a subire violenza.
Esistono realtà sociali capaci di assistere e sostenere queste donne, per aiutarle e per fare in modo che non si sentano responsabili per ciò che subiscono.
Per questi motivi ritengo fondamentale che questa giornata del 25 novembre sia dedicata proprio a loro, alle tante donne vittime della violenza di ogni tipo, per far sì che la società capisca e comprenda l'entità di quella che possiamo definire una vera e propria emergenza sociale.
Ci si trova infatti di fronte ad una grave violazione dei diritti umani, che va in tutti i modi affrontata e combattuta.
Vorrei però fare anche una riflessione più ampia. La violenza è negativa in qualsiasi modo e non ha importanza chi è colui o colei che la subisce.
Non vorrei però limitare il pensiero solo alla violenza sulle donne, ma ampliarla anche a tutti i tipi di abusi subiti dai minori, anche perché molte volte le violenze che si consumano nell'ambito familiare coinvolgono inevitabilmente le donne e i loro bambini.
Per questo la legislazione italiana dovrebbe prevedere pene molto più severe, più restrittive e soprattutto certe per coloro che commettono abusi di questo genere.
Concludo chiedendo a tutta l'Assemblea di porre un'attenzione maggiore al lavoro svolto dalle associazioni che in genere aiutano le donne e i minori vittime di violenza ed auspico che questa giornata dedicata alle donne non fornisca solo l'opportunità di parlare di un argomento così importante, ma sia anche un'occasione in più per rafforzare le varie strategie volte a combattere questa emergenza.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Manfredini.
Ha chiesto di parlare la consigliera Noè. Ne ha facoltà.
NOÈ: Grazie, presidente.
Sono contenta oggi di essere qui nel centrodestra perché, come vedo, non ho il piacere di essere in numerosa compagnia dalla mia parte, però ringrazio comunque i colleghi presenti del centrodestra. Se non altro proprio perché nel mio intervento vorrei partire dall'appello che ha fatto di recente il Presidente della Repubblica dicendo “largo alle donne”, per sottolineare l'esigenza di vedere coinvolte un maggior numero di donne nelle istituzioni.
Certo, mi dispiace che di fronte a questo apprezzamento che io esprimo nei confronti del Presidente della Repubblica, per contro, oggi, alla vigilia della giornata internazionale contro la violenza alle donne, ho avuto modo di riscontrare quali numeri caratterizzino questo fenomeno.
E quello che più mi ha sconcertato è stato sapere che ogni giorno, in Italia, 7 donne denunciano una violenza sessuale. Quello che ancora forse di più mi ha sconvolto è sapere che la prima causa di morte violenta delle donne, fra i 16 e i 44 anni, a prescindere che esse vivano in un paese ricco o povero, è proprio la violenza che queste donne subiscono in famiglia, oppure da una persona a loro legata affettivamente.
Questo, purtroppo, è un dato che trova riscontro anche nella nostra Regione Emilia-Romagna ed è ancora impensabile che nel terzo millennio un omicidio su 4, che avviene tra le mura domestiche, veda per il 70% coinvolte delle donne.
Credo che questi dati siano sufficienti per dire che effettivamente la donna è vittima di una situazione che si può definire anche un problema che nasce dal maschile, che si può coniugare al maschile, perché, purtroppo, le indagini hanno avuto modo di confermare che tutte queste situazioni nella maggior parte dei casi hanno una matrice maschile.
Ecco che allora ho accettato con molto entusiasmo quando le mie colleghe consigliere della Regione Emilia-Romagna mi hanno coinvolto nella stesura di un documento che sollecitasse la Giunta, il Governo e il Parlamento a prendere delle posizioni riguardo questo fenomeno.
Sono contenta anche di fare parte di questo gruppo proprio perché sono convinta che la questione della violenza alla donna sia una questione che non vada assolutamente strumentalizzata dal punto di vista partitico. E quindi sono solidale alle mie colleghe, per fare massa critica, se così la si può definire, più numerosa, più forte, per contrastare questo fenomeno in cui tutti noi, cari colleghi consiglieri, dobbiamo sentirci coinvolti.
Personalmente non ho nessuna difficoltà ad ammettere che io giro con una bomboletta spray perché mi fa sentire più sicura nel momento in cui voglio essere libera di poter uscire la sera, voglio essere libera di poter rientrare ad una certa ora.
Quindi, mi ha fatto piacere quando la presidente Donini ha accettato, su mia proposta, che nel documento rivolto in particolare alla Giunta, si facesse particolare riferimento anche alla necessità, in via preventiva, di contrastare questo fenomeno, prevedendo un coinvolgimento della scuola attraverso un maggior raccordo con questo mondo, cercando di rendere obbligatori, all'interno della scuola stessa, percorsi formativi di educazione alla cittadinanza.
Ho condiviso quando questo documento, rivolgendosi non solo alla Giunta, ma anche allo stesso Governo, si ripropone di mettere la violenza come una priorità delle politiche da contrastare, alla luce dei principi di uguaglianza e di pari opportunità. E soprattutto ho condiviso questo documento laddove si pone l'obiettivo, nei confronti del Parlamento, di sollecitare l'emanazione di una legge contro la violenza alle donne, che contenga soprattutto inasprimenti alla pena, che contenga garanzie verso iter processuali più brevi, ma soprattutto che contenga garanzie sulla certezza della pena.
Detto questo, visto che ho iniziato il mio intervento facendo riferimento ad un appello del Presidente della Repubblica, voglio concludere con una riflessione e cioè che questa continua crescita della violenza alle donne in realtà forse non dipenda anche da una sorta di insufficiente sensibilità delle istituzioni, che forse non hanno saputo avvertire e contrastare in modo adeguato questo fenomeno.
E allora, alla fine, mi sono posta questa domanda: non è che tutto ciò si potrebbe migliorare se nelle istituzioni vi fosse una maggior presenza femminile che sull'argomento probabilmente è in grado di avvertire e di comportarsi in maniera diversa e, perché no, forse più adeguata?
Questo è l'interrogativo che lascio a questa Assemblea.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliera Noè.
Ha chiesto di parlare il consigliere Nanni. Ne ha facoltà.
NANNI: Grazie, presidente.
Ho sentito delle bellissime parole: complimenti veramente per l'intervento di grande valore, il suo, presidente, della consigliera Bortolazzi e della collega Noè; interventi di grandissimo valore che condivido ovviamente in pieno.
Credo però che a questo punto bisogna essere anche pragmatici. Sappiamo tutti, almeno all'interno di quest'aula, quello che c'è da fare. Il valore delle donne è grande, è immenso, sono le donne che danno la vita, le donne non la sanno togliere. Ci sarebbero sicuramente meno guerre se fossero loro a negoziare sui conflitti fra gli stati, fra i popoli e fra le etnie.
Ecco che è giusto che la legislazione le aiuti, le deve aiutare. È giusto ed è indispensabile chiederlo, quindi ovviamente approvo in pieno questa risoluzione, ma io vado oltre, bisogna anche trovare una legislazione che punisca prima che si commetta il reato, cioè venga punito anche chi fa minacce. Al momento le minacce non sono ancora oggetto di reato e quindi non dobbiamo solo avere una legislazione che punisce a reato consumato.
Poi c'è il grande problema: più donne nelle istituzioni. Ma chi non condivide ciò?
Va bene cambiare la legislazione, è giusto farlo, ma credo, e lo dico, credetemi, senza alcuna punta polemica, è necessario che siano anche le donne stesse a fare opera di proselitismo affinché da parte delle stesse ci sia poi un comportamento coerente quando vanno a votare.
Credo che le donne siano una grande forza e abbiano loro stesse la possibilità di poter entrare nelle istituzioni se da parte delle stesse ovviamente c'è un comportamento coerente quando si va a votare.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Nanni.
Ha chiesto di parlare il consigliere Mazza. Ne ha facoltà.
MAZZA: Grazie, signora presidente.
Ovviamente, sarebbe più facile forse sfuggire dalla responsabilità cui ci si sente coinvolti come maschi, come uomini, di fronte alle accuse molto dettagliate che qui sono state portate dalla consigliera che mi ha preceduto e, ovviamente, senza sentirmi personalmente responsabile, però mi sento coinvolto pienamente perché trovo quegli argomenti fortemente motivati.
Credo quindi che il problema della battaglia culturale, preventiva innanzi tutto, contro la violenza sui più deboli, e in particolare sulle donne, sia una battaglia di tutti. Ecco perché ho pensato opportuno intervenire, ritenendo che tutti noi dovremmo interrogarci su quanto facciamo per contrastare questa situazione.
Non credo che possiamo distinguere coloro che compiono questi atti a seconda della ideologia, o della religione, o del paese da cui provengono. Penso che riguardi tutti, in ogni parte del mondo. Più o meno gli uomini sono stati responsabili di atti di violenza compiuti in situazioni anormali, cioè dovute a contingenze drammatiche, come le guerre, per esempio; o in situazioni normali, per cui può succedere che mentre noi parliamo da qualche parte si compiano atti di questo genere.
L'interrogativo è quindi il solito: qual è la formazione culturale? Quale contributo si dà per la parità di diritti nella società?
Gli esempi potrebbero essere anche abbastanza banali e quindi mi fermo soltanto a constatare che una delle denunce più severe che in questi giorni sentiamo è l'effetto bullismo nelle scuole. Penso che questo sia frutto della nostra società. Allora qui bisognerà un po' interrogare chi è nella scuola, chi la gestisce, chi ha responsabilità della formazione per capire le ragioni che portano a questo atteggiamento violento, aggressivo verso i più deboli e in particolare, lo ribadisco, verso le donne. È un fenomeno che non nasce in una terra lontana da noi, in un mondo diverso dal nostro, ma nasce dentro di noi, nelle nostre case, nella nostra società, nelle nostre scuole, forse nasce dalla cultura dominante che c'è.
Quindi, quali possono essere le scelte da compiere per evitare questa situazione? Anche qui molte cose sono state dette, si leggono tutti i giorni sui giornali, mi pare comunque che ci sia bisogno di un'assunzione di responsabilità precisa, sia come famiglie, sia come educatori, sia come persone per evitare che questo fenomeno dilaghi e per proporre un altro tipo di cultura. E in questo penso che le istituzioni abbiano una loro responsabilità.
Per questo sono anch'io d'accordo sull'impegno per una presenza più equilibrata dei sessi nelle istituzioni perché potrebbe favorire questo processo, anche se non lo do per scontato onestamente, ma potrebbe favorirlo, su questo non c'è dubbio. Quindi, credo che questa sia una questione abbastanza precisa, un obiettivo da raggiungere che ovviamente comporta delle responsabilità delle formazioni di liste elettorali e delle regole previste nelle leggi per le elezioni.
Però ci sono anche altri passi più semplici che si possono fare tutti i giorni: ad esempio, coinvolgere di più l'associazionismo femminile nelle scelte che vengono compiute. Ora, io da tempo pongo il problema di modificare le modalità della concertazione perché mantiene la situazione in essere rispetto la conservazione. Io penso che all'interno della concertazione debbano esserci anche, come ho detto altre volte, i portatori del conflitto, cioè le persone e le associazioni che si sentono in qualche modo altro da questo processo. In questo senso, quindi, tra queste associazioni ci sono certamente le associazioni femminili e posso dire che nell'elenco delle associazioni che vengono invitate ai tavoli di concertazione il genere femminile, in quanto tale, non esiste. Certo, ci può essere una imprenditrice femminile o ci può essere la responsabile di un'associazione di categoria, ma non c'è il riconoscimento dell'associazione femminile come interlocutore al tavolo delle scelte di governo per discutere le scelte che vengono compiute. E questo non richiede leggi, non richiede nessun finanziamento, richiede solo la volontà politica di farlo. E penso che se vogliamo trarre una qualche conseguenza con questa nostra discussione questo potrebbe essere il primo atto: si decida che ai tavoli della concertazione siano presenti anche le associazioni femminili in quanto tali e non solo imprenditrici o rappresentanti di questa o di quella associazione economica o sindacale.
Questo potrebbe essere un primo passo, perché poi alla fine io penso sia giusto che ci siano molte donne presenti nelle nostre discussioni, perché sono convinto che le donne non sono uguali e, di conseguenza, anche lì spero si attivi un confronto più forte per la qualità.
Io purtroppo, avendo una certa età, ricordo bene alcuni fatti politici di questo Paese. Ricordo il periodo nel quale le donne portarono nel dibattito politico un grande contributo di merito partendo dalla questione della qualità. Questo obiettivo fu portato in larga parte dalle donne, rispetto ad una cultura economicista e quantitativa che allora prevaleva. Oggi ho l'impressione che siamo tornati di nuovo lì, cioè siamo tornati alla prevalenza del dominio di una cultura quantitativa che valorizza solo il risultato materiale, che non valorizza le questioni immateriali, le scelte anche di qualità che invece sono necessarie.
Per cui penso ci sia bisogno in questo momento anche di un maggiore contributo delle donne, se e in quanto lo vogliono dare su questo terreno, se no sono uguali a noi, adesso la dico così, insomma, se no rischiano di essere una ripetizione insignificante nella sostanza della cultura dominante. Allora, è bene casomai riconoscere invece una funzione anche di rivoluzione culturale nell'impostazione che noi oggi abbiamo e che ha ripreso una piegatura economicista e quantitativa, più che qualitativa.
Le donne hanno portato un grande contributo nel dibattito in Italia su questi temi, penso e spero siano in grado di portarlo ancora di più oggi, perché io ne sento ancora di più oggi il bisogno. Ecco per cui credo sia giusta l'istanza che qui hanno portato le consigliere a rappresentanza di una società femminile più ampia.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Mazza.
Ha chiesto di parlare la consigliera Salsi. Ne ha facoltà.
SALSI: Signora presidente, anch'io vorrei portare un contributo a questa giornata che ritengo importante perché ritengo importante anche il ruolo di questa Assemblea legislativa.
La violenza sessuale sulle donne, e le tante altre forme di violenza e di prevaricazione sulle donne, rappresenta da sempre in ogni paese, in ogni luogo, la violazione del corpo e della libertà femminile ed è la più ostile e degradante manifestazione di dominio da parte di un sesso verso l'altro. La violenza maschile è, nel mondo, uno dei fattori di rischio principale, se non addirittura il singolo fattore più importante, per la salute delle donne.
La prima inchiesta fatta a livello nazionale nel 1998 dimostrò che oltre il 50% delle donne italiane dai 14 ai 19 anni aveva subito, almeno una volta nella sua vita, una forma di aggressione sessuale.
In seguito, molte altre ricerche hanno messo in evidenza come una quota considerevole di violenze sessuali, ma intese anche come lesioni, percosse, omicidi, avvenga nel contesto familiare ad opera di mariti, conviventi, fidanzati e conoscenti.
Tale forma di violenza non può essere genericamente ricondotta ad un tipo di violenza indistinta più o meno diffusa a seconda delle realtà sociali e culturali, del grado di sviluppo di un paese, del grado di democrazia, della presenza di strumenti e mezzi di tutela giuridica sociale e personale.
E tuttavia, le politiche di sicurezza, nazionali e locali, rimangono ancora oggi, per la maggior parte, concentrate su altri temi e comportamenti; di conseguenza, la questione della violenza di genere, fatica a trovare un adeguato spazio di riconoscimento.
Se una donna subisce violenza in uno spazio pubblico, e lo abbiamo visto purtroppo negli ultimi mesi, la violenza diventa un fatto socialmente rilevante, se una donna subisce una violenza in uno spazio privato, a meno di conseguenze estreme, resta ancora un fatto privato. E questo nonostante la comunità internazionale riconosca la violenza sulle donne come violazione fondamentale dei diritti umani e le attribuisca esplicitamente il carattere di violenza di genere.
Allora, io ritengo che la violenza debba essere riconosciuta, svelata, affrontata se la si vuole realmente contrastare. Dico riconosciuta in quanto la quotidianità proprio di questi ultimi tempi ci consegna situazioni che assumono un rilievo perché accadute nello spazio pubblico, ripeto. Questo genera condizioni e sentimenti d'insicurezza che producono anche una vera e propria limitazione della libertà nell'azione e nel movimento. Esiste pertanto una percezione più immediata di pericolo e lo vediamo anche nelle nostre città questo senso d'insicurezza che pervade soprattutto i nostri centri storici.
Quindi, una percezione più immediata di pericolo, di possibilità d'incontrare il violentatore dietro l'angolo (anche la collega dice qual è il suo approccio con l'uscita casomai serale), con la conseguenza di costruire correlazioni troppo semplificate, ma di rilievo da un punto di vista dell'immaginario collettivo tra violenza, insicurezza, criminalità e immigrazione.
Riconoscere la violenza vuol dire non semplificare, non sottovalutare ciò che accade nelle nostre città, né da un punto di vista delle vittime, né tanto meno degli aggressori ed ancora meno dal punto di vista dei messaggi culturali che questa situazione ci rimanda.
Tuttavia, è importante ribadire che la maggior parte delle violenze si verificano all'interno della famiglia, tutte le statistiche, tutte le indagini e le ricerche lo confermano, e quindi negli spazi privati, con pesantissime conseguenze sia per le donne, ma anche per i bambini, laddove ci siano delle coppie con bambini e soprattutto bambini che molto spesso sono piccoli, quindi maggiormente fragili.
Il riconoscere gli eventi e dar loro un nome è il passaggio - io ritengo - fondamentale che ci permette di costruire strategie e azioni, aiuti concreti alle donne, strumenti per superare le situazioni d'emergenza, ma ancor più per sostenerle quando cercano di uscire da condizioni di soggezione violenta che si protraggono da tempo.
Per riconoscere sono necessari strumenti che ci aiutano a capire quando ci troviamo di fronte a situazioni di violenza (protocolli operativi nei servizi di pronto intervento, sanitari, sociali, giudiziari) e modalità di rapporto con le donne in una relazione di fiducia, sostegno psicologico, sociale ed economico per loro e per i loro bambini.
La nostra Regione è già attiva su questo, l'ha detto anche nella sua relazione l'assessore Dapporto, è utile però a mio avviso, e lo ribadiamo anche nel testo della risoluzione, concertare, perfezionare e consolidare ulteriormente.
La violenza deve essere svelata. Svelare la violenza di genere significa renderne visibile il suo riconoscimento, nella formazione della coscienza individuale e nella soggettività di ogni donna, ma anche nella costruzione della responsabilità e della soggettività di ogni uomo; significa entrare nei fondamentali processi educativi, culturali e di formazione della coscienza collettiva (qui anch'io sono convinta che il ruolo della scuola sia uno di quelli più importanti), costruendo un nuovo lessico delle relazioni, basato sul riconoscimento e sul rispetto delle differenze; significa una corresponsabilità forte da parte delle istituzioni pubbliche, sul piano giuridico, economico, organizzativo, nell'assumere il tema della violenza di genere come un oggetto di politiche e programmi d'intervento.
La violenza deve essere affrontata e affrontare la violenza di genere comporta un lavoro su più temi, su più piani: significa costruire con le donne, vittime di violenza, una relazione di aiuto; significa costruire con il contesto reti di relazioni in grado di sostenere concretamente le donne nell'uscita dalla violenza e nella ricostruzione di un progetto di vita, e quindi la possibilità di un accesso alla casa, la possibilità di un accesso al lavoro, e quindi anche con una indipendenza economica, l'accesso alle cure sanitarie; infine, individuare strumenti di sanzione e punizione del violento in tempi brevi, e quindi anch'io sono d'accordo con processi più brevi, certezza della pena, onde evitare il ripetersi di aggressioni e omicidi.
Nella nostra Regione e in diverse altre regioni d'Italia (ma è nella nostra che sono più numerosi e più organizzati) i centri antiviolenza - e anche nella relazione introduttiva veniva esplicitato meglio - rimangono il luogo più importante di riconoscimento sociale e di contrasto della violenza sulle donne. E io ritengo molto utile e importante che la nostra Regione rafforzi l'impegno al sostegno di questi centri con un contributo finanziario e anche con un maggiore riconoscimento proprio come un soggetto che - abbiamo visto anche in questi ultimi mesi - davvero ha dato risposte concrete di aiuto e di giustizia alle donne che si sono rivolte e che sono aumentate notevolmente in questi ultimi mesi, quindi funziona anche l'informazione corretta e la sensibilizzazione su questo tema.
La gravità della situazione, quindi, oggi richiede un salto di qualità nell'impegno delle nostre istituzioni su questi temi in tutti i settori essendo un fenomeno multidisciplinare e multidimensionale.
Riconoscere e contrastare la violenza alle donne è responsabilità della società in ogni sua articolazione e in ogni luogo, ed è responsabilità di uomini e di donne.
Sono convinta anch'io che una maggiore presenza femminile possa rendere una società con una democrazia più completa e che possa fare la differenza, proprio perché la donna è diversa dall'uomo e quindi, in quanto tale, porta un suo bagaglio che fa la differenza rispetto a quello che può essere l'approccio e il modo di vedere le cose da parte degli uomini.
E anch'io, come la presidente Donini, auspico che la nostra risoluzione possa essere votata all'unanimità per un segnale molto forte di questa Assemblea legislativa.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliera Salsi.
Ha chiesto di parlare il consigliere Borghi. Ne ha facoltà.
BORGHI: Signora presidente, è un fatto nuovo e inedito che l'Assemblea legislativa con l'enfasi giusta, mai come in questo caso anche di una partecipazione e di una discussione politica su questo tema, si appropri appunto di una responsabilità. E ringrazio, quindi, la presidente, oltre che l'assessore Dapporto per averci richiamato a questa necessità.
È una guerra, è una guerra invisibile, una guerra che non fa rumore. Un rapporto recente delle Nazioni Unite, che avrebbe dovuto fare scalpore, avrebbe dovuto riempire l'agenda della politica, del dibattito sociale della comunicazione, è sostanzialmente passato nelle scorse settimane in un silenzio desolante: stupri, omicidi, aborti selettivi e tutto quello che un genere contro l'altro può attuare in quel caso, in questo caso da troppo tempo il genere maschile contro quello femminile. Questo è un dato da cui noi dobbiamo partire: la consapevolezza è che la violenza alle donne è una violenza del genere maschile sulle donne.
Allora, io voglio richiamare, da questo punto di vista, alla necessità che - così com'è ben compreso da molti uomini - vi sia da questo punto di vista la consapevolezza che la lotta contro la violenza rappresenta un'occasione di libertà, rappresenta un'occasione di vita migliore, rappresenta l'occasione di relazioni più gratificanti non soltanto, ovviamente, per le donne, ma anche per gli uomini. Dobbiamo definire nuove condizioni, nuove relazioni e nuove reciprocità.
Dobbiamo riuscire, allora, parlo per quel che mi riguarda come esponente dell'altro genere, quello che agisce violenza, per tentare di rendere possibile un cambiamento culturale che non riguardi soltanto élite politiche, nella migliore delle occasioni, ma complessivamente appunto la consapevolezza degli uomini.
Allora, in tal senso, è su questo che voglio soffermare il mio brevissimo intervento, mi pare molto positivo che nelle scorse settimane promotori uomini abbiano presentato un documento importante "La violenza contro le donne ci riguarda: prendiamo parola come uomini"; tale documento è stato, appunto, sottoscritto da molti uomini: Stefano Ciccone, Marco Deriu, Alberto Leiss, Jones Mannino, Claudio Vedovati ed altri, al quale molti di noi hanno aderito.
E allora mi pare che per fare uscire questo dibattito, questo confronto, questa consapevolezza da circoli ristretti, mai come in questa occasione l'iniziativa di un'istituzione, come la nostra, sia importante: abbiamo dei tesori, abbiamo delle relazioni, abbiamo delle competenze, abbiamo delle responsabilità.
L'opuscolo che l'assessore ha distribuito all'aula è la rappresentazione di un impegno che ha visto nel corso del tempo, ormai più di due decenni, tutte le città dell'Emilia-Romagna ritenere prioritaria l'iniziativa anche istituzionale, amministrativa, politica nella definizione, ad esempio, di percorsi di solidarietà, di accoglienza, di relazione con le donne che subiscono violenza.
E quella di rete di case e di centri (quattordici nella sola Emilia-Romagna) che, partendo dalla straordinaria esperienza di Bologna, ha saputo rendere servizio e in qualche modo anche riferimento culturale, oltre che organizzativo, per tutto il nostro Paese rappresenta, appunto, non lo strumento, ma uno di quegli strumenti sicuramente necessari a noi per riuscire a contaminare la consapevolezza di tante competenze.
E allora quella rete di centri rappresenta sempre più, deve rappresentare un momento sul quale riuscire a far convergere non solo simbolicamente con atti amministrativi, con intenzioni, con definizioni di opportuni stanziamenti;, appunto, rete dialogante fra i diversi punti che la compongono, in grado d'innovare complessivamente tutto quello che attorno a quella rete nelle città dell'Emilia-Romagna si muove, dalla formazione, all'acquisizione di competenze, alla relazione fra istituzioni, perché cessino quelle vittimizzazioni secondarie che le donne, che subiscono violenza da troppo tempo, subiscono di fatto quando molto spesso vanno a denunciare alle istituzioni la violenza.
Su questo, e tanto altro ancora, non semplice problema abbiamo, qualche ora fa, discusso ed approvato un programma importante che trova riferimento negli atti della Regione per dare continuità a queste esperienze.
E allora, e concludo, voglio riportare quelle che sono state in qualche modo le conclusioni non definitive di quella parte di dibattito che ha riguardato, come ricordavo, decine e decine di uomini che hanno voluto interrogarsi nei mesi scorsi, adottando fra loro e proponendolo a tutti noi, appunto, un documento che vuole affermare un inizio di consapevolezza, di assunzione di responsabilità.
Lavorare per la costituzione di una rete di uomini disponibili ad impegnarsi, ad attivarsi a livello locale o nazionale contro la violenza alle donne. Io penso che anche la giornata di oggi, quello che accadrà sabato a Bologna, nelle città italiane e dell'Emilia-Romagna, potrà rappresentare allora, da questo punto di vista, un'occasione importante nella quale tutti gli uomini che manifesteranno la loro disponibilità potranno sentirsi parte di un percorso che qui inizia.
E ancora, la promozione di iniziative locali e nazionali di contrasto alla cultura della violenza, cercando la collaborazione fra uomini, donne, fra gruppi, fra associazioni, fra centri antiviolenza e amministrazioni.
E ancora, perché anche in quest'aula oggi si sono sentite affermazioni di cui inevitabilmente dobbiamo prendere atto, ma che forse ci allontanano dalla comprensione vera delle radici del fenomeno, è importante la promozione di incontri e di confronto con uomini di diverse comunità, delle diverse comunità - decine e decine, centinaia in Emilia-Romagna - migranti, al fine di contrastare, da un lato, gli stereotipi culturali che proiettano la questione delle libertà femminili ad un problema che riguarderebbe solamente altre culture. Mentre noi sappiamo che delle migliaia di donne prese in carico dai centri antiviolenza in questi vent'anni in Emilia-Romagna per l'80-90% dei casi la violenza era agita all'interno del contesto familiare, dal partner conosciuto, conosciutissimo dalle donne, e appunto, al contrario, ritengo, riteniamo una questione trasversale che riguarda tutte le tradizioni, mai come in questo caso questione trasversale.
Allora, in tal senso, la nuova generazione di politiche sociali volte ad un'accoglienza attenta nella reciprocità fra le diverse comunità, mi riferisco alle comunità migranti, non può prescindere da questa necessità di comprensione che mai deve essere impari fra chi la propone e fra chi, in qualche modo, è chiamato a condividerla.
E da ultimo, lo stimolare le istituzioni locali e nazionali ad impegnarsi a dedicare risorse. Lo stiamo facendo, forse dobbiamo fare qualcosa di più, anche per (ed è un dato che ha riguardato anche il dibattito di questa città negli anni scorsi e non soltanto con un'amministrazione non omogenea a questa, che governa l'Emilia-Romagna) dedicare risorse per dare continuità, certezza nel funzionamento di questi centri e per consentire agli stessi di essere parte riconosciuta delle relazioni, del sistema di relazioni, appunto, istituzionali e non istituzionali in grado di contrastare, in ogni accezione esso si verifichi, il fenomeno che ci riguarda tutti della violenza alle donne.
Ovviamente, un voto favorevole alla risoluzione che le colleghe e consigliere regionali, trasversalmente i due schieramenti, hanno saputo proporre all'attenzione dell'Assemblea.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Borghi.
Ha chiesto di parlare il consigliere Masella. Ne ha facoltà.
MASELLA: Signora presidente, io chiedo scusa perché avrei voluto preparare un intervento scritto, ma per altri eventi non ce l'ho fatta, intervengo quindi a braccio. Probabilmente è la dimostrazione che l'argomento è sentito, non è espresso burocraticamente, ma è un argomento che sento profondamente.
Io penso che l'argomento che stiamo discutendo non attiene soltanto alle donne, ma attiene alla nostra società, alla cultura dominante. Io devo dire che condivido profondamente gli interventi dell'assessore Dapporto, della presidente Donini, delle consigliere Bortolazzi, Noè e Salsi, condivido totalmente le cose che hanno detto, peraltro in maniera trasversale agli schieramenti politici, e la cosa è positiva. Bisognerebbe interrogarsi su qual è la causa della violenza alle donne per tentare di sradicarla, altrimenti periodicamente ci ritroviamo nel problema perché non abbiamo sradicato le cause.
Intanto però chiediamoci una cosa: chi sono i responsabili della violenza? Non è, con tutto il rispetto, lo Spirito Santo, non sono gli extraterrestri, non sono gli incidenti d'auto, non sono le malattie, non sono altre donne, non stiamo parlando della violenza tra altre..., stiamo parlando dei responsabili che hanno un nome e un cognome: è il genere maschile. Perché se no di che cosa parliamo? Sono i maschi o no?, sono i maschi che fanno violenza alle donne, di questo stiamo parlando.
Lo dico perché allora il genere maschile dovrebbe assumersi le proprie responsabilità, dovrebbe dire "è vero siamo noi e una parte di noi, perché fra di noi c'è una cultura dominante che è contro le donne e quindi assumiamoci le responsabilità per cambiare", perché se no sembra che noi non c'entriamo, è tutto delegato alle donne che devono fare questa lotta. Ma perché non dobbiamo farla anche noi questa lotta, visto che è una lotta che riguarda un elemento di degenerazione della società perché, secondo me, colpisce diritti di civiltà, non solo le donne. Quindi, diciamolo con chiarezza che è il genere maschile, è la violenza dei maschi, con un'assunzione chiara di responsabilità.
Io non voglio ripetere i dati, però appunto ogni giorno in Italia, diceva la consigliera Noè, sette donne subiscono violenza sessuale. Peraltro questi sono i casi più drammatici, sono i casi denunciati. E quanti sono i casi non denunciati?
Faccio presente anche un'altra cosa. Il fatto che ci siano casi non denunciati, e ce ne sono tanti, è perché la maggioranza dei casi non denunciati stanno proprio in quell'ambito che noi diciamo di "violenza in ambito familiare domestico", perché sono i casi più difficili da denunciare, prima di tutto perché coinvolgono quelli più vicini a noi, diciamo così, il partner, il marito, il convivente, il parente, l'amico, l'amante e quindi, come dire?, è più difficile denunciare un caso di violenza di questo genere.
Peraltro sono violenze..., attenzione a non identificare la violenza alle donne soltanto con il femminicidio, cioè con l'assassinio di una donna, ma ci sono una miriade di violenze quotidiane che non sono solo peraltro fisiche, ma sono psicologiche, sì la violenza fisica certo è la peggiore, ma è solo una della violenze, ce ne sono di tutti i tipi, perché è evidente che in ambito domestico familiare c'è una cultura che pervade tutti, quindi è più difficile denunciare perché a volte sembra anche normale, parliamoci chiaro, sembra normale che il maschio possa essere prevaricatore anche in modo violento e per questo è più difficile denunciarlo perché sembra anormale denunciare. Non so se è chiaro, ma questa è la realtà.
Allora, il punto qual è? A questo aumento che c'è, bisognerà dircelo, secondo me, siamo di fronte a un rigurgito, lo chiamo io, di cultura maschilista. Io vedo un rigurgito di cultura maschilista in tutti i sensi, torna la donna oggetto, la donna considerata merce, la mercificazione della donna e del corpo femminile, perché è evidente che nel momento in cui torna al centro il profitto, i soldi, il dio denaro, torna anche il potere del maschio ricco che può fare della donna merce, così è. Del resto, guardate la nostra società, guardate quello che avviene, girate alla sera e vedete se non è così fisicamente: il fenomeno della mercificazione della donna non c'è? C'è e sono i livelli più estremi quelli che vediamo per strada, ma c'è la concezione della mercificazione del corpo femminile, la donna oggetto vicina alle macchine, alle moto.
Andate al Motor Show quando c'è qui di fronte e vedete se non è così, con tutto il rispetto per il Motor Show, però voglio dire c'è questa ripresa di cultura maschilista di donna oggetto, di donna merce, di donna succube nell'ambito di una visione conservatrice maschilistica della famiglia anche, perché è così. Dunque, parliamoci chiaro, torna la donna oggetto anche in famiglia, la donna succube in una visione che non è la mia, lo dico con tutto il rispetto, in cui la donna deve espiare il peccato originale, quindi il vecchio peccato lo si fa espiare ancora. Questo penso che sia un errore culturale che andrebbe cambiato.
Io penso che il femminismo, quella che io chiamo la rivoluzione culturale femminista, ha aperto in Italia una nuova fase, in particolare negli anni '70, nei bellissimi anni '70. Qui si parla spesso, sentivo anche polemiche per la manifestazione del 4 novembre, "a rigurgiti di anni '70". Ma gli anni '70 sono stati bellissimi, poi dopo ci sono state anche delle cose brutte in quegli anni. Ma perché si deve definire quegli anni come orridi? Quegli anni sono stati bellissimi, con delle cose anche negative, certamente, ma una delle cose positive - vogliamo dirlo - è la rivoluzione culturale femminista. Il femminismo ha aperto una nuova fase, ha determinato una nuova cultura, una cultura di parità nella differenza fra i sessi, quindi con la valorizzazione sia della parità che della differenza in questo dibattito che fra le donne nel movimento femminista c'è stato e c'è ancora.
Noi siamo di fronte, consiglieri e consigliere, a una crisi della famiglia tradizionale, dei rapporti fra i due sessi tradizionali. Guardate i dati, anche con le statistiche, secondo me, la crisi della famiglia tradizionale e la crisi del maschio tradizionale nasce da questa cultura femminista e la violenza in ambito domestico familiare è la risposta maschilista a questa crisi. Cioè, il maschilismo è in crisi e reagisce con la violenza, con l'oppressione e dice "ma come tu sei di mia proprietà, vuoi non esserlo più? E io ti reprimo. Arrivo persino ad ucciderti perché sei di mia proprietà. Tu non puoi fare quello che vuoi".
Perché non c'è l'inverso? Perché non ci sono le donne che uccidono gli uomini? Perché non c'è questa concezione dell'uomo proprietà della donna. Quindi, questa violenza è anche una reazione violenta alla propria crisi, ma non è solo una reazione di alcune persone. Il problema è che è una reazione sociale, culturale perché, a mio parere, stanno riprendendo tutti i segnali di un'involuzione culturale della nostra società: ritorna, appunto, la mercificazione, la donna oggetto, la donna succube, come dicevo prima. Quindi, penso che solo la ripresa della lotta delle donne, delle lotte femministe, delle lotte dei movimenti progressisti, solo questa ripresa può fermare questa ventata reazionaria che vede coinvolta la nostra società.
Peraltro, vorrei anche qui fare una parentesi. Certamente ci sono anche violenze commesse non solo da italiani, ma anche da stranieri, è evidente. Però, attenzione, ma perché strumentalizzare anche questo tema? Ma non è così, tant'è vero, vorrei ricordare, che proprio qualche mese fa c'è stato quell'episodio ad Anzola Emilia indegno. Per cui nell'ambito di questo razzismo dilagante dove è facile dire "è stato l'immigrato", quella ragazza dice "mi ha fatto violenza quel marocchino". Era falso, e quel ragazzo marocchino è stato messo all'indice per una cosa falsa totalmente, come si è rivelata. Quindi, attenzione a non strumentalizzare come sento fare, a volte, da forze di destra questo tema rispetto a questo razzismo dilagante, a questa islamofobia dilagante che c'è nella nostra società e che dovremmo invece fermare.
Io penso alla ripresa di una cultura ostile alla violenza alle donne. Quindi, la violenza alle donne, e non solo il femminicidio, ma in generale tutte le violenze, dovrebbero essere considerate qualcosa d'immorale, d'indegno moralmente, cioè, in modo da isolarle.
Vedete è un po' come la questione del pestaggio del ragazzo down, perché la gravità del pestaggio del ragazzo down non sta solo nel fenomeno, ma nel fatto che questi ragazzi si sono poi divertiti a fare circolare il video, diventa un elemento di vanto, di divertimento. E la stessa cosa è una certa cultura maschile, la violenza alle donne è anche un elemento di vanto, di divertimento, torna ad essere una roba così. Invece bisogna determinare il fatto che c'è invece una condanna morale, culturale, un po' come la condanna per la pedofilia, oggi è affermata questa concezione, per cui la pedofilia è un qualcosa d'immorale, d'indegno, da non fare dilagare. La stessa cosa dovrebbe essere per la violenza alle donne, un qualcosa d'indegno o di cui vantarsene, ma questa è una questione culturale, di cultura della nostra società.
Quindi, penso che bisognerebbe riprendere le lotte per ricreare una cultura femminista, io dico così, femminista. È positivo che sabato ci siano queste manifestazioni, sabato c'è la manifestazione a Bologna, non vorrei però soltanto che fossero giornate, come dire?, celebrative: si fanno le solite celebrazioni e poi tutti e tutte a casa. No, queste iniziative devono essere appunto l'inizio, un nuovo inizio di un nuovo movimento culturale di lotta, di un nuovo movimento che io auspico poi anche con una nuova fase, con una nuova modalità, dove ad essere coinvolti nella lotta contro la violenza alle donne non siano solo le donne e solo i movimenti femministi o femminili, ma siano anche gli uomini. Quindi, questa dovrebbe essere, secondo me, la nuova fase, una nuova situazione, negli anni '70 non era così.
A mio parere uomini e donne dovrebbero lottare insieme contro la violenza alle donne e per una nuova società liberata sia per le donne che per gli uomini dai meccanismi della cultura dominante che domina la nostra società e che è la causa fondamentale di queste cose che stanno avvenendo. Quindi, donne e uomini che lottano per la loro liberazione, di entrambi i generi, dall'oppressione in cui siamo, anche oppressione sessuale, per una liberazione sessuale, per una liberazione del mondo, una liberazione della società dai meccanismi di oppressione dell'umanità.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Masella.
Ha chiesto di parlare la consigliera Guerra. Ne ha facoltà.
GUERRA: Signora presidente, siamo di fronte a una giornata che è una giornata di sollecitazione della riflessione su un tema che è veramente un tema molto, molto complesso.
Abbiamo la violenza che è contabilizzata come violenza: le botte, gli stupri. C'è la violenza più silenziosa e diffusa che tante, tantissime donne soprattutto in Asia e in Africa subiscono dalla mattina quando si alza il sole, alla sera quando tramonta. Tutti i giorni costrette ad andare a prendere l'acqua che in casa non hanno, costrette a dover cucinare in una stanzetta piena di fumo, a dover portare a piedi, sulle spalle, fascine di bacchetti più grandi di loro. Questa non è contabilizzata come violenza, è la loro vita di tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, e non rientrano neanche nelle statistiche perché magari non sono neanche picchiate o stuprate o uccise, ma vivono così tutti i giorni.
È quindi un tema molto complesso che merita molto, molto di più di una giornata di sollecitazione e di riflessione. Fermo restando che la giornata di sollecitazione va bene, ma dopo l'approvazione di questa nostra risoluzione, che non può essere altro che un richiamo al tema, ritroviamoci qui fra sei mesi - non durante la giornata di sollecitazione di questo tema - e andiamo a vedere che cosa siamo riusciti a fare decollare.
Certo, alle nostre latitudini avere istituzioni come la “Casa delle donne” è importante. Tanti assistenti sociali ne hanno veramente bisogno. Nel momento in cui esplode la violenza, e qualche donna ricorre a loro, devono avere un posto in cui potere ricoverare loro e i loro figli. Ben vengano, quindi, le Case delle donne: un sicuro rifugio temporaneo e sottolineo temporaneo.
Perché tanta violenza alle nostre latitudini rimane occultata? E quando i numeri aumentano è molto spesso perché emerge l'occulto, perché le donne non lo dicono, perché molto spesso poi non sanno dove andare, non sanno che lavoro fare, non sanno dove andare a vivere, non sanno come sfuggire da un marito che poi le cerca e torna a picchiarle. È capitato tante volte, e capiterà ancora.
E allora non è un tema dell'assessorato alle Politiche sociali, no, assolutamente no: è un tema della Giunta intera, è un tema che deve coinvolgere il mondo del lavoro, il mondo della casa. Allora, diamoci appuntamento fra sei mesi per vedere che cosa siamo riusciti a fare decollare per dare una risposta vera, non temporanea, lunga, duratura.
Che tipo di risposta dare a una donna che è stata picchiata dal marito e non ha il lavoro e non ha la casa? Bisogna trovarle il lavoro, bisogna trovarle la casa, e allora lì l'istituzione tentenna. È più semplice fare un momento di riflessione, è più semplice fare un opuscolo, è più semplice sostenere un'associazione, un'istituzione che è utile, assolutamente, deve essere sostenuta, ma dobbiamo riuscire a fare anche un salto in avanti e dobbiamo anche parlare la lingua dei rapporti internazionali, perché in quei Paesi la violenza è all'ordine del giorno, la violenza non viene neanche percepita come tale. E allora entri questo nostro modo di approcciare questo tema anche nei nostri rapporti internazionali.
Abbiamo votato poco tempo fa in quest'aula un documento che io ho impropriamente chiamato di politica estera, ma quantomeno noi abbiamo relazioni commerciali con l'estero quindi parliamone. Parlando di diritti, parliamo anche dei diritti delle donne e della violenza che si consuma in quei Paesi, perché se non lo facciamo, allora, non ha senso parlarne solo un giorno, un'ora; è un tema che deve essere a noi sempre presente. Anche perché la violenza nei Paesi più lontani ci arriva in casa direttamente quando vediamo le prostitute bambine, quando vediamo questa tratta delle nuove schiave, prostitute o fatte lavorare anche a ritmi di lavoro infernali in casolari di campagna a fare oggetti, a fare lavori di maglieria.
Allora, cerchiamo di saperlo sempre, ma quando interveniamo non è che basti un consiglio per strada, non è che basti una retata della polizia, bisogna trovare la risposta e il percorso per uscire da queste schiavitù. E allora l'impegno anche economico è un impegno grande, è un impegno elevato, ma è così, solo così noi possiamo intervenire.
Poi c'è tutto un aspetto culturale che non può essere demandato esclusivamente alla scuola, io ho condiviso l'intervento dell'assessore Manzini in conferenza stampa, è un problema di cultura, di società, è un problema di spettacoli televisivi, è un problema di come viene considerata la donna, spesso considerata come donna oggetto. La violenza è molto legata all'intendimento della sessualità, di come spesso l'uomo vuole dimostrare con l'atto sessuale una sua forte prevaricazione. Ed è quindi una cultura che deve passare nei nostri giovani, attraverso lo stare insieme, attraverso il rispetto di questa persona che è la donna, un essere diverso, complementare, fisicamente più debole, ma che deve essere tutelato e rispettato. Quindi, è un discorso di cultura che deve passare dalla scuola, ma nella famiglia soprattutto e anche in una gestione diversa di quello che è il nostro mondo della comunicazione. Purtroppo il mondo della comunicazione non ci aiuta ad uscire dal meccanismo della donna oggetto, anzi, in questi anni è stato assolutamente implementato.
Allora, serva questa giornata per riflettere, per far riflettere tutti sulla violenza vera, gli abusi sessuali, le botte, in famiglia molto spesso. Se posso invitare qualcuno a fare una lettura un po' forte, ma che aveva lasciato in me un grande segno, è questo. Circa sette-otto anni fa ci fu un caso di violenza, una violenza classica, uno stupro di una donna in stato interessante che per colpa dello stupro perse anche il bambino. Questa donna ebbe il coraggio di raccontare la sua esperienza alle pagine, mi sembra, de “L'Unità”, senza indietreggiare di una parola rispetto alla crudità di quello che aveva subito, ma con una delicatezza che, diciamo così, portava quasi alle lacrime; raccontò nel dettaglio questa sua tragedia. Be', quella è una lettura che consiglio a tutti, a partire anche dai nostri giovani, i nostri compagni, i nostri figli.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliera Guerra.
Ha chiesto di parlare il consigliere Richetti. Ne ha facoltà.
RICHETTI: La ricchezza di questo dibattito dimostra da sé e rappresenta da sé l'importanza della discussione che oggi le nostre colleghe e la presidente ci hanno proposto e il fatto che non sia una discussione di genere, ma sia una discussione fatta insieme è già un contributo concreto alla parità. Io sono d'accordo con il consigliere Masella: la violenza alle donne non è un problema delle donne, qualsiasi tipo di violenza non è un problema di chi la riceve, diventa un problema per tutti quelli che non si pongono il problema della violenza che sta accadendo.
E, allora, una riflessione attorno alle tre sorelle Mirabal, che oggi diventano il simbolo dell'impegno femminile per la libertà, mi riporta alla memoria le parole dell'ex, ormai, segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan quando ha affermato che "La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa” - è una violenza ai diritti umani, non solo ai soggetti che la subiscono - “essa non conosce confini né geografia, né cultura o ricchezza."
I rapporti Onu, così come quelli dell'Unicef - in questo, purtroppo, non ci sono divergenze - ci riportano una situazione in cui la violenza sulle donne continua ancora oggi incontrastata sia nelle nazioni ricche che in quelle più povere. Non c'è un dato, da questo punto di vista, legato esclusivamente alle condizioni di sviluppo di un paese, e sempre i dati Onu sostengono che una donna su tre nel mondo subisce una violenza nel corso della propria vita e che questo tipo di violenza (domestica, psicologica, sessuale,) nonostante sia sempre più denunciata, rimane ancora oggi non solo poco conosciuta, ma largamente sotto stimata anche dalle istituzioni. Senza troppa enfasi, senza retorica, io credo che dobbiamo parlare di "un'epidemia mondiale, silenziosa e di dimensioni allarmanti". Tutte le ricerche sinora condotte hanno evidenziato che la violenza non è riconducibile né alla psicopatologia, né esclusivamente alla marginalità sociale: la violenza purtroppo è trasversale rispetto alle condizioni delle persone.
È compito delle istituzioni prevedere non solo servizi ma anche percorsi adeguati per prevenire ma anche contrastare duramente questo fenomeno. Nel 1995 189 Governi di questo pianeta si sono impegnati a combattere tutte le forme di discriminazione verso le donne, dalla salute al lavoro, dall'ambiente alla politica, sottoscrivendo una solenne dichiarazione: "Chi compie o permette che vengano compiuti abusi di genere viola i diritti umani e le libertà fondamentali".
Molti Governi hanno approvato leggi contro la discriminazione sessuale, considerando la violenza sulle donne un crimine contro l'umanità, eppure non accenna a diminuire l'orrore e il dramma, ad esempio, del mercato sessuale. Ricordo che questa Assemblea ha approvato all'unanimità una risoluzione, proposta, tra l'altro, dalla presidente insieme a me e ad altri colleghi, contro l'utilizzo del turismo sessuale, anche perché in molti paesi del mondo donne e addirittura bambine sono costrette a subire violenza o a prostituirsi e anche in Italia assistiamo al fenomeno delle "schiave del sesso": donne costrette alla prostituzione in condizione di semi-schiavitù, mentre le cronache ci pongono davanti, come è successo di recente anche in questa regione, il perpetuare delle violenze sessuali.
Quello che più preoccupa è che questa problematica riguarda purtroppo anche i più giovani e anche i giovanissimi. Lo ricordava il consigliere e collega Masella: i recenti casi di cronaca sul bullismo rosa, più che per il loro contenuto per la dinamica di diffusione, di amplificazione di ciò che accade, suonano come un campanello di allarme.
In Emilia-Romagna la situazione, nonostante la sensibilità che c'è, gli sforzi intrapresi, non si può certo definire incontaminata. Nel corso del 2005, lo dimostrano anche i dati che ci avete fornito proprio nel dossier curato dalla nostra biblioteca, sono state quasi 1.900 le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza e alle Case delle Donne della nostra regione. Si tratta spesso di situazioni legate a violenze domestiche, di donne con figli a carico che si trovano in situazioni di povertà. Una casistica in cui sono coinvolte sempre di più le donne straniere: mentre infatti si registra quasi un rischio di recrudescenza verso la problematica a livello generale, il fenomeno delle violenze sulle donne rischia di diventare esplosivo in particolar modo nei nuclei famigliari extracomunitari. Questo, ovviamente, è un fenomeno sociale di fronte al quale non possiamo rimanere indifferenti e che ci pone di fronte a nuovi problemi. Violenze, matrimoni obbligati, segregazione delle donne in casa si sono trasformati da racconti da reportage a testimonianze di vissuto quotidiano.
Io non so quanti di voi ha avuto modo di vedere il film "Water". È un film sconvolgente, è una storia sconcertante, ma è una storia vera, e racconta la storia delle vedove indù che, rifiutate dalle famiglie, una volta divenute vedove possono scegliere fra l'essere immolate con il marito, suicidarsi o vivere in castità un'esistenza di privazioni e astinenza, chiuse negli ashrams, una sorta di ospizi-istituti. La vedova di cui si parla nel film ha però solo 8 anni e Deepa Mehta, la regista indiana che ha portata sulla scena questa drammatica usanza, tra l'altro subendo lei stessa violenze e minacce, racconta che ancora oggi sono milioni le donne che perdendo la tutela di un uomo perdono la loro dignità di vita, ma la dignità di una donna non può essere legata a quella di un uomo, è dignità in quanto tale. Racconti cinematografici che però sembrano sempre più calarsi, come un incubo, nella realtà delle nostre cronache e delle nostre case e non è un problema, guardate, circoscritto alle sole realtà extracomunitarie, è un problema di tutte le case, di tutte le famiglie, anche quelle ovviamente di origini italiane, anche se si pone un problema culturale. Basti pensare ai casi di Hina, la ragazza bresciana che su tutte le cronache abbiamo purtroppo conosciuto, ragazza uccisa dal padre perché voleva vivere sostanzialmente una vita tutta sua, o a Kuar, la giovane vedova di origini pakistane residente nel modenese che si è suicidata perché costretta ad un matrimonio combinato. Sono casi che sono lì a gridare giustizia contro le discriminazioni e lo stato di annichilimento che le donne, spesso le giovani donne, si trovano a dover affrontare in una condizione di angosciante solitudine. Dicevo, non è un problema etnico, consentitemi il termine, ma è un problema culturale: tutte le volte che si antepone una cultura alla cultura principe, che è quella del progresso dei diritti, si compie, come società, un passo indietro. E allora credo che già oggi, già in questa giornata, che come dicevo trovo già assolutamente efficace per il dibattito che stiamo conducendo, è necessario ripensare agli strumenti sul piano sociale, culturale, ma non solo, per andare incontro alle nuove esigenze che pone il tema dell'integrazione, ma in generale il tema della dignità delle donne. Credo che vada aperta una riflessione sulla proposta di una Carta dei valori, come giustamente ha proposto il ministro Amato, che insieme alla cittadinanza breve permette di indicare un sistema di libertà che deve essere libertà per tutti, partendo dal rispetto del nostro diritto, ovviamente, di famiglia e dall'impegno concreto per la parità tra uomo e donna.
E allora, solo dopo aver affermato il principio che l'appartenenza ad un futuro comune sia più importante che ogni altra appartenenza culturale o religiosa, solo dopo aver affermato questo possiamo collocare il tema della violenza sulle donne nella sua giusta posizione, che è quella, come ricordava la collega Guerra, non solo sociale, ma una dimensione di sicurezza, riqualificazione urbana, di inasprimento della pena per quanto riguarda le violenze, aiuti e supporti, ma anche di affermazione di valori e principi come terreno di costruzione di una nuova cittadinanza. Per fare questo è essenziale valorizzare il ruolo della donna nelle nazioni del mondo. Il progresso della comunità mondiale è vincolato alla piena integrazione sociale delle donne. Il requisito è un impegno costante e generalizzato contro la violenza delle donne in tutte le sue forme e questo sarà considerabile un traguardo raggiunto quando la violenza alle donne sarà una storia passata.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Richetti.
Ha chiesto di parlare la consigliera Ercolini. Ne ha facoltà.
ERCOLINI: Io cercherò intanto di essere breve perché tanto quasi tutto è già stato detto e poi di non fare un intervento né lamentoso, né tanto meno recriminatorio, cercherò di stare nel solco dell'esame dei numeri.
Intanto volevo dire che è stata una bella esperienza quella di oggi, una buona parte del Consiglio dedicata al tema della violenza alle donne, ed è stata anche una bella iniziativa quella che vede il fiocco bianco sul bavero delle giacche della maggior parte dei nostri colleghi, però forse poco è stato detto su questa campagna del fiocco bianco, nel senso che è una campagna internazionale, che ha avuto alcune adesioni autorevoli nella nostra regione. Adesso io non per questioni di provincialismo o di campanilismo parlerò di quella che conosco meglio che è, appunto, Bologna, è partita l'adesione da un gruppo, da un'associazione che si chiama “Maschile plurale”. È un'associazione di uomini contro la violenza, uomini che si interrogano sulle cause della violenza e propongono, insomma, un percorso condiviso con tante donne della politica, delle istituzioni, della società per vincere assieme una battaglia, che è una battaglia comune. Qui in tanti l'hanno detto, io voglio anche esprimere apprezzamento perché naturalmente è un po' stravagante l'impostazione che vede il tema della violenza come un tema di nicchia, un tema di genere, un tema femminile, perché in nessun'altra circostanza analoga di un problema, di un problema di dimensioni stratosferiche, inenarrabili, enormi, parlano le vittime e non parlano i carnefici.
Allora io dico, come ho sentito dire da alcuni colleghi qui dentro, che il problema della violenza è un problema degli uomini soprattutto, di quelli che agiscono la violenza, che, ci piaccia o no, adesso non è una questione di singole responsabilità, però, che ci piaccia o no, è un problema che riguarda chi ne è l'autore.
E allora il 25 novembre: sono passati 46 anni dallo stupro, purtroppo lo so bene essendo l'anno della mia nascita, della nostra, presidente, quindi abbiamo piena consapevolezza del numero degli anni che sono passati dallo stupro e dall'omicidio delle sorelle Mirabal, le sorelle dominicane, eppure questa data anche se la vogliamo ridurre nell'ambito della celebrazione è una celebrazione veramente poco sentita e poco conosciuta nonostante gli anni e quindi anche su questo ci dobbiamo interrogare. Adesso quest'anno avviamo questa grande mobilitazione che vedrà le piazze d'Italia, le piazze delle nostre città, la piazza di Bologna impegnata sulla sensibilizzazione su questo tema perché, purtroppo, negli ultimi mesi gli onori delle cronache sono stati investiti da questo tema, noi però pensiamo, ed io su questo condivido, che debba essere una battaglia che va avanti. Il 2007 è l'anno delle pari opportunità, ovviamente il tema della violenza non è l'unico tema, ma sicuramente dovrà essere centrale per l'azione politica e istituzionale di coloro i quali, insomma, fanno di questo agire una delle proprie ragioni di vita.
E allora io credo che qui siamo di fronte ad un problema complesso che richiede risposte politiche complesse, che vanno dal medio, al breve, al lungo periodo e che richiedono, appunto, risposte che prevedono un investimento di risorse trasversali. Sono d'accordo con chi dice che non siamo esclusivamente nell'ambito delle politiche sociali, siamo in ambiti diversi, siamo nell'ambito della scrittura delle regole, siamo nell'ambito della cultura, siamo nell'ambito, appunto, della creazione di condizioni di tutela dei diritti e di rispetto delle libertà, quindi siamo su un livello politico alto perché se lo merita. Nel senso che qui l'assessore Dapporto nella sua bella relazione ci ha dato i numeri, sono numeri da paura, sono numeri enormi, sono numeri che superano il numero dei morti e dei feriti di tutte le guerre che in questo momento si stanno consumando su questo pianeta, per cui sono numeri che richiedono che questo tema venga messo al centro dell'agenda politica e come priorità dell'azione istituzionale e politica. Non può essere diversamente.
E allora formazione a partire dalle giovanissime generazioni. I fatti di questi giorni ci dicono che ci sono episodi che riguardano appunto il rapporto fra i sessi anche fra i giovanissimi. C'è quella che io considero la bella sentenza del giudice di Milano che, condannando il ragazzo e soprattutto la sua famiglia, dice che non ha avuto un'adeguata educazione sentimentale, intendendo per educazione sentimentale educazione al rispetto dell'altro e dell'altra in particolare, e quindi formazione, formazione dei giovanissimi. Formazione degli operatori, coloro i quali sono preposti all'accoglienza delle donne che hanno subito violenza e mi riferisco agli operatori sanitari, ma mi riferisco anche alle forze dell'ordine, e mi riferisco anche ai servizi sociali, e mi riferisco a tutte quelle agenzie che sono preposte a presidiare quel terreno.
E poi, infine, politiche di repressione. È vero che la trasformazione della norma che prevedeva appunto la violenza sessuale e lo stupro come delitto contro la morale in delitto contro la persona nel nostro Paese ha pochissimi anni, ma è anche vero che c'è. Allora io credo che bisogna fare un passaggio ulteriore: serve una legge contro la violenza alle donne. È una legge della quale si deve fare carico il Parlamento e il Governo, perché in un Paese civile e di democrazia compiuta così accade, e non è vero che non ci sono risultati positivi, perché la Spagna ha approvato questa legge. Adesso la ricaduta non è valutabile appieno, però già i primi dati ci dicono che c'è un ridimensionamento del fenomeno. E, badate, qui voglio riprendere un ragionamento che faceva Silvia Noè e che io condivido: non può essere casuale che la Spagna, che ha fatto le politiche di rappresentanza di genere nelle istituzioni, è poi un paese all'avanguardia nella presentazione di progetti di legge che tutelano i diritti e le libertà. Cioè, non può essere casuale, quindi noi paghiamo un gap, paghiamo lo scotto di politiche che sono comunque discriminatorie e sessiste. Ancora è così. Quindi se ne dovrà fare carico il Parlamento e il Governo, ma io credo che, come stanno già facendo alcune Regioni, anche la nostra Regione può impegnarsi su questo terreno.
Poi, infine, credo che noi oggi abbiamo dato una bella prova di discussione, di esame, di approfondimento del tema, penso che non ci dobbiamo fermare qua. Io ho visto molti colleghi impegnarsi in questa discussione che pareva stentata nell'avvio, che però ha avuto un buon esito. Ecco, io mi auguro che questa sia la prima di una serie di iniziative che ci vedrà tutte e tutti impegnati su questo tema.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliera Ercolini.
Per la conclusione del nostro dibattito do la parola all'assessore Manzini.
MANZINI, assessore: Non utilizzerò molto tempo perché penso che il mio compito sia enormemente avvantaggiato dalla ricchezza del dibattito e delle argomentazioni che tutti i consiglieri, ma in particolare le consigliere, hanno voluto recare alla discussione rispetto alla quale è stata proposta una risoluzione. Anche questo è un fatto importante: non abbiamo solo discusso, ma siamo di fronte a una risoluzione che la Giunta accoglie integralmente e che propone un percorso ed individua le scadenze future. Inoltre già l'assessore Dapporto ha svolto una introduzione che ha riassunto l'orientamento, l'opinione, la valutazione della Giunta interagendo con la Presidente per costruire questa giornata che anch'io ritengo vada a merito di questo Consiglio regionale.
Condivido il fatto che questa discussione apra un processo di ulteriori momenti di approfondimento, per i quali peraltro saranno particolarmente utili i suggerimenti provenienti dalla ricerca attualmente in corso e relativi a tutti e tredici i centri antiviolenza della nostra regione. Ricerca attualmente in fase di elaborazione che ci consentirà, credo nella prossima primavera, - indico quindi anche una scadenza - se il Consiglio lo vorrà, di poter svolgere un incontro di approfondimento sulle tendenze, le valutazioni che si possono apprezzare nell'insieme degli interventi della nostra Regione.
Il documento che vi è stato consegnato, nella comunicazione della Giunta, si conclude con un'affermazione della segretaria generale di Amnesty International, Irene Khan, che afferma “La violenza sulle donne cesserà soltanto quando ciascuno di noi sarà pronto ad assumersi l'impegno a non commetterla, a non permettere che altri la commettano, a non tollerarla, a non arrendersi finché essa non sarà eliminata in ogni parte del mondo”. È in fondo la sintesi della valutazione dell'insieme di considerazioni che tutti hanno portato sulla dimensione di questo fenomeno, a dimensione globale, e tale da presentarsi in modo diverso nelle diverse realtà: le vedove ripudiate alle quali faceva riferimento il consigliere Richetti, oppure le giovani, giovanissime donne bambine che in Afghanistan si danno fuoco per evitare una vita di violenza in matrimoni obbligati, oppure, ancora le donne ripudiate che vengono sfigurate, come voi ben sapete o, ancora, la orrenda tradizione - e sottolineo la parola tradizione - delle mutilazioni dei genitali che ancora avvengono in tanta parte dell'Africa e che in alcuni casi ci siamo trovati ad affrontare anche nella nostra realtà. Un fenomeno nuovo che riguarda i paesi industrializzati, in alcuni casi anche con discussioni che hanno riguardato una sorta di profilo di riduzione del danno, posto che si è detto anche che poiché questi fatti avvengono sarebbe meglio avvenissero all'interno di strutture sanitarie e igieniche tutelate: una strada che non si può percorrere perché, come molti hanno detto, la violenza, in qualsiasi forma venga perpetrata, è un atto che interviene e offende l'integrità della persona e quindi non è possibile in alcun modo immaginare che, in una forma, diciamo, appena un po' più tollerabile, possa essere accettata socialmente.
Vedete, nella affermazione che prima richiamavo di Irene Khan, e che voi trovate al termine della comunicazione, si propone una riflessione che riguarda anche il nostro Paese. La consigliera Ercolini richiamava or ora una recentissima modifica del nostro Codice penale che, appunto, in modo trasversale e bipartisan nella seconda metà degli anni '90, ha consentito che la violenza sessuale venisse considerata non più come reato contro la morale, ma come reato contro la persona, determinando una svolta di carattere epocale. Tuttavia voglio ricordare a noi tutti che questo avviene pochi anni dopo vicende diverse quali quelle degli anni '70, richiamati dal consigliere Masella, nei quali si svolse l'orrendo delitto del Circeo, il cui processo fu condotto da un'avvocata, in quel momento ancora sconosciuta, Tina Lagostena Bassi, che tutti ricordiamo, ha avuto un'evoluzione nella sua prima fase, connotata da una cultura giuridica intrisa di un elemento di ambiguità molto forte rispetto al destinatario, soprattutto quando gli episodi avvengono entro le mura domestiche, della colpa - il concetto di colpa è di natura assai complessa da assegnare - alla vittima o al carnefice. Questo è un punto che possiamo dire di avere iniziato a superare in tempi, appunto, recentissimi, ed io ritengo non casuale che, proprio in concomitanza di questa azione, di questa iniziativa, resa possibile in primis grazie ai movimenti femminili che hanno in quei periodi tanto sottolineato e costruito in termini di relazioni e di reti per fare avanzare un'idea civile e sociale nuova dal punto di vista del ruolo della donna nella nostra società (e quindi a considerare il tema della violenza sessuale non come una questione da mantenere all'interno di una versione specifica, ma come una questione sociale e politica a tutto tondo), si sia costruita, non dappertutto, non in tutta Italia, ma in gran parte del nostro Paese, segnatamente in questa regione, un'idea ed una convinzione, una convergenza da parte di istituzioni, forze sociali, movimenti delle donne, che hanno riguardato, per esempio, esponenti della giurisprudenza del nostro Paese di grandissimo piano e rilevanza, la rete che oggi possiamo apprezzare.
Ecco, io non vorrei che nell'ansia e nella passione, di considerare questa battaglia come una battaglia che è, e deve essere svolta quotidianamente, qualcuno di noi dimenticasse che in questa regione nel 2005 sono state accolte e assistite 1.400 donne. Il consigliere Richetti sottolineava i dati, sono per larga parte donne giovani, l'età è entro un'età di 37-38 anni, hanno figli, sono molto spesso in condizione di difficoltà economica, sono donne che per la gran parte ricevono violenza all'interno delle mura domestiche - questo è un dato che si conferma anche nella nostra regione - e per più di un terzo sono straniere. Anche in questo caso ci confrontiamo con un dato rilevante, significativo, di come l'aspetto diciamo di multietnicità, multiculturalità della nostra regione si esprime; un aspetto, credo, di grandissimo rilievo che mette in relazione le istituzioni con le forze del volontariato, con le case delle donne, con i centri antiviolenza. Questa mattina abbiamo svolto una conferenza stampa con le consigliere, alla quale erano presenti anche i centri antiviolenza. Ricordo questo punto perché credo che avesse ragione il consigliere Mazza quando ricordava i passi in avanti realizzati nel momento in cui si registra la diffusione di un grado di consapevolezza maggiore e di condivisione di importanti forze sociali. Ecco, in questo caso, io vorrei dire che un passo significativo è stato compiuto e che questa è la strada giusta, noi dobbiamo continuare su questa strada. Naturalmente stanno davanti a noi molti problemi, quelli che ricordava la consigliera Guerra e che anche altri hanno ricordato: l'esigenza della multidisciplinarietà (ma questo è già così, per esempio, anche nella nostra regione), il fatto che i riferimenti, per esempio, siano i piani di zona è un elemento che tiene questo tema all'interno di una rete di attività e di azioni che coinvolgono diversi soggetti. Il fatto che, ad esempio, le azioni formative costituiscano oggi ormai un elemento stabile sia nei confronti degli operatori sociali e sanitari, sia nei confronti, per esempio, della costruzione degli sportelli per aiutare il percorso verso il lavoro. Dobbiamo ricordare, infatti, che c'è l'emergenza di fronte alla violenza che viene subita, ma c'è poi anche da ricostruire un progetto di vita per queste donne, e molto spesso, per i bambini e i minorenni che vivono con queste donne.
Nel 2000 si è voluto costruire un protocollo d'intesa fra Regioni, Comuni, Province, associazioni che operano sul territorio. Ora naturalmente sarà bene che a marzo, quando avremo peraltro i dati di questa ricerca, questo protocollo venga sottoposto ad una verifica e si vada ad individuare quali sono le ulteriori iniziative che possono costituire un sostegno alla rete per consentire alle donne che in questa regione subiscono violenza di non sentirsi sole, di potere ricevere accoglienza, ma anche di potere contare su un tessuto che le accompagni dopo.
Ecco, io credo, non voglio rubare altro tempo, che l'impegno di una discussione così importante e significativa come quella che si è svolta, la risoluzione che viene proposta, e quanto la Giunta per la sua parte di politiche di governo deve costruire sia e debba essere rivolto a questo obiettivo: fare in modo che questi numeri, che a volte sono aridi, scendano e nel momento in cui scendono fare e costruire, rafforzare i legami e le iniziative che possono costituire quell'habitat, quell'humus anche culturale nel quale la violenza viene considerata come un delitto e quindi, come tale, non viene accettata.
Dico in conclusione una cosa, perché è stata evocata e ne ho parlato anche oggi in conferenza stampa sul tema del bullismo. Io vorrei, da questo punto di vista, che ognuno di noi, qualcuno l'ha detto prima, assumesse un punto di responsabilità. Vedete, io credo che il disagio giovanile, anche quello scolastico, ci sia anche in questa regione, noi abbiamo deciso a settembre come Giunta di mettere a disposizione 5 milioni di euro per le autonomie scolastiche. A gennaio potranno partire 280 progetti come sostegno ai giovani che sono maggiormente in difficoltà, con priorità per gli istituti professionali, perché sappiamo anche dove si registrano le acuzie. C'è però il dovere di distinguere. Un conto è la violenza e la sopraffazione, un conto sono gli atteggiamenti di bullismo, un conto ancora il disagio. Non dobbiamo generalizzare e dare l'immagine di una generazione persa, perché non è così, e soprattutto non dare l'idea dell'impotenza. La scuola può fare una parte; è naturalmente anch'essa a volte in difficoltà ad affrontarla (la consigliera Noè proponeva una scelta sull'educazione alla cittadinanza, è un grande tema sul quale si sta lavorando anche in relazione con progetti europei), può arrivare fino ad un certo punto, noi però abbiamo, credo, il dovere, come classe politica, di non fare, appunto, di tutta l'erba un fascio, perché questo ci metterebbe anche nella condizione di non trovare il modo per affrontare quelli che sono invece i problemi.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, assessore Manzini e grazie a tutti voi perché è stato un ottimo dibattito.
Sono aperte le dichiarazioni di voto sulla risoluzione oggetto 1963/1, sottoscritta dalle consigliere Donini, Bortolazzi, Ercolini, Guerra, Noè e Salsi.
Ha chiesto di parlare la consigliera Ercolini. Ne ha facoltà.
ERCOLINI: Ovviamente è una dichiarazione di voto a favore di questa risoluzione, ma non ho chiesto la parola semplicemente per questo, è che volevo, come dire, socializzare il clima rispetto al quale questa risoluzione è stata prodotta. Come si vede è una risoluzione di tutti noi, quindi è bipartisan, come si suol dire, e secondo me segnala anche un livello di maturità rispetto all'affrontare questo tema che deriva direttamente dalle cose che adesso diceva nelle sue conclusioni l'assessore Manzini, cioè il grado di consapevolezza e di impegno che sicuramente è superiore in questa regione rispetto ad altre e che c'è stato sul contrasto al fenomeno della violenza alle donne.
In questo documento mancano le banalizzazioni, secondo me, mancano quelle banalizzazioni che tendono a mettere dentro un recinto preciso gli autori e le vittime della violenza, che come l'ultimo rapporto Onu ci dice non hanno purtroppo né patria, né classe sociale, né livello d'istruzione, né altro, sono perfettamente trasversali a tutte le classi sociali. C'è anche un livello di consapevolezza alto rispetto al senso civico e al potere delle istituzioni e della politica ad intervenire su questi fenomeni, quindi io credo che con questa risoluzione, che ha visto la firma di tutte, sebbene poche, ma di tutte le consigliere regionali abbiamo raggiunto un punto alto di sintesi politica che, come dire, potrebbe addirittura fare scuola rispetto a temi altrettanto scottanti, altrettanto importanti, sui quali per il bene comune che viene prima, l'interesse generale dicevano gli illuministi, sopra l'interesse particolare viene prima dei singoli, piccoli interessi e questo è quello che siamo chiamati a fare nel momento in cui ricopriamo un ruolo istituzionale.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliera Ercolini.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 1963/1, a firma delle consigliere Donini, Bortolazzi, Ercolini, Guerra, Noè e Salsi.
(È accolta all'unanimità)
PRESIDENTE (Donini): La risoluzione è approvata all'unanimità, io ne sono estremamente compiaciuta, grazie a tutti quanti.
Inversione dell'ordine dei lavori
PRESIDENTE (Donini): Il consigliere Mazza chiede di intervenire sull'ordine dei lavori.
Non è ancora conclusa la seduta, colleghe e colleghi, perché abbiamo ancora molti oggetti iscritti dalla Conferenza dei capigruppo.
Prego, consigliere Mazza.
MAZZA: Intervengo per proporre un'inversione dell'ordine dei lavori, per discutere immediatamente la risoluzione sulle questioni del popolo Saharawi, oggetto 1552. Io ho presentato poco fa, assieme anche al consigliere Borghi, poiché eravamo firmatari di quella già iscritta, una nuova risoluzione a sostituzione della risoluzione precedente.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Mazza.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, la richiesta di inversione dell'ordine dei lavori, formulata dal consigliere Mazza.
(È accolta all'unanimità)
OGGETTO 1552
Risoluzione proposta dai consiglieri Borghi e Mazza per il riconoscimento della Repubblica Araba Saharawi Democratica in attesa di un referendum di autodeterminazione e per il rispetto dei diritti umani di donne, bambini e uomini saharawi (152) (Ritiro)
OGGETTO 1990
Risoluzione proposta dai consiglieri Mazza e Borghi per invitare il Governo italiano ad assumere iniziative a sostegno dell'autodeterminazione del popolo Saharawi (219) (Presentazione, discussione e approvazione)
PRESIDENTE (Donini): La discussione generale si apre sulla risoluzione oggetto 1990, che sostituisce la risoluzione oggetto 1552, precedentemente ritirata dal consigliere Mazza.
Ha chiesto di parlare il consigliere Mazza. Ne ha facoltà.
MAZZA: Solo un minuto, presidente, perché la sostanza è già nota e questo Consiglio più volte si è pronunciato su queste questioni di solidarietà al popolo Saharawi e di sostegno all'Onu per quanto attiene all'attuazione delle sue risoluzioni.
Quello che volevo evidenziare in questa nuova stesura è che dopo la conferenza dell'EUCOCO, che si è tenuta in Spagna e a cui hanno partecipato, oltre al sottoscritto, anche il consigliere Villani a nome della Regione, abbiamo ritenuto opportuno inserire nella risoluzione il nostro impegno a sostegno dell'attuazione della nuova conferenza dell'EUCOCO che si farà in Italia, e in quell'occasione anche a svolgere, o a trovare il modo di svolgere, la conferenza delle Regioni europee, di cui già avevamo discusso. Quindi, si propone un impegno dell'Assemblea legislativa e della Regione per raggiungere questo obiettivo.
In pari tempo si evidenzia, ovviamente, che la nostra azione a sostegno del popolo Saharawi non è contro il popolo del Marocco, non è contro un altro Stato, noi siamo impegnati per l'attuazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu e ogni altra interpretazione è sbagliata.
L'ultima questione che volevo sottolineare è l'impegno per i diritti umani nei territori che sono oggi oggetto di contesa tra Marocco e Repubblica Saharawi. In questo senso, ovviamente, stiamo verificando che anche l'Onu sta constatando che ci sono violazioni di questi diritti, in particolare, vista la risoluzione di prima, rilevo che il Consiglio di sicurezza dell'Onu nell'ultima sua risoluzione ha denunciato che nei territori sono in atto atti di violenza contro le donne.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Mazza.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare in sede di discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Semplicemente per dire che siamo d'accordo, in sintonia con questa risoluzione, e mi piace soprattutto la frase finale, e spero venga attuata, quella che dice “Congelare i rapporti con gli Stati che non rispettano i diritti umani”. Questo è un fatto conclusivo, però è molto importante e auspico veramente che tutti gli Stati che non rispettano i diritti umani vengano emarginati.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Manfredini.
Ha chiesto di parlare il consigliere Dragotto. Ne ha facoltà.
DRAGOTTO: Per dichiarare il voto favorevole, convintamente favorevole alla risoluzione, tanto favorevole che siamo dispiaciuti che non ci sia stata l'iniziativa, da parte del consigliere Mazza e del consigliere Borghi, di richiedere un'estensione della sottoscrizione della risoluzione.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Dragotto.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 1990, a firma dei consiglieri Mazza e Borghi.
(È accolta all'unanimità)
OGGETTO 1817
Risoluzione proposta dai consiglieri Bartolini e Vecchi per non accogliere nella nostra regione ulteriori rifiuti provenienti dalla Campania (194) (Continuazione discussione e reiezione)
OGGETTO 1848
Risoluzione proposta dai consiglieri Parma, Manfredini e Corradi per impegnare la Giunta a non acconsentire più allo smaltimento dei rifiuti provenienti da altre regioni e in particolare di quelli dei comuni campani (203) (Continuazione discussione e reiezione)
(Interrogazioni oggetti 1530 - 1815 - Assorbite dal dibattito) (1089 - 1287)
PRESIDENTE (Donini): Dobbiamo riprendere la discussione generale congiunta sugli oggetti sopra richiamati, che si era aperta nella seduta pomeridiana del 24 ottobre 2006. Sono già intervenuti in sede di discussione generale i consiglieri Vecchi, Parma, Leoni e Mazza. Ha chiesto di parlare il consigliere Bartolini. Ne ha facoltà.
BARTOLINI: Sarò brevissimo anche perché rispetto alla seduta precedente nel frattempo sono subentrate, se non erro, stando a quello che abbiamo letto sui giornali, delle novità nel merito, in quanto questi rifiuti probabilmente, l'assessore poi ce lo spiegherà, dovrebbero essere già arrivati e sappiamo già dove sono stati stoccati.
Noi però manteniamo la risoluzione anche a futura memoria, anche perché per il futuro non accada più quello che è accaduto questa volta, perché sentire il presidente Errani che ci chiede di esprimere solidarietà alla Regione Campania francamente ci ha lasciati un po' allibiti, perché la solidarietà si esprime in caso di calamità, per esempio quando succede un caso di calamità naturale o quant'altro si esprime solidarietà e si va in aiuto del bisogno, ma davanti alla cronicità di una difficoltà della Regione Campania ad affrontare in maniera adeguata il problema dell'emergenza rifiuti, che ormai è decennale, non credo che si possa continuare in eterno ad andare ad aiutare questa Regione ogni volta che ha delle difficoltà come quelle che ha lamentato, senza che il problema venga affrontato nella maniera organica possibile e in maniera strutturale perché non avvengano più in futuro problematiche del genere.
Quindi, i fallimenti della Regione Campania noi li rispediamo al mittente, se così vogliamo sintetizzare la nostra risoluzione, dicendo che noi non accettiamo più di accogliere altri rifiuti dalla Campania in quanto non esistono ragioni di assonanza politica tra il presidente Errani e il presidente Bassolino per andargli incontro così come ha fatto questa volta e quindi per rappresentare al commissario straordinario Bertolaso le ragioni di questo rifiuto e, ripeto, anche se la risoluzione può sembrare superata perché di fatto lo è, ma perché valga anche per il futuro, perché continuare con posizioni come questa di accogliere i rifiuti della Campania, andando peraltro a limitare la disponibilità dei nostri siti che sono stati creati per un utilizzo limitato ai conferimenti del nostro territorio significa anche andare a stravolgere quella che è la pianificazione, la programmazione della nostra regione che, ripeto, non per casi di calamità, di emergenza, ma di emergenza dovuta alla incapacità di una maggioranza politica in quella Regione di affrontare il problema nella maniera adeguata.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Bartolini.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare in sede di discussione generale, do la parola all'assessore Zanichelli per la conclusione del dibattito.
ZANICHELLI, assessore: Solo per dire, in primo luogo, che la politica della Regione è fissata dalle strategie proposte dalla Giunta e da un ordine del giorno, da una risoluzione approvata da questo Consiglio, a firma dei consiglieri Muzzarelli, Guerra ed altri, che noi condividiamo.
Secondo punto, per dire che i problemi della Campania probabilmente richiedono una riflessione che va oltre gli assetti di maggioranza e opposizione che di volta in volta ci sono su quel territorio e su scala nazionale, ed impongono una sorta di patto istituzionale che va oltre le polemiche tra di noi. Al riguardo, quando è scoppiata la vicenda di Napoli mi ha fatto piacere ascoltare, da parte dell'ex ministro Matteoli, un'affermazione televisiva che è stata una sorta di autocritica fatta anche dagli esponenti di altra parte politica su scala regionale, sul fallimento della iniziativa per risolvere i problemi della sicurezza, della criminalità e dei rifiuti in quell'area. Di conseguenza io eviterei di polemizzare molto su questo tema perché potremmo dirci “è colpa tua, è colpa mia”, ma alla fine penso che il vero punto sia quello di dare una soluzione.
Noi abbiamo accettato una quantità molto limitata di rifiuti solidi urbani - 3.500 tonnellate - che, come ho avuto modo di dire più volte, sono circa l'1% della produzione della nostra regione, alcuni giorni della produzione di Bologna. Siamo riusciti non solo a dare una mano in un momento di difficoltà, ma a concordare un sistema di spedizione e di intervento, di smaltimento nell'inceneritore del Frullo che riduce al minimo gli impatti, perché il collegamento avviene attraverso ferrovia. L'iniziativa è in corso di svolgimento, anche perché impegna varie Regioni, e implica di conseguenza una scansione temporale fra quasi tutte le Regioni italiane. In sostanza, abbiamo dato una risposta non lesiva degli interessi e delle esigenze del territorio locale.
Io non avrei molto altro da dire, se non che in futuro una comunità come quella italiana non può non affrontare con grande fermezza e impegno un tema come questo. Lo dico perché ci sono pare alcuni milioni di tonnellate di ecoballe chiuse, stivate in magazzini e capannoni delle campagne e dintorni e c'è chi si immagina di poter risolvere questi problemi chiamando in causa altri paesi europei e i loro impianti di vario genere. O siamo come Italia capaci di risolvere, con una politica unitaria, nazionale, con l'impegno dei livelli locali, regionali, provinciali e comunali, queste problematiche, o altrimenti noi perdiamo passi consistenti nella capacità competitiva su scala europea ed internazionale. Di conseguenza credo che sia un grande tema su cui più che la polemica convenga introdurre una forte riflessione perché i Governi passano, ma questi problemi rimangono all'attenzione della comunità nazionale.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, assessore Zanichelli.
Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il consigliere Vecchi. Ne ha facoltà.
VECCHI: Come Alleanza nazionale, come ha spiegato il capogruppo Bartolini, manteniamo la nostra risoluzione e prendiamo atto delle dichiarazioni dell'assessore che ha detto che hanno cercato in ogni modo di avere una serie di garanzie rispetto al materiale che viene portato in Emilia-Romagna, sia sul tipo di materiale, sia sulle modalità con cui questo materiale arriva da noi.
Viene portato nella provincia di Bologna, al Frullo, però tutto questo non fa che far rimanere inalterata la situazione, questo va a toccare comunque la programmazione regionale e per l'ennesima volta non aiuta assolutamente la Campania, anche perché abbiamo visto dalle recenti trasmissioni televisive, Report tra tutte proprio domenica appena passata, la reazione di Bassolino quando i giornalisti di Rai3 lo hanno incalzato sul tema dei rifiuti. Mi sembra che la nostra politica sia quella di continuare ad appoggiare la non politica sui rifiuti di Bassolino, che ha governato questa regione per anni, sia comunque un fatto sbagliato, fermo restando che già ampiamente i rifiuti della Campania stanno andando in Germania da anni. Quindi, non è un caso nuovo il fatto che i rifiuti campani prendano la strada dell'Europa, direi che loro dovrebbero assolutamente essere posti nelle condizioni e nell'obbligo di mettersi in regola come stanno facendo le altre Regioni italiane.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Vecchi.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 1817, a firma dei consiglieri Bartolini e Vecchi.
(È respinta a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 1848, a firma dei consiglieri Parma, Manfredini e Corradi.
(È respinta a maggioranza)
PRESIDENTE (Donini): Le interrogazioni oggetti 1530 e 1815 sono da ritenersi assorbite dal dibattito generale.
OGGETTO 1966
Risoluzione proposta dai consiglieri Bartolini, Aimi, Renzi e Vecchi per lo svolgimento di una iniziativa volta a ricordare il Giorno della Libertà 2006 e per l'individuazione della data del 9 novembre per le future celebrazioni della ricorrenza (214) (Discussione e mancanza del numero legale)
(Interrogazione oggetto 1952 - Abbinata) (1389)
PRESIDENTE (Donini): È aperta la discussione generale.
Ha chiesto di parlare il consigliere Bartolini. Ne ha facoltà.
BARTOLINI: Noi chiediamo soltanto che venga applicato il contenuto della legge 15 aprile 2005, n. 61, che stabilisce che il 9 novembre è il Giorno della Libertà, quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo.
Il comma 1 dell'art. 2 recita: “In occasione del Giorno della Libertà vengono annualmente organizzate cerimonie commemorative ufficiali e momenti di riflessione e approfondimento nelle scuole che illustrino il valore della democrazia e della libertà, evidenziando obiettivamente gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti”.
Va ricordato senza spirito di rivalsa, senza polemica, che l'abbattimento del muro di Berlino fu il coronamento di un sogno, quello di vedere l'Europa riunita nel nome della libertà e francamente noi ci aspettiamo da questa Assemblea una condivisione di questo documento, di questa risoluzione, perché rappresenta intanto l'applicazione del contenuto di una legge dello Stato ed anche perché ritengo che tutti dovremmo condividere che questa Assemblea possa affermare tranquillamente, ribadire il ruolo della centralità della libertà, perché nel 2004 bisogna ricordarsi che anche l'Unione Europea si è allargata a 25 Stati e hanno aderito tanti di quegli Stati che prima erano al di là del muro.
Credo di esprimere quindi un comune sentire se affermo che la caduta del muro è stata una conquista per la nostra civiltà fatta in nome della libertà. Il 29 ottobre dello scorso anno i capi di Stato dei 25 Stati membri dell'Unione Europea hanno firmato anche la Costituzione europea, che pone a fondamento quel valore della libertà che noi vogliamo consacrare, appunto, con l'applicazione di questa legge.
Quindi mi auguro che senza polemiche, con la massima condivisione di tutta l'Assemblea, questa data trovi l'adesione come Giorno della Libertà non soltanto quindi per ricordare il totalitarismo di una parte, ma per condannare tutti i totalitarismi presenti e passati indipendentemente da quella che è una data celebrativa, commemorativa della caduta del muro di Berlino, ma per condannare tutte le forme di totalitarismo passate e purtroppo ancora oggi presenti.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Bartolini.
Se nessun altro consigliere chiede di parlare, nemmeno per dichiarazione di voto, procediamo con la votazione.
Ha chiesto di parlare il consigliere Lucchi. Ne ha facoltà.
LUCCHI: Chiedo la votazione col dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Donini): Grazie, consigliere Lucchi.
Si proceda quindi alla votazione, mediante apparecchiatura elettronica, della risoluzione, oggetto 1966, a firma dei consiglieri Bartolini, Aimi, Renzi e Vecchi, e intanto, in attesa d'avere il risultato, comunico i seguenti annunci a norma dell'art. 43 del Regolamento interno.
Annuncio di interpellanza e di interrogazione
PRESIDENTE (Donini): Nel corso della seduta sono pervenuti alla Presidenza i seguenti documenti, contrassegnati dai numeri d'oggetto che li precedono:
1988 - Interpellanza del consigliere Nervegna in merito all'iniziativa della Regione per promuovere - per l'anno 2007 - un "Progetto sperimentale per la fornitura a carico del Servizio Sanitario Regionale di alimenti dietetici ai cittadini affetti da celiachia tramite punti vendita dei prodotti alimentari". (107)
1989 - Interrogazione del consigliere Manfredini, a risposta scritta, sui danni causati da cinghiali nella provincia di Modena. (1411)
(I relativi testi sono riportati nell'allegato B al resoconto integrale della seduta odierna)
Ancora sull'oggetto 1966
PRESIDENTE (Donini): Comunico ora il risultato della votazione.
Essendo presenti n. 17 consiglieri, constato la mancanza del numero legale.
Pertanto, tolgo la seduta.
La seduta ha termine alle ore 19,30
LA PRESIDENTE
I SEGRETARI
Donini
Aimi - Richetti